Il critico letterario Kareem Abdullah -Iraq scrive un’analisi poetica dettagliata alla poesia “Storia di un caffè” della poetessa Irma Nimbe – Mexico

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq e Irma Nimbe -Mexico

L’eco silenzioso dell’oblio: una riflessione sul tempo e sulla memoria

Lettura critica e analitica della poesia “Historia de café” della poetessa Irma Nimbe.

Di: Kareem Abdullah.  Iraq .

La poesia Historia de café della poetessa Irma Nimbe è un viaggio emotivo e filosofico attraverso il tempo, la memoria e l’esistenza.  In quest’opera, l’autrice fonde elementi di riflessione personale con un profondo simbolismo sulla natura fugace dell’essere e sull’inevitabilità dell’oblio, creando uno spazio in cui le certezze vengono messe in discussione e i limiti dell’esperienza umana vengono esplorati.

1-La permanenza del cambiamento e l’incertezza temporale:

La poesia inizia con una riflessione sulla “perenne impermanenza” (impermanenza eterna), suggerendo un senso di cambiamento costante e ininterrotto.  Questa visione del mondo come qualcosa di fluido e in continua trasformazione instaura un tono di incertezza (incertezza costante), in cui la stabilità sembra irraggiungibile.  La “linea invisibile” che viene dipinta senza poterla attraversare funziona come metafora delle barriere invisibili che separano l’individuo dai suoi desideri o addirittura dalla sua vera essenza.

2- Equilibrio e attesa:

La poetessa introduce poi l’idea di “equilibrio” (equanimità), valore fondamentale di fronte alle incertezze della vita.  Questo equilibrio è presentato come una forza immobile, uno stato di calma e resistenza alla temporalità, in attesa del “raro secondo di un altro minuto che si rivela essere tempo senza tempo”.  Questo concetto di tempo sospeso riflette l’impossibilità di afferrare il presente, creando la sensazione che il tempo sia un’entità intangibile che sfugge costantemente.

3- La lingua come strumento congelato:

La poesia prosegue descrivendo come le “parole fredde” diventino “congelate”, rappresentando come il linguaggio a volte perda la sua capacità di comunicazione autentica.  I testi che “ascoltano senza riconoscere” o “pronunciano il silenzio” sembrano esprimere la disconnessione emotiva e l’incapacità degli esseri umani di trasmettere i propri sentimenti in modo autentico.  Questo “eco senza senso” sottolinea una profonda alienazione nella comunicazione, un congelamento emotivo che si riflette anche nell’uso di “frost”, che aggiunge un senso di freddezza e distanza.

4- L’oblio come forza distruttiva:

L’oblio è presentato come una forza implacabile che “attende senza pietà nelle mani del movimento eterno”.  Questa dimenticanza, che è allo stesso tempo cosmica e personale, ci racconta della caducità delle esperienze e del modo in cui il tempo cancella le tracce del presente.  L’“istantanea del presente” diventa qualcosa che svanisce rapidamente, trasformandosi in “carta seppia dal sapore antico”, un’immagine che rimanda all’usura e alla diluizione dei ricordi, che diventano diffusi e spogliati della loro vitalità originaria.

5-La ricerca di un posto nell’oblio:

Le lettere, che prima sembravano sparse e disorientate, lentamente “cercano il loro posto in un angolo sconosciuto”, simboleggiando la ricerca dell’essere per trovare la propria identità in un mondo in continuo cambiamento.  Questo “cassetto che non si apre mai” rappresenta la sensazione di essere intrappolati, di non poter accedere a risposte o significati, il che rafforza l’immagine di una ricerca infinita e infruttuosa.

6- La scrittura come testimonianza dell’essere:

La poesia si concentra poi sulla scrittura come forma di testimonianza e resistenza.  Le “lettere macchiate di inchiostro nero con coraggio” ci parlano di una verità senza vergogna, una rivelazione cruda che non è nascosta o mascherata.  La scrittrice si presenta attraverso una scrittura che si configura come un atto di coraggio, un’esposizione spoglia di ciò che è essenziale nell’essere umano: il valore della verità e dell’autenticità.

7-Tempo e amore consumato:

Una delle immagini più potenti della poesia è la rappresentazione delle lettere come “ferro lavorato segnato da una vecchia tastiera”, che allude alla ripetizione del passato attraverso la scrittura e all’usura di ciò che un tempo era intenso, come un amore “roso” dal tempo.  Questo riferimento a un “ricordo ambrato” rimanda alla nostalgia, a un ricordo divenuto fragile e in rovina, vittima di un tempo crudele che si allontana sempre di più.

8- Conclusione:

Attraverso Historia de café, Irma Nimbe solleva profondi interrogativi filosofici sul tempo, la memoria e l’esistenza umana.  Il poeta presenta il tempo come un concetto che svanisce, in cui il presente si dissolve rapidamente e le esperienze, anche le più intense, diventano ricordi che sbiadiscono come l’inchiostro sulla carta vecchia.  La poesia esprime la fragilità della vita umana e l’inevitabilità dell’oblio, proponendo una riflessione sulla natura fugace delle nostre emozioni, dei nostri pensieri e dei nostri momenti.

Historia de café è una testimonianza lirica della lotta interiore degli esseri umani per comprendere il loro passaggio nel mondo, mentre si confrontano con l’inevitabile presenza del tempo e dell’oblio.  Attraverso immagini ricche di simbolismo ed emozione, Nimbe ci invita a riflettere su come la nostra esperienza di vita sia segnata dalla transitorietà e su come, in ultima analisi, di ciò che abbiamo vissuto rimangano solo gli echi.

Storia del caffè
È istruttivo vivere in una perenne impermanenza,
incertezza costante,
linea invisibile che viene tracciata senza poterla attraversare
/
equanimità edificante, incrollabile,
aspetta un secondo scarso di un altro minuto che si rivela essere
sii il tempo senza tempo
/
Le parole fredde gelano, le lettere che ascoltano senza riconoscersi, pronunciano il silenzio, risuonano senza senso e con gelo
/
L’oblio attende senza pietà nelle mani del movimento eterno, l’istantanea dell’adesso diventa carta seppia dal sapore antico
/
A poco a poco, queste lettere trovano il loro posto in un angolo sconosciuto, un cassetto che non si apre mai, lettere macchiate di inchiostro nero con coraggio, verità senza vergogna
/
la storia scritta da due mani e un cuore, lettere che si ripetono con lo stesso scopo, verde acqua, il colore dell’umidità pietrificata
/
Lettere manoscritte in allegorie, sonetti cantati, metafore dipinte e cancellate, resta solo una lettera con memoria, pelle e ossa sbiadite
/
A volte lettere come lavori in ferro segnati da una vecchia tastiera, ricordo ambrato di un amore divorato
vittima arrugginita del tempo crudele di un altro tempo
Irma Nimbe
Città del Messico
2025


El Eco Silente del Olvido: Una Reflexión sobre el Tiempo y la Memoria
Lectura crítica y analítica del poema “Historia de café” de la poeta Irma Nimbe.
By : Kareem Abdullah . Iraq .

El poema Historia de café de la poeta Irma Nimbe es un recorrido emocional y filosófico a través del tiempo, la memoria y la existencia. En esta obra, la autora fusiona elementos de reflexión personal con una simbología profunda sobre la fugacidad del ser y la inevitabilidad del olvido, creando un espacio donde se cuestionan las certidumbres y se exploran los límites de la experiencia humana.

1-La permanencia del cambio y la incertidumbre temporal:
El poema comienza con una reflexión sobre la “impermanencia perenne” (impermanencia eterna), lo que sugiere una sensación de cambio constante e ininterrumpido. Esta visión del mundo como algo fluido y en constante transformación establece un tono de incertidumbre (incertidumbre constante), donde la estabilidad parece inalcanzable. El “línea invisible” que se pinta sin poder cruzar funciona como una metáfora de las barreras invisibles que separan al individuo de sus deseos o incluso de su verdadera esencia.

2- Equilibrio y espera:
A continuación, la poeta introduce la idea del “equilibrio” (ecuanimidad), un valor fundamental ante las incertidumbres de la vida. Este equilibrio se presenta como una fuerza inamovible, un estado de calma y resistencia ante la temporalidad, esperando el “escaso segundo de otro minuto que resulta ser el tiempo sin tiempo”. Este concepto de tiempo suspendido refleja la imposibilidad de apoderarse del presente, creando la sensación de que el tiempo es una entidad intangible que se escapa constantemente.

3- El lenguaje como herramienta congelada:
El poema avanza describiendo cómo las “palabras frías” se “congelan”, representando cómo el lenguaje, en ocasiones, pierde su capacidad de comunicación genuina. Las letras que “escuchan sin reconocerse” o “pronuncian silencio” parecen expresar la desconexión emocional y la incapacidad de los seres humanos para transmitir sus sentimientos de forma auténtica. Este “eco sin sentido” subraya una profunda alienación en la comunicación, una congelación emocional que se refleja también en el uso de “escarcha”, que añade una sensación de frialdad y distanciamiento.

4- El olvido como fuerza destructiva:
El olvido se presenta como una fuerza implacable que “aguarda sin piedad en las manecillas del movimiento eterno”. Este olvido que es tanto cósmico como personal, nos habla de la transitoriedad de las experiencias y la manera en que el tiempo borra las huellas del presente. La “instantánea del ahora” se convierte en algo que rápidamente se desvanece, transformándose en “papel sepia sabor a viejo”, una imagen que remite al desgaste y la dilución de las memorias, que se tornan difusas y despojadas de su vitalidad original.

5-La búsqueda de un lugar en el olvido:
Las letras, que antes parecían dispersas y desorientadas, lentamente “buscan su lugar en un rincón desconocido”, simbolizando la búsqueda del ser por encontrar su identidad en un mundo que cambia constantemente. Este “cajón que nunca se abre” representa la sensación de estar atrapado, de no poder acceder a respuestas o al sentido, lo que refuerza la imagen de una búsqueda interminable e infructuosa.

6- Escritura como testimonio del ser:
El poema luego se enfoca en la escritura como una forma de testimonio y resistencia. Las “letras manchadas de tinta negra con valor” nos hablan de una verdad sin pudor, una revelación cruda que no se oculta ni se disfraza. La escritora se presenta a través de una escritura que se configura como un acto de valentía, una exposición sin adornos de lo que es esencial en el ser humano: el valor de la verdad y la autenticidad.

7-El tiempo y el amor desgastado:
Una de las imágenes más potentes en el poema es la representación de las letras como “herrajes marcadas con teclado viejo”, lo que alude a la repetición del pasado a través de la escritura y al desgaste de lo que alguna vez fue intenso, como un amor “carcomido” por el tiempo. Esta referencia a un “recuerdo ámbar” remite a la nostalgia, a una memoria que se ha vuelto frágil y desmoronada, víctima de un tiempo cruel que se aleja aún más.

8- Conclusión:
A través de Historia de café, Irma Nimbe plantea preguntas filosóficas profundas sobre el tiempo, la memoria y la existencia humana. La poeta presenta el tiempo como un concepto desvanecido, donde el presente se disuelve rápidamente, y las experiencias, incluso las más intensas, se convierten en recuerdos que se desvanecen como tinta en papel viejo. El poema expresa la fragilidad de la vida humana y la inevitabilidad del olvido, proponiendo una reflexión sobre la fugacidad de nuestras emociones, pensamientos y momentos.

Historia de café es un testimonio lírico de la lucha interna del ser humano por comprender su paso por el mundo, mientras se enfrenta a la ineludible presencia del tiempo y el olvido. A través de imágenes ricas en simbolismo y emoción, Nimbe invita a la reflexión sobre cómo nuestra experiencia de la vida está marcada por la transitoriedad y cómo, en última instancia, solo quedan los ecos de lo vivido.

Historia de café
Aleccionador vivir en la impermanencia perenne,
incertidumbre constante,
línea invisible que se pinta sin poder cruzar
/
edificante la ecuanimidad, inamovible,
aguardar un escaso segundo de otro minuto que resulta
ser el tiempo sin tiempo
/
palabras frías se congelan, letras que escuchan sin reconocerse, pronuncian silencio, hacen eco sin sentido y con escarcha
/
el olvido aguarda sin piedad en las manecillas del movimiento eterno, la instantánea del ahora, se vuelve papel sepia sabor a viejo
/
de  poco a poco buscan esas letras su lugar en un rincón desconocido, cajón que nunca se abre, letras manchadas de tinta negra con valor, verdad sin pudor
/
historia escrita a dos manos y un sólo corazón, epístolas que se repiten con el mismo  fin, verde agua, color a humedad petrificada
/
letras manuscritas en alegorías, cantados sonetos, metáforas pintadas y borradas, sólo queda una carta con memoria, piel y huesos deslavados
/
En ocasiones letras como herrajes marcadas con teclado viejo, recuerdo ámbar de un amor carcomido
víctima oxidada del cruel tiempo de otro tiempo
Irma Nimbe
Mx City
2025

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Kareem Abdullah, critico letterario, redige un’analisi poetica dettagliata alla poesia di Irma Nimbe, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Jose Luis Ortiz è stato intervistato da Pietro La Barbera ed Elisa Mascia nel programma bilingue italiano-spagnolo: ” Alla ricerca della vera bellezza”- EN busqueda de la verdadera belezza “

Foto cortesia screenshot con Elisa Mascia, Pietro La Barbera, Elisa Mascia e Jose Luis Ortiz

Il giorno 2-3-2025 domenica, ospite del programma bilingue italiano-spagnolo Alla ricerca della vera bellezza di Pietro La Barbera ed Elisa Mascia con la collaborazione straordinaria di Carlos Javier Jarquin,  è stato ospite il poeta, scrittore, editorialista e attore Jose Luis Ortiz di Saragozza – Spagna, la piacevole chiacchierata si è svolta, come sempre, in un clima di grande cordialità e amicizia, emozioni e interessanti riflessioni espresse dalle risposte fornite dal José Luis Ortiz che sono veri e propri punti luce per aver abbracciato con competenza e maturità svariati argomenti mettendo in risalto il lato filosofico, spirituale, trascendentale, sociale e altro ancora da cogliere ascoltando e guardando il video ma anche leggendo intervista, biografia e una poesia che ha regalato nella recitazione in spagnolo con la traduzione in italiano.
Grazie ai nuovi e ai fedelissimi seguitori del programma.


Elisa Mascia 3-3-2025

Biografia:
José Luis Ortiz Güell è nato a Saragozza, in Spagna, l’11 luglio 1967.
Scrittore, attore e editorialista.
Come editorialista fisso in prestigiose testate giornalistiche di diversi quotidiani di diversi paesi: Colombia (El Sol TV, El Querendon), Spagna (Diario 16, Siglo XXI, la Prensa de Murcia, la Comarca), Messico (From Puebla), Costa Rica (La Voz de Goicoechea), Stati Uniti (Latina NC Magazine), Guatemala (Siglo), Panama (Panama Poetico)
Attore non protagonista, dal 1995 a oggi, in serie come Vampire Academy e film come Kingdom of Heaven, Libertarias, Land and Freedom di Ken Loach.  Concorrente in varie serie e protagonista di vari cortometraggi (Referendum, ecc.).
In attesa della pubblicazione nel 2025 di due nuovi romanzi, uno sul tema della violenza di genere e un altro che mescola spionaggio, thriller e amore.

Premio Cesar Vallejo World Excellence Award conferito dall’UHE nelle categorie giornalistica (2023) e letteraria (2024).

Come scrittore ho pubblicato:

Romanzi.:
Solitudine: cara dittatura (sotto pseudonimo) Paolo Da Santos.

Ponte nella nebbia – José Luis Ortiz.
https://www.amazon.es/Puente-niebla-Jos%C3%A9-Ortiz-G%C3%BCell-ebook/dp/B09XHWKCGT

Partecipante ad antologie:
Canto Planetario: Fratellanza sulla Terra di Carlos Jarquín.
https://www.amazon.es/Canto-Planetario-Hermandad-en-Tierra/dp/B0CCCS42RC

Antologia bicentenaria dell’America Centrale di Carlos Jarquín.
https://www.amazon.es/Antolog%C3%ADa-Bicentenario-Centroam%C3%A9rica-Ayame-Editorial/dp/B09GC992S4

Gioca:

1-The Sound of Silence (pubblicato) dramma.
2-Cena al Do (in attesa di uscita), commedia.
Sceneggiature cinematografiche:
1-Bloody Rose (cortometraggio drammatico sulla violenza di genere pubblicato).
2-L’amore dà la vita (thriller psicologico e horror) in attesa di uscita.
3-Karma (thriller psicologico) in preparazione.

Saluto in italiano:
Buonasera a tutti, grazie per l’onore di questa intervista da Pietro ed Elisa e spero che sia interessante per tutti voi che la ascolterete. Perdonate il mio pessimo italiano. Grazie

Domande per José Luiz Ortiz – 02-03-202
1- È meglio vivere i giorni migliori degli anni peggiori?
1- A volte viviamo cercando i giorni perfetti, quei momenti di pura felicità, quei momenti in cui tutto sembra essere allineato. Ma gli anni peggiori…quei momenti di lotta, sofferenza, incertezza… sono quelli che ci trasformano.
I giorni migliori, quelli che sembrano così luminosi, si godono di più perché sappiamo cosa significa cadere, cosa significa perdere, cosa significa sentire che non c’è più speranza. E quando siamo negli anni peggiori, abbiamo due opzioni: restare intrappolati nell’oscurità oppure imparare a vivere tra le ombre, per trovare la forza dove pensavamo non ce ne fosse più. Perché gli anni peggiori non definiscono chi siamo, ma come scegliamo di rialzarci.
Alla fine, non si tratta solo di vivere i giorni migliori, ma di imparare da ogni momento, anche da quelli più difficili. Perché quegli anni, anche se fanno male, ci donano la capacità di assaporare il momento in cui, finalmente, ci svegliamo. E poi, quei giorni migliori hanno molto più valore.

2- Si è più vecchi quando i rimpianti superano i sogni?
2- Non penso che la maturità arrivi necessariamente con rimpianti, ma con la capacità di imparare da essi. Tutti abbiamo dei sogni, alcuni si avverano, altri cadono nel dimenticatoio, ma la vera domanda è: cosa fare con quei rimpianti? Se diventano un peso che ti trattiene, forse ti senti “più vecchio”, perché vivere del passato ti impedisce di andare verso il futuro.

Ma se trasformi i rimpianti in lezioni, in forze che ti spingono a non commettere gli stessi errori, allora non saranno i rimpianti a definirti, ma la tua capacità di continuare a sognare. La maturità non arriva quando i sogni svaniscono, ma quando, nonostante le cadute, si continua a cercare nuovi orizzonti. In realtà, è l’equilibrio tra i sogni non realizzati e ciò che impariamo dai rimpianti che ci rende più saggi.

3- Bisogna aver paura di ciò che è l’imbarazzo per lo spirito?
3- Non penso che la maturità arrivi necessariamente con rimpianti, ma con la capacità di imparare da essi. Tutti abbiamo dei sogni, alcuni si avverano, altri cadono nel dimenticatoio, ma la vera domanda è: cosa fare con quei rimpianti? Se diventano un peso che ti trattiene, forse ti senti “più vecchio”, perché vivere del passato ti impedisce di andare verso il futuro.

La vergogna per lo spirito non è qualcosa da temere, ma qualcosa che possiamo comprendere e, soprattutto, guarire. La vergogna spesso nasce da convinzioni limitanti o da momenti in cui sentiamo di non essere abbastanza. Ma in realtà è solo un riflesso della nostra vulnerabilità, della nostra umanità. Non è qualcosa da temere, ma piuttosto qualcosa da abbracciare, per capire che tutti, ad un certo punto, lo attraversiamo.

4- Il tramonto è l’aperitivo della notte?
4- Il tramonto è molto più di un semplice aperitivo serale; È il ponte che collega due mondi, a ricordare che ogni finale ha qualcosa di bello da offrire. La notte arriva, sì, ma il tramonto ci prepara con la sua luce calda, la sua calma e il suo addio. È quella tregua in cui, anche se il giorno svanisce, ci invita alla riflessione, alla quiete.

Non è solo il preludio di ciò che verrà, ma un momento unico in cui tutto si ferma, dove la natura ci ricorda che anche l’effimero ha bellezza. I colori del cielo, l’aria fresca che comincia ad arrivare, tutto questo ci avvolge in una sensazione di pace che solo il tramonto può donarci. È come un lieve sussurro prima che la notte, con il suo mistero, entri in scena.

Quindi, in un certo senso, sì, il tramonto può essere un antipasto, ma non solo della notte, ma della quiete, dell’introspezione e della bellezza che arriva quando tutto si calma.

5- Sono sempre più le cose lontane a sembrare migliori?
5- Le cose lontane hanno la caratteristica di brillare di una luce speciale, vero? A volte ciò che è lontano, sia nel tempo che nello spazio, viene idealizzato, trasformato in qualcosa di perfetto perché lo vediamo attraverso la distanza, senza le imperfezioni che la vicinanza ci mostra. È come guardare una stella: anche se è così lontana, sembra così luminosa, così perfetta. Ma la verità è che la lontananza può anche distorcere la realtà.

Quando qualcosa si allontana da noi, non è più avvolto nei dettagli, nelle complicazioni o nelle piccole lotte quotidiane che lo accompagnano. Il lontano diventa simbolo di ciò che desideriamo, di ciò che vorremmo ottenere o di ciò che immaginiamo sarebbe migliore. E in questo processo dimentichiamo che anche ciò che è vicino ha la sua bellezza, le sue sfumature.

Forse non è che le cose lontane siano oggettivamente migliori, ma che la nostra prospettiva cambia con la distanza, ci dà uno spazio per sognarle, per idealizzarle. Ma ciò non significa che ciò che ci è vicino non possa essere altrettanto grande, solo che a volte ci è difficile vederlo così chiaramente.

6- Ama veramente chi impara a perdonare?
6- Il perdono è un atto di coraggio e una profonda connessione con sé stessi, e sì, chi impara a perdonare, ama in un modo più puro e vero. Perdonare non è dimenticare o giustificare, ma piuttosto liberare il cuore dal peso della rabbia, del risentimento o del dolore. E quando lo fai, scegli l’amore invece della sofferenza, la pace invece della vendetta.

Il perdono non è un dono per l’altro, ma per se stessi. Ci consente di rilasciare il controllo che gli altri o le circostanze hanno sulla nostra pace. È nell’atto di lasciare andare ciò che ci ferisce che possiamo amare veramente, perché l’amore non può fiorire in un cuore legato a ferite non rimarginate.

Imparare a perdonare significa imparare a liberarsi, ad accettare che siamo tutti imperfetti, che tutti commettiamo errori e, così facendo, scopriamo un modo di amare senza condizioni, senza barriere, senza il peso del passato. Quindi sì, chi impara a perdonare, ama in modo più profondo, perché sa che il vero amore è quello che guarisce, che libera, che lascia andare affinché possa crescere qualcosa di più puro.

7- La vera autenticità non sta nell’essere come si è?
7- La vera autenticità non sta solo nell’essere quello che sei, ma nell’essere quello che sei senza maschere, senza paura di quello che pensano gli altri, senza cercare di adattarsi a schemi che non ti corrispondono. È un atto di coraggio, di abbracciare le tue imperfezioni, le tue contraddizioni, i tuoi sogni e le tue paure, e mostrarli al mondo senza cercare di cambiare chi sei per compiacere gli altri.

Essere quello che sei, nella sua forma più pura, è essere fedele alla tua essenza, ai tuoi valori e ai tuoi desideri più profondi. Non si tratta di essere perfetti, ma di essere onesti con te stessi, di vivere secondo ciò che senti e pensi, senza pretese. E quell’autenticità non è sempre facile, perché spesso il mondo ci spinge a essere ciò che non siamo, a conformarci, a nasconderci dietro ciò che “dovremmo” essere. Ma essere autentici significa proprio liberarsi da quelle aspettative e accettare che l’unica cosa che conta davvero è essere fedeli a se stessi.

La vera autenticità è il coraggio di essere vulnerabili, di mostrarsi per come si è, senza la paura di non essere accettati. E questo, anche se a volte è impegnativo, è ciò che ti permette di vivere con profonda pace, perché alla fine solo tu sai chi sei veramente. E quando sei fedele a quella verità, niente e nessuno potrà toglierti la tua autenticità.

Poesia:

-Per Elena, la guerriera dell’amore
Dietro quell’armatura di acciaio temprato,
  risiede un’anima nobile, sensibile e gentile.
Elena, guerriera, hai vissuto nelle battaglie,
  e in ogni cicatrice è incisa una storia.
I tuoi occhi, due oceani di calma
Riflettono le tempeste e anche la calma.
In loro è nascosta una forza suprema,
  che ti ha portato a superare ogni dramma.
Dietro quella facciata forte e determinata,
un cuore che batte desideroso di essere amato.
Un amore sincero, che ti valorizza e ti comprende,
  e ti abbraccio, affinché tu non ti senta mai sconfitta.
Tu sei un giardino fiorito in mezzo al deserto,
  una luce nell’oscurità, un faro nel porto.
Ti meriti un amore che illumini il tuo cammino,
  e ti accompagnerò in ogni passo del cammino, anche verso l’eterno.
Quindi alza la testa, coraggiosa guerriera,
  l’amore arriverà, come un dolce balsamo.
E in quell’abbraccio troverai il tuo coraggio,
  la felicità che hai sempre desiderato, dolcezza.

Saluti da Jose Luis Ortiz
Grazie per questa bellissima intervista e grazie per la pazienza che hanno avuto Pietro ed Elisa. Un affettuoso saluto

El domingo 2-3-2025, invitado del programa bilingüe italiano-español En busca de la verdadera belleza de Pietro La Barbera y Elisa Mascia con la extraordinaria colaboración de Carlos Javier Jarquin, estuvo como invitado el poeta, escritor, editorialista y actor José Luis Ortiz de Zaragoza – España, la agradable charla se desarrolló, como siempre, en un clima de gran cordialidad y amistad, emociones y reflexiones interesantes expresadas por las respuestas brindadas por José Luis Ortiz quienes son verdaderos puntos de luz por haber abrazado con competencia y madurez varios temas resaltando el lado filosófico, espiritual, trascendental, social y más para ser captado escuchando y viendo el video pero también leyendo la entrevista, biografía y un poema que recitó en la recitación en español con la traducción al italiano.
Gracias a los nuevos y fieles seguidores del programa.
Elisa Mascia 3-3-2025

Biografía:
José Luis Ortiz Güell nacido en  Zaragoza, España,   el 11 de julio de 1967.
Escritor, actor y columnista.
Como columnista  habitual en prestigios medios  de diferentes periódicos de diferentes países: Colombia ( El Sol TV, El Querendon), España ( Diario 16, Siglo XXI, la Prensa de Murcia, la Comarca), México ( Desde Puebla), Costa Rica (La Voz de Goicoechea), Estados Unidos ( Revista Latina NC), Guatemala (Siglo), Panama ( Panama Poetico)
Actor de reparto, desde 1995 hasta la actualidad,  de  series  como  Academia de Vampiros y películas como El Reino de los Cielos , Libertarias, Tierra y libertad de Ken Loach. Participante en diferentes series y protagonista de diferentes cortometrajes ( Referendum, etc…).
Pendiente de publicar el año 2025 de dos nuevas novelas,una con el tema de la violencia de género y otra en la que se mezcla espionaje, thriler y amor.
Premio a la Excelencia Mundial Cesar Vallejo de la UHE  en la modalidad  periodistica ( 2023) y literaria (2024) .
Como escritor he publicado:
Novelas.:
Soledad : querida dictadura  ( bajo pseudónimo) Paolo Da Santos.
https://www.amazon.es/Soledad-querida-dictadura-Paolo-Santos-ebook/dp/B07B3Y965C
Puente en niebla – José Luis Ortiz.
https://www.amazon.es/Puente-niebla-Jos%C3%A9-Ortiz-G%C3%BCell-ebook/dp/B09XHWKCGT
Participante en Antologías:
Canto Planetario: Hermandad en la tierra  de Carlos Jarquín.
https://www.amazon.es/Canto-Planetario-Hermandad-en-Tierra/dp/B0CCCS42RC

Antología del Bicentenario  de Centroamérica de Carlos Jarquín.
https://www.amazon.es/Antolog%C3%ADa-Bicentenario-Centroam%C3%A9rica-Ayame-Editorial/dp/B09GC992S4

Obras de teatro:
1-El sonido del silencio ( estrenada) drama.
2-Cena en Do (pendiente de estrenar) comedia.
Guiones de películas:
1-Rosa ensangrentada ( corto dramático sobre la violencia de género estrenado).
2-El amor da vida ( thriller psicológico y de terror ) pendiente de estreno.
3-Karma ( thriller psicologico) en preparación.

Jose Luis Rubio:
Buenas noches a todos gracias por este honor de esta entrevista  de Pietro y Elisa y espero que resulte interesante para todos los que la escucheis. Perdonen mi mal italiano. Gracias

1-¿Es mejor vivir los mejores días que los peores años? respuesta que desde la emoción impacte y llegue al que lo escuche

A veces, vivimos buscando los días perfectos, esos momentos de pura felicidad, esos instantes en los que todo parece estar alineado. Pero los peores años… esos momentos de lucha, de sufrimiento, de incertidumbre… son los que nos transforman.
Los mejores días, esos que parecen tan brillantes, se disfrutan más porque sabemos lo que es caer, lo que es perder, lo que es sentir que ya no hay esperanza. Y cuando estamos en los peores años, tenemos dos opciones: quedarnos atrapados en la oscuridad o aprender a vivir entre las sombras, a encontrar fuerza donde creíamos que ya no había. Porque los peores años no definen quiénes somos, sino cómo elegimos levantarnos.
Al final, no se trata de vivir solo los mejores días, sino de aprender de cada momento, incluso de los más difíciles. Porque esos años, aunque duelan, nos dan la capacidad de saborear el momento en que, al fin, nos levantamos. Y entonces, esos mejores días son mucho más valioso.

2-¿Eres mayor cuando los arrepentimientos superan a los sueños?

No creo que la madurez venga necesariamente con los arrepentimientos, sino con la capacidad de aprender de ellos. Todos tenemos sueños, algunos se cumplen, otros se quedan en el camino, pero la verdadera pregunta es: ¿qué haces con esos arrepentimientos? Si se convierten en una carga que te frena, tal vez sí te sientes “más viejo”, porque vivir desde el pasado te impide caminar hacia el futuro.
Pero, si transformas los arrepentimientos en lecciones, en fuerzas que te empujan a no cometer los mismos errores, entonces no son los arrepentimientos los que te definen, sino tu capacidad de seguir soñando. La madurez no llega cuando los sueños se apagan, sino cuando, a pesar de las caídas, sigues buscando nuevos horizontes. En realidad, es el balance entre los sueños no cumplidos y lo aprendido de los arrepentimientos lo que nos hace más sabios.

3- ¿Debemos tener miedo de lo que es vergüenza para el espíritu?

La vergüenza para el espíritu no es algo que debamos temer, sino algo que podemos comprender y, sobre todo, sanar. La vergüenza a menudo surge de creencias que nos limitan o de momentos en los que sentimos que no somos suficientes. Pero en realidad, es solo un reflejo de nuestra vulnerabilidad, de nuestra humanidad. No se trata de algo a temer, sino de algo a abrazar, de entender que todos, en algún momento, pasamos por ella.
El miedo viene cuando la vergüenza se convierte en un peso que nos impide avanzar, cuando nos dejamos definir por lo que sentimos en el momento y no por lo que somos en nuestra esencia. Pero el espíritu tiene una capacidad increíble de sanarse a través del amor propio, de la aceptación, de la liberación de lo que ya no nos sirve.
No debemos temer la vergüenza, debemos aprender a liberarnos de ella, a entender que cada error, cada dolor, nos está llevando a un entendimiento más profundo de quiénes somos. Al final, la vergüenza solo puede vencer al espíritu si decidimos quedarnos atrapados en ella, sin darnos permiso para crecer, para perdonarnos.

4- ¿Es el atardecer el aperitivo de la noche?

El atardecer es mucho más que un simple aperitivo de la noche; es el puente que conecta dos mundos, un recordatorio de que cada final tiene algo hermoso que ofrecer. La noche llega, sí, pero el atardecer nos prepara para ella con su luz cálida, su calma y su despedida. Es ese respiro en el que, aunque el día se apaga, nos invita a la reflexión, a la quietud.
No es solo el preludio de lo que está por venir, sino un momento único en el que todo se detiene, donde la naturaleza nos recuerda que incluso lo efímero tiene belleza. Los colores del cielo, el aire fresco que comienza a llegar, todo eso nos envuelve en una sensación de paz que solo el atardecer puede darnos. Es como un susurro suave antes de que la noche, con su misterio, entre en escena.
Así que, en cierto sentido, sí, el atardecer puede ser un aperitivo, pero no solo de la noche, sino de la quietud, la introspección y la belleza que llega cuando todo se calma.

5- ¿Las cosas lejanas cada vez parecen mejores?

Las cosas lejanas tienen una forma de brillar con una luz especial, ¿verdad? A veces, lo que está lejos, ya sea en el tiempo o en el espacio, se idealiza, se transforma en algo perfecto porque lo vemos a través de la distancia, sin las imperfecciones que la cercanía nos muestra. Es como mirar una estrella: a pesar de que está tan lejos, parece tan brillante, tan perfecta. Pero la verdad es que la lejanía también puede distorsionar la realidad.
Cuando algo se aleja de nosotros, ya no está envuelto en los detalles, las complicaciones o las pequeñas luchas cotidianas que lo acompañan. Lo lejano se vuelve un símbolo de lo que deseamos, de lo que nos gustaría haber alcanzado o de lo que imaginamos que sería mejor. Y en ese proceso, olvidamos que lo cercano también tiene su propia belleza, sus propios matices.
Quizá no es que las cosas lejanas sean objetivamente mejores, sino que nuestra perspectiva cambia con la distancia, nos da un espacio para soñarlas, para idealizarlas. Pero eso no significa que lo que tenemos cerca no pueda ser igualmente grandioso, solo que a veces nos cuesta verlo con la misma claridad.

6- ¿Quien aprende a perdonar ama verdaderamente?

El perdón es un acto de valentía y de profunda conexión con el ser, y sí, quien aprende a perdonar, ama de una manera más pura, más verdadera. Perdonar no es olvidar ni justificar, sino liberar el corazón del peso de la ira, el rencor o el dolor. Y cuando uno hace eso, está eligiendo el amor por encima del sufrimiento, la paz por encima de la venganza.
El perdón no es un regalo para la otra persona, sino para uno mismo. Nos permite soltar el control que los otros o las circunstancias tienen sobre nuestra paz. Es en ese acto de soltar lo que nos hace daño, cuando realmente podemos amar, porque el amor no puede florecer en un corazón atado a heridas no sanadas.
Aprender a perdonar es aprender a liberar, a aceptar que todos somos imperfectos, que todos cometemos errores, y al hacer eso, descubrimos una forma de amar sin condiciones, sin barreras, sin el peso del pasado. Así que sí, quien aprende a perdonar, ama de una manera más profunda, porque sabe que el verdadero amor es ese que sana, que libera, que deja ir para que algo más puro pueda crecer.

7- ¿La verdadera autenticidad no está en ser quien eres?

La verdadera autenticidad no está solo en ser quien eres, sino en ser quien eres sin máscaras, sin miedo a lo que otros piensen, sin intentar encajar en moldes que no te corresponden. Es un acto de valentía, de abrazar tus imperfecciones, tus contradicciones, tus sueños y tus miedos, y mostrarlos al mundo sin intentar cambiar lo que eres para agradar a los demás.
Ser quien eres, en su forma más pura, es ser fiel a tu esencia, a tus valores y a tus deseos más profundos. No se trata de ser perfecto, sino de ser honesto contigo mismo, de vivir de acuerdo con lo que sientes y piensas, sin pretensiones. Y esa autenticidad no siempre es fácil, porque el mundo a menudo nos empuja a ser lo que no somos, a conformarnos, a escondernos detrás de lo que “deberíamos” ser. Pero ser auténtico es precisamente liberarse de esas expectativas y aceptar que lo único que realmente importa es ser fiel a uno mismo.
La verdadera autenticidad es el coraje de ser vulnerable, de mostrarte tal como eres, sin el miedo de que no te acepten. Y eso, aunque a veces sea desafiante, es lo que te permite vivir con una paz profunda, porque al final, solo tú sabes quién eres realmente. Y cuando eres fiel a esa verdad, nada ni nadie puede arrebatarte tu autenticidad.

Poemas:

-Para Elena, la guerrera del amor
Tras esa coraza de acero endurecido,
un alma noble, sensible y gentil reside.
Elena, guerrera, en batallas has vivido,
y en cada cicatriz, una historia ha inscrito.
Tus ojos, dos océanos de calma
reflejan tormentas y también esa calma.
En ellos, se esconde una fuerza suprema,
que te ha llevado a superar cada drama.
Detrás de esa fachada, fuerte y decidida,
late un corazón que anhela ser querido.
Un amor sincero, que te valore y te entienda,
y que te abrace, para que nunca te sientas vencida.
Eres un jardín floreciendo en medio del desierto,
una luz en la oscuridad, un faro en el puerto.
Mereces un amor que te ilumine el sendero,
y te acompañe en cada paso, hasta el eterno.
Así que alza tu frente, guerrera valiente,
el amor llegará, como un bálsamo suave.
Y en ese abrazo, encontrarás tu valiente,
la felicidad que siempre has anhelado, suave.

Despedida:

Gracias por esta maravillosa entrevista y daros las gracias por la paciencia  que habeis tenido  Pietro y Elisa. Un afectuoso saludo.

Una poesia di Jeanette Tiburcio Márquez dal titolo : “I figli sono un patto eterno”.

Foto cortesia di Jeanette Tiburcio Márquez-Mexico

I figli sono un patto eterno.

Autrice: Jeanette Tiburcio Márquez.

Essere senz’ anima,
cacciatore malvagio,
usurpatore di sogni,
maestro dell’orrore.

State lontani dal bambino!
Ladro di risate,
Lascia la madre adesso,
un uccello rapace nutrito di veleno,
cresciuto in malignità.

Non è un gioco!
I bambini non si toccano.
Non è un gioco!
I bambini non sono in vendita
Non sono negoziabili.

I bambini si difendono a rischio della vita.
Chi ruba un bambino merita una forte condanna
L’ha portato via dai suoi genitori
L’ha privato della risata e della libertà.

Punizione senza sosta
Chi ha ferito?
La brezza fragile, la pace fruttuosa
dell’innocente che inizia il volo.

I figli sono un patto eterno…
Non si toccano, non si rompono…
Non si devono macchiare,
Nemmeno vanno sottomessi
neppure sono da corrompere.
I figli sono un patto eterno…

Nella tua rete di perversità.
Gioco scorretto,
Minorenni autori di reati.
La condanna è per le profondità dell’inferno,
Non c’è perdono per il carnefice…
Né una proroga del processo
per chi viola l’innocenza.

Si sentono gli echi.
Tremori, paure, terrori.
Si sentono gli echi.
Le madri cercano invano
I bambini piangono.
Silenzi senza risposte.
I fiori appassiscono.
Gli echi risuonano…

E dov’è la ragazza?
Giustizia per Luisa.
La risposta è per Julia.
La ricerca continua.
La virulenza si è normalizzata.
I nidi sono vuoti a causa del volo interrotto.
Non c’è risposta.

Dal centro della Terra.
Il diavolo detta le regole.
Pupille dilatate.
Sovraccarico mentale.
Non ci sono risposte.
Leonora ha fatto le valigie per tutta la sua vita.
Sulle tracce di Jacinto.
Senza riuscire a trovarlo.
Tra le macerie.
Deserti.
Mari e montagne.
Colui che grida libertà viene ricercato.

Madre senza paura.
Dedizione coraggiosa.
Quando hai perso tutto.
Non ti rimane nulla.
Non c’è spazio per la paura.
La ricerca guida il tuo cammino.
Senza paura e con memoria.

È la tua storia.
Non c’è verità finché Diego non torna da Veronica.
I figli sono un patto eterno…
Non si toccano, non si rompono…
Non si macchiano
e non si sottomettono.
E non sono neppure corrotti.
I figli sono un patto eterno…

Tuo padre ti sta cercando.
Di notte porta in braccio il tuo orsacchiotto, lo abbraccia, lo stringe a sé.
Lui vuole morire…
Lo guarda senza fretta.
I suoi occhi sono diventati cristalli di dolore e rabbia.
Richieste senza risposta.

Piccolo Miguel, nemmeno la morte porrà fine alla tua ricerca…
Possono dire che sono morto, ma mai che mi sono arreso.
Continuerò a cercarti in cielo.
Terra di legge e giustizia per Elisa.

Che la forza dell’amore ci contamini.
Trionfo nella luce.
Giustizia nella pace.
Lascia che giunga l’abbraccio delle ali spiegate.
Libertà, terra dignitosa.
Nobile patria.
Corona di giustizia.
È il momento della nuova storia.
I figli sono un patto eterno.
I figli sono un patto eterno…

Jeanette Eureka Tiburcio
Messico








Children are an eternal covenant.
Author: Jeanette Tiburcio Márquez.

Soulless Being
Evil Hunter
Dream Usurper
Master of horror.

Stay away from the child!
Laugh stealer,
Leave the mother now,
A bird of prey, fed on poison
Raised in malignancy.

It’s not a game!
Children don’t touch each other
It’s not a game!
Children are not for sale
Nor are they negotiable.

Children defend themselves with their lives.
Strong condemnation
Whoever steals a child
I took him away from his parents
I deprived him of laughter and freedom.

Punishment without pause
Who did I fracture
The fragile breeze, the fertile peace,
Of the innocent who is starting the flight.

Children are an eternal covenant…
They don’t touch, they don’t break…
They do not stain
They don’t even submit
Nor do they corrupt.
Children are an eternal covenant…

In your network of perversity.
Foul play,
Childhood offenders.
To the fathoms of hell condemns her,
There is no forgiveness for the perpetuator…
Nor an extension of the trial
For the violator of innocence.

The echoes sound.
Tremors, fears, terrors.
The echoes sound.
Mothers search.
The children cry out.
Silences without answers.
The flowers withered.
The echoes sound…

And where is the girl?
Justice for Luisa.
Answer for Julia.
The search continues.
Virulence is normalized.
Empty nests from the interrupted flight.
There is no answer.

From the center of the earth.
The devil dictates the rules.
Dilated pupils.
Mental overload.
There are no answers.
Leonora packed her life.
Tracking Jacinto.
Without being able to find it.
Among rubble.
Deserts.
Seas and mountains.
The one who cries out for freedom is sought.

Mother without fear.
Brave dedication.
When you’ve lost everything.
Nothing remains.
There is no room for fear.
The search guides your walk.
Without fear and with memory.

It’s your story.
There is no truce until Diego returns to Veronica.
Children are an eternal covenant…
They don’t touch, they don’t break…
They do not stain
Nor do they submit.
Nor do they corrupt.
Children are an eternal covenant…

Your father is looking for you.
He carries your teddy bear at night, hugs him, squeezes him.
He wants to die…
He looks at it unhurriedly.
His eyes become crystals of pain and anger.
Unanswered demands.

Little Miguel, not even death will end the search…
They may say that I died, but never that I gave up.
In heaven I will continue to look for you.
Land of law and justice for Elisa.

May the power of love contaminate us.
Triumph in the light.
Justice in peace.
Let the embrace of outstretched wings come.
Freedom, dignified land.
Noble homeland.
Crown of justice.
It is time for the new story.
Children are an eternal covenant.
Children are an eternal covenant…

Jeanette Eureka Tiburcio
Mexico


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Tarana Turan Rahimli, Azerbaijan, e alcune sue poesie

Foto cortesia di Tarana Turan Rahimli – Azerbaijan

Tarana Turan Rahimli (Azerbaijan)

HO AMORE FIN DA UNA PIETRA

Di nuovo i miei occhi sono freddi,
Quanto è freddo il tuo sguardo.
È come se la tua lingua fiammeggiante fosse congelata,
Non c’è calore nelle tue parole.
Il ghiaccio è appeso alle tue ciglia
Fiocchi di neve sono sparsi sui tuoi capelli.
È come se la guancia dell’inverno fosse baciata dalle tue labbra.

Tu hai fatto rabbrividire il mio spirito di freddo,
Il tuo cuore è ghiaccio, le tue mani sono neve.

Non rattristarti per la mia freddezza,
ho amore fin da una pietra.

PENSO CHE QUESTA ORA DI MORTE PER L’AMORE SIA ARRIVATA

Penso che questa ora di morte per l’amore sia giunta
Vai via! Non coprirti le mani di sangue.
Ora non c’è più bisogno di speranza o parole rassicuranti,
non farti male o non farmi stancare.

Ora i miei sentimenti sono così congelati
che se li metti al sole non si scioglieranno.
Hai riversato così tanto dolore nel mio cuore che nessun altro amore può entrarvi.

Ho visto una tomba dentro i tuoi occhi,
non insistere a dirmi “Ti amo”.
Penso che sia giunta l’ora di mettere fine a questo amore.
Vai via! Non coprirti le mani di sangue.

OGNI SERA UNA SPERANZA È PASSATA DENTRO DI TE

Alle donne sposate che si sentono sole

Ogni sera una speranza è passata dentro di te
Ogni sera un nuovo dolore è nato lì.
Hai versato lacrime per svuotare il tuo cuore,
ma ti sei annegata nelle tue stesse lacrime.

Tuo marito ti accarezzava soltanto nei sogni
Solo nei sogni i tuoi desideri prendevano il volo.
Parlavano della tua falsa devozione,
ma non eri mai soddisfatta del tuo destino.

Ti sei trasformata in una statua alla finestra,
come una lapide dell’amore morto.
Né la primavera né l’estate hanno scaldato il tuo cuore,
come quell’autunno e quell’inverno della vita.

Hai conservato solo i ricordi profumati,
di quell’amore.
È un destino crudele aggiunto dopo il matrimonio,
ti chiamano sposata, ma ti senti sola.

NON TI AMAVO

Non ti amavo perché mi avrebbe fatto soffrire,
Amavo i tuoi occhi che si erano aperti con il mio amore.
Tutto ciò che mi hai detto l’hanno ripetuto tutte le persone che ho amato.
Ho amato le parole che non mi hai detto.

Non volevo essere fuoco per distruggere il tuo cuore.
Ho tagliato i ponti con la mia fortuna per costruire fortuna per te.
Non ti ho amato per sfruttare la nostra unione,
ho amato il sentiero del desiderio nel mio intimo.

Non ti ho amato per sentirmi in debito con te.
Ti ho amato per aver reso il mio cuore in debito.
Non ti avrei mai amato se fossi esistito in mille pezzi,
Ho amato me stesso dentro il tuo cuore.

Breve biografia:

La prof.ssa associata Dr. Tarana Turan Rahimli è una poetessa, scrittrice, giornalista, traduttrice, critica letteraria, insegnante, accademica azera, è un membro attivo dell’Agenzia letteraria internazionale in Turchia, Azerbaigian, Filippine, Kazakistan, Italia, Oman, Belgio, USA. È dottoressa in scienze filologiche, professoressa associata, autrice di 9 libri e oltre 500 articoli. È curatrice e revisore di 25 monografie e libri di poesia. Le sue poesie e opere in prosa sono state tradotte in 35 lingue. Le sue opere sono state pubblicate in più di 45 paesi occidentali e orientali. Le sue poesie sono state pubblicate in Azerbaigian, Inghilterra, Italia, Spagna, USA, Germania, Belgio, Bulgaria, Bosnia ed Erzegovina, Cile, Cina, Oman, Turchia, Russia, Romania, India, Portogallo, Arabia Saudita, Egitto, Ucraina, Kazakistan, Serbia, Uzbekistan, Kirghizistan, Macedonia, Messico, Grecia, Marocco, Kosovo, Giappone, Venezuela e in altri paesi.  Le sue poesie e i suoi articoli sono stati pubblicati in molti siti internazionali in tutto il mondo, su periodici e in antologie. Poeti e critici letterari di spicco di 15 Paesi hanno scritto articoli sulla sua poesia e le sue interviste sono state pubblicate in 27 Paesi. Ha ricevuto più di 50 premi internazionali e 300 lauree e diplomi honoris causa.


Tarana Turan Rahimli (Azerbaijan)

I HAVE LOVE EVEN TO A STONE   

Again my eyes feel cold,
How cold your looks are.
As if your flaming tongue is frozen,
There is no warmness in your words.

Ice is hung through your eyelashes
Snowflakes are spread on your hair.
As if with your lips
The cheek of winter was kissed.

Yu made my spirit shiver with cold,
Your heart is ice, your hands are snow.
Don’t grieve that you are so cold,
I have love even to a stone.


I THINK THIS LOVE’S DEATH-HOUR HAS COME  

I think this love’s death-hour has come
Do go away! Don’t cover your hands with blood.
Now there is no use of hope or calming words,
Don’t hurt yourself or don’t make me tired.

Now my feelings are so frozen,
If you put them into sun, they won’t melt.
You poured so much grief into my heart,
Now no love can go into my heart.

I have seen a grave inside of your eyes,
Don’t insist telling me “I love you.”
I think this love’s death-hour has come.
Do go away! Don’t cover your hands with blood.

EACH EVENING A HOPE PASSED AWAY INSIDE OF YOU  

To the married women who feel themselves lonely

Each evening a hope passed away inside of you
Each evening a new grief was born there.
You shed tears to empty your heart,
But you were drown in of your own tears.

Only in your dreams your husband caressed you,
Only in dreams your wishes took wings.
They spoke about your false devotion,
But you never were satisfied with your destiny.

You turned to a statue at the window,
Like the gravestone of the dead love.
Neither spring, nor summer warmed your heart,
Like that autumn and winter of the life.

You kept the fragrant memories,
Only they are left from that love.
It is an add destiny, after marriage,
You are called married, but you feel lonely.



I DIDN’T LOVE YOU

I didn’t love you for it would make me grieve,
I loved your eyes that were opened with my love.
All what you told me is spoken by all the people
I loved the words that you didn’t tell me.

I didn’t want to be fire to destroy your heart,
I cut my luck to build luck for you.
I didn’t love you to press the juice of joining
I loved the track of longing in my inside.

I didn’t love you for you to be indebted to me,
I loved you for you to make my heart to be indebted.
I would never love you if you existed in thousand pieces,
I loved myself inside of your heart.

Translated into English by Sevil Gulten

Short Biography:

Assosiate Prof. Dr. Tarana Turan Rahimli is an Azerbaijani poet, writer, journalist, translator, literary critic, teacher, academic, is an active member of the International Literary Agency in Turkey, Azerbaijan, Philippine, Kazakistan, Italy, Oman, Belgium, USA. She is a doctor of philological sciences, Associate Professor, author of 9 books and more than 500 articles. She is the editor and reviewer of 25 monographs and poetry books. Her poems and prose works have been translated into 35 languages. The work has been published in more than 45 Western and Eastern countries. Her poems were published in Azerbaijan, England, Italy, Spain, USA, Germany, Belgium, Bulgaria, Bosnia and Herzegovina, Chile, China, Oman, Turkey, Russia, Romania, India, Portugal, Saudi Arabia, Egypt, Ukraine, Kazakhstan, Serbia, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Macedonia, Mexico, Greece, Morocco, Kosovo, Japan, Venezuela and in other countries. Including her poems and articles have been published in many international sites around the world, on periodicals and in anthologies. Prominent poets and literary critics of 15 countries wrote articles about his poetry, and his interviews were published in 27 countries. He has been awarded with more than 50 international awards and 300 honorary degrees and diplomas.

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Tarana Turan Rahimli, Azerbaijan, presenta le sue poesie, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Poesia di Muhammad Adnan Gujjar del Pakistan

Foto cortesia di Muhammad Adnan Gujjar – Pakistan

Poesia: Esteta

Emergendo in una fase precedente,
uno Spirito balza e confonde la foschia
pizzicando l’aria,
rimane giusto!
Nell’arena innumerevoli avvoltoi attendevano
volava come un’allodola, osservava come Atena,
marciava come un falco impaziente,
guardava come un vecchio pavone.
Lo spirito impaziente
schivava gli attacchi penzolanti,
raggiungeva la vetta
e non si sentiva mai debole.
Volando con ali di posey
resta puro, giusto e accogliente,
cinguettando al mistero di Dio,
ammirando la storia;
colorando nel chiacchiericcio della città,
catturando il bagliore e mai accigliandosi
accogliendo amici e nemici
non si sente mai depresso.
Ammirando come Calipso,
sorridente come Cerci,
risiedendo in un luogo sacro
non nutre mai malizia.
—Muhammad Adnan Gujjar

Muhammad Adnan Gujjar
Muhammad Adnan Gujjar, un illustre docente di inglese presso l’Università di Chenab, Pakistan. È un esempio di vigore intellettuale ed eccellenza letteraria. Con due M.Phils in inglese, uno in lingua e letteratura presso l’UOS e un altro in letteratura presso la MUL, si è immerso profondamente nei paradigmi letterari classici e moderni. La sua ricerca abbraccia la struttura narrativa del racconto popolare classico “Heer e Ranjha” e un’esplorazione delle opere teatrali moderne di Usman Ali attraverso la lente drammatica di Edward Bond, dimostrando la sua versatilità in letteratura. Ad oggi, il signor Gujjar è autore di dieci articoli di ricerca sulla letteratura classica e moderna, presentati in prestigiose conferenze nazionali e internazionali ospitate da università di alto livello come NED Karachi, PU Lahore, IIU Islamabad e persino a livello globale presso l’University Club Boston, America. Questi risultati riflettono il suo vivace impegno con il mondo accademico e il suo incrollabile impegno per l’indennità letteraria.

Oltre alla ricerca, è un celebre poeta il cui lavoro è stato presentato in antologie, siti web, riviste e pubblicazioni stimate a livello nazionale e internazionale come “Raven Cage Zine” (Germania) e “Hope with Hopes” (India), Mouazizblogs (Marocco), Atunispoetry, Orfeu. Al, Opino Magazine (Africa), Poem Hunter, You are a champion (Pakistan), ecc. I suoi successi letterari gli hanno fatto guadagnare riconoscimenti su piattaforme globali, tra cui “Mount Kenya Times” (USA e Africa), dove sono state evidenziate le sue interviste e poesie. È fondatore e caporedattore di The Wordsmith Magazine, in Pakistan. È ambasciatore della cultura pakistana in Insight Magazine (America) e amministratore delegato di Calypso Magazine (Grecia). Un appassionato sostenitore della scrittura creativa, ispira i suoi studenti a liberare il loro potenziale e condividere le loro voci su piattaforme globali. La sua filosofia di insegnamento enfatizza la coltivazione di creatività, passione e brillantezza nei suoi studenti, assicurandosi che brillino come emblemi di talento e trasparenza.  Grazie alla sua guida appassionata, continua a coltivare una generazione di scrittori e pensatori ispirati.

Poem: Aesthete

Emerging in earlier phase
A Spirit springs and bamboozles haze
Pinching the air
remains fair!
Countless vultures were waiting in areana
Flying like skylark, eyeing like Athena
Marching like eager falcon
visioning like old peagon;
The eager spirit
dodging dangling fits
touches the peak
And never feels weak;
Flying with wing of posey
Remains pure, fair and cozy
Twittering to God’s mystery
Cherishing history;
Coloring in the talk of town
catching the glow and never frown
welcoming friends and foe
It never feels low;
Cherishing like Calypso
Smiling like Cerci
Residing in sacred place
It never ever cherish malice.
—Muhammad Adnan Gujjar

Muhammad Adnan Gujjar
Muhammad Adnan Gujjar, a distinguished lecturer in English at The University of Chenab, Pakistan. He is a beacon of intellectual vigor and literary excellence. With two M.Phils. in English—one in Language and Literature from UOS and another in Literature from MUL—he has delved deeply into both classical and modern literary paradigms. His research spans the narrative structure of the classical folktale “Heer and Ranjha” and an exploration of Usman Ali’s modern plays through Edward Bond’s dramatic lens, showcasing his versatility in literature.
To date, Mr. Gujjar has authored ten research articles on classic and modern literature, presented at prestigious national and international conferences hosted by top-ranked universities such as NED Karachi, PU Lahore, IIU Islamabad, and even globally at University Club Boston, America. These achievements reflect his vibrant engagement with academia and his unwavering commitment to literary allowance.

Beyond research, he is a celebrated poet whose work has been featured in international and national anthologies, websites, magazines, and esteemed publications like “Raven Cage Zine” (Germany) and “Hope with Hopes” (India), Mouazizblogs (Morocco), Atunispoetry, Orfeu. Al, Opino Magazine(African), Poem Hunter, You are a champion(Pakistan), etc.  His literary accomplishments have earned him recognition in global platforms, including “Mount Kenya Times” (USA & Africa), where his interview and poetry have been highlighted. He is the founder and Editor in Chief of The Wordsmith Magazine, in Pakistan. He is an ambassador of Pakistani Culture in Insight Magazine (America) and a managing director at Calypso Magazine (Greece).
A passionate believer in creative writing, he inspires his students to unlock their potential and share their voices on global platforms. His teaching philosophy emphasizes cultivating creativity, passion, and brilliance in his students, ensuring they shine as emblems of talent and transparency. Through his soulful guidance, he continues to nurture a generation of inspired writers and thinkers.

Leggi anche   gli articoli dell’autrice Elisa Mascia -Italia, grazie
https://alessandria.today/?s=Elisa+Mascia

Tajalla Qureshi e una sua poesia, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Tajalla Qureshi Pakistan


Le Goccioline

Le Goccioline di gelo sul calore
evidenziano celestialmente la profondità dell’amore acceso
che è al di sopra dell’oscurità,
l’incostanza ossessionata.
È l’unica essenza della vita melodiosa

Mentre la campana ronza, la polvere sui piedi
limpida e pulita, la malattia svanisce
all’improvviso, la fragranza del Paradiso è benvenuta, le labbra per mormorare il tuo appetito

La gocciolina filtra i fumi dell’odio, il cervello cattivo e gli occhi diabolici, le bugie affilate
Esulta la trasparenza, l’accuratezza e la supremazia,
la testa quando abbraccia il tappetino della preghiera, la gocciolina risuona la devozione,
le risposte rimangono più vicine quando le dita sono in movimento.

Il creatore sorride al tuo sguardo, all’atmosfera,
semplicemente, il viaggio lussuoso e le delizie sognanti sono molto vicine.
La fede stretta, la lealtà e l’affetto indebito sono per te, caro.
Fuggi dalla facilità e dagli affari, mantieni la fragranza delle goccioline che sopravvivono.


Tajalla Qureshi, una poetessa radicale internazionale, editorialista, scrittrice di narrativa, ricercatrice, intervistatrice, istruttrice di poesia, traduttrice e redattrice del Pakistan. Tesse incredibilmente gli aspetti dinamici del femminile, la loro castità, trasparenza, accuratezza, magnificenza, innocenza nei suoi scritti. Adora i greci, i classici, i romantici e i poeti moderni nei tempi contemporanei. Più in particolare, escogita una porta verso scritti antichi, ammirazioni e ispirazioni coinvolgenti attraverso la sua poeticità e musicalità. Crea un ponte tra classici, romantici, moderni e contemporanei.
In aggiunta a ciò, un tratto magistrale, tesse fili introspettivi, devozionali e fantasiosi in ricchi arazzi che trasportano i lettori in regni ipnotizzanti. La sua arte trasforma le parole in meraviglie, lasciando un segno indelebile nel panorama letterario. La sua voce unica, il linguaggio lirico e le intuizioni profonde hanno consolidato la sua posizione di figura letteraria di spicco in Pakistan e oltre.  La sua penna danza in tutto il mondo, dando vita a poesie ammalianti, colonne stimolanti e pezzi creativi toccanti che trovano riscontro nei lettori di tutto il mondo.





The Droplets

The Droplets of freeziness on the warmth
heavenly highlights the depth of ignited Love
that is overly above, the blackness
the haunted fickleness,
It is the only essence of melodious life

As the bell buzzes, the dust upon the feet
spic and span, the sickness vanishes
all of sudden, the fragrance of paradise
welcome, the lips to murmur your appetite

the droplet filters the fumes of hate, the bad brain
and the devilish eyes, the sharpened lies
It rejoices the transparency, accuracy, and supremacy
head when hugs the prayer’s matt, the droplet resonates the devotion
the answers remain nearer when the fingers are in motion

The creator grins at your glance at the atmosphere,
Merely, the luxurious ride and the dreamy delights are very much near
Clasping faith, loyalty, and undue affection are for you dear
Flee over the easiness and business aside, keep the fragrance in droplets survive.

Tajalla Qureshi, a radical international poet, columnist, fiction writer, researcher, interviewer, poetic instructor, translator and editor from Pakistan. She incredibly weaves, the dynamic aspects of feminine, their chastity,  transparency, accuracy, magnificence, innocence in her writings.She adores, Greeks, Classics, Romantics, and Modern Poets in contemporary times. More particularly, she concocts a door to ancient writings, admirations, and engaging inspirations through her poeticality and musicality. She creates bridge between Classics, Romantics, Moderns and Contemporary.
With addition to it, a  masterful stroke, weaves introspective, devotional, and imaginative threads into rich tapestries that transport readers to mesmerizing realms. Her artistry transforms words into wonders, leaving an indelible mark on the literary landscape.Her unique voice, lyrical language, and profound insights have solidified her position as a leading literary figure in Pakistan and beyond. Her pen dances across the globe, crafting mesmerizing poems, thought-provoking columns, and soul-stirring creative pieces that resonate with readers worldwide.

Una poesia di Salwa Ali…Iraq/Sulaymaniyah

Foto cortesia di Salwa Ali…Iraq/Sulaymaniyah


Non sono un poeta

Non sono un poeta, ma ciò che scrivo sono sussurri di pioggia nuda, carezze al respiro, conversazioni con speranze e sogni, riflessioni tra l’interrogarsi sul segreto dell’esistenza e sul silenzio delle contraddizioni, quando la vita è un labirinto mutevole in preda a fantasmi, e a volte, quando le preoccupazioni si perdono tra i suoi corridoi, l’anima accende un fuoco dal profondo del dolore, ogni volta che cerca di trovare speranza, e quando i sogni si contorcono dentro un fiore in fondo alla spazzatura della vita, e quando il destino è un cimitero rumoroso, l’io vaga tra le sue viscere, cercando un barlume di luce nei labirinti degli inni dell’eternità, in una terra che non crede nella resa.
Ciò che scrivo sono racconti dell’estasi dell’amore, che scava e cerca fili d’incontro tra le ceneri dei fiori dell’attesa e l’accensione dell’amore in orbite cosmiche senza mammelle che annaffiano ciò che sarà con l’acqua della pazienza.
Non sono un poeta, ciò che scrivo è come la riva dove crescono migliaia di fiori e spighe, con la sua sabbia salata e l’eco delle sue onde che ondeggiano tra sogno e realtà.
Ciò che scrivo è la nudità degli alberi raccolti attorno alla luce di una candela eterna e fredda, incapaci di cercare le risate della primavera e i cappotti assonnati del desiderio tra lo splendore degli abiti da sposa e quelle rive che dichiarano la loro fedeltà ai coltelli della morte nascosti tra quelle nuvole che praticano la sventura mescolata al rumore dei fatti dell’incoscienza.
Non sono un poeta. Ciò che scrivo è il singhiozzo delle farfalle tra i lividi della penna e della carta, e una lunga prostrazione nel momento in cui i fiori del desiderio appassiscono, davanti ai lineamenti del dolore e al brivido di una nascita sfortunata nel seminterrato delle sue trecce.
Ciò che scrivo è il ritratto di una fervida immaginazione, i cui capitoli si accendono ogni volta che le dita di una donna candida e le mani di un libro bendato si intrecciano, circondate dalle rughe del raccolto tra le falci degli occhi dell’indifferenza, le cui porte sono chiuse con la colla dell’isolamento.
Non sono un poeta, ciò che scrivo è una mappa di un’esistenza incastonata tra due montagne, che saluta l’alba senza confini. Io… Sono una fame costellata d’orgoglio, alla ricerca di una patria tra i baci del tramonto e i segni della luce del giorno. Cerco la preghiera della libertà tra i sudari e le armi, tra la morte e l’ululato dei lupi.
Sono una città che abbraccia il mal di testa dell’inferno tra il suono dei flauti del dolore, l’accensione dei fulmini e l’odore dei martiri.
Non sono un poeta. Ciò che scrivo sono le anime delle spighe di granoturco il cui polso accelera ogni volta che un’epidemia germoglia tra le delusioni. A volte un’anima pura prega tra punti esclamativi e interrogativi. Il tempo l’ha tradita mentre raccoglieva i suoi guai con un grido di aiuto per l’umanità.
Io, una richiesta di aiuto, o Mu’tasim, a Mu’tasim che si è estinto nel caos di ciò che sta accadendo e di ciò che distruggerà le patrie, io, il battito dei denti, che sussurro a bassa voce le melodie della felicità e la fiamma del fuoco.
Io sono quella che si isola tra due luoghi sconosciuti, in attesa dell’arca alata di Noè tra le anime di un’infanzia lacerata.
Io… io… io, io mi sono stancata di dimostrarti che non sono un poeta, ma un bambino che sogna, tra un sogno e l’altro, di abbracciare l’anima di mio padre, e di inondarlo di una pioggia di baci, ogni volta che si intrufola nel mio monastero che si è risvegliato con la sete della sua visione e della purezza delle sue brezze divine che emanano fragranza tra le spine degli analfabeti in cerca di fonti di salvezza dagli eserciti della realtà.
Sono la voce di una patria che cerca i suoi quattro arti recisi. Sono la figlia di un uomo della stirpe della luce, e non sono una poetessa.

Salwa Ali…Iraq/Sulaymaniyah






انا لست بشاعرة

انا لست بشاعرة، ما أكتبه هو همسات مطر عاري، یداعب الانفاس ، یحاور الآمال والاحلام، ما بین و بین یتساءل عن سر الوجود وصمت المتناقضات، حین الحیاة متاهة متغیرة تفترس الأطياف ، ومرة حین الهموم تتوه بین ممراته الروح، لیشعل نار من لجج الالام ،کلما حاول العثور عن الامل، وحین الاحلام تلتوي بداخل زهرة في قعر قمامات الحیاة، وحین الاقدار مقبرة صاخبة تتجول بین احشائها الذات، بحثا عن بصیص نور في متاهات اناشید الخلود، بارض لا یؤمن بالاستسلام .
ما ٲكتبه، حكایات نشوة العشق وهي تنبش و تبحث عن خیوط اللقاء بین رماد ازهار الانتظار و اشتعال الحب في مدارت كونیة لا ضروع تروي ما یكون، بماء الصبر.
انا لست بشاعرة ، ما اكتبه نثیث شاطئ تنبت الوف الزهرات  و السنابل برمالها المالحة  و صدی امواجها المتٲرجحة بین الحلم والحقیقة.
ما أكتبه ،عري اشجار اجتمعت حول نور شمعة أزلية باردة ، لا تجید البحث عن ضحكات الربیع و معاطف الحنین الناعسة بین فخامة ٲثواب العرس وتلك الضفاف التي تعلن ولایتها، لسكاكین ‌الموت  المخبئة بین تلك الغیوم التي تمارس الشؤم المعجون بحشرجة حقائق الغفلة.
ٲنا لست بشاعرة، ما أكتبه، نشیج الفراشات بین كدمات القلم والورق و سجدة طویلة في لحظة ذبول ٲزهار التمني ، ٲمام أسارير الوجع وقشعریرة ولادة مشؤومة في قبو ضفائرها .
ما أكتبه، صورة خیال اهوج،  تلتهب فصولها، كلما تشابكت أصابع  امرأة ثلجیة  وكفي كتاب معصوب العینین ،حاصرته تجاعید الحصاد بین مناجل عیون اللامبالاة، المقفلة ابوابها بصمغ العزلة.
ٲنا لست بشاعرة ، ما اكتبه خارطة وجود قابع بین جبلیین ، یصافح الفجر بلا حدود ، ٲنا .. ٲنا الجوع  المرصع بالكبریاء، ٲبحث عن وطن بین قبلات الغروب وآیات النهار، ٲبحث عن صلاة الحریة بین الاكفان والاسحلة، بین الموت وعواء الذئاب.
ٲنا مدینة ،تحتضن صداع الجحیم بین عزف نایات الاوجاع و اشتعال البرق ورائحة الشهداء.
ٲنا لست بشاعرة، ما أكتبه، ٲرواح سنابل یتسارع نبضها، كلما ینبت الاندلاع بین الخیبات  و تارة نفس زكیة تصلي بین علامات التعجب والاستفهام، غدر الزمان بها وهي تجمع ویلاتها بنداء استغاثة للإنسانة.
ٲنا ، نداء واااااامعتصماه لمعتصم أنقرض بین معمعة ما یجري وما سیدمر الاوطان، ٲنا، اصطكاك اسنان ، تناجي بصوت خافت اللحان السعادة و شعلة نار.
ٲنا المعتكفة بین مفرقیین مجهولین ، ٲنتظر سفینة نوح المجنحة بین ٲرواح طفولة ممزقة.
ٲنا..ٲنا.. انا ،قد تعبت لٲثبت لكم بٲني لست شاعرة، بل طفلة ٲحلم بین حلم و حلم معانقة روح ابي ، وامطره بمزن القبلات ،كلما تسلل الی صومعتي التي تسامت بعطش متضور لرؤیاه وصفاء نسماته الربانیة الذي یفوح عطرا بین اشواك الامي الباحث عن منابع الخلاص من جیوش الواقع.
ٲنا صوت وطن یبحث عن اطرافه الاربعة المقصوصة ، ٲنا ابنة رجل من نسل الضیاء ولست بشاعرة .

سلوی علي …العراق/ السلیمانیة

Kareem Abdullah, critico letterario scrive un’analisi poetica dettagliata alla poesia “Signore, Forza Divina” di Luisa Camere Quiroz

Foto cortesia di Luisa Camere Quiroz – Perù e Kareem Abdullah -Iraq

“Il ritmo dell’universo nel silenzio della creazione: riflessioni sul potere divino e la grandezza cosmica”
Lettura critica ed analisi della poesia “Signore, Forza Divina” di Luisa Camere Quiroz.
Kareem Abdullah . Iraq .

La poesia “Signore, Forza Divina” di Luisa Camere Quiroz è un’opera profondamente riflessiva che rivela il rapporto spirituale tra l’essere umano, la divinità e l’universo. Attraverso una serie di domande retoriche e descrizioni impressionanti della natura, l’autrice esprime il suo stupore per la perfezione del mondo e la sua connessione con una forza divina che lo modella e lo mantiene in equilibrio. L’opera non si concentra solo sull’ammirazione per la creazione, ma anche sull’umiltà e sulla fragilità umana, invitando il lettore ad una profonda meditazione sulla vita e sull’universo.

1-La connessione tra l’essere umano e l’universo divino
Dal primo verso, la poetessa stabilisce una connessione profonda tra l’essere umano e la forza creatrice. Usando espressioni come “dal più profondo atomo del mio midollo” e “dall’arteria più profonda del mio cuore”, l’autrice ci porta a un livello quasi molecolare di esistenza, dove ogni angolo del corpo umano riflette la vastità dell’universo e la sua presenza nel mondo. Questa interconnessione tra corpo e cosmo trasmette l’idea che siamo un’estensione del divino, che la stessa forza che modella le stelle e i mari è presente anche dentro di noi.

2- La magnificenza della creazione
La poetessa fa una serie di domande meravigliose che cercano di capire la perfezione della creazione. Menzionando elementi della natura come i mari, i fiori e la volta celeste, Camere Quiroz sottolinea l’armonia che si trova in ogni angolo del mondo naturale.
Il riferimento a “la quiete dei tuoi mari” e “le bellezze dei fiori” riflette una visione idealizzata della natura, dove tutto è in sincronia ed equilibrio. L’immagine dei “circuiti galattici” e della “volta celeste” amplia questa visione, suggerendo che la creazione è governata da leggi universali, un’armonia cosmica che può essere opera solo di una forza superiore.

3- Il questionamento davanti al divino
In tutto il poema, le domande retoriche servono ad intensificare l’ammirazione della poetessa verso la divinità. Chiedi, per esempio, “Chi ha potuto creare la quiete dei tuoi mari?” o “Chi ha potuto colorare le tue vesti da pascolo?”. Queste domande non hanno risposta, il che sottolinea l’idea che la creazione è un mistero divino, qualcosa che trascende la comprensione umana. Attraverso questi versi, l’autrice invita il lettore a riflettere sulla grandezza del divino, riconoscendo che l’essere umano, per la sua natura limitata, non potrà mai comprendere pienamente tale grandezza.

4- La fragilità umana e la dipendenza dal divino
Nei versi successivi, la poetessa si presenta come una “minuscola particella” nel vasto universo, riconoscendo la sua piccola e vulnerabile esistenza all’interno di un cosmo così vasto e perfetto. L’espressione “solo tu, Signore, potrai curare l’opera delle tue mani per il bene dell’uomo” riflette una postura di umiltà e dipendenza verso la divinità. L’autrice esprime non solo gratitudine per il mondo creato, ma anche un riconoscimento che l’essere umano è incapace di preservare da solo l’armonia e l’equilibrio della creazione senza l’intervento divino.

5- L’amore per la terra e il desiderio di connessione
Un altro tema centrale nella poesia è il desiderio di essere connessi con la terra. La poetessa esprime il suo desiderio di seguire “imantata alla tua terra, al tuo fango, al tuo humus”, una metafora che sottolinea il desiderio di una connessione profonda e terrena con la natura. La terra qui non rappresenta solo il luogo fisico, ma anche il sostentamento, l’origine e la fonte della vita. Questo rapporto con la natura si estende a un desiderio di pace e prosperità, come testimoniano le immagini del “grano”, del “mais” e “vedere l’albero piantato in un canale di scolo”, che evocano fertilità e abbondanza.

6- La chiamata alla giustizia e alla redenzione
La menzione della “nutrizione cornucopia che gridano giustizia e rivendicazione” aggiunge un livello di significato sociale ed etico all’opera. Qui, la natura e l’universo non sono solo oggetto di ammirazione, ma hanno anche un ruolo simbolico nella lotta per la giustizia e l’equità. La poetessa suggerisce che la creazione, anche se perfetta, clama per l’intervento umano in nome della giustizia, qualcosa che si lega con la responsabilità che gli esseri umani hanno sul mondo che abitano.

7- La conclusione: Gratitudine e umiltà davanti al divino
Il poema culmina con un’espressione di gratitudine, dove la poetessa ringrazia la divinità per “tanto amore versato, per ogni grandezza e bellezza della tua creazione”. Questa conclusione riflette l’umiltà di fronte all’immensità dell’universo e la consapevolezza della fragilità umana. Allo stesso tempo, la gratitudine diventa anche una riflessione sulla responsabilità dell’essere umano di prendersi cura e rispettare la creazione divina.

Conclusione
“Signore, Forza Divina” è una poesia profondamente spirituale che combina l’ammirazione per la creazione con una riflessione sull’umiltà umana, sulla responsabilità e sull’interconnessione con l’universo. Attraverso il suo linguaggio ricco ed evocativo, Luisa Camere Quiroz riesce a creare un’opera che non solo esalta la perfezione della natura, ma invita anche il lettore ad una profonda riflessione sul ruolo dell’essere umano nella conservazione e nel rispetto del mondo che abita. La poesia si presenta come un mezzo per collegare il divino con l’umano, il cosmo con la terra, in una danza eterna di simmetria e armonia.

C’è solo una forza divina che potrebbe, come l’artigiano, modellare il nostro mondo siderale con cerchi galattici che ruotano e girano nella nebulosa senza sfiorare, con un calcolo di leggi universali.

Oh sistemi di sistema,
di vita lattiera di un mondo cosmico . Sono una minuscola particella che ti reclama spazio / sono così piccola che solo tu, Signore, potrai curare l’opera delle tue mani per il bene dell’uomo.
Tu ci hai regalato un paradiso
per godere di questo dolce palpitare del tuo ventre imantato della tua terra, la tua nutrizione cornucopia che gridano giustizia e rivendicazione.

Guarda il nostro universo, Signore, che voglio rimanere imanata alla tua terra, al tuo fango, al tuo humus, voglio raccogliere grano, mais, vedere l’albero piantato in un fossato e ancora essere bonanza con i suoi frutti.

Voglio sentire il canto degli uccelli, la melodia celeste, un colibrì che pende dal suo pistillo in fiore.
Regalami, Signore, una particella galattica, un luogo sacro dove il tuo amore universale si riflette in ogni contemplazione del tuo universo.

Lo meritiamo, Signore, anche se non ci siamo presi cura di lui.
Grazie, Signore, per tanto amore versato, per ogni grandezza e bellezza della tua creazione.

Luisa Camere Quiroz
Diritti Riservati

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“El ritmo del universo en el silencio de la creación: Reflexiones sobre el poder divino y la grandeza cósmica”
Lectura crítica y análisis de la poesía “Señor, Fuerza Divina” de Luisa Camere Quiroz.
By : Kareem Abdullah . Iraq .

La poesía “Señor, Fuerza Divina” de Luisa Camere Quiroz es una obra profundamente reflexiva que revela la relación espiritual entre el ser humano, la divinidad y el universo. A través de una serie de preguntas retóricas y descripciones impresionantes de la naturaleza, la autora expresa su asombro ante la perfección del mundo y su conexión con una fuerza divina que lo moldea y mantiene en equilibrio. La obra no solo se centra en la admiración por la creación, sino también en la humildad y la fragilidad humana, invitando al lector a una profunda meditación sobre la vida y el universo.

1-La conexión entre el ser humano y el universo divino
Desde el primer verso, la poeta establece una conexión profunda entre el ser humano y la fuerza creadora. Al utilizar expresiones como “desde el átomo más profundo de mi médula” y “desde la arteria más honda de mi corazón”, la autora nos lleva a un nivel casi molecular de existencia, donde cada rincón del cuerpo humano refleja la vastedad del universo y su presencia en el mundo. Esta interconexión entre cuerpo y cosmos transmite la idea de que somos una extensión de lo divino, que la misma fuerza que moldea las estrellas y los mares también está presente dentro de nosotros.

2- La magnificencia de la creación
La poeta hace una serie de preguntas admirativas que buscan entender la perfección de la creación. Al mencionar elementos de la naturaleza como los mares, las flores y la bóveda celeste, Camere Quiroz destaca la armonía que se encuentra en cada rincón del mundo natural. La referencia a “la quietud de tus mares” y “las bellezas de las flores” refleja una visión idealizada de la naturaleza, donde todo está en sincronía y en equilibrio. La imagen de los “circuitos galácticos” y la “bóveda celeste” amplía esta visión, sugiriendo que la creación está gobernada por leyes universales, una armonía cósmica que solo puede ser obra de una fuerza superior.

3- El cuestionamiento ante lo divino
A lo largo del poema, las preguntas retóricas sirven para intensificar la admiración de la poeta hacia la divinidad. Pregunta, por ejemplo, “¿Quién pudo crear la quietud de tus mares?” o “¿Quién pudo dar color a tus mantos de prados?”. Estos cuestionamientos no tienen respuesta, lo que subraya la idea de que la creación es un misterio divino, algo que trasciende la comprensión humana. A través de estos versos, la autora invita al lector a reflexionar sobre la grandeza de lo divino, mientras reconoce que el ser humano, por su naturaleza limitada, nunca podrá comprender completamente esa grandeza.

4- La fragilidad humana y la dependencia de lo divino
En los versos posteriores, la poeta se presenta como una “minúscula partícula” en el vasto universo, reconociendo su pequeña y vulnerable existencia dentro de un cosmos tan vasto y perfecto. La expresión “solo tú, Señor, podrás cuidar la obra de tus manos para beneplácito del hombre” refleja una postura de humildad y dependencia hacia la divinidad. La autora no solo expresa gratitud por el mundo creado, sino también un reconocimiento de que el ser humano es incapaz de preservar por sí solo la armonía y el equilibrio de la creación sin la intervención divina.

5- El amor por la tierra y el deseo de conexión
Otro tema central en el poema es el deseo de estar conectado con la tierra. La poeta expresa su anhelo de seguir “imantada a tu suelo, a tu fango, a tu humus”, una metáfora que resalta el deseo de una conexión profunda y terrenal con la naturaleza. La tierra aquí no solo representa el lugar físico, sino también el sustento, el origen y la fuente de vida. Esta relación con la naturaleza se extiende a un deseo de paz y prosperidad, como lo evidencian las imágenes del “trigo”, el “maíz” y “ver el árbol plantado en una acequia”, que evocan la fertilidad y la abundancia.

6- El llamado a la justicia y la redención
La mención de la “nutricia cornucopia que claman justicia y reivindicación” agrega una capa de significado social y ético a la obra. Aquí, la naturaleza y el universo no solo son objeto de admiración, sino que también tienen un papel simbólico en la lucha por la justicia y la equidad. La poeta sugiere que la creación, aunque perfecta, clama por la intervención humana en aras de la justicia, algo que se vincula con la responsabilidad que los seres humanos tienen sobre el mundo que habitan.

7- La conclusión: Gratitud y humildad ante lo divino
El poema culmina con una expresión de gratitud, donde la poeta da gracias a la divinidad por “tanto amor derramado, por cada grandeza y belleza de tu creación”. Esta conclusión refleja la postura de humildad ante la inmensidad del universo y la conciencia de la fragilidad humana. Al mismo tiempo, la gratitud también se convierte en una reflexión sobre la responsabilidad del ser humano de cuidar y respetar la creación divina.

Conclusión
“Señor, Fuerza Divina” es un poema profundamente espiritual que combina la admiración por la creación con una reflexión sobre la humildad humana, la responsabilidad y la interconexión con el universo. A través de su lenguaje rico y evocador, Luisa Camere Quiroz logra crear una obra que no solo exalta la perfección de la naturaleza, sino que también invita al lector a una profunda reflexión sobre el papel del ser humano en la conservación y el respeto por el mundo que habita. La poesía se presenta como un medio para conectar lo divino con lo humano, el cosmos con la tierra, en una danza eterna de simetría y armonía.

Señor, Fuerza Divina

Desde el átomo más profundo de mi médula,
desde la arteria más honda de mi corazón,
mi mente galopa extasiada por caminos recorridos
al contemplar tu creación.

Oh! Magnánimo universo,
quién te creó con tanta perfección.
¿Quién pudo crear la quietud de tus mares con su suave vaivén en calma, de aguas salinas llenas de criaturas marinas danzantes en simetría y armonía?

¿Quién pudo dar color a tus mantos de prados como las bellezas de las flores que ni el rey Salomón pudo vestirse con tanta gloria y elegancia?

¿Quién pudo crear tu bóveda celeste, con tu etéreo fluido que nos da vida a cada instante? ¿El sol,  símbolo de luminosidad que nos calienta desde el alba a su cenit?
¿La luna entre la noche callada y el firmamento de miles de luciérnagas centelleantes que nos invitan al amor?
¡Todo en magnífica congruencia, simetría y sincronización!

Solo hay una fuerza divina que pudo, como el artesano, moldear nuestro mundo sideral con círculos galácticos que giran y giran en la nebulosa sin rozar, con un cálculo de leyes universales.

Oh sistemas de sistemas,
de vida láctea de un mundo cósmico . Soy una minúscula partícula que te reclama espacio / soy tan ínfima que solo tú, Señor, podrás cuidar la obra de tus manos para beneplácito del hombre.
Tú nos regalaste un paraíso
para que gocen de este suave palpitar de tu vientre imantado de tu tierra, tu nutricia cornucopia que claman justicia y reivindicación.

Cuida a nuestro universo, Señor, que quiero seguir imantada a tu suelo, a tu fango, a tu humus, quiero cosechar trigo, maíz, ver el árbol plantado en una acequia y aún así ser bonanza con sus frutos.

Quiero oír el canto de las aves, melodía celestial, un colibrí pendiente de su pistilo en flor.
Regálame, Señor, una partícula galaxia, un recinto sagrado donde tu amor universal se vea reflejado en cada contemplación de tu universo.

Lo merecemos, Señor, a pesar de no haberlo cuidado.
Gracias, Señor, por tanto amor derramado, por cada grandeza y belleza de tu creación.

Luisa Camere Quiroz
Derechos Reservafos

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Kareem Abdullah critico letterario scrive un’analisi poetica dettagliata alla poesia di Luisa Camere Quiroz, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Al Festival PILF 2025, dalla Writers Capital Foundation International, è stato pubblicato il video della poesia di Elisa Mascia che ha recitato una poesia a tema dell’acqua

Foto di Elisa Mascia, locandina pubblicata dal presidente Preeth Nambiar – India

PANORAMA INTERNATIONAL LITERATURE FESTIVAL 2025: ELISA MASCIA, DELEGATA, ITALIA

Siamo orgogliosi di mettere in luce Elisa Mascia, nata nel 1956 a Santa Croce di Magliano, Italia, ora residente a San Giuliano di Puglia, insegnante in pensione, poetessa, scrittrice e responsabile culturale. Il suo debutto La Grattugia della Luna (2019) e Melodia d’amore (2023) mettono in mostra il suo talento lirico, che le è valso numerosi premi nazionali e internazionali. Coordinatrice per Writers Capital Foundation Italia e conduttrice di Sentieri di vita su Radio Krysol, ha tradotto opere come Savage Wind e promuove lo scambio letterario globale.

In questa presentazione video, esplora la brillantezza poetica di Elisa. Unisciti a noi al Panorama International Literature Festival 2025 per celebrare il suo viaggio stimolante.

Presentato da

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PANORAMA INTERNATIONAL LITERATURE FESTIVAL 2025: ELISA MASCIA, DELEGATE, ITALY

We’re proud to spotlight Elisa Mascia, born in 1956 in Santa Croce di Magliano, Italy, now residing in San Giuliano di Puglia—a retired teacher, poet, writer, and cultural manager. Her debut La Grattugia della Luna (2019) and Melodia d’amore (2023) showcase her lyrical talent, earning her numerous national and international awards. A coordinator for Writers Capital Foundation Italy and host of Sentieri di vita on Radio Krysol, she’s translated works like Savage Wind and fosters global literary exchange.

In this video presentation, explore Elisa’s poetic brilliance. Join us at Panorama International Literature Festival 2025 to celebrate her inspiring journey.

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Annitta Di Mineo scrive la presentazione del libro ” Forbici del vento” di Valbona Jacova, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia della copertina del libro ” Forbici del vento” di Valbona Jacova

Introduzione di Annitta Di Mineo
La fiaba per Valbona Jakova

Perché scrivere fiabe? Per fantasticare?
Ebbene si, Valbona Jakova scrive le sue fiabe per continuare ad immaginare, per vivere la meraviglia, per far conoscere le sue fiabe albanesi ai bambini italiani, per tramandare la tradizione orale delle fiabe del suo paese d’origine, facendo ricorso alla sua memoria di un’infanzia trascorsa nella sua Albania.
Attraverso la fiaba “LE FORBICI DEL VENTO” Jakova comunica il bisogno di raccontare certe esperienze. E se tutti sappiamo bene che cosa è la fiaba perché tutti ne abbiamo ascoltate dalla voce della maestra, dalla mamma, dal papà, dai nonni, insomma da qualcuno, di certo l’abbiamo letta perché qualcuno l’ha scritta e illustrata per i bambini; dalla tradizione orale, libera e non fissata si è passati a una tradizione scritta e artistica per avvicinare i piccoli alla lettura.
La fiaba dell’autrice, un genere semplice ma non banale, esprime la necessità della mente umana di narrare con le parole, con un linguaggio simbolico esperienze come la paura e il desiderio, il coraggio e la debolezza, la simpatia e l’avversione insiti nell’essere umano, cioè esperienze fondamenta della vita umana. Senza le fiabe queste esperienze resterebbero sconosciute, chiuse nell’individuo che le ha vissute, subite o ricercate.
Inoltre la fiaba della scrittrice, come tutte le altre, insegna ai bambini e agli adulti un modo per tracciare un confine tra fantasia e realtà, rimane una specie di riserva naturale della mente nella quale gli uomini lasciano vivere le paure invincibili e i desideri irrealizzabili, che assumono l’aspetto concreto e variopinto di mostri orribili, streghe o deliziose fatine oppure orchi o dolci animali (la capretta Briarta), piante parlanti e creature immaginarie, che subiscono la personificazione e l’animazione, presenti anche oggetti animati dai poteri magici (forbici, corno), eroi o eroine (dai nomi propri e composti Ermira/Brikena, tipico dei nomi albanesi) ostacolati dagli antagonisti.
La fiaba “LE FORBICI DEL VENTO” non aderisce alla realtà ma con le sue ambientazioni fantastiche ci trasporta in un mondo magico, un mondo fuori dai consueti riferimenti di spazio e di tempo, in un paesaggio con colori vivaci, corna magiche, cavalli volanti o parlanti come aiutanti.
Simbolica è la ripetizione delle porte, della numerazione e del superamento delle prove per raggiungere la conquista di qualcosa, la vittoria o il lieto fine.
La fiaba di Valbona Jakova, allora, sembra essere la rappresentazione simbolica e trasfigurata di un processo comune a tutti gli uomini, che escono dall’età infantile per diventare adulti dopo aver affrontato e superato alcune difficili prove assegnate.
Ed è proprio a partire da questo disincanto, riesce a trasportarci nella più tipica delle atmosfere fiabesche mostrando la realtà vista attraverso la fiaba, è così che la mancanza di paura trionfa sul male, e la forza d’animo prevale fino a toccare la bontà del cuore umano.
La fiaba “LE FORBICI NEL VENTO” non aderisce alla realtà ma con le sue ambientazioni fantastiche ci trasporta in un mondo magico, un mondo sospeso fuori dai consueti riferimenti di spazio e di tempo, in un paesaggio con colori vivaci, corna magiche, cavalli volanti o parlanti come aiutanti.
Simbolica è la ripetizione delle porte, della numerazione e del superamento delle prove per raggiungere la conquista di qualcosa, la vittoria o il lieto fine.
La fiaba di Valbona Jakova, allora, sembra essere la rappresentazione simbolica e trasfigurata di un processo comune a tutti gli uomini, che escono dall’età infantile per diventare adulti dopo aver affrontato e superato alcune difficili prove assegnate.
Ed è proprio a partire da questo disincanto, riesce a trasportarci nella più tipica delle atmosfere fiabesche mostrando la realtà vista attraverso la fiaba, è così che la mancanza di paura trionfa sul male, e la forza d’animo prevale fino a toccare la bontà del cuore umano.

Biografia di Valbona Jakova

Valbona Jakova è una poetessa e traduttrice albanese nata a Tirana. Figlia di Frano Jakova, compositore che ha ricoperto diversi importanti incarichi istituzionali in campo culturale come Direttore Generale e ha diretto, dopo la guerra, il primo film albanese su “Skanderbeg”, eroe leggendario, in collaborazione con la cinematografia russa; nipote del drammaturgo Kolë Jakova e dei politici Tuk e Filip Jakova.
Mediatrice linguistica-culturale Valbona ha tradotto dall’italiano in albanese Pablo Neruda, Giuseppe Ungaretti, Umberto Bellintani, Beppe Costa, Jack Hirschman, e alcuni testi teologici di padre Livio Fanzaga come “Perché credo a Medjugorje?” e “Il falsario”.
Nel 2010 ha pubblicato in Italia la raccolta di poesie “La Tempesta delle Ore”, con Albatros Il filo, libro che ha vinto il secondo premio al concorso AlberoAndronico anno 2011, come autore di lingua madre non italiana per i libri pubblicati tra (2005 – 2010) per ripubblicarlo nel 2016 in versione bilingue dalla Casa Editrice Pellicano, Roma. N
el 2019 la “Veliero Editrice” ha pubblicato il libro per ragazzi “I tre porcellini e i porcellini emigranti”.
Nel 2020 pubblica il libro di poesie per Gilgamesh Edizioni, la raccolta “Le Zanzare”, “Richiamare al bene” Secondo Premio Internazionale Cygnus Aureus 2024 . Nell’anno 2023 vince il secondo premio con il libro “I Viaggi di una Mediatrice Culturale” indetto da deComporre Edizioni. Con il libro “Sul Crinale del Cuore” ed. besamuci vince il Primo premio nel concorso: XL Premio Firenze – 2023. Il libro “Testimoni di Una Tragedia” di Sokol Jakova, suo cugino, tradotto e curato da lei, Premio Letterario “L’Azalea” ed.2023, sezione “Scrittura senza frontiere” – Menzione d’Onore!
Molti poeti contemporanei albanesi come Nikollë Loka, Migena Arllati, Olimbi Velaj, Teuta Dhima, Luan Rama, Engjëll Berisha, Agim Desku, Ukë Buçpapaj, Muharrem Kurti, Rudina Muharremi Beja ecc, sono stati tradotti in italiano, mentre la poetessa, scrittrice ed editrice italiana Fancesca Gallello, in collaborazione con Nikollë Loka, ha prodotto un libro bilingue tradotto da Jakova, ripetendo la stessa esperienza con lo scrittore e poeta kossovaro Agim Desku.
In Italia è vincitrice di numerosi premi in Concorsi Internazionali di Poesia. Le sue poesie sono pubblicate in molte antologie.

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