Mappe delle rovine, poesia del poeta Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

Mappe delle rovine

Di: Kareem Abdullah – Baghdad, Iraq


In questo mondo che ha rigurgitato le sue ceneri sul volto del mattino, le città si frantumano come le stagioni che si susseguono nel diario di un bambino rifugiato. I fiumi hanno abbandonato i loro letti e la musica è diventata un rantolo soffocato nelle gole delle case in fiamme. La pace non ha più un volto che riconosciamo: si nasconde dietro le maschere dei leader, stringendo la mano alle vittime con le dita sporche di cenere. Quante poesie hanno perso la vita sul marciapiede di una città bombardata ogni sera? Quanti bambini hanno sognato giocattoli per poi svegliarsi e vedere un missile che chiedeva loro il nome? Il mondo pende sulla corda della catastrofe, lanciando dichiarazioni ufficiali e spruzzando profumo di silenzio su tombe senza nome. Cuori inscatolati, coscienze congelate nei congelatori della diplomazia e discorsi salati con l’inchiostro, un inchiostro che non muore mai, eppure non parla mai. La giustizia siede sul marciapiede della neutralità, conta i morti e dimentica di piangere.

Scrivo non per salvare il mondo, ma per testimoniare che ero qui quando la rovina è diventata una patria e il silenzio una cittadinanza temporanea.


Prof Kareem Abdullah -Iraq

Maps of Ruin


By: Kareem Abdullah – Baghdad, Iraq


In this world that has vomited its ashes upon the face of morning, cities shatter like the seasons breaking in a refugee child’s notebook. The rivers have abandoned their beds, and music has become a stifled gasp in the throats of burning homes. Peace no longer wears a face we recognize — it hides behind the masks of leaders, shaking the hands of victims with fingers stained in ash. How many poems have taken their own lives on the pavement of a city bombed each evening? How many children dreamed of toys, only to awaken to a missile asking for their names? The world swings on the rope of catastrophe, retching out official statements and spraying perfume of silence over graves without names. Canned hearts, consciences chilled in the freezers of diplomacy, and speeches salted with ink— ink that never dies, yet never speaks. Justice sits on the curb of neutrality, counting the dead, forgetting to cry. I write— not to save the world, but to bear witness that I was here when ruin became a homeland, and silence, a temporary citizenship.

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La poesia “Mappe delle Rovine” del poeta iracheno Kareem Abdullah, omaggio alla sua carriera letteraria, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi letteraria della poesia “La mia eterna dimora nella tua ombra” di Amal Zakaria -Algeria

Creazione del fotomontaggio di Elisa Mascia: prof Kareem Abdullah -Iraq e Amal Zakaria -Algeria

Analisi critica letteraria del prof Kareem Abdullah -Iraq alla poesia di Amal Zakaria “La mia eterna dimora nella tua ombra”

La poesia di Amal Zakaria “La mia eterna dimora nella tua ombra” è una meravigliosa incarnazione del dolore, dell’amore e del conflitto interiore, che oscilla tra l’amore profondo e la delusione del tradimento. Le parole si muovono tra un meraviglioso vocabolario poetico e svolgono un ruolo nell’esprimere un desiderio che non cessa, anche se le ombre che proiettano sulla relazione restano costanti. In quest’opera troviamo uno stato d’animo dilaniato tra speranza e frustrazione, tra assenza e presenza, tra desiderio e perdita.

1. L’ombra e la coppa femminile:

Le ombre nella poesia sono incarnate come un elemento contraddittorio, poiché implicano allo stesso tempo l’esistenza e la non esistenza. La poetessa inizia con “La mia eterna dimora nella tua ombra”, una frase carica di stupore e quiete. L’ombra qui rappresenta una fonte di occultamento e dolore, ma nonostante la sua ricerca della presenza amata, spegne il “fuoco dell’amore”. Questa tensione tra ombra e luce, tra illuminazione e oscurità, crea un’atmosfera emotiva complessa che riflette il rapporto della poetessa con la persona amata.

2. La tattica tra abbandono e recupero:

Attraverso vocaboli come “i miei eserciti erano disciplinati” e “i loro zoccoli sono addormentati”, scopriamo che la poetessa crea immagini che suggeriscono un conflitto interiore, dove “gli eserciti” rappresentano il gruppo di emozioni ostinate che vengono disciplinate, mentre “gli zoccoli degli eserciti” indicano una perdita di forza e determinazione, come se queste emozioni fossero diventate dormienti. Inoltre, scopriamo che affronta il concetto di abbandono come parte della relazione con la persona amata, per poi tornare ai “campi di Gathia” come segno di rinnovata speranza.

3. Le nonne e l’identità umana:

Quando la poetessa afferma: “Credo nella generazione delle nonne”, si riferisce all’antichità degli atteggiamenti umani e all’onestà emotiva, e forse anche alla fermezza dell’identità personale di fronte al tempo. Attraverso questo riferimento storico, vediamo un contrasto tra “fiori” e “rose”, come se ci trovassimo di fronte a una contraddizione tra i fiori del passato e le rose del presente, riflettendo la differenza tra la purezza assente e l’ornamentazione che crolla con il passare del tempo.

4. La tensione tra entità ed esistenza:

Una delle immagini estetiche più significative della poesia è “I tuoi quadri e le tue farfalle / sono copertine di cartone / che sbiadiscono”. Qui le immagini che prima erano luminose si trasformano in qualcosa di rovinato, suggerendo fallimento e sbiadimento. La poetessa descrive con eloquenza come la presenza emotiva sia svanita nel tempo, mandando in frantumi l’immagine ideale che un tempo la sosteneva. Tuttavia, affronta significati più profondi parlando dei “versi dell’anima” e della “Sura al-Wujud”, che riflette la fede spirituale illimitata nel mondo dell’amore.

5. Amore e Verità:

La poesia si conclude con un concetto profondo: “L’amore è una fede / Non c’è preghiera / Senza un cuore umile”. Questo amore, che è più che semplici sentimenti fisici, è fede e spirito. La sua espressione di amore come fede senza preghiera ma con un cuore umile riflette una sorta di profonda adesione spirituale ed emotiva di fronte alle sfide. Ciò si realizza in ultima analisi attraverso il suo desiderio di ritornare con “la maturità del tuo cuore”, così che la “notte dell’errore” possa essere lacerata dal coltello della verità, così che l’amore rimanga la verità assoluta.

Conclusione:
La poesia di Amal Zakaria è una tragedia emotiva piena sia di presenza che di assenza. Racconta della lotta tra la speranza di un ritorno e la ripetuta delusione, e della vittoria interiore che rimodella i significati. In ogni verso si percepisce un’aura di onestà emotiva e di idealismo sbiadito che, nonostante le sfide, mantiene la speranza in un finale ideale in amore… Grazie, speranza, per questa luce creativa.

قصيدة “سكني أبدي بظلك” للشاعرة آمال زكريا هي
تجسيد رائع للألم والحب والصراع الداخلي، حيث تتأرجح بين العشق العميق والخيبة الناتجة عن الخذلان. تتنقل الكلمات بين المفردات الشعرية الجميلة وتلعب دورًا في التعبير عن حنينٍ لم يتوقف، رغم أن الظلال التي تُسدل على العلاقة تبقى مستمرة. في هذا العمل، نجد حالة من التمزق بين الأمل والإحباط، بين الغياب والحضور، وبين الوجد والفقدان.

1. الظل وكأس الأنثى:
الظلال في القصيدة تتجسد كعنصر متناقض، حيث تنطوي على الوجود وعدم الوجود في الوقت ذاته. الشاعرة تبدأ مع “سكني أبدي بظلك”، وهي عبارة مليئة بالرهبة والسكون. الظل هنا يمثل مصدرًا للتخفي، والألم، لكن رغم كونه يتعقب الحضور المحبب، فهو يُطفئ “اتقاد العشق”. هذا التوتر بين الظل والنور، بين الإضاءة والظلام، يخلق جوًا عاطفيًا معقدًا ينعكس على علاقة الشاعرة بمحبوبها.

2. التكتيك بين الهجر والانتعاش:
من خلال مفردات مثل “تهذبت جيوشي” و “نائمة حوافرها”، نجد أن الشاعرة تخلق صورًا توحي بالحرب الداخلية، حيث تمثل “الجيوش” مجموعة المشاعر المستعصية التي يتم تهذيبها، بينما تشير “حوافر الجيوش” إلى فقدان القوة والعزم، كأن هذه المشاعر أصبحت في حالة من السكون. بالإضافة إلى ذلك، نجد أنها تقترب من مفهوم الهجر كجزء من العلاقة مع المحبوب، ثم تعود إلى “الحقول الغاثية” كإشارة إلى الأمل المتجدد.

3. الجدات والهوية الإنسانية:
عندما تذكر الشاعرة “أؤمن بجيل الجدات”، فإنها تشير إلى عراقة المواقف الإنسانية والصدق العاطفي، بل ربما تشير إلى ثبات الهوية الشخصية في مواجهة الزمان. وعبر هذه الإشارة التاريخية، نرى تباينًا بين “الزهر” و “الورد”، كأننا أمام تضاد بين زهور الزمن الماضي وورد الحاضر، مما يعكس الفرق بين الطهر الغائب والزخرف الذي يتهاوى مع مرور الزمن.

4. التوتر بين الكيان والوجود:
إحدى الصور الجمالية البارزة في القصيدة تكمن في “صورك والفراشات / أغلفة كارتونية / باهتة”. هنا تنقلب الصور التي كانت في السابق مُضيئة، إلى شيء مهدم، يوحي بالخذلان والتلاشي. الشاعرة تصف ببلاغة كيف تلاشى الوجود العاطفي بمرور الوقت، وتكسرها الصورة المثالية التي كانت لها مكانة. رغم ذلك، تتوجه إلى معانٍ أعمق من خلال الحديث عن “آيات الروح”، وعن “سورة الوجود” مما يعكس الإيمان الروحي اللامحدود في عالم الحب.

5. المحبة والحقيقة:
القصيدة تنتهي بمفهوم عميق: “العشق عقيدة / لا صلاة فيها / بدون قلب خاشع”، هذا العشق الذي هو أكثر من مجرد مشاعر جسدية، هو إيمانٌ وروحٌ. تعبيرها عن العشق كعقيدة بلا صلاة ولكن بقلب خاشع يعكس نوعًا من التمسك الروحي والقلبي العميق في مواجهة التحديات. وهذا يتحقق في النهاية من خلال تمنيها العودة “بنضج قلبك”، ليتم تمزيق “ليل الضلال” بسكين الحقيقة، ليبقى العشق هو الحقيقة المطلقة.

الخلاصة:
قصيدة آمال زكريا هي تراجيديا عاطفية يملأها الوجود والغياب في آن واحد، فهي تتحدث عن الصراع بين الأمل في العودة والخذلان المتكرر، وبين الانتصار الداخلي الذي يعيد تشكيل المعاني. في كل سطر، هناك رنين من الصدق العاطفي والمثالية المتلاشية التي تظل، رغم التحديات، تأمل في نهاية مثالية في الحب….شكرا لك ايتها الامال على هذا التوهج الابداعي .

La mia dimora eterna nella tua ombra
Poetessa: Amal Zakaria – Algeria

Nonostante la passione ardente,
La tua ombra la estingue.
Tu neghi le lacrime dell’amore,
E hai trovato refrigerio nel brivido delle mie spalle?
Sul trono dei miei sentimenti,
Hai organizzato un carnevale per le bambole.

I miei eserciti sono stati domati
sulla terra sacra,
e i loro zoccoli si sono riposati.

Le stagioni dell’abbandono sono tue,
e ho i miei campi sterili
nelle foreste delle mie visioni,
Un acquazzone
non reciso dalle spade del silenzio.

Credo nella generazione delle nonne,
Spogliate dal velo dell’ invisibilità.
Una pietra dell’amato, una mela,
e il tuo cammello,
il tuo corpo trema
come la rugiada
scivola sul marmo.

E il prossimo passo?
O Signore dell’Anima?
Nei libri dei valori e dell’umanità,
se hai fatto l’amore con il fiore
E tutte le rose?
Versa la tua linfa,
e sorseggia il nettare
nella misura più estrema.

Non senti più l’odore
Inoculare la mia rabbia
Le tue foto e le tue farfalle
copertine di fumetti di cartone pallido

Nelle stazioni dell’amore
I versi dell’anima sorgono
nella Surat Al-Wujud

Vai
E se ne andò

La chiave della tua virilità
intrappolata nella mia coppa di femminilità
Me ne sono dimenticata una notte da ubriaca

Decoro la notte del desiderio
nella nebulosa della nostalgia
Costole ululate
Le memorie lo suonano
Sinfonia di Anas
Nonostante i nasi dell’assenza
Oh,
usignolo dei sogni
Porta le tue dita morbide
Anche sul mio petto

L’amore è fuoco e pioggia
dammi da bere
Quando la pelle dell’attesa brucia
Oh, brezza dell’anima
La vita è passata
In partenza e in autunno

I seni delle nuvole sono in lutto
Figli dell’amore
Cantano il candore del tuo mento
Dai
Con la maturità del tuo cuore
E la notte dell’errore fu squarciata
Con il coltello della verità

L’amore è una convinzione
Non c’è preghiera in esso
Senza un cuore umile
Per la poesia della Vergine

Ti ho preparato un tappeto di seta
E un rosario
sul collo degli amanti
che i nostri nomi siano santificati
nel corso degli anni
vieni qui
per amarti di più.

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia

سكني أبدي بظلك

آمال زكريا

رغم اتقاد العشق
يطفئه ظلك
تنكر لدمع الهوى
وانتعشتَ لرعشة اكتافي؟
وعلى عرش مشاعري
اقمت كرنفالا للدمى

تهذبت جيوشي
بأرض الحرم
ونامت حوافرها

لك مواسم الهجر
ولي الحقول الغاثية
في غابات رؤاي
هطول
لم تقطعه سيوف الصمت

اؤمن بجيل الجدات
العاري من حجاب التخفي
حجرة من الحبيب تفاحة
وابلك
يرتعش له الجسد
كالندى
ينزلق على الرخام

ماذا بعد
يا سيد الروح؟
بدفاتر القيم والانسانية
ان ضاجعت الزهر
وكل الورد؟
اسكب نسغك
وارتشف الرحيق
لأبعد مدى

ما عادت ريحك
تلقح غضبي
صورك والفراشات
اغلفة كارتونية
باهتة

في مقامات العشق
تسمو آيات الروح
بسورة الوجود

اذهب
وغادر

مفتاح رجولتك
عالق بكأس انوثتي
نسيته ذات ليلة ثمالة

ازين ليل الاشتياق
بسدم الحنين
عويل الاضلع
تعزفه الذكريات
سيمفونية انس
رغم انوف الغياب

يا كروان الاحلام
هاتِ اصابعك الناعمة
ورتلي
على كمان صدري

العشق نار ومطر
فاسقيني
حين يحترق جلد الانتظار
ويا نسيم الروح
انقضى العمر
في رحيل وخريف

نهود الغيم ثكلى
اطفال الحب
يناغون بياض ذقنك
فتعال
بنضج قلبك
ومزق ليل الضلال
بسكين الحقيقة

العشق عقيدة
لا صلاة فيها
بدون قلب خاشع
للقصيدة العذراء

هيأت لك سجادة من حرير
ومسبحة
في عنق العاشقين
تقدس اسمينا
على مر السنين

تعال
لأحبك أكثر
My Eternal Dwelling in Your Shadow
Poet: Amal Zakaria – Algeria

Despite the blazing passion,
Your shadow extinguishes it.
You deny the tears of love,
And did you find refreshment in the shiver of my shoulders?
On the throne of my feelings,
You held a carnival for the dolls.

My armies have been tamed
On the sacred land,
And their hooves have rested.

You have your seasons of separation,
And I have my barren fields
In the forests of my visions,
A downpour
Not severed by the swords of silence.

I believe in the generation of grandmothers,
Bare of the veil of hiding.
A stone from the beloved, an apple,
And your camel,
Trembles the body,
Like dew
Slipping on marble.

What now,
O Lord of the Soul?
In the notebooks of values and humanity,
If you have made love with the flower
And every rose,
Pour your sap,
And sip the nectar
To the farthest extent.

Your wind no longer
Pollinates my ange

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Recensione di Rajashree Mohapatra – India alla poesia: ” Non dirò addio” di Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia di Rajashree Mohapatra – India


La poesia “Non dirò addio” è una potente esplorazione dell’amore, della perdita e della memoria. Il rifiuto di accettare la morte dell’amante è toccante, evidenziando la complessità del dolore. Il verso “Ho detto: ‘Ma non mi ha ancora detto addio'” mostra la resistenza emotiva a lasciar andare.

Il contrasto tra la routine quotidiana, ovvero preparare il caffè per due, stendere un secondo asciugamano, e la realtà della morte dell’amante è impressionante. Sottolinea la difficoltà del narrante nel conciliare il suo amore con la perdita.

L’immagine del cielo che conserva i colori dell’alba dopo il tramonto è bellissima. Simboleggia come il ricordo dell’amante persisterà, anche dopo la sua scomparsa.

Il verso “Non dirò addio perché la morte non separa coloro le cui anime si sono abbracciate” è particolarmente degno di nota. Suggerisce che la donna crede che il loro amore trascenda la mortalità e che le loro anime siano diventate una cosa sola.  Le immagini, le metafore e il simbolismo utilizzati in questa poesia aggiungono profondità e complessità all’emozione del poeta. L’ “ultima porta” nell’ultimo verso è un potente simbolo della scomparsa dell’amante, e il ricordo del suo sorriso è una testimonianza del potere duraturo dell’amore.

Nel complesso, la poesia del Prof. Kareem Abdullah è una toccante esplorazione dell’esperienza umana, che approfondisce i temi dell’amore, della perdita, della memoria e del potere trascendente della connessione.

Poesia;
“Non dirò addio”
(Sull’attesa di un amante nonostante la certezza della sua morte)

Hanno detto: “È morto”. Ho detto: “Ma non mi ha ancora detto addio”. Non vivo per i funerali e non conservo rose secche. Sono una donna che prepara ancora tazze di caffè per due e mette un secondo asciugamano in bagno. So che non tornerà… ma mantengo il suo posto nella storia, proprio come il cielo conserva i colori dell’alba anche dopo il tramonto.  Non ti dirò addio, perché la morte non separa coloro le cui anime si sono abbracciate. Resterò, e tu resterai, finché la mia memoria si rifiuterà di dimenticare come hai sorriso… prima di uscire dall’ultima porta.

Poesia 5: “Non dirò addio”
(Sull’attesa dell’amato nonostante la certezza della sua morte)

Dissero: “È morto”. “Ma non mi ha ancora detto addio”, dissi.
Non vivo per i funerali, non conservo rose essiccate. Sono una donna che prepara ancora tazze di caffè per due e mette un secondo asciugamano in bagno.
So che non tornerà… ma io conservo il suo posto nella storia, proprio come il cielo conserva le tonalità dell’alba anche dopo il tramonto del sole.
Non dirò addio, perché la morte non separa coloro le cui anime si sono abbracciate.
Io resterò, e resterai anche tu, finché la mia memoria si rifiuterà di dimenticare come hai sorriso… prima di uscire dall’ultima porta.
Kareem Abdullah -Iraq
Lettura poetica e traduzione in italiano di Elisa Mascia -Italia

Rajashree Mohapatra
India

The poem, “I won’t say goodbye”  is a powerful exploration of love, loss, and memory . Refusal to accept the lover’s death is poignant, highlighting the complexity of grief. The line “I said, ‘But he hasn’t said goodbye yet'” shows the emotional resistance to letting go.

The contrast between the daily routine i.e preparing coffee for two, putting out a second towel and the reality of the lover’s death is striking. It underscores the speaker’s struggle to reconcile her love with the loss.

The image of the sky retaining the colours of sunrise after sunset is beautiful. It symbolizes how the memory of the lover will linger, even after he’s gone.

The line “I won’t say goodbye because death doesn’t separate those whose souls have embraced” is particularly noteworthy. It suggests that the the lady  believes their love transcends mortality, and that their souls have become one. The imagery, metaphor, and symbolism used in this poem add depth and complexity to the emotion of the poet . The “last door” in the final line is a potent symbol of the lover’s passing, and her memory of his smile is a testament to the enduring power of love.

Overall, the poem of Prof. Kareem Abdullah is a moving exploration of the human experience, delving into themes of love, loss, memory, and the transcendent power of connection.

Poem;
“I won’t say goodbye”
(On waiting for a lover despite the certainty of his death)

They said, “He’s dead.” I said, “But he hasn’t said goodbye yet.” I don’t live for funerals, and I don’t keep dried roses. I’m a woman who still prepares cups of coffee for two and puts a second towel in the bathroom. I know he won’t return… but I keep his place in the story, just as the sky retains the colors of sunrise even after sunset. I won’t say goodbye, because death doesn’t separate those whose souls have embraced. I will stay, and you will stay, as long as my memory refuses to forget how you smiled… before you walked out the last door.

Rajashree Mohapatra
India

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Recensione di Rajashree Mohapatra – India alla poesia: ” Non dirテイ addio” del prof Kareem Abdullah -Iraq, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi critica letteraria alla poesia: ” Testimone di un incontro” di Rajashree Mohapatra – India

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq e di Rajashree Mohapatra -India


Lettura e analisi critica del prof Kareem Abdullah -Iraq alla poesia: ” Testimone di un incontro” di Rajashree Mohapatra – India

In questa poesia toccante ed evocativa, Rajashree Mohapatra cattura splendidamente la profondità dell’amore, l’intimità e il profondo legame tra due anime. La poesia esplora l’amore non solo come emozione, ma come esperienza di unità, comprensione reciproca e vulnerabilità condivisa.

I versi iniziali, “Mi riempi il mio amore con il fuoco delle tue labbra”, stabiliscono immediatamente il tono di un’intensità passionale. La voce narrante è consumata dalle parole del suo amante, suggerendo che l’amore non riguarda solo l’affetto fisico, ma anche il potere della comunicazione e dell’espressione. Il fuoco simboleggia sia il calore che il potenziale pericolo che l’amore porta con sé: è una forza divorante, esaltante e pericolosa nella sua capacità di bruciare o trasformare.

Il verso “Come io solo posso misurare il calore del fuoco costante / Della fiducia in te stesso che il braciere del tuo cuore porta con sé”, suggerisce un legame speciale in cui la voce narrante comprende e apprezza la forza interiore dell’amante.  Il braciere, che tradizionalmente contiene il fuoco, è una metafora appropriata per il cuore dell’amante: uno spazio intimo e personale che solo chi parla può comprendere appieno. Ciò riflette l’idea di profonda connessione in una relazione, in cui un partner è in sintonia con la forza, le vulnerabilità e le emozioni dell’altro.

Nella strofa successiva, “Mi sollevi teneramente, / Come solo io posso leggere il tuo dolore dopo che hai bevuto il veleno dato, senza esitazione”, chi parla sottolinea la cura reciproca e la profondità emotiva della relazione. La metafora del bere veleno senza opporre resistenza suggerisce che l’amore spesso implica l’accettazione di difficoltà o sofferenze per il bene dell’altro, eppure la volontà di sopportare queste prove dimostra forza e impegno.

“Tu soffi la vita nelle mie vene / Come solo io posso trovare la fonte dell’ambrosia / Nel profondo dei tuoi occhi umidi”. Qui, gli occhi dell’amante sono la fonte della vita – l’ambrosia – che è una bevanda divina che dona l’immortalità.  Questo allude all’idea che l’amore, quando è puro e profondo, possa offrire una sorta di nutrimento spirituale che trascende il mondo fisico. L’umidità degli occhi potrebbe anche alludere alle lacrime che possono accompagnare un amore così profondo: lacrime di gioia, di dolore e di tutto ciò che sta nel mezzo.

Chi parla afferma quindi: “O Amore mio, / io sono il tuo flauto”, indicando che sono uno strumento di espressione, proprio come un flauto produce una melodia quando viene suonato. La metafora suggerisce che chi parla sia pienamente in sintonia con le emozioni dell’amante, trasportando il suo amore come un canto. Chi parla è sia un partecipante attivo che un testimone dell’intima danza del loro amore.

Nell’immagine finale, “L’oca selvatica che passeggia nelle limpide acque del tuo cuore”, l’oca selvatica rappresenta la libertà, il movimento e la fluidità dell’amore, mentre le limpide acque del cuore simboleggiano chiarezza, trasparenza e purezza. Il movimento dell’oca selvatica in queste acque limpide è una metafora del modo in cui l’amore scorre libero e naturale, libero da ostacoli.

Il verso “Mi alzo a ritmo con il tuo sguardo amoroso” rafforza la profonda simbiosi tra i due amanti, dove ogni sguardo, ogni gesto, è in sintonia l’uno con l’altro. Chi parla non è un mero osservatore passivo, ma un partecipante attivo al ritmo emotivo e spirituale del mondo dell’amante.

Infine, “Sono testimone del tuo incontro infinito!” — la parola “incontro” qui suggerisce un incontro segreto o sacro, e in questo contesto, evoca il legame ininterrotto ed eterno tra i due amanti. Chi parla si vede non solo come un partecipante, ma come un testimone dell’infinito ciclo dell’amore, un osservatore onnipresente di un legame che trascende il tempo e le circostanze.

In sostanza, la poesia di Rajashree Mohapatra cattura splendidamente il legame profondo, quasi spirituale, tra due amanti, caratterizzato da comprensione, sacrificio, forza condivisa e dalla capacità di vedere l’anima dell’altro.  La poesia va oltre la fisicità dell’amore, raggiungendo i suoi strati emotivi e spirituali più profondi, creando un ritratto potente e senza tempo dell’amore come viaggio e destinazione.

Testimone di un incontro

Mi riempi il mio amore con il fuoco delle tue labbra,
poiché solo io posso misurare il calore del fuoco costante
della fiducia in me stessa che il braciere del tuo cuore porta con sé.

Mi sollevi teneramente,
poiché solo io posso leggere il tuo dolore dopo che hai bevuto il veleno dato, senza esitazione.

Respiri la vita nelle mie vene
poiché solo io posso trovare la fonte dell’ambrosia
nella profondità dei tuoi occhi umidi

O mio Amore,
sono il tuo flauto,
l’oca selvatica che passeggia nelle limpide acque del tuo cuore,
mi sollevo a ritmo con il tuo sguardo amoroso,
sono il testimone del tuo incontro infinito!

Rajashree Mohapatra

Lettura in italiano di Elisa Mascia

In this poignant and evocative poem, Rajashree Mohapatra beautifully captures the depth of love, intimacy, and the profound connection between two souls. The poem explores love not just as an emotion but as an experience of unity, mutual understanding, and shared vulnerability.

The opening lines, “You fill me my Love with the fire of your lips,” immediately set the tone of passionate intensity. The speaker is consumed by their lover’s words, suggesting that love is not only about physical affection but also the power of communication and expression. The fire is symbolic of both the warmth and the potential danger that love brings — it is a consuming force, both exhilarating and dangerous in its ability to burn or transform.

The line “As I alone can measure the heat of the steady fire / Of self-confidence that your heart’s brazier carries,” suggests a special bond where the speaker understands and appreciates the lover’s inner strength. The brazier, which traditionally holds fire, is an apt metaphor for the lover’s heart — an intimate and personal space that only the speaker can truly comprehend. This reflects the idea of deep connection in a relationship, where one partner is attuned to the other’s strength, vulnerabilities, and emotions.

In the next stanza, “You lift me up tenderly, / As I alone can read your pain After you drink the poison given, without demur,” the speaker emphasizes the mutual care and the emotional depth of the relationship. The metaphor of drinking poison without resistance suggests that love often involves taking in hardship or suffering for the sake of the other, yet the willingness to endure these trials shows strength and commitment.

“You breathe life into my veins / As I alone can locate the fount of ambrosia / In the depth of your moist eyes.” Here, the lover’s eyes are the source of life — the ambrosia — which is a divine drink that brings immortality. This alludes to the idea that love, when it is pure and deep, can offer a kind of spiritual nourishment that transcends the physical world. The moistness of the eyes could also hint at the tears that may accompany such deep love — tears of joy, sorrow, and everything in between.

The speaker then claims, “O my Love, / I am your flute,” indicating that they are an instrument of expression, just as a flute produces a melody when played. The metaphor suggests that the speaker is fully attuned to the lover’s emotions, carrying their love as a song. The speaker is both an active participant and a witness to the intimate dance of their love.

In the final image, “The wild goose sauntering in the limpid waters of your heart,” the wild goose represents freedom, movement, and the fluidity of love, while the limpid waters of the heart symbolize clarity, transparency, and purity. The wild goose’s movement in these clear waters is a metaphor for the way love flows freely and naturally, unburdened by obstacles.

The line “I rise in rhythm with your amorous glance aside,” reinforces the deep symbiosis between the two lovers, where every glance, every gesture, is attuned to each other. The speaker is not merely a passive observer but an active participant in the emotional and spiritual rhythm of the lover’s world.

Finally, “I am the witness to your endless tryst!” — the word “tryst” here suggests a secret or sacred meeting, and in this context, it speaks to the unbroken, eternal connection between the two lovers. The speaker sees themselves as not just a participant but as a witness to the endless cycle of love, an ever-present observer of a bond that transcends time and circumstance.

In essence, Rajashree Mohapatra’s poem beautifully captures the deep, almost spiritual connection between two lovers, one that is characterized by understanding, sacrifice, shared strength, and the ability to see the other’s soul. The poem moves beyond the physicality of love to its deeper emotional and spiritual layers, creating a powerful, timeless portrayal of love as both a journey and a destination.

Witness to a Tryst

You fill me my Love with the fire of your lips,
As I alone can measure the heat of the steady fire
Of self-confidence that your heart’s brazier carries .

You lift me up tenderly,
As I alone can read your pain After you drink the poison given, wihout demur.

You breathe life into my veins
As I alone can locate the fount of ambrosia
In the depth of your moist eyes

O my Love,
I am your flute,
The wild goose sauntering in the limpid waters of your heart,
I rise in rhythm  with your amorous glance aside,
I am the witness to your endless tryst!

Rajashree Mohapatra

Lettura del romanzo “Un Cluster di Schizofrenia” – dello scrittore: Karim Abdullah – Iraq, scritto da: Dr. Baher Batti, Psichiatra – Portland, Oregon, USA, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Fotomontaggio con il dottor Dr. Baher Batti, Psichiatra – Portland, Oregon, USA, la copertina del romanzo “Un Cluster di Schizofrenia” e con lo scrittore: Karim Abdullah – Iraq

Il Cluster è ancora appeso

Lettura del romanzo “Un Cluster di Schizofrenia” – dello scrittore: Karim Abdullah – Iraq
Scritto da: Dr. Baher Batti, Psichiatra – Portland, Oregon, USA.

“L’universo è un enorme orologio; dove inizia finisce, e dove finisce inizia, senza interruzione… Chi ha messo in moto questo orologio?”
Con questa domanda Karim Abdullah apre il suo romanzo “A Cluster of Schizophrenia”, per dare inizio a un’epopea modernista kalkamish. Dico “Gilgamesh” perché è un romanzo che racchiude in sé i conflitti e gli interrogativi di Gilgamesh: da Ishtar, le cui immagini pervadono il romanzo nella sua crisi con la mela, al conflitto con il malvagio Humbaba, poi Enkidu che muore e l’affronto con la realtà della morte, e il ruolo del serpente nella tragedia dell’umanità con l’immortalità.
Sebbene Gilgamesh abbia finalmente trovato  una definizione del significato della vita, Karim Abdullah insiste nel provocare il lettore con un linguaggio dolce, stuzzicandolo e lasciandolo in uno stato di confusione fino all’ultima riga.

I temi del romanzo confermano che si tratta di un vero e proprio “cluster”, intessuto di un linguaggio letterario creativo, sapientemente intrecciato tra le transizioni di vocabolario e immagini narrative, e tra livelli di profondità intellettuale. La creatività letteraria di Karim Abdallah trasmette l’immagine – o meglio, mi riferisco alle immagini a grappolo – attraverso una narrazione espressiva e poetica, muovendo il lettore tra sentimenti di stupore, disgusto, provocazione e un interrogativo che capovolge le costanti nella mente dell'”io” e del “noi”.

Documentare la realtà psicologica, sociale e politica

Il romanzo ha diversi livelli. Inizierò con il livello di documentazione, che si compone di tre assi:

Storia dell’assistenza sanitaria mentale in Iraq

La realtà psicosociale dell’individuo e della società irachena

La realtà politica della fase attuale della storia dell’Iraq

A un livello più profondo, emerge la domanda filosofica esistenziale: Chi sono io? Chi siamo noi? Da dove vengo io? Che cosa è l’umanità? L’eterna domanda: che cos’è la vita? Cos’è la morte?

Crisi ( psicopatica) di malattia mentale
Alle pagine (8-9) leggiamo:
“Tutti concordano sul fatto che questo posto appaia bello dall’esterno… ma se si entra in profondità, si scopre la scomparsa della vita, l’estinzione della felicità, i sogni abortiti e si sperimentano in prima persona gli effetti dell’oppressione, della persecuzione e della tirannia.”
Questa è la realtà delle persone malate mentali, siano esse  “smarrite” o “stabili”. Una realtà rappresentata da “corridoi bloccati con i lucchetti della paura, dietro le cui porte incrinate si moltiplica la tristezza cronica… La loro risata è un lungo, cronico pianto. Il futuro è come il passato sorride beffardo alle colline della delusione…”

Cosa significa essere schizofrenici, sedere spensieratamente senza gioia e sprofondare in questa oscurità?
Pesante è il dolore che ti sta accanto, accompagnandoti verso l’ultima dimora, dove i tuoi piccoli sogni portano remi nudi, la cui memoria non ha data.

Tra le pagine (76-84) troviamo esempi della sofferenza dei pazienti all’interno di un ospedale psichiatrico. I pazienti sono abbandonati in preda di un sistema arretrato; un paziente ne uccide un altro, un paziente lesbico soffre, dialoghi interiori e conflitti con se stessi, e una società che non conosce niente di misericordia se non solo di nome.

Ma nonostante la crudeltà, il dialogo tra speranza e disperazione continua. Uno dei pazienti racconta:
“Viviamo qui… questo è il nostro destino… quelli fuori dalle mura potrebbero pensare che siamo pazzi e inaffidabili, ma ora condividiamo tutti lo stesso posto.”

A pagina (84), uno dei pazienti – intellettuale, ingegnere agricolo qualificato – suggerisce un progetto di sviluppo attraverso il “sistema serra”.
Ma come al solito, lo scrittore ci lascia con un interrogativo: questo progetto verrà realizzato?
Gli iracheni accoglieranno il concetto collettivo di ottenere la giustizia e una vita dignitosa? (p. 104: “Le grandi opere cominciano con…”)

Ishtar e il conflitto esistenziale

Il romanzo documenta i conflitti psicosociali della società e Ishtar diventa la sonda delle sue profondità.
Durante uno dei suoi viaggi, assume il ruolo di un “ministro curdo” e si immerge nella ricerca di piaceri proibiti. A causa del conflitto tra desiderio e peccato, cade prigioniera della follia.

Una società che ancora condanna le donne accusandole di prostituzione e che non è in grado di comprendere l’omosessualità come un disturbo psicologico, ma piuttosto condanna senza comprensione e misericordia chi la commette, uomo o donna che sia.
A pagina 121, Nihad parla tra sé e sé:
“Io sono il maledetto, il malvagio, odiato da tutti… Nessuno mi perdona per la mia malvagità incontrollabile… Sto cercando di vendicarmi… Tutti hanno contribuito alla mia caduta verso il basso.”

Quante persone “razionali” tra noi hanno il coraggio di questa persona “pazza” di rivelare i propri sentimenti più intimi, per non cadere in comportamenti vendicativi?!

Il corpo politico logoro

Il cluster deve contenere frammenti della realtà politica dell’Iraq.
La struttura dell’Iraq, violata dall’occupazione americana, dalla corruzione settaria e dall’estremismo religioso, trasforma alcuni nell’incredulità e a non credere più in Dio, ma in coloro che commerciano nel Suo nome.

A pagina 151, i pazienti cadono vittime degli scontri tra la base americana e le milizie e i corridoi vanno a fuoco.
A pagina 117, Karim Abdullah chiede senza ambiguità:
“Chi è responsabile dell’uccisione di persone competenti? Si tratta di furti? O qualificatori politici? O cospirazioni per liquidare il Paese?”

A pagina 116, i media denunciano:
“La nostra sofferenza è diventata un bersaglio facile per i giornalisti corrispondenti delle TV satellitari, ognuno dei quali la mastica in base alla propria affiliazione politica, per fare il lavaggio del cervello alle mandrie.”

A pagina 125, un dialogo interno monitora le cause dei massacri:
“Mancanza di giustizia… L’uomo è diventato schiavo delle sue convinzioni e dei suoi capricci… Non abbiamo spazio in cui esercitare la nostra libertà… Abbiamo bisogno dell’autorità della legge, non dell’esercito o della superstizione.”

Schizofrenia grave: da ” Sto pensando” a “Sono pazzo”
A pagina 93, il pazzo chiede:
“Chi sono io? Chi siamo noi? Chi sono loro? Resteremo noi… siamo testimoni della fragilità della realtà… Eravamo destinati ad essere noi.”

Il mondo non fa distinzione tra l’ “io” e il “noi”. Piuttosto, classifica tutti secondo la logica del “noi”, del gregge.
Alle pp. 154-155, la contemplazione raggiunge il suo culmine:
“Qual è la verità della nostra esistenza? Che senso ha aderire alla moralità quando le ricompense sono uguali? Deve esistere un altro mondo in cui si realizza la giustizia… Ma chi può garantire la nostra l’esistenza?”
Lo scrittore descrive le contraddizioni umane dicendo:
“Mi rendo conto di quanto sia grande questa sofferenza… Vorrei non potermene mai liberare… Che tipo di amore per il dolore è questo?” (pag. 160-161)

In un impeto di follia, dice:
“Il corpo litiga con la coscienza… Nessuno ha potere sull’altro… Forse ciò che fa il corpo è una certa libertà, e ciò che il pensiero fa la mente è la libertà con la fede più debole.”

Finale infinito
Il romanzo non si conclude, ma rimane sospeso fino all’ultima riga.
A pagina 164, un’ultima domanda esistenziale:
“La nostra esistenza è reale? Siamo qualcosa o niente?”
Poi:
“Dobbiamo essere fedeli alla vita per poter sopportare la morte… Dobbiamo amare la morte per poter vivere la vita!”
Infine:
“La vita resterà sempre il bene supremo… Senza la morte, non sarebbe così meravigliosa e rara…”

E nelle ultime righe:
La sua mano cadde dal petto, libera, penzolante nel vuoto, mentre l’altra  saldamente stringeva ancora il bracciolo della sedia.

Una scena di chiusura che tiene noi lettori in sospeso come un “grappolo”… Siamo ancora in bilico, senza fine.

Dott. Baher Batti

Lettura in italiano di Elisa Mascia


ولا يزال العنقود يتدلى
قراءة في رواية “عنقود من الشيزوفرينيا” – للكاتب: كريم عبد الله – العراق
بقلم: د. باهر بطي، اختصاصي في الأمراض النفسية – بورتلاند، أوريغون، الولايات المتحدة .

“الكون ساعة هائلة؛ من حيث تبدأ تنتهي، ومن حيث تنتهي تبدأ، بلا انقطاع… من حرّك هذه الساعة؟”
بهذا التساؤل يفتتح كريم عبد الله روايته “عنقود من الشيزوفرينيا”، لنبدأ معه ملحمة كلكامشية حداثوية. أقول “كلكامشية” لأنها رواية تضم بين طياتها صراعات وتساؤلات كلكامش: من عشتار، التي تجتاح صورُها الرواية في أزمتها مع التفاحة، إلى الصراع مع الشرير خمبابا، ثم انكيدو الذي مات، ومواجهة حقيقة الموت، ودور الحية في مأساة البشرية مع الخلود.
وإن كان كلكامش قد وجد في النهاية تعريفًا لمعنى الحياة، فإن كريم عبد الله يصرّ على استفزاز القارئ بلغة تسيل عذوبة، بينما يشاكسه ويتركه في حيرة حتى آخر سطر.

محاور الرواية تؤكّد أنها “عنقود” حقيقي، منسوج بلغة أدبية مبدعة، محبوكة بعناية بين انتقالات المفردات والصور السردية، وبين مستويات العمق الفكري. الإبداع الأدبي لدى كريم عبد الله ينقل الصورة — عفوًا، أقصد صورًا عنقودية — بسردٍ تعبيري وشعري، يحرّك القارئ بين مشاعر الدهشة، والاشمئزاز، والاستفزاز، ومسائلةٍ تلغي الثوابت في عقل الـ”أنا” والـ”نحن”.

توثيق الواقع النفسي والاجتماعي والسياسي
الرواية تمتلك عدة مستويات. أبدأ منها بالمستوى التوثيقي، الذي يتمثل في ثلاثة محاور:

تاريخ رعاية الصحة النفسية في العراق

الواقع النفسي-الاجتماعي للفرد والمجتمع العراقي

الواقع السياسي للمرحلة الحاضرة من تاريخ العراق

وعلى مستوى أعمق، يظهر التساؤل الفلسفي الوجودي: من أنا؟ من نحن؟ وأين أنا من نحن؟ وما هي ماهية الإنسانية؟ والسؤال الخالد: ما الحياة؟ وما الموت؟

أزمة المريض النفسي
في الصفحتين (8-9) نقرأ:
“الجميع يتفقون أن هذا المكان يبدو للناظر إليه من الخارج جميلاً… أما لو دخلت إلى أعماقه فستجد اختفاء الحياة، وانطفاء السعادة، والأحلام المُجهَضة، وتتلمس بنفسك آثار القمع والاضطهاد والتسلط.”
هذا هو واقع المريض العقلي، سواء أكان “فاقدًا” أم “مستقرًا”. واقعٌ يتمثل في “الردهات المقفلة بأقفال الخوف، يتكاثر خلف أبوابها المتصدعة حزن مزمن… ضحكاتهم بكاء طويل مزمن، المستقبل كالماضي يبتسم متهكمًا على تلال الخيبات…”

ماذا يعني أن تُصاب بالفصام، وأن تقبع بلا أفراح في عمق هذا الظلام؟
ثقيل هو الأسى الواقف إلى جانبك، يرافقك حتى المثوى الأخير، حيث تحمل أحلامك الصغيرة مجاذيف عارية، ذاكرتها بلا تواريخ.

بين الصفحات (76–84) نجد أمثلة على معاناة المرضى داخل مستشفى للأمراض النفسية. مرضى يُتركون فريسة لنظام متخلف؛ مريض يقتل آخر، مريضة مثلية الجنس تُعاني، حوارات داخلية وصراعات مع الذات، ومجتمع لا يعرف من الرحمة سوى الاسم.

لكن رغم القسوة، يبقى الحوار بين الأمل واليأس مستمرًّا. تقول إحدى المريضات:
“نحن نعيش هنا… هذا قدرنا… قد يظن من هم خارج الجدران أننا مجنونات لا يُطمأن إلينا، لكننا أصبحنا نشترك جميعًا في مكانٍ واحد.”

وفي الصفحة (84)، يقترح أحد المرضى — مثقف، مهندس زراعي — مشروعًا تنمويًا عبر “نظام البيوت المحمية”.
لكن كعادة الكاتب، يتركنا في حيرة: هل سيتحقق هذا المشروع؟
هل سيتبنى العراقي المفهوم الجماعي لتحقيق العدالة والحياة الكريمة؟ (ص 104: “الأعمال الكبيرة تبدأ من…”)

عشتار والصراع الوجودي
الرواية توثق صراعات المجتمع النفس-اجتماعية، وعشتار تصبح مسبار الغور.
في إحدى رحلاتها تتقمص شخصية “وزيرة كردية” وتغوص في بحثٍ عن لذة ممنوعة. تقع أسيرة الجنون نتيجة الصراع بين الرغبة والخطيئة.

مجتمع لا يزال يُدين المرأة باتهامات العهر، ولا يستطيع فهم الشذوذ الجنسي كاضطراب نفسي، بل يُدين صاحبه، ذكرًا أو أنثى، بلا تفهم أو رحمة.
في ص 121، تناجي “نهاد” نفسها:
“أنا الملعونة الشريرة، المكروهة من الجميع… لا أحد يغفر لي شروري الخارجة عن سيطرتي… أحاول الانتقام… الجميع ساهموا في سقوطي نحو الحضيض.”

كم من “عاقل” بيننا يملك شجاعة هذه “المجنونة” في كشف دواخله، لئلا يقع في السلوك الانتقامي؟!

الجسد السياسي المهترئ
لا بد أن يحتوي العنقود حبات من واقع العراق السياسي.
جسد العراق، المنتهَك بين الاحتلال الأمريكي، والفساد الطائفي، والتطرف الديني، يُحيل البعض إلى الكفر، لا بالله، بل بمن تاجروا باسمه.

في ص 151، يقع المرضى ضحية القتال بين القاعدة الأمريكية والميليشيات، فتحترق الردهات.
وفي ص 117، يتساءل كريم عبد الله دون مواربة:
“من المسؤول عن قتل الكفاءات؟ أهي سرقات؟ أم تصفيات سياسية؟ أم مؤامرات لتصفية البلد؟”

في ص 116، يفضح الإعلام:
“آلامنا أصبحت لقمة سائغة لمراسلي الفضائيات، كلٌ يمضغها وفقًا لانتمائه السياسي، ليغسل بها عقول القطعان.”

في ص 125، حوار داخلي يرصد أسباب المذابح:
“فقدان العدالة… الإنسان أصبح عبدًا لمعتقداته ونزواته… لا نمتلك فضاءً نمارس فيه حريتنا… نحتاج سلطة للقانون، لا للعسكر أو الخرافة.”

الشيزوفرينيا الكبرى: من “أنا أفكر” إلى “أنا مجنون”
في ص 93، المجنون يتساءل:
“من أنا؟ من نحن؟ من هم؟ سنبقى نحن… نحن الشاهدون على هشاشة الواقع… لقد قُدِّر علينا أن نكون نحن.”

العالم لا يميّز “الأنا”، بل يصنّف الجميع وفق منطق “نحن” القطيع.
وفي ص 154–155، يبلغ التأمل ذروته:
“ما هي حقيقة وجودنا؟ ما الفائدة من التمسك بالأخلاق وقد تساوى الجزاء؟ لا بد من عالمٍ آخر تتحقق فيه العدالة… لكن من يضمن لنا وجوده؟”
الكاتب يرسم تناقضات الإنسان، فيقول:
“أنا أدرك مقدار هذه المعاناة… أرغب ألا أتخلص منها… أي عشق للآلام هذا؟” (ص 160-161)

في نوبة الجنون، يقول:
“يتخاصم الجسد مع الوعي… لا سلطة لأحد على الآخر… ربما ما يفعله الجسد هو بعض من الحرية، وما يقوم به الفكر حرية بأضعف الإيمان.”

نهاية غير نهائية
الرواية لا تختم، بل تتدلى حتى آخر سطر.
في ص 164، سؤال وجودي أخير:
“هل وجودنا حقيقة؟ هل نحن شيء أم لا شيء؟”
ثم:
“علينا أن نكون أوفياء للحياة حتى نتحمل الموت… علينا أن نعشق الموت حتى نعيش الحياة!”
وأخيرًا:
“ستبقى الحياة هي الخير الأعلى… فلولا الموت، لما كانت بهذه الروعة والندرة…”

وفي آخر السطور:
“سقطت يده من على صدره، حرّة، متدلية في الفضاء، بينما الأخرى لا تزال تمسك بقوة في مسند الكرسي.”

مشهد ختامي يبقينا نحن، القرّاء، معلقين مثل “العنقود”… لا نزال نتدلى، ولا نهاية.

د. باهر بطي

Per l’angolo poetico la poesia di Ahmed Miqdad

Foto cortesia di Ahmed Miqdad


“La candela del mio cuore”

Tesoro mio,
ti ho chiesto la mano, ti ho offerto un mazzo di fiori profumati e ti ho portato un anello di fidanzamento.
Ma la morte ci ha separati, frantumando i nostri cuori in pezzi: un’anima in cielo, un corpo in terra.
Il mio unico conforto è sapere che il martire può intercedere per settanta dei loro cari, e ti ho amato fino a farti diventare uno dei miei.

Tesoro mio,
volevamo iniziare il nostro viaggio d’amore,
ma gli occupanti ci hanno polverizzato il cuore e rubato i nostri sogni appena nati.
L’amore è diventato senza casa,
mentre l’odio si è insinuato in ogni angolo.
Eppure il destino è abbastanza onesto da permettere ai giusti di fuggire da questa oscurità verso un paradiso pacifico e amorevole.

Tesoro mio,
accendi una candela nel tuo cuore per guidarti fuori da questo mondo amaro. Recita gli inni di pace con fede e speranza: che la pace prevalga e il sole torni a splendere.

Tesoro mio,
ti aspetterò lì, alle porte del paradiso: tu, nel tuo lungo abito da sposa bianco,
la tua corona radiosa sul capo,
splendide rose bianche tra le mani, mentre farfalle dorate e verdi volteggiano intorno a noi.

Ahmed Miqdad
Lettura poetica in italiano a cura di Elisa Mascia




“The Candle of My Heart”

By Ahmed Miqdad
My sweetheart, I asked for your hand, offered you a bouquet of exquisite flowers, and brought you an engagement ring. But death tore us apart, shattering our hearts into pieces – a soul in heaven, a body in the earth. My only solace is knowing that the martyr may intercede for seventy of their kin, and I loved you to be one of mine.

My sweetheart, we wanted to start our journey of love, but the occupiers pulverized our hearts and stole our newborn dreams. Love became homeless, while hatred crept into every corner. Yet destiny is fair enough to let the righteous escape this darkness to a peaceful, loving heaven.

My sweetheart, ignite a candle in your heart to guide you out of this bitter world. Recite the hymns of peace with faith and hope – that peace will prevail, and the sun will shine again.

My sweetheart, I’ll be waiting for you there, at the gate of heaven – you, in your long white wedding dress, your radiant crown upon your head, beautiful, white roses in your hands, while golden and green butterflies circle around us.
Ahmed Miqdad


Ahmed Miqdad

“Το Κερί της Καρδιάς μου” Από τον Ahmed Miqdad Αγάπη μου, ζήτησα το χέρι σου, σου πρόσφερα ένα μπουκέτο από υπέροχα λουλούδια και σου έφερα ένα δαχτυλίδι αρραβώνων.
Αλλά ο θάνατος μας διέλυσε, θρυμματίζοντας τις καρδιές μας σε κομμάτια – μια ψυχή στον ουρανό, ένα σώμα στη γη.
Η μόνη μου παρηγοριά είναι να γνωρίζω ότι ο μάρτυρας μπορεί να μεσολαβήσει για εβδομήντα συγγενείς του, και σε αγαπούσα να είσαι ένας από τους δικούς μου.
Αγάπη μου, θέλαμε να ξεκινήσουμε το ταξίδι της αγάπης μας, αλλά οι κατακτητές κονιορτοποίησαν τις καρδιές μας και έκλεψαν τα νεογέννητα όνειρά μας.
Η αγάπη έμεινε άστεγη, ενώ το μίσος σέρνονταν σε κάθε γωνιά.
Κι όμως, η μοίρα είναι αρκετά δίκαιη ώστε να αφήσει τους δίκαιους να ξεφύγουν από αυτό το σκοτάδι σε έναν ειρηνικό, γεμάτο αγάπη παράδεισο.
Αγάπη μου, άναψε ένα κερί στην καρδιά σου για να σε οδηγήσει έξω από αυτόν τον πικρό κόσμο.
Απήγγειλε τους ύμνους της ειρήνης με πίστη και ελπίδα – ότι η ειρήνη θα επικρατήσει και ο ήλιος θα λάμψει ξανά.
Αγαπημένη μου, θα σε περιμένω εκεί, στην πύλη του ουρανού – εσένα, με το μακρύ λευκό νυφικό σου,
το λαμπερό σου στέμμα στο κεφάλι σου, όμορφα,
λευκά τριαντάφυλλα στα χέρια σου,
ενώ χρυσές και πράσινες πεταλούδες κυκλώνουν γύρω μας.

EVA Petropoulou Lianou
Μετάφραση στα ελληνικά

https://alessandria.today/2025/07/13/per-langolo-poetico-della-domenica-leggiamo-la-poesia-del-poeta-ahmed-miqdad-pubblicazione-di-elisa-mascia-italia/

Foto cortesia della traduttrice in greco Eva Lianou Petropoulou

Poesie della poetessa libanese Yasmin Harmouch

Foto cortesia della poetessa Yasmin HarmouchLibano


Poesia 1: Eredità del Silenzio

Le donne della mia famiglia
cuociono il silenzio nel pane –
lo mastichiamo, lo inghiottiamo,
lo lasciamo crescere nelle nostre pance
come domande che non faremo mai.

Versiamo il tè con mani tremanti,
senza mai versare il dolore,
solo zucchero e accenni di acqua di rose,
mascherando decenni di
muto silenzio.

Cosa ereditiamo
se non l’arte
di stare in silenzio in modo meraviglioso?



Poesia 2: La marea tra noi

Eri il mare,
e io – una singola pietra
che anelava alla riva
ma rotolava
a ogni sbuffo della tua voce.

Ci siamo incontrati con la bassa marea,
quando il mondo era nudo e onesto.
Ora, persino la luna
ci ha voltato le spalle,
trascinandoti più lontano.

Eppure, aspetto –
un ciottolo bagnato nella tua memoria.



Poesia 3: Scrive con la cenere

Scrive con la cenere,
non con l’inchiostro,
perché le sue parole bruciano
prima di fiorire.

Ogni lettera è un guizzo,
ogni verso una confessione
di qualcosa di perduto
prima ancora di essere vissuto.

Non piange.
Evapora.
Nel suo silenzio,
un libro che nessuno ha osato aprire.



✒️ Breve biografia (inglese):

Yasmin Harmouch è una poetessa e scrittrice libanese la cui opera esplora la memoria, il genere, il silenzio e il peso ereditato dell’identità. La sua poesia unisce bellezza lirica e verità emotiva, spesso confondendo i confini tra storia personale ed esperienza collettiva. È apparsa su piattaforme letterarie internazionali e continua a scrivere sia in arabo che in inglese. Yasmin attualmente risiede a Tripoli, in Libano.



Poem 1: Inheritance of Silence

The women in my family
bake silence into the bread—
we chew it, swallow it,
let it rise in our bellies
like questions we’ll never ask.

We pour tea with trembling hands,
never spilling the grief,
only sugar and hints of rosewater,
masking decades of
not speaking.

What do we inherit
if not the art
of being quiet beautifully?




Poem 2: Tide Between Us

You were the sea,
and I—a single stone
that longed for the shore
but rolled
with every pull of your voice.

We met in low tide,
when the world was bare and honest.
Now, even the moon
has turned her back,
dragging you farther.

Still, I wait—
a wet pebble in your memory.




Poem 3: She Writes with Ashes

She writes with ashes—
not ink—
because her words burn
before they bloom.

Every letter a flicker,
every line a confession
of something lost
before it was lived.

She does not cry.
She evaporates.
In her silence—
a book no one dared to open.




✒️ Short Bio (English):

Yasmin Harmouch is a Lebanese poet and writer whose work explores memory, gender, silence, and the inherited weight of identity. Her poetry bridges lyrical beauty and emotional truth, often blurring the boundaries between personal history and collective experience. She has appeared on international literary platforms and continues to write in both Arabic and English. Yasmin currently resides in Tripoli, Lebanon.

https://alessandria.today/2025/07/13/piacevole-lettura-poetica-di-tre-poesie-della-raffinata-ed-elegante-poetessa-libanese-yasmin-harmouch-pubblicazione-di-elisa-mascia-italia/

Poesia Cuore Angelico di Gordana Saric – Montenegro

Foto cortesia di Gordana Saric – Montenegro

CUORE ANGELICO
Dio mi ha dato il cuore di un angelo,
occhi rapiti dalle stelle scintillanti
ha infuso nella mia anima l’ampiezza del cielo
e un sorriso dal sole stesso.

Vivo sul mio pianeta di luce
lontano da conflitti e disordini senza senso,
nel regno delle parole piene d’amore
la mia casa risplende con il cuore dell’universo.

Migliaia di anni non mi basterebbero per capire
da dove provenga sulla terra il male che gli uomini commettono,
guerre insensate, divisioni incomprensibili
con ingiustizia, invidia e complotti oscuri.

Nessuno si preoccupa dei cuori che lottano per la pace
per la nobiltà e la purezza d’animo,
ciò che l’amore semina, la gelosia distrugge
mentre nebbie soffocanti si diffondono.

Solo la bontà esiste in me
e l’infinito desiderio di armonia per governare il mondo,
Bene, tutti i miei desideri e i miei aneliti
confido nel canto in cui risplende la speranza.

Diffondo canti di pace e amore in tutto il mondo
la mia voce raggiunge anime affini lontane
quindi preghiamo insieme Dio Onnipotente
perché infonda la ragione nelle menti degli illusi.

GORDANA SARIĆ
MONTENEGRO

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia

ANDJEOSKO SRCE
Bog mi je dao andjeosko srce ,
oči od zanosa zvjezdanih treptaja
u dušu mi udahnuo nebesku širinu
i osmijeh od samog sunčevoga sjaja.

Živim na mojoj svjetlosnoj planeti
daleko od bezumenih sukoba i nemira,
u carstvu riječi prepunih ljubavi
moj dom sija srcem svemira.

Hiljade godina ne bi bile dovoljne da shvatim
otkuda na zemlji zlo što ljudi čine,
besmisleni ratovi, podjele neshvatljive
uz nepravdu, zavist i spletke iz tmine.

Niko ne mari za srca što za mir se bore
za plemenitost i čistotu duše,
što ljubav posadi ljubomore i razore
dok se šire magle što guše.

U meni samo dobrota postoji
i beskrajna želja da sloga svijetom vlada,
Pa sve moje čežnje i žudnje i htijenja
povjeravam pjesmi u kojoj svijetli nada.

Pjesme mira i ljubavi svijetom pronosim
moj glas dopire do dalekih duša srodnih
pa se zajedno molimo Bogu svemoćnome
da razum udahne umovima zabludjelim.

ANGELIC HEART
God gave me the heart of an angel,
eyes from the rapture of the twinkling stars
breathed the breadth of heaven into my soul
and a smile from the sunshine itself.

I live on my light planet
far from mindless conflicts and unrest,
in the realm of words full of love
my home shines with the heart of the universe.

Thousands of years would not be enough for me to understand
whence on earth the evil that men do,
senseless wars, incomprehensible divisions
with injustice, envy and plots from the dark.

No one cares about the hearts that fight for peace
for nobility and purity of soul,
what love plants, jealousy destroys
while the suffocating mists spread.

Only goodness exists in me
and the endless desire for harmony to rule the world,
Well, all my longings and desires and desires
I trust the song in which hope shines.

I spread songs of peace and love around the world
my voice reaches distant kindred souls
so let’s pray together to almighty God
to breathe reason into the minds of the deluded.

GORDANA SARIĆ
MONTENEGRO

Dal prof Kareem Abdullah -Iraq: ” L’epopea completa della rivoluzione del silenzio”

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

L’epopea completa della rivoluzione del silenzio.


Parte prima


Vado nel tuo paradiso, mi rifugio all’ombra della nuvola di Dio – per il mio bene, spazzo via le sabbie dimenticate che le sorgenti dell’abisso hanno calpestato. Sul cartello notturno, questo silenzio è stato sospeso – e gli slogan erano donne sterili accovacciate nella scatola della prostituzione. Da qui passarono gli sconfitti, rifugiandosi nelle loro sedizioni: perfino le lanterne maledicono l’ombra delle spade. Le voci dei congiunti attorno al santuario, che asciugano con i loro vestiti le lacrime della nave del giorno, con la pioggia che lava via le cave delle tende in fiamme. Come le lance esplosive squarciarono il cielo, estatiche, scavando umiliante la sorgente dell’Eufrate, mentre la barbarie si risveglia per dividere il bottino? Gli occhi della gloria furono incrinati dalle fruste dei serpenti, e dietro la storia ci sono coloro che appendono le loro spade, trafiggono le cupole e le contaminano con il fumo della sedizione. Il fiume vibrava coperto dalle corna delle barbe delle leggi, e le falci dei loro colli erano alzate, illuminando con la lampada i volti dei passanti, spargendo cenere. Che cosa fa questa testa quando il tempo scade? Chi ordinò di recidere le vene del cielo? E i pagliacci con la loro vita glorificavano le sbarre…?! Mentre i soldati trascinano la loro sconfitta, i petti sanguinanti per le mani mozzate appesantite dalle catene che trascinano la luce dei campi. La sfocatura spezzata sui bastoni dei sultani, il rumore dei denti pronti dietro la tenda, che rosicchiavano l’argilla rossa che scuoteva le coppe delle corone. Chi ha dato il permesso ai cavalli di calpestare i santuari dell’amore? E le truppe di rubini purificati che si sono smarrite, come le perle dei cani ambulanti, vagando attorno al cammello?! Chi curerà la pazienza infantile quando le frecce vengono scagliate contro, uccidendo il tremore del petto e le strade si restringono tristemente con canti smorzati?! Le folle  hanno aperto una porta all’alba nell’oscurità della notte: un turchese che gocciolava tenero da loro desiderando il sangue.


Parte seconda

E voi, cavalli ammassati nel profondo del lutto, preparatevi e macchiate l’angolo del giorno con il dolore del sangue versato sulle palpebre del cielo. Queste croci cavalcano le selle del desiderio. Si svegliano al ritorno della dispersione e raccolgono ciò che la gioia delle spade piange. Le donne in lutto dietro i confini della notte, sono state agitate da una freccia ubriaca. Le bandiere brindano, il loro pane annegato nel dolore, e sui bastoni si levano eterni lamenti schiacciati dalla macina, mentre l’umiliazione della sconfitta si estende tra la sete del fiume e il corpo della terra. Quale delle canzoni cavalca il battito del vento? E le folle si accalcano attorno ai capelli grigi del mattino, raccogliendo il vigore della santificazione?! Sui tronchi dell’Eufrate, i rami delle palme piangono con il loro antico dolore. Il deserto avanza strisciando, curvo e spezzato, portando con sé le offerte di coloro che emergono dalle sue crepe. Le stelle cadono, le loro viscere corrono, la più pesante delle quali è il terremoto di un sogno che ha agitato l’ascesa del declino, e davanti a loro cadono tutte le maschere della storia. Fiorisci, o sangue sparso, a te corrono le lance e disperdi il volto dei malvagi con una manciata di spighe (che portano frutto in ogni tempo). Il corpo è lucente, avvolto nella pietà dell’amore, le membra tremano per lui, i suoi pensieri sono scossi dal sibilo e nei suoi stendardi si spalancano gli occhi della siccità. La riverenza si rilassa da sola sotto il trono di spade, vagando nel suo regno, allontanando il tremore della bara, e i tamburi del fiume sono annegati nel polso del pudore. La sua coppa è agitata, tintinna nei palazzi delle storie come ceneri, e la voce del corpo risuona nel collo del fantasma della ghigliottina. Il linguaggio di Dio penetra nel flusso delle catene e si risveglia nei salmi della morte, nei rami dei fulmini e nei lamenti, sbranando i cavalli delle tenebre… piangono lacerati



Terza parte


Scomparve dietro la tristezza delle sabbie annegate nelle onde del dolore – e l’ombra del santuario della perdita si nasconde senza ali, estinguendosi. Il rumore delle lance lasciato dietro di sé dal tremolio del sole, la finestra dei ricordi che si affaccia sull’orizzonte e le sacche della partenza riempite con le corde dell’abisso. I pensieri si espandevano nel loro pozzo stagnante, facendo maturare le teste dei diavoli sopra l’ importanza delle parole. Rapidamente schiumarono e perforarono il silenzio dell’usignolo. I cammelli snelli trasportano l’ondeggiare  delle tende, navi che navigano nell’oscurità dei luoghi di sepoltura delle lacrime. La strada è assentata di braci che riempiono le foreste ardenti, portando sulle loro lance la stirpe della conquista, nude, sono le lune che ospitano le stelle. Vaga nella notte, con il respiro affannoso, il suo segreto è inciso su un muro intagliato con le corde delle città, circondato dal carbone sul muro, che disegna la perdita. Nel suo fazzoletto c’era raccolto il profumo dei sogni e, nell’assemblea divertita, si rivelò la sua voce, rombante come un tuono appoggiato sulle rive della memoria. Sono rinnegati con sogni di ignoranza, i loro volti sono sconosciuti, guardando i fiori appassiti, stanchi per una sanguinosa dipartita nelle immagini. Confusa, come un serpente che striscia, e adorna di tragedia, un orizzonte di sventura che cuce il giorno, e lei continua a pugnalare nella tristezza della sua prigione. E se fosse assediato dalla perdita di un altare che lo manda in frantumi, e da un improvviso attacco a coltellate contro una carovana che annunciava la sua eclissi?! È come se l’Eufrate fosse il sangue degli occhi quando singhiozza e supplica, riparando la linfa delle mani, e scava una tomba nella quale saltano i pipistrelli. Il profumo delle spezie attira l’anima, la tristezza risplende stranamente sotto il terreno, e i cortei funebri rinnovano la loro melodia incrinata.
Kareem Abdullah -Iraq

Lettura in italiano di Elisa Mascia, poetessa-scrittrice



الملحمة الكاملة لـ ثورة الصمت
✦ الجزء الأول
في جنتِك ذاهبٌ، أستظلُّ بغيمةِ الله ـــ أُجلي رمالًا منسيّةً وطأتها سنابكُ الهاوية. على يافطةِ الليلِ أعلّق هذا الصمت ـــ والشعاراتُ العواقرُ تتقرفصُ في خانةِ الدعارة. مِن هنا مرَّ المهزومون، يحتمون بفتنهم ـــ حتى الفوانيس تلعنُ ظلَّ السيوف. أصواتُ الثكالى حولَ المزار، يُجفّفنَ بثيابهنَّ دموعَ سفينةِ النهار، بمطرٍ يغسلُ محاجرَ حرقةِ الخيام. كيفَ تناهشتْ رماحٌ مفخخةٌ كبدَ السماء، جذلى تفقأُ عينَ الفرات مُهانةً إذ الهمجيةُ تستيقظُ، تستقسمُ الفيءَ؟ تصدّعتْ عيونُ المجدِ بسياطِ الأفاعي، وخلفَ التاريخ هناك من يُعلّقُ سيفه، يُثقبُ القِباب، يلوّثها بدخانِ الفتنة. تطيّنَ النهرُ بأبواقِ لحى الشرائع، ورُفِعتْ مناجلُ رقابِها تحشُ مصباحًا على واجهاتِ العابرين، ترشُّ الرماد. ماذا يفعلُ هذا الرأسُ حينَ يعتلي الزمن؟ مَن أمرَ بقطعِ أوداجِ السماء؟ والمهرّجون بمخاصرهم مجّدوا الحانات…؟! بينما يجرُّ الجنودُ هزيمتَهم، الصدورُ تُدميها كفوفٌ مقطوعةٌ يُثقلها سلاسلُ تسحبُ ضوءَ الحقول. الغبشُ المكسورُ على أعوادِ السلاطين، جعجعةُ أسنّةٍ متأهبةٍ خلفَ الستار، تقضمُ طينةً حمراءَ رجْرَجَتْ كؤوسَ التيجان. من أَذِنَ للخيولِ أن تطأ مراقدَ العشق؟ وأفواجٌ غوتْ ياقوتةً مطهّرة، كجمهرةِ كلابِ الحوأب، هائمةً حول الجمل؟! من يُرضعُ الصبرَ الرضيعَ حين تراشقتْ سهامٌ تذبحُ ارتعاشةَ الثدي، والطرقاتُ تضيقُ محزونةً بشدوٍ مكتوم؟! زُمَرٌ فتحوا في ظلامِ الليلِ بابًا للفجر ـــ يندلقُ منهم فيروزٌ يحنو على الدم.

✦ الجزء الثاني
وأنتِ، أيتها الخيولُ المحتشدةُ في خلجاتِ الفجيعة، تهيّئي، ولطّخي ناصيةَ النهارِ بوجعِ الدمِ المسفوكِ في جفونِ السماء. فهذه الصلبانُ تركبُ سروجَ الاشتهاء، أفيقي على رجعِ الشتات، ولمّلمي ما ترثيه بهجةُ السيوف. فالنائحاتُ خلفَ حدودِ الليل، هيّجهنَّ سهمٌ ثمل. البيارقُ تشربُ نخبَها الغارقَ بالأَسى، وعلى الأعوادِ نواحٌ سرمديٌّ تسحقهُ الرحى، بينما ذُلُّ الهزيمة يمتدُّ ما بينَ ظمأِ النهرِ وجسدِ الأرض. أيُّ المواويلِ تمتطي نبضَ الريح؟ وأفواجٌ تتزاحمُ حولَ شيبةِ الضحى، حاصدةً عنفوانَ التقديس؟! على جذوعِ الفرات، تتحنّى العراجينُ بحزنها العتيق. تزحفُ الصحراءُ حدباءَ مكسورة، لها تحملُ قرابينَ الخارجينَ من شقوقها. تُساقِطُ النجومُ أحشاءَها هرولةً، أثقلها زلزلةُ حلمٍ حرّك معراجَ الأفول، وقدّامها تتساقطُ كلُّ أقنعةِ التاريخ. ازدهرْ، أيّها الدمُ الشَّذَر، إليكَ تركضُ الحِراب، وأرشقْ وجهَ الغيّ بحفنةِ سنابلَ (تؤتي أُكلها في كل حين). برّاقٌ هو الجسدُ، ملفوفًا بورعِ العشقِ، تهتزُّ لهُ الفرائصُ، بأضغاثِها يُهدّها الفحيح، وفي راياتهِ تنفلقُ عيونُ القحط. يرتخي الخشوعُ وحيدًا تحتَ عرشِ السيوف، هائمًا في ملكوتهِ، ينزعُ ارتجافَ النعش، ودفوفُ النهرِ غارقةٌ بنبضِ الحياء. مهتاجٌ كأسُه، يجلجلُ في قصورِ تواريخَ كالرماد، وصوتُ الجسدِ يرنُّ في رقابِ شبحِ المقاصل. لغةُ الله تشقُّ طوفانَ القيود، وتستفيقُ في مزاميرِ الاحتضار، أغصانُ البروق، فتنوحُ مُمزّقةً خيولَ الظلام…

البروق، فتنوحُ مُمزّقةً خيولَ الظلام…

✦ الجزء الثالث
توارتْ خلفَ حزنِ رمالٍ غارقةٍ بأمواجِ الأسى ـــ وظلُّ مزارِ الفقدِ يتخفّى بلا أجنحةٍ، ينطفئ. ضجيجُ الحِرابِ خلّفَ رفيفَ الشمسِ، ونافذةُ الذكرياتِ تطلُّ على الأفق، وحقائبُ الرحيلِ مملوءةٌ بحبالِ الهاوية. الأفكارُ تمدّدتْ في بئرها الآسن، أينعتْ رؤوسًا للشياطين فوقَ هامةِ الكلمات، أسرعتْ تُرغي وتثقبُ صمتَ العسعس. النياقُ الضامراتُ يحملنَ تلويحَ الخيام ـــ سفنٌ تُبحرُ في دياجيرِ مدافنِ الدموع. الطريقُ ظمأُ جمراتٍ تحشُّ غاباتِ الاشتعال، تحملُ على أسنّتها سُلالةَ الفتح، عاريةً، هي الأقمارُ تؤوي النجوم. تتيهُ بليلٍ معصوبِ الشهيق، ينحتُ سرَّها سورٌ محفورٌ بحبلِ المدائن، يُسوّرها فحمٌ على الحائطِ يرسمُ ضياعًا. في منديلِها عبقُ الأحلام، تكوّمتْ، وفي مجلسِ اللهوِ تكشّفَ صوتُها، يزمجرُ رعدًا يتكئُ على ضفافِ الذاكرة. مرتدّون بأحلامِ الجهالةِ يتعنكبون، مجهولةٌ هي الوجوه، تتفرّسُ أزهارًا ذابلةً أتعبها رحيلٌ مدمّى بالصور. حيرى، وأفعى تزحفُ، وبالفجيعةِ تتزيّن، أفقٌ من الشؤمِ يخيطُ النهار، ولمّا تزل طاعنةً في حزنِ محبسها. وماذا وقد حاصرَها ضياعُ مذبحٍ بهِ تتشظّى ـــ وطعنٌ يُباغتُ قافلةً أعلنتْ خسوفَها؟! كأنَّ الفراتَ دمُ الأحداقِ حينَ ينشجُ، وفاضَ يستجدي، يُرمّمُ نسغَ الكفوف، ينبشُ قبرًا تتقافزُ فيه الوطاويط. رائحةُ الأطيابِ تسحبُ الروحَ، يلمعُ الحزنُ غريبًا تحتَ الثرى، فتُجدّدُ لحنَها المُشقّق مواكبُ العزاء.

Kareem Abdullah -Iraq

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Amal Zakaria

Foto cortesia di Amal Zakaria -Algeria

La mia dimora eterna nella tua ombra
Poeta: Amal Zakaria – Algeria

Nonostante la passione ardente,
la tua ombra la estingue.
Tu neghi le lacrime dell’amore,
e hai trovato refrigerio nel brivido delle mie spalle?
Sul trono dei miei sentimenti,
hai organizzato un carnevale per le bambole.

I miei eserciti sono stati domati
sulla terra sacra,
e i loro zoccoli si sono riposati.

Le stagioni dell’abbandono sono tue,
e ho i miei campi sterili
nelle foreste delle mie visioni,
Un acquazzone
non reciso dalle spade del silenzio.

Credo nella generazione delle nonne,
Spogliate dal velo dell’ invisibilità.
Una pietra dell’amato, una mela,
e il tuo cammello,
il tuo corpo trema
come la rugiada
scivola sul marmo.

E il prossimo passo?
O Signore dell’Anima?
Nei libri dei valori e dell’umanità,
se hai fatto l’amore con il fiore
E tutte le rose?
Versa la tua linfa,
e sorseggia il nettare
nella misura più estrema.

Non senti più l’odore
Inoculare la mia rabbia
Le tue foto e le tue farfalle
copertine di fumetti di cartone pallido

Nelle stazioni dell’amore
I versi dell’anima sorgono
nella Surat Al-Wujud

Vai
E se ne andò

La chiave della tua virilità
intrappolata nella mia coppa di femminilità
Me ne sono dimenticata una notte da ubriaca

Decoro la notte del desiderio
nella nebulosa della nostalgia
costole ululate
le memorie lo suonano
Sinfonia di Anas
nonostante gli odori dell’assenza

Oh,
usignolo dei sogni
porta le tue dita morbide
anche sul mio petto

L’amore è fuoco e pioggia
dammi da bere
quando la pelle dell’attesa brucia
Oh, brezza dell’anima
la vita è passata
in primavera e in autunno

I seni delle nuvole sono in lutto
I figli dell’amore
cantano il candore del tuo mento
Dai
con la maturità del tuo cuore
e la notte dell’errore fu squarciata
con il coltello della verità

L’amore è una convinzione
non c’è preghiera in esso
senza un cuore umile
per la poesia della Vergine

Ti ho preparato un tappeto di seta
e un rosario
sul collo degli amanti
che i nostri nomi siano santificati
nel corso degli anni


Vieni qui
per amarti di più.

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia






سكني أبدي بظلك

آمال زكريا

رغم اتقاد العشق
يطفئه ظلك
تنكر لدمع الهوى
وانتعشتَ لرعشة اكتافي؟
وعلى عرش مشاعري
اقمت كرنفالا للدمى

تهذبت جيوشي
بأرض الحرم
ونامت حوافرها

لك مواسم الهجر
ولي الحقول الغاثية
في غابات رؤاي
هطول
لم تقطعه سيوف الصمت

اؤمن بجيل الجدات
العاري من حجاب التخفي
حجرة من الحبيب تفاحة
وابلك
يرتعش له الجسد
كالندى
ينزلق على الرخام

ماذا بعد
يا سيد الروح؟
بدفاتر القيم والانسانية
ان ضاجعت الزهر
وكل الورد؟
اسكب نسغك
وارتشف الرحيق
لأبعد مدى

ما عادت ريحك
تلقح غضبي
صورك والفراشات
اغلفة كارتونية
باهتة

في مقامات العشق
تسمو آيات الروح
بسورة الوجود

اذهب
وغادر

مفتاح رجولتك
عالق بكأس انوثتي
نسيته ذات ليلة ثمالة

ازين ليل الاشتياق
بسدم الحنين
عويل الاضلع
تعزفه الذكريات
سيمفونية انس
رغم انوف الغياب

يا كروان الاحلام
هاتِ اصابعك الناعمة
ورتلي
على كمان صدري

العشق نار ومطر
فاسقيني
حين يحترق جلد الانتظار
ويا نسيم الروح
انقضى العمر
في رحيل وخريف

نهود الغيم ثكلى
اطفال الحب
يناغون بياض ذقنك
فتعال
بنضج قلبك
ومزق ليل الضلال
بسكين الحقيقة

العشق عقيدة
لا صلاة فيها
بدون قلب خاشع
للقصيدة العذراء

هيأت لك سجادة من حرير
ومسبحة
في عنق العاشقين
تقدس اسمينا
على مر السنين

تعال
لأحبك أكثر

My Eternal Dwelling in Your Shadow
Poet: Amal Zakaria – Algeria

Despite the blazing passion,
Your shadow extinguishes it.
You deny the tears of love,
And did you find refreshment in the shiver of my shoulders?
On the throne of my feelings,
You held a carnival for the dolls.

My armies have been tamed
On the sacred land,
And their hooves have rested.

You have your seasons of separation,
And I have my barren fields
In the forests of my visions,
A downpour
Not severed by the swords of silence.

I believe in the generation of grandmothers,
Bare of the veil of hiding.
A stone from the beloved, an apple,
And your camel,
Trembles the body,
Like dew
Slipping on marble.

What now,
O Lord of the Soul?
In the notebooks of values and humanity,
If you have made love with the flower
And every rose,
Pour your sap,
And sip the nectar
To the farthest extent.

Your wind no longer
Pollinates my ange

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La poesia:”La mia dimora eterna nella tua ombra” della poetessa Amal Zakaria – Algeria, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

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