Pubblicazione dell’ articolo scientifico della Prof.ssa Tarana Turan Rahimli, poetessa, scrittrice, studiosa di letteratura e vicepresidente dell’Associazione degli Accademici Turchi. Pubblicazione di Elisa Mascia – Italia

Foto cortesia della Prof.ssa Tarana Turan Rahimli

Pubblicata la ricerca della Prof.ssa Tarana Turan Rahimli sulla piattaforma statunitense “Maskomania News”

Un altro importante successo è stato raggiunto nella promozione della letteratura e del pensiero scientifico azero sulla scena internazionale. Un articolo scientifico della Prof.ssa Tarana Turan Rahimli, poetessa, scrittrice, studiosa di letteratura e vicepresidente dell’Associazione degli Accademici Turchi, le cui poesie, racconti e ricerche sono stati pubblicati in quasi 60 paesi e che ha rappresentato il nostro paese in numerosi progetti internazionali, è stato presentato dai media statunitensi.

L’eredità di Banine nel contesto delle relazioni tra Oriente e Occidente Un articolo di ricerca dedicato all’opera creativa di Umm El-Bani (Banine), eminente rappresentante della letteratura azera in emigrazione che visse e operò in Francia, è stato tradotto in inglese e presentato ai lettori stranieri dalla piattaforma “Maskomania News”. L’articolo analizza in profondità la ricca eredità di Banine nel contesto delle relazioni letterarie e culturali tra Oriente e Occidente, valutando scientificamente il suo ruolo unico nella letteratura francofona e la sua capacità di trasmettere il pensiero orientale ai lettori occidentali.

L’autorità letteraria internazionale di Umm El-Bani. Nipote dei famosi magnati del petrolio Shamsi Asadullayev e Musa Naghiyev, e figlia dello statista Mirza Asadullayev, Umm El-Bani (Banine) è la prima scrittrice azera ad aver lasciato un segno indelebile nella letteratura europea francofona del XX secolo. I suoi romanzi autobiografici, come “Giorni del Caucaso” e “Giorni parigini”, ebbero grande risonanza in Europa e furono tradotti in numerose lingue. Banine acquisì grande prestigio nell’ambiente letterario internazionale non solo grazie alle sue opere, ma anche grazie alle strette amicizie, alle collaborazioni creative e ai rapporti intellettuali con scrittori e pensatori di fama mondiale dell’epoca, come Ivan Bunin, André Malraux, Nikos Kazantzakis, Ernst Jünger e Henry de Montherlant.

“Maskomania News”, che ha tradotto e pubblicato l’articolo, è una piattaforma di media digitali indipendente con sede in California, USA (“Maskomania News LLC”), che offre notizie basate sui fatti, analisi approfondite e commenti obiettivi.

Il nome della testata, “Maskomania”, deriva dall’idea della “maschera sociale” indossata da individui, istituzioni e società nella vita socio-politica moderna. La missione principale della piattaforma è quella di rivelare la vera essenza dietro le apparenze e di fornire ai lettori informazioni accurate, imparziali e oggettive, approfondendo i complessi processi politici, sociali e culturali. Nell’attività della pubblicazione, i principi del giornalismo responsabile, la profondità dell’analisi e l’essenza delle questioni hanno la precedenza sul sensazionalismo e sulla velocità.
La pubblicazione di materiale sugli studi letterari azeri su una piattaforma statunitense così autorevole, che mantiene una politica editoriale indipendente, affronta le questioni internazionali da una prospettiva globale e possiede un rigoroso meccanismo di supervisione editoriale, è di grande importanza.  Questo rappresenta un passo importante per far conoscere al pubblico globale il nostro patrimonio culturale nazionale, la letteratura degli emigrati e il potenziale scientifico degli studiosi azeri.

Subito dopo la sua pubblicazione, l’articolo è stato condiviso con i lettori sui social network Facebook e X (precedentemente Twitter) di Maskomania News, nonché sulla piattaforma Truth Social del presidente statunitense Donald Trump.

È opportuno precisare che Truth Social è una piattaforma social appartenente al Trump Media & Technology Group (TMTG), fondato da Donald Trump nel gennaio 2021.



Prof. Dr. Tarana Turan Rahimli’s Research Published on US Platform “Maskomania News”
Another important success has been achieved in promoting Azerbaijani literature and scientific thought on the international stage. A scientific article by Prof. Dr. Tarana Turan Rahimli—a poet, writer, literary scholar, and Vice President of the Association of Turkic Academicians, whose poems, stories, and research papers have been published in nearly 60 countries and who has represented our country in numerous international projects—has been featured in the US media.
Banine’s Heritage in the Context of East-West A research paper dedicated to the creative work of Umm El-Bani (Banine), a prominent representative of Azerbaijani emigré literature who lived and created in France, was translated into English and presented to foreign readers by the “Maskomania News” platform. The article deeply analyzes Banine’s rich legacy in the context of East-West literary and cultural relations, scientifically evaluating her unique place in Francophone literature and her ability to convey Eastern thought to Western readers.
Umm El-Bani’s International Literary Authority The granddaughter of famous oil millionaires Shamsi Asadullayev and Musa Naghiyev, and the daughter of statesman Mirza Asadullayev, Umm El-Bani (Banine) is the first Azerbaijani female writer to leave a distinct mark on 20th-century Francophone European literature. Her autobiographical novels, such as Caucasian Days and Parisian Days, resonated greatly in Europe and were translated into many languages. Banine gained high prestige in the international literary environment not only through her works but also through her close friendships, creative collaborations, and intellectual partnerships with world-renowned writers and thinkers of the era—such as Ivan Bunin, André Malraux, Nikos Kazantzakis, Ernst Jünger, and Henry de Montherlant.
“Maskomania News,” which translated and published the article, is an independent digital media platform based in California, USA (“Maskomania News LLC”), presenting fact-based news, deep analytics, and objective commentary.
“Maskomania” The name of the media outlet—”Maskomania”—is derived from the idea of the “social mask” worn by individuals, institutions, and societies in modern socio-political life. The platform’s primary mission is to reveal the true essence behind external appearances and to deliver accurate, unbiased, and objective information to readers by delving into complex political, social, and cultural processes. In the publication’s activities, responsible journalism principles, depth of analysis, and the core essence of issues take precedence over sensationalism and speed.
The publication of material on Azerbaijani literary studies on such an authoritative US platform—which maintains an independent editorial policy, approaches international issues from a global perspective, and possesses a rigorous editorial oversight mechanism—is of great significance. This is an important step in delivering our national cultural heritage, emigré literature, and the scientific potential of Azerbaijani scholars to the global public.
Immediately after its release, the article was shared with readers on Maskomania News’s Facebook and X (formerly Twitter) social networks, as well as on US President Donald Trump’s Truth Social platform.
It should be noted that Truth Social is a social platform belonging to Trump Media & Technology Group (TMTG), founded by Donald Trump in January 2021.

The Literary Works of Ummulbanu (Banin) in the Context of East–West Literary Relations

Omero:  I modelli senza tempo dell’eroe del prof Yannis Fikas – Grecia

Foto cortesia condivisa dal presidente dell’ Accademia di Farsala prof Yannis Fikas – Grecia con il gruppo ospiti della Ciesart e del Comune di Kifisia

Omero: I modelli senza tempo dell’eroe


La poesia epica, coltivata fin dall’inizio del Periodo Geometrico (1000 a.C.), raggiunge il suo pieno sviluppo con Omero, vissuto nell’VIII secolo a.C.
Omero, con i suoi poemi eroici, l’Iliade e l’Odissea, esalta e concilia due modelli caratteristici di eroi: Achille, che si distingue per il coraggio, la volontà e la retta azione, e Odisseo, che si distingue per la saggezza, la destrezza nell’azione, l’efficacia e l’intelletto altruistico che unisce l’eroe con se stesso e con la natura.
Omero e la filosofia: Convergenze e analogie nel tempo
La retta azione di Achille, vale a dire l’azione libera da ogni attaccamento ai frutti, diventerà più tardi teoria filosofica con Platone, con la filosofia stoica (la virtù ha valore in sé e per sé), con Giordano Bruno e con Kant (agire per il dovere in nome del dovere).
Platone riteneva che il compito primario del filosofo fosse l’intreccio tra la virtù del coraggio e la saggezza, l’armonizzazione della volontà e della sapienza, mentre il compito primario del filosofo che diventa politico è garantire l’armonica convivenza di tutti i cittadini nel tessuto della vita sociale. Quando governa un solo sovrano è necessario che egli combini le virtù del coraggio e della saggezza, mentre, quando governano molti governanti, devono coesistere persone coraggiose e persone sagge.
Omero nel Rinascimento: L’armonia della forza e della sapienza
I rappresentanti dello spirito rinascimentale vollero superare le contraddizioni e i conflitti del loro tempo e creare un mondo migliore. Questo bisogno di cambiamento li spinse alla ricerca di modelli dal mondo classico. L’antico pensiero ritornò attraverso la filosofia, mentre i miti e i simboli attraverso l’arte e soprattutto la pittura.
L’armonizzazione della forza con la saggezza fu espressa simbolicamente da Giordano Bruno nella sua opera On the Composition of Images, Signs and Ideas sotto forma di un uomo che tiene nella mano destra uno scettro e nella sinistra un libro, simboli rispettivamente di potere e saggezza.
La rappresentazione simbolica della forza con la saggezza fu resa anche da Paolo Veronese nel dipinto Allegoria della Forza e della Sapienza sotto forma di Ercole, che ha lo sguardo rivolto verso il mondo terreno, e sotto forma di una donna che rappresenta la sapienza, la quale ha lo sguardo rivolto verso il mondo celeste e spirituale.

Omero nell’epoca contemporanea:

L’atemporale attualità dei suoi valori
Il Coraggio conduce alla Saggezza
L’uomo coraggioso segue la via di mezzo. Evita gli estremi, sia l’audacia temeraria che la codardia. Mantiene il suo equilibrio interiore e non permette alle difficoltà, alla disperazione, alla malinconia e alla tristezza di dominare il suo pensiero e il suo comportamento.
Il coraggio lo aiuta a superare le difficoltà psicologiche e fisiche, a dominare i suoi impulsi e a mantenere la forza della sua anima.
La saggezza, d’altra parte, lo aiuta a distinguere il giusto dal colto e a scegliere la linea d’azione più appropriata.
Il coraggio senza saggezza può trasformarsi in incautezza, mentre la saggezza senza coraggio può rimanere una conoscenza inattiva.
La vera realizzazione dell’uomo risiede nella coesistenza armonica di coraggio e saggezza, di forza e sapienza.
Questo è forse il messaggio senza tempo che possiamo trarre da Omero e trasmettere all’epoca odierna.

Grazie mille per la vostra attenzione
Yannis K. Fikas
Presidente dell’Accademia di Farsala

Omero: I modelli senza tempo dell’eroeLa poesia epica, coltivata fin dall’inizio del Periodo Geometrico (1000 a.C.), raggiunge il suo pieno sviluppo con Omero, vissuto nell’VIII secolo a.C. del presidente dell’ Accademia di Farsala prof Yannis Fikas – Grecia. Pubblicazione di Elisa Mascia – Italia

La poetessa Fany Fleur condivide la sua poesia.

Foto cortesia di Fany Fleur

Continuerò a tessere gioia dai fili delle nuvole;
i fragorosi boati nel mio cielo,
che sonnecchiano sopra la palma del destino,
non mi impediranno di piantare i semi dell’amore nel mio terreno,
intriso di desiderio.
Danzo al ritmo delle melodie della nostalgia,
in attesa dell’ora del nostro incontro sulla cima di una montagna la cui maestosità narra la mia storia con il vento.
E se l’alba tarda, rimango salda;
la disperazione non mi sconfiggerà. Perché ogni sera, attendo con ansia un mattino i cui occhi brillano di gocce di rugiada,
e ogni istante della mia vita è una pura, fiduciosa attesa, forte come la roccia.

Sono stata creata per cogliere la mia felicità fresca in mezzo al fragore della battaglia,
ai suoni dei terremoti, ai sentieri impervi e alle grida dei familiari in lutto.
Sono dunque una donna che ingoia il dolore e riversa nella sua amarezza la dolcezza della fede e la maestà dell’orgoglio.
Un barlume di luce mi basta per crogiolarmi nel suo splendore,
una goccia d’acqua per placare la mia sete,
e un abito del colore del tramonto per diventare la melodia più dolce sussurrata dall’orizzonte.
Io, che custodisco la sacralità del mio silenzio e la tenerezza dei miei sogni, non smetto mai di abbracciare la mia anima per stringere a me un’alba il cui respiro è il profumo dell’amore.

Fanny Fleur



سأظل أنسج الفرح من خيوط الغيم؛ لا تثنيني الرعود المدوية في سمائي النائمة فوق كف القدر عن زرع بذور الحب في تربتي المضمخة بالحنين ،أرقص على نغمات الشوق مرتقبةً ساعة اللقاء عند قمة جبل يروي شموخه حكايتي مع الريح ؛ وإن تأخر موعد الشروق  فأنا صامدة ، لا يهزمني اليأس ،إذ في كل المساءات أترقب صباحاً تلمع عيونه بقطرات الندى وكل لحظات عمري هي انتظارٌ نقيّ الرجاء، قويٌّ بصلابة الصخر….
لقد خُلقتُ لأقطف سعادتي غضةً من بين ضجيج الوغى، وأصوات الزلازل، ومسالك الطرقات الوعرة، وصيحات الثكالى…أنا هكذا امرأة تبتلع الوجع وتسكب في مرارته حلاوة الإيمان وهيبة الكبرياء؛ يكفيني  وميضٌ من نور لأنعم  بالضياء، وقطرةٌ من ماء  لأرتوي ، وفستانٌ بلون الغروب لأصير أعذب أغنية يهمس بها الأفق….
أنا التي أعشق في قداسة صمتي ورقة حلمي لا أكف عن احتضان روحي  لأعانق فجرًا أنفاسه من أريج الحب .

فاني فلور

È una poesia che si ” beve” come un bicchiere d’acqua cristallina tutta d’un sorso per il lettore assetato di emozioni.
Mi piace molto la spirale che abbraccia le contrarietà della vita, la disperazione sapientemente evitata e il dolore con la speranza fiamma accesa nel custodire sogni, silenzio e desiderio in uno spazio sacro dove la chiusa della poesia ne è il compimento: ” non smetto mai di abbracciare la mia anima per stringere a me un’alba il cui respiro è il profumo dell’amore.”
Congratulazioni carissima amica stimata poetessa, continua a scrivere i tuoi dolci sentimenti dipinti di speranza valore di cui l’umanità ha necessità.
Elisa Mascia – Italia



إنها قصيدة تُشرب دفعةً واحدةً ككأس من الماء الصافي، تُشبع ظمأ القارئ المتعطش للمشاعر.

أُعجب حقًا بالدوامة التي تُحيط بمصاعب الحياة، واليأس الذي يُتجنب ببراعة، والألم المصحوب بالأمل الذي تُشعل فيه النيران، حاميةً الأحلام والصمت والرغبة في فضاءٍ مقدس، حيث خاتمة القصيدة هي تحقيقها: “لا أتوقف أبدًا عن احتضان روحي لأُبقي فجرًا قريبًا مني، أنفاسه عبير الحب”.

تهانينا، يا صديقي العزيز والشاعر الجليل. واصل كتابة مشاعرك الرقيقة، المُفعمة بالأمل، وهي قيمةٌ تحتاجها الإنسانية.

Elisa Mascia – Italia

https://piercarlolava.blogspot.com/2026/11/continuero-tessere-poesia-di-fany-fleur.html

Continuerò a tessere: poesia della poetessa Fany Fleur. Pubblicazione di Elisa Mascia – Italia

Il sindaco di Kifisia, Vasilis Xypolytas, e l’Assessore alla Cultura, Christos Kalos, hanno l’onore di invitarvi allaCERIMONIA INTERNAZIONALE PER IL CONFERIMENTO DI DISTINZIONI ACCADEMICHE, CULTURALI E ISTITUZIONALI. Pubblicazione di Elisa Mascia – Italia

Foto cortesia della locandina dell’ evento culturale mondiale della Ciesart – Accademia di Farsala – Comune di Kifisia

CIESART INTERNAZIONALE

ACCADEMIA FARSALA PRESIDENTE DOTT. YANNIS FIKAS

COMUNE DI KIFISSIA, VICECOMMISSARIO ALLA CULTURA



Il sindaco di Kifisia, Vasilis Xypolytas, e l’Assessore alla Cultura, Christos Kalos, hanno l’onore di invitarvi alla

CERIMONIA INTERNAZIONALE PER IL CONFERIMENTO DI DISTINZIONI ACCADEMICHE, CULTURALI E ISTITUZIONALI

Organizzato in collaborazione con l’organizzazione internazionale CIESART, Camera Internazionale degli Scrittori e degli Artisti, e l’Accademia Farsala.

Martedì 3 novembre 2026

Orario: dalle 17:00 alle 20:00

Sala Gatsopoulos, Municipio di Kifisia, Dionysou e Myrsinis 2, Kifisia

Questo incontro internazionale è dedicato alla letteratura, alle arti, all’istruzione e alla cultura. Rende omaggio a personalità che si sono distinte per il loro contributo e sottolinea il potere della conoscenza e della collaborazione culturale.

Il programma prevede:

Cerimonia internazionale per il conferimento di riconoscimenti accademici, culturali e istituzionali a personalità greche e internazionali, tra cui la consegna di dottorati honoris causa e diplomi e medaglie onorarie.

Un omaggio alla cultura greca classica: “Introduzione a Omero”.

Un evento letterario internazionale con letture di poesie e presentazioni di libri.

Un programma musicale internazionale con esibizioni musicali e partecipazione artistica.

Siamo lieti di darvi il benvenuto a questo eccezionale incontro di cultura, conoscenza e creatività artistica, incentrato sul dialogo tra i popoli e sulla valorizzazione del nostro patrimonio culturale condiviso.

Comune di Kifisia





CIESART INTERNACIONAL

ΑΚΑΔΗΜΙΑ ΦΑΡΣΑΛΩΝ ACADEMY FARSALA

ΔΗΜΟΣ ΚΗΦΙΣΙΑΣ ΑΝΤΙΔΗΜΑΡΧΙΑ ΠΟΛΙΤΙΣΜΟΥ

El alcalde de Kifisia, Vasilis Xypolytas, y el vicealcalde de Cultura, Christos Kalos, tienen el honor de invitarle a la

CEREMONIA INTERNACIONAL DE ENTREGA DE DISTINCIONES ACADÉMICAS, CULTURALES E INSTITUCIONALES

Organizada en colaboración con la organización internacional CIESART, Cámara Internacional de Escritores y Artistas, y la Academia de Farsala.

Martes, 3 de noviembre de 2026

Horario: 17:00 a 20:00

Sala «Gatsopoulos», Ayuntamiento de Kifisia Dionysou y Myrsinis 2, Kifisia

Este encuentro internacional está dedicado a las letras, las artes, la educación y la cultura. Rinde homenaje a personalidades por su contribución y destaca la fuerza del conocimiento y de la colaboración cultural.

El programa incluye:

Ceremonia internacional de entrega de distinciones académicas, culturales e institucionales a personalidades griegas e internacionales, con nombramientos de doctores honoris causa y entrega de diplomas honorificos y medallas.

Homenaje a la cultura clásica griega: «Introducción a Homero».

Encuentro literario internacional, con recitales de poesía y presentaciones de libros.

Sección musical internacional, con actuaciones musicales y participación artística.

Le esperamos en un encuentro excepcional de cultura, conocimiento y creación artística, centrado en el diálogo entre los pueblos y en la puesta en valor de nuestro patrimonio cultural común.

Municipio de Kifisia

CIESART INTERNAT

ΑΚΑΔΗΜΙΑ ΦΑΡΣΑΛΩΝ ACADEMY FARSALA

ΔΗΜΟΣ ΚΗΦΙΣΙΑΣ ΑΝΤΙΔΗΜΑΡΧΙΑ ΠΟΛΙΤΙΣΜΟΥ

Ο Δήμαρχος Κηφισιάς Βασίλης Ξυπολύτας και ο Αντιδήμαρχος Πολιτισμού Χρήστος Καλός έχουν την τιμή να σας προσκαλέσουν στην

ΔΙΕΘΝΗΣ ΤΕΛΕΤΗ ΑΠΟΝΟΜΗΣ ΑΚΑΔΗΜΑΪΚΩΝ, ΠΟΛΙΤΙΣΤΙΚΩΝ ΚΑΙ ΘΕΣΜΙΚΩΝ ΔΙΑΚΡΙΣΕΩΝ

Διοργανώνεται σε συνεργασία με τον διεθνή οργανισμό CIESART, το Διεθνές Επιμελητήριο Συγγραφέων και Καλλιτεχνών και την Ακαδημία Φαρσάλων.

Τρίτη, 3 Νοεμβρίου 2026

Ώρα: 17:00 έως 20:00

Αίθουσα Γατσόπουλου, Δημαρχείο Κηφισιάς, Διονύσου και Μυρσίνης 2, Κηφισιά

Αυτή η διεθνής συνάντηση είναι αφιερωμένη στη λογοτεχνία, τις τέχνες, την εκπαίδευση και τον πολιτισμό. Αποτίει φόρο τιμής σε άτομα για τη συμβολή τους και αναδεικνύει τη δύναμη της γνώσης και της πολιτιστικής συνεργασίας.

Το πρόγραμμα περιλαμβάνει:

Διεθνή τελετή απονομής ακαδημαϊκών, πολιτιστικών και θεσμικών διακρίσεων σε Ελληνίδες και διεθνείς προσωπικότητες, συμπεριλαμβανομένης της απονομής τιμητικών διδακτορικών και της απονομής τιμητικών διπλωμάτων και μεταλλίων.

Ένα αφιέρωμα στον κλασικό ελληνικό πολιτισμό: “Εισαγωγή στον Όμηρο”.

Μια διεθνή λογοτεχνική εκδήλωση, με αναγνώσεις ποίησης και παρουσιάσεις βιβλίων.

Ένα διεθνές μουσικό πρόγραμμα, με μουσικές παραστάσεις και καλλιτεχνική συμμετοχή.

Σας περιμένουμε με χαρά σε μια εξαιρετική συνάντηση πολιτισμού, γνώσης και καλλιτεχνικής δημιουργίας, με επίκεντρο τον διάλογο μεταξύ των λαών και την εκτίμηση της κοινής μας πολιτιστικής κληρονομιάς.

Δήμος Κηφισιάς




https://piercarlolava.blogspot.com/2026/11/cerimonia-internazionale-per-il.html

Poesia di Hassan Al Saadi – Irak

Foto cortesia di Hassan Al Saadi – Irak

Haalah, sono io

Haalah, sono io,
Suono una melodia nella bocca della rivelazione,
Vorrei essere audace e disegnare
dalla memoria del tempo la mia libertà
per poter tornare all’infanzia.

Vorrei aver disegnato
sulla faccia della terra
una mappa della mia esistenza
non per divertirmi.

Vorrei non aver mai padroneggiato
l’alfabeto della scrittura
Vorrei non aver letto i libri inconsistenti di Hilal
Vorrei aver praticato i miei rituali
senza paura né esitazione
Puro e vibrante di vita
Come gocce di pioggia
indifferente
a domande che mi leggono assurdità!..

Vorrei essermi allontanato molto
sull’origine dell’indifferenza
e dai ballerini che danzano su ogni corda
Vorrei non aver suonato il mio flauto paralizzato
Un gemito nascosto
che non ha lasciato traccia
nei cervelli morti
Come una memoria trafitta dalla vertigine del sole!..

Vorrei aver navigato
nel santuario della mia nostalgia ( mihrab di Shawqi)
come un eremita assopitosi in segreto
tra gli inni dell’esistenza
Vorrei aver eseguito l’abluzione
con le lacrime sanguinanti di una fanciulla
alla quale hanno strappato i vestiti da ogni lato
Poi hanno disperso le sue immense fantasie
tra gli anni di ingratitudine!..

Oh, se solo potessi riportare indietro alcuni dei miei quadri appesi alle pareti del mio cuore
e abbracciare il mio desiderio
in una scintilla di immaginazione.
Niente, assolutamente niente turbi il mio umore
oppure modifichi alcuni dei miei lineamenti
solo per riportarmi indietro ancora un’altra volta
nel vortice del suo perpetuo smarrimento…!!!

Hassan Al Saadi – Irak

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia -Italia







هَالَة أَنَا

هَالَة أَنَا
أَعَزُّف فِي فَمِ الْبَوْح لَحْنًا
لَيْتَنِي اجْتَرّ
مِنْ ذَاكِرَة الزَّمَان حَرِيتي
كَيْ أَعُود طِفْلًا
لَيْتَنِي رسمت
عَلَى وَجْهِ الثرى
خَارِطَة لِوُجُودِيّ
لَا لِكَيْ اتَّسَلى
لَيْتَنِي لَمْ أَتْقَن
أَبْجَدِيَّة الْكِتَابَةُ
لَيْتَنِي لَمْ أَقْرَأْ كُتُبًا هَلَّاميه
لَيْتَنِي مارست طُقُوسي
دُونَ خَوْفِ أَوْ تَرَدَّدَ
نَقِيًّا أَنْبَض بِالْحَيَاة
كَحَبَّات الْمَطَرِ
غَيْرُ مُبَالٍ
بأسئلة أَقْرَأَنِي الْعَبَثِيَّة !..
لَيْتَنِي ابْتِعدت كَثِيرًا
عَنْ فَوَاصَل اللَّامبالَاة
وَالرَّاقِصِين عَلَى كُلِّ وِتْرٍ
لَيْتَنِي لَمْ أَعَزُّف بِنَاي مَشْلُول
أَنِين خَفِيٌّ
لَمْ يَتْرُكْ أَثَرًا
فِي أَدْمِغَة نَافِقَة
كَذَاكرة مَثْقُوبَةٌ بِدُوَار الشَّمْس !..
ليتني ابحرت
في محراب شوقي
كناسك غفى خلسة
بين ترانيم الوجود
ليتني توضأت
بدموع صبية نازفة
قدوا ثيابها من قُبل
ثم نثروا خيالاتها الواسعة
بين سنين الجحود !..
لَيْتَنِي أُعِيد شَيْئًا
مِنْ صُورِيّ الْمُعَلَّقَة
عَلَى جُدْرَانِ قَلْبِي
وَاعْانق حَنِيني
فِي جَذْوَةٍ مِنَ خَيَالٌ
لَا شَيْءَ لَا شَيْءَ يُعَكِّر مِزَاجِي
أَوْ يُغَيِّرُ بَعْضًا مِنْ مُلَامحي
لِيَعْيُدْنِي تَارَةً أُخْرَى
إلَى دَوَامِهِ التِّيه … !!!

حَسَن السَّاعِدي

Un romanzo di Canto Planetario diHámer Salazar: ” Il lettore attento riconoscerà la melodia: proviene da Canto Planetario – Fratellanza sulla Terra, l’antologia in due volumi pubblicata da HC EDITORES sotto la guida del suo curatore, Carlos Javier Jarquín.

Foto cortesia di Hámer Salazar

Un romanzo di Canto Planetario
Di Hámer Salazar

Alcuni libri arrivano come un’eco; altri, invece, si ergono come una sinfonia completa. Viaggio onirico attraverso il mondo appartiene a questa seconda categoria: quella di un canto orchestrato che, dopo aver risuonato in un primo movimento corale, si trasforma in romanzo per prolungare la nota, con maggiore profondità e nuove sonorità. Il lettore attento riconoscerà la melodia: proviene da Canto Planetario – Fratellanza sulla Terra, l’antologia in due volumi pubblicata da HC EDITORES sotto la guida del suo curatore, Carlos Javier Jarquín.

In essa, quasi trecento poeti e narratori provenienti dai cinque Continenti unirono le loro voci in favore della “nostra casa comune”, richiamando l’attenzione sui danni che l’umanità infligge al Pianeta. Qui, attraverso l’opera del colombiano Wilson Rogelio Enciso, quel coro diventa narrazione e avventura, con il ritmo narrativo di chi sa trasformare la denuncia in arte e l’utopia in un viaggio.


Voi che già tenete tra le mani questo libro aperto, scoprirete che la bussola narrativa è alimentata dalla stessa linfa vitale che ha irrigato Canto Planetario: la convinzione che le parole – quando connettono Continenti, culture e lingue – siano un ponte capace di sostenerci attraverso l’abisso ecologico che abbiamo scavato. Enciso prende questa certezza e la incarna in due personaggi affascinanti: Icardo Ardila Jardín, un centroamericano magro e testardo, e Mirka Epifanía Vilicic, una poliglotta slovena dalla brillante eloquenza e dallo sguardo critico. Il loro viaggio – da Wainui alla Grande Barriera Corallina e dal Circolo Polare Artico alla Seconda Avenue di San José – è la cartografia romanzesca di quel sogno corale: intervistare i creatori, raccogliere i loro contributi e intrecciarli in un libro di denuncia che pone il Pianeta al centro del dibattito globale. La gente sa davvero cosa sia un Pianeta come il nostro?

Ma questo non è un semplice trasferimento di idee. Se l’antologia era la tela collettiva, il romanzo è il negativo fotografico rivelato alla luce: ci permette di vedere le cuciture, le contraddizioni e, soprattutto, la fragilità umana che pulsa dietro ogni verso impegnato. Nell’universo di Rogelio, nulla è idilliaco: abbondano i detrattori, così come le campagne diffamatorie e le case editrici che privilegiano il profitto all’etica; la stessa lotta che, nel mondo reale, minaccia qualsiasi ambiziosa iniziativa ambientalista. Laddove Canto Planetario costruiva ponti, Viaje de ensueño… mostra i pedaggi; dove l’antologia proclamava la fratellanza, il romanzo esplora gli ostacoli che la fratellanza deve superare per non affondare.

Come curatore che ha supervisionato la creazione dell’antologia e testimone privilegiato della gestazione di questa storia, so che entrambi i volumi condividono un impulso estetico: la “nostalgia sociale” latinoamericana che Enciso usa come strumento di denuncia. Quella nostalgia – quella ferita aperta inflitta da ogni disuguaglianza, da ogni foresta abbattuta, da ogni giungla distrutta – si insinua nella cadenza dei suoi paragrafi, dove l’esuberanza verbale convive con la malinconia, come il verde della giungla convive con la cicatrice di una frana. Ecco dunque un libro che non lesina su immagini e parole – perché sa che la moderazione appartiene alla burocrazia, non alla poesia quando alza la voce – e che, al tempo stesso, si lascia trafiggere da una domanda tanto semplice quanto inquietante: saremo in grado di udire il grido del Pianeta prima che la finzione diventi cronaca?

Il lettore troverà espliciti riferimenti ai corridoi di Canto Planetario: il Comando di Protezione Cibernetica che custodisce gli originali; le quasi ottanta lingue invocate; la certezza che una voce, per quanto piccola, acquista risonanza quando si intreccia con altre, ovunque si trovi. Ma noterà qualcosa di più: la rivendicazione della narrazione come motore di cambiamento. Enciso non propone soluzioni tecniche – a quello servono i rapporti scientifici –; propone di commuoverci, di scuotere le nostre certezze attraverso le emozioni, di costringerci a immaginare un futuro diverso, come se ogni dialogo tra Icardo e Mirka invitasse a un patto intimo con la Terra, quasi una promessa di essere “custodi del Pianeta”.

A questo punto, sono necessarie alcune avvertenze. Primo: caro lettore, non affrettarti a leggere queste pagine. L’importante non è arrivare alla fine, ma assaporare il contenuto di ciascuna; ogni capitolo è un porto diverso, un nuovo accento, una lente che riadatta il significato del viaggio. Secondo: non lasciarti ingannare dalle apparenze dell’avventura; sotto lo strato di esotismo si cela un saggio urgente sul potere – e sul rischio – della cultura quando decide di opporsi all’estrattivismo, quella pratica diffusa in tutto il Pianeta che depreda la Natura e la monetizza. Terzo: preparati a un finale che riscrive il viaggio con l’ostinazione dei sogni che fanno male.

Perché, dunque, leggere Viaggio onirico intorno al mondo se hai già navigato attraverso Canto Planetario? Perché l’utopia ha bisogno di essere ripetuta, mutata, sperimentata in nuovi formati finché non si fa sentire. Perché dove una poesia tocca le corde del cuore, un romanzo può sedurre il lettore che rifugge il lirismo. Perché se la Fratellanza sulla Terra è la nostra unica ancora di salvezza, non c’è niente di meglio che affrontarla attraverso ogni genere possibile. E perché, in fondo, la letteratura è sempre stata questo: un modo per immaginare altre realtà, affinché la nostra non sia l’unica disponibile.

Vorrei, a mo’ di conclusione, tornare all’immagine dell’eco con cui ho iniziato. Tra le montagne della mia Grecia natale (la Grecia americana) – come nelle foreste pluviali che l’autore evoca così spesso – l’eco non è una semplice ripetizione; è un fenomeno che amplifica, che distorce quel tanto che basta da costringerci a tornare sui nostri passi e ad ascoltare di nuovo il suono originale, questa volta più chiaro. Questo è ciò che accade con queste due opere sorelle: l’antologia lancia il grido, il romanzo lo espande, lo drammatizza e ci costringe a fermarci a metà strada per verificare dove ci sta conducendo.

Se c’è una cosa che ti auguro, caro lettore, è che, vedendo il punto finale sull’ultima pagina, quell’eco continui a risuonare e ti accompagni oltre le tranquille acque della finzione, in quel luogo dove ogni gesto quotidiano – acquistare in modo consapevole, riciclare, difendere una mangrovia, una specie in via d’estinzione, un animale selvatico che attraversa la strada, liberare un uccello in gabbia, piantare alberi, per citarne solo alcuni – diventi un’ulteriore strofa di questo Canto Planetario, che, attraverso il potere dei libri, cerca di trasformarsi in azione.

E se non hai ancora esplorato le pagine di Canto Planetario, questo romanzo può essere la porta d’accesso perfetta per immergerti in quest’opera monumentale. Lì troverai il seme che ha dato origine a questa storia e una costellazione di voci che, da ogni angolo del pianeta, levano un grido per la vita, per la giustizia ambientale e per una pace ora minacciata dall’avanzare di conflitti armati sempre più feroci. In un mondo in cui la guerra non solo miete vite umane, ma devasta foreste e giungle, avvelena i fiumi e provoca spostamenti di massa, leggere “Canto Planetario” è più urgente che mai. Permette alla poesia e alle parole di ergersi come scudi contro il disastro, ricordandoci che senza la fratellanza tra i popoli non ci sarà un pianeta a sostenerci. Dopo questo “Viaggio Sognante…”, forse anche voi sentirete il bisogno di ascoltare quel coro globale.

Vi invito a guardare un video su YouTube in cui Carlos Jarquín parla, in sintesi, del romanzo “Viaggio Sognante intorno al mondo”:

https://youtu.be/LDvCRxslpII?si=0oEBKNQ6wcURDOBX

Informazioni sull’autore
Hámer Salazar. Biologo, professore emerito dell’Università della Costa Rica. Ricercatore, scrittore e editorialista. Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Ecologico e Ambientale e di Los Potreros de Puax (FUNDEMA-PP) e membro dei Primati di Grecia.

Contatti: info@hamersalazar.com






Novela referencial de Canto Planetario
Por Hámer Salazar
Hay libros que llegan como un eco; otros, en cambio, se alzan como una sinfonía completa. Viaje de ensueño por el mundo pertenece a esta segunda estirpe: la del canto orquestado que, tras resonar en un primer movimiento coral, se convierte en novela para sostener la nota más tiempo, con más hondura y con nuevos timbres. El lector avisado reconocerá la melodía: nace de Canto Planetario – Hermandad en la Tierra, aquella antología en dos volúmenes que HC EDITORES llevó a imprenta bajo el cuidado de su compilador, Carlos Javier Jarquín.

Allí, casi trescientos poetas y narradores de los cinco continentes unieron sus voces en favor de “nuestra casa común”, exigiendo atención para los desgarros que la humanidad provoca al planeta. Aquí, por obra del colombiano Wilson Rogelio Enciso, ese coro se vuelve relato y aventura, con el pulso narrativo de quien sabe convertir la denuncia en arte y la utopía en ruta de viaje.
Usted, que ya tiene este libro abierto en sus manos, descubrirá que la brújula argumental se alimenta de la misma savia que irrigó Canto Planetario: la convicción de que la palabra —cuando enlaza continentes, culturas e idiomas— es un puente capaz de sostenernos por encima del abismo ecológico que hemos cavado. Enciso toma esa certeza y la encarna en dos personajes entrañables: Icardo Ardila Jardín, un centroamericano enjuto y testarudo, y Mirka Epifanía Vilicic, políglota eslovena de verbo reluciente y mirada crítica. Su periplo —de Wainui a la Gran Barrera de Coral y del Círculo Polar Ártico a la Avenida Segunda de San José— es la cartografía novelesca de aquel sueño coral: entrevistar a creadores, recoger sus piezas y tejer, con ellas, un libro-denuncia que ponga al planeta en la primera fila de la conversación global. ¿Sabrá la gente lo que es un planeta como el nuestro?

Pero no estamos ante un mero trasvase. Si la antología fue el lienzo colectivo, la novela es el negativo fotográfico revelado a la luz: nos permite ver las costuras, las contradicciones y, sobre todo, la fragilidad humana que late detrás de cada verso comprometido. En el universo de Rogelio nada es idílico: abundan detractores, campañas de difamación, editoriales que anteponen la ganancia a la ética; la misma pugna que, en el mundo real, amenaza a cualquier iniciativa ambiental ambiciosa. Allí donde Canto Planetario tendía puentes, Viaje de ensueño… muestra los peajes; donde la antología proclamaba hermandad, la novela explora las zancadillas que esa hermandad debe sortear para no naufragar.

Como editor que acompañó el alumbramiento de la antología y testigo privilegiado de la gestación de este relato, sé que ambos volúmenes comparten una pulsión estética: la “nostalgia social” latinoamericana que Enciso esgrime como herramienta de denuncia. Esa nostalgia —esa herida abierta que transfiere cada desigualdad, cada bosque talado, cada selva destruida— se cuela en la cadencia de sus párrafos, donde la exuberancia verbal convive con la melancolía, como el verde selvático convive con la cicatriz de un deslizamiento. He aquí, entonces, un libro que no escatima en imágenes ni en verbos —porque sabe que la mesura es patrimonio de la burocracia, no de la poesía cuando alza la voz— y que, al mismo tiempo, se deja atravesar por una pregunta tan simple como incómoda: ¿seremos capaces de escuchar el clamor del planeta antes de que la ficción se vuelva crónica?

El lector encontrará guiños explícitos a los pasillos de Canto Planetario: el Comando de Protección Cibernética que custodia los originales; los casi ochenta idiomas convocados; la certeza de que una voz, por pequeña que sea, gana alcance cuando se entreteje con otras, donde quiera sea. Pero notará algo más: la reivindicación del acto de contar historias como motor de cambio. Enciso no propone soluciones técnicas —para eso están los informes científicos—; propone conmovernos, desestabilizar la comodidad desde la emoción, obligarnos a imaginar un futuro distinto, como si cada diálogo de Icardo y Mirka invitara a un pacto íntimo con la Tierra, casi como una promesa de ser “guardianes del planeta”.

Llegados a este punto caben varias advertencias. La primera: no tome usted, amigo lector, amiga lectora, estas páginas con prisa, no lo haga, lo importante no es llegar al punto final sino disfrutar del contenido de cada una de ellas; cada capítulo es un puerto distinto, un acento nuevo, un lente que reajusta el sentido de la travesía. La segunda: no se deje engañar por el ropaje de aventura; bajo la capa de exotismo late un ensayo urgente sobre el poder —y el riesgo— de la cultura cuando decide plantarse frente al extractivismo, esa práctica extendida por todo el planeta para saquear la Naturaleza y monetizarla.  La tercera: prepárese para un final que reescribe el viaje con la obstinación de los sueños que duelen.

¿Por qué, entonces, leer Viaje de ensueño por el mundo si ya se ha navegado por Canto Planetario? Porque la utopía necesita repetirse, mutar, ensayar nuevos formatos hasta hacerse oír. Porque donde un poema apela a la fibra sensible, una novela puede seducir al lector que rehúye la lírica. Porque si la Hermandad en la Tierra es nuestra única tabla de salvación, nada mejor que acercarse a ella desde todos los géneros posibles. Y porque, al final, la literatura siempre ha sido eso: un modo de imaginar otras realidades para que la nuestra no sea la única a mano.

Quisiera, a modo de cierre, volver a la imagen del eco con la que empecé. En las montañas de mi Grecia natal (Grecia, la de América) —al igual que en las selvas húmedas que al autor tanto invoca— el eco no es mera repetición; es un fenómeno que amplifica, que distorsiona lo suficiente para que uno vuelva sobre sus pasos y escuche de nuevo el sonido original, esta vez más nítido. Así ocurre con estas dos obras hermanas: la antología lanza el grito, la novela lo expande, lo dramatiza y nos obliga a detenernos a mitad del camino para verificar adónde apunta.

Si algo deseo para usted, amigo lector, amiga lectora, es que, al ver el punto final en la última página, ese eco todavía resuene y le acompañe más allá de las aguas tranquilas de la ficción, allí donde cada gesto cotidiano —la compra consciente, el reciclaje, la defensa de un manglar, de una especie en peligro de extinción, de un paso de fauna en la carretera, la liberación de un ave enjaulada, la siembra de árboles, por decir algo— se convierten en estrofas adicionales de este Canto Planetario que, a fuerza de libros, quiere convertirse en acción.

Y si usted aún no ha recorrido las páginas de Canto Planetario, esta novela puede ser el umbral perfecto para adentrarse en aquella obra monumental. Allí encontrará la semilla que dio origen a esta historia y una constelación de voces que, desde todos los rincones del planeta, alzan un clamor por la vida, por la justicia ambiental y por una paz que hoy se ve amenazada por el avance de conflictos bélicos cada vez más feroces.  En un mundo donde la guerra no solo siega vidas humanas, sino que también arrasa bosques y selvas, envenena ríos y desata desplazamientos masivos, leer Canto Planetario es más urgente que nunca. Es permitir que la poesía y la palabra se levanten como escudos frente al desastre, y que nos recuerden que, sin hermandad entre los pueblos, no habrá planeta que nos sostenga. Después de este Viaje de ensueño…, quizá sienta usted la necesidad de escuchar también aquel coro global.

Los invito a ver en YouTube un video en el que Carlos Jarquín habla, en síntesis, sobre la novela Viaje de ensueño por el mundo:
https://youtu.be/LDvCRxslpII?si=0oEBKNQ6wcURDOBX

Sobre el autor
Hámer Salazar. Biólogo, profesor jubilado de la Universidad de Costa Rica. Investigador, escritor y columnista. Presidente de la Fundación para el Desarrollo Ecológico y del Medio Ambiente y de Los Potreros de Puax (FUNDEMA-PP) y miembro de Primates de Grecia.
Contacto: info@hamersalazar.com

Foto cortesia della copertina del libro Viaggio di un sogno per il mondo

Carlos Javier Jarquin intervista Alessia Issa, artista bielorussa.

Foto/2026, per gentile concessione di Alesia Issa

Alessia Issa, artista bielorussa, rende visibile l’invisibile


Di Carlos Javier Jarquín

Cari amici del Pianeta:
Vi presento l’artista multidisciplinare bielorussa Alesia Issa, nata a Minsk il 23 gennaio 1993 e attualmente residente in Cina. La sua passione per l’arte è vasta e sconfinata e, nel corso della sua vita, ha portato colore alla sua esistenza, che non è altro che un’espressione artistica degna di ammirazione.

Ha avuto il privilegio di crescere in una famiglia in cui l’arte faceva parte della vita quotidiana. Fin dalla più tenera età, sono emerse le sue inclinazioni artistiche, a cominciare dal disegno. La musica le scorre nelle vene ed è parte integrante della sua vita artistica: durante l’adolescenza, è stata il primo soprano del gruppo folk Litwins. Tra musica e pittura, ha scelto di studiare pittura all’Accademia Statale di Belle Arti della Bielorussia, dove ha conseguito la laurea triennale in Pittura e Didattica della Pittura nel 2018. Nel 2019 ha conseguito un master in Teoria dell’Arte, specializzandosi in belle arti, arti decorative e architettura. Le sue opere sono attualmente presenti in collezioni private e pubbliche in Bielorussia, Regno Unito, Singapore, Russia, Spagna, Svizzera ed Ecuador.


La sua biografia recita: “La sua arte spazia dalla pittura alla grafica, dalla ceramica alla fotografia, dal video alla performance e al tatuaggio. Ispirata da miti, folklore e immagini archetipiche, esplora la bellezza spirituale delle persone, della natura e del mondo quotidiano. Il suo lavoro unisce il sacro al profano e si addentra nelle narrazioni subconscie per creare un universo visivo ricco ed etereo. Nel 2024 e nel 2025 ha curato e partecipato a mostre internazionali che promuovono il dialogo tra artisti di diverse culture. Il suo lavoro affronta temi come l’identità, il patrimonio culturale, la memoria e il sacro legame tra l’umanità e la natura. Ha partecipato a mostre collettive e personali in Bielorussia e nel Regno Unito, tra cui Living and Dreaming, presentata a Londra nel 2018. Nello stesso anno, ha ricevuto una residenza dalla Eurasian Creative Guild di Hemel Hempstead, in Inghilterra, un’esperienza che le ha aperto nuove opportunità e connessioni nella sua carriera artistica.”


Alesia è un’artista poliedrica e trilingue, che parla bielorusso, russo e inglese. In questo incontro, scopriremo di più sul suo universo artistico. Colgo l’occasione per invitarvi a esplorare il lavoro di questa grande artista bielorussa che, in così giovane età, ha raggiunto un successo straordinario.

A che età è nato il tuo amore per le arti visive?

Il mio amore per le arti visive è iniziato quando avevo tre anni. Sono nata in una famiglia creativa e il disegno, la musica e la poesia sono stati compagni costanti durante tutta la mia infanzia. Creare immagini è diventato parte naturale del mio modo di vedere il mondo e di dare forma alla mia immaginazione. Fin da piccola, sono stata affascinata anche dalla mitologia, dal folklore, dal simbolismo religioso e dall’ignoto. Queste storie mi offrivano immagini di cose che potevo sentire ma non vedere. Credo che questo desiderio di rendere visibile l’invisibile rimanga al centro del mio lavoro.

Intorno ai quindici anni, quando ho dovuto scegliere una professione, ho scelto la pittura. In seguito, ho ricevuto una formazione accademica in pittura e ho conseguito un master in Teoria dell’Arte. Tuttavia, non credo che la sola formazione mi abbia resa tale. mi ha reso un artista. Mi ha fornito le basi e gli strumenti per qualcosa che era iniziato molto tempo prima.

Cosa ti ha ispirato a svilupparti come artista interdisciplinare, abbracciando pittura, incisione, graphic design, ceramica, fotografia, video, performance, illustrazione di libri, tatuaggi e anche musica?

Per me, lavorare in diverse discipline è venuto naturale. Non ho mai percepito pittura, musica, poesia o cinema come mondi completamente separati. Sono modi diversi di approcciare un’immagine o un’esperienza che voglio comprendere.

La pittura rimane un fondamento essenziale della mia pratica, ma non può esprimere tutto nel modo in cui ne ho bisogno. Un film permette a un’immagine di dispiegarsi nel tempo. La musica può trasmettere un’emozione attraverso la voce e il suono. Un murale trasforma la relazione tra un’immagine, l’architettura e le persone che abitano uno spazio. Dopo essermi trasferita in Cina, ho iniziato a lavorare con la ceramica e ho scoperto cosa succede quando un’immagine acquisisce peso, volume e consistenza.

Il mio lavoro si è gradualmente ampliato fino a includere illustrazione, murales, insegnamento, video e altre forme di espressione. La musica è tornata nella mia vita dopo che l’avevo accantonata per concentrarmi sulla pittura. Ognuna di queste esperienze ha aperto una possibilità che nessun altro mezzo espressivo avrebbe potuto offrire allo stesso modo.
Ci sono elementi fondamentali condivisi, come ritmo, composizione, tensione e pausa, ma ogni mezzo ci permette di viverli in modo diverso. Spesso ho la sensazione che sia l’immagine stessa a scegliere cosa vuole diventare. Il mio compito è riconoscere se deve essere un dipinto, una canzone, un film o un oggetto, e poi trovare il linguaggio che le permetta di esistere.

Quali sono i temi principali più presenti nelle tue opere?

Torno continuamente all’inconscio, alla mitologia e a quei momenti in cui una persona subisce una trasformazione interiore. Amore, morte, paura e scelta appaiono nelle mie opere attraverso figure e storie che hanno accompagnato l’umanità per secoli.
Uso la parola archetipo in modo piuttosto libero. Non si limita a una definizione strettamente junghiana. Per me, un archetipo è un’immagine che collega un’esperienza individuale a qualcosa di collettivo, qualcosa che può risultare stranamente familiare anche quando lo incontriamo per la prima volta. Il folklore bielorusso mi sta particolarmente a cuore, ma esploro anche la filosofia e l’immaginario dell’India, la mitologia cinese e giapponese e il simbolismo religioso di diverse tradizioni.

Una figura a cui ritorno spesso è la Lupa, la donna che raccoglie le ossa e le riporta in vita. In lei vedo la possibilità di recuperare qualcosa di essenziale dentro di noi. Anche Adamo, Eva, Lilith e le Tre Parche riappaiono nelle mie opere perché le loro storie continuano a sollevare interrogativi sulle nostre vite.

Sono particolarmente attratta dall’istante che precede un cambiamento. Nel mio dipinto Eclissi, Adamo fissa la mela mentre un sole nero è già sorto sopra di lui.

Mi interessa quell’esitazione: ha ancora una scelta, o qualcosa si è già trasformato dentro di lui? Attraverso immagini come questa, cerco di avvicinarmi a esperienze difficili da spiegare direttamente. Un’opera può preservare un ricordo emotivo e permettere a un’altra persona di trovarlo a modo suo.

Cosa significa per te che molti dei tuoi dipinti facciano parte di collezioni pubbliche e private in diversi paesi, tra cui Bielorussia, Regno Unito, Singapore, Russia, Spagna, Svizzera ed Ecuador?

Significa molto per me che un’opera possa lasciare il mio studio ed entrare a far parte della vita di qualcun altro, a volte in un luogo che non ho mai visitato. Dipingere è un processo molto intimo. Dedico del tempo a un’immagine, alle domande e alle emozioni che l’hanno generata, e poi essa inizia a esistere al di là di me.

Quando qualcuno decide di convivere con un’opera o di includerla in una collezione, sono grata per quella fiducia. Potrebbero vedere qualcosa di molto diverso da ciò che ho visto io quando l’ho creata, e questo lo trovo prezioso. Non ho bisogno che lo spettatore ripeta la mia interpretazione. Mi interessa ciò che accade tra l’immagine e l’esperienza personale dell’osservatore.

Il fatto che le mie opere trovino collocazione in diversi paesi si ricollega anche all’idea alla base della mia conferenza, “Archetipi in transito”. Le immagini viaggiano tra culture e persone, acquisendo nuovi significati lungo il percorso. Il mio lavoro porta con sé qualcosa delle mie origini, ma può anche parlare a qualcuno la cui vita è molto diversa dalla mia. Questa possibilità ha per me un profondo significato.

Come si è evoluto il tuo lavoro artistico negli ultimi cinque anni?

Negli ultimi cinque anni, sono diventata più aperta a perseguire un’idea al di là del mezzo in cui è apparsa per la prima volta. La pittura rimane centrale nella mia pratica, ma intendo sempre più il mio lavoro come un dialogo tra diversi linguaggi artistici.

La mia formazione accademica mi ha fornito una solida base di conoscenza della composizione e della forma. Col tempo, sono diventata più sensibile all’esperienza interiore che si cela dietro un’immagine: perché ritorna, cosa la rende inquietante e cosa mi chiede. Le figure mitologiche sono diventate un modo per esplorare queste domande a partire dalla mia esperienza personale. Lavorare con il cinema mi ha aiutata a pensare all’arte come a qualcosa che può accadere allo spettatore. Nel mio cortometraggio Shukra, realizzato per un festival interdisciplinare, ho esplorato la trasformazione attraverso la relazione di una donna con una divinità. Il festival era concepito come un labirinto, ed ero interessata a come attraversarlo attraverso l’arte potesse alterare lo stato di coscienza di una persona.
Il mio trasferimento in Cina ha integrato la ceramica nella mia pratica. Ho continuato a esplorare esseri mitologici, comprese figure del folklore bielorusso, ma ora attraverso oggetti fisici. Più recentemente, il mio progetto musicale solista e il video Crying hanno plasmato un’esperienza d’amore profondamente personale. Questi sviluppi mi hanno aiutato a capire che la mia pratica può rimanere coerente anche quando i materiali cambiano. Ciò che unisce le opere è la domanda che dà origine a ciascuna immagine.

Parlaci della tua passione per la musica. Cosa ha significato per te essere stata la prima soprano del Litwins Folk Ensemble?

La musica mi accompagna fin dall’infanzia. Mio zio ha fondato e dirige il Litwins Folk Ensemble, un gruppo che si dedica alla riscoperta della musica tradizionale sin dalla fine degli anni ’80. Sono cresciuta circondata da prove, concerti, workshop e tournée. A casa ascoltavamo anche dischi in vinile, tra cui quelli dei Beatles e dei Rolling Stones. La musica faceva parte della mia vita familiare e, allo stesso tempo, era una porta d’accesso a un mondo molto più vasto.

Da adolescente suonavo la chitarra e avevamo persino una band punk. Abbiamo scritto diverse canzoni, alcune con testi miei. Più tardi, quando ho scelto la pittura come professione, ho messo da parte la musica perché credevo che senza una formazione musicale formale non avrei potuto dedicarmi seriamente ad essa. Col tempo, ho capito che questa idea mi aveva limitata.
Cantare come primo soprano con i Litwins è stato un modo significativo per tornare alla musica attraverso il folklore. Un canto antico può toccare qualcosa dentro di noi che è più antico della nostra comprensione cosciente. Attraverso la mia voce, ho sentito una connessione con quello stesso mondo archetipico che esploro nelle mie opere visive, ma in modo molto immediato e viscerale.

Un ricordo particolarmente vivido per me è l’esibizione con l’Ensemble durante la residenza in Cina, a cui sono poi tornata come artista solista. In quella prima visita, abbiamo rappresentato insieme la Bielorussia attraverso la musica. Tornare con la mia pratica artistica mi ha permesso di vedere come queste parti della mia vita rimangano connesse. Il mio progetto recente, Crying, nasce da uno spazio musicale più personale, ma continua a nutrire quel bisogno di dare forma alle emozioni attraverso la voce.

In un mondo sempre più polarizzato e tecnologico, pensi che arriverà il giorno in cui l’intelligenza artificiale potrà sostituire la creatività umana?

Credo che l’intelligenza artificiale possa diventare un potente strumento per creare immagini ed esplorare possibilità. Ma quando penso alla creatività, penso anche all’esperienza che spinge una persona a creare.

Per me, un’opera nasce da qualcosa di vissuto: un’emozione che non riesco a scrollarmi di dosso, una paura che voglio affrontare, o un’immagine che continua a ripresentarsi senza una spiegazione. Fare arte è un modo per rimanere in contatto con quell’esperienza finché non trova una forma. Il risultato è importante, ma lo è anche il processo interiore che gli ha dato origine. Nella mia conferenza, descrivo l’arte come una sorta di meditazione incentrata su un intenso stato emotivo. Un’opera d’arte può preservare qualcosa di quello stato. Per questo trovo difficile immaginare che la creatività umana possa essere completamente sostituita. Il nostro rapporto con l’arte implica la consapevolezza che un’altra persona ha cercato di esprimere qualcosa della propria vita e che in essa possiamo riconoscere una parte di noi stessi.

La tecnologia continuerà a trasformare il nostro modo di lavorare e ciò che consideriamo possibile. Sono aperta a esplorare nuovi strumenti, così come sono aperta ai nuovi media. Ma vorrei che il loro utilizzo rimanesse legato a una questione artistica. Per me, la domanda importante è cosa cerchiamo di comprendere attraverso l’opera e perché sentiamo il bisogno di portarla nel mondo.

Grazie, cara Alesia, per il tuo tempo, il tuo spazio e la tua attenzione. È stato un vero piacere conoscere meglio la tua poliedrica carriera artistica.

Da questa piattaforma, ti auguriamo grande successo in ciascuno dei tuoi progetti. Possa la tua passione per l’arte continuare a crescere ogni giorno e possano le tue opere continuare a trovare posto in collezioni private e pubbliche. È un onore condividere le tue meravigliose opere artistiche.

Nota: questa intervista è stata tradotta dall’inglese allo spagnolo utilizzando l’intelligenza artificiale Perplexity.

Carlos Javier è uno scrittore nicaraguense che vive in Costa Rica.

Contatti: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es











Alesia Issa, artista bielorrusa, hace visible lo invisible
Por Carlos Javier Jarquín
Queridos amigos planetarios:
Les presento a la artista multidisciplinaria bielorrusa Alesia Issa, nacida en Minsk el 23 de enero de 1993 y residente actualmente en China. Su pasión por el arte es diversa e infinita y, a lo largo de su vida, ha sabido darle color a su existencia, que no es más que una expresión artística digna de admiración.
Tuvo el privilegio de crecer en un hogar donde el arte formaba parte de su cotidianidad. Desde sus primeros años surgieron sus inquietudes artísticas, iniciadas con el dibujo. La música corre en sus venas y forma parte de su vida artística: en su adolescencia fue primera soprano del Conjunto Folclórico Litwins. Entre la música y la pintura, eligió estudiar pintura en la Academia Estatal de Artes de Bielorrusia, donde obtuvo en 2018 el título de Licenciada en Artes, con especialización en Pintura y Docencia de la Pintura. En 2019 obtuvo una maestría en Teoría del Arte, enfocada en las bellas artes, las artes decorativas y la arquitectura. Obras de su autoría se encuentran actualmente en colecciones privadas y públicas de Bielorrusia, Reino Unido, Singapur, Rusia, España, Suiza y Ecuador.
En su biografía se lee: “Su arte abarca la pintura, la gráfica, la cerámica, la fotografía, el video, la performance y el tatuaje. Inspirada por los mitos, el folclore y las imágenes arquetípicas, explora la belleza espiritual de las personas, la naturaleza y el mundo cotidiano. Su obra une lo sagrado con lo cotidiano y se adentra en narrativas del subconsciente para crear un universo visual rico y etéreo. En 2024 y 2025 curó y participó en exposiciones internacionales que promueven el diálogo entre artistas de distintas culturas. Su trabajo aborda la identidad, la herencia cultural, la memoria y el vínculo sagrado entre el ser humano y la naturaleza. Ha participado en exposiciones colectivas y personales en Bielorrusia y el Reino Unido, entre ellas Living and Dreaming, presentada en Londres en 2018. Ese mismo año recibió una residencia de la Eurasian Creative Guild en Hemel Hempstead, Inglaterra, experiencia que abrió nuevas oportunidades y conexiones en su trayectoria artística”.
Alesia es una artista polifacética y también trilingüe, ya que habla bielorruso, ruso e inglés. En esta charla conoceremos más de su universo artístico. Aprovecho para invitarlos a conocer la obra de esta gran artista bielorrusa que, a su corta edad, ha logrado un éxito notable.



¿A qué edad despertó en ti el amor por las artes visuales?


Mi amor por el arte visual comenzó cuando tenía tres años. Nací en una familia creativa, y el dibujo, la música y la poesía convivieron a mi lado durante toda mi infancia. Crear imágenes se convirtió en una parte natural de mi manera de mirar el mundo y de intentar dar forma a lo que imaginaba.
Desde niña también me fascinaban la mitología, el folclore, el simbolismo religioso y lo desconocido. Esas historias me ofrecían imágenes de cosas que podía sentir, pero no ver. Creo que ese deseo de hacer visible lo invisible sigue estando en el centro de mi obra.
Aproximadamente a los quince años, cuando tuve que elegir una profesión, elegí la pintura. Más tarde recibí una formación académica en pintura y completé una maestría en Teoría del Arte. Sin embargo, no creo que la educación, por sí sola, me haya convertido en artista. Me dio una base y herramientas para algo que había comenzado mucho antes.

¿Qué te ha inspirado a desarrollarte como artista interdisciplinaria, abarcando la pintura, la gráfica, el diseño gráfico, la cerámica, la fotografía, el video, la performance, la ilustración de libros, el tatuaje y también la música?


Para mí, trabajar entre distintas disciplinas surgió de manera natural. Nunca he percibido la pintura, la música, la poesía o el cine como mundos completamente separados. Son diferentes maneras de aproximarme a una imagen o a una experiencia que quiero comprender.
La pintura sigue siendo una base esencial de mi práctica, pero no puede expresar todo de la manera en que yo lo necesito. Una película permite que una imagen se despliegue en el tiempo. La música puede transportar una emoción a través de la voz y del sonido. Un mural transforma la relación entre una imagen, la arquitectura y las personas que habitan un espacio. Después de mudarme a China, comencé a trabajar con la cerámica y descubrí lo que ocurre cuando una imagen adquiere peso, volumen y textura.
Mi trabajo se fue expandiendo gradualmente a través de la ilustración, los murales, la docencia, el video y otras formas de expresión. La música regresó a mi vida después de haberla dejado de lado para concentrarme en la pintura. Cada una de estas experiencias abrió una posibilidad que otro medio no podía ofrecer de la misma manera.
Existen fundamentos compartidos, como el ritmo, la composición, la tensión y la pausa, pero cada medio nos permite vivirlos de forma distinta. A menudo siento que es la propia imagen la que elige lo que quiere convertirse. Mi tarea consiste en reconocer si necesita ser una pintura, una canción, una película o un objeto, y luego encontrar el lenguaje que le permita existir.


¿Cuáles son los temas principales que están más presentes en tu obra artística?


Regreso una y otra vez al subconsciente, a la mitología y a esos momentos en que una persona atraviesa una transformación interior. El amor, la muerte, el miedo y la elección aparecen en mi obra a través de figuras y relatos que han acompañado a la humanidad durante siglos.
Utilizo la palabra arquetipo con bastante libertad. No se limita a una definición estrictamente junguiana. Para mí, un arquetipo es una imagen que conecta una experiencia individual con algo colectivo, algo que puede resultar extrañamente familiar incluso cuando lo encontramos por primera vez. El folclore bielorruso me es especialmente cercano, pero también exploro la filosofía y las imágenes de la India, la mitología china y japonesa, y el simbolismo religioso de distintas tradiciones.
Una figura a la que suelo regresar es La Loba, la mujer que reúne huesos y les devuelve la vida. Veo en ella la posibilidad de recuperar algo esencial dentro de nosotras mismas. Adán, Eva, Lilith y las Tres Parcas también reaparecen en mi obra, porque sus historias siguen planteando preguntas sobre nuestras propias vidas.
Me atrae especialmente el instante justo antes de que algo cambie. En mi pintura Eclipse, Adán mira la manzana mientras un sol negro ya se ha alzado sobre él. Me interesa esa vacilación: ¿todavía tiene una elección, o algo ya se ha transformado dentro de él?

A través de imágenes como esta, intento aproximarme a experiencias difíciles de explicar de manera directa. Una obra puede conservar una memoria emocional y permitir que otra persona la encuentre a su manera.


¿Qué representa para ti que muchas de tus pinturas formen parte de colecciones públicas y privadas de distintos países, entre ellos Bielorrusia, Reino Unido, Singapur, Rusia, España, Suiza y Ecuador?

Significa mucho para mí que una obra pueda salir de mi estudio y convertirse en parte de la vida de otra persona, a veces en un lugar que nunca he visitado. La pintura es un proceso muy íntimo. Paso tiempo con una imagen, con las preguntas y los sentimientos que le dieron origen, y luego esta comienza una existencia más allá de mí.
Cuando alguien decide vivir con una obra o incluirla en una colección, siento gratitud por esa confianza. Puede que vea algo muy distinto de lo que yo vi al crearla, y eso me parece valioso. No necesito que el espectador repita mi interpretación. Me interesa lo que sucede entre la imagen y su propia experiencia.
El hecho de que mis obras encuentren hogar en distintos países también se relaciona con la idea que está detrás de mi conferencia, Arquetipos en tránsito. Las imágenes viajan entre culturas y personas, adquiriendo nuevos significados en el camino. Mi obra lleva algo del lugar del que vengo, pero también puede hablarle a alguien cuya vida es muy diferente de la mía. Esa posibilidad tiene un profundo significado para mí.

¿De qué manera ha evolucionado tu trabajo artístico en los últimos cinco años?


En los últimos cinco años, me he vuelto más abierta a seguir una idea más allá del medio en el que apareció por primera vez. La pintura sigue siendo central en mi práctica, pero comprendo cada vez más mi trabajo como una conversación entre diferentes lenguajes artísticos.
Mi formación académica me dio una relación sólida con la composición y la forma. Con el tiempo, me he vuelto más atenta a la experiencia interior que hay detrás de una imagen: por qué regresa, qué la vuelve inquietante y qué me pide. Las figuras mitológicas se han convertido en una manera de explorar esas preguntas desde mi propia experiencia.
Trabajar con el cine me ayudó a pensar el arte como algo que puede sucederle a quien lo contempla. En mi cortometraje Shukra, creado para un festival interdisciplinario, exploré la transformación a través de la relación de una mujer con una deidad. El festival fue concebido como un laberinto, y me interesaba cómo atravesar el arte podía modificar el estado de conciencia de una persona.
Mi mudanza a China incorporó la cerámica a mi práctica. Seguí explorando seres mitológicos, incluidas figuras del folclore bielorruso, pero ahora a través de objetos físicos. Más recientemente, mi proyecto musical en solitario y el video Crying dieron forma a una experiencia profundamente personal del amor. Estos desarrollos me han ayudado a comprender que mi práctica puede mantenerse coherente incluso cuando cambian sus materiales. Lo que une las obras es la pregunta que da origen a cada imagen.

Háblanos de tu pasión por la música. ¿Qué significó para ti haber sido primera soprano del Conjunto Folclórico Litwins?


La música ha estado conmigo desde la infancia. Mi tío fundó y dirige el Conjunto Folclórico Litwins, que desde finales de los años ochenta se dedica a reconstruir música tradicional. Crecí rodeada de ensayos, conciertos, talleres y giras. En casa también escuchábamos discos de vinilo, incluidos los de The Beatles y The Rolling Stones. La música formaba parte de mi vida familiar y, al mismo tiempo, era una puerta hacia un mundo mucho más amplio.
De adolescente tocaba la guitarra e incluso tuvimos una banda punk. Escribimos varias canciones, algunas con letras mías. Más tarde, cuando elegí la pintura como profesión, dejé la música de lado porque creía que, sin una formación musical profesional, no podía dedicarme a ella en serio. Con el tiempo, comprendí que esa idea me había limitado.
Cantar como primera soprano con Litwins fue una manera significativa de regresar a la música a través del folclore. Una canción arcaica puede alcanzar algo en nosotros que es más antiguo que nuestra comprensión consciente. A través de la voz, sentí una conexión con ese mismo mundo arquetípico que exploro en mi trabajo visual, pero de una forma muy inmediata y corporal.
Un recuerdo especialmente cercano para mí es haberme presentado con el conjunto en la residencia de China a la que luego regresé como artista individual. En aquella primera visita, representamos a Bielorrusia juntos a través de la música. Volver con mi propia práctica artística me permitió ver cómo esas partes de mi vida permanecen conectadas. Mi proyecto reciente, Crying, nace de un espacio musical más personal, pero continúa esa necesidad de dar forma a la emoción a través de la voz.


En un mundo cada vez más polarizado y tecnológico, ¿consideras que llegará un día en que la inteligencia artificial pueda reemplazar la creatividad del ser humano?


Creo que la inteligencia artificial puede convertirse en una herramienta poderosa para crear imágenes y explorar posibilidades. Pero, cuando pienso en la creatividad, también pienso en la experiencia que hace que una persona necesite crear en primer lugar.
Para mí, una obra comienza con algo vivido: una emoción que no puedo apartar, un miedo del que quiero acercarme o una imagen que sigue regresando sin explicación. Hacer arte es una forma de permanecer con esa experiencia hasta que encuentra una forma. El resultado importa, pero también importa el proceso interior que le dio existencia.
En mi conferencia, describo el arte como una especie de meditación centrada en un estado emocional intenso. Una obra puede conservar algo de ese estado. Por eso me resulta difícil imaginar que la creatividad humana pueda ser reemplazada por completo. Nuestra relación con el arte implica saber que otra persona ha intentado expresar algo desde su propia vida y que nosotros podemos reconocer en ello una parte de nosotros mismos.
La tecnología seguirá transformando nuestra manera de trabajar y lo que consideramos posible. Estoy abierta a explorar nuevas herramientas, del mismo modo que estoy abierta a nuevos medios. Pero quisiera que su uso permaneciera vinculado a una pregunta artística. Para mí, la pregunta importante es qué intentamos comprender a través de la obra y por qué sentimos la necesidad de llevarla al mundo.


Gracias, querida Alesia, por tu tiempo, tu espacio y tu atención. Ha sido un verdadero placer conocer más sobre tu polifacética trayectoria artística.
Desde esta plataforma, te deseamos muchos éxitos en cada uno de tus proyectos. Que tu pasión por el arte siga creciendo cada día y que tus obras continúen llegando a colecciones privadas y públicas. Es un honor darle difusión a tu maravilloso trabajo artístico.

Nota: la presente entrevista ha sido traducida del inglés al español mediante Perplexity AI.



Carlos Javier, es escritor nicaragüense radicado en Costa Rica.
Contacto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es

Foto cortesia di Carlos Javier

Poesia di Danijela Cuk dedicata alla sua mamma

Foto cortesia di Danijela Cuk e la sua mamma

L’AMORE DI UNA MADRE E UNA FIGLIA

Se tutti gli amori del mondo fossero così puri,
come l’amore di una madre e una figlia, in cui l’amore risplende,
nessuno conoscerebbe le nuvole grigie,
ma solo il bellissimo sole che splende.

Sono orgogliosa di mia madre,
della donna che mi ha dato la vita,
ma anche della donna che mi ha protetta per tutta la vita,
meglio che poteva e sapeva.

Ha attraversato lotte che nessuno dovrebbe mai affrontare,
le facevano male i giorni, le facevano male le notti,
ma è sempre stata al mio fianco,
nella buona e nella cattiva sorte.

Portava ferite nel cuore,
un peso troppo grande sulle sue spalle,
ma è proprio per questo che sono orgogliosa di lei,
è proprio per questo che le voglio così tanto bene.

La malattia non le ha impedito
di lottare nella vita per tutto,
e oggi risplende come il sole più bello,
e per me lei è davvero il sole.

E anche lei è orgogliosa di me,
dice che sono tutto ciò che ha nella vita,
mi ha trasmesso l’amore nell’anima,
grazie a lei, porto nel cuore tutta la bellezza.

Grazie madre mia, di tutto,
di tutto ciò che mi hai dato,
e anche quando la vita è stata più dura,
non ti sei mai arresa.

Danijela Ćuk
Croazia

Amicizia in lontananza con dedica poetica. La poetessa Lan Xin scrive :  Alla carissima Eva Petropoulou Lianou- Grecia

Foto cortesia di Eva Petropoulou Lianou – Grecia

Alla carissima Eva Petropoulou Lianou

Poesia di Lan Xin

Carissima Eva Petropoulou Lianou,

Tu vieni portando con te antichi messaggi spirituali nascosti,

I tuoi occhi custodiscono l’occhio onniveggente del cosmo.

Nel momento stesso in cui ci incontriamo,

Tu contempli il mio passato e il mio futuro attraverso i cicli di rinascita.

Tu doni tutto il tuo cuore per sostenere la sacra missione della mia anima.

Anche se innumerevoli parole potessero essere intessute per lodare tutto ciò che è bello,

Nessuna può catturare appieno lo splendore di ciò che sei.

Sei un angelo della poesia in questo mondo mortale tridimensionale,

Costruendo un ponte arcobaleno di versi sulla terra.

Sei anche portatrice di luce attraverso regni paralleli,

Incarnazione vivente di verità, bontà e bellezza,

Un ponte che collega le civiltà di Oriente e Occidente.

Sei messaggera di amore e pace nel regno mortale,

E la manifestazione di amore e pace nelle dimensioni superiori.  Sei un angelo benedetto dalla grazia e dalla fortuna,

Portando benedizioni e prosperità a tutti gli esseri ovunque tu vada.

Sei mia sorella attraverso i cicli di reincarnazione,

La mia compagna di viaggio che cammina al mio fianco nel vasto universo parallelo.

Sebbene montagne e mari ci separino e le nostre terre d’origine siano lontane,

Le nostre anime risuonano come una sola, i nostri cuori profondamente allineati.

Sebbene migliaia di fiumi e montagne ci separino, ti sento vicina.

Un amore sconfinato ci guida attraverso tutte le barriere del tempo e dello spazio,

Mano nella mano, insieme, tra i regni paralleli.

To Dearest Eva Petropoulou Lianou

Poem by Lan Xin

Dearest Eva Petropoulou Lianou,
You come bearing the hidden ancient spiritual messages,
Your eyes hold the all-seeing eye of the cosmos.
At the very moment we first meet,
You behold my past and future lives across cycles of rebirth.

You give your whole heart to uphold my soul’s sacred mission.
Though countless words may be woven to praise all that is beautiful,
None can fully capture the radiance of who you are.

You are an angel of poetry in this three-dimensional mortal world,
Building a rainbow bridge of verses upon the earth.
You are also a bearer of light across parallel realms,
A living embodiment of truth, goodness and beauty,
A bridge connecting the civilizations of East and West.

You are a messenger of love and peace in the mortal realm,
And the manifestation of love and peace within higher dimensions.
You are an angel blessed with grace and fortune,
Bringing blessings and good fortune to all beings wherever you go.

You are my sister across cycles of reincarnation,
My fellow traveler walking beside me in the vast parallel universe.

Though mountains and seas divide us, and our homelands lie far apart,
Our souls resonate as one, our hearts deeply aligned.
Though thousands of rivers and mountains stand between us, you feel near.
Boundless love carries us through all barriers of time and space,
Hand in hand, together, amid the parallel realms.

Foto cortesia di Lan Xin

Dove le parole diventano luce, poesia di Yasmin Harmouche – Libano

Foto cortesia di Yasmin Harmouche– Libano

Dove le parole diventano luce


Di Yasmin Harmouche

Scrivo perché il silenzio parla,
in stanze nascoste sotto il cuore,
dove sogni infranti e stelle lontane
aspettano ancora un nuovo inizio.

Scrivo per le anime che hanno perso la strada,
per i cuori che hanno imparato a sorridere nonostante il dolore,
per ogni lacrima che la notte ha trattenuto,
e per ogni speranza che è risorta.

Le mie parole sono ponti sul tempo,
attraversano i confini dell’anima,
e ovunque i cuori possano comprendere,
una sola poesia può renderci completi.

Non scrivo per fuggire dal mondo,
ma per dargli un altro sguardo:
un po’ di luce, un soffio d’amore,
un sogno che potrebbe ancora avverarsi.

Che le mie parole viaggino lontano,
da un cuore all’altro,
perché la poesia non conosce terre straniere:
ovunque ci sia sentimento,
c’è un posto per l’arte.

Yasmin Harmouche



Yasmin Harmouche è una poetessa, scrittrice e promotrice culturale libanese. La sua opera letteraria esplora l’amore, le emozioni umane, l’identità e la bellezza della parola scritta. Attraverso la poesia e le iniziative culturali, si propone di costruire ponti tra la letteratura araba e la comunità letteraria internazionale. È anche fondatrice e direttrice di Al-Afaq Al-Thaqafiya International Magazine, una rivista dedicata a celebrare scrittori e poeti e a far conoscere le loro voci ai lettori di tutto il mondo.






Where Words Become Light
By Yasmin Harmouche

I write because the silence speaks,
in hidden rooms beneath the heart,
where broken dreams and distant stars
still wait for a brand-new start.

I write for souls that lost their way,
for hearts that learned to smile through pain,
for every tear the night has kept,
and every hope that rose again.

My words are bridges over time,
they cross the borders of the soul,
and wherever hearts can understand,
a single poem can make us whole.

I do not write to escape the world,
but to give it another view—
a little light, a breath of love,
a dream that might still come true.

So let my words travel far,
from one heart to another heart,
for poetry knows no foreign land—
wherever there is feeling,
there is a place for art.

Yasmin Harmouche

Yasmin Harmouche is a Lebanese poet, writer, and cultural promoter. Her literary work explores love, human emotions, identity, and the beauty of the written word. Through poetry and cultural initiatives, she seeks to build bridges between Arab literature and the international literary community. She is also the founder and editor of Al-Afaq Al-Thaqafiya International Magazine, dedicated to celebrating writers and poets and bringing their voices to readers around the world.



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