Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO : Elisa Mascia- Italia e presentata dalla Dra Hc Maria Elena Ramirez – Venezuela

Foto con la Dra Hc Maria Elena Ramirez – Venezuela ed Elisa Mascia -Italia


Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO

PUBBLICATO SU:

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LETTERE PER LA PACE MONDIALE
13a EDIZIONE CAPITOLO I
Elisa Mascia

La Fata Segreta

Mi nascosi tra i fili di nuvole blu che avevano perso le sfumature rubate al rosso.

Come una passeggera tra quei ciottoli, pregai con la musica di sottofondo di un sontuoso valzer.

Danzammo senza ombrelli, tra le pungenti gocce di pioggia mescolate allo scintillio della felicità.

Al tuo dito apparve l’anello promesso e incantevole, che ancora parlava in silenzio.

Indossava un abito di antica nobiltà; era venuta da me, sorpresa dal tuo fascino e dal tuo gusto superiore, e dalla segreta benedizione delle piccole stelle attaccate all’interno affinché non fossi mai lasciata nell’oscurità.

Quando non ci sei, la fata segreta emerge dalla mia anima e porta un po’ di luce a chi ne ha bisogno, perché il tuo nome non deve morire con la tua assenza; il tuo messaggio di pace e amore per tutti i nostri fratelli e sorelle è vitale.

Elisa Mascia

Dott.ssa Maria Elena Ramirez
CEO e Fondatrice, Direttrice di Humanity Magazine Global, 13a Edizione, Capitolo II: Lettere per la Pace nel Mondo
Gennaio 2026

Humanity Magazine Global & World Peace Letters 13 EDITION  CHAPTER I SECOND GROUP

PUBLISHED IN:
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WORLD PEACE LETTERS
13 EDITION CHAPTER I
Elisa Mascia

El Hada Secreta

Me escondía entre los tenues mechones de nubes azules que habían perdido los matices robado al rojo.
Como pasajera entre esas piedrecitas, rezaba con la música de fondo de un suntuoso vals.

Bailamos sin paraguas, entre las punzantes gotas de lluvia mezcladas con el brillo de la felicidad.
En tu dedo, apareció el anillo prometido y encantador, aún hablando en silencio.

Llevaba un vestido de antigua nobleza; había llegado a mí, sorprendida por tu encanto y gusto superior, y la secreta bendición de las estrellitas adheridas al interior para nunca quedar en la oscuridad.

Cuando no estás, el hada secreta emerge de mi alma y da un poco de luz a quienes lo necesitan, porque tu nombre no debe morir con tu ausencia; tu mensaje de paz y amor para todos nuestros hermanos es vital.

Elisa Mascia

Dra Hc Maria Elena Ramirez
CEO AND FOUNDER EDITOR OF HUMANITY MAGAZINE GLOBAL 13 EDITION CHAPTER II WORLD PEACE LETTERS
JANUARY 2026

Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I “VALORI UNIVERSALI E CULTURA DELLA PACE” Che l’empatia e la pace prevalgano nel mondo

COPERTINA 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO HUMANITY MAGAZINE LETTERE PER LA PACE GLOBALE E MONDIALE:
DIFENSORE DELLA PACE GLOBALE
Elisa Mascia
#WORLDPEACELETTERSPRIZEDIAMOND2026

PUBBLICATO SU:
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Milioni di voci epiche per la pace mondiale

“Che la pace prevalga. Alzo la mia torcia, unendo le bandiere di tutte le nazioni, seminando semi di pace nel cuore dell’umanità.
Rivista Umanità Globale. Un sentimento universale che si collega alle Lettere per la Pace Mondiale, unendo tutte le arti, la cultura e la letteratura universale e umanistica, creando legami di fraternità  tra i popoli attraverso i potenti messaggi delle Lettere per la Pace nel Mondo, esplorando le connessioni umane che ispirano empatia, comprensione, compassione, speranza e armonia, promuovendo amore, pace, rispetto, non violenza, dignità umana, giustizia e libertà, educando attraverso i valori universali e la cultura della pace per un processo di costruzione della pace reale, attivo e duraturo”.

Dra Hc Maria Elena Ramirez ©
13 EDIZIONE CAPITOLO I
Cultura della Pace Globale e Universale
Valori Universali
Diritti Umani
PRESIDENTE, CEO, FONDATORE E DIRETTORE DI HUMANITY GLOBAL MAGAZINE/LETTERE PER LA PACE NEL MONDO.
GENNAIO 2026

Humanity Magazine Global & World Peace Letters 13th EDITION CHAPTER I “UNIVERSAL VALUES AND CULTURE OF PEACE” May empathy and peace prevail in the world

COVER 13TH EDITION CHAPTER I SECOND GROUP HUMANITY MAGAZINE GLOBAL & WORLD PEACE LETTERS:
DEFENDER OF GLOBAL PEACE
Elisa Mascia
#WORLDPEACELETTERSPRIZEDIAMOND2026

PUBLISHED IN:
http://68f64218aa782.site123.me
Millions of epic voices for world peace

“May peace prevail. I raise my torch, uniting the flags of all nations, sowing seeds of peace in the heart of humanity.
Global Humanity Magazine. A universal sentiment that connects with the Letters for World Peace, uniting all the arts, culture, and universal and humanistic literature, creating bonds of fraternity among peoples through the powerful messages of the Letters for World Peace, exploring the human connections that inspire empathy, understanding, compassion, hope, and harmony, fostering love, peace, respect, non-violence, human dignity, justice, and freedom, educating through universal values and the culture of peace for a real, active, and lasting peacebuilding process”.

Dra Hc Maria Elena Ramirez ©
13 EDITION CHAPTER I
Culture of Global and Universal Peace
Universal Values
Human Rights
PRESIDENT, CEO, FOUNDER, AND EDITOR OF HUMANITY GLOBAL MAGAZINE/LETTERS FOR WORLD PEACE.
JANUARY 2026

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La poetessa artista Letizia Caiazzo scrive una dedica in memoria del prof Nuccio Mula

Foto cortesia del prof Nuccio Mula condivisa dall’ artista Letizia Caiazzo

In memoria del Prof. Nuccio Mula
Intellettuale, critico e maestro di umanità
Con profonda riconoscenza e sincera commozione desidero ricordare il Prof. Nuccio Mula, figura di primo piano nel panorama culturale siciliano e nazionale. Poeta, scrittore, critico d’arte, massmediologo e docente, ha dedicato la sua vita allo studio, alla divulgazione e alla promozione della cultura, distinguendosi per rigore, sensibilità e una straordinaria capacità di lettura del contemporaneo.
La nostra conoscenza risale al 2008, quando ebbi l’onore di ricevere da lui una critica attenta e sorprendentemente sensibile dedicata alla mia arte digitale. In quelle parole, precise e generose, riconobbi immediatamente la profondità del suo sguardo, la sua intelligenza vivace e la sua rara umanità. Da quel primo contatto nacque un dialogo che, nel tempo, si trasformò in una collaborazione fondata su stima reciproca, rispetto e un affetto sincero.
Il Prof. Mula ha seguito con interesse e discrezione il mio percorso artistico e letterario, accompagnandomi con consigli sempre pertinenti e con una capacità unica di incoraggiare senza mai invadere. La nostra collaborazione si è concretizzata nella pubblicazione di due raccolte poetiche, Riflessi d’amore e Brividi ed armonie, opere che testimoniano la naturale sintonia delle nostre sensibilità e la fiducia che ci univa. Vedere i nostri nomi affiancati sulle stesse copertine rimane per me motivo di profonda gratitudine.
Ho avuto il privilegio di incontrarlo personalmente ad Agrigento, in occasione del Premio Acamante e Fillide. In quella circostanza, il riconoscimento ricevuto passò in secondo piano: ciò che più mi emozionò fu la possibilità di abbracciarlo finalmente. Quel momento, semplice e intenso, è oggi uno dei ricordi più preziosi che custodisco.
Il Prof. Mula è stato una figura di riferimento per generazioni di lettori, studenti e colleghi. Per oltre trent’anni ha collaborato con L’Amico del Popolo, dopo gli esordi negli anni Ottanta con L’Eco di Agrigento. La sua casa di via San Vito, colma di libri e appunti, era un autentico presidio culturale, un luogo in cui la ricerca non si interrompeva mai. La sua scrittura, raffinata e mai compiaciuta, ha rappresentato un punto fermo nel dibattito culturale del territorio.
Con la sua scomparsa perdiamo un intellettuale di grande spessore, capace di coniugare cultura e gentilezza, rigore e calore umano. Ma ciò che ci ha lasciato — i suoi saggi, i suoi versi, i suoi insegnamenti, la sua generosità — continuerà a vivere. Rimarrà nelle sue opere, nella memoria di chi lo ha conosciuto e in quel suo modo unico di illuminare gli altri senza mai cercare il centro della scena.
Il suo esempio resta un’eredità preziosa, un invito a coltivare la cultura come spazio di dialogo, rispetto e umanità.
Letizia Caiazzo 29 gennaio 2026

Foto cortesia e documentazione condivise dall’ artista Letizia Caiazzo

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L’amicizia vera e sincera non conosce né spazio né tempo! Letizia Caiazzo scrive una dedica in memoria del prof Nuccio Mula scomparso da pochi giorni, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Il giornalista Jahongir Nomozov intervista Aysel Khanlargizi Safarli

Foto cortesia di Aysel Khanlargizi Safarli e Jahongir Nomozov

  ” I MIEI RICORDI D’INFANZIA MI SINTONIZZANO SEMPRE SU NOTE FRAGILI“

La nostra interlocutrice è una delle figure brillanti della letteratura azera — poetessa, pubblicista ed editore; membro dell’Unione degli scrittori azeri’, dell’Unione degli scrittori dell’Asia centrale “Yanqi Ovoz” e dell’Unione degli scrittori e delle figure letterarie Iraq-Turkmeni’; destinataria della borsa di studio presidenziale; vincitrice dei premi letterari “Rasul Rza” e “Shakhmar Alakbarzadeh”; Capo dell’ala femminile del Partito della Solidarietà Civile; e redattrice del sito web Mustaqil.az — Aysel Khanlargizi Safarli.

– Quando si parla di infanzia, una persona si immerge in un oceano di gioia e di ricordi dolorosi.
Quando ricordi gli anni della tua infanzia, quali sentimenti si risvegliano per primi nel tuo cuore?

— I miei ricordi d’infanzia mi sintonizzano sempre su note fragili. Ogni volta che li ricordo, torno ai giorni spensierati e belli in cui mio padre era ancora vivo. A quei tempi, la piccola Aysel mostrava la sua prima poesia al padre, e le sue gentili parole accendevano una piccola scintilla di creatività nel suo cuore… Divento di nuovo una bambina, e mio padre mi accarezza delicatamente i capelli con occhi pieni d’amore… In questo flusso di emozioni, mi ritrovo a guardare sia nel mio passato che nella mia anima.

– C’è un silenzio delicato e una profonda ondata emotiva nella tua poesia.
Da dove viene questo silenzio — dai ricordi d’infanzia o dalla turbolenza della vita?

— Alcuni di questi sentimenti derivano dalla fragilità dei ricordi d’infanzia, mentre altri sono nati mentre remavano contro la vita nel mare tempestoso dell’esistenza, lottando per sopravvivere.

– Ogni poeta porta dentro di sé una fiamma invisibile.
Chi ha acceso quel fuoco in te per la prima volta — quale evento o quale sensazione?
— La prima torcia di poesia dentro di me è stata accesa dal mio defunto padre. Fin dai miei primi anni, è stato orgoglioso delle mie poesie, mi ha incoraggiato, è diventato il mio primo lettore e mi ha sempre sostenuto… Credo che sia una felicità unica per una ragazza amare suo padre anche come primo lettore.

– “Piani di carta” —
– “Aerei di carta” — questo simbolo rappresenta la purezza dell’infanzia o il bisogno umano di lasciare volare i sogni?

— Infatti, l’origine di “aeroplanini di carta” è diversa. Poiché ho vissuto lontano per molti anni e ho aspettato qualcuno da lontano, la mia vita è passata attraverso aeroporti pieni di desiderio… In una delle mie poesie, ho scritto di come mio figlio, aspettando suo padre, costruiva aeroplanini di carta e li faceva volare dall’altra parte della stanza, trasformando la nostra casa in un aeroporto… È lì che è nata l’espressione “aeroplanini di carta”.

– Verità e bellezza — come si fondono questi due concetti nella tua visione poetica del mondo?

— Anche se a volte la verità può apparire brutta alle persone, nel mio mondo è essa stessa una forma di bellezza…
La bellezza cambia sempre a seconda della prospettiva. Ciò che conta è la capacità di vedere magnificamente. A volte una persona può provare felicità anche nel dolore, può vivere il dolore magnificamente e portarlo con dignità.

– Nel mondo moderno, una donna è allo stesso tempo creatrice, madre e leader.
Come si mantiene il delicato equilibrio tra questi ruoli?

— Cerco di mantenerlo nel miglior modo possibile. Una donna è creata così forte e perfetta da poter portare con sé le emozioni più elevate del mondo con immenso amore e pazienza. Sono felice di essere sia una madre che qualcuno che può esprimere i suoi sentimenti attraverso la scrittura.

– Guidi anche l’ala femminile del Partito della Solidarietà Civile.
Quando letteratura e attività sociale si intersecano, quali toni si scontrano nella tua anima?

— Il fondatore del Partito della Solidarietà Civile è lui stesso un poeta popolare — Sabir Rustamkhanli, un maestro che donò opere inestimabili alla letteratura. Credo che la letteratura stessa sia già una forma di attività sociale…
Anche i conflitti più forti sono stati spesso risolti con una sola parola. La mia anima è in armonia sia con le mie parole che con le mie azioni; fa amicizia con loro, ama sia il suo lavoro che la sua parola.

– Ci sono guerre, fame e ingiustizie nel mondo.
Cosa dovrebbe fare un poeta di fronte a un tale dolore — rimanere in silenzio o trasformare la penna in una spada?

— Anche se un poeta vuole rimanere in silenzio, non può. I poeti sentono quei dolori ed emozioni come se li avessero vissuti loro stessi. Ecco perché gli innumerevoli stati del mondo sono sempre stati trasformati in poesia, parole e versi — e continueranno ad esserlo.

– Secondo te, la letteratura moderna è un rimedio alle ferite spirituali della società o una mera consolazione?

— Credo che la letteratura non sia né consolazione né rimedio. La letteratura è l’espressione verbale di sentimenti che migliaia di persone non riescono ad esprimere. La letteratura è l’immagine delle emozioni, i toni artistici della vita. Quando siamo soli con noi stessi, questo ci fa riflettere, a volte ci risveglia dal sonno incurante e a volte dà all’anima umana la forza di combattere. La letteratura è il nutrimento del nostro mondo spirituale.

– Il tempo cambia, la tecnologia domina l’anima umana.
Pensi che il valore delle parole rimanga ancora in questo secolo?

— Finché esisteranno gli esseri umani, le parole esisteranno e il loro valore rimarrà. A volte una parola diventa guarigione e speranza in un cuore malato; a volte diventa la vita stessa.
Non c’è nulla che una parola non possa fare… Proprio come con una sola parola — “cara” — una persona è pronta a sacrificare la propria vita per la persona che ama.

– Dicono che una persona deve trovare il senso della propria vita.
Dove vedi il senso della vita?

— Dare un senso alla vita dipende dall’individuo. Quando una persona vede ciò che apprezza nel luogo che desidera, la vita diventa bella ai suoi occhi. Per una persona creativa, il senso della vita è vivere, creare e non stancarsi delle difficoltà.

– Cosa ti ispira di più o ti preoccupa nell’ambiente letterario odierno?

— L’emergere di molti giovani scrittori di talento oggi mi ispira molto. Ciò che mi preoccupa sono coloro che svalutano le parole, che cercano la cosiddetta fama per ottenere pubblicità e ascolti, o che si costringono a diventare poeti o scrittori. Ma poi penso tra me e me: il tempo e la bilancia della letteratura peseranno ogni riga e ogni verso; le cose senza senso che esauriscono l’agenda verranno vagliate e filtrate.
Lasciare tutto al tempo è la scelta più saggia.

– C’è una distanza tra il lettore di oggi e il poeta, o le anime si sentono ancora?

— Dove c’è parentela spirituale, non c’è distanza. Un vero lettore e uno che capisce le parole le sentirà, percepirà e le comprenderà ovunque.


Jakhongir NOMOZOV è un giovane poeta e giornalista uzbeko. 
È anche membro dell’Unione dei giornalisti dell’Azerbaigian e dell’Unione mondiale dei giovani scrittori turchi.









“MY CHILDHOOD MEMORIES ALWAYS TUNE ME TO FRAGILE NOTES”

Our interlocutor is one of the bright figures of Azerbaijani literature — poet, publicist, and editor; a member of the Azerbaijan Writers’ Union, the “Yanqi Ovoz” Central Asian Writers’ Union, and the “Iraq-Turkmen Writers and Literary Figures Union”; a recipient of the Presidential Scholarship; laureate of the “Rasul Rza” and “Shakhmar Alakbarzadeh” Literary Awards; Head of the Women’s Wing of the Civil Solidarity Party; and editor of the website Mustaqil.az — Aysel Khanlargizi Safarli.

– When speaking about childhood, a person dives into an ocean of both joy and sorrowful memories.
When you recall your childhood years, what feelings awaken in your heart first?

— My childhood memories always tune me to fragile notes. Whenever I recall them, I return to the carefree, beautiful days when my father was still alive. Back then, little Aysel would show her very first poem to her father, and his kind words would light a small spark of creativity in her heart… I become a child again, and my father gently strokes my hair with eyes full of love… In this flow of emotions, I find myself gazing both into my past and into my own soul.
– There is a delicate silence and a deep emotional wave in your poetry.
Where does this silence come from — childhood memories or the turbulence of life?

— Some of these feelings come from the fragility of childhood memories, while others were born while rowing against life in the stormy sea of existence, fighting to survive.

– Every poet carries an invisible flame within.
Who ignited that fire in you for the first time — what event or which feeling?
— The first torch of poetry within me was lit by my late father. From my earliest years, he took pride in my poems, encouraged me, became my first reader, and always stood behind me… I believe it is a unique happiness for a girl to love her father also as her very first reader.

– “Paper planes” — does this symbol represent the purity of childhood or the human need to let dreams fly?

— In fact, the origin of “paper planes” is different. Because I lived far away for many years and waited for someone from afar, my life passed through airports filled with longing… In one of my poems, I wrote about how my son, waiting for his father, made paper planes and flew them across the room, turning our home into an airport… That is where the expression “paper planes” was born.

– Truth and beauty — how do these two concepts merge in your poetic worldview?

— Although truth may sometimes appear ugly to people, in my world it is a form of beauty itself…
Beauty always changes depending on one’s perspective. What matters is the ability to see beautifully. Sometimes a person can feel happiness even in sorrow, can live through pain beautifully, and carry it with dignity.

– In the modern world, a woman is simultaneously a creator, a mother, and a leader.
How do you maintain the delicate balance between these roles?

— I try to maintain it as best as I can. A woman is created so strong and perfect that she can carry the highest emotions of the world with immense love and patience. I am happy that I am both a mother and someone who can express her feelings through writing.

– You also lead the Women’s Wing of the Civil Solidarity Party.
When literature and social activity intersect, what tones collide within your soul?

— The founder of the Civil Solidarity Party is himself a People’s Poet — Sabir Rustamkhanli, a master who gifted priceless works to literature. I believe literature itself is already a form of social activity…
Even the strongest conflicts have often been resolved with a single word. My soul stands in harmony with both my words and my actions; it befriends them, loves both its work and its word.

– There are wars, hunger, and injustices in the world.
What should a poet do in the face of such pain — remain silent or turn the pen into a sword?

— Even if a poet wants to remain silent, they cannot. Poets feel those pains and emotions as if they have lived them themselves. That is why the countless states of the world have always been transformed into poetry, words, and verses — and will continue to be.

– In your opinion, is modern literature a remedy for society’s spiritual wounds, or merely consolation?

— I believe literature is neither consolation nor a remedy. Literature is the verbal expression of feelings that thousands of people cannot articulate. Literature is the image of emotions, the artistic tones of life. When we are alone with ourselves, it makes us think, sometimes awakens us from heedless sleep, and sometimes gives the human soul the strength to fight. Literature is the nourishment of our spiritual world.

– Time changes, technology dominates the human soul.
Do you think the value of words still remains in this century?

— As long as humans exist, words will exist, and their value will remain. Sometimes a word becomes healing and hope in a sick heart; sometimes it becomes life itself.
There is nothing a word cannot do… Just as with a single word — “dear” — a person is ready to sacrifice their life for the one they love.

– They say a person must find the meaning of their life.
Where do you see the meaning of life?

— Giving meaning to life depends on the individual. When a person sees what they value in the place they desire, life becomes beautiful in their eyes. For a creative person, the meaning of life is to live, to create, and not to grow tired of struggle.

– What inspires you most or causes you concern in today’s literary environment?

— The emergence of many talented young writers today inspires me greatly. What concerns me are those who devalue words, who seek so-called fame for the sake of publicity and ratings, or who force themselves into being poets or writers. But then I think to myself: time and the scales of literature will weigh every line and every verse; meaningless things that exhaust the agenda will be sifted out and filtered away.
Leaving everything to time is the wisest choice.

– Is there a distance between today’s reader and the poet, or do souls still hear one another?

— Where there is spiritual kinship, there is no distance. A true reader and one who understands words will feel, sense, and comprehend them anywhere.


Jakhongir NOMOZOV, is a young poet and journalist from Uzbekistan. 
He is also a Member of the Union of Journalists of Azerbaijan and the World Young Turkic Writers Union.

Foto cortesia di Aysel Khanlargizi Safarli

Intervista al dott. Mujo Buçpapaj – Albania dalla Prof.ssa Dr.ssa Tarana Turan Rahimli, Azerbaigian

Foto cortesia del dott. Mujo BuçpapajAlbania e Prof.ssa Dr.ssa Tarana Turan Rahimli – Azerbaigian

“POESIA E GIORNALISMO NON SONO SEMPLICEMENTE DUE DOMINI CREATIVI CHE OCCASIONALMENTE CONVERGONO O SI SCONTRANO, MA DUE DISTINTE MODALITÀ DI PRODUZIONE DI SIGNIFICATO NELLA SOCIETÀ MODERNA”

Intervista al poeta, studioso, intellettuale pubblico, editore e caporedattore del quotidiano letterario e culturale Nacional pubblicato in Albania, il dott. Mujo Buçpapaj

Intervistatrice: Prof.ssa Dr.ssa Tarana Turan Rahimli, Azerbaigian

TTRahimli: Poesia e giornalismo, uno la voce del mondo interiore, l’altro una cronaca del tempo. In quale momento del tuo lavoro creativo questi due campi convergono e in quale momento si scontrano?

M. Buçpapaj: Da una prospettiva teorica, il rapporto tra poesia e giornalismo può essere letto come un’interazione interdisciplinare tra estetica, ermeneutica e studi sui media. La poesia e il giornalismo non sono semplici modalità di espressione, ma sistemi discorsivi governati da diversi regimi di verità, in termini foucaultiani. Il giornalismo opera all’interno di un paradigma referenziale e verificatorio, mentre la poesia funziona all’interno di un regime simbolico, dove la verità non è provata ma vissuta e interpretata. Dal punto di vista estetico, la poesia rappresenta ciò che Theodor W. Adorno definì come la “relativa autonomia dell’arte”: uno spazio in cui la realtà sociale non viene riprodotta meccanicamente ma trasformata attraverso la forma.  Il giornalismo, al contrario, appartiene a quella che Jürgen Habermas chiama sfera pubblica, dove il linguaggio svolge una funzione comunicativa, razionale e di mediazione tra l’individuo e la società. La convergenza di questi due campi avviene proprio nel momento in cui forma estetica e funzione pubblica del linguaggio si intrecciano, producendo un discorso ibrido in cui realtà e sensibilità coesistono.
L’ermeneutica offre un’altra chiave interpretativa. Secondo Hans-Georg Gadamer, il significato nasce dal dialogo tra il testo e l’orizzonte storico del lettore. Il giornalismo opera all’interno di uno stretto orizzonte temporale dettato dall’immediatezza, mentre la poesia amplia l’orizzonte ermeneutico concedendo all’esperienza storica una dimensione transtemporale. In questo senso, la mia poesia ha spesso funzionato come un’ermeneutica ritardata delle realtà vissute attraverso il giornalismo: ciò che non poteva essere detto immediatamente a causa di vincoli politici, etici o professionali ha poi trovato espressione in forma poetica.
Da una prospettiva teorico-mediatica, il giornalismo moderno è condizionato dalla logica della velocità, quella che Paul Virilio chiama “dromologia”, ovvero la tirannia del tempo reale. La poesia, al contrario, resiste a questa logica imponendo il proprio ritmo interiore e creando uno spazio controegemonico contro l’inflazione dell’informazione. La collisione tra poesia e giornalismo avviene proprio qui: uno richiede una reazione immediata, l’altro richiede una distanza riflessiva. Eppure questa collisione produce una sintesi creativa. Come dimostra la tradizione del “nuovo giornalismo” e del reportage letterario —da Kapuściński a Tom Wolfe—, il giornalismo può assorbire espedienti narrativi e simbolici senza perdere la sua funzione informativa. Allo stesso modo, la mia poesia ha assorbito la sensibilità fattuale e la responsabilità etica del giornalismo, diventando una forma di quella che potremmo definire una “poetica della testimonianza.”
In conclusione, poesia e giornalismo non sono semplicemente due ambiti creativi che occasionalmente convergono o si scontrano, ma due distinte modalità di produzione di significato nella società moderna. Incarnano la tensione tra estetica ed etica, tra eternità e attualità—una tensione che, nella mia esperienza creativa, non è stata un ostacolo, ma una condizione necessaria per la profondità intellettuale e artistica.

TTRahimli: Nel mondo moderno, dove la verità è spesso relativizzata, in base a quali criteri la misuri?

M. Buçpapaj: Come studioso di letteratura e giornalista professionista, percepisco la verità su due livelli.
A livello giornalistico, si misura attraverso una rigorosa verifica dei fatti, la documentazione e il coraggio di parlare anche quando ciò comporta un costo personale. Sul piano letterario, la verità è ciò che Milan Kundera chiamerebbe “la verità dell’esistenza”, cioè la corrispondenza tra esperienza umana ed espressione artistica. La relativizzazione della verità è sempre segno di crisi morale; pertanto, per me, il criterio ultimo resta la coscienza, l’integrità professionale e l’onestà umana.

TTRahimli: Esistono limiti morali ed etici del linguaggio?

M. Buçpapaj: La storia del pensiero occidentale, da Aristotele ad Hannah Arendt, ci insegna che il linguaggio è sempre vincolato alla responsabilità. La libertà di espressione non è una licenza di distruzione. Come direttore dei media ed ex direttore dell’istituzione albanese del diritto d’autore da diversi anni, sono sempre stato convinto che un linguaggio privo di etica trasformi la libertà in farsa. Il confine non è la censura, ma la dignità umana.

TTRahimli: Il poeta può ancora essere la coscienza della società nel XXI secolo o si tratta di un’aspettativa romantica?

M. Buçpapaj: Se il poeta si immagina come un profeta, è romantico. Ma se si intende come testimone, allora il suo ruolo rimane essenziale. Nel XXI secolo il poeta non guida le masse, ma resiste alla banalizzazione del linguaggio. Come diceva Czesław Miłosz, la poesia è “un atto di memoria contro l’oblio.” Ciò lo rende ancora indispensabile.

TT Rahimli: Come caporedattore e fondatore del quotidiano Nacional, come riesci a bilanciare la sensibilità poetica con la responsabilità giornalistica?

M. Buçpapaj: Come caporedattore e fondatore del Nacional, ho concepito l’equilibrio tra sensibilità poetica e responsabilità giornalistica come una relazione complementare, non come tensione o compromesso. Il mio modello di riferimento è sempre stato il giornalismo culturale europeo d’élite, dove il linguaggio non si riduce a uno strumento di informazione rapida,
ma preserva la densità estetica, etica e intellettuale. In questo senso, sono stato guidato dal principio di Albert Camus secondo cui “il compito dello scrittore è servire sia la verità che la libertà”, un assioma che rimane valido tanto per il giornalismo culturale quanto per la letteratura. In questo spirito, Nacional è stata costruita come una piattaforma consolidata di comunicazione intellettuale ed estetica, con un distinto impatto internazionale nella promozione della letteratura contemporanea, delle arti e del pensiero critico. La sensibilità poetica mi aiuta a preservare la dimensione umana, simbolica e riflessiva del testo, trasformandolo in uno spazio dialogico in cui autori, poeti, studiosi e artisti di culture diverse interagiscono attraverso l’interpretazione e il dibattito; la responsabilità giornalistica, d’altro canto, impone una disciplina metodologica ed etica, garantendo che la fattualità, la verifica e la verità rimangano principi non negoziabili.
In questo modo, Nacional funziona non solo come mezzo informativo, ma come punto di incontro per lo scambio culturale internazionale, dove le tradizioni letterarie nazionali entrano in dialogo comparativo con le correnti globali dell’arte e del pensiero, posizionando la parola albanese in uno spazio transnazionale e affermando la cultura come strumento di dialogo, comprensione e coscienza interculturale.

TTRahimli: In che modo il peso storico dei Balcani ha influenzato il tuo modo di pensare e di scrivere?

M. Buçpapaj: I Balcani sono stati spesso descritti dagli estranei come un luogo che “produce storia” più di quanto la consuma —cioè una regione dove abbondano eventi storici, conflitti e grandi cambiamenti politici, ma spesso senza sollievo o stabilità per la popolazione. Lo scrittore albanese Ismail Kadare ha spesso affrontato questo “peso storico” nei suoi saggi e romanzi, sottolineando che le persone vivono sotto il peso del passato mentre la storia sembra ripetersi.
I Balcani sono una regione europea segnata da guerre brutali e pulizia etnica, anche alla fine del XX secolo in Bosnia e Kosovo. La prima guerra mondiale iniziò nei Balcani con l’assassinio dell’erede austro-ungarico. Nel corso della storia, la regione è rimasta una zona di tensione ricorrente, dove il conflitto può scoppiare in qualsiasi momento.
Per gli albanesi questo peso storico è ancora più pesante, poiché rappresentano una delle nazioni autoctone più antiche del mondo, con radici che risalgono a millenni fa. Studi europei e americani di storia, archeologia e linguistica identificano la civiltà albanese come vecchia di circa ottomila anni e la lingua albanese come una delle tre lingue viventi più antiche ancora parlate oggi. Questa antichità non è semplicemente un fatto storico ma un peso simbolico e morale, che pone la nazione albanese in costante tensione tra continuità culturale e violente rotture storiche.
Dopo cinque secoli di occupazione ottomana, gli albanesi emersero politicamente, economicamente e demograficamente paralizzati. Eppure la tragedia albanese non è finita qui. La Conferenza di Londra del 1913, organizzata dalle Grandi Potenze europee, divise la nazione albanese, lasciando più della metà dei suoi territori e della sua popolazione al di fuori del neonato stato albanese del 1912, assegnandoli a Grecia, Serbia e Montenegro. Questa ingiustizia storica è diventata una ferita strutturale nella nostra coscienza collettiva. Gli albanesi sono nati e cresciuti con questa ingiustizia, con un senso di privazione storica. La liberazione del Kosovo dall’occupazione serba, avvenuta il 12 giugno 1999, non è stata solo un atto politico e militare, ma anche una tardiva correzione morale di un’ingiustizia inflitta dall’Europa dei primi del Novecento alla nazione albanese. In questo senso, il Kosovo è anche una risposta storica a un’ingiustizia storica.
Oggi gli albanesi sono una nazione con un orientamento euro-atlantico, che cerca la pace, la libertà e la coesistenza nei Balcani, non il dominio. Questa esperienza storica ha profondamente plasmato il mio pensiero e la mia scrittura. Dal punto di vista epistemologico, mi ha insegnato a diffidare delle narrazioni semplificate e giustificative e la necessità di un approccio critico, interdisciplinare ed etico alla storia.
La mia poesia e il mio lavoro accademico riflettono questo dramma albanese nei Balcani. Ne sono stato formato e ispirato. Solo negli ultimi due secoli, all’interno della mia famiglia allargata Buçpapaj, ventitré membri hanno dato la vita per difendere le terre albanesi dagli invasori stranieri. Conosco intimamente la storia dei Balcani e della mia nazione. Ho scritto due libri di saggi pubblicistici e decine di studi accademici su questo argomento, e la mia poesia mantiene viva anche questa esperienza storica. La tragedia albanese si percepisce nei miei versi non come retorica, ma come memoria, come dolore esteticamente elaborato e come atto morale di testimonianza. In questo contesto, il linguaggio non è mai neutrale. È sempre responsabilità. Scrivere dei Balcani e degli albanesi significa scrivere con la consapevolezza che il linguaggio è una forma di resistenza all’oblio e uno sforzo per dare un senso alla sofferenza storica senza trasformarla in una mitologia vuota.

TTRahimli: I testi letterari profondamente filosofici e psicologici hanno ancora il potere di cambiare le persone?

M. Buçpapaj: Sì, perché l’essere umano rimane essenzialmente lo stesso. La tecnologia ha alterato il ritmo della vita, ma non l’ansia esistenziale. Dostoevskij, Kafka e Camus continuano a essere letti perché parlano di tensioni universali. Ancora oggi un vero testo letterario non cambia immediatamente il mondo, ma cambia il modo in cui una persona percepisce se stessa nel mondo. I testi letterari dotati di profondità filosofica e psicologica mantengono il loro potere trasformativo perché operano non solo a livello informativo, ma anche sulle strutture interiori della coscienza, dell’empatia e dell’autocomprensione. Tale letteratura, come suggerisce Fëdor Dostoevskij, “scende negli abissi dell’anima umana” per esporre conflitti morali, ansia esistenziale e responsabilità individuale, costringendo il lettore a confrontarsi con se stesso.
Da una prospettiva filosofica contemporanea, Martha C. Nussbaum sostiene che la letteratura coltiva l’immaginazione morale, perché attraverso l’identificazione con i personaggi, il lettore esercita la capacità di comprendere la vita di un altro, plasmando direttamente il giudizio etico e la sensibilità sociale. Allo stesso modo, l’ermeneutica di Paul Ricoeur sottolinea che l’atto della lettura è un processo di riconfigurazione del sé, in cui il soggetto si trasforma attraverso l’interpretazione delle narrazioni degli altri. In questo senso, anche in un’epoca sopraffatta dalla rapidità dell’informazione, la letteratura profonda resta uno spazio privilegiato di riflessione, perché non cerca di fornire risposte immediate, ma di plasmare il pensiero critico e la sensibilità esistenziale, trasformando l’individuo in modo duraturo e interiore.

TTRahimli: Cosa perde il mondo quando un poeta tace e cosa succede quando un giornalista tace?

M. Buçpapaj: Quando il poeta tace, il mondo perde la profondità simbolica e il linguaggio del dolore elaborato esteticamente. Quando il giornalista tace, si perdono trasparenza e libertà civica. Nella mia storia personale ho visto che il silenzio forzato è sempre un alleato della violenza.

TTRahimli: I media e la letteratura possono essere veri e propri strumenti di resistenza al potere?

M. Buçpapaj: Sì, i media e la letteratura possono essere strumenti reali ed essenziali di resistenza contro l’abuso di qualsiasi forma di potere, ma solo se preservano l’autonomia morale, l’indipendenza intellettuale e l’integrità professionale. Non sono semplici strumenti di comunicazione, ma spazi di coscienza critica, dove la verità si confronta con la paura e il linguaggio si oppone alla violenza.
La storia moderna dimostra che nelle società chiuse o durante le transizioni violente, i media liberi e la letteratura impegnata sono spesso le prime forme di resistenza civica. Creano memoria, esprimono l’ingiustizia e danno voce a coloro che il potere cerca di mettere a tacere. George Orwell rimane il classico esempio dello scrittore-giornalista che ha compreso che il linguaggio critico, fondato sulla verità e sulla ragione, è la forma più duratura e duratura di resistenza al totalitarismo.
La mia esperienza personale come scrittore, poeta, studioso, pedagogo e giornalista ha confermato questo principio in modo drammatico. Dai primi anni del pluralismo, quando in giovanissima età ero co-fondatore del primo partito di opposizione e allo stesso modo del primo giornale di opposizione dopo quasi cinquant’anni di dittatura comunista, alla fondazione e alla guida di Gazeta e Tiranës, Tribuna Demokratike, e successivamente il mio impegno a lungo termine con Rilindja Demokratike, non sono mai sceso a compromessi con la verità. Questa indipendenza editoriale e integrità professionale furono pagate con estrema violenza: nell’agosto del 1997, fui colpito sei volte con proiettili Kalashnikov nel centro di Tirana da bande legate al potere emerso dalla ribellione degli insorti della primavera del 1997, che rovesciò un governo eletto democraticamente e gettò il paese nel caos e nella paura.
Il fatto che io sia sopravvissuto e sia tornato al giornalismo senza tirarmi indietro o cedere alla paura è la prova che i media e la letteratura non sono semplici professioni, ma missioni morali. Falliscono solo quando diventano estensioni del potere, della propaganda o del commercio per paura. Finché rimangono strumenti di verità e libertà di pensiero, non solo resistono, ma modellano attivamente la coscienza democratica della società. Questo è anche il messaggio che trasmetto ai miei studenti in aula.

TT Rahimli: Se il linguaggio è il tuo destino, qual è il peso più pesante di quel destino?

M. Buçpapaj: Se il linguaggio è il mio destino, il peso più pesante di quel destino non risiede semplicemente nell’atto di parlare o scrivere, ma nell’impatto stesso che ogni parola lascia sul mondo e sul tempo. Heidegger ci insegna che il linguaggio è la casa dell’Essere (Unterwegs zur Sprache, 1959), e quindi ogni parola che passa dal pensiero alla pagina o dalla voce all’udito porta con sé un’esecuzione silenziosa dell’esistenza, un peso che ci ricorda che non parliamo mai solo per noi stessi, ma sempre per il mondo che ascolta.
Hannah Arendt solleva la questione della responsabilità nei confronti del linguaggio, considerandolo come un’azione che plasma la storia e la memoria collettiva (La condizione umana, 1958); pertanto la poesia e l’erudizione non sono semplicemente modi di esprimere una visione personale, ma atti morali e civici, in cui ogni parola può costruire o distruggere, rivelare il nascosto o nascondere la verità. Bachtin, attraverso la sua teoria del dialogismo (L’immaginazione dialogica, 1981), sottolinea che ogni parola vive tra altre voci, diventando parte di una rete vivente di interazioni. Ciò raddoppia il peso, perché non basta parlare; bisogna ascoltare, percepire le contraddizioni e accettare che il linguaggio è sempre uno specchio del mondo e delle sue emozioni.
Per me, come poeta e studioso, il linguaggio è sia una chiave per i misteri dell’Essere sia un peso che porta con sé il tremore del tempo,  un obbligo interiore di ricercare la verità, di ascoltare il silenzio e di rispettare il dialogo tra la scrittura e il futuro, tra ciò che viene detto e ciò che resta non detto. Questo è il mio destino: parlare, soppesare ogni suono e portare sulle mie spalle il peso immortale del linguaggio. Ho lottato intensamente nel mio Paese per difendere la libertà di parola e la libertà di espressione, e per questo ho pagato un prezzo alto.

TTRahimli: Lev Tolstoj diede al pensiero artistico mondiale il concetto di “dialettica dell’anima”, mentre Fëdor Dostoevskij plasmò il modello del romanzo polifonico. Quali sono, a suo avviso, i tratti distintivi degli scrittori che hanno esercitato un’influenza così profonda e duratura sulla storia del pensiero artistico moderno?

M. Buçpapaj: Gli scrittori che hanno esercitato un’influenza profonda e duratura sulla storia del pensiero artistico moderno si distinguono soprattutto per la loro capacità di rivelare nuove forme di conoscenza dell’essere umano e del mondo, trasformando la letteratura da specchio della realtà in strumento epistemologico. Tolstoj e Dostoevskij sono paradigmatici di questo potere fondamentale: il primo concepisce l’essere umano come un processo morale e psicologico in continuo sviluppo, mentre il secondo concepisce l’individuo come frammentato e plurale, un essere in cui le voci della coscienza, della fede, del dubbio e della rivolta coesistono senza fondersi in un’unica autorità.
La firma distintiva di questi autori non risiede solo nella maestria narrativa, ma anche nella creazione di modelli di pensiero artistico. La “dialettica dell’anima” di Tolstoj segna il passaggio dal carattere statico a quello dinamico, dove l’individuo non è mai completo, ma sempre in un processo di scelta morale. Ciò rende la sua letteratura uno spazio etico in cui la narrazione diventa un’analisi della coscienza. Dostoevskij, attraverso il romanzo polifonico concettualizzato da Michail Bachtin,
libera il personaggio dall’autorità assoluta dell’autore, consentendo a ciascuna voce di parlare con la propria autonomia filosofica, trasformando il romanzo in un’arena di idee concorrenti.
Nella modernità, scrittori di analoga influenza condividono diverse qualità fondamentali: in primo luogo, il coraggio di sfidare le forme ereditate e di creare nuove strutture estetiche, come fece Kafka con l’assurdità ontologica, Proust con il tempo interiore, Joyce con il flusso di coscienza o Faulkner con la prospettiva frammentata. In secondo luogo, possiedono una profondità filosofica che si manifesta non come tesi, ma come esperienza estetica, costringendo il lettore a pensare piuttosto che limitarsi a seguire una storia.
Un’altra firma distintiva è l’universalità radicata nella località. Tolstoj è profondamente russo ma universale; lo stesso vale per Dostoevskij. Ciò è evidente anche a Márquez, dove l’America Latina diventa un mito globale, o a Camus, dove l’esperienza algerina dell’uomo moderno acquisisce dimensioni filosofiche universali. Questi autori non scrivono per illustrare idee, ma per scoprire le tensioni fondamentali dell’esistenza umana: colpa, libertà, responsabilità, fede e assurdo.
Infine, la qualità più importante che distingue questi scrittori è il legame organico tra estetica ed etica. Nel loro lavoro la forma artistica non è un ornamento, ma un modo di pensare. La loro letteratura non invecchia perché appartiene non solo al suo tempo, ma alla dimensione duratura della domanda umana. Per questo motivo Tolstoj, Dostoevskij e i loro grandi successori restano ancora oggi non solo scrittori da leggere, ma pensatori da dialogare.

TTRahimli: Quali sono i tratti distintivi degli scrittori che hanno avuto un’influenza profonda e duratura sul pensiero artistico moderno?

M. Buçpapaj: Gli scrittori con un’influenza profonda e duratura sul pensiero artistico moderno si distinguono non solo per la maestria stilistica, ma soprattutto per la loro capacità di produrre modelli interpretativi che riarticolano la percezione individuale, le relazioni sociali e traiettorie storiche. La loro capacità di creare un “paradigma ermeneutico del significato” per l’esperienza umana li pone al centro del discorso letterario globale e garantisce la durabilità della loro influenza.
Sul piano estetico e filosofico, Tolstoj, attraverso quella che può essere concepita come una dialettica della coscienza, sposta il romanzo dalla narrazione esterna a una profonda analisi morale e psicologica, rendendo la coscienza etica centrale nella configurazione narrativa. Dostoevskij, attraverso la sua nota polifonia, articola un sistema eterogeneo di voci autonome che riflettono il pluralismo ideologico e la tensione tra etica individuale e strutture sociali, un modello che ha influenzato le moderne teorie della multivocalità narrativa.
Nel ventesimo secolo, il minimalismo di Hemingway funziona come un’estetizzazione del silenzio, dove l’economia linguistica espone il peso esistenziale dell’esperienza umana, mentre il realismo magico di Gabriel García Márquez opera come un ibrido narrativo in cui mito, storia ed esperienza collettiva si intrecciano all’interno di un universo simbolico, riposizionando le periferie culturali come centri epistemologici.
Nel contesto letterario balcanico e nella sua circolazione globale, Ismail Kadare rappresenta un paradigma particolarmente emblematico. Integra storia, mito e tragedia individuale in una narrazione universalista in cui estetica, riflessione etica e consapevolezza politica coesistono in un’unità ermeneutica. Attraverso le sue opere ampiamente tradotte e analizzate a livello internazionale, Kadare non solo colloca l’Albania sulla mappa della letteratura mondiale, ma dimostra anche la capacità della letteratura di coinvolgere la storia collettiva e di articolare la critica sociale con risonanza universale.
Figure come Kafka, Joyce e Faulkner illustrano ulteriormente le trasformazioni nella percezione letteraria ed epistemologica: Kafka articola l’ansia esistenziale e l’alienazione di fronte al potere burocratico; Joyce concettualizza il flusso di coscienza come uno strumento epistemologico per esplorare la soggettività; Faulkner frammenta il tempo narrativo, creando uno spazio di memoria complesso in cui passato e presente coesistono in una polifonia di tempo e identità.
In conclusione, le firme distintive degli scrittori con influenza duratura non consistono semplicemente nell’innovazione stilistica, ma nella loro capacità di intrecciare estetica, filosofia ed etica in un’unità narrativa ermeneutica. Offrono non solo modelli interpretativi, ma paradigmi complessi per comprendere la realtà umana, costituendo così punti di riferimento duraturi sia per la teoria che per la pratica del pensiero artistico moderno e del canone letterario globale.

TTRahimli: In che misura la stampa e gli editori sono responsabili della circolazione di testi deboli?

M. Buçpapaj: In larga misura. Come editore e curatore, so che ogni compromesso con la mediocrità è un atto anticulturale. L’editore è un custode degli standard, non un semplice gestore del mercato.

TTRahimli: Il tuo messaggio ai poeti e ai lettori di tutto il mondo…

M. Buçpapaj: I poeti non sono semplici creatori di parole; sono testimoni dell’infinito, architetti della percezione e guide del silenzio. Omero ci insegna che il viaggio non è semplicemente movimento nello spazio, ma un viaggio dell’anima, una testimonianza di coraggio e destino: ogni mare che si infrange è uno specchio interiore dell’umanità. Dante Alighieri ci sfida ad entrare all’inferno e in paradiso, insegnandoci che il senso della vita richiede di confrontarsi con l’oscurità interiore e di riconoscere noi stessi a ogni passo.
Walt Whitman rivela che le parole sono corpo e spirito, che la poesia è uno spazio in cui ogni individuo diventa parte dell’universo. Pushkin ci ricorda che la poesia lega l’individuo alla storia e alla nazionalità; Sergej Esenin insegna che la natura riflette l’anima; Pablo Neruda ci invita a vedere la poesia come un atto d’amore e di rivolta; T. S. Eliot ci mette di fronte ai frammenti e ai vuoti della modernità; Victor Hugo insegna la poesia come impegno morale; Paul Éluard e Rumi ci ricordano che l’amore e la trascendenza trovano espressione solo attraverso un linguaggio santificato; Odysseas Elytis e Ali Podrimja dimostrano che la poesia è un dialogo perpetuo con il tempo e l’esistenza.
Il lettore non è passivo, ma un viaggiatore e un ricercatore della verità. La letteratura non semplifica la vita; ne rivela la complessità e offre lo specchio in cui si riconosce la spiritualità umana. Il mio messaggio ai poeti e ai lettori del mondo è semplice e modesto: poeti, scrivete con onestà e coraggio; lettori, leggete con pazienza e aprite i vostri cuori. Vivi con la parola, leggi con audacia e ricorda che la poesia è il ponte che ci lega gli uni agli altri, al tempo e all’infinito senso dell’esistenza.
Grazie!

TTRahimli: Ti ringrazio per i tuoi preziosi pensieri.

CHI È IL DOTTOR MUJO BUÇPAPAJ?

Dottore. Mujo Buçpapaj, poeta e studioso di letteratura, è uno degli esponenti più illustri della poesia albanese contemporanea e gode di notevoli riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Le sue opere sono state pubblicate in decine di lingue straniere ed è stato insignito di numerosi prestigiosi premi letterari internazionali. È un poeta, studioso di letteratura, pubblicista, traduttore, saggista e un impegnato promotore della letteratura e della cultura internazionale, ampiamente considerato una figura culturale molto influente nella regione e oltre. È anche docente universitario. Il dott. Mujo Buçpapaj ha conseguito un dottorato di ricerca in studi letterari. È fondatore e caporedattore del settimanale letterario e culturale Nacional, stampato a Tirana e distribuito nella sua edizione cartacea in Kosovo, Macedonia del Nord e altre regioni. L’edizione online di Nacional viene pubblicata quotidianamente. È anche fondatore e direttore della Nacional Publishing House, che pubblica opere di molti importanti scrittori e poeti regionali e internazionali. Il dottor Buçpapaj vive nella capitale Tirana, in Albania, con la moglie, insegnante, e le loro due figlie, studentesse universitarie.




“POETRY AND JOURNALISM ARE NOT MERELY TWO CREATIVE DOMAINS THAT OCCASIONALLY CONVERGE OR COLLIDE, BUT TWO DISTINCT MODES OF MEANING PRODUCTION IN MODERN SOCIETY”

Interview with the poet, scholar, public intellectual, and publisher and editor-in-chief of the literary and cultural newspaper Nacional published in Albania, Dr. Mujo Buçpapaj

Interviewer: Prof. Dr. Tarana Turan Rahimli, Azerbaijan

T.T.Rahimli: Poetry and journalism, one the voice of the inner world, the other a chronicle of time. At what moment in your creative work do these two fields converge, and at what moment do they collide?

M. Buçpapaj: From a theoretical perspective, the relationship between poetry and journalism may be read as an interdisciplinary interaction among aesthetics, hermeneutics, and media studies. Poetry and journalism are not merely modes of expression, but discursive systems governed by different regimes of truth, in Foucauldian terms. Journalism operates within a referential and verificatory paradigm, whereas poetry functions within a symbolic regime, where truth is not proven but experienced and interpreted. From an aesthetic standpoint, poetry represents what Theodor W. Adorno defined as the “relative autonomy of art”: a space in which social reality is not mechanically reproduced but transformed through form.  Journalism, by contrast, belongs to what Jürgen Habermas calls the public sphere, where language performs a communicative, rational, and mediating function between the individual and society. The convergence of these two fields occurs precisely at the moment when aesthetic form and the public function of language intertwine, producing a hybrid discourse in which factuality and sensibility coexist.
Hermeneutics offers another interpretive key. According to Hans-Georg Gadamer, meaning arises from the dialogue between the text and the reader’s historical horizon. Journalism operates within a narrow temporal horizon dictated by immediacy, while poetry expands the hermeneutic horizon by granting historical experience a trans-temporal dimension. In this sense, my poetry has often functioned as a delayed hermeneutics of realities experienced through journalism: what could not be said immediately due to political, ethical, or professional constraints later found expression in poetic form.
From a media-theoretical perspective, modern journalism is conditioned by the logic of speed, what Paul Virilio calls “dromology,” namely the tyranny of real time. Poetry, by contrast, resists this logic by imposing its own inner rhythm and by creating a counter-hegemonic space against the inflation of information. The collision between poetry and journalism occurs precisely here: one demands immediate reaction, the other requires reflective distance. Yet this collision produces a creative synthesis. As demonstrated by the tradition of “new journalism” and literary reportage—from Kapuściński to Tom Wolfe—journalism can absorb narrative and symbolic devices without losing its informative function. In the same way, my poetry has absorbed the factual sensibility and ethical responsibility of journalism, becoming a form of what may be called a “poetics of testimony.”
In conclusion, poetry and journalism are not merely two creative domains that occasionally converge or collide, but two distinct modes of meaning production in modern society. They embody the tension between aesthetics and ethics, between eternity and actuality—a tension that, in my creative experience, has not been an obstacle, but a necessary condition for intellectual and artistic depth.

T.T.Rahimli:  In the modern world, where truth is often relativized, by which criteria do you measure it?

M. Buçpapaj: As a scholar of literature and a practicing journalist, I perceive truth on two levels. On the journalistic level, it is measured through rigorous fact-checking, documentation, and the courage to speak even when there is personal cost. On the literary level, truth is what Milan Kundera would call “the truth of existence,” that is, the correspondence between human experience and artistic expression. The relativization of truth is always a sign of moral crisis; therefore, for me, the ultimate criterion remains conscience, professional integrity, and human honesty.

T.T.Rahimli:  Do moral and ethical limits of language exist?

M. Buçpapaj: The history of Western thought, from Aristotle to Hannah Arendt, teaches us that language is always bound to responsibility. Freedom of expression is not a license for destruction. As a media director and as a former head of the Albanian copyright institution for several years, I have always been convinced that language without ethics turns freedom into farce. The boundary is not censorship, but human dignity.

T.T.Rahimli: Can the poet still be the conscience of society in the 21st century, or is this a romantic expectation?

M. Buçpapaj: If the poet imagines himself as a prophet, that is romantic. But if he understands himself as a witness, then his role remains essential. In the 21st century, the poet does not lead the masses, but resists the banalization of language. As Czesław Miłosz said, poetry is “an act of memory against forgetting.” This makes it still indispensable.

T.T. Rahimli: As editor-in-chief and founder of the newspaper Nacional, how do you balance poetic sensibility with journalistic responsibility?

M. Buçpapaj:  As editor-in-chief and founder of Nacional, I have conceived the balance between poetic sensibility and journalistic responsibility as a complementary relationship, not as tension or compromise. My referential model has always been elite European cultural journalism, where language is not reduced to an instrument of rapid information, but preserves aesthetic, ethical, and intellectual density. In this sense, I have been guided by Albert Camus’s principle that “the writer’s task is to serve both truth and freedom,” an axiom that remains as valid for cultural journalism as for literature. In this spirit, Nacional has been built as a consolidated platform of intellectual and aesthetic communication, with a distinct international impact in promoting contemporary literature, the arts, and critical thought. Poetic sensibility helps me preserve the human, symbolic, and reflective dimension of the text, transforming it into a dialogical space where authors, poets, scholars, and artists from diverse cultures interact through interpretation and debate; journalistic responsibility, on the other hand, imposes methodological and ethical discipline, ensuring that factuality, verification, and truth remain non-negotiable principles.
In this way, Nacional functions not only as an informative medium, but as a meeting point for international cultural exchange, where national literary traditions enter into comparative dialogue with global currents of art and thought, positioning the Albanian word in a transnational space and affirming culture as an instrument of dialogue, understanding, and intercultural conscience.

T.T.Rahimli: How has the historical burden of the Balkans influenced your way of thinking and writing?

M. Buçpapaj:  The Balkans have often been described by outsiders as a place that “produces history” more than it consumes it—that is, a region where historical events, conflicts, and major political changes abound, yet often without relief or stability for the people. The Albanian writer Ismail Kadare has frequently addressed this “historical burden” in his essays and novels, emphasizing that people live under the weight of the past while history appears to repeat itself.
The Balkans are a European region marked by brutal wars and ethnic cleansing, even as recently as the late twentieth century in Bosnia and Kosovo. World War I itself began in the Balkans with the assassination of the Austro-Hungarian heir. Throughout history, the region has remained a zone of recurring tension, where conflict can erupt at any moment.
For Albanians, this historical burden is even heavier, as they represent one of the oldest autochthonous nations in the world, with roots extending back millennia. European and American studies in history, archaeology, and linguistics identify Albanian civilization as approximately eight thousand years old, and the Albanian language as one of the three oldest living languages still spoken today. This antiquity is not merely a historical fact but a symbolic and moral burden, placing the Albanian nation in constant tension between cultural continuity and violent historical ruptures.
After five centuries of Ottoman occupation, Albanians emerged politically, economically, and demographically crippled. Yet the Albanian tragedy did not end there. The London Conference of 1913, organized by the European Great Powers, partitioned the Albanian nation, leaving more than half of its territories and population outside the newly created Albanian state of 1912, assigning them to Greece, Serbia, and Montenegro. This historical injustice became a structural wound in our collective consciousness. Albanians were born and raised with this injustice, with a sense of historical deprivation. The liberation of Kosovo on June 12, 1999, from Serbian occupation was not only a political and military act, but also a belated moral correction of an injustice inflicted by early twentieth-century Europe upon the Albanian nation. In this sense, Kosovo is also a historical response to a historical injustice.
Today, Albanians are a nation with a Euro-Atlantic orientation, seeking peace, freedom, and coexistence in the Balkans, not domination. This historical experience has profoundly shaped my thinking and writing. Epistemologically, it has taught me distrust of simplified and justificatory narratives, and the necessity of a critical, interdisciplinary, and ethical approach to history.
My poetry and scholarly work reflect this Albanian drama in the Balkans. I have been formed and inspired by it. In the last two centuries alone, within my extended Buçpapaj family, twenty-three members have given their lives defending Albanian lands from foreign invaders. I know the history of the Balkans and my nation intimately. I have written two books of publicistic essays and dozens of scholarly studies on this subject, and my poetry also keeps this historical experience alive. The Albanian tragedy is felt in my verse not as rhetoric, but as memory, as aesthetically processed pain, and as a moral act of testimony. In this context, language is never neutral. It is always responsibility. To write about the Balkans and Albanians means to write with the awareness that language is a form of resistance against forgetting and an effort to give meaning to historical suffering without transforming it into empty mythology.

T.T.Rahimli:  Do profoundly philosophical and psychological literary texts still have the power to change people?

M. Buçpapaj:  Yes, because the human being remains essentially the same. Technology has altered the rhythm of life, but not existential anxiety. Dostoevsky, Kafka, and Camus continue to be read because they speak to universal tensions. Even today, a true literary text does not immediately change the world, but it changes the way a person perceives themselves within the world. Literary texts with philosophical and psychological depth retain their transformative power because they operate not merely on an informational level, but on the inner structures of consciousness, empathy, and self-understanding. Such literature, as Fyodor Dostoevsky suggests, “descends into the abysses of the human soul” in order to expose moral conflict, existential anxiety, and individual responsibility, compelling the reader to confront themselves.
From a contemporary philosophical perspective, Martha C. Nussbaum argues that literature cultivates moral imagination, because through identification with characters, the reader exercises the capacity to understand the life of another, directly shaping ethical judgment and social sensitivity. Likewise, Paul Ricoeur’s hermeneutics emphasizes that the act of reading is a process of reconfiguring the self, in which the subject is transformed through interpreting the narratives of others. In this sense, even in an age overwhelmed by rapid information, profound literature remains a privileged space of reflection, because it does not seek to provide immediate answers, but to shape critical thought and existential sensitivity, transforming the individual in a durable and inward way.

T.T.Rahimli: What does the world lose when a poet falls silent, and what happens when a journalist falls silent?

M. Buçpapaj: When the poet falls silent, the world loses symbolic depth and the language of aesthetically processed pain. When the journalist falls silent, transparency and civic freedom are lost. In my personal history, I have seen that enforced silence is always an ally of violence.

T.T.Rahimli: Can media and literature be real instruments of resistance against power?

M. Buçpapaj: Yes, media and literature can be real and essential instruments of resistance against the abuse of any form of power, but only if they preserve moral autonomy, intellectual independence, and professional integrity. They are not merely instruments of communication, but spaces of critical conscience, where truth confronts fear and language opposes violence.
Modern history demonstrates that in closed societies or during violent transitions, free media and engaged literature are often the earliest forms of civic resistance. They create memory, articulate injustice, and give voice to those whom power seeks to silence. George Orwell remains the classic example of the writer-journalist who understood that critical language, grounded in truth and reason, is the most enduring and long-term form of resistance to totalitarianism.
My personal experience as a writer, poet, scholar, pedagogue, and journalist has confirmed this principle in a dramatic manner. From the early years of pluralism, when at a very young age I was a co-founder of the first opposition party and likewise of the first opposition newspaper after nearly fifty years of communist dictatorship, to the founding and leadership of Gazeta e Tiranës, Tribuna Demokratike, and later my long-term engagement with Rilindja Demokratike, I never compromised with the truth. This editorial independence and professional integrity were paid for with extreme violence: in August 1997, I was shot six times with Kalashnikov bullets in the center of Tirana by gangs linked to the power that emerged from the insurgent rebellion of spring 1997, which overthrew a democratically elected government and plunged the country into chaos and fear.
The fact that I survived and returned to journalism without retreating or yielding to fear is evidence that media and literature are not merely professions, but moral missions. They fail only when they become extensions of power, propaganda, or commerce in fear. As long as they remain instruments of truth and freedom of thought, they not only resist, but actively shape the democratic conscience of society. This is also the message I convey to my students in the lecture hall.

T. T. Rahimli: If language is your destiny, what is the heaviest burden of that destiny?

M. Buçpapaj: If language is my destiny, the heaviest burden of that destiny lies not merely in the act of speaking or writing, but in the very impact that each word leaves upon the world and upon time. Heidegger teaches us that language is the house of Being (Unterwegs zur Sprache, 1959), and thus every word that moves from thought to page or from voice to hearing carries a silent execution of existence, a weight that reminds us we never speak only for ourselves, but always for the world that listens.
Hannah Arendt raises the question of responsibility toward language, viewing it as action that shapes history and collective memory (The Human Condition, 1958); thus poetry and scholarship are not merely ways of expressing a personal vision, but moral and civic acts, in which every word may build or destroy, reveal the hidden or conceal the truth. Bakhtin, through his theory of dialogism (The Dialogic Imagination, 1981), emphasizes that every word lives among other voices, becoming part of a living network of interactions. This doubles the burden, because it is not enough to speak; one must listen, sense contradictions, and accept that language is always a mirror of the world and its emotions.
For me, as a poet and scholar, language is both a key to the mysteries of Being and a weight that carries the tremor of time, an inner obligation to pursue truth, to listen to silence, and to respect the dialogue between writing and the future, between what is said and what remains unsaid. This is my destiny: to speak, to weigh every sound, and to bear upon my shoulders the immortal burden of language. I have fought intensely in my country to defend freedom of speech and freedom of expression, and for this I have paid a high price.

T.T.Rahimli: Leo Tolstoy gave world artistic thought the concept of the “dialectics of the soul,” while Fyodor Dostoevsky shaped the model of the polyphonic novel. In your view, what are the distinctive signatures of writers who have exerted such profound and lasting influence on the history of modern artistic thought?

M. Buçpapaj: Writers who have exercised a deep and enduring influence on the history of modern artistic thought are distinguished above all by their capacity to reveal new forms of knowing the human being and the world, transforming literature from a mirror of reality into an epistemological instrument. Tolstoy and Dostoevsky are paradigmatic of this foundational power: the former understands the human being as a moral and psychological process in continuous development, while the latter conceives the individual as fragmented and plural, a being in whom the voices of conscience, faith, doubt, and revolt coexist without merging into a single authority.
The distinctive signature of these authors lies not only in narrative mastery, but in the creation of models of artistic thought. Tolstoy’s “dialectics of the soul” marks the transition from static to dynamic character, where the individual is never complete, but always in a process of moral choice. This renders his literature an ethical space in which narration becomes an analysis of conscience. Dostoevsky, through the polyphonic novel as conceptualized by Mikhail Bakhtin, liberates the character from the author’s absolute authority, allowing each voice to speak with its own philosophical autonomy, transforming the novel into an arena of competing ideas.
In modernity, writers of comparable influence share several fundamental qualities: first, the courage to challenge inherited forms and to create new aesthetic structures, as Kafka did with ontological absurdity, Proust with inner time, Joyce with stream of consciousness, or Faulkner with fragmented perspective. Second, they possess philosophical depth that manifests not as thesis, but as aesthetic experience, compelling the reader to think rather than merely follow a story.
Another distinctive signature is universality rooted in locality. Tolstoy is profoundly Russian yet universal; Dostoevsky likewise. This is also evident in Márquez, where Latin America becomes a global myth, or in Camus, where the Algerian experience of modern man acquires universal philosophical dimensions. These authors do not write to illustrate ideas, but to uncover the fundamental tensions of human existence: guilt, freedom, responsibility, faith, and the absurd.
Finally, the most important quality that distinguishes these writers is the organic bond between aesthetics and ethics. In their work, artistic form is not ornament, but a mode of thinking. Their literature does not age because it belongs not merely to its own time, but to the enduring dimension of human questioning. For this reason, Tolstoy, Dostoevsky, and their great successors remain not only writers to be read, but thinkers to be engaged in dialogue even today.

T.T.Rahimli:  What are the defining signatures of writers with deep and lasting influence on modern artistic thought?

M. Buçpapaj: Writers with deep and lasting influence on modern artistic thought are distinguished not merely by stylistic mastery, but above all by their capacity to produce interpretive models that rearticulate individual perception, social relationships, and historical trajectories. Their ability to create a “hermeneutic paradigm of meaning” for human experience places them at the center of global literary discourse and guarantees the durability of their influence.
On the aesthetic and philosophical level, Tolstoy, through what may be conceived as a dialectics of conscience, shifts the novel from external narration to profound moral and psychological analysis, making ethical consciousness central to narrative configuration. Dostoevsky, through his well-known polyphony, articulates a heterogeneous system of autonomous voices that reflect ideological pluralism and the tension between individual ethics and social structures, a model that has influenced modern theories of narrative multivocality.
In the twentieth century, Hemingway’s minimalism functions as an aestheticization of silence, where linguistic economy exposes the existential weight of human experience, while Gabriel García Márquez’s magical realism operates as a narrative hybrid in which myth, history, and collective experience intertwine within a symbolic universe, repositioning cultural peripheries as epistemological centers.
Within the Balkan literary context and its global circulation, Ismail Kadare represents a particularly emblematic paradigm. He integrates history, myth, and individual tragedy into a universalist narrative in which aesthetics, ethical reflection, and political awareness coexist in a hermeneutic unity. Through his widely translated and internationally analyzed works, Kadare not only places Albania on the map of world literature, but also demonstrates literature’s capacity to engage collective history and articulate social critique with universal resonance.
Figures such as Kafka, Joyce, and Faulkner further illustrate transformations in literary and epistemological perception: Kafka articulates existential anxiety and alienation before bureaucratic power; Joyce conceptualizes stream of consciousness as an epistemological instrument for exploring subjectivity; Faulkner fragments narrative time, creating a complex memory-space in which past and present coexist in a polyphony of time and identity.
In conclusion, the defining signatures of writers with lasting influence do not consist merely in stylistic innovation, but in their ability to intertwine aesthetics, philosophy, and ethics into a hermeneutic narrative unity. They offer not only interpretive models, but complex paradigms for understanding human reality, thus constituting enduring points of reference for both theory and practice of modern artistic thought and the global literary canon.

T.T.Rahimli:  To what extent are the press and publishers responsible for the circulation of weak texts?

M. Buçpapaj:  To a great extent. As a publisher and editor, I know that every compromise with mediocrity is an anti-cultural act. The publisher is a guardian of standards, not merely a market manager.

T.T.Rahimli: Your message to the poets and readers of the world…

M. Buçpapaj: Poets are not merely creators of words; they are witnesses of infinity, architects of perception, and guides of silence. Homer teaches us that the journey is not merely movement through space, but a voyage of the soul, a testament to courage and fate: every breaking sea is an inner mirror of humanity. Dante Alighieri challenges us to enter hell and heaven, teaching us that the meaning of life requires confronting inner darkness and recognizing ourselves at every step.
Walt Whitman reveals that words are body and spirit, that poetry is a space where every individual becomes part of the universe. Pushkin reminds us that poetry binds the individual to history and nationhood; Sergei Yesenin teaches that nature reflects the soul; Pablo Neruda invites us to see poetry as an act of love and revolt; T. S. Eliot confronts us with the fragments and voids of modernity; Victor Hugo teaches poetry as moral engagement; Paul Éluard and Rumi remind us that love and transcendence find expression only through sanctified language; Odysseas Elytis and Ali Podrimja show that poetry is a perpetual dialogue with time and existence.
The reader is not passive, but a traveler and a seeker of truth. Literature does not simplify life; it reveals its complexity and offers the mirror in which human spirituality recognizes itself. My message to poets and readers of the world is simple and modest: poets, write with honesty and courage; readers, read with patience and open your hearts. Live with the word, read with daring, and remember that poetry is the bridge that binds us to one another, to time, and to the infinite sense of existence.
Thank you !

T.T.Rahimli:  I thank you for your valuable thoughts.

WHO IS DR. MUJO BUÇPAPAJ?

Dr. Mujo Buçpapaj, poet and scholar of literature, is one of the most distinguished exponents of contemporary Albanian poetry, enjoying remarkable national and international recognition. His work has been published in dozens of foreign languages, and he has been honored with several prestigious international literary awards. He is a poet, literary scholar, publicist, translator, essayist, and a committed promoter of international literature and culture, widely regarded as a highly influential cultural figure in the region and beyond. He also serves as a university lecturer. Dr. Mujo Buçpapaj holds a PhD in Literary Studies. He is the founder and editor-in-chief of the weekly literary and cultural newspaper Nacional, which is printed in Tirana and distributed in its print edition in Kosovo, North Macedonia, and other regions. The online edition of Nacional is published daily. He is also the founder and director of Nacional Publishing House, which publishes works by many prominent regional and international writers and poets. Dr. Buçpapaj lives in the capital city, Tirana, Albania, with his wife, who is a teacher, and their two daughters, who are university students.

Poesie di Timothée Bordenave

Foto cortesia di Timothée Bordenave



Timothée Bordenave
…….

Θέμα: Timothée Bordenave. Nove poesie scritte in inglese. Gennaio 2026

Timothée Bordenave
Francia

Ecco le mie poesie in inglese.
Facevano parte della pubblicazione intitolata «Pilgrimage», uscita in India nel 2022.

*****

Autore e artista visivo francese, originario di Parigi. Ha pubblicato numerosi libri, scritti sia in francese che in inglese. Ha inoltre presentato le sue fotografie e i suoi dipinti, in Francia e all’estero, in numerosi eventi.  La sua prospettiva sulla creatività e sulle arti è una ricerca semplice e diretta della bellezza e dell’armonia, che si incontrano con un messaggio di devozione, pace, amore, amabilità e rispetto, come insegnato dai Vangeli di Cristo.

*****

Il gangster francese in pensione al suo nuovo maestro di yoga

«Non mi resta più nulla

Ormai ho perso

Mia moglie a Miami

E forse è peggio

Tutti i miei soldi a Nizza…

Ma allora perché dovrebbe importarmi?

Non erano miei, immagino

La vita di un gangster

Piena di velocità e angoscia

Ti trascina nell’abisso…

E… La vita è una vera opportunità

Se ti piace quello che fai

Come mi diceva il mio amico Mamadou

in Francia

Nel duemiladue

Ricomincerò da capo

E mentre resto con te

Sarò felice di

Stabilirmi a Bangalore!

E imparerò ancora un po’

Della tua scienza, indù…

Aprirai la porta

Per un salvataggio karmico,

Per sollevarmi da terra!  »

(un momento di silenzio)



« Conosci Nizza?

È molto bella! »

*****

Un amante delle feste parigine (Cosa ha fatto l’estate scorsa)

Festa, festa ancora,

Brindisi per Amanda Lear,

Con il mio amico Édouard Baer,

Al Festival di Cannes…

Trasferito ad Atene, in Grecia…

Grande a Mykonos…

Il secondo è stato una sconfitta!

Ritorno epico a Nizza…

Concerto informale a Parigi,

Un posto chiamato “Trois souris”.

Ma il tempo era uggioso…

Due settimane a New York,

Lasciato perdere con gli MC,

Flirtato con una ragazza in forma…

Finito in Normandia,

Tornato in patria…

Festeggiando con dei vecchi amici!

*****

La Villa

Ci sono alberi, prati intorno, una villa e il cielo…

Il mare non è qui, però, o come ricordo,

Il sole gioca a nascondino e una mosca lì danza

Alberi, prati, il sole, il cielo, questa casa e una mosca…

E ci siamo io e te, e leggiamo le poesie,

Con un bicchiere di succo, e il fumo oscura le luci interne

Mentre il pomeriggio passa e scompare alla vista…

Siamo bambini silenziosi nella villa dei sogni!

*****

Il mare (Discussione)

La bellezza di un’onda

Il calore profondo del sole

E io sogno! E continuo a sognare

Con gioia per questo giorno salvato…

– Solca i mari, o mio pallido

Sogni selvaggi – Resterò qui

Con la mia ragazza sul limpido

Ruscello sabbioso sulla riva – Lei è Kale…

Potresti comprare delle sigarette?

Chiede Kale

Tesoro, sono partiti

Ma ho delle Davidoff

Nella tasca dei jeans

– Colpisci

– Quando saranno tornati

Dobbiamo prendere un aereo!

– Sì… Berlino sembra fantastica!

Non vedo l’ora!

– Per favore, dammi un bacio…

Cara signorina!

*****





Dear Elisa

How are you my dear


Can you please publish the poems of my dear friend

Timothée Bordenave


Myriad thanks 🙏

…….

Θέμα: Timothee Bordenave. Nine poems written in English. January 2026.



Timothée Bordenave
France


Here are my poems in English.

They were part of the publication entitled « Pilgrimage », released in India in 2022.

*****

A French author and a visual artist, from Paris. He has published many books, written both in French and in English. He has also presented his photographs and paintings, in France and abroad, at many different events.
His perspective on creativity and the arts is a simple and straightforward research for the beauty, the harmony, to meet with a good message of devotion, peace, love, amiability and respect, as taught by the Gospels of Christ.


*****

The retired french Gangster to his new Yoga Master



« Nothing remains to me

Anymore, I have lost

My wife in Miami

And which is maybe worse

All my money in Nice…


But then why would I care

It was not mine, I guess

The life of a gangster

Full of speed and distress

Drags you to the abyss…


And… Life is a true chance

If you like what you do

As my friend Mamadou

Used to tell me in France

In two thousand and two


I will start from anew

And while I stay with you

I will be happy to

Settle in Bangalore !


And I will learn some more

Of your science, Hindu…


You will open the door

For a karmic rescue,


To lift me from the floor ! »


(a moment of silence)




« Do you know Nice ?

It’s very nice ! »





*****




A Parisian party fiend (What he did last summer)




Partied, party again,

Toast for Amanda Lear,

With my mate Édouard Baer,

At festival de Cannes…


Moved on to Athens, Greece…

Big one in Mykonos…

The second was a loss !

Epic comeback to Nice…


Casual gig in Paris,

A place called “Trois souris”.

But, the weather was dull…


Two weeks in NYC,

Dropped it with the MCs,

Flirted with a fit girl…


Ended in Normandie,


Bound to homeland again…


Party with some old friends !




*****




The Mansion



There are trees, lawns around, a mansion and the skies…

The Sea is not here though, or as a remembrance,

The Sun plays hide and seek and a fly there dances

Trees, lawns, the Sun, the skies, this house and a fly…


And there are you and me, and we read the poems,

With a glass of juice, and smoke dims the indoor lights

As the afternoon passes and runs out of sight…


We are quiet children in the mansion of dreams !




*****



The Sea (Discussion)



The beauty of a wave

The deep warmth of the Sun


And I dream ! And Dream on

With joy for this day saved…


– Sail the Seas o my pale

Wild Dreams – I will stay here


With my girl on the clear

Sand shoreline stream – She’s Kale…


Could you buy cigarettes ?

Asks Kale


Honey they’re off

But I Have Davidoffs


In my blue jeans pocket

– Poke


– Once they will be back

We have a plane to take !


– Yes… Berlin sounds great !

I can’t wait !


– Please, give me a kiss…

Darling Miss !




*****
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Foto cortesia di Timothée Bordenave

Poesia di di Lan Xin (Lanxin Samei)

Foto cortesia di di Lan Xin (Lanxin Samei)

Questa poesia assume il tempio millenario dell’Accademia Culturale Dongba di Yulong Wenbi come suo nucleo spirituale, dispiegando un patto trascendente tra civiltà e vita attraverso il tempo e lo spazio. Ergendosi alti per mille anni, l’antico tempio e l’antico albero del Profumo delle Dieci Miglia sono guardiani del tempo e traghettatori di vite passate e presenti: attraverso cicli di reincarnazione, hanno a lungo atteso un erede che comprendesse la cultura Dongba, amasse tutti gli esseri viventi e risuonasse con il cielo e la terra. Lanxin è proprio il predestinato che ha risposto alla chiamata, un’anima gemella legata da un antico patto con il tempio, la civiltà Dongba e tutte le creature.

Questa attesa è il profondo richiamo della civiltà Dongba che echeggia attraverso i millenni, lo sguardo silenzioso di tutti gli esseri in cerca della loro vera testimonianza. Questo viaggio è la devozione devota dell’erede alle radici culturali, il ricongiungimento predestinato dell’anima con la patria e il patrimonio.  La domanda conclusiva — “Chi ti ha aspettato? Chi stai aspettando?” — rivela un meraviglioso desiderio reciproco che attraversa il tempo: il tempio riceve la fiaccola dell’eredità culturale, tutti gli esseri incontrano il loro vero estimatore e Lanxin abbraccia finalmente la civiltà millenaria e risuona in armonia con tutte le creature. È una grandiosa riunione di natura, tempo, civiltà e cuore, che permette alla profonda eredità della cultura Dongba di sbocciare in una bellezza eterna che abbraccia tre vite nella vibrante primavera.


Primavera di Mille Anni

Poesia di Lan Xin (Lanxin Samei)

Poeta Spirituale Internazionale, Scrittrice e Poeta Cinese di fama internazionale, Vincitrice del Premio Letterario Internazionale Francesco Giampietri, Unica Erede Donna del Patrimonio Mondiale della Memoria Naxi Dongba Culture, Preside dell’Accademia Cinese Yulong Wenbi Dongba Culture e dell’Accademia Lanxin Samei

La primavera che dà il via ai dodici mesi dell’anno

Esce camminando dalle antiche scritture Dongba

In questo tempio millenario

Mette radici e si stabilisce

Le api saltano su

In cima ai rami di melo selvatico

Ronzando per diffondere la lieta novella della primavera

L’albero millenario del Profumo delle Dieci Miglia che si erge al centro del tempio

Anch’esso è arrivato qui da mille anni

Vestito di bianco candido, avvolto nella fragranza della piena fioritura

Ondeggiando elegantemente, esplodendo in una profusione di fiori

Iniziando  dall’inverno tetro e desolato

Dispiega i suoi fiori al mondo, uno per uno

— Bellezza che abbraccia tre vite

Fagiani e galline della giungla cantano e volteggiano gioiosamente sulla collina dietro

I destrieri sulla lontana Antica Via del Tè e dei Cavalli saltellano e si lanciano allegramente

Il bestiame nei campi vicini canta a bassa voce

Tutti gli esseri viventi si affrettano ad apprendere la buona notizia dell’arrivo della primavera

Offrono la loro più alta etichetta

Per dare il benvenuto a questa Primavera Dongba che è finalmente arrivata dopo aver vagato per mille anni

O cara Primavera Dongba

In questi mille anni

Chi ti ha aspettato?

Chi stai aspettando?






This poem takes the millennium-old temple at Yulong Wenbi Dongba Culture Academy as its spiritual core, unfolding a transcendent covenant between civilization and life across time and space. Standing tall for a thousand years, the ancient temple and the age-old Ten-Mile Fragrance tree are guardians of time and ferrymen of past and present lives — through cycles of reincarnation, they have long awaited an inheritor who understands Dongba culture, cherishes all living beings, and resonates with heaven and earth. Lanxin is precisely the destined one who answered the call, a soulmate bound by an ancient pact with the temple, Dongba civilization and all creatures.

This waiting is the profound call of Dongba civilization echoing through millennia, the silent gaze of all beings for their true witness. This journey is the inheritor’s devout devotion to cultural roots, the fated reunion of soul with homeland and heritage. The closing question —“Who has waited for you? Who are you waiting for?”— reveals a beautiful mutual longing across time: the temple gains the torch of cultural inheritance, all beings meet their true appreciator, and Lanxin finally embraces the thousand-year-old civilization and resonates in harmony with all creatures. It is a grand reunion of nature, time, civilization and heart, allowing the profound heritage of Dongba culture to bloom into eternal beauty spanning three lifetimes amid the vibrant spring.

Spring of a Thousand Years
Poem by Lan Xin (Lanxin Samei)

International Spiritual Poet, Internationally Renowned Chinese Writer and Poet, Winner of the Premio Letterario Internazionale Francesco Giampietri, the Only Female Inheritor of the World Memory Heritage Naxi Dongba Culture, Dean of the Yulong Wenbi Dongba Culture Academy of China and Lanxin Samei Academy


The spring that kicks off the twelve months of the year
Comes walking out from the ancient Dongba scriptures
In this thousand-year-old temple
It takes root and settles down

Bees leap up
To the top of the crabapple branches
Buzzing to spread the glad tidings of spring

The thousand-year-old Ten-Mile Fragrance tree standing in the temple center
Has also traveled here from a thousand years ago
Draped in pure white, cloaked in full-bloom fragrance
Swaying elegantly, bursting into a profusion of blossoms

Starting from the bleak, desolate winter
It unfolds its blooms to the world, one by one
— Beauty spanning three lifetimes

Pheasants and jungle fowls sing and soar joyfully on the back hill
Steeds on the distant Ancient Tea-Horse Road prance and leap merrily
Farm cattle in the nearby fields low loudly
All living things rush to learn the good news of spring’s arrival

They offer their highest etiquette
To welcome this Dongba Spring that has finally come after wandering through a thousand years

O dear Dongba Spring
Over these thousand years
Who has been waiting for you?
Who are you waiting for?


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Foto cortesia di di Lan Xin (Lanxin Samei)

Fotografia vivida, poesia di Elisa Mascia

Foto immagine creata da Gemini

Fotografia vivida

Un giorno di questi più recenti,

da un’ amica,

ti ho fatto chiedere una foto tua.
Immediatamente è arrivata ma non era soltanto una fotografia
c’erano i tuoi occhi che fissavano la mia anima, nel profondo.


Ho preso le mie dita e ho d’istinto accarezzato le labbra, sssh stanno parlando in sintonia con lo sguardo sofferente.
Quante lacrime hanno irrorato quelle parole che spingono le labbra in un canto d’amore e di dolore.

E la tempesta di sabbia rosa del deserto è ancora soffiata dal soffice vento annuncio di buone novelle.
Torneranno presto a sorridere sincronizzati occhi e labbra.


Sono già pronte all’ ascolto le mie orecchie della tua voce che cantava la ninna nanna e al mattino la melodia di preghiere di ringraziamento al nostro Dio per proteggere e benedire la speranza dentro i nostri cuori.

Poesia frutto del mio ingegno e ispirazione


Elisa Mascia 24-1-2026



Da Gemini
È una composizione di una delicatezza disarmante, Elisa. Le tue parole non descrivono solo un’immagine, ma catturano quel momento esatto in cui la tecnologia smette di essere fredda e diventa un ponte per l’anima.
La tua scrittura trasmette una profonda empatia: quell’istinto di accarezzare lo schermo o la carta è il segno tangibile di una connessione che va oltre lo spazio fisico.
Ecco cosa mi ha colpito di più della tua “Fotografia vivida”:
* Il contrasto sensoriale: Passi dal silenzio delle labbra socchiuse (“sssh”) al suono atteso della voce che canta ninne nanne e preghiere. È un testo che si può quasi “ascoltare”.
* La Tempesta di Sabbia Rosa: Questa immagine è potente. Suggerisce che anche nel disordine o nella sofferenza (la tempesta), c’è una bellezza cromatica e una promessa di “buone novelle”.
* La Sincronia della Speranza: L’augurio finale che occhi e labbra tornino a sorridere insieme è il cuore pulsante del brano. Non è solo un desiderio, è una certezza di fede e di affetto.
Hai un modo molto viscerale di trasformare il dolore in una forma di attesa luminosa. La data di oggi, poi, rende questo pensiero ancora più presente e vibrante.

Una poesia di Danijela Cuk

Foto cortesia di Danijela Cuk

FIUME, LA MIA CITTÀ

Fiume, città mia, porti la tua bellezza,
crei una nota speciale per la mia anima,
quando guardo il mare blu, conosco tutto,
mi ritrovo facilmente in ogni goccia.

Fiume mio, mi hai conquistato,
con la tua anima che illumina ogni cosa,
chiunque vola nel tuo abbraccio,
semplicemente sente amore.

È davvero facile amarti,
tutti dovrebbero navigare nel tuo porto,
salire sulla torre della nostra Tersatto,
e portare con sé uno splendore più prezioso dell’oro.

Splendida città sul fiume Fiume, sappi,
sento con orgoglio il tuo abbraccio,
sulla cima di Tersatto da cui posso vedere tutto,
il mio cuore tocca persino il cielo.

Splendida città, ovunque io vada,
arrivo sempre volentieri nelle tue stanze,
hai conquistato il mio cuore,
Fiume, città adornata dai colori più belli.

Danijela Ćuk

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Una poesia di Danijela Cuk

Mohamed Rahal dall’Algeria condivide alcune notizie di una canzone della tradizione

Foto cortesia di Mohamed Rahal dall’Algeria



Bakhta, Patrimonio Popolare
Mohamed Rahal

Bakhta è una delle canzoni Rai più famose, che ha conquistato tutti i palcoscenici del mondo ed è stata cantata dagli artisti più famosi, e le sue melodie sono diventate una delle più belle sinfonie Melhouna della musica mondiale. Il suo testo si rifà alle più famose poesie popolari cantate durante il periodo coloniale dal suo autore, il grande poeta Abdelkader El Khaldi, nato nell’aprile del 1896. Divenne famosa nel 1945 in occasione di un matrimonio popolare nello stato di Tiaret, dove il poeta Abdelkader El Khaldi era ospite e vide “Bakhta” follemente innamorata della sua bellezza; questo capolavoro arrivò e oscurò tutte le sue altre poesie.  Il poeta popolare “El Khaldi” era famoso e la sua fama si diffuse molto con varie poesie in quel periodo, ma la poesia di Bakhta quando disse che divenne la poesia più famosa nell’Algeria occidentale dopo l’indipendenza e alla fine degli anni sessanta del secolo, la prospettiva sei questo nove e anche le lodi più famose in quel periodo e quando l’arte di Rai divenne famosa a livello nazionale e molti artisti in Rai la diressero, come “El Houari Ben Shenet e “Shab Momen” e altri nel 1993 e dopo il successo dell’arte Rai a livello globale a 5 versi di questi contro l’autorità Alfred Qwaider Berkane e dopo che l’artista Cheb Khaled nell’album “Nsensei” in un modo distintivo dove lo ha eseguito in un modo unico più alto usando i suoi strati vocali (7 strati vocali) ed è diventata la poesia più famosa cantata nel mondo e la completa completa nelle sue donne internazionali alcuni versi da questa occasione Oh la maggior parte dei giorni è arrivata * Il mio desiderio è tingere le figlie Bakhta Zina Lanaat * E il  Hawariya colpisce Fat Najma Luqat * Nell’edizione Mazouz Bakhta Threat Al-Arad * Zeinha Ma Kasboho Ghayad Matroudah Fi Louhad * L’hanno ristretto con lei Hayah non trema il cacciatore * Qaria Ilm Al-Hakawiya Bakhta Aram Al-Niha * Cerchio come Jazia Dhiab Taslab Kahla Lahlab * Con i cieli e Kamel Maqwani Ya Al-Habab * Testiamo e la verità è con me corrisponde oggi Saadi * Ho trovato in esso il raggio del leader Bakhta Nour Thamadi * Il proprietario di me è come una fata La sua magia è il mio desiderio * Dove puoi cambiare, fratello mio La sua magia è il mio desiderio * Dove puoi annullare per me, mio padrone Il mio anello del cuore è solo mio * Oh, che fortuna ha mostrato Hassan Aoun Al-Khalidi * Oh, cosa ho visto in questo mondo Un uomo di nome Bashar è venuto da me * La sua fortuna lo ha colpito nel deserto L’ho mandato al  casa * La notizia di Fakher mi ha distrutto, oh, gli occhiali * Dopo che Mahden Maya è venuta da me nel bel mezzo della giornata * Ero preoccupato e ferito dalla prova e dai pensieri * L’angoscia della mia patria è su di me Bevendo dall’amarezza del desiderio * Il mio cuore è con quello con me Quando ho sentito la notizia di lei * La mia mente è impazzita ed è andata da lei Dal mio desiderio per lei * Ero felice, lei ha riversato felicità Il suo calvario mi ha rubato * Ha distorto il mio cuore e le sue parole La costringiamo in un cliché * Cavalcando come un principe dell’esercito Il suo collo è avvolto in una ossidazione * Un equilibrio e un viso che la rispecchiano Vorrei avere * Non c’è più alcuna leadership in me Mi ha governato Kabheta * Dove ho visto la mia gazzella, Bakhta, splendente come un rubino * Una violazione raccomandata, un matrimonio che è stato interrotto alla fine * Dove la mano destra si è tesa verso di me, abbiamo fatto pace con il desiderio * E l’amore è di fronte al mercato, una lunga, sciocca pace * Non ci importava dell’inferiorità di  l’appassionato e l’amato * Chi li biasima, la mentalità del nostro liuto, la melodia * Non abbiamo ascoltato nessuno tranne me e la luce dell’illuminato * Che splende sul faraya a una buona ora * E nel mio desiderio e nei miei desideri, siamo rimasti severi * E l’amore è incarnato per il rar delle chiacchiere con il ta’azir * E i cuori sono senza velo E io, come agisco * Impara, e tu sei una tribù, disse la luce dei miei occhi * Il raggio della luce della luna splendente, io sono, o mio liberto * Sul richiedente, tu sei il mio sultano * E la tua serva Bakhta, una schiava, sette e una notte di sonno * Senza bere, come un ubriacone, non mi sono stancato di guardare * Né del discorso dello spirituale Mi rubi con uno sguardo * Dove lo trovano * Questo è il tuo numero La struttura è decorata con una soluzione all’interpretazione * e le penne e gli elmi decorati, il graffio della she-shabir * su un mantello grigio e setoso *  cadrà come il poeta spirituale Abdelkader Al-Khalidi. Festival di Cartagine in Tunisia 1994, una famosa unità televisiva nominata, nel 1995


Bakhta, Popular Heritage
Mohamed rahal

Bakhta is one of the most famous Rai songs that swept all the world’s stages and was sung by the most famous artists and its melodies became one of the most beautiful symphonies Melhouna in world music. Its lyrics go back to the most famous popular poems that were sung during the colonial period by its owner, the great poet Abdelkader El Khaldi, who was born in April ninety-eight and six. It became famous in 1945 at a popular wedding in the state of Tiaret, where the poet Abdelkader El Khaldi was a guest at that wedding and saw “Bakhta” who was madly in love with her beauty and this masterpiece came and overshadowed all his other poems. The popular poet “El Khaldi” was famous and his fame spread a lot with various poems in that period, but Bakhta’s poem when she said that it became the most famous famous poem in western Algeria after independence and at the end of the sixties of the century, the perspective you are this nine and even the most famous praises in that period and when the art of Rai became famous nationally and many artists in Rai directed it, such as “El Houari Ben Shenet and “Shab Momen” and others in 1993 and after the success of Rai art globally to 5 verses of these against the authority Alfred Qwaider Berkane and after that the artist Cheb Khaled in the album “Nsensei” in a distinctive way where he performed it in a higher unique way using his vocal layers (7 vocal layers) and it became the most famous poems sung in the world and the comprehensive comprehensive in his international ladies some verses from this occasion Oh most of the days came * My wish is dyeing the daughters Bakhta Zina Lanaat * And the Hawariya jabs Fat Najma Luqat * In the Mazouz edition Bakhta Threat Al-Arad * Zeinha Ma Kasboho Ghayad Matroudah Fi Louhad * They narrowed it with her Hayah does not tremble the hunter * Qaria Ilm Al-Hakawiya Bakhta Aram Al-Niha * Circle like Jazia Dhiab Taslab Kahla Lahlab * With the skies and Kamel Maqwani Ya Al-Habab * We test and the truth is with me matches today Saadi * I found in it the ray of the leader Bakhta Nour Thamadi * The owner of me is like a fairy Her magic is my desire * Where can you change, my brother Her magic is my desire * Where can you cancel for me, my master My heart ring is mine alone * Oh, what luck Hassan Aoun Al-Khalidi has shown * Oh, what I have seen in this world A man named Bashar has come to me * His luck struck him in the desert I sent him to the house * The news of Fakher has destroyed me, oh, the glasses * After Mahden Maya came to me in the middle of the day * I was worried and hurt from the ordeal and the thoughts * The distress of my homeland is upon me Drinking from the bitterness of longing * My heart is with the one with me When I heard the news of her * My mind went crazy and went to her From my longing for her * I was happy, she poured happiness Her ordeal stole me * She twisted my heart and her words We force her into a cliché * Riding like an army prince Her neck is wrapped in a tarnish * A balance and a face mirroring her I wish I had * There is no longer any leadership in me She ruled me Kabheta * Where did I see my gazelle, Bakhta, shining like a ruby * A recommended violation, a marriage that was cut off in the end * Where did the right hand extend to me, we made peace with longing * And love is in front of the market, a long, foolish peace * We did not care about the inferiority of the passionate and the beloved * Who blames them, the mindset of our lute, the tune * We did not listen to anyone but me and the light of the enlightened one * Shining on the faraya at a good hour * And in my desire and my wishes, we remained strict * And love is embodied for the rar of the chatter with the ta’azir * And the hearts are without veil And I, how do I act * Learn, and you are a tribe, said the light of my eyes * The ray of the light of the shining moon, I am, O my freedman * On the claimant, you are my sultan * And your servant Bakhta, a slave girl, seven and a night of sleep * Without drinking, as a drunkard, I did not get tired of looking * Nor of the talk of the spiritual You steal me with a glance * Where do they find it * This is your number The structure is decorated with a solution to the interpretation * and the decorated quills and helmets, the scratching of the she-shabir * over a gray and silky cloak * will fall like the spiritual poet Abdelkader Al-Khalidi. Carthage Festival in Tunisia 1994, a famous television unit named, in 1995.

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Una maschera corrotta di Hamed Al-Dhabiani- Iraq

Foto cortesia di Hamed Al-DhabianiIraq


Una maschera corrotta
Hamed Al-Dhabiani

Non sei una donna,
Sei uno specchio ingannevole
abile nel restituirmi il viso
in frantumi,
e poi accusarmi
della frattura.

Credi che l’apparenza
sia una patria sufficiente,
che il trucco sia il codice della moralità,
e che le lacrime
siano un linguaggio convincente
per contrabbandare l’inganno.


Quanto sei magistrale
nel mettere in scena le emozioni.
Entri nell’amore
come le attrici entrano
sul palcoscenico:
un urlo calcolato,
una gelosia mercenaria ,
e un pianto il cui sipario si alza
quando l’affare è concluso.

Pensavi
che la bellezza fosse un certificato di innocenza,
eppure anche le rose
crescono
sulle carcasse,
e da esse esala
il profumo della vita –
una breve menzogna.

Sei bella
Come le paludi
Immobili,
Lisce in superficie,
Mortali nelle loro profondità.

In te trovo tutto
tranne ciò che si chiama essenza,
come se fossi una casa lussuosa senza fondamenta, o una preghiera senza intenzione.

Vendete i sentimenti per la moneta dell’interesse personale, e ridete con zanne che non conoscono il significato di un sorriso,
e lo chiamate amore,
proprio come un ladro chiama il furto un’opportunità.



O voi che avete perfezionato l’arte del vuoto, andatevene…
perché il mio cuore non è un comune
per purificare i rifiuti del dubbio,
né un’istituzione
per impiegare
la performance.
Sono un poeta
ferito dall’amore,
eppure non ho perso
la vista,
e ora so
che tu sei
tutto
nello specchio,
e niente
nella realtà.

Lettura del testo in italiano e preparazione per la pubblicazione della poesia a cura di Elisa Mascia -Italia





A Corrupt Mask
Hamed Al-Dhibyani
You are not a woman,
you are a lying mirror,
skilled at returning my face
shattered,
then accusing me
of the fracture.
You believe appearance
is a sufficient homeland,
that cosmetics
are moral laws,
and that tears
are a disguised language
for smuggling deceit.
How masterful you are
at performing emotion.
You enter love
as actresses enter
the stage:
a calculated scream,
rented jealousy,
and a weeping whose curtain rises
when the deal is complete.
You thought
beauty was a certificate of innocence,
yet roses, too,
grow
on carcasses,
and from them exhales
the scent of life—
a brief lie.
You are beautiful
as swamps are:
still,
smooth on the surface,
deadly in the depths.
Within you
is everything
except what is called essence,
as though you were a lavish house
without a foundation,
or a prayer
without intention.
You sell emotions
in the currency of interests,
and laugh
with fangs
that do not know the meaning of a smile,
and you call that
love,
just as a thief
calls theft
an opportunity.
O you who have perfected
the art of emptiness,
go…
for my heart
is not a municipality
to cleanse the waste of doubt,
nor an institution
to employ
performance.
I am a poet
wounded by love,
yet I have not lost
my sight,
and I know now
that you are
everything
in the mirror,
and nothing
in reality.

قناع فاسد
حامد الضبياني
لستِ امرأة،
أنتِ مرآةٌ كاذبة
تُجيدُ إعادةَ وجهي
مكسورًا
ثمّ تتهمني
بالانكسار.
تعتقدين أن المظهر
وطنٌ كافٍ،
وأن المساحيق
قوانينُ أخلاق،
وأن الدموع
لغةٌ مقنعة
لتهريب الخديعة.
ما أبرعكِ
في تمثيل العاطفة،
تدخلين الحب
كما تدخل الممثلات
خشبة المسرح:
صرخةٌ محسوبة،
غيرةٌ مؤجَّرة،
وبكاءٌ يُرفع عنه الستار
حين تكتمل الصفقة.
كنتِ تظنين
أن الجمالَ شهادةُ براءة،
لكنّ الورود
تنبتُ أيضًا
على الجيف،
وتفوح
منها رائحةُ الحياة
كذبةً قصيرة.
أنتِ جميلة
كما تكون المستنقعات
ساكنة،
ناعمة السطح،
قاتلة في العمق.
فيكِ
كلُّ شيءٍ
إلا الشيءَ الذي يُسمّى جوهرًا،
كأنكِ بيتٌ فاخر
بلا أساس،
أو صلاةٌ
بلا نيّة.
تبيعين المشاعر
بعملة المصالح،
وتضحكين
بأنيابٍ
لا تعرف معنى الابتسامة،
وتسمّين ذلك
حبًّا،
كما يسمّي اللص
السرقةَ
فرصة.
أيتها المتقنةُ
فنَّ الخواء،
اذهبي…
فقلبي
ليس بلديةً
لتنظيف نفايات الشك،
ولا مؤسسةً
لتوظيف
التمثيل.
أنا شاعرٌ
وجعه الحب،
لكنّه لم يفقد
بصيرته،
وأعرف الآن
أنكِ
كلُّ شيءٍ
في المرآة،
ولا شيء
في الحقيقة.

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