Dall’Uzbekistan Muattar Ikromjon qizi Tursunboyeva – Uzbekistan

Foto cortesia di Muattar Ikromjon qizi Tursunboyeva Uzbekistan



SVILUPPARE QUALITÀ CREATIVE NELL’EDUCAZIONE LETTERARIA

Istituto pedagogico statale di Namangan
Dipartimento di lingua e letteratura uzbeka, studente del primo anno di master
Muattar Tursunboyeva

Astratto:
Questo articolo affronta lo sviluppo del pensiero creativo, del ragionamento indipendente e degli approcci innovativi negli studenti attraverso l’educazione letteraria. Analizza metodi didattici moderni, tecniche interattive e attività volte a migliorare la creatività nelle lezioni di letteratura. L’articolo delinea inoltre modalità per promuovere le competenze creative attraverso l’analisi del testo, l’interpretazione dei personaggi e la comprensione del messaggio dell’autore. Inoltre, fa riferimento a pratiche internazionali avanzate.

Parole chiave: educazione letteraria, creatività, approccio creativo, personaggio, metodi interattivi, analisi del testo, competenza.

1. Scopo e obiettivi dell’educazione letteraria

Nel mondo globalizzato di oggi, uno degli obiettivi principali dell’istruzione è formare individui in grado di pensare in modo creativo e indipendente. L’educazione letteraria svolge un ruolo cruciale in questo processo. I corsi di letteratura non solo coltivano il gusto estetico, ma approfondiscono anche il pensiero, stimolano l’immaginazione e incoraggiano approcci creativi. Ogni semestre di insegnamento ha i suoi obiettivi specifici.

L’obiettivo principale dell’educazione letteraria è sviluppare le capacità degli studenti nell’analisi dei testi letterari, nella comprensione delle idee dell’autore attraverso i personaggi e nella valutazione estetica. L’insegnante svolge un ruolo fondamentale in questo, ampliando il pensiero degli studenti attraverso approcci metodologici.

2. Che cos’è la creatività e come si forma?

La creatività è la capacità di affrontare le questioni in modi nuovi, di risolverle in modo non convenzionale e di pensare in modo innovativo. Nell’educazione letteraria, i seguenti metodi possono essere utilizzati per promuovere queste qualità:

Analisi di metafore ed espressioni simboliche;

Lettura dialogica;

Esercizi di gioco di ruolo;

Compiti di creatività scritta (saggi, racconti, estratti).

3. Metodi interattivi e approcci creativi

Oggigiorno, gli insegnanti arricchiscono la loro pratica con metodi interattivi quali:

“Diagramma a spina di pesce”,

“Editore moderno”,

“Presentazione basata sulla discussione”,

“Mappatura concettuale”.


Queste tecniche migliorano l’impegno degli studenti nella conoscenza e promuovono un atteggiamento creativo nei confronti dei testi letterari.

4. Criteri per la valutazione della creatività

Nella valutazione del lavoro creativo degli studenti vengono presi in considerazione i seguenti aspetti:

Novità di idee;

Espressione dei caratteri;

Ricchezza del linguaggio;

Capacità di trarre conclusioni autonome.

5. Esperienza internazionale e approcci innovativi

Programmi come PISA e PIRLS enfatizzano l’alfabetizzazione letteraria e il pensiero creativo come criteri importanti. In paesi come Finlandia, Corea del Sud e Giappone, si presta particolare attenzione alla formazione della visione del mondo degli studenti attraverso le opere letterarie.

Nelle lezioni di letteratura, l’insegnante seleziona i metodi in base all’argomento. Ad esempio, il metodo del “Brainstorming”, noto anche come metodo del “Mental Attack” nella seconda parte della pubblicazione del 2022 “Metodologia dell’insegnamento della letteratura”, è ampiamente utilizzato. Anche la sinonimia gioca un ruolo importante nell’educazione letteraria.

Conclusione

Promuovere la creatività nell’educazione letteraria non solo aumenta l’efficacia dell’apprendimento, ma contribuisce anche allo sviluppo personale degli studenti. Queste qualità aiutano i giovani a diventare individui indipendenti, creativi e riflessivi. Pertanto, ogni insegnante dovrebbe integrare metodi innovativi e creativi nella propria pratica.

RIFERIMENTI

1. A. Hasanov, Fondamenti del pensiero creativo, 2020. Bukhara: Zamon Press. p.118.
2. D. Xoliqova, Tecnologie innovative nell’istruzione, 2021. Samarcanda: Ilm-Ziyo. p.132.
3. Q. Husonboyeva & R. Niyozmetova, Metodologia dell’insegnamento della letteratura, Tashkent: Inavatsiya Ziyo. p.159.
4. S. Nazarova, Pensiero teorico letterario e riflessione figurativa, 2023. Tashkent: Fan va Texnologiya. p.153.
5. Z. Abdullayeva, Approccio creativo nelle lezioni di letteratura, 2022. Tashkent: O’qituvchi. p.145.

Muattar Ikromjon qizi Tursunboyeva è nata il 6 agosto 2000 nel distretto di Toraqo’rg’on, nella regione di Namangan. Si è diplomata presso il Collegio Statale Specializzato n. 18 della città di Namangan e in seguito ha completato gli studi in lingua uzbeka presso l’Università Statale di Namangan. Attualmente è studentessa al primo anno di master presso l’Istituto Pedagogico Statale di Namangan. Fin da piccola, Muattar ha coltivato la passione per la poesia e la letteratura. Le sue poesie e i suoi articoli su vari argomenti vengono pubblicati regolarmente sui media. L’obiettivo di Muattar è diventare una specialista altamente qualificata nel suo campo e condividere le preziose conoscenze acquisite con le generazioni future.

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Dall’Uzbekistan il lavoro creativo di Muattar Ikromjon qizi Tursunboyeva- Uzbekistan, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Il prof Kareem Abdullah -Iraq e la lettura sufi della poesia: Briciole dall’abbraccio di dicembre – della poetessa: Salwa Hussein Ali / Regione del Kurdistan iracheno.

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq e Salwa Hussein Ali Regione del Kurdistan iracheno

Lettura sufi della poesia: Briciole dall’abbraccio di dicembre – della poetessa: Salwa Hussein Ali / Regione del Kurdistan iracheno.

Scritto da: Karim Abdullah – Iraq.

In un momento in cui il desiderio si incrocia con la metafora e la poesia diventa non solo un linguaggio ma un’estasi spirituale verso il metafisico, la poetessa Salwa Hussein Ali dà alla luce, nel profondo di dicembre, un testo che non viene letto ma contemplato. La poesia “Briciole dall’abbraccio di dicembre” non è né un lusso linguistico né un inno emotivo, bensì una stazione spirituale in cui la parola ascende per indossare il mantello dei dervisci e danza con la pioggia al ritmo di un fuoco silenzioso sotto il cuore.


Nell’introduzione al testo, dove l’albero secco sbadiglia nell’abbraccio di dicembre, non vediamo un albero, ma piuttosto il sé contemplativo in cui le stagioni si sono spente e in cui l’amore si è congelato sulla soglia di un gelo interiore. Ma lei è ancora alla ricerca di un filo, di un disegno, di un “canto macchiato dalla rugiada dell’anima”. Qui la poesia inizia, non descrivendo il mondo, ma rimodellandolo dall’interno, dalle emanazioni del silenzio, dalle ceneri della speranza e dal calore del desiderio quando diventa una lancia che si erge verso l’alto e fa piovere stelle.


Nella poesia non c’è alcun dizionario temporale che tenga insieme il testo. Dicembre qui non è un mese, ma uno stato mistico di rivelazione ed estinzione, di presenza e annientamento, di assenza e unione. Si tratta di un incontro poetico in cui lo spirito e l’ombra si abbracciano e in cui i grandi temi dell’amore sono presenti come specchio del desiderio di perfezione e di unità con l’assoluto.

La poesia non solo è abitata dall’altro, ma è incisa su di lui, come se l’amato fosse la tavoletta conservata su cui vengono recitati i segreti del sé poetico. “O padrone dei miei dolori”, dice la poetessa, non come un uomo, ma come un essere spirituale seduto in mezzo tra perdita e speranza. Egli è lo specchio amato, che trascende il corpo fino all’identità poetica stessa.


In questa poesia il linguaggio non è un mezzo ma un fine rituale. Quando dice:


“La mia città è murata dai dervisci dell’amore”

Non leggiamo di una città, ma entriamo in una presenza, in un ascetismo poetico sufi adorno di luce e che sussurra alle nuvole di prostrarsi.

E quando sussurri:

“Briciole delle tue luci”

Scrive dal limite della luce, dai resti delle scoperte, dall’eco della presenza, non dal clamore dell’emozione.


La poesia è carica di simboli trascendentali:


I miei fari eterni non sono la luce, ma la visione.


Le tue “farfalle fenicie” non sono esseri, ma anime alienate che cercano la rinascita nel corpo del significato.


Le “preghiere di connessione” non sono una supplica, ma uno stato di manifestazione cosmica tra “sé/altro/Dio”.


Questa è una poesia non da recitare, ma da pregare. Ha un’impronta sufi che lo rende un dialogo inespresso con Ibn al-Farid, al-Hallaj, Rabia e al-Jili. Allo stesso tempo, è una poesia dal carattere femminile che non imita gli uomini, ma li crea dal grembo della sofferenza e fa del desiderio una struttura universale per la creazione poetica.


«O tu che hai fatto dimorare il mio cuore, o re d’amore»: questo non è un discorso sensuale, ma piuttosto la confessione di un patto spirituale scritto nell’invisibile. Ci troviamo di fronte a un testo che trasforma l’amore in una posizione, la memoria in un rituale e la poetessa in un adoratore nel santuario del significato.


In “Briciole dall’abbraccio di dicembre”, la poetessa non sfugge alla realtà, ma piuttosto si eleva al di sopra di essa, costruendo città interiori, facendo dell’inverno una lampada di gratitudine e dell’amore un passaggio verso Dio.


Conclusione del sussurro:

Ciò che ha scritto Salwa Hussein Ali non è un testo da analizzare criticamente, ma piuttosto da assaporare come un’uva dai vigneti della metafora sufi. La sua poesia è uno specchio per coloro che vogliono vedere la verità nello scintillio di una lacrima, in un tremito di impazienza o in una preghiera dolorosa sotto un cielo da cui piove desiderio.


Briciole dall’abbraccio di dicembre

Un albero secco sbadiglia nell’abbraccio di dicembre, incapace di disegnare tra i frammenti del passato e i suoi artigli colorati adornati d’amore. Cercando il filo del desiderio per lanciare le frecce dei suoi respiri crescenti che piovono con stelle d’istmo, i sali dei suoi sogni intermittenti tra lo stupore e le soglie del silenzio, per cantare una canzone tinta della rugiada della sua anima e della sua testa alta che abbraccia il sole in un altro capitolo tra le città di una storia eterna contenuta in mille poesie che svelano i segreti dei canti della pioggia tra le profondità della morte e il calamaio dei sogni profumato di frammenti di un raggio danzante che riflette l’incantesimo dei desideri che divorano le distanze rumorose nelle vene della strada per arrivarci. 

Sente i suoi sospiri colorati dalle sue preoccupazioni ogni volta che i suoi rami raccontano delle sue città fino a bruciare e dei suoi piccoli dettagli luminosi dentro le città dell’assenza e delle notizie dell’essere della sua follia quando l’alba accarezza l’ansia dell’anima per l’anima negli infiniti cieli azzurri della sua trasparente fragranza, carica del desiderio affollato al suo interno. 

La ferita della sua anima si aggrava e lui grida: “Quando Dio mi riunirà a te, a te con cui parlo segretamente nelle mie poesie?” E non ho alcun potere o forza quando mi chiedo: “Quando ci incontreremo, aia della gioia e delle mie feste?” La mia breve e profonda conversazione con te?! 

Lo guardo negli occhi con mille fascini e chiacchiero con lui. Non scrivo parole per nessun altro che per te, tra il flusso della mia poesia quando volo, oh mia città murata, con i dervisci dell’amore e le luci delle verità dei tuoi costumi, con il piacere del desiderio quando penetra le distanze ogni sera, tra i miei fiori che sono freschi di te. 

O tu che scaturisci dalla mia anima bambina, gioia dell’esistenza e il suo nucleo e il gioco dei suoi uccelli tra i mondi delle preoccupazioni, vieni affinché io ti pianti come una sorgente tra i miei eterni fari e i fichi del crescente desiderio per le tue stanche farfalle fenicie sull’orlo del desiderio. 

SÌ! Oh padrone dei miei dolori, ecco dicembre che ancora una volta mi chiede di te quando il tuo amore imperituro è tra lo splendore dei miei occhi ogni volta che il mio cuore tocca le costole del fuoco del cuore con mille pulsazioni e desiderio per i miei profondi segreti invecchiati dalla follia sotto le melodie della pioggia e i sussurri del cielo e le mie poesie gitane tra le preghiere di unione e le briciole delle tue luci. 

O tu che hai fatto abitare il mio cuore, o re dell’amore, ti ho incoronato tra le pieghe dei canti di dicembre e la rondine dei suoi ricordi sul petto della mappa dell’eterno desiderio con la corona dell’amore del paziente.

Salwa Hussein Ali / Regione del Kurdistan iracheno

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia

قراءة صوفية في قصيدة : فتافیت من أحضان ديسمبر – للشاعرة : سلوی حسین علي/ اقلیم كردستان العراق .
بقلم : كريم عبدالله – العراق .
في لحظةٍ يتقاطع فيها الشوق مع المجاز، ويغدو فيها الشعر ليس فقط لغة بل انخطافًا روحيًا نحو الماورائي، تستولد الشاعرة سلوى حسين علي من خاصرة ديسمبر نصًا لا يُقرأ بل يُتأمَّل. قصيدة “فتافيت من أحضان ديسمبر” ليست ترفًا لغويًا ولا نشيدًا عاطفيًا، بل مقامٌ روحيٌ تصعد فيه الكلمة لتلبس عباءة الدراويش، وترقص مع المطر على إيقاع نارٍ هادئةٍ تحت القلب.
في مدخل النص، حيث الشجرة اليابسة تتثاءب في حضن ديسمبر، لا نرى شجرة، بل نُبصرُ الذات المتأملة وقد انطفأت فيها المواسم، وتجمد فيها العشق على أعتاب صقيعٍ داخلي. لكنها لا تزال تبحث عن خيط، عن رسم، عن “أغنية مخضبة بندى الروح”. هنا تبدأ القصيدة لا بوصف العالم، بل بإعادة تشكيله من الداخل، من انبعاثات الصمت، ومن رماد الأمل، ومن دفء الشوق حين يصير رمحًا يصعد إلى الأعالي ويُمطر بالنجوم.
في القصيدة، لا معجم زمني يُمسك بالنص. ديسمبر هنا ليس شهرًا، بل حالة صوفية من التجلّي والانطفاء، من الحضرة والفناء، من الغياب والوصال. إنّه محفلٌ شعريّ تتعانق فيه الروح والظل، وتحضر فيه العناوين الكبرى للحبّ بوصفه مرآةً للرغبة في الكمال، وفي التوحد مع المطلق.
القصيدة ليست مسكونة بالآخر فحسب، بل منقوشة عليه، كأن الحبيب هو اللوح المحفوظ الذي تتلى عليه أسرار الذات الشاعرة. “يا سيد مواجعي”، تقول الشاعرة، لا بوصفه رجلاً، بل ككائنٍ روحي يتربع في منتصف الفقد والأمل. إنّه المحبوب-المرآة، الذي يتجاوز الجسد إلى الهُوية الشعرية ذاتها.
اللغة في هذه القصيدة ليست وسيلة بل غاية شعائرية. فحين تقول:
“مدينتي المسورة بدراويش العشق”،
فنحن لا نقرأ عن مدينة، بل ندخل في حضرة، في زهدٍ شعريٍّ صوفيّ يتوشح بالنور ويهمس للغيم بأن يسجد.
وحين تهمس:
“فتافيت أضوائك”،
فهي تكتب من حافة الضوء، من بقايا الكشوف، من صدى الحضرة، لا من صخب العاطفة.
القصيدة محمّلة برموز عابرة للحواس:
“فناراتي الأبدية” ليست ضواءً، بل رؤية.
“فراشاتك الفينيقية” ليست كائنات، بل أرواح مغتربة تبحث عن بعثها في جسد المعنى.
“صلوات الوصال” ليست دعاء، بل حالة تجلي كوني بين “الذات/الآخر/الله”.
هذه قصيدة لا تقال بل تُصلّى. فيها من النبض الصوفي ما يجعلها حوارًا غير معلن مع ابن الفارض والحلاج ورابعة والجيلي. وهي في الوقت ذاته قصيدة ذات خصوصية أنثوية لا تحاكي الرجل بل تخلقه من رحم المعاناة، وتجعل من الشوق بنيةً كونيةً للخلق الشعري.
“يا من أسكنتك قلبي يا مليك العشق” — هذا ليس خطابًا حسيًا، بل اعتراف بعهد روحي مكتوبٍ في الغيب. نحن إزاء نصٍّ يحوّل العشق إلى مقام، والذكرى إلى طقس، والشاعر إلى متعبد في محراب المعنى.
في “فتافيت من أحضان ديسمبر”، لا تهرب الشاعرة من الواقع، بل ترتقي عليه، تبني مدنًا داخلية، تصنع من الشتاء قنديلًا للعرفان، ومن الحب ممرًا نحو الله.
خاتمة الهامس:
ما كتبته سلوى حسين علي، ليس نصًا يُشرَّح نقديًا بل يتذوق كحبة عنبٍ من كروم المجاز الصوفي. قصيدتها مرآة لمن أراد أن يرى الحقيقة في بريق دمعة، في رعشة لهفة، أو في دعاء موجعٍ تحت سماء تمطر شوقًا.
فتافیت من أحضان ديسمبر
شجرة يابسة تتثاوب بين أحضان ديسمبر، لا تجيد الرسم بين شظايا الماضي وأضافره الملونة المزدانة بالعشق. تبحث عن خيط الشوق لتطلق سهام أنفاسها الصاعدة الماطرة بنجوم برزخية، أملاح أحلامها المتقطعة بين الذهول وأعتاب الصمت، لتغني أغنية مخضبة بندي روحها وهامتها الشامخة التي تعانق الشمس بفصل آخر بين مدائن قصة أزلية تحتويها ألف قصيدة تفتح أسرار أغنيات المطر بين عمق المنايا ومحبرة الأحلام المعطرة بشذرات شعاع راقص يعكس تعويذة أشواق تلتهم المسافات الصاخبة في عروق الطريق إليه. 
هي تسمع آهاتها الملونة بهمومها كلما يحدث أغصانها عن مدنه حد الاحتراق وتفاصيله الصغيرة المتوهجة داخل مدن الغياب وأخبار كينونة جنونه حين يداعب الفجر بلهفة الروح للروح في سماوات لازوردية لا منتهية لعطرها الشفيف، المثقل بالشوق المزدحم بها. 
يتعاظم جرح روحه ويصرخ متى يجمعني الله بك يا من أحدثك سراً بين قصائدي، وأنا لا حول لي ولا قوة حين أتساءل متى اللقاء يا بيدر الفرح وأعيادي حديثي الصغيرة العميقة بك؟! 
تتأمل عينيه بألف سحر وتسامره، أنا لا أكتب الكلمات لسواك بين تدفق أشعاري حين التحليق يا مدينتي المسورة بدراويش العشق وأنوار حقائق جمرك بلذة الشوق حين يخترق المسافات كل مساء بين أزهاري الندية بك. 
يا من تنبثق من روحي طفلاً يااااااسر الوجود ونواته ولهو عصافيره بين عوالم الهموم، تعال لأزرعك ينبوعاً بين فناراتي الأبدية ووتين الشوق المتعاظم لفراشاتك الفينيقية التعبانة فوق شفير الشوق. 
آه! يا سيد مواجعي، ها هو ديسمبر مرة أخرى يسألني عنك حين حبك اللامتلاشي بين إشراقات عيني كلما لامس قلبي أضلع نيران القلب بألف نبض وشوق لأسراري العميقة المعتقة بالجنون تحت أنغام المطر وهمس السماء وقصائدي الغجرية ما بين صلوات الوصال وفتافيت أضوائك. 
يا من أسكنتك قلبي يا مليك العشق، توجتك بين ثنايا أهازيج ديسمبر وسنونوة ذكرياته على صدر خارطة شوق أزلي بتاج عشق الصابرين.
سلوی حسین علي/ اقلیم كردستان العراق


https://alessandria.today/2025/07/23/il-prof-kareem-abdullah-iraq-e-la-lettura-sufi-della-poesia-briciole-dallabbraccio-di-dicembre-della-poetessa-salwa-hussein-ali-regione-del-kurdistan-iracheno/

Amal Fares

Foto: Per gentile concessione di Amal Fares



Amal Fares è una scrittrice e traduttrice siro-venezuelana. Attualmente risiede a New York.

Poesie e biografia della poetessa e traduttrice siro-venezuelana Amal Fares


Colonia di punizione

Ho dovuto andarmene.
E come se ne va una donna araba?
dalla terra del dolore
alla terra del lutto,
senza essere spezzati dall’eredità del deserto?

Anaco, Venezuela, 2011




L’ora della libertà

Ho difeso l’onore della mia tribù
per tutta la vita,
e quando scoccò l’ora della libertà,
il tempo si è fermato all’improvviso
e il mondo si capovolse:
Sono diventata un esule.

Anaco, Venezuela, 2015



Amore in Oriente

Tu eri lì.
A diciassette anni non ti capivo bene.
In quel luogo ti ho dato il mio cuore,
Te l’ho gettato nelle mani e sono scappata via:

quel bambino ferito dalle nostre anime,
che nasceva silenziosamente dal traboccare del desiderio,
come quelli nati in prigione,
non ha aperto gli occhi
perché era già morto.

Siamo stupiti dall’idea di essere ancora vivi.

Caracas, Venezuela, 2015


Il silenzio
Io, quella che nessuno ha salvato,

Ho camminato dietro il mio cadavere
come camminano le donne ai funerali.

Urlavo dentro di me e nessuno riusciva a sentirmi.
Scrivo per il silenzio
È l’ultima cosa che mi resta del linguaggio.

Venezuela 2015


Le dimissioni

Sono la donna single che ha conosciuto la morte
in una piccola stanza senza specchi.
Ho rinunciato all’idea di “appartenenza”
e ho scritto di nuovo a me stessa
proprio come sono:

metà nuvola, metà fuoco,
pienamente donna.

Latticini, Venezuela 2016


Amore

Innamorata, ero il tunnel,
e tutti sono passati attraverso di me per essere salvati.

Tutti quelli che mi hanno detto “ti amo”
Cercavano una via d’uscita,
e chi non l’ha detto
mi ha guardato bruciare

finché non sono diventata leggera.


Rochester, New York 2020


Confessione

Povero amore mio
Fu ucciso due volte dal proiettile della confessione:
uno, quando non lo raggiunse,
e un altro, quando lo fece
dopo la morte.

Rochester, New York, 2021



Festival jazz


È iniziato il Jazz Festival sulle rive del lago Ontario:
-Come ti chiami?
mi ha chiesto il sassofonista.

Non ho risposto.

Quel giorno ero muta,
e il mio cuore, come quella roccia,
bruciato ancora e ancora,
mentre la barca da pesca, sola come lui, giaceva sulla riva.


Parco Ontario, Rochester, New York, 2023


Braci del desiderio

Ho scritto i nomi delle vittime:
Eman, Silvia, Nayyira, Raneen, Diyaa, Lubna…
e Sarah, quella britannica.
Ho letto di nuovo i loro nomi.
e ho dimenticato di dire che la causa di tutto ciò era il corpo.

E’ la brace delle rivoluzioni, del desiderio,
e anche la storia dell’infanticidio femminile


Texas, Houston, 2023



La mia mano e ciò che resta

Stringo la mano a persone che non conosco,
e sanno tutto di me.
Faccio un cenno con la mano alla lingua inglese che mi ha esaurito.
mentre cercava di prendere il suo posto nel mio essere.
Faccio un cenno con la mano alle leggi di Trump che ci perseguitano.
e pronunciano le loro sentenze senza pietà.

Saluto con la mano gli uomini che mi scrivono “come stai?”
subito dopo avermi aggiunto.
E a coloro che inviano fiori e odi poetiche

(Non sto esagerando, sono delle vere e proprie odi pendenti).

Saluto coloro che condividono la mia foto,
e nemmeno io so chi siano.
Stringo la mano a coloro che mi inviano i loro libri.
e si lamentano che non li leggo,
senza conoscere la lunga lista di letture che devo completare.
Faccio un cenno con la mano alla signora Reyes,

che segue il mio progresso accademico
e invia i tuoi report mensili.

Faccio un gesto con la mano verso la neve che ha seppellito
l’intero quartiere di Monroe
e non ci ha lasciato neanche una scintilla di energia per sopravvivere.

Faccio un gesto con la mano verso la verità che è scomparsa
sulla strada per il miraggio,
e tutti lo seguirono.

Faccio cenno con la mano alle mie mille donne,
quelli che mi hanno sfinito.
Faccio un gesto con la mano per chiedere silenzio dopo ogni riunione,
e ti prometto che sarà l’ultima.
Faccio un cenno con la mano a chi è lontano e a chi è vicino,

e vi ringrazio entrambi per essere rimasti e per essere andati via.
Agito la mia mano con tutta la gioia che mi è rimasta
di fronte alla tempesta,

e faccio quello che una volta disse Martin Luther King: “Corro quando non posso volare,

Cammino quando non posso correre,

e gattono quando camminare non è più possibile.

Ma qualunque cosa accada, non mi fermo mai.”

New York City, 2024



Informazioni sull’autrice:

Amal Fares è una scrittrice e traduttrice siro-venezuelana. Attualmente risiede a New York. Ottiene una laurea biennale in arti liberali e scienze presso il Dipartimento di arti e discipline umanistiche del Monroe College. Nel 2024 e nel 2025 le è stata conferita una menzione d’onore nella Dean’s List.

È editorialista della rivista trimestrale Intercambios USA e pubblica traduzioni di poesia siriana moderna sulla rivista Círculo de Poesía (Messico). Ha collaborato alla realizzazione di interviste con organi di stampa come Awrak e Banipal, tra gli altri.

È membro dell’American Translators Association (ATA), della società d’onore Phi Theta Kappa (PTK) e della Syrian Writers Association.

Traduzioni pubblicate:

Colloqui annunciati, 2018

Le mutazioni, 2020 (Jorge Comensal)

Una lettera a Stalin, 2021 (Fernando Arrabal)
Malak Al-Jalil (Sweet Company), 2022 (Laura Restrepo)
Scuse e rifiuto, 2024 (Ernesto Sábato)
Lo scandalo del secolo, 2025 (Gabriel García Márquez)

Se vuoi saperne di più su Amal, visita il suo sito web (https://www.amal-fares-h.com/about)







Poemas y biografía de la poeta y traductora sirio-venezolana Amal Fares


Colonia del castigo

Tuve que marcharme.
¿Y cómo se marcha una mujer árabe
de la tierra del dolor
a la tierra del luto,
sin que la quiebre la herencia del desierto?

Anaco, Venezuela, 2011



La hora de la libertad

He defendido el honor de mi tribu
durante toda la vida,
y, cuando sonó la hora de la libertad,
el tiempo se detuvo de repente
y el mundo se volcó:
me convertí en exiliada.

Anaco, Venezuela, 2015


Amor en Oriente

Estabas ahí.
A los diecisiete años, no te comprendía bien.
En aquel lugar, yo te entregaba mi corazón,
lo arrojaba en tus manos y huía:
aquel bebé dolido de nuestras almas,
que nació callado del desborde del deseo,
como aquellos nacidos en prisión,
no abrió los ojos
porque ya había muerto.
Nos asombra la idea de que aún estemos vivos.

Caracas, Venezuela, 2015

El silencio

Yo, la que nadie salvó,
caminé detrás de mi propio cadáver
como caminan las mujeres en los funerales.
Gritaba por dentro y nadie me oía.
Escribo porque el silencio
es lo último que me queda del lenguaje.

Venezuela 2015

La renuncia

Soy la soltera que conoció la muerte
en una pequeña habitación sin espejos.
Renuncié a la idea de la “pertenencia”
y volví a escribirme
tal como soy:
mitad nube, mitad fuego,
plenamente mujer.

Lechería, Venezuela 2016

Amor

En el amor, yo era el túnel,
y todos pasaban por mí para salvarse.
Cada uno que me dijo “te amo”
buscaba una salida,
y quien no lo dijo
me miraba arder
hasta que me convertía en luz.

Rochester, Nueva york 2020

Confesión

Pobre de mi amor
Fue asesinado por la bala de la confesión dos veces:
una, cuando no lo alcanzó,
y otra, cuando lo hizo
después de la muerte.

Rochester, Nueva York, 2021


Festival de Jazz

Comenzó el Festival de Jazz a orillas del lago Ontario:
—¿Cómo te llamas?
me preguntó el saxofonista.
No respondí.
Ese día estaba muda,
y mi corazón, como aquella roca,
ardía una y otra vez,
mientras la barca de pesca, tan solitaria como él, yacía en la orilla.

Ontario Park, Rochester, Nueva York, 2023

Brasas del deseo

Escribí los nombres de las víctimas:
Eman, Silvia, Nayyira, Raneen, Diyaa, Lubna…
y Sarah, la británica.
Volví a leer sus nombres
y olvidé decir que el cuerpo fue la causa de todo aquello.
Es la brasa de las revoluciones, del deseo,
y también de la historia del infanticidio femenino

Texas, Houston, 2023


Mi mano, y lo que queda

Agito la mano a quienes no conozco,
y ellos saben todo sobre mí.
Agito la mano al idioma inglés, que me ha agotado
mientras intenta tomar su lugar en mi ser.
Agito la mano a las leyes de Trump, que nos acechan
y dictan sus sentencias sin piedad.
Agito la mano a los hombres que envían “¿cómo estás?”
justo después de agregarme.
Y a quienes envían flores y odas poéticas
(no exagero, son verdaderas odas colgantes).
Agito la mano a quienes comparten mi foto,
y ni siquiera yo sé quiénes son.
Agito la mano a los que me envían sus libros
y se quejan de que no los leo,
sin saber la larga lista de lecturas que debo cumplir.
Agito la mano a la señora Reyes,
que sigue mi progreso académico
y envía sus informes mensuales.
Agito la mano a la nieve que enterró
todo el barrio Monroe
y no nos dejó ni una chispa de energía para sobrevivir.
Agito la mano a la verdad que se desvaneció
en el camino hacia el espejismo,
y que todos siguieron.
Agito la mano a mis mil mujeres,
las que me agotaron.
Agito la mano al silencio tras cada encuentro,
y le prometo que será el último.
Agito la mano a los lejanos y cercanos,
y les agradezco tanto por quedarse como por irse.
Agito la mano con toda la alegría que me queda
frente a la tormenta,
y hago lo que dijo alguna vez Martin Luther King: “Corro cuando no puedo volar,
camino cuando no puedo correr,
y me arrástro cuando caminar ya no sea posible.
Pero pase lo que pase, nunca me detengo”.

Ciudad de Nueva York, 2024


Sobre la autora:
Amal Fares es escritora y traductora sirio-venezolana. Actualmente reside en Nueva York. Estudia un Grado Asociado en Artes Liberales y Ciencias en el Departamento de Artes y Humanidades de Monroe College. En 2024 y 2025 fue distinguida con una mención honorífica en el Dean’s List.
Es columnista en la revista trimestral Intercambios USA y publica traducciones de poesía siria moderna en la revista Círculo de Poesía (México). Ha colaborado en entrevistas con medios como Awrak, Banipal entre otros.
Es miembro de la Asociación Estadounidense de Traductores (ATA), de la sociedad de honor Phi Theta Kappa (PTK) y de la Syrian Writers Association.
Traducciones publicadas:
Charlas anunciadas, 2018
Las mutaciones, 2020 (Jorge Comensal)
Una carta a Stalin, 2021 (Fernando Arrabal)
Malak Al-Jalil (Dulce compañía), 2022 (Laura Restrepo)
Apología y rechazos, 2024 (Ernesto Sábato)
El escándalo del siglo, 2025 (Gabriel García Márquez)

Si deseas conocer más de Amal, visite su Pagina web, (https://www.amal-fares-h.com/about)

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La studentessa Marjona Baxtiyorovna Jo’rayeva- Uzbekistan condivide lo studio riguardo a:”I giovani e lo spazio dell’informazione moderna: un’opportunità o una minaccia?

Foto cortesia di Marjona Baxtiyorovna Jo’rayeva Uzbekistan


I giovani e lo spazio dell’informazione moderna: un’opportunità o una minaccia?
Nell’era attuale della globalizzazione, lo spazio informativo moderno si sta espandendo rapidamente ed è diventato parte integrante della vita umana. Una parte significativa degli utenti di Internet è costituita da giovani. Il loro coinvolgimento attivo con piattaforme come Internet, social network, YouTube, Telegram e TikTok solleva un interrogativo importante: queste tecnologie rappresentano un’opportunità o una minaccia per i giovani d’oggi? Da un lato, Internet permette ai giovani di accedere alle informazioni in modo rapido e semplice. Possono trovare risposte a qualsiasi domanda, in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Corsi online, libri di testo digitali e videolezioni offrono grande comodità agli studenti. Frequentare lezioni extra da casa fa risparmiare tempo e denaro. Attraverso i social network, i giovani possono mettere in mostra le proprie competenze in vari campi e utilizzare il proprio talento in modo significativo e produttivo. Vedono i successi dei loro coetanei, comunicano con loro e si motivano a migliorarsi. Questo amplia la loro visione del mondo, li aiuta a guardare la vita da una nuova prospettiva e li guida verso il raggiungimento di posizioni di leadership qualificate nei loro campi. Tuttavia, come ogni strumento potente, lo spazio informativo moderno ha anche i suoi svantaggi. A volte, i giovani potrebbero non sfruttare queste opportunità in modo saggio. Potrebbero credere a informazioni false o fuorvianti. Spesso passano troppo tempo a guardare video banali o a consumare contenuti inutili. Questo non solo danneggia il loro processo di apprendimento, ma influisce anche sulla loro salute fisica, causando affaticamento degli occhi, mal di testa e affaticamento. Un’altra seria preoccupazione è l’esposizione a contenuti dannosi, come violenza o immoralità, che possono influenzare negativamente il loro sviluppo morale se non vengono adeguatamente guidati. Pertanto, la società deve promuovere l’uso positivo delle tecnologie dell’informazione. I media dovrebbero incoraggiare esempi responsabili, le famiglie devono fornire supervisione e guida e le scuole dovrebbero concentrarsi sull’insegnamento dell’uso corretto e sicuro degli strumenti digitali. Aumentare l’alfabetizzazione digitale è fondamentale per ottenere risultati positivi. Lo spazio informativo moderno è solo uno strumento: il modo in cui viene utilizzato dipende dall’individuo. Se usato correttamente, diventa un’opportunità; se usato impropriamente, diventa una minaccia. Ogni giovane dovrebbe fare un uso saggio di queste risorse digitali ed essere consapevole dei pericoli che possono rappresentare. Il nostro futuro è nelle nostre mani e le decisioni sagge ci porteranno al successo.


Marjona Baxtiyorovna Jo’rayeva è nata il 18 ottobre 2003 nel distretto di Termiz, regione di Surkhandarya, Repubblica dell’Uzbekistan.
Ha studiato presso la scuola n. 6 del suo distretto dal 2010 al 2021. Dalla quinta all’undicesima classe, ha partecipato attivamente alle “Gare della Conoscenza” e alle “Olimpiadi delle Materia” nella lingua e letteratura uzbeka, classificandosi al primo posto nelle fasi distrettuali e vincendo a livello regionale. Si è diplomata con lode e medaglia d’oro.
Nel 2022 è stata ammessa al programma di Lingua e Letteratura Uzbeka presso la Facoltà di Filologia dell’Istituto Pedagogico Statale di Termiz con una borsa di studio statale. Attualmente frequenta il terzo anno dell’istituto ed è anche coordinatrice del Club “Mushoira” (Poesia).

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Mappe delle rovine, poesia del poeta Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

Mappe delle rovine

Di: Kareem Abdullah – Baghdad, Iraq


In questo mondo che ha rigurgitato le sue ceneri sul volto del mattino, le città si frantumano come le stagioni che si susseguono nel diario di un bambino rifugiato. I fiumi hanno abbandonato i loro letti e la musica è diventata un rantolo soffocato nelle gole delle case in fiamme. La pace non ha più un volto che riconosciamo: si nasconde dietro le maschere dei leader, stringendo la mano alle vittime con le dita sporche di cenere. Quante poesie hanno perso la vita sul marciapiede di una città bombardata ogni sera? Quanti bambini hanno sognato giocattoli per poi svegliarsi e vedere un missile che chiedeva loro il nome? Il mondo pende sulla corda della catastrofe, lanciando dichiarazioni ufficiali e spruzzando profumo di silenzio su tombe senza nome. Cuori inscatolati, coscienze congelate nei congelatori della diplomazia e discorsi salati con l’inchiostro, un inchiostro che non muore mai, eppure non parla mai. La giustizia siede sul marciapiede della neutralità, conta i morti e dimentica di piangere.

Scrivo non per salvare il mondo, ma per testimoniare che ero qui quando la rovina è diventata una patria e il silenzio una cittadinanza temporanea.


Prof Kareem Abdullah -Iraq

Maps of Ruin


By: Kareem Abdullah – Baghdad, Iraq


In this world that has vomited its ashes upon the face of morning, cities shatter like the seasons breaking in a refugee child’s notebook. The rivers have abandoned their beds, and music has become a stifled gasp in the throats of burning homes. Peace no longer wears a face we recognize — it hides behind the masks of leaders, shaking the hands of victims with fingers stained in ash. How many poems have taken their own lives on the pavement of a city bombed each evening? How many children dreamed of toys, only to awaken to a missile asking for their names? The world swings on the rope of catastrophe, retching out official statements and spraying perfume of silence over graves without names. Canned hearts, consciences chilled in the freezers of diplomacy, and speeches salted with ink— ink that never dies, yet never speaks. Justice sits on the curb of neutrality, counting the dead, forgetting to cry. I write— not to save the world, but to bear witness that I was here when ruin became a homeland, and silence, a temporary citizenship.

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Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi letteraria della poesia “La mia eterna dimora nella tua ombra” di Amal Zakaria -Algeria

Creazione del fotomontaggio di Elisa Mascia: prof Kareem Abdullah -Iraq e Amal Zakaria -Algeria

Analisi critica letteraria del prof Kareem Abdullah -Iraq alla poesia di Amal Zakaria “La mia eterna dimora nella tua ombra”

La poesia di Amal Zakaria “La mia eterna dimora nella tua ombra” è una meravigliosa incarnazione del dolore, dell’amore e del conflitto interiore, che oscilla tra l’amore profondo e la delusione del tradimento. Le parole si muovono tra un meraviglioso vocabolario poetico e svolgono un ruolo nell’esprimere un desiderio che non cessa, anche se le ombre che proiettano sulla relazione restano costanti. In quest’opera troviamo uno stato d’animo dilaniato tra speranza e frustrazione, tra assenza e presenza, tra desiderio e perdita.

1. L’ombra e la coppa femminile:

Le ombre nella poesia sono incarnate come un elemento contraddittorio, poiché implicano allo stesso tempo l’esistenza e la non esistenza. La poetessa inizia con “La mia eterna dimora nella tua ombra”, una frase carica di stupore e quiete. L’ombra qui rappresenta una fonte di occultamento e dolore, ma nonostante la sua ricerca della presenza amata, spegne il “fuoco dell’amore”. Questa tensione tra ombra e luce, tra illuminazione e oscurità, crea un’atmosfera emotiva complessa che riflette il rapporto della poetessa con la persona amata.

2. La tattica tra abbandono e recupero:

Attraverso vocaboli come “i miei eserciti erano disciplinati” e “i loro zoccoli sono addormentati”, scopriamo che la poetessa crea immagini che suggeriscono un conflitto interiore, dove “gli eserciti” rappresentano il gruppo di emozioni ostinate che vengono disciplinate, mentre “gli zoccoli degli eserciti” indicano una perdita di forza e determinazione, come se queste emozioni fossero diventate dormienti. Inoltre, scopriamo che affronta il concetto di abbandono come parte della relazione con la persona amata, per poi tornare ai “campi di Gathia” come segno di rinnovata speranza.

3. Le nonne e l’identità umana:

Quando la poetessa afferma: “Credo nella generazione delle nonne”, si riferisce all’antichità degli atteggiamenti umani e all’onestà emotiva, e forse anche alla fermezza dell’identità personale di fronte al tempo. Attraverso questo riferimento storico, vediamo un contrasto tra “fiori” e “rose”, come se ci trovassimo di fronte a una contraddizione tra i fiori del passato e le rose del presente, riflettendo la differenza tra la purezza assente e l’ornamentazione che crolla con il passare del tempo.

4. La tensione tra entità ed esistenza:

Una delle immagini estetiche più significative della poesia è “I tuoi quadri e le tue farfalle / sono copertine di cartone / che sbiadiscono”. Qui le immagini che prima erano luminose si trasformano in qualcosa di rovinato, suggerendo fallimento e sbiadimento. La poetessa descrive con eloquenza come la presenza emotiva sia svanita nel tempo, mandando in frantumi l’immagine ideale che un tempo la sosteneva. Tuttavia, affronta significati più profondi parlando dei “versi dell’anima” e della “Sura al-Wujud”, che riflette la fede spirituale illimitata nel mondo dell’amore.

5. Amore e Verità:

La poesia si conclude con un concetto profondo: “L’amore è una fede / Non c’è preghiera / Senza un cuore umile”. Questo amore, che è più che semplici sentimenti fisici, è fede e spirito. La sua espressione di amore come fede senza preghiera ma con un cuore umile riflette una sorta di profonda adesione spirituale ed emotiva di fronte alle sfide. Ciò si realizza in ultima analisi attraverso il suo desiderio di ritornare con “la maturità del tuo cuore”, così che la “notte dell’errore” possa essere lacerata dal coltello della verità, così che l’amore rimanga la verità assoluta.

Conclusione:
La poesia di Amal Zakaria è una tragedia emotiva piena sia di presenza che di assenza. Racconta della lotta tra la speranza di un ritorno e la ripetuta delusione, e della vittoria interiore che rimodella i significati. In ogni verso si percepisce un’aura di onestà emotiva e di idealismo sbiadito che, nonostante le sfide, mantiene la speranza in un finale ideale in amore… Grazie, speranza, per questa luce creativa.

قصيدة “سكني أبدي بظلك” للشاعرة آمال زكريا هي
تجسيد رائع للألم والحب والصراع الداخلي، حيث تتأرجح بين العشق العميق والخيبة الناتجة عن الخذلان. تتنقل الكلمات بين المفردات الشعرية الجميلة وتلعب دورًا في التعبير عن حنينٍ لم يتوقف، رغم أن الظلال التي تُسدل على العلاقة تبقى مستمرة. في هذا العمل، نجد حالة من التمزق بين الأمل والإحباط، بين الغياب والحضور، وبين الوجد والفقدان.

1. الظل وكأس الأنثى:
الظلال في القصيدة تتجسد كعنصر متناقض، حيث تنطوي على الوجود وعدم الوجود في الوقت ذاته. الشاعرة تبدأ مع “سكني أبدي بظلك”، وهي عبارة مليئة بالرهبة والسكون. الظل هنا يمثل مصدرًا للتخفي، والألم، لكن رغم كونه يتعقب الحضور المحبب، فهو يُطفئ “اتقاد العشق”. هذا التوتر بين الظل والنور، بين الإضاءة والظلام، يخلق جوًا عاطفيًا معقدًا ينعكس على علاقة الشاعرة بمحبوبها.

2. التكتيك بين الهجر والانتعاش:
من خلال مفردات مثل “تهذبت جيوشي” و “نائمة حوافرها”، نجد أن الشاعرة تخلق صورًا توحي بالحرب الداخلية، حيث تمثل “الجيوش” مجموعة المشاعر المستعصية التي يتم تهذيبها، بينما تشير “حوافر الجيوش” إلى فقدان القوة والعزم، كأن هذه المشاعر أصبحت في حالة من السكون. بالإضافة إلى ذلك، نجد أنها تقترب من مفهوم الهجر كجزء من العلاقة مع المحبوب، ثم تعود إلى “الحقول الغاثية” كإشارة إلى الأمل المتجدد.

3. الجدات والهوية الإنسانية:
عندما تذكر الشاعرة “أؤمن بجيل الجدات”، فإنها تشير إلى عراقة المواقف الإنسانية والصدق العاطفي، بل ربما تشير إلى ثبات الهوية الشخصية في مواجهة الزمان. وعبر هذه الإشارة التاريخية، نرى تباينًا بين “الزهر” و “الورد”، كأننا أمام تضاد بين زهور الزمن الماضي وورد الحاضر، مما يعكس الفرق بين الطهر الغائب والزخرف الذي يتهاوى مع مرور الزمن.

4. التوتر بين الكيان والوجود:
إحدى الصور الجمالية البارزة في القصيدة تكمن في “صورك والفراشات / أغلفة كارتونية / باهتة”. هنا تنقلب الصور التي كانت في السابق مُضيئة، إلى شيء مهدم، يوحي بالخذلان والتلاشي. الشاعرة تصف ببلاغة كيف تلاشى الوجود العاطفي بمرور الوقت، وتكسرها الصورة المثالية التي كانت لها مكانة. رغم ذلك، تتوجه إلى معانٍ أعمق من خلال الحديث عن “آيات الروح”، وعن “سورة الوجود” مما يعكس الإيمان الروحي اللامحدود في عالم الحب.

5. المحبة والحقيقة:
القصيدة تنتهي بمفهوم عميق: “العشق عقيدة / لا صلاة فيها / بدون قلب خاشع”، هذا العشق الذي هو أكثر من مجرد مشاعر جسدية، هو إيمانٌ وروحٌ. تعبيرها عن العشق كعقيدة بلا صلاة ولكن بقلب خاشع يعكس نوعًا من التمسك الروحي والقلبي العميق في مواجهة التحديات. وهذا يتحقق في النهاية من خلال تمنيها العودة “بنضج قلبك”، ليتم تمزيق “ليل الضلال” بسكين الحقيقة، ليبقى العشق هو الحقيقة المطلقة.

الخلاصة:
قصيدة آمال زكريا هي تراجيديا عاطفية يملأها الوجود والغياب في آن واحد، فهي تتحدث عن الصراع بين الأمل في العودة والخذلان المتكرر، وبين الانتصار الداخلي الذي يعيد تشكيل المعاني. في كل سطر، هناك رنين من الصدق العاطفي والمثالية المتلاشية التي تظل، رغم التحديات، تأمل في نهاية مثالية في الحب….شكرا لك ايتها الامال على هذا التوهج الابداعي .

La mia dimora eterna nella tua ombra
Poetessa: Amal Zakaria – Algeria

Nonostante la passione ardente,
La tua ombra la estingue.
Tu neghi le lacrime dell’amore,
E hai trovato refrigerio nel brivido delle mie spalle?
Sul trono dei miei sentimenti,
Hai organizzato un carnevale per le bambole.

I miei eserciti sono stati domati
sulla terra sacra,
e i loro zoccoli si sono riposati.

Le stagioni dell’abbandono sono tue,
e ho i miei campi sterili
nelle foreste delle mie visioni,
Un acquazzone
non reciso dalle spade del silenzio.

Credo nella generazione delle nonne,
Spogliate dal velo dell’ invisibilità.
Una pietra dell’amato, una mela,
e il tuo cammello,
il tuo corpo trema
come la rugiada
scivola sul marmo.

E il prossimo passo?
O Signore dell’Anima?
Nei libri dei valori e dell’umanità,
se hai fatto l’amore con il fiore
E tutte le rose?
Versa la tua linfa,
e sorseggia il nettare
nella misura più estrema.

Non senti più l’odore
Inoculare la mia rabbia
Le tue foto e le tue farfalle
copertine di fumetti di cartone pallido

Nelle stazioni dell’amore
I versi dell’anima sorgono
nella Surat Al-Wujud

Vai
E se ne andò

La chiave della tua virilità
intrappolata nella mia coppa di femminilità
Me ne sono dimenticata una notte da ubriaca

Decoro la notte del desiderio
nella nebulosa della nostalgia
Costole ululate
Le memorie lo suonano
Sinfonia di Anas
Nonostante i nasi dell’assenza
Oh,
usignolo dei sogni
Porta le tue dita morbide
Anche sul mio petto

L’amore è fuoco e pioggia
dammi da bere
Quando la pelle dell’attesa brucia
Oh, brezza dell’anima
La vita è passata
In partenza e in autunno

I seni delle nuvole sono in lutto
Figli dell’amore
Cantano il candore del tuo mento
Dai
Con la maturità del tuo cuore
E la notte dell’errore fu squarciata
Con il coltello della verità

L’amore è una convinzione
Non c’è preghiera in esso
Senza un cuore umile
Per la poesia della Vergine

Ti ho preparato un tappeto di seta
E un rosario
sul collo degli amanti
che i nostri nomi siano santificati
nel corso degli anni
vieni qui
per amarti di più.

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia

سكني أبدي بظلك

آمال زكريا

رغم اتقاد العشق
يطفئه ظلك
تنكر لدمع الهوى
وانتعشتَ لرعشة اكتافي؟
وعلى عرش مشاعري
اقمت كرنفالا للدمى

تهذبت جيوشي
بأرض الحرم
ونامت حوافرها

لك مواسم الهجر
ولي الحقول الغاثية
في غابات رؤاي
هطول
لم تقطعه سيوف الصمت

اؤمن بجيل الجدات
العاري من حجاب التخفي
حجرة من الحبيب تفاحة
وابلك
يرتعش له الجسد
كالندى
ينزلق على الرخام

ماذا بعد
يا سيد الروح؟
بدفاتر القيم والانسانية
ان ضاجعت الزهر
وكل الورد؟
اسكب نسغك
وارتشف الرحيق
لأبعد مدى

ما عادت ريحك
تلقح غضبي
صورك والفراشات
اغلفة كارتونية
باهتة

في مقامات العشق
تسمو آيات الروح
بسورة الوجود

اذهب
وغادر

مفتاح رجولتك
عالق بكأس انوثتي
نسيته ذات ليلة ثمالة

ازين ليل الاشتياق
بسدم الحنين
عويل الاضلع
تعزفه الذكريات
سيمفونية انس
رغم انوف الغياب

يا كروان الاحلام
هاتِ اصابعك الناعمة
ورتلي
على كمان صدري

العشق نار ومطر
فاسقيني
حين يحترق جلد الانتظار
ويا نسيم الروح
انقضى العمر
في رحيل وخريف

نهود الغيم ثكلى
اطفال الحب
يناغون بياض ذقنك
فتعال
بنضج قلبك
ومزق ليل الضلال
بسكين الحقيقة

العشق عقيدة
لا صلاة فيها
بدون قلب خاشع
للقصيدة العذراء

هيأت لك سجادة من حرير
ومسبحة
في عنق العاشقين
تقدس اسمينا
على مر السنين

تعال
لأحبك أكثر
My Eternal Dwelling in Your Shadow
Poet: Amal Zakaria – Algeria

Despite the blazing passion,
Your shadow extinguishes it.
You deny the tears of love,
And did you find refreshment in the shiver of my shoulders?
On the throne of my feelings,
You held a carnival for the dolls.

My armies have been tamed
On the sacred land,
And their hooves have rested.

You have your seasons of separation,
And I have my barren fields
In the forests of my visions,
A downpour
Not severed by the swords of silence.

I believe in the generation of grandmothers,
Bare of the veil of hiding.
A stone from the beloved, an apple,
And your camel,
Trembles the body,
Like dew
Slipping on marble.

What now,
O Lord of the Soul?
In the notebooks of values and humanity,
If you have made love with the flower
And every rose,
Pour your sap,
And sip the nectar
To the farthest extent.

Your wind no longer
Pollinates my ange

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Recensione di Rajashree Mohapatra – India alla poesia: ” Non dirò addio” di Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia di Rajashree Mohapatra – India


La poesia “Non dirò addio” è una potente esplorazione dell’amore, della perdita e della memoria. Il rifiuto di accettare la morte dell’amante è toccante, evidenziando la complessità del dolore. Il verso “Ho detto: ‘Ma non mi ha ancora detto addio'” mostra la resistenza emotiva a lasciar andare.

Il contrasto tra la routine quotidiana, ovvero preparare il caffè per due, stendere un secondo asciugamano, e la realtà della morte dell’amante è impressionante. Sottolinea la difficoltà del narrante nel conciliare il suo amore con la perdita.

L’immagine del cielo che conserva i colori dell’alba dopo il tramonto è bellissima. Simboleggia come il ricordo dell’amante persisterà, anche dopo la sua scomparsa.

Il verso “Non dirò addio perché la morte non separa coloro le cui anime si sono abbracciate” è particolarmente degno di nota. Suggerisce che la donna crede che il loro amore trascenda la mortalità e che le loro anime siano diventate una cosa sola.  Le immagini, le metafore e il simbolismo utilizzati in questa poesia aggiungono profondità e complessità all’emozione del poeta. L’ “ultima porta” nell’ultimo verso è un potente simbolo della scomparsa dell’amante, e il ricordo del suo sorriso è una testimonianza del potere duraturo dell’amore.

Nel complesso, la poesia del Prof. Kareem Abdullah è una toccante esplorazione dell’esperienza umana, che approfondisce i temi dell’amore, della perdita, della memoria e del potere trascendente della connessione.

Poesia;
“Non dirò addio”
(Sull’attesa di un amante nonostante la certezza della sua morte)

Hanno detto: “È morto”. Ho detto: “Ma non mi ha ancora detto addio”. Non vivo per i funerali e non conservo rose secche. Sono una donna che prepara ancora tazze di caffè per due e mette un secondo asciugamano in bagno. So che non tornerà… ma mantengo il suo posto nella storia, proprio come il cielo conserva i colori dell’alba anche dopo il tramonto.  Non ti dirò addio, perché la morte non separa coloro le cui anime si sono abbracciate. Resterò, e tu resterai, finché la mia memoria si rifiuterà di dimenticare come hai sorriso… prima di uscire dall’ultima porta.

Poesia 5: “Non dirò addio”
(Sull’attesa dell’amato nonostante la certezza della sua morte)

Dissero: “È morto”. “Ma non mi ha ancora detto addio”, dissi.
Non vivo per i funerali, non conservo rose essiccate. Sono una donna che prepara ancora tazze di caffè per due e mette un secondo asciugamano in bagno.
So che non tornerà… ma io conservo il suo posto nella storia, proprio come il cielo conserva le tonalità dell’alba anche dopo il tramonto del sole.
Non dirò addio, perché la morte non separa coloro le cui anime si sono abbracciate.
Io resterò, e resterai anche tu, finché la mia memoria si rifiuterà di dimenticare come hai sorriso… prima di uscire dall’ultima porta.
Kareem Abdullah -Iraq
Lettura poetica e traduzione in italiano di Elisa Mascia -Italia

Rajashree Mohapatra
India

The poem, “I won’t say goodbye”  is a powerful exploration of love, loss, and memory . Refusal to accept the lover’s death is poignant, highlighting the complexity of grief. The line “I said, ‘But he hasn’t said goodbye yet'” shows the emotional resistance to letting go.

The contrast between the daily routine i.e preparing coffee for two, putting out a second towel and the reality of the lover’s death is striking. It underscores the speaker’s struggle to reconcile her love with the loss.

The image of the sky retaining the colours of sunrise after sunset is beautiful. It symbolizes how the memory of the lover will linger, even after he’s gone.

The line “I won’t say goodbye because death doesn’t separate those whose souls have embraced” is particularly noteworthy. It suggests that the the lady  believes their love transcends mortality, and that their souls have become one. The imagery, metaphor, and symbolism used in this poem add depth and complexity to the emotion of the poet . The “last door” in the final line is a potent symbol of the lover’s passing, and her memory of his smile is a testament to the enduring power of love.

Overall, the poem of Prof. Kareem Abdullah is a moving exploration of the human experience, delving into themes of love, loss, memory, and the transcendent power of connection.

Poem;
“I won’t say goodbye”
(On waiting for a lover despite the certainty of his death)

They said, “He’s dead.” I said, “But he hasn’t said goodbye yet.” I don’t live for funerals, and I don’t keep dried roses. I’m a woman who still prepares cups of coffee for two and puts a second towel in the bathroom. I know he won’t return… but I keep his place in the story, just as the sky retains the colors of sunrise even after sunset. I won’t say goodbye, because death doesn’t separate those whose souls have embraced. I will stay, and you will stay, as long as my memory refuses to forget how you smiled… before you walked out the last door.

Rajashree Mohapatra
India

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Recensione di Rajashree Mohapatra – India alla poesia: ” Non dirテイ addio” del prof Kareem Abdullah -Iraq, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi critica letteraria alla poesia: ” Testimone di un incontro” di Rajashree Mohapatra – India

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq e di Rajashree Mohapatra -India


Lettura e analisi critica del prof Kareem Abdullah -Iraq alla poesia: ” Testimone di un incontro” di Rajashree Mohapatra – India

In questa poesia toccante ed evocativa, Rajashree Mohapatra cattura splendidamente la profondità dell’amore, l’intimità e il profondo legame tra due anime. La poesia esplora l’amore non solo come emozione, ma come esperienza di unità, comprensione reciproca e vulnerabilità condivisa.

I versi iniziali, “Mi riempi il mio amore con il fuoco delle tue labbra”, stabiliscono immediatamente il tono di un’intensità passionale. La voce narrante è consumata dalle parole del suo amante, suggerendo che l’amore non riguarda solo l’affetto fisico, ma anche il potere della comunicazione e dell’espressione. Il fuoco simboleggia sia il calore che il potenziale pericolo che l’amore porta con sé: è una forza divorante, esaltante e pericolosa nella sua capacità di bruciare o trasformare.

Il verso “Come io solo posso misurare il calore del fuoco costante / Della fiducia in te stesso che il braciere del tuo cuore porta con sé”, suggerisce un legame speciale in cui la voce narrante comprende e apprezza la forza interiore dell’amante.  Il braciere, che tradizionalmente contiene il fuoco, è una metafora appropriata per il cuore dell’amante: uno spazio intimo e personale che solo chi parla può comprendere appieno. Ciò riflette l’idea di profonda connessione in una relazione, in cui un partner è in sintonia con la forza, le vulnerabilità e le emozioni dell’altro.

Nella strofa successiva, “Mi sollevi teneramente, / Come solo io posso leggere il tuo dolore dopo che hai bevuto il veleno dato, senza esitazione”, chi parla sottolinea la cura reciproca e la profondità emotiva della relazione. La metafora del bere veleno senza opporre resistenza suggerisce che l’amore spesso implica l’accettazione di difficoltà o sofferenze per il bene dell’altro, eppure la volontà di sopportare queste prove dimostra forza e impegno.

“Tu soffi la vita nelle mie vene / Come solo io posso trovare la fonte dell’ambrosia / Nel profondo dei tuoi occhi umidi”. Qui, gli occhi dell’amante sono la fonte della vita – l’ambrosia – che è una bevanda divina che dona l’immortalità.  Questo allude all’idea che l’amore, quando è puro e profondo, possa offrire una sorta di nutrimento spirituale che trascende il mondo fisico. L’umidità degli occhi potrebbe anche alludere alle lacrime che possono accompagnare un amore così profondo: lacrime di gioia, di dolore e di tutto ciò che sta nel mezzo.

Chi parla afferma quindi: “O Amore mio, / io sono il tuo flauto”, indicando che sono uno strumento di espressione, proprio come un flauto produce una melodia quando viene suonato. La metafora suggerisce che chi parla sia pienamente in sintonia con le emozioni dell’amante, trasportando il suo amore come un canto. Chi parla è sia un partecipante attivo che un testimone dell’intima danza del loro amore.

Nell’immagine finale, “L’oca selvatica che passeggia nelle limpide acque del tuo cuore”, l’oca selvatica rappresenta la libertà, il movimento e la fluidità dell’amore, mentre le limpide acque del cuore simboleggiano chiarezza, trasparenza e purezza. Il movimento dell’oca selvatica in queste acque limpide è una metafora del modo in cui l’amore scorre libero e naturale, libero da ostacoli.

Il verso “Mi alzo a ritmo con il tuo sguardo amoroso” rafforza la profonda simbiosi tra i due amanti, dove ogni sguardo, ogni gesto, è in sintonia l’uno con l’altro. Chi parla non è un mero osservatore passivo, ma un partecipante attivo al ritmo emotivo e spirituale del mondo dell’amante.

Infine, “Sono testimone del tuo incontro infinito!” — la parola “incontro” qui suggerisce un incontro segreto o sacro, e in questo contesto, evoca il legame ininterrotto ed eterno tra i due amanti. Chi parla si vede non solo come un partecipante, ma come un testimone dell’infinito ciclo dell’amore, un osservatore onnipresente di un legame che trascende il tempo e le circostanze.

In sostanza, la poesia di Rajashree Mohapatra cattura splendidamente il legame profondo, quasi spirituale, tra due amanti, caratterizzato da comprensione, sacrificio, forza condivisa e dalla capacità di vedere l’anima dell’altro.  La poesia va oltre la fisicità dell’amore, raggiungendo i suoi strati emotivi e spirituali più profondi, creando un ritratto potente e senza tempo dell’amore come viaggio e destinazione.

Testimone di un incontro

Mi riempi il mio amore con il fuoco delle tue labbra,
poiché solo io posso misurare il calore del fuoco costante
della fiducia in me stessa che il braciere del tuo cuore porta con sé.

Mi sollevi teneramente,
poiché solo io posso leggere il tuo dolore dopo che hai bevuto il veleno dato, senza esitazione.

Respiri la vita nelle mie vene
poiché solo io posso trovare la fonte dell’ambrosia
nella profondità dei tuoi occhi umidi

O mio Amore,
sono il tuo flauto,
l’oca selvatica che passeggia nelle limpide acque del tuo cuore,
mi sollevo a ritmo con il tuo sguardo amoroso,
sono il testimone del tuo incontro infinito!

Rajashree Mohapatra

Lettura in italiano di Elisa Mascia

In this poignant and evocative poem, Rajashree Mohapatra beautifully captures the depth of love, intimacy, and the profound connection between two souls. The poem explores love not just as an emotion but as an experience of unity, mutual understanding, and shared vulnerability.

The opening lines, “You fill me my Love with the fire of your lips,” immediately set the tone of passionate intensity. The speaker is consumed by their lover’s words, suggesting that love is not only about physical affection but also the power of communication and expression. The fire is symbolic of both the warmth and the potential danger that love brings — it is a consuming force, both exhilarating and dangerous in its ability to burn or transform.

The line “As I alone can measure the heat of the steady fire / Of self-confidence that your heart’s brazier carries,” suggests a special bond where the speaker understands and appreciates the lover’s inner strength. The brazier, which traditionally holds fire, is an apt metaphor for the lover’s heart — an intimate and personal space that only the speaker can truly comprehend. This reflects the idea of deep connection in a relationship, where one partner is attuned to the other’s strength, vulnerabilities, and emotions.

In the next stanza, “You lift me up tenderly, / As I alone can read your pain After you drink the poison given, without demur,” the speaker emphasizes the mutual care and the emotional depth of the relationship. The metaphor of drinking poison without resistance suggests that love often involves taking in hardship or suffering for the sake of the other, yet the willingness to endure these trials shows strength and commitment.

“You breathe life into my veins / As I alone can locate the fount of ambrosia / In the depth of your moist eyes.” Here, the lover’s eyes are the source of life — the ambrosia — which is a divine drink that brings immortality. This alludes to the idea that love, when it is pure and deep, can offer a kind of spiritual nourishment that transcends the physical world. The moistness of the eyes could also hint at the tears that may accompany such deep love — tears of joy, sorrow, and everything in between.

The speaker then claims, “O my Love, / I am your flute,” indicating that they are an instrument of expression, just as a flute produces a melody when played. The metaphor suggests that the speaker is fully attuned to the lover’s emotions, carrying their love as a song. The speaker is both an active participant and a witness to the intimate dance of their love.

In the final image, “The wild goose sauntering in the limpid waters of your heart,” the wild goose represents freedom, movement, and the fluidity of love, while the limpid waters of the heart symbolize clarity, transparency, and purity. The wild goose’s movement in these clear waters is a metaphor for the way love flows freely and naturally, unburdened by obstacles.

The line “I rise in rhythm with your amorous glance aside,” reinforces the deep symbiosis between the two lovers, where every glance, every gesture, is attuned to each other. The speaker is not merely a passive observer but an active participant in the emotional and spiritual rhythm of the lover’s world.

Finally, “I am the witness to your endless tryst!” — the word “tryst” here suggests a secret or sacred meeting, and in this context, it speaks to the unbroken, eternal connection between the two lovers. The speaker sees themselves as not just a participant but as a witness to the endless cycle of love, an ever-present observer of a bond that transcends time and circumstance.

In essence, Rajashree Mohapatra’s poem beautifully captures the deep, almost spiritual connection between two lovers, one that is characterized by understanding, sacrifice, shared strength, and the ability to see the other’s soul. The poem moves beyond the physicality of love to its deeper emotional and spiritual layers, creating a powerful, timeless portrayal of love as both a journey and a destination.

Witness to a Tryst

You fill me my Love with the fire of your lips,
As I alone can measure the heat of the steady fire
Of self-confidence that your heart’s brazier carries .

You lift me up tenderly,
As I alone can read your pain After you drink the poison given, wihout demur.

You breathe life into my veins
As I alone can locate the fount of ambrosia
In the depth of your moist eyes

O my Love,
I am your flute,
The wild goose sauntering in the limpid waters of your heart,
I rise in rhythm  with your amorous glance aside,
I am the witness to your endless tryst!

Rajashree Mohapatra

Lettura del romanzo “Un Cluster di Schizofrenia” – dello scrittore: Karim Abdullah – Iraq, scritto da: Dr. Baher Batti, Psichiatra – Portland, Oregon, USA, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Fotomontaggio con il dottor Dr. Baher Batti, Psichiatra – Portland, Oregon, USA, la copertina del romanzo “Un Cluster di Schizofrenia” e con lo scrittore: Karim Abdullah – Iraq

Il Cluster è ancora appeso

Lettura del romanzo “Un Cluster di Schizofrenia” – dello scrittore: Karim Abdullah – Iraq
Scritto da: Dr. Baher Batti, Psichiatra – Portland, Oregon, USA.

“L’universo è un enorme orologio; dove inizia finisce, e dove finisce inizia, senza interruzione… Chi ha messo in moto questo orologio?”
Con questa domanda Karim Abdullah apre il suo romanzo “A Cluster of Schizophrenia”, per dare inizio a un’epopea modernista kalkamish. Dico “Gilgamesh” perché è un romanzo che racchiude in sé i conflitti e gli interrogativi di Gilgamesh: da Ishtar, le cui immagini pervadono il romanzo nella sua crisi con la mela, al conflitto con il malvagio Humbaba, poi Enkidu che muore e l’affronto con la realtà della morte, e il ruolo del serpente nella tragedia dell’umanità con l’immortalità.
Sebbene Gilgamesh abbia finalmente trovato  una definizione del significato della vita, Karim Abdullah insiste nel provocare il lettore con un linguaggio dolce, stuzzicandolo e lasciandolo in uno stato di confusione fino all’ultima riga.

I temi del romanzo confermano che si tratta di un vero e proprio “cluster”, intessuto di un linguaggio letterario creativo, sapientemente intrecciato tra le transizioni di vocabolario e immagini narrative, e tra livelli di profondità intellettuale. La creatività letteraria di Karim Abdallah trasmette l’immagine – o meglio, mi riferisco alle immagini a grappolo – attraverso una narrazione espressiva e poetica, muovendo il lettore tra sentimenti di stupore, disgusto, provocazione e un interrogativo che capovolge le costanti nella mente dell'”io” e del “noi”.

Documentare la realtà psicologica, sociale e politica

Il romanzo ha diversi livelli. Inizierò con il livello di documentazione, che si compone di tre assi:

Storia dell’assistenza sanitaria mentale in Iraq

La realtà psicosociale dell’individuo e della società irachena

La realtà politica della fase attuale della storia dell’Iraq

A un livello più profondo, emerge la domanda filosofica esistenziale: Chi sono io? Chi siamo noi? Da dove vengo io? Che cosa è l’umanità? L’eterna domanda: che cos’è la vita? Cos’è la morte?

Crisi ( psicopatica) di malattia mentale
Alle pagine (8-9) leggiamo:
“Tutti concordano sul fatto che questo posto appaia bello dall’esterno… ma se si entra in profondità, si scopre la scomparsa della vita, l’estinzione della felicità, i sogni abortiti e si sperimentano in prima persona gli effetti dell’oppressione, della persecuzione e della tirannia.”
Questa è la realtà delle persone malate mentali, siano esse  “smarrite” o “stabili”. Una realtà rappresentata da “corridoi bloccati con i lucchetti della paura, dietro le cui porte incrinate si moltiplica la tristezza cronica… La loro risata è un lungo, cronico pianto. Il futuro è come il passato sorride beffardo alle colline della delusione…”

Cosa significa essere schizofrenici, sedere spensieratamente senza gioia e sprofondare in questa oscurità?
Pesante è il dolore che ti sta accanto, accompagnandoti verso l’ultima dimora, dove i tuoi piccoli sogni portano remi nudi, la cui memoria non ha data.

Tra le pagine (76-84) troviamo esempi della sofferenza dei pazienti all’interno di un ospedale psichiatrico. I pazienti sono abbandonati in preda di un sistema arretrato; un paziente ne uccide un altro, un paziente lesbico soffre, dialoghi interiori e conflitti con se stessi, e una società che non conosce niente di misericordia se non solo di nome.

Ma nonostante la crudeltà, il dialogo tra speranza e disperazione continua. Uno dei pazienti racconta:
“Viviamo qui… questo è il nostro destino… quelli fuori dalle mura potrebbero pensare che siamo pazzi e inaffidabili, ma ora condividiamo tutti lo stesso posto.”

A pagina (84), uno dei pazienti – intellettuale, ingegnere agricolo qualificato – suggerisce un progetto di sviluppo attraverso il “sistema serra”.
Ma come al solito, lo scrittore ci lascia con un interrogativo: questo progetto verrà realizzato?
Gli iracheni accoglieranno il concetto collettivo di ottenere la giustizia e una vita dignitosa? (p. 104: “Le grandi opere cominciano con…”)

Ishtar e il conflitto esistenziale

Il romanzo documenta i conflitti psicosociali della società e Ishtar diventa la sonda delle sue profondità.
Durante uno dei suoi viaggi, assume il ruolo di un “ministro curdo” e si immerge nella ricerca di piaceri proibiti. A causa del conflitto tra desiderio e peccato, cade prigioniera della follia.

Una società che ancora condanna le donne accusandole di prostituzione e che non è in grado di comprendere l’omosessualità come un disturbo psicologico, ma piuttosto condanna senza comprensione e misericordia chi la commette, uomo o donna che sia.
A pagina 121, Nihad parla tra sé e sé:
“Io sono il maledetto, il malvagio, odiato da tutti… Nessuno mi perdona per la mia malvagità incontrollabile… Sto cercando di vendicarmi… Tutti hanno contribuito alla mia caduta verso il basso.”

Quante persone “razionali” tra noi hanno il coraggio di questa persona “pazza” di rivelare i propri sentimenti più intimi, per non cadere in comportamenti vendicativi?!

Il corpo politico logoro

Il cluster deve contenere frammenti della realtà politica dell’Iraq.
La struttura dell’Iraq, violata dall’occupazione americana, dalla corruzione settaria e dall’estremismo religioso, trasforma alcuni nell’incredulità e a non credere più in Dio, ma in coloro che commerciano nel Suo nome.

A pagina 151, i pazienti cadono vittime degli scontri tra la base americana e le milizie e i corridoi vanno a fuoco.
A pagina 117, Karim Abdullah chiede senza ambiguità:
“Chi è responsabile dell’uccisione di persone competenti? Si tratta di furti? O qualificatori politici? O cospirazioni per liquidare il Paese?”

A pagina 116, i media denunciano:
“La nostra sofferenza è diventata un bersaglio facile per i giornalisti corrispondenti delle TV satellitari, ognuno dei quali la mastica in base alla propria affiliazione politica, per fare il lavaggio del cervello alle mandrie.”

A pagina 125, un dialogo interno monitora le cause dei massacri:
“Mancanza di giustizia… L’uomo è diventato schiavo delle sue convinzioni e dei suoi capricci… Non abbiamo spazio in cui esercitare la nostra libertà… Abbiamo bisogno dell’autorità della legge, non dell’esercito o della superstizione.”

Schizofrenia grave: da ” Sto pensando” a “Sono pazzo”
A pagina 93, il pazzo chiede:
“Chi sono io? Chi siamo noi? Chi sono loro? Resteremo noi… siamo testimoni della fragilità della realtà… Eravamo destinati ad essere noi.”

Il mondo non fa distinzione tra l’ “io” e il “noi”. Piuttosto, classifica tutti secondo la logica del “noi”, del gregge.
Alle pp. 154-155, la contemplazione raggiunge il suo culmine:
“Qual è la verità della nostra esistenza? Che senso ha aderire alla moralità quando le ricompense sono uguali? Deve esistere un altro mondo in cui si realizza la giustizia… Ma chi può garantire la nostra l’esistenza?”
Lo scrittore descrive le contraddizioni umane dicendo:
“Mi rendo conto di quanto sia grande questa sofferenza… Vorrei non potermene mai liberare… Che tipo di amore per il dolore è questo?” (pag. 160-161)

In un impeto di follia, dice:
“Il corpo litiga con la coscienza… Nessuno ha potere sull’altro… Forse ciò che fa il corpo è una certa libertà, e ciò che il pensiero fa la mente è la libertà con la fede più debole.”

Finale infinito
Il romanzo non si conclude, ma rimane sospeso fino all’ultima riga.
A pagina 164, un’ultima domanda esistenziale:
“La nostra esistenza è reale? Siamo qualcosa o niente?”
Poi:
“Dobbiamo essere fedeli alla vita per poter sopportare la morte… Dobbiamo amare la morte per poter vivere la vita!”
Infine:
“La vita resterà sempre il bene supremo… Senza la morte, non sarebbe così meravigliosa e rara…”

E nelle ultime righe:
La sua mano cadde dal petto, libera, penzolante nel vuoto, mentre l’altra  saldamente stringeva ancora il bracciolo della sedia.

Una scena di chiusura che tiene noi lettori in sospeso come un “grappolo”… Siamo ancora in bilico, senza fine.

Dott. Baher Batti

Lettura in italiano di Elisa Mascia


ولا يزال العنقود يتدلى
قراءة في رواية “عنقود من الشيزوفرينيا” – للكاتب: كريم عبد الله – العراق
بقلم: د. باهر بطي، اختصاصي في الأمراض النفسية – بورتلاند، أوريغون، الولايات المتحدة .

“الكون ساعة هائلة؛ من حيث تبدأ تنتهي، ومن حيث تنتهي تبدأ، بلا انقطاع… من حرّك هذه الساعة؟”
بهذا التساؤل يفتتح كريم عبد الله روايته “عنقود من الشيزوفرينيا”، لنبدأ معه ملحمة كلكامشية حداثوية. أقول “كلكامشية” لأنها رواية تضم بين طياتها صراعات وتساؤلات كلكامش: من عشتار، التي تجتاح صورُها الرواية في أزمتها مع التفاحة، إلى الصراع مع الشرير خمبابا، ثم انكيدو الذي مات، ومواجهة حقيقة الموت، ودور الحية في مأساة البشرية مع الخلود.
وإن كان كلكامش قد وجد في النهاية تعريفًا لمعنى الحياة، فإن كريم عبد الله يصرّ على استفزاز القارئ بلغة تسيل عذوبة، بينما يشاكسه ويتركه في حيرة حتى آخر سطر.

محاور الرواية تؤكّد أنها “عنقود” حقيقي، منسوج بلغة أدبية مبدعة، محبوكة بعناية بين انتقالات المفردات والصور السردية، وبين مستويات العمق الفكري. الإبداع الأدبي لدى كريم عبد الله ينقل الصورة — عفوًا، أقصد صورًا عنقودية — بسردٍ تعبيري وشعري، يحرّك القارئ بين مشاعر الدهشة، والاشمئزاز، والاستفزاز، ومسائلةٍ تلغي الثوابت في عقل الـ”أنا” والـ”نحن”.

توثيق الواقع النفسي والاجتماعي والسياسي
الرواية تمتلك عدة مستويات. أبدأ منها بالمستوى التوثيقي، الذي يتمثل في ثلاثة محاور:

تاريخ رعاية الصحة النفسية في العراق

الواقع النفسي-الاجتماعي للفرد والمجتمع العراقي

الواقع السياسي للمرحلة الحاضرة من تاريخ العراق

وعلى مستوى أعمق، يظهر التساؤل الفلسفي الوجودي: من أنا؟ من نحن؟ وأين أنا من نحن؟ وما هي ماهية الإنسانية؟ والسؤال الخالد: ما الحياة؟ وما الموت؟

أزمة المريض النفسي
في الصفحتين (8-9) نقرأ:
“الجميع يتفقون أن هذا المكان يبدو للناظر إليه من الخارج جميلاً… أما لو دخلت إلى أعماقه فستجد اختفاء الحياة، وانطفاء السعادة، والأحلام المُجهَضة، وتتلمس بنفسك آثار القمع والاضطهاد والتسلط.”
هذا هو واقع المريض العقلي، سواء أكان “فاقدًا” أم “مستقرًا”. واقعٌ يتمثل في “الردهات المقفلة بأقفال الخوف، يتكاثر خلف أبوابها المتصدعة حزن مزمن… ضحكاتهم بكاء طويل مزمن، المستقبل كالماضي يبتسم متهكمًا على تلال الخيبات…”

ماذا يعني أن تُصاب بالفصام، وأن تقبع بلا أفراح في عمق هذا الظلام؟
ثقيل هو الأسى الواقف إلى جانبك، يرافقك حتى المثوى الأخير، حيث تحمل أحلامك الصغيرة مجاذيف عارية، ذاكرتها بلا تواريخ.

بين الصفحات (76–84) نجد أمثلة على معاناة المرضى داخل مستشفى للأمراض النفسية. مرضى يُتركون فريسة لنظام متخلف؛ مريض يقتل آخر، مريضة مثلية الجنس تُعاني، حوارات داخلية وصراعات مع الذات، ومجتمع لا يعرف من الرحمة سوى الاسم.

لكن رغم القسوة، يبقى الحوار بين الأمل واليأس مستمرًّا. تقول إحدى المريضات:
“نحن نعيش هنا… هذا قدرنا… قد يظن من هم خارج الجدران أننا مجنونات لا يُطمأن إلينا، لكننا أصبحنا نشترك جميعًا في مكانٍ واحد.”

وفي الصفحة (84)، يقترح أحد المرضى — مثقف، مهندس زراعي — مشروعًا تنمويًا عبر “نظام البيوت المحمية”.
لكن كعادة الكاتب، يتركنا في حيرة: هل سيتحقق هذا المشروع؟
هل سيتبنى العراقي المفهوم الجماعي لتحقيق العدالة والحياة الكريمة؟ (ص 104: “الأعمال الكبيرة تبدأ من…”)

عشتار والصراع الوجودي
الرواية توثق صراعات المجتمع النفس-اجتماعية، وعشتار تصبح مسبار الغور.
في إحدى رحلاتها تتقمص شخصية “وزيرة كردية” وتغوص في بحثٍ عن لذة ممنوعة. تقع أسيرة الجنون نتيجة الصراع بين الرغبة والخطيئة.

مجتمع لا يزال يُدين المرأة باتهامات العهر، ولا يستطيع فهم الشذوذ الجنسي كاضطراب نفسي، بل يُدين صاحبه، ذكرًا أو أنثى، بلا تفهم أو رحمة.
في ص 121، تناجي “نهاد” نفسها:
“أنا الملعونة الشريرة، المكروهة من الجميع… لا أحد يغفر لي شروري الخارجة عن سيطرتي… أحاول الانتقام… الجميع ساهموا في سقوطي نحو الحضيض.”

كم من “عاقل” بيننا يملك شجاعة هذه “المجنونة” في كشف دواخله، لئلا يقع في السلوك الانتقامي؟!

الجسد السياسي المهترئ
لا بد أن يحتوي العنقود حبات من واقع العراق السياسي.
جسد العراق، المنتهَك بين الاحتلال الأمريكي، والفساد الطائفي، والتطرف الديني، يُحيل البعض إلى الكفر، لا بالله، بل بمن تاجروا باسمه.

في ص 151، يقع المرضى ضحية القتال بين القاعدة الأمريكية والميليشيات، فتحترق الردهات.
وفي ص 117، يتساءل كريم عبد الله دون مواربة:
“من المسؤول عن قتل الكفاءات؟ أهي سرقات؟ أم تصفيات سياسية؟ أم مؤامرات لتصفية البلد؟”

في ص 116، يفضح الإعلام:
“آلامنا أصبحت لقمة سائغة لمراسلي الفضائيات، كلٌ يمضغها وفقًا لانتمائه السياسي، ليغسل بها عقول القطعان.”

في ص 125، حوار داخلي يرصد أسباب المذابح:
“فقدان العدالة… الإنسان أصبح عبدًا لمعتقداته ونزواته… لا نمتلك فضاءً نمارس فيه حريتنا… نحتاج سلطة للقانون، لا للعسكر أو الخرافة.”

الشيزوفرينيا الكبرى: من “أنا أفكر” إلى “أنا مجنون”
في ص 93، المجنون يتساءل:
“من أنا؟ من نحن؟ من هم؟ سنبقى نحن… نحن الشاهدون على هشاشة الواقع… لقد قُدِّر علينا أن نكون نحن.”

العالم لا يميّز “الأنا”، بل يصنّف الجميع وفق منطق “نحن” القطيع.
وفي ص 154–155، يبلغ التأمل ذروته:
“ما هي حقيقة وجودنا؟ ما الفائدة من التمسك بالأخلاق وقد تساوى الجزاء؟ لا بد من عالمٍ آخر تتحقق فيه العدالة… لكن من يضمن لنا وجوده؟”
الكاتب يرسم تناقضات الإنسان، فيقول:
“أنا أدرك مقدار هذه المعاناة… أرغب ألا أتخلص منها… أي عشق للآلام هذا؟” (ص 160-161)

في نوبة الجنون، يقول:
“يتخاصم الجسد مع الوعي… لا سلطة لأحد على الآخر… ربما ما يفعله الجسد هو بعض من الحرية، وما يقوم به الفكر حرية بأضعف الإيمان.”

نهاية غير نهائية
الرواية لا تختم، بل تتدلى حتى آخر سطر.
في ص 164، سؤال وجودي أخير:
“هل وجودنا حقيقة؟ هل نحن شيء أم لا شيء؟”
ثم:
“علينا أن نكون أوفياء للحياة حتى نتحمل الموت… علينا أن نعشق الموت حتى نعيش الحياة!”
وأخيرًا:
“ستبقى الحياة هي الخير الأعلى… فلولا الموت، لما كانت بهذه الروعة والندرة…”

وفي آخر السطور:
“سقطت يده من على صدره، حرّة، متدلية في الفضاء، بينما الأخرى لا تزال تمسك بقوة في مسند الكرسي.”

مشهد ختامي يبقينا نحن، القرّاء، معلقين مثل “العنقود”… لا نزال نتدلى، ولا نهاية.

د. باهر بطي

Per l’angolo poetico la poesia di Ahmed Miqdad

Foto cortesia di Ahmed Miqdad


“La candela del mio cuore”

Tesoro mio,
ti ho chiesto la mano, ti ho offerto un mazzo di fiori profumati e ti ho portato un anello di fidanzamento.
Ma la morte ci ha separati, frantumando i nostri cuori in pezzi: un’anima in cielo, un corpo in terra.
Il mio unico conforto è sapere che il martire può intercedere per settanta dei loro cari, e ti ho amato fino a farti diventare uno dei miei.

Tesoro mio,
volevamo iniziare il nostro viaggio d’amore,
ma gli occupanti ci hanno polverizzato il cuore e rubato i nostri sogni appena nati.
L’amore è diventato senza casa,
mentre l’odio si è insinuato in ogni angolo.
Eppure il destino è abbastanza onesto da permettere ai giusti di fuggire da questa oscurità verso un paradiso pacifico e amorevole.

Tesoro mio,
accendi una candela nel tuo cuore per guidarti fuori da questo mondo amaro. Recita gli inni di pace con fede e speranza: che la pace prevalga e il sole torni a splendere.

Tesoro mio,
ti aspetterò lì, alle porte del paradiso: tu, nel tuo lungo abito da sposa bianco,
la tua corona radiosa sul capo,
splendide rose bianche tra le mani, mentre farfalle dorate e verdi volteggiano intorno a noi.

Ahmed Miqdad
Lettura poetica in italiano a cura di Elisa Mascia




“The Candle of My Heart”

By Ahmed Miqdad
My sweetheart, I asked for your hand, offered you a bouquet of exquisite flowers, and brought you an engagement ring. But death tore us apart, shattering our hearts into pieces – a soul in heaven, a body in the earth. My only solace is knowing that the martyr may intercede for seventy of their kin, and I loved you to be one of mine.

My sweetheart, we wanted to start our journey of love, but the occupiers pulverized our hearts and stole our newborn dreams. Love became homeless, while hatred crept into every corner. Yet destiny is fair enough to let the righteous escape this darkness to a peaceful, loving heaven.

My sweetheart, ignite a candle in your heart to guide you out of this bitter world. Recite the hymns of peace with faith and hope – that peace will prevail, and the sun will shine again.

My sweetheart, I’ll be waiting for you there, at the gate of heaven – you, in your long white wedding dress, your radiant crown upon your head, beautiful, white roses in your hands, while golden and green butterflies circle around us.
Ahmed Miqdad


Ahmed Miqdad

“Το Κερί της Καρδιάς μου” Από τον Ahmed Miqdad Αγάπη μου, ζήτησα το χέρι σου, σου πρόσφερα ένα μπουκέτο από υπέροχα λουλούδια και σου έφερα ένα δαχτυλίδι αρραβώνων.
Αλλά ο θάνατος μας διέλυσε, θρυμματίζοντας τις καρδιές μας σε κομμάτια – μια ψυχή στον ουρανό, ένα σώμα στη γη.
Η μόνη μου παρηγοριά είναι να γνωρίζω ότι ο μάρτυρας μπορεί να μεσολαβήσει για εβδομήντα συγγενείς του, και σε αγαπούσα να είσαι ένας από τους δικούς μου.
Αγάπη μου, θέλαμε να ξεκινήσουμε το ταξίδι της αγάπης μας, αλλά οι κατακτητές κονιορτοποίησαν τις καρδιές μας και έκλεψαν τα νεογέννητα όνειρά μας.
Η αγάπη έμεινε άστεγη, ενώ το μίσος σέρνονταν σε κάθε γωνιά.
Κι όμως, η μοίρα είναι αρκετά δίκαιη ώστε να αφήσει τους δίκαιους να ξεφύγουν από αυτό το σκοτάδι σε έναν ειρηνικό, γεμάτο αγάπη παράδεισο.
Αγάπη μου, άναψε ένα κερί στην καρδιά σου για να σε οδηγήσει έξω από αυτόν τον πικρό κόσμο.
Απήγγειλε τους ύμνους της ειρήνης με πίστη και ελπίδα – ότι η ειρήνη θα επικρατήσει και ο ήλιος θα λάμψει ξανά.
Αγαπημένη μου, θα σε περιμένω εκεί, στην πύλη του ουρανού – εσένα, με το μακρύ λευκό νυφικό σου,
το λαμπερό σου στέμμα στο κεφάλι σου, όμορφα,
λευκά τριαντάφυλλα στα χέρια σου,
ενώ χρυσές και πράσινες πεταλούδες κυκλώνουν γύρω μας.

EVA Petropoulou Lianou
Μετάφραση στα ελληνικά

https://alessandria.today/2025/07/13/per-langolo-poetico-della-domenica-leggiamo-la-poesia-del-poeta-ahmed-miqdad-pubblicazione-di-elisa-mascia-italia/

Foto cortesia della traduttrice in greco Eva Lianou Petropoulou
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