Perdono, poesia di Eva Lianou Petropoulou

Foto cortesia di Eva Lianou Petropoulou

Eva Lianou Petropoulou

Perdono
Una parola che esce dal cuore coraggioso

Non chiedo di perdonare in quanto essere umano

Chiedo di perdonare come un Dio
Poiché LUI ha la gentilezza e la generosità di vedere l’errore dell’uomo.

Chiedo di perdonare non come un uomo
Ma come un angelo che ogni giorno e ogni notte
Viaggia dalla Terra al cielo…

Non ho bisogno di carta
Verde o blu

Ho visto il tuo cuore
Ce l’avevi lì davanti a me…
Capisco quel silenzio
Quel silenzio argenteo

Sono dannato in cielo e in terra…
Sono solo un’anima che viaggia da sola.

Cercare il perdono

©Eva Lianou Petropoulou

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Una poesia di Eva Lianou Petropoulou, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Pietro La Barbera ed il Gruppo del Teatro al buio presentano la registrazione audio di Donne al Parlamento per dare l’opportunità di vedere ascoltando

Foto cortesia della locandina con Pietro La Barbera ed il Gruppo del Teatro al buio


Pietro La Barbera e il Gruppo del TEATRO AL BUIO
Donne al Parlamento di Aristofane,
3 febbraio 2026

TEATRO AL BUIO:
Ada Rizzo,
Annalisa Palladino,
Antonio Palladino,
Danila Cicchini,
Elisa Mascia,
Luigi D’Andrea,
Pablo Giovanni Bonsignori,
hanno condiviso, dato voce e cuore al testo: ” Donne al Parlamento” di Aristofane
3 febbraio 2026

https://www.youtube.com/watch?v=-jfKRPTk2uI

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Poesia: ” Le trecce non muoiono mai ” di Kareem Abdullah -Iraq con lo studio approfondito di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia del prof.kareem Abdullah

Testi letterari

Kareem Abdullah: Le trecce non muoiono mai
Dr. Kareem Abdullah
Pubblicato il: 25 gennaio 2026

Le trecce svolazzavano nell’aria come ali silenziose, trasportando i sogni delle ragazze, i loro segreti e i colori del mondo prima che crollasse. Lì, nella terra bruciata, dove la sabbia urla e le pietre versano  lacrime, le ombre chiamate ISIS sono entrate, per strappare la vita dalle dita dell’infanzia.
Ma le trecce, voi assassini, non morite.


*
Le trecce si arrampicano attraverso la memoria, passando sopra cuori che non dimenticano, tessendo dalla paura una veste di resistenza e dal dolore una fiamma inestinguibile.


*
Il cielo non è ancora adirato, ma piange in rosso.
I fiumi ricordano i nomi dei ragazzi prima che vengano messi a tacere.
Le stelle trattengono le loro risate nel cuore della notte, raccontandoci che la vita, anche dopo un omicidio, crea le sue storie in ogni occhio che testimonia, in ogni cuore che batte.


*
O assassino, hai spento un piccolo corpo, ma non hai toccato l’anima, non hai toccato le trecce, non hai toccato il sogno di libertà e dignità dell’umanità.


*
Le trecce si aggrappano all’aria, come per dire al mondo intero: L’amore, la risata e il sogno che avevamo non saranno mai cancellati.


*
L’infanzia non morirà nei nostri cuori e le trecce continueranno a sventolare, come bandiere della vittoria sul muro delle tenebre



***

Di: Karim Abdullah

Baghdad – Iraq










نصوص أدبية
كريم عبد الله: الضفائر لا تموت
د. كريم عبد الله
  نشر بتاريخ: 25 كانون2/يناير 2026


الضفائر كانت ترفرف في الهواء كأجنحة صامتة، تحمل أحلام الصبية، أسرارها، وألوان العالم قبل أن ينهار. هناك، في الأرض المحترقة، حيث يصرخ الرمل ويذرف الحجارة دموعه، دخلت الظلال المسماة داعش، لتقطف الحياة من بين أصابع الطفولة، لكن الضفائر، أيها القاتلون، لا تموت.
*
تتسلق الضفائر عبر الذاكرة، تمر على القلوب التي لا تنسى، تنسج من الخوف ثوب مقاومة، ومن الألم شعلة لا تنطفئ.
*
السماء لم تغضب بعد، لكنها تبكي باللون الأحمر، والأنهار تتذكر أسماء الصبية قبل أن تُسكت، والنجوم تحفظ ضحكتها في قلب الليل، تخبرنا أن الحياة، حتى بعد القتل، تخلق قصصها في كل عين تشهد، في كل قلب ينبض.
*
أيها القاتل، لقد أطفأت جسدًا صغيرًا، لكنك لم تمس الروح، لم تمس الضفائر، لم تمس حلم البشرية بالحرية والكرامة.
*
الضفائر تتشبث بالهواء، كأنها تقول لكل العالم: لن يُمحى ما كان لنا من حب، من ضحك، من حلم.
*
لن تموت الطفولة في قلوبنا، وستظل الضفائر ترفرف، كأعلام النصر على جدار الظلام.
***
بقلم* : كريم عبدالله
بغداد – العراق


تعليقات (

Testi letterari
Karim Abdullah: Le trecce non muoiono mai
Dottore. Karim Abdullah
Pubblicato il: 25 gennaio 2026


Le trecce svolazzavano nell’aria come ali silenziose, trasportando i sogni delle ragazze, i loro segreti e i colori del mondo prima che crollasse. Lì, nella terra bruciata, dove la sabbia urla e le pietre versano  lacrime, le ombre chiamate ISIS sono entrate, per strappare la vita dalle dita dell’infanzia.
Ma le trecce, voi assassini, non morite.
Kareem Abdullah -Iraq 25-1-2026


L’umiliazione nell’ aver reciso fili dorati intrecciati a mano ha elevato la purezza dello spirito donando ali leggere piumate di sogni lontani nel tempo custoditi tra le trecce i segreti dell’arcobaleno variopinti e dopo il grigio mescolato al buio di macerie umane che hanno catapultato nell’ abisso i sogni e stroncato ogni bellezza.
In quella terra arida, riarsa dal sole, dove ogni istante si odono urla emesse dal movimento lento e trasformativo della sabbia persino le pietre sono ammorbidite dalle lacrime.
Sono entrate le forze destabilizzanti dell’ Isis per dilaniare una vita piccina strappata dalle mani dell’umanità.
Le trecce sono moriranno per colpa degli assassini.
Elisa Mascia 26-1-2026

*


Le trecce si arrampicano attraverso la memoria, passando sopra cuori che non dimenticano, tessendo dalla paura una veste di resistenza e dal dolore una fiamma inestinguibile.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Le trecce formano una sorta di lunga corda che serve per potersi arrampicare tra i meandri della memoria sostando sulle valli e colline dei cuori che hanno sempre dinanzi agli occhi le tristi dinamiche e intessono, consapevoli, una veste di contaminazione resiliente e dal dolore si ramificano lingue di fiamme per purificarsi dal dolore.
Elisa Mascia 26-1-2026

*
Il cielo non è ancora adirato, ma piange in rosso.
I fiumi ricordano i nomi dei ragazzi prima che vengano messi a tacere.
Le stelle trattengono le loro risate nel cuore della notte, raccontandoci che la vita, anche dopo un omicidio, crea le sue storie in ogni occhio che testimonia, in ogni cuore che batte.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Il cielo partecipa all’immenso dolore versando lacrime di sangue pur se non mostra la sua ira.
Sulle dolci acque dei fiumi sono scritti i nomi delle ragazze prima di essere silenziate
Nel brillo delle stelle sono catturate le fragorose risate nel pieno della notte.
Tutto racconta che ciascuno dei testimoni raccoglie a modo suo ciò che ha vissuto anche nella brutalità di un omicidio ascoltando quel che pulsa nel suo cuore.
Elisa Mascia 27-1-2026


*
O assassino, hai spento un piccolo corpo, ma non hai toccato l’anima, non hai toccato le trecce, non hai toccato il sogno di libertà e dignità dell’umanità.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Mi rivolgo a te assassino che pensi di essere vittorioso per aver compiuto un gesto ignobile nell’ aver spento il sorriso della tua vittima, è innocente e la sua anima è intatta.
Non hai reciso quei fili dorati di capelli intrecciati,
Non hai spento il sogno del grido di libertà che vaga con il vento nell’universo
Non hai violato la dignità dell’ intera umanità ma hai buttato la tua negli inferi.

Elisa Mascia 27-1-2026


*
Le trecce si aggrappano all’aria, come per dire al mondo intero: L’amore, la risata e il sogno che avevamo non saranno mai cancellati.
Di: Karim Abdullah 25-1-2026

Le trecce tagliate e portate via dal vento, durante il viaggio diventano tutt’uno con l’aria e si agganciano forte in un legame che vuole mandare un messaggio al mondo intero: il sentimento dell’amore congiunto alla leggerezza del saper dosare la risata e al sogno alimentato sin dalla nascita resteranno sempre impressi nel cuore.
Elisa Mascia 27-1-2026
*
L’infanzia non morirà nei nostri cuori e le trecce continueranno a sventolare, come bandiere della vittoria sul muro delle tenebre
Kareem Abdullah -Iraq 25-1-2026

Finché nasceranno bambini in ogni Paese del mondo sarà rinvigorita l’infanzia, non morirà mai la componente bambina in ogni cuore che con fierezza possono gridare annunciando la voglia di essere luce vittoriosa sul buio scrivendo sul muro: ” Ché viva l’amore e l’amore sempre bambino”.

Elisa Mascia 27-1-2026


Scritto da*: Karim Abdullah
Baghdad – Iraq

Scritto da Elisa Mascia -Italia

Foto di Elisa Mascia -Italia

Testo letterario del poeta iracheno Karim Abdullah: “Le trecce non muoiono mai”.

Foto cortesia

Il giornale dell’Intellettuale
Testi letterari

Kareem Abdullah: Le trecce non muoiono
Dr. Kareem Abdullah
Pubblicato il: 25 gennaio 2026


Le trecce svolazzavano nell’aria come ali silenziose, trasportando i sogni delle ragazze, i loro segreti e i colori del mondo prima che crollasse. Lì, nella terra bruciata, dove la sabbia urla e le pietre versano  lacrime, le ombre chiamate ISIS sono entrate, per strappare la vita dalle dita dell’infanzia.
Ma le trecce, voi assassini, non morite.

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Le trecce si arrampicano attraverso la memoria, passando sopra cuori che non dimenticano, tessendo dalla paura una veste di resistenza e dal dolore una fiamma inestinguibile.

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Il cielo non è ancora adirato, ma piange in rosso.
I fiumi ricordano i nomi dei ragazzi prima che vengano messi a tacere.
Le stelle trattengono le loro risate nel cuore della notte, raccontandoci che la vita, anche dopo un omicidio, crea le sue storie in ogni occhio che testimonia, in ogni cuore che batte.

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O assassino, hai spento un piccolo corpo, ma non hai toccato l’anima, non hai toccato le trecce, non hai toccato il sogno di libertà e dignità dell’umanità.

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Le trecce si aggrappano all’aria, come per dire al mondo intero: L’amore, la risata e il sogno che avevamo non saranno mai cancellati.

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L’infanzia non morirà nei nostri cuori e le trecce continueranno a sventolare, come bandiere della vittoria sul muro delle tenebre

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Di: Karim Abdullah

Baghdad – Iraq







نصوص أدبية
كريم عبد الله: الضفائر لا تموت
د. كريم عبد الله
  نشر بتاريخ: 25 كانون2/يناير 2026

الضفائر كانت ترفرف في الهواء كأجنحة صامتة، تحمل أحلام الصبية، أسرارها، وألوان العالم قبل أن ينهار. هناك، في الأرض المحترقة، حيث يصرخ الرمل ويذرف الحجارة دموعه، دخلت الظلال المسماة داعش، لتقطف الحياة من بين أصابع الطفولة، لكن الضفائر، أيها القاتلون، لا تموت.
*
تتسلق الضفائر عبر الذاكرة، تمر على القلوب التي لا تنسى، تنسج من الخوف ثوب مقاومة، ومن الألم شعلة لا تنطفئ.
*
السماء لم تغضب بعد، لكنها تبكي باللون الأحمر، والأنهار تتذكر أسماء الصبية قبل أن تُسكت، والنجوم تحفظ ضحكتها في قلب الليل، تخبرنا أن الحياة، حتى بعد القتل، تخلق قصصها في كل عين تشهد، في كل قلب ينبض.
*
أيها القاتل، لقد أطفأت جسدًا صغيرًا، لكنك لم تمس الروح، لم تمس الضفائر، لم تمس حلم البشرية بالحرية والكرامة.
*
الضفائر تتشبث بالهواء، كأنها تقول لكل العالم: لن يُمحى ما كان لنا من حب، من ضحك، من حلم.
*
لن تموت الطفولة في قلوبنا، وستظل الضفائر ترفرف، كأعلام النصر على جدار الظلام.
***
بقلم* : كريم عبدالله
بغداد – العراق

تعليقات (

Testi letterari
Karim Abdullah: Le trecce non muoiono mai
Dottore. Karim Abdullah
Pubblicato il: 25 gennaio 2026

Le trecce svolazzavano nell’aria come ali silenziose, trasportando i sogni delle ragazze, i loro segreti e i colori del mondo prima che crollasse. Lì, nella terra bruciata, dove la sabbia urla e le pietre versano  lacrime, le ombre chiamate ISIS sono entrate, per strappare la vita dalle dita dell’infanzia.
Ma le trecce, voi assassini, non morite.
Kareem Abdullah -Iraq 25-1-2026

L’umiliazione nell’ aver reciso fili dorati intrecciati a mano ha elevato la purezza dello spirito donando ali leggere piumate di sogni lontani nel tempo custoditi tra le trecce i segreti dell’arcobaleno variopinti e dopo il grigio mescolato al buio di macerie umane che hanno catapultato nell’ abisso i sogni e stroncato ogni bellezza.
In quella terra arida, riarsa dal sole, dove ogni istante si odono urla emesse dal movimento lento e trasformativo della sabbia persino le pietre sono ammorbidite dalle lacrime.
Sono entrate le forze destabilizzanti dell’ Isis per dilaniare una vita piccina strappata dalle mani dell’umanità.
Le trecce sono moriranno per colpa degli assassini.
Elisa Mascia 26-1-2026

*

Le trecce si arrampicano attraverso la memoria, passando sopra cuori che non dimenticano, tessendo dalla paura una veste di resistenza e dal dolore una fiamma inestinguibile.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Le trecce formano una sorta di lunga corda che serve per potersi arrampicare tra i meandri della memoria sostando sulle valli e colline dei cuori che hanno sempre dinanzi agli occhi le tristi dinamiche e intessono, consapevoli, una veste di contaminazione resiliente e dal dolore si ramificano lingue di fiamme per purificarsi dal dolore.
Elisa Mascia 26-1-2026

*
Il cielo non è ancora adirato, ma piange in rosso.
I fiumi ricordano i nomi dei ragazzi prima che vengano messi a tacere.
Le stelle trattengono le loro risate nel cuore della notte, raccontandoci che la vita, anche dopo un omicidio, crea le sue storie in ogni occhio che testimonia, in ogni cuore che batte.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Il cielo partecipa all’immenso dolore versando lacrime di sangue pur se non mostra la sua ira.
Sulle dolci acque dei fiumi sono scritti i nomi delle ragazze prima di essere silenziate
Nel brillo delle stelle sono catturate le fragorose risate nel pieno della notte.
Tutto racconta che ciascuno dei testimoni raccoglie a modo suo ciò che ha vissuto anche nella brutalità di un omicidio ascoltando quel che pulsa nel suo cuore.
Elisa Mascia 27-1-2026

*
O assassino, hai spento un piccolo corpo, ma non hai toccato l’anima, non hai toccato le trecce, non hai toccato il sogno di libertà e dignità dell’umanità.
Kareem Abdullah 25-1-2026

Mi rivolgo a te assassino che pensi di essere vittorioso per aver compiuto un gesto ignobile nell’ aver spento il sorriso della tua vittima, è innocente e la sua anima è intatta.
Non hai reciso quei fili dorati di capelli intrecciati,
Non hai spento il sogno del grido di libertà che vaga con il vento nell’universo
Non hai violato la dignità dell’ intera umanità ma hai buttato la tua negli inferi.

Elisa Mascia 27-1-2026

*
Le trecce si aggrappano all’aria, come per dire al mondo intero: L’amore, la risata e il sogno che avevamo non saranno mai cancellati.
Di: Karim Abdullah 25-1-2026

Le trecce tagliate e portate via dal vento, durante il viaggio diventano tutt’uno con l’aria e si agganciano forte in un legame che vuole mandare un messaggio al mondo intero: il sentimento dell’amore congiunto alla leggerezza del saper dosare la risata e al sogno alimentato sin dalla nascita resteranno sempre impressi nel cuore.
Elisa Mascia 27-1-2026
*
L’infanzia non morirà nei nostri cuori e le trecce continueranno a sventolare, come bandiere della vittoria sul muro delle tenebre
Kareem Abdullah -Iraq 25-1-2026

Finché nasceranno bambini in ogni Paese del mondo sarà rinvigorita l’infanzia, non morirà mai la componente bambina in ogni cuore che con fierezza possono gridare annunciando la voglia di essere luce vittoriosa sul buio scrivendo sul muro: ” Ché viva l’amore e l’amore sempre bambino”.

Elisa Mascia 27-1-2026

Scritto da*: Karim Abdullah
Baghdad – Iraq

Scritto da Elisa Mascia -Italia

Biografia della Carne: “Quando la mina passò”Prof Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia dell’ autore Kareem Abdullah -Iraq

Biografia della Carne: Quando la mina passò
Prof Kareem Abdullah -Iraq

La mina non era una pietra; Era una domanda piantata dall’Assenza nel fianco della terra. E quando passai, la saggezza esplose nelle mie ossa.

Sono figlio di un passo incompleto; Metà del mio corpo attraversò, E l’altra metà ancora negozia con il suolo. La terra non mi tradì; Era semplicemente gravata dai segreti delle guerre.

Da quel lampo improvviso, il Dolore ha imparato il mio nome. Siede accanto a me come un amico che non si stanca mai di aspettare, Svegliandomi all’alba con una campana di fuoco, Insegnandomi a contare i respiri quando l’ansia trabocca.

L’Agonia mi disse: “Non temere, sono la tua porta stretta verso la vastità. Ogni ferita è una finestra che non è stata ancora aperta.”

Porto il mio corpo come chi porta una lanterna rotta, Eppure la luce filtra ancora attraverso le sue crepe. La ferita mi ha insegnato che il corpo è temporaneo, E che l’anima non può mai essere amputata.

Nelle notti di pazienza, ho visto Dio camminare con me sulla stampella del dolore, sussurrandomi all’orecchio: “Ciò che si è spezzato in te si è espanso in Me”. Così, ho iniziato a cantare il mio dolore come i Dervisci cantano i loro nomi, roteando intorno alla ferita finché il coltello non si è stancato, e ho trovato la mia pace.

L’ansia è un vento e la pazienza è un albero, e io sono la loro ombra condivisa in una lunga sala d’attesa.

Non maledico più la guerra; ha lasciato mappe di misericordia sulla mia carne. E dal cratere della miniera, è germogliata la mia capacità di amare.

Sono il sopravvissuto, non perché sono rimasto intero, ma perché ho accettato il dolore come un maestro silenzioso, e come un verso che può essere recitato solo dal cuore.


Dr. Kareem Abdullah -Iraq

Da uno studio poetico e letterario di Elisa Mascia, poetessa italiana, della composizione in poesia: ” La biografia della carne” del poeta iracheno Kareem Abdullah di seguito la poesia: frutto del proprio ingegno esclusivo ed estro poetico

Nascita e Ri- nascita
Nascita,  l’inizio di una mina che ha segnato la carne.
Attonita domanda radicata da suprema Assenza, spiritualità cammina attigua alla terra.
Al passaggio saettante saggezza s’infilò nelle ossa sistema portante del corpo umano,
da allora è stato intaccato.

Momento e luogo sbagliato ha prodotto effetti,
difficile decifrare.
La scissione del corpo fisico ancora in compromesso con quel suolo eterno testimone.
Non ha mai risarcito la sua benevolenza. In tempo di guerra rispetto per i segreti che hanno priorità.

Dalla fatalità di un attimo il dolore è tatuato nel suo nome, è compagno fedele che attende instancabile facendo quasi un patto amichevole nell’ aver insegnato tipica respirazione di contrasto all’ ansia lancinante.

La porta del passaggio per la rinascita verso l’immensità dello spazio.
Ogni finestra apre alla nuova ferita quale rinnovamento del corpo anche dell’ anima.

Se nel corpo appaiono le oscure lettere incise dagli orrori della guerra e tra le mani si riesce a reggere barlumi intermittenti come se l’olio che alimenta la lanterna perdesse dai fori di rottura
è certo che è sempre luce quella che viene emessa e filtra dalle crepe per dar nuovo imput di vitalità.
Maestra è la ferita nel ribadire che il corpo è effimero mentre l’eternità appartiene all’anima nella sua integrità.

Dio si è fatto uomo sorreggendosi a una stampella per essere più vicino e comprendere il dolore toccando con le dita come se fosse sceso dalla croce e ne abbia fatto il suo esempio nelle ore di meditazione notturna quando c’è maggiore pazienza e dialogo interiore.
Ne è nato un inno di musica di sollievo dal circolo del suolo che si sposta in cerchi ritmati di dervisci instancabili cantando fino all’ alba.
Anestetico coltello affilato trova la quiete finché non stanca tutte le membra arrese in pace.

L’uragano sbatte la canna leggera in ansia per la sua incolumità mentre la forza delle radici dell’ albero della santa pazienza
proteggono la filiforme ombra proiettata nell’attesa di guarigione.

Ecco la rassegnazione delle mani giunte in preghiera, non c’è reazione all’odio feroce della guerra ma c’è la tregua, il tendere la mano in segno di pace costruita e cercata dentro di sé e offerta in preghiera dalla carne martoriata con segni indelebili.
Dal tunnel della miniera il cratere ha posto semi e germogli d’amore.

Sopravvivere è portare cicatrici silenti di un dolore dignitoso che diventa cucito addosso come un abito della festa che si ha persino l’orgoglio di indossare tutti i giorni.
Il dolore alimento masticato a piccoli bocconi che genera energia del motore umano il cuore.

Elisa Mascia 8-1-2026

L’epopea dell’uomo tra il serpente e la mela, scritti letterari di Kareem Abdullah -Iraq e studio approfondito di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia dell’ autore Kareem Abdullah -Iraq

” L’epopea dell’uomo tra il serpente e la mela“

1- La voce cosmica

Tu sei il serpente e tu sei la mela, quella prima curva nel corpo del significato, e il morso che ha risvegliato l’argilla dalla sua innocenza. Tu sei la domanda quando si ribellò al silenzio, e il desiderio quando si chiamò libertà. In una mano c’è il coltello della guerra, e nell’altra un ramoscello d’ulivo tremante di sangue non ancora essiccato. Sei tu che hai acceso il fuoco per riscaldarti, poi l’hai lasciato crescere fino a divorare i nomi dei bambini. Ogni guerra che hai scatenato cercava la pace, e ogni pace che hai proclamato nascondeva un seme di paura sotto la sua patina. Fin dall’alba della creazione, hai camminato sul precipizio della conoscenza e sull’abisso.

Kareem Abdullah -Iraq


Una voce nuova imponente viene dal cosmo per stravolgere le credenze antiche dell’ invitante frutto proibito e del velenoso serpente che rappresentano rispettivamente il bene e il male dell’umanità che, dal famoso morso alla mela, si è risvegliata persino la creatività nel forgiare l’argilla a propria immagine e somiglianza.
La voce cosmica risuona come un’eco che continua a nel dialogo interiore dicendo con fermezza additando quale colpevole per aver rotto il silenzio nell’urgenza di porre domanda senza dover reprimere più il desiderio.
In questo forte contrasto dualistico c’è sempre in bilico l’equilibrio della pace posta sul palmo di una mano mentre l’altra mano afferra il coltello distruttivo dell’ efferatezza della guerra.
Diventa emblematico il ramoscello d’ulivo personificato nel tremore effetto del conflitto che sgorga sangue sempre fresco che non si cicatrizza mai.
Tu hai posto la scintilla per alimentare il fuoco acceso senza porre alcun rimedio hai guardato inerme la distruzione prodotta dalle fiamme persino divorando i virgulti delle nuove generazioni
In ogni guerra era nascosto il rincorrere dell’ ambita Pace che era protetta da uno strato che formava una leggera patina della paura  custode dei semi.
Fin dagli albori dell’ albero della conoscenza sei stato l’equilibrista
nel sapere camminare con felicità sul filo di seta abissale.


Elisa Mascia:  scritto dal mio ingegno culturale fonte di studio dei testi del prof Abdullah




2- La Voce della Donna

Non sono la mela; sono la mano che ha insegnato alla luce come afferrarla senza frantumarsi. Non sono il serpente; sono la paura stessa, che impara a strisciare per non uccidere. Non sono discesa dalla tua costola; sono la terra quando hai imparato a stare in piedi, e sono la voce che ha detto all’argilla: Sorgi. Ogni guerra che hai acceso è passata attraverso il mio corpo, e ogni pace che hai sognato ha dormito nel mio grembo prima di nascere. Non chiedermi del peccato; il peccato è lasciare la conoscenza senza cuore. Non ero tentazione; ero lo specchio in cui vedevi sia il tuo mostro che tuo figlio. Sono il cammino quando ha deciso di essere madre, non un campo di battaglia.
Kareem Abdullah -Iraq


È rivoluzionare il ruolo di una donna- madre dell’uomo e madre dell’universo.
La voce di colei che vuole gridare al mondo intero quello che di più crudele le è stato associato e vuole ribadirlo con coraggio e fermezza.
Dice di non essere la rotonda mela ma la luce sulla mano che insegna la pazienza e la delicatezza per non romperla in tanti piccoli pezzi; apprendere a custodirla come fosse lo specchio dell’ anima.
La voce silente vuole comunicare a tutti che finalmente non è quel serpente tentatore che spruzza veleno per indurre a peccare, è la forza della paura a prendere il sopravvento e per salvaguardare la specie umana, senza colpire a morte, ha imparato a strisciare, restando nel basso.
Smentisce di essere nata da una costola dell’uomo poiché è lei stessa creatrice di “opere d’arte” in argilla per poi dargli vita.
Guerra e pace sono nate e terminate nel suo grembo, il dualismo di notti insonni e di capovolgimento delle sorti sui campi di battaglia.
Quando si parla di peccato è il culmine della saggezza divina in lei che insegna a far passare tutte le cose per quel muscolo motore che genera amore e lo riversa all’umanità senza macchia di peccato.
La voce di donna con forza afferma che ingiustamente è stata considerata la tentazione ma invece è soltanto il riflesso dell’immagine restituita dallo specchio per riconoscere gli eccessi manifestati dalle persone: mostro oppure figlio.
Donna e Madre, cammino di luce, strada che conduce alla pace e mai vuol essere terreno fertile per calpestare i semi di pace con atti di combattimento.

Elisa Mascia : scritto dal mio ingegno culturale fonte di studio dei testi del prof Abdullah






3- La Voce dell’Uomo

Non ero solo la guerra; ero la paura stessa quando non riuscivo a trovare il tuo nome, così ho parlato con il proiettile. Ho scambiato la tua vastità per un abisso, così ho costruito un muro e l’ho chiamato gloria. Ho spezzato la costola del significato per sentirmi più in alto, ma non ero altro che più basso della tua ombra. Mi hai insegnato che la conoscenza senza cuore è un’arma, e che la forza senza la tua femminilità è una rovina meticolosamente calcolata. Sono l’uomo, non il muro; sono la crepa che ha imparato a diventare una porta. Portami dall’essere umano che devo ancora partorire, in un mondo che non lascia impronte sul cuore della terra.
Kareem Abdullah


La voce dell’ uomo spiega che non è come viene ingiustamente considerato come combattente ma emerge dai suoi sentimenti quello che è alla base della vita e degli uomini veri ed è la paura che permette di discernere il pericolo, i rischi e di riflettere prima di prendere una decisione importante.
L’uomo si completa quando trova quel nome che è scritto nei suoi occhi e può leggere soltanto dove si riflette il nome giusto e nell’ attesa si pone sulla difensiva.
Dopo aver creduto alla sua grandezza l’ha scambiato per un ripido abisso e per non perdersi ha costruito un muro di barriera protezione di gloria!
L’uomo ha rotto i simboli vitali custoditi dalla costola convinto di agire nel giusto
e sentirsi proiettato in uno scalino più elevato invece si è ritrovato nella bassezza della sua ombra anzi più piccolo.
Così ha appreso la lezione che se non c’è il binomio sapere e amore il risultato è un’arma che può essere anche letale
e la forza dell’uomo se non è affiancata dalla femminilità produce di sicuro rovine.
Adesso può finalmente affermare di essere l’uomo non la divisione con muri eretti, di aver compreso che la luce entra dalle crepe e rinascere aprendo la porta.
La richiesta è che, alla luce di questa esperienza, vuole tornare essere umano per essere generatore di amore e pace in un mondo che rifiuta che si lascino orme sul centro vitale della terra poiché è sempre più disumano
Elisa Mascia 18-1-2026 scritto dal mio ingegno culturale fonte di studio dei testi del prof Abdullah



***

4- La Voce dell’Umanità

E così il serpente non era puro male, né la mela semplicemente un peccato, ma piuttosto l’inizio che non capivamo. La guerra non era destino, e la pace non era un sogno; erano due possibilità in un unico cuore. E quando il maschio imparò ad ascoltare, e la femmina imparò a sopravvivere, e l’umanità si pose tra loro, spogliata di ogni finzione, la creazione ricominciò… non da una costola, né dal cielo, ma da una coscienza che scelse l’amore nonostante la conoscenza.
Kareem Abdullah -Iraq


Questa è la voce che racchiude i messaggi per costruire ponti e dialoghi di positività e spiritualità.
Adesso abbiamo la consapevolezza che né il serpente è solo male né un frutto può rappresentare esclusivamente il peccato.
Nel cuore convivono sempre il bene e il male e non vederli scissi come fosse obbedire al destino quando ci sono momenti bellici e neanche la pace è un sogno da rincorrere.
La soluzione è la capacità dell’ ascolto da parte dell’ uomo e la donna apprendere a sopravvivere così tutto al mondo inizia a favorire il cambiamento per il benessere universale e non individuale.
Questo pensiero è realizzabile e non soltanto un’utopia ma assumere la consapevolezza che trattasi di fare scelte seguendo l’amore del cuore e non seguire soltanto la conoscenza.


Elisa Mascia 18-1-2026  scritto dal mio ingegno culturale fonte di studio dei testi del prof Abdullah che ringrazio per la condivisione dei testi

Il prof Kareem Abdullah -Iraq è presente nella Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO

Fotomontaggio creato da Elisa Mascia -Italia con le foto di Maria Elena Ramirez – Venezuela e Kareem Abdullah -Iraq

Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO

PUBBLICATO SU:

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LETTERE PER LA PACE MONDIALE
13a EDIZIONE CAPITOLO I
Kareem Abdullah

La pace…
non è un pezzo di carta firmato tra una ghigliottina e l’altra,

né un sorriso forzato a un tavolo pieno di coltelli, ma un pezzo di pane che non viene rubato, una finestra che non teme i bombardamenti, un letto dove un bambino non piange con le costole rotte.

La pace…
è che il rifugiato si sveglia nella sua tenda e non gli viene chiesto della sua religione o del suo passaporto, che alla ragazza dilaniata dalla guerra viene data l’opportunità di imparare, non di sposarsi.

Pace…
è che il bianco ascolti il grido del nero senza giustificarlo, senza deriderlo, che l’ulivo in Palestina torni a dare frutti senza le lacrime delle madri.

Voi, che scrivete la storia con la polvere da sparo, quando capirete che la vita non si costruisce con le bombe? Che la Patria non è una fossa comune dove vengono gettati i diversi, che la gloria non si misura dal numero di corpi a terra?

Pace…
non è il silenzio dei fucili, ma lo spegnimento dell’odio nei cuori.

Pace…
è mani alzate in preghiera, non tortura, poeti che parlano di baci, non tombe, infanzia circondata dal calore, non pietre. Leader del mondo, l’aria è soffocata dalle grida dei morti nei vostri discorsi. Basta con la gloria sui teschi degli innocenti. Vogliamo una pace… che cammini a piedi nudi per le strade, che rida con i bambini, che dorma nei nostri cuori senza bisogno di guardie.

Pace…
è vedere il nostro volto nell’altro, e nella sua differenza, la bellezza… non il pericolo.

Pace…
da un essere umano all’altro, da un cuore all’altro, da una terra devastata dalla guerra… alla coscienza del mondo.

KAREEM ABDULLAH

IRAQ

Dott.ssa Maria Elena Ramirez
CEO e Fondatrice, Direttrice di Humanity Magazine Global, 13a Edizione, Capitolo II: Lettere per la Pace nel Mondo
Febbraio 2026



Humanity Magazine Global & World Peace Letters 13 EDITION  CHAPTER I SECOND GROUP

PUBLISHED IN:
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WORLD PEACE LETTERS
13 EDITION CHAPTER I
Kareem Abdullah

Paz…
no es un papel firmado entre una guillotina y otra,
ni una sonrisa fingida en una mesa llena de puñales, sino un trozo de pan que no se roba, una ventana que no teme los bombardeos, una cama donde un niño no llora con las costillas rotas.

Paz…
es que el refugiado despierte en su tienda y no le pregunten por su religión, ni por su pasaporte, que a la niña desgarrada por la Guerra se le dé la oportunidad de aprender, no de casarse.

Paz…
es que el blanco escuche el grito del negro sin justificar, sin burlarse, que el olivo en Palestina vuelva a dar fruto sin lágrimas de madres. Vosotros, los que escribís la historia con pólvora, cuándo entenderéis que la vida no se construye con bombas? que la patria no es una fosa donde se lanza al diferente, que la gloria no se mide por el número de cuerpos en el suelo?

Paz…
no es que callen los fusiles, sino que se apague el odio en los corazones.

Paz…
es que se eleven las manos para orar, no para torturar, que los poetas hablen de besos, no de tumbas, que la infancia tenga un muro de calor, no de piedras. Líderes del mundo, el aire se asfixia con los gritos de los muertos en sus discursos. Basta ya de gloria sobre los cráneos de los inocentes. Queremos una paz… que camine descalza por las calles, que ría con los niños, que duerma en nuestros corazones sin necesidad de guardias.

Paz…
es ver en el rostro del otro el nuestro, y en su diferencia, la belleza… no el peligro.

Paz…
de un ser humano a otro, de un corazón a otro, de una tierra desgastada por la guerra… a la conciencia del mundo.
KAREEM ABDULLAH
IRAQ .

Dra Hc Maria Elena Ramirez
CEO AND FOUNDER EDITOR OF HUMANITY MAGAZINE GLOBAL 13 EDITION CHAPTER II WORLD PEACE LETTERS
FEBRUARY 2026



Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I “VALORI UNIVERSALI E CULTURA DELLA PACE” Che l’empatia e la pace prevalgano nel mondo

COPERTINA 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO HUMANITY MAGAZINE LETTERE PER LA PACE GLOBALE E MONDIALE:
DIFENSORE DELLA PACE GLOBALE
Kareem Abdullah
#WORLDPEACELETTERSPRIZEDIAMOND2026

PUBBLICATO SU:
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Milioni di voci epiche per la pace mondiale

“Possa prevalere la pace. Alzo la mia torcia, unendo le bandiere di tutte le nazioni, seminando semi di pace nel cuore dell’umanità.
Rivista Umanità Globale. Un sentimento universale che si collega alle Lettere per la Pace Mondiale, unendo tutte le arti, la cultura e la letteratura universale e umanistica, creando legami di  fraternità tra i popoli attraverso i potenti messaggi delle Lettere per la Pace nel Mondo, esplorando le connessioni umane che ispirano empatia, comprensione, compassione, speranza e armonia, promuovendo amore, pace, rispetto, non violenza, dignità umana, giustizia e libertà, educando attraverso i valori universali e la cultura della pace per un processo di costruzione della pace reale, attivo e duraturo”.

Dra Hc Maria Elena Ramirez ©
13 EDIZIONE CAPITOLO I
Cultura della Pace Globale e Universale
Valori Universali
Diritti Umani
PRESIDENTE, CEO, FONDATORE E DIRETTORE DI HUMANITY GLOBAL MAGAZINE/LETTERE PER LA PACE NEL MONDO.
FEBBRAIO 2026



Humanity Magazine Global & World Peace Letters 13th EDITION CHAPTER I “UNIVERSAL VALUES AND CULTURE OF PEACE” May empathy and peace prevail in the world

COVER 13TH EDITION CHAPTER I SECOND GROUP HUMANITY MAGAZINE GLOBAL & WORLD PEACE LETTERS:
DEFENDER OF GLOBAL PEACE
Kareem Abdullah
#WORLDPEACELETTERSPRIZEDIAMOND2026

PUBLISHED IN:
http://68f64218aa782.site123.me
Millions of epic voices for world peace

“May peace prevail. I raise my torch, uniting the flags of all nations, sowing seeds of peace in the heart of humanity.
Global Humanity Magazine. A universal sentiment that connects with the Letters for World Peace, uniting all the arts, culture, and universal and humanistic literature, creating bonds of fraternity among peoples through the powerful messages of the Letters for World Peace, exploring the human connections that inspire empathy, understanding, compassion, hope, and harmony, fostering love, peace, respect, non-violence, human dignity, justice, and freedom, educating through universal values and the culture of peace for a real, active, and lasting peacebuilding process”.

Dra Hc Maria Elena Ramirez ©
13 EDITION CHAPTER I
Culture of Global and Universal Peace
Universal Values
Human Rights
PRESIDENT, CEO, FOUNDER, AND EDITOR OF HUMANITY GLOBAL MAGAZINE/LETTERS FOR WORLD PEACE.
FEBRUARY 2026

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https://alessandria.today/2026/02/02/il-prof-kareem-abdullah-iraq-e-presente-nella-rivista-umanita-lettere-per-la-pace-globale-e-mondiale-13a-edizione-capitolo-i-secondo-gruppo-dalla-dra-hc-maria-elena-ramirez-venezuela-pubblicazione/

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq

Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO : Elisa Mascia- Italia e presentata dalla Dra Hc Maria Elena Ramirez – Venezuela

Foto con la Dra Hc Maria Elena Ramirez – Venezuela ed Elisa Mascia -Italia


Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO

PUBBLICATO SU:

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LETTERE PER LA PACE MONDIALE
13a EDIZIONE CAPITOLO I
Elisa Mascia

La Fata Segreta

Mi nascosi tra i fili di nuvole blu che avevano perso le sfumature rubate al rosso.

Come una passeggera tra quei ciottoli, pregai con la musica di sottofondo di un sontuoso valzer.

Danzammo senza ombrelli, tra le pungenti gocce di pioggia mescolate allo scintillio della felicità.

Al tuo dito apparve l’anello promesso e incantevole, che ancora parlava in silenzio.

Indossava un abito di antica nobiltà; era venuta da me, sorpresa dal tuo fascino e dal tuo gusto superiore, e dalla segreta benedizione delle piccole stelle attaccate all’interno affinché non fossi mai lasciata nell’oscurità.

Quando non ci sei, la fata segreta emerge dalla mia anima e porta un po’ di luce a chi ne ha bisogno, perché il tuo nome non deve morire con la tua assenza; il tuo messaggio di pace e amore per tutti i nostri fratelli e sorelle è vitale.

Elisa Mascia

Dott.ssa Maria Elena Ramirez
CEO e Fondatrice, Direttrice di Humanity Magazine Global, 13a Edizione, Capitolo II: Lettere per la Pace nel Mondo
Gennaio 2026

Humanity Magazine Global & World Peace Letters 13 EDITION  CHAPTER I SECOND GROUP

PUBLISHED IN:
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WORLD PEACE LETTERS
13 EDITION CHAPTER I
Elisa Mascia

El Hada Secreta

Me escondía entre los tenues mechones de nubes azules que habían perdido los matices robado al rojo.
Como pasajera entre esas piedrecitas, rezaba con la música de fondo de un suntuoso vals.

Bailamos sin paraguas, entre las punzantes gotas de lluvia mezcladas con el brillo de la felicidad.
En tu dedo, apareció el anillo prometido y encantador, aún hablando en silencio.

Llevaba un vestido de antigua nobleza; había llegado a mí, sorprendida por tu encanto y gusto superior, y la secreta bendición de las estrellitas adheridas al interior para nunca quedar en la oscuridad.

Cuando no estás, el hada secreta emerge de mi alma y da un poco de luz a quienes lo necesitan, porque tu nombre no debe morir con tu ausencia; tu mensaje de paz y amor para todos nuestros hermanos es vital.

Elisa Mascia

Dra Hc Maria Elena Ramirez
CEO AND FOUNDER EDITOR OF HUMANITY MAGAZINE GLOBAL 13 EDITION CHAPTER II WORLD PEACE LETTERS
JANUARY 2026

Rivista Umanità Lettere per la Pace Globale e Mondiale 13a EDIZIONE CAPITOLO I “VALORI UNIVERSALI E CULTURA DELLA PACE” Che l’empatia e la pace prevalgano nel mondo

COPERTINA 13a EDIZIONE CAPITOLO I SECONDO GRUPPO HUMANITY MAGAZINE LETTERE PER LA PACE GLOBALE E MONDIALE:
DIFENSORE DELLA PACE GLOBALE
Elisa Mascia
#WORLDPEACELETTERSPRIZEDIAMOND2026

PUBBLICATO SU:
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Milioni di voci epiche per la pace mondiale

“Che la pace prevalga. Alzo la mia torcia, unendo le bandiere di tutte le nazioni, seminando semi di pace nel cuore dell’umanità.
Rivista Umanità Globale. Un sentimento universale che si collega alle Lettere per la Pace Mondiale, unendo tutte le arti, la cultura e la letteratura universale e umanistica, creando legami di fraternità  tra i popoli attraverso i potenti messaggi delle Lettere per la Pace nel Mondo, esplorando le connessioni umane che ispirano empatia, comprensione, compassione, speranza e armonia, promuovendo amore, pace, rispetto, non violenza, dignità umana, giustizia e libertà, educando attraverso i valori universali e la cultura della pace per un processo di costruzione della pace reale, attivo e duraturo”.

Dra Hc Maria Elena Ramirez ©
13 EDIZIONE CAPITOLO I
Cultura della Pace Globale e Universale
Valori Universali
Diritti Umani
PRESIDENTE, CEO, FONDATORE E DIRETTORE DI HUMANITY GLOBAL MAGAZINE/LETTERE PER LA PACE NEL MONDO.
GENNAIO 2026

Humanity Magazine Global & World Peace Letters 13th EDITION CHAPTER I “UNIVERSAL VALUES AND CULTURE OF PEACE” May empathy and peace prevail in the world

COVER 13TH EDITION CHAPTER I SECOND GROUP HUMANITY MAGAZINE GLOBAL & WORLD PEACE LETTERS:
DEFENDER OF GLOBAL PEACE
Elisa Mascia
#WORLDPEACELETTERSPRIZEDIAMOND2026

PUBLISHED IN:
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Millions of epic voices for world peace

“May peace prevail. I raise my torch, uniting the flags of all nations, sowing seeds of peace in the heart of humanity.
Global Humanity Magazine. A universal sentiment that connects with the Letters for World Peace, uniting all the arts, culture, and universal and humanistic literature, creating bonds of fraternity among peoples through the powerful messages of the Letters for World Peace, exploring the human connections that inspire empathy, understanding, compassion, hope, and harmony, fostering love, peace, respect, non-violence, human dignity, justice, and freedom, educating through universal values and the culture of peace for a real, active, and lasting peacebuilding process”.

Dra Hc Maria Elena Ramirez ©
13 EDITION CHAPTER I
Culture of Global and Universal Peace
Universal Values
Human Rights
PRESIDENT, CEO, FOUNDER, AND EDITOR OF HUMANITY GLOBAL MAGAZINE/LETTERS FOR WORLD PEACE.
JANUARY 2026

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La poetessa artista Letizia Caiazzo scrive una dedica in memoria del prof Nuccio Mula

Foto cortesia del prof Nuccio Mula condivisa dall’ artista Letizia Caiazzo

In memoria del Prof. Nuccio Mula
Intellettuale, critico e maestro di umanità
Con profonda riconoscenza e sincera commozione desidero ricordare il Prof. Nuccio Mula, figura di primo piano nel panorama culturale siciliano e nazionale. Poeta, scrittore, critico d’arte, massmediologo e docente, ha dedicato la sua vita allo studio, alla divulgazione e alla promozione della cultura, distinguendosi per rigore, sensibilità e una straordinaria capacità di lettura del contemporaneo.
La nostra conoscenza risale al 2008, quando ebbi l’onore di ricevere da lui una critica attenta e sorprendentemente sensibile dedicata alla mia arte digitale. In quelle parole, precise e generose, riconobbi immediatamente la profondità del suo sguardo, la sua intelligenza vivace e la sua rara umanità. Da quel primo contatto nacque un dialogo che, nel tempo, si trasformò in una collaborazione fondata su stima reciproca, rispetto e un affetto sincero.
Il Prof. Mula ha seguito con interesse e discrezione il mio percorso artistico e letterario, accompagnandomi con consigli sempre pertinenti e con una capacità unica di incoraggiare senza mai invadere. La nostra collaborazione si è concretizzata nella pubblicazione di due raccolte poetiche, Riflessi d’amore e Brividi ed armonie, opere che testimoniano la naturale sintonia delle nostre sensibilità e la fiducia che ci univa. Vedere i nostri nomi affiancati sulle stesse copertine rimane per me motivo di profonda gratitudine.
Ho avuto il privilegio di incontrarlo personalmente ad Agrigento, in occasione del Premio Acamante e Fillide. In quella circostanza, il riconoscimento ricevuto passò in secondo piano: ciò che più mi emozionò fu la possibilità di abbracciarlo finalmente. Quel momento, semplice e intenso, è oggi uno dei ricordi più preziosi che custodisco.
Il Prof. Mula è stato una figura di riferimento per generazioni di lettori, studenti e colleghi. Per oltre trent’anni ha collaborato con L’Amico del Popolo, dopo gli esordi negli anni Ottanta con L’Eco di Agrigento. La sua casa di via San Vito, colma di libri e appunti, era un autentico presidio culturale, un luogo in cui la ricerca non si interrompeva mai. La sua scrittura, raffinata e mai compiaciuta, ha rappresentato un punto fermo nel dibattito culturale del territorio.
Con la sua scomparsa perdiamo un intellettuale di grande spessore, capace di coniugare cultura e gentilezza, rigore e calore umano. Ma ciò che ci ha lasciato — i suoi saggi, i suoi versi, i suoi insegnamenti, la sua generosità — continuerà a vivere. Rimarrà nelle sue opere, nella memoria di chi lo ha conosciuto e in quel suo modo unico di illuminare gli altri senza mai cercare il centro della scena.
Il suo esempio resta un’eredità preziosa, un invito a coltivare la cultura come spazio di dialogo, rispetto e umanità.
Letizia Caiazzo 29 gennaio 2026

Foto cortesia e documentazione condivise dall’ artista Letizia Caiazzo

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L’amicizia vera e sincera non conosce né spazio né tempo! Letizia Caiazzo scrive una dedica in memoria del prof Nuccio Mula scomparso da pochi giorni, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Il giornalista Jahongir Nomozov intervista Aysel Khanlargizi Safarli

Foto cortesia di Aysel Khanlargizi Safarli e Jahongir Nomozov

  ” I MIEI RICORDI D’INFANZIA MI SINTONIZZANO SEMPRE SU NOTE FRAGILI“

La nostra interlocutrice è una delle figure brillanti della letteratura azera — poetessa, pubblicista ed editore; membro dell’Unione degli scrittori azeri’, dell’Unione degli scrittori dell’Asia centrale “Yanqi Ovoz” e dell’Unione degli scrittori e delle figure letterarie Iraq-Turkmeni’; destinataria della borsa di studio presidenziale; vincitrice dei premi letterari “Rasul Rza” e “Shakhmar Alakbarzadeh”; Capo dell’ala femminile del Partito della Solidarietà Civile; e redattrice del sito web Mustaqil.az — Aysel Khanlargizi Safarli.

– Quando si parla di infanzia, una persona si immerge in un oceano di gioia e di ricordi dolorosi.
Quando ricordi gli anni della tua infanzia, quali sentimenti si risvegliano per primi nel tuo cuore?

— I miei ricordi d’infanzia mi sintonizzano sempre su note fragili. Ogni volta che li ricordo, torno ai giorni spensierati e belli in cui mio padre era ancora vivo. A quei tempi, la piccola Aysel mostrava la sua prima poesia al padre, e le sue gentili parole accendevano una piccola scintilla di creatività nel suo cuore… Divento di nuovo una bambina, e mio padre mi accarezza delicatamente i capelli con occhi pieni d’amore… In questo flusso di emozioni, mi ritrovo a guardare sia nel mio passato che nella mia anima.

– C’è un silenzio delicato e una profonda ondata emotiva nella tua poesia.
Da dove viene questo silenzio — dai ricordi d’infanzia o dalla turbolenza della vita?

— Alcuni di questi sentimenti derivano dalla fragilità dei ricordi d’infanzia, mentre altri sono nati mentre remavano contro la vita nel mare tempestoso dell’esistenza, lottando per sopravvivere.

– Ogni poeta porta dentro di sé una fiamma invisibile.
Chi ha acceso quel fuoco in te per la prima volta — quale evento o quale sensazione?
— La prima torcia di poesia dentro di me è stata accesa dal mio defunto padre. Fin dai miei primi anni, è stato orgoglioso delle mie poesie, mi ha incoraggiato, è diventato il mio primo lettore e mi ha sempre sostenuto… Credo che sia una felicità unica per una ragazza amare suo padre anche come primo lettore.

– “Piani di carta” —
– “Aerei di carta” — questo simbolo rappresenta la purezza dell’infanzia o il bisogno umano di lasciare volare i sogni?

— Infatti, l’origine di “aeroplanini di carta” è diversa. Poiché ho vissuto lontano per molti anni e ho aspettato qualcuno da lontano, la mia vita è passata attraverso aeroporti pieni di desiderio… In una delle mie poesie, ho scritto di come mio figlio, aspettando suo padre, costruiva aeroplanini di carta e li faceva volare dall’altra parte della stanza, trasformando la nostra casa in un aeroporto… È lì che è nata l’espressione “aeroplanini di carta”.

– Verità e bellezza — come si fondono questi due concetti nella tua visione poetica del mondo?

— Anche se a volte la verità può apparire brutta alle persone, nel mio mondo è essa stessa una forma di bellezza…
La bellezza cambia sempre a seconda della prospettiva. Ciò che conta è la capacità di vedere magnificamente. A volte una persona può provare felicità anche nel dolore, può vivere il dolore magnificamente e portarlo con dignità.

– Nel mondo moderno, una donna è allo stesso tempo creatrice, madre e leader.
Come si mantiene il delicato equilibrio tra questi ruoli?

— Cerco di mantenerlo nel miglior modo possibile. Una donna è creata così forte e perfetta da poter portare con sé le emozioni più elevate del mondo con immenso amore e pazienza. Sono felice di essere sia una madre che qualcuno che può esprimere i suoi sentimenti attraverso la scrittura.

– Guidi anche l’ala femminile del Partito della Solidarietà Civile.
Quando letteratura e attività sociale si intersecano, quali toni si scontrano nella tua anima?

— Il fondatore del Partito della Solidarietà Civile è lui stesso un poeta popolare — Sabir Rustamkhanli, un maestro che donò opere inestimabili alla letteratura. Credo che la letteratura stessa sia già una forma di attività sociale…
Anche i conflitti più forti sono stati spesso risolti con una sola parola. La mia anima è in armonia sia con le mie parole che con le mie azioni; fa amicizia con loro, ama sia il suo lavoro che la sua parola.

– Ci sono guerre, fame e ingiustizie nel mondo.
Cosa dovrebbe fare un poeta di fronte a un tale dolore — rimanere in silenzio o trasformare la penna in una spada?

— Anche se un poeta vuole rimanere in silenzio, non può. I poeti sentono quei dolori ed emozioni come se li avessero vissuti loro stessi. Ecco perché gli innumerevoli stati del mondo sono sempre stati trasformati in poesia, parole e versi — e continueranno ad esserlo.

– Secondo te, la letteratura moderna è un rimedio alle ferite spirituali della società o una mera consolazione?

— Credo che la letteratura non sia né consolazione né rimedio. La letteratura è l’espressione verbale di sentimenti che migliaia di persone non riescono ad esprimere. La letteratura è l’immagine delle emozioni, i toni artistici della vita. Quando siamo soli con noi stessi, questo ci fa riflettere, a volte ci risveglia dal sonno incurante e a volte dà all’anima umana la forza di combattere. La letteratura è il nutrimento del nostro mondo spirituale.

– Il tempo cambia, la tecnologia domina l’anima umana.
Pensi che il valore delle parole rimanga ancora in questo secolo?

— Finché esisteranno gli esseri umani, le parole esisteranno e il loro valore rimarrà. A volte una parola diventa guarigione e speranza in un cuore malato; a volte diventa la vita stessa.
Non c’è nulla che una parola non possa fare… Proprio come con una sola parola — “cara” — una persona è pronta a sacrificare la propria vita per la persona che ama.

– Dicono che una persona deve trovare il senso della propria vita.
Dove vedi il senso della vita?

— Dare un senso alla vita dipende dall’individuo. Quando una persona vede ciò che apprezza nel luogo che desidera, la vita diventa bella ai suoi occhi. Per una persona creativa, il senso della vita è vivere, creare e non stancarsi delle difficoltà.

– Cosa ti ispira di più o ti preoccupa nell’ambiente letterario odierno?

— L’emergere di molti giovani scrittori di talento oggi mi ispira molto. Ciò che mi preoccupa sono coloro che svalutano le parole, che cercano la cosiddetta fama per ottenere pubblicità e ascolti, o che si costringono a diventare poeti o scrittori. Ma poi penso tra me e me: il tempo e la bilancia della letteratura peseranno ogni riga e ogni verso; le cose senza senso che esauriscono l’agenda verranno vagliate e filtrate.
Lasciare tutto al tempo è la scelta più saggia.

– C’è una distanza tra il lettore di oggi e il poeta, o le anime si sentono ancora?

— Dove c’è parentela spirituale, non c’è distanza. Un vero lettore e uno che capisce le parole le sentirà, percepirà e le comprenderà ovunque.


Jakhongir NOMOZOV è un giovane poeta e giornalista uzbeko. 
È anche membro dell’Unione dei giornalisti dell’Azerbaigian e dell’Unione mondiale dei giovani scrittori turchi.









“MY CHILDHOOD MEMORIES ALWAYS TUNE ME TO FRAGILE NOTES”

Our interlocutor is one of the bright figures of Azerbaijani literature — poet, publicist, and editor; a member of the Azerbaijan Writers’ Union, the “Yanqi Ovoz” Central Asian Writers’ Union, and the “Iraq-Turkmen Writers and Literary Figures Union”; a recipient of the Presidential Scholarship; laureate of the “Rasul Rza” and “Shakhmar Alakbarzadeh” Literary Awards; Head of the Women’s Wing of the Civil Solidarity Party; and editor of the website Mustaqil.az — Aysel Khanlargizi Safarli.

– When speaking about childhood, a person dives into an ocean of both joy and sorrowful memories.
When you recall your childhood years, what feelings awaken in your heart first?

— My childhood memories always tune me to fragile notes. Whenever I recall them, I return to the carefree, beautiful days when my father was still alive. Back then, little Aysel would show her very first poem to her father, and his kind words would light a small spark of creativity in her heart… I become a child again, and my father gently strokes my hair with eyes full of love… In this flow of emotions, I find myself gazing both into my past and into my own soul.
– There is a delicate silence and a deep emotional wave in your poetry.
Where does this silence come from — childhood memories or the turbulence of life?

— Some of these feelings come from the fragility of childhood memories, while others were born while rowing against life in the stormy sea of existence, fighting to survive.

– Every poet carries an invisible flame within.
Who ignited that fire in you for the first time — what event or which feeling?
— The first torch of poetry within me was lit by my late father. From my earliest years, he took pride in my poems, encouraged me, became my first reader, and always stood behind me… I believe it is a unique happiness for a girl to love her father also as her very first reader.

– “Paper planes” — does this symbol represent the purity of childhood or the human need to let dreams fly?

— In fact, the origin of “paper planes” is different. Because I lived far away for many years and waited for someone from afar, my life passed through airports filled with longing… In one of my poems, I wrote about how my son, waiting for his father, made paper planes and flew them across the room, turning our home into an airport… That is where the expression “paper planes” was born.

– Truth and beauty — how do these two concepts merge in your poetic worldview?

— Although truth may sometimes appear ugly to people, in my world it is a form of beauty itself…
Beauty always changes depending on one’s perspective. What matters is the ability to see beautifully. Sometimes a person can feel happiness even in sorrow, can live through pain beautifully, and carry it with dignity.

– In the modern world, a woman is simultaneously a creator, a mother, and a leader.
How do you maintain the delicate balance between these roles?

— I try to maintain it as best as I can. A woman is created so strong and perfect that she can carry the highest emotions of the world with immense love and patience. I am happy that I am both a mother and someone who can express her feelings through writing.

– You also lead the Women’s Wing of the Civil Solidarity Party.
When literature and social activity intersect, what tones collide within your soul?

— The founder of the Civil Solidarity Party is himself a People’s Poet — Sabir Rustamkhanli, a master who gifted priceless works to literature. I believe literature itself is already a form of social activity…
Even the strongest conflicts have often been resolved with a single word. My soul stands in harmony with both my words and my actions; it befriends them, loves both its work and its word.

– There are wars, hunger, and injustices in the world.
What should a poet do in the face of such pain — remain silent or turn the pen into a sword?

— Even if a poet wants to remain silent, they cannot. Poets feel those pains and emotions as if they have lived them themselves. That is why the countless states of the world have always been transformed into poetry, words, and verses — and will continue to be.

– In your opinion, is modern literature a remedy for society’s spiritual wounds, or merely consolation?

— I believe literature is neither consolation nor a remedy. Literature is the verbal expression of feelings that thousands of people cannot articulate. Literature is the image of emotions, the artistic tones of life. When we are alone with ourselves, it makes us think, sometimes awakens us from heedless sleep, and sometimes gives the human soul the strength to fight. Literature is the nourishment of our spiritual world.

– Time changes, technology dominates the human soul.
Do you think the value of words still remains in this century?

— As long as humans exist, words will exist, and their value will remain. Sometimes a word becomes healing and hope in a sick heart; sometimes it becomes life itself.
There is nothing a word cannot do… Just as with a single word — “dear” — a person is ready to sacrifice their life for the one they love.

– They say a person must find the meaning of their life.
Where do you see the meaning of life?

— Giving meaning to life depends on the individual. When a person sees what they value in the place they desire, life becomes beautiful in their eyes. For a creative person, the meaning of life is to live, to create, and not to grow tired of struggle.

– What inspires you most or causes you concern in today’s literary environment?

— The emergence of many talented young writers today inspires me greatly. What concerns me are those who devalue words, who seek so-called fame for the sake of publicity and ratings, or who force themselves into being poets or writers. But then I think to myself: time and the scales of literature will weigh every line and every verse; meaningless things that exhaust the agenda will be sifted out and filtered away.
Leaving everything to time is the wisest choice.

– Is there a distance between today’s reader and the poet, or do souls still hear one another?

— Where there is spiritual kinship, there is no distance. A true reader and one who understands words will feel, sense, and comprehend them anywhere.


Jakhongir NOMOZOV, is a young poet and journalist from Uzbekistan. 
He is also a Member of the Union of Journalists of Azerbaijan and the World Young Turkic Writers Union.

Foto cortesia di Aysel Khanlargizi Safarli
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