Donia Sahib-Iraq : La House of Oud di Baghdad accoglie la delegazione internazionale dell’INTERPOL in un’atmosfera di autentico patrimonio musicale .

Foto cortesia La House of Oud di Baghdad accoglie la delegazione internazionale dell’INTERPOL

La House of Oud di Baghdad accoglie la delegazione internazionale dell’INTERPOL in un’atmosfera di autentico patrimonio musicale
Di Donia Ali Sahib – Iraq

La House of Oud di Baghdad ha accolto una delegazione di alto livello dell’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale (INTERPOL) durante una visita ufficiale volta a esplorare una delle più importanti istituzioni culturali e artistiche irachene e a conoscere il suo ruolo pionieristico nel far rivivere il patrimonio musicale iracheno e nel promuovere la cultura della pace attraverso le arti.

Durante la visita, i professori e gli studenti della House of Oud hanno presentato una selezione di brani musicali che riflettevano la bellezza e la ricchezza della musica irachena e la sua radicata autenticità. La loro esibizione ha affascinato i membri della delegazione, che hanno espresso ammirazione e apprezzamento per l’eccezionale livello di maestria musicale e per la profonda eredità culturale e artistica che Baghdad continua a preservare.

La delegazione dell’INTERPOL ha affermato che la musica irachena funge da ponte di civiltà che collega le nazioni e incarna la profondità dell’identità culturale irachena, nonché la creatività del suo popolo nell’esprimere i valori universali di bellezza e umanità.

The House of Oud Baghdad Welcomes the International INTERPOL Delegation in an Atmosphere of Authentic Musical Heritage
By Donia Ali Sahib – Iraq

The House of Oud in Baghdad welcomed a high-level delegation from the International Criminal Police Organization (INTERPOL) during an official visit aimed at exploring one of Iraq’s most prominent cultural and artistic institutions and learning about its pioneering role in reviving Iraqi musical heritage and promoting the culture of peace through the arts.

During the visit, the professors and students of the House of Oud presented a selection of musical pieces that reflected the beauty and richness of Iraqi music and its deep-rooted authenticity. Their performance captivated the members of the delegation, who expressed their admiration and appreciation for the exceptional level of musicianship and the profound cultural and artistic legacy that Baghdad continues to preserve.

The INTERPOL delegation affirmed that Iraqi music serves as a civilizational bridge connecting nations and embodies the depth of Iraq’s cultural identity, as well as the creativity of its people in expressing the universal values of beauty and humanity.


بيت العود بغداد يستقبل وفد الإنتربول الدولي في أجواء موسيقية مفعمة بالأصالة
دنيا علي صاحب – العراق

استقبل بيت العود بغداد وفداً رفيع المستوى من منظمة الإنتربول الدولية، في زيارة رسمية تهدف إلى التعرف على أحد أبرز الصروح الثقافية والفنية في العراق، والاطلاع على دوره الريادي في إحياء التراث الموسيقي العراقي ونشر ثقافة السلام عبر الفنون.

وخلال الزيارة، قدّم أساتذة وطلبة بيت العود باقة من المقطوعات الموسيقية التي عكست جمال الموسيقى العراقية وثراءها الفني والأصالة التي تمتاز بها، ما أثار إعجاب واستحسان أعضاء الوفد الذين عبّروا عن انبهارهم بالمستوى الرفيع للعزف والأداء، وبغنى الإرث الثقافي والفني الذي تحتضنه بغداد.

وأكد وفد الإنتربول أن الموسيقى العراقية تشكل جسراً حضارياً للتواصل بين الشعوب، وتجسّد عمق الهوية الثقافية للعراق وإبداع أبنائه في التعبير عن قيم الجمال والإنسانية.

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Donia Sahib-Iraq: La House of Oud di Baghdad accoglie la delegazione internazionale dell’INTERPOL in un’atmosfera di autentico patrimonio musicale, pubblicazione di Elisa Mascia – Italia

Poesia della poetessa Enaam Al-Hamdani

Foto cortesia di Enaam Al-Hamdani

Quando l’Esistenza Ascolta Se Stessa

E se il mondo chiudesse la bocca per un attimo
e il desiderio di parlare si spegnesse negli occhi?
Se l’aria tornasse al suo respiro di prima
e ogni cosa sussurrasse nel suo linguaggio segreto
il linguaggio della pre-creazione… del pre-suono.

Ascoltare non è un orecchio che ascolta, ma piuttosto un essere che si abbandona al vuoto.
È diventare trasparente affinché le cose possano attraversarti
Per sentire ciò che non è detto, per toccare ciò che non è visto.
Più ascolti, più i tuoi confini si sciolgono
E tu diventi l’eco, e l’eco diventa te.

Nell’ascolto, le anime si alleggeriscono del loro fardello
E l’uomo ritorna alla sua forma originale
Al punto in cui non ha scelto di essere… ma piuttosto era.

Il silenzio non è assenza.
È presenza assoluta.
Uno specchio in cui l’esistenza vede il suo volto senza maschere.

Quando l’esistenza ascolta se stessa,
la Verità si forma nel grembo dell’ombra. E l’uomo rinasce.
Non per dire, ma per essere.

Buongiorno a coloro che vedono il mattino come spirito ed esistenza.

Enaam Al-Hamdani
12 ottobre 2025

حين يصغي الوجود إلى نفسه

ماذا لو أغلق العالمُ فمه لحظة
وانطفأت في العيونِ رغبةُ القول؟
لو عاد الهواءُ إلى نَفَسه الأول
وصار كلُّ شيءٍ يهمس بلغته السرّية
لغةِ ما قبل الخلق… ما قبل الصوت.

الإصغاءُ ليس أُذنًا تُنصت بل كينونةٌ تُسلمُ نفسها للفراغ.
هو أن تصير شفّافًا حتى تعبرك الأشياء
أن تسمع ما لا يُقال أن تلمس ما لا يُرى.
كلّما أنصتَّ أكثر، ذابَتْ حدودك
وصرتَ أنتَ الصدى وصار الصدى أنتَ.

في الإصغاء، تتخفّف الأرواح من ثِقلها
ويعود الإنسان إلى طينته الأولى
إلى النقطة التي لم يختر فيها أن يكون… بل كان.

الصمتُ ليس غيابًا
إنه حضورٌ مطلق
مرآةٌ يرى الوجودُ فيها وجهَه دون أقنعة

حين يصغي الوجود إلى نفسه
تتكوّر الحقيقة في رحم الظلّ
ويُولد الإنسان من جديد
لا ليقول، بل ليكون

صباح الخير لمن يرون الصباح روحا ووجود

إنعام الحمداني
2025/10/12

Incontro: ACCADEMIA FARSALA – GRECIACONVEGNO INTERNAZIONALE a cura di Joan Josep Barcelo e Alessio Arena, “SCENE VIVE. TRADIZIONE E RICEZIONE DEL TEATRO GRECO”.

Foto della locandina dell’evento “SCENE VIVE. TRADIZIONE E RICEZIONE DEL TEATRO GRECO”

ΑΚΑΔΗΜΙΑ ΦΑΡΣΑΛΩΝ – ΕΛΛΑΔΑ / ACADEMY FARSALA – GREECE / ACCADEMIA FARSALA – GRECIA
CONVEGNO INTERNAZIONALE a cura di Joan Josep Barcelo e Alessio Arena, “SCENE VIVE. TRADIZIONE E RICEZIONE DEL TEATRO GRECO”.
Villa Cuturi – Marina di Massa (MS) – Lungomare Amerigo Vespucci 24 – Sabato 18 ottobre 2025 – ore 17:30.
PRESENTAZIONE E CONDUZIONE
■ Rosaria Bonotti (Professoressa e promotrice culturale)
SALUTI ISTITUZIONALI:
■ Giacomo Bugliani (Consigliere Regionale della Regione Toscana)
■ Yannis Fikas (Presidente dell’Accademia Farsala – Grecia)
INTERVENTI:
■ Paolo Puppa (Università Ca’ Foscari di Venezia)
“Del tragico oggi, da qualche parte”
■ Anna Maria Monteverdi (Universsità degli Studi di Milano)
“Maschera e Skenè dal teatro greco alla contemporaneità tecnologica”
■ Alessio Arena (Universidad Nacional de Rosario – Argentina)
“Echi del teatro comico greco nel teatro e nel cinema contemporanei”
■ Joan Josep Barcelo (Comitato Consultivo dell’Accademia Farsala)
“Influenza della cultura classica greco-latina sul teatro e la letteratura contemporanei”
■ Filippo Papa (Performance)
“Prosopon – La maschera e l’anima”
CON IL PATROCINIO DI:
■ Regione Toscana
■ Comune di Massa
■ Departamento de Italianística dell’Universidad Nacional de Rosario (Argentina)
■ Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano
■ “Arts, Médias, Exils” dell’I.R.C.A.V. dell’Université Sorbonne Nouvelle (Francia)
■ Premio Letterario Sandomenichino
https://academyfarsala.gr/

Elisa Mascia e Pietro La Barbera intervistano Luis Gilberto Caraballo durante il programma bilingue italiano-spagnolo Alla ricerca della vera bellezza

Foto screenshot dell’ inizio del programma Alla ricerca della vera bellezza

Luis Gilberto Caraballo è un poeta e artista visivo con oltre quarant’anni di esperienza. Tra le sue raccolte di poesie pubblicate figurano Incontri con il Sud (Venezuela, 2007), L’albero delle case vuote (Spagna, 2008), I sentieri del tempo (Spagna, 2009), Poesie di numeri e serie infinite (Portogallo, 2012), Arpa invisibile (Letras Salvajes, Porto Rico, 2020); È tempo di tornare: scorci di un ritorno (Del Sur a Sur Editores, Spagna, 2021) e La grotta dell’Ávila (Letras Salvajes, 2021). Il suo libro Nuvole di notte è stato pubblicato nel febbraio 2022. I suoi libri Rafagas e Poesie, Frammenti e Mari di una poesia sono stati pubblicati in Venezuela alla fine dello stesso anno. Quest’anno (2025) ha pubblicato il suo libro “Illuminazioni di una tela” per la casa editrice spagnola De Sur a Sur. Luis Gilberto ha circa altri 35 libri inediti, tra cui libri di prosa poetica, poesie in versi liberi e libri di aforismi.

Domande

Domanda 1: In quasi quarant’anni di scrittura, la tua poesia ha attraversato paesi, lingue e paesaggi interiori. In che modo il “Sud” dei tuoi Incontri con il Sud continua a vivere -o a trasformarsi- nella tua voce poetica di oggi?
Il mio rapporto con il Sud ha segnato un punto di svolta nella mia carriera. Per più di quindici anni ho scritto e dipinto in silenzio, senza esposizione pubblica. Fu attraverso gli Incontri con il Sud -festival, congressi, viaggi poetici- che iniziò un’apertura più formale, una mostra che non solo mostrò il mio lavoro, ma lo trasformò.
Il Sud mi ha offerto voci viventi, ritmi, inquietudini, musicalità. Mi sono imbattuto in una letteratura profondamente significativa, con peso culturale e trascendente. Dalla terra di Neruda e Gabriela Mistral -Monte Grande, Isla Negra, Santiago del Cile- a Buenos Aires, dove tanti scrittori hanno accolto la mia poesia: Graciela Wencenblat, Alfredo Palacios, Alicia Greenban, Emilce Struchi, Rolando Rebagliati, Roberto Glorioso, Papa e figlio Siber, tra gli altri. Furono incontri che ampliarono il mio universo poetico.
Ho scoperto dal vivo la poesia d’avanguardia: Neruda, Mistral, Juarroz, Olga Orozco, Alejandra Pizarnik. Non solo per la sua qualità letteraria, ma per l’esperienza di aver assaggiato la sua essenza nel territorio, nella voce, nella musica. Il tango, la parola, la città come poesia.
Anche a Loja, Ecuador, ho vissuto incontri con poeti attuali di alto impatto, Benjamin Carrion, Jorge Carrera Andrade,. Lì, la città stessa rende omaggio allo scrittore: monumenti, spazi, memoria viva. Questa riverenza per la letteratura mi ha toccato profondamente.
Il Sud è ancora vivo nella mia voce poetica. Non come ricordo, ma come pulsazione, la sua musica la sua anima. Come una costellazione di universi che si sono intrecciati con il mio e lo hanno ampliato. Ogni incontro è stato un viaggio, e oggi quei viaggi continuano a germogliare in ogni verso

Domanda 2: La Dott.ssa Diana Guemárez-Cruz ha definito la tua poesia come “la musica silenziosa, la solitudine sonora: la poesia dell’ineffabile”. Ti riconosci in questa idea della poesia come linguaggio dell’inafferrabile? Che rapporto c’è per te tra il silenzio e la parola?
Questa definizione, che riprende versi di San Giovanni della Croce, mi è profondamente affine. Non solo per la sua bellezza mistica, ma perché esprime con precisione ciò che ho cercato nella mia scrittura: una poesia che osa sfiorare l’inafferrabile, cosa che non si può dire con le forme convenzionali del linguaggio.
Nel mio lavoro, cerco di rompere la sintassi tradizionale -come fece San Giovanni della Croce- per aprire spazio alla poesia pura, alla matematica pura, alla musicalità pura. Quella rottura non è caos, è architettura rhizomatica: un’illazione di immagini, sinestesie e metafore che non cercano significati univoci, ma immagini multiple- un nuovo universo poetico.
Il silenzio, in quel contesto, non è vuoto: è matrice luogo fertile. È il luogo dove la parola si fa nascere. La parola poetica, per me, deve preservare quel luogo originale del silenzio, quella musica silenziosa che non si sente ma si sente. Per questo lavoro dal vacionismo, dalla polivalenza, dalle strutture che permettono al poema di respirare, di non chiudersi, che invitano ad essere abitato da diverse angolazioni.

Domanda 3: Molte delle tue opere portano titoli che evocano il tempo, l’assenza e il ritorno -Le strade del tempo, È tempo di tornare, La grotta dell’Avila. Qual è per te la funzione del tempo nella poesia: un nemico da sfidare, un compagno di viaggio o una forma di rivelazione?
Il tempo ha una funzione essenziale nella mia poesia. Non lo vedo come una linea cronologica, ma come una manifestazione di musicalità, di diversità, di polivalenza. Nella mia scrittura, l’atemporalità è un reticolo che permette di rompere strutture rigide e accendere altri sensi, altre forme di comunicazione che abitano la coscienza del lettore, che divengono da uno spazio ulteriore che ho concepito come vacionismo e che si nutrono di questi altri sensi, dell’inconscio e atterrano nel poema , nella coscienza illuminata dello scrittore.
Se mi viene proposto il tempo come qualcosa che devo strutturare rigidamente all’interno dell’asse poetico, potrei considerarlo un nemico. Ma questo conflitto l’ho risolto attraverso una comunicazione profonda con la temporalità, intesa non come misura, ma come risonanza.
Per me il tempo è sia un compagno di viaggio che una forma di rivelazione. Attraverso l’atemporalità -quella manifestazione del tempo infinito- sono riuscito a connettermi con la musica interiore del poema, con quello spazio che ho chiamato vacionismo: una risonanza poetica almatica che trascende il letterale e permette al poema di diventare esperienza.

Domanda 4: Come artista visivo e poeta, la tua creazione si muove tra immagine e parola. Quando scrivi, pensi con gli occhi o con il ritmo? Quando una visione diventa poesia?
È una domanda molto interessante, perché rivela una dualità che mi abita. La connessione con la creazione mi arriva sia dall’immagine che dall’immanenza, indipendentemente dal fatto che chiuda gli occhi o no. In entrambi i casi, quella connessione mi porta musica pura, poesia pura, una serie di sensi che provengono da un’altra epoca: una miscela polivalente di capacità cognitive silenziose che si attivano nel processo creativo.
Queste capacità sono incorporate sia attraverso la musicalità, il ritmo, che l’immagine. Per questo i miei quadri sono versati di quella musicalità dell’alterità, e la mia poesia è avvertita di quella sonorità dell’inafferrabile, di quella poesia pura che vibra in molteplici significati e significati.
Quando una visione diventa poesia? Nell’istante in cui riesco a connettermi con l’altro e, attraverso un processo che si dà in me in modo naturale -anche se mi ci sono voluti anni per svilupparlo-, riesco a plasmarlo in una poesia rizomatica, multisensoriale, polivalente. È una forma di creazione che mi accompagna nel mio divenire quotidiano, come una risonanza costante tra il visibile e l’invisibile.

Domanda 5: L’arpa invisibile e i Celajes de noche sembrano evocare una dimensione sonora e cosmica. C’è qualche musica che guida la tua scrittura? Qual è la relazione tra il suono e il mistero nel tuo lavoro?
Sì, c’è sicuramente una musica che guida la mia scrittura. È la musica dell’inafferrabile, quella che segna il ritmo interno del poema, quella che non si sente ma si sente. Quella dimensione sonora -che ho identificato molto bene- è profondamente connessa con ciò che io chiamo otredad: uno spazio percettivo dove si intrecciano musicalità, mistero e universi poetici.
Ho avuto la fortuna di sviluppare la musica molto presto. Ho studiato quattro, Vandolina, tromba, trombone, e suonato in banda per diversi anni. Ho anche imparato a ballare da bambino, il che mi ha dato una coscienza ritmica che porto sempre con me. Le partiture, il ritmo, la musicalità sono parte della mia struttura interna, e questo si filtra naturalmente nella mia scrittura.
Il rapporto tra suono e mistero nel mio lavoro è totale. Il corpus poetico che sviluppo è versato di musica pura, poesia pura, matematica pura. È un universo che si manifesta attraverso polifonie, polivalenze rizomatiche, strutture che non cercano di spiegare, ma di creare una poesia pura il più vicino al vuoto. Questa sonorità dell’inafferrabile è quella che mi ha accompagnato nella creazione di più di quaranta libri, ed è ancora il polso che sostiene il mio universo poetico.

Domanda 6: Hai pubblicato in Venezuela, Spagna, Portogallo e Porto Rico. Come cambia la tua voce poetica quando parli con culture diverse, e cosa rimane immutato del tuo essere venezuelano?
Ho sviluppato un linguaggio poetico e un processo creativo che sono indipendenti dal luogo in cui mi trovo. Certo, mi permea la musica, la natura, i territori, ma in sostanza il mio corpus poetico si connette sempre con il vacionismo: quello spazio di risonanza, di vuoto fertile, di alterità.
Quello che può cambiare sono i setacci, le vibrazioni che si attivano quando incontro culture diverse. Ogni territorio mi offre una ricchezza diversa -sonora, simbolica, affettiva- che si intreccia con la mia essenza poetica. Ma quell’essenza rimane: la musica pura, la poesia pura, la connessione con l’inafferrabile.
Il mio essere venezuelano non è una bandiera, è una pulsazione. È nella mia anima, nel mio ritmo, nel mio rapporto con il vuoto e con l’altro. Questa connessione vitale mi permette di sincronizzare tutti questi contenuti -territoriali, culturali, musicali- e convertirli in poesia, immagini, pittura, in libretti, in racconti, ecc. Una poesia che non si adatta, ma si espande.

Domanda 7: Nel tuo percorso, la poesia sembra anche un atto di resistenza: contro l’oblio, contro il silenzio imposto, contro la perdita. Che ruolo pensi abbia oggi la poesia in un mondo così frammentato e rumoroso?

Che domanda pertinente. La poesia oggi ha un posto molto speciale, perché permette di essere canale di comunicazione del trascendente, di quello che l’anima cerca di preservare mentre si diluisce tra tanti cambiamenti, tanta anarchia, tanta saturazione. In mezzo a quel rumore, la poesia rappresenta uno spazio di armonia seminata: una valle dove è ancora possibile respirare, trovare musica, arte, speranza.
La poesia ossigena l’anima quando questa si sente soffocata dalla polivalenza dei cambiamenti, dalla complessità del quotidiano, dalla perdita di senso. E allo stesso tempo, la poesia porta con sé strumenti essenziali per navigare questo presente: la gestione dell’ambiguità, l’apertura alla complessità, la capacità di invocare spazi che non spiegano, ma che illuminano.
In questo senso, la poesia non solo resiste: trascende. Dà spazio all’essere umano che cerca di stabilirsi come individuo in mezzo a un mondo mutevole, ad alto impatto, con molteplici fratture. La poesia non impone risposte, ma offre immagini, significati e significati. E in questi universi poetici l’anima trova il suo posto.

Domanda 8: Guardando il tuo lavoro nel suo complesso, cosa hai imparato sulla solitudine del poeta? È una condizione da abitare o una soglia da attraversare per trovare l’altro?
La solitudine del poeta è uno spazio ricchissimo, ma bisogna saperlo gestire. All’inizio mi costò, perché la connessione con l’immanenza, con l’inafferrabile, non si fa da un giorno all’altro. Inoltre, il mio ruolo nel mondo è composto da due aspetti: uno razionale, scientifico e tecnico, l’altro intuitivo, artistico e creativo.
Trovare l’equilibrio tra le due cose mi ha permesso di stabilire una connessione più profonda con la solitudine.
Oggi, la solitudine è per me una grande semina. Da essa raccolgo frutti, odori, nostalgie, immagini, musicalità. Ho imparato ad abitarla con naturalezza, a conviverci come parte del mio divenire quotidiano. Non ho bisogno di essere solo per astenersi: posso farlo anche in mezzo agli altri. Ma quando sono solo, accedo a una connettività diversa, più profonda, dove il ritmo, l’essenza e la musicalità si rivelano con maggiore chiarezza.
È una condizione da abitare o una soglia da attraversare? Nel mio caso, è entrambe. La abito, la coltivo, ma anche la oltrepasso. In molti viaggi, in incontri poetici, in risonanze culturali, ho trovato spazi creativi che non dipendevano dall’isolamento, ma dalla vibrazione interiore. Quella musicalità è in me, drena in me, emana da molto presto nella mia vita. L’ho sviluppata, l’ho coltivata, e le ho dato un senso. E quel senso segna anche la mia vita.

Poesie

“Nuvole di Trillo”

Se i tuoi occhi potessero sentire il canto dell’uccellino.
Se i tuoi occhi avessero orecchie,
Se potessero riconoscere il sole
Con la stessa dolcezza di un Mi
Con la consistenza di un Re.

Se potessero vedere l’anima di un Si
Se potessero contenere l’amore tra un La.
Se potessero remare attraverso il mare,
Solo vedendo
Solo stando nella notte profumando di libertà,
Legati in un Fa alla nascita.

E come potrebbero non lasciare che la luna entri
Attraverso un portale,
Convincere il plesso
A sciogliere il suo flusso.
La sua diastole
La sua sistole, la sua diatriba d’amore.
A navigare nelle altezze
Di una cresta del pentagramma,
E volare come un uccellino
Di parole illuminate, attraverso gli occhi dello sguardo.

Se contenessi una doremifa
Se dormissi nel tuo sogno.
Se mi annidassi nella piazza
dove cammina la fede, dove si testimonia la speranza
dove sorge il sole
dove uniamo
le nostre voci.

E come vorrei cantare
con i miei occhi
alla Notte
al sogno, al chiaroscuro
di un tramonto.

All’alba di un’alba
al risveglio di un grido per
la speranza dell’uomo,
per vivere
e sognare.

E toccare le tue mani con un La
con un solo sguardo,
e sollevare i nostri corpi
in volo,
finché non mettiamo a tacere
la paura.

E lasciare che il silenzio muoia,
il lamento
e lasciare che nudo
il sonno si annidi nella libertà.

Dalla raccolta di poesie, Nuvole della Notte. Edizione Sultana del Lago: Maracaibo, Venezuela, 2022.

2- “Dialogo con la pioggia” (estratto)

Ogni volta che guardo la pioggia cadere, mi chiedo se potrò accompagnarla nel suo viaggio di ritorno e rivederla sorgere di nuovo nei campi di cotone, portando con sé racconti e storie della terra indurita. Deve aver dovuto vedersela con i demoni che la flagellano e con ogni tarantola che la abita. Per esprimere la sua colpa e chiedere la sua liberazione, è difficile pronunciare ciò che rimane nella sua lingua asciutta, abissi sottili abbastanza da iniziare il viaggio di ritorno. Senza prima visitare la casa dei folletti, dove trasformano l’amarezza delle ore in notti di oblio.
Ogni volta che guardo fuori dalla finestra, sento il gocciolamento delle tue memorie tuoi, e ce ne sono molte in cui i demoni appaiono con volti di santità e occhi appesi al fuoco, come gemme scelte nei calderoni del mare. Si sentono cavità come gli insondabili sotterranei di labirinti, solo vuoto e un’immensa solitudine. Quando appaiono, attirati dalla pioggia come gocce sul vetro, imploro  che la brezza passi e li porti via, lontano, verso il loro letto di morte.
Ogni volta che guardo fuori dalla finestra, il tuo sorriso lenisce le ore con il tuo silenzioso gocciolio.

Rimasi assorto, e in un istante perso, quando l’orologio rintoccò, l’alba era spuntata. Il mio corpo era completamente bagnato, sembrava uno stagno di aromi carichi di notti.

Mi alzai, mi cambiai e in pochi minuti ero come nuovo, posseduto dalle lingue intrecciate del sonno.

Questo dialogo è tratto dal suo libro La grotta di Ávila, 2021

3- Poesie a un albero

Ho imparato algoritmi che mi hanno spiegato in parte alcune cose, e non potevo mai prendere un treno senza avere la sensazione che ci fossero troppi posti vuoti, come se non ci fossero abbastanza passeggeri. Guardando il finestrino scorrere, come se avessi scelto un mucchio di parole e queste fossero in un luogo mostrando la solitudine dei suoi giardini, lo splendore del suo viaggio, il fiume delle sue sillabe, il significato del suo grido, il silenzio delle sue lettere. Non potevo guardare nel treno senza scrutarne il suo silenzio. La voce di quella distanza. Il significato dell’immagine nei miei occhi hanno inchiodato gli algoritmi,
il tempo inesistente nacque da quella solitudine, accendo il suo arcobaleno.
Il silenzio sferzato dallo sguardo che cerca di capire, di imparare a conoscere i suoi fili, la pioggia e i suoi accordi di chitarra.

Da un libro inedito, Le voci della musica: a un albero

Hola Hola gente maravillosa!! 
Bienvenidos a todos,
Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos.
Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida.
Junto a Pietro La Barbera continuamos  nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial de
Luis Gilberto Caraballo – Puerto Rico

Luis Gilberto Caraballo es un poeta y artista plástico con más de cuatro décadas de trayectoria. Entre sus poemarios publicados están Encuentros con el Sur (Venezuela, 2007), El árbol de las casas vacías (España, 2008), Los caminos del tempo (España, 2009), Poemas de números y series infinitas (Portugal, 2012), Arpa Invisible (Letras Salvajes, Puerto Rico. 2020); Es tiempo de volver destellos de un regreso (Del Sur a Sur Editores, España, 2021) y La Gruta del Avila (Letras Salvajes, 2021). Su libro Celajes de noche salió en febrero de 2022. Y sus libros Rafagas y Poemas, retazos y mares de un poema salieron en Venezuela a finales de ese año. Este año (2025) publicó su libro, Illuminaciones de un lienzo para la editorial De Sur a Sur de España. Luis Gilberto tiene alrededor de 35 libros más no publicados. Incluidos libros de poesia en prosa, poesia de verso libre y libros de aforismos,

Preguntas
Pregunta 1: Durante casi cuarenta años de escritura, tu poesía ha atravesado países, lenguas y paisajes interiores. ¿De qué manera el “Sur” de tus Encuentros con el Sur sigue viviendo —o transformándose— en tu voz poética de hoy?
Mi relación con el Sur marcó un punto de inflexión en mi trayectoria. Durante más de quince años escribí y pinté en silencio, sin exposición pública. Fue a través de los Encuentros con el Sur —festivales, congresos, viajes poéticos— que comenzó una apertura más formal, una exposición que no solo mostró mi obra, sino que la transformó.
El Sur me ofreció voces vivientes, ritmos, inquietudes, musicalidades. Me encontré con una literatura profundamente significativa, con peso cultural y trascendente. Desde la tierra de Neruda y Gabriela Mistral —Monte Grande, Isla Negra, Santiago de Chile— hasta Buenos Aires, donde tantos escritores acogieron mi poesía: Graciela Wencenblat, Alfredo Palacios, Alicia Greenban, Emilce Struchi, Rolando Rebagliati, Roberto Glorioso, Papa e hijo Siber, entre otros. Fueron encuentros que ampliaron mi universo poético.
Descubrí en vivo la poesía de vanguardia: Neruda, Mistral, Juarroz, Olga Orozco, Alejandra Pizarnik. No solo por su calidad literaria, sino por la experiencia de haber degustado su esencia en territorio, en voz, en música. El tango, la palabra, la ciudad como poema.
También en Loja, Ecuador, viví encuentros con poetas actuales de alto impacto, Benjamin Carrion, Jorge Carrera Andrade,. Allí, la ciudad misma rinde homenaje al escritor: monumentos, espacios, memoria viva. Esa reverencia por la literatura me tocó profundamente.
El Sur sigue vivo en mi voz poética. No como recuerdo, sino como pulsación, su música su alma. Como una constelación de universos que se entrelazaron con el mío y lo expandieron. Cada encuentro fue un viaje, y hoy esos viajes siguen germinando en cada verso
Pregunta 2: La Dra. Diana Guemárez-Cruz ha definido tu poesía como “la música callada, la soledad sonora: la poesía de lo inefable”. ¿Te reconoces en esta idea de la poesía como lenguaje de lo inasible? ¿Qué relación hay para ti entre el silencio y la palabra?
Esa definición, que retoma versos de San Juan de la Cruz, me resulta profundamente afín. No solo por su belleza mística, sino porque expresa con precisión lo que he buscado en mi escritura: una poesía que se atreva a rozar lo inasible, lo que no puede decirse con las formas convencionales del lenguaje.
En mi obra, intento romper la sintaxis tradicional —como lo hizo San Juan de la Cruz— para abrir espacio a la poesía pura, a la matemática pura, a la musicalidad pura. Esa ruptura no es caos, es arquitectura rizomática: una ilación de imágenes, sinestesias y metáforas que no buscan unívocos significados, sino imágenes múltiples- un nuevo universo poético.
El silencio, en ese contexto, no es vacío: es matriz lugar fértil. Es el lugar donde la palabra se gesta. La palabra poética, para mí, debe preservar ese lugar original del silencio, esa música callada que no se oye pero se siente. Por eso trabajo desde el  vacionismo, desde la polivalencia, desde estructuras que permiten que el poema respire, que no se cierre, que invite a ser habitado desde distintos ángulos.

Pregunta 3: Muchas de tus obras llevan títulos que evocan el tiempo, la ausencia y el regreso —Los caminos del tiempo, Es tiempo de volver, La gruta del Ávila. ¿Cuál es para ti la función del tiempo en la poesía: es un enemigo a desafiar, un compañero de viaje o una forma de revelación?
El tiempo tiene una función esencial en mi poesía. No lo concibo como una línea cronológica, sino como una manifestación de musicalidad, de otredad, de polivalencia. En mi escritura, la atemporalidad es un entramado que permite romper estructuras rígidas y encender otros sentidos, otras formas de comunicación que habitan el consciente del lector, que devienen desde espacio ulterior que he concebido como vacionismo y que se nutren de esos otros sentidos, del inconsciente y aterrizan en el poema , en la conciencia iluminada del escritor.
Si se me plantea el tiempo como algo que debo estructurar rígidamente dentro del eje poético, podría considerarlo un enemigo. Pero ese conflicto lo he resuelto a través de una comunicación profunda con la temporalidad, entendida no como medida, sino como resonancia.
Para mí, el tiempo es tanto compañero de viaje como forma de revelación. A través de la atemporalidad —esa manifestación del tiempo infinito— logro conectar con la música interior del poema, con ese espacio que he llamado vacionismo: una resonancia poética almática que trasciende lo literal y permite que el poema se convierta en experiencia.

Pregunta 4: Como artista visual y poeta, tu creación se mueve entre imagen y palabra. Cuando escribes, ¿piensas con los ojos o con el ritmo? ¿En qué momento una visión se convierte en poesía?
Es una pregunta muy interesante, porque devela una dualidad que me habita. La conexión con la creación me llega tanto desde la imagen como desde la inmanencia, independientemente de que cierre los ojos o no. En ambos casos, esa conexión me trae música pura, poesía pura, una serie de sentidos que provienen de la otra edad: una mezcla polivalente de capacidades cognitivas silentes que se activan en el proceso creativo.
Estas capacidades se incorporan tanto a través de la musicalidad —el ritmo— como de la imagen. Por eso, mis cuadros están vertidos de esa musicalidad de la otredad, y mi poesía está advertida de esa sonoridad de lo inasible, de esa poesía pura que vibra en múltiples significados y significantes.
¿En qué momento una visión se convierte en poesía? En el instante en que logro conectarme con la otredad y, a través de un proceso que se da en mí de forma natural —aunque me tomó años desarrollarlo—, consigo plasmarla en una poesía rizomática, multisensorial, polivalente. Es una forma de creación que me acompaña en mi devenir diario, como una resonancia constante entre lo visible y lo invisible.

Pregunta 5: Arpa invisible y Celajes de noche parecen evocar una dimensión sonora y cósmica. ¿Hay alguna música que guíe tu escritura? ¿Cuál es la relación entre el sonido y el misterio en tu obra?
Sí, definitivamente hay una música que guía mi escritura. Es la música de lo inasible, la que marca el ritmo interno del poema, la que no se oye pero se siente. Esa dimensión sonora —que he identificado muy bien— está profundamente conectada con lo que llamo otredad: un espacio perceptivo donde se entrelazan musicalidad, misterio y universos poéticos.
Tuve la fortuna de desarrollar la música desde muy temprano. Estudié cuatro, Vandolina, trompeta, trombón, y toqué en banda durante varios años. También aprendí a bailar desde niño, lo que me dio una conciencia rítmica que llevo conmigo permanentemente. Las partituras, el ritmo, la musicalidad son parte de mi estructura interna, y eso se filtra naturalmente en mi escritura.
La relación entre el sonido y el misterio en mi obra es total. El corpus poético que desarrollo está vertido de música pura, poesía pura, matemática pura. Es un universo que se manifiesta a través de polifonías, de polivalencias rizomáticas, de estructuras que no buscan explicar, sino crear una poesía pura lo más cercano al vacío. Esa sonoridad de lo inasible es la que me ha acompañado en la creación de más de cuarenta libros, y sigue siendo el pulso que sostiene mi universo poético.

Pregunta 6: Has publicado en Venezuela, España, Portugal y Puerto Rico. ¿Cómo cambia tu voz poética cuando hablas con diferentes culturas, y qué permanece inalterado de tu ser venezolano?
He desarrollado un lenguaje poético y un proceso creativo que son independientes del lugar donde me encuentre. Por supuesto, me permea la música, la naturaleza, los territorios, pero en esencia, mi corpus poético siempre se conecta con el vacionismo: ese espacio de resonancia, de vacío fértil, de otredad.
Lo que puede cambiar son los tamices, las vibraciones que se activan al encontrarme con distintas culturas. Cada territorio me ofrece una riqueza distinta —sonora, simbólica, afectiva— que se entrelaza con mi esencia poética. Pero esa esencia permanece: la música pura, la poesía pura, la conexión con lo inasible.
Mi ser venezolano no es una bandera, es una pulsación. Está en mi alma, en mi ritmo, en mi relación con el vacío y con la otredad. Esa conexión vital me permite sincronizar todos estos contenidos —territoriales, culturales, musicales— y convertirlos en poesía, en imágenes, en pintura, en libretos, en cuentos, etc. Una poesía que no se adapta, sino que se expande.

Pregunta 7: En tu recorrido, la poesía parece también un acto de resistencia: contra el olvido, contra el silencio impuesto, contra la pérdida. ¿Qué papel crees que tiene hoy la poesía en un mundo tan fragmentado y ruidoso?

Qué pregunta tan pertinente. La poesía tiene hoy un lugar muy especial, porque permite ser canal de comunicación de lo trascendente, de lo que el alma intenta preservar mientras se diluye entre tantos cambios, tanta anarquía, tanta saturación. En medio de ese ruido, la poesía representa un espacio de armonía sembrada: un valle donde aún es posible respirar, encontrar música, arte, esperanza.
La poesía oxigena el alma cuando esta se siente asfixiada por la polivalencia de los cambios, por la complejidad de lo cotidiano, por la pérdida de sentido. Y al mismo tiempo, la poesía lleva consigo herramientas esenciales para navegar este presente: el manejo de la ambigüedad, la apertura a la complejidad, la capacidad de invocar espacios que no explican, pero que iluminan.
En ese sentido, la poesía no solo resiste: trasciende. Le da cabida al ser humano que busca establecerse como individuo en medio de un mundo cambiante, de alto impacto, de múltiples fracturas. La poesía no impone respuestas, pero sí ofrece imágenes, significados y significantes. Y en esos universos poéticos, el alma encuentra su lugar.

Pregunta 8: Mirando tu obra en su conjunto, ¿qué has aprendido sobre la soledad del poeta? ¿Es una condición a habitar o un umbral a cruzar para encontrar al otro?
La soledad del poeta es un espacio riquísimo, pero hay que saberlo manejar. Al principio me costó, porque la conexión con la inmanencia, con lo inasible, no se da de un día para otro. Además, mi rol en el mundo está compuesto por dos vertientes: una racional, científica y técnica, y otra intuitiva, artística y creativa. Lograr el equilibrio entre ambas me permitió establecer una conexión más profunda con la soledad.
Hoy, la soledad es para mí un gran sembradío. De ella recojo frutas, olores, nostalgias, imágenes, musicalidades. He aprendido a habitarla con naturalidad, a convivir con ella como parte de mi devenir diario. No necesito estar solo para abstraerme: puedo hacerlo incluso en medio de otros. Pero cuando estoy solo, accedo a una conectividad distinta, más profunda, donde el ritmo, la esencia y la musicalidad se revelan con mayor claridad.
¿Es una condición a habitar o un umbral a cruzar? En mi caso, es ambas. La habito, la cultivo, pero también la cruzo. En muchos viajes, en encuentros poéticos, en resonancias culturales, he encontrado espacios de creación que no dependían del aislamiento, sino de la vibración interior. Esa musicalidad está en mí, drena en mí, emana desde muy temprano en mi vida. La he desarrollado, la he cultivado, y le he dado sentido. Y ese sentido también marca mi vida.




Poemas
“Celajes del trinar”

Si tus ojos oyeran el cantar del pajarillo.
Si tus ojos tuvieran oídos,
Si reconocieran al sol
Con la misma dulzura que en un mi
Con la textura de un re.

Si vieran el alma de un si
si contuvieran al amor entre un la.
Si remaran por el mar,
con solo ver
con solo estar en la noche oliendo a libertad,
atados en un fa al nacer. .

Y cómo no dejar entrar a la luna
por un portal,
convenciera al plexo
desanude su caudal.
Su diástole
su sístole, su diatriba de amor.
De bogar en las alturas
de una cresta del pentagrama,
y volar como un pajarillo
de iluminadas
palabras, por lo ojos del mirar.

Si contuviera un doremifa
si dormitara en tu sueño.
Si anidara en la plaza
por donde camina la fe, por donde se asiste a la esperanza
por donde nace el sol
por donde enlazamos
la voz.

Y cómo quisiera cantarle
con los ojos
a la Noche
al sueño, al claroscuro
de un atardecer.
Al alba de un amanecer
al despertar de un grito por
la esperanza del hombre,
por el vivir
y soñar.

Y tocar tus manos con un la
con solo mirar,
y alzar nuestro cuerpo
en vuelo,
hasta silenciar
al miedo.

Y que muera el silencio,
el lamento
y que anide el desnudar
al sueño en libertad.

Del poemario, Celajes de la noche. Edición Sultana del Lago: Maracaibo,
Venezuela, 2022.




“Diálogo con la lluvia”  (fragmento)

Cada vez que miro la lluvia caer pregunto si podré ir con ella en su viaje de regreso y verla de nuevo amanecer en los algodonales portando cuentos e historias de la tierra endurecida. Habrá tenido que atender trasiega demonios y cuanta tarántula habita. Hacer su rendición de culpas y pedir la excarcelen, a duras penas pronunciar lo que va quedando en su seca lengua abismos delgados suficientes para emprender el regreso. Sin antes visitar la casa de los duendes donde convierten la amargura de las horas en noches de olvidos.
Cada vez que miro por la ventana, siento el goteo de tus memorias, y hay muchas en que los demonios se asoman con rostros de santidades y ojos colgados de incendios, como botones escogidos en las calderas del mar.
Se oyen huecos como sótanos insondables de laberintos, tan solo vacíos y con una inmensa soledad. Cuando aparecen dibujados por las lluvias como gotas en los vidrios, imploro para que la brisa pase y se los lleve lejos , bien distante a su lecho de muerte.
Cada vez que miro por la ventana tu sonrisa me alivian las horas con tu silente goteo.

Me quedé absorto y en un instante perdido cuando sonaba el reloj, había amanecido. Tenía el cuerpo completamente mojado, parecía un estanque de aromas cargados de noches.

Me levanté, me cambié y en minutos estaba como nuevo, poseído de las lenguas tejidas del sueño.

Este diálogo viene de su libro La Gruta del Ávila, 2021

Poemas a un árbol

Aprendí algoritmos que me explicaron parcialmente algunas cosas y no pude tomar nunca en ellas un tren sin que sintiera que habían muchos asientos vacíos como si no hubiesen suficientes pasajeros mirando la ventana pasar como si hubiese elegido un racimo de palabras y estas estuviesen en un lugar mostrando la soledad de sus jardines el esplendor de su viaje el río de sus sílabas el sentido de su alarido el silencio de sus letras no pude mirar en el tren sin escrutar su silencio la voz de aquella distancia el sentido de la imagen en mis ojos clavaron los algoritmos el tiempo inexistente nació de aquella soledad prendo su arcoíris el silencio que azotan la mirada que busca entender aprender a conocer sus hebras la lluvia y sus acordes de guitarra.

De un libro inédito, Las voces de la música: a un árbol

https://www.youtube.com/live/zpALIcmucZ0

https://alessandria.today/2025/10/17/intervista-2/

Carlos Jarquin intervista

Alba C. Molina, firmando libro, en TEDxPV, Auditorio Nacional, Costa Rica. Foto: 31 de agosto de 2023. Cortesía de Alba.

Alba C. Molina: tra accordi, parole, insegnamento e libri

Di Carlos Javier Jarquín


Cara comunità cibernauta, sono molto felice di condividere con voi un’intervista che ho fatto a una grande artista di origine colombiana e naturalizzata costaricana. È un vero onore intervistare una persona così versatile e umanistica, una donna che ha dato tutto per l’empowerment umano e che, nel corso della sua vita, è stata in costante apprendimento, esplorazione e diffusione della conoscenza attraverso la musica, la consulenza, l’istruzione e i libri.
Parlo della celebre cantautrice Alba Cecilia Molina Gómez, meglio conosciuta nel mondo artistico come Alba C. Molina, nata il 16 aprile 1960 a Bogotà, in Colombia, e che da 10 anni risiede in Costa Rica.
Alba è Coach Integrale di Vita, Coach Neuro-Spirituale, cantautrice di positivismo, conferenziera bilingue, scrittrice, narratrice, produttrice di capsule d’ispirazione e doppiatrice. Si distingue genuinamente per la sua naturale inclinazione ad aiutare le persone a ritrovare la loro essenza e missione autentica, una vocazione che è stata rafforzata dopo una profonda catarsi nel 2003. Questo l’ha spinta a formarsi attraverso diversi strumenti terapeutici e comunicativi, come Programmazione Neurolinguistica, Musicoterapia, Comunicazione Non Violenta (NVC), Reiki, Oratoria, Locuzione e Autoria Letteraria. Ha tenuto numerose conferenze in città degli Stati Uniti, Panama, Messico, Argentina e Costa Rica.
La nostra ospite si è distinta in diverse discipline, sia come compositrice e cantautrice che nel campo dell’educazione. Le sue canzoni affrontano temi di positivismo e empowerment per tutte le età; tuttavia, come lei stessa sottolinea: “nel mio materiale infantile, scrivo anche canzoni che stimolano l’immaginazione o che sono di semplice intrattenimento e gioia”.

Alba ha un percorso ampio e versatile, quindi è difficile coprire in una sola conversazione tutti i settori in cui questa donna di spicco è cresciuta, sia artisticamente che professionalmente. Per questo ho cercato di instaurare un dialogo con lei in questo formato, in modo conciso e preciso. Quello che presentiamo di seguito è un breve sguardo alla preziosa carriera di questa importante artista latinoamericana.
Cari lettori, spero che questa intervista sia una fonte di ispirazione, specialmente per coloro che sono agli inizi nel mondo della musica o in qualsiasi disciplina artistica a cui si dedicano. Che vi stimoli a continuare a crescere e a diventare grandi professionisti, perché voi siete il futuro dell’umanità e gli eredi dell’arte musicale. Non c’è modo migliore per imparare che avvicinandosi a persone con un patrimonio così importante come quello della nostra ospite di oggi, che è senza dubbio un vero punto di riferimento della musica contemporanea. La sua voce, così sonora e melodiosa, affascina il pubblico all’istante. Non lo dico per complimentarmi, ma perché ho avuto la fortuna di vederla cantare alcune delle sue canzoni dal vivo.

Intervista
Com’è stato per te crescere in una casa dove la musica, l’arte e la locuzione si vivevano con tanta intensità e luminosità?

La mia infanzia è stata segnata dall’armonia. Lo dico tanto per l’amore familiare, quanto alla musica letteralmente. Ma non mi riferisco a concetti così generici, che potrebbero assomigliare alla culla di tante persone in qualsiasi parte del mondo… vedrai:
All’epoca (nel secolo scorso) era comune trovare famiglie numerose in Colombia. Come buoni cattolici, i miei nonni materni hanno avuto quattordici figli, e i nonni paterni quindici, di cui mio padre era il più giovane.
Le nove sorelle di mio padre decisero di prendere le abitudini, e tutti i maschi passarono per un bel po’ di tempo in seminario.
Ebbene, uno di loro morì da bambino, e l’altro, già nel noviziato, morì a ventun anni. Degli altri, uno è diventato sacerdote e gli altri tre hanno scelto di formare famiglie.
Era meraviglioso essere presente quando la famiglia Molina-Roldán si riuniva, perché tutti suonavano strumenti e cantavano!
I miei due fratelli, i miei cugini ed io partecipiamo anche alle celebrazioni musicali, e ci registravano cantando in armonia a due e tre voci.
Una delle ragazze era la mia insegnante nei primi anni di scuola, e già dal kindergarten mi metteva a fare presentazioni suonando marimba e cantando; poi ho imparato da sola a suonare il tiple e la chitarra.

In che modo tuo zio, il prete, ha influenzato lo sviluppo del tuo mondo musicale e artistico?

Mio zio, “Padre Bernardo”, come gli dicevamo tutti, era un essere straordinario sotto molti aspetti. I doni che aveva erano numerosi: Nell’arte, dipingeva grandi quadri che adornavano varie chiese nel paese, faceva sculture, suonava vari strumenti, scriveva poesie e canti, e la sua sensibilità spirituale ha segnato la vita di molte persone che hanno dato testimonianza della sua saggezza e del suo grande carisma.
Veniva spesso a casa mia per suonare diversi pezzi classici al pianoforte. Io mi innamoravo ascoltandolo, e spesso rimanevo in piedi accanto a lui mentre suonava ogni pezzo, così ho imparato dall’orecchio frammenti di varie opere durante quei primi 10 anni della mia vita.
Più tardi, quando ci siamo già trasferiti in Costa Rica, lui si interessò molto a quello che stavo creando musicalmente, così mi scriveva lettere (sì, di quelle che venivano inviate per posta aerea con francobolli…) dandomi le sue impressioni sulle mie opere, e dicendomi che molto fiero le condivideva con altri sacerdoti musicisti. Era Tengo ancora le sue parole di sostegno come un tesoro!

Raccontaci il significato del tuo nome, e perché è stato deciso di cambiarlo fin dall’inizio. Cosa rappresenta per te questo cambiamento?

Certamente è stata molto importante l’influenza che mio zio ha avuto sulla mia vita in vari aspetti dalla mia nascita. Mia madre aveva scelto il nome Gloria per me, dato che sono nato un Sabato Santo, che la chiesa chiama Sabato di Gloria.
Tuttavia, mio zio chiese a mia madre che per favore mi facesse meglio il nome Alba Cecilia, e lei acconsentì.
Diversi decenni più tardi, nel bel mezzo di un momento di meditazione, ho sentito che mi era stato detto che era importante chiamarmi Alba, perché è la prima luce del giorno; e Cecilia, perché è la Santa Patrona della Musica. La spiegazione che mi diede fu che, se il mio nome fosse stato Gloria, avrei usato la musica per vanagloria, e la mia musica era destinata a portare luce a coloro che l’ascoltavano.
La cosa interessante è che non mi ha mai colpito fare musica commerciale solo per cercare popolarità e, al contrario, le mie canzoni sono sempre state di taglio positivo e spirituale. Mi riempiono di gioia ed entusiasmo. Mi aiutano ad avere chiarezza dei miei obiettivi.

Perché in alcune produzioni appari con nomi diversi, come Alba, Alba Molina e Alba C. Molina?

In Colombia tutti mi chiamavano Alba Cecilia, ma in Costa Rica mi chiamavano solo per il primo nome. L’orecchio si è abituato.
Ho scritto canzoni dall’età di 13 anni, e le prime che sono state diffuse pubblicamente sono stati diversi brani Cristo-centrici che ho scritto per un gruppo acustico che dirigevo, chiamato “Leche y Miel”.
Ma già a livello di registrazioni più professionali, ho realizzato musica per bambini e per adulti, anche se senza alcuna “strategia commerciale”; perché se l’avessi fatto con quella visione, tutto sarebbe stato diverso!
Queste produzioni musicali iniziali, sono state lanciate nel 1993, per il semplice piacere di plasmare canzoni cercando l’estetica nelle opere, e per fornire materiale scolastico.
Le mie prime produzioni le ho realizzate insieme ai miei figli, e ci identificavamo come Alborada (sinonimo di “alba”). Sotto quel nome ho pubblicato le produzioni: “Dinosauri”, “C’era una volta a Betlemme” e “Fantasia”.
Poi ho tirato fuori la produzione “Natale è tempo di amare” insieme a mia figlia, e ci siamo identificati con i nomi di entrambe: Alba e Adriana.
Con il mio nome Alba ho pubblicato le produzioni “En Vuelo”, e la sua versione inglese “Flying on Fire”.
Più tardi, ho usato il mio nome abituale, Alba Molina, e ho tirato fuori le produzioni: “Transfórmame”, “A Tu Viva Imagen”, “Fluyendo” e “Flying on Fire”.
Tuttavia, per onorare il mio nome completo, da quel momento in poi ho incorporato l’iniziale di “Cecilia” nell’identificarmi. Così sotto quel “timbro” Alba C. Molina ho tirato fuori: “Tu Mondo È Il Tuo Riflesso”, “Your World Is Just Reflection”, “Arrullando Genios”, “El Pato To-Tomás”, “Avviso!” e “La scimmia Rufredo”.

Condivido questo link di un’intervista allusiva al tema principale di quest’ultima produzione, che ha vinto il primo posto di popolarità in una stazione spagnola: https://youtu.be/S72mcB2JSnE?si=ReifjjIeNpxolq98t
Identificandomi anche come Alba C. Molina, ho tirato fuori il mio libro di temi di dialogo: “Già possiedi la Chiave” e la serie per bambini “I Poliquantici”
Per inciso, ancora oggi spesso registro e condivido il palco con mia figlia Adriana Muñoz, che è cantante professionista, e con mio figlio Luis Diego, che ha un talento musicale straordinario. Entrambi hanno partecipato a quasi tutte le mie produzioni musicali.

Quali sono i temi più ricorrenti e significativi nelle tue composizioni musicali?

Il positivismo e l’empowerment. Il mio lavoro in generale è una missione di vita, e il mio obiettivo è quello di essere un “messaggero” che ricorda ad ogni persona che incontro (fisicamente o attraverso le mie opere) qual è la sua connessione con l’essenza della Vita.
Riconnettetevi con le vostre radici eterne, e che GIÀ avete DENTRO tutte le risposte e gli strumenti di cui avete bisogno per realizzare la vostra missione e lo scopo nel vostro passaggio in questa vita.
Nel materiale per bambini, esalto anche i valori e il potenziale interiore. Molti di questi temi fanno allusione all’alta autostima e accettazione di tutte le sue caratteristiche così come sono. Tuttavia, scrivo anche ai bambini canzoni che stimolano l’immaginazione, o che sono di semplice intrattenimento e gioia.

Qual è stata l’evoluzione nei generi e nelle tematiche delle tue produzioni discografiche dal 1993 ad oggi?

Beh, ti dico che nell’ultimo decennio ho continuato a comporre musica, solo che non sono stati brani indipendenti. Quello che conosciamo come “singoli”. Per esempio, ho fatto diverse canzoni sotto contratto. Una era una composizione per la Costa Rica e un’altra era natalizia. Poi ho fatto un’altra canzone natalizia in spagnolo e inglese.
D’altra parte, le canzoni dei libri di Los Poliquánticos sono attualmente 14. E le cinque poesie musicalizzate per due delle mie amiche scrittrici.
In generale, le canzoni che ho scritto dalla mia adolescenza, sono state con i generi:
Cristo-centrico
Infantile
Natalizio
Di empowerment
Romantiche senza co-dipendenza
E spirituali senza denominazione.

Tra gli stili musicali, prevale la ballata pop, la musica acustica (stile indie), e nella produzione “Fluyendo”, inoltre appaiono diversi stili come il Blues, Gospel, Bossa, Cumbia colombiana, Big Band e Celta.

Come descriveresti la tua esperienza nell’insegnamento di musica, inglese e spagnolo a bambini in Costa Rica e California?

Ho sempre insegnato in istituzioni private, la maggior parte delle quali è bilingue. Dato che ho imparato la lingua fin da quando ero adolescente, è stato facile dare le mie lezioni in entrambe le lingue.
Ho anche eseguito l’inno di quattro delle istituzioni in cui ho lavorato (Saint Gregory, Santa Monica, Yurusti) e anche per la scuola Josefita Jurado, che mi ha assunto esternamente per comporre e interpretare il suo inno.
Quello che mi è piaciuto di più durante la mia formazione è stato fornire materiale nuovo con contenuti trasformativi. Un esempio è l’Operetta che scrissi nel 1993, “I Talenti”, per bambini di 3o, 4o e 5o. L’opera ha ricevuto diversi riconoscimenti, e nel 2004 ho fatto la versione inglese per essere montata a Saint Petersburg, in Florida.
In California ho insegnato per poco tempo, ma come era nella seconda metà dell’anno, ho avuto a mio carico l’allestimento di otto spettacoli bilingui per tutti i livelli delle 3 istituzioni della stessa proprietaria. L’obiettivo era celebrare la Luce nelle varie culture. È stata una sfida ardua, ma estremamente soddisfacente.

Quali cambiamenti importanti hai sperimentato nella tua vita personale e professionale a partire dal 2002?

In realtà, io venivo a sentirmi non solo demotivata, ma depressa per varie situazioni. Una di queste era proprio quella di dover lavorare per altre persone con principi e visioni differenti.
Quando si accetta un lavoro solo per la necessità di uno stipendio, e per adempiere agli obblighi familiari, sociali e culturali, si arriva a un punto in cui ci si rende conto che non si sta vivendo LA SUA VERITÀ, e vive solo per compiacere gli altri o per mantenere un’immagine.
Io ho un’enorme sensibilità a quella guida interna, per cui ho portato molte terapie con diversi professionisti (tradizionali e olistici), ma la depressione era maggiore delle opzioni che ascoltavo.
Quindi, già alla fine del 2002, stavo cedendo… Tuttavia, lasciando andare tutto e toccando fondo, ho scoperto una voce interiore che, per mezzo della comunicazione telepatica, mi ha fatto capire che sono amata esattamente come sono, che non ho bisogno di compiacere nessuno, che posso riscrivere la mia sceneggiatura di vita come voglio e quante volte voglio, che ho il diritto di essere felice, e che ho già dentro TUTTO quello di cui ho bisogno per realizzare il mio proposito di vita. E che la cosa più importante, è GODERE!
Da quel momento in poi, tutto cambiò e cominciarono a succedere cose straordinariamente meravigliose nella mia vita. Ecco perché il mio lavoro, più che mai, ha questo messaggio di empowerment e connessione con la nostra Guida Interiore.
Le persone che cominciarono ad entrare nella mia vita, furono profondamente cruciali per me, come ad esempio un amico americano che divenne un angelo nella mia vita, perché credette in me e nell’intenzione pura del mio lavoro. Così per quasi 20 anni mi ha sostenuto e spinto come se fossi un fratello maggiore. Durante gli ultimi tre anni della sua vita, ho potuto essere io a sostenerlo nelle sue sfide di salute, fino a chiudere il suo capitolo terreno.

Che cos’è la tua serie di fantascienza “I Poliquantici” e cosa ti ha ispirato a crearla?

Condivido il trailer della serie: https://youtu.be/u51-pbB3H6c?si=uHSKWraj4eOeDOSJ

È stato un seme che silenziosamente è rimasto seminato nel mio cuore dal 1993, proprio grazie all’Operetta Los Talentos.
Il tema era precisamente accettare ogni persona così com’è, e che ogni “difetto” è una qualità in potenza, in attesa di essere scoperta e sviluppata.
I Poliquantici sono finalmente nati come un primo “schizzo” nel febbraio del 2013. All’epoca creai una narrazione audio con canzoni, e la registrai nel mio studio di casa, ma senza intenzione di lanciarla in onda.
Poi nel luglio 2018 è apparsa la possibilità di pubblicare il libro con il marchio Balboa Press, una divisione della prestigiosa casa editrice Hay House (dell’autrice e fondatrice Louise Hay). In quel momento non sapevo ancora che il mio libro sarebbe diventato una serie di 12 episodi.
Ovviamente si tratta di un contratto, e non è una cosa economica… Il fatto è che mi sono tirata indietro dopo aver firmato il contratto.
Era un misto di vigliaccheria, e il consiglio del mio migliore amico. Così ho tenuto il potenziale libro in un baule mentale.
Nel bel mezzo della pandemia, la necessità di dare vita al progetto è riemersa, ora come serie letteraria con canzoni, e mi sono dedicato completamente a rivedere ciò che avevo, migliorarlo e completarlo. Mi sono reso conto che il contenuto sembrava più un “Coaching Infantile” in formato Science Fiction con pennellate di Fisica Quantistica e naturalmente PNL (Programmazione Neurolinguistica).
È proprio la personificazione di valori elevati, in esseri che provengono dal Sole, e sono venuti sulla Terra sotto forma di quattro bambini, e un animale domestico che è venuto nascosto, e rappresenta le nostre paure e auto-sabotaggio per smettere di fare ciò che rappresenta sfida. Quindi sono venuti per aiutarci a capire qual è il nostro vero potenziale per sconfiggere i cattivi (gli antivalori), che alla fine sono anche dentro di noi. Poi si rivelano i modi in cui queste sfide e le soluzioni si manifestano a noi.
Nel 2022 uscì il primo episodio in spagnolo, seguito dalla versione inglese e terminata con le versioni di audiolibro in entrambe le lingue nel 2023.
Questo episodio è stato il tema del discorso che ho presentato per TEDx PuraVida 2023, solo che applicato al BAMBINO INTERIORE degli adulti.
L’episodio 2 è uscito in spagnolo nel 2024, e ho dovuto fare una pausa per altri progetti. Ma come tutto quello che mi è successo, quella pausa aveva uno scopo più grande… Questa serie sta diventando quel Coaching che ho sentito, e sarà rivolto agli adulti che hanno bambini da elementare a loro carico (insegnanti, genitori, responsabili di case per bambini, ecc.)
Sono “in prima fila” a testimoniare ciò che mi ispira. Vedremo…!

Dato che la tua carriera comprende musica, composizione, produzione, programmi radiofonici, insegnamento, sviluppo personale e scrittura, come organizzi il tuo tempo per occuparti di tutte queste discipline?

Mi fa ridere, e allo stesso tempo mi sconvolge… So che ci sono parecchi progetti contemporaneamente nelle mie mani, e ce ne sono altri che stanno facendo la fila…
Il fatto è che ogni obiettivo sembra sapere come adattarsi al mio programma, e la sincronizzazione degli inviti e delle opportunità magicamente appare con un ordine che non dipende da me.
Naturalmente ho dovuto rifiutare e rinunciare a diverse attività ed iniziative, perché è molto facile lasciarsi sedurre dal potenziale che c’è in tante cose. Tuttavia, torno al momento in cui mi è stato rivelato che DEVO ESSERE SEMPRE FEDELE ALLA MIA VERITÀ (non alle voglie dell’ego).

Come integri le tue certificazioni in aree terapeutiche, comunicazione e coaching con il tuo lavoro nella musica e nell’arte?

In realtà, tutto è una stessa “trapunta”. Tutto confluisce verso uno stesso punto: riconnettersi con l’essenza dell’essere. Quindi, da quel punto di vista, tutto quello che faccio è terapeutico, compreso questo di cui stiamo parlando. Perché se la mia testimonianza di vita motiva o ispira qualcuno a credere in se stesso, nel suo potenziale interiore e nella sua autorialità di vita, allora avremo collaborato al benessere integrale di quell’essere!

Quali aspetti del solfeo, dell’armonia e del contrappunto consideri fondamentali per il tuo stile compositivo?

Da quando ero un adolescente e facevo parte dell’Orchestra Sinfonica Giovanile, ho iniziato alcuni studi di composizione. Poi la mia partecipazione al Coro Sinfonico dell’Orchestra, hanno arricchito enormemente il mio gusto per le armonie corali e molti stili di musica. Ho partecipato a un gran numero di gruppi vocali come cantante, e molte volte dirigendo il gruppo.
Gli otto anni di studi universitari che ho fatto nel campo della musica, mi hanno dato strumenti importanti, senza dubbio. Ma non sono mai stata così docile da rimanere bloccata in regole che non risuonano con me. Mi lascio guidare dall’ispirazione e da ciò che mi piace di più, indipendentemente dall’influenza dell’epoca.

Quali sfide e apprendimenti hai incontrato combinando la voce con la musica e l’insegnamento?

Ad essere sincera, non sento che siano esclusivi. Le tre discipline sono forme di comunicazione e io ho un messaggio chiaro da condividere. Intreccio le diverse forme in modo armonioso. È per questo che registro i miei audiolibri, che contengono anche musica e messaggio. E dando Discorsi-Concerto, posso usare più di una disciplina davanti al microfono.
Forse l’unica sfida è quella di non lasciarmi classificare da niente e nessuno. Il mio formato è molto “mio”, e a volte questo non è così “commerciale”. Quindi è prevedibile che non tutti siano d’accordo, o che non si adattino alla norma. Eppure, le porte mi sono sempre state aperte generosamente.

Come si è evoluto il tuo approccio creativo con la somma di formazione tecnica e terapeutica nel corso della tua carriera?

Sento che la creatività è cresciuta sempre di più, proprio a causa della connessione con la mia essenza spirituale, e questa base è quella che dà senso ad ogni altro strumento.
Ecco perché ha detto che ci sono ancora più progetti che stanno facendo la fila per poter venire alla luce a tempo debito…
Tutti hanno uno scopo di empowerment e di aiutare il prossimo a scoprire il suo potenziale interiore in totale libertà e sulla base dell’amore incondizionato.

Quale messaggio daresti a coloro che stanno attraversando momenti particolarmente difficili nella loro vita attuale?

Che dobbiamo credere in noi stessi, sapendo che siamo tutti canali di ispirazione universale. Che possediamo già la chiave per il vero successo, che non si limita all’aspetto materiale e intellettuale.
Il successo, come lo vedo, è proprio quella libertà che dà sapere che siamo permanentemente connessi con quell’Onnipotenza, Onniscienza e Onnipresenza che è fatta di puro Amore e Luce, e partecipa attivamente alla nostra vita quotidiana. Non è separata da noi, ma DENTRO ognuno di noi.
E che sappiamo che la nostra realtà di vita, è la proiezione delle nostre convinzioni. Quindi, se crediamo di essere vittime delle circostanze, stiamo dando più potere a quelle circostanze per dominarci e affondarci.
Ma se crediamo con certezza che abbiamo tutte le soluzioni dentro, se andranno manifestando nella nostra creatività ed impulsi intuitivi, e molto rapidamente vedremo i risultati ancora migliori di quello che abbiamo calcolato inizialmente.

Su quali progetti artistici e di produzione stai attualmente lavorando?

Ho appena lanciato la versione in inglese del mio programma di coaching online: “The Neuro-Spiritual Method”, rivolto a donne di mezza età, perché è proprio il momento in cui io stessa ho avuto la mia trasformazione di vita.
Voglio condividere con loro tutto ciò che ho imparato e mostrare loro cosa si può fare.
Tra pochi mesi lancerò la versione spagnola dello stesso programma.
D’altra parte, come ho detto sopra, sto preparando il corso di Coaching infantile per insegnanti, genitori e responsabili di bambini tra 7 e 11 anni, attraverso il “kit” Poliquantico.
Al termine di questa serie, devo finire un romanzo di finzione per adolescenti con il tema dell’empowerment (poi condivido il titolo).
È in corso anche una raccolta di racconti per bambini della scuola materna, basandosi su alcune delle mie canzoni d’infanzia e la storia dietro quei personaggi. (È anche piena di positivismo)
Musicalmente ho già la preoccupazione di comporre un’altra produzione musicale di empowerment, perché sono canzoni che uso nelle mie attività come coach.
Ed infine, sto preparando un programma per bambini e un podcast.
(Forse domani nasceranno altre idee… Non chiedermelo per un po’! Ja!)

Apprezzo profondamente il tuo sostegno al mio lavoro, Carlos Jarquín!
Apprezzo l’interesse nel mio percorso e in ciò che le mie attività possono fare per migliorare lo stile di vita di coloro che ricevono il mio contributo.

Alba è membro di diverse associazioni, tra cui:
Associazione Costaricana delle Scrittrici (ACE)
Associazione Costaricana degli Autori Musicali (ACAM)
Associazione dei professionisti della voce (APROVOZ)
Voicemasters Latam
Associazione Multinazionale degli Artisti della Voce (AMAV)
Rete di solidarietà “Io scelgo di aiutare”
Rete Donne Beta
Collaboratrice in progetti vocali con INCREARTE
Tra i suoi riconoscimenti spiccano:
Nomination al Premio SOVAS 2023 nella categoria Audiobook Narration – Fantasy – Best Spanish Voiceover, California, USA
Rappresentante della Costa Rica al concorso latinoamericano di Oratoria, Cancun, Messico
Premio ACAM 2016 per l’album musicale per bambini “El Mono Rufredo”

Composizione di testi e musica per istituzioni educative come la Saint Gregory School, la Santa Monica School, la Yurusti School e la Josefita Jurado School.

Nel seguente video, il nostro ospite ci manda un saluto e ci parla brevemente del suo lavoro artistico:
https://youtu.be/DeV4qBytJt8?si=qJn8fstuHR0yqiW7

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L’intervistatore è uno scrittore e giornalista nicaraguense che vive in Costa Rica.

Alba C. Molina: entre acordes, palabras, enseñanza y libros

Por Carlos Javier Jarquín
Querida comunidad cibernauta, me complace mucho compartir con ustedes una entrevista que le he realizado a una gran artista de origen colombiano y nacionalizada costarricense. Es un verdadero honor entrevistar a una persona tan polifacética y humanista, una mujer que ha entregado todo por el empoderamiento humano y que, a lo largo de su vida, ha estado en constante aprendizaje, exploración y difusión del conocimiento a través de la música, las consejerías, la educación y los libros.
Hablo de la destacada cantautora Alba Cecilia Molina Gómez, mejor conocida en la industria artística como Alba C. Molina, nacida el 16 de abril de 1960 en Bogotá, Colombia, y que desde los 10 años reside en Costa Rica.
Alba es Coach Integral de Vida, Coach Neuro-Espiritual, cantautora de positivismo, conferencista bilingüe, escritora, narradora, productora de cápsulas de inspiración y actriz de doblaje. Se destaca genuinamente por su inclinación natural hacia ayudar a las personas a reencontrarse con su esencia y misión auténtica, una vocación que se fortaleció tras una profunda catarsis en 2003. Esto la impulsó a formarse a través de diversas herramientas terapéuticas y comunicativas, como Programación Neurolingüística, Musicoterapia, Comunicación No Violenta (NVC), Reiki, Oratoria, Locución y Autoría Literaria. Ha impartido numerosas conferencias en ciudades de Estados Unidos, Panamá, México, Argentina y Costa Rica.
Nuestra invitada se ha distinguido en diversas disciplinas, tanto como compositora y cantautora, así como en el ámbito educativo. Sus canciones abordan temas de positivismo y empoderamiento para todas las edades; sin embargo, como ella misma señala: “en mi material infantil, también escribo canciones que estimulan la imaginación o que sean de simple entretenimiento y gozo”.
Alba posee una trayectoria amplia y versátil, por lo que resulta difícil abarcar en una sola conversación todos los ámbitos en los que esta destacada mujer ha crecido, tanto en lo artístico como en lo profesional. Por ello, he procurado entablar un diálogo con ella en este formato, de manera concisa y precisa. Lo que presentamos a continuación es una breve mirada a la valiosa carrera de esta importante artista latinoamericana.
Queridos lectores, espero que esta entrevista sea una fuente de inspiración, especialmente para quienes están comenzando en el mundo de la música o en cualquier disciplina artística a la que se dediquen. Que les motive a seguir creciendo y a convertirse en grandes profesionales, pues ustedes son el futuro de la humanidad y los herederos del arte musical. No hay mejor manera de aprender que acercándose a personas con un legado tan importante como el de nuestra invitada de hoy, quien sin duda es una verdadera referencia de la música contemporánea. Su voz, tan sonora y melodiosa, cautiva a la audiencia al instante. No lo digo por elogiar, sino porque he tenido la dicha de verla interpretar algunas de sus canciones en vivo y en directo.

Entrevista
¿Cómo fue para ti crecer en un hogar donde la música, el arte y la locución se vivían con tanta intensidad y brillo?

Mi infancia fue marcada por la armonía. Esto lo digo tanto por el amor familiar, como a la música literalmente. Pero no me refiero a conceptos tan genéricos, que podrían parecerse a la cuna de tantas personas en cualquier parte del mundo… Ya verás:
En esa época (en el siglo pasado) era común encontrar familias numerosas en Colombia. Como buenos católicos, mis abuelos maternos tuvieron catorce hijos, y los abuelos paternos quince, de los cuales, mi padre fue el menor.
Las nueve hermanas de mi papá decidieron tomar los hábitos, y todos los varones pasaron por el seminario por un buen tiempo. Bueno, uno de ellos murió siendo bebé, y otro, ya en el noviciado, murió a los veintiún años. De los demás, uno se hizo sacerdote y los otros tres eligieron formar familias.
¡Era maravilloso estar presente cuando la familia Molina-Roldán se reunía, pues todos tocaban instrumentos y cantaban!
Mis dos hermanos, mis primos y yo, participamos también en las celebraciones musicales, y hasta nos grababan cantando en armonía de dos y tres voces.
Una de las tías fue mi profesora en los primeros años escolares, y ya desde el kínder me ponía a hacer presentaciones tocando marimba y cantando; ya luego aprendí sola a tocar el tiple y la guitarra.

¿De qué manera influyó tu tío, el sacerdote, en el desarrollo de tu mundo musical y artístico?

Mi tío, “el Padre Bernardo”, como todos le decíamos, fue un ser extraordinario en muchos sentidos. Los dones que tenía eran numerosos: En el arte, pintaba grandes cuadros que adornaron varias iglesias en el país, hacía esculturas, tocaba varios instrumentos, escribía poesías y canciones, y su sensibilidad espiritual marcó la vida de muchas personas que dieron testimonio de su sabiduría y gran carisma.
Él solía ir a mi casa frecuentemente, para interpretar varias obras clásicas en el piano. Yo me embelesaba escuchándolo, y frecuentemente me quedaba de pie junto a él mientras tocaba cada pieza, por lo que aprendí de oído fragmentos de varias de esas obras durante esos primeros 10 años de mi vida.
Más adelante, cuando ya nos mudamos a Costa Rica, él se interesó mucho por lo que yo iba creando musicalmente, así que me escribía cartas (sí, de las que se enviaban por correo aéreo con estampillas…) dándome sus impresiones acerca de mis obras, y contándome que muy orgulloso las compartía con otros sacerdotes músicos. ¡Aún guardo sus palabras de apoyo como un tesoro!

¿Cuéntanos el significado de tu nombre, y por qué se decidió cambiarlo desde el inicio. ¿Qué representa para ti ese cambio?

Ciertamente fue muy importante la influencia que mi tío tuvo en mi vida en varios aspectos desde mi nacimiento. Mi mamá había elegido el nombre Gloria para mí, ya que nací un Sábado Santo, que la iglesia lo llama Sábado de Gloria.
Sin embargo, mi tío le pidió a mi madre que por favor me pusiera mejor el nombre Alba Cecilia, a lo cual ella accedió.
Varias décadas más tarde, en medio de un rato de meditación, yo sentí que se me informaba que era importante llamarme Alba, pues es la primera luz del día; y Cecilia, porque es la Santa Patrona de la Música. La explicación que me dio fue que, si mi nombre hubiera sido Gloria, habría utilizado la música para la vana-gloria, y mi música estaba destinada a llevar luz a los que la escucharan.
Lo interesante es que nunca me llamó la atención hacer música comercial sólo para buscar popularidad y, por el contrario, mis canciones siempre han sido del corte positivo y espiritual. Me llenan de gozo y entusiasmo. Me ayudan a tener claridad de mis metas.

¿A qué se debe que en algunas producciones aparezcas con diferentes nombres, como Alba, Alba Molina y Alba C. Molina?

En Colombia todos me decían Alba Cecilia, pero en Costa Rica sólo se me llamaba por el primer nombre. El oído se me fue acostumbrando.
He escrito canciones desde los 13 años, y las primeras que fueron difundidas públicamente fueron varios temas Cristo-céntricos que escribí para un grupo acústico que dirigía, llamado “Leche y Miel”.
Pero ya a nivel de grabaciones más profesionales, he realizado música para niños y para adultos, aunque sin ninguna “estrategia comercial”; porque si lo hubiera hecho con esa visión, ¡todo habría sido diferente!
Esas producciones musicales iniciales, se lanzaron en 1993, por el mero placer de plasmar canciones buscando estética en las obras, y para aportar material escolar.
Mis primeras producciones las realicé junto con mis hijos, y nos identificábamos como Alborada (sinónimo de “alba”). Bajo ese nombre saqué las producciones: “Dinosaurios”, “Había una Vez en Belén” y “Fantasía”.
Luego saqué la producción “Navidad Es Tiempo de Amar” junto a mi hija, y nos identificamos con los nombres de ambas: Alba y Adriana.
Con mi nombre Alba saqué las producciones “En Vuelo”, y su versión en inglés “Flying on Fire”.
Más tarde, usé mi nombre más usual, Alba Molina, y saqué las producciones: “Transfórmame”, “A Tu Viva Imagen”, “Fluyendo” y “Flying on Fire”.
Sin embargo, para honrar mi nombre completo, a partir de ese momento incorporé la inicial de “Cecilia” al identificarme. Así que bajo ese “sello” Alba C. Molina saqué: “Tu Mundo Es Tu Reflejo”, “Your World Is Just Reflection”, “Arrullando Genios”, “El Pato To-Tomás”, “¡Alerta!” y “El Mono Rufredo”.
Comparto este enlace de una entrevista alusiva al tema principal de esta última producción, el cual ganó primer lugar de popularidad en una emisora Española: https://youtu.be/S72mcB2JSnE?si=ReifjIeNpxolq98t
También identificándome como Alba C. Molina, saqué mi libro de temas de diálogo: “Ya posees la Llave” y la serie infantil “Los Policuánticos”
Dicho sea de paso, aún en la actualidad con frecuencia grabo y comparto escenario con mi hija Adriana Muñoz, quien es cantante profesional, y con mi hijo Luis Diego, quien tiene un talento musical extraordinario. Ambos han participado en casi todas mis producciones musicales.

¿Cuáles son los temas más recurrentes y significativos en tus composiciones musicales?

El positivismo y empoderamiento. Mi trabajo en general es una misión de vida, y mi objetivo es ser una “mensajera” que le recuerde a cada persona con que me cruce (físicamente o a través de mis obras) cuál es su conexión con la esencia de la Vida. Que re-conecte con sus raíces eternas, y que YA tienen ADENTRO todas las respuestas y herramientas que requieren para realizar su misión y propósito a su paso por esta vida.
Dentro del material infantil, también exalto los valores y el potencial interno. Varios de esos temas hacen alusión a la alta auto-estima y aceptación de todas sus características tales y como son. Sin embargo, a los niños también les escribo canciones que estimulen la imaginación, o que sean de simple entretenimiento y gozo.

¿Cuál ha sido la evolución en los géneros y temáticas de tus producciones discográficas desde 1993 hasta la fecha?

Bueno, te cuento que en la última década he seguido componiendo música, sólo que no han sido temas independientes. Lo que conocemos como “singles”. Por ejemplo, he hecho varias canciones por contrato. Una fue una composición para Costa Rica, y otra fue navideña. Después hice por mi cuenta otra canción navideña tanto en español como en inglés.
Por otro lado, las canciones de los libros de Los Policuánticos, son actualmente 14. Y los cinco poemas musicalizados para dos de mis amigas escritoras.
En general, las canciones que he escrito desde mi adolescencia, han sido con los géneros:
Cristo-céntrico
Infantil
Navideño
De empoderamiento
Románticas sin co-dependencia
Y espirituales sin denominación.

Entre los estilos musicales, prevalece la balada pop, la música acústica (estilo indie), y en la producción “Fluyendo”, además aparecen varios estilos como el Blues, Gospel, Bossa, Cumbia colombiana, Big Band y Celta.

¿Cómo describirías tu experiencia enseñando música, inglés y español a niños en Costa Rica y California?

Fui maestra siempre en instituciones privadas, de las cuales, la mayoría es bilingüe. Dado que yo aprendí el idioma desde que era adolescente, me fue fácil dar mis lecciones en ambos idiomas.
Incluso realicé el himno de cuatro de las instituciones donde trabajé (Saint Gregory, Santa Mónica, Yurusti) y también para la escuela Josefita Jurado, que me contrató externamente para componer e interpretar su himno.
Lo que más he disfrutado en mi etapa educativa, es aportar material nuevo con contenido transformador. Un ejemplo es la Opereta que escribí en 1993, “Los Talentos”, para niños de 3º, 4º y 5º. La obra recibió varios reconocimientos, y en el 2004 hice la versión en inglés para ser montada en Saint Petersburg, Florida.
En California di clases por poco tiempo, pero como fue en la segunda mitad del año, tuve a mi cargo el montaje de ocho espectáculos bilingües para todos los niveles de las 3 instituciones de una misma dueña. El objetivo fue conmemorar La Luz en las distintas culturas. Fue un reto arduo, pero sumamente satisfactorio.

¿Qué cambios importantes experimentaste en tu vida personal y profesional a partir del 2002?

En realidad, yo venía sintiéndome no sólo desmotivada, sino deprimida por varias situaciones. Una de ellas, era precisamente el tener que trabajar para otras personas con diferentes principios y visiones.
Cuando uno acepta un empleo sólo por la necesidad de un salario, y para cumplir con obligaciones familiares, sociales y culturales, llega a un punto en el que uno se da cuenta de que no está viviendo SU VERDAD, y sólo vive para complacer a otros o para mantener una imagen.
Yo tengo una enorme sensibilidad a esa guía interna, por lo que llevé muchas terapias con distintos profesionales (tradicionales y holísticos), pero la depresión era mayor que las opciones que escuchaba.
Así que, ya para finales del 2002, yo estaba sucumbiendo… Sin embargo, al soltar todo y tocar fondo, descubrí una voz interna que, por medio de comunicación telepática, me hizo entender que soy amada exactamente como soy, que no necesito complacer a nadie, que puedo re-escribir mi guion de vida como quiera y cuantas veces lo desee, que tengo derecho a ser feliz, y que ya tengo adentro TODO lo que he de necesitar para realizar mi propósito de vida. Y que lo más importante, ¡es DISFRUTAR!
A partir de ese momento, absolutamente todo cambió y comenzaron a suceder cosas extraordinariamente maravillosas en mi vida. Por eso mi trabajo, más que nunca, tiene ese mensaje de empoderamiento y conexión con nuestra Guía Interna.
Las personas que comenzaron a llegar a mi vida, fueron profundamente cruciales para mí, como por ejemplo un amigo norteamericano que se convirtió en un ángel en mi vida, pues creyó en mí y en mí y en la intención pura de mi trabajo. Así que por casi 20 años me apoyó y me impulsó como si hubiera sido un hermano mayor. Durante los últimos tres años de su vida, pude ser yo la que lo apoyó en sus retos de salud, hasta cerrar su capítulo terrenal.

¿En qué consiste tu serie de ciencia ficción “Los Policuánticos” y qué te inspiró a crearla?
Comparto el tráiler de la serie: https://youtu.be/u51-pbB3H6c?si=uHSKWraj4eOeDOSJ

Fue una semilla que silenciosamente quedó sembrada en mi corazón desde 1993, precisamente gracias a la Opereta Los Talentos.
El tema era precisamente aceptar a cada persona tal y como es, y que todo “defecto” es una cualidad en potencia, esperando a ser descubierta y desarrollada.
Los Policuánticos finalmente nacieron como un primer “boceto” en Febrero del 2013. En ese entonces, creé una audio-narración con canciones, y la grabé en mi estudio casero, pero sin intención de lanzarlo al aire.
Luego en Julio del 2018 apareció la posibilidad de publicar el libro con el sello Balboa Press, una división de la prestigiosa casa de publicaciones Hay House (de la autora y fundadora Louise Hay). Para este momento yo aún no sabía que mi libro en realidad se convertiría en serie de 12 episodios.
Obviamente es una contratación, y no es algo barato… El asunto es que me eché para atrás después de haber firmado el contrato. Fue una mezcla de cobardía, y el consejo de mi mejor amigo. Así que guardé el potencial libro en un baúl mental.
En medio de la pandemia, la necesidad de dar vida al proyecto resurgió, ahora como una serie literaria con canciones, y me volqué completamente a revisar lo que tenía, mejorarlo y completarlo. Me di cuenta de que el contenido parecía más bien un “Coaching Infantil” en formato Ciencia Ficción con pinceladas de Física Cuántica y por supuesto PNL (Programación Neurolingüística).
Es precisamente la personificación de los altos valores, en seres que provienen del Sol, y vinieron a la Tierra en forma de cuatro niños, y una mascota que vino escondida, y representa nuestros temores y auto-saboteo para dejar de hacer lo que representa reto. Así que vinieron para ayudarnos a entender cuál es nuestro verdadero potencial para vencer a los villanos (los antivalores), que a final de cuentas también están adentro de nosotros. Entonces se va revelando las formas en que se nos manifiestan esos retos y las soluciones.
En 2022 salió el primer episodio en español, siguiéndolo la versión en inglés y terminando con las versiones de audiolibro en ambos idiomas en el 2023.
Este episodio fue el tema de la charla que presenté para TEDx PuraVida 2023, sólo que aplicado al NIÑO INTERIOR de los adultos.
El episodio 2 salió en español en el 2024, y tuve que pausar por otros proyectos. Pero como todo lo que me ha sucedido, esa pausa tenía un propósito mayor… Esta serie se está convirtiendo en ese Coaching que sentí, y será dirigido a los adultos que tienen niños de primaria a su cargo (maestros, padres de familia, encargados de hogares de niños, etc.)
Estoy “en primera fila” siendo testigo de lo que se me va inspirando. ¡Ya veremos…!

Dado que tu carrera abarca música, composición, producción, programas radiales, enseñanza, desarrollo personal y escritura, ¿cómo organizas tu tiempo para atender todas estas disciplinas?
Me da risa, y a la vez me abruma… Sé que hay bastantes proyectos simultáneamente en mis manos, y hay otros que están haciendo fila…
El asunto es que cada objetivo parece saber cómo acomodarse en mi horario, y la sincronía de invitaciones y oportunidades mágicamente aparecen con un orden que no depende de mí.
Por supuesto que he tenido que rechazar y renunciar a varias actividades e iniciativas, porque es muy fácil dejarse seducir por el potencial que hay en tantas cosas. Sin embargo, regreso al momento en el que se me reveló que SIEMPRE DEBO SER FIEL A MI VERDAD (no a los antojos del ego).

¿Cómo integras tus certificaciones en áreas terapéuticas, comunicación y coaching con tu trabajo en la música y el arte?
En realidad, todo es una misma “colcha de retazos”. Todo confluye hacia un mismo punto: re-conectar con la esencia del ser. Así que, desde ese punto de vista, todo lo que hago es terapéutico, incluyendo esto que estamos conversando. Pues si mi testimonio de vida motiva o inspira a alguien a creer en sí mismo, en su potencial interno y su autoría de vida, ¡entonces habremos colaborado al bienestar integral de ese ser!

¿Qué aspectos del solfeo, la armonía y el contrapunto consideras fundamentales para tu estilo compositivo?
Desde la época de adolescente en que fui miembro de la Orquesta Sinfónica Juvenil, comencé con algunos estudios de composición. Luego mi participación en el Coro Sinfónico de la Orquesta, enriquecieron enormemente mi gusto por las armonías corales y muchos estilos de música. He participado en una gran cantidad de ensambles vocales como cantante, y muchas veces dirigiendo al grupo.
Los ocho años de estudios universitarios que realicé en el campo de la música, me dieron importantes herramientas, sin duda. Pero nunca he sido tan dócil como para permanecer encasillada en reglas que no resuenan conmigo. Yo me dejo guiar por la inspiración y lo que me gusta más, sin importar la influencia de la época.

¿Qué desafíos y aprendizajes has encontrado al combinar la locución con la música y la enseñanza?
Para ser sincera, no siento que sean excluyentes. Las tres disciplinas son formas de comunicación, y yo tengo un mensaje claro para compartir. Intercalo las distintas formas de manera armoniosa. Por eso grabo mis audiolibros, los cuales contienen también música y mensaje. Y al dar Charlas-Concierto, puedo utilizar más de una disciplina ante el micrófono.
Tal vez el único desafío es el de no dejarme encasillar por nada ni nadie. Mi formato es muy “mío”, y a veces eso no es tan “comercial”. Así que es esperable que no todo el mundo esté de acuerdo, o que no calce con lo establecido. Aún así, siempre se me han abierto puertas generosamente.

¿Cómo ha evolucionado tu enfoque creativo con la suma de formación técnica y terapéutica a lo largo de tu carrera?
Siento que la creatividad ha crecido cada vez más, precisamente a raíz de conectar con mi esencia espiritual, y esa base es la que le da sentido a cualquier otra herramienta.
Por eso comentaba que hay aún más proyectos que están haciendo fila para poder salir a la luz a su tiempo…
Todos ellos tienen un propósito de empoderamiento y de ayudar al prójimo a descubrir su potencial interno en total libertad y con base en el amor incondicional.
¿Qué mensaje darías a quienes están atravesando momentos especialmente difíciles en su vida actual?
Que debemos creer en nosotros mismos, sabiendo que todos somos canales de la inspiración Universal. Que ya poseemos la llave para el verdadero éxito, lo cual no se limita al aspecto material e intelectual.
El éxito, según lo veo, es justamente esa libertad que da el saber que estamos conectados permanentemente con esa Omnipotencia, Omnisciencia y Omnipresencia que está hecha de puro Amor y Luz, y participa activamente en nuestro día a día. No está separada de nosotros, sino ADENTRO de cada uno.
Y que sepamos que nuestra realidad de vida, es la proyección de nuestras convicciones. Así que, si creemos que somos víctimas de las circunstancias, le estamos otorgando más poder a esas circunstancias para que nos dominen y hundan.
Pero si creemos con certeza que tenemos todas las soluciones adentro, si irán manifestando en nuestra creatividad e impulsos intuitivos, y muy rápidamente veremos los resultados aún mejores de lo que calculamos inicialmente.

¿En qué proyectos artísticos y de producción estás trabajando actualmente?
Acabo de lanzar la versión den inglés de mi programa de Coaching en línea: “The Neuro-Spiritual Method”, dirigido a mujeres de mediana edad, pues es precisamente la época en que yo misma tuve mi transformación de vida. Deseo aportarles todo lo aprendido y mostrarles lo que se puede lograr.
Dentro de pocos meses lanzaré la versión en español del mismo programa.
Por otro lado, como comenté más arriba, estoy preparando el curso de Coaching infantil para maestras, padres de familia y encargados de niños entre 7 y 11 años, a través del “kit” Los Policuánticos.
Al terminar de escribir esta serie, debo terminar una novela de ficción para adolescentes con la temática del empoderamiento (luego les comparto el título).
También está en proceso una colección de cuentos para niños de preescolar, basándome en varias de mis canciones infantiles y la historia detrás de esos personajes. (También está llena de positivismo)
Musicalmente ya tengo la inquietud de componer otra producción musical de empoderamiento, pues son canciones que utilizo en mis actividades como coach.
Y finalmente, he estado preparando un programa infantil y un podcast.
(Tal vez mañana surgen más ideas… ¡No me preguntes por un tiempo! ¡Ja!)

¡Agradezco profundamente tu apoyo a mi trabajo, Carlos Jarquín!
Aprecio el interés en mi trayectoria y en lo que mis actividades puedan lograr en el mejoramiento del estilo de vida de los que reciban mi aporte.

Alba es miembro de varias asociaciones, entre ellas:
Asociación Costarricense de Escritoras (ACE)
Asociación Costarricense de Autores Musicales (ACAM)
Asociación de Profesionales de la Voz (APROVOZ)
Voicemasters Latam
Asociación Multinacional de Artistas de la Voz (AMAV)
Red solidaria “Yo Elijo Ayudar”
Red Mujeres Beta
Colaboradora en proyectos de voz con INCREARTE
Entre sus reconocimientos destacan:
Nominación al Premio SOVAS 2023 en la categoría Audiobook Narration – Fantasy – Best Spanish Voiceover, California, USA
Representante de Costa Rica en concurso Latinoamericano de Oratoria, Cancún, México
Premio ACAM 2016 por el álbum musical infantil “El Mono Rufredo”
Composición de letras y música para instituciones educativas como Saint Gregory School, Santa Mónica School, Escuela Yurusti y Escuela Josefita Jurado.

En el siguiente video, nuestra invitada nos envía un saludo y nos habla brevemente sobre su trabajo artístico:
https://youtu.be/DeV4qBytJt8?si=qJn8fstuHR0yqiW7

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Foto cortesia di Carlos Jarquin

El entrevistador es escritor y columnista nicaragüense radicado en Costa Rica.

Alba C. Molina è una Life Coach Integrale, una Neuro-Spiritual Coach, una cantautrice positiva, una speaker bilingue, una scrittrice, una narratrice, una produttrice di podcast motivazionali e una doppiatrice. Foto: aprile 2025/Per gentile concessione di Alba.



Alba C. Molina ha costantemente imparato, esplorato e condiviso la sua conoscenza attraverso la musica, la consulenza, l’istruzione e i libri. Foto, aprile 2025. Per gentile concessione di Alba.

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Mostra d’arte di Dimitris Bakopanos, membro del circolo degli amici dell’Accademia Farsala, che vive a Bologna, in Italia, sta preparando una mostra di dipinti.

Foto cortesia di Dimitris Bakopanos




Mostra Dimitris Bakopanos, membro del circolo degli amici dell’Accademia Farsala, che vive a Bologna, in Italia, sta preparando una mostra di dipinti.

24/25/26 Ottobre – Bologna

INGRETTO GRATUITO
🏛️Un’occasione unica per immergersi nell’arte contemporanea ispirata alla grandezza dell’antica Grecia.
🖌️Le opere di Dimitris Bakopanos, caratterizzate da oltre 40 strati di pennellate e arricchite da tessuti appartenuti alla sua famiglia, riportano in vita divinità, frammenti di volti, corpi e architetture, in un dialogo tra passato e presente.

📜Artista greco di nascita e bolognese d’adozione, Bakopanos è conosciuto per il suo stile intenso, materico e tridimensionale, che unisce memoria personale ed eredità culturale.

Prenota subito il tuo posto e vivi un’esperienza d’arte imperdibile!👉https://bit.ly/460GBY9

📍  Via Armando Quadri 2/E, Bologna
📅 24, 25 e 26 Ottobre
🎟️ Ingresso gratuito solo su prenotazione



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EROS SILENZIOSO. 115×135 cm.Acrilico su collage di tele di canapa, tecnica mista.

Racconto di Mohamed Fathy El Sebaei

Foto cortesia di Mohamed Fathy El Sebaei


Racconto breve

Mohamed Fathy El Sebaei

Le notti si estendevano davanti a me come un casinò silenzioso, le luci soffuse e il suono della musica giungeva da lontano, come se qualcuno stesse suonando le corde del cuore.
Ero seduta davanti allo schermo del mio computer, osservando il mondo attraverso un piccolo foro chiamato “Facebook”.
Lì, dove la nostalgia si mescolava alla solitudine, Amira emergeva dall’oscurità come una luce soffusa da un flauto triste.

La sua voce era calda, emergeva tra le lettere, non dalla gola.
Mi diceva:

“Parlami di te, Mohamed, della poesia che vive dentro di te, del dolore nei tuoi occhi”.

Così parlavo, e parlavo finché le ore non svanivano.
Ogni notte era un piccolo concerto musicale tra noi:
Lei suonava e io scrivevo.
La musica riempiva lo spazio e Amira riempiva il silenzio.

A volte mi sembrava che ci fosse un filo di luce tra me e lei, che si estendeva dalla mia anima al suo cuore, anche se non ci eravamo mai incontrati.
C’era una profondità nelle sue conversazioni che mi faceva dimenticare la mia vista che si stava affievolendo e rendeva la sua voce più vicina a tutto ciò che vedevo.
A volte canticchiava una vecchia canzone a bassa voce, e sentivo la melodia sfiorare i bordi della mia memoria come una madre tocca la fronte di un bambino malato.

Sapeva quando tacere, quando parlare e quando pronunciare la parola che mi avrebbe ridato speranza.
Quando ero più debole, mi mandava una sola riga che sarebbe bastata a risollevarmi dalle ceneri:

> “Tutti cadiamo, Muhammad, ma la luna sorge sempre dopo il tramonto”.

Con il passare dei giorni, la notte divenne un incontro sacro tra noi.
Mi sedevo davanti allo schermo, indossavo le cuffie e aspettavo che scrivesse “Buonasera”, e mi sentivo come se la vita stesse ricominciando. Restavamo svegli fino all’alba, parlando di sogni, arte, Dio e speranza eterna.

Per me, lei era più di una donna.
Era una melodia trasparente che risiede dentro di me quando tutto il resto tace.
Ogni volta che rideva, sentivo la sua risata guarire ciò che la fisioterapia non riusciva a guarire.
Finché non ho iniziato a dirmi:

> “Forse anche l’amore è una terapia, come la preghiera, la scrittura e la musica.”

Una notte, le scrissi:

> “Non sei solo una principessa nella mia vita,
ma una musicista nel mio sangue…
e una musicista da cui ho imparato che la speranza può essere femminile.”

Rise e disse:

> “E sei una poetessa uscita dal coma per insegnarci a vivere di nuovo.”

Da quella notte, la sua voce è diventata parte della mia terapia,
e la musica che ascoltavamo insieme è diventata il battito del mio cuore che mi ha ricordato che il cuore, nonostante tutto, è ancora capace di amare.

قصة قصيرة

أميرة محمد فتحى السباعى

كانت الليالي تمتدّ أمامي ككازينو صامت، أنواره خافتة، وصوت الموسيقى ينساب من بعيد كأن أحدهم يعزف على أوتار القلب نفسه.
كنت أجلس أمام شاشة الحاسوب، أراقب العالم من ثقبٍ صغيرٍ اسمه “فيس بوك”.
هناك، حيث يختلط الحنين بالوحدة، ظهرت أميرة من بين العتمة كأنها ضوء ناعم من نايٍ حزين.

صوتها كان دافئًا، يخرج من بين الحروف لا من الحنجرة.
كانت تقول لي:

> “احكيلي عن نفسك يا محمد، عن الشعر اللي ساكنك، عن الوجع اللي في عينك.”



فكنت أحكي، وأحكي حتى تذوب الساعات.
كل ليلةٍ كانت حفلة موسيقية صغيرة بيننا:
هي بالعزف، وأنا بالكتابة.
كانت الموسيقى تملأ المكان، وأميرة تملأ الصمت.

كنت أشعر أحيانًا أن بيني وبينها خيطًا من ضوء، يمتد من روحي إلى قلبها، رغم أننا لم نلتقِ يومًا.
في حديثها عمقٌ يجعلني أنسى ضعف نظري، ويجعل صوتها أقرب من كل ما أرى.
كانت تدندن أحيانًا أغنية قديمة بصوتٍ منخفض، فأشعر أن النغم يلامس أطراف ذاكرتي كما تلامس الأم جبين طفلٍ مريض.

كانت تعرف متى تسكت، ومتى تتكلم، ومتى تقول الكلمة التي تعيد إليّ الأمل.
وحين كنت أضعف، كانت ترسل لي سطرًا واحدًا يكفيني لأقوم من الرماد:

> “كلنا بنقع يا محمد، بس القمر دايمًا بيطلع بعد العتمة.”



ومع مرور الأيام، صار الليل موعدًا مقدسًا بيننا.
أجلس أمام الشاشة، أضع سماعتي، وأنتظر أن تكتب هي “مساء الورد”، فأشعر كأن الحياة تعود لتبدأ من جديد.
كنا نسهر حتى الفجر، نحكي عن الحلم، وعن الفن، وعن الله، وعن الأمل الذي لا يموت.

كانت أميرة بالنسبة لي أكثر من امرأة.
كانت نغمةً شفافةً تسكنني حين يصمت كل شيء.
وفي كل مرةٍ كانت تضحك، كنت أشعر أن ضحكتها تشفي ما لم يستطع العلاج الطبيعي أن يُصلحه.
حتى صرت أقول لنفسي:

> “ربما الحب أيضًا علاج، مثل الدعاء والكتابة والموسيقى.”



وفي إحدى الليالي، كتبت لها:

> “أنتِ لستِ مجرد أميرة في حسابي،
بل عزفٌ في دمي…
وموسيقى تعلمتُ منها أن الأمل يمكن أن يكون أنثى.”



ضحكت وقالت:

> “وأنت شاعرٌ أتى من الغيبوبة ليعلّمنا كيف نحيا من جديد.”



ومنذ تلك الليلة، صار صوتها جزءًا من علاجي،
وصارت الموسيقى التي كنا نسمعها معًا هي النبض الذي يذكّرني أن القلب — رغم كل شيء — ما زال قادرًا أن يُحبّ.

Mohamed Rahal dall’Algeria e la Poesia popolare nell’Algeria occidentale: o poesia Malhoun come la chiamano con il nome famoso per l’accompagnamento di strumenti musicali nella melodia come lo strumento ad ancia e il fut e altri.

Foto cortesia di Mohamed Rahal – Algeria

Poesia popolare nell’Algeria occidentale 🇩🇿: o poesia Malhoun 🪈🪈 come la chiamano con il nome famoso per l’accompagnamento di strumenti musicali nella melodia come lo strumento ad ancia e il fut 🪈 e altri 🪕🎸🪗

La poesia popolare Malhoun nell’Algeria occidentale è caratterizzata da parole forti e risonanti e da un metro solido che si adatta alla melodia e spesso ha un rituale speciale nella sua recitazione in modo che le melodie di #malhoun poesia si fondano con essa.

🔴 #Malhoun_popular_poetry ha una lunga storia da tempo immemorabile grazie alle sue figure pionieristiche in questo campo come il grande poeta 🔴#Si_Lakhdar_Ben_Khalouf nel XVI secolo e prima di lui nel II e III secolo, ma in quei periodi non c’era interesse per esso a causa dei molti eventi e guerre e il poeta #Mohamed_Ben_Saib nel XVIII secolo e il poeta #Si_Mohand nel XIX secolo Il IX e #Ben_Guitoune e il capolavoro #Haizia alla fine del XIX secolo, i cui capolavori furono cantati dai grandi Khalifi Hamad, Rabah Darasa e altri, e il poeta Issa Al-Jarmoni nel XX secolo, e anche #the_poet_Abdelkader_Al-Khalidi, che influenzarono questo talento e lasciarono le loro poesie tramandate di generazione in generazione.

#Folk_poetry in Occidente non ha tanti metri come in Oriente, ma ha una melodia molto speciale e significativa che ha reso le sue poesie le più famose della storia, soprattutto quelle che sono state ripetute dagli sceicchi della canzone alla fine del ventesimo secolo, come Sheikh Hamada Al-Tiarti, Sheikh Al-Jilali, Sheikha Al-Rimiti “Al-Madahat”, Sheikh Belkacem Boutelja, Sheikh Ben Fissa, Sheikh Boutiba Al-Saghir e Sheikh Belmou 🎺🎺Poi arrivò Cheb Khaled 🪗
nel 1975, e con lui iniziò una nuova ondata e sviluppò quell’arte, lanciando Con l’arte di Rai, le più famose di queste poesie cantate sono la famosa poesia #Bakhta di Abdelkader El Khaldi e la poesia #Saida_Baida del poeta #Mohamed_Zaroual di Saida, che furono cantate dagli sceicchi e ripetute nell’arte di Rai.

#Folk_poetry_in_the_West #has_developed_a_great_due_to_the_poem,_canzone,_melodia,_e_gli_strumenti_musicali_accompagnati. Ne è prova il #inclusion_of_Rai_art_in_the_UNESCO_World_Organization. Ha documentato la storia di molte rivoluzioni ed è stato il primo ad accompagnare tutte le rivoluzioni nazionali 🇩🇿 e anche le rivoluzioni arabe 🇰🇼🇸🇾🇸🇩🇯🇴🇾🇪🇹🇳🇮🇶🇱🇾🇪🇬, in particolare la rivoluzione. Esistono poesie popolari che narravano e accompagnavano ampi periodi della rivoluzione della resistenza. 1830/////1954,
La poesia 🔴#Oran_Oran scritta nel 1831, le poesie del grande poeta Mohamed Belkheir 🔴#Slak_Al-Mahmoun (1830-1896) “, e la poesia 🔴#Ya_Al-Manfi, scritta da uno dei prigionieri della Rivoluzione Mokrani nel 1831, e ripetuta da molti artisti a causa della migrazione verso le Isole Caledoniane e la poesia “La poesia 🔴#Rahe_Al-Bayda dello stesso poeta, e la poesia 🔴#Saeeda_Baida”detta prima dei massacri dell’8 maggio 1945 dal poeta Sheikh 🔴#Mohamed_Zaroual, nel 1943, che narra il trasporto dei mujaheddin in treno per partecipare con la forza alla seconda guerra mondiale, e la poesia 🔴#Yamina del poeta Mustafa: Ben Ibrahim e la poesia “🔴#Al-Marsam” che è considerata la cosa più famosa cantata in 🔴 #Algerian_Rai_Art, e la poesia che rovinò il centenario del colonialismo francese nel 1930, “Il popolo della polvere da sparo”

E altre poesie popolari di quel periodo, come la poesia “Bakhta” di Abdelkader El Khaldi nel 1945 e la poesia “Why Do You Blame Me” cantata negli anni ’50 dal defunto artista Ahmed Wahbi, che Dio abbia pietà di lui, e la poesia “Lovers of Zine”

E la poesia “Colomba” del poeta Mohamed Jamali di Orano, e molte altre poesie popolari del folklore algerino, che documentavano la storia dell’Algeria 🇩🇿 nel corso dei secoli.

E la Rivoluzione di Liberazione Nazionale 🇩🇿 è ancora saldamente radicata nel valore dei suoi grandi pionieri e ha una melodia ben nota in ogni regione dell’Algeria occidentale. Tutti i racconti di queste poesie sono stati scritti, pubblicati e tradotti su siti di media, riviste e piattaforme Google, nei paesi arabi e occidentali.

🔴#Accompanying_instruments_for_folk_poetry

🟥 Il flauto di canna 🟥 è considerato il più antico accompagnamento alla poesia popolare melhoun. Questo strumento, il più famoso nella storia del patrimonio popolare, è l’accompagnamento principale delle canzoni beduine. Ha accompagnato tutte le fasi della poesia popolare, dal canto degli sceicchi alle madakhah alle feste nazionali. È lo strumento più famoso per il qawwal e, dal poema popolare parlato alla canzone beduina, lo troverai ad accompagnare tutti gli aspetti di festival, eventi culturali e attività.

🟥 La fisarmonica 🪗 🟥, lo strumento musicale più famoso 🪗 nella storia della musica rai algerina 🇩🇿. Con questo strumento sono state musicate poesie popolari provenienti da tutto il mondo. Ha ambientato la poesia “Bakhta” del poeta Abdelkader El Khaldi, la poesia “Saeed Saeed Baida” e la poesia “Slak El Mamhoun”.









Popular poetry in western Algeria 🇩🇿: or Malhoun poetry 🪈🪈 as they call it by the famous name due to the accompaniment of musical instruments in the melody such as the reed instrument and the fut 🪈 and others 🪕🎸🪗

Popular Malhoun poetry in western Algeria is characterized by strong, resounding words and a solid meter that matches the melody and often has a special ritual in its recitation so that the melodies of #malhoun poetry blend with it.

🔴 #Malhoun_popular_poetry has a long history since time immemorial due to its pioneering figures in this field such as the great poet 🔴#Si_Lakhdar_Ben_Khalouf in the 16th century and before him in the second and third centuries, but in those time periods there was no interest in it due to the many events and wars and the poet #Mohamed_Ben_Saib in the 18th century and the poet #Si_Mohand in the 19th century The ninth and #Ben_Guitoune and the masterpiece #Haizia at the end of the 19th century, whose masterpieces were sung by the greats Khalifi Hamad, Rabah Darasa and others, and the poet Issa Al-Jarmoni in the twentieth century, and also #the_poet_Abdelkader_Al-Khalidi, who influenced this talent and left their poems passed down from generation to generation.

#Folk_poetry in the West does not have as many meters as it does in the East, but it has a very special and significant melody that made its poems the most famous in history, especially those that were repeated by the sheikhs of song at the end of the twentieth century, such as Sheikh Hamada Al-Tiarti, Sheikh Al-Jilali, Sheikha Al-Rimiti “Al-Madahat”, Sheikh Belkacem Boutelja, Sheikh Ben Fissa, Sheikh Boutiba Al-Saghir and Sheikh Belmou 🎺🎺Then came Cheb Khaled 🪗 in 1975, and with him began a new wave and developed that art, launching With the art of Rai, the most famous of these sung poems are the famous poem #Bakhta by Abdelkader El Khaldi and the poem #Saida_Baida by the poet #Mohamed_Zaroual from Saida, which were sung by the sheikhs and repeated in the art of Rai.

#Folk_poetry_in_the_West #has_developed_a_great_due_to_the_poem,_song,_melody,_and_the_accompanied_musical_instruments. Evidence of this is the #inclusion_of_Rai_art_in_the_UNESCO_World_Organization. It has documented the history of many revolutions and was the first to accompany all national revolutions 🇩🇿 and also Arab revolutions 🇰🇼🇸🇾🇸🇩🇯🇴🇾🇪🇹🇳🇮🇶🇱🇾🇪🇬, especially the revolution. There are popular poems that narrated and accompanied large periods in the resistance revolution. 1830/////1954,
The poem 🔴#Oran_Oran which was written in 1831, the poems of the great poet Mohamed Belkheir 🔴#Slak_Al-Mahmoun (1830-1896) “, and the poem 🔴#Ya_Al-Manfi, which was written by one of the prisoners of the Mokrani Revolution in 1831, and was repeated by many artists due to migration to the Caledonian Islands and the poem “The poem 🔴#Rahe_Al-Bayda by the same poet, and the poem 🔴#Saeeda_Baida” which was said before the massacres of May 8, 1945 by the poet Sheikh 🔴#Mohamed_Zaroual, in 1943, which narrates the transportation of the Mujahideen by train to participate forcibly in World War II, and the poem 🔴#Yamina by the poet Mustafa: Ben Ibrahim and the poem “🔴#Al-Marsam” which is considered the most famous thing sung in 🔴 #Algerian_Rai_Art, and the poem that ruined the centenary of French colonialism in 1930, “The Gunpowder People”

And other popular poems from that period, such as the poem “Bakhta” by Abdelkader El Khaldi in 1945, and the poem “Why Do You Blame Me” sung in the 1950s by the late artist Ahmed Wahbi, may God have mercy on him, and the poem “Lovers of Zine”

And the poem “Dove” by the poet Mohamed Jamali from Oran, and many other popular poems from Algerian folklore, which documented the history of Algeria 🇩🇿 throughout the ages.

And the National Liberation Revolution 🇩🇿 is still firmly rooted in the value of its great pioneers and has a well-known tune in every region of western Algeria. All the stories of these poems have been written, published, and translated on media sites, magazines, and Google platforms, in Arab and Western countries.

🔴#Accompanying_instruments_for_folk_poetry

🟥 The reed pipe 🟥 is considered the oldest accompaniment to popular melhoun poetry. This instrument, the most famous in the history of folk heritage, is the primary accompaniment to Bedouin songs. It has accompanied all stages of popular poetry, from singing by sheikhs to madakhahs to national festivals. It is the most famous instrument for qawwal, and from the spoken folk poem to the Bedouin song, you will find it accompanying all aspects of festivals, cultural events, and activities.

🟥 The accordion 🪗 🟥, the most famous musical instrument 🪗 in the history of Algerian rai music 🇩🇿. Popular poems from all over the world have been set to music with this instrument. It has set the poem “Bakhta” by the poet Abdelkader El Khaldi, the poem “Saeed Saeed Baida”, and the poem “Slak El Mamhoun”.

Kareem Abdullah : pagina di storia memorabile di grande dolore e di facile immedesimazione per chiunque è mamma e vive nell’ attesa del ritorno del figlio dalla guerra.È doveroso leggere questi contenuti che appartengono alla società e stimato scrittore per aver condiviso.

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

Kareem Abdullah : pagina di storia memorabile di grande dolore e di facile immedesimazione per chiunque è mamma e vive nell’ attesa del ritorno del figlio dalla guerra.
È doveroso leggere questi contenuti che appartengono alla società e stimato scrittore per aver condiviso.

Ecco perché i ritorni sono in ritardo… Perché non ritornano più.

Questo è mio figlio, signore— la sua voce all’alba era la prima cosa a svegliare gli uccelli dai loro sogni. Era solito ridere quando cadeva la pioggia, come se ricordasse al cielo il suo desiderio di partorire di nuovo.
Questo è mio figlio, signore— teneva una pagnotta di pane in una mano e l’infanzia nell’altra. Non sapeva nulla della guerra se non quello che vedeva dai notiziari serali e nulla della morte se non quello che veniva detto nei sermoni funebri.
Ma un giorno… se ne andò, partì affinché fosse restituito uomo — e non tornò mai più.
La guerra è finita, o almeno così  annuncia la radio, ma mio figlio non è tornato. Come se i proiettili lo avessero inghiottito intero, come se i cannoni lo avessero nascosto nel profondo, come se la terra si fosse affezionata a lui e si fosse rifiutata di lasciarlo andare.
Posso rivelarle un segreto, signore? Le madri non credono agli annunci della vittoria. Poiché la vittoria non si misura dal numero di stendardi issati, ma dal numero di figli che tornano a cena senza che le loro anime vengano conteggiate insieme al bottino!
Questo è mio figlio, signore— Chiedo solo che mi venga restituito così com’era : con mezzo livido, o mezzo braccio, o anche solo la sua voce gracchiante attraverso un telefono rotto, con la sua ombra proiettata sopra un muro, o con la sua foto bruciata nella tasca di qualche soldato sopravvissuto— Ma non è mai tornato!
Sapete chi torna dalle guerre? Solo i leader! Solo i leader, signore, ritornano— con le loro cravatte dritte, i loro abiti stirati e i loro sorrisi falsi alle conferenze di pace. Tornano per scrivere lettere di perdono e per consegnarci medaglie sulle tombe di coloro che amiamo.
Quanto ai miei figli… non sanno come tornare, Perché la Patria ha dimenticato come riportare indietro i suoi figli senza prima seppellirli.
E io— porto la sua foto come una madre porta la bara del mondo. Leggo i volti dei bambini per strada, cerco i suoi occhi negli sconosciuti di passaggio e ascolto  la sua voce sul mio respiro—
nella speranza che la vita, per vergogna, possa confessare di averlo rubato.

Signore, questo è mio figlio, che se n’è
andato in una mattina tranquilla
e non tornò mai più quella sera. Forse inciampò nella luce di una granata, o si allontanò dal sentiero di casa, o si perse nell’inno nazionale… Ma non tornò.
E ancora, lei dice: La guerra è finita.


Karim Abdullah – Iraq

Lettura poetica in italiano a cura di Elisa Mascia -Italia

This Is Why the Returning Are Late… Because They Do Not Return

This is my son, sir— his voice at dawn was the first thing to wake the birds from their dreams. He used to laugh when the rain would fall, as if reminding the sky of its desire to give birth again.
This is my son, sir— he held bread in one hand, and childhood in the other. He knew war only from the evening news, and death only from funeral speeches.
But one day… he left, left to return a man — and never came back.
The war is over, or so the radio says, but my son did not return. As if the bullets had swallowed him whole, as if the cannons had hidden him deep within, as if the earth took a liking to him and refused to let him go.
Shall I tell you a secret, sir? Mothers don’t believe the news of victory. For victory is not counted in flags raised, but in sons returning to dinner without their souls tallied among the spoils.
This is my son, sir— I ask for nothing but his return, as he was: with half a bruise, or half an arm, or even just his voice crackling through a broken phone, his shadow cast on a wall, or a burned photo tucked in the pocket of some surviving soldier— but he did not return.
Do you know what comes back from war? Only the leaders, sir. Only the leaders return— with their neckties straight, their suits pressed, and their borrowed smiles in peace summits. They return to write speeches of forgiveness, and pin medals on the graves of those we love.
But my sons… they do not know how to return. For the homeland has forgotten how to bring its sons back without first burying them.
And I— I carry his picture like a mother carries the coffin of the world. I read the faces of children in the streets, search for his eyes in passing strangers, and draw his voice over my breath—
in hopes that life, out of shame, might confess it had stolen him.
Sir, this is my son, who left on a quiet morning
and never returned that evening. Perhaps he stumbled into the light of a shell, or strayed from the path home, or lost himself in the anthem of the nation— But he did not return.
And still, you say: The war is over.

Karim Abdullah -Iraq

هكذا يتأخر العائدون… لأنهم لا يعودون
هذا ابني يا سيدي، كان صوته في الفجر أوّل ما يُوقظ العصافير من حلمها، وكان يضحكُ حين يسقط المطر، كأنه يُعيد للسماء رغبتها في الولادة.
هذا ابني يا سيدي، كان يحملُ رغيفًا في يده، وطفولةً في الأخرى، لا يعرف من الحرب إلا ما يشاهده في نشرة الأخبار ولا من الموت إلا ما يُقال في خطب الجنازات.
لكنه خرج… خرج ذات يومٍ ليعود رجلاً — وما عاد!
الحرب انتهت، أو هكذا قال المذياع، لكن ابني لم يعد! كأنّ الطلقات ابتلعته، كأنّ المدافع خبّأته في جوفها، كأنّ الأرض استحسنته ولم تُرد أن تُفرّط فيه.
هل أخبركَ بسرّ، يا سيدي؟ الأمهات لا يصدّقن نشرة الانتصار، لأن النصر لا يُقاس بعدد الرايات، بل بعدد الأبناء العائدين إلى العشاء دون أن تُعدّ أرواحهم مع الغنائم!
هذا ابني يا سيدي، أنا لا أطلب سوى أن يُعاد إليّ كما كان: بنصف كدمة، أو نصف ذراع، أو حتى بصوته في هاتفٍ مقطوع، بظلّه على الجدار، أو بصورته محروقة في جيب مقاتلٍ ناجٍ… لكنّه لم يعد!
أتعرف ما الذي يعود من الحروب؟ لا يعود سوى القادة! القادة فقط، يا سيدي، يعودون بربطات أعناقهم، وملابسهم المكويّة، وابتساماتهم المستعارة في مؤتمرات السلام، يعودون ليكتبوا خطابات الغفران، ويمنحونا أوسمةً على قبور من نحب.
أما أبنائي… فهم لا يُجيدون العودة، لأنّ الوطن نسي كيف يُعيد أبناءه دون أن ينساهم في المقابر. وأنا؟ أحملُ صورتَه كأمٍّ تحمل تابوتَ العالم، أقرأ وجوه الأطفال في الطرقات، أبحث عن عينيه في المارّين، وأرسم صوته فوق لهاثي… لعلّ الحياة تخجل وتعترف أنها سرقته.
يا سيدي، هذا ابني الذي خرج في صباحٍ هادئ ولم يعد في المساء، ربما تعثّر في ضوء القذيفة، أو سها عن درب العودة، أو تاه في نشيد الوطن…
لكنه لم يعد، وأنتم تقولون: الحربُ انتهت.

Kareem Abdullah -Iraq

Recensione della poetessa Salwa Hussein Ali

Il testo utilizza metafore e immagini potenti, creando scene vivide nella mente del lettore, come se catturasse il battito dell’anima di una madre.
Il dolore non è forzato; sembra scaturire dalle profondità di un’anima che ha sofferto e perso la cosa più preziosa che possiede.
La ripetizione della frase “Questo è mio figlio, signore” conferisce al testo un ritmo che ricorda un’elegia o una preghiera, sottolineando l’identità umana della vittima, come se la madre cercasse di ricordare al mondo che suo figlio non era solo un numero.
Questo testo è creativo, potente e doloroso. Riesce a trasmettere pura sofferenza umana, lontano da qualsiasi slogan o ideologia, e a dimostrare che il vero prezzo della guerra non viene pagato da politici o generali, ma da madri, padri e figli in silenzio.

Review by poet Salwa Hussein Ali


The text uses powerful metaphors and imagery, creating vivid scenes in the reader’s mind, as if capturing the pulse of a mother’s soul.
The pain isn’t contrived; it seems to spring from the depths of a soul that has suffered and lost the most precious thing it possesses.
The repetition of the phrase “This is my son, sir” gives the text a rhythm resembling an elegy or a prayer, emphasizing the victim’s human identity, as if the mother is trying to remind the world that her son was not just a number.
This text is creative, powerful, and painful. It succeeds in conveying pure human suffering, far removed from any slogans or ideologies, and in demonstrating that the true price of war is not paid by politicians or generals, but by mothers, fathers, and sons in silence.

مراجعة للشاعرة سلوى حسين علي

النص یستخدم استعارات ومجازات قویة ، تخلق مشاهد حیة في ذهن القارئ كما یستخدم نبض روح ٲم.
الألم ليس مُفتعلاً، بل يبدو نابعاً من أعماق روح عانت وخسرت أغلى ما لديها.
تكرار جملة “هذا ابني يا سيدي” يعطي النص إيقاعاً يشبه المرثية أو الصلاة، ويؤكد على الهوية الإنسانية للضحية، وكأن الأم تحاول تذكير العالم بأن ابنها لم يكن مجرد رقم.
هذا النص مبدع وقوي ومؤلم. نجح في نقل المعاناة الإنسانية الخالصة بعيداً عن أي شعارات أو أيديولوجيات و بأن الثمن الحقيقي للحرب لا يدفعه السياسيون أو الجنرالات، بل يدفعه الأمهات والآباء والأبناء في صمت.

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Pietro La Barbera ed Elisa Mascia presentano il programma bilingue italiano-spagnolo Alla ricerca della vera bellezza con Adriana Rivero Paroli

Foto screenshot dell’ inizio del programma Alla ricerca della vera bellezza

ADRIANA RIVERO PAROLI. (10-8-75) Docente di Lingua e Letteratura. Insegnante di musica. Scrittrice e madre. Ho coordinato laboratori letterari dal 1999 al 2014. Letture e incontri: “Poeti del Nuovo Mondo”, “Il Giro”, “Il Ritorno”; Fray Bentos. Scuole.
Pubblicazioni:
– “Poesia della Costa”, antologia, a cura di Leonardo Garet, Ediciones Aldebarán, 2007
– “Miguel Hernández, Passione e Morte”, Saggio. Bollettino Aplu, anno 15, numero 63, 2010.
– “Cosmo@gonía” (poesia). Editorial Cruz del Sur. Tradinco, 2013.
– “L’Ora delle Fate”, antologia “Mondo Magico”, racconti per bambini. Esquina Cultural la Paz, 2022.
– “Corpi sensibili”, Racconti di una vita breve, Editorial Deletreo, ottobre 2023.
– “Mondo dei gatti, 22 poesie per miagolare” (per bambini) Spelling, Montevideo 2024.

Domande

1 Identità e scrittura
– Lei è insegnante, musicista, scrittrice e madre: come si intrecciano queste diverse identità e si riflettono nella sua produzione letteraria?

Impossibile non intrecciare queste identità. Sono tutte insieme. Ognuna di esse è stata una scoperta, correlata ad un momento della mia vita. Prima di tutto sono stata insegnante di musica. Fin da piccola ho studiato e poi preso lezioni di organo a doppia tastiera e pedalera. La musica fa parte della mia vita quotidiana, è impossibile per me vivere senza di essa. Non concepisco la vita senza musica. Trovo qualsiasi scusa per tamburellare o creare un ritmo con le mani, con le forchette, colpendo le pentole, con il vassoio del forno, qualunque cosa. Con tutto faccio ritmo e improvviso una melodia.  Quella musicalità al momento di scrivere non si stacca dalla parola.
Ho scoperto la letteratura perché a casa mia, oltre a cantare o suonare uno strumento, si leggeva molto. Quindi dalla musica alla poesia è stato molto naturale passare. La musica era nel mio sangue, la letteratura è stata una scoperta di un mondo meraviglioso di scrittori e opere letterarie che mi hanno segnato fin da piccola.
: Beh, ovviamente la prima influenza che ho ricevuto è stata la Bibbia; poi a 13 anni ho scoperto nella biblioteca di mio nonno, “Le chiavi del regno” di A. J. Cronin, “Il re Lear” e “La tempesta” di Shakespeare; “L’avaro” di Moliere e “Lo Jorobado o Enrico de Lagardere” di Paul Feval. I I miei primi libri, non li dimenticherò mai! Poi ho scoperto Jules Verne e mi sono fatto una pancetta. E al liceo Gustavo Adolfo, mi ha colpito. A partire dalla sua poesia ho cominciato a scriverla già più a profusione, alla ricerca del mio stile.
Poi a 15 anni avevo già letto molto Lorca “Yerma”, “Doña Rosita la Soltera”, “Mariana Pineda”, “El Maleficio de la Mariposa”, “Así Pasen Cinco Años”, “La Casa de Bernarda Alba”, “Bodas de Sangre”, “El Público”, “La Zapatera Prodigiosa”, “Retablillo de Don Cristóbal”. A 17 anni avevo letto quasi tutti gli autori della narrativa latinoamericana e la poesia iberoamericana. Quindi queste sono le mie influenze e questi sono i libri che consiglio di leggere a chi si avvicina alla letteratura.

Il primo giorno che avevo letteratura al liceo, l’insegnante ha analizzato una poesia di Alfonsina e lì tutto ha avuto un senso per me. Ho capito il mio modo di analizzare e vedere il mondo. Lì ho deciso di diventare insegnante di letteratura.
E la maternità è stata tutto un apprendistato, una sfida. Arrivò come un pugno a sfidarmi come persona e a mettermi in un posto che fa paura. Sapere che sono sostenitore e referente delle mie due figlie, è immenso. Con la faccia di madre faccio giocoleria, perché devo adattare tutto il resto che prima era priorità, in questo universo sconosciuto d’amore immenso, infinito e incondizionato. Dove trovo che non mi riconosco e mi disintegro per il momento, ma mi ricostruisco e mi vedo nelle mie figlie.
Tutto è stato fonte d’ispirazione per quello che scrivo. A volte tutto scorre, altre la pagaia sul cemento.

2 – Percorso creativo
– Ha iniziato coordinando laboratori letterari per oltre un decennio.  Che ruolo hanno avuto quegli incontri collettivi nella sua formazione di scrittrice e nella sua visione della letteratura?

Ho iniziato con i laboratori da molto giovane, sia per prenderli che per darli. Non appena ho iniziato a studiare lingua e letteratura, ho cominciato a tenere seminari. Piuttosto audace da parte mia perché anche se frequentavo i workshop dall’età di 17 anni, un’altra cosa molto diversa era insegnarli, ma avevo i miei anni di esperienza nell’insegnamento della musica, quindi quando l’accademico è stato facile per me.
Sapevo come insegnare. Ho trovato molto sostegno, molto amore e compagnia.
Le persone che frequentano i workshop, hanno già come un certo sguardo sensibile sul mondo e da lì, è bello connettersi. Mi hanno reso la vita molto facile in questo senso. A me ha aiutato ad esigermi, a leggere, studiare di più, prepararmi, sfidarmi. Ho incontrato scrittori che ovviamente hanno influenzato il mio lavoro. Nella mia voce creativa.
Quindi incoraggio sempre gli appassionati di scrivere, che cercano di perfezionarsi nella scrittura e nel trovare la propria voce.

3-  La musica e la parola
– Essendo anche insegnante di musica, credi che il ritmo e l’armonia musicale influenzino la tua scrittura poetica?

La poesia nella mia vita è stata; nella mia preadolescenza, puramente catarsi. Poi come sono andato maturando è stata evasione, struttura, disciplina, desiderio e necessità. Da sempre gioco e musicalità. Osservare e scoprire che la poesia è l’unica complice che vede il mondo con i miei occhi e mi permette di dire. È riposo ed è strappo; le parole risuonano dentro di me con il loro proprio solfeo. Le parole mi ballano e si trovano e strovano. La poesia è un tutto.
La poesia è sempre stata dentro di me. Ricordo che ero molto piccola e mi concentravo ad ascoltare gli adulti parlare, per vedere come suonavano le parole. Poi le incorporavo nei miei giochi e le univo. Mi faceva ridere. Quando imparavo a leggere e scrivere, ero affascinato dalla narrazione. Mi piaceva fare redazioni. E poi la mia famiglia cantava e mia madre ci leggeva i Salmi. Univo le parole con la musica. Come quando avevo otto anni ho scoperto che mio nonno scriveva poesie e da lì non mi sono fermata finché non so come farle.
Poi mio nonno aveva una grande biblioteca, che lentamente ho divorato. A casa non c’era la televisione, c’erano i libri e leggere faceva parte della nostra crescita.
Per scrivere non ci sono formule, ogni essere umano può farlo, ma per trasmutare la lingua bisogna imparare a vedere, ascoltare, toccare; assaporare, abbandonarsi di anima alle emozioni, non temerlo nel sentire, non temere il tempo, sviluppare il sesto senso, lasciarsi andare. Da lì tutto ti spinge a scrivere, tutto intorno si disgrega in molecole vibranti, affinché il poeta lo assorba e lo raggruppa nelle sue parole. Allora mi muove un grido, un suono, una foglia, un’immagine, una notizia, la padella che mi cade o un palloncino. Tutto e niente.

4 La dimensione dell’infanzia
– Ha scritto testi per bambini, come “L’Ora delle Fate” e “Mondo dei gatti”.  Cosa trova nell’immaginazione infantile che non trova nella letteratura per adulti?

Ero una bambina con molta immaginazione. Troppa. Mia madre la vedeva come una minaccia. Non mi era mai permesso di dare libero sfogo all’avventura immaginativa. Lo facevo in segreto, in silenzio, quando non mi vedevano, creavo le storie nella mia testa. Pensavo che il mondo della magia e della fantasia fosse sbagliato. Così lo guardavo dall’esterno. Mi autocensuravo per una fede religiosa troppo radicata e fanatica, quasi settaria che ha influenzato la mia vita fino all’adolescenza.
Otteneva frammenti della dimensione dell’infanzia vedendo altri bambini, nelle fughe a casa del nonno o nei giochi in piazza.
All’improvviso ho potuto essere più bambina quando nell’adolescenza ho cominciato a badare ai bambini. Poi con le mie nipoti. E non c’è da dire con le mie figlie. Ho scoperto e scopro ogni giorno il potere che hanno i bambini, come si scagliano contro il quotidiano, contro il difficile, lo sguardo benevolo soprattutto, è bello. Mi succede che qualcosa che io visualizzo come complesso, loro lo semplificano con una spontaneità invidiabile. Creano tutto il tempo. Non hanno pregiudizi, non stabiliscono differenze sociali.
Tutto questo poi si impara, se gli adulti lo promuovono. Ma al momento di creare e vivere, sono insaziabili. I miei libri per bambini sono una risposta a un bisogno di mia figlia maggiore, Frida, che fin da piccola è cresciuta ascoltando storie. Un giorno scrivevo brevi testi per un libro  “L’ora delle zanzare” e lei mi disse: scrivi “L’ora delle fate”. Ovviamente quando ha visto che la magia era possibile, mi ha detto: mamma scrivo storie di gatti.
Per me è una delle cose più gratificanti. Mi fa bene.
Ora, già dall’età adulta, posso avere l’equilibrio giusto per lasciarmi arrivare, dalla mia famiglia, ciò che mi fa bene. Ho imparato a decostruire e ricostruire il concetto, l’idea. Ho imparato che la famiglia non è solo ciò che genera il legame di sangue. Mi toccò una famiglia difficile, ora quella che ho costruito con Raúl, ha il giusto condimento di amore, pazienza, compagnia, follia, divertimento. E credo che condividiamo con Frida le nostre passioni. Quindi la mia famiglia mi radica, mi ispira, mi trascende, mi spinge a pensare che siamo ciò che siamo e così dobbiamo accettarci. ¡¡¡ È la mia migliore poesia!
Aggiungiamo che ora, la nostra famiglia è stata completata con l’arrivo di Kiara.

5-  Fragilità e resistenza
– In “Corpi sensibili” affronta il tema della vita breve e intensa.  Cosa ti ha portato ad esplorare questo territorio narrativo così intimo e vulnerabile?

Mi ha portato ad esplorare questo territorio narrativo, la vita stessa. La mia vita. Dura, fragile. Violenta e violentata a momenti. Ascoltare e osservare la gente che incontro per strada. Ascoltare le storie degli studenti nelle scuole, guardare un notiziario. Corpi senzienti, è un grido umano di esseri quasi invisibili, che sono spezzati dal dolore, dalla fragilità della biologia, dalle perdite, dall’intrusione di regimi autoritari, dai disamori, da una mente indebolita dal desiderio e dal bisogno d’amore.
Canalizzare il mio dolore, attraverso il dolore dei personaggi, mi ha permesso di connettermi con ognuno dei personaggi.

6 – Risonanze universali
– Nelle sue opere appare spesso un dialogo con altri autori e culture, da Miguel Hernández ai poeti del “Nuovo Mondo”.  Quali incontri letterari hanno lasciato un’impronta indelebile nella sua voce?

Miguel Hernández è uno di quegli scrittori che toccano e lasciano impronta, oltre i secoli. La sua poesia mi ha colpito fin dalla tenera età. Come ho già detto Gustavo Adolfo, è stato indispensabile per trovare la mia voce. Delmira Agustina, Alfonsina Storni, Marossa di Giorgio.
Per quanto riguarda gli scrittori di oggi, cerco di leggere tutti quelli che sono miei pari. I miei compagni. Compro i libri di quello scrittore che l’ha fatto con tanto impegno. Accompagno chi mi chiede di leggergli la sua opera.

7-  La scrittura come ponte
– Ha lavorato sia in ambito scolastico che culturale.  Cosa significa per lei avvicinare i giovani alla poesia e alla letteratura in un’epoca dominata dalle immagini e dalla velocità?

È vero che i ragazzi di oggi quasi non leggono. Ma ci sono sempre sorprese. Forse molti non hanno nemmeno avuto qualcuno per motivarli a leggere. Altri, per quanto pazzo possa sembrare, non hanno avuto accesso ai libri, a parte quelli scolastici. Allora dal punto di vista accademico li incoraggio a leggere, a ricercare, a cercare, a riconoscere. Leggere autori che sono vicini o sono vivi, è per loro super importante. Ri significare la lettura, a partire dalle vostre esperienze personali, è vitale. Collegare le arti, come forma di espressione: la danza, la pittura, la musica ecc.
Ho organizzato i miei gruppi liceali per vedere “Diario di un pazzo” di Gogól, al teatro. Ciò ha portato alla lettura condivisa in classe, e al dialogo con l’attore e il regista. Un’esperienza che la vede interamente ricca, complessa e soddisfacente.

Per quanto riguarda la poesia a volte ci sono alcuni pregiudizi come che è difficile o solo gli studiosi la creano. Dopo che gli studenti entrano in confidenza, cominciano a tirare fuori “versi dai loro cellulari” perché ovviamente scrivono lì. Convalidarli e aiutarli a crederci, è fondamentale affinché la letteratura continui a crescere e ad aprire le menti.

8 Visione futura
– Guardando al suo percorso, tra poesia, narrativa e insegnamento, quale sente essere la prossima sfida creativa che desidera affrontare?

In questo momento la mia sfida è la letteratura per bambini. L’ottenimento di libri stampati è la mia sfida personale recente. Ma chi dice che più avanti, mi intrattenga provando con la drammaturgia.

Poesie
1- Poesia 3

Perché amarti e amarti così va contro il tempo
perché in questo secolo nessuno ama fino alla morte
perché l’amore di oggi è biodegradabile
rivenduto al mercato nero
confezionato sottovuoto da mani inesperte
e così, con la bocca piena di latte scremato
si ama fino a raggiungere il monopolio in capsule
e il bacio rema contro lo strato di ozono
e ha il sapore di giungle ingannevoli
e di pesci morti di fame
Nell’atto più puro dell’amore, si concepisce la sconfitta
si implora nella paura
si ferma in parte per perpetuare l’odio
Perché amare, per così dire, va contro il tempo
il Tempo che si guarda
si guarda nella lente squamosa di Saturno
e nutre le vacche grasse delle città con i siliconi

2- Poesia 19

Sono fatto di qualcosa di strano
fermento di letame di cavallo
bava di lumaca salata
Sono fatto di materia vulnerabile
brividi mi scorrono lungo la schiena spina dorsale
sul filo del coltello congelato
Sono fatto di unguenti indiani
potage che la strega dà al nemico
Sono fatto di briciole di pane di segale
per il passero o il randagio di cui nutrirsi
La materia di un corpo è incolore, incisiva, incapace
di così tante cose
Ecco perché dico e non dico a me stesso
schiacciando la carne del mio etere
Non lo so
Sono etereo e pusillanime
materia mal modellata?
Sono un vagabondo
verde
primitivo

Tanti sentimenti in un contenitore
e un ridicolo arlecchino del destino

3- Poesia 26

Il silenzio è morbido
scivoloso
si rompe quando lo tocchi
lo sfiorano le ali delle mosche
lo tocca la cerniera dei tuoi pantaloni
i bottoni della tua giacca
i musi dei topi

Bravo, silenzio ingannevole
non voltargli le spalle
ti assorbe come un pipistrello
a testa in giù ti fuma
fuma in un silenzio infinito e fumo nero
fuma il tempo
consuma l’aria
cambia le carte
carica i dadi
Trappola…
Il mondo ha perso il cuore in una trappola

Lettura poetica e traduzione in italiano di Elisa Mascia


Hola Hola gente maravillosa!! 
Bienvenidos a todos,
Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos.
Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida.
Junto a Pietro La Barbera continuamos  nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial de Adriana Rivero Paroli – Uruguay


ADRIANA RIVERO PAROLI. (8-10-75) Prof. de Lengua y Literatura. Profesora de música. Escritora y mamá.  Coordiné talleres literarios entre los años 1999- 2014. Lecturas y encuentros: “Poetas del Nuevo Mundo”, “La ronda”, La vuelta”; Fray Bentos. Escuelas.
Publicaciones:
– “Poesía del Litoral”, antología, compilador Leonardo Garet, Ediciones Aldebarán, 2007
–  “Miguel Hernández, pasión y muerte”,  Ensayo.Boletín Aplu, año 15, número 63, 2010.
– “Cosmo@gonía” (poesía). Editorial Cruz del Sur. Tradinco, 2013.
– “La hora de las Hadas” Antología “Mundo mágico”, cuentos infantiles. Esquina Cultural la Paz, 2022.
– “Cuerpos sentidos” Relatos de la vida breve”, Editorial Deletreo, Octubre 2023.
– “Mundo de gatos, 22 poemas para maullar” (infantil), Deletreo, Montevideo 2024.


PREGUNTAS

1 Identidad y escritura – Usted es profesora, músico, escritora y madre: ¿cómo se entrelazan estas diferentes identidades y se reflejan en su producción literaria?

Imposible no entrelazar estas identidades. Soy todas ellas a la vez. Cada una de ellas ha sido un descubrimiento, correlativo con un momento de mi vida. Primero que nada fui profesora de música. Desde muy chica estudié y luego di clases de órgano de doble teclado y pedalera. La música es parte de mi vida cotidiana, me es imposible vivir sin ella. No concibo la vida sin música. Encuentro cualquier escusa para tamborilerar o crear un ritmo con las manos, con los tenedores, golpelando las ollas, con la bandeja del horno, lo que sea. Con todo hago ritmo e improviso una melodía.  Esa musicalidad al momento de escribir no se desprende de la palabra.
Descubrí la literatura porque en mi casa, además de cantar, o tocar un instrumento, se leía mucho. Así que de la música a la poesía fue muy natural pasar. La música estaba en mi sangre, la literatura fue un descubrimiento de un mundo maravilloso de escritores y obras literarias que me marcaron desde muy chica.
: Bueno, obviamente que la primera influencia que recibí fue la Biblia; luego a los 13 años descubrí en la biblioteca de mi abuelo, “Las Llaves del Reino” de A. J. Cronin, “El rey Lear” y “La Tempestad” de Shakespeare; “El Avaro” de Moliere y “El Jorobado o Enrique de Lagardere” de Paul Feval. ¡Mis primeros libros, jamás los voy a olvidar! Luego descubrí a Julio Verne y me hice una panzada. Y en el liceo Gustavo Adolfo, me impactó. A partir de su poesía comencé a escribirla ya más a raudales, en busca de mi estilo. Luego a los 15 ya había leído mucho Lorca “Yerma”, “Doña Rosita la Soltera”, “Mariana Pineda”, “El Maleficio de la Mariposa”, “Así Pasen Cinco Años”, “La Casa de Bernarda Alba”, “Bodas de Sangre”, “El Público”, “La Zapatera Prodigiosa”, “Retablillo de Don Cristóbal”. A los 17 tenía leído a casi todos los autores de la narrativa latinoamericana y la poesía Iberoamericana. Así que esas son mis influencias y esos son los libros que recomiendo leer a quien se inicia en la literatura.

El primer día que tuve literatura en el liceo, la profesora analizó un poema de Alfonsina y ahí todo cobró sentido para mí. Entendí mi forma de analizar y ver el mundo. Ahí me decidí ser profesora de Literatura.
Y la maternidad ha sido todo un aprendizaje, un desafío. Llegó como un puñetazo a desafiarme como persona y a ponerme en un lugar que da miedito. Saber que soy sostén y referentede mis dos hijas, es inmenso. Con la faceta de madre hago malabarismos, porque tengo que encajar todo lo demás que antes era prioridad, en este universo desconocido de amor inmenso, interminable e incondicional. Donde encuentro que me desconozco y me desintegro por momento, pero me reconstruyo y me veo en mis hijas.
Todo ha sido fuente de inspiración para lo que escribo. A veces todo fluye, otras la remo en cemento.

2 Trayectoria creativa – Comenzó coordinando talleres literarios durante más de una década.  ¿Qué papel han tenido esos encuentros colectivos en su formación de escritora y en su visión de la literatura?

Comencé con los talleres de muy joven, tanto a tomarlos como a darlos. En cuanto comencé a estudiar la carrera de Lengua y Literatura, comencé a dictar talleres. Bastante atrevido de mi parte porque si bien iba a talleres desde los 17 años, otra cosa muy distinta era dictarlos, pero tenía mis años de experiencia de enseñar música, así en cuando a lo académico me fue fácil. Supe cómo enseñar. Encontré mucho apoyo, mucho amor y compañerismo.
Las personas que asisten a los talleres, tienen ya como una cierta mirada sensitiva sobre el mundo y desde ahí, es hermoso conectar. Me la hicieron muy fácil en ese sentido. A mí me ayudó a exigirme, a leer, estudiar más, prepararme, desafiarme. Conocí escritores que obviamente influyeron luego en mi obra. En mi voz creativa.
Así que siempre incentivo a los apasionados por escribir, que busquen perfeccionarse en la escritura y en encontrar voz propia.

3 La música y la palabra
– ¿Siendo también profesor de música, cree que el ritmo y la armonía musical influyen en su escritura poética?

La poesía en mi vida ha sido; en mi preadolescencia, puramente catarsis. Luego a medida que fui madurando ha sido evasión, estructura, disciplina, deseo y necesidad. Desde siempre juego y musicalidad. Observar y encontrar que la poesía es la única cómplice que ve el mundo con mis ojos y me permite decir. Es descanso y es desgarro; las palabras suenan dentro mío con su propio solfeo. Las palabras me bailan y se encuentran y desencuentran. La poesía es un todo.

La poesía estuvo desde siempre en mí. Me acuerdo ser muy pequeña y concentrarme en escuchar a los adultos hablar, para ver como las palabras sonaban. Luego las incorporaba a mis juegos y las unía. Me daba gracia. Cuando fui aprendiendo a leer y escribir me fasciné con el relato. Amaba armar redacciones. Y luego mi familia cantaba y mi madre nos leía los Salmos. Uní las palabras con la música. Como a los ocho años descubrí que mi abuelo escribía poemas y desde ahí no pare hasta saber como hacerlos.
Luego mi abuelo tenía una gran biblioteca, que lentamente fui devorando. En casa no había tele, había libros y leer era parte de nuestro crecimiento.

Para escribir no hay fórmulas, todo ser humano puede hacerlo, pero para trasmutar la lengua hay que aprender a ver, escuchar, tocar; saborear, entregarse de alma a las emociones, no temerle al sentir, no temerle al tiempo, desarrollar el sexto sentido, dejarse ir. A partir de ahí todo te mueve a escribir, todo alrededor se disgrega en moléculas vibrantes, para que el poeta lo absorba y lo reagrupe en sus palabras. Entonces me mueve un grito, un sonido, una hoja, una imagen, una noticia, el sartén que se me cae o un globo. Todo y nada.

4 La dimensión de la infancia
– Ha escrito textos para niños, como “L’Ora delle Fate” y “Mondo dei gatti”.  ¿Qué encuentra en la imaginación infantil que no encuentra en la literatura para adultos?

Fui una niña con mucha imaginación. Demasiada. Mi madre lo veía como una amenaza. Nunca se me permitió dar rienda suelta a la aventura imaginativa. Lo hacía en secreto, en silencio, cuando no me veían, creaba las historias en mi cabeza. Creía que el mundo de la magia y la fantasía estaba mal. Así que lo miraba de afuera. Me autocensuraba por una creencia religiosa demasiado arraigada y fanatizada, casi sectaria que afectó mi vida hasta la adolescencia.
Obtenía fragmento de la dimensión de la niñez viendo a otros niños, en las escapadas a la casa del abuelo o en los juegos en la plaza.
De pronto pude ser más niña cuando en la adolescencia comencé a cuidar niños. Luego con mis sobrinas. Y ni qué decir con mis hijas. Descubrí y descubro cada día el poder que tienen los niños, como arremeten contra lo cotidiano, contra lo difícil, la mirada benevolente sobre todo, es hermosa. Me pasa que algo que yo visualizo como  complejo, ellas lo simplifican con una espontaneidad envidiable. Crean todo el tiempo. No tienen prejuicios, no establecen diferencias sociales. Todo eso luego es aprendido, si los adultos lo promueven. Pero al momento de crear y vivenciar, son insaciables. Mis libros infantiles son una respuesta a una necesidad de mi hija mayor, Frida, que desde muy pequeña se crió escuchando historias. Escribía un día textos breves para un libro  “La hora de los mosquitos” y ella me dijo: escribime “La hora de las hadas”. Obviamente que cuando vio que la magia era posible, me dijo: mamá escribime historias de gatos.
Eso para mí, es de las cosas más gratificantes. Me hace bien.
Ahora ya desde la adultez, puedo tener el equilibrio justo para dejar que me llegue, de mi familia, lo que me hace bien. Aprendí a deconstruir y reconstruir el concepto, la idea. Aprendí que familia no es sólo lo que genera el vínculo de sangre. Me tocó una familia difícil, ahora la que construí con Raúl, tiene el condimento justo de amor, paciencia, compañerismo, locura, diversión. Y creo compartimos con Frida nuestras pasiones. Así que mi familia me arraiga, me inspira, me trasciende, me inclina a pensar que somos lo que somos y así debemos aceptarnos. ¡¡¡Es mi mejor poema!!!
Agreguemos que ahora, nuestra familia se complementó con la llegada de Kiara.

5- Fragilidad y resistencia
– En “Cuerpos sensibles” aborda el tema de la vida corta e intensa.  ¿Qué te llevó a explorar este territorio narrativo tan íntimo y vulnerable?
Me llevó a explorar este territorio narrativo, La vida misma. Mi vida. Dura, frágil. Violenta y violentada por momentos. Escuchar y observar a la gente que me encuentro en la calle. Escuchar las historias de los alumnos en los centros educativos, el mirar un noticiero. Cuerpos sentidos, es un grito humano de seres casi invisibles, que están rotos por el dolor, por la fragilidad de la biología, por las pérdidas, por la intrusión de regímenes autoritarios, por desamores, por una mente debilitada por el deseo y la necesidad de amor. Canalizar mi propio dolor, a través del dolor de los personajes, hizo que pudiera conectar con cada uno de los personajes.

6-  Resonancias universales
– En sus obras aparece a menudo un diálogo con otros autores y culturas, desde Miguel Hernández hasta los poetas del “Nuevo Mundo”.  ¿Qué encuentros literarios han dejado una huella indeleble en su voz?
Miguel Hernández es de esos escritores que conmueven y dejan huella, más allá de los siglos. Su poesía me impactó desde temprana edad. Como dije ya Gustavo Adolfo, fue imprescindible para encontrar mi voz. Delmira Agustina, Alfonsina Storni, Marossa di Giorgio.
En cuanto a los escritores de hoy día, trato de leer a todos los que son mis pares. Mis compañeros. Compro los libros de ese escritor que lo ha hecho con tanto esfuerzo. Acompaño a quien me pide que le lea su obra.

7- La escritura como puente – Ha trabajado tanto en el ámbito escolar como cultural.  ¿Qué significa para usted acercar a los jóvenes a la poesía y la literatura en una época dominada por las imágenes y la velocidad?

Es verdad que los chicos de hoy casi no leen. Pero siempre hay sorpresas. Tal vez muchos ni siquiera han tenido a alguien para que los motive a leer. Otros, por loco que parezca, no han tenido acceso a libros, más que los escolares. Entonces desde lo académico los incentivo a leer, a investigar, a buscar, a reconocer. Leer autores que son cercanos o están vivos, es para ellos súper importante. Re significar la lectura, a partir de sus experiencias personales, es vital. Conectar las artes, como forma de expresión: la danza, la pintura, la música etc.
Organicé a mis grupos liceales para ver “Diario de un loco” de Gogól, en el teatro. Ello llevó a la lectura compartida en clase, y al diálogo con el actor y el director. Una experiencia por donde se la mire íntegramente rica, compleja y satisfactoria.
En cuanto a la poesía a veces hay algunos prejuicios como que es difícil o solo la crean los eruditos. Después que los alumnos entran en confianza, comienzan a sacar “versos de sus celulares” porque obvio que escriben ahí. Validarlos y ayudarlos a creer en ellos, es fundamental para que la literatura siga creciendo y abriendo mentes.

8- Visión de futuro
– Mirando a su trayectoria, entre poesía, narrativa y enseñanza, ¿cuál siente que será el próximo desafío creativo que desea afrontar?
En estos momentos mi desafío es la literatura infantil. El logro de libro impreso es mi desafío personal reciente. Pero quién dice que más adelante, me entretenga intentando con la dramaturgia.



1- Poema 3

Porque quererte y así quererte va contra el tiempo
porque en este siglo nadie ama hasta morir
porque el amor de hoy es biodegradable
revendido en el mercado negro
envasado al vacío por manos inexpertas
y así sin más con la boca llena de leche descremada
se ama hasta alcanzar el monopolio en cápsulas
y el beso rema contra la capa de ozono
y  tiene sabor a selvas trucas
y a peces muertos por inanición
En el más puro acto de amor se concibe la derrota
se mendiga en miedo
se pare en parte para perpetuar el odio
Porque querer por así decirlo querer
va contra el tiempo
Tiempo que se mira
se mira en el lente con escamas de Saturno
y alimenta a las vacas gordas de las urbes con siliconas


2- Poema 19

Estoy hecha con un no sé qué de extraño
fermento de estiércol de caballo
baba de babosa salada
Estoy hecha de materia vulnerable
escalofríos que recorren la espalda
al filo del cuchillo helado
Estoy formada de ungüentos indios
potajes que la bruja da al enemigo
Estoy hecha de migaja de pan
de centeno
para que se alimente el gorrión o el callejero
La materia de un cuerpo es incolora incisiva inhábil
para tantas cosas
Por eso me digo y me desdigo
machacando la carne de mi éter
No sé
soy etérea y pusilánime
¿materia mal moldeada?
Soy errante
verde
primitiva

Tanto sentimiento en un envase
y ridículo arlequín del destino


3- Poema 26

El silencio es blando
escurridizo
se quiebra al tocarlo
lo rozan las alas de las moscas
lo toca el cierre del pantalón
los botones del saco
el hocico de las ratas

Bravo silencio tramposo
no le des la espalda
te absorbe como el murciélago
bocabajo te fuma
fuma en un silencio infinito y negro humo
fuma el tiempo
consume el aire
cambia las cartas
carga los dados
Trampa…
El mundo perdió el corazón en una trampa

https://www.youtube.com/live/ItVHNjtJigE


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