Poesia: ” Le trecce con muoiono mai ” di Kareem Abdullah -Iraq con lo studio approfondito di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia del prof.kareem Abdullah

Testi letterari

Kareem Abdullah: Le trecce non muoiono
Dr. Kareem Abdullah
Pubblicato il: 25 gennaio 2026

Le trecce svolazzavano nell’aria come ali silenziose, trasportando i sogni delle ragazze, i loro segreti e i colori del mondo prima che crollasse. Lì, nella terra bruciata, dove la sabbia urla e le pietre versano  lacrime, le ombre chiamate ISIS sono entrate, per strappare la vita dalle dita dell’infanzia.
Ma le trecce, voi assassini, non morite.


*
Le trecce si arrampicano attraverso la memoria, passando sopra cuori che non dimenticano, tessendo dalla paura una veste di resistenza e dal dolore una fiamma inestinguibile.


*
Il cielo non è ancora adirato, ma piange in rosso.
I fiumi ricordano i nomi dei ragazzi prima che vengano messi a tacere.
Le stelle trattengono le loro risate nel cuore della notte, raccontandoci che la vita, anche dopo un omicidio, crea le sue storie in ogni occhio che testimonia, in ogni cuore che batte.


*
O assassino, hai spento un piccolo corpo, ma non hai toccato l’anima, non hai toccato le trecce, non hai toccato il sogno di libertà e dignità dell’umanità.


*
Le trecce si aggrappano all’aria, come per dire al mondo intero: L’amore, la risata e il sogno che avevamo non saranno mai cancellati.


*
L’infanzia non morirà nei nostri cuori e le trecce continueranno a sventolare, come bandiere della vittoria sul muro delle tenebre



***

Di: Karim Abdullah

Baghdad – Iraq










نصوص أدبية
كريم عبد الله: الضفائر لا تموت
د. كريم عبد الله
  نشر بتاريخ: 25 كانون2/يناير 2026


الضفائر كانت ترفرف في الهواء كأجنحة صامتة، تحمل أحلام الصبية، أسرارها، وألوان العالم قبل أن ينهار. هناك، في الأرض المحترقة، حيث يصرخ الرمل ويذرف الحجارة دموعه، دخلت الظلال المسماة داعش، لتقطف الحياة من بين أصابع الطفولة، لكن الضفائر، أيها القاتلون، لا تموت.
*
تتسلق الضفائر عبر الذاكرة، تمر على القلوب التي لا تنسى، تنسج من الخوف ثوب مقاومة، ومن الألم شعلة لا تنطفئ.
*
السماء لم تغضب بعد، لكنها تبكي باللون الأحمر، والأنهار تتذكر أسماء الصبية قبل أن تُسكت، والنجوم تحفظ ضحكتها في قلب الليل، تخبرنا أن الحياة، حتى بعد القتل، تخلق قصصها في كل عين تشهد، في كل قلب ينبض.
*
أيها القاتل، لقد أطفأت جسدًا صغيرًا، لكنك لم تمس الروح، لم تمس الضفائر، لم تمس حلم البشرية بالحرية والكرامة.
*
الضفائر تتشبث بالهواء، كأنها تقول لكل العالم: لن يُمحى ما كان لنا من حب، من ضحك، من حلم.
*
لن تموت الطفولة في قلوبنا، وستظل الضفائر ترفرف، كأعلام النصر على جدار الظلام.
***
بقلم* : كريم عبدالله
بغداد – العراق


تعليقات (

Testi letterari
Karim Abdullah: Le trecce non muoiono mai
Dottore. Karim Abdullah
Pubblicato il: 25 gennaio 2026


Le trecce svolazzavano nell’aria come ali silenziose, trasportando i sogni delle ragazze, i loro segreti e i colori del mondo prima che crollasse. Lì, nella terra bruciata, dove la sabbia urla e le pietre versano  lacrime, le ombre chiamate ISIS sono entrate, per strappare la vita dalle dita dell’infanzia.
Ma le trecce, voi assassini, non morite.
Kareem Abdullah -Iraq 25-1-2026


L’umiliazione nell’ aver reciso fili dorati intrecciati a mano ha elevato la purezza dello spirito donando ali leggere piumate di sogni lontani nel tempo custoditi tra le trecce i segreti dell’arcobaleno variopinti e dopo il grigio mescolato al buio di macerie umane che hanno catapultato nell’ abisso i sogni e stroncato ogni bellezza.
In quella terra arida, riarsa dal sole, dove ogni istante si odono urla emesse dal movimento lento e trasformativo della sabbia persino le pietre sono ammorbidite dalle lacrime.
Sono entrate le forze destabilizzanti dell’ Isis per dilaniare una vita piccina strappata dalle mani dell’umanità.
Le trecce sono moriranno per colpa degli assassini.
Elisa Mascia 26-1-2026

*


Le trecce si arrampicano attraverso la memoria, passando sopra cuori che non dimenticano, tessendo dalla paura una veste di resistenza e dal dolore una fiamma inestinguibile.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Le trecce formano una sorta di lunga corda che serve per potersi arrampicare tra i meandri della memoria sostando sulle valli e colline dei cuori che hanno sempre dinanzi agli occhi le tristi dinamiche e intessono, consapevoli, una veste di contaminazione resiliente e dal dolore si ramificano lingue di fiamme per purificarsi dal dolore.
Elisa Mascia 26-1-2026

*
Il cielo non è ancora adirato, ma piange in rosso.
I fiumi ricordano i nomi dei ragazzi prima che vengano messi a tacere.
Le stelle trattengono le loro risate nel cuore della notte, raccontandoci che la vita, anche dopo un omicidio, crea le sue storie in ogni occhio che testimonia, in ogni cuore che batte.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Il cielo partecipa all’immenso dolore versando lacrime di sangue pur se non mostra la sua ira.
Sulle dolci acque dei fiumi sono scritti i nomi delle ragazze prima di essere silenziate
Nel brillo delle stelle sono catturate le fragorose risate nel pieno della notte.
Tutto racconta che ciascuno dei testimoni raccoglie a modo suo ciò che ha vissuto anche nella brutalità di un omicidio ascoltando quel che pulsa nel suo cuore.
Elisa Mascia 27-1-2026


*
O assassino, hai spento un piccolo corpo, ma non hai toccato l’anima, non hai toccato le trecce, non hai toccato il sogno di libertà e dignità dell’umanità.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Mi rivolgo a te assassino che pensi di essere vittorioso per aver compiuto un gesto ignobile nell’ aver spento il sorriso della tua vittima, è innocente e la sua anima è intatta.
Non hai reciso quei fili dorati di capelli intrecciati,
Non hai spento il sogno del grido di libertà che vaga con il vento nell’universo
Non hai violato la dignità dell’ intera umanità ma hai buttato la tua negli inferi.

Elisa Mascia 27-1-2026


*
Le trecce si aggrappano all’aria, come per dire al mondo intero: L’amore, la risata e il sogno che avevamo non saranno mai cancellati.
Di: Karim Abdullah 25-1-2026

Le trecce tagliate e portate via dal vento, durante il viaggio diventano tutt’uno con l’aria e si agganciano forte in un legame che vuole mandare un messaggio al mondo intero: il sentimento dell’amore congiunto alla leggerezza del saper dosare la risata e al sogno alimentato sin dalla nascita resteranno sempre impressi nel cuore.
Elisa Mascia 27-1-2026
*
L’infanzia non morirà nei nostri cuori e le trecce continueranno a sventolare, come bandiere della vittoria sul muro delle tenebre
Kareem Abdullah -Iraq 25-1-2026

Finché nasceranno bambini in ogni Paese del mondo sarà rinvigorita l’infanzia, non morirà mai la componente bambina in ogni cuore che con fierezza possono gridare annunciando la voglia di essere luce vittoriosa sul buio scrivendo sul muro: ” Ché viva l’amore e l’amore sempre bambino”.

Elisa Mascia 27-1-2026


Scritto da*: Karim Abdullah
Baghdad – Iraq

Scritto da Elisa Mascia -Italia

Foto di Elisa Mascia -Italia

Testo letterario del poeta iracheno Karim Abdullah: “Le trecce non muoiono mai”Dottor Karim Abdullah

Foto cortesia

Il giornale dell’Intellettuale
Testi letterari

Kareem Abdullah: Le trecce non muoiono
Dr. Kareem Abdullah
Pubblicato il: 25 gennaio 2026


Le trecce svolazzavano nell’aria come ali silenziose, trasportando i sogni delle ragazze, i loro segreti e i colori del mondo prima che crollasse. Lì, nella terra bruciata, dove la sabbia urla e le pietre versano  lacrime, le ombre chiamate ISIS sono entrate, per strappare la vita dalle dita dell’infanzia.
Ma le trecce, voi assassini, non morite.

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Le trecce si arrampicano attraverso la memoria, passando sopra cuori che non dimenticano, tessendo dalla paura una veste di resistenza e dal dolore una fiamma inestinguibile.

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Il cielo non è ancora adirato, ma piange in rosso.
I fiumi ricordano i nomi dei ragazzi prima che vengano messi a tacere.
Le stelle trattengono le loro risate nel cuore della notte, raccontandoci che la vita, anche dopo un omicidio, crea le sue storie in ogni occhio che testimonia, in ogni cuore che batte.

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O assassino, hai spento un piccolo corpo, ma non hai toccato l’anima, non hai toccato le trecce, non hai toccato il sogno di libertà e dignità dell’umanità.

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Le trecce si aggrappano all’aria, come per dire al mondo intero: L’amore, la risata e il sogno che avevamo non saranno mai cancellati.

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L’infanzia non morirà nei nostri cuori e le trecce continueranno a sventolare, come bandiere della vittoria sul muro delle tenebre

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Di: Karim Abdullah

Baghdad – Iraq







نصوص أدبية
كريم عبد الله: الضفائر لا تموت
د. كريم عبد الله
  نشر بتاريخ: 25 كانون2/يناير 2026

الضفائر كانت ترفرف في الهواء كأجنحة صامتة، تحمل أحلام الصبية، أسرارها، وألوان العالم قبل أن ينهار. هناك، في الأرض المحترقة، حيث يصرخ الرمل ويذرف الحجارة دموعه، دخلت الظلال المسماة داعش، لتقطف الحياة من بين أصابع الطفولة، لكن الضفائر، أيها القاتلون، لا تموت.
*
تتسلق الضفائر عبر الذاكرة، تمر على القلوب التي لا تنسى، تنسج من الخوف ثوب مقاومة، ومن الألم شعلة لا تنطفئ.
*
السماء لم تغضب بعد، لكنها تبكي باللون الأحمر، والأنهار تتذكر أسماء الصبية قبل أن تُسكت، والنجوم تحفظ ضحكتها في قلب الليل، تخبرنا أن الحياة، حتى بعد القتل، تخلق قصصها في كل عين تشهد، في كل قلب ينبض.
*
أيها القاتل، لقد أطفأت جسدًا صغيرًا، لكنك لم تمس الروح، لم تمس الضفائر، لم تمس حلم البشرية بالحرية والكرامة.
*
الضفائر تتشبث بالهواء، كأنها تقول لكل العالم: لن يُمحى ما كان لنا من حب، من ضحك، من حلم.
*
لن تموت الطفولة في قلوبنا، وستظل الضفائر ترفرف، كأعلام النصر على جدار الظلام.
***
بقلم* : كريم عبدالله
بغداد – العراق

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Testi letterari
Karim Abdullah: Le trecce non muoiono mai
Dottore. Karim Abdullah
Pubblicato il: 25 gennaio 2026

Le trecce svolazzavano nell’aria come ali silenziose, trasportando i sogni delle ragazze, i loro segreti e i colori del mondo prima che crollasse. Lì, nella terra bruciata, dove la sabbia urla e le pietre versano  lacrime, le ombre chiamate ISIS sono entrate, per strappare la vita dalle dita dell’infanzia.
Ma le trecce, voi assassini, non morite.
Kareem Abdullah -Iraq 25-1-2026

L’umiliazione nell’ aver reciso fili dorati intrecciati a mano ha elevato la purezza dello spirito donando ali leggere piumate di sogni lontani nel tempo custoditi tra le trecce i segreti dell’arcobaleno variopinti e dopo il grigio mescolato al buio di macerie umane che hanno catapultato nell’ abisso i sogni e stroncato ogni bellezza.
In quella terra arida, riarsa dal sole, dove ogni istante si odono urla emesse dal movimento lento e trasformativo della sabbia persino le pietre sono ammorbidite dalle lacrime.
Sono entrate le forze destabilizzanti dell’ Isis per dilaniare una vita piccina strappata dalle mani dell’umanità.
Le trecce sono moriranno per colpa degli assassini.
Elisa Mascia 26-1-2026

*

Le trecce si arrampicano attraverso la memoria, passando sopra cuori che non dimenticano, tessendo dalla paura una veste di resistenza e dal dolore una fiamma inestinguibile.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Le trecce formano una sorta di lunga corda che serve per potersi arrampicare tra i meandri della memoria sostando sulle valli e colline dei cuori che hanno sempre dinanzi agli occhi le tristi dinamiche e intessono, consapevoli, una veste di contaminazione resiliente e dal dolore si ramificano lingue di fiamme per purificarsi dal dolore.
Elisa Mascia 26-1-2026

*
Il cielo non è ancora adirato, ma piange in rosso.
I fiumi ricordano i nomi dei ragazzi prima che vengano messi a tacere.
Le stelle trattengono le loro risate nel cuore della notte, raccontandoci che la vita, anche dopo un omicidio, crea le sue storie in ogni occhio che testimonia, in ogni cuore che batte.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Il cielo partecipa all’immenso dolore versando lacrime di sangue pur se non mostra la sua ira.
Sulle dolci acque dei fiumi sono scritti i nomi delle ragazze prima di essere silenziate
Nel brillo delle stelle sono catturate le fragorose risate nel pieno della notte.
Tutto racconta che ciascuno dei testimoni raccoglie a modo suo ciò che ha vissuto anche nella brutalità di un omicidio ascoltando quel che pulsa nel suo cuore.
Elisa Mascia 27-1-2026

*
O assassino, hai spento un piccolo corpo, ma non hai toccato l’anima, non hai toccato le trecce, non hai toccato il sogno di libertà e dignità dell’umanità.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Mi rivolgo a te assassino che pensi di essere vittorioso per aver compiuto un gesto ignobile nell’ aver spento il sorriso della tua vittima, è innocente e la sua anima è intatta.
Non hai reciso quei fili dorati di capelli intrecciati,
Non hai spento il sogno del grido di libertà che vaga con il vento nell’universo
Non hai violato la dignità dell’ intera umanità ma hai buttato la tua negli inferi.

Elisa Mascia 27-1-2026

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Le trecce si aggrappano all’aria, come per dire al mondo intero: L’amore, la risata e il sogno che avevamo non saranno mai cancellati.
Di: Karim Abdullah 25-1-2026

Le trecce tagliate e portate via dal vento, durante il viaggio diventano tutt’uno con l’aria e si agganciano forte in un legame che vuole mandare un messaggio al mondo intero: il sentimento dell’amore congiunto alla leggerezza del saper dosare la risata e al sogno alimentato sin dalla nascita resteranno sempre impressi nel cuore.
Elisa Mascia 27-1-2026
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L’infanzia non morirà nei nostri cuori e le trecce continueranno a sventolare, come bandiere della vittoria sul muro delle tenebre
Kareem Abdullah -Iraq 25-1-2026

Finché nasceranno bambini in ogni Paese del mondo sarà rinvigorita l’infanzia, non morirà mai la componente bambina in ogni cuore che con fierezza possono gridare annunciando la voglia di essere luce vittoriosa sul buio scrivendo sul muro: ” Ché viva l’amore e l’amore sempre bambino”.

Elisa Mascia 27-1-2026

Scritto da*: Karim Abdullah
Baghdad – Iraq

Scritto da Elisa Mascia -Italia

Biografia della Carne: “Quando la mina passò”Prof Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia dell’ autore Kareem Abdullah -Iraq

Biografia della Carne: Quando la mina passò
Prof Kareem Abdullah -Iraq

La mina non era una pietra; Era una domanda piantata dall’Assenza nel fianco della terra. E quando passai, la saggezza esplose nelle mie ossa.

Sono figlio di un passo incompleto; Metà del mio corpo attraversò, E l’altra metà ancora negozia con il suolo. La terra non mi tradì; Era semplicemente gravata dai segreti delle guerre.

Da quel lampo improvviso, il Dolore ha imparato il mio nome. Siede accanto a me come un amico che non si stanca mai di aspettare, Svegliandomi all’alba con una campana di fuoco, Insegnandomi a contare i respiri quando l’ansia trabocca.

L’Agonia mi disse: “Non temere, sono la tua porta stretta verso la vastità. Ogni ferita è una finestra che non è stata ancora aperta.”

Porto il mio corpo come chi porta una lanterna rotta, Eppure la luce filtra ancora attraverso le sue crepe. La ferita mi ha insegnato che il corpo è temporaneo, E che l’anima non può mai essere amputata.

Nelle notti di pazienza, ho visto Dio camminare con me sulla stampella del dolore, sussurrandomi all’orecchio: “Ciò che si è spezzato in te si è espanso in Me”. Così, ho iniziato a cantare il mio dolore come i Dervisci cantano i loro nomi, roteando intorno alla ferita finché il coltello non si è stancato, e ho trovato la mia pace.

L’ansia è un vento e la pazienza è un albero, e io sono la loro ombra condivisa in una lunga sala d’attesa.

Non maledico più la guerra; ha lasciato mappe di misericordia sulla mia carne. E dal cratere della miniera, è germogliata la mia capacità di amare.

Sono il sopravvissuto, non perché sono rimasto intero, ma perché ho accettato il dolore come un maestro silenzioso, e come un verso che può essere recitato solo dal cuore.


Dr. Kareem Abdullah -Iraq

Da uno studio poetico e letterario di Elisa Mascia, poetessa italiana, della composizione in poesia: ” La biografia della carne” del poeta iracheno Kareem Abdullah di seguito la poesia: frutto del proprio ingegno esclusivo ed estro poetico

Nascita e Ri- nascita
Nascita,  l’inizio di una mina che ha segnato la carne.
Attonita domanda radicata da suprema Assenza, spiritualità cammina attigua alla terra.
Al passaggio saettante saggezza s’infilò nelle ossa sistema portante del corpo umano,
da allora è stato intaccato.

Momento e luogo sbagliato ha prodotto effetti,
difficile decifrare.
La scissione del corpo fisico ancora in compromesso con quel suolo eterno testimone.
Non ha mai risarcito la sua benevolenza. In tempo di guerra rispetto per i segreti che hanno priorità.

Dalla fatalità di un attimo il dolore è tatuato nel suo nome, è compagno fedele che attende instancabile facendo quasi un patto amichevole nell’ aver insegnato tipica respirazione di contrasto all’ ansia lancinante.

La porta del passaggio per la rinascita verso l’immensità dello spazio.
Ogni finestra apre alla nuova ferita quale rinnovamento del corpo anche dell’ anima.

Se nel corpo appaiono le oscure lettere incise dagli orrori della guerra e tra le mani si riesce a reggere barlumi intermittenti come se l’olio che alimenta la lanterna perdesse dai fori di rottura
è certo che è sempre luce quella che viene emessa e filtra dalle crepe per dar nuovo imput di vitalità.
Maestra è la ferita nel ribadire che il corpo è effimero mentre l’eternità appartiene all’anima nella sua integrità.

Dio si è fatto uomo sorreggendosi a una stampella per essere più vicino e comprendere il dolore toccando con le dita come se fosse sceso dalla croce e ne abbia fatto il suo esempio nelle ore di meditazione notturna quando c’è maggiore pazienza e dialogo interiore.
Ne è nato un inno di musica di sollievo dal circolo del suolo che si sposta in cerchi ritmati di dervisci instancabili cantando fino all’ alba.
Anestetico coltello affilato trova la quiete finché non stanca tutte le membra arrese in pace.

L’uragano sbatte la canna leggera in ansia per la sua incolumità mentre la forza delle radici dell’ albero della santa pazienza
proteggono la filiforme ombra proiettata nell’attesa di guarigione.

Ecco la rassegnazione delle mani giunte in preghiera, non c’è reazione all’odio feroce della guerra ma c’è la tregua, il tendere la mano in segno di pace costruita e cercata dentro di sé e offerta in preghiera dalla carne martoriata con segni indelebili.
Dal tunnel della miniera il cratere ha posto semi e germogli d’amore.

Sopravvivere è portare cicatrici silenti di un dolore dignitoso che diventa cucito addosso come un abito della festa che si ha persino l’orgoglio di indossare tutti i giorni.
Il dolore alimento masticato a piccoli bocconi che genera energia del motore umano il cuore.

Elisa Mascia 8-1-2026

L’epopea dell’uomo tra il serpente e la mela, scritti letterari di Kareem Abdullah -Iraq e studio approfondito di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia dell’ autore Kareem Abdullah -Iraq

L’epopea dell’uomo tra il serpente e la mela

1- La voce cosmica

Tu sei il serpente e tu sei la mela, quella prima curva nel corpo del significato, e il morso che ha risvegliato l’argilla dalla sua innocenza. Tu sei la domanda quando si ribellò al silenzio, e il desiderio quando si chiamò libertà. In una mano c’è il coltello della guerra, e nell’altra un ramoscello d’ulivo tremante di sangue non ancora essiccato. Sei tu che hai acceso il fuoco per riscaldarti, poi l’hai lasciato crescere fino a divorare i nomi dei bambini. Ogni guerra che hai scatenato cercava la pace, e ogni pace che hai proclamato nascondeva un seme di paura sotto la sua patina. Fin dall’alba della creazione, hai camminato sul precipizio della conoscenza e sull’abisso.

Kareem Abdullah -Iraq


Una voce nuova imponente viene dal cosmo per stravolgere le credenze antiche dell’ invitante frutto proibito e del velenoso serpente che rappresentano rispettivamente il bene e il male dell’umanità che, dal famoso morso alla mela, si è risvegliata persino la creatività nel forgiare l’argilla a propria immagine e somiglianza.
La voce cosmica risuona come un’eco che continua a nel dialogo interiore dicendo con fermezza additando quale colpevole per aver rotto il silenzio nell’urgenza di porre domanda senza dover reprimere più il desiderio.
In questo forte contrasto dualistico c’è sempre in bilico l’equilibrio della pace posta sul palmo di una mano mentre l’altra mano afferra il coltello distruttivo dell’ efferatezza della guerra.
Diventa emblematico il ramoscello d’ulivo personificato nel tremore effetto del conflitto che sgorga sangue sempre fresco che non si cicatrizza mai.
Tu hai posto la scintilla per alimentare il fuoco acceso senza porre alcun rimedio hai guardato inerme la distruzione prodotta dalle fiamme persino divorando i virgulti delle nuove generazioni
In ogni guerra era nascosto il rincorrere dell’ ambita Pace che era protetta da uno strato che formava una leggera patina della paura  custode dei semi.
Fin dagli albori dell’ albero della conoscenza sei stato l’equilibrista
nel sapere camminare con felicità sul filo di seta abissale.


Elisa Mascia:  scritto dal mio ingegno culturale fonte di studio dei testi del prof Abdullah




2- La Voce della Donna

Non sono la mela; sono la mano che ha insegnato alla luce come afferrarla senza frantumarsi. Non sono il serpente; sono la paura stessa, che impara a strisciare per non uccidere. Non sono discesa dalla tua costola; sono la terra quando hai imparato a stare in piedi, e sono la voce che ha detto all’argilla: Sorgi. Ogni guerra che hai acceso è passata attraverso il mio corpo, e ogni pace che hai sognato ha dormito nel mio grembo prima di nascere. Non chiedermi del peccato; il peccato è lasciare la conoscenza senza cuore. Non ero tentazione; ero lo specchio in cui vedevi sia il tuo mostro che tuo figlio. Sono il cammino quando ha deciso di essere madre, non un campo di battaglia.
Kareem Abdullah -Iraq


È rivoluzionare il ruolo di una donna- madre dell’uomo e madre dell’universo.
La voce di colei che vuole gridare al mondo intero quello che di più crudele le è stato associato e vuole ribadirlo con coraggio e fermezza.
Dice di non essere la rotonda mela ma la luce sulla mano che insegna la pazienza e la delicatezza per non romperla in tanti piccoli pezzi; apprendere a custodirla come fosse lo specchio dell’ anima.
La voce silente vuole comunicare a tutti che finalmente non è quel serpente tentatore che spruzza veleno per indurre a peccare, è la forza della paura a prendere il sopravvento e per salvaguardare la specie umana, senza colpire a morte, ha imparato a strisciare, restando nel basso.
Smentisce di essere nata da una costola dell’uomo poiché è lei stessa creatrice di “opere d’arte” in argilla per poi dargli vita.
Guerra e pace sono nate e terminate nel suo grembo, il dualismo di notti insonni e di capovolgimento delle sorti sui campi di battaglia.
Quando si parla di peccato è il culmine della saggezza divina in lei che insegna a far passare tutte le cose per quel muscolo motore che genera amore e lo riversa all’umanità senza macchia di peccato.
La voce di donna con forza afferma che ingiustamente è stata considerata la tentazione ma invece è soltanto il riflesso dell’immagine restituita dallo specchio per riconoscere gli eccessi manifestati dalle persone: mostro oppure figlio.
Donna e Madre, cammino di luce, strada che conduce alla pace e mai vuol essere terreno fertile per calpestare i semi di pace con atti di combattimento.

Elisa Mascia : scritto dal mio ingegno culturale fonte di studio dei testi del prof Abdullah






3- La Voce dell’Uomo

Non ero solo la guerra; ero la paura stessa quando non riuscivo a trovare il tuo nome, così ho parlato con il proiettile. Ho scambiato la tua vastità per un abisso, così ho costruito un muro e l’ho chiamato gloria. Ho spezzato la costola del significato per sentirmi più in alto, ma non ero altro che più basso della tua ombra. Mi hai insegnato che la conoscenza senza cuore è un’arma, e che la forza senza la tua femminilità è una rovina meticolosamente calcolata. Sono l’uomo, non il muro; sono la crepa che ha imparato a diventare una porta. Portami dall’essere umano che devo ancora partorire, in un mondo che non lascia impronte sul cuore della terra.
Kareem Abdullah


La voce dell’ uomo spiega che non è come viene ingiustamente considerato come combattente ma emerge dai suoi sentimenti quello che è alla base della vita e degli uomini veri ed è la paura che permette di discernere il pericolo, i rischi e di riflettere prima di prendere una decisione importante.
L’uomo si completa quando trova quel nome che è scritto nei suoi occhi e può leggere soltanto dove si riflette il nome giusto e nell’ attesa si pone sulla difensiva.
Dopo aver creduto alla sua grandezza l’ha scambiato per un ripido abisso e per non perdersi ha costruito un muro di barriera protezione di gloria!
L’uomo ha rotto i simboli vitali custoditi dalla costola convinto di agire nel giusto
e sentirsi proiettato in uno scalino più elevato invece si è ritrovato nella bassezza della sua ombra anzi più piccolo.
Così ha appreso la lezione che se non c’è il binomio sapere e amore il risultato è un’arma che può essere anche letale
e la forza dell’uomo se non è affiancata dalla femminilità produce di sicuro rovine.
Adesso può finalmente affermare di essere l’uomo non la divisione con muri eretti, di aver compreso che la luce entra dalle crepe e rinascere aprendo la porta.
La richiesta è che, alla luce di questa esperienza, vuole tornare essere umano per essere generatore di amore e pace in un mondo che rifiuta che si lascino orme sul centro vitale della terra poiché è sempre più disumano
Elisa Mascia 18-1-2026 scritto dal mio ingegno culturale fonte di studio dei testi del prof Abdullah



***

4- La Voce dell’Umanità

E così il serpente non era puro male, né la mela semplicemente un peccato, ma piuttosto l’inizio che non capivamo. La guerra non era destino, e la pace non era un sogno; erano due possibilità in un unico cuore. E quando il maschio imparò ad ascoltare, e la femmina imparò a sopravvivere, e l’umanità si pose tra loro, spogliata di ogni finzione, la creazione ricominciò… non da una costola, né dal cielo, ma da una coscienza che scelse l’amore nonostante la conoscenza.
Kareem Abdullah -Iraq


Questa è la voce che racchiude i messaggi per costruire ponti e dialoghi di positività e spiritualità.
Adesso abbiamo la consapevolezza che né il serpente è solo male né un frutto può rappresentare esclusivamente il peccato.
Nel cuore convivono sempre il bene e il male e non vederli scissi come fosse obbedire al destino quando ci sono momenti bellici e neanche la pace è un sogno da rincorrere.
La soluzione è la capacità dell’ ascolto da parte dell’ uomo e la donna apprendere a sopravvivere così tutto al mondo inizia a favorire il cambiamento per il benessere universale e non individuale.
Questo pensiero è realizzabile e non soltanto un’utopia ma assumere la consapevolezza che trattasi di fare scelte seguendo l’amore del cuore e non seguire soltanto la conoscenza.


Elisa Mascia 18-1-2026  scritto dal mio ingegno culturale fonte di studio dei testi del prof Abdullah che ringrazio per la condivisione dei testi

Il prof Kareem Abdullah -Iraq è presente nella Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO

Fotomontaggio creato da Elisa Mascia -Italia con le foto di Maria Elena Ramirez – Venezuela e Kareem Abdullah -Iraq

Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO

PUBBLICATO SU:

http://68f64218aa782.site123.me

LETTERE PER LA PACE MONDIALE
13a EDIZIONE CAPITOLO I
Kareem Abdullah

La pace…
non è un pezzo di carta firmato tra una ghigliottina e l’altra,

né un sorriso forzato a un tavolo pieno di coltelli, ma un pezzo di pane che non viene rubato, una finestra che non teme i bombardamenti, un letto dove un bambino non piange con le costole rotte.

La pace…
è che il rifugiato si sveglia nella sua tenda e non gli viene chiesto della sua religione o del suo passaporto, che alla ragazza dilaniata dalla guerra viene data l’opportunità di imparare, non di sposarsi.

Pace…
è che il bianco ascolti il grido del nero senza giustificarlo, senza deriderlo, che l’ulivo in Palestina torni a dare frutti senza le lacrime delle madri.

Voi, che scrivete la storia con la polvere da sparo, quando capirete che la vita non si costruisce con le bombe? Che la Patria non è una fossa comune dove vengono gettati i diversi, che la gloria non si misura dal numero di corpi a terra?

Pace…
non è il silenzio dei fucili, ma lo spegnimento dell’odio nei cuori.

Pace…
è mani alzate in preghiera, non tortura, poeti che parlano di baci, non tombe, infanzia circondata dal calore, non pietre. Leader del mondo, l’aria è soffocata dalle grida dei morti nei vostri discorsi. Basta con la gloria sui teschi degli innocenti. Vogliamo una pace… che cammini a piedi nudi per le strade, che rida con i bambini, che dorma nei nostri cuori senza bisogno di guardie.

Pace…
è vedere il nostro volto nell’altro, e nella sua differenza, la bellezza… non il pericolo.

Pace…
da un essere umano all’altro, da un cuore all’altro, da una terra devastata dalla guerra… alla coscienza del mondo.

KAREEM ABDULLAH

IRAQ

Dott.ssa Maria Elena Ramirez
CEO e Fondatrice, Direttrice di Humanity Magazine Global, 13a Edizione, Capitolo II: Lettere per la Pace nel Mondo
Febbraio 2026



Humanity Magazine Global & World Peace Letters 13 EDITION  CHAPTER I SECOND GROUP

PUBLISHED IN:
http://68f64218aa782.site123.me

WORLD PEACE LETTERS
13 EDITION CHAPTER I
Kareem Abdullah

Paz…
no es un papel firmado entre una guillotina y otra,
ni una sonrisa fingida en una mesa llena de puñales, sino un trozo de pan que no se roba, una ventana que no teme los bombardeos, una cama donde un niño no llora con las costillas rotas.

Paz…
es que el refugiado despierte en su tienda y no le pregunten por su religión, ni por su pasaporte, que a la niña desgarrada por la Guerra se le dé la oportunidad de aprender, no de casarse.

Paz…
es que el blanco escuche el grito del negro sin justificar, sin burlarse, que el olivo en Palestina vuelva a dar fruto sin lágrimas de madres. Vosotros, los que escribís la historia con pólvora, cuándo entenderéis que la vida no se construye con bombas? que la patria no es una fosa donde se lanza al diferente, que la gloria no se mide por el número de cuerpos en el suelo?

Paz…
no es que callen los fusiles, sino que se apague el odio en los corazones.

Paz…
es que se eleven las manos para orar, no para torturar, que los poetas hablen de besos, no de tumbas, que la infancia tenga un muro de calor, no de piedras. Líderes del mundo, el aire se asfixia con los gritos de los muertos en sus discursos. Basta ya de gloria sobre los cráneos de los inocentes. Queremos una paz… que camine descalza por las calles, que ría con los niños, que duerma en nuestros corazones sin necesidad de guardias.

Paz…
es ver en el rostro del otro el nuestro, y en su diferencia, la belleza… no el peligro.

Paz…
de un ser humano a otro, de un corazón a otro, de una tierra desgastada por la guerra… a la conciencia del mundo.
KAREEM ABDULLAH
IRAQ .

Dra Hc Maria Elena Ramirez
CEO AND FOUNDER EDITOR OF HUMANITY MAGAZINE GLOBAL 13 EDITION CHAPTER II WORLD PEACE LETTERS
FEBRUARY 2026



Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I “VALORI UNIVERSALI E CULTURA DELLA PACE” Che l’empatia e la pace prevalgano nel mondo

COPERTINA 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO HUMANITY MAGAZINE LETTERE PER LA PACE GLOBALE E MONDIALE:
DIFENSORE DELLA PACE GLOBALE
Kareem Abdullah
#WORLDPEACELETTERSPRIZEDIAMOND2026

PUBBLICATO SU:
http://68f64218aa782.site123.me
Milioni di voci epiche per la pace mondiale

“Possa prevalere la pace. Alzo la mia torcia, unendo le bandiere di tutte le nazioni, seminando semi di pace nel cuore dell’umanità.
Rivista Umanità Globale. Un sentimento universale che si collega alle Lettere per la Pace Mondiale, unendo tutte le arti, la cultura e la letteratura universale e umanistica, creando legami di  fraternità tra i popoli attraverso i potenti messaggi delle Lettere per la Pace nel Mondo, esplorando le connessioni umane che ispirano empatia, comprensione, compassione, speranza e armonia, promuovendo amore, pace, rispetto, non violenza, dignità umana, giustizia e libertà, educando attraverso i valori universali e la cultura della pace per un processo di costruzione della pace reale, attivo e duraturo”.

Dra Hc Maria Elena Ramirez ©
13 EDIZIONE CAPITOLO I
Cultura della Pace Globale e Universale
Valori Universali
Diritti Umani
PRESIDENTE, CEO, FONDATORE E DIRETTORE DI HUMANITY GLOBAL MAGAZINE/LETTERE PER LA PACE NEL MONDO.
FEBBRAIO 2026



Humanity Magazine Global & World Peace Letters 13th EDITION CHAPTER I “UNIVERSAL VALUES AND CULTURE OF PEACE” May empathy and peace prevail in the world

COVER 13TH EDITION CHAPTER I SECOND GROUP HUMANITY MAGAZINE GLOBAL & WORLD PEACE LETTERS:
DEFENDER OF GLOBAL PEACE
Kareem Abdullah
#WORLDPEACELETTERSPRIZEDIAMOND2026

PUBLISHED IN:
http://68f64218aa782.site123.me
Millions of epic voices for world peace

“May peace prevail. I raise my torch, uniting the flags of all nations, sowing seeds of peace in the heart of humanity.
Global Humanity Magazine. A universal sentiment that connects with the Letters for World Peace, uniting all the arts, culture, and universal and humanistic literature, creating bonds of fraternity among peoples through the powerful messages of the Letters for World Peace, exploring the human connections that inspire empathy, understanding, compassion, hope, and harmony, fostering love, peace, respect, non-violence, human dignity, justice, and freedom, educating through universal values and the culture of peace for a real, active, and lasting peacebuilding process”.

Dra Hc Maria Elena Ramirez ©
13 EDITION CHAPTER I
Culture of Global and Universal Peace
Universal Values
Human Rights
PRESIDENT, CEO, FOUNDER, AND EDITOR OF HUMANITY GLOBAL MAGAZINE/LETTERS FOR WORLD PEACE.
FEBRUARY 2026

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Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq

Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO : Elisa Mascia- Italia e presentata dalla Dra Hc Maria Elena Ramirez – Venezuela

Foto con la Dra Hc Maria Elena Ramirez – Venezuela ed Elisa Mascia -Italia


Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO

PUBBLICATO SU:

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LETTERE PER LA PACE MONDIALE
13a EDIZIONE CAPITOLO I
Elisa Mascia

La Fata Segreta

Mi nascosi tra i fili di nuvole blu che avevano perso le sfumature rubate al rosso.

Come una passeggera tra quei ciottoli, pregai con la musica di sottofondo di un sontuoso valzer.

Danzammo senza ombrelli, tra le pungenti gocce di pioggia mescolate allo scintillio della felicità.

Al tuo dito apparve l’anello promesso e incantevole, che ancora parlava in silenzio.

Indossava un abito di antica nobiltà; era venuta da me, sorpresa dal tuo fascino e dal tuo gusto superiore, e dalla segreta benedizione delle piccole stelle attaccate all’interno affinché non fossi mai lasciata nell’oscurità.

Quando non ci sei, la fata segreta emerge dalla mia anima e porta un po’ di luce a chi ne ha bisogno, perché il tuo nome non deve morire con la tua assenza; il tuo messaggio di pace e amore per tutti i nostri fratelli e sorelle è vitale.

Elisa Mascia

Dott.ssa Maria Elena Ramirez
CEO e Fondatrice, Direttrice di Humanity Magazine Global, 13a Edizione, Capitolo II: Lettere per la Pace nel Mondo
Gennaio 2026

Humanity Magazine Global & World Peace Letters 13 EDITION  CHAPTER I SECOND GROUP

PUBLISHED IN:
http://68f64218aa782.site123.me

WORLD PEACE LETTERS
13 EDITION CHAPTER I
Elisa Mascia

El Hada Secreta

Me escondía entre los tenues mechones de nubes azules que habían perdido los matices robado al rojo.
Como pasajera entre esas piedrecitas, rezaba con la música de fondo de un suntuoso vals.

Bailamos sin paraguas, entre las punzantes gotas de lluvia mezcladas con el brillo de la felicidad.
En tu dedo, apareció el anillo prometido y encantador, aún hablando en silencio.

Llevaba un vestido de antigua nobleza; había llegado a mí, sorprendida por tu encanto y gusto superior, y la secreta bendición de las estrellitas adheridas al interior para nunca quedar en la oscuridad.

Cuando no estás, el hada secreta emerge de mi alma y da un poco de luz a quienes lo necesitan, porque tu nombre no debe morir con tu ausencia; tu mensaje de paz y amor para todos nuestros hermanos es vital.

Elisa Mascia

Dra Hc Maria Elena Ramirez
CEO AND FOUNDER EDITOR OF HUMANITY MAGAZINE GLOBAL 13 EDITION CHAPTER II WORLD PEACE LETTERS
JANUARY 2026

Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I “VALORI UNIVERSALI E CULTURA DELLA PACE” Che l’empatia e la pace prevalgano nel mondo

COPERTINA 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO HUMANITY MAGAZINE LETTERE PER LA PACE GLOBALE E MONDIALE:
DIFENSORE DELLA PACE GLOBALE
Elisa Mascia
#WORLDPEACELETTERSPRIZEDIAMOND2026

PUBBLICATO SU:
http://68f64218aa782.site123.me
Milioni di voci epiche per la pace mondiale

“Che la pace prevalga. Alzo la mia torcia, unendo le bandiere di tutte le nazioni, seminando semi di pace nel cuore dell’umanità.
Rivista Umanità Globale. Un sentimento universale che si collega alle Lettere per la Pace Mondiale, unendo tutte le arti, la cultura e la letteratura universale e umanistica, creando legami di fraternità  tra i popoli attraverso i potenti messaggi delle Lettere per la Pace nel Mondo, esplorando le connessioni umane che ispirano empatia, comprensione, compassione, speranza e armonia, promuovendo amore, pace, rispetto, non violenza, dignità umana, giustizia e libertà, educando attraverso i valori universali e la cultura della pace per un processo di costruzione della pace reale, attivo e duraturo”.

Dra Hc Maria Elena Ramirez ©
13 EDIZIONE CAPITOLO I
Cultura della Pace Globale e Universale
Valori Universali
Diritti Umani
PRESIDENTE, CEO, FONDATORE E DIRETTORE DI HUMANITY GLOBAL MAGAZINE/LETTERE PER LA PACE NEL MONDO.
GENNAIO 2026

Humanity Magazine Global & World Peace Letters 13th EDITION CHAPTER I “UNIVERSAL VALUES AND CULTURE OF PEACE” May empathy and peace prevail in the world

COVER 13TH EDITION CHAPTER I SECOND GROUP HUMANITY MAGAZINE GLOBAL & WORLD PEACE LETTERS:
DEFENDER OF GLOBAL PEACE
Elisa Mascia
#WORLDPEACELETTERSPRIZEDIAMOND2026

PUBLISHED IN:
http://68f64218aa782.site123.me
Millions of epic voices for world peace

“May peace prevail. I raise my torch, uniting the flags of all nations, sowing seeds of peace in the heart of humanity.
Global Humanity Magazine. A universal sentiment that connects with the Letters for World Peace, uniting all the arts, culture, and universal and humanistic literature, creating bonds of fraternity among peoples through the powerful messages of the Letters for World Peace, exploring the human connections that inspire empathy, understanding, compassion, hope, and harmony, fostering love, peace, respect, non-violence, human dignity, justice, and freedom, educating through universal values and the culture of peace for a real, active, and lasting peacebuilding process”.

Dra Hc Maria Elena Ramirez ©
13 EDITION CHAPTER I
Culture of Global and Universal Peace
Universal Values
Human Rights
PRESIDENT, CEO, FOUNDER, AND EDITOR OF HUMANITY GLOBAL MAGAZINE/LETTERS FOR WORLD PEACE.
JANUARY 2026

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La poetessa artista Letizia Caiazzo scrive una dedica in memoria del prof Nuccio Mula

Foto cortesia del prof Nuccio Mula condivisa dall’ artista Letizia Caiazzo

In memoria del Prof. Nuccio Mula
Intellettuale, critico e maestro di umanità
Con profonda riconoscenza e sincera commozione desidero ricordare il Prof. Nuccio Mula, figura di primo piano nel panorama culturale siciliano e nazionale. Poeta, scrittore, critico d’arte, massmediologo e docente, ha dedicato la sua vita allo studio, alla divulgazione e alla promozione della cultura, distinguendosi per rigore, sensibilità e una straordinaria capacità di lettura del contemporaneo.
La nostra conoscenza risale al 2008, quando ebbi l’onore di ricevere da lui una critica attenta e sorprendentemente sensibile dedicata alla mia arte digitale. In quelle parole, precise e generose, riconobbi immediatamente la profondità del suo sguardo, la sua intelligenza vivace e la sua rara umanità. Da quel primo contatto nacque un dialogo che, nel tempo, si trasformò in una collaborazione fondata su stima reciproca, rispetto e un affetto sincero.
Il Prof. Mula ha seguito con interesse e discrezione il mio percorso artistico e letterario, accompagnandomi con consigli sempre pertinenti e con una capacità unica di incoraggiare senza mai invadere. La nostra collaborazione si è concretizzata nella pubblicazione di due raccolte poetiche, Riflessi d’amore e Brividi ed armonie, opere che testimoniano la naturale sintonia delle nostre sensibilità e la fiducia che ci univa. Vedere i nostri nomi affiancati sulle stesse copertine rimane per me motivo di profonda gratitudine.
Ho avuto il privilegio di incontrarlo personalmente ad Agrigento, in occasione del Premio Acamante e Fillide. In quella circostanza, il riconoscimento ricevuto passò in secondo piano: ciò che più mi emozionò fu la possibilità di abbracciarlo finalmente. Quel momento, semplice e intenso, è oggi uno dei ricordi più preziosi che custodisco.
Il Prof. Mula è stato una figura di riferimento per generazioni di lettori, studenti e colleghi. Per oltre trent’anni ha collaborato con L’Amico del Popolo, dopo gli esordi negli anni Ottanta con L’Eco di Agrigento. La sua casa di via San Vito, colma di libri e appunti, era un autentico presidio culturale, un luogo in cui la ricerca non si interrompeva mai. La sua scrittura, raffinata e mai compiaciuta, ha rappresentato un punto fermo nel dibattito culturale del territorio.
Con la sua scomparsa perdiamo un intellettuale di grande spessore, capace di coniugare cultura e gentilezza, rigore e calore umano. Ma ciò che ci ha lasciato — i suoi saggi, i suoi versi, i suoi insegnamenti, la sua generosità — continuerà a vivere. Rimarrà nelle sue opere, nella memoria di chi lo ha conosciuto e in quel suo modo unico di illuminare gli altri senza mai cercare il centro della scena.
Il suo esempio resta un’eredità preziosa, un invito a coltivare la cultura come spazio di dialogo, rispetto e umanità.
Letizia Caiazzo 29 gennaio 2026

Foto cortesia e documentazione condivise dall’ artista Letizia Caiazzo

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L’amicizia vera e sincera non conosce né spazio né tempo! Letizia Caiazzo scrive una dedica in memoria del prof Nuccio Mula scomparso da pochi giorni, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Il giornalista Jahongir Nomozov intervista Aysel Khanlargizi Safarli

Foto cortesia di Aysel Khanlargizi Safarli e Jahongir Nomozov

  ” I MIEI RICORDI D’INFANZIA MI SINTONIZZANO SEMPRE SU NOTE FRAGILI“

La nostra interlocutrice è una delle figure brillanti della letteratura azera — poetessa, pubblicista ed editore; membro dell’Unione degli scrittori azeri’, dell’Unione degli scrittori dell’Asia centrale “Yanqi Ovoz” e dell’Unione degli scrittori e delle figure letterarie Iraq-Turkmeni’; destinataria della borsa di studio presidenziale; vincitrice dei premi letterari “Rasul Rza” e “Shakhmar Alakbarzadeh”; Capo dell’ala femminile del Partito della Solidarietà Civile; e redattrice del sito web Mustaqil.az — Aysel Khanlargizi Safarli.

– Quando si parla di infanzia, una persona si immerge in un oceano di gioia e di ricordi dolorosi.
Quando ricordi gli anni della tua infanzia, quali sentimenti si risvegliano per primi nel tuo cuore?

— I miei ricordi d’infanzia mi sintonizzano sempre su note fragili. Ogni volta che li ricordo, torno ai giorni spensierati e belli in cui mio padre era ancora vivo. A quei tempi, la piccola Aysel mostrava la sua prima poesia al padre, e le sue gentili parole accendevano una piccola scintilla di creatività nel suo cuore… Divento di nuovo una bambina, e mio padre mi accarezza delicatamente i capelli con occhi pieni d’amore… In questo flusso di emozioni, mi ritrovo a guardare sia nel mio passato che nella mia anima.

– C’è un silenzio delicato e una profonda ondata emotiva nella tua poesia.
Da dove viene questo silenzio — dai ricordi d’infanzia o dalla turbolenza della vita?

— Alcuni di questi sentimenti derivano dalla fragilità dei ricordi d’infanzia, mentre altri sono nati mentre remavano contro la vita nel mare tempestoso dell’esistenza, lottando per sopravvivere.

– Ogni poeta porta dentro di sé una fiamma invisibile.
Chi ha acceso quel fuoco in te per la prima volta — quale evento o quale sensazione?
— La prima torcia di poesia dentro di me è stata accesa dal mio defunto padre. Fin dai miei primi anni, è stato orgoglioso delle mie poesie, mi ha incoraggiato, è diventato il mio primo lettore e mi ha sempre sostenuto… Credo che sia una felicità unica per una ragazza amare suo padre anche come primo lettore.

– “Piani di carta” —
– “Aerei di carta” — questo simbolo rappresenta la purezza dell’infanzia o il bisogno umano di lasciare volare i sogni?

— Infatti, l’origine di “aeroplanini di carta” è diversa. Poiché ho vissuto lontano per molti anni e ho aspettato qualcuno da lontano, la mia vita è passata attraverso aeroporti pieni di desiderio… In una delle mie poesie, ho scritto di come mio figlio, aspettando suo padre, costruiva aeroplanini di carta e li faceva volare dall’altra parte della stanza, trasformando la nostra casa in un aeroporto… È lì che è nata l’espressione “aeroplanini di carta”.

– Verità e bellezza — come si fondono questi due concetti nella tua visione poetica del mondo?

— Anche se a volte la verità può apparire brutta alle persone, nel mio mondo è essa stessa una forma di bellezza…
La bellezza cambia sempre a seconda della prospettiva. Ciò che conta è la capacità di vedere magnificamente. A volte una persona può provare felicità anche nel dolore, può vivere il dolore magnificamente e portarlo con dignità.

– Nel mondo moderno, una donna è allo stesso tempo creatrice, madre e leader.
Come si mantiene il delicato equilibrio tra questi ruoli?

— Cerco di mantenerlo nel miglior modo possibile. Una donna è creata così forte e perfetta da poter portare con sé le emozioni più elevate del mondo con immenso amore e pazienza. Sono felice di essere sia una madre che qualcuno che può esprimere i suoi sentimenti attraverso la scrittura.

– Guidi anche l’ala femminile del Partito della Solidarietà Civile.
Quando letteratura e attività sociale si intersecano, quali toni si scontrano nella tua anima?

— Il fondatore del Partito della Solidarietà Civile è lui stesso un poeta popolare — Sabir Rustamkhanli, un maestro che donò opere inestimabili alla letteratura. Credo che la letteratura stessa sia già una forma di attività sociale…
Anche i conflitti più forti sono stati spesso risolti con una sola parola. La mia anima è in armonia sia con le mie parole che con le mie azioni; fa amicizia con loro, ama sia il suo lavoro che la sua parola.

– Ci sono guerre, fame e ingiustizie nel mondo.
Cosa dovrebbe fare un poeta di fronte a un tale dolore — rimanere in silenzio o trasformare la penna in una spada?

— Anche se un poeta vuole rimanere in silenzio, non può. I poeti sentono quei dolori ed emozioni come se li avessero vissuti loro stessi. Ecco perché gli innumerevoli stati del mondo sono sempre stati trasformati in poesia, parole e versi — e continueranno ad esserlo.

– Secondo te, la letteratura moderna è un rimedio alle ferite spirituali della società o una mera consolazione?

— Credo che la letteratura non sia né consolazione né rimedio. La letteratura è l’espressione verbale di sentimenti che migliaia di persone non riescono ad esprimere. La letteratura è l’immagine delle emozioni, i toni artistici della vita. Quando siamo soli con noi stessi, questo ci fa riflettere, a volte ci risveglia dal sonno incurante e a volte dà all’anima umana la forza di combattere. La letteratura è il nutrimento del nostro mondo spirituale.

– Il tempo cambia, la tecnologia domina l’anima umana.
Pensi che il valore delle parole rimanga ancora in questo secolo?

— Finché esisteranno gli esseri umani, le parole esisteranno e il loro valore rimarrà. A volte una parola diventa guarigione e speranza in un cuore malato; a volte diventa la vita stessa.
Non c’è nulla che una parola non possa fare… Proprio come con una sola parola — “cara” — una persona è pronta a sacrificare la propria vita per la persona che ama.

– Dicono che una persona deve trovare il senso della propria vita.
Dove vedi il senso della vita?

— Dare un senso alla vita dipende dall’individuo. Quando una persona vede ciò che apprezza nel luogo che desidera, la vita diventa bella ai suoi occhi. Per una persona creativa, il senso della vita è vivere, creare e non stancarsi delle difficoltà.

– Cosa ti ispira di più o ti preoccupa nell’ambiente letterario odierno?

— L’emergere di molti giovani scrittori di talento oggi mi ispira molto. Ciò che mi preoccupa sono coloro che svalutano le parole, che cercano la cosiddetta fama per ottenere pubblicità e ascolti, o che si costringono a diventare poeti o scrittori. Ma poi penso tra me e me: il tempo e la bilancia della letteratura peseranno ogni riga e ogni verso; le cose senza senso che esauriscono l’agenda verranno vagliate e filtrate.
Lasciare tutto al tempo è la scelta più saggia.

– C’è una distanza tra il lettore di oggi e il poeta, o le anime si sentono ancora?

— Dove c’è parentela spirituale, non c’è distanza. Un vero lettore e uno che capisce le parole le sentirà, percepirà e le comprenderà ovunque.


Jakhongir NOMOZOV è un giovane poeta e giornalista uzbeko. 
È anche membro dell’Unione dei giornalisti dell’Azerbaigian e dell’Unione mondiale dei giovani scrittori turchi.









“MY CHILDHOOD MEMORIES ALWAYS TUNE ME TO FRAGILE NOTES”

Our interlocutor is one of the bright figures of Azerbaijani literature — poet, publicist, and editor; a member of the Azerbaijan Writers’ Union, the “Yanqi Ovoz” Central Asian Writers’ Union, and the “Iraq-Turkmen Writers and Literary Figures Union”; a recipient of the Presidential Scholarship; laureate of the “Rasul Rza” and “Shakhmar Alakbarzadeh” Literary Awards; Head of the Women’s Wing of the Civil Solidarity Party; and editor of the website Mustaqil.az — Aysel Khanlargizi Safarli.

– When speaking about childhood, a person dives into an ocean of both joy and sorrowful memories.
When you recall your childhood years, what feelings awaken in your heart first?

— My childhood memories always tune me to fragile notes. Whenever I recall them, I return to the carefree, beautiful days when my father was still alive. Back then, little Aysel would show her very first poem to her father, and his kind words would light a small spark of creativity in her heart… I become a child again, and my father gently strokes my hair with eyes full of love… In this flow of emotions, I find myself gazing both into my past and into my own soul.
– There is a delicate silence and a deep emotional wave in your poetry.
Where does this silence come from — childhood memories or the turbulence of life?

— Some of these feelings come from the fragility of childhood memories, while others were born while rowing against life in the stormy sea of existence, fighting to survive.

– Every poet carries an invisible flame within.
Who ignited that fire in you for the first time — what event or which feeling?
— The first torch of poetry within me was lit by my late father. From my earliest years, he took pride in my poems, encouraged me, became my first reader, and always stood behind me… I believe it is a unique happiness for a girl to love her father also as her very first reader.

– “Paper planes” — does this symbol represent the purity of childhood or the human need to let dreams fly?

— In fact, the origin of “paper planes” is different. Because I lived far away for many years and waited for someone from afar, my life passed through airports filled with longing… In one of my poems, I wrote about how my son, waiting for his father, made paper planes and flew them across the room, turning our home into an airport… That is where the expression “paper planes” was born.

– Truth and beauty — how do these two concepts merge in your poetic worldview?

— Although truth may sometimes appear ugly to people, in my world it is a form of beauty itself…
Beauty always changes depending on one’s perspective. What matters is the ability to see beautifully. Sometimes a person can feel happiness even in sorrow, can live through pain beautifully, and carry it with dignity.

– In the modern world, a woman is simultaneously a creator, a mother, and a leader.
How do you maintain the delicate balance between these roles?

— I try to maintain it as best as I can. A woman is created so strong and perfect that she can carry the highest emotions of the world with immense love and patience. I am happy that I am both a mother and someone who can express her feelings through writing.

– You also lead the Women’s Wing of the Civil Solidarity Party.
When literature and social activity intersect, what tones collide within your soul?

— The founder of the Civil Solidarity Party is himself a People’s Poet — Sabir Rustamkhanli, a master who gifted priceless works to literature. I believe literature itself is already a form of social activity…
Even the strongest conflicts have often been resolved with a single word. My soul stands in harmony with both my words and my actions; it befriends them, loves both its work and its word.

– There are wars, hunger, and injustices in the world.
What should a poet do in the face of such pain — remain silent or turn the pen into a sword?

— Even if a poet wants to remain silent, they cannot. Poets feel those pains and emotions as if they have lived them themselves. That is why the countless states of the world have always been transformed into poetry, words, and verses — and will continue to be.

– In your opinion, is modern literature a remedy for society’s spiritual wounds, or merely consolation?

— I believe literature is neither consolation nor a remedy. Literature is the verbal expression of feelings that thousands of people cannot articulate. Literature is the image of emotions, the artistic tones of life. When we are alone with ourselves, it makes us think, sometimes awakens us from heedless sleep, and sometimes gives the human soul the strength to fight. Literature is the nourishment of our spiritual world.

– Time changes, technology dominates the human soul.
Do you think the value of words still remains in this century?

— As long as humans exist, words will exist, and their value will remain. Sometimes a word becomes healing and hope in a sick heart; sometimes it becomes life itself.
There is nothing a word cannot do… Just as with a single word — “dear” — a person is ready to sacrifice their life for the one they love.

– They say a person must find the meaning of their life.
Where do you see the meaning of life?

— Giving meaning to life depends on the individual. When a person sees what they value in the place they desire, life becomes beautiful in their eyes. For a creative person, the meaning of life is to live, to create, and not to grow tired of struggle.

– What inspires you most or causes you concern in today’s literary environment?

— The emergence of many talented young writers today inspires me greatly. What concerns me are those who devalue words, who seek so-called fame for the sake of publicity and ratings, or who force themselves into being poets or writers. But then I think to myself: time and the scales of literature will weigh every line and every verse; meaningless things that exhaust the agenda will be sifted out and filtered away.
Leaving everything to time is the wisest choice.

– Is there a distance between today’s reader and the poet, or do souls still hear one another?

— Where there is spiritual kinship, there is no distance. A true reader and one who understands words will feel, sense, and comprehend them anywhere.


Jakhongir NOMOZOV, is a young poet and journalist from Uzbekistan. 
He is also a Member of the Union of Journalists of Azerbaijan and the World Young Turkic Writers Union.

Foto cortesia di Aysel Khanlargizi Safarli

Intervista al dott. Mujo Buçpapaj – Albania dalla Prof.ssa Dr.ssa Tarana Turan Rahimli, Azerbaigian

Foto cortesia del dott. Mujo BuçpapajAlbania e Prof.ssa Dr.ssa Tarana Turan Rahimli – Azerbaigian

“POESIA E GIORNALISMO NON SONO SEMPLICEMENTE DUE DOMINI CREATIVI CHE OCCASIONALMENTE CONVERGONO O SI SCONTRANO, MA DUE DISTINTE MODALITÀ DI PRODUZIONE DI SIGNIFICATO NELLA SOCIETÀ MODERNA”

Intervista al poeta, studioso, intellettuale pubblico, editore e caporedattore del quotidiano letterario e culturale Nacional pubblicato in Albania, il dott. Mujo Buçpapaj

Intervistatrice: Prof.ssa Dr.ssa Tarana Turan Rahimli, Azerbaigian

TTRahimli: Poesia e giornalismo, uno la voce del mondo interiore, l’altro una cronaca del tempo. In quale momento del tuo lavoro creativo questi due campi convergono e in quale momento si scontrano?

M. Buçpapaj: Da una prospettiva teorica, il rapporto tra poesia e giornalismo può essere letto come un’interazione interdisciplinare tra estetica, ermeneutica e studi sui media. La poesia e il giornalismo non sono semplici modalità di espressione, ma sistemi discorsivi governati da diversi regimi di verità, in termini foucaultiani. Il giornalismo opera all’interno di un paradigma referenziale e verificatorio, mentre la poesia funziona all’interno di un regime simbolico, dove la verità non è provata ma vissuta e interpretata. Dal punto di vista estetico, la poesia rappresenta ciò che Theodor W. Adorno definì come la “relativa autonomia dell’arte”: uno spazio in cui la realtà sociale non viene riprodotta meccanicamente ma trasformata attraverso la forma.  Il giornalismo, al contrario, appartiene a quella che Jürgen Habermas chiama sfera pubblica, dove il linguaggio svolge una funzione comunicativa, razionale e di mediazione tra l’individuo e la società. La convergenza di questi due campi avviene proprio nel momento in cui forma estetica e funzione pubblica del linguaggio si intrecciano, producendo un discorso ibrido in cui realtà e sensibilità coesistono.
L’ermeneutica offre un’altra chiave interpretativa. Secondo Hans-Georg Gadamer, il significato nasce dal dialogo tra il testo e l’orizzonte storico del lettore. Il giornalismo opera all’interno di uno stretto orizzonte temporale dettato dall’immediatezza, mentre la poesia amplia l’orizzonte ermeneutico concedendo all’esperienza storica una dimensione transtemporale. In questo senso, la mia poesia ha spesso funzionato come un’ermeneutica ritardata delle realtà vissute attraverso il giornalismo: ciò che non poteva essere detto immediatamente a causa di vincoli politici, etici o professionali ha poi trovato espressione in forma poetica.
Da una prospettiva teorico-mediatica, il giornalismo moderno è condizionato dalla logica della velocità, quella che Paul Virilio chiama “dromologia”, ovvero la tirannia del tempo reale. La poesia, al contrario, resiste a questa logica imponendo il proprio ritmo interiore e creando uno spazio controegemonico contro l’inflazione dell’informazione. La collisione tra poesia e giornalismo avviene proprio qui: uno richiede una reazione immediata, l’altro richiede una distanza riflessiva. Eppure questa collisione produce una sintesi creativa. Come dimostra la tradizione del “nuovo giornalismo” e del reportage letterario —da Kapuściński a Tom Wolfe—, il giornalismo può assorbire espedienti narrativi e simbolici senza perdere la sua funzione informativa. Allo stesso modo, la mia poesia ha assorbito la sensibilità fattuale e la responsabilità etica del giornalismo, diventando una forma di quella che potremmo definire una “poetica della testimonianza.”
In conclusione, poesia e giornalismo non sono semplicemente due ambiti creativi che occasionalmente convergono o si scontrano, ma due distinte modalità di produzione di significato nella società moderna. Incarnano la tensione tra estetica ed etica, tra eternità e attualità—una tensione che, nella mia esperienza creativa, non è stata un ostacolo, ma una condizione necessaria per la profondità intellettuale e artistica.

TTRahimli: Nel mondo moderno, dove la verità è spesso relativizzata, in base a quali criteri la misuri?

M. Buçpapaj: Come studioso di letteratura e giornalista professionista, percepisco la verità su due livelli.
A livello giornalistico, si misura attraverso una rigorosa verifica dei fatti, la documentazione e il coraggio di parlare anche quando ciò comporta un costo personale. Sul piano letterario, la verità è ciò che Milan Kundera chiamerebbe “la verità dell’esistenza”, cioè la corrispondenza tra esperienza umana ed espressione artistica. La relativizzazione della verità è sempre segno di crisi morale; pertanto, per me, il criterio ultimo resta la coscienza, l’integrità professionale e l’onestà umana.

TTRahimli: Esistono limiti morali ed etici del linguaggio?

M. Buçpapaj: La storia del pensiero occidentale, da Aristotele ad Hannah Arendt, ci insegna che il linguaggio è sempre vincolato alla responsabilità. La libertà di espressione non è una licenza di distruzione. Come direttore dei media ed ex direttore dell’istituzione albanese del diritto d’autore da diversi anni, sono sempre stato convinto che un linguaggio privo di etica trasformi la libertà in farsa. Il confine non è la censura, ma la dignità umana.

TTRahimli: Il poeta può ancora essere la coscienza della società nel XXI secolo o si tratta di un’aspettativa romantica?

M. Buçpapaj: Se il poeta si immagina come un profeta, è romantico. Ma se si intende come testimone, allora il suo ruolo rimane essenziale. Nel XXI secolo il poeta non guida le masse, ma resiste alla banalizzazione del linguaggio. Come diceva Czesław Miłosz, la poesia è “un atto di memoria contro l’oblio.” Ciò lo rende ancora indispensabile.

TT Rahimli: Come caporedattore e fondatore del quotidiano Nacional, come riesci a bilanciare la sensibilità poetica con la responsabilità giornalistica?

M. Buçpapaj: Come caporedattore e fondatore del Nacional, ho concepito l’equilibrio tra sensibilità poetica e responsabilità giornalistica come una relazione complementare, non come tensione o compromesso. Il mio modello di riferimento è sempre stato il giornalismo culturale europeo d’élite, dove il linguaggio non si riduce a uno strumento di informazione rapida,
ma preserva la densità estetica, etica e intellettuale. In questo senso, sono stato guidato dal principio di Albert Camus secondo cui “il compito dello scrittore è servire sia la verità che la libertà”, un assioma che rimane valido tanto per il giornalismo culturale quanto per la letteratura. In questo spirito, Nacional è stata costruita come una piattaforma consolidata di comunicazione intellettuale ed estetica, con un distinto impatto internazionale nella promozione della letteratura contemporanea, delle arti e del pensiero critico. La sensibilità poetica mi aiuta a preservare la dimensione umana, simbolica e riflessiva del testo, trasformandolo in uno spazio dialogico in cui autori, poeti, studiosi e artisti di culture diverse interagiscono attraverso l’interpretazione e il dibattito; la responsabilità giornalistica, d’altro canto, impone una disciplina metodologica ed etica, garantendo che la fattualità, la verifica e la verità rimangano principi non negoziabili.
In questo modo, Nacional funziona non solo come mezzo informativo, ma come punto di incontro per lo scambio culturale internazionale, dove le tradizioni letterarie nazionali entrano in dialogo comparativo con le correnti globali dell’arte e del pensiero, posizionando la parola albanese in uno spazio transnazionale e affermando la cultura come strumento di dialogo, comprensione e coscienza interculturale.

TTRahimli: In che modo il peso storico dei Balcani ha influenzato il tuo modo di pensare e di scrivere?

M. Buçpapaj: I Balcani sono stati spesso descritti dagli estranei come un luogo che “produce storia” più di quanto la consuma —cioè una regione dove abbondano eventi storici, conflitti e grandi cambiamenti politici, ma spesso senza sollievo o stabilità per la popolazione. Lo scrittore albanese Ismail Kadare ha spesso affrontato questo “peso storico” nei suoi saggi e romanzi, sottolineando che le persone vivono sotto il peso del passato mentre la storia sembra ripetersi.
I Balcani sono una regione europea segnata da guerre brutali e pulizia etnica, anche alla fine del XX secolo in Bosnia e Kosovo. La prima guerra mondiale iniziò nei Balcani con l’assassinio dell’erede austro-ungarico. Nel corso della storia, la regione è rimasta una zona di tensione ricorrente, dove il conflitto può scoppiare in qualsiasi momento.
Per gli albanesi questo peso storico è ancora più pesante, poiché rappresentano una delle nazioni autoctone più antiche del mondo, con radici che risalgono a millenni fa. Studi europei e americani di storia, archeologia e linguistica identificano la civiltà albanese come vecchia di circa ottomila anni e la lingua albanese come una delle tre lingue viventi più antiche ancora parlate oggi. Questa antichità non è semplicemente un fatto storico ma un peso simbolico e morale, che pone la nazione albanese in costante tensione tra continuità culturale e violente rotture storiche.
Dopo cinque secoli di occupazione ottomana, gli albanesi emersero politicamente, economicamente e demograficamente paralizzati. Eppure la tragedia albanese non è finita qui. La Conferenza di Londra del 1913, organizzata dalle Grandi Potenze europee, divise la nazione albanese, lasciando più della metà dei suoi territori e della sua popolazione al di fuori del neonato stato albanese del 1912, assegnandoli a Grecia, Serbia e Montenegro. Questa ingiustizia storica è diventata una ferita strutturale nella nostra coscienza collettiva. Gli albanesi sono nati e cresciuti con questa ingiustizia, con un senso di privazione storica. La liberazione del Kosovo dall’occupazione serba, avvenuta il 12 giugno 1999, non è stata solo un atto politico e militare, ma anche una tardiva correzione morale di un’ingiustizia inflitta dall’Europa dei primi del Novecento alla nazione albanese. In questo senso, il Kosovo è anche una risposta storica a un’ingiustizia storica.
Oggi gli albanesi sono una nazione con un orientamento euro-atlantico, che cerca la pace, la libertà e la coesistenza nei Balcani, non il dominio. Questa esperienza storica ha profondamente plasmato il mio pensiero e la mia scrittura. Dal punto di vista epistemologico, mi ha insegnato a diffidare delle narrazioni semplificate e giustificative e la necessità di un approccio critico, interdisciplinare ed etico alla storia.
La mia poesia e il mio lavoro accademico riflettono questo dramma albanese nei Balcani. Ne sono stato formato e ispirato. Solo negli ultimi due secoli, all’interno della mia famiglia allargata Buçpapaj, ventitré membri hanno dato la vita per difendere le terre albanesi dagli invasori stranieri. Conosco intimamente la storia dei Balcani e della mia nazione. Ho scritto due libri di saggi pubblicistici e decine di studi accademici su questo argomento, e la mia poesia mantiene viva anche questa esperienza storica. La tragedia albanese si percepisce nei miei versi non come retorica, ma come memoria, come dolore esteticamente elaborato e come atto morale di testimonianza. In questo contesto, il linguaggio non è mai neutrale. È sempre responsabilità. Scrivere dei Balcani e degli albanesi significa scrivere con la consapevolezza che il linguaggio è una forma di resistenza all’oblio e uno sforzo per dare un senso alla sofferenza storica senza trasformarla in una mitologia vuota.

TTRahimli: I testi letterari profondamente filosofici e psicologici hanno ancora il potere di cambiare le persone?

M. Buçpapaj: Sì, perché l’essere umano rimane essenzialmente lo stesso. La tecnologia ha alterato il ritmo della vita, ma non l’ansia esistenziale. Dostoevskij, Kafka e Camus continuano a essere letti perché parlano di tensioni universali. Ancora oggi un vero testo letterario non cambia immediatamente il mondo, ma cambia il modo in cui una persona percepisce se stessa nel mondo. I testi letterari dotati di profondità filosofica e psicologica mantengono il loro potere trasformativo perché operano non solo a livello informativo, ma anche sulle strutture interiori della coscienza, dell’empatia e dell’autocomprensione. Tale letteratura, come suggerisce Fëdor Dostoevskij, “scende negli abissi dell’anima umana” per esporre conflitti morali, ansia esistenziale e responsabilità individuale, costringendo il lettore a confrontarsi con se stesso.
Da una prospettiva filosofica contemporanea, Martha C. Nussbaum sostiene che la letteratura coltiva l’immaginazione morale, perché attraverso l’identificazione con i personaggi, il lettore esercita la capacità di comprendere la vita di un altro, plasmando direttamente il giudizio etico e la sensibilità sociale. Allo stesso modo, l’ermeneutica di Paul Ricoeur sottolinea che l’atto della lettura è un processo di riconfigurazione del sé, in cui il soggetto si trasforma attraverso l’interpretazione delle narrazioni degli altri. In questo senso, anche in un’epoca sopraffatta dalla rapidità dell’informazione, la letteratura profonda resta uno spazio privilegiato di riflessione, perché non cerca di fornire risposte immediate, ma di plasmare il pensiero critico e la sensibilità esistenziale, trasformando l’individuo in modo duraturo e interiore.

TTRahimli: Cosa perde il mondo quando un poeta tace e cosa succede quando un giornalista tace?

M. Buçpapaj: Quando il poeta tace, il mondo perde la profondità simbolica e il linguaggio del dolore elaborato esteticamente. Quando il giornalista tace, si perdono trasparenza e libertà civica. Nella mia storia personale ho visto che il silenzio forzato è sempre un alleato della violenza.

TTRahimli: I media e la letteratura possono essere veri e propri strumenti di resistenza al potere?

M. Buçpapaj: Sì, i media e la letteratura possono essere strumenti reali ed essenziali di resistenza contro l’abuso di qualsiasi forma di potere, ma solo se preservano l’autonomia morale, l’indipendenza intellettuale e l’integrità professionale. Non sono semplici strumenti di comunicazione, ma spazi di coscienza critica, dove la verità si confronta con la paura e il linguaggio si oppone alla violenza.
La storia moderna dimostra che nelle società chiuse o durante le transizioni violente, i media liberi e la letteratura impegnata sono spesso le prime forme di resistenza civica. Creano memoria, esprimono l’ingiustizia e danno voce a coloro che il potere cerca di mettere a tacere. George Orwell rimane il classico esempio dello scrittore-giornalista che ha compreso che il linguaggio critico, fondato sulla verità e sulla ragione, è la forma più duratura e duratura di resistenza al totalitarismo.
La mia esperienza personale come scrittore, poeta, studioso, pedagogo e giornalista ha confermato questo principio in modo drammatico. Dai primi anni del pluralismo, quando in giovanissima età ero co-fondatore del primo partito di opposizione e allo stesso modo del primo giornale di opposizione dopo quasi cinquant’anni di dittatura comunista, alla fondazione e alla guida di Gazeta e Tiranës, Tribuna Demokratike, e successivamente il mio impegno a lungo termine con Rilindja Demokratike, non sono mai sceso a compromessi con la verità. Questa indipendenza editoriale e integrità professionale furono pagate con estrema violenza: nell’agosto del 1997, fui colpito sei volte con proiettili Kalashnikov nel centro di Tirana da bande legate al potere emerso dalla ribellione degli insorti della primavera del 1997, che rovesciò un governo eletto democraticamente e gettò il paese nel caos e nella paura.
Il fatto che io sia sopravvissuto e sia tornato al giornalismo senza tirarmi indietro o cedere alla paura è la prova che i media e la letteratura non sono semplici professioni, ma missioni morali. Falliscono solo quando diventano estensioni del potere, della propaganda o del commercio per paura. Finché rimangono strumenti di verità e libertà di pensiero, non solo resistono, ma modellano attivamente la coscienza democratica della società. Questo è anche il messaggio che trasmetto ai miei studenti in aula.

TT Rahimli: Se il linguaggio è il tuo destino, qual è il peso più pesante di quel destino?

M. Buçpapaj: Se il linguaggio è il mio destino, il peso più pesante di quel destino non risiede semplicemente nell’atto di parlare o scrivere, ma nell’impatto stesso che ogni parola lascia sul mondo e sul tempo. Heidegger ci insegna che il linguaggio è la casa dell’Essere (Unterwegs zur Sprache, 1959), e quindi ogni parola che passa dal pensiero alla pagina o dalla voce all’udito porta con sé un’esecuzione silenziosa dell’esistenza, un peso che ci ricorda che non parliamo mai solo per noi stessi, ma sempre per il mondo che ascolta.
Hannah Arendt solleva la questione della responsabilità nei confronti del linguaggio, considerandolo come un’azione che plasma la storia e la memoria collettiva (La condizione umana, 1958); pertanto la poesia e l’erudizione non sono semplicemente modi di esprimere una visione personale, ma atti morali e civici, in cui ogni parola può costruire o distruggere, rivelare il nascosto o nascondere la verità. Bachtin, attraverso la sua teoria del dialogismo (L’immaginazione dialogica, 1981), sottolinea che ogni parola vive tra altre voci, diventando parte di una rete vivente di interazioni. Ciò raddoppia il peso, perché non basta parlare; bisogna ascoltare, percepire le contraddizioni e accettare che il linguaggio è sempre uno specchio del mondo e delle sue emozioni.
Per me, come poeta e studioso, il linguaggio è sia una chiave per i misteri dell’Essere sia un peso che porta con sé il tremore del tempo,  un obbligo interiore di ricercare la verità, di ascoltare il silenzio e di rispettare il dialogo tra la scrittura e il futuro, tra ciò che viene detto e ciò che resta non detto. Questo è il mio destino: parlare, soppesare ogni suono e portare sulle mie spalle il peso immortale del linguaggio. Ho lottato intensamente nel mio Paese per difendere la libertà di parola e la libertà di espressione, e per questo ho pagato un prezzo alto.

TTRahimli: Lev Tolstoj diede al pensiero artistico mondiale il concetto di “dialettica dell’anima”, mentre Fëdor Dostoevskij plasmò il modello del romanzo polifonico. Quali sono, a suo avviso, i tratti distintivi degli scrittori che hanno esercitato un’influenza così profonda e duratura sulla storia del pensiero artistico moderno?

M. Buçpapaj: Gli scrittori che hanno esercitato un’influenza profonda e duratura sulla storia del pensiero artistico moderno si distinguono soprattutto per la loro capacità di rivelare nuove forme di conoscenza dell’essere umano e del mondo, trasformando la letteratura da specchio della realtà in strumento epistemologico. Tolstoj e Dostoevskij sono paradigmatici di questo potere fondamentale: il primo concepisce l’essere umano come un processo morale e psicologico in continuo sviluppo, mentre il secondo concepisce l’individuo come frammentato e plurale, un essere in cui le voci della coscienza, della fede, del dubbio e della rivolta coesistono senza fondersi in un’unica autorità.
La firma distintiva di questi autori non risiede solo nella maestria narrativa, ma anche nella creazione di modelli di pensiero artistico. La “dialettica dell’anima” di Tolstoj segna il passaggio dal carattere statico a quello dinamico, dove l’individuo non è mai completo, ma sempre in un processo di scelta morale. Ciò rende la sua letteratura uno spazio etico in cui la narrazione diventa un’analisi della coscienza. Dostoevskij, attraverso il romanzo polifonico concettualizzato da Michail Bachtin,
libera il personaggio dall’autorità assoluta dell’autore, consentendo a ciascuna voce di parlare con la propria autonomia filosofica, trasformando il romanzo in un’arena di idee concorrenti.
Nella modernità, scrittori di analoga influenza condividono diverse qualità fondamentali: in primo luogo, il coraggio di sfidare le forme ereditate e di creare nuove strutture estetiche, come fece Kafka con l’assurdità ontologica, Proust con il tempo interiore, Joyce con il flusso di coscienza o Faulkner con la prospettiva frammentata. In secondo luogo, possiedono una profondità filosofica che si manifesta non come tesi, ma come esperienza estetica, costringendo il lettore a pensare piuttosto che limitarsi a seguire una storia.
Un’altra firma distintiva è l’universalità radicata nella località. Tolstoj è profondamente russo ma universale; lo stesso vale per Dostoevskij. Ciò è evidente anche a Márquez, dove l’America Latina diventa un mito globale, o a Camus, dove l’esperienza algerina dell’uomo moderno acquisisce dimensioni filosofiche universali. Questi autori non scrivono per illustrare idee, ma per scoprire le tensioni fondamentali dell’esistenza umana: colpa, libertà, responsabilità, fede e assurdo.
Infine, la qualità più importante che distingue questi scrittori è il legame organico tra estetica ed etica. Nel loro lavoro la forma artistica non è un ornamento, ma un modo di pensare. La loro letteratura non invecchia perché appartiene non solo al suo tempo, ma alla dimensione duratura della domanda umana. Per questo motivo Tolstoj, Dostoevskij e i loro grandi successori restano ancora oggi non solo scrittori da leggere, ma pensatori da dialogare.

TTRahimli: Quali sono i tratti distintivi degli scrittori che hanno avuto un’influenza profonda e duratura sul pensiero artistico moderno?

M. Buçpapaj: Gli scrittori con un’influenza profonda e duratura sul pensiero artistico moderno si distinguono non solo per la maestria stilistica, ma soprattutto per la loro capacità di produrre modelli interpretativi che riarticolano la percezione individuale, le relazioni sociali e traiettorie storiche. La loro capacità di creare un “paradigma ermeneutico del significato” per l’esperienza umana li pone al centro del discorso letterario globale e garantisce la durabilità della loro influenza.
Sul piano estetico e filosofico, Tolstoj, attraverso quella che può essere concepita come una dialettica della coscienza, sposta il romanzo dalla narrazione esterna a una profonda analisi morale e psicologica, rendendo la coscienza etica centrale nella configurazione narrativa. Dostoevskij, attraverso la sua nota polifonia, articola un sistema eterogeneo di voci autonome che riflettono il pluralismo ideologico e la tensione tra etica individuale e strutture sociali, un modello che ha influenzato le moderne teorie della multivocalità narrativa.
Nel ventesimo secolo, il minimalismo di Hemingway funziona come un’estetizzazione del silenzio, dove l’economia linguistica espone il peso esistenziale dell’esperienza umana, mentre il realismo magico di Gabriel García Márquez opera come un ibrido narrativo in cui mito, storia ed esperienza collettiva si intrecciano all’interno di un universo simbolico, riposizionando le periferie culturali come centri epistemologici.
Nel contesto letterario balcanico e nella sua circolazione globale, Ismail Kadare rappresenta un paradigma particolarmente emblematico. Integra storia, mito e tragedia individuale in una narrazione universalista in cui estetica, riflessione etica e consapevolezza politica coesistono in un’unità ermeneutica. Attraverso le sue opere ampiamente tradotte e analizzate a livello internazionale, Kadare non solo colloca l’Albania sulla mappa della letteratura mondiale, ma dimostra anche la capacità della letteratura di coinvolgere la storia collettiva e di articolare la critica sociale con risonanza universale.
Figure come Kafka, Joyce e Faulkner illustrano ulteriormente le trasformazioni nella percezione letteraria ed epistemologica: Kafka articola l’ansia esistenziale e l’alienazione di fronte al potere burocratico; Joyce concettualizza il flusso di coscienza come uno strumento epistemologico per esplorare la soggettività; Faulkner frammenta il tempo narrativo, creando uno spazio di memoria complesso in cui passato e presente coesistono in una polifonia di tempo e identità.
In conclusione, le firme distintive degli scrittori con influenza duratura non consistono semplicemente nell’innovazione stilistica, ma nella loro capacità di intrecciare estetica, filosofia ed etica in un’unità narrativa ermeneutica. Offrono non solo modelli interpretativi, ma paradigmi complessi per comprendere la realtà umana, costituendo così punti di riferimento duraturi sia per la teoria che per la pratica del pensiero artistico moderno e del canone letterario globale.

TTRahimli: In che misura la stampa e gli editori sono responsabili della circolazione di testi deboli?

M. Buçpapaj: In larga misura. Come editore e curatore, so che ogni compromesso con la mediocrità è un atto anticulturale. L’editore è un custode degli standard, non un semplice gestore del mercato.

TTRahimli: Il tuo messaggio ai poeti e ai lettori di tutto il mondo…

M. Buçpapaj: I poeti non sono semplici creatori di parole; sono testimoni dell’infinito, architetti della percezione e guide del silenzio. Omero ci insegna che il viaggio non è semplicemente movimento nello spazio, ma un viaggio dell’anima, una testimonianza di coraggio e destino: ogni mare che si infrange è uno specchio interiore dell’umanità. Dante Alighieri ci sfida ad entrare all’inferno e in paradiso, insegnandoci che il senso della vita richiede di confrontarsi con l’oscurità interiore e di riconoscere noi stessi a ogni passo.
Walt Whitman rivela che le parole sono corpo e spirito, che la poesia è uno spazio in cui ogni individuo diventa parte dell’universo. Pushkin ci ricorda che la poesia lega l’individuo alla storia e alla nazionalità; Sergej Esenin insegna che la natura riflette l’anima; Pablo Neruda ci invita a vedere la poesia come un atto d’amore e di rivolta; T. S. Eliot ci mette di fronte ai frammenti e ai vuoti della modernità; Victor Hugo insegna la poesia come impegno morale; Paul Éluard e Rumi ci ricordano che l’amore e la trascendenza trovano espressione solo attraverso un linguaggio santificato; Odysseas Elytis e Ali Podrimja dimostrano che la poesia è un dialogo perpetuo con il tempo e l’esistenza.
Il lettore non è passivo, ma un viaggiatore e un ricercatore della verità. La letteratura non semplifica la vita; ne rivela la complessità e offre lo specchio in cui si riconosce la spiritualità umana. Il mio messaggio ai poeti e ai lettori del mondo è semplice e modesto: poeti, scrivete con onestà e coraggio; lettori, leggete con pazienza e aprite i vostri cuori. Vivi con la parola, leggi con audacia e ricorda che la poesia è il ponte che ci lega gli uni agli altri, al tempo e all’infinito senso dell’esistenza.
Grazie!

TTRahimli: Ti ringrazio per i tuoi preziosi pensieri.

CHI È IL DOTTOR MUJO BUÇPAPAJ?

Dottore. Mujo Buçpapaj, poeta e studioso di letteratura, è uno degli esponenti più illustri della poesia albanese contemporanea e gode di notevoli riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Le sue opere sono state pubblicate in decine di lingue straniere ed è stato insignito di numerosi prestigiosi premi letterari internazionali. È un poeta, studioso di letteratura, pubblicista, traduttore, saggista e un impegnato promotore della letteratura e della cultura internazionale, ampiamente considerato una figura culturale molto influente nella regione e oltre. È anche docente universitario. Il dott. Mujo Buçpapaj ha conseguito un dottorato di ricerca in studi letterari. È fondatore e caporedattore del settimanale letterario e culturale Nacional, stampato a Tirana e distribuito nella sua edizione cartacea in Kosovo, Macedonia del Nord e altre regioni. L’edizione online di Nacional viene pubblicata quotidianamente. È anche fondatore e direttore della Nacional Publishing House, che pubblica opere di molti importanti scrittori e poeti regionali e internazionali. Il dottor Buçpapaj vive nella capitale Tirana, in Albania, con la moglie, insegnante, e le loro due figlie, studentesse universitarie.




“POETRY AND JOURNALISM ARE NOT MERELY TWO CREATIVE DOMAINS THAT OCCASIONALLY CONVERGE OR COLLIDE, BUT TWO DISTINCT MODES OF MEANING PRODUCTION IN MODERN SOCIETY”

Interview with the poet, scholar, public intellectual, and publisher and editor-in-chief of the literary and cultural newspaper Nacional published in Albania, Dr. Mujo Buçpapaj

Interviewer: Prof. Dr. Tarana Turan Rahimli, Azerbaijan

T.T.Rahimli: Poetry and journalism, one the voice of the inner world, the other a chronicle of time. At what moment in your creative work do these two fields converge, and at what moment do they collide?

M. Buçpapaj: From a theoretical perspective, the relationship between poetry and journalism may be read as an interdisciplinary interaction among aesthetics, hermeneutics, and media studies. Poetry and journalism are not merely modes of expression, but discursive systems governed by different regimes of truth, in Foucauldian terms. Journalism operates within a referential and verificatory paradigm, whereas poetry functions within a symbolic regime, where truth is not proven but experienced and interpreted. From an aesthetic standpoint, poetry represents what Theodor W. Adorno defined as the “relative autonomy of art”: a space in which social reality is not mechanically reproduced but transformed through form.  Journalism, by contrast, belongs to what Jürgen Habermas calls the public sphere, where language performs a communicative, rational, and mediating function between the individual and society. The convergence of these two fields occurs precisely at the moment when aesthetic form and the public function of language intertwine, producing a hybrid discourse in which factuality and sensibility coexist.
Hermeneutics offers another interpretive key. According to Hans-Georg Gadamer, meaning arises from the dialogue between the text and the reader’s historical horizon. Journalism operates within a narrow temporal horizon dictated by immediacy, while poetry expands the hermeneutic horizon by granting historical experience a trans-temporal dimension. In this sense, my poetry has often functioned as a delayed hermeneutics of realities experienced through journalism: what could not be said immediately due to political, ethical, or professional constraints later found expression in poetic form.
From a media-theoretical perspective, modern journalism is conditioned by the logic of speed, what Paul Virilio calls “dromology,” namely the tyranny of real time. Poetry, by contrast, resists this logic by imposing its own inner rhythm and by creating a counter-hegemonic space against the inflation of information. The collision between poetry and journalism occurs precisely here: one demands immediate reaction, the other requires reflective distance. Yet this collision produces a creative synthesis. As demonstrated by the tradition of “new journalism” and literary reportage—from Kapuściński to Tom Wolfe—journalism can absorb narrative and symbolic devices without losing its informative function. In the same way, my poetry has absorbed the factual sensibility and ethical responsibility of journalism, becoming a form of what may be called a “poetics of testimony.”
In conclusion, poetry and journalism are not merely two creative domains that occasionally converge or collide, but two distinct modes of meaning production in modern society. They embody the tension between aesthetics and ethics, between eternity and actuality—a tension that, in my creative experience, has not been an obstacle, but a necessary condition for intellectual and artistic depth.

T.T.Rahimli:  In the modern world, where truth is often relativized, by which criteria do you measure it?

M. Buçpapaj: As a scholar of literature and a practicing journalist, I perceive truth on two levels. On the journalistic level, it is measured through rigorous fact-checking, documentation, and the courage to speak even when there is personal cost. On the literary level, truth is what Milan Kundera would call “the truth of existence,” that is, the correspondence between human experience and artistic expression. The relativization of truth is always a sign of moral crisis; therefore, for me, the ultimate criterion remains conscience, professional integrity, and human honesty.

T.T.Rahimli:  Do moral and ethical limits of language exist?

M. Buçpapaj: The history of Western thought, from Aristotle to Hannah Arendt, teaches us that language is always bound to responsibility. Freedom of expression is not a license for destruction. As a media director and as a former head of the Albanian copyright institution for several years, I have always been convinced that language without ethics turns freedom into farce. The boundary is not censorship, but human dignity.

T.T.Rahimli: Can the poet still be the conscience of society in the 21st century, or is this a romantic expectation?

M. Buçpapaj: If the poet imagines himself as a prophet, that is romantic. But if he understands himself as a witness, then his role remains essential. In the 21st century, the poet does not lead the masses, but resists the banalization of language. As Czesław Miłosz said, poetry is “an act of memory against forgetting.” This makes it still indispensable.

T.T. Rahimli: As editor-in-chief and founder of the newspaper Nacional, how do you balance poetic sensibility with journalistic responsibility?

M. Buçpapaj:  As editor-in-chief and founder of Nacional, I have conceived the balance between poetic sensibility and journalistic responsibility as a complementary relationship, not as tension or compromise. My referential model has always been elite European cultural journalism, where language is not reduced to an instrument of rapid information, but preserves aesthetic, ethical, and intellectual density. In this sense, I have been guided by Albert Camus’s principle that “the writer’s task is to serve both truth and freedom,” an axiom that remains as valid for cultural journalism as for literature. In this spirit, Nacional has been built as a consolidated platform of intellectual and aesthetic communication, with a distinct international impact in promoting contemporary literature, the arts, and critical thought. Poetic sensibility helps me preserve the human, symbolic, and reflective dimension of the text, transforming it into a dialogical space where authors, poets, scholars, and artists from diverse cultures interact through interpretation and debate; journalistic responsibility, on the other hand, imposes methodological and ethical discipline, ensuring that factuality, verification, and truth remain non-negotiable principles.
In this way, Nacional functions not only as an informative medium, but as a meeting point for international cultural exchange, where national literary traditions enter into comparative dialogue with global currents of art and thought, positioning the Albanian word in a transnational space and affirming culture as an instrument of dialogue, understanding, and intercultural conscience.

T.T.Rahimli: How has the historical burden of the Balkans influenced your way of thinking and writing?

M. Buçpapaj:  The Balkans have often been described by outsiders as a place that “produces history” more than it consumes it—that is, a region where historical events, conflicts, and major political changes abound, yet often without relief or stability for the people. The Albanian writer Ismail Kadare has frequently addressed this “historical burden” in his essays and novels, emphasizing that people live under the weight of the past while history appears to repeat itself.
The Balkans are a European region marked by brutal wars and ethnic cleansing, even as recently as the late twentieth century in Bosnia and Kosovo. World War I itself began in the Balkans with the assassination of the Austro-Hungarian heir. Throughout history, the region has remained a zone of recurring tension, where conflict can erupt at any moment.
For Albanians, this historical burden is even heavier, as they represent one of the oldest autochthonous nations in the world, with roots extending back millennia. European and American studies in history, archaeology, and linguistics identify Albanian civilization as approximately eight thousand years old, and the Albanian language as one of the three oldest living languages still spoken today. This antiquity is not merely a historical fact but a symbolic and moral burden, placing the Albanian nation in constant tension between cultural continuity and violent historical ruptures.
After five centuries of Ottoman occupation, Albanians emerged politically, economically, and demographically crippled. Yet the Albanian tragedy did not end there. The London Conference of 1913, organized by the European Great Powers, partitioned the Albanian nation, leaving more than half of its territories and population outside the newly created Albanian state of 1912, assigning them to Greece, Serbia, and Montenegro. This historical injustice became a structural wound in our collective consciousness. Albanians were born and raised with this injustice, with a sense of historical deprivation. The liberation of Kosovo on June 12, 1999, from Serbian occupation was not only a political and military act, but also a belated moral correction of an injustice inflicted by early twentieth-century Europe upon the Albanian nation. In this sense, Kosovo is also a historical response to a historical injustice.
Today, Albanians are a nation with a Euro-Atlantic orientation, seeking peace, freedom, and coexistence in the Balkans, not domination. This historical experience has profoundly shaped my thinking and writing. Epistemologically, it has taught me distrust of simplified and justificatory narratives, and the necessity of a critical, interdisciplinary, and ethical approach to history.
My poetry and scholarly work reflect this Albanian drama in the Balkans. I have been formed and inspired by it. In the last two centuries alone, within my extended Buçpapaj family, twenty-three members have given their lives defending Albanian lands from foreign invaders. I know the history of the Balkans and my nation intimately. I have written two books of publicistic essays and dozens of scholarly studies on this subject, and my poetry also keeps this historical experience alive. The Albanian tragedy is felt in my verse not as rhetoric, but as memory, as aesthetically processed pain, and as a moral act of testimony. In this context, language is never neutral. It is always responsibility. To write about the Balkans and Albanians means to write with the awareness that language is a form of resistance against forgetting and an effort to give meaning to historical suffering without transforming it into empty mythology.

T.T.Rahimli:  Do profoundly philosophical and psychological literary texts still have the power to change people?

M. Buçpapaj:  Yes, because the human being remains essentially the same. Technology has altered the rhythm of life, but not existential anxiety. Dostoevsky, Kafka, and Camus continue to be read because they speak to universal tensions. Even today, a true literary text does not immediately change the world, but it changes the way a person perceives themselves within the world. Literary texts with philosophical and psychological depth retain their transformative power because they operate not merely on an informational level, but on the inner structures of consciousness, empathy, and self-understanding. Such literature, as Fyodor Dostoevsky suggests, “descends into the abysses of the human soul” in order to expose moral conflict, existential anxiety, and individual responsibility, compelling the reader to confront themselves.
From a contemporary philosophical perspective, Martha C. Nussbaum argues that literature cultivates moral imagination, because through identification with characters, the reader exercises the capacity to understand the life of another, directly shaping ethical judgment and social sensitivity. Likewise, Paul Ricoeur’s hermeneutics emphasizes that the act of reading is a process of reconfiguring the self, in which the subject is transformed through interpreting the narratives of others. In this sense, even in an age overwhelmed by rapid information, profound literature remains a privileged space of reflection, because it does not seek to provide immediate answers, but to shape critical thought and existential sensitivity, transforming the individual in a durable and inward way.

T.T.Rahimli: What does the world lose when a poet falls silent, and what happens when a journalist falls silent?

M. Buçpapaj: When the poet falls silent, the world loses symbolic depth and the language of aesthetically processed pain. When the journalist falls silent, transparency and civic freedom are lost. In my personal history, I have seen that enforced silence is always an ally of violence.

T.T.Rahimli: Can media and literature be real instruments of resistance against power?

M. Buçpapaj: Yes, media and literature can be real and essential instruments of resistance against the abuse of any form of power, but only if they preserve moral autonomy, intellectual independence, and professional integrity. They are not merely instruments of communication, but spaces of critical conscience, where truth confronts fear and language opposes violence.
Modern history demonstrates that in closed societies or during violent transitions, free media and engaged literature are often the earliest forms of civic resistance. They create memory, articulate injustice, and give voice to those whom power seeks to silence. George Orwell remains the classic example of the writer-journalist who understood that critical language, grounded in truth and reason, is the most enduring and long-term form of resistance to totalitarianism.
My personal experience as a writer, poet, scholar, pedagogue, and journalist has confirmed this principle in a dramatic manner. From the early years of pluralism, when at a very young age I was a co-founder of the first opposition party and likewise of the first opposition newspaper after nearly fifty years of communist dictatorship, to the founding and leadership of Gazeta e Tiranës, Tribuna Demokratike, and later my long-term engagement with Rilindja Demokratike, I never compromised with the truth. This editorial independence and professional integrity were paid for with extreme violence: in August 1997, I was shot six times with Kalashnikov bullets in the center of Tirana by gangs linked to the power that emerged from the insurgent rebellion of spring 1997, which overthrew a democratically elected government and plunged the country into chaos and fear.
The fact that I survived and returned to journalism without retreating or yielding to fear is evidence that media and literature are not merely professions, but moral missions. They fail only when they become extensions of power, propaganda, or commerce in fear. As long as they remain instruments of truth and freedom of thought, they not only resist, but actively shape the democratic conscience of society. This is also the message I convey to my students in the lecture hall.

T. T. Rahimli: If language is your destiny, what is the heaviest burden of that destiny?

M. Buçpapaj: If language is my destiny, the heaviest burden of that destiny lies not merely in the act of speaking or writing, but in the very impact that each word leaves upon the world and upon time. Heidegger teaches us that language is the house of Being (Unterwegs zur Sprache, 1959), and thus every word that moves from thought to page or from voice to hearing carries a silent execution of existence, a weight that reminds us we never speak only for ourselves, but always for the world that listens.
Hannah Arendt raises the question of responsibility toward language, viewing it as action that shapes history and collective memory (The Human Condition, 1958); thus poetry and scholarship are not merely ways of expressing a personal vision, but moral and civic acts, in which every word may build or destroy, reveal the hidden or conceal the truth. Bakhtin, through his theory of dialogism (The Dialogic Imagination, 1981), emphasizes that every word lives among other voices, becoming part of a living network of interactions. This doubles the burden, because it is not enough to speak; one must listen, sense contradictions, and accept that language is always a mirror of the world and its emotions.
For me, as a poet and scholar, language is both a key to the mysteries of Being and a weight that carries the tremor of time, an inner obligation to pursue truth, to listen to silence, and to respect the dialogue between writing and the future, between what is said and what remains unsaid. This is my destiny: to speak, to weigh every sound, and to bear upon my shoulders the immortal burden of language. I have fought intensely in my country to defend freedom of speech and freedom of expression, and for this I have paid a high price.

T.T.Rahimli: Leo Tolstoy gave world artistic thought the concept of the “dialectics of the soul,” while Fyodor Dostoevsky shaped the model of the polyphonic novel. In your view, what are the distinctive signatures of writers who have exerted such profound and lasting influence on the history of modern artistic thought?

M. Buçpapaj: Writers who have exercised a deep and enduring influence on the history of modern artistic thought are distinguished above all by their capacity to reveal new forms of knowing the human being and the world, transforming literature from a mirror of reality into an epistemological instrument. Tolstoy and Dostoevsky are paradigmatic of this foundational power: the former understands the human being as a moral and psychological process in continuous development, while the latter conceives the individual as fragmented and plural, a being in whom the voices of conscience, faith, doubt, and revolt coexist without merging into a single authority.
The distinctive signature of these authors lies not only in narrative mastery, but in the creation of models of artistic thought. Tolstoy’s “dialectics of the soul” marks the transition from static to dynamic character, where the individual is never complete, but always in a process of moral choice. This renders his literature an ethical space in which narration becomes an analysis of conscience. Dostoevsky, through the polyphonic novel as conceptualized by Mikhail Bakhtin, liberates the character from the author’s absolute authority, allowing each voice to speak with its own philosophical autonomy, transforming the novel into an arena of competing ideas.
In modernity, writers of comparable influence share several fundamental qualities: first, the courage to challenge inherited forms and to create new aesthetic structures, as Kafka did with ontological absurdity, Proust with inner time, Joyce with stream of consciousness, or Faulkner with fragmented perspective. Second, they possess philosophical depth that manifests not as thesis, but as aesthetic experience, compelling the reader to think rather than merely follow a story.
Another distinctive signature is universality rooted in locality. Tolstoy is profoundly Russian yet universal; Dostoevsky likewise. This is also evident in Márquez, where Latin America becomes a global myth, or in Camus, where the Algerian experience of modern man acquires universal philosophical dimensions. These authors do not write to illustrate ideas, but to uncover the fundamental tensions of human existence: guilt, freedom, responsibility, faith, and the absurd.
Finally, the most important quality that distinguishes these writers is the organic bond between aesthetics and ethics. In their work, artistic form is not ornament, but a mode of thinking. Their literature does not age because it belongs not merely to its own time, but to the enduring dimension of human questioning. For this reason, Tolstoy, Dostoevsky, and their great successors remain not only writers to be read, but thinkers to be engaged in dialogue even today.

T.T.Rahimli:  What are the defining signatures of writers with deep and lasting influence on modern artistic thought?

M. Buçpapaj: Writers with deep and lasting influence on modern artistic thought are distinguished not merely by stylistic mastery, but above all by their capacity to produce interpretive models that rearticulate individual perception, social relationships, and historical trajectories. Their ability to create a “hermeneutic paradigm of meaning” for human experience places them at the center of global literary discourse and guarantees the durability of their influence.
On the aesthetic and philosophical level, Tolstoy, through what may be conceived as a dialectics of conscience, shifts the novel from external narration to profound moral and psychological analysis, making ethical consciousness central to narrative configuration. Dostoevsky, through his well-known polyphony, articulates a heterogeneous system of autonomous voices that reflect ideological pluralism and the tension between individual ethics and social structures, a model that has influenced modern theories of narrative multivocality.
In the twentieth century, Hemingway’s minimalism functions as an aestheticization of silence, where linguistic economy exposes the existential weight of human experience, while Gabriel García Márquez’s magical realism operates as a narrative hybrid in which myth, history, and collective experience intertwine within a symbolic universe, repositioning cultural peripheries as epistemological centers.
Within the Balkan literary context and its global circulation, Ismail Kadare represents a particularly emblematic paradigm. He integrates history, myth, and individual tragedy into a universalist narrative in which aesthetics, ethical reflection, and political awareness coexist in a hermeneutic unity. Through his widely translated and internationally analyzed works, Kadare not only places Albania on the map of world literature, but also demonstrates literature’s capacity to engage collective history and articulate social critique with universal resonance.
Figures such as Kafka, Joyce, and Faulkner further illustrate transformations in literary and epistemological perception: Kafka articulates existential anxiety and alienation before bureaucratic power; Joyce conceptualizes stream of consciousness as an epistemological instrument for exploring subjectivity; Faulkner fragments narrative time, creating a complex memory-space in which past and present coexist in a polyphony of time and identity.
In conclusion, the defining signatures of writers with lasting influence do not consist merely in stylistic innovation, but in their ability to intertwine aesthetics, philosophy, and ethics into a hermeneutic narrative unity. They offer not only interpretive models, but complex paradigms for understanding human reality, thus constituting enduring points of reference for both theory and practice of modern artistic thought and the global literary canon.

T.T.Rahimli:  To what extent are the press and publishers responsible for the circulation of weak texts?

M. Buçpapaj:  To a great extent. As a publisher and editor, I know that every compromise with mediocrity is an anti-cultural act. The publisher is a guardian of standards, not merely a market manager.

T.T.Rahimli: Your message to the poets and readers of the world…

M. Buçpapaj: Poets are not merely creators of words; they are witnesses of infinity, architects of perception, and guides of silence. Homer teaches us that the journey is not merely movement through space, but a voyage of the soul, a testament to courage and fate: every breaking sea is an inner mirror of humanity. Dante Alighieri challenges us to enter hell and heaven, teaching us that the meaning of life requires confronting inner darkness and recognizing ourselves at every step.
Walt Whitman reveals that words are body and spirit, that poetry is a space where every individual becomes part of the universe. Pushkin reminds us that poetry binds the individual to history and nationhood; Sergei Yesenin teaches that nature reflects the soul; Pablo Neruda invites us to see poetry as an act of love and revolt; T. S. Eliot confronts us with the fragments and voids of modernity; Victor Hugo teaches poetry as moral engagement; Paul Éluard and Rumi remind us that love and transcendence find expression only through sanctified language; Odysseas Elytis and Ali Podrimja show that poetry is a perpetual dialogue with time and existence.
The reader is not passive, but a traveler and a seeker of truth. Literature does not simplify life; it reveals its complexity and offers the mirror in which human spirituality recognizes itself. My message to poets and readers of the world is simple and modest: poets, write with honesty and courage; readers, read with patience and open your hearts. Live with the word, read with daring, and remember that poetry is the bridge that binds us to one another, to time, and to the infinite sense of existence.
Thank you !

T.T.Rahimli:  I thank you for your valuable thoughts.

WHO IS DR. MUJO BUÇPAPAJ?

Dr. Mujo Buçpapaj, poet and scholar of literature, is one of the most distinguished exponents of contemporary Albanian poetry, enjoying remarkable national and international recognition. His work has been published in dozens of foreign languages, and he has been honored with several prestigious international literary awards. He is a poet, literary scholar, publicist, translator, essayist, and a committed promoter of international literature and culture, widely regarded as a highly influential cultural figure in the region and beyond. He also serves as a university lecturer. Dr. Mujo Buçpapaj holds a PhD in Literary Studies. He is the founder and editor-in-chief of the weekly literary and cultural newspaper Nacional, which is printed in Tirana and distributed in its print edition in Kosovo, North Macedonia, and other regions. The online edition of Nacional is published daily. He is also the founder and director of Nacional Publishing House, which publishes works by many prominent regional and international writers and poets. Dr. Buçpapaj lives in the capital city, Tirana, Albania, with his wife, who is a teacher, and their two daughters, who are university students.

Poesie di Timothée Bordenave

Foto cortesia di Timothée Bordenave



Timothée Bordenave
…….

Θέμα: Timothée Bordenave. Nove poesie scritte in inglese. Gennaio 2026

Timothée Bordenave
Francia

Ecco le mie poesie in inglese.
Facevano parte della pubblicazione intitolata «Pilgrimage», uscita in India nel 2022.

*****

Autore e artista visivo francese, originario di Parigi. Ha pubblicato numerosi libri, scritti sia in francese che in inglese. Ha inoltre presentato le sue fotografie e i suoi dipinti, in Francia e all’estero, in numerosi eventi.  La sua prospettiva sulla creatività e sulle arti è una ricerca semplice e diretta della bellezza e dell’armonia, che si incontrano con un messaggio di devozione, pace, amore, amabilità e rispetto, come insegnato dai Vangeli di Cristo.

*****

Il gangster francese in pensione al suo nuovo maestro di yoga

«Non mi resta più nulla

Ormai ho perso

Mia moglie a Miami

E forse è peggio

Tutti i miei soldi a Nizza…

Ma allora perché dovrebbe importarmi?

Non erano miei, immagino

La vita di un gangster

Piena di velocità e angoscia

Ti trascina nell’abisso…

E… La vita è una vera opportunità

Se ti piace quello che fai

Come mi diceva il mio amico Mamadou

in Francia

Nel duemiladue

Ricomincerò da capo

E mentre resto con te

Sarò felice di

Stabilirmi a Bangalore!

E imparerò ancora un po’

Della tua scienza, indù…

Aprirai la porta

Per un salvataggio karmico,

Per sollevarmi da terra!  »

(un momento di silenzio)



« Conosci Nizza?

È molto bella! »

*****

Un amante delle feste parigine (Cosa ha fatto l’estate scorsa)

Festa, festa ancora,

Brindisi per Amanda Lear,

Con il mio amico Édouard Baer,

Al Festival di Cannes…

Trasferito ad Atene, in Grecia…

Grande a Mykonos…

Il secondo è stato una sconfitta!

Ritorno epico a Nizza…

Concerto informale a Parigi,

Un posto chiamato “Trois souris”.

Ma il tempo era uggioso…

Due settimane a New York,

Lasciato perdere con gli MC,

Flirtato con una ragazza in forma…

Finito in Normandia,

Tornato in patria…

Festeggiando con dei vecchi amici!

*****

La Villa

Ci sono alberi, prati intorno, una villa e il cielo…

Il mare non è qui, però, o come ricordo,

Il sole gioca a nascondino e una mosca lì danza

Alberi, prati, il sole, il cielo, questa casa e una mosca…

E ci siamo io e te, e leggiamo le poesie,

Con un bicchiere di succo, e il fumo oscura le luci interne

Mentre il pomeriggio passa e scompare alla vista…

Siamo bambini silenziosi nella villa dei sogni!

*****

Il mare (Discussione)

La bellezza di un’onda

Il calore profondo del sole

E io sogno! E continuo a sognare

Con gioia per questo giorno salvato…

– Solca i mari, o mio pallido

Sogni selvaggi – Resterò qui

Con la mia ragazza sul limpido

Ruscello sabbioso sulla riva – Lei è Kale…

Potresti comprare delle sigarette?

Chiede Kale

Tesoro, sono partiti

Ma ho delle Davidoff

Nella tasca dei jeans

– Colpisci

– Quando saranno tornati

Dobbiamo prendere un aereo!

– Sì… Berlino sembra fantastica!

Non vedo l’ora!

– Per favore, dammi un bacio…

Cara signorina!

*****





Dear Elisa

How are you my dear


Can you please publish the poems of my dear friend

Timothée Bordenave


Myriad thanks 🙏

…….

Θέμα: Timothee Bordenave. Nine poems written in English. January 2026.



Timothée Bordenave
France


Here are my poems in English.

They were part of the publication entitled « Pilgrimage », released in India in 2022.

*****

A French author and a visual artist, from Paris. He has published many books, written both in French and in English. He has also presented his photographs and paintings, in France and abroad, at many different events.
His perspective on creativity and the arts is a simple and straightforward research for the beauty, the harmony, to meet with a good message of devotion, peace, love, amiability and respect, as taught by the Gospels of Christ.


*****

The retired french Gangster to his new Yoga Master



« Nothing remains to me

Anymore, I have lost

My wife in Miami

And which is maybe worse

All my money in Nice…


But then why would I care

It was not mine, I guess

The life of a gangster

Full of speed and distress

Drags you to the abyss…


And… Life is a true chance

If you like what you do

As my friend Mamadou

Used to tell me in France

In two thousand and two


I will start from anew

And while I stay with you

I will be happy to

Settle in Bangalore !


And I will learn some more

Of your science, Hindu…


You will open the door

For a karmic rescue,


To lift me from the floor ! »


(a moment of silence)




« Do you know Nice ?

It’s very nice ! »





*****




A Parisian party fiend (What he did last summer)




Partied, party again,

Toast for Amanda Lear,

With my mate Édouard Baer,

At festival de Cannes…


Moved on to Athens, Greece…

Big one in Mykonos…

The second was a loss !

Epic comeback to Nice…


Casual gig in Paris,

A place called “Trois souris”.

But, the weather was dull…


Two weeks in NYC,

Dropped it with the MCs,

Flirted with a fit girl…


Ended in Normandie,


Bound to homeland again…


Party with some old friends !




*****




The Mansion



There are trees, lawns around, a mansion and the skies…

The Sea is not here though, or as a remembrance,

The Sun plays hide and seek and a fly there dances

Trees, lawns, the Sun, the skies, this house and a fly…


And there are you and me, and we read the poems,

With a glass of juice, and smoke dims the indoor lights

As the afternoon passes and runs out of sight…


We are quiet children in the mansion of dreams !




*****



The Sea (Discussion)



The beauty of a wave

The deep warmth of the Sun


And I dream ! And Dream on

With joy for this day saved…


– Sail the Seas o my pale

Wild Dreams – I will stay here


With my girl on the clear

Sand shoreline stream – She’s Kale…


Could you buy cigarettes ?

Asks Kale


Honey they’re off

But I Have Davidoffs


In my blue jeans pocket

– Poke


– Once they will be back

We have a plane to take !


– Yes… Berlin sounds great !

I can’t wait !


– Please, give me a kiss…

Darling Miss !




*****
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Foto cortesia di Timothée Bordenave
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