PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE “AMORE E PSICHE” / Omaggio ad Antonio Canova. In memoria di Gualtiero – Walter Danesi / Per la tutela dei diritti dell’infanzia e adolescenza.

Foto cortesia

L’Accademia Farsala (Grecia) ringrazia l’Associazione Bookcrossing Massa per la collaborazione al PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE “AMORE E PSICHE”.

The Academy Farsala (Greece) thanks the Bookcrossing Massa Association for its collaboration in the “AMORE E PSICHE” INTERNATIONAL LITERARY PRIZE.

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE “AMORE E PSICHE” /
Omaggio ad Antonio Canova.
In memoria di Gualtiero – Walter Danesi / Per la tutela dei diritti dell’infanzia e adolescenza.

“AMORE E PSICHE” INTERNATIONAL LITERARY PRIZE  /
Tribute to Antonio Canova.
In memory of Gualtiero – Walter Danesi / For the protection of the rights of children and adolescents.

Scadenza invio opere: 31 maggio 2026.
Deadline for submissions: May 31, 2026.

Cerimonia di premiazione Cava Museo Fantiscritti (Carrara), il 4 luglio 2026 con visita guidata e cena conviviale.
Award ceremony at the Cava Museo Fantiscritti (Carrara), on July 4, 2026, with a guided tour and a convivial dinner.

Tutte le info, regolamento completo e invio opere →
All information, complete rules, and submission instructions →
premioletterarioamoreepsiche@gmail.com
Instagram: Bookcrossing Massa

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La poesia di Elisa Mascia “Non sono solo parole” recensita da Raj Kishor Pattnaik – India

Foto cortesia di Raj Kishor Pattnaik – India

La poesia di Elisa Mascia “Non sono solo parole” è un’opera profondamente espressiva e luminosa che trasforma il linguaggio in un vaso di verità, lealtà e amore eterno. Fin dall’inizio, la poetessa dichiara la sua convinzione che la poesia non è una mera disposizione di parole, ma un flusso sincero di “pensieri ed emozioni che non conoscono bugie.” Questa frase iniziale dà il tono a una meditazione sulla purezza —sia emotiva che spirituale—, qualcosa che sembra svanire nel mondo odierno.

La poesia porta il ritmo della devozione e dell’affetto senza tempo. Elisa dipinge l’amore non come un’emozione fugace ma come un legame sacro e duraturo che sopravvive attraverso le generazioni. La sua immagine di “semi già radicati nel cuore” cattura la natura innata della lealtà —qualcosa che non può essere insegnato o forzato ma cresce naturalmente dall’interno. L’unione di lealtà e fedeltà è descritta come l’erezione di “pilastri di ponti” ricoperti da “petali di rose esotiche.” Questa potente metafora fonde architettura e tenerezza, dimostrando che le vere relazioni sono costruite su solide fondamenta ma adornate di bellezza e grazia.

Il riferimento a “rose fiorite nei Giardini Pensili” e “bottiglie di argilla fin dall’antica Babilonia” rivela la profonda immaginazione storica e culturale di Elisa. Ritorna abilmente in una delle sette meraviglie del mondo antico, collegando l’amore moderno con l’antica grandezza. Questo immaginario storico arricchisce la poesia con un senso di atemporalità. È come se stesse suggerendo che l’amore, nella sua forma più vera, è antico quanto la civiltà stessa — e altrettanto fragile.

Tuttavia, la poetessa non esita a lamentarsi del decadimento della verità nell’era moderna. La sua frase su come “nemmeno le rose e i fiori siano più autentici” serva da sottile critica al mondo superficiale di oggi, dove anche i simboli di bellezza non sono più puri. Questo contrasto tra il nobile passato e il presente corrotto aggiunge profondità alla poesia, trasformandola sia in una canzone d’amore che in una riflessione morale.

Elisa eleva poi il poema dal personale all’universale introducendo la figura di “il primo grande imperatore, visionario e lungimirante.” Che sia letterale o simbolico, questo imperatore rappresenta l’eterna ammirazione dell’umanità per la bellezza e l’amore. Attraverso di lui, Elisa dimostra che la vera bellezza merita riverenza nel tempo e nello spazio. La sua frase “la tua bellezza, che è venuta in ogni momento e in ogni luogo dell’Universo” amplia la portata dell’affetto — diventa cosmica, una forza che esiste oltre la mortalità.

Le battute finali trasmettono un senso di impegno sacro e un climax emotivo:
“Fino alla fine della vita
è il legame indissolubile che prometti e a cui impegni il tuo cuore…”
Qui l’amore diventa un voto — qualcosa di indistruttibile, sigillato non dalla volontà umana ma dalla connessione divina. Il paragone con “il suono della voce che riecheggia dall’altra parte del mondo” è sbalorditivo. Ci ricorda come l’amore possa trascendere la distanza, echeggiando all’infinito come una risonanza spirituale tra due anime. La ripetizione “Ti amerò fino alla fine della mia vita” forma un ritornello poetico, avvolgendo il pezzo in un’eco senza tempo di devozione.

Ciò che rende questa poesia davvero straordinaria è la sincerità che pervade ogni immagine e ogni verso. La voce di Elisa non è né esagerata né ornamentale; scaturisce invece naturalmente da un cuore che crede nella purezza, nella costanza e nella verità spirituale. La sua dizione è classica ma accessibile, ricca di simbolismo ma mai forzata.

“Non sono solo parole” è più di una poesia d’amore — è un’affermazione di fede nel potere duraturo della verità e della fedeltà in un mondo spesso offuscato dall’inganno. Elisa Mascia riesce a trasformare l’amore in un principio divino, dimostrando che le emozioni autentiche, come la luce del sole o la fede, non mentono mai. La sua poesia brilla come un ponte tra passato e presente, cuore e anima, verità ed eternità.

In sostanza, questa poesia rappresenta un promemoria senza tempo del fatto che le parole, quando nascono dal cuore, possono davvero diventare immortali.

Prof. Raj Kishor Pattnaik

Non sono solo parole

è un fluire di pensieri ed emozioni che non conoscono menzogne.
La lealtà nasce da semi già insiti nel cuore e dal connubio con la fedeltà erigono pilastri di ponti sui quali sono stesi tappeti coperti da petali di rose esotiche sbocciate nei  Giardini Pensili e custodite in otri d’argilla fin dall’antichità babilonese per giungere fino ai tempi contemporanei che dal degrado e falsità neanche rose e fiori hanno più genuinità.

Il primo grande imperatore visionario e lungimirante pensò di onorare la tua bellezza sopraggiunta in ogni tempo e in qualsiasi luogo dell’Universo.

Fino alla fine della vita
è il legame indissolubile che prometti e impegna il tuo cuore al suo
e volare veloce come il vento,
come il suono della voce
che dall’altra parte del mondo fa eco con i ripetuti, reciproci ,
ti amerò fino alla fine della mia vita.

Elisa Mascia 22-7-2025


Elisa Mascia’s poem “They are not just words” is a deeply expressive and luminous work that turns language into a vessel of truth, loyalty, and eternal love. From the very beginning, the poetess declares her belief that poetry is not a mere arrangement of words, but a sincere flow of “thoughts and emotions that know no lies.” This opening line sets the tone for a meditation on purity—both emotional and spiritual—something that seems to be fading in today’s world.

The poem carries the rhythm of devotion and timeless affection. Elisa paints love not as a fleeting emotion but as a sacred, enduring bond that survives through generations. Her imagery of “seeds already ingrained in the heart” captures the innate nature of loyalty—something that cannot be taught or forced but grows naturally from within. The union of loyalty and fidelity is described as erecting “pillars of bridges” covered with “petals of exotic roses.” This powerful metaphor merges architecture and tenderness, showing that true relationships are built on firm foundations yet adorned with beauty and grace.

The reference to “roses that bloomed in the Hanging Gardens” and “clay bottles since ancient Babylon” reveals Elisa’s deep historical and cultural imagination. She skillfully travels back to one of the Seven Wonders of the Ancient World, connecting modern love with ancient grandeur. This historical imagery enriches the poem with a sense of timelessness. It is as if she’s suggesting that love, in its truest form, is as old as civilization itself — and just as fragile.

However, the poetess does not shy away from lamenting the decay of truth in the modern age. Her line about how “not even roses and flowers have any longer been genuine” serves as a subtle critique of today’s superficial world, where even symbols of beauty are no longer pure. This contrast between the noble past and the corrupted present adds depth to the poem, turning it into both a love song and a moral reflection.

Elisa then elevates the poem from the personal to the universal by introducing the figure of “the first great emperor, visionary and far-sighted.” Whether literal or symbolic, this emperor represents humanity’s eternal admiration for beauty and love. Through him, Elisa shows that true beauty deserves reverence across time and space. Her phrase “your beauty, which has come at all times and in every place in the Universe” broadens the scope of affection — it becomes cosmic, a force that exists beyond mortality.

The closing lines bring a sense of sacred commitment and emotional climax:
“Until the end of life
is the unbreakable bond you promise and commit your heart to his…”
Here, love becomes a vow — something unbreakable, sealed not by human will but by divine connection. The comparison to “the sound of the voice that on the other side of the world echoes” is stunning. It reminds us how love can transcend distance, echoing endlessly like a spiritual resonance between two souls. The repeated “I will love you until the end of my life” forms a poetic refrain, wrapping the piece in a timeless echo of devotion.

What makes this poem truly remarkable is the sincerity that runs through every image and line. Elisa’s voice is neither exaggerated nor ornamental; instead, it flows naturally from a heart that believes in purity, constancy, and spiritual truth. Her diction is classical yet accessible, rich with symbolism but never forced.

“They are not just words” is more than a love poem — it is an affirmation of faith in the enduring power of truth and fidelity in a world often clouded by deception. Elisa Mascia succeeds in turning love into a divine principle, showing that genuine emotion, like sunlight or faith, never lies. Her poem shines as a bridge between past and present, heart and soul, truth and eternity.

In essence, this poem stands as a timeless reminder that words, when born from the heart, can indeed become immortal.
Prof Raj Kishor Pattnaik

They are not just words

It is a flow of thoughts and emotions that know no lies.
Loyalty is born from seeds already ingrained in the heart, and the union with fidelity erects pillars of bridges upon which are spread carpets covered with petals of exotic roses that bloomed in the Hanging Gardens and were kept in clay bottles since ancient Babylon, reaching up to contemporary times, when from degradation and falsehood not even roses and flowers have any longer been genuine.

The first great emperor, visionary and far-sighted, thought to honor your beauty, which has come at all times and in every place in the Universe.

Until the end of life
is the unbreakable bond you promise and commit your heart to his
and fly as fast as the wind,
like the sound of the voice
that on the other side of the world echoes with the repeated, mutual,
I will love you until the end of my life.

Elisa Mascia 7/22/2025

Poesia di Amal Zakaria -Algeria dal titolo Sufismo…Nel Santuario dell’ Abbandono

Foto cortesia di Amal Zakaria -Algeria

Sufismo… Nel Santuario dell’Abbandono

Amal Zakaria/Algeria

C’è un bagliore che mi tenta
E sono io quella che si ritira nell’angolo dell’abbandono
I fili della luna mi tentano
Ricamando i miei sogni silenziosi
Come una rivelazione che scorre nelle mie vene
Nuotando nel mio petto
E il richiamo di un’alba lontana mi chiama alla preghiera
Faccio l’abluzione nelle nuvole di cenere
Estendo una preghiera d’amore
I bordi del mio calamaio si espandono
E le pareti
E i miei dolori si approfondiscono
La penna continua…
Arando il desiderio delle mie poesie
Il suo inchiostro umido scorre
E la mia saliva
La luce mi porta nella sua oscurità
Quanto hanno fluito le mie labbra
E le mie labbra hanno mormorato inni d’amore
E tu tessi lo spettro dell’unione
E copio la tua deliziosa presenza sulle mie carte
Disegno le tue dita
Mentre accendono le braci delle mie labbra

***
Le mie trecce erano Gazzelle che vagano nella prateria
Era del colore del castagno
E i miei capelli profumano di caffè
È da secoli che non sorseggiamo tazze di caffè
Dov’è il fragore delle risate?
Dove ti ha portato fuori strada il mare?
Dove sono le tue dita, mentre ne pettini l’oscurità? Le tue gazzelle hanno vagato in lontananza
E le tue trecce sono diventate vedove nell’oscurità
E le farfalle volteggiano ancora intorno alla mia fiamma
Oh, quanto desidero la luce
Oh, quanto desidero un sentiero che non ti porti da me…

***
Ogni notte preparo per te coppe di vino
E mele
Vieni, ti darò il mio vino da bere
E mordicchierò la tua mela…
I tempi sono cattivi
Le distanze sono cattive
E la distanza affonda i denti nel mio candore
Si avventa sui miei sogni come una bestia
Predando lo splendore dei miei desideri…
Oh, notte
La tua quiete è magica
Tutte le direzioni sono chiuse
E anche la porta della mia stanza
Profumo profuso sul mio corpo
Illumina l’oscurità dei miei capelli con un fiore di gardenia
Abbraccio la tua ombra nella mia solitudine
E fuori non c’è bussola
C’è un vento freddo che soffia
E un uomo fragile dai lineamenti freddi
Voglio che tu venga
A spruzzare acqua sul mio campo
Così che uno smeraldo possa crescere Verde
Io Prendi il tuo piccone, o Sufi
Vieni, perché c’è ancora del vino
Nel mio altare eterico
Lo sorseggeremo insieme
Prima che l’alba chiami…
Amal Zakaria -Algeria


صوفية.. في محراب الهجران

آمـال زكـريـا/الجزائر

ثمة بريق يغريني
وانا المعتكفة بركن الهجران
تغويني خيوط القمر
تزركش أحلامي الصامتة
مثل وحي يسري في شراييني
تسبح في صدري
ونداء فجر بعيد يدعوني للصلاة
اتوضأ بغمام الرماد
امد صلاة عشق
تتسع حدود محبرتي
والجدران
و تتعمق أوجاعي
يمضي اليراع..
يحرث رغبة قصائدي
يسيل حبره الرطب
ورضابي
يأخذني الضوء إلى عتمته
كم سال ثغري
وتمتمت شفاهي بتراتيل عشق
وانت تنسج طيف الوصال
وأنا أنسخ حضورك الشهي  على أوراقي
ارسم أصابعك
وهي تشعل جمر شفاهي

***
كانت جدائلي غزلان تجوب البراري
كان لها لون الكستناء
ويفوح من شعري اريج القهوة
منذ دهر لم نرتشف فناجين اللقاء
اين صخب الضحكات..
اين تاه بك البحر
أين اصابعك، وانت تمشط عتمته؟
وقد تاهت غزلانك في البعاد
وترملت جدائلك في العتمة
ومازالت الفراشات تحوم حول لهيبي
يا لهفي على الضوء
يا لهفي على درب لا يحملك إليِّ..

***
في كل ليلة أعد لك كؤوس الخمر
والتفاح
تعال أسقيك نبيذي
واقضم تفاحك..
لئيمة هي الاوقات
لئيمة المسافات
والبعاد يغرز أسنانه في بياضي
ينقض على احلامي مثل وحش
يفترس بهاء أمنياتي..
أيها الليل
لسكونك سحر
الجهات مغلقة
وباب غرفتي أيضاً
اغدق العطر على جسدي
اضيء عتمة شعري بزهرة غاردينيا
اعانق ظلك في وحدتي
و في الخارج لا بوصلة
ثمة هواء يتدحرج بارداً
ورجل هش بارد القسمات
أريدك ان تأتي
ان تنثر الماء في حقلي
فينبت زمرد أخضر
أحمل معولك أيها الصوفي
تعال فمازال بقية من نبيذ
في محرابي الاثير
نرتشفه معاً
قبل ان يؤذن الفجر..

https://alessandria.today/2025/10/25/la-poetessa-amal-zakaria-algeria-e-la-sua-poesia-sufismo-nel-santuario-dellabbandono-pubblicazione-di-elisa-mascia-italia/

Il poeta giornalista Carlos Jarquin intervista la traduttrice e poetessa siriana Amal Fares

Foto cortesia della traduttrice e poetessa Amal Fares

Incontro con la traduttrice e poetessa siriana Amal Fares
Di Carlos Javier Jarquín

Cari lettori, sono molto felice di condividere con tutti voi un’intervista che ho fatto ad una grande donna che stimo e ammiro profondamente: la traduttrice, scrittrice e poetessa siro-venezuelana Amal Fares. Il nostro ospite vive in tre mondi diversi, che sono le lingue, perché è trilingue. La sua lingua madre è l’arabo, parla spagnolo e anche inglese. È un onore per me presentarvi questa intervista che Amal mi ha gentilmente concesso.
In questa intervista, Amal inizia raccontandoci quanto terribile sia accaduto lo scorso 14 luglio nel sud della Siria e dice: “Sento che la mia memoria è stata bruciata dopo l’attacco al mio popolo e a molti altri popoli del sud della Siria da parte di gruppi estremisti affiliati al governo di transizione”. È crudele e disumano ciò che le autorità siriane nella regione di Al-Sweida ((السويداء hanno fatto alla popolazione civile. Da questo mezzo denunciamo alla comunità internazionale questa terribile atrocità e chiediamo che sia fatta giustizia, punendo con tutto il peso della legge tutti i responsabili di questo massacro.
Fares ci racconta le tecniche che ha usato per imparare lo spagnolo quando è arrivato in Venezuela, un paese così lontano e con una cultura così diversa dalla sua. Anche così, si è adattata e ci confessa quanto sia stata speciale la sua vita in quel bellissimo paese sudamericano. Ha vissuto in diversi paesi e ci condivide anche quanto sia stata arricchente la sua esperienza di migrante. Attualmente vive a New York.
La Siria ha vissuto per più di 50 anni sotto una dittatura che è costata la vita a migliaia di siriani e ha costretto molti ad abbandonare la loro terra in cerca di rifugio in altri paesi. Nel dicembre 2024 questa storia ha cominciato a cambiare e quest’anno il popolo siriano sta scrivendo una nuova tappa politica e sociale.
Il nostro ospite descrive l’attuale governo come “corrotto” e commenta che i risultati attesi dal governo di transizione non sono stati affatto incoraggianti.
In questo divertente, vario e divertente discorso, Amal condivide una lista di autori siriani che raccomanda a tutti gli ispanofoni. Cara e amabile Amal, da queste righe ti esprimo la mia più sincera ammirazione per il tuo grande lavoro come traduttrice dall’arabo allo spagnolo e viceversa. Grazie per essere quel ponte tra l’America Latina e il mondo arabo, specialmente con la Siria. Grazie, cara poetessa, per avermi concesso l’onore di questa intervista e per la tua amicizia, che tanto apprezzo.

Cara Amal, com’è stata la tua infanzia nella tua nativa Siria?

Questa è una domanda che ho sempre evitato perché mi porta tanti ricordi tanto belli e dolci quanto tristi. Non era così prima degli avvenimenti del 14 luglio scorso. Trattavo la nostalgia come una malattia e mi sforzavo di evitarla. In una certa misura, ero libero da esso. Posso dire che la mia immunità alla nostalgia era alta. Ora, le cose sono molto diverse. Sento che la mia memoria è stata bruciata dopo l’attacco al mio popolo e a molti altri villaggi del sud della Siria da parte di gruppi estremisti affiliati al governo di transizione. Ora, la nostalgia e il ricordo sono diventati una forma di resistenza che nasce dal desiderio di affrontare moralmente questo odio, rappresentato da un attacco ingiustificato contro civili indifesi nelle loro case.
Ora, voglio ricordare tutto del luogo in cui sono cresciuto: la spaziosa casa, con il suo ingresso, dove cresce un enorme olivo, accanto a una pesca e nespola. Mio padre desiderava coltivare tutti i tipi di alberi da frutto immaginabili: fichi, uva, more, albicocche, pistacchi e mandorle. Ho quarantatré anni e ho vissuto in molti paesi fino ad ora, e non ho ancora assaggiato nulla come il sapore della frutta che mangiavo a casa.
Era come il paradiso, e trascorrevo i miei giorni all’ombra dei suoi alberi, arrampicandomi su di loro, sedendomi alla sua ombra e poi mangiando il suo frutto. La nostra casa era ricca, e io ero una giovane donna che possedeva una ricchezza inestimabile, il cui valore ho scoperto solo dopo essermene andato. Per me, la Siria era la mia patria, dove sono nato, ma io appartengo a questo luogo, la casa della mia famiglia. Ed ora la mia patria è la casa dei miei genitori, bruciata dalle fiamme dell’odio dei miei compatrioti.

Come sono stati i suoi primi mesi in Venezuela, soprattutto considerando che non parlava spagnolo?

Nei miei primi mesi, sono tornato ad essere come un bambino che scrive lettere. Portava un libretto per annotare le parole così come le sentiva, con il loro significato e la loro pronuncia in arabo. A volte chiedevo ad una delle ragazze che lavoravano con me di scriverle correttamente in spagnolo. All’epoca non c’erano cellulari e Google, quindi ogni volta che finivo le pagine del taccuino ne compravo un altro. In sei mesi aveva già imparato le parole più comuni ed era capace di formare frasi corrette. Non sapevo nulla di quel paese bello e ricco, e mi ha stupito.
A questo punto, posso dire che conoscevo il Venezuela meglio della Siria, forse perché sono uscito dalla Siria molto giovane e non avevo ancora formato la mia personalità. Ero un adolescente. Quando sono arrivato in Venezuela, la mia storia è iniziata conoscendo il paese più bello in cui ho vissuto. Gli devo molto: lì ho imparato la lingua più bella del mondo. Amavo la sua gente umile, gioiosa e libera.Anche ora chiudo gli occhi e immagino quella montagna che domina il nostro piccolo villaggio di Bajo Guanape, a est di Anzoátegui, dove ho vissuto i primi anni. Era un paese dimenticato e tranquillo, dove lavorava e la cui gente amava. Eravamo pochissimi paesani; tutti si conoscevano in quel piccolo villaggio. C’era solo una strada principale, la calle Bolivar, con alcuni negozi e una piccola piazza.
Quello che più mi ha sorpreso nei miei primi giorni di arrivo è stato il caldo e la pioggia: piogge torrenziali che duravano giorni e un calore costante quasi tutto l’anno. C’erano innumerevoli boschi, sentieri tra le montagne e infinità di animali. La natura era impressionante e la gente cordiale e semplice. Mi manca molto. Il Venezuela ha un posto speciale nel mio cuore. Quel paese ha assistito alla trasformazione della mia personalità, al mio sviluppo e mi ha dato la forza, l’amore e la libertà che desideravo. Oggi, dopo anni di assenza, deploro ancora la sua condizione, come era e come è diventata sotto il governo di Maduro. Lo spogliarono della sua gente, lo saccheggiarono e lo trasformarono in un paese di rifugiati per la prima volta nella sua storia, dopo essere stato un rifugio per coloro che fuggivano dall’oppressione in tutta l’America Latina. All’inizio dell’anno scorso c’era speranza con la candidatura di Edmundo González, dopo il divieto della brillante María Corina Machado, ma il governo l’ha abortita e ha distrutto un’altra speranza di recupero per questo amato paese.

Come ha vissuto il processo di emigrazione, dal punto di vista geografico, culturale e anche linguistico?

Il luogo e la geografia hanno giocato un ruolo fondamentale nella mia vita e sono stati un fattore chiave sia nella mia carriera che nella formazione della mia personalità. Trasferirsi dalla Siria in Venezuela, alla fine del secolo scorso, ha rappresentato un cambiamento radicale. Non cancellò la mia identità siriana né mi trasformò in una nativa venezuelana, ma aggiunse alla mia identità una ricchezza linguistica, culturale e cognitiva. Ha arricchito la mia vita e mi ha reso una personalità completa che combina entrambi i luoghi. Per me, questo è sviluppo e apertura, e forse l’immigrazione è proprio questo: la spinta a conquistare nuovi orizzonti, ad ampliare le conoscenze e a dirigere le nostre vite verso una direzione migliore.
Grazie all’apprendimento dello spagnolo ho costruito la mia vita professionale, che si è basata su di esso. Più tardi, con la mia seconda immigrazione, qui negli Stati Uniti, ho sperimentato un’altra trasformazione completamente diversa. La lingua, naturalmente, è stata decisiva nel modo di vivere, nello stile di vita e nello studio. Era un mondo diverso da quello che avevo sperimentato nei miei due paesi precedenti, anche se ho mantenuto quella personalità composta, a cui è stata aggiunta una terza dimensione con l’apertura di nuove porte e opportunità.
Sono sempre più consapevole di questa divisione nella mia personalità, che sono tre strade distinte e che in ognuna c’è un universo di esperienze che devo percorrere per ritrovare me stessa. È come se ogni volta che imparo una nuova lingua mi allontanassi dalla vecchia me per un po’, fino a completare l’esperienza e tornare ad essa. Mi sforzo di unificare queste tre strade, ma spesso fallisco: ogni mondo mi attrae in modo diverso, al punto che a volte vorrei aver imparato solo uno.

Una persona monolingue può concentrarsi con facilità sul completamento dei suoi progetti, mentre una bilingue o trilingue non sempre ci riesce, perché ogni nuova lingua che impara occupa spazio nella sua energia, nella sua memoria e nella sua mente. Concentrarsi su un solo percorso o progetto diventa più difficile e richiede una grande determinazione per completarlo. Tuttavia, d’altra parte, so che conoscere le lingue è qualcosa di profondamente bello.

Lei parla tre lingue: arabo, spagnolo e inglese. L’ultima volta che abbiamo parlato al telefono, ho notato che mescolava le parole in arabo e inglese. Come riesce a mantenere il controllo di ogni lingua essendo trilingue?
Sì, è vero. Quando l’inglese è entrato nella mia vita, le cose si sono complicate. All’inizio, dopo essere arrivato negli Stati Uniti, c’era una barriera tra me e la lingua. Non mi piaceva e non ho cercato di sviluppare un buon rapporto con lui, dato che ero molto occupata con i progetti di traduzione dallo spagnolo. Non ho permesso che si integrasse nella mia mente e nel mio essere come ha fatto lo spagnolo, cosa che ha ritardato leggermente il raggiungimento di una padronanza dell’inglese al livello dello spagnolo. Potrei dire che sono stata costretta a impararlo, poiché ho iniziato i miei studi e poi ho iniziato a lavorare all’università, il che mi ha messo in contatto costante con lui. C’è stata una fase in cui ho tradotto un lavoro dallo spagnolo all’arabo e, allo stesso tempo, ho preso le mie lezioni del semestre primaverile al college. Era una delle più difficili, dato che dovevo affrontare tre lingue ogni giorno. Sentivo molto stress e non esagero quando dico anche dolore al cervello.
Più tardi, ho appreso e letto sull’area di Broca, sul lato sinistro del cervello, e sulla sua alta attività nelle persone bilingue.
A volte mi blocco quando voglio parlare in una di queste lingue (come è successo durante la nostra conversazione), perché la mia memoria evoca la parola nelle altre due, come in una gara che finisce con il vincitore essere il più veloce e forse il più usato. Ho letto molto su questo argomento e ho capito meglio quanto possa essere difficile per le persone bilingue decifrare e accedere al significato in ogni lingua. Infatti, a volte perdo il controllo della lingua e mi ritrovo a parlare con frasi confuse composte da tre lingue, soprattutto quando parlo con le mie figlie a casa, dato che anche loro le capiscono.

Quali autori arabi e latinoamericani hanno influenzato la sua opera letteraria?

Il primo libro che lessi fu il libro di racconti indiani Kalila e Dimna, nella traduzione di Ibn al-Muqaffa’, che sfogliai nella biblioteca di mio padre. Ricordo le sue grandi dimensioni, la sua copertura in pelle nera e il testo dorato della copertina. Come tutta la mia generazione, ho letto Mahmoud Darwish, Nizar Qabbani, Elias Khoury, Mamdouh Azzam, Firas al-Sawah, Salim Barakat, al-Jahiz e Ibn Rushd. Ho anche letto alcuni libri di Lenin che si trovavano nella biblioteca di mio padre. Ho letto molti altri, anche se ora non li ricordo tutti.

Tra gli scrittori latinoamericani che ho iniziato a leggere spesso, con i quali ho iniziato la mia carriera di traduttrice traducendo articoli, si trovavano Gabriel García Márquez, Eduardo Galeano, José Saramago, Mario Vargas Llosa, Julio Cortázar, Julia de Burgos, Alberto Manguel e Isabel Allende. Inoltre, gli scrittori che ho tradotto le loro opere come Ernesto Sabato, Laura Restrepo, Fernando Arrabal e altri. in questi giorni leggo un romanzo della scrittrice cubana Wendy Guerras, si chiama domenica di rivoluzione è un ottimo romanzo.

Cosa può dire della sua esperienza di aver tradotto in arabo il libro Lo scandalo del secolo, di Gabriel García Márquez?

Chi non ama Gabo? Pochi scrittori sono stati così amati come lui, e ogni incontro con la sua opera è un omaggio al suo spirito e alla sua grandezza. Ecco come affronto tutto ciò che leggo o traduco da Gabo. Nella traduzione di quest’opera ho imparato molto, poiché questo libro è una raccolta dei suoi saggi che coprono il periodo tra gli anni cinquanta e gli anni ottanta, e contiene abbondanti informazioni su quell’epoca.
All’epoca, stavo indagando sugli eventi in Colombia durante gli anni cinquanta, e l’opera mi ha aiutato a ricostruire alcuni fili. Attraverso di essa, ho imparato su molti eventi e figure politiche e, di conseguenza, sulla storia dell’America Latina in quel momento. Con ogni articolo, che ammontava a cinquanta, le mie conoscenze si ampliavano e si chiarivano lacune nel mosaico che prima non conoscevo. Mi ha spinto a leggere di più e ad ampliare il mio orizzonte di lettura, completando così un’area di questa ricca storia latinoamericana che fino ad allora mi era estranea. Grazie a questa esperienza ho conosciuto anche altri scrittori, come il grande Rómulo Gallegos e il suo capolavoro Doña Bárbara, tra gli altri. Più tardi, quando i suoi eredi hanno lanciato la serie di Netflix Un anno di solitudine, ho visto gli episodi poco dopo aver finito di tradurre il libro e ho scritto un lungo articolo al riguardo. Quasi tutto l’ultimo anno l’ho dedicato esclusivamente a Marquez, e questa è la cosa più bella che può succedermi come traduttrice: sperimentare un’immersione totale nell’opera di Gabo, sia nel testo, nel cinema o nella finzione.

Cosa significa per lei essere membro dell’Associazione americana dei traduttori (ATA), della società onoraria Phi Theta Kappa (PTK) e della Syrian Writers Association?

In effetti, la mia motivazione per entrare nell’Associazione americana dei traduttori era il bisogno di appartenere: sentirmi parte di una comunità di traduttori, qualcosa che non avevo trovato nell’ambiente culturale arabo. Sono stato incoraggiato dalla sua eccellente organizzazione, dal grande numero di membri e dalle opportunità che offre. L’associazione rilascia certificati riconosciuti dopo un impegnativo esame di traduzione, disponibile in quasi tutte le lingue. Organizza inoltre conferenze che consentono di tenere conferenze e incontrare professionisti provenienti da tutto il mondo, aprendo così ampie prospettive nel campo della traduzione.
Per quanto riguarda Phi Theta Kappa, sono entrato grazie alla mia eccellenza accademica presso la Monroe University, dopo aver ottenuto una media elevata nel mio primo anno di studi in lettere e scienze. La società offre borse di studio, riconosce gli studenti eccezionali e fornisce loro orientamento in vari settori. Fondata nel 1918 nel Mississippi, è la società onoraria ufficiale delle scuole comunitarie negli Stati Uniti. Il suo obiettivo è quello di onorare l’eccellenza accademica, promuovere la leadership e il servizio alla comunità, oltre a fornire opportunità di ricerca e borse di studio. Nel corso della sua storia ha formato migliaia di leader che hanno influenzato la politica, la ricerca e l’istruzione. Entrambe le società sono fondamentali perché mi hanno dato un vero senso di appartenenza, con benefici sia personali che professionali. Per una studentessa internazionale come me, significa passare da essere un’estranea in una società diversa a integrarmi in una comunità che riconosce e valorizza la diversità, aprendo così le porte al successo.
Per quanto riguarda la mia affiliazione all’Associazione degli Scrittori Siriani, mi sono basato sull’incarico dato da uno dei suoi fondatori di far parte del team della Segreteria Generale e successivamente del Consiglio Consultivo. L’associazione è stata fondata a Londra nel 2012, all’inizio della rivoluzione siriana, come alternativa democratica all’Unione ufficiale degli scrittori di Damasco. All’epoca era un’organizzazione di spicco, con lo scrittore Sadiq Jalal Al-Azm come capo redattore, insieme ad un gruppo di scrittori siriani riconosciuti che continuano a impegnarsi per la pubblicazione della rivista dopo la caduta del regime, anche se il suo orientamento è diventato più letterario che politico.
Penso che, a un certo punto, abbiamo questo bisogno di far parte di qualche istituzione o associazione, ma per me queste sono affiliazioni temporanee che cambieranno nel tempo.

Dopo cinque decenni di dittatura, nel 2025 la Siria ha accolto un nuovo presidente, Ahmed al-Charaa. Come valuta questo cambiamento con la nuova amministrazione? Inoltre, qual è l’attuale situazione sociale, economica e politica in Siria sotto il governo di al-Charaa?

Quanto è difficile scrivere della Siria oggi. È come cercare di descrivere una ferita aperta. Come fare? Questa immagine si applicava alla Siria di Assad, ma la Siria post-Asad cioè la Siria sotto il governo di al-Charaa (Al-Golani) è stata gangrenata. È, a mio avviso, la descrizione più precisa della situazione attuale. La Siria ha sofferto molto durante il governo di Assad, e quando è caduto, i siriani di tutto il mondo lo hanno festeggiato, sia nella diaspora che nei paesi di rifugio. Tuttavia, quella caduta fu avvolta in un alone di mistero, per la sorprendente forma in cui avvenne: la scomparsa di Asad e l’improvvisa ritirata dei suoi soldati. Tutto indica che c’è stato qualche tipo di accordo perché quanto accaduto si svolgesse in questo modo. Otto mesi dopo, la Siria non ha sperimentato alcun cambiamento positivo reale. È vero che la macchina repressiva di Assad si è fermata, ma purtroppo è stata sostituita da un’altra ancora più distorta e diffusa, basata sull’esclusione religiosa e settaria. Non c’è un orizzonte affidabile con il governo ad interim, che agisce come se fosse permanente, mentre il suo presidente ha deliberatamente modificato la costituzione per conferirsi più potere.
Un recente rapporto dell’ONU pubblicato il mese scorso sugli attacchi contro la comunità alawita nella zona costiera, nel marzo di quest’anno, ha rivelato che le forze del governo siriano hanno commesso crimini atroci contro i civili, giustificandoli con il pretesto che erano residui del vecchio regime. Ma la realtà è molto più grave: quanto esposto dal rapporto, corroborato dalle testimonianze dei sopravvissuti, mostra gravi attacchi ed esecuzioni contro civili che costituiscono crimini di guerra.

Non pretendo di aver letto tutti i poeti siriani contemporanei, né mi considero la voce autorizzata a giudicare la loro qualità. Per me, la buona poesia è tutto ciò che riesce a scuotermi come lettrice, indipendentemente dalla sua forma o genere. Ho letto Pablo Neruda, Julia de Burgos e Rafael Cadenas con lo stesso entusiasmo con cui mi sono immerso nei versi di Mahmoud Darwish, Unsi al-Hajj e Amal Dunqul.
Per me, la poesia è un rituale intimo, e non avrei mai immaginato di commettere la follia di tradurla. Tuttavia, l’ho fatto spontaneamente, senza alcun piano preliminare. In qualsiasi libro di poesia che avevo, traducevo a caratteri piccoli le poesie che mi piacevano: se erano in arabo, le traducevo in spagnolo e viceversa. Così ho iniziato a tradurre poesie che mi piacevano di alcuni poeti siriani.
Non nascondo che mi sentivo terrorizzata e spesso mi fermavo per rimproverarmi, perché tradurre la poesia è un compito estremamente difficile. Un poema non può mai essere tradotto senza perdere qualcosa della sua essenza, perché la poesia è più un sentimento che una lingua. Anche così, ho continuato, forse perché mi piace affrontare ciò che è difficile e impegnativo, ma anche perché sentivo che era un dovere morale: sarebbe stato egoista rimanere con quelle poesie senza tradurle, quando così pochi poeti siriani sono stati riversati in spagnolo.
Col tempo, ho ricevuto numerosi messaggi da lettori di lingua spagnola che esprimevano il loro gusto ed ammirazione sia per il mio lavoro che per la poesia siriana, e sono stati loro a darmi il vero motivo per andare avanti. Oggi ho lettori in diversi paesi dell’America Latina, e questo mi conferma che la poesia costruisce anche ponti invisibili tra mondi lontani.

Ho iniziato a pubblicare le mie traduzioni nella rivista messicana di poesia, che mi ha aperto le porte grazie al sostegno del poeta siriano Akram Alkatrib e dei poeti messicani Álvaro Solis e Alí Calderón. Lì ho pubblicato traduzioni di poesie di Riyad al-Salih al-Hussein, un poeta la cui dolcezza lascia una traccia indelebile dopo la lettura. Sono seguiti i testi di Muhammad al-Maghut, Sania Saleh, Monzer Masri, Akram Alkatrib, Tammam H Hunaydi, Khalaf Ali AlKhalaf e Faraj Bayrakdar.
Ho ancora una lista più ampia di poeti in attesa, ma come traduttrice letteraria di professione, tradurre poesia è per me un esercizio di piacere e rinnovamento che pratico negli intervalli: quei momenti di respiro tra un libro appena concluso e un altro che sto per intraprendere.

L’intervistatore è scrittore, poeta e editorialista nicaraguense.
Contatto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es

Encuentro con la traductora y poeta Siria Amal Fares
Por Carlos Javier Jarquín

Queridos lectores, me da mucho gusto compartir con todos ustedes una entrevista que le he realizado a una gran mujer a quien aprecio y admiro profundamente: la traductora, escritora y poeta sirio-venezolana Amal Fares. Nuestra invitada vive en tres mundos distintos, que son los idiomas, pues es trilingüe. Su lengua materna es el árabe, habla español y también inglés. Es un honor para mí presentarles esta entrevista que Amal amablemente me ha concedido.
En esta entrevista, Amal inicia contándonos lo terrible que ocurrió el pasado 14 de julio en el sur de Siria, y dice: “Siento que mi memoria se ha quemado tras el ataque a mi pueblo y a muchos otros pueblos del sur de Siria por parte de grupos extremistas afiliados al gobierno de transición”. Es cruel e inhumano lo que las autoridades de Siria en la región de Al- Sweida ((السويداء han hecho con la población civil. Desde este medio denunciamos ante la comunidad internacional esa terrible atrocidad y exigimos que se haga justicia, castigando con todo el peso de la ley a todos los responsables de esa masacre.
Fares nos comenta las técnicas que utilizó para aprender español cuando llegó a Venezuela, un país tan lejano y de cultura tan diferente a la suya. Aun así, ella se adaptó y nos confiesa lo especial que ha sido su vida en ese hermoso país sudamericano. Ha vivido en varios países y nos comparte también lo enriquecedora que ha sido su experiencia como migrante. Actualmente vive en Nueva York.
Siria vivió durante más de 50 años bajo una dictadura que costó la vida a miles de sirios y obligó a muchos a abandonar su tierra en busca de refugio en otros países. En diciembre de 2024 esa historia comenzó a cambiar y este año el pueblo sirio está escribiendo una nueva etapa política y social. Nuestra invitada describe al gobierno actual como “gangrenado” y comenta que los resultados esperados del gobierno de transición no han sido nada alentadores.
En esta amena, diversa y entretenida charla, Amal comparte una lista de autores sirios que recomienda a todos los hispanohablantes. Querida y admirable Amal, desde estas líneas te extiendo mi más sincera admiración por tu grandiosa labor como traductora del árabe al español y viceversa. Gracias por ser ese puente entre Hispanoamérica y el mundo árabe, especialmente con Siria. Gracias, querida poeta, por haberme concedido el honor de esta entrevista y por tu amistad, que tanto aprecio.

Estimada Amal, ¿cómo fue su infancia en su natal Siria?
Esta es una pregunta que siempre he evadido porque me trae tantos recuerdos tan hermosos y dulces como tristes. Esto no era así antes de los sucesos del pasado 14 de julio. Trataba la nostalgia como una enfermedad y me esforzaba por evitarla. En cierta medida, estaba libre de ella. Puedo decir que mi inmunidad a la nostalgia era alta. Ahora, las cosas son muy diferentes. Siento que mi memoria se ha quemado tras el ataque a mi pueblo y a muchos otros pueblos del sur de Siria por parte de grupos extremistas afiliados al gobierno de transición. Ahora, la nostalgia y el recuerdo se han convertido en una forma de resistencia que surge del deseo de confrontar moralmente este odio, representado por un ataque injustificado contra civiles indefensos en sus hogares.
Ahora, quiero recordar todo del lugar donde crecí: la espaciosa casa, con su entrada, donde crece un enorme olivo, junto a un melocotón y níspero. Mi padre ansiaba cultivar todo tipo de árboles frutales imaginables: higos, uvas, moras, albaricoques, pistachos y almendras. Tengo cuarenta y tres años y he vivido en muchos países hasta ahora, y todavía no he probado nada parecido al sabor de la fruta que comía en casa. Era como el paraíso, y pasaba mis días a la sombra de sus árboles, trepándolos, sentándome a su sombra y luego comiendo su fruta. Nuestro hogar era rico, y yo era una joven que poseía una riqueza inestimable, cuyo valor solo descubrí después de irme. Para mí, Siria fue mi patria, donde nací, pero yo pertenezco a este lugar, el hogar de mi familia. Y ahora mi patria es la casa de mis padres incendiada en las llamas del odio de mis compatriotas.

¿Cómo fueron sus primeros meses en Venezuela, especialmente considerando que no hablaba español?

En mis primeros meses, volví a ser como un niño deletreando letras. Llevaba una libretita para anotar las palabras tal como las oía, con su significado y su pronunciación en árabe. A veces le pedía a una de las chicas que trabajaban conmigo que me las escribiera correctamente en español. En aquella época no había celulares ni Google, así que cada vez que se me acababan las páginas de la libreta, compraba otra. En seis meses ya había aprendido las palabras más comunes y era capaz de formar oraciones correctas. No sabía nada de ese hermoso y rico país, y me asombraba.
A estas alturas, puedo decir que conocía Venezuela mejor que Siria, quizás porque salí de Siria muy joven y aún no había formado mi personalidad. Era adolescente. Al llegar a Venezuela, mi historia comenzó conociendo el país más hermoso en el que he vivido. Le debo mucho: allí aprendí el idioma más hermoso del mundo. Amaba a su gente humilde, alegre y libre.Incluso ahora cierro los ojos e imagino esa montaña que domina nuestro pequeño pueblo de Bajo Guanape, al este de Anzoátegui, donde viví los primeros años. Era un pueblo olvidado y tranquilo, donde trabajaba y cuya gente amaba. Éramos muy pocos paisanos; todos se conocían en ese pequeño pueblo. Solo había una calle principal, la calle Bolívar, con algunas tiendas y una pequeña plaza.
Lo que más me sorprendió en mis primeros días de llegada fue el calor y la lluvia: lluvias torrenciales que duraban días y un calor constante casi todo el año. Había innumerables bosques, senderos entre las montañas e infinidad de animales. La naturaleza era impresionante y la gente amable y sencilla. Lo extraño mucho. Venezuela tiene un lugar muy especial en mi corazón. Ese país fue testigo de la transformación de mi personalidad, de mi desarrollo, y me brindó la fuerza, el amor y la libertad que anhelaba. Hoy, tras años de ausencia, todavía lamento su condición, cómo era y cómo se ha convertido bajo el gobierno de Maduro. Lo vaciaron de su gente, lo saquearon y lo convirtieron en un país de refugiados por primera vez en su historia, después de haber sido un refugio para quienes huían de la opresión en toda Latinoamérica. Hubo esperanza a principios del pasado año con la candidatura de Edmundo González, tras la prohibición de la brillante María Corina Machado, pero el gobierno la abortó y destruyó una esperanza más de recuperación para este amado país.

¿Cómo vivió el proceso de emigrar, desde el punto de vista geográfico, cultural y también del idioma?

El lugar y la geografía han jugado un papel fundamental en mi vida y han sido un factor clave tanto en mi carrera como en la formación de mi personalidad. Mudarse de Siria a Venezuela, a finales del siglo pasado, supuso un cambio radical. No borró mi identidad siria ni me convirtió en una venezolana natal, sino que añadió a mi identidad una riqueza lingüística, cultural y cognitiva. Enriqueció mi vida y me convirtió en una personalidad integral que combina ambos lugares. Para mí, eso es desarrollo y apertura, y quizá la inmigración sea precisamente eso: el impulso a conquistar nuevos horizontes, a ampliar conocimientos y a dirigir nuestras vidas hacia un rumbo mejor.
Gracias al aprendizaje del español construí mi vida profesional, que se fundamentó en él. Más tarde, con mi segunda inmigración, aquí en Estados Unidos, experimenté otra transformación completamente distinta. El idioma, por supuesto, fue decisivo en la manera de vivir, en el estilo de vida y en el estudio. Era un mundo diferente al que había experimentado en mis dos países anteriores, aunque mantuve aquella personalidad compuesta, a la que se añadió una tercera dimensión con la apertura de nuevas puertas y oportunidades.
Cada vez soy más consciente de esta división en mi personalidad, de que son tres caminos distintos y de que en cada uno de ellos hay un universo de experiencias que debo recorrer para reencontrarme conmigo misma. Es como si cada vez que aprendo un nuevo idioma me distanciara de mi antigua yo durante un tiempo, hasta completar la experiencia y volver a ella. Me esfuerzo por unificar estos tres caminos, pero a menudo fracaso: cada mundo me atrae de un modo distinto, hasta el punto de que, a veces, desearía haber aprendido solo uno. Una persona monolingüe puede concentrarse con facilidad en completar sus proyectos, mientras que una bilingüe o trilingüe no siempre lo logra, porque cada nuevo idioma que aprende ocupa espacio en su energía, en su memoria y en su mente. Concentrarse en un solo camino o proyecto se vuelve más difícil y requiere una gran determinación para culminarlo. Sin embargo, por otro lado, sé que saber idiomas es algo profundamente hermoso.

Usted habla tres idiomas: árabe, español e inglés. La última vez que hablamos por teléfono, noté que mezclaba palabras en árabe e inglés. ¿Cómo logra mantener el control de cada idioma siendo trilingüe?
Sí, es cierto. Cuando el inglés entró en mi vida, las cosas se complicaron. Al principio, tras llegar a Estados Unidos, había una barrera entre el idioma y yo. No me gustaba y no intenté desarrollar una buena relación con él, ya que estaba muy ocupada con los proyectos de traducción del español. No permití que se integrara en mi mente ni en mi ser como lo hizo el español, lo que retrasó ligeramente que alcanzara un dominio del inglés al nivel del español. Podría decirse que me vi obligada a aprenderlo, ya que comencé mis estudios y luego empecé a trabajar en la universidad, lo que me puso en contacto constante con él. Hubo una etapa en la que traducía una obra del español al árabe y, al mismo tiempo, tomaba mis clases del semestre de primavera en la universidad. Fue una de las más difíciles, ya que lidiaba con tres idiomas a diario. Sentía mucho estrés y no exagero cuando digo hasta dolor en el cerebro.
Más tarde, aprendí y leí sobre el área de Broca, en el lado izquierdo del cerebro, y sobre su alta actividad en las personas bilingües. A veces me bloqueo cuando quiero hablar en uno de estos idiomas (como pasó durante nuestra conversación), porque mi memoria evoca la palabra en los otros dos, como en una carrera que termina con el ganador siendo el más rápido y quizá el más usado. He leído mucho sobre este tema y he comprendido mejor lo difícil que puede ser para las personas bilingües descifrar y acceder al significado en cada lengua. De hecho, a veces pierdo el control del idioma y me encuentro hablando con frases confusas compuestas por tres idiomas, sobre todo cuando hablo con mis hijas en casa, ya que ellas también los entienden.


¿Qué autores árabes y latinoamericanos han influido en su obra literaria?
El primer libro que leí fue el libro de cuentos indios Kalila y Dimna, en la traducción de Ibn al-Muqaffa‘, que hojeé en la biblioteca de mi padre. Recuerdo su gran tamaño, su cubierta de cuero negro y el texto dorado de la portada. Como toda mi generación, leí a Mahmoud Darwish, Nizar Qabbani, Elías Khoury, Mamdouh Azzam, Firas al-Sawah, Salim Barakat, al-Jahiz e Ibn Rushd. También leí algunos libros de Lenin que se encontraban en la biblioteca de mi padre. Leí muchos más, aunque ahora no los recuerdo todos.

Entre los escritores latinoamericanos que empecé a leer con frecuencia, con quienes inicié mi trayectoria como traductora al traducir artículos, se encontraban Gabriel García Márquez, Eduardo Galeano, José Saramago, Mario Vargas Llosa, Julio Cortázar, Julia de Burgos, Alberto Manguel e Isabel Allende. Además, los escritores que traduje sus obras como Ernesto Sábato, Laura Restrepo, Fernando Arrabal y otros. en estos días leo una novela de la escritora cubana Wendy Guerras, se llama domingo de revolución es muy buena novela.

¿Qué puede contar sobre su experiencia el haber traducido al árabe el libro El escándalo del siglo, de Gabriel García Márquez?
¿Quién no ama a Gabo? Pocos escritores han sido tan queridos como él, y cada encuentro con su obra es un homenaje a su espíritu y grandeza. Así es como abordo todo lo que leo o traduzco de Gabo. Al traducir esta obra, aprendí mucho, ya que este libro es una recopilación de sus ensayos que abarcan el período comprendido entre los años cincuenta y los ochenta, y contiene abundante información sobre esa época.
En aquel entonces, estaba investigando los acontecimientos en Colombia durante los años cincuenta, y la obra me ayudó a reconstruir algunos hilos. A través de ella, aprendí sobre muchos sucesos y figuras políticas y, en consecuencia, sobre la historia de Latinoamérica en aquel momento. Con cada artículo, que sumaban cincuenta, mis conocimientos se ampliaban y se aclaraban lagunas en el mosaico que antes desconocía. Me impulsó a leer más y a ampliar mi horizonte de lectura, completando así un área de esta rica historia latinoamericana que hasta entonces me era ajena. Gracias a esa experiencia también conocí a otros escritores, como el gran Rómulo Gallegos y su obra maestra Doña Bárbara, entre otros. Más tarde, cuando sus herederos lanzaron la serie de Netflix Un año de soledad, vi los episodios poco después de terminar de traducir el libro y escribí un largo artículo al respecto. Casi todo el último año lo he dedicado exclusivamente a Márquez, y esto es lo más hermoso que me puede pasar como traductora: experimentar una inmersión total en la obra de Gabo, ya sea en el texto, en el cine o en la ficción.

¿Qué significa para usted ser miembro de la Asociación Estadounidense de Traductores (ATA), de la sociedad de honor Phi Theta Kappa (PTK) y de la Syrian Writers Association?

De hecho, mi motivación para unirme a la Asociación Americana de Traductores fue la necesidad de pertenencia: sentirme parte de una comunidad de traductores, algo que no había encontrado en el entorno cultural árabe. Me animaron su excelente organización, el gran número de miembros y las oportunidades que ofrece. La asociación otorga certificados reconocidos tras un exigente examen de traducción, disponible en casi todos los idiomas. Además, organiza conferencias que permiten impartir ponencias y conocer a profesionales de todo el mundo, lo que abre amplias perspectivas en el campo de la traducción. En cuanto a Phi Theta Kappa, ingresé gracias a mi excelencia académica en la Universidad de Monroe, tras obtener un alto promedio en mi primer año de estudios en humanidades y ciencias. La sociedad ofrece becas, reconoce a los estudiantes destacados y les brinda orientación en diversas áreas. Fundada en 1918 en Misisipi, es la sociedad de honor oficial de los colegios comunitarios en Estados Unidos. Su objetivo es honrar la excelencia académica, fomentar el liderazgo y el servicio comunitario, además de brindar oportunidades de investigación y becas. A lo largo de su historia, ha formado a miles de líderes que han influido en la política, la investigación y la educación. Ambas sociedades son fundamentales porque me han brindado un verdadero sentido de pertenencia, con beneficios tanto personales como profesionales. Para una estudiante internacional como yo, significan pasar de ser una extraña en una sociedad distinta a integrarme en una comunidad que reconoce y valora la diversidad, abriéndome así las puertas al éxito.
En cuanto a mi afiliación a la Asociación de Escritores Sirios se basó en el encargo de uno de sus fundadores para formar parte del equipo de la Secretaría General y, posteriormente, del Consejo Asesor. La asociación se fundó en Londres en 2012, al comienzo de la revolución siria, como una alternativa democrática a la Unión de Escritores oficial de Damasco. En aquel entonces era una organización prominente, con el escritor Sadiq Jalal Al-Azm como editor jefe, junto con un grupo de reconocidos escritores sirios que siguen comprometidos con la publicación de la revista tras la caída del régimen, a pesar de que su orientación se ha vuelto más literaria que política.
Creo que, en algún momento, tenemos esa necesidad de formar parte de alguna institución o asociación, pero, para mí, estas son afiliaciones temporales que cambiarán con el tiempo.

Tras cinco décadas de dictadura, en 2025 Siria dio la bienvenida a un nuevo presidente, Ahmed al-Charaa. ¿Cómo evalúa usted este cambio con la nueva administración? Además, ¿cuál es la situación social, económica y política actual en Siria bajo el gobierno de al-Charaa?

Qué difícil es escribir sobre Siria hoy. Es como intentar describir una herida abierta. ¿Cómo hacerlo? Esa imagen se aplicaba a la Siria de Asad, pero la Siria post-Asad es decir, la Siria bajo el gobierno de al-Charaa (Al-Golani) se ha gangrenado. Es, a mi juicio, la descripción más precisa de la situación actual. Siria sufrió enormemente durante el gobierno de Asad, y cuando cayó, los sirios de todo el mundo lo celebramos, tanto en la diáspora como en los países de refugio. Sin embargo, aquella caída estuvo envuelta en un halo de misterio, por la sorprendente forma en que ocurrió: la desaparición de Asad y la retirada repentina de sus soldados. Todo indica que hubo algún tipo de acuerdo para que lo sucedido se desarrollara de ese modo. Ocho meses después, Siria no ha experimentado ningún cambio positivo real. Es cierto que la maquinaria represiva de Asad se detuvo, pero tristemente fue reemplazada por otra aún más distorsionada y extendida, basada en la exclusión religiosa y sectaria. No existe un horizonte confiable con el gobierno interino, que actúa como si fuera permanente, mientras su presidente ha modificado deliberadamente la constitución para otorgarse más poder.
Un reciente informe de la ONU publicado el mes pasado sobre los ataques contra la comunidad alauita en la zona costera, en marzo de este año, reveló que las fuerzas del gobierno sirio cometieron crímenes atroces contra civiles, justificándolos con el pretexto de que eran remanentes del antiguo régimen. Sin embargo, la realidad es mucho más grave: lo que expuso el informe, corroborado por los testimonios de los sobrevivientes, muestra grabes ataques y ejecuciones contra civiles que constituyen crímenes de guerra.

¿Podría hablarnos sobre la situación actual de la guerra en Siria, especialmente en relación con la comunidad drusa, y cómo esta crisis afecta la vida de los civiles?

Esperaba, como todos los sirios de todas las corrientes, que tuviéramos un auténtico período de transición con elecciones libres y justas, catorce años después del estallido de la revolución. Sin embargo, no fue así. El gobierno actual no ha sabido adaptarse a la diversidad sectaria de Siria y, además, arrebató la revolución a sus propios impulsores. Hoy lo que ocurre es la monopolización gubernamental de la constitución y de la vida en general. El 14 de julio, miembros del Servicio General de Seguridad, el Ministerio de Defensa y otros grupos, incluidas tribus beduinas, perpetraron un ataque aterrador contra aldeas drusas de la gobernación de Sweida. Fue un asalto coordinado y planificado, con el ejército presente y equipado con tanques y artillería pesada. El pretexto fue desarmar a una facción vinculada al jeque druso al-Hajari, quien desconfiaba de las intenciones del gobierno interino tras los sucesos costeros. Al-Hajari rechazó que Sweida fuera tratada como una minoría y exigía elecciones y un estado laico que respetara la diversidad y garantizara los derechos de ciudadanía, algo que el gobierno consideró un desafío. Las fuerzas comenzaron bombardeando aldeas cercanas a la frontera con Daraa, luego lanzaron una invasión terrestre nocturna. Pero no se dirigían a combatir a esa facción: entraban casa por casa, matando a quienes encontraban, saqueando a los residentes, despojándolos de joyas, teléfonos y dinero, y después incendiando sus hogares. Humillaban a las familias y se recreaban en el asesinato. Muchos huyeron antes de que las fuerzas llegaran a sus pueblos; quienes no pudieron, fueron alcanzados en sus refugios. Hasta el momento, 36 aldeas han sido despobladas, sus habitantes asesinados y sus casas quemadas,entre ellas estaba la de mis padres, en la aldea de Al-Mazra’a, al oeste de Sweida.
Mi madre escapó por poco de una masacre en el barrio donde se había refugiado, en la ciudad, en la casa de un familiar, el día en que las fuerzas del Servicio General de Seguridad irrumpieron en la casa de huéspedes de los Radwan —una familia conocida en Sweida— y asesinaron a todos los presentes.
Ese día, mi madre, mi hermano y su esposa —también de la familia Radwan— tuvieron apenas unos minutos para huir del barrio antes de la llegada de las tropas.  Buscaron refugio en la casa de unos familiares cerca del hospital, donde pasaron una noche de terror tratando de escapar de los soldados asesinos, quienes también atacaron salvajemente el hospital y las áreas cercanas. A la mañana siguiente lograron huir a otra ciudad, y para llegar hasta allí tuvieron que recorrer largas distancias a pie.
Todavía recuerdo la voz entrecortada de mi hermano aquel día por teléfono: «Quizás tengamos que huir a las montañas, a una zona incomunicada, si siguen avanzando». Lo que más me duele ahora es que ellos nunca me lo contaron. Todo lo que me llegaba de ellos, cuando podían comunicarse por internet, era un texto muy corto: «Todavía estamos bien», hasta el día en que les pedí que lo escribieran para presentarlo como una evidencia formal.

Hoy, en la primera semana de octubre, mi madre sigue desplazada; es la primera vez, en sus setenta años, que abandona su hogar para salvar la vida. Permanece firme, pero siempre repite: «Besaré la tierra de mi casa cuando regrese. Besaré los árboles y las piedras. Allí están nuestros recuerdos, tus recuerdos, tu infancia». Ella no sabe cuántas veces he llorado desde que se vio obligada a marcharse. Cada vez que imagino la casa en llamas siento que la nostalgia me consume. La biblioteca en el recibidor; las fotos de mi padre y de mi hermana fallecida; mi propia foto a los diecisiete años colgada por mi madre en la biblioteca; la caja con papeles viejos y las imágenes en blanco y negro de mi padre en su juventud (tomaba selfis décadas antes de que existieran). Las reuniones matutinas en la terraza, el sabor de higos y uvas frescas al amanecer, nuestras voces atrapadas entre las paredes, nuestras risas y secretos… ¿Cómo olvidar que todo aquello se perdió entre las llamas?
Aquellos monstruos entraron con la lógica del genocidio. Cortaron el internet en toda la provincia y ni siquiera el hospital se salvó: ejecutaron a pacientes y asesinaron a personal médico. Mi primo, que estaba de guardia en el laboratorio esa noche, huyó bajo el fuego de la artillería hasta la casa de nuestra prima, cercana al hospital.
Hoy solo deseo que mi familia y toda la gente de Sweida puedan regresar a sus hogares, porque sus vidas están paralizadas desde aquel día. Muchos han perdido familiares; otros ya no tienen sustento ni parientes a los que acudir. El asedio impuesto por el Estado desde el primer día persiste: la carretera a Damasco fue cerrada, se prohibió la entrada de alimentos y estalló una crisis de agua al paralizarse los pozos por la falta de combustible. Luego vino la escasez de pan y el alza desorbitada de precios. El gobierno no se detuvo en la masacre, sino que extendió el asedio a todos los aspectos de la vida. Los más vulnerables, los enfermos de cáncer comenzaron a suplicar ayuda porque no podían viajar a la capital para recibir tratamiento y las dosis en Sweida se agotaron.
Este crimen de Estado contra el pueblo de Sweida fue ignorado en el resto de Siria. No se organizó ni una sola manifestación de condena. El miedo ha vuelto a apoderarse de la gente, y lo ocurrido destruyó cualquier esperanza que la transición pudiera haber ofrecido.
Un informe de Amnistía Internacional reveló la magnitud de las violaciones cometidas en el ataque de las fuerzas de seguridad pública, llevado a cabo con conocimiento y bajo la dirección del gobierno, contra la ciudad de Sweida y sus aldeas.

Traducir poesía es una tarea que no todos los traductores pueden o desean asumir. Para comenzar, ¿qué poetas sirios contemporáneos recomendaría a los lectores hispanohablantes?


No pretendo haber leído a todos los poetas sirios contemporáneos ni me considero la voz autorizada para juzgar su calidad. Para mí, buena poesía es todo aquello que logra estremecerme como lectora, sin importar su forma o género. He leído a Pablo Neruda, Julia de Burgos y Rafael Cadenas con el mismo entusiasmo con que me he sumergido en los versos de Mahmoud Darwish, Unsi al-Hajj y Amal Dunqul.
Para mí, la poesía es un ritual íntimo, y nunca imaginé que cometería la locura de traducirla. Sin embargo, lo hice de manera espontánea, sin ningún plan previo. En cualquier libro de poesía que tenía, solía traducir en letra pequeña los poemas que me gustaban: si estaban en árabe, los traducía al español, y viceversa. Así empecé a traducir poemas que me gustaban de algunos poetas sirios.
No les ocultaré que me sentía aterrada y, a menudo, me detenía para reprochármelo, porque traducir poesía es una tarea extremadamente difícil. Un poema nunca puede traducirse sin perder algo de su esencia, pues la poesía es más un sentimiento que un lenguaje. Aun así, continué, quizá porque me atrae enfrentar lo difícil y desafiante, pero también porque sentí que era un deber moral: habría sido egoísta quedarme con esos poemas sin traducirlos, cuando tan pocos poetas sirios han sido vertidos al español.
Con el tiempo, recibí numerosos mensajes de lectores hispanohablantes que expresaban su gusto y admiración tanto por mi trabajo como por la poesía siria, y fueron ellos quienes me dieron el verdadero motivo para seguir adelante. Hoy, tengo lectores en varios países de América Latina, y eso me confirma que la poesía también construye puentes invisibles entre mundos distantes.
Comencé a publicar mis traducciones en la revista mejicana circulodepoesía, que me abrió las puertas gracias al apoyo del poeta sirio Akram Alkatrib y de los poetas mexicanos Álvaro Solis y Alí Calderón. Allí publiqué traducciones de poemas de Riyad al-Salih al-Hussein, un poeta cuya dulzura deja una huella imborrable tras la lectura. Luego siguieron textos de Muhammad al-Maghut, Sanía Saleh, Monzer Masri, Akram Alkatrib, Tammam H Hunaydi, Khalaf Ali AlKhalaf y Faraj Bayrakdar.
Tengo aún una lista más amplia de poetas pendientes, pero como traductora literaria de profesión, traducir poesía es para mí un ejercicio de placer y renovación que practico en los intervalos: esos momentos de respiro entre un libro recién concluido y otro que estoy a punto de emprender.



El entrevistador es escritor, poeta y columnista nicaragüense.
Contacto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es

https://alessandria.today/2025/10/25/il-poeta-giornalista-carlos-jarquin-intervista-la-traduttrice-e-poetessa-siriana-amal-fares-pubblicazione-di-elisa-mascia-italia/

Foto cortesia del giornalista Carlos Jarquin

Foto cortesia della traduttrice poetessa Amal Fares

La parola come ponte: la poesia di Kareem Abdullah pubblicata da Elisa Mascia su Alessandria today. Recensione di Pier Carlo Lava, articolo organizzato da Elisa Mascia per la pubblicazione

Foto cortesia del poeta iracheno Kareem Abdullah autore della poesia



La parola come ponte: la poesia di Kareem Abdullah pubblicata da Elisa Mascia su Alessandria today. Recensione di Pier Carlo Lava

Recensione dell’articolo di Elisa Mascia su Alessandria today con la poesia “Lultima fonte di luce” di Kareem Abdullah. Un canto spirituale sulla luce, il tempo e l’universalità dell’anima.

Elisa Mascia, poetessa molisana e autrice di Alessandria today, continua con dedizione il suo prezioso lavoro di promozione poetica internazionale, aprendo le pagine del quotidiano culturale ad autori di tutto il mondo.
Nel recente articolo pubblicato il 20 ottobre 2025, Mascia presenta una poesia di Kareem Abdullah, autore mediorientale che esplora nei suoi versi il tema dell’amore universale e della ricerca dell’anima attraverso la parola.
La pubblicazione rientra nel progetto di dialogo interculturale che Mascia cura con sensibilità, rendendo la poesia un ponte fra popoli, linguaggi e spiritualità.

L’ultima fonte di luce
Di Kareem Abdullah – Baghdad, Iraq.

O tu — quando raggiungi il limite, quando l’aria nei tuoi polmoni diventa pesante, quando la terra si trasforma in una pietra errante alla deriva in un vuoto spietato, quando tutto ciò che rimane dentro di te è un’unica fragile scintilla di luce— chiudi gli occhi, scendi nel punto più profondo dentro di te , lì, c’è una piccola sorgente non sa arrendersi, non conosce pace.
*
Quando la resistenza ti abbandona, non riesci più a sopportarlo, entra in te stesso come uno sconosciuto entra in una grotta di fuoco e acqua.
Chiediti: cosa mi ha spinto a scegliere la vita così all’improvviso? Allora ascolta attentamente— le risposte non vengono dall’esterno, ma dai tessuti segreti
attraverso i quali la vita tesse il suo significato. Dentro il tuo cuore —forse— ti aspetta un piccolo albero, un albero che non hai mai visto perché eri troppo impegnato a inseguire le ombre.
*
Ricorda… quando hai deciso di restare in vita, non avevi nessuna mappa, nessun piano, ma c’era in te solo un puro, selvaggio guizzo che sussurrava senza parole: C’è ancora una battaglia che vale la pena combattere, o un bacio che non è ancora stato dato, o una canzone che non è stata scritta, o una città che aspetta che tu apra le sue finestre.
*
Pensa a quella ragione… a quel primo impulso tremante che ti ha fatto scegliere di vivere, a quel nome, a quel volto, a quella luce, a quella parola o a quel sogno. Lì risiede la fonte del potere della forza— non nel pianto– ma nel polso nascosto che arde come un piccolo sole sotto la tua pelle.
*
La vita non è una montagna scalata e conquistata dai forti, ma una nuvola alla deriva sotto la quale gli esausti corrono e pregano — e arrivano comunque, nonostante il tremore. Rimanere non significa non essere stati sconfitti, ma significa piuttosto aver dichiarato una tregua con dolore per sollevare nel petto un piccolo uccello di nome Speranza.
*
E quando la notte si fa intensa, stringe la sua presa, quando le voci che ti chiamano a cadere si moltiplicano, inginocchiati— non per crollare, ma per ascoltare la terra. Ti sussurrerà un segreto che nessun altro conosce: tutto intorno a te vuole che tu rimanga. L’aria, il mare, la foglia più piccola su un ramo di albero dimenticato in un angolo buio del mondo— tutto scommette su un solo momento di te, il momento in cui ti rialzi dal nulla.
*
Non morire, oh tu che porti dentro di te un sole che non è ancora stato acceso, non morire, tu taci, o sorgente di fiumi silenziosi, non morire, perché quando hai scelto la vita, sei diventato parte di un ritmo cosmico inarrestabile.
*
Rimani — anche se il terreno trema sotto di te.
Rimani — anche se il linguaggio nella tua bocca è spezzato, Rimani— perché sei la ragione che stai cercando e quando apri gli occhi, doni all’universo un motivo in più per esistere.

️©️ Kareem Abdullah – Traduzione e pubblicazione a cura di Elisa Mascia, Alessandria today 2025

Analisi tematica e stilistica
La poesia di Kareem Abdullah, così come appare nell’edizione pubblicata da Elisa Mascia, si costruisce su una lingua della soglia: il respiro, la luce, l’alba, il confine indefinito tra giorno e notte.
In questo spazio di sospensione, il poeta colloca la propria anima come punto di incontro fra umano e divino, fra realtà e simbolo.
L’immagine centrale del respiro diventa metafora del legame invisibile che unisce l’uomo all’universo: un ritmo di appartenenza che non conosce barriere culturali o religiose.

Il tono è mistico e universale, ma mai distante: il lessico semplice e le immagini naturali — acqua, vento, ombra, sole — restituiscono una spiritualità accessibile, una forma di religione del quotidiano.
La musicalità dei versi, scandita da ripetizioni e simmetrie (“anche se il terreno trema sotto di te — anche se il linguaggio nella tua bocca è spezzato”), conferisce al testo un’armonia quasi liturgica.
In questa prospettiva, la poesia diventa atto di riconciliazione, un linguaggio di pace che travalica confini e identità.

Biografia dell’autore
Kareem Abdullah, poeta e traduttore, è autore di numerose raccolte in lingua araba e inglese.
Nei suoi testi si intrecciano spiritualità, filosofia sufi e riflessioni sull’identità contemporanea.
Le sue opere, spesso tradotte e pubblicate da autori europei, testimoniano un bisogno di unità attraverso la parola.
Con una voce che unisce oriente e occidente, Abdullah esplora i temi del tempo, della memoria e della presenza divina nel quotidiano.

Biografia dell’autrice e curatrice
Elisa Mascia, poetessa originaria di San Giuliano di Puglia (Campobasso), è una delle collaboratrici più attive di Alessandria today.
Attraverso la sua attività di pubblicazione e commento poetico, promuove una rete culturale internazionale che unisce autori di diverse lingue e sensibilità.
La sua scrittura, limpida e spirituale, si accompagna a un impegno autentico per la diffusione della poesia come strumento di conoscenza e armonia.
Con sensibilità e rigore, Mascia interpreta e valorizza la voce degli autori che ospita, rendendo la piattaforma un vero luogo d’incontro poetico.

Riflessione finale
In questa poesia, curata e pubblicata da Elisa Mascia, la parola di Kareem Abdullah diventa un canto di universalità e riconciliazione.
La figura del “volto senza confine” rappresenta la trascendenza dell’identità, l’essere umano come punto d’incontro fra luce e ombra, fra desiderio e fede.
La pubblicazione su Alessandria today conferma la missione della redazione: dare spazio a chi, con la poesia, costruisce ponti dove altri vedono divisioni.
Elisa Mascia, con il suo lavoro discreto e profondo, si conferma una delle voci e promotrici culturali più autentiche del panorama contemporaneo.

Link utili
 Articolo originale su Alessandria today – Poesia di Kareem Abdullah pubblicata da Elisa Mascia
 Profilo autrice Elisa Mascia su Alessandria today
 Alessandria today – Sezione Poesia

Leggi tutti gli articoli di Elisa Mascia su Alessandria today: https://alessandria.today/?s=Elisa+Mascia

الكلمة كجسر: قصيدة كريم عبد الله التي نشرتها إليسا ماسيا في ألساندريا اليوم. مراجعة بقلم بيير كارلو لافا



مراجعة مقال إليسا ماسيا في ألساندريا اليوم مع قصيدة “المصدر الأخير للضوء” لكريم عبد الله. أغنية روحية عن النور والزمن وعالمية الروح.

تواصل إليسا ماسيا، الشاعرة من موليز ومؤلفة أليساندريا اليوم، عملها الثمين في الترويج الشعري الدولي بتفان، وتفتح صفحات الصحيفة الثقافية للمؤلفين من جميع أنحاء العالم.
في المقال الأخير المنشور بتاريخ 20 أكتوبر 2025، تقدم ماسيا قصيدة لكريم عبد الله، مؤلف شرق أوسطي يستكشف في أشعاره موضوع الحب العالمي والبحث عن الروح من خلال الكلمة.
يعد هذا المنشور جزءًا من مشروع الحوار بين الثقافات الذي تنظمه ماسيا بحساسية، مما يجعل الشعر جسرًا بين الشعوب واللغات والروحانية.



مَنْبَعُ الضَّوْءِ الأَخِير
يَا أَنْتَ، حِينَ تَبْلُغُ الحَافَّةَ، وَيَتَثَاقَلُ الهَوَاءُ فِي رِئَتَيْكَ، وَتَبْدُو الأَرْضُ حَجَرًا تَائِهًا فِي فَضَاءٍ لَا يَرْحَمُ، حِينَ لَا يَبْقَى فِيكَ إِلَّا نُقْطَةٌ هَشَّةٌ مِنَ الضَّوْءِ، اِغْمُضْ عَيْنَيْكَ، وَانْزِلْ إِلَى أَعْمَقِ نُقْطَةٍ فِيكَ، هُنَاكَ مَنْبَعٌ صَغِيرٌ لَا يَعْرِفُ الِاسْتِسْلَامَ.
*
إِنْ لَمْ تَعُدْ تَقْوَى عَلَى التَّحَمُّلِ، فَادْخُلْ إِلَى ذَاتِكَ كَمَا يَدْخُلُ الغَرِيبُ كَهْفًا مِنْ نَارٍ وَمَاءِ. قُلْ لِنَفْسِكَ: مَا الَّذِي جَعَلَنِي أَخْتَارُ الحَيَاةَ فَجْأَةً؟ ثُمَّ أَصْغِ جَيِّدًا… فَالأَجْوِبَةُ لَا تَأْتِي مِنَ الخَارِجِ، بَلْ مِنَ الأَنْسِجَةِ السِّرِّيَّةِ الَّتِي تَنْسُجُ الحَيَاةُ بِهَا مَعْنَاهَا حَوْلَكَ. فِي قَلْبِكَ — رُبَّمَا — شَجَرَةٌ صَغِيرَةٌ، لَمْ تَرَهَا قَطُّ، لِأَنَّكَ كُنْتَ مَشْغُولًا بِالظِّلَالِ.
*
تَذَكَّرْ… حِينَ قَرَّرْتَ أَنْ تَبْقَى حَيًّا، لَمْ تَكُنْ تَمْلِكُ خُطَّةً وَلَا خَارِطَةً، بَلْ كَانَ فِيكَ وَمِيضٌ وَحْشِيٌّ نَقِيٌّ قَالَ لَكَ دُونَ كَلَامٍ: لَا تَزَالُ هُنَاكَ مَعْرَكَةٌ تَسْتَحِقُّ أَنْ تُخَاضَ، أَوْ قُبْلَةٌ لَمْ تُعْطَ، أَوْ أُغْنِيَةٌ لَمْ تُكْتَبْ، أَوْ مَدِينَةٌ تَنْتَظِرُكَ لِتَفْتَحَ نَوَافِذَهَا.
*
فَكِّرْ فِي هَذَا السَّبَبِ… فِي تِلْكَ الِارْتِعَاشَةِ الأُولَى الَّتِي جَعَلَتْكَ تَخْتَارُ الحَيَاةَ، فِي ذَلِكَ الاِسْمِ، أَوِ الوَجْهِ، أَوِ الضَّوْءِ، أَوِ الكَلِمَةِ، أَوِ الحُلْمِ. هُنَاكَ يَكْمُنُ مَنْبَعُ القُوَّةِ — لَا فِي الصُّرَاخِ — بَلْ فِي النَّبْضَةِ الخَفِيَّةِ الَّتِي تَتَّقِدُ مِثْلَ شَمْسٍ صَغِيرَةٍ تَحْتَ جِلْدِكَ.
*
الحَيَاةُ لَيْسَتْ جَبَلًا يَصْعَدُهُ الأَقْوِيَاءُ، بَلْ غَيْمَةٌ يَرْكُضُ تَحْتَهَا المُنْهَكُونَ وَيَصِلُونَ رَغْمَ الارْتِجَافِ . أَنْ تَبْقَى، لَا يَعْنِي أَنَّكَ لَمْ تُهْزَمْ، بَلْ يَعْنِي أَنَّكَ أَعْلَنْتَ هُدْنَةً مَعَ الأَلَمِ لِتُرَبِّيَ فِي صَدْرِكَ طَيْرًا صَغِيرًا اسْمُهُ الرَّجَاءُ.
*
وَحِينَ يَشْتَدُّ اللَّيْلُ، وَتَتَكَاثَرُ الأَصْوَاتُ الَّتِي تَدْعُوكَ إِلَى السُّقُوطِ، اِرْكَعْ عَلَى رُكْبَتَيْكَ، لَا لِتَنْهَارَ… بَلْ لِتَسْمَعَ الأَرْضَ. سَتَهْمِسُ لَكَ سِرًّا لَا يَعْرِفُهُ أَحَدٌ: كُلُّ شَيْءٍ حَوْلَكَ يُرِيدُكَ أَنْ تَبْقَى. الهَوَاءُ، وَالبَحْرُ، وَأَصْغَرُ وَرَقَةٍ عَلَى شَجَرَةٍ فِي زَاوِيَةٍ مُعْتِمَةٍ، كُلُّهَا تُرَاهِنُ عَلَى لَحْظَةٍ وَاحِدَةٍ مِنْكَ… لَحْظَةِ نُهُوضِكَ مِنَ العَدَمِ.
*
فَلَا تَمُتْ، يَا مَنْ فِي دَاخِلِكَ شَمْسٌ لَمْ تُشْعَلْ بَعْدُ، فَلَا تَمُتْ، يَا مَنْبِعَ الأَنْهَارِ الصَّامِتَةِ، فَلَا تَمُتْ، لِأَنَّكَ حِينَ اخْتَرْتَ الحَيَاةَ، صِرْتَ جُزْءًا مِنْ إِيقَاعٍ كَوْنِيٍّ لَا يَتَوَقَّفُ.
*
اِبْقَ… وَلَوِ ارْتَجَفَتِ الأَرْضُ مِنْ تَحْتِكَ، اِبْقَ… وَلَوْ تَكَسَّرَتِ اللُّغَةُ فِي فَمِكَ، اِبْقَ… لِأَنَّكَ أَنْتَ السَّبَبُ الَّذِي تَبْحَثُ عَنْهُ، وَأَنْتَ حِينَ تَفْتَحُ عَيْنَيْكَ، تُعْطِي هَذَا الكَوْنَ سَبَبًا آخَرَ لِلْوُجُودِ.
***
بقلم: كريم عبدالله
بغداد – العراق

©️ كريم عبدالله – ترجمة ونشر إليسا ماسيا، ألساندريا اليوم 2025

التحليل الموضوعي والأسلوبي
إن شعر كريم عبد الله، كما يظهر في الطبعة التي نشرتها إليسا ماسيا، مبني على لغة العتبة: النفس، النور، الفجر، الحدود غير المحددة بين النهار والليل.
وفي فضاء التعليق هذا يضع الشاعر روحه كنقطة التقاء بين الإنسان والإلهي، بين الواقع والرمز.
تصبح الصورة المركزية للتنفس استعارة للرابطة غير المرئية التي توحد الإنسان بالكون: إيقاع الانتماء الذي لا يعرف أي حواجز ثقافية أو دينية.

النغمة صوفية وعالمية، ولكنها ليست بعيدة أبدًا: المعجم البسيط والصور الطبيعية — الماء والرياح والظل والشمس — تستعيد روحانية يسهل الوصول إليها، وهي شكل من أشكال الدين اليومي.
إن موسيقية الأبيات، التي تتخللها التكرارات والتماثلات (“حتى لو ارتجفت الأرض تحتك —حتى لو كانت اللغة في فمك مكسورة”)، تعطي النص تناغمًا طقسيًا تقريبًا.
ومن هذا المنظور، يصبح الشعر عملاً من أعمال المصالحة، ولغة سلام تتجاوز الحدود والهويات.

سيرة المؤلف
كريم عبد الله، شاعر ومترجم، مؤلف العديد من المجموعات باللغتين العربية والإنجليزية.
تتشابك الروحانية والفلسفة الصوفية والتأملات حول الهوية المعاصرة في نصوصه.
وتشهد أعماله، التي غالبًا ما يترجمها وينشرها مؤلفون أوروبيون، على الحاجة إلى الوحدة من خلال الكلمة.
بصوت يوحد الشرق والغرب، يستكشف عبد الله موضوعات الزمن والذاكرة والحضور الإلهي في الحياة اليومية.

السيرة الذاتية للمؤلف والمشرف
إليسا ماسيا، شاعرة أصلها من سان جوليانو دي بوليا (كامبوباسو)، هي واحدة من أكثر المتعاونين نشاطًا مع أليساندريا اليوم.
ومن خلال نشاطها في النشر والتعليق الشعري، تعمل على تعزيز شبكة ثقافية دولية توحد المؤلفين من مختلف اللغات والحساسيات.
كتاباته الواضحة والروحية مصحوبة بالتزام حقيقي بنشر الشعر كأداة للمعرفة والانسجام.
بحساسية ودقة، تقوم ماسيا بتفسير وتعزيز صوت المؤلفين الذين تستضيفهم، مما يجعل المنصة مكانًا حقيقيًا للقاء الشعري.

التأمل النهائي
في هذه القصيدة، التي حررتها ونشرتها إليسا ماسيا، تصبح كلمة كريم عبد الله أغنية عالمية ومصالحة.
يمثل شكل “الوجه بلا حدود” تجاوز الهوية، والإنسان كنقطة التقاء بين النور والظل، بين الرغبة والإيمان.
يؤكد المنشور في ألساندريا اليوم مهمة فريق التحرير: إعطاء مساحة لأولئك الذين، بالشعر، يبنون الجسور حيث يرى الآخرون الانقسامات.
تؤكد إليسا ماسيا، بعملها السري والعميق، نفسها كواحدة من أكثر الأصوات أصالة والمروجين الثقافيين على الساحة المعاصرة.

روابط مفيدة
🔗 المقال الأصلي في ألساندريا اليوم – قصيدة لكريم عبد الله نشرتها إليسا ماسيا
🔗 الملف الشخصي للمؤلفة إليسا ماسيا على ألساندريا اليوم
🔗 ألساندريا اليوم – قسم الشعر

اقرأ جميع مقالات إليسا ماسيا عن ألساندريا اليوم: https://alessandria.today/?s=Elisa+Mascia

Alessandria Today Italy News Media
The house of culture

The word as a bridge: Kareem Abdullah’s poem published by Elisa Mascia in Alessandria today. Review by Pier Carlo Lava

Review of Elisa Mascia’s article in Alessandria today with the poem “The last source of light” by Kareem Abdullah. A spiritual song about light, time and the universality of the soul.

Elisa Mascia, poet from Molise and author of Alessandria today, continues her precious work of international poetic promotion with dedication, opening the pages of the cultural newspaper to authors from all over the world.
In the recent article published on October 20, 2025, Mascia presents a poem by Kareem Abdullah, a Middle Eastern author who explores in his verses the theme of universal love and the search for the soul through the word.
The publication is part of the intercultural dialogue project that Mascia curates with sensitivity, making poetry a bridge between peoples, languages and spirituality.

The Last Source of Light
By Kareem Abdullah – Baghdad, Iraq.

O you —when you reach the limit, when the air in your lungs becomes heavy, when the earth turns into a drifting wandering stone into a merciless void, when all that remains within you is a single fragile spark of light— close your eyes, descend to the deepest point within you – there, there is a small spring cannot surrender, does not know peace.
*
When the resistance abandons you, you can no longer bear it, enter yourself as a stranger enters a cave of fire and water.
Ask yourself, What made me choose life so suddenly? Then listen carefully— the answers do not come from outside, but from the secret tissues
through which life weaves its meaning. Inside your heart —perhaps— a small tree awaits you, a tree you have never seen because you were too busy chasing the shadows.
*
Remember… when you decided to stay alive, you had no map, no plan, but there was only a pure, wild flicker in you that whispered without words: There is still a battle worth fighting, or a kiss that hasn’t yet been given, or a song that hasn’t been written, or a city waiting for you to open its windows.
*
Think about that reason… that first trembling impulse that made you choose to live, that name, that face, that light, that word or that dream. There lies the source of the power of strength— not in crying– but in the hidden wrist that burns like a small sun under your skin.
*
Life is not a mountain climbed and conquered by the strong, but a drifting cloud under which the exhausted run and pray — and arrive anyway, despite the tremor. Remaining does not mean not having been defeated, but rather means having declared a truce with pain to lift a small bird named Hope into your chest.
*
And when the night becomes intense, it tightens its grip, when the voices that call you to fall multiply, kneeling— not to collapse, but to listen to the earth. He will whisper to you a secret that no one else knows: everything around you wants you to stay. The air, the sea, the smallest leaf on a forgotten tree branch in a dark corner of the world— everything bets on just one moment of you, the moment you rise from nothing.
*
Don’t die, oh you who carry within you a sun that has not yet been lit, don’t die, you remain silent, O source of silent rivers, don’t die, because when you chose life, you became part of an unstoppable cosmic rhythm.
*
Stay — even if the ground trembles beneath you.
Stay —even if the language in your mouth is broken, Stay— because you are the reason you are looking for and when you open your eyes, you give the universe one more reason to exist.

️©️ Kareem Abdullah – Translation and publication by Elisa Mascia, Alexandria today 2025

Thematic and stylistic analysis
The poetry of Kareem Abdullah, as it appears in the edition published by Elisa Mascia, is built on a language of the threshold: the breath, the light, the dawn, the indefinite border between day and night.
In this space of suspension, the poet places his soul as a meeting point between human and divine, between reality and symbol.
The central image of breathing becomes a metaphor for the invisible bond that unites man to the universe: a rhythm of belonging that knows no cultural or religious barriers.

The tone is mystical and universal, but never distant: the simple lexicon and the natural images — water, wind, shadow, sun — restore an accessible spirituality, a form of everyday religion.
The musicality of the verses, punctuated by repetitions and symmetries (“even if the ground trembles beneath you — even if the language in your mouth is broken”), gives the text an almost liturgical harmony.
In this perspective, poetry becomes an act of reconciliation, a language of peace that goes beyond borders and identities.

Author biography
Kareem Abdullah, poet and translator, is the author of numerous collections in Arabic and English.
Spirituality, Sufi philosophy and reflections on contemporary identity are intertwined in his texts.
His works, often translated and published by European authors, testify to a need for unity through the word.
With a voice that unites East and West, Abdullah explores the themes of time, memory and divine presence in everyday life.

Biography of the author and curator
Elisa Mascia, a poet originally from San Giuliano di Puglia (Campobasso), is one of the most active collaborators of Alessandria today.
Through its publication and poetic commentary activity, it promotes an international cultural network that unites authors of different languages and sensibilities.
His writing, clear and spiritual, is accompanied by an authentic commitment to the diffusion of poetry as a tool of knowledge and harmony.
With sensitivity and rigor, Mascia interprets and enhances the voice of the authors it hosts, making the platform a true poetic meeting place.

Final reflection
In this poem, edited and published by Elisa Mascia, Kareem Abdullah’s word becomes a song of universality and reconciliation.
The figure of the “face without border” represents the transcendence of identity, the human being as a meeting point between light and shadow, between desire and faith.
The publication in Alessandria today confirms the editorial team’s mission: to give space to those who, with poetry, build bridges where others see divisions.
Elisa Mascia, with her discreet and profound work, confirms herself as one of the most authentic voices and cultural promoters on the contemporary scene.

Useful links
 Original article in Alessandria today – Poem by Kareem Abdullah published by Elisa Mascia
 Author profile Elisa Mascia on Alessandria today
 Alessandria today – Poetry Section

Read all Elisa Mascia’s articles on Alessandria today: https://alessandria.today/?s=Elisa+Mascia

La palabra como puente: el poema de Kareem Abdullah publicado por Elisa Mascia en Alessandria today. Crítica de Pier Carlo Lava

Revisión del artículo de Elisa Mascia sobre Alessandria today con el poema “La última fuente de luz” de Kareem Abdullah. Un canto espiritual sobre la luz, el tiempo y la universalidad del alma.

Elisa Mascia, poetisa molisana y autora de Alessandria today, continúa con dedicación su valioso trabajo de promoción poética internacional, abriendo las páginas del diario cultural a autores de todo el mundo.
En el reciente artículo publicado el 20 de octubre de 2025, Mascia presenta un poema de Kareem Abdullah, autor medio oriental que explora en sus versos el tema del amor universal y la búsqueda del alma a través de la palabra.
La publicación forma parte del proyecto de diálogo intercultural que Mascia mantiene con sensibilidad, haciendo de la poesía un puente entre pueblos, lenguajes y espiritualidad.

La última fuente de luz
Por Kareem Abdullah – Bagdad, Irak.

Tú – cuando llegas al límite, cuando el aire en tus pulmones se vuelve pesado, cuando la tierra se convierte en una piedra errante a la deriva en un vacío despiadado, cuando todo lo que queda dentro de ti es una sola y frágil chispa de luz- cierra los ojos, baja al punto más profundo dentro de ti , allí, hay una pequeña fuente que no sabe rendirse, no conoce paz.
*
Cuando la resistencia te abandona, ya no puedes soportarlo más, entra en ti mismo como un desconocido entra en una cueva de fuego y agua.
Pregúntate: ¿qué me hizo elegir la vida tan repentinamente? Entonces escucha atentamente- las respuestas no vienen del exterior, sino de los tejidos secretos
a través de los cuales la vida teje su significado. Dentro de tu corazón -tal vez- te espera un pequeño árbol, un árbol que nunca has visto porque estabas demasiado ocupado persiguiendo las sombras.
*
Recuerda… cuando decidiste permanecer con vida, no tenías ningún mapa, ningún plan, pero había en ti solo un puro y salvaje rechinar que susurraba sin palabras: Todavía hay una batalla que vale la pena luchar, o un beso que aún no se ha dado, o una canción que aún no se ha escrito, o una ciudad que espera que abras sus ventanas.
*
Piensa en esa razón… a ese primer impulso tembloroso que te hizo elegir vivir, a ese nombre, a ese rostro, a esa luz, a esa palabra o a ese sueño. Allí reside la fuente del poder de la fuerza- no en el llanto- sino en el pulso oculto que arde como un pequeño sol bajo tu piel.
*
La vida no es una montaña escalada y conquistada por los fuertes, sino una nube a la deriva bajo la cual los exhaustos corren y rezan – y llegan de todos modos, a pesar del temblor. Quedarse no significa no haber sido derrotados, sino más bien declarar una tregua con dolor para levantar en el pecho un pequeño pájaro llamado Esperanza.
*
Y cuando la noche se hace intensa, aprieta su agarre, cuando las voces que te llaman a caer se multiplican, arrodíllate- no para derrumbarte, sino para escuchar la tierra. Te susurrará un secreto que nadie más sabe: todo a tu alrededor quiere que te quedes. El aire, el mar, la hoja más pequeña en una rama de árbol olvidada en un rincón oscuro del mundo- todo apuesta a un solo momento tuyo, el momento en que te levantas de la nada.
*
No mueras, oh tú que llevas dentro de ti un sol que aún no ha sido encendido, no mueras, te callas, o manantial de ríos silenciosos, no mueras, porque cuando has elegido la vida, te has convertido en parte de un ritmo cósmico imparable.
*
Te quedas – incluso si el suelo tiembla debajo de ti.
Te quedas – incluso si el lenguaje en tu boca se rompe, te quedas- porque eres la razón que estás buscando y cuando abres los ojos, le das al universo una razón más para existir.

️HelB️ Kareem Abdullah – Traducción y publicación a cargo de Elisa Mascia, Alessandria today 2025

Análisis temático y estilístico
El poema de Kareem Abdullah, tal como aparece en la edición publicada por Elisa Mascia, se construye sobre una lengua del umbral: el aliento, la luz, el amanecer, la frontera indefinida entre el día y la noche.
En este espacio de suspensión, el poeta sitúa su alma como punto de encuentro entre lo humano y lo divino, entre la realidad y el símbolo.
La imagen central de la respiración se convierte en metáfora del vínculo invisible que une al hombre con el universo: un ritmo de pertenencia que no conoce barreras culturales o religiosas.

El tono es místico y universal, pero nunca distante: el léxico simple y las imágenes naturales – agua, viento, sombra, sol – devuelven una espiritualidad accesible, una forma de religión del cotidiano.
La musicalidad de los versos, marcada por repeticiones y simetrías (“Aunque el suelo tiemble debajo de ti – incluso si el lenguaje en tu boca está roto”), confiere al texto una armonía casi litúrgica.
En esta perspectiva, la poesía se convierte en un acto de reconciliación, un lenguaje de paz que trasciende fronteras e identidad.

Biografía del autor
Kareem Abdullah, poeta y traductor, es autor de numerosas colecciones en árabe e inglés.
En sus textos se entrelazan espiritualidad, filosofía sufí y reflexiones sobre la identidad contemporánea.
Sus obras, a menudo traducidas y publicadas por autores europeos, atestiguan una necesidad de unidad a través de la palabra.
Con una voz que une Oriente y Occidente, Abdullah explora los temas del tiempo, la memoria y la presencia divina en el día a día.

Biografía de la autora y curadora
Elisa Mascia, poeta originaria de San Giuliano di Puglia (Campobasso), es una de las colaboradoras más activas de Alessandria today.
A través de su actividad de publicación y comentario poético, promueve una red cultural internacional que une autores de diferentes idiomas y sensibilidades.
Su escritura, clara y espiritual, se acompaña de un auténtico compromiso por la difusión de la poesía como instrumento de conocimiento y armonía.
Con sensibilidad y rigor, Mascia interpreta y valoriza la voz de los autores que acoge, haciendo de la plataforma un verdadero lugar de encuentro poético.

Reflexión final
En este poema, editado y publicado por Elisa Mascia, la palabra de Kareem Abdullah se convierte en un canto de universalidad y reconciliación.
La figura del “rostro sin fronteras” representa la trascendencia de la identidad, el ser humano como punto de encuentro entre luz y sombra, entre deseo y fe.
La publicación en Alessandria today confirma la misión de la redacción: dar espacio a quien, con la poesía, construye puentes donde otros ven divisiones.
Elisa Mascia, con su trabajo discreto y profundo, se confirma como una de las voces y promotoras culturales más auténticas del panorama contemporáneo.

Enlaces útiles
 Artículo original en Alessandria today – Poesía de Kareem Abdullah publicada por Elisa Mascia
 Perfil de la autora Elisa Mascia en Alessandria today
 Alejandría today – Sección de poesía

Lee todos los artículos de Elisa Mascia sobre Alessandria today: https://alessandria.today/? s=Elisa+Mascia

Donia Sahib-Iraq : La House of Oud di Baghdad accoglie la delegazione internazionale dell’INTERPOL in un’atmosfera di autentico patrimonio musicale .

Foto cortesia La House of Oud di Baghdad accoglie la delegazione internazionale dell’INTERPOL

La House of Oud di Baghdad accoglie la delegazione internazionale dell’INTERPOL in un’atmosfera di autentico patrimonio musicale
Di Donia Ali Sahib – Iraq

La House of Oud di Baghdad ha accolto una delegazione di alto livello dell’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale (INTERPOL) durante una visita ufficiale volta a esplorare una delle più importanti istituzioni culturali e artistiche irachene e a conoscere il suo ruolo pionieristico nel far rivivere il patrimonio musicale iracheno e nel promuovere la cultura della pace attraverso le arti.

Durante la visita, i professori e gli studenti della House of Oud hanno presentato una selezione di brani musicali che riflettevano la bellezza e la ricchezza della musica irachena e la sua radicata autenticità. La loro esibizione ha affascinato i membri della delegazione, che hanno espresso ammirazione e apprezzamento per l’eccezionale livello di maestria musicale e per la profonda eredità culturale e artistica che Baghdad continua a preservare.

La delegazione dell’INTERPOL ha affermato che la musica irachena funge da ponte di civiltà che collega le nazioni e incarna la profondità dell’identità culturale irachena, nonché la creatività del suo popolo nell’esprimere i valori universali di bellezza e umanità.

The House of Oud Baghdad Welcomes the International INTERPOL Delegation in an Atmosphere of Authentic Musical Heritage
By Donia Ali Sahib – Iraq

The House of Oud in Baghdad welcomed a high-level delegation from the International Criminal Police Organization (INTERPOL) during an official visit aimed at exploring one of Iraq’s most prominent cultural and artistic institutions and learning about its pioneering role in reviving Iraqi musical heritage and promoting the culture of peace through the arts.

During the visit, the professors and students of the House of Oud presented a selection of musical pieces that reflected the beauty and richness of Iraqi music and its deep-rooted authenticity. Their performance captivated the members of the delegation, who expressed their admiration and appreciation for the exceptional level of musicianship and the profound cultural and artistic legacy that Baghdad continues to preserve.

The INTERPOL delegation affirmed that Iraqi music serves as a civilizational bridge connecting nations and embodies the depth of Iraq’s cultural identity, as well as the creativity of its people in expressing the universal values of beauty and humanity.


بيت العود بغداد يستقبل وفد الإنتربول الدولي في أجواء موسيقية مفعمة بالأصالة
دنيا علي صاحب – العراق

استقبل بيت العود بغداد وفداً رفيع المستوى من منظمة الإنتربول الدولية، في زيارة رسمية تهدف إلى التعرف على أحد أبرز الصروح الثقافية والفنية في العراق، والاطلاع على دوره الريادي في إحياء التراث الموسيقي العراقي ونشر ثقافة السلام عبر الفنون.

وخلال الزيارة، قدّم أساتذة وطلبة بيت العود باقة من المقطوعات الموسيقية التي عكست جمال الموسيقى العراقية وثراءها الفني والأصالة التي تمتاز بها، ما أثار إعجاب واستحسان أعضاء الوفد الذين عبّروا عن انبهارهم بالمستوى الرفيع للعزف والأداء، وبغنى الإرث الثقافي والفني الذي تحتضنه بغداد.

وأكد وفد الإنتربول أن الموسيقى العراقية تشكل جسراً حضارياً للتواصل بين الشعوب، وتجسّد عمق الهوية الثقافية للعراق وإبداع أبنائه في التعبير عن قيم الجمال والإنسانية.

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Donia Sahib-Iraq: La House of Oud di Baghdad accoglie la delegazione internazionale dell’INTERPOL in un’atmosfera di autentico patrimonio musicale, pubblicazione di Elisa Mascia – Italia

Poesia della poetessa Enaam Al-Hamdani

Foto cortesia di Enaam Al-Hamdani

Quando l’Esistenza Ascolta Se Stessa

E se il mondo chiudesse la bocca per un attimo
e il desiderio di parlare si spegnesse negli occhi?
Se l’aria tornasse al suo respiro di prima
e ogni cosa sussurrasse nel suo linguaggio segreto
il linguaggio della pre-creazione… del pre-suono.

Ascoltare non è un orecchio che ascolta, ma piuttosto un essere che si abbandona al vuoto.
È diventare trasparente affinché le cose possano attraversarti
Per sentire ciò che non è detto, per toccare ciò che non è visto.
Più ascolti, più i tuoi confini si sciolgono
E tu diventi l’eco, e l’eco diventa te.

Nell’ascolto, le anime si alleggeriscono del loro fardello
E l’uomo ritorna alla sua forma originale
Al punto in cui non ha scelto di essere… ma piuttosto era.

Il silenzio non è assenza.
È presenza assoluta.
Uno specchio in cui l’esistenza vede il suo volto senza maschere.

Quando l’esistenza ascolta se stessa,
la Verità si forma nel grembo dell’ombra. E l’uomo rinasce.
Non per dire, ma per essere.

Buongiorno a coloro che vedono il mattino come spirito ed esistenza.

Enaam Al-Hamdani
12 ottobre 2025

حين يصغي الوجود إلى نفسه

ماذا لو أغلق العالمُ فمه لحظة
وانطفأت في العيونِ رغبةُ القول؟
لو عاد الهواءُ إلى نَفَسه الأول
وصار كلُّ شيءٍ يهمس بلغته السرّية
لغةِ ما قبل الخلق… ما قبل الصوت.

الإصغاءُ ليس أُذنًا تُنصت بل كينونةٌ تُسلمُ نفسها للفراغ.
هو أن تصير شفّافًا حتى تعبرك الأشياء
أن تسمع ما لا يُقال أن تلمس ما لا يُرى.
كلّما أنصتَّ أكثر، ذابَتْ حدودك
وصرتَ أنتَ الصدى وصار الصدى أنتَ.

في الإصغاء، تتخفّف الأرواح من ثِقلها
ويعود الإنسان إلى طينته الأولى
إلى النقطة التي لم يختر فيها أن يكون… بل كان.

الصمتُ ليس غيابًا
إنه حضورٌ مطلق
مرآةٌ يرى الوجودُ فيها وجهَه دون أقنعة

حين يصغي الوجود إلى نفسه
تتكوّر الحقيقة في رحم الظلّ
ويُولد الإنسان من جديد
لا ليقول، بل ليكون

صباح الخير لمن يرون الصباح روحا ووجود

إنعام الحمداني
2025/10/12

Incontro: ACCADEMIA FARSALA – GRECIACONVEGNO INTERNAZIONALE a cura di Joan Josep Barcelo e Alessio Arena, “SCENE VIVE. TRADIZIONE E RICEZIONE DEL TEATRO GRECO”.

Foto della locandina dell’evento “SCENE VIVE. TRADIZIONE E RICEZIONE DEL TEATRO GRECO”

ΑΚΑΔΗΜΙΑ ΦΑΡΣΑΛΩΝ – ΕΛΛΑΔΑ / ACADEMY FARSALA – GREECE / ACCADEMIA FARSALA – GRECIA
CONVEGNO INTERNAZIONALE a cura di Joan Josep Barcelo e Alessio Arena, “SCENE VIVE. TRADIZIONE E RICEZIONE DEL TEATRO GRECO”.
Villa Cuturi – Marina di Massa (MS) – Lungomare Amerigo Vespucci 24 – Sabato 18 ottobre 2025 – ore 17:30.
PRESENTAZIONE E CONDUZIONE
■ Rosaria Bonotti (Professoressa e promotrice culturale)
SALUTI ISTITUZIONALI:
■ Giacomo Bugliani (Consigliere Regionale della Regione Toscana)
■ Yannis Fikas (Presidente dell’Accademia Farsala – Grecia)
INTERVENTI:
■ Paolo Puppa (Università Ca’ Foscari di Venezia)
“Del tragico oggi, da qualche parte”
■ Anna Maria Monteverdi (Universsità degli Studi di Milano)
“Maschera e Skenè dal teatro greco alla contemporaneità tecnologica”
■ Alessio Arena (Universidad Nacional de Rosario – Argentina)
“Echi del teatro comico greco nel teatro e nel cinema contemporanei”
■ Joan Josep Barcelo (Comitato Consultivo dell’Accademia Farsala)
“Influenza della cultura classica greco-latina sul teatro e la letteratura contemporanei”
■ Filippo Papa (Performance)
“Prosopon – La maschera e l’anima”
CON IL PATROCINIO DI:
■ Regione Toscana
■ Comune di Massa
■ Departamento de Italianística dell’Universidad Nacional de Rosario (Argentina)
■ Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano
■ “Arts, Médias, Exils” dell’I.R.C.A.V. dell’Université Sorbonne Nouvelle (Francia)
■ Premio Letterario Sandomenichino
https://academyfarsala.gr/

Elisa Mascia e Pietro La Barbera intervistano Luis Gilberto Caraballo durante il programma bilingue italiano-spagnolo Alla ricerca della vera bellezza

Foto screenshot dell’ inizio del programma Alla ricerca della vera bellezza

Luis Gilberto Caraballo è un poeta e artista visivo con oltre quarant’anni di esperienza. Tra le sue raccolte di poesie pubblicate figurano Incontri con il Sud (Venezuela, 2007), L’albero delle case vuote (Spagna, 2008), I sentieri del tempo (Spagna, 2009), Poesie di numeri e serie infinite (Portogallo, 2012), Arpa invisibile (Letras Salvajes, Porto Rico, 2020); È tempo di tornare: scorci di un ritorno (Del Sur a Sur Editores, Spagna, 2021) e La grotta dell’Ávila (Letras Salvajes, 2021). Il suo libro Nuvole di notte è stato pubblicato nel febbraio 2022. I suoi libri Rafagas e Poesie, Frammenti e Mari di una poesia sono stati pubblicati in Venezuela alla fine dello stesso anno. Quest’anno (2025) ha pubblicato il suo libro “Illuminazioni di una tela” per la casa editrice spagnola De Sur a Sur. Luis Gilberto ha circa altri 35 libri inediti, tra cui libri di prosa poetica, poesie in versi liberi e libri di aforismi.

Domande

Domanda 1: In quasi quarant’anni di scrittura, la tua poesia ha attraversato paesi, lingue e paesaggi interiori. In che modo il “Sud” dei tuoi Incontri con il Sud continua a vivere -o a trasformarsi- nella tua voce poetica di oggi?
Il mio rapporto con il Sud ha segnato un punto di svolta nella mia carriera. Per più di quindici anni ho scritto e dipinto in silenzio, senza esposizione pubblica. Fu attraverso gli Incontri con il Sud -festival, congressi, viaggi poetici- che iniziò un’apertura più formale, una mostra che non solo mostrò il mio lavoro, ma lo trasformò.
Il Sud mi ha offerto voci viventi, ritmi, inquietudini, musicalità. Mi sono imbattuto in una letteratura profondamente significativa, con peso culturale e trascendente. Dalla terra di Neruda e Gabriela Mistral -Monte Grande, Isla Negra, Santiago del Cile- a Buenos Aires, dove tanti scrittori hanno accolto la mia poesia: Graciela Wencenblat, Alfredo Palacios, Alicia Greenban, Emilce Struchi, Rolando Rebagliati, Roberto Glorioso, Papa e figlio Siber, tra gli altri. Furono incontri che ampliarono il mio universo poetico.
Ho scoperto dal vivo la poesia d’avanguardia: Neruda, Mistral, Juarroz, Olga Orozco, Alejandra Pizarnik. Non solo per la sua qualità letteraria, ma per l’esperienza di aver assaggiato la sua essenza nel territorio, nella voce, nella musica. Il tango, la parola, la città come poesia.
Anche a Loja, Ecuador, ho vissuto incontri con poeti attuali di alto impatto, Benjamin Carrion, Jorge Carrera Andrade,. Lì, la città stessa rende omaggio allo scrittore: monumenti, spazi, memoria viva. Questa riverenza per la letteratura mi ha toccato profondamente.
Il Sud è ancora vivo nella mia voce poetica. Non come ricordo, ma come pulsazione, la sua musica la sua anima. Come una costellazione di universi che si sono intrecciati con il mio e lo hanno ampliato. Ogni incontro è stato un viaggio, e oggi quei viaggi continuano a germogliare in ogni verso

Domanda 2: La Dott.ssa Diana Guemárez-Cruz ha definito la tua poesia come “la musica silenziosa, la solitudine sonora: la poesia dell’ineffabile”. Ti riconosci in questa idea della poesia come linguaggio dell’inafferrabile? Che rapporto c’è per te tra il silenzio e la parola?
Questa definizione, che riprende versi di San Giovanni della Croce, mi è profondamente affine. Non solo per la sua bellezza mistica, ma perché esprime con precisione ciò che ho cercato nella mia scrittura: una poesia che osa sfiorare l’inafferrabile, cosa che non si può dire con le forme convenzionali del linguaggio.
Nel mio lavoro, cerco di rompere la sintassi tradizionale -come fece San Giovanni della Croce- per aprire spazio alla poesia pura, alla matematica pura, alla musicalità pura. Quella rottura non è caos, è architettura rhizomatica: un’illazione di immagini, sinestesie e metafore che non cercano significati univoci, ma immagini multiple- un nuovo universo poetico.
Il silenzio, in quel contesto, non è vuoto: è matrice luogo fertile. È il luogo dove la parola si fa nascere. La parola poetica, per me, deve preservare quel luogo originale del silenzio, quella musica silenziosa che non si sente ma si sente. Per questo lavoro dal vacionismo, dalla polivalenza, dalle strutture che permettono al poema di respirare, di non chiudersi, che invitano ad essere abitato da diverse angolazioni.

Domanda 3: Molte delle tue opere portano titoli che evocano il tempo, l’assenza e il ritorno -Le strade del tempo, È tempo di tornare, La grotta dell’Avila. Qual è per te la funzione del tempo nella poesia: un nemico da sfidare, un compagno di viaggio o una forma di rivelazione?
Il tempo ha una funzione essenziale nella mia poesia. Non lo vedo come una linea cronologica, ma come una manifestazione di musicalità, di diversità, di polivalenza. Nella mia scrittura, l’atemporalità è un reticolo che permette di rompere strutture rigide e accendere altri sensi, altre forme di comunicazione che abitano la coscienza del lettore, che divengono da uno spazio ulteriore che ho concepito come vacionismo e che si nutrono di questi altri sensi, dell’inconscio e atterrano nel poema , nella coscienza illuminata dello scrittore.
Se mi viene proposto il tempo come qualcosa che devo strutturare rigidamente all’interno dell’asse poetico, potrei considerarlo un nemico. Ma questo conflitto l’ho risolto attraverso una comunicazione profonda con la temporalità, intesa non come misura, ma come risonanza.
Per me il tempo è sia un compagno di viaggio che una forma di rivelazione. Attraverso l’atemporalità -quella manifestazione del tempo infinito- sono riuscito a connettermi con la musica interiore del poema, con quello spazio che ho chiamato vacionismo: una risonanza poetica almatica che trascende il letterale e permette al poema di diventare esperienza.

Domanda 4: Come artista visivo e poeta, la tua creazione si muove tra immagine e parola. Quando scrivi, pensi con gli occhi o con il ritmo? Quando una visione diventa poesia?
È una domanda molto interessante, perché rivela una dualità che mi abita. La connessione con la creazione mi arriva sia dall’immagine che dall’immanenza, indipendentemente dal fatto che chiuda gli occhi o no. In entrambi i casi, quella connessione mi porta musica pura, poesia pura, una serie di sensi che provengono da un’altra epoca: una miscela polivalente di capacità cognitive silenziose che si attivano nel processo creativo.
Queste capacità sono incorporate sia attraverso la musicalità, il ritmo, che l’immagine. Per questo i miei quadri sono versati di quella musicalità dell’alterità, e la mia poesia è avvertita di quella sonorità dell’inafferrabile, di quella poesia pura che vibra in molteplici significati e significati.
Quando una visione diventa poesia? Nell’istante in cui riesco a connettermi con l’altro e, attraverso un processo che si dà in me in modo naturale -anche se mi ci sono voluti anni per svilupparlo-, riesco a plasmarlo in una poesia rizomatica, multisensoriale, polivalente. È una forma di creazione che mi accompagna nel mio divenire quotidiano, come una risonanza costante tra il visibile e l’invisibile.

Domanda 5: L’arpa invisibile e i Celajes de noche sembrano evocare una dimensione sonora e cosmica. C’è qualche musica che guida la tua scrittura? Qual è la relazione tra il suono e il mistero nel tuo lavoro?
Sì, c’è sicuramente una musica che guida la mia scrittura. È la musica dell’inafferrabile, quella che segna il ritmo interno del poema, quella che non si sente ma si sente. Quella dimensione sonora -che ho identificato molto bene- è profondamente connessa con ciò che io chiamo otredad: uno spazio percettivo dove si intrecciano musicalità, mistero e universi poetici.
Ho avuto la fortuna di sviluppare la musica molto presto. Ho studiato quattro, Vandolina, tromba, trombone, e suonato in banda per diversi anni. Ho anche imparato a ballare da bambino, il che mi ha dato una coscienza ritmica che porto sempre con me. Le partiture, il ritmo, la musicalità sono parte della mia struttura interna, e questo si filtra naturalmente nella mia scrittura.
Il rapporto tra suono e mistero nel mio lavoro è totale. Il corpus poetico che sviluppo è versato di musica pura, poesia pura, matematica pura. È un universo che si manifesta attraverso polifonie, polivalenze rizomatiche, strutture che non cercano di spiegare, ma di creare una poesia pura il più vicino al vuoto. Questa sonorità dell’inafferrabile è quella che mi ha accompagnato nella creazione di più di quaranta libri, ed è ancora il polso che sostiene il mio universo poetico.

Domanda 6: Hai pubblicato in Venezuela, Spagna, Portogallo e Porto Rico. Come cambia la tua voce poetica quando parli con culture diverse, e cosa rimane immutato del tuo essere venezuelano?
Ho sviluppato un linguaggio poetico e un processo creativo che sono indipendenti dal luogo in cui mi trovo. Certo, mi permea la musica, la natura, i territori, ma in sostanza il mio corpus poetico si connette sempre con il vacionismo: quello spazio di risonanza, di vuoto fertile, di alterità.
Quello che può cambiare sono i setacci, le vibrazioni che si attivano quando incontro culture diverse. Ogni territorio mi offre una ricchezza diversa -sonora, simbolica, affettiva- che si intreccia con la mia essenza poetica. Ma quell’essenza rimane: la musica pura, la poesia pura, la connessione con l’inafferrabile.
Il mio essere venezuelano non è una bandiera, è una pulsazione. È nella mia anima, nel mio ritmo, nel mio rapporto con il vuoto e con l’altro. Questa connessione vitale mi permette di sincronizzare tutti questi contenuti -territoriali, culturali, musicali- e convertirli in poesia, immagini, pittura, in libretti, in racconti, ecc. Una poesia che non si adatta, ma si espande.

Domanda 7: Nel tuo percorso, la poesia sembra anche un atto di resistenza: contro l’oblio, contro il silenzio imposto, contro la perdita. Che ruolo pensi abbia oggi la poesia in un mondo così frammentato e rumoroso?

Che domanda pertinente. La poesia oggi ha un posto molto speciale, perché permette di essere canale di comunicazione del trascendente, di quello che l’anima cerca di preservare mentre si diluisce tra tanti cambiamenti, tanta anarchia, tanta saturazione. In mezzo a quel rumore, la poesia rappresenta uno spazio di armonia seminata: una valle dove è ancora possibile respirare, trovare musica, arte, speranza.
La poesia ossigena l’anima quando questa si sente soffocata dalla polivalenza dei cambiamenti, dalla complessità del quotidiano, dalla perdita di senso. E allo stesso tempo, la poesia porta con sé strumenti essenziali per navigare questo presente: la gestione dell’ambiguità, l’apertura alla complessità, la capacità di invocare spazi che non spiegano, ma che illuminano.
In questo senso, la poesia non solo resiste: trascende. Dà spazio all’essere umano che cerca di stabilirsi come individuo in mezzo a un mondo mutevole, ad alto impatto, con molteplici fratture. La poesia non impone risposte, ma offre immagini, significati e significati. E in questi universi poetici l’anima trova il suo posto.

Domanda 8: Guardando il tuo lavoro nel suo complesso, cosa hai imparato sulla solitudine del poeta? È una condizione da abitare o una soglia da attraversare per trovare l’altro?
La solitudine del poeta è uno spazio ricchissimo, ma bisogna saperlo gestire. All’inizio mi costò, perché la connessione con l’immanenza, con l’inafferrabile, non si fa da un giorno all’altro. Inoltre, il mio ruolo nel mondo è composto da due aspetti: uno razionale, scientifico e tecnico, l’altro intuitivo, artistico e creativo.
Trovare l’equilibrio tra le due cose mi ha permesso di stabilire una connessione più profonda con la solitudine.
Oggi, la solitudine è per me una grande semina. Da essa raccolgo frutti, odori, nostalgie, immagini, musicalità. Ho imparato ad abitarla con naturalezza, a conviverci come parte del mio divenire quotidiano. Non ho bisogno di essere solo per astenersi: posso farlo anche in mezzo agli altri. Ma quando sono solo, accedo a una connettività diversa, più profonda, dove il ritmo, l’essenza e la musicalità si rivelano con maggiore chiarezza.
È una condizione da abitare o una soglia da attraversare? Nel mio caso, è entrambe. La abito, la coltivo, ma anche la oltrepasso. In molti viaggi, in incontri poetici, in risonanze culturali, ho trovato spazi creativi che non dipendevano dall’isolamento, ma dalla vibrazione interiore. Quella musicalità è in me, drena in me, emana da molto presto nella mia vita. L’ho sviluppata, l’ho coltivata, e le ho dato un senso. E quel senso segna anche la mia vita.

Poesie

“Nuvole di Trillo”

Se i tuoi occhi potessero sentire il canto dell’uccellino.
Se i tuoi occhi avessero orecchie,
Se potessero riconoscere il sole
Con la stessa dolcezza di un Mi
Con la consistenza di un Re.

Se potessero vedere l’anima di un Si
Se potessero contenere l’amore tra un La.
Se potessero remare attraverso il mare,
Solo vedendo
Solo stando nella notte profumando di libertà,
Legati in un Fa alla nascita.

E come potrebbero non lasciare che la luna entri
Attraverso un portale,
Convincere il plesso
A sciogliere il suo flusso.
La sua diastole
La sua sistole, la sua diatriba d’amore.
A navigare nelle altezze
Di una cresta del pentagramma,
E volare come un uccellino
Di parole illuminate, attraverso gli occhi dello sguardo.

Se contenessi una doremifa
Se dormissi nel tuo sogno.
Se mi annidassi nella piazza
dove cammina la fede, dove si testimonia la speranza
dove sorge il sole
dove uniamo
le nostre voci.

E come vorrei cantare
con i miei occhi
alla Notte
al sogno, al chiaroscuro
di un tramonto.

All’alba di un’alba
al risveglio di un grido per
la speranza dell’uomo,
per vivere
e sognare.

E toccare le tue mani con un La
con un solo sguardo,
e sollevare i nostri corpi
in volo,
finché non mettiamo a tacere
la paura.

E lasciare che il silenzio muoia,
il lamento
e lasciare che nudo
il sonno si annidi nella libertà.

Dalla raccolta di poesie, Nuvole della Notte. Edizione Sultana del Lago: Maracaibo, Venezuela, 2022.

2- “Dialogo con la pioggia” (estratto)

Ogni volta che guardo la pioggia cadere, mi chiedo se potrò accompagnarla nel suo viaggio di ritorno e rivederla sorgere di nuovo nei campi di cotone, portando con sé racconti e storie della terra indurita. Deve aver dovuto vedersela con i demoni che la flagellano e con ogni tarantola che la abita. Per esprimere la sua colpa e chiedere la sua liberazione, è difficile pronunciare ciò che rimane nella sua lingua asciutta, abissi sottili abbastanza da iniziare il viaggio di ritorno. Senza prima visitare la casa dei folletti, dove trasformano l’amarezza delle ore in notti di oblio.
Ogni volta che guardo fuori dalla finestra, sento il gocciolamento delle tue memorie tuoi, e ce ne sono molte in cui i demoni appaiono con volti di santità e occhi appesi al fuoco, come gemme scelte nei calderoni del mare. Si sentono cavità come gli insondabili sotterranei di labirinti, solo vuoto e un’immensa solitudine. Quando appaiono, attirati dalla pioggia come gocce sul vetro, imploro  che la brezza passi e li porti via, lontano, verso il loro letto di morte.
Ogni volta che guardo fuori dalla finestra, il tuo sorriso lenisce le ore con il tuo silenzioso gocciolio.

Rimasi assorto, e in un istante perso, quando l’orologio rintoccò, l’alba era spuntata. Il mio corpo era completamente bagnato, sembrava uno stagno di aromi carichi di notti.

Mi alzai, mi cambiai e in pochi minuti ero come nuovo, posseduto dalle lingue intrecciate del sonno.

Questo dialogo è tratto dal suo libro La grotta di Ávila, 2021

3- Poesie a un albero

Ho imparato algoritmi che mi hanno spiegato in parte alcune cose, e non potevo mai prendere un treno senza avere la sensazione che ci fossero troppi posti vuoti, come se non ci fossero abbastanza passeggeri. Guardando il finestrino scorrere, come se avessi scelto un mucchio di parole e queste fossero in un luogo mostrando la solitudine dei suoi giardini, lo splendore del suo viaggio, il fiume delle sue sillabe, il significato del suo grido, il silenzio delle sue lettere. Non potevo guardare nel treno senza scrutarne il suo silenzio. La voce di quella distanza. Il significato dell’immagine nei miei occhi hanno inchiodato gli algoritmi,
il tempo inesistente nacque da quella solitudine, accendo il suo arcobaleno.
Il silenzio sferzato dallo sguardo che cerca di capire, di imparare a conoscere i suoi fili, la pioggia e i suoi accordi di chitarra.

Da un libro inedito, Le voci della musica: a un albero

Hola Hola gente maravillosa!! 
Bienvenidos a todos,
Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos.
Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida.
Junto a Pietro La Barbera continuamos  nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial de
Luis Gilberto Caraballo – Puerto Rico

Luis Gilberto Caraballo es un poeta y artista plástico con más de cuatro décadas de trayectoria. Entre sus poemarios publicados están Encuentros con el Sur (Venezuela, 2007), El árbol de las casas vacías (España, 2008), Los caminos del tempo (España, 2009), Poemas de números y series infinitas (Portugal, 2012), Arpa Invisible (Letras Salvajes, Puerto Rico. 2020); Es tiempo de volver destellos de un regreso (Del Sur a Sur Editores, España, 2021) y La Gruta del Avila (Letras Salvajes, 2021). Su libro Celajes de noche salió en febrero de 2022. Y sus libros Rafagas y Poemas, retazos y mares de un poema salieron en Venezuela a finales de ese año. Este año (2025) publicó su libro, Illuminaciones de un lienzo para la editorial De Sur a Sur de España. Luis Gilberto tiene alrededor de 35 libros más no publicados. Incluidos libros de poesia en prosa, poesia de verso libre y libros de aforismos,

Preguntas
Pregunta 1: Durante casi cuarenta años de escritura, tu poesía ha atravesado países, lenguas y paisajes interiores. ¿De qué manera el “Sur” de tus Encuentros con el Sur sigue viviendo —o transformándose— en tu voz poética de hoy?
Mi relación con el Sur marcó un punto de inflexión en mi trayectoria. Durante más de quince años escribí y pinté en silencio, sin exposición pública. Fue a través de los Encuentros con el Sur —festivales, congresos, viajes poéticos— que comenzó una apertura más formal, una exposición que no solo mostró mi obra, sino que la transformó.
El Sur me ofreció voces vivientes, ritmos, inquietudes, musicalidades. Me encontré con una literatura profundamente significativa, con peso cultural y trascendente. Desde la tierra de Neruda y Gabriela Mistral —Monte Grande, Isla Negra, Santiago de Chile— hasta Buenos Aires, donde tantos escritores acogieron mi poesía: Graciela Wencenblat, Alfredo Palacios, Alicia Greenban, Emilce Struchi, Rolando Rebagliati, Roberto Glorioso, Papa e hijo Siber, entre otros. Fueron encuentros que ampliaron mi universo poético.
Descubrí en vivo la poesía de vanguardia: Neruda, Mistral, Juarroz, Olga Orozco, Alejandra Pizarnik. No solo por su calidad literaria, sino por la experiencia de haber degustado su esencia en territorio, en voz, en música. El tango, la palabra, la ciudad como poema.
También en Loja, Ecuador, viví encuentros con poetas actuales de alto impacto, Benjamin Carrion, Jorge Carrera Andrade,. Allí, la ciudad misma rinde homenaje al escritor: monumentos, espacios, memoria viva. Esa reverencia por la literatura me tocó profundamente.
El Sur sigue vivo en mi voz poética. No como recuerdo, sino como pulsación, su música su alma. Como una constelación de universos que se entrelazaron con el mío y lo expandieron. Cada encuentro fue un viaje, y hoy esos viajes siguen germinando en cada verso
Pregunta 2: La Dra. Diana Guemárez-Cruz ha definido tu poesía como “la música callada, la soledad sonora: la poesía de lo inefable”. ¿Te reconoces en esta idea de la poesía como lenguaje de lo inasible? ¿Qué relación hay para ti entre el silencio y la palabra?
Esa definición, que retoma versos de San Juan de la Cruz, me resulta profundamente afín. No solo por su belleza mística, sino porque expresa con precisión lo que he buscado en mi escritura: una poesía que se atreva a rozar lo inasible, lo que no puede decirse con las formas convencionales del lenguaje.
En mi obra, intento romper la sintaxis tradicional —como lo hizo San Juan de la Cruz— para abrir espacio a la poesía pura, a la matemática pura, a la musicalidad pura. Esa ruptura no es caos, es arquitectura rizomática: una ilación de imágenes, sinestesias y metáforas que no buscan unívocos significados, sino imágenes múltiples- un nuevo universo poético.
El silencio, en ese contexto, no es vacío: es matriz lugar fértil. Es el lugar donde la palabra se gesta. La palabra poética, para mí, debe preservar ese lugar original del silencio, esa música callada que no se oye pero se siente. Por eso trabajo desde el  vacionismo, desde la polivalencia, desde estructuras que permiten que el poema respire, que no se cierre, que invite a ser habitado desde distintos ángulos.

Pregunta 3: Muchas de tus obras llevan títulos que evocan el tiempo, la ausencia y el regreso —Los caminos del tiempo, Es tiempo de volver, La gruta del Ávila. ¿Cuál es para ti la función del tiempo en la poesía: es un enemigo a desafiar, un compañero de viaje o una forma de revelación?
El tiempo tiene una función esencial en mi poesía. No lo concibo como una línea cronológica, sino como una manifestación de musicalidad, de otredad, de polivalencia. En mi escritura, la atemporalidad es un entramado que permite romper estructuras rígidas y encender otros sentidos, otras formas de comunicación que habitan el consciente del lector, que devienen desde espacio ulterior que he concebido como vacionismo y que se nutren de esos otros sentidos, del inconsciente y aterrizan en el poema , en la conciencia iluminada del escritor.
Si se me plantea el tiempo como algo que debo estructurar rígidamente dentro del eje poético, podría considerarlo un enemigo. Pero ese conflicto lo he resuelto a través de una comunicación profunda con la temporalidad, entendida no como medida, sino como resonancia.
Para mí, el tiempo es tanto compañero de viaje como forma de revelación. A través de la atemporalidad —esa manifestación del tiempo infinito— logro conectar con la música interior del poema, con ese espacio que he llamado vacionismo: una resonancia poética almática que trasciende lo literal y permite que el poema se convierta en experiencia.

Pregunta 4: Como artista visual y poeta, tu creación se mueve entre imagen y palabra. Cuando escribes, ¿piensas con los ojos o con el ritmo? ¿En qué momento una visión se convierte en poesía?
Es una pregunta muy interesante, porque devela una dualidad que me habita. La conexión con la creación me llega tanto desde la imagen como desde la inmanencia, independientemente de que cierre los ojos o no. En ambos casos, esa conexión me trae música pura, poesía pura, una serie de sentidos que provienen de la otra edad: una mezcla polivalente de capacidades cognitivas silentes que se activan en el proceso creativo.
Estas capacidades se incorporan tanto a través de la musicalidad —el ritmo— como de la imagen. Por eso, mis cuadros están vertidos de esa musicalidad de la otredad, y mi poesía está advertida de esa sonoridad de lo inasible, de esa poesía pura que vibra en múltiples significados y significantes.
¿En qué momento una visión se convierte en poesía? En el instante en que logro conectarme con la otredad y, a través de un proceso que se da en mí de forma natural —aunque me tomó años desarrollarlo—, consigo plasmarla en una poesía rizomática, multisensorial, polivalente. Es una forma de creación que me acompaña en mi devenir diario, como una resonancia constante entre lo visible y lo invisible.

Pregunta 5: Arpa invisible y Celajes de noche parecen evocar una dimensión sonora y cósmica. ¿Hay alguna música que guíe tu escritura? ¿Cuál es la relación entre el sonido y el misterio en tu obra?
Sí, definitivamente hay una música que guía mi escritura. Es la música de lo inasible, la que marca el ritmo interno del poema, la que no se oye pero se siente. Esa dimensión sonora —que he identificado muy bien— está profundamente conectada con lo que llamo otredad: un espacio perceptivo donde se entrelazan musicalidad, misterio y universos poéticos.
Tuve la fortuna de desarrollar la música desde muy temprano. Estudié cuatro, Vandolina, trompeta, trombón, y toqué en banda durante varios años. También aprendí a bailar desde niño, lo que me dio una conciencia rítmica que llevo conmigo permanentemente. Las partituras, el ritmo, la musicalidad son parte de mi estructura interna, y eso se filtra naturalmente en mi escritura.
La relación entre el sonido y el misterio en mi obra es total. El corpus poético que desarrollo está vertido de música pura, poesía pura, matemática pura. Es un universo que se manifiesta a través de polifonías, de polivalencias rizomáticas, de estructuras que no buscan explicar, sino crear una poesía pura lo más cercano al vacío. Esa sonoridad de lo inasible es la que me ha acompañado en la creación de más de cuarenta libros, y sigue siendo el pulso que sostiene mi universo poético.

Pregunta 6: Has publicado en Venezuela, España, Portugal y Puerto Rico. ¿Cómo cambia tu voz poética cuando hablas con diferentes culturas, y qué permanece inalterado de tu ser venezolano?
He desarrollado un lenguaje poético y un proceso creativo que son independientes del lugar donde me encuentre. Por supuesto, me permea la música, la naturaleza, los territorios, pero en esencia, mi corpus poético siempre se conecta con el vacionismo: ese espacio de resonancia, de vacío fértil, de otredad.
Lo que puede cambiar son los tamices, las vibraciones que se activan al encontrarme con distintas culturas. Cada territorio me ofrece una riqueza distinta —sonora, simbólica, afectiva— que se entrelaza con mi esencia poética. Pero esa esencia permanece: la música pura, la poesía pura, la conexión con lo inasible.
Mi ser venezolano no es una bandera, es una pulsación. Está en mi alma, en mi ritmo, en mi relación con el vacío y con la otredad. Esa conexión vital me permite sincronizar todos estos contenidos —territoriales, culturales, musicales— y convertirlos en poesía, en imágenes, en pintura, en libretos, en cuentos, etc. Una poesía que no se adapta, sino que se expande.

Pregunta 7: En tu recorrido, la poesía parece también un acto de resistencia: contra el olvido, contra el silencio impuesto, contra la pérdida. ¿Qué papel crees que tiene hoy la poesía en un mundo tan fragmentado y ruidoso?

Qué pregunta tan pertinente. La poesía tiene hoy un lugar muy especial, porque permite ser canal de comunicación de lo trascendente, de lo que el alma intenta preservar mientras se diluye entre tantos cambios, tanta anarquía, tanta saturación. En medio de ese ruido, la poesía representa un espacio de armonía sembrada: un valle donde aún es posible respirar, encontrar música, arte, esperanza.
La poesía oxigena el alma cuando esta se siente asfixiada por la polivalencia de los cambios, por la complejidad de lo cotidiano, por la pérdida de sentido. Y al mismo tiempo, la poesía lleva consigo herramientas esenciales para navegar este presente: el manejo de la ambigüedad, la apertura a la complejidad, la capacidad de invocar espacios que no explican, pero que iluminan.
En ese sentido, la poesía no solo resiste: trasciende. Le da cabida al ser humano que busca establecerse como individuo en medio de un mundo cambiante, de alto impacto, de múltiples fracturas. La poesía no impone respuestas, pero sí ofrece imágenes, significados y significantes. Y en esos universos poéticos, el alma encuentra su lugar.

Pregunta 8: Mirando tu obra en su conjunto, ¿qué has aprendido sobre la soledad del poeta? ¿Es una condición a habitar o un umbral a cruzar para encontrar al otro?
La soledad del poeta es un espacio riquísimo, pero hay que saberlo manejar. Al principio me costó, porque la conexión con la inmanencia, con lo inasible, no se da de un día para otro. Además, mi rol en el mundo está compuesto por dos vertientes: una racional, científica y técnica, y otra intuitiva, artística y creativa. Lograr el equilibrio entre ambas me permitió establecer una conexión más profunda con la soledad.
Hoy, la soledad es para mí un gran sembradío. De ella recojo frutas, olores, nostalgias, imágenes, musicalidades. He aprendido a habitarla con naturalidad, a convivir con ella como parte de mi devenir diario. No necesito estar solo para abstraerme: puedo hacerlo incluso en medio de otros. Pero cuando estoy solo, accedo a una conectividad distinta, más profunda, donde el ritmo, la esencia y la musicalidad se revelan con mayor claridad.
¿Es una condición a habitar o un umbral a cruzar? En mi caso, es ambas. La habito, la cultivo, pero también la cruzo. En muchos viajes, en encuentros poéticos, en resonancias culturales, he encontrado espacios de creación que no dependían del aislamiento, sino de la vibración interior. Esa musicalidad está en mí, drena en mí, emana desde muy temprano en mi vida. La he desarrollado, la he cultivado, y le he dado sentido. Y ese sentido también marca mi vida.




Poemas
“Celajes del trinar”

Si tus ojos oyeran el cantar del pajarillo.
Si tus ojos tuvieran oídos,
Si reconocieran al sol
Con la misma dulzura que en un mi
Con la textura de un re.

Si vieran el alma de un si
si contuvieran al amor entre un la.
Si remaran por el mar,
con solo ver
con solo estar en la noche oliendo a libertad,
atados en un fa al nacer. .

Y cómo no dejar entrar a la luna
por un portal,
convenciera al plexo
desanude su caudal.
Su diástole
su sístole, su diatriba de amor.
De bogar en las alturas
de una cresta del pentagrama,
y volar como un pajarillo
de iluminadas
palabras, por lo ojos del mirar.

Si contuviera un doremifa
si dormitara en tu sueño.
Si anidara en la plaza
por donde camina la fe, por donde se asiste a la esperanza
por donde nace el sol
por donde enlazamos
la voz.

Y cómo quisiera cantarle
con los ojos
a la Noche
al sueño, al claroscuro
de un atardecer.
Al alba de un amanecer
al despertar de un grito por
la esperanza del hombre,
por el vivir
y soñar.

Y tocar tus manos con un la
con solo mirar,
y alzar nuestro cuerpo
en vuelo,
hasta silenciar
al miedo.

Y que muera el silencio,
el lamento
y que anide el desnudar
al sueño en libertad.

Del poemario, Celajes de la noche. Edición Sultana del Lago: Maracaibo,
Venezuela, 2022.




“Diálogo con la lluvia”  (fragmento)

Cada vez que miro la lluvia caer pregunto si podré ir con ella en su viaje de regreso y verla de nuevo amanecer en los algodonales portando cuentos e historias de la tierra endurecida. Habrá tenido que atender trasiega demonios y cuanta tarántula habita. Hacer su rendición de culpas y pedir la excarcelen, a duras penas pronunciar lo que va quedando en su seca lengua abismos delgados suficientes para emprender el regreso. Sin antes visitar la casa de los duendes donde convierten la amargura de las horas en noches de olvidos.
Cada vez que miro por la ventana, siento el goteo de tus memorias, y hay muchas en que los demonios se asoman con rostros de santidades y ojos colgados de incendios, como botones escogidos en las calderas del mar.
Se oyen huecos como sótanos insondables de laberintos, tan solo vacíos y con una inmensa soledad. Cuando aparecen dibujados por las lluvias como gotas en los vidrios, imploro para que la brisa pase y se los lleve lejos , bien distante a su lecho de muerte.
Cada vez que miro por la ventana tu sonrisa me alivian las horas con tu silente goteo.

Me quedé absorto y en un instante perdido cuando sonaba el reloj, había amanecido. Tenía el cuerpo completamente mojado, parecía un estanque de aromas cargados de noches.

Me levanté, me cambié y en minutos estaba como nuevo, poseído de las lenguas tejidas del sueño.

Este diálogo viene de su libro La Gruta del Ávila, 2021

Poemas a un árbol

Aprendí algoritmos que me explicaron parcialmente algunas cosas y no pude tomar nunca en ellas un tren sin que sintiera que habían muchos asientos vacíos como si no hubiesen suficientes pasajeros mirando la ventana pasar como si hubiese elegido un racimo de palabras y estas estuviesen en un lugar mostrando la soledad de sus jardines el esplendor de su viaje el río de sus sílabas el sentido de su alarido el silencio de sus letras no pude mirar en el tren sin escrutar su silencio la voz de aquella distancia el sentido de la imagen en mis ojos clavaron los algoritmos el tiempo inexistente nació de aquella soledad prendo su arcoíris el silencio que azotan la mirada que busca entender aprender a conocer sus hebras la lluvia y sus acordes de guitarra.

De un libro inédito, Las voces de la música: a un árbol

https://www.youtube.com/live/zpALIcmucZ0

https://alessandria.today/2025/10/17/intervista-2/

Carlos Jarquin intervista

Alba C. Molina, firmando libro, en TEDxPV, Auditorio Nacional, Costa Rica. Foto: 31 de agosto de 2023. Cortesía de Alba.

Alba C. Molina: tra accordi, parole, insegnamento e libri

Di Carlos Javier Jarquín


Cara comunità cibernauta, sono molto felice di condividere con voi un’intervista che ho fatto a una grande artista di origine colombiana e naturalizzata costaricana. È un vero onore intervistare una persona così versatile e umanistica, una donna che ha dato tutto per l’empowerment umano e che, nel corso della sua vita, è stata in costante apprendimento, esplorazione e diffusione della conoscenza attraverso la musica, la consulenza, l’istruzione e i libri.
Parlo della celebre cantautrice Alba Cecilia Molina Gómez, meglio conosciuta nel mondo artistico come Alba C. Molina, nata il 16 aprile 1960 a Bogotà, in Colombia, e che da 10 anni risiede in Costa Rica.
Alba è Coach Integrale di Vita, Coach Neuro-Spirituale, cantautrice di positivismo, conferenziera bilingue, scrittrice, narratrice, produttrice di capsule d’ispirazione e doppiatrice. Si distingue genuinamente per la sua naturale inclinazione ad aiutare le persone a ritrovare la loro essenza e missione autentica, una vocazione che è stata rafforzata dopo una profonda catarsi nel 2003. Questo l’ha spinta a formarsi attraverso diversi strumenti terapeutici e comunicativi, come Programmazione Neurolinguistica, Musicoterapia, Comunicazione Non Violenta (NVC), Reiki, Oratoria, Locuzione e Autoria Letteraria. Ha tenuto numerose conferenze in città degli Stati Uniti, Panama, Messico, Argentina e Costa Rica.
La nostra ospite si è distinta in diverse discipline, sia come compositrice e cantautrice che nel campo dell’educazione. Le sue canzoni affrontano temi di positivismo e empowerment per tutte le età; tuttavia, come lei stessa sottolinea: “nel mio materiale infantile, scrivo anche canzoni che stimolano l’immaginazione o che sono di semplice intrattenimento e gioia”.

Alba ha un percorso ampio e versatile, quindi è difficile coprire in una sola conversazione tutti i settori in cui questa donna di spicco è cresciuta, sia artisticamente che professionalmente. Per questo ho cercato di instaurare un dialogo con lei in questo formato, in modo conciso e preciso. Quello che presentiamo di seguito è un breve sguardo alla preziosa carriera di questa importante artista latinoamericana.
Cari lettori, spero che questa intervista sia una fonte di ispirazione, specialmente per coloro che sono agli inizi nel mondo della musica o in qualsiasi disciplina artistica a cui si dedicano. Che vi stimoli a continuare a crescere e a diventare grandi professionisti, perché voi siete il futuro dell’umanità e gli eredi dell’arte musicale. Non c’è modo migliore per imparare che avvicinandosi a persone con un patrimonio così importante come quello della nostra ospite di oggi, che è senza dubbio un vero punto di riferimento della musica contemporanea. La sua voce, così sonora e melodiosa, affascina il pubblico all’istante. Non lo dico per complimentarmi, ma perché ho avuto la fortuna di vederla cantare alcune delle sue canzoni dal vivo.

Intervista
Com’è stato per te crescere in una casa dove la musica, l’arte e la locuzione si vivevano con tanta intensità e luminosità?

La mia infanzia è stata segnata dall’armonia. Lo dico tanto per l’amore familiare, quanto alla musica letteralmente. Ma non mi riferisco a concetti così generici, che potrebbero assomigliare alla culla di tante persone in qualsiasi parte del mondo… vedrai:
All’epoca (nel secolo scorso) era comune trovare famiglie numerose in Colombia. Come buoni cattolici, i miei nonni materni hanno avuto quattordici figli, e i nonni paterni quindici, di cui mio padre era il più giovane.
Le nove sorelle di mio padre decisero di prendere le abitudini, e tutti i maschi passarono per un bel po’ di tempo in seminario.
Ebbene, uno di loro morì da bambino, e l’altro, già nel noviziato, morì a ventun anni. Degli altri, uno è diventato sacerdote e gli altri tre hanno scelto di formare famiglie.
Era meraviglioso essere presente quando la famiglia Molina-Roldán si riuniva, perché tutti suonavano strumenti e cantavano!
I miei due fratelli, i miei cugini ed io partecipiamo anche alle celebrazioni musicali, e ci registravano cantando in armonia a due e tre voci.
Una delle ragazze era la mia insegnante nei primi anni di scuola, e già dal kindergarten mi metteva a fare presentazioni suonando marimba e cantando; poi ho imparato da sola a suonare il tiple e la chitarra.

In che modo tuo zio, il prete, ha influenzato lo sviluppo del tuo mondo musicale e artistico?

Mio zio, “Padre Bernardo”, come gli dicevamo tutti, era un essere straordinario sotto molti aspetti. I doni che aveva erano numerosi: Nell’arte, dipingeva grandi quadri che adornavano varie chiese nel paese, faceva sculture, suonava vari strumenti, scriveva poesie e canti, e la sua sensibilità spirituale ha segnato la vita di molte persone che hanno dato testimonianza della sua saggezza e del suo grande carisma.
Veniva spesso a casa mia per suonare diversi pezzi classici al pianoforte. Io mi innamoravo ascoltandolo, e spesso rimanevo in piedi accanto a lui mentre suonava ogni pezzo, così ho imparato dall’orecchio frammenti di varie opere durante quei primi 10 anni della mia vita.
Più tardi, quando ci siamo già trasferiti in Costa Rica, lui si interessò molto a quello che stavo creando musicalmente, così mi scriveva lettere (sì, di quelle che venivano inviate per posta aerea con francobolli…) dandomi le sue impressioni sulle mie opere, e dicendomi che molto fiero le condivideva con altri sacerdoti musicisti. Era Tengo ancora le sue parole di sostegno come un tesoro!

Raccontaci il significato del tuo nome, e perché è stato deciso di cambiarlo fin dall’inizio. Cosa rappresenta per te questo cambiamento?

Certamente è stata molto importante l’influenza che mio zio ha avuto sulla mia vita in vari aspetti dalla mia nascita. Mia madre aveva scelto il nome Gloria per me, dato che sono nato un Sabato Santo, che la chiesa chiama Sabato di Gloria.
Tuttavia, mio zio chiese a mia madre che per favore mi facesse meglio il nome Alba Cecilia, e lei acconsentì.
Diversi decenni più tardi, nel bel mezzo di un momento di meditazione, ho sentito che mi era stato detto che era importante chiamarmi Alba, perché è la prima luce del giorno; e Cecilia, perché è la Santa Patrona della Musica. La spiegazione che mi diede fu che, se il mio nome fosse stato Gloria, avrei usato la musica per vanagloria, e la mia musica era destinata a portare luce a coloro che l’ascoltavano.
La cosa interessante è che non mi ha mai colpito fare musica commerciale solo per cercare popolarità e, al contrario, le mie canzoni sono sempre state di taglio positivo e spirituale. Mi riempiono di gioia ed entusiasmo. Mi aiutano ad avere chiarezza dei miei obiettivi.

Perché in alcune produzioni appari con nomi diversi, come Alba, Alba Molina e Alba C. Molina?

In Colombia tutti mi chiamavano Alba Cecilia, ma in Costa Rica mi chiamavano solo per il primo nome. L’orecchio si è abituato.
Ho scritto canzoni dall’età di 13 anni, e le prime che sono state diffuse pubblicamente sono stati diversi brani Cristo-centrici che ho scritto per un gruppo acustico che dirigevo, chiamato “Leche y Miel”.
Ma già a livello di registrazioni più professionali, ho realizzato musica per bambini e per adulti, anche se senza alcuna “strategia commerciale”; perché se l’avessi fatto con quella visione, tutto sarebbe stato diverso!
Queste produzioni musicali iniziali, sono state lanciate nel 1993, per il semplice piacere di plasmare canzoni cercando l’estetica nelle opere, e per fornire materiale scolastico.
Le mie prime produzioni le ho realizzate insieme ai miei figli, e ci identificavamo come Alborada (sinonimo di “alba”). Sotto quel nome ho pubblicato le produzioni: “Dinosauri”, “C’era una volta a Betlemme” e “Fantasia”.
Poi ho tirato fuori la produzione “Natale è tempo di amare” insieme a mia figlia, e ci siamo identificati con i nomi di entrambe: Alba e Adriana.
Con il mio nome Alba ho pubblicato le produzioni “En Vuelo”, e la sua versione inglese “Flying on Fire”.
Più tardi, ho usato il mio nome abituale, Alba Molina, e ho tirato fuori le produzioni: “Transfórmame”, “A Tu Viva Imagen”, “Fluyendo” e “Flying on Fire”.
Tuttavia, per onorare il mio nome completo, da quel momento in poi ho incorporato l’iniziale di “Cecilia” nell’identificarmi. Così sotto quel “timbro” Alba C. Molina ho tirato fuori: “Tu Mondo È Il Tuo Riflesso”, “Your World Is Just Reflection”, “Arrullando Genios”, “El Pato To-Tomás”, “Avviso!” e “La scimmia Rufredo”.

Condivido questo link di un’intervista allusiva al tema principale di quest’ultima produzione, che ha vinto il primo posto di popolarità in una stazione spagnola: https://youtu.be/S72mcB2JSnE?si=ReifjjIeNpxolq98t
Identificandomi anche come Alba C. Molina, ho tirato fuori il mio libro di temi di dialogo: “Già possiedi la Chiave” e la serie per bambini “I Poliquantici”
Per inciso, ancora oggi spesso registro e condivido il palco con mia figlia Adriana Muñoz, che è cantante professionista, e con mio figlio Luis Diego, che ha un talento musicale straordinario. Entrambi hanno partecipato a quasi tutte le mie produzioni musicali.

Quali sono i temi più ricorrenti e significativi nelle tue composizioni musicali?

Il positivismo e l’empowerment. Il mio lavoro in generale è una missione di vita, e il mio obiettivo è quello di essere un “messaggero” che ricorda ad ogni persona che incontro (fisicamente o attraverso le mie opere) qual è la sua connessione con l’essenza della Vita.
Riconnettetevi con le vostre radici eterne, e che GIÀ avete DENTRO tutte le risposte e gli strumenti di cui avete bisogno per realizzare la vostra missione e lo scopo nel vostro passaggio in questa vita.
Nel materiale per bambini, esalto anche i valori e il potenziale interiore. Molti di questi temi fanno allusione all’alta autostima e accettazione di tutte le sue caratteristiche così come sono. Tuttavia, scrivo anche ai bambini canzoni che stimolano l’immaginazione, o che sono di semplice intrattenimento e gioia.

Qual è stata l’evoluzione nei generi e nelle tematiche delle tue produzioni discografiche dal 1993 ad oggi?

Beh, ti dico che nell’ultimo decennio ho continuato a comporre musica, solo che non sono stati brani indipendenti. Quello che conosciamo come “singoli”. Per esempio, ho fatto diverse canzoni sotto contratto. Una era una composizione per la Costa Rica e un’altra era natalizia. Poi ho fatto un’altra canzone natalizia in spagnolo e inglese.
D’altra parte, le canzoni dei libri di Los Poliquánticos sono attualmente 14. E le cinque poesie musicalizzate per due delle mie amiche scrittrici.
In generale, le canzoni che ho scritto dalla mia adolescenza, sono state con i generi:
Cristo-centrico
Infantile
Natalizio
Di empowerment
Romantiche senza co-dipendenza
E spirituali senza denominazione.

Tra gli stili musicali, prevale la ballata pop, la musica acustica (stile indie), e nella produzione “Fluyendo”, inoltre appaiono diversi stili come il Blues, Gospel, Bossa, Cumbia colombiana, Big Band e Celta.

Come descriveresti la tua esperienza nell’insegnamento di musica, inglese e spagnolo a bambini in Costa Rica e California?

Ho sempre insegnato in istituzioni private, la maggior parte delle quali è bilingue. Dato che ho imparato la lingua fin da quando ero adolescente, è stato facile dare le mie lezioni in entrambe le lingue.
Ho anche eseguito l’inno di quattro delle istituzioni in cui ho lavorato (Saint Gregory, Santa Monica, Yurusti) e anche per la scuola Josefita Jurado, che mi ha assunto esternamente per comporre e interpretare il suo inno.
Quello che mi è piaciuto di più durante la mia formazione è stato fornire materiale nuovo con contenuti trasformativi. Un esempio è l’Operetta che scrissi nel 1993, “I Talenti”, per bambini di 3o, 4o e 5o. L’opera ha ricevuto diversi riconoscimenti, e nel 2004 ho fatto la versione inglese per essere montata a Saint Petersburg, in Florida.
In California ho insegnato per poco tempo, ma come era nella seconda metà dell’anno, ho avuto a mio carico l’allestimento di otto spettacoli bilingui per tutti i livelli delle 3 istituzioni della stessa proprietaria. L’obiettivo era celebrare la Luce nelle varie culture. È stata una sfida ardua, ma estremamente soddisfacente.

Quali cambiamenti importanti hai sperimentato nella tua vita personale e professionale a partire dal 2002?

In realtà, io venivo a sentirmi non solo demotivata, ma depressa per varie situazioni. Una di queste era proprio quella di dover lavorare per altre persone con principi e visioni differenti.
Quando si accetta un lavoro solo per la necessità di uno stipendio, e per adempiere agli obblighi familiari, sociali e culturali, si arriva a un punto in cui ci si rende conto che non si sta vivendo LA SUA VERITÀ, e vive solo per compiacere gli altri o per mantenere un’immagine.
Io ho un’enorme sensibilità a quella guida interna, per cui ho portato molte terapie con diversi professionisti (tradizionali e olistici), ma la depressione era maggiore delle opzioni che ascoltavo.
Quindi, già alla fine del 2002, stavo cedendo… Tuttavia, lasciando andare tutto e toccando fondo, ho scoperto una voce interiore che, per mezzo della comunicazione telepatica, mi ha fatto capire che sono amata esattamente come sono, che non ho bisogno di compiacere nessuno, che posso riscrivere la mia sceneggiatura di vita come voglio e quante volte voglio, che ho il diritto di essere felice, e che ho già dentro TUTTO quello di cui ho bisogno per realizzare il mio proposito di vita. E che la cosa più importante, è GODERE!
Da quel momento in poi, tutto cambiò e cominciarono a succedere cose straordinariamente meravigliose nella mia vita. Ecco perché il mio lavoro, più che mai, ha questo messaggio di empowerment e connessione con la nostra Guida Interiore.
Le persone che cominciarono ad entrare nella mia vita, furono profondamente cruciali per me, come ad esempio un amico americano che divenne un angelo nella mia vita, perché credette in me e nell’intenzione pura del mio lavoro. Così per quasi 20 anni mi ha sostenuto e spinto come se fossi un fratello maggiore. Durante gli ultimi tre anni della sua vita, ho potuto essere io a sostenerlo nelle sue sfide di salute, fino a chiudere il suo capitolo terreno.

Che cos’è la tua serie di fantascienza “I Poliquantici” e cosa ti ha ispirato a crearla?

Condivido il trailer della serie: https://youtu.be/u51-pbB3H6c?si=uHSKWraj4eOeDOSJ

È stato un seme che silenziosamente è rimasto seminato nel mio cuore dal 1993, proprio grazie all’Operetta Los Talentos.
Il tema era precisamente accettare ogni persona così com’è, e che ogni “difetto” è una qualità in potenza, in attesa di essere scoperta e sviluppata.
I Poliquantici sono finalmente nati come un primo “schizzo” nel febbraio del 2013. All’epoca creai una narrazione audio con canzoni, e la registrai nel mio studio di casa, ma senza intenzione di lanciarla in onda.
Poi nel luglio 2018 è apparsa la possibilità di pubblicare il libro con il marchio Balboa Press, una divisione della prestigiosa casa editrice Hay House (dell’autrice e fondatrice Louise Hay). In quel momento non sapevo ancora che il mio libro sarebbe diventato una serie di 12 episodi.
Ovviamente si tratta di un contratto, e non è una cosa economica… Il fatto è che mi sono tirata indietro dopo aver firmato il contratto.
Era un misto di vigliaccheria, e il consiglio del mio migliore amico. Così ho tenuto il potenziale libro in un baule mentale.
Nel bel mezzo della pandemia, la necessità di dare vita al progetto è riemersa, ora come serie letteraria con canzoni, e mi sono dedicato completamente a rivedere ciò che avevo, migliorarlo e completarlo. Mi sono reso conto che il contenuto sembrava più un “Coaching Infantile” in formato Science Fiction con pennellate di Fisica Quantistica e naturalmente PNL (Programmazione Neurolinguistica).
È proprio la personificazione di valori elevati, in esseri che provengono dal Sole, e sono venuti sulla Terra sotto forma di quattro bambini, e un animale domestico che è venuto nascosto, e rappresenta le nostre paure e auto-sabotaggio per smettere di fare ciò che rappresenta sfida. Quindi sono venuti per aiutarci a capire qual è il nostro vero potenziale per sconfiggere i cattivi (gli antivalori), che alla fine sono anche dentro di noi. Poi si rivelano i modi in cui queste sfide e le soluzioni si manifestano a noi.
Nel 2022 uscì il primo episodio in spagnolo, seguito dalla versione inglese e terminata con le versioni di audiolibro in entrambe le lingue nel 2023.
Questo episodio è stato il tema del discorso che ho presentato per TEDx PuraVida 2023, solo che applicato al BAMBINO INTERIORE degli adulti.
L’episodio 2 è uscito in spagnolo nel 2024, e ho dovuto fare una pausa per altri progetti. Ma come tutto quello che mi è successo, quella pausa aveva uno scopo più grande… Questa serie sta diventando quel Coaching che ho sentito, e sarà rivolto agli adulti che hanno bambini da elementare a loro carico (insegnanti, genitori, responsabili di case per bambini, ecc.)
Sono “in prima fila” a testimoniare ciò che mi ispira. Vedremo…!

Dato che la tua carriera comprende musica, composizione, produzione, programmi radiofonici, insegnamento, sviluppo personale e scrittura, come organizzi il tuo tempo per occuparti di tutte queste discipline?

Mi fa ridere, e allo stesso tempo mi sconvolge… So che ci sono parecchi progetti contemporaneamente nelle mie mani, e ce ne sono altri che stanno facendo la fila…
Il fatto è che ogni obiettivo sembra sapere come adattarsi al mio programma, e la sincronizzazione degli inviti e delle opportunità magicamente appare con un ordine che non dipende da me.
Naturalmente ho dovuto rifiutare e rinunciare a diverse attività ed iniziative, perché è molto facile lasciarsi sedurre dal potenziale che c’è in tante cose. Tuttavia, torno al momento in cui mi è stato rivelato che DEVO ESSERE SEMPRE FEDELE ALLA MIA VERITÀ (non alle voglie dell’ego).

Come integri le tue certificazioni in aree terapeutiche, comunicazione e coaching con il tuo lavoro nella musica e nell’arte?

In realtà, tutto è una stessa “trapunta”. Tutto confluisce verso uno stesso punto: riconnettersi con l’essenza dell’essere. Quindi, da quel punto di vista, tutto quello che faccio è terapeutico, compreso questo di cui stiamo parlando. Perché se la mia testimonianza di vita motiva o ispira qualcuno a credere in se stesso, nel suo potenziale interiore e nella sua autorialità di vita, allora avremo collaborato al benessere integrale di quell’essere!

Quali aspetti del solfeo, dell’armonia e del contrappunto consideri fondamentali per il tuo stile compositivo?

Da quando ero un adolescente e facevo parte dell’Orchestra Sinfonica Giovanile, ho iniziato alcuni studi di composizione. Poi la mia partecipazione al Coro Sinfonico dell’Orchestra, hanno arricchito enormemente il mio gusto per le armonie corali e molti stili di musica. Ho partecipato a un gran numero di gruppi vocali come cantante, e molte volte dirigendo il gruppo.
Gli otto anni di studi universitari che ho fatto nel campo della musica, mi hanno dato strumenti importanti, senza dubbio. Ma non sono mai stata così docile da rimanere bloccata in regole che non risuonano con me. Mi lascio guidare dall’ispirazione e da ciò che mi piace di più, indipendentemente dall’influenza dell’epoca.

Quali sfide e apprendimenti hai incontrato combinando la voce con la musica e l’insegnamento?

Ad essere sincera, non sento che siano esclusivi. Le tre discipline sono forme di comunicazione e io ho un messaggio chiaro da condividere. Intreccio le diverse forme in modo armonioso. È per questo che registro i miei audiolibri, che contengono anche musica e messaggio. E dando Discorsi-Concerto, posso usare più di una disciplina davanti al microfono.
Forse l’unica sfida è quella di non lasciarmi classificare da niente e nessuno. Il mio formato è molto “mio”, e a volte questo non è così “commerciale”. Quindi è prevedibile che non tutti siano d’accordo, o che non si adattino alla norma. Eppure, le porte mi sono sempre state aperte generosamente.

Come si è evoluto il tuo approccio creativo con la somma di formazione tecnica e terapeutica nel corso della tua carriera?

Sento che la creatività è cresciuta sempre di più, proprio a causa della connessione con la mia essenza spirituale, e questa base è quella che dà senso ad ogni altro strumento.
Ecco perché ha detto che ci sono ancora più progetti che stanno facendo la fila per poter venire alla luce a tempo debito…
Tutti hanno uno scopo di empowerment e di aiutare il prossimo a scoprire il suo potenziale interiore in totale libertà e sulla base dell’amore incondizionato.

Quale messaggio daresti a coloro che stanno attraversando momenti particolarmente difficili nella loro vita attuale?

Che dobbiamo credere in noi stessi, sapendo che siamo tutti canali di ispirazione universale. Che possediamo già la chiave per il vero successo, che non si limita all’aspetto materiale e intellettuale.
Il successo, come lo vedo, è proprio quella libertà che dà sapere che siamo permanentemente connessi con quell’Onnipotenza, Onniscienza e Onnipresenza che è fatta di puro Amore e Luce, e partecipa attivamente alla nostra vita quotidiana. Non è separata da noi, ma DENTRO ognuno di noi.
E che sappiamo che la nostra realtà di vita, è la proiezione delle nostre convinzioni. Quindi, se crediamo di essere vittime delle circostanze, stiamo dando più potere a quelle circostanze per dominarci e affondarci.
Ma se crediamo con certezza che abbiamo tutte le soluzioni dentro, se andranno manifestando nella nostra creatività ed impulsi intuitivi, e molto rapidamente vedremo i risultati ancora migliori di quello che abbiamo calcolato inizialmente.

Su quali progetti artistici e di produzione stai attualmente lavorando?

Ho appena lanciato la versione in inglese del mio programma di coaching online: “The Neuro-Spiritual Method”, rivolto a donne di mezza età, perché è proprio il momento in cui io stessa ho avuto la mia trasformazione di vita.
Voglio condividere con loro tutto ciò che ho imparato e mostrare loro cosa si può fare.
Tra pochi mesi lancerò la versione spagnola dello stesso programma.
D’altra parte, come ho detto sopra, sto preparando il corso di Coaching infantile per insegnanti, genitori e responsabili di bambini tra 7 e 11 anni, attraverso il “kit” Poliquantico.
Al termine di questa serie, devo finire un romanzo di finzione per adolescenti con il tema dell’empowerment (poi condivido il titolo).
È in corso anche una raccolta di racconti per bambini della scuola materna, basandosi su alcune delle mie canzoni d’infanzia e la storia dietro quei personaggi. (È anche piena di positivismo)
Musicalmente ho già la preoccupazione di comporre un’altra produzione musicale di empowerment, perché sono canzoni che uso nelle mie attività come coach.
Ed infine, sto preparando un programma per bambini e un podcast.
(Forse domani nasceranno altre idee… Non chiedermelo per un po’! Ja!)

Apprezzo profondamente il tuo sostegno al mio lavoro, Carlos Jarquín!
Apprezzo l’interesse nel mio percorso e in ciò che le mie attività possono fare per migliorare lo stile di vita di coloro che ricevono il mio contributo.

Alba è membro di diverse associazioni, tra cui:
Associazione Costaricana delle Scrittrici (ACE)
Associazione Costaricana degli Autori Musicali (ACAM)
Associazione dei professionisti della voce (APROVOZ)
Voicemasters Latam
Associazione Multinazionale degli Artisti della Voce (AMAV)
Rete di solidarietà “Io scelgo di aiutare”
Rete Donne Beta
Collaboratrice in progetti vocali con INCREARTE
Tra i suoi riconoscimenti spiccano:
Nomination al Premio SOVAS 2023 nella categoria Audiobook Narration – Fantasy – Best Spanish Voiceover, California, USA
Rappresentante della Costa Rica al concorso latinoamericano di Oratoria, Cancun, Messico
Premio ACAM 2016 per l’album musicale per bambini “El Mono Rufredo”

Composizione di testi e musica per istituzioni educative come la Saint Gregory School, la Santa Monica School, la Yurusti School e la Josefita Jurado School.

Nel seguente video, il nostro ospite ci manda un saluto e ci parla brevemente del suo lavoro artistico:
https://youtu.be/DeV4qBytJt8?si=qJn8fstuHR0yqiW7

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L’intervistatore è uno scrittore e giornalista nicaraguense che vive in Costa Rica.

Alba C. Molina: entre acordes, palabras, enseñanza y libros

Por Carlos Javier Jarquín
Querida comunidad cibernauta, me complace mucho compartir con ustedes una entrevista que le he realizado a una gran artista de origen colombiano y nacionalizada costarricense. Es un verdadero honor entrevistar a una persona tan polifacética y humanista, una mujer que ha entregado todo por el empoderamiento humano y que, a lo largo de su vida, ha estado en constante aprendizaje, exploración y difusión del conocimiento a través de la música, las consejerías, la educación y los libros.
Hablo de la destacada cantautora Alba Cecilia Molina Gómez, mejor conocida en la industria artística como Alba C. Molina, nacida el 16 de abril de 1960 en Bogotá, Colombia, y que desde los 10 años reside en Costa Rica.
Alba es Coach Integral de Vida, Coach Neuro-Espiritual, cantautora de positivismo, conferencista bilingüe, escritora, narradora, productora de cápsulas de inspiración y actriz de doblaje. Se destaca genuinamente por su inclinación natural hacia ayudar a las personas a reencontrarse con su esencia y misión auténtica, una vocación que se fortaleció tras una profunda catarsis en 2003. Esto la impulsó a formarse a través de diversas herramientas terapéuticas y comunicativas, como Programación Neurolingüística, Musicoterapia, Comunicación No Violenta (NVC), Reiki, Oratoria, Locución y Autoría Literaria. Ha impartido numerosas conferencias en ciudades de Estados Unidos, Panamá, México, Argentina y Costa Rica.
Nuestra invitada se ha distinguido en diversas disciplinas, tanto como compositora y cantautora, así como en el ámbito educativo. Sus canciones abordan temas de positivismo y empoderamiento para todas las edades; sin embargo, como ella misma señala: “en mi material infantil, también escribo canciones que estimulan la imaginación o que sean de simple entretenimiento y gozo”.
Alba posee una trayectoria amplia y versátil, por lo que resulta difícil abarcar en una sola conversación todos los ámbitos en los que esta destacada mujer ha crecido, tanto en lo artístico como en lo profesional. Por ello, he procurado entablar un diálogo con ella en este formato, de manera concisa y precisa. Lo que presentamos a continuación es una breve mirada a la valiosa carrera de esta importante artista latinoamericana.
Queridos lectores, espero que esta entrevista sea una fuente de inspiración, especialmente para quienes están comenzando en el mundo de la música o en cualquier disciplina artística a la que se dediquen. Que les motive a seguir creciendo y a convertirse en grandes profesionales, pues ustedes son el futuro de la humanidad y los herederos del arte musical. No hay mejor manera de aprender que acercándose a personas con un legado tan importante como el de nuestra invitada de hoy, quien sin duda es una verdadera referencia de la música contemporánea. Su voz, tan sonora y melodiosa, cautiva a la audiencia al instante. No lo digo por elogiar, sino porque he tenido la dicha de verla interpretar algunas de sus canciones en vivo y en directo.

Entrevista
¿Cómo fue para ti crecer en un hogar donde la música, el arte y la locución se vivían con tanta intensidad y brillo?

Mi infancia fue marcada por la armonía. Esto lo digo tanto por el amor familiar, como a la música literalmente. Pero no me refiero a conceptos tan genéricos, que podrían parecerse a la cuna de tantas personas en cualquier parte del mundo… Ya verás:
En esa época (en el siglo pasado) era común encontrar familias numerosas en Colombia. Como buenos católicos, mis abuelos maternos tuvieron catorce hijos, y los abuelos paternos quince, de los cuales, mi padre fue el menor.
Las nueve hermanas de mi papá decidieron tomar los hábitos, y todos los varones pasaron por el seminario por un buen tiempo. Bueno, uno de ellos murió siendo bebé, y otro, ya en el noviciado, murió a los veintiún años. De los demás, uno se hizo sacerdote y los otros tres eligieron formar familias.
¡Era maravilloso estar presente cuando la familia Molina-Roldán se reunía, pues todos tocaban instrumentos y cantaban!
Mis dos hermanos, mis primos y yo, participamos también en las celebraciones musicales, y hasta nos grababan cantando en armonía de dos y tres voces.
Una de las tías fue mi profesora en los primeros años escolares, y ya desde el kínder me ponía a hacer presentaciones tocando marimba y cantando; ya luego aprendí sola a tocar el tiple y la guitarra.

¿De qué manera influyó tu tío, el sacerdote, en el desarrollo de tu mundo musical y artístico?

Mi tío, “el Padre Bernardo”, como todos le decíamos, fue un ser extraordinario en muchos sentidos. Los dones que tenía eran numerosos: En el arte, pintaba grandes cuadros que adornaron varias iglesias en el país, hacía esculturas, tocaba varios instrumentos, escribía poesías y canciones, y su sensibilidad espiritual marcó la vida de muchas personas que dieron testimonio de su sabiduría y gran carisma.
Él solía ir a mi casa frecuentemente, para interpretar varias obras clásicas en el piano. Yo me embelesaba escuchándolo, y frecuentemente me quedaba de pie junto a él mientras tocaba cada pieza, por lo que aprendí de oído fragmentos de varias de esas obras durante esos primeros 10 años de mi vida.
Más adelante, cuando ya nos mudamos a Costa Rica, él se interesó mucho por lo que yo iba creando musicalmente, así que me escribía cartas (sí, de las que se enviaban por correo aéreo con estampillas…) dándome sus impresiones acerca de mis obras, y contándome que muy orgulloso las compartía con otros sacerdotes músicos. ¡Aún guardo sus palabras de apoyo como un tesoro!

¿Cuéntanos el significado de tu nombre, y por qué se decidió cambiarlo desde el inicio. ¿Qué representa para ti ese cambio?

Ciertamente fue muy importante la influencia que mi tío tuvo en mi vida en varios aspectos desde mi nacimiento. Mi mamá había elegido el nombre Gloria para mí, ya que nací un Sábado Santo, que la iglesia lo llama Sábado de Gloria.
Sin embargo, mi tío le pidió a mi madre que por favor me pusiera mejor el nombre Alba Cecilia, a lo cual ella accedió.
Varias décadas más tarde, en medio de un rato de meditación, yo sentí que se me informaba que era importante llamarme Alba, pues es la primera luz del día; y Cecilia, porque es la Santa Patrona de la Música. La explicación que me dio fue que, si mi nombre hubiera sido Gloria, habría utilizado la música para la vana-gloria, y mi música estaba destinada a llevar luz a los que la escucharan.
Lo interesante es que nunca me llamó la atención hacer música comercial sólo para buscar popularidad y, por el contrario, mis canciones siempre han sido del corte positivo y espiritual. Me llenan de gozo y entusiasmo. Me ayudan a tener claridad de mis metas.

¿A qué se debe que en algunas producciones aparezcas con diferentes nombres, como Alba, Alba Molina y Alba C. Molina?

En Colombia todos me decían Alba Cecilia, pero en Costa Rica sólo se me llamaba por el primer nombre. El oído se me fue acostumbrando.
He escrito canciones desde los 13 años, y las primeras que fueron difundidas públicamente fueron varios temas Cristo-céntricos que escribí para un grupo acústico que dirigía, llamado “Leche y Miel”.
Pero ya a nivel de grabaciones más profesionales, he realizado música para niños y para adultos, aunque sin ninguna “estrategia comercial”; porque si lo hubiera hecho con esa visión, ¡todo habría sido diferente!
Esas producciones musicales iniciales, se lanzaron en 1993, por el mero placer de plasmar canciones buscando estética en las obras, y para aportar material escolar.
Mis primeras producciones las realicé junto con mis hijos, y nos identificábamos como Alborada (sinónimo de “alba”). Bajo ese nombre saqué las producciones: “Dinosaurios”, “Había una Vez en Belén” y “Fantasía”.
Luego saqué la producción “Navidad Es Tiempo de Amar” junto a mi hija, y nos identificamos con los nombres de ambas: Alba y Adriana.
Con mi nombre Alba saqué las producciones “En Vuelo”, y su versión en inglés “Flying on Fire”.
Más tarde, usé mi nombre más usual, Alba Molina, y saqué las producciones: “Transfórmame”, “A Tu Viva Imagen”, “Fluyendo” y “Flying on Fire”.
Sin embargo, para honrar mi nombre completo, a partir de ese momento incorporé la inicial de “Cecilia” al identificarme. Así que bajo ese “sello” Alba C. Molina saqué: “Tu Mundo Es Tu Reflejo”, “Your World Is Just Reflection”, “Arrullando Genios”, “El Pato To-Tomás”, “¡Alerta!” y “El Mono Rufredo”.
Comparto este enlace de una entrevista alusiva al tema principal de esta última producción, el cual ganó primer lugar de popularidad en una emisora Española: https://youtu.be/S72mcB2JSnE?si=ReifjIeNpxolq98t
También identificándome como Alba C. Molina, saqué mi libro de temas de diálogo: “Ya posees la Llave” y la serie infantil “Los Policuánticos”
Dicho sea de paso, aún en la actualidad con frecuencia grabo y comparto escenario con mi hija Adriana Muñoz, quien es cantante profesional, y con mi hijo Luis Diego, quien tiene un talento musical extraordinario. Ambos han participado en casi todas mis producciones musicales.

¿Cuáles son los temas más recurrentes y significativos en tus composiciones musicales?

El positivismo y empoderamiento. Mi trabajo en general es una misión de vida, y mi objetivo es ser una “mensajera” que le recuerde a cada persona con que me cruce (físicamente o a través de mis obras) cuál es su conexión con la esencia de la Vida. Que re-conecte con sus raíces eternas, y que YA tienen ADENTRO todas las respuestas y herramientas que requieren para realizar su misión y propósito a su paso por esta vida.
Dentro del material infantil, también exalto los valores y el potencial interno. Varios de esos temas hacen alusión a la alta auto-estima y aceptación de todas sus características tales y como son. Sin embargo, a los niños también les escribo canciones que estimulen la imaginación, o que sean de simple entretenimiento y gozo.

¿Cuál ha sido la evolución en los géneros y temáticas de tus producciones discográficas desde 1993 hasta la fecha?

Bueno, te cuento que en la última década he seguido componiendo música, sólo que no han sido temas independientes. Lo que conocemos como “singles”. Por ejemplo, he hecho varias canciones por contrato. Una fue una composición para Costa Rica, y otra fue navideña. Después hice por mi cuenta otra canción navideña tanto en español como en inglés.
Por otro lado, las canciones de los libros de Los Policuánticos, son actualmente 14. Y los cinco poemas musicalizados para dos de mis amigas escritoras.
En general, las canciones que he escrito desde mi adolescencia, han sido con los géneros:
Cristo-céntrico
Infantil
Navideño
De empoderamiento
Románticas sin co-dependencia
Y espirituales sin denominación.

Entre los estilos musicales, prevalece la balada pop, la música acústica (estilo indie), y en la producción “Fluyendo”, además aparecen varios estilos como el Blues, Gospel, Bossa, Cumbia colombiana, Big Band y Celta.

¿Cómo describirías tu experiencia enseñando música, inglés y español a niños en Costa Rica y California?

Fui maestra siempre en instituciones privadas, de las cuales, la mayoría es bilingüe. Dado que yo aprendí el idioma desde que era adolescente, me fue fácil dar mis lecciones en ambos idiomas.
Incluso realicé el himno de cuatro de las instituciones donde trabajé (Saint Gregory, Santa Mónica, Yurusti) y también para la escuela Josefita Jurado, que me contrató externamente para componer e interpretar su himno.
Lo que más he disfrutado en mi etapa educativa, es aportar material nuevo con contenido transformador. Un ejemplo es la Opereta que escribí en 1993, “Los Talentos”, para niños de 3º, 4º y 5º. La obra recibió varios reconocimientos, y en el 2004 hice la versión en inglés para ser montada en Saint Petersburg, Florida.
En California di clases por poco tiempo, pero como fue en la segunda mitad del año, tuve a mi cargo el montaje de ocho espectáculos bilingües para todos los niveles de las 3 instituciones de una misma dueña. El objetivo fue conmemorar La Luz en las distintas culturas. Fue un reto arduo, pero sumamente satisfactorio.

¿Qué cambios importantes experimentaste en tu vida personal y profesional a partir del 2002?

En realidad, yo venía sintiéndome no sólo desmotivada, sino deprimida por varias situaciones. Una de ellas, era precisamente el tener que trabajar para otras personas con diferentes principios y visiones.
Cuando uno acepta un empleo sólo por la necesidad de un salario, y para cumplir con obligaciones familiares, sociales y culturales, llega a un punto en el que uno se da cuenta de que no está viviendo SU VERDAD, y sólo vive para complacer a otros o para mantener una imagen.
Yo tengo una enorme sensibilidad a esa guía interna, por lo que llevé muchas terapias con distintos profesionales (tradicionales y holísticos), pero la depresión era mayor que las opciones que escuchaba.
Así que, ya para finales del 2002, yo estaba sucumbiendo… Sin embargo, al soltar todo y tocar fondo, descubrí una voz interna que, por medio de comunicación telepática, me hizo entender que soy amada exactamente como soy, que no necesito complacer a nadie, que puedo re-escribir mi guion de vida como quiera y cuantas veces lo desee, que tengo derecho a ser feliz, y que ya tengo adentro TODO lo que he de necesitar para realizar mi propósito de vida. Y que lo más importante, ¡es DISFRUTAR!
A partir de ese momento, absolutamente todo cambió y comenzaron a suceder cosas extraordinariamente maravillosas en mi vida. Por eso mi trabajo, más que nunca, tiene ese mensaje de empoderamiento y conexión con nuestra Guía Interna.
Las personas que comenzaron a llegar a mi vida, fueron profundamente cruciales para mí, como por ejemplo un amigo norteamericano que se convirtió en un ángel en mi vida, pues creyó en mí y en mí y en la intención pura de mi trabajo. Así que por casi 20 años me apoyó y me impulsó como si hubiera sido un hermano mayor. Durante los últimos tres años de su vida, pude ser yo la que lo apoyó en sus retos de salud, hasta cerrar su capítulo terrenal.

¿En qué consiste tu serie de ciencia ficción “Los Policuánticos” y qué te inspiró a crearla?
Comparto el tráiler de la serie: https://youtu.be/u51-pbB3H6c?si=uHSKWraj4eOeDOSJ

Fue una semilla que silenciosamente quedó sembrada en mi corazón desde 1993, precisamente gracias a la Opereta Los Talentos.
El tema era precisamente aceptar a cada persona tal y como es, y que todo “defecto” es una cualidad en potencia, esperando a ser descubierta y desarrollada.
Los Policuánticos finalmente nacieron como un primer “boceto” en Febrero del 2013. En ese entonces, creé una audio-narración con canciones, y la grabé en mi estudio casero, pero sin intención de lanzarlo al aire.
Luego en Julio del 2018 apareció la posibilidad de publicar el libro con el sello Balboa Press, una división de la prestigiosa casa de publicaciones Hay House (de la autora y fundadora Louise Hay). Para este momento yo aún no sabía que mi libro en realidad se convertiría en serie de 12 episodios.
Obviamente es una contratación, y no es algo barato… El asunto es que me eché para atrás después de haber firmado el contrato. Fue una mezcla de cobardía, y el consejo de mi mejor amigo. Así que guardé el potencial libro en un baúl mental.
En medio de la pandemia, la necesidad de dar vida al proyecto resurgió, ahora como una serie literaria con canciones, y me volqué completamente a revisar lo que tenía, mejorarlo y completarlo. Me di cuenta de que el contenido parecía más bien un “Coaching Infantil” en formato Ciencia Ficción con pinceladas de Física Cuántica y por supuesto PNL (Programación Neurolingüística).
Es precisamente la personificación de los altos valores, en seres que provienen del Sol, y vinieron a la Tierra en forma de cuatro niños, y una mascota que vino escondida, y representa nuestros temores y auto-saboteo para dejar de hacer lo que representa reto. Así que vinieron para ayudarnos a entender cuál es nuestro verdadero potencial para vencer a los villanos (los antivalores), que a final de cuentas también están adentro de nosotros. Entonces se va revelando las formas en que se nos manifiestan esos retos y las soluciones.
En 2022 salió el primer episodio en español, siguiéndolo la versión en inglés y terminando con las versiones de audiolibro en ambos idiomas en el 2023.
Este episodio fue el tema de la charla que presenté para TEDx PuraVida 2023, sólo que aplicado al NIÑO INTERIOR de los adultos.
El episodio 2 salió en español en el 2024, y tuve que pausar por otros proyectos. Pero como todo lo que me ha sucedido, esa pausa tenía un propósito mayor… Esta serie se está convirtiendo en ese Coaching que sentí, y será dirigido a los adultos que tienen niños de primaria a su cargo (maestros, padres de familia, encargados de hogares de niños, etc.)
Estoy “en primera fila” siendo testigo de lo que se me va inspirando. ¡Ya veremos…!

Dado que tu carrera abarca música, composición, producción, programas radiales, enseñanza, desarrollo personal y escritura, ¿cómo organizas tu tiempo para atender todas estas disciplinas?
Me da risa, y a la vez me abruma… Sé que hay bastantes proyectos simultáneamente en mis manos, y hay otros que están haciendo fila…
El asunto es que cada objetivo parece saber cómo acomodarse en mi horario, y la sincronía de invitaciones y oportunidades mágicamente aparecen con un orden que no depende de mí.
Por supuesto que he tenido que rechazar y renunciar a varias actividades e iniciativas, porque es muy fácil dejarse seducir por el potencial que hay en tantas cosas. Sin embargo, regreso al momento en el que se me reveló que SIEMPRE DEBO SER FIEL A MI VERDAD (no a los antojos del ego).

¿Cómo integras tus certificaciones en áreas terapéuticas, comunicación y coaching con tu trabajo en la música y el arte?
En realidad, todo es una misma “colcha de retazos”. Todo confluye hacia un mismo punto: re-conectar con la esencia del ser. Así que, desde ese punto de vista, todo lo que hago es terapéutico, incluyendo esto que estamos conversando. Pues si mi testimonio de vida motiva o inspira a alguien a creer en sí mismo, en su potencial interno y su autoría de vida, ¡entonces habremos colaborado al bienestar integral de ese ser!

¿Qué aspectos del solfeo, la armonía y el contrapunto consideras fundamentales para tu estilo compositivo?
Desde la época de adolescente en que fui miembro de la Orquesta Sinfónica Juvenil, comencé con algunos estudios de composición. Luego mi participación en el Coro Sinfónico de la Orquesta, enriquecieron enormemente mi gusto por las armonías corales y muchos estilos de música. He participado en una gran cantidad de ensambles vocales como cantante, y muchas veces dirigiendo al grupo.
Los ocho años de estudios universitarios que realicé en el campo de la música, me dieron importantes herramientas, sin duda. Pero nunca he sido tan dócil como para permanecer encasillada en reglas que no resuenan conmigo. Yo me dejo guiar por la inspiración y lo que me gusta más, sin importar la influencia de la época.

¿Qué desafíos y aprendizajes has encontrado al combinar la locución con la música y la enseñanza?
Para ser sincera, no siento que sean excluyentes. Las tres disciplinas son formas de comunicación, y yo tengo un mensaje claro para compartir. Intercalo las distintas formas de manera armoniosa. Por eso grabo mis audiolibros, los cuales contienen también música y mensaje. Y al dar Charlas-Concierto, puedo utilizar más de una disciplina ante el micrófono.
Tal vez el único desafío es el de no dejarme encasillar por nada ni nadie. Mi formato es muy “mío”, y a veces eso no es tan “comercial”. Así que es esperable que no todo el mundo esté de acuerdo, o que no calce con lo establecido. Aún así, siempre se me han abierto puertas generosamente.

¿Cómo ha evolucionado tu enfoque creativo con la suma de formación técnica y terapéutica a lo largo de tu carrera?
Siento que la creatividad ha crecido cada vez más, precisamente a raíz de conectar con mi esencia espiritual, y esa base es la que le da sentido a cualquier otra herramienta.
Por eso comentaba que hay aún más proyectos que están haciendo fila para poder salir a la luz a su tiempo…
Todos ellos tienen un propósito de empoderamiento y de ayudar al prójimo a descubrir su potencial interno en total libertad y con base en el amor incondicional.
¿Qué mensaje darías a quienes están atravesando momentos especialmente difíciles en su vida actual?
Que debemos creer en nosotros mismos, sabiendo que todos somos canales de la inspiración Universal. Que ya poseemos la llave para el verdadero éxito, lo cual no se limita al aspecto material e intelectual.
El éxito, según lo veo, es justamente esa libertad que da el saber que estamos conectados permanentemente con esa Omnipotencia, Omnisciencia y Omnipresencia que está hecha de puro Amor y Luz, y participa activamente en nuestro día a día. No está separada de nosotros, sino ADENTRO de cada uno.
Y que sepamos que nuestra realidad de vida, es la proyección de nuestras convicciones. Así que, si creemos que somos víctimas de las circunstancias, le estamos otorgando más poder a esas circunstancias para que nos dominen y hundan.
Pero si creemos con certeza que tenemos todas las soluciones adentro, si irán manifestando en nuestra creatividad e impulsos intuitivos, y muy rápidamente veremos los resultados aún mejores de lo que calculamos inicialmente.

¿En qué proyectos artísticos y de producción estás trabajando actualmente?
Acabo de lanzar la versión den inglés de mi programa de Coaching en línea: “The Neuro-Spiritual Method”, dirigido a mujeres de mediana edad, pues es precisamente la época en que yo misma tuve mi transformación de vida. Deseo aportarles todo lo aprendido y mostrarles lo que se puede lograr.
Dentro de pocos meses lanzaré la versión en español del mismo programa.
Por otro lado, como comenté más arriba, estoy preparando el curso de Coaching infantil para maestras, padres de familia y encargados de niños entre 7 y 11 años, a través del “kit” Los Policuánticos.
Al terminar de escribir esta serie, debo terminar una novela de ficción para adolescentes con la temática del empoderamiento (luego les comparto el título).
También está en proceso una colección de cuentos para niños de preescolar, basándome en varias de mis canciones infantiles y la historia detrás de esos personajes. (También está llena de positivismo)
Musicalmente ya tengo la inquietud de componer otra producción musical de empoderamiento, pues son canciones que utilizo en mis actividades como coach.
Y finalmente, he estado preparando un programa infantil y un podcast.
(Tal vez mañana surgen más ideas… ¡No me preguntes por un tiempo! ¡Ja!)

¡Agradezco profundamente tu apoyo a mi trabajo, Carlos Jarquín!
Aprecio el interés en mi trayectoria y en lo que mis actividades puedan lograr en el mejoramiento del estilo de vida de los que reciban mi aporte.

Alba es miembro de varias asociaciones, entre ellas:
Asociación Costarricense de Escritoras (ACE)
Asociación Costarricense de Autores Musicales (ACAM)
Asociación de Profesionales de la Voz (APROVOZ)
Voicemasters Latam
Asociación Multinacional de Artistas de la Voz (AMAV)
Red solidaria “Yo Elijo Ayudar”
Red Mujeres Beta
Colaboradora en proyectos de voz con INCREARTE
Entre sus reconocimientos destacan:
Nominación al Premio SOVAS 2023 en la categoría Audiobook Narration – Fantasy – Best Spanish Voiceover, California, USA
Representante de Costa Rica en concurso Latinoamericano de Oratoria, Cancún, México
Premio ACAM 2016 por el álbum musical infantil “El Mono Rufredo”
Composición de letras y música para instituciones educativas como Saint Gregory School, Santa Mónica School, Escuela Yurusti y Escuela Josefita Jurado.

En el siguiente video, nuestra invitada nos envía un saludo y nos habla brevemente sobre su trabajo artístico:
https://youtu.be/DeV4qBytJt8?si=qJn8fstuHR0yqiW7

Los invito cordialmente a seguir a nuestra invitada en sus redes sociales.
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Foto cortesia di Carlos Jarquin

El entrevistador es escritor y columnista nicaragüense radicado en Costa Rica.

Alba C. Molina è una Life Coach Integrale, una Neuro-Spiritual Coach, una cantautrice positiva, una speaker bilingue, una scrittrice, una narratrice, una produttrice di podcast motivazionali e una doppiatrice. Foto: aprile 2025/Per gentile concessione di Alba.



Alba C. Molina ha costantemente imparato, esplorato e condiviso la sua conoscenza attraverso la musica, la consulenza, l’istruzione e i libri. Foto, aprile 2025. Per gentile concessione di Alba.

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