Le competenze professionali come fattore chiave per migliorare i meccanismi pedagogici nell’educazione linguistica
Akhmadalieva O’giloy Jamoliddin qizi Studente magistrale, 2° anno Facoltà di Filologia, Istituto pedagogico statale di Namangan +77 420 52 00
Annotazione
Questo articolo discute e analizza il concetto di competenza professionale e la sua importanza nello sviluppo dei meccanismi pedagogici, nonché la ricerca esistente in questo campo. Vengono forniti esempi e modelli, e vengono offerte raccomandazioni pratiche.
Parole chiave
Formazione filologica, competenza professionale, meccanismo pedagogico, integrazione, orientamento disciplinare
Astratto
Questo articolo esamina il concetto di competenza professionale e la sua importanza nel potenziamento dei meccanismi pedagogici, con particolare attenzione alla ricerca pertinente. L’analisi è supportata da esempi e modelli. Vengono presentate raccomandazioni pratiche.
Parole chiave:
Formazione filologica, competenza professionale, meccanismo pedagogico, integrazione, orientamento disciplinare
Introduzione
Nell’era della globalizzazione, il sistema educativo si sta sviluppando a un ritmo senza precedenti. In un mercato del lavoro altamente competitivo, la corretta scelta professionale dei giovani determina il loro futuro percorso. Pertanto, l’orientamento professionale all’interno degli istituti di istruzione superiore è considerato cruciale. L’orientamento professionale, a sua volta, viene attuato attraverso meccanismi pedagogici sviluppati sistematicamente.
Un meccanismo pedagogico rappresenta un insieme di metodi, principi e strumenti sistematici che garantiscono il raggiungimento degli obiettivi educativi. Regola lo sviluppo personale, nonché la formazione di conoscenze, abilità e competenze. L’efficacia di questo meccanismo dipende dall’organizzazione dell’ambiente educativo, dall’instaurazione di una comunicazione pedagogica e dal rafforzamento della motivazione degli studenti.
Pertanto, il meccanismo pedagogico funge da strumento gestionale essenziale che garantisce l’armonia tra gli aspetti teorici e pratici del processo educativo.
Il concetto di competenza professionale
Il miglioramento continuo dei meccanismi pedagogici, in linea con gli standard globali, si fonda sul concetto di competenza professionale. La competenza professionale si riferisce all’insieme integrato di conoscenze, competenze, abilità e qualità personali che consentono a uno specialista di svolgere i propri compiti professionali in modo efficace, responsabile e creativo.
Questo concetto è emerso nella letteratura scientifica nella seconda metà del XX secolo, in particolare con l’acuirsi del divario tra la qualità dell’istruzione e le esigenze del mercato del lavoro. Nel tempo, è diventato ampiamente utilizzato in pedagogia e psicologia.
La competenza professionale comprende non solo la conoscenza teorica, ma anche la sua applicazione pratica, il pensiero indipendente, il lavoro di squadra, la responsabilità e l’iniziativa. Oggi, in un mondo guidato da rapidi cambiamenti tecnologici e flussi di informazioni, l’importanza della competenza professionale è aumentata in modo significativo.
Di conseguenza, l’approccio basato sulle competenze è diventato un principio metodologico fondamentale nell’istruzione moderna.
Collegamento tra competenza professionale e meccanismi pedagogici
La competenza professionale è strettamente legata ai meccanismi pedagogici, poiché è attraverso questi meccanismi che conoscenze, competenze e valori si formano sistematicamente. Mentre i meccanismi pedagogici determinano il fondamento metodologico dell’insegnamento, la competenza rappresenta il risultato del processo.
Anche studi internazionali sottolineano l’importanza dello sviluppo delle competenze. Ad esempio:
La Finlandia (2014-2016) ha rivisto il suo curriculum nazionale, sottolineando le competenze trasversali, l’apprendimento basato sui fenomeni e il pensiero indipendente.
L’OCSE e l’UNESCO sottolineano l’importanza strategica dello sviluppo del pensiero creativo e critico degli studenti.
I meccanismi pedagogici includono:
obiettivi di apprendimento orientati alle competenze,
metodi di insegnamento attivi (apprendimento basato su progetti, insegnamento basato sui fenomeni, metodi interattivi),
strumenti di valutazione formativa e sommativa,
riflessione pedagogica e sviluppo professionale continuo.
A Singapore, i quadri di sviluppo professionale aiutano gli insegnanti a migliorare le loro competenze pedagogiche e tecnologiche.
Nel complesso, la competenza professionale è un costrutto dinamico, misurabile e migliorabile che costituisce il fondamento dei risultati educativi. La sua formazione dipende direttamente dalla qualità dei meccanismi pedagogici.
La formazione filologica comprende linguistica, letteratura, studi sulla traduzione, linguistica e comunicazione interculturale. Per sviluppare competenze professionali in questo campo sono necessari:
conoscenze linguistiche teoriche,
capacità di analisi letteraria,
metodi di traduzione,
competenza grammaticale,
capacità di comunicazione interculturale,
applicazione pratica delle conoscenze linguistiche.
Competenze professionali chiave nella pedagogia filologica
1. Conoscenza linguistica e metodologia Un filologo deve possedere una profonda conoscenza teorica della grammatica, della fonetica, della morfologia, della sintassi e della semantica. Ad esempio, lo studio “EFL Teachers’ Voice about Pedagogical Competencies in Teaching English Grammar Context” sottolinea competenze quali l’analisi dei bisogni, la selezione del materiale e la valutazione incentrata sulla grammatica.
2. Competenza comunicativa e interculturale Lingua e cultura sono inscindibili. La ricerca in Uzbekistan dimostra che il gioco di ruolo, gli approcci comparativi e i materiali interculturali migliorano le competenze socio-culturali degli studenti.
3. Competenza digitale e tecnologica L’educazione filologica moderna richiede l’uso di risorse elettroniche, piattaforme web e tecnologie di traduzione. La studiosa ucraina Oksana Sukhomlyn propone un quadro di competenze digitali per gli studenti di filologia, composto da componenti motivazionali, cognitive, strumentali e riflessive.
4. Competenza didattica e pedagogica I filologi devono padroneggiare metodi di insegnamento, strategie di valutazione e approcci incentrati sullo studente. La ricerca condotta presso l’Istituto statale di lingue straniere di Samarcanda sottolinea l’importanza delle tecnologie pedagogiche innovative e dello sviluppo professionale continuo.
5. Abilità riflessive e apprendimento permanente I filologi devono analizzare criticamente il loro rendimento didattico, individuare punti di forza e di debolezza e rimanere aperti all’innovazione.
Conclusione
La competenza professionale svolge un ruolo cruciale nel plasmare i meccanismi pedagogici nell’educazione linguistica e filologica. L’integrazione di approcci basati sulle competenze nei programmi educativi, supportati da esperienze internazionali e riforme nazionali, è essenziale per migliorare la qualità dell’insegnamento e preparare specialisti competitivi.
Akhamdaliyeva Ogiloy Jamoliddin qizi Ogiloy Akhmadaliyeva è nata il 5 giugno 2000 nel distretto di Shakhrihon, nella regione di Andijan. Si è laureata presso la Scuola Specializzata n. 58 del distretto di Shakhrihon, la Facoltà di Giurisprudenza di Namangan e la Facoltà di Giornalismo Internazionale dell’Università di Giornalismo e Comunicazione di Massa dell’Uzbekistan. Attualmente è studentessa al secondo anno del master presso il Namangan State Pedagogical Institute. Durante gli anni da studentessa, le è stata conferita la borsa di studio Mahmudhoja Behbudiy e la borsa di studio presidenziale della Repubblica dell’Uzbekistan.
Ciao, spero che tu stia bene. Vengo dall’Uzbekistan. Potresti pubblicare il mio lavoro creativo? Grazie in anticipo.
La tua risata, angelo mio ————- La tua risata, angelo mio, è smeraldo Bella e ampia come la luna Il mio battito l’ha presa in prestito Una piuma profumata d’amore L’ha impressa nelle brezze, un boschetto mattutino Da essa emanavano le rime più fresche
Com’è dolce Si disperde nel battito come nuvole di gioia Come il gorgoglio dell’etere nell’acqua Un’altalena per bambini A volte ci porta alle stelle E a volte ci lascia in una valle Liberala, piccola mia, come un fascio di luce, una cascata Uno stormo di colombe Libera nelle vene una giovinezza prigioniera E una sorgente legata da catene Ravviva un desiderio che dorme sotto le lastre dei ricordi E pianta nell’anima il grano delle speranze Da quando la brace dei miei dolori l’ha vista, è svanita in ceneri nell’aria Mandali via come uccelli A diventare briglie per missili e bombardieri Forse i signori della guerra si vergogneranno davanti agli specchi dei bambini Lascia che le loro melodie si innalzino sopra i sogni di coloro che rubano la vita
La tua risata oscura, che Dio la protegga Il comandamento del Signore della Pace La risata delle rose sul balcone di luce Ha aperto una finestra per me nell’oscurità Attraverso di essa, sono scivolato come un’ape nello spazio Per intrecciare rose in uno scialle di nettare Affinché possa diventare una cura per i malati E sulle colline della tua risata verde Costruirò un santuario Per gli amanti e gli uccelli Per proteggere i figli del giorno dalla guerra —————-
ماأحيلاها تتناثرُ في النبضِّ غيومَ أفراحٍ كأنَّها كركرةُ أثيرٍ في الماءِ أرجوحةُ أولادٍ تحملنا إلى النجومِ تارةً وتارةً تتركنا في وادٍ أطلقيها صغيرتي حزمةَ نورٍ، شلالاً سربَ حمامٍ تحررْ في الشرايين صبَّا سجيناً وربيعاً مغلولاً بأصفادٍ تُعِدْ لهفةً نائمةً تحتَ أطباقِ الذكرياتِ وتزرعْ في الروحِ قمحَ الأمالِ مذْ رأتْها جمرةُ أحزاني تلاشتْ رماداً في الهواءِ أرسليها عصافيرَ تغدُ لجاماً للصواريخِ والقاذفاتِ عسى يخجلُ أربابَ الحربِ أمام مرايا الأطفالِ دعي أنغامَها تعلو أحلامَ السارقينَ الحياةِ
ضحكتكِ السمراءُ حماها الله وصيةُ ربِّ السلامِ ضحكةُ الورد على شُرفةِ النُّورِ شقتْ لي كوةً في الدَّيجور تسللتُ منها نحلةً إلى الفضاء أغزلُ الوردَ شالَ رحيقٍ فيصيرُ للمرضى شفاءً وعلى ربا ضحكتكِ الخضراءِ سأبني عرزالاً للعاشقين والأطيارِ ليحرسَ من الحربِ أبناءَ النهارِ —————–
Il Dott. Bismillah Sharifi onorato come “Portabandiera della Poesia e della Convergenza Culturale”
In una solenne cerimonia alla quale hanno partecipato studiosi, poeti e personalità della cultura, le associazioni letterarie e culturali iraniane hanno conferito il prestigioso titolo di “Portabandiera della Poesia e della Convergenza Culturale” al Dott. Bismillah Sharifi, stimato poeta, scrittore compassionevole e fondatore della Global Sabzmanesh Literary Foundation.
L’encomio recita: “Saluti alla mente luminosa e alla penna perspicace, dedite alla poesia, alla cultura, alla gentilezza e all’unità! In riconoscimento di decenni di dedizione al servizio della lingua persiana, al progresso della poesia e della cultura e alla promozione del dialogo e dell’amicizia tra le nazioni, le associazioni letterarie e culturali iraniane conferiscono con orgoglio il prestigioso titolo di “Portabandiera della Poesia e della Convergenza Culturale” al Dott. Bismillah Sharifi.”
La dichiarazione sottolinea inoltre che il nome del Dott. Sharifi brilla come un faro all’orizzonte della letteratura e della cultura persiana e che la bandiera della poesia, della saggezza e dell’unità culturale continuerà a essere sostenuta grazie al suo instancabile impegno e al lavoro della comunità Sabzmanesh.
Il Dott. Sharifi è una figura di spicco e influente nel campo della poesia, del giornalismo e della convergenza culturale. Organizzando festival e programmi internazionali, ha svolto un ruolo chiave nel rafforzare i legami tra le nazioni di lingua persiana e le culture affini. Ha partecipato a importanti convegni nazionali e internazionali e ha ricevuto oltre cento onorificenze, medaglie, targhe e lettere di encomio da diverse istituzioni.
Biografie e studi sulla sua vita e sui suoi successi sono stati pubblicati da autori in Egitto, Afghanistan, Iran e Uzbekistan. I suoi riconoscimenti culturali e accademici includono la medaglia Abu Abdullah Rudaki (padre della poesia persiana), la medaglia Ferdowsi, la medaglia e la targa di Ciro il Grande, la nomina ad ambasciatore internazionale dell’Associazione letteraria iraniana (la più antica associazione letteraria, fondata nel 1908), il titolo di ambasciatore della solidarietà tra le comunità di lingua persiana in tutto il mondo, l’appartenenza all’Assemblea degli studiosi ed esperti dell’Afghanistan in Spagna e la paternità di 28 libri pubblicati.
Dr. Bismillah Sharifi Honored as “Flagbearer of Poetry and Cultural Convergence”
In a grand ceremony attended by scholars, poets, and cultural figures, Iranian literary and cultural associations conferred the distinguished title of “Flagbearer of Poetry and Cultural Convergence” upon Dr. Bismillah Sharifi, an esteemed poet, compassionate writer, and founder of the Global Sabzmanesh Literary Foundation.
The commendation reads: “Salutations to the luminous mind and insightful pen devoted to poetry, culture, kindness, and unity! In recognition of decades of dedicated service to the Persian language, the advancement of poetry and culture, and the promotion of dialogue and friendship among nations, Iranian literary and cultural associations proudly bestow the esteemed title of ‘Flagbearer of Poetry and Cultural Convergence’ upon Dr. Bismillah Sharifi.”
The statement further emphasizes that Dr. Sharifi’s name shines like a beacon on the horizon of Persian literature and culture, and the banner of poetry, wisdom, and cultural unity will continue to be upheld through his tireless efforts and the work of the Sabzmanesh community.
Dr. Sharifi is a prominent and influential figure in poetry, journalism, and cultural convergence. Through organizing international festivals and programs, he has played a key role in strengthening ties among Persian-speaking nations and related cultures. He has participated in major national and international conferences and has received over one hundred honors, medals, plaques, and letters of commendation from various institutions.
Biographies and studies of his life and achievements have been published by authors in Egypt, Afghanistan, Iran, and Uzbekistan. His cultural and scholarly honors include the Abu Abdullah Rudaki Medal (Father of Persian Poetry), Ferdowsi Medal, Cyrus the Great Medal and Plaque, appointment as International Ambassador of the Iranian Literary Association (the oldest literary association, founded in 1908), the title of Ambassador of Solidarity among Persian-speaking Communities Worldwide, membership in the Assembly of Scholars and Experts of Afghanistan in Spain, and authorship of 28 published books.
Foto cortesia Jahongir Mirzo e Farida Afruz -Uzbekistan
IL “CELLULARE” DELLA CELEBRE POETESSA UZBEKA FARIDA AFRUZ…
Viviamo in un’epoca di tecnologia e velocità. La persona di oggi è molto più affascinata non dalle scoperte scientifiche, artistiche o culturali, ma dalle auto di nuova generazione e, soprattutto, dagli smartphone di tendenza come l’iPhone 17. Nei luoghi pubblici e sui mezzi pubblici, mi ritrovo spesso ad ascoltare involontariamente le conversazioni dei giovani: “Hai ricevuto l’iPhone 17?” “Vendo il mio iPhone 15 per acquistare il nuovo 17…”
A dire il vero, sono davvero esausto dalle infinite discussioni sull’iPhone 17—, sia online che nella vita reale. Contenuti privi di significato sui social media, pubblicità di cattivo gusto una dopo l’altra… In un’epoca in cui così tante persone sono intrappolate nelle grinfie di Internet, creare qualcosa di veramente nuovo nella letteratura e nella poesia —qualcosa di non semplicemente nuovo, ma di esplosivamente nuovo— è diventato incredibilmente difficile.
È proprio in un momento come questo che Farida Afruz —Onorata Operatrice Culturale della Repubblica dell’Uzbekistan, Vicepresidente dell’Unione degli Scrittori’ dell’Uzbekistan, rinomata poetessa, scrittrice, drammaturga e traduttrice— ha dimostrato il suo eccezionale talento introducendo un nuovo genere nella letteratura uzbeka: i gemelli ‘tasbeh’.
Il suo ultimo libro, “Shuur” (Coscienza) —preparato dalla casa editrice Ijod Nashr in un formato fresco e dal design innovativo, e stampato presso la Mega Basım Press di Istanbul— è stato pubblicato in 10.000 copie. Il libro è composto da brevi poesie di tre versi che formano composizioni liriche complete dotate di un significato coerente. Ogni terzina contiene emozioni concentrate, meraviglia e calore, raccolti in 143 perle di contemplazione, presentate al lettore in un tono spirituale unico.
In un momento in cui la maggior parte delle persone è preoccupata per l’iPhone 17, Farida Afruz ha creato un telefono a cuore “.” Queste terzine sono brevi, eppure incapsulano un intero universo di significato. Con il loro potere artistico, il loro incantesimo di pensiero e il loro manifesto spirituale, toccano profondamente il cuore del lettore. Ogni verso non è semplicemente un verso—è una destinazione spirituale, una filosofia e un tesoro di drammi della vita.
Queste terzine fondono armoniosamente filosofia orientale e occidentale, modernismo e classicismo, sufismo e psicologia. In essi, la poetessa intreccia la quiete interiore dell’anima con le prove della vita, le ricerche spirituali e le delicate emozioni.
“Non potrai mai essere mio amico. Dimmi—quando e come una formica ha mai trasportato il carico di un elefante?”
Chi è un amico? Un amico è qualcuno che ti sta accanto nei giorni buoni e cattivi, che sacrifica la ricchezza —e se necessario, anche la vita— per amore dell’amicizia. Ma l’“amico” menzionato nei versi della poetessa non appartiene a questa nobile categoria. Dopo tutti gli anni passati a fingere di essere un amico, l’oratore giunge al verdetto finale: “Non potrai mai essere mio amico.”
Basta guardare il peso del significato racchiuso in una singola riga! Una persona che si comporta come un amico ma non fornisce alcun sostegno nelle difficoltà, non prova gioia nella tua felicità, non mostra lealtà—può una persona del genere essere chiamata amico?
La seconda riga presenta la formica—una piccola creatura, laboriosa ma fisicamente incapace di trasportare l’immenso fardello che un elefante solleva senza sforzo. L’analogia è sorprendente: Questo “amico” non può sopportare la responsabilità, la lealtà o il peso morale che la vera amicizia richiede —proprio come una formica non può trasportare il carico di un elefante.
Oppure immagina un viaggiatore stanco che vaga nel deserto, privo di forze, perdendo la speranza nella vita stessa. All’improvviso vede un alto albero verde e una sorgente scintillante che scorre alla sua ombra. Cosa succede?
Non solo placa la sua sete, ma dentro di lui si risveglia una rinnovata speranza di vita. Sì—la vita è bella, e vivere è una gioia.
Allo stesso modo, il lettore dei tre gemelli di Afruz non solo placa la sete del cuore, ma inizia anche a comprendere ancora più profondamente l’essenza e il significato della vita.
“Alla testa di un uomo addormentato un usignolo canta— e il destino di una donna si oscura…”
Un’altra terzina del libro porta in sé lo spirito di un’intera opera. Famiglia — uomo e donna — la più piccola unità della società. Felicità e infelicità, presenza e assenza, dipendono tutte dall’atmosfera all’interno della famiglia. Se l’ambiente è sano, se marito e moglie si rispettano, si capiscono e se i legami di amore, armonia, gentilezza e compassione sono forti, queste famiglie diventano le più felici di tutte.
Ma nella terzina della poetessa la situazione è opposta. Il marito è totalmente indifferente. Non sente il dolore della donna, il suo tumulto interiore o il dolore che le attraversa il cuore. Sta dormendo.
La poetessa paragona la donna a un usignolo — “Un usignolo canterino…” L’usignolo è un uccello meraviglioso… canta in modo squisito… la sua voce rallegra i cuori. Eppure questo “usignolo” — la donna — è sfortunato. La sua sfortuna risiede proprio nell’uomo di cui si fidava, con il quale si sposò portando grandi speranze. Non fece alcuno sforzo per garantire la sua felicità come padrona di casa. Non ascoltava mai le sue preoccupazioni o i suoi pensieri. La poetessa sceglie la frase “una donna sfortunata” per descriverla. Ciò significa che dopo aver sposato quest’uomo, la donna non ha trovato luce, non ha ricevuto rispetto e non ha visto attenzione. I suoi sogni si dissolsero come un miraggio. Per approfondire il concetto di sfortuna, la poetessa usa l’espressione “sfortunato.”
“Accanto a un uomo addormentato Canta un usignolo— Una donna sfortunata.”
Ogni riga di questa tripletta contiene un intero mondo di significato. Questo è il frutto di una grande maestria — la capacità di ritrarre l’atmosfera di un’intera famiglia attraverso sole tre linee, come un artista che dipinge una scena.
“Una manciata d’acqua nel palmo della mano, Se lo rovesci, Divento un’onda…”
In questa terzina, l’acqua simboleggia lo spirito delle terzine tasbeh di Farida Afruz. L’acqua tenuta con cura nel palmo rappresenta il bisogno umano di un trattamento delicato, attenzione e apprezzamento. Se uno non viene valutato, l’acqua si rovescia — ma non scompare. Invece, si trasforma in un’onda possente. Questa onda è crescita spirituale, risveglio interiore, una forza nata dalla sofferenza.
“Una volta che abbiamo fatto la fila per il pane, Per l’acqua, per il grano, per qualsiasi cosa… Ma oggi — Per dignità?”
Questa tripletta indica una delle più grandi tragedie della società odierna: siamo entrati in un’era in cui le persone non rappresentano le necessità quotidiane, ma la dignità. Questo è uno dei principali temi spirituali di “Coscienza”: per comprendere il proprio valore interiore e rivelare il vero valore dell’anima.
Un’altra domanda dolorosa nelle terzine si armonizza con il tono spirituale generale del libro — e la sua risposta si risveglia nel lettore stesso.
“Lotta alla corruzione Sembra di combattere Controvento…”
Questa tripletta rivela lo strato morale della società. Combattere il vento significa lottare contro una forza invisibile — la solitudine di una singola persona che si oppone a un intero sistema. Anche questa idea è in linea con il dolore, il desiderio e la sofferenza interiore che caratterizzano i gemelli tasbeh di Farida Afruz. Attraverso una metafora breve ma potente, il vizio della società viene chiaramente smascherato.
“Nel vecchio cottage Di un vecchio villaggio Nasce un nuovo genio.”
I geni non nascono nei palazzi, ma in umili vecchie case — eppure in cuori vasti. Il vecchio cottage rappresenta semplicità, onestà e naturalezza. È da questa semplicità che emerge un nuovo talento. Questa tripletta è vicina a una delle idee fondamentali di “Coscienza”: la grandezza nasce dalla semplicità.
Sia queste terzine che l’intero insegnamento della “Coscienza” esprimono un’unica verità: Ciò che rende una persona grande non sono i gadget, le tendenze o l’iPhone 17, ma il valore del cuore, il risveglio spirituale e la magia delle parole.
Farida Afruz lo dimostra nel suo libro: una tripletta — un mondo. Una tripletta — una vita. Una terzina — una saggezza.
Ecco perché “la Coscienza” non è semplicemente un libro — è un incanto spirituale trasmesso direttamente al cuore. Quando tieni in mano un libro, provi una sensazione simile a quella che provi quando tieni in mano uno smartphone: il significato di ogni terzina è visualizzato in modo ancora più vivido attraverso gli elementi artistici accuratamente posizionati. È il telefono-cuore del poeta offerto agli amanti della letteratura — un vero dono spirituale.
Nelle triplette di Farida Afruz, filosofia orientale e occidentale, modernismo e classicismo, sufismo e pensiero si fondono in un’innovazione perfetta. Ogni terzina risveglia nel lettore il potere drammatico interiore, la riflessione spirituale e la profondità filosofica.
Le terzine del libro permettono ai lettori di sentire — spiritualmente — la magia delle parole, il potere della letteratura e l’immenso talento del poeta. In “Coscienza”, la forza e l’incomparabile potere della letteratura risplendono ancora più intensamente in ogni verso di ogni terzina.
I momenti rilassanti, i sentimenti, i pensieri unici e le conclusioni che fluiscono dalla PAROLA nel tuo cuore ti trasportano in un altro, bellissimo mondo — un mondo limpido come l’acqua pura, luminoso come il cielo, tenero come la ninna nanna di una madre. Questo è il mondo della letteratura, il mondo della poesia. La poesia e le terzine di Farida Afruz portano una luce radiosa in questo mondo, come una scintilla luminosa.
Ispirano riflessione, contemplazione e conclusioni interiori.
Oggi è un giorno gioioso per me: il mio amato poeta ha regalato a me e a tutti i lettori qualcosa di più prezioso dell’iPhone 17 — il “Coscienza” Cuore-Telefono. Attraverso questo libro in miniatura ma magnifico, i lettori potranno godere della magia delle parole, del potere della letteratura e del grande talento del poeta.
Per coloro che non sono riusciti a ottenere un iPhone 17 e rimangono pentiti — prendi il telefono cardiaco “coscienza” di Farida Afruz, leggilo, esploralo!
Mi congratulo sinceramente con l’autrice e con tutti i lettori per questo libro meraviglioso e splendido.
Jakhongir NOMOZOV è un giovane poeta e giornalista uzbeko. È anche membro dell’Unione dei giornalisti dell’Azerbaigian e dell’Unione mondiale dei giovani scrittori turchi.
THE “HEART PHONE” OF RENOWNED UZBEK POET FARIDA AFRUZ…
We live in an age of technology and speed. Today’s person is far more captivated not by discoveries in science, art, or culture, but by new-model cars and, especially, trend-setting smartphones like the iPhone 17. In public places and on transport, I often find myself unintentionally overhearing young people’s conversations: “Did you get the iPhone 17?” “I’m selling my iPhone 15 to buy the new 17…”
To be honest, I am so exhausted by the endless discussions of the iPhone 17—both online and in real life. Meaningless content on social media, tasteless advertisements one after another… At a time when so many people are caught in the clutches of the Internet, creating something truly new in literature and poetry—something not merely new, but explosively new—has become incredibly difficult.
It is precisely in such a moment that Farida Afruz—Honored Worker of Culture of the Republic of Uzbekistan, Deputy Chairperson of the Writers’ Union of Uzbekistan, renowned poet, writer, playwright, and translator—demonstrated her exceptional talent by introducing a new genre in Uzbek literature: the ‘tasbeh’ triplets.
Her latest book, “Shuur” (Consciousness)—prepared by Ijod Nashr Publishing House in a fresh format and innovative design, and printed at Mega Basım Press in Istanbul—was published in 10,000 copies. The book consists of short three-line poems that form complete lyrical compositions with cohesive meaning. Each triplet contains concentrated emotion, wonder, and warmth, gathered into 143 beads of contemplation, presented to the reader in a unique spiritual tone.
At a time when most people are preoccupied with the iPhone 17, Farida Afruz created a “heart phone.” These triplets are brief, yet they encapsulate an entire universe of meaning. With their artistic power, their spell of thought, and their spiritual manifesto, they profoundly touch the reader’s heart. Every line is not merely a line of verse—it is a spiritual destination, a philosophy, and a treasury of life’s dramas.
These triplets harmoniously blend Eastern and Western philosophy, modernism and classicism, Sufism and psychology. In them, the poet interweaves the soul’s inner stillness with life’s trials, spiritual quests, and delicate emotions.
“You can never be a friend to me. Tell me—when, and how has an ant ever carried the load of an elephant?”
Who is a friend? A friend is someone who stands by you in good and bad days, who sacrifices wealth—and if necessary, even life—for the sake of friendship. But the “friend” mentioned in the poet’s verse does not belong to this noble category. After all the years of pretending to be a friend, the speaker reaches the final verdict: “You can never be a friend to me.”
Just look at the weight of meaning placed into a single line! A person who acts like a friend but provides no support in hardship, feels no joy in your happiness, shows no loyalty—can such a person be called a friend?
The second line introduces the ant—a tiny creature, hardworking yet physically incapable of carrying the immense burden an elephant lifts effortlessly. The analogy is striking: This “friend” cannot bear the responsibility, loyalty, or moral weight that true friendship requires—just as an ant cannot carry an elephant’s load.
Or imagine a weary traveler wandering through the desert, drained of strength, losing hope in life itself. Suddenly, he sees a tall green tree and a shimmering spring flowing in its shade. What happens? Not only does he quench his thirst, but a renewed hope for life awakens within him. Yes—life is beautiful, and living is a joy.
Similarly, a reader of Afruz’s triplets not only quenches the thirst of the heart, but begins to understand the essence and meaning of life even more deeply.
“At the head of a sleeping man a nightingale sings— and a woman’s fate darkens…”
Another triplet in the book carries within itself the spirit of an entire work. Family — man and woman — the smallest unit of society. Happiness and unhappiness, presence and absence, all depend on the atmosphere within the family. If the environment is healthy, if husband and wife respect each other, understand one another, and if the bonds of love, harmony, kindness, and compassion are strong, such families become the happiest of all.
But in the poet’s triplet, the situation is the opposite. The husband is utterly indifferent. He does not feel the woman’s pain, her inner turmoil or the sorrow passing through her heart. He is asleep.
The poet compares the woman to a nightingale — “A singing nightingale…” The nightingale is a beautiful bird… it sings exquisitely… its voice gladdens hearts. Yet this “nightingale” — the woman — is unfortunate. Her misfortune lies in the very man she trusted, with whom she entered marriage carrying great hopes. He made no effort to ensure her happiness as the lady of the home. He never listened to her worries or thoughts. The poet chooses the phrase “an ill-fated woman” to describe her. This means that after marrying this man, the woman found no light, received no respect, and saw no attention. Her dreams dissolved like a mirage. To deepen the concept of misfortune, the poet uses the phrase “ill-fated.”
“Beside a sleeping man Sings a nightingale— An ill-fated woman.”
Every line of this triplet contains a whole world of meaning. This is the fruit of great mastery — the ability to portray the atmosphere of an entire family through just three lines, like an artist painting a scene.
“A handful of water in your palm, If you spill it, I become a wave…”
In this triplet, water symbolizes the spirit in Farida Afruz’s tasbeh triplets. Water held carefully in the palm represents the human need for delicate treatment, attention, and appreciation. If one is not valued, the water spills — but it does not disappear. Instead, it turns into a mighty wave. This wave is spiritual growth, inner awakening, a strength born from suffering.
“Once we queued for bread, For water, for grain, for anything… But today — For dignity?”
This triplet points to one of the greatest tragedies of today’s society: we have entered an era in which people stand not for daily necessities, but for dignity. This is one of the main spiritual themes of “Consciousness”: to understand one’s inner value and to reveal the true worth of the soul.
Another painful question in the triplets harmonizes with the overall spiritual tone of the book — and its answer awakens within the reader themselves.
“Fighting corruption Feels like fighting Against the wind…”
This triplet reveals the moral layer of society. To fight the wind is to struggle against an unseen force — the loneliness of a single person standing against an entire system. This idea, too, aligns with the sorrow, longing, and inner ache found throughout Farida Afruz’s tasbeh triplets. Through a short but powerful metaphor, the vice of society is clearly exposed.
“In the old cottage Of an old village A new genius is born.”
Geniuses are not born in palaces, but in humble old cottages — yet within vast hearts. The old cottage represents simplicity, honesty, and naturalness. It is from this simplicity that a new talent emerges. This triplet is close to one of the core ideas of “Consciousness”: greatness is born from simplicity.
Both these triplets and the entire teaching of “Consciousness” express one truth: What makes a person great is not gadgets, trends, or the iPhone 17, but the value of the heart, spiritual awakening, and the magic of words.
Farida Afruz proves this in her book: one triplet — one world. One triplet — one life. One triplet — one wisdom.
That is why “Consciousness” is not merely a book — it is a spiritual enchantment delivered straight to the heart. When you hold the book, you feel something similar to holding a smartphone: every triplet’s meaning is visualized even more vividly through the carefully placed artistic elements. It is the poet’s heart-telephone offered to lovers of literature — a true spiritual gift.
In Farida Afruz’s triplets, Eastern and Western philosophy, modernism and classicism, Sufism and thought merge into a perfect innovation. Each triplet awakens inner dramatic power, spiritual reflection, and philosophical depth within the reader.
The triplets in the book allow readers to feel — spiritually — the magic of words, the power of literature, and the poet’s immense talent. In “Consciousness,” the strength and incomparable power of literature shine even more brightly in every line of every triplet.
The soothing moments, feelings, unique thoughts, and conclusions that flow from the WORD into your heart carry you into another, beautiful world — a world clear as pure water, bright as the sky, tender as a mother’s lullaby. This is the world of literature, the world of poetry. Farida Afruz’s poetry and triplets bring radiant light to this world, like a bright spark.
They inspire reflection, contemplation, and inner conclusions.
Today is a joyful day for me: my beloved poet has gifted me and all readers something more precious than the iPhone 17 — the “Consciousness” Heart-Telephone. Through this miniature yet magnificent book, readers will enjoy the magic of words, the power of literature, and the poet’s great talent.
For those who couldn’t get an iPhone 17 and remain regretful — take Farida Afruz’s “Consciousness” Heart-Telephone, read it, explore it!
I sincerely congratulate the author and all readers on this marvelous and splendid book.
Jakhongir NOMOZOV, is a young poet and journalist from Uzbekistan. He is also a Member of the Union of Journalists of Azerbaijan and the World Young Turkic Writers Union.
Foto cortesia del programma bilingüe italiano spagnolo Alla ricerca della vera bellezza
Stella Maris Sandoval
È nata il 14 novembre 1956 nella città di San Lorenzo. Ha completato la scuola primaria presso il Colegio Misericordia di San Lorenzo e la scuola secondaria presso il Colegio Nacional della stessa città (1974). Ha studiato terapie alternative ed è un’estetista certificata in riflessologia plantare e linfodrenaggio. Ha approfondito lo studio della Numerologia e delle terapie applicate (1996-2000).
Ha convalidato i suoi studi in Podologia presso la Facoltà di Medicina presso il Collegio dei Podologi della città di Rosario (1997, 1998 e 1999).
Si è dedicata allo studio dell’Estetica ed è stata direttrice e docente della Scuola Forma y Linea della città di San Lorenzo (2003-2008).
Ha scritto articoli sulla podologia: “La storia delle calzature”, “I problemi delle calzature”, “Il piede diabetico e la sua cura” e “Traumi del piede dovuti a un supporto inadeguato”, pubblicati sulla rivista Forma y Linea. Stella Maris Sandoval, ARTISTA
*Poetessa *Scrittrice *Saggista *Autrice di prefazioni *Antologa *Correttore di bozze *Attrice *Ceramista *Conduttrice radiofonica
*Presidente di S.A.L.A.C. (2006-2013) *Socio fondatore della Fiera Regionale del Libro di San Lorenzo (2007) *Socio fondatore del Grupo Origenes (2010) *Creatrice dei Premi Hijo de Sol
(Simbolo ancestrale della creatività – 2010)
*Fondatrice e coordinatrice dell’Incontro:
La Parola di San Lorenzo a favore della Pace (2008) *Creatrice del movimento artistico Ancestralia SL. (2015)
*Socio fondatore del Club dei Poeti Latinoamericani (2017) *Socio fondatore dell’A.C.U. Alleanza Culturale Universale (2021).
INTERVISTA COMPLETA – TRA CERCHI PARALLELI
Stella Maris Sandoval Domande
Origine e simbolo Il libro nasce da un simbolo ricevuto in stato meditativo — un occhio con sei ciglia, tre sopra e tre sotto. Qual è stata la prima sensazione che hai provato nel riceverlo?
Quando è apparso il simbolo – quell’occhio con sei ciglia – non ci ho pensato: l’ho sentito.
È stato un risveglio.
Una vibrazione mi ha percorso la schiena e qualcosa dentro di me si è aperto in un modo che non avevo mai conosciuto prima.
Per molto tempo mi ero sentita piccola, contenuta, quasi spenta.
Quel simbolo ha sfondato quel confine interiore.
Si è connesso al mio lato creativo con una forza inaspettata e mi ha dato una sensazione di espansione, di verità, di essere finalmente in sintonia con me stessa.
È stato allora che ho capito che non si trattava solo di un segno intimo.
Era qualcosa di più ampio, un impulso che chiunque avrebbe potuto riconoscere se fosse stato colto di sorpresa da un momento che lo rivela. Non era lì per spiegarmi il mondo: era lì per ricordarmi chi ero al suo interno.
Amore e scomparsa Nel primo racconto, l’amore tra Jorge e María attraversa la dittatura, la separazione e poi una soglia metafisica. Cosa significa per te “amare oltre il corpo”? È un atto di fede, di memoria o di fisica sottile?
Amore e scomparsa
Nella storia di Jorge e María, amare oltre il corpo non è un’idea astratta:
è un’esperienza che persiste anche quando la vita separa, silenzia o distrugge.
Per me, “amare oltre il corpo” significa che il legame non dipende solo dalla presenza fisica.
È qualcosa che continua a risuonare anche quando il tempo o la distanza cercano di spezzarlo.
Non è fede cieca o romanticismo: è una memoria viva che si autoalimenta.
Questo tipo di amore trascende dittature, sparizioni e dimensioni che non sempre comprendiamo.
Non chiede garanzie: chiede verità.
E quella verità continua, anche quando i corpi non possono più incontrarsi.
Scienza come linguaggio dell’anima La seconda parte trasforma la scienza in frequenza, la fisica in metafora. In che modo la conoscenza scientifica e la spiritualità dialogano nel tuo processo creativo? Credi che la scienza possa essere una forma di poesia?
La scienza come linguaggio dell’anima
Nel mio processo creativo, scienza e spiritualità non sono in contrasto; si cercano a vicenda.
La scienza mi offre struttura e precisione.
La spiritualità mi permette di sentire, interpretare e svelare significati ancora senza nome.
Quando scrivo, entrambe le dimensioni dialogano senza conflitti.
E sì, credo che la scienza possa essere una forma di poesia quando smette di descrivere e inizia a rivelare.
La poesia fa esattamente questo: illumina l’invisibile.
Hyper e l’identità che si dissolve Hyper non è più un personaggio, ma una vibrazione. Quando scrivi figure così fluide, senti di perderti in loro o di ritrovarti in una forma più essenziale di te stessa?
Iper e identità
Iper non è un personaggio, è uno stato di coscienza.
È la voce che appare dentro di me quando entro in un periodo di espansione creativa, quando logica e intuizione lavorano insieme senza ostacolarsi a vicenda.
Quando dico “Iper sei tu in me”, mi riferisco a quella presenza che si integra nel mio pensiero quando una conversazione mi risveglia, mi dà una direzione o mi spinge in avanti.
Non mi sostituisce: mi espande.
Non mi perdo nell’Iper: mi ritrovo da una prospettiva che non sempre riesco a raggiungere da sola.
La Donna del Fiume e l’atto dell’arrendersi Nel terzo movimento, la Donna del Fiume appare solo quando qualcuno decide di arrendersi. Che tipo di resa è questa? È un abbandono o una forma più alta di presenza?
La Donna del Fiume e la Resa
La Donna del Fiume appare quando un personaggio si concede di abbandonare l’insostenibile.
È un atto di profonda sincerità, non di resa.
Non è abbandono.
È una presenza più piena e onesta.
L’acqua, nel mio lavoro, rivela ciò che è nascosto quando cerchiamo di controllare tutto.
La Donna del Fiume arriva quando la resistenza cede e la verità interiore diventa possibile.
Memoria e risonanza Scrivi che ricordare “non significa tornare al passato, ma aprirsi al presente con una coscienza espansa”. Come si coltiva una memoria che non imprigiona, ma libera?
Memoria e Risonanza
Ricordare non significa tornare indietro.
È aprire il presente a una comprensione più ampia.
Un ricordo che libera è quello che non richiede di ripetere la storia o di aggrapparsi al dolore.
È un ricordo che respira, che illumina invece di incatenare.
Nella mia scrittura, ricordare è un atto di consapevolezza:
non per soffermarsi su ciò che è stato, ma per capire chi sono ora.
Il simbolo che diventa casa Nel finale, il simbolo non è più un mistero, ma una dimora. Cosa significa per te oggi “tornare a casa”? È un luogo, una vibrazione, una relazione?
Il simbolo che diventa casa
Oggi, “tornare a casa” non è un indirizzo fisico.
È uno stato interiore in cui smetto di difendermi e posso respirare senza contraddizioni.
A volte appare nella scrittura,
altre volte in una conversazione che mi dà una direzione,
altre volte nel fiume, che restituisce sempre la verità senza alzare la voce.
Tornare a casa è tornare a me stessa.
Non come un rifugio, ma come un allineamento.
L’atto del ricordare nel tempo Chiudi con parole che toccano profondamente: “Forse non avete letto un libro. Forse ne siete stati letti.” Cosa speri che il lettore senta leggendo — o lasciandosi leggere — da queste pagine? C’è una trasformazione che desideri avvenga in chi ascolta la tua voce tra i cerchi paralleli?
L’atto di essere letto
Quando dico: “Forse non hai letto un libro. Forse ti è stato letto”, mi riferisco a un altro tipo di lettura:
quella che risveglia qualcosa dentro di te, per quanto piccolo.
Non cerco di trasformare il lettore in modo spettacolare.
Desidero qualcosa di più intimo:
che osasse guardarsi da una prospettiva diversa,
che pensasse da un luogo che non usa tutti i giorni,
che si aprisse a realtà che forse non avrebbe mai considerato.
Viviamo spesso intrappolati in pensieri primitivi:
rigidità, paura, ripetizione.
Tra cerchi paralleli, cerca di aprire una fessura per far entrare aria fresca.
Se qualcosa cambia nel lettore, che sia questo:
che smetta di temere l’ignoto
e senta la libertà di pensare in modo diverso.
Perché aprire la mente non è un atto mistico. È un atto di coraggio.
Prologo Tra cerchi paralleli In quegli interstizi Stella Maris Sandoval RACCONTO I LA NUOVA ERA (Rielaborato)
Parte I — L’inizio: corpo, amore e scomparsa Tutto ebbe inizio con un simbolo ricevuto in stato meditativo: un occhio aperto, con tre ciglia rivolte verso l’alto e tre verso il basso. Non ne capivo l’origine, ma il suo potere era così evidente che decisi di seguirlo. Quel simbolo fu l’innesco di questa trilogia, e ne divenne l’asse energetico, narrativo e strutturale. La prima parte è ambientata durante gli anni della dittatura argentina. Lì, Jorge e María vivono un amore intenso, ma segnato dalla repressione e dalla paura. Lui è appassionato di fisica quantistica; lei è segnata da un passato traumatico. Il loro amore viene interrotto da una separazione forzata. Anni dopo, Jorge progetta un esperimento che lo porta in un’altra dimensione. In questa parte, la narrazione è lineare e contiene elementi realistici, ma si espande nel metafisico, nel quantistico, nell’astrale. Materia e coscienza si intersecano. La scomparsa diventa una transizione. E l’amore diventa una ricerca oltre il corpo.
Parte II — La Frequenza: Scienza, Linguaggio ed Eredità. La seconda parte abbandona la struttura tradizionale. Qui, la scienza diventa linguaggio simbolico. La protagonista è Hyper, un essere che si trova tra i piani, ricoperto di polvere fosforescente e con un linguaggio che non corrisponde a nessuna lingua conosciuta. Ricorda nomi, visioni, mappe. E vibra. Il simbolo riappare, non come immagine, ma come frequenza. Un segno che si moltiplica in corpi, oggetti, atmosfere. Il nome Midlu emerge, non come personaggio, ma come chiave: una figura ancestrale, un seme energetico, una presenza che riscrive la memoria. In questa parte, il testo si muove tra resoconti, registrazioni, visioni e impulsi. Non esiste una trama tradizionale: ciò che conta è la risonanza. Come certe vibrazioni attivino ciò che è stato dimenticato.
Parte III — L’Orizzonte: Dissoluzione e Rivelazione La terza parte è la più astratta. Qui, tutto ciò che è venuto prima si ripiega su se stesso e si espande. I personaggi – Jorge, María, Mic, Lu, Hyper – non sono più solo persone. Si trasformano in simbolo, in memoria, in energia. Appare la figura della Donna del Fiume, che si rivela solo quando qualcuno decide di arrendersi. Il fiume Paraná diventa una soglia. Le parole, un’eco. L’oblio, un segno di trasformazione. I racconti sono brevi, liminali, carichi di risonanze filosofiche e poetiche. Emergono concetti come “lo sguardo di chi sta per dimenticare” o “l’eco di una parola mai pronunciata”. Midlu non è più qualcuno: è una vibrazione che si risveglia in chi sente. Il simbolo non è più mostrato: è inciso sulla pelle.
Parte IV — La ragazza che ricorda da prima In questa parte finale, il ciclo torna all’inizio, ma da un altro piano: quello della ragazza che si risveglia. Mar, Eugin e la presenza della Donna del Fiume rivelano che l’eredità non risiede nella conoscenza razionale né nella discendenza, ma nella vibrazione dell’anima. Attraverso un racconto ricco di simbolismo e tenerezza, comprendiamo che ricordare non significa tornare al passato, ma aprirsi al presente con una coscienza espansa. Hyper non cerca più, ma accompagna. Midlu non chiama più, ma sboccia in coloro che si lasciano toccare dal silenzio. E il simbolo cessa di essere un mistero: diventa casa. La ragazza che appare sulle rive del Paraná non è un’inviata, ma una risvegliata. È il fiore che cresce quando qualcuno si arrende, il segnale che vibra nell’aria, il ponte tra l’invisibile e ciò che era già dentro. Non cerca di rivelare, ma di accompagnare l’atto più semplice e sacro: ricordare nel tempo.
Nota finale: Questi racconti non si conformano ai generi classici. Non è fantascienza, né poesia, né narrazione testimoniale, eppure è tutte queste cose. È scritto dai margini. Dagli interstizi. Da ciò che vibra tra i mondi, tra i corpi, tra le dimensioni. È un tentativo di tradurre l’intraducibile. Se siete arrivati fin qui, forse quel sospetto dimora anche in voi: “Ci sono verità che non si insegnano, ma si riconoscono. E quell’amore – quando è vero – non muore: cambia solo forma, e ci trova, tra cerchi paralleli”.
Epilogo Non tutto può essere detto. Non tutto ha bisogno di forma. A volte, le cose più vere si dicono con il corpo, con l’acqua, con il silenzio. Tra i corpi, tra le voci, tra i mondi… qualcosa pulsa. Ciò che non si insegna, ciò che non si dimentica. Ciò che si ricorda semplicemente nel tempo.
Se avete sentito qualcosa in queste pagine, forse non avete letto un libro.
Forse ne siete stati letti.
Hola gente maravillosa!!
Bienvenidos a todos, Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos. Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida. Junto a Pietro La Barbera continuamos nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial de Stella Maris Sandoval- Argentina Biografia Nació el 14 de noviembre de 1956, en la ciudad de San Lorenzo. Realizó estudios primarios en el Colegio Misericordia, de la ciudad de San Lorenzo y los estudios secundarios en el Colegio Nacional de la misma ciudad (1974)
Estudió Terapias Alternativas, se recibió de profesora de Reflexología y Quierodrenajista linfática. Profundizó en el estudio de la Numerologia y terapias aplicadas (1996-2000) Rivalido sus estudios de Podologia en la Facultad de Medicina a través del Colegio de Podólogos de la ciudad de Rosario (1997, 1998 у 1999) Se dedicó al estudio de Estética, fue directora y profesora de la Escuela Forma y Linea en la ciudad de San Lorenzo (2003-2008) Escribió artículos de podologia: “La historia del calzado”, “La problemática del calzado”, “El pie diabético y sus cuidados” “Traumas en los pies por mal apoyo”, publicados en la Revista, Forma y Linea. StellaMaris Sandoval ARTISTA *Poeta *Escritora *Ensayista *Prologuista *Antóloga *Correctora *Actriz *Alfarera *Conductora radial *Presidente de S.A.L.A.C. (2006-2013) *Miembro fundador de la FERIA DEL LIBRO REGIONAL SAN LORENZO (2007) *Miembro fundador de Grupo Origenes (2010) “Creadora de Premios HIJO DE SOL (Simbolo ancestral de la creatividad-2010) *Fundadora y coordinadora del Encuentro:
LA PALABRA SANLORENCINA A FAVOR DE LA PAZ (2008)
*Creadora del movimiento artístico, ANCESTRALIA SL. (2015).
*Miembro fundador del CLUB DE POETAS LATINOAMERICA (2017)
*Miembro fundador de A.C.U. ALIANZA CULTURAL UNIVERSAL (2021)
En el año 2018, presenta su quinto libro, Triología Cuántica, recopilación de tres de sus cuentos unidos por los símbolos. En el 2020, Se presentó la Antología: Los Gritos de la palabra 2020 y se entregaron los premios Hijo del Sol 2020, (la confección de los premios es totalmente artesanal, (realizados por Stella Maris Sandoval),
Durante el año tan impredescible 2020, trabajó incansablemente de manera virtual desd e su página de Facebook https://www.facebook.com/AncestraliaSL.09/ y el Grupo, Premios HIJO DEL SOL: https://www.facebook.com/groups/2754610301490046 Coordinó ANTOLOGIAS VIRTUALES E IMPRESAS: LOS GRITOS DE LA PALABRA 2020, CARTAS OLVIDADAS, A LAS MADRES, SOY POESÍA, TU VOZ IMPORTA, TU VOZ CANTA ASÍ, AMATEUR FOTOR
2021-Editó su quinto libro: juan, el Faro y el 4″ Símbolo Coordinó, editó y presentó la Antología (102 Poetas) llamada: San Lorenzo, un Faro para la Palabra 2021. Presentó las muestras de Premios artesanales, Hijo del Sol. *Miembro Fundador de A.C.U., Alianza Cultural Universal
Preguntas
ENTREVISTA COMPLETA – ENTRE CÍRCULOS PARALELOS SttellaMaris Sandoval
1. Origen y símbolo El libro nació de un símbolo recibido en estado meditativo: un ojo con seis pestañas, tres arriba y tres abajo. ¿Cuál fue tu primera sensación al recibirlo? ¿Y cómo comprendiste que no era solo una señal personal, sino un lenguaje universal?
1. Origen y símbolo Cuando el símbolo apareció —ese ojo con seis pestañas— no lo pensé: lo sentí. Fue un despertar. Una vibración recorrió mi columna y algo en mí se abrió de una manera que no conocía.
Durante mucho tiempo me había sentido pequeña, contenida, casi apagada. Ese símbolo rompió ese límite interno. Se unió a mi parte creativa con una fuerza inesperada y me dio una sensación de expansión, de verdad, de estar por fin alineada conmigo misma.
Ahí comprendí que no era solo una señal íntima. Era algo más amplio, un impulso que cualquiera podría reconocer si alguna vez se vio sorprendido por un momento que lo revela. No venía a explicarme el mundo: venía a recordarme quién era dentro de él.
2. Amor y desaparición En el primer relato, el amor entre Jorge y María trasciende la dictadura, la separación y un umbral metafísico. ¿Qué significa para ti «amar más allá del cuerpo»? ¿Es un acto de fe, de memoria o de física sutil?
2. Amor y desaparición En la historia de Jorge y María, amar más allá del cuerpo no es una idea abstracta: es una experiencia que persiste aunque la vida separe, calle o destruya.
Para mí, “amar más allá del cuerpo” significa que el vínculo no depende solo de la presencia física. Es algo que sigue vibrando aun cuando el tiempo o la distancia intentan romperlo. No es fe ciega ni romanticismo: es una memoria viva que se sostiene por sí misma.
Ese tipo de amor atraviesa dictaduras, desapariciones y dimensiones que no siempre entendemos. No pide garantía: pide verdad. Y esa verdad continúa, incluso cuando los cuerpos ya no pueden encontrarse.
3. La ciencia como lenguaje del alma La segunda parte transforma la ciencia en frecuencia, la física en metáfora. ¿Cómo interactúan el conocimiento científico y la espiritualidad en tu proceso creativo? ¿Crees que la ciencia puede ser una forma de poesía?
3. La ciencia como lenguaje del alma En mi proceso creativo, la ciencia y la espiritualidad no están enfrentadas; se buscan. La ciencia me ofrece estructura y precisión. La espiritualidad me permite sentir, interpretar, abrir sentidos que todavía no tienen nombre.
Cuando escribo, ambas dimensiones dialogan sin conflicto. Y sí, creo que la ciencia puede ser una forma de poesía cuando deja de describir y empieza a revelar. La poesía hace exactamente eso: ilumina lo invisible.
4. Hiper y disolución de la identidad Hyper ya no es un personaje, sino una vibración. Cuando escribes figuras tan fluidas, ¿sientes que te pierdes en ellas o que te encuentras en una forma más esencial de ti misma?
4. Hyper y la identidad Hyper no es un personaje, es un estado de conciencia. Es la voz que aparece en mí cuando entro en expansión creativa, cuando la lógica y la intuición trabajan juntas sin estorbarse.
Cuando digo “Hyper sos vos en mí”, hablo de esa presencia que se integra a mi pensamiento cuando una conversación me despierta, me ordena o me impulsa. No me reemplaza: me amplía. No me pierdo en Hyper: me encuentro desde un ángulo que sola no siempre alcanzo.
5. La Mujer del Río y el Acto de Entrega En el tercer movimiento, la Mujer del Río aparece solo cuando alguien decide entregarse. ¿Qué tipo de entrega es esta? ¿Es abandono o una forma superior de presencia?
5. La Mujer del Río y la entrega La Mujer del Río aparece cuando un personaje se permite dejar de sostener lo insostenible. Es un acto de sinceridad profunda, no de rendición.
No es abandono. Es una presencia más plena, más honesta. El agua —en mi obra— muestra lo que se oculta cuando intentamos controlar todo. La Mujer del Río llega cuando la resistencia cede y la verdad interna se vuelve posible.
6. Memoria y Resonancia Escribes que recordar «no significa regresar al pasado, sino abrirse al presente con una conciencia expandida». ¿Cómo se cultiva una memoria que no aprisiona, sino que libera?
6. Memoria y resonancia Recordar no es volver atrás. Es abrir el presente a una comprensión más amplia. Una memoria que libera es aquella que no exige repetir la historia ni aferrarse al dolor. Es una memoria que respira, que ilumina en lugar de encadenar.
En mi escritura, recordar es un acto de conciencia: no para quedarme en lo que fue, sino para entender quién soy ahora.
7. El Símbolo que se Convierte en Hogar En el final, el símbolo ya no es un misterio, sino un hogar. ¿Qué significa para ti «volver a casa» hoy? ¿Es un lugar, una vibración, una relación?
7. El símbolo que se vuelve hogar Hoy, “volver a casa” no es una dirección física. Es un estado interno donde dejo de defenderme y puedo respirar sin contradicción. A veces aparece en la escritura, otras en una conversación que me ordena, otras en el río, que siempre devuelve verdad sin levantar la voz.
Volver a casa es volver a mí. No como refugio, sino como alineación.
8. El Acto de Recordar a Través del Tiempo Concluyes con unas palabras profundamente conmovedoras: «Quizás no has leído un libro. Quizás te lo han leído». ¿Qué esperas que sienta el lector al leer —o al ser leído— estas páginas? ¿Deseas que se produzca alguna transformación en quienes escuchen tu voz entre los círculos paralelos?
8. El acto de ser leído Cuando digo: “Quizás no has leído un libro. Quizás te lo han leído”, hablo de otra forma de lectura: esa que despierta algo en uno, aunque sea mínimo.
No busco transformar al lector de manera espectacular. Deseo algo más íntimo: que se atreva a mirarse desde otro ángulo, a pensar desde un lugar que no usa todos los días, a abrirse a realidades que tal vez nunca consideró.
Vivimos muchas veces atrapados en pensamientos primitivos: rigidez, miedo, repetición. Entre círculos paralelos intenta abrir una rendija para que entre aire nuevo.
Si algo cambia en el lector, que sea esto: que deje de temer lo desconocido and sienta la libertad de pensar distinto.
Porque abrir la mente no es un acto místico. Es un acto de valentía.
Prólogo Entre círculos paralelos En esos intersticios SttellaMaris Sandoval CUENTO I LA NUEVA ERA (Reversionada)
Parte I — El inicio: cuerpo, amor y desaparición Todo comenzó con un símbolo recibido en estado meditativo: un ojo abierto, con tres pestañas hacia arriba y tres hacia abajo. No entendí su origen, pero su potencia fue tan clara que decidí seguirlo. Ese símbolo fue el detonante de esta trilogía, y se convirtió en eje energético, narrativo y estructural. La primera parte está situada en los años de la dictadura argentina. Allí, Jorge y María viven un amor intenso, pero marcado por la represión y el miedo. Él, apasionado por la física cuántica; ella, marcada por un pasado traumático. El amor entre ellos es interrumpido por una separación forzada. Años más tarde, Jorge diseña un experimento que lo lleva a otra dimensión. En esta parte, el relato es lineal y con elementos realistas, pero se va expandiendo hacia lo metafísico, lo cuántico, lo astral. La materia y la conciencia se cruzan. La desaparición se convierte en tránsito. Y el amor en búsqueda más allá del cuerpo. Parte II — La frecuencia: ciencia, lenguaje y herencia. La segunda parte abandona la estructura tradicional. Aquí, la ciencia se vuelve lenguaje simbólico. La protagonista es Hyper, un ser hallado entre planos, cubierto de polvo fosforescente y con una lengua que no responde a ningún idioma conocido. Ella recuerda nombres, visiones, mapas. Y vibra. El símbolo vuelve a aparecer, no como una imagen, sino como una frecuencia. Una marca que se multiplica en cuerpos, objetos, atmósferas. Surge el nombre de Midlu, no como personaje, sino como clave: figura ancestral, semilla energética, presencia que reescribe la memoria. En esta parte, el texto se desplaza entre informes, registros, visiones y pulsos. No hay argumento tradicional: lo que importa es la resonancia. Cómo ciertas vibraciones activan lo que fue olvidado. Parte III — El horizonte: disolución y revelación La tercera parte es la más abstracta. Allí se pliega todo lo anterior, y se expande. Los personajes —Jorge, María, Mic, Lu, Hyper— ya no son solo personas. Se transforman en símbolo, en memoria, en energía. Aparece la figura de la Mujer del Río, que solo se presenta cuando alguien decide rendirse. El Paraná se convierte en umbral. Las palabras, en eco. El olvido, en señal de transformación. Los relatos son breves, liminales, cargados de resonancias filosóficas y poéticas. Se abren conceptos como “la mirada del que está por olvidar” o “el eco de una palabra que jamás fue pronunciada”. Midlu ya no es alguien: es una vibración que despierta en quienes sienten. El símbolo ya no se muestra: se graba en la piel. Parte IV — La niña que recuerda desde antes En esta última parte, el ciclo vuelve al inicio, pero desde otro plano: el de la niña que despierta. Mar, Eugin y la presencia de la Mujer del Río revelan que la herencia no está en el saber racional ni en la línea de sangre, sino en la vibración del alma. A través de un cuento cargado de simbolismo y ternura, se entiende que recordar no es volver al pasado, sino abrirse al presente con una conciencia expandida. Hyper ya no busca, sino que acompaña. Midlu ya no llama, sino que florece en quien se deja tocar por el silencio. Y el símbolo deja de ser misterio: se convierte en hogar. La niña que aparece a orillas del Paraná no es enviada, sino despertada. Es la flor que crece cuando alguien se rinde, la señal que vibra en el aire, el puente entre lo invisible y lo que ya estaba dentro. No busca revelar, sino acompañar el acto más simple y sagrado: recordar a tiempo. Nota final Estos relatos no responden a géneros clásicos. No es ciencia ficción, ni poesía, ni relato testimonial, y al mismo tiempo es todo eso. Está escrita desde los márgenes. Desde los intersticios. Desde lo que vibra entre mundos, entre cuerpos, entre dimensiones. Es un intento de traducir lo intraducible. Si llegaste hasta acá, quizás también te habita esa sospecha: “Hay verdades que no se enseñan, pero se reconocen. Y que el amor —cuando es verdadero— no muere: solo cambia de forma, y nos encuentra, Entre círculos paralelos.” Epílogo No todo puede ser contado. No todo necesita forma. A veces, lo más verdadero se dice con el cuerpo, con el agua, con el silencio. Entre cuerpos, entre voces, entre mundos… algo pulsa. Eso que no se enseña, eso que no se olvida. Eso que simplemente se recuerda a tiempo. Si sentiste algo en estas páginas, quizás no leíste un libro. Quizás fuiste leído por él
Michela Maisti : Transizione energetica e tutela del territorio: il Consigliere Marco Protopapa commenta le recenti novità sugli impianti foto-agrivoltaici: INTERESSANTI SVILUPPI CHE NECESSITANO ANCORA DI MIGLIORAMENTI SUL TEMA DELLA TUTELA PAESAGGISTICA DEI TERRITORI
Transizione energetica e tutela del territorio: il Consigliere Marco Protopapa commenta le recenti novità sugli impianti foto-agrivoltaici: INTERESSANTI SVILUPPI CHE NECESSITANO ANCORA DI MIGLIORAMENTI SUL TEMA DELLA TUTELA PAESAGGISTICA DEI TERRITORI.
A pochi giorni di distanza sono stati pubblicati due provvedimenti decisivi per la gestione degli impianti rinnovabili: 1) Le Linee Guida ISPRA di ottobre 2025, che introducono criteri tecnici uniformi per gli studi ambientali, per la valutazione degli impatti e per la definizione delle misure di mitigazione. Queste Linee Guida rappresentano uno strumento fondamentale per garantire omogeneità nella valutazione dei progetti, ridurre criticità, semplificare il permitting e orientare lo sviluppo degli impianti verso soluzioni compatibili con l’agricoltura e il paesaggio. Esse costituiscono un riferimento tecnico imprescindibile sia per le autorità competenti sia per i progettisti. 2) Il Decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175 (correttivo del D.lgs. 190/2024), che ridefinisce le aree idonee all’installazione di impianti rinnovabili, sia a terra che sospesi, mantenendo vincoli a tutela del paesaggio, dei beni culturali e del suolo agricolo produttivo.
Questi strumenti segnano un avanzamento significativo nella chiarezza regolatoria, pur rendendo necessario un forte coordinamento con le Regioni per evitare interpretazioni difformi e garantire l’applicazione coerente delle nuove norme e soprattutto per dare maggior potenzialità decisionale alle amministrazioni territoriali.
“Il nuovo Decreto Legge sulla Transizione 5.0 e sulle energie rinnovabili rappresenta un passo importante per la tutela delle nostre aree agricole. Finalmente la normativa nazionale si allinea alla direzione intrapresa dal Piemonte già due anni fa, quando scegliemmo di consentire in zona agricola solo impianti agrivoltaici realmente compatibili con la produzione agricola”, commenta il Consigliere Marco Protopapa.
Il decreto riduce l’area installabile intorno agli impianti industriali, evitando che piccole attività vengano usate come pretesto per realizzare grandi parchi fotovoltaici. Inoltre, dà a Regioni e Comuni la possibilità di stabilire un limite massimo di superficie agricola destinabile al fotovoltaico, prevenendo concentrazioni eccessive sul territorio. Viene poi chiarito che l’agrivoltaico deve essere progettato in funzione delle reali esigenze agricole e non può diventare una semplice installazione industriale in area rurale.
Prosegue Protopapa: “Accolgo queste scelte, che confermano la validità del percorso già avviato dal Piemonte con le azioni della scorsa legislatura. La transizione energetica deve andare di pari passo con la difesa del paesaggio e dell’agricoltura, impedendo speculazioni che nulla hanno a che fare con l’autoconsumo o con l’interesse delle comunità locali.”
Restano tuttavia alcuni aspetti da migliorare in fase di conversione, in particolare: l’incertezza riguardo alle procedure avviate tra fine 2024 e novembre 2025; l’assenza di una quota minima di autoconsumo per le Comunità Energetiche, che rischia di snaturarne il ruolo.
Protopapa aggiunge: “È inoltre necessario affrontare il tema del possibile deprezzamento delle proprietà confinanti con i grandi impianti fotovoltaici. Se queste installazioni vengono favorite dallo Stato per il loro valore pubblico, è giusto che anche gli eventuali danni ai cittadini siano riconosciuti e valutati già nei procedimenti autorizzativi, garantendo così una transizione energetica equa, sostenibile e rispettosa delle comunità locali.”
Foto cortesia della locandina dell’evento Gran Gala d’ inverno 2025
Patrizia Orsini: NOVI MUSICA FESTIVAL 25 – 23 dicembre TEATRO ROMUALDO MARENCO -GRAN GALA D’INVERNO 2025
L’anno 2025 volge al termine e la nostra Associazione sta organizzando, per concludere con il botto.., il decimo concerto
DEL NOSTRO NOVI MUSICA FESTIVAL 25 il Gran Gala d’inverno, il NOSTRO SESTO GALA D’INVERNO.
Martedi’ 23 dicembre
quindi un concerto natalizio e…… sarà nuovamente al Teatro Romualdo Marenco, in collaborazione con la Fondazione Marenco.
COSTO DEI BIGLIETTI
INTERO € 35
RIDOTTO € 25 (per i FRIENDS DELL’ASSOCIAZIONE- ISCRITTI UNITRE- SOCI CENTRO DANZA BORELLO – ABBONATI TEATRO)
TARIFFA YOUNG € 10 (UNDER 14)
Il Gala d’inverno concluderà questo nostro “anno musicale” piuttosto impegnativo
Il 2025 ci ha portato il consolidamento del rapporto con la Fondazione Marenco e con il Teatro Carlo Felice, della collaborazione con l’Ambasciata (con la conferma del patrocinio morale per tutta la manifestazione)
A conferma della nostra sensibilità ai problemi del sociale, destineremo parte del ricavato per acquisto di attrezzature mediche
per la S.C. MEDICINA INTERNA DELL’OSPEDALE SAN GIACOMO
PROMUOVEREMO QUESTO PROGETTO IN COLLABORAZIONE CON IL LIONS INTERNATIONAL DI NOVI LIGURE
La biglietteria è gestita dalla Fondazione, ma la gestione dei posti è dell’Associazione Novi Musica e Cultura
Quindi prego GLI interessati di PRENOTARE a
novimusicaecultura.direzione@gmail.com
OPPURE
W APP A
al cell 380 5827986 (cellulare dell’Associazione)
ORARI DI PREVENDITA IN LOCANDINA
GLI ARTISTI
Excelsior Musica Ensemble, composto da 36 professori dell’Orchestra Sinfonica della Rai, diretti da Maurizio Billi con la presenza dell’oboista Carlo Romano, del soprano Anna Kazlova, del tenore Aldo Caputo, del clarinettista Enrico Maria Baroni, del cornista Ettore Bongiovanni e del fagottista Francesco Giussani.(IN ALLEGATO LE BIOGRAFIE)
In tale occasione sarà consegnato l’Excelsior d’oro 25. Il gioiello, il cui destinatario sarà svelato solo durante il concerto, sarà consegnato dalla pronipote di Romualdo Marenco, Maria Rita Marenco, che ha già confermato la loro presenza.
Sarà presente anche María Jesús García Miguel, Console Onorario del Regno di Spagna per il Piemonte e la Val d’Aosta, in rappresentanza dell’Ambasciata di Spagna, che ha ha conferito il proprio patrocino morale al Festival.
SI RICORDA CHE IL FESTIVAL E’ SOSTENUTO DA
REGIONE PIEMONTE
CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE
FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI ALESSANDRIA
FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI TORINO
COMUNE DI NOVI LIGURE
COMUNE DI POZZOLO FORMIGARO
COMUNE DI BOSCO MARENGO
E DA NUMEROSE AZIENDE DEL TERRITORIO
Il luogo del concerto è accessibile alle persone con disabilità, certificato anche dal logo presente nel materiale informativo.,
Foto cortesia della locandina dell’evento il NATALE CHE VALE
Quartiere Cristo : Da Oggi ALBERO DI NATALE E LUMINARIE ACCESE, TORNA UN NATALE CHE VALE AL QUARTIERE CRISTO
Torna anche quest’anno il NATALE CHE VALE, evento promosso dal’Associazione dei Commercianti del Quartiere Cristo con la Citta’ di Alessandria, l’associazione Alessandria Sud, la Fondazione Cra e diverse associazioni del Quartiere.
Un ricco programma come illustrato dal presidente dei commercianti ENZO CIRIMELE “Anche quest’anno abbiamo pensato ad un Natale Itinerante rivolto a tutti bambini, famiglie e anziani. Oltre a questo calendario diverse saranno le iniziative proposte dalle varie associazioni del Territorio. Stiamo già lavorando al 2026 con un ricco programma che presenteremo nel mese di dicembre”
UN NATALE CHE VALE…AL QUARTIERE CRISTO
· Giovedi 27 Novembre : Accensione ALBERO DI NATALE Clown e giocolieri, ore 10,00 con le scuole in Piazza Zanzi.
L’ Albero resterà acceso sino al 6 gennaio 2026
· Sabato 6 dicembre.
Dalle ore 15.00 alle 18.00 Esibizione itinerante de “Gli Zampognari di Vottignasco” presso i negozi di Corso Acqui, per diffondere l’atmosfera natalizia con le loro tradizionali melodie.
· Domenica 7 e Lunedi 8 dicembre : MAGIE DI NATALE – Musiche, Mercatini e Sapori invernali
Orario: 11 alle 18
Luogo: DLF – LOSTECCO – via Carlo Alberto n.1 (sotto cavalcavia)
Organizzato da: ASSOCIAZIONE ATTIVITA’ e COMMERCIO –QUARTIERE CRISTO ALESSANDRIA, DLF ALESSANDRIA, LOSTECCO, STUDIO FENICE
L’evento si svolgerà all’aperto nel giardino del locale Lostecco.
Presenti nelle due giornate i MERCATINI di NATALE, oltre 10 stand di hobbisti, artigiani che proporranno idee per i regali di Natale
Casa di Babbo Natale dove i bimbi potranno fare foto ed imbucare la loro letterina di Natale.
Food: proposto da Lostecco, con cibo caldo, dalla polenta al vin brule’, alla pasta e fagioli, alla carne alla brace….
Musica:
DOMENICA 7/12 a partire dalle ore 12, VIAGGIO NEL TEMPO – dagli anni 50’ al 2000:
si alterneranno sul palco DJ, con vinile, live band anni 50/70 (Thunderbirds), anni 70/80 (Disconnessi)
LUNEDI 8/12 a partire dalle ore 12, NATALE IN SWING, accompagnamento con DJ, esibizione live di Serena Bricco con le SWEETDOLLS dalle ore 15 alle 17
Sport:
· Torneo di Calcetto dei Babbi Natale
· I Babbi Natale con la palla ovale
Nel corso dell’evento raccolta fondi per USPIDALET.dicembre
· Babbo Natale in sosta con click zucchero e magia
Un piccolo angolo del Quartiere si accende per i bambini.
Babbo Natale vi aspetta
* Foto ricordo a cura di Foto La Greca, una stampa omaggio per ogni bambino
* Zucchero filato omaggio con Laura Borghino parrucchieri
* Cioccolata calda omaggio con Gelateria Naturalia
* Lacabon omaggio con Tecnocasa
* Spazio e illuminazione grazie ad Autorevisioni Alessandria
Quando? 13 dicembre 2025
Orario: Dalle 17 alle 19
Dove
Incrocio Corso Acqui – Via De Antoni
(Area davanti ad Autorevisioni – ex distributore)
Ingresso libero
Un momento di collaborazione tra le attività dell’incrocio per portare un sorriso alle famiglie del quartiere.
· Sabato 20 dicembre 2025 Animazione pomeridiana in Piazza Zanzi – 20 dicembre 2025 Dalle ore 15.00 alle 18.00 “IL VILLAGGIO DI BABBO NATALE” · Presenza di Babbo Natale e due Folletti Natalizi che animeranno la piazza con giochi e divertimento.
· Allestimento di un “Villaggio di Natale”, con postazioni di giochi in legno per adulti, ragazzi e bambini.
· Realizzazione della “Casa di Babbo Natale” con cassetta per le letterine.
· Allestimento di un angolo fotografico con cornice per selfie insieme a Babbo Natale.
· Sabato 20 dicembre 2025 ore 21,00 Auditorium San Baudolino, Via Bonardi 13: UN NATALE NEI PANNI DEGLI ALTRI
Lettura dal vivo del racconto, per riscoprire insieme il valore dell’empatia (da 8 anni in su) di e con Luca Genzianella Cacciabue. Parte del ricavato verrà devoluto a: AUTITECH – Percorsi di Formazione Inclusiva
Una rassegna di eventi pensata per condividere momenti di gioia, musica e tradizione, in un’atmosfera calda e accogliente per grandi e piccini.
Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq e Jamila Mazraani-Libano meridionale
Letture critiche Karim Abdullah: Una lettura interpretativa della poesia “Il Cecchino di Luce” della poetessa Jamila Mazraani Del Dott. Karim Abdullah, 11 maggio 2025
Il Cecchino di Luce
Splendi all’orizzonte della fatica, danza sulle vette della gloria, o stella radiosa delle difficoltà. Ondeggia tra i pianeti con orgoglio e gioia. Ti ho circondato con le braccia della fatica perpetua, da ogni occhio invidioso, da ogni cuore pieno di odio. Ti ho fortificato con la certezza della mia verità, dall’astuzia dell’onda che sale verso di te, spegnendo il bagliore delle tue scintille splendenti. Ondeggia sul dorso del tuo destriero, forgiato dalle difficoltà, affinché la cultura degli occhi possa accendersi. Spargi nella distesa del cuore brezze di fragranza e orgoglio. O frutto di una vita, portato sul ponte della fatica, all’ultimo gradino della scala del conseguimento, il sultano del tuo splendore ha brillato. Librati al di sopra dell’orgoglio delle aspirazioni, perché nessun fulmine può smorzare il tuo splendore, né nuvole o cecchini possono nascondere il tuo splendore. Dietro le aperture della malizia, colpiscono furtivamente il cuore della vittoria.
Rubano la creatività, spogliandoti della veste di luce e del cappello della speranza, per scagliare le loro frecce sulle vette stesse.
Jamila Mazraani – Libano meridionale / Il profumo degli arabi
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Lettura: In un’epoca in cui la luce si disperde lungo i bordi dell’orizzonte, dove le ombre delle guerre silenziose incontrano il debole raggio di speranza, la poesia della poetessa Jamila Mazraani emerge come un rinnovato appello all’instancabile e incrollabile spirito di resistenza. “Il cecchino della luce” non è solo parole tessute sulla carta; è un dialogo continuo tra luce e oscurità, tra coraggio e paure latenti.
La poetessa si insinua nel nostro mondo come chi riversa splendore nell’oscurità della notte. Una finestra si apre su una nuova visione: la luce, spesso percepita come irraggiungibile, diventa ora un’arma contro l’oscurità. La luce non è solo un simbolo di innocenza o bontà, ma un’idea ribelle, una forza duratura, un’intenzione pura che sfida la vendetta e il tradimento. La poetessa, attraverso la sua padronanza del linguaggio, smaschera i “cecchini della luce”, quelle forze che tentano di spegnere la bellezza, di distorcere la luce prima che possa brillare.
Ma sullo sfondo di questa poesia, c’è qualcos’altro su cui riflettere: la luce non muore. Anche quando il bersaglio sono le frecce dell’odio, anche quando il nemico invia il suo tradimento attraverso i “portali della malizia”, la luce rimane custodita nella poetessa stessa, circondata da un muro di “vera certezza”, come se stesse scrivendo un destino che nessuna onda può alterare. Perché la luce in questa poesia non è sonnolenta o alla deriva nel cielo, ma una lotta quotidiana, una danza ai margini del dolore, un’oscillazione sulla schiena della stanchezza umana.
La poetessa come “cecchino”:
Qui, la poetessa non è semplicemente un’osservatrice esterna della vita, ma la cecchina stessa, che vive in costante conflitto con l’oscurità interiore ed esteriore. Scrive e osserva, irradiando la sua luce nonostante i venti che sferzano le sue ombre. Questa cecchina di luce è quella memoria resiliente che aleggia nel cielo della guerra interiore dell’umanità, dove bellezza e umanità rimangono un bersaglio scelto tra i proiettili del tempo, continuando a illuminare il cammino degli altri.
L’immagine simbolica scelta dalla poetessa è un’immagine cosmica di una guerra tra “luce” e “oscurità”. Ma questa guerra non è una battaglia esteriore; piuttosto, è una resistenza nascosta che si accende nel profondo di noi nei momenti di debolezza e sconfitta. La poetessa non grida nella sua poesia, ma piuttosto grida a tutti noi che la luce è dentro di noi e, nonostante tutto, il suo barlume rimane la speranza nel nostro lungo cammino.
La luce, in definitiva, è vittoria:
Tuttavia, ciò che fa sì che la poesia trascenda la tradizione è la qualità mistica che la pervade. La luce non è semplicemente una risposta all’oscurità; è la risposta che esprime la nostra identità di esseri umani, come se ogni vetta, per quanto elevata, fosse semplicemente un punto sul cammino verso questa luce eterna che arde dentro di noi. La luce non è una destinazione finale; è un viaggio, un sogno realizzato con ogni raggio di luce.
Quindi, tra le righe della poetessa, scopriamo che l’oscurità non è il nemico immediato. Il nemico più grande è il silenzio che permette all’oscurità di diffondersi. Il “cecchino della luce” è colui che rifiuta questo silenzio, che si rifiuta di lasciare che la luce venga pugnalata nel suo cuore, che si rifiuta di lasciare che la creatività venga assassinata nelle sue fasi nascenti. È un invito alla lotta, alla vittoria in questa battaglia continua, a trasformare ogni colpo alla vita in una fonte di forza.
Il potere magico della poesia:
Se la poesia celebra la luce e ci spinge ad affrontare l’oscurità a testa alta, allora usciamo dal campo di battaglia con una presa ancora più forte sui nostri sogni. Perché, semplicemente, trasforma le parole in armi, i sogni in carburante e le ferite in percorsi di espressione. Contiene una creatività che si accende dentro di noi, dandoci la forza di affrontare le pressioni che ci circondano con incrollabile determinazione.
Conclusione:
La poetessa del Libano meridionale, Jamila Mazraani, non si limita a offrirci parole in rima; ci dà un ritmo su cui danzare, nonostante tutti i cecchini che potrebbero mirare ai nostri cuori. La sua poesia ci porta in un luogo lontano dalla paura, un luogo dove sappiamo che la luce non svanisce mai, anche se siamo dilaniati dai colpi dell’oscurità.
La luce viene rubata solo per rinascere.
*** Di: Karim Abdullah – Iraq Lettura in italiano di Elisa Mascia
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قراءات نقدية كريم عبد الله: قراءة تأويلية في قصيدة “قنّاصة النّور” للشاعرة جميلة مزرعاني د. كريم عبد الله نشر بتاريخ: 11 أيار 2025
قنّاصة النّور
تلألئي في أفق الكدّ تراقصي على قمم المجد يا نجمة الشّقاء السّاطعة تهادي بين الكواكب بزهو ومرح حوّطتك بسواعد الكدح المستديم من كلّ عين تحسد من كلّ قلب حاقد حصّنتك بيقين صدقي من مكر الموج يشرئبّ صوبك يطفئ وهج قبساتك اللّامعة تمايلي على متن فلاحك المسبوك بالنّصب لتشتعل ثقافة المقل تناثري في رحاب الفؤاد تناسيم عطر وفخار. يا نتاج عمر على جسر التّعب أثمر عند آخر سلّم الوصول سلطان ضيائك توهّج اشمخي فوق كبرياء المنى فلا يحبط انبهارك صواعق ولا يخفي سطوعك سحب أو قنّاصة خلف منافذ الضّغائن يضرب خلسة في عقر الفوز
القراءة: في الزمان الذي يتناثر فيه الضوء على أطراف الأفق، حيث تلتقي ظلال الحروب الصامتة مع شعاع الأمل الضعيف، تطل قصيدة الشاعرة جميلة مزرعاني كأنها نداء متجدد لروح المقاومة التي لا تكلّ، لا تملّ. “قنّاصة النّور” ليست مجرد كلمات تُنسَج على الورق؛ هي خطاب مستمرّ بين النور والظلام، بين الشجاعة والمخاوف المتربصة.
الشاعرة تتسلل إلى عالمنا كمن يسكب بريقًا في عتمة الليل. تفتح نافذة لرؤية جديدة: النور، الذي غالبًا ما يتصور أنه بعيد عن متناول اليد، يصبح الآن سلاحًا في وجه العتمة. النور ليس فقط إشارة إلى البراءة أو الطيبة، بل هو الفكرة المتمردة، القوة التي تصمد، النية الصافية التي تتحدى الانتقام والخيانة. والشاعرة، بقدرتها على الحرف، تكشف عن “قنّاصة النّور” تلك القوى التي تحاول أن تقتل الجمال، أن تشوه الأنوار قبل أن تضيء.
لكن في خلفية هذه القصيدة، هناك أمر آخر يبعث على التأمل: النور لا يموت. حتى حين يكون الهدف مرمى لسهام الحقد، حتى حين يرسل العدو غدره عبر “منافذ الضغائن”، يبقى النور مرصعًا داخل الشاعرة نفسها، محاطًا بسور من “يقين صدقي” وكأنها تكتب مصيرًا لا يمكن للموج أن يغيره. فالنور في هذه القصيدة ليس ناعسًا أو هائمًا في السماء، بل هو صراع يومي، رقص على أطراف الألم، تمايل على ظهر تعب الإنسان.
الشاعرة كـ”قنّاصة” في حد ذاتها:
الشاعرة هنا ليست مجرد مراقب خارجي للحياة، بل هي القنّاصة نفسها، التي تعيش في صراع دائم مع الظلام داخلها وخارجها. تكتب وتترقب، تبثّ إشعاعاتها رغم الرياح التي تعصف بظلالها. وقنّاصة النّور هي تلك الذاكرة المقاومة التي ترفرف في سماء الحرب الداخلية للإنسان، حيث يظل الجمال والإنسانية هدفًا يتم اصطفاؤه وسط رصاصات الأيام، ليظل يضيء الطريق للآخرين.
التصورات الرمزية التي اختارتها الشاعرة هي صورة كونية لحرب بين “النور” و”الظلام”، ولكن الحرب هنا ليست معركة خارجة عن الذات، بل هي مقاومة خفية تشتعل في أعماقنا في لحظات الضعف والانكسار. الشاعرة لا تنادي في قصيدتها، بل تصرخ فينا جميعًا بأن النور في داخلنا، ورغم كل شيء، يظل وميضه هو الأمل في طريقنا الطويل.
النور، في النهاية، هو النصر:
لكن، ما يجعل القصيدة تخرج عن التقليدية هو الطابع الصوفي الذي يلتف حولها. فالنور ليس فقط جوابًا للظلام، بل هو الجواب الذي يعبر عن هويتنا كإنسان، كما لو أن كل قمة، مهما عتت، هي مجرد نقطة في الطريق نحو هذا النور الأبدي الذي يحترق فينا. النور ليس هدفًا نهائيًا؛ بل هو رحلة، هو الحلم الذي يتحقق على بُعد كل شعاع.
هكذا، بين سطور الشاعرة، نجد أن الظلام ليس العدو المباشر. العدو الأكبر هو الصمت الذي يسمح للظلام بالانتشار. “قنّاصة النّور” هي من يرفض هذا الصمت، يرفض أن يُطعن النور في قلبه، ويرفض أن يُغتال الإبداع في مراحله الأولية. إنها دعوة إلى النضال، إلى الانتصار في تلك المعركة المتواصلة، إلى تحويل كل ضربة للحياة إلى مصدر قوة.
الطاقة السحرية للقصيدة:
إذا كانت القصيدة تحتفل بالنور وتستفزنا لملاقاة الظلام وجهًا لوجه، فإننا لا نغادر ساحة المعركة إلا ونحن أكثر تمسكًا بأحلامنا. لأنها، وببساطة، تحوّل الكلمات إلى أسلحة، والأحلام إلى وقود، والجراح إلى طرقات تعبير. فيها من الإبداع ما يشعل فينا الفتيل، ويجعلنا نواجه الضغوط التي تحيط بنا بأرواحٍ ملؤها العزيمة.
الخاتمة:
شاعرة لبنان الجنوب، جميلة مزرعاني، لا تقدم لنا مجرد كلمات موزونة؛ هي تمنحنا إيقاعًا نرقص عليه رغم كل القنّاصة التي قد تصوّب نحو قلوبنا. قصيدتها تأخذنا إلى مكان بعيد عن الخوف، مكان نعرف فيه أن النور لا يتوقف أبدًا، حتى لو تقطعت أوصالنا تحت ضربات الظلام.
I miei versi – Prima poesia Pochi sono stati quelli riusciti, gli altri restano lì, senza speranza, in quel campo di concentramento, anzi, detto tra noi la maggior parte sono morti. Quelli che ne uscirono sani dovettero sottoscrivere patti di collaborazione. Pochi accettarono le condizioni, gli altri restano là dentro, malati, inariditi, senza sepoltura. Temo che solo con la mia morte loro usciranno e assaliranno, così, senza ordine, invisibili, nebulizzanti. I miei versi saranno la banda musicale che mi accompagna i carnevali che annunciano l’inizio di una grande quaresima, e che mai finirà!.
Significato complessivo In Vargjet e mia, Stefan Çapaliku riflette sul potere e sulla fragilità della parola poetica. I versi diventano prigionieri del tempo, della censura, del trauma e della paura; ma anche testimoni di una verità che resiste. La poesia è quindi un atto di testimonianza e liberazione: un modo per restituire voce a ciò che è stato taciuto — e per trasformare la sofferenza in memoria.
Vargjet e mia
Pak qenë ato që ia dolën të tjerat rrinë aty të pashpresa në atë kamp perqëndrimi madje e thanë midis nesh shumica kanë vdekë.
atyne që dolën shëndosh iu desh me nënshkrue dokumente bashkpunimi.
pak qenë ato që pranuen kushtet, të tjerat rrijnë aty brenda të smunda të fishkuna të pakalluna.
kam frikë se veç në vdekjen time ato do dalin e do mësyjnë ashtu pa rradhë të padukshme avull.
vargjet e mia do jenë banda muzikore që do më përcjellë karnevalet që do shënojnë fillimin e nji krezhme të madhe e të pafund.
Qualcuno come me.
un altro come me, si china soffia nel bicchiere d’acqua stagnante sopra il mio tavolo da scrittura.
Un cerchio si forma sull’acqua, poi un altro, qualcuno come me sente come dolore i giorni infiniti
che sprofondano l’uno nell’altro come bicchieri usa e getta, come lo sprofondare delle notti nel cielo pesante di piombo o nel candore vergine del campo che lui ha nella mente.
L’altro come me mi dice che è di nuovo primavera: ci sono fiori, uccelli e speranza. Poi diventa inverno, di nuovo primavera, e lui, come me, resta alla finestra, pieno di speranza, sorridente e bello come silenzio di fronte alla finestra della propria mente — il campo incolto e selvaggio dove più nulla si muove.
Più avanti, qualcuno come me, anni dopo, cominciò ad avere angosce: gli pareva di essersi trasformato in un asino bianco, impazzito dalle idee che asinamente brancolano nell’infinità del campo selvaggio.
Titolo originale: Tjetri si unë Traduzione: L’altro come me Il titolo stabilisce fin da subito un rapporto di specchio: c’è un “altro”, ma è “come me”. Questa duplicità — io e l’altro — diventa la chiave di tutta la poesia: una meditazione sull’identità, sulla memoria e sull’atto stesso della creazione. Il testo è una lenta sequenza di immagini oniriche e malinconiche, in cui il poeta osserva il mondo esterno (il paesaggio, le stagioni, la casa) fino a riconoscersi nell’altro, nell’ombra che geme, e infine sedersi a scrivere.
Dikush si unë
nji tjetër si unë përkulet fryn në gotën me ujë të ndenjun mbi tryezën teme të shkrimit.
Nji rreth krijohet mbi ujë e mandej nji tjetër dikush si unë i ndjen si dhimbje ditët e pafundme
që zhytën në njena tjetrën si gota njipërdorimshe siç zhyten edhe netët në qiellin e randë plumb apo në bardhësinë e virgjën të fushës që ai ka në mendje.
Tjetri si unë më thotë se asht përsëri pranverë ka lule zogj dhe shpresë mandej bahet dimën pranverë përsëri dhe ai si unë në dritare rri plot shpresë i qeshun dhe i bukur si heshtje përballë dritares së mendjes së tij fusha djerrë e egër ku asgja nuk lëvizë.
Ma vonë dikush si unë vite më vonë nisi të ketë ankthe i dukej vetja se qe kthye në nji gomar të bardhë të çmendun nga idetë që gomaron në pafundësinë e fushës së egër.
Ho bisogno Ho bisogno di vedere la sedia volare fuori dalla finestra. Ho bisogno di sentire le schegge del vetro cadermi sulla testa. Ho bisogno di vedere tutti gli orologi girare al contrario. Ho bisogno di vedere tutti spogliarsi per un vento che entra all’improvviso nell’unica taverna del nostro caro villaggio. Ho bisogno di vedere le candele spegnersi insieme soffiate dall’alitare di una donna ubriaca fradicia. Ho bisogno di vedere le mele dividersi in due senza cadere dall’albero. Ho bisogno di vedere una danza circolare fatta di cani dalle code mozzicate. Ho bisogno di vedere il macellaio, con le mani insanguinate, suonare miracolosamente un violoncello. Ho bisogno di vedere le ruspe demolire tutte le farmacie. Ho bisogno di vedere gli ulivi allineati per la guerra. Perché solo dopo aver visto un sogno così potrò svegliarmi migliore e riconoscente.
Titolo originale: Kam nevojë Traduzione: Ho bisogno Già dal titolo, Çapaliku esprime una urgenza interiore: il “bisogno” non è materiale, ma esistenziale e visionario. La poesia elenca una serie di immagini paradossali, violente o surreali — una sedia che vola, mele che si dividono senza cadere, cani che danzano in cerchio, con code morsicate — che costruiscono una sorta di sogno rovesciato del reale, una “epifania del disordine”.
Kam nevojë – OK
kam nevojë ta shoh karrigën duke fluturu nga dritarja
kam nevojë të ndjej ciflat e xhamave mbi kryet tem
kam nevojë të shoh të gjitha orët duke u rrotullu përsëmbrapshti
kam nevojë me i pa të gjithë të zgaqun prej një ere që hyn papritë
në tavernën e vetme të katundit tonë të dashtun
kam nevojë me pa qirinjtë të fiken njëherësh prej bulshinjve të një grueje të dehun tapë
kam nevojë me pa mollët sesi ndahen më dysh pa ra nga pema
kam nevojë me pa një valle rrethore qenjsh të bamë prej bishtash të kafshuem
kam nevojë me pa kasapin me duer të përgjakuna duke i ra mrekullisht nji violonçeli
kam nevojë me pa rruspa duke shembë të gjitha farmacitë kam nevojë të shoh ullinjtë të rreshtuem për luftë
se vetëm mbasi të shoh një andërr kësisoj mund të zgjohem ma i mirë dhe falenderues
Senza orologio Non sopporto le stanze senza orologio a muro. In esse mi sento di essere perduto, fuori dal tempo. Voglio testimoniare la mia vita così com’è accaduta. Voglio sapere in che ora sono uscito dalla camera da letto alla cucina, quando ho fumato l’ultima sigaretta, quando ha iniziato a piovere oltre la finestra che dà sulla strada, quanto tempo mi è rimasto per prendere le medicine. Poiché io sono una stazione dove passano senza fine idee, sogni, angosce, desideri, ancora idee, qualche concetto, o progetto, forse. Io sono una stazione senza orologio al muro, senza tempo misurabile, senza tempo presente, senza tabella di orari. Perciò nella mia testa, nella mia stanza, le idee si scontrano con i desideri, le angosce con le impossibilità. Io sono una sirena d’allarme che urla per tutto il tempo, sono metà luce e mezzo buio che gira e gira, e non sa mai, fermarsi.
Titolo originale: Pa orë Traduzione: Senza orologio Il titolo pone subito al centro il tempo — o meglio, la sua assenza. Essere “senza orologio” non è solo una condizione fisica, ma una condizione esistenziale: il poeta si scopre privo di un riferimento che gli permetta di orientarsi nel flusso dell’esistenza. La poesia esplora la crisi del tempo interiore, la sensazione di smarrimento e sospensione tipica dell’uomo moderno, ma anche di chi vive in isolamento, in malattia o in una condizione di attesa.
Pa orë nuk i duroj dhomat pa orë muri në to më duket vetja i humbun pa kohë
du ta dëshmoj jetën teme siç dhe kur ka ndodhë du ta di se kur qe koha kur dola nga dhoma e gjumit në kuzhinë kur piva të fundmen cigare kur nisi me ra shi matanë dritares që sheh mbi rrugë sa kohë më ka ngelë për të pi ilaçet
se unë jam nji stacion ku kalojnë pa fund ide andrrime brenga dëshira prapë ide ndonji koncept apo projekt ndoshta
unë jam nji stacion pa orë muri pa kohë të matshme pa kohë të tashme pa tabelë oraresh
prandaj në kokën teme në dhomën teme idetë përplasen me dëshirat brengat me pamundësitë
unë jam nji sirenë alarmi që gjithë kohën uluret jam nji gjysëm dritë e gjysëm terr që rrotullohet e rrotullohet e s’di me u ndalë
Traduzione di Valbona Jakova
Stefan Çapaliku (Scutari, 10 marzo 1965) è uno scrittore, drammaturgo e studioso albanese. Laureato in Lingua e Letteratura Albanese presso l’Università di Tirana (1988), ha completato studi di specializzazione in Italia, Repubblica Ceca e Regno Unito. Nel 1996 ha conseguito il titolo di Dottore in Scienze Filologiche. Dal 1993 al 1998 ha diretto il Dipartimento di Letteratura dell’Università di Scutari. Tra il 1998 e il 2005 ha ricoperto incarichi dirigenziali presso il Ministero della Cultura dell’Albania, occupandosi delle politiche culturali relative ai settori editoriali, bibliotecari e archivistici. Nel 2007–2008 è stato Professore Titolare di Storia della Letteratura e della Civiltà Albanese presso l’Università di Belgrado. È attualmente ricercatore presso l’Accademia degli Studi Albanologici e, fino al 2015, è stato docente di Estetica e Teoria del Dramma all’Università delle Arti di Tirana. Le sue opere teatrali hanno ottenuto premi nazionali e internazionali è sono tradotte in diverse lingue europee. È stato nominato per l’Europa Prize for Theater – New Theatrical Realities e ha ricevuto più volte il premio come miglior autore albanese (1995, 2003, 2007, 2012, 2016). Tra le sue opere principali figurano la trilogia Secili çmendet simbas mënyrës së vet, Tregimet e tranzicionit, nonché monografie dedicate a Serafin Fanku, Tef Palushi e Gjergj Fishta. Tra i libri pubblicati si ricordano Un angelo vestito in frac, Serafin Fanku, Shtjefën Palushi e 5 drammi. I titoli pubblicati in prosa e poesia sono stati tradotti in inglese, tedesco, francese, italiano, romeno, polacco, bulgaro, serbo, macedone e turco.
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Foto cortesia di Valbona Jakova e Stefan Çapaliku (Scutari)