Testo di Ester Abreu Vieira de Oliveira riportato da A Gazeta, scritto da Francisco Aurelio Ribeiro

Foto cortesia di Ester Abreu Vieira de Oliveira

   Di seguito riporto il testo tratto da A Gazeta, scritto da Francisco Aurelio Ribeiro, che mi ha fatto grande onore.
Ester Abreu

                                                                                           Ester Abreu e l’opera letteraria di Anchieta
   Credo che non c’è nessuno nello Spirito Santo che ha studiato più l’opera letteraria di padre José de Anchieta (1534-1597) come il maestro emerito di Ufes Ester Abreu, presidente dell’Accademia Espírito-santense de Letras, come può essere visto dalla pubblicazione del libro São José de Anchieta. Apostolo del Brasile: poeta e drammaturgo, pubblicato a San Paolo, nel 2024. Composto di introduzione, un capitolo su Anchieta e un altro sul tetro di Anchieta, comprende allegati in cui l’autore confronta le epopee La Araucana e Uraguai, per riaffermare lo spirito pionieristico del poema epico Sobre as guerras de Mem de Sá, scritto in latino da Anchieta, è stato pubblicato nel 1563, a Coimbra, in Portogallo, dal figlio di Mem de Sá, al culmine degli eventi descritti in Brasile, opera precedente alle sue ben note Poesie alla Vergine e il suo teatro catechetico. È l’opera meno conosciuta di Anchieta, per essere stata scritta in latino, e per essere un tipico poema laudativo, comune tra gli intellettuali che desideravano le grazie dei governanti, ma di straordinario valore storico-documentario, soprattutto come un documento fedele della distruzione dei popoli originari e la violenza dei portoghesi per raggiungere i loro obiettivi, il dominio delle terre conquistate dalla spada e la fede.
   De Gestis Mendi de Saa, “Sulle guerre di Mem de Sá,” analizzato da Ester Abreu, è il primo poema epico scritto in Brasile, e precede più di duecento anni per Uraguai, da Basílio da Gama.
Ha 3.059 versi, che è considerato piccolo, per un poema epico del tempo, lo stesso in cui è stato scritto il famoso Lusíadas, da Camões, pubblicato nel 1572. Il poema di Anchieta non ha la grandezza dell’epico di Camões, con più di 8.000 versi e dieci canzoni, composte in ottave decassiliche, avendo come eroe Vasco da Gama, il più grande navigatore portoghese. Quello di Anchieta ha come protagonista Mem de Sá (1504-1572), il terzo governatore generale del Brasile, che governò il nostro paese dal 1558 al 1572, succedendo a D. Duarte da Costa (1553-1558), con cui venne Anchieta. Quindi, Anchieta ha partecipato attivamente alla lotta per la sottomissione degli indigeni rivoltosi contro i portoghesi, occupanti delle loro terre. Lo scopo principale di Mem de Sá era quello di pacificare la colonia, sottomettendo i popoli originari al giogo portoghese e, per questo, ha fatto affidamento sul lavoro instancabile dei gesuiti, inizialmente guidato da Manoel da Nóbrega, convertire gli indigeni al cattolicesimo e sottomettersi alle leggi dello Stato portoghese e della Chiesa cattolica. Il poema di Anchieta ritrae fedelmente il genocidio portoghese contro i nativi brasiliani e, forse per questo motivo, è il meno pubblicizzato del lavoro di Anchieta. Nella sua nomina, Mem de Sá aveva ampi poteri per sottomettere i ‘pagani rivoltati’, cosa che non avvenne nei due governi precedenti, ma pagò un alto prezzo per questo, perdendo suo figlio, Ferno de Sá, nella battaglia del Criciaré, nel nord della capixaba, nel 1558, e suo nipote Estacio de Sá, nella fondazione di Rio de Janeiro, nel 1565. Entrambi sono morti piegati dalla resistenza indigena alla dominazione lusitana. Nei suoi quattordici anni di governo, Mem de Sá riuscì a concentrare gli indigeni nelle missioni, i villaggi, che causarono loro una grande morte per le epidemie portate dagli invasori. Più che le spade portoghesi, erano i virus europei i più grandi distruttori dei popoli originari.
José de Anchieta è venuto in Brasile in giovane età, nel 1553, come novizio della Compagnia di Gesù fondata da Inácio de Loiola, suo parente. Soffriva di tubercolosi ossea, che gli causava una grave scoliosi. In vita, ha pubblicato “De Gestis Mendi de Saa”, in latino, nel 1563, e una “Grammatica della lingua più parlata sulla costa del Brasile” nel 1595, poco prima della sua morte, in Espírito Santo. Anchieta è stato il primo studioso della lingua tupi, la più parlata sulla costa del Brasile, diventando un insegnante di questa lingua per i fratelli che sono venuti a catechizzare le popolazioni indigene. Per questi, c’erano solo due opzioni: convertire o morire. Come la storia è scritta dai vincitori, Anchieta è oggi considerato un eroe nazionale e il suo nome è iscritto nel Libro d’acciaio del Pantheon Nazionale dal 2010. Papa Francesco lo ha canonizzato nel 2014 dopo un processo di 417 anni. Il suo corpo è stato sepolto nel Palazzo Anchieta, a Vitória, ma nulla esiste nella sua tomba, perché le sue ossa sono sparse ovunque, come famosa cronaca di Rubem Braga, “Os de Anchieta”,
    Il poema epico “Sulle guerre di Mem de Sá” non è un’opera di devozione, né di zelo apostolico, come le sue poesie dedicate alla Madonna e al suo teatro evangelico. È un’opera letteraria, di genere epico-storico. Diviso in quattro parti, il libro I si apre con un’invocazione a Cristo Re, racconta la presa dei portoghesi da parte degli “indiani crudeli”, l’arrivo di Mem de Sá, il suo ritratto fisico e morale, e la battaglia del Cricaré, nella Captainceria dello Spirito Santo, con la lotta vicino al fiume, dove Fernão de Sá muore, il figlio del governatore, dopo feroce lotta. Seppellito l’eroe, i combattenti tornano sul campo di battaglia, sconfiggono il nemico e lasciano la Capitaneria dello Spirito “in pace”, ritornando a Bahia. Così come il Libro I glorifica le gesta del figlio Fernão de Sá, il Libro II esalta il padre per sottomettere i ribelli indigeni di Bahia, guidati dal capo Cururupeba, “Flat Frog”, arrestato e punito dagli invasori. Vengono fondati i primi quattro villaggi e viene descritta la rivolta degli indigeni di Ilhéus. Dopo una lotta feroce, gli indigeni sono sconfitti e gli ultimi versi esaltano le gioie del trionfo portoghese. Libro III narra la guerra di Paraguaçu, con la distruzione di 160 villaggi, circa un migliaio di case, desolazione regnante e morte. Il residuo si arrende, chiedendo la conversione per sopravvivere. Si verifica la morte del primo vescovo del Brasile, D. Pedro Fernandes Sardinha, mangiato dai Caetés e la vendetta di Mem de Sá è rinviata, perché Mem de Sá deve partire per Rio de Janeiro, per combattere contro i francesi e i Tamoios, loro alleati. Questi sono sconfitti con la conquista dell’isola di Villegaignon, il forte viene distrutto e incendiato, e il poema si conclude con un inno d’amore a Cristo, re dell’universo e delle anime, portoghese per certo. È un peccato che questa poesia non sia più conosciuta e i suoi frammenti non compaiano nei libri scolastici, accanto alla viziata “Una santa Inês”, così che gli studenti brasiliani sappiano come fu veramente la conquista dei territori dei popoli nativi portoghesi del Brasile.
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Segue o texto de A Gazeta escrito por Francisco Aurelio Ribeiro  que muito me honrou.
Ab



                                                                                    Ester Abreu e a obra literária de Anchieta
   Acredito que não haja ninguém, no Espírito Santo, que tenha estudado mais a obra literária do Padre José de Anchieta (1534-1597) do que a professora emérita da Ufes Ester Abreu, Presidente da Academia Espírito-santense de Letras, como se pode comprovar pela publicação do livro São José de Anchieta. Apóstolo do Brasil: poeta e dramaturgo, publicado em São Paulo, em 2024. Composto de Introdução, um capítulo sobre Anchieta e outro sobre o tetro de Anchieta, inclui anexos em que a autora compara as épicas La Araucana e Uraguai, para reafirmar o pioneirismo do poema épico Sobre as guerras de Mem de Sá, escrito em latim, por Anchieta, e publicado em 1563, em Coimbra, Portugal, pelo filho de Mem de Sá, no auge dos acontecimentos descritos no Brasil, obra anterior a seus conhecidos Poemas à Virgem e ao seu teatro catequético. É a obra menos conhecida de Anchieta, por ter sido escrita em latim, e por ser um típico poema laudatório, comum entre os intelectuais que almejavam as graças dos governantes, mas de extraordinário valor histórico-documental, sobretudo como documento fiel da destruição dos povos originários e da violência dos portugueses para conseguir seus objetivos, o domínio das terras conquistadas pela espada e pela fé.
   De Gestis Mendi de Saa, “Sobre as Guerras de Mem de Sá”, conforme analisou Ester Abreu, é o primeiro poema épico escrito no Brasil, e antecede em mais de duzentos anos ao Uraguai, de Basílio da Gama. Possui 3.059 versos, o que é considerado pequeno, para um poema épico da época, a mesma em que foi escrito o célebre Os Lusíadas, de Camões, publicado em 1572. O poema de Anchieta não tem a grandeza da epopeia de Camões, com mais de 8 mil versos e dez cantos, compostos em oitavas decassilábicas, tendo como herói Vasco da Gama, o maior navegador português. O de Anchieta tem como protagonista Mem de Sá (1504-1572), o terceiro governador-geral do Brasil, que governou o nosso país de 1558 a 1572, sucedendo a D. Duarte da Costa (1553-1558), com quem veio Anchieta. Portanto, Anchieta participou, ativamente, da luta pela sujeição dos indígenas revoltados contra os portugueses, ocupantes de suas terras. O principal propósito de Mem de Sá era pacificar a colônia, submetendo os povos originários ao jugo português e, para isso, contou com o trabalho incansável dos jesuítas, liderados, inicialmente, por Manoel da Nóbrega, para converter os indígenas ao catolicismo e se sujeitar às leis do Estado português e da Igreja Católica. O poema de Anchieta retrata, com fidelidade, o genocídio português contra os povos originários brasileiros e, talvez, por isso, seja o menos divulgado da obra anchietana. Em sua nomeação, Mem de Sá teve amplos poderes para submeter o ‘gentio revoltado’, o que não aconteceu nos dois governos anteriores, mas pagou alto preço por isso, perdendo o filho, Fernão de Sá, na batalha do Cricaré, no norte capixaba, em 1558, e o sobrinho Estácio de Sá, na fundação do Rio de Janeiro, em 1565. Ambos morreram flechados pelos indígenas resistentes à dominação lusitana. Em seus quatorze anos de governo, Mem de Sá conseguiu concentrar os povos indígenas em missões, os aldeamentos, o que lhes provocou grande morticínio por epidemias trazidas pelos invasores. Mais que as espadas portuguesas, foram os vírus europeus os maiores destruidores dos povos originários.
   José de Anchieta veio ainda jovem para o Brasil, em 1553, como noviço da Companhia de Jesus fundada por Inácio de Loiola, seu parente. Sofria de tuberculose óssea, o que lhe provocou forte escoliose. Em vida, publicou “De Gestis Mendi de Saa”, em latim, em 1563, e uma “Gramática da língua mais falada na costa do Brasil”, em 1595, pouco antes de morrer, no Espírito Santo. Anchieta foi o primeiro estudioso da língua tupi, a mais falada na costa do Brasil, tornando-se professor dessa língua aos irmãos que vinham catequizar os povos indígenas. Para estes, só havia duas opções: converter-se ou morrer. Como a história é escrita pelos vencedores, Anchieta é, hoje, considerado, herói nacional e seu nome está inscrito no Livro de Aço do Panteão Nacional, desde 2010. O Papa Francisco o canonizou, em 2014, após um processo de 417 anos. Seu corpo foi enterrado no Palácio Anchieta, em Vitória, mas nada existe em seu túmulo, pois seus ossos estão espalhados por toda parte, conforme crônica famosa de Rubem Braga, “Os ossos de Anchieta”,
    O poema épico “Sobre as Guerras de Mem de Sá” não é obra de devoção, nem de zelo apostólico, como os seus poemas dedicados à Nossa Senhora e o seu teatro de cunho evangélico. É obra literária, de gênero épico-histórico. Dividido em quatro parte, o Livro I abre com uma invocação a Cristo Rei, narra o aperto dos portugueses pelos “índios cruéis”, a chegada de Mem de Sá, seu retrato físico e moral, e a Batalha do Cricaré, na Capitania do Espírito Santo, com a luta junto ao rio, onde morre Fernão de Sá, o filho do governador, após luta ferrenha. Sepultado o herói, os combatentes retornam ao campo de batalha, derrotam o inimigo e deixam a Capitania do Espírito “em paz”, regressando à Bahia. Assim como o Livro I glorifica os feitos do filho Fernão de Sá, o Livro II enaltece o pai para sujeitar os indígenas sublevados da Bahia, liderados pelo cacique Cururupeba, “Sapo chato”, preso e castigado pelos invasores. Fundam-se as quatro primeiras aldeias e descreve-se a revolta dos indígenas de Ilhéus. Depois de ferrenha luta, os indígenas são derrotados e os últimos versos enaltecem as alegrias do triunfo português. O Livro III narra a guerra do Paraguaçu, com a destruição de 160 aldeias, cerca de mil casas, reinando a desolação e a morte. Os remanescentes se rendem, pedindo a conversão, para sobreviverem. Ocorre a morte do primeiro bispo do Brasil, D. Pedro Fernandes Sardinha, comido pelos Caetés e a vingança de Mem de Sá é adiada, pois Mem de Sá tem de partir para o Rio de Janeiro, para lutar contra os franceses e os tamoios, seus aliados. Esses são derrotados com a conquista da ilha de Villegaignon, o forte é destruído e incendiado, e o poema conclui com um hino de amor a Cristo, rei do universo e das almas, portuguesas, de certo. Uma pena que esse poema não seja mais conhecido e fragmentos seus não apareçam nos livros escolares, ao lado do manjado “A Santa Inês”, para que os estudantes brasileiros saibam como foi, realmente, a conquista dos portugueses dos territórios dos povos originários do Brasil.
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L’autrice Maja Milojkovic intervista il dott Jernail S Anand

Foto cortesia di Maja Milojkovic e Jernail S Anand

IL FILOSOFO PARLA


Il dott. JERNAIL S ANAND è stato recentemente intervistato dall’autrice serba Maja Milojkovic per Area Felix.
Le domande e risposte illuminanti dell’erudito dottor Anand sono pubblicate qui a beneficio dei nostri lettori.



COLLOQUIO

[Il dott. Jernail Singh Anand è autore di 175 libri, di cui 11 sono poemi epici. Ha vinto il premio Seneca [Italia], la Carta della Morava [Serbia], il premio Franz Kafka [Ucraina, Germania, Repubblica Ceca] e il premio Maxim Gorky [Russia]. Il suo nome adorna la Roccia dei Poeti in Serbia].

Maja Milojkovic:

La tua filosofia esplora spesso la degenerazione morale e i dilemmi etici. Credi che la società umana sia intrinsecamente incline al declino o c’è speranza per una vera rigenerazione morale?

Dott. Anand:

Penso che con il passare del tempo ci stiamo allontanando dall’attrazione gravitazionale del centro e le cose stanno cadendo a pezzi. Dal primo giorno, apparentemente stiamo progredendo, ma è uno stato di lenta disintegrazione e declino. Sono visibili due tensioni. Una è la progressione della civiltà, i progressi nella scienza e nella tecnologia. Ma sono accompagnati dal declino dei valori umani. Abbiamo perso la fede nella bontà e persino in Dio. L’intero focus della civiltà moderna è sulla sopravvivenza e sulla creazione di ricchezza e abbiamo detto addio ai valori etici o agli ideali di reciproca coesistenza, che sono il linguaggio essenziale della creazione.

Per quanto riguarda la speranza, sì, c’è. La rigenerazione morale della società dipende dallo studio delle arti e della letteratura, o diciamo, delle discipline umanistiche. In effetti, il declino è il risultato del nostro interesse in calo per le discipline umanistiche. L’intero focus della nostra istruzione e dei nostri studi è sugli aspetti fisici della vita umana. Crediamo nel miglioramento delle comodità della vita. Ma abbiamo creato scompiglio nelle aree che riguardano la felicità dell’uomo. Quindi, la rigenerazione morale è possibile solo attraverso le arti e le discipline umanistiche. Bisogna dire la verità con cui vive il mondo. E l’uomo della strada, o un uomo che sta lottando per la sopravvivenza, non può sostenere la verità. Non aspettatevi che i vostri alti professionisti e scienziati combattano per la verità perché sono guidati e dettati dai poteri della terra. Per questo, abbiamo bisogno di poeti e filosofi che sono comandati dalle forze eteree.

Maja Milojković

La spiritualità appare spesso nel tuo lavoro. Come percepisci la relazione tra il mondo materiale e quello spirituale nell’era moderna?

Dott. Anand

Anche il mondo spirituale deve avere un’identità fisica. L’uomo, che è in forma sostanziale, diventa la firma della spiritualità in questo mondo. Senza di lui, la spiritualità è una mera astrazione. L’uomo, per sopravvivere, ha bisogno dello sviluppo materiale, che questa civiltà ha fornito. Dalla mera sopravvivenza, passiamo a vivere con comodità. Vivere con dignità. Vivere con gioia. Infatti, abbiamo bisogno di scoprire un’armonia tra l’uomo e i sistemi di vita. Il mondo materiale fornisce tutto per la nostra vita. Quindi, è importante fino a quel punto.

La spiritualità è la scienza di sapere come apparteniamo alla massa esterna e come realizzare una relazione armoniosa con gli oggetti che sostengono la nostra esistenza su questa terra. La nostra istruzione ci limita solo agli aspetti fisici della nostra vita. Un giovane non ha basi nella spiritualità. Ecco perché prende decisioni sbagliate, segue la strada sbagliata e alla fine si rivela un fallito, nonostante il fatto che ottenga un grande successo materiale. La vera gioia per l’uomo è la Felicità, che è uno stato mentale spirituale. I beni terreni sono una magra ricompensa per questo stato di gioia.


Maja Milojković

Molte delle tue idee riflettono una profonda comprensione della sofferenza umana. Credi che la sofferenza sia una parte essenziale dell’evoluzione umana e dell’autorealizzazione?

Dott. Anand:

Se ci basiamo sull’idea di tragedia, la sofferenza dei protagonisti porta alla catarsi, che provoca una purificazione delle emozioni di pietà e paura nel cuore del pubblico. Sofferenza e gioia o felicità coesistono. Proprio come l’assenza di luce è oscurità, e l’assenza di oscurità è luce, allo stesso modo, l’assenza di sofferenza è gioia, e l’assenza di gioia è sofferenza. Non puoi provare il brivido della gioia se non hai sperimentato il dolore della sofferenza. A volte mi chiedo quale sarebbe il valore della luce se non ci fosse l’oscurità. Estendendo ulteriormente questa logica, possiamo dire che la bontà trova il suo significato solo in un contesto in cui il male è persistente. Quindi, il male e la sofferenza sono essenziali per la realizzazione del bene e della felicità.

Qual è la dinamica della sofferenza? Non credo che un uomo soffra perché gli dei lo desiderano. C’è un fato che perseguita l’uomo, ma non è la creazione degli dei, come credono i Greci [furie del fato, ecc.], ma è la creazione dell’uomo stesso. Il fato è la somma totale delle azioni dell’uomo, la sua decisione lungo le varie incarnazioni. È una fede orientale che la vita non finisce con la morte. Piuttosto, è una lunga e protratta faccenda in cui si crede che l’uomo abbia un’esistenza prima della sua nascita, e viva anche oltre la sua morte. Il fato è uno spesso strato delle sue azioni, che è impenetrabile e inalterabile. Una volta che hai fatto qualcosa, non puoi annullarla. Quindi, devi subirne le conseguenze. Il Signore Krishna, nella Bhagwat Gita dice: L’uomo deve agire secondo il suo “dharma” [dovere] in una situazione particolare, ma non ha alcun controllo sulle conseguenze delle sue azioni. Ciò che gli frutterà come risultato delle sue azioni, è nel regno del fato.

Infine, credo che qualunque cosa otteniamo in questa vita, o ciò che non otteniamo, sia in ultima analisi il risultato di ciò che abbiamo fatto nelle nostre incarnazioni. Non c’è deviazione. Né alcun allentamento.

Maja Milojković

Come definisci la vera libertà in senso filosofico? Credi che la libertà assoluta sia raggiungibile o siamo tutti inevitabilmente limitati in qualche modo?

Dott. Anand

L’idea di libertà assoluta è un costrutto immaginario. In effetti, la libertà stessa è un’opzione altamente limitata. Filosoficamente parlando, la libertà rappresenta uno stato in cui siamo in grado di fare, o dire, o vivere come desideriamo. Ma in termini socio-politici, la libertà è una formulazione limitata. Nel caso dell’idea di vera libertà, una generalizzazione non è possibile perché ogni persona ha parametri diversi per decidere cosa vuole fare. Consideriamo queste domande in relazione alla libertà umana: siamo liberi di nascere quando vogliamo? Possiamo scegliere nostro padre e nostra madre e il momento della nostra nascita? Possiamo scegliere il colore della nostra pelle e la nostra durata di vita? Infine, possiamo dire agli dei che vogliamo vivere così a lungo o non morire mai? Non penso che abbiamo alcuna libertà esistenziale. Qualunque cosa facciamo, non siamo sicuri di quale sarà il suo risultato finale perché abbiamo il controllo sulle nostre azioni, ma non sulle loro conseguenze. In questo modo, la nostra idea di libertà è altamente limitata.

Se applichiamo l’idea di libertà alle libertà fondamentali della vita umana, allora anche i diritti delle persone, come vediamo ovunque, vengono ridotti. Tuttavia, se vogliamo sopravvivere, abbiamo bisogno di certe libertà, ma la vera libertà è solo una costruzione immaginaria e coloro che cercano di esercitare la propria libertà nella vita reale, si ritrovano presto dietro le sbarre. Come autore, vorrei avere la libertà di dire ciò che voglio dire. Ma anche per questo, abbiamo bisogno di molto coraggio, perché i poteri non amano mai che uno scrittore dica la verità. Libertà e verità sono narrazioni allettanti che tuttavia conducono gli uomini alla forca. Socrate non è l’unico esempio.

Maja Milojković

Nell’era della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, pensi che la coscienza umana possa rimanere autonoma o che ci stiamo inevitabilmente fondendo con le macchine?

Dott. Anand

La coscienza umana è già sotto grande pressione. L’intelligenza artificiale ha inondato la vita umana e, in vista del suo vasto potenziale, le cose stanno cambiando a un ritmo molto più veloce. È possibile che, molto presto, le strutture che abbiamo creato nel corso dei secoli possano essere perse nel flusso veemente dell’intelligenza artificiale. Per un uomo, supporti meccanici ed elettronici come l’intelligenza artificiale sono buoni, perché espandono la sua comprensione. Può afferrare milioni di cose a velocità astronomica. Porterà molta efficienza e precisione nelle nostre percezioni. Ma, molto presto, arriverà a governarci. L’intelligenza artificiale sta già cercando di usurpare i nostri campi percettivi. È molto difficile mantenere l’autonomia della coscienza umana. Tuttavia, vorrei che proprio come abbiamo eroso i recinti della natura e distrutto il nostro equilibrio ecologico, fosse giunto il momento di considerare sacri anche i confini della mente umana e di salvarli dall’erosione. Si dice spesso: errare è umano. Finché rimarremo inclini all’errore, rimarremo umani. E la nostra dignità risiede nel nostro essere umani.

Maja Milojković

La tua letteratura esplora i confini tra realtà e illusione. Ritieni che la percezione umana della realtà sia solo una delle tante possibili versioni della verità?

Dott. Anand:

La vita è generalmente considerata “Maya”, che significa un’illusione. Allora, cos’è la realtà? Platone ci ha dato la teoria della Mimesis secondo la quale questo mondo è una copia di un modello originale. E la letteratura è, quindi, una copia della copia, al terzo posto dalla realtà. Cos’è la realtà? Cos’è la verità? Nessuno l’ha vista. Portiamo con noi solo le nostre versioni individuali della verità. Se guardiamo ad Amleto, si trovava faccia a faccia con l’opzione divisa: essere o non essere. Penso che la vita sia diventata così complessa, ora abbiamo molte opzioni che si trovano tra essere o non essere. Questo mondo non può essere caratterizzato semplicemente da divisioni di verità e non-verità. Nel mezzo, ci sono cento versioni e varianti, sub-verità, sotto-verità, post-verità, para-verità, co-verità. Dobbiamo convivere con tutto questo e trovare una struttura di verità vivibile, che sia fedele al nostro essere.

Maja Milojković

Se dovessi definire il significato della vita in una sola frase, quale sarebbe?

La vita è un’opzione senza opzioni, in cui uno pensa di viverla, mentre è la vita che vive l’uomo.

8. Come percepisci il ruolo della letteratura e della filosofia nella società contemporanea? Possono ancora plasmare i valori morali e la coscienza umana?

Dott. Anand:

Considero l’arte e la letteratura come un correttivo morale per la nostra società malata. Le forze del materialismo hanno inondato ogni ambito della vita e ogni persona, che è sotto l’influenza di Lustus, crede che la vita sia un’opportunità unica e ne trae il massimo. In sostanza, significa creare l’armamentario per la felicità e la gioia, e quindi gli uomini iniziano a credere nella creazione di ricchezza. Tutte le materie di studio si concentrano anche sul rendere i giovani creatori di ricchezza, poiché la ricchezza è il significato ultimo della vita. Se c’è qualcuno che trova difetti in questa distorta filosofia di vita, sono l’artista e il filosofo. L’arte e la letteratura sono le uniche due forze che possono correggere la malinconia di una società drogata dai sogni di successo. Ma i sostenitori del materialismo e della cultura aziendale si assicurano che l’arte e la letteratura vengano esiliate dai libri di scuola e dalle università. E artisti e poeti sono considerati irrilevanti, mentre tutta l’importanza è data a politici e burocrati, che sono parte del problema stesso.

Maja Milojković

Credi che l’umanità sia destinata a ripetere gli errori storici oppure è possibile una vera illuminazione?

Dott. Anand:

Se guardiamo alle epoche precedenti secondo la mitologia indù, Satya Yuta fu seguito da Treta Yuta e poi, Dwapra Yuga. Ora stiamo attraversando Kalyuga. In tutte queste epoche, furono combattute grandi guerre. In Treta Yuga, Lord Rama mosse guerra contro Ravana. In Dwapra Yuga, Lord Krishana dovette muovere la grande guerra del Mahabharata. In Kalyuga, abbiamo visto grandi guerre come Troia. La domanda semplice è: l’uomo ha imparato qualcosa dalle follie del passato? Penso di no. Piuttosto, le sue follie si sono moltiplicate. Abbiamo visto gli spettacoli più angoscianti di Hiroshima e Nagasaki, abbiamo assistito a guerre mondiali. Quindi, hai ragione nel pensare che gli uomini ripeteranno gli stessi errori ancora e ancora e non impareranno nulla dalla storia.

Ora, la seconda parte della domanda: è possibile la vera illuminazione? Non possiamo aspettarci un periodo di illuminazione totale. Tuttavia, grandi santi e saggi come Guru Nanak Dev Ji, Swami Vivekananda, il Signore Gesù Cristo sono inviati in questo mondo per far sì che le persone si comportino bene. Dopo che se ne sono andati, l’oscurità della disperazione scende di nuovo. Credo che se potessimo dare più spazio all’arte e alla letteratura, potremmo allevare un raccolto migliore di menti umane che pensano correttamente. Altrimenti, nel modo in cui si sta muovendo il mondo, stiamo correndo velocemente verso il suicidio collettivo. Potremmo vivere fisicamente, ma questa sarà la morte della moralità, la morte della verità e la morte della nostra connessione con il divino.

Maja Milojković

Se potessi conversare con un grande filosofo del passato, chi sarebbe e quale domanda gli faresti?

Dott. Anand:

Vorrei parlare con John Milton e chiedergli
Perché Adamo ed Eva non riuscirono a capire che inseguire l’Albero della Conoscenza era il desiderio del Demonio? Erano così innocenti da non riuscire ad annusare i disegni del Bluff Master? La conoscenza sfrenata, che ora ha preso la forma dell’IA, è il risultato di quella Caduta per la quale stiamo ancora soffrendo. Mi chiedo se qualcuno come Lord Krishna o Gesù Cristo verrebbe di nuovo a dirci di FERMARCI.

DOTTORE JERNAIL S ANAND

Il dott. Jernail Singh Anand, presidente dell’Accademia internazionale di etica, è autore di 175 libri di poesia, narrativa, saggistica, filosofia e spiritualità in inglese. Di recente gli è stato conferito il premio Seneca dall’Accademia di arti e scienze filosofiche di Bari. [Italia – 19/10/2024]. Ha anche vinto la Carta della Morava, il grande premio della Serbian Writers Association di Belgrado e il suo nome è stato inciso sulla Roccia dei poeti in Serbia. Gli è stato conferito il Dottorato di ricerca [Honoris Causa] dall’Università di ingegneria e management di Jaipur. Di recente ha organizzato una conferenza internazionale su cultura, valori ed etica a Pune. I suoi libri più fenomenali sono Lustus: The Prince of Darkness [primo poema epico della trilogia Mahkaal]. E Philosophia de Anand, un’opera di filosofia che riunisce sotto lo stesso tetto dieci delle sue opere filosofiche. [Email: anandjs55@yahoo.com Cellulare: 919876652401[Whatsapp] [ ethicsacademy.co.in ]

Link Bibliografia:
https://atunispoetry.com/2023/12/08/indian-author-dr-jernail-s-anand-honoured-at-the-60th-belgrade-international-meeting-of-writers/

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Una poesia di Joan Josep Barcelo

Foto cortesia di Joan Josep Barcelo

ora il silenzio mantiene segreto il nome
di una adolescenza muta che non dice nulla
e che sfugge per le mani del vento

senza chiedere permesso toglie l’innocenza
della belleza che forgia il tuo essere sotto il bacio della luna
e il singhiozzo dei fiori neri di una chimera
.
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now silence keeps secret the name
of a silent adolescence that says nothing
and that escapes through the hands of the wind

without asking permission it takes away the innocence
of the beauty that forges your being under the kiss of the moon
and the sob of the black flowers of a chimera
.
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joan josep barcelo

Poesie di Eva Lianou Petropoulou – Grecia

Foto cortesia di Eva Lianou Petropoulou


Non fanno parte…

Tutta la tua vita ti insegnano come devi fare, pensare, agire, amare, vivere, sorridere
Tutti gli anni di educazione insegnano come si deve essere presenti, vestire, parlare, sentire…
Tutto il tempo al tuo lavoro ti insegnano come ti devi comportare, come devi sederti, reagire, reclamare, interagire, comunicare…
Tutti i volti che mi insegnano. mi fanno sentire che non appartengo
Io non appartengo alla mezza verità
Io non appartengo a quel piccolo giardino
Non appartengo alle parole che non sono mai state dette
Non appartengo a scatolette che conservano il sorriso del mattino
Io non appartengo nel gridare per costruire dell’amore,
non ottengo mai
Non appartengo alle incerti possibilità
Ma io appartengo a me stessa
E nella possibilità di scalare una grande montagna
Forse mai andare in cima
Ma io appartengo ai miei sogni.

©®Eva Petropoulou Eva Petropoylou Lianou

Due poesie

Poesia- Pace
EVA Petropoulou Lianou

Pace
Una parola
Un valore
Un modo di vivere
Perché siamo nel bel mezzo di una zona di guerra
Cosa fa litigare la gente

Mi domando fin dall’infanzia
Perché ci combattiamo a vicenda
Noi siamo uguali
Pensiamo allo stesso modo
Mangiamo
Beviamo
Ci siamo innamorati
Perché un fratello uccide un fratello?

EVA Petropoulou Lianou 

………………
Poesia- Natura
EVA Petropoulou Lianou

Natura
Un piccolo pezzo di Paradiso
Colori
Profumo
Fiori
Alberi
Animali
Tutti se ne vanno per la legge di Dio
Stanno sopravvivendo
Vengono mangiati
Si stanno riproducendo
Ma
Non prendono mai la casa dei vicini
Solo gli umani rubano
A tutti i livelli
Dobbiamo educare i nostri figli
Dobbiamo rispettare
Dobbiamo rieducare noi stessi
Solo allora
La Terra sarà pacifica
EVA Petropoulou Lianou 
Grecia



Ι do not belong…

All your life they teach how u must do, think, act, love, live, smile
All the years of education they teach how u must be present, dress, talk, feel…
All the time at your job they teach u how u behave, how u must seat, react, claim, interfear, communicate…
All that faces they teach me..make me feel that i do not belong
I do not belong in half truth
I do not belong in that small garden
I do not belong in the words that was never said
I do not belong in small boxes that keep the smile of the morning
I do not belong in shoutting and builing of the love, i never get
I do not belong in the incertain possibilities
But i do belong in myself
And in the possibility of climbing a big mountain
Maybe never go to the top
But  i do belong in my dreams..

©®Eva Petropoulou Eva Petropoylou Lianou






© ®Eva Petropoulou

Every day a surprise
Thank you so much my sister
Imen Melliti
❤️

Ι do not belong…

All your life they teach how u must do, think, act, love, live, smile
All the years of education they teach how u must be present, dress, talk, feel…
All the time at your job they teach u how u behave, how u must seat, react, claim, interfear, communicate…
All that faces they teach me..make me feel that i do not belong
I do not belong in half truth
I do not belong in that small garden
I do not belong in the words that was never said
I do not belong in small boxes that keep the smile of the morning
I do not belong in shoutting and builing of the love, i never get
I do not belong in the incertain possibilities
But i do belong in myself
And in the possibility of climbing a big mountain
Maybe never go to the top
But  i do belong in my dreams..

©®Eva Petropoulou Eva Petropoylou Lianou






© ®Eva Petropoulou

Every day a surprise

Two poems

Poem- Peace
EVA Petropoulou Lianou

Peace
A word
A value
A way of life
Why we are in the middle of a warzone
What makes people fight about

I wonder since my childhood
Why we are fighting eachother
We are same
We think same
We eat
We drink
We fall in love
Why a brother kill a brother?

EVA Petropoulou Lianou 

………………
Poem- Nature
EVA Petropoulou Lianou

Nature
A little piece of heaven
Colours
Perfume
Flowers
Trees
Animals
THey are all leaving by God law
They are surviving
They get eaten
They are reproducing
But
They never take the home of the neighbours
Only humans are stealing
In all levels
We need to educate our childrens
We must respect
We need to re educate ourselves
Only then
Earth will be peaceful
EVA Petropoulou Lianou 

Greece

Epifanie è il libro di Enza Sanna che presenta qui

Foto cortesia della copertina del libro “Epifanie di Enza Sanna

GUIDO MIANO EDITORE 

NOVITÀ EDITORIALE

È uscito il libro di poesie:

EPIFANIE di ENZA SANNA

con prefazione di Maria Rizzi

e postfazione di Enzo Concardi

Pubblicata la raccolta poetica dal titolo “Epifanie” di Enza Sanna, con prefazione di Maria Rizzi e postfazione di Enzo Concardi, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano Editore, Milano 2025

Torno sui passi di questa meravigliosa poetessa genovese, che ho avuto l’onore e la gioia di prefare nella precedente raccolta di poesie Nei giorni. Le liriche di questa silloge sono state concepite in gran parte nel periodo della pandemia, eppure si intitola Epifanie, che etimologicamente significa ‘manifestazioni’. E i versi di Enza Sanna sono autentiche illuminazioni su eventi che celano significati inaspettati. La poesia in esergo di Emily Dickinson «Non c’è nessun vascello/ che, come un libro,/ possa portarci in paesi lontani…» è una sollecitazione a intraprendere il viaggio con l’artista, a evadere dal reale per scoprire isole inesplorate. La nostra destinazione non è un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose. Cambiare prospettiva non significa cancellare o rimuovere, ma ampliare, elevare la nostra consapevolezza. 

La poetessa realizza la prima fuga dal quotidiano nella natura: il suo spirito entra negli alberi, nei prati, nel mare: «…Unico sollievo la natura,/ l’azzurra apoteosi del mare/ nello screziato polverio dell’onda,/ un’aria di primavera/ nel sorriso di pace del mezzogiorno…» (Pandemia). In effetti sono bastate alcune settimane di chiusura a causa del Coronavirus perché la natura cominciasse a uscire dagli interstizi, dove solitamente è relegata dalla presenza dell’uomo, conquistando le strade, i giardini, le piazze. Mentre mezzo pianeta sopravviveva in una bolla di sospensione il creato non si fermava, anzi una delle più belle primavere di sempre sbocciava impavida. I pensieri affioravano contrastanti: la meraviglia di respirare aria pulita e il senso di colpa per esserci spinti troppo oltre nel nostro rapporto con il pianeta e le sue risorse. Nel senso di spaesamento dovuto al lockdown l’autrice cerca le sue rivelazioni nei luoghi che contengono una dimensione magica come l’isola di Arturo, ovvero la coloratissima Procida, situata nel golfo di Napoli e particolarmente cara anche al cuore della sottoscritta. La porzione di terra emersa dell’arcipelago campano, di ancestrale bellezza, è detta di Arturo perché ispirò Elsa Morante nella scrittura dell’opera omonima e il libro nel 1957 le valse il premio Strega. La Sanna si rifugia nell’isola tufacea, dall’aspetto aspro e selvaggio, in quanto avverte quanto l’esistenza sia un naufragare costante verso luoghi che ci attendono. 

Ella insegue i sogni e la memoria, le nostre zattere e le nostre macchine del tempo. I primi spingono avanti, i secondi riportano indietro. «…Ci si lascia trasportare/ verso una vertigine di sogni/ inconsapevoli delle ferite dell’ora/ dello stridio stesso dei giorni…» (Esposti all’infinito). L’artista tesa alle epifanie, è donna che ha sofferto e soffre, ma la sua Parola si prefigge di sciogliere il dolore e diviene scoperta quotidiana, respiro, aggiunta, brivido, incanto. Fu Charlie Chaplin a dire: «La poesia è una lettera d’amore indirizzata al mondo». Un atto di pace e di sangue che diviene luce. Lei figlia di una terra di monti a picco sul mare, di punte argentee che sembrano trafiggere il cielo, in risposta al richiamo degli ulivi, ha una trentennale esperienza di lirismo e possiede un linguaggio e un violino che le permettono di scalare il cielo. (…)

Maria Rizzi

***

Immanenza e trascendenza: ecco due delle dimensioni o categorie filosofiche bipolari che mi pare attraversino la poetica dell’autrice, in altre parole una coesistenza in lei di radici profonde, di legami con le origini, di visitazioni della realtà e contemporaneamente di voli pindarici, d’amore per la vita onirica, di proiezioni nel futuro e nella spiritualità. Un tempo si sarebbe detto un desiderio non conflittuale tra Terra e Cielo, ma un bisogno di entrambi per realizzare uno sviluppo integrale dell’uomo. La poetessa sembra smentire questa interpretazione critica della sua visione del mondo, soprattutto nella lirica Dal fango al cielo, quando nei primi versi afferma: «La mia vita non ha radici in questo mondo,/ cammino su ponti tibetani sospesi nel cosmo/ senza riferimenti, senza rimpianti…». Tuttavia, nel medesimo testo, paragonando la natura del “fior di loto” alla condizione umana ideale, scrive: «…Affonda nel fango, ma la bellezza è intatta» e «splendido esempio dal fango al cielo».

Per non dire della sua osmosi con la Natura, appartenente a questo mondo, o del frequente riferimento alle sue origini liguri e mediterranee, nelle quali s’incardina la sua identità: «Chi sarei oggi/ se non fossi nata sul mare…» distico anaforico iniziale e finale della lirica Nata sul mare. E nel mezzo un’apologetica, appassionata dichiarazione d’amore per il mare, ovvero il mondo acqueo – uno dei quattro elementi delle cosmogonie antiche insieme alla terra, al fuoco, all’aria – che culmina nei versi: «Mistero d’amore, di vita, di gioia» e «Accolta dal tuo abbraccio/ caldo, avvolgente».

Un’altra tematica sviluppata dalla poetessa ligure può richiamare culturalmente il famoso interrogativo di Benedetto Croce relativo alla valutazione della poetica pascoliana: «È il Pascoli il grande poeta delle piccole cose o il piccolo poeta delle grandi cose?». Sembra rispondergli indirettamente Enza Sanna laddove – nella composizione Esposti all’infinito – chiaramente il verso di chiusura non lascia alcun dubbio in proposito: «Perché niente è più grande delle piccole cose». Lei stessa in Epifanie dipana un canto che si posa sulle une e le altre, attuando un rovesciamento della realtà dominante, in base a criteri valoriali che pongono in primo piano ciò che nell’attuale società è praticamente negato e ai margini, e relegando invece decisamente l’apparenza dell’essere odierno fra le vacuità e l’effimero del mondo. 

Possiamo senz’altro ricercare le piccole cose della Sanna nella vita quotidiana, nella vita domestica, negli affetti familiari anche se perduti, oppure ancora nella Natura medicatrix, quando questa attrae la contemplazione meravigliata degli occhi della sua anima: «…Mi tende una mano amica la natura/ che non ha spazi vuoti/ e lo sguardo cade/ per la gioia degli occhi e del cuore/ su una crepa del muro in giardino/ dove fa capitolino un ciuffo di piccoli fiori/ incredibilmente d’oro nel gelo/ incredibilmente vivi/ nei loro solidi umori» (Antidoto agli spazi vuoti). È con lo stupore della “fanciullina” pascoliana – ricordiamoci che il poeta romagnolo non parla solo al maschile, ma espressamente anche al femminile – che l’autrice attribuisce alla poesia la stessa funzione rigeneratrice della giovinezza interiore, tipica della visione emotiva e irrazionale della sensibilità post-carducciana. (…)

Enzo Concardi

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L’AUTRICE

Poetessa, scrittrice, saggista, critico-letterario Enza Sanna è nata a Genova, dove vive, opera e ha svolto una lunga carriera di Docente di Lettere nella Scuola Media Superiore. Pluriaccademica, ha ottenuto molti Primi Premi Nazionali e Internazionali, partecipando più volte a numerosi Concorsi letterari. Tra la raccolte poetiche più recenti ricordiamo: Quando gemmano i pruni (2003), Amore di mamma (2004), Per vene d’acqua e di terra (2006), Gocce d’arcobaleno (2008), Viaggio nella parola (2009), Per segreti varchi (20109), Kaleidos (2012), Frammenti lirici… ai margini del viaggio (2014), Percorsi d’utopia (2017), Oltre la parola (2020), Nei giorni (2022).

Enza Sanna, Epifanie, prefazione di Maria Rizzi, postfazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 100, isbn 979-12-81351-48-6, mianoposta@gmail.com.

Theo Di Giovanni

Foto cortesia di Theo Di Giovanni

Menotti Lerro riceve le congratulazioni da Jon Fosse in occasione dell’uscita dell’antologia dedicata ai Poeti Empatici Italiani (Genesi, 2025).

di Bartolomeo Di Giovanni

La barca dei Poeti Empatici naviga sull’oceano dell’Arte, attraccando dove sembra quasi impossibile, è l’impegno che vede quell’oltre con l’occhio dello spirito mischiato con il gioco serio delle parole.
Menotti Lerro, fondatore della Scuola Empatica, diffonde per aggregare, perché il mondo ha bisogno di bellezza e di coraggio.
Intimità ispiratrice e dovere morale si esternano con realismo raro e non è in verità pessimismo pensare che su questo pianeta siamo solo in transito, che il lasso di tempo concesso ad ognuno bisogna dunque plasmarlo con quel “bello” che è anche “buono”. Se talvolta sembra esserci silenzio, in verità qualcosa di nuovo sta arrivando, ed è Il Logos che crea spazio dove l’eternità si lascia intravedere, ed è l’artista, svincolato dal suo Ego, capace di elargire la parte del tutto, che è l’opera d’arte.
Jon Fosse, premio Nobel per la letteratura (2023), si è congratulato con l’ideatore dell’Empatismo, Menotti Lerro, capace di riuscire a cucire la trama di ciò che l’animo umano è spesso distratto dalla velocità e dall’ ingordigia della possessione.
Siamo Empatici nel momento in cui l’altro è in noi sentendone profondamente le sue emozioni, e allora la voce interiore sollecita la creatività. Tutti possiamo essere artisti? Difficile rispondere…
Ma per certo tutti possiamo essere seguaci e oggi niente sembra essere più entusiasmante da seguire che il Movimento Empatico che giorno dopo giorno si struttura in bellezza e concretezza.
L’avallo di Jon Fosse a Menotti Lerro ha un sapore antico, di autenticità tra uomini veri e grandi che si sono stimati dopo aver scambiato poche parole. Tra l’altro è noto a tutti di quanto Lerro sia capace di arrivare al cuore dei grandi…
Un fatto straordinario, dunque, che sa anche di grande storia. “Gli empatici” sono ora una vera e propria categoria della letteratura italiana e, oserei dire, una delle più belle di sempre.




Joan Josep Barcelo traduce i versi poetici di Stefano Chiesa

Foto cortesia di Stefano Chiesa

“Le 4 Stagioni”

AUTUNNO
122) I colori autunnali ripercorrono la sublime malinconia dell’uomo che riflette sulla sua condizione esistenziale.
123) I colori autunnali lasciano sorgere opere che celebrano la decadenza della bellezza della vita.
125) Cade una foglia e sorge una nuova ispirazione poetica.
128) L’autunno custodisce il culto dei morti: un inno a coloro che non sono più, ma che sempre saranno, grazie al nostro ricordo.
129) L’autunno sfocia nell’inverno, durante una maratona, in cui gli lascia il “testimone” della Natura.

INVERNO
131) L’inverno, nell’impeto delle sue tempeste, travolge la terra, esponendo la sua forza intrinsecamente costitutiva.
132) Il tramonto invernale inghiotte la terra in un’oscurità temibile e seduttiva al tempo stesso.
133) Il paesaggio invernale può rinviare ad un quadro foriero di decadenza.
135) Le foglie degli alberi invernali cadono con una lentezza che è pari alla lentezza della vita.
136) La brezza mattutina, sottile e impalpabile, accompagna dolcemente la natura, al suo risveglio.

PRIMAVERA
141) La primavera sancisce la morte imminente del gelo e procrastina il deterioramento della bellezza dell’autunno, essendo meravigliosamente transeunte.
143) Lo sconvolgimento emotivo “spetta allo spettatore” che contempla la fioritura della primavera.
144) La primavera realizza interi pleniluni al chiaro di luna, la cui immagine viene impreziosita di increspature ondeggianti.
146) I fiori di pesco primaverili hanno la stessa delicatezza del volto di una donna.
147) La primavera ripristina l’equilibrio del creato, con la rinascita della maternità della Natura.

ESTATE
151) L’estate è l’esplosione prorompente della gioia delle stagioni.
153) Il calore estivo induce a buttarsi nella freschezza del mare, in cui si trova rifugio, per l’infinità della sua continua estensione.
155) L’estate può essere nostalgica, là dove il mare custodisca un segreto che alberga nel cuore della terra ed è depositato nell’oscurità dei suoi fondali.
156) Estate è gioia di vivere; inverno è momento per riflettere.
158) “Estate” è mare dell’anima, lago del pensiero e montagna dell’assoluto.
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“Las 4 estaciones”

OTOÑO
122) Los colores otoñales reflejan la sublime melancolía del hombre que reflexiona sobre su condición existencial.
123) Los colores otoñales dejan surgir obras que celebran la decadencia de la belleza de la vida.
125) Cae una hoja y surge una nueva inspiración poética.
128) El otoño acoge el culto a los muertos: un himno a los que ya no están, pero que siempre estarán, gracias a nuestro recuerdo.
129) El otoño da paso al invierno, durante un maratón, al que le deja el “testigo” de la Naturaleza.

INVIERNO
131) El invierno, con el ímpetu de sus tormentas, abruma la tierra, exponiendo su fuerza intrínsecamente constitutiva.
132) El atardecer invernal engulle la tierra en una oscuridad que es a la vez aterradora y seductora.
133) El paisaje invernal puede hacer referencia a un cuadro presagio de decadencia.
135) Las hojas de los árboles invernales caen con una lentitud semejante a la lentitud de la vida.
136) La brisa de la mañana, sutil e impalpable, acompaña suavemente a la naturaleza en su despertar.

PRIMAVERA
141) La primavera sentencia la muerte inminente del hielo y pospone el deterioro de la belleza del otoño, siendo maravillosamente transitoria.
143) La conmoción emocional “corresponde al espectador” que contempla el florecimiento de la primavera.
144) La primavera crea enteros plenilunios a la luz de la luna, cuya imagen está embellecida con ondulaciones ondulantes.
146) Las flores de melocotón primaverales tienen la misma delicadeza que el rostro de una mujer.
147) La primavera restablece el equilibrio de la creación, con el renacimiento de la maternidad de la Naturaleza.

VERANO
151) El verano es la explosión del estallido de la alegría de las estaciones.
153) El calor del verano induce a arrojarse a la frescura del mar, en el que se encuentra refugio, debido a la infinitud de su extensión continua.
155) El verano puede ser nostálgico, donde el mar guarda un secreto que habita en el corazón de la tierra y se deposita en la oscuridad de sus profundidades.
156) Verano es alegría de vivir; el invierno es tiempo de reflexión.
158) “Verano” es el mar del alma, lago del pensamiento y montaña del absoluto.
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“Les 4 estacions”

TARDOR
122) Els colors de la tardor ressegueixen la sublim malenconia de l’home que reflexiona sobre la seva condició existencial.
123) Els colors de la tardor deixen sorgir obres que celebren la decadència de la bellesa de la vida.
125) Cau una fulla i sorgeix una nova inspiració poètica.
128) La tardor acull el culte als morts: un himne als que ja no ho són, però que sempre hi seran, gràcies a la nostra memòria.
129) La tardor desemboca en l’hivern, durant una marató, al qual li deixa el “testimoni” de la Natura.

HIVERN
131) L’hivern, amb l’ímpetu de les seves tempestes, aclapara la terra, deixant al descobert la seva força intrínsecament constitutiva.
132) La posta de sol d’hivern engoleix la terra en una foscor alhora temible i seductora.
133) El paisatge hivernal pot referir-se a un quadre presagi de la decadència.
135) Les fulles dels arbres d’hivern cauen amb una lentitud que és semblant a la lentitud de la vida.
136) La brisa matinal, subtil i impalpable, acompanya suaument la natura en el seu despertar.

PRIMAVERA
141) La primavera sentencia la mort imminent del gel i posposa el deteriorament de la bellesa de la tardor, sent meravellosament transitòria.
143) El trasbals emocional “depèn de l’espectador” que contempla la floració de la primavera.
144) La primavera crea sencers plenilunis a la llum de la lluna, la imatge dels quals està adornada amb ondulacions onejants.
146) Les flors de préssec primaverals tenen la mateixa delicadesa que el rostre d’una dona.
147) La primavera restableix l’equilibri de la creació, amb el renaixement de la maternitat de la Natura.

ESTIU
151) L’estiu és l’explosió esclatant de l’alegria de les estacions.
153) La calor de l’estiu indueix a llançar-se a la frescor del mar, en el qual s’hi refugia, per la infinitat de la seva contínua extensió.
155) L’estiu pot ser nostàlgic, on el mar guarda un secret que habita al cor de la terra i es diposita en la foscor de les seves profunditats.
156) Estiu és l’alegria de viure; l’hivern és temps de reflexió.
158) “Estiu” és el mar de l’ànima, llac del pensament i muntanya de l’absolut.
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Stefano Chiesa

Foto cortesia di Joan Josep Barcelo

Zebiniso Meiliyeva presenta la scrittrice Khallokova figlia di Sevara Azamat

Foto cortesia di Khallokova figlia di Sevara Azamat

Una rivoluzione grassa nel tuo corpo sovrappeso

Uno dei problemi globali odierni è l’obesità. In particolare, l’obesità tra i giovani sta diventando sempre più diffusa. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un adolescente su cinque nel mondo è in sovrappeso. Questo problema è diffuso non solo nei paesi sviluppati, ma anche nei paesi in via di sviluppo. L’Uzbekistan non fa eccezione. Il tasso di obesità tra i giovani sta aumentando a causa di un’alimentazione scorretta e dell’inattività. Metà della popolazione di età compresa tra 18 e 64 anni nel nostro paese è in sovrappeso e il 20% soffre di obesità.
L’obesità è una malattia caratterizzata dall’accumulo di grasso in eccesso nel corpo, che rappresenta una grave minaccia per la salute.
Le principali cause dell’obesità sono:
1. Alimentazione scorretta: consumo di prodotti ad alto contenuto calorico e ad alto contenuto di zucchero. Mangiare fast food e prodotti 1-2 volte al giorno è anche un fattore importante che porta all’obesità.
2. Mancanza di mobilità: sebbene le tecnologie moderne abbiano reso la vita più facile, le persone sono meno mobili.  Stare seduti per lunghi periodi di tempo al lavoro porta a una diminuzione dell’attività fisica.
3. Stress e condizioni psicologiche: molte persone sono in uno stato di stress o depressione a causa del loro lavoro. Ecco perché mangiano troppo.
4. Fattori genetici: alcune persone sono inclini all’obesità a causa dell’ereditarietà. Esistono diversi modi per uscire da questa situazione.
5. Problemi ormonali: anche il diabete acquisito, le malattie della tiroide e altri problemi del sistema endocrino possono causare obesità.
Per risolvere il problema del sovrappeso, è necessario adottare diverse misure.
1. È necessario eliminare da una dieta sana i prodotti veloci e semi-preparati con un alto contenuto di zucchero, le bevande gassate e colorate e mangiare invece cibi naturali e nutrienti.
2. Aumentare l’attività fisica: dopo aver mangiato, si consiglia di fare una passeggiata all’aria aperta, fare esercizio per 15-20 minuti al giorno.
È necessario fare esercizio ogni 1 ora per non stare seduti molto durante l’orario di lavoro.  Si consiglia di uscire in auto, in bicicletta o a piedi.
Formare uno stile di vita sano – È necessario smettere di fumare e di bere alcolici. Questi fattori dannosi influenzano seriamente il funzionamento del sistema epatico e danneggiano il fegato. Abbandonando questi prodotti, il fegato verrà purificato e ripristinerà la sua funzione. Dormire a sufficienza – il sonno è il fattore più necessario per il corpo umano. La mancanza di sonno e i modelli di sonno disturbati porteranno all’obesità. Organizzare un sonno sano è una delle azioni importanti per combattere l’obesità. A questo proposito, è necessaria anche la gestione dello stress. Lo stress eccessivo ha un effetto significativo non solo sul sistema nervoso umano, ma anche sull’attività fisica. Per evitare lo stress, organizzare correttamente la routine quotidiana e adottare un approccio responsabile e ordinato alle attività lavorative ridurrà lo stress. Supporto educativo medico e consulenza sulle conseguenze dannose dell’obesità tra la popolazione È necessario spiegare correttamente le informazioni e attuare le misure preventive necessarie per prevenire la condizione. Dovresti vedere un medico e un nutrizionista in tempo e farti visitare da loro. Si consiglia di seguire i loro consigli.  Colpisce l’economia di ogni paese per miliardi di dollari all’anno. Ciò causa gravi danni agli indicatori del prodotto interno lordo e abbassa l’indicatore dell’economia statale.
Oggi, il sovrappeso è considerato un problema serio di ogni paese e, per combatterlo, è necessario concentrarsi su misure come un’alimentazione sana, l’aumento dell’attività fisica, un sonno sano, il supporto medico ed educativo. Solo allora si possono ridurre le conseguenze negative del sovrappeso e si può formare una società sana. Si dovrebbe prestare particolare attenzione alla dieta!

Khallokova è la figlia di Sevara Azamat
Studentessa del 3° anno dell’Università pedagogica statale di Tashkent intitolata a Nizomiy

A fat revolution in your overweight body
  

One of today’s global problems is obesity. In particular, obesity among young people is becoming more and more widespread. According to the World Health Organization, every fifth teenager worldwide is overweight. This problem is widespread not only in developed countries, but also in developing countries. Uzbekistan is no exception. The rate of obesity among young people is increasing due to improper nutrition and inactivity.  Half of the population aged 18-64 in our country is overweight, and 20% suffer from obesity.
     Obesity is a disease characterized by the accumulation of excess fat in the body, which poses a serious threat to health.
      The main causes of obesity are:
1. Improper nutrition – consumption of high-calorie and high-sugar products. Eating fast food and products 1-2 times a day is also an important factor that leads to obesity.
2. Lack of mobility – Although modern technologies have made life easier, people are less mobile. Sitting for long periods of time at work leads to a decrease in physical activity.
3. Stress and psychological conditions – many people are in a state of stress or depression due to their work. That’s why they overeat.
4. Genetic factors – some people are prone to obesity due to heredity. There are several ways to get out of this situation.
5. Hormonal problems – acquired diabetes, thyroid gland diseases and other problems of the endocrine system can also cause obesity.
      To solve the problem of excess weight, it is necessary to take several measures.
1. It is necessary to remove fast and semi-prepared products with a high content of sugar, carbonated and colored drinks from a healthy diet and eat natural, nutritious foods instead.
2. Increase physical activity – After eating, it is recommended to go for a walk in the open air, exercise for 15-20 minutes a day.
       It is necessary to exercise every 1 hour in order not to sit a lot during work hours. It is recommended to go outside by car, by bicycle or on foot.
Forming a healthy lifestyle – It is necessary to give up smoking and alcohol. These harmful factors seriously affect the functioning of the liver system and damage the liver. By abandoning these products, the liver will be cleansed and restore its function. Getting enough sleep – sleep is the most necessary factor for the human body. Lack of sleep and disturbed sleep patterns will lead to obesity.  organizing a healthy sleep is one of the important actions to fight against obesity. In this regard, stress management is also required. Excessive stress has a significant effect not only on the human nervous system, but also on physical activity. To avoid stress, properly organizing the daily routine and taking a responsible and orderly approach to work activities will reduce stress. Medical educational support and advice on the harmful consequences of obesity among the population  It is necessary to properly explain the information and carry out the necessary preventive measures to prevent the condition. You should see a doctor and a nutritionist in time and be examined by them. It is recommended to follow their advice.  It affects the economy of every country in the amount of billions of dollars per year. This causes serious damage to the indicators of the gross domestic product and lowers the indicator of the state economy.
       Today, overweight is considered a serious problem of every country, and in order to combat it, it is necessary to focus on measures such as healthy nutrition, increasing physical activity, healthy sleep, medical and educational support. Only then can the negative consequences of excess weight be reduced and a healthy society can be formed.  special attention should be paid to the diet!



Khallokova is the daughter of Sevara Azamat
3rd year student of Tashkent State Pedagogical University named after Nizomiy

Una lettura critica del prof. Kareem Abdullah -Iraq alla raccolta poetica di Marlene Pasini, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Kareem Abdullah e Marlene Pasini

Una lettura critica sufi del percorso di Marlene Pasini dall’oscurità alla luce attraverso la lente di “The Dance of Shadows and the Light of Eternity”
Di: kareem Abdullah – Iraq.

La poesia di Marlene Pasini, in particolare nella sua raccolta Path from Darkness to Light, risuona profondamente con il misticismo sufi, riflettendo un viaggio interiore di trasformazione spirituale. La poesia alterna immagini di oscurità, sofferenza e confusione, eppure la poetessa è sempre attratta dalla luce, dalla trasformazione e dal risveglio spirituale. Il titolo proposto, The Dance of Shadows and the Light of Eternity, incapsula opportunamente la tensione in corso tra le lotte temporali del sé e la verità eterna che si trova oltre.

The Dance of Shadows: The Path of Uncertainty and Transformation
Nel primo estratto, Pasini inizia con un profondo senso di incertezza esistenziale, “Cado prima della nebbia”, una potente metafora per la confusione spirituale o l’oscurità.  La nebbia qui simboleggia un velo, un concetto centrale sufi, che oscura la visione del ricercatore. L’incertezza della poetessa, “Dove dovrei dirigere i miei passi?” riecheggia la ricerca mistica del divino, un viaggio irto di dubbi e mancanza di chiarezza, caratteristica delle fasi iniziali del risveglio spirituale. La nozione sufi di “nebbia” è parallela al concetto di ghaflah (disattenzione spirituale), dove l’anima è annebbiata e inconsapevole del suo vero scopo.

Il riferimento della Pasini all’essere “avvolti nel rosso del sangue” enfatizza le lotte fisiche ed emotive che il ricercatore affronta. Il corpo, tremante e silenzioso, riflette uno stato di umiltà, affine alla pratica sufi di rinunciare a se stessi. Il battito cardiaco ritmico, descritto come un “fiume infinito”, suggerisce il flusso continuo della vita e il suo inevitabile ritorno alla fonte, riecheggiando l’idea sufi del ritorno al Divino.

L’inversione di tempo e memoria, dove gli “alberi del tempo sono radici invertite nella mia memoria”, segnala la visione sufi della natura non lineare del tempo. Il tempo, nel pensiero sufi, non è semplicemente una successione di momenti, ma un ciclo ricorrente, dove l’anima, nel suo viaggio, può sperimentare momenti di rinascita spirituale e rinnovamento. Pasini evidenzia il tema della fede che “è inesauribile”, che si allinea con il concetto sufi di tawakkul (fiducia assoluta in Dio) e la continua purificazione dell’anima.

La luce dell’eternità: rivelazione mistica e unità con il divino
La seconda poesia amplia il tema della ricerca mistica. “Passo dopo passo avanzo nel misticismo…” suggerisce un approccio graduale e deliberato verso l’illuminazione. L’esperienza mistica, nel sufismo, è spesso descritta come un percorso di pazienza e disciplina, dove il ricercatore deve sopportare prove per ottenere l’intuizione divina.  L’immagine della “danza dei lupi” che insegue la poetessa riflette le sfide che sorgono sotto forma di conflitti interiori e tentazioni esterne. L'”albero del silenzio”, un simbolo potente, rappresenta la quiete necessaria per accedere a verità più profonde, una pratica centrale nella meditazione sufi.

Il verso poetico della Pasini “non c’è tempo per vivere nella luce” allude al concetto di fana, l’annientamento dell’ego in presenza del Divino. La natura senza tempo ed eterna dell’anima è in contrasto con la natura fugace ed effimera dell’esistenza mondana, un paradosso che viene spesso esplorato nella poesia sufi. L'”aspide dei segreti” che morde la “musica senza tempo dell’universo” evoca l’idea sufi che l’universo è pieno di significati nascosti e misteri divini, accessibili solo a coloro che cercano con un cuore puro.

Lottare nel labirinto: le domande più profonde dell’anima
Nella terza poesia, Pasini riflette la lotta interiore del ricercatore.  “Voglio trovare la fine del filo” evoca l’immagine della silsilah, la discendenza spirituale o il filo che collega il ricercatore al Divino. Il filo suggerisce anche il viaggio dell’anima dall’ignoranza alla conoscenza. Tuttavia, il viaggio non è privo di difficoltà. Pasini parla di essere intrappolati in un “labirinto di cammino angosciato”, alludendo all’idea sufi di perplessità spirituale, bala (prove divine), che sfida il ricercatore a confrontarsi e trascendere i propri limiti interiori.

L'”irrealtà di ogni fantasia” parla della natura illusoria del mondo materiale, un principio centrale nel pensiero sufi. Il disorientamento sperimentato dal poeta – “3D mi intrappola nel parossismo” – rispecchia la nozione sufi di maya (illusione), in cui il ricercatore deve liberarsi dal mondo sensoriale per raggiungere la chiarezza spirituale.

The Sea of Shadows: The Struggle Against the Current of Life
Nella quinta poesia, Pasini evoca un’immagine vivida della navigazione “nel mare delle ombre”. Il mare, una metafora ricorrente nel sufismo, simboleggia gli aspetti vasti e sconosciuti dell’esistenza e del viaggio spirituale. “Non ci sono acque calme in questo mondo pericoloso” si allinea con la visione sufi secondo cui la vita è intrinsecamente piena di prove e sfide. La “tempesta” rappresenta lo stato emotivo e spirituale tumultuoso che il ricercatore deve sopportare.




A Sufi Critical Reading of Marlene Pasini’s Path from Darkness to Light Through the Lens of “The Dance of Shadows and the Light of Eternity”
By : kareem Abdullah – Iraq.

Marlene Pasini’s poetry, especially within her collection Path from Darkness to Light, resonates deeply with Sufi mysticism, reflecting an internal journey of spiritual transformation. The poem cycles between imagery of darkness, suffering, and confusion, yet the poet is always drawn toward light, transformation, and spiritual awakening. The proposed title, The Dance of Shadows and the Light of Eternity, aptly encapsulates the ongoing tension between the temporal struggles of the self and the eternal truth that lies beyond.

The Dance of Shadows: The Path of Uncertainty and Transformation
In the first excerpt, Pasini begins with a profound sense of existential uncertainty, “I fall before the fog,” a powerful metaphor for spiritual confusion or darkness. The fog here symbolizes a veil, a central Sufi concept, which obscures the vision of the seeker. The poet’s uncertainty, “Where should I direct my steps?” echoes the mystical search for the divine, a journey fraught with doubt and a lack of clarity, characteristic of the initial stages of spiritual awakening. The Sufi notion of “the fog” parallels the concept of ghaflah (spiritual heedlessness), where the soul is clouded and unaware of its true purpose.

Pasini’s reference to being “enveloped in the red of the blood” emphasizes the physical and emotional struggles the seeker faces. The body, trembling and silent, reflects a state of humility, akin to the Sufi practice of renouncing the self. The rhythmic heartbeat, described as an “infinite river,” suggests the continuous flow of life and its inevitable return to the source—echoing the Sufi idea of the return to the Divine.

The inversion of time and memory, where the “trees of time are inverted roots in my memory,” signals the Sufi view of the non-linear nature of time. Time, in Sufi thought, is not merely a succession of moments, but a recurring cycle, where the soul, in its journey, may experience moments of spiritual rebirth and renewal. Pasini highlights the theme of faith that “is inexhaustible,” which aligns with the Sufi concept of tawakkul (absolute trust in God) and the continuous purification of the soul.

The Light of Eternity: Mystical Revelation and Unity with the Divine
The second poem expands on the theme of mystical seeking. “Step by step I advance in mysticism…” suggests a gradual and deliberate approach toward enlightenment. The mystical experience, in Sufism, is often described as a path of patience and discipline, where the seeker must endure trials in order to gain divine insight. The image of “the dance of wolves” stalking the poet reflects the challenges that arise in the form of inner conflicts and external temptations. The “tree of silence,” a potent symbol, represents the stillness required to access deeper truths, a practice central to Sufi meditation.

Pasini’s line “there is no time to live in light” alludes to the concept of fana—the annihilation of the ego in the presence of the Divine. The timeless, eternal nature of the soul is contrasted with the fleeting, ephemeral nature of the worldly existence, a paradox that is often explored in Sufi poetry. The “asp of secrets” biting the “timeless music of the universe” evokes the Sufi idea that the universe is full of hidden meanings and divine mysteries, only accessible to those who seek with a pure heart.

Struggling in the Labyrinth: The Soul’s Deepest Questions
In the third poem, Pasini reflects the inward struggle of the seeker. “I want to find the end of the thread” evokes the image of the silsilah, the spiritual lineage or thread that connects the seeker to the Divine. The thread also suggests the journey of the soul from ignorance to knowledge. However, the journey is not without its difficulties. Pasini speaks of being trapped in a “labyrinth of anguished walking,” alluding to the Sufi idea of spiritual perplexity, bala (divine trials), which challenges the seeker to confront and transcend their inner limitations.

The “unreality of all fantasy” speaks to the illusory nature of the material world, a central tenet in Sufi thought. The disorientation experienced by the poet—”3D traps me in paroxysm”—mirrors the Sufi notion of maya (illusion), where the seeker must break free from the sensory world to attain spiritual clarity.

The Sea of Shadows: The Struggle Against the Current of Life
In the fifth poem, Pasini invokes a vivid image of navigating “the sea of shadows.” The sea, a recurring metaphor in Sufism, symbolizes the vast, unknown aspects of existence and the spiritual journey. “No calm waters in this hazardous world” aligns with the Sufi view that life is inherently filled with trials and challenges. The “storm” represents the tumultuous emotional and spiritual state the seeker must endure.

Al Gran Artium organizzato dal presidente Preeth Padmanabhan Nambiar il 15 febbraio u.s. tra i tanti artisti era presente anche Dina Montesu

Foto cortesia dell’ artista Dina Montesu

Il mio intervento: al Gran Artium: Assembly of artist at Panorama International Literature.
15 febbraio 2025. Ore 15.00 in Italia.

Grazie infinte per l’encomiabile lavoro che svolgete:
al Presidente Preeth Padmanabhan Nambiar – Irene Doura-Cavadia.
A Silla Maria Campanini a Elisa Mascia
A tutti gli organizzatori.

Buonasera a tutti voi, saluto in particolare Silla alla quale devo l’onore di essere qui con voi tutti, saluto tutto il team della Fondazione International Literature Panorama art festival 2025. Ringrazio per l’invito. Per me, essere qui è importante, mi sento onorata di essere parte di questo evento. Ciò che esprimo nella mia opera, l’acqua, che è il tema che caratterizza il contesto, è legato al sacro e alla simbologia nel suo significato più intrinseco. Sono sarda, come saprete, la Sardegna essendo un’isola è circondata dal mare, il mare che ci invidiano in tutto il mondo per la limpidezza delle sue acque. Oltre al mare, la Sardegna è ricca di fiumi ruscelli e laghi, l’elemento acqua è presente in ogni lembo della mia terra, è parte integrante di ciò che siamo, l’acqua è il principio di tutte le cose. Questo pensiero, risale a Talete che era convinto che l’acqua è principio di vita, inseparabile da questa: MA LA VITA È PRESENTE IN TUTTA LA REALTA’, E’ L’ELEMENTO CHE UNIFICA OGNI COSA.
In Sardegna si possono trovare tante Fonti Sacre e Pozzi Sacri, dove l’acqua è l’elemento primario e divinizzato, che testimonia quanto sia un elemento vitale e importante per l’essere umano, fin dalle sue origini. Anche nella mitologia esisteva una fonte Sacra. La fonte di Castalia, particolarmente venerata durante l’antichità, considerata la Fonte Sacra delle Muse. Anche il Parnaso era consacrato al culto del dio Apollo e alle Nove Muse, secondo la mitologia greca, su questo monte era situata una fonte sacra alle muse. Sull’acqua si è scritto e dipinto tanto in ogni era, ma l’acqua può avere diversi e molteplici aspetti di cui parlo nella mia poesia.

L’ACQUA
Sei acqua bella, quando tu nasci al mondo
sottoforma di stella,
splendi sotto la luce tua, brillante
raccogliendo in te i colori del mondo.
Ora sei verde come i prati verdi
oppure sei marrone come la terra arsa,
a volte blu come il tuo cielo
si riflette da lassù,
riflette sull’acqua del mare e sulle onde.
Quella sei tu, Acqua.
Sei cara utile, rinfranchi gli assetati
nutri di beni ogni tuo bagnante.
Trasformi anche in crudele morte
mietendo vittime,
galleggiano nel tuo giardino.
A volte salvi vite, cullandole
nel tuo lettino
trasportandoli a riva,
salvandoli al lor destino
giovani vite ancor, lasciando in vita.
I tuoi acquazzoni, inondazioni e altro
di danni fanno all’uom fino a morire,
ma salvi ancor col tuo tanto gioire
accarezzando i volti,
spesso molte membra
che stanno immersi dentro i tanti lidi
che scroscianti scuotono
quel tuo solo lido.
Di bellezze sei ricca dentro e fuori
acqua rigeneri i tuoi tanti fiori.

Dina Montesu .22 dicembre 2024

Foto cortesia condivise da Dina Montesu
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