I. Πώς ράγισες; Σαν δάκρυ που διαρρηγνύει τα βλέφαρα, κι αυτεπάγγελτα ξεχειλίζει στα μάγουλα— με γεύση στάχτης απ’ την τέφρα σου, σαν βρεγμένο κλωνάρι που δεν ανθίζει ξανά.
Αφήνω κενά ανάμεσα στις λέξεις για να φανεί το καταρριφθέν μου φορτίο. Κάνω τη ζωή διαδικασία ακροβασίας— με το σχοινί στη ντουλάπα έτοιμο κι έναν φρεσκοβαμμένο ουρανό που έγινε αγκίστρι.
— II. Πώς ράγισες; Η κρύπτη μου η σκοτεινή γέμισε πορφυρό φως. Η αφή τρέχει στ’ ακροδάχτυλα να κρυφτεί μα αφήνει πίσω δυο-τρία καταραμένα κύτταρα, μικρές φωλιές του αρώματός σου που δεν ξεπλένονται.
Τι γλυκό το μαχαίρι τούτο— και πώς με σφάζει!
— III. Έκαψες τη θάλασσά μου. Κι έμεινα άνευρος, ανάμεσα στ’ αλάτι και τα ναυάγια μου. Όλα κόκκινα. Πυρακτωμένα.
Ο θάνατος, εν τέλει, φοράει κοκκινόλευκη φορεσιά. Θυμίζει την απάτη της αθανασίας. Κι όλα— όλα— καταλήγουν εκεί. Στο κόκκινο.
— IV. Δεν ράγισες. Με θρυμμάτισες. Σαν παιδί που παίζει με τον άρτο, σκυμμένο προς το πάτωμα μετά την αγία κοινωνία.
Κι εγώ, που σε μετάλαβα σώμα και αίμα, αμάρτησα. Ύβρις, φώναξες. Ύβρις!
Κι ο φρεσκοβαμμένος ουρανός— αγκίστρι που θυμίζει μαξιλάρι. Όχι για να ξαπλώσεις….
– Αλλά;
— I Come ti sei rotto? Come una lacrima che lacera le palpebre, e trabocca spontaneamente lungo le guance— con il sapore delle ceneri delle tue ceneri, come un ramo bagnato che non fiorirà mai più.
Lascio degli spazi tra le parole per mostrare il peso della mia caduta. Rendo la vita un processo acrobatico— con la corda pronta nell’armadio e un cielo appena dipinto trasformato in un gancio.
— II. Come ti sei rotto? La mia cripta oscura era piena di luce viola. Il tocco corre a nascondersi nella punta delle dita ma lascia dietro di sé due o tre dannate cellule, piccoli nidi della tua fragranza che non vengono cancellati.
Quanto è dolce questo coltello— E come mi uccide!
— III. Hai bruciato il mio mare. E sono rimasto senza nervi, Tra il sale e i miei naufragi. Tutto rosso. Incandescente.
La morte, infine, Indossa un vestito rosso e bianco. Ci ricorda l’inganno dell’immortalità. E tutto, tutto, E finisce qui. In rosso.
— IV. Non ti sei rotto. Mi hai distrutto. Come un bambino che gioca con il pane, appoggiato al terreno dopo la Santa Comunione.
E io, che ho ricevuto il tuo corpo e il tuo sangue, Ho peccato. Insulto! hai urlato. Insulto!
E il cielo appena dipinto— Gancio che ricorda un cuscino. Per non andare a letto…
– Ma poi?
— I. ¿Cómo te rompiste? Como una lágrima que rasga los párpados, y se desborda espontáneamente por las mejillas— con el sabor de la ceniza de tus cenizas, como una rama mojada que nunca volverá a florecer.
Dejo espacios entre las palabras para mostrar el peso de mi caída. Hago de la vida un proceso acrobático— con la cuerda lista en el armario y un cielo recién pintado convertido en un anzuelo.
— II. ¿Cómo te rompiste? Mi cripta oscura se llenó de luz violeta. El tacto corre para ocultarse en las yemas de los dedos pero deja atrás dos o tres malditas células, pequeños nidos de tu fragancia que no se borran.
Qué dulce es este cuchillo— ¡Y cómo me mata!
— III. Quemaste mi mar. Y me quedé sin nervios, Entre la sal y mis naufragios. Todo rojo. Incandescente.
La muerte, finalmente, lleva un vestido rojo y blanco. Nos recuerda el engaño de la inmortalidad. Y todo—todo— Termina allí. En rojo.
— IV. No te rompiste. Me aplastaste. Como un niño que juega con el pan, inclinado hacia el suelo después de la Sagrada Comunión.
Y yo, que recibí tu cuerpo y tu sangre, Pequé. ¡Insulto!, gritaste. ¡Insulto!
Y el cielo recién pintado— Anzuelo que se asemeja a una almohada. Para no acostarse…
– ¿Pero entonces?
— I. Com et vas trencar? Com una llàgrima que esquinça les parpelles, i es desborda espontàniament per les galtes— amb el sabor de la cendra de les teves cendres, com una branca mullada que mai tornarà a florir.
Deixo espais entre les paraules per mostrar el pes de la meva caiguda. Faig de la vida un procés acrobàtic— amb la corda llista a l’armari i un cel acabat de pintar convertit en un ham.
— II. Com et vas trencar? La meva cripta fosca es va omplir de llum violeta. El tacte corre per amagar-se als rovells dels dits però deixa enrere dues o tres maleïdes cèl·lules, petits nius de la teva fragància que no s’esborren.
Que dolç és aquest ganivet— I com em mata!
— III. Vas cremar el meu mar. I em vaig quedar sense nervis, Entre la sal i els meus naufragis. Tot vermell. Incandescent.
La mort, finalment, porta un vestit vermell i blanc. Ens recorda l’engany de la immortalitat. I tot—tot— Acaba allà. En vermell.
— IV. No et vas trencar. Em vas aixafar. Com un nen que juga amb el pa, inclinat cap a terra després de la Sagrada Comunió.
I jo, que vaig rebre el teu cos i la teva sang, Vaig pecar. ¡Insult!, vas cridar. Insult!
I el cel acabat de pintar— Ham que s’assembla a un coixí. Per no per ficar-se al llit…
– Però llavors?
— I. Comment t’es-tu brisé? Comme une larme qui déchire les paupières, et déborde, d’elle-même, sur les joues— avec le goût de cendre, de ta propre cendre, comme une branche mouillée qui ne refleurira jamais.
Je laisse des silences entre les mots pour révéler le poids de mon effondrement. Je fais de la vie une traversée sur fil— la corde prête, dans l’armoire, et un ciel fraîchement peint devenu hameçon. — II. Comment t’es-tu brisé ? Ma crypte obscure s’est emplie d’une lumière pourpre. Le toucher fuit dans le bout des doigts, mais laisse derrière deux ou trois cellules maudites, petits nids de ton parfum qu’aucune eau n’efface.
Ce couteau, si doux— et comme il m’égorge ! — III. Tu as brûlé ma mer. Et je suis resté sans nerfs, entre le sel et mes épaves. Tout est rouge. Incandescent.
La mort, au fond, porte une robe rouge et blanche. Elle mime la supercherie de l’immortalité. Et tout— tout— conduit là. Vers le rouge. — IV. Tu ne t’es pas brisé. Tu m’as réduit en éclats. Comme un enfant jouant avec le pain sacré, regardant le sol après la communion. Et moi, qui t’ai reçu—corps et sang— j’ai péché. Hubris, as-tu crié. Hubris !
Et le ciel fraîchement peint— un hameçon déguisé en oreiller. Pas pour y poser la tête…
Mais alors ?
— Βασίλης Πασιπουλαρίδης / Vasilis Pasipoularidis
Traduzioni in spagnolo e catalano di Joan Josep Barcelo. Traduzione in francese con l’aiuto di Νικολάου Κύρκου / Nikolaos Kyrkos.
Lettura critica e analisi della poesia “Il mio è uno specchio” di Sandra Vulin . By : Kareem Abdullah – Iraq .
La poesia “Il mio è uno specchio” di Sandra Vulin è un’opera intensa e profonda che esplora i temi dell’anima, della riflessione interiore e della connessione spirituale tra due individui. Attraverso un linguaggio evocativo e una struttura ricca di immagini simboliche, Vulin ci offre una riflessione sul dolore, sul silenzio e sull’amore come specchio dell’esistenza umana.
1- Il tema della riflessione e dell’auto-scoperta
La poesia ruota attorno al concetto di specchio, un simbolo potente che rappresenta l’auto-riflessione e la conoscenza di sé. “Sei il mio specchio” diventa una dichiarazione di unione e di scambio reciproco, in cui l’altro diventa il mezzo attraverso cui l’autore scopre e riconosce i propri aspetti più profondi. La riflessione non è solo fisica, ma spirituale e psicologica. La poetessa scrive: “i miei pezzi rotti si vedono riflessi in te”, suggerendo che l’alterità non solo riflette la nostra interezza, ma anche le nostre fratture, i nostri errori e le nostre imperfezioni. In questo gioco di specchi, l’altro diventa il tramite per raggiungere una conoscenza più profonda di sé.
2- Il silenzio e l’introspezione
Uno dei temi centrali della poesia è il silenzio, che appare come una condizione necessaria per l’introspezione e la comunicazione profonda. La poetessa menziona più volte il silenzio come una presenza che non può essere ignorata, quasi una forma di linguaggio non verbale che diventa il ponte tra le anime: “i tuoi occhi conoscono il dialogo del silenzio, uguale al mio”. Questo silenzio non è assenza, ma una forma di comunicazione che si manifesta nelle profondità dell’anima, al di là delle parole. Il silenzio, in questa poesia, è visto come un canale di connessione profonda tra i due soggetti, che vanno oltre le parole per entrare in un regno di comprensione intuitiva.
3- Il dolore come esperienza condivisa
Il dolore è un altro tema cardine della poesia. L’autrice sottolinea che, nonostante le differenze apparenti, il dolore è una realtà universale che accomuna i due protagonisti: “Il nostro dolore è lo stesso, ma ai lati opposti del chiaro di luna.” Il dolore non è visto come qualcosa di distruttivo, ma come una condizione che unisce e fortifica la relazione, creando una connessione emotiva che va oltre le parole e le apparenze. In questo contesto, il dolore diventa una chiave di lettura della condizione umana, un elemento che entrambi condividono in modo intimo.
4- L’immagine del desiderio e dei ricordi
Nel verso “nel profondo del desiderio dove i cigni si immergono nell’ombra dei ricordi”, Vulin introduce un’altra immagine potente, quella del desiderio come forza che affonda nelle profondità del passato. Il desiderio qui non è solo una brama fisica, ma una ricerca spirituale e interiore, un bisogno di tornare a un luogo di connessione, a una memoria condivisa che dà senso al presente e al futuro. I cigni, simbolo di grazia e purezza, si immergono nei ricordi, suggerendo che il desiderio non è solo di ciò che manca, ma anche di ciò che è stato e che continua a vivere nella memoria.
5-La promessa di unione eterna
Il finale della poesia è una dichiarazione di unione eterna tra i due amanti/compagni spirituali: “sarò il tuo specchio, e tu mio.” Questa frase non è solo una promessa di affetto, ma una promessa di fusione totale, in cui non c’è più separazione tra i due, né fisica né spirituale. L’idea di un’unione perfetta e completa è confermata dal verso conclusivo: “è in noi tutto quello che è stato e tutto quello che dovrà ancora avvenire”. Qui, la poetessa suggerisce che l’amore e la connessione che descrive non sono limitati dal tempo, ma sono fuori dalla portata delle convenzioni temporali. L’unione tra i due è eterna e trascende le esperienze individuali per diventare un’esperienza universale e senza fine.
Conclusione
La poesia “Il mio è uno specchio” di Sandra Vulin è un lavoro ricco di simbolismi e temi profondi. Attraverso il linguaggio evocativo e le immagini potenti, l’autrice esplora il concetto di riflessione, di silenzio e di dolore come strade verso una connessione spirituale e intima. L’uso dello specchio come metafora centrale ci invita a riflettere sulla nostra propria esistenza e sulla relazione con l’altro, suggerendo che l’altro non è solo una figura separata, ma un riflesso e un mezzo per il nostro stesso auto-conoscimento e crescita.
Il mio è uno specchio
Nasconderei la mia anima sotto il velo del silenzio ma lei ha la testa dura portata con il vento non vuole stare zitta ti sta guardando, curiosa e silenziosa come il chiaro di luna quando bacia la foce del fiume alla bandiera Rimango nei limiti del mio dubbio perché ogni volta penso che siamo una cosa sola il prima possibile il tempo si sta disperdendo come sabbia tra le palme nel deserto a chi manca solo la tua ombra
sei il mio specchio i miei pezzi rotti si vedono riflessi in te le mie parole che non ho detto i miei sguardi che ho nascosto I miei peccati e il mio perdono sono attirati su di te e tutto quello che senti lo porto nel petto come una preghiera nascosta nella canzone.
Anche tu sei ferito i tuoi occhi conoscono il dialogo del silenzio uguale al mio il nostro dolore è lo stesso ma ai lati opposti del chiaro di luna.
Eppure, nel profondo del desiderio dove i cigni si immergono nell’ombra dei ricordi, nuoto nei nostri ricordi portando appuntamenti per le serate a venire.
Verrò da te in silenzio quando il mondo è stanco delle parole, quando il buio inizia a profumare di gelsomino e pioggia quella notte quando il tuo sguardo tocca la mia anima non ci sarà più bisogno di domande
perché sarò il tuo specchio e tu mio è in noi tutto quello che è stato e tutto quello che dovrà ancora avvenire. Sandra Vulin
Traduzione poetica in italiano a cura di Elisa Mascia-Italia
Kritičko čitanje i analiza pjesme “Moje je ogledalo” Sandre Vulin. Autor: Kareem Abdullah – Irak.
Pjesma “Moje je ogledalo” Sandre Vulin intenzivno je i duboko djelo koje istražuje teme duše, unutarnje refleksije i duhovne povezanosti dviju osoba. Kroz sugestivan jezik i strukturu bogatu simboličkim slikama, Vulin nam nudi promišljanje boli, tišine i ljubavi kao ogledala ljudskog postojanja.
1- Tema refleksije i samootkrivanja Pjesma se vrti oko koncepta zrcala, snažnog simbola koji predstavlja samorefleksiju i samospoznaju. „Ti si moje ogledalo“ postaje izjava sjedinjenja i međusobne razmjene, u kojoj drugi postaje sredstvo kroz koje autor otkriva i prepoznaje svoje najdublje aspekte. Refleksija nije samo fizička, već duhovna i psihološka. Pjesnik piše, “u tebi se ogledaju moji slomljeni dijelovi”, sugerirajući da drugost ne odražava samo našu cjelovitost, već i naše lomove, naše pogreške i naše nesavršenosti. U ovoj igri zrcala, drugi postaje kanal za postizanje dublje spoznaje sebe.
2- Tišina i introspekcija Jedna od središnjih tema pjesme je tišina, koja se javlja kao nužan uvjet introspekcije i duboke komunikacije. Pjesnikinja nekoliko puta spominje tišinu kao prisutnost koja se ne može zanemariti, gotovo kao oblik neverbalnog jezika koji postaje most između duša: “tvoje oči znaju dijalog tišine, kao i moje”. Ta šutnja nije odsutnost, već oblik komunikacije koja se očituje u dubini duše, onkraj riječi. Tišina se u ovoj pjesmi vidi kao kanal duboke veze između dva subjekta, koji idu dalje od riječi da bi ušli u područje intuitivnog razumijevanja.
3- Bol kao zajedničko iskustvo Bol je još jedna ključna tema pjesme. Autor ističe da je, unatoč prividnim razlikama, bol univerzalna stvarnost koja spaja dvoje protagonista: „Naša je bol ista, ali na suprotnim stranama mjesečine“. Na bol se ne gleda kao na nešto destruktivno, već kao stanje koje ujedinjuje i jača odnos, stvarajući emocionalnu povezanost koja nadilazi riječi i pojavnosti. U tom kontekstu, bol postaje ključ za razumijevanje ljudskog stanja, element koji oboje intimno dijele.
4- Slika želje i sjećanja U replici “U dubini želje gdje labudovi rone u sjene sjećanja”, Vulin unosi još jednu snažnu sliku, onu želje kao sile koja tone u dubine prošlosti. Želja ovdje nije samo fizička čežnja, već duhovna i unutarnja potraga, potreba za povratkom na mjesto povezanosti, u zajedničko sjećanje koje daje smisao sadašnjosti i budućnosti. Labudovi, simboli milosti i čistoće, uranjaju u sjećanja, sugerirajući da želja nije samo za onim što nedostaje, već i za onim što je bilo i živi u sjećanju.
5-Obećanje vječnog sjedinjenja Finale pjesme je objava vječne zajednice između dvoje ljubavnika/duhovnih suputnika: “Ja ću biti tvoje ogledalo, a ti moje.” Ova fraza nije samo obećanje privrženosti, već obećanje potpunog stapanja, u kojem više nema razdvajanja između dvoje, ni fizičkih ni duhovnih. Ideju savršenog i potpunog sjedinjenja potvrđuje završni stih: „u nama je sve što je bilo i što će tek doći“. Ovdje pjesnikinja sugerira da ljubav i povezanost koju opisuje nisu ograničeni vremenom, već su izvan dosega vremenskih konvencija. Jedinstvo između njih je vječno i nadilazi pojedinačna iskustva kako bi postalo univerzalno i beskrajno iskustvo.
Zaključak Pjesma “Moje je ogledalo” Sandre Vulin djelo je puno simbolike i duboke tematike. Kroz sugestivan jezik i snažne slike, autorica istražuje koncept refleksije, tišine i boli kao putove do duhovne i intimne povezanosti. Korištenje zrcala kao središnje metafore poziva nas na razmišljanje o vlastitom postojanju i odnosu s drugim, sugerirajući da drugi nije samo zasebna figura, već odraz i sredstvo za vlastitu samospoznaju i rast.
Moje je ogledalo
Sakrio bih svoju dušu pod velom šutnje ali ona je tvrdoglava nošen vjetrom ne želi šutjeti gleda te znatiželjno i šutljivo kao mjesečina kad ljubi lice rijeke do zastave Ostajem u granicama svoje sumnje jer svaki put kad pomislim da smo jedno što prije vrijeme se rasipa poput pijeska među palmama u pustinji kome nedostaje samo tvoja sjena
ti si moje ogledalo moji slomljeni dijelovi vide se na tebi moje riječi koje nisam rekao moje poglede koje sam skrivala Moji grijesi i moj oprost privučeni su k tebi i sve što osjećaš Nosim ga u grudima poput molitve skrivene u pjesmi
i ti si povrijeđen tvoje oči poznaju govor tišine isto kao i moje naša bol je ista ali na suprotnim stranama mjesečine
a ipak, duboko u želji gdje labudovi rone u sjene sjećanja, plivanje u našim sjećanjima donijeti termine navečer
Doći ću ti u tišini kad se svijet umori od riječi kad tama počne mirisati na jasmin i kišu te noći kad tvoj pogled dotakne moju dušu više neće biti potrebe za pitanjima
jer ja sam tvoje ogledalo a ti si moj U nama je sve što je bilo a sve ono što tek dolazi
Lettura stilistica analitica del poema “A Reshare…” di Kristy Raines – Stati Uniti d’America. Di : Kareem Abdullah – Iraq .
Il poema di Kristy Raines, “A Reshare…”, esplora le complessità del viaggio della vita, concentrandosi sul passare del tempo, i ruoli mutevoli all’interno della famiglia e l’evoluzione della comprensione personale man mano che si invecchia. Attraverso una serie di riflessioni, Raines trasmette una narrazione profondamente personale sull’invecchiamento, le dinamiche familiari e la realizzazione della natura fugace della vita. Il suo stile è colloquiale e introspettivo, invitando il lettore a unirsi a lei in una meditazione condivisa sull’inevitabilità dell’invecchiamento e l’importanza di amare le relazioni. Di seguito è riportata un’analisi stilistica dettagliata del poema, incentrata sulla struttura, il linguaggio, il tono e i temi.
1- Struttura e forma La poesia consiste di versi liberi, senza schema o metro coerente. Questa struttura libera riflette l’esplorazione tematica dell’imprevedibilità della vita e l’umore contemplativo del relatore. La mancanza di una struttura rigida riflette la fluidità del tempo e le riflessioni in evoluzione dell’oratore. Il poema è diviso in diverse strofe, ognuna delle quali cattura una diversa fase della vita e le sue emozioni corrispondenti. Gli spostamenti tra le strofe sottolineano il passare del tempo e i cambiamenti di prospettiva che vengono con l’età.
2- Linguaggio e immagini Raines usa un linguaggio semplice ma efficace in tutto il poema, rendendolo accessibile e permettendo una profonda risonanza emotiva. Le immagini che usa sono vivide e riconoscibili, in particolare quando descrive le fasi della vita e il costo emotivo dell’invecchiamento.
“Argento macchiato” è una metafora sorprendente usata per descrivere gli “anni d’oro” della vita. Questa metafora trasmette il senso di disillusione o deterioramento che viene con l’età, in contrasto con la nozione idealizzata di anni d’oro come un tempo di ritiro pacifico o realizzazione.
“Ricordi sono stati fatti” – una frase che suggerisce la nostalgia, ma evidenzia anche il passaggio del tempo. Sottolinea l’importanza della memoria nel preservare le proprie esperienze, ma trasmette anche il senso che i ricordi da soli non possono sostituire la connessione presente.
“Non conosci più il tuo posto nella tua famiglia” e “stare da soli chiedendoti quale sia ora il tuo ruolo” – queste linee esprimono un sentimento di isolamento e spostamento, un’emozione comune per coloro che stanno invecchiando e sperimentano cambiamenti nei ruoli familiari.
Raines incorpora anche l’immagine di “ballare da solo” verso la fine della poesia. Questa immagine non solo aggiunge uno strato di empowerment personale, ma trasmette anche il messaggio che l’autorealizzazione e la felicità devono essere trovati dentro di sé, senza aspettare che gli altri lo forniscano.
3- Tono e voce Il tono della poesia è riflessivo, cupo e a volte, pentito, come l’oratore guarda indietro sulla sua vita e riconosce le opportunità perdute o cose che avrebbe voluto fare in modo diverso. Allo stesso tempo, c’è un sottostante senso di accettazione e comprensione. L’oratore sembra aver raggiunto un punto di realizzazione sul vero significato della vita, riconoscendo che la famiglia, il tempo e l’amore sono ciò che veramente conta.
C’è una qualità di conversazione nella voce dell’altoparlante, che aiuta a rendere la poesia intima e personale. L’uso dell’indirizzo diretto, in particolare nelle domande retoriche come “Quando si è giovani, le cose nella vita “sembrano difficili”, invita il lettore a riflettere sulle proprie esperienze e ad impegnarsi in una contemplazione condivisa delle sfide della vita.
4- Temi Dal poema emergono diversi temi significativi:
Il passaggio del tempo: l’oratore contempla come la vita cambia nel corso del tempo, dall’infanzia all’età adulta e infine alla vecchiaia. Il tempo è presentato sia come un dono che come una fonte di ansia. La frase “il tempo si sta accorciando” racchiude in sé il senso di urgenza dell’oratore, che si rende conto della rapidità con cui passa la vita.
Famiglia e relazioni: La famiglia è il tema centrale nel poema, in particolare la natura in evoluzione delle relazioni familiari. L’oratore riflette sui cambiamenti nelle dinamiche familiari, sull’assenza fisica dei propri cari e sulla distanza emotiva che spesso deriva dall’invecchiamento. Esprime rammarico per non essere stata più vicina alla madre negli ultimi anni della sua vita, rendendosi conto troppo tardi del valore di queste connessioni.
Auto-consapevolezza e crescita personale: Con l’avanzare dell’età, l’oratore diventa più consapevole di se stessa, comprendendo le lezioni impartite dalla madre sull’importanza della famiglia. Arriva anche a realizzare il significato di vivere autenticamente e non aspettare che gli altri riempiano vuoti emozionali. Le righe finali suggeriscono un invito ad abbracciare la vita pienamente e a vivere per la propria felicità.
5- Conclusione “A Reshare…” di Kristy Raines è una poesia commovente e profondamente introspettiva che invita i lettori a riflettere sul passare del tempo, sull’evoluzione dei ruoli all’interno delle famiglie e sull’importanza di amare le relazioni prima che si perdano. Attraverso immagini vivide, un linguaggio accessibile ma evocativo e un tono che passa dalla riflessione cupa all’accettazione, Raines crea una potente meditazione sulla natura transitoria della vita. Il messaggio del poema è chiaro: il tempo è prezioso, e il vero significato della vita sta nell’amore, nella famiglia, nei ricordi e nella realizzazione personale di vivere in modo autentico.
Un ricondividere…
Lezioni di vita e i molti pensieri di Kristy Raines
Quando la vita è dura
Quando sei giovane, le cose nella vita “sembrano” difficili Ma quando si invecchia, le cose “sono” difficili Sto realizzando che il tempo sta diventando più breve Cerco di non pensarci troppo perché ho ancora così tanto da fare La mia giovinezza volò via, divenni poi una giovane adulta, poi una moglie e una madre. poi una nonna Sono stati costruiti ricordi… Tanti di quei preziosi ricordi! Pensiamo che questi anni nel crescere una famiglia siano gli anni che assorbono la maggior parte della forza… Ma non è così Gli anni che prendono la maggior parte della forza sono ora; Gli anni d’oro che sembrano più come argento opaco Amici e familiari passano, e mancano terribilmente Non conosci più il posto che hai nella tua famiglia; come se si fosse in piedi da soli chiedendosi quale sia il vostro ruolo adesso. I bambini sono cresciuti e allevano i propri figli I giorni sono pochi e lontani tra quelli che mai visitiamo Siamo tutti troppo distanti ora Quando ero molto giovane, le famiglie restavano unite I tempi sono cambiati e ora posso relazionarmi con la mia Madre che non è più qui Ora comprendo il suo cuore e perché la famiglia era così importante per lei Condivido il suo stesso cuore… Il rimpianto è che avrei dovuto vederla di più in quegli anni d’argento macchiati. Questo era molto importante per lei. Perché quando sei più adulta, e inizi a sentire la tua età, tempo e famiglia sono le cose che sono d’oro. Proprio quando finalmente capisci cosa è più prezioso per te e qual è il vero senso di questa vita, la vita sta diventando molto breve… Il tempo, l’amore, i ricordi, la famiglia e la sensazione di appartenenza, sono ciò che è più importante. Senza di loro, si vive. Sì, proprio quando si sta cominciando a capire tutto ed esprimerlo, ti ritrovi a chiederti quanto ancora hai in questa vita… Quindi, vivi la vita facendo ciò che ti rende felice. Non aspettare che gli altri riempiano quel vuoto. Come quelle emblematiche battute: “Se devi ballare da solo, balla come se nessuno ti stesse guardando”. Queste parole ora hanno perfettamente senso per me.
Elisa Mascia -Italia ha curato la traduzione poetica in italiano
Analytical Stylistic Reading of the Poem “A Reshare…” by Kristy Raines – United States of America. By : Kareem Abdullah – Iraq .
Kristy Raines’ poem, “A Reshare…”, explores the complexities of life’s journey, focusing on the passage of time, the changing roles within the family, and the evolution of personal understanding as one grows older. Through a series of reflections, Raines conveys a deeply personal narrative about aging, family dynamics, and the realization of life’s fleeting nature. Her style is conversational and introspective, inviting the reader to join her in a shared meditation on the inevitability of aging and the importance of cherishing relationships. Below is a detailed stylistic analysis of the poem, focusing on structure, language, tone, and themes.
1- Structure and Form The poem consists of free verse, with no consistent rhyme scheme or meter. This free-flowing structure mirrors the thematic exploration of life’s unpredictability and the speaker’s contemplative mood. The lack of rigid structure reflects the fluidity of time and the speaker’s evolving reflections. The poem is divided into several stanzas, each capturing a different phase of life and its corresponding emotions. The shifts between stanzas emphasize the passage of time and the changes in perspective that come with age.
2-Language and Imagery Raines employs simple yet effective language throughout the poem, making it accessible while allowing for deep emotional resonance. The imagery she uses is vivid and relatable, particularly when describing the stages of life and the emotional toll of aging.
“Tarnished silver” is a striking metaphor used to describe the “golden years” of life. This metaphor conveys the sense of disillusionment or deterioration that comes with age, contrasting with the idealized notion of golden years as a time of peaceful retirement or fulfillment.
“Memories were made”—a phrase that suggests nostalgia but also highlights the passage of time. It emphasizes the importance of memory in preserving one’s experiences, yet the speaker also conveys the sense that memories alone cannot substitute for present connection.
“You no longer know your place in your family” and “standing alone wondering what your role is now”—these lines express a feeling of isolation and displacement, a common emotion for those who are aging and experiencing shifts in familial roles.
Raines also incorporates the image of “dancing alone” towards the end of the poem. This image not only adds a layer of personal empowerment but also conveys the message that self-fulfillment and happiness must be found within oneself, without waiting for others to provide it.
3- Tone and Voice The tone of the poem is reflective, somber, and at times, regretful, as the speaker looks back on her life and recognizes missed opportunities or things she wished she had done differently. At the same time, there is an underlying sense of acceptance and understanding. The speaker appears to have reached a point of realization about the true meaning of life, recognizing that family, time, and love are what truly matter.
There is a conversational quality to the speaker’s voice, which helps make the poem feel intimate and personal. The use of direct address, particularly in the rhetorical questions like “When you are young, things in life ‘seem’ hard”, invites the reader to reflect on their own experiences and engage in a shared contemplation of life’s challenges.
4- Themes Several significant themes emerge from the poem:
The Passage of Time: The speaker contemplates how life changes over time, from childhood to adulthood, and eventually to old age. Time is presented as both a gift and a source of anxiety. The phrase “time is getting shorter” encapsulates the speaker’s sense of urgency as she realizes how quickly life passes.
Family and Relationships: Family is a central theme in the poem, particularly the evolving nature of familial relationships. The speaker reflects on the changes in family dynamics, the physical absence of loved ones, and the emotional distance that often comes with aging. She expresses regret for not having been closer to her mother in the later years of her life, realizing too late the value of these connections.
Self-Awareness and Personal Growth: As the speaker ages, she becomes more self-aware, understanding the lessons her mother imparted about the importance of family. She also comes to realize the significance of living authentically and not waiting for others to fill emotional voids. The final lines suggest a call to embrace life fully and live for one’s own happiness.
5-Conclusion Kristy Raines’ “A Reshare…” is a poignant and deeply introspective poem that invites readers to reflect on the passage of time, the evolving roles within families, and the importance of cherishing relationships before they are lost. Through vivid imagery, an accessible yet evocative language, and a tone that shifts from somber reflection to acceptance, Raines creates a powerful meditation on the transient nature of life. The poem’s message is clear: time is precious, and the true meaning of life lies in love, family, memories, and the personal fulfillment of living authentically.
A reshare…
Life’s Lessons and the many thoughts of Kristy Raines )When Life is Hard(
When you are young, things in life “seem” hard But when you grow older, things “are” hard I am realizing that time is getting shorter I try not to think about it too much because I still have so much I want to do My youth flew by, I then became a young adult, then a wife and a mother.. then a grandmother Memories were made… All of those precious memories We think those years of raising a family are the years that take the most strength… But they aren’t The years that take the most strength are now; The golden years that seem more like tarnished silver Friends and Family members pass, and you miss them terribly You no longer know your place in your family; as if you are standing alone wondering what your role is now Children grow up and are raising their own children The days are few and far between that we ever visit We are all spread out too far apart now When I was very young, families stayed close together Times have changed and I now can relate to my late Mother I now know her heart and why family was so important to her I share the same heart as her… I should have seen her more in those tarnished silver years. That was most important to her. Because when you are older, and you start feeling your age, time and family are the things that are golden. Just when you finally understand what is most precious to you and what the true meaning of this life is, life is getting very short… Time, love, memories, family and feeling like you belong, are what are most important. Without them, you just exist. Yes, just when you are starting to figure everything out, you find yourself wondering how much longer you have in this life… So, Live life doing what makes you happy.. Don’t wait for others to fill that void. Like those famous lines, “If you have to dance alone, dance like no one is watching”. Those words now make perfect sense to me.
Intervista a Jakhongir NOMOZOV, membro dell’Unione degli Scrittori dell’Uzbekistan, membro dell’Unione dei Giornalisti dell’Azerbaigian, accademico dell’Accademia di Turon e scrittore popolare di Turon, con Baki MIRZO.
— Quali cambiamenti ha vissuto all’inizio della sua carriera di scrittore?
— Poiché il mio primo libro era una raccolta di poesie, non ho stabilito un periodo specifico per la sua stesura. È stato pubblicato nel 1992 e ho incluso poesie che ho scritto dal 1984 al 1991, ispirate dalle mie impressioni del terzo seminario per giovani scrittori dell’Unione degli Scrittori dell’Uzbekistan nel febbraio 1984.
Queste poesie erano state pubblicate su riviste come “Guliston”, “Yoshlik”, “Yosh kuch” e sul quotidiano “Uzbekistan Literature and Art” durante il periodo letterario più intenso della nostra repubblica.
Ho incluso poesie che avevano ricevuto elogi dai miei mentori.
Nella selezione delle poesie, ho sempre tenuto conto del rigore e della prospettiva equilibrata del poeta popolare dell’Uzbekistan, il mio mentore Erkin Vohidov.
Durante la fase di editing, ho eliminato le poesie più deboli. Quando il mentore mi chiedeva: “Hai davvero incluso questo nel libro?!”, mi sentivo in imbarazzo, ma credo che la sua severità mi abbia reso più esigente con me stesso.
Sono stati inclusi anche alcuni ghazal, che lui aveva elogiato dopo averli letti al seminario.
Il mio primo libro in prosa, (“Where Are You, Charos”), è stato scritto in cinque mesi su suggerimento di Azizbek Abduvaliev, caporedattore del quotidiano “Suhbatdosh”.
È stato pubblicato sul giornale in diversi numeri.
Su richiesta dei miei lettori, l’ho poi pubblicato in un libro.
Cinquantamila copie sono state vendute nelle librerie di tutta la repubblica.
Posso dire con certezza che questo racconto mi ha portato successo e fama!
— Come distingue tra leggere e scrivere libri?
— La lettura è la preparazione alla scrittura, mentre la scrittura è la dimostrazione delle capacità acquisite durante il processo di preparazione. Il tempo dedicato alla lettura non è meno importante del tempo dedicato alla scrittura!
— Che ruolo gioca per lei la critica e come la rapporta?
— Seguo il detto: “La critica è il frutto del futuro!”. Dopo aver scritto più di quaranta opere pubblicate, tra cui cinque volumi di saggi, dieci volumi di romanzi e quattro volumi di racconti e poesie, sottopongo sempre il mio lavoro ai critici per un feedback prima della pubblicazione. Prendo sul serio le loro opinioni critiche, rivedo il mio libro e aggiungo nuove riflessioni. Credo che guardare un’opera attraverso gli occhi degli altri, soprattutto dei critici, contribuisca notevolmente al suo successo.
Ora, anche se ho più di settant’anni e sono diventato uno scrittore affermato, sottopongo sempre i miei libri al vaglio di studiosi prima di pubblicarli. Uno scrittore non dovrebbe disprezzare le critiche; anzi, dovrebbe vedere il critico come un amico dalla mentalità aperta che lo protegge dallo scrivere opere deboli o mediocri! Anche dalle critiche più aspre, bisognerebbe impegnarsi a migliorare il proprio lavoro. Purtroppo, molti giovani scrittori oggi detestano i giudizi critici. Non hanno ancora trovato la propria strada, non hanno messo alla prova il proprio talento attraverso varie prove e cercano principalmente elogi piuttosto che critiche costruttive. Questo mina lo sviluppo della letteratura, anziché elevarlo. Per questo motivo, credo che i progressi seri nella poesia contemporanea, le innovazioni che toccano il cuore delle persone, siano rari tra i giovani scrittori.
— Cosa ti preoccupa di più dello sviluppo o del progresso della letteratura?
— Ciò che mi preoccupa di più è la mancanza di dedizione tra gli scrittori, l’incapacità di leggere le opere altrui e la mancanza di interesse per il lavoro dei colleghi.
Molti scrittori noti con carriere di successo leggono molto poco o non leggono affatto.
Questo problema porta alla stagnazione, all’apatia verso le nuove idee e all’incapacità di svilupparsi.
L’ambiente letterario nelle regioni non mi soddisfa; anche in una grande città come Tashkent, è difficile trovare un’atmosfera letteraria fiorente che possa davvero soddisfare uno scrittore.
Questo solleva la domanda: perché?
La maggior parte degli scrittori non sono imprenditori e inseguono la sopravvivenza quotidiana, il che significa che hanno poco tempo da dedicare al loro lavoro creativo. Sembra che non siano riusciti a migliorare il loro tenore di vita in modo significativo. Le organizzazioni superiori che dovrebbero sostenerli sono assorbite dai loro problemi e non offrono alcun aiuto.
Vorrei affrontare un’altra questione.
L’indifferenza del governo nei confronti dello sviluppo della letteratura e del lavoro e del destino di poeti e scrittori riflette una politica diversa nella pratica rispetto a ciò che viene detto a parole! I due premi statali intitolati a Khamza e Navoi, tradizionalmente assegnati agli scrittori, sono stati aboliti.
Inoltre, è stato sospeso anche il premio assegnato annualmente a cinque scrittori dall’Unione degli Scrittori dell’Uzbekistan.
Perché? Dopotutto, non è forse necessario incoraggiare gli autori che contribuiscono allo sviluppo della spiritualità e della letteratura? Perché si affaticano nell’oscurità? Soprattutto perché scrivere è un lavoro molto duro, se uno scrittore non riceve il riconoscimento giusto al momento giusto, perderà la passione per il suo lavoro.
— Qual è il tuo obiettivo principale come scrittore?
—Il mio obiettivo principale come scrittore è contribuire allo sviluppo culturale, sociale ed educativo del mio popolo. Ancora più importante, negli ultimi tempi, mi sforzo di riportare la mia nazione, che si è allontanata dalla lettura, ai libri, per coltivare il gusto artistico, accrescere la sua spiritualità e promuovere una cultura dell’eloquenza. Un altro mio obiettivo importante è introdurre nuove idee e pensieri nel mondo! Per raggiungere questi obiettivi, sono costantemente impegnato nella ricerca e nella lettura.
— Nella letteratura contemporanea, ci sono molte opere che si concentrano più sulla forma che sul contenuto. Qual è la tua opinione al riguardo?
—Credo che la forma sia secondaria; La questione principale è combattere contro coloro che, fomentando guerre, cercando di spegnere la speranza per il futuro e vendendo armi per alimentare le fiamme della guerra, stanno diffondendo il panico tra le masse. Per questo, dobbiamo creare opere potenti, ricche di idee umane universali che promuovano la pace e l’armonia tra le nazioni.
— Come si riconosce il vero talento di uno scrittore o di un poeta? Che ruolo gioca la società nel riconoscere il talento?
— Non credo sia difficile. Un vero scrittore ha una prospettiva unica sulla vita, vede le cose in modo diverso, più profondo, e nota aspetti che gli altri non vedono. Entra nella letteratura con la propria voce, il proprio dolore e la propria PAROLA. Le sue opere si distinguono dalle opere degli altri e non abbandona il proprio stile nell’esprimere emozioni ed eventi. Non ha paura delle difficoltà nel creare grandi opere. In altre parole, capisce molto prima di chi non ha talento che non c’è altra via se non la creatività e dedica la propria vita al proprio lavoro. Mette la creatività al di sopra di tutto. Il vero talento percepisce il profondo dolore della società, si sforza di guarire le sue ferite e simpatizza con la società. La società alla fine lo riconoscerà. Se la società sta da una parte e il talento dall’altra, il talento non verrà mai riconosciuto né letto!
— Quali innovazioni nella letteratura mondiale la sorprendono? Quali cambiamenti apporteranno queste innovazioni agli scrittori?
— Sebbene viva in un remoto villaggio dell’Uzbekistan, ho sempre l’opportunità di tenermi aggiornato sulla letteratura mondiale. Le opportunità offerte da Internet mi aiutano molto. Ora, nella letteratura mondiale, i vivaci sviluppi e le esplorazioni del secolo scorso, che hanno stupito i lettori, sono diventati rari. La letteratura europea e latinoamericana un tempo ci affascinava e ci stupiva. Le opere pubblicate in inglese venivano rapidamente tradotte in russo e presto avremmo avuto l’opportunità di leggerle in uzbeko. Ma ora queste opportunità stanno diminuendo in tutto il mondo, anche nel nostro Paese. Molti traduttori si sono fissati sulla letteratura turca e alcuni addirittura traducono opere senza un’attenta selezione, considerando solo i propri interessi. Queste opere spesso non soddisfano gli standard della letteratura mondiale. Gli editori sono ossessionati dalla ripubblicazione di opere tradotte e stampate in grandi quantità nel secolo scorso! Questo impedisce alla letteratura di raggiungere una nuova fase di sviluppo. Tuttavia, nonostante le mie critiche di cui sopra, credo nel futuro della letteratura. Un giorno, le persone capiranno il vero scopo di Internet e, stanche delle sue bugie e falsità, torneranno alla letteratura. La letteratura, che serve a purificare e arricchire il loro spirito, tornerà ad essere la loro migliore amica.
LITERATURE — IT REMAINS THE CLOSEST FRIEND
An interview with Jakhongir NOMOZOV, member of the Union of Writers of Uzbekistan, member of the Azerbaijan Journalists’ Union, academician of the Turon Academy, and people’s writer of Turon, with Baki MIRZO.
— What changes did you experience when you started your writing career?
— Since my first book was a collection of poetry, I didn’t set a specific time frame for writing it. It was published in 1992, and I included poems I wrote from 1984 to 1991, inspired by my impressions from the 3rd seminar for young writers of the Union of Writers of Uzbekistan in February 1984. These poems had been published in magazines like “Guliston”, “Yoshlik”, “Yosh kuch”, and in the Uzbekistan Literature and Art newspaper during the most intense literary period of our republic. I included poems that had earned praise from mentors. While selecting the poems, I was always mindful of the strictness and balanced perspective of People’s Poet of Uzbekistan, mentor Erkin Vohidov. During the editing process, I removed weaker poems. When the mentor asked, “Did you really include this in the book?!” I would feel embarrassed, but I believe his strictness made me more demanding of myself. Some ghazals, which were praised by him after I read them at the seminar, were also included. My first prose book, (Where Are You, Charos), was written in five months upon the suggestion of Azizbek Abduvaliev, the chief editor of the “Suhbatdosh” newspaper. It was published in the newspaper in several issues. At the request of my readers, I then published it as a book. Fifty thousand copies were sold in bookstores across the republic. I can confidently say that this short story brought me success and fame!
— How do you distinguish between reading and writing books?
— Reading is the preparation for writing, while writing is the display of the skill developed during the preparation process. The time dedicated to reading is no less important than the time spent writing!
— What role does criticism play for you, and how do you relate to it?
— I follow the saying, “Criticism is the fruit of the future!” After writing more than forty published works, including five volumes of essays, ten volumes of novels, and four volumes of short stories and poetry, I always submit my work to critics for feedback before publishing. I take their critical opinions seriously, revise my book, and add new thoughts. I believe that looking at a work through the eyes of others, especially critics, greatly contributes to its success. Now, even though I am over seventy and have become a well-known writer, I always pass my books through the eyes of scholars before publishing. A writer should not dislike criticism; rather, they should see the critic as an open-minded friend who protects them from writing weak or mediocre work! Even from harsh criticism, one should strive to improve their work. Unfortunately, many young writers today dislike critical opinions. They haven’t yet found their own path, haven’t tested their talents through various trials, and mostly seek praise rather than constructive criticism. This undermines the development of literature, rather than elevating it. For this reason, I believe that serious advancements in contemporary poetry, innovations that touch the hearts of the people, are scarce among young writers.
— What concerns you the most about the development or progress of literature?
— What worries me most is the lack of dedication among writers, the failure to read others’ works, and the lack of interest in the work of fellow creators. Many well-known writers with successful careers either read very little or do not read at all. This issue leads to stagnation, apathy towards new ideas, and the failure to develop. The literary environment in the regions does not satisfy me; even in a large city like Tashkent, it is difficult to find a thriving literary atmosphere that can truly satisfy a writer. This raises the question, why? Most writers are not entrepreneurs and are running after daily survival, which means they have little time to dedicate to their creative work. It seems that they have failed to improve their standards of living in a meaningful way. The higher organizations that should support them are absorbed in their own problems and do not offer any help. I want to address one more issue. The government’s indifference to the development of literature and the work and fate of poets and writers reflects a different policy in practice compared to what is said in words! The two state awards named after Khamza and Navoi, which were traditionally given to writers, have been abolished. Furthermore, the award presented annually to five writers by the Union of Writers of Uzbekistan has also been stopped. Why? After all, isn’t it necessary to encourage creators who serve the development of spirituality and literature? Why do they toil in obscurity? Especially since writing is a very hard job, if a writer does not receive recognition at the right time, they will lose passion for their work.
— What is your greatest goal as a writer?
—My greatest goal as a writer is to serve the cultural, social, and educational development of my people. Even more importantly, in recent times, I strive to bring my nation, which has distanced itself from reading, back to books, to cultivate artistic taste, raise its spirituality, and promote a culture of eloquence. Another important goal of mine is to introduce new ideas and thoughts to the world! To achieve these tasks, I am constantly engaged in research and reading.
— In contemporary literature, there are many works that focus more on form than content. What is your opinion on this?
—I believe that form is secondary; the main issue is to fight against those who, by inciting wars, trying to extinguish hope for the future, and selling weapons to escalate the flames of war, are spreading panic among the masses. For this, we need to create powerful works filled with universal human ideas that promote peace and harmony among nations.
— How do you identify true talent as a writer or poet? What role does society play in recognizing talent?
—I don’t think this is difficult. A true writer has a unique perspective on life, seeing things differently, more deeply, and noticing aspects others do not. They enter literature with their own voice, their pain, and their WORD. Their works stand out from others’ works, and they do not abandon their style when expressing emotions and events. They are not afraid of hardships in creating great works. In other words, they understand much earlier than those without talent that there is no way but creativity and they dedicate their life to their work. They place creativity above everything else. True talent feels the deep pain of society, strives to heal its wounds, and sympathizes with society. Society will eventually recognize them. If society is on one side and talent is on the other, talent will never be recognized or read!
— What innovations in world literature surprise you? What changes will these innovations bring for writers?
—Although I live in a remote village in Uzbekistan, I always have the opportunity to keep up with world literature. The opportunities provided by the internet help me a lot. Now, in world literature, the vibrant developments and explorations of the previous century, which amazed readers, have become rare. European and Latin American literature once fascinated and astonished us. Works published in English would quickly be translated into Russian, and we would soon have the opportunity to read them in Uzbek. But now, these opportunities are declining worldwide, including in our country. Many translators have become fixated on Turkish literature, and some even translate works without careful selection, considering only their own interests. These works often do not meet the standards of world literature. Publishers are preoccupied with republishing works that were translated and printed in huge numbers last century! This prevents literature from reaching a new stage of development. However, despite my critical views above, I believe in the future of literature. One day, people will understand the true purpose of the internet and, tired of its lies and falsehoods, will return to literature. Literature, which serves to purify and enrich their spirits, will become their closest friend again.
Foto cortesia di Baki Mirzo Foto cortesia di Jahongir Nomozov e Baki Mirzo
Un ordine silenzioso e sovrano aveva spogliato la materia, reso chiaro spazio e tempo in un solo battito di ciglia. C’era un unico luogo, un unico istante; saldi e congiunti nel braciere del presente. La gravità era luce, luce che richiama a sé la carovana notturna degli esseri, una pura e intatta luce che attraversa il fluido delle cose senza scuotimenti e senza strappi.
(Un’occhiata rapidissima – sprazzo e baleno di fotogramma immerso in un film – frizione e schiocco di pietre focaie.)
E poi… e poi la sottrazione… Ora un segno negativo senza più polo opposto chiude la mano aperta in un pugno, e la punta della matita traccia a memoria un’urgente mappa del tesoro. . . Un orden silencioso y soberano había despojado la materia, dejado claro espacio y tiempo en un solo parpadeo. Solo había un lugar, un único instante; saldos y conjuntos en el brasero del presente. La gravedad era luz, luz que se refiere a sí misma como la caravana nocturna de los seres, una luz pura e intacta que atraviesa el fluido de las cosas sin sacudidas y sin desgarros.
(Un vistazo muy rápido – centelleo y destello de fotograma inmerso en una película – fricción y estallido de pedernales.)
Y luego… y luego la sustracción… Ahora un signo negativo sin ningún polo opuesto más cierra la mano abierta en un puño, y la punta del lápiz traza de memoria un urgente mapa del tesoro. . . Un ordre silenciós i sobirà havia despullat la matèria, deixat clar espai i temps en un sol parpelleig. Només hi havia un lloc, un únic instant; saldos i conjunts al braser del present. La gravetat era llum, llum que es refereix a si mateixa com a la caravana nocturna dels éssers, una llum pura i intacta que travessa el fluid de les coses sense sacsejades i sense esquinços.
(Un cop d’ull molt ràpid – espurna i flaix de fotograma immers en una pel·lícula – fricció i esclat de pedres fogueres.)
I després… i després la sostracció… Ara un signe negatiu sense més pol oposat tanca la mà oberta en un puny, i la punta del llapis traça de memòria un urgent mapa del tresor. . . Matthias Ferrino
Foto cortesia di Lily Baylon Escritora – Spagna e Kareem Abdullah -Iraq
Analisi critica stilistica della poesia “Senza un finto addio…” di Lily Baylon Escritora – Spagna, Barcellona . By : Kareem Abdullah – Iraq .
La poesia “Senza un finto addio…” della scrittrice spagnola Lily Baylon è una riflessione profonda sull’amore, sulla sua essenza e sulle sue espressioni più autentiche. Attraverso un linguaggio ricco di immagini sensoriali, la poetessa crea un’atmosfera che invita il lettore a entrare in contatto con il cuore dell’esperienza amorosa, libera da convenzioni sociali e convenzionali.
1- Titolo e struttura del testo Il titolo “Senza un finto addio…” anticipa fin dall’inizio il tema centrale della poesia: l’autenticità nei sentimenti e la critica verso le finzioni che spesso accompagnano le relazioni. L’uso della parola “finto” implica una riflessione sulla falsità di molte separazioni o conclusioni nelle relazioni, suggerendo che l’amore autentico non necessita di addii finti o di chiusure apparenti. La struttura del testo è ripetitiva, ma non monotona, e questa ripetizione rispecchia il tema della continuità e della presenza costante dell’amore.
2- Immagini sensoriali e metafore L’autrice utilizza immagini sensoriali per rendere tangibile l’amore e le sue manifestazioni. In particolare, il concetto di “un’anima che ama” è un’immagine centrale che viene ripetuta e sviluppata attraverso varie metafore: “si sente sulla pelle,” “è danza, è magia,” “è come dolce miele.” Ogni metafora qui è scelta con cura per evocare non solo l’intensità, ma anche la dolcezza e la delicatezza dell’amore. La pelle, la danza, la magia e il miele sono simboli di un amore che si manifesta nei sensi, che si vive con il corpo e l’anima in modo concreto e non intellettuale.
3- Contrasti e opposizioni Un altro elemento stilistico interessante è l’uso dei contrasti. La poetessa contrappone concetti come “senza voce, senza paure, senza dubbi” alla dimensione dell’amore puro, che è privo di incertezze e non si esprime attraverso parole, ma attraverso la presenza. Questi contrasti sottolineano la distinzione tra l’amore autentico e le sovrastrutture sociali e emotive che spesso lo contengono.
4- Semplicità e profondità Il linguaggio utilizzato è semplice e diretto, ma non per questo meno profondo. La poetessa evita di ricorrere a un lessico complesso, preferendo una scrittura che parla direttamente al cuore del lettore. La bellezza di questa poesia sta proprio nella sua capacità di trasmettere una sensazione universale di amore in modo immediato e coinvolgente, senza necessitare di un eccessivo apparato di artifici stilistici.
5- Il ritmo e la musicalità Il ritmo della poesia, fluido e delicato, si presta molto bene alla rappresentazione di un amore che è sia energia che tranquillità. Le parole scorrono con una musicalità naturale che si riflette nella ripetizione di suoni e concetti, dando alla poesia un carattere lirico e melodioso. La rima, sebbene non sempre regolare, contribuisce a dare un senso di continuità e di ciclicità, come se l’amore fosse un flusso incessante che non conosce interruzioni.
6-La dimensione universale Infine, la poesia di Lily Baylon ha una qualità universale, un’abilità di comunicare emozioni che trascendono le barriere linguistiche e culturali. Il tema dell’amore, trattato in modo così intimo e sincero, è universale. La poetessa riesce a rappresentare un sentimento che parla direttamente a chiunque abbia mai sperimentato l’intensità e la purezza dell’amore.
Conclusione “Senza un finto addio…” è una poesia che esplora l’amore in modo semplice, ma profondo, utilizzando immagini sensoriali potenti e metafore evocative. Lily Baylon Escritora ci invita a riflettere sull’autenticità dei sentimenti e sull’importanza di vivere l’amore senza maschere o finzioni. La bellezza di questa poesia risiede nella sua capacità di parlare direttamente al cuore del lettore, facendo vibrare le corde più intime dell’esperienza umana.
Senza un finto addio…
Un’anima che ama ti guarda in modo diverso, i suoi occhi riflettono affetto e istinto. Un’anima che ama comprende senza voce, senza paure, senza dubbi senza un finto addio.
Un’anima che ama si sente sulla pelle, è danza, è magia, è come dolce miele. è ridere, è brezza, è pura emozione, è un sogno che batte dentro il cuore.
Lily Baylon Escritora
التحليل النقدي الأسلوبي لقصيدة – من دون وداع زائف – للشاعرة ليلي بايلون إسكريتورا – اسبانيا – برشلونا . بقلم : كريم عبدالله – العراق .
قصيدة / من دون وداع زائف/ – للشاعرة الإسبانية ليلي بايلون هي تأمل عميق في الحب، جوهره وأشكاله الأكثر صدقًا. من خلال لغة غنية بالصور الحسية، تخلق الشاعرة جوًا يدعو القارئ للاتصال بقلب التجربة العاطفية، بعيدًا عن التقاليد الاجتماعية والاصطناعية.
1. العنوان وبنية النص العنوان “Senza un finto addio…” (من دون وداع زائف…) يسبق النص ويُظهر منذ البداية الموضوع المركزي للقصيدة: الأصالة في المشاعر والنقد للأقنعة التي ترافق العلاقات في كثير من الأحيان. كلمة “finto” (زائف) تلمح إلى تفكير في زيف العديد من الوداعات أو الخواتيم في العلاقات، مشيرةً إلى أن الحب الحقيقي لا يحتاج إلى وداعات زائفة أو نهايات مصطنعة. هيكل النص متكرر ولكن ليس مملًا، وهذه التكرار يعكس موضوع الاستمرارية ووجود الحب بشكل دائم.
2. الصور الحسية والاستعارات تستخدم الشاعرة الصور الحسية لتجعل الحب وتجلياته أكثر ملموسية. بشكل خاص، تُعتبر فكرة “الروح التي تحب” صورة مركزية تتكرر وتتطور من خلال استعارات متعددة: “تُحس على الجلد”، “هي رقص، هي سحر”، “هي مثل العسل الحلو”. كل استعارة هنا تم اختيارها بعناية لتمثيل ليس فقط شدة الحب ولكن أيضًا حلاوته ونعومته. الجلد، الرقص، السحر والعسل هي رموز لحب يُعيش بالحواس، ويُختبر بالجسد والروح بشكل ملموس وليس فكريًا.
3. التباينات والتناقضات عنصر أسلوبي آخر مثير للاهتمام هو استخدام التباينات. تقابل الشاعرة مفاهيم مثل “بلا صوت، بلا مخاوف، بلا شكوك” مع بعد الحب الحقيقي، الذي لا يحتوي على شكوك أو كلمات، بل يتجلى في الحضور. هذه التباينات تبرز التميز بين الحب الأصيل والبنى الاجتماعية والعاطفية التي غالبًا ما تحده.
4. البساطة والعمق اللغة المستخدمة بسيطة ومباشرة، لكنها ليست أقل عمقًا. تتجنب الشاعرة استخدام لغة معقدة، مفضلة كتابة تتحدث مباشرة إلى قلب القارئ. جمال هذه القصيدة يكمن في قدرتها على نقل شعور عالمي عن الحب بطريقة فورية وشاملة، دون الحاجة إلى أدوات بلاغية معقدة.
5. الإيقاع والموسيقية الإيقاع في القصيدة، السلس والدقيق، يتناسب بشكل جيد مع تمثيل الحب الذي هو طاقة وهدوء في آن واحد. تتدفق الكلمات بموسيقية طبيعية تنعكس في تكرار الأصوات والمفاهيم، مما يمنح القصيدة طابعًا غنائيًا وموسيقيًا. على الرغم من أن القافية ليست منتظمة دائمًا، إلا أن ذلك يساهم في منح القصيدة إحساسًا بالاستمرارية والدورية، كما لو أن الحب هو تدفق لا يتوقف.
6. البُعد الكوني أخيرًا، تتمتع قصيدة ليلي بايلون بجودة عالمية، وقدرة على نقل العواطف التي تتجاوز الحواجز اللغوية والثقافية. موضوع الحب، الذي يعالج بطريقة حميمة وصادقة، هو موضوع عالمي. الشاعرة قادرة على تمثيل شعور يتحدث مباشرة إلى أي شخص اختبر شدة ونقاء الحب.
الخاتمة قصيدة ” من دون وداع زائف…” هي قصيدة تستكشف الحب بطريقة بسيطة، ولكن عميقة، مستخدمةً صورًا حسية قوية واستعارات مليئة بالمعاني. تدعو ليلي بايلون إسكريتورا القارئ للتأمل في الأصالة في المشاعر وأهمية عيش الحب دون أقنعة أو تصنع. جمال هذه القصيدة يكمن في قدرتها على التحدث مباشرة إلى قلب القارئ، مما يثير الأوتار الأكثر حميمية في التجربة الإنسانية. من دون وداع زائف
روح تحب تنظر إليك بطريقة مختلفة، عيونها تعكس المحبة والغريزة. روح تحب تفهم دون صوت، دون خوف، دون شكوك دون وداع زائف.
روح تحب تحس على الجلد، هي رقص، هي سحر، هي مثل العسل الحلو. هي ضحك، هي نسيم، هي عاطفة خالصة، هي حلم ينبض داخل القلب.
ليلي بايلون، كاتبة
Análisis crítico estilístico del poema “Sin un falso adiós…” de Lily Baylon Escritora – España, Barcelona . Por: Kareem Abdullah – Irak .
El poema “Sin un falso adiós…” de la escritora española Lily Baylon es una reflexión profunda sobre el amor, su esencia y sus expresiones más auténticas. A través de un lenguaje rico en imágenes sensoriales, la poetisa crea una atmósfera que invita al lector a entrar en contacto con el corazón de la experiencia amorosa, libre de convenciones sociales y convencionales.
1- Título y estructura del texto El título “Sin un falso adiós…” anticipa desde el principio el tema central de la poesía: la autenticidad en los sentimientos y la crítica hacia las ficciones que a menudo acompañan las relaciones. El uso de la palabra “falso” implica una reflexión sobre la falsedad de muchas separaciones o conclusiones en las relaciones, sugiriendo que el amor auténtico no necesita despedidas falsas ni cierres aparentes. La estructura del texto es repetitiva, pero no monótona, y esta repetición refleja el tema de la continuidad y la presencia constante del amor.
2- Imágenes sensoriales y metáforas La autora utiliza imágenes sensoriales para hacer tangible el amor y sus manifestaciones. En particular, el concepto de “un alma que ama” es una imagen central que se repite y desarrolla a través de varias metáforas: “se siente en la piel,” “es danza, es magia,” “es como dulce miel.” Cada metáfora aquí es cuidadosamente elegida para evocar no solo la intensidad, sino también la dulzura y delicadeza del amor. La piel, la danza, la magia y la miel son símbolos de un amor que se manifiesta en los sentidos, que se vive con el cuerpo y el alma de manera concreta y no intelectual.
3- Contrastes y oposiciones Otro elemento estilístico interesante es el uso de los contrastes. La poetisa contrapone conceptos como “sin voz, sin miedos, sin dudas” a la dimensión del amor puro, que está libre de incertidumbres y no se expresa a través de las palabras, sino a través de la presencia. Estos contrastes subrayan la distinción entre el amor auténtico y las superestructuras sociales y emocionales que a menudo lo contienen.
4- Simplicidad y profundidad El lenguaje utilizado es simple y directo, pero no por ello menos profundo. La poetisa evita recurrir a un léxico complejo, prefiriendo una escritura que habla directamente al corazón del lector. La belleza de este poema radica precisamente en su capacidad para transmitir una sensación universal de amor de manera inmediata y atractiva, sin necesidad de un excesivo aparato de artificios estilísticos.
5- El ritmo y la musicalidad El ritmo de la poesía, fluido y delicado, se presta muy bien a la representación de un amor que es tanto energía como tranquilidad. Las palabras fluyen con una musicalidad natural que se refleja en la repetición de sonidos y conceptos, dando a la poesía un carácter lírico y melódico. La rima, aunque no siempre regular, contribuye a dar un sentido de continuidad y de ciclicidad, como si el amor fuera un flujo incesante que no conoce interrupciones.
6-La dimensión universal Por último, la poesía de Lily Baylon tiene una cualidad universal, una habilidad para comunicar emociones que trascienden las barreras lingüísticas y culturales. El tema del amor, tratado de manera tan íntima y sincera, es universal. La poetisa logra representar un sentimiento que habla directamente a cualquiera que haya experimentado la intensidad y pureza del amor.
Conclusión “Sin un falso adiós…” es un poema que explora el amor de una manera simple pero profunda, utilizando imágenes sensoriales poderosas y metáforas evocadoras. Lily Baylon Escritora nos invita a reflexionar sobre la autenticidad de los sentimientos y sobre la importancia de vivir el amor sin máscaras ni fingimientos. La belleza de este poema radica en su capacidad para hablar directamente al corazón del lector, haciendo vibrar las cuerdas más íntimas de la experiencia humana.
Sin un falso adiós…
Un alma que ama te mira distinto, sus ojos reflejan cariño e instinto. Un alma que ama comprende sin voz, sin miedos, sin dudas, sin un falso adiós.
Un alma que ama se siente en la piel, es danza, es magia, es como dulce miel. es risa, es brisa, es pura emoción, es sueño que late dentro del corazón.
Foto con Pietro La Barbera -Ramón de Jesús Núñez Duval – Elisa Mascia
Hola gente maravillosa!! ¡¡Feliz domingo!! Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos. Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida. Junto a Pietro La Barbera continuamos nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial de Ramón de Jesús Núñez Duval – Republica Dominicana presentado de nuestro amigo poeta gestore cultural Carlos Jarquin a quien cordialmente saludo y agradezco su disponibilidad y colaboración para presentarnos a personas especiales
Ramón de Jesús Núñez Duval, nace en Neyba, Provincia Bahoruco, República Dominicana, escritor, gestor cultural, poeta, narrador, historiador, actor, conferencista, dramaturgo, comunicador, conferencista, filántropo y cinematógrafo, Vicepresidente Global de Ciesart, escogido por Editorial Hispana USA entre los mejores 100 escritores de Iberoamérica y el Caribe, sus escritos han sido traducidos a varios idiomas y más luego difundidos en España, Estados Unidos y Londres, forma parte de 61 antologías nacionales e internacionales. El Centro Cultural San Francisco Solano de la ciudad de Argentina traduce a los idiomas: inglés, francés, italiano, ruso y portugués, el poema de su autoría “Volvamos a Renacer”. Sus escritos han sido difundidos por el escritor Alberto Camargo, a través del programa de radio “Aires”, de la hermana República de Colombia. Escogido en fecha 25/01/25 como Orgullo Dominicano, por la Dirección de Estrategia y Comunicación Gubernamental (DIECOM), órgano de la Presidencia de República Dominicana. El Consulado General Dominicano en Zúrich, Suiza, presentó un audiovisual en el 181 aniversario de la Independencia Nacional, conteniendo el poema de su autoría” Alma Dominicana”, leído por el mismo. Núñez Duval es certificado como Investigador en el Primer Congreso Internacional de Certificación Historiográfica, desarrollado por la Red Académica Internacional Historia a Debate, de la Universidad de Santiago de Compostela de España e invitado por la Academia de Ciencias de la República Dominicana, la Universidad Autónoma de Santo Domingo (UASD) y Pontificia Universidad Católica Madre y Maestra (PUCMM), a participar en el 4to Simposio Interdisciplinario de Lingüística y Literatura. Autor de los libros: Piel Desnuda (poesía, 2016), Breve reseña histórica de la provincia Bahoruco (ensayo, 2020), Huellas de versos (poesía, 2020), Entretiempo (poesía, 2022), Más allá de la piel (relatos, 2024) y Apuntes Históricos de la ciudad de Neyba (folleto, 2024).
Preguntas
1- ¿Por qué empezaste a escribir? ¿Hay una imagen en tu memoria que conecta con el momento en que decidió convertirse en poeta?
Desde muy temprana edad tuve la motivación de escribir. Escribir es un don natural que no todos los seres humanos tienen. Es algo que llevas muy dentro de ti. Tengo grabada en mi mente la imagen de un cuaderno azul donde escribia todos los escritos, frutos de mi inspiración.
2- Cuéntanos tu relación con la escritura y cómo ha cambiado a lo largo del tiempo. ¿Qué significa escribir hoy en día, y qué significaba al principio? ¿Qué queda, qué has perdido y qué has ganado?
La relación con la escritura es sagrada, porque cada palabra, cada verso, es producida por esa comunión que se da internamente, y que, a lo largo del tiempo ha ido evolucionado de forma excelente. Escribir hoy en día es un gran desafío, porque el entorno literario está muy competitivo y debes esmerarte para construir una obra apegada a las normas de calidad, mientras que escribir al principio era un pasatiempo, que nunca pasó por nuestra mente, que se iba a desarrollar de esta manera. Siento plenamente que no he perdido, sino ganado, y que aún queda la esencia que me motivó.
3- ¿Cuál es tu público ideal? ¿A qué lector piensas cuando escribes?
No tengo un público definido, escribo muchos géneros: Poesía, narrativa, ensayo, teatro y cinematografía, cualquier lector no importa su edad, cuando lee mi escrito lo interpreta según su forma de ver la realidad.
4- ¿Cuál es la relación entre la escritura y la sociedad, con tus influencias políticas y culturales? Y cómo conviven estos aspectos en tu producción literaria?
La relación entre escritura y sociedad es muy estrecha, porque una existe por la otra, y se complementan. El aspecto escritura-sociedad es muy latente en mis escritos, porque los escritores somos arquitectos de la palabra y partiendo desde el elemento observación de la realidad, damos forma a la palabra y le inyectamos vida.
5- ¿En qué medida los encuentros (con otros escritores, poetas, intelectuales) han influido en tu poética?
Participar en varios encuentros literarios con escritores, poetas e intelectuales, en lugares como: México, Orlando, Boston, Lowell, Lawrence, Madrid, Barcelona, Asturias y Castilla La Mancha, me han permitido crecer como escritor, porque esa oportunidad de poder socializar e interactuar con hermanos de letras, te hace experimentar una riqueza que no se puede describir.
6- ¿Qué autores te han formado más y cómo llegaste a ellos?
Los autores que me han formado como escritor son: Miguel de Cervantes Saavedra, Juan Bosch, Marcio Veloz Maggiolo y Gabriel García Márquez, llego a estos autores por mi espíritu inquieto de conocer a profundidad a los reales protagonistas del mundo literario.
7- La historia está llena de libros rechazados por las editoriales y de libros que no han sido inmediatamente comprendidos por los lectores. ¿Cuál es tu relación con el rechazo? ¿Y cómo ha cambiado con el tiempo? ¿Cuánto cuenta, hoy en día, la apreciación de la obra en tu enfoque del texto, y qué relación tienes con el mercado?
No tengo ninguna relación con esta circunstancia, pero siento que a medida que pasa el tiempo el escritor trata de superarse a si mismo, en cada obra que crea. Hoy en día cada autor cuenta con su público, y este valora su obra, leyéndola e interpretando cada texto de acuerdo a su enfoque. El mercado es muy diverso, la misma vida enseña al escritor a diseñar sus propias estrategias para difundir su obra y que esta llegue a los lectores.
8- ¿Qué relación tienes con el mundo literario? ¿Existe todavía un lugar ideal de encuentro/enfrentamiento entre autores?
La relación que tengo con el mundo literario es muy profunda, porque la literatura forma parte de mi identidad y forma de pensar. Siento que me ayuda a ver el mundo desde diferentes perspectivas, como el mundo cotidiano, el mundo realista, el mundo fantástico, el mundo utópico, el mundo maravilloso y el mundo legendario. Cuando suelo reunirme con otros hermanos escritores, es usualmente en tertulias, festivales, encuentros, ferias de libros y conferencias.
Poemas 1- ¡OH, VIDAǃ
¡Tu esbelta figuraǃ, ¡oh vidaǃ, camina en pedregales de la lira cubriendo de besos irrigados el corazón de la estrella que con radiante luz ilumina.
¡No te marches!, le dije a la luna, hay en tus ojos el verde esmeralda que viste de lentejuelas doradas la pasión recóndita y excitante de la aurora en tierra mojada.
Contemplar tu reflejo en la brisa es fluir manantial de caricias, donde la castidad del otoño te vuelve alma indomable, haciendo del tiempo albricias.
Se esfuma en el ocaso la utopía, divisando a lo lejos lo que unía, penumbra y luz aquel día, flamante brasa que atiza, devolviendo el sentido que origina.
Autor: Ramón de Jesús Núñez Duval País: República Dominicana Derechos reservados del autor
2- MUJER SUPREMA
Tallar tu mirada en la aurora, sobre destellos de diamante viste el amanecer de primavera, en azucenas que te cantan… ¡mujer suprema!
Corolas de bronce son tus ojos vestigios íntimos de antojos, con el ropaje de la plácida desnudez que como diosa cautivaste al edén.
Sortilegio de amor es tu encanto, entre luces que hechizan el candor del rocío hecho piel en la alcoba al compás del deseo que estalló.
Entre el garbo y la sombra, ¡tu silueta!, de la magia que envuelve el reflejo y el misterio hecho verso tras la luna derramó en tu esencia lo que siento.
Autor: Ramón de Jesús Núñez Duval País: República Dominicana Derechos reservados del autor
3- MI SENTIR TE ANSÍA
Vestí tus sentimientos desnudos al amanecer, naufragando por las aguas de tu espíritu encantado, plasmando en el lienzo de los recuerdos la vida del ayer, que dejó su huella marcada como referente para iniciar lo anhelado.
Eres aroma que envuelve mi ser, desde mis adentros de hombre mortal que ansía ser cautivado por el derroche de dulzura que posees, ¡oh divina mujer! en tus tiernas interioridades, tu cariño destila gotas de ambrosía.
Deseo murmurarte al oído, la ilusión, de que mis brazos pueden ser el abrigo de la frialdad, de tus deshabitadas noches que suelen ser quietamente perdurables en tu lecho virginal, donde con mi aliento amor mitigo.
Ansiando poder entregarte el alma desnuda, poniendo en tus manos de formas que agradan ramilletes de margaritas florecidas, vivir solo para ti, haciendo fecunda nuestra unión y amando tras el perfume de tu piel lo que aún perdura del alma pura.
Autor: Ramón de Jesús Núñez Duval Pais: República Dominicana Derechos reservados del autor
Ramón de Jesús Núñez Duval, nato a Neyba, provincia di Bahoruco, Repubblica Dominicana, scrittore, responsabile culturale, poeta, narratore, storico, attore, conferenziere, drammaturgo, comunicatore, conferenziere, filantropo e direttore della fotografia, vicepresidente globale di Ciesart, scelto da Editorial Hispana USA tra i 100 migliori scrittori dell’America Latina e dei Caraibi, i suoi scritti sono stati tradotti in diversi idiomi e successivamente diffusi in Spagna, Stati Uniti e Londra, fa parte di 61 antologie nazionali e internazionali. Il Centro Culturale San Francisco Solano nella città argentina traduce la poesia da lui scritta, “Rinnoviamoci di nuovo”, in inglese, francese, italiano, russo e portoghese. I suoi scritti sono stati diffusi dallo scrittore Alberto Camargo, attraverso il programma radiofonico “Aires”, della sorella Repubblica di Colombia. Scelto il 25 gennaio 2025 come Orgoglio Dominicano dalla Direzione di Strategia e Comunicazione del Governo (DIECOM), agenzia della Presidenza della Repubblica Dominicana. Il Consolato generale dominicano a Zurigo, in Svizzera, ha presentato un filmato in occasione del 181° anniversario dell’Indipendenza nazionale, contenente la poesia di suo autore “Alma Dominicana”, letta da lui stesso. Núñez Duval è certificata come Ricercatrice presso il Primo Congresso Internazionale di Certificazione Storiografica, organizzato dall’International Academic Network Historia a Debate dell’Università di Santiago de Compostela in Spagna e invitata dall’Accademia delle Scienze della Repubblica Dominicana, dall’Università Autonoma di Santo Domingo (UASD) e dalla Pontificia Universidad Católica Madre y Maestra (PUCMM), a partecipare al IV Simposio Interdisciplinare di Linguistica e Letteratura.
Autore dei libri: Naked Skin (poesia, 2016), Breve rassegna storica della provincia di Bahoruco (saggio, 2020), Tracce di versi (poesia, 2020), Tra i tempi (poesia, 2022), Oltre la pelle (racconti, 2024) e Appunti storici della città di Neyba (opuscolo, 2024).
Domande -1- Perché hai iniziato a scrivere? C’è un’immagine nella tua memoria che si collega al momento in cui hai deciso di diventare poeta?
Fin da piccolo sono stato motivato a scrivere. La scrittura è un dono naturale che non tutti gli esseri umani possiedono. È qualcosa che porti dentro di te. Ho impresso nella mia mente l’immagine di un quaderno blu dove ho scritto tutti gli scritti, frutti della mia ispirazione.
2- Raccontaci del tuo rapporto con la scrittura e di come è cambiato nel tempo. Cosa significa scrivere oggi e cosa significava all’inizio? Cosa resta, cosa hai perso e cosa hai guadagnato?
Il rapporto con la scrittura è sacro, perché ogni parola, ogni verso, è prodotto da quella comunione che avviene interiormente e che, nel tempo, si è evoluta in modo eccellente. Scrivere oggi è una sfida enorme, perché l’ambiente letterario è molto competitivo e bisogna impegnarsi per creare un’opera che rispetti degli standard qualitativi, mentre all’inizio scrivere era un hobby e non ci sarebbe mai passato per la testa che si sarebbe sviluppato in questo modo. Sono pienamente consapevole di non aver perso, ma guadagnato, e che l’essenza che mi ha motivato è ancora presente.
3- Chi è il tuo pubblico ideale? A quale lettore pensi quando scrivi?
Non ho un pubblico definito, scrivo di molti generi: poesia, narrativa, saggi, teatro e cinematografia. Ogni lettore, indipendentemente dall’età, quando legge i miei scritti li interpreta secondo il suo modo di vedere la realtà.
4- Qual è il rapporto tra scrittura e società, con le tue influenze politiche e culturali? E come convivono questi aspetti nella tua produzione letteraria?
Il rapporto tra scrittura e società è molto stretto, perché l’una esiste attraverso l’altra e si completano a vicenda. L’aspetto scrittura-società è molto latente nei miei scritti, perché noi scrittori siamo architetti della parola e, partendo dall’elemento dell’osservazione della realtà, diamo forma alla parola e le iniettiamo vita.
5- In che misura i tuoi incontri (con altri scrittori, poeti, intellettuali) hanno influenzato la tua poetica?
La partecipazione a vari incontri letterari con scrittori, poeti e intellettuali in luoghi come Città del Messico, Orlando, Boston, Lowell, Lawrence, Madrid, Barcellona, Asturie e Castiglia-La Mancia mi ha permesso di crescere come scrittore. Questa opportunità di socializzare e interagire con altri scrittori mi regala una ricchezza che non può essere descritta.
6- Quali autori ti hanno maggiormente influenzato e come li hai conosciuti?
Gli autori che mi hanno formato come scrittore sono: Miguel de Cervantes Saavedra, Juan Bosch, Marcio Veloz Maggiolo e Gabriel García Márquez. Sono arrivato a questi autori spinto dal mio spirito inquieto di conoscere a fondo i veri protagonisti del mondo letterario.
7- La storia è piena di libri rifiutati dagli editori e di libri che non sono stati immediatamente compresi dai lettori. Che rapporto hai con il rifiuto? E come è cambiato nel tempo? Quanto conta l’apprezzamento dell’opera nel tuo approccio al testo oggi e qual è il tuo rapporto con il mercato?
Non ho nulla a che fare con questa circostanza, ma ho la sensazione che, con il passare del tempo, lo scrittore cerchi di superare se stesso in ogni opera che crea. Oggigiorno ogni autore ha il suo pubblico e apprezza il suo lavoro, leggendo e interpretando ogni testo secondo la sua prospettiva. Il mercato è molto diversificato; la vita stessa insegna agli scrittori a progettare le proprie strategie per diffondere il proprio lavoro e garantire che raggiunga i lettori.
8- Che rapporto hai con il mondo letterario? Esiste ancora un luogo ideale in cui gli autori possono incontrarsi/confrontarsi?
Il mio rapporto con il mondo letterario è molto profondo, perché la letteratura fa parte della mia identità e del mio modo di pensare. Penso che mi aiuti a vedere il mondo da diverse prospettive: il mondo quotidiano, il mondo realistico, il mondo fantastico, il mondo utopico, il mondo meraviglioso e il mondo leggendario. Di solito incontro altri scrittori in occasione di raduni, festival, incontri, fiere del libro e conferenze.
1- OH, LA VITA!
La tua figura snella, oh vita, cammina sul terreno sassoso della lira coprendo di baci irrigati il cuore della stella che illumina con luce radiosa.
Non andare! Ho detto alla luna: C’è verde smeraldo nei tuoi occhi che si veste di paillettes dorate la passione nascosta ed eccitante dell’alba sulla terra bagnata.
Contempla il tuo riflesso nella brezza è una sorgente fluente di carezze, dove la castità dell’autunno ti rende un’anima indomabile, rendendo buona la notizia del tempo.
L’utopia svanisce nel crepuscolo, vedendo in lontananza ciò che univa, oscurità e luce quel giorno, nuova brace che si agita, ripristinando il significato da cui ha origine.
Autore: Ramón de Jesús Núñez Duval Paese: Repubblica Dominicana Copyright dell’autore
2- DONNA SUPREMA
Scolpisci il tuo sguardo nell’alba, su scintille di diamanti hai visto l’alba primaverile, nei gigli che cantano a te… donna suprema!
I tuoi occhi sono corolle di bronzo vestigia intime di desideri, con l’abito della placida nudità che come una dea hai conquistato l’Eden.
Il tuo fascino è un incantesimo d’amore, tra luci che ammaliano il candore della pelle fatta di rugiada nella camera da letto al ritmo del desiderio che esplode.
Tra grazia e ombra, la tua silhouette! della magia che circonda il riflesso e il mistero si trasformò in verso dietro la luna Ho riversato nella tua essenza ciò che sento.
Autore: Ramón de Jesús Núñez Duval Paese: Repubblica Dominicana Copyright dell’autore
3- I MIEI SENTIMENTI TI DESIDERANO
Ho vestito i tuoi sentimenti nudi all’alba, naufragato sulle acque del tuo spirito incantato, catturando sulla tela dei ricordi la vita di ieri, che ha lasciato il segno come riferimento per iniziare ciò che era desiderato.
Tu sei l’aroma che avvolge il mio essere, da dentro di me come un uomo mortale che desidera essere catturato dall’effusione della dolcezza che tu possiedi, o donna divina! Nei tuoi teneri interni, il tuo affetto distilla gocce di ambrosia.
Vorrei sussurrarti all’orecchio l’illusione, che le mie braccia possano essere il riparo del freddo, delle tue notti disabitate che di solito durano silenziose nel tuo letto verginale, dove col mio respiro mitigo l’amore.
Desideroso di poterti dare la mia anima nuda, deponendo nelle tue mani, in modo gradevole, mazzi di margherite fiorite, vivendo solo per te, rendendo feconda e amorosa la nostra unione dietro il profumo della tua pelle ciò che ancora rimane dell’anima pura.
Autore: Ramón de Jesús Núñez Duval Paese: Repubblica Dominicana Copyright dell’autore
Tra le vie rattoppate di grigio fragile oltre due argini di muretto a secco sfocia il cielo mai visto del silenzio frane di nubi in sterminati greggi contorsioni, visi colorati a metà: un bianco disegna oceani morbidi e il grido dell’uomo diviene tramonto. . . Al Sur
Entre las calles remendadas de frágil gris más allá de dos terraplenes de muro de piedra seca fluye el cielo nunca visto del silencio deslizamientos de nubes en bandadas interminables contorsiones, caras medio coloreadas: un blanco dibuja océanos suaves y el grito del hombre se convirtió en atardecer. . . Al Sud
Entre els carrers apedaçats de gris fràgil més enllà de dos terraplens de mur de pedra seca flueix el cel mai vist del silenci esllavissades de núvols en estols interminables contorsions, cares mig acolorides: un blanc dibuixa oceans suaus i el crit de l’home es va convertir en posta de sol. . . A Sul
Entre as ruas remendadas com cinzento frágil além de dois aterros de muros de pedra seca flui o céu nunca visto do silêncio deslizamentos de nuvens em bandos intermináveis contorções, rostos meio coloridos: um branco desenha oceanos suaves e o grito do homem tornou-se pôr do sol. . . Gianpaolo G. Mastropasqua
Foto cortesia dello screenshot inizio programma bilingue italiano-spagnolo Alla ricerca della vera bellezza
Biografia di Yanira Suondy (06-11-64, El Salvador) Scrittrice, poetessa, avvocato e notaio. Membro effettivo dell’Accademia salvadoregna della lingua, corrispondente alla Reale Accademia Spagnola. È riconosciuta come poetessa e scrittrice, nonché per il suo intenso lavoro in difesa dei diritti delle persone con disabilità in El Salvador.
La scrittrice e poetessa Scrive poesie, prose, romanzi, racconti e altri generi letterari. La sua poesia e i suoi vari racconti sono stati insigniti di premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. È stata riconosciuta come scrittrice salvadoregna e la sua opera come patrimonio culturale salvadoregno attraverso l’accordo n. 16-0137 della Sezione Istruzione del Ministero dell’Istruzione, pubblicato giovedì 6 ottobre 2005 nel volume n. 369, numero 185, pagina 4 della Gazzetta Ufficiale di El Salvador. Produce letteratura in formati accessibili per bambini sordi, bambini ipovedenti, ciechi, con problemi di attenzione e bambini in generale. Il design dei suoi racconti stampati incoraggia la lettura e, grazie all’audio registrato, abbatte le barriere dell’oscurità. Attraverso i contenuti dei suoi racconti per bambini, l’autrice insegna ed educa a valori sociali quali l’empatia, l’amicizia, la solidarietà, l’amore, il perdono, la famiglia, l’onestà e il rispetto per le persone, la diversità, gli animali, la natura e il pianeta Terra. Dal 2020 ad oggi ha sviluppato diverse raccolte letterarie nei generi poesia, racconti e narrativa; libri accademici, video con interpretazione nella lingua dei segni salvadoregna e nella lingua dei segni americana e audio. Tra le sue collezioni ci sono: “Rayitos de Sol” con disegni e adattamenti per bambini ipovedenti (40 libri di racconti), “Audiocuentos” per non vedenti, “Voces de colores” per persone con disabilità uditive e “Mi Planeta Azul” con temi educativi sui cambiamenti climatici, l’estinzione delle specie, l’inquinamento e la distruzione del pianeta, la flora e la fauna (5 libri di racconti).
Ad oggi ha all’attivo 82 opere stampate, altre in formato digitale, online e su giornali di varie epoche. Molti dei suoi testi sono stati interpretati nella lingua dei segni salvadoregna e nella lingua dei segni americana, altri in Braille, inglese e francese. Attualmente continua a pubblicare le sue creazioni e sta scrivendo diversi libri di poesie e racconti.
La sua poesia e i suoi vari racconti sono stati insigniti di premi e riconoscimenti nazionali e internazionali.
Produce letteratura per bambini, giovani e adulti, in formati accessibili alla popolazione sorda, ipovedente, cieca e con problemi di attenzione. Il design delle loro raccolte di racconti e poesie stampate stimola la lettura; e con gli audio registrati, rompe le barriere dell’oscurità.
Attraverso i contenuti dei suoi racconti per bambini, l’autrice insegna ed educa a valori sociali quali l’empatia, l’amicizia, la solidarietà, l’amore, il perdono, la famiglia, l’onestà e il rispetto per le persone, la diversità, gli animali, la natura e il pianeta Terra.
Dal 2020 al 2025 ha prodotto diverse raccolte letterarie nei generi poesia, racconti e narrativa; libri accademici, video con interpretazione nella lingua dei segni salvadoregna e nella lingua dei segni americana e audio. Le collezioni includono: “Rayitos de Sol” (Piccoli raggi di sole), con disegni e adattamenti per bambini ipovedenti; “Audio Stories” (Storie Audio) per i non vedenti; “Voces de Colores” (Voci di Colori) per non udenti; e “Mi Planeta Azul” (Il mio pianeta blu), con temi educativi sui cambiamenti climatici, l’estinzione delle specie, l’inquinamento e la distruzione del pianeta, della sua flora e fauna. Attualmente continua a pubblicare le sue creazioni e sta scrivendo diversi libri di poesie e racconti.
Domande e Risposte all’ intervista Yanira Suono
1-Dovremmo sempre sorprenderci degli altri? Non necessariamente. Non è bene aspettarsi niente da nessuno.
2-Siamo più felici quando ci innamoriamo? Le persone che si innamorano di solito lo fanno durante la gioventù e sono felici per un attimo. A 15 anni sperimentiamo la pienezza della passione e dell’infatuazione; dopo i 30 anni diventiamo razionali e realisti.
3- È meglio creare divertendosi? Svolgo il mio lavoro di scrittrice per disciplina, impegno sociale e soddisfazione personale. Quando faccio dei lavoretti, lo faccio per divertimento.
4- È più appropriato dire di no e comportarsi come se avessimo detto di sì? Se dici “no”, è “no”. Comportarsi come se avessimo detto “sì” sarebbe ipocrita.
5- Nella vita, come in amore, è meglio che vinca la fantasia? Nella vita e nell’amore non è consigliabile essere fantasiosi; se credi che “i predatori ti mangeranno”.
6-È più sano riuscire a dimenticare? La cosa sana da fare è perdonare e prendere le distanze da chi ci offende o ci ferisce. Se lo dimentichi, potresti cadere in trappole mortali.
7-Riesci sempre a realizzare ciò che sogni? Esistono diversi tipi di sogni (non fantasie). Ci sono cose che sono impossibili da realizzare a causa di circostanze esterne, e altre che si ottengono attraverso duro lavoro e perseveranza.
8-I risultati determinano la nostra forza? La forza determina i risultati.
9-Scrivi per essere felice o per rendere felici gli altri? Nella poesia scrivo per liberare ciò che sento e penso, affinché quei sentimenti e pensieri possano prendere il volo e annidarsi in qualche luogo di luce. Le mie storie, invece, servono a combattere la violenza sociale; Insegnaci a rispettare il nostro pianeta, le specie in via di estinzione, a comprendere il cambiamento climatico e il valore della famiglia, dell’empatia, dell’amicizia, del perdono e della solidarietà, tra le altre cose.
10- Inseguire i propri sogni per tutta la vita aiuta a rimanere giovani? Aiuta a sopravvivere e ad avere salute mentale.
Poesie 1- La casa vuota Di Yanira Soundy
Pareti spoglie: occhi bianchi che parlano di addio. Un corridoio nostalgico che si estende nel cortile umido sotto un tetto che perde le rughe dei suoi anni. Lampade di sogni e chimere, immagini sul pavimento accanto alle gonne delle loro voci assenti. Nostalgia dei fili dorati e dei calzini bianchi. Dolore e silenzio, un’eco che mi chiama con la sua risata di bambù. La casa è vuota. Io pulisco e organizzo i miei ricordi. Mio padre rientra dopo una lunga giornata di lavoro. Mia madre lo aspetta seduta sulla sua poltrona, cucendo e scucendo i calzini. Mio padre sorride e mi prende tra le sue braccia. Portami una quesadilla ( tipo di carne) al cocco dolce e calda.
Mio fratello studia nella sua stanza, non dobbiamo interromperlo. Quando andrò all’asilo? Lidia ha già preparato la cena, È tempo di parlare e ascoltare. Tutto è pronto, sono stato iscritto. Blacky corre a giocare con Mimi, il tempo passa velocemente.
Il mio primo bacio, i suoi occhi neri e quell’addio.
Il dolore di sapere che non sarebbe durato per sempre.
Sogni di volare verso altri cieli per scrivere in montagna
Aprile, la tua agonia e la tua morte, padre, affrontare la vita. Lavorare, studiare, soffrire. Bugie, matrimonio e non sapere come vivere. La prima figlia, la seconda. Il maschio. L’amore della nonna. Vita nella fede. La mia lotta nel deserto. La casa vuota. Le finestre aperte. Quell’armadio di cui ti sei preso tanta cura. Il cortile è stato piantato oggi. Le mie mani piene di terra… La tua tristezza, malattia lancinante, il ghiaccio della tua agonia. Quel Natale anticipato, l’albero e la Natività in ottobre. Il mio compleanno pieno di domande. Il tuo sorriso, il tuo amore, il mio dolore nel sapere che ti stavo perdendo. La casa e quel tuo odore anche dopo tanto tempo. Ti cerco, mamma, e tutto ciò che trovo è la tua borsetta nera. quel fazzoletto che hai riempito di profumo, il tuo trucco da Diva. Foto di mia nonna Carlotta e di mio zio Riccardo, ritagli di eventi mondani e manoscritti di intellettuali famosi. Oggi ho letto il tuo quaderno di poesie e ho conservato i fiori che hai sistemato in piccoli vasi d’argento ma tu non ci sei. Non posso toccare la tua piccola mano né accarezzarti con i miei versi la sera, Fuori la strada è la stessa anche se le persone cambiano. Sapete? Oggi c’è stato il trasferimento presidenziale e ho lasciato di nuovo casa, Cerco di dimenticare la tua morte e pensarti come una madre eterna. La casa con i suoi occhi bianchi mi dice addio,
Lei non capisce che per me non è una casa, È la mia casa con te e il battito del tuo cuore vive per sempre nei miei ricordi.
Tutti i diritti riservati.
2- Donne Di Yanira Soundy
Donna con un bastone e una voce, persa tra le montagne, silenzio e lampada in un lago azzurro. Donna frutto e sapore di una casa polverosa, nascondi che non sei ancora nata, donna di marmo. Dimenticanza su schiena nuda. Donna degli orologi fermi e degli spettri senza palpebre. La noia che si aggrappa alle ghirlande. Lacrime sotto le lapidi. Donna assassinata con radici insonni, sospiro e sangue, fuggiasco nel fuoco. Donna sotterranea, filato negli specchi. Spavento e intossicazione da schiuma, vergogna o favo all’alba. Annegato nelle tue stesse acque, diventi un giglio e una talpa celeste. Donna che desidera notti sdolcinate e confonde le lettere. Donna che scrive e si tappa le orecchie alle tovaglie bianche. Il segreto è mettere la lingua tra le lenzuola. Svegliati Donna irraggiungibile, maestosa, semplice. Riva di mani, nido spezzato, donna invisibile e dimenticata. Ritorno. Donna che abortisce tra le lacrime, rimorso che trema e uccide. Erba, banderuola e melma oscura, siete un muro di ali sinistre e sconfitte. Svegliati. Donna che si isola dallo sguardo, per inquietarsi tra le foglie. Notturno e vergine, demone o santo. Donna emigrante, che sviene nel tuo autoesilio. Mantieni la serenità nel miracolo di non essere rimpatriato. Oggi metti a frutto la tua forza. Donna che giace nel sorriso, sei libertà, poesia, musica e pampa aperta. Donna vita, incinta, rimani infinita. Ritorno. Donna costiera, oscurità e lutto, luna e vele rotonde. Una donna di creme da notte e trucco, che continua a vivere nella memoria. Donna di spessore e di morte, superstiziosa, quasi sempre sola.
Porta nei cortili, scopa negli angoli, fiore appassito in bicchieri senza acqua, straccio che lava via lo sporco. Casa disabitata, schiava di te stessa. Svegliati. Donna senza pieghe né tagli, retroilluminato, quasi nessun colore, sempre bianco. Donna di greggi e di fatica. Donna di orchidee e rose nei templi, ramo in tutti i ricordi.
Ritorno. Donna ubriaca e vagabonda, dalla prigione e con le bandiere al vento. Donna che turba il cielo degli uccelli, impazzita e dannosa. Donna senza luce. Svegliati. Donna che asciuga le sue lacrime e generosa sboccia nella nostra morte. Donna, madre, compagna, sorella, figlia. Ritorno. Donna distrutta nell’ombra. Donna dello stagno, donna dell’edera. Petali aperti, un boschetto tra le ombre. Ansia e agonia. Svegliati. La donna pentita diventa nostalgica. Inestinguibile ed eterno. Sei un’ostrica clandestina, lacrime versate, che apre tutte le serrature. Fortezza d’acqua. Donna che risplende di risata, sei coraggio, cuore, ferro e patria. Ritorno. Giardino di ruote, canne e cartelli. Donna cigno, donna di luce, donna di silenzio. Cammini nei sogni, sei luce nella giustizia e il bordo morbido della foglia. Donna che singhiozza nell’anima. Silk Raven, lutto e falsità. Desolato, robusto e devastato, sei una ferita ineffabile di tristezza. Svegliati. Trasformi la tua debolezza in forza, Sfidi il mondo e il suo senso di colpa. Donna senza legami, catene o possibilità. Impegnato, caloroso e trasparente. Ritorno. Avanziamo in gloriosi aloni, di successo, vibrante e senza paura. Appassionato nella fiamma dell’amore puro, senza l’angoscia di essere ciò che ci è stato imposto. Donne ombreggiate da colossali smeraldi, ideali e sogni, senza miti o favole. Molto più di nonne, madri, figlie o sorelle, Siamo ispirazione e scienza, un fuoco ardente. Beviamo dalla rugiada di un’anima straniera, albero o fiore aperto sul sentiero. Nebbia crepuscolare, picco o alta montagna. Donne dei lunghi fiumi, così pure e sagge. Avanziamo in gloriosi aloni, Senza pregiudizi, ora gratuito, semplice e sicuro. Nella ribellione dei nostri occhi puliti.
Tutti i diritti riservati.
3- Per favore, fermati alla prossima stazione! Di Yanira Soundy
Tu tra le mie braccia e nei tuoi occhi l’ardore dei miei sensi.
Il maestoso treno corre veloce alla ricerca della valle della vita.
Non mi dici niente. Neanch’io parlo.
Memorizzo il tuo corpo e da tutto ciò emerge qualcosa di profondo. Dalla finestra osservo i vulcani, le piantagioni di caffè e i campi di canna da zucchero che tagliano l’orizzonte.
Mi baci come nessuno mi ha mai baciato prima.
Io tra le tue braccia e sulle mie labbra un “sì” avvolto nelle fiamme.
Mi ami di un amore che nasce agitato e forte.
Passeggero del tempo di una vita più piena, dove il cuore è il fischio di una locomotiva in movimento.
Amore per la brace. Quante belle cose dice un uomo quando ama! Come sa raccontare storie snocciolando le parole!
Così le notti sul treno. Le donne di tanto in tanto ridevano con le loro risatine irrequiete, gli uomini bevevano e chiacchieravano. Alcuni avevano un’espressione triste dopo aver salutato le loro mogli alle stazioni. Artisti, bohémien, intere famiglie, tutto in un sussurro di voci lontane.
***
Il vento del mattino soffia, il nostro viaggio è finito. Un dolore nascosto si riversa fuori in lacrime. Ti guardo mentre sei avvolta tra le lenzuola mentre esco in punta di piedi in silenzio.
Scendo dal treno sperando di svelare il tuo ricordo, ma le stazioni e i treni mi spezzano come il vetro e arrivano solo giorni tristi.
Amore di brace, guardo il cielo e piango.
Oggi le stelle mi hanno parlato del tuo nome e il fischio delle locomotive ha pianto la tua assenza.
Te ne sei andato con il pomeriggio -un pomeriggio qualsiasi- e il tuo ricordo oggi naufraga e si prolunga, si dissolve in fumo e rinasce eterno.
Sei stato immortalato per sempre, immortalato in un volo di uccelli primaverili.
***
In ogni stagione è rimasto qualcosa di noi, negli addii, negli occhi, nelle nostre bocche.
Arriva il mistero dell’assenza. I giorni e le notti, le ore e i secondi trascorsi seduto in una carrozza, mentre penso a tutto quello che mi sono lasciato alle spalle.
Sapere? Le nostre vite sono come ferrovie, con i loro corpi vaganti, che rompono i silenzi e le montagne.
Siamo tornati più e più volte sui binari sconfortati dei nostri cuori erranti, e le notti fuggono, silenziose, stupite e sole.
In ogni stagione è rimasto qualcosa di nostro, nelle parole, nella voce, nelle nostre mani. Siamo stati fiumi tra le montagne e schiuma eterna nei mari. Ma oggi tu vai in città, io vado in montagna. Tu cammini lontano dall’inquietudine delle vele, io affondo il viso nelle correnti dell’aria. Tu vai a nord, io vado a sud. Tu insegui i gabbiani, io cerco l’ombra nelle mangrovie.
Chissà se ci incontreremo mai più?
Senza il dolore dell’impossibile o la stanchezza di non perderci.
Lontano da questa vita che scivola via indefinitamente, dove le mie orecchie non cessano mai di cercarti in ogni fischio delle locomotive e in ogni fuochista che curva l’orizzonte. Dimenticherai il mio volto, i miei campi, le montagne, i fiumi e il mio odore di tristezza e pioggia? Non lo so.
Io, io penso ancora a te. Nel tuo ricordo che cade, scivola e mi accarezza. Nel desiderio che riesce a nascondere la mia tristezza tra altre braccia. E tu ritorni…
Mi dici che ci fermeremo in altre stazioni, con altri sospiri nel petto, un’altra passione, un altro desiderio.
Stagioni di fontane e risate sulle labbra. Stagioni di nidificazione secche e desertiche. Ma i sogni svaniscono e le nostre vite diventano treni che lentamente muoiono.
E tu te ne vai… E mentre tu vai a sud, io torno a nord.
Scoprirai le sabbie e le collane di schiuma. Io semino la terra.
Tu ti precipiti nei ruscelli, io nuoto alla luce delle stelle.
Chissà se ci incontreremo mai più?
E quasi senza voce, fuggo tra due paralleli neri, congelato dal freddo e dalla solitudine.
Amore per le stagioni, gli addii e i contorni strani. Vivo aspettando il miracolo di incontrarti su qualche binario del treno e di poterti finalmente amare senza più catene. I brequeros agitano le loro lanterne verdi e rosse e gli alberi alzano le braccia verso le stelle. Ho dimenticato i miei bagagli e il mio biglietto tra i tuoi dubbi e oggi ti saluto da lontano. Per favore, fermati alla prossima stazione!
Tutti i diritti riservati.
Hola Hola gente maravillosa!! ¡¡Feliz domingo!! Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos. Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida. Junto a Pietro La Barbera continuamos nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial de Yanira Soundy – El Salvador presentado de nuestro amigo poeta gestore cultural Carlos Jarquin a quien agradezco su disponibilidad y colaboración para presentarnos a personas especiales Biografía: Yanira Soundy (06-11-64, El Salvador)
Escritora, poeta, abogada y notario. Académica de Número, Academia Salvadoreña de la Lengua, correspondiente a la Real Academia Española. Es reconocida como poeta y escritora, y por su intensa labor en la defensa de los derechos de las personas con discapacidad en El Salvador.
La escritora y poeta
Escribe poesía, prosa, novela, cuento y otros géneros literarios. Su poesía y diversas narrativas han sido galardonadas con premios y reconocimientos a nivel nacional e internacional. Fue reconocida como escritora de El Salvador y su obra como patrimonio cultural salvadoreño mediante acuerdo No.16-0137 en el Ramo de Educación, del Ministerio de Educación, publicado el jueves 6 de octubre de 2005, en el Tomo N.º 369, número 185, página 4 del Diario Oficial de El Salvador. Realiza literatura en formatos accesibles para la niñez sorda, con baja visión, ceguera, problemas de atención, y niñez en general. El diseño de sus cuentos impresos estimula la lectura y con los audios grabados, rompe las barreras de la oscuridad. En los contenidos de sus cuentos infantiles, la autora enseña y educa en valores sociales como la empatía, la amistad, solidaridad, amor, perdón, familia, honestidad y el respeto a las personas, la diversidad, los animales, la naturaleza y el planeta Tierra.
Del año 2020 a la fecha, ha desarrollado diversas colecciones literarias en los géneros de poesía, cuento y narrativa; libros académicos, videos con interpretación en Lengua de Señas Salvadoreña y Lengua de Señas Americana y audios.
Entre sus colecciones se destacan: “Rayitos de Sol” con diseños y ajustes para la niñez con baja visión (40 libros de cuentos), “Audiocuentos” para personas ciegas, “Voces de colores” para personas con discapacidad auditiva y “Mi Planeta Azul” con temas educativos sobre el Cambio Climático, la extinción de las especies, la contaminación y la destrucción del planeta, la flora y la fauna (5 libros de cuentos).
A la fecha posee 82 obras impresas, y otras en formatos digitales, internet y periódicos de diversas épocas. Varios textos de su autoría han sido interpretados en Lengua de Señas Salvadoreña y Lengua de Señas Americana, y otros en Braille, inglés y francés. Actualmente continúa publicando sus creaciones y tiene en proceso de escritura varios libros de poesías y relatos breves. Su poesía y diversas narrativas han sido galardonadas con premios y reconocimientos a nivel nacional e internacional. Realiza literatura para la niñez, la juventud y adultez, en formatos accesibles para la población sorda, con baja visión, ceguera y problemas de atención. El diseño de sus colecciones de cuentos y poesías impresos estimula la lectura; y con los audios grabados, rompe las barreras de la oscuridad. En los contenidos de sus cuentos infantiles, la autora enseña y educa en valores sociales como la empatía, la amistad, solidaridad, amor, perdón, familia, honestidad y el respeto a las personas, la diversidad, los animales, la naturaleza y el planeta Tierra. Del año 2020 al 2025 realizó varias colecciones literarias en los géneros de poesía, cuento y narrativa; libros académicos, videos con interpretación en Lengua de Señas Salvadoreña y Lengua de Señas Americana y audios. Entre las colecciones se destacan: “Rayitos de Sol” con diseños y ajustes para la niñez con baja visión, “Audiocuentos” para personas ciegas, “Voces de colores” para personas con discapacidad auditiva y “Mi Planeta Azul” con temas educativos sobre el Cambio Climático, la extinción de las especies, la contaminación y la destrucción del planeta, la flora y la fauna. Actualmente, continúa publicando sus creaciones y tiene en proceso de escritura varios libros de poesías y relatos breves.
Respuestas a entrevista. Yanira Soundy
1-¿Debemos siempre sorprendernos por los demás? No necesariamente. No es bueno esperar nada de nadie.
2-¿Somos más felices cuando nos enamoramos? Las personas que se enamoran, generalmente lo hacen en su juventud y son felices de forma momentánea . A los 15 años se vive esa plenitud en la pasión y enamoramiento, pasados los treinta somos racionales y realistas.
3-¿Es mejor crear mientras te diviertes? Mi oficio de escritora lo realizo por disciplina, compromiso social y satisfacción personal. Cuando realizo artes manuales, lo hago por diversión.
4- ¿Es más apropiado decir no y actuar como si hubiéramos dicho sí? Si dices “no”, es “no”. Actuar como si hubiésemos dicho “si” sería hipócrita.
5- ¿En la vida, como en el amor, es mejor que gane la fantasía? En la vida y el amor no es conveniente ser fantasiosos, si crees eso “te comen los depredadores”.
6-¿Es más sano poder olvidar? Lo sano es perdonar y alejarse de quién te ofende o hace daño. Si olvidas, puedes caer en trampas mortales.
7-¿Siempre puedes hacer lo que sueñas? Hay diferentes tipos de sueños (no fantasías). Hay algunos que no son posibles de realizar por situaciones externas, y otros, que se logran gracias al trabajo y la perseverancia.
8-¿Los resultados determinan nuestra fuerza? La fuerza determina los resultados.
9-¿Escribes para ser feliz o para hacer felices a los demás? En la poesía escribo para poner en libertad lo que siento y pienso, y que esos sentimientos y pensamientos puedan alzar el vuelo y anidar en algún lugar de luz. Mis cuentos en cambio, son para combatir la violencia social; enseñar a respetar nuestro planeta, las especies en peligro de extinción, conocer el cambio climático y el valor de la familia, la empatía, amistad, perdón y solidaridad entre otros.
10- ¿Perseguir sueños a lo largo de la vida ayuda a mantenerse joven? Ayuda a sobrevivir y tener salud mental.
Poemas 1- La Casa Vacía
Por Yanira Soundy
Paredes desnudas: ojos blancos que hablan del adiós. Un corredor de nostalgia extendido al patio húmedo bajo un techo con goteras, arrugas de sus años. Lámparas de sueños y quimeras, cuadros en el piso junto a las faldas de sus voces ausentes. Nostalgia de hilos dorados y calcetines blancos. Dolor y silencio, un eco que me llama con su risita de bambú. La casa, está vacía. Yo la limpio y ordeno mis recuerdos. Entra mi padre luego de un día largo de trabajo. Mi madre lo espera, sentada en su sillón, cose y descose calcetines. Mi padre sonríe y me levanta entre sus brazos. Me trae quesadilla caliente y dulce de coco. Mi hermano estudia en su cuarto, no hay que interrumpirlo. ¿Cuándo iré al Kinder? Lidia ya preparó la cena, es hora de platicar y escuchar . Ya está todo listo, me han matriculado. Blacky corre a jugar con Mimi, el tiempo pasa rápidamente.
Mi primer beso, sus ojos negros y aquella despedida. El dolor de saber que no sería para siempre. Los sueños de volar a otros cielos para escribir en las montañas
Abril, tu agonía y tu muerte padre, enfrentarme a la vida. Trabajar, estudiar, sufrir. La mentira, el matrimonio y no saber vivir. La primera hija, la segunda. El varón. El amor de la abuela. La vida en la fe. Mi lucha en el desierto. La casa vacía. Los ventanales abiertos. Aquel closet que tanto cuidaste. El traspatio hoy plantado. Mis manos llenas de tierra… Tu tristeza, punzante enfermedad, el hielo de tu agonía. Aquella Navidad anticipada, el árbol y el Nacimiento en octubre. Mi cumpleaños cargado de preguntas. Tu sonrisa, tu amor, mi dolor al saber que te perdía. La casa y ese olor a ti aún después de tanto tiempo. Te busco mamá y sólo encuentro tu carterita negra, aquel pañuelo que llenaste de perfume, tu maquillaje de Diva. Las fotos de mi abuela Carlota y tío Ricardo,
los recortes de eventos sociales y manuscritos de intelectuales famosos. Hoy, he leído tu cuaderno de poemas y guardé las flores que arreglaste en pequeños floreros de plata pero no estás tú. No puedo tocar tu mano pequeña ni acariciarte con mis versos por las tardes, afuera la calle es la misma aunque la gente cambie. ¿Sabes? Hoy fue el traspaso presidencial y he vuelto a irme de casa, intento olvidar tu muerte y pensar en ti como una madre eterna. La casa con sus ojos blancos me dice adiós, ella no entiende qué para mí, no es una casa, es mi hogar con ustedes y el latido que vive por siempre en mis recuerdos.
Derechos reservados.
2- Mujer Por Yanira Soundy
Mujer de bastón y voz, perdida en la montaña, silencio y lámpara en un lago azul. Mujer fruta y sabor de una casa polvorienta, oculta que estás sin nacer, mujer de mármol.
Olvido en una espalda desnuda. Mujer de relojes detenidos y espectros sin párpados. Hastío que se ciñe a las guirnaldas.
Lágrima bajo las lápidas. Mujer asesinada y de raíces insomnes, suspiro y sangre, fugitiva en la lumbre. Mujer subterránea, estambre en los espejos.
Espanto y embriaguez de espuma, vergüenza o panal de madrugada. Ahogada bajo tus propias aguas, te conviertes en lirio y lunar celeste.
Mujer que anhelas noches cursis y confundes las letras. Mujer que escribes y tapas tus oídos a los manteles blancos. Secreto que posas tu lengua entre las sábanas. Despierta
Mujer inalcanzable, majestuosa, sencilla. Orilla de unas manos, nido roto, mujer invisible y olvidada. Regresa.
Mujer que abortas entre las lágrimas, remordimiento que tiembla y mata. Hierba, veleta y limo oscuro, eres muro de alas torvas y derrotadas. Despierta.
Mujer que te aíslas de las miradas, para crecer inquieta entre las hojas. Nocturna y virgen, demonio o santa.
Mujer emigrante, desfallecida en tu autoexilio. Conservas la serenidad en el milagro, de no ser repatriada. Hoy giras en tu fuerza.
Mujer que yaces en la sonrisa, eres libertad, poesía, música y pampa abierta. Mujer vida, embarazada, permaneces infinita. Regresa.
Mujer costa, oscuridad y duelo, luna y velas redondas. Mujer de cremas y maquillajes nocturnos, que perduras en el recuerdo.
Mujer de espesura y muerte, supersticiosa, casi siempre sola. Puerta en los patios, escoba en los rincones, flor marchita en vasos sin agua, trapo que lava inmundicies. Casa deshabitada, esclava de ti misma. Despierta.
Mujer sin pliegues ni cortes, a trasluz, apenas sin color, siempre blanca. Mujer de rebaños y cansancios. Mujer de orquídeas y rosas en los templos, rama en todos los recuerdos. Regresa.
Mujer ebria y errante, de cárcel y banderas al viento. Mujer que turbas el celeste de los pájaros, enloquecida y dañina. Mujer sin luz. Despierta.
Mujer que seca sus lágrimas, y generosa florece en nuestra muerte. Mujer madre, compañera, hermana, hija. Regresa.
Mujer trizada en las penumbras. Mujer de estanque, mujer hiedra. Pétalos abiertos, arboleda entre las sombras. Ansia y agonía. Despierta.
Mujer arrepentida hecha nostalgia. Inextinguible y eterna. Eres ostra clandestina, llanto derramado, que abre todos los cerrojos. Fortaleza de agua.
Mujer que brillas en la risa, eres entraña, corazón, hierro y patria. Regresa.
Vergel de ruedas, bastones y señas. Mujer cisne, mujer luz, mujer silencio. Caminas en los sueños, eres luz en la justicia y canto blando de hoja. Mujer que sollozas en el alma. Cuervo de seda, duelo y falsedad. Desolada, robusta y devastada, eres herida inefable de tristeza. Despierta.
Transformas tu debilidad en fortaleza, Desafías el mundo y sus culpas. Mujer sin cuerdas, cadenas ni acasos. Comprometida, tibia y transparente. Regresa.
Avancemos en halos gloriosos, triunfadoras , vibrantes y sin miedos. Apasionadas en la llama de un amor puro, sin la agonía de ser lo que nos han impuesto. Mujeres matizadas de colosales esmeraldas, ideales y sueños, sin mitos ni fábulas. Mucho más que abuelas, madres , hijas o hermanas, somos inspiración y ciencia, fuego que abrasa.
Bebamos del rocío de un alma extraña, árbol o flor abierta en el sendero. Bruma del crepúsculo, espiga o alta montaña. Mujeres de largos ríos, tan puras y sabias. Avancemos en halos gloriosos, Sin prejuicios ya libres, sencillas y salvas. En la rebelión de nuestros ojos limpios.
Derechos reservados.
3- ¡Favor detente en la próxima estación! Por Yanira Soundy
Tú en mis brazos y en tus ojos el ardor de mis sentidos. El majestuoso tren corre aprisa buscando el valle de la vida. No me dices nada. Yo tampoco hablo. Aprendo de memoria tu cuerpo y de todo emerge un algo profundo. En la ventana miro volcanes, cafetales y cañales que cortan el horizonte. Me besas como nunca alguien me ha besado antes. Yo en tus brazos y en mis labios un “si” envuelto en llamas. Me amas con un amor que brota agitado y fuerte. Pasajero del tiempo de una vida más plena, donde el corazón es el silbido de una locomotora en marcha. Amor de brasas. ¡Cuántas cosas hermosas dice el hombre cuando ama! ¡Cómo sabe contar historias desmadejando palabras! Así las noches en el tren. Las mujeres reían de cuando en vez con sus risitas inquietas, los hombres tomaban y charlaban. Algunos ponían gestos sombríos después de despedirse de sus mujeres en las estaciones. Artistas, bohemios, familias enteras, todos en un susurro de voces distantes. *** Azota el viento de la mañana, ha terminado nuestro viaje. Una pena oculta se derrama en lágrimas. Te miro arropado entre las sábanas mientras escapo de puntillas en silencio. Bajo del tren con la esperanza de poder destrenzar tu recuerdo, pero las estaciones y los trenes me quiebran como vidrio y sólo vienen días tristes. Amor de brasas, miro el cielo y lloro. Hoy las estrellas me hablaron de tu nombre y el silbido de las locomotoras lloró por tu ausencia. Te fuiste con la tarde -una tarde cualquiera- y tu recuerdo hoy naufraga y se prolonga, se deshace en el humo y nace nuevamente eterno. Has quedado grabado para siempre, eternizado en un vuelo de pájaros primaverales. *** En cada estación se ha quedado algo nuestro, en las despedidas, en los ojos, en nuestras bocas. Viene el misterio de la ausencia. Los días y las noches, las horas y segundos sumidos en una silla de vagón, mientras pienso en todo lo que he dejado atrás. ¿Sabes? Nuestras vidas son como los ferrocarriles, con sus cuerpos vagabundos, que rompen los silencios y los montes. Hemos vuelto una y otra vez a los rieles sin consuelo de nuestros corazones errantes y las noches escapan mudas, asombradas y solas. En cada estación se ha quedado algo nuestro, en las palabras, en la voz, en nuestras manos. Hemos sido ríos en la sierra y espuma eterna dentro de los mares. Pero hoy, tú vas a las ciudades, yo a los montes. Tú caminas lejos de la inquietud de los velámenes, yo hundo mi rostro en las corrientes de los aires. Tú te pierdes al norte, yo voy al sur. Tú persigues a las gaviotas, yo busco la sombra en los manglares. ¿Pienso en si volveremos algún día a encontrarnos? Sin el dolor de lo imposible ni el cansancio al no perdernos. Lejos de esta vida que se escapa indefinidamente, donde mis oídos no cesan de buscarte en cada silbido de las locomotoras y en cada fogonero que curva el horizonte. ¿Olvidarás mi rostro, mis campos, las montañas, los ríos y mi olor a pena y lluvia? No sé. Yo, sigo pensando en ti. En tu recuerdo que cae, se resbala y me acaricia. En el deseo que llega largamente a disfrazar mi tristeza entre otros brazos. Y regresas… Me dices que nos detendremos en otras estaciones, con otros suspiros en el pecho, otra fogocidad, otro deseo. Estaciones de fuentes y risas en los labios. Estaciones secas y de nidos desiertos. Pero se alejan los sueños y nuestras vidas se vuelven trenes que mueren poco a poco. Y te marchas… Y mientras tú vas al sur, yo vuelvo al norte. Tú descubres las arenas y los collares de espuma. Yo siembro la tierra. Tú te precipitas en los arroyos, yo nado en la luz de las estrellas. ¿Pienso en si volveremos algún día a encontrarnos? Y casi sin voz, huyo entre dos paralelas negras, aterida por el frío y la soledad. Amor de estaciones, despedidas y contornos extraños. Vivo aguardando el milagro de coincidir contigo en las vías de algún tren y poder amarte al fin sin más cadenas. Los brequeros agitan sus lámparas verdes y rojas y los árboles elevan sus brazos hacia las estrellas. He olvidado mi equipaje y mi boleto dentro de tus dudas y hoy te digo hasta pronto en la distancia. ¡Favor detente en la próxima estación!