Addio Adib Nasser… Quando il poeta dorme nell’abbraccio della Patria scritto da Hamed Al-Dhabiani

Foto cortesia di Adib Nasser e Hamed Al-Dhabiani

Addio, Adib Nasser… Quando il poeta dorme nell’abbraccio della Patria

Hamed Al-Dhabiani
Ieri non solo è morto un uomo, ma una voce è stata messa a tacere: una voce che assomigliava ai tamburi di battaglia che risuonano nel cuore della storia, e al pianto delle madri quando l’orgoglio si mescola alla perdita. Adib Nasser, il poeta palestinese che scelse di essere per l’Iraq come era per la Palestina, e di fare della poesia un altro fucile e delle parole una bandiera incrollabile, se n’è andato. Il suo corpo non c’è più, ma quella voce che scosse la coscienza degli iracheni durante la Seconda Battaglia di Qadisiyah rimane, quando le parole precedevano i proiettili, conferendo ai soldati i loro nomi immortali.

Adib Nasser era un poeta che non scriveva da bordo campo, ma dalla trincea dell’anima. Per lui, l’Iraq non era una semplice tappa negli annali della solidarietà araba, ma un’ulteriore ferita nel suo corpo palestinese, come se Baghdad fosse un’estensione di Gaza, come se l’Eufrate si riversasse nel mare di Haifa. Nelle sue poesie, non c’era differenza tra gli ulivi della Palestina e le palme di Bassora; entrambi sono ombre dello stesso sole, ed entrambi testimoniano che la terra non tradisce i suoi figli, anche se il mondo lo fa.

Lasciò otto raccolte di poesie, in particolare “Cerco me stesso”, come se il titolo fosse un riconoscimento precoce del fatto che il poeta si ritrova solo nelle patrie degli altri, nelle loro ferite, nei loro pianti, nelle loro vittorie e sconfitte. Scrisse anche la sua opera poetica “Zabiba e il Re”, invocando il simbolismo quando l’espressione diretta si rivelava inadeguata, come se avesse capito che la poesia, se non diventa un palcoscenico per la libertà, diventa un freddo inchiostro che non accende nulla.

Quando la sua voce risuonò: “O leoncino dell’arco, saluta il castello e digli che siamo tornati, siamo tornati e non ce ne siamo andati”, non stava cantando un canto fugace, ma piuttosto rimodellando la memoria e piantando nella coscienza irachena la certezza del ritorno. I suoi canti echeggiavano sui campi di battaglia, così come nelle case, nei caffè e nelle feste, finché il suo nome non divenne sinonimo del titolo di “Poeta di Qadisiyah”, un titolo conferito non da un’autorità, ma dalle masse che trovavano nella sua voce un’eco delle loro ansie e del loro orgoglio.

Al Festival di Mirbad, dove la poesia araba saggiava il suo polso, si ergeva accanto ai giganti arabi che portavano l’Iraq nel cuore, da Omdurman a Bassora, da Khartoum a Baghdad. Lì, dove i poeti gareggiavano non per le lodi, ma per la sincerità del loro amore, l’Iraq sembrava più grande dei suoi confini geografici e più vasto delle mappe politiche. Era una patria poetica, dove i destini di amanti e rivoluzionari si incrociavano. E quando si parla di poesia, non si possono dimenticare coloro che hanno fatto della parola un fuoco ardente, come Abdul Razzaq Abdul Wahid, che gridava: “No, per Dio e per Abbas, gli uomini cadranno sugli uomini, ma Bassora non sarà calpestata!”. Trasformò il giuramento in poesia, e la poesia in una presa di posizione. E lo stesso fece Saif al-Din al-Dasouqi, che vedeva nell’Iraq uno specchio delle rivoluzioni di Omdurman, e la sua voce trascendeva i confini. Quando Suad al-Sabah chiese: “Perché amo l’Iraq?”, in realtà si stava ponendo la domanda di tutti i poeti: perché questa terra racchiude così tanto amore, nonostante tutto lo spargimento di sangue?

Perché i poeti amano l’Iraq?

Perché l’Iraq non è solo un luogo, ma uno stato dell’essere. Perché è la terra che vale mille preghiere, come diceva Suad al-Sabah, e perché il maqam iracheno entra nel cuore da ogni direzione, così che la melodia diventa memoria, e la memoria diventa patria. Lo amano perché assomiglia alla poesia quando è sincera: stanca, profonda e intrisa di nobile dolore. Adib Nasser amava l’Iraq perché vi vedeva l’altro volto della Palestina; vi vedeva lo stesso assedio, lo stesso sangue, la stessa sfida. Sapeva che se la ferita non si fosse trasformata in un canto, si sarebbe trasformata in silenzio, e che il silenzio è una morte lenta. Per questo scrisse, cantò, gridò, finché la sua voce non divenne parte della memoria di un’intera epoca.

In uno dei suoi frammenti, disse:

“Non parlo… ma ascoltami
Non cammino… ma seguimi
Se ho fame… nutrimi
Se sono perduto… guidami
Perché una distanza che mi aliena
mi seguirà
e mi abbraccerà
e mi riporterà
alla mia patria
Io sono… la mia patria”.

È come se il poeta si rivolgesse a noi, non a una persona specifica. Come se, per lui, la patria non fosse una mappa, ma una relazione. Non solo terra, ma un abbraccio a cui tutti coloro che si sono persi fanno ritorno. E quando disse: “Siamo morte e resurrezione”, riassumeva la filosofia del poeta in lotta: morire fisicamente affinché un’idea possa vivere, scomparire come voce affinché un’eco possa emergere.

Oggi, mentre gli diciamo addio, non piangiamo solo un poeta, ma anche un’epoca in cui la poesia era trattata come un essere vivente, che partecipava alla battaglia, avanzava verso il fronte e subiva ferite come i combattenti. Ma la nostra consolazione è che la poesia non è sepolta. Le poesie non sono avvolte in un sudario. Gli inni non sono sepolti. Rimane, riecheggiando nella memoria collettiva, risorgendo ogni volta che la nazione ha bisogno di una voce che le somigli.

Addio, Adib Nasser…
Riposa in pace in un suolo che rispecchia le tue parole.

Perché i poeti non muoiono; cambiano semplicemente posizione nei cieli, per continuare la loro vigilanza da lì.


وداعًا أديب ناصر… حين ينام الشاعر في حضن الوطن
حامد الضبياني
بالأمس لم يمت رجلٌ فحسب، بل انطفأ صوتٌ كان يشبه طبول المعارك حين تضرب في قلب التاريخ، ويشبه بكاء الأمهات حين يختلط الفخر بالفقد. رحل أديب ناصر، الشاعر الفلسطيني الذي اختار أن يكون للعراق كما هو لفلسطين، وأن يجعل من القصيدة بندقيةً أخرى، ومن الكلمة رايةً لا تنكسر. رحل الجسد، وبقيت تلك النبرة التي كانت تهز وجدان العراقيين أيام القادسية الثانية، حين كانت الكلمات تسبق الرصاص، وتمنح الجنود أسماءهم الخالدة.
كان أديب ناصر شاعرًا لا يكتب من مقعد المتفرج، بل من خندق الروح. لم يكن العراق بالنسبة له محطة عابرة في دفتر التضامن العربي، بل كان جرحًا آخر في جسده الفلسطيني، كأن بغداد امتداد لغزة، وكأن الفرات يصبّ في بحر حيفا. في قصائده لم يكن ثمة فرق بين زيتون فلسطين ونخيل البصرة؛ كلاهما ظلٌّ لشمسٍ واحدة، وكلاهما شاهدٌ على أن الأرض لا تخون أبناءها وإن خانها العالم.
ثمانية دواوين تركها خلفه، أبرزها “أبحث عني”، وكأن العنوان كان اعترافًا مبكرًا بأن الشاعر لا يجد نفسه إلا في أوطان الآخرين، في جراحهم، في صراخهم، في انتصاراتهم وانكساراتهم. وكتب مسرحيته الشعرية “زبيبة والملك” مستحضرًا الرمز حين تضيق العبارة المباشرة، وكأنه كان يدرك أن الشعر إذا لم يتحوّل إلى مسرحٍ للحرية، صار حبرًا باردًا لا يشعل شيئًا.
حين كان صوته يصدح: “يا شبل زين القوس سلِّم على القسطل وقل له عدنا، عدنا ولم نرحل”، لم يكن ينشد نشيدًا عابرًا، بل كان يعيد صياغة الذاكرة، ويزرع في الوعي العراقي يقين العودة. كانت أناشيده تتردّد في ساحات المعركة كما تتردّد في البيوت، في المقاهي، في المهرجانات، حتى صار اسمه مقترنًا بلقب “شاعر القادسية”، وهو لقب لم تمنحه سلطة، بل منحته الجماهير التي وجدت في صوته صدىً لقلقها وكبريائها.
في مهرجان المربد، حيث كانت القصيدة العربية تختبر نبضها، كان يتجاور مع قاماتٍ عربية حملت العراق في قلوبها، من أم درمان إلى البصرة، ومن الخرطوم إلى بغداد. هناك، حيث كان الشعراء يتنافسون لا على المدح، بل على مقدار الصدق في الحب، كان العراق يبدو أكبر من حدوده الجغرافية، وأوسع من خرائط السياسة. كان وطنًا شعريًا، تتقاطع عنده مصائر العشاق والثائرين.وإذا ذُكر الشعر، لا يمكن أن يُنسى أولئك الذين جعلوا من الكلمة نارًا مضيئة، من أمثال عبد الرزاق عبد الواحد الذي صرخ: “لا والله والعباس توكع زلم فوق الزلم والبصرة ما تنداس”، فجعل من القسم قصيدة، ومن القصيدة موقفًا. وكذلك سيف الدين الدسوقي الذي رأى في العراق مرآةً لثورات أم درمان، فكان صوته عابرًا للحدود. وحين سألت سعاد الصباح: “لماذا أحب العراق؟” كانت في الحقيقة تسأل سؤال الشعراء جميعًا: لماذا تتسع هذه البلاد لكل هذا الحب، رغم كل هذا النزف؟
لماذا يحب الشعراء العراق؟
لأن العراق ليس مكانًا فحسب، بل حالة وجدانية. لأنه البلاد التي تعادل ألف صلاة، كما قالت سعاد الصباح، ولأن المقام العراقي يدخل القلب من جميع الجهات، فيصير اللحن ذاكرةً، والذاكرة وطنًا. يحبونه لأنه يشبه القصيدة حين تكون صادقة: متعبة، عميقة، ومشبعة بالألم النبيل.أديب ناصر أحب العراق لأنه رأى فيه صورة فلسطين الأخرى؛ رأى فيه الحصار ذاته، والدم ذاته، والعناد ذاته. كان يعرف أن الجرح إذا لم يتحوّل إلى أغنية، سيتحوّل إلى صمت، وأن الصمت موتٌ بطيء. لذلك كتب، وغنّى، وصرخ، حتى صار صوته جزءًا من ذاكرة مرحلة كاملة.
في إحدى شذراته قال:
“ولا أحكي.. وأسمعني
ولا أمشي.. وأتبعني
إذا ما جعت.. أطعمني
إذا ما تهت.. عرّفني
فإن بُعدًا يُغرّبني
سيلحقني
ويحضنني
ويرجعني
إلى وطني
أنا.. وطني.”
كأن الشاعر كان يخاطبنا نحن، لا شخصًا بعينه. كأن الوطن عنده ليس خارطةً، بل علاقة. ليس أرضًا فحسب، بل حضنًا يعود إليه كل من تاه. وحين قال: “نحن موتٌ وقيامة”، كان يختصر فلسفة الشاعر المناضل: أن يموت جسدًا ليحيا فكرة، وأن يختفي صوتًا ليصير صدى.
اليوم، ونحن نودّعه، لا نرثي شاعرًا فقط، بل نرثي زمنًا كانت فيه القصيدة تُعامل ككائن حي، يشارك في المعركة، ويتقدّم الصفوف، ويُصاب كما يُصاب المقاتلون. لكن عزاءنا أن الشعر لا يُدفن. القصائد لا تُكفّن. الأناشيد لا تُوارى الثرى. إنها تبقى، تتردّد في الذاكرة الجمعية، وتنهض كلما احتاج الوطن إلى صوتٍ يشبهه.
وداعًا أديب ناصر…
نم قرير العين في ترابٍ يشبه كلماتك.
فالشعراء لا يموتون، بل يغيّرون مواقعهم في السماء، ليواصلوا الحراسة من هناك.

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Addio Adib Nasser… Quando il poeta dorme nell’abbraccio della Patria, scritto da Hamed Al-Dhabiani, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Il Capitolo terzo  conclude lo studio di Elisa Mascia delle: “Notti rosse in un hotel lontano”,  poesie del Dr. Kareem Abdullah con una potenza devastante, portandoci fuori dal rifugio e riportandoci nel freddo della realtà, ma con una consapevolezza nuova.

Foto cortesia del Dr Kareem Abdullah -Irak ed Elisa Mascia -Italia

Testi letterari
Karim Abdullah: Notti rosse in un hotel lontano
Dottore. Karim Abdullah Pubblicato il: 25 febbraio 2026

Questo terzo e ultimo atto conclude la collaborazione tra Kareem Abdullah ed Elisa Mascia con una potenza devastante, portandoci fuori dal rifugio e riportandoci nel freddo della realtà, ma con una consapevolezza nuova.

Il primo capitolo era l’incontro
Il secondo la consacrazione
Il terzo è il testamento

Capitolo III: Lo Spazio Rosso della Memoria

Temi Trattati:
L’Anatema contro la Guerra: Il rifiuto viscerale dei “tavoli lunghi” e del potere che svende la Patria.
Il Bacio vs La Bandiera: La verità dell’amore contrapposta alla menzogna della retorica politica.
La Separazione: L’ultima mattina, la luce pesante e l’impossibilità di dirsi addio con le parole.
Il Tempo del Corpo: L’abbraccio che “affonda nella pelle” per imprimersi oltre l’assenza.
L’Eternità nel Rosso: La certezza che, nonostante la separazione fisica, l’amore ha creato una “diramazione preferenziale” nell’universo.

Immagine Guida: Due figure che si allontanano sotto una pioggia di cenere, ma i cui cuori emettono un bagliore rosso persistente.

PRESENTAZIONE
Abdullah – Mascia: La Verità del Sangue e delle Stelle
Nel capitolo finale, “Lo Spazio Rosso della Memoria”, il dialogo giunge alla sua risoluzione più alta e dolente. La porta del rifugio si riapre, ma il mondo che attende gli amanti è un “assedio” che ha ormai invaso anche le strade del cuore. Qui, la poesia non è più solo preghiera, ma diventa un atto di accusa contro i tiranni e una rivendicazione di eternità.
Kareem Abdullah firma versi intrisi di una nobile rabbia e di una malinconia monumentale. Il suo è il battito cardiaco che copre le parole, la consapevolezza che le mappe disegnate col sangue sono fragili carta velina rispetto alla verità di un bacio. Per Abdullah, la separazione non è la fine, ma la prova che si è esistiti “abbastanza” per giustificare l’universo.
Elisa Mascia trasforma il dolore del distacco in una cosmogonia. Le sue parole descrivono il “terremoto scavato nella roccia” e la metamorfosi della “polvere di stelle in polvere da sparo”. Nonostante le lacrime, la sua visione non cede: l’amore diventa “fragranza che freme”, una scintilla che scoppietta nel caos del cosmo, rendendo i due amanti invincibili anche nella distanza.

Il capitolo III chiude il cerchio:
L’impegno civile: La maledizione lanciata a chi ha “svenduto la Patria” per banchetti rimpinguati.
L’incomunicabilità suprema: Il momento in cui i sensi sono così carichi che il linguaggio fallisce, lasciando parlare solo le lacrime e il sangue.
La vittoria finale: Il passaggio dalla dimensione temporale (l’albergo lontano) a quella universale (lo spazio rosso chiamato vita).
Un finale che non lascia spazio alla sconfitta: perché se le rotte umane si dividono, la “diramazione dell’intimo segreto” rimane tracciata per sempre nel sacrario dell’eternità.
Elisa Mascia 1-3-2026

*
Abbiamo maledetto la guerra. Abbiamo maledetto i suoi volti freddi e abbiamo maledetto gli uomini che hanno venduto la Patria per posti più alti e tavoli più lunghi.
Kareem Abdullah

Guardando a un futuro senza giorni, attimi inesistenti, sguardo profondo ma i colori degli iridi spenti, in quel momento un solo pensiero ha toccato la mente: maledetta guerra insieme alle facce granitiche espressione spaventevole che incombe tra uomini vicini e lontani.
Maledizione a quegli uomini che per fama e potere sono scesi a compromessi svendendo la Patria.
Hanno optato per hanchetti più rimpinguati per un posto elevato pensando ai propri interessi.
Elisa Mascia

*
Abbiamo detto che l’amore è più onorevole di tutte le loro dichiarazioni e che un bacio sincero è più veritiero di tutte le loro bandiere.
Kareem Abdullah

Abbiamo sventolato le labbra rosse bianche della pace come fossero il bacio sincero della gioia con la tristezza nel cuore che gridava al cosmo quanto potente sia l’amore tra le pareti di una stanza di un hotel oppure sul campo di combattimento tutti i giorni senza arrendersi mai.
Elisa Mascia

*
Poi è arrivata l’ultima mattina. La luce era pesante, come se sapesse che ci saremmo separati.
Kareem Abdullah

Scivolando il tempo è caduto leggero sulla luce non di un giorno qualsiasi ma un giorno memorabile che già segnava dolore nel cuore e si è aggiunta con spregiudicatezza e senza controllo un terremoto scavato nella roccia del castello costruito pietra su pietra.
Le più pesanti sono cadute sul capo che disarmato ha alzato le braccia chiedendosi perché la separazione è avvenuta nella guerra silente che non conosce odio né rancore, che si batte per la pace del bambino che sta ancora dentro di te e me.
Felicità degli avvoltoi.
Mentre i colombi sprofondavano nel baratro.
Elisa Mascia

*

Ci trovammo di nuovo sulla porta dello stesso albergo, ma questa volta portavamo con noi una dolorosa certezza:
Che la guerra si era diffusa, che le strade erano state chiuse e che persino i cuori stessi potevano essere assediati.
Kareem Abdullah

Senza saluti e baci,
senza parole dolci né abbracci,
stroncato aborto nel pieno della vitalità, sulla soglia prima di andare via una consapevolezza che era dilagante la guerra e i cuori stroncati da un amore invincibile minato da maschere oscure che hanno dilaniato persino le briciole e i restanti brandelli.
Elisa Mascia

*

Ci siamo abbracciati a lungo. Non come un addio fugace, ma come qualcuno che imprime la sua memoria nel corpo del tempo.
Kareem Abdullah

Ignari che sarebbe stato l’ultimo abbraccio è rimasto sospeso tra lacrime trattenute e dolori lancinanti.
Non è stato un addio.
È stato affondare le braccia dentro alla pelle per unificare il fluire delle vene che conoscevano il verde.
Il tempo ha fatto il resto segnando le gocce d’assenza sulla soglia testimone di un amore per sempre.
Elisa Mascia

*

Hai detto qualcosa che non ho sentito, perché il mio battito cardiaco era più forte. E ti ho detto una cosa che non hai capito, perché le tue lacrime hanno preceduto il linguaggio.
Kareem Abdullah

Le parole non sono servite all’ ascolto, farfugliate tra il rimbombare dei respiri accelerati …
Incomprensioni eclatanti hanno deciso di dissolvere la polvere di stelle in polvere da sparo.
La pioggia senza fine caduta dagli occhi hanno scavato i segni della sofferenza silenziosa.
Elisa Mascia

*

Ci siamo separati. Ma quelle notti non sono state un semplice capriccio in un albergo neutrale, bensì sono state una silenziosa dichiarazione segreta che l’amore è più forte dei cannoni, più duraturo dei tiranni e più vero delle mappe disegnate col sangue.
Kareem Abdullah

Senza voltarci indietro le nostre vite si sono separate soltanto in apparenza, nel sostanziale silenzio è nata una diramazione preferenziale dell’ intimo segreto che nella sopraggiunta maturità sofferta il potere dell’ amore è più forte dei cannoni e duraturo fino all’eternità.
Elisa Mascia

*
E se non ci incontreremo mai più, ci siamo incontrati abbastanza per credere che in questo universo, nonostante tutto, esista uno spazio rosso chiamato: vita.
Kareem Abdullah

Quello spazio rosso ha segnato per sempre le nostre vite che non si nutrono di uno pseudo amore surrogato del ricordo passato ma è fragranza che freme di scintille scoppiettanti nel caos del cosmo che ormai ci appartiene eternamente.


Elisa Mascia-Italia
Karim Abdullah – Baghdad / Iraq

نصوص أدبية
كريم عبد الله: ليالٍ حمراء في فندق بعيد
دكتور كريم عبد الله، تاريخ النشر: ٢٥ فبراير ٢٠٢٦

يختتم هذا الفصل الثالث والأخير التعاون بين كريم عبد الله وإليسا ماسكيا بقوةٍ مؤثرة، مُخرجًا إيانا من ملاذنا الآمن إلى برد الواقع، ولكن بوعيٍ جديد.

كان الفصل الأول هو اللقاء.

كان الثاني هو التكريس.

الثالث هو الوصية.

الفصل الثالث: فضاء الذاكرة الأحمر.

المواضيع التي يتناولها:

اللعنة ضد الحرب: الرفض العميق لـ”الموائد الطويلة” والسلطة التي تبيع الوطن.

القبلة في مواجهة العلم: حقيقة الحب في مواجهة كذبة الخطاب السياسي.

الفراق: الصباح الأخير، والضوء الخافت، واستحالة الوداع بالكلمات.

زمن الجسد: العناق الذي “يغوص في الجلد” ليطبع نفسه حتى بعد الغياب.

الخلود باللون الأحمر: اليقين بأن الحب، رغم الفراق الجسدي، قد خلق “فرعًا مميزًا” في الكون.

صورة توضيحية: شخصان يبتعدان تحت وابل من الرماد، لكن قلوبهما تشع بتوهج أحمر دائم.

عرض تقديمي
عبد الله – ماسيا: حقيقة الدم والنجوم
في الفصل الأخير، “الفضاء الأحمر للذاكرة”، يصل الحوار إلى ذروته وأكثرها إيلامًا. يُفتح باب الملجأ من جديد، لكن العالم الذي ينتظر الحبيبين هو “حصار” غزا حتى دروب القلب. هنا، لم يعد الشعر مجرد دعاء، بل أصبح إدانة للطغاة ومطالبة بالخلود.
تكتب كريم عبد الله أبياتًا مشبعة بغضب نبيل وحزن عميق. نبض قلبها هو ما يغطي الكلمات، وإدراكها أن الخرائط المرسومة بالدم هي ورق رقيق مقارنة بحقيقة القبلة. بالنسبة لعبد الله، الفراق ليس النهاية، بل هو دليل على أن المرء قد وُجد “بما يكفي” لتبرير وجود الكون.

بالنسبة لعبد الله، الفراق ليس النهاية، بل هو دليل على أن المرء قد وُجد “بما يكفي” لتبرير وجود الكون. تحوّل إليسا ماسكيا ألم الفراق إلى أسطورة كونية. تصف كلماتها “الزلزال المنحوت في الصخر” وتحوّل “غبار النجوم إلى بارود”. ورغم الدموع، لا تتلاشى رؤيتها: يصبح الحب “عطرًا يرتجف”، شرارةً تتألق في فوضى الكون، جاعلةً الحبيبين لا يُقهران حتى من بعيد.

يختتم الفصل الثالث الدائرة:

الالتزام المدني: اللعنة التي حلت على من “باعوا الوطن” من أجل الولائم الباذخة.

العجز التام عن التواصل: اللحظة التي تُشحن فيها الحواس لدرجة أن اللغة تعجز، فلا يبقى سوى الدموع والدم للتعبير.

النصر النهائي: الانتقال من البُعد الزمني (الفندق البعيد) إلى البُعد الكوني (الفضاء الأحمر المسمى الحياة).

نهاية لا تدع مجالًا للهزيمة: لأنه إذا تفرّقت دروب البشر، يبقى “فرع السرّ الحميم” محفورًا إلى الأبد في محراب الخلود.

إليسا ماسكيا ١-٣-٢٠٢٦

*
لعنّا الحرب. لعنّا وجوهها الباردة، ولعنّا الرجال الذين باعوا البلاد مقابل مقاعد أعلى وطاولات أطول.
كريم عبد الله

أنظر إلى مستقبلٍ بلا أيام، بلا لحظاتٍ مضت، بنظرةٍ عميقةٍ لكنّ قزحيتيّ باهتتان، في تلك اللحظة لم يخطر ببالي سوى فكرةٍ واحدة: الحرب اللعينة، مع تلك الوجوه الجامدة، تعبيرٌ مرعبٌ يُخيّم على الرجال في كل مكان.
لعنةٌ على أولئك الذين ضحّوا من أجل الشهرة والسلطة، وباعوا وطنهم.
اختاروا المال الوفير مقابل منصبٍ رفيع، مُفكّرين في مصالحهم الشخصية.
إليسا ماسكيا

*
قلنا إن الحبَّ أشرف من كل بياناتهم، وأن قبلةً صادقة أصدق من كل راياتهم.

كريم عبد الله

دون أن يدرك أنها ستكون عناقه الأخير، ظلّ معلقًا بين دموع لم تُذرف وألمٍ مبرح.

لم يكن وداعًا.
بل كان غرس ذراعيه في الجلد ليوحد تدفق العروق التي عرفت اللون الأخضر.
أكمل الزمن الباقي، تاركًا قطرات الغياب على العتبة، شاهدةً على حبٍّ أبدي.
إليسا ماسكيا

*
*
ثم جاء الصباح الأخير. كان الضوء ثقيلاً، كأنه يعرف أننا سنفترق.

كريم عبد الله

مرّ الوقتُ سريعًا، مُلقيًا بظلاله على نور ليس يومًا عاديًا، بل يومًا لا يُنسى، يومًا تركَ أثرًا من الألم في القلب، وكأن زلزالًا نُحت في صخرة القلعة المبنية حجرًا حجرًا، أُضيف إليه، بتهوّرٍ وبلا سيطرة.
وسقطت أثقلُها على الرأس، الذي رفع ذراعيه عاجزًا، متسائلًا عن سبب هذا الانفصال في حربٍ صامتة لا تعرف كراهيةً ولا ضغينة، حربٍ تُناضل من أجل سلام الطفل الذي لا يزال يسكن فينا.
سعادةُ النسور.

بينما غرقت الحمائم في الهاوية.
إليسا ماسكيا

*

على باب الفندق ذاته وقفنا مرةً أخرى، لكننا هذه المرة كنّا نحمل يقينًا موجعًا:
أن الحرب اتسعت، وأن الطرق أُغلقت، وأن القلوب نفسها قد تُحاصر.
كريم عبد الله

بدون تحية أو قبلة،
بدون كلمات رقيقة أو أحضان،
إجهاضٌ يُسحق في ريعان الشباب، على عتبة الرحيل، إدراكٌ بأن الحرب مستعرة وقلوبٌ مُحطمة بحبٍّ لا يُقهر، تُقوّضه أقنعةٌ داكنةٌ مزّقت حتى الفتات وبقايا الجسد.
إليسا ماسكيا

*
احتضنّا بعضنا طويلاً. لا كوداعٍ عابر، بل كمن يطبع ذاكرته في جسد الزمن.
كريم عبد الله

دون أن يدرك أنها ستكون عناقه الأخير، ظلّ معلقًا بين دموع لم تُذرف وألمٍ مبرح.

لم يكن وداعًا.
بل كان غرس ذراعيه في الجلد ليوحد تدفق العروق التي عرفت اللون الأخضر.
تكفّل الزمن بالباقي، تاركًا قطرات الغياب على العتبة، شاهدةً على حبٍّ أبدي.
إليسا ماسكيا

*
قلتِ شيئًا لم أسمعه، لأن دقّات قلبي كانت أعلى. وقلتُ لكِ شيئًا لم تفهميه، لأن دموعكِ سبقت اللغة.
كريم عبد الله

لم تُجدِ الكلمات نفعًا للمستمع، فقد تمتم وسط صدى أنفاسه المتسارعة…
سوء فهمٍ حادٍّ قرر أن يُذيب غبار النجوم إلى بارود.
المطر الغزير المتساقط من العيون حفر آثار معاناة صامتة.
إليسا ماسكيا

*
افترقنا. لكن تلك الليالي لم تكن نزوةً في فندقٍ محايد، بل كانت إعلانًا سريًا أن الحبّ أقوى من المدافع، وأبقى من الطغاة، وأصدق من خرائطٍ رسمتها الدماء.
كريم عبد الله

دون أن نلتفت إلى الوراء، لم تفرق حياتنا إلا ظاهريًا. وفي صمتنا العميق، وُلد فرعٌ مميزٌ من سرٍّ حميم: أن قوة الحب، في نضج حياتنا المفاجئ والمؤلم، أقوى من المدافع وتدوم إلى الأبد.

إليسا ماسكيا

*
وإن لم نلتقِ مرةً أخرى، فقد التقينا بما يكفي لنؤمن أن في هذا الكون رغم كل شيء فسحةً حمراء اسمها: الحياة.
كريم عبد الله

لقد طبع ذلك الفضاء الأحمر حياتنا إلى الأبد، حياة لا تتغذى على حب زائف بديل عن ذكريات الماضي، بل هي عبير يرتعش بشرارات متلألئة في فوضى الكون الذي أصبح ملكًا لنا إلى الأبد.

إليسا ماسكيا



Continua lo studio poetico letterario di Elisa Mascia di altre sei strofe della collezione poetica scritta dal prof Kareem Abdullah -Irak e in questa collaborazione letteraria si è instaurato un dialogo straordinario, dove tramite l’espansione lirica e spirituale trova il giusto equilibrio della brevità tagliente di Abdullah.

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah – Irak ed Elisa Mascia – Italia

Continua lo studio poetico letterario di Elisa Mascia di altre sei strofe della collezione poetica scritta dal prof Kareem Abdullah -Irak e in questa collaborazione letteraria si è instaurato un dialogo straordinario, dove tramite l’espansione lirica e spirituale trova il giusto equilibrio della brevità tagliente di Abdullah.


Il “Capitolo I” ha gettato le basi del rifugio, il “Capitolo II”  esplora la resistenza dell’anima attraverso l’eros e la sacralità.

Presentazione per introdurre il lettore all’intensità del dialogo tra le due voci : Abdullah – Mascia e seguire la stessa linea narrativa ed emotiva stabilita nel Capitolo I.

Capitolo II:
Titolo: Il Sacrario delle Notti Rosse

Temi Trattati:
* La trasfigurazione dell’eros in liturgia sacra (preghiera e confessione).
* Il corpo come “fronte” di resistenza che rifiuta la sconfitta.
* La resa al desiderio come rinascita e guarigione (la pioggia dopo la siccità).
* La follia d’amore come unica sanità e inno segreto contro la guerra.
* Il colore Rosso: trionfo della vita oltre il concetto di peccato.

Immagine Guida: L’intimità nel chiarore rosso di una stanza d’hotel, protetta da una porta serrata.

PRESENTAZIONE
Abdullah – Mascia: La Consacrazione dell’Istante
Se “Il Riconoscimento” ha segnato l’incontro oltre le macerie, “Il Sacrario delle Notti Rosse” rappresenta la consacrazione di quel legame. In questo secondo capitolo, il duetto metafisico tra Kareem Abdullah ed Elisa Mascia penetra l’oscurità del mondo per edificare, all’interno di quattro pareti anonime, un tempio inviolabile di spiritualità e carne. Qui, l’urgenza dell’esodo si trasforma nell’urgenza dell’estasi.
Kareem Abdullah porta l’intensità di un fuoco che non si consuma. La sua voce, essenziale e potente, trasforma ogni tocco in una confessione e ogni sguardo in una preghiera. È la rivendicazione di una resistenza che non usa armi, ma il desiderio stesso come un “fuoco sacro” che brucia la disperazione e rifiuta la resa alla sconfitta.
Elisa Mascia risponde con la profondità di una custode del mistero. La sua parola raccoglie l’ardore di Abdullah e lo eleva a liturgia. Per lei, l’unione non è solo un atto fisico, ma una “stasi di religioso silenzio”, una gestazione universale dove le “gocce di rugiada” curano la siccità dell’anima, trasformando un hotel lontano nell’unico sacrario possibile.
Attraverso questo secondo capitolo, la porta dell’hotel si chiude non per nascondere un peccato, ma per proteggere un miracolo. Tra il rosso che trionfa sulla notte e i respiri che si fanno inno, la poesia diventa l’ultimo baluardo contro l’annientamento.
Un viaggio dove:
* Il desiderio smette di essere istinto e diventa una “gestazione di universalità”.
* La “follia” amorosa si rivela come l’unica, vera salvezza dalla logica della guerra.
* Il tempo si ferma, sostituito dall’eternità di un abbraccio “al settimo cielo”.
Un dialogo incandescente, dove ogni carezza è una sfida al destino e ogni “notte rossa” è una vittoria della vita.
In sintesi i contenuti nelle strofe che ho denominato ” Capitolo II” trasforma un incontro in un hotel in un manifesto politico e spirituale: l’amore come unica forma di opposizione valida alla retorica della guerra.
È l’eterna lotta tra la consapevolezza della caducità umana e l’aspirazione dell’amore all’eternità.
Elisa Mascia 28-2-2026



Notti rosse in un hotel lontano di Kareem Abdullah -Iraq
Capitolo Secondo “Il Sacrario delle Notti Rosse”
Studio poetico e letterario interpretativo di Elisa Mascia


*
Abbiamo prenotato una camera come se stessimo riservando un momento privato per noi stessi. Abbiamo chiuso la porta, non per nasconderci, ma per proteggere quell’attimo dal tradimento.
Kareem Abdullah

Dall’ uscio di quella fredda porta,
a due battenti, dimenticando proiettili, stelle, cielo, guerra,
e tutto il male messo a tacere per proteggere la pelle da traditori in agguato per scardinare l’accurato castello costruito sulla fortezza di una roccia.
Forti e coraggiosi noi,
premuniti dall’ essere in un lungo sicuro,
che era in uno spazio non delimitato, spaziava oltre il tempo e lo spazio.
In quelle quattro pareti la sagoma della porta era ben altro della libertà,
dentro non per essere clandestini d’amore soltanto per non ispirare i traditori a poter pensare che le cose belle costruite per il bene ma anche invitare alla fratellanza
Elisa Mascia
*
Ogni minuto era un tesoro, ogni sguardo una preghiera, ogni tocco una confessione che il desiderio, se dura a lungo, si trasforma in un fuoco sacro.
Kareem Abdullah

L’amore intenso vissuto nell’ attimo e nel luogo stesso dove s’intrecciano gli occhi nelle preghiere recitate da sguardi che parlano di spiritualità trasformando istanti in tesori eterni.
Lo sfiorare delle dita delicate sull’aria impastata per giungere vera e propria carezza diviene una sommessa confessione che parla il linguaggio del tempo durevole nel sacrario divino dov’ è custodito lo spirito ardente
Elisa Mascia

*
Sul letto, non eravamo due corpi, ma due fronti che rifiutavano la sconfitta.
Kareem Abdullah

Sul materasso bollente scorrevano le acque tiepide e raccoglievi una ad una le gocce di rugiada prima di comprendere che tra le lenzuola non erano soltanto due fisicità ma piuttosto due combattenti che non volevano cedere alla resa e restano nella profonda stasi di religioso silenzio per maturare nella prolifica gestazione qualcosa di encomiabile ed universale per l’abbraccio che ne riceve l’unicità dei due che sanno di non essere più soli.
Elisa Mascia
*
Ci siamo arresi ai nostri desideri proprio come la terra si arrende alla pioggia dopo una lunga siccità, proprio come la neve si scioglie quando il sole le confessa il suo amore.
Kareem Abdullah

Non c’è stata scelta nella unilaterale direzione del desiderio piegato in due e raddoppiata l’energia vitale sotto la pioggia nutre naturalmente la terra arresa ad essere inzuppata di gocce salvifiche.
Ed è stata l’apertura dell’ accoglienza dei sensi riarsi dall’ astinenza del tempo passato  proprio come dopo neve sciolta al sole resta la verità setacciata dal sole che percepisce il giusto suo amore.
Elisa Mascia

*
La follia era salvezza,
e i nostri respiri erano un inno segreto che si elevava al di sopra della retorica dei discorsi di guerra.
Kareem Abdullah

Quello strano senso di follia che potrebbe essere una nota stonata della vita,
per noi era ancora di salvezza che ci permetteva di elevarci dal suolo, cosparso delle problematiche quotidiane,
e ci faceva respirare a pieni polmoni cantando il più nazionale degli inni degli innamorati,
coperto da segreto che i più sensibili riuscivano a percepire con gioia poiché si scrosciano applausi al canto del mare pur se la guerra impone i suoi doveri e discorsi opposti al vero amore.
Elisa Mascia
*
Nelle notti rosse,
il colore non era il colore del peccato,
ma il colore della vita quando si decideva di trionfare,
anche se solo temporaneamente.
Kareem Abdullah

Durante le notti più nere era il rosso a prevalere,
era il colore che riappacificava i sensi,
omesso e perdonato ogni peccato.
Rosso trionfatore, la vita al settimo cielo con anche i sette specchi.
Non era nel nostro desiderio limitazione di tempo!
Elisa Mascia
*

تستمر دراسة إليسا ماسكيا الأدبية الشعرية بستة مقاطع إضافية من ديوان شعر كتبه البروفيسور كريم عبد الله من العراق. وقد أثمر هذا التعاون الأدبي حوارًا استثنائيًا، حيث يوازن العمق الشعري والروحي بين الإيجاز اللاذع لعبد الله.

أرست الفصول الأولى أسس اللجوء، بينما يستكشف الفصل الثاني مقاومة الروح من خلال الحب والقداسة.

يقدم هذا المدخل للقارئ عمق الحوار بين الصوتين: عبد الله وماسكيا، ويتبع الخيط السردي والعاطفي نفسه الذي بدأ في الفصل الأول.

الفصل الثاني:

العنوان: ضريح الليالي الحمراء

المواضيع التي يتناولها:
* تجلي الحب في الطقوس الدينية (الصلاة والاعتراف).

* الجسد كجبهة مقاومة ترفض الهزيمة.

* الاستسلام للرغبة كولادة جديدة وشفاء (المطر بعد الجفاف).

* جنون الحب باعتباره العقلانية الوحيدة وترنيمة سرية ضد الحرب.


* اللون الأحمر: انتصار الحياة متجاوزةً مفهوم الخطيئة.

صورة توضيحية: حميمية في وهج غرفة فندق أحمر، يحميها بابٌ مُغلق.

عرض تقديمي
عبد الله – ماسكيا: تقديس اللحظة
إذا كان “الاعتراف” قد مثّل اللقاء الذي يتجاوز الأنقاض، فإن “مقدس الليالي الحمراء” يُمثّل تقديس تلك الرابطة. في هذا الفصل الثاني، يخترق الثنائي الميتافيزيقي بين كريم عبد الله وإليسا ماسكيا ظلام العالم ليبني، داخل أربعة جدران مجهولة، معبدًا منيعًا للروحانية والجسد. هنا، تتحوّل إلحاحية الخروج إلى إلحاحية النشوة.
يُضفي كريم عبد الله قوة نارٍ لم تُحرق. صوته، الجوهري والقوي، يُحوّل كل لمسة إلى اعتراف، وكل نظرة إلى دعاء. إنه انتصارٌ لمقاومةٍ لا تستخدم الأسلحة، بل الرغبة نفسها، كـ”نارٍ مقدسة” تُحرق اليأس وترفض الاستسلام للهزيمة.

تستجيب إليسا ماسكيا بعمق حارسة الأسرار. كلماتها تُجسّد حماسة عبد الله وترتقي بها إلى مستوى الطقوس. بالنسبة لها، الاتحاد ليس مجرد فعلٍ جسدي، بل هو “سكونٌ من الصمت الديني”، حملٌ كونيٌّ تُداوي فيه “قطرات الندى” جفاف الروح، مُحوّلةً فندقًا بعيدًا إلى الملاذ الوحيد الممكن.

في هذا الفصل الثاني، يُغلق باب الفندق لا لإخفاء خطيئة، بل لحماية معجزة. بين الحمرة التي تنتصر على الليل والأنفاس التي تُصبح ترنيمة، يُصبح الشعر الحصن الأخير ضد الفناء.

رحلةٌ فيها:

* الرغبة تتوقف عن كونها غريزة وتُصبح “حملًا كونيًا”.

* “جنون” الحب يتجلى باعتباره الخلاص الحقيقي الوحيد من منطق الحرب.


رحلةٌ فيها:

* الرغبة تتوقف عن كونها غريزة وتُصبح “حملًا كونيًا”.

* “جنون” الحب يتجلى باعتباره الخلاص الحقيقي الوحيد من منطق الحرب. يتوقف الزمن، ليحل محله خلود عناقٍ سماويّ.

حوارٌ ملتهب، حيث كل لمسةٍ تحدٍّ للقدر، وكل ليلةٍ حمراء انتصارٌ للحياة.

باختصار، يُحوّل مضمون الأبيات التي أسميتها “الفصل الثاني” لقاءً في فندقٍ إلى بيانٍ سياسيّ وروحيّ: الحبّ هو الشكل الوحيد الصالح لمعارضة خطاب الحرب.

إنه الصراع الأزليّ بين إدراك زوال الإنسان وتوق الحبّ إلى الخلود.

إليسا ماسكيا، ٢٨ فبراير ٢٠٢٦

ليالٍ حمراء في فندقٍ بعيد، بقلم كريم عبد الله – العراق
الفصل الثاني “مزار الليالي الحمراء”
دراسةٌ شعريةٌ وتفسيريةٌ أدبيّةٌ بقلم إليسا ماسكيا

*
حجزنا غرفةً كأننا نحجز زمناً خاصاً بنا. أغلقنا الباب، لا لنختبئ، بل لنحمي اللحظة من الغدر.
كريم عبد الله

من عتبة ذلك الباب المزدوج البارد، نسينا الرصاص والنجوم والسماء والحرب وكل الشرور التي صمتت لحماية أنفسنا من الخونة المتربصين لتقويض القلعة المبنية بعناية على صخرة حصينة.
كنا أقوياء وشجعان، محميين بوجودنا في مكان آمن وواسع، في فضاء غير محدد يمتد خارج حدود الزمان والمكان.
بين تلك الجدران الأربعة، كان شكل الباب أكثر بكثير من مجرد حرية، لم يكن الهدف منه أن نكون عشاقًا سريين، بل فقط تجنب إيهام الخونة بأن الأشياء الجميلة تُبنى للخير، بل أيضًا دعوةً للأخوة.
إليسا ماسكيا

*
كل دقيقة كانت كنزًا، كل نظرة صلاة، كل لمسة اعترافًا بأن الشوق إذا طال يتحوّل إلى نارٍ مقدّسة.
كريم عبد الله

حبٌّ جارفٌ يُعاش في اللحظة، وفي المكان الذي تلتقي فيه العيون في أدعيةٍ تُتلى بنظراتٍ تنطق بالروحانية، مُحوِّلةً اللحظات إلى كنوزٍ أبدية.
لمسةُ أناملٍ رقيقةٍ على الهواء الكثيف، تصل إلى مداعبةٍ صادقة، فتُصبح اعترافًا هادئًا ينطق بلغة الزمن الخالد في رحاب القداسة حيثُ تُحفظ الروحُ المُتقدة.
إليسا ماسكيا

*
على السرير لم نكن جسدين، بل جبهتين ترفضـان الهزيمة.
كريم عبد الله

تدفقت المياه الدافئة على الفراش البخاري، وجمعتَ قطرات الندى واحدةً تلو الأخرى قبل أن تُدرك أن ما بين الأغطية ليسا مجرد جسدين، بل مقاتلين يرفضان الاستسلام، ويظلان في سكونٍ روحاني عميق لينضجا، عبر حملٍ مثمر، شيءٌ جديرٌ بالثناء وعالمي، يحتضنه تفرّد الاثنين اللذين يعلمان أنهما لم يعودا وحيدين.

إليسا ماسكيا

*
استسلمنا لرغباتنا كما تستسلم الأرض للمطر بعد جفافٍ طويل، كما يذوب الثلج حين تعترف له الشمس بحبّها.
كريم عبد الله

لم يكن هناك خيار في اتجاه الرغبة الأحادي، المنحني إلى نصفين ومضاعف؛ طاقة حيوية في المطر تغذي الأرض بشكل طبيعي، مستسلمة لتُغمر بقطرات مُنقذة.
وكان ذلك بمثابة انفتاح ترحيبي للحواس التي عطشتها قسوة الزمن الماضي، تمامًا كما تبقى الحقيقة بعد ذوبان الثلج تحت أشعة الشمس، مُصفّاة بالشمس التي تُدرك حبها الحقيقي.
إليسا ماسكيا

*
كان الجنون خلاصًا، وكانت أنفاسنا نشيدًا سرّيًا يعلو فوق خطابات الحرب.
كريم عبد الله

كان ذلك الشعور الغريب بالجنون، الذي قد يبدو نشازًا في الحياة، بمثابة طوق نجاة لنا، سمح لنا بالارتقاء فوق غبار المشاكل اليومية، ومكّننا من التنفس بعمق، ونحن ننشد أروع أناشيد العشاق الوطنية، تلك الأناشيد التي يكتنفها سرٌّ يدركه أصحاب القلوب الرقيقة بفرح، كما يصدح التصفيق الحار على أنغام البحر، حتى في ظلّ الحرب التي تفرض واجباتها وخطاباتها المناقضة للحب الحقيقي.

إليسا ماسكيا

*
وفي الليالي الحمراء لم يكن اللون لون الخطيئة، بل لون الحياة حين تقرر أن تنتصر ولو مؤقتًا.
كريم عبد الله

في أحلك الليالي، ساد اللون الأحمر، لونٌ يُهدئ الحواس، يُغفر فيه كل ذنب.
أحمرٌ مُنتصر، حياةٌ في نعيمٍ لا يُضاهى، حتى مع المرايا السبع.

لم يكن لرغبتنا حدودٌ زمنية!
إليسا ماسكيا
*

Immagine Al

Poesia universale: “Per il tuo bene… l’ordine dell’universo si trasforma ” di Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia del Dr Kareem Abdullah -Iraq

Tutti noi sappiamo quanto sia difficile accettare il cambiamento e, in questo inno d’amore e di tumulto interiore ed esteriore, il poeta Kareem Abdullah, con saggezza e profondo amore per la persona amata, ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte al cambiamento, ma anche quanto sia necessario assecondarlo.
Se l’ordine delle cose e della vita si trasforma, sicuramente il segreto non è insito nel capire il motivo del perché stia succedendo, ma rispondere coraggiosamente imparando a danzare nel nuovo ritmo.
Tutto generato per il bene dell’ altra con una percepibile magnanimità che distingue l’intera creazione poetica.
Elisa Mascia -Italia

Per il tuo bene… l’ordine dell’universo si trasforma

Solo per il tuo bene, non ho divorziato da donne in carne e ossa,
ma piuttosto ho divorziato dalle mie vecchie ombre,
ho divorziato dalle mie concupiscenze che camminavano sulla stampella delle tenebre,
prendendo in prestito la mia bocca per pronunciare il nome della fame.

Per te ho strappato  i contratti segreti che avevo firmato con il vuoto e ho bruciato specchi che mi hanno mostrato il mio volto frammentato come una mappa di guerra.

Ho vissuto come un continente occupato,
dormendo sotto le catene di desideri ciechi e svegliandomi con un inno militare che addestrava il mio cuore a essere crudele.
Tu non sei arrivata  come una donna che attraversa il mio corpo,
ma come un’alba che spoglia la terra del suo strato del massacro.

Solo per il tuo bene,
ho dichiarato la mia innocenza da tutte le follie della guerra,
dalle armi che hanno piantato i loro  le loro idee nella mia testa,
dagli stendardi che mi davano una pacca sulla  spalla e mi dicevano: Sii una pietra. E io sono stato creato per essere acqua.

Ho rotto il mio ultimo proiettile e l’ho piantato come un albero nel mio petto, sperando che un giorno avrebbe prodotto un bambino che avrebbe riso invece di sparare.

Per il tuo bene,
ho riscritto il mio sangue, ne ho cancellato il colore della polvere da sparo e vi ho aggiunto il profumo delle tue dita quando mi sfiorano il viso come se stessero pregando.

Tu non sei una donna, ma l’idea di misericordia di Dio quando era stanco di assistere al sangue.
Tu sei la tregua che gli eserciti non hanno firmato, ma è stata firmata nelle mie vene.

Per te, mi sono inchinato davanti alla mia debolezza e non mi sono vergognato.
Ho pianto come piangono i fiumi quando scoprono il mare, e ho confessato che la virilità non è una camicia di latta,
ma un cuore che osa battere senza armatura.

Pensavo che l’amore fosse solo una notte passata ad attraversare il mio letto e a lasciare un segno di stanchezza sul cuscino. Ma tu hai trasformato il letto in un cielo, il cuscino in una nuvola e il mio corpo in una lunga preghiera che finisce solo con te.

Solo per il tuo bene, ho rinunciato alle mie piccole vittorie, agli applausi dei bar, alle bugie della virilità e ho scelto di essere fragile come una poesia scritta con la rugiada.

O donna per la quale i tempi sono larghi quanto i pianeti sono larghi alla luce, per amor tuo non voglio essere un eroe, ma piuttosto un essere umano che si libera della storia della violenza dalle spalle e la sostituisce con due ali al suo posto.

Se dovessi nascere mille volte,
sceglierei te ogni volta,
e ogni volta divorzierei da tutto ciò che è diverso da te,
da tutto ciò che non è come la misericordia,
da tutto ciò che non è come la vita.
Solo per il tuo bene, ora mi trovo nel cuore dell’universo,
nudo di guerre,
indossando il tuo nome e dichiaro davanti a tutti i tempi:
L’amore non è un capriccio del corpo, ma una rivoluzione dell’anima,
e tu… sei la rivoluzione più bella a cui il mio sangue abbia mai assistito.

Kareem Abdullah -Iraq

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia -Italia


نعلم جميعًا مدى صعوبة تقبّل التغيير، وفي هذه القصيدة المفعمة بالحب والاضطراب الداخلي والخارجي، يُذكّرنا الشاعر كريم عبد الله، بحكمته وحبه العميق لحبيبته، بمدى ضآلتنا أمام التغيير، ولكن أيضًا بمدى ضرورة احتضانه.

إذا ما تغيّر نظام الأشياء والحياة، فإن السرّ لا يكمن بالتأكيد في فهم سبب حدوث ذلك، بل في الاستجابة بشجاعة من خلال التعلّم كيف نرقص على الإيقاع الجديد.
كل هذا يُخلق من أجل خير الآخر، بكرمٍ جليّ يُميّز الإبداع الشعري برمّته.

إليزا ماسكيا – إيطاليا

من أجلكِ… يتبدّلُ نظامُ الكون

من أجلكِ أنتِ فقط لم أُطلِّقْ نساءً من لحمٍ ودم، بل طلّقتُ ظلالي القديمة، طلّقتُ شهواتي التي كانت تمشي على عكّاز العتمة، وتستعيرُ فمي كي تنطقَ باسم الجوع.
من أجلكِ مزّقتُ عقودًا سرّيةً كنتُ أوقّعها مع الفراغ، وأحرقتُ مرايا كانت تُريني وجهي مجزّأً كخريطةِ حرب.
كنتُ أعيشُ كقارةٍ محتلة، تنامُ تحت جنازير رغباتٍ عمياء، وأصحو على نشيدٍ عسكريٍّ يُدرِّبُ قلبي على القسوة. لكنّكِ جئتِ لا كأنثى تعبرُ جسدي، بل كفجرٍ يخلعُ عن الأرض معطفَ المذبحة.
من أجلكِ أنتِ فقط أعلنتُ براءتي من كلّ حماقات الحرب، من البنادق التي كانت تضع أفكارها في رأسي، من الرايات التي ربّت على كتفي وقالت لي: كن حجرًا. وأنا الذي خُلِقتُ لأكون ماءً.
كسرتُ رصاصتي الأخيرة وزرعتُها شجرةً في صدري، علّها تُثمرُ ذاتَ يومٍ طفلًا يضحكُ بدلَ أن يطلقَ النار.
من أجلكِ أعدتُ كتابةَ دمي، حذفتُ منه لونَ البارود، وأضفتُ إليه عطرَ أصابعكِ حين تلامسُ وجهي كأنها تصلّي.
أنتِ لستِ امرأةً بل فكرةُ الله عن الرحمة حين تعبَ من مشاهدة الدم، أنتِ الهدنةُ التي لم تُوقّعها الجيوش لكنّها وُقِّعت في شراييني.
من أجلكِ انحنيتُ أمام ضعفي ولم أخجل، بكيتُ كما تبكي الأنهار حين تكتشفُ البحر، واعترفتُ بأن الرجولة ليست قميصًا من صفيح، بل قلبٌ يجرؤ أن يخفق بلا درع.
كنتُ أظنّ العشقَ مجرّدَ ليلةٍ تعبرُ سريري وتتركُ على الوسادة بصمةَ تعب. لكنّكِ حوّلتِ السريرَ إلى سماء، والوسادةَ إلى غيمة، وجسدي إلى صلاةٍ طويلة لا تنتهي إلا بكِ.
من أجلكِ أنتِ فقط تخلّيتُ عن انتصاراتي الصغيرة، عن تصفيقِ الحانات، عن أكاذيبِ الفحولة، واخترتُ أن أكون هشًّا كقصيدةٍ تُكتبُ بالندى.
يا امرأةً تتّسعُ لها الأزمنةُ كما تتّسعُ الكواكبُ للضوء، من أجلكِ لا أريدُ أن أكون بطلاً، بل إنسانًا يخلعُ عن كتفيه تاريخَ العنف، ويضعُ مكانه جناحين.
إن كان عليَّ أن أُولدَ ألفَ مرّة، فسأختارُكِ في كلّ مرّة، وسأُطلّقُ في كلّ مرّة كلَّ ما لا يشبهُكِ، كلَّ ما لا يشبهُ الرحمة، كلَّ ما لا يشبهُ الحياة.
من أجلكِ أنتِ فقط أقفُ الآن في قلبِ الكون عارياً من الحروب، مرتديًا اسمكِ، وأعلنُ أمام الأزمنة كلّها:
الحبُّ ليس نزوةَ جسد، بل ثورةُ روح، وأنتِ… أجملُ ثورةٍ شهدها دمي.








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Poesia universale: Solo per il tuo bene … l’ordine dell’ Universo si trasforma scritta dal Dr Kareem Abdullah -Iraq, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Collezione poetica: ” Notti rosse in un hotel lontano” del poeta iracheno dr. Kareem Abdullah

Foto cortesia del poeta iracheno Dr Kareem Abdullah

-Questa collezione poetica scritta da Kareem Abdullah -Iraq può essere definita:
“Un’eredità di Luce e Amore tra le Ceneri “
In un tempo in cui la storia sembra scritta unicamente dal fragore dei cannoni e dalla cancellazione dei confini, nasce l’inno di un opera corale che trasforma il trauma dell’esilio in un’architettura di speranza.
Non si tratta di una semplice raccolta di poesie, ma di un’ elevazione dell’ anima  che riconosce l’amore oltre le macerie del mondo visibile.
Elisa Mascia -Italia

Testi letterari
Karim Abdullah: Notti rosse in un hotel lontano
Dottore. Karim Abdullah Pubblicato il: 25 febbraio 2026

Quando la guerra divorò le nostre mappe e lasciò le nostre terre d’origine come cenere che volava nelle notizie, portammo ciò che restava dei nostri cuori e viaggiammo.

*
Non stavamo scappando, stavamo cercando un posto che non conoscesse i nomi dei generali, un cielo da cui non cadessero proiettili, ma piuttosto stelle chiare che brillassero come una piccola speranza nella tasca di due amanti.
*
Ci trovavamo davanti alla porta dell’hotel. Tu ed io. Due sconosciuti, ognuno dei quali conosceva i dettagli dell’anima dell’altro, due sconosciuti che si incontravano per la prima volta come se i lunghi anni non fossero stati una separazione ma una prova per due cuori che avevano giurato di sopravvivere.

*
Ti ho visto. Non un’immagine su uno schermo, non una voce tremante attraverso fili lontani, ma un corpo di luce e tremore. Tu hai fatto un passo avanti e io ho vissuto una vita intera davanti a me.

*
Quando ci siamo abbracciati — il mondo si è fermato. I cannoni si spensero, i proiettili si vergognarono e la guerra si ritirò nei suoi angoli oscuri.
L’ abbraccio era casa.
Il tuo petto era l’unico limite  che riconoscevo.
*
Non potevamo crederci. È come se il miracolo temesse di essere smascherato e come se il sogno potesse risvegliarsi se pronunciassimo il suo nome. Ridevamo e piangevamo allo stesso tempo, e ci aggrappavamo l’uno all’altra come un uomo che sta annegando si aggrappa a un’ancora di salvezza in mezzo a un mare di perdite.
*
Abbiamo prenotato una camera come se stessimo riservando un momento privato per noi stessi. Abbiamo chiuso la porta, non per nasconderci, ma per proteggere quell’attimo dal tradimento.
*
Ogni minuto era un tesoro, ogni sguardo una preghiera, ogni tocco una confessione che il desiderio, se dura a lungo, si trasforma in un fuoco sacro.
*
Sul letto, non eravamo due corpi, ma due fronti che rifiutavano la sconfitta.
*
Ci siamo arresi ai nostri desideri proprio come la terra si arrende alla pioggia dopo una lunga siccità, proprio come la neve si scioglie quando il sole le confessa il suo amore.
*
La follia era salvezza, e i nostri respiri erano un inno segreto che si elevava al di sopra della retorica dei discorsi di guerra.
*
Nelle notti rosse, il colore non era il colore del peccato, ma il colore della vita quando si decideva di trionfare, anche se solo temporaneamente.
*
Abbiamo maledetto la guerra. Abbiamo maledetto i suoi volti freddi e abbiamo maledetto gli uomini che hanno venduto la Patria per posti più alti e tavoli più lunghi.
*
Abbiamo detto che l’amore è più onorevole di tutte le loro dichiarazioni e che un bacio sincero è più veritiero di tutte le loro bandiere.
*
Poi è arrivata l’ultima mattina. La luce era pesante, come se sapesse che ci saremmo separati.
*
Ci trovammo di nuovo sulla porta dello stesso albergo, ma questa volta portavamo con noi una dolorosa certezza:
Che la guerra si era diffusa, che le strade erano state chiuse e che persino i cuori stessi potevano essere assediati.
*
Ci siamo abbracciati a lungo. Non come un addio fugace, ma come qualcuno che imprime la sua memoria nel corpo del tempo.
*
Hai detto qualcosa che non ho sentito, perché il mio battito cardiaco era più forte. E ti ho detto una cosa che non hai capito, perché le tue lacrime hanno preceduto il linguaggio.
*
Ci siamo separati. Ma quelle notti non sono state un semplice capriccio in un albergo neutrale, bensì sono state una silenziosa dichiarazione segreta che l’amore è più forte dei cannoni, più duraturo dei tiranni e più vero delle mappe disegnate col sangue.
*
E se non ci incontreremo mai più, ci siamo incontrati abbastanza per credere che in questo universo, nonostante tutto, esista uno spazio rosso chiamato: vita.
***
Karim Abdullah – Baghdad / Iraq

Lettura poetica in italiano a cura di Elisa Mascia -Italia

This poetic collection written by Kareem Abdullah – Iraq can be described as:
“A Legacy of Light and Love Among the Ashes”
In a time when history seems written solely by the roar of cannons and the erasure of borders, a choral anthem is born that transforms the trauma of exile into an architecture of hope.
This is not a simple collection of poems, but an elevation of the soul that recognizes love beyond the rubble of the visible world.
Elisa Mascia – Italy

Kareem Abdullah: Red Nights in a Distant Hotel

When war devoured our maps and left our homelands as ash scattering through news bulletins, we carried what remained of our hearts and departed.
*
We were not fleeing; we were searching for a patch of earth that did not know the names of generals, for a sky from which no shells would fall, but only lucid stars glimmering like a small hope in the pocket of two lovers.
*
At the hotel door we stood. You and I. Strangers who knew the intimate details of each other’s souls, strangers meeting for the first time as though the long years had not been separation but a trial for two hearts sworn to survive.
*
I saw you— not an image on a screen, not a trembling voice through distant wires, but a body of light and tremor. You stepped forward, and I advanced an entire lifetime.
*
When we embraced—the world stopped. Cannons fell silent, bullets grew ashamed, and war withdrew into its dark corners. The embrace was a homeland. Your chest the only border I recognized.
*
We did not believe it. As if the miracle feared exposure, as if the dream might awaken if we spoke its name. We laughed and wept at once, clinging to each other as a drowning soul clings to driftwood in a sea of loss.
*
We reserved a room as though reserving a private span of time. We closed the door— not to hide, but to shield the moment from betrayal.
*
Every minute was a treasure, every glance a prayer, every touch a confession that longing, when prolonged, turns into sacred fire.
*
Upon the bed we were not two bodies, but two frontlines refusing defeat.
*
We surrendered to our desires as earth surrenders to rain after a long drought, as snow melts when the sun confesses its love.
*
Madness was deliverance, and our breaths a secret anthem rising above the speeches of war.
*
And in the red nights the color was not the color of sin, but the color of life when it decides to triumph—even briefly.
*
We cursed the war. We cursed its cold faces. We cursed the men who sold the country for higher seats and longer tables.
*
We said love is more honorable than all their statements, and that a sincere kiss is truer than all their flags.
*
Then the final morning arrived. The light was heavy, as if it knew we would part.
*
At the same hotel door we stood again, but this time we carried a painful certainty:
that the war had widened, that roads had closed, that even hearts themselves might be besieged.
*
We held each other for a long time— not like a passing farewell, but like those who imprint their memory upon the body of time.
*
You said something I did not hear, for my heartbeat was louder. And I said something you did not understand, for your tears preceded language.
*
We parted. But those nights were not a whim in a neutral hotel. They were a secret declaration that love is stronger than cannons, more enduring than tyrants, truer than maps drawn in blood.
*
And if we never meet again, we met enough to believe that in this universe, despite everything, there remains a red expanse called: Life.

يمكن وصف هذه المجموعة الشعرية، التي كتبها كريم عبد الله من العراق، بأنها:

“إرث من النور والحب وسط الرماد”
في زمنٍ يبدو فيه التاريخ وكأنه يُكتب فقط بضجيج المدافع ومحو الحدود، يولد نشيدٌ جماعيٌّ يحوّل ألم المنفى إلى صرحٍ من الأمل.

ليست هذه مجرد مجموعة قصائد، بل هي ارتقاءٌ للروح يُدرك الحبّ وراء أنقاض العالم المرئي.

إليسا ماسكيا – إيطاليا


كريم عبد الله: الليالي الحمراء في فندقٍ بعيد
حين التهمت الحربُ خرائطَنا وتركت أوطانَنا رمادًا يتطاير في نشرات الأخبار، حملنا ما تبقّى من قلوبنا وسافرنا.
*
لم نكن نهرب، كنا نبحث عن بقعةٍ لا تعرف أسماء الجنرالات، عن سماءٍ لا تسقط منها القذائف بل نجومٌ صافية تلمع كأملٍ صغير في جيب عاشقين.
*
على باب الفندق وقفنا. أنا وأنتِ. غريبان يعرف كلٌّ منهما تفاصيل روح الآخر، غريبان التقيا لأول مرة كأنّ السنوات الطويلة لم تكن فراقًا بل امتحانًا لقلبين أقسما أن ينجوا.
*
رأيتكِ. لا صورةً على شاشة، لا صوتًا مرتجفًا عبر أسلاكٍ بعيدة، بل جسدًا من نورٍ وارتعاش. تقدّمتِ خطوة، وتقدّمتُ عمراً كاملاً.
*
حين تعانقنا — توقّف العالم . انطفأت المدافع، خجل الرصاص، وانسحبت الحرب إلى زواياها المظلمة. كان العناق وطناً. وكان صدركِ الحدودَ الوحيدة التي أعترف بها.
*
لم نصدّق. كأنّ المعجزة تخاف أن تُفضَح، وكأنّ الحلم قد يستيقظ إن نطقنا باسمه. ضحكنا وبكينا في الوقت ذاته، وتعلّقنا ببعضنا كما يتعلّق الغريق بخشبة نجاة وسط بحرٍ من الفقد.
*
حجزنا غرفةً كأننا نحجز زمناً خاصاً بنا. أغلقنا الباب، لا لنختبئ، بل لنحمي اللحظة من الغدر.
*
كل دقيقة كانت كنزًا، كل نظرة صلاة، كل لمسة اعترافًا بأن الشوق إذا طال يتحوّل إلى نارٍ مقدّسة.
*
على السرير لم نكن جسدين، بل جبهتين ترفضـان الهزيمة.
*
استسلمنا لرغباتنا كما تستسلم الأرض للمطر بعد جفافٍ طويل، كما يذوب الثلج حين تعترف له الشمس بحبّها.
*
كان الجنون خلاصًا، وكانت أنفاسنا نشيدًا سرّيًا يعلو فوق خطابات الحرب.
*
وفي الليالي الحمراء لم يكن اللون لون الخطيئة، بل لون الحياة حين تقرر أن تنتصر ولو مؤقتًا.
*
لعنّا الحرب. لعنّا وجوهها الباردة، ولعنّا الرجال الذين باعوا البلاد مقابل مقاعد أعلى وطاولات أطول.
*
قلنا إن الحبَّ أشرف من كل بياناتهم، وأن قبلةً صادقة أصدق من كل راياتهم.
*
ثم جاء الصباح الأخير. كان الضوء ثقيلاً، كأنه يعرف أننا سنفترق.
*
على باب الفندق ذاته وقفنا مرةً أخرى، لكننا هذه المرة كنّا نحمل يقينًا موجعًا:
أن الحرب اتسعت، وأن الطرق أُغلقت، وأن القلوب نفسها قد تُحاصر.
*
احتضنّا بعضنا طويلاً. لا كوداعٍ عابر، بل كمن يطبع ذاكرته في جسد الزمن.
*
قلتِ شيئًا لم أسمعه، لأن دقّات قلبي كانت أعلى. وقلتُ لكِ شيئًا لم تفهميه، لأن دموعكِ سبقت اللغة.
*
افترقنا. لكن تلك الليالي لم تكن نزوةً في فندقٍ محايد، بل كانت إعلانًا سريًا أن الحبّ أقوى من المدافع، وأبقى من الطغاة، وأصدق من خرائطٍ رسمتها الدماء.
*
وإن لم نلتقِ مرةً أخرى، فقد التقينا بما يكفي لنؤمن أن في هذا الكون رغم كل شيء فسحةً حمراء اسمها: الحياة.

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Da uno studio poetico e letterario della prima parte di sei strofe della poesia: ” Notti rosse in un hotel lontano” scritte dal prof. Kareem Abdullah -Iraq nell’  interpretazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq ed Elisa Mascia -Italia


Collaborazione letteraria
Autori: Kareem Abdullah – Irak — Elisa Mascia-Italy
Titolo: Notti rosse in un hotel lontano

Per introdurre il lettore all’intensità del dialogo tra le due voci.
l
Capitolo I: Il Riconoscimento
Temi Trattati:
* L’esodo e la distruzione delle mappe.
* La ricerca di un cielo senza generali.
* L’incontro fisico oltre lo schermo digitale.
* L’abbraccio come unica “casa” e confine di pace.
* Non potevamo crederci

Immagine Guida: La porta dell’hotel aperta sulla luce, tra le ombre della guerra.

PRESENTAZIONE
Abdullah – Mascia: Un’eredità di Luce tra le Ceneri
In un tempo in cui la storia sembra scritta unicamente dal fragore dei cannoni e dalla cancellazione dei confini, nasce “Abdullah – Mascia”, un’opera corale che trasforma il trauma dell’esilio in un’architettura di speranza. Non si tratta di una semplice raccolta di poesie, ma di un duetto metafisico tra due anime poetiche che si riconoscono oltre le macerie del mondo visibile.
Kareem Abdullah porta il respiro di una terra ferita, dove le mappe vengono divorate e il futuro appare come cenere che vola nelle notizie. La sua è la voce dell’urgenza, del “corpo di luce e tremore” che cerca una sponda per non annegare nel mare delle perdite.
Elisa Mascia risponde con la forza del balsamo e della resilienza. La sua parola raccoglie il grido di Abdullah e lo trasforma in un progetto di vita, rivendicando la sacralità degli “oggetti d’amore caldo” e l’appartenenza a una casa che non è più un luogo geografico, ma il perimetro di un abbraccio.

Attraverso questo primo capitolo, “Il Riconoscimento”, Abdullah ci conduce davanti alla porta di un hotel lontano. Qui, tra il fango di un deserto esistenziale e il brillare di stelle tenute gelosamente in tasca, la poesia smette di essere solo letteratura per diventare testimonianza e salvezza.
Un viaggio dove:
– La fuga diventa ricerca attiva di un cielo senza proiettili.
  – La distanza si rivela una prova necessaria per due cuori “già promessi”.
– L’abbraccio si erge come l’unico confine invalicabile contro la guerra.

Un dialogo necessario, dove ogni verso è un passo e ogni silenzio è una preghiera di sopravvivenza.

Testi letterari
Karim Abdullah:
Notti rosse in un hotel lontano
Dottore. Karim Abdullah Pubblicato il: 25 febbraio 2026

Quando la guerra divorò le nostre mappe e lasciò le nostre terre d’origine come cenere che volava nelle notizie, portammo ciò che restava dei nostri cuori e viaggiammo.
Kareem Abdullah

Senza bussola siamo stati costretti a evacuare dalle nostre case, vestiti dal marchio di profughi,
guerra catastrofica peggiore delle calamità,
appena in tempo a fuggire portando la nudità delle mani e pochi oggetti d’amore caldo.
Elisa Mascia

*

Non stavamo scappando, stavamo cercando un posto che non conoscesse i nomi dei generali, un cielo da cui non cadessero proiettili, ma piuttosto stelle chiare che brillassero come una piccola speranza nella tasca di due amanti.
Kareem Abdullah

Non era viltà sottrarci ad affrontare le difficoltà della guerra, era salvaguardare la nostra incolumità sotto il cielo che pioveva proiettili invece di fare luce con il brillare delle stelle come quelle che illuminavano il cammino custodite nelle tasche e guidavano speranzose i nostri progetti.
Elisa Mascia
*

Ci trovavamo davanti alla porta dell’hotel. Tu ed io. Due sconosciuti, ognuno dei quali conosceva i dettagli dell’anima dell’altro, due sconosciuti che si incontravano per la prima volta come se i lunghi anni non fossero stati una separazione ma una prova per due cuori che avevano giurato di sopravvivere.
Kareem Abdullah

Il più vicino rifugio è stato un hotel, luogo pubblico dove sono di passaggio persone conosciute o sconosciute,
lì casualmente o per appuntamento ritrovati occhi negli occhi come specchio dell’ anima l’uno per l’altro.
La sensazione a pelle è stata il  conoscersi da sempre.
Tantissimi momenti di giorni e situazioni accomunano le nostre vite che combaciano ritrovate nell’unità di mente e corpo.
Percezione di appartenenza
fin dalla separazione precedente,
prova per due già promessi.
Elisa Mascia

*
Ti ho visto. Non un’immagine su uno schermo, non una voce tremante attraverso fili lontani, ma un corpo di luce e tremore. Tu hai fatto un passo avanti e io ho vissuto una vita intera davanti a me.
Kareem Abdullah

Finalmente ti ho vista.
Non con i contorni di una foto sul vetro del display, non ferma all’estremità dei cavi elettrici portanti echi di voce e lineamenti lontani.
Ora sei tu con il faro luminoso che emani sul corpo tremante,
riflette la tua luce.
Dono è stato il tuo incedere verso di me che mi ha fatto comprendere il valore di una vita intera,
proiettata nel futuro.
Elisa Mascia

*

Quando ci siamo abbracciati — il mondo si è fermato. I cannoni si spensero, i proiettili si vergognarono e la guerra si ritirò nei suoi angoli oscuri. L’abbraccio era casa. Il tuo petto era l’unico confine che riconoscevo.
Kareem Abdullah

Quegli abbracci circolari comprendevano il ricongiungimento cosmico,
rimaneva sospeso l’universo in un attimo d’eterno.
Era un’esplosione di emozioni vitali,
una contrapposizione al fragore dei rumorosi cannoni,
in sosta facevano arrossire i proiettili confinando la guerra nelle pulsazioni del blù delle vene.
L’abbraccio era ritorno a casa,
al sicuro in quel tepore materno tra i confini delle valli segnate sotto il mio capo.
Elisa Mascia

*

Non potevamo crederci. È come se il miracolo temesse di essere smascherato e come se il sogno potesse risvegliarsi se pronunciassimo il suo nome. Ridevamo e piangevamo allo stesso tempo, e ci aggrappavamo l’uno all’altra come un uomo che sta annegando si aggrappa a un’ancora di salvezza in mezzo a un mare di perdite.
Kareem Abdullah

Era meravigliosamente incredibile l’intensità di quei momenti.
Un miracolo per essere stati eletti da volontà divina
nei suoi progetti d’architettura rispettando i tempi perfetti per gli uomini.
Nell’incredula accoglienza di vivere il sogno come due beneficiati dell’eredità portatori del sentimento elevato dell’ amore.
Nel sostenersi a vicenda si alternavano risate come due bambini che scommettono su chi ride prima,
facile poi riempire i filari di germogli d’acqua pura per l’amarezza di un eventuale distacco.
Le mani tese, le braccia annaspano nei vortici fangosi di un deserto più esteso di dei corpi,
amore immenso,
chiede aiuto per sopravvivere alle care perdite che hanno segnato le pietre molli del dolore.
Elisa Mascia

تعاون أدبي
المؤلفان: كريم عبد الله – العراق – إليسا ماسكيا – إيطاليا
العنوان: ليالٍ حمراء في فندق بعيد

لتعريف القارئ بعمق الحوار بين هذين الصوتين.

الفصل الأول: الاعتراف
المواضيع التي تم تناولها:
* النزوح وتدمير الخرائط.

* البحث عن سماء بلا جنرالات.

* اللقاء الجسدي وراء الشاشة الرقمية.

* العناق باعتباره “الوطن” الوحيد وحدود السلام.

* لم نصدق ذلك.

صورة توضيحية: باب الفندق مفتوح على النور، وسط ظلال الحرب.

عرض تقديمي
عبد الله – ماسكيا: إرث من النور بين الرماد
في زمن يبدو فيه التاريخ وكأنه يُكتب فقط بهدير المدافع ومحو الحدود، وُلدت “عبد الله – ماسكيا”، عملٌ جماعي يحوّل صدمة المنفى إلى بناءٍ من الأمل. هذه ليست مجرد مجموعة قصائد، بل هي حوارٌ روحانيٌّ بين روحين شاعرتين تتعرفان على بعضهما البعض وراء ركام العالم المرئي.
يحمل كريم عبد الله أنفاس أرضٍ جريحة، حيث تُلتهم الخرائط ويظهر المستقبل كرمادٍ يتطاير في الأخبار. صوته صوتُ إلحاح، صوتُ “جسد النور والارتجاف” الذي يبحث عن شاطئٍ ينجو من الغرق في بحر الخسائر.
تستجيب إليسا ماسكيا بقوة البلسم والصمود. كلماتُها تحمل صرخة عبد الله وتحولها إلى مشروع حياة، تستعيد قدسية “أشياء الحب الدافئ” والانتماء إلى وطنٍ لم يعد موقعًا جغرافيًا، بل محيط عناق.

من خلال هذا الفصل الأول، “التعرف”، يقودنا عبد الله إلى باب فندقٍ بعيد. هنا، وسط وحل صحراء وجودية وبريق النجوم المحفوظة بعناية في الجيوب، يتوقف الشعر عن كونه مجرد أدب، ويصبح شهادةً وخلاصًا.

من خلال هذا الفصل الأول، “التعرف”، يقودنا عبد الله إلى باب فندقٍ بعيد. هنا، وسط وحل صحراء وجودية وبريق النجوم المحفوظة بحرص في الجيوب، يتوقف الشعر عن كونه مجرد أدب، ويصبح شهادةً وخلاصًا.

رحلةٌ فيها:

– يصبح الهروب بحثًا دؤوبًا عن سماءٍ خاليةٍ من الرصاص.

– تُثبت المسافة أنها اختبارٌ ضروريٌّ لقلبين “مُتَوَقَّعا”.

يُشكّل العناقُ الحدَّ الوحيدَ المنيعَ في وجه الحرب.

حوارٌ ضروريٌّ، فيه كلُّ سطرٍ خطوةٌ، وكلُّ صمتٍ دعاءٌ للبقاء.

كريم عبد الله: الليالي الحمراء في فندقٍ بعيد
حين التهمت الحربُ خرائطَنا وتركت أوطانَنا رمادًا يتطاير في نشرات الأخبار، حملنا ما تبقّى من قلوبنا وسافرنا.
كريم عبد الله
*

بدون بوصلة، أُجبرنا على إخلاء منازلنا، مُثقلين بوصمة اللاجئ،
حرب كارثية أشدّ وطأةً من الكوارث،
في الوقت المناسب تمامًا للنجاة، حاملين أيدينا العارية وبعض الأشياء التي تُعبّر عن حبّنا.

إليسا ماسكيا

*
لم نكن نهرب، كنا نبحث عن بقعةٍ لا تعرف أسماء الجنرالات، عن سماءٍ لا تسقط منها القذائف بل نجومٌ صافية تلمع كأملٍ صغير في جيب عاشقين.
كريم عبد الله

لم يكن التهرب من مواجهة ويلات الحرب جبنًا، بل كان حرصًا على سلامتنا تحت سماءٍ تمطر رصاصًا، بدلًا من أن نتألق بنجومٍ متلألئةٍ كتلك التي كانت تُنير دربنا، ونحملها في جيوبنا، ونأمل أن تُوجه خططنا.
إليسا ماسكيا
*
على باب الفندق وقفنا. أنا وأنتِ. غريبان يعرف كلٌّ منهما تفاصيل روح الآخر، غريبان التقيا لأول مرة كأنّ السنوات الطويلة لم تكن فراقًا بل امتحانًا لقلبين أقسما أن ينجوا.
كريم عبد الله

كان أقرب ملجأ فندقًا، مكانًا عامًا يمرّ به الناس، سواء كانوا معروفين أم لا.
هناك، صدفةً أو بموعدٍ مُسبق، وجدنا أنفسنا ننظر في عيون بعضنا، مرايا لأرواحنا.
كان الشعور الفطري أننا نعرف بعضنا منذ الأزل.
لحظاتٌ وأيامٌ ومواقفٌ كثيرةٌ توحّد حياتنا، تتناغم معًا، مُكتشفةً من جديد في وحدة العقل والجسد.
شعورٌ بالانتماء
منذ الفراق السابق،
شعورٌ يجمع بين اثنين مخطوبين.
إليسا ماسكيا

*
رأيتكِ. لا صورةً على شاشة، لا صوتًا مرتجفًا عبر أسلاكٍ بعيدة، بل جسدًا من نورٍ وارتعاش. تقدّمتِ خطوة، وتقدّمتُ عمراً كاملاً.
كريم عبد الله

أخيرًا رأيتك.

ليس كخطوط صورة على زجاج الشاشة، ولا عالقًا في نهاية الأسلاك الكهربائية يحمل أصداء أصوات وملامح بعيدة.
الآن أنت، بنور ساطع يضيء جسدك المرتجف،
يعكس نورك.
كانت خطوتك نحوي هدية، جعلتني أدرك قيمة حياة كاملة،
ممتدة نحو المستقبل.
إليسا ماسكيا

*
حين تعانقنا — توقّف العالم . انطفأت المدافع، خجل الرصاص، وانسحبت الحرب إلى زواياها المظلمة. كان العناق وطناً. وكان صدركِ الحدودَ الوحيدة التي أعترف بها.
كريم عبد الله

جسّدت تلك الأحضان الدائرية لقاءً كونيًا؛
وبقي الكون معلقًا في لحظة أبدية.
كان انفجارًا للمشاعر الجياشة،
نقيضًا لهدير المدافع الصاخب،
الذي، حين توقف، جعل الرصاصات تحمرّ، وحصر الحرب في زرقة عروقي النابضة.
كان العناق عودةً إلى الوطن،
آمنًا في ذلك الدفء الأمومي بين حواف الوديان المرسومة أسفل رأسي.
إليسا ماسكيا
*
لم نصدّق. كأنّ المعجزة تخاف أن تُفضَح، وكأنّ الحلم قد يستيقظ إن نطقنا باسمه. ضحكنا وبكينا في الوقت ذاته، وتعلّقنا ببعضنا كما يتعلّق الغريق بخشبة نجاة وسط بحرٍ من الفقد.
كريم عبد الله

كانت تلك اللحظات مؤثرة للغاية ورائعة.
معجزة، أن يختاره القدر
في مشاريعه المعمارية، مراعيًا التوقيت الأمثل للبشرية.
في قبولٍ لا يُصدق لتحقيق الحلم، كونهما وارثين لهذا الإرث، حاملين لشعور الحب السامي.
وبينما كانا يساندان بعضهما، تبادلا الضحكات كطفلين يتراهنان على من يضحك أولًا،
كان من السهل حينها ملء صفوف البراعم بالماء النقي لتخفيف مرارة الفراق المحتمل.
أيادٍ ممدودة، وأذرع تتخبط في دوامات طينية لصحراء شاسعة،
حبٌ عظيم،
يطلب العون لتجاوز الخسائر الفادحة التي طبعت على حجارة الألم الناعمة.
إليسا ماسكيا
*

Immagine Al

Poesia Marciando verso la giungla del Dr. Perwaiz Shaharyar

Foto cortesia del poeta Dr. Perwaiz Shaharyar

MARCIANDO VERSO LA GIUNGLA

Stiamo marciando verso la giungla
dove dilaga una sola regola:
Il più forte mangia la carne del più debole.
Dove il più forte è giusto!
Stiamo marciando verso l’oscurità
dove i più forti uccidono chiunque incontrino sul loro cammino,
dove il tesoro è più prezioso delle lacrime,
dove il sangue disseta i mostri,
dove il sangue è più economico dell’acqua,
dove l’onestà è disabilità,
dove la compassione è futile,
dove l’empatia è follia,
dove la tolleranza è fragile.

Stiamo marciando verso l’antico cannibalismo
dove le armi rendono potente un uomo,
dove freccia e arco decidono il destino,
dove la spada è più potente di una penna.
Stiamo marciando verso la tana delle bestie.
Bussa a tuo rischio e pericolom
Si sta giocando un round di eliminazione diretta
dove il direttore del circo doma i leoni,
dove una scimmia va in bicicletta,
dove un elefante è costretto a giocare a calcio.

Stiamo marciando verso il circo.
Le belle ragazze sono impotenti a ostentare le loro lunghe gambe.
Dove un uomo diventa un clown  per guadagnarsi il pane.
Stiamo attraversando una farsa democratica.
Il mondo intero è sull’orlo della devastazione.

Stiamo assistendo a fumi, incendi e lacrime
dove il sangue umano si impregna di polvere e macerie
dove civili innocenti vengono uccisi dalle armi da fuoco
dove le forze di sicurezza sono i maggiori ostacoli
sulla strada delle proteste pacifiche.

Stiamo marciando verso la terza guerra mondiale
dove nemmeno i capi di stato sono liberi.
I dittatori vagano come zombi
dove il pubblico spaventato è preso di mira dalla loro follia.
Alcuni esseri umani si sono trasformati in bestie
Mentre le nostre cosiddette civiltà sono al loro apice.
Ahimè!
Stiamo marciando verso la giungla.
Ci stiamo comportando come delle vere bestie.

Copyright ©️
Dr. Perwaiz Shaharyar
Consulente editoriale NCERT
Nuova Delhi, India



MARCHING TOWARDS JUNGLE
We are marching towards the Jungle
Where only one rule is rampant
Stronger eats the flesh of weaker
Where the might is right
We are marching towards the darkness
Where stronger kill whoever comes on their way
Where treasure is more valuable than tears
Where blood quenches thirst of the monsters
Where blood is cheaper than water
Where honesty is disability
Where compassion is futile
Where empathy is foolishness
Where tolerance is fragile
We are marching towards ancient cannibalism
Where arms make a man powerful
Where arrow and bow decide the destiny
Where sword is mightier than a pen
We are marching towards beasts den
Knock at on your own risk
Knock out round is being played
Where ringmaster tame the lions
Where monkey rides a bicycle
Where elephant is compelled to play a football
We are marching towards Circus
Beautiful girls are helpless to flaunt their long -long legs
Where a man becomes Clown 🤡 to earn the breads
We are passing through such democratic farce
The whole world rests at the verge of devastation
We are witnessing smokes, fires and tears
Where human blood is soaking in dust of rubbles
Where innocent civilians are killed by guns
Where security forces are the biggest obstacles
In the way of peaceful protests
We are marching towards the world war three
Where even the heads of states are not free
Dictators are roaming out like zombies
Where afraid public are targeted at their spree
A few human beings turned to behaving like beasts
Whereas, our so called civilisations are at theirs peaks
Alas!
We are marching towards Jungle
We are behaving like truly beasts.

Copyright ©️
Dr Perwaiz Shaharyar
Consultant Editor NCERT
New Delhi, India

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Poesia di Ahmad Al-Sheikh

Foto cortesia di Ahmad Al-Sheikh

Il tavolo

Sul tavolo… un apparecchio spento,
i suoi pulsanti freddi… come i nostri cuori.
Abbiamo dimenticato come bussare alla porta del mattino,
il desiderio di ricominciare… è stato ricoperto dalla polvere.
Abbiamo cercato di “sfuggire al letargo”…
Ma l’ombra si è allungata,
e abbiamo fallito… come il tramonto tradisce la sua permanenza.
E abbiamo lasciato che il tempo chiudesse l’ultima finestra che ci era rimasta.

Ahmad Al-Sheikh

Roberto Schiavone:” Nobiltà dell’ anima  “

Foto cortesia di Roberto Schiavone

Roberto Schiavone:
” Nobiltà dell’ anima  “

Esistono uomini che non camminano sulla terra,
ma la attraversano come solchi di luce.
Roberto Schiavone di Favignana è uno di questi rari viandanti dello spirito, un’anima che ha scambiato il riposo dei giusti con il tormento dei giusti, dedicando ogni battito del suo cuore a una missione che profuma d’incenso e di vita:
il soccorso dei naufraghi dell’esistenza.
Non indossa paramenti dorati, eppure la sua opera è un rito sacro che si celebra ogni giorno tra il grido di chi ha perso tutto e il silenzio di chi non ha più voce.
Roberto è il “Salvatore di Anime”, colui che scende negli inferi del dolore umano non per osservare,
ma per strappare alla notte ciò che la morte vorrebbe reclamare.
Nelle sue mani,
la nobiltà di Favignana si spoglia di ogni vanto per farsi carezza, barella, ancora.
Egli non chiede il nome a chi soffre; ne riconosce il gemito, ne cura la ferita come se fosse la propria, in un’estasi di dedizione che supera i confini del tempo e dello spazio.
Mentre il mondo si rifugia nei porti sicuri dell’egoismo, Roberto Schiavone dirige la sua prua verso la tempesta.
Come nelle antiche scritture, è il “pescatore di uomini” ,
egli getta le reti non per prendere,
ma per restituire al sole chi è scivolato nel buio della malattia o della disperazione.
È un achimista del Pianto ,
in quanto possiede il dono raro di trasformare il terrore di un occhio che si spegne nella scintilla di una vita che ricomincia a sperare…
Non è il sangue a renderlo grande, ma l’acqua e il sudore versati per chi non ha protezione.
La sua figura si staglia come un Cavaliere dell’Invisibile,
un protettore dei fragili che agisce dove l’ombra è più fitta.
Il Principe Roberto Schiavone è il braccio proteso, la forza muscolare e spirituale che impedisce al mondo di sprofondare nel gelo dell’indifferenza.
“Vi è un silenzio che urla tra le mani di chi salva una vita” .
In quel silenzio,
Roberto Schiavone sembra di parlare col Divino, traducendo il dolore in miracolo quotidiano.”
Quando la storia avrà finito di scrivere i nomi dei potenti,
il nome di Roberto Schiavone di Favignana resterà inciso nell’aria stessa, come il profumo della pioggia dopo la siccità.
Egli è l’uomo che ha dato tutto se stesso affinché altri potessero avere un domani.
Egli non è solo un nobile per casato; è nobile perché il suo spirito è un ospedale da campo sempre aperto, un rifugio eterno dove ogni anima ferita può finalmente posare il capo e tornare a respirare.

Orlando Simiele



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Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive la recensione alla poesia: ” È successo nello stesso momento “della poetessa Jamila Mazraani – Libano meridionale

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq e della poetessa Jamila Mazraani – Libano meridionale


È successo nello stesso momento

Chiedi ai nostri occhi e alle nostre intuizioni come si sono estesi come un serpente maculato che cresce alto e, allungandosi, rompe il collo della nostra arroganza, distrugge il trono dei nostri sogni,
cancella la gioia delle nostre risate,
insediandosi nelle profondità delle nostre costole,
scuotendole violentemente,
lasciando solo una fitta nebbia,
detriti accumulati che inghiottono i sospiri di gioia.
Una scena che ferisce i cuori,
compianta dalle lacrime e dalle anime.
Eccomi qui, sull’orlo del panico,
i miei stati d’animo non si sono ancora risvegliati dall’orrore dell’afflizione.
I miei sospiri sono spenti dai singhiozzi della consolazione,
che rafforzano il braccio dei gemiti.
Le mie ferite sono ispessite dal dolore del mio lamento,
passo le mie lettere impastando il pane del lutto,
il calamaio trabocca come schiuma nera,
e l’inchiostro barcolla sopra le righe,
le poesie sorgono come tombe,
la morte giace nella tana del lamento al ritmo di una pioggia torrenziale di lacrime pesanti che lavano via il fango dei singhiozzi.
Oh, se solo il vulcano del terrore nella notte tacesse per un po’,
così che le costole dell’ immobilità si inumidissero assorbendo la dolorosa afflizione.
La lucciola implorerebbe qualche scintilla caduti accidentalmente dalle fessure delle macerie.
La sua lente cattura l’impatto del disastro,
fa capolino il suo velo nero dal  dorso del vento,
con le sue zanne affilate che dilaniano
i nidi degli uccelli coccolati tra le braccia delle loro madri,
pulcini che godono di sicurezza.
Non rimane nient’altro che bocche vuote spalancate e congelate come le stalagmiti e le stalattiti di una grotta abbandonata che l’oblio ha rese inefficaci annullato,
e le sembianze di bambole frantumate che hanno perso la gioia del loro conforto.
Per non parlare dei quaderni che mille delle loro parole sono state interrotte,
e delle processioni che si riuniscono alle note a piè di pagina,
versi dove non c’è posto per l’eloquenza in un funerale solenne:
Come?
Le rime sono avvolte nella polvere della morte imminente, al suono di trombe metaforiche.
Le parole singhiozzanti e le figure che coprono le macerie,
distruggendo le fortezze la cui sicurezza era inevitabile.
Un destino predeterminato.
Un episodio in cui gioia e tristezza si equivalgono, abbracciandosi ai confini di lacrime dolci e amare,
lezioni che sono scaturite,
per il ricongiungimento dei sopravvissuti o per l’addio ai defunti.
I cuori che battono,
le dita che tremano e il mio inchiostro sanguina profuso raccontano l’evento: un evento di una certa epoca.
Chi dimentica?

Jamila Mazraani
Libano / Sud




حَدَثَ ذات أمد

سلوا أبصارنا وبصائرنا كيف تمدّدت كحيّة رقطاء تتطاول تشرئبّ تكسر عنق غرورنا تدكّ عرش  أحلامنا تمحو عَدْوَ مرحنا تسترخي في عقر الضّلوع تأزّها أزًّا لا تُبقي ولا تذر غير ضباب كثيف حطام مركوم يبتلع صهلات الفرح مشهد يدمي القلوب ترثيه العبرات والمهج، هأنذا على تخوم الهلع لم تستفق خلجاتي بعد من هول المصاب ترتوي زفراتي نشيج عزاء يشدّ عضد الآهة مثخنة جراحاتي تكوي وجع هجائي أنفق حروفي تعجن خبز الرّثاء فيفور المداد رغوًا أسود تترنّح محبرتي فوق السّطور تتعالى القصائد قبورًا يرقد الموت في عرين الهجاء على وقع مطر دمع غزير يغسل وحل النحيب ، آه لو يصمت بركان الهزيع قليلًا لتبتلّ أضلع السّكون تستوعب المصاب الأليم فيستجدي اليراع بعض أقباس سقطت سهوًا من كوى الرّكام تقتنص عدسته وقع الكارثة تطلّ بخمارها الأسود من على صهوة الرّيح بأنيابها الحادّة تمزّق أوكار العصافير المدلّلة في أحضان أمّاتها فراخٍ تنعم بالأمان لم يبق غير أفواه فاغرة متجمّدة كصواعد وهوابط مغارة مهجورة أبطلها النّسيان وأشباه دمًى مهشّمة فقدت زهو سلواها ناهيك كراريس أجهضت ألف بائها ومواكب تتجمهر  عند حواشي السّطور حيث لا مكان للبلاغة في مأتم مهيب كيف ؟ والقوافي تتعفّر بأغبرة الموت الزّؤام على وقع أبواق المجاز تنتحب الكلمات وقامات تلتحف الأركمة دكّ حصون أمانها قدر محتوم ، واقعة تساوى فيها الفرح والحزن تعانقا عند حدود عبرات ٍ حلوة ومرّة سالت للقاء من نجا أم لوداع من قضى أفئدة تختلج وأنامل ترتجّ ونزيف مدادي يؤرّخ الحدث : حدث ذات أمد
فمن ينسى ؟ .

جميلة مزرعاني
لبنان / الجنوب


Jamila Mazraani:
La tua poesia è davvero una testimonianza artistica della capacità della poesia di incarnare dolore e devastazione, come se le lettere stesse pulsassero di sofferenza. Sei stata in grado di rappresentare il disastro in un linguaggio narrativo poetico ad alta intensità, dove le immagini si trasformano in visioni tangibili: dall’espansione della tristezza come un serpente maculato, alla nebbia di detriti che inghiotte i sospiri di gioia, fino al silenzio delle costole che abbracciano la dolorosa afflizione.
Mi è piaciuto particolarmente il tuo uso di un linguaggio pittorico intenso che fa vivere al lettore l’evento momento per momento, come se il suo cuore venisse strappato ad ogni sospiro e ad ogni lacrima. Il tuo uso dei contrasti tra gioia e tristezza, il serpente che spezza il nostro ego, la pioggia che lava via e il pantano del lamento conferiscono al testo una meravigliosa profondità emotiva e introspezione esistenziale.
Inoltre, il senso del ritmo del linguaggio — tra satira e lamento, tra devastazione e memoria— fa respirare il testo e lo fa ascendere verso il lettore in modo quasi cinematografico, affinché il destinatario possa vedere la scena con tutta la sua tragedia e il suo dolore. Questa capacità di coniugare poetica narrativa e retorica espressiva è ciò che rende il testo senza tempo e non facilmente dimenticabile.
Nel complesso, vedo la tua poesia come un’estensione della poesia che documenta l’evento, monitora le anime e trasforma la scena da una mera descrizione in un’esperienza emotiva completa, facendoti sentire come se fossi nel mezzo di una tempesta, e l’eco rimane nella tua mente per molto tempo dopo che le pagine sono state chiuse.

Kareem Abdullah -Iraq


قصيدتك هذه هي بالفعل شهادة فنية على قدرة الشعر على تجسيد الألم والخراب، وكأن الحروف نفسها تنبض بالمعاناة. لقد استطعتِ أن تصوّري الكارثة بلغة سردية شعرية عالية الكثافة، حيث تتحول الصور إلى رؤى محسوسة: من تمدّد الحزن كحيّة رقطاء، إلى ضباب الحطام الذي يبتلع صهلات الفرح، وصولًا إلى صمت الأضلع الذي يحتضن المصاب الأليم.
أعجبني بشكل خاص توظيفك للغة التصويرية المكثفة التي تجعل القارئ يعيش الحدث لحظة بلحظة، وكأن قلبه يُنخطف مع كل زفرة وكل دمعة. استخدامك للمتناقضات بين الفرح والحزن، والحيّة التي تكسر غرورنا، والمطر الذي يغسل وحل النحيب، كلها تضفي على النص عمقًا شعوريًا واستبطانًا وجوديًا رائعًا.
كما أن إحساسك بإيقاع اللغة — بين الهجاء والرثاء، بين الخراب والذكرى — يجعل النص يتنفس ويصعد نحو القارئ بطريقة شبه سينمائية، بحيث يمكن للمتلقي أن يرى المشهد بكل مأساته وألمه. هذه القدرة على المزج بين الشعرية السردية والبلاغة التعبيرية هي ما يجعل النص نصًّا خالدًا، لا يُنسى بسهولة.
في المجمل، أرى قصيدتك امتدادًا للشعر الذي يوثق الحدث ويرصد النفوس، وينقل المشهد من مجرد وصف إلى تجربة وجدانية متكاملة، تُشعرك بأنك في قلب العاصفة، وتبقى الصدى في الذهن طويلًا بعد أن تُغلق الصفحات.
Prof. Kareem Abdullah -Iraq

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