Donia Sahib-Iraq intervista l’architetto artista plastico Taha Al-Hayti

Foto cortesia dell’ architetto artista plastico Taha Al-Hayti:

Dialogo con l’architetto Taha Al-Hayti:

“Uscire dal testo”…
Riflessioni sull’ingegneria della lettera araba islamica
e sulla filosofia del design dell’architettura contemporanea




Intervistato da:
Donia Ali Sahib – Iraq

L’architetto e artista plastico Taha Al-Hayti è considerato una figura influente nel campo dell’architettura islamica e dell’arte contemporanea, distinguendosi come uno dei rinnovatore che hanno reintrodotto la calligrafia araba negli spazi architettonici moderni, traendo ispirazione dalle radici della civiltà irachena. Dalla memoria dell’arte mesopotamica e dei suoi reperti archeologici è partita la sua visione artistica, caratterizzata da bellezza e precisione, che unisce la scrittura del testo arabo islamico allo spirito del design architettonico, creando una forma artistica integrata che trasforma la lettera in una figura viva interagente con lo spazio e il luogo, conferendo all’edificio un’identità architettonica che combina autenticità e innovazione contemporanea.

Mettiamo inoltre in luce la sua nuova mostra, “Uscire dal testo”, che rappresenta un’esperienza artistica e un invito intellettuale a decostruire la linearità e ad aprirsi all’innovazione di design contemporanei dal respiro umano, presentati con un linguaggio visivo rinnovato che collega forma e contenuto, tradizione e modernità, per affermare che arte plastica e architettura costituiscono un’esperienza intellettuale e creativa che riflette la percezione umana del mondo circostante.

In questo dialogo, ci avviciniamo alla sua filosofia artistica e architettonica, alle tecniche che utilizza, e alla sua visione del futuro dell’architettura araba islamica nell’epoca della sostenibilità e della tecnologia, per scoprire come Al-Hayti sia riuscito a trasformare la lettera araba in un ritmo visivo leggibile e a rendere l’architettura un sistema interpretativo ispiratore.




Diamo il benvenuto a lei, professore Taha Al-Hayti, in questo incontro. Siamo felici di conoscere più da vicino la sua personalità e il suo eccezionale linguaggio artistico, architettonico e calligrafico, che esprime le dimensioni spirituali e creative della calligrafia araba islamica.

• Può presentarci la sua identità personale e culturale che ha contribuito a formare il suo metodo distintivo nella scena artistica e architettonica mondiale?

• Come si dice, il poeta è figlio del suo ambiente. Sono nato nella terra della Mesopotamia, il cui patrimonio scorre come vene nel mio animo. Ho iniziato il mio percorso nella calligrafia sotto la guida del compianto Abbas Al-Baghdadi, poi i miei studi si sono estesi agli spazi dell’architettura presso le Università di Baghdad e Vienna, dove ho imparato a leggere lo spazio come valore per costruire il movimento nel vuoto. Da questo incontro è nata l’idea di ponti che collegano una linea bidimensionale a un’ingegneria tridimensionale, per elaborare lettere che si trasformano in minareti, come nei minareti della Moschea della Qatar Foundation.

• Il titolo della sua mostra “Uscire dal testo” porta con sé significati profondi. Che cosa rappresenta per lei?

• La calligrafia araba, nonostante la sua autenticità, è diventata prigioniera di tradizioni che hanno prodotto una certa linearità nei testi e nelle composizioni. Il titolo “Uscire dal testo” non è uno slogan, ma un progetto conoscitivo che libera la calligrafia dai suoi schemi, permettendo la nascita di testi contemporanei, umani e filosofici, ridefinendo il rapporto tra contenuto e forma. Alcuni manoscritti rinunciano completamente alle parole, trasformando simboli e spazi in “dipinti silenziosi” che superano la barriera delle lingue, come nel manoscritto Ras Al-Faras. Qui, le conoscenze si fecondano reciprocamente, alimentando la consapevolezza dello spettatore e arricchendo il dialogo tra civiltà.

• Può chiarirci la sua visione riguardo alla scelta dei testi e quali scuole calligrafiche utilizza nelle sue opere e nel loro dialogo fluido con il design architettonico?

• Lontano dalla mera riproduzione tradizionale, scelgo testi coranici e massime poetiche e letterarie che esplorano situazioni della nostra realtà quotidiana. Mi baso principalmente su tre scuole: thuluth, diwani e ijaza, poiché offrono una flessibilità strutturale ed estetica che consente di ottenere un’armonia visiva unica tra testo e calligrafia, arricchendo gli spazi architettonici con un’esperienza che va oltre la forma fino alla profondità del significato e della simbologia.

• La mostra celebra il patrimonio della calligrafia araba islamica, presentando opere che si aprono a prospettive filosofiche nella decorazione e nella scrittura. Come ha raggiunto questo equilibrio tra tradizione araba islamica e spirito della modernità?

• Questa domanda incarna l’essenza della mostra “Uscire dal testo”. Sono stati presentati versetti coranici e testi umani e filosofici attraverso metodologie compositive basate sulla sovrapposizione, la riflessione, il ribaltamento e l’estensione, per costruire un ponte creativo tra contenuto concettuale e forma estetica in una composizione visiva contemporanea.

• Attraverso la lente dell’arte contemporanea, vediamo che ha superato i confini tradizionali dell’architettura e della calligrafia. Quali tecniche moderne e concetti ingegneristici ha adottato per realizzare queste opere?

• L’arte cerca sempre di superare la routine e la consuetudine. Da questo principio, gli spazi volumetrici tridimensionali sono stati convertiti in superfici lineari bidimensionali per disegnare i manoscritti, per poi essere nuovamente restituiti al tridimensionale attraverso software specializzati e computer avanzati che controllano tecniche digitali come il taglio laser, rendendo la tecnologia uno strumento nelle mani dell’artista per realizzare visioni creative in modi contemporanei prima impensabili.

• Considera l’architettura come un testo aperto all’interpretazione, proprio come la letteratura, la filosofia e le arti plastiche?

• Sì, l’architettura è caratterizzata da molteplici significati e capacità interpretative, portando simboli e valori diversi a seconda del contesto e della funzione. Ad esempio, il minareto spirale di Samarra incarna una profonda simbologia, mentre l’Università Mustansiriya si concentra sull’utilità pratica. È simile alla calligrafia araba, che può rappresentare un simbolo estetico o un testo dal significato preciso.

• Qual è la sua visione del futuro dell’architettura araba islamica nell’era tecnologica e delle esigenze della sostenibilità?

• Immagino il futuro dell’architettura araba islamica in un modello rinnovato, con edifici ispirati al patrimonio antico in una forma contemporanea. Le lettere arabe danzano sulle facciate, coronano i tetti e si insinuano nelle mashrabiyyat, accompagnate da manoscritti di versetti coranici, incisioni e decorazioni, conferendo agli edifici un’identità visiva contemporanea inconfondibile, integrata con l’uso intelligente delle tecnologie per soluzioni sostenibili.

• Crede che l’urbanistica possa influenzare la formazione della personalità umana e l’identità sociale?

• Certamente, l’urbanistica gioca un ruolo cruciale nella formazione della personalità individuale e dell’identità collettiva. Attraverso design che rafforzano l’identità culturale, incoraggiano l’interazione sociale e forniscono un’infrastruttura adeguata, si migliora il contesto urbano, influenzando positivamente la dimensione psicologica e comportamentale dell’individuo e rafforzando il senso di appartenenza.

• In quale direzione si muovono i suoi progetti futuri, sfidando i confini del tempo e dello spazio con le sue innovazioni artistiche e architettoniche?

• La progettazione si adatta e si sviluppa in base alle variabili contestuali e funzionali. L’evoluzione dei progetti deriva naturalmente dalla costante aspirazione umana all’innovazione e all’integrazione.

• Se dovesse progettare un edificio, quali principi adotterebbe per garantirne sostenibilità, bellezza e funzionalità?

• I principi possono essere riassunti in tre punti:

1. Utilizzo di materiali locali ed ecologici, design a risparmio energetico, sfruttamento delle risorse naturali come la raccolta dell’acqua piovana e la ventilazione naturale, e miglioramento dell’efficienza idrica.


2. Design architettonico che beneficia della luce naturale, esprime l’identità culturale attraverso elementi decorativi e calligrafici ispirati al patrimonio, e raggiunge un’armonia visiva.


3. Arricchimento del design con componenti come il cortile interno, che offre ambienti interni sani e confortevoli, garantendo flessibilità d’uso e risposta alle esigenze sociali in evoluzione.



• Qual è il messaggio che desidera trasmettere al pubblico attraverso le sue opere nella mostra “Uscire dal testo”?

• L’obiettivo della mostra “Uscire dal testo” è un invito contemplativo rivolto al pubblico a superare le referenze convenzionali ed esplorare nuovi orizzonti creativi, stimolando un dialogo intellettuale costruttivo che ridefinisce il rapporto tra valori architettonici e calligrafici verso visioni future innovative.

حوار مع المعمار طه الهيتي:

“الخروج عن النص”…
تأملات في هندسة الحرف العربي الإسلامي وفلسفة تصميم العمارة المعاصرة
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حاورته :
دنيا علي صاحب – العراق

يُعدّ المعمار والفنان التشكيلي طه الهيتي قامة مؤثرة في مجال العمارة الإسلامية والفن التشكيلي المعاصر، حيث يبرز كأحد المجدّدين الذين أعادوا استحداث الخط العربي ضمن الفراغات المعمارية الحديثة، مستلهمًا جذوره من حضارة العراق . فمن ذاكرة الفن الرافديني وآثاره، انطلقت رؤيته التشكيلية متميزة بالجمال والدقة، في تأليف خط النص العربي الإسلامي وروح تصميم البناء المعماري، لتخلق تصميمًا فنيًا متكاملًا يحوّل الحرف إلى شكل حي يتفاعل مع الفراغ والمكان، ويمنح المبنى شخصية معمارية تجمع بين الأصالة والابتكار المعاصر.

ونسلّط الضوء على معرضه الجديد “الخروج عن النص”، الذي يمثل تجربة فنية ودعوة فكرية لتفكيك النمطية والانفتاح على ابتكار تصاميم معاصرة تحمل روحًا إنسانية، وتُقدّم بلغة بصرية متجددة تربط بين الشكل والمحتوى والموروث بالمعاصرة، لتؤكد أن الفن التشكيلي والعمارة هما تجربة فكرية وإبداعية تعكس مفهوم الإنسان للعالم من حوله.

وفي هذا الحوار، نقترب من فلسفته الفنية والمعمارية، ومن التقنيات التي يوظّفها، ومن رؤيته لاستشراف مستقبل العمارة العربية الإسلامية في زمن الاستدامة والتكنولوجيا، لنكتشف كيف استطاع الهيتي أن يحوّل الخط العربي إلى إيقاع بصري مقروء، ويجعل من العمارة نسقًا تأويليًا قابلاً للإلهام.

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نرحّب بك أستاذ طه الهيتي في هذا اللقاء، ويسعدنا أن نتعرّف أكثر على شخصيتك وفنك الهندسي التشكيلي والمعماري الاستثنائي، الذي يعبر عن الأبعاد الروحية والإبداعية في الخط العربي الإسلامي.

• هل يمكن أن تعرّفنا بهويتك الشخصية والثقافية التي شكلت منهجيتك المميزة في المشهد الفني والمعماري العالمي؟

• كما يقال ان الشاعر ابن بيئته ، ولدت في أرض الرافدين وتراثها يجري كعروقٍ في وجداني. بدأت رحلة الخط على يد المرحوم عباس البغدادي، ثم امتدت دراستي إلى فضاءات العمارة في جامعتي بغداد وفيينا، حيث تعلمت قراءة الحيز كقيمةٍ لبناء الحركة في الفراغ. من هذا التلاقي نشأت فكرة جسور تربط بين خطٍ ثنائي الأبعاد وهندسةٍ ثلاثية الأبعاد، لصياغة حروفٍ تتحول إلى مناراتٍ كما في منارات مسجد مؤسسة قطر.

• يحمل عنوان معرضك “الخروج عن النص” دلالات فكرية عميقة، فما الذي يمثله هذا العنوان بالنسبة لك؟
• الخط العربي رغم أصالته، أصبح أسير تقاليد أنتجت نمطية في النصوص والتراكيب. عنوان “الخروج عن النص” ليس لافتة بل هو مشروع معرفي يحرّر الخط من القوالب ليتيح مجالًا لنصوص معاصرة إنسانية وفلسفية، ويعيد تعريف علاقة المضمون بالشكل. بعض المخطوطات تتخلى كليًا عن الكلمات، فتتحول الرموز والفراغات إلى «لوحات صامتة» تكسر حاجز اللغات، كما في مخطوطة راس الفرس العربية. هنا، تتلاقح المعارف لتغذي وعي المتلقي وتثري الحوار بين مختلف الحضارات .

• هل يمكن أن توضح لنا رؤيتك حول اختيارك للنصوص، وما هي مدارس الخط العربي التي تستخدمها في أعمالك التشكيلية وتفاعلها الانسيابي مع التصميم المعماري؟

• بعيدًا عن الاستنساخ التقليدي، أختار نصوصًا قرآنية وحِكمًا شعرية وأدبية تستقصي مواقف من واقع تعاملاتنا اليومية. أعتمد بشكل أساسي على مدارس الخطوط الثلاثة: الثلث، الديواني، والإجازة، لما تتميز به من مرونة تشكيلية وجمالية تتيح تحقيق انسجام بصري فريد بين النص والخط، واثراء الفراغات المعمارية، لتقديم تجربة تتجاوز مجرد الشكل إلى عمق المعنى والرمزية.

• يحتفي المعرض بتراث الخط العربي الإسلامي، حيث قدّمت أعمالًا تشكيلية تنفتح على آفاق فلسفية في الزخرفة والخط. كيف حققت هذا التوازن الدقيق بين تأصيل الموروث العربي الإسلامي واستشراف روح الحداثة المعاصرة؟

• هذا السؤال يجسد جوهر معرض “الخروج عن النص”. تم تقديم آيات قرآنية ونصوص إنسانية وفلسفية بمنهجيات تركيبية تعتمد على التراكب، الانعكاس، القلب، والمد، لبناء جسر إبداعي يربط بين المضمون الفكري والشكل الجمالي في تأليف بصري معاصر.

• من خلال عدسة الفن المعاصر، نرى أنك أزحت الحدود التقليدية للعمارة والخط العربي. ما التقنيات الحديثة والمفاهيم الهندسية التي اعتمدتها لإنجاز هذه الأعمال الفنية المتنوعة في التصاميم؟
• الفن يسعى دائمًا لتجاوز النمط الاعتيادي المألوف. من هذا المنطلق، تم تحويل الفراغات الحجمية ثلاثية الأبعاد إلى مسطحات خطية ثنائية الأبعاد لتنفيذ ورسم المخطوطات، ثم إعادة تجسيدها فراغيًا إلى البعد الثلاثي باستخدام برمجيات متخصصة وحواسيب متطورة تتحكم بتقنيات التصنيع الرقمي كالقطع بالليزر.  جاعلةً من التكنولوجيا أداة في يد الفنان لتحقيق رؤاه الإبداعية بطرق معاصرة لم تكن ممكنة من قبل.

• هل تتعامل مع العمارة باعتبارها نصًا مفتوحًا قابلاً للتأويل، كما هو الحال في الأدب والفلسفة والفن التشكيلي؟

• نعم ، العمارة تتسم بتعدد الدلالات وقابلية للتأويل، حيث تحمل معاني ورموزًا متنوعة وفقًا للسياق والغرض. مثلًا، تجسد ملوية سامراء الرمزية العميقة، بينما تركز الجامعة المستنصرية على الفائدة العملية. يُشبه هذا الحال الخط العربي، الذي يمكن أن يمثل رمزًا جماليًا أو نصًا ذا معنى محدد.

• ما رؤيتك لمستقبل العمارة العربية الإسلامية في ظل الثورة التكنولوجية ومتطلبات الاستدامة في تطور فن هندسة العمارة عالميًا؟

• أتخيل مستقبل العمارة العربية الإسلامية في نموذج معماري متجدد، بتصاميم مباني مستوحاة من التراث العريق بأسلوب معاصر. الخطوط العربية تتراقص على الواجهات، تعتلي الأسقف، وتتسلل إلى المشربيات، مصحوبة بمخطوطات لآيات قرآنية ونقوش وزخارف ونصوص، لتمنح المباني هوية بصرية معاصرة لا تخطئها عين، وتتكامل مع التوظيف الذكي للتقنيات لتحقيق حلول مستدامة.

• هل ترى أن هندسة عمارة المدن تؤثر في صقل شخصية الإنسان وهويته داخل المجتمع؟

• بالتأكيد، هندسة عمارة المدن تلعب دورًا حاسمًا في تشكيل الشخصية الفردية وهوية المجتمع. فمن خلال تنفيذ تصاميم تعزز الهوية الثقافية وتشجع التفاعل الاجتماعي وتوفر بنية تحتية ملائمة، يتم تحسين السياق الحضري الذي يؤثر إيجابًا على التشكيل النفسي والسلوكي للإنسان، وتعزيز شعوره بالانتماء.

• إلى أين تتجه مشاريعك المقبلة متحديًا بابتكاراتك الفنية التشكيلية والمعمارية حدود الزمان والمكان؟

• تصميم المشاريع يتكيف ويتطور وفقًا للمتغيرات السياقية والوظيفية.  بناءً على الاحتياجات المتغيرة، وهذا نتيجة طبيعية لسعي الابتكار البشري الدائم نحو التكامل.

• إذا صممت مشروعًا معماريًا، ما الأسس التي ستضعها لضمان استدامته وجماله ووظيفته؟

• يمكن تلخيص مبادئ تصميم مشروع معماري مستدام وجميل وعملي في ثلاث نقاط:

1.  الاعتماد على مواد صديقة للبيئة ومحلية، تصميم موفر للطاقة، استغلال الموارد الطبيعية كجمع مياه الأمطار وتحفيز التهوية الطبيعية، وتحسين كفاءة استهلاك المياه.

2.  تصميم معماري يستفيد من الضوء الطبيعي، يعبر عن الهوية الثقافية من خلال عناصر زخرفية وخطية مستوحاة من التراث، ويحقق تناغمًا بصريًا.

3.  تعزيز التصميم بمكونات إضافية مثل الفناء الداخلي لتوفير بيئات داخلية صحية ومريحة، وتحقيق مرونة الاستخدام والاستجابة للاحتياجات المتغيرة للمجتمع.

• ما الرسالة التي تسعى إلى إيصالها للجمهور من خلال تصاميمك وأعمالك الفنية في معرض “الخروج عن النص”؟

• الهدف من معرض “الخروج عن النص” هو دعوة تأملية للجمهور لتجاوز المرجعيات النمطية، واستكشاف آفاق إبداعية جديدة تحفز حوارًا فكريًا بناءً يعيد تعريف العلاقة بين القيم المعمارية والخطية لرؤى مستقبلية مبتكرة.

Foto cortesia condivise dalla poetessa e giornalista Donia Sahib-Iraq

Un racconto di Bahriddinova Jasmina Fazliddin qizi – Uzbekistan

Foto cortesia di Bahriddinova Jasmina Fazliddin qiziUzbekistan


Ma perché?

Era autunno. La stagione in cui quegli alberi alti ed eleganti restituiscono alla terra le loro monete d’oro di foglie…

Qodirjon aveva da poco compiuto otto anni. Ogni anno il suo compleanno veniva festeggiato in silenzio con la sua piccola famiglia. Dato che vivevano in centro città, nessuno poteva partecipare tranne i nonni. Questo spesso lo annoiava. Ma quest’anno, su suggerimento dei nonni, la festa di compleanno si sarebbe tenuta in campagna. A guardare Qodirjon, i suoi occhi brillavano di gioia. Dopotutto, andava in paese solo l’ultima domenica di ogni mese.

Finalmente arrivò il mattino. Felicissimo, il ragazzo si lavò la faccia e le mani da solo e rimise a posto il letto. Sua madre, Zamira, lo aiutò con il resto. Suo padre, Doniyor, preparò la macchina e disse allegramente: “Arriviamo, mia cara città natale!” mentre si avviavano verso il villaggio. Qodirjon continuava a guardare il paesaggio dal finestrino. Ovunque era ricoperto d’oro. Eppure notò qualcosa di strano: in diversi punti del villaggio, le foglie cadute erano state raccolte sotto gli alberi, e altrove erano sparse per terra. “L’insegnante non ha detto a questa gente di raccogliere i rifiuti?” pensò, ma da bambino se ne dimenticò presto.

L’auto si fermò. L’ampio cortile, con il cancello verde fresco spalancato, gli ricordava la primavera. Dentro, i nonni anziani, felici di rivedere figli e nipoti, uscivano di corsa: “Oh, sono arrivati i miei cari!”

Dopo i saluti e i regali, Qodirjon corse fuori a giocare con il figlio di sua zia, Odilbek. Il cortile era immenso, circondato da alberi alti e bassi. Anche le loro foglie cadute erano raccolte sotto.

“Perché non hanno raccolto questa spazzatura?” chiese a Odil. Odil rispose che qui nessuno raccoglie le foglie degli alberi. Qodirjon immaginò le strade della città. Tutto pulito, pochissimi alberi, e mai una sola foglia sotto. Quando si svegliava presto, vedeva gli addetti alle pulizie che spazzavano le foglie nei bidoni.
“Chiediamolo al nonno”, suggerì Odil.

Quando lo raccontarono al nonno, lui spiegò:

“Venite qui, figli miei. L’inverno è vicino. Se togliamo le foglie cadute, l’albero gelerà e non darà buoni frutti l’anno prossimo. Inoltre, se bruciamo queste foglie per sbarazzarcene, rilasciano gas velenosi che inquinano l’aria. E se l’aria è inquinata, noi umani la respiriamo, ci avveleniamo e soffriamo di molte malattie.”

Il compleanno è stato meraviglioso. Tutti i parenti si sono riuniti. I momenti più belli sono stati il taglio della torta e la consegna dei regali. Hanno trascorso la notte in paese e sono ripartiti la mattina presto.

Quella notte, il nonno raccontò a Qodirjon storie e fiabe e disse che se mai avesse visto della spazzatura gettata per strada, avrebbe dovuto raccoglierla e buttarla in un bidone. Se l’avesse fatto, Allah lo avrebbe amato, disse il nonno, e avrebbe ricevuto regali speciali dal nonno ogni volta che fosse andato a trovarlo.

Un’altra splendida mattina, avvolta in tonalità dorate, spuntò. La famiglia entrò in città. Si fermarono sotto il loro condominio. Gli stessi netturbini erano impegnati a spazzare via la “spazzatura”. Qodirjon si ricordò improvvisamente delle parole del nonno. Saltò fuori dall’auto e salutò educatamente i netturbini.

“Zia, non è giusto”, disse timidamente. “Mio nonno dice che le foglie cadute dovrebbero servire da cibo per l’albero. Se le raccogliamo sotto l’albero o le seppelliamo, aiutiamo l’albero e fa bene anche alla nostra salute.”

La donna sorrise e rispose:
“Tuo nonno ha perfettamente ragione, piccolino. Anch’io so tutto questo. Ma io sono solo un operaio che esegue gli ordini…”

Prima che avesse finito, Zamira arrivò di corsa, scusandosi con la donna delle pulizie per l’audacia del figlio.

“È solo un bambino. Dai, caro, faremo tardi a scuola”, disse, accompagnandolo su per le scale. Suo padre parcheggiò la macchina e li seguì.

Con l’aiuto della madre, Qodirjon si preparò rapidamente per andare a scuola. I suoi genitori lo accompagnarono e corsero al lavoro.

Quando controllò il suo diario, la prima lezione era Scienze. Aveva completato i compiti di matematica, lingua e inglese con l’aiuto di sua madre. Ma poiché aveva trascorso il giorno prima in paese, non aveva fatto il compito di scienze. Appena entrato in classe, aprì il quaderno per leggere il compito. Che sorpresa: era una domanda:

“Perché la nostra aria diventa sempre più inquinata? Quali azioni quotidiane, che consideriamo di scarsa importanza, in realtà danneggiano la nostra vita e quella di chi ci circonda?”

Ricordava ciò che aveva detto l’insegnante: “Chiedi informazioni ai tuoi familiari”. E si sentiva felice: dopotutto, aveva imparato molto da suo nonno.
“Darò le risposte migliori”, si disse. “Prenderò il massimo dei voti e lo dirò con orgoglio al nonno!”

Durante la lezione, tutti gli studenti hanno parlato delle abitudini dannose che pensiamo siano piccole ma che alla fine causano grandi problemi. Quando è stato il turno di Qodirjon, ha parlato con tanta passione di ciò che aveva imparato dal nonno che persino l’insegnante è rimasta stupita di come un bambino di otto anni potesse capire così tanto. Poiché i suoi esempi corrispondevano perfettamente alla stagione in corso, ha ricevuto elogi e, naturalmente, il punteggio massimo che sperava.

Quale bambino non ama gli elogi? Pieno di motivazione, ha partecipato attivamente a tutte le lezioni.

Da quel giorno in poi, Qodirjon divenne una persona che non esitò mai ad aiutare gli altri e seguì sempre i preziosi consigli del nonno…

Passarono gli anni. Qodirjon crebbe.

Arrivò il momento in cui il mondo digitale raggiunse il suo apice. Nuove fabbriche sorsero una dopo l’altra.
Nel novembre 2025 tutti parlavano della stessa notizia:
Tashkent è stata classificata come la seconda città più inquinata al mondo.

L’autunno stava cedendo il passo all’inverno…
Ma nel paese non pioveva ancora…

Sì, eravamo arrivati ai giorni in cui la gente si riuniva nelle moschee per pregare Allah affinché facesse piovere.

E Qodirjon continuava ad aiutare gli altri, continuava a fare tutto il possibile per proteggere la natura.
Ma perché deve respirare l’aria inquinata creata da altri?

Ma perché?

Autrice: Bahriddinova Jasmina Fazliddin qizi
Studentessa dell’Università statale di Navoiy, Facoltà di lingue e letterature straniere (inglese), 1° anno

Baxriddinova Jasmina Fazliddin qizi è nata il 28 agosto 2007 nel distretto di Jondor, nella regione di Bukhara. Si è diplomata presso la scuola n. 37 del suo distretto. Attualmente frequenta il primo anno presso l’Università Statale di Navoi, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere (inglese).

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Elisa Mascia e Pietro La Barbera presentano l’artista Ivan Alfaro

Foto: Pietro La Barbera – Elisa Mascia – Ivan Alfaro

Biografia di Iván Alfaro “Ivánovich”

Iván Alfaro, conosciuto in Costa Rica come Ivánovich, nacque a San Ramón, in Costa Rica, dove fin da piccolo scoprì nella pittura un linguaggio intimo ed essenziale. Il suo legame con l’arte iniziò durante l’infanzia, quando la passione per i pastelli e gli elogi occasionali risvegliarono in lui la certezza – riconosciuta anni dopo – che la pittura sarebbe stata più di un hobby: sarebbe stata una vocazione.

Sebbene l’arte fosse praticamente assente dal sistema scolastico durante i suoi sei anni di scuola primaria in Costa Rica, Iván sperimentò il suo primo netto contrasto alle scuole secondarie: i suoi progressi spontanei rispetto ai suoi compagni di classe confermarono che la sua strada era quella della creazione. A 18 anni, decise fermamente di voler diventare pittore.

A 22 anni, dopo anni di lavoro nel suo studio, iniziò a dedicarsi all’autodidatta, riproducendo le opere dei grandi maestri del Rinascimento e del Barocco – tra cui Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Sandro Botticelli – esperienze che plasmarono profondamente il suo percorso artistico. Tra il 2011 e il 2014, studiò in diversi workshop con diversi artisti, acquisendo tecniche e risorse che sarebbero poi diventate parte integrante della sua ricerca personale di un linguaggio artistico personale.

Nel 2014, iniziò a insegnare in uno spazio all’interno del municipio di San Ramón, dove per quattro anni tenne lezioni di disegno e pittura a persone con mezzi limitati, che contribuirono con il loro contributo alle spese di viaggio per San José. Nel 2017, iniziò i suoi studi artistici formali presso la Casa del Artista (ECA). Contemporaneamente, le sue prime mostre e gli articoli su quotidiani nazionali e internazionali segnarono i suoi primi passi nel mondo della pittura.

Con l’inizio del 2019, Ivanovich decise di sintetizzare tutta la sua ricerca e sperimentazione accumulata. A 30 anni, realizzò un dipinto a olio su tela (2,10 x 1,40 m), in cui condensò dodici anni di ricerca pittorica. Con quest’opera, si considerava aver trovato una “nicchia cosmogonica”, un punto di riferimento da cui iniziare a sperimentare non solo in termini stilistici, ma anche nell’espressione profonda di inquietudini, emozioni e idee che lo accompagnavano fin dall’infanzia.

Nel 2022, spinto da una decisione quasi romantica e apparentemente casuale, si recò a Roma, città che si sarebbe rivelata cruciale per la sua vita artistica. Nel novembre di quell’anno, dopo aver superato numerose difficoltà, fu invitato a esporre le sue opere presso l’Associazione Culturale della Santa Sede a Roma. Il 17 dicembre 2022, a 33 anni, divenne membro di questa associazione ed espose le sue opere presso la Chiesa di Santa Maria Addolorata a Trastevere. Durante il suo soggiorno romano, ha studiato attentamente l’opera di Caravaggio, Canova, Michelangelo e altri grandi maestri.

Nel 2023 è tornato in Costa Rica, approfondendo la pittura murale. Nel 2024 è tornato a Roma per proseguire la sua ricerca sull’arte sacra, in particolare sulla pittura barocca, che lo ha affascinato ancora di più. Nel 2025 è tornato in Costa Rica per accettare commissioni ricevute a Roma, una responsabilità che considera un immenso onore. Attualmente sta lavorando a un dipinto per l’Ambasciata del Costa Rica a Roma, oltre a diverse tele per chiese progettate dal grande architetto barocco Francesco Borromini e ad altre opere per una chiesa attribuita ad Angelo Massarotti, spazi che ospitano dipinti di maestri come Carlo Maratti e Marco Benefial, tra gli altri. Per Ivánovich, lavorare in questi contesti è un privilegio e la realizzazione di un sogno.

Oltre ai suoi progetti, continua a tenere corsi di disegno e pittura nel suo studio a San Ramón.

Sebbene le sue prime influenze provenissero da Botticelli, Leonardo, William Bouguereau, Rembrandt, Alexandre Cabanel, Caravaggio e altri maestri, Ivanovich afferma che la sua ispirazione più profonda deriva dal tentativo di onorare la condizione umana: unica e irripetibile.

Domande:

  1. Quando ripensi al bambino che scoprì nei pastelli il suo primo linguaggio segreto, senti ancora quella stessa scintilla ogni volta che inizi un nuovo dipinto?

1Sì, assolutamente, con la differenza che ora il colore integra esperienze maturate nel corso degli anni, anche se più che esperienze sono un tentativo di “chiarire” il mio modo di sentire, comprendere e vedere quelle esperienze. Quando c’è un’identificazione molto compulsiva con quell’interpretazione, tendo anche a trovarvi qualcosa della mia ombra, e della mia scintilla. Che di solito non sono ciò che sembrano dopo il processo creativo. Alla fine, vedo l’opera, ma non c’è più alcuna costrizione o forza… Questo mi ricorda una poesia di Charles Bukowski… Arte: Quando lo spirito svanisce, appare la forma.

  1. Quale fragilità o intuizione della tua infanzia senti di portare ancora oggi sulla tela, come una verità che continua a bussare da dentro?

2 L’intuizione che ci sia qualcosa di incompleto, non solo nella capacità di un colore, qualcosa di intensificare, di completare, il livello vibratorio di qualsiasi cosa, pura bellezza in termini di emozione, radiosa, forte e fresca, piena di luce… Come le ombre di Caravaggio, o la luce di Van Gogh, ma, come la loro chiara oscurità, forse, cerca di esprimere qualcosa di una natura, per mezzo di un’altra… Come il desiderio di raccontarsi un segreto. Inconsapevolmente, come nella mia infanzia ma nello stesso tentativo, un tentativo utopico si imprime davanti a me, un residuo di goffa, fragile innocenza, il voler dire tutto a parole senza linguaggio (metaforicamente parlando). Nel desiderio incompleto di totalità, di distillare tutta la mia anima in un riflesso di luce, ultimo, definitivo e assoluto.

  1. Nell’autodidatta che copiava i maestri del Rinascimento e del Barocco, qual era la domanda più urgente che cercavi di rivolgere all’arte – e che forse solo oggi inizi a comprendere?

3 È una domanda dentro altre domande. Come posso mantenere accesa la mia fiamma sotto un mare di mistero e talvolta di caos, senza negare la coesistenza che deriva dall’essere parte intrinseca di un tutto? Come posso definire il mio essere quando a volte sono solo un numero nel mondo in cui sono in qualche modo immerso? E non meno intrigante, come posso combinare queste definizioni in un’unica opera, senza che le contraddizioni insite in quel caos, quel mistero e quelle diverse versioni di me stesso limitino o ostacolino il potere della verità in essa racchiuso?

  1. Cos’hai provato davvero nel momento in cui hai capito di aver trovato la tua “nicchia cosmogonica”? È stato un approdo, o un nuovo inizio più vasto del previsto?

4Entrambi, simultaneamente, perché in termini pittorici c’è un approdo nel dover coesistere, in qualche modo, co-creare utilizzando risorse, tecniche, filosofiche, mitologiche, ecc., che già esistevano. D’altra parte, è un punto di partenza verso
un viaggio di esplorazione, del mio essere come esperiente e spettatore, poiché questa nicchia diventa una sorta di filtro attraverso il quale
mi espando
nell’insoddisfazione di illuminare altri aspetti dell’esistenza dalla mia prospettiva. Ammetto che c’è qualcosa nel mio modo di filtrare tutto ciò che esiste, per cui sento una “compulsione”, nel modo in cui cerco di esprimerlo e in questo processo la nicchia stessa si trasforma a poco a poco.

  1. Nel confronto silenzioso con Caravaggio, Michelangelo o Botticelli, quali parti della tua umanità senti che si sono rivelate più chiaramente a te stesso?   #5..Come un pittore di martiri come Caravaggio, ho finito per sperimentare la violenza nella mia vita, senza che quell’ombra fosse una ragione per smorzare la feroce esplosione di luce nella mia opera. Al mio primo arrivo a Roma e con le difficoltà che ne sono derivate, ho ricordato la mia fede, loro, e ho visto le loro opere a ogni “passo”, in ogni chiesa. Di fronte alle loro opere mi sono detto: sono un essere umano effimero, che vive in una città “eterna”.
  2. Quando insegni a chi ha mezzi limitati, ti capita di riconoscere negli occhi degli allievi la stessa urgenza creativa che ti ha portato fino a Roma? E cosa suscita in te quella risonanza?

    #6..È possibile. Ciò che mi ha portato a Roma è stato parte del viaggio della mia vita: la pittura, e cosa può significare in momenti e situazioni diverse. La mia motivazione da bambino era forse solo quella di impregnare di colore una superficie monocromatica; nella mia adolescenza, usare quell’impulso per curare una profonda depressione; e nella mia età adulta, quando ho deciso di andare a Roma, è stata la decisione di rimanere a galla, come pittore e come uomo, sulla mia zattera di salvataggio, che, tra le altre cose, è stata per me la pittura, più che la consapevolezza di sapere quale mare mi mancasse. Aggiungerei che è sempre stato l’essere, più che il fare, l’avere o il dove essere, la motivazione nelle diverse fasi della vita. Attraverso di esse, ho imparato quanto sapevo e quanto devo ancora imparare, e che, sebbene galleggiamo tutti su mari diversi, abbiamo quella connessione attraverso il “viaggiare sullo stesso tronco”, che è la pittura.

    7. Qual è il peso emotivo – o la leggerezza – di sapere che le tue opere entreranno in dialogo con gli spazi creati da Borromini o con dipinti di maestri come Maratti e Benefial? Ti senti accolto, giudicato, o trasformato da quei luoghi?

    7 Innanzitutto, come ogni commissione che ricevo da persone e istituzioni diverse, la considero una provvidenza divina, perché è in virtù della mia crescita personale che la ricevo e del mio desiderio di servire l’istituzione che mi ha accolto a Roma, non solo come pittore ma anche come migrante in una situazione di vulnerabilità. Non credo di essere pienamente consapevole di cosa questo implichi, sapere che in qualche modo la mia vita e il mio lavoro si sono incrociati con quelli di questi virtuosi è qualcosa che non può ignorare il sentimento e l’emozione, ma mi ispira anche a servire con le mie conoscenze e competenze, e cerco sempre di affrontarlo nel modo migliore possibile. Più che un giudizio, sento una grande responsabilità nei confronti del patrimonio culturale dell’umanità, dell’Italia, della Chiesa. È possibile che, come ogni progetto che intraprendo, anche questo continuerà a trasformarmi, come già sta facendo, senza che io abbia idea di quanto lontano andrà. Sento la chiamata alla coerenza con questo, anche se credo che dipingere un fiore significhi parlare del suo creatore, toccare la teologia nell’arte sacra comporta una responsabilità ulteriore.

    8. In che modo il tuo desiderio di “onorare la condizione umana, unica e irripetibile” si manifesta oggi nella tua pittura: come un voto, un atto di gratitudine, un compito o un mistero che continua a superarti?

8- Sebbene io creda che sia la condizione esistenziale più basilare, che sia positiva e creativa in sé, e che onori se stessa, in senso positivo o negativo, l’estasi che deriva dall’esserne consapevoli mi impone che goderne dovrebbe essere il modo migliore per ringraziarla. Non disonorarla è forse la parte più difficile: non giudicare, né giudicare se stessi, e onorare e non disonorare altri esseri unici. Ciò significa che l’impatto di quel godimento sugli altri è anche per il loro godimento; quindi, dovrebbe essere un’esperienza piacevole… Dipingere lo è sempre.

Hola gente maravillosa!! 

Bienvenidos a todos,
Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos.
Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida.
Junto a Pietro La Barbera continuamos  nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial
de Iván Alfaro Ivánovich – Costa Rica
quien nos fue presentado por nuestro amigo Carlos Jarquin, a quien saludamos y agradecemos su amable colaboración con un abrazo planetario.

Biografía de Iván Alfaro “Ivánovich”

Iván Alfaro, conocido en su país como Ivánovich, nació en San Ramón, Costa Rica, donde desde temprana edad descubrió en la pintura un lenguaje íntimo y necesario. Su vínculo con el arte comenzó en la infancia, cuando la fascinación por las crayolas y los elogios ocasionales despertaron en él la certeza —años después reconocida— de que la pintura sería más que un pasatiempo: sería una vocación.

A pesar de que durante los seis años de educación primaria en Costa Rica el arte estuvo prácticamente ausente del sistema escolar, Iván tuvo en la secundaria su primer contraste claro: su avance espontáneo frente a sus compañeros confirmó que su camino era el de la creación. A los 18 años, decidió con firmeza que quería ser pintor.

A los 22, luego de años trabajando en su taller, comenzó a reproducir de forma autodidacta a los grandes maestros del Renacimiento y el Barroco —Leonardo da Vinci, Miguel Ángel Buonarroti, Sandro Botticelli, entre otros— experiencias que marcaron profundamente su formación. Entre el 2011 y el 2014 estudió en diversos talleres con distintos artistas, sumando técnicas y recursos que más tarde integrarían su búsqueda personal de un lenguaje artístico propio.

En 2014, inició su labor docente en un espacio del edificio municipal de San Ramón, donde durante cuatro años impartió clases de dibujo y pintura a personas de escasos recursos, quienes aportaban lo que podían para cubrir sus viajes a San José. Fue en 2017 cuando comenzó sus estudios formales de arte en la Escuela Casa del Artista (ECA). Paralelamente, sus primeras exposiciones y reportajes en periódicos nacionales e internacionales dieron a conocer sus pasos iniciales en el mundo de la pintura.

Con el inicio del 2019, Ivánovich decidió sintetizar toda su investigación y experimentación acumulada. A sus 30 años realizó una obra en óleo sobre lienzo (2.10 x 1.40 m), en la que condensó doce años de exploración pictórica. Con esta obra considera haber encontrado un “nicho cosmogónico”, un punto de referencia desde el cual comenzó a experimentar no solo en términos estilísticos, sino en la expresión profunda de inquietudes, emociones e ideas que lo acompañan desde la niñez.

En 2022, movido por una decisión casi romántica y dejada al azar, viajó a Roma, ciudad que terminaría siendo crucial para su vida artística. En noviembre de ese mismo año, tras superar numerosas dificultades, fue invitado a exponer su obra con la Asociación Cultural de la Santa Sede en Roma. El 17 de diciembre de 2022, con 33 años, pasó a formar parte de esta asociación y exhibió su obra en la Iglesia de Nuestra Señora de los Siete Dolores, en Trastevere. Durante su estancia en Roma estudió de cerca la obra de Caravaggio, Canova, Miguel Ángel y otros grandes maestros.

En 2023 regresó a Costa Rica, profundizando entonces en la pintura mural. En 2024 volvió a Roma para continuar su investigación sobre la pintura sacra, especialmente la pintura barroca, que lo cautivó aún más. En 2025 retornó a Costa Rica para asumir los encargos recibidos en Roma, una responsabilidad que considera un honor inmenso. Actualmente trabaja en una pintura para la Embajada de Costa Rica en Roma, así como en diversas telas destinadas a iglesias diseñadas por el gran arquitecto del Alto Barroco Francesco Borromini, y otras obras ubicadas en una iglesia atribuida a Angelo Massarotti, espacios que albergan pinturas de maestros como Carlo Maratti y Marco Benefial, entre otros. Para Ivánovich, trabajar en estos contextos es un privilegio y la realización de un sueño.

A la par de sus proyectos, continúa impartiendo clases de dibujo y pintura en su taller en San Ramón.

Aunque sus primeras influencias provienen de Botticelli, Leonardo, William Bouguereau, Rembrandt, Alexandre Cabanel, Caravaggio y otros maestros, Ivánovich afirma que su inspiración más profunda nace del intento de honrar la condición humana: única e irrepetible.

Preguntas
1. Cuando recuerdas al niño que descubrió su primer lenguaje secreto en los pasteles, ¿sigues sintiendo esa misma chispa cada vez que empiezas un nuevo cuadro?

#1Si, totalmente,con la difencia de  que ahora el color integra experiencias que han llegado con los años ,aún que  más que vivencas , son un intento de  “dilucidar”mi forma de sentirlas ,entenderlas  y ver esas experiencias.Cuando hay una identificación muy compulsiva hacia esa interpretación,también suelo encontrar en ellas ,algo de  mi sombra, y de mi chispa. Las cuales suelen no ser tales ,luego del proceso creativo.Al final veo la obra pero ya no hay compulsión ni fuerza …Esto me recuerda un poema de Charls Bokowsky…Arte:Cuando se desvanece el espíritu,aparece la forma.

2. ¿Qué fragilidad o intuición de tu infancia sientes que aún hoy plasmas en el lienzo, como una verdad que sigue llamando desde dentro?
#2La intuición de que hay algo incompleto ,no solo en la capacidad de un color,.algo por intensificar,por completar ,el nivel vibratorio de cualquier cosa , la belleza pura en  términos de emoción, radiante,fuerte y fresca llena de luz…Como las sombras de Caravaggio,o la luz de vangoh ,pero, que como la clara oscuridad de ellos ,tal vez, intenta expresar algo de una naturaleza, por medios de otra dstinta..Cómo el deseo de contarse un secreto propio a uno mismo .Sin querer, como en mi niñez pero en el mismo intento ,queda plasmado ante mi,un intento utópico un remanente de torpe inocencia ,frágil,de querer decirlo todo en palabras sin lengua(metaforicamente hablando).En el deseo incompleto de totalidad ,de decantar toda mi alma en una reflejo de luz ,último, definitivo y absoluto.


3. Como artista autodidacta que copió a los maestros del Renacimiento y el Barroco, ¿cuál fue la pregunta más urgente que intentaste plantearle al arte, y que quizás apenas ahora estás empezando a comprender?

#3Es una pregunta en varias preguntas.Cómo mantener mi antorcha encendida bajo un mar de misterio y aveces caos,sin negar la coexistencia que conlleva ser parte inherente de un aglomerado ? como determinar mi ser siendo aveces un simple número para el mundo en el que de algunas manera estoy inmerso ?y no menos intrigante ,como chesionar esas determinaciones en una sola obra, sin que las contradicciones que conlleva ese caos, ese misterio, y esas distintas versiones sobre mi ser, limiten, o impidan la fuerza de la verdad en ella?


4. ¿Qué sentiste realmente al darte cuenta de que habías encontrado tu “nicho cosmogónico”? ¿Fue un punto de aterrizaje o un nuevo comienzo, más amplio de lo esperado?


4 Las dos, simultáneamente por qué en términos pictoricos hay un aterrizaje al tener que coexistir con,de alguna forma, cocrear  utilizando recuersos,técnicos,filosóficos,mitológicos etc ,que ya existían.por otra parte es un punto de partida hacia
a un viaje de exploración ,de mi propio ser como experimentador y expectador,pues este nicho viene a ser una especie de filtro por medio del
Cual  me voy
expandiendo en la inconformidad de alumbrar otros aspectos de la existencia desde mi óptica,Admito que hay algo de mi propia forma de filtrar cada cosa existente,por la que siento una “compulsión”,en la forma en la que busco expresarla y en ese proceso el mismo nicho se transforma poco a poco.

5. En tu encuentro silencioso con Caravaggio, Miguel Ángel o Botticelli, ¿qué partes de tu humanidad sientes que se te han revelado con mayor claridad?

5 Sandro Botticelli, Caravaggio,Miguel Ángel ,a ellos, y a otros artistas debo una parte determinante de mi inspiración., que ahora se ha convertido en parte de mi camino de vida.El como un pintor con una visión tan  idilica de la vida,Como Botticelli tuvo que probar la dureza de la miseria económica,su
crudeza ,y dificultad ,ver como eso no mató en su obra ese idilismo..Cómo un artista  tan absorto en su propio mundo interior como Miguel Ángel Buonarroti tuvo que vivir contratiempos que lo condicionaron desde el mundo exterior,viviendo  su obra entre personajes atemporales ,y a menudo ,poderosos.
Como un pintor de mártires como Caravaggio,termino experimentando la violencia en su propia vida, sin que semejante sombra fuera motivo para atenuar el aguerrido golpe de luz en su obra.En Mi primera llegada a Roma y con las
dificultades las que se me plantearon, los recordé mi fe,, a ellos y vi sus  sus obras a cada “paso”,por
Cada iglesia .Frente a sus obras  me dije ,soy un humano efimero,viviendo una ciudad “eterna”.

6. Cuando enseñas a personas con recursos limitados, ¿reconoces a veces en los ojos de tus alumnos la misma urgencia creativa que te llevó a Roma? ¿Y qué evoca esa resonancia en ti?

#6..Es posible.Lo que me llevo a Roma fue parte de mi camino de vida, la pintura ,y lo que ella puede significar en distintos momentos, y situaciones de la vida.Mi motivación de niño tal vez fue solo impregnar de color alguna superficie monocromática,en mi adolescencia usar ese impulso para sanar una profunda depresión,y en mi adultez ,cuando decido viajar a Roma, fue la desición de mantenerme a flote, como pintor, y como hombre ,sobre mi tabla de naufragios,que entre otras cosas , ha sido para mí la pintura., más que la conciencia de saber sobre cuál mar estaría faltando.Acotaria que siempre fue el ser ,más que el hacer ,el tener, o el dónde estar, la motivación en las distintas etapas, de la vida.Con ellos he aprendído cuánto sabía, y cuánto me falta por aprender, y que aunque tosds flotemos en distintos mares tenemos esa conexión por medio de” viajar sobre  el mismo tronco “que es la pintura.

7. ¿Cuál es la carga emocional —o la ligereza— de saber que tus obras dialogarán con los espacios creados por Borromini o con pinturas de maestros como Maratti y Benefial? ¿Te sientes acogido, juzgado o transformado por esos lugares?

7 Ante todo como todo encargo que recibo de distintas personas ,e instituciones lo considero providencia divina,pues es en virtud de mi crecimiento como persona que lo recibo, y del deseo de  servicio a la institución que me acogió en en Roma,no solo como pintor sino como una persona migrante ,y en estado de vulnerabilidad.No creo ser absolutamente conciente de lo que implica esto,saber que de alguna forma  mi vida y obra ,se cruzó  con la de estos virtuosos,es algo que no puede pasar por alto el sentimiento ,y la emoción,pero tambien me inspira servir con mis conocimientos, y habilidades ,y siempre trato de asumirlo de la mejor manera.Mas que juicio siento una gran responsabilidad,con el patrimonio cultural de la humanidad,de Italia, de la iglesia.Es posible que como todo proyecto que asumo este también me siga transformando ,como ya lo está haciendo sin tener idea hasta dónde llegará.Siento una llamado con esto a la coherencia, aún que creo que pintar una flor es hablar de su creador,tocar teologia en la obra sacra ,conlleva una responsabilidad adicional.

8. ¿Cómo se manifiesta hoy en tu pintura tu deseo de «honrar la condición humana única e irrepetible»: como un voto, un acto de gratitud, una tarea o un misterio que te sigue superando?





Aunque creo que es la condición existencial más elemental ,y  que es positiva, y creativa en si misma ,y que se honra por si sola ,sea de forma positiva,o negativa,el éxtasis que conlleva ser consciente de ello, me dicta que el disfrutarlo debería ser la mejor forma de a
Agraradecerlo.No deshonrarlo ,es tal vez la parte más difícil,el no juzgar ,ni juzgarte ,y en qué honre y no deshonre a los otros seres unicos,conlleva que el impacto de ese disfrute en los demás también sea para su disfrute ,por lo tanto debería ser una experiencia agradable…La pintura siempre lo es.

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Alla ricerca della vera bellezza con Pietro La Barbera ed Elisa Mascia, intervista all’ artista Ivan Alfaro

Cultura e illuminismo sono due pilastri inscindibili che plasmano l’identità e lo sviluppo di ogni società. La cultura riflette i valori, le tradizioni e le espressioni creative di una nazione, mentre illuminismo rappresenta la conoscenza, l’istruzione e la crescita intellettuale degli individui.

Foto cortesia di Musurmonova Sanobar Ruzievna


Cultura e Illuminismo: lo specchio del progresso della società

Cultura e illuminismo sono due pilastri inscindibili che plasmano l’identità e lo sviluppo di ogni società. La cultura riflette i valori, le tradizioni e le espressioni creative di una nazione, mentre illuminismo rappresenta la conoscenza, l’istruzione e la crescita intellettuale degli individui. Insieme, fungono da specchio, mostrando il progresso e la maturità di una comunità.

Una società ricca di cultura alimenta il rispetto per la storia, l’arte e i valori morali. Il patrimonio culturale fornisce agli individui un senso di appartenenza e rafforza la coesione sociale. L’Illuminismo rafforza le persone con il pensiero critico, la conoscenza e la capacità di prendere decisioni informate. Incoraggia l’innovazione, il progresso scientifico e lo sviluppo morale.

L’interazione tra cultura e illuminismo crea una società equilibrata e armoniosa. Quando l’istruzione e la conoscenza sono guidate dai valori culturali, gli individui sviluppano responsabilità, etica e rispetto per la diversità. Allo stesso modo, una cultura fiorente ha bisogno di cittadini illuminati che sappiano preservare le tradizioni e al contempo accogliere cambiamenti positivi.

Nell’era moderna, la globalizzazione e i progressi tecnologici hanno aumentato l’accesso alla conoscenza e allo scambio culturale. Ciò presenta sia opportunità che sfide: le società possono imparare le une dalle altre, ma devono anche proteggere la propria identità culturale. L’istruzione e la consapevolezza culturale sono cruciali per orientarsi in questo mondo complesso, garantendo che il progresso non avvenga a scapito del patrimonio culturale e dei principi etici.

In conclusione, cultura e illuminismo sono specchi che riflettono il progresso della società. Una nazione che investe sia nella propria ricchezza culturale che nella crescita intellettuale promuove una comunità dinamica, responsabile e prospera. Comprendere questa connessione è essenziale per costruire un futuro in cui tradizione e modernità coesistano armoniosamente.

Musurmonova Sanobar Ruzievna è nata il 20 dicembre 1981 nel villaggio di Dolonsoy, nella città di Tursunzoda, nella Repubblica del Tagikistan. Ha studiato presso la scuola n. 71 del suo distretto e, dopo la laurea, si è iscritta all’Università Russo-Tagika (Slava) di Dushanbe, dove ha studiato presso la Facoltà di Filologia dal 2002 al 2008.

Nel 2007 si è sposata e si è trasferita nel quartiere di Ulankul, nel distretto di Uzun, nella regione di Surkhandarya, nella Repubblica dell’Uzbekistan. Dal febbraio 2012 lavora come insegnante di lingua russa presso la scuola n. 25 del distretto di Uzun.

Durante gli anni da studentessa, i suoi articoli come “La lettera in mano” e “Educazione della gioventù” sono stati pubblicati su diversi giornali. Nel 2013-2015, le sue poesie – “Ninnananna”, “Madre”, “Patria” – sono apparse sul quotidiano Bobotog Tongi. Appassionata di letteratura, nutre un’affinità con la tradizione letteraria russa e uzbeka.

Attualmente continua a insegnare la lingua russa ai giovani; molti dei suoi studenti studiano all’università. Come insegnante dedita e devota, è un modello per i giovani educatori.


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Yannis Fikas presidente dell’ Accademia Farsala ha presentato a Guadalajara, Jalisco, dal 5 al 7 dicembre 2025 in Messico e presso l’Università Pedagogica Statale di Mosca.

Foto cortesia del prof Yannis Fikas presidente dell’ Accademia Farsala

È il lavoro che Yanni Fikas ha presentato a Guadalajara, Jalisco, dal 5 al 7 dicembre 2025 in Messico e presso l’Università Pedagogica Statale di Mosca,


Yannis Fikas è fondatore e presidente dell’Accademia di Farsala.
È giornalista della F.I.J.E.T., Federazione Internazionale dei Giornalisti e degli Scrittori del Turismo.
È stato Direttore di Studi Umanistici al BCA College dal 2020 al 2023, Direttore delle Relazioni Aziendali e della Formazione Cooperativa al New York College e Professore di Filosofia alla State University of New York/Empire State College dal 2012 al 2019, Direttore Esecutivo per le Tecnologie dell’Apprendimento presso l’American College of Greece dal 1995 al 2011 e Professore a contratto di Filosofia Rinascimentale presso il Master in Filosofia dell’Università di Atene dal 2001 al 2008.
Ha conseguito una laurea triennale in Informatica presso l’Università di Patrasso e un dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università di Atene.  È autore di otto libri di contenuto filosofico e antropologico:
I miti del mondo antico, Atene, M. Sideris, 2019.
La città nel tempo e nello spazio, Arte, filosofia, politica, Atene, M. Sideris, 2018.
Filosofia e leadership, Atene, M. Sideris, 2017.
Mondo, città e uomo, Testi filosofici, Atene, Nikas, 2016.
Giordano Bruno, Il suo posto nella storia della filosofia e delle idee, Atene, Nikas, 2012.
Percorsi di arte e saggezza, Atene, Nikas, dicembre 2010.
Arte e cultura del mondo antico, Atene, Karakotsoglou, 2005.
Miti e comunicazioni, Atene, Nikas, 2003.
Giordano Bruno, Il suo posto nella storia della filosofia e delle idee, Atene, Ellinika  Grammata, 2000.
La filosofia come stile di vita
dalla filosofia greca antica alla filosofia rinascimentale

L’uomo nella filosofia greca antica
I filosofi orientali e occidentali credono che gli esseri umani siano composti da mente, anima e corpo e che esistano due tipi di conoscenza: quella sensoriale e quella intellettuale. Vista e udito, insieme al tatto, che si sono sviluppati nel corso dei secoli più del gusto e dell’olfatto, rappresentano il primo gradino che conduce gli esseri umani dalla Bellezza del mondo sensoriale al secondo gradino, quello dell’Amore, che caratterizza il mondo psicologico, e infine al terzo gradino, l’Eudaimonia, che caratterizza il mondo spirituale.
Pensavano anche che, una volta che l’immaginazione riceve belle immagini attraverso la vista e suoni armoniosi attraverso l’udito, formulasse nuovamente nella mente le immagini di queste cose materiali e suoni, mentre l’attenzione costante e la coscienza affinano i sensi e conferiscono qualità alla vita. Inoltre, credevano che fosse possibile per l’anima trascendere la sua natura inferiore;  Tuttavia, per riuscirci e unirsi all’Uno attraverso l’intelletto, sono necessari uno sforzo laborioso e costante e l’aiuto del rituale, dell’immaginazione creativa e della coltivazione della virtù di riconoscere il mondo concepibile.

Democrito (460-370 a.C.) credeva che esistessero due tipi di conoscenza, quella acquisita attraverso i sensi (conoscenza sensoriale) e quella acquisita attraverso l’intelletto (conoscenza intellettuale). Di queste due, egli chiama “genuina” quella derivante dall’intelletto, attribuendole affidabilità, tale da formare un giudizio ragionevole, mentre definisce “oscura” l’altra derivante dai sensi, negandone l’infallibilità nel discernimento del vero (Sesto Empirico, Contro i matematici VII, 138).
Democrito insegnava che gli esseri umani che desiderano avere serenità d’animo non dovrebbero impegnarsi in molte attività, né private né pubbliche, né scegliere attività al di là delle proprie forze e capacità naturali.  (Stobeo, Antologia IV, 39, 25).
Gli esseri umani raggiungono questa serenità con la moderazione nei piaceri e con la proporzione nella loro vita. Al contrario, la privazione e l’eccesso tendono a fluttuare e a causare grandi turbamenti nell’anima; e le anime che cambiano a intervalli prolungati non sono né stabili né tranquille… Attenendoti a questa massima, trascorrerai la tua vita in maggiore tranquillità e allontanerai non poche delle piaghe della vita: invidia, gelosia e amarezza d’animo (Stobeo, Antologia II, 1, 210).

Socrate (470/469 – 399 a.C.) credeva che il metodo dialettico non fosse la saggezza in sé, ma il metodo che ricerca l’essenza delle cose, la verità, e che conduce alla saggezza e alla felicità interiore. Il metodo dialettico è quello che libera l’anima dai sensi, la conduce al mondo delle idee e le permette di vagare liberamente nelle varie fasi dell’esistenza. Secondo Socrate, non siamo perfetti, ma possiamo percorrere il sentiero della perfezione, purificarci dall’ignoranza che vela la nostra Saggezza e liberarci da preconcetti e false credenze. Attraverso il suo costante interrogarsi, Socrate conduceva le anime dei suoi interlocutori alla luce e alla saggezza. In realtà, la saggezza è parte dell’anima fin dall’inizio del mondo, ma è stata dimenticata a causa dell’incarnazione dell’anima nel mondo materiale.
Per Socrate, l’obiettivo degli esseri umani non è la conoscenza, ma la felicità interiore, l’eudaimonia. Il movente di tutto ciò che facciamo è la felicità, il fine ultimo.  La felicità non si riferisce solo al proprio interesse o piacere, ma non esclude nemmeno questi due. È una felicità interconnessa con la virtù, ovvero uno stato di coscienza che ci permette di entrare a far parte del mondo degli dei, stabile e solidale, ma allo stesso tempo di sperimentare principi e valori della vita quotidiana, nel mondo naturale, mutevole e caotico.
Socrate sa di poter risvegliare nel suo interlocutore la conoscenza nascosta dentro di sé. Come un bravo attore, finge di non sapere nulla. Fingendo ignoranza e ingenuità, avvia un dialogo adottando il punto di vista del suo interlocutore e lo sfida costantemente a concordare con lui, portandolo così a giungere a conclusioni logiche. In questo modo, aiuta il suo interlocutore a entrare in contatto con la propria coscienza.
Secondo Socrate, Eros (Amore) è la forza che riconcilia gli opposti e unisce i diversi livelli di coscienza in un mondo frammentato da tensioni, interessi, ansia ed eccessivo egocentrismo.  Nel Simposio di Platone, Diotima rivela Eros a Socrate. “Tende trappole per le anime nobili perché è coraggioso, un cacciatore altamente abile che ha una genuina sete di conoscenza e filosofeggia per tutta la vita”. Eros conduce gli esseri umani dal mondo fisico a quello psicologico e infine a quello spirituale, il mondo celeste, il mondo dell’aurea e celeste Afrodite (Afrodite Urania).
Platone (428-348 a.C.) ritiene che gli esseri umani siano composti da mente, anima e corpo e che l’anima umana sia composta da tre parti: la razionale, la passionale e la passionale. Secondo Platone, la parte passionale dell’anima, caratterizzata da coraggio e passione, era posta più vicino alla testa, tra il diaframma e il collo, affinché potesse ascoltare la ragione e frenare il desiderio (Timeo 70 a.C.).  D’altra parte, la parte appetitiva dell’anima, che desidera cibo, bevande e tutto ciò che le viene imposto dalla natura del corpo, è stata posta tra il diaframma e l’ombelico, più lontana dal centro delle decisioni, in modo da causare il minimo rumore e la minima distrazione alla parte razionale dell’anima (Timeo 70 d-e).


Proprio come un corpo che ha una gamba troppo lunga, o che è asimmetrico sotto qualche altro aspetto, è uno spettacolo sgradevole, e inoltre, quando svolge la sua parte di lavoro, è molto angosciato e compie sforzi convulsi, e spesso inciampa per la goffaggine, ed è causa di infinito male a se stesso, allo stesso modo dovremmo concepire la doppia natura che chiamiamo essere vivente. Se l’anima passionale dell’essere vivente è più potente del corpo, quell’anima, convulsa e riempie di malattie l’intero corpo dell’uomo; e quando è ansioso di perseguire qualche tipo di apprendimento o studio, causa deperimento; o ancora, quando insegna o disputa in privato o in pubblico, e sorgono lotte e controversie, infiamma e dissolve la composita struttura dell’uomo e introduce reumatismi;  Di conseguenza, la maggior parte dei professori di medicina è fuorviata da questo fenomeno e lo attribuisce a cause completamente false… C’è una soluzione a entrambi i tipi di pericolo: non dovremmo esercitare l’anima senza il corpo o il corpo senza l’anima, e così staranno in guardia l’uno dall’altro e saranno sani e ben equilibrati. (Timeo 44 a.C.-C.).
Epicuro (341-270 a.C.) credeva che i criteri della verità fossero i sensi, le emozioni, i preconcetti e le immagini mentali. I sensi costituiscono una vera fonte di conoscenza in quanto forniscono prove della sostanza dei loro oggetti ed evocano emozioni che si imprimono nella memoria. Le emozioni, principalmente quelle di piacere e dolore, ci aiutano a conoscere meglio le cose che dovremmo perseguire o evitare.
Giordano Bruno (1548-1600 d.C.) sosteneva che l’anima umana ha bisogno di essere plasmata e coltivata affinché possa essere in armonia con la mente e il corpo.  La teoria filosofica di Bruno sull’armonizzazione dell’anima con la mente e il corpo si basa principalmente sulla formazione del mondo psicologico attraverso lo sviluppo dell’immaginazione, della memoria, della concentrazione e dell’attenzione. Una volta che l’immaginazione cattura immagini meravigliose attraverso la vista e suoni armoniosi attraverso l’udito, formula nuovamente nella mente le immagini di queste cose materiali e dei suoni, mentre l’attenzione costante e la coscienza raffinano i sensi e conferiscono qualità alla vita. Inoltre, Bruno credeva che la vista e l’udito, che si sono sviluppati più del gusto e dell’olfatto, siano il primo passo che conduce gli esseri umani dal mondo fisico dei sensi al secondo passo, quello dell’amore, che caratterizza il mondo psicologico, e infine al terzo passo, l’eudaimonia, che caratterizza il mondo spirituale. È possibile per l’anima trascendere la sua natura inferiore; tuttavia, necessita di uno sforzo laborioso e costante e dell’aiuto del rituale, dell’immaginazione creativa e della coltivazione della virtù di riconoscere il mondo concepibile, per farlo e unirsi attraverso l’intelletto all’Uno.  Nella sua opera “La cacciata della bestia trionfante”, Bruno associa le diverse parti del corpo alle virtù che gli esseri umani dovrebbero coltivare.
Testa
Verità
Fronte
Percezione
Occhi
Prudenza
Naso
Intelligenza
Orecchie
Udito
Lingua
Onestà e armonia nel parlare
Torace
Astinenza
Cuore
Buon umore e buon umore
Gomito
Pazienza
Schiena
Perdono
Stomaco
Discernimento
Addome
Autocontrollo
Gambe
Equilibrio
Piedi
Diretti
Mano sinistra
Decreti, Legislazione
Mano destra
Logica, Conoscenza, Giustizia, Potere esecutivo




This is the work that Yanni Fikas presented in Guadalajara, Jalisco, from 5 to 7 December 2025 in Mexico and at the Moscow State Pedagogical University,





Yannis Fikas is Founder and President of the Academy of Farsala.
He is Journalist of F.I.J.E.T., Fédération Internationale des Journalistes et Ecrivains du Tourisme.
He was Director of Humanities at BCA College from 2020 to 2023, Director of Corporate Relations & Cooperative Education at New York College and Professor of Philosophy at the State University of New York/ Empire State College from 2012 to 2019, Executive Director for Learning Technologies at the American College of Greece from 1995 to 2011 and a visiting Professor of Renaissance Philosophy in the Master Programme in Philosophy of the University of Athens from 2001 to 2008.
He holds a bachelor’s degree in Computer Science from the University of Patras and a Ph.D. in Philosophy from the University of Athens.
He is the author of eight books with philosophical and anthropological content:
The Myths of the ancient World Athens, M. Sideris, 2019. 
The City in time and space, Art, Philosophy, Politics, Athens, M. Sideris, 2018.
Philosophy & Leadership, Athens, M. Sideris, 2017.
World, City and Man, Philosophical texts, Athens, Nikas, 2016.
Giordano Bruno, His Place in the History of Philosophy and Ideas, Athens, Nikas, 2012.
Paths of Art and Wisdom, Athens, Nikas, December 2010.
Art and Culture of Ancient World, Athens, Karakotsoglou, 2005.
Myths and Communications, Athens, Nikas, 2003.
Giordano Bruno, His Place in the History of Philosophy and Ideas, Athens, Ellinika Grammata, 2000.
Philosophy as a Way of Life
from ancient Greek philosophy to Renaissance  philosophy

Man in ancient Greek Philosophy
Eastern and Western philosophers believe that humans are composed of the mind, the soul and the body and that there are two kinds of knowledge – the sensory and the intellectual. Sight and hearing along with touch, which have developed through the centuries more than taste and smell, are the first step which leads humans from the Beauty of the sensory world to the second step, that of  Love, which characterizes the psychological world and finally to the third step, to Eudaimonia, which characterizes the spiritual world.
They also thought that once imagination receives beautiful images through sight and harmonious sounds through hearing, it formulates in the mind anew the images of these material things and sounds, while the constant attention and conscience refine the senses and impart quality to life. Moreover, they believed that it is possible for the soul to transcend its inferior nature; however, it needs laborious and constant effort and the help of ritual, creative imagination, cultivation of the virtue of recognizing the conceivable world, to do so and unite through the intellect with the One.

Democritus (460 – 370 BC) believed that there are two kinds of knowledge, the one acquired through the senses (sensory knowledge) and the other through the intellect (intellectual knowledge). Of these two, he calls the one deriving from the intellect ‘genuine’ ascribing reliability to it, so as to form reasonable judgment, while he calls the other deriving from the senses ‘dark’ denying that it is unerring with regard to the discernment of what is true (Sextus Empiricus, Against Mathematicians VII, 138).
Democritus taught that humans who wish to have serenity of the spirit should not engage in many activities, either private or public, nor choose activities beyond their power and natural capacities.  (Stobaeus, Anthology IV, 39, 25).
Humans achieve this serenity by moderation in pleasure and by proportion in their life. On the contrary, deprivation and excess are apt to fluctuate and cause great perturbations in the soul; and souls which change over great intervals are neither stable nor tranquil… Holding fast to this saying you will pass your life in greater tranquility and will avert not a few of the plagues of life—envy, jealousy and bitterness of mind (Stobaeus, Anthology ΙΙΙ, 1, 210).

Socrates (470/469 – 399 BC) believed that the dialectical method is not wisdom itself but the method which seeks for the essence of things, the truth, and which leads to wisdom and inner happiness. The dialectical method is the one which sets the soul free from the senses, leads it to the world of ideas and allows it to roam freely in the various stages of existence. According to Socrates, we are not perfect but we can walk the path of perfection, get purified from our ignorance that veils our Wisdom, and be liberated from preconceptions and false beliefs. Through his constant questioning Socrates led the souls of his interlocutors to the light and wisdom. Actually wisdom has been part of the soul since the very beginning of the world, but has been forgotten due to the embodiment of the soul into the material world.
For Socrates the goal of humans is not knowledge but inner happiness, eudaimonia. The motive of whatever we do is happiness – the ultimate goal. Happiness does not only refer to one´s best interest or pleasure but does not exclude these two either. It is happiness interrelated with virtue, meaning  a state of the conscience that allows us to join the world of gods which is stable and solidary, but at the same time, to experience principles and values of everyday life, in the natural world which is changeable and chaotic. 
Socrates knows that he can awaken in his interlocutor the knowledge which is hidden within. Like a good actor, he pretends not to know anything. Feigning ignorance and naivety, he starts a dialogue adopting his interlocutor´s viewpoint and constantly challenges him to agree with him, thus leading him to reach logical conclusions. In this way, he helps his interlocutor to come in contact with his conscience.
According to Socrates, Eros (Love) is the force that reconciliates the opposites and unites the different levels of conscience in a world fragmented by tensions, interests, anxiety and excessive egocentricity. In the Symposium by Plato Diotima reveals Eros to Socrates. “It sets traps for the noble souls because it is courageous, a highly skilled hunter who has a genuine thirst for knowledge and philosophizes in his whole life”.  Eros leads humans from the physical world to the psychological one and finally to the spiritual, the celestial world-the world of the golden and celestial Aphrodite (Aphrodite Urania).
Plato (428-348 BC) believes that humans are composed of the mind, the soul and the body and that the human soul is composed of three parts, the rational, the spirited and the appetitive. According to Plato, the spirited part of the soul, which is characterized by bravery and passion, was set nearer the head, between the midriff and the neck, so that it might listen to reason and bridle desire (Timaeus 70 a-c). On the other hand, the appetitive part of the soul, which desires food, drinks and whatever is imposed on it by the nature of the body, was set between the midriff and the navel farther from the core of decisions so that it may cause the minimal noise and the minimal distraction to the rational part of the soul (Timaeus 70 d-e).
Just as a body which has a leg too long, or which is unsymmetrical in some other respect, is an unpleasant sight, and also, when doing its share of work, is much distressed and makes convulsive efforts, and often stumbles through awkwardness, and is the cause of infinite evil to its own self—in like manner we should conceive of the double nature which we call the living being. If the impassioned soul of the living being is more powerful than the body, that soul, convulses and fills with illnesses the whole body of man; and when eager in the pursuit of some sort of learning or study, causes wasting; or again, when teaching or disputing in private or in public, and strifes and controversies arise, inflames and dissolves the composite frame of man and introduces rheums; as a result, most professors of medicine are misled by this phenomenon and ascribe it to completely false causes… There is one solution to both kinds of danger:—that we should not exercise the soul without the body or the body without the soul, and thus they will be on their guard against each other, and be healthy and well balanced. (Timaeus 44 b-c).
Epicurus (341 – 270 BC) believed that the criteria of truth are the senses, the emotions, the preconceptions and the mental images. The senses constitute a real source of knowledge as they provide evidence for the substance of their objects and evoke emotions that are stamped on memory. The emotions and mainly the ones of pleasure and pain help us to get to know better the things that we should pursue or avoid.
Giordano Bruno (1548-1600 AD) claimed that the human soul needs moulding and cultivation so that it can be in harmony with the mind and the body.  The philosophical theory of Bruno on the harmonization of the soul with the mind and the body is mainly based on the formation of the psychological world through the development of imagination, memory, concentration and attention. Once the imagination captures beautiful images through sight and harmonious sounds through hearing, it formulates in the mind anew the images

of these material things and sounds, while the constant attention and conscience refine the senses and impart quality to life. Moreover, Bruno believed that sight and hearing, which have developed more than taste and smell, are the first step which leads humans from the physical world of the senses to the second step, that of love, which characterizes the psychological world and finally to the third step, to eudaimonia, which characterizes the spiritual world. It is possible for the soul to transcend its inferior nature; however, it needs laborious and constant effort and the help of ritual, creative imagination, cultivation of the virtue of recognizing the conceivable world, to do so and unite through the intellect with the One.
In his work The Expulsion of the Triumphant Beast Bruno associates the different parts of the body with the virtues that humans should develop.
Head
Truth
Forehead
Perception
Eyes
Prudence
Nose
Intelligence
Ears
Hearing
Tongue
Honesty and harmony in speech
Chest
Abstinence
Heart
Good mood and good humor
Elbow
Patience
Back
Forgiveness
Stomach
Discernment
Abdomen
Self-control
Legs
Balance
Feet
Directness
Left hand
Decrees, Legislation
Right hand
Logic, Knowledge, Justice, Executive power

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Il prof.  Yannis Fikas, presidente dell’ Accademia di Farsala, ha presentato il lavoro letterario a Guadalajara, Jalisco, dal 5 al 7 dicembre 2025 in Messico e presso l’Università Pedagogica Statale di Mosca, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

L’arte è un dono di Dio, poesia di Gordana Saric – Montenegro

Foto cortesia di Gordana Saric – Montenegro



L’ARTE È UN DONO DI DIO

L’arte è un dono di Dio, pura e radiosa,
il respiro degli Angeli che parlano con bellezza,
il privilegio delle anime celesti
che regnano gli spazi celesti con rapimento.

L’arte è al di sopra della vita, sublime e sacra
il più grande tesoro dei tesori divini
dove la mente radiosa dei prediletti di Dio
risplende con la potenza del pensiero sul trono del cuore.

L’arte è senza limiti, il suo universo è completo
non conosce né divisioni né passioni folli,
è esaltata nel regno della bellezza
e dura senza tempo sul trono dell’eternità.

GORDANA SARIĆ
MONTENEGRO


ART IS A GIFT FROM GOD

Art is a gift from God, pure and radiant,
the breath of Angels who speak with beauty,
the privilege of heavenly souls
who whit ravishment reign the heavenly spaces.

Art is above life, sublime and holy
the greatest treasure of divine treasuries
where the radiant mind of God’s favorites
shines with the power of thought on the throne of the heart.

Art is without limits, its universe is whole
it knows neither divisions nor maddened passions,
it is exalted in the realm of beauty
and lasts timeless on the throne of eternity.

GORDANA SARIĆ
MONTENEGRO


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Jamila Mazraani-Libano meridionale e il prof Kareem Abdullah -Iraq :  Lettura della poesia della poetessa libanese Jamila Mazraani – La trappola dei sogni delle ceneri. Tel al-Zaatar.

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq e della poetessa Jamila Mazraani-Libano meridionale





((Timo, la ferita che non guarirà e il ricordo vivente))
Lettura della poesia della poetessa libanese Jamila Mazraani – La trappola dei sogni delle ceneri. Tel al-Zaatar.

Scritto da: Karim Abdullah – Iraq

Nonostante la difficoltà di obbedire al poema narrativo espressivo e la difficoltà di scriverlo nel modo tipico, ecco la poetessa libanese: Jamila Mazraani, che ama e a cui è fedele, quindi abbandona metro e rima e lo scrive sotto forma di una serie interconnessa con successivi paragrafi testuali, per esprimere le preoccupazioni dell’anima umana sepolta, e ciò che accade nel profondo dell’anima, per eccitare il destinatario e farlo stare davanti al diluvio del suo linguaggio, stupito, confuso e ansioso. Eccola che lo scrive sotto forma di un blocco compatto, senza divisione o spazi tra i suoi paragrafi testuali. E non lasciare punti tra questi paragrafi, qui li scrive in frasi successive e si allontana molto dalla narrazione narrativa, scrittura continua caratterizzata dall’abbondanza di immagini poetiche, carica di un violento slancio emotivo, frammentazione e combinazione di prosa e poesia, poiché ogni frase in essa è un ricco verso poetico carico di molte connotazioni, visioni e simboli, poiché sappiamo che il poema narrativo espressivo non è una storia come alcuni la immaginano delirante, né è un racconto che ha un tema e una sequenza narrativa. Non contiene nemmeno lo sviluppo di un evento, i suoi paragrafi continuano e si susseguono.

Tornando alla poesia della poetessa (La trappola dei sogni delle ceneri.. Thyme Hill), vediamo e percepiamo chiaramente l’abilità della poetessa mentre si affida alla memoria vivente, inganna e si sforza di perfezionare gli eventi immagazzinati lontano nella sua memoria attiva, e li riversa su una vasta area in questo suo tessuto poetico, riversa tutto ciò che accade nella sua memoria sotto forma di un dipinto morbido con uno slancio mensile e sensuale e una meravigliosa e sincera immaginazione che emana da un cuore tenero che ama la vita e la bellezza. Questa dura prova è fermentata nell’anima della poetessa ed è fluito un torrente di sentimenti feriti e voci rauche. Attraverso il titolo della poesia della poetessa, vediamo come se la poetessa desiderasse che ciò che è accaduto fosse solo un sogno e finisse non appena il sé si risveglia, perché l’orrore della tragedia è stato un disastro umano che è ancora e rimarrà impresso nella memoria, e questo predice ciò che è accaduto e ciò che ha lasciato nelle profondità della memoria.
Così la poetessa inizia la sua poesia in questo linguaggio di dizionario che include / la morte /, come dice lei / i cattivi odori della morte emanati dalle catacombe della storia che vomitano i loro raggi velenosi nei morti del presente /, cerca di collegare il passato al presente, iniziando questa frammentazione con / Un suono di urla che filtra dalla stiratura dei ricordi delle guerre sopra menzionate / Quindi ci troviamo di fronte a un suono di urla che chiedono aiuto e ci aggrappiamo alla vita da/ La pioggia di bombe che piove su una persona indifesa che si è rifugiata nella calma in una breve tregua / Dipinge per noi due immagini diverse e contraddittorie tra / Guerra/e pace/, tra una persona indifesa in cerca di sicurezza e una persona che porta la pace e cerca di togliere la vita, per nessun motivo se non l’abominevole settarismo e l’uccisione a spese dell’identità, del credo e della religione, eccoli qui / i tratti dei volti che brillano dietro il muro del terrore /, e / i singhiozzi dei gabbiani che gracchiano sopra la bocca dei dolori /, e disegnando per noi un altro tragico quadro avvolto nella bruttezza e nell’orrore / stormi di colombe che piangono su tonnellate di cadaveri morti sotto le macerie e i loro dettagli sparsi marciscono /, e la poetessa si chiede mentre si tuffa in un mare di dolore / Non so perché la mia memoria mi abbia portato lì verso i focolai della morte a buon mercato /, Laddove l’uomo ha perso la sua umanità mentre uccideva brutalmente l’anima pacifica e sicura con una brutalità che non sarà dimenticata o cancellata dalla memoria, la poetessa si affida a una memoria viva per raccontare alle generazioni future la storia del dolore e della bruttezza di un’anima. Ha svuotato tutta questa frammentazione dalle sorgenti della sua memoria e ha scritto per noi questo dolore e questa creatività. La sua memoria era una memoria immensa che conteneva molti dettagli del calvario dell’uomo in questa parte della Terra. Questa dura prova è entrata nel laboratorio della memoria vivente E lei è venuta da noi con tutta questa creatività e bellezza, quindi eccola qui a dire – Lo disegna per noi attraverso questo spaventoso passaggio di testo / Dove la creazione veniva venduta all’asta della prostituzione importata per genocidio, in cui ruggiva lo spettro dell’ingiustizia maligna / Quanto più i venti della memoria soffiavano nelle profondità del sé poetico, piovevano una pioggia battente, e quanto più dolorosa era la prova, tanto più chiaro e violento era il suo tessuto poetico, come dice lei, ricordando il passato e in un processo di recupero intelligente e riuscito / vengo uccisa dalla vista della mia povera zia che passa del tempo alla porta del campo a preparare barrette di cioccolato con la farina del tradimento dispettoso per proteggere i suoi figli dalla fame infedele. Un’immagine macchiata di vergogna, prostituzione e disumanità. È come se fossimo in piedi con sua zia e vedessimo cosa sta succedendo e corressimo davanti ai nostri occhi. Il terreno del tempo ha lasciato profondi solchi nella memoria della poetessa, che, nonostante siano trascorsi molti anni dalla tragedia, non è riuscita a cancellarne una parte. Accompagna la coscienza della poetessa. I ricordi amari scorrono contro la sua volontà. Fugge dal suo letto sdraiata nella memoria per esprimere onestamente un ricordo vivo e rinnovato, e poi disegna per noi un’altra immagine di / una donna nell’era delle rose, che raccoglie mazzi di fiori dalle sue guance, mascherata dal suo profumo melodioso e dai palmi estesi del dono, abitata da una gentilezza infinita che non ha eguali/, il dolore ti ha lasciato nella memoria della poetessa fino al punto di esplodere. Se non fosse stato per la scrittura, questo dolore avrebbe lasciato il segno nell’anima della poetessa, e sono certo che l’anima della poetessa è stata afflitta da molto dolore pieno dei ricordi più brutti che accompagnavano la sua memoria, ed è la donna che / occupava i cuori di coloro che la conoscevano da vicino e volevano che si sedesse sul trono del martirio, il suo corpo sottile si frammentava in pezzi sparsi lungo le pareti/,
La poetessa qui esprime onestamente la vita e il suo senso, poiché è una vita frammentata e infiammata nella sua memoria. È anche frammentata e infiammata attraverso il suo linguaggio emozionante e sorprendente. Il luogo è presente e forte e conserva molti ricordi amari. Tutto in questo luogo parla e archivia una dura prova umana avvenuta a Beirut, questo dolore che non vuole finire. La memoria viva della poetessa è stata la vera fonte per registrare questo dolore cronico e disegnare un’immagine della persona distrutta e delusa, un’immagine viva di un’altra persona che ha strappato via la sua umanità.

Afferma: Nessuno è mai riuscito a collezionare antichità importanti e rugiadose come i gigli, quindi non ci sono sepolture durante guerre feroci!  Tutto il rimpianto per la sua giovinezza sfugge all’odore puzzolente della polvere da sparo, che questioni importanti e importanti rimangono impresse nella memoria della poetessa, e questa poesia archivia ciò che è accaduto in passato, e non scompare dalla memoria non importa quanto il sé cerchi di dimenticare o finga di dimenticare, come dice / Ho cercato ripetutamente di oscurare quell’immagine dolorosa, ma non ci sono riuscita affatto, poiché siamo tutti un progetto sterile in una guerra feroce in cui non abbiamo alcun interesse, così qui troviamo una bella prosa e poesia e il linguaggio che si intreccia tra prosa e poesia, mantenendo lo stile della poesia e i ritmi della poesia e catturando i significati profondi e sepolti e diffondendoli sulle corde della memoria, attraverso / il bazar delle crisi permanenti importate /, sì, si tratta di fare offerte superiori, litigare e tornare indietro per interessi personali e lavorare per gli stranieri, così ritorna il sogno mescolato alle ceneri e al fumo di battaglie atroci / il sogno è cenere /, e l’orribile uccisione e la morte a buon mercato, / morte a buon mercato che impedisce ai mulini dei giorni di mordere i granelli di gioia dai confini dell’infanzia torturata? / , Questa infanzia, che assomiglia ai gigli nei suoi semplici sogni infantili / I gigli sognano bambole e profumi di pace e sicurezza / , e la serie di tragedie continua e i loro echi risuonano nonostante il passare del tempo, mentre rimangono saldi nella memoria del poeta / / Una serie di tragedie i cui echi erano incisi nel sangue nero che oscurava sempre i lineamenti di molti volti e figure sepolti nelle profondità dell’oblio, divorati da una balenottera azzurra / , La poetessa era in grado di utilizzare il luogo e il tempo nella sua poesia, evocando la memoria del destinatario, e fu colta dall’ossessione per il dolore terribile e la dura prova, come dice lei / Per incidere un titolo in caratteri cubitali (Tall Al-Zaatar), un incidente che abbraccia la storia inquietante di guerre che non si sono mai fermate, e non le vedo fermarsi. Quindi chi può dimenticare..?!/, In questo poema narrativo espressivo, la poetessa è stata in grado di scrivere un titolo in grassetto per un calvario che rimarrà nella memoria e sarà tramandato di generazione in generazione per sempre, quindi la sua poesia era un guscio emotivo carico di preoccupazione umana, carico del controllo dei ricordi e della sofferenza più dura, quindi più la poetessa cercava di fare della sua poesia un castello per fortificarsi dietro di essa. A causa di tragedie e ricordi, questa poesia è crollata – Il castello dopo essere stato distrutto da tradimenti, proiettili, angoscia e morte. Questa poesia è un grido clamoroso di fronte alla bruttezza, alla morte e alla disumanità. È una poesia che esprime la difficile situazione di una nazione che è stata accolta dai pipistrelli in un momento di disattenzione e silenzio.

Poesia:

La trappola dei sogni è la cenere.
Dillo a el-Zaatar.

I cattivi odori della morte che emanano dalle catacombe della storia, emettendo i loro raggi velenosi nei morti del presente.
Un suono di urla che filtra dalla stiratura dei ricordi delle guerre sopra menzionate.
La pioggia di bombe che piove su una persona ndifesa che ha cercato rifugio nella quiete di una breve tregua, respirando la vita.
I lineamenti dei volti che brillano si nascondono dietro il muro del terrore.
I singhiozzi dei gabbiani che gracchiano sopra la bocca dei dolori.
Stormi di colombe che piangono su tonnellate di cadaveri morti sotto le macerie e i loro frammenti sparsi marciscono.
Non so perché la mia memoria mi abbia portato lì
verso i focolai della morte a buon mercato,
Laddove l’ uomo ha perso la sua umanità mentre uccideva brutalmente l’anima pacifica e sicura con una brutalità che non sarà dimenticata o cancellata dalla memoria
Dove la creazione veniva venduta all’asta della prostituzione importata per genocidio,
in cui ruggiva lo spettro dell’ingiustizia maligna.
Vengo uccisa dalla vista della mia povera zia che passa del tempo alla porta del campo a preparare barrette di cioccolato con la farina del tradimento dispettoso per proteggere i suoi figli dalla fame infedele.
Una donna nell’era delle rose, che raccoglie mazzi di fiori dalle sue guance, mascherata dal suo profumo melodioso e dai palmi estesi del dono,
abitata da una gentilezza infinita che non ha eguali.

Una come lei, occupava i cuori di coloro che la conoscevano da vicino e volevano
che si sedesse sul trono del martirio,
il suo corpo sottile si frammentava in pezzi sparsi lungo  le pareti il più possibile.
Nessuno è mai riuscito a collezionare antichità importanti e rugiadose come i gigli, quindi non ci sono sepolture durante le guerre feroci!
Tutto il rimpianto per la sua giovinezza sfugge all’odore puzzolente della polvere da sparo.
Ho cercato ripetutamente di oscurare quell’immagine dolorosa,
ma non ci sono riuscita affatto, poiché siamo tutti un progetto sterile in una guerra feroce in cui non abbiamo alcun interesse,
il bazar delle crisi permanenti importate..
Il sogno mescolato alle ceneri e al fumo di battaglie atroci,
Il sogno è cenere e l’orribile uccisione e la morte a buon mercato che impedisce ai mulini dei giorni di mordere i granelli di gioia dai confini dell’infanzia torturata?
I gigli sognano bambole e profumi di pace e sicurezza e
la serie di tragedie continua e i loro echi risuonano nonostante il passare del tempo
i cui echi erano incisi nel sangue nero che oscurava i lineamenti di molti volti e figure sepolti nelle profondità dell’oblio, divorati da una balenottera azzurra,
Per incidere un titolo in caratteri cubitali,  “Tall Al-Zaatar”, un incidente che abbraccia la storia inquietante  di guerre che non si sono mai fermate, e non le vedo fermarsi.
Quindi chi può dimenticare!?

Tel al-Zaatar: un campo situato a nord-est di Beirut
Fu testimone di massacri durante la guerra civile.
Jamila Mazraani
Libano / Sud














قراءة في قصيدة الشاعرة اللبنانية : جميلة مزرعاني – مصيدة الحلم الرّماد .. تلّ الزعتر . بقلم : كريم عبدالله – العراق
كريم عبدالله

الادب والفن




(( تلّ الزعتر , الجرح الذي لنْ يندمل , والذاكرة الحيّة ))
قراءة في قصيدة الشاعرة اللبنانية : جميلة مزرعاني – مصيدة الحلم الرّماد .. تلّ الزعتر .
بقلم : كريم عبدالله – العراق 5/1/2022 .
رغم صعوبة انقياد القصيدة السرديّة التعبيريّة , وصعوبة كتابتها بالطريقة النموذجية , ها هي الشاعرة اللبنانيّة : جميلة مزرعاني , تعشقها وتُخلص لها , فتتخلّى عن الوزن والقافية , وتكتبها على شكل سلسلة مترابطة بفقرات نصّية متوالية , لتعبّر عن هواجس النفس الإنسانية الدفينة , وعمّا يحدث في أعماق الروح , لتُثير المتلقي وتجعلهُ يقفُ أمام طوفان لغتها مندهشًا متحيرًا قلقًا , ها هي تكتبها على شكل كتلة واحدة متراصّة , وبدون تشطير أو فراغات بين فقراتها النصيّة , ولا تترك نقاطًا بين هذه الفقرات , ها هي تكتبها بالجُمَل المتوالية وتبتعد كثيرًا عن السرد الحكائي القصصي , كتابة متواصلة تمتاز بكثرة الصور الشعرية , والمشحونة بزخم شعوري عنيف , والتشظّي , والمزاوجة ما بين النثر والشعر , فكل جملة فيها عبارة عن سطر شعري ثريّ محمّل بالكثير من الدلالات والرؤى والرموز , فكما نعلم بأنّ القصيدة السرديّة التعبيريّة ليست قصًّة كما يتصورها البعض متوهًّما , ولا حكاية تمتلك ثيمة وتسلسل حكائي , ولا حتى تحتوي على تطور حدثي , تتابع فقراتها وتتوالى .
وبالعودة الى قصيدة الشاعرة (مصيدة الحلم الرّماد .. تلّ الزعتر ) , نرى ونتلمّس بوضوح مقدرة الشاعرة وهي تتكئ على الذاكرة الحيّة , وتتحايل وتحاول جاهدًة أن تلمّع الأحداث المخزونة بعيدًا في ذاكرتها النشطة , وتسكبها على مساحة كبيرة في نسيجها الشعري هذا , وتسكب كلّ ما يجول في ذاكرتها على شكل لوحة طريّة بزخم شهوري وحسّي وخيال بديع صادق نابع من قلب رقيق عاشق للحياة والجمال , فلقد اختمرت هذه المحنة في روح الشاعرة , فتدفقت سيلًا عارمًا من المشاعر المجروحة والأصوات المبحوحة . من خلال عنوان قصيدة الشاعرة , نرى وكأنّ الشاعرة تتمنّى لو أن ما حدث كان مجرد حلم وينتهي حالما تستيقظ الذات , لأنّ هول الفجيعة كان عبارة عن كارثة انسانية مازالت وستبقى عالقة في الذاكرة , وهذا يُنبّئُ عمّا حدث , وما تركه في أعماق الذاكرة , فتبدّا الشاعرة قصيدتها بهذه اللغة القاموسيّة والمشتملة على / الموت / , فهي تقول / روائح الموت الكريهة المنبعثة من سراديب التاريخ تنفث إشعاعاتها السّامّة في اتوف الحاضر / , فهي تحاول ان تربط الماضي بالحاضر مستهلّة هذا التشظّي بـ / دوّي صرخات يتسرّب من كوى ذكريات حروب آنفة الذكر / , فنحن اذا امام دوّي صرخات تستغيث , وتتشبّث بالحياة من / مطر القنابل المنهال على عزّل لاذوا الهدوء في هدنة قصيرة / , فهي ترسم لنا صورتين مختلفتين متناقضتين ما بين / الحرب / والسلام / , بين انسان أعزل يبحث عن الامان , وبين أنسان يحمل السلام ويحاول إزهاق الحياة , لا لشيء سوى الطائفية المقيته , والقتل على حساب الهوية والمعتقد والدين , فها هي / ملامح وجوه تتلظّى خلف جدار الرعب / , و / نشيج النوارس ينعق فوق يمّ الأشجان / , وترسم لنا صورة مأساوية اخرى متّشحة بالقُبح والبشاعة / اسراب يمام تنوح عند أطنان جثث قضت تحت الأنقاض وتعفّنت جزئياتها المتناثرة / , وتتساءل الشاعرة وهي تغوص في بحر من الألم / لست ادري لِمَ أخذتني الذاكرة الى هناك صوب بؤر الموت الرخيص / , حيث فقد الانسان إنسانيته وهو يقتل وببشاعة الروح المسالة والآمنة بوحشية لن تُنسى ولن تنمحي من الذاكرة , ان الشاعرة تتكئ على ذاكرة حيّة , لتروي للأجيال القادمة حكاية ألم وبشاعة روح , فهي قد غرفت من ينابيع ذاكرتها كلّ هذا التشظّي , وسطّرت لنا هذا الوجع والابداع , لقد كانت ذاكرتها ذاكرة شاسعة احتوت تفاصيل كثيرة لمحنة الانسان في هذه البقعة من الارض , لقد دخلت هذه المحنة في مختبر الذاكرة الحيّة , وخرجت لنا بكلّ هذا الابداع والجمال , فها هي تقول – ترسم لنا ذلك عن طريق هذا المقطع النصّي المخيف / حيث بيعَ الخُلق بمزاد العهر المستورد لإبادة جماعيّة عربد فيها شبح الظلم الخبيث / , فرياح الذاكرة كلّما هبّت في أعماق الذات الشاعرة , مطرت مطرًا غزيرًا , وكلّما كانت المحنة اشدَّ إيلامًا , كان نسيجها الشعري أكثرَ وضوحًا وعنفًا و فهي تقول مستحضرة الماضي و في عملية استرجاع موفّقة وذكيّة / يقتلني منظر عمّتي المسكينة تقضي عند باب المخيّم تصنع أقراص الحلوى بدقيق الغدر الحاقد لتحمي صغارها الجوع الكافر / , صورة ملطّخة بالعار والعُهر واللاإنسانية , فكأننا نقف مع / عمّتها / ونحن نرى ما يحدث ويجري أمام أعيننا , فتضاريس الزمن تركت أخاديدًا عميقًة في ذاكرة الشاعرة , لمْ تتمكن رغم مكرور سنوات طويلة على الفجيعة ان تمحو بعضًا منها , فهي تصاحب وعي الشاعرة , فالذكريات المريرة تتدفق رغمًا عنها , وتنفلت من سريرها الراقد في الذاكرة لتعبّر بصدق عن ذاكرة حيّة متجدّدة , وترسم لنا بعد ذلك صورة اخرى لـ / إمرأة في عمر الورود تقطف عن وجناتها باقات الزهر يلثمك عطره الشجي وأكفّ ممتدّة للعطاء تسكنها طيبة لا متناهية قلّ نظيرها / , لقد تراك الألم في ذاكرة الشاعرة الى حدّ الانفجار , ولولا الكتابة لترك هذا الألم بصماته في روح الشاعرة و وانا على يقين بأنّ روح الشاعرة قد اصابها الكثير من الوجع المملوء بأبشع الذكريات التي رافقت ذاكرتها , وهي المرأة التي / احتلّت قلوب مَن عرفها عن كثب شاء ان تتربع على عرش الشهادة يتشظّى جسدها النحيل اشلاءً مبعثرة تؤاخي الجدران / , أنّ الشاعرة هنا تعبّر بصدق عن الحياة وحسّها كما هي حياة متشظّية وملتهبة في ذاكرتها , وأنّها كذلك متشظّية وملتهبة من خلال لغتها المثيرة والمدهشة , انّ المكان حاضر وبقوّة , ويحتفظ بالكثير من الذكريات المريرة , فكل ما في هذا المكان ينطق ويؤرّشف لمحنة إنسانية حدثت فيه / بيروت / هذا الوجع الذي لا يريد ان ينتهي , لقد كانت الذاكرة الحيّة لدى الشاعرة هي المنبع الحقيقي لتدوين هذا الوجع المزمن و ورسم صورة الانسان المنكسر والمخذول , صورة حيّة لأنسان آخر تعرّى عن إنسانيته , فتقول / ما استطاع أحد أن يلمّ تثار هامة نديّة كالزنبق فلا مدافن في حروب ضروس ! كلّ الحسرة على صباها تمرّغ برائحة البارود النتنة / , أن القضايا الكبيرة والمهمة تبقى عالقة في ذاكرة الشاعرة , وقصيدتها هذه تؤرشف ما مرّ في الماضي , لا تنمحي من الذاكرة مهما حاولت الذات ان تنسى او تتناسى , فهي تقول / حاولت مرارًا تغييب تلك الصورة الأليمة لمْ افلح البتّة فكلّنا مشروع عقيم في حرب شعواء لا ناقة لنا فيها ولا جمل / , فنجد هنا النثروشعرية الجميلة واللغة المتماوجة ما بين النثر والشعر , مع المحافظة على نسق الشعر وإيقاعات القصيدة والتقاط المعاني العميقة والدفينة ونشرها على حبال الذاكرة , من خلال / بازار الازمات المستوردة المستديمة / , نعم انها المزايدات والمهاترات والنكوص الى الوراء من اجل المصالح الشخصية والعمالة للأجنبي , فيعود الحلم الممزوج بالرماد ودخان المعارك الشنيعة / الحلم الرماد / , والقتل البشع والموت الرخيص , / الموت الرخيص مَنْ يوقف طواحين الايام تقضم حبيبات الفرح من على ثغور الطفولة المعذّبة ؟ / , هذه الطفولة التي تشبه الزنابق في احلامها الطفولية البسيطة / زنابق تحلم بالدّمى ونفحات من سلام وأمان / , وتستمر سلسلة المآسي ويتردد صداها رغم تقادم الزمن , فهي صامدة في ذاكرة الشاعرة , / سلسلة مآسي حُفر صداها في دم اسود دأبت تغيّب معالم وجوه كثيرة وقامات طُمرت في باطن النسيان التهمها حوت أزرق / , لقد استطاعت الشاعرة أن توظف المكان والزمان في قصيدتها , فاستثارة ذاكرة المتل

Milly Miletich accompagna la mamma Luisa Camere a ritirare, tra gli altri, anche il prestigioso premio Cervantes consegnato dalla Presidente Suprema della Ciesart Lily Baylon in Spagna

Foto cortesia di Luisa Camere Quiroz e la figlia Milly Miletich

La dedizione di una figlia alla mamma è ammirevole e esemplare.


Questo PREMIO CERVANTES conferito dalla città di Castiglia – La Mancha, nel CENTRO CULTURALE MIGUEL DE CERVANTES assegnato sotto una cerimonia solenne di GALA dal nostro Supremo Leader Lily Baylon e il Comitato di Valutazione la Camera degli Scrittori e Artista della nostra Istituzione CIESART sotto il QUADRO DEL VERTICE INTERNAZIONALE DI SPAGNA 2025 in presenza di oltre 90 rappresentanti provenienti da 33 paesi dei cinque continenti.

MARE DI CRISTALLO
Premio speciale per l’eccellenza
QUALITÀ UMANISTICA LETTERARIA
RAPPRESENTANZA UFFICIALE
CERVANTES
LUISA CÁMERE
USA

Lo offro a:
“All’orafo della mia filigrana d’argento e alla sua voce che libera la mia essenza.
Al cuore di fine pizzo di mia madre, che ha intessuto con fili di luce la trama sacra della mia vita.
Ai miei amori e alla sua immortale eredità

Ricevere questo PREMIO CERVANTES è un onore che mi esalta ed è di grande orgoglio e soddisfazione per la nobiltà delle cause giuste del nostro Cavaliere Andante, l’indimenticabile dell’opera intatta che è un patrimonio per l’umanità. , IL SIGNORE DON QUIJOTE DE LA MANCHA DI MIGUEL DE CERVANTES SAAVEDRA .

Profondamente commossa ed emozionata e con il cuore pieno di gratitudine ai miei Maestri, ai miei compagni di lettere, alle istituzioni che rappresento e a tutti coloro che hanno creduto in me
.
A mia figlia Milly Miletich che mi ha dedicato il suo amore, cura e preziosa presenza. Grazie mia fata informatica , mio angelo terreno, la mia mano destra! Dio benedica la tua vita per aver fatto questo passo gigante per tua Madre.

Este PREMIO CERVANTES conferido  desde la Ciudad de Castilla – La Mancha, en el CENTRO CULTURAL MIGUEL DE  CERVANTES otorgado bajo una ceremonia solemne de NOCHE DE GALA  por nuestra Suprema Líder Lily Baylon  y el Comité de Evaluación  la Cámara de Escritores y Artista de nuestra Institución  CIESART bajo el MARCO  DE LA CUMBRE INTERNACIONAL DE ESPAÑA 2025 en presencia de más de 90 representantes de 33 países de los cinco continentes.

MAR DE CRISTAL
Premio Especial a la Excelencia
CALIDAD HUMANÍSTICA LITERARIA
REPRESENTACIÓN OFICIAI
CERVANTES
LUISA CÁMERE
USA

Se lo ofrezco a :
“Al orfebre de mi filigrana de plata y a su voz que libera mi esencia.
Al corazón de fino encaje de mi madre, quien tejió con hilos de luz la trama sagrada de mi vida.
A mis amores y a su inmarcesible legado

Recibir este PREMIO CERVANTES   es un honor que me enaltece y es de mucho orgullo y satisfacción por  la nobleza de causas justas de nuestro Caballero Andante, el inolvidable de la obra incólume  que es un legado para la humanidad., El HIDALGO DON QUIJOTE DE LA MANCHA DE MIGUEL DE CERVANTES SAAVEDRA .

Sumamente conmovida y emocionada y con mi corazón lleno de gratitud a mis Maestros, a mis compañeros de letras, a las Instituciones que represento  yl a cada uno que creyó en mí
.
A mi hija Milly Miletich quien me dedicó su amor, cuidado y valiosa presencia. Gracias mi Hada Cibernética , mi Ángel Terrenal, mi mano derecha! Que Dios  bendiga tu vida por haber dado este paso gigante por tu Madre.



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Alcune foto cortesia degli eventi della CUMBRE 2025 condivisi da Luisa Camere Quiroz

Intervista di Jahongir  Nomozov a Fatemeh Saba Jafari

Foto cortesia di Jahongir Nomozov e Fatemeh Saba Jafari

  “UN ARTISTA È UNA PERSONA CHE PUÒ SENTIRE IL SILENZIO, VEDERE IL VENTO E PARLARE ALLE OMBRE”

L’ospite di oggi è un artista di fama internazionale specializzata in miniature, (illuminazione) (tezhip) e illustrazioni, docente presso l’Università Yeni Yüzyıl e curatrice di numerose mostre prestigiose — Fatemeh Saba Jafari.
Vincitrice del Concorso Internazionale di Pittura (1° posto), del Concorso di Arti Tradizionali (2° posto) e del Concorso di Fotografia (3° posto), ha curato importanti mostre come “4 Minutes of Art,” “UNESCO 2023 — Anno di Aşık Veysel,” e l’acclamata serie “Dede Korkut”.
Unendo la miniatura e l’illuminazione tradizionali all’estetica moderna, Fatemeh Saba Jafari offre agli spettatori una festa per gli occhi e un’esperienza artistica raffinata.

— Zanjan — la città che ha plasmato la tua infanzia. In che modo la sua natura, le sue persone e i suoi ricordi hanno influenzato l’artista che sei oggi?

— Non importa quanto una persona cresca, desidera sempre la propria infanzia. Cercano la pace, la libertà, la sincerità e la purezza di quei giorni. Non si dovrebbe mai recidere il loro legame con l’infanzia; al contrario, si dovrebbe mantenerlo vivo dentro di sé.
Sono cresciuto in una famiglia di artisti. Amavo la pittura e la poesia; ho sempre scritto e disegnato. Ma ciò che mi ha plasmato di più sono state le favole della buonanotte che ci raccontavano i miei genitori. Queste storie occupano un posto sacro nella mitologia e nei poemi epici turchi — sono la luce della nostra memoria culturale condivisa.
Da allora ho sempre pensato: “Voglio presentarli visivamente al mondo. Voglio che tutti li conoscano, che li vivano.”
I primi passi del mio percorso artistico sono iniziati con quelle storie d’infanzia. Ogni racconto accendeva una scintilla negli angoli nascosti della mia anima; ogni narrazione era come una melodia che aspettava di prendere vita nelle mie miniature e illuminazioni.

— Con il motto “Il viaggio della miniatura nel XXI secolo”, inserisci l’arte classica in un contesto moderno. Come bilanciare tradizione e innovazione? Cosa ti ha entusiasmato di più durante la preparazione della tua mostra “Dall’Altai al Caspio”?

— Nella mia mostra personale intitolata “Il viaggio della miniatura nel XXI secolo”, ho cercato di reinterpretare la miniatura dal punto di vista dell’osservatore odierno. Le persone moderne non vogliono più vedere la miniatura solo all’interno dei libri; vogliono sperimentarla sui muri, stare di fronte ad essa, sentirne la presenza.
Per questo motivo ho lavorato in grandi formati — come se la miniatura guardasse direttamente negli occhi dell’osservatore. Sono rimasto fedele alle tecniche tradizionali, ma ho aggiunto nuove linee, nuove espressioni, inserendo la miniatura nello spirito della nostra epoca.
“Dall’Altai al Caspio” è stata un’altra esperienza magica. Riunire l’anima comune del mondo turco — la sua mitologia, i suoi valori e i suoi legami culturali— ha creato un’emozione indescrivibile. Ogni geografia ha il suo spirito e rifletterlo sulla tela trasforma la miniatura in un linguaggio visivo vivo.

— Per te la miniatura è solo un ornamento oppure è uno stato spirituale — un dhikr interiore?

— La miniatura non è solo decorazione; è un linguaggio che trasporta l’anima, i pensieri e le storie dell’artista. Ogni colore è un respiro. Mentre si lavora, il tempo si ferma, il mondo diventa silenzioso e inizia un viaggio interiore. Ogni pennellata diventa una meditazione tranquilla — uno zikr dell’anima.

— Le storie di “Dede Korkut” occupano un posto speciale nel tuo lavoro. Cosa significano per te queste leggende?

— “Dede Korkut” è più di un libro — è una voce sacra che mi ricorda le mie radici e la mia identità. Ogni lettura rivela nuovi significati. Queste storie non sono racconti ordinari; sono il riflesso millenario del coraggio, dell’etica e della spiritualità turca.
Credo sia giunto il momento di tornare agli antichi valori turchi. Le donne in queste narrazioni, in particolare, mi hanno sempre ispirato con la loro nobiltà e forza. Mantenere viva la loro eredità è dovere di un artista.

“Dede Korkut” è per me un anziano saggio — un tesoro culturale che ci ricorda chi siamo e quale spirito portiamo. Ecco perché gli ho dedicato la mia tesi; sia artisticamente che accademicamente, è una passione e una responsabilità.

— C’è un dipinto che vive ancora nel tuo cuore ma rimane incompiuto
hed?

— Per ogni artista, una tela bianca è l’inizio di infinite possibilità. Anche quando finisco un lavoro, continuo a pensare: “Vorrei aver lavorato un po’ di più.”
La miniatura è un mondo di dettagli infiniti; un dipinto non finisce mai veramente — continua a vivere tranquillamente al suo interno.

— Qual è la differenza tra insegnare arte e vivere l’arte?

— Insegnare arte significa illuminare il cammino di qualcun altro; vivere arte significa immergersi nel proprio mondo interiore. Uno è rivolto verso l’esterno, l’altro verso l’interno — eppure entrambi si nutrono a vicenda.

— Se potessi esprimere tutto il tuo percorso artistico con un unico simbolo, quale sarebbe?

— Sicuramente il cavallo. Nel mondo turco, il cavallo simboleggia la libertà, il coraggio e il viaggio. È compagno della vita nomade e anima dei nostri poemi epici. Per me incarna il mio spirito e la mia energia creativa.

— Quale colore esprime più chiaramente il tuo cuore?

— Credo che ogni colore abbia la sua energia. Il più vicino al mio cuore è il turchese — il colore della serenità, della spiritualità e dell’equilibrio interiore. Adoro anche il contrasto tra bianco e nero: ogni opera d’arte richiede una tavolozza specifica.

— Hai partecipato a numerose mostre internazionali — Turchia, Iran, Italia, Dubai, Cipro. Cosa ti hanno portato queste esperienze?

— Ogni mostra internazionale offre una nuova prospettiva e la possibilità di incontrare una cultura diversa. Vedere il gusto estetico di ogni società arricchisce e amplia la mia visione artistica.

— Quali lezioni dovrebbero trarre le persone moderne dai miti antichi?

— I miti non sono echi del passato; sono mappe spirituali che collegano ieri ad oggi. Ogni leggenda è un insegnante, ogni eroe una guida.
Nel ritmo frenetico della vita moderna, le persone dovrebbero imparare pazienza, coraggio e saggezza da queste storie. I miti ci aiutano a comprendere le nostre paure, speranze e responsabilità. Costruiscono un ponte tra passato e presente — ricordandoci l’essenza dell’essere umano.

— Cosa significa “libertà” per un’artista donna?

— La libertà non è solo indipendenza esteriore; inizia con l’ascolto della voce interiore. La libertà è lasciare che colori e linee fluiscano senza limiti — esprimere emozioni, pensieri e sogni senza paura del giudizio.
È coraggio: il coraggio di creare la propria strada. Per me la libertà è il vento che mi sfiora le spalle, il suono di un cavallo selvaggio che galoppa attraverso la steppa e il coraggio degli eroi che vivono nelle mie miniature.

— Come misuri il successo nell’arte?

— Il vero successo si trova nella pace interiore e nella profondità delle mie creazioni. Premi e riconoscimenti sono importanti, ma la vera misura è il potere dell’ispirazione e l’universalità dell’arte.

— Che tipo di persona è un vero artista?

— Un vero artista è qualcuno che è fedele alla propria voce interiore. Sono coraggiosi, pazienti, sensibili, attenti e compassionevoli. Un artista crea non solo con la tecnica ma con l’anima — toccando i cuori, offrendo significato e bellezza.

L’arte inizia dove lo spirito è libero e diventa eterna quando risuona nello spettatore.


Jakhongir NOMOZOV,
è un giovane poeta e giornalista uzbeko. 
È anche membro dell’Unione dei giornalisti dell’Azerbaigian e dell’Unione mondiale dei giovani scrittori turchi.


























“AN ARTIST IS A PERSON WHO CAN HEAR SILENCE, SEE THE WIND, AND SPEAK TO SHADOWS”

Today’s guest is internationally renowned miniature, illumination (tezhip), and illustration artist, a lecturer at Yeni Yüzyıl University, and curator of numerous prestigious exhibitions — Fatemeh Saba Jafari.
Winner of the International Painting Competition (1st place), the Traditional Arts Competition (2nd place), and the Photography Competition (3rd place), she has curated major exhibitions such as “4 Minutes of Art,” “UNESCO 2023 — Year of Aşık Veysel,” and the acclaimed “Dede Korkut” series.
By merging traditional miniature and illumination with modern aesthetics, Fatemeh Saba Jafari offers viewers a visual feast and a refined artistic experience.

— Zanjan — the city that shaped your childhood. How did its nature, people, and memories influence the artist you are today?

— No matter how much a person grows, they always long for their childhood. They seek the peace, the freedom, the sincerity, and the purity of those days. One should never sever their bond with childhood; instead, they should keep it alive within.
I grew up in an artistic family. I loved painting and poetry; I always wrote and drew. But what shaped me the most were the bedtime stories my parents told us. Those stories hold a sacred place in Turkic mythology and epics — they are the light of our shared cultural memory.
Since then, I have always thought: “I want to introduce these visually to the world. I want everyone to know them, to live them.”
The first steps of my artistic journey began with those childhood stories. Each tale lit a spark in the hidden corners of my soul; every narrative was like a melody waiting to come alive in my miniatures and illuminations.

— With the motto “The Journey of Miniature into the 21st Century,” you bring classical art into a modern context. How do you balance tradition and innovation? What excited you most while preparing your exhibition “From Altai to the Caspian”?

— In my solo exhibition titled “The Journey of Miniature into the 21st Century,” I tried to reinterpret miniature from the perspective of today’s viewer. Modern people no longer want to see miniature only inside books; they want to experience it on walls, to stand in front of it, to feel its presence.
For that reason, I worked in large formats — as if the miniature were looking directly into the viewer’s eyes. I remained loyal to traditional techniques but added new lines, new expressions, carrying miniature into the spirit of our age.
“From Altai to the Caspian” was another magical experience. Bringing together the shared soul of the Turkic world — its mythology, values, and cultural bonds — created an indescribable excitement. Each geography has its own spirit, and reflecting these on the canvas transformed miniature into a living visual language.

— Is miniature for you merely ornamentation, or is it a spiritual state — an inner dhikr?

— Miniature is not just decoration; it is a language that carries the artist’s soul, thoughts, and stories. Each color is a breath. While working, time stops, the world grows silent, and an inner journey begins. Every brushstroke becomes a quiet meditation — a zikr of the soul.

— The stories of “Dede Korkut” hold a special place in your work. What do these legends mean to you?

— “Dede Korkut” is more than a book — it is a sacred voice reminding me of my roots and identity. Each reading reveals new meanings. These stories are not ordinary tales; they are the thousand-year reflection of Turkic courage, ethics, and spirituality.
I believe it is time to return to ancient Turkic values. The women in these narratives, in particular, have always inspired me with their nobility and strength. Keeping their legacy alive is an artist’s duty.
“Dede Korkut” is a wise elder to me — a cultural treasure that reminds us who we are and what spirit we carry. That is why I devoted my thesis to him; both artistically and academically, it is a passion and a responsibility.

— Is there a painting that still lives in your heart yet remains unfinis
hed?

— For every artist, a blank canvas is the beginning of infinite possibilities. Even when I finish a work, I still think, “I wish I had worked a little more.”
Miniature is a world of endless detail; a painting never truly ends — it continues to live quietly within.

— What is the difference between teaching art and living art?

— Teaching art means illuminating someone else’s path; living art means diving into one’s inner world. One faces outward, the other inward — yet both nourish each other.

— If you could express your entire artistic journey with a single symbol, what would it be?

— Definitely the horse. In the Turkic world, the horse symbolizes freedom, courage, and journey. It is the companion of nomadic life and the soul of our epics. For me, it embodies my spirit and creative energy.

— Which color expresses your heart most clearly?

— I believe every color carries its own energy. The closest to my heart is turquoise — the color of serenity, spirituality, and inner balance. I also love the contrast of black and white; each artwork demands its own palette.

— You have participated in many international exhibitions — Turkey, Iran, Italy, Dubai, Cyprus. What did these experiences bring to you?

— Each international exhibition offers a new perspective and the chance to meet a different culture. Seeing the aesthetic taste of each society enriches and broadens my artistic vision.

— What lessons should modern people take from ancient myths?

— Myths are not echoes of the past; they are spiritual maps connecting yesterday to today. Each legend is a teacher, each hero a guide.
In the fast pace of modern life, people should learn patience, courage, and wisdom from these stories. Myths help us understand our fears, hopes, and responsibilities. They build a bridge between past and present — reminding us of the essence of being human.

— What does “freedom” mean to a woman artist?

— Freedom is not only external independence; it begins with listening to the inner voice. Freedom is letting colors and lines flow without limits — expressing emotions, thoughts, and dreams without fear of judgment.
It is courage: the courage to create one’s own path. For me, freedom is the wind brushing my shoulders, the sound of a wild horse galloping across the steppe, and the bravery of the heroes living within my miniatures.

— How do you measure success in art?

— True success is found in inner peace and the depth of my creations. Awards and recognition matter, but the real measure is the power of inspiration and the universality of art.

— What kind of person is a true artist?

— A true artist is someone who is loyal to their inner voice. They are brave, patient, sensitive, observant, and compassionate. An artist creates not only with technique but with soul — touching hearts, offering meaning and beauty.

Art begins where the spirit is free and becomes eternal when it resonates within the viewer.


Jakhongir NOMOZOV,
is a young poet and journalist from Uzbekistan. 
He is also a Member of the Union of Journalists of Azerbaijan and the World Young Turkic Writers Union.

Foto cortesia condivise dal giornalista Jahongir Nomozov

Messaggio di pace del Dr. Ramon Núñez Duval dal Cumbre della Ciesart – Spagna

Foto cortesia del Dr. Ramon Núñez Duval


Messaggio Profondo per la Pace del Mondo, letto dallo Scrittore Dr. Ramón Núñez Duval, nel quadro del Vertice Mondiale di Scrittori Ciesart Spagna 2025.


In questo cammino verso la pace, ogni piccolo atto conta. Un gesto di gentilezza, una parola di incoraggiamento, un ascolto attento e un perdono generoso possono cambiare delle vite ed eventualmente il mondo.

Non sottovalutiamo il potere delle nostre azioni quotidiane. Un semplice “grazie”, un sincero “mi dispiace” o un “stai bene?” possono essere l’inizio di una catena di eventi che portano a un cambiamento positivo.

La pace nel mondo non è un sogno lontano; è una realtà che possiamo costruire, giorno dopo giorno, nelle nostre case, comunità e luoghi di lavoro. Richiede impegno, dedizione e la volontà di vedere l’altro come un pari.

Quindi, insieme, possiamo fare la differenza. Possiamo essere gli architetti di un mondo più pacifico, più giusto e più amorevole. Un mondo in cui ogni persona possa dire, con orgoglio e pace nel suo cuore: “Sono parte di qualcosa più grande di me. Sono parte della soluzione.”
Dr. Ramón Núñez Duval




Mensaje Profundo por la Paz del Mundo, leido por el Escritor Dr. Ramón Núñez Duval, en el marco de la Cumbre Mundial de Escritores Ciesart España 2025.


En este camino hacia la paz, cada pequeño acto cuenta. Un gesto de amabilidad, una palabra de aliento, una escucha atenta y un perdón generoso pueden cambiar vidas y, eventualmente, el mundo.

No subestimemos el poder de nuestras acciones diarias. Un simple “gracias”, un “lo siento” sincero, o un “¿estás bien?” pueden ser el inicio de una cadena de eventos que lleven a un cambio positivo.

La paz mundial no es un sueño lejano; es una realidad que podemos construir, día a día, en nuestros hogares, comunidades y lugares de trabajo. Requiere esfuerzo, dedicación y la voluntad de ver al otro como a un igual.

Así que, juntos, podemos hacer la diferencia. Podemos ser los arquitectos de un mundo más pacífico, más justo y más amoroso. Un mundo donde cada persona pueda decir, con orgullo y con paz en su corazón: “Soy parte de algo más grande que yo. Soy parte de la solución.”
Dr. Ramón Núñez Duval

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