Dall’ Università tecnica statale di Nukus :  Rajabova Zulayho Gayrat qizi

Foto cortesia di Rajabova Zulayho Gayrat qizi


Università tecnica statale di Nukus

Ingegneria Informatica, 2° anno

Rajabova Zulayho Gayrat qizi



Astratto

Questo articolo fornisce informazioni dettagliate sui principali tipi di reti informatiche e sulle loro topologie. Le tipologie di rete sono classificate in reti locali, metropolitane e globali e ne vengono discussi i principi di funzionamento, nonché i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna topologia. Una corretta selezione della rete contribuisce a migliorare l’efficienza del sistema. Vengono inoltre descritti gli ambiti di applicazione di ciascun tipo di rete e topologia.

Parole chiave: Reti di computer, LAN, WAN, MAN, topologie di rete, topologia a stella, topologia ad anello, topologia a bus, topologia ad albero, topologia completamente connessa, Internet, sicurezza di rete.

Con lo sviluppo delle tecnologie informatiche, le reti informatiche sono diventate parte integrante della nostra vita. Le reti aiutano a semplificare lo scambio di dati, il lavoro a distanza e molti altri processi. Sono classificate in base a vari criteri, tra cui i metodi di connessione e la topologia.



TIPI DI RETE

Le reti informatiche si dividono nei seguenti tipi principali:

Rete locale (LAN – Local Area Network)

Una LAN è una rete che collega i computer all’interno di un singolo edificio o di un’area vicina. È caratterizzata da alta velocità e bassa latenza. Ad esempio, le reti all’interno di uffici, scuole o università sono considerate LAN. Le LAN possono essere cablate o wireless. Le LAN cablate sono collegate tramite fibra ottica o cavi in rame, mentre le LAN wireless utilizzano la tecnologia Wi-Fi.

Rete metropolitana (MAN – Metropolitan Area Network)

Una MAN è una rete che copre una città o una vasta area urbana. Viene spesso utilizzata per collegare più LAN. Le reti create dalle aziende di telecomunicazioni possono essere esempi di MAN. Questo tipo di rete viene utilizzato per trasmettere dati tra università, istituzioni governative o centri commerciali.

Rete WAN (Wide Area Network)

Una WAN è una rete che copre un’ampia area geografica. Viene utilizzata per collegare reti su lunghe distanze. Internet è l’esempio più ampio di WAN. Le WAN vengono realizzate utilizzando comunicazioni satellitari, fibra ottica e canali di comunicazione cablati.

Rete personale (PAN – Personal Area Network)

PAN è una piccola rete stabilita tra i dispositivi personali di un individuo. Ad esempio, lo scambio di dati tra un laptop e uno smartphone tramite Bluetooth è un esempio di PAN. Le PAN sono solitamente utilizzate per comunicazioni a corto raggio e sono in genere wireless.

Intranet ed Extranet

L’intranet è una rete chiusa utilizzata all’interno di un’azienda o di un’organizzazione. I dipendenti possono accedere solo alle informazioni interne.

Extranet è una rete che consente lo scambio limitato di dati con utenti esterni di un’organizzazione, come clienti o partner, tramite un portale speciale.



TOPOLOGIE DI RETE

La topologia di rete si riferisce al metodo di connessione di computer e altri dispositivi. I principali tipi di topologia sono i seguenti:

Topologia del bus

In questa topologia, tutti i dispositivi sono collegati tramite un unico cavo comune. I vantaggi sono il basso costo e la facilità di installazione, mentre lo svantaggio è che un danno al cavo principale può compromettere l’intera rete. È raramente utilizzata, ma può essere applicata in reti di piccole dimensioni.

Topologia a stella

Tutti i dispositivi sono collegati tramite un nodo centrale. Questa topologia è altamente affidabile perché il guasto di un dispositivo non influisce sull’intera rete. È ampiamente utilizzata nelle reti aziendali.

Topologia ad anello

Tutti i dispositivi sono collegati in forma circolare. Ogni nodo trasmette dati al nodo successivo. Lo svantaggio è che se un nodo si guasta, l’intera rete smette di funzionare. Questa topologia è raramente utilizzata, ma è nota per la sua stabilità.

Topologia completamente connessa (topologia mesh)

Ogni nodo è connesso a tutti gli altri. Sebbene questa topologia offra un’elevata affidabilità e stabilità, richiede un’ingente quantità di cavi e connessioni. Viene utilizzata nelle reti dei provider di servizi Internet e nelle reti militari.

Topologia ad albero

Questa topologia è una combinazione di topologie a stella e a bus. La dorsale principale è un bus e ogni segmento di rete è connesso in una configurazione a stella. È ampiamente utilizzata nelle grandi reti aziendali.



CONCLUSIONE

Le reti informatiche presentano diverse strutture, ciascuna delle quali viene applicata in base a esigenze e condizioni specifiche. La corretta selezione della topologia di rete contribuisce a migliorare l’efficienza del sistema e a garantirne la stabilità operativa. Pertanto, quando si pianifica una soluzione di rete, è importante scegliere il tipo e la topologia di rete appropriati. Nelle reti moderne, anche le misure di sicurezza svolgono un ruolo significativo.


Rajabova Zulayho G’ayrat qizi è nata il 26 settembre 2005 nel distretto di Amudaryo, nella Repubblica del Karakalpakstan. Ha completato gli studi secondari presso la Scuola Secondaria Generale n. 23 dello stesso distretto. Attualmente frequenta il secondo anno del corso di laurea triennale in Ingegneria Informatica presso l’Università Tecnica Statale di Nukus. Durante gli studi accademici, Zulayho ha partecipato attivamente a vari progetti relativi al suo campo di specializzazione e ha partecipato ai concorsi Mirzo Ulugbek Vorislari con i propri progetti. Il suo obiettivo professionale è diventare una specialista altamente competente nel suo campo di specializzazione e condividere le preziose conoscenze ed esperienze acquisite con le generazioni future.



Mohamed Rahal dall’Algeria condivide la sua poesia

Foto cortesia di Mohamed Rahal dall’Algeria

Mohamed Rahal
Mohamed Rahal
Poeta e Ricercatore | Algerino

Una delle poesie più famose della tradizione poetica popolare dell’Algeria occidentale, questa poesia è attribuita al suo celebre autore, Mustafa Ben Ibrahim (1800-1866), figlio dello sceicco Ahmed Wahbi e dello sceicco El Houari Belawi. Divenne famosa nel genere musicale Rai grazie alle voci di giovani cantanti come Cheb Zahouani e Abdelhak, così come Baroudi Ben Khedda, il defunto Abdelkader El Khaldi e Cheb Anwar. Altre voci provenivano dalla regione di Sidi Ben Abbes, nota per il suo stile distintivo.

Questa poesia fu composta nel 1827, durante il famigerato “Incidente del Vent”, e i suoi versi esprimono il desiderio per Bahja, che viveva a Orano. I versi iniziali sono: “Salta in sella, o cavaliere della battaglia: Bahja è la mia anima, il mio amico”.  “Salta in sella, o cavaliere della battaglia” è considerata una delle poesie più famose di Mustafa Ben Ibrahim, considerato uno dei più grandi poeti della sua generazione. Le sue poesie popolari divennero famose nel genere rai algerino, la più famosa delle quali è “Yamina”.

Testo della poesia:

Salta in sella, o cavaliere del campo di battaglia, ———— Vai alla gioia, amico mio
Lasciaci senza un posto, ———— Vai al fiore, manda il mio messaggero
Arriva con una cintura allentata, ———— A Orano dimora una gazzella
L’azzurro del falco è per il vetro, ———— Porta la preda che giunge a valle
Il pirata del mare era un anno, ———— Se il vento lo placa, se ne andrà
Ruggisce dal calore del passato, ———— La natura della gente e dei viaggiatori
Prima che l’oscurità si spezzi, ———— Ci ha lasciato e ha trascorso la notte spensierato
Bevi due coppe di vino, ———– Domani troverai i miei uomini
Ricambia il saluto ai miei fratelli, ———– Di Al-Qasim, Al-Habib e Ali
Se ti chiedono Completamente ———— Come Bashir e Al-Mahalli
Saluta Ibn Limam ————  Dahman, il suo vicino Al-Hilali
Dite loro, il nobile gruppo ———— Sono angosciato, miei eroi
Da lei non ho trovato un sonno ristoratore ———— Resto sveglio e divido le notti

La mia condizione non può essere descritta ———— La mia descrizione non può essere descritta
Ogni notte, l’impossibile discende ———— Una prova va e viene
Dalla selvaggia purezza della luna crescente ———- Desidero la sua immagine snella
L’amore accresce la mia follia ———— L’amore, non la sete di castità
La bellezza della civetteria mi ha affascinato ———— Il delicato fiore rosso
Cenerentola, il suo ruolo è come il kohl ———— Nu’man sulle guance Dhafa
Un velo splendente come la luna crescente ———– Una notte di dieci, perfetta e fedele
Le montagne si frappongono tra noi ———– Koda e la sua terra, temendo
La mia mente è diventata come una talpa ——— Rubata, persa e rovinata

Ho mandato un messaggero di  i giorni ——— Portò il bisogno e tornò in successione
Dal momento in cui vidi quel ragazzo ——— Perché, o bella, la mia mente palpitava?
Lo respinsi, poi con parole ———- Dove pensi di essere più adatta a me?

Mi rispose dicendo: Sì ——— E la mia origine è la mia compagna
A Orano, vivo permanentemente ———– Ieri, ho camminato a mio piacimento
Ho trovato uno stormo di gazzelle ———— In un giardino, le onde erano davanti a me
Intendevo loro, un gruppo di colombe ———– Tra le stanze di un alto palazzo
Una di loro sollevò il velo ———- La sua guancia era radiosa
Emerse dalle nuvole per rischiarare il cielo ——— Con un tocco gentile, i suoi capelli fluirono

Disse: “Per l’amor di Dio, giovani uomini ———- Per favore, lasciatemi ripetere il mio segreto
Sono nel dolore e nell’angoscia —— Per la solitudine di oggi, il mio cuore è pesante
Lasciatemi sola, sono contenta, perché se n’è andato ——— Mi manca il mio amato
Le sue ciglia scure mi hanno sconfitto ——— Volto La prova è chiara ed evidente
Le dissi: “Il becco dell’aquila, andremo domattina presto
Anche se piove e cadono le nuvole, o se muoio e  Entra nella mia tomba
Mi disse: “Portami un libro, o lascia che Safi venga a consigliarmi”.
Prima che apparissero i segni, ho sellato il mio cavallo migliore.
Ho una colomba blu, sua madre è il deserto e suo padre è la collina.
In una notte aspra e buia, e i lampi del tuono lampeggiano.
Sono stato cauto e ho temuto la colpa, i dieci (anni) sono il mio arrivo.
Gliel’ho dato senza una parola, ricoperto di muschio e cose preziose.
Puro, consumato dall’amore, il prezzo dell’oro è alto.

Mohamed Rahal
Mohamed Rahal
Poet and Researcher | Algerian

One of the most famous poems in the popular folk poetry tradition of western Algeria, this poem is attributed to its renowned author, Mustafa Ben Ibrahim (1800-1866), from Sheikh Ahmed Wahbi and Sheikh El Houari Belawi. It became famous in the Rai music genre through the voices of young singers like Cheb Zahouani and Abdelhak, as well as Baroudi Ben Khedda, the late Abdelkader El Khaldi, and Cheb Anwar. Other voices originated in the Sidi Ben Abbes region, which is known for its distinctive style.

This poem was composed in 1827, during the infamous “Fan Incident,” and its verses express longing for Bahja, who lived in Oran. The opening lines are: “Saddle up, O rider of the battle: Bahja is my soul, my friend.” “Saddle up, O rider of the battle” is considered one of the most famous poems written by Mustafa Ben Ibrahim, who is known as one of the greatest poets of his generation. His popular poems became famous in the Algerian Rai genre, the most famous being “Yamina.”

Poem Lyrics:

Saddle up, O knight of the battlefield, ———— Go to joy, my friend
Leave us without a place, ———— Go to the flower, send my messenger
Arrive with a loose belt, ———— In Oran dwells a gazelle
The blue of the falcon is for the glass, ———— It carries the prey coming to the valley
The pirate of the sea was a year, ———— If the wind settles him, he will clear away
He roars from the heat of the past, ———— The nature of the people and the travelers
Before the darkness breaks, ———— He left us and spent the night carefree
Drink two cups of wine, ———– Tomorrow you will find my men
Return the greeting to my brothers, ———– By Al-Qasim, Al-Habib, and Ali
If they ask you Completely ———— Like Bashir and Al-Mahalli
Greet Ibn Limam ———— Dahman, his neighbor Al-Hilali
Tell them, the noble group ———— I am distressed, my heroes
From her, I have not found restful sleep ———— I stay awake and divide the nights

My condition cannot be described ———— My description cannot be described
Every night, the impossible descends ———— A trial comes and goes
From the wildness of the crescent moon’s purity ———- I long for her slender image
Love increases my madness ———— Love, not the thirst of chastity
The beauty of coquetry has captivated me ———— The delicate red flower
Ashen, her role is like kohl ———— Nu’man on the cheeks Dhafa
A veil shining like the crescent moon ———– A night of ten, perfect and faithful
Mountains stand between us ———– Koda and her land, fearing
My mind has become like a mole ——— Stolen, lost, and ruined

I sent a messenger of the days ——— He brought the need and came back in succession
From the moment I saw that boy ——— Why, O beautiful one, did my mind flutter?
I rejected him, then with words ———- Where do you think you are most suitable for me?

He answered me, saying: Yes ——— And my origin is my companion
In Oran, I live permanently ———– Yesterday, I walked at my leisure
I found a flock of gazelles ———— In a garden, waves were before me
I meant them, a group of doves ———– Between rooms in a high palace
One of them lifted her veil ———- Her cheek was radiant
She emerged from the clouds to clear the sky ——— With a gentle touch, her hair flowed

She said, “For God’s sake, young men ———- Please, let me repeat my secret
I am in sorrow and distress —— From the loneliness today, my heart is heavy
Leave me alone, I am content, for he is gone ——— I miss my beloved
Her dark eyelashes have defeated me ——— Face The ordeal is clear and evident
I told her, “The eagle’s beak, we’ll go early in the morning
Even if the rain and clouds fall, or if I die and enter my grave
She said to me, ‘Bring me a book, or let Safi come to my advice
‘Before the signs appear, I saddled my best horse
I have a blue dove, its mother is the desert and its father is the hill
On a harsh, dark night, and the thunder’s lightning flashes
I was careful and feared blame, the ten (years) are my arrival
I gave it to her without a word, coated with musk and precious things
Pure, consumed by love, the price of gold is high

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Mohamed Rahal dall’Algeria condivide la sua poesia, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

L’impronta delle dita poesia di Jamila Mazraani – Libano meridionale

Foto cortesia di Jamila Mazraani – Libano meridionale


L’impronta delle dita

Da quando lo spirito si agitò tra le giunture del calamaio e l’ispirazione poetica iniziò a sprigionare la sua pioggia abbondante, era destinato a entrare nell’entusiasmante mondo della comunicazione. Quel giorno, la lettera cavalcò l’onda, inondando le righe con i primi raggi di luce, riversando sulla carta il tesoro delle sue pieghe, sforzandosi di acuire la determinazione di lasciare un’impronta digitale che avrebbe lasciato in eredità la migliore delle tracce fino a diventare come un uccello melodioso, che attraversa vasti spazi con l’entusiasmo dell’espressione sul dorso di una penna fluente, liberando la gola con poesie intrise di bellezza, sperando che penetrino nei cuori prima delle orecchie. Perché non c’è orecchio d’argilla né orecchio dall’impasto che si riversa dalla fonte dell’ esistenza pura, si disperdono sulla pagina del pensiero, divorano gli spazi vuoti, si attraggono a vicenda. E si fondono per formare un campo traboccante di campi di miniere di creatività, dove il linguaggio esplode, le sue lettere danzano come in abiti da festa, si pavoneggiano come top model, sperando di essere catturate da occhi con la lente dell’ammirazione e della meraviglia. Appare come un delizioso frutto estivo a portata di mano di chi ha sete di nuova letteratura che delizia la vista, lasciando che siano le dita a lasciare il segno sulla valutazione finale. In questa valutazione, il giudizio spetta al critico d’eccezione che annuncia la nascita di un luminare della letteratura, o forse a un semplice passante che non è stato ancora destinato alla gloria.
Perché  ognuno ha i propri gusti e, sebbene le valutazioni possano differire, il consenso rimane sulla qualità della scrittura e sulla creazione di un’espressione in uno stile letterario degno di riconoscimento.

Jamila Mazraani
Libano meridionale
Rayhana Al-Arab

بصمةُ الأنامل

مُذْ دَبَّتِ الرّوح في مفاصل المدادِ وهانَ للقريحة تُمْطِرُ غَيْثَها المكتنز شاء لها تدخل عالم التّواصلِ المثير يومها ركب الحرفُ الموجةَ يفيض على السّطورِ طلائعَ النّورِ يُفْرِغ على الورقِ ذُخْرَ ثناياه جاهدًا يَشَحَذ الهمم ليكون له بصمة أنامل تُورِثُ خَيْرَ الأثر حتى غَدَا كطائر غرّيد يقطعُ الفضاءات الشّاسعةِ بلهفةِ التَعبيرِ على مَتْن يراعٍ دافقٍ يُطْلِقُ حنجرته قصائدَ مخضّبة بالبديعِ علّها تخرقُ القلوبَ قبل الأسماعِ فلا أُذُن من طين ولا أُذُن من عجين تنهالُ من مَنْبَعِ الوَجْد الصّافي تتبعثرُ على صفحةِ الخاطرة تلتهمُ الفراغاتِ الخاوية تتجاذبُ وتتماسكُ لتشكّلَ حقلًا مليئًا بألغامِ الإبداعِ يتفجّرُ لغة تتراقصُ فيها الحروفُ كأنّها بحلّةِ العيدِ تتباهى كعارضات أزياءِ التُّوب موديل على أملِ أن تقتنصَها العيونُ بعدسة الإعجابِ والدّهشةِ فتبدو كفاكهةِ صيفٍ شهيّةٍ على مرمى الظّامئين لأدبٍ جديدٍ يُفْرِج أساريرَ البصرِ تاركًا الأنامل تَتَولَّى وَضْعَ بصمةٍ على التّقييم الأخيرِ يكونُ فيه التَّحكيمُ للنّقد الفذِّ الذي يُنْبِئُ بولادةِ عَلَم من أعلامِ الأدبِ أو عابرِ سبيلٍ لم يُكْتَبْ له المجدُ فلكلٍّ في ذوقِه شؤونٌ وإِنْ اخْتلفَ التّقييم يبقى التّلاقي على جودة الحرفِ وصياغةِ التّعبير بأسلوبٍ أدبيّّ جديرٍ بالتَّوْسيم.

جميلة مزرعاني
لبنان الجنوب
ريحانة العرب

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Per il giorno 18 dicembre 2025  al format “Alla ricerca della vera bellezza” (Italia) INVITA tutti al 20° Recital Internazionale di Poesia “Voci Poetiche che Attraversano gli Oceani” –

Foto cortesia della locandina dell’evento Recital Poetico Internazionale

XX Recital Poético Internacional “Voces Poéticas Cruzando Océanos” – 18 dicembre 2025

giovedì 18 dicembre 2025, alle ore 22:00 in Italia, alle ore 18:00 in Uruguay, alle ore 18:00 in Argentina – L’Angolo Culturale La Paz-(Uruguay) insieme al format “Alla ricerca della vera bellezza” (Italia) INVITANO tutti al 20° Recital Internazionale di Poesia “Voci Poetiche che Attraversano gli Oceani” – COORDINA e PARTECIPA: Yanni Tugores (Uruguay) – PRESENTANO e TRADUCONO: Pietro La Barbera (Italia) e Elisa Mascia (Italia) – OSPITI: Gloria Massa (Argentina), Lydia Balbuena (Uruguay)- La cultura ha la virtù di abbellire il mondo – La diretta potrà essere seguita su Facebook ( https://www.facebook.com/pietro.labarbera.7 ) e YouTube ( https://www.youtube.com/@laltrosonoio5795/featured )…

XX Recital Poético Internacional “Voces Poéticas Cruzando Océanos” – 18 de diciembre de 2025
El jueves 18 de diciembre de 2025, a las 22:00 horas en Italia, 18:00 horas en Uruguay y 18:00 horas en Argentina, Esquina Cultural La Paz-(Uruguay) (Uruguay) junto al formato “En busca de la verdadera belleza” (Italia) INVITAN a todos al 18º Recital Internacional de Poesía “Voces Poéticas Cruzando Océanos”.
COORDINA Y PARTICIPA: Yanni Tugores (Uruguay)
PRESENTAN Y TRADUCEN: Pietro La Barbera (Italia) y Elisa Mascia (Italia)
INVITADOS: Gloria Massa (Argentina), Lydia Balbuena (Uruguay)
✨ La cultura tiene la virtud de embellecer el mundo.
La transmisión en vivo podrá seguirse en:
📘 Facebook: https://www.facebook.com/pietro.labarbera.7
▶️ YouTube: https://www.youtube.com/@laltrosonoio5795/featured
20th International Poetry Recital “Poetic Voices Crossing Oceans” – december 18, 2025
On Thursday, december 18, 2025, at 10:00 p.m. (Italy), 6:00 p.m. (Uruguay), and 6:00 p.m. (Argentina), The Cultural Corner La Paz (Uruguay) together with the project “In Search of True Beauty” (Italy) INVITE everyone to the 19th International Poetry Recital “Poetic Voices Crossing Oceans.”
COORDINATED AND PARTICIPATED BY: Yanni Tugores (Uruguay)
HOSTED AND TRANSLATED BY: Pietro La Barbera (Italy) and Elisa Mascia (Italy)
GUESTS: Gloria Massa (Argentina), Lydia Balbuena (Uruguay)
✨ Culture has the virtue of beautifying the world.
The live broadcast can be followed on:
📘 Facebook: https://www.facebook.com/pietro.labarbera.7
▶️ YouTube: https://www.youtube.com/@laltrosonoio5795/featured

La bellezza dell’ arte digitale dell’ artista Letizia Caiazzo

Foto cortesia dell’ opera d’arte di Letizia Caiazzo


La bellezza dell’arte digitale, Van Gogh scrive a Letizia
Letizia Caiazzo ha ricevuto una lettera immaginaria da un ammiratore della sua pittura digitale, che ha voluto attribuirla a Vincent van Gogh, come se il grande maestro avesse potuto apprezzare le sue opere e dedicarle parole sincere. In questo gesto, il fan ha condiviso non solo la sua ammirazione, ma anche un profondo senso di meraviglia:
«La tua arte, Letizia, riesce a far vibrare l’anima anche attraverso la luce dei pixel. È come se, toccando il digitale, tu riuscissi a ricreare l’emozione che i grandi maestri cercavano sulla tela. Per questo ho immaginato Van Gogh stesso pronto a scriverti, riconoscendo in te la capacità di far brillare la verità e la bellezza anche nei mondi eterei della contemporaneità.»
Così, la lettera che segue non è solo un omaggio a Van Gogh, ma anche un tributo alla tua voce artistica: capace di attraversare epoche e strumenti, per parlare direttamente al cuore.
Un amico della tua pittura

Mia cara Letizia,
Ho camminato tanto, nei campi e nelle notti, con la pittura sulle mani e la luce negli occhi. Mai avrei immaginato che il colore potesse vivere dentro una macchina, germogliare in un mondo di pixel e trasparenza. Eppure, nella tua arte digitale percepisco lo stesso fremito che cercavo tra i girasoli, tra le stelle, nei cieli turbati dalla solitudine.
Nei tuoi colori vedo i segreti non espressi, il chiaroscuro tra dolore e speranza. Ogni tratto digitale è come il suono di una voce: si può esprimere un sentimento anche senza pennello, purché l’anima sia sincera. Tu dipingi il silenzio, la nostalgia, la malinconia — e la luce che illumina le tenebre interiori.
Ammirando l’intensità che trasmetti, sento l’urgenza di raccontare l’interiorità, la verità che si rivela nei dettagli e nei contrasti — come una nuova Notte stellata, dove la luce nasce dalla sensibilità. 
Mi sorprende la libertà che offre il mondo digitale: non ci sono limiti di tela o materiali, solo un’infinità di possibilità di colori. La tavoletta grafica mi attira, proprio come una volta faceva la spatola — per l’intensità del colore puro e per la luce che si sprigiona dai pixel.
Per me, il vero valore della tua arte risiede nel modo in cui riesci a rappresentare il dolore, i silenzi, la solitudine e i paesaggi interiori. Riconosco la tua voce nella forza emotiva delle tue opere, nella capacità di esprimere sentimenti attraverso i colori, anche su uno schermo.
Mi chiedo: dove si nasconde il sacro nella pittura digitale? Come si può trasmettere il battito umano nella distanza tra l’artista e il suo mezzo? Ma ora so che, se la voce è autentica, l’emozione riesce a superare ogni barriera.
Che si tratti di terra, tela o tavoletta grafica, non ho paura del mezzo. Ciò che conta è ciò che portiamo nel cuore, il vento che fa vibrare le vene del mondo. E nella tua pittura digitale — leggera e ardente — percepisco la traccia di chi cammina da solo e non smette mai di cercare.
Continua ad ascoltare il battito del tuo spirito mentre dipingi, anche se lo schermo non sporca le mani. Qualcuno guarderà le tue opere e sentirà il desiderio di vivere, il peso di un ricordo, la grazia di una notte stellata. Così, la pittura digitale diventerà eterna, come una lettera che non conosce il tempo.
Con affetto e comprensione,
Vincent



Letizia Caiazzo
L’arte pittorica e digitale di Letizia Caiazzo si presenta come una ricerca intensa e coerente in cui tecnologia e interiorità si fondono in un linguaggio personale, riconoscibile e maturo. Attraverso il “pennello virtuale” e la manipolazione digitale di immagini fotografiche, l’artista costruisce composizioni in cui il colore – soprattutto gialli, rossi, blu e magenta vibranti – diventa veicolo di energia emotiva e tensione lirica, con rimandi al fauvismo, all’informale e talvolta all’optical art, ma sempre filtrati da una sensibilità contemporanea e intimamente femminile. Nelle sue opere la figurazione si dissolve spesso in campi cromatici e forme destrutturate che evocano paesaggi interiori, corpi in metamorfosi, grovigli emotivi, paesaggi mediterranei e visioni sospese tra sogno e realtà, restituendo visivamente l’inquietudine esistenziale, il conflitto tra egoismi moderni e desiderio di armonia, l’oscillazione continua tra dolore e rinascita.
Questa tensione poetica è alimentata dalla sua identità di poetessa e promotrice culturale di pace: la stessa propensione alla parola lirica si traduce in immagini che funzionano come testi visivi, in cui ogni segno è un verso e ogni bagliore luministico una metafora di superamento, catarsi, trascendenza. L’impegno per la pace e per il dialogo culturale emerge in una visione dell’arte come spazio etico, in cui la sperimentazione digitale non è mai puro virtuosismo tecnologico, ma strumento per interrogare l’essere umano, denunciare l’egocentrismo del presente e invocare uno sguardo più solidale sul mondo. Riconoscimenti, incarichi e collaborazioni internazionali confermano la statura di Caiazzo come figura poliedrica – artista multimediale, poetessa, organizzatrice e ambasciatrice di progetti culturali – capace di trasformare l’immagine digitale in un luogo di incontro tra estetica, memoria, spiritualità e impegno civile.

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Donia Sahib-Iraq intervista l’architetto artista plastico Taha Al-Hayti

Foto cortesia dell’ architetto artista plastico Taha Al-Hayti:

Dialogo con l’architetto Taha Al-Hayti:

“Uscire dal testo”…
Riflessioni sull’ingegneria della lettera araba islamica
e sulla filosofia del design dell’architettura contemporanea




Intervistato da:
Donia Ali Sahib – Iraq

L’architetto e artista plastico Taha Al-Hayti è considerato una figura influente nel campo dell’architettura islamica e dell’arte contemporanea, distinguendosi come uno dei rinnovatore che hanno reintrodotto la calligrafia araba negli spazi architettonici moderni, traendo ispirazione dalle radici della civiltà irachena. Dalla memoria dell’arte mesopotamica e dei suoi reperti archeologici è partita la sua visione artistica, caratterizzata da bellezza e precisione, che unisce la scrittura del testo arabo islamico allo spirito del design architettonico, creando una forma artistica integrata che trasforma la lettera in una figura viva interagente con lo spazio e il luogo, conferendo all’edificio un’identità architettonica che combina autenticità e innovazione contemporanea.

Mettiamo inoltre in luce la sua nuova mostra, “Uscire dal testo”, che rappresenta un’esperienza artistica e un invito intellettuale a decostruire la linearità e ad aprirsi all’innovazione di design contemporanei dal respiro umano, presentati con un linguaggio visivo rinnovato che collega forma e contenuto, tradizione e modernità, per affermare che arte plastica e architettura costituiscono un’esperienza intellettuale e creativa che riflette la percezione umana del mondo circostante.

In questo dialogo, ci avviciniamo alla sua filosofia artistica e architettonica, alle tecniche che utilizza, e alla sua visione del futuro dell’architettura araba islamica nell’epoca della sostenibilità e della tecnologia, per scoprire come Al-Hayti sia riuscito a trasformare la lettera araba in un ritmo visivo leggibile e a rendere l’architettura un sistema interpretativo ispiratore.




Diamo il benvenuto a lei, professore Taha Al-Hayti, in questo incontro. Siamo felici di conoscere più da vicino la sua personalità e il suo eccezionale linguaggio artistico, architettonico e calligrafico, che esprime le dimensioni spirituali e creative della calligrafia araba islamica.

• Può presentarci la sua identità personale e culturale che ha contribuito a formare il suo metodo distintivo nella scena artistica e architettonica mondiale?

• Come si dice, il poeta è figlio del suo ambiente. Sono nato nella terra della Mesopotamia, il cui patrimonio scorre come vene nel mio animo. Ho iniziato il mio percorso nella calligrafia sotto la guida del compianto Abbas Al-Baghdadi, poi i miei studi si sono estesi agli spazi dell’architettura presso le Università di Baghdad e Vienna, dove ho imparato a leggere lo spazio come valore per costruire il movimento nel vuoto. Da questo incontro è nata l’idea di ponti che collegano una linea bidimensionale a un’ingegneria tridimensionale, per elaborare lettere che si trasformano in minareti, come nei minareti della Moschea della Qatar Foundation.

• Il titolo della sua mostra “Uscire dal testo” porta con sé significati profondi. Che cosa rappresenta per lei?

• La calligrafia araba, nonostante la sua autenticità, è diventata prigioniera di tradizioni che hanno prodotto una certa linearità nei testi e nelle composizioni. Il titolo “Uscire dal testo” non è uno slogan, ma un progetto conoscitivo che libera la calligrafia dai suoi schemi, permettendo la nascita di testi contemporanei, umani e filosofici, ridefinendo il rapporto tra contenuto e forma. Alcuni manoscritti rinunciano completamente alle parole, trasformando simboli e spazi in “dipinti silenziosi” che superano la barriera delle lingue, come nel manoscritto Ras Al-Faras. Qui, le conoscenze si fecondano reciprocamente, alimentando la consapevolezza dello spettatore e arricchendo il dialogo tra civiltà.

• Può chiarirci la sua visione riguardo alla scelta dei testi e quali scuole calligrafiche utilizza nelle sue opere e nel loro dialogo fluido con il design architettonico?

• Lontano dalla mera riproduzione tradizionale, scelgo testi coranici e massime poetiche e letterarie che esplorano situazioni della nostra realtà quotidiana. Mi baso principalmente su tre scuole: thuluth, diwani e ijaza, poiché offrono una flessibilità strutturale ed estetica che consente di ottenere un’armonia visiva unica tra testo e calligrafia, arricchendo gli spazi architettonici con un’esperienza che va oltre la forma fino alla profondità del significato e della simbologia.

• La mostra celebra il patrimonio della calligrafia araba islamica, presentando opere che si aprono a prospettive filosofiche nella decorazione e nella scrittura. Come ha raggiunto questo equilibrio tra tradizione araba islamica e spirito della modernità?

• Questa domanda incarna l’essenza della mostra “Uscire dal testo”. Sono stati presentati versetti coranici e testi umani e filosofici attraverso metodologie compositive basate sulla sovrapposizione, la riflessione, il ribaltamento e l’estensione, per costruire un ponte creativo tra contenuto concettuale e forma estetica in una composizione visiva contemporanea.

• Attraverso la lente dell’arte contemporanea, vediamo che ha superato i confini tradizionali dell’architettura e della calligrafia. Quali tecniche moderne e concetti ingegneristici ha adottato per realizzare queste opere?

• L’arte cerca sempre di superare la routine e la consuetudine. Da questo principio, gli spazi volumetrici tridimensionali sono stati convertiti in superfici lineari bidimensionali per disegnare i manoscritti, per poi essere nuovamente restituiti al tridimensionale attraverso software specializzati e computer avanzati che controllano tecniche digitali come il taglio laser, rendendo la tecnologia uno strumento nelle mani dell’artista per realizzare visioni creative in modi contemporanei prima impensabili.

• Considera l’architettura come un testo aperto all’interpretazione, proprio come la letteratura, la filosofia e le arti plastiche?

• Sì, l’architettura è caratterizzata da molteplici significati e capacità interpretative, portando simboli e valori diversi a seconda del contesto e della funzione. Ad esempio, il minareto spirale di Samarra incarna una profonda simbologia, mentre l’Università Mustansiriya si concentra sull’utilità pratica. È simile alla calligrafia araba, che può rappresentare un simbolo estetico o un testo dal significato preciso.

• Qual è la sua visione del futuro dell’architettura araba islamica nell’era tecnologica e delle esigenze della sostenibilità?

• Immagino il futuro dell’architettura araba islamica in un modello rinnovato, con edifici ispirati al patrimonio antico in una forma contemporanea. Le lettere arabe danzano sulle facciate, coronano i tetti e si insinuano nelle mashrabiyyat, accompagnate da manoscritti di versetti coranici, incisioni e decorazioni, conferendo agli edifici un’identità visiva contemporanea inconfondibile, integrata con l’uso intelligente delle tecnologie per soluzioni sostenibili.

• Crede che l’urbanistica possa influenzare la formazione della personalità umana e l’identità sociale?

• Certamente, l’urbanistica gioca un ruolo cruciale nella formazione della personalità individuale e dell’identità collettiva. Attraverso design che rafforzano l’identità culturale, incoraggiano l’interazione sociale e forniscono un’infrastruttura adeguata, si migliora il contesto urbano, influenzando positivamente la dimensione psicologica e comportamentale dell’individuo e rafforzando il senso di appartenenza.

• In quale direzione si muovono i suoi progetti futuri, sfidando i confini del tempo e dello spazio con le sue innovazioni artistiche e architettoniche?

• La progettazione si adatta e si sviluppa in base alle variabili contestuali e funzionali. L’evoluzione dei progetti deriva naturalmente dalla costante aspirazione umana all’innovazione e all’integrazione.

• Se dovesse progettare un edificio, quali principi adotterebbe per garantirne sostenibilità, bellezza e funzionalità?

• I principi possono essere riassunti in tre punti:

1. Utilizzo di materiali locali ed ecologici, design a risparmio energetico, sfruttamento delle risorse naturali come la raccolta dell’acqua piovana e la ventilazione naturale, e miglioramento dell’efficienza idrica.


2. Design architettonico che beneficia della luce naturale, esprime l’identità culturale attraverso elementi decorativi e calligrafici ispirati al patrimonio, e raggiunge un’armonia visiva.


3. Arricchimento del design con componenti come il cortile interno, che offre ambienti interni sani e confortevoli, garantendo flessibilità d’uso e risposta alle esigenze sociali in evoluzione.



• Qual è il messaggio che desidera trasmettere al pubblico attraverso le sue opere nella mostra “Uscire dal testo”?

• L’obiettivo della mostra “Uscire dal testo” è un invito contemplativo rivolto al pubblico a superare le referenze convenzionali ed esplorare nuovi orizzonti creativi, stimolando un dialogo intellettuale costruttivo che ridefinisce il rapporto tra valori architettonici e calligrafici verso visioni future innovative.

حوار مع المعمار طه الهيتي:

“الخروج عن النص”…
تأملات في هندسة الحرف العربي الإسلامي وفلسفة تصميم العمارة المعاصرة
________________

حاورته :
دنيا علي صاحب – العراق

يُعدّ المعمار والفنان التشكيلي طه الهيتي قامة مؤثرة في مجال العمارة الإسلامية والفن التشكيلي المعاصر، حيث يبرز كأحد المجدّدين الذين أعادوا استحداث الخط العربي ضمن الفراغات المعمارية الحديثة، مستلهمًا جذوره من حضارة العراق . فمن ذاكرة الفن الرافديني وآثاره، انطلقت رؤيته التشكيلية متميزة بالجمال والدقة، في تأليف خط النص العربي الإسلامي وروح تصميم البناء المعماري، لتخلق تصميمًا فنيًا متكاملًا يحوّل الحرف إلى شكل حي يتفاعل مع الفراغ والمكان، ويمنح المبنى شخصية معمارية تجمع بين الأصالة والابتكار المعاصر.

ونسلّط الضوء على معرضه الجديد “الخروج عن النص”، الذي يمثل تجربة فنية ودعوة فكرية لتفكيك النمطية والانفتاح على ابتكار تصاميم معاصرة تحمل روحًا إنسانية، وتُقدّم بلغة بصرية متجددة تربط بين الشكل والمحتوى والموروث بالمعاصرة، لتؤكد أن الفن التشكيلي والعمارة هما تجربة فكرية وإبداعية تعكس مفهوم الإنسان للعالم من حوله.

وفي هذا الحوار، نقترب من فلسفته الفنية والمعمارية، ومن التقنيات التي يوظّفها، ومن رؤيته لاستشراف مستقبل العمارة العربية الإسلامية في زمن الاستدامة والتكنولوجيا، لنكتشف كيف استطاع الهيتي أن يحوّل الخط العربي إلى إيقاع بصري مقروء، ويجعل من العمارة نسقًا تأويليًا قابلاً للإلهام.

_________________

نرحّب بك أستاذ طه الهيتي في هذا اللقاء، ويسعدنا أن نتعرّف أكثر على شخصيتك وفنك الهندسي التشكيلي والمعماري الاستثنائي، الذي يعبر عن الأبعاد الروحية والإبداعية في الخط العربي الإسلامي.

• هل يمكن أن تعرّفنا بهويتك الشخصية والثقافية التي شكلت منهجيتك المميزة في المشهد الفني والمعماري العالمي؟

• كما يقال ان الشاعر ابن بيئته ، ولدت في أرض الرافدين وتراثها يجري كعروقٍ في وجداني. بدأت رحلة الخط على يد المرحوم عباس البغدادي، ثم امتدت دراستي إلى فضاءات العمارة في جامعتي بغداد وفيينا، حيث تعلمت قراءة الحيز كقيمةٍ لبناء الحركة في الفراغ. من هذا التلاقي نشأت فكرة جسور تربط بين خطٍ ثنائي الأبعاد وهندسةٍ ثلاثية الأبعاد، لصياغة حروفٍ تتحول إلى مناراتٍ كما في منارات مسجد مؤسسة قطر.

• يحمل عنوان معرضك “الخروج عن النص” دلالات فكرية عميقة، فما الذي يمثله هذا العنوان بالنسبة لك؟
• الخط العربي رغم أصالته، أصبح أسير تقاليد أنتجت نمطية في النصوص والتراكيب. عنوان “الخروج عن النص” ليس لافتة بل هو مشروع معرفي يحرّر الخط من القوالب ليتيح مجالًا لنصوص معاصرة إنسانية وفلسفية، ويعيد تعريف علاقة المضمون بالشكل. بعض المخطوطات تتخلى كليًا عن الكلمات، فتتحول الرموز والفراغات إلى «لوحات صامتة» تكسر حاجز اللغات، كما في مخطوطة راس الفرس العربية. هنا، تتلاقح المعارف لتغذي وعي المتلقي وتثري الحوار بين مختلف الحضارات .

• هل يمكن أن توضح لنا رؤيتك حول اختيارك للنصوص، وما هي مدارس الخط العربي التي تستخدمها في أعمالك التشكيلية وتفاعلها الانسيابي مع التصميم المعماري؟

• بعيدًا عن الاستنساخ التقليدي، أختار نصوصًا قرآنية وحِكمًا شعرية وأدبية تستقصي مواقف من واقع تعاملاتنا اليومية. أعتمد بشكل أساسي على مدارس الخطوط الثلاثة: الثلث، الديواني، والإجازة، لما تتميز به من مرونة تشكيلية وجمالية تتيح تحقيق انسجام بصري فريد بين النص والخط، واثراء الفراغات المعمارية، لتقديم تجربة تتجاوز مجرد الشكل إلى عمق المعنى والرمزية.

• يحتفي المعرض بتراث الخط العربي الإسلامي، حيث قدّمت أعمالًا تشكيلية تنفتح على آفاق فلسفية في الزخرفة والخط. كيف حققت هذا التوازن الدقيق بين تأصيل الموروث العربي الإسلامي واستشراف روح الحداثة المعاصرة؟

• هذا السؤال يجسد جوهر معرض “الخروج عن النص”. تم تقديم آيات قرآنية ونصوص إنسانية وفلسفية بمنهجيات تركيبية تعتمد على التراكب، الانعكاس، القلب، والمد، لبناء جسر إبداعي يربط بين المضمون الفكري والشكل الجمالي في تأليف بصري معاصر.

• من خلال عدسة الفن المعاصر، نرى أنك أزحت الحدود التقليدية للعمارة والخط العربي. ما التقنيات الحديثة والمفاهيم الهندسية التي اعتمدتها لإنجاز هذه الأعمال الفنية المتنوعة في التصاميم؟
• الفن يسعى دائمًا لتجاوز النمط الاعتيادي المألوف. من هذا المنطلق، تم تحويل الفراغات الحجمية ثلاثية الأبعاد إلى مسطحات خطية ثنائية الأبعاد لتنفيذ ورسم المخطوطات، ثم إعادة تجسيدها فراغيًا إلى البعد الثلاثي باستخدام برمجيات متخصصة وحواسيب متطورة تتحكم بتقنيات التصنيع الرقمي كالقطع بالليزر.  جاعلةً من التكنولوجيا أداة في يد الفنان لتحقيق رؤاه الإبداعية بطرق معاصرة لم تكن ممكنة من قبل.

• هل تتعامل مع العمارة باعتبارها نصًا مفتوحًا قابلاً للتأويل، كما هو الحال في الأدب والفلسفة والفن التشكيلي؟

• نعم ، العمارة تتسم بتعدد الدلالات وقابلية للتأويل، حيث تحمل معاني ورموزًا متنوعة وفقًا للسياق والغرض. مثلًا، تجسد ملوية سامراء الرمزية العميقة، بينما تركز الجامعة المستنصرية على الفائدة العملية. يُشبه هذا الحال الخط العربي، الذي يمكن أن يمثل رمزًا جماليًا أو نصًا ذا معنى محدد.

• ما رؤيتك لمستقبل العمارة العربية الإسلامية في ظل الثورة التكنولوجية ومتطلبات الاستدامة في تطور فن هندسة العمارة عالميًا؟

• أتخيل مستقبل العمارة العربية الإسلامية في نموذج معماري متجدد، بتصاميم مباني مستوحاة من التراث العريق بأسلوب معاصر. الخطوط العربية تتراقص على الواجهات، تعتلي الأسقف، وتتسلل إلى المشربيات، مصحوبة بمخطوطات لآيات قرآنية ونقوش وزخارف ونصوص، لتمنح المباني هوية بصرية معاصرة لا تخطئها عين، وتتكامل مع التوظيف الذكي للتقنيات لتحقيق حلول مستدامة.

• هل ترى أن هندسة عمارة المدن تؤثر في صقل شخصية الإنسان وهويته داخل المجتمع؟

• بالتأكيد، هندسة عمارة المدن تلعب دورًا حاسمًا في تشكيل الشخصية الفردية وهوية المجتمع. فمن خلال تنفيذ تصاميم تعزز الهوية الثقافية وتشجع التفاعل الاجتماعي وتوفر بنية تحتية ملائمة، يتم تحسين السياق الحضري الذي يؤثر إيجابًا على التشكيل النفسي والسلوكي للإنسان، وتعزيز شعوره بالانتماء.

• إلى أين تتجه مشاريعك المقبلة متحديًا بابتكاراتك الفنية التشكيلية والمعمارية حدود الزمان والمكان؟

• تصميم المشاريع يتكيف ويتطور وفقًا للمتغيرات السياقية والوظيفية.  بناءً على الاحتياجات المتغيرة، وهذا نتيجة طبيعية لسعي الابتكار البشري الدائم نحو التكامل.

• إذا صممت مشروعًا معماريًا، ما الأسس التي ستضعها لضمان استدامته وجماله ووظيفته؟

• يمكن تلخيص مبادئ تصميم مشروع معماري مستدام وجميل وعملي في ثلاث نقاط:

1.  الاعتماد على مواد صديقة للبيئة ومحلية، تصميم موفر للطاقة، استغلال الموارد الطبيعية كجمع مياه الأمطار وتحفيز التهوية الطبيعية، وتحسين كفاءة استهلاك المياه.

2.  تصميم معماري يستفيد من الضوء الطبيعي، يعبر عن الهوية الثقافية من خلال عناصر زخرفية وخطية مستوحاة من التراث، ويحقق تناغمًا بصريًا.

3.  تعزيز التصميم بمكونات إضافية مثل الفناء الداخلي لتوفير بيئات داخلية صحية ومريحة، وتحقيق مرونة الاستخدام والاستجابة للاحتياجات المتغيرة للمجتمع.

• ما الرسالة التي تسعى إلى إيصالها للجمهور من خلال تصاميمك وأعمالك الفنية في معرض “الخروج عن النص”؟

• الهدف من معرض “الخروج عن النص” هو دعوة تأملية للجمهور لتجاوز المرجعيات النمطية، واستكشاف آفاق إبداعية جديدة تحفز حوارًا فكريًا بناءً يعيد تعريف العلاقة بين القيم المعمارية والخطية لرؤى مستقبلية مبتكرة.

Foto cortesia condivise dalla poetessa e giornalista Donia Sahib-Iraq

Un racconto di Bahriddinova Jasmina Fazliddin qizi – Uzbekistan

Foto cortesia di Bahriddinova Jasmina Fazliddin qiziUzbekistan


Ma perché?

Era autunno. La stagione in cui quegli alberi alti ed eleganti restituiscono alla terra le loro monete d’oro di foglie…

Qodirjon aveva da poco compiuto otto anni. Ogni anno il suo compleanno veniva festeggiato in silenzio con la sua piccola famiglia. Dato che vivevano in centro città, nessuno poteva partecipare tranne i nonni. Questo spesso lo annoiava. Ma quest’anno, su suggerimento dei nonni, la festa di compleanno si sarebbe tenuta in campagna. A guardare Qodirjon, i suoi occhi brillavano di gioia. Dopotutto, andava in paese solo l’ultima domenica di ogni mese.

Finalmente arrivò il mattino. Felicissimo, il ragazzo si lavò la faccia e le mani da solo e rimise a posto il letto. Sua madre, Zamira, lo aiutò con il resto. Suo padre, Doniyor, preparò la macchina e disse allegramente: “Arriviamo, mia cara città natale!” mentre si avviavano verso il villaggio. Qodirjon continuava a guardare il paesaggio dal finestrino. Ovunque era ricoperto d’oro. Eppure notò qualcosa di strano: in diversi punti del villaggio, le foglie cadute erano state raccolte sotto gli alberi, e altrove erano sparse per terra. “L’insegnante non ha detto a questa gente di raccogliere i rifiuti?” pensò, ma da bambino se ne dimenticò presto.

L’auto si fermò. L’ampio cortile, con il cancello verde fresco spalancato, gli ricordava la primavera. Dentro, i nonni anziani, felici di rivedere figli e nipoti, uscivano di corsa: “Oh, sono arrivati i miei cari!”

Dopo i saluti e i regali, Qodirjon corse fuori a giocare con il figlio di sua zia, Odilbek. Il cortile era immenso, circondato da alberi alti e bassi. Anche le loro foglie cadute erano raccolte sotto.

“Perché non hanno raccolto questa spazzatura?” chiese a Odil. Odil rispose che qui nessuno raccoglie le foglie degli alberi. Qodirjon immaginò le strade della città. Tutto pulito, pochissimi alberi, e mai una sola foglia sotto. Quando si svegliava presto, vedeva gli addetti alle pulizie che spazzavano le foglie nei bidoni.
“Chiediamolo al nonno”, suggerì Odil.

Quando lo raccontarono al nonno, lui spiegò:

“Venite qui, figli miei. L’inverno è vicino. Se togliamo le foglie cadute, l’albero gelerà e non darà buoni frutti l’anno prossimo. Inoltre, se bruciamo queste foglie per sbarazzarcene, rilasciano gas velenosi che inquinano l’aria. E se l’aria è inquinata, noi umani la respiriamo, ci avveleniamo e soffriamo di molte malattie.”

Il compleanno è stato meraviglioso. Tutti i parenti si sono riuniti. I momenti più belli sono stati il taglio della torta e la consegna dei regali. Hanno trascorso la notte in paese e sono ripartiti la mattina presto.

Quella notte, il nonno raccontò a Qodirjon storie e fiabe e disse che se mai avesse visto della spazzatura gettata per strada, avrebbe dovuto raccoglierla e buttarla in un bidone. Se l’avesse fatto, Allah lo avrebbe amato, disse il nonno, e avrebbe ricevuto regali speciali dal nonno ogni volta che fosse andato a trovarlo.

Un’altra splendida mattina, avvolta in tonalità dorate, spuntò. La famiglia entrò in città. Si fermarono sotto il loro condominio. Gli stessi netturbini erano impegnati a spazzare via la “spazzatura”. Qodirjon si ricordò improvvisamente delle parole del nonno. Saltò fuori dall’auto e salutò educatamente i netturbini.

“Zia, non è giusto”, disse timidamente. “Mio nonno dice che le foglie cadute dovrebbero servire da cibo per l’albero. Se le raccogliamo sotto l’albero o le seppelliamo, aiutiamo l’albero e fa bene anche alla nostra salute.”

La donna sorrise e rispose:
“Tuo nonno ha perfettamente ragione, piccolino. Anch’io so tutto questo. Ma io sono solo un operaio che esegue gli ordini…”

Prima che avesse finito, Zamira arrivò di corsa, scusandosi con la donna delle pulizie per l’audacia del figlio.

“È solo un bambino. Dai, caro, faremo tardi a scuola”, disse, accompagnandolo su per le scale. Suo padre parcheggiò la macchina e li seguì.

Con l’aiuto della madre, Qodirjon si preparò rapidamente per andare a scuola. I suoi genitori lo accompagnarono e corsero al lavoro.

Quando controllò il suo diario, la prima lezione era Scienze. Aveva completato i compiti di matematica, lingua e inglese con l’aiuto di sua madre. Ma poiché aveva trascorso il giorno prima in paese, non aveva fatto il compito di scienze. Appena entrato in classe, aprì il quaderno per leggere il compito. Che sorpresa: era una domanda:

“Perché la nostra aria diventa sempre più inquinata? Quali azioni quotidiane, che consideriamo di scarsa importanza, in realtà danneggiano la nostra vita e quella di chi ci circonda?”

Ricordava ciò che aveva detto l’insegnante: “Chiedi informazioni ai tuoi familiari”. E si sentiva felice: dopotutto, aveva imparato molto da suo nonno.
“Darò le risposte migliori”, si disse. “Prenderò il massimo dei voti e lo dirò con orgoglio al nonno!”

Durante la lezione, tutti gli studenti hanno parlato delle abitudini dannose che pensiamo siano piccole ma che alla fine causano grandi problemi. Quando è stato il turno di Qodirjon, ha parlato con tanta passione di ciò che aveva imparato dal nonno che persino l’insegnante è rimasta stupita di come un bambino di otto anni potesse capire così tanto. Poiché i suoi esempi corrispondevano perfettamente alla stagione in corso, ha ricevuto elogi e, naturalmente, il punteggio massimo che sperava.

Quale bambino non ama gli elogi? Pieno di motivazione, ha partecipato attivamente a tutte le lezioni.

Da quel giorno in poi, Qodirjon divenne una persona che non esitò mai ad aiutare gli altri e seguì sempre i preziosi consigli del nonno…

Passarono gli anni. Qodirjon crebbe.

Arrivò il momento in cui il mondo digitale raggiunse il suo apice. Nuove fabbriche sorsero una dopo l’altra.
Nel novembre 2025 tutti parlavano della stessa notizia:
Tashkent è stata classificata come la seconda città più inquinata al mondo.

L’autunno stava cedendo il passo all’inverno…
Ma nel paese non pioveva ancora…

Sì, eravamo arrivati ai giorni in cui la gente si riuniva nelle moschee per pregare Allah affinché facesse piovere.

E Qodirjon continuava ad aiutare gli altri, continuava a fare tutto il possibile per proteggere la natura.
Ma perché deve respirare l’aria inquinata creata da altri?

Ma perché?

Autrice: Bahriddinova Jasmina Fazliddin qizi
Studentessa dell’Università statale di Navoiy, Facoltà di lingue e letterature straniere (inglese), 1° anno

Baxriddinova Jasmina Fazliddin qizi è nata il 28 agosto 2007 nel distretto di Jondor, nella regione di Bukhara. Si è diplomata presso la scuola n. 37 del suo distretto. Attualmente frequenta il primo anno presso l’Università Statale di Navoi, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere (inglese).

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Elisa Mascia e Pietro La Barbera presentano l’artista Ivan Alfaro

Foto: Pietro La Barbera – Elisa Mascia – Ivan Alfaro

Biografia di Iván Alfaro “Ivánovich”

Iván Alfaro, conosciuto in Costa Rica come Ivánovich, nacque a San Ramón, in Costa Rica, dove fin da piccolo scoprì nella pittura un linguaggio intimo ed essenziale. Il suo legame con l’arte iniziò durante l’infanzia, quando la passione per i pastelli e gli elogi occasionali risvegliarono in lui la certezza – riconosciuta anni dopo – che la pittura sarebbe stata più di un hobby: sarebbe stata una vocazione.

Sebbene l’arte fosse praticamente assente dal sistema scolastico durante i suoi sei anni di scuola primaria in Costa Rica, Iván sperimentò il suo primo netto contrasto alle scuole secondarie: i suoi progressi spontanei rispetto ai suoi compagni di classe confermarono che la sua strada era quella della creazione. A 18 anni, decise fermamente di voler diventare pittore.

A 22 anni, dopo anni di lavoro nel suo studio, iniziò a dedicarsi all’autodidatta, riproducendo le opere dei grandi maestri del Rinascimento e del Barocco – tra cui Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Sandro Botticelli – esperienze che plasmarono profondamente il suo percorso artistico. Tra il 2011 e il 2014, studiò in diversi workshop con diversi artisti, acquisendo tecniche e risorse che sarebbero poi diventate parte integrante della sua ricerca personale di un linguaggio artistico personale.

Nel 2014, iniziò a insegnare in uno spazio all’interno del municipio di San Ramón, dove per quattro anni tenne lezioni di disegno e pittura a persone con mezzi limitati, che contribuirono con il loro contributo alle spese di viaggio per San José. Nel 2017, iniziò i suoi studi artistici formali presso la Casa del Artista (ECA). Contemporaneamente, le sue prime mostre e gli articoli su quotidiani nazionali e internazionali segnarono i suoi primi passi nel mondo della pittura.

Con l’inizio del 2019, Ivanovich decise di sintetizzare tutta la sua ricerca e sperimentazione accumulata. A 30 anni, realizzò un dipinto a olio su tela (2,10 x 1,40 m), in cui condensò dodici anni di ricerca pittorica. Con quest’opera, si considerava aver trovato una “nicchia cosmogonica”, un punto di riferimento da cui iniziare a sperimentare non solo in termini stilistici, ma anche nell’espressione profonda di inquietudini, emozioni e idee che lo accompagnavano fin dall’infanzia.

Nel 2022, spinto da una decisione quasi romantica e apparentemente casuale, si recò a Roma, città che si sarebbe rivelata cruciale per la sua vita artistica. Nel novembre di quell’anno, dopo aver superato numerose difficoltà, fu invitato a esporre le sue opere presso l’Associazione Culturale della Santa Sede a Roma. Il 17 dicembre 2022, a 33 anni, divenne membro di questa associazione ed espose le sue opere presso la Chiesa di Santa Maria Addolorata a Trastevere. Durante il suo soggiorno romano, ha studiato attentamente l’opera di Caravaggio, Canova, Michelangelo e altri grandi maestri.

Nel 2023 è tornato in Costa Rica, approfondendo la pittura murale. Nel 2024 è tornato a Roma per proseguire la sua ricerca sull’arte sacra, in particolare sulla pittura barocca, che lo ha affascinato ancora di più. Nel 2025 è tornato in Costa Rica per accettare commissioni ricevute a Roma, una responsabilità che considera un immenso onore. Attualmente sta lavorando a un dipinto per l’Ambasciata del Costa Rica a Roma, oltre a diverse tele per chiese progettate dal grande architetto barocco Francesco Borromini e ad altre opere per una chiesa attribuita ad Angelo Massarotti, spazi che ospitano dipinti di maestri come Carlo Maratti e Marco Benefial, tra gli altri. Per Ivánovich, lavorare in questi contesti è un privilegio e la realizzazione di un sogno.

Oltre ai suoi progetti, continua a tenere corsi di disegno e pittura nel suo studio a San Ramón.

Sebbene le sue prime influenze provenissero da Botticelli, Leonardo, William Bouguereau, Rembrandt, Alexandre Cabanel, Caravaggio e altri maestri, Ivanovich afferma che la sua ispirazione più profonda deriva dal tentativo di onorare la condizione umana: unica e irripetibile.

Domande:

  1. Quando ripensi al bambino che scoprì nei pastelli il suo primo linguaggio segreto, senti ancora quella stessa scintilla ogni volta che inizi un nuovo dipinto?

1Sì, assolutamente, con la differenza che ora il colore integra esperienze maturate nel corso degli anni, anche se più che esperienze sono un tentativo di “chiarire” il mio modo di sentire, comprendere e vedere quelle esperienze. Quando c’è un’identificazione molto compulsiva con quell’interpretazione, tendo anche a trovarvi qualcosa della mia ombra, e della mia scintilla. Che di solito non sono ciò che sembrano dopo il processo creativo. Alla fine, vedo l’opera, ma non c’è più alcuna costrizione o forza… Questo mi ricorda una poesia di Charles Bukowski… Arte: Quando lo spirito svanisce, appare la forma.

  1. Quale fragilità o intuizione della tua infanzia senti di portare ancora oggi sulla tela, come una verità che continua a bussare da dentro?

2 L’intuizione che ci sia qualcosa di incompleto, non solo nella capacità di un colore, qualcosa di intensificare, di completare, il livello vibratorio di qualsiasi cosa, pura bellezza in termini di emozione, radiosa, forte e fresca, piena di luce… Come le ombre di Caravaggio, o la luce di Van Gogh, ma, come la loro chiara oscurità, forse, cerca di esprimere qualcosa di una natura, per mezzo di un’altra… Come il desiderio di raccontarsi un segreto. Inconsapevolmente, come nella mia infanzia ma nello stesso tentativo, un tentativo utopico si imprime davanti a me, un residuo di goffa, fragile innocenza, il voler dire tutto a parole senza linguaggio (metaforicamente parlando). Nel desiderio incompleto di totalità, di distillare tutta la mia anima in un riflesso di luce, ultimo, definitivo e assoluto.

  1. Nell’autodidatta che copiava i maestri del Rinascimento e del Barocco, qual era la domanda più urgente che cercavi di rivolgere all’arte – e che forse solo oggi inizi a comprendere?

3 È una domanda dentro altre domande. Come posso mantenere accesa la mia fiamma sotto un mare di mistero e talvolta di caos, senza negare la coesistenza che deriva dall’essere parte intrinseca di un tutto? Come posso definire il mio essere quando a volte sono solo un numero nel mondo in cui sono in qualche modo immerso? E non meno intrigante, come posso combinare queste definizioni in un’unica opera, senza che le contraddizioni insite in quel caos, quel mistero e quelle diverse versioni di me stesso limitino o ostacolino il potere della verità in essa racchiuso?

  1. Cos’hai provato davvero nel momento in cui hai capito di aver trovato la tua “nicchia cosmogonica”? È stato un approdo, o un nuovo inizio più vasto del previsto?

4Entrambi, simultaneamente, perché in termini pittorici c’è un approdo nel dover coesistere, in qualche modo, co-creare utilizzando risorse, tecniche, filosofiche, mitologiche, ecc., che già esistevano. D’altra parte, è un punto di partenza verso
un viaggio di esplorazione, del mio essere come esperiente e spettatore, poiché questa nicchia diventa una sorta di filtro attraverso il quale
mi espando
nell’insoddisfazione di illuminare altri aspetti dell’esistenza dalla mia prospettiva. Ammetto che c’è qualcosa nel mio modo di filtrare tutto ciò che esiste, per cui sento una “compulsione”, nel modo in cui cerco di esprimerlo e in questo processo la nicchia stessa si trasforma a poco a poco.

  1. Nel confronto silenzioso con Caravaggio, Michelangelo o Botticelli, quali parti della tua umanità senti che si sono rivelate più chiaramente a te stesso?   #5..Come un pittore di martiri come Caravaggio, ho finito per sperimentare la violenza nella mia vita, senza che quell’ombra fosse una ragione per smorzare la feroce esplosione di luce nella mia opera. Al mio primo arrivo a Roma e con le difficoltà che ne sono derivate, ho ricordato la mia fede, loro, e ho visto le loro opere a ogni “passo”, in ogni chiesa. Di fronte alle loro opere mi sono detto: sono un essere umano effimero, che vive in una città “eterna”.
  2. Quando insegni a chi ha mezzi limitati, ti capita di riconoscere negli occhi degli allievi la stessa urgenza creativa che ti ha portato fino a Roma? E cosa suscita in te quella risonanza?

    #6..È possibile. Ciò che mi ha portato a Roma è stato parte del viaggio della mia vita: la pittura, e cosa può significare in momenti e situazioni diverse. La mia motivazione da bambino era forse solo quella di impregnare di colore una superficie monocromatica; nella mia adolescenza, usare quell’impulso per curare una profonda depressione; e nella mia età adulta, quando ho deciso di andare a Roma, è stata la decisione di rimanere a galla, come pittore e come uomo, sulla mia zattera di salvataggio, che, tra le altre cose, è stata per me la pittura, più che la consapevolezza di sapere quale mare mi mancasse. Aggiungerei che è sempre stato l’essere, più che il fare, l’avere o il dove essere, la motivazione nelle diverse fasi della vita. Attraverso di esse, ho imparato quanto sapevo e quanto devo ancora imparare, e che, sebbene galleggiamo tutti su mari diversi, abbiamo quella connessione attraverso il “viaggiare sullo stesso tronco”, che è la pittura.

    7. Qual è il peso emotivo – o la leggerezza – di sapere che le tue opere entreranno in dialogo con gli spazi creati da Borromini o con dipinti di maestri come Maratti e Benefial? Ti senti accolto, giudicato, o trasformato da quei luoghi?

    7 Innanzitutto, come ogni commissione che ricevo da persone e istituzioni diverse, la considero una provvidenza divina, perché è in virtù della mia crescita personale che la ricevo e del mio desiderio di servire l’istituzione che mi ha accolto a Roma, non solo come pittore ma anche come migrante in una situazione di vulnerabilità. Non credo di essere pienamente consapevole di cosa questo implichi, sapere che in qualche modo la mia vita e il mio lavoro si sono incrociati con quelli di questi virtuosi è qualcosa che non può ignorare il sentimento e l’emozione, ma mi ispira anche a servire con le mie conoscenze e competenze, e cerco sempre di affrontarlo nel modo migliore possibile. Più che un giudizio, sento una grande responsabilità nei confronti del patrimonio culturale dell’umanità, dell’Italia, della Chiesa. È possibile che, come ogni progetto che intraprendo, anche questo continuerà a trasformarmi, come già sta facendo, senza che io abbia idea di quanto lontano andrà. Sento la chiamata alla coerenza con questo, anche se credo che dipingere un fiore significhi parlare del suo creatore, toccare la teologia nell’arte sacra comporta una responsabilità ulteriore.

    8. In che modo il tuo desiderio di “onorare la condizione umana, unica e irripetibile” si manifesta oggi nella tua pittura: come un voto, un atto di gratitudine, un compito o un mistero che continua a superarti?

8- Sebbene io creda che sia la condizione esistenziale più basilare, che sia positiva e creativa in sé, e che onori se stessa, in senso positivo o negativo, l’estasi che deriva dall’esserne consapevoli mi impone che goderne dovrebbe essere il modo migliore per ringraziarla. Non disonorarla è forse la parte più difficile: non giudicare, né giudicare se stessi, e onorare e non disonorare altri esseri unici. Ciò significa che l’impatto di quel godimento sugli altri è anche per il loro godimento; quindi, dovrebbe essere un’esperienza piacevole… Dipingere lo è sempre.

Hola gente maravillosa!! 

Bienvenidos a todos,
Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos.
Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida.
Junto a Pietro La Barbera continuamos  nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial
de Iván Alfaro Ivánovich – Costa Rica
quien nos fue presentado por nuestro amigo Carlos Jarquin, a quien saludamos y agradecemos su amable colaboración con un abrazo planetario.

Biografía de Iván Alfaro “Ivánovich”

Iván Alfaro, conocido en su país como Ivánovich, nació en San Ramón, Costa Rica, donde desde temprana edad descubrió en la pintura un lenguaje íntimo y necesario. Su vínculo con el arte comenzó en la infancia, cuando la fascinación por las crayolas y los elogios ocasionales despertaron en él la certeza —años después reconocida— de que la pintura sería más que un pasatiempo: sería una vocación.

A pesar de que durante los seis años de educación primaria en Costa Rica el arte estuvo prácticamente ausente del sistema escolar, Iván tuvo en la secundaria su primer contraste claro: su avance espontáneo frente a sus compañeros confirmó que su camino era el de la creación. A los 18 años, decidió con firmeza que quería ser pintor.

A los 22, luego de años trabajando en su taller, comenzó a reproducir de forma autodidacta a los grandes maestros del Renacimiento y el Barroco —Leonardo da Vinci, Miguel Ángel Buonarroti, Sandro Botticelli, entre otros— experiencias que marcaron profundamente su formación. Entre el 2011 y el 2014 estudió en diversos talleres con distintos artistas, sumando técnicas y recursos que más tarde integrarían su búsqueda personal de un lenguaje artístico propio.

En 2014, inició su labor docente en un espacio del edificio municipal de San Ramón, donde durante cuatro años impartió clases de dibujo y pintura a personas de escasos recursos, quienes aportaban lo que podían para cubrir sus viajes a San José. Fue en 2017 cuando comenzó sus estudios formales de arte en la Escuela Casa del Artista (ECA). Paralelamente, sus primeras exposiciones y reportajes en periódicos nacionales e internacionales dieron a conocer sus pasos iniciales en el mundo de la pintura.

Con el inicio del 2019, Ivánovich decidió sintetizar toda su investigación y experimentación acumulada. A sus 30 años realizó una obra en óleo sobre lienzo (2.10 x 1.40 m), en la que condensó doce años de exploración pictórica. Con esta obra considera haber encontrado un “nicho cosmogónico”, un punto de referencia desde el cual comenzó a experimentar no solo en términos estilísticos, sino en la expresión profunda de inquietudes, emociones e ideas que lo acompañan desde la niñez.

En 2022, movido por una decisión casi romántica y dejada al azar, viajó a Roma, ciudad que terminaría siendo crucial para su vida artística. En noviembre de ese mismo año, tras superar numerosas dificultades, fue invitado a exponer su obra con la Asociación Cultural de la Santa Sede en Roma. El 17 de diciembre de 2022, con 33 años, pasó a formar parte de esta asociación y exhibió su obra en la Iglesia de Nuestra Señora de los Siete Dolores, en Trastevere. Durante su estancia en Roma estudió de cerca la obra de Caravaggio, Canova, Miguel Ángel y otros grandes maestros.

En 2023 regresó a Costa Rica, profundizando entonces en la pintura mural. En 2024 volvió a Roma para continuar su investigación sobre la pintura sacra, especialmente la pintura barroca, que lo cautivó aún más. En 2025 retornó a Costa Rica para asumir los encargos recibidos en Roma, una responsabilidad que considera un honor inmenso. Actualmente trabaja en una pintura para la Embajada de Costa Rica en Roma, así como en diversas telas destinadas a iglesias diseñadas por el gran arquitecto del Alto Barroco Francesco Borromini, y otras obras ubicadas en una iglesia atribuida a Angelo Massarotti, espacios que albergan pinturas de maestros como Carlo Maratti y Marco Benefial, entre otros. Para Ivánovich, trabajar en estos contextos es un privilegio y la realización de un sueño.

A la par de sus proyectos, continúa impartiendo clases de dibujo y pintura en su taller en San Ramón.

Aunque sus primeras influencias provienen de Botticelli, Leonardo, William Bouguereau, Rembrandt, Alexandre Cabanel, Caravaggio y otros maestros, Ivánovich afirma que su inspiración más profunda nace del intento de honrar la condición humana: única e irrepetible.

Preguntas
1. Cuando recuerdas al niño que descubrió su primer lenguaje secreto en los pasteles, ¿sigues sintiendo esa misma chispa cada vez que empiezas un nuevo cuadro?

#1Si, totalmente,con la difencia de  que ahora el color integra experiencias que han llegado con los años ,aún que  más que vivencas , son un intento de  “dilucidar”mi forma de sentirlas ,entenderlas  y ver esas experiencias.Cuando hay una identificación muy compulsiva hacia esa interpretación,también suelo encontrar en ellas ,algo de  mi sombra, y de mi chispa. Las cuales suelen no ser tales ,luego del proceso creativo.Al final veo la obra pero ya no hay compulsión ni fuerza …Esto me recuerda un poema de Charls Bokowsky…Arte:Cuando se desvanece el espíritu,aparece la forma.

2. ¿Qué fragilidad o intuición de tu infancia sientes que aún hoy plasmas en el lienzo, como una verdad que sigue llamando desde dentro?
#2La intuición de que hay algo incompleto ,no solo en la capacidad de un color,.algo por intensificar,por completar ,el nivel vibratorio de cualquier cosa , la belleza pura en  términos de emoción, radiante,fuerte y fresca llena de luz…Como las sombras de Caravaggio,o la luz de vangoh ,pero, que como la clara oscuridad de ellos ,tal vez, intenta expresar algo de una naturaleza, por medios de otra dstinta..Cómo el deseo de contarse un secreto propio a uno mismo .Sin querer, como en mi niñez pero en el mismo intento ,queda plasmado ante mi,un intento utópico un remanente de torpe inocencia ,frágil,de querer decirlo todo en palabras sin lengua(metaforicamente hablando).En el deseo incompleto de totalidad ,de decantar toda mi alma en una reflejo de luz ,último, definitivo y absoluto.


3. Como artista autodidacta que copió a los maestros del Renacimiento y el Barroco, ¿cuál fue la pregunta más urgente que intentaste plantearle al arte, y que quizás apenas ahora estás empezando a comprender?

#3Es una pregunta en varias preguntas.Cómo mantener mi antorcha encendida bajo un mar de misterio y aveces caos,sin negar la coexistencia que conlleva ser parte inherente de un aglomerado ? como determinar mi ser siendo aveces un simple número para el mundo en el que de algunas manera estoy inmerso ?y no menos intrigante ,como chesionar esas determinaciones en una sola obra, sin que las contradicciones que conlleva ese caos, ese misterio, y esas distintas versiones sobre mi ser, limiten, o impidan la fuerza de la verdad en ella?


4. ¿Qué sentiste realmente al darte cuenta de que habías encontrado tu “nicho cosmogónico”? ¿Fue un punto de aterrizaje o un nuevo comienzo, más amplio de lo esperado?


4 Las dos, simultáneamente por qué en términos pictoricos hay un aterrizaje al tener que coexistir con,de alguna forma, cocrear  utilizando recuersos,técnicos,filosóficos,mitológicos etc ,que ya existían.por otra parte es un punto de partida hacia
a un viaje de exploración ,de mi propio ser como experimentador y expectador,pues este nicho viene a ser una especie de filtro por medio del
Cual  me voy
expandiendo en la inconformidad de alumbrar otros aspectos de la existencia desde mi óptica,Admito que hay algo de mi propia forma de filtrar cada cosa existente,por la que siento una “compulsión”,en la forma en la que busco expresarla y en ese proceso el mismo nicho se transforma poco a poco.

5. En tu encuentro silencioso con Caravaggio, Miguel Ángel o Botticelli, ¿qué partes de tu humanidad sientes que se te han revelado con mayor claridad?

5 Sandro Botticelli, Caravaggio,Miguel Ángel ,a ellos, y a otros artistas debo una parte determinante de mi inspiración., que ahora se ha convertido en parte de mi camino de vida.El como un pintor con una visión tan  idilica de la vida,Como Botticelli tuvo que probar la dureza de la miseria económica,su
crudeza ,y dificultad ,ver como eso no mató en su obra ese idilismo..Cómo un artista  tan absorto en su propio mundo interior como Miguel Ángel Buonarroti tuvo que vivir contratiempos que lo condicionaron desde el mundo exterior,viviendo  su obra entre personajes atemporales ,y a menudo ,poderosos.
Como un pintor de mártires como Caravaggio,termino experimentando la violencia en su propia vida, sin que semejante sombra fuera motivo para atenuar el aguerrido golpe de luz en su obra.En Mi primera llegada a Roma y con las
dificultades las que se me plantearon, los recordé mi fe,, a ellos y vi sus  sus obras a cada “paso”,por
Cada iglesia .Frente a sus obras  me dije ,soy un humano efimero,viviendo una ciudad “eterna”.

6. Cuando enseñas a personas con recursos limitados, ¿reconoces a veces en los ojos de tus alumnos la misma urgencia creativa que te llevó a Roma? ¿Y qué evoca esa resonancia en ti?

#6..Es posible.Lo que me llevo a Roma fue parte de mi camino de vida, la pintura ,y lo que ella puede significar en distintos momentos, y situaciones de la vida.Mi motivación de niño tal vez fue solo impregnar de color alguna superficie monocromática,en mi adolescencia usar ese impulso para sanar una profunda depresión,y en mi adultez ,cuando decido viajar a Roma, fue la desición de mantenerme a flote, como pintor, y como hombre ,sobre mi tabla de naufragios,que entre otras cosas , ha sido para mí la pintura., más que la conciencia de saber sobre cuál mar estaría faltando.Acotaria que siempre fue el ser ,más que el hacer ,el tener, o el dónde estar, la motivación en las distintas etapas, de la vida.Con ellos he aprendído cuánto sabía, y cuánto me falta por aprender, y que aunque tosds flotemos en distintos mares tenemos esa conexión por medio de” viajar sobre  el mismo tronco “que es la pintura.

7. ¿Cuál es la carga emocional —o la ligereza— de saber que tus obras dialogarán con los espacios creados por Borromini o con pinturas de maestros como Maratti y Benefial? ¿Te sientes acogido, juzgado o transformado por esos lugares?

7 Ante todo como todo encargo que recibo de distintas personas ,e instituciones lo considero providencia divina,pues es en virtud de mi crecimiento como persona que lo recibo, y del deseo de  servicio a la institución que me acogió en en Roma,no solo como pintor sino como una persona migrante ,y en estado de vulnerabilidad.No creo ser absolutamente conciente de lo que implica esto,saber que de alguna forma  mi vida y obra ,se cruzó  con la de estos virtuosos,es algo que no puede pasar por alto el sentimiento ,y la emoción,pero tambien me inspira servir con mis conocimientos, y habilidades ,y siempre trato de asumirlo de la mejor manera.Mas que juicio siento una gran responsabilidad,con el patrimonio cultural de la humanidad,de Italia, de la iglesia.Es posible que como todo proyecto que asumo este también me siga transformando ,como ya lo está haciendo sin tener idea hasta dónde llegará.Siento una llamado con esto a la coherencia, aún que creo que pintar una flor es hablar de su creador,tocar teologia en la obra sacra ,conlleva una responsabilidad adicional.

8. ¿Cómo se manifiesta hoy en tu pintura tu deseo de «honrar la condición humana única e irrepetible»: como un voto, un acto de gratitud, una tarea o un misterio que te sigue superando?





Aunque creo que es la condición existencial más elemental ,y  que es positiva, y creativa en si misma ,y que se honra por si sola ,sea de forma positiva,o negativa,el éxtasis que conlleva ser consciente de ello, me dicta que el disfrutarlo debería ser la mejor forma de a
Agraradecerlo.No deshonrarlo ,es tal vez la parte más difícil,el no juzgar ,ni juzgarte ,y en qué honre y no deshonre a los otros seres unicos,conlleva que el impacto de ese disfrute en los demás también sea para su disfrute ,por lo tanto debería ser una experiencia agradable…La pintura siempre lo es.

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Alla ricerca della vera bellezza con Pietro La Barbera ed Elisa Mascia, intervista all’ artista Ivan Alfaro

Cultura e illuminismo sono due pilastri inscindibili che plasmano l’identità e lo sviluppo di ogni società. La cultura riflette i valori, le tradizioni e le espressioni creative di una nazione, mentre illuminismo rappresenta la conoscenza, l’istruzione e la crescita intellettuale degli individui.

Foto cortesia di Musurmonova Sanobar Ruzievna


Cultura e Illuminismo: lo specchio del progresso della società

Cultura e illuminismo sono due pilastri inscindibili che plasmano l’identità e lo sviluppo di ogni società. La cultura riflette i valori, le tradizioni e le espressioni creative di una nazione, mentre illuminismo rappresenta la conoscenza, l’istruzione e la crescita intellettuale degli individui. Insieme, fungono da specchio, mostrando il progresso e la maturità di una comunità.

Una società ricca di cultura alimenta il rispetto per la storia, l’arte e i valori morali. Il patrimonio culturale fornisce agli individui un senso di appartenenza e rafforza la coesione sociale. L’Illuminismo rafforza le persone con il pensiero critico, la conoscenza e la capacità di prendere decisioni informate. Incoraggia l’innovazione, il progresso scientifico e lo sviluppo morale.

L’interazione tra cultura e illuminismo crea una società equilibrata e armoniosa. Quando l’istruzione e la conoscenza sono guidate dai valori culturali, gli individui sviluppano responsabilità, etica e rispetto per la diversità. Allo stesso modo, una cultura fiorente ha bisogno di cittadini illuminati che sappiano preservare le tradizioni e al contempo accogliere cambiamenti positivi.

Nell’era moderna, la globalizzazione e i progressi tecnologici hanno aumentato l’accesso alla conoscenza e allo scambio culturale. Ciò presenta sia opportunità che sfide: le società possono imparare le une dalle altre, ma devono anche proteggere la propria identità culturale. L’istruzione e la consapevolezza culturale sono cruciali per orientarsi in questo mondo complesso, garantendo che il progresso non avvenga a scapito del patrimonio culturale e dei principi etici.

In conclusione, cultura e illuminismo sono specchi che riflettono il progresso della società. Una nazione che investe sia nella propria ricchezza culturale che nella crescita intellettuale promuove una comunità dinamica, responsabile e prospera. Comprendere questa connessione è essenziale per costruire un futuro in cui tradizione e modernità coesistano armoniosamente.

Musurmonova Sanobar Ruzievna è nata il 20 dicembre 1981 nel villaggio di Dolonsoy, nella città di Tursunzoda, nella Repubblica del Tagikistan. Ha studiato presso la scuola n. 71 del suo distretto e, dopo la laurea, si è iscritta all’Università Russo-Tagika (Slava) di Dushanbe, dove ha studiato presso la Facoltà di Filologia dal 2002 al 2008.

Nel 2007 si è sposata e si è trasferita nel quartiere di Ulankul, nel distretto di Uzun, nella regione di Surkhandarya, nella Repubblica dell’Uzbekistan. Dal febbraio 2012 lavora come insegnante di lingua russa presso la scuola n. 25 del distretto di Uzun.

Durante gli anni da studentessa, i suoi articoli come “La lettera in mano” e “Educazione della gioventù” sono stati pubblicati su diversi giornali. Nel 2013-2015, le sue poesie – “Ninnananna”, “Madre”, “Patria” – sono apparse sul quotidiano Bobotog Tongi. Appassionata di letteratura, nutre un’affinità con la tradizione letteraria russa e uzbeka.

Attualmente continua a insegnare la lingua russa ai giovani; molti dei suoi studenti studiano all’università. Come insegnante dedita e devota, è un modello per i giovani educatori.


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Yannis Fikas presidente dell’ Accademia Farsala ha presentato a Guadalajara, Jalisco, dal 5 al 7 dicembre 2025 in Messico e presso l’Università Pedagogica Statale di Mosca.

Foto cortesia del prof Yannis Fikas presidente dell’ Accademia Farsala

È il lavoro che Yanni Fikas ha presentato a Guadalajara, Jalisco, dal 5 al 7 dicembre 2025 in Messico e presso l’Università Pedagogica Statale di Mosca,


Yannis Fikas è fondatore e presidente dell’Accademia di Farsala.
È giornalista della F.I.J.E.T., Federazione Internazionale dei Giornalisti e degli Scrittori del Turismo.
È stato Direttore di Studi Umanistici al BCA College dal 2020 al 2023, Direttore delle Relazioni Aziendali e della Formazione Cooperativa al New York College e Professore di Filosofia alla State University of New York/Empire State College dal 2012 al 2019, Direttore Esecutivo per le Tecnologie dell’Apprendimento presso l’American College of Greece dal 1995 al 2011 e Professore a contratto di Filosofia Rinascimentale presso il Master in Filosofia dell’Università di Atene dal 2001 al 2008.
Ha conseguito una laurea triennale in Informatica presso l’Università di Patrasso e un dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università di Atene.  È autore di otto libri di contenuto filosofico e antropologico:
I miti del mondo antico, Atene, M. Sideris, 2019.
La città nel tempo e nello spazio, Arte, filosofia, politica, Atene, M. Sideris, 2018.
Filosofia e leadership, Atene, M. Sideris, 2017.
Mondo, città e uomo, Testi filosofici, Atene, Nikas, 2016.
Giordano Bruno, Il suo posto nella storia della filosofia e delle idee, Atene, Nikas, 2012.
Percorsi di arte e saggezza, Atene, Nikas, dicembre 2010.
Arte e cultura del mondo antico, Atene, Karakotsoglou, 2005.
Miti e comunicazioni, Atene, Nikas, 2003.
Giordano Bruno, Il suo posto nella storia della filosofia e delle idee, Atene, Ellinika  Grammata, 2000.
La filosofia come stile di vita
dalla filosofia greca antica alla filosofia rinascimentale

L’uomo nella filosofia greca antica
I filosofi orientali e occidentali credono che gli esseri umani siano composti da mente, anima e corpo e che esistano due tipi di conoscenza: quella sensoriale e quella intellettuale. Vista e udito, insieme al tatto, che si sono sviluppati nel corso dei secoli più del gusto e dell’olfatto, rappresentano il primo gradino che conduce gli esseri umani dalla Bellezza del mondo sensoriale al secondo gradino, quello dell’Amore, che caratterizza il mondo psicologico, e infine al terzo gradino, l’Eudaimonia, che caratterizza il mondo spirituale.
Pensavano anche che, una volta che l’immaginazione riceve belle immagini attraverso la vista e suoni armoniosi attraverso l’udito, formulasse nuovamente nella mente le immagini di queste cose materiali e suoni, mentre l’attenzione costante e la coscienza affinano i sensi e conferiscono qualità alla vita. Inoltre, credevano che fosse possibile per l’anima trascendere la sua natura inferiore;  Tuttavia, per riuscirci e unirsi all’Uno attraverso l’intelletto, sono necessari uno sforzo laborioso e costante e l’aiuto del rituale, dell’immaginazione creativa e della coltivazione della virtù di riconoscere il mondo concepibile.

Democrito (460-370 a.C.) credeva che esistessero due tipi di conoscenza, quella acquisita attraverso i sensi (conoscenza sensoriale) e quella acquisita attraverso l’intelletto (conoscenza intellettuale). Di queste due, egli chiama “genuina” quella derivante dall’intelletto, attribuendole affidabilità, tale da formare un giudizio ragionevole, mentre definisce “oscura” l’altra derivante dai sensi, negandone l’infallibilità nel discernimento del vero (Sesto Empirico, Contro i matematici VII, 138).
Democrito insegnava che gli esseri umani che desiderano avere serenità d’animo non dovrebbero impegnarsi in molte attività, né private né pubbliche, né scegliere attività al di là delle proprie forze e capacità naturali.  (Stobeo, Antologia IV, 39, 25).
Gli esseri umani raggiungono questa serenità con la moderazione nei piaceri e con la proporzione nella loro vita. Al contrario, la privazione e l’eccesso tendono a fluttuare e a causare grandi turbamenti nell’anima; e le anime che cambiano a intervalli prolungati non sono né stabili né tranquille… Attenendoti a questa massima, trascorrerai la tua vita in maggiore tranquillità e allontanerai non poche delle piaghe della vita: invidia, gelosia e amarezza d’animo (Stobeo, Antologia II, 1, 210).

Socrate (470/469 – 399 a.C.) credeva che il metodo dialettico non fosse la saggezza in sé, ma il metodo che ricerca l’essenza delle cose, la verità, e che conduce alla saggezza e alla felicità interiore. Il metodo dialettico è quello che libera l’anima dai sensi, la conduce al mondo delle idee e le permette di vagare liberamente nelle varie fasi dell’esistenza. Secondo Socrate, non siamo perfetti, ma possiamo percorrere il sentiero della perfezione, purificarci dall’ignoranza che vela la nostra Saggezza e liberarci da preconcetti e false credenze. Attraverso il suo costante interrogarsi, Socrate conduceva le anime dei suoi interlocutori alla luce e alla saggezza. In realtà, la saggezza è parte dell’anima fin dall’inizio del mondo, ma è stata dimenticata a causa dell’incarnazione dell’anima nel mondo materiale.
Per Socrate, l’obiettivo degli esseri umani non è la conoscenza, ma la felicità interiore, l’eudaimonia. Il movente di tutto ciò che facciamo è la felicità, il fine ultimo.  La felicità non si riferisce solo al proprio interesse o piacere, ma non esclude nemmeno questi due. È una felicità interconnessa con la virtù, ovvero uno stato di coscienza che ci permette di entrare a far parte del mondo degli dei, stabile e solidale, ma allo stesso tempo di sperimentare principi e valori della vita quotidiana, nel mondo naturale, mutevole e caotico.
Socrate sa di poter risvegliare nel suo interlocutore la conoscenza nascosta dentro di sé. Come un bravo attore, finge di non sapere nulla. Fingendo ignoranza e ingenuità, avvia un dialogo adottando il punto di vista del suo interlocutore e lo sfida costantemente a concordare con lui, portandolo così a giungere a conclusioni logiche. In questo modo, aiuta il suo interlocutore a entrare in contatto con la propria coscienza.
Secondo Socrate, Eros (Amore) è la forza che riconcilia gli opposti e unisce i diversi livelli di coscienza in un mondo frammentato da tensioni, interessi, ansia ed eccessivo egocentrismo.  Nel Simposio di Platone, Diotima rivela Eros a Socrate. “Tende trappole per le anime nobili perché è coraggioso, un cacciatore altamente abile che ha una genuina sete di conoscenza e filosofeggia per tutta la vita”. Eros conduce gli esseri umani dal mondo fisico a quello psicologico e infine a quello spirituale, il mondo celeste, il mondo dell’aurea e celeste Afrodite (Afrodite Urania).
Platone (428-348 a.C.) ritiene che gli esseri umani siano composti da mente, anima e corpo e che l’anima umana sia composta da tre parti: la razionale, la passionale e la passionale. Secondo Platone, la parte passionale dell’anima, caratterizzata da coraggio e passione, era posta più vicino alla testa, tra il diaframma e il collo, affinché potesse ascoltare la ragione e frenare il desiderio (Timeo 70 a.C.).  D’altra parte, la parte appetitiva dell’anima, che desidera cibo, bevande e tutto ciò che le viene imposto dalla natura del corpo, è stata posta tra il diaframma e l’ombelico, più lontana dal centro delle decisioni, in modo da causare il minimo rumore e la minima distrazione alla parte razionale dell’anima (Timeo 70 d-e).


Proprio come un corpo che ha una gamba troppo lunga, o che è asimmetrico sotto qualche altro aspetto, è uno spettacolo sgradevole, e inoltre, quando svolge la sua parte di lavoro, è molto angosciato e compie sforzi convulsi, e spesso inciampa per la goffaggine, ed è causa di infinito male a se stesso, allo stesso modo dovremmo concepire la doppia natura che chiamiamo essere vivente. Se l’anima passionale dell’essere vivente è più potente del corpo, quell’anima, convulsa e riempie di malattie l’intero corpo dell’uomo; e quando è ansioso di perseguire qualche tipo di apprendimento o studio, causa deperimento; o ancora, quando insegna o disputa in privato o in pubblico, e sorgono lotte e controversie, infiamma e dissolve la composita struttura dell’uomo e introduce reumatismi;  Di conseguenza, la maggior parte dei professori di medicina è fuorviata da questo fenomeno e lo attribuisce a cause completamente false… C’è una soluzione a entrambi i tipi di pericolo: non dovremmo esercitare l’anima senza il corpo o il corpo senza l’anima, e così staranno in guardia l’uno dall’altro e saranno sani e ben equilibrati. (Timeo 44 a.C.-C.).
Epicuro (341-270 a.C.) credeva che i criteri della verità fossero i sensi, le emozioni, i preconcetti e le immagini mentali. I sensi costituiscono una vera fonte di conoscenza in quanto forniscono prove della sostanza dei loro oggetti ed evocano emozioni che si imprimono nella memoria. Le emozioni, principalmente quelle di piacere e dolore, ci aiutano a conoscere meglio le cose che dovremmo perseguire o evitare.
Giordano Bruno (1548-1600 d.C.) sosteneva che l’anima umana ha bisogno di essere plasmata e coltivata affinché possa essere in armonia con la mente e il corpo.  La teoria filosofica di Bruno sull’armonizzazione dell’anima con la mente e il corpo si basa principalmente sulla formazione del mondo psicologico attraverso lo sviluppo dell’immaginazione, della memoria, della concentrazione e dell’attenzione. Una volta che l’immaginazione cattura immagini meravigliose attraverso la vista e suoni armoniosi attraverso l’udito, formula nuovamente nella mente le immagini di queste cose materiali e dei suoni, mentre l’attenzione costante e la coscienza raffinano i sensi e conferiscono qualità alla vita. Inoltre, Bruno credeva che la vista e l’udito, che si sono sviluppati più del gusto e dell’olfatto, siano il primo passo che conduce gli esseri umani dal mondo fisico dei sensi al secondo passo, quello dell’amore, che caratterizza il mondo psicologico, e infine al terzo passo, l’eudaimonia, che caratterizza il mondo spirituale. È possibile per l’anima trascendere la sua natura inferiore; tuttavia, necessita di uno sforzo laborioso e costante e dell’aiuto del rituale, dell’immaginazione creativa e della coltivazione della virtù di riconoscere il mondo concepibile, per farlo e unirsi attraverso l’intelletto all’Uno.  Nella sua opera “La cacciata della bestia trionfante”, Bruno associa le diverse parti del corpo alle virtù che gli esseri umani dovrebbero coltivare.
Testa
Verità
Fronte
Percezione
Occhi
Prudenza
Naso
Intelligenza
Orecchie
Udito
Lingua
Onestà e armonia nel parlare
Torace
Astinenza
Cuore
Buon umore e buon umore
Gomito
Pazienza
Schiena
Perdono
Stomaco
Discernimento
Addome
Autocontrollo
Gambe
Equilibrio
Piedi
Diretti
Mano sinistra
Decreti, Legislazione
Mano destra
Logica, Conoscenza, Giustizia, Potere esecutivo




This is the work that Yanni Fikas presented in Guadalajara, Jalisco, from 5 to 7 December 2025 in Mexico and at the Moscow State Pedagogical University,





Yannis Fikas is Founder and President of the Academy of Farsala.
He is Journalist of F.I.J.E.T., Fédération Internationale des Journalistes et Ecrivains du Tourisme.
He was Director of Humanities at BCA College from 2020 to 2023, Director of Corporate Relations & Cooperative Education at New York College and Professor of Philosophy at the State University of New York/ Empire State College from 2012 to 2019, Executive Director for Learning Technologies at the American College of Greece from 1995 to 2011 and a visiting Professor of Renaissance Philosophy in the Master Programme in Philosophy of the University of Athens from 2001 to 2008.
He holds a bachelor’s degree in Computer Science from the University of Patras and a Ph.D. in Philosophy from the University of Athens.
He is the author of eight books with philosophical and anthropological content:
The Myths of the ancient World Athens, M. Sideris, 2019. 
The City in time and space, Art, Philosophy, Politics, Athens, M. Sideris, 2018.
Philosophy & Leadership, Athens, M. Sideris, 2017.
World, City and Man, Philosophical texts, Athens, Nikas, 2016.
Giordano Bruno, His Place in the History of Philosophy and Ideas, Athens, Nikas, 2012.
Paths of Art and Wisdom, Athens, Nikas, December 2010.
Art and Culture of Ancient World, Athens, Karakotsoglou, 2005.
Myths and Communications, Athens, Nikas, 2003.
Giordano Bruno, His Place in the History of Philosophy and Ideas, Athens, Ellinika Grammata, 2000.
Philosophy as a Way of Life
from ancient Greek philosophy to Renaissance  philosophy

Man in ancient Greek Philosophy
Eastern and Western philosophers believe that humans are composed of the mind, the soul and the body and that there are two kinds of knowledge – the sensory and the intellectual. Sight and hearing along with touch, which have developed through the centuries more than taste and smell, are the first step which leads humans from the Beauty of the sensory world to the second step, that of  Love, which characterizes the psychological world and finally to the third step, to Eudaimonia, which characterizes the spiritual world.
They also thought that once imagination receives beautiful images through sight and harmonious sounds through hearing, it formulates in the mind anew the images of these material things and sounds, while the constant attention and conscience refine the senses and impart quality to life. Moreover, they believed that it is possible for the soul to transcend its inferior nature; however, it needs laborious and constant effort and the help of ritual, creative imagination, cultivation of the virtue of recognizing the conceivable world, to do so and unite through the intellect with the One.

Democritus (460 – 370 BC) believed that there are two kinds of knowledge, the one acquired through the senses (sensory knowledge) and the other through the intellect (intellectual knowledge). Of these two, he calls the one deriving from the intellect ‘genuine’ ascribing reliability to it, so as to form reasonable judgment, while he calls the other deriving from the senses ‘dark’ denying that it is unerring with regard to the discernment of what is true (Sextus Empiricus, Against Mathematicians VII, 138).
Democritus taught that humans who wish to have serenity of the spirit should not engage in many activities, either private or public, nor choose activities beyond their power and natural capacities.  (Stobaeus, Anthology IV, 39, 25).
Humans achieve this serenity by moderation in pleasure and by proportion in their life. On the contrary, deprivation and excess are apt to fluctuate and cause great perturbations in the soul; and souls which change over great intervals are neither stable nor tranquil… Holding fast to this saying you will pass your life in greater tranquility and will avert not a few of the plagues of life—envy, jealousy and bitterness of mind (Stobaeus, Anthology ΙΙΙ, 1, 210).

Socrates (470/469 – 399 BC) believed that the dialectical method is not wisdom itself but the method which seeks for the essence of things, the truth, and which leads to wisdom and inner happiness. The dialectical method is the one which sets the soul free from the senses, leads it to the world of ideas and allows it to roam freely in the various stages of existence. According to Socrates, we are not perfect but we can walk the path of perfection, get purified from our ignorance that veils our Wisdom, and be liberated from preconceptions and false beliefs. Through his constant questioning Socrates led the souls of his interlocutors to the light and wisdom. Actually wisdom has been part of the soul since the very beginning of the world, but has been forgotten due to the embodiment of the soul into the material world.
For Socrates the goal of humans is not knowledge but inner happiness, eudaimonia. The motive of whatever we do is happiness – the ultimate goal. Happiness does not only refer to one´s best interest or pleasure but does not exclude these two either. It is happiness interrelated with virtue, meaning  a state of the conscience that allows us to join the world of gods which is stable and solidary, but at the same time, to experience principles and values of everyday life, in the natural world which is changeable and chaotic. 
Socrates knows that he can awaken in his interlocutor the knowledge which is hidden within. Like a good actor, he pretends not to know anything. Feigning ignorance and naivety, he starts a dialogue adopting his interlocutor´s viewpoint and constantly challenges him to agree with him, thus leading him to reach logical conclusions. In this way, he helps his interlocutor to come in contact with his conscience.
According to Socrates, Eros (Love) is the force that reconciliates the opposites and unites the different levels of conscience in a world fragmented by tensions, interests, anxiety and excessive egocentricity. In the Symposium by Plato Diotima reveals Eros to Socrates. “It sets traps for the noble souls because it is courageous, a highly skilled hunter who has a genuine thirst for knowledge and philosophizes in his whole life”.  Eros leads humans from the physical world to the psychological one and finally to the spiritual, the celestial world-the world of the golden and celestial Aphrodite (Aphrodite Urania).
Plato (428-348 BC) believes that humans are composed of the mind, the soul and the body and that the human soul is composed of three parts, the rational, the spirited and the appetitive. According to Plato, the spirited part of the soul, which is characterized by bravery and passion, was set nearer the head, between the midriff and the neck, so that it might listen to reason and bridle desire (Timaeus 70 a-c). On the other hand, the appetitive part of the soul, which desires food, drinks and whatever is imposed on it by the nature of the body, was set between the midriff and the navel farther from the core of decisions so that it may cause the minimal noise and the minimal distraction to the rational part of the soul (Timaeus 70 d-e).
Just as a body which has a leg too long, or which is unsymmetrical in some other respect, is an unpleasant sight, and also, when doing its share of work, is much distressed and makes convulsive efforts, and often stumbles through awkwardness, and is the cause of infinite evil to its own self—in like manner we should conceive of the double nature which we call the living being. If the impassioned soul of the living being is more powerful than the body, that soul, convulses and fills with illnesses the whole body of man; and when eager in the pursuit of some sort of learning or study, causes wasting; or again, when teaching or disputing in private or in public, and strifes and controversies arise, inflames and dissolves the composite frame of man and introduces rheums; as a result, most professors of medicine are misled by this phenomenon and ascribe it to completely false causes… There is one solution to both kinds of danger:—that we should not exercise the soul without the body or the body without the soul, and thus they will be on their guard against each other, and be healthy and well balanced. (Timaeus 44 b-c).
Epicurus (341 – 270 BC) believed that the criteria of truth are the senses, the emotions, the preconceptions and the mental images. The senses constitute a real source of knowledge as they provide evidence for the substance of their objects and evoke emotions that are stamped on memory. The emotions and mainly the ones of pleasure and pain help us to get to know better the things that we should pursue or avoid.
Giordano Bruno (1548-1600 AD) claimed that the human soul needs moulding and cultivation so that it can be in harmony with the mind and the body.  The philosophical theory of Bruno on the harmonization of the soul with the mind and the body is mainly based on the formation of the psychological world through the development of imagination, memory, concentration and attention. Once the imagination captures beautiful images through sight and harmonious sounds through hearing, it formulates in the mind anew the images

of these material things and sounds, while the constant attention and conscience refine the senses and impart quality to life. Moreover, Bruno believed that sight and hearing, which have developed more than taste and smell, are the first step which leads humans from the physical world of the senses to the second step, that of love, which characterizes the psychological world and finally to the third step, to eudaimonia, which characterizes the spiritual world. It is possible for the soul to transcend its inferior nature; however, it needs laborious and constant effort and the help of ritual, creative imagination, cultivation of the virtue of recognizing the conceivable world, to do so and unite through the intellect with the One.
In his work The Expulsion of the Triumphant Beast Bruno associates the different parts of the body with the virtues that humans should develop.
Head
Truth
Forehead
Perception
Eyes
Prudence
Nose
Intelligence
Ears
Hearing
Tongue
Honesty and harmony in speech
Chest
Abstinence
Heart
Good mood and good humor
Elbow
Patience
Back
Forgiveness
Stomach
Discernment
Abdomen
Self-control
Legs
Balance
Feet
Directness
Left hand
Decrees, Legislation
Right hand
Logic, Knowledge, Justice, Executive power

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