Carlos Javier Jarquin intervista Franklin Calvo, appassionato di arti visive e insegnamento.

Foto cortesia di Franklin Calvo, meglio conosciuto come FranD’klin, nato a San José, in Costa Rica, è un artista visivo, scrittore, docente e gestore culturale.

Franklin Calvo, appassionato di arti visive e insegnamento

Di Carlos Javier Jarquín

L’arte, la cultura e le lettere mi hanno dato il privilegio di conoscere persone incredibili, degne di ammirazione. È un onore incontrarle, sia di persona che virtualmente. Oggi vi presento, attraverso questa intervista, Franklin Calvo Calvo meglio conosciuto come FranD’klin, nato a San José, in Costa Rica. È un artista artistico il cui lavoro ha viaggiato per numerosi Paesi; inoltre, è docente, scrittore e gestore culturale. Attualmente lavora presso il Ministero della Pubblica Istruzione (MEP), dove insegna pittura e spagnolo. L’Associazione Nazionale degli Educatori (ANDE) ha premiato la sua opera artistica in due occasioni: con una menzione d’onore e un primo posto nella pittura a livello nazionale.
Conosco Franklin da molti anni e, con il passare del tempo, la nostra amicizia si è rafforzata. Gli sarò sempre grato: durante il 2018 e il 2019, ha promosso il mio invito come giuria al Festival Studentesco delle Arti (FEA) della Scuola Rincón Grande, a Pavas, San José, dove insegna. È stato un onore condividere con questi bambini talentuosi; custodisco ricordi felici e indimenticabili. Esprimo anche da qui il mio sincero ringraziamento perché lui e i suoi allievi hanno letto e studiato alcune delle mie poesie ed articoli. Questo nobile gesto è, per me, il dono più bello che ho ricevuto.
Scopriamo di più su questo talentuoso artista costaricano. FranD’klin ha una formazione accademica internazionale e diversificata: ha studiato Pedagogia presso l’Università della Valle, dove si è laureato come professore per i cicli I e II. Inoltre, si è laureato alla Paramount Academy negli Stati Uniti, specializzandosi in pittura orientale, acquerello, acrilico e olio.
La sua passione per l’arte asiatica lo portò ad essere allievo di rinomati maestri orientali, con i quali perfezionò la tecnica del Sumi-e (pittura a inchiostro) e dell’acquerello orientale. Ha completato i suoi studi in Oriente e Occidente con un’esperienza che qualifica come fondamentale per comprendere l’ “artista interiore” e il rispetto dell’essere umano.
Colgo l’occasione per congratularmi con Franklin per il grande lavoro che ha svolto, sta svolgendo e continuerà a svolgere per l’arte, la cultura, l’educazione e la diffusione della conoscenza. In questa intervista, affrontiamo temi come la sua creatività, i motivi che ispirano le sue pitture, la sua scrittura, il suo lavoro educativo e la sua partecipazione come coautore nell’antologia poetica CANTO PLANETARIO. Sono sicuro che vi piacerà questa chiacchierata con questo artista eccellente. Vi invito a conoscere meglio la sua opera artistica e letteraria.

Intervista

A che età ha avuto il suo primo contatto con le arti plastiche?

Fin da bambino, è stato il tutto come un modellatore sperimentale, ma ritengo che l’artista nasce ed evolve con l’arte.

Da bambino, chi l’ha ispirato ad innamorarsi della pittura?

Lo stesso contorno in cui sono stato creato, poiché vivevo circondato dalla natura; ma, sempre spinto da mia madre e nonna materna, voglio anche ringraziare la grande signora Olga Espinach che ha seguito la mia arte fin da giovane.

Dove ha iniziato i suoi studi d’arte?

Ho iniziato i miei studi dalla scuola primaria e secondaria, quando ero adolescente la mia alma mater era la Casa dell’Artista – ora appartiene al Ministero della Cultura -, poi sono passato alla Paramount Academy con sede in Costa Rica, successivamente, sono stato allievo del famoso pittore Kan Yu Chien che mi ha istruito per 7 anni nella tecnica del Sumi-E e della pittura cinese, ho studiato arti plastiche per il I e II ciclo all’UNED e ho continuato con alcuni laboratori negli USA.

In cosa consiste la tecnica del Sumi-e?

Consiste nell’iniziare ad apprendere la tecnica dei 4 cavalieri menzionati con:
l’orchidea donando la bellezza,
il bambù che dà la forza,
il susino che esprime una delle stagioni dell’anno e
il crisantemo dando il movimento nella tecnica;
Questa tecnica è millenaria e tocca l’anima e lo spirito dell’artista, quando è capace di guardare attraverso il monocromo, i mille colori che ha la vita.

Quali sono i principali temi che affronta nei suoi dipinti e scritti?

I miei dipinti affrontano la natura in tutte le sue manifestazioni e i miei scritti contemplano la carità e l’umanità per mezzo di questi arrivare all’eterno.

Nei suoi primi anni di giovinezza, mostrò grande interesse per gli studi religiosi, ma rifiutò di continuare con questa carriera. Cosa lo ha spinto a dedicarsi maggiormente all’insegnamento e alle arti plastiche?

Mi ha ispirato un apostolato vivo tra le masse del contorno per poter apportare il mio granello di sabbia delle mie conoscenze.

In che modo pensi che l’intelligenza artificiale (AI) possa influenzare o beneficiare gli artisti?

Credo che tutto ciò che porta al bene non ha alcuna influenza sull’umanità e ritengo che l’IA sia un buono.strumento se sappiamo guidarlo.

Con la sua vasta esperienza nelle arti plastiche, come definisce la sua arte di dipingere?

Sono io stesso con porte aperte all’interpretazione che danno all’essere umano pace e tranquillità nel contemplare le mie opere, questo è il mio più grande sogno attraverso la mia arte.

In quali Paesi ha venduto di più le sue opere d’arte?

Le mie opere artistiche sono in diversi Paesi dell’America Centrale e negli Stati Uniti, ma il posto più venduto è nel mio Paese e negli Stati Uniti.

Com’è stata la sua esperienza come docente nelle aree della pittura e dello spagnolo con i suoi studenti?

Il sistema pedagogico ci invita ad essere creativi, a utilizzare assi trasversali e attraverso la pittura e il contorno con i miei studenti ho potuto implementare i miei insegnamenti come insegnante e con la mia poesia abbellire la materia dello spagnolo.

Cosa pensa della frase del fisico teorico Michio Kaku: “Tutti i bambini nascono geni, ma sono schiacciati dalla società e dall’istruzione”?

Tutto differisce, la società ti mette le opportunità, l’educazione le rialimenta, nulla schiacciava, se guardiamo alla vita con speranza sapendo che il rispetto per ciò che scrivono gli altri è primordiale e si contempla solo.

Cosa ha significato per lei far parte di Canto Planetario: Fratellanza sulla Terra (H.C. Editores, 2023)?

Ha rappresentato unirmi a un tutto, attraverso il Canto Planetario e contemplare in diverse poesie di pari la bellezza della vita e ispirarmi alla mente creativa di chi ha convocato il Canto Planetario.

Quale messaggio darebbe alle autorità costaricane affinché sostengano gli artisti e investano in un’istruzione di qualità?

Il messaggio che considero più corretto sarebbe: non estraete mai l’arte dai parametri pedagogici, l’arte è una sala di riposo nel corso della vita, apportando un progresso all’interno di un profilo diverso all’educazione costaricana.



L’intervistatore, è uno scrittore nicaraguense residente in Costa Rica.
Contatto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es









Franklin Calvo, apasionado de las artes visuales y la docencia

Por Carlos Javier Jarquín
El arte, la cultura y las letras me han brindado el privilegio de conocer a personas increíbles, dignas de admirar. Es un honor coincidir con ellas, ya sea presencialmente o virtualmente. Hoy les presento, a través de esta entrevista, a Franklin Calvo Calvo mejor conocido como FranD’klin, nació en San José, Costa Rica. Es un destacado artista plástico cuyo trabajo ha viajado por numerosos países; además, es docente, escritor y gestor cultural. Actualmente labora en el Ministerio de Educación Pública (MEP), donde imparte clases de pintura y español. La Asociación Nacional de Educadores (ANDE) ha premiado su obra artística en dos ocasiones: con una mención de honor y un primer lugar en pintura a nivel nacional.
Conozco a Franklin desde hace muchos años y, con el paso del tiempo, nuestra amistad se ha fortalecido. Siempre le estaré agradecido: durante 2018 y 2019, él impulsó mi invitación como jurado en el Festival Estudiantil de las Artes (FEA) de la Escuela Rincón Grande, en Pavas, San José, donde es docente. Fue un honor compartir con esos niños talentosos; guardo gratos e inolvidables recuerdos. También extiendo desde aquí mi sincero agradecimiento porque él y sus alumnos han leído y estudiado algunos de mis poemas y artículos. Este noble gesto es, para mí, el regalo más hermoso que he recibido.
Conozcamos más sobre este talentoso artista costarricense. FranD’klin cuenta con una formación académica internacional y diversa: estudió Pedagogía en la Universidad del Valle, donde se tituló como profesor para los ciclos I y II. Además, se graduó en la Paramount Academy de Estados Unidos, especializándose en pintura oriental, acuarela, acrílico y óleo. Su pasión por el arte asiático lo llevó a ser discípulo de reconocidos maestros orientales, con quienes perfeccionó la técnica del Sumi-e (pintura a tinta) y la acuarela oriental. Complementó sus estudios en Oriente y Occidente una experiencia que califica como fundamental para comprender el “artista interior” y el respeto por el ser humano.
Aprovecho esta ocasión para felicitar a Franklin por el gran trabajo que ha realizado, realiza y seguirá haciendo por el arte, la cultura, la educación y la difusión del conocimiento. En esta entrevista, abordamos temas como su creatividad, los motivos que inspiran sus pinturas, su escritura, su labor educativa y su participación como coautor en la antología poética CANTO PLANETARIO. Estoy seguro de que disfrutarán esta charla con este excelente artista. Los invito a conocer más sobre su obra artística y literaria

Entrevista

¿A qué edad tuvo su primer contacto con las artes plásticas?
Desde muy niño, fue el todo como un modelador experimental, pero, considero que el artista nace y evoluciona con el arte.

De pequeño, ¿quiénes lo inspiraron para que se enamorara de la pintura?

El mismo contorno en el que fui creado, ya que, vivía rodeado de naturaleza; pero, siempre me impulsó mi madre y abuela materna, también le quiero agradecer a la gran dama la señora Olga Espinach que dio seguimiento a mi arte desde muy joven.

¿Dónde inició sus estudios de arte?

Inicié mis estudios desde la primaria y secundaria, cuando era adolescente mi alma máter fue la Casa del Artista -ahora pertenece al Ministerio de Cultura-, luego pasé a la Paramount Academy con sede en Costa Rica, posteriormente, fui alumno del famoso pintor Kan Yu Chien quien fue el que me instruyó durante 7 años en la técnica del Sumi-E y la pintura china, estudié artes plásticas para I y II ciclo en la UNED y continué con algunos talleres en USA.

¿En qué consiste la técnica del Sumi-e?

Consiste en comenzar a aprender la técnica de los 4 caballeros referidos con:
la orquídea dando la belleza,
el bambú dando la fuerza,
el ciruelo expresando alguna de las estaciones del año y
el crisantemo dando el movimiento en la técnica;
Esta técnica es milenaria y toca el alma y espíritu del artista, cuando sea capaz de mirar a través del monocromo, los mil colores que tiene la vida.

¿Cuáles son los principales temas que aborda en sus pinturas y escritos?

Mis pinturas abordan la naturaleza en todas sus manifestaciones y mis escritos contemplan la caridad y humanidad para por medio de estos llegar a lo eterno.

En sus primeros años de juventud, mostró gran interés en los estudios religiosos, pero declinó continuar con esa carrera. ¿Qué lo motivó a dedicarse más a la docencia y las artes plásticas?

Me inclinó un apostolado vivo entre las masas del contorno para poder aportar mi grano de arena de mis conocimientos.

¿De qué manera cree que la Inteligencia Artificial (IA) puede afectar o beneficiar a los artistas?

Creo que todo lo que conduzca a lo bueno no tiene ninguna afectación a la humanidad y considero que la IA es un buen instrumento si lo sabemos direccionar.

Con su gran experiencia en las artes plásticas, ¿cómo define su arte de pintar?

Soy yo mismo con puertas abiertas a la interpretación que donen al ser humano paz y tranquilidad al contemplar mis obras, ese es mi mayor sueño a través de mi arte.

¿En qué países ha vendido más sus obras artísticas?

Mis obras artísticas están en varios países de Centroamérica y Estados Unidos, pero,nal en dónde más he vendido es en mi propio país y USA.

¿Cómo ha sido su experiencia como docente en las áreas de pintura y español con sus alumnos?

El sistema pedagógico nos invita a ser creativos, a utilizar ejes trasversales y a través de la pintura y el contorno con mis alumnos he podido implantar mis enseñanzas como docente y con mi poesía embellecer la materia del español.

¿Qué opinión le merece la frase del físico teórico Michio Kaku: “Todos los niños nacen genios, pero son aplastados por la sociedad y la educación”?

Todo difiere, la sociedad te pone las oportunidades, la educación las retroalimenta, nada aplasta, si vemos la vida con esperanza sabiendo que el respeto a lo que otros escriben es primordial y solo se contempla.

¿Qué representó para usted ser parte de Canto Planetario: Hermandad en la Tierra (H.C. Editores, 2023)?

Representó unirme a un todo, a través del Canto Planetario y a contemplar en diferentes poemas de iguales la belleza de la vida e inspirarme en la mente creativa de quién convocó al Canto Planetario.

¿Qué mensaje les compartiría a las autoridades costarricenses para que apoyen a los artistas e inviertan en una educación de calidad?

El mensaje que considero más correcto sería, no saquen nunca el arte de los parámetros pedagógicos, el arte es una sala de descanso en el correr de la vida, aportando un avance dentro de un perfil diferente a la educación costarricense.



El entrevistador, es escritor nicaragüense radicado en Costa Rica.
Contacto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es



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Foto cortesia dell’ intervistatore Carlos Javier Jarquin
Titolo: Fortezza interiore
Tecnica: Sumi-E, inchiostro cinese, 45×45
Anno: 2026
Autore: Franklin Calvo
Titolo: Un bel gelsomino al mio TAO
Tecnica: Acquerello 75×70
Anno: 2025
Autore: Franklin Calvo.

Racconto di Saadoun Jabbar Al-Baydani

Foto cortesia di Saadoun Jabbar Al-Baydani

Abaya


Saadoun Jabbar Al-Baydani


Quattro cercano un’oscurità in cui avvolgersi. Il più grande non sa ancora scrivere e il più piccolo non sa parlare. La madre tiene il padre in attesa mentre conta con perseveranza ciò che resta dei suoi cento giorni. Li ha messi sotto un’abaya e li ha cullati fino al sonno. Il più grande le ha chiesto prima di dormire:
— Cos’è questo grande pipistrello sotto cui troviamo ombra?
Lei risponde: “Una tenda”. Loro rispondono: “Un’abaya”. Lei risponde: “Una coperta”. Loro dicono: “Il sole la strapperà, la perforerà e ne succhierà il colore”. Il figlio maggiore voleva entrare nell’oscurità per il dolore per il padre e per la frustrazione per gli informatori, così si è aggrappato a un grande striscione che conserva un po’ di oscurità, appeso al tetto della casa, in ricordo di una tragedia più dolce.  La madre gli disse:
— La tua camicia è dal sarto, e forse l’ha già finita.
Andò dal sarto e tornò deluso, piangendo. Il secondo lo seguì, tornò deluso e pianse. Così fece il terzo. E il quarto pianse per il loro pianto, e il pianto rimase sospeso tra due abaya: una che volava come un pipistrello e l’altra avvolta come un riccio. Poi il silenzio li avvolse, ognuno abbracciando l’altro. Dopo che la madre fu rassicurata dal sonno della creazione, sollevò parte del suo velo mentre giaceva sulla schiena, guardando una stella luminosissima dell’Orsa Maggiore e un’altra della Via Lattea attraverso due fori spaiati nell’abaya volante che ormai aveva perso la sua utilità. Si strinse lo stomaco con una corda intrecciata di lana di cammello mentre pensava a come interrompere il periodo di attesa e aggiungere un’altra persona alla tessera annonaria.


Abaya


Saadoun Jabbar Al-Baydani


Four are searching for a blackness to wrap themselves in. The eldest does not yet know how to write, and the youngest does not know how to speak. The mother holds the waiting period over their father while she counts what remains of her hundred days with endurance. She placed them beneath an abaya and lulled them to sleep. The eldest asked her before he slept:
— What is this big bat under which we take shade?
She says to them, “A tent.” They say, “An abaya.” She says, “A cover.” They say, “The sun will tear it, pierce it, and suck out its color.” The eldest son wanted to enter the blackness in grief for his father and in frustration at the informers, so he clung to a large banner that retains some blackness, hanging on the roof of the house from the memory of a gentler tragedy.
The mother said to him:
— Your shirt is at the tailor’s, and perhaps he has finished it now.
He went to the tailor and returned disappointed—he cried. The second followed him—he returned disappointed and cried. So did the third. And the fourth cried because of their crying, and the weeping hung between two abayas: one flying like a bat and another wrapped like a hedgehog. Then stillness enveloped them, each one embracing the other. After the mother was reassured by the slumber of creation, she lifted part of her veil while lying on her back, looking at a very bright star from the Big Dipper and another from the Milky Way through two mismatched holes in the flying abaya that had now lost its usefulness. She tightened her stomach with a braided rope of camel wool while thinking how to break the waiting period and add another person to the ration card.

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Poesia di Rasmiya Saleh/Iraq

Foto cortesia di Rasmiya Saleh/Iraq

Gulnar
Rasmiya Saleh/Iraq

Lungo le mie rive, dita di ardente desiderio le intrecciavano i capelli, penzolando sui rami dell’immaginazione.
Ecco, un lavoro di maturazione.
La tua gioia era nell’invisibile.
Un grembo caldo ti ha abbracciato.
Qui, la tua appartenenza giace in laghi inespugnabili.
Tendimi una treccia così posso raccogliere.
Un volto per il mio risveglio tra i cespugli degli anni.
Allunga una bocca larga, Gulnar.
Avvolgere fasce di luce attorno al mio desiderio.
I miei sogni migrano verso di te, Gulnar!




Gulnar

Rasmiya Saleh/Iraq

Along my shores, fingers of burning longing braided her hair, dangling over the branches of imagination.
Here, a labor of ripening.
Your joy was in the unseen.
A warm womb embraced you.
Here, your belonging lies in impregnable lakes.
Extend a braid to me so I may gather.
A face for my awakening amidst the thickets of years.
Extend a wide mouth, Gulnar.
Wrapping swaddling cloths of light around my longing.
My dreams migrate to you, Gulnar!

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Poesia del Dr Ratan Bhattacharjee – India e traduzione in italiano di Taghrid BouMerhi

Foto cortesia di Taghrid BouMerhi e del Dr Ratan Bhattacharjee

“Bygone Days of Winter”
Poet: Dr Ratan Bhattacharjee – India.
Translated into Italian by TAGHRID BOU MERHI

Winter once lingered like a prayer on the lips of dawn,
Frost traced silver alphabets on silent window pane
The sun rose shyly, wrapped in pale woollen light,
And mornings smelled of smoke, memory, and home.
We counted time by the fall of leaves and breath,
Not by clocks that hurry the heart.
Old scarves carried the warmth of vanished voices,
And firesides stitched stories into the dark.
The cold taught patience to restless hands,
Turning loneliness into gentle thought.
Now winter passes without pausing to remember.

————–

I GIORNI LONTANI DELL’INVERNO
©® DR RATAN BHATTACHARJEE – INDIA
TRANSLATED INTO ITALIAN BY TAGHRID BOU MERHI

Un tempo l’inverno indugiava come una preghiera sulle labbra dell’alba,
il gelo tracciava alfabeti d’argento sui vetri silenziosi delle finestre.

Il sole sorgeva timido, avvolto in una pallida luce lanosa,
e i mattini profumavano di fumo, memoria e casa.

Contavamo il tempo dalla caduta delle foglie e dal respiro,
non dagli orologi che affrettano il cuore.

Vecchie sciarpe custodivano il calore di voci svanite,
e i focolari ricamavano storie nell’oscurità.

Il freddo insegnava la pazienza alle mani irrequiete,
trasformando la solitudine in un pensiero gentile.

Ora l’inverno passa senza fermarsi a ricordare.

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Taghrid BouMerhi scrive la traduzione in italiano della poesia “I GIORNI LONTANI DELL’INVERNO” del ©® DR RATAN BHATTACHARJEE – INDIA, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Poesia di Rajashree Mohapatra e traduzione in italiano di Taghrid BouMerhi

Foto cortesia di Taghrid BouMerhi e Rajashree Mohapatra

ROLLING SECONDS
©® RAJASHREE MOHAPATRA –
India
Translated into Italian by TAGHRID BOU MERHI

Years, months and days
Have rolled down in a quick succession
Memories yet hunt
For a precise solace and consolation.

Time flew unnoticed …
The yellow pages of life’s poetry book
Depict the severe wounds received
The scars in feelings leads to sets of illusion
And obsolete memories blur the vision.

The Staines of tear drops
Still whisper a love note,
That we meet again
Even though the lonely heart
Awaits the lilac clouds of hopes and prosperity
To restore its rain.

—————–

I SECONDI CHE SCORRONO
٪® RAJASHREE MOHAPATRA – INDIA
TRADOTTO IN ITALIANO DA TAGHRID BOU MERHI

Anni, mesi e giorni
sono scivolati via in rapida successione.

I ricordi ancora inseguono
un preciso conforto e una consolazione.

Il tempo è volato inosservato…

Le pagine ingiallite del libro poetico della vita
raffigurano le ferite profonde ricevute.

Le cicatrici nei sentimenti conducono a trame d’illusione
e i ricordi obsoleti offuscano la visione.

Le macchie delle gocce di lacrime
sussurrano ancora una nota d’amore,
che ci incontreremo di nuovo,
anche se il cuore solitario
attende le nubi lilla di speranza e prosperità
per restituire la sua pioggia.

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Poesia di Niloy Rafiq e traduzione in italiano di Taghrid BouMerhi

Foto cortesia di Taghrid BouMerhi e Niloy Rafiq

GOLDEN WORDS
© NILOY RAFIQ – Bangladesh
Translation: TAGHRID BOU MERHI

Golden words on stone, a tale of victory,
In depths, golden waves find a new home.
In the sorrow of rose petals, ambrosia blooms,
Reincarnation worships sacred art.

Heads held high in the global house, Bengal’s chant in history’s unique soil. Migratory word-dwellers converge in green, Dance and fragrance in the mirror’s light.

Fresh faces gaze through open windows, Living rivers of blood, memories in script. Artisans rest in stars and hills,
Thoughtful word-dwellers flee the dark.

———–

PAROLE DORATE
© NILOY RAFIQ – BANGLADESH
Tradotto in Italiano TAGHRID BOU MERHI

Parole dorate sulla pietra, un racconto di vittoria,
nelle profondità, onde d’oro trovano una nuova dimora.

Nel dolore dei petali di rosa, sboccia l’ambrosia,
e la reincarnazione venera l’arte sacra.

Teste alte nella casa globale,
il canto del Bengala nel suolo unico della storia.

Abitanti erranti delle parole convergono nel verde,
danza e profumo nella luce dello specchio.

Volti nuovi guardano attraverso finestre aperte,
fiumi viventi di sangue, memorie incise nella scrittura.

Gli artigiani riposano tra stelle e colline,
e gli abitanti pensosi delle parole fuggono l’oscurità.

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Poesia di Rosalia Alexandrova nella traduzione in italiano di Taghrid BouMerhi

Foto cortesia di Taghrid BouMerhi e

IT WAS NICE.
©Розалия Александрова – ROSALIA ALEXANDROVA – Búlgaro
Translation: TAGHRID BOU MERHI

Like a gust of spring wind.
Sculpted by hopes and the sun.
It was nice.
Like a red rose in the soul.
Like a song in a dream among the fields.
It was nice.
Like a storm in hot July.
A long thrill of the bird flock.
Left a memory in the bowels
for bliss and tenderness winged.
It was nice.
Like the long day on Earth,
which gives birth to the world in distances.
Like a mother’s song at dawn.
Like a sacred fire in the heavens.

It was Eternity.
The dream of our wings.

————–

È STATO BELLO
© РОЗАЛИЯ АЛЕКСАНДРОВА – ROSALIA ALEXANDROVA – BULGARIA
Tradotto in Italiano: TAGHRID BOU MERHI

Come una raffica di vento primaverile,
scolpita dalle speranze e dal sole.

È stato bello.
Come una rosa rossa nell’anima.
Come un canto in un sogno tra i campi.

È stato bello.
Come una tempesta nel luglio ardente,
un lungo fremito dello stormo di uccelli.

Ha lasciato un ricordo nelle viscere
di una beatitudine e di una tenerezza alate.

È stato bello.
Come il lungo giorno sulla Terra,
che partorisce il mondo nelle lontananze.
Come il canto di una madre all’alba.
Come un fuoco sacro nei cieli.

È stata l’Eternità.
Il sogno delle nostre ali.

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Canzone di una poesia antica condivisa dal poeta e ricercatore algerino Mohamed Rahal

Foto cortesia di Mohamed Rahal dall’Algeria


Mohamed Rahal/Ricercatore algerino

Si tratta di una poesia popolare tratta dalle tradizioni popolari sufi, composta nel XVII secolo. Divenne ampiamente nota durante l’ascesa delle Maddahat (cantanti), una forma di arte performativa femminile, nell’Algeria occidentale, in particolare nelle province di Orano, Mostaganem, Ain Temouchent, Tiaret, Mascara, Sidi Ben Abbas e Tlemcen.

– Una panoramica del patrimonio popolare sufi

Il sufismo in Nord Africa rappresenta un pilastro fondamentale della struttura psicologica dei musulmani di questa regione. È noto che la maggior parte dei santi e dei sufi risiede in Algeria, in particolare nell’Algeria occidentale, considerata la regione con la più alta concentrazione di santi del Nord Africa. Queste tradizioni sono profondamente radicate nel loro patrimonio popolare e vengono cantate in tutte le loro usanze e cerimonie, dai matrimoni e dalle celebrazioni popolari alle feste e alle promesse. Un aspetto chiave del sufismo è la lode al Profeta Muhammad (pace su di lui).  La musica, in generale, è una compagna costante di questa lode, e la poesia popolare è da tempo una delle forme poetiche più note scritte a scopo commemorativo, in particolare in lode del Profeta, cantata durante i matrimoni popolari nello stile degli sceicchi. Le influenze femministe si sono evolute nel tempo e si sono affermate nella musica rai algerina, che fiorì negli anni ’70. Sebbene a prima vista possa sembrare lontana da questa atmosfera religiosa, uno studio della storia di questa forma d’arte rivela che attinge al patrimonio popolare. Il rai è un movimento musicale e vocale nato nell’Algeria occidentale alla fine degli anni ’60, che fa risalire le sue origini agli sceicchi del canto beduino. Le sue antiche radici affondano nella lingua dei canti beduini, un dialetto colloquiale vicino all’arabo beduino, e i suoi temi sono in gran parte tratti dalla lode religiosa e dai problemi sociali. Durante il periodo coloniale francese, si concentrava sulla narrazione delle sofferenze della popolazione, evidenziando le difficoltà della vita e i mali sociali, nel tentativo di sensibilizzare i colonizzatori.

– Parole di lode per i sufi

Queste canzoni utilizzano il dialetto algerino occidentale nei loro testi, impiegando espressioni semplici ma ricche di significati morali. Ad esempio, questi testi, cantati da Cheikha Safsajia, che divenne famosa durante il periodo coloniale per aver contrastato la politica coloniale francese di ignoranza imposta al popolo algerino, includono: “Il signore della nazione, Muhammad, che Dio lo benedica e gli conceda la pace”.  La nazione di Muhammad, che la benedizione di Dio sia sempre su di lui)

“Il santuario, o Messaggero di Dio, il santuario, o amato da Dio, il giorno in cui sono venuto a te, i miei occhi erano pieni di desiderio” (Il santuario, o Messaggero di Dio, cerco la tua protezione, o amato da Dio, vengo a piedi nudi, chiedendo la tua protezione…)

“Preghiere per il Profeta del Legislatore, Muhammad, o guaritore dei miei mali, preghiere per il Profeta del Legislatore, Muhammad, il Profeta sulla punta della mia lingua” (Preghiere per il Profeta, il legislatore delle religioni, Muhammad, il Profeta, la luce dei miei occhi. Preghiere per il Profeta, il legislatore delle religioni, Muhammad, il Profeta, sempre sulla mia lingua).

– La sua fama come canzone

Quando la musica rai divenne popolare nei primi anni ’80, fu spesso accusata di essere un genere musicale con testi provocatori, nonostante molte poesie popolari di poeti popolari vissuti nei secoli precedenti, come Abdelkader Batabji, Mustafa Ben Ibrahim, Abdelkader El-Khaldi e Abdelkader Ya Boualam, fossero cantate in questo stile. Yamina, Bakhta e i canti di lode religiosi contenuti nelle poesie “Prega per il Profeta, prega con noi” furono cantati per la prima volta. Il primo artista a eseguirli e cantarli dopo gli sceicchi fu Cheb Khaled nel 1982. Molti artisti ne fecero poi delle cover e furono riarrangiati nel 1985 da Cheb Anwar, essendo tra i canti religiosi più famosi nella storia della musica rai.  Quando la musica Raï ottenne popolarità internazionale, questa canzone fu scelta per essere eseguita in un concerto importante nella storia del Raï, il concerto “Tre Soli” (3, 2, 1) del 18 settembre 1998.

– Testo:

Pregate per il Profeta **** I suoi compagni sono dieci
Muhammad Al-Munawwar ***** Quello dalla bella carnagione

Lo dico ***** davanti agli ascoltatori
Ai seguaci **** dell’obbligatorio e della Sunnah

Sono sdraiato **** disteso nella mia tomba
Ho sentito la polvere ***** cadere su di me

Sono determinato *** “Dio Onnipotente”
Affido la mia anima **** al fuoco rosso

La madre del Profeta **** allo strumento Saadia
Visitate la tomba della Guida ***** Muhammad il Messaggero

Dite alla Signora ***** Fatima al-Zahra
Costruitemi un palazzo ***** con l’henné verde

Preghiere per il Profeta **** i suoi dieci  compagni
Maometto l’Illuminatore ***** l’ornamento della carnagione



Mohamed Rahal/Algerian Researcher

This is a popular poem drawn from Sufi folk traditions, composed in the 17th century. It became widely known during the rise of the Maddahat (female singers), a form of female performance art, in western Algeria, specifically in the provinces of Oran, Mostaganem, Ain Temouchent, Tiaret, Mascara, Sidi Ben Abbas, and Tlemcen.

– An Overview of Sufi Folk Heritage

Sufism in North Africa represents a fundamental pillar of the psychological makeup of the Muslims of this region. It is well-known that most of the saints and Sufis reside in Algeria, particularly in western Algeria, which is considered the region with the highest concentration of saints in North Africa. These traditions are deeply rooted in their popular heritage and are sung at all their customs and ceremonies, from weddings and popular celebrations to feasts and promises. A key aspect of Sufism is the praise of the Prophet Muhammad (peace be upon him). Music, in general, is a constant companion to this praise, and folk poetry has long been one of the most well-known forms of poetry written for the purpose of remembrance, particularly in praise of the Prophet, which is sung at popular weddings in the style of the sheikhs. Feminist influences evolved over time and became known in Algerian Rai music, which flourished in the 1970s. While at first glance it may seem far removed from this religious atmosphere, a study of the history of this art form reveals that it draws upon popular heritage. Rai is a musical and vocal movement that originated in western Algeria in the late 1960s, tracing its origins back to the sheikhs of Bedouin song. Its ancient roots lie in the language of Bedouin songs, a colloquial dialect close to Bedouin Arabic, and its themes are largely drawn from religious praise and social problems. During the French colonial period, it focused on narrating the suffering of the population, highlighting the hardships of life and social ills, attempting to raise awareness among the colonizers.

-Words of praise for Sufis

These songs use the western Algerian dialect in their lyrics, employing simple yet richly moral expressions. For example, these texts, sung by Cheikha Safsajia, who became famous during the colonial period for countering the French colonial policy of ignorance imposed on the Algerian people, include: “The master of the nation, Muhammad, may God bless him and grant him peace.” The nation of Muhammad, may God’s blessings be upon him always)

“The sanctuary, O Messenger of God, the sanctuary, O beloved of God, the day I came to you, my eyes were filled with longing” (The sanctuary, O Messenger of God, I seek your protection, O beloved of God, I come barefoot, asking for your protection…)

“Prayers upon the Prophet of the Lawgiver, Muhammad, O healer of my ailments, prayers upon the Prophet of the Lawgiver, Muhammad, the Prophet on the tip of my tongue” (Prayers upon the Prophet, the legislator of religions, Muhammad, the Prophet, the light of my eyes. Prayers upon the Prophet, the legislator of religions, Muhammad, the Prophet, always on my tongue).

-Its fame as a song

When Rai music became popular in the early 1980s, it was often accused of being a musical genre with inflammatory lyrics, despite the fact that many popular poems by folk poets who lived in previous centuries, such as Abdelkader Batabji, Mustafa Ben Ibrahim, Abdelkader El-Khaldi, and Abdelkader Ya Boualam, were sung in this style. Yamina, Bakhta, and the religious praise songs in the poems “Pray for the Prophet, Pray with Us” were first sung. The first artist to perform and sing them after the sheikhs was Cheb Khaled in 1982. Many artists then covered them, and they were rearranged in 1985 with Cheb Anwar, as they are among the most famous religious songs in the history of Raï music. When Raï music gained international popularity, this song was chosen to be performed at a major concert in the history of Raï, the “Three Suns” (3, 2, 1) concert on September 18, 1998.

– Lyrics:

Pray for the Prophet **** His companions are ten
Muhammad Al-Munawwar ***** The one with the beautiful complexion

I say it ***** in front of the listeners
To the followers **** of the obligatory and the Sunnah

I am lying **** stretched out in my grave
I felt the dust ***** falling on me

I am determined *** “God Almighty”
I surrender my soul **** to the red fire

The Prophet’s mother **** to the instrument Saadia
Visit the grave of the Guide ***** Muhammad the Messenger

Tell the Lady ***** Fatima al-Zahra
Build me a palace ***** with green henna

Prayers upon the Prophet **** his ten companions
Muhammad the Illuminator ***** the adornment of the complexion

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Riflessioni d’amore poesia di Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq

Riflessioni d’amore
Di Kareem Abdullah

Nella prima alba, prima che il tempo ricordasse il suo nome,
ti ho vista sorgere dal silenzio della polvere di stelle,
non come una donna sola,
ma come una costellazione che impara a respirare.
Le galassie si inclinarono verso il tuo sussurro,
e le comete piegarono le loro ginocchia ardenti
per tracciare la curva della tua luce.
Persino l’antico silenzio
– più vecchio della prima preghiera –
tremò al tuo divenire.
Non eri nata dalla terra,
ma la terra nacque da te:
il tuo battito il ritmo degli oceani,
il tuo sospiro la migrazione dei venti,
il tuo sguardo un ponte di aurore
tra il dubbio mortale e la meraviglia immortale.
Nei giardini del mito dimenticato,
dove Afrodite sorse dalla spuma del mare
e Ishtar discese attraverso le sette porte del desiderio,
ho cercato una metafora abbastanza vasta,
ma anche le loro leggende si inchinarono
al semplice miracolo della tua presenza.
Perché amarti non è stata una stagione.
Era un asse.
Il volgere del mio cosmo interiore
attorno a una gravità troppo debole per sfuggire.
Hai insegnato alla mia solitudine come sbocciare,
come un pianeta sterile può fiorire
quando toccato da un unico vero sole.
Hai inciso il tuo nome
nel midollo del mio divenire –
non con il fuoco,
ma con una silenziosa devozione
che sopravvive agli imperi.
Se ti ho amato solo una volta,
quella volta era l’eternità.
Perché cos’è l’eternità
se non un momento così completo
che si rifiuta di finire?
Quando cammino sotto la cattedrale notturna ora,
non chiedo alle stelle di guidarmi.
Sono loro a chiedermelo.
Mi chiedono cosa significhi
essere stato testimone di un amore
che trasforma il tempo in tenerezza.
E io rispondo:
È abbracciare un’altra anima
come se si cullasse l’origine della luce.
È inginocchiarsi davanti alla meraviglia
senza perdere le forze.
È portare l’eco del suo battito cardiaco
come una sacra reliquia
attraverso ogni esilio del cuore.
Amata,
non sei solo ricordata,
tu sei iscritta
nell’architettura del mio eterno.
E se l’universo dovesse ripiegarsi su se stesso,
collassando nel suo luminoso segreto,
ti troverei ancora lì,
al centro dell’ultima stella rimasta,
sorridente come se l’amore
fosse appena iniziato.

Kareem Abdullah -Iraq





Reflections of Love
By Kareem Abdullah

On the first dawn before time remembered its name,
I saw you rising from the hush of stardust—
not as a woman alone,
but as a constellation learning how to breathe.
The galaxies tilted toward your whisper,
and comets bent their burning knees
to trace the curve of your light.
Even the ancient silence
—older than the first prayer—
trembled at your becoming.
You were not born of earth,
but earth was born of you:
your pulse the rhythm of oceans,
your sigh the migration of winds,
your glance a bridge of auroras
between mortal doubt and immortal wonder.
In the gardens of forgotten myth,
where Aphrodite rose from seafoam
and Ishtar descended through seven gates of longing,
I searched for a metaphor vast enough—
but even their legends bowed
to the simple miracle of your presence.
For loving you was not a season.
It was an axis.
The turning of my inner cosmos
around a gravity too tender to escape.
You taught my solitude how to blossom,
how a barren planet may bloom
when touched by one true sun.
You carved your name
into the marrow of my becoming—
not with fire,
but with quiet devotion
that outlives empires.
If I loved you only once,
that once was eternity.
For what is eternity
but a moment so complete
it refuses to end?
When I walk beneath night’s cathedral now,
I do not ask the stars for guidance.
They ask me.
They ask what it means
to have witnessed a love
that bends time into tenderness.
And I answer—
It is to hold another soul
as though cradling the origin of light.
It is to kneel before wonder
without losing your strength.
It is to carry the echo of her heartbeat
like a sacred relic
through every exile of the heart.
Beloved,
you are not merely remembered—
you are inscribed
in the architecture of my forever.
And if the universe were to fold inward,
collapsing into its own luminous secret,
I would still find you there—
at the center of the last remaining star,
smiling as though love
had just begun.

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Presentazione dell’opera musicale Suite Guitarra Social della cantautrice Natalia Esquivel Benítezdi Carlos Javier Jarquín

Carlos Javier Jarquín (al centro, de pie) durante la presentación de la Suite Guitarra Social, en la Benemérita Biblioteca Nacional de Costa Rica. Foto: 28/01/2026. Crédito: Juan Carlos Chavarría.

Presentazione dell’opera musicale Suite Guitarra Social della cantautrice Natalia Esquivel Benítez
Di Carlos Javier Jarquín

La sera di questo 28 gennaio ho avuto il privilegio di assistere alla presentazione dell’album musicale Suite Guitarra Social della cantante, poetessa e accademica costaricana Natalia Esquivel Benítez. L’evento si è svolto presso la Benemérita Biblioteca Nazionale della Costa Rica ed è stato organizzato dal Ministero della Cultura e della Gioventù, attraverso la Benemérita Biblioteca Nazionale (parte del SINABI), l’Area di Formazione Umanistica dell’UTN, il collettivo culturale Trébol Carmesis e Natalia Esquivel.
L’attività è iniziata alle 4:00 p.m. Dopo il benvenuto del Direttore della Biblioteca Nazionale Miguel Obregón Lizano, la sig. Laura Rodríguez Amador, la moderatrice Nayuribes Ramírez Jiménez ha fatto una presentazione eccellente e ha dato la parola all’artista. Nel suo discorso, Natalia ha spiegato:
“Suite Guitarra Social è una collezione di 17 pezzi originali per chitarra solista, composti durante una residenza artistica in Spagna nel 2024 a Cáceres, Spagna, e sotto la guida della maestra Marta Lozano Molano. Ogni pezzo è ispirato a un ODS (Obiettivo di sviluppo sostenibile) delle Nazioni Unite e cerca di generare consapevolezza ecologica, solidarietà e riflessione etica attraverso la musica. L’opera è stata sostenuta dal programma Ibermúsicas e dall’Università Tecnica Nazionale di Costa Rica, e premiata con l’avallo della dichiarazione d’interesse culturale del Ministero della Cultura 2024. È stata eseguita in recital educativi e concerti interdisciplinari, e diffusa attraverso mezzi culturali come la Revista Latina e la Revista Arjeé della UTN. È rivolta a giovani interpreti ed educatori musicali, che troveranno in questa Suite un repertorio tecnicamente accessibile e nel quale si intende intrecciare la poetica sonora con l’impegno sociale ed ecologico”.

Ha anche sottolineato che “Suite Guitarra Social non è solo un insieme di pezzi per concerto; è uno strumento di dialogo, un invito a costruire comunità dalla musica e un esempio di come l’arte può avere uno scopo pedagogico e trasformativo, svolgendo il suo ruolo nell’area umanistica. In tempi che reclamano una nuova etica della cura e della cooperazione, quest’opera è stata composta come un faro creativo per illuminare l’incrocio tra arte, ecopedagogia e cittadinanza globale”.

Gli ospiti come commentatori hanno evidenziato i loro preziosi contributi durante la presentazione: il professore di musica Mario Solera e il filosofo e accademico Osvaldo Matamoros Zamora. Entrambi hanno coinciso nel sottolineare l’importanza della Suite di Chitarra Sociale in questi tempi attuali, specialmente per bambini, adolescenti, insegnanti e tutti coloro che desiderano intraprendere nell’arte della musica, e in particolare nella chitarra.
Durante l’evento, è stato anche riprodotto un video inviato dalla Spagna dall’insegnante Marta Lozano Molano, che ha detto: “Natalia Esquivel è una compositrice eccellente e sono sicura che vi ispirerà tanto quanto me per il lavoro che ha fatto. In questa Suite Guitarra Social ho avuto la fortuna di assistere alla sua creazione durante il soggiorno di composizione in Spagna con Ibermúsica. È stata un’esperienza preziosa: durante la settimana che ha trascorso qui, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere meglio la musica sociale, come funziona, i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile e il lavoro musicale in Spagna, in particolare nella zona dove mi trovo”.
Abbiamo goduto di momenti poetici con la cantautrice Alba C. Molina, che ha recitato una poesia dedicata alla chitarra, scritta da Nayuribes Ramirez. Ligia Calderón ha interpretato un suo poema, dedicato a Natalia Esquivel, e Nayuribes Ramirez ci ha deliziato con la lettura di una delle sue belle poesie.
La chiusura è stata sensazionale: Natalia Esquivel e il maestro Mario Solera hanno musicato i 17 pezzi che compongono questo album di Suite Guitarra Social, deliziando sia gli assistenti presenti che quelli connessi virtualmente attraverso la pagina Facebook della Biblioteca Nazionale.
Da questo spazio, estendo le mie più sincere congratulazioni a Natalia per questo grande lavoro, e a tutte le persone coinvolte, come Ibermúsica per aver aperto le porte a questa distinta compositrice latinoamericana; alla compositrice Marta Lozano Molano, complice e mentore in questa importante opera, che già si profila come un vero riferimento musicale da questo angolo del pianeta chiamato America Latina verso il mondo.
Nelle parole della sua autrice: “Suite Guitarra Social è un’opera e una proposta pedagogica per chitarra che collega la musica con la riflessione e i valori sociali, ideale per chitarristi, insegnanti di musica e artisti interessati alla creazione con senso”. Edizione digitale e download immediato dopo l’acquisto. Acquista qui: https://n9.cl/907r0

Per conoscere un po’ di più di questo lavoro disponibile su piattaforme digitali come Spotify e Youtube, ti invito a leggere l’intervista che ho fatto a Natalia, dove approfondiamo questo gioiello musicale per il suo contenuto fresco, riflessivo e attuale a livello globale.

Intervista
Quali sono i temi centrali che affronta in Suite Guitarra Social?
Suite Guitarra Social affronta temi legati all’educazione ai valori, alla coscienza sociale, al rapporto dell’essere umano con la natura e alla costruzione di una cultura della pace. Ogni pezzo dialoga con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, comprendendo la musica come un linguaggio sensibile in grado di provocare riflessione, empatia e trasformazione sociale.

Quali sono le principali caratteristiche armoniche di quest’opera?
L’opera è caratterizzata da un’armonia accessibile ma espressiva, che combina tonalità espansa, modi e risorse contemporanee senza perdere chiarezza melodica. La chitarra è usata in modo narrativo, privilegiando il colore, il timbro e il gesto musicale come elementi espressivi al di là del virtuosismo tecnico.
Qual è l’influenza culturale che riflette o integra Suite Guitarra Social nella sua composizione?
La suite integra influenze della musica latinoamericana, la tradizione chitarristica iberoamericana e uno sguardo contemporaneo impegnato con il sociale e l’educativo. Dialoga anche con le conoscenze ancestrali, l’ecopedagogia e una visione interculturale che riconosce la musica come patrimonio vivo e strumento di identità.
Parlaci del pezzo numero 15, intitolato “Iyök amì tsé”.
“Iyök amì tsé” è un pezzo profondamente simbolico che rende omaggio ai popoli originari e alla loro visione del mondo. Il suo titolo, proveniente da una lingua indigena, evoca la connessione sacra con la terra e l’equilibrio tra gli esseri viventi. Musicalmente, l’opera cerca un carattere contemplativo, quasi rituale, dove il silenzio e la risonanza hanno un ruolo protagonista.
Quali sono gli obiettivi di aver convertito questo album musicale in formato libro?
Il formato libro permette di ampliare l’esperienza artistica verso un ambito pedagogico e riflessivo. Non contiene solo la musica, ma anche contesti, orientamenti e possibilità di uso educativo. L’obiettivo è che interpreti, insegnanti e mediatori culturali possano utilizzare l’opera come risorsa formativa e non solo come materiale di concerto.
Come descrivi la tua esperienza lavorando con la compositrice spagnola Marta Lozano Molano?
È stata un’esperienza di dialogo creativo molto arricchente, basata sul rispetto reciproco e sulla sensibilità artistica condivisa. Marta ha fornito uno sguardo rigoroso e allo stesso tempo aperto, che ha rafforzato il processo creativo e ha ribadito il valore del lavoro collaborativo tra donne creatrici nell’ambito musicale.
Quali sono le sfide che ha dovuto affrontare nell’intraprendere questa iniziativa?
Una delle sfide principali era integrare in modo coerente la creazione artistica, la dimensione educativa e gestione culturale. Ha anche implicato sostenere il progetto dall’autogestione, credendo nel valore sociale della musica in un contesto in cui questi progetti richiedono molta costanza e convinzione.
Che cosa significa per lei aver presentato quest’opera alla Benemérita Biblioteca Nazionale di Costa Rica?
Presentare la Suite di Chitarra Sociale alla Benemérita Biblioteca Nazionale della Costa Rica rappresenta un riconoscimento simbolico molto importante. È uno spazio che custodisce la memoria culturale del paese, e portare lì un’opera che unisce musica, educazione e impegno sociale è stato un atto profondamente significativo ed emotivo. È stato anche un promemoria del prezioso sostegno che, fortunatamente, ho ricevuto lungo il mio cammino artistico ed educativo; un gesto di amicizia condiviso con la famiglia della Biblioteca, con i miei complici nell’arte e con il pubblico in generale.
Puoi parlarci di qualche progetto letterario o musicale su cui stai lavorando?
Attualmente lavoro su progetti che integrano poesia, musica ed educazione, così come su nuove opere musicali pensate per interpreti e contesti formativi. Sviluppo anche iniziative legate all’animazione alla lettura e alla formazione musicale con approccio umanistico e sociale, continuando la linea di lavoro che ha dato origine a Suite Guitarra Social.

L’autore è uno scrittore e poeta nicaraguense che vive in Costa Rica.
Contatto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es













Presentación de la obra musical Suite Guitarra Social de la cantautora Natalia Esquivel Benítez
Por Carlos Javier Jarquín
La tarde de este 28 de enero tuve el privilegio de asistir a la presentación del álbum musical Suite Guitarra Social de la cantautora, poeta y académica costarricense Natalia Esquivel Benítez. El evento se realizó en la Benemérita Biblioteca Nacional de Costa Rica y fue organizado por el Ministerio de Cultura y Juventud, a través de la Benemérita Biblioteca Nacional (parte del SINABI), el Área de Formación Humanística de la UTN, el colectivo cultural Trébol Carmesí y Natalia Esquivel.
La actividad inició a las 4:00 p.m. Tras la bienvenida de la Directora de la Biblioteca Nacional Miguel  Obregón Lizano, la Sra. Laura Rodríguez Amador, la moderadora Nayuribes Ramírez Jiménez realizó una presentación excelente y le cedió la palabra a la artista. En su discurso, Natalia explicó:
“Suite Guitarra Social es una colección de 17 piezas originales para guitarra solista, compuestas durante una residencia artística en España en el año 2024 en Cáceres, España, y bajo la tutoría de la maestra Marta Lozano Molano. Cada pieza está inspirada en un ODS (Objetivo de Desarrollo Sostenible) de las Naciones Unidas, y busca generar conciencia ecológica, solidaridad y reflexión ética a través de la música. La obra fue apoyada por el programa Ibermúsicas y la Universidad Técnica Nacional de Costa Rica, y galardonada con el aval de declaratoria de interés cultural del Ministerio de Cultura 2024. Ha sido interpretada en recitales educativos y conciertos interdisciplinarios, y difundida a través de medios culturales como la Revista Latina y la Revista Arjeé de la UTN. Está dirigida a jóvenes intérpretes y educadores musicales, quienes encontrarán en esta Suite un repertorio accesible técnicamente y en el que se pretende entrelazar la poética sonora con el compromiso social y ecológico”.

También destacó que “Suite Guitarra Social no es solo un conjunto de piezas para concierto; es una herramienta de diálogo, una invitación a construir comunidad desde la música y un ejemplo de cómo el arte puede tener un propósito pedagógico y transformador, cumpliendo su papel en el área humanística. En tiempos que claman por una nueva ética del cuidado y la cooperación, esta obra ha sido compuesta como un faro creativo para iluminar el cruce entre el arte, la ecopedagogía y la ciudadanía global”.

Los invitados como comentaristas destacaron por sus valiosos aportes durante la presentación: el profesor de música Mario Solera y el filósofo y académico Osvaldo Matamoros Zamora. Ambos coincidieron en resaltar la relevancia de la Suite Guitarra Social en estos tiempos actuales, especialmente para niños, adolescentes, maestros y todos aquellos que desean emprender en el arte de la música, y en particular en la guitarra.
Durante el evento, también se reprodujo un video enviado desde España por la maestra Marta Lozano Molano, quien dijo: “Natalia Esquivel es una compositora excelente y estoy segura de que les va a inspirar tanto como a mí el trabajo que ha realizado. En esta Suite Guitarra Social tuve la suerte de presenciar su creación durante la residencia de composición en España con Ibermúsica. Fue una experiencia preciosa: a lo largo de la semana que estuvo aquí, tuvimos la oportunidad de conocer mejor la música social, cómo funciona, sus objetivos de desarrollo sostenible, y el trabajo musical en España, particularmente en la zona donde me encuentro”.
Disfrutamos de momentos poéticos con la cantautora Alba C. Molina, quien recitó un poema dedicado a la guitarra, de la autoría de Nayuribes Ramírez. Ligia Calderón interpretó un poema de su propia autoría, dedicado a Natalia Esquivel, y Nayuribes Ramírez nos deleitó con la lectura de uno de sus hermosos poemas.
El cierre fue sensacional: Natalia Esquivel y el maestro Mario Solera musicalizaron las 17 piezas que conforman este álbum de Suite Guitarra Social, deleitando tanto a los asistentes presenciales como a los conectados virtualmente a través de la página de Facebook de la Biblioteca Nacional.
Desde este espacio, extiendo mis más sinceras felicitaciones a Natalia por este gran trabajo, y a todas las personas involucradas, como Ibermúsica por abrir las puertas a esta distinguida compositora latinoamericana; a la compositora Marta Lozano Molano, cómplice y mentora en esta obra prominente, que ya se perfila como una verdadera referencia musical desde esta esquina del planeta llamada América Latina hacia el mundo.
En palabras de su autora: “Suite Guitarra Social es una obra y propuesta pedagógica para guitarra que conecta la música con la reflexión y los valores sociales, ideal para guitarristas, docentes de música y artistas interesados en la creación con sentido”. Edición digital y descarga inmediata tras la compra. Adquiérela aquí: https://n9.cl/907r0

Para conocer un poco más de esta obra disponible en plataformas digitales como Spotify y Youtube, te invito a leer la entrevista que le realicé a Natalia, donde profundizamos en esta joya musical por su contenido fresco, reflexivo y vigente a nivel global.

Entrevista
¿Cuáles son los temas centrales que aborda en Suite Guitarra Social?
Suite Guitarra Social aborda temas vinculados a la educación en valores, la conciencia social, la relación del ser humano con la naturaleza y la construcción de una cultura de paz. Cada pieza dialoga con los Objetivos de Desarrollo Sostenible, entendiendo la música como un lenguaje sensible capaz de provocar reflexión, empatía y transformación social.

¿Cuáles son las principales características armónicas de esta obra?
La obra se caracteriza por una armonía accesible pero expresiva, que combina tonalidad expandida, modos y recursos contemporáneos sin perder claridad melódica. La guitarra se utiliza de forma narrativa, privilegiando el color, el timbre y el gesto musical como elementos expresivos más allá del virtuosismo técnico.
¿Cuál es la influencia cultural que refleja o integra Suite Guitarra Social en su composición?
La suite integra influencias de la música latinoamericana, la tradición guitarrística iberoamericana y una mirada contemporánea comprometida con lo social y lo educativo. También dialoga con saberes ancestrales, la ecopedagogía y una visión intercultural que reconoce la música como patrimonio vivo y herramienta de identidad.
Háblanos de la pieza número 15, titulada “Iyök amì tsé”.
“Iyök amì tsé” es una pieza profundamente simbólica que rinde homenaje a los pueblos originarios y a su cosmovisión. Su título, proveniente de una lengua indígena, evoca la conexión sagrada con la tierra y el equilibrio entre los seres vivos. Musicalmente, la obra busca un carácter contemplativo, casi ritual, donde el silencio y la resonancia tienen un papel protagónico.
¿Cuáles son los objetivos de haber convertido este álbum musical en formato libro?
El formato libro permite ampliar la experiencia artística hacia un ámbito pedagógico y reflexivo. No solo contiene la música, sino también contextos, orientaciones y posibilidades de uso educativo. El objetivo es que intérpretes, docentes y mediadores culturales puedan utilizar la obra como recurso formativo y no únicamente como material de concierto.
¿Cómo describe su experiencia al trabajar con la compositora española Marta Lozano Molano?
Ha sido una experiencia de diálogo creativo muy enriquecedora, basada en el respeto mutuo y la sensibilidad artística compartida. Marta aportó una mirada rigurosa y a la vez abierta, que fortaleció el proceso creativo y reafirmó el valor del trabajo colaborativo entre mujeres creadoras en el ámbito musical.
¿Qué retos enfrentó al emprender esta iniciativa?
Uno de los principales retos fue integrar de manera coherente la creación artística, la dimensión educativa y la gestión cultural. También implicó sostener el proyecto desde la autogestión, creyendo en el valor social de la música en un contexto donde estos proyectos requieren mucha constancia y convicción.
¿Qué significa para usted haber presentado esta obra en la Benemérita Biblioteca Nacional de Costa Rica?
Presentar Suite Guitarra Social en la Benemérita Biblioteca Nacional de Costa Rica representa un reconocimiento simbólico muy importante. Es un espacio que resguarda la memoria cultural del país, y llevar allí una obra que une música, educación y compromiso social fue un acto profundamente significativo y emotivo. Fue, asimismo, un recordatorio del valioso apoyo que, afortunadamente, he recibido a lo largo de mi camino artístico y educativo; un gesto de amistad compartida con la familia de la Biblioteca, con mis cómplices en el arte y con el público en general.
¿Puedes hablarnos de algún proyecto literario o musical en el que estés trabajando actualmente?
Actualmente trabajo en proyectos que integran poesía, música y educación, así como en nuevas obras musicales pensadas para intérpretes y contextos formativos. También desarrollo iniciativas vinculadas a la animación a la lectura y la formación musical con enfoque humanista y social, continuando la línea de trabajo que dio origen a Suite Guitarra Social.

El autor, es escritor y poeta nicaragüense radicado en Costa Rica.
Contacto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es

Foto cortesia del giornalista Carlos Javier Jarquin
Integrantes del colectivo cultural Trébol Carmesí. De izquierda a derecha: Alba C. Molina, Nayuribes Ramírez Jiménez, Ligia Calderón y Natalia Esquivel Benítez, durante la presentación del álbum musical Suite Guitarra Social, en la Benemérita Biblioteca Nacional de Costa Rica. Foto: 28 de enero de 2026. Crédito: Carlos Jarquín.

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