Kareem Abdullah, critico letterario scrive un’analisi poetica dettagliata alla poesia “Signore, Forza Divina” di Luisa Camere Quiroz

Foto cortesia di Luisa Camere Quiroz – Perù e Kareem Abdullah -Iraq

“Il ritmo dell’universo nel silenzio della creazione: riflessioni sul potere divino e la grandezza cosmica”
Lettura critica ed analisi della poesia “Signore, Forza Divina” di Luisa Camere Quiroz.
Kareem Abdullah . Iraq .

La poesia “Signore, Forza Divina” di Luisa Camere Quiroz è un’opera profondamente riflessiva che rivela il rapporto spirituale tra l’essere umano, la divinità e l’universo. Attraverso una serie di domande retoriche e descrizioni impressionanti della natura, l’autrice esprime il suo stupore per la perfezione del mondo e la sua connessione con una forza divina che lo modella e lo mantiene in equilibrio. L’opera non si concentra solo sull’ammirazione per la creazione, ma anche sull’umiltà e sulla fragilità umana, invitando il lettore ad una profonda meditazione sulla vita e sull’universo.

1-La connessione tra l’essere umano e l’universo divino
Dal primo verso, la poetessa stabilisce una connessione profonda tra l’essere umano e la forza creatrice. Usando espressioni come “dal più profondo atomo del mio midollo” e “dall’arteria più profonda del mio cuore”, l’autrice ci porta a un livello quasi molecolare di esistenza, dove ogni angolo del corpo umano riflette la vastità dell’universo e la sua presenza nel mondo. Questa interconnessione tra corpo e cosmo trasmette l’idea che siamo un’estensione del divino, che la stessa forza che modella le stelle e i mari è presente anche dentro di noi.

2- La magnificenza della creazione
La poetessa fa una serie di domande meravigliose che cercano di capire la perfezione della creazione. Menzionando elementi della natura come i mari, i fiori e la volta celeste, Camere Quiroz sottolinea l’armonia che si trova in ogni angolo del mondo naturale.
Il riferimento a “la quiete dei tuoi mari” e “le bellezze dei fiori” riflette una visione idealizzata della natura, dove tutto è in sincronia ed equilibrio. L’immagine dei “circuiti galattici” e della “volta celeste” amplia questa visione, suggerendo che la creazione è governata da leggi universali, un’armonia cosmica che può essere opera solo di una forza superiore.

3- Il questionamento davanti al divino
In tutto il poema, le domande retoriche servono ad intensificare l’ammirazione della poetessa verso la divinità. Chiedi, per esempio, “Chi ha potuto creare la quiete dei tuoi mari?” o “Chi ha potuto colorare le tue vesti da pascolo?”. Queste domande non hanno risposta, il che sottolinea l’idea che la creazione è un mistero divino, qualcosa che trascende la comprensione umana. Attraverso questi versi, l’autrice invita il lettore a riflettere sulla grandezza del divino, riconoscendo che l’essere umano, per la sua natura limitata, non potrà mai comprendere pienamente tale grandezza.

4- La fragilità umana e la dipendenza dal divino
Nei versi successivi, la poetessa si presenta come una “minuscola particella” nel vasto universo, riconoscendo la sua piccola e vulnerabile esistenza all’interno di un cosmo così vasto e perfetto. L’espressione “solo tu, Signore, potrai curare l’opera delle tue mani per il bene dell’uomo” riflette una postura di umiltà e dipendenza verso la divinità. L’autrice esprime non solo gratitudine per il mondo creato, ma anche un riconoscimento che l’essere umano è incapace di preservare da solo l’armonia e l’equilibrio della creazione senza l’intervento divino.

5- L’amore per la terra e il desiderio di connessione
Un altro tema centrale nella poesia è il desiderio di essere connessi con la terra. La poetessa esprime il suo desiderio di seguire “imantata alla tua terra, al tuo fango, al tuo humus”, una metafora che sottolinea il desiderio di una connessione profonda e terrena con la natura. La terra qui non rappresenta solo il luogo fisico, ma anche il sostentamento, l’origine e la fonte della vita. Questo rapporto con la natura si estende a un desiderio di pace e prosperità, come testimoniano le immagini del “grano”, del “mais” e “vedere l’albero piantato in un canale di scolo”, che evocano fertilità e abbondanza.

6- La chiamata alla giustizia e alla redenzione
La menzione della “nutrizione cornucopia che gridano giustizia e rivendicazione” aggiunge un livello di significato sociale ed etico all’opera. Qui, la natura e l’universo non sono solo oggetto di ammirazione, ma hanno anche un ruolo simbolico nella lotta per la giustizia e l’equità. La poetessa suggerisce che la creazione, anche se perfetta, clama per l’intervento umano in nome della giustizia, qualcosa che si lega con la responsabilità che gli esseri umani hanno sul mondo che abitano.

7- La conclusione: Gratitudine e umiltà davanti al divino
Il poema culmina con un’espressione di gratitudine, dove la poetessa ringrazia la divinità per “tanto amore versato, per ogni grandezza e bellezza della tua creazione”. Questa conclusione riflette l’umiltà di fronte all’immensità dell’universo e la consapevolezza della fragilità umana. Allo stesso tempo, la gratitudine diventa anche una riflessione sulla responsabilità dell’essere umano di prendersi cura e rispettare la creazione divina.

Conclusione
“Signore, Forza Divina” è una poesia profondamente spirituale che combina l’ammirazione per la creazione con una riflessione sull’umiltà umana, sulla responsabilità e sull’interconnessione con l’universo. Attraverso il suo linguaggio ricco ed evocativo, Luisa Camere Quiroz riesce a creare un’opera che non solo esalta la perfezione della natura, ma invita anche il lettore ad una profonda riflessione sul ruolo dell’essere umano nella conservazione e nel rispetto del mondo che abita. La poesia si presenta come un mezzo per collegare il divino con l’umano, il cosmo con la terra, in una danza eterna di simmetria e armonia.

C’è solo una forza divina che potrebbe, come l’artigiano, modellare il nostro mondo siderale con cerchi galattici che ruotano e girano nella nebulosa senza sfiorare, con un calcolo di leggi universali.

Oh sistemi di sistema,
di vita lattiera di un mondo cosmico . Sono una minuscola particella che ti reclama spazio / sono così piccola che solo tu, Signore, potrai curare l’opera delle tue mani per il bene dell’uomo.
Tu ci hai regalato un paradiso
per godere di questo dolce palpitare del tuo ventre imantato della tua terra, la tua nutrizione cornucopia che gridano giustizia e rivendicazione.

Guarda il nostro universo, Signore, che voglio rimanere imanata alla tua terra, al tuo fango, al tuo humus, voglio raccogliere grano, mais, vedere l’albero piantato in un fossato e ancora essere bonanza con i suoi frutti.

Voglio sentire il canto degli uccelli, la melodia celeste, un colibrì che pende dal suo pistillo in fiore.
Regalami, Signore, una particella galattica, un luogo sacro dove il tuo amore universale si riflette in ogni contemplazione del tuo universo.

Lo meritiamo, Signore, anche se non ci siamo presi cura di lui.
Grazie, Signore, per tanto amore versato, per ogni grandezza e bellezza della tua creazione.

Luisa Camere Quiroz
Diritti Riservati

.




“El ritmo del universo en el silencio de la creación: Reflexiones sobre el poder divino y la grandeza cósmica”
Lectura crítica y análisis de la poesía “Señor, Fuerza Divina” de Luisa Camere Quiroz.
By : Kareem Abdullah . Iraq .

La poesía “Señor, Fuerza Divina” de Luisa Camere Quiroz es una obra profundamente reflexiva que revela la relación espiritual entre el ser humano, la divinidad y el universo. A través de una serie de preguntas retóricas y descripciones impresionantes de la naturaleza, la autora expresa su asombro ante la perfección del mundo y su conexión con una fuerza divina que lo moldea y mantiene en equilibrio. La obra no solo se centra en la admiración por la creación, sino también en la humildad y la fragilidad humana, invitando al lector a una profunda meditación sobre la vida y el universo.

1-La conexión entre el ser humano y el universo divino
Desde el primer verso, la poeta establece una conexión profunda entre el ser humano y la fuerza creadora. Al utilizar expresiones como “desde el átomo más profundo de mi médula” y “desde la arteria más honda de mi corazón”, la autora nos lleva a un nivel casi molecular de existencia, donde cada rincón del cuerpo humano refleja la vastedad del universo y su presencia en el mundo. Esta interconexión entre cuerpo y cosmos transmite la idea de que somos una extensión de lo divino, que la misma fuerza que moldea las estrellas y los mares también está presente dentro de nosotros.

2- La magnificencia de la creación
La poeta hace una serie de preguntas admirativas que buscan entender la perfección de la creación. Al mencionar elementos de la naturaleza como los mares, las flores y la bóveda celeste, Camere Quiroz destaca la armonía que se encuentra en cada rincón del mundo natural. La referencia a “la quietud de tus mares” y “las bellezas de las flores” refleja una visión idealizada de la naturaleza, donde todo está en sincronía y en equilibrio. La imagen de los “circuitos galácticos” y la “bóveda celeste” amplía esta visión, sugiriendo que la creación está gobernada por leyes universales, una armonía cósmica que solo puede ser obra de una fuerza superior.

3- El cuestionamiento ante lo divino
A lo largo del poema, las preguntas retóricas sirven para intensificar la admiración de la poeta hacia la divinidad. Pregunta, por ejemplo, “¿Quién pudo crear la quietud de tus mares?” o “¿Quién pudo dar color a tus mantos de prados?”. Estos cuestionamientos no tienen respuesta, lo que subraya la idea de que la creación es un misterio divino, algo que trasciende la comprensión humana. A través de estos versos, la autora invita al lector a reflexionar sobre la grandeza de lo divino, mientras reconoce que el ser humano, por su naturaleza limitada, nunca podrá comprender completamente esa grandeza.

4- La fragilidad humana y la dependencia de lo divino
En los versos posteriores, la poeta se presenta como una “minúscula partícula” en el vasto universo, reconociendo su pequeña y vulnerable existencia dentro de un cosmos tan vasto y perfecto. La expresión “solo tú, Señor, podrás cuidar la obra de tus manos para beneplácito del hombre” refleja una postura de humildad y dependencia hacia la divinidad. La autora no solo expresa gratitud por el mundo creado, sino también un reconocimiento de que el ser humano es incapaz de preservar por sí solo la armonía y el equilibrio de la creación sin la intervención divina.

5- El amor por la tierra y el deseo de conexión
Otro tema central en el poema es el deseo de estar conectado con la tierra. La poeta expresa su anhelo de seguir “imantada a tu suelo, a tu fango, a tu humus”, una metáfora que resalta el deseo de una conexión profunda y terrenal con la naturaleza. La tierra aquí no solo representa el lugar físico, sino también el sustento, el origen y la fuente de vida. Esta relación con la naturaleza se extiende a un deseo de paz y prosperidad, como lo evidencian las imágenes del “trigo”, el “maíz” y “ver el árbol plantado en una acequia”, que evocan la fertilidad y la abundancia.

6- El llamado a la justicia y la redención
La mención de la “nutricia cornucopia que claman justicia y reivindicación” agrega una capa de significado social y ético a la obra. Aquí, la naturaleza y el universo no solo son objeto de admiración, sino que también tienen un papel simbólico en la lucha por la justicia y la equidad. La poeta sugiere que la creación, aunque perfecta, clama por la intervención humana en aras de la justicia, algo que se vincula con la responsabilidad que los seres humanos tienen sobre el mundo que habitan.

7- La conclusión: Gratitud y humildad ante lo divino
El poema culmina con una expresión de gratitud, donde la poeta da gracias a la divinidad por “tanto amor derramado, por cada grandeza y belleza de tu creación”. Esta conclusión refleja la postura de humildad ante la inmensidad del universo y la conciencia de la fragilidad humana. Al mismo tiempo, la gratitud también se convierte en una reflexión sobre la responsabilidad del ser humano de cuidar y respetar la creación divina.

Conclusión
“Señor, Fuerza Divina” es un poema profundamente espiritual que combina la admiración por la creación con una reflexión sobre la humildad humana, la responsabilidad y la interconexión con el universo. A través de su lenguaje rico y evocador, Luisa Camere Quiroz logra crear una obra que no solo exalta la perfección de la naturaleza, sino que también invita al lector a una profunda reflexión sobre el papel del ser humano en la conservación y el respeto por el mundo que habita. La poesía se presenta como un medio para conectar lo divino con lo humano, el cosmos con la tierra, en una danza eterna de simetría y armonía.

Señor, Fuerza Divina

Desde el átomo más profundo de mi médula,
desde la arteria más honda de mi corazón,
mi mente galopa extasiada por caminos recorridos
al contemplar tu creación.

Oh! Magnánimo universo,
quién te creó con tanta perfección.
¿Quién pudo crear la quietud de tus mares con su suave vaivén en calma, de aguas salinas llenas de criaturas marinas danzantes en simetría y armonía?

¿Quién pudo dar color a tus mantos de prados como las bellezas de las flores que ni el rey Salomón pudo vestirse con tanta gloria y elegancia?

¿Quién pudo crear tu bóveda celeste, con tu etéreo fluido que nos da vida a cada instante? ¿El sol,  símbolo de luminosidad que nos calienta desde el alba a su cenit?
¿La luna entre la noche callada y el firmamento de miles de luciérnagas centelleantes que nos invitan al amor?
¡Todo en magnífica congruencia, simetría y sincronización!

Solo hay una fuerza divina que pudo, como el artesano, moldear nuestro mundo sideral con círculos galácticos que giran y giran en la nebulosa sin rozar, con un cálculo de leyes universales.

Oh sistemas de sistemas,
de vida láctea de un mundo cósmico . Soy una minúscula partícula que te reclama espacio / soy tan ínfima que solo tú, Señor, podrás cuidar la obra de tus manos para beneplácito del hombre.
Tú nos regalaste un paraíso
para que gocen de este suave palpitar de tu vientre imantado de tu tierra, tu nutricia cornucopia que claman justicia y reivindicación.

Cuida a nuestro universo, Señor, que quiero seguir imantada a tu suelo, a tu fango, a tu humus, quiero cosechar trigo, maíz, ver el árbol plantado en una acequia y aún así ser bonanza con sus frutos.

Quiero oír el canto de las aves, melodía celestial, un colibrí pendiente de su pistilo en flor.
Regálame, Señor, una partícula galaxia, un recinto sagrado donde tu amor universal se vea reflejado en cada contemplación de tu universo.

Lo merecemos, Señor, a pesar de no haberlo cuidado.
Gracias, Señor, por tanto amor derramado, por cada grandeza y belleza de tu creación.

Luisa Camere Quiroz
Derechos Reservafos

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Kareem Abdullah critico letterario scrive un’analisi poetica dettagliata alla poesia di Luisa Camere Quiroz, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Al Festival PILF 2025, dalla Writers Capital Foundation International, è stato pubblicato il video della poesia di Elisa Mascia che ha recitato una poesia a tema dell’acqua

Foto di Elisa Mascia, locandina pubblicata dal presidente Preeth Nambiar – India

PANORAMA INTERNATIONAL LITERATURE FESTIVAL 2025: ELISA MASCIA, DELEGATA, ITALIA

Siamo orgogliosi di mettere in luce Elisa Mascia, nata nel 1956 a Santa Croce di Magliano, Italia, ora residente a San Giuliano di Puglia, insegnante in pensione, poetessa, scrittrice e responsabile culturale. Il suo debutto La Grattugia della Luna (2019) e Melodia d’amore (2023) mettono in mostra il suo talento lirico, che le è valso numerosi premi nazionali e internazionali. Coordinatrice per Writers Capital Foundation Italia e conduttrice di Sentieri di vita su Radio Krysol, ha tradotto opere come Savage Wind e promuove lo scambio letterario globale.

In questa presentazione video, esplora la brillantezza poetica di Elisa. Unisciti a noi al Panorama International Literature Festival 2025 per celebrare il suo viaggio stimolante.

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PANORAMA INTERNATIONAL LITERATURE FESTIVAL 2025: ELISA MASCIA, DELEGATE, ITALY

We’re proud to spotlight Elisa Mascia, born in 1956 in Santa Croce di Magliano, Italy, now residing in San Giuliano di Puglia—a retired teacher, poet, writer, and cultural manager. Her debut La Grattugia della Luna (2019) and Melodia d’amore (2023) showcase her lyrical talent, earning her numerous national and international awards. A coordinator for Writers Capital Foundation Italy and host of Sentieri di vita on Radio Krysol, she’s translated works like Savage Wind and fosters global literary exchange.

In this video presentation, explore Elisa’s poetic brilliance. Join us at Panorama International Literature Festival 2025 to celebrate her inspiring journey.

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Annitta Di Mineo scrive la presentazione del libro ” Forbici del vento” di Valbona Jacova, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia della copertina del libro ” Forbici del vento” di Valbona Jacova

Introduzione di Annitta Di Mineo
La fiaba per Valbona Jakova

Perché scrivere fiabe? Per fantasticare?
Ebbene si, Valbona Jakova scrive le sue fiabe per continuare ad immaginare, per vivere la meraviglia, per far conoscere le sue fiabe albanesi ai bambini italiani, per tramandare la tradizione orale delle fiabe del suo paese d’origine, facendo ricorso alla sua memoria di un’infanzia trascorsa nella sua Albania.
Attraverso la fiaba “LE FORBICI DEL VENTO” Jakova comunica il bisogno di raccontare certe esperienze. E se tutti sappiamo bene che cosa è la fiaba perché tutti ne abbiamo ascoltate dalla voce della maestra, dalla mamma, dal papà, dai nonni, insomma da qualcuno, di certo l’abbiamo letta perché qualcuno l’ha scritta e illustrata per i bambini; dalla tradizione orale, libera e non fissata si è passati a una tradizione scritta e artistica per avvicinare i piccoli alla lettura.
La fiaba dell’autrice, un genere semplice ma non banale, esprime la necessità della mente umana di narrare con le parole, con un linguaggio simbolico esperienze come la paura e il desiderio, il coraggio e la debolezza, la simpatia e l’avversione insiti nell’essere umano, cioè esperienze fondamenta della vita umana. Senza le fiabe queste esperienze resterebbero sconosciute, chiuse nell’individuo che le ha vissute, subite o ricercate.
Inoltre la fiaba della scrittrice, come tutte le altre, insegna ai bambini e agli adulti un modo per tracciare un confine tra fantasia e realtà, rimane una specie di riserva naturale della mente nella quale gli uomini lasciano vivere le paure invincibili e i desideri irrealizzabili, che assumono l’aspetto concreto e variopinto di mostri orribili, streghe o deliziose fatine oppure orchi o dolci animali (la capretta Briarta), piante parlanti e creature immaginarie, che subiscono la personificazione e l’animazione, presenti anche oggetti animati dai poteri magici (forbici, corno), eroi o eroine (dai nomi propri e composti Ermira/Brikena, tipico dei nomi albanesi) ostacolati dagli antagonisti.
La fiaba “LE FORBICI DEL VENTO” non aderisce alla realtà ma con le sue ambientazioni fantastiche ci trasporta in un mondo magico, un mondo fuori dai consueti riferimenti di spazio e di tempo, in un paesaggio con colori vivaci, corna magiche, cavalli volanti o parlanti come aiutanti.
Simbolica è la ripetizione delle porte, della numerazione e del superamento delle prove per raggiungere la conquista di qualcosa, la vittoria o il lieto fine.
La fiaba di Valbona Jakova, allora, sembra essere la rappresentazione simbolica e trasfigurata di un processo comune a tutti gli uomini, che escono dall’età infantile per diventare adulti dopo aver affrontato e superato alcune difficili prove assegnate.
Ed è proprio a partire da questo disincanto, riesce a trasportarci nella più tipica delle atmosfere fiabesche mostrando la realtà vista attraverso la fiaba, è così che la mancanza di paura trionfa sul male, e la forza d’animo prevale fino a toccare la bontà del cuore umano.
La fiaba “LE FORBICI NEL VENTO” non aderisce alla realtà ma con le sue ambientazioni fantastiche ci trasporta in un mondo magico, un mondo sospeso fuori dai consueti riferimenti di spazio e di tempo, in un paesaggio con colori vivaci, corna magiche, cavalli volanti o parlanti come aiutanti.
Simbolica è la ripetizione delle porte, della numerazione e del superamento delle prove per raggiungere la conquista di qualcosa, la vittoria o il lieto fine.
La fiaba di Valbona Jakova, allora, sembra essere la rappresentazione simbolica e trasfigurata di un processo comune a tutti gli uomini, che escono dall’età infantile per diventare adulti dopo aver affrontato e superato alcune difficili prove assegnate.
Ed è proprio a partire da questo disincanto, riesce a trasportarci nella più tipica delle atmosfere fiabesche mostrando la realtà vista attraverso la fiaba, è così che la mancanza di paura trionfa sul male, e la forza d’animo prevale fino a toccare la bontà del cuore umano.

Biografia di Valbona Jakova

Valbona Jakova è una poetessa e traduttrice albanese nata a Tirana. Figlia di Frano Jakova, compositore che ha ricoperto diversi importanti incarichi istituzionali in campo culturale come Direttore Generale e ha diretto, dopo la guerra, il primo film albanese su “Skanderbeg”, eroe leggendario, in collaborazione con la cinematografia russa; nipote del drammaturgo Kolë Jakova e dei politici Tuk e Filip Jakova.
Mediatrice linguistica-culturale Valbona ha tradotto dall’italiano in albanese Pablo Neruda, Giuseppe Ungaretti, Umberto Bellintani, Beppe Costa, Jack Hirschman, e alcuni testi teologici di padre Livio Fanzaga come “Perché credo a Medjugorje?” e “Il falsario”.
Nel 2010 ha pubblicato in Italia la raccolta di poesie “La Tempesta delle Ore”, con Albatros Il filo, libro che ha vinto il secondo premio al concorso AlberoAndronico anno 2011, come autore di lingua madre non italiana per i libri pubblicati tra (2005 – 2010) per ripubblicarlo nel 2016 in versione bilingue dalla Casa Editrice Pellicano, Roma. N
el 2019 la “Veliero Editrice” ha pubblicato il libro per ragazzi “I tre porcellini e i porcellini emigranti”.
Nel 2020 pubblica il libro di poesie per Gilgamesh Edizioni, la raccolta “Le Zanzare”, “Richiamare al bene” Secondo Premio Internazionale Cygnus Aureus 2024 . Nell’anno 2023 vince il secondo premio con il libro “I Viaggi di una Mediatrice Culturale” indetto da deComporre Edizioni. Con il libro “Sul Crinale del Cuore” ed. besamuci vince il Primo premio nel concorso: XL Premio Firenze – 2023. Il libro “Testimoni di Una Tragedia” di Sokol Jakova, suo cugino, tradotto e curato da lei, Premio Letterario “L’Azalea” ed.2023, sezione “Scrittura senza frontiere” – Menzione d’Onore!
Molti poeti contemporanei albanesi come Nikollë Loka, Migena Arllati, Olimbi Velaj, Teuta Dhima, Luan Rama, Engjëll Berisha, Agim Desku, Ukë Buçpapaj, Muharrem Kurti, Rudina Muharremi Beja ecc, sono stati tradotti in italiano, mentre la poetessa, scrittrice ed editrice italiana Fancesca Gallello, in collaborazione con Nikollë Loka, ha prodotto un libro bilingue tradotto da Jakova, ripetendo la stessa esperienza con lo scrittore e poeta kossovaro Agim Desku.
In Italia è vincitrice di numerosi premi in Concorsi Internazionali di Poesia. Le sue poesie sono pubblicate in molte antologie.

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Annitta Di Mineo scrive l’introduzione al libro ” Forbici del vento” fiabe di Valbona Jacova, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Kareem Abdullah poeta, scrittore e critico letterario dell’Iraq ha scritto alcuni haiku

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq


haiku di battaglia

Il mortaio sconsiderato
Il calore dei rifugi dei soldati
Le scatole di munizioni si lamentano della solitudine
* * * * *
proiettili in arrivo
Canta per tutto il tempo
I vestiti color cachi sono pieni di freddo
* * * * *
Le spine secche rotolano
Alti terrapieni di terra
Silenzio pesante avvolto nella paura
***********
Anche gli uccelli migratori si sono allontanati
soldato solitario disarmato
Niente fa presagire un ritorno.
***************
Il fiume Jassim* trema
Le canne di papiro vengono consumate dal fuoco
I cadaveri si decompongono silenziosamente
***************
Le cime delle montagne sono coperte di neve
La crepa abbraccia i soldati
La notte sarà molto lunga stasera
*************
Un uccellino che non si stanca mai di aspettare
(Alla ciotola)* mancano i manici
Le armi sono sparse
***************
I nuovi orologi ticchettano
Il sole accarezza i resti
Da ieri il tempo si è fermato
****************
la mattina
I carri armati sbadigliano maliziosamente
Se ne sono andati tutti tranne i gusci
*************
Le loro voci riempiono l’orizzonte
È ora che i difensori vadano a dormire.
La pioggia battente saluta tutti
*******************

Fiume Jassim: fiume nell’Iraq meridionale, teatro di feroci battaglie tra gli eserciti iracheno e iraniano.
Ciotola: il recipiente in cui mangiano i soldati.

هايكو المعركة

الهاونُ الأرعن
دفّءَ ملاجئ الجنودِ
صناديقُ الأعتدة تشكو الوحدة
* * * * * *
الرصاصاتُ القادمةُ
على طولِ الطريق تغني
الملابسُ الخاكية يملأُها البرد
* * * * * *
الأشواكُ اليابسة تتدحرجُ
السواترُ الترابيّة عالية
صمتٌ ثقيلٌ يغلّفهُ الخوف
***********
حتى الطيورُ المهاجرةِ ابتعدت
جنديٌّ وحيدٌ أعزل
لا شيء يوحي بالعودة
***************
نهرُ ( جاسم )* يرتجفُ
قصبُ البردي تلتهمهُ النيران
الجثثُ تتفسّخُ بهدوء
***************
قممُ الجبالِ تزيّنها الثلوج
الشقُّ يحتضنُ الجنود
الليلُ سيطولُ كثيراً هذهِ الليلة
**************
عصفورٌ صغيرٌ لا يملُّ الانتظار
( القصعةْ )* تفتقدُ الأيدي
البنادقُ متناثرةُ
***************
الساعاتُ الجديدة تكتكتُ
الشمسُ تداعبُ الأشلاء
منذُ الأمس توقفَ الزمن
****************
في الصباحِ
الدباباتُ تتثاءبُ بخبثٍ
رحلَ الجميعُ إلاّ القذائف
**************
أصواتهم تملأُ الأفق
حلَّ وقتُ نوم المدافع
المطرُ الغزير يودّعُ الجميع
*******************

نهرُ ( جاسم )* : نهر في جنوب العراق حدثت فيه معارك طاحنة بين الجيش العراقي والايراني .
القصعة : الاناء الذي يأكل فيه الجنود .

Il poeta scrittore Kareem Abdullah -Iraq scrive un’analisi letteraria dettagliata alla prosa poetica di Ali Aziz – Iraq

Foto cortesia di Ali Aziz e Kareem Abdullah – Iraq

Diversa ispirazione.
Racconto – Autore: Ali Aziz, Kurdistan, Iraq.
Da: Karim Abdullah – Iraq.

Stasera è l’opposto di tutte le notti, ho capovolto un sacco nel tuo letto! Il tuo senso di calore ti fa sentire soffocato, non sopporterai, la tua testa manca di Corh per le vespe. Dal tramonto, la tua testa è piena di parole e ricordi, e sei solo nella tua stanza vuota. Vuota, come il cimitero che abbraccia tua madre in questa città muta e triste. Tu e gli altri come te siete morti, anche se in questo buio e paura volevi essere un pianto, un grido, se non strappi la tenda del silenzio, svegli le persone che sono state addormentate da allora e non vogliono svegliarsi. Io volevo, ma, ahimè, non ti hanno lasciato nei loro discorsi e nei loro programmi televisivi avere i diritti umani e cantare all’umanità con la voce più alta, ma nelle loro stanze nere e nelle loro tende si prendono i diritti, i sogni, la sicurezza e le confessioni umane. Non puoi più ingannare te stesso. Hai finalmente realizzato che stanotte non riusciresti a dormire. Ho spinto i tuoi piedi nella coperta e mi sono seduto, danneggiando le tue braccia come una fame intorno alle tue gambe. Ho guardato silenziosamente i libri sul ponte della finestra. Che cosa pensi, vedi? Questa volta non ti crederanno, li conosci bene. Sono solo parole false e risate, i loro volti e le loro azioni rappresentano le loro false promesse. Cosa vuoi fare? Mi sono alzato come un matto per prendere i libri. Ho tirato fuori un libro bianco e ho preso la penna accanto al letto. Ho scritto: “Non lo so”. Ho riflettuto in silenzio su quella parola. Il tuo sbadiglio spezzato ha riempito i tuoi occhi di lacrime.

Mi sono alzato privo di sensi e ho camminato avanti e indietro per la stanza, mettendoti le dita tra i capelli diverse volte per cercare di alleviare il dolore. La testa ti faceva molto male ed era come un pallone pieno d’aria che stava per esplodere. Cosa intendi scrivere? Il suo saggio? Prosa? Non sei neanche uno sterno, non dici che scriverai poesie? È un argomento che non ti abbandona mai. Ti hanno detto di non scrivere affatto poesie. Ho riso molto. Non sapevano che la vita degli uccelli in volo ti colpiva con un arresto e ti faceva ridere. Stasera si vuole mettere fine ai vostri insulti e al vostro disprezzo per la dignità altrui. Tutte le limitazioni che ti circondano e la parola sono la tua unica arma. Grida i tuoi vicini, spaventati, con la testa appoggiata alla finestra, e ripeti tra te e te: “Oggi è il giorno giusto!”. Ho guardato la carta davanti a voi, ho mormorato tra me e me, ho scritto (gocce…) e poi mi sono vestita e sono uscita.

Introduzione:
La storia ruota attorno al complesso stato psicologico di un eroe che soffre di pressioni interne ed esterne nel suo ambiente sociale e politico. La storia affronta la lotta interiore del personaggio e il suo tentativo di esprimere il suo dolore e la sua frustrazione attraverso la parola come strumento di confronto. In questa analisi semiologica, l’attenzione sarà rivolta al simbolismo, alla composizione linguistica e agli elementi narrativi che contribuiscono a definire la connotazione della storia.
1. Personalità:
Il personaggio principale della storia è uno psicologicamente turbato, come si evince dall’uso di pensieri e sensazioni contrastanti. Dal testo traspare chiaramente che la personalità soffre di una sensazione di asfissia interna e pressione psicologica, come si evince dalle frasi: “La tua testa ha toccato una palla per le vespe” e “la sensazione di calore che ti fa sentire asfissiato”.
Questa asfissia non è solo fisica, ma anche morale, a causa della situazione che una persona sperimenta nel suo ambiente sociale e politico.

2. Simbolismo:
– La finestra nel testo è un simbolo di separazione tra il mondo interiore del personaggio e il mondo esterno, una finestra da cui una persona guarda la propria realtà. I libri sulla finestra rappresentano forse un tentativo di fuga dalla conoscenza o dall’ispirazione che sembra futile nel cambiare la sua condizione.
Libro bianco: il libro bianco segna un nuovo inizio o un tentativo di esprimersi, ma la sensazione di fallimento è evidente nella scrittura: “non so”, poi cancellalo e scrivi: “Perché?”. Queste interazioni indicano uno stato di sconcerto e confusione mentale provato dall’eroe.
Il gallo simboleggia l’inizio del nuovo giorno, rappresentando la luce che striscia nell’oscurità della notte, ma senza avere un impatto reale sul miglioramento dello stato psicologico dell’eroe.

3. Struttura narrativa: la storia segue lo stile della libera circolazione di idee e sentimenti, senza una cronologia accurata o un’evidente evoluzione degli eventi. La narrazione trasporta il lettore attraverso gli adattamenti psicologici di coloro che si trovano a un vicolo cieco interiore; il personaggio inizia a pensare alla morte, a esprimere la rabbia e poi a tentare di scrivere qualcosa che potrebbe cambiare la realtà. Questo metodo riflette uno stato psicologico confuso e turbolento che migliora la capacità del lettore di immedesimarsi nello stress dell’eroe.

4. Lingua: inglese
Il linguaggio usato nella storia è pieno di potenti immagini metaforiche come “la tua testa è un maschile di vespe” e “sensazione soffocata”. Queste immagini riflettono il conflitto interiore dell’eroe e dimostrano la rigidità della sua realtà. Usa frasi dirette come “non so” e “perché?” per aumentare la chiarezza del senso di perdita e del costante interrogativo che l’eroe affronta nei suoi tentativi di spiegare la sua presenza.

5. Spazio e tempo:
Quando: La storia si svolge su “tonight”, termine che suggerisce un momento in cui l’eroe è in isolamento, sia che si tratti della sera o del palco notturno, dove prevalgono calma e oscurità. La notte qui indica uno stato di chiusura interiore, dove il pensiero sembra non trovare vie d’uscita.
Luogo: il luogo è nebbioso e non definito con precisione, ma la descrizione della stanza come un “cimitero vuoto” esalta la sensazione di isolamento e vuoto interiore. La città stessa è descritta come/muffled e triste/, indicando il rigore dell’ambiente in cui si trova l’eroe.

6. Lettera o contenuto:
La storia riflette il conflitto personale ed esistenziale affrontato dall’uomo in un ambiente di oppressione sociale e politica. Il desiderio di espressione personale e la parola, che per l’eroe è l’arma con cui combattere, sono ostacolati da pressioni esterne. Scrivere diventa quindi uno strumento di resistenza di fronte alla realtà che l’eroe soffre, ma alla fine la persona rimane incapace di cambiare la situazione. La parola, gocce di pioggia che egli scrive alla fine, rimane incompleta, riflettendo la sua incapacità di trovare una risposta o una soluzione alla sua situazione.

Reading Semitic in Short Story: Different Inspiration –
Autore: Ali Aziz Kurdistan Iraq.
Da: Karim Abdullah – Iraq.

قراءة سيميائة في القصة القصيرة : إلهام مختلف – بقلم : الكاتب : علي عزيز كردستان العراق.
بقلم : كريم عبدالله – العراق .

إلهام مختلف.  
  قصة قصيرة- بقلم : الكاتب : علي عزيز كردستان العراق.
الليلة وعكس كل الليالي  تقلبت في فراشك كثيرا ! احساسك بالحرارة يشعرك بالاختناق ، لن تتحمل، راسك امسى كوره للدبابير  ، منذ المغيب وراسك مزدحم بالكلمات والذكريات ، وحيدا انت في غرفتك الخاوية، خاوية كالمقبرة التي تحتضن امك في هذه المدينة المكتومة والحزينة ،انت والاخرين كأنكم موتى  ، مع انك في هذه العتمة والخوف اردت ان تكون صرخة ،صرخة اذا لم تمزق ستار الصمت علها توقظ اناسا نائمون منذ الازل ولا يريدون الاستيقاظ ،اردت ولكن هيهات ، لم يسمحوا لك اولئك الذين ينشرون في عناوين صحفهم و برامجهم حقوق الانسان ويتغنون للإنسانية بأعلى صوت لكنهم في غرفهم السوداء وفي سراديبهم  يستحوذون على الحقوق والاحلام والامان  واعترافات الانسان. لن تستطيع ان تخدع نفسك اكثر من ذلك ، اقتنعت اخيرا انك هذه الليلة لن تنام ، دفعت بقدميك غطائك وجلست تلف ذراعيك كالمفجوع حول ساقيك نظرت بصمت نحو الكتب الملقاة على دكة النافذة  ، بماذا تفكر يا ترى؟ هذه المرة لن يعتقوك ، تعرفهم جيدا فهم مجرد كلام وضحكات مزيفة ، مقنعة وجوههم ، تصرفاتهم تمثيل ووعودهم كاذبة، ماذا تريد ان تفعل؟ نهضت كالمجنون نحو الكتب اخرجت ورقة بيضاء والتقطت القلم المرمي بجوار السرير وكتبت (لا اعرف) تأملت بصمت تلك الكلمة  تثاؤبك المنقطع ملأ عينيك بالدموع مسحتها بظهر كفك بسرعة ونظرت الى الكلمة ومحوتها بالقلم وكتبت  (لماذا؟)
نهضت من غير وعيٍ وتجولت في الغرفة ذهابا وإيابا ادخلت اصابعك بين شعرك عده مرات محاولا تخفيف الالم  ، كان راسك يؤلمك كثيرا وكانه بالونة مليئة بالهواء على وشك الانفجار ،ماذا تنوي ان تكتب؟.. مقاله؟ نثر ؟ انت حتى لست بقاص ، لا تقل انك ستكتب شعرا؟ فهذا موضوع لا ينسى ابدا، قالوا لك عليك ان لا تكتب الشعر اطلاقا ، فضحكت كثيرا ،الا يعرفون ان حياة الطيور في تحليقها ضربوك بكف اوقفوك عن ضحكاتك ، هذه الليلة تريد ان تضع حدا لإهاناتهم واستخفافهم بكرامتك وجميع القيود التي تحيط بحياتك والكلمة هي سلاحك الوحيد آآاه ما اصعبها من مواجهة ! صياح ديك الجيران افزعك رفعت راسك ناظرا الى النافذة قلت مع نفسك النهار! نظرت الى الورقة التي امامك عضضت شفتاك بضجر وكتبت (يسقط….) ثم ارتديت ملابسك وخرجت.
المقدمة:
تدور القصة حول حالة نفسية معقدة لبطل يعاني من ضغط داخلي وخارجي في محيطه الاجتماعي والسياسي. تتناول القصة الصراع الداخلي للشخصية ومحاولتها للتعبير عن ألمها وإحباطها باستخدام الكلمة كأداة للمواجهة. في هذا التحليل السيميائي، سيتم التركيز على الرمزية، التركيب اللغوي، والعناصر السردية التي تساهم في بناء دلالة القصة.
1. الشخصية:
الشخصية الرئيسية في القصة هي شخصية مضطربة نفسيًا، يعبر عنها من خلال استخدامه لأفكار وأحاسيس متضاربة. يتضح من النص أن الشخصية تعاني من شعور بالاختناق الداخلي والضغط النفسي، وهو ما يظهر في العبارات مثل /رأسك امسى كرة للدبابير/ و /الشعور بالحرارة الذي يشعرك بالاختناق/. هذا الاختناق ليس فقط جسديًا، بل هو أيضًا معنوي، نتيجة للحالة التي يمر بها الشخص في بيئته الاجتماعية والسياسية.
2. الرمزية:
النافذة: تعد النافذة في النص رمزًا لفصل بين العالم الداخلي للشخصية والعالم الخارجي، وهي نافذة يطل منها الشخص على واقعه الذي يعاني منه. الكتب على النافذة تمثل ربما محاولة للهرب إلى المعرفة أو الإلهام الذي يبدو أنه غير مجدي في تغيير حالته.
الورقة البيضاء: الورقة البيضاء تمثل بداية جديدة أو محاولة للبدء في التعبير عن الذات، لكنها تصبح محض شعور بالضياع كما يظهر في كتابة /لا اعرف/ ثم محوها وكتابة /لماذا؟/. هذه التفاعلات تشير إلى حالة من الحيرة والتشوش الذهني الذي يعيشه البطل.
الديك: صياح الديك يشير إلى بداية اليوم الجديد، وهو يمثل الضوء الذي يتسلل إلى ظلام الليل ولكن دون أن يكون له تأثير حقيقي في تحسين الحالة النفسية للبطل.
3. البنية السردية:
القصة تتبع أسلوب التداعي الحر للأفكار والمشاعر، حيث لا توجد تسلسل زمني دقيق أو تطور واضح للأحداث. السرد ينقل القارئ عبر التبدلات النفسية للمحكوم عليهم بمأزق داخلي؛ إذ تبدأ الشخصية تفكر في الموت، في الكلمات، في الغضب، ثم في محاولات لكتابة شيء قد يغير الواقع. هذا الأسلوب يعكس حالة نفسية مشوشة ومضطربة، وهو ما يعزز من إحساس القارئ بمدى التوتر الذي يعيشه البطل.
4. اللغة:
اللغة المستخدمة في القصة مليئة بالصور المجازية القوية مثل /رأسك كورة للدبابير/ و /الشعور بالاختناق/. هذه الصور تعكس الصراع الداخلي للبطل وتظهر قسوة الواقع الذي يعيشه. استخدام العبارات المباشرة مثل /لا اعرف/ و /لماذا؟/ يزيد من وضوح الإحساس بالضياع والاستفهام المستمر الذي يواجهه البطل في محاولاته لتفسير وجوده.
5. الفضاء الزماني والمكاني:
الزمان: القصة تتم في /الليلة/، ما يوحي بتوقيت يكون فيه البطل في عزلة، سواء كان الوقت مساءً أو في مرحلة الليل حيث يغلب الهدوء والظلام. الليل هنا يشير إلى حالة من الانغلاق الداخلي، حيث لا يمكن للفكر أن يجد مخرجًا.
المكان: يتم تحديد المكان بشكل ضبابي وغير محدد بشكل دقيق، لكن وصف الغرفة بأنها /خاوية كالمقبرة/ يجعلها مكانًا منغلقًا ومكتومًا، ما يعزز شعور العزلة والفراغ الداخلي. كما أن المدينة نفسها تُوصف بأنها /مكتومة وحزينة/، مما يشير إلى قسوة البيئة المحيطة التي يعيش فيها البطل.
6. الرسالة أو المضمون:
القصة تعكس الصراع الشخصي والوجودي الذي يواجهه الإنسان في بيئة تتسم بالقمع الاجتماعي والسياسي. الرغبة في التعبير عن الذات والكلمة التي هي سلاح البطل تتعثر بسبب الضغوط الخارجية. الكتابة هنا تصبح أداة مقاومة في وجه الواقع الذي يعاني منه البطل، لكن في النهاية، يبقى الشخص عاجزًا عن تغيير الوضع. الكلمة /يسقط…/ التي يكتبها في النهاية تظل غير مكتملة، مما يعكس عجزه عن إيجاد إجابة أو حل لحالته.

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Il critico letterario Kareem Abdullah scrive l’analisi dettagliata della prosa poetica di Ali Aziz, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Kareem Abdullah traduce in arabo e scrive l’analisi critica dei versi poetici di Cettina La Placa Tumminelli

Foto cortesia di Cettina La Placa Tumminelli e Kareem Abdullah

“Echi di giovinezza e l’illusione del tempo: polvere di stelle come metafora per momenti perduti”
Una lettura critica e analitica di “Il passato è polvere di stelle”
Di: Kareem Abdullah .Iraq .

La poesia “Il passato è polvere di stelle” di Concetta La Placa presenta un’esplorazione toccante della memoria, del tempo e della natura transitoria della giovinezza. L’oratrice riflette sul passare del tempo e sull’inevitabile dissolvenza di momenti un tempo vibranti nel concetto astratto di polvere di stelle. L’uso della polvere di stelle come metafora racchiude sia la bellezza che la natura fugace del passato, suggerendo che il tempo dissolve i ricordi in qualcosa di intangibile e quasi irraggiungibile. Questo pezzo riflessivo affronta temi universali di nostalgia, perdita e tensione tra il passato idealizzato e il presente spesso deludente.

Immagini e metafora: polvere di stelle come simbolo
La metafora centrale della polvere di stelle è potente ed evocativa.  La polvere di stelle è un’immagine sia poetica che scientifica che si riferisce ai resti delle stelle, che sono esplose e disperse nell’universo. Nel contesto di questa poesia, la polvere di stelle simboleggia i ricordi della giovinezza e del passato, un tempo vividi e pieni di vita, ma ora dispersi e diminuiti dalle devastazioni del tempo.

Nella frase di apertura, “Il passato è polvere di stelle”, l’oratore imposta immediatamente il tono di malinconia e nostalgia. Questa metafora porta con sé una dualità: il passato è sia qualcosa di prezioso, simile alle bellissime particelle di una stella, sia qualcosa che è fuori dalla portata, perso per sempre nella vastità del tempo. La scelta della polvere di stelle suggerisce che i ricordi, sebbene significativi e belli, sono ora lontani ed eterei, non più tangibili ma piuttosto dissolti nel cosmo.

Il ricordo toccante della giovinezza
Nelle prime due strofe, l’oratore riflette sui ricordi della giovinezza con un senso di calore e nostalgia.  Le parole “ricordi adolescenziali”, “volti amati”, “sorrisi condivisi” e “amori appena nati” dipingono un quadro della giovinezza come un periodo pieno di gioia, speranza e potenziale incontaminato. I ricordi sono descritti come “echeggianti” nel cuore, suggerendo una risonanza duratura di emozioni ed esperienze passate. Questa ripetizione di echi in tutta la poesia riflette come il passato, anche se può essere sbiadito, continua a riverberare nel panorama emotivo del parlante.

I ricordi del parlante sono caratterizzati da “allegria e vivacità”, rafforzando l’idea che la giovinezza fosse un periodo di vitalità, ottimismo ed energia sconfinata. L’immagine di “speranza ed entusiasmo” rafforza ulteriormente questa visione della giovinezza come un periodo d’oro, pieno della promessa di possibilità e della fede incrollabile nel proprio potenziale. C’è un senso di potere sottostante nei ricordi della giovinezza, come se i primi anni del parlante fossero definiti dall’invincibilità e da uno spirito inflessibile.

La realtà presente: perdita e rimpianto
Il tono cambia drasticamente nelle strofe successive mentre l’oratore affronta il presente, ora dominato dal rimpianto e dalla perdita. I “rimpianti malinconici” del presente sono in netto contrasto con i ricordi vibranti del passato. I volti delle persone care sono “sbiaditi dal tempo”, suggerendo che il tempo non solo ha diminuito la nitidezza dei ricordi, ma ha anche eroso i legami un tempo cari. L’oratore menziona “amori mai vissuti”, evocando il dolore dei sogni irrealizzati e del potenziale inespresso. Questi sono gli aspetti della vita che avrebbero potuto essere, ma non si sono mai realizzati, forse a causa del passare del tempo o dei vincoli dell’esistenza quotidiana.

L’oratore fa anche riferimento al peso della routine, che consuma le giornate, implicando che la monotonia della vita quotidiana ha sostituito i ritmi un tempo eccitanti della giovinezza.  La parola “consumato” è particolarmente potente, suggerendo che l’energia della vita è stata esaurita o divorata dalle richieste delle responsabilità adulte, lasciando poco spazio alla spontaneità e alla gioia un tempo sperimentate.

L’illusione del tempo e la futilità dell’attesa
L’ultima strofa rivela la riflessione del parlante sulla natura illusoria del tempo e della memoria. L’espressione “l’attesa illusoria” parla di una sorta di desiderio futile per qualcosa che non può mai essere riconquistato: la giovinezza, forse, o i momenti incontaminati del passato. Questa attesa è illusoria perché si basa su un desiderio irrealistico di ripristinare o rivivere qualcosa che è intrinsecamente andato. Il passato è già dissolto in polvere di stelle, irrecuperabile e per sempre fuori dalla portata.

C’è un riconoscimento che, nonostante questa consapevolezza, il parlante si aggrappa ancora a quei “preziosi momenti” della giovinezza, tentando di riconquistare qualcosa che non può più essere afferrato.  Il verso “per sempre dissolto nella polvere di stelle” è una conclusione agrodolce che racchiude il tema centrale della poesia: mentre i ricordi e le esperienze possono essere amati, sono in ultima analisi effimeri e irraggiungibili nel presente.


Conclusione: una meditazione sul tempo e la transitorietà
In conclusione, “The Past is Stardust” è una riflessione toccante sulla natura fugace della vita e sulle complessità della memoria. Attraverso la metafora della polvere di stelle, Concetta La Placa cattura l’essenza di come il tempo trasforma momenti vibranti in echi lontani, per sempre perduti ma eternamente presenti nei nostri cuori. L’esplorazione della nostalgia, della perdita e dell’illusione del tempo da parte della poesia sfida il lettore a riconciliare il passato con il presente e a trovare un significato nella natura fugace dell’esistenza. È una meditazione su come il passato, sebbene possa dissolversi, continua a plasmare e influenzare chi siamo, anche se rimane per sempre fuori dalla nostra portata.





“Echoes of Youth and the Illusion of Time: Stardust as a Metaphor for Lost Moments”
A Critical and Analytical Reading of “The Past is Stardust”
By : Kareem Abdullah .Iraq .

The poem “The Past is Stardust” by Concetta La Placa presents a poignant exploration of memory, time, and the transient nature of youth. The speaker reflects on the passage of time and the inevitable fading of once-vibrant moments into the abstract concept of stardust. The use of stardust as a metaphor encapsulates both the beauty and the fleeting nature of the past, suggesting that time dissolves memories into something intangible and almost unreachable. This reflective piece addresses universal themes of nostalgia, loss, and the tension between the idealized past and the often disappointing present.

Imagery and Metaphor: Stardust as a Symbol
The central metaphor of stardust is powerful and evocative. Stardust is both a poetic and scientific image that refers to the remnants of stars, which have exploded and dispersed across the universe. In the context of this poem, stardust symbolizes the memories of youth and the past, once vivid and full of life, but now scattered and diminished by the ravages of time.

In the opening line, “The past is stardust,” the speaker immediately sets the tone of wistfulness and nostalgia. This metaphor carries a duality: the past is both something precious, akin to the beautiful particles of a star, and something that is beyond reach, lost forever in the vastness of time. The choice of stardust suggests that the memories, while significant and beautiful, are now distant and ethereal, no longer tangible but instead dissolved into the cosmos.

The Poignant Memory of Youth
In the first two stanzas, the speaker reflects on the memories of youth with a sense of warmth and nostalgia. The words “adolescent memories,” “beloved faces,” “shared smiles,” and “new-born loves” paint a picture of youth as a time full of joy, hope, and untainted potential. The memories are described as “echoing” in the heart, suggesting a lasting resonance of past emotions and experiences. This repetition of echoing throughout the poem reflects how the past, even though it may have faded, continues to reverberate in the speaker’s emotional landscape.

The speaker’s recollections are marked by “cheerfulness and sprightliness,” reinforcing the idea that youth was a time of vitality, optimism, and boundless energy. The imagery of “hope and enthusiasm” further strengthens this vision of youth as a golden period, filled with the promise of possibility and the unshakable belief in one’s potential. There is an underlying sense of power in the memories of youth, as if the speaker’s earlier years were defined by invincibility and an unyielding spirit.

The Present Reality: Loss and Regret
The tone shifts dramatically in the subsequent stanzas as the speaker confronts the present, now dominated by regret and loss. The “melancholic regrets” of the present stand in stark contrast to the vibrant memories of the past. The faces of loved ones have “faded by time,” suggesting that time has not only diminished the sharpness of memories but also eroded the connections once held dear. The speaker mentions “loves never lived,” evoking the sorrow of unrealized dreams and unfulfilled potential. These are the aspects of life that could have been, but never came to fruition, perhaps due to the passage of time or the constraints of everyday existence.

The speaker also references the weight of routine, which consumes the days, implying that the monotony of daily life has replaced the once-exciting rhythms of youth. The word “consumed” is particularly powerful, suggesting that the energy of life has been depleted or devoured by the demands of adult responsibilities, leaving little room for the spontaneity and joy once experienced.

The Illusion of Time and the Futility of Waiting
The final stanza reveals the speaker’s reflection on the illusory nature of time and memory. The phrase “the illusory waiting” speaks to a kind of futile longing for something that can never be recaptured—youth, perhaps, or the untainted moments of the past. This waiting is illusory because it is based on an unrealistic desire to restore or relive something that is inherently gone. The past is already dissolved into stardust, irretrievable and forever out of reach.

There is an acknowledgment that, despite this realization, the speaker still holds on to those “precious moments” of youth, attempting to recapture something that can no longer be grasped. The line “forever dissolved in stardust” is a bittersweet conclusion that encapsulates the poem’s central theme: while memories and experiences may be cherished, they are ultimately ephemeral and unattainable in the present.


Conclusion: A Meditation on Time and Transience
In conclusion, “The Past is Stardust” is a poignant reflection on the fleeting nature of life and the complexities of memory. Through the metaphor of stardust, Concetta La Placa captures the essence of how time transforms vibrant moments into distant echoes, forever lost yet eternally present in our hearts. The poem’s exploration of nostalgia, loss, and the illusion of time challenges the reader to reconcile the past with the present and to find meaning in the fleeting nature of existence. It is a meditation on how the past, though it may dissolve, continues to shape and influence who we are, even as it remains forever out of reach.

THE PAST IS STARDUST.

Echoing in the meanders of my heart are adolescent memories
of distant years, of beloved faces,
Of shared smiles and small joys, of exciting beats, of hopeful youth’
and of new-born loves.

Echoing in my poignant memories are emotions and experiences, coloured only by cheerfulness and sprightliness,
of hope and enthusiasm, of youthful power,
and of positive thoughts
for the flow of life.

Echoed in the present reality are melancholic regrets of lost affections,
of faces faded by time,
of loves never lived,
of days consumed
by a heavy daily routine.

Echoing, in the illusory waiting, still, those precious moments, belonged to my distant days and, forever, dissolved in stardust.

Concetta La Placa@ all rights reserved
“الماضي هو غبار النجوم”
ترجمة الشاعر : كريم عبدالله – العراق .
تتردد في متاهات قلبي ذكريات المراهقة
من سنوات بعيدة، ووجوه محبوبة،
وابتسامات مشتركة وأفراح صغيرة،
ونبضات مثيرة، وشباب مليء بالأمل،
وأحلام حب جديدة.

تتردد في ذكرياتي المؤلمة مشاعر وتجارب،
مُلونة فقط بالبهجة والحيوية،
بالأمل والحماس،
وبقوة الشباب،
وأفكار إيجابية
عن تدفق الحياة.

يتردد في الواقع الحاضر ندم كئيب
على أواصر ضاعت،
ووجوه تلاشت مع مرور الزمن،
وأحلام لم تُعش،
وأيام استهلكتها
الروتين اليومي الثقيل.

وفي الانتظار الوهمي، ما زالت تلك اللحظات الثمينة
التي كانت ملكًا لأيامي البعيدة،
مذابة إلى الأبد في غبار النجوم.

© حقوق الطبع والنشر محفوظة لكونشيتا لا بلاكا

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Kareem Abdullah critico letterario cura la traduzione in arabo e redige un’analisi poetica dettagliata alla poesia di Cettina La Placa Tumminelli, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Nikolas Alexandrinos dalla Grecia condivide una poesia

Foto cortesia di Nikolas Alexandrinos

Ιταλικά:
Il Fiore, l’Amore e l’Affetto

In primavera, anche tu sei un fiore
Nel giardino del mio cuore una mattina Non eri un sogno in bianco e nero
Ma la cosa migliore che mi sia successa
Non eri la bugia della mia vita
Eri una verità fantastica
Che è venuta a insegnarmi come una canzone
Cosa significa l’amore nella vita
La tua bellezza, indicibile, mi infiammava il petto
E facevo molti sogni, favole della mente Non ho mai immaginato una vita senza di te
Pensavo di amarti più di me stesso
In primavera, anche tu sei un fiore
Ti ho trovato fiorito nel cortile
Non eri una bugia né un sogno
Ma un amore che non avevo mai visto prima
Oscillavi nella canzone del vento
L’alba d’oro ti aveva inondato
Ma mi strofinavo ancora gli occhi Quando li ho riaperti, eri ancora lì
Ti tenevo nel palmo della mano come un abbraccio
Ti ho preso tra il medio e l’anulare
E quando mi inginocchiai davanti a te per baciarti la mano
Il tuo profumo emanava come una fontana del paradiso
Vedendoti toccata dal vento
Adorata dai passanti
E il sole ardente e la pioggia
Bruciavano le tue foglie e il tuo corpo
Ti amavo davvero, ma la verità
Ti volevo per me, così non ti saresti perso
Come una spina nell’anima, la gelosia
La perforava e sanguinava
Nel momento del sonno quando si accende l’oscurità
Come un visitatore in un sogno, appare un coltello scintillante
La soluzione sembrava facile ma la mia distruzione
Lo stesso, sorelle aliene, non lo sapevi, anima mia…
Non appena mi sono svegliato
Mi dirigo verso il cortile
Fiori che sbocciano di notte di guardia
E corro verso di te
Senza dire una parola
Senza un buongiorno
Estraggo il mio coltello
E ti taglio di traverso…
Il sfortunato, il fortunato, ti porto a casa E ti metto in un prezioso vaso di cristallo Metto acqua distillata per quando avrai sete
Ti ho detto che qualunque cosa immagini, l’avrai
In primavera, anche tu, un fiore, ho sentito una voce
Ma so che i fiori non parlano
Ma questo è andato molto oltre
Mi dispiace, mio caro, mi dispiace, ti auguro ogni bene
È un peccato che chiami l’amore desiderio e ci credi profondamente dentro
È un peccato che chiami l’amore desiderio e ci credi profondamente dentro
Vorrei, mio caro, vorrei
Vorrei che non soffrissi mai all’improvviso
Per me, la vita ora finisce
E l’inferno inizia per te
Per me, la vita ora.

Nikolas Alexandrinos

Leggi 👇 grazie

Una poesia di Nikolas Alexandrinos dalla Grecia, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Stefano Chiesa candidato PER I GLOBAL ICON AWARDS 2025!

Foto cortesia di Stefano Chiesa

CONGRATULAZIONI, STEFANO CHIESA PER ESSERE STATO CANDIDATO PER I GLOBAL ICON AWARDS 2025!

Siamo felicissimi di nominare Stefano Chiesa dall’Italia per i Global Icon Awards 2025 della Writers Capital International Foundation! Pronto a brillare al Global Vision Summit 2025 ad Atene, in Grecia, questo luglio, la nomina di Stefano celebra il suo straordinario impatto e la sua visione. Tanto di cappello a un pioniere stimolante!

Nato a Milano nel 1990, Stefano Chiesa è uno scrittore, filosofo, critico musicale, poeta e pianista con una straordinaria carriera lunga 12 anni. Ha studiato filosofia all’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne (2013/14) e da allora ha pubblicato nove libri: sei saggi, due raccolte di poesie e un romanzo. Come filosofo, ha tenuto lezioni alla Casa della Cultura di Milano (2020-2023).  Come critico musicale, i suoi articoli per MilanoSud (2021/22) e Il Giornale Letterario hanno ottenuto oltre 30.000 visualizzazioni. La sua firma poetica risiede negli aforismi e, come pianista, esegue Rachmaninov, Chopin, Beethoven e Mozart. Le opere di Stefano sono presenti in antologie come “Arte senza frontiere”, intitolata “Libro por la paz 2024”. Nel 2024, ha presentato Da Bach a Scriabin – Ritratti di 12 Pianisti alla Fiera Internazionale del Libro di Torino e Chopin, l’estro del genio – Il visionario romantico alla Fiera del Libro di Francoforte.

📢 CANDIDA LA TUA ICONA: SBLOCCA UN MONDO DI PREMI!

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📅 SCADENZA: 15 marzo 2025

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CONGRATULATIONS, STEFANO CHIESA FOR BEING NOMINATED FOR GLOBAL ICON AWARDS 2025!

We’re overjoyed to nominate Stefano Chiesa from Italy for the Writers Capital International Foundation’s Global Icon Awards 2025! Set to shine at the Global Vision Summit 2025 in Athens, Greece, this July, Stefano’s nomination celebrates his extraordinary impact and vision. Hats off to an inspiring trailblazer!

Born in Milan in 1990, Stefano Chiesa is a writer, philosopher, music critic, poet, and pianist with a remarkable 12-year career. He studied Philosophy at Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne (2013/14) and has since published nine books—six essays, two poetry collections, and a novel. As a philosopher, he’s delivered lectures at Milan’s Casa della Cultura (2020-2023). As a music critic, his articles for MilanoSud (2021/22) and Il Giornale Letterario have garnered over 30,000 views. His poetic signature lies in aphorisms, and as a pianist, he performs Rachmaninov, Chopin, Beethoven, and Mozart. Stefano’s works feature in anthologies like “Arte senza frontiere,” named “Libro por la paz 2024.” In 2024, he presented Da Bach a Scriabin – Ritratti di 12 Pianisti at the Turin International Book Fair and Chopin, l’estro del genio – Il visionario romantico at the Frankfurt Book Fair.

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Joan Josep Barcelo traduce i versi poetici di Vasilis Pasipoularidis

Fotomontaggio cortesia con Vasilis Pasipoularidis

Σε τούτο τον μικρότοπο,
η αγάπη γεννήθηκε νεκρή.
Ο έρωτας ήταν σκιά που φώλιαζε στα θέλω.
Αφέντης της χλόης, των κρηνών, των δέντρων, του γιαλού, των σωμάτων—
Το ανεκπλήρωτο.

Σε τούτο τον νεκρότοπο,
τα τέρατα σφάζουν για ένα κουτάλι μέλι.
Η λευτεριά στέκει μασκαρεμένη,
με στολή φυλακισμένου.
Τα νερά δεν κυλούν, όσα ζούμε επαναλαμβάνονται.
Εσύ κι εγώ δεν βρήκαμε φωλιά
να κελαηδήσουμε τις λέξεις.

Τι βαθύ πένθος…

Τα σεντόνια των νέων θυμίζουν νεκροσέντονα.
Τα τρένα κουβαλούν πτώματα.
Κι είναι τα φέρετρα σωρός στο πανηγύρι,
δίχως μανάδες, δίχως πατεράδες, δίχως οξυγόνο.

(Παύση. Σιγή. Σιωπή που βαραίνει την ανάσα.)

Μα όσοι μοχθούν,
με ένα κλαδί ελιάς, λίγο ήλιο, μια βροχή από θάλασσα,
για να χτίσουν μια καμάρα να μπουν για ν’ αγαπήσουν,
τους πνίγει η φωτιά που σκάλισαν στη θράκα της αγριότητας.

Βλέπεις τον ήλιο;
Αργοσβήνει.
Τρομάζει τα μικρά όνειρα.
Μια κόλαση αργυρή, γεμάτη χρυσαφένια κόκαλα.
Εσύ, εγώ, εμείς, η Σελήνη μας,
το κρίμα του χρόνου.

Τι βαθύ πένθος…

(Σιωπή εκκωφαντική.)

Σήμερα να μιλήσουμε.
Ακούς;
Να πούμε όσα μας πήραν.
Γιατί η αγάπη μας είναι αρχή.
Και η αρχή γελά σαν ατενίζει το τέλος.
Η επανάσταση αρχίζει να ουρλιάζει.

Μα εγώ, πλάσμα μου,
στα χείλη κρατώ την Κυριακή,
τη βροχή στο σώμα.
Γιατί αυτά και άλλα μας πολλά
τον κόσμο τούτο θα αλλάξουν.

Γιατί εσύ η μουσική.
Γιατί εγώ οι λέξεις.
.
.
Upon this meager land,
love was born dead.
Passion lurked ever as a shadow ‘mongst desires.
Lo! The sovereign of grasses, of fountains, of trees, of the shore, of flesh—
The unfulfilled.

Upon this sepulchral ground,
beasts do slaughter for a spoon of honey.
Liberty doth stand, masked and forlorn,
clad in the raiments of a prisoner.
Waters halt their course, all we live doth echo yet again.
Thou and I found no nest
to warble forth our words.

What profound mourning…

The linen of youths be winding sheets.
The trains bear corpses by the thousand.
And coffins be heaped in revelries forlorn,
motherless, fatherless, breathless…

(Silence weigh heavy upon the soul.)

Yet they who toil,
with but an olive bough, a shard of sun, a rain of sea,
to build anew an arch wherein love may dwell,
are choked by the fire they wrought
in embers of brutality.

Dost thou see the sun?
It waneth slow.
It doth affright the tender dreams.
A silver’d hell of gilded bones.
I, thou, we, our Moon,
the guilt of time.
What profound mourning…

(Let silence reign, for grief itself now speaks.)

This day, let us speak.
Dost hear?
To name the theft of hallowed things—
For love is the dawn.
And dawn doth laugh to see the end.
The uprising doth begin to howl!
Yet I, mine own creature,
on mine lips doth Sunday rest,
and rain upon my flesh.

For these and many more
shall rend this world anew.

For thou art music.
For I am words.
.
.
In questo piccolo luogo,
L’amore è nato morto.
La passione era come un’ombra che si annidava nei desideri.
Padrone dell’erba, delle fontane, degli alberi, della riva, dei corpi…
L’insoddisfatto.

Su questa terra sepolcrale,
i mostri uccidono per un cucchiaio di miele.
La libertà è mascherata,
in uniforme da prigioniero.
Le acque non scorrono, ciò che viviamo si ripete.
Tu ed io non abbiamo trovato un nido
per cantare le parole.

Che profondo rammarico…!

Gli abiti dei giovani assomigliano agli abiti della morte.
I treni trasportano cadaveri.
E le bare si ammucchiano alla festa,
senza madri, senza padri, senza respiro.

(Pausa. Silenzio. Un silenzio opprimente.)

Ma coloro che lavorano duramente,
con un ramoscello d’ulivo, un po’ di sole, una pioggia di mare,
per costruire un arco dove abita l’amore,
sono soffocati dal fuoco che hanno forgiato nella brace della brutalità.

Vedi il sole?
Svanisce lentamente.
Spaventa i piccoli sogni.
Un inferno d’argento, pieno di ossa d’oro.
Tu, io, noi, la nostra Luna,
La pietà del tempo.

Che profondo rammarico…!

(Silenzio assordante.)

Parliamone oggi.
Mi stai ascoltando?
Diciamo cosa ci hanno portato via.
Perché l’amore è il nostro inizio.
E l’inizio ride quando vede la fine.
La rivoluzione comincia a urlare.

Eppure io, la mia stessa creatura,
tengo la domenica sulle mie labbra,
e la pioggia sul corpo.
Per queste e tante altre cose
questo mondo cambierà.

Perché tu sei la musica.
Perché io sono le parole.
.
.
En este pequeño lugar,
El amor nació muerto.
La pasión era como una sombra que anidaba en los deseos.
Dueño de la hierba, de las fuentes, de los árboles, de la orilla, de los cuerpos…
El insatisfecho.

En este suelo sepulcral,
los monstruos matan por una cucharada de miel.
La libertad está enmascarada,
con uniforme de prisionero.
Las aguas no fluyen, lo que vivimos se repite.
Tú y yo no hemos encontrado un nido
para cantar las palabras.

¡Qué profundo lamento…!

Los ropajes de los jóvenes se parecen a ropajes de muerte.
Los trenes transportan cadáveres.
Y los ataúdes se amontonan en el festival,
sin madres, sin padres, sin aliento.

(Pausa. Silencio. Un silencio sobrecogedor.)

Pero los que trabajan duro,
con una rama de olivo, un poco de sol, una lluvia del mar,
para construir un arco donde more el amor,
están asfixiados por el fuego que forjaron en brasas de brutalidad.

¿Ves el sol?
Se desvanece lentamente.
Espanta los pequeños sueños.
Un infierno plateado, lleno de huesos dorados.
Tú, yo, nosotros, nuestra Luna,
La lástima del tiempo.

¡Qué profundo lamento…!

(Silencio ensordecedor.)

Hablemos hoy.
¿Estás escuchando?
Digamos lo que nos quitaron.
Porque el amor es nuestro comienzo.
Y el principio ríe al ver el final.
La revolución empieza a gritar.

Sin embargo, yo, mi propia criatura,
sostengo el domingo en mis labios,
y la lluvia sobre el cuerpo.
Por estas y muchas otras cosas
Este mundo cambiará.

Porque tú eres la música.
Porque yo soy las palabras.
.
.
En aquest petit lloc,
L’amor va néixer mort.
La passió era com una ombra que feia niu als desitjos.
Amo de l’herba, de les fonts, dels arbres, de la riba, dels cossos…
L’insatisfet.

En aquesta terra sepulcral,
els monstres maten per una cullerada de mel.
La llibertat està emmascarada,
amb uniforme de presoner.
Les aigües no flueixen, allò que vivim es repeteix.
Tu i jo no hem trobat un niu
per cantar les paraules.

Quin profund lament…!

Les vestidures dels joves s’assemblen a vestidures de mort.
Els trens transporten cadàvers.
I els taüts s’amunteguen al festival,
sense mares, sense pares, sense alè.

(Pausa. Silenci. Un silenci esglaiador.)

Però els que treballen fort,
amb una branca d’olivera, una mica de sol, una pluja del mar,
per construir un arc on visqui l’amor,
estan asfixiats pel foc que van forjar en brases de brutalitat.

Veus el sol?
S’esvaeix lentament.
Espanta els petits somnis.
Un infern platejat, ple d’ossos daurats.
Tu, jo, nosaltres, la nostra Lluna,
La llàstima del temps.

Quin profund lament…!

(Silenci ensordidor.)

Parlem avui.
Estàs escoltant?
Diguem el que ens van treure.
Perquè l’amor és el nostre inici.
I el principi riu en veure el final.
La revolució comença a cridar.

Malgrat això, jo, la meva pròpia criatura,
sostinc el diumenge als meus llavis,
i la pluja sobre el cos.
Per aquestes i moltes altres coses
aquest món canviarà.

Perquè tu ets la música.
Perquè jo sóc les paraules.
.
.
Βασίλης Πασιπουλαρίδης – Vasilis Pasipoularidis
Traduzione in italiano, spagnolo e catalano di Joan Josep Barcelo

Foto cortesia di Joan Josep Barcelo

Una poesia di Joan Josep Barcelo

Fotomontaggio con Joan Josep Barcelo e poesia

la notte non cancella
la distanza incatenata
alla vita e alla morte
nemmeno i vivi e i morti
si tirano indietro quando
il presente e il futuro
avanzano volendo catturarli
sotto i loro artigli

la vita non elimina il desiderio
di essere un’aquila
che vola nei cieli
in cerca della libertà
incatenata alla morte

la morte non elimina l’essere
come un raggio di luce
da un’esplosione stellare
quando la vita
non è più possibile
.
.
night does not eliminate
the distance chained
to life and death
not even the living and the dead
retreat when
the present and the future
advance wanting to catch them
under their claws

life does not eliminate the desire
to be an eagle
that soars through the sky
in search of a freedom
chained to death

death does not eliminate being
like a ray of light
from a stellar explosion
when life
is no longer possible
.
.
joan josep barcelo

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