Ti scrivo da una nudità pervasa dal silenzio, da una tenda che a malapena mi ripara dalle brezze del vento. Qui tutto sa di perdita, persino il mio nome, quello con cui mi chiamavi… Ne ho dimenticato il suono. Il tuo volto mi fa visita di nascosto, quando i cannoni si zittiscono e la cautela si fa meno assordante. Rimpiango il modo in cui scandivi la giornata, la tua tazza intrisa di profumo, il calore che un tempo mi leniva il cuore con la punta delle tue dita. Sto bene, come si dice quando non si vuole piangere. Ma quando mi addormento… mi addormento nell’abbraccio della tua voce. Kareem Abdullah -Iraq
Il poeta affida a una lettera per scrivere e manifestare le sensazioni che si vivono quando ci si ritrova in un posto dove l’anima è nuda nella pace che soltanto il silenzio può offrire ma è anche esposta alle intemperie esterne inteso non solo come clima avverso ma tutte le difficoltà e complicazioni che incombono nella quotidianità per eventi che influiscono sullla psiche e sul fisico. Sembra che non abbia un riparo sicuro, non c’è quella protezione per assicurare serenità e benessere. Infuria il vento anche se brezza leggera.
Vive nell’incertezza e in uno stato di oblio in tutto ciò che lo circonda come se il tempo si fosse fermato e spento l’entusiasmo, tutto sembra essersi dileguato, in alcuni istanti stenta persino a riconoscere la voce melodiosa che gli ricordava la sua identità. Traspare dallo scritto come lo stato d’animo sia di una persona in grande sofferenza che riesce a ritrovare un po’ serenità quando si smorza la confusione dei rumori esterni dei cannoni e dei bombardamenti e sembra che venga a fargli visita quasi di nascosto soltanto il volto dell’ amata che con le morbide labbra chiama dolcemente il suo nome.
Quel senso di vuoto e di mancanza che con la sua presenza scandiva ogni orario del giorno che rappresenta il rito quotidiano del loro amore identificato nella ” tazza profumata” che distingueva il modo di vivere il loro amore scaldato dalle dita che accarezzano fin dentro al cuore.
Sventola il fazzoletto bianco per confermare di stare in pace con sé stesso pur sapendo che non è così ma è come quando per non spiegare di non stare bene si sceglie di dire due sole parole “sto bene” e in realtà è tremendamente il contrario e si vorrebbe piangere con lacrime scroscianti come una tempesta di pioggia.
Ritrovo la pace dei sensi poi, di notte, quando il suono della voce culla e canta il sussurro della ninna nanna d’amore in quella conclusiva spettacolare pennellata di colori che dipinge l’abbraccio di chi vuole ritrovarsi nel calore materno e amorevole.
Elisa Mascia -Italia 28-3-2026
I write to you from a nakedness teeming with silence, from a tent that barely shields me from the fractures of the wind. Everything here resembles loss— even my name, the one you used to call me… I have forgotten its sound. Your face visits me in secret, when the guns fall asleep and caution grows less noisy. I long for the way you arranged the day, for your cup steeped in fragrance, for a warmth that used to soothe my heart from the tips of your fingers. I am well— as they say when they do not wish to weep. But when I drift into sleep… I fall asleep in the embrace of your voice.
The poet uses a letter to write and express the sensations experienced when one finds oneself in a place where the soul is naked in the peace that only silence can offer, but is also exposed to the elements outside, meaning not only adverse weather but all the difficulties and complications that loom in daily life due to events that affect the psyche and the body. He seems to have no safe shelter, no protection to ensure serenity and well-being. The wind rages, even if it is a light breeze.
He lives in uncertainty and a state of oblivion in everything around him, as if time had stopped and his enthusiasm had died. Everything seems to have vanished; at times he struggles even to recognize the melodious voice that reminded him of his identity. The writing reveals the state of mind of a person in great pain, who manages to find some serenity when the confusion of the external noise of cannons and bombings fades, and it seems as if only the face of his beloved comes to visit him, almost unseen, her soft lips calling his name.
That sense of emptiness and loss whose presence marked every hour of the day, representing the daily ritual of their love, identified in the “scented cup” that distinguished the way of experiencing their love, warmed by the fingers that caress deep into the heart.
He waves the white handkerchief to confirm that he is at peace with himself even though he knows this isn’t the case, but it’s like when, to avoid explaining that you’re not well, you choose to say just two words: “I’m fine,” when in reality it’s terribly the opposite, and you want to cry tears as pouring as a rainstorm.
I rediscover peace of mind then, at night, when the sound of the voice lulls me and sings the whisper of a lullaby of love in that final spectacular brushstroke of colors that paints the embrace of those who long to find themselves in the maternal and loving warmth. Elisa Mascia -Italia 28-3-2026
أكتب إليكِ من عراءٍ يعجّ بالصمت، من خيمةٍ بالكاد تحميني من انكسارات الريح، كلّ شيء هنا يشبه الفقد، حتى اسمي الذي تنادينني به… نسيتُ صوته. وجهكِ يزورني خلسة، حين تغفو البنادق، ويصبح الحذر أقلّ ضجيجًا. أحنّ إلى طريقتكِ في ترتيب النهار، إلى فنجانكِ المسكونِ بالعطر، إلى دفءٍ كان يربت على قلبي من طرف أصابعكِ. أنا بخير، كما يقولون حين لا يريدون البكاء. لكنني حين أغفو… أنام في حضنِ صوتكِ. Kareem Abdullah
يستخدم الشاعر الرسالة ليكتب ويعبّر عن الأحاسيس التي تنتاب المرء حين يجد نفسه في مكانٍ تتجرد فيه الروح من قيودها في سلامٍ لا يمنحه إلا الصمت، ولكنه في الوقت نفسه مُعرّض لعوامل الطبيعة الخارجية، لا سيما سوء الأحوال الجوية، وكل الصعوبات والتعقيدات التي تلوح في الأفق في الحياة اليومية نتيجةً لأحداثٍ تُؤثر على النفس والجسد.
يبدو أنه بلا مأوى آمن، ولا حماية تضمن له السكينة والراحة. تعصف الرياح، حتى وإن كانت نسمةً خفيفة.
يعيش في حالة من عدم اليقين والضياع، وكأن الزمن قد توقف، وخمدت جذوة حماسه. يبدو كل شيء وكأنه قد تلاشى؛ حتى أنه يُكافح أحيانًا ليتعرف على الصوت العذب الذي كان يُذكره بهويته. تكشف الكتابة عن حالة نفسية لشخصٍ يُعاني ألمًا شديدًا، ولكنه يجد بعض السكينة حين يخفت ضجيج المدافع والقصف، وكأن وجه حبيبته هو وحده الذي يزوره، يكاد لا يُرى، وشفتيها الرقيقتان تُناديان باسمه.
ذلك الشعور بالفراغ والفقد الذي كان يخيّم على كل ساعة من ساعات اليوم، ممثلاً طقوس حبهما اليومية، والمتجسد في “الكأس المعطر” الذي ميّز طريقة عيش حبهما، دافئًا بأصابع تداعب أعماق القلب.
يلوّح بالمنديل الأبيض ليؤكد سلامه الداخلي، رغم علمه بعكس ذلك، تمامًا كما لو أنك، لتجنب شرح مرضك، تختار قول كلمتين فقط: “أنا بخير”، بينما في الحقيقة الوضع عكس ذلك تمامًا، وترغب في ذرف دموع غزيرة كالمطر.
أستعيد راحة بالي حينها، في الليل، حين يهدئني صوتها، هامسًا ترنيمة حب في تلك اللمسة الأخيرة الرائعة من الألوان التي ترسم عناق أولئك الذين يتوقون إلى دفء الأمومة والحنان. إليسا ماسكيا
Foto cortesia del poeta editore NilavroNill Shoovro
Il poeta editore NilavroNill Shoovro ha scritto una lettera ai poeti del mondo in cui esprime la sua amarezza nel constatare la situazione attuale per chi non hanno né orecchie per ascoltare né cuore per accogliere il “grido di fermare guerre e odio” che viene quotidianamente lanciato dalla potenza dei poeti e scrittori che purtroppo si vedono perdenti nella loro missione di combattere con armi pacifiche delle emozioni. Non muoiono le speranze nella triste presa di coscienza della delusione che forse, con ingenuità si continua tenendo fede a che vengano ascoltate. Ringrazio il poeta NilavroNill per suscitare con il suo appello tante riflessioni per auspicare un cambiamento, è questa una speranza sempre viva.
Elisa Mascia
Lettera aperta a tutti i poeti
28 marzo 2026. Ha ancora senso essere vivi oggi? Troppe persone innocenti vengono uccise nelle zone di guerra, troppe hanno già perso la loro preziosa vita, a prescindere da quanto forte e profonda fosse la loro fede in Dio onnipotente! L’umanità non prospera grazie all’amore e alla compassione, ma grazie al progresso tecnologico delle macchine di morte, dotate di poteri letali e brutali. L’umanità non è in grado di salvare persone innocenti, ma può assistere a massacri genocidi senza provare vergogna o rimorso. Raramente l’umanità si assume la responsabilità di sostenere la pace e la prosperità, ma più spesso si rende complice del crimine contro l’umanità.
Sì, non è un’ipotesi. È un dato di fatto, una verità tangibile: noi, che lavoriamo con le parole e le emozioni, scrittori e poeti, abbiamo fallito miseramente. Abbiamo fallito nel promuovere l’amore e la compassione. Abbiamo fallito nel risvegliare il vero senso di umanità, l’indispensabile dignità dell’essere umano. Abbiamo fallito nel diffondere armonia ed empatia. Le nostre parole non hanno fatto alcuna differenza, non hanno sconfitto il potere delle bombe nucleari, dei missili ipersonici, delle micidiali portaerei. Le nostre parole non hanno resistito all’avidità dei potenti di tutto il mondo. Noi, agendo con parole ed emozioni, siamo rimasti troppo ingenui per riconoscere la nostra incompetenza, la nostra vulnerabilità, le nostre debolezze! Siamo rimasti troppo insignificanti per apportare un cambiamento radicale all’attuale ordine mondiale. L’ordine mondiale del genocidio, dei massacri e delle ingiustizie abissali. Siamo rimasti sepolti sotto le nostre parole inadeguate, le nostre emozioni inutili e la nostra volontà inefficace. Troppo deboli per avere un impatto.
Riporto una breve ma intensa riflessione del poeta Kareem Abdullah -Iraq ” Un testo traboccante di dolorosa onestà, che pone la poesia di fronte a uno specchio duro e senza compromessi… eppure, in sé, dimostra che la parola resta viva, anche mentre ammette la propria impotenza” .
Poet and publisher NilavroNill Shoovro has written a letter to the world’s poets in which he expresses his bitterness at the current situation for those who have neither ears to hear nor hearts to welcome the “cry to stop wars and hatred” that is launched daily by the power of poets and writers who, sadly, see themselves as losers in their mission to fight with the peaceful weapons of emotion. Hopes do not die in the sad realization of disappointment that perhaps, naively, we continue to hope will be heard. I thank the poet NilavroNill for his appeal, which sparks so many reflections and hopes for change; this is a hope that lives on.
Elisa Mascia
An Open Letter To All Poets
28th March 2026. Is there any significance at all, being alive today? Today too many innocent people will be killed in the war zones, too many had already lost their precious life, no matter how strong and abysmal their belief was on the almighty God! Humanity thrives not on love and compassions, but on technological advancement of the killing machines with lethal and brutal powers. Humanity cannot save innocent peoples, but can witness genocidal massacres without even feeling any shame or remorse. Humanity seldom bears the responsibility to uphold peace and prosperity, but more often remains complicit in the crime against humanity.
Yes, it is not even any assumption. It is the basic fact, practical truth that we, working with words and emotions; writers and poets alike have failed measurably. We have failed to promote love and compassion. We have failed to awaken true sense of humanity, the indispensable dignity of being human. We have failed to spread harmony and empathy. Our words didn’t make any difference, didn’t overcome the power of nuclear bombs, hypersonic missiles, deadly aircraft carriers. Our words didn’t withstand the greed of the power brokers around the globe. We, working with words and emotions remained too naïve to see through our incompetency, our vulnerability, our weaknesses! We remained too insignificant to bring any radical change to the present world order. The world order of Genocide, massacres, and abysmal injustices. We remained buried under our incompetent words, our worthless emotions and our ineffective will. Too feeble to make any impact at all.
I report a short but intense reflection by the poet Kareem Abdullah – Iraq
” A text overflowing with painful honesty, placing poetry before a harsh, uncompromising mirror… yet in itself it proves that the word remains alive, even as it admits its own helplessness “.
Foto cortesia del Dott. Shamsaddin Kuzechi della Prof.ssa Dott.ssa Tarana Turan Rahimli del Dott. Shamsaddin Kuzechi
LA LETTERATURA E LA CULTURA SONO I FATTORI PIÙ IMPORTANTI CHE DETERMINANO L’ESISTENZA, IL PASSATO E IL FUTURO DI UNA SOCIETÀ
Intervista della Prof.ssa Dott.ssa Tarana Turan Rahimli con il Dott. Shamsaddin Kuzechi
Il nostro ospite per questa intervista è il dott. Shamsaddin Kuzechi, poeta e ricercatore noto per la sua posizione letteraria e scientifica unica nella letteratura mondiale turca, che ha dedicato la sua vita allo sviluppo delle relazioni letterarie e culturali nel mondo turco. Il dottor Shamsaddin Kuzechi è uno dei principali poeti e ricercatori della letteratura turkmena irachena. È riconosciuto a livello internazionale per il suo lavoro sulla lingua, la letteratura e la cultura turca del mondo turco. Nelle sue poesie, Shamsaddin Kuzechi enfatizza i temi dell’identità, della memoria, della patria e dell’appartenenza culturale, mentre nel suo lavoro accademico pone particolare enfasi sugli approcci comparativi tra le letterature del mondo turco. Avendo stabilito relazioni letterarie e scientifiche con l’Azerbaigian fin dalla sua giovinezza, Kuzechi ha dato un contributo significativo alla creazione dell’unità culturale e della coscienza condivisa nel mondo turco; ha lasciato un segno duraturo in questo campo attraverso le sue conferenze, articoli e ricerche.
Tarana Turan Rahimli: – Lei è un forte rappresentante della letteratura turkmena irachena e un noto ricercatore nel mondo turco. La tua identità di poeta ti ha portato a studiare o la tua formazione accademica ha alimentato la tua poesia?
Shamsaddin Kuzechi: – Ci sono stati fattori importanti che mi hanno portato a una borsa di studio. Noi, in quanto azeri iracheni, non siamo molto conosciuti né nel mondo turco né in quello accademico. Sebbene siamo emigrati dall’Asia centrale e dall’Azerbaigian in Iraq nel 54 AH/674 d.C. e ci siamo stabiliti lì, abbiamo lottato per secoli per preservare la nostra cultura, letteratura ed esistenza. Nonostante le politiche insidiose e repressive e le pratiche di assimilazione in Iraq, abbiamo mantenuto la nostra identità turca. Come possiamo presentarci in mezzo a queste difficoltà? Fino al 2003 la comunità turkmena poteva presentarsi solo in Turchia e Azerbaigian. Dopo il cambio di regime in Iraq nel 2003, iniziò una svolta significativa per i turkmeni. Quel punto mi ha portato a una borsa di studio. Ricerca, studio, analisi, lettura, scrittura e infine pubblicazione. Solo documentando l’esistenza turkmena in libri, pubblicando accademicamente e scientificamente su ogni argomento, potremmo introdurre l’esistenza turkmena in Iraq sia al mondo che al mondo turco. Dio ci ha concesso questo compito. È così che ci siamo rivolti alla conoscenza e continuiamo a farlo…
Tarana Turan Rahimli: – I turkmeni iracheni hanno vissuto per molti anni sotto oppressione politica e culturale. In che misura ritieni che la letteratura sia una forza decisiva per preservare l’esistenza di un popolo?
Shamsaddin Kuzechi: – La letteratura e la cultura sono i fattori più importanti che determinano l’esistenza, il passato e il futuro di una società. Una società senza cultura e letteratura è come un tamburo vuoto. Può emettere un suono, ma appare vuoto. Noi, in Iraq, soprattutto dopo il 1918, quando gli inglesi occuparono l’Iraq dopo l’era ottomana, ci siamo sforzati di preservare la nostra esistenza attraverso la nostra letteratura, cultura e civiltà. Per oltre 100 anni, una società che vive sotto oppressione in Iraq ha preservato e dimostrato la propria esistenza, letteratura e civiltà non con le armi, ma con le nostre canzoni popolari, poesie e ballate. Oggi, le canzoni popolari e le ballate di Kirkuk sono l’essenza stessa della presenza turkmena in Iraq. Canzoni come “Altun Hızmav Mülaim”, “Evlerinin Önü Yonca”, “Menim İpek Yağlığım Var”, “Kerkük’ün Zindanına Atdılar Meni” e molte altre ballate di Kirkuk hanno preservato e messo in mostra la nostra esistenza, letteratura e civiltà. In questo contesto, possiamo dire che la nostra letteratura e la nostra arte sono la forza e l’arma più importante che definisce la nostra esistenza…
Tarana Turan Rahimli: – Oggi il concetto di turchismo assume significati diversi nelle diverse aree geografiche. Qual è, secondo lei, la missione fondamentale del turchismo contemporaneo?
Shamsaddin Kuzechi: – A mio parere, la missione fondamentale del turchismo contemporaneo è lo slogan “Unità nel linguaggio, nel pensiero e nell’azione”, come ha affermato İsmail Gaspıralı. Questa è la missione fondamentale e la tabella di marcia del nazionalismo contemporaneo. Il mondo turco deve unirsi su questi tre concetti fondamentali. Altrimenti sarebbe come “andare a caccia con un sacco vuoto” Il turkanesimo non riguarda manifestazioni, azioni o forza. Inoltre, la missione fondamentale del turchismo contemporaneo risiede nell’unità e nella solidarietà. Oggigiorno, iniziative come l’introduzione di un alfabeto comune nel mondo turco sono considerate uno sviluppo importante.
Tarana Turan Rahimli: – Quali ostacoli mentali o strutturali devono essere superati per poter parlare di una coscienza culturale comune nel mondo turco?
Shamsaddin Kuzechi: – Questa è una questione importante. La cultura condivisa è il pensiero dell’umanità, è l’identità turca. Queste cose non possono essere fatte attraverso la politica. Il suo fondamento dipende da idee, pensieri e azioni. Questo non è qualcosa a cui i politici possono dire sì quando vogliono e no quando non lo fanno. La coscienza culturale condivisa nasce dall’unità, dalla libertà di pensiero e di espressione e dalla libertà di espressione, libera da discriminazioni. Ogni società dovrebbe scrivere e diffondere la propria esistenza, cultura e letteratura per introdurre e promuovere la propria società fraterna. Oggi solo l’Azerbaigian e i turkmeni iracheni stanno portando a termine la missione di cui parlo. Perché oggi in Turkmenistan non si conosce alcuna storia o romanzo su Kirkuk? Se uno scrittore pubblica un articolo su Kirkuk sui media e sulla stampa, chi lo fermerà? Questo è l’esempio più semplice e facile…
Tarana Turan Rahimli: – Nella tua ricerca, poni l’accento sugli studi comparativi tra le letterature del mondo turco. Cosa ci porta questo metodo?
Shamsaddin Kuzechi: – Studi comparativi tra le letterature del mondo turco ci mostrano che proveniamo tutti dallo stesso albero. Cioè, come i 24 rami della tribù Oghuz, dimostra che proveniamo tutti dalla stessa radice. Sebbene ciascuno dei nostri antenati abbia fondato uno stato o un principato e si sia diffuso in aree geografiche diverse, la radice e la ricchezza della nostra letteratura sono alla base di quell’albero, della sua forte radice. Questo è ciò che ci gioverà. Proprio come l’umanità ha avuto origine da Adamo ed Eva, anche la letteratura del mondo turco ha avuto origine dall’esistenza degli Oghuz…
Tarana Turan Rahimli: – Esistono legami storicamente forti tra la letteratura azera e quella turkmena irachena. Quali sono secondo te i pilastri fondamentali di questo rapporto letterario? In che modo la letteratura azera, soprattutto nel periodo post-sovietico, ha influenzato gli intellettuali e i poeti turkmeni iracheni?
Shamsaddin Kuzechi: – Naturalmente, gli azeri e i turkmeni iracheni sono parti di un tutto. Il leader generale Heydar Aliyev ha affermato: “Quando ho fatto ricerche storiche, ho scoperto che l’Azerbaigian settentrionale, l’Azerbaigian meridionale e i turkmeni iracheni sono parti di un tutto.” Questi legami ci uniscono. I legami di storia, radici e ascendenza comuni ci uniscono sicuramente. Poiché la nostra lingua, la nostra letteratura, il nostro folklore, i nostri costumi e le nostre canzoni popolari, così come la nostra letteratura popolare come gli xoryat e i bayati, sono la stessa cosa, siamo una cosa sola e proveniamo dalla radice dello stesso albero. Già prima dell’era sovietica, gli azeri e i turkmeni iracheni intrattenevano buoni dialoghi. Queste relazioni di lunga data si sono sviluppate come segue: Nell’XI secolo, poiché l’Iraq era una regione di scienza e conoscenza, il celebre poeta Hatip Tabrizi si recò in Iraq per studiare. Dopo aver completato gli studi a Baghdad, non fece ritorno e cercò di vivere la sua vita lì. Nell’XI-XII secolo, anche grandi studiosi provenienti da Tabriz e dall’Azerbaigian si recarono in Iraq per ricevere istruzione, conoscenza e saggezza. Tra loro c’erano Abu Bakr Urmevani, Abu Omar Derbendi, Etik Shirvani, ecc. Khaqani Shirvani, magnifico poeta azero che visitò l’Iraq nel XII secolo, scrisse due importanti opere sull’Iraq. Uno è “Le rovine di Madain” e l’altro è “L’occultamento dell’Iraq”. In queste opere, i suoi scritti su Baghdad e sui fiumi Tigri-Eufrate non hanno perso i loro echi fino ad oggi. Sempre nel XII secolo, Nizami Ganjavi, un grande poeta turco dell’Azerbaigian, dedicò il secondo volume della sua opera “Iskendername”, “Iqbalname”, che è un eccellente esempio di città, a Malik Izzettin, il sovrano di Mosul, il che indica che le relazioni continuarono in una direzione positiva. Pertanto, le relazioni scientifiche, educative, letterarie e culturali tra Iraq e Azerbaigian hanno effettivamente creato un impatto su entrambe le società. Sebbene le relazioni modellate dagli sviluppi politici in Iraq abbiano talvolta subito interruzioni tra le due società, la produttività della produzione letteraria e culturale non è diminuita. Tuttavia, queste relazioni raggiunsero un punto di rottura quando gli Ottomani presero il controllo dell’Iraq nel 1534. I pellegrinaggi di massa degli azeri a Karbala e Najaf, considerate terre sacre in Iraq, rivitalizzarono le due comunità, ma purtroppo queste visite e questi viaggi non contribuirono allo sviluppo delle relazioni letterarie e culturali. Nell’era post-sovietica si verificarono sviluppi significativi tra turkmeni iracheni e azeri. I governi iracheno e azero hanno compiuto importanti progressi nella cooperazione in campo politico, sociale, economico, educativo e culturale. Dopo il 1991, delegazioni provenienti dall’Azerbaigian visitarono città come Baghdad, Karbala, Najaf, Kufa e Kirkuk. Al contrario, ci sono state anche visite reciproche dall’Iraq a Baku. Nel 1994, 128 intellettuali azeri visitarono l’Iraq per commemorare il 500° anniversario della nascita di Fuzuli. Queste relazioni continuano ancora oggi. Attualmente, 20 poeti e scrittori sono membri onorari dell’Unione degli scrittori dell’Azerbaigian. L’Associazione Culturale Kirkuk, di cui sono presidente, ha firmato protocolli con 7 istituzioni e organizzazioni a Baku e stiamo collaborando con loro. Decine dei nostri libri sono stati pubblicati a Baku in turco azero. Quasi 40 libri sull’Azerbaigian sono stati pubblicati anche in Iraq. Questi sono gli effetti sperimentati nell’era post-sovietica. Le relazioni letterarie e culturali tra le due società si sono ulteriormente sviluppate.
Tarana Turan Rahimli: – Pensi che ci sia sufficiente interazione accademica e letteraria tra la letteratura azera e quella turkmena irachena? Quali sono le carenze?
Shamsaddin Kuzechi: – Naturalmente riteniamo che tali interazioni siano insufficienti. Vorremmo che si potesse lavorare di più a livello statale. La letteratura turkmena irachena dovrebbe essere inclusa nel curriculum scolastico. La letteratura turkmena dovrebbe essere insegnata nelle università come parte importante della letteratura azera. Ad oggi non esiste un centro culturale azero in Iraq. È assolutamente necessaria la creazione di istituzioni come il Centro di ricerca Fuzuli o un Centro culturale. C’è anche bisogno che gli studenti azeri studino nelle università irachene e seguano corsi speciali. Dovrebbero essere intrapresi progetti congiunti tra scrittori, accademici e giornalisti di entrambi i paesi. Non dovrebbe trattarsi solo di fare discorsi. Una strada o un viale in Azerbaigian prende il nome da “Kirkuk” o “Baghdad”? C’è un centro culturale iracheno a Baku? Certo che no. Lo Stato e il governo azero dovrebbero fare queste cose. Noi, come azeri iracheni, vogliamo queste cose. È nostro diritto naturale desiderarli. Perché siamo azeri. Come disse il poeta: “Se mi chiami, verrò, vedrai cosa farò”
Tarana Turan Rahimli: – Secondo lei, qual è la ragione principale delle occasionali discontinuità nella letteratura dei popoli turchi, nonostante la loro lingua, storia e cultura comuni?
Shamsaddin Kuzechi: – Non credo che ci siano discontinuità nella letteratura dei popoli turchi. Le cose sono successe e sono finite. Tuttavia, è necessario portare alla luce queste letterature. È lì che risiede la vera discontinuità. Questo è il lavoro dei ricercatori. Perché ormai tutti hanno familiarità con la letteratura contemporanea. Dopo l’emergere dei media digitali e delle piattaforme di social media, la letteratura mondiale e turca ha iniziato a brillare come il sole. Inoltre, gli esempi di letteratura popolare scritti in passato dovrebbero essere adattati dalla lingua antica al turco moderno o riscritti con il nuovo alfabeto comune. Proprio come “Kutadgu Bilig” è stato riscritto con il nuovo alfabeto, la nostra letteratura popolare dovrebbe essere riscritta e pubblicata in questo modo.
Tarana Turan Rahimli: – Guardando la questione da una prospettiva futura, quali misure concrete dovrebbero essere adottate per rafforzare le relazioni letterarie dei popoli turchi, nonché le relazioni letterarie tra l’Azerbaigian e i turkmeni iracheni?
Shamsaddin Kuzechi: – Anche questa questione è molto importante. Il rafforzamento di queste relazioni inizia con le organizzazioni della società civile. Tuttavia, è necessaria l’approvazione dello Stato azerbaigiano. In altre parole, lo Stato azerbaigiano deve compiere passi significativi. Dovrebbero essere aperte opportunità per i popoli turchi in ogni campo, in particolare per scrittori, accademici e giornalisti. Ad esempio, quanti giornalisti hanno filmato a Kirkuk o Baku dopo il 2003? Anche quando scoppia il caos a Kirkuk, la tua AZTV non ne parla. Non ha nemmeno copertura giornalistica. Queste cose sono importanti. Non basta dire semplicemente “Sono parti di un tutto” Per fare queste cose è necessario impegnarsi a fondo. Queste relazioni devono diventare politica statale. C’è così tanto di cui discutere. Un’altra questione che riguarda i turkmeni iracheni: che si tratti di letteratura popolare, cultura, arte o campi correlati, quanti libri ha pubblicato fino ad oggi il Ministro della Cultura azero? Zero, zero. Questa è la risposta…!
Tatana Turan Rahimli: – Nelle tue poesie sono prominenti i temi dell’identità, della memoria e della patria. Per il poeta, l’identità è un rifugio o un campo di battaglia?
Shamsaddin Kuzechi: – Possiamo dire che i soggetti e i temi trattati da un poeta nelle sue poesie sono legati alla sua vita, all’ambiente, all’atmosfera, alla psicologia e alla vita sociale. Personalmente, nella geografia in cui vivo, ho sperimentato insieme sia il dolore che la felicità. Tuttavia, le realtà dolorose superavano la felicità. Temi come le pressioni politiche in Iraq, la lotta per l’identità, l’amore per la patria, la nazione e la bandiera hanno pesato molto nelle nostre poesie. Tuttavia, ci sono stati momenti in cui i temi nazionali sono diventati un rifugio! Altre volte si trasformavano in lotta. Ma soprattutto le mie poesie iniziano e finiscono sempre con una lotta. Beh, “l’albero che porta frutto è lapidato”
Tarana Turan Rahimli: – Secondo lei, il potere della poesia di trasformare la società è diminuito nell’era moderna o ha solo cambiato forma?
Shamsaddin Kuzechi: – Nell’era della comunicazione e della tecnologia, la poesia, purtroppo, ha perso ogni potere di guidare la società. In passato, un poeta scriveva una poesia e il sultano o l’imperatore lo ricompensavano o lo imprigionavano. Ad esempio, nel 1993 ho letto tre poesie Bayat in Iraq e ho trascorso tre mesi in prigione. Ora, anche se leggessi centinaia di poesie Bayat, nessuno mi chiederebbe il nome. Questo è un esempio dello sviluppo della poesia nell’era moderna. Ma in Medio Oriente, o in un paese come l’Iran, se scrivi qualcosa contro il governo o il potere dominante, verrai interrogato e forse imprigionato. Dieci anni fa, un poeta iracheno scrisse una poesia. Lo giustiziarono immediatamente davanti al pubblico. “La poesia era intitolata ‘Siamo una nazione senza vergogna.’ Era una poesia araba. Possiamo dire che la poesia ha perso il suo potere. In passato aspettavi giorni o mesi per vedere la persona amata o per esprimere il tuo desiderio, il tuo amore. Trasmetteresti i tuoi sentimenti attraverso la poesia. Ma ora, nell’era della comunicazione e della tecnologia, questi sentimenti non vengono più vissuti. Quindi la poesia non ha cambiato forma. Ma la vita ha cambiato forma.
Tarana Turan Rahimli: – Come ricercatore e intellettuale, pensi che un intellettuale abbia una responsabilità morale nei confronti della propria società?”
Shamsaddin Kuzechi: – Naturalmente, ogni cittadino ha dei doveri nei confronti del proprio Stato, del proprio governo e della propria società. Hanno anche dei diritti in cambio. È una questione di reciprocità. “Diritti e doveri.” La responsabilità morale è un dovere. Patriottismo, difesa della terra, amore per la nazione – sono tutti elementi del dovere di un cittadino. Ma i cittadini dovrebbero ricevere i loro diritti anche dallo Stato. Anche fornire servizi quali sussidi di disoccupazione, assistenza sociale, sanità e istruzione è un dovere fondamentale dello Stato. Pertanto, sia come individui che come intellettuali, dobbiamo brandire le nostre penne per la prosperità della nostra patria e per lo sventolamento della nostra bandiera. Guerra se necessario, patria se necessario, martirio se necessario. “I martiri non muoiono, la patria è indivisibile.”
Tarana Turan Rahimli: – Quale sarebbe il tuo consiglio più fondamentale per i giovani intellettuali del mondo turco?
Shamsaddin Kuzechi: – In realtà potrei consigliarti molte cose. Ma la cosa più importante è che leggano la loro storia passata. In questa nuova era della comunicazione, ci sono molte cose che possono fare. Ad esempio, si potrebbero realizzare versioni audio e riassunti di libri sul mondo turco, si potrebbero produrre brevi schizzi e filmati sulla promozione e l’informazione del mondo turco. E molto altro ancora…
Tarana Turan Rahimli: – Se avessi l’opportunità di dire oggi al grande pubblico una sola frase sul mondo turco, quale sarebbe?
Shamsaddin Kuzechi: – Direi, come ha detto İsmail Gaspıralı, “Unità nel linguaggio, nel pensiero e nell’azione”
Grazie di tutto.
LITERATURE AND CULTURE ARE THE MOST IMPORTANT FACTORS DETERMINING A SOCIETY’S EXISTENCE, PAST, AND FUTURE
Interview of Prof. Dr. Tarana Turan Rahimli with Dr. Shamsaddin Kuzechi
Our guest for this interview is Dr. Shamsaddin Kuzechi, a poet and researcher known for his unique literary and scientific stance in Turkic world literature, who has dedicated his life to the development of literary and cultural relations in the Turkic world. Dr.Shamsaddin Kuzechi is one of the leading poets and researchers of Iraqi Turkmen literature. He is internationally recognized for his work on the Turkish language, literature, and culture of the Turkic world. In his poems, Shamsaddin Kuzechi emphasizes themes of identity, memory, homeland, and cultural belonging, while in his academic work, he places special emphasis on comparative approaches among the literatures of the Turkic world. Having established literary and scientific relations with Azerbaijan since his youth, Kuzechi has made significant contributions to the creation of cultural unity and shared consciousness in the Turkic world; he has left a lasting mark in this field through his conferences, articles, and research.
Tarana Turan Rahimli: – You are both a strong representative of Iraqi Turkmen literature and a well-known researcher in the Turkic world. Did your identity as a poet lead you to scholarship, or did your academic background nourish your poetry?
Shamsaddin Kuzechi: – There were important factors that led me to scholarship. We, as Iraqi Azerbaijanis, are not well-known in either the Turkic world or the world of scholarship. Although we migrated from Central Asia and Azerbaijan to Iraq in 54 AH/674 AD and settled there, we have been struggling for centuries to preserve our culture, literature, and existence. Despite the insidious, suppressive policies and assimilation practices in Iraq, we have held onto our Turkic identity. How can we introduce ourselves amidst these difficulties? Until 2003, the Turkmen community could only introduce themselves in Turkey and Azerbaijan. After the regime change in Iraq in 2003, a significant turning point began for the Turkmens. That point led me to scholarship. Research, study, analysis, reading, writing, and finally publishing. Only by documenting the Turkmen existence in books, publishing academically and scientifically on every subject, could we introduce the Turkmen existence in Iraq to both the world and the Turkic world. God granted us this task. This is how we turned to knowledge, and we continue to do so…
Tarana Turan Rahimli: – Iraqi Turkmens lived under political and cultural oppression for many years. To what extent do you think literature is a decisive force in preserving the existence of a people?
Shamsaddin Kuzechi: – Literature and culture are the most important factors determining a society’s existence, past, and future. A society without culture and literature is like an empty drum. It may make a sound, but it appears hollow. We, in Iraq, especially after 1918, when the British occupied Iraq following the Ottoman era, have strived to preserve our existence through our literature, culture, and civilization. For over 100 years, a society living under oppression in Iraq has preserved and demonstrated its existence, literature, and civilization not with weapons, but with our folk songs, poems, and ballads. Today, the folk songs and ballads of Kirkuk are the very essence of the Turkmen presence in Iraq. Songs like “Altun Hızmav Mülaim,” “Evlerinin Önü Yonca,” “Menim İpek Yağlığım Var,” “Kerkük’ün Zindanına Atdılar Meni,” and many more Kirkuk ballads have preserved and showcased our existence, literature, and civilization. In this context, we can say that our literature and art are the most important defining force and weapon of our existence…
Tarana Turan Rahimli: – Today, the concept of Turkism takes on different meanings in different geographies. In your opinion, what is the fundamental mission of contemporary Turkism?
Shamsaddin Kuzechi: – In my opinion, the fundamental mission of contemporary Turkism is the slogan “Unity in language, thought, and action,” as İsmail Gaspıralı stated. This is the basic mission and roadmap of contemporary nationalism. The Turkic world must unite on these three fundamental concepts. Otherwise, it would be like “going hunting with an empty sack.” Turkism is not about demonstrations, actions, or force. Furthermore, the fundamental mission of contemporary Turkism lies in unity and solidarity. Today, initiatives like a common alphabet among the Turkic world are considered an important development.
Tarana Turan Rahimli: – What mental or structural obstacles need to be overcome in order to speak of a common cultural consciousness in the Turkic world?
Shamsaddin Kuzechi : – This is an important issue. Shared culture is the thought of humanity, it is Turkish identity. These things cannot be done through politics. Its foundation depends on ideas, thoughts, and actions. This is not something that politicians can say yes to when they want and no to when they don’t. Shared cultural consciousness comes from unity, freedom of thought and expression, and freedom of expression, free from discrimination. Every society should write and disseminate its own existence, culture, and literature to introduce and promote its brotherly society. Today, only Azerbaijan and Iraqi Turkmen are fulfilling this mission I’m talking about. Why is there no story or novel about Kirkuk known in Turkmenistan today? If a writer publishes a story about Kirkuk in the media and print, who will stop them? This is the easiest and simplest example…
Tarana Turan Rahimli: – In your research, you emphasize comparative studies among the literatures of the Turkic world. What does this method bring us?
Shamsaddin Kuzechi : – Comparative studies among the literatures of the Turkic world show us that we are all from the same tree. That is, as the 24 branches of the Oghuz tribe, it shows that we all come from the same root. Although our ancestors each established a state or a principality and spread to different geographies, the root and richness of our literature is at the base of that tree, its strong root. This is what will benefit us. Just as humankind came from Adam and Eve, the literature of the Turkic world also originated from the existence of the Oghuz…
Tarana Turan Rahimli: – There are historically strong ties between Azerbaijani and Iraqi Turkmen literature. What do you think are the fundamental pillars of this literary relationship? How has Azerbaijani literature, especially in the post-Soviet period, influenced Iraqi Turkmen intellectuals and poets?
Shamsaddin Kuzechi : – Of course, Azerbaijanis and Iraqi Turkmens are parts of a whole. General Leader Heydar Aliyev said, “When I researched history, I saw that Northern Azerbaijan, Southern Azerbaijan, and Iraqi Turkmens are parts of a whole.” These ties bind us together. Bonds of shared history, roots, and ancestry certainly bind us together. Because our language, literature, folklore, customs, and folk songs, as well as our folk literature like our xoryats and bayatis, are the same, we are one and we come from the root of the same tree. Even before the Soviet era, Azerbaijanis and Iraqi Turkmens had good dialogue. These long-standing relations developed as follows: In the 11th century, since Iraq was a region of science and knowledge, the renowned poet Hatip Tabrizi went to Iraq for education. After completing his education in Baghdad, he did not return and tried to live his life in Baghdad. In the 11th-12th centuries, great scholars from Tabriz and Azerbaijan also went to Iraq for education, knowledge, and wisdom. Among them were Abu Bakr Urmevani, Abu Omar Derbendi, and Etik Shirvani, etc. Khaqani Shirvani, a magnificent great poet from Azerbaijan who visited Iraq in the 12th century, wrote two important works about Iraq. One is “The Ruins of Madain” and the other is “The Concealment of Iraq”. In these works, his writings about Baghdad and the Tigris-Euphrates rivers have not lost their echoes to this day. Also in the 12th century, Nizami Ganjavi, a great Turkic poet from Azerbaijan, dedicated the second volume of his work “Iskendername,” “Iqbalname,” which is an excellent example of a city, to Malik Izzettin, the ruler of Mosul, which is an indication that relations continued in a positive direction. Thus, the scientific, educational, literary, and cultural relations between Iraq and Azerbaijan have effectively created an impact on both societies. Although relations shaped by political developments in Iraq have sometimes experienced disruptions between the two societies, the productivity of literary and cultural output has not diminished. However, these relations reached a breaking point when the Ottomans took control of Iraq in 1534. The mass pilgrimages of Azerbaijanis to Karbala and Najaf, considered sacred lands in Iraq, revitalized the two communities, but unfortunately, these visits and travels did not contribute to the development of literary and cultural relations. In the post-Soviet era, significant developments occurred between Iraqi Turkmens and Azerbaijanis. The Iraqi and Azerbaijani governments made important progress in cooperation in political, social, economic, educational, and cultural fields. After 1991, delegations from Azerbaijan visited cities such as Baghdad, Karbala, Najaf, Kufa, and Kirkuk. Conversely, there were also reciprocal visits from Iraq to Baku. In 1994, 128 Azerbaijani intellectuals visited Iraq to commemorate the 500th anniversary of Fuzuli’s birth. These relations continue to this day. Currently, 20 poets and writers are honorary members of the Azerbaijan Writers Union. The Kirkuk Cultural Association, which I chair, has signed protocols with 7 institutions and organizations in Baku and we are in cooperation with them. Dozens of our books have been published in Baku in Azerbaijani Turkish. Nearly 40 books about Azerbaijan have also been published in Iraq. These are the effects experienced in the post-Soviet era. Literary and cultural relations between the two societies have further developed.
Tarana Turan Rahimli: – Do you think there is sufficient academic and literary interaction between Azerbaijani literature and Iraqi Turkmen literature? What are the shortcomings?
Shamsaddin Kuzechi: – Of course, we believe that such interactions are insufficient. We wish that more work could be done at the state level. Iraqi Turkmen literature should be included in the curriculum in schools. Turkmen literature should be taught in universities as an important part of Azerbaijani literature. There is no Azerbaijani cultural center in Iraq to date. The establishment of institutions like the Fuzuli Research Center or a Cultural Center is very necessary. There is also a need for Azerbaijani students to study at Iraqi universities and take special courses. Joint projects should be undertaken between writers, academics, and journalists from both countries. It shouldn’t just be about giving speeches. Has a street or avenue in Azerbaijan been named after “Kirkuk” or “Baghdad”? Is there an Iraqi cultural center in Baku? Of course not. The Azerbaijani state and government should do these things. We, as Iraqi Azerbaijanis, want these things. It is our natural right to want them. Because we are Azerbaijanis. As the poet said, “If you call me, I will come, you will see what I will do.”
Tarana Turan Rahimli: – In your opinion, what is the main reason for the occasional discontinuities in the literatures of Turkic peoples, despite their shared language, history, and culture?
Shamsaddin Kuzechi : – I don’t think there are any discontinuities in the literatures of Turkic peoples. Things have happened and are over. However, those literatures need to be brought to light. That’s where the real discontinuity lies. This is the job of researchers. Because everyone is now familiar with contemporary literature. After the emergence of digital media and social media platforms, world and Turkic world literature has begun to shine like the sun. Moreover, the examples of folk literature written in the past should be adapted from the old language to modern Turkish or rewritten with the new common alphabet. Just as “Kutadgu Bilig” was rewritten with the new alphabet, our folk literature should be rewritten and published in this way.
Tarana Turan Rahimli: – Looking at it from a future perspective, what concrete steps should be taken to strengthen the literary relations of Turkic peoples, as well as the literary relations between Azerbaijan and Iraqi Turkmen?
Shamsaddin Kuzechi: – This issue is also very important. Strengthening these relations starts with civil society organizations. However, approval from the Azerbaijani state is needed. In other words, the Azerbaijani state needs to take significant steps. Opportunities should be opened for Turkic peoples in every field, especially writers, academics, and journalists. For example, how many journalists filmed in Kirkuk or Baku after 2003? Even when chaos erupts in Kirkuk, your AZTV doesn’t report on it. It doesn’t even have news coverage. These things are important. It’s not enough to just say “They are parts of a whole.” These things require putting your hands to the task. These relations must become state policy. There’s so much to discuss. Another issue concerning Iraqi Turkmens: whether it’s folk literature, culture, art, or related fields, how many books has the Azerbaijani Minister of Culture published to date? Zero, zero. That’s the answer…!
Tatana Turan Rahimli: – In your poems, themes of identity, memory, and homeland are prominent. For the poet, is identity a refuge or a battleground?
Shamsaddin Kuzechi : – We can say that the subjects and themes a poet deals with in his poems are related to his life, environment, atmosphere, psychology, and social life. Personally, in the geography where I live, I have experienced both pain and happiness together. However, painful realities outweighed happiness. Themes such as political pressures in Iraq, the struggle for identity, love of homeland, nation, and flag have weighed heavily in our poems. However, there were times when national themes became a refuge! At other times, they turned into struggle. But mostly, my poems always begin and end with struggle. Well, “the tree that bears fruit is stoned.”
Tarana Turan Rahimli: – In your opinion, has the power of poetry to transform society decreased in the modern age, or has it only changed its form?
Shamsaddin Kuzechi: – In the age of communication and technology, poetry, unfortunately, has lost all power to guide society. In the past, a poet would write a poem, and the Sultan or Emperor would either reward him or imprison him. For example, in 1993, I read three Bayat poems in Iraq and spent three months in prison. Now, even if I read hundreds of Bayat poems, no one would ask my name. This is an example of the development of poetry in the modern age. But in the Middle East, or in a country like Iran, if you write something against the government or the ruling power, you will be interrogated and perhaps imprisoned. Ten years ago, a poet in Iraq wrote a poem. They immediately executed him in front of the public. “The poem was titled ‘We Are a Nation Without Shame.’ It was an Arabic poem. We can say that poetry has lost its power. In the past, you would wait for days or months to see your loved one or to express your longing, your love. You would convey your feelings through poetry. But now, in the age of communication and technology, these feelings are no longer experienced. So, poetry hasn’t changed its form. But life has changed its form.
Tarana Turan Rahimli: – As a researcher and intellectual, do you think an intellectual has a moral responsibility towards their society?”
Shamsaddin Kuzechi: – Of course, every citizen has duties towards their state, government, and society. They also have rights in return. It’s a reciprocal matter. “Rights and duties.” Moral responsibility is a duty. Patriotism, defending the land, love of nation – these are all elements of a citizen’s duty. But citizens should also receive their rights from the state. Providing services such as unemployment benefits, welfare, health, and education is also a fundamental duty of the state. Therefore, both as individuals and as intellectuals, we must wield our pens for the prosperity of our homeland and the waving of our flag. War if necessary, homeland if necessary, martyrdom if necessary. “Martyrs do not die, the homeland is indivisible.”
Tarana Turan Rahimli: – What would be your most fundamental advice to the young intellectuals of the Turkic world?
Shamsaddin Kuzechi : – Actually, I could recommend many things. But most importantly, they should read their past history. In this new age of communication, there are many things they can do. For example, audio versions and summaries of books about the Turkic world could be made, short sketches and films could be produced about the promotion and information of the Turkic world. And much more…
Tarana Turan Rahimli: – If you had the opportunity to say just one sentence about the Turkic world to the world public today, what would that sentence be?
Shamsaddin Kuzechi: – I would say, as İsmail Gaspıralı said, “Unity in language, thought, and action.”
Thank you for everything.
Foto cortesia della Prof.ssa Dott.ssa Tarana Turan Rahimli Foto cortesia del Dott. Shamsaddin Kuzechi
Foto cortesia di Emmanuel Marete, a 14 anni, ha pubblicato il suo primo libro, Dawn to Dust – Echoes of a Wounded Soul (Mystery Publishers Limited, 2025).
Emmanuel Marete: il poeta keniota di 15 anni che canta al mondo in tre lingue Di Carlos Javier Jarquín
Cari amici planetari: La tecnologia, se utilizzata correttamente, può essere uno strumento di grande influenza positiva nella vita di ogni cittadino. Certo, in un mondo saturo di progressi tecnologici, c’è anche il lato negativo: quel mondo oscuro di auto-distruzione e distrazione, alimentato da reti sociali che emergono copiosamente. È facile perdersi in esse, e tutti possiamo sentirci colpiti se non abbiamo un’agenda chiara per il nostro lavoro quotidiano. Di certo, i più vulnerabili sono i giovani, che rischiano di essere troppo distratti. Ma ci sono sempre delle eccezioni, e oggi vi presento il mio amico poeta e studente americano-keniota Emmanuel Marete Kimathi, figlio della famosa poetessa keniana Jerusha Kananu Marete. Emmanuel risiede attualmente a Columbus, Ohio. Il suo lavoro esplora la salute mentale, l’identità e la resilienza nell’adolescenza, combinando introspezione emotiva con una chiarezza strutturale ammirevole. A 15 anni, questo giovane brillante si distingue già a livello internazionale nel mondo poetico. Cresciuto in un ambiente privilegiato, sua madre è una poetessa, e parte della sua famiglia si dedica a professioni come diritto, ingegneria, medicina, neuroscienze, sicurezza informatica, istruzione, banche, economia, finanza, assicurazioni, politica e affari, che lui stesso cita come simbolo di motivazione. Questo giovane di talento parla tre lingue: kimeru, swahili e inglese. A 14 anni ha pubblicato il suo primo libro, Dawn to Dust – Echoes of a Wounded Soul (Mystery Publishers Limited, 2025). L’editore lo descrive così: “Emmanuel Marete Kimathi, 14 anni, ci presenta una raccolta di poesie profondamente commoventi che approfondiscono l’essenza della lotta e della resilienza umana. Attraverso versi evocativi, Emmanuel dipinge un ritratto crudo dell’agitazione interiore, delle pressioni sociali e della ricerca instancabile di redenzione. Ogni poesia pulsa con il peso di un’anima ferita che cerca la luce tra le ombre, offrendo conforto a chi si sente ignorato e invisibile.” Cari lettori, Emmanuel è un vero prodigio del Kenya. Ha imparato a leggere all’età di 3 anni e ha iniziato a scrivere poesie all’età di 9. In questa intervista ci parla della sua disciplina per usare internet in modo produttivo, la sua passione per la lettura su vari argomenti e i suoi piani per studiare neuroscienze, finanza e ingegneria del software. Spero che vi godiate questa interessante conferenza, che sicuramente vi motiverà a crescere e, in particolare, il messaggio è rivolto ai giovani e agli adolescenti di sfruttare al massimo gli strumenti tecnologici per eccellere in ciò che amano fare.
Intervista
A che età hai imparato a leggere e da che età hai iniziato a scrivere poesie?
Ho iniziato a leggere all’età di tre anni e ho iniziato a scrivere poesie all’età di nove, anche se il mio primo poema pubblicato l’ho scritto all’età di undici anni, durante la mia classe di inglese.
Parli inglese, swahili e kimeru. Qual è stata la prima lingua che hai imparato a parlare?
Quando ho iniziato a parlare, lo facevo in un misto di inglese e swahili. Lo attribuisco alla forte integrazione di entrambe le lingue nella vita quotidiana del Kenya. Sono cresciuto vedendo la gente alternarsi tra le due lingue con una tale fluidità che alla fine ho imparato le basi di entrambe senza alcuna istruzione formale in nessuna.
Nell’ultimo anno, hai studiato lo spagnolo. Come va il tuo progresso nell’apprendimento di questa lingua?
Amo così tanto la mia lezione di spagnolo. È una lingua molto interessante e facile da imparare. Anche se non sono ancora fluente, direi che ho fatto un notevole progresso: sono passato dal non sapere nulla a poter tenere una piccola conversazione nella lingua.
Il 28 giugno 2025, all’età di 14 anni, hai pubblicato il tuo primo libro insieme a quello di tua madre, la brillante poetessa Jerusha Kananu Marete, Marry Me a Cowife. Cosa ha significato per te questo doppio lancio?
La doppia pubblicazione del mio libro Dawn to Dust: Echoes of a Wounded Soul e di quello di mia madre, Marry Me a Co-wife, ha significato per me un’iniziazione ufficiale al mondo della poesia e della letteratura. È stata un’iniziazione che avevo sognato a lungo, che ha portato alla scrittura, edizione e pubblicazione del mio libro, quindi ero euforico nel mostrare il mio lavoro al mondo. Ero, e sono ancora, estremamente onorato di avere il privilegio di condividere il palco con mia madre, la persona che mi ha ispirato a iniziare il mio viaggio poetico per primo.
Quali temi esplora la tua opera poetica?
La mia poesia esplora principalmente temi di salute mentale, depressione ed esclusione sociale. Scrivo poesie nella speranza di dare voce a chi non ha voce e creare consapevolezza sulla salute mentale.
Quanti anni avevi quando hai scritto le poesie selezionate per Dawn to Dust (Mystery Publishers Limited, 2025)?
Le poesie pubblicate nel mio libro sono state scritte nell’arco di due anni, con la più antica scritta quando avevo 12 anni. Tuttavia, ho fatto molte modifiche, perfezionamenti e persino riscritture prima di presentare il mio manoscritto iniziale alla mia casa editrice.
Nella sinossi di Dawn to Dust, la casa editrice descrive il tuo libro come “una raccolta di poesie crude e commoventi che approfondiscono le profondità della lotta umana e della resilienza”. Come spieghi che una persona così giovane possa scrivere su questi argomenti con tanta profondità?
Fin da giovane, sono sempre stato un osservatore acuto. Ero sempre attento ai cambiamenti nelle emozioni, espressioni e ritardi. Sono anche empatico e i miei amici – grandi e piccoli – venivano spesso da me per un consiglio o semplicemente per parlare di quello che stavano passando. La maggior parte degli argomenti del mio libro derivano da queste osservazioni e conversazioni. Ho sempre creduto nel potere della voce e il mio libro è stato il mio modo di parlare per coloro che sentivano che non potevano farlo da soli.
Sei cresciuto in una casa di arte e numeri: tua madre è un’artista poliedrica, hai una zia poeta e tuo padre è un economista rinomato. Com’è una giornata tipica per te in questo ambiente privilegiato?
Mi piace pensare internamente alla mia famiglia come ad una “famiglia di polimati” perché sono fortunato ad avere parenti stretti in molti campi diversi: diritto, ingegneria, medicina, neuroscienze, sicurezza informatica, istruzione, banca, economia, finanza, assicurazioni, politica, affari, ecc. Di conseguenza, ho avuto l’opportunità di partecipare a molte conversazioni illuminanti che hanno plasmato il mio modo di pensare, parlare e vedere il mondo. Sono più grato per l’accessibilità dei libri che questa situazione offre. Non ricordo un solo giorno in cui mi sia mancato un libro da leggere – che si tratti delle raccolte di poesie di mia madre, dei libri finanziari di mia zia o anche dei documenti di lavoro che mi scompongono. Leggere è sempre stato sinonimo di respiro nella mia vita. Questo ambiente privilegiato ha alimentato in modo adeguato la mia curiosità e mi ha incoraggiato a fare più domande, fare più ricerche e, cosa ancora più importante, non vergognarmi mai di chiedere o esprimere un’opinione: questa è la mia forza.
Quali commenti hai sentito sui tuoi lavori poetici dai tuoi compagni di classe?
I miei compagni e amici sono stati molto solidali in ogni senso che conta. Mi hanno sempre incoraggiato e motivato a continuare a volare alto. Hanno elogiato la mia poesia, con alcuni che ha parlato loro e ha dato loro il coraggio di aprirsi sulle proprie emozioni.
In quest’era digitale piena di distrazioni, incontrare un ragazzo di 15 anni con un libro pubblicato che parla tre lingue fluentemente non è comune; è quasi un miracolo. . Come hai fatto a non contrarre il virus digitale globale che colpisce la maggior parte degli adolescenti?
Non direi che ho cercato di evitare i social media o internet. In effetti, internet si è rivelato uno degli strumenti più influenti nel mio apprendimento e sviluppo. Tuttavia, ho imparato a usarlo come risorsa e non come distrazione. Io direi che per evitare il “virus digitale”, bisogna definire i propri obiettivi, creare una mappa d’azione verso tali obiettivi e costruire sistemi che lo rendano responsabile. È anche importante accettare i propri difetti e riconoscere che gli errori sono inevitabili, perché questo è l’unico modo in cui possiamo crescere e assicurarci che i nostri errori non si trasformino in fallimenti.
Ho letto che, oltre alla poesia, hai una passione per la matematica, la psicologia, l’ingegneria e il pensiero sistemico. Quale professione hai intenzione di studiare?
Professionalmente, ho intenzione di studiare neuroscienze, finanza e ingegneria del software.
Hai pensato di pubblicare un’antologia poetica trilingue?
Sì. L’idea di pubblicare un’antologia trilingue è qualcosa che sto considerando per il futuro. Penso che sarebbe un ottimo modo per raggiungere un pubblico più ampio e interagire meglio con i miei lettori globali.
Consideri la poesia un mezzo per espandere le conversazioni, e perché?
Per me, la poesia è stata una via d’uscita emotiva e penso che sia un bel modo di articolare i tuoi pensieri. Spesso, quando sono confuso, mi rivolgo alla poesia per organizzare le mie idee ed elaborare le mie emozioni. Credo che questa filosofia si possa applicare a quasi tutti: leggere e scrivere poesie è un ottimo modo per espandere le conversazioni perché insegna i nostri pensieri, emozioni e frustrazioni in modo chiaro e strutturato.
Secondo te, quali sono le virtù essenziali per il ripristino e la sostenibilità di cui l’umanità ha bisogno per raggiungere l’unità globale?
La comunicazione e l’empatia sono i valori che trovo più cruciali per raggiungere l’unità globale. Quando siamo in grado di comunicare efficacemente i nostri bisogni e, allo stesso tempo, di comprendere le limitazioni degli altri, possiamo raggiungere compromessi e soluzioni vantaggiose per tutti.
Com’è stato il cambiamento culturale e climatico che hai esplorato da quando sei arrivato negli Stati Uniti dal Kenya?
Trasferirmi negli Stati Uniti è stata un’esperienza molto illuminante per me. All’inizio è stato difficile: nuova scuola, nuove persone, nuovi sistemi. Ma ho deciso di prenderlo come un’avventura. È stata la prima volta che ho dovuto risolvere le cose da solo senza l’intervento diretto e tempestivo della mia famiglia e dei miei amici più stretti. In Kenya mi hanno insegnato l’indipendenza e l’autosufficienza – dopo essermi trasferito qui, l’ho vissuta. Il cambiamento climatico è stato più graduale, poiché mi sono trasferito negli Stati Uniti verso la fine della stagione estiva e il clima era molto simile a quello di casa in quel momento. L’inverno ha portato le sue sfide: neve, venti forti e clima gelido. È stato più difficile adattarsi all’inverno, ma sono felice di aver avuto i miei genitori e amici per aiutarmi a navigare. Al seguente link potete guardare un video che il poeta Emmanuel Marete Kimathi ha condiviso con noi in inglese, nel quale legge una poesia tratta dal suo libro pubblicato: https://youtu.be/GAIe9Em6uMQ?si=f2F-MPowMpJUy6Hs Nota: la presente intervista è stata tradotta dall’inglese allo spagnolo tramite Perplexity AI.
L’intervistatore, è uno scrittore nicaraguense residente in Costa Rica. Contatto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es
Emmanuel Marete: el poeta keniano de 15 años que le canta al mundo en tres idiomas Por Carlos Javier Jarquín Queridos amigos planetarios: La tecnología, si le damos un uso apropiado, puede ser una herramienta de mucha influencia positiva en la vida de cada ciudadano. Claro que, en un mundo saturado de avances tecnológicos, también está presente el lado negativo: ese mundo oscuro de autodestrucción y distracción, impulsado por las redes sociales que surgen de manera copiosa. Es fácil perderse en ellas, y todos podemos vernos afectados si no tenemos una agenda clara de nuestro trabajo cotidiano. Sin duda, los más vulnerables son los jóvenes, que corren el riesgo de distraerse en exceso. Pero siempre hay excepciones, y hoy les presento a mi amigo poeta y estudiante keniano-estadounidense Emmanuel Marete Kimathi, hijo de la reconocida poeta keniana Jerusha Kananu Marete. Emmanuel reside actualmente en Columbus, Ohio. Su obra explora la salud mental, la identidad y la resiliencia en la adolescencia, combinando introspección emocional con una claridad estructural admirable. A sus 15 años, este joven brillante ya destaca a nivel internacional en el mundo poético. Ha crecido en un ambiente privilegiado su madre es poeta, y parte de su familia se dedica a profesiones como derecho, ingeniería, medicina, neurociencia, ciberseguridad, educación, banca, economía, finanzas, seguros, política y negocios, lo que él mismo menciona como símbolo de motivación. Este talentoso joven habla tres idiomas: kimeru, suajili e inglés. A los 14 años publicó su primer libro, Dawn to Dust – Echoes of a Wounded Soul (Mystery Publishers Limited, 2025). La editorial lo describe así: “Emmanuel Marete Kimathi, de 14 años, nos presenta una colección de poemas profundamente conmovedores que ahondan en la esencia de la lucha y la resiliencia humanas. A través de versos evocadores, Emmanuel pinta un retrato crudo de la agitación interior, las presiones sociales y la incansable búsqueda de redención. Cada poema palpita con el peso de un alma herida que busca la luz entre las sombras, ofreciendo consuelo a quienes se sienten ignorados e invisibles”. Queridos lectores, Emmanuel es todo un prodigio keniano. Aprendió a leer a los 3 años y comenzó a escribir poemas a los 9. En esta entrevista, nos habla de su disciplina para usar internet de manera productiva, su pasión por la lectura en diversos temas y sus planes de estudiar neurociencia, finanzas e ingeniería de software. Espero que disfruten esta interesante charla, que sin duda los motivará a crecer y, en especial el mensaje es para los jóvenes y adolescentes a aprovechar al máximo las herramientas tecnológicas para destacar en lo tanto aman hacer.
Entrevista
¿A qué edad aprendiste a leer y desde qué edad empezaste a escribir poesía?
Comencé a leer a los tres años y empecé a escribir poesía a los 9, aunque mi primer poema publicado lo escribí a los 11, en mi clase de inglés de sexto grado.
Hablas inglés, suajili y kimeru. ¿Cuál fue el primer idioma que aprendiste a hablar?
Cuando empecé a hablar, lo hacía en una mezcla de inglés y suajili. Lo atribuyo a la prominente integración de ambos idiomas en la vida cotidiana keniana. Crecí viendo a la gente alternar entre ambos idiomas con tanta fluidez que eventualmente capté los básicos de los dos sin ninguna educación formal en ninguno.
En el último año, has estado estudiando español. ¿Cómo va tu progreso en el aprendizaje de este idioma?
Amo tanto mi clase de español. Es un idioma muy interesante y fácil para mí de aprender. Aunque aún no soy fluido, diría que he hecho un progreso notable: pasé de no saber nada a poder mantener una pequeña conversación en el idioma. El 28 de junio de 2025, a los 14 años, lanzaste tu primer libro junto al de tu madre, la brillante poeta Jerusha Kananu Marete, Marry Me a Cowife.
¿Qué significó para ti este lanzamiento doble?
El lanzamiento doble de mi libro Dawn to Dust: Echoes of a Wounded Soul y el de mi madre, Marry Me a Co-wife, significó una iniciación oficial al mundo de la poesía y la literatura para mí. Era una iniciación de la que había soñado durante mucho tiempo, que llevó a la escritura, edición y publicación de mi libro, por lo que estaba eufórico de mostrar mi trabajo al mundo. Estaba, y sigo estando, extremadamente honrado de tener el privilegio de compartir el escenario con mi mamá, la persona que me inspiró a comenzar mi viaje poético en primer lugar.
¿Qué temas explora tu obra poética?
Mi poesía explora principalmente temas de salud mental, depresión y exclusión social. Escribo poesía con la esperanza de dar voz a los sin voz y crear conciencia sobre la salud mental.
¿Qué edad tenías cuando escribiste los poemas seleccionados para Dawn to Dust (Mystery Publishers Limited, 2025)?
Los poemas publicados en mi libro se escribieron a lo largo de dos años, con el más antiguo escrito cuando tenía 12 años. Sin embargo, hice mucha edición, refinamiento e incluso reescritura antes de presentar mi manuscrito inicial a mi editorial.
En la sinopsis de Dawn to Dust, la editorial describe tu libro como “una colección de poemas crudos y conmovedores que profundizan en las profundidades de la lucha humana y la resiliencia”. ¿Cómo explicas que alguien tan joven pueda escribir sobre esos temas con tanta profundidad?
Desde muy joven, siempre he sido un observador agudo. Siempre estuve atento a los cambios en emociones, expresiones y demoras. Además, soy empático y mis amigos —mayores y menores— a menudo venían a mí por consejo o simplemente para hablar de lo que estaban pasando. La mayoría de los temas de mi libro provienen de esas observaciones y conversaciones. Siempre he creído en el poder de la voz y mi libro fue mi forma de hablar por aquellos que sentían que no podían hacerlo por sí mismos.
Creciste en un hogar de arte y números: tu mamá es una artista multifacética, tienes una tía poeta y tu papá es un economista reconocido. ¿Cómo es un día típico para ti en ese entorno privilegiado?
Me gusta pensar internamente en mi familia como una “familia de polímatas” porque estoy bendecido de tener familiares cercanos en muchos campos variados: derecho, ingeniería, medicina, neurociencia, ciberseguridad, educación, banca, economía, finanzas, seguros, política, negocios, etc. Como resultado, he tenido la oportunidad de participar en muchas conversaciones esclarecedoras que han moldeado la forma en que razono, hablo y veo el mundo. Estoy más agradecido por la accesibilidad de libros que esta situación ofrece. No recuerdo un solo día en que me haya faltado un libro para leer —ya sean las colecciones de poesía de mi mamá, los libros de finanzas de mi tía o incluso los documentos de trabajo que me desglosan—. Leer ha sido siempre sinónimo de respirar en mi vida. Este entorno privilegiado ha alimentado adecuadamente mi curiosidad y me ha animado a hacer más preguntas, investigar más y, lo más importante, nunca avergonzarme de preguntar o expresar una opinión: esa es mi mayor fortaleza.
¿Qué comentarios has oído sobre tu obra poética de tus compañeros de clase?
Mis compañeros y amigos han sido muy solidarios en todos los sentidos que importan. Siempre me han animado y motivado a seguir volando alto. Han elogiado mi poesía, con algunos diciendo que les habló y les dio el coraje para abrirse sobre sus emociones.
En esta era digital llena de distracciones, conocer a un joven de 15 años con un libro publicado que habla tres idiomas con fluidez no es común; es casi un milagro. ¿Cómo has logrado no contagiarte del virus digital global que afecta a la mayoría de los adolescentes?
No diría que he intentado evitar las redes sociales o internet. De hecho, internet ha demostrado ser una de las herramientas más influyentes en mi aprendizaje y desarrollo. Sin embargo, he aprendido a usarlo como un recurso y no como una distracción. Diría que para evitar el “virus digital”, uno debe definir sus metas, crear un mapa de acción hacia esas metas y construir sistemas que lo hagan responsable. También es importante abrazar tus defectos y reconocer que los errores son inevitables, ya que esa es la única forma en que crecemos y nos aseguramos de que nuestros errores no se conviertan en fracaso.
He leído que, además de la poesía, tienes pasión por las matemáticas, la psicología, la ingeniería y el pensamiento sistémico. ¿Qué profesión planeas estudiar?
Profesionalmente, planeo estudiar neurociencia, finanzas e ingeniería de software.
¿Has pensado en publicar una antología poética trilingüe?
Sí. La idea de publicar una antología trilingüe es algo que estoy considerando para el futuro. Creo que sería una gran forma de llegar a una audiencia más amplia y relacionarme mejor con mis lectores globales. ¿Consideras la poesía un medio para expandir conversaciones, y por qué? Para mí, la poesía ha sido una salida emocional y creo que es una forma hermosa de articular tus pensamientos. A menudo, cuando estoy confundido, recurro a la poesía para organizar mis ideas y procesar mis emociones. Creo que esta filosofía se puede aplicar a casi todos: leer y escribir poesía es una gran forma de expandir conversaciones porque enseña nuestros pensamientos, emociones y frustraciones de manera clara y estructurada. ¿Qué consideras las virtudes esenciales para la restauración y sostenibilidad que la humanidad necesita para lograr la unidad global? La comunicación y la empatía son los valores que encuentro más cruciales para lograr la unidad global. Cuando podemos comunicar efectivamente nuestras necesidades y al mismo tiempo entender las limitaciones de los demás, entonces podemos llegar a compromisos y soluciones que beneficien a todos. ¿Cómo ha sido el cambio cultural y climático que has explorado desde que llegaste de Kenia a Estados Unidos? Mudarme a Estados Unidos ha sido una experiencia muy esclarecedora para mí. Al principio fue difícil: nueva escuela, nuevas personas, nuevos sistemas. Pero decidí tomarlo como una aventura. Fue la primera vez que realmente tuve que resolver las cosas por mi cuenta sin la intervención cercana y oportuna de mi familia y amigos cercanos. En Kenia me enseñaron independencia y autosuficiencia —después de mudarme aquí, la viví. El cambio climático fue más gradual, ya que me mudé a Estados Unidos hacia el final de la temporada de verano y el clima era muy similar al de casa en ese momento. El invierno trajo sus desafíos: nieve, vientos fuertes y clima congelante. Fue más difícil adaptarme al invierno, pero me alegra haber tenido a mis padres y amigos para ayudarme a navegarlo. En el siguiente enlace podrán disfrutar de un vídeo que nos ha compartido en inglés el poeta Emmanuel Marete Kimathi, en el cual lee un poema de su libro publicado: https://youtu.be/GAIe9Em6uMQ?si=f2F-MPowMpJUy6Hs Nota: la presente entrevista ha sido traducida del inglés al español mediante Perplexity AI.
El entrevistador, es escritor nicaragüense radicado en Costa Rica. Contacto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es
Foto cortesia di alcuni momenti insieme agli ospiti della casa di riposo di San Giuliano di Puglia per gentile concessione del direttore
San Giuliano di Puglia, 7-03-2026 Ci sono incontri che sembrano accadere per caso, quasi per distrazione del destino. E poi ci sono quelli che, senza fare rumore, ci cambiano dentro. Gli incontri con gli anziani appartengono spesso a questa seconda categoria: silenziosi, profondi, e incredibilmente necessari. Un anziano che racconta la propria vita non sta semplicemente condividendo ricordi. Sta consegnando frammenti di tempo vissuto, pezzi di storia che non troveremo nei libri, emozioni che hanno attraversato decenni. Le loro parole portano il peso delle scelte fatte, degli errori, delle perdite, ma anche delle resistenze e delle rinascite. In un mondo che corre veloce e consuma tutto, ascoltarli è un atto quasi rivoluzionario. C’è qualcosa di disarmante nella loro lentezza. Non è solo il ritmo del racconto, ma il modo in cui ogni dettaglio sembra avere un significato. Dove noi vediamo episodi, loro vedono connessioni. Dove noi cerchiamo risposte immediate, loro mostrano che alcune verità maturano solo col tempo. E in quel tempo lungo si impara a ridimensionare le ansie, a dare il giusto peso alle cose, a capire che molte delle nostre paure sono già state affrontate — e superate — da qualcun altro prima di noi. Questi incontri ci mettono anche davanti a una verità scomoda: siamo parte di una continuità. Non siamo isolati nel presente, ma anelli di una catena fatta di esperienze, memorie e insegnamenti. Ascoltare un anziano significa riconoscere questa continuità, accettare che ciò che siamo oggi è anche il risultato di ciò che è stato. E forse, la cosa più preziosa, è che in quei racconti troviamo uno specchio anticipato del nostro futuro. Non per prevederlo, ma per prepararci. Per capire che la vita non è fatta solo di traguardi, ma di attraversamenti. Che il valore non sta nell’evitare le difficoltà, ma nel modo in cui le si abita. Gli incontri speciali non si misurano dalla loro durata, ma da ciò che lasciano. E quelli con chi ha vissuto a lungo lasciano tracce profonde, perché parlano a una parte di noi che spesso ignoriamo: quella che ha bisogno di radici, di senso, di prospettiva. Forse dovremmo cercarli di più, questi incontri. O almeno, quando accadono, fermarci davvero ad ascoltare. Perché in quelle storie non c’è solo il passato di qualcun altro, ma anche una possibile guida per il nostro cammino.
Con immenso piacere la Global Literary Society conferisce il premio ☆Stella della Letteratura Positiva☆ alla poetessa, scrittrice, autrice di fama internazionale, grande umanitaria e mia cara amica Elisa Mascia per aver scritto ☆Lettere Viventi☆, opera che promuove il ☆Movimento Globale della Letteratura Positiva☆ in tutto il mondo
#livingletters
La guerriera dell’ amore
Non ti è bastato cadere una, due o cento volte Non hai fatto tesoro delle esperienze che hai infilate nella spada conficcata nella roccia di una storia di fate e re. C’erano anche il cavaliere e l’Imperatrice, adesso hanno accettato la metaforfosi nel farsi vento e polvere di stelle petali di rose che scrivono la musica del silenzio. Il tuo silenzio non è muto è eloquente come la mamma che comprende il figlio anche quando non parla. Sparge dalle dita petali di morbida dignità riempie il calice dell’amarezza ha buttato da tempo la sontuosa zuccheriera per addolcire il caffè. Forse il miele ambrato a fiumi si è dissolto nel mare della tristezza è giunto il momento di separarlo dall’ acqua e con maestria comprendere insieme con discernimento il mistero del cavaliere che ha richiamato a se quel cavallo bianco nella speranza di un nuovo, auspicato incontro dell’ amore eterno. Tutti i diritti riservati Elisa Mascia
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Amore e Luce
Bhagirath Choudhary Fondatore Global Literary Society
My dear GLSians and friends,
With immense pleasure the Global Literary Society confers the Award of the ☆Star of Positive Literature☆ to world renowned Poetess, Writer, internationally acclaimed Author, a great humanitarian and my dear friend Elisa Mascia for writing ☆Living Letters☆ to promote the ☆Global Movement of Positive Literature☆ worldwide
#livingletters
The Warrior of Love
It wasn’t enough for you to fall once, twice, or a hundred times. You didn’t treasure the experiences you’ve put into the sword stuck in the stone of a story of fairies and kings. There were also the knight and the Empress, now they’ve accepted the metaphor of becoming wind and stardust, rose petals that write the music of silence. Your silence is not silent, it’s eloquent like a mother who understands her child even when he doesn’t speak. It scatters petals of soft dignity from her fingers, fills the cup of bitterness, has long since thrown away the sumptuous sugar bowl used to sweeten the coffee. Perhaps the amber honey has dissolved in rivers into the sea of sadness, the time has come to separate it from the water and, with mastery, understand together with discernment the mystery of the knight who called that white horse back to him in the hope of a new, hoped-for encounter with eternal love.
All rights reserved Elisa Mascia _______________
Love and Light
Bhagirath Choudhary Founder Global Literary Society
Foto cortesia con tutti i partecipanti alla prima mostra di poesia “Poesia e oltre” di Anna Keiko
Il 22 marzo 2026 si è conclusa con successo la prima mostra di poesia “Poesia e oltre” di Anna Keiko, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia Foto cortesia con tutti i partecipanti alla prima mostra di poesia di Anna Keiko
Riassunto della prima edizione della residenza Fu Lei del 2026 Ciclo di mostre poetiche di Anna Keiko “Poesia e oltre”
Il 22 marzo 2026 si è conclusa con successo la prima mostra di poesia “Poesia e oltre” di Anna Keiko, presso l’ex residenza di Fu Lei a Zhoupu Town, nel distretto di Pudong a Shanghai. La mostra, durata un mese e mezzo, ha attratto centinaia di visitatori. Utilizzando la poesia come mezzo espressivo, ha reso omaggio allo spirito di Fu Lei e ha promosso l’integrazione della cultura poetica nella vita quotidiana, ottenendo risultati fruttuosi.
I. Apertura: Semplice ma profonda
Il 10 febbraio 2026, nel fresco persistente della primavera, la mostra poetica di Anna Keiko “Poesia e oltre” ha aperto i battenti in sordina presso l’ex residenza di Fu Lei (n. 48 di Lixi Road, città di Zhoupu). Nessuna cerimonia, nessuna conferenza stampa, nessun clamore: ha iniziato il suo percorso poetico con semplicità.
Guidati dal responsabile dell’organizzazione, il signor Guo Nankai, dodici persone hanno partecipato all’inaugurazione, tra cui il direttore Xu e l’insegnante Tao della Lixi Culture Company, Cai Feng e Wang Yaning (cofondatori del Fu Lei Reading Club), e Shan Shui e Qian Yuming (vice segretari generali dell’ACC Shanghai Huifeng International Literature), insieme ad altri membri. Quel giorno, oltre una dozzina di visitatori, tra cui Tan Zhenguan, Cui’e, Xiao Ying e una fattorina, sono arrivati in anticipo per visitare la mostra. Poiché l’inaugurazione della mostra era prevista poco prima del Festival di Primavera e il clima era freddo, gli organizzatori non l’hanno pubblicizzata ampiamente per evitare di interferire con i preparativi per le festività. Il fulcro della mostra era previsto come “Incontro di poesia per il Festival delle Lanterne di Lixi”, e i preparativi erano in corso.
Durante i preparativi per la mostra e l’incontro di poesia, molti poeti cinesi e internazionali hanno inviato messaggi di congratulazioni. Dalla Cina, tra questi, il rinomato scienziato e poeta Guo Yuefang e il celebre poeta di Shanghai e presidente del Festival Internazionale di Poesia, Zhao Lihong. Tra i poeti internazionali che hanno inviato video di congratulazioni figurano il poeta e artista francese Timothée Bordenave, il famoso poeta sudcoreano Kang Byoung-chul, l’acclamato poeta indonesiano Sastri Bakry, la stimata poetessa armena Maja Panajotova, la poetessa vietnamita Vö Thi Nhu Mai, la celebre poetessa italiana Angela Kosta e l’eminente poeta belga Germain Droogenbroodt.
II. Incontro di poesia del Festival delle Lanterne: la poesia arricchisce il Festival delle Lanterne, l’emozione riempie Lixi
Nel pomeriggio del 1° marzo, presso il Centro Culturale di Zhoupu, si è tenuto il primo “Incontro di Poesia per la Festa delle Lanterne di Lixi”. L’evento, intitolato “La poesia arricchisce la Festa delle Lanterne, le emozioni pervadono Lixi”, è stato ospitato dal Centro di Servizi Culturali della città di Zhoupu e dalla Shanghai Lixi Culture Development Co., Ltd., e co-organizzato dal Circolo di Lettura Fu Lei, dall’ex Residenza Fu Lei e dalla Società Internazionale di Letteratura ACC Shanghai Huifeng. Ospite d’onore, la poetessa Anna Keiko, è stata la protagonista, e quasi un centinaio di appassionati di poesia si sono riuniti per questa occasione speciale.
Un incontro di ospiti illustri
Tra i partecipanti figuravano Gong Xiaoyong, direttore del Centro Culturale Zhoupu; Qian Wenliang, professore presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Shanghai e direttore del Centro di Ricerca sulla Poesia Contemporanea Cinese; Yang Binhua, rinomato critico dell’Associazione degli Scrittori di Shanghai; Cao Xiaohang, poeta e direttore della Federazione dei Circoli Letterari e Artistici della Procura di Shanghai; Rui Xiao, esperto dell’Istituto per l’Innovazione Culturale Urbana dell’Accademia delle Scienze Sociali di Shanghai; e Zhai Yuxi, presidente della North American Poetry Association, giunto con la moglie da Houston, USA, via Pechino. Erano presenti anche i noti poeti Yang Ruifu e Cui Tianyi. Come ha affermato Rui Xiao sul palco: “Anna Keiko è nata per la poesia e vive per la poesia”.
Una splendida serie di eventi poetici
L’incontro di poesia si è aperto con “Rime giovanili per salutare la primavera”, eseguita dal gruppo di lingua e letteratura inglese composto da genitori e figli della scuola primaria di Fulei. La poetessa di fama internazionale Anna Keiko ha condiviso il suo credo di vita, “La conoscenza cambia il destino, la cultura coltiva lo spirito”, e ha donato una raccolta autografata delle sue poesie all’ex residenza Fu Lei. Amici poeti da tutto il mondo hanno inviato messaggi di auguri tramite video, a dimostrazione di come il potere della poesia trascenda i confini.
La sezione dedicata alle declamazioni era divisa in due parti: l’eredità dei classici e le opere originali. Coppie genitore-figlio hanno eseguito classici come “Invito al vino” (Qiang Jin Jiu). Xu Guoxin ha recitato la poesia “Onde dell’oceano” di Anna Keiko, mentre Zhai Yuxi ha recitato “Lillà al tempio di Fayuan” di Keiko, insieme al classico “Festa delle lanterne” (Qingyu’an · Yuanxi) di Xin Qiji, concludendo con il suggestivo verso “Ma quando mi voltai, eccola lì, nella luce morente delle lanterne”, che ha portato l’atmosfera della Festa delle lanterne al suo apice. I poeti Cao Xiaohang, Yang Ruifu e Rui Xiao sono saliti sul palco per recitare le proprie opere originali. Durante l’evento, sono state presentate in modo suggestivo delle opere calligrafiche con poesie di auguri donate a Zhoupu dai rinomati artisti Xue Xixiang e Huang Yazhou.
Foto cortesia : Ron A. Kalman è coautore di PLANETARY SONG, Volume I (H.C. EDITORS, Costa Rica, 2023), in cui due delle sue poesie appaiono in una versione bilingue spagnolo-inglese, tradotta dalla poetessa e traduttrice colombiana María Fernanda Del Castillo Sucerquia.
Intervista al poeta errante Ron A. Kalman Di Carlos Javier Jarquín
Cari amici planetari: Oggi vi presento un amico, poeta e soprattutto umanista, Ron A. Kalman, nato il 6 marzo 1959 ad Haifa, in Israele. I suoi genitori, Gabor J. Kalman e Suzana Kalman, emigrarono lì dopo aver lasciato Budapest durante la rivolta ungherese del 1956. All’età di 3 anni, la famiglia si trasferì prima a Parigi, poi a Boulder, in Colorado, e infine, all’età di 7 anni, si stabilì nella zona di Boston, negli Stati Uniti. La sua infanzia è stata accentuata da continui viaggi in diversi Paesi, dove ha vissuto aneddoti complessi per la sua età. La sua prima lingua è stata l’ungherese, seguita dal francese e poi dall’inglese. Queste esperienze itineranti si riflettono nella sua opera letteraria, caratterizzata da un sensibile tono autobiografico. Non tutti gli autori riescono a trasmettere la vita personale con tanta autenticità come lui, il loro stile unico invita i lettori non solo a leggere, ma ad analizzare e riflettere dall’esperienza profonda. In questa intervista, Ron ci parla dell’impatto che questo mondo errante ha avuto sulla sua poesia. Come lui stesso menziona in una risposta: “ho imparato ad osservare con attenzione e a mettere in dubbio prima di accettare qualsiasi cosa”. Kalman è coautore di CANTO PLANETARIO, Volume I (H.C. EDITORES, Costa Rica, 2023), dove compaiono due sue poesie in versione bilingue spagnolo-inglese, tradotte dalla poetessa e traduttrice colombiana María Fernanda Del Castillo Sucerquia. Nel discorso, spiega brevemente il messaggio di entrambi. Iniziò a scrivere con maggiore libertà dopo i 27 anni e, dopo molti anni, trovò il suo stile letterario unico. La sua poesia, ispirata a esperienze come le migrazioni, le lingue e le culture, lo rende un autentico osservatore della quotidianità nelle sue molteplici dimensioni. Attraverso la poesia, nel corso della sua vita, ha saputo trascrivere quei messaggi silenziosi che, per circostanze inspiegabili, ha vissuto. Spero che vi godiate questa intervista e abbiate l’opportunità di conoscere meglio questo autore americano errante.
Intervista
Nato a Haifa (Israele) da genitori che erano appena fuggiti da Budapest, ha vissuto da bambino anche a Parigi, Boulder (Colorado) e poi a Boston. In che modo questi spostamenti hanno influenzato la tua opera letteraria?
Penso che essere radicati in un luogo e una cultura particolari ha molto a che fare con il modo in cui scrivi. Poiché la mia famiglia si è trasferita così tante volte – tutto prima che io avessi sette anni – non ho mai sviluppato un senso fisso di appartenenza a un unico luogo. Questa iniziale instabilità ha plasmato il modo in cui mi relazionavo con l’ambiente. Ho imparato a osservare attentamente e a fare domande prima di accettare qualsiasi cosa. Molto presto ho sviluppato un sano scetticismo nei confronti di tutto ciò che aveva l’odore della lealtà istituzionale o del patriottismo forzato. Questo scetticismo si è esteso anche alla letteratura. Anche nella poesia ci sono tradizioni nazionali e standard estetici a cui implicitamente ci si aspetta che tu aderisca. Non mi sono mai sentito legato da queste aspettative. Se qualcosa, muoversi tra le culture mi ha fatto vedere la lingua come qualcosa di fluido.
Quale aneddoto del vivere in città diverse durante la tua infanzia ti ha segnato per sempre?
Quando siamo arrivati a Boulder, avevo sei anni e mi hanno messo direttamente in prima elementare senza sapere una parola di inglese. C’era una ragazza in classe che parlava un po’ di francese, così mi sono aggrappata a lei. Per due mesi l’ho seguita ovunque – aula, cortile – trattandola come mia interprete personale. Un giorno si è girato verso di me e mi ha detto che non voleva più sedermi accanto a lui. È stata la mia prima lezione di indipendenza e moderazione romantica. Ho imparato che non è saggio seguire una donna troppo a lungo. Cosa ancora più importante, ho capito che prima o poi avrei dovuto cavarmela da solo.
Essendo cresciuto in una famiglia ungherese e avendo migrato tra Israele, Francia e Stati Uniti, come hanno influenzato queste esperienze la tua visione poetica del mondo e dell’identità umana?
Trasferirmi in un paese così giovane mi ha insegnato ad avvicinarmi alle culture con umiltà. Quando arrivo in un posto nuovo, all’inizio tendo più a osservare che a partecipare. Quello che mi interessa non è la versione postale di un luogo, ma come vivono realmente le persone – come si parlano, cosa valutano, cosa assumono senza dirlo. La migrazione mi ha anche reso diffidente nei confronti del nazionalismo facile. C’è una linea sottile tra l’orgoglio per la propria cultura e il fatto di elevarla al punto da diventare indifferente – o persino sprezzante – verso gli altri. Avendo vissuto tra linguaggi e storie, non mi sono mai sentito completamente contenuto in un’unica identità. Questo senso di essere all’intervallo si filtra nella mia poesia. I miei personaggi spesso hanno una qualità apolide. Anche se ho vissuto quasi tutta la mia vita negli Stati Uniti, una parte di me probabilmente rimarrà sempre leggermente fuori dal quadro – osservando, traducendo, appartenendo e non appartenendo allo stesso tempo.
A che età ha risvegliato la tua passione per la poesia?
Arrivai alla poesia relativamente tardi – a ventisette anni. È vero che da bambino scrivevo occasionalmente una poesia, e a dodici anni un professore si meravigliò di qualcosa che scrissi per un compito. Ma mi piacevano molto di più i romanzi che la poesia, che mi sembrava distante. Dopo l’università, quando ho iniziato a prendere sul serio la scrittura, naturalmente mi sono rivolto alla finzione. Ho passato diversi anni a lottare con la forma romanzesca, cercando di farla accomodare le idee, i personaggi e i luoghi che mi interessavano. Solo per esaurimento – quando ero sul punto di abbandonare completamente la scrittura – mi sono imbattuto nella poesia. Ciò che è venuto come una rivelazione è stato che le idee che erano state forzate in forma narrativa si manifestavano nella poesia con sorprendente facilità. Ho capito allora che il mio problema non era stata la mancanza di impegno, ma un disallineamento di forma.
Quali autori hanno influenzato principalmente la tua opera poetica?
Quando ero ancora impegnato a scrivere un romanzo, Henry Miller ha avuto un impatto significativo su di me. È spesso ricordato per il suo trattamento franco, persino clamoroso, della sessualità, ma ciò che mi ha interessato più profondamente è stata la sua lotta artistica. Per anni ha cercato una voce che gli sembrasse autentica. Solo dopo essersi trasferito a Parigi negli anni ’30 qualcosa si è sbloccato. La prosa è diventata esuberante, impegnativa, senza scuse, viva. Quel senso di auto-scoperta artistica è rimasto con me. Nella poesia, ho trovato una vitalità simile in Frank O’Hara. Dopo essersi trasferito a New York negli anni ’50, è diventato una figura centrale nel mondo dell’arte del centro città, strettamente associato agli espressionisti astratti. Le sue cosiddette poesie “faccio questo, faccio quello” catturavano l’immediatezza dell’esperienza vissuta – pranzi, telefonate, passeggiate per Manhattan – con ingegno e velocità. Quello che ammirava era la sensazione che la poesia potesse essere esposta in tempo reale, che la vita quotidiana stessa potesse portare intensità lirica.
Quali sono i temi centrali che affronti nella tua opera poetica?
Mi interessa come i momenti ordinari, quando vengono esaminati da vicino, cominciano ad avere un peso estetico, e come l’atto di scrivere a sua volta altera la percezione della vita quotidiana. Molti critici hanno notato che molte delle mie poesie si soffermano sulla texture della quotidianità – conversazioni con amici, interazioni tra amanti, rituali silenziosi di lettura e scrittura. Non vedo questi temi come modesti o incidentali. Al contrario, credo che all’interno della vita ordinaria ci siano le tensioni più grandi della condizione umana.
Se c’è un impulso guida nella mia poesia, è quello di mostrare come il momento apparentemente piccolo possa aprirsi a qualcosa di più espansivo – come l’arte non sia separata dalla vita, ma cresca direttamente da essa.
Puoi raccontarci il messaggio principale delle tue poesie che abbiamo pubblicato su CANTO PLANETARIO?
Entrambe le poesie riflettono la mia preoccupazione per il modo in cui le grandi forze politiche e ambientali entrano nella vita quotidiana. In My Next Car (la mia prossima auto), una decisione apparentemente semplice – se acquistare o meno un veicolo elettrico – apre a una riflessione sul cambiamento climatico, l’ideologia e l’incertezza. Una scelta privata diventa inseparabile dal tumulto pubblico. A Cod, la migrazione forzata del merluzzo atlantico verso nord diventa uno specchio del nostro futuro. Se anche i pesci dovessero essere ricollocati a causa del collasso ambientale, cosa suggerisce questo su di noi? In entrambe le poesie, lo spostamento non è più solo personale – è ecologico e sempre più inevitabile.
Cosa ha significato per te che parte della tua opera letteraria sia stata tradotta in diverse lingue?
Mi sento fortunato che la mia opera sia stata tradotta – non solo in spagnolo, ma anche in ungherese. Date le radici ungheresi della mia famiglia (l’ungherese è stata la mia prima lingua) e il mio movimento tra culture, vedere le mie poesie entrare in un’altra lingua ha una risonanza particolare per me. La traduzione è sempre un rischio. Una poesia dipende così tanto dal ritmo, dal tono e dalla sfumatura che può sembrare fragile quando si attraversano i confini linguistici. Quando un poema sopravvive a quel viaggio – quando continua a parlare ai lettori in un altro paese – suggerisce che qualcosa di essenziale in esso non è legato ad una sola lingua. Afferma la mia speranza che la poesia ancorata alla vita ordinaria e all’esperienza personale possa ancora raggiungere qualcosa di condiviso. Mi sento sia umiliato che commosso nel vedere che la mia opera ha trovato lettori in altre lingue.
Puoi parlarci del tuo libro Appearance of the Sun, (Main Street Rag Publishing, 2021)?
La maggior parte delle poesie di Appearance of the Sun sono state scritte durante il primo decennio dopo che ho iniziato a scrivere poesie all’età di ventisette anni. Anche se alcuni pezzi sono ambientati in luoghi diversi come la Grecia, l’Ungheria, la Francia e San Francisco, il centro emotivo della collezione è Harvard Square, dove viveva allora. All’epoca, conservava ancora un po’ dell’aura bohémienne acquisita negli anni ’60. I poemi raccontano un periodo formativo della mia vita in cui le amicizie, gli intrecci romantici, l’ambizione artistica e la formazione della mia voce erano le mie preoccupazioni principali. Mi ci sono voluti più di vent’anni per trovare un editore per il manoscritto, il che rende la sua eventuale ricezione ancora più significativa. Mi ha fatto piacere che il libro sia stato ben accolto, con singole poesie apparse in diversi paesi sudamericani e in Europa. Una poesia è stata inclusa in un’antologia internazionale pubblicata in Serbia, e l’intera collezione è stata poi tradotta in ungherese e serializzata in una rivista letteraria. La sua ricezione ha compensato il lungo viaggio verso la pubblicazione.
Perché, dopo aver completato il tuo Master in Belle Arti, hai deciso di lavorare come corriere in un ospedale e poi come autista di limousine?
È comune negli Stati Uniti che i poeti con un MFA perseguano una carriera accademica. Ho scelto di non seguire questa strada, in parte perché non ero attratto dall’insegnamento e in parte perché l’accademia può incoraggiare una certa professionalizzazione della voce che non era in linea con la mia estetica. La mia scrittura è sempre stata ancorata all’esperienza vissuta, e volevo che la mia vita di scrittura e la mia vita reale rimanessero strettamente intrecciate. Lavorare prima come corriere in un ospedale – trasportando campioni, sangue e medici tra le strutture – e poi come autista di limousine mi ha dato qualcosa di inestimabile: l’indipendenza. Sono riuscito a pagare le bollette senza doversi accontentare artisticamente. Mi ha anche tenuto in contatto con un’ampia gamma di persone e situazioni che nessun laboratorio avrebbe potuto replicare.
Dal tuo punto di vista da poeta, cosa pensi dei rapidi progressi dell’intelligenza artificiale (AI)?
Credo che l’intelligenza artificiale possa essere uno strumento prezioso in molti campi, ma rispetto alle arti la considero con cautela. L’IA può generare testi che assomigliano a poesie. Possono imitare stile, struttura, persino tono. Ma per me, l’arte non si definisce solo da come appare o suona. Emerge dalla coscienza – dall’esperienza vissuta, dalla lotta, dalla contraddizione, dalla pressione di una vita particolare che si dispiega nel tempo. Per comprendere appieno un’opera d’arte, credo che debba essere collocata all’interno di un parametro umano. Dobbiamo considerare cosa l’ha preceduta, cosa l’ha seguita e come si relaziona con la biografia dell’artista. Recentemente ho letto una biografia di Willem de Kooning che ha fatto luce sui suoi famosi dipinti femminili. Conoscere qualcosa della sua storia, delle relazioni e dei conflitti ha approfondito l’opera. Leggeremo mai una biografia di un algoritmo? Possiamo chiedere come la sua infanzia ha modellato un verso, o come le sue delusioni hanno alterato la sua immaginazione? Per me, l’arte è inseparabile dalla lotta e dalla vulnerabilità. L’IA può simulare espressione, ma non rischia nulla nell’atto di creazione. E senza rischio, non sono sicuro che la parola “arte” si applichi pienamente.
Quali nuove pubblicazioni letterarie puoi condividere con noi?
Attendo con ansia la pubblicazione dell’antologia poetica bilingue spagnolo-inglese sulla PAZ che tu, Carlos Javier, stai preparando e che vedrà la luce quest’anno. Mi sento fortunato ad avere due delle mie poesie incluse in questa edizione, soprattutto data la sua scala internazionale e la vasta letture. Allo stesso tempo, sto lavorando su un nuovo libro di poesie che è ancora in fase di sviluppo. Preferisco non parlarne troppo, dato che descrivere un progetto prematuramente a volte può diminuire l’energia che lo sostiene. Ma spero di averlo pronto per la pubblicazione in un prossimo futuro.
Hai qualche progetto in corso per pubblicare una raccolta di poesie bilingue spagnolo-inglese?
Al momento, non ho intenzione di pubblicare una collezione bilingue spagnolo-inglese. Tuttavia, è un’idea che mi piace. Circa due terzi di Appearance of the Sun sono già stati tradotti in spagnolo, e queste poesie sono state ben accolte nei paesi ispanici. Un’edizione bilingue sarebbe una naturale estensione di questo lavoro. Se la logistica – editor, formato, distribuzione – può essere allineata, è certamente un progetto che accoglierei con piacere. Caro Carlos Javier, infine, vorrei ringraziarti per le tue domande riflessive e per avermi dato l’opportunità di riflettere pubblicamente su questi aspetti della mia opera. È stato uno scambio significativo.
Caro e ammirevole poeta Ron A. Kalman, ti ringrazio immensamente per averci permesso di conoscere un po’ più della tua vita e del tuo percorso letterario. È stato un vero piacere chiacchierare con te attraverso questo formato. Ti auguro tanto successo in ciascuno dei tuoi progetti.
Al seguente link, leggo una poesia scritta dal nostro poeta intervistato: https://n9.cl/k2t2iw
Nota: la presente intervista è stata tradotta dall’inglese allo spagnolo tramite Perplexity AI.
L’intervistatore, è uno scrittore nicaraguense residente in Costa Rica. Contatto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es
Entrevista con el poeta errante Ron A. Kalman Por Carlos Javier Jarquín Queridos amigos planetarios: Hoy les presento a un amigo, poeta y sobre todo humanista, Ron A. Kalman, nacido el 6 de marzo de 1959 en Haifa, Israel. Sus padres, Gabor J. Kalman y Suzana Kalman, emigraron allí tras abandonar Budapest durante el Levantamiento Húngaro de 1956. A los 3 años, la familia se mudó primero a París, luego a Boulder, Colorado, y finalmente, a los 7 años, se estableció en la zona de Boston, Estados Unidos. Su infancia estuvo acentuada por viajes constantes por distintos países, donde vivió anécdotas complejas para su edad. Su primer idioma fue el húngaro, seguido del francés y luego el inglés. Esas experiencias itinerantes se reflejan en su obra literaria, caracterizada por un sensible tono autobiográfico. No todos los autores logran transmitir la vida personal con tanta autenticidad como él, su estilo único invita a los lectores no solo a leer, sino a analizar y reflexionar desde la vivencia profunda. En esta entrevista, Ron nos habla del impacto que ese mundo errante tuvo en su poesía. Como él mismo menciona en una respuesta: “aprendí a observar con cuidado y a cuestionar antes de aceptar cualquier cosa”. Kalman es coautor de CANTO PLANETARIO, Volumen I (H.C. EDITORES, Costa Rica, 2023), donde aparecen dos poemas suyos en versión bilingüe español-inglés, traducidos por la poeta y traductora colombiana María Fernanda Del Castillo Sucerquia. En la charla, explica brevemente el mensaje de ambos. Comenzó a escribir con mayor libertad después de los 27 años y, tras muchos años, halló su estilo literario único. Su poesía, inspirada en vivencias como la migración, los idiomas y las culturas, lo convierte en un genuino observador de la cotidianidad en sus múltiples dimensiones. A través de la poesía, a lo largo de su vida, ha sabido transcribir esos mensajes silenciosos que, por circunstancias inexplicables, ha vivido. Espero que disfruten mucho esta entrevista y se den la oportunidad de conocer más a este autor estadounidense errante.
Entrevista
Nació en Haifa (Israel) de padres que acababan de huir de Budapest, y de niño también vivió en París, Boulder (Colorado) y luego en Boston. ¿De qué maneras han impactado estos traslados en tu obra literaria? Creo que estar arraigado en un lugar y una cultura particulares tiene mucho que ver con cómo escribes. Como mi familia se mudó tantas veces —todo antes de que yo tuviera siete años— nunca desarrollé un sentido fijo de pertenencia a un solo lugar. Esa inestabilidad temprana moldeó cómo me relacionaba con mi entorno. Aprendí a observar con cuidado y a cuestionar antes de aceptar cualquier cosa. Muy temprano desarrollé un escepticismo saludable hacia cualquier cosa que oliera a lealtad institucional o patriotismo forzado. Ese escepticismo se extendió a la literatura también. Incluso en la poesía hay tradiciones nacionales y estándares estéticos a los que se espera implícitamente que adhieras. Nunca me sentí atado por esas expectativas. Si algo, mudarme entre culturas me hizo ver el lenguaje como algo fluido. ¿Qué anécdota de vivir en diferentes ciudades durante tu infancia te marcó para siempre? Cuando llegamos a Boulder, yo tenía seis años y me pusieron directamente en primer grado sin saber una palabra de inglés. Había una niña en la clase que hablaba algo de francés, así que me pegué a ella. Durante dos meses la seguí a todas partes —aula, patio— tratándola como mi intérprete personal. Un día se volvió hacia mí y me dijo que no quería que me sentara más a su lado. Fue mi primera lección en independencia y moderación romántica. Aprendí que no es prudente seguir a una mujer por demasiado tiempo. Más importante aún, entendí que tarde o temprano tendría que valerme por mí mismo.
Habiendo crecido en un hogar húngaro y migrado entre Israel, Francia y Estados Unidos, ¿cómo han influido estas experiencias en tu visión poética del mundo y la identidad humana? Mudarme entre países a una edad tan temprana me enseñó a acercarme a las culturas con humildad. Cuando llego a un lugar nuevo, al principio tiendo a observar más que a participar. Lo que me interesa no es la versión postal de un lugar, sino cómo viven realmente las personas —cómo se hablan, qué valoran, qué asumen sin decirlo. La migración también me hizo receloso del nacionalismo fácil. Hay una línea fina entre sentir orgullo por tu cultura y elevarla al punto de volverte indiferente —o incluso despectivo— hacia las demás. Habiendo vivido entre lenguajes e historias, nunca me he sentido enteramente contenido en una sola identidad. Ese sentido de estar en el intermedio se filtra en mi poesía. Mis personajes a menudo tienen una cualidad apátrida. Aunque he vivido casi toda mi vida en Estados Unidos, una parte de mí probablemente siempre permanecerá ligeramente fuera del marco —observando, traduciendo, perteneciendo y no perteneciendo al mismo tiempo. ¿A qué edad despertó tu pasión por la poesía? Llegué a la poesía relativamente tarde —a los veintisiete. Es cierto que de niño ocasionalmente garabateaba un poema, y a los doce un profesor se maravilló con algo que escribí para una tarea. Pero me atraían mucho más las novelas que la poesía, que me parecía distante. Después de la universidad, cuando empecé a tomarme la escritura en serio, naturalmente me volví hacia la ficción. Pasé varios años luchando con la forma novelística, tratando de hacerla acomodar ideas, personajes y lugares que me importaban. Solo por agotamiento —cuando estaba al borde de abandonar la escritura por completo— tropecé con la poesía. Lo que llegó como una revelación fue que ideas que habían sido forzadas en forma narrativa se manifestaban en poesía con sorprendente facilidad. Entendí entonces que mi problema no había sido falta de compromiso, sino un desajuste de forma.
¿Qué autores han influido principalmente en tu obra poética? Cuando aún estaba empeñado en escribir una novela, Henry Miller tuvo un impacto significativo en mí. A menudo se le recuerda por su tratamiento franco, incluso notorio, de la sexualidad, pero lo que me interesó más profundamente fue su lucha artística. Durante años buscó una voz que le pareciera auténtica. Solo después de mudarse a París en los años 30 algo se desbloqueó. La prosa se volvió exuberante, desafiante, sin disculpas, viva. Ese sentido de autodescubrimiento artístico se quedó conmigo. En poesía, encontré una vitalidad comparable en Frank O’Hara. Después de mudarse a Nueva York en los años 50, se convirtió en una figura central en el mundo del arte del centro de la ciudad, estrechamente asociado con los expresionistas abstractos. Sus llamados poemas “hago esto, hago aquello” capturaban la inmediatez de la experiencia vivida —almuerzos, llamadas telefónicas, paseos por Manhattan— con ingenio y velocidad. Lo que admiraba era la sensación de que la poesía podía desplegarse en tiempo real, que la vida diaria misma podía llevar intensidad lírica.
¿Cuáles son los temas centrales que abordas en tu obra poética? Me interesa cómo los momentos ordinarios, cuando se examinan de cerca, empiezan a llevar peso estético, y cómo el acto de escribir a su vez altera la percepción de la vida diaria. Varios críticos han observado que muchos de mis poemas se detienen en la textura de lo cotidiano —conversaciones con amigos, interacciones entre amantes, los rituales silenciosos de leer y escribir. No veo estos temas como modestos o incidentales. Al contrario, creo que dentro de la vida ordinaria yacen las tensiones más grandes de la condición humana. Si hay un impulso guía en mi poesía, es mostrar cómo el momento aparentemente pequeño puede abrirse a algo más expansivo —cómo el arte no está aparte de la vida, sino que crece directamente de ella. ¿Puedes contarnos sobre el mensaje principal de los poemas tuyos que publicamos en CANTO PLANETARIO? Ambos poemas reflejan mi preocupación por cómo las grandes fuerzas políticas y ambientales entran en la vida ordinaria. En My Next Car (mi próximo auto), una decisión aparentemente simple —si comprar o no un vehículo eléctrico— se abre a una reflexión sobre el cambio climático, la ideología y la incertidumbre. Una elección privada se vuelve inseparable del tumulto público. En Cod (Bacalao), la migración forzada hacia el norte del bacalao atlántico se convierte en un espejo de nuestro propio futuro. Si incluso los peces deben reubicarse por el colapso ambiental, ¿qué sugiere eso sobre nosotros? En ambos poemas, el desplazamiento ya no es meramente personal —es ecológico y cada vez más inevitable. ¿Qué ha significado para ti que parte de tu obra literaria haya sido traducida a diferentes idiomas? Me siento afortunado de que mi obra haya sido traducida —no solo al español, sino también al húngaro. Dadas las raíces húngaras de mi familia (el húngaro fue mi primer idioma) y mi propio movimiento entre culturas, ver mis poemas entrar en otro idioma tiene una resonancia particular para mí. La traducción siempre es un riesgo. Un poema depende tanto del ritmo, el tono y el matiz que puede sentirse frágil al cruzarse fronteras lingüísticas. Cuando un poema sobrevive ese viaje —cuando sigue hablando a lectores en otro país— sugiere que algo esencial en él no está atado a un solo idioma. Afirma mi esperanza de que la poesía anclada en la vida ordinaria y la experiencia personal aún pueda alcanzar algo compartido. Me siento tanto humillado como conmovido al ver que mi obra ha encontrado lectores en otros idiomas. ¿Puedes contarnos sobre tu libro Appearance of the Sun, (Main Street Rag Publishing, 2021)? La mayoría de los poemas de Appearance of the Sun fueron escritos durante la primera década después de que empecé a escribir poesía a los veintisiete. Aunque algunas piezas están ambientadas en lugares tan variados como Grecia, Hungría, Francia y San Francisco, el centro emocional de la colección es Harvard Square, donde vivía en ese entonces. En esa época aún conservaba algo del aura bohemia que había adquirido en los años 60. Los poemas relatan un período formativo en mi vida cuando las amistades, enredos románticos, ambición artística y la formación de mi voz eran mis preocupaciones primordiales. Me tomó más de veinte años encontrar un editor para el manuscrito, lo que hace que su recepción eventual sea aún más significativa. Me gratificó que el libro fuera bien recibido, con poemas individuales apareciendo en varios países sudamericanos y en Europa. Un poema fue incluido en una antología internacional publicada en Serbia, y toda la colección fue traducida después al húngaro y serializada en una revista literaria. Su recepción compensó su largo viaje hacia la publicación. ¿Por qué, después de completar tu Máster en Bellas Artes, decidiste trabajar como mensajero en un hospital y luego como chófer de limusina? Es común en Estados Unidos que los poetas con un MFA persigan una carrera académica. Elegí no tomar ese camino, en parte porque no me atraía enseñar y en parte porque la academia puede fomentar una cierta profesionalización de la voz que no se alineaba con mi estética. Mi escritura siempre ha estado anclada en la experiencia vivida, y quería que mi vida de escritura y mi vida real permanecieran estrechamente entrelazadas. Trabajar primero como mensajero en un hospital —transportando especímenes, sangre y médicos entre instalaciones— y luego como chófer de limusina me dio algo invaluable: independencia. Pude pagar mis cuentas sin tener que conformarme artísticamente. También me mantuvo en contacto con una amplia gama de personas y situaciones que ningún taller podría replicar. Desde tu perspectiva como poeta, ¿qué piensas sobre el rápido avance de la inteligencia artificial (IA)? Creo que la inteligencia artificial puede ser una herramienta valiosa en muchos campos. Pero en relación con las artes, me acerco a ella con cautela. La IA puede generar textos que se asemejan a poemas. Pueden imitar estilo, estructura, incluso tono. Pero para mí, el arte no se define solo por cómo se ve o suena. Emerge de la conciencia —de la experiencia vivida, de la lucha, de la contradicción, de la presión de una vida particular desplegándose en el tiempo. Para entender plenamente una obra de arte, creo que debe situarse dentro de un parámetro humano. Debemos considerar qué la precedió, qué la siguió y cómo se relaciona con la biografía del artista. Recientemente leí una biografía de Willem de Kooning que arrojó luz sobre sus famosas pinturas de mujeres. Saber algo sobre su historia, relaciones y conflictos profundizó la obra. ¿Alguna vez leeremos una biografía de un algoritmo? ¿Podemos preguntar cómo su infancia moldeó un verso, o cómo sus decepciones alteraron su imaginería? Para mí, el arte es inseparable de la lucha y la vulnerabilidad. La IA puede simular expresión, pero no arriesga nada en el acto de creación. Y sin riesgo, no estoy seguro de que la palabra “arte” aplique plenamente. ¿Qué nuevas publicaciones literarias puedes compartir con nosotros? Estoy muy ansioso por la publicación de la antología poética bilingüe español-inglés sobre la PAZ que tú, Carlos Javier, estás preparando y que este año verá la luz. Me siento afortunado de tener dos de mis poemas incluidos en ella, especialmente dada su escala internacional y su amplia lectoría. Al mismo tiempo, estoy trabajando en un nuevo libro de poesía que aún está en progreso. Prefiero no decir demasiado sobre él, ya que describir un proyecto prematuramente a veces puede disminuir la energía que lo sostiene. Pero espero tenerlo listo para publicación en un futuro cercano. ¿Tienes algún proyecto en curso para publicar una colección de poesía bilingüe español-inglés? En este momento, no tengo planes para publicar una colección bilingüe español-inglés. Sin embargo, es una idea que me atrae. Aproximadamente dos tercios de Appearance of the Sun ya han sido traducidos al español, y esos poemas han sido bien recibidos en países de habla hispana. Una edición bilingüe se sentiría como una extensión natural de ese trabajo. Si la logística —editor, formato, distribución— se puede alinear, ciertamente es un proyecto que acogería con gusto. Estimado Carlos Javier, finalmente, me gustaría agradecerte por tus preguntas reflexivas y por darme la oportunidad de reflexionar públicamente sobre estos aspectos de mi obra. Ha sido un intercambio significativo.
Querido y admirable poeta Ron A. Kalman, te agradezco enormemente que nos hayas permitido conocer un poco más de tu vida y trayectoria literaria. Ha sido un verdadero placer charlar contigo a través de este formato. Te deseo muchos éxitos en cada uno de tus proyectos.
En el siguiente enlace, leo un poema de la autoría de nuestro poeta entrevistado: https://n9.cl/k2t2iw
Nota: la presente entrevista ha sido traducida del inglés al español mediante Perplexity AI.
El entrevistador, es escritor nicaragüense radicado en Costa Rica. Contacto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es
Copertina del libro Appearance of the Sun (Main Street Rag Publishing, 2021)
Vi invitiamo a scoprire l’opera poetica del poeta americano Ron A. Kalman. Foto/Per gentile concessione.
Foto cortesia con il presidente Fondatore Luis Arias Manzo
Poeti del Mondo celebrano la Giornata Mondiale della Poesia con ospiti provenienti da ogni continente
Di María Beatriz Muñoz Ruiz
Al di là dei confini e delle lingue, esiste un linguaggio comune che non solo si parla, ma si sente, unendoci nella ricerca di un’umanità più giusta e compassionevole. Il movimento internazionale Poeti del Mondo, un’organizzazione umanista presente in tutti e cinque i continenti, annuncia la celebrazione della sua prima riunione ufficiale del Nuovo Consiglio Mondiale. L’incontro si terrà sabato 21 marzo 2026, una data ricca di simbolismo in quanto coincide con la Giornata Mondiale della Poesia.
Questa sessione mira a riaffermare l’impegno etico e la missione globale dell’organizzazione in un momento cruciale della storia dell’umanità. L’evento sarà aperto dal fondatore del movimento, il poeta cileno Luis Arias Manzo, e vedrà la partecipazione dei membri del Consiglio, tra cui il Presidente Mondiale Sujit Mukherjee, i Vicepresidenti e i Sottosegretari Continentali.
L’incontro del 21 marzo si aggiunge alla storia di un’organizzazione che ha segnato tappe fondamentali nella diplomazia culturale, come lo storico incontro a Taiwan (2015) con l’allora sindaco di Tainan e attuale presidente del Paese, Lai Ching-te, e il ricevimento al Palazzo La Moneda in Cile.
Fedele al suo Manifesto Universale, Poets of the World sostiene che la poesia debba essere uno strumento di trasformazione sociale. Durante l’evento, i leader regionali di Paesi come Cile, Europa, Nigeria, Camerun, India, Taiwan e Australia riaffermeranno il loro impegno a portare la poesia in tutti i settori della società, dai centri di potere alle comunità più umili.
Data la sua natura internazionale, l’incontro si terrà online alle ore 13:00 (UTC), consentendo la connessione simultanea in tutto il mondo:
Costa Rica e Città del Messico: 7:00
Cile: 10:00
Europa Centrale: 14:00
India: 18:30
Taiwan: 21:00
L’ordine del giorno prevede la presentazione ufficiale dei membri e si concluderà con una cerimonia di chiusura simbolica: la lettura di brevi poesie nelle diverse lingue madri dei partecipanti, a sottolineare la diversità culturale che caratterizza Poetas del Mundo (Poeti del Mondo).
Al fine di diffondere lo spirito del movimento, la sessione verrà registrata per poter condividere in seguito contenuti di interesse pubblico che riflettano lo scopo di questa rete umana per la pace.
Poeti del Mondo nasce come un grido silenzioso rivolto al mondo affinché ascolti e reagisca, perché siamo tutti poesia, se lo desideriamo. Grazie a Luis Arias Manzo, fondatore di Poetas del Mundo (Poeti del Mondo), le poesie uniscono i percorsi e connettono il mondo. Una rete di creatori dedita alla promozione della cultura come ponte tra i popoli. Con una solida struttura e un incrollabile impegno etico, si impegna affinché la parola sia, per usare le parole del suo manifesto, una “pioggia che fertilizza la terra”.
L’incontro sarà patrocinato dalla casa editrice costaricana H.C. EDITORES e moderato dal poeta nicaraguense Carlos Javier Jarquín.
Grazie per il vostro impegno a favore della pace attraverso qualcosa di così bello come la poesia.
Poetas del Mundo celebrará el Día Mundial de la Poesía con invitados de todos los continentes Por María Beatriz Muñoz Ruiz
Más allá de las fronteras y las lenguas, existe un idioma común que no solo se habla, se siente y se une en la búsqueda de una humanidad más justa y solidaria. El movimiento internacional Poetas del Mundo, organización humanista con presencia en los cinco continentes, anuncia la celebración de su primera reunión oficial de la Nueva Directiva Mundial. El encuentro tendrá lugar el próximo sábado 21 de marzo de 2026, una fecha cargada de simbolismo al coincidir con el Día Mundial de la Poesía.
Esta sesión busca reafirmar el compromiso ético y la vocación planetaria de la organización en un momento histórico decisivo para la humanidad. El evento contará con la apertura a cargo del fundador del movimiento, el poeta chileno Luis Arias Manzo, y la participación de los miembros de la directiva, entre ellos el presidente mundial Sujit Mukherjee, los vicepresidentes y subsecretarios continentales.
La reunión del 21 de marzo se suma a la trayectoria de una organización que ha marcado hitos en la diplomacia cultural, como el histórico encuentro en Taiwán (2015) con el entonces alcalde de Tainan y actual presidente de la nación, Lai Ching-te, o la recepción en el Palacio de La Moneda en Chile.
Fiel a su Manifiesto Universal, Poetas del Mundo sostiene que la poesía debe actuar como una herramienta de transformación social. Durante la jornada, los líderes regionales de lugares como Chile, Europa, Nigeria, Camerún, India, Taiwán y Australia ratificarán su responsabilidad de llevar la palabra a todos los ámbitos de la sociedad, desde los centros de poder hasta los sectores más humildes.
Debido a su naturaleza internacional, el encuentro se realizará de forma telemática a las 13:00 horas (UTC), permitiendo una conexión simultánea global:
Costa Rica y Ciudad México 07:00 hrs Chile: 10:00 hrs Europa Central: 14:00 hrs India: 18:30 hrs Taiwán: 21:00 hrs
El orden del día incluye la presentación oficial de los miembros y concluirá con un acto simbólico de clausura: la lectura de poemas breves en las diversas lenguas maternas de los participantes, subrayando la diversidad cultural que define a Poetas del Mundo.
Con el objetivo de difundir el espíritu del movimiento, la sesión será registrada para compartir posteriormente aquellos contenidos de interés público que reflejen el propósito de esta red humana de paz.
Poetas del mundo nace como un grito silencioso al mundo para que éste escuche y reaccione, porque todos somos poesía si lo deseamos. Gracias a Luis Arias Manzo, fundador de Poetas del Mundo, los poemas unen caminos y conectan el mundo. Red de creadores dedicada a la promoción de la cultura como puente entre los pueblos. Con una estructura sólida y un compromiso ético inquebrantable, trabaja para que la palabra sea, en palabras de su manifiesto, una “lluvia que fecunda la tierra”.
La reunión contará con el apoyo de la editorial costarricense H.C. EDITORES, y será moderada por el poeta nicaragüense Carlos Javier Jarquín.
Gracias por luchar por la paz mediante algo tan hermoso como la poesía.
Attraverso i Continenti, voci si sono unite in un unico istante.
Nella Giornata Mondiale della Poesia 2026, poeti di tutto il mondo si sono riuniti attraverso la Writers Capital Foundation, condividendo parole che racchiudevano silenzio, memoria e presenza.
Ogni voce si stagliava nel proprio spazio, eppure qualcosa di più profondo le univa tutte: una quieta unità che solo la poesia può contenere.
Across continents, voices gathered in a single moment.
On World Poetry Day 2026, poets from around the world came together through Writers Capital Foundation, sharing words that carried silence, memory, and presence.
Each voice stood in its own space, yet something deeper moved through all of them — a quiet unity that only poetry can hold.
Watch the full celebration here: Writers Capital International Foundation http://www.writerscapital.org care@writerscapital.org
A través de los continentes, las voces se unieron en un instante.
En el Día Mundial de la Poesía 2026, poetas de todo el mundo se congregaron a través de la Fundación Writers Capital, compartiendo palabras que transmitían silencio, memoria y presencia.
Cada voz se manifestó con su propio espacio, pero algo más profundo las unió a todas: una silenciosa unidad que solo la poesía puede expresar.