Il prof  Kareem Abdullah -Iraq dalla lettura critica della poesia della poetessa Sakar Almudaris : “Dialogo con i morti “, scrive l’analisi letteraria.

Foto cortesia della dott.ssa Sakar Almudaris – Kurdistan iracheno e del prof Kareem Abdullah -Iraq

Lettura critica di: Dialogo con i morti – Dott.ssa Sakar Almudaris
– Kurdistan iracheno.
Scritto da: Karim Abdullah – Iraq.

Dialogo con i morti
Mahmoud Darwish mi ha chiesto mentre è seduto al bar e sorseggia il suo solito caffè.
Cosa ti prende?
Gli ho risposto: Niente!
*Tutto bene!
Qualche livido nelle emozioni.
Un tremore nel profondo della coscienza.
Una spaccatura del cuore.
Da esso traspare l’essenza del dolore e della sofferenza!
Niente!
*Un’anima che non abbandona mai il sanguinamento del desiderio
Nonostante lo sradicamento dei bei ricordi
situato tra le costole della memoria!
Niente!
* Decomposizione della mummia della fatalità
E il silenzio della coscienza fu spazzato via dalle nuvole d’amore.
Ritiro dello zoccolo di rimpianti amorosi rimanenti.
Commozione nel mercato del dono e dei sacrifici!
Niente!
*Il corvo della separazione si posò nel nido dell’usignolo.
Le spine della delusione sono maturate e hanno distrutto i frutti della speranza.
L’ondata della durezza ha rimosso la roccia della cordialità!
Niente!
*Sono stato abbandonato ad ogni svolta del mio cammino
Coperto di spine e lacrime…
Spreco di parole rosa!
*Mi disse sorridendo:
” Non importa, niente di cui preoccuparsi.”
È lo sradicamento di un’anima che vi ha abitato!”

Dott.ssa Sakar Almudaris (28/02/2025)


Lettura critica:
“Non importa, niente di cui preoccuparsi.”
È lo sradicamento di un’anima che vi ha abitato!”
Con questa frase dettagliata, Mahmoud Darwish conclude – come un’ombra spettrale poetica – un dialogo che sanguina dal cuore del poema, non solo come un ramo letterario, ma come un simbolo intenso dell’idea del poeta che non è mai morto, ma piuttosto trasformato in uno specchio che riflette il dolore dei vivi.
Nel testo “Un dialogo con i morti”, la dott.ssa Sakaar, l’insegnante, ai massimi livelli di metafora e condensazione poetica, mentre scavava nel terreno dei cadaveri della memoria che non erano morti, ma respiravano ancora dolore… Si interroga, rimprovera e cerca la salvezza non nella vita, ma nel dialogo con i morti – forse perché i vivi l’hanno delusa, o perché il silenzio nei cimiteri è più vero delle parole sulle lingue.
Il testo assume una forma più simile a un poetico monologo drammatico, ma invoca la tecnica del “dialogo”, poiché inizia con la domanda di Darwish e termina con la sua risposta, passando attraverso il sé che si riversa in sequenze di frasi poetiche che salgono al “Niente!” – La frase chiave che si ripete e funziona come “leva emotiva” ci rimanda ad un vuoto completo, a un silenzio parlante, ad una negazione che condanna la realtà con l’eloquenza dell’ironia.
Questa tecnica conferisce al testo una dimensione interna teatrale, poiché vediamo solo la voce del poeta/narratore mentre dialoga con l’immagine di Darwish come simbolo poetico metafisico, come se lo stesse interrogando come testimone delle sue rovine psicologiche
“Una spaccatura del cuore” – Questo solo verso è sufficiente per indicare il tono del testo: non un tono di fugace tristezza, ma piuttosto una tristezza esistenziale, radicata, che colpisce in profondità la ferita interiore. L’uso di immagini dense, che combinano metafore mediche (“commozione”, “sanguinamento”, “escissione”) e metafore naturali (“corvo della separazione”, “nuvole d’amore”, “roccia della cordialità”), è frequente, creando un clima poetico soffocante e pieno di tensione emotiva.
L’impiego di vocaboli quali “mummia”, “fatalità”, “zoccolo di rimpianto” e “spreco rosa di parole” fa del testo anche la scena di un tramonto dei valori, dove i sentimenti d’amore e di donazione si trasformano in cose decadenti, in uno spreco emotivo, in un tempo inesorabile.

Per la poetessa iniziare il suo testo con un dialogo con Mahmoud Darwish, non è solo una metafora passeggera, ma piuttosto una dichiarazione implicita di uno stato profondo di alienazione. Darwish qui non è solo il “poeta”, ma piuttosto un simbolo della perdita del sogno collettivo, e la scomparsa della voce che ha espresso i margini, l’abbandonato, l’amore che “non abbiamo più.”.
Forse il suo ultimo sorriso -, nonostante l’oscurità del testo -, è una forma di riconciliazione con la perdita, un tipo di saggezza che non arriva fino a quando è troppo tardi: “Nulla suscita timori, è lo sradicamento dello spirito della vostra dimora” -, come se la sofferenza fosse necessaria per liberare il sé dal peso dei suoi pesanti sentimenti.
Il testo oscilla tra prosa poetica e metro nascosto, ma la sua forza non sta nel ritmo, ma nella carica e nell’accumulo di immagini. Il linguaggio qui non è trasparente, ma denso, impilato di dolore e simboli, come se cercasse di dire ciò che non si dice, di mettere la mano sulla ferita senza urlare.
“Un dialogo con i morti” non è solo una poesia, ma piuttosto un’esperienza emotiva esistenziale, camminando sui bordi della follia e della tranquillità, urlando in faccia alla delusione, e cercando di restituire al sé la sua capacità di capire, anche se questa comprensione è nei cimiteri, non tra i vivi.

In questo testo, la Dott.ssa Sakar
Almudaris e la sua personale elegia per l’emozione, per la speranza e forse anche per il significato. Ma lo fa senza alzare la bandiera della resa, bensì con un’intensità poetica che fa del “niente” uno stato esistenziale che trascende il vuoto, diventando specchio del sé addolorato.


قراءة نقدية في : حوارٌ مع  الأموات – د. ساكار المدرس – كردستان العراق .
بقلم : كريم عبدالله – العراق .
النصّ :
حوارٌ مع  الأموات
*سألني محمود درويش وهو جالسٌ في
المقهى يرتشفُ قهوته المعتادةِ
ماذا بكِ؟
فقلتُ لهُ: لاشيء!
*كلُ شيء على ما يرام؛
بضعُ كدماتٍ في العواطف،
ارتجاجٌ في أعماق الوجدان،
انشطارٌ لشغاف الفؤاد،
فتنسكبُ منه عصارة الأوجاعِ والمِحن!
لاشيء!
*روحٌ لا يُبارحها نزيفُ الشوقِ
رغم اجتثاثِ الذكريات البهية
الكائنة بين أضلع الذاكرةِ!
لاشيء!
* تَحلُّلٍ لمومياء الصبرِ 
وصمتُ الضميرِ اجتاحتهُ قبقبةُ الندم؛
سحبٌ لأرصدة الحُبِ المُتبقيةِ،
كسادٌ في سوقِ العطاء والتضحياتِ!
لاشيء!
*غرابُ البين استوطن عُشَ البلابلِ،
وأشواكُ الخيبةِ أينعت، وفتكت بثمارِ الأملِ
وأزاح موجُ الغلظةِ صخرةَ الود!
لاشيء!
*تُرِكتُ بكل منعرجٍ من دربي
المفروش بالشوكِ والأدمعِ…
بقايا نفاياتٍ من الكلمات الوردية!
*فقال لي مبتسماً:
“لا عليكِ، لا شيء يثيرُ المخاوفَ؛
إنهُ استئصالٌ لروحٍ سكنتكِ!
د. ساكار المدرس (28/2/2025)

القراءة النقدية:
“لا عليكِ، لا شيء يثيرُ المخاوفَ؛
إنهُ استئصالٌ لروحٍ سكنتكِ!”
بهذه الجملة المفصلية، يختتم محمود درويش – بوصفه ظلًا شعريًا طيفيًا – حوارًا ينزف من قلب القصيدة، لا بوصفه طرفًا أدبيًا فحسب، بل بوصفه رمزًا مكثفًا لفكرة الشاعر الذي لم يمت أبدًا، بل تحول إلى مرآة تعكس وجع الأحياء.
في نص “حوارٌ مع الأموات”، تذهب د. ساكار المدرس إلى أقصى درجات المجاز والتكثيف الشعري، حيث تنقّب في تربة الذاكرة عن جثثٍ لم تمت، بل ما زالت تتنفس بألم… تسائل، وتعاتب، وتبحث عن خلاصٍ ليس في الحياة، بل في الحوار مع الموتى – ربما لأن الأحياء خذلوها، أو لأن الصمت في المقابر أصدق من الكلمات على الألسن.
النص يتخذ شكلاً أقرب إلى المونولوج الدرامي الشعري، لكنه يتوسل تقنية “الديالوج”، إذ يبدأ بسؤال درويش وينتهي بإجابته، مرورًا بانسكاب الذات في متواليات من الجُمل الشعرية التي تنهض على “لا شيء!” – العبارة المفتاحية التي تتكرر وتشتغل كـ “رافعة شعورية”، تحيلنا إلى فراغٍ ممتلئ، وصمتٍ ناطق، ونفيٍ يدين الواقع ببلاغة المفارقة.
هذه التقنية تمنح النص بعدًا مسرحيًا داخليًا، حيث لا نرى سوى صوت الشاعرة/الراوية وهي تتحاور مع صورة درويش كرمز شعري ميتافيزيقي، وكأنها تستنطقه بوصفه شاهدًا على أطلالها النفسية.
“انشطارٌ لشغاف الفؤاد” – هذا البيت وحده كافٍ للدلالة على نبرة النص: ليست نبرة حزن عابر، بل حزن وجودي، متجذر، يضرب في عمق الجرح الداخلي. يتكرر استخدام الصور الكثيفة، التي تجمع بين الاستعارات الطبية (“ارتجاج”، “نزيف”، “استئصال”) والاستعارات الطبيعية (“غراب البين”، “سحب الحب”، “صخرة الود”)، مما يخلق مناخًا شعريًا خانقًا ومفعمًا بالتوتر الوجداني.
كما أن توظيف مفردات مثل “مومياء”، “فتك”، “قبقبة الندم”، و”نفايات الكلمات الوردية” يجعل من النص مسرحًا لغروب القيم، حيث تتحول مشاعر الحب والعطاء إلى أشياء متحللة، نفايات عاطفية، في زمنٍ لا يرحم.
أن تبدأ الشاعرة نصها بحوار مع محمود درويش، فهو ليس مجرد استعارة عابرة، بل إعلان ضمني عن حالة اغتراب عميقة. درويش هنا ليس فقط “الشاعر”، بل هو رمز لفقدان الحلم الجمعي، واختفاء الصوت الذي كان يعبر عن الهامش، عن المخذولين، عن الحب الذي “لم نعد نملكه”.
ولعل ابتسامته الأخيرة – رغم سوداوية النص – هي شكل من أشكال المصالحة مع الخسارة، نوع من الحكمة التي لا تأتي إلا بعد فوات الأوان: “لا شيء يثير المخاوف، إنه استئصال لروح سكنتكِ” – وكأن المعاناة كانت ضرورية لتخليص الذات من عبء مشاعرها الثقيلة.
النص يتأرجح بين النثر الشعري والتفعيلة المتوارية، لكن قوته لا تكمن في الإيقاع، بل في شحنة الصور وتراكمها. اللغة هنا ليست شفافة، بل كثيفة، مكدّسة بالألم والرمز، كأنها تحاول أن تحكي ما لا يُقال، أن تضع اليد على الجرح دون أن تصرخ.
“حوارٌ مع الأموات” ليست مجرد قصيدة، بل تجربة وجدانية وجودية، تسير على حواف الجنون والسكينة، تصرخ في وجه الخيبة، وتحاول أن تعيد للذات قدرتها على الفهم، حتى وإن كان هذا الفهم في المقابر، لا بين الأحياء.
في هذا النص، تكتب د. ساكار المدرس مرثيتها الشخصية للعاطفة، للأمل، وربما حتى للمعنى. لكنها تفعل ذلك دون أن ترفع راية الاستسلام، بل بكثافة شعرية تجعل من “اللاشيء” حالة وجودية تتجاوز الفراغ، لتصبح مرآة للذات المكلومة.

La poesia ” La sua ultima tazza” della poetessa Reema Hamza

Foto cortesia di Reema Hamza


La sua ultima tazza

Al mattino,
si asciuga la notte dalle labbra con un sorso amaro,
gira la tazza come se sfogliasse i volti dei passanti nella sua memoria,
ne legge il fondo come qualcuno che scruta il suo destino – senza osare chiedere.

A mezzogiorno,
lascia che la tazza si raffreddi come un sogno arrivato troppo tardi,
ne traccia il bordo con le dita della solitudine,
pensando a molte possibilità,
tutte hanno condotto a nulla.

La sera,
si versa il caffè denso, nero come i suoi segreti,
guarda il vapore che sale,
vede un volto emergere dall’assenza,
poi sciogliersi… come tutto il resto un tempo.

Di notte,
lascia la tazza vuota,
come il suo cuore.
Ogni sorso una storia,
ogni vortice nella tazza un destino.
Contempla le crepe e le metafore,
scrivendo la sua vita tra la tazza
e le sue labbra.
Lei, caffè… Una donna
Brucia… E si ricostituisce.
Lei si scioglie… E tu sei nato di nuovo.

Reema Hamza

Finjan: piccola tazza da caffè senza manico, tradizionalmente usata nella cultura araba, spesso associata a rituali di divinazione e narrazione attraverso la lettura dei fondi di caffè.

Lettura e traduzione poetica a cura di Elisa Mascia

Her Last Finjan**
Text by Reema Hamza
Translated by : Riyadh Abdulwahid

In the morning,
she wipes the night off her lips with a bitter sip,
turns the finjan as if flipping through the faces of passersby in her memory,
reads the bottom like someone staring into her fate—without daring to ask.
At noon,
she lets the finjan grow cold like a dream that arrived too late,
traces its rim with the fingers of solitude,
thinking of many possibilities,
all leading to nothing.
In the evening,
she pours the coffee thick, black as her secrets,
gazes at the rising steam,
sees a face emerging from absence,
then melting… like everything else once did.
At night,
she leaves the finjan empty—
like her heart.
Each sip a story,
each swirl in the finjan a destiny.
She contemplates the cracks and the metaphors,
writing her life between the finjan and her lips.
She and the coffee… one woman.
She burns… and reshapes.
She melts… and is born again.

**Finjan: A small handleless coffee cup traditionally used in Arab culture, often linked to rituals of fortune-telling and storytelling through the reading of coffee grounds.


النص العربي
فنجانها الاخير
للشاعرة : ريما حمزة
ترجمة : رياض عبدالواحد
في الصباح،
تمسحُ الليلَ عن شفتيها برشفةٍ مُرّة،
تُقلّبُ الفنجانَ، كأنها تُقلّبُ وجوهَ العابرينَ في ذاكرتها،
تقرأُ القاعَ كمن يحدّقُ في مصيرهِ ولا يجرؤُ على السؤال.

في الظهيرة،
تتركُ الفنجانَ يبردُ كحلمٍ تأخرَ عن الوصول،
تُداعبُ حوافهُ بأصابعِ الوحدة،
تُفكرُ في احتمالاتٍ كثيرةٍ،
كلُّها تُفضي إلى اللاشيء.

في المساء،
تصبُّ القهوةَ كثيفةً، سوداءَ كأسرارها،
تحدّقُ في البخارِ المتصاعد،
تراهُ وجهاً يُطلُّ من الغياب،
ثم يذوبُ… مثلما ذابَ كلُّ شيءٍ آخر.

في الليل،
تتركُ الفنجانَ فارغاً،
كقلبِها.
كلُّ رشفةٍ حكاية
وكلُّ دورةٍ في الفنجانِ مصير
تتأملُ الكسر والاستعارات
وتكتبُ سيرتها بين الفنجانِ وشفتيها
هي والقهوة… امرأة واحدة
تحترقُ.. وتعيد التشكّل
تذوبُ.. وتولدُ من جديد

Il prof Kareem Abdullah -Iraq alle elezioni dell’Unione generale degli scrittori in Iraq riuniti nomi illustri della cultura.

Foto cortesia per gentile concessione del prof Kareem Abdullah da sinistra,Payam Samen, Samarcanda al- Jabiri, Shahla Fayzullah, Salwa Ali

Oggi nelle elezioni dell’Unione generale degli scrittori in Iraq


Ho avuto l’onore di partecipare oggi al Palestine Meridian Hotel, dove ho incontrato un certo numero di amici creativi, compresi scrittori e scrittori, che portavano con sé lo spirito della cultura e della creatività, e tutti si sono sforzati con tutto il loro amore di servire la scena culturale irachena.

Un’atmosfera piena di speranza, discussioni fruttuose e nomi illustri che si sono riuniti per un obiettivo comune: far progredire il movimento culturale nella nostra cara patria.

Auguro a tutti i colleghi coinvolti fortuna e successo, e che questo evento sarà un nuovo passo verso un Iraq più luminoso e creativo.


Prof Kareem Abdullah -Iraq


#culture_bring ‘us together
#iraq_writes_and dreams
#Union_of_Writers__

اليوم في انتخابات الاتحاد العام للأدباء والكتّاب في العراق
كان لي شرف الحضور هذا اليوم في فندق فلسطين ميريديان، حيث التقيت بعدد من الأصدقاء المبدعين من كتّاب وأدباء حملوا معهم روح الثقافة والإبداع، وسعوا جميعًا بكل محبة لخدمة المشهد الثقافي العراقي.

أجواء مليئة بالأمل والنقاشات المثمرة، وأسماء لامعة اجتمعت من أجل هدف مشترك: النهوض بالحركة الثقافية في وطننا العزيز.

أتمنى التوفيق والنجاح لجميع الزملاء المشاركين، وأن يكون هذا الحدث خطوة جديدة نحو عراق أكثر إشراقًا وإبداعًا.

#الثقافة_تجمعنا
#العراق_يكتب_ويحلم
#اتحاد_الادباء_والكتاب

Primo da destra a sinistra: Karim Abdullah, Ali Aziz, Raja Al-Rubaie Pyam Samen
Foto cortesia per gentile concessione del prof Kareem Abdullah -Iraq

Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi critica della poesia “Amore” della poetessa Amal Zakaria – Algeria

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq e della poetessa Amal Zakaria – Algeria

Amore… tra silenzio e linguaggio: riflessioni sull’impossibile da definire
Una lettura critica della filosofia del testo: Amore – della poetessa Amal Zakaria – Algeria.
Scritto da: Kareem Abdullah – Iraq.

Amore
Amal Zakaria

A coloro che filosofeggiano sulla sacralità dell’amore e la mettono sulla piattaforma del dialogo!
O tu che fai del tuo segreto un componente chimico per esperimenti sui campi di battaglia, mine sotto i passi dei ciechi!
L’amore è quel muto che parla il linguaggio del silenzio
Quel dolce, puro, desiderato tormento
Tale eccezione è esclusa
Ha una definizione! Mai….
È ciò che sento e che mi manca nella narrazione. Tocco la poesia con il palmo della mano e questa scorre tra le mie dita come lava.
L’amore cade senza fulmini né tuoni
Con lo stupore delle bocche ci pentiamo di averlo bevuto
Il cielo prega per il verde dei prati
La rosa lascia il suo profumo
E la linfa degli alberi!

Sono i patti stretti della vita

Questo era lo stupore sul volto di Elisabetta (la moglie di Zaccaria) quando apprese la buona notizia di Gesù!”

È quel delizioso dolore
Con una lametta eccelle nell’uccidere e noi bramiamo la sua morte.
Tutto ciò che è stato detto e viene detto in sua presenza…
I giornali vengono piegati e tazze di dolore vengono versate
Con uno sguardo, il filosofo balbetta e nuota nelle sue vene con una teoria da lui stesso inventata in un mare senza rive né regole.
*L’amore è un’anima che abbraccia due anime per sempre*
L’amore capace di sconfiggere e dimenticare era solo un cuore di passaggio verso innumerevoli stazioni.
L’amore è una spada che taglia ogni convinzione e legge.

È il significato e l’essenza in un momento in cui il latte della lealtà si è prosciugato…
L’amore nasce tra le braccia della maternità dopo l’infertilità e l’ attesa…..
Chi non lo respira profondamente, come può approfondirne la filosofia?

Lettura e traduzione poetica a cura di Elisa Mascia

Lettura critica:
Introduzione:
Il testo poetico “Amore” della poetessa algerina Amal Zakaria è uno dei testi che tenta di comprendere l’amore oltre i tradizionali standard filosofici, presentandolo come uno stato emotivo complesso che non può essere ridotto a una definizione fissa. Il testo va oltre un tentativo diretto di descrivere l’amore, descrivendolo come un fenomeno che né la filosofia né la scienza possono prevedere o spiegare completamente. In questo contesto, la poetessa presenta l’amore come un’esperienza emotiva che non può essere compresa in termini rigidi o neutrali. Si tratta piuttosto di un caos di significati contraddittori: è un silenzio assoluto, una bellezza aspra e delle ferite deliziose. Questi concetti sono espressi attraverso uno stile poetico sontuoso che fonde la contemplazione filosofica con un linguaggio profondamente emotivo.

1. L’amore tra silenzio e linguaggio:
:
Nella prima riga del testo, la poetessa rivolge una dura critica ai pensatori e ai filosofi che tentano di inquadrare e definire l’amore in modo preciso, affermando:
A coloro che filosofeggiano sulla sacralità dell’amore e la mettono sulla piattaforma del dialogo!
Questa frase dimostra che la poetessa vede l’amore come uno stato che trascende la capacità di analisi e teorizzazione della mente umana, poiché è difficile incarnare l’amore in una cornice puramente filosofica e deve essere allontanato dall’astrazione mentale. La poetessa lancia una sfida concettuale al lettore affermando che l’amore “ha una definizione! Mai”, indicando così l’impossibilità di avere una definizione definitiva o fissa, perché come stato emotivo si espande in diverse dimensioni psicologiche ed esistenziali.
L’amore, “quella cosa muta che parla il linguaggio del silenzio”, come dice la poetessa, è uno stato di contraddizione: alcuni potrebbero pensare che il silenzio sia l’assenza di linguaggio o di significato, ma in realtà il silenzio a volte può essere più eloquente della parola ed esprimere significati più profondi, come se l’amore parlasse un linguaggio che non ha bisogno di parole. Ciò si riferisce all’idea che l’amore non è solo una serie di espressioni o codici traducibili in concetti chiari, bensì uno stato emotivo che trascende il linguaggio ordinario.

2. L’amore è come un delizioso dolore:
Una delle immagini d’amore più evidenti nel testo è la commistione di amore tra dolore e piacere. La poetessa usa una potente descrizione dell’amore, “quel delizioso dolore”, indicando che l’amore implica un’esperienza contraddittoria in cui diversi elementi si combinano in uno; A volte l’amore porta con sé un dolore che può essere straziante, ma allo stesso tempo è delizioso, come se il dolore facesse parte della sua magia e della sua attrazione. Ciò si riflette nel verso “Con una lametta eccelle nell’uccidere e noi bramiamo la sua morte”, dove l’amore è descritto come un processo doloroso, ma che desideriamo ardentemente.
Questa contraddizione tra dolore e piacere è coerente con l’immagine dell’amore, come forza vitale che implica sia distruzione che creazione, tracciata dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. L’amore, in questo contesto, è una forza motrice a cui l’umanità non può sottrarsi, ma anzi rende il dolore parte del piacere dell’esistenza stessa.

3. L’amore come forza potente al di fuori dei sistemi e delle credenze:
In un altro passaggio, la poetessa passa a descrivere l’amore come una forza che non è soggetta ad alcuna legge o credo, dicendo: “L’amore è una spada che taglia ogni convinzione e legge.”
Qui l’amore è rappresentato come uno strumento rivoluzionario contro i sistemi sociali e politici, una forza che non può essere individuata o controllata da alcuna entità esterna. Ciò si riferisce all’idea che l’amore non è soggetto ai sistemi intellettuali convenzionali, ma trascende tutti i confini stabiliti. L’amore non è solo una reazione personale verso un altro essere umano, ma piuttosto un atto liberatorio e potente che tende a rifiutare restrizioni e tradizioni.
Da una prospettiva filosofica più ampia, questo brano mostra come l’amore possa essere liberato dall’insieme dei valori prevalenti o sociali e ridefinire i suoi standard in un modo che sia coerente con la “pura essenza” a cui l’uomo aspira nella sua natura emotiva.

4. L’amore come condizione puramente umana:
La poetessa proietta l’amore sulla sua esperienza personale quando scrive dello “stupore sul volto di Elisabetta (la moglie di Zaccaria) quando apprese la buona notizia di Gesù!” Questo brano dimostra che l’amore non richiede idee filosofiche complesse, ma è piuttosto un sentimento radicato nel cuore dell’esperienza umana stessa, anche se tale esperienza è scioccante o sorprendente. L’amore in questo contesto è un momento improvviso e inaspettato, come se fosse l’emergere della vita.
L’amore incarna anche la nascita di un momento di trionfo, come se fosse il “latte della lealtà”, che riflette la sua storia nel grembo della maternità dopo l’infertilità e l’attesa. Questa immagine impiega una connotazione più ampia dell’amore come uno stato che inizia con l’impotenza e si realizza poi in un momento di appagamento con un’altra persona o con se stessi, simboleggiando l’idea di speranza e rinascita.

5. Conclusione:
Nel suo testo “Amore”, Amal Zakaria presenta una visione rinnovata e complessa del concetto di amore, che va oltre le nozioni preconcette e le affermazioni filosofiche. Riformula questo concetto attraverso immagini di contraddizioni e tumulto interiore, come il silenzio eloquente, il dolore delizioso, la spada distruttiva e la rinnovata condizione umana. Il testo non offre una definizione rigida dell’amore, ma lo presenta piuttosto come uno stato misterioso e mutevole che una persona può sperimentare solo attraverso un sentimento profondo e l’immersione nell’esperienza.
In questo modo, il testo è considerato un invito a ripensare l’amore come un fenomeno esistenziale che non può essere ridotto a concetti, ma è più di una semplice idea o descrizione. È un’esperienza rinnovata che merita di essere vissuta profondamente e onestamente, lontana da vincoli teorici che potrebbero sminuirne la bellezza e la complessità.
La sua bellezza e complessità.

الحب.. بين الصمت واللغة: تأملات في مستحيل التعريف
قراءة نقدية في فلسفة نصّ : الحب – للشاعرة – آمال زكريا – الجزائر .
بقلم : كريم عبدالله – العراق .
الحب
آمال زكريا
إلى من يتفلسف في قدسية الحب و يضعه على منصة الحوار!
يا من يتخذ من سره مكونا كيميائيا لتجارب على أراضي  الحروب، ألغاما  تحت خطى المكفوفين!
الحب ذاك الأخرس الناطق بلغة الصمت
ذاك العذب الزلال ،العذاب المبتغى
ذاك الاستثناء المستثنى
له تعريف! ابدا….
هو ما أشعر به و افتقر سرده ، براحتي أمسٍد القصيد  فينساب بين أصابعي حمما
الحب يهطل دون بروق و رعود
بدهشة الافواه ندمن ريّه
تصلي السماء على خضرة المر وج
هل الورد يغادر  العبق!
والنسغ الشجر!

هو التقاسيم المشدودة  العهود  على طول الحياة

هو ذاك الذهول  على وجه ألياصابات (زوجة زكريا) حين بشرّت بيحي!
هو ذاك الوجع اللذيذ
بشفرة الحلاقة يتفنن القتل و نشتهي موته
كل ما قيل ويقال بحضوره…
تٌطوى الصحف و تٌسكب اكواب الألم
بنظرة يتلعثم الفيلسوف و يسبح في شرايينه  بنظرية ابتكرها  من بحر لا ضفاف له ولا قواعد
*الحب روح بعناق روحين  للأبد *
الحب الذي هو قابل للهزيمة  و النسيان  لم يكن إلا عابر قلب لمحطة بلا تعداد ..
الحب سيف بتار لكل عقيدة و قانون
إنه المعنى و الجوهر في زمن نضب فيه حليب الوفاء….
الحب وليد بحضن الأمومة بعد عقم و
انتظار…..
من لم يتنفسه بعمق كيف له أن يخوض فلسفته!
القراءة النقدية :
مقدمة:
يعدّ النص الشعري “الحب” للشاعرة الجزائرية آمال زكريا أحد النصوص التي تحاول فهم الحب بعيدًا عن المعايير الفلسفية التقليدية، وتقدمه بوصفه حالة شعورية معقدة لا يمكن اختزالها في تعريف ثابت. يتجاوز النص المحاولة المباشرة في وصف الحب، ويصوّره كظاهرة لا يمكن للفلسفة أو العلم التنبؤ بها أو تفسيرها تمامًا. في هذا السياق، تقدم الشاعرة الحب باعتباره تجربة شعورية غير قابلة للإدراك في إطار مصطلحات جامدة أو محايدة، بل هو فوضى من المعاني المتناقضة، هو صمتٌ صارخٌ، وجمالٌ قاسٍ، وجروحٌ لذيذة. تتجلى هذه المفاهيم عبر أسلوب شعري خصب يمتزج فيه التأمل الفلسفي مع اللغة العاطفية الغنية.
1. الحب بين الصمت واللغة:
في السطر الأول من النص، توجه الشاعرة نقدًا حادًا للمفكرين والفلاسفة الذين يحاولون تأطير الحب وتعريفه بشكل دقيق، حيث تقول:
“إلى من يتفلسف في قدسية الحب ويضعه على منصة الحوار!”
تُظهر هذه العبارة أن الشاعرة ترى في الحب حالة تخرج عن قدرة العقل البشري على التحليل والتنظير، إذ يصعب تجسيد الحب في إطار فلسفي بحت، ويجب تحريكه بعيدًا عن التجريد العقلي. تضع الشاعرة أمام القارئ تحديًا مفهوميًا عبر التأكيد على أن الحب “له تعريف! أبداً”، حيث تشير بذلك إلى استحالة أن يكون له تعريف قاطع أو ثابت، لأنه كحالة شعورية يتسع في مختلف الأبعاد النفسية والوجودية.
الحب “ذلك الأخرس الناطق بلغة الصمت”، كما تقول الشاعرة، هو حالة من التضاد: قد يظن البعض أن الصمت هو غياب للغة أو معنى، لكن في الحقيقة، الصمت قد يكون أحيانًا أبلغ من الكلام، ويعبر عن دلالات أكثر عمقًا، كما لو أن الحب يتحدث بلغة لا تحتاج إلى كلمات. وهذا يشير إلى فكرة أن الحب ليس مجرد سلسلة من التعابير أو الأكواد يمكن ترجمتها إلى مفاهيم واضحة، بل هو حالة شعورية تتجاوز اللغة المعتادة.
2. الحب كوجع لذيذ:
واحدة من أبرز صور الحب في النص هي مزيج الحب بين الألم واللذة. الشاعرة تستخدم وصفًا قويًا للحب “ذاك الوجع اللذيذ”، مشيرة إلى أن الحب يتضمن تجربة تناقضية تُجمع فيها العناصر المختلفة في قالب واحد؛ فالحب يحمل في طياته أحيانًا ألمًا قد يكون مُمضًا، لكنه في الوقت ذاته لذيذ، وكأن الألم جزء من سحره وجاذبيته. وهذا ما يعكسه في السطر “بشفرة الحلاقة يتفنن القتل و نشتهي موته”، حيث يُصور الحب كأنه عملية مؤلمة، لكننا نتوق إليها بشغف.
هذا التناقض بين الوجع واللذة يتماهى مع الصورة التي رسمها الفيلسوف الألماني فريدريك نيتشه حول الحب كقوة حيوية تنطوي على قدر من التدمير والخلق معًا. فالحب في هذا السياق هو قوة دافعة لا تستطيع الإنسانية الفكاك منها، بل تجعل من الألم جزءًا من متعة الوجود ذاته.
3. الحب كقوة هائلة خارج الأنظمة والعقائد:
تنتقل الشاعرة في مقطع آخر إلى تصوير الحب كقوة غير قابلة للانصياع لأي قانون أو عقيدة، حيث تقول:
“الحب سيف بتار لكل عقيدة وقانون”.
هنا، يُرسم الحب كأداة ثورية ضد الأنظمة الاجتماعية والسياسية، باعتباره قوة غير قابلة للتمييز أو التحكم فيها من قبل أي جهة خارجية. وهذا يشير إلى فكرة أن الحب لا يخضع للمنظومات الفكرية المتعارف عليها، بل يتجاوز كل الحدود المقررة له. فالحب ليس مجرد ردة فعل شخصية على الآخر، بل هو فعل متحرر وقوي، يميل إلى رفض القيود والتقاليد.
وبنظرة فلسفية أوسع، يُظهر هذا المقطع كيف يمكن أن يتحرر الحب من جملة القيم السائدة أو المجتمعية، ويُعيد تحديد معاييره بشكل يتوافق مع “الجوهرة النقية” التي يطمح إليها الإنسان في فطرته العاطفية.
4. الحب كحالة إنسانية بحتة:
الشاعرة تُسقط الحب على تجربتها الشخصية حين تكتب عن “ذلك الذهول على وجه أليصابات (زوجة زكريا) حين بشرّت بيحي!”، ويُظهر هذا الفقرة أن الحب لا يتطلب أفكارًا فلسفية معقدة، بل هو شعور يتأصل في قلب التجربة الإنسانية ذاتها، حتى وإن كانت هذه التجربة مفجعة أو مفاجئة. الحب في هذه السياق هو لحظة مفاجئة وغير متوقعة، كما لو أنه انبثاق للحياة.
الحب أيضًا يُجسد كوليد للحظة انتصار، كما لو كان “حليب الوفاء”، مما يعكس تاريخه في حضن الأمومة بعد العقم والانتظار. وهذه الصورة توظف دلالة أوسع عن الحب كحالة تبدأ من العجز، ثم تتحقق في لحظة تحقُّق مع الشخص الآخر أو مع الذات، مما يرمز إلى فكرة الأمل والانبعاث.

5. الختام:
في نص “الحب”، تقدم آمال زكريا رؤية مُتجددة ومعقدة لمفهوم الحب، تتجاوز الأفكار الجاهزة والمقولات الفلسفية. تُعيد صياغة هذا المفهوم في صور من المتناقضات والاضطراب الداخلي، كالصمت الناطق، الوجع اللذيذ، السيف التدميري، والحالة الإنسانية المتجددة. النص لا يُقدّم تعريفًا جامدًا للحب، بل يُقدّمه كحالة غامضة متغيرة، يمكن للإنسان أن يعيشها فقط من خلال الشعور العميق والانغماس في التجربة.
وبهذا الشكل، يُعتبر النص دعوة لإعادة التفكير في الحب كظاهرة وجودية لا تُختزل في مفاهيم، بل هي أكثر من مجرد فكرة أو وصف؛ إنها تجربة متجددة تستحق أن تُعيَش بعمق وصدق، بعيدًا عن ا
لقيود النظرية التي قد تقلل من جمالها وتعقيدها.

جمالها وتعقيدها.

Per i dieci anni della Lega degli Scrittori e Artisti Albanesi in Italia e le istituzioni artistiche di Elbasan, Valbona Jakova invia l’articolo del Profesor Ndue Shabaku che lei ha curato la traduzione in italiano

Foto cortesia di condivisa da Valbona Jakova che ringrazio

Dieci anni di Lega degli Scrittori e Artisti Albanesi in Italia e le istituzioni artistiche di Elbasan


Con la delicatezza di chi si prende cura di un neonato, il musicista ha sistemato nella sua custodia, il violino, strumento inseparabile di un lungo viaggio. Il modo in cui lo ha guardato e la procedura come lo ha sistemato nella perfetta posizione che gli ha dato sicurezza, mostra con quale sentimento l’artista sia giunto dal cuore dell’Albania, Elbasan, alla città di Brescia, nel nord Italia. A Nocciano, in Abruzzo, sono state gettate le basi del ponte di cooperazione tra la Lega degli Scrittori e Artisti Albanesi in Italia e le istituzioni artistiche di Elbasan. In un certo senso, la casualità di un momento propizio ci ha offerto la straordinaria possibilità di collaborare con noi in relazione alla celebrazione del decimo anniversario della fondazione della Lega. Una squadra apparentemente tranquilla, ma con un fuoco esplosivo dentro.
Il team era guidato dal Direttore dello Sviluppo Culturale e degli Affari Sociali del Distretto di Elbasan, Bledi Gremi, Direttore dell’Arte e della Cultura del Comune di Elbasan Kliton Kapaj, dai rappresentanti dell’associazione “Memoria per la continuità”, Petrit Hodo e Xhimi Vila, Direttore del Turismo e del Patrimonio, Artur Guni.
L’orchestra, composta da Enriketa Peni al violino, Adem Balliçi al violino, Desart Shmili al violoncello, Mirjan Sulovari alla fisarmonica e percussioni, Arbër Çerri alla chitarra, Ilirian Zdrava alla chitarra e Tzeni Soulkovski, è salita sul palco.
Il “superbo” capitano dell’orchestra, il virtuoso violinista Zeqir Sulkuqi, ha diretto e presentato il repertorio preparato per celebrare il decimo anniversario della fondazione della nostra Lega. Il ritmo vivace e intenso dei brani orchestrali, con toni tanto allegri quanto esplosivi, ha conquistato il pubblico. Vivaldina, la Ciarda(Csárdás), Zingarella, ma anche tutte le danze e i brani eseguiti da autori stranieri e nostrani, hanno avuto un forte impatto sul pubblico. Spesso il destino ti ricompensa così tanto che ti chiedi se meriti davvero il miracolo. Il miracolo di avere sul palco, davanti ai tuoi occhi e in linea con i tuoi desideri irrefrenabili, cantanti del calibro di Kastriot Tusha e Ulpljana Aliaj.
Il tenore dalla voce di rara bellezza, con una formazione professionale altamente qualificata, con l’autorevolezza e la statura di un artista dalla popolarità incalcolabile, Kastriot Tusha, ci ha portato canzoni in italiano e albanese. Tutti noi le conoscevamo quasi a memoria e abbiamo cercato di unire le nostre voci alla sua. Sempre accompagnati da un’orchestra di grande fascino, solennità e bellezza, con un gusto artistico raro, sono state portate sul nostro palco dalla presenza del soprano Ulpljana Aliaj.
A momenti alterni, ha interpretato con la sua splendida voce e il suo talento cristallino due frammenti di Baccio e Romeo e Giulietta. Splendidi i duetti del tenore Kastriot Tusha e del soprano Ulpjana Aliaj, un duo da sogno. “Si dukat i vogël je” e “Lule Borë”, canzoni antologiche nello sfondo del cuore d’oro della canzone albanese, interpretate da questo duo con grande maestria, suscitano emozioni e sensazioni speciali tra gli amanti della canzone. Bellezza e gusto sono stati conferiti alle loro interpretazioni dalle danze delle “Farfalle” della scuola albanese “Mësonjëtorja” di Brescia.
Attribuiamo un ringraziamento speciale, come Lega, all’instancabile compositore Aleksandër Kolshi, che con la sua professionalità e il suo dinamismo ha reso possibile la realizzazione del concerto e dell’intera attività.
Sono partito dalla fine, poiché l’istituzione delle nostre norme di un amico, è sacra per gli albanesi. Nel nostro caso, gli onori per loro sono sempre pochi, perché abbiamo festeggiato il decimo anniversario con un decimo con molte stelle.
Prima del concerto festivo, si è tenuta una splendida cerimonia con una sfilata di artisti, oratori, saluti, discorsi, presentazioni e onorificenze. Il famoso cantante Kastriot Tusha ha dato il via alla festa con gli inni nazionali del Paese in cui viviamo e della nostra nazione.
I relatori Mimoza Leskaj, Lori Duka e Andrea Znachetta hanno invitato a salutare la Sig.ra Anila Pojani, Console Generale della Repubblica d’Albania a Milano.Saluti sono stati portati anche dal Comune di Elbasan dal Direttore Artistico e Culturale, Kliton Kapaj, che ha molto apprezzato i successi degli artisti in Italia e l’importanza della cooperazione per lo sviluppo e la promozione dell’arte e della cultura. Con grande emozione, il ha portato i suoi ricordi, Presidente fondatore dell’associazione, Tonin Nikolli. Gli inizi del movimento culturale, la fondazione della Lega e i progressi nel corso degli anni hanno lasciato segni indelebili. –  Io sono solo una foglia. Mentre il vero cuore della nostra Lega è stata ed è la segretaria storica Lori Duka, – ha affermato il poeta citato, forse anche come un passaggio di testimone nelle mani dei giovani.
L’Ambasciatore della Nazione e detentore delle più alte cariche attribuite dallo Stato italiano e dal Vaticano, il Commendatore Petrit Kozeli, ha salutato la Lega con rispetto. Altri saluti sono stati forniti direttamente dalla sala e tramite videomessaggio. Una sintesi dei principali eventi che hanno caratterizzato la vita della Lega, delle attività temporanee e permanenti, degli impegni dei membri, degli attivisti, dei consiglieri, dei leader e di tutti gli artisti che hanno collaborato in questo decennio, è stata presentata dal Presidente della Lega degli Scrittori e Artisti Albanesi in Italia, Skender Lazaj.
E chi altro, più della canzone, adorna una celebrazione? Ed è chi onora la celebrazione in qualità di membro onorario della Lega, la soprano Anila Gjermeni! È la realtà più qualificata della nostra Lega. Sa dominare completamente il palco con la sua dolce voce, con la bellezza e la finezza della sua interpretazione. Sa trasmettere la canzone con maestria e penetrare con un tocco magico, il cuore degli ascoltatori.
In italiano, ha interpretato l’elegante artista Neptun Gjata. Con la sua voce incredibilmente bella, trasmette la vivace tonalità della canzone italiana. Mimmo Imbrogno ha preservato le radici della lingua arbëresh per 600 anni. Con la sua mitica chitarra, è salito sul palco e ha cantato due canzoni che il pubblico conosce a memoria.
Il team di presentazione ha donato dinamismo, freschezza e bellezza a questa celebrazione. Il pittore di Tirana Andrea Zanchetta Tufina, oltre al suo ottimo lavoro come organizzatore e al suo impegno nella preparazione degli obiettivi, con la sua simpatia ha dato colore e freschezza alla presentazione, in perfetta sintonia con le maestre di presentazione, Mimoza e Lori. Parole di congratulazioni meritano anche Arjeta Previzi e la professoressa Rajmonda Mara, che hanno collaborato all’organizzazione e al corretto svolgimento dell’attività. Ringraziamo le ragazze albanesi Romina Shoraj e Samira Tafa che hanno immortalato l’intera attività con le foto.
Abbiamo apprezzato la presenza di alcuni ospiti venuti per la prima volta. Abbiamo percepito il calore della partecipazione dell’associazione “Besëlidhja” con la nuova presidente Luljeta Cereku; dell’Associazione Comunità Albanese in Italia, rappresentata dal presidente Ahmet Bendo; dell’associazione “Shqiponja” di Reggio Emilia, con una splendida squadra guidata dal presidente Haki Maze; del Centro Culturale “Margarita Xhepa”, rappresentato dal suo direttore Hasan Bulçari; dell’associazione “Alba” rappresentata dal segretario Dedin Paci; dell’associazione “Rinia” rappresentata dal presidente Erio Korani; dell’associazione “Ura” di Novara, rappresentata dalla scrittrice Mimoza Selmani e dalla professoressa Eglantina Delia Likaj; del Centro Culturale ODA, rappresentato dai direttori Gezim Guga, Edmir Cekrezi, prof. Admir Plaka; dell’associazione “Arbëria”, dell’associazione “Shqiponja” Valle Camonica, rappresentata dal presidente Jasin Dauti; La scuola “Mësonjëtorja” rappresentata dagli insegnanti Santiliano Aliaj, Amantia Qeveri e Silvana Tika.Salutiamo cordialmente anche tutti i partecipanti di questa festa dei nostri artisti che investono tutto per il pubblico.
Traduzione di Valbona Jakova









Dhjetë vjet Lidhje

Me delikatesën sikur po përkujdesej për një të porsalindur, instrumentisti sistemoi në mjetin e rrugëtimit violinën. Mënyra si e shikonte dhe si e vendoste instrumentin në postin që i jepte sigurinë, tregon me çfarë ndjesie artisti ka ardhur nga zemra e Shqipërisë Elbasan në qytetin Brescia të veriut të Italisë. Në Nocciano të rajonit Abruzo u hodh baza e urës së bashkëpunimit të Lidhjes së Shkrimtarëve dhe Artistëve Shqiptarë në Itali me entet artistike të Elbasanit. Rasti e solli që ata të bashkëpunojnë me ne me rastin e festimit të dhjetëvjetorit të krijimit të Lidhjes. Enkas erdhi një skuadër në dukje e qetë, por me zjarrin shpërthyes brenda.
Udhëhiqnin skuadrën Drejtori i Zhvillimit të Kulturës dhe Çështjeve Sociale të Qarkut Elbasan Bledi Gremi, Drejtori i Artit dhe Kulturës së Bashkisë Elbasan,  Kliton Kapaj,  përfaqësuesit e shoqatës “Kujtesë për vazhdimësi”, Petrit Hodo dhe Xhimi Vila, Drejtori i Turizmit dhe Trashëgimisë, Artur Guni.
U shfaqën të rreshtuar në skenë orkestra e përbërë nga Enriketa Peni, violonë, Adem Balliçi, violinë, Desart Shmili, violinçel, Mirjan Sulovari, fizarmonikë e perkusion, Arbër Çerri, kitarë, Ilirian Zdrava, kitarë, dhe Tzeni Soulkovski.
Kapiteni “arrogant”  i orkestrës, violinisti virtuoz Zeqir Sulkuqi dirgjoi dhe prezantoi ato që kishin përgatitur për të zbukuruar ditëfestën e 10-vjetorit të krijimit të Lidhjes sonë. Ritmi i gjallë e intensiv i pjesëve orkestrale, me tone sa gazmore, aq shpërthyese rrëmbyen të pranishmit. Vivaldina, Çardash, Zingarela, por edhe të gjitha vallet e pjesët e interpretuara të autorëve të huaj edhe tanët patën impakt të fortë tek spektatori.
Shpesh herë fati të shpërblen aq shumë, sa vihesh në dyshim a e meriton vërtetë mrekullinë. Mrekullinë që të kesh në skenë para syve e në linjë me dëshirat e papërmbajtura këngëtarë të kalibrit si Kastriot Tusha dhe Ulpjana Aliaj.
Tenori me bukuri zëri të rrallë, me përgatitje profesionale tepër të kualifikuar, me autoritetin e përmasat e artistit me popullaritet të pallogaritshëm, Kastriot Tusha, solli për ne këngë në italisht dhe në shqip. I dinim të gjithë gati përmendësh këngët dhe u munduam të bashkojmë zërat me të tijin.
Gjithnjë nën shoqërimin e orkestrës tepër simpatike, solemnitetin dhe bukurinë me shije të rrallë artistike solli prania në skenën tonë e sopranos Ulpjana Aliaj.
Në momente të alternuara interpretoi me zërin e bukur e talentin kristalin dy fragmente të Baccio dhe Romeo e Xhuljeta. Aq të bukura ishin edhe këngët në duet nga dyshja e ëndrrave tenori Kastriot Tusha dhe sopranoja Ulpjana Aliaj. “Si dukat i vogël je” dhe “Lule Borë”, që janë këngë antologjike në fondin e artë të këngës shqiptare, të interpretuara nga kjo dyshe me vlera të cilësuara, provokojnë përjetime e ndjesi të veçanta tek adhuruesit e këngës. Bukuri e shije u dhanë interpretimeve të tyre vallet e fluturave të shkollës shqipe “Mësonjëtorja” në Brescia. Një vlerësim të veçantë si Lidhje i atribuojmë kompozitorit të palodhur Aleksandër Kolshi, i cili me profesionalizmin e dinamizmin e tij mundësoi realizimin e koncertit dhe gjithë aktivitetit.
E fillova nga fundi, pasi institucioni i mikut për shqiptarin është shenjtë. Në rastin tonë, nderimet për ta janë gjithmonë pak, sepse dhjetëvjetorin e festuam me një dhjetë me shumë yje.
Para koncertit festiv, u zhvillua një ceremoni tepër e bukur me paradë artistësh, me oratori, me përshëndetje, me fjalime me prezantime e nderime. Ndezi situatën festive këngëtari i famshëm Kastriot Tusha me himnet kombëtare të vendit ku jetojmë dhe kombit tonë. Prezantuesit Mimoza Leskaj, Lori Duka, Andrea Znachetta ftuan të përshëndesin zonjën Anila Pojani, Konsulle e Përgjithshme e Republikës së Shqipërisë në Milano. Nga Bashkia e qytetit Elbasan solli përshëndetjet Drejtori i Artit dhe Kulturës, Kliton Kapaj, i cili vlerësoi shumë arritjet artistëve në Itali dhe rëndësia që ka bashkëpunimi për zhvillimin dhe promovimin e artit e kulturës. Me shumë emocion solli kujtimet e tij Presidenti themelues i lidhjes Tonin Nikolli. Fillimet e lëvizjes kulturore, themelimi i Lidhjes dhe ecuria në vite kanë lenë shenja të pashlyera.
– Unë jam një gjethe. Ndërsa zemra e vërtetë e Lidhjes sonë ka qenë dhe është sekretarja historike Lori Duka, – tha poeti i kuotuar, ndoshta, edhe si kalim i stafetës në dorën e rinisë.
Përshëndeti me respekt për lidhjen Ambasadori i Kombit dhe mbartësi i titujve më të lartë që atribuohen nga shteti italian dhe Vatikani, Komendatori Petrit Kozeli.
Pati dhe përshëndetje të tjera direkt nga salla dhe me videomesazh.
Një sintezë të ngjarjeve kryesore që karakterizuan jetën e Lidhjes, të aktiviteteve të përkohshme e të përhershme, të angazhimeve të anëtarëve, aktivistëve, këshilltarëve, drejtuesve e gjithë artistëve që bashkëpunuan gjatë kësaj dekade, referoi Presidenti i Lidhjes së Shkrimtarëve dhe Artistëve Shqiptarë në Itali, Skender Lazaj.
E kush tjetër më shumë se kënga, zbukuron një festë. E kush e nderon festën sa anëtarja e nderit e Lidhjes, sopranoja Anila Gjermeni! Është realiteti më cilësor i Lidhjes sonë. Ajo di të zotërojë plotësisht skenën me zërin e ëmbël, me bukurinë dhe finesën e interpretimit. Ajo di ta përcjellë këngën me mjeshtri dhe të depërtojë tek dëgjuesit.
Në gjuhën italiane interpretoi artisti elegant Neptun Gjata. Me zërin tepër të bukur, përcjell tonalitetin e gjallë të këngës italiane. Veçse ka ruajtur prej 600 vjetësh rrënjët e gjuhës arbreshi Mimmo Imbrogno. Me kitarën e tij mitike doli në skenë dhe këndoi dy këngë që publiku i di përmendësh. Kësaj feste i dhanë dinamizëm, freski e bukuri skuadra e prezantimit. Piktori tiranas Andrea Zanchetta Tufina veç punës së madhe si organizator, angazhimeve për përgatitjen e targetave, me simpatinë e tij i dha ngjyrë e freski prezantimit, duke rreshtuar me mjeshtret e prezantimit, Mimoza e Lori. Fjalë përgëzuese meritojnë edhe Arjeta Previzi e prof.. Rajmonda Mara, që punuan për organizimin dhe mbarëvajtjen e aktivitetit. Falënderojmë vajzat shqiptare Romina Shoraj e Samira Tafa që fiksuan në foto gjithë aktivitetin. U ndiem mirë nga prezenca e disa të ftuarve që erdhën për herë të parë. Kemi ndier ngrohtësinë e pjesëmarrjes së shoqatës “Besëlidhja” me presidenten e re Luljeta Cereku; Associazione Comunità Albanese in Italia; përfaqësuar nga presidenti Ahmet Bendo, shoqata “Shqiponja”, Reggio Emilia, me një skuadër të bukur me President Haki Maze; Qendra Kulturore “Margarita Xhepa”, përfaqësuar nga Drejtori i saj Hasan Bulçari; shoqata “Alba” e përfaqësuar nga sekretari Dedin Paci; Shoqata “Rinia” e përfaqësuar nga presidenti Erio Korani; shoqata “Ura” Novara, përfaqësuar nga shkrimtarja Mimoza Selmani e prof Eglantina Delia Likaj; Centro Culturale ODA, përfaqësuar nga drejtuesit Gezim Guga Edmir Cekrezi, prof. Admir Plaka; shoqata “Arbëria”, shoqata “Shqiponja” Valle Camonica, përfaqësuar nga presidenti Jasin Dauti; shkolla “Mësonjëtorja” përfaqësuar nga mësuesit Santiliano Aliaj, Amantia Qeveri. Silvana Tika.
Gjithashtu përshëndesim me adhurim të gjithë pjesëmarrësit në këtë festë të artistëve tanë që investojnë gjithçka për publikun.

Profesor Ndue Shabaku

Foto cortesia della cerimonia della celebrazione dei 10 anni della Lega degli Scrittori e Artisti Albanesi in Italia e le istituzioni artistiche di Elbasan,

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Una poesia di Gordana Saric.

Foto cortesia di Gordana Saric

TESORO D’AMORE


Cerco un mondo in cui l’amore sia celebrato,
dove una bella parola cresce nei campi della pace,
per rimuovere anche la mia stessa ombra
dal destino di conflitti e disordini insensati.

Nel mio cuore di sonno e luce
c’è un tesoro d’amore per tutte le persone
e non riesco a capire il motivo dell’odio
per le altre religioni e popoli.

Un solo Dio, di qualunque nome qualcuno lo abbia chiamato,
ha creato un cuore per amare ed essere amato
e per connetterti con un altro cuore,
non importa quale divinità prega.

Il mio desiderio per l’unità delle anime
vorrebbe volare dal cuore e dal petto,
vorrebbe con ragione e saggezza d’animo
risvegliare un mondo diviso dall’amore.

I miei desideri con un grido dell’anima pregano per la pace
E per una vita in cui un sorriso gentile unisce le persone,
Abbraccio tutti gli estranei che si amano
desiderosi di calorosi abbracci amichevoli.

GORDANA SARIĆ,
MONTENEGRO.

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Gordana Saric e la sua poesia: “Tesoro d’amore” , pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Cerimonia ufficiale a Roma: assegnato il Primo Sigillo d’Inchiostro alla Classroom giovanile Digitale del laboratorio  “My Web Writing” – TESTO  e FOTO  allegati  sono della giornalista Viviana Simoncelli

Foto cortesia della premiazione  alla Classroom giovanile Digitale del laboratorio  “My Web Writingper gentile concessione della giornalista Viviana Simoncelli che ringrazio





 
Cerimonia ufficiale a Roma: assegnato il Primo Sigillo d’Inchiostro alla Classroom giovanile Digitale del laboratorio  “My Web Writing” 


Nel cuore pulsante della Capitale, là dove la comunicazione contemporanea si affaccia ogni giorno su nuove sfide e linguaggi, un riconoscimento solenne riafferma l’importanza della parola scritta come veicolo di cultura, identità e pensiero critico. Il 21 maggio, in diretta streaming dal Centro Giovanile Padre Valerio Rempicci, la Federazione Italiana Giovani Scrittori (FIGS) ha conferito il Primo Sigillo d’Inchiostro alla Classroom giovanile digitale del laboratorio “My Web Writing”, diretto da Lucia Arena
Un laboratorio come fucina di cultura e cittadinanza
La sezione digitale Classroom del Laboratorio “My Web Writing” non nasce semplicemente come esercizio stilistico o laboratorio tecnico di scrittura, ma come una vera e propria officina del pensiero e della cultura. Qui la scrittura non è fine a sé stessa: è uno strumento di costruzione identitaria, di consapevolezza sociale, di partecipazione democratica. I giovani partecipanti – studenti, adolescenti, aspiranti autori – vengono guidati non solo nella pratica della narrazione creativa e del giornalismo digitale, ma anche nella costruzione di una voce autonoma e autentica, capace di dialogare con il presente.
Il laboratorio si ispira, idealmente, alle esperienze delle botteghe rinascimentali, dove il sapere veniva tramandato attraverso la pratica condivisa, e richiama alla memoria le scuole di scrittura che negli anni Ottanta e Novanta si sono affermate come luoghi di resistenza culturale contro l’appiattimento dei linguaggi mediatici. La differenza è che, oggi, il medium è digitale, ma la posta in gioco è la stessa: educare al senso critico e alla parola responsabile.
Il valore simbolico del Sigillo d’Inchiostro
Istituito nel 2002 dalla FIGS, il Sigillo d’Inchiostro è molto più di un premio: è un segno di riconoscimento culturale, un atto politico nel senso più alto del termine. La motivazione ufficiale sottolinea “la costanza, la dedizione e la partecipazione attiva” con cui il laboratorio ha contribuito alla promozione della scrittura tra le nuove generazioni, distinguendosi anche in contesti internazionali. Il riconoscimento, firmato dal presidente Giacomo Berni, ha assunto nel tempo un valore simbolico profondo: in un’epoca dominata dall’effimero, esso premia chi si ostina a credere nella durata, nella profondità, nell’intelligenza del linguaggio.
«Questo premio è il frutto del lavoro collettivo e della fiducia che abbiamo scelto di riporre nella parola scritta, anche quando sembrava fuori moda», ha dichiarato Lucia Arena durante la cerimonia. «I ragazzi ci insegnano ogni giorno che scrivere è ancora un atto rivoluzionario».
Scrivere per resistere: un investimento sul futuro
In un’epoca in cui il consumo rapido dell’informazione rischia di soffocare la riflessione e la complessità, scrivere assume un valore quasi controculturale. Le giovani penne di “My Web Writing” non si limitano a descrivere la realtà: la interrogano, la scompongono, la reinterpretano. Il progetto si colloca così nel solco delle esperienze pedagogiche ispirate a Don Milani, Paulo Freire e alla pedagogia dell’autonomia, dove il sapere non è trasmesso dall’alto, ma costruito insieme, giorno dopo giorno.
«I giovani scrivono per capire, per cambiare, per lasciare un segno. Non solo apprendono tecniche narrative e giornalistiche, ma soprattutto imparano a pensare, a confrontarsi, a dar voce alle loro comunità», ha aggiunto Arena, evidenziando come la scrittura sia anche un esercizio di cittadinanza attiva.

Accanto al Sigillo, la FIGS ha recentemente istituito l’Impronta d’Inchiostro, in collaborazione con l’Ente Nazionale per la Promozione Culturale (ENAC). Questo nuovo riconoscimento amplia il raggio d’azione del progetto premiando anche micro-iniziative, blog individuali, podcast narrativi, zine e forme ibride di scrittura creativa e sociale. L’obiettivo è chiaro: costruire un sistema nazionale di riconoscimenti che unisca i protagonisti della cultura giovanile in una rete viva, collaborativa, intergenerazionale.Il conferimento del Sigillo d’Inchiostro non è soltanto un gesto celebrativo: è una dichiarazione culturale, una scelta di campo netta e necessaria. Sostenere i giovani che scrivono oggi significa scommettere su una società capace di rinnovarsi, che non si arrende all’omologazione, ma crede nella pluralità delle voci, nell’approfondimento, nell’etica della parola.
In un’Italia attraversata da tensioni sociali, povertà educativa e crisi comunicative, la scrittura torna ad essere – come nei momenti fondanti della nostra storia repubblicana – uno strumento di liberazione e di rinascita. Premiare una Classroom Digitale come quella del  “My Web Writing” significa affermare che la cultura non è un lusso per pochi, ma un diritto per tutti, e che ogni parola ben scritta è un mattone nella costruzione di una cittadinanza più consapevole, inclusiva e solidale.
In questo contesto, l’esperienza didattica svolta in classroom assume un valore strategico e trasformativo. La scrittura digitale – elaborata, condivisa, discussa in ambienti virtuali strutturati – diventa non solo esercizio stilistico, ma pratica viva di cittadinanza attiva. Le aule virtuali si configurano come officine del pensiero, spazi dinamici in cui la parola si intreccia con il codice, la riflessione con la rete, l’individualità con la comunità. Attraverso le piattaforme digitali, i giovani non solo apprendono a scrivere, ma imparano a leggere il mondo con occhi più attenti, a confrontarsi con i pari, a revisionare, ad argomentare, ad accettare il dissenso come occasione di crescita.
Classroom non è dunque una semplice estensione tecnologica della scuola tradizionale: è un luogo di fioritura intellettuale e affettiva, dove la scrittura viene coltivata come atto di cura verso sé stessi e verso gli altri. La guida di docenti consapevoli – come Lucia Arena – diventa qui fondamentale: educatori capaci di trasformare ogni consegna in un invito alla scoperta, ogni feedback in un’occasione di dialogo, ogni bozza in un frammento di futuro.
In un mondo dove si scorre senza leggere, leggere senza capire e capire senza agire, scrivere diventa l’ultimo baluardo di una resistenza luminosa. E i giovani calabresi guidati da Lucia Arena lo hanno capito: scrivere oggi è un atto necessario, quasi sacro. Scrivere, in fondo, è non arrendersi. E farlo insieme, nella nuova agorà del digitale, è il modo più concreto e potente per rendere la parola uno strumento di giustizia, bellezza e verità.

Foto cortesia per gentile concessione della giornalista Viviana Simoncelli che ringrazio

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Lucia Arena invia: Cerimonia ufficiale a Roma: assegnato il Primo Sigillo d’Inchiostro alla Classroom giovanile Digitale del laboratorio  “My Web Writing” , pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Jahongir Nomozov Mirzo intervista l’editore Nasir Aijaz – editore del sito letterario Sindh Courier in Pakistan

Foto cortesia di Nasir Aijaz e Jahongir Nomozov Mirzo

“La grande letteratura non si allontana dalla verità”

Il nostro intervistato è Nasir Aijaz – editore del sito letterario Sindh Courier in Pakistan, un importante poeta e giornalista, vincitore di premi internazionali e autore di più di dieci libri.

-In che modo il giornalismo e la letteratura si completano a vicenda?

-Per me, il giornalismo e la letteratura sono due facce della stessa medaglia, entrambe radicate nel desiderio di comprendere e comunicare le verità umane.
Il giornalismo mi tiene ancorato ai fatti, alla chiarezza e all’urgenza delle questioni del mondo reale. Mi allena ad essere preciso, obiettivo e responsabile nella mia narrazione. La letteratura, nel frattempo, mi permette la libertà di esplorare le profondità delle emozioni umane, della coscienza e dell’immaginazione. Offre uno spazio per la riflessione, la bellezza e le sfumature che spesso non possono essere catturate in un rapporto fattuale.
Nel corso degli anni, ho scoperto che il giornalismo informa l’autenticità delle mie storie, mentre la letteratura mi insegna l’empatia, la creatività e l’importanza del mestiere narrativo. Insieme, questi campi mi aiutano a servire sia la verità che l’analisi di bilanciamento dell’arte con profondità estetica ed emotiva.

-Che cosa significa “verità” per voi, e come dovrebbe essere espresso in letteratura?

—Per me, la verità riguarda fondamentalmente l’autenticità-rappresentare onestamente la vita così com’è, con tutte le sue contraddizioni, incertezze e imperfezioni. Non si tratta solo di accuratezza fattuale, ma di catturare l’essenza dell’esperienza umana. Nella letteratura, la verità può essere espressa nella sincerità della voce, nella profondità dell’intuizione e nella fedeltà alla vita emotiva. La grande letteratura non si allontana dalle realtà scomode; invece, le esplora coraggiosamente attraverso una narrazione che risuona profondamente con i lettori. La vera espressione nella letteratura implica un’attenta osservazione, empatia e storie che raccontano l’integrità che riflettono la natura multiforme della vita, non solo una versione semplificata o idealizzata di essa.
Credo che una narrazione onesta abbia il potere di promuovere la comprensione, stimolare il cambiamento e collegarci attraverso le differenze.

-Quale ruolo giocano la filosofia e la spiritualità nel tuo stile letterario e giornalistico?

—Filosofia e spiritualità sono come la bussola morale e l’anima del mio lavoro. La filosofia mi spinge a mettere in discussione le ipotesi, cercare verità sottostanti e considerare prospettive multiple-sfidando il mio modo di pensare e incoraggiando il pensiero critico. Mi spinge a sondare più profondamente le questioni piuttosto che accontentarsi di soluzioni superficiali. La spiritualità, d’altra parte, alimenta la mia compassione e il senso di interconnessione. Mi ricorda che al di là dei livelli politici, sociali o culturali, c’è un’esperienza umana condivisa: un bisogno intrinseco di significato, speranza e connessione. Entrambi influenzano il mio stile rendendo la mia scrittura più riflessiva e umana. Mi ispirano a cercare le dimensioni morali e spirituali delle storie, ad ascoltare più attentamente e a comunicare con un senso di empatia e una genuina preoccupazione per il benessere degli altri.

-Come la verità dovrebbe essere compresa ed espressa in poesia o articoli?

—Nella poesia, la verità è spesso trasmessa attraverso la metafora, il ritmo e l’emozione-attraverso un senso intuitivo di ciò che risuona al di là delle parole. La poesia permette ambiguità, strati di significato e un focus sulla verità estetica ed emotiva di un momento o di un’idea. Si tratta di catturare l’essenza di un’esperienza in un modo che tocca il cuore del lettore. Negli articoli, la verità richiede chiarezza, precisione e correttezza. Si tratta di investigare a fondo, presentare punti di vista multipli ed evitare pregiudizi. Mentre la verità giornalistica cerca l’obiettività, credo che richieda anche onestà nel riconoscere ciò che è sconosciuto o incerto. Entrambe le forme, tuttavia, mirano a gettare luce sulla realtà-sia attraverso la potenza lirica della poesia o il rigore analitico del giornalismo-ed entrambi servono l’obiettivo finale di promuovere la comprensione e la consapevolezza.

-C’è una filosofia di vita che ti ispira?

—Sì, sono profondamente ispirato dalla filosofia dell’umiltà-credere che non importa quanto sappiamo, c’è sempre più da imparare. La vita, per me, è un viaggio continuo di crescita, riflessione e servizio. Cerco di vedere ogni storia come un’occasione per imparare qualcosa di nuovo e ogni incontro come un’opportunità per una connessione genuina. La compassione e l’integrità sono centrali nel mio approccio, non solo nel mio lavoro ma anche nella mia visione del mondo. Credo che ognuno di noi abbia la responsabilità di ascoltare più di quanto non parli, di cercare la comprensione piuttosto che il giudizio e di rendersi conto che l’umiltà apre le porte all’empatia e alla saggezza.

– Come valuteresti la cultura della lettura delle giovani generazioni di oggi?

—La cultura della lettura tra i giovani di oggi è complessa. Da un lato, i media digitali hanno creato un ambiente in cui gli spazi di attenzione sono brevi e molti sono attratti da contenuti rapidi e facilmente digeribili. Ciò può talvolta portare a un declino delle pratiche di lettura profonda. Tuttavia, vedo anche una coorte appassionata desiderosa di conoscenza significativa e narrazione-molti sono bramosa di libri che sfidano, ispirare, e ampliare i loro orizzonti. Ci sono fiorenti comunità online, club del libro e festival letterari che promuovono la lettura, anche nello spazio digitale. La sfida consiste nel nutrire questa curiosità e orientarla verso una letteratura sostanziale che possa influenzare positivamente la loro visione del mondo. Incoraggiare il pensiero critico, fornire accesso a voci diverse e rendere la lettura più coinvolgente e pertinente sono essenziali.

-La traduzione può essere chiamata “la seconda nascita della creatività”?

—Assolutamente, vedo la traduzione come una sorta di rinascita – un atto di risurrezione creativa che permette alle idee, alle storie e alle culture di vivere nuovamente. Quando traduco, sono contemporaneamente un custode e un creatore: devo capire profondamente il testo originale mentre lo reimmagino in un nuovo linguaggio e contesto. È un delicato atto di equilibrio che coinvolge la sensibilità artistica e l’intuizione culturale. Attraverso la traduzione, acquisisco nuove prospettive, imparo diversi stili narrativi e sperimento la bellezza del linguaggio come un mestiere vivo e in evoluzione. È costantemente illuminante: ogni traduzione sembra una nuova vita infusa nelle parole esistenti, aprendo la mia mente a nuove possibilità e arricchendo la mia voce creativa.

-Come valuti l’attuale ambiente letterario in Pakistan?

—La scena letteraria del Pakistan è vivace e resiliente, piena di voci diverse: dalla poesia e dalla narrativa ai saggi e alla critica culturale. Nonostante le difficoltà economiche, le sfide politiche e il limitato supporto infrastrutturale, gli scrittori qui continuano a produrre un lavoro potente e provocatorio che riflette la nostra complessa società.
C’è una fame di storie che sfidano l’oppressione, esplorano l’identità e celebrano le radici culturali. Tuttavia, l’ambiente si trova anche di fronte a ostacoli quali la censura, le limitate opportunità editoriali e la necessità di piattaforme più ampie per i talenti emergenti. Tuttavia, rimango ottimista perché lo spirito di creatività e resistenza è forte. Stiamo assistendo a una nuova ondata di scrittori che stanno usando la loro voce per portare l’attenzione globale sul ricco arazzo culturale del Pakistan.

– Quali orizzonti ti hanno aperto i progetti letterari internazionali?

—La partecipazione a progetti internazionali mi ha aperto gli occhi: ha ampliato la mia comprensione delle questioni globali e mi ha introdotto in una vasta gamma di tradizioni e stili letterari. Queste esperienze hanno favorito il dialogo interculturale, sradicato gli stereotipi e alimentato amicizie oltre i confini. Mi hanno anche aiutato a vedere l’universalità delle storie e i modi unici in cui le diverse culture esprimono le loro verità. Tali scambi hanno reso la mia scrittura più sfumata, socialmente consapevole e collegata a livello internazionale. Mi hanno anche mostrato come la letteratura possa essere un ponte per la pace, la comprensione e la solidarietà oltre i confini politici.

-Quale premio o riconoscimento apprezzi di più?

—Tutti i premi hanno un significato personale, ma quelli che riconoscono i miei sforzi per promuovere la comprensione culturale e amplificare le voci emarginate risuonano più profondamente con me. Questi riconoscimenti affermano che la narrazione può essere una forza per il cambiamento positivo, aiutando a costruire l’empatia tra le differenze. Mi ricordano che il mio lavoro fa parte di una più grande responsabilità di ascoltare, amplificare e sostenere attraverso le parole.

– Hai progetti creativi o sogni ancora da realizzare?

—Sì, sogno di scrivere un memoriale che catturi non solo il mio viaggio personale ma anche le più ampie correnti sociali e culturali a cui ho assistito. Voglio esplorare le mie esperienze nel giornalismo, nella letteratura e nello scambio interculturale, condividendo le lezioni apprese lungo la strada.
Anch’io sogno di scrivere romanzi, basati sulla storia. Sarebbe un mix di storia e finzione.
Inoltre, spero di essere un mentore per i giovani scrittori, specialmente quelli provenienti da ambienti sottorappresentati, per aiutarli a trovare le loro voci e navigare nel panorama letterario. Credo che la narrazione sia una ricerca permanente e non vedo l’ora di contribuire con nuove opere che sfidano e ispirano.

– Nel campo letterario globale di oggi, quali direzioni o scuole sono più importanti?

—Il futuro appartiene alle storie radicate nell’autenticità e nella diversità delle voci. Vedo una grande importanza nel sostenere le narrazioni indigene, le prospettive postcoloniali e le forme letterarie sperimentali che spingono i confini tradizionali. Senza nominare nessun paese in particolare, direi che diversi paesi stanno producendo un lavoro vibrante ed energico che sfida i paradigmi dominanti e amplia la nostra comprensione dell’esperienza umana. Credo che gli scambi e le collaborazioni interculturali saranno la chiave per dare forma a un paesaggio letterario più inclusivo e innovativo, che valorizzi le voci locali ma parli delle preoccupazioni globali.

Intervista a cura di: Jakhongir NOMOZOV,
Membro del l’Unione dei giornalisti azeri.

“GREAT LITERATURE DOES NOT TURN AWAY FROM THE TRUTH”

Our interviewee is Nasir Aijaz – editor of the literary website Sindh Courier in Pakistan, a prominent poet and journalist, recipient of international awards, and author of more than ten books.

—How do journalism and literature complement each other for you?

—For me, journalism and literature are two sides of the same coin—both rooted in the desire to understand and communicate human truths.
Journalism keeps me grounded in facts, clarity, and the urgency of real-world issues. It trains me to be precise, objective, and responsible in my storytelling. Literature, meanwhile, allows me the freedom to explore the depths of human emotion, consciousness, and imagination. It offers a space for reflection, beauty, and nuance that often can’t be captured in a factual report.
Over the years, I’ve found that journalism informs the authenticity of my stories, while literature teaches me empathy, creativity, and the importance of narrative craft. Together, these fields help me serve both truth and art—balancing analysis with aesthetic and emotional depth.

—What does “truth” mean to you, and how should it be expressed in literature?

—To me, truth is fundamentally about authenticity—about honestly representing life as it is, with all its contradictions, uncertainties, and imperfections. It’s not just about factual accuracy but about capturing the essence of human experience. In literature, truth can be expressed in the sincerity of voice, the depth of insight, and the fidelity to emotional life. Great literature doesn’t shy away from uncomfortable realities; instead, it bravely explores them through storytelling that resonates deeply with readers. True expression in literature involves careful observation, empathy, and integrity—telling stories that reflect the multifaceted nature of life, not just a simplified or idealized version of it.
I believe that honest storytelling has the power to foster understanding, spark change, and connect us across differences.

—What role do philosophy and spirituality play in your literary and journalistic style?

—Philosophy and spirituality are like the moral compass and the soul of my work. Philosophy prompts me to question assumptions, seek underlying truths, and consider multiple perspectives—challenging my mindset and encouraging critical thinking. It pushes me to probe deeper into issues rather than settling for surface solutions. Spirituality, on the other hand, fuels my compassion and sense of interconnectedness. It reminds me that beyond the political, social, or cultural layers, there is a shared human experience—an intrinsic need for meaning, hope, and connection. Both influence my style by making my writing more reflective and humane. They inspire me to look for the moral and spiritual dimensions of stories, to listen more intently, and to communicate with a sense of empathy and genuine concern for others’ well-being.

—How should truth be understood and expressed in poetry or articles?

—In poetry, truth is often conveyed through metaphor, rhythm, and emotion—through an intuitive sense of what resonates beyond words. Poetry allows for ambiguity, layers of meaning, and a focus on the aesthetic and emotional truth of a moment or idea. It’s about capturing the essence of an experience in a way that touches the reader’s heart.In articles, truth demands clarity, accuracy, and fairness. It’s about investigating thoroughly, presenting multiple viewpoints, and avoiding bias. While journalistic truth seeks objectivity, I believe it also requires honesty in acknowledging what is unknown or uncertain. Both forms, however, aim to shed light on reality—whether through the lyrical power of poetry or the analytical rigor of journalism—and both serve the ultimate goal of fostering understanding and awareness.

—Is there a life philosophy that inspires you?

—Yes, I am deeply inspired by the philosophy of humility—believing that no matter how much we know, there is always more to learn. Life, for me, is a continuous journey of growth, reflection, and service. I try to see every story as a chance to learn something new and every encounter as an opportunity for genuine connection. Compassion and integrity are central to my approach—not just in my work but in how I view the world.I believe that each of us has a responsibility to listen more than we speak, to seek understanding rather than judgment, and to realize that humility opens doors to empathy and wisdom.

— How would you evaluate the reading culture of the younger generation today?

—The reading culture among young people today is complex. On one hand, digital media has created an environment where attention spans are short, and many are drawn to quick, easily digestible content. This can sometimes lead to a decline in deep reading practices. However, I also see a passionate cohort eager for meaningful knowledge and storytelling—many are craving books that challenge, inspire, and broaden their horizons. There are thriving online communities, book clubs, and literary festivals that promote reading, even in the digital space. The challenge is in nurturing this curiosity and guiding it towards substantial literature that can influence their worldview positively. Encouraging critical thinking, providing access to diverse voices, and making reading more engaging and relevant are essential.

—Can translation be called “the second birth of creativity”?

—Absolutely, I see translation as a kind of rebirth—an act of creative resurrection that allows ideas, stories, and cultures to live anew. When I translate, I am simultaneously a guardian and a creator—I must understand deeply the original text while also reimagining it in a new language and context. It’s a delicate balancing act that involves artistic sensitivity and cultural insight. Through translation, I gain new perspectives, learn different narrative styles, and experience the beauty of language as a living, evolving craft. It’s constantly enlightening—each translation feels like a new life infused into existing words, opening my mind to new possibilities and enriching my own creative voice.

—How do you assess the current literary environment in Pakistan?

—Pakistan’s literary scene is vibrant and resilient, full of diverse voices—from poetry and fiction to essays and cultural critique. Despite economic hardships, political challenges, and limited infrastructural support, writers here continue to produce powerful, provocative work that reflects our complex society.
There is a hunger for stories that challenge oppression, explore identity, and celebrate cultural roots. However, the environment also faces obstacles like censorship, limited publishing opportunities, and a need for broader platforms for emerging talents. Still, I remain optimistic because the spirit of creativity and resistance is strong. We are witnessing a new wave of writers who are using their voice to bring global attention to Pakistan’s rich cultural tapestry.

— What horizons have international literary projects opened for you?

—Participating in international projects has been eye-opening—it has expanded my understanding of global issues and introduced me to a wide array of literary traditions and styles. These experiences have fostered cross-cultural dialogue, broken down stereotypes, and nurtured friendships across borders. They’ve also helped me see the universality of stories and the unique ways different cultures express their truths. Such exchanges have made my own writing more nuanced, socially aware, and internationally connected. They’ve also shown me how literature can be a bridge for peace, understanding, and solidarity beyond political boundaries.

—Which award or recognition do you value most?

—All awards carry personal significance, but the ones that acknowledge my efforts to promote cultural understanding and amplify marginalized voices resonate most deeply with me. These honors affirm that storytelling can be a force for positive change—helping to build empathy across differences. They remind me that my work is part of a larger responsibility to listen, amplify, and advocate through words.

— Do you have creative plans or dreams yet to be realized?

—Yes, I dream of writing a memoir that captures not only my personal journey but also the broader social and cultural currents I’ve witnessed. I want to explore my experiences in journalism, literature, and intercultural exchange, sharing lessons learned along the way.
I also dream of writing novels, based on history. It would be a mix of history and fiction.
Additionally, I hope to mentor young writers, especially from underrepresented backgrounds, to help them find their voices and navigate the literary landscape. I believe storytelling is a lifelong pursuit, and I look forward to contributing new works that challenge and inspire.

— In today’s global literary field, which directions or schools are most important?

—The future belongs to stories rooted in authenticity and diverse voices. I see great importance in supporting indigenous narratives, postcolonial perspectives, and experimental literary forms that push traditional boundaries. Without naming any particular country, I would say several countries are producing vibrant, energetic work that challenges dominant paradigms and broadens our understanding of human experience. I believe cross-cultural exchanges and collaborations will be key to shaping a more inclusive, innovative literary landscape—one that values local voices but speaks to global concerns.

Interview conducted by: Jakhongir NOMOZOV,
Member of the Azerbaijan Journalists’ Union.

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La poetessa, scrittrice Rajashree Mohapatra- India scrive l’analisi dettagliata alla poesia: “Nei tuoi fiumi ondeggiano le nuvole” di Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia di Rajashree Mohapatra – India

Poesia: “Nei tuoi fiumi ondeggiano le nuvole”
Dott.Karim Abdullah – Iraq


Rajashree Mohapatra- India: Lettura critica della poesia : “Nei tuoi fiumi ondeggiano le nuvole”

Questa poesia è un’esplorazione ricca e sensuale del desiderio, della seduzione e dell’insaziabile nostalgia, infusa con immagini naturali vivide e riferimenti biblici.
Di seguito un’analisi dei suoi temi, struttura, immagini e tono, con particolare attenzione all’interpretazione dei suoi molteplici significati.

Desiderio e seduzione:

La poesia parla di un anelito travolgente, quasi istintivo, incarnato nella figura di Eva, simbolo biblico della seduzione. L’oratore è consumato con passione e fascino, e sono raffigurati come vino che è sia incantevole e torturante.

Le immagini di maturità, fame e seduzione fondente esaltano l’attrazione fisica ed emotiva del desiderio insoddisfatto.

Natura e corpo:

La natura si fonde con il corpo umano, con paesaggi (fiumi, boschi, foreste) utilizzati per riflettere i contorni del desiderio e del corpo. Ciò crea una sorta di familiarità tra il mondo interiore del poeta e il mondo esteriore, poiché la natura funge da simbolo di passione e fertilità.

Ribellione e amore proibito:

I riferimenti a Eva, alla costola di Adamo e ai fichi “non ancora maturi sui rami della ribellione” indicano una lotta contro le restrizioni o norme sociali. La poesia raffigura il desiderio come una forza che è sia creativa che distruttiva, in piedi sul bordo del proibito.

Nostalgia e mancanza di soddisfazione:

Il poema è permeato da sentimenti di attesa e decadenza (“radici marcite dall’attesa per i vermi”). Il desiderio del poeta rimane inestinguibile, e questo si riflette nelle immagini di frutteti abbandonati.

Struttura e stile

La poesia è scritta in uno stile di versi liberi, senza un modello ritmico o rimando regolare, che riflette la natura organica e fluida dei suoi temi. La lunghezza delle linee varia e le frasi spezzate (enjambment) sono usate per generare un senso di fretta e frammentazione, che riflette il tumulto emotivo del poeta.

La poesia è diviso in stanze sciolte, ognuna delle quali cambia leggermente la messa a fuoco – dal cosmico (fiumi, nuvole) all’intimo (petto, costole, labbra), e poi ritorna alle ampie immagini naturali (foreste, ruscelli secchi). Questa oscillazione tra il personale e l’universale amplifica la dimensione emotiva del testo.

L’uso frequente della “O” (O) conferisce un carattere classico, come se il poeta stia invocando o soliloquiando un’ispirazione mistica.

Simbolismo e similitudine

Le immagini della poesia sono ricche, sensuali e piene di simboli:

Elementi naturali:

Fiumi, frutteti, foreste e corsi d’acqua secchi evocano significati di fertilità, crescita e ferocia. Ma è spesso associato con la decomposizione o l’abbandono (“radici in putrefazione”)


Riferimenti biblici:

Eva e la costola di Adamo inquadrano il poema in una narrazione del peccato originale, nella quale Eva appare sia come seduttrice che come essere degno di venerazione. “Frutti di fico” simboleggiano il frutto proibito, che non è ancora maturo, indicando un desiderio allettante e irraggiungibile.

Il corpo come geografia:

Il corpo è rappresentato come terra (“la scintilla dei seni”), mescolando il sensuale e il metaforico. Questo crea una connessione sensoriale tra il desiderio del poeta e l’oggetto del desiderio.

Fuoco, scintille:

Il fuoco (“illuminando la tavola del desiderio”) raffigura l’intensità e la serietà della passione, mentre le “scintille” simboleggiano momenti fugaci di connessione o ispirazione.

Detenzione ed emancipazione:

“Uccelli imprigionati nei miei sogni cercano il tuo ruggito” e “Luce pulsante nelle preghiere labiali” evocano un desiderio di liberazione, sia fisicamente che emotivamente. Le immagini di chiusura di alberi aperti e radici concimate suggeriscono la possibilità di una rigenerazione, anche se non realizzata.

Tono e stato d’animo

Il tono è appassionato, riverente e talvolta pieno di sofferenza. Il poeta oscilla tra santificazione e disperazione. L’umore è di un’inebriante nostalgia, sempre sfumato dalla tensione tra euforia e frustrazione. La sensualità del poema è bilanciata da un sentimento nascosto di tristezza, poiché i desideri del poeta rimangono sempre insoddisfatti.

Esegesi

Al suo centro, il poema esplora il paradosso del desiderio: è una forza creativa che alimenta l’immaginazione, ma è anche una fonte di tormento quando non è soddisfatta. Il personaggio di Eva incarna questa contraddizione -, simbolo di seduzione e ideale irraggiungibile.

La preoccupazione del poeta per esso suggerisce un conflitto interno – forse tra i vincoli della società e l’emozione personale, o tra immaginazione e realtà.

Le immagini naturali ancorano il poema in un ambiente mitologico primitivo, dove le emozioni umane sembrano vaste e selvagge come valli e foreste. Tuttavia, i simboli ricorrenti della decomposizione e dell’abbandono suggeriscono il prezzo del lungo desiderio – l’inerzia emotiva o la perdita.

Rajashree Mohatra – India


Nei tuoi fiumi ondeggiano le nuvole

Oh, notte, coperta dalla sete dei giardini, accovacciata nelle pieghe delle lenzuola notturne,
Oh, tu che sporgi nel terreno della gabbia toracica,
i tuoi fichi maturano ancora sui rami della ribellione,
e la scintilla dei seni accende la tavola del desiderio,
e tu trasudi tentazioni dalla costola di Adamo,
Oh, tu che danzi per la passione delle melodie dell’infatuazione, e nei quaderni, battezzati con piogge di incantesimi di lussuria,
versi i tuoi profumi, potenti, nella coppa dell’immaginazione,
le colombe imprigionate nei miei sogni cercano il tuo tubare,
la scintilla pulsante nelle preghiere delle labbra,
e il sospiro versato risveglia le offerte nell’oscurità,
non ha forse gemuto per le tue foreste per aprire i tronchi dei loro alberi, per impollinare le radici in cui i tonchi  dell’attesa hanno corroso,
e bevendo da tradimento che dimentica l’amore  ..??!!!
I tuoi giorni sono così lunghi, tremanti come il tremore della solitudine invernale, stordita.
Le tue ciglia di farfalla sono leggere, le avvolgono in sogno,
ma la mia finestra è ferita dall’angoscia del canto della privazione.
I rottami delle mie barche giacciono ancora sulla pupilla dell’alluvione.
Uno strano inganno cresce tra le sue macerie, cullando il mio allontanamento. I tuoi torrenti stanno travolgendo il punto di liberazione dall’oscurità dell’abisso. Ogni volta che apro il tesoro dei segreti, gli incantesimi della seduzione sono liberati, alti e svolazzanti, danzando sotto il mio salice.
La tua lampada attira la bontà dell’alcova  e un mormorio scandaloso.
Chi, quando si china miete l’ ardore nelle tende del tumulto e accende fin dall’inizio il sanguinamento delle strade minate e raccoglie il vino dietro le porte del delirio?!
Poesia di Kareem Abdullah -Iraq
Lettura e traduzione poetica in italiano a cura di Elisa Mascia -Italia








د. كريم عبد الله – العراق

……………

هذه القصيدة استكشافٌ غنيّ وحسيّ للرغبة، والإغواء، والحنين غير المُشبَع، وقد غُمرت بصور طبيعية حيّة وإشارات توراتية. أدناه تحليلٌ لموضوعاتها وبنيتها وصورها ونبرتها، مع التركيز على تفسير معانيها المتعدّدة.

الرغبة والإغواء:

تدور القصيدة حول توقٍ عارم، يكاد يكون غريزيًا، يتجسد من خلال شخصية حواء، الرمز التوراتي للإغواء. يستهلك المتحدث الشغف والانبهار، وقد صُوِّرا كأنهما خمران ساحران ومعذّبان في آنٍ معًا.

تُعزز صور النضج، والجوع، والإغواء الذائب الجاذبية الجسدية والعاطفية للرغبة غير المُحققة.

الطبيعة والجسد:

تمتزج الطبيعة مع الجسد الإنساني، حيث تُستخدم المناظر الطبيعية (الأنهار، والبساتين، والغابات) لعكس ملامح الرغبة والجسد. وهذا يخلق نوعًا من الألفة بين العالم الداخلي للشاعر والعالم الخارجي، إذ تعمل الطبيعة كرمز للشغف والخصوبة.

التمرّد والحبّ المحرَّم:

تشير الإشارات إلى حواء، وضلع آدم، والتين “الذي لم / ينضج بعد على أغصان التمرّد” إلى صراع ضد القيود أو الأعراف الاجتماعية. تصوّر القصيدة الرغبة كقوة مبدعة ومدمّرة في آنٍ واحد، تقف على حافة المحرَّم.

الحنين وعدم الإشباع:

تخترق القصيدة مشاعر من الانتظار والتحلّل (“جذور تعفنت من انتظار السوس”). يظل شوق الشاعر دون ارتواء، وينعكس ذلك في صور البساتين المهجورة.

البنية والأسلوب

القصيدة مكتوبة بأسلوب الشعر الحر، دون نمط إيقاعي أو قافية منتظمة، وهو ما يعكس طبيعة موضوعاتها العضوية المتدفقة. تتفاوت أطوال الأسطر وتُستخدم الجمل المتقطعة (enjambment) لتوليد إحساس بالعجلة والتشظي، وهو ما يعكس الاضطراب العاطفي للشاعر.

تنقسم القصيدة إلى مقاطع فضفاضة، كل منها يغيّر التركيز قليلًا — من الكوني (الأنهار والغيوم) إلى الحميمي (الصدور، الأضلاع، الشفاه)، ثم تعود إلى الصور الطبيعية الواسعة (الغابات، المجاري الجافة). هذا التذبذب بين الشخصي والكوني يُضخّم البُعد العاطفي للنص.

الاستخدام المتكرر لـ “يا” (O) يُضفي طابعًا كلاسيكيًا، كما لو أن الشاعر يتوسّل أو يُناجي إلهامًا غامضًا.

الرمزية والتشبيهية

صور القصيدة غنية، حسيّة، ومليئة بالرموز:

العناصر الطبيعية:

الأنهار، والبساتين، والغابات، والمجاري الجافة، تُثير معاني الخصوبة والنمو والتوحّش. لكنها غالبًا ما تُقرَن بالتحلّل أو الهجر (“جذور تعفنت”)، ما يشير إلى توتر بين الحيوية والفقد.

الإشارات التوراتية:

حواء وضلع آدم يُؤطران القصيدة في سردية الخطيئة الأصلية، حيث تظهر حواء كمُغوية وككائن جدير بالتبجيل في آنٍ معًا. ترمز “ثمار التين” إلى الفاكهة المحرّمة، التي لم تنضج بعد، ما يدلّ على رغبة مُغرية بعيدة المنال.

الجسد كجغرافيا:

يُصوّر الجسد كأرضٍ (“شرارة الصدور”)، فيمزج بين الحسيّ والمجازي. هذا يخلق ارتباطًا حسيًا بين رغبة الشاعر ومحلّ الشوق.

النار والشرر:

تصوّر النار (“إشعال مائدة الرغبة”) شدة الشغف وخطورته، بينما ترمز “الشرارات” إلى لحظات خاطفة من الاتصال أو الإلهام.

السجن والانعتاق:

“الطيور المسجونة في أحلامي تبحث عن هديلكِ”، و”الضوء النابض في صلوات الشفاه” تُثير شوقًا للتحرر، جسديًا وعاطفيًا. تُوحي الصور الختامية للأشجار المنفتحة والجذور المُخصبة بإمكانية التجدد، وإن كانت غير مُحققة.

النبرة والمزاج

النبرة عاطفية، تبجيلية، وأحيانًا مليئة بالمعاناة. يتأرجح الشاعر بين التقديس واليأس. أما المزاج فهو حنين مسكر، مشوب دومًا بالتوتر بين النشوة والإحباط. تتوازن حسّية القصيدة بشعور خفي بالحزن، إذ تبقى رغبات الشاعر على الدوام عصية على التحقق.

التفسير

في جوهرها، تستكشف القصيدة مفارقة الرغبة: فهي قوة إبداعية تُغذي الخيال، لكنها أيضًا مصدر للعذاب حين لا تُشبع. وتُجسّد شخصية حواء هذا التناقض — رمزٌ للإغواء ومثلٌ أعلى بعيد المنال.

إن انشغال الشاعر بها يوحي بصراع داخلي — ربما بين قيود المجتمع والعاطفة الشخصية، أو بين الخيال والواقع.

تُرسّخ الصور الطبيعية القصيدة في إطار أسطوري بدائي، حيث تبدو المشاعر البشرية شاسعة وغير مروّضة كالأودية والغابات. ومع ذلك، توحي الرموز المتكررة للتحلّل والهجر بثمن التوق الطويل — الجمود العاطفي أو الفقد.

***

بقلم الشاعرة الهندية: راجاشري موهاترا .

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راجاشري موهاترا: قراءة نقدية في قصيدة: الشاعر كريم عبد الله

راجاشري موهاترا  نشر بتاريخ: 25 نيسان/أبريل 2025

“في انهاركِ يتلاطمُ الغيم”

أيّتها الليليت المكسوة بعطشِ البَساتين، القابعة في حنايا شراشفِ الليل، أيّتها النافرة في تضاريسِ قفصِ الصدر، تينكِ لمّا يزل ينضجُ على أغصانِ التمرّدِ، وشرارةُ الثديينِ تقدحُ في مائدةِ الرغبةِ، وأنتِ تنضحينَ بالأغراءِ مِنْ ضلعِ آدم، أيّتها الراقصةُ على شَبَقِ أنغامِ التولّهِ، وفي الدفاترِ معمّدة بأمطار تعاويذ الشهوةِ، اسكبي عطوركِ جبارةً في كأسِ الخيال، العصافيرُ المحبوسة بأحلامي تبحثُ عنْ هديلكِ، عنْ البريق النابضَ في صلواتِ الشفتينِ ’ والشهقةِ المنسكبة توقظُ القرابينَ في الحلكةِ، ألَمْ يَئِنُ لغاباتكِ تفتحُ سيقانَ اشجارها، تلقّحُ جذوراً نخرَ فيها سوسَ الانتظار، وتشربَ الجوعَ مِنْ غدران يعشقها النسيان ..؟؟!!!، طوووووويلةٌ أيامكِ مرتعشةٌ كـ ارتعاشةِ وحدةِ الشتاء، خفيفةٌ أهدابُ فراشاتكِ تلتحفُ الحلم، لكنَّ نافذتي مجروحة بلوعةِ أغنيةِ الحرمان، حطامُ زوارقي للآنَ تجثو على بؤبؤِ الطوفان،  ينمو في ركامها دَغَلٌ غريبٌ يهدهدُ غربتي، وسيولكِ جارفةٌ حدَّ الانعتاق مِنْ ظلمةِ الهاوية، كلّما فتحتُ خزانةِ الأسرارِ تنعتقُ مفاتنُ الغوايةِ، عاليةً ترفرفينَ راقصةً تحتَ صفصافتي، وسراجكِ يرسمُ طبتَ المخدعِ وهمهمةً مفضوحةً، مَنْ إذا ينحني يحصدُ اللهفةَ في خيامِ الصخب، ويُشعلُ بالابتداء نزفَ الطرقاتِ الملغومةِ، ويحصدُ الخمرةَ خلفَ ابوابِ الهذيان؟!.

My critical analysis of the poem of Prof. Kareem Abdullah is here .He had edited my critical review ( originally in English) , translated into Arabic language and in Italian by Elisa Mascia

Poem: “In your rivers the clouds flutter”
Dr.Karim Abdullah – Iraq


Rajashree Mohatra- India: Critical reading of the poem : “In your rivers, clouds flutter”

This poem is a rich and sensual exploration of desire, seduction and insatiable nostalgia, infused with vivid natural images and biblical references.
Following is an analysis of its themes, structure, images and tone, with particular attention to the interpretation of its multiple meanings.

Desire and seduction:

The poem speaks of an overwhelming, almost instinctive longing embodied in the figure of Eve, biblical symbol of seduction. The speaker is consumed with passion and fascination, and are depicted as wine that is both enchanting and torturing.

Images of maturity, hunger and dark seduction exalt the physical and emotional attraction of unsatisfied desire.

Nature and body:

Nature merges with the human body, with landscapes (rivers, woods, forests) used to reflect the contours of desire and body. This creates a kind of familiarity between the inner world of the poet and the outer world, since nature acts as a symbol of passion and fertility.

Rebellion and forbidden love:

The references to Eve, Adam’s rib and “not yet ripe figs on the branches of rebellion” indicate a struggle against social restrictions or norms. The poem depicts desire as a force that is both creative and destructive, standing on the edge of the forbidden.

Nostalgia and lack of satisfaction:

The poem is permeated by feelings of expectation and decadence (“roots rotted from waiting for worms”). The poet’s desire remains unquenchable, and this is reflected in the images of abandoned orchards.


Structure and style

The poem is written in a free verse style, without a regular rhythmic pattern or rhyming, reflecting the organic and fluid nature of its themes. The length of the lines varies and broken phrases (enjambments) are used to generate a sense of haste and fragmentation, reflecting the poet’s emotional turmoil.

Poetry is divided into loose rooms, each of which slightly changes focus – from the cosmic (rivers, clouds) to the intimate (chest, ribs, lips), and then returns to the wide natural images (forests, dry streams). This oscillation between the personal and the universal amplifies the emotional dimension of the text.

The frequent use of the “O” (O) gives a classical character, as if the poet is invoking or soliloquiating a mystical inspiration.

Symbolism and similarity

The images of poetry are rich, sensual and full of symbols:

Natural elements:

Rivers, orchards, forests and dry streams evoke meanings of fertility, growth and ferocity. But it is often associated with decomposition or abandonment (“rotting roots”)


Biblical references:

Eve and the rib of Adam frame the poem in a narrative of original sin, in which Eve appears both as a seductress and as being worthy of veneration. ” Fig fruits” symbolize the forbidden fruit, which is not yet ripe, indicating an attractive and unattainable desire.

The body as geography:

The body is represented as earth (“the spark of the breasts”), mixing the sensual and the metaphorical. This creates a sensory connection between the poet’s desire and the object of desire.

Fire, sparks:

The fire (“illuminating the table of desire”) represents the intensity and seriousness of passion, while the “sparks” symbolize fleeting moments of connection or inspiration.


Detention and emancipation:

“Birds trapped in my dreams seek your roar” and “Pulsating light in lip prayers” evoke a desire for liberation, both physically and emotionally. Closed images of open trees and fertilised roots suggest the possibility of regeneration, even if not realised.

Tone and mood

The tone is passionate, reverent and sometimes full of suffering. The poet oscillates between sanctification and despair. The mood is one of intoxicating nostalgia, always faded by the tension between euphoria and frustration. The sensuality of the poem is balanced by a hidden feeling of sadness, as the poet’s desires always remain unfulfilled.

Exegesis

At its core, the poem explores the paradox of desire: it is a creative force that feeds the imagination, but it is also a source of torment when it is not satisfied. The character of Eve embodies this contradiction -, symbol of seduction and unattainable ideal.

The poet’s concern for it suggests an internal conflict – perhaps between the constraints of society and personal emotion, or between imagination and reality.

The natural images anchor the poem in a primitive mythological environment, where human emotions seem vast and wild as valleys and forests. However, the recurring symbols of decomposition and abandonment suggest the price of long-term desire – emotional inertia or loss.

Rajashree Mohatra – India


In your rivers the clouds wave

Oh, night, covered by the thirst of the gardens, crouched in the folds of the night sheets,
Oh, you who protrude in the soil of the rib cage,
your figs still ripen on the branches of rebellion,
and the spark of the breasts lights the table of desire,
and you exude temptations from the rib of Adam,
Oh, you who dance for the passion of the melodies of infatuation, and in the notebooks, baptized with showers of lust’s spells,
you pour your perfumes, powerful, in the cup of imagination,
the doves imprisoned in my dreams seek your cooing,
the spark pulsating in the prayers of the lips,
and the sigh poured awakens the offerings in the darkness,
has it not groaned for your forests to open the trunks of their trees, to pollinate the roots in which the weevils of waiting have corroded,
and drinking from treachery  who forgets love ..??!!!
Your days are so long, trembling like the tremor of winter solitude, stunned.
Your butterfly eyelashes are light, they envelop them in dreams,
but my window is wounded by the anguish of the song of deprivation.
The wreckage of my boats still lies on the pupil of the flood.
A strange deception grows among its rubble, cradling my estrangement. Your torrents are overwhelming the point of liberation from the darkness of the abyss. Every time I open the treasure of secrets, the spells of seduction are released, high and fluttering, dancing under my willow.
Your lamp attracts the goodness of the alcove and a scandalous murmur.
Who, when he bends down, reaps the ardor in the tents of the tumult and lights from the beginning the bleeding of the mined streets and collects the wine behind the doors of delirium?!

Poetry by Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

Pietro La Barbera ed Elisa Mascia ” Alla ricerca della vera bellezza” con Sandra Blanco -Uruguay presentata da Yanni Tugores

Foto dello screenshot di inizio programma bilingue italiano-spagnolo  con Pietro La Barbera, Elisa Mascia, Sandra Blanco e Yanni Tugores

SANDRA BLANCO. Scrittrice, artista visivo, editrice, oratore, responsabile culturale. Fondatrice e direttrice della comunità letteraria Versos Compartidos. Titolare dell’etichetta editoriale e del portale letterario Versos Compartidos.
Ha 6 libri pubblicati (poesie, racconti, romanzi). Ha partecipato ad antologie nazionali e bilingue in Italia, Brasile, Giordania e Romania.
Ha scritto per testate giornalistiche in Cile e Messico, Prensamerica e CONAPE.
Ambasciatore di Pace per il Cercle Univ. Ambassadeurs de la Paix (franco-svizzero). Ambasciatrice di Pace per mille millenni di Pace. Rappresentante dell’Argentina.  Ambasciatrice della Parola, a cura del Museo della Parola in Spagna.
Membro a vita del Palazzo dei Poeti con sede a Quito, Ecuador.
Membro onorario della Cattedra per la Pace del Parlamento Internazionale degli Stati per la Sicurezza e la Pace, affiliato all’ONU.
Ha tenuto conferenze sulla cultura della pace in centri educativi e sportivi. Ha scritto i prologhi a più di settanta libri di autori nazionali e internazionali. È stata giudice in diversi concorsi letterari.
Ha partecipato a mostre di pittura nel Comune di La Paz, nel Municipio di Montevideo e nell’annesso del Palazzo Legislativo.
Ha presentato innumerevoli libri di autori nazionali e internazionali in diversi eventi.
Ha ricevuto diversi premi per il suo lavoro e le sue attività, tra cui il Premio Vassoio dei Deputati e il Premio Costituzione della Repubblica del Congresso Argentino, e il Premio Figura Culturale Nazionale e Internazionale del Palazzo Legislativo, nella Sala dei Passi Perduti.

Domande

1- Cosa ti ha ispirato a scrivere poesie? Ti ricordi il momento esatto in cui hai capito che le parole potevano essere un rifugio o una ribellione?

Ho iniziato a scrivere poesie per aiutare mio figlio in un concorso di poesia letteraria al liceo quando era in quinta o sesta classe, Quella fu la prima volta che scrissi una poesia e risultò che la poesia vinse un premio mi emozionai molto e quello fu il mio inizio nella poesia già prima avevo fatto incursione nel racconto ma la poesia fu quella la detonazione del fatto che io cominciassi a scriverla.

2- La poesia nasce più dal dolore o dallo stupore? E nel tuo caso, quale dei due è più spesso la scintilla?

La poesia nasce più dal dolore perché è un sentimento più intenso dello stupore anche se scriviamo anche dallo stupore e scriviamo anche dall’amore dall’illusione, dalla speranza, il dolore è un sentimento così profondo, così intenso, così intimo, che risveglia molte emozioni che ci scuotono l’anima e ci portano a riversare tanti sentimenti in un foglio sotto forma di poesia.

3- Quanto di te, della tua vita reale, c’è nei tuoi versi? E quanto è invenzione, maschera, sogno?

Nella mia poesia c’è molto della mia vita reale nelle poesie d’amore principalmente e nelle poesie tristi ultimamente anche se a volte gli scrittori arrivano ad inventare. Ci situiamo in situazioni conosciute e riflettiamo le nostre emozioni davanti ad esse, ma di solito sono le nostre emozioni, i nostri sentimenti che riempiamo in un poema.

4- Scrivere poesia oggi: lo consideri un atto di resistenza, di bellezza o di sopravvivenza?

Scrivere un poema io credo che sia una congiunzione delle tre, è un atto di resistenza che deve vestirsi di bellezza, ma che ci aiuta anche per poter sopravvivere all’emotività, alla sensibilità, che abbiamo i poeti.
Essere in grado di esprimere al mondo ciò che abbiamo dentro quello che pensiamo, quello che sentiamo, quello che sogniamo, quello che desideriamo, lasciare plasmati i nostri amori, le nostre miserie, la nostra felicità e la nostra tristezza Scrivere una poesia è un modo per sopravvivere alla vita di resistere all’esistenza disegnando l’esistenza di bellezza.

5- Hai mai censurato una poesia, o parte di te stesso, per paura che fosse “troppo”? E cosa significa per te esporti attraverso la scrittura?

Non ho mai censurato una poesia, ciò che l’ispirazione detta è quello che uno deve scrivere e una volta che abbiamo messo i nostri sentimenti sulla carta non è più nostro per appartenere al mondo.
Credo che tutti i poeti ci esponiamo ma se un verso, una strofa, o tutto un poema arriva a sensibilizzare il lettore, valeva la pena scriverlo valeva la pena esporsi

6- Che ruolo gioca il silenzio nella tua creatività? Cosa succede dentro di te nei momenti in cui le parole falliscono?

Non ho sempre bisogno di silenzio per sviluppare la mia creatività, spesso in mezzo al trambusto del compito quotidiano nasce un’idea, una frase, un verso che risveglia una poesia che riesco a scrivere fluentemente.
Non capita molto spesso che le parole falliscano, ma penso che questi brevi periodi, nel mio caso, è dove l’ispirazione rimane come dorme. Si
assomigliano a un roseto in cui a volte ci abbagliano con le rose più belle e di diverse dimensioni, altre volte la vediamo sbocciare meno e altre dobbiamo aspettare che arrivino quei fiori. Ma sappiamo che fioriscono sempre.

7- In un mondo sempre più veloce e superficiale, pensi che la poesia possa ancora cambiare qualcosa, lasciare una traccia concreta?

In ogni epoca la poesia ha lasciato il segno. È vero che questo mondo gira sempre più veloce ed è sempre più superficiale, ma ho la certezza che la poesia continua a mobilitare sentimenti, inondando l’anima di chi la scrive e di tanti che la leggono e si identificano con essa.
Credo che se solo possiamo cambiare e lasciare un segno su qualcuno che ci ha letto, abbiamo già contribuito con la nostra parte, affinché la poesia realizzi il cambiamento di cui il mondo ha bisogno.

8- Se potessi parlare al tuo io adolescente attraverso una singola poesia, quale sceglieresti e perché?

Non credo di poter scegliere una sola poesia per parlare con me stesso da adolescente. Avrei bisogno di molti, alcuni che parlassero d’amore perché ho avuto e ho tanto amore nella mia vita, altri che parlavano di speranza, perché c’è sempre speranza nel nostro passaggio per il mondo, e qualcuno che parlasse di resilienza, perché tante volte dobbiamo appendere la vita sulla spalla e continuare ad andare avanti nonostante il dolore, la tristezza, le disgrazie, perché la vita continua e vale sempre la pena di viverla.

Poesie

1- SCOPRIMI ORA

Scopri la notte che copre le mie spalle
deflora i petali di questo corpo addormentato
respira il mio respiro al ritmo del tuo,
viaggia nel mio seno e accoccola la tua energia.

Lavami la schiena con onde giganti,
strappa l’assenza con dolci versi,
piega le crepe rompendo lo spazio
che creano aurore boreali che non abbiamo mai sperimentato.

Scoprimi ora e riposa nel mio grembo
Rendimi prigioniero, schiavo della tua bocca,
possano i versi fiorire in calici coraggiosi
lascia che la terra brilli e dipinga le tue ore.

Scoprimi ora e prendi la mia anima
e semina parole che trascendono la storia
il verso guerriero, la lettera coraggiosa,
la tua rivoluzione di baci che mi fa innamorare.

2- LE TUE LABBRA SULLE MIE

Di notte il vento arrivò innamorato,
Nei suoi germogli mi coprì di mille sospiri
ed ero l’invidia della luna tra le tue braccia
ed ero vita nelle acque del tuo fiume,
Mi hai portato in paradiso per mano
in posti in cui non sono mai stato prima,
Mi hai lusingato con un bouquet di emozioni
e hai fuso i battiti del tuo cuore con i miei.

E sentivo che la notte era piena
e che tutte le strade erano nostre
e ho sentito il tuo profumo nei miei capelli
e sentivo che eri nel mio destino
e ho sentito che i tuoi occhi a poco a poco
si illuminarono quando guardarono nei miei
e ho sentito il profumo dei fiori
sigillando le tue labbra sulle mie.


3- A VOLTE

A volte la vita rimane statica,
come un giorno senza vento, senza brezza,
senza sorrisi, né sguardi complici.
E giungono le ore severe e furtive
dove le illusioni deragliano
e la speranza vola via…molto lontano
lasciando a mani vuote l’anima nella carne cruda.
E devi portare la vita sulle tue spalle
e continui ad andare avanti
perché non c’è altra alternativa
perché l’unica possibilità
è vivere,
ricordare e cercare di essere felici.

Traduzione poetica a cura di Elisa Mascia, poetessa, scrittrice italiana

Hola Hola gente maravillosa!!  ¡¡Feliz domingo!!
Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos.
Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida.
Junto a Pietro La Barbera continuamos  nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial de  Sandra Blanco – Uruguay
presentada de nuestra amiga poetisa gestore cultural Yanni Tugores a quien agradezco su disponibilidad y colaboración para presentarnos a personas tan especiales

Biografia

SANDRA BLANCO. Escritora, artista plástica, editora, disertante, gestora cultural. Fundadora y Directora de la Comunidad Literaria Versos Compartidos. Titular del sello editorial, y portal literario Versos Compartidos.
Tengo 6 libros publicados, (poesías, cuentos, novela). He participado de antologías nacionales y bilingües, en Italia, Brasil, Jordania y Rumania.
He escrito para medios de prensa en Chile y México, Prensamerica y CONAPE.
Embajadora de Paz por el Cercle Univ. Ambassadeurs de la Paix (Franco – Suizo). Embajadora de Paz por Mil Milenio de Paz. Rep. Argentina.  Embajador de la palabra, por el Museo de la Palabra en España.
Miembro vitalicio del Palacio del Poeta con sede en Quito, Ecuador.
Miembro de Honor de la Cátedra para la Paz, del Parlamento Internacional de los Estados para Seguridad y Paz, afiliada a la ONU.
He impartido charlas de cultura de paz en centros de enseñanza y deportivos. Prologué más de setenta libros de autores nacionales e internacionales. He sido jurado de varios concursos literarios.
He participado en exposiciones pictóricas en Municipio de la Paz, Intendencia de Montevideo y Anexo del Palacio Legislativo.
He presentado una innumerable cantidad de libros en diferentes espacios de autores nacionales e internacionales.
He recibido varios premios a mi obra y a mi actividad, destacando entre ellos, Bandeja de Diputados y Constitución de la República, en el Congreso Argentino y Personaje nacional e internacional de la Cultura en el Palacio Legislativo, Salón de los Pasos Perdidos.

Preguntas

1- Qué fue lo que te inspiró a escribir poesía? ¿Recuerdas el momento exacto en que te diste cuenta de que las palabras podían ser un refugio o una rebelión?


Comencé a escribir poesía para ayudar a mi hijo en un concurso literario de poesía en el liceo cuando él estaba en quinto o sexto año de bachillerato, ahí fue la primera vez que escribí una poesía y resultó que la poesía ganó un premio me emocioné mucho y eso fue mi comienzo en la poesía ya antes había incursionado en el cuento pero la poesía fue ese el detonante de que yo empezara a escribirla.


2- ¿La poesía surge más del dolor o del asombro? Y en tu caso ¿cuál de los dos es más a menudo la chispa?


La poesía surge más del dolor porque es un sentimiento más intenso que el asombro si bien también escribimos desde el asombro y también escribimos desde el amor desde la ilusión, la esperanza, el dolor es un sentimiento tan profundo, tan intenso, tan íntimo, que despierta muchas emociones que nos sacuden el alma y nos llevan a volcar tantos sentimientos en un papel en forma de poesía.


3- ¿Cuánto de ti, de tu vida real, hay en tus versos? ¿Y cuánto es invención, máscara, sueño?


En mi poesía hay mucho de mi vida real en los poemas de amor principalmente y en los poemas tristes últimamente aunque a veces los escritores también llegamos a inventar. Nos situamos en situaciones conocidas y reflejamos nuestras emociones ante ellas, pero generalmente son nuestras emociones, nuestros sentimientos los que volcamos en un poema.


4- Escribir poesía hoy: ¿lo consideras un acto de resistencia, de belleza o de supervivencia?


Escribir un poema yo creo que es una conjunción de las tres, es un acto de resistencia que tiene que vestirse de belleza, pero que nos ayuda también para poder sobrevivir a la emocionalidad, a la sensibilidad, que tenemos los poetas. Poder expresar al mundo lo que tenemos dentro lo que pensamos, lo que sentimos, lo que soñamos, lo que anhelamos, dejar plasmados nuestros amores, nuestros desamores, nuestra felicidad y nuestra tristeza Escribir un poema es una forma de sobrevivir a la vida de resistir a la existencia pintándola de belleza.


5- ¿Alguna vez has censurado un poema, o una parte de ti mismo, por miedo a que fuera “demasiado”? ¿Y qué significa para ti exponerte a través de la escritura?

No nunca censuré un poema, lo que la inspiración dicta es lo que uno tiene que escribir y una vez que volcamos nuestros sentimientos al papel ya deja de ser nuestro para pertenecer al mundo.
Creo que todos los poetas nos exponemos pero si un verso, una estrofa, o todo un poema llega a sensibilizar al lector, valió la pena escribirlo valió la pena exponerse


6- ¿Qué papel juega el silencio en tu creatividad? ¿Qué sucede dentro de ti en los momentos en que las palabras fallan?


No siempre necesito silencio para desarrollar mi creatividad, muchas veces en medio del bullicio de la tarea diaria surge una idea, una frase, un verso que despierta un poema que logro escribir fluidamente.
No sucede muy a menudo que las palabras fallen, pero pienso que esos periodos cortos, en mi caso, es donde la inspiración queda como dormida. Se
asemejan a un rosal en donde algunas veces nos deslumbran con las rosas más hermosas y de diferentes tamaños, otras veces la vemos florecer menos y otras tenemos que esperar a que lleguen esas flores. Pero sabemos que siempre volverán a florecer.


7- En un mundo cada vez más rápido y superficial, ¿crees que la poesía todavía puede cambiar algo, dejar una huella concreta?


En todas las épocas la poesía ha dejado huella. Es verdad que este mundo cada vez gira más rápido y es más superficial, pero tengo la certeza de que la poesía sigue movilizando sentimientos, inundando el alma de los que la escribimos y de muchos que la leen y se identifican con ella. Creo que si tan solo podemos cambiar y dejar huella en alguna persona que nos haya leído, ya hemos contribuido con nuestro granito de arena, para que la poesía realice el cambio que el mundo necesita.


8- Si pudieras hablar con tu yo adolescente a través de un solo poema, ¿cuál elegirías y por qué?


No creo poder elegir solamente un poema para hablar con mi yo adolescente. Necesitaría varios, algunos que hablaran de amor porque tuve y tengo mucho amor en mi vida, otros que hablaron de esperanza, porque siempre hay esperanza en nuestro transitar por la mundo, y alguno que hablara de resiliencia, porque muchas veces debemos colgar la vida al hombro y seguir avanzando a pesar del dolor, de la tristeza, de los infortunios, porque la vida continúa y siempre vale la pena vivirla.


Poemas

1- DESCÍÑEME AHORA

Desciñe la noche que cubre mis hombros
desflora los pétalos de este cuerpo dormido
respira mi aliento al compás del tuyo,
recorre mi seno y anida tus bríos.

Desciñe mi espalda con olas gigantes,
arrebata la ausencia con  versos mullidos,
doblega las grietas quebrando el espacio
que gestan auroras  que no hemos vivido.

Descíñeme ahora y descansa en mi vientre
hazme prisionera, esclava de tu boca,
que los versos florezcan en cálices valientes
que destellen la tierra y que pinten tus horas.

Descíñeme ahora y arrebata mi alma
y siembra palabras que trasciendan la historia
el verso guerrero, la letra valiente,
tu revolución de besos que a mí me enamoran.


2- TUS LABIOS EN LOS MÍOS

En la noche llegó el viento enamorado,
en sus brotes me cubrió con mil suspiros
y fui envidia de la luna entre tus brazos
y fui vida en las aguas de tu río,
me llevaste al paraíso de tu mano
a lugares que jamás había ido,
me alagaste con un ramo de emociones
y fundiste tus latidos a los míos.

Y sentí que la noche era plena
y que nuestros eran todos los caminos
y sentí tu fragancia en mi pelo
y sentí que eras tú en mi destino
y sentí que tus ojos poco a poco
se encendían al mirase en los míos
y sentí el aroma de las flores
al sellar tus labios en los míos.



3- A VECES

A veces la vida queda estática,
como un día sin viento, sin brisa,
sin sonrisas, ni miradas cómplices.
Y llegan las horas estrictas y sigilosas
donde descarrilan las ilusiones
y la esperanza vuela lejos… muy lejos
dejando las manos vacías
y el alma en carne viva.
Y hay que cargar la vida al hombro
y seguir avanzando
porque no hay otra alternativa
porque la única posibilidad
es vivir, recordar y tratar de ser feliz.

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