Marx Bauzà dall’Argentina scrive l’analisi poetica e riflessioni alla sua poesia

Foto cortesia di Marx Bauzà – Argentina

A volte il linguaggio diventa vuoto, e allora bisogna raschiare via il suo contenuto, svuotarlo, ripeterlo finché non acquisisce di nuovo un significato. Come se ogni parola dovesse essere ripetuta più volte per far spazio a ciò che non ha più nome: la comunità, la giustizia, la solidarietà, il fuoco che palpita dentro di noi.

Prendere il vuoto
Di Marx Bauza.

L’urgenza della poesia.

Questa poesia è nata da un terremoto. Da un terremoto politico, emotivo e spirituale. L’ho scritta con rabbia, ma anche con una tristezza che non si poteva dire ad alta voce. A volte il linguaggio diventa vuoto, e poi bisogna grattarlo, svuotarlo, ripeterlo finché non ha significato di nuovo. Come se ogni parola dovesse essere detta più volte per fare spazio a ciò che non si nomina più: la comunità, la giustizia, la solidarietà, il fuoco elementi dentro di noi.

Ho scritto questa poesia quando sentivo che non avevamo più riferimenti chiari. Quando i partiti politici sono diventati marchi e i discorsi slogan. Quando quelli che difendevano un’altra idea di paese, diversa da quella attuale, cominciarono a camminare senza ombra.

Orfanezza politica e affettiva.

Per me, la recente morte di papa Francesco rappresenta la perdita di un referente. Non solo spirituale, ma profondamente politico. Vedevo in lui un umanista che sapeva parlare degli umili, degli emarginati, delle donne, della comunità LGBTIQ+, dei migranti. Dei nani. In lui sentivo una voce capace di resistere all’indifferenza, di confrontarsi con i poteri concreti senza bisogno di gridare. Semplicemente facendo dalla pianura, costruendo reti dalle città di emergenza o dai quartieri popolari.

Quella perdita, insieme alla partenza di Daisaku Ikeda e Silo mi hanno lasciato all’aperto. Mi è passata una triade di uomini che credevano nel collettivo, nella pace e nella trasformazione interiore come via per trasformare il mondo. Oggi mi sento di essere un orfano terribile. E questo è il clima in cui respira questo videopoema. Un clima in cui i politici rappresentano poco o nulla o si sono allontanati dai bisogni del popolo.

La poesia come incantesimo laico.

In ‘Dovremmo farci carico di questo vuoto’, ho condensato l’urgenza politica in un poema che si decompone e si ripete come una preghiera laica, un incantesimo civico. Lì la voce dice, insiste, si riduce all’essenziale, come il fumo che si espande senza meta ma occupa tutto: si insinua nelle fessure del linguaggio, negli interstizi del disincanto.

La poesia non cerca di adornare né spiegare. È vuoto ed è fame. È fumo ed è eco.

Quello che hanno lasciato i partiti politici non è solo un vuoto istituzionale, ma una catastrofe affettiva, una domanda senza risposta.

E in quell’assenza che brucia senza fuoco, la poesia si trasforma in territorio da occupare, in necessità sociale, in urgenza che diventa poesia.

Uno sguardo ampio nei momenti difficili.

Questa poesia non è un volantino. Non cerca di accusare o accendere la miccia dell’odio. Piuttosto, cerca di aprire uno spazio di riflessione per chiederci: come costruiremo qualcosa di diverso senza ripetere la stessa cosa? Come facciamo perché il vuoto non sia riempito di rancore o cinismo, ma di immaginazione politica, di tenerezza pubblica?

Non l’ho scritto per offendere o attaccare qualcuno che la pensa diversamente. L’ho scritto perché credo profondamente nella democrazia. Perché mi duole vedere come l’estrema destra avanza sullo stato, il tessuto sociale, la trama che costituisce i nostri corpi e le parole che scrivono la storia ogni giorno. Perché credo che possiamo ancora, dalla poesia, dall’arte, dalle piccole azioni, dire no all’odio e sì a una comunità che abbracci e stimoli lo sviluppo della bellezza.

Poetica della mancanza, estetica della ricostruzione.

In definitiva, questa poesia non intende chiudere nulla. Appena lasciare vibrando una domanda. Basta indicare che c’è qualcosa che manca, e che quel qualcosa non si risolve con un meme o con un voto. Si risolve con l’idea di comunità, con più ascolto, con il desiderio di farsi carico dei vuoti che rimangono. Il sociale e il politico è qualcosa che riguarda tutti noi. L’organizzazione è necessaria per poter rispondere alle intemperie.

Occuparci del vuoto.

Dovremmo occuparci di questo vuoto.

Dovremmo prenderci cura di lui.

Come cittadini dovremmo prenderci la responsabilità.

Prendere il controllo dei partiti politici.

Dovremmo preoccuparci e occupare una volta per tutte quel vuoto lasciato dai partiti politici.

Dovremmo preoccuparci e occupare finalmente quel vuoto lasciato dai partiti politici.

Dovremmo occuparci di quel vuoto lasciato dai politici.

Dovremmo occuparci di questo vuoto lasciato dai politici.

Dovremmo occuparci e riempire quel vuoto che hanno lasciato.

Dovremmo occuparci e riempire quel vuoto che avete lasciato.

Dovremmo riempire quel vuoto che avete lasciato.

Riempire quel vuoto che hanno lasciato.

Lo spazio vuoto lasciato dai partiti politici.

Un enorme vuoto lasciato.

Quel vuoto che.

Quel vuoto.

Un enorme vuoto e noi siamo affamati.

Noi affamati e questo vuoto enorme ma non abbiamo nemmeno il fuoco.

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Hacernos cargo del vacío
Cultura
Publicado el

2 de mayo de 2025
Colaboración Fuga

Por Marx Bauzá.

La urgencia del poema.

Este poema nació de un temblor. De un temblor político, emocional y espiritual. Lo escribí con bronca, pero también con una tristeza que no se podía decir en voz alta. A veces el lenguaje se vuelve hueco, y entonces hay que rascarlo, vaciarlo, repetirlo hasta que vuelva a significar. Como si cada palabra tuviera que ser dicha varias veces para hacerle lugar a lo que no se nombra más: la comunidad, la justicia, la solidaridad, el fuego que late en nuestro interior.

Escribí este poema cuando sentí que ya no teníamos referentes claros. Cuando los partidos políticos se convirtieron en marcas y los discursos en slogans. Cuando los que defendíamos otra idea de país, diferente a la actual, empezamos a caminar sin sombra.

Orfandad política y afectiva.

Para mí, la reciente muerte del Papa Francisco representa la pérdida de un referente. No sólo espiritual, sino profundamente político. Veía en él a un humanista que supo hablar de los humildes, de los marginados, de las mujeres, de la comunidad LGBTIQ+, de los migrantes. De los nadies. En él sentía una voz capaz de resistir a la indiferencia, de confrontar a los poderes fácticos sin necesidad de gritar. Simplemente haciendo desde el llano, construyendo redes desde las villas de emergencia o los barrios populares.

Esa pérdida, junto a la partida de Daisaku Ikeda y Silo me han dejado a la intemperie. Se me fue una tríada de hombres que creían en lo colectivo, en la paz y en la transformación interior como vía para transformar el mundo. Hoy siento una orfandad terrible. Y ése es el clima en el que este videopoema respira. Un clima en el que los políticos poco o nada representan o se han alejado de las necesidades del pueblo.

El poema como conjuro laico.

En ‘Tendríamos que hacernos cargo de este vacío’, condensé la urgencia política en un poema que se descompone y se repite como un rezo laico, un conjuro cívico. Allí la voz dice, insiste, se reduce a lo esencial, como el humo que se expande sin rumbo pero lo ocupa todo: se cuela por las grietas del lenguaje, por los intersticios del desencanto.

El poema no busca adornar ni explicar. Es vacío y es hambre. Es humo y es eco.

Lo que dejaron los partidos políticos no es sólo un hueco institucional, sino una intemperie afectiva, una pregunta sin respuesta.

Y en esa ausencia que arde sin fuego, el poema se transforma en territorio a ocupar, en necesidad social, en urgencia que se hace poema.

Una mirada amplia en tiempos difíciles.

Este poema no es un panfleto. No busca señalar culpables ni encender la mecha del odio. Más bien, intenta abrir un espacio de reflexión para preguntarnos: ¿Cómo vamos a construir algo diferente sin repetir lo mismo? ¿Cómo hacemos para que el vacío no se llene de rencor o de cinismo, sino de imaginación política, de ternura pública?

No escribí esto para ofender o atacar a nadie que piense distinto. Lo escribí porque creo profundamente en la democracia. Porque me duele ver cómo la ultraderecha avanza sobre el estado, el tejido social, la trama que constituye nuestros cuerpos y las palabras que escriben la historia a diario. Porque creo que todavía podemos, desde la poesía, desde el arte, desde las pequeñas acciones, decir no al odio y sí a una comunidad que abrace y que estimule al desarrollo de la belleza.

Poética de la falta, estética de la reconstrucción.

En definitiva, este poema no pretende cerrar nada. Apenas dejar vibrando una pregunta. Apenas señalar que hay algo que falta, y que ese algo no se resuelve con un meme ni con un voto. Se resuelve con la idea de comunidad, con más escucha, con el deseo de hacernos cargo de los vacíos que quedan. Lo social y lo político es algo que nos atañe a todos. Organizarse es menester para poder dar respuesta a las inclemencias.

Hacernos cargo del vacío.

Tendríamos que hacernos cargo de este vacío.

Tendríamos que hacernos cargo.

Como ciudadanos tendríamos que hacernos cargo.

Hacernos cargo de los partidos políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez por todas ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese espacio vacío que dejaron los políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese vacío que dejaron los políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese vacío que dejaron.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar ese vacío que dejaron.

Tendríamos que ocupar ese vacío que dejaron.

Ocupar ese vacío que dejaron.

Ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.

Un vacío enorme dejaron.

Ese vacío que.

Ese vacío.

Un vacío enorme y nosotros con hambre.

Nosotros con hambre y este vacío enorme pero ni siquiera tenemos fuego.

Marx Bauzà dall’Argentina

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Marx Bauzà dall’Argentina scrive alcune riflessioni in poesia… pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Marx Bauzà dall’Argentina condivide e pubblica La risata tra il cielo e la gioia profana: “San Palito” e la narrazione pungente di Juan Carlos Mon

Foto cortesia  Juan Carlos Mon e Marx Bauzà – Argentina


Juan Carlos Mon
Narrazione
La risata tra il cielo e la gioia profana: “San Palito” e la narrazione pungente di Juan Carlos Mon

Da Marx Bauzá
27 aprile 2025
Credo di non sbagliarmi nel dire che gran parte della migliore letteratura argentina attuale si regge su una spina dorsale fatta di umorismo pungente, costellato di satira, ironia e certa lucida disperazione.

In questa linea si iscrive la narrazione del yerbabuenense Juan Carlos Mon, che, oltre a scrittore, ha diretto per quasi un decennio la rivista di umorismo parodico ‘El Ghetto’, un progetto che è diventato uno stabilimento di provocazione e resistenza culturale nel nord argentino.

L’umorismo acido e la critica sociale non sono semplici strumenti dell’ingegno: sono piaceri riservati ai palati squisiti. Non tutti trovano la gioia intellettuale nella risata. Eppure, è proprio da quel luogo -la risata come disarmo, come filo che taglia in silenzio- che molti scrittori contemporanei scendono alla cultura classica dai loro piedistalli per dialogare con il fango, con la strada, con le intemperie della realtà.

Nella sua celebre poesia “Che cos’è l’arte?”, Federico Manuel Peralta Ramos afferma: L’arte è far ridere e pensare la gente. Questa massima funziona quasi come un manifesto per l’opera di Mon, che scolpisce i suoi testi con precisione chirurgica, lasciando sempre uno spazio per la risata scomoda, per la riflessione successiva, per il disagio produttivo.

San Palito, il suo primo libro che è pubblicato per la sua terza edizione, potrebbe essere letto come una processione eretica attraverso gli interstizi del dogma, una biografia apocrifa dell’assurdo mistico argentino. Non sarebbe sbagliato situare questo corpo letterario vicino al Negro Fontanarrosa, soprattutto per la sua prosa intelligente, perspicace e quel talento innato per estrarre bellezza e verità dal grottesco.

Il racconto che dà titolo al libro funge da lettera di presentazione di un immaginario tanto sconcertante quanto accuratamente elaborato: San Palito, un santo fittizio anche se inquietantemente verosimile, emerge come il patrono della libido e della fertilità.

In un Paese con devozioni popolari per tutti i gusti, da Gilda al Gauchito Gil, Juan Carlos Mon viene ad ampliare il Pantheon con una figura che unisce misticismo, umorismo irriverente ed erotismo di alta gamma. San Palito esaudisce le preghiere di coloro che non riescono a generare discendenza, di coloro che soffrono corpi che si rifiutano al godimento o soffrono la sonnolenza seminale.

È un santo dionisiaco, festivo, lubrico, che non promette castità né redenzione, ma orgasmi condivisi, spermatozoi ringiovaniti e trii di natura trascendentale.

La linea che separa la fantasia dalla realtà in questo racconto, e in tutto il libro, è volutamente vaga. Come se il reale fosse solo un limite estetico che conviene sfumare per far emergere, con più nitidezza, l’assurdità profonda della nostra epoca. Juan Carlos Mon non teme profanare. Ma lo fa con una fede pagana nella letteratura come festa, come rottura, come gioioso rituale di lettura.

La ricchezza dell’antologia non si esaurisce a San Palito. Ogni racconto svela una scena diversa dell’assurdo nazionale e internazionale, ma tutti condividono lo stesso polso: un umorismo che disarma, che scuote le strutture e che, come una risata maleducata in messa, infastidisce con piacere.

Immagine
Tapa San Palito
“Divino lampeggiante” è un altro dei racconti emblematici. In esso, i protagonisti sono niente di meno che dei venuti a mancare, alienati dalla droga, dall’alcol e dal tedio dell’eternità. Si ubriacano, discutono, si contraddicono, impazziscono. È una specie di Banchetto platonico trasandato, in cui le divinità non dettano più il destino degli uomini ma si abbandonano alle proprie decadenze, in un Olimpo trasformato in un piccolo burattino di quarta dove gli eccessi sono un personaggio di più.

In “Blanca”, l’infanzia viene colpita direttamente. Una nonna racconta a suo nipote insonno una versione contorta di Biancaneve, in cui la protagonista guida un cartello narco e i sette nani sono soldati del narcomenudeo.

Il racconto, al di là dell’occhiolino scandaloso, opera come una feroce critica ai racconti edulcorati con cui si pretende indottrinare l’immaginazione infantile e, a proposito, al modo in cui i media naturalizzano la violenza sociale.

“Monumento” porta la follia a livelli scatologici. Un turista giapponese, dopo essersi dedicato con entusiasmo ai sapori della cucina regionale nordica, subisce un episodio gastrico di tale portata da subire una trasformazione totale: rimane pietrificato, diventato statua. L’immagine è tanto ridicola quanto poetica, e funziona come allegoria di un certo turismo che viene a consumare esotismi senza digerirli -né letteralmente né simbolicamente.

Infine, non voglio mancare di menzionare “La rivoluzione bassa dei cieli”, che porta al libro una critica acida, quasi sacrilega, del cattolicesimo e dell’intero apparato vaticano. Dedicato a papa Francesco, questo racconto è una satira carica di sarcasmo e lucidità politica. In essa, la fede non è redenzione, ma una macchina di potere che scende dal cielo più per controllare che per liberare.

In tempi in cui il discorso pubblico sembra oscillare tra la solennità impostata e la banalità virale, l’umorismo-quando è intelligente, pungente, destabilizzante- diventa uno strumento profondamente politico. Non politica in senso partitico, ma come forma di interpellazione, come modo di segnalare gli assurdi di un’epoca senza cadere nella denuncia pamphlet.

È lì che il lavoro di Juan Carlos Mon acquista tutta la sua spessore: scrive per farci ridere, sì, ma anche per farci pensare perché ridiamo. Quali strutture mentali si spezzano quando San Paletto ci benedice da un altare lubrificato o quando Biancaneve distribuisce merce con i suoi seguaci nani.

La letteratura di Mon mette a disagio i pensatori e dà piacere a coloro che sono stanchi della correzione come regola estetica. La sua è una scrittura eretica, che fa dell’umorismo un modo di dire quello che non si può dire, una porta posteriore a verità scomode. In contesti dove si cerca di normalizzare il desiderio, controllare i corpi o esaltare la tradizione senza metterla in discussione, questi racconti irrompono come una risata nel mezzo della preghiera: scomoda, fuori posto, ma liberatoria.

In definitiva, San Palito non è solo una raccolta di racconti. È un invito a guardare il mondo con meno paura e più risate. Celebrare l’immaginazione come spazio di libertà. E a ricordare che, come diceva Peralta Ramos, l’arte -quando è vera- ci fa sempre ridere e pensare allo stesso tempo.

Marx Bauzá Juan Carlos Mon San Palito






Juan Carlos Mon
Fractura
NARRATIVA
La risa entre el cielo y el goce profano: “San Palito” y la narrativa punzante de Juan Carlos Mon

Por Marx Bauzá
27 Abril 2025
Creo no equivocarme al decir que gran parte de la mejor literatura argentina actual se sostiene sobre una columna vertebral hecha de humor punzante, salpicado de sátira, ironía y cierta desesperanza lúcida.

En esa línea se inscribe la narrativa del yerbabuenense Juan Carlos Mon, quien, además de escritor, dirigió durante casi una década la revista de humor paródico ‘El Gueto’, un proyecto que se convirtió en una usina de provocación y resistencia cultural en el norte argentino.

El humor ácido y la crítica social no son meras herramientas del ingenio: son placeres reservados para paladares exquisitos. No cualquiera encuentra deleite intelectual en la risa. Y sin embargo, es justamente desde ese lugar —la risa como desarme, como filo que corta en silencio— donde muchos escritores contemporáneos bajan a la cultura clásica de sus pedestales para dialogar con el barro, con la calle, con la intemperie de la realidad.

En su célebre poema “¿Qué es el arte?”, Federico Manuel Peralta Ramos sentencia: El arte es hacer reír y pensar a la gente. Esa máxima funciona casi como un manifiesto para la obra de Mon, quien cincela sus textos con precisión quirúrgica, dejando siempre un espacio para la carcajada incómoda, para la reflexión posterior, para la incomodidad productiva.

San Palito, su primer libro que va ya por su tercera edición, podría leerse como una procesión hereje por los intersticios del dogma, una biografía apócrifa del absurdo místico argentino. No sería desacertado ubicar este cuerpo literario cerca del Negro Fontanarrosa, sobre todo por su prosa inteligente, perspicaz y ese talento innato para extraer belleza y verdad de lo grotesco.

El cuento que da título al libro funciona como carta de presentación de un imaginario tan desopilante como cuidadosamente elaborado: San Palito, un santo ficticio —aunque inquietantemente verosímil—, emerge como el patrono de la libido y la fertilidad.

En un país con devociones populares para todos los gustos, desde Gilda hasta el Gauchito Gil, Juan Carlos Mon viene a ampliar el panteón con una figura que combina misticismo, humor irreverente y erotismo de alta gama. San Palito atiende los ruegos de quienes no consiguen engendrar descendencia, de quienes padecen cuerpos que se niegan al goce o sufren la modorra seminal.

Es un santo dionisíaco, festivo, lúbrico, que no promete castidad ni redención, sino orgasmos compartidos, espermas rejuvenecidos y tríos de índole trascendental.

La línea que separa la fantasía de la realidad en este cuento —y en todo el libro— es deliberadamente difusa. Como si lo real fuera apenas un límite estético que conviene desdibujar para que aflore, con más nitidez, el absurdo profundo de nuestra época. Juan Carlos Mon no teme profanar. Pero lo hace con una fe pagana en la literatura como fiesta, como ruptura, como ritual gozoso de lectura.

La riqueza de la antología no se agota en San Palito. Cada cuento despliega una escena distinta del absurdo nacional e internacional, pero todos comparten el mismo pulso: un humor que desarma, que sacude estructuras y que, como una carcajada maleducada en misa, incomoda con placer.

Imagen
Tapa San Palito
“Divino parpadeo” es otro de los relatos emblemáticos. En él, los protagonistas son nada menos que dioses venidos a menos, enajenados por drogas, alcohol y el tedio de la eternidad. Se emborrachan, discuten, se contradicen, se desquician. Es una especie de Banquete platónico trasnochado, en el que las deidades ya no dictan el destino de los hombres sino que se abandonan a sus propias decadencias, en un Olimpo convertido en un bolichito de cuarta donde los excesos son un personaje más.

En “Blanca”, la infancia recibe un golpe directo. Una abuela narra a su nieto insomne una versión retorcida de Blancanieves, donde la protagonista lidera un cartel narco y los siete enanitos son soldados del narcomenudeo.

El cuento, más allá del guiño escandaloso, opera como una crítica feroz a los relatos edulcorados con que se pretende adoctrinar la imaginación infantil y, de paso, al modo en que los medios naturalizan la violencia social.

“Monumento” lleva el disparate a niveles escatológicos. Un turista japonés, luego de entregarse con entusiasmo a los sabores de la comida regional norteña, sufre un episodio gástrico de tal magnitud que sufre una transformación total: queda petrificado, devenido estatua. La imagen es tan ridícula como poética, y funciona como alegoría de cierto turismo que viene a consumir exotismos sin digerirlos —ni literal ni simbólicamente.

Finalmente, no quiero dejar de mencionar a “La revolución baja de los cielos”, que aporta al libro una crítica ácida, casi sacrílega, al catolicismo y todo el aparato vaticano. Dedicado al Papa Francisco, este cuento es una sátira cargada de sarcasmo y lucidez política. En ella, la fe no es redención, sino una maquinaria de poder que baja del cielo más para controlar que para liberar.

En tiempos donde el discurso público parece oscilar entre la solemnidad impostada y la banalidad viral, el humor —cuando es inteligente, punzante, desestabilizador— se convierte en una herramienta profundamente política. No política en el sentido partidario, sino como forma de interpelación, como modo de señalar los absurdos de una época sin caer en la denuncia panfletaria.

Es allí donde el trabajo de Juan Carlos Mon adquiere todo su espesor: escribe para que nos riamos, sí, pero también para que pensemos por qué nos reímos. Qué estructuras mentales se resquebrajan cuando San Palito nos bendice desde un altar lubricado o cuando Blanca Nieves reparte merca con sus secuaces enanos.

La literatura de Mon incomoda a los bienpensantes y da placer a quienes ya están cansados de la corrección como regla estética. Lo suyo es una escritura hereje, que hace del humor una forma de decir lo que no se puede decir, una puerta trasera a verdades incómodas. En contextos donde se intenta normar el deseo, controlar los cuerpos o exaltar la tradición sin cuestionarla, estos cuentos irrumpen como una carcajada en medio del rezo: incómoda, desubicada, pero liberadora.

En definitiva, San Palito no es sólo una colección de cuentos. Es una invitación a mirar el mundo con menos miedo y más risa. A celebrar la imaginación como un espacio de libertad. Y a recordar que, como decía Peralta Ramos, el arte —cuando es verdadero— siempre nos hace reír y pensar al mismo tiempo.

Marx Bauzá Juan Carlos Mon San Palito Narrativa argentina
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Rika Inami 稲美里佳 e la sua poesia tradotta da Joan Josep Barcelo

Foto cortesia di Rika Inami 稲美里佳

春愁は天神様にゆだねけり麗しき桜(はな)にうつそみ埋む
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Lascio la mia tristezza primaverile
al santuario di Tenjin
sepolta sotto i bellissimi fiori di ciliegio.
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I leave my spring sadness
at Tenjin Shrine
buried beneath the beautiful cherry blossoms.
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Deixo la meva tristesa primaveral
al santuari de Tenjin
enterrada sota les belles flors de cirerer.
.
Dejo mi tristeza primaveral
al santuario de Tenjin
enterrada bajo las hermosas flores de cerezo.
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Rika Inami 稲美里佳

Foto cortesia di Joan Josep Barcelo

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Joan Josep Barcelo cura la traduzione della poesia di Rika Inami 稲美里佳Rika Inami 稲美里佳, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

La poetessa e artista Rajashree Mohapatra scrive la recensione alla poesia “La signora del Derviscio” di Kareem Abdullah – Iraq come omaggio alla sua generosità e per l’attenzione nel promuovere la bellezza dell’arte e della poesia nel mondo.

Foto cortesia della poetessa Rajashree Mohapatra- India




Kareem Abdullah – Iraq
poesia : ” Signora del Derviscio”
Recensione a cura della poetessa Rajashree Mohapatra – India

Il tema centrale di questa poesia è profondamente radicato nel concetto dell’ amore divino, unione mistica, che conduce infine all’illuminazione spirituale. Questa poesia delinea le fasi del viaggio spirituale del poeta. “Danzando ubriaco…” rappresenta l’ebbrezza dell’amore. Qui, si perde il senso di sé e si anela all’amore divino o all’unione con il divino. In questa poesia si percepiscono l’amore romantico, il desiderio e l’estasi. Ogni strofa trasmette questa sensazione.

Il poeta scrive: “Ogni volta che chiudo gli occhi, ti vedo con l’occhio della mia intuizione, o fiume di perle le cui sorgenti sono il cielo, che scorre dolcemente, inondando il mondo di luminosità.”
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Si possono percepire le potenti emozioni e le immagini, che creano un senso di stupore e desiderio di qualcosa che va oltre il linguaggio simbolico mondano.  Le metafore suggeriscono che l’obiettivo finale sia riconoscere la nostra vera natura come parte di una realtà più ampia e unitaria.

“Non vedi la mia anima in te? Non vedi come Dio ti ha creato e ti ha scelto come compagna dell’anima?”. Queste domande sollevate dal poeta possono toccare il cuore del lettore. Si può anche percepire un senso di ansia.
La poesia si conclude con un messaggio di amore incondizionato per tutta l’umanità. Scrive : ” Vieni, amiamoci e rivestiamoci di benedizioni che riempiono l’universo di melodie.”

Nella poesia del Prof. Kareem Abdullah si può apprezzare più profondamente la tradizione mistica. Egli sottolinea anche l’amore universale, che è unico rispetto ad altre forme di amore.

Signora del Derviscio

Attorno alle tue luci verdi, danzo ebbro nel cielo, porgendo una mano bianca che trattiene i fili d’amore, l’altra li abbraccia, piantandoli come sorgenti che sbocciano nella tua terra generosa.
M’illumino nel momento della rivelazione, un fiore di narciso che spezza le catene del tempo, in cerca del mio amore che dimora nelle profondità del mio cuore, la mia unica guida nel mio peregrinare.
Ogni volta che chiudo gli occhi, ti vedo con l’occhio della mia intuizione, o fiume di perle le cui sorgenti sono il cielo, che scorre dolcemente, inondando il mondo di luminosità.
Non permettere che i dubbi diventino eserciti a occupare il tuo cuore, altrimenti periranno i fiori della certezza.
Non mi rivedi in te? Non vedi insieme a me come si dissipano le montagne della disperazione?
Non vedi che il linguaggio dell’amore penetra la sordità nel disegno delle porte dell’oscurità? Non vedi come Dio ti ha creata e ti ha prescelta come compagna dell’anima?
Non vedi come ti ho scelto come mia compagna?

Vieni, amiamoci e rivestiamoci di benedizioni che riempiono l’universo di melodie.

Kareem Abdullah – Iraq


Biografia: Rajashree Mohapatra

Rajashree Mohapatra è una persona poliedrica originaria dell’Odisha, in India. Ha conseguito un master in Storia, Giornalismo e Comunicazione di Massa presso l’Università di Utkal, in Odisha. Di professione, insegna.

Con un ulteriore master in Educazione Ambientale e Gestione dei Rifiuti Industriali presso l’Università di Sambalpur, in Odisha, Rajashree si è dedicata all’attivismo sociale. Si batte per la giustizia sociale, le questioni ambientali e i diritti umani nelle aree remote attraverso organizzazioni non governative.

Le sue passioni includono la poesia, la pittura e il giornalismo, che riflettono la sua personalità creativa e socialmente impegnata.




Kareem Abdullah – Iraq
Poem: “Lady of the Dervish”
Review by poet Rajashree Mohapatra – India



The core theme of this poem is deeply rooted in the concept of divine love, mystical union, which ultimately leads to spiritual enlightenment. This poem outlines the poet’s stages of spiritual journey. “I dance drunken…” represents the intoxication of love. Here, one loses sense of self and longs for divine love or union with the divine. One can feel the romantic love, longing, and ecstasy in this poem. Each stanza gives this feeling.

The poet writes, “Every time I close my eyes, I see you with the eye of my intuition, O river of pearls whose sources are the sky, flowing gently, flooding the world with brightness.”

One can feel the powerful emotions and imagery, which create a sense of awe and longing for something beyond the mundane symbolic language. The metaphors suggest that the ultimate goal is to recognize our true nature as part of a larger, unified reality.

‘ Do you not see my  soul in you ? Don’t  you see how God created you and chose you as a companion for the soul ? These questions raised by the poet can touch the reader’s heart.Feeling of anxiety can also be felt .
The poem ends with a message of unconditional love for all existence .  He writes :”Come, let us love one another and clothe ourselves with blessings that fill the universe with melodies.”

In Prof.Kareem Abdullah’s poetry one can gain a deeper appreciation for the mystical tradition .He also emphasises  universal love which is unique to other forms of love .



Lady of the Dervish

Around your green lights, I dance drunk in the sky, extending a white hand that holds the threads of love, the other embraces them, planting them as springs that bloom in your generous land.
Illuminate me at the moment of revelation, a narcissus flower that breaks the chains of time, in search of my love that dwells in the depths of my heart, my only guide in my wandering.
Every time I close my eyes, I see you with the eye of my intuition, or river of pearls whose sources are the sky, flowing gently, flooding the world with brightness.
Do not let doubts become armies to occupy your heart, otherwise the flowers of certainty will perish.
Do you not see me in thee? Do you not see with me how the mountains of despair fall away?
Do you not see that the language of love penetrates the deafness in the drawing of the gates of darkness? Do you not see how God created you and chose you as a companion of the soul?
Do you not see how I have chosen you as my companion?

Come, let us love each other and clothe ourselves with blessings that fill the universe with melodies.

Kareem Abdullah – Iraq



Bio: Rajashree Mohapatra

Rajashree Mohapatra is a multifaceted individual from Odisha, India. She holds master’s degrees in History and Journalism and Mass Communication from Utkal University, Odisha. By profession, she is a teacher.

With an additional postgraduate degree in Environmental Education and Industrial Waste Management from Sambalpur University, Odisha, Rajashree has dedicated herself to social activism. She advocates for social justice, environmental issues, and human rights in remote areas through non-governmental organizations.

Her passions include poetry, painting, and journalism, which reflect her creative and socially conscious personality.

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

Il prof Kareem Abdullah -Iraq e la sua poesia Signora del Derviscio

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq

Signora del Derviscio

Attorno alle tue luci verdi, danzo ebbro nel cielo, porgendo una mano bianca che trattiene i fili d’amore, l’altra li abbraccia, piantandoli come sorgenti che sbocciano nella tua terra generosa.
M’illumino nel momento della rivelazione, un fiore di narciso che spezza le catene del tempo, in cerca del mio amore che dimora nelle profondità del mio cuore, la mia unica guida nel mio peregrinare.
Ogni volta che chiudo gli occhi, ti vedo con l’occhio della mia intuizione, o fiume di perle le cui sorgenti sono il cielo, che scorre dolcemente, inondando il mondo di luminosità.
Non permettere che i dubbi diventino eserciti a occupare il tuo cuore, altrimenti periranno i fiori della certezza.
Non mi rivedi in te? Non vedi insieme a me come si dissipano le montagne della disperazione?
Non vedi che il linguaggio dell’amore penetra la sordità nel disegno delle porte dell’oscurità? Non vedi come Dio ti ha creata e ti ha prescelta come compagna dell’anima?
Non vedi come ti ho scelto come mia compagna?

Vieni, amiamoci e rivestiamoci di benedizioni che riempiono l’universo di melodie.

Kareem Abdullah -Iraq

سَيِّدةُ الدرويش
حول أنواركِ الخضراء، أرقصُ ثَمِلاً في السماء، أمدّ يدًا بيضاء تُمسكُ خيوطَ المحبّة، تحتضنها أُخرى، تغرسها ينابيعَ تتفجّرُ في أرضكِ السخيّة. أتوهّجُ لحظةَ التجلّي، زهرةَ نرجسٍ تفكّ قيودَ الزمن، تبحثُ عن معشوقٍ يسكنُ شغافَ القلب، دليلي الوحيد في طوافي. كلّما أغمضتُ عينيّ، رأيتكِ بعينِ بصيرتي، يا نهرًا من الجُمان، منابعهُ السماء، يتدفّقُ سلسبيلاً، يغمرُ الدنيا بالضياء. لا تجعلي للشكِّ جيوشًا تحتلُّ قلبكِ، لئلّا تموت أزهارُ اليقين. ألا ترينَ فيكِ نفسي؟ ألا ترينَ معي كيف تتبدّدُ جبالُ اليأس؟ ألا ترينَ لغةَ العشق تخترقُ صممَ أبوابِ العتمة؟ ألا ترينَ كيف خَلَقكِ اللهُ واصطفاكِ نديمةً للروح؟ ألا ترينَ كيف أصطنعكِ رفيقةَ دربي؟! تعالي نعشق أنفسنا، وننهمر كراماتٍ تورقُ أنغامًا تملأُ الكون.

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Mohamed Rahal dall’Algeria condivide una poesia popolare

Foto cortesia di Mohamed Rahal dall’Algeria

Ya_Alraih

Una delle più famose poesie popolari cantate all’estero.

Il testo di questa poesia risale al poeta Abdelrahman Omrani, conosciuto come Dahman El Harrachi (1926//1980), originario di Algeri. Proveniva dal quartiere di Fida, noto anche come il quartiere di Bilam. Ha trascorso la sua infanzia e gioventù nei suoi vicoli e strade, lavorando come riparatore di scarpe e venditore di biglietti del treno.

Come altri giovani, aspirava a costruire il suo futuro e cambiare la sua realtà. Ciò lo ha portato a emigrare in Francia al l’età di 22 anni nel 1947, stabilendosi a Lille e poi trasferendosi a Parigi.

Dahman El Harrachi ha scritto poesie utilizzando il vocabolario del dialetto di Algeri, la maggior parte dei cui temi ruotava intorno a saggezza, consigli e guida. Ha anche scritto una raccolta di poesie popolari, tra cui “Nascondi il tuo segreto, O Heedless One,” “Movimento e quiete,” “Misura prima di andare al buio,” “La Partridge,” e “Lasciami in pace.” “Ya Ra’ih” e “Bilad al-Khair”

Uno dei suoi amici gli suggerì di registrare queste poesie, soprattutto perché cantano l’esilio, l’estraniamento e l’immigrazione. Lo fece nel 1951 presso una casa discografica francese chiamata “Batie Marconi”. La sua voce si distingueva per la sua raucezza, che ha aggiunto alla sua bellezza. Ha guadagnato una fama diffusa nell’arte popolare della capitale in Francia.

🔴#Fame_of_the_Poem

“Ya Ra’ih” è considerato uno dei più famosi poemi cantati, e la sua fama si diffuse in tutto il mondo. È stato tradotto in più di 34 lingue e cantato da molti artisti arabi e altri. Ha ottenuto un enorme successo in Brasile. Quando questa canzone divenne famosa dopo essere stata cantata, Dahman El Harrachi tornò nella sua patria, l’Algeria, negli anni ’70 e continuò la sua carriera artistica eseguendo matrimoni nella capitale fino alla sua morte nel 1989. 1980, dopo aver lasciato quasi 500 poesie e canzoni nel patrimonio popolare della capitale.

Questa canzone è stata eseguita da molti artisti.
Nel 1997, l’artista algerino Rachid Taha ha ristampato questa canzone utilizzando le ultime tecniche musicali. È diventato famoso per i suoi testi popolari, che non sono stati modificati in alcun nuovo arrangiamento musicale. È stato conosciuto e cantato nei teatri di tutto il mondo, diventando una delle più famose poesie popolari nel genere dell’arte popolare, raggiungendo tutti gli angoli del mondo.

Testo della poesia:

Testo:

Oh viaggiatore, ovunque tu viaggi, ti stancherai e tornerai.
Quanti rimpianti sono stati fatti dagli incuranti prima di te e di me.
Oh viaggiatore, ovunque tu viaggi, ti stancherai e tornerai.
Quanti rimpianti sono stati fatti dagli incuranti prima di te e di me.

Quanti paesi prosperi e deserti vuoti hai visto?

Quanto tempo hai sprecato e quanto ancora lasci dietro.

Oh, assente nella terra di altre persone, quanto ti stanchi e non puoi correre.

La promessa del destino è passata, e tu non lo sai.

Oh, viaggiatore, ovunque tu viaggi, ti stancherai e tornerai.
Quanto i servi incuranti prima di te e di me se ne sono pentiti.
O viaggiatore, dovunque tu stia viaggiando, ti stancherai e tornerai.
Quanti rimpianti hanno avuto i servi incuranti prima di te e di me?

Perché il tuo cuore è triste e perché è così per i visitatori?

Le difficoltà non durano, e se ci vuole molto tempo, vi informerò e vi scriverò.

Non durano i giorni, né la tua giovinezza e la mia.

Quanto dolce e povero è colui la cui felicità è delusa come la mia.

O viaggiatore, dovunque tu stia viaggiando, ti stancherai e tornerai.

Quanti rimpianti hanno avuto i servi incuranti prima di te e di me?

O viaggiatore, dovunque tu stia viaggiando, ti stancherai e tornerai.

Quanti rimpianti hanno avuto i servi incuranti prima di te e di me?

O viaggiatore, vi do il mio consiglio, datelo presto.

Controllare ciò che è meglio per voi prima di vendere o acquistare.

O sonnambulo, ho ricevuto notizie di te, come ciò che è successo a te è accaduto a me.

Così ha voluto e decretato sulla Sua fronte, gloria a Lui, l’Altissimo.

O viaggiatore, dovunque tu stia viaggiando, ti stancherai e tornerai.
Quanti rimpianti hanno fatto i servitori disattenti? Davanti a te e a me
Oh viaggiatore, ovunque tu sia, ti stancherai e tornerai indietro.
Quanti rimpianti sono stati causati dalla gente incurante prima di te e prima di me.

Oh viaggiatore, ovunque tu sia, ti stancherai e tornerai indietro.

Quanti rimpianti sono stati causati dalla gente incurante prima di te e prima di me.

Oh viaggiatore, ovunque tu sia, ti stancherai e tornerai indietro.

Quanto rimpianto è stato causato dalle persone incuranti prima di te e prima di me








Ya_Alraih

One of the most famous folk poems sung abroad.

The lyrics of this poem go back to the poet Abdelrahman Omrani, known as Dahman El Harrachi (1926///1980), originally from Algiers. He hailed from the Fida neighborhood, also known as the Bilam neighborhood. He spent his childhood and youth in its alleys and streets, working as a shoe repairman and a train ticket seller.

Like other young people, he aspired to build his future and change his reality. This led him to emigrate to France at the age of 22 in 1947, settling in Lille and then moving to Paris.

Dahman El Harrachi wrote poems using the vocabulary of the Algiers dialect, most of whose themes revolved around wisdom, advice, and guidance. He also wrote a collection of folk poems, including “Hide Your Secret, O Heedless One,” “Movement and Stillness,” “Measure Before You Go Dark,” “The Partridge,” and “Leave Me Alone.” “Ya Ra’ih” and “Bilad al-Khair”

One of his friends suggested that he record these poems, especially since they sing of exile, estrangement, and immigration. He did so in 1951 at a French recording company called “Batie Marconi.” His songs, which he recorded in the popular style, achieved great success. His voice was distinguished by its hoarseness, which added to its beauty. He gained widespread fame in the popular art of the capital in France.

🔴#Fame_of_the_Poem

“Ya Ra’ih” is considered one of the most famous poems sung, and its fame spread throughout the world. It has been translated into more than 34 languages and sung by many Arab and other artists. It achieved tremendous success in Brazil. When this song became famous after it was sung, Dahman El Harrachi returned to his homeland, Algeria, in the 1970s, and continued his artistic career performing at weddings in the capital until his death in 1989. 1980, after leaving nearly 500 poems and songs in the popular heritage of the capital.

This song was performed by many artists.

In 1997, the Algerian artist Rachid Taha re-released this song using the latest musical techniques. It became famous for its popular lyrics, which have not been altered in any new musical arrangement. It was known and sung in theaters around the world, becoming one of the most famous popular poems in the popular art genre, reaching all corners of the world.

Lyrics of the poem:

Lyrics:

Oh traveler, wherever you travel, you will tire and return.
How many regrets have been made by the heedless people before you and me.
Oh traveler, wherever you travel, you will tire and return.
How many regrets have been made by the heedless people before you and me.

How many prosperous countries and empty deserts have you seen?

How much time have you wasted and how much more you still leave behind.

Oh, absent in the land of other people, how much you tire and cannot run.

The promise of fate has passed, and you do not know.

Oh, traveler, wherever you travel, you will tire and return.
How much The heedless servants before you and me regretted it.
O traveler, wherever you are traveling, you will tire and return.
How much regret did the heedless servants before you and me regret it?

Why is your heart sad and why is it like this for the visitors?

Hardship does not last, and if it takes long, I will inform you and write to you.

Days do not last, nor do your youth and my youth.

How sweet and poor is he whose happiness is disappointed like mine.

O traveler, wherever you are traveling, you will tire and return.

How much regret did the heedless servants before you and me regret it?

O traveler, wherever you are traveling, you will tire and return.

How much regret did the heedless servants before you and me regret it?

O traveler, I give you my advice, give it early.

Check what’s best for you before you sell or buy.

O sleeper, I have received news of you, just as what happened to you happened to me.

This is how He willed and decreed on His forehead, glory be to Him, the Most High.

O traveler, wherever you are traveling, you will tire and return.
How much regret did the heedless servants regret it? Before you and before me
Oh traveler, wherever you are traveling, you will tire and turn back.
How much regret was caused by the heedless people before you and before me.

Oh traveler, wherever you are traveling, you will tire and turn back.

How much regret was caused by the heedless people before you and before me.

Oh traveler, wherever you are traveling, you will tire and turn back.

How much regret was caused by the heedless people before you and before me.

https://alessandria.today/2025/05/06/mohamed-rahal-dallalgeria-condivide-una-poesia-popolare-pubblicazione-di-elisa-mascia-italia/

Pietro La Barbera ed Elisa Mascia continuano “Alla ricerca della vera bellezza” con Luis Carlos Castrillon Cardona – Colombia

Foto screenshot di inizio del programma ” Alla ricerca della vera bellezza” programma bilingue italiano-spagnolo

Biografia di Luis Carlos Castrillon Cardona – Colombia

Dirigente con vasta esperienza nello sviluppo della comunità. Contribuire al raggiungimento dello sviluppo sociale in Colombia con diversi gruppi della popolazione, come gruppi vulnerabili, sfollati, vittime di violenza, individui reintegrati, la comunità in generale, atleti, popolazioni indigene, afrodiscendenti e altri. Come ideologi di un processo formativo che ha dato i suoi frutti e che tale esercizio è una Legge Nazionale, che deve essere implementata non solo nelle 4.000 scuole che il RETTORE DEGLI STUDENTI ha servito fino ad oggi, ma in tutte le scuole della Repubblica di Colombia, proponiamo ora di trovare gli strumenti necessari per il finanziamento delle imprese comunali e anche di quelle minorili e di raggiungere almeno il 50% del territorio nazionale.

Specializzazioni: IMPRENDITORIALITÀ AZIENDALE, MOTIVAZIONE, CRESCITA PERSONALE, RICERCA DI MERCATO, MARKETING, SVILUPPO DELLA COMUNITÀ, R&S.

Nella gestione del marchio, nell’identità digitale e nelle reti:
Coordinamento delle strategie di comunicazione dell’azienda.
Coordinamento della diffusione nazionale di argomenti aziendali.
Rapporti con i media nazionali e internazionali.
Relazioni pubbliche aziendali nazionali e internazionali.
Generazione di contenuti aziendali interni ed esterni per l’azienda.
Coordinamento di eventi aziendali locali, regionali e globali,
Proporre e identificare strategie di partecipazione che generino brand building. Comunicazione strategica interna ed esterna.
Gestione degli strumenti digitali per la diffusione di contenuti interni ed esterni su strumenti digitali quali siti web, blog (blogger, YouTuber), newsletter istituzionali e social network.
Gestione dei social network quali Facebook, Twitter, YouTube e Linkedin.

1. È SEMPRE MEGLIO FARE QUELLO CHE SI VUOLE?

Sì, intraprendi un percorso in ciò che ti piace e sarai felice e prima o poi trascenderai in ciò che desideri, se vai mano nella mano con Dio, è Lui che determina il livello di trascendenza nell’esecuzione di ciò che desideri. La mia tesi era “GLOBALIZZAZIONE DELL’ISTRUZIONE AD ANTIOQUIA” e oggi, 3 decenni dopo e dopo che più di 8,5 milioni di persone hanno prestato servizio di persona e virtualmente, provenienti da più di 5.000 scuole e comunità educative, sono impegnato nello sviluppo del Programma “LATIN AMERICA EMPRENDE TECNOLÓGICAMENTE NEOESTUDIEMPRESAS”, con la presenza di persone provenienti da 120 nazioni del mondo, provenienti dai 5 continenti del pianeta.

2. LA VITA È PIENA DI PREMI DI CONSOLAZIONE?

La vita in viaggio ti dà ciò che meriti. Abbiate fiducia e credete nel Signore, che è il donatore del tempo e dello spazio per lo sviluppo della vostra vita sulla terra. Sii felice finché puoi e prenditi il tempo di provare ancora e ancora e di trascendere la tua vita dal tuo spazio terreno.

3. È PIÙ VERO DELLA VERITÀ È SEMPRE NEL SEMPLICITÀ?

Dio è amore, con Lui tutto è più semplice da questo piano. Da un’altra prospettiva; La verità non si trova sempre nella semplicità, ma è più facile con la Verità.

4. È MEGLIO FARE QUALCOSA OGGI PER CAMBIARE DOMANI?

La tua realtà è oggi, domani non lo sappiamo. Sì, prima vivi giorno per giorno e in questo modo cambierai il tuo domani. Semina e abbi fede.

5. SE NON AMI NON PUOI ESSERE FELICE Z?
Dipende dal tuo concetto di felicità. Non vanno d’accordo, ci sono molti modi per essere felici. Attraverso l’amore raggiungiamo la Felicità.

6. L’IGNORANZA CI DÀ CERTEZZA? La certezza non deriva mai dalla conoscenza.

7. È PIÙ VERO CHE NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI C’È SEMPRE QUALCOSA DI STRAORDINARIO?

Dio è magico, la vita non è routine. Ringrazia il creatore dell’universo per l’opportunità e la vita che ti ha dato. Sii felice facendo ciò che ami e goditi la vita finché la vivi.

8. IL MODO MIGLIORE PER SAPERE SE QUALCUNO È DEGNO DI AFFIDABILITÀ È DARGLI LA PROPRIA FIDUCIA?

Sì, se non ti fidi di qualcuno, non saprai mai se quella persona è affidabile o meno. Non dare questa opportunità a chiunque; Dimmi con chi esci e ti dirò chi sei. Siate selettivi, non tutti meritano nemmeno una possibilità, ma cercate di aiutare tutti quelli che potete nel miglior modo possibile, ama il tuo prossimo e chiedi a Dio discernimento su chi fidarti e chi no.

Le mie 3 poesie sono di poeti della Colombia e dell’Australia.

Poesie e racconti:
JOSÉ ASUNCIÓN SILVA, Bogotà, Colombia 1865 – 1896: José Asunción Silva era un poeta colombiano che si è distinto per il suo uso della metrica e del simbolismo. Tra le sue poesie più conosciute ci sono Madrigal, Una notte e A ti. In queste poesie, Silva esprime la sua sensibilità e la sua passione per la bellezza femminile, l’amore e la natura. I suoi versi sono pieni di profumi, colori, musica e sentimenti. Silva è considerato uno dei precursori del modernismo in America Latina.
Era una delle figure più importanti del modernismo. Di seguito, una selezione di versi di questo poeta colombiano, 2 poesie di José Asunción Silva.
Madrigal
La tua carnagione rosa e pura, le tue forme aggraziate
Delle statue di Tanagra, il tuo profumo di lillà,
Il rossetto della tua bocca, di labbra lisce;
Gli sguardi ardenti delle tue pupille,
Il ritmo del tuo passo, la tua voce velata,
I tuoi capelli che di solito, se li pettina
La tua mano bianca e sottile tutta nocchiolata,
Coprirti come un sottile mantello di regina;
La tua voce, i tuoi gesti, non stupirti;
Tutto questo è già gridando per un uomo.

Farfalle
Nella tua stanza hai,
In fragile urna,
Le farfalle che si tuffano,
Che, se brillante
Raggio di sole le tocca,
Sembrano delle madreperle
O pezzi di cielo,
Cieli di sera,
O brillanti opali
Dalle ali morbide;
E lì ci sono le azzurre
Figlie dell’aria,
Fisse per sempre
Le ali agili,
Le ali, pellegrine
Di ignobili valli,
Che come i desideri
Della tua anima amante
All’alba sembrano
risorgere,
Quando dalle tue finestre
Le foglie si aprono
E dai il sole ai tuoi occhi
E nei cristalli!

Poeta 2. MICHAEL HISLOP, Australia.
4 maggio 2025
MARATONA INTERNAZIONALE DELLE NOMINATION DI POESIA, oggi.
Questo fa parte della Maratona Internazionale di Nomina della Poesia che diffonde l’amicizia attraverso la poesia…
È stato nominato dal rinomato e onorevole Reema Ghosh Majumdar  Grazie, amico mio
Di conseguenza, sono obbligato a scrivere/pubblicare una poesia per 8 giorni consecutivi mentre nomino un nuovo poeta ogni giorno. Quindi invito… E.C. McCaffrey dagli Stati Uniti. per condurre questa Maratona Internazionale di Poesia…
******************************************
Ecco la mia poesia per il terzo giorno…
Politica
Politica
Nella modernità
Ciò che lo stato rimpiange
Un’altra giornata elettorale
Siamo rimasti incantati
La nostra sacra democrazia
Il rituale perfetto
Viene fatto di tanto in tanto
Poi si dimentica subito
Noi plachiamo le apparenze
Solo rapporti di livello superficiale
E poi ci allontaniamo
Contenuto con diversi anni in più
Argomentare pieno di intolleranze
Sotto gli auspici della Nostra Maggioranza
Quando è stata l’ultima volta?
I politici ci hanno davvero rappresentato
Invece di darti semplicemente
La percezione della scelta
Qual è il meno peggiore di tutti?
Per essere dato dominio oggi
La politica non è una questione di elezioni
Queste sono solo distrazioni
Attenzione ai tuoi diritti
Politici per intenzione
Trovare delle scuse
Scusa quando l’ho promesso
Non sapevo
Le cose cambiano
Oggi è un altro giorno
Possiamo tenerli in braccio?
Alle sue promesse fiabesche
Credo che non
Per diversi anni ancora
Sono venuti per restare
Vedi, Politica
In realtà, si tratta di
La dinamica delle relazioni
Che cosa costruiscono le comunità?
Non insultare o offendere
Né ci opponiamo a noi stessi
I dittatori non possono restare
© Michael Hislop
#poetrymarat

Hola Hola gente maravillosa!!  ¡¡Feliz domingo!!
Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos.
Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida.
Junto a Pietro La Barbera continuamos  nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial de
LUIS CARLOS CASTRILLON CARDONA, CANCILLER GENERAL, CORP. CANCILLERIAS ESTUDIANTILES. Director Programa Latinoamerica Emprende Tecnológicamente Neoestudiempresas.- Colombia

Biografia
Ejecutivo con amplia experiencia en desarrollo comunitario. Aportar al logro del desarrollo societario en Colombia con diferentes nichos poblacionales como vulnerables, desplazados, victimas de la violencia, reinsertados, comunidad en general, deportistas, indigenas, rooms, afro descendientes, otros. Como ideólogo de un proceso formador que ha dado sus frutos y hay dicho ejercicio es ley Nacional, que se debe ejecutar no solo en los 4.000 colegios que la CANCILLERÍA ESTUDIANTIL ha atendido a la fecha, sino en todos los colegios de la República de Colombia, proponemos ahora encontrar las herramientas necesarias para la financiación de empresas comunales e incluso de menores de edad y llegar cuando menos al 50% del territorio Nacional.

Especialidades: EMPRENDIMIENTO EMPRESARIAL MOTIVACIÓN, CRECIMIENTO PERSONAL INVESTIGACIÓN DE MERCADOS, MARKETING, DESARROLLO COMUNITARIO, I&D.

En gerencia de marca, identidad digital y redes:
Coordinación de estrategias de comunicación de la firma.
Coordinación de la difusión nacional de los temas empresariales.
Relación con medios de comunicación nacionales e internacionales.
Relaciones Públicas empresariales nacionales e internacionales.
Generación de contenidos empresariales internos y externos de la firma.
Coordinación de eventos empresariales locales, regionales y globales,
Proponer e identificar estrategias de participación que generen construcción de marca. Comunicación estratégica interna y externa.
Manejo de herramientas digitales para la divulgación de contenidos internos y externos en herramientas digitales tales como página web blogs (Bloguero, youtuber), boletines institucionales y redes sociales.
Manejo de redes sociales tales como Facebook, Twitter, YouTube y Linked in.

Preguntas
1. SIEMPRE ES MEJOR HACER LO QUE QUIERES?

Si, emprende camino en lo que guste y serás Feliz y tarde o temprano trascenderás en lo que quieras, si vas de la mano de Dios, El es el que determina el nivel de trascendencia en el desempeño de hacer lo que quieres. Mi tésis fué “MUNDIALIZACIÓN DE LA EDUCACIÓN EN ANTIOQUIA”, y hoy 3 décadas después y luego de má s de 8 millones y medio de personas atendidas en presencialidad y virtualidad, desde más de 5.000 colegios y comunidades educativas, estoy en el Desarrollo del Programa “LATINOAMÉRICA EMPRENDE TECNOLÓGICAMENTE NEOESTUDIEMPRESAS”, con presencia de personas de 120 Naciones del mundo desde los 5 continentes del planeta.


2. LA VIDA ESTA LLENA DE PREMIOS DE CONSOLACIÓN?

La vida en el camino te da lo que mereces. Confía y cree en el Señor que es el dador del tiempo y el espacio para el Desarrollo de tu vida en la tierra. Se felíz mientras puedas y tengas tiempo para intentarlo una y otra vez y trascender en tu vida desde tu espacio en la tierra.

3. ES MÁS CIERTO QUE LA VERDAD
SE ENCUENTRA SIEMPRE

EN LA
SENCILLEZ?

Dios es amor, con Él todo es más sencillo desde este plano. Desde otra perspectiva; la Verdad no siempre se encuentra en la sencillez pero si es má s fácil con la Verdad.

4. ES MEJOR HACER ALGO HOY PARA CAMBIAR MAÑANA?

Tu realidad es hoy, mañana no sabemos. Si, primero vive el dia a dia y de esa forma perse has cambiado tu mañana. Siembra y ten Fe.

5. SI NO AMAS NO PUEDES SER FELÍ Z?
Depende del concepto de Felicidad que tengas. No van juntas, hay muchas formas de ser Feliz. A través del amor se llega a la Felicidad.

6.LA IGNORANCIA NOS DA CERTEZAS? Jamás, la Certeza parte del conocimiento.

7. ES MÁS CIERTO QUE SIEMPRE HAY ALGO EXTRAORDINARIO EN LA VIDA COTIDIANA?

Dios es mágico, la vida no es rutina. Agradece al creador del universo por la oportunidad y vida que te dió. Se Feliz hacienda lo que te gusta y disfruta de la vida mientras la tengas.

8. LA MEJOR MANERA DE SABER SI ALGUIEN ES CONFIABLE ES BRINDARLE TU CONFIANZA? Si, si no confias en alguien, no sabras si es o no confinable. No le des la oportunidad a cualquiera; dime con quien andas y te dire quien eres. Se selectivo, no todos son dignos ni siquiera de una oportunidad pero sit rata de ayudar a todos los que puedas en la medida de tus posibilidades, ama al prójimo y pide a Dios discernimiento en quien o no confiar.

Mis 3 poemas son de poetas de Colombia y Australia.

Poemas:
JOSÉ ASUNCIÓN SILVA, Bogotá, Colombia 1865 – 1896.: José Asunción Silva fue un poeta colombiano que se destacó por su uso de la métrica y el simbolismo. Entre sus poemas más conocidos se encuentran Madrigal, Una noche y A ti. En estos poemas, Silva expresa su sensibilidad y su pasión por la belleza femenina, el amor y la naturaleza. Sus versos están llenos de perfumes, colores, música y sentimientos. Silva es considerado uno de los precursores del modernismo en Hispanoamérica.
Fue una de las figuras más importantes del modernismo. A continuación, una selección de versos de este poeta colombiano, 2 poemas de José Asunción Silva.
Madrigal
Tu tez rosada y pura, tu formas gráciles
De estatuas de Tanagra, tu olor de lilas,
El carmín de tu boca, de labios tersos;
Las miradas ardientes de tus pupilas,
El ritmo de tu paso, tu voz velada,
Tus cabellos que suelen, si los despeina
Tu mano blanca y fina toda hoyuelada,
Cubrirte como fino manto de reina;
Tu voz, tus ademanes, tú no te asombres;
Todo eso está ya a gritos pidiendo un hombre.

Mariposas
En tu aposento tienes,
En urna frágil,
Clavadas mariposas,
Que, si brillante
Rayo de sol las toca,
Parecen nácares
O pedazos de cielo,
Cielos de tarde,
O brillos opalinos
De alas suaves;
Y allí están las azules
Hijas del aire,
Fijas ya para siempre
Las alas ágiles,
Las alas, peregrinas
De ignotos valles,
Que como los deseos
De tu alma amante
A la aurora parecen
Resucitarse,
Cuando de tus ventanas
Las hojas abres
Y da el sol en tus ojos
Y en los cristales!

Poeta 2. MICHAEL HISLOP, Australia.
4 de mayo de 2025
MARATÓN INTERNACIONAL DE NOMINACIONES DE POESÍA, hoy.
Esto es parte del Maratón Internacional de Nominación de Poesía que difunde la amistad a través de la poesía…
Fue nominado por la renombrada y honorable Reema Ghosh Majumdar  Gracias, mi amigo
En consecuencia, estoy obligado a escribir/publicar un poema durante 8 días consecutivos mientras nomina a un nuevo poeta cada día. Así que por la presente invito… E.C. McCaffrey de los EE.UU. para llevar adelante este Maratón Internacional de Poesía…
******************************************
Aquí está Mi poema para el día 3…
POLÍTICA
Política
En la modernidad
Lo que lamenta el estado
Otra jornada electoral
Nos quedamos embelesados
Nuestra sagrada democracia
El ritual perfecto
Se realiza de vez en cuando
Luego se olvida de inmediato
Apaciguamos las apariencias
Solo relaciones de nivel superficial
Y luego nos alejamos
Contenido con varios años más
Argumentar lleno de intolerancias
Bajo los auspicios de Nuestra Mayoría
¿Cuándo fue la última vez?
Los políticos realmente nos representaron

En lugar de simplemente darte
La percepción de la elección
¿Cuál es el menos peor de todos?
A ser dado dominio hoy
La política no se trata de elecciones
Estas son solo distracciones
De Atención desde Sus Derechos
Políticos por intención
Habitar excusas
Perdón cuando lo prometí
No sabía
Las cosas cambian
Hoy es otro día
¿Podemos sostenerlos?
A sus cacareadas promesas
Creo que no
Por varios años más
Han llegado para quedarse
Véase, Política
En realidad, se trata de
La dinámica de las relaciones
¿Que construyen Comunidades?
No insultar ni ofender
Ni nos oponemos a nosotros mismos
No se permite que los dictadores se queden
© Michael Hislop
#poetrymarat


https://www.youtube.com/live/tTa9zq4jarA?si=c3oz94e5G6ekfTho

Leggi anche 👇, grazie
https://alessandria.today/2025/05/05/con-pietro-la-barbera-ed-elisa-mascia-continua-alla-ricerca-della-vera-bellezza-con-lospite-speciale-di-luis-carlos-castrillon-cardona-colombia-pubblicazione-di-elisa-mascia-italia/

Olivier Pascalin presenta il suo libro: ” El caso es que” Thriller Psicologico.

Foto cortesia della locandina dell’evento culturale per la presentazione del libro:”El caso es que” Thriller Psicologico di Olivier Pascalin

Olivier Pascalin ci presenta un vero e proprio romanzo grafico, nello specifico un thriller psicologico, in cui il suspense e il mistero segnano una storia coinvolgente con la quale offre al lettore un’esperienza di lettura e il piacere di godere di un disegno con paratextos carichi di significati.
“Il detective e criminologo Leonard viene a sapere che il corpo di sua figlia è stato scoperto nella capitale inglese. Morgan è stata brutalmente mutilata, abbandonata e gettata nel Tamigi a Londra. Senza pensarci, lascia tutto per andare lì, deciso a capire che è successo dall’ultima volta che l’ha accompagnata all’aeroporto per iniziare il tour in Europa che le aveva offerto per il suo 18esimo compleanno.”
Il lettore sarà sedotto da un racconto che lo rende partecipe direttamente a partire da elementi grafici che compongono indizi e interazioni.
In questo viaggio si mettono sul tavolo questioni profonde, filosofiche, spirituali, mentre la storia ti affascina e per un momento intensifica il suspense.
Leonard sarà in grado di risolvere gli enigmi?
Mentre la trama si oscura e le pagine si dipingono di sangue ti chiedi… Scriverà qui il suo ultimo viaggio?

Leonel Alvarez
Città di Santa Fe Capitale

Olivier Pascalin nos presenta una genuina novela gráfica, específicamente un thriller psicológico, en donde el suspenso y el misterio signan una historia atrapante con la que ofrece al lector una experiencia de lectura y el placer de disfrutar de un diseño con paratextos cargados de significados.
“El detective y criminólogo Leonard se entera que el cuerpo de su hija fue descubierto en la capital inglesa. Morgan fue brutalmente mutilada, abandonada y arrojada al Támesis en Londres. Sin pensarlo, lo deja todo para ir allí, decidido a entender que ha pasado desde la última vez que la acompañó al aeropuerto para comenzar la gira por Europa que le había ofrecido por su cumpleaños número 18.”
El lector quedará seducido por un relato que lo hace partícipe directo a partir de elementos gráficos que conforman pistas e interacción.
En este viaje se ponen sobre la mesa cuestiones profundas, filosóficas, espirituales, mientras la historia te cautiva y por momentos intensifica el suspenso.
¿Podrá Leonard resolver los enigmas?
Mientras la trama se oscurece y las páginas se pintan de sangre te preguntas… ¿Se escribirá aquí su último viaje?

Leonel Alvarez
Ciudad de Santa Fe Capital

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Lancio del nuovo libro di Olivier Pascalin: “El caso es que” Thriller Psicologico, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Rajashree Mohapatra©Bhubaneswar, Odisha, India

Foto cortesia di Rajashree Mohapatra -India

ORA SEI INNAMORATO.

Una stella lontana, persa in un passato remoto
svelata, silenziosamente entra nel mio cuore.

In una valle cieca, danzano fiori selvatici
La notte sente nell’aria la tua fragranza.

Un ruscello lamentoso cerca il mare
Tu attraversi le barriere per cercarmi.

Canta la canzone del tuo amore appassionato
intonata a quest’ora sulla riva tormentata.

Ama le onde dell’amore che si sollevano nella vita
L’aroma dei nostri sogni stanotte mi culla

Sei innamorato, sussurra il vento
sul tuo viso luminoso, appare un sorriso raro.

Insieme cerchiamo le lacrime cristalline incastonate
nella culla della solitudine che si ravvivano all’ora del sonno.

Rajashree Mohapatra©
Bhubaneswar, Odisha, India

ORIGAMI D’AMORE

Proprio dall’altra parte del ruscello…
Quando i tuoi occhi incontrano i miei…
Le mie cavigliere tintinnano, i miei braccialetti suonano.

I fiori selvatici sussurrano quando le tue parole fluttuano
nei campi cristallini di un mistero senza fine.

Il cielo è silenzioso, la luna è assente
Le nuvole scure avvolgono i nostri sogni stellati

Gli uccellini innamorati osservano gli alberi addormentati.
Il vento notturno ruggisce contro l’arrogante scogliera.

Il silenzioso linguaggio dell’amore non poteva rivelare la storia.
Le onde rimasero assetate nel loro mare.

Rajashree Mohapatra©
Bhubaneswar, Odisha, India

NOW YOU ARE IN LOVE.

A distant star lost in remote past
Unveiled silently enters my heart.

In a blind valley wild flowers dance
Night sence in air your fragrance.

Lamenting stream seeks the sea
You cross the barriers to seek me .

Sing the song of your passionate love
Tuned at this hour at the tormented shore .

Love the waves of love surging in life
Aroma of our dreams cradles to-night.

You are in love , wind whispers
On your glowing face , a rare smile appears.

Together we search the crystalline tears embedded
In the cradle of solitude enliven on the time of bed .

Rajashree Mohapatra©
Bhubaneswar, Odisha, India

ORIGAMI  OF LOVE

Just across the stream …
When your eyes meet mine …
My anklets jingle ,My bracelets tinkle .

Wild flowers whisper when your words float
in the crystal fields of never ending mystery .

The sky is silent ,the moon is absent
The dark clouds wrap our starry dreams

The love birds watch the sleeping trees.
The night wind roars against the arrogant cliff

The silent language of love couldn’t reveal the story.
The  waves remained thirsty in their own sea.

Rajashree Mohapatra©
Bhubaneswar, Odisha, India

Una poesia di Fiorella Giovannelli

Foto cortesia di Fiorella Giovannelli

Requiem

Requiem a te anima mia,che non hai avuto parole di addio.
Non ti ho chiesto perdono,né ti ho portato fiori
quando la tua luce è svanita senza rumore.

Ho voluto credere
che fossi ancora tra i giorni che sfiorano l’anima,
che ogni passo fosse un ritorno,
che ogni silenzio ti parlasse.

Ma ora ti trovo nei respiri corti, in
quelle ombre che si allungano
come memorie che non vogliono farsi dimenticare.

Non ho versato lacrime,per paura di perderti davvero.
Ed ora, sola, ti lascio andar via
con il cuore che non ha più domande né risposte.


Fiorella Giovannelli, nata in un borgo medievale dell’Alto Lazio, ama la scrittura da sempre. Dopo i primi premi giovanili, riprende a scrivere in età matura, ottenendo nuovi riconoscimenti. Ha fondato l’Associazione L@Nuov@ Mus@, con cui per 25 anni ha organizzato reading e concorsi poetici internazionali. Le sue poesie sono lette da una radio messicana in tre lingue. Ama l’arte in ogni sua forma.

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