COMUNICATO STAMPA ESCE “IL PRINCIPE È IN CASA” DI ALESSIO ARENA, EDITO DA BULZONI
È stato pubblicato il volume “Il Principe è in Casa” dello scrittore Alessio Arena (Palermo, 1996), edito da Bulzoni nella collana “Biblioteca di Cultura”. Si tratta del dodicesimo libro di Arena: un atto unico accompagnato dalla prefazione del regista e storico dello spettacolo Stefano Piacenti e dalla copertina e i bozzetti di Mattia Pirandello. Alessio Arena ha già all’attivo diverse pubblicazioni che comprendono poesia, saggi e un testo teatrale. Dopo il successo del suo “La vena verde” (IQdB Edizioni, 2020), da cui è stato tratto lo spettacolo “Una verde vena di follia” (2022), diretto da Emanuela Giordano e prodotto dal Teatro Biondo di Palermo (con la grande Mascia Musy nei panni della protagonista), Alessio Arena propone dunque un nuovo testo destinato al teatro. Il libro “Il Principe è in Casa” (Bulzoni) è disponibile in tutte le librerie italiane e negli store online. Come si legge nella quarta di copertina del volume, firmata da Arena, “Il monologo racconta, in fondo, la storia di una coppia qualunque: il Principe, ultimo esponente di un’immaginaria antica famiglia aristocratica siciliana, e la sua dimora, sopravvissuta alla mafia e al sacco di Palermo. Condivide con il pubblico il suo grande amore per la casa che abita fin da bambino: a tratti madre, a tratti compagna, è tutto ciò che resta della sua vita e della sua famiglia. Il Principe racconta che il figlio, noncurante dei desideri del padre, intende cacciarlo di casa e venderla, mettendo fine di fatto alla vita di entrambi: della dimora e di chi la abita. Il racconto viaggia nel tempo, apre parentesi su pagine oscure della storia della Sicilia, come le stragi mafiose, indugia su amori mancati, su rimorsi e rimpianti, illusioni vecchie e nuove, così come sulla difficoltà a sopravvivere in un mondo che cambia troppo velocemente. La casa è sempre presente. E ascolta, come creatura viva, l’ultima ode del suo innamorato. È un testo pensato per il teatro, per essere portato in scena. Incoraggio ogni regista a cimentarsi in libertà sul testo, anche allontanandosi, se lo riterrà necessario, dalle mie ipotesi di messinscena. D’altro canto, auspico che il libro possa trovare spazio anche in contesti didattici, offrendosi a studenti di teatro che, forse più di altri, possono realizzarne le infinite possibilità di essere.” Alessio Arena La copertina, come i bozzetti all’interno del volume, è opera di Mattia Pirandello. La prefazione è firmata dal regista Stefano Piacenti. Il volume di Arena è stato inoltre curato, in qualità di editor e correttore di bozze, da Andrea Emanuele. Breve biografia dell’autore: Alessio Arena (Palermo, 1996), scrittore e studioso di teatro e discipline dello spettacolo, ha insegnato presso università e istituti in Italia e all’estero. tra i quali l’Universidad Nacional de Rosario, l’Universidade de São Paulo, l’Universidad Nacional del Litoral, l’Universidad Autónoma de Entre Ríos, la Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” (Milano) e l’Università di Foggia. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Verona in cotutela con l’Université Sorbonne Nouvelle. I suoi interessi di ricerca comprendono il teatro italiano contemporaneo. Ha ricevuto premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale per il suo lavoro letterario e accademico. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui sei raccolte di poesie, tre saggi sul teatro e un testo teatrale. Alcune sue opere sono state tradotte in spagnolo, arabo e inglese.
Per approfondire: alessioarena.it In allegato: Foto dell’autore, Alessio Arena, e copertina del volume. Carlo Guidotti Cell.: 3286783107 Iscr. OdG: 161796
Fotomontaggio creato da Elisa Mascia -Italia con la gentile concessione delle foto del prof Kareem Abdullah -Iraq e Jamila Mazraani – Libano meridionale
La partenza ti ha chiamata
È incredibile come tu abbia camminato da sola nella lotta della transizione per superare le insidie della luce, tu che non sei mai stata sola con te stessa, perché parte di te e di tutta te è la generosità ammissibile con l’abbondanza della tenerezza e la sete dei baci. È passato un anno dalla tua partenza, gravata dal dolore, accendendo nel mio segreto mille domande e interrogativi: Dove sei, O canto del mio cuore, in quel mondo immerso nei segreti? Un mondo che suscita meraviglia e stupore? Da allora, la mia anima ha bevuto dal calice del tuo amaro desiderio, sconfitta dalla brama sui sentieri dell’impazienza, individuata dalla perdita, provocandone la forza e la determinazione. Oh, se solo sapessi quanto è amaro il sapore dell’assenza è come il colocinto, restringendo le mie distanze, suonando la campana della mia tristezza, cantando una melodia di desiderio e sospiri. La tua partenza mi invade come fulmini furiosi o un freddo gelido più pungente di quello di uno scorpione, bruciandomi le arterie e facendomi pulsare il cuore. I rantoli mortali del crepuscolo mi lacerano le membra catturandomi in un angolo che ogni notte sradica la mia anima dalla serenità della culla, abbandonando il mondo dell’insonnia, librandomi in un regno sconosciuto, sperando di visitare la tua anima, di carpire un barlume di tenerezza per lenire le mie ferite. So che raggiungerti è impossibile, ma l’immaginazione è una forza coraggiosa. che mi strappa dall’abbraccio dei dolori. Raccolgo i frammenti dei miei pensieri sparsi sulla tela del dolore, mi inganna con bellissime visioni e mi lascia sul treno dell’illusione, come se fossi tra le tue braccia, baciando il tuo volto radioso come la luna piena. I baci si arrendono alle tue guance rosee e il mio cuore continua il suo viaggio dentro di te, annegando nella primavera della tenerezza, sottomettendosi agli spettri dei sogni bevendo il tuo affetto a suo piacimento, eppure rifiutandosi di andarsene. Ciò che ti piace e rifiuta di essere felice si stanca della tua tenerezza, e il giorno sorge sui rancori dei sogni.
Jamila Mazraani Libano meridionale, il fiore profumato degli arabi
La poetessa Jamila Mazraani ha scritto una poesia narrativa espressiva e fortemente emozionale, che si basa sul tema della perdita come esperienza esistenziale completa, non semplicemente come un evento fugace. In questa poesia narrativa esemplare, la partenza non è semplicemente un atto di partenza, ma un’entità vivente che evoca, affronta e rimodella l’animo umano fin dalle sue radici.
La poetessa inizia la sua poesia con un misto di meraviglia e rimprovero:
“Che strano che tu camminassi da solo…” Fin dal primo verso, stabilisce un contrasto toccante tra la natura del viaggio come fonte traboccante di generosità e tenerezza, e la durezza della partenza, avvenuta in solitudine, silenziosamente e all’improvviso. Questo contrasto costituisce la spina dorsale del testo e lo permea di una profonda tensione emotiva.
Il linguaggio della poesia scorre con una narrazione densa e poetica, dove le immagini sensoriali si intrecciano con le emozioni interiori. L’assenza qui ha il sapore del fiele, il suo suono quello di una campana di dolore e la sua esperienza quella di un freddo pungente o di fulmini, in una molteplicità di significati che rivelano la profondità dell’esperienza e la sua completezza, abbracciando sia i sensi che il cuore. La poetessa non si limita a descrivere il dolore; lo abita, dandogli un corpo, una voce e un’atmosfera.
L’immaginazione emerge nel testo come un meccanismo di resistenza, un ultimo rifugio di fronte all’inadeguatezza della realtà: L’immaginazione è coraggiosa, la strappa dall’abbraccio del dolore e la conduce sul treno dell’illusione verso un momento di compensazione, temporaneo, ma essenziale per la sopravvivenza. Qui risiede la genialità della poetessa nel trasformare l’illusione in un atto di salvezza psicologica, non di debolezza, e nel fare del sogno uno spazio umano per una guarigione posticipata.
La narrazione della poesia è circolare, inizia con lo stupore e termina con il risveglio in un groviglio di sogni, come se la poetessa affermasse che la perdita non è chiusa, ma piuttosto si reinventa ogni mattina in una nuova forma. Questo è ciò che conferisce alla poesia la sua autenticità e trasparenza, lontana da finzioni o abbellimenti.
“La partenza ti ha chiamato ” è una poesia che appartiene al regno delle emozioni profonde, dove il linguaggio si fonde con le lacrime, il ricordo con l’immaginazione e il desiderio con l’amara consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno. Questo testo afferma che Jamila Mazraani scrive da un luogo di autenticità, possedendo una sensibilità poetica narrativa capace di trasformare il dolore personale in un’esperienza umana condivisa che risuona con i lettori di tutto il mondo.
Un omaggio a un’anima che scrive con l’inchiostro del cuore e a una poesia che ascolta la perdita fino al suo ultimo fremito.
Poesia di Jamila Mazraani Lettura del Dott. Karim Abdullah
ناداكِ الرّحيل
عجبًا كيف سِرْتِ وحيدة في مُعْتَركِ الإنتقال فوق مَطَبّات النّور أنتِ التي لم تنفرد بنفسها يومًا فبعضك وكلّك الكَرْمَ المباح بفيض الحنوّ وظمأ القبلات،عامٌ على الإرتحال مضى مثقلًا بالإيلام يُشعل في سرّي ألف سؤال وسؤال أينكِ يا غرّيدة الفؤاد في ذاك العالم المغمور بالأسرار؟ المثير للدّهشة والانبهار؟ ها روحي مذ ذاك تترع كأس اشتياقك المرير يهزمها الشّوق على مدارج اللّهفة يستفرد بها الفقد يستفزّ صلابتها والعزم. آه لو تعلمين كم كالحنظل طعم الغياب يضيق بي المدى يقرع ناقوس حزني يرتّلني معزوفة حنين وآهات، يغزوني رحيلك صواعق ثائرة أو زمهرير فاق العقرب لسعًا يكوي شراييني والخلجات يقطّعُ أوصالي حشرجات الأفول يأسرني في زاوية تُقلع روحي كلّ ليلة من سكينة المهاد هاجرة عالم السّهاد تحلّق في عالم مجهول علّها تراود روحك تخطف ومضة حنان تبلسم بها الجراح.أعلم أنّ الغَدْو إليك قاصر لكنّ الخيال مغوار يسرقني من حضن الأحزان ألملم شتات أفكاري المبعثرة على صفيح الوجع يخدعني برؤى جميلة يسبيني في قطار الوهم كأنّي بين أحضانك ألثم وجهك المستنير كالبدر فتستسلم القبل لوجناتك الورديّة وقلبي ماضٍ فيك مسترسلًا يغرق في نبع الحنان ينصاع لأطياف أحلام يعبّ من حنوّك ما طاب وتأبى السّريرة يطلع النهار على أضغاث أحلام.
جميلة مزرعاني لبنان الجنوب ريحانة العرب
لقد كتبت الشاعرة جميلة مزرعاني قصيدًة سرديًّة تعبيريًّة عالية الشحنة الوجدانية، تتكئ على خطاب الفقد بوصفه تجربة وجودية كاملة، لا مجرّد حدث عابر. في هذه القصيدة السردية التعبيرية النموذجية ، لا يكون الرحيل فعلَ مغادرة فحسب، بل كائنًا حيًّا يستدعي، يناوش، ويعيد تشكيل الداخل الإنساني من جذوره.
تستهل الشاعرة قصيدتها بدهشةٍ مشوبة بالعتاب: «عجبًا كيف سِرتِ وحيدة…» فتؤسس منذ السطر الأول مفارقة موجعة بين طبيعة الرحلة بوصفها كائنًا فيضًا من الكرم والحنو، وبين قسوة الرحيل الذي حدث على نحوٍ منفرد، صامت، ومباغت. هذه المفارقة تشكّل العمود الفقري للنص، وتمنحه توتره العاطفي العميق.
لغة القصيدة تتدفّق بسردٍ شعريّ كثيف، تتعانق فيه الصور الحسية مع الانفعالات الداخلية. فالغياب هنا يُذاق كالحنظل، ويُسمع ناقوس حزن، ويُعاش كـ زمهرير أو صواعق، في تعدّدٍ دلالي يشي بعمق التجربة وشمولها للحواس والوجدان معًا. إن الشاعرة لا تصف الألم، بل تُقيم فيه، وتُلبسه جسدًا وصوتًا ومناخًا.
ويبرز الخيال في النص كآلية مقاومة، وكملاذٍ أخير أمام عجز الواقع: الخيال مغوار، يسرقها من حضن الأحزان، ويقودها في قطار الوهم نحو لحظة تعويضية، مؤقتة، لكنها ضرورية للبقاء. هنا تتجلّى براعة الشاعرة في تحويل الوهم إلى فعل إنقاذ نفسي، لا إلى ضعف، وفي جعل الحلم مساحةً إنسانية للترميم المؤجل.
السرد في القصيدة دائريّ، يبدأ من الدهشة وينتهي بالاستيقاظ على أضغاث أحلام، وكأن الشاعرة تقول إن الفقد لا يُغلق، بل يعيد نفسه كل صباح بصورة جديدة. وهذا ما يمنح القصيدة صدقها وشفافيتها، بعيدًا عن الادّعاء أو الزخرفة.
«ناداكِ الرحيل» قصيدة تنتمي إلى شعر الوجدان العميق، حيث تمتزج اللغة بالدمع، والذاكرة بالخيال، والحنين بالوعي المرّ باستحالة الاستعادة. نصٌّ يؤكّد أن جميلة مزرعاني تكتب من مكانٍ صادق، وأنها تمتلك حسًّا سرديًّا شعريًّا قادرًا على تحويل الألم الشخصي إلى تجربة إنسانية مشتركة، تمسّ القارئ أينما كان.
تحية لروحٍ تكتب بحبر القلب، ولقصيدةٍ تُصغي للفقد حتى آخر الرجفة.
Karim Abdullah: Dopo la fine della guerra Dottore. Karim Abdullah Pubblicato il: 10 febbraio 2026
Quando la guerra finì, nulla finì. Le città cambiarono nome, le mappe mutarono colore, ma la notte rimase la stessa, riempiendomi di urla, gioia spezzata e sofferenza che calpesta i confini del significato, e non ha senso padroneggiare l’arte di sedermi nel mio petto. * Ora sono solo, più vasto della devastazione e più angusto di qualsiasi possibile salvezza. Porto dentro di me il clamore del mondo come se fossi l’ultimo essere umano e il primo crimine. * O assente che sei sempre presente, puoi restituire la speranza alla mia anima senza scusarti per questo universo? Puoi toccare questo cuore che è sopravvissuto ai proiettili ma è caduto nell’abisso del significato? * È una perdita… una perdita cosmica non rivederti mai più, che il tuo volto finisca ai confini della memoria come una luna che si è spenta, senza lasciare spiegazioni. * Non ti ho violentata, no… Ho violentato il tempo maledetto, l’ho tirato per il collo per rubare un momento in cui eravamo fuori dalla storia, al di fuori dalla vuota moralità e fuori dalle leggi che giustificano i massacri e condannano l’amore.
* Con te, mi sono ritrovato come un sopravvissuto trova il proprio nome dopo essere stato estratto dalle macerie. Eri lo specchio che non mente, il rifugio che non chiede documenti. * Tu sei la donna che ho adorato per anni e che adoro ancora, non perché sei una dea, ma perché sei abbastanza fragile da sopravvivere alla santificazione. Ti ho adorata perché sei umana, perché i tuoi occhi non reclamavano salvezza e perché la tua voce mi ha insegnato che la misericordia non è debolezza ma raro coraggio. * Le tue emozioni colorate hanno creato molti colori nella mia anima, colori che gli aerei non possono vedere, che le accademie non possono insegnare, colori che assomigliano al pianto quando comprende se stesso. * Dopo la guerra, non temo più la morte; temo di vivere senza trovarti in queste immense rovine che chiamano mondo. * Se puoi sentirmi ora, da qualsiasi parte tu sia, dì all’universo di fermarsi un attimo, di concedere a un cuore un’ultima possibilità di credere che la speranza non è una menzogna elaborata. *** Di: Karim Abdullah Baghdad – Iraq
صحيفة المُثقف نصوص أدبية كريم عبد الله: بعد أن انتهت الحرب د. كريم عبد الله نشر بتاريخ: 10 شباط/فبراير 2026
عندما انتهت الحرب لم ينتهِ شيء. المدن غيّرت أسماءها، والخرائط بدّلت ألوانها، لكن الليل ظلّ هو الليل، يمتلئ بي . صرخًا، وفرحًا مشروخًا، ومعاناةً تمشي على أطراف المعنى، ولا جدوى تتقن فنّ الجلوس في صدري.
*
أنا الآن وحدي، أوسع من الخراب وأضيق من نجاةٍ محتملة. أحمل في جسدي ضجيج العالم كأنني آخر إنسان وأول جريمة.
*
أيتها الغائبة الحاضرة، هل تستطيعين أن تعيدي الأمل إلى نفسي دون أن تعتذري عن هذا الكون؟ هل يمكنكِ أن تلمسي هذا القلب الذي نجا من الرصاص لكنه سقط في المعنى؟
*
خسارة…خسارة كونية ألا أراكِ مرة أخرى، أن ينتهي وجهكِ عند حدود الذاكرة كقمرٍ انطفأ ولم يترك تفسيرًا.
*
أنا لم أغتصبكِ، لا… أنا اغتصبتُ الزمن اللعين، شدَدته من عنقه لأسرق لحظةً نكون فيها خارج التاريخ، خارج الأخلاق الجوفاء، وخارج القوانين التي تبرّر المذابح وتدين الحب.
*
بوجودكِ كنتُ أجد نفسي كما يجد الناجي اسمه بعد أن يُسحب من تحت الأنقاض. كنتِ المرآة التي لا تكذب، والملجأ الذي لا يطلب وثائق.
*
أنتِ المرأة التي عبدتها سنوات طويلة وما زلت، لا لأنكِ إلهة، بل لأنكِ هشّة بما يكفي لتنجو من القداسة. عبدتكِ لأنكِ بشر، لأن عينيكِ لم تدّعيا الخلاص، ولأن صوتكِ كان يعلّمني أن الرحمة ليست ضعفًا بل شجاعة نادرة.
*
عواطفكِ الملوّنة خلقت ألوانًا كثيرة في روحي، ألوانًا لا تراها الطائرات، ولا تدرّسها الأكاديميات، ألوانًا تشبه البكاء حين يفهم نفسه.
*
بعد الحرب لم أعد أخاف الموت، أخاف أن أعيش دون أن أجدكِ في هذا الركام الكبير الذي يسمونه عالمًا.
*
فإن كنتِ تسمعينني الآن من أي جهةٍ في الوجود، قولي للكون أن يتأنّى قليلًا، أن يمنح قلبًا واحدًا فرصة أخيرة ليصدق أن الأمل ليس كذبة متقنة الصنع.
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بقلم: كريم عبدالله
بغداد – العراق
تعليقات (1) نضال البدري
الشاعر الأستاذ كريم عبدالله .. دام نبض حرفك ودمت بألق
إن كنتِ تسمعينني الآن من أي جهةٍ في الوجود، قولي للكون أن يتأنّى قليلًا، أن يمنح قلبًا واحدًا فرصة أخيرة ليصدق أن الأمل ليس كذبة متقنة الصنع.
Kareem Abdullah: Dopo la fine della guerra Del Dott. Kareem Abdullah, pubblicato il: 10 febbraio 2026
Dopo la fine della guerra
Quando la guerra finì, nulla finì. Le città cambiarono nome, le mappe mutarono colore, ma la notte rimase la stessa, riempiendomi di urla, gioia spezzata e sofferenza che calpesta i confini del significato, e non ha senso padroneggiare l’arte di sedermi nel mio petto. Kareem Abdullah 10-2-2026
Il tumulto della guerra fuori terminò ma in effetti non finì nulla. Nella trasformazione generale molte cose cambiarono come le città alle quali fu dato un nome nuovo come anche le mappe ebbero indicazioni diverse. L’oscurità della notte rimase uguale farcita di urla indicibili quando metteva piede sul limite della gioia e toccava quel filo sottile di una sofferenza penetrante che dentro al petto si è insinuata come fosse un’artista nel forgiare persino il fatuo. Elisa Mascia 11-2-2026
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Ora sono solo, più vasto della devastazione e più angusto di qualsiasi possibile salvezza. Porto dentro di me il clamore del mondo come se fossi l’ultimo essere umano e il primo crimine. Kareem Abdullah 10-2-2026
Nella solitudine la mente combatte battaglie tra i pensieri che tentano di sciogliere i nodi di mille domande. S’ingigantisce l’angustia allontanandosi dal mondo della salvezza graffiando le cicatrici dell’anima per arrivare nel profondo e lungo il percorso per riemergere incontra l’altro sé stesso che lo saluta pensando di essere un criminale per aver commesso colpe inesistenti. È lungo il cammino da lui e dall’ essere l’ultimo uomo insignificante. È una guerra senza tregua, fredda come una doccia sul gelo del mare dinanzi al deserto. Elisa Mascia 11-2-2026
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O assente che sei sempre presente, puoi restituire la speranza alla mia anima senza scusarti per questo universo? Puoi toccare questo cuore che è sopravvissuto ai proiettili ma è caduto nell’abisso del significato? Kareem Abdullah 10-2-2026
Nella sopraggiunta solitudine ho percepito la tua presenza ogni istante dell’ assenza giustificata da circostanze incognite; adesso quello che sento è l’esigenza di riappropriarmi della speranza e, quasi come una supplica chiedo che all’anima venga concesso lo stato spirituale di credere nuovamente alla speranza. Avvicinati, posa la tua mano sul cuore e capirai che sono un sopravvissuto agli spari di una guerra sulle strade di una città desolata e poi in un attimo si è ritrovato ferito e inciampato in una pietra che lo ha catapultato nell’ abisso di un sogno spezzato. Elisa Mascia 11-2-2026
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È una perdita… una perdita cosmica non rivederti mai più, che il tuo volto finisca ai confini della memoria come una luna che si è spenta, senza lasciare spiegazioni. Kareem Abdullah 10-2-2026
Non esiste più quell’attrazione cosmica, averti perso per sempre il rischio dei dolci lineamenti del tuo viso splendido, come il chiarore della luna, è che come lei cada nell’ oblio dopo essersi spenta glissare nuda con le mani in tasca per cercare il biglietto dov’è in rilievo il messaggio bianco scritto in codice degli antichi avi profeti della parola come sei tu mio maestro d’eterna creatività. Elisa Mascia 11-2-2026
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Non ti ho violentata, no… Ho violentato il tempo maledetto, l’ho tirato per il collo per rubare un momento in cui eravamo fuori dalla storia, al di fuori dalla vuota moralità e fuori dalle leggi che giustificano i massacri e condannano l’amore. Kareem Abdullah 10-2-2026
Sappi che non sei stata vittima di pensieri di bistrattazione, La violenza l’ho riversata sul tempo ostile, Ho tentato di dilatarlo senza alcun successo e in disparte più volte l’ho maledetto. Avrei voluto rientrare nella storia anche fingendomi un ladro eravamo fuori dai canoni di una moralità impositiva fuori dal rispetto di leggi ingiuste nel castigare e punire persino l’amore contrario incontrastato dei crimini di guerre giustificate da un sistema che totalmente approva. Elisa Mascia 11-2-2026
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Con te, mi sono ritrovato come un sopravvissuto trova il proprio nome dopo essere stato estratto dalle macerie. Eri lo specchio che non mente, il rifugio che non chiede documenti. Kareem Abdullah 10-2-2026
Da quando ti ho riconosciuta mia anima gemella, nata per me, ho ritrovato il mio nome scritto sulla tua pelle bianca di porcellana sofisticata ricamata dall’artista dell’amore. In ogni lettera del mio nome lo specchio si fermava invitandovi a bere dal tuo calice l’acqua della salvezza, ogni goccia rigenerante come i diamanti di mezzanotte estratti sulla tua pelle bruna e il nettare stanco delle macerie crollate che hanno annunciato il banchetto nuziale dell’imperatrice azzurra. La mappa della tua essenza sono il documento del cielo costellato dei giorni ancora da vivere assieme. Elisa Mascia 12-2-2026
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Tu sei la donna che ho adorato per anni e che adoro ancora, non perché sei una dea, ma perché sei abbastanza fragile da sopravvivere alla santificazione. Ti ho adorata perché sei umana, perché i tuoi occhi non reclamavano salvezza e perché la tua voce mi ha insegnato che la misericordia non è debolezza ma raro coraggio. Kareem Abdullah 10-2- 2026
Un sentimento esclusivo pervade l’uomo che ama la sua donna fino all’ adorazione senza tempo, santa eletta ancora adorata per la umiltà dalle sembianze umane, senza piedistallo. Vivi consapevole che essere misericordiosi è il livello più alto per combattere con l’arma del coraggio senza spargimento di sangue e la vittoria in pugno. Elisa Mascia 12-2-2026
* Le tue emozioni colorate hanno creato molti colori nella mia anima, colori che gli aerei non possono vedere, che le accademie non possono insegnare, colori che assomigliano al pianto quando comprende se stesso. Kareem Abdullah 10-2-2026
La tua energia esplosiva si è trasferita nella mia anima trasformandosi in una tavolozza variopinta di sfumature dei colori che nessuno può vedere nella mia intimità custodita. Nemmeno possono scorgere coloro che da lontano mille miglia tentano di entrare cliccando i tasti di comando di aerei ingegnosi. Emozioni colorate non è dato studiare neanche nelle esclusive università antiche traboccanti di scienza ed umanesimo, apprendere i caleidoscopici colori delle emozioni è impossibile! Colori cangianti del pianto rinchiuso nel segreto del mio cuore per l’ auto riflessione di sé stesso. Elisa Mascia 12-2-2026
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Dopo la guerra, non temo più la morte; temo di vivere senza trovarti in queste immense rovine che chiamano mondo. Kareem Abdullah 10-2-2026
Quando poi alla fine della guerra si contano i danni fuori e dentro le mura, le fortezze hanno ceduto la priorità alla rassegnazione di non temere nulla può fare più tanto male neanche il massimo del distacco. La paura irreparabile e terrificante è immaginare la mia vita senza la tua presenza. No, non posso immaginare l’idea di proseguire il cammino, sulle strade del mondo ferito dalle catastrofi e guerre, se tu non sei accanto a me. Elisa Mascia 12-2-2026 *
Se puoi sentirmi ora, da qualsiasi parte tu sia, dì all’universo di fermarsi un attimo, di concedere a un cuore un’ultima possibilità di credere che la speranza non è una menzogna elaborata. Kareem Abdullah 10-2-2026
Oh, ti prego se percepisci, come sempre e, ancora la mia presenza in te, ordina all’universo di fare una sosta anche solo per un momento. In qualsiasi sito tu sia digli di dare una possibilità ad un cuore affranto per raccogliere tutte le energie e poter credere fermamente nell’ avere fede e sempre accesa speranza che esista una verità semplice e pura e non dar credito alle menzogne escogitate per annientare corpo e mente. Elisa Mascia 12-2-2026 *** Di: Karim Abdullah Baghdad – Iraq
La saggezza è la luce dei nostri sguardi interiori, quanto è bella nell’essere umano.
Con la saggezza raggiungiamo il nostro scopo e trionfiamo sul nemico colpevole.
È un flusso d’intelligenza che ci conduce verso la giustezza e la benevolenza.
Se il tuo nemico è potente, una bestia completa nelle sue forze,
o temi il suo danno e rischi di subire una sconfitta,
se non puoi annientarlo in una guerra di fuoco e scontri, ricorri allora all’astuzia con intelligenza, e pesa le cose con la bilancia della ragione.
Cerca di neutralizzare la sua ostilità e portalo sull’altra riva.
Non uccidere un serpente aggrappato, mentre i tuoi occhi vedono il veleno: piuttosto, estrai da lui il veleno, e avrai compiuto l’opera dei coraggiosi.
Organizzazione e preparazione dell’ articolo pubblicato da Elisa Mascia -Italia, poetessa e scrittrice
يا فرقــــــدًا للشعــــــرِ دمتَ أَميرَهُ عذب البيـــــــان ومفعم الإحساسِ
DEDICA DI QUESTA POESIA DA PARTE DELLA POETESSA SAFAA ABEDIN ZAYED AL FULGIDO ASTRO DELLA POESIA, IL PROFESSOR FOULAZ ABDULLAH AL-ANWAR STELLA DELLA POESIA
Foulaz è una lettera geniale e affabile, che scorre in dolce quiete sulla carta.
Nella sua voce una melodia il cui timbro s’innalza, come un flauto che incanta l’assemblea degli astanti.
Le sue intonazioni arricchiscono l’immaginazione, e il suo pensiero, sempre rinnovato, narra la passione dei respiri.
Ha una penna che nessuna può eguagliare, beato lui e la sua lettera sinuosa.
Porta con sé la spada dell’eloquenza, come se fosse un re assiso sopra le vette degli uomini.
Figli di Hamza, da quando sei cresciuto sulla sua terra, ha soffiato una brezza carica di mirto.
Helwan è divenuta un’oasi letteraria, irrigata dalla bontà del pensiero e dalla dolce compagnia.
O Stella della poesia, resta per sempre il suo principe, dalla parola soave e colmo di sensibilità.
Organizzazione e preparazione dell’ articolo pubblicato da Elisa Mascia -Italia, poetessa e scrittrice
Nawal Khan… Quando la voce torna a Baghdad portando con sé il ricordo dell’esilio e il dolore dell’autenticità
Intervista condotta da: Hamed Al-Dhibyani – Caporedattore
In un’epoca in cui le voci accelerano e i lineamenti svaniscono, l’arte autentica resta un silenzioso atto di resistenza. Quando un’artista che vive in esilio torna in patria, non torna con il suo corpo da sola, ma con una storia di desiderio, domande e ricerca di un’identità che non è mai stata recisa. La cantante irachena Nawal Khan è una di quelle voci che hanno scelto di portare l’Iraq con sé in esilio e di continuare a cantare ancorato alla memoria etnica, lontano dal consumo e dalla superficialità. Il suo ritorno a Baghdad non è stato semplicemente una visita artistica, ma un confronto emotivo con il luogo e con una società che circonda le donne sia con orgoglio che con paura e colloca l’arte sulla scala dei costumi e della tradizione. In questa intervista speciale con Sada Al-Thaqafa International Magazine, Nawal Khan apre il suo cuore per parlare di esilio, ritorno, lotta contro i vincoli sociali e del suo interesse estetico nel preservare l’autentico colore iracheno, mentre si muove costantemente tra autenticità e modernità, tra il sogno della voce e la prova della realtà.
D1: Dopo anni di esilio, come hai trovato l’Iraq al tuo ritorno? E l’Iraq ti ha trovato come speravi? R: Dopo lunghi anni di distanza dalla mia amata patria, sono tornato a Baghdad per partecipare al Baghdad International Art Festival su gentile invito del suo direttore, Abbas Al-Khafaji. Ho anche risposto a un invito di apprezzamento da parte del Rashid Center for Culture and Arts, gestito dal signor Asaad Mashay, dove ho presentato una serata di canto a cui hanno partecipato numerose bastas irachene. Ho trovato Baghdad una donna autentica e forte, che conserva ancora i suoi bellissimi lineamenti sumeri nonostante la stanchezza degli anni, assetata di amore, cura e creatività e di tutto ciò che alza in alto la sua bandiera. Il mio ritorno è stato pieno di emozioni, ma aspiravo a ottenere risultati più artistici, il che non è privo di difficoltà alla luce dell’assenza di società di produzione irachene che adottino nuove voci.
D2: Perché hai scelto l’arte etnica autentica come percorso? R: La mia insistenza nel presentare l’autentico colore iracheno non è arrivata arbitrariamente, ma perché è il più vicino alla mia personalità e al mio cuore. Mi rendo pienamente conto che questo colore non è in linea con il ritmo veloce del tempo e il gusto mutevole del pubblico, ma non sono contrario alla modernità. Cerco piuttosto una formula artistica che unisca autenticità e modernità senza svuotare l’anima del suo contenuto.
D3: In che modo le pressioni sociali e familiari si sono riflesse sul tuo percorso artistico? R: Non è facile per la società accettare che una donna entri nel campo dell’arte, non solo nel canto ma in tutti i campi della creatività. Ho dovuto affrontare alcune di queste difficoltà, ma non hanno fatto altro che aumentare la mia determinazione. La mia preoccupazione costante è stata quella di preservare il mio nome e di rispettare il mio pubblico, la mia famiglia e ciò che mi circonda. Dietro ogni percorso creativo c’è una storia e una sofferenza, e la cosa più importante è raggiungere l’apprezzamento a cui aspiriamo.
D4: Pensi che la società irachena rappresenti ancora un ostacolo per l’artista donna? R: La società irachena ha una specificità distintiva nella sua visione delle donne. Non desidera altro che splendore, dignità e orgoglio per lei e quindi teme il suo ingresso nell’ambiente artistico, credendo che ciò possa incidere sulla sua autenticità ed essenza. Forse questa preoccupazione a volte è giustificata, ma la questione dipende principalmente dai principi e dai fondamenti che l’artista porta con sé prima di entrare in questo campo.
D5: Come hai bilanciato esilio e appartenenza? R: L’esilio, così come prende, dà e, così come apre orizzonti, priva di cose preziose. Mi ha dato l’opportunità di praticare l’arte con maggiore facilità, ma mi ha tolto il calore della patria, la vicinanza della famiglia e i legami di parentela. Questa perdita è stata tra le cose più difficili che ho dovuto affrontare, ma non ha spezzato il mio senso di appartenenza.
D6: Il ritorno è stato un tentativo di riscoprire la tua identità artistica? R: Certamente. Sentivo di essere in un viaggio alla ricerca della mia identità artistica in un momento in cui l’arte è diventata più complessa nei suoi calcoli, ma procedo sempre con speranza. Le mie visite a Baghdad hanno infranto la barriera dell’assenza e sono state piene di desiderio e amore. La mia anima mi ha preceduto in ogni luogo e il nome “Baghdad della bellezza” non mi è mai uscito dalla lingua.
D7: Come consideri il ruolo dei giovani nel far rivivere il patrimonio culturale? R: Ciò che ha attirato la mia attenzione è stato il gran numero di gruppi giovanili che fanno rivivere l’eredità irachena e sono abbracciati dalle generazioni più giovani. Si tratta di un grande risultato, perché collegano il passato con il presente e introducono i giovani alla loro autentica eredità artistica. Questo è ciò che faccio anche nei miei concerti a Londra. Il nostro ruolo di artisti è preservare la memoria delle nuove generazioni, soprattutto perché vivono in società straniere.
D8: Hai dovuto affrontare rifiuti o opposizioni perché sei una donna? R: In ogni nuova esperienza c’è opposizione e mancanza di incoraggiamento, spesso dovuta alla mancanza di coraggio, soprattutto quando si tratta di donne che entrano nel campo artistico. La mia esperienza non è stata priva di sfide, ma si sono sempre dissolte nell’amore del mio pubblico e nel rispetto che nutriva nei miei confronti, e questo mi basta per conciliare tutte le difficoltà.
D9: Come descrivi il tuo rapporto con il pubblico iracheno? R: Tra il mio pubblico, sento di essere la loro figlia e la loro sorella, ed è esattamente ciò che ho provato durante le mie visite a Baghdad. Questo senso di appartenenza e di sostegno umano è ciò che mi dà la forza di continuare nonostante gli ostacoli.
Q10: Qual è il tuo messaggio alle istituzioni culturali, e qual è la tua prossima ambizione? R: Attraverso la vostra stimata rivista e piattaforma, invito l’Artists’ Syndicate di Baghdad, rappresentato dal signor Jabbar Al-Joudi, a prestare attenzione alle artiste espatriate e a creare reali opportunità artistiche per integrarci con il pubblico iracheno attraverso festival ed eventi in Patria. Per quanto riguarda la mia ambizione artistica, è quella di affermare la mia identità artistica e di ricevere maggiore attenzione dall’Iraq, che rappresento nel mio esilio. Vi ringrazio per questa intervista e auguro a voi e allo staff della rivista continui progressi e successi. Che tu possa stare bene ogni anno, con donazioni continue.
.نوال خان… حين يعود الصوت إلى بغداد حاملاً ذاكرة الغربة ووجع الأصالة أجرى الحوار: حامد الضبياني – رئيس التحرير
في زمنٍ تتسارع فيه الأصوات وتبهت الملامح، يظلّ الفن الأصيل فعلَ مقاومةٍ صامتة، وحين تعود فنانةٌ مغتربة إلى وطنها، لا تعود بجسدها فقط، بل بتاريخٍ من الشوق والأسئلة والبحث عن هوية لم تنقطع. المطربة العراقية نوال خان واحدة من تلك الأصوات التي اختارت أن تحمل العراق معها إلى المنافي، وأن تُبقي الغناء متكئًا على الذاكرة العرقية، بعيدًا عن الاستهلاك والسطحية. عودتها إلى بغداد لم تكن مجرّد زيارة فنية، بل مواجهة وجدانية مع المكان، ومع مجتمعٍ يحوط المرأة بالفخر والخوف معًا، ويضع الفن في ميزان العرف والتقاليد. في هذا الحوار الخاص مع مجلة صدى الثقافة العالمية، تفتح نوال خان قلبها للحديث عن الغربة، والعودة، والصراع مع القيود الاجتماعية، وعن رهاناتها الجمالية في الحفاظ على اللون العراقي الأصيل، وهي تمضي بثباتٍ بين الأصالة والحداثة، وبين حلم الصوت وامتحان الواقع.
س١..بعد سنوات الاغتراب، كيف وجدتِ العراق عند العودة؟ وهل وجدكِ العراق كما تمنّيتِ؟
ج:-.بعد سنوات طويلة من البعد عن الوطن الغالي، عدتُ إلى بغداد لأشارك في مهرجان بغداد الفني الدولي بدعوة كريمة من مديره الأستاذ عباس الخفاجي، كما لبّيتُ دعوة احتفاء من مركز الرشيد للثقافة والفنون بإدارة الأستاذ أسعد مشاي، حيث قدّمت أمسية غنائية تضمنت العديد من البستات العراقية. وجدتُ بغداد امرأةً أصيلةً قوية، ما زالت تحتفظ بملامحها السومرية الجميلة رغم تعب السنين، متعطشة للحب والاهتمام والإبداع، وكل ما يرفع رايتها عاليًا. كانت عودتي مليئة بالمشاعر، لكنني كنت أطمح لتحقيق المزيد فنيًا، وهو أمر لا يخلو من الصعوبة في ظل غياب شركات إنتاج عراقية تتبنى الأصوات الجديدة.
س٢:_لماذا اخترتِ الفن العرقي الأصيل مسارًا لكِ؟ ج:_إصراري على تقديم اللون العراقي الأصيل لم يأتِ اعتباطًا، بل لأنه الأقرب لشخصيتي وقلبي. أدرك تمامًا أن هذا اللون لا يتماشى مع إيقاع الزمن السريع وذائقة الجمهور المتغيّرة، لكنني لست ضد الحداثة، بل أبحث عن صيغة فنية تحمل الأصالة والحداثة معًا دون أن تُفرّغ الروح من مضمونها. س٣:_كيف انعكست الضغوط الاجتماعية والعائلية على مسيرتكِ؟ ج :_قبول المجتمع لدخول المرأة مجال الفن ليس أمرًا سهلًا، ليس في الغناء فقط بل في كل مجالات الإبداع. واجهتُ بعض تلك الصعوبات، لكنها لم تزِدني إلا إصرارًا. حرصي الدائم كان على الحفاظ على اسمي، واحترام جمهوري وأسرتي ومحيطي، فخلف كل مشوار إبداعي حكاية ومعاناة، والأهم أن نصل إلى التقدير الذي نطمح إليه. س٤ :_هل ترين أن المجتمع العراقي ما زال يقف عائقًا أمام الفنانة؟ ج :_المجتمع العراقي يتمتع بخصوصية مميزة في نظرته للمرأة، فهو لا يريد لها إلا البهاء والكرامة والعزة، ولهذا يخشى دخولها الوسط الفني اعتقادًا منه بأن ذلك قد يمس أصالتها وكيانها. وربما يكون هذا القلق مبررًا أحيانًا، لكن الأمر يعتمد بالدرجة الأولى على المبادئ والأسس التي تحملها الفنانة قبل دخولها هذا المجال.
س٥ :_كيف وازنتِ بين الغربة والانتماء؟ ج :_الغربة مثلما تأخذ فهي تعطي، ومثلما تفتح آفاقًا تسلب أشياء ثمينة. أتاحت لي فرصة ممارسة الفن بسهولة أكبر، لكنها أخذت مني دفء الوطن، وقرب العائلة، وصلة الرحم. هذا الفقد كان من أصعب ما واجهته، لكنه لم يكسر انتمائي. س ٦:_هل كانت العودة محاولة لإعادة اكتشاف هويتكِ الفنية؟ ج :_بالتأكيد. كنت أشعر أنني في رحلة بحث عن هويتي الفنية، في وقت أصبح فيه الفن أكثر تعقيدًا في حساباته، لكنني أمضي دائمًا بالأمل. زياراتي إلى بغداد كسرت حاجز الغياب، وكانت مليئة بالشوق والحب، فروحي كانت تسبقني إلى كل مكان، واسم بغداد الجمال لم يفارق لساني.
س٧:_كيف تنظرين إلى دور الشباب في إحياء التراث؟ ج :_ما شدّ انتباهي هو كثرة الفرق الشبابية التي تحيي التراث العراقي ويحتضنها جيل الشباب. هذا إنجاز عظيم، لأنهم يربطون الماضي بالحاضر، ويعرّفون الشباب بإرثهم الفني الأصيل. هذا ما أفعله أيضًا في حفلاتي بلندن، فدورنا كفنانين أن نحفظ الذاكرة للأجيال الجديدة، خاصة وهم يعيشون في مجتمعات غريبة. س٨:_هل واجهتِ رفضًا أو معارضة بسبب كونكِ امرأة؟ ج :_في كل تجربة جديدة هناك معارضة وعدم تشجيع، والسبب غالبًا هو غياب الجرأة، خصوصًا حين يتعلق الأمر بالمرأة ودخولها المجال الفني. تجربتي لم تخلُ من التحديات، لكنها كانت دائمًا تنصهر أمام حب جمهوري واحترامه لي، وهذا كافٍ لأن أتصالح مع كل الصعوبات.
س٩ :_كيف تصفين علاقتكِ بالجمهور العراقي؟ ج :_بين جمهوري أشعر بأنني ابنتهم وأختهم، وهذا ما شعرت به فعليًا خلال زياراتي لبغداد. هذا الإحساس بالانتماء والدعم الإنساني هو ما يمنحني القوة للاستمرار رغم العرقلات. س١٠:_ ما رسالتكِ للمؤسسات الثقافية، وما طموحكِ القادم؟ ج :_من خلال مجلتكم ومنصتكم الموقرة، أدعو نقابة الفنانين في بغداد، ممثلة بالأستاذ جبار الجودي، إلى الاهتمام بالفنانات المغتربات وخلق فرص فنية حقيقية لدمجنا مع الجمهور العراقي عبر مهرجانات وفعاليات داخل الوطن. أما طموحي الفني، فهو تثبيت هويتي الفنية، وأن أجد اهتمامًا أكبر من العراق الذي أمثله في غربتي. أشكركم على هذا الحوار، وأتمنى لكم ولكادر المجلة كل التقدم والنجاح، وكل عام وأنتم بخير وعطاء مستمر.
Nawal Khan… When the Voice Returns to Baghdad Carrying the Memory of Exile and the Pain of Authenticity Interview conducted by: Hamed Al-Dhibyani – Editor-in-Chief At a time when voices are accelerating and features are fading, authentic art remains a silent act of resistance. When an artist living in exile returns to her homeland, she does not return with her body alone, but with a history of longing, questions, and a search for an identity that has never been severed. The Iraqi singer Nawal Khan is one of those voices that chose to carry Iraq with her into exile and to keep singing anchored in ethnic memory, far from consumption and superficiality. Her return to Baghdad was not merely an artistic visit, but an emotional confrontation with place, and with a society that surrounds women with both pride and fear, and places art on the scale of custom and tradition. In this special interview with Sada Al-Thaqafa International Magazine, Nawal Khan opens her heart to speak about exile, return, the struggle with social constraints, and her aesthetic stakes in preserving the authentic Iraqi color, as she moves steadily between authenticity and modernity, between the dream of the voice and the test of reality. Q1: After years of exile, how did you find Iraq upon your return? And did Iraq find you as you had hoped? A: After long years of distance from my beloved homeland, I returned to Baghdad to participate in the Baghdad International Art Festival upon a kind invitation from its director, Mr. Abbas Al-Khafaji. I also responded to an invitation of appreciation from the Rashid Center for Culture and Arts, managed by Mr. Asaad Mashay, where I presented a singing evening that included many Iraqi bastas. I found Baghdad to be an authentic and strong woman, still retaining her beautiful Sumerian features despite the fatigue of years, thirsty for love, care, and creativity, and for everything that raises her banner high. My return was full of emotions, yet I aspired to achieve more artistically, which is not without difficulty in light of the absence of Iraqi production companies that adopt new voices. Q2: Why did you choose authentic ethnic art as your path? A: My insistence on presenting the authentic Iraqi color did not come arbitrarily, but because it is the closest to my personality and my heart. I fully realize that this color does not align with the fast pace of time and the changing taste of audiences, but I am not against modernity. Rather, I seek an artistic formula that carries authenticity and modernity together without emptying the soul of its content. Q3: How did social and familial pressures reflect on your artistic journey? A: Society’s acceptance of a woman entering the field of art is not easy, not only in singing but in all fields of creativity. I faced some of these difficulties, but they only increased my determination. My constant concern has been to preserve my name and to respect my audience, my family, and my surroundings. Behind every creative journey there is a story and suffering, and the most important thing is to reach the appreciation we aspire to. Q4: Do you think Iraqi society still stands as an obstacle before the female artist? A: Iraqi society has a distinctive specificity in its view of women. It wants nothing for her but splendor, dignity, and pride, and therefore fears her entry into the artistic milieu, believing that this may affect her authenticity and essence. Perhaps this concern is sometimes justified, but the matter depends primarily on the principles and foundations the artist carries before entering this field. Q5: How did you balance exile and belonging? A: Exile, just as it takes, it gives, and just as it opens horizons, it deprives one of precious things. It granted me the opportunity to practice art with greater ease, but it took from me the warmth of the homeland, the closeness of family, and kinship ties. This loss was among the hardest things I faced, yet it did not break my sense of belonging. Q6: Was the return an attempt to rediscover your artistic identity? A: Certainly. I felt that I was on a journey searching for my artistic identity at a time when art has become more complex in its calculations, but I always proceed with hope. My visits to Baghdad broke the barrier of absence and were filled with longing and love. My soul preceded me to every place, and the name “Baghdad of beauty” never left my tongue. Q7: How do you view the role of youth in reviving heritage? A: What caught my attention was the large number of youth bands that revive Iraqi heritage and are embraced by the younger generation. This is a great achievement, because they connect the past with the present and introduce young people to their authentic artistic legacy. This is also what I do in my concerts in London. Our role as artists is to preserve memory for new generations, especially as they live in foreign societies. Q8: Did you face rejection or opposition because you are a woman? A: In every new experience there is opposition and a lack of encouragement, often due to the absence of courage, especially when it comes to women entering the artistic field. My experience was not free of challenges, but they always dissolved in the love of my audience and their respect for me, and that is enough for me to reconcile with all difficulties. Q9: How do you describe your relationship with the Iraqi audience? A: Among my audience, I feel that I am their daughter and their sister, and this is exactly what I felt during my visits to Baghdad. This sense of belonging and human support is what gives me the strength to continue despite obstacles. Q10: What is your message to cultural institutions, and what is your next ambition? A: Through your respected magazine and platform, I call upon the Artists’ Syndicate in Baghdad, represented by Mr. Jabbar Al-Joudi, to pay attention to expatriate female artists and to create real artistic opportunities to integrate us with the Iraqi audience through festivals and events inside the homeland. As for my artistic ambition, it is to establish my artistic identity and to receive greater attention from Iraq, which I represent in my exile. I thank you for this interview and wish you and the magazine staff continued progress and success. May you be well every year, with continuous giving.
Articolo preparato per la pubblicazione da Elisa Mascia -Italia
جميعنا نكتبها… تنثني الحروف، توهم بالسنابل، فتخجل منها المناجل قبل أن تهوي، وتتردد أصداؤها بين جدران الصمت، كما تتردد خطوات الأشباح.
نهبط فوق الأسطحة حمائمَ سلام، فتستقبلها الأرواح طرودَ أوهام، أو أحلاما موءودة في أجنتها، وتنساب بين أيدينا رسائل منسية، كعطرٍ تاهت عنه النسائم .
نصفّق للصمود، فتغلّ يدنا لغة القيود، وتتصاعد أنين الصمت بين أصابعنا، كأنما الأرض نفسها تُهشّم تحت وطأة انتظارنا.
نُهلّل للمدد المقاوم، فيرقص الصدى رقصةَ الموت أمام أسوارٍ متقدة، وجنازير تُسنّ أنيابها، وتخترق صمت الليل، فتتوجّه إليه أنفاسنا المشدودة.
وحين تمر الريح، تتفتت الأقنعة، تذرنا هباءً، ونحمل في ثنايانا آثار الغياب، وجراح من لم يولدوا بعد، كأن كلّ حلم غير مكتمل أصبح نَخلةً تتساقط علينا رطبا جنيا لتتناسل الجذور
وحده الشعب المخلص، يصفع وجوم الحجر، ينحت فيه أيقونة الوجود، ويتلقى من السماء رسائل القدر؛ تهمس له النجوم أسماء الأحياء والأموات، ويستمع إلى صدى ما لم يُقل بعد، ويحتفظ بظلّ كلّ روح مقاومة، حتى لو طُويت كتب الزمان.
Tutti noi le scriviamo… le lettere si piegano, illudono come spighe, e le falci se ne vergognano prima di calare, i loro echi esitano tra i muri del silenzio, come i passi dei fantasmi.
Scendiamo sui tetti come colombe di pace, le anime le accolgono come pacchi d’illusioni o sogni soffocati nei loro stessi grembi, e tra le nostre mani scorrono messaggi dimenticati, come un profumo smarrito dai venti.
Applaudiamo alla resistenza, ma la lingua delle catene ci avvince le mani, e il gemito del silenzio sale tra le nostre dita, come se la terra stessa si frantumasse sotto il peso della nostra attesa.
Esultiamo per il soccorso combattente, e l’eco danza la danza della morte davanti a mura incandescenti, catene che affilano i loro denti e trafiggono il silenzio della notte, verso cui si dirigono i nostri respiri tesi.
E quando passa il vento, le maschere si sgretolano, ci disperde come polvere, portiamo in noi le tracce dell’assenza e le ferite di chi non è ancora nato, come se ogni sogno incompiuto fosse diventato una palma che lascia cadere su di noi datteri maturi per moltiplicare le radici.
Solo il popolo fedele schiaffeggia l’immobilità della pietra, vi scolpisce l’icona dell’esistenza, e riceve dal cielo i messaggi del destino; le stelle gli sussurrano i nomi dei vivi e dei morti, ascolta l’eco di ciò che non è stato ancora detto, e custodisce l’ombra di ogni anima resistente, anche se i libri del tempo venissero chiusi.
Foto cortesia di Taghrid BouMerhi
Organizzazione e preparazione dell’ articolo pubblicato da Elisa Mascia -Italia, poetessa e scrittrice
La tua anima assetata di spiritualità trova ristoro nell’ ardore del rinnovato sentimento mai spento, nascosto tra le pieghe leggere della mia anima. È un grande privilegio dar sollievo alla tua anima dal greve peso di responsabilità nel dar coraggio e sostegno a tutti ed io unicamente a te sorreggo il tuo braccio destro elevati insieme al cielo ora.
Tu la mia speranza che torna a te con la dolcezza della forza già impronta nel tuo cuore. L’abbraccio del fluire dolce e melodioso delle acque di un fiume nato dai rivoli di una montagna innevata che ha perso la memoria del suo gelo.
Scorre per perdersi nel mare della tranquillità dove insieme s’incontrano anime affini per seminare petali di speranza nelle oasi di un deserto stampato sulla pelle ancor prima dell’esistenza dell’io dono di speranza.
Poesia creata dall’ingegno mentale ed emozionale di: