Foto cortesia di Papa Francesco
Papa Francesco ai poeti: “Aiutateci ad aprire la nostra immaginazione perché vada oltre gli angusti confini dell’io… perché sia disponibile anche ad aprirsi al santo mistero di Dio”Papa Francesco ai poeti: “Aiutateci ad aprire la nostra immaginazione perché vada oltre gli angusti confini dell’io… perché sia disponibile anche ad aprirsi al santo mistero di Dio”
PAPA
Il Papa: Cari poeti, aiutateci a sognare
Pubblichiamo la Lettera che Papa Francesco ha scritto per il libro “Versetti a Dio. Antologia di poesia religiosa” (Crocetti editore), a cura di Davide Brullo, Antonio Spadaro e Nicola Crocetti, e che sarà disponibile nelle librerie a partire da martedì 12 novembre.
Francesco
Cari poeti, so che siete affamati di senso, ed è per questo che riflettete anche su come la fede sfida la vita. Questo “senso” non si può ridurre a un concetto, no. È un significato totale che acquista poesia, simbolo, sentimento. Il vero significato non è quello del dizionario: quello è il significato della parola, e la parola è strumento di tutto ciò che è dentro di noi. Ho amato molti poeti e scrittori nella mia vita, tra i quali ricordo soprattutto Dante, Dostoevskij e altri. Devo ringraziare anche i miei studenti del Collegio de la Inmaculada Concepción de Santa Fe, con i quali da giovane condividevo le mie letture e insegnavo letteratura. Le parole degli scrittori mi hanno aiutato a capire me stesso, il mondo, la mia gente; ma anche per andare più a fondo nel cuore umano, nella mia personale vita di fede, e anche nel mio compito pastorale, anche adesso in questo ministero. Per questo la parola letteraria è come una spina nel cuore che muove alla contemplazione e ci mette in cammino. La poesia è aperta, ti catapulta altrove.
Alla luce di questa esperienza personale, vorrei oggi condividere con voi alcune considerazioni sull’importanza del vostro servizio.
La prima la vorrei esprimere così: siete occhi che guardano e sognano. Non solo guardano, ma sognano anche. Una persona che ha perso la capacità di sognare manca di poesia e la vita senza poesia non funziona. L’essere umano aspira ad un mondo nuovo che probabilmente non vedremo pienamente con i nostri occhi, ma lo desideriamo, lo cerchiamo, lo sogniamo. Uno scrittore latinoamericano diceva che abbiamo due occhi: uno di carne e l’altro di vetro. Con quello di carne guardiamo ciò che vediamo, con quello di vetro guardiamo ciò che sogniamo. Guai a noi se smettiamo di sognare, guai a noi!
L’artista è l’uomo che guarda con gli occhi e allo stesso tempo sogna, vede più profondamente, profetizza, annuncia un modo diverso di vedere e comprendere le cose che abbiamo davanti agli occhi. La poesia, infatti, non parla della realtà basandosi su principi astratti, ma ascoltando la realtà stessa: il lavoro, l’amore, la morte e tutte le piccole grandi cose che riempiono la vita. Il loro è, per citare Paul Claudel, un “occhio in ascolto”. L’arte è un antidoto alla mentalità del calcolo e dell’uniformità; È una sfida alla nostra immaginazione, al nostro modo di vedere e comprendere le cose. E in questo senso il Vangelo stesso è una sfida artistica. Ha quella carica “rivoluzionaria”, che tu conosci bene, ed esprimi grazie al tuo genio con una parola che protesta, chiama, grida. Anche la Chiesa ha bisogno del suo genio, perché ha bisogno di protestare, di chiamare e di gridare.
Vorrei però dire una seconda cosa: sono anche la voce delle preoccupazioni umane. Molte volte le preoccupazioni sono sepolte nel profondo del cuore. Sai bene che l’ispirazione artistica non è solo confortante, ma anche inquietante, perché presenta sia le belle realtà della vita che quelle tragiche. L’arte è il terreno fertile in cui si esprimono le “opposizioni polari” della realtà – come le chiamava Romano Guardini – che richiedono sempre un linguaggio creativo e non rigido, capace di trasmettere messaggi e visioni potenti. Consideriamo ad esempio quando Dostoevskij ne I fratelli Karamazov racconta di un ragazzino, figlio di un servo, che lancia un sasso e colpisce la zampa di uno dei cani del padrone. Quindi il proprietario mette tutti i cani contro il ragazzo. Fugge e cerca di salvarsi dalla furia del branco, ma finisce dilaniato davanti allo sguardo soddisfatto del generale e a quello disperato della madre.
Questa scena ha un enorme potere artistico e politico: parla della realtà di ieri e di oggi, delle guerre, dei conflitti sociali, del nostro egoismo personale. Per citare solo un passaggio poetico che ci interpella. E non mi riferisco solo alla critica sociale di quella canzone. Mi riferisco alle tensioni dell’anima, alla complessità delle decisioni, alla contraddittorietà dell’esistenza. Ci sono cose nella vita che, a volte, non riusciamo nemmeno a comprendere o per le quali non riusciamo a trovare le parole giuste: questo è il tuo terreno fertile, il tuo campo d’azione.
E questo è anche il luogo dove spesso si sperimenta Dio. Un’esperienza sempre “traboccante”: non puoi prenderla, la senti e va oltre; È sempre traboccante, l’esperienza di Dio, come una vasca dove l’acqua cade continuamente e, dopo un po’, si riempie e l’acqua trabocca, trabocca.
Questo è ciò che vorrei chiedervi anche oggi: andare oltre i confini chiusi e definiti, essere creativi, senza addomesticare le ansie vostre e quelle dell’umanità. Ho paura di questo processo di addomesticamento, perché mi toglie la creatività, mi toglie la poesia. Con la parola della poesia raccogli i desideri inquieti che abitano nel cuore dell’uomo, affinché non si raffreddino e non si spengano. Quest’opera permette allo Spirito di agire, creare armonia nelle tensioni e contraddizioni della vita umana, mantenere vivo il fuoco delle buone passioni e contribuire alla crescita della bellezza in tutte le sue forme, quella bellezza che si esprime proprio attraverso la ricchezza delle arti .
Questo è il lavoro dei poeti: dare vita, dare corpo, dare parole a tutto ciò che gli esseri umani sperimentano, sentono, sognano, soffrono, creando armonia e bellezza. È un lavoro che può aiutarci anche a comprendere meglio Dio come il grande “poeta” dell’umanità. Ti criticheranno? Bene, sopporta il peso delle critiche e allo stesso tempo cerca di imparare da esse. Ma anche così, non smettere di essere originale, creativo. Non perdere la meraviglia di essere vivo.
Quindi: occhi che sognano, voci di preoccupazioni umane; e quindi hanno anche una grande responsabilità. E cos’è? Questa è la terza cosa che vorrei dirti: sei tra coloro che danno forma al nostro immaginario. Il tuo lavoro ha conseguenze per l’immaginazione spirituale delle persone del nostro tempo. E oggi serve la genialità di un linguaggio nuovo, di storie e immagini potenti.
Sento anche, lo confesso, il bisogno di poeti capaci di gridare al mondo il messaggio evangelico, di farci vedere Gesù, di farlo toccare, di farlo sentire subito vicino a noi, di donarcelo come vivere la realtà, e farci cogliere la bellezza della sua promessa. Il loro lavoro può aiutarci a guarire la nostra immaginazione da tutto ciò che ne oscura il volto o, peggio ancora, da tutto ciò che la vuole domare. Domare il volto di Cristo, metterlo in una cornice e appenderlo al muro, significa distruggere la sua immagine. La sua promessa, invece, aiuta la nostra fantasia: ci aiuta a immaginare in modo nuovo la nostra vita, la nostra storia e il nostro futuro. E qui mi viene in mente ancora una volta un altro capolavoro di Dostoevskij, piccolo ma che ha tutte queste cose dentro: Memorie dal sottosuolo. Ci sono tutta la grandezza dell’umanità e tutti i dolori dell’umanità, tutte le miserie, insieme. Questa è la strada.
Cari poeti, grazie per il vostro servizio. Continuate a sognare, a preoccuparvi, a immaginare parole e visioni che ci aiutino a comprendere il mistero della vita umana e guidino le nostre società verso la bellezza e la fraternità universale.
Aiutaci ad aprire la nostra immaginazione affinché vada oltre gli angusti confini dell’io, e si apra alla realtà nella sua interezza, nella pluralità delle sue sfaccettature: in questo modo sarà disponibile anche ad aprirsi al mistero santo di Dio, Andare avanti, senza stancarsi, con creatività e coraggio!
Ti benedico.
* Papa Francesco ha voluto prevedere per questa pubblicazione una riflessione sulla poesia, ripercorrendo un suo discorso originariamente concepito come discorso pronunciato nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico il 27 maggio 2023. Oggi ha voluto confermare le espressioni allora usate , adattandoli sotto forma di “Lettera ai Poeti”. Cfr. Discorso rivolto ai partecipanti al convegno promosso da “La Civiltà Cattolica” con la Georgetown University.
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10 novembre 2024, 13:24
Conferenza stampa
12-12-2024 11:30
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Dalla Sala Stampa della Santa Sede, Conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la 58a Giornata Mondiale della Pace, che si terrà il 1° gennaio 2025, dal titolo “Rimetti a noi i nostri debiti: donaci la tua pace”.
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Papa Francisco a los poetas: “Ayúdanos a abrir nuestra imaginación para que vaya más allá de los estrechos confines del ego… para que esté también disponible para abrirse al santo misterio de Dios”Papa Francisco a los poetas: “Ayúdanos a abrir nuestra imaginación para que vaya más allá de los estrechos confines del ego… para que esté también disponible para abrirse al santo misterio de Dios”
PAPA
El Papa: Queridos poetas, ayúdennos a soñar
Publicamos la Carta que el Papa Francisco escribió para el libro “Versos a Dios. Antología de la poesía religiosa” (Crocetti editore), editado por Davide Brullo, Antonio Spadaro y Nicola Crocetti, y que estará disponible en las librerías a partir del martes 12 de noviembre.
Francisco
Queridos poetas, sé que están hambrientos de sentido, y por eso reflexionan también sobre cómo la fe interpela la vida. Este “sentido” no se puede reducir a un concepto, no. Es un significado total que adquiere poesía, símbolo, sentimientos. El verdadero significado no es el del diccionario: ese es el significado de la palabra, y la palabra es instrumento de todo lo que hay en nuestro interior. He amado a muchos poetas y escritores en mi vida, entre los que recuerdo especialmente a Dante, Dostoievski y otros. También tengo que agradecer a mis alumnos del Colegio de la Inmaculada Concepción de Santa Fe, con quienes compartía mis lecturas cuando era joven y enseñaba literatura. Las palabras de los escritores me ayudaron a comprenderme a mí mismo, al mundo, a mi gente; pero también para profundizar en el corazón humano, en mi vida personal de fe, e incluso en mi tarea pastoral, incluso ahora en este ministerio. Por eso, la palabra literaria es como una espina en el corazón que mueve a la contemplación y pone en camino. La poesía es abierta, te lanza a otro lugar.
A la luz de esta experiencia personal, hoy quisiera compartir con ustedes algunas consideraciones sobre la importancia de su servicio.
Quisiera expresar el primero así: sois ojos que miran y sueñan. No sólo miran, sino que también sueñan. Una persona que ha perdido la capacidad de soñar carece de poesía y la vida sin poesía no funciona. Los seres humanos anhelamos un mundo nuevo que probablemente no veremos plenamente con nuestros ojos, pero lo deseamos, lo buscamos, lo soñamos. Decía un escritor latinoamericano que tenemos dos ojos: uno de carne y otro de cristal. Con el de carne miramos lo que vemos, con el de cristal miramos lo que soñamos. ¡Pobres de nosotros si dejamos de soñar, pobres de nosotros!
El artista es el hombre que mira con los ojos y al mismo tiempo sueña, ve más profundamente, profetiza, anuncia una forma diferente de ver y comprender las cosas que tenemos ante nuestros ojos. De hecho, la poesía no habla de la realidad a partir de principios abstractos, sino escuchando la realidad misma: el trabajo, el amor, la muerte y todas las pequeñas grandes cosas que llenan la vida. El suyo es, para citar a Paul Claudel, un “ojo que escucha”. El arte es un antídoto contra la mentalidad de cálculo y uniformidad; es un desafío a nuestra imaginación, a nuestra forma de ver y entender las cosas. Y en este sentido el Evangelio mismo es un desafío artístico. Posee esa carga “revolucionaria”, que tú conoces bien, y expresas gracias a tu genio con una palabra que protesta, llama, grita. La Iglesia también necesita de su genio, porque necesita protestar, llamar y gritar.
Sin embargo, quisiera decir una segunda cosa: son también la voz de las inquietudes humanas. Muchas veces las preocupaciones están enterradas en lo más profundo del corazón. Sabes bien que la inspiración artística no sólo es reconfortante, sino también inquietante, porque presenta tanto las bellas realidades de la vida como las trágicas. El arte es el terreno fértil en el que se expresan las “oposiciones polares” de la realidad -como las llamó Romano Guardini-, que requieren siempre un lenguaje creativo y no rígido, capaz de transmitir mensajes y visiones potentes. Por ejemplo, pensemos en cuando Dostoievski en Los hermanos Karamazov habla de un niño pequeño, hijo de un sirviente, que arroja una piedra y golpea la pata de uno de los perros del amo. Entonces el dueño pone a todos los perros en contra del niño. Huye e intenta salvarse de la furia de la manada, pero acaba despedazado ante la mirada satisfecha del general y la mirada desesperada de su madre.
Esta escena tiene un tremendo poder artístico y político: habla de la realidad de ayer y de hoy, de las guerras, de los conflictos sociales, de nuestro egoísmo personal. Por citar sólo un pasaje poético que nos desafía. Y no me refiero sólo a la crítica social de esa canción. Me refiero a las tensiones del alma, a la complejidad de las decisiones, a la naturaleza contradictoria de la existencia. Hay cosas en la vida que, a veces, ni siquiera podemos comprender o para las que no encontramos las palabras adecuadas: este es tu terreno fértil, tu campo de acción.
Y este es también el lugar donde muchas veces se experimenta a Dios. Una experiencia que siempre está “desbordante”: no puedes tomarla, la sientes y va más allá; siempre está rebosante, la experiencia de Dios, como una tina donde el agua cae continuamente y, al cabo de un rato, se llena y el agua se desborda, se desborda.
Esto es lo que quisiera pedirles también hoy: ir más allá de las fronteras cerradas y definidas, ser creativos, sin domar sus ansiedades y las de la humanidad. Tengo miedo de este proceso de domesticación, porque me quita creatividad, me quita poesía. Con la palabra de la poesía, reúne los deseos inquietos que habitan en el corazón del hombre, para que no se enfríen y no se apaguen. Esta obra permite al Espíritu actuar, crear armonía en las tensiones y contradicciones de la vida humana, mantener vivo el fuego de las buenas pasiones y contribuir al crecimiento de la belleza en todas sus formas, esa belleza que se expresa precisamente a través de la riqueza de las artes.
Ésta es su labor como poetas: dar vida, dar cuerpo, dar palabra a todo lo que el ser humano experimenta, siente, sueña, sufre, creando armonía y belleza. Es un trabajo que también puede ayudarnos a comprender mejor a Dios como el gran “poeta” de la humanidad. ¿Te criticarán? Bien, soporta la peor parte de las críticas y al mismo tiempo intenta aprender de ellas. Pero aun así no dejes de ser original, creativo. No pierdas la maravilla de estar vivo.
Por eso: ojos que sueñan, voces de inquietudes humanas; y por tanto también tienen una gran responsabilidad. ¿Y qué es? Esta es la tercera cosa que me gustaría decirles: estás entre los que dan forma a nuestra imaginación. Su trabajo tiene consecuencias en la imaginación espiritual de la gente de nuestro tiempo. Y hoy necesitamos la genialidad de un nuevo lenguaje, de historias e imágenes poderosas.
También yo siento, lo confieso, la necesidad de poetas capaces de gritar al mundo el mensaje evangélico, de hacernos ver a Jesús, de hacernos tocarlo, de hacernos sentirlo inmediatamente cerca de nosotros, de entregárnoslo como una realidad viva, y haciéndonos captar la belleza de su promesa. Su trabajo puede ayudarnos a sanar nuestra imaginación de todo aquello que oscurece su rostro o, peor aún, de todo lo que quiere domarla. Domar el rostro de Cristo, colocarlo en un marco y colgarlo en la pared, significa destruir su imagen. Su promesa, en cambio, ayuda a nuestra imaginación: nos ayuda a imaginar nuestra vida, nuestra historia y nuestro futuro de una manera nueva. Y aquí vuelvo a recordar otra obra maestra de Dostoievski, pequeña pero que tiene todas estas cosas dentro: Memorias del subsuelo. Allí están toda la grandeza de la humanidad y todos los dolores de la humanidad, todas las miserias, juntas. Este es el camino.
Queridos poetas, gracias por su servicio. Continuar soñando, preocupándonos, imaginando palabras y visiones que nos ayuden a comprender el misterio de la vida humana y a orientar nuestras sociedades hacia la belleza y la fraternidad universal.
Ayúdanos a abrir nuestra imaginación para que vaya más allá de los estrechos confines del ego, y se abra a la realidad en su totalidad, en la pluralidad de sus facetas: de esta manera estará disponible también para abrirse al santo misterio de la ¡Dios, sigue adelante, sin cansarte, con creatividad y valentía!
Los bendigo.
* El Papa Francisco ha querido entregar para esta publicación una reflexión sobre la poesía, revisionando un discurso suyo concebido originalmente como discurso que fue pronunciado en la Sala Clementina del Palacio Apostólico el 27 de mayo de 2023. Hoy ha querido confirmar las expresiones utilizadas entonces, adaptándolas en forma de «Carta a los poetas». Cf. Discurso dirigido a los participantes en la conferencia promovida por «La Civiltà Cattolica» con la Universidad de Georgetown.
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Papa Francisco
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From the Holy See Press Office, Press Conference to present the Message of the Holy Father for the 58th World Day of Peace, to be held on 1 January 2025, entitled “Forgive us our trespasses: grant us your peace”.
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