Elisa Mascia scrive un articolo tradotto in azero dal giornalista Jahongir Mirzo e pubblicato sulla rivista Yazarlar

Foto di Elisa Mascia -Italia

Nel mondo odierno con le distanze abbattute dai mezzi di comunicazione e dalla tecnologia sempre più veloce per nuovi collegamenti verso orizzonti che anni fa erano impensabili ed oggi realtà che ci fa sentire ed essere più vicini da un Paese all’altro del mondo.

Io apprezzo molto vivere e relazionarmi nell’ Universo in questo Pianeta che pur se è sempre più sofferente per le catastrofi ambientali e guerre scardinatrici di ideali e progetti culturali, sociali, spirituali e tutto ciò di cui l’umanità ha bisogno per una vita dignitosa e alla portata del singolo essere umano, di coppia e di famiglia, tuttavia oltre al disagio che è tangibile vissuto in tutti i Paesi del mondo, per me che amo apprezzare ed evidenziare il lato positivo di tutte le cose anche quando è nascosto tirarlo fuori dal profondo e farlo emergere per portarlo all’attenzione del maggior numero di persone possibile, promuovo con convinzione la bellezza di tutto ciò che è creatività.

Sono poetessa, scrittrice, autrice di articoli in varie riviste e magazine nazionali e internazionali pertanto mi occupo di divulgazione di personalità importanti della cultura poetica e letteraria come anche di talenti emergenti nel panorama mondiale.
Questo mio impegno profuso a promuovere gli altri dà vero senso di realizzazione della mia vita e grande soddisfazione che pur non essendo remunerativa economicamente è fonte di arricchimento quotidiano per la mia crescita personale, culturale, sociale che mi dà oltretutto l’opportunità di comprendere le differenze tra le varie culture in vari paesi del mondo e di approfondire le differenze che partono dalle basi comuni per poi radicarsi alle singole realtà politiche, sociali, spirituali ereditati dagli antichi padri del pensiero letterario e filosofico sviluppando ciascuno secondo stili poetici e letterari, correnti artistiche nell’arte pittorica, sculture e così via.

Ho compreso che pur nella lontananza ciò che accomuna gli interessi culturali delle persone, poesia, romanzi, arte abbatte barriere e costruisce ponti di interscambio comunicativo per confrontarsi insieme e migliorarsi l’un l’altro.
Scrivendo la breve premessa per esprimere la mia esperienza culturale mondiale che mi ha condotta a condividere e pubblicare articoli, tra i tanti, anche con il poeta e scrittore nonché affermato giornalista Jahongir Mirzo dell’ Azerbaijan con il quale abbiamo subito stabilito una collaborazione culturale a carattere di volontariato che ha visto coinvolgere molte personalità importanti della poesia e letteratura provenienti, più che altri, dai nostri Paesi Italia e Azerbaijan.
Dalle letture delle sue interviste a esperti della poesia locale nomi tra i quali:
Rashad Majid, onorato lavoratore della cultura dell’Azerbaigian, poeta e giornalista, Sabir Rustamkhanli, poeta popolare dell’Azerbaigian, molti famosi poeti e scrittori azeri Akbar Goshali, Tarana Turan Rahimli, Salim Babullaoglu
ho avuto modo di comprendere l’attaccamento e l’amore con rispetto religioso per i poeti e scrittori che hanno fatto la loro storia nazionale e che si dibattono per continuare gli studi delle lettere anche oggi in piena epoca dell’ AI
Il mio invito è di leggere e approfondire gli argomenti culturali proposti con le domande formulate alle eminenti personalità della cultura contemporanea azera che è molto ricca di messaggi da recepire per riflettere e crescere con  la poesia e la letteratura vero nutrimento vitale per stare bene con sé stessi e con gli altri soprattutto oggi che si tende all’isolamento personale e sociale.

Elisa Mascia 21-8-2025


In today’s world with the distances broken down by the means of communication and increasingly faster technology for new connections towards horizons that were unthinkable years ago and today a reality that makes us feel and be closer from one country to another in the world.

I really appreciate living and relating in the Universe on this Planet which, even if it is increasingly suffering from environmental catastrophes and wars that undermine cultural, social, spiritual ideals and projects and everything that humanity needs for a dignified life and within the reach of the individual human being, as a couple and as a family, however, in addition to the discomfort that is tangible experienced in all countries of the world, for me who love to appreciate and highlight the positive side of all things even when it is hidden to bring it out from the depths and bring it out to bring it to the attention of the greatest number of people possible, I promote with conviction the beauty of everything that is creativity.

I am a poet, writer, author of articles in various national and international magazines and magazines, therefore I deal with the dissemination of important personalities of poetic and literary culture as well as emerging talents on the world scene.
This commitment of mine to promoting others gives a true sense of fulfillment of my life and great satisfaction which, despite not being economically profitable, is a source of daily enrichment for my personal, cultural growth social which also gives me the opportunity to understand the differences between the various cultures in various countries around the world and to delve deeper into the differences that start from the common bases and then take root in the individual political, social and spiritual realities inherited from the ancient fathers of literary thought and philosophical developing each according to poetic and literary styles, artistic currents in pictorial art, sculptures and so on.


I understood that despite the distance, what unites people’s cultural interests, poetry, novels, art, breaks down barriers and builds bridges of communicative exchange to compare and improve each other together.
Writing the brief premise to express my global cultural experience which led me to share and publish articles, among many, also with the poet and writer and established journalist Jahongir Mirzo from Azerbaijan with whom we immediately established a cultural collaboration of voluntary nature which involved many important personalities of poetry and literature from, more than others from our countries Italy and Azerbaijan.
From readings of his interviews with local poetry experts names including:
Rashad Majid, Honored Worker of Culture of Azerbaijan, poet and journalist, Sabir Rustamkhanli, People’s Poet of Azerbaijan, many famous Azerbaijani poets and writers Akbar Goshali, Tarana Turan Rahimli, Salim Babullaoglu
I had the opportunity to understand attachment and love with religious respect for the poets and writers who made their national history and who are struggling to continue their studies of literature even today in the midst of the AI era
My invitation is to read and delve deeper into the cultural topics proposed with the questions formulated to the eminent personalities of contemporary Azerbaijani culture which is very rich in messages to be received to reflect and grow with poetry and literature, a true vital nourishment for feeling good with oneself and with others, especially today when there is a tendency towards personal and social isolation.

Elisa Mascia 21-8-2025

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Foto cortesia del giornalista Jahongir Mirzo

Carlos Jarquin intervista la scrittrice Maria Beatriz Muñoz Ruiz

María Beatriz Muñoz Ruiz, conosciuta anche come la Dama Oscura, è originaria di Granada, in Spagna. È autrice di oltre 25 libri, tra romanzi e raccolte di poesie. È coautrice di CANTO PLANETARIO: HERMANDAD EN LA TIERRA (Canto Planetario: Fratellanza sulla Terra), HC Editores, Costa Rica 2023.
Foto: 10 agosto 2025. Per gentile concessione.

“Il mio sogno non è sempre stato quello di scrivere”.
Intervista alla scrittrice spagnola María Beatriz Muñoz Ruiz

Di Carlos Javier Jarquín


Cari amici e lettori,


È sempre un piacere poter comunicare con voi attraverso questa piattaforma. Che meraviglia sapere che siamo connessi indipendentemente dalla distanza! Oggi ho il grande privilegio di presentarvi una donna brillante, scrittrice e poetessa che affascina con la sua creatività; un’amica, ma soprattutto, una donna dall’anima umanistica che ammiro moltissimo. Ho avuto l’onore di comunicare con lei per molti anni a distanza. Lei è Maria Beatriz Muñoz Ruiz, conosciuta anche come la Dama Oscura, originaria della bellissima città di Granada, in Spagna.
Questa intervista ha un approccio più vicino alle donne; mentre ci avviciniamo al mondo letterario, il discorso è breve ma molto arricchente. Maria Beatrice ci parla della sua vita personale, dei suoi pensieri sull’amicizia e ci racconta di suo nonno, un essere molto caro a lei, che ha sempre ammirato ciò che scriveva. Certo, ci parla anche di suo marito, di suo cugino, che considera come un fratello, e dei suoi hobby preferiti. Confessa che inizialmente la scrittura non era la sua prima scelta professionale, poiché desiderava studiare qualcosa di correlato all’area forense o sanitaria.
Maria Beatrice mi sorprende sempre. L’unica cosa che posso dire è che l’ ammiro enormemente perché sa come organizzare il suo tempo per dedicarsi alla lettura, alla famiglia, al lavoro e persino a fare TikTok, tutto mentre coltiva la sua passione per la scrittura. Scrive poesie, articoli di opinione, cronache e conduce interviste a scrittori, poeti e artisti.
Inoltre, Beatriz è direttrice della rivista letteraria e culturale che precedentemente si chiamava One Stop, e che quest’anno ha subito un cambiamento significativo, sia nella sua piattaforma web che nel suo nome: ora è One Stop New.
Questa rivista promuove scrittori, poeti e artisti di tutta l’America Latina e oltre. Si occupa della redazione degli articoli e dei contenuti che ricevono per la pubblicazione sul sito. Vi invito a visitare questa rivista e ad addentrarvi nell’affascinante mondo della cultura e della letteratura di oggi.
Maria Beatriz ci parla anche di ciò che ha significato per lei far parte dell’antologia poetica Canto Planetario: Fratellanza sulla Terra, HC Editores, Costa Rica, 2023. È autrice di oltre 25 libri, tra romanzi e poesie. A proposito, vi consiglio di acquistare il suo più recente libro di poesie intitolato Blue Wing Butterfly, disponibile su Amazon in formato cartaceo (pasta morbida) e digitale (Kindle).

Spero che questa conversazione sia di vostro gradimento:


Come ti sei sentita quando hai pubblicato il tuo primo romanzo?

Il mio primo romanzo è stato: ” Quando il destino ci ha uniti”, e la verità è che tengo particolarmente a quel romanzo per essere il primo, per aver osato fare quel passo e per aver conservato preziosi ricordi del processo di creazione. Ricordo di aver passato ai miei colleghi ogni capitolo che stavo finendo e la felicità che sentivo il giorno dopo quando le ascoltavo dire che avevano bisogno di più.

Qual è l’origine del tuo pseudonimo “Dark Lady”?

Quasi tutti i miei romanzi sono stati romantici, e dico quasi tutti, perché quando voglio uscire un po’ dagli standard stabiliti mi rifugio nella Dama Oscura, il mio pseudonimo per essere un altro tipo di scrittrice, ed è che sappiamo tutti che anche gli scrittori sono etichettati e i cambiamenti possono non piacere, ecco perché ho creato quella linea di luce e oscurità.
Nella mia vita ho sempre avuto ben presente quella moneta a due facce, la luce e l’oscurità che tutti portiamo, per cui è stata sempre riflessa nei miei romanzi, poesie o articoli di opinione.

Che cosa hai cercato di trasmettere o creare attraverso i tuoi romanzi?

Per quanto riguarda i miei romanzi, ho voluto creare un mondo magico in cui l’amore trionfa sempre, spero che quando il lettore arriva a casa dopo una giornata difficile, legga il mio romanzo e si trasporta in un mondo pieno di avventura, passione, erotismo e amore.

Cosa puoi dirci del tuo romanzo “Si cercano le Glam Girls”?

Come ho detto prima, sono particolarmente affezionato al mio primo romanzo, ma tra tutti i miei romanzi, ho anche un primo romanzo in un genere che non avevo mai usato prima; la commedia, intendo “si cerca le Glam Girls”, questo romanzo è molto speciale per me, perché è ispirato dalle mie compagne di lavoro, quelle che mi fanno sempre sorridere e con le quali andrei ovunque nel mondo. Secondo me, non ci sono lavori facili o difficili, ci sono colleghi facili o difficili che ti fanno amare il tuo lavoro o odiarlo, e grazie alle mie Glam Girls, ogni giorno vado al lavoro con un sorriso. Grazie, Lore, Isa, Encarni, Vane, Vero, Leo, Debo e Nadia, perché scrivere questo romanzo è stata un’avventura indimenticabile a cui avete partecipato essendo voi stesse, uniche e ineguagliabili.

Quali emozioni o sensazioni provi quando scrivi poesie?

Riguardo alle mie poesie… Devo confessare che sono piuttosto profonde e nella maggior parte delle occasioni piene di tristezza e malinconia, la ragione di questo è che quando sento che la tristezza stringe il mio petto e mi si fa un nodo che mi soffoca, ho bisogno di togliere quel dolore fuori da me. Se si analizza secondo la logica, potrebbe essere considerata una specie di terapia, ma io lo sento come la tavola di salvezza che mi fa rinascere ancora e ancora lasciandomi continuare a mantenere la mia essenza senza annegare in quel pozzo profondo e oscuro che a volte mi consuma. Luci e ombre, mantengo sempre quella lotta incessante tra le due me.
Il mio nuovo libro di poesie “Farfalla dalle ali blu” è un esempio delle mie luci e ombre, un libro di poesie che dedico alle persone che hanno giorni blu, ma battono le loro ali in silenzio e volano alto nonostante tutto.

Come descriveresti le tue poesie e i tuoi articoli di opinione?

Come nei miei romanzi, poesie e articoli di opinione, lascio vedere ciascuno degli stati d’animo con cui mi trovo in quel momento. Nei miei articoli sono critica, filosofica e talvolta abbastanza diretta. Nel corso di questi anni, i miei articoli si sono evoluti e hanno cambiato con me, perché le persone cambiano, e quello che pensi oggi su un argomento, lo stesso domani diverrà diverso. Io non mi contraddico mai; evolvo, erroneamente o giustamente, ma evolvo, perché le rughe dell’anima ti fanno imparare e cambiare.

Disprezzeresti mai una religione? Perché?

Ho studiato in una scuola cattolica, e anche se con gli anni e per certe circostanze della vita, ho smesso di essere cattolica, non disprezzerò mai una religione che è fondata sul concetto principale dell’amore. In uno dei miei articoli dicevo che non cambierei niente del mio passato, dato che ogni fase mi ha fatto essere chi sono, e non voglio essere un’altra persona, quindi non cancellerei nulla del mio passato, perché ogni strada mi ha insegnato qualcosa. Non capirò mai le persone che credono nel potere della verità e la saggezza infinita per appartenere a una determinata religione, il fondamento di qualsiasi religione è il rispetto, e per coloro che hanno dubbi; non è lo stesso tollerare di accettare e rispettare. Perché non può esistere un mondo in cui ogni credenza è rispettata e possiamo convivere in pace? Beh, che sciocchezza ho appena rilasciato dopo aver visto un mondo in guerra dove si preoccupano poco della vita umana.

Puoi condividere qualche aneddoto o ricordo speciale su tuo nonno?

Mio nonno era una delle persone più importanti della mia vita, lui condivideva la mia passione per la letteratura, ancora ricordo quando arrivava con l’ultimo libro romantico di qualche collezione che usciva e che sapeva sarebbe stato divorato in due giorni. Lui era la gioia personificata, l’infinita pazienza e la persona che era sempre lì per me. Mio padre mi ricorda molto mio nonno; paziente, silenzioso, ma presente ogni volta che ne ho bisogno.
Ogni volta che ricordo mio nonno, i momenti buoni e il suo sorriso affettuoso mi viene in mente un ricordo doloroso; non sono mai arrivata a dirgli addio perché i medici mi hanno consigliato che nella mia condizione era pericoloso andare all’ospedale e che avrei corso il rischio di mettermi in travaglio prima del tempo e perdere i miei bambini. Per loro ho dato e avrei dato tutto, i miei gemelli Guillermo e Paula sono ancora e saranno sempre la mia priorità, ma quel piccolo dettaglio ha segnato la mia vita, mi è mancato di dirgli quanto gli volevo bene e fondermi in un abbraccio infinito.

Ti consideri una persona più solitaria o familiare?

Non so se nei miei scritti l’ho trasmesso, ma, nonostante abbia un’anima solitaria, sono estremamente familiare, essi sono sempre stati il pilastro su cui mi sono appoggiata e coloro che mi hanno sostenuto qualunque cosa io faccia. A volte penso che la mia anima sia rimasta intrappolata in questo mondo e in questa vita per tutta quella gente che mi dice che mi ama.
La parola che ti amo è la parola più potente del mondo e quella che più ti lega alla terra.
Quando ho dato alla luce i miei gemelli, ho avuto una depressione postpartum piuttosto forte, non volevo continuare a vivere, e in quel momento quelli che mi hanno salvato sono stati i miei figli, per loro ho continuato a vivere, e per loro mi alzo ancora e ancora e continuo a camminare nonostante le mie ferite.

Quando sento che il mondo non mi capisce o sono io quella che non capisce il mondo, amo la solitudine, vorrei rinchiudermi nella torre più alta e che nessuno mi disturbi, vorrei sparire, essere invisibile e che il mondo mi dimentichi, quindi rispondendo alla tua domanda: Sono entrambe le persone, la solitaria e la familiare, sono sempre due facce della stessa medaglia, ma mostro sempre un’unica faccia per non preoccupare gli altri o non dare spiegazioni.
Salgo sempre la montagna con il mio zaino carico di pietre, e ad un certo punto della strada riesco a liberarne alcune e prendere aria per andare avanti.

In che modo tuo marito ha influenzato la tua vita?

Anche mio marito ha influito molto sulla mia vita, è sempre stato lui a darmi quella spinta che mi mancava quando la mia insicurezza mi fermava. Ci siamo incontrati il 15 agosto ad un matrimonio, mi hanno fatto sedere quasi obbligata a una tavola dove c’erano i giovani, odio che la gente faccia queste cose, ma grazie a questo ho conosciuto la persona con cui oggi condivido la mia vita. Da uno degli angoli del tavolo, mi guardò soffiare il gazpacho freddo che pensavo fosse consomé, guardai in giro e pensai che nessuno mi avesse visto, respirai sollevata, ma c’era qualcuno per cui quel gesto non passò inosservato, mio marito si innamorò di me in quel momento così goffo e così io, e da allora siamo insieme. Chi ci conosce sa che siamo due poli opposti, ma questo fa sì che ci completiamo e continuiamo a percorrere insieme quel cammino che a volte è stato seminato di difficoltà che abbiamo superato.

Come descriveresti te stessa e quanto sei selettiva con le tue amicizie?

Sono sempre stata una ragazza allegra ed estroversa, ma soprattutto, sono stata selettiva, se qualcuno non mi piace, me ne vado. In questo sono lo stesso, non mi piacciono i confronti, e col tempo ho capito che devo allontanarmi da tutto ciò che colpisce la mia pace mentale.
Quindi, attualmente mi circondo delle persone che realmente mi danno qualcosa. Non mi piacciono i grandi gruppi di amici, preferisco un piccolo gruppo con cui poter avere una conversazione interessante.

Ad un certo punto parli di un cugino che è stato per te come un fratello, qual è stato il momento più speciale che hai vissuto con tuo cugino durante la vostra infanzia insieme?

Sono figlia unica, ma, come ho detto prima, sono stata in una famiglia molto unita, quindi per me, mio cugino Gesù, il figlio di mia zia da parte di madre, è stato come un fratello. Passavamo la giornata insieme, e anche in certe date in cui i nostri genitori ci lasciavano con i nonni, vivevamo insieme. Io e mio cugino abbiamo combattuto come fratelli, abbiamo condiviso risate, confidenze e una vita intera insieme. Per i suoi figli io sono la zia Maria, e per i miei lui è lo zio Fandi.
Non so se si può dire che è stato il momento più speciale, ma è quello che ricordo con affetto, quindi, se dovessi scegliere un momento sarebbe il giorno del mio matrimonio, lui era sempre accanto a me e faceva parte della cerimonia portando gli anelli, ma soprattutto ricordo quando siamo usciti dalla chiesa e mi ha abbracciato, quell’abbraccio ha segnato un prima e un dopo, è stato come un saluto della vita che fino a quel momento conoscevamo, e, anche se la mia vita è rimasta quasi uguale, tutto è cambiato, era un addio a quella infanzia condivisa.

Perché per la tua famiglia sei Maria e per gli altri sei Bea?

Sì, mi sono riferita a me come Maria, ma in realtà solo la mia famiglia mi chiama Maria, per il resto del mondo io sono Bea, e tutto questo grazie all’idea che ha avuto mia madre di mettermi sul bavaglino della scuola: M. Beatrice, immaginate la faccia di mia madre quando le hanno chiesto  se sua figlia fosse sorda, che quando la chiamavano non rispondeva col suo nome. Così da piccola scoprii che per la mia famiglia sarei sempre stata Maria e per il resto della gente Beatriz.

Nonostante il tuo grande interesse per la mente umana e il settore sanitario, cosa ti ha portato a scoprire che la medicina non era la carriera giusta per te?

Il mio sogno non è sempre stato quello di scrivere, quando stavo decidendo per una carriera universitaria, ho desiderato entrare in medicina legale, meno male che non ho preso la nota necessaria, perché penso che non mi sarebbe piaciuto. Il fatto è che mi è sempre piaciuta la medicina, per questo ho voluto togliermi la spina dorsale togliendomi l’Assistente di infermiera e l’Assistente di psichiatria, e devo dire che mi appassiona la mente umana, mi sembra un mondo incredibile e imprevedibile, ma recentemente ho scoperto che sarei incapace di farlo, perché sono troppo empatica con la gente e mi sento male quando vedo qualcuno soffrire, quindi, dopo aver studiato varie cose del ramo sanitario, ho scoperto che semplicemente mi piace imparare ma non sono adatta per esercitare.
Nel mio lavoro attuale, una mattina è caduta una donna anziana sulle scale mobili, credo che a seguito di un ictus, sono andata a soccorrere dall’altra parte e tra una cliente che era infermiera ed io, abbiamo cercato di tenerla in vita fino a quando sono arrivati quelli dell’ambulanza. Forse le mie parole di conforto furono le ultime che sentì, dato che seppi che era morta in ospedale. Non è che non serva per esercitare il lavoro, è che alla fine della giornata la tristezza degli ammalati non mi lascerebbe essere felice, non sopporto perdere la gente, e so che neanche sarei capace di fuggire da quel momento, sarei di quelle che gli prendono la mano e non li lasciano, ma quello finirebbe con me.
Ho anche acquisito una certa formazione nel settore dell’educazione infantile e della psicologia infantile, ma non so se avrò mai il coraggio di scoprire se avrei la pazienza sufficiente per svolgere quel lavoro.

Quali aspetti del lavoro come Consumer Technician ti sono sembrati più gratificanti, e quali sfide hai incontrato esercitando il ruolo di Community Manager nella gestione dei social media?

Quello che mi è piaciuto studiare e praticare era Tecnico in consumo, amo trattare con la gente, sono brava nell’attenzione al pubblico e fin dal primo momento mi è piaciuto, ma purtroppo non c’è molto lavoro di quel ramo.
Il titolo di Community manager l’ho esercitato in privato e, nonostante mi sia piaciuto e abbia avuto una formazione nel marketing digitale, riconosco che i social network consumano molto e possono diventare un lavoro complicato in questo senso.
Amo il marketing digitale, è un po’ come la psicologia, un modo per dare visibilità al tuo contenuto e farlo apparire sui motori di ricerca di google, è una sfida continua e una vittoria se si ottiene.
Attualmente mi sto formando in marketing digitale attraverso l’università di Vitoria e sto applicando le mie conoscenze alla mia rivista culturale One Stop New, precedentemente chiamata One Stop.
One Stop è stato l’inizio di un bellissimo progetto che è nato come tutto nella mia vita, da quella frase che io di solito dico “Se altri possono io posso”. Era un progetto che ho iniziato con il sostegno delle mie amiche Carmen Mari e Carol, e in quel cammino ho trovato una delle persone che più mi hanno aiutato nel mio cammino letterario, ed è tu caro Carlos Javier, che sei diventato un referente per la cultura e che mi ha guidato in questo cammino incessante.
Jose Luis Ortiz fa anche parte di quel gruppo di amici che appaiono e ti offrono il loro aiuto incondizionato, Paloma Albarracín era anche agli inizi di One stop e la ringrazierò sempre per il suo sostegno.
Sarò sempre grata a tutti coloro che mi hanno incoraggiata all’inizio e hanno creduto in me, mi sento fortunata ad essere stata sempre circondata da brave persone.

Cosa ne pensi dell’amicizia?

Ho sempre pensato che le persone appaiono nella tua vita nel momento esatto e scompaiono per apparire nella vita di altre persone che possono averne più bisogno, per questo tengo con affetto nei miei ricordi quelle amiche che per circostanze del destino hanno seguito strade diverse. Nella mia vita ho avuto ottimi amici, e anche oggi li ho, ma c’è sempre stata un’amica che durante tutta la mia vita è stata lì vicina per quando ne avevo bisogno, quella è Soraya, una di quelle amicizie che passa il tempo, quando ci siamo incontrati ci sentivamo come se ci fossimo visti il giorno prima. Siamo Campanilla e Periwinkle, amiche di bevute, di lacrime, di risate e di confidenze.

Raccontaci i tuoi hobby preferiti?

Quando mi chiedono dei miei hobby, ho sempre faticato a rispondere brevemente, sono stata una persona che ha desiderato di fare tutto, anche se non ero brava, ma mi stanco rapidamente delle cose e di solito sperimento con altre. Mi piace pattinare, ma ho smesso quando ho saputo che non avrei mai imparato a cucinare, quindi ecco i miei pattini in linea nell’armadio, belli e luccicanti. Ho anche provato con lo skateboard, ma avevo lo stesso problema, così mi sono evoluta al pattino con manubrio, e quello sì che mi andava bene, ma poi sono apparsi gli elettrici, e su quelli non intendo cavalcare.
So giocare a tennis, e ogni tanto ho voglia di fare un po’ di tempo, ma non mi piace correre troppo, quindi, se non è doppio, mi stanco dopo venti minuti. Il paddle mi stressa, e non riesco a colpire la palla con quella pala così piccola, preferisco la racchetta da tennis.
Sì, mi piace ballare qualsiasi cosa, e sono brava a farlo, quindi con qualsiasi musica danzante o no, il mio corpo si muove e si adatta a qualsiasi ritmo.

Mi piace disegnare, in realtà, non sono entrata nel corso universitario di belle arti perché ho avuto pochissimo lavoro fuori, ma me ne pentirò sempre, avrebbe potuto essere molto buono, e ho anche dipinto alcuni quadri stile manga per le mie amiche.
Amo le piante e leggere sulle loro proprietà curative e magiche, la cosa strana è che di solito mi piacciono le piante semplici, quelle che non hanno fiori appariscenti, quelle che passano inosservate perché sono semplicemente meravigliose così come sono.
Il mio più grande hobby, come potete immaginare, è la lettura, da piccola ho divorato i libri, una volta ho perso la nozione del tempo nella biblioteca della scuola, hanno chiuso le porte e io non uscivo, i miei genitori quasi chiamano la polizia.

Cosa pensi della velocità con cui il tuo cervello collega milioni di idee e come questa abilità influenza la tua percezione del mondo e la tua concentrazione?

Non so se potrei essere considerato un difetto o una virtù, ma il mio cervello molte volte agisce in modo diverso da quello degli altri, lo stesso in millesimi di secondi collego rapidamente milioni di idee, che all’improvviso mi astratto in qualcosa e il mondo cessa di esistere per me, Credo di essere in grado di concentrarmi nel caos e creare il caos nel silenzio.



Che significato ha avuto per te far parte dell’antologia CANTO PLANETARIO?

Grazie a te caro Carlos Jarquín, per avermi invitato a questa incredibile esperienza di far parte di Canto Planetario, che è una meravigliosa compilazione letteraria con autori dei cinque Continenti che ci siamo uniti in una chiamata d’aiuto al nostro Pianeta. È stato fantastico far parte di qualcosa di così grande e bello, un progetto che ha richiesto molto lavoro e che ha dato come risultato un riferimento letterario. Dicono che il destino mette sulla tua strada persone che ti accompagnano e aiutano nel tuo cammino, una di queste persone è lui, perché ho potuto conoscere gente meravigliosa e crescere nella mia carriera grazie al loro aiuto.
In riferimento al nostro Pianeta, devo dire che amo gli animali, le loro anime sono migliori di quelle degli umani, non finirebbero con le risorse del Pianeta come noi, e anche gli animali più selvaggi cacciano per sopravvivere, Tuttavia, gli esseri umani sono predatori di noi stessi e del Pianeta per semplice ego.

Al seguente link Maria Beatriz Muñoz presenta il suo ultimo libro intitolato: “Farfalla dalle ali blu”, disponibile sulla piattaforma di Amazon:


https://youtu.be/oQy1FBLV27o?si=Qb_A0iba_U0Zraes

“Mi sueño no siempre fue la escritura”.
Entrevista a la escritora española María Beatriz Muñoz Ruiz

Por Carlos Javier Jarquín


Queridos amigos y lectores:


Es siempre un placer poder comunicarme con ustedes a través de esta plataforma. ¡Qué maravilla saber que estamos conectados sin importar la distancia! Hoy tengo el gran privilegio de presentarles a una mujer brillante, escritora y poeta que cautiva con su creatividad; una amiga, pero sobre todo, una mujer con alma humanista a quien admiro muchísimo. He tenido el honor de mantener comunicación con ella durante muchos años a la distancia. Ella es María Beatriz Muñoz Ruiz, también conocida como la Dama Oscura, originaria de la hermosa ciudad de Granada, España.
Esta entrevista tiene un enfoque más cercano a la mujer; si bien abordamos el mundo literario, la charla es breve, pero muy enriquecedora. María Beatriz nos habla sobre su vida personal, sus pensamientos acerca de la amistad y nos cuenta sobre su abuelo, un ser sumamente querido para ella, quien siempre admiró lo que ella escribía. Por supuesto, también nos habla de su esposo, de su primo, a quien considera como un hermano, y de sus aficiones favoritas. Confiesa que inicialmente la escritura no fue su primera opción profesional, ya que deseaba estudiar algo relacionado con el área forense o sanitaria.
María Beatriz siempre me sorprende. Lo único que puedo decir es que la admiro enormemente porque sabe cómo organizar su tiempo para dedicarse a la lectura, a la familia, al trabajo y hasta para hacer TikTok, todo mientras cultiva su pasión por la escritura. Ella escribe poesía, artículos de opinión, crónicas y realiza entrevistas a escritores, poetas y artistas.
Además, Beatriz es directora de la revista literaria y cultural que anteriormente se llamaba One Stop, y que este año ha experimentado un cambio significativo, tanto en su plataforma web como en su nombre: ahora es One Stop New. Esta revista promueve a escritores, poetas y artistas de toda Hispanoamérica y más allá. Ella se encarga de la edición de los artículos y contenidos que reciben para su publicación en la página web. Les invito a que visiten esta revista y se adentren en el fascinante mundo de la cultura y la literatura actual.
María Beatriz también nos habla de lo que significó para ella formar parte de la antología poética Canto Planetario: Hermandad en la Tierra, HC Editores, Costa Rica, 2023. Es autora de más de 25 libros, entre novelas y poemarios. Por cierto, les recomiendo adquirir su más reciente poemario titulado Mariposa de Alas Azules, disponible en Amazon en formato impreso (pasta blanda) y digital (Kindle).

Espero que puedan disfrutar mucho esta conversación:


¿Cómo te sentiste al publicar tu primera novela?


Mi primera novela fue Cuando el destino nos unió, y lo cierto es que le tengo especial cariño a esa novela por ser la primera, por atreverme a dar ese paso y por guardar preciosos recuerdos del proceso de creación. Recuerdo haber ido pasándoles a mis compañeras de trabajo cada uno de los capítulos que iba terminando y la felicidad que sentía al día siguiente cuando las escuchaba decir que necesitaban más.

¿Cuál es el origen de tu seudónimo “Dama Oscura”?


Casi todas mis novelas han sido románticas, y digo casi todas, porque cuando quiero salirme un poco de los estándares establecidos me refugio en la Dama Oscura, mi seudónimo para ser otro tipo de escritora, y es que todos sabemos que a los escritores también se les etiqueta y los cambios pueden no gustar, por eso creé esa línea de luz y oscuridad.
En mi vida siempre he tenido muy presente esa moneda de dos caras, la luz y la oscuridad que todos llevamos, por lo que siempre ha estado reflejada en mis novelas, poemas o artículos de opinión.
¿Qué has buscado transmitir o crear a través de tus novelas?
Con respecto a mis novelas, he querido crear un mundo mágico en el que siempre triunfe el amor, deseo que cuando el lector llegue a su casa después de un día difícil, lea mi novela y se transporte a un mundo lleno de aventura, pasión, erotismo y amor.


¿Qué nos puedes contar sobre tu novela “Se busca a las Glam Girls”?


Como he dicho antes, le tengo especial cariño a mi primera novela, pero de entre todas mis novelas, tengo también una primera novela en un género que nunca antes había usado; la comedia, me refiero a “Se busca a las Glam Girls”, esta novela es muy especial para mí, ya que está inspirada en mis compañeras de trabajo, esas que siempre me sacan una sonrisa y con las que me iría a cualquier sitio del mundo. En mi opinión, no hay trabajos fáciles o difíciles, hay compañeras fáciles o difíciles que hacen que ames tu trabajo o que lo odies, y gracias a mis Glam Girls, cada día voy con una sonrisa a trabajar. Gracias, Lore, Isa, Encarni, Vane, Vero, Leo, Debo y Nadia, porque el escribir esta novela ha sido una aventura inolvidable en la que habéis participado siendo vosotras mismas, únicas e inigualables.


¿Qué emociones o sensaciones experimentas al escribir poesía?


Con respecto a mis poemas… he de confesar que son bastante profundos y en la mayoría de las ocasiones llenos de tristeza y melancolía, la razón de ello es que cuando siento que la tristeza encoge mi pecho y se me hace un nudo que me ahoga, necesito sacar ese dolor fuera de mí. Si se analiza según la lógica, podría considerarse una especie de terapia, pero yo lo siento como la tabla de salvación que me hace renacer una y otra vez dejándome seguir manteniendo mi esencia sin ahogarme en ese pozo profundo y oscuro que en ocasiones me consume. Luces y sombras, siempre mantengo esa lucha incesante entre mis dos yo. Mi nuevo poemario “Mariposa de alas azules” es un ejemplo de mis luces y sombras, un poemario que dedico a las personas que tienen días azules, pero baten sus alas en silencio y vuelan alto a pesar de todo.

¿Cómo describirías tus poemas y tus artículos de opinión?


Al igual que en mis novelas, poemas, y artículos de opinión, dejo ver cada uno de los estados de ánimo con los que me encuentro en ese momento. En mis artículos soy crítica, filosófica y algunas veces bastante directa. A lo largo de estos años, mis artículos han evolucionado y han ido cambiando conmigo, porque las personas cambian, y lo que hoy piensas sobre un tema, lo mismo mañana difieres. Yo nunca me contradigo; evoluciono, equivocada o acertadamente, pero evoluciono, porque las arrugas del alma te hacen aprender y cambiar.

¿Alguna vez menospreciarías alguna religión? ¿Por qué?


Estudié en un colegio católico, y aunque con los años y por ciertas circunstancias de la vida, he dejado de ser católica, nunca menospreciaré una religión que está fundada bajo el concepto principal del amor. En uno de mis artículos decía que no cambiaría nada de mi pasado, puesto que cada etapa me ha hecho ser quien soy, y no quiero ser otra persona, por lo que no borraría nada de mi pasado, pues cada camino me ha enseñado algo. Nunca entenderé a la gente que se cree en poder de la verdad y la sabiduría infinita por pertenecer a una determinada religión, el fundamento de cualquier religión es el respeto, y para los que tengan duda; no es lo mismo tolerar que aceptar y respetar. ¿Por qué no puede existir un mundo en el que se respete cualquier creencia y podamos convivir en paz? Bueno, que absurdo acabo de soltar después de ver un mundo en guerra en el que les importa poco la vida humana.

¿Puedes compartir alguna anécdota o recuerdo especial sobre tu abuelo?


Mi abuelo era una de las personas más importantes de mi vida, él compartía mi afición a la literatura, aún recuerdo cuando venía con la última novela romántica de alguna colección que salía y que sabía iba a devorar en dos días. Él era la alegría personificada, la paciencia infinita y la persona que siempre estaba ahí para mí. Mi padre me recuerda mucho a mi abuelo; paciente, silencioso, pero presente siempre que me hace falta.
Siempre que recuerdo a mi abuelo, los momentos buenos y su entrañable sonrisa viene a mi mente un recuerdo doloroso; nunca llegué a despedirme de él porque los médicos me aconsejaron que en mi estado era peligroso ir al hospital y que podría ponerme de parto antes de tiempo y perder a mis bebés. Por ellos lo di y lo daría todo, mis mellizos Guillermo y Paula siguen siendo y siempre serán mi prioridad, pero ese pequeño detalle marcó mi vida, me faltó decirle lo mucho que lo quería y fundirme en un abrazo infinito.

¿Te consideras una persona más solitaria o familiar?


No sé si en mis escritos lo he transmitido, pero, a pesar de tener un alma solitaria, soy extremadamente familiar, ellos siempre han sido el pilar en el que me he sustentado y quienes me han apoyado haga lo que haga. A veces pienso que mi alma se quedó atrapada en este mundo y en esta vida por toda esa gente que me dice te quiero.
La palabra te quiero es la palabra más poderosa del mundo y la que más te ata a la tierra.
Cuando di a luz a mis mellizos, tuve una depresión posparto bastante fuerte, no quería seguir viviendo, y en ese momento los que me salvaron fueron mis hijos, por ellos seguí viviendo, y por ellos me levanto una y otra vez y sigo andando a pesar de mis heridas.
Cuando siento que el mundo no me entiende o soy yo la que no entiendo al mundo, amo la soledad, me gustaría encerrarme en la torre más alta y que nadie me molestase, me gustaría desaparecer, ser invisible y que el mundo me olvidara, así que respondiendo a tu pregunta: soy ambas personas, la solitaria y la familiar, siempre soy ambas caras de la misma moneda, pero siempre muestro una única cara por no preocupar a los demás o no dar explicaciones.
Siempre subo la montaña con mi mochila cargada de piedras, y en algún momento del camino consigo soltar unas cuantas y coger aire para seguir adelante.

¿De qué manera ha influido tu marido en tu vida?


Mi marido ha influido también mucho en mi vida, él ha sido siempre quien me ha dado ese empujoncito que me faltaba cuando mi inseguridad me detenía. Nos conocimos un 15 de agosto en una boda, me sentaron medio obligada en una mesa donde estaba la gente joven, odio que la gente haga esas cosas, pero gracias a eso conocí a la persona con la que hoy en día comparto mi vida. Desde una de las esquinas de la mesa, él me observó soplar al gazpacho frío que yo pensaba era consomé, miré hacia todos lados y creí que nadie me había visto, respiré aliviada, pero había alguien para el que no pasó desapercibido ese gesto, mi marido se enamoró de mí en ese momento tan torpe y tan yo, y desde entonces estamos juntos. Quien nos conoce sabe que somos dos polos opuestos, pero eso hace que nos complementemos y que sigamos andando juntos ese camino que en ocasiones ha estado sembrado de dificultades que hemos superado.

¿Cómo te describirías a ti misma y qué tan selectiva eres con tus amistades?


Siempre he sido una niña alegre y extrovertida, pero por encima de todo eso, he sido selectiva, si alguien no me gusta, me alejo. En eso sigo siendo igual, no me gustan las confrontaciones, y con el tiempo he comprendido que he de alejarme de todo lo que afecta a mi paz mental. Por lo tanto, actualmente me rodeo de la gente que realmente me aporta algo. No me gustan los grandes grupos de amigos, prefiero un grupo reducido con el que se pueda mantener una conversación interesante.

En algún momento hablas de un primo que ha sido para ti como un hermano, ¿cuál ha sido el momento más especial que viviste con tu primo durante vuestra infancia juntos?


Soy hija única, pero, como he dicho anteriormente, he estado en una familia muy unida, por lo que, para mí, mi primo Jesús, el hijo de mi tía por parte de madre, ha sido como un hermano. Pasábamos el día juntos, e incluso en determinadas fechas en las que nuestros padres nos dejaban con los abuelos, vivíamos juntos. Mi primo y yo nos hemos peleado como hermanos, hemos compartido risas, confidencias y toda una vida juntos. Para sus hijos yo soy la tita María, y para los míos, él es el tito Fandi.
No sé si se puede decir que fue el momento más especial, pero es el que recuerdo con cariño, así que, si tuviera que elegir un momento sería el día de mi boda, él estuvo siempre junto a mí y formó parte de la ceremonia llevando los anillos, pero especialmente recuerdo cuando salimos de la iglesia y me abrazó, ese abrazó marcó un antes y un después, fue como una despedida de la vida que hasta aquel momento conocíamos, y, aunque mi vida siguió casi igual, todo cambió, era un adiós a esa infancia compartida.

¿Por qué para tu familia eres María y para los demás eres Bea?


Sí, me he referido a mí como María, pero en realidad solo mi familia me llama María, para el resto del mundo soy Bea, y todo esto es gracias a la ocurrencia que tuvo mi madre de ponerme en el babero del cole: M. Beatriz, imaginaos la cara de mi madre cuando le dijeron que, si su hija era sorda, que cuando la llamaban no contestaba por su nombre. Así que desde pequeñita descubrí que para mi familia siempre sería María y para el resto de la gente Beatriz.

A pesar de tu gran interés en la mente humana y en la rama sanitaria, ¿qué te llevó a descubrir que la medicina no era la carrera adecuada para ti?


Mi sueño no siempre fue la escritura, cuando estaba decidiendo carrera universitaria, deseé meterme a forense, menos mal que no saqué la nota necesaria, porque no creo que me hubiese gustado. El caso es que siempre me ha gustado la medicina, por eso quise quitarme la espinita sacándome lo de Auxiliar de enfermería y Auxiliar de psiquiatría, y he de decir que me apasiona la mente humana, me parece un mundo increíble e impredecible, pero hace poco descubrí que sería incapaz de hacerlo, ya que empatizo demasiado con la gente y lo paso mal cuando veo a alguien sufrir, así que, después de estudiar varias cosas de la rama sanitaria, he descubierto que simplemente me gusta aprender pero no sirvo para ejercer.
En mi actual trabajo, una mañana se cayó una mujer mayor en las escaleras mecánicas, creo que a consecuencia de un ictus, salí a correr desde la otra punta y entre una clienta que era enfermera y yo, estuvimos intentando mantenerla con vida hasta que llegaron los de la ambulancia. Quizás mis palabras de consuelo fueron las últimas que escuchó, ya que me enteré que había fallecido en el hospital. No es que no sirva para ejercer el trabajo, es que al finalizar el día la tristeza de los enfermos no me dejaría ser feliz, no soporto perder a la gente, y sé que tampoco sería capaz de huir de ese momento, sería de las que les cogen la mano y no los sueltan, pero eso acabaría conmigo.
También he adquirido bastante formación de la rama de educación infantil y psicología infantil, pero no sé si alguna vez me atreveré a descubrir si tendría la paciencia suficiente para ejercer ese trabajo.

¿Qué aspectos del trabajo como Técnico en consumo te resultaron más gratificantes, y qué retos encontraste al ejercer como Community Manager en el manejo de redes sociales?


Lo que sí que me gustó estudiar y ejercer fue Técnico en consumo, me encanta tratar con la gente, se me da bien la atención al público y desde el primer momento lo disfruté, pero por desgracia no hay demasiado trabajo de esa rama.
La titulación de Community manager la ejercí de forma privada y, a pesar de gustarme y de haber tenido formación en marketing digital, reconozco que las redes sociales consumen muchísimo y puede llegar a ser un trabajo complicado en ese sentido.
Me encanta el marketing digital, es un poco como la psicología, una forma de dar visibilidad a tu contenido y que aparezca en los motores de búsqueda de google, es un continuo desafío y una victoria si se consigue.
Actualmente estoy formándome más en marketing digital a través de la universidad de Vitoria y estoy aplicando mis conocimientos a mi revista cultural One Stop New, anteriormente llamada One Stop.
One Stop fue el inicio de un hermoso proyecto que nació como todo en mi vida, de esa frase que yo suelo decir “Si otros pueden yo puedo”. Fue un proyecto que inicié con el apoyo de mis amigas Carmen Mari y Carol, y en ese camino encontré a una de las personas que más me han ayudado en mi camino literario, y eres tú estimado Carlos Javier, que te has convertido en referente para la cultura y que me ha guiado en este andar incesante.
Jose Luis Ortiz también forma parte de ese grupo de amigos que aparecen y te brindan su ayuda incondicional, Paloma Albarracín también estuvo en los inicios de One stop y siempre le agradeceré su apoyo.
Siempre agradeceré a todos los que me impulsaron en los inicios y creyeron en mí, me siento afortunada por haber estado rodeada siempre de buena gente.

¿Qué piensas sobre la amistad?

Siempre he pensado que la gente aparece en tu vida en el momento exacto y desaparecen para aparecer en la vida de otras personas que puede que las necesiten más, por eso guardo con cariño en mis recuerdos a esas amigas que por circunstancias del destino han seguido otros caminos. En mi vida he tenido muy buenas amigas, y hoy en día también las tengo, pero siempre ha habido una amiga que durante toda mi vida ha estado ahí cerquita para cuando la he necesitado, esa es Soraya, una de esas amistades que pase el tiempo que pase, cuando quedamos sentimos como si nos hubiésemos visto el día de antes. Somos campanilla y Periwinkle, amigas de copas, de lágrimas, de risas y de confidencias.

¿Cuéntanos sobre tus aficiones preferidas?


Cuando me preguntan por mis aficiones, siempre me ha costado trabajo responder brevemente, he sido una persona que ha deseado hacer de todo, aunque no se me diera bien, pero también me canso rápido de las cosas y suelo experimentar con otras. Me encanta patinar, pero desistí cuando supe que jamás iba a aprender a fretar, así que ahí tengo mis patines en línea en el armario, preciosos y relucientes. También probé con la patineta, pero, tenía el mismo problema, así que evolucioné al patín con manillar, y ese sí que se me daba bien, pero luego aparecieron los eléctricos, y en esos sí que no pienso montarme.
Sé jugar al tenis, y de vez en cuando me apetece echar un ratito, pero no me gusta correr demasiado, por lo que, si no es a dobles, me caso a los veinte minutos. El pádel me estresa, y no me sale darle a la pelota con esa pala tan pequeña, prefiero la raqueta de tenis.
Eso sí, me encanta bailar cualquier cosa, y se me da bien, por lo que con cualquier música bailable o no, mi cuerpo se mueve y se adapta a cualquier ritmo.
Me encanta dibujar, de hecho, no me metí a la carrera universitaria de Bellas artes porque tenía muy poca salida laboral, pero siempre me arrepentiré de ello, ya que podría haber sido muy buena, e incluso he pintado algunos cuadros estilo manga para mis amigas.
Me encantan las plantas y leer sobre sus propiedades curativas y mágicas, lo extraño es que me suelen gustar las plantas sencillas, aquellas que no tienen flores vistosas, las que pasan desapercibidas porque sencillamente son maravillosas tal como son.
Mi mayor afición, como imaginareis, es la lectura, desde pequeñita he devorado los libros, una vez perdí la noción del tiempo en la biblioteca del cole, cerraron las puertas y yo no salía, mis padres casi llaman a la policía.

¿Qué opinas sobre la velocidad con la que tu cerebro enlaza millones de ideas y cómo esta habilidad afecta tu percepción del mundo y tu concentración?


No sé si podría considerarse un defecto o una virtud, pero mi cerebro muchas veces actúa diferente al de los demás, igual en milésimas de segundos enlazo rápidamente millones de ideas, que de repente me abstraigo en algo y el mundo deja de existir para mí, creo que por eso soy capaz de concentrarme en medio del caos y de crear el caos dentro del silencio.




¿Qué significado tuvo para ti formar parte de la antología CANTO PLANETARIO?


Gracias a ti estimado Carlos Jarquín, por haberme invitado a esta experiencia increíble de formar parte de Canto Planetario, la cual es una maravillosa compilación literaria con autores de los cinco continentes que nos unimos en una llamada de auxilio para con nuestro planeta. Fue estupendo formar parte de algo tan grande y hermoso, un proyecto que llevó mucho trabajo y que dio como resultado un referente literario. Dicen que el destino pone en tu camino a personas que te acompañan y ayudan en tu camino, una de esas personas es él, ya que he podido conocer a gente maravillosa y crecer en mi carrera gracias a su ayuda.
En referencia a nuestro planeta, he de decir que amo a los animales, sus almas son mejores que las de los humanos, ellos no acabarían con los recursos del planeta como nosotros, e incluso los animales más salvajes, cazan para sobrevivir, sin embargo, los humanos somos depredadores con nosotros mismos y con el planeta por simple ego.

En el siguiente enlace María Beatriz Muñoz presenta su más reciente libro titulado Mariposa de alas azules, disponible en la plataforma de Amazon:
https://youtu.be/oQy1FBLV27o?si=Qb_A0iba_U0Zraes

Mariposa de Alas Azules (Farfalla dalle ali azzurre), disponibile su Amazon in formato cartaceo e digitale (Kindle). Foto: 6 agosto 2025. Per gentile concessione.

María Beatriz mostra la copertina della sua più recente raccolta di poesie, Mariposa de Alas Azules (Farfalla dalle ali azzurre), disponibile su Amazon in formato cartaceo e digitale (Kindle). Foto: 6 agosto 2025. Per gentile concessione.

Euranie Cryzz e la sua partecipazione al festival PIAF 2025

Foto cortesia di Euranie Cryzz

Anima Mundi
(Euranie Cryzz)
Saggio critico a cura di
Prof. Marangoni
Critico e Curatore d’Arte
New Digital Art Gallery SeaCity, Southampton, Hampshire, Regno Unito

L’opera si presenta come una potente allegoria visiva in cui la figura femminile, interamente costituita da acqua, emerge da un vortice oceanico e regge il pianeta Terra tra le mani. La scena è avvolta da un cosmo blu e violaceo, attraversato da bagliori e nebulose, in cui il mare e lo spazio si fondono in un continuum cromatico. La composizione adotta uno schema centripeto: il vortice conduce lo sguardo verso la mano e il globo, punto focale assoluto, reso con colori più vari e luminosi rispetto al resto dell’immagine. La luce proviene dal pianeta stesso, che irradia un’aureola attenuata sul volto della figura, creando un effetto di controluce morbido e avvolgente. La linea del corpo descrive un’ampia curva a “S” che armonizza dinamismo e grazia, mentre la capigliatura si dissolve in onde e spuma, conferendo continuità visiva tra figura e ambiente.

Il titolo rimanda alla tradizione filosofica dell’Anima Mundi, principio vitale che anima e unifica ogni parte dell’universo. Qui tale principio prende forma nell’acqua, elemento originario secondo Talete e simbolo universale di rigenerazione, purezza e ciclicità. La creatura non rappresenta una divinità antropomorfa del mare, ma l’acqua stessa, personificata come custode del globo.

Il pianeta, luminoso e sospeso nel palmo della mano, non è in posizione di dominio, bensì di protezione. L’immagine suggerisce un legame di reciproca dipendenza: l’acqua dà vita alla Terra e, allo stesso tempo, ne riceve la propria identità e ragione d’essere. Il vortice alla base diventa metafora del ciclo eterno di trasformazione marea, evaporazione, condensazione e della forza generativa che l’acqua esercita senza mai esaurirsi.

Riferimenti culturali e universali
L’opera si inserisce in un immaginario che attraversa culture e tempi:
Filosofia antica: l’acqua come arché, origine di ogni cosa.
Tradizioni religiose: simbolo di rinascita e purificazione.
Pensiero orientale: forza che vince per adattabilità e fluidità.
Ecologia contemporanea: richiamo alla fragilità degli equilibri idrici e alla responsabilità collettiva verso la salvaguardia delle risorse naturali.

Anima Mundi di Euranie Cryzz  si vuole distinguere per l’equilibrio tra rigore compositivo e potenza evocativa. L’autrice ha saputo coniugare maestria tecnica evidenziata nella resa luministica e nella fusione tra figura e ambiente con una visione universale che parla direttamente alla coscienza contemporanea. L’acqua, resa protagonista assoluta, non è soltanto elemento pittorico, ma veicolo di un messaggio filosofico ed ecologico di forte attualità.

Quest’opera capace di unire mito, scienza e sensibilità etica in un’unica immagine, desidera proporsi come simbolo del legame inscindibile tra umanità e pianeta, tra materia e spirito, tra vita indissolubilmente legata all’importanza dell’acqua.

Osservazione tecnica
Materia e resa: l’immagine appare realizzata con linguaggio pittorico di matrice digitale/illustrativa. Dominano velature luminose, sfumature continue e campiture trattate “ad aerografo”, con rim light intenso sul profilo della figura e micro-testure a spruzzo per la spuma.
Tavolozza: prevalgono blu, turchesi e ciano; controcampi di magenta-violetto nelle nebulose creano un contrasto caldo/freddo che porta lo sguardo al globo, unico pieno di verdi e ocra, così da far “respirare” il blu circostante.
Luce: sorgente principale interna (il pianeta) che irradia un’aureola; la controluce scandisce volumi e silhouette. La brillantezza della spuma è resa con alte luci quasi additive; le ombre restano morbide e profonde.
Tratto e texture: i filamenti d’acqua dei capelli e i bordi frastagliati delle onde alternano bordi duri (energia, direzione) a bordi morbidi (vapore, nebulosa). La continuità del segno genera unità formale tra mare, corpo e capigliatura.
Composizione
Impianto vorticoso: il corpo nasce da un gorgo; la spirale guida lo sguardo dalla base verso la mano e il globo. È una composizione centripeta, che concentra significato e luce nell’orbita terrestre.
Linea-S e dinamica: il profilo della figura descrive una S ampia, classico espediente per coniugare grazia e movimento. Il grande pieno a sinistra (onda/capigliatura) bilancia il vuoto cosmico a destra.
Gerarchia visiva: tre fuochi – volto in penombra, mano aperta, sfera terrestre. La scala monumentale della figura rispetto al pianeta accentua la metafora senza sacrificare la lettura del dettaglio geologico.
Dettagli iconografici legati all’Acqua
Capelli-onda: cresta e frangenti diventano chiome; la spuma funzione come “pennellata viva” che imprime direzione e tempo (l’attimo del frangersi).
Pelle liquida: pattern ondulati sul busto cancellano il confine tra figura e mare: la creatura è l’acqua stessa, non una donna immersa.
Vortice basale: forma a imbuto che richiama l’origine e la risalita dell’energia; sul piano pittorico, ancora lo spazio e previene la dispersione del blu.
Cosmo acquoreo: le nebulose hanno cromie marine; l’opera unifica oceano e spazio, ricordando la Terra come pianeta blu e connettendo micro e macro-cosmo.
Riferimenti culturali e simbolici dell’elemento Acqua
Filosofia antica: richiamo a Talete, per cui l’acqua è arché, principio di tutte le cose; la personificazione converge anche con figure mitiche del mare (Okeanos, Teti, Thalassa) e con archetipi di madri acquee presenti in molte culture (dal culto di fiumi sacri alle divinità protettrici dei naviganti).
Tradizioni religiose: l’acqua come purificazione e rinascita (immersione, lavacro, battesimo) trova eco nell’aura che avvolge il pianeta; luce e liquido coincidono come segno di vita rinnovata.
Pensiero orientale: la duttilità che vince per cedevolezza (topos taoista) è visualizzata nella morbidezza delle linee contrapposta alla forza delle onde.
Ecologia culturale: la centralità del globo in mano all’acqua esplicita la dipendenza della biosfera dai cicli idrici: la figura non “crea” la Terra, ma la mantiene. L’opera si presta così a una lettura contemporanea di responsabilità idrica e climatica.

Significato e lettura filosofica
Il titolo Anima Mundi evoca la tradizione platonico-stoica della “anima del mondo”, principio vitale che unifica il cosmo. Qui l’energia vitale è acqua personificata: non semplice elemento naturale, ma matrice generativa che sostiene il globo. La scelta di fare del pianeta una fonte di luce rovescia l’icona della torcia: è la Terra-acqua a illuminare la figura che la sorregge, in un circuito di reciproca dipendenza.
Il gorgo da cui nasce il corpo allude alla ciclicità (marea, evaporazione/condensazione) e alla capacità dell’acqua di trasformare senza perdere identità, rimando a idee alchemiche di solutio e rigenerazione. La postura raccolta e la mano a coppa suggeriscono cura più che dominio: un’etica della custodia, non dell’appropriazione.
Anima Mundi costruisce, con lessico luminoso e composizione a vortice, un’icona potente dell’Acqua come principio vitale, ciclico e relazionale. La coerenza tra scelta cromatica, direzione delle pennellate/filamenti e gerarchia luminosa rende persuasiva la metafora: la Terra vive perché è tenuta e letteralmente accesa dall’acqua. L’opera unisce immaginario mitico e sensibilità ecologica con una sintassi pittorica chiara, leggibile e tecnicamente raffinata.









Euranie Cryzz

Euranie Cryzz è un’artista digitale originaria di Chiavari (GE), ha intrapreso il suo viaggio creativo nel 2010 sotto la guida dellamentore Francesca Alessi. Successivamente, grazie all’insegnamento del Prof. Marangoni, il suo universo artistico si è aperto al contesto internazionale, trovando una propria voce distintiva all’interno della New Digital Art Gallery SeaCity, dove la sua capacità di fondere simbolismo, emozione e tecnica digitale ha conquistato il pubblico e la critica.
Quest’artista è riconosciuta per il suo stile visionario che fonde surrealismo, simbolismo e sperimentazione digitale. Predilige l’uso del bianco e nero con sfumature di grigio, creando atmosfere oniriche e introspettive. Le sue opere esplorano temi come la resilienza, la metamorfosi interiore e la connessione tra esseri viventi, spesso attraverso simbolismi legati alla natura e al mondo spirituale.  Utilizzando tecniche digitali avanzate, Cryzz crea composizioni che evocano emozioni profonde.
Tra le sue opere:
“Anima di Fuoco” (PIAF 2024): Il fuoco, simbolo centrale dell’opera, è tradizionalmente associato alla purificazione, alla distruzione e alla trasformazione. Qui, sembra rappresentare un processo di rinascita o metamorfosi, dove la figura umana, avvolta e quasi consumata dalle fiamme, emerge in una nuova forma.
“Fallen Angel (WFA 2024)”: Osservando quest’opera liberamente ispirata ai romanzi di Lauren Kate, si viene immediatamente colpiti dall’atmosfera cupa e misteriosa che pervade l’intera composizione. L’artista è riuscita a catturare un momento di grande intensità emotiva, che richiama chiaramente la drammaticità dei romanzi di Kate, in particolare la storia d’amore tormentata tra l’angelo caduto e l’umana.
“La Voce del Mare” (Expo 2025): L’opera digitale si fonda su un sapiente uso della pittura digitale illustrativa, che richiama lo stile narrativo delle grandi tavole fantasy ottocentesche, ma con una qualità cromatica e una luminosità che solo il mezzo digitale consente.
Euranie Cryzz si conferma come una delle voci più originali e riconoscibili dell’arte digitale contemporanea, dove l’effetto complessivo del suo stile artistico viene definito enigmatico e di ipnosi visiva. La sua capacità di fondere tecnica, simbolismo e introspezione emotiva le ha permesso di ottenere riconoscimenti prestigiosi e di lasciare un’impronta significativa nel panorama artistico internazionale. Tra questi ricordiamo:
New Digital Art Gallery SeaCity (UK 2024): Nuova opera “Spirito Libero” in Expo Digital.
Nation of Excellence Award PIAF 2024: Nomina Delegati Secondo Posto.
The 2024 World Fantasy Art Award: Primo Posto con l’opera “Fallen”.
Artistic Honors Certificates 2025: Riconoscimento de’ Artexhibtion

Opera d’arte di Euranie Cryzz

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La partecipazione straordinaria al PIAF 2025 di Euranie Cryzz, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Il poeta iracheno Kareem Abdullah condivide una dedica per il suo amico Kazem

Foto cortesia con Kazem


Addio a Kazem

Camminava per terra
come se il vento gli chiedesse il permesso di passare,
e quando rideva,
le spighe si piegavano per ascoltare il fruscio della sua voce.

Amico mio,
tu che sei lontano ma vicino,
il cielo oggi è più pesante del cuore di una mamma che ha perso i suoi figli,
e le strade che hanno visto i tuoi passi
ora vacillano in un silenzio lacrimevole.

In un recente incidente,
non è stato solo il tuo corpo a cadere,
le stagioni delle favole  sono cadute con noi,
e sogni che abbiamo nascosto nelle tasche dei nostri giorni
per fare una sorpresa al domani.

So che la morte non è la fine,
ancora un’altra porta,
ma perché la tua porta era
fatta di ferro, suono e urla?

Kazem,
Oh il fiume che ci ha insegnato a lavare via la polvere,
Eccoti ora corri in un luogo che i nostri passi non possono raggiungere,
e noi siamo
in piedi sulle rive dell’assenza,
ti salutiamo con i cuori che piangono.

La pace sia con te!
Quando fiorirai nel cielo di Dio come una stella inestinguibile.
La pace sia con te!
Quando ci sveglieremo e ti troveremo nel calore della memoria.
La pace sia con te!
Finché non ci incontreremo in un campo che non conosce oscurità,
dove le anime ridono di nuovo.

La pace sia alla sua anima
e alla immensa misericordia di Dio
e all’immenso Paradiso.
e a noi, pazienza e conforto.
A Dio apparteniamo e a Lui ritorneremo.

Kareem Abdullah -Iraq
Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia

في وداع كاظم

كان يمشي على الأرض
كما لو أن الريحَ تستأذنهُ في المرور،
وحين يضحك،
كانت السنابلُ تنحني لتصغي إلى حفيف صوته.

يا صديقي،
أيها البعيد القريب،
السماءُ اليوم أثقلُ من قلب أمٍّ فقدت أبناءها،
والطرق التي شهدت خطواتك
تتعثر الآن بصمتٍ دامع.

في الحادثة الأخيرة،
لم يسقط جسدك وحده،
سقطت معنا مواسمُ من الحكايات،
وأحلامٌ كنا نخبئها في جيوب أيامنا
كي نفاجئ بها الغد.

أعرف أنّ الموتَ ليس نهاية،
بل بابٌ آخر،
لكن لماذا كان بابك
مصنوعًا من الحديد والصوت والصراخ؟

كاظم،
أيها النهرُ الذي علّمنا أن نغتسل من الغبار،
ها أنتَ الآن تجري في مكانٍ لا تصله خطواتنا،
ونحن،
نقف على ضفاف الغياب
نلوّح لكَ بقلوبٍ مبللة.

سلامٌ عليك
حين تتفتح في سماء الله كنجمةٍ لا تنطفئ،
سلامٌ عليك
حين نصحو فنجدك في دفء الذاكرة،
سلامٌ عليك
إلى أن نلتقي في حقلٍ لا يعرف العتمة،
حيث الأرواحُ تضحك من جديد.

إلى روحه السلام ورحمة الله الواسعة وفسيح الجنان ولنا الصبر والسلوان وانا لله وانا اليه راجعون..

Kareem Abdullah -Iraq

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Poesia di Kareem Abdullah -Iraq dal titolo: ” Oh mia farfalla bianca, ti affido il profumo, non la polvere da sparo.

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq


Oh mia farfalla bianca, ti affido il profumo, non la polvere da sparo.

Oh mia farfalla bianca, questa folle guerra non spezzerà le ali del tuo amore.
Ogni mattina, atterri leggera sui giardini della mia anima,
come un uccello immerso nella musica, che si scrolla di dosso la polvere dell’ansia dal cuore.
Poi, la sera, ti rannicchi sotto le pupille,
contenta,
come se il suono dei cannoni intorno a noi fosse una leggenda lontana,
narrata di un tempo in cui non siamo nati, e indegno di noi.
Quando la guerra si intensificherà –
Vieni,
ti nasconderò come un talismano tra le mie costole.
Stringerò il mio cuore attorno a te come il  Profeta stringe la sua rivelazione,
e ti nasconderò in una riga che i proiettili non hanno ancora scritto.
Lascia che ti affidi la mia anima,
perché è troppo debole per combatterti e troppo forte per deluderti.
Riempi i miei occhi con la fragranza della tua visione,
invece che con la maledetta polvere da sparo.
Sei il fiore della visione,
in un’ epoca in cui gli amanti attraversano i confini camminando sui carboni ardenti e vengono sepolti senza nomi su mappe che hanno rinnegato l’amore.
Come può una terra intimidire la bellezza e bruciare le lingue dei poeti?
Che crimine c’è nello scrivere rose e nascondere un bacio all’ombra di una canzone?
Le mie poesie sono i tuoi fiori;
le innaffio con le mie lacrime e le nomino con il tuo nome in ogni nuova maturazione.
Sono un albero, le sue radici sono le corde del mio cuore,
e i suoi rami sono parole che la guerra non ha pronunciato.
Fuggiamo, non nelle foreste,
ma nel mio mondo interiore…
lì dove nessun soldato urla,
nessuna granata manomette la metafora.
Fuggiamo verso una finestra e scriviamoci sopra:
“Qui passarono un uccello, una donna e una poesia…
e il mondo si nascose tra le loro labbra.
Kareem Abdullah
Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia


فراشتي البيضاء، أوصيك بالعطر لا بالبارود

فراشتي البيضاء، لن تُكسر أجنحة عشقك هذه الحرب المجنونة، فأنتِ، كل صباح، تحطّين بخفةٍ على رياض روحي، كعصفور مبلّل بالموسيقى، تنفضين عن القلب غبار القلق، ثم في المساء، تتكوّرين تحت الأحداق، قريرةَ العين، كأنّ صوت البنادق من حولنا أسطورةٌ بعيدة، تُروى عن زمنٍ لم نولد فيه، ولا يليق بنا.
حين تشتد الحرب — تعالي، أخبّئك تعويذةً بين أضلعي، أشدّ عليك قلبي كما يشدّ النبيّ على وحيه، وأدسّك في سطرٍ لم يكتبه الرصاص بعد.
دعيني أوصيك خيراً بروحي، فهي أضعف من أن تحاربك، وأقوى من أن تخذلك.
املئي العيون بعطر رؤيتك، عوضاً عن البارود اللعين. أنتِ زهر الرؤية، في زمنٍ يعبر فيه العشّاق الحدود مشياً على الجمر، ويُدفنون بلا أسماء في خرائط تنكرت للعشق.
كيف لأرضٍ أن تتنمّر على الجمال، وتحرق ألسنة الشعراء؟ أيُّ جرمٍ في أن نكتب ورداً، ونُخبئ قُبلة في ظلّ أغنية؟
قصائدي أزهارك، أروّيها من دمعي، وأسمّيها باسمك في كل نُضجٍ جديد. هي شجرة، جذورها أوتار قلبي، وأغصانها كلمات لم تنطق بها الحرب.
دعينا نهرب، لا إلى الغابات، بل إلى داخلي… هناك حيث لا جنديّ يصرخ، ولا قذيفة تعبث بالمجاز. نهرب إلى نافذة، نكتب عليها:
هنا مرّ عصفور، وامرأة، وقصيدة… واختبأ العالم بين شفتيهما.


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Danijela Cuk condivide la sua poesia dedicata alla mamma

Foto cortesia di Danijela Cuk e la sua mamma

UNA CANZONE PER MIA MADRE

Non sapevi che stavo arrivando,
da una città lontana al tuo abbraccio,
quando hai visto i miei passi,
ho visto un bellissimo bagliore sul tuo viso.

Mia unica e cara madre,
il tuo sorriso ha illuminato il mio cuore,
nel momento in cui mi sono avvicinata a te,
e ho visto i tuoi occhi più belli.

Dici di non aver fatto torte,
come un fulmine a ciel sereno sono venuta da te,
non si tratta delle torte, le mie uniche,
ma della sorpresa che ti ho portato.

Ti ho portata io stessa, perché sono tua figlia,
indipendentemente dal fatto che io sia una donna adulta,
ma c’è una sola madre al mondo,
e non c’è sostituto per lei.

Ti ho guardata camminare,
anche se è difficile per te camminare, lo so,
è per questo che ti ho portato le mie mani,
per sostenerti con esse.

Mi hai detto che ti ho dato forza,
per ogni passo che hai fatto,
cara mamma, angelo mio,
cammineremo di nuovo insieme.

E tu sei la mia forza, voglio che tu sappia,
con te non sono mai sola,
sono orgogliosa di averti,
e che sei la mia mamma.

In ogni momento, anche nel cuore della notte,
sono sempre lì per te,
la distanza ci separa ma sappilo bene,
i nostri cuori rimangono per sempre uniti.

Tornerò da te,
per riscaldarmi nel tuo abbraccio,
per rafforzare i tuoi passi,
per visitare di nuovo la mia casa.

Danijela Ćuk

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UMANITÀ:ASCESA O DECLINO di Maria Elena Ramirez

Foto cortesia della Dra Hc Maria Elena Ramirez


UMANITÀ:
ASCESA O DECLINO.

Affinché l’umanità prosperi grazie alla pace e ai diritti umani, è essenziale promuovere una cultura di pace interiore. Il declino dell’umanità è il declino morale che porta al conflitto e alla guerra. La pace è possibile solo nella misura in cui l’umanità viene educata fin dalla tenera età.

LA PACE È POSSIBILE

C’è una parte dell’umanità che inevitabilmente sperimenta la guerra. Il passare del tempo ne dispiega le azioni, simboleggiando l’equilibrio della sua pace interiore, con ascesa o declino; le lancette dell’orologio indicano l’ora.

Umanità con la fiaccola della pace piantata nei vostri cuori affinché possiate illuminare il vostro prossimo con la vostra anima latente di bene. Moltiplicate e fate tesoro della compassione e dell’empatia.

CULTURA DELLA PACE

La competizione e la rivalità, pacifiche o violente, generano conflitto. Solo coloro che ignorano questo atto complesso rifiutano le proprie azioni e costruiscono ponti di armonia. Questo evita di turbare la propria pace interiore. Solo coloro che scelgono la Pace non cadono nell’abisso dell’odio. Il passare del tempo giustifica ciò che è stato umanamente ferito, e l’atteggiamento confuso permane nell’aria.

Il ticchettio delle lancette dell’orologio colloca naturalmente l’evento storico della vita al suo giusto posto, tra il bene e il male. Umanità, se creiamo una cultura di pace forgiata nei valori, tenendo conto di ogni punto strategico, avremo la Pace al cento per cento dentro di noi. Solo allora potremo donarla senza essere forzati.

Chi si batte per la Pace nel mondo deve essere un esempio vivente; le apparenze non durano per sempre. La discriminazione verso gli altri, prima o poi, si indebolisce quando rinasce nella libertà, nella giustizia e nei diritti umani.

I bambini sono il pilastro fondamentale della vita. Se vengono educati fin da piccoli, formeranno generazioni feconde e porteranno nel cuore il seme della Pace, seminandolo in ogni giardino del mondo in modo consapevole, compassionevole ed empatico.

Dott.ssa Maria Elena Ramirez
Tutti i diritti riservati
CEO E FONDATRICE, DIRETTRICE DI HUMANITY MAGAZINE GLOBAL WORLD PEACE LETTERS
Venezuela, 19 agosto 2025


HUMANIDAD:
AUGE O DECADENCIA.

Para que la Humanidad florezca desde la Paz y para los derechos humanos,  es imprescindible fomentar la cultura de paz interior con auge. La decadencia de la humanidad es el declive desde el  punto de vista moral hasta el conflicto de guerras.  La Paz solo es posible en la medida que se eduque a la Humanidad desde temprana edad.

LA PAZ ES POSIBLE

Hay una parte de la HUMANIDAD que inevitablemente experimenta la guerra.  El paso del tiempo desenreda sus acciones, simbolizando el equilibrio desde su paz interior, con auge o decadencia; las manecillas del reloj indican la hora. 

Humanidad con la  antorcha de la Paz  sembrada en sus corazones para que puedan iluminar con el alma latente de bien a su prójimo. Multipliquen  y atesoren  la Compasión y la Empatía.

CULTURA DE PAZ

La competencia y rivalidad  pacífica o violenta genera conflicto, solo para quien ignora este acto complejo rechaza  su accionar  y crea puentes de armonía.   Evitando desequilibrar su Paz interior.  Solo quien elige la Paz no cae en el abismo del odio, el paso del tiempo da razón a lo que humanamente  fue lastimado, queda en el aire  la actitud que confunde.

Las agujas del reloj  en su Tic Tac coloca en el  lugar  de forma natural  el acontecimiento histórico de la vida entre el bien y el mal.  Humanidad, si creamos una cultura de paz forjada en valores tomando en cuenta cada punto estratégico, estaremos con mil por ciento de Paz dentro, solo así, podemos obsequiarla sin ser forzada.

Los que caminan por la Paz en el mundo deben ser ejemplo viviente, las apariencias  no duran para siempre.  El acto discriminatorio  hacia los demás, tarde o temprano se debilita al  renace en libertad, con justicia sus derechos humanos.

Los niños son el pilar fundamental de la vida, si se educan desde temprana edad,  formarán en esencia generaciones fructíferas y llevará dentro de su corazón la semilla de la Paz sembrándola en cada jardín del mundo  de manera consciente, compasiva y empática.

Dra Hc Maria Elena Ramirez
HUMANIDAD: AUGE O DECADENCIA. http://drahcmariaelenaramirez1.blogspot.com/2025/08/humanidad-auge-o-decadencia-dra-h-c.html
Derechos Reservados Del Autor
CEO AND FOUNDER EDITOR OF HUMANITY MAGAZINE GLOBAL  WORLD PEACE LETTERS 
Venezuela, 19 De Agosto, 2025



HUMANITY:
RISE OR DECLINE.

For humanity to flourish from peace and for human rights, it is essential to foster a culture of inner peace. The decline of humanity is the moral decline that leads to conflict and war. Peace is only possible to the extent that humanity is educated from an early age.

PEACE IS POSSIBLE

There is a part of humanity that inevitably experiences war. The passage of time unravels its actions, symbolizing the balance from its inner peace, with rise or decline; the hands of the clock indicate the time.

Humanity with the torch of peace planted in your hearts so that you may illuminate your neighbors with your latent soul of good. Multiply and treasure compassion and empathy.

CULTURE OF PEACE

Peaceful or violent competition and rivalry generate conflict. Only those who ignore this complex act reject their actions and build bridges of harmony. This avoids upsetting their inner peace. Only those who choose Peace do not fall into the abyss of hatred. The passage of time gives justification to what has been humanly hurt, and the confusing attitude remains in the air.

The ticking clock hands naturally place the historic event of life between good and evil in its proper place. Humanity, if we create a culture of peace forged in values, taking into account every strategic point, we will have one hundred percent Peace within us. Only then can we give it without being forced.

Those who walk for Peace in the world must be a living example; appearances don’t last forever. Discrimination against others sooner or later weakens when it is reborn in freedom, with justice, and their human rights.

Children are the fundamental pillar of life. If they are educated from an early age, they will essentially form fruitful generations and will carry within their hearts the seed of Peace, sowing it in every garden in the world in a conscious, compassionate, and empathetic manner.

Dr. Hc Maria Elena Ramirez
All Rights Reserved
CEO AND FOUNDER EDITOR OF HUMANITY MAGAZINE GLOBAL  WORLD PEACE LETTERS
Venezuela, August 19, 2025

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Dra Hc Maria Elena Ramirez : UMANITÀ:ASCESA O DECLINO, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Joan Josep Barcelo traduce la poesia di Marina Pratici

Foto cortesia di Marina Pratici

Una rosa

Come vorrei essere una rosa,
sempre elegante
sottilmente altezzosa.
Vegliare, in studiata posa,
il Sonno di Muschio
della Dama di Pietra.
Dettare legge con i miei colori,
scrollare il capo sugli altrui umori.
Rubare la scena ai compagni di mazzo,
con palesato candore e soave imbrazzo.
Avvizzire con classe
profumare quel poco,
sedurti leggera… così sensuale
e al contempo rigorosa…

Se mi penso, vedo un ranuncolo
con il nome e lo stelo ingrato,
con il cuore un po’ nero
e l’abito stropicciato…

E’ saggio il vecchio Vento del Nord,
mette nel sacco grano e gramigna
scarti di vetro e topazi stellati,
nobili fiori e fiori sgraziati…
.
.
Una rosa

Cómo quisiera ser una rosa,
siempre elegante,
sutilmente altiva.
Contemplar, en pose estudiada,
el Sueño del Musgo
de la Dama de Piedra.
Dictar leyes con mis colores,
sacudir la cabeza ante ánimos ajenos.
Robar la relevancia a mis compañeras del ramo,
con evidente candor y suave vergüenza.
Marchitarme con clase,
perfumar ese poco,
seducirte con ligereza… tan sensual
y a la vez rigurosa…

Cuando pienso en mí, veo un ranúnculo
con el nombre y el tallo ingrato,
con el corazón un poco negro
y el vestido arrugado…

El viejo Viento del Norte es sabio,
pone trigo y grama en el saco,
restos de cristal y topacios estrellados,
flores nobles y flores sin gracia…
.
.
Una rosa

Com voldria ser una rosa,
sempre elegant
subtilment altiva.
Contemplar, en posició estudiada,
el Somni de la Molsa
de la Dama de Pedra.
Dictar lleis amb els meus colors,
sacsejar el cap davant d’ànims aliens.
Robar la rellevància a les meves companyes del ram,
amb evident candor i suau vergonya.
Marcir-me amb classe
perfumar aquella mica,
seduir-te amb lleugeresa… tan sensual
i alhora rigorosa…

Quan penso en mi, veig un ranuncle
amb el nom i la tija desagraïda,
amb el cor una mica negre
i el vestit arrugat…

El vell Vent del Nord és savi,
posa blat i grama al sac
restes de vidre i topazis estrellats,
flors nobles i flors sense gràcia…
.
.
Marina Pratici

Joan Josep Barcelo traduce la poesia di Marina Pratici, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Nigora Tursunbayeva presenta lo studio: ” CANCRO AI POLMONI: CAUSE, SINTOMI E METODI DI CURA dello studente Meliqulov Javlonbek

Foto cortesia di Meliqulov Javlonbek


CANCRO AI POLMONI: CAUSE, SINTOMI E METODI DI CURA
Facoltà di Medicina dell’Università Alfraganus
Studente: Meliqulov Javlonbek

Abstract:
Nel presente articolo vengono analizzati il cancro ai polmoni, la sua eziologia, la patogenesi, i segni clinici, i metodi diagnostici, le moderne strategie terapeutiche e le misure preventive. Inoltre, vengono fornite informazioni sulla diffusione della malattia, i fattori di rischio e la prognosi, basate sulle più recenti ricerche scientifiche. L’articolo è utile per studenti di medicina e medici praticanti.

Parole chiave: cancro ai polmoni, carcinoma broncogeno, sintomi della malattia, diagnostica, chemioterapia, immunoterapia.

Introduzione:
Il cancro ai polmoni è un tumore maligno che origina dai tessuti polmonari ed è la principale causa di morte tra le malattie oncologiche a livello mondiale. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno vengono diagnosticati oltre 2 milioni di nuovi casi. Numerosi fattori contribuiscono allo sviluppo della malattia, tra cui il fumo, i fattori ambientali, la predisposizione genetica e altri.

Parte principale: Etiologia e fattori di rischio
I principali fattori di rischio per lo sviluppo del cancro ai polmoni sono:

Fumo di sigaretta – principale fattore, responsabile dell’80–90% dei casi.

Fumo passivo – esposizione prolungata al fumo di altri.

Fattori professionali – esposizione ad amianto, radon, uranio, cromo, arsenico.

Predisposizione genetica – maggiore rischio se presenti casi familiari.

Inquinamento ambientale – vivere in aree industriali.

Dal punto di vista istologico, il cancro ai polmoni si divide principalmente in due tipi:

Carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC – Small Cell Lung Cancer) – molto aggressivo, con rapida diffusione delle metastasi.

Carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC – Non-Small Cell Lung Cancer) – più frequente, con sviluppo più lento.

Segni clinici:
Nelle fasi iniziali il cancro ai polmoni non presenta sintomi specifici. Successivamente possono manifestarsi:

Tosse persistente secca o con espettorato,

Dispnea (mancanza di respiro),

Dolore toracico,

Emottisi (espettorato con sangue),

Perdita di appetito e dimagrimento,

Debolezza e affaticamento.

Diagnosi:
La diagnosi precoce aumenta l’efficacia della terapia. I principali metodi diagnostici sono:

Radiografia digitale,

Tomografia computerizzata (TC),

Broncoscopia con biopsia,

PET/TC per individuare metastasi,

Analisi del sangue e marcatori tumorali.

Trattamento:
La scelta del trattamento dipende dallo stadio della malattia, dall’età e dalle condizioni generali del paziente. I principali approcci sono:

Chirurgia – indicata nelle fasi iniziali,

Chemioterapia – per eliminare le cellule tumorali,

Radioterapia – particolarmente per i tumori a piccole cellule,

Immunoterapia – ampiamente introdotta negli ultimi anni,

Terapia mirata (target therapy) – applicata in presenza di mutazioni EGFR, ALK.

Prevenzione:
Le misure preventive fondamentali includono:

Smettere di fumare,

Evitare aree con elevato rischio ambientale,

Sottoporsi regolarmente a controlli della salute polmonare,

Mantenere uno stile di vita sano.

Conclusione:
Il cancro ai polmoni è una malattia grave, con elevata mortalità se non diagnosticata precocemente. Attraverso il controllo del fumo, la diagnosi tempestiva e l’impiego di moderne terapie, è possibile combattere la malattia. Grazie ai progressi della scienza, negli ultimi anni si sono ottenuti importanti risultati nell’allungare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da carcinoma polmonare.






Meliqulov Javlonbek Ulug’bek og’li è nato il 18 marzo 2000 nel distretto di Denov, nella regione di Surxondaryo. Nel 2016 ha terminato la scuola con il massimo dei voti. Nel 2023 è stato ammesso alla Facoltà di Medicina, Dipartimento di Odontoiatria, presso l’Università Alfraganus di Tashkent. Ad oggi, oltre 25 suoi articoli scientifici sono stati pubblicati e venduti all’estero. Entro il 2025 è stato insignito di più di 10 medaglie al merito.

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Il giornalista poeta Jahongir Mirzo intervista il poeta Sabir Rustamkhanli – Azerbaijan

Foto cortesia del poeta Sabir Rustamkhanli e del giornalista Jahongir Nomozov

UN POETA NON È CHE UNA SINGOLA PARTICELLA DI TUTTA L’UMANITÀ

Il nostro ospite è Sabir Rustamkhanli — poeta popolare della Repubblica dell’Azerbaigian, presidente del Partito della Solidarietà Civica, figura di spicco della letteratura azera e illustre statista e personaggio pubblico.

— Quali colori e suoni della tua infanzia rimangono nella memoria della tua anima?
Quanto hanno contribuito questi colori e suoni alla formazione del tuo spirito poetico?

— Un critico che ha studiato la mia poesia una volta scrisse: “Il colore dominante nelle poesie di Sabir Rustamkhanli è il bianco.”
Dall’esterno potrebbe sembrare così — e su questo si potrebbe discutere. Dopotutto, amo profondamente il colore blu, simbolo dell’identità turca. “Latte materno,” “Chiaro di luna,” “Montagne innevate,” “Sogni bianchi,” “Speranze bianche,” “Le mani di nostra madre coperte di farina, il suo viso coperto di farina…” “L’inizio della vita è bianco e la sua fine è bianca” — queste sono tra le mie metafore più frequenti. Probabilmente il critico ha basato la sua conclusione sulla ricorrenza di tali immagini nel mio lavoro.
    In effetti, sono nato in un villaggio di montagna dove l’inverno sembrava infinito e la neve definiva il paesaggio, e ho scritto molte poesie sulla neve. Anche la gentilezza nella mia natura, la mia abitudine di fare del bene agli altri, rafforza questo colore “bianco”.
   Ma altri colori dell’infanzia sono altrettanto indimenticabili — la tonalità dorata dei campi maturi, la ricchezza dei cortili di trebbiatura del grano e le foreste autunnali ingiallite. Tutto ciò che è legato all’addio e alla separazione mi ha sempre commosso profondamente.
     La questione del suono è più complessa. Quali ricordo di più? Le grida delle gru migratrici che volano verso sud sopra le nostre case. Per qualche ragione, ho sempre immaginato che queste gru volassero verso Tabriz — verso l’Azerbaigian meridionale, che oggi rimane entro i confini dell’Iran. Il coro mattutino degli uccelli che si svegliavano dal sonno era tenero come i battiti assordanti del tuono, il suono della pioggia primaverile e il ruggito tremante dei fulmini. Forse è per questo che nelle mie poesie compaiono spesso espressioni come “allodole appese alle proprie voci” o “il grido di un fulmine”. E c’è anche il suono del ney — il flauto di canna — un suono che può scuotere il cuore fino al midollo.

— Nella poesia, come si può risvegliare lo spirito nazionale e allo stesso tempo conciliarlo con i valori umani universali?

— Ciò che chiamiamo “universale” è in realtà la somma di molti valori nazionali individuali. Risvegliare lo spirito nazionale non allontana un popolo dai valori universali — al contrario, lo avvicina. Ciò vale per tutti i campi dell’arte.
Prendiamo Samarcanda, Bukhara e Khiva: i loro monumenti sono nazionali. Sono il prodotto del lavoro e dello spirito uzbeko. Ma come si può separarli dal patrimonio della cultura mondiale? Man mano che le culture nazionali crescono, con esse cresce anche la cultura universale. Essere nazionali significa amare — il tuo passato, la tua storia, la tua terra, il tuo potere creativo.
Amando te stesso, non dichiari guerra agli altri. I guerrafondai sono coloro che, sotto la bandiera dell’“universalismo”, cercano di cancellare il carattere unico e il percorso storico delle nazioni, soffocando il mondo in un unico grigio opaco sotto il nome di globalizzazione. Ma secondo me, se vuoi essere veramente universale, conosci meglio te stesso — sii più nazionale.
Per secoli, l’esistenza nazionale, la lingua, la memoria storica, lo spirito combattivo, il desiderio di unità e libertà, la fede nella forza e la capacità di vita indipendente dei turchi azeri sono stati preservati proprio attraverso la letteratura —sia scritta che orale.

Quando la politica aprì la porta all’occupazione persiana e russa e la teologia alla dominazione araba, fu la letteratura a mantenere in vita il nostro popolo sulle proprie radici azero-turche. Sapendo questo, i nostri nemici nel corso della storia hanno preso di mira prima i maestri delle parole, i pensatori, la lingua madre — cercando di renderci schiavi delle lingue straniere, delle letterature straniere, dei modi di pensare stranieri. Dobbiamo garantire che lo spirito dell’universalismo non si trasformi mai in una forma di occupazione spirituale.

— Il rapporto tra maestro e apprendista non è semplicemente la trasmissione della conoscenza, ma una scuola di spirito che passa di cuore in cuore. Come descriveresti la più grande lezione che hai imparato in questa scuola?

   — Quando parlo di “maestri,” penso prima ai miei insegnanti, e poi agli autori classici della letteratura scritta in lingua turca. Entrambe sono state sorgenti pure da cui ho bevuto profondamente. I miei insegnanti, seguendo il cammino di mio padre e di mia madre, mi hanno insegnato l’onestà, l’integrità, l’amore per il lavoro e la lealtà verso la mia patria e il mio focolare. Allo stesso tempo, hanno riempito il mio cuore di amore per la terra, la nazione e la storia del mio Paese — con spirito di libertà e coraggio.

Dai nostri grandi maestri letterari — Dede Qorqud, Nizami Ganjavi, Nasimi, Navai, Fuzuli— ho imparato l’amore per la mia lingua madre, gli ideali del grande umanesimo, il legame tra Dio e l’uomo, la perfezione spirituale e la capacità di vedere l’universo nel suo insieme.

— Secondo te, dove si rivela più chiaramente il filo conduttore che collega poesia e umanità?

— Poesia e umanità non sono cose separate. La poesia è lo stato dell’essere umano che più si avvicina al profeta, a Dio, ai cieli. Un poeta vede non solo la vita esteriore delle persone ma anche i loro mondi interiori. Ma la cosa più importante è che il poeta ama le persone — e trascorre un’intera vita a scrivere di quell’amore. Per me, il filo più corto tra i due è l’amore.
La poesia è un sentimento eterno e immutabile dell’anima umana — tanto che è difficile tracciare confini tra il mondo morale ed emotivo del passato e del futuro. Non importa quanto l’intelletto, la conoscenza e l’educazione di una persona si espandano e si modernizzino — anche al punto che l’essere umano di oggi, con conoscenze enciclopediche, potrebbe stupire i più grandi studiosi del passato — le sue emozioni e i suoi sentimenti non differiscono molto da quelli dei suoi predecessori.
   Ciò che cambia è la forma di espressione. In passato i guerrieri andavano a incontrare i loro amati a cavallo o in carrozza; oggi vanno in macchina. Eppure l’essenza del sentimento che li porta a quell’incontro è cambiata molto poco. Credo che alcune qualità che vediamo oggi nella letteratura saranno anche i tratti distintivi del futuro. La poesia di domani conserverà senza dubbio due tendenze che già conosciamo: in primo luogo, crescerà il suo contenuto informativo — in altre parole, la letteratura diventerà più intelligente; e in secondo luogo, soprattutto per la poesia, rimarrà un percorso incrollabile e senza tempo — il linguaggio del sentimento e dell’amore.

— Secondo te, qual è la più grande felicità di un poeta — l’effetto che la sua scrittura ha sulle persone, l’essere ricordato dalla storia o l’alleggerimento del cuore?

— Credo che ciò che conta di più è che il poeta svuoti il proprio cuore — dando voce al suono della propria anima, alle proprie emozioni, al proprio amore e alla propria rabbia. In questo processo, il poeta raramente, se non mai, pensa all’effetto delle sue parole sugli altri o se la sua opera rimarrà nella storia.

— “La parola è un potere divino,” dicono. Secondo te, quanto è preziosa la parola oggi? I poeti e gli scrittori di oggi possono ancora influenzare la società?

— L’atteggiamento nei confronti della parola cambia a seconda delle circostanze storiche e del livello culturale delle nazioni. In sostanza, la parola è davvero un potere divino. Si crede addirittura che l’Universo stesso sia stato creato dal comando del Creatore, “Essere.” In Oriente questa convinzione è particolarmente forte. La fede dei nostri poeti classici in “Wahdat al-Wujud ”—l’unità dell’essere, l’idea dell’uomo come particella di Dio, direttamente legata al Creatore— ha influenzato sia il nostro linguaggio sia il nostro pensiero letterario. Sapete bene quanto fosse diffuso il movimento Hurufi nel mondo turco: ogni caratteristica del volto umano veniva paragonata a una lettera e le parole incise su di essa venivano lette come versetti divini.
   Oggi, esteriormente, la parola può sembrare aver perso parte della sua magia, eppure nessun’altra forza l’ha sostituita. In Azerbaigian la parola dei poeti e degli scrittori è sempre stata vista come la voce della saggezza, la parola di un anziano. La gente si fidava dei poeti. Quando nel 1988 ebbe inizio il movimento indipendentista nazionale, poeti e scrittori —me compreso— erano in prima linea. Il popolo credeva in noi; ci seguivano. Forse è per questo che le autorità hanno sempre guardato agli uomini di lettere e di letteratura con una certa gelosia, forse persino paura.
    Oggigiorno, in tutto il mondo, si verificano tentativi deliberati di screditare la letteratura e l’arte. Gli scrittori vivono in un clima costante di disagio. Il sostegno statale alla letteratura è in calo e le tirature ridotte impediscono ai nuovi libri di diventare ampiamente conosciuti. Eppure la letteratura conserva ancora la sua forza e la sua capacità di influenzare la società. La letteratura è sovrana—sovrana anche sui governanti e sugli stati.


— Come artista, qual è il problema che più ti preoccupa nella società odierna e come può un poeta affrontarlo?

— La preoccupazione maggiore è il processo globale che cerca di trasformare le persone in schiavi dell’Occidente, in robot, tagliandole dalle loro radici, distruggendo famiglie e valori tradizionali. Ciò influisce inevitabilmente sulla creatività del poeta, spesso mettendolo direttamente a confronto con i processi in corso. In tali momenti, il poeta deve diventare il custode dei valori morali della sua nazione, della lingua madre, dello spirito nazionale, della giustizia e della democrazia. La fortezza della parola è eterna e il poeta deve sempre trovarsi al suo interno.

— La vita di un poeta non dovrebbe consistere esclusivamente nella poesia. Secondo te, cos’altro dovrebbe arricchire il mondo del poeta?

— Sebbene io sia un poeta popolare dell’Azerbaigian, non mi sono mai limitato a un solo genere. Nel corso della mia vita ho scritto saggi e articoli giornalistici. Non esiste ambito della vita di cui non abbia parlato da una chiara posizione civica. Fin da giovane ho rappresentato la letteratura azera in vari forum internazionali. Nel 1988 ho contribuito a guidare il movimento “Meydan”. Nel 1989 ho pubblicato il primo giornale indipendente e democratico dell’Azerbaigian. Nel 1990, su insistenza del popolo, sono stato eletto al parlamento. In seguito ho ricoperto la carica di Ministro della Stampa e dell’Informazione. Ho rappresentato l’Azerbaigian al Parlamento Mondiale e all’Unione Parlamentare dell’Organizzazione dei Paesi Islamici. Sono copresidente del Congresso mondiale degli azeri.
In verità, non ho vissuto semplicemente la vita di un poeta—perché per me essere poeta significa innanzitutto essere un cittadino esemplare del proprio Paese.

Come ho scritto in una delle mie poesie:

I poeti non vengono sulla terra solo per scrivere versi;
Arrivano quando si perde l’equilibrio del mondo.

Vengono quando i cuori sono velati da cortine di ferro,
Quando nelle vene scorrono acque arrugginite invece che sangue.

Solo i poeti possono sopportare i fardelli che piegano il mondo,
Il peso inflessibile del dolore che preme la terra come una sfera.

Tormenti e dolori troppo vasti per un milione di cuori
Troveranno il loro posto nel cuore di un singolo poeta.

I poeti non vengono solo per guardare con occhi sognanti
Ai fiori e ai fiori,
Oppure sussurrare versi al fascino delle donne e andarsene.

Vengono per diffondere la luce nei cuori umani,
Per seminare giustizia,
E per farlo crescere.

— Molte delle tue poesie si concentrano sulla patria, sul turkmeno, sul dolore del popolo e su temi nazionali. In una poesia che glorifica il passato storico della Nazione, oltre al talento, all’ispirazione e alla conoscenza, quali altre qualità sono importanti?

— Credo che sia in ultima analisi una questione di destino se un poeta scriva poesie a tema civico, socialmente e politicamente cariche, o se si concentri invece su argomenti lirici o filosofici. Nessuno scrittore può semplicemente fare una scelta del genere meccanicamente. Anche l’educazione familiare e scolastica gioca un ruolo significativo in questo. Sono nato al confine con l’Iran e fin da bambino ho compreso l’immensa tragedia della divisione tra una Nazione e una Patria. Tali sentimenti non possono essere vissuti in altri ambienti. Fondamentali sono anche la conoscenza storica e quella che io chiamo “Memoria del Sangue”. Quanto più una persona conosce e comprende se stessa, la propria Nazione, la propria storia e il mondo, tanto più è saldamente legata alle proprie radici e al proprio focolare. Senza vedere e conoscere il mondo turco, senza studiarne e amarne la storia e la cultura, cosa potresti mai scriverne?
L’amore per la propria Patria e Nazione deve essere come l’amore di Majnun—puro, consumante e pronto a qualsiasi sacrificio in suo nome.


— “Il poeta è lo specchio della società,” dicono. Secondo lei, i poeti del mondo turco odierno possono davvero essere lo specchio della società?

— Il mondo turco è vasto e al suo interno i poeti compongono canzoni— ognuna diversa, ognuna bella a modo suo. È necessario che si conoscano meglio e che si presentino più ampiamente le rispettive opere.

Il mondo turco ha sempre prodotto grandi talenti e continua a farlo. La poesia e la letteratura sono forme d’arte che riflettono l’energia interiore di una Nazione, la sua forza e la sua capacità di resistere al male. Un popolo che può vedere il mondo attraverso occhi poetici e creare potenti opere d’arte non ha paura dell’esaurimento, dell’estinzione o della morte.

Vorrei fare un altro esempio: i turkmeni di Kirkuk, che fanno parte dei turchi azeri, rimangono lontani dall’Azerbaigian e dalla Turchia, situati all’interno della mappa politica dell’Iraq. Nonostante tale isolamento e pressione politica, invece di dimenticare la loro lingua e il loro spirito, hanno invece riversato la loro forza nella creatività poetica. Per loro la Parola è diventata lo specchio della loro volontà di vivere. Gli innumerevoli khoryat e mani di Kirkuk (poesie di quattro versi, bayati) sono un mondo misterioso. In sole quattro righe catturano tutti i segreti, le gioie, i dolori, la determinazione a lottare e persino la morte che appartengono alla natura umana e all’esistenza sulla Terra.

Anche il folklore e la letteratura scritta estremamente ricchi dei popoli turchi, sebbene ereditati dal passato, sono garanzia del loro brillante futuro.
Per me, senza un discorso poetico, il mondo perderebbe la sua bellezza. Credo nel potere della Parola.

Nasciamo dalla Parola, la nostra essenza è pura,
Dobbiamo cambiare il mondo attraverso le parole.
La morte è la nostra trincea finale,
Dobbiamo lottare fino all’ultima parola!


— Qual è il legame principale tra un poeta e l’umanità?

— Il poeta è una particella dell’umanità stessa. Proprio come una goccia d’acqua può riflettere il mondo intero al suo interno, un poeta, attraverso la sua vita e il suo lavoro creativo, riflette l’intero spirito, gli ideali e le qualità essenziali dell’umanità. Questo è il nucleo della connessione.

— Secondo te, la letteratura contemporanea può trovare la sua strada nel cuore delle persone? Quando la letteratura convive con il popolo e la Nazione?

— Affinché la letteratura raggiunga il cuore delle persone, deve prima essere consegnata loro.
In altre parole, le tirature dei libri dovrebbero essere sufficientemente grandi da consentire l’accesso a tutti i lettori interessati. La rete di distribuzione di libri che esisteva durante l’era sovietica non esiste più. L’interesse dello Stato per i libri è diminuito; non li usa più come strumento ideologico. Le tirature sono limitate e in molti distretti e villaggi nessun nuovo libro raggiunge affatto i lettori. L’idea che “ora che esistono gli e-book, non abbiamo più bisogno di libri fisici e biblioteche” si sta diffondendo sempre di più — e questo è un modo di pensare completamente sbagliato.
Autori in viaggi nelle zone rurali e gli incontri con i lettori sono diventati rari. I canali televisivi preferiscono dare spazio a programmi di intrattenimento e letteratura a basso costo piuttosto che a opere letterarie serie. Sui social media, invece di opere significative e artistiche, vengono spesso condivise pile di parole prive di significato.
Per questo motivo, non è del tutto giusto lamentarsi del fatto che la letteratura non tocchi il cuore delle persone — c’è uno sforzo deliberato per togliere la letteratura dall’essere un valore dell’intera Nazione e trasformarla nel possesso di una cerchia ristretta.

Per quanto strano possa sembrare il paragone, oggi la letteratura viene trattata come un soldato congedato dall’esercito. Eppure, nel momento in cui inizia una guerra, tutti rivolgono lo sguardo alla parola e agli intellettuali. Nei momenti difficili, la parola —come un soldato — sta in prima linea, faccia a faccia con il nemico, insieme al popolo.
È stato il caso della recente guerra del Karabakh con l’Armenia, quando la letteratura azera, con tutto il suo potere, era al fianco del nostro esercito e tra il nostro popolo.
  Nonostante le realtà negative che ho menzionato riguardo ai libri, la letteratura rimane per sempre nel cuore delle persone e al loro fianco.

Jakhongir NOMOZOV,
è un giovane poeta e giornalista uzbeko.  È anche membro dell’Unione dei giornalisti dell’Azerbaigian e dell’Unione mondiale dei giovani scrittori turchi.

A POET IS BUT A SINGLE PARTICLE OF ALL HUMANITY

Our guest is Sabir Rustamkhanli — People’s Poet of the Republic of Azerbaijan, Chairman of the Civic Solidarity Party, a prominent figure of Azerbaijani literature, and a distinguished statesman and public figure.


— What colors and sounds from your childhood remain in the memory of your soul?
How much have these colors and sounds contributed to the making of your poetic spirit?

— One critic who studied my poetry once wrote: “The dominant color in Sabir Rustamkhanli’s poems is white.”
From the outside, it may seem so — and one could debate this. After all, I deeply love the color blue, the symbol of Turkic identity. “Mother’s milk,” “Moonlight,” “Snowy mountains,” “White dreams,” “White hopes,” “Our mother’s hands covered in flour, her face covered in flour…” “The beginning of life is white, and its end is white” — these are among my frequent metaphors. The critic likely based his conclusion on the recurrence of such images in my work.
    Indeed, I was born in a mountain village where winter seemed endless and snow defined the landscape, and I have written many poems about snow. The kindness in my nature, my habit of doing good for others, also reinforces this “white” color.
   But other colors from childhood are equally unforgettable — the golden hue of ripened fields, the richness of grain-threshing yards, and the yellowing autumn forests. Anything tied to farewell and parting has always moved me deeply.
     The matter of sound is more complex. Which ones do I remember most? The cries of migrating cranes flying south over our houses. For some reason, I always imagined that these cranes were flying toward Tabriz — to Southern Azerbaijan, which today remains within the borders of Iran. The early morning chorus of birds waking from sleep was as tender as the ear-splitting claps of thunder, the sound of spring rain, and the earth-shaking roar of lightning. Perhaps that is why in my poems, expressions like “larks hanging from their own voices” or “the cry of lightning” appear often. And there is also the sound of the ney — the reed flute — a sound that can shake the heart to its core.



— In poetry, how can one awaken the national spirit while also reconciling it with universal human values?


— What we call “universal” is in fact the sum of many individual national values. Awakening the national spirit does not distance a people from universal values — on the contrary, it brings them closer. This applies to all fields of art.
Take Samarkand, Bukhara, and Khiva: their monuments are national. They are the product of Uzbek labor and spirit. Yet how can anyone separate them from the heritage of world culture? As national cultures grow, universal culture grows with them. To be national is to love — your past, your history, your land, your creative power.
By loving yourself, you declare no war on others. The warmongers are those who, under the banner of “universalism,” seek to erase the unique character and historical journey of nations, smothering the world in a single dull gray under the name of globalization. But in my view, if you want to be truly universal, know yourself better — be more national.
For centuries, the national existence, language, historical memory, fighting spirit, yearning for unity and freedom, faith in strength, and capacity for independent living of the Azerbaijani Turks have been preserved precisely through literature — whether written or oral.
When politics opened the door to Persian and Russian occupation, and theology to Arab domination, it was literature that kept our people alive upon their own Azerbaijani-Turkic roots. Knowing this, our enemies throughout history have first targeted the wordsmiths, the thinkers, the mother tongue — seeking to enslave us to foreign languages, foreign literatures, foreign ways of thought. We must ensure that the spirit of universalism never turns into a form of spiritual occupation.


— The relationship between master and apprentice is not merely the transmission of knowledge, but a school of spirit that passes from heart to heart. How would you describe the greatest lesson you learned in this school?

   — When I speak of “masters,” I first think of my schoolteachers, and then of the classical authors of literature written in the Turkic language. Both have been pure springs from which I have drunk deeply. My schoolteachers, following the path of my father and mother, taught me honesty, integrity, love for work, and loyalty to my homeland and hearth. At the same time, they filled my heart with love for the land, the nation, and the history of my country — with the spirit of freedom and courage.

From our great literary masters — Dede Qorqud, Nizami Ganjavi, Nasimi, Navai, Fuzuli — I learned love for my mother tongue, the ideals of great humanism, the bond between God and man, spiritual perfection, and the ability to see the universe as a whole.


— In your opinion, where is the finest thread connecting poetry and humanity most clearly revealed?

— Poetry and humanity are not separate things. Poetry is the state of being human that stands closest to the prophet, to God, to the heavens. A poet sees not only the outer life of people but also their inner worlds. Most importantly, the poet loves people — and spends an entire lifetime writing from that love. To me, the shortest thread between the two is love.
     Poetry is an eternal, immutable feeling of the human soul — so much so that it is difficult to draw boundaries between the moral and emotional worlds of the past and future. No matter how much a person’s intellect, knowledge, and education expand and modernize — even to the point where today’s human, with encyclopedic knowledge, could astonish the greatest scholars of the past — their emotions and feelings do not differ greatly from those of their predecessors.
   What changes is the form of expression. In the past, warriors went to meet their beloveds on horseback or in carriages; today they go by car. Yet the essence of the feeling that takes them to that meeting has changed very little. I believe that some qualities we now see in literature will also be hallmarks of the future. The poetry of tomorrow will, without doubt, preserve two tendencies we already know: first, its informational content will grow — in other words, literature will become more intelligent; and second, especially for poetry, there will remain an unshakable and timeless path — the language of feeling and love.


— In your opinion, what is the greatest happiness of a poet — the effect their writing has on people, being remembered by history, or the lightening of the heart?


— I believe what matters most is that the poet empties their heart — giving voice to the sound of their own soul, to their emotions, to their love and their anger. In this process, the poet rarely, if ever, thinks about the effect of their words on others or whether their work will remain in history.
— “The word is a divine power,” they say. In your opinion, how valuable is the word today? Can today’s poets and writers still influence society?

— The attitude toward the word changes according to historical circumstances and the cultural level of nations. In essence, the word truly is a divine power. There is even a belief that the universe itself was created from the Creator’s command, “Be.” In the East, this belief is especially strong. The faith of our classical poets in “Wahdat al-Wujud”—the unity of being, the idea of man as a particle of God, directly bound to the Creator—has influenced both our language and our literary thought. You know well how widespread the Hurufi movement was in the Turkic world: every feature of the human face was likened to a letter, and the words inscribed upon it were read as divine verses.
   Today, outwardly, the word may seem to have lost some of its magic, yet no other force has replaced it. In Azerbaijan, the word of poets and writers has always been seen as the voice of wisdom, the word of an elder. People trusted poets. When the national independence movement began in 1988, poets and writers—including myself—were at the forefront. The people believed in us; they followed us. Perhaps this is why the authorities have always looked upon men of letters and literature with a certain jealousy, perhaps even fear.
    Today, all over the world, there are deliberate attempts to discredit literature and art. Writers live in a constant atmosphere of unease. State support for literature is declining, and low print runs prevent new books from becoming widely known. Yet literature still retains its strength and its ability to influence society. Literature is sovereign—sovereign even over rulers and states.


— As an artist, what is the problem that troubles you most in today’s society, and how can a poet address it?

— The greatest concern is the global process that seeks to turn people into slaves of the West, into robots, cutting them from their roots, destroying families and traditional values. This inevitably affects the poet’s creativity, often confronting him directly with the ongoing processes. At such times, the poet must become the guardian of his nation’s moral values, of the mother tongue, of the national spirit, of justice and democracy. The fortress of the word is eternal, and the poet must always stand within that fortress.

— A poet’s life should not consist solely of poetry. In your opinion, what else should enrich the poet’s world?

— Although I am a People’s Poet of Azerbaijan, I have never confined myself to a single genre. Throughout my life I have written essays and journalistic pieces. There is no sphere of life about which I have not spoken from a clear civic position. From a young age I represented Azerbaijani literature in various international forums. In 1988, I helped lead the “Meydan” movement. In 1989, I published Azerbaijan’s first independent and democratic newspaper. In 1990, at the people’s insistence, I was elected to parliament. Later I served as Minister of Press and Information. I represented Azerbaijan at the World Parliament and the Parliamentary Union of the Organization of Islamic Countries. I am co-chairman of the World Congress of Azerbaijanis.
In truth, I have not lived merely the life of a poet—because to me, being a poet first means being an exemplary citizen of one’s country.

As I wrote in one of my poems:


Poets do not come to earth merely to write verses;
They come when the balance of the world is lost.

They come when hearts are veiled with iron curtains,
When rusty waters flow through veins instead of blood.

Only poets can bear the burdens that bend the world,
The unyielding weight of grief that presses the earth like a sphere.

Torments and sorrows too vast for a million hearts
Will find their place in a single poet’s heart.

Poets do not come merely to gaze with dreamy eyes
At flowers and blossoms,
Or to whisper verses to the charms of women and depart.

They come to scatter light into human hearts,
To sow justice,
And to make it grow.



— Many of your poems focus on homeland, Turkism, the pain of the people, and national themes. In a poem glorifying the nation’s historical past, apart from talent, inspiration, and knowledge, what other qualities are important?

— I believe that whether a poet writes socially and politically charged, civic-themed poetry, or instead focuses on lyrical or philosophical subjects, is ultimately a matter of fate. No writer can simply make such a choice mechanically. Family and school upbringing also play a significant role in this. I was born on the border with Iran, and from childhood I understood the immense tragedy of the division of a nation and homeland. Such feelings cannot be experienced in other environments. Historical knowledge and what I call “Blood Memory” are also vital. The more a person knows and understands themselves, their nation, their history, and the world, the more firmly they are bound to their roots and hearth. Without seeing and knowing the Turkic world, without studying and loving its history and culture, what could you possibly write about it?
The love for one’s homeland and nation must be like Majnun’s love—pure, consuming, and ready for any sacrifice in its name.


— “The poet is the mirror of society,” they say. In your opinion, can the poets of today’s Turkic world truly be society’s mirror?

— The Turkic world is vast, and within it poets compose songs—each different, each beautiful in their own way. There is a need for them to know each other better and to introduce one another’s works more widely.
The Turkic world has always produced great talents, and it continues to do so. Poetry and literature are forms of art that reflect a nation’s inner energy, its strength, and its capacity to resist evil. A people who can view the world through poetic eyes and create powerful works of art have no fear of exhaustion, extinction, or death.

Let me give another example: the Kirkuk Turkmens, who are part of the Azerbaijani Turks, remain far from Azerbaijan and Turkey, situated within the political map of Iraq. Despite such isolation and political pressure, rather than forgetting their language and spirit, they have instead poured their strength into poetic creativity. For them, the Word has become the mirror of their will to live. The countless Kirkuk khoryat and mani (four-line poems, bayatis) are a mysterious world. In just four lines, they capture all the secrets, joys, sorrows, resolve to struggle, and even death that belong to human nature and existence on earth.

The extremely rich folklore and written literature of the Turkic peoples, though inherited from the past, is also a guarantee of their bright future.
For me, without poetic speech, the world would lose its beauty. I believe in the power of the Word.

We are born of the Word, our essence is pure,
We must change the world through words.
Death is our final trench,
We must fight until the very last word!


— What is the main bond between a poet and humanity?

— The poet is a particle of humanity itself. Just as a drop of water can reflect the whole world within it, a poet, through their life and creative work, reflects the entire spirit, ideals, and essential qualities of humanity. That is the core of the connection.


— In your opinion, can contemporary literature find its way into the hearts of the people? When does literature live together with the people and the nation?

— For literature to reach the hearts of the people, it must first be delivered to them.
In other words, book print runs should be large enough so that every interested reader can have access. The book distribution network that existed during the Soviet era no longer exists. The state’s interest in books has diminished; it no longer uses them as an ideological tool. Print runs are limited, and in many districts and villages, no new books reach readers at all. The notion that “now that e-books exist, we no longer need physical books and libraries” is becoming increasingly widespread — and this is a completely wrong way of thinking.
Authors’ trips to rural areas and meetings with readers have become rare. Television channels prefer to give space to entertainment programs and cheap literature rather than to serious literary works. On social media, instead of meaningful and artistic works, meaningless piles of words are often shared.
Because of this, it is not entirely fair to complain that literature does not touch people’s hearts — there is a deliberate effort to take literature away from being a value of the entire nation and turn it into the possession of a narrow circle.

As strange as the comparison may seem, literature is now treated like a soldier discharged from the army. Yet the moment a war begins, everyone turns their eyes to the word and to the intellectuals. In times of hardship, the word — like a soldier — stands at the front lines, face-to-face with the enemy, together with the people.
This was the case in the recent Karabakh war with Armenia, when Azerbaijani literature, with all its power, stood alongside our army and among our people.
  Despite the negative realities I have mentioned regarding books, literature remains forever in the hearts of the people and by their side.


Jakhongir NOMOZOV,
is a young poet and journalist from Uzbekistan.  He is also a Member of the Union of Journalists of Azerbaijan and the World Young Turkic Writers Union.

Foto cortesia del poeta Sabir Rustamkhanli – Azerbaijan
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