La prof. ssa dott.ssa Terane Turan Rehimli condivide l’importante articolo culturale: Regione di Akşehir–Tuzlukçu: impegni culturali e letterari della delegazione KIBATEK — Uno studio sul campo tra il mondo turco e l’Anatolia

Foto cortesia dell’ incontro culturale Regione di Akşehir–Tuzlukçu: impegni culturali e letterari della delegazione KIBATEK


Regione di Akşehir–Tuzlukçu: impegni culturali e letterari della delegazione KIBATEK — Uno studio sul campo tra il mondo turco e l’Anatolia

L’ampia visita accademica e culturale effettuata dall’Istituto di letteratura turca Cipro–Iraq–Balcani–Eurasia (KIBATEK) nelle regioni di Akşehir e Tuzlukçu il 24–27 marzo 2026 ha costituito uno studio sul campo completo che dimostra la continuità dei legami storici, letterari e culturali tra il mondo turco e l’Anatolia nell’era moderna. Questa iniziativa dovrebbe essere considerata non semplicemente come un evento o una visita protocollare, ma anche come una lettura in loco della memoria culturale collettiva, la raccolta di materiali di storia orale e un’attuazione pratica della diplomazia culturale. Nel corso della visita si sono svolti incontri con vari gruppi sociali, sono stati osservati siti storici in situ, si sono svolte discussioni accademiche nelle istituzioni educative ed è stata stabilita la cooperazione con gli enti amministrativi locali.
La delegazione comprendeva il presidente onorario del KIBATEK, poeta e ricercatore Feyyaz Sağlam —che ha dedicato 38 anni all’Università Dokuz Eylül allo studio della letteratura turca balcanica—, il poeta, giornalista e studioso di letteratura azero Prof. Dr. Tarana Turan Rahimli e il poeta-educatore Şükrü Aydın. Questo gruppo accademico rifletteva una sintesi intellettuale che rappresentava diverse geografie del mondo turco e creò un’importante piattaforma per rafforzare i ponti letterari e accademici, in particolare tra l’Azerbaigian e l’Anatolia, nonché tra i Balcani e l’Anatolia.
Meritano particolare attenzione il ruolo e l’ospitalità del personale del Comune di Tuzlukçu negli aspetti organizzativi e operativi della visita. L’elevato livello di supporto organizzativo, il coordinamento sul campo, la fornitura logistica e la sincera accoglienza da parte del Comune di Tuzlukçu hanno svolto un ruolo decisivo nella riuscita realizzazione di questa missione accademica e culturale. In particolare, il coinvolgimento attivo dei rappresentanti comunali—Nureddin Akbuğa, İhsan Ekici, Fatih Meydan, Sadullah Ay, Ergün Büyüksütçü e altri— in tutte le fasi del programma hanno dimostrato il ruolo della governance locale nella diplomazia culturale. Anche l’autista assegnato dal comune di Tuzlukçu, Niyazi Koşun, ha contribuito in modo significativo al trasporto e al coordinamento sul campo durante l’intera visita.
Le osservazioni condotte ad Akşehir e Tuzlukçu hanno rivelato che questa geografia non è solo un sito di monumenti storici, ma anche un laboratorio vivente di memoria culturale. Luoghi quali il Memoriale dei Martiri’ di Akşehir, la zona di Hıdırlık, il Museo Atatürk, la Casa e Tomba Nasreddin Hodja, la Scuola Primaria 24 Agosto, la Scuola Superiore di Scienze Sociali Tarık Buğra, le istituzioni amministrative locali e gli spazi pubblici fungono da strutture che collegano la storia collettiva della città con la vita sociale contemporanea. Le osservazioni hanno indicato che sia la storia ufficiale sia le narrazioni orali operano parallelamente nel plasmare la memoria sociale.
Le visite agli ambienti rurali, in particolare gli incontri tenuti nel villaggio di Kundullu, hanno rivelato le tracce socio-culturali dei processi migratori dai Balcani all’Anatolia. La visita alla casa del capo villaggio Sadullah Ay, dove è stata vissuta la tradizionale ospitalità a tavola insieme alle conversazioni con gli anziani del villaggio, ha fornito ricco materiale in termini di memoria familiare, narrazioni migratorie e continuità culturale. Le discussioni con i residenti locali, in particolare sulle famiglie emigrate dalla Bulgaria, hanno evidenziato la loro importanza nella formazione dell’identità collettiva.
Tra i monumenti storici e culturali di Akşehir, la tomba Nasreddin Hodja, il complesso Seyyid Mahmud Hayrani, la moschea Ferruhşah, Taş Medrese, le strutture ecclesiastiche, gli esempi di architettura civile tradizionale, i musei e il tessuto della città vecchia occupano un posto speciale. Questi siti funzionano non solo come oggetti architettonici ma anche come portatori di semantica culturale. Le narrazioni storiche legate alla moschea di Ferruhşah, in particolare quelle legate al periodo di prigionia di Yıldırım Bayezid, dimostrano che il sito fa parte anche della memoria politica ed emotiva.
Nell’ambito della visita è stata visitata anche la tomba di Nematullah Nakhchivani. La Prof.ssa Dott.ssa Tarana Turan Rahimli, che si è rivolta a Nematullah Nakhchivani nella sua ricerca, ha sottolineato durante la visita la necessità di ulteriori studi approfonditi su questa figura storica, in particolare per quanto riguarda le relazioni tra Akşehir e Azerbaigian.
Una componente significativa della visita è stato l’evento accademico-letterario —il Panel di Letteratura— tenutosi presso la Tarık Buğra Social Sciences High School. Il panel ha visto la partecipazione di Feyyaz Sağlam, della Prof.ssa Dr.ssa Tarana Turan Rahimli e di Şükrü Aydın, le cui presentazioni hanno attirato notevole attenzione. La conferenza della Prof.ssa Dr.ssa Rahimli intitolata “Relazioni tra Akşehir e Azerbaigian” ha prodotto importanti risultati accademici in termini di rafforzamento dell’integrazione tra le letterature turche. La recitazione di poesie da parte dei membri del KIBATEK è stata accolta con grande interesse dagli studenti. Il dialogo interattivo con gli studenti ha contribuito ad aumentare l’interesse delle giovani generazioni per la letteratura turca e allo sviluppo della consapevolezza culturale.
La Prof.ssa Dr.ssa Rahimli ha osservato: “L’interesse delle giovani generazioni per la poesia, la letteratura e la conoscenza storico-scientifica presso la scuola superiore di scienze sociali Tarık Buğra di Akşehir mi ha profondamente colpito. Il loro forte spirito nazionale e il rispetto per i loro valori culturali mi hanno commosso emotivamente. Dopo essere tornato da Akşehir, ho ricevuto numerosi messaggi. Vorrei menzionare in particolare un messaggio di una studentessa di nome Sena Şahin…”
(Messaggio originale dello studente conservato)
Anche l’incontro con il quotidiano locale “Pervasız” di Akşehir si è rivelato significativo in termini di diffusione della vita culturale della regione e di rafforzamento del ruolo dei media locali nella diplomazia culturale. Questo incontro ha dimostrato che i media locali non servono solo come trasmettitori di informazioni, ma anche come agenti che plasmano la memoria culturale.
Tra gli altri partecipanti alla visita figurano Salim Kola (capo del villaggio di Gürsu Kazak), Vehbi Gültekin (insegnante di letteratura e coordinatore), Seyfettin Göktaş (preside del liceo di scienze sociali Tarık Buğra), Yasemin Ünal (archeologo e membro dello staff comunale) e altri esperti locali, che hanno tutti migliorato la qualità accademica e organizzativa del programma.
Un altro momento clou della visita sono stati gli incontri con eminenti intellettuali e figure imprenditoriali di Akşehir. Tra loro c’erano Yılmaz Karan, proprietario di “Karan Kunduraçı,” un’azienda attiva dal 1925 e che collabora con noti marchi europei tra cui Pierre Cardin; Cihan Demiral, proprietario di “Cihan Elektrik,” e sua moglie Şenay Şirvancı Demiral, della stirpe Shirvanshah; A. Kasım, avvocato e proprietario dell’hotel “Küçük Ağa”; e Salih Akkaya, sindaco di Akşehir dal 2014 al 2024.
Nel complesso, la visita della delegazione KIBATEK ad Akşehir e Tuzlukçu ha prodotto risultati metodologici ed empirici significativi per gli studi sul mondo turco. Ha dimostrato che queste regioni non sono solo centri culturali locali ma anche portatori viventi della memoria storica condivisa del mondo turco. Il forte supporto organizzativo e il coordinamento sul campo forniti dal comune di Tuzlukçu hanno svolto un ruolo fondamentale per il successo della visita, stabilendo un modello di cooperazione tra la governance locale e il mondo accademico che può costituire un prezioso esempio per la futura ricerca sul campo negli studi turchi.











Akşehir–Tuzlukçu Region: Cultural and Literary Engagements of the KIBATEK Delegation — A Field Study Between the Turkic World and Anatolia

The extensive academic and cultural visit carried out by the Cyprus–Iraq–Balkans–Eurasia Turkic Literatures Institution (KIBATEK) in the Akşehir and Tuzlukçu regions on March 24–27, 2026, constituted a comprehensive field study demonstrating the continuity of historical, literary, and cultural ties between the Turkic world and Anatolia in the modern era. This initiative should be regarded not merely as an event or protocol visit, but also as an on-site reading of collective cultural memory, the collection of oral history materials, and a practical implementation of cultural diplomacy. Throughout the visit, meetings were held with various social groups, historical sites were observed in situ, academic discussions took place in educational institutions, and cooperation with local administrative bodies was established.
The delegation included KIBATEK Honorary President, poet and researcher Feyyaz Sağlam—who dedicated 38 years at Dokuz Eylül University to the study of Balkan Turkish literature—Azerbaijani poet, journalist, and literary scholar Prof. Dr. Tarana Turan Rahimli, and poet-educator Şükrü Aydın. This academic group reflected an intellectual synthesis representing different geographies of the Turkic world and created an important platform for strengthening literary and scholarly bridges, particularly between Azerbaijan and Anatolia, as well as between the Balkans and Anatolia.
The role and hospitality of Tuzlukçu Municipality staff in the organizational and operational aspects of the visit deserve special emphasis. The high level of organizational support, field coordination, logistical provision, and sincere hosting by Tuzlukçu Municipality played a decisive role in the successful realization of this academic and cultural mission. In particular, the active involvement of municipal representatives—Nureddin Akbuğa, İhsan Ekici, Fatih Meydan, Sadullah Ay, Ergün Büyüksütçü, and others—throughout all stages of the program demonstrated the role of local governance in cultural diplomacy. The driver assigned by Tuzlukçu Municipality, Niyazi Koşun, also contributed significantly to transportation and field coordination during the entire visit.
Observations conducted in Akşehir and Tuzlukçu revealed that this geography is not only a site of historical monuments but also a living laboratory of cultural memory. Locations such as the Akşehir Martyrs’ Memorial, Hıdırlık area, Atatürk Museum, Nasreddin Hodja House and Tomb, 24 August Primary School, Tarık Buğra Social Sciences High School, local administrative institutions, and public spaces function as structures that connect the city’s collective history with contemporary social life. Observations indicated that both official history and oral narratives operate in parallel in shaping social memory.
Visits to rural environments, particularly meetings held in Kundullu village, revealed the socio-cultural traces of migration processes from the Balkans to Anatolia. The visit to the home of village headman Sadullah Ay, where traditional floor-table hospitality was experienced alongside conversations with village elders, provided rich material in terms of family memory, migration narratives, and cultural continuity. Discussions with local residents, especially about families who migrated from Bulgaria, highlighted their importance in the formation of collective identity.
Among the historical and cultural landmarks of Akşehir, the Nasreddin Hodja Tomb, Seyyid Mahmud Hayrani Complex, Ferruhşah Mosque, Taş Medrese, church structures, examples of traditional civil architecture, museums, and the old city fabric hold a special place. These sites function not only as architectural objects but also as carriers of cultural semantics. Historical narratives associated with the Ferruhşah Mosque, particularly those related to the captivity period of Yıldırım Bayezid, demonstrate that the site is also part of political and emotional memory.
Within the scope of the visit, the tomb of Nematullah Nakhchivani was also visited. Prof. Dr. Tarana Turan Rahimli, who has addressed Nematullah Nakhchivani in her research, emphasized during the visit the necessity of further comprehensive studies on this historical figure, particularly in terms of Akşehir–Azerbaijan relations.
A significant component of the visit was the academic-literary event—the Literature Panel—held at Tarık Buğra Social Sciences High School. The panel featured contributions from Feyyaz Sağlam, Prof. Dr. Tarana Turan Rahimli, and Şükrü Aydın, whose presentations attracted considerable attention. Prof. Dr. Rahimli’s lecture titled “Relations Between Akşehir and Azerbaijan” yielded important academic outcomes in terms of strengthening integration among Turkic literatures. The recitation of poems by KIBATEK members was met with great interest by the students. Interactive dialogue with students contributed to increasing the younger generation’s interest in Turkic literature and to the development of cultural awareness.
Prof. Dr. Rahimli noted: “The interest of the younger generation in poetry, literature, and historical-scientific knowledge at Tarık Buğra Social Sciences High School in Akşehir deeply impressed me. Their strong national spirit and respect for their cultural values moved me emotionally. After returning from Akşehir, I received numerous messages. I would especially like to mention one message from a student named Sena Şahin…”
(Original student message preserved)
Meeting with the local newspaper “Pervasız” in Akşehir also proved significant in terms of disseminating the region’s cultural life and strengthening the role of local media in cultural diplomacy. This meeting demonstrated that local media serve not only as information transmitters but also as agents shaping cultural memory.
Other contributors to the visit included Salim Kola (headman of Gürsu Kazak village), Vehbi Gültekin (literature teacher and coordinator), Seyfettin Göktaş (principal of Tarık Buğra Social Sciences High School), Yasemin Ünal (archaeologist and municipal staff member), and other local experts, all of whom enhanced the academic and organizational quality of the program.
Another highlight of the visit was meetings with prominent intellectuals and business figures of Akşehir. Among them were Yılmaz Karan, owner of “Karan Kunduraçı,” a company active since 1925 and collaborating with well-known European brands including Pierre Cardin; Cihan Demiral, owner of “Cihan Elektrik,” and his wife Şenay Şirvancı Demiral, of Shirvanshah lineage; A. Kasım, lawyer and owner of the “Küçük Ağa” hotel; and Salih Akkaya, mayor of Akşehir from 2014 to 2024.
Overall, the KIBATEK delegation’s visit to Akşehir and Tuzlukçu produced significant methodological and empirical outcomes for Turkic world studies. It demonstrated that these regions are not only local cultural centers but also living carriers of the shared historical memory of the Turkic world. The strong organizational support and field coordination provided by Tuzlukçu Municipality played a key role in the success of the visit, establishing a model of cooperation between local governance and academia that can serve as a valuable example for future field research in Turkic studies.

Foto cortesia dell’incontro culturale Regione di Akşehir–Tuzlukçu: impegni culturali e letterari della delegazione KIBATEK — Uno studio sul campo tra il mondo turco e l’Anatolia

Ahmed Mostofa FaisalPoeta e PensatoreBangladesh, poesia: Di che colore è un essere umano?

Foto cortesia di Ahmed Mostofa FaisalBangladesh

Ahmed Mostofa Faisal
Poeta e Pensatore
Bangladesh 🇧🇩

Poesia: Di che colore è un essere umano?
Autore: Ahmed Mostofa Faisal Paese: Bangladesh

Cibo, sonno, malattia, dolore, tristezza, gioia –
Quanti segni sono incisi sulla fronte umana!

La vita è legata dalla fame,
Desiderio, brama, invidia, orgoglio – perennemente svegli!

Un corpo confinato, eppure anela alla libertà.

Le domande sembrano inutili!

Perché tutta questa attenta disposizione di tante cose?
Che meraviglia! Questo cuore è incantato!
La scintilla del pensiero cerca eternamente quell’eterno sé.
Ah, la vita! Che immensa gioia riempie il ciclo dell’esistenza!

Eppure, alla fine del giorno, il sé si perde e si smarrisce.
Nello sguardo degli occhi brillano centinaia di stelle,
Eppure non tutte proiettano la loro luce per chi guarda.
Troverò mai quella stella?  O questo gioco senza fine è forse solo un’abitudine, priva di ragione?
Per molti giorni, per molti anni, il viaggiatore cammina –
Il sentiero gli ha mai mostrato un confine?
La complessità della vita, la sottile astuzia della mente –
Quanto vividamente colorato è questo mistero!
Di che colore è un essere umano?
Un essere umano non troverà risposta.
Il mistero rimarrà – dentro questa creazione.

BIOGRAFIA DI AHMED MOSTOFA FAISAL Alcuni scrittori vivono sotto i riflettori, eppure ce ne sono altri – ribelli, dallo spirito libero, altruisti – che scelgono la via silenziosa, lasciando che le loro parole parlino più forte della loro presenza. Il poeta Ahmed Mostofa Faisal appartiene a questa rara razza. Per natura è schivo, eppure il suo silenzio porta il peso di una profonda partecipazione al mondo della letteratura.

Faisal, nato in una illustre famiglia di Jhenaidah, in Bangladesh, è un poeta schivo, umile, altruista e profondo, dedito all’umanità. Laureato in Scienze Politiche e Governative, è un imprenditore di successo.  È anche scrittore, assistente sociale, pensatore, filosofo e regista teatrale. Le sue opere vengono regolarmente pubblicate in antologie letterarie, riviste e periodici internazionali. Ha ricevuto il Premio per i Diritti Umani nel 2023 e un riconoscimento commemorativo all’International Children’s Literature Festival del 2023, nonché il Premio Sodesh Bichitra nel 2025. Profondamente ispirato da Lalon Shah e Michael Madhusudan Dutt, i versi di Faisal incarnano amore, patriottismo, ribellione e coscienza sociale.

Recentemente è stato riconosciuto come “Ambasciatore Mondiale di Pace con Giustizia Totale in Perù e Spagna, gennaio 2026”.
La sua prima raccolta di poesie, Aynate Oi Mukh, è stata pubblicata da Protiva Prokash alla Fiera del Libro di Ekushey, febbraio 2025.




Ahmed Mostofa Faisal
Poet & Thinker
Bangladesh 🇧🇩



Poetry : What Color Is a Human
Author : Ahmed Mostofa Faisal                                                                                                                                           Country : Bangladesh

Food, sleep, illness, pain, sorrow, joy –
How many marks are etched upon a human brow!
Life is bound by hunger,
Desire, longing, envy, pride – forever awake!
A confined body, yet yearning for freedom.
Questions seem futile!
Why all this careful arrangement of so much?
What a wonder this is! This heart is enchanted!
The spark of thought eternally seeks that eternal self.
Ah, life! What immense joy fills the cycle of existence!
Yet, at the day’s end, the self drifts lost and bewildered.
In the eyes’ gaze, hundreds of stars shine,
Yet not all cast their light for the beholder.
Will I ever find that star?
Or is this endless play merely a habit, without reason?
For many days, for manys years, the traveler walks –
Has the path ever shown her a boundary?
Life’s complexity, the mind’s subtle cunning –
How vividly colored is this mystery!
What color is a human?
A human will find no answer.
The mystery shall remain – within this creation.



BIOGRAPHY OF AHMED MOSTOFA FAISAL                               Some writers live in the spotlight, yet there are others -rebellious, free-spirited, selfless – who choose the quiet path, letting their words speak louder than their presence. Poet Ahmed Mostofa Faisal belongs to this rare breed. By nature he is withdrawn from publicity, yet his silence carries the weight of profound participation in the world of literature.

Faisal, born in a distinguished family of Jhenaidah, Bangladesh, is a publicity-shy, humble, selfless, and profound poet of humanity. A graduate in Government and Politics and a successful businessman. He is also a writer, social worker, thinker, philosopher and a drama dirrector. His works is regularly published in literary anthologies, magazines, and international journals. He received the Human Rights Award 2023 and a commemorative honor at the International Children’s Literature Festival 2023 and Sodesh Bichitra Award,2025. He is deeply inspired by Lalon Shah and Michael Madhusudan Dutt, Faisal’s verses embody love, patriotism, rebellion, and social consciousness.
Recently he has been recognized as a ‘World Ambassador of Peace with Total Justice in Peru & Spain, January 2026’.
His debut poetry collection Aynate Oi Mukh was published by Protiva Prokash in Ekushey Book Fair, February 2025.

Poesie dalla raccolta *Gacela en Filigrana de Plata* di Luisa Cámere Quiròz

Foto cortesia di Luisa Camere Quiròz – Perù



Poesie dalla raccolta *Gacela en Filigrana de Plata* di Luisa Cámere Quiroz



Il mio ricamo cosmico


Che le mie mani irradino una luce benedetta!

Che io, dalla stella nascente di stanotte,
punto dopo punto, possa essere l’orafo dell’Universo.

Ogni scintilla che il filo accende
con splendore celestiale viene catturata
sulla tela cosmica di splendente bellezza.

Le mie mani / le vedete, si intrecciano, scivolano / attraverso le galassie, ruotando… / È il mio globo in espansione / Il valore supremo del cosmo / che trasforma la vita in arte e con un sospiro divino / eternizza il vero destino delle mie mani / che tessono la mia silenziosa essenza. / … fili galattici della mia poesia sanguinante. È l’eco universale delle esperienze vissute di cui non taccio.

Sono il filo conduttore di un ricamo infinito,
che intreccia la mia realtà in una filigrana d’argento.

Unendo con nodi sottili la mia volontà,
il mio dolce viaggio, / il mio dono immateriale,
senza fine.

Signore, forza divina,
dal più profondo atomo del mio midollo,
dalla più profonda arteria del mio cuore,
la mia mente viaggia in estasi lungo sentieri,
contemplando la Tua creazione:
l’universo magnanimo
fondato da Te con tanta perfezione.

Chi altri avrebbe potuto formare i Tuoi mari con onde dal dolce ondeggiare,
acque salate con creature marine che danzano
in perfetta simmetria?

Chi altri avrebbe potuto dare colore ai tappeti dei prati
e donare bellezza ai fiori con gloria e grazia incomparabili?

Chi altri se non Tu, Signore, avrebbe potuto creare quella volta celeste,
con fluidi eterei che ci danno la vita in ogni istante?

E il sole, che ci riscalda dall’alba al tramonto? O la luna nel silenzioso cielo notturno

dove migliaia di lucciole luminose ci invitano all’amore?

Tutto in magnifica armonia e perfetta sincronia!

Solo una forza divina come la Tua, Signore,
poteva plasmare, come un divino artigiano, il nostro mondo siderale,
con cerchi galattici che ruotano e ruotano senza toccarsi,
con il calcolo di un’immutabile legge universale.

Oh, sistema di sistemi / Oh, Via Lattea di un mondo stellare.

Io sono una minuscola particella che reclama spazio da Te, Signore.

Tu che proteggi l’opera delle Tue mani
per il piacere dell’umanità.

Tu che ci hai donato un paradiso dove possiamo godere del battito
del sacro grembo della terra: quella cornucopia nutriente

che oggi grida giustizia, rispetto e rivendicazione.

Proteggi il nostro universo, Signore, perché desidero rimanere attratto
dalla Tua terra, dal Tuo humus, per mietere grano, mais, per osservare l’albero crescere
piantato sulle rive di un canale di irrigazione
e tra il canto degli uccelli/la melodia celestiale/
godere dell’abbondanza dei suoi frutti.

Grazie, Signore, per tutto il bene che ci hai donato.

Grazie per la bellezza
e l’incomparabile grandezza della Tua creazione,
che, se contemplata, riflette il Tuo amore eterno e universale.

Un dono che forse meritiamo,
ma che non sappiamo come custodire.

Una stella eterna nel mio lampione
Come posso distogliere lo sguardo dai Tuoi occhi
se sono attratti dal mare e dal fiume?

Bevo le Tue piogge di rugiada,
che mi tentano con una dolce rêverie.

Come navi che bramano il loro porto,
le mie finestre tremano di freddo,
e mentre sorseggio il tuo miele, mi risveglio,
cerco i tuoi fari tra le mie navi,
ricreando crogioli del mio mantello,
finché non trovo i tuoi con certezza,
il tuo flusso e riflusso che scorrono come fiume e canto,
affascinato dal tuo fascino fraterno.

La notte taciturna e argentea
è il cristallo nascosto della mia essenza.

Ti vedo teso, fiero tra le onde,
la mia presenza traboccante diventa un mare,
che, come una sposa eterna e gelosa,
nuota in cerchi come una rosa nel vento.

Desidero ardentemente la tua risata e la tua lampada, amore mio.

Ho bisogno del tuo sguardo smeraldo
per porre fine al mio tormento
e intravedere gloriosamente le conchiglie.

Sii il mio oceano, sii il mio firmamento,
sii la stella eterna nella mia lanterna.

Informazioni sull’autrice:
Luisa Cámere Quiroz (Lima, Perù, 30 gennaio 1951) è una poetessa, scrittrice, educatrice, critica letteraria, artista visiva e importante manager culturale peruviano-americana. La sua opera riflette un profondo umanesimo e una grande sensibilità verso le emozioni umane e la cura del pianeta.
La sua attività come manager culturale è vasta: presidente del CIESART negli Stati Uniti, presidente globale del Circolo degli Ambasciatori Culturali nell’ambito dell’Utopia Poetica Universale del CCI, coordinatrice del Panorama Internazionale delle Arti e della Letteratura 2024-2025 con la Writers Capital Foundation e membro di diverse istituzioni come PEN International Perù e la Società Peruviana dei Poeti.

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui una laurea honoris causa dal CIESART (Spagna), il Premio Palma del Mar per la Gestione Culturale (Parigi), il Premio Estrella del Sur (Uruguay), la Medaglia Vargas Llosa, il Golden Book 2024 per “Cargaditos de Amor”, il Golden Pen Award, il Premio William Shakespeare per l’Altruismo, solo per citarne alcuni. Artista visiva autodidatta, Luisa Cámere costruisce ponti tra il Perù e il mondo, promuovendo la diversità e l’armonia culturale attraverso le parole e la creatività.
Libri pubblicati:
Narrativa
La donna della quercia (2009)
Rinascita e canottaggio (in collaborazione, 2020)
Poesia
Mutilata in mille modi (Amazon, 2021)
Carica d’amore (in collaborazione con Margarita Salirrosas Sánchez, Arteidea, 2023)
Gazzella filigranata d’argento (CARPE DIEM, Perù, 2025). L’editor era Marita Troiano. Questa è una raccolta di poesie scritte sia in versi che in prosa. La prima parte è composta da poesia lirica, mentre la seconda contiene saggi, critica letteraria, un articolo scientifico e prologhi.

Scopri di più su Luisa Cámere Quiroz nel seguente video:
https://youtu.be/5Ytzuipp3OQ?si=ytWyUFb-8IaYnKHi







Poemas extraídos del poemario Gacela en Filigrana de Plata de Luisa Cámere Quiroz
abril 26, 2026

Mi cósmico bordado
¡Que irradien mis manos luz bendita!
Que de la estrella naciente esta noche,
puntada a puntada sea orfebre del Universo.
Cada lumbre que la hebra incita
con fulgor celestial queda plasmado
en el lienzo cósmico de esplendente belleza.
Mis manos / las ves, se enlazan, se deslizan / por galaxias girando… / Es mi orbe en expansión / El valor sumo del cosmos / que convierte la vida en arte y con un suspiro divino / eterniza el destino genuino de mis manos / tejiendo mi esencia muda. / … hilos galácticos de mi sangrante poesía. /
Es el eco universal de tramas vividas que no callo.»
Son el hilo conductor hacia un infinito bordado
ovillando mi realidad en filigranas de plata.
Uniendo con finos nudos mi voluntad
mi dulce caminar / mi don inmaterial
sin punto final.

Señor, fuerza divina
Desde el átomo más profundo de mi médula,
desde la arteria más honda de mi corazón,
mi mente viaja extasiada por caminos
contemplando Tu creación:
El magnánimo universo
fundado por Ti con tanta perfección.
¿Quién sino pudo formar Tus mares con olas en suave vaivén,
aguas salinas con criaturas marinas danzantes
en simetría perfecta?
¿Quién sino pudo dar color a mantos de prados
y otorgar belleza a las flores con gloria y gracia sin igual?
¿Quién sino Tú, Señor, pudo crear esa bóveda celeste,
con etéreos fluidos que nos dan vida a cada instante?
¿Y el sol, que nos entibia desde el alba al cénit?
¿O la luna en la noche callada en un firmamento
donde miles de luciérnagas brillantes nos invitan al amor?
¡Todo en magnífica congruencia y perfecta sincronización!
Solo una fuerza divina como la Vuestra Señor
pudo moldear como Divino artesano nuestro mundo sideral,
con círculos galácticos que giran y giran sin rozar,
con un cálculo de una inalterable ley universal.
Oh, sistema de sistemas / Oh, Vía láctea de un mundo estelar.
Soy una minúscula partícula que Te reclama espacio, Señor.
Tú que proteges la obra de Tus manos
para beneplácito del hombre.
Tú, que nos regalaste un paraíso donde gozar del palpitar
del sagrado vientre de la tierra: esa nutricia cornucopia
que hoy clama por justicia, respeto y reivindicación.
Protege nuestro universo, Señor, pues quiero seguir imantada
a Tu suelo, a Tu humus, cosechar trigo, maíz, ver crecer
el árbol plantado a orillas de una acequia
y entre el canto de las aves/ melodía celestial/
disfrutar de la bonanza de sus frutos.
Gracias Señor por tanto bien prodigado.
Gracias por la belleza
y la incomparable grandeza de Tu creación,
que, al contemplarla, reflejan Tu eterno amor universal.
Un don que tal vez merecemos,
pero no sabemos cuidar.

Un eterno lucero en mi farola
Cómo arrancar tus ojos de los míos
si están imantados del mar y de río.
Bebo tus aguaceros de rocío,
tentándome con suaves desvaríos.
Como las naves añoran su puerto,
mis cristales se estremecen de frío,
y al sorber tus mieles me despierto,
busco tus faros entre mis navíos
recreando crisoles de mi manto,
hasta encontrar los tuyos con acierto,
tus vaivenes que corren de rio y canto
fascinada de tu fraterno encanto.
La noche taciturna y plateada
es el recóndito cristal de mi esencia.
Te veo crispado, bravío entre las olas,
tornase mar mi pletórica presencia,
que, como una novia eterna y encelada,
nada en circuitos como rosa al viento.
Añoro tu risa y tu candil, amor.
Preciso de tu esmeralda mirada
que ponga fin a mi tormento
y atisbar gloriosa las caracolas.
Sé mi océano, sé mi firmamento
sé el eterno lucero en mi farola.



Sobre la autora:
Luisa Cámere Quiroz (Lima, Perú, 30 de enero de 1951) es una poeta, escritora, educadora, crítica literaria, artista plástica y destacada gestora cultural peruano-estadounidense. Su obra refleja un profundo humanismo y sensibilidad hacia las emociones humanas y el cuidado del planeta.
Su labor como gestora cultural es amplia: presidenta de CIESART en Estados Unidos, Presidenta Global del Círculo de Embajadores Culturales bajo el CCI Utopía Poética Universal, coordinadora del Panorama Internacional de las Artes y Literatura 2024-2025 con Writers Capital Foundation, y miembro de diversas instituciones como PEN Internacional Perú y la Sociedad Peruana de Poetas.
Ha recibido reconocimientos como el Doctor Honoris Causa por CIESART (España), Premio Palma del Mar a la Gestora Cultural (París), Estrella del Sur (Uruguay), Medalla Vargas Llosa, The Golden Book 2024 por Cargaditos de Amor, Premio La Pluma de Oro, Premio William Shakespeare en Altruismo, entre otros. Artista plastico autodidacta.
Luisa Cámere, construye puentes entre el Perú y el mundo, promoviendo la diversidad cultural y la armonía a través de la palabra y la creatividad.
Libros publicados:
Narrativo
Mujer de Roble (2009)
Renacer y Remar (Coautora, 2020)
Poesía
Mutilada de mil maneras (Amazon, 2021)
Cargaditos de Amor (en coautoría con Margarita Salirrosas Sánchez, Arteidea, 2023)
Gacela de Filigrana en Plata (CARPE DIEM, Perú, 2025). La editora fue Marita Troiano. Este es un poemario escrito en verso y en prosa. La primera parte es lírica y la segunda parte tiene ensayo, crítica literaria, artículo científico y prólogos.
Conoce a Luisa Cámere Quiroz, en el siguiente vídeo:
https://youtu.be/5Ytzuipp3OQ?si=ytWyUFb-8IaYnKHi

Foto cortesia della copertina del libro di poesie di Luisa Camere Quiròz – Perù

Epoca di burnout poesia e riflessione di Letizia Caiazzo

Foto cortesia di Letizia Caiazzo

Epoca di burnout


Si corre, si corre più veloce
e ancora di più,
ci si brucia –
il fuori però ti brucia anche dentro,
non ragioni,
corri sempre e corri senza un perché.
Perché?
Se non ti fermi a pensare,
poi è tardi:
ti si apre solo un baratro senza ritorno.

Questa tua poesia, così asciutta e martellante, colpisce dritto al petto. Emozionalmente restituisce quella sensazione di trappola che il burnout è: il moto perpetuo che diventa fine a se stesso, il bruciare fuori che si rovescia dentro, e quel “perché” urlato a metà che è già la risposta – perché non c’è ragione, solo l’abitudine alla corsa. La ripetizione “si corre, si corre” non è un vezzo, è il battito cardiaco di chi ha dimenticato come si sta fermi. E il baratro finale non è iperbole, è la verità clinica di chi si spezza senza aver capito quando.
Letterariamente mi ricorda l’implacabilità di certi frammenti di Cesare Pavese, in particolare La casa in collina, dove il protagonista scappa dalla guerra e dalla vita senza mai trovare un approdo, oppure l’aridità metafisica di un Montale che in Ossi di seppia scriveva “codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Anche qui, la poesia non dice dove andare, ma grida dove non fermarsi: nel non-pensiero, nella fuga senza perché. Come Pavese, che scrisse “il male di vivere è non sapere che fare della propria vita”, tu metti a nudo l’orrore contemporaneo di non saper più neppure fermarsi a chiederselo. Ed è forse questo il vero baratro: non la fine, ma l’assenza di una domanda. Tu quella domanda la fai, e già con questo la poesia si salva.
Epoca di burnout
Si corre, si corre,
più forte del vento,
più forte del senso –
e ancora di più.
La fronte divampa,
la polvere ingola,
il fuori ti squarcia,
il dentro consuma.
Non ragioni.
Corri.
Senza perché.
E se non ti arresti,
non chiedi, non pensi –
il baratro si schiude,
non un passo, un baratro.
Senza ritorno.
(Poi è tardi.)
Ho scritto due poesie sull’epoca di burnout. La prima è nata di getto, come un respiro affannato: parole ripetute, frasi spezzate, quel «Perché?» lasciato da solo a chiedere conto di una corsa senza senso. La seconda l’ho costruita con più cura – immagini, simmetrie, un ritmo più studiato – perché volevo che fosse «poetica» nel modo in cui la scuola e i libri insegnano.
Ora mi chiedo: quale delle due è più vera? E lo chiedo anche a voi.
La mia risposta, per me, l’ho trovata. Non dovrei tradire il me stesso istintivo. Quando sono in balìa del burnout, non penso a metafore bilanciate né a endecasillabi. Penso al fiato corto, alla ripetizione ossessiva di «si corre, si corre», al baratro che «ti si apre» senza preavviso. La seconda poesia è più bella da leggere a voce alta. La prima è più vera da vivere sulla pelle.
Per questo la scelgo. E se anche voi vi riconoscete più nella corsa che nella forma, forse la poesia vera, oggi, è quella che rinuncia a sé stessa pur di non mentire.
————————————————————————————————–
Sono d’accordo con te, ma con una piccola sfumatura che mi permetto di condividere.
Penso che la tua scelta di preferire la prima versione sia giusta – per te, per il tema, per l’epoca che descriviamo. Il burnout è esattamente quella corsa senza fiato, quella ripetizione ossessiva, quel “Perché?” urlato senza la grazia di una metafora ben cesellata. La forma cruda, ripetitiva, quasi goffa della tua poesia è più vera del mio tentativo di renderla “bella”. In un’epoca di burnout, la bellezza formale può sembrare persino fuori luogo, un lusso che chi è esausto non può permettersi.
Eppure – e qui arriva la mia sfumatura – non credo che la poesia “studiata” tradisca per forza l’istinto. Può essere un atto di resistenza. Fermarsi a cesellare un verso, a bilanciare un’immagine, è già un gesto contro la corsa. La seconda versione non vuole essere più vera della prima, vuole , per me, essere un argine. Ma capisco che l’argine, a volte, trattiene anche ciò che dovrebbe deflagrare.
Quindi ti dò ragione: per dire il burnout, forse bisogna parlare come si fa quando si brucia. Non come quando si ricorda, a distanza di sicurezza, di aver bruciato.
Tu hai scelto la voce del fuoco. Io, da lettore, ti ringrazio.

Olga Kravcuk intervista Pietro La Barbera

Foto cortesia di Olga Kravcuk e di Pietro La Barbera

Olga Kravcuk (scrittrice) sulla sua pagina di instagram _olyasoul_ ha intervistato lo scrittore Pietro La Barbera in una piacevole conversazione di seguito condivisa


1. Quando hai scritto il tuo primo libro?
1. Ho scritto il mio primo libro quando ho capito che alcune emozioni non potevano più restare soltanto dentro di me. Non è stata una scelta improvvisa, ma una necessità dell’anima. Il primo libro è nato così: come nasce un respiro quando senti di non poter più trattenere il fiato. Era “Il piacere di stupirsi”, un titolo che già raccontava il mio modo di guardare il mondo: con meraviglia, con fame di bellezza, con il desiderio di trovare luce anche nelle piccole cose. Scrivere è stato il mio modo di fermare il tempo, di dare voce a ciò che spesso resta in silenzio.

2. Quali sono le difficoltà che hai incontrato?
2. Le difficoltà sono state tante, e non sempre visibili. La più grande non è stata pubblicare, ma esporsi. Scrivere significa mettersi a nudo, lasciare che gli altri vedano le tue fragilità, le tue ferite, le tue speranze. Significa accettare il rischio di non essere compresi. Poi ci sono stati gli ostacoli pratici: il percorso editoriale, la fatica di farsi ascoltare, la solitudine di chi continua a credere nella parola quando il mondo sembra correre altrove. Ma ogni difficoltà mi ha insegnato che la perseveranza è una forma d’amore verso se stessi e verso ciò in cui si crede.

3. Cosa vorresti che i tuoi lettori sapessero?
3. Vorrei che i miei lettori sapessero che io non scrivo per insegnare, ma per condividere. Non mi interessa salire su un piedistallo, mi interessa sedermi accanto a chi legge. Ogni pagina nasce da una verità vissuta, da un ascolto profondo, da una domanda che spesso non ha risposta. Vorrei che sapessero che dietro ogni libro c’è una persona che continua a cercare, a sbagliare, a emozionarsi. E soprattutto vorrei che sentissero questo: non siete soli. Se una mia frase riesce a far sentire qualcuno meno solo, allora la scrittura ha compiuto il suo miracolo.

4. Quale significato ha il disegno della tua copertina?
4. Il disegno della copertina, soprattutto nell’ultimo libro con quel toro in caduta libera, non è soltanto un’immagine: è un simbolo potente. Il toro rappresenta la forza, l’istinto, il coraggio, ma anche l’orgoglio e la sfida. Vederlo in caduta libera significa raccontare la fragilità dell’essere umano quando si confronta con la vita. Anche chi appare forte può precipitare. Anche chi lotta può attraversare il vuoto. Quella copertina parla di noi: delle nostre cadute, delle nostre paure, ma anche della possibilità di trasformare la caduta in consapevolezza. Non è una sconfitta, è un passaggio. È il momento in cui si impara davvero a guardarsi dentro.

5. Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato?
5. Vedere il mio primo libro pubblicato è stato come vedere un figlio camminare da solo per la prima volta. Un misto di gioia, incredulità e timore. Ricordo quella sensazione precisa: tenere tra le mani qualcosa che prima esisteva soltanto nel cuore. È stato un momento profondamente commovente, quasi sacro. Perché un libro pubblicato non è carta e inchiostro: è tempo, è vita, è anima consegnata al mondo. In quel momento ho capito che non stavo semplicemente pubblicando un libro, stavo scegliendo di lasciare una traccia.

6. Hai scritto altri libri?
6. Sì, e oggi sono 45 libri pubblicati. Ognuno diverso, ognuno necessario. Ogni libro è stato un viaggio, un incontro, una parte di me che ha chiesto di essere raccontata. Alcuni parlano d’amore, altri di valori, altri ancora di teatro, di bambini, di gratitudine, di cambiamento, di umanità. Non li considero numeri, ma tappe di un cammino. Ogni titolo è una voce, ogni pagina una mano tesa verso l’altro. Scrivere tanto non significa voler dire di più, ma continuare ad avere il coraggio di sentire profondamente.

7. Cosa significa per te fare lo scrittore?
7. Fare lo scrittore, per me, non significa semplicemente pubblicare libri. Significa ascoltare. Significa avere il dovere e il privilegio di dare parole a ciò che spesso resta invisibile. È una responsabilità enorme, perché la parola può ferire o può guarire. Io ho sempre scelto di usarla per costruire ponti, mai muri. Essere scrittore è continuare a cercare bellezza anche nel dolore, è trasformare il silenzio in presenza, è ricordare agli altri — e a me stesso — che la sensibilità non è debolezza, ma forza pura. Scrivere è il mio modo di amare il mondo.

8. Chi devi ringraziare?
8. Devo ringraziare prima di tutto la vita, con le sue ferite e i suoi doni, perché è stata la mia più grande maestra. Devo ringraziare Florence, mia moglie, compagna di anima e di visione, presenza essenziale nel mio cammino umano e artistico. Insieme abbiamo costruito non solo progetti, ma significati, come “La Voce del Buio”, che è molto più di un’iniziativa: è un atto d’amore verso chi ha bisogno di essere raggiunto attraverso l’ascolto. Devo ringraziare le persone incontrate lungo il percorso, gli attori, gli ascoltatori, i bambini, i lettori, chi mi ha dato fiducia e chi mi ha messo alla prova. E poi ringrazio il silenzio, perché è lì che nascono le parole più vere.

Franklin Calvo è coautore dell’antologia multilingue PLANETARY SONG: BROTHERHOOD ON EARTH (Volume I, a cura del poeta nicaraguense Carlos Javier Jarquín, H.C EDITORES.

Foto cortesia di Franklin Calvo

Franklin Calvo è coautore dell’antologia multilingue PLANETARY SONG: BROTHERHOOD ON EARTH (Volume I, a cura del poeta nicaraguense Carlos Javier Jarquín, H.C EDITORES, Amazon, 2023), dove la sua partecipazione riflette un impegno per la bellezza collettiva, l’uguaglianza e l’unità planetaria.


Riflessioni per l’anima
Di Franklin Calvo


Il profumo di un sogno ci lega alla luna; la sua madreperla illumina il filo argentato con cui dobbiamo tessere la speranza.

Quando qualcuno ti dice di amarti e vuole opprimerti con le sue ombre e le sue tenebre, digli: “Mi dispiace; sono il diamante, non la caverna.”

La migliore versione di noi dovrebbe essere per chi  è in grado di mettere calma sulle nostre onde impetuose.


Ieri notte ho dimenticato di chiudere i miei sogni e stamattina, quando mi sono svegliato, ho trovato un garofano al loro interno.

Non dobbiamo aspettare di avere soldi per aiutare qualcuno; possiamo aiutare anche con il sorriso e l’ascolto o con un saluto sincero.

Non lasciamoci turbare per nulla; impariamo a essere felici per noi stessi. Ognuno costruisce il proprio stato di benessere.

Nella mia solitudine ho tolto delle spine per far sbocciare le mie rose; per questo, quando sento qualcuno lamentarsi di qualcosa, penso tra me e dico: “Non hanno ancora un cespuglio di rose”.

La purezza della vita: i nostri anziani e i nostri bambini, l’autunno e la primavera; il pianeta deve andare avanti.

Non perdiamo momenti meravigliosi e teneri a causa dell’odioso orgoglio che chiude le porte ai momenti color corallo.

Oh, aroma delicato che sprigioni la fragranza delle tuberose nella mia anima! Sei tu che mi dici che il mio amato mi ha fatto visita.


Semplice vita… che ci pone ai piedi del Maestro e ci insegna i passi per raggiungere il Paradiso.

Preferisco amare con l’anima piuttosto che con gli occhi, poiché col passare del tempo la cataratta potrebbe offuscare la mia visione della tua immagine.

Baciare l’anima significa dimenticare il passato doloroso all’ombra di un presente buono e poi brindare a un futuro promettente.


Quando sogni qualcuno che stai aspettando, non cambiare rotta; prima o poi vi incontrerete.

La pioggia cade sui tetti, la luna non sorgerà, ma sulle ali degli angeli Dio veglierà su di noi.

Sulla riva del fiume mi addormenterò, sperando che l’acqua cristallina rifletta il nuovo giorno, per poi proseguire.

Ricorda che nessuno è Sovrano al punto di giudicarti, chiunque lo faccia è prigioniero delle ombre della propria Vita. Tu conserverai il meglio.

Portare nell’anima una delicata carezza e chiedere a Dio un balsamo per guarire una ferita. Che privilegio essere il Buon Samaritano!

Siamo mani vuote, affinché il buon Signore vi metta in esse ciò che è bene per noi.

Nel vero amore nulla si chiede, tutto fluisce. Quando nell’amore devi chiedere, meglio smettere di amare; non desiderare ciò che non ti viene più dato.


Oggi, contemplando i fiori di magnolia, ho intravisto purezza, realtà, fede e un nuovo domani. E poi mi sono detto: «Aspetterò».

Ti prego, questa notte, fà che la luna splenda per me, così che io possa visualizzare i miei sogni e così scendere ai miei stagni e riportare indietro le ninfee.

Anche Dio starnutisce per ricordarci che dobbiamo chiedere la salute.


Molte volte, quando le foglie cadono dagli alberi, vedi qualcosa scintillare e, sollevandole, trovi la felicità.

Vivi il tuo presente, seppellisci il tuo passato, costruisci il tuo futuro. Con o senza fiori, il giardino lo porti dentro di te.

Quanta sofferenza hai sopportato! I tuoi passi vagano tra gigli viola; ti ho trovato lungo il sentiero assetato, mio dolce Nazareno.


Il calar della sera, un sogno ancora da venire, un crepuscolo infinito di fiori d’arancio ed eliotropi che ci invitano ad andare avanti.

Cuore dei sogni, albero fiorito di ciliegio, cascata cristallina che lava l’anima, un pomeriggio scintillante che bacia la montagna.


Quando sono tornato dai miei deserti, ho visto sbocciare piccoli fiori bianchi nei miei aprici, aromatici e bellissimi.

Oh sentiero luminoso, splendente per la costellazione dell’anima! Lasciate che si compiano i miracoli richiesti nella preghiera della notte.


Certo che puoi vedere il mio mondo, ma non criticarlo. È che per caso non hai letto quando sei entrato? Mi interessa solo la tua opinione se te la chiedo.

Vorrei essere la seta di un petalo, la rugiada sui fiori, la forza delle foglie, la terra dove si seminano i semi, sempre fiducioso in te.


Sotto un nido mi sono addormentato e, ascoltando il cinguettio degli uccelli, mi sono reso conto che la vita è bella e continua.

Al calare delle sere d’inverno, intrecciate tra le fronde dei jacaranda in fiore, mi sembra di sentire la tua voce così serena e delicata.


Molti cercano il vero amore in un’altra persona; esso  si costruisce a poco a poco, non arriva avvolto intorno a nessuno.

Esistono persone magiche che vedono  la tua anima invece della tua pelle, persone che ti donano il nettare, non l’acido. Se ne incontri una, prendila.


Il mondo è pieno di persone spaventate dalle azioni che vengono alla luce, azioni che sono le stesse che compiono nell’ombra.

La migliore immagine al mondo è il tuo riflesso, così come sei: autentico, senza finzioni, mostrando la tua essenza e la tua realtà.


Portiamo le allodole nelle nostre anime e le teniamo prigioniere; depositiamole sugli alberi di limoni del nostro spirito e ascoltiamo il loro canto.

Franklin… Qual è l’essere terreno che più assomiglia all’umano? «La farfalla», risposi. È multicolore, bellissima e si trasforma. Poi ho taciuto.


Chi sono i più poveri?, mi si chiede… « Coloro che si credevano grandi e ora si rifiutano di parlarti, pur non essendo nati nella ricchezza», risposi.

Ognuno di noi è una stella, e ciascuno con la propria luminosità. Molti di noi si accendono, altri brillano, ma nell’universo dell’umanità tutti abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Non giudichiamo: il giudizio senza sapere porta solo ombra.


Il miglior regalo è la vita, il migliore più l’amore. Il mio miglior consiglio: vivere e amare, essere felici a tutti i costi, cucire ogni istante di illusione, raggiungere gli obiettivi e cristallizzare i sogni.

Tra gigli dimenticati rimase la notte stellata, e guardando il marmo interno freddo e fermo, ricordai che i miei occhi dormono per te ancora e ancora.


Se crediamo che, osservando i comandamenti della Bibbia, essendo vegetariani, prendendosi cura degli animali e della natura o praticando una qualche forma di meditazione, siamo migliori degli altri, e non ci bastiamo ancora su questa credenza per criticare il nostro prossimo, non abbiamo ottenuto nulla e non abbiamo iniziato il cammino.

Devi amare essendo libero, non essere schiavo; devi donare i tuoi sentimenti a chi ama aprire regali; devi rimanere per tutta la vita con chi desidera parlare e bere il caffè o il tè con te.


Molte e molti soffrono quando lasciano qualcuno, ma non si rendono conto che è l’universo stesso a permetterlo, perché quando sei un’essenza di grande valore, questo non permette che ti sprechino. Poi, col tempo, lo capisci.


Noi esseri umani non apparteniamo a nessuno; apparteniamo a noi stessi e alla missione che ognuno deve compiere nel viaggio per il pianeta.

Le mille verità sono negli occhi sereni, quello sguardo che dai all’altro/a quando le sue onde o le tue onde sono alte e entrambi, comprendendosi, si rifugiano nell’ombra della felicità, calmando così ogni tempesta nel mare dell’anima. Essere felici è il nostro primo impegno.

È necessario ascoltare le voci della natura e smettere di dire che stiamo salvando la Terra. Lei è quella che ci salva e ci fornisce il suo cibo, dandoci tutto come la grande madre, aspettandosi meno maltrattamento nei suoi confronti da parte nostra.


In verità, la grande differenza tra un essere umano e un altro è, in definitiva, l’educazione con cui ha connotato nella sua educazione.

Perché gli angeli, senza che ce ne accorgiamo, sono molto vicini a noi con il loro sostentamento e la loro frescura multicolore, e continuiamo ancora a cercarli tra le nuvole, lasciandoli passare inosservati, essendo vicini come la nostra propria ombra.



Sull’autore:
Franklin Calvo Calvo, conosciuto artisticamente come FranD’klin, è un artista visivo, pittore, poeta, scrittore, educatore e gestore culturale costaricano, nato a San José, in Costa Rica. È noto per aver fuso tecniche di pittura occidentale – tra cui acquerello, acrilico e olio – con il metodo tradizionale della pittura a inchiostro Sumi-e dell’Asia orientale, che ha studiato intensamente per sette anni con il maestro Kan Yu Chien. Le sue opere, ispirate alla natura, enfatizzano la pace, la tranquillità e la connessione umanistica, mentre il suo percorso poliedrico comprende anche la poesia, l’insegnamento attraverso il Ministero della Pubblica Istruzione (MEP) del Costa Rica e contributi ad antologie letterarie.
La pratica artistica di Calvo si concentra sulla tecnica Sumi-e e sui suoi “quattro cavalieri”: l’orchidea (che simboleggia la bellezza), il bambù (la forza), il prugno (le stagioni) e il crisantemo (il movimento). Integra questi elementi con tecniche occidentali per creare espressioni monocromatiche ma vibranti della natura che rivelano “i mille colori della vita” e invitano lo spettatore a sperimentare la serenità interiore. Concepisce l’arte come un’estensione autentica dell’essere, un “rifugio nel divenire della vita” che incoraggia la speranza, il rispetto e la connessione spirituale in mezzo al caos quotidiano. La sua filosofia è profondamente olistica, sottolineando che l’artista nasce ed evolve attraverso l’arte, che deve commuovere l’anima e servire l’umanità.
Come docente del MEP, Calvo tiene lezioni di pittura e spagnolo, integrando creatività, poesia e sviluppo personale per coltivare il potenziale artistico innato degli studenti e liberare il suo artista interiore. I suoi contributi all’istruzione sono stati riconosciuti dall’Associazione Nazionale degli Educatori (ANDE), tra cui una Menzione Onoraria al VII Concorso Nazionale di Pittura (1992) e il Primo Premio al XI Concorso Nazionale di Pittura (1996). Le sue opere fanno parte di collezioni private in Costa Rica, America centrale, Stati Uniti e Europa. In letteratura, Calvo è coautore dell’antologia multilingue CANTO PLANETARIO: HERMANDAD EN LA TIERRA (Volume I, raccolta del poeta nicaraguense Carlos Javier Jarquín, H.C EDITORES, Amazon, 2023), dove la sua partecipazione riflette un impegno per la bellezza collettiva, l’uguaglianza e l’unità planetaria.









Reflexiones para el alma
Por Franklin Calvo


El perfume de un sueño nos ata a la luna; su nácar alumbra el hilo plateado con el cual debemos tejer la esperanza.

Cuando alguien diga amarte y te quiera depositar sus sombras y oscuridades, dile: “Lo siento; soy el diamante, no la caverna”.

La mejor versión de nosotros debe ser para quien sea capaz de poner calma en nuestras olas altas.


Anoche olvidé cerrar mis sueños y hoy al despertarme encontré un clavel en ellos.

No debemos esperar tener dinero para ayudar a alguien; se ayuda también con la sonrisa y la escucha o con un saludo sincero.

No nos turbemos por nada; aprendamos que debemos ser felices para nosotros mismos. El estado de confort tú lo construyes.

En mi soledad he sacado espinas para mostrar mis rosas; por eso, cuando escucho a alguien quejarse por algo, me digo: “Aún no tiene un rosal”.

La pureza de la vida: nuestros ancianos y los niños, el otoño y la primavera; el planeta tiene que continuar.

No nos perdamos momentos maravillosos y tiernos por el odioso orgullo que cierra las puertas a los instantes de coral.

¡Oh aroma sutil que desencadenas fragancia de nardos en mi alma! Tú eres quien me dice que me ha visitado el amado.


Vidita simple… que nos pone a los pies del maestro y nos enseña los pasos para llegar al cielo.

Prefiero amar con el alma que con los ojos, pues al paso del tiempo puedo tener cataratas que me nublen tu imagen.

Besar el alma es olvidarse del mal pasado bajo la sombra de un buen presente y entonces brindar por un futuro prometedor.


Cuando sueñes con alguien que esperas, no cambies de ruta; en algún momento se encontrarán.

La lluvia cae en los tejados, la luna no saldrá, pero en alas de ángeles Dios nos cuidará.

A la orilla del río me quedaré dormido, esperándo que el cristal del agua refleje el nuevo día, para luego continuar.

Recuerden que nadie es Soberano para juzgarte, quien lo hace es preso de las sombras de su propia Vida. Te quedarás con lo mejor.


Arrullar en el alma una delicada caricia y pedir a Dios un bálsamo para sanar una herida. ¡Qué privilegio ser el Buen Samaritano!

Seamos manos vacías, para que el buen Señor ponga en ellas lo que será bueno para nosotros.

En el verdadero amor nada se pide, todo fluye. Cuando en el amor debas pedir, mejor ya no ames; no quieras lo que ya no te dan.


Hoy, mirando las flores de magnolia, divisé lo puro, lo real, la fe y el nuevo mañana. Y entonces me dije a mí mismo: «Esperaré».

Por favor, esta noche déjame la luna encendida para visualizar mis sueños y así bajar a mis estanques y traer los lirios.

También Dios estornuda para recordarnos que debemos pedir salud.


Muchas veces, en la caída de las hojas de tus árboles, miras algo chispear y, al levantarlas, te encuentras con la felicidad.

Vive tu presente, sepulta tu pasado, construye tu futuro. Con flores o sin flores, el jardín lo llevas dentro.

¡Cuánto flagelo has sufrido! Entre lirios morados va tu paso; por el camino sediento te he encontrado, mi dulce Nazareno.


Caída de la tarde de ensueños por llegar, crepúsculo infinito de azahares de heliotropos que nos invitan a continuar.

Corazón de ensueños, árbol florido de cerezo, catarata cristalina que lava el alma, tarde de oropel besando la montaña.


Cuando he regresado de mis desiertos, he mirado crecer florecillas blancas en mis apriscos, aromáticas y bellas.

¡Oh sendero luminoso, brillante por la constelación del alma! Dejad que se cumplan los milagros pedidos en la oración de la noche.


Claro que puedes ver mi mundo, pero no lo critiques. ¿Es que acaso no leíste al entrar? Solo me importa tu opinión si te la pido.

Quisiera ser la seda del pétalo, el rocío de las flores, lo fuerte de las hojas, la tierra donde se siembra, siempre confiado en ti.


Debajo de un nido me quedé dormido y, al escuchar el trinar de las aves, me di cuenta de que la vida es bella y continúa.

Al caer las tardes de invierno, enredadas entre los frondosos jacarandás en flor, me parece escuchar tu voz tan serena y sutil.


Muchos buscan el amor verdadero en otra persona; éste se construye poco a poco, no llega enfrascado en nadie.

Existen personas mágicas que miran tu alma en vez de tu piel, personas que te donan néctar, no ácido. Si te llega una, atrápala.


El mundo está lleno de personas que se espantan de acciones que salen a la luz, siendo las mismas que ellos hacen en las sombras.

La mejor imagen sobre el orbe es tu propio reflejo tal y cual eres: auténtico, sin entretelones, mostrando tu esencia y realidad.


Llevamos alondras en el alma y las tenemos prisioneras; posémoslas en los limoneros de nuestro espíritu y escuchemos su canto.

Franklin… ¿Cuál es el ser terrenal que más se parece al humano? «La mariposa», contesté. Ella es multicolor, bella y se transforma. Después hice silencio.


¿Quiénes son los más pobres?, se me pregunta… «Los que se han creído grandes y ahora no te hablan sin haber nacido en la riqueza», contesté.

Cada uno de nosotros es una estrella, y cada uno con nuestro propio brillo. Muchos solo alumbramos, otros destellamos, pero en el universo de la humanidad todos nos necesitamos. No juzguemos: el juicio sin saber solo trae sombra.


El mejor regalo es la vida, el mejor plus el amor. Mi mejor consejo: vivir y amar, ser felices a toda costa, bordar cada instante de ilusión, alcanzar las metas y cristalizar sueños.

Entre azucenas olvidadas quedó la noche constelada, y mirando el mármol interno frío y quieto, recordé que mis ojos duermen por ti una y otra vez.


Si creemos que por guardar los mandamientos de la Biblia, ser vegetarianos, cuidar los animales y la naturaleza o realizar algún tipo de meditación nos convierte en mejores que otros, y no bastándonos aún con esta creencia, criticamos a nuestro prójimo, nada hemos logrado y no hemos comenzado el camino.

Debes amar siendo libre, no siendo esclavo; debes regalar tus sentimientos a quien le guste abrir regalos; debes permanecer toda tu vida con quien desea hablar y tomar el café o el té contigo.


Muchas y muchos sufren cuando dejan a alguien, pero no se dan cuenta de que es el mismo universo quien lo permite, pues cuando eres una esencia de gran valor, éste no permite que te desperdicien. Luego, al tiempo, lo comprendes.


Los seres humanos no le pertenecemos a nadie; nos pertenecemos a nosotros mismos y a la misión que cada uno debemos cumplir en el viaje por el planeta.

Las mil verdades están en los ojos serenos, esa mirada que das al otro/a cuando sus olas o tus olas están altas y ambos, entendiéndose, se refugian a la sombra de la felicidad, calmando así cualquier tormenta en el mar del alma. Ser felices es nuestro primer compromiso.

Es necesario escuchar las voces de la naturaleza y dejar de decir que estamos salvando la Tierra. Ella es la que nos salva y nos provee de sus alimentos, dándonos todo como la gran madre, esperando menos maltrato hacia ella por parte de nosotros.


En verdad, la gran diferencia entre un ser humano y otro es, en definitiva, la educación con la que connotó en su crianza.

Porque los ángeles, sin darnos cuenta, están muy cerca de nosotros con su sustento y su escarcha multicolor, y aún los seguimos buscando entre las nubes, dejándolos pasar desapercibidos, estando tan cerca como nuestra propia sombra.



Sobre el autor:
Franklin Calvo Calvo, conocido artísticamente como FranD’klin, es un artista visual, pintor, poeta, escritor, educador y gestor cultural costarricense, nacido en San José, Costa Rica. Es reconocido por fusionar técnicas de pintura occidentales —incluyendo acuarela, acrílico y óleo— con el método tradicional de pintura con tinta Sumi-e de Asia Oriental, que estudió intensivamente durante siete años con el maestro Kan Yu Chien. Sus obras, inspiradas en la naturaleza, enfatizan la paz, la tranquilidad y la conexión humanística, mientras que su polifacética trayectoria también abarca la poesía, la docencia a través del Ministerio de Educación Pública (MEP) de Costa Rica y contribuciones a antologías literarias.
La práctica artística de Calvo se centra en la técnica Sumi-e y sus “cuatro caballeros”: la orquídea (que simboliza la belleza), el bambú (la fuerza), el ciruelo (las estaciones) y el crisantemo (el movimiento). Integra estos elementos con técnicas occidentales para crear expresiones monocromáticas pero vibrantes de la naturaleza que revelan “los mil colores de la vida” e invitan al espectador a experimentar la serenidad interior. Concibe el arte como una extensión auténtica del ser, un “refugio en el devenir de la vida” que fomenta la esperanza, el respeto y la conexión espiritual en medio del caos cotidiano. Su filosofía es profundamente holística, enfatizando que el artista nace y evoluciona a través del arte, el cual debe conmover el alma y servir a la humanidad.
Como docente del MEP, Calvo imparte clases de pintura y español, integrando la creatividad, la poesía y el desarrollo personal para cultivar el potencial artístico innato de los estudiantes y liberar su artista interior. Sus contribuciones a la educación han sido reconocidas por la Asociación Nacional de Educadores (ANDE), incluyendo una Mención Honorífica en el VII Concurso Nacional de Pintura (1992) y el Primer Premio en el XI Concurso Nacional de Pintura (1996). Sus obras forman parte de colecciones privadas en Costa Rica, Centroamérica, Estados Unidos y Europa. En literatura, Calvo es coautor de la antología multilingüe CANTO PLANETARIO: HERMANDAD EN LA TIERRA, (Volumen I, compilación del poeta nicaragüens Carlos Javier Jarquín, H.C EDITORES, Amazon, 2023), donde su participación reflejó un compromiso con la belleza colectiva, la igualdad y la unidad planetaria.

Poesia di Niloy Rafiq

Foto cortesia di Niloy Rafiq – Bangladesh

SWARUPKATHI-1
Niloy Rafiq
Nel giardino della bellezza, Swarupkathi risplende—
Un palazzo di versi, danzante di parole,
Dove i fiori sono illuminati di mistica melodia
Nella grotta della foresta del mercante del tempo.

In una notte d’arte, nel silenzio di Nilachal,
La natura conversa a bassa voce,
Una fanciulla delle nuvole attende all’estuario dello sguardo,
La pietra di paragone dell’amore scatena una tempesta nel mare—

Eppure la gioia viaggia verso Sonadia, l’isola dell’amore.

Sotto il seme della creazione, la poesia prende forma,
Il suo volto, la stella polare del cielo della natura.
Nella processione del carro, un tesoro giace nascosto
Nell’incantata eredità della scuola del nettare.

Traduttore: Jyotirmoy Nandy

SWARUPKATHI-1
Niloy Rafiq
In the garden of beauty, Swarupkathi glows—
A palace of verses, dancing with words,
Where flowers of mystic melody blaze
In the forest cave of time’s peddler.

On a night of art, in Nilachal’s hush,
Nature converses in quiet tones,
A cloud-maiden waits at the gaze’s estuary,
Love’s touchstone stirs a storm in the sea—

Yet joy voyages to Sonadia, the isle of love.
Beneath creation’s seedbed, poetry takes form,
Its face, the pole star of nature’s sky.
In the chariot’s procession, treasure lies hidden
Within the nectar-school’s enchanted heritage.

Translator: Jyotirmoy Nandy

স্বরূপকাঠি-১

নন্দনে স্বরূপকাঠি, অমৃত শহরে
শব্দের নৃত্যের পুঁথি-গাঁথা রাজবাড়ি
মরমি সুরের ফুলগুলো প্রজ্জ্বলিত
কালের ফেরিওয়ালা অরণ্য গুহায়।

শিল্পরাতে নীলাচলে নিসর্গে আলাপ
অদূরে মেঘবালিকা দৃষ্টির মোহনা প্রেমের কষ্টিপাথর সমুদ্রে তুফান
আনন্দ বিহার প্রেম-দ্বীপে সোনাদিয়া।

সৃষ্টির বীজতলায় কবিতা শরীর
প্রকৃতির আকাশের ধ্রুবতারা মুখ
রথের মিছিলে খুঁজে পাবে গুপ্তধন
অমৃত পাঠশালায় ঐতিহ্য কুহক।

Niloy Rafiq – Bangladesh

Shafiga Rahimli ha condotto uno studio approfondito su: ” LE CONSEGUENZE DELLE POLITICHE DI ASSIMILAZIONE E DI MIGRAZIONE FORZATA CONTRO LA POPOLAZIONE TURCA IN BULGARIA TRA IL XIX E IL XX SECOLO” .

Foto cortesia di Shafiga Rahimli – Azerbaijan

SHAFIGA RAHIMLI

Laurea magistrale presso l’Università Dokuz Eylül, Turchia

LE CONSEGUENZE DELLE POLITICHE DI ASSIMILAZIONE E DI MIGRAZIONE FORZATA CONTRO LA POPOLAZIONE TURCA IN BULGARIA TRA IL XIX E IL XX SECOLO

La politica di pulizia etnica e deportazione diretta contro i musulmani nei Balcani, iniziata nel XIX secolo, è proseguita fino alla fine del XX secolo. Questa politica, che si è fatta sentire con maggiore intensità tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, mirava alla creazione di stati nazionali basati su un’unica identità etnica, piuttosto che al mantenimento della coesistenza.

Quando la Bulgaria fu fondata, i bulgari erano profondamente preoccupati perché la popolazione turca costituiva oltre il cinquanta per cento della popolazione totale. L’unico modo per ridurre il numero di turchi entro i confini della Bulgaria era percepito come l’eliminazione dei musulmani o la loro esiliazione forzata.  La riduzione della popolazione turca in Bulgaria è stata una strategia politica antiumanista, concepita per rafforzare la posizione dei bulgari nel governo.

Durante la ridefinizione dei confini, si verificarono migrazioni di massa su larga scala, di cui i turchi furono le principali vittime. Le politiche di assimilazione imposte ai turchi in Bulgaria si protrassero a lungo e si intensificarono significativamente dopo le guerre balcaniche e le guerre mondiali. Persino durante la Guerra Fredda, i turchi nei Balcani furono soggetti a migrazioni forzate attraverso accordi bilaterali. L’assimilazione dei turchi in Bulgaria rimane una dolorosa realtà, plasmata dal nazionalismo bulgaro, i cui effetti sono ancora visibili oggi.

Questo studio analizza le politiche di assimilazione e migrazione applicate ai turchi in Bulgaria, insieme alle loro cause e conseguenze, sulla base di fatti e documenti storici e scientifici.

La Bulgaria, uno dei più antichi vicini della Turchia, è il paese balcanico con la più grande popolazione turca (circa il 10% della sua popolazione totale). Gli storici sottolineano che i turchi non arrivarono nei Balcani in un secondo momento, ma erano tra le popolazioni autoctone della regione ben prima della conquista ottomana.  Anche il nome stesso “Balcani”, di origine turca e che significa “zona montuosa e boscosa”, riflette le profonde radici storiche dei Turchi nella regione.

È noto che tribù turche discendenti dagli Unni abitavano questa regione secoli prima di Cristo. La presenza di tribù turche come gli Avari, i Peceneghi, gli Uzi, i Berend, i Cumani e i Kipchak nei Balcani almeno mille anni prima degli Ottomani è un fatto storico innegabile. Come afferma il Prof. Dr. Ali Arslan nella sua opera “Migrazione o spostamento forzato nei Balcani?”, l’arrivo dei Turchi, in particolare nei Balcani meridionali, non fu posteriore a quello degli Slavi. Durante il periodo selgiuchide e soprattutto quello ottomano, la migrazione verso i Balcani rappresentò una fusione tra i Turchi balcanici e i Turchi Oghuz.

L’insediamento delle tribù turche Oghuz nel territorio dell’attuale Bulgaria iniziò tra la fine del III e l’inizio del IV secolo e continuò fino alla conquista ottomana. La Bulgaria rimase sotto il dominio ottomano per circa 500 anni, dalla fine del XIV secolo alla fine del XIX secolo. In seguito alla conquista della regione da parte del sultano Murad I, i turchi Oghuz si stabilirono in queste terre e, attraverso l’interazione con le popolazioni locali, divennero noti come turchi bulgari. Il processo di espansione ottomana iniziato da Murad I si completò durante il regno di Bayezid I nel 1389, dopodiché la Bulgaria passò sotto la sovranità ottomana.

Fino al XIX secolo, i turchi di Bulgaria vissero in relativa libertà nei Balcani; tuttavia, il loro destino cambiò dopo la guerra russo-turca del 1877-1878. Prima di questa guerra, il fatto che la popolazione turca nella regione superasse quella bulgara era di per sé un indicatore di questa relativa libertà.  Tuttavia, in seguito a quella che è storicamente nota come la “Guerra del ’93”, le autorità bulgare iniziarono a intraprendere sforzi sistematici per ridurre la popolazione turca. Questi anni, ricordati come alcuni dei periodi più bui di oppressione, furono caratterizzati da massacri di turchi e da migrazioni su larga scala verso i territori ottomani.

Il periodo delle guerre balcaniche rappresenta una seconda fase, segnata da un’intensificazione dell’aggressione politica contro i turchi, caratterizzata da politiche di assimilazione e migrazione forzata. Queste politiche, accelerate dalle guerre balcaniche, si intensificarono ulteriormente durante la Prima Guerra Mondiale e ebbero conseguenze devastanti durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le migrazioni del 1950-1951 e del 1989 dimostrano chiaramente che tali politiche continuarono anche durante la Guerra Fredda, seppur attraverso nuovi metodi di assimilazione.

Lettura in italiano di Elisa Mascia -Italia

SHAFIGA RAHIMLI,
Master’s degree at Dokuz Eylül University, Turkey

THE CONSEQUENCES OF ASSIMILATION AND FORCED MIGRATION POLICIES AGAINST THE TURKISH POPULATION IN BULGARIA IN THE 19th–20th CENTURIES
The policy of ethnic cleansing and deportation directed against Muslims in the Balkans, which began in the 19th century, continued until the end of the 20th century. This policy, which was felt more intensely in the late 19th and early 20th centuries, served the aim of establishing nation-states based on a single ethnic identity rather than maintaining coexistence.
When Bulgaria was established, Bulgarians were deeply concerned because the Turkish population constituted more than fifty percent of the population. The only way to reduce the number of Turks within Bulgaria’s borders was perceived as either eliminating Muslims or forcing them into exile. Reducing the Turkish population in Bulgaria was an anti-humanist political strategy designed to strengthen the position of Bulgarians in governance.
During the redrawing of borders, large-scale mass migrations took place, and the primary victims of these migrations were the Turks. The assimilation policies imposed on the Turks of Bulgaria lasted for a long time and intensified significantly after the Balkan Wars and the World Wars. Even during the Cold War period, Turks in the Balkans were subjected to migration through bilateral agreements. The assimilation of Turks in Bulgaria remains a painful reality shaped by Bulgarian nationalism, the effects of which can still be observed today.
This study analyzes the assimilation and migration policies applied against Turks in Bulgaria, along with their causes and consequences, based on historical and scientific facts and documents.
One of Turkey’s oldest neighbors, Bulgaria is the Balkan country with the largest Turkish population (approximately 10% of its total population). Historians emphasize that Turks did not arrive in the Balkans later, but were among the indigenous peoples of the region long before the Ottoman conquest. Even the name “Balkan” itself, which is of Turkish origin meaning “mountainous, forested area,” reflects the deep historical roots of Turks in the region.
It is known that Turkic tribes descending from the Huns lived in this region centuries before Christ. The presence of Turkic tribes such as the Avars, Pechenegs, Uzes, Berends, Cumans, and Kipchaks in the Balkans at least a thousand years before the Ottomans is an undeniable historical fact. As Prof. Dr. Ali Arslan states in his work “Migration or Forced Displacement in the Balkans?”, the arrival of Turks, particularly in the Southern Balkans, was not later than that of the Slavs. During the Seljuk and especially the Ottoman periods, the migration to the Balkans represented a fusion between Balkan Turks and Oghuz Turks.
The settlement of Oghuz Turkic tribes in the territory of present-day Bulgaria began in the late 3rd and early 4th centuries and continued until the Ottoman conquest. Bulgaria remained under Ottoman rule for approximately 500 years, from the late 14th century until the late 19th century. Following the conquest of the region by Sultan Murad I, Oghuz Turks settled in these lands, and through interaction with local populations, they became known as Bulgarian Turks. The process of Ottoman expansion initiated by Murad I was completed during the reign of Bayezid I in 1389, after which Bulgaria came under Ottoman sovereignty.
Until the 19th century, the Turks of Bulgaria lived relatively freely in the Balkans; however, their fate changed after the Russo-Turkish War of 1877–1878. Prior to this war, the fact that the Turkish population in the region exceeded that of the Bulgarians was itself an indicator of this relative freedom. However, following what is historically known as the “War of ’93,” Bulgarian authorities began systematic efforts to reduce the Turkish population. These years, remembered as some of the darkest periods of oppression, witnessed massacres of Turks and triggered large-scale migrations to Ottoman territories.
The period of the Balkan Wars represents a second phase marked by intensified political aggression against the Turks, characterized by assimilation and forced migration policies. These policies, accelerated by the Balkan Wars, further intensified during the First World War and resulted in devastating consequences during and after the Second World War. The migrations of 1950–1951 and 1989 clearly demonstrate that such policies continued even during the Cold War, albeit through new methods of assimilation.

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Poesia: “Prendi il mio cuore” di Rasha Sayyid Ahmad

Foto cortesia di Rasha Sayyid Ahmad ed Elisa Mascia

Prendi il mio cuore

Ogni volta che sul suo viso appare la luna piena..
Dall’oscurità della notte,
comprendo come la luna piena si manifesti nel suo abito più splendido.
La sua ombra mi tiene compagnia…
Anche se le distanze me lo rubano
è come se una cascata di luce scorresse nelle mie vene,
facendo risplendere ogni parte di me e illuminando il mio corpo.
Nei miei occhi germogliano i giardini dell’Andalusia
Dai miei capelli trasuda il gelsomino di Damasco
e le stelle dimorano nei miei occhi come carovane
che danzano con le mie vele…
Mi sussurra amore in poesia…
Il desiderio diventa per me un bozzolo,
mentre nel cuore arde la brace della nostalgia.

Cosa gli succede se fossi lontano da me?
Tutti i sentieri mi conducono dove sono i suoi occhi
E ogni strada mi porta a lui.
Sii gentile con il mio cuore, oh rugiada…
perché io non sono altro che una farfalla la cui apertura alare è esaurita
dalla delicatezza del corteggiamento è rivelata da colui che mi ferisce.
Colui che tiene nel palmo della mano il segreto dell’alba
e nel suo cuore c’è il calore del sole
Dio mio..
Quante volte ho danzato ballato con lui nei locali notturni
Quante volte ho cantato con lui canzoni d’amore,
e quante volte ho viaggiato con lui nel buio della notte
Mi sono addormentata tra le sue braccia come una bambina,
mentre lui mi faceva ascoltare la sua poesia delicata
e l’incanto dei racconti.
a volte segreti di mistici saggi,
e altre volte segreti d’amore.

E mi sente con i capelli sottili
E la magia delle storie
I segreti di Arifin Tara
E a volte segreti d’amore
Ecco il mio cuore, tienilo con te,
perché questo cuore non ha più la forza di sopportare la distanza
e i miei anni non riescono più a reggere  questa lontananza.

Signora del Tempio

Lettura poetica in italiano a cura di Elisa Mascia -Italia

هاك فؤادي

كلما بزغ وجهه بدراً ..
من دلجة الليل
عرفت كيف يتجلى البدر في أبهى الحلل
يسامرني ظله ..
و أن كانت المسافات مني تسرقه
كإنما شلال نور في العروق ينداح
فيشع كل ما بي و يستبرق البدن
وتنبت في عيوني حدائق الأندلس 
و يفوح من شعري ياسمين الشام
وتسكن النجوم في عيني قوافل
تراقص أشرعتي ..
يهامسني بالعشق شعرا ..
فيصير الشوق علي شرنقة
و يتضوع في القلب للحنين جمر

ما باله أن غاب عني ..
كل الجهات تحملني حيث تكون عينيه
و تأخذني إليه الدرب 
رفقا بقلبي أيها الندى …
فما أنا إلا فراشة يرهق كحل جناحيها
رقة الغزل من بوح ذاك الذي يلوعني 
ذاك الذي يحمل في كفه سر الفجر
وفي قلبه دفىء الشمس
رباه ..
كم راقصته في ناديات الليالي
وكم غنيت معه أغاني الحب
وكم سافرت معه على جنح السمر
وغفوت بين يديه طفلة
و هو يسمعني رقيق شِعره
و سحر القصص
أسرار عارفين تارة
وتارة أسرارا من العشق
هاك فؤادي أبقيه لديك 
فما عاد هذا القلب على البعد يقوى
وما عادت تحتمل ذاك البعد سنيني .

سيدة المعبد



Un giorno speciale per Elisa Mascia

Foto di Elisa Mascia

Dedica per il mio compleanno
13 aprile 2026

I giorni sono trascorsi piano piano, a volte più celermente, ma il percorso è stato vissuto con intensità, ogni secondo da quel 13 aprile che mi ha condotta oggi qui a celebrare, innanzitutto, i miei genitori: Otimia e Pasquale,  per essere stati strumenti nelle mani di Dio e permettermi di festeggiare questa ricorrenza essenziale della mia nascita.
Sono nata nell’ anno che la primavera era stata la generosità di un inverno riversando neve per le strade del paese.
La primavera è nel cuore della mia vita e lo sarà anche quando sarà l’estremo gelido inverno.
Il profumo e il colore dei rosa di pesco e dei mandorli in fiore rimasto nell’ aria arriva nitido a cantare le canzoni che hanno accompagnato gli anni dell’ adolescenza.
Guardando indietro a quand’ero bambina silenziosa con l’apertura verso la società e non restare in solitudine come insegnava una canzoncina che  ” si deve fuggire dalla solitudine solo tra compagne si può gioire “.
L’amore per i bambini e per l’insegnamento che era uno dei sogni più ambiti fin da quando ero piccola e a scuola la mia maestra mi faceva recitare poesie, le piaceva la mia declamazione migliorata con il passare degli anni ed oggi recito in video poesie anche per tanti amici.
Oggi è giorno dedicato ai bilanci della vita che scorre tra le dita e guardare in prima fila seduta sulla poltrona d’onore tutte le scene immaginando anche quei giorni, anni che hanno segnato il futuro ed erano i primi giorni di vita.
La prima riflessione è passata come un flash ieri dinanzi agli occhi della mia attenzione. Diceva mia mamma che, del latte abbondante, aveva nutrito altri due neonati e da questo ricordo ho associato l’aver assorbito, da questo nobile gesto di altruismo, il vero senso della mia vita che è edificato sul valore della generosità. Tutto torna prima o poi nei legami e nei collegamenti di interconnessione mentale.
Gli studi in collegio hanno dato pregio al sogno di un umile famiglia di poter acconsentire all’invito di farmi studiare dietro proposta della mia maestra per non far perdere le mie potenzialità e così oggi più che mai esprimo la gratitudine ai miei genitori per aver accolto la richiesta di firmare le istanze per accedere al collegio come studentessa beneficiaria di una lodevole borsa di studio.
Non ho mai disatteso i miei doveri di impegni profuso negli studi per essere più maestra.
Accanto alla Elisa maestra già facevo le prove per essere mamma che con la benedizione di Dio lo sono per ben quattro volte.
I figli, dono più bello che ho ricevuto da Dio hanno dato tante ricompense di soddisfazioni al mio impegno continuo per avere una famiglia di eccellenti risultati e posto sociale e lavorativo di ciascuno di loro.
Costellata è la mia vita di nuore e nipotini che insieme a tante belle amicizie arricchiscono i miei giorni dando luce, ogni raggio di sole per scaldare il mio mondo poetico, artistico facendo ciò che più mi piace come anche il ballo e il canto e tutto ciò che di creatività mi fa stare bene
Compio gli anni con lo zero, già da molti i cosiddetti anta ma sono combattiva per tutte le prove di spine intorno alle rose e ho affrontato e continuo a sconfiggere i pensieri negativi tenendo accanto persone dalla bellezza d’animo straordinaria che mi aiutano a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno… magari di buon vino rosso invecchiato in botti di rovere per poter brindare alla felicità e serenamente guardare oltre anche di quelle inevitabili tossiche persone che ringrazio più di tutti per avermi insegnato quanto valga la pena vivere la vita perché è sempre meravigliosa e loro perdono la vera essenza che invece io oggi più che mai voglio esaltare.
Ringrazio tutti coloro che mi vogliono bene, ringrazio in modo particolare coloro che sono stati sempre presenti soprattutto nei giorni più difficili a prescindere dalla lontananza.
Auguri di felice compleanno a me.

Elisa Mascia 13 aprile 2026




Dedicatoria para mi cumpleaños
13 abril 2026

Los días han pasado poco a poco, a veces más rápidamente, pero el camino ha sido vivido con intensidad, cada segundo desde aquel 13 de abril que me ha traído aquí hoy para celebrar, ante todo, a mis padres: Otimia y Pasquale, por haber sido instrumentos en las manos de Dios y por haberme permitido celebrar este aniversario esencial de mi nacimiento.
Nací en el año en que la primavera fue la generosidad de un invierno, arrojando nieve por las calles del pueblo.
La primavera está en el corazón de mi vida y lo estará también cuando sea el invierno helado.
El aroma y el color de las rosas de melocotón y de los almendros en flor que quedan en el aire llega nítido a cantar las canciones que acompañaron los años de la adolescencia.
Mirando hacia atrás a cuando era una niña silenciosa con la apertura hacia la sociedad y no quedarse en soledad como enseñaba una pequeña canción que  ” uno debe escapar de la soledad solo entre compañeras se puede alegrar “.
El amor por los niños y por la enseñanza que era uno de los sueños más codiciados desde que era pequeña y en la escuela mi maestra me hacía recitar poemas, le gustaba mi declamación mejorada con el paso de los años y hoy recito en video poemas también para muchos amigos.
Hoy es un día dedicado a los balances de la vida que fluye entre los dedos y mirar en primera fila sentada en la silla de honor todas las escenas imaginando también esos días, años que marcaron el futuro y fueron los primeros días de vida.
La primera reflexión pasó como un destello ayer ante los ojos de mi atención. Decía mi madre que, con leche abundante, había alimentado a otros dos recién nacidos y de este recuerdo he asociado el haber absorbido, por este noble gesto de altruismo, el verdadero sentido de mi vida que está edificado sobre el valor de la generosidad. Todo regresa tarde o temprano en los lazos y las conexiones de la interconexión mental.
Los estudios en el colegio han dado valor al sueño de una familia humilde de poder aceptar la invitación de hacerme estudiar a propuesta de mi maestra para no perder mis posibilidades y así hoy más que nunca expreso la gratitud a mis padres por haber aceptado la solicitud de firmar las solicitudes para acceder al colegio como estudiante beneficiario de una beca encomiable.
Nunca he desatendido mis obligaciones de compromiso que me impone el estudio para ser más maestra.
Junto a la maestra Elisa ya hacía las pruebas para ser madre que con la bendición de Dios lo son por cuatro veces.
Los hijos, el regalo más hermoso que he recibido de Dios han dado muchas recompensas de satisfacción a mi continuo esfuerzo por tener una familia de excelentes resultados y lugar social y laboral de cada uno de ellos.
Constelada es mi vida de dos nueras y nietos que junto con tantas amistades hermosas enriquecen mis días dando luz, cada rayo de sol para calentar mi mundo poético, artístico haciendo lo que más me gusta como también el baile y el canto y todo lo que de creatividad me hace sentir bien
Comoro los años con cero, ya por muchos los llamados anta pero soy combativa por todas las pruebas de espinas alrededor de las rosas y me he enfrentado y sigo superando los pensamientos negativos teniendo al lado personas con una belleza de alma extraordinaria que me ayudan a ver el vaso siempre medio lleno… quizás de buen vino rojo envejecido en barriles de roble para poder brindar por la felicidad y mirar serenamente más allá incluso de aquellas inevitables personas tóxicas a las que agradezco más que a nadie por haberme enseñado cuánto vale la pena vivir la vida porque siempre es maravillosa y ellos pierden la verdadera esencia que en cambio Hoy más que nunca quiero enaltecer.
Doy las gracias a todos los que me quieren, de modo especial a quienes han estado siempre presentes, sobre todo en los días más difíciles, independientemente de la distancia.
Feliz cumpleaños a mí.


Elisa Mascia 13 abril 2026

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