L’invisibile incontra il reale: a Villa Fondi inaugura la mostra fotografica “Luce e Sguardo”Dal 4 al 12 luglio 2026, la perla culturale di Piano di Sorrento ospita la doppia personale di Letizia Caiazzo e Luisa Annalisa Gargiulo nell’ambito del cartellone degli Eventi Estivi del Comune.

Foto cortesia della locandina condivisa da Letizia Caiazzo


L’invisibile incontra il reale: a Villa Fondi inaugura la mostra fotografica “Luce e Sguardo”

Dal 4 al 12 luglio 2026, la perla culturale di Piano di Sorrento ospita la doppia personale di Letizia Caiazzo e Luisa Annalisa Gargiulo nell’ambito del cartellone degli Eventi Estivi del Comune.
PIANO DI SORRENTO (NA) – Una suggestiva esplorazione visiva che attraversa i confini della percezione per toccare le corde più intime dell’anima. Sabato 4 luglio 2026, alle ore 20:00, la splendida cornice settecentesca di Villa Fondi De Sangro a Piano di Sorrento aprirà ufficialmente le porte alla mostra fotografica “Luce e Sguardo”, firmata dalle artiste Letizia Caiazzo e Luisa Annalisa Gargiulo.
L’evento, fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale, si inserisce come uno degli appuntamenti artistici di punta del prestigioso cartellone degli Eventi Estivi 2026 del Comune di Piano di Sorrento.
Il percorso espositivo: due visioni a confronto
La mostra si sviluppa su un affascinante dualismo tecnico ed espressivo, in cui la luce cessa di essere un semplice elemento fisico per farsi strumento di narrazione interiore.
La Luce di Letizia Caiazzo: Conosciuta a livello internazionale per la sua sensibilità poetica , l’artista presenta opere realizzate con la tecnica della fotografia a infrarossi e post-produzione digitale. Il suo lavoro — che richiama la ricerca già tracciata nel ciclo “Luce Nascosta” — trascende la materia ed entra in una “dimensione altra”. Il paesaggio quotidiano viene trasfigurato e spogliato del visibile, trasformandosi in sogno, visione interiore e simbolo universale. 
Lo Sguardo di Luisa Annalisa Gargiulo: A fare da contrappunto alla dimensione onirica dell’infrarosso subentra la forza vibrante delle opere a colori della Gargiulo. Il suo “sguardo” cattura la realtà nella sua pienezza cromatica, offrendo un’interpretazione densa, vivida e immediata del mondo circostante. Un dialogo serrato tra l’invisibile e il reale, dove la concretezza del colore risponde al mistero della luce riflessa.
Informazioni e Date
La mostra sarà aperta al pubblico e visitabile gratuitamente da sabato 4 luglio fino a domenica 12 luglio 2026,  rispettando gli orari di apertura del complesso monumentale di Villa Fondi.
L’appuntamento per il taglio del nastro e l’incontro con le artiste è fissato per sabato 4 luglio alle ore 20:00, in concomitanza con la suggestiva luce del tramonto sul Golfo di Sorrento.
Contatti per la Stampa:
Ufficio Stampa Comune di Piano di Sorrento
Email: [arsarmoniamundi@gmail .com]

La supplica del fiume dei Mille TrecentoMahfuz RiponTraduttore in inglese: Md. Abdullah Al Mamun. Pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Mahfuz Ripon

La supplica del fiume dei Mille Trecento
Mahfuz Ripon
Traduttore in inglese: Md. Abdullah Al Mamun

Al mattino, vidi una conchiglia sulle rive del fiume.
Le sue ciglia versavano lacrime
che cadevano nei cuori degli abitanti del villaggio.
Il suono del vento,
come gocce di pioggia danzanti sulle foglie.
Durante le tempeste,
i venti soffiano impetuosi e il Babui (uccello) trova rifugio.
Quando arriva la pioggia,
gli abitanti del villaggio canticchiano e danzano ondeggiando con canti sulle labbra.
Da Philip Nagar, Baghaira (pesce) giunse alla riva rocciosa di Patharghata.
Se tu non ci sei,
i pesci profumati non vengono nelle profonde pozze di Baroshitola.
Recitando il tuo nome,
il fiume scorre senza fine.
Nelle pinne svolazzanti dei pesci,
il loro tributo svanisce;

Cala la notte, e nella mia mente penso intensamente a come legare il fiume,
Così il colpo del pesce si infrange in mezzo all’acqua.
Uscendo di casa all’alba,
cerco l’uccello maculato;
Guidato dalla conchiglia,
catturo un minuscolo pesce,
che passa velocemente nell’acqua, raggiungendo le profondità del fiume.
I pesci festeggiano e proclamano il nome dei milleduecento fiumi;
Il vortice dell’uccello incanta,
mentre la città sottomarina emerge,
I pesci agitano l’acqua con gli occhi.

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia -Italia
Thirteen Hundred River’s Supplicating
Mahfuz Ripon
Translator: Md. Abdullah Al Mamun

In the morning, I saw a seashell by the banks of the River.
Its eyelashes shed tears that fall in the hearts of the villagers,
The sound of the wind, as if dancing raindrops on the leaves.
During storms, the winds blow fiercely, and the Babui (bird) find refuge.
When the rain comes, the villagers hum and sway with songs on their lips.
From Philip Nagar, Baghaira (Fish) arrived at the rocky bank in Patharghata.
If you aren’t there, the fragrant fish don’t come to the deep ponds of Baroshitola.
By chanting your name, the river flows endlessly.
In the fish’s fluttering fins, their tribute fades away;
Darkness falls, then, in my mind, I think intensely of binding the river,
So the fish’s strike is shattered in the midst of the water.
Leaving home at dawn, I search for the spotted bird;
Guided by the conch shell, I catch a tiny fish,
Swiftly passing through the water, and reaching the depths of the river.
The fish celebrate and proclaim the name of the thirteen hundred Rivers;
The whirl of the bird mesmerizes, as the city of the underwater rises,
The fish stir the water with their eyes.




Informazioni sull’autore:

Mahfuz Ripon è nato il 31 dicembre 1983 a Muksudpur Upazila, Gopalganj, Bangladesh. Suo padre era l’eroico combattente per la libertà Haji Abdul Hakim e sua madre Romecha Begum. Ha conseguito una laurea con lode in Geografia e Scienze Ambientali presso il Government Rajendra University College e un master presso il Dhaka College. Raccolte di poesie pubblicate: “Bisarjaner Nishikabya” (2014), “Jalkadar Ghran” (2018), “Karamjaler Naiya” (2020), “Maidyaner Dukhkho” (2021); Antologie: “Shai Kabbo” (2022), “Tin Taser Manush” (2024); Raccolta di racconti: “Marbhater Golpo” (2019).  Raccolte di racconti per bambini: “Tiffin Polatok” (2024), “Anugalper Ghora” (2025). Opere teatrali di ispirazione letteraria: “Nashlila”, “Kumar Parer PoranKotha” e “Mhjib Coat”. È redattore della piccola rivista “Batting Zone”. Ha ricevuto numerosi premi per le sue poesie, i suoi racconti e le sue opere teatrali, e i suoi lavori vengono regolarmente pubblicati su riviste letterarie in entrambi i Bengala. Email: mahfuzripon07@gmail.com,



About the Author:

Mahfuz Ripon was born on December 31, 1983, in Muksudpur Upazila, Gopalganj, Bangladesh. His father was the heroic freedom fighter Haji Abdul Hakim, and his mother was Romecha Begum. He obtained an Honours degree in Geography and Environmental Science from Government Rajendra University College and a Master’s degree from Dhaka College. Published poetry collections: `Bisarjaner Nishikabya’ (2014), `Jalkadar Ghran’ (2018), `Karamjaler Naiya’ (2020), `Maidyaner Dukhkho’ (2021); Anthologies: `Shai Kabbo’ (2022), `Tin Taser Manush’ (2024); Short story collection: `Marbhater Golpo’ (2019); Children’s story collections: `Tiffin Polatok’ (2024), `Anugalper Ghora’ (2025). Literature related Drama `Nashlila, Kumar Parer PoranKotha and Mhjib Coat. He edits the little magazine `Batting zone’. He has received multiple awards for his poetry, short stories, and stage plays, and his work is regularly published in literary magazines across both Bengals. Email: mahfuzripon07@gmail.com

Poesia di Maria Do Sameiro Barrossso nella traduzione in arabo di Taghrid BouMerhi

Foto cortesia di Maria Do Sameiro Barrossso

GOLDEN HORN © MARIA DO SAMEIRO BARROSSO – Portugal Translation Into Arabic:TAGHRID BOU MERHI

My heart plunges in a subway season, ancient words have burst into the ether, float in empty barks, carry myriads of charms. I hold your rituals in my hands. In the morning flutes, in the harps of night. I carry endless lilies and stones, I swim in the rivers of silence, my hair is a labyrinth of shadows. You rear cider and wings. I’m a strange drink in a golden horn.

القرن الذهبي
© ماريا دو ساميرو باروسو – البرتغال
الترجمة إلى العربية: تغريد بو مرعي

قلبي يغوص في موسم تحت الأرض،
كلماتٌ عتيقة انفجرت في الأثير،
تطفو في قوارب خاوية، وتحمل آلاف
التعاويذ.

أحمل طقوسك بين يديّ،
في مزامير الصباح، وفي قيثارات
الليل.

أحمل زنابق لا نهاية لها، وأحجارًا،
أسبح في أنهار الصمت.

شعري متاهة من الظلال.

أنت تُربّي عصير التفاح والأجنحة،
وأنا شراب غريب في قرن ذهبي.

Foto cortesia di Taghrid BouMerhi

Una poesia di Maria Miraglia tradotta in arabo da Taghrid BouMerhi

Foto cortesia di Taghrid BouMerhi e Maria Miraglia

A LEAF
@ MARIA MIRAGLIA – Italy
Translation: TAGHRID BOU MERHI

The mild wind tonight
caresses my face
gently ruffles my hair
and I’d be a leaf
let it take me far
on its wings go
through valleys and mountains
cross the oceans
see from a distance
the lights of the houses
the lamps of boats at sea
reach a remote land
to hear the voice of silence
and feel one with the immense

ورقة
@ ماريا ميراغليا – إيطاليا
ترجمة: تغريد بو مرعي

هذا المساء
النسيم العليل يداعب وجهي
ويعبث بلطافة بشعري

وكنت لأكون ورقة
أدعُه يحملني بعيدًا.

على جناحيه أمضي
عبر الوديان والجبال

أعبر المحيطات
أرى من بعيد أنوار البيوت
ومصابيح القوارب في البحر

أصل إلى أرض نائية
لأسمع صوت الصمت
وأشعر بوحدتي مع هذا الاتساع العظيم.

I corpi volano nel fumo: poesia di Niloy Rafiq – traduzione in italiano di Taghrid BouMerhi

Foto cortesia di Niloy Rafiq

I Corpi Volano nel Fumo
© Niloy Rafiq – Bangladesh
Traduzione in italiano: Taghrid Bou Merhi

C’è un cappuccio di fuoco nel cuore della radice sacra,
Oggi il giardino profumato è avvolto nel sangue.
Piange incessantemente in preghiera con le mani giunte,
I corpi dei miei cari volano nel fumo.

Il leader barbaro è un divoratore crudele,
Sporcizia odiosa è intrecciata nelle vene delle sue parole.
Le brave persone del mondo gli sputano in faccia,
Dove fuggirà dal tribunale della natura?

La bomba della pace in Palestina è la luce dell’umanità,
Un’unità di ribellione giace nei cuori spezzati dalla separazione.
La follia delle onde è il profumo dell’ispirazione,
La patria, vita d’un uccello libero, è sulla via della vittoria.

Bodies are Flying in Smoke
© Niloy Rafiq
Translation into Italian: TAGHRID BOU MERHI

There’s a fire hood in the heart of the sacred root
Today the fragrant garden is shrouded in blood
Weeping ceaselessly in prayer with folded hands
The bodies of my relatives are flying in smoke.

The barbaric leader is a cruel gobbler
Hateful dirt is woven into the veins of his words
Nice people of the world are spitting on his face
Where will he escape from the court of nature?

The peace bomb of Palestine is the light of humanity
A unity of rebellion lies in the hearts broken by separations
The madness of the waves is the scent of inspiration
The homeland– the life of a free bird– is on the path to victory.

© Niloy Rafiq – Bangladesh

Foto cortesia di Taghrid BouMerhi

L’amore non è ancora morto: poesia di Ramos António Amine

Foto cortesia di Ramos António Amine

L’amore non è ancora morto

Sai, queste persone mi stancano.

Dicono, con incrollabile convinzione, che l’amore è morto.

Chiedo: quando? dove? come? perché?

Non rispondono.

Si limitano a ripetere la frase, come se recitassero un epitaffio.

È morto perché è stato ingannato?

Tutto qui?

No.

Non è stato l’amore a morire.

Ciò che è morto è stato il sentimento che provavamo nei confronti dell’amore, non dell’amore in sé.

L’amore, di per sé, è un’idea.

E la sua essenza oscilla:

oppure è mancanza, ciò che spinge l’anima al desiderio,

oppure è gioia, appagamento per ciò che già si ha.

Forse lo desideriamo troppo.

Ma non è forse questo il senso dell’amore?

O forse desideriamo ciò che non ha senso.

E da quando l’amore ha avuto un senso?

I corpi sterili ci fanno pensare che l’amore sia morto.
Anche i fianchi senza piastre.

Ma no.

Le parrucche dietro cui si nascondono le teste calve hanno quasi ucciso l’amore.

Ma no.

Ciò che è morto è stato il sogno che facevamo quando dormivamo insieme.

È morta la dolcezza prima delle pillole.

È morto il desiderio di conoscere la famiglia del partner,

prima di andare a letto con lui o lei.

Ciò che è  morta è stata la paura di mettere al mondo figli i cui genitori non si riconoscono.

Ciò che è morta è stata la sensazione che due corpi uniti potessero creare una famiglia.

È morta l’idea stessa di famiglia.

Padre, madre e figli: questa è la famiglia oggi.

Il resto sono frammenti di affetto.

Questo ci fa pensare che l’amore sia morto.

Ma no.

Ciò che è morto è stato il pudore di mostrare il corpo.

Ciò che è morto è stata la cura che avevamo gli uni per gli altri, e al suo posto, è nata la fretta di vendere tutto, compresa la dignità umana.

È morto il desiderio di conoscere la casa del proprio partner prima ancora di conoscere la sua biancheria intima.

L’amore esiste ancora.

È nei piccoli gesti silenziosi, quasi invisibili.

È nella consapevolezza che tra la decisione e l’avvertimento si cela il custode degli avvertimenti ignorati.

È in coloro che ancora si aspettano, che ancora si prendono cura, che ancora assumono dei rischi.

È nel coraggio di guardarsi negli occhi e dire: nessuno ci salva, se non noi stessi insieme.

Non è né grandezza né grandi gesti.

È cura.

È ascolto.

È resistenza.

È presenza.

Significa  accettare che il mondo sia diventato freddo e, nonostante ciò, scegliere di riscaldare il proprio cuore e quello dell’altro.

L’amore non è morto.

Ciò che muore ogni giorno è la confusione tra amore e possesso, paura o obbligo.

L’amore sopravvive.

Anche nelle case vuote,

anche nei corpi stanchi,

anche nelle relazioni fugaci.

È nell’amore che dobbiamo scommettere,

non nelle formule,

né sulle etichette,

né nelle facili certezze.

Perché finché ci sarà il coraggio di prendersi cura, di ascoltare, di resistere,

e di sentire il dolore dell’altro,

l’amore non sarà morto.

Non è l’amore che fa girare il mondo,

ma è l’amore che rende il mondo degno e che valga la pena che il mondo giri.

Poesia di Ramos António Amine
Lettura poetica in italiano a cura di Elisa Mascia -Italia




O amor ainda não morreu

Essa gente cansa-me, sabes.
Dizem, com uma convicção intrépida, que o amor morreu.
Pergunto: quando? onde? como? por quê?
Nada respondem.
Limitam-se a repetir a frase, como quem recita um epitáfio.

Morreu porque foram iludidos?
Só isso?

Não.
Não foi o amor que morreu.
O que morreu foi o sentimento que tínhamos sobre o amor, não o amor em si.

O amor, em si, é uma ideia.
E a sua essência oscila:
ou é falta, que impele a alma ao desejo,
ou é regozijo, o contentamento com aquilo que já se tem.

Talvez desejemos demais.
Mas amar não é isso mesmo?
Ou talvez desejemos o que não faz sentido.
E desde quando o amor fez algum sentido?

Os corpos baldios fazem-nos pensar que o amor morreu.
As ancas sem placas, também.
Mas não.
As perucas atrás das quais se escondem carecas tornaram o amor quase morto.
Mas não.

O que morreu foi o sonho que tínhamos quando dormíamos juntos.
O que morreu foi a doçura de antes das pílulas.
O que morreu foi o desejo de conhecer a família do parceiro, da parceira,
antes de nos deitarmos com ele, com ela.

O que morreu foi o medo de trazer ao mundo miúdos cujos pais não se assumem.
O que morreu foi o sentimento de que dois corpos unidos fazem surgir uma família.
O que morreu foi a própria ideia de família.

Pai, mãe e filhos: isso é família hoje.
O resto são fragmentos de afecto.

Isso faz-nos pensar que o amor morreu.
Mas não.

O que morreu foi o pudor de expor o corpo.
O que morreu foi o cuidado que tínhamos para com o outro e, no seu lugar, nasceu a pressa de vender tudo, inclusive a dignidade humana.
O que morreu foi o desejo de conhecer a casa do parceiro antes de conhecer a sua roupa íntima.

O amor ainda existe.
Está nos gestos pequenos, silenciosos, quase invisíveis.
Está em saber que entre a decisão e o aviso se esconde a guardiã dos avisos ignorados.
Está naqueles que ainda esperam, que ainda cuidam, que ainda se arriscam.
Está na coragem de olhar nos olhos e dizer: ninguém nos salva, a não ser salvar-nos juntos.

Não é grandeza nem grande gesto.
É cuidado.
É escuta.
É resistência.
É presença.

É aceitar que o mundo se tornou frio e, ainda assim, escolher aquecer o próprio coração e o do outro.

O amor não morreu.
O que morre todos os dias é a confusão entre amor e possessão, medo ou obrigação.
O amor sobrevive.
Mesmo nas casas vazias,
mesmo nos corpos cansados,
mesmo nas relações efémeras.

É nele que devemos apostar,
não nas fórmulas,
nem nos rótulos,
nem nas certezas fáceis.

Porque enquanto houver coragem de cuidar, escutar, resistir
e sentir a dor do outro,
o amor não terá morrido.

Não é o amor que faz girar o mundo,
mas é ele que faz valer a pena que o mundo gire.


Ramos António Amine

Tocco, poesia di Corina Junghiatu, traduzione in italiano a cura di Taghrid BouMerhi

Foto cortesia di Corina Junghiatu


TOCCO UN PENSIERO
© CORINA JUNGHIATU – ROMANIA
Traduzione in italiano: TAGHRID BOU MERHI

Tocco un pensiero,
con il sapore del metallo e il profumo di radice.
Lo sento respirare nelle profondità,
poi frantumarsi in schegge d’orizzonte.

Da ogni scheggia un universo crolla,
e il mondo non è altro che un incidente
delle mie percezioni.

Cerco me stessa nei riflessi,
eppure trovo solo rovine…
l’eco di un essere disperso.

I sensi sono la mia prigione,
e la mia libertà, la pura illusione
di poter fuggire attraverso le parole.

Eppure, scrivo.
In questo tremore del verbo
il dolore si dissolve e nasce l’arte,
la catarsi attraverso la quale ogni creatore
redime se stesso.

I TOUCH A THOUGHT
© CORINA JUNGHIATU – Romania
Traduzione Al Italian : TAGHRID BOU MERHI

I touch a thought,
with the taste of metal and the scent of root.
I hear it breathing in the depths,
then shattering into shards of horizon.

From every shard a universe collapses,
and the world is nothing more than an accident
of my perceptions.

I search for myself in reflections,
yet I find only ruins…
the echo of a scattered being.

The senses are my prison,
and my freedom, the pure illusion
that I might escape through words.

And still, I write.
In this trembling of the verb
pain dissolves and art is born,
the catharsis through which every creator
redeems oneself.

© CORINA JUNGHIATU – Romania

Foto cortesia di Taghrid BouMerhi

Taghrid BouMerhi cura la traduzione in inglese e arabo dell’ esperienza di insegnante di Elisa Mascia e dedica alla sua maestra di ballo Teresa Cappiello

Foto cortesia con Taghrid BouMerhi, Teresa Cappiello ed Elisa Mascia

L’esperienza di insegnamento dell’insegnante Elisa Mascia – Italia
Tradotto dalla poetessa e traduttrice libanese-brasiliano Taghrid Bou Merhi

Fin da bambina, il mio sogno era quello di diventare insegnante. I miei compagni di gioco si riunivano attorno ai banchi di una scuola elementare e io, come un’insegnante, simulavo di esercitare la professione.

Con determinazione, dopo aver terminato le scuole superiori, ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento e, nel corso degli anni, ho avuto l’opportunità di vivere esperienze indimenticabili con i miei studenti, dai quali ho anche imparato molto.

La mia carriera di insegnante è stata accolta con favore. I miei studenti mi dimostravano il loro affetto, si impegnavano nello studio ed erano felici del mio apprezzamento per il loro duro lavoro e la loro esemplare dedizione.

Tutti i miei studenti sono rimasti nel mio cuore, anche dopo tutti questi anni, nonostante sia stata costretta, contro la mia volontà, a intraprendere percorsi diversi nella mia vita.

Ciò che mi dà più soddisfazione è che ancora oggi, quando esprimo i miei pensieri e interagisco con la società in qualsiasi contesto, molte persone, anche quelle che non conoscono il mio percorso professionale, mi chiedono:

“Elisa, sei un’insegnante?”

E io rispondo: “Sì, come fai a saperlo?”

La risposta è: “Dalla tua gentilezza e dal modo in cui spieghi qualsiasi argomento.”

In breve: essere insegnante non significa solo studiare; significa essere insegnante per vocazione e per un sogno coltivato fin dall’infanzia.

Dedicato a Teresa, la mia insegnante di danza

Quando penso alle persone che lasciano il segno nelle fasi importanti della vita, dopo mia madre, mi viene in mente la mia insegnante. Anni fa veniva descritta come una seconda madre, contraddistinta dalla pazienza e dall’immensa tenerezza verso di me e gli altri.

E col passare del tempo, lungo il mio cammino, ho incontrato una donna straordinaria, caratterizzata da gentilezza e una forza d’animo ineguagliabile.

Un’insegnante di danza,
che condivide gioie e dolori,
offre sostegno e conforto,
con qualità speciali che hanno forgiato un’amicizia pura e rara.

Una mentore fidata
in un mondo in cui tutto cambia
e i valori si perdono…

Lei,
con la sua dolce pazienza e cura,
ha coltivato l’amicizia con i suoi studenti,
e ha condiviso con loro la gratitudine per il loro impegno,
affinché potessero presentare con orgoglio i frutti di questo impegno alla società,
unendo
musica e danza,
diverse generazioni.

Crescita spirituale per giovani e anziani,
per anime che non si accontentano
di osservare semplicemente il mondo che le circonda…
Perché un buon modello di riferimento li unisce.

Grazie, Teresa, sei unica.

Biografia:

Elisa Mascia: Scrittrice prolifica, docente, conduttrice radiofonica, oratrice, critica, poetessa bilingue (italiano-spagnolo), critica letteraria, giurata di concorsi di poesia, intervistatrice e attivista culturale. Si è affermata come una delle figure di spicco della letteratura e della cultura mondiale.




تجربة التعليم للمعلمة إليزا ماسّيا Elisa Mascia – إيطاليا
ترجمة الشاعرة والمترجمة اللبنانية-البرازيلية تغريد بو مرعي

منذ طفولتي، كان حلمي أن أكون معلمة. كان أصدقائي في اللعب يجتمعون حول مقاعد صفٍّ بدائية، وكنت أنا، بدور المعلمة، أتصرف وكأنني أتدرّب على مهنتي.
وبإصرار، وبعد إنهاء المرحلة الثانوية، حصلت على دبلوم في التعليم، وعلى مدى عدة سنوات أتيحت لي الفرصة لخوض تجارب لا تُنسى مع الطلاب، الذين تعلّمت منهم أنا أيضًا.
لقد لقيت مسيرتي التعليمية قبولًا طيبًا، إذ عبّر طلابي عن محبتهم، وكانوا ملتزمين بواجبهم الدراسي، سعداء بتقديري لما ينجزونه من عمل بإصرار مثالي.
ظلّ جميع طلابي في قلبي، حتى بعد مرور سنوات، رغم أنني اضطررت، رغماً عني، إلى اتخاذ مسارات مختلفة في حياتي.
وأعظم ما يمنحني الرضا هو أنه حتى اليوم، عندما أعبّر عن أفكاري وأتفاعل في المجتمع في أي سياق، يسألني كثيرون، حتى ممن لا يعرفون ماضيّ المهني:
“إليزا، هل أنتِ معلمة؟”
فأجيب: نعم، وكيف عرفت؟
فيكون الرد: “من رقتكِ وطريقتكِ في شرح أي موضوع.”
والخلاصة: من كان معلّمًا، لا يصبح كذلك بالدراسة فقط، بل يكون معلّمًا برسالةٍ وحلمٍ منذ الطفولة.


إهداء إلى تيريزا، معلمتي في الرقص

عندما أفكر في الأشخاص
الذين يتركون بصمات في مراحل الحياة المهمة،
وبعد أمي، تأتي معلمتي،
التي وُصفت منذ سنوات بأنها الأم الثانية،
المتميزة بصبرها، وحنانها الكبير
معي ومع الآخرين…

ومع مرور الزمن، وفي درب حياتي،
التقيتُ بامرأة رائعة
تتميّز باللطف والقوة المثالية.

معلمة رقص،
شاركتنا الأفراح والأحزان،
وقدّمت الدعم والمواساة،
بصفاتٍ خاصة نسجت صداقة نقية ونادرة.

مرشدة أمينة
في عالمٍ يتغير فيه كل شيء
وتضيع فيه القيم…

هي،
بصبرها الحنون واهتمامها،
زرعت الصداقة مع طلابها،
وتبادلت معهم الامتنان على العطاء،
ليقدّموا ثمار ذلك للمجتمع بكل فخر،
جامعين بين
الموسيقى والرقص،
أجيالًا مختلفة.

نموٌّ روحي للصغار والكبار،
لأرواحٍ لا تكتفي
بمراقبة العالم من حولها…
فالقدوة الصالحة تجمعهم.

شكرًا لكِ يا تيريزا، أنتِ فريدة.


السيرة الذاتية:
إليزا ماسيا: كاتبة غزيرة الإنتاج، محاضِرة، مقدّمة برامج إذاعية، خطيبة، ناقدة، شاعرة ثنائية اللغة (الإيطالية–الإسبانية)، ناقدة أدبية، محكّمة في مسابقات الشعر، مُحاوِرة، وناشطة ثقافية. رسّخت مكانتها كواحدة من الشخصيات البارزة في الأدب والثقافة العالمية.


It’s a noisy silence
© ELISA MASCIA – ITALY
Translated into Arabic By TAGHRID BOU MERHI

In silence they came to ride the slippery waves of the desert;
they did not bow their heads to the opposition of the windy storms
they looked the fear of detachment in the face and in silence they broke the waters of rebirth.
They learned the study of survival and with the sweat of seven shirts they crossed the bridges built on the world’s desks.
In silence they have overturned the tables of circumstances and suppositions.
They have dismantled the annals of conspiracy theories.
In silence they looked at the world in the precipice that doesn’t ask for help as they held out their hands.
The nourishment of their souls has been to read and write in silence, to continue in the understanding of their souls, without surrendering on the battlefield every different day, to fight hatred and malevolent bifurcations.
They emerged from the breath of a light breeze that grew stronger and stronger in the confused wind with a plane roar that shook the entire universe and now they are born with you.

BIOGRAPHY:
She was born on April 13, 1956, in Santa Croce di Magliano, Italy. A prolific writer, lecturer, radio host, declaimer, reviewer, bilingual poet (Italian-Spanish), literary critic, poetry competition jury member, interviewer, and cultural promoter, Elisa has established herself as a leading
figure in world literature and culture.

إنه صمتٌ صاخب
© إليزا ماسيا – إيطاليا
ترجمة إلى العربية: تغريد بو مرعي

في صمتٍ جاؤوا ليمتطوا أمواج الصحراء الزلِقة؛
لم يُحنوا رؤوسهم أمام معارضة العواصف العاتية،
نظروا في وجه خوف الانفصال،
وفي صمتٍ شقّوا مياه الولادة الجديدة.

تعلّموا دروس البقاء،
وبعرق سبع قمصانٍ
عبروا الجسور المبنية على مكاتب العالم.

في صمتٍ قلبوا طاولات الظروف والافتراضات،
وفكّكوا سجلات نظريات المؤامرة.

في صمتٍ نظروا إلى العالم الواقف على حافة الهاوية،
الذي لا يطلب العون،

بينما هم يمدّون أيديهم.

كان غذاء أرواحهم أن يقرؤوا ويكتبوا في صمت،
أن يواصلوا فهم ذواتهم،
من دون استسلامٍ في ساحة معركة كل يومٍ مختلف،
ليحاربوا الكراهية والانقسامات الخبيثة.

خرجوا من نَفَس نسمةٍ خفيفة،
اشتدّت أكثر فأكثر في ريحٍ مرتبكة،
بهَدير طائرةٍ
هزَّ الكون بأسره،
وها هم الآن يولدون معك.


السيرة الذاتية:
وُلدت إليزا ماسيا في 13 أبريل 1956 في سانتا كروتشه دي ماجليانو – إيطاليا. وهي كاتبة غزيرة الإنتاج، ومحاضِرة، ومقدمة برامج إذاعية، وملقية شعر، وناقدة، وشاعرة ثنائية اللغة (الإيطالية–الإسبانية)، وعضو لجنة تحكيم في مسابقات شعرية، ومحاوِرة، ومروّجة ثقافية. وقد رسّخت مكانتها بوصفها إحدى الشخصيات البارزة في الأدب والثقافة العالميين.


Nel numero II di Spettro editore Angela Kosta sono state pubblicate due poesie di Elisa Mascia, in copertina la prof.ssa Terane Turan Rehimli – Azerbaijan

Foto cortesia della copertina del numero II di Spettro con la prof ssa Terane Turan Rehimli – editore Angela Kosta

Voglio essere luce.

Le parole scritte libere o in rima
sono perle preziose d’ispirazione
nate dal cuore e asciugano lacrima
esprimono dell’attimo l’emozione
condivise nell’universo sono luce
che benessere al fratello produce.

Dall’oscurità dell’odio e della guerra
ciò che dal cuore nasce si trasforma
nella pace dei semi nella fertile Terra
dell’arte e del canto è misura e norma
diffuse qual luce splendente di stelle
fuoco scintillante di mille fiammelle.

Luce tra le mani  viso illuminano
buio non c’è nelle tenebre della notte
spiraglio e speranza a chi è solo donano
e l’augurio che non vi siano più lotte
ciascuno sia specchio luminoso
e il bene diventi un uragano vorticoso.

Elisa Mascia

Nostalgia
Nel silenzio della notte
le membra stanche implorano
di ricordi sempre più ghiotte
sospese lacrime e sollievo donano.

Dell’anima benefico ristoro
d’intorno aromatico alloro
di tempi andati, fuggevoli,
circondati da attimi piacevoli.

Nostalgico ripercorrere nell’oscurità compagnia di voli pindarici
in dubbio se amanti o amici
in continua ricerca di serenità auspicando l’essere felici
cielo di stelle amorevol cura di cicatrici.

Elisa Mascia

Foto cortesia condivise da Angela Kosta

La festa di Sebiba: una tradizione tuareg in Algeria simbolo di pace, armonia e unità- Mohamed Rahal dall’Algeria

Foto cortesia condivisa dallo scrittore Mohamed Rahal dall’Algeria

La festa di Sebiba: una tradizione tuareg in Algeria simbolo di pace, armonia e unità

Mohamed Rahal

La festa di Sebiba è considerata il patrimonio culturale immateriale più importante della regione di Djanet e si celebra ogni anno il decimo giorno di Muharram. Gli abitanti di Djanet dedicano grande attenzione a questa ricorrenza e iniziano i preparativi per la festa all’inizio dell’anno islamico, con un periodo di nove giorni noto come “Thimoulaouine”.

La Sebiba è una celebrazione tradizionale annuale che si tiene nella città di Djanet, nella provincia di Illizi. È una tradizione profondamente radicata e uno degli eventi locali più importanti celebrati dai Tuareg del Sahara algerino. Cade il decimo giorno di Muharram nel calendario islamico e simboleggia la pace civile, l’armonia e la coesione sociale. Le celebrazioni risalgono a secoli fa, a quando le tribù tuareg dell’Algeria meridionale stipularono un patto di riconciliazione e pace tra gli abitanti dei due antichi villaggi fortificati di Azlouaz e Mihan.

La celebrazione è un evento simbolico e festivo che esprime la pace che si è instaurata nella regione di Hoggar tra le tribù Tuareg. Assume diverse forme espressive, tra cui danze di gruppo eseguite da danzatori in abiti da guerriero al ritmo dei tamburi. L’atmosfera è carica di emozioni, a testimonianza del senso di pace e tranquillità che i Tuareg provano nel deserto di Hoggar. La celebrazione simboleggia anche l’unità di queste tribù e la loro solidarietà di fronte al pericolo, nonché la loro cooperazione nel promuovere il bene e la giustizia.

Il festival di Sebiba, insieme ai suoi usi e costumi, è stato iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO nel 2008, con il titolo: “Rituali e cerimonie di Sebiba nell’oasi di Djennat in Algeria”.

La conoscenza relativa ai rituali e alle celebrazioni viene tramandata direttamente di generazione in generazione, dagli anziani alle giovani generazioni.  Ciò include gioielli, manufatti artigianali, riparazione e creazione di abiti tradizionali tuareg, armi tradizionali e strumenti musicali necessari per le cerimonie Sebiba.

The Sebiba Festival: A Tuareg Tradition in Algeria Symbolizing Peace, Harmony, and Unity

Mohamed Rahal

The Sebiba Festival is considered the most important intangible cultural heritage in the Djanet region, coinciding with the tenth of Muharram each year. The inhabitants of Djanet pay close attention to this occasion and begin preparing for the festival at the start of the Islamic year, with a nine-day period known as “Thimoulaouine.”

The Sebiba is an annual traditional celebration held in the city of Djanet, in the Illizi province. It is a deeply rooted tradition and one of the most important local events celebrated by the Tuareg of the Algerian Sahara. It falls on the tenth of Muharram in the Islamic calendar and symbolizes civil peace, harmony, and social cohesion. The celebrations date back centuries to when the Tuareg tribes of southern Algeria made a pact of reconciliation and peace between the inhabitants of the two ancient fortified villages of Azlouaz and Mihan.

The celebration is a symbolic and festive event expressing the peace that has settled in the Hoggar region among the Tuareg tribes. It takes various expressive forms, including group dances performed by dancers in warrior attire to the beat of drums. The atmosphere is filled with emotion, reflecting the Tuareg’s sense of peace and tranquility in the Hoggar desert. The celebration also symbolizes the unity of these tribes and their solidarity in the face of danger, as well as their cooperation in promoting good and righteousness.

The Sebiba festival, along with its associated customs and traditions, was inscribed on UNESCO’s Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity in 2008, under the title: “Rituals and Ceremonies of Sebiba in the Djennat Oasis of Algeria.”

Knowledge related to the rituals and celebrations is passed down directly from generation to generation, from elders to younger generations. This includes the jewelry, handicrafts, the repair and creation of traditional Tuareg clothing, traditional weapons, and the musical instruments required for the Sebiba ceremonies.

Foto cortesia condivise da Mohamed Rahal dall’Algeria
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