Foto cortesia di alcuni momenti insieme agli ospiti della casa di riposo di San Giuliano di Puglia per gentile concessione del direttore
San Giuliano di Puglia, 7-03-2026 Ci sono incontri che sembrano accadere per caso, quasi per distrazione del destino. E poi ci sono quelli che, senza fare rumore, ci cambiano dentro. Gli incontri con gli anziani appartengono spesso a questa seconda categoria: silenziosi, profondi, e incredibilmente necessari. Un anziano che racconta la propria vita non sta semplicemente condividendo ricordi. Sta consegnando frammenti di tempo vissuto, pezzi di storia che non troveremo nei libri, emozioni che hanno attraversato decenni. Le loro parole portano il peso delle scelte fatte, degli errori, delle perdite, ma anche delle resistenze e delle rinascite. In un mondo che corre veloce e consuma tutto, ascoltarli è un atto quasi rivoluzionario. C’è qualcosa di disarmante nella loro lentezza. Non è solo il ritmo del racconto, ma il modo in cui ogni dettaglio sembra avere un significato. Dove noi vediamo episodi, loro vedono connessioni. Dove noi cerchiamo risposte immediate, loro mostrano che alcune verità maturano solo col tempo. E in quel tempo lungo si impara a ridimensionare le ansie, a dare il giusto peso alle cose, a capire che molte delle nostre paure sono già state affrontate — e superate — da qualcun altro prima di noi. Questi incontri ci mettono anche davanti a una verità scomoda: siamo parte di una continuità. Non siamo isolati nel presente, ma anelli di una catena fatta di esperienze, memorie e insegnamenti. Ascoltare un anziano significa riconoscere questa continuità, accettare che ciò che siamo oggi è anche il risultato di ciò che è stato. E forse, la cosa più preziosa, è che in quei racconti troviamo uno specchio anticipato del nostro futuro. Non per prevederlo, ma per prepararci. Per capire che la vita non è fatta solo di traguardi, ma di attraversamenti. Che il valore non sta nell’evitare le difficoltà, ma nel modo in cui le si abita. Gli incontri speciali non si misurano dalla loro durata, ma da ciò che lasciano. E quelli con chi ha vissuto a lungo lasciano tracce profonde, perché parlano a una parte di noi che spesso ignoriamo: quella che ha bisogno di radici, di senso, di prospettiva. Forse dovremmo cercarli di più, questi incontri. O almeno, quando accadono, fermarci davvero ad ascoltare. Perché in quelle storie non c’è solo il passato di qualcun altro, ma anche una possibile guida per il nostro cammino.
Con immenso piacere la Global Literary Society conferisce il premio ☆Stella della Letteratura Positiva☆ alla poetessa, scrittrice, autrice di fama internazionale, grande umanitaria e mia cara amica Elisa Mascia per aver scritto ☆Lettere Viventi☆, opera che promuove il ☆Movimento Globale della Letteratura Positiva☆ in tutto il mondo
#livingletters
La guerriera dell’ amore
Non ti è bastato cadere una, due o cento volte Non hai fatto tesoro delle esperienze che hai infilate nella spada conficcata nella roccia di una storia di fate e re. C’erano anche il cavaliere e l’Imperatrice, adesso hanno accettato la metaforfosi nel farsi vento e polvere di stelle petali di rose che scrivono la musica del silenzio. Il tuo silenzio non è muto è eloquente come la mamma che comprende il figlio anche quando non parla. Sparge dalle dita petali di morbida dignità riempie il calice dell’amarezza ha buttato da tempo la sontuosa zuccheriera per addolcire il caffè. Forse il miele ambrato a fiumi si è dissolto nel mare della tristezza è giunto il momento di separarlo dall’ acqua e con maestria comprendere insieme con discernimento il mistero del cavaliere che ha richiamato a se quel cavallo bianco nella speranza di un nuovo, auspicato incontro dell’ amore eterno. Tutti i diritti riservati Elisa Mascia
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Amore e Luce
Bhagirath Choudhary Fondatore Global Literary Society
My dear GLSians and friends,
With immense pleasure the Global Literary Society confers the Award of the ☆Star of Positive Literature☆ to world renowned Poetess, Writer, internationally acclaimed Author, a great humanitarian and my dear friend Elisa Mascia for writing ☆Living Letters☆ to promote the ☆Global Movement of Positive Literature☆ worldwide
#livingletters
The Warrior of Love
It wasn’t enough for you to fall once, twice, or a hundred times. You didn’t treasure the experiences you’ve put into the sword stuck in the stone of a story of fairies and kings. There were also the knight and the Empress, now they’ve accepted the metaphor of becoming wind and stardust, rose petals that write the music of silence. Your silence is not silent, it’s eloquent like a mother who understands her child even when he doesn’t speak. It scatters petals of soft dignity from her fingers, fills the cup of bitterness, has long since thrown away the sumptuous sugar bowl used to sweeten the coffee. Perhaps the amber honey has dissolved in rivers into the sea of sadness, the time has come to separate it from the water and, with mastery, understand together with discernment the mystery of the knight who called that white horse back to him in the hope of a new, hoped-for encounter with eternal love.
All rights reserved Elisa Mascia _______________
Love and Light
Bhagirath Choudhary Founder Global Literary Society
Foto cortesia con tutti i partecipanti alla prima mostra di poesia “Poesia e oltre” di Anna Keiko
Il 22 marzo 2026 si è conclusa con successo la prima mostra di poesia “Poesia e oltre” di Anna Keiko, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia Foto cortesia con tutti i partecipanti alla prima mostra di poesia di Anna Keiko
Riassunto della prima edizione della residenza Fu Lei del 2026 Ciclo di mostre poetiche di Anna Keiko “Poesia e oltre”
Il 22 marzo 2026 si è conclusa con successo la prima mostra di poesia “Poesia e oltre” di Anna Keiko, presso l’ex residenza di Fu Lei a Zhoupu Town, nel distretto di Pudong a Shanghai. La mostra, durata un mese e mezzo, ha attratto centinaia di visitatori. Utilizzando la poesia come mezzo espressivo, ha reso omaggio allo spirito di Fu Lei e ha promosso l’integrazione della cultura poetica nella vita quotidiana, ottenendo risultati fruttuosi.
I. Apertura: Semplice ma profonda
Il 10 febbraio 2026, nel fresco persistente della primavera, la mostra poetica di Anna Keiko “Poesia e oltre” ha aperto i battenti in sordina presso l’ex residenza di Fu Lei (n. 48 di Lixi Road, città di Zhoupu). Nessuna cerimonia, nessuna conferenza stampa, nessun clamore: ha iniziato il suo percorso poetico con semplicità.
Guidati dal responsabile dell’organizzazione, il signor Guo Nankai, dodici persone hanno partecipato all’inaugurazione, tra cui il direttore Xu e l’insegnante Tao della Lixi Culture Company, Cai Feng e Wang Yaning (cofondatori del Fu Lei Reading Club), e Shan Shui e Qian Yuming (vice segretari generali dell’ACC Shanghai Huifeng International Literature), insieme ad altri membri. Quel giorno, oltre una dozzina di visitatori, tra cui Tan Zhenguan, Cui’e, Xiao Ying e una fattorina, sono arrivati in anticipo per visitare la mostra. Poiché l’inaugurazione della mostra era prevista poco prima del Festival di Primavera e il clima era freddo, gli organizzatori non l’hanno pubblicizzata ampiamente per evitare di interferire con i preparativi per le festività. Il fulcro della mostra era previsto come “Incontro di poesia per il Festival delle Lanterne di Lixi”, e i preparativi erano in corso.
Durante i preparativi per la mostra e l’incontro di poesia, molti poeti cinesi e internazionali hanno inviato messaggi di congratulazioni. Dalla Cina, tra questi, il rinomato scienziato e poeta Guo Yuefang e il celebre poeta di Shanghai e presidente del Festival Internazionale di Poesia, Zhao Lihong. Tra i poeti internazionali che hanno inviato video di congratulazioni figurano il poeta e artista francese Timothée Bordenave, il famoso poeta sudcoreano Kang Byoung-chul, l’acclamato poeta indonesiano Sastri Bakry, la stimata poetessa armena Maja Panajotova, la poetessa vietnamita Vö Thi Nhu Mai, la celebre poetessa italiana Angela Kosta e l’eminente poeta belga Germain Droogenbroodt.
II. Incontro di poesia del Festival delle Lanterne: la poesia arricchisce il Festival delle Lanterne, l’emozione riempie Lixi
Nel pomeriggio del 1° marzo, presso il Centro Culturale di Zhoupu, si è tenuto il primo “Incontro di Poesia per la Festa delle Lanterne di Lixi”. L’evento, intitolato “La poesia arricchisce la Festa delle Lanterne, le emozioni pervadono Lixi”, è stato ospitato dal Centro di Servizi Culturali della città di Zhoupu e dalla Shanghai Lixi Culture Development Co., Ltd., e co-organizzato dal Circolo di Lettura Fu Lei, dall’ex Residenza Fu Lei e dalla Società Internazionale di Letteratura ACC Shanghai Huifeng. Ospite d’onore, la poetessa Anna Keiko, è stata la protagonista, e quasi un centinaio di appassionati di poesia si sono riuniti per questa occasione speciale.
Un incontro di ospiti illustri
Tra i partecipanti figuravano Gong Xiaoyong, direttore del Centro Culturale Zhoupu; Qian Wenliang, professore presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Shanghai e direttore del Centro di Ricerca sulla Poesia Contemporanea Cinese; Yang Binhua, rinomato critico dell’Associazione degli Scrittori di Shanghai; Cao Xiaohang, poeta e direttore della Federazione dei Circoli Letterari e Artistici della Procura di Shanghai; Rui Xiao, esperto dell’Istituto per l’Innovazione Culturale Urbana dell’Accademia delle Scienze Sociali di Shanghai; e Zhai Yuxi, presidente della North American Poetry Association, giunto con la moglie da Houston, USA, via Pechino. Erano presenti anche i noti poeti Yang Ruifu e Cui Tianyi. Come ha affermato Rui Xiao sul palco: “Anna Keiko è nata per la poesia e vive per la poesia”.
Una splendida serie di eventi poetici
L’incontro di poesia si è aperto con “Rime giovanili per salutare la primavera”, eseguita dal gruppo di lingua e letteratura inglese composto da genitori e figli della scuola primaria di Fulei. La poetessa di fama internazionale Anna Keiko ha condiviso il suo credo di vita, “La conoscenza cambia il destino, la cultura coltiva lo spirito”, e ha donato una raccolta autografata delle sue poesie all’ex residenza Fu Lei. Amici poeti da tutto il mondo hanno inviato messaggi di auguri tramite video, a dimostrazione di come il potere della poesia trascenda i confini.
La sezione dedicata alle declamazioni era divisa in due parti: l’eredità dei classici e le opere originali. Coppie genitore-figlio hanno eseguito classici come “Invito al vino” (Qiang Jin Jiu). Xu Guoxin ha recitato la poesia “Onde dell’oceano” di Anna Keiko, mentre Zhai Yuxi ha recitato “Lillà al tempio di Fayuan” di Keiko, insieme al classico “Festa delle lanterne” (Qingyu’an · Yuanxi) di Xin Qiji, concludendo con il suggestivo verso “Ma quando mi voltai, eccola lì, nella luce morente delle lanterne”, che ha portato l’atmosfera della Festa delle lanterne al suo apice. I poeti Cao Xiaohang, Yang Ruifu e Rui Xiao sono saliti sul palco per recitare le proprie opere originali. Durante l’evento, sono state presentate in modo suggestivo delle opere calligrafiche con poesie di auguri donate a Zhoupu dai rinomati artisti Xue Xixiang e Huang Yazhou.
Foto cortesia : Ron A. Kalman è coautore di PLANETARY SONG, Volume I (H.C. EDITORS, Costa Rica, 2023), in cui due delle sue poesie appaiono in una versione bilingue spagnolo-inglese, tradotta dalla poetessa e traduttrice colombiana María Fernanda Del Castillo Sucerquia.
Intervista al poeta errante Ron A. Kalman Di Carlos Javier Jarquín
Cari amici planetari: Oggi vi presento un amico, poeta e soprattutto umanista, Ron A. Kalman, nato il 6 marzo 1959 ad Haifa, in Israele. I suoi genitori, Gabor J. Kalman e Suzana Kalman, emigrarono lì dopo aver lasciato Budapest durante la rivolta ungherese del 1956. All’età di 3 anni, la famiglia si trasferì prima a Parigi, poi a Boulder, in Colorado, e infine, all’età di 7 anni, si stabilì nella zona di Boston, negli Stati Uniti. La sua infanzia è stata accentuata da continui viaggi in diversi Paesi, dove ha vissuto aneddoti complessi per la sua età. La sua prima lingua è stata l’ungherese, seguita dal francese e poi dall’inglese. Queste esperienze itineranti si riflettono nella sua opera letteraria, caratterizzata da un sensibile tono autobiografico. Non tutti gli autori riescono a trasmettere la vita personale con tanta autenticità come lui, il loro stile unico invita i lettori non solo a leggere, ma ad analizzare e riflettere dall’esperienza profonda. In questa intervista, Ron ci parla dell’impatto che questo mondo errante ha avuto sulla sua poesia. Come lui stesso menziona in una risposta: “ho imparato ad osservare con attenzione e a mettere in dubbio prima di accettare qualsiasi cosa”. Kalman è coautore di CANTO PLANETARIO, Volume I (H.C. EDITORES, Costa Rica, 2023), dove compaiono due sue poesie in versione bilingue spagnolo-inglese, tradotte dalla poetessa e traduttrice colombiana María Fernanda Del Castillo Sucerquia. Nel discorso, spiega brevemente il messaggio di entrambi. Iniziò a scrivere con maggiore libertà dopo i 27 anni e, dopo molti anni, trovò il suo stile letterario unico. La sua poesia, ispirata a esperienze come le migrazioni, le lingue e le culture, lo rende un autentico osservatore della quotidianità nelle sue molteplici dimensioni. Attraverso la poesia, nel corso della sua vita, ha saputo trascrivere quei messaggi silenziosi che, per circostanze inspiegabili, ha vissuto. Spero che vi godiate questa intervista e abbiate l’opportunità di conoscere meglio questo autore americano errante.
Intervista
Nato a Haifa (Israele) da genitori che erano appena fuggiti da Budapest, ha vissuto da bambino anche a Parigi, Boulder (Colorado) e poi a Boston. In che modo questi spostamenti hanno influenzato la tua opera letteraria?
Penso che essere radicati in un luogo e una cultura particolari ha molto a che fare con il modo in cui scrivi. Poiché la mia famiglia si è trasferita così tante volte – tutto prima che io avessi sette anni – non ho mai sviluppato un senso fisso di appartenenza a un unico luogo. Questa iniziale instabilità ha plasmato il modo in cui mi relazionavo con l’ambiente. Ho imparato a osservare attentamente e a fare domande prima di accettare qualsiasi cosa. Molto presto ho sviluppato un sano scetticismo nei confronti di tutto ciò che aveva l’odore della lealtà istituzionale o del patriottismo forzato. Questo scetticismo si è esteso anche alla letteratura. Anche nella poesia ci sono tradizioni nazionali e standard estetici a cui implicitamente ci si aspetta che tu aderisca. Non mi sono mai sentito legato da queste aspettative. Se qualcosa, muoversi tra le culture mi ha fatto vedere la lingua come qualcosa di fluido.
Quale aneddoto del vivere in città diverse durante la tua infanzia ti ha segnato per sempre?
Quando siamo arrivati a Boulder, avevo sei anni e mi hanno messo direttamente in prima elementare senza sapere una parola di inglese. C’era una ragazza in classe che parlava un po’ di francese, così mi sono aggrappata a lei. Per due mesi l’ho seguita ovunque – aula, cortile – trattandola come mia interprete personale. Un giorno si è girato verso di me e mi ha detto che non voleva più sedermi accanto a lui. È stata la mia prima lezione di indipendenza e moderazione romantica. Ho imparato che non è saggio seguire una donna troppo a lungo. Cosa ancora più importante, ho capito che prima o poi avrei dovuto cavarmela da solo.
Essendo cresciuto in una famiglia ungherese e avendo migrato tra Israele, Francia e Stati Uniti, come hanno influenzato queste esperienze la tua visione poetica del mondo e dell’identità umana?
Trasferirmi in un paese così giovane mi ha insegnato ad avvicinarmi alle culture con umiltà. Quando arrivo in un posto nuovo, all’inizio tendo più a osservare che a partecipare. Quello che mi interessa non è la versione postale di un luogo, ma come vivono realmente le persone – come si parlano, cosa valutano, cosa assumono senza dirlo. La migrazione mi ha anche reso diffidente nei confronti del nazionalismo facile. C’è una linea sottile tra l’orgoglio per la propria cultura e il fatto di elevarla al punto da diventare indifferente – o persino sprezzante – verso gli altri. Avendo vissuto tra linguaggi e storie, non mi sono mai sentito completamente contenuto in un’unica identità. Questo senso di essere all’intervallo si filtra nella mia poesia. I miei personaggi spesso hanno una qualità apolide. Anche se ho vissuto quasi tutta la mia vita negli Stati Uniti, una parte di me probabilmente rimarrà sempre leggermente fuori dal quadro – osservando, traducendo, appartenendo e non appartenendo allo stesso tempo.
A che età ha risvegliato la tua passione per la poesia?
Arrivai alla poesia relativamente tardi – a ventisette anni. È vero che da bambino scrivevo occasionalmente una poesia, e a dodici anni un professore si meravigliò di qualcosa che scrissi per un compito. Ma mi piacevano molto di più i romanzi che la poesia, che mi sembrava distante. Dopo l’università, quando ho iniziato a prendere sul serio la scrittura, naturalmente mi sono rivolto alla finzione. Ho passato diversi anni a lottare con la forma romanzesca, cercando di farla accomodare le idee, i personaggi e i luoghi che mi interessavano. Solo per esaurimento – quando ero sul punto di abbandonare completamente la scrittura – mi sono imbattuto nella poesia. Ciò che è venuto come una rivelazione è stato che le idee che erano state forzate in forma narrativa si manifestavano nella poesia con sorprendente facilità. Ho capito allora che il mio problema non era stata la mancanza di impegno, ma un disallineamento di forma.
Quali autori hanno influenzato principalmente la tua opera poetica?
Quando ero ancora impegnato a scrivere un romanzo, Henry Miller ha avuto un impatto significativo su di me. È spesso ricordato per il suo trattamento franco, persino clamoroso, della sessualità, ma ciò che mi ha interessato più profondamente è stata la sua lotta artistica. Per anni ha cercato una voce che gli sembrasse autentica. Solo dopo essersi trasferito a Parigi negli anni ’30 qualcosa si è sbloccato. La prosa è diventata esuberante, impegnativa, senza scuse, viva. Quel senso di auto-scoperta artistica è rimasto con me. Nella poesia, ho trovato una vitalità simile in Frank O’Hara. Dopo essersi trasferito a New York negli anni ’50, è diventato una figura centrale nel mondo dell’arte del centro città, strettamente associato agli espressionisti astratti. Le sue cosiddette poesie “faccio questo, faccio quello” catturavano l’immediatezza dell’esperienza vissuta – pranzi, telefonate, passeggiate per Manhattan – con ingegno e velocità. Quello che ammirava era la sensazione che la poesia potesse essere esposta in tempo reale, che la vita quotidiana stessa potesse portare intensità lirica.
Quali sono i temi centrali che affronti nella tua opera poetica?
Mi interessa come i momenti ordinari, quando vengono esaminati da vicino, cominciano ad avere un peso estetico, e come l’atto di scrivere a sua volta altera la percezione della vita quotidiana. Molti critici hanno notato che molte delle mie poesie si soffermano sulla texture della quotidianità – conversazioni con amici, interazioni tra amanti, rituali silenziosi di lettura e scrittura. Non vedo questi temi come modesti o incidentali. Al contrario, credo che all’interno della vita ordinaria ci siano le tensioni più grandi della condizione umana.
Se c’è un impulso guida nella mia poesia, è quello di mostrare come il momento apparentemente piccolo possa aprirsi a qualcosa di più espansivo – come l’arte non sia separata dalla vita, ma cresca direttamente da essa.
Puoi raccontarci il messaggio principale delle tue poesie che abbiamo pubblicato su CANTO PLANETARIO?
Entrambe le poesie riflettono la mia preoccupazione per il modo in cui le grandi forze politiche e ambientali entrano nella vita quotidiana. In My Next Car (la mia prossima auto), una decisione apparentemente semplice – se acquistare o meno un veicolo elettrico – apre a una riflessione sul cambiamento climatico, l’ideologia e l’incertezza. Una scelta privata diventa inseparabile dal tumulto pubblico. A Cod, la migrazione forzata del merluzzo atlantico verso nord diventa uno specchio del nostro futuro. Se anche i pesci dovessero essere ricollocati a causa del collasso ambientale, cosa suggerisce questo su di noi? In entrambe le poesie, lo spostamento non è più solo personale – è ecologico e sempre più inevitabile.
Cosa ha significato per te che parte della tua opera letteraria sia stata tradotta in diverse lingue?
Mi sento fortunato che la mia opera sia stata tradotta – non solo in spagnolo, ma anche in ungherese. Date le radici ungheresi della mia famiglia (l’ungherese è stata la mia prima lingua) e il mio movimento tra culture, vedere le mie poesie entrare in un’altra lingua ha una risonanza particolare per me. La traduzione è sempre un rischio. Una poesia dipende così tanto dal ritmo, dal tono e dalla sfumatura che può sembrare fragile quando si attraversano i confini linguistici. Quando un poema sopravvive a quel viaggio – quando continua a parlare ai lettori in un altro paese – suggerisce che qualcosa di essenziale in esso non è legato ad una sola lingua. Afferma la mia speranza che la poesia ancorata alla vita ordinaria e all’esperienza personale possa ancora raggiungere qualcosa di condiviso. Mi sento sia umiliato che commosso nel vedere che la mia opera ha trovato lettori in altre lingue.
Puoi parlarci del tuo libro Appearance of the Sun, (Main Street Rag Publishing, 2021)?
La maggior parte delle poesie di Appearance of the Sun sono state scritte durante il primo decennio dopo che ho iniziato a scrivere poesie all’età di ventisette anni. Anche se alcuni pezzi sono ambientati in luoghi diversi come la Grecia, l’Ungheria, la Francia e San Francisco, il centro emotivo della collezione è Harvard Square, dove viveva allora. All’epoca, conservava ancora un po’ dell’aura bohémienne acquisita negli anni ’60. I poemi raccontano un periodo formativo della mia vita in cui le amicizie, gli intrecci romantici, l’ambizione artistica e la formazione della mia voce erano le mie preoccupazioni principali. Mi ci sono voluti più di vent’anni per trovare un editore per il manoscritto, il che rende la sua eventuale ricezione ancora più significativa. Mi ha fatto piacere che il libro sia stato ben accolto, con singole poesie apparse in diversi paesi sudamericani e in Europa. Una poesia è stata inclusa in un’antologia internazionale pubblicata in Serbia, e l’intera collezione è stata poi tradotta in ungherese e serializzata in una rivista letteraria. La sua ricezione ha compensato il lungo viaggio verso la pubblicazione.
Perché, dopo aver completato il tuo Master in Belle Arti, hai deciso di lavorare come corriere in un ospedale e poi come autista di limousine?
È comune negli Stati Uniti che i poeti con un MFA perseguano una carriera accademica. Ho scelto di non seguire questa strada, in parte perché non ero attratto dall’insegnamento e in parte perché l’accademia può incoraggiare una certa professionalizzazione della voce che non era in linea con la mia estetica. La mia scrittura è sempre stata ancorata all’esperienza vissuta, e volevo che la mia vita di scrittura e la mia vita reale rimanessero strettamente intrecciate. Lavorare prima come corriere in un ospedale – trasportando campioni, sangue e medici tra le strutture – e poi come autista di limousine mi ha dato qualcosa di inestimabile: l’indipendenza. Sono riuscito a pagare le bollette senza doversi accontentare artisticamente. Mi ha anche tenuto in contatto con un’ampia gamma di persone e situazioni che nessun laboratorio avrebbe potuto replicare.
Dal tuo punto di vista da poeta, cosa pensi dei rapidi progressi dell’intelligenza artificiale (AI)?
Credo che l’intelligenza artificiale possa essere uno strumento prezioso in molti campi, ma rispetto alle arti la considero con cautela. L’IA può generare testi che assomigliano a poesie. Possono imitare stile, struttura, persino tono. Ma per me, l’arte non si definisce solo da come appare o suona. Emerge dalla coscienza – dall’esperienza vissuta, dalla lotta, dalla contraddizione, dalla pressione di una vita particolare che si dispiega nel tempo. Per comprendere appieno un’opera d’arte, credo che debba essere collocata all’interno di un parametro umano. Dobbiamo considerare cosa l’ha preceduta, cosa l’ha seguita e come si relaziona con la biografia dell’artista. Recentemente ho letto una biografia di Willem de Kooning che ha fatto luce sui suoi famosi dipinti femminili. Conoscere qualcosa della sua storia, delle relazioni e dei conflitti ha approfondito l’opera. Leggeremo mai una biografia di un algoritmo? Possiamo chiedere come la sua infanzia ha modellato un verso, o come le sue delusioni hanno alterato la sua immaginazione? Per me, l’arte è inseparabile dalla lotta e dalla vulnerabilità. L’IA può simulare espressione, ma non rischia nulla nell’atto di creazione. E senza rischio, non sono sicuro che la parola “arte” si applichi pienamente.
Quali nuove pubblicazioni letterarie puoi condividere con noi?
Attendo con ansia la pubblicazione dell’antologia poetica bilingue spagnolo-inglese sulla PAZ che tu, Carlos Javier, stai preparando e che vedrà la luce quest’anno. Mi sento fortunato ad avere due delle mie poesie incluse in questa edizione, soprattutto data la sua scala internazionale e la vasta letture. Allo stesso tempo, sto lavorando su un nuovo libro di poesie che è ancora in fase di sviluppo. Preferisco non parlarne troppo, dato che descrivere un progetto prematuramente a volte può diminuire l’energia che lo sostiene. Ma spero di averlo pronto per la pubblicazione in un prossimo futuro.
Hai qualche progetto in corso per pubblicare una raccolta di poesie bilingue spagnolo-inglese?
Al momento, non ho intenzione di pubblicare una collezione bilingue spagnolo-inglese. Tuttavia, è un’idea che mi piace. Circa due terzi di Appearance of the Sun sono già stati tradotti in spagnolo, e queste poesie sono state ben accolte nei paesi ispanici. Un’edizione bilingue sarebbe una naturale estensione di questo lavoro. Se la logistica – editor, formato, distribuzione – può essere allineata, è certamente un progetto che accoglierei con piacere. Caro Carlos Javier, infine, vorrei ringraziarti per le tue domande riflessive e per avermi dato l’opportunità di riflettere pubblicamente su questi aspetti della mia opera. È stato uno scambio significativo.
Caro e ammirevole poeta Ron A. Kalman, ti ringrazio immensamente per averci permesso di conoscere un po’ più della tua vita e del tuo percorso letterario. È stato un vero piacere chiacchierare con te attraverso questo formato. Ti auguro tanto successo in ciascuno dei tuoi progetti.
Al seguente link, leggo una poesia scritta dal nostro poeta intervistato: https://n9.cl/k2t2iw
Nota: la presente intervista è stata tradotta dall’inglese allo spagnolo tramite Perplexity AI.
L’intervistatore, è uno scrittore nicaraguense residente in Costa Rica. Contatto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es
Entrevista con el poeta errante Ron A. Kalman Por Carlos Javier Jarquín Queridos amigos planetarios: Hoy les presento a un amigo, poeta y sobre todo humanista, Ron A. Kalman, nacido el 6 de marzo de 1959 en Haifa, Israel. Sus padres, Gabor J. Kalman y Suzana Kalman, emigraron allí tras abandonar Budapest durante el Levantamiento Húngaro de 1956. A los 3 años, la familia se mudó primero a París, luego a Boulder, Colorado, y finalmente, a los 7 años, se estableció en la zona de Boston, Estados Unidos. Su infancia estuvo acentuada por viajes constantes por distintos países, donde vivió anécdotas complejas para su edad. Su primer idioma fue el húngaro, seguido del francés y luego el inglés. Esas experiencias itinerantes se reflejan en su obra literaria, caracterizada por un sensible tono autobiográfico. No todos los autores logran transmitir la vida personal con tanta autenticidad como él, su estilo único invita a los lectores no solo a leer, sino a analizar y reflexionar desde la vivencia profunda. En esta entrevista, Ron nos habla del impacto que ese mundo errante tuvo en su poesía. Como él mismo menciona en una respuesta: “aprendí a observar con cuidado y a cuestionar antes de aceptar cualquier cosa”. Kalman es coautor de CANTO PLANETARIO, Volumen I (H.C. EDITORES, Costa Rica, 2023), donde aparecen dos poemas suyos en versión bilingüe español-inglés, traducidos por la poeta y traductora colombiana María Fernanda Del Castillo Sucerquia. En la charla, explica brevemente el mensaje de ambos. Comenzó a escribir con mayor libertad después de los 27 años y, tras muchos años, halló su estilo literario único. Su poesía, inspirada en vivencias como la migración, los idiomas y las culturas, lo convierte en un genuino observador de la cotidianidad en sus múltiples dimensiones. A través de la poesía, a lo largo de su vida, ha sabido transcribir esos mensajes silenciosos que, por circunstancias inexplicables, ha vivido. Espero que disfruten mucho esta entrevista y se den la oportunidad de conocer más a este autor estadounidense errante.
Entrevista
Nació en Haifa (Israel) de padres que acababan de huir de Budapest, y de niño también vivió en París, Boulder (Colorado) y luego en Boston. ¿De qué maneras han impactado estos traslados en tu obra literaria? Creo que estar arraigado en un lugar y una cultura particulares tiene mucho que ver con cómo escribes. Como mi familia se mudó tantas veces —todo antes de que yo tuviera siete años— nunca desarrollé un sentido fijo de pertenencia a un solo lugar. Esa inestabilidad temprana moldeó cómo me relacionaba con mi entorno. Aprendí a observar con cuidado y a cuestionar antes de aceptar cualquier cosa. Muy temprano desarrollé un escepticismo saludable hacia cualquier cosa que oliera a lealtad institucional o patriotismo forzado. Ese escepticismo se extendió a la literatura también. Incluso en la poesía hay tradiciones nacionales y estándares estéticos a los que se espera implícitamente que adhieras. Nunca me sentí atado por esas expectativas. Si algo, mudarme entre culturas me hizo ver el lenguaje como algo fluido. ¿Qué anécdota de vivir en diferentes ciudades durante tu infancia te marcó para siempre? Cuando llegamos a Boulder, yo tenía seis años y me pusieron directamente en primer grado sin saber una palabra de inglés. Había una niña en la clase que hablaba algo de francés, así que me pegué a ella. Durante dos meses la seguí a todas partes —aula, patio— tratándola como mi intérprete personal. Un día se volvió hacia mí y me dijo que no quería que me sentara más a su lado. Fue mi primera lección en independencia y moderación romántica. Aprendí que no es prudente seguir a una mujer por demasiado tiempo. Más importante aún, entendí que tarde o temprano tendría que valerme por mí mismo.
Habiendo crecido en un hogar húngaro y migrado entre Israel, Francia y Estados Unidos, ¿cómo han influido estas experiencias en tu visión poética del mundo y la identidad humana? Mudarme entre países a una edad tan temprana me enseñó a acercarme a las culturas con humildad. Cuando llego a un lugar nuevo, al principio tiendo a observar más que a participar. Lo que me interesa no es la versión postal de un lugar, sino cómo viven realmente las personas —cómo se hablan, qué valoran, qué asumen sin decirlo. La migración también me hizo receloso del nacionalismo fácil. Hay una línea fina entre sentir orgullo por tu cultura y elevarla al punto de volverte indiferente —o incluso despectivo— hacia las demás. Habiendo vivido entre lenguajes e historias, nunca me he sentido enteramente contenido en una sola identidad. Ese sentido de estar en el intermedio se filtra en mi poesía. Mis personajes a menudo tienen una cualidad apátrida. Aunque he vivido casi toda mi vida en Estados Unidos, una parte de mí probablemente siempre permanecerá ligeramente fuera del marco —observando, traduciendo, perteneciendo y no perteneciendo al mismo tiempo. ¿A qué edad despertó tu pasión por la poesía? Llegué a la poesía relativamente tarde —a los veintisiete. Es cierto que de niño ocasionalmente garabateaba un poema, y a los doce un profesor se maravilló con algo que escribí para una tarea. Pero me atraían mucho más las novelas que la poesía, que me parecía distante. Después de la universidad, cuando empecé a tomarme la escritura en serio, naturalmente me volví hacia la ficción. Pasé varios años luchando con la forma novelística, tratando de hacerla acomodar ideas, personajes y lugares que me importaban. Solo por agotamiento —cuando estaba al borde de abandonar la escritura por completo— tropecé con la poesía. Lo que llegó como una revelación fue que ideas que habían sido forzadas en forma narrativa se manifestaban en poesía con sorprendente facilidad. Entendí entonces que mi problema no había sido falta de compromiso, sino un desajuste de forma.
¿Qué autores han influido principalmente en tu obra poética? Cuando aún estaba empeñado en escribir una novela, Henry Miller tuvo un impacto significativo en mí. A menudo se le recuerda por su tratamiento franco, incluso notorio, de la sexualidad, pero lo que me interesó más profundamente fue su lucha artística. Durante años buscó una voz que le pareciera auténtica. Solo después de mudarse a París en los años 30 algo se desbloqueó. La prosa se volvió exuberante, desafiante, sin disculpas, viva. Ese sentido de autodescubrimiento artístico se quedó conmigo. En poesía, encontré una vitalidad comparable en Frank O’Hara. Después de mudarse a Nueva York en los años 50, se convirtió en una figura central en el mundo del arte del centro de la ciudad, estrechamente asociado con los expresionistas abstractos. Sus llamados poemas “hago esto, hago aquello” capturaban la inmediatez de la experiencia vivida —almuerzos, llamadas telefónicas, paseos por Manhattan— con ingenio y velocidad. Lo que admiraba era la sensación de que la poesía podía desplegarse en tiempo real, que la vida diaria misma podía llevar intensidad lírica.
¿Cuáles son los temas centrales que abordas en tu obra poética? Me interesa cómo los momentos ordinarios, cuando se examinan de cerca, empiezan a llevar peso estético, y cómo el acto de escribir a su vez altera la percepción de la vida diaria. Varios críticos han observado que muchos de mis poemas se detienen en la textura de lo cotidiano —conversaciones con amigos, interacciones entre amantes, los rituales silenciosos de leer y escribir. No veo estos temas como modestos o incidentales. Al contrario, creo que dentro de la vida ordinaria yacen las tensiones más grandes de la condición humana. Si hay un impulso guía en mi poesía, es mostrar cómo el momento aparentemente pequeño puede abrirse a algo más expansivo —cómo el arte no está aparte de la vida, sino que crece directamente de ella. ¿Puedes contarnos sobre el mensaje principal de los poemas tuyos que publicamos en CANTO PLANETARIO? Ambos poemas reflejan mi preocupación por cómo las grandes fuerzas políticas y ambientales entran en la vida ordinaria. En My Next Car (mi próximo auto), una decisión aparentemente simple —si comprar o no un vehículo eléctrico— se abre a una reflexión sobre el cambio climático, la ideología y la incertidumbre. Una elección privada se vuelve inseparable del tumulto público. En Cod (Bacalao), la migración forzada hacia el norte del bacalao atlántico se convierte en un espejo de nuestro propio futuro. Si incluso los peces deben reubicarse por el colapso ambiental, ¿qué sugiere eso sobre nosotros? En ambos poemas, el desplazamiento ya no es meramente personal —es ecológico y cada vez más inevitable. ¿Qué ha significado para ti que parte de tu obra literaria haya sido traducida a diferentes idiomas? Me siento afortunado de que mi obra haya sido traducida —no solo al español, sino también al húngaro. Dadas las raíces húngaras de mi familia (el húngaro fue mi primer idioma) y mi propio movimiento entre culturas, ver mis poemas entrar en otro idioma tiene una resonancia particular para mí. La traducción siempre es un riesgo. Un poema depende tanto del ritmo, el tono y el matiz que puede sentirse frágil al cruzarse fronteras lingüísticas. Cuando un poema sobrevive ese viaje —cuando sigue hablando a lectores en otro país— sugiere que algo esencial en él no está atado a un solo idioma. Afirma mi esperanza de que la poesía anclada en la vida ordinaria y la experiencia personal aún pueda alcanzar algo compartido. Me siento tanto humillado como conmovido al ver que mi obra ha encontrado lectores en otros idiomas. ¿Puedes contarnos sobre tu libro Appearance of the Sun, (Main Street Rag Publishing, 2021)? La mayoría de los poemas de Appearance of the Sun fueron escritos durante la primera década después de que empecé a escribir poesía a los veintisiete. Aunque algunas piezas están ambientadas en lugares tan variados como Grecia, Hungría, Francia y San Francisco, el centro emocional de la colección es Harvard Square, donde vivía en ese entonces. En esa época aún conservaba algo del aura bohemia que había adquirido en los años 60. Los poemas relatan un período formativo en mi vida cuando las amistades, enredos románticos, ambición artística y la formación de mi voz eran mis preocupaciones primordiales. Me tomó más de veinte años encontrar un editor para el manuscrito, lo que hace que su recepción eventual sea aún más significativa. Me gratificó que el libro fuera bien recibido, con poemas individuales apareciendo en varios países sudamericanos y en Europa. Un poema fue incluido en una antología internacional publicada en Serbia, y toda la colección fue traducida después al húngaro y serializada en una revista literaria. Su recepción compensó su largo viaje hacia la publicación. ¿Por qué, después de completar tu Máster en Bellas Artes, decidiste trabajar como mensajero en un hospital y luego como chófer de limusina? Es común en Estados Unidos que los poetas con un MFA persigan una carrera académica. Elegí no tomar ese camino, en parte porque no me atraía enseñar y en parte porque la academia puede fomentar una cierta profesionalización de la voz que no se alineaba con mi estética. Mi escritura siempre ha estado anclada en la experiencia vivida, y quería que mi vida de escritura y mi vida real permanecieran estrechamente entrelazadas. Trabajar primero como mensajero en un hospital —transportando especímenes, sangre y médicos entre instalaciones— y luego como chófer de limusina me dio algo invaluable: independencia. Pude pagar mis cuentas sin tener que conformarme artísticamente. También me mantuvo en contacto con una amplia gama de personas y situaciones que ningún taller podría replicar. Desde tu perspectiva como poeta, ¿qué piensas sobre el rápido avance de la inteligencia artificial (IA)? Creo que la inteligencia artificial puede ser una herramienta valiosa en muchos campos. Pero en relación con las artes, me acerco a ella con cautela. La IA puede generar textos que se asemejan a poemas. Pueden imitar estilo, estructura, incluso tono. Pero para mí, el arte no se define solo por cómo se ve o suena. Emerge de la conciencia —de la experiencia vivida, de la lucha, de la contradicción, de la presión de una vida particular desplegándose en el tiempo. Para entender plenamente una obra de arte, creo que debe situarse dentro de un parámetro humano. Debemos considerar qué la precedió, qué la siguió y cómo se relaciona con la biografía del artista. Recientemente leí una biografía de Willem de Kooning que arrojó luz sobre sus famosas pinturas de mujeres. Saber algo sobre su historia, relaciones y conflictos profundizó la obra. ¿Alguna vez leeremos una biografía de un algoritmo? ¿Podemos preguntar cómo su infancia moldeó un verso, o cómo sus decepciones alteraron su imaginería? Para mí, el arte es inseparable de la lucha y la vulnerabilidad. La IA puede simular expresión, pero no arriesga nada en el acto de creación. Y sin riesgo, no estoy seguro de que la palabra “arte” aplique plenamente. ¿Qué nuevas publicaciones literarias puedes compartir con nosotros? Estoy muy ansioso por la publicación de la antología poética bilingüe español-inglés sobre la PAZ que tú, Carlos Javier, estás preparando y que este año verá la luz. Me siento afortunado de tener dos de mis poemas incluidos en ella, especialmente dada su escala internacional y su amplia lectoría. Al mismo tiempo, estoy trabajando en un nuevo libro de poesía que aún está en progreso. Prefiero no decir demasiado sobre él, ya que describir un proyecto prematuramente a veces puede disminuir la energía que lo sostiene. Pero espero tenerlo listo para publicación en un futuro cercano. ¿Tienes algún proyecto en curso para publicar una colección de poesía bilingüe español-inglés? En este momento, no tengo planes para publicar una colección bilingüe español-inglés. Sin embargo, es una idea que me atrae. Aproximadamente dos tercios de Appearance of the Sun ya han sido traducidos al español, y esos poemas han sido bien recibidos en países de habla hispana. Una edición bilingüe se sentiría como una extensión natural de ese trabajo. Si la logística —editor, formato, distribución— se puede alinear, ciertamente es un proyecto que acogería con gusto. Estimado Carlos Javier, finalmente, me gustaría agradecerte por tus preguntas reflexivas y por darme la oportunidad de reflexionar públicamente sobre estos aspectos de mi obra. Ha sido un intercambio significativo.
Querido y admirable poeta Ron A. Kalman, te agradezco enormemente que nos hayas permitido conocer un poco más de tu vida y trayectoria literaria. Ha sido un verdadero placer charlar contigo a través de este formato. Te deseo muchos éxitos en cada uno de tus proyectos.
En el siguiente enlace, leo un poema de la autoría de nuestro poeta entrevistado: https://n9.cl/k2t2iw
Nota: la presente entrevista ha sido traducida del inglés al español mediante Perplexity AI.
El entrevistador, es escritor nicaragüense radicado en Costa Rica. Contacto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es
Copertina del libro Appearance of the Sun (Main Street Rag Publishing, 2021)
Vi invitiamo a scoprire l’opera poetica del poeta americano Ron A. Kalman. Foto/Per gentile concessione.
Foto cortesia con il presidente Fondatore Luis Arias Manzo
Poeti del Mondo celebrano la Giornata Mondiale della Poesia con ospiti provenienti da ogni continente
Di María Beatriz Muñoz Ruiz
Al di là dei confini e delle lingue, esiste un linguaggio comune che non solo si parla, ma si sente, unendoci nella ricerca di un’umanità più giusta e compassionevole. Il movimento internazionale Poeti del Mondo, un’organizzazione umanista presente in tutti e cinque i continenti, annuncia la celebrazione della sua prima riunione ufficiale del Nuovo Consiglio Mondiale. L’incontro si terrà sabato 21 marzo 2026, una data ricca di simbolismo in quanto coincide con la Giornata Mondiale della Poesia.
Questa sessione mira a riaffermare l’impegno etico e la missione globale dell’organizzazione in un momento cruciale della storia dell’umanità. L’evento sarà aperto dal fondatore del movimento, il poeta cileno Luis Arias Manzo, e vedrà la partecipazione dei membri del Consiglio, tra cui il Presidente Mondiale Sujit Mukherjee, i Vicepresidenti e i Sottosegretari Continentali.
L’incontro del 21 marzo si aggiunge alla storia di un’organizzazione che ha segnato tappe fondamentali nella diplomazia culturale, come lo storico incontro a Taiwan (2015) con l’allora sindaco di Tainan e attuale presidente del Paese, Lai Ching-te, e il ricevimento al Palazzo La Moneda in Cile.
Fedele al suo Manifesto Universale, Poets of the World sostiene che la poesia debba essere uno strumento di trasformazione sociale. Durante l’evento, i leader regionali di Paesi come Cile, Europa, Nigeria, Camerun, India, Taiwan e Australia riaffermeranno il loro impegno a portare la poesia in tutti i settori della società, dai centri di potere alle comunità più umili.
Data la sua natura internazionale, l’incontro si terrà online alle ore 13:00 (UTC), consentendo la connessione simultanea in tutto il mondo:
Costa Rica e Città del Messico: 7:00
Cile: 10:00
Europa Centrale: 14:00
India: 18:30
Taiwan: 21:00
L’ordine del giorno prevede la presentazione ufficiale dei membri e si concluderà con una cerimonia di chiusura simbolica: la lettura di brevi poesie nelle diverse lingue madri dei partecipanti, a sottolineare la diversità culturale che caratterizza Poetas del Mundo (Poeti del Mondo).
Al fine di diffondere lo spirito del movimento, la sessione verrà registrata per poter condividere in seguito contenuti di interesse pubblico che riflettano lo scopo di questa rete umana per la pace.
Poeti del Mondo nasce come un grido silenzioso rivolto al mondo affinché ascolti e reagisca, perché siamo tutti poesia, se lo desideriamo. Grazie a Luis Arias Manzo, fondatore di Poetas del Mundo (Poeti del Mondo), le poesie uniscono i percorsi e connettono il mondo. Una rete di creatori dedita alla promozione della cultura come ponte tra i popoli. Con una solida struttura e un incrollabile impegno etico, si impegna affinché la parola sia, per usare le parole del suo manifesto, una “pioggia che fertilizza la terra”.
L’incontro sarà patrocinato dalla casa editrice costaricana H.C. EDITORES e moderato dal poeta nicaraguense Carlos Javier Jarquín.
Grazie per il vostro impegno a favore della pace attraverso qualcosa di così bello come la poesia.
Poetas del Mundo celebrará el Día Mundial de la Poesía con invitados de todos los continentes Por María Beatriz Muñoz Ruiz
Más allá de las fronteras y las lenguas, existe un idioma común que no solo se habla, se siente y se une en la búsqueda de una humanidad más justa y solidaria. El movimiento internacional Poetas del Mundo, organización humanista con presencia en los cinco continentes, anuncia la celebración de su primera reunión oficial de la Nueva Directiva Mundial. El encuentro tendrá lugar el próximo sábado 21 de marzo de 2026, una fecha cargada de simbolismo al coincidir con el Día Mundial de la Poesía.
Esta sesión busca reafirmar el compromiso ético y la vocación planetaria de la organización en un momento histórico decisivo para la humanidad. El evento contará con la apertura a cargo del fundador del movimiento, el poeta chileno Luis Arias Manzo, y la participación de los miembros de la directiva, entre ellos el presidente mundial Sujit Mukherjee, los vicepresidentes y subsecretarios continentales.
La reunión del 21 de marzo se suma a la trayectoria de una organización que ha marcado hitos en la diplomacia cultural, como el histórico encuentro en Taiwán (2015) con el entonces alcalde de Tainan y actual presidente de la nación, Lai Ching-te, o la recepción en el Palacio de La Moneda en Chile.
Fiel a su Manifiesto Universal, Poetas del Mundo sostiene que la poesía debe actuar como una herramienta de transformación social. Durante la jornada, los líderes regionales de lugares como Chile, Europa, Nigeria, Camerún, India, Taiwán y Australia ratificarán su responsabilidad de llevar la palabra a todos los ámbitos de la sociedad, desde los centros de poder hasta los sectores más humildes.
Debido a su naturaleza internacional, el encuentro se realizará de forma telemática a las 13:00 horas (UTC), permitiendo una conexión simultánea global:
Costa Rica y Ciudad México 07:00 hrs Chile: 10:00 hrs Europa Central: 14:00 hrs India: 18:30 hrs Taiwán: 21:00 hrs
El orden del día incluye la presentación oficial de los miembros y concluirá con un acto simbólico de clausura: la lectura de poemas breves en las diversas lenguas maternas de los participantes, subrayando la diversidad cultural que define a Poetas del Mundo.
Con el objetivo de difundir el espíritu del movimiento, la sesión será registrada para compartir posteriormente aquellos contenidos de interés público que reflejen el propósito de esta red humana de paz.
Poetas del mundo nace como un grito silencioso al mundo para que éste escuche y reaccione, porque todos somos poesía si lo deseamos. Gracias a Luis Arias Manzo, fundador de Poetas del Mundo, los poemas unen caminos y conectan el mundo. Red de creadores dedicada a la promoción de la cultura como puente entre los pueblos. Con una estructura sólida y un compromiso ético inquebrantable, trabaja para que la palabra sea, en palabras de su manifiesto, una “lluvia que fecunda la tierra”.
La reunión contará con el apoyo de la editorial costarricense H.C. EDITORES, y será moderada por el poeta nicaragüense Carlos Javier Jarquín.
Gracias por luchar por la paz mediante algo tan hermoso como la poesía.
Attraverso i Continenti, voci si sono unite in un unico istante.
Nella Giornata Mondiale della Poesia 2026, poeti di tutto il mondo si sono riuniti attraverso la Writers Capital Foundation, condividendo parole che racchiudevano silenzio, memoria e presenza.
Ogni voce si stagliava nel proprio spazio, eppure qualcosa di più profondo le univa tutte: una quieta unità che solo la poesia può contenere.
Across continents, voices gathered in a single moment.
On World Poetry Day 2026, poets from around the world came together through Writers Capital Foundation, sharing words that carried silence, memory, and presence.
Each voice stood in its own space, yet something deeper moved through all of them — a quiet unity that only poetry can hold.
Watch the full celebration here: Writers Capital International Foundation http://www.writerscapital.org care@writerscapital.org
A través de los continentes, las voces se unieron en un instante.
En el Día Mundial de la Poesía 2026, poetas de todo el mundo se congregaron a través de la Fundación Writers Capital, compartiendo palabras que transmitían silencio, memoria y presencia.
Cada voz se manifestó con su propio espacio, pero algo más profundo las unió a todas: una silenciosa unidad que solo la poesía puede expresar.
Foto cortesia: Il gruppo Luciérnagas a conclusione della serata. Da sinistra a destra, fila in alto: José Alejandro Campos, July Quesada, Álvaro Sólórzano e Alexander Anchía (regista). Fila in basso: Malquín González, Claudio Regidor (aiuto regista) e Catalina Gaviria. Foto per gentile concessione di Alexander Anchía Vindas.
Il gruppo letterario Luciérnagas ha tenuto un indimenticabile Recital Poetico nella Giornata Internazionale della poesia Di Carlos Javier Jarquín
Cari amici planetari: Questo 21 marzo si è celebrato il Giorno Internazionale della Poesia, e in diverse parti del mondo si sono svolte attività in onore di questa data che promuove la lettura, la poesia, la cultura. Ogni Paese ha contribuito con la propria creatività attraverso eventi in presenza e online, rendendo il fine settimana una celebrazione indimenticabile per i fedeli amanti della parola. La cosa più importante è continuare a coltivare questa arte sonora e colorata che è la poesia. La Scuola di Poesia Progetto Luciérnagas Poeta Marco Aguilar di Costa Rica, in coordinamento con il Museo della Cultura Popolare dell’Università Nazionale (UNA), ha avuto il gradito privilegio di realizzare un evento poetico venerdì 20 marzo, in commemorazione alla Giornata Internazionale della Poesia, con la presenza di poeti nazionali e internazionali. L’atto è stato un omaggio postumo al poeta costaricano Marco Aguilar (1944-2023), di cui il gruppo Luciérnagas prende parte. I poeti che hanno ospitato il Progetto Luciérnagas Poeta Marco Aguilar sono stati: José Alejandro Campos, July Quesada, Álvaro Solórzano, Catalina Gaviria, Claudio Regidor (vice direttore) e Alexander Anchía Vindas (direttore). In questa serata letteraria hanno fatto eco anche le voci di poeti di altri Paesi, presenti attraverso video riprodotti durante l’attività: Beatriz Rastaldo e Fernando Vaschetto (Argentina), Félix Llatas (Perù), Miguel Contreras (Repubblica Dominicana), Ashok Chakravarti (India), Dominique Gaucher (Canada), Mónica Velasco (Spagna), Marizela Ríos (Messico) e Valery Dvoinikov (Belgio-Russia). Questo evento culturale ha avuto qualcosa di molto particolare, come spiega il poeta Alexander: “Questa è la prima volta che in Costa Rica si abilita un albero pieno dei frutti della poesia, con poeti viventi in gran parte, rappresentanti dell’America Latina, Costa Rica e altre parti del mondo. Un’iniziativa simile è stata lanciata per la prima volta dal Museo Archeologico-Antropologico di Altino in Italia, tra il 2010 e il 2017, dove hanno anche organizzato un concorso letterario per questi effetti. Nel nostro caso, la scuola Luciérnagas ha selezionato i poeti partecipanti, che hanno brillato e decorato uno dei nostri alberi di casa; per ogni foglietto volante c’è una poesia e, sul retro, una biografia. Questo albero rende omaggio alla poesia e sarà disponibile per i visitatori durante tutto il mese di marzo. Vi invitiamo a visitarlo e a perdervi tra poesie e poeti”. Alexander Anchía Vindas (San José, Costa Rica) coltiva principalmente il racconto, il microrelato e la poesia, oltre a saggi e recensioni letterarie. È stato Segretario Nazionale di Poeti del Mondo; ha ricevuto la menzione di Ambasciatore della Parola dalla Fondazione Egidio Serrano e il titolo di Ambasciatore dal Circolo Universale della Pace. Dall’inizio del 2026, dirige la Scuola di Poesia Progetto Luciérnagas Poeta Marco Aguilar, dove forma nuovi poeti costaricani. Come docente, è stato professore universitario di Turismo e di Spagnolo come seconda lingua in diverse istituzioni. Dopo l’evento organizzato in collaborazione con Luis Pablo Orozco, direttore del Museo di Cultura Popolare, ho contattato Alexander e gli ho posto alcune domande su questa attività. In seguito, condivido le sue risposte.
Com’è andato l’evento poetico tenutosi questo venerdì 20 marzo? Semplicemente: Apoteotico, senza esagerare, certamente esprimendo un giudizio soggettivo, può mancare di modestia. Ma per la qualità degli artisti letterari e non letterari, il numero di persone, la scena, mi permetto di dire che la nostra celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia è stata la migliore o è stata tra le tre migliori che si sono tenute in Costa Rica commemorando questo anniversario. Miei cari poeti in proiezione, scommettiamo sul miglioramento della cultura dell’apprezzamento poetico in Costa Rica. Che ti arrivino più di sessanta persone ad un’attività alla periferia della capitale, questo è un grande merito dei miei studenti, del mio collega vicedirettore della scuola e di questo servitore. Normalmente alle attività poetiche in luoghi consolidati a San José partecipano un massimo di 30 persone e noi raddoppiamo questa cifra e in un luogo alternativo fuori San José.
I familiari del poeta Marco Aguilar erano presenti? Vi ha assistito una cognata Doris, un caro amico don Luko e due fratelli don Guillermo e Don Gabriel, fratelli vivi di don Marco. Il fatto che arrivino consolida la relazione dei poeti nella proiezione della mia scuola con questo poeta che a livello nazionale è passato inosservato e concentrato nel suo lavoro poetico, ma si è potuto dare risalto alla sua figura.
Puoi raccontarci di più sulla Scuola di Poesia Progetto Luciérnagas, del poeta Marco Aguilar? È un laboratorio nato con l’iniziativa di un corso base di poesia che aveva il suo tempo e la sua scadenza. Attraverso un corso tenuto a Heredia dai Missionari dello Spirito Santo tra marzo e maggio 2025. Poi hanno deciso di restare con me e io non volevo lasciarli. In questo lasso di tempo ci ha uniti don Claudio Regidor Fernández, poeta costaricano che ha militato per diversi laboratori poetici nazionali e abbiamo continuato. Questa è la prima generazione di poeti in proiezione: Malquin González, Catalina Gaviria, July Quesada e Alvaro Solórzano.
In cosa consiste l'”albero pieno dei frutti della poesia”? Per dare risalto alla celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia, il direttore del Museo don Luis Pablo Orozco ha deciso di attaccare un albero di casca con fogli colorati di 35 poeti e 35 poesie. In una copertina la biografia del poeta e nell’altra un poema di sua autorialità. Accoglie un’iniziativa che in un passato prossimo ha imposto per l’estate il Museo Archeologico di Altino in Italia. Questa idea è stata in vigore dal 2014 al 2019. Il Museo della cultura popolare diventa così la prima istituzione a livello americano a promuovere questa idea.
Al seguente link potete godere di un video in cui i poeti ospiti del Progetto Luciérnagas, il poeta Marco Aguilar, leggono una poesia di gruppo: https://n9.cl/01vo5h
L’autore è uno scrittore e poeta nicaraguense residente in Costa Rica. Contatto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es
Grupo literario Luciérnagas realizó inolvidable recital poético en el Día Internacional de la Poesía Por Carlos Javier Jarquín Queridos amigos planetarios: Este 21 de marzo se conmemoró el Día Internacional de la Poesía, y en distintas partes del mundo se desarrollaron actividades en honor a esta fecha que promueve la lectura, la poesía, la cultura. Cada país aportó su creatividad con eventos presenciales y virtuales, convirtiendo el fin de semana en una celebración inolvidable para los fieles amantes de la palabra. Lo más importante es seguir cultivando este arte sonoro y colorido que es la poesía. La Escuela de Poesía Proyecto Luciérnagas Poeta Marco Aguilar de Costa Rica, en coordinación con el Museo de Cultura Popular de la Universidad Nacional (UNA), tuvo el grato privilegio de realizar un evento poético el viernes 20 de marzo, en conmemoración al Día Internacional de la Poesía, con la presencia de poetas nacionales e internacionales. En el acto se rindió un homenaje póstumo al poeta costarricense Marco Aguilar (1944-2023), de quien el grupo Luciérnagas toma parte de su nombre. Los poetas anfitriones del Proyecto Luciérnagas Poeta Marco Aguilar fueron: José Alejandro Campos, July Quesada, Álvaro Solórzano, Catalina Gaviria, Claudio Regidor (Subdirector) y Alexander Anchía Vindas (Director). En esta velada literaria también hicieron eco las voces de poetas de otros países, presentes a través de videos reproducidos durante la actividad: Beatriz Rastaldo y Fernando Vaschetto (Argentina), Félix Llatas (Perú), Miguel Contreras (República Dominicana), Ashok Chakravarti (India), Dominique Gaucher (Canadá), Mónica Velasco (España), Marizela Ríos (México) y Valery Dvoinikov (Bélgica-Rusia). Este evento cultural tuvo algo muy particular, como explica el poeta Alexander: “Esta es la primera vez que en Costa Rica se habilita un árbol lleno de los frutos de la poesía, con poetas vivos en su gran mayoría, representantes de América Latina, Costa Rica y otras partes del mundo. Una iniciativa similar fue puesta en marcha por primera vez por el Museo Arqueológico-Antropológico de Altino en Italia, entre 2010 y 2017, donde incluso organizaban un concurso literario para esos efectos. En nuestro caso, la Escuela Luciérnagas seleccionó a los poetas participantes, quienes brillaron y decoraron uno de nuestros árboles de casa; por cada papelito volador hay un poema y, al dorso, una biografía. Este árbol homenajea a la poesía y estará disponible para los visitantes durante todo el mes de marzo. Invitamos a visitarlo y a perderse entre poemas y poetas”. Alexander Anchía Vindas (San José, Costa Rica). Cultiva principalmente el relato, el microrelato y la poesía, además de ensayos y reseñas literarias. Fue Secretario Nacional de Poetas del Mundo; recibió la mención de Embajador de la Palabra por la Fundación Egidio Serrano y el título de Embajador por el Círculo Universal de la Paz. Desde inicios de 2026, dirige la Escuela de Poesía Proyecto Luciérnagas Poeta Marco Aguilar, donde forma a nuevos poetas costarricenses. Como docente, ha sido profesor universitario de Turismo y de Español como segunda lengua en distintas instituciones. Tras el evento organizado en colaboración con Luis Pablo Orozco, director del Museo de Cultura Popular, me contacté con Alexander y le realicé unas preguntas sobre esta actividad. A continuación, comparto sus respuestas. ¿Qué tal estuvo el evento poético realizado este viernes, 20 de marzo? Sencillamente: Apoteósico, sin exagerar, ciertamente al emitir un juicio subjetivo, puede que peque de modestia. Pero por la calidad de artistas literarios y no literarios, la cantidad de gente, el escenario, me atrevo a decir que nuestra celebración del Día Mundial de la Poesía fue la mejor o estuvo entre las tres mejores que se celebraron en Costa Rica conmemorando esta efeméride. Mis queridos Poetas en Proyección apostamos por mejorar la cultura de la Apreciación Poética en Costa Rica. Que te lleguen más de sesenta personas a una actividad en las afueras de la capital, eso es un gran mérito de mis estudiantes, mi compañero subdirector de la escuela y este servidor. Normalmente a las actividades poéticas en lugares consolidados en San José acude un máximo de 30 personas y nosotros duplicamos esa cifra y en un lugar alternativo afuera de San José. ¿Asistieron familiares del poeta Marco Aguilar? Si asistió una cuñada doña Doris, un amigo cercano don Luko y dos hermanos don Guillermo y Don Gabriel, hermanos vivos de don Marco. El hecho que ellos lleguen consolida la relación de los poetas en Proyección de mi escuela con este poeta que en el ámbito nacional pasó desapercibido y concentrado en su labor poética, pero se pudo dar realce a su figura. ¿Puedes hablarnos más sobre la Escuela de Poesía Proyecto Luciérnagas, del poeta Marco Aguilar? Es un taller que nació con la iniciativa de un curso básico de poesía que tenía su tiempo y fecha de caducidad. A través de un curso que impartieron en Heredia los Misioneros del Espíritu Santo entre marzo y mayo de 2025. Luego de eso ellos decidieron continuar conmigo y yo no los quise dejar. En ese lapso se nos unió don Claudio Regidor Fernández, poeta costarricense que ha militado por varios talleres poéticos nacionales y continuamos. Esta es la primera generación de poetas en Proyección: Malquin González, Catalina Gaviria, July Quesada y Alvaro Solórzano. ¿En qué consiste el “árbol lleno de los frutos de la Poesía”? Para dar realce a la Celebración del Día Mundial de la Poesía, el director del Museo don Luis Pablo Orozco, decidió ataviar un árbol de cas con papelitos de colores de 35 poetas, 35 poemas. En una carátula la biografía del poeta y en la otra un poema de su autoría. Se acoge una iniciativa que en un pasado cercano impuso para el verano el Museo Arqueológico de Altino en Italia. Esta idea estuvo vigente entre el 2014 y el 2019. El Museo de Cultura Popular se convierte así en la primera institución a nivel americano en promover esta idea.
En el siguiente enlace pueden disfrutar de un video en el que los poetas anfitriones del Proyecto Luciérnagas Poeta Marco Aguilar, leen un poema grupal: https://n9.cl/01vo5h
El autor, es escritor y poeta nicaragüense radicado en Costa Rica. Contacto: carlosjavierjarquin2690@yahoo.es
Albero della poesia con brevi biografie: la Scuola Luciérnagas ha selezionato alcuni poeti partecipanti, che hanno illuminato e decorato uno degli alberi presenti nella proprietà. Ogni foglio di carta riportava una poesia sul fronte e una breve biografia sul retro. Foto: per gentile concessione di Alexander Anchía Vindas. Veduta del pubblico e dell’interno della sala principale del Museo della Cultura Popolare di Heredia, in Costa Rica. Foto: per gentile concessione di Alexander Anchía Vindas.
Sono sempre lì l’una per l’altra, con un sorriso per cancellare ogni tristezza, per rendere più bello il giorno dell’altra, così che sia illuminato dal sole.
Maura, una donna leonessa, poetessa, signora, regina, e Danijela, che Maura chiama la sua mentore, colei che le dà la forza di restare una donna forte.
Ogni volta che si incontrano, regna la risata, il mondo diventa più bello, la speranza rinasce, e anche quando piove, nella loro compagnia splende il sole, perché lì vive la poesia.
Raccolgono insieme tante idee diverse, sempre piene d’amore, mai vuote, è bello sentire la loro risata sincera, non sentirla sarebbe quasi un peccato.
Il sorriso di Maura tocca perfino il cielo, in quel momento nemmeno il sole si muove, come se fosse incantato, prende lo splendore del suo sorriso, un balsamo per l’anima, e per il cuore un paradiso.
E Danijela è orgogliosa della sua amica, del suo successo in ogni campo, perché gli anni qui non contano, loro due sono vicine di cuore attraverso la poesia.
“Battle by Battle” di Paul Thomas Anderson ha vinto il premio come Miglior Film alla 98ª edizione degli Academy Awards, assegnando il più alto riconoscimento di Hollywood a questa commedia americana multigenerazionale sulla resistenza politica.
La cerimonia, conclusasi lunedì mattina presto, ha visto anche Michael B. Jordan vincere il premio come Miglior Attore e Autumn Dorald Arcabaw, direttrice della fotografia di “Sinners”, entrare nella storia come la prima donna a vincere il premio in questo campo.
Si è trattato di un traguardo a lungo atteso per Anderson, originario della San Fernando Valley, che ha diretto il suo primo cortometraggio a 18 anni ed è stato uno dei cineasti più importanti d’America per decenni. Prima di domenica, Anderson non aveva mai vinto un Oscar.
Ma il favorito, “Battle by Battle”, ha fatto incetta di premi Oscar, vincendone sei, tra cui Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Non Originale per Anderson, il suo primo Oscar per il Miglior Casting, e Miglior Attore Non Protagonista per Sean Penn, assente alla cerimonia.
“Ho scritto questo film per i miei figli, per chiedere loro scusa per il disastro che abbiamo lasciato in questo mondo: stiamo affidando loro questa responsabilità”, ha detto Anderson accettando il premio per la Miglior Sceneggiatura Non Originale. “Ma anche per incoraggiarli a essere la generazione che speriamo ci porterà un po’ di buon senso e una solida morale”.
“Sinners”, che ha ottenuto il record di 16 nomination, ha conquistato alcune vittorie importanti, persino storiche.
Il regista Michael Coogler, amatissimo dal pubblico, ha vinto il suo primo Oscar in una carriera iniziata con “Fruitvale Station” di Jordan nel 2013.
E Irina Arkabau, la quarta direttrice della fotografia a essere nominata, ha trionfato in un atteso successo per le donne dietro la macchina da presa. «Vorrei davvero che tutte le donne qui presenti si alzassero in piedi», ha detto Arcabaw. «Perché sento che non sarei qui senza di voi».
Michael B. Jordan, una delle star più popolari di Hollywood, ha vinto il premio come Miglior Attore in una delle categorie più combattute della serata. Il pubblico del Dolby Theatre si è alzato in piedi e gli ha tributato una standing ovation.
«Mamma, come stai?», ha detto Jordan mentre barcollava sul palco.
La notte degli Oscar è stata dominata dalla Warner Bros., la casa di produzione di “Battle After Battle” e del film sui vampiri di Cogler. È stata una vittoria stranamente toccante per la venerabile casa di produzione, che solo poche settimane prima aveva accettato di essere venduta alla Paramount Skydance, il colosso dei media fondato da David Ellison. L’accordo, in attesa dell’approvazione delle autorità di regolamentazione, sta preparando Hollywood a ulteriori licenziamenti.
“Sinners” e “Battle After Battle” sono stati delle eccezioni a Hollywood: film originali ad alto budget nati da una visione personale. In un anno dominato dalle ansie per il ridimensionamento degli studi cinematografici e l’ascesa dell’intelligenza artificiale nell’industria cinematografica, due film hanno offerto a Hollywood un barlume di speranza.
Jessie Buckley ha vinto il premio come Miglior Attrice per la sua interpretazione di Agnes nell’opera di Shakespeare “Hamnet”, diventando la prima attrice irlandese a conquistare questo riconoscimento.
In una cerimonia degli Oscar in cui la vittoria di qualsiasi altro premio per la recitazione sembrava scontata, Buckley si è presentata alla cerimonia di domenica al Dolby Theatre come una seria candidata.
“Oggi è la Festa della Mamma nel Regno Unito”, ha detto Buckley sul palco. “Vorrei dedicare questo premio al meraviglioso caos che riempie il cuore di una madre”.
Fin dall’inizio, quando il presentatore Conan O’Brien ha introdotto i candidati di quest’anno con l’interpretazione di Amy Madigan nel thriller horror “Guns” in un segmento preregistrato, la cerimonia di domenica sera è apparsa alquanto bizzarra, forse persino caotica, e incentrata sul ruolo mutevole del cinema nella cultura. Ironia della sorte, c’è stato un ex aequo nella categoria Miglior Cortometraggio Live Action.
Come previsto, il blockbuster di Netflix “Demon Hunters K-Pop”, il film più visto del 2025, ha vinto il premio come Miglior Film d’Animazione, nonché quello per la Miglior Canzone Originale con “Golden”. Si è trattato di una grande vittoria per Netflix, ma una vittoria condizionata per Sony Pictures, la casa di produzione del film. Sebbene Sony abbia sviluppato e prodotto il film, ha venduto i diritti di streaming di “Demon Hunters K-Pop” al colosso dello streaming anziché distribuirlo nelle sale cinematografiche.
Su Netflix, “Demon Hunters K-Pop” è diventato un fenomeno culturale e il più grande successo della piattaforma. Ha superato i 325 milioni di visualizzazioni e continua a crescere.
La co-regista Maggie Kang ha dichiarato: “Quest’opera è dedicata alla Corea e a tutti i coreani”.
In un’altra produzione Netflix, “Frankenstein” di Guillermo del Toro ha fatto incetta di premi, aggiudicandosi tre riconoscimenti per la scenografia, i costumi, il trucco, le acconciature e la scenografia generale.
Amy Madigan ha vinto il premio come Miglior attrice non protagonista per il suo ruolo nel thriller horror “Guns”, una vittoria arrivata 40 anni dopo la sua prima nomination nel 1986 per “Twice in a Lifetime”. Salendo sul palco, la Madigan è scoppiata a ridere, esclamando: “È incredibile!”.
Nella sua seconda messa in scena, O’Brien ha aperto la cerimonia al Dolby Theatre riconoscendo i “tempi difficili e spaventosi”. Ma ha sostenuto che l’attuale clima geopolitico rende gli Oscar ancora più potenti come forza unificante a livello globale.
“Stasera onoriamo non solo il cinema, ma gli ideali di arte universale, collaborazione…”
Oscar Night 🏆 for Warner Bros.
#Sinners Achieves Historic Victories
Mohammad Rahal ✍️:
Paul Thomas Anderson’s “Battle by Battle” won Best Picture at the 98th Academy Awards, awarding Hollywood’s highest honor to this multi-generational American comedy about political resistance.
The ceremony, which concluded early Monday morning, also saw Michael B. Jordan win Best Actor, and Autumn Dorald Arcabaw, cinematographer for “Sinners,” make history as the first female cinematographer to win the award.
This was a long-awaited culmination for Anderson, the San Fernando Valley native who directed his first short film at the age of 18 and has been one of America’s most prominent filmmakers for decades. Prior to Sunday, Anderson had never won an Oscar.
But the frontrunner, “Battle by Battle,” swept the Oscars, winning six awards, including Best Director and Best Adapted Screenplay for Anderson, her first Oscar for Best Casting, and Best Supporting Actor for Sean Penn, who was absent from the ceremony.
“I wrote this film for my children to apologize to them for the mess we’ve left in this world—we’re handing them that responsibility,” Anderson said while accepting her Best Adapted Screenplay award. “But also to encourage them to be the generation that we hope will bring us some common sense and good morals.”
“Sinners,” which garnered a record 16 nominations, achieved some major, even historic, victories.
Widely beloved director Michael Coogler won his first Oscar in a career that began with Jordan’s “Fruitvale Station” in 2013.
And Irina Arkabau, the fourth female cinematographer to be nominated, won in a long-awaited triumph for women behind the camera.
“I really want all the women here to stand,” Arcabaw said. “Because I feel like I wouldn’t be here without you.”
Michael B. Jordan, one of Hollywood’s most popular stars, won Best Actor in one of the night’s most closely contested categories. The Dolby Theatre audience rose to their feet and gave him a thunderous ovation.
“Mom, how are you?” Jordan said as he staggered onto the stage.
The Oscars night belonged to Warner Bros., the studio behind “Battle After Battle” and Cogler’s vampire tale. It was an oddly poignant victory for the venerable studio, which just weeks earlier had agreed to sell to Paramount Skydance, the media giant founded by David Ellison. The deal, pending regulatory approval, has Hollywood bracing for more layoffs.
“Sinners” and “Battle After Battle” were exceptions in Hollywood: original, big-budget films born from a personal vision. In a year dominated by anxieties about shrinking studios and the rise of artificial intelligence in the film industry, two films offered Hollywood a glimmer of hope.
Jessie Buckley won Best Actress for her portrayal of Shakespeare’s Agnes in “Hamnet,” becoming the first Irish actress to win the award.
At an Oscars ceremony where winning any other acting award seemed a foregone conclusion, Buckley entered Sunday’s ceremony at the Dolby Theatre as a strong contender.
“It’s Mother’s Day in the UK,” Buckley said on stage. “I would like to dedicate this award to the beautiful chaos that fills a mother’s heart.”
From the outset, when host Conan O’Brien introduced this year’s nominees with Amy Madigan’s portrayal of the horror-thriller “Guns” in a pre-recorded segment, Sunday night’s ceremony was somewhat bizarre, perhaps even chaotic, and preoccupied with the changing role of cinema in culture. Ironically, there was a tie in the Best Live Action Short Film category.
As expected, the Netflix blockbuster “Demon Hunters K-Pop,” which was the most-watched film of 2025, won the award for Best Animated Feature, as well as the award for Best Original Song for “Golden.” This was a major win for Netflix, but a conditional victory for Sony Pictures, the film’s producer. Although Sony developed and produced the film, it sold the streaming rights to “Demon Hunters K-Pop” to the streaming giant instead of releasing it in theaters.
On Netflix, “Demon Hunters K-Pop” became a cultural phenomenon and the platform’s biggest hit. It has surpassed 325 million views and continues to grow.
Co-director Maggie Kang said, “This work is dedicated to Korea and to Koreans everywhere.”
In another Netflix production, Guillermo del Toro’s “Frankenstein” swept the awards, winning three prizes for its production design, costumes, makeup, hair, and overall production design.
Amy Madigan won Best Supporting Actress for her role in the horror-thriller “Guns,” a victory that came 40 years after her first nomination in 1986 for “Twice in a Lifetime.” Upon taking the stage, Madigan burst into laughter, exclaiming, “This is amazing!”
In his second staging, O’Brien opened the Dolby Theatre show by acknowledging “troubled and frightening times.” But he argued that the current geopolitical climate makes the Oscars even more powerful as a unifying force globally.
“Tonight, we honor not just cinema, but the ideals of universal art, collaborati
Dove le valli si estendono fino a incontrare l’orizzonte,
Le montagne si innalzano per pronunciare le loro eterne parole,
E quel lago sonnecchiava in pace,
Guardando con il suo ampio sorriso
verso il cielo—
Il cielo, che si trasformò in un tetto di sereno azzurro,
Inviò il suo colore al lago,
Così le sue onde fremettero di estasi,
E scoppiò in una risata felice e di cuore.
***
Di notte,
Il cielo tirò il suo sipario,
E le stelle dissero:
“O Lago,
Che la tua superficie risplenda ora di perle,
Sii un manto splendente
Che incanti le menti!”
***
La quiete delle valli mi chiamò,
“Vieni nelle terre che hanno trovato il loro significato nel silenzio,
Dove l’acqua sfiora le labbra della pietra,
Nel Lago dei Segreti.” Fuggendo dal frastuono della vita…
Mi sono lasciato alle spalle il rumore delle città
E sono giunto a una chiarezza inestimabile.
Nello specchio dell’acqua,
Ho visto uno splendore
Che il tempo non aveva ancora visitato.
Nuotavo come un’anima errante senza corpo,
Livellando su acque fatte di seta.
È la notte dell’ispirazione del sentimento,
Al lago…
Dove la voce dei segreti si unisce per sempre alle perle delle stelle.
The Lake of Stars By: Adham Boghdady – Egypt
Here… Where the valleys stretch out to meet the horizon, The mountains rose up to speak their eternal words, And that lake slumbered peacefully, Gazing with its wide smile Upwards toward the sky— The sky, which became a roof of serene blue, Sent its color to the lake, So its waves shivered in ecstasy, And it burst into happy, hearty laughter. *** At night, The sky drew its curtain, And the stars said: “O Lake, Let your surface now shine with pearls, Be a brilliant mantle That captivates the minds!” *** The stillness of the valleys called out to me, “Come to the lands that found their meaning in silence, Where the water touches the lips of the stone, In the Lake of Secrets.” Fleeing the clamor of life… I left behind the noise of the cities And went to an invaluable clarity. In the mirror of the water, I saw a splendor That time had not yet visited. I swam like a soul wandering without a body, Hovering around water made of silk. It is the night of the inspiration of feeling, At the Lake… Where the voice of secrets unites with the pearls of the stars forever.