Forse un mattino andando in un’aria di vetro (dalla raccolta Ossi di seppia, 1925)
Forse un mattino andando in un’aria di vetro, arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto alberi case colli per l’inganno consueto. Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto. . . Quizás una mañana caminando en un aire de vidrio (de la colección Ossi di seppia, 1925)
Quizás una mañana caminando en un aire de vidrio, árido, girándome, veré suceder el milagro: la nada a mis espaldas, el vacío detrás de mí, con un terror de ebrio.
Entonces, como en una pantalla, de repente aparecerán árboles, casas, colinas para el engaño habitual. Pero será demasiado tarde; y me iré callado entre los hombres que no se giran, con mi secreto. . . Potser un matí caminant en un aire de vidre (de la col·lecció Ossi di seppia, 1925)
Potser un matí caminant en un aire de vidre, àrid, girant-me, veuré succeir el miracle: el no-res a les meves espatlles, el buit darrere de mi, amb un terror d’embriac.
Llavors, com en una pantalla, de sobte apareixeran Arbres, cases, turons per a l’engany habitual. Però serà massa tard; i me n’aniré callat entre els homes que no es giren, amb el meu secret. . . Eugenio Montale (1896-1981) Premio Nobel per la Letteratura 1975
Procurei a sílaba nos teus flancos Na água que escorre nas janelas.
Terei a firmeza suficiente Para tragar verdadeiramente o ar Sair desta campânula Onde vagamente hábito as incisões?
Onde está a ogiva do bosque O frontão e os frisos do promontório?
Procuro o verso fundo e cheio de musgo que firmou a alvorada E o terno instante dum luminoso olhar. . . Cercai la sillaba nei tuoi fianchi Nell’acqua che scorre lungo le finestre.
Avrò sufficiente fermezza Per ingoiare veramente l’aria Uscire da questa campanula Dove ospito vagamente le incisioni?
Dov’è l’ogiva della foresta Il frontone e i fregi del promontorio?
Cerco il verso profondo e pieno di muschio che firmò l’alba E il tenero momento di uno sguardo luminoso. . . Busqué la sílaba en tus flancos En el agua que corre por las ventanas.
¿Tendré la firmeza suficiente Para tragar verdaderamente el aire Salir de esta campánula Dónde vagamente albergo las incisiones?
¿Dónde está la ojiva del bosque El frontón y los frisos del promontorio?
Busco el verso profundo y lleno de musgo que firmó el amanecer Y el tierno instante de una mirada luminosa. . . Vaig buscar la síl·laba als teus flancs A l’aigua que corre per les finestres.
Tindré prou fermesa Per empassar veritablement l’aire Sortir d’aquesta campànula On vagament albergo les incisions?
On és l’ogiva del bosc El frontó i els frisos del promontori?
Busco el vers profund i ple de molsa que va firmar l’albada I el moment tendre d’un esguard lluminós. . . Tomas Sottomayor
Tutto ciò che rimane di noi non è l’inverno con i suoi spazi vuoti ma se i tuoi occhi e la mia malinconia avranno sete di una sola frescura, sarò a un passo da te.
Non più giullari eterni mendicanti d’amore.
Sarò a un passo da te dal tuo silenzio dalla tua indifferenza che come sferza d’acciaio mi ferisce fino a lacerare le carni.
Sarò a un passo da te quando sarò ubriaca di tristezza e avrò il coraggio di un altro addio. . . A UN PASO DE TI
Todo lo que queda de nosotros no es el invierno con sus espacios vacíos pero si tus ojos y mi melancolía tendrán sed de una sola frescura, estaré a un paso de ti.
No más bufones eternos mendigos de amor.
Estaré a un paso de ti de tu silencio de tu indiferencia que como un látigo de acero me hiere hasta desgarrar la carne.
Estaré a un paso de ti cuando esté ebria de tristeza y tendré el coraje de otro adiós. . . A UN PAS DE TU
Tot el que queda de nosaltres no és l’hivern amb els seus espais buits però si els teus ulls i la meva malenconia tindran set d’una sola frescor, estaré a un pas de tu.
No més bufons eterns captaires d’amor.
Estaré a un pas de tu del teu silenci de la teva indiferència que com un fuet d’acer em fa mal fins que es trenqui la carn.
Estaré a un pas de tu quan estigui embriaga de tristesa . . A UM PASSO DE TI
Tudo o que resta de nós não é o inverno com os seus espaços vazios mas se os seus olhos e a minha melancolia estarão sedentos por apenas uma frescura, estarei a um passo de ti.
Não mais bobos da corte eternos mendigos de amor.
Eu estarei a um passo de ti do teu silêncio da tua indiferença que como um chicote de aço magoa-me até rasgar a carne.
Eu estarei a um passo de ti quando esteja ébria de tristeza e terei a coragem de outro adeus. . . Domenica Alati
Quei giorni: Contattandoti ogni giorno, “Stai al sicuro”, pregavo. Ero ignorata ogni volta, Chissà, è un crimine? Questo potrebbe essere il tuo rituale. Ora, sono abituata.
Quelle frenesie e agitazioni: Ogni notte, ho iniziato a palpitare Un’alba, ho rotto quegli enigmi. Tutto quello che ho fatto era ingannare, Ogni giorno era una nuova lotta.
La mia voce interiore: La mia analisi visiva, Ho fatto la dialisi della mia anima. Mi sono interrogata, rimasta sospesa sullo scaffale. È il tuo valore? Su questa Terra celeste?
Una corrente divina: Mi sembrava di capire Con le mie mani intorpidite Sembrava un voltaggio elettrico, Era vitale da scuotere, Ho bisogno di luce per crescere Scintillante molto più dal basso
Il mio ultimo tentativo: Quella notte è stato il mio ultimo tentativo Una lacrima mi è scesa dagli occhi Mentre raccontavo quella storia Potrebbe essere la persecuzione della mia gloria.
“La scrittura è lo strumento della guarigione emotiva”. Incontra Abeera Mirza, medaglia d’oro della letteratura inglese, insegnante e poetessa di talento. Ha vinto numerosi premi per la sua passione per le parole. La sua poesia “Sorry” ha ispirato i lettori a guarire. È iniziata con la poesia ed è progredita fino alla prosa. Abeera ha contribuito a più di 200 antologie e molte riviste internazionali come Raven Cage (Germania), Barcelona Magazine (Spagna), Pencraft Literary Magazine (Bangladesh), International Literature Language Journal (USA), Alessandra Today (Italia), Cultural Reverence WordPress (India), Orfeu. Al (Albania), Fatehpur Resolution Blogspot (India) e Poetic Essence Publications (India). La sua intervista è stata pubblicata su The Mount Kenya Times e Poetic Essence Publications (India). Ha vinto molti titoli come Miss Literary Critic dalla sua università (Università di Lahore, Pakistan). La sua pace interiore è accesa dalla lettura e dai viaggi. È membro della giuria per la Maverick Writing Community, India, dove aiuta gli scrittori emergenti a crescere. La sua prospettiva è ampliata da una variegata esplorazione poetica. La sua passione per l’apprendimento è infinita. Cerca sempre di imparare di più oltre i confini. Lo stile di scrittura di Abeera ha toccato innumerevoli vite. Offre una profonda comprensione delle parole e della loro capacità di apportare cambiamenti. È rinomata per la guarigione dei cuori. Possano le sue parole aiutare nella guarigione. Email: abeera.quotes@gmail.com Facebook|Instagram: @abeera_quotes
Poem: That Last Try
Those Days: Contacting you every day, “Stay safe”, I prayed. Getting ignored every time, Who knows, is it a crime? This could be your ritual. Now, I’m habitual.
Those Hustles and Bustles: Every night, I started bustling One dawn, I broke that puzzles. All I ever did was hustle, Every day was a new struggle.
My inner voice: My visual analysis, Did my soul dialysis. I questioned myself, I lay on the shelf. Is it your worth? On this heavenly Earth?
A Divine Current: I seemed to understand With my numb hands Felt like an electric volt, That was vital to jolt, I need light to grow Sparkling far below
My Last try: That night was my last try A tear came to my eye While narrating that story Might it be persecution of my glory.
“Writing is the tool of emotional healing”. Meet Abeera Mirza, an English literature gold medalist, teacher and gifted poet. She won numerous awards for her passion for words. Her poem “Sorry” has inspired readers to heal. It started with poetry and progressed to prose. Abeera has contributed to more than 200 anthologies and many international magazines such as Raven Cage (Germany), Barcelona Magazine (Spain), Pencraft Literary Magazine (Bangladesh), International Literature Language Journal (USA), Alessandra Today, (Italy) Cultural Reverence WordPress, (India) Orfeu. Al, (Albania), Fatehpur Resolution Blogspot (India) and Poetic Essence Publications (India). Her interview has been published on The Mount Kenya Times and Poetic Essence Publications (India). She has won many titles such as Miss Literary Critic by her university. (University of Lahore, Pakistan). Her inner peace is ignited by reading and traveling. She is serving as a jury member for Maverick Writing Community, India where she helps emerging writers to grow. Her perspective is expanded by diverse poetic exploration. Her passion for learning is endless. She is always looking to learn more beyond boundaries. Abeera’s writing style has touched countless lives. It gives a deep understanding of words and their ability to bring change. She is renowned for healing hearts. May her words help in healing. Email: abeera.quotes@gmail.com Facebook|Instagram: @abeera_quotes
sveglio sul mio letto di morte sento l’abbraccio della luna blu già apparendo sulle montagne e sulle valli da questa terra mitica che mi ha visto crescere e anche se non sono più giovane posso ancora parlare con lei come è sempre successo nel mio cammino verso la terra dei sogni tanto desiderata forse mi prenderà tra le sue braccia forse mi guarderà con i suoi occhi splendenti forse mi bacerà sulla guancia ma so che resterò con lei per sempre nel mio eterno riposo finale accanto a un mazzo di fiori di cristallo . . クリスタルの花
I wake up on my deathbed I feel the embrace of the blue moon rising over the mountains and valleys of this mythical land that saw me grow up and although I am no longer young I can still talk to her as always happened on my way to the longed-for land of dreams maybe she will take me into her arms maybe she will look at me with her bright eyes maybe she will kiss me on the cheek but I know that I will stay with her forever in my eternal final resting place along with a bouquet of crystal flowers . . joan josep barcelo Translated in Japanese by Rika Inami
Luci dalla fine del mondo, il vortice delle città richiama le anime perdute in una danza di vetri spaccati.
Con dolcezza la vena si apre nel niente, il nodo scorsoio avvolge come una sciarpa nel freddo.
Nostra Signora dei Suicidi, dormiamo al sole e nulla vale la pena, nulla magnetico su cui poggiano le nostre vite.
Ma una torre e una stella salvino ancora i cavalieri della tavola dispersa
che c’è una coppa vuota, pronta a riempirsi di cielo – balsamo sulle ferite dell’Amore perduto tra le linee e il sisma dei tram.
Un altro viaggio ancora sui cavalli della grande mente porti noi alla riva di un tavolo, per ritrovare la parola insieme. . . Luces desde el final del mundo, el vórtice de las ciudades recuerda las almas perdidas en una danza de cristales rotos.
Con dulzura la vena se abre en la nada, el nudo corredizo envuelve como una bufanda en el frío.
Nuestra Señora de los Suicidios, dormimos al sol y nada vale la pena, nada magnético sobre el cual descansan nuestras vidas.
Pero una torre y una estrella salven de nuevo a los caballeros de la mesa dispersa
que hay una copa vacía, lista para llenarse de cielo – bálsamo sobre las heridas del Amor perdido entre las líneas y el seísmo de los tranvías.
Otro viaje todavía en los caballos de la gran mente nos lleve a la orilla de una mesa, para encontrar la palabra juntos. . . Llums des del final del món, el vòrtex de les ciutats recorda les ànimes perdudes en una dansa de vidres trencats.
Amb dolçor la vena s’obre al no-res, el nus escorredor envolta com una bufanda al fred.
Nostra Senyora dels Suïcidis, dormim al sol i res val la pena, res magnètic en què descansen les nostres vides.
Però una torre i una estrella salvin de nou els cavallers de la taula dispersa
que hi ha una copa buida, llesta per omplir-se de cel – bàlsam sobre les ferides de l’Amor perdut entre les línies i els sismes dels tramvies.
Un altre viatge encara sobre els cavalls de la gran ment ens porti a la vora d’una taula, per a trobar la paraula junts. . . Luzes do fim do mundo, o vórtice das cidades recorda as almas perdidas numa dança de vidros quebrados.
Com doçura a veia abre-se para o nada, o nó corrediço embrulha como um cachecol no frio.
A Nossa Senhora dos Suicídios, dormimos ao sol e nada vale a pena, nada magnético em que repousam as nossas vidas.
Mas uma torre e uma estrela salvem novamente os cavaleiros da mesa espalhada
que há um copo vazio, pronto para se preencher do céu – bálsamo nas feridas do Amor perdido entre as linhas e os sismos dos elétricos.
Outra viagem ainda nos cavalos da grande mente leve-nos à beira de uma mesa, para encontrar a palavra juntos. . . Matthias Ferrino
Foto cortesia di Jakhongir Nomozov Mirzo e Nazokat Bahodirova
L’ILLUMINAZIONE DELL’IMMAGINAZIONE E L’ESTINZIONE DELLA REALTÀ
(Analisi letteraria e interpretazione di “Immaginazione ingannevole” di Nazokat Bahodirova)
Il racconto di Nazokat Bakhodirova ritrae efficacemente le contraddizioni tra immaginazione umana, fantasia e realtà con un profondo senso di intuizione. La storia rivela quanto possano essere fragili e ingannevoli la fiducia e la sincerità di una persona. Il protagonista, un ragazzo, è guidato dalla sua immaginazione, che sembra una luce guida brillante, che lo conduce lungo il cammino della vita. Influenzato da un’immagine, idealizza una donna, immaginandola come la persona perfetta piena di luce e virtù. Costruisce un’immagine mentale di lei, non solo come una bella figura ma anche come una persona con alti valori morali. Tuttavia, la tragica fine della storia fa crollare questo sogno. Per 25 anni, il ragazzo aveva immaginato questa donna non solo come una bella figura fisica ma anche come una persona moralmente superiore. Ciò riflette la purezza del cuore del ragazzo e la sua natura fiduciosa. Ma quando la realtà si scontra con le sue illusioni, la luce nel suo cuore viene sostituita dall’oscurità della disillusione. La storia invita il lettore a contemplare due aspetti essenziali della natura umana: da un lato, la costruzione di sogni e ideali; e dall’altro, la loro inevitabile collisione con la dura realtà. La storia porta alle seguenti conclusioni chiave:
1. L’immaginazione può essere ingannevole. Quando una persona idealizza qualcuno nella sua mente, l’immagine spesso non corrisponde alla realtà della vita. La sincerità del ragazzo è stata costruita su tali immaginazioni ingannevoli.
2. La verità della vita dissipa le false illusioni. Il vero incontro del protagonista con la donna non solo ha infranto le sue illusioni, ma ha anche messo alla prova la sua fiducia nelle persone. La realtà della donna ha distrutto la falsa percezione che aveva costruito nella sua mente.
3. L’idealizzazione porta a errori e sofferenza. La storia esorta i lettori ad accettare la realtà così com’è, senza cedere a fantasie eccessive. Mette in guardia dal costruire ideali irraggiungibili che alla fine causano dolore emotivo e delusione.
Il contenuto della storia è altamente riconoscibile. Ognuno di noi può diventare vittima delle proprie illusioni. Tuttavia, questo non dovrebbe portarci a criticare gli altri, ma piuttosto a riflettere su noi stessi e a comprendere meglio sia noi stessi che gli altri. Nazokat Bakhodirova ha creato un’opera che contrappone i tratti umani alla realtà, trascinando il lettore in pensieri profondi.
Pertanto, è essenziale non attaccarsi eccessivamente a nessuna illusione nella vita, ma riconoscere la vera natura del comportamento di una persona. È nobile avere buone intenzioni e bei sogni, poiché sono tra le migliori qualità del cuore. Tuttavia, deve sempre esserci un limite. Ogni essere umano è una creazione e la perfezione appartiene solo al nostro Creatore.
Pertanto, spesso, attraverso i nostri errori, mettiamo le persone in posizioni irrealisticamente elevate nella nostra mente, senza conoscerle veramente o comprendere la loro vera natura. Quando alla fine ci rendiamo conto che non sono come li avevamo immaginati, non solo la nostra illusione va in frantumi, ma le nostre speranze e i nostri sogni si trasformano in vuoto. Di conseguenza, cadiamo vittime delle false illusioni e idealizzazioni che abbiamo creato.
In ogni cosa, la moderazione è la chiave. L’equilibrio della vita esiste nell’accettare i punti di forza e di debolezza di ogni persona. Ogni individuo vive entro i confini delle leggi umane e nessuno è esente da errori. Quindi, prima di mettere qualcuno su un piedistallo, dobbiamo capire il suo vero carattere e valutare il suo posto nella vita con obiettività.
Mi viene in mente un saggio detto: “L’idealizzazione eccessiva porta al dubbio e in seguito a una dolorosa delusione”. Pertanto, avvicinarsi a ogni persona in modo naturale, comprendendo la sua essenza come essere umano, è il fondamento di relazioni sane.
Avere intenzioni nobili e sogni belli arricchisce il cuore. Tuttavia, preservarli entro i loro limiti e mantenere la purezza di questi sogni è un segno di saggezza ed esperienza. “Deceptive Imagination” di Nazokat Bakhodirova è una storia potente che svela verità profonde sulla vita, offrendo lezioni preziose e un notevole esempio letterario.
Quest’opera influenza profondamente le fibre delicate del cuore umano, illustrando brillantemente le conseguenze dei sogni, delle fantasie e della loro collisione con la realtà. Il tema centrale della storia è come una persona diventa vittima di illusioni ingannevoli.
Spesso idealizziamo le persone da lontano, ammantandole di luce e perfezione, ma un incontro nella vita reale infrange questi ideali. Il protagonista ha mantenuto intatti nel suo cuore i suoi sentimenti sinceri per una donna nel corso degli anni, ma quando si è trovato di fronte alla realtà, l’aspetto e il comportamento della donna sono completamente diversi dall’immagine luminosa che aveva immaginato, il che ferisce il suo cuore.
Attraverso questa prova, il lettore viene ancora una volta ricordato di non immergersi troppo nelle fantasie e di affrontare ogni cosa con una prospettiva oggettiva. “Deceptive Imagination” è un eccellente esempio letterario per studiare la psiche umana.
Quest’opera non solo ci insegna a evitare illusioni ingannevoli, ma sottolinea anche l’importanza di un pensiero chiaro nella vita e di accettare ogni persona per la sua essenza naturale. Ogni lettore che incontra questa storia imparerà a riflettere criticamente sulle proprie fantasie e immaginazioni.
A mio parere, attraverso quest’opera, Nazokat Bakhodirova impartisce la seguente saggezza:
“Ogni idealizzazione che non è stata messa alla prova dalla vita è una vuota illusione”.
“La vera vita, l’aspetto e il comportamento di una persona, saranno sempre diversi dalle nostre immaginazioni”.
Inoltre, la storia ci insegna a mettere alla prova i nostri sogni, a pensare in modo oggettivo e a mantenere relazioni sane con tutti per preservare noi stessi. “Deceptive Imagination” occupa un posto nel nostro patrimonio letterario come scuola per confrontarsi con le realtà della vita.
Jakhongir NOMOZOV, Corrispondente del quotidiano “Butov Azerbaigian” in Uzbekistan Membro del comitato editoriale della rivista “Yazarlar”.
THE ILLUMINATION OF IMAGINATION AND THE EXTINCTION OF REALITY
(Literary Analysis and Interpretation of Nazokat Bahodirova’s “Deceptive Imagination”)
Nazokat Bakhodirova’s short story effectively portrays the contradictions between human imagination, fantasy, and reality with a deep sense of insight. The story reveals how fragile and deceptive a person’s trust and sincerity can be. The protagonist, a young boy, is led by his imagination, which seems like a bright guiding light, leading him along the path of life. Influenced by an image, he idealizes a woman, imagining her as the perfect person filled with light and virtue. He builds a mental image of her, not only as a beautiful figure but also as a person with high moral values. However, the tragic end of the story causes this dream to collapse. For 25 years, the boy had imagined this woman not only as physically beautiful but also as morally superior. This reflects the purity of the boy’s heart and his trusting nature. But when reality clashes with his illusions, the light in his heart is replaced by the darkness of disillusionment. The story invites the reader to contemplate two essential aspects of human nature: on one hand, the construction of dreams and ideals; and on the other hand, their inevitable collision with harsh realities. The story leads to the following key conclusions:
1. Imagination can be deceptive. When a person idealizes someone in their mind, the image often does not match the reality of life. The boy’s sincerity was built on such deceptive imaginings.
2. The truth of life dispels false illusions. The protagonist’s real encounter with the woman not only shattered his illusions but also tested his trust in people. The reality of the woman destroyed the false perception he had built in his mind.
3. Idealization leads to mistakes and suffering. The story urges readers to accept reality as it is, without giving in to excessive fantasies. It warns against building unattainable ideals that ultimately cause emotional pain and disappointment.
The content of the story is highly relatable. Each of us can become a victim of our own illusions. However, this should not lead us to criticize others, but rather to reflect on ourselves and understand both ourselves and others better. Nazokat Bakhodirova has created a work that contrasts human traits with reality, drawing the reader into deep thought.
Thus, it is essential not to become overly attached to any illusion in life but to recognize the true nature of a person’s behavior. It is noble to have good intentions and beautiful dreams, as they are among the best qualities of the heart. However, there must always be a limit. Every human being is a creation, and perfection belongs only to our Creator.
Therefore, we often, through our own mistakes, place people in unrealistically high positions in our minds, without truly knowing them or understanding their true nature. When we eventually realize that they are not as we imagined, not only is our illusion shattered, but our hopes and dreams turn into emptiness. As a result, we fall victim to the false illusions and idealizations we have created.
In everything, moderation is key. Life’s balance exists in accepting the strengths and weaknesses of each person. Every individual lives within the boundaries of human laws, and no one is free from mistakes. Thus, before placing someone on a pedestal, we must understand their true character and assess their place in life with objectivity.
A wise saying comes to mind: “Excessive idealization leads to doubt, and later to painful disappointment.” Therefore, approaching each person naturally, understanding their essence as a human being, is the foundation of healthy relationships.
Having noble intentions and beautiful dreams enriches the heart. However, preserving them within their limits, and maintaining the purity of these dreams, is a sign of wisdom and experience. Nazokat Bakhodirova’s “Deceptive Imagination” is a powerful story that uncovers profound truths about life, offering valuable lessons and a remarkable literary example.
This work deeply influences the delicate fibers of the human heart, brilliantly illustrating the consequences of dreams, fantasies, and their collision with reality. The central theme of the story is how a person becomes the victim of deceptive illusions.
We often idealize people from afar, cloaking them in light and perfection, but a real-life encounter shatters these ideals. The protagonist has kept his sincere feelings for a woman intact in his heart over the years, but when faced with reality, the woman’s appearance and behavior are completely different from the luminous image he had imagined, which wounds his heart.
Through this trial, the reader is once again reminded not to become overly immersed in fantasies and to approach everything with an objective perspective. “Deceptive Imagination” is an excellent literary example for studying the human psyche.
This work not only teaches us to avoid deceptive illusions but also emphasizes the importance of clear thinking in life and accepting each person for their natural essence. Every reader who encounters this story will learn to critically reflect on their own fantasies and imaginations.
In my opinion, through this work, Nazokat Bakhodirova imparts the following wisdom:
“Any idealization that has not been tested by life is a hollow illusion.”
“True life, a person’s appearance and behavior, will always differ from our imaginations.”
Moreover, the story teaches us to test our dreams, think objectively, and maintain healthy relationships with everyone to preserve ourselves. “Deceptive Imagination” occupies a place in our literary heritage as a school for confronting the realities of life.
Jakhongir NOMOZOV, Correspondent for “Butov Azerbaijan” newspaper in Uzbekistan Member of the editorial board of “Yazarlar” journal
Foto cortesia dell’evento culturale presentazione libri
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Presentazione dell’ospite d’onore Marie-Madeleine GLADIEU, professoressa emerita, Università di Reims, membro del gruppo di ricerca letteraria CIRLEP, cofondatrice del seminario Approches Interdisciplinaires de la Lecture (Approcci interdisciplinari alla lettura) e della rivista AIL. Specialista dell’opera di Mario Vargas Llosa e della letteratura e cultura peruviana e latinoamericana. Tesi di Master su Rómulo Gallegos. Dottorato del Terzo Ciclo su Miguel Ángel Asturias. Dottorato di Stato su Mario Vargas Llosa. Autore di Mario Vargas Llosa, L’Harmattan, Les défis de l’Indépendance en Amérique latine (1808-1910), PUF, La guerra alla fine del mondo, di Mario Vargas Llosa: histoire, histoires (Presses de l’Université de Reims ), Lezioni di Doña Barbara, di Romulo Gallegos e Lezioni di L’autunno del Patriarca, di Gabriel García Márquez, Presses Universitaires de Rennes 2, coautore di Lectures from The Deep Rivers, di José Maria Arguedas et Pouvoir et violenza en Amérique latine, Presses Universitaires de Rennes, L’arrière-texte, Peter Lang, ecc., e numerosi articoli su autori, narratori e poeti ispanoamericani.
Recensione di Marie Madeleine Gladieu a tre delle poesie di Carmen Flores
La poesia è sempre realismo magico. Così lo esprime Carmen Flores nei titoli delle sue raccolte di poesie e nella scrittura delle sue poesie. È l’intima coincidenza dell’essere con il suo ambiente, è la risonanza di sensazioni e sentimenti nella parte più profonda della persona e nella parte più estesa dell’universo. “Il seme della poesia s’incarna nel ventre del cosmo / perché è luce d’altra sponda”, scrive in “Semilla del Poem”. Una misteriosa somiglianza unisce la vita cosmica e quella umana, la terra fertile che prepara i raccolti e le vendemmie, la luce delle stelle e la donna che partorisce. L’oscurità della notte e del mare non fanno altro che preparare l’emergere della vita e della chiarezza. E il lavoro di Carmen Flores si ispira alla contemplazione di questi elementi primordiali, che secondo il libro della Genesi danno origine alla vita sulla nostra terra, e la scrittura, modo di creare dell’umanità, testimonia il mistero di tutto ciò che è nostro. Perché scrivere è guardare le forme esterne, indagare ciò che la profondità nasconde, contemplare ciò che molti vedono solo in modo superficiale, nella sua materialità, come se la materia non fosse all’origine di vibrazioni che i nostri sensi interpretano come forme e colori. La poesia è “vedere” per testimoniare. “Ho visto la poesia”, scrive Carmen Flores, contemplando i dettagli di ciò che la circonda. Vedere la poesia è “vedere” la vita.
Scrivere è ascoltare, afferma il premio Nobel norvegese Fosse. È essere attenti ai segni e alle voci del mondo, intuire e percepire i misteriosi messaggi che sono destinati a chi apre i sensi e la mente a tutto ciò che lo circonda. Carmen Flores ascolta il mormorio dell’oceano che risuona insieme al suo “mare interiore”, ai sentimenti e alla vita fisica. Ascolta come le piante crescono e la linfa nutre gli alberi, mentre una nuova vita si manifesta nelle loro viscere. Ascolta il palpito sereno della tua casa d’infanzia con una mamma protettiva o della tua casa di moglie e madre con la gioia e l’affetto dei tuoi figli, e vivi l’esperienza di una profonda armonia nel mondo. Ascolta il vento che disturba o crea una nuova armonia.
«Canto alla vite che incise le tue mani sulle sue foglie», scrive pensando al marito: una realtà fisica insieme a una corrispondenza che i libri di scienze naturali solitamente non menzionano. Quale oscuro destino unisce l’uomo agli alberi? o all’umile pascolo? La poesia, come sottolinea Elvira Ordóñez, rivela la verità profonda del mondo, che unifica l’universo materiale e sensibile: la materia conserva la memoria degli esseri viventi, per coloro che la contemplano. Il poeta protesta contro la distruzione dell’Amazzonia, la giungla crolla come crolla tutto nella piazza del mercato di Guernica, dove c’era l’“albero di Guernica” dove i re di Spagna giurarono di rispettare il fueros, cioè l’autonomia dei Paesi Baschi. Armonia incontaminata che la violenza di alcuni che “hanno sbagliato strada” distrugge. Ma il poeta non crede ad una vittoria definitiva delle forze del male, la luce trionfa sempre, nel paesaggio e nella mente umana. “L’alba conquista gli oceani della notte”, un verso speranzoso dell’ultima poesia dell’opera completa – speriamo incompleta – di Carmen Flores, perché “Dietro l’invisibile / una moltitudine di parole / lotta nel mio mondo”.
La poetessa si esprime anche come donna, parlando delle gioie, delle speranze e dei dolori di una vita femminile che partecipa pienamente all’opera creativa della Madre Terra e alla forza vitale dell’universo. La gioia dei primi movimenti dei bambini, delle loro prime parole, che riconduce alla risonanza interiore di un passato che resta vivo nella sensibilità del poeta, “nel mormorio del mio mare sento la voce infinita di mio padre / e Dal albero del mio sangue / si sprigiona una scintilla materna / che mi ha insegnato a toccare la vita con l’anima / e a trarre l’impeto degli oceani”, e poi il ricordo dell’amore per lo sposo, “Il tuo cuore e il mio insieme in uno stesso fiume / Sto scoprendo il la vita / negli occhi degli alberi / con questo amore che trionfa davanti all’ombra”. Le acque primordiali, oceano, fiume, mare interno, sono una presenza costante nelle raccolte di poesie di Carmen Flores. La mitologia afferma che Venere nacque dall’Oceano; È anche la prima stella che brilla al tramonto e l’ultima all’alba. Acqua e cosmo corrispondono così, e questo avviene anche nella poesia del nostro poeta. Al di là dello specchio d’acqua, nel quale Narciso annegò per non saper andare oltre la materia, e al di là degli specchi di casa, la poetessa tenta il salto verso l’ignoto e l’invisibile agli occhi del corpo, cerca il cosmico sorgente – il Cammino di Santiago, che qui chiamiamo Via Lattea, latte degli dei che precede l’acqua dei fiumi e dei mari – che deve condurre alla conquista spirituale del mondo. Non si tratta di prendere il potere per dominare materialmente, ma di conoscere la verità profonda e nascosta della vita per essere al posto giusto e meritato. Octavio Paz non cercava altro nelle sue poesie. Sarà la fonte che gli astrologi interrogheranno – fino al XVII secolo l’astrologia era considerata una scienza – per comprendere il presente, il carattere e le reazioni degli uomini, tenendo conto della posizione di tutte le stelle nel cosmo, e di ciò che ci riserva il futuro, una ricerca delle vie nascoste del destino che il Creatore lascia scoprire in parte a chi sa vedere e interpretare. I testi sacri non dicono forse che Dio è la Verità, la Via e la Vita? In questo senso le poesie di Carmen Flores progrediscono.
Le poesie: La casa della mia città Preoccupazione Alta colonna di ricordi
Le tre poesie di Carmen Flores
LA CASA DEL MIO VILLAGGIO
Sugli specchi minimi la casa del mio popolo si riflette Un gabbiano attraversa il mare della mia infanzia tra muri di sabbia una strada scoppia che conservano i miei passi infantili tra il fogliame Il giardiniere sta potando gli steli del tempo
La casa del mio popolo è fatta di muri di fuoco d’aria nei fili della memoria
Appendono le fotografie dei miei antenati Vedo una zia su un tappeto coperta di ali bianche e percepisco la sua anima toccata dalla luce
Nel mormorio del mio mare sento la voce infinita di mio padre e dall’albero genealogico del mio sangue si sprigiona una scintilla materna che mi ha insegnato a toccare la vita con la mia anima e traggo slancio dagli oceani
La luna gira sopra la casa piena di misteri Appare una ragazza con le trecce d’acqua come il sole che illumina l’anima una tavola rosicchiata dalla nostalgia sento il tintinnio dei piatti voci risate dei bambini
Ritorno al passaggio con muri spessi, le immagini svaniscono come una nave che si allontana nella nebbia.
PREOCCUPAZIONE
Che inquietudine di metafore nelle onde del mio mare la mia anima è un falò lancio le parole finché non sento il bordo della carta La scrittura danza, delineando i miei segni, germogliano scintille dal sapore di ghiaccio, le stelle girano prigioniere, la vertigine della luce sale alla scoperta, all’ossessione, alla tenacia di scoprire gli enigmi dello specchio
Vedo le costellazioni, forme che l’alfabeto ignora, il secolo è un istante che non riesco a comprendere
Dietro l’invisibile una moltitudine di parole lotta nel mio mondo Vedo sopra la tua bara La mia stella vacillante sotto un dolore profondo La mia anima è persa negli specchi infiniti
ALTA COLONNA DI RICORDI
Alta colonna di ricordi il sole spoglia i muri della tua assenza e svaniscono nel tuo crepuscolo ti parlerò con il linguaggio dell’anima chi conosce la pietra alla neve all’erba al sangue alla pioggia
Rispondimi con il rumore dell’acqua! Rispondimi nella bellezza delle stelle! Rispondimi con la tua canzone nel mio mondo! Sei una stella lontana, ho costruito un ponte con le mie lettere per sentire la tua voce. Carmen Flores
Biografia di Marie-Madeleine GLADIEU, Catedrática emérita, Universidad de Reims, miembro del grupo de investigación literaria CIRLEP, cofundadora del seminario Approches Interdisciplinaires de la Lecture (Acercamientos Interdisciplinarios a la Lectura) y de la revista AIL. Especialista en la obra de Mario Vargas Llosa, y literatura y culturas peruanas, e hispanoamericanas. Tesina de Maestría sobre Rómulo Gallegos. Doctorado de Tercer Ciclo sobre Miguel Ángel Asturias. Doctorado de Estado sobre Mario Vargas Llosa. Autora de Mario Vargas Llosa, L’Harmattan, Les défis de l’Indépendance en Amérique latine (1808-1910), PUF, La guerra del fin del mundo, de Mario Vargas Llosa : histoire, histoires (Presses de l’Université de Reims), Lectures de Doña Barbara, de Romulo Gallegos y de Lectures de El otoño del Patriarca, de Gabriel García Márquez, Presses Universitaires de Rennes 2, coautora de Lectures de Los rios profundos, de José Maria Arguedas et Pouvoir et violence en Amérique latine, Presses Universitaires de Rennes, L’arrière-texte, Peter Lang, etc., y de numerosos artículos sobre autores hispanoamericanos, narradores y poetas.
La poesía siempre es realismo mágico. Así lo expresa Carmen Flores en los títulos de sus poemarios y en la propia escritura de sus poemas. Es la íntima coincidencia del ser con su entorno, es la resonancia de sensaciones y sentimientos en lo más profundo de la persona y lo más extenso del universo. “La semilla del poema se encarna en el vientre del cosmos/ porque es luz de otra orilla”, escribe en “Semilla del poema”. Una misteriosa similitud une la vida cósmica y la humana, la tierra fértil que prepara cosechas y vendimias, la luz de los astros y la mujer que da a luz. La oscuridad de la noche y del mar sólo preparan el surgimiento de la vida y la claridad. Y la obra de Carmen Flores se inspira en la contemplación de estos elementos primordiales, que según el libro del Génesis dan origen a la vida en nuestra tierra, y la escritura, manera de crear que posee la humanidad, da un testimonio el misterio de todo lo nuestro. Porque escribir es mirar las formas exteriores indagando en lo que esconde la profundidad, para dar a contemplar lo que muchos sólo ven de una manera superficial, en su materialidad, como si la materia no estuviese al origen vibraciones que nuestros sentidos interpretan como formas y colores. La poesía es “ver” para testimoniar. “Vi la poesía”, escribe Carmen Flores contemplando los detalles de su entorno. Ver la poesía, es “ver” la vida.
Escribir es escuchar, dice el Nobel noruego Fosse. Es estar atento a los signos y a las voces del mundo, intuyendo y percibiendo los misteriosos mensajes que destinan a quien abre sentidos y mente a cuanto le rodea. Carmen Flores escucha el rumor del océano que suena a la par de su “mar interior”, sentimientos y vida física. Escucha cómo crecen las plantas y la savia nutre a los árboles, a la par de una nueva vida que se manifiesta en sus entrañas. Escucha la serena palpitación del hogar de su infancia con una madre protectora o bien de su hogar de esposa y madre con la alegría y el cariño de los hijos, y vive la experiencia de una armonía profunda del mundo. Escucha el viento que perturba o crea una nueva armonía.
“Canto a la vid que grabó tus manos en sus hojas”, escribe pensando en su esposo: una realidad física juntamente con una correspondencia que los libros de ciencias naturales ni suelen señalar. ¿Qué oscuro destino une al hombre con los árboles? ¿o al humilde pasto? La poesía, como le señala Elvira Ordóñez, revela la verdad profunda del mundo, la que unifica el universo material y sensible: la materia conserva los recuerdos de los seres vivos, para quien la contempla. La poeta protesta contra la destrucción de la Amazonía, la selva se derrumba como se derrumbó todo en la plaza del mercado de Guernica, donde estaba el “Guernica árbol” donde los Reyes de España juraban respetar los fueros o sea la autonomía del País Vasco. Armonía prístina que la violencia de algunos que “erraron el camino” destruye. Pero la poeta no cree en una victoria definitiva de las fuerzas del mal, siempre triunfa la luz, en el paisaje y en la mente humana. “El alba vence los océanos de la noche”, verso esperanzador del último poema de las obras completas – esperemos que sean incompletas – de Carmen Flores, porque “Detrás de lo invisible / una multitud de palabras / pugnan en mi mundo”. La poeta se expresa también como mujer, sobre las alegrías, esperanzas y penas de una vida femenina que participa plenamente de la obra creadora de la madre tierra y la fuerza vital del universo. Alegría de los primeros movimientos de los hijos, de sus primeras palabras, que lleva a la resonancia interior de un pasado que permanece vivo dentro de la sensibilidad de la poeta, “en el rumor de mi mar oigo la voz infinita de mi padre / y del árbol de mi sangre / se desprende una centella maternal / que me enseñó a tocar la vida con el alma / y sacar el ímpetu de los océanos”, y luego el recuerdo del amor al esposo, “Tu corazón y el mío juntos en un mismo río / voy descubriendo la vida / en los ojos de los árboles / con este amor que triunfa ante la sombra”. Las aguas primordiales, océano, río, mar interior, son una presencia constante en los poemarios de Carmen Flores. La mitología afirma que Venus nació del Océano; también es la primera estrella que brilla al anochecer y la última al amanecer. Agua y cosmos se corresponden así, y así también sucede en la poesía de nuestra poeta. Más allá del espejo del agua, en la que se ahogó Narciso por no saber ir más allá de lo material, y más allá de los espejos de la casa, la poeta intenta el salto hacia lo desconocido e invisible para los ojos del cuerpo, busca la fuente cósmica – el Camino de Santiago, que aquí llamamos Vía Láctea, leche de dioses que antecede el agua de ríos y mares – que ha de llevar a la conquista espiritual del mundo. No se trata de tomar el poder para dominar materialmente, sino de conocer la verdad profunda, oculta, de la vida para estar en el lugar justo y merecido. Octavio Paz no buscó otra cosa en sus poemas. Será la fuente que interrogan los astrólogos – hasta el siglo XVII, la astrología fue considerada como una ciencia – para entender el presente, el carácter y las reacciones de los hombres, teniendo en cuenta la posición de todos los astros en el cosmos, y lo que nos depara el futuro, búsqueda de las vías ocultas del destino que el Creador permite descubrir en parte a quien sabe ver e interpretar. ¿No dicen acaso los textos sagrados que Dios es la Verdad, la Vía y la Vida? Marie Madeleine Gladieu- France
En este sentido progresan los poemas de Carmen Flores.
Lectura de poemas: La casa de mi pueblo Inquietud Alta columna de recuerdos
LA CASA DE MI PUEBLO
Sobre mínimos espejos
se refleja la casa de mi pueblo
una gaviota cruza el mar de mi niñez
entre muros de arena
prorrumpe una calle
que retienen mis pasos infantiles
entre la fronda
el jardinero va podando los tallos del tiempo
La casa de mi pueblo son paredes
de fuego
de aire
en los hilos de la memoria
cuelgan fotografias de mis ancestros
veo una tía sobre una alfombra cubierta de alas blancas
y percibo su alma tocada por la luz
en el rumor de mi mar oigo la voz infinita de mi padre
y del árbol de mi sangre
se desprende una centella maternal
que me enseñó a tocar la vida con el alma
y sacar el impetu de los océanos
gira la luna sobre la casa inundada de misterios Aparece
una niña de trenzas de agua como el sol que ilumina el alma una mesa roida de nostalgia escucho el tintineo de las vajillas
voces risas infantiles
vuelvo al pasadizo de paredes grávidas se van diluyendo las imágenes como un navío que se aleja entre la niebla
INQUIETUD
Qué inquietud de metáforas en el oleaje de mi mar es una hoguera el alma arrojo las palabras hasta palpar la orilla del papel
Danza la escritura delineando mis signos brotan centellas con sabor a hielo giran cautivos los astros el vértigo de la luz asciende hasta el hallazgo obsesión tenacidad por descubrir los enigmas del espejo
Veo las constelaciones formas que ignora el alfabeto el siglo es un instante que no alcanzo a intuir
Detrás de lo invisible una multitud de palabras pugnan en mi mundo Veo sobre tu ataúd
mi claudicante estrella
bajo un dolor profundo
mi alma se pierde en los espejos infinitos
ALTA COLUMNA DE RECUERDOS
Alta columna de recuerdos el sol desnuda los muros de tu ausencia y se desvanecen en tu crepúsculo te hablaré con el lenguaje del alma
que conoce a la piedra
a la nieve
a la hierba
a la sangre
a la lluvia
¡Respóndeme con el chasquido del agua!
¡Respondeme en la belleza de las estrellas!
¡Respóndeme con tu canto en mi mundo! Eres lejanía de estrella he construido un puente con mis letras para oir tu voz.
Foto cortesia della copertina del libro Constellacion de Signos Foto cortesia di Carmen Flores -Perú