“Quello che Sisifo non ha detto nelle sue memorie pazze” III episodio del romanzo di Kareem Abdullah, scrittore iracheno.

Foto di Kareem Abdullah -Iraq e della copertina del romanzo “Quello che Sisifo non ha detto nelle sue memorie pazze”


Chiacchiere nel titolo del romanzo “Quello che Sisifo non ha detto nelle sue memorie pazze” – dello scrittore iracheno: Karim Abdullah.

Episodio III:

Cercando di leggerlo in modo emotivo e sentimentale
Il romanzo “Ciò che Sisifo non disse nel suo folle diario” esplora le profondità della coscienza umana e i sentimenti e le esperienze umane in un modo che lo rende più di una semplice narrazione di eventi. È considerato un viaggio nelle profondità dell’anima umana, dove l’assurdità incontra il significato, la follia incontra la consapevolezza e la disperazione incontra la speranza.

1. Conflitto interiore e desiderio di significato:
La sofferenza di Sisifo: il romanzo descrive la sofferenza di Sisifo, incarnata nella vita quotidiana dei suoi personaggi. Qui il sisifeismo non è solo una punizione; piuttosto, è l’incarnazione della sofferenza quotidiana di ogni essere umano che si sforza di raggiungere obiettivi che potrebbero sembrare irraggiungibili. Il lettore ha la sensazione di vivere insieme ai personaggi questi dolorosi momenti di continui tentativi e fallimenti. Questa esperienza evoca sentimenti di empatia, frustrazione e speranza persistente nel mezzo delle sfide.

Vuoto emotivo: i personaggi sperimentano stati di vuoto emotivo, in cui si prova una sensazione di futilità o insignificanza di fronte a un mondo che sembra privo di obiettivo. Questo vuoto fa percepire al lettore la solitudine e l’ansia che affliggono i personaggi, creando un profondo legame emotivo con le loro lotte.

2. La follia come sfogo per l’anima:
La follia come emozione: nel romanzo, la follia non è solo un disturbo psicologico, ma uno stato di sviluppo emotivo. I personaggi che soffrono di stati maniacali incarnano intense tensioni interiori e la follia appare come un modo per comprendere il mondo in modo diverso. Questa esperienza fa sì che il lettore si senta ansioso, spaventato e intimorito, ma anche curioso e profondamente empatico nei confronti di ciò che sta attraversando.

Follia e libertà: a volte la follia è vista come libertà dai vincoli sociali e mentali. Il romanzo suggerisce che la follia possa offrire agli individui l’opportunità di vedere il mondo in modi non convenzionali, evocando sentimenti di meraviglia e ammirazione per la capacità umana di trascendere i limiti della ragione convenzionale.

3. Alla ricerca dell’identità nel caos:
Viaggio personale: il romanzo tratta della profonda ricerca dell’identità dei personaggi in mezzo al caos e alle sfide. Il lettore accompagna i personaggi nel loro viaggio interiore, mentre si sentono confusi, ansiosi e speranzosi di trovare il loro vero sé. Questo conflitto crea un senso di familiarità ed empatia con i loro tentativi emotivi di trovare un significato e affermare la propria esistenza.

Speranza nell’oscurità: anche nei momenti di disperazione e dolore, il romanzo pulsa di speranza e ottimismo. I personaggi, nonostante affrontino infinite sfide, continuano a cercare momenti di luce e scopo. Questo desiderio di speranza, anche nei momenti più bui, suscita nel lettore sentimenti di forza e coraggio.

4. La ripetizione come strumento emotivo:
Ripetizione ed esperimento: la ripetizione nel romanzo non è solo un dettaglio narrativo; si tratta piuttosto di un mezzo espressivo che riflette il conflitto interiore dei personaggi. Ogni esperienza ricorrente porta con sé sentimenti di frustrazione e rinnovata speranza, evocando emotivamente un senso di sofferenza continua e di crescita personale.

Ciclo emotivo: la ripetizione riflette anche il ciclo emotivo che attraversano i personaggi, mentre i loro sentimenti contrastanti di dolore, attesa e costante ricerca di significato vengono perpetuati. Questa ripetizione rafforza la sensazione che la ricerca di un obiettivo sia un processo senza fine, creando un profondo legame emotivo con il lettore.

Conclusione:
Il romanzo “Ciò che Sisifo non disse nelle sue folli memorie” offre un’esperienza letteraria che scuote la coscienza ed evoca emozioni profonde che spaziano dal dolore, alla speranza e alla sfida. Mettendo in risalto la sofferenza interiore e le esperienze umane dei personaggi, il romanzo offre al lettore l’opportunità di addentrarsi nelle profondità della psiche umana e di entrare in contatto con i propri sentimenti e le proprie lotte. È un viaggio emotivo che conduce il lettore nei labirinti delle emozioni e rimodella la sua comprensione dell’esistenza e la ricerca di significato.
Prof Kareem Abdullah-Iraq

ثرثرة في عنوان رواية “ما لَمْ يقله سيزيف في مذكراته المجنونة” – للروائي العراقي : كريم  عبدالله .
الحلقة الثالثة :
محاولة قراءتها بطريقة وجدانية عاطفية
رواية “ما لَمْ يقله سيزيف في مذكراته المجنونة” تنغمس في أعماق الوجدان البشري وتستكشف المشاعر والتجارب الإنسانية بطريقة تجعلها أكثر من مجرد سرد للأحداث؛ فهي تُعتبر رحلة في عمق النفس البشرية، حيث يلتقي العبث بالمعنى، والجنون بالوعي، واليأس بالأمل.

1. الصراع الداخلي والتوق إلى المعنى:
معاناة سيزيف: تُحاكي الرواية معاناة سيزيف التي تتجسد في الحياة اليومية لشخصياتها. السيزيفية هنا ليست مجرد عقوبة؛ بل هي تجسيد للمعاناة اليومية لكل إنسان يسعى لتحقيق أهداف قد تبدو غير قابلة للتحقيق. يشعر القارئ وكأنه يعيش مع الشخصيات هذه اللحظات المؤلمة من المحاولة المستمرة وعدم النجاح. هذه التجربة تثير مشاعر من التعاطف، الإحباط، والأمل المستمر في قلب التحديات.

الفراغ الوجداني: تتعرض الشخصيات إلى حالات من الفراغ الوجداني، حيث يكون هناك شعور بعدم الجدوى أو التفاهة في مواجهة عالم يبدو خالياً من الهدف. هذا الفراغ يشعر القارئ بجو من الوحدة والقلق الذي يعصف بالشخصيات، مما يخلق تواصلاً عاطفياً عميقاً مع صراعاتهم.

2. الجنون كمنفذ للروح:
الجنون كعاطفة: في الرواية، الجنون ليس مجرد اضطراب نفسي بل هو حالة من التفتح الوجداني. الشخصيات التي تعاني من حالات جنونية تجسد توترات داخلية شديدة، ويظهر الجنون كوسيلة لفهم العالم بشكل مختلف. هذه التجربة تجعل القارئ يشعر بالقلق، والخوف، والرهبة، ولكن أيضاً بالفضول والتعاطف العميق مع ما يمرون به.

الجنون والحرية: في بعض الأحيان، يُنظر إلى الجنون كتحرر من القيود الاجتماعية والعقلية. الرواية توحي بأن الجنون قد يمنح الأفراد فرصة لرؤية العالم بطرق غير تقليدية، مما يثير مشاعر من الدهشة والإعجاب تجاه القدرة البشرية على تجاوز حدود العقل التقليدي.

3. البحث عن الهوية وسط الفوضى:
الرحلة الشخصية: تتناول الرواية بحث الشخصيات العميق عن هويتهم وسط الفوضى والتحديات. القارئ يُحلق مع الشخصيات في رحلاتهم الداخلية، حيث يشعرون بالتشوش، والقلق، والأمل في العثور على ذاتهم الحقيقية. هذا الصراع يخلق إحساساً بالألفة والتعاطف مع محاولاتهم العاطفية لإيجاد معنى وتأكيد وجودهم.

الأمل في الظلمات: حتى في أوقات اليأس والألم، تنبض الرواية بنفحات من الأمل والتفاؤل. الشخصيات، بالرغم من مواجهتها لتحديات لا تنتهي، تظل تبحث عن لحظات من النور والهدف. هذا التوق للأمل، حتى في أحلك اللحظات، يعزز مشاعر القوة والشجاعة لدى القارئ.

4. التكرار كوسيلة عاطفية:
التكرار والتجربة: التكرار في الرواية ليس مجرد تفاصيل سردية؛ بل هو وسيلة تعبيرية تعكس الصراع الداخلي للشخصيات. كل تجربة متكررة تحمل في طياتها مشاعر الإحباط والأمل المتجدد، مما يثير عاطفياً إحساساً بالمعاناة المستمرة والتطور الشخصي.

الدوامة العاطفية: التكرار يعكس أيضاً الدورة العاطفية التي تمر بها الشخصيات، حيث تتكرس مشاعرهم المتناقضة بين الألم والانتظار والبحث المستمر عن المعنى. هذا التكرار يعزز الإحساس بأن البحث عن هدف هو عملية دائمة لا تنتهي، مما يخلق صلة عاطفية عميقة مع القارئ.

الخاتمة:
رواية “ما لَمْ يقله سيزيف في مذكراته المجنونة” تقدم تجربة أدبية تهز الوجدان وتثير مشاعر عميقة تتراوح بين الألم، الأمل، والتحدي. من خلال تسليط الضوء على المعاناة الداخلية للشخصيات وتجاربهم الإنسانية، تمنح الرواية القارئ فرصة للغوص في أعماق النفس البشرية والاتصال بمشاعرهم وصراعاتهم الخاصة. هي رحلة وجدانية تأخذ القارئ في متاهات العاطفة وتعيد تشكيل فهمه للوجود والبحث عن المعنى.

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Foto cortesia di Shodiyeva Mehribon


Shodiyeva Mehribon

PROBLEMI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA COMPETENZA GIURIDICA DEGLI STUDENTI NELLE LEZIONI DI LINGUA MADRE DELLA SCUOLA PRIMARIA

Abstract: Questo articolo presenta idee sull’importanza di trasmettere la conoscenza costituzionale alle giovani generazioni per il benessere umano e lo sviluppo sostenibile della società, attraverso alcuni argomenti tratti dalla Parte 2 del libro di testo in lingua madre per la seconda elementare.

La Costituzione è la nostra enciclopedia che garantisce la stabilità, lo sviluppo e la pace della nostra società. Questo documento legale, creato sulla base del ricco patrimonio dei nostri antenati, della nostra gloriosa storia, dei costumi e delle tradizioni nazionali, nonché delle avanzate esperienze all’estero, è una fonte importante che aiuta i cittadini a comprendere correttamente i propri diritti e doveri e a sviluppare un senso di appartenenza alla nazione. Riflette concetti come umanità, giustizia, uguaglianza sociale, tolleranza religiosa e laica. La questione dell’aumento della competenza giuridica nell’educazione delle giovani generazioni occupa un posto importante. A questo proposito, vale la pena sottolineare che è consigliabile fornire agli studenti la conoscenza costituzionale durante le attività scolastiche ed extracurriculari.  Soprattutto per gli studenti delle scuole elementari, è efficace utilizzare vari metodi interattivi, tecnologie pedagogiche, creare diverse situazioni problematiche, spiegare attraverso esempi concreti, utilizzare argomenti e testi di libri di testo quando si spiegano concetti di questo tipo.
La seconda parte del libro di testo in lingua madre di seconda elementare contiene il settimo argomento, “La mia famiglia”, in cui gli studenti apprendono la sacralità della famiglia, il rispetto reciproco tra i membri della famiglia, come trattarli e le tradizioni familiari. Allo stesso tempo, vale la pena ricordare che la nostra Costituzione contiene anche il Capitolo XIV, “Famiglia, bambini e giovani”. Questo capitolo include gli articoli 76-80 e tratta questioni come le relazioni familiari, la tutela dei diritti dei membri della famiglia da parte dello Stato e l’educazione dei figli.
L’argomento 8 è intitolato “I piccoli diritti dei bambini” e durante l’argomento, gli studenti apprenderanno concetti come legge, violazione della legge, responsabilità, diritto, proprietà. Nell’esercizio 1, le idee sull’importanza delle leggi per garantire la nostra pace e la necessità di rispettarle sempre sono presentate nel testo “La nostra vita pacifica con la legge!”  (pagina 22). Nell’esercizio 2, il compito consiste nel comporre 4 frasi usando le parole date. Oltre a questa condizione, puoi anche assegnare il compito di comporre frasi separate per ciascuna frase, collegando le parole in ogni riga:
Delitto – punizione – furto: Il furto è un reato e non rimane impunito.
Litigio – menzogna – insulto: Una violenta lite è scoppiata a causa della menzogna e dell’insulto.
Diritto – legge – documento: La Costituzione è un documento legale che definisce i nostri diritti.
L’esercizio 4 del libro di testo presenta la poesia di Erpulat Ahmad “Il mio dizionario”, che introduce concetti come dizionario, diritto e dovere. La Costituzione è descritta come un faro che illumina le nostre vite. L’esercizio 5 presenta un testo tratto dal libro “Il piccolo avvocato” intitolato “La punizione del calunniatore”. Il suo contenuto afferma che insultare qualcuno è punito con una multa salata secondo le nostre leggi. L’esercizio 6 riflette casi di violenza, inquinamento ambientale e violazioni, e viene data la condizione di comporre frasi usando queste immagini.  Se spieghiamo ogni immagine collegandola agli articoli della nostra Costituzione, sarà ancora più interessante per gli studenti. Le conoscenze giuridiche degli studenti possono anche essere migliorate familiarizzando con i testi “Costituzione della Repubblica dell’Uzbekistan” e “Proprietà altrui” forniti negli esercizi 7-8.
Questo libro di testo include anche argomenti come “La natura unica dell’Uzbekistan”, “L’angolo della vita”, “Proteggiamo Madre Natura”, “Salviamo le risorse naturali”, che sono interconnessi e indissolubilmente legati. Nello svolgimento degli esercizi all’interno degli argomenti, è possibile raggiungere un’integrazione interdisciplinare utilizzando le conoscenze costituzionali. I testi del libro di testo riflettono anche il fatto che è nostro dovere umano preservare la natura e i suoi beni come la pupilla dei nostri occhi e trasmetterli alle generazioni future.  Anche l’articolo 49 del Capitolo IX della nostra Costituzione è citato in questo contesto: “Ogni individuo ha diritto a un ambiente confortevole e a informazioni affidabili sul suo stato. Lo Stato crea le condizioni per il controllo pubblico nel campo delle attività di pianificazione urbana al fine di garantire i diritti ambientali dei cittadini e prevenire effetti dannosi sull’ambiente.
Le bozze dei documenti di pianificazione urbana sono soggette a discussione pubblica secondo la procedura stabilita dalla legge. Lo Stato, in conformità con il principio dello sviluppo sostenibile, attua misure per migliorare, ripristinare e proteggere l’ambiente, mantenendo l’equilibrio ecologico. Lo Stato adotta misure per proteggere e ripristinare il sistema ecologico della regione del Lago d’Aral e per sviluppare la regione socialmente ed economicamente.
In conclusione, si può affermare che la cultura giuridica dovrebbe essere formata fin dalla giovane età.


ISSUES OF IMPROVING STUDENTS’ LEGAL LITERACY IN PRIMARY GRADE MOTHER LANGUAGE LESSONS

Abstract: This article presents ideas about the importance of imparting constitutional knowledge to the younger generation for human well-being and sustainable development of society through some topics from Part 2 of the 2nd grade native language textbook.

The Constitution is our encyclopedia that ensures the stability, development and peace of our society. This legal document, created on the basis of the rich heritage of our ancestors, our glorious history, national customs and traditions, as well as advanced foreign experiences, is an important source that helps citizens correctly understand their rights and duties and develop a sense of belonging to the nation. It reflects such concepts as humanity, justice, social equality, religious and secular tolerance. The issue of increasing legal literacy in the education of the younger generation occupies an important place. In this regard, it is worth noting that it is advisable to provide students with constitutional knowledge during classroom and extracurricular activities. Especially for elementary school students, it is effective to use various interactive methods, pedagogical technologies, creating various problem situations, explaining through real-life examples, using topics, and textbook texts when explaining concepts of this nature.
The second part of the 2nd grade native language textbook contains the seventh topic, “My Family,” in which students learn about the sanctity of the family, mutual respect between family members, how to treat them, and family traditions. At the same time, it is worth mentioning that our constitution also has Chapter XIV, “Family, Children, and Youth.” This chapter includes Articles 76-80, and covers issues such as family relations, the protection of the rights of family members by the state, and child rearing.
Topic 8 is called “Children’s Little Rights”, and during the topic, students will learn such concepts as law, violation of the law, responsibility, right, property. In exercise 1, the ideas about the importance of laws to ensure our peace and the need to always follow them are presented in the text “Our Peaceful Life with Law!” (page 22). In exercise 2, the task is to compose 4 sentences using the words given. In addition to this condition, you can also give the task of composing separate sentences for each by connecting the words in each line:
Crime – punishment – theft: Theft is a crime and it does not go unpunished.
Quarrel – lie – insult: A big quarrel broke out as a result of the lie and insult.
Right – law – document: The Constitution is a legal document that defines our rights.
Exercise 4 of the textbook presents Erpulat Ahmad’s poem “My Dictionary”, which introduces concepts such as dictionary, right, and duty. The Constitution is described as a beacon that illuminates our lives. Exercise 5 presents a text from the book “The Little Lawyer” entitled “The Punishment of the Slanderer”. Its content states that insulting someone is punishable by a large fine in our laws. Exercise 6 reflects cases of violence, environmental pollution, and violations, and the condition is given to make sentences using these pictures. If we explain each picture by linking it to the articles of our constitution, it will be even more interesting for students. Students’ legal knowledge can also be improved by familiarizing themselves with the texts “Constitution of the Republic of Uzbekistan” and “Property of Others” given in exercises 7-8.
This textbook also includes topics such as “The Unique Nature of Uzbekistan”, “Living Corner”, “Let’s Protect Mother Nature”, “Let’s Save Natural Resources”, which are interconnected and inextricably linked. In the process of performing exercises within the topics, interdisciplinary integration can be achieved by using constitutional knowledge. The texts in the textbook also reflect the fact that it is our human duty to preserve nature and its blessings as the apple of our eye, and to pass them on to future generations. Also, Article 49 of Chapter IX of our Constitution is given in this context: “Everyone has the right to a comfortable environment and reliable information about its condition. The state creates conditions for public control in the field of urban planning activities in order to ensure the environmental rights of citizens and prevent harmful effects on the environment.
Draft urban planning documents are subject to public discussion in accordance with the procedure established by law. The state, in accordance with the principle of sustainable development, implements measures to improve, restore and protect the environment, maintain ecological balance. The state takes measures to protect and restore the ecological system of the Aral Sea region, and to develop the region socially and economically.
In conclusion, it can be said that legal literacy and culture should be formed from a young age.

Miriam Meldolesi’ “Con l’artista e stilista Monia Romanelli abbiamo creato un   evento mostra che rimarrà aperta fino all’8 giugno per il centro Pari Opportunità della Regione Umbria. Durante l’ inaugurazione del 9 maggio con  arte visuale, olfattiva e poesia abbiamo parlato di inclusione e parità di genere. Ha presentato l’ evento l’ attrice e scrittrice Simona Esposito.”

Foto cortesia dell’evento Aura et Essentia

Con l’artista e stilista Monia Romanelli abbiamo creato un   evento mostra che rimarrà aperta fino all’8 giugno per il centro Pari Opportunità della Regione Umbria. Durante l’ inaugurazione del 9 maggio con  arte visuale, olfattiva e poesia abbiamo parlato di inclusione e parità di genere. Ha presentato l’ evento l’ attrice e scrittrice Simona Esposito.

“Questa non è stata solo l’inaugurazione di una mostra, ma un evento realizzato da donne, dedicato alle donne e agli uomini che con le donne hanno un rapporto sano”.
Con queste parole la scrittrice, doppiatrice, attrice e presentatrice Simona Esposito ha aperto il 9 maggio a Perugia l’inaugurazione di  “AURA ET ESSENTIA” – oltre il visibile, ospitata nella bellissima sala del Centro per le Pari Opportunita della Regione Umbria, con il Patrocinio di Centro per le Pari Opportunita, Telefono Donna, Biblioteca Delle Donne Laura Cipollone, United Artists for Peace e International Peace  Festival.
I colori di Monia Romanelli e le fragranze di Miriam Meldolesi, accompagnati dalla voce narrante di Simona – che è anche doppiatrice, insegnate di arte scenica  ed ex cantante lirica-, si sono amalgamati stimolando vista e olfatto e inducendo riflessioni su emancipazione femminile,  parità di genere e su forza e talento delle donne.
Non è la prima volta che Simona, Monia e Miriam si trovano a collaborare – lo hanno già fatto nel 2024 nell’ambito del XVII FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA PACE di Assisi – del resto il loro sodalizio  non è solo artistico, ma segue il loro personale e particolare percorso di vita, che le ha viste intrecciare la loro ricerca e sperimentazione nei campi dell’Arte con percorsi nell’ambito di discipline bio naturali e meditazione e con l’impegno personale in campagne contro bullismo e violenza di genere e a supporto a donne in difficoltà.
Voce, vista e olfatto per coinvolgere ancora più profondamente lo spettatore e rendere più intensa l’esperienza artistica e più iconico il ricordo.
Molte delle opere di Monia Romanelli, così come la stazione olfattiva di Miriam Meldolesi, sono accompagnate da poesie, altro mezzo espressivo utilizzato dalle tre artiste.
L’artista, stilista e creatrice di oggetti d’arte Monia Romanelli ha cominciato il suo percorso artistico molto tempo fa partendo proprio dalla rappresentazione del fiore, passando attraverso il periodo delle “città invisibili”, dei “Mosaici dell’ Anima”, di temi legati all’ Oriente e alla Pace, per poi approdare nuovamente al fiore come simbolo della donna. La donna rappresentata da Monia in questa mostra, sia su tele che in “Trame d’Anima” – seta dipinta a mano- appare in alcune opere come imprigionata, bloccata da griglie ma mai vinta; in altre opere in fase di liberazione e nelle ultime in grado di aspergere i suoi colori e il suo profumo.
Miriam Meldolesi, definita da Simona un “kintsugi – un oggetto rotto e riparato con l’oro – per ricordare il suo percorso di vita personale, clinica e professionale, è  gemmologa, cristalloterapeuta, numerologa, floriterapeuta, wellness & perfume designer; crea profumi botanici personalizzati e loghi olfattivi per eventi, brand e mostre d’arte.
Per questa performance, Miriam ha preparato una stazione olfattiva composita che rappresenta la donna incatenata e imprigionata da pregiudizi ed aspettative sociali, una bocca rossa perché è solo prendendo coscienza di se ed esternando i propri bisogni che è possibile attuare il cambiamento e la donna libera e fiorita  in grado di realizzarsi. Durante la presentazione del 9 maggio sono state utilizzate mouillet per olfare le varie essenze, selezionate perché  ricollegabili, da un punto di vista sociologico e per “segnatura” della pianta, alla storia delle donne. Per la durata della mostra rimangono a disposizione del visitatore altri mezzi aspersori per favorire l’esperienza olfattiva. Tra le profumazioni scelte  spiccano  il gelsomino per i quadri  “Fiore intrappolato” , “La Rosa ferita” e “Fiore prigioniero” che rappresentano la donna intrappolata da pregiudizi sociali e stereotipi di genere; il nardo per la capacità di cicatrizzazione da ferite anche emotive e per ricordare l’ importanza della gratitudine legato ad esempio al quadro “Femminilità”. Il patchouli e il sandalo sono stati offerti per descrivere coscienza e auto conoscenza necessari per innescare qualsiasi cambiamento all’interno e fuori di noi e come omaggio agli anni ’70 e ai passi in avanti fatti in quel periodo verso l’emancipazione e l’empowerment femminile e che sono  ricollegabili  al quadro “Generazioni”.
E infine il profumo di rosa – simbolo della donna completa, in grado di accogliere e rispettare tutti i lati della sua personalità, cosciente della sua dolcezza e della sua forza – collegato ad alcuni quadri tra cui “La città delle donne” e “Storia di donne” di cui Monia ha declamato anche la relativa poesia.
Durante la presentazione Miriam, facendo un excursus attraverso la storia delle donne, ha toccato anche i temi del diritto allo studio, delle scoperte scientifiche “erroneamente” attribuite a uomini – seguendo il cosiddetto “effetto Matilda”-, della parità salariale e libertà finanziaria ricordando che è solo dal 1975 che le donne possono aprire un proprio conto corrente personale, della cyber security e di come l’invisibilizzazione femminile passi anche attraverso la toponomastica.  Secondo ricerche dell’associazione “Toponomastica Femminile” attualmente in Italia solo il 3-5% di vie e piazze è intitolato a donne.
La mostra e l’esperienza sensoriale hanno riscosso un notevole successo coinvolgendo profondamente i partecipanti.
AURA ET ESSENTIA sarà visitabile a Perugia fino al giorno 8 giugno presso il Centro Pari Opportunità della Regione Umbria, via Mazzini 21, dal lunedì al venerdì la mattina con ingresso libero e il pomeriggio su appuntamento- info 075 5046901 – per poi essere portata in altre regioni italiane.
Sempre a Perugia presso il Centro Pari Opportunita,nell’ambito di PROGETTO DONNA, il giorno 23 maggio le opere di Monia e i profumi di Miriam faranno da sfondo alla presentazione del libro di Barbara Fratoni “La mia rinascita”.

Foto cortesia dell’evento Aura et Essentia

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Tuliyeva Sarvinoz presenta la poetessa Saidova Madinabonu-Uzbekistan

Foto cortesia di Saidova Madinabonu – Uzbekistan



Ho bevuto la fontana di Tashkent,
Il mio cuore desidera ardentemente la valle del villaggio…
Le nostre notti erano luminose,
Mi manca la luna piena…

Non posso andare, sono passati sette mesi,
Sto aspettando di partire…
Sto per piangere, le lacrime mi riempiono gli occhi,
Sorrido in silenzio…

Mi mancano davvero i miei cari,
Voglio vederli, voglio andare…
Voglio esprimere i miei sentimenti come se mi mancassero,
Voglio condividere i miei sentimenti…

Che l’estate arrivi presto,
Che l’incontro sia benedetto, Dio…
In una buona giornata, finché non ci incontreremo di nuovo,
Che tu mi protegga, o Allah…!
Miei cari…
Che tu mi protegga, o Allah!

“Guarda”…

Quanto è bella,
i suoi occhi sono come quelli di una gazzella,
sussurrai al mio cuore.
La fissavo con stupore,
non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso…

Mi guardava dolcemente,
in quel momento il mio cuore bruciava.
Il male occupava la mia mente,
le sue immagini bastavano…

Gli occhi sono carboni ardenti,
gli occhi sono fuoco,
mi bruciavano sul petto.
Oggi mi sono svegliata e li ho guardati, immediatamente…
non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso,
continuavo a guardarli!…

Gli occhi sono carboni ardenti, gli occhi sono fuoco)).

Saidova Madinabonu

Studentessa del secondo anno della Facoltà di Lingua e Letteratura Uzbeka presso l’Università Internazionale di Gestione Finanziaria e Tecnologie di Tashkent.


I drank the fountain of Tashkent,
My heart is longing for the village’s valley…
Our nights were bright,
I miss the full moon….

I can’t go, it’s been seven months,
I’m waiting to leave…
I’m about to cry, but tears fill my eyes,
I’m laughing silently…


I really miss my loved ones,
I want to see them, I want to go…
I want to express my feelings as if I miss them,
I want to share my feelings…

Let the summer come soon,
May the meeting be blessed, God….
On a good day, until we meet again,
May you protect me, O Allah…!
My dear loved ones…
May you protect me, O Allah!


“Looks”…

How beautiful, her eyes are like a gazelle,
I whispered to my heart.
I would stare at her face in amazement,
I couldn’t take my eyes off her..

She would look at me slowly,
In that moment, my heart would burn.
The evil that occupied my mind,
Her pictures would be enough..

The eyes are coals, the eyes are fire,
They burned my whole chest.
Today I woke up and looked at them, immediately…
I couldn’t take my eyes off them, I just kept looking!…

The eyes are coals, the eyes are fire)).

Saidova Madinabonu

2nd year student of the Faculty of Uzbek Language and Literature at the Tashkent International University of Financial Management and Technologies.

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Tuliyeva Sarvinoz presenta la poetessa Saidova Madinabonu – Uzbekistan, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Eva Lianou Petropoulou presenta konstantinos FaHs – Grecia

Foto cortesia di Konstantinos FaHs – Grecia





🌿La via di Eracle~Achille morente🌿

📜Tra i due principali protagonisti dell’epopea omerica, il migliore degli Achei che combatterono a Troia, veloce, coraggioso, giovane e bello. È allo stesso tempo esagerato e violento, e l’Iliade descrive vividamente il magnetismo dell’eroe. L’illustrazione in questione si basa sulla celebre opera d’arte moderna di Ernst Gustav Herter del 1884, da cui il nome. Fu realizzato su richiesta dell’imperatrice d’Austria Elisabetta per una delle più famose residenze reali d’Europa, l’Achilleion di Corfù. Tra l’altro, la scultura era originariamente collocata nella residenza estiva dell’imperatrice a Vienna. Il messaggio è ovvio: Achille riceve la freccia di Paride nel tallone, da cui l’espressione ”tallone d’Achille”, ma anche il termine medico ”tendine di Achille” (1693, Philip Verheyen, Corporis Humani Anatomia), cioè il tendine del tallone. Considerando le cronache dell’età eroica e gli eventi dei poemi omerici, di fatto ho attribuito all’eroe una sfumatura micenea. Si tratta infatti di un elmo cornuto e dentato, con una lunga cresta, completamente ricoperto di denti di cinghiale. Naturalmente il suo scudo ha la caratteristica forma a otto. La regia altamente drammatica, tuttavia, non mi sono permesso di utilizzare la classica armatura pesante micenea. Oltre a ciò, però, volevo che dall’ideale numinoso emergesse l’ideale atletico corrispondente e da lì l’epopea, che l’essenza fisica di Achille venisse idealizzata e che anche qui si proiettasse nel mondo del mito. Del resto, fatta eccezione per il campo dell’architettura, il creatore ha il diritto di imitare e superare (in questo caso qualsiasi realtà), come diceva il nostro antico nonno, Aristotele. Lo scrittore romano Plinio il Vecchio, nella sua raccolta enciclopedica ”Storia Naturale”, riferendosi allo stile scultoreo dei Greci e dei Romani, sottolinea che la ”prassi greca”, in contrasto con quella romana, era quella di vedere le statue completamente nude e, infatti, divennero popolari figure nude che impugnavano lance, basate sui modelli dei giovani greci dei ginnasi: le cosiddette ”figure di Achille”.
L’asse tematico dell’Iliade è il ”menide” di Achille, sul quale si strutturano anche le cronache della guerra di Troia; inoltre, l’ascoltatore/lettore si concentra su come si evolverà la ”volontà iliaca” di Zeus. Ciò significa che Omero, o di Omero, non si esaurisce nella complessità narrativa della guerra di Troia, una tattica che anche Aristotele sottolinea nella sua Poetica. Emergenza qui.
  Tuttavia, in quanto creatore della suddetta rappresentazione… adoro i capolavori omerici per un altro motivo, altrettanto importante. Perché è lì che Ercole di Tebe viene menzionato per la prima volta. Oh sì, non c’è alcun riferimento approfondito alle sue famose imprese, ma raccogliamo informazioni biografiche di base, tra cui la sua origine micenea e la sua generale superiorità intellettuale, il fatto che sia un “figlio” di Zeus e il fatto che sia stato il PRIMO a conquistare Troia… una generazione prima di Achille. Nelle opere mitografiche successive, questa prima caduta costituisce essenzialmente il mito di Ceto di Troia e del rapimento di Esione.
Quindi l’eredità di Omero…e poi c’è la continuazione della Via d’Ercole…📜
©️✒️➡️Lavora con inchiostro di china 0,1, su carta da 120 grammi.
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Konstantinos FaHs
Greece






🌿Οδός Ηρακλέους~Θνήσκων Αχιλλεύς🌿
📜Εκ των δυο κυριότερων πρωταγωνιστών των ομηρικών επών, ο κάλλιστος των είς Τροία στρατευσάντων Αχαιών, ταχύπους, ανδρείος, νέος και όμορφος Είναι συνάμα υπερβολικός και βίαιος, με την Ιλιάδα να περιγράφει με τρόπο γλαφυρό την μάνητα του ήρωα. Η εν λόγω απεικόνιση μου, βασίστηκε στο εξέχον σύγχρονο τέχνεργο του Ερνστ Γκούσταβ Χέρτερ του 1884, απο όπου και η ονομασία του. Δημιουργήθηκε κατόπιν παραγγελίας της αυτοκράτειρας της Αυστρίας Ελισάβετ για μια από τις γνωστότερες βασιλικές επαύλεις της Ευρώπης, το Αχίλλειον της Κέρκυρας. Ειρήσθω εν παρόδω, το γλυπτό αρχικώς είχε τοποθετηθεί στο θερινό ανάκτορο της αυτοκράτειρας, στην Βιέννη. Οφθαλμοφανές το μήνυμα, ο Αχιλλεύς δέχεται στην πτέρνα του το βέλος του Πάριδος, εξου και η φράση ”αχίλλειος πτέρνα” αλλά και ο ιατρικός όρος ”αχίλλειος τένων” (1693, Philip Verheyen, Corporis Humani Anatomia), δηλαδή ο τένων της πτέρνας. Δεδομένων και των χρονικών της Ηρωικής Εποχής των γεγονότων των ομηρικών επών, εκ των πραγμάτων προσέδωσα χροιά μυκηναϊκή στον ήρωα. Εν τοις πράγμασι, αυτό σημαίνει κερασφόρα, οδοντόφρακτη περικεφαλαία με μακρύ λοφίο, ολούθε σκεπασμένη με οδόντες αγριόχοιρου. Εννοείται και η ασπίς του είναι η χαρακτηριστική οκτώσχημη. Η άκρως δραματική σκηνοθεσία ωστόσο, δεν μου επέτρεψε να χρησιμοποιήσω και την κλασική βαριά, μυκηναϊκή πανοπλία. Πέραν αυτού όμως, ήθελα μέσα από το γυμνικό ιδεώδες να ξεπηδήσει το αντίστοιχο αθλητικό και από εκεί το επικό, να εξιδανικευθεί η φυσική υπόσταση του Αχιλλέως και να μεταπηδήσει στον κόσμο του μύθου και εδώ. Άλλωστε, με εξαίρεση τον κλάδο της αρχιτεκτονικής, ο δημιουργός δικαιούται να μιμηθεί και να ξεπεράσει την (όποια εν τη προκειμένω) πραγματικότητα όπως έλεγε και ο αρχαίος παππούς μας, ο Αριστοτέλης. Ο Ρωμαίος συγγραφέας Πλίνιος ο Πρεσβύτερος στην εγκυκλοπαιδική συλλογή του ”Φυσική Ιστορία”, αναφερόμενος στην τεχνοτροπία γλυπτικής Ελληνων και Ρωμαίων, τονίζει πως η ”Ελληνική πρακτική” ήταν, εν αντιθέσει με την Ρωμαϊκή, τα αγάλματα να είναι εντελώς γυμνά και μάλιστα δημοφιλείς έγιναν γυμνές μορφές που κρατούσαν δόρατα, βασισμένες σε πρότυπα Ελλήνων νεαρών ανδρών από τα γυμνάσια — οι λεγόμενες ”μορφές του Αχιλλέως”.
Ο θεματικός άξων της Ιλιάδος είναι η ”μῆνις”του Αχιλλέως, επί της οποίας δομούνται και τα χρονικά του Τρωικού Πολέμου, επιπλέον ο ακροατής/αναγνώστης εστιάζει στο πως θα εξελιχθεί η ”ιλιαδική βουλή” του Διός. Όπερ σημαίνει πως ο Όμηρος ή οι του Ομήρου, δεν εξαντλείται/εξαντλούνται στην αφηγηματική περιπλοκότητα της Τρωικής σύρραξης, τακτική την οποια τονίζει επίσης ο Αριστοτέλης στην ”Ποιητική” του. Εκτάκτως ως εδώ.
  Ως δημιουργός της εν λόγω αναπαράστασης εντούτοις…λατρεύω για έναν άλλο, ομοίως σπουδαίο λόγο τα Ομηρικά αριστουργήματα. Διότι εκεί αναφέρεται για πρώτη φορά ο Ηρακλής των Θηβών. Ω ναι, δεν γίνεται ενδελεχής αναφορά στους περίφημους άθλους του, αντλούμε όμως βασικά βιογραφικά στοιχεία, μεταξύ αυτών την μυκηναϊκή καταγωγή του και την γενικότερη πνευματική υπεροχή του, το ότι αποτελεί ”γόνο” του Διός και το ότι ήταν ο ΠΡΏΤΟΣ που άλωσε την Τροία…μία γενιά πριν τον Αχιλλέα. Σε μεταγενέστερα μυθογραφικά έργα, αυτή η πρώτη άλωση ουσιαστικά αποτελεί τον μύθο του Κήτους της Τροίας και της αρπαγής της Ησιόνης.
Ομήρου κληροδοτήματα λοιπόν…και έπεται συνέχεια στην Οδό του Ηρακλέους…📜
©️✒️➡️Έργο με σινική μελάνη 0.1, σε χαρτί πυκνότητας 120 γραμμαρίων.
#homer #mythology #achilles #Hercules #Archaeology #art #history #Όμηρος #Μυθολογία #Ηρακλής #Αρχαιολογία

Foto cortesia dell’opera d’arte : “La via di Eracle~Achille morente”

Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive una lettura critica del titolo della raccolta del poeta Fadel Hatem: “Ti amo con i jeans strappati.”

Foto con il poeta Fadel Hatem- con lo scrittore Kareem Abdullah -Iraq e la copertina del libro ” Ti amo con i jeans strappati”

Una lettura critica del titolo della raccolta del poeta Fadel Hatem: “Ti amo con i jeans strappati.”
Scritto da: Karim Abdullah – Iraq

Il titolo della raccolta del poeta, “I Love You in Torn Jeans”, porta in sé una forte indicazione del mix tra romanticismo e realtà contemporanea. Il titolo riflette un’immagine vivida di un senso di amore e di attaccamento, ma attraverso la lente di un’era moderna che è semplice e talvolta distorta. I jeans strappati sono un simbolo di ribellione e libertà, e allo stesso tempo fanno parte del linguaggio contemporaneo dei giovani che preferiscono esprimere i propri sentimenti in modo non convenzionale.

Attraverso questo titolo, il poeta Fadel Hatem collega l’amore con le sfide che affronta in questa era, dove l’amore appare come una forza che può sfidare le restrizioni sociali e le tradizioni, ed è presentato in un incompleto o addirittura “strappato” l’immagine, ma porta ancora dentro di sé forza e attrazione.

Il titolo suggerisce anche l’idea che l’amore non richiede perfezione, ma sta piuttosto nella capacità di accettare difetti e differenze, che gli conferisce un carattere umano realistico lontano dall’ideale. È un amore non convenzionale, un amore che è in armonia con la vita in tutti i suoi dettagli.

Così il titolo è caratterizzato da modernità e innovazione, e richiama alla mente del lettore uno stato di interrogatorio e contemplazione sul significato dell’amore nel nostro tempo, e come appare nelle vite delle persone tra le loro interazioni quotidiane e relazioni complesse.




قراءة نقدية في عنوان ديوان الشاعر فاضل: “أحبكِ
بالجينز الممزق”
بقلم: كريم عبدالله – العراق

عنوان ديوان الشاعر “أحبكِ بالجينز الممزق” يحمل بين طياته دلالة قوية على المزيج بين الرومانسية والواقع المعاصر. يعكس العنوان صورة حية للشعور بالحب والتعلق، ولكن من خلال عدسة العصر الحديث الذي يتسم بالبساطة والتشويه أحيانًا. الجينز الممزق هو رمز للتمرد والحرية، وهو في نفس الوقت جزء من لغة الشباب المعاصرة التي تفضل التعبير عن مشاعرها بشكل غير تقليدي.

الشاعر فاضل حاتم من خلال هذا العنوان يربط بين الحب والتحديات التي يواجهها في هذا العصر، حيث يظهر الحب كقوة يمكن أن تتحدى القيود الاجتماعية والتقاليد، ويُقدّم في صورة غير مكتملة أو حتى “ممزقة”، لكنه لا يزال يحمل في طياته القوة والجاذبية.

العنوان يوحي أيضًا بفكرة أن الحب لا يتطلب الكمال، بل يكمن في القدرة على قبول العيوب والاختلافات، مما يعطيه طابعًا إنسانيًا واقعيًا بعيدًا عن المثالية. هو حب غير تقليدي، حب يتناغم مع الحياة بكل تفاصيلها.

إذن، العنوان يتسم بالحداثة والتجديد، ويستدعي في ذهن القارئ حالة من التساؤل والتأمل حول معنى الحب في زماننا هذا، والكيفية التي يظهر بها في حياة الناس وسط تفاعلاتهم اليومية وعلاقاتهم المعقدة.

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La poesia: ” Se morissi ” del poeta Ahmed MiqdadGa za

Foto cortesia Ahmed Miqdad Ga za

Performance in greco
Eva Petropoulos Lianos

Avevo sete e non mi hai dato neanche un sorso d’acqua.
Se morissi, non mi daresti un sorso d’acqua.


Se morissi
Piangi per te stesso.
Perché non saresti più umano.

Ahmed Miqdad

CULTURAPOESIAARTE
“Non essere triste” di Ahmed Miqdad da Gaza

A cura di: Eva Petropoulou Lianou

Se morissi

Non essere triste
poiché sarei felice
di liberarmi da questo mondo crudele.
Non essere triste per la mia morte.
perché nel momento in cui
mi hanno ucciso,
tu guardavi in silenzio.

Non mostrare la tua tristezza.
per la mia morte orribile
perché urlavo
sotto le macerie
mentre tu mi condannavi da lontano

Se morissi,
non piangere sul mio corpo
perché ero assetato e
non sei riuscito a darmi un sorso d’acqua.
E se morissimo?
Piangeresti per te stesso.
Perché non sarai più un essere umano.

Poesia di Ahmed Miqdad
Lettura e traduzione poetica a cura di Elisa Mascia poetessa scrittrice italiana











Performance in greco
Eva Petropoulos Lianos


Επειδή πείνασα και
δεν μπόρεσες να μου δώσεις ούτε μια γουλιά νερό.

Αν πεθάνουμε
Κλάψε για τον εαυτό σου
Γιατί δεν θα είσαι πια άνθρωπος.

Ahmed Miqdad

ΠΟΛΙΤΙΣΜΟΣΛΟΓΟΣΠΟΙΗΣΗΤΕΧΝΗ
“Don’t be sad” by Ahmed Miqdad from Ga za

Επιμέλεια: Εύα Πετροπούλου Λιανού

If I died
Don’t be sad
‘Cause I’ll be happy
To get rid of this cruel world.
Don’t be sad for my death
‘Cause in the time
I was slaughtered
You were silently watching.
Don’t show your sadness
Over my dreadful death
Because I was screaming
Under the rubble
While you were condemning.
If I died
Don’t cry over my body
Because I was famished and
You weren’t able to give me a sip of water.
If we died
Cry for yourself
Because you will no longer be a human.



Αν πεθάνω
Μην στεναχωρηθεις,
Γιατί θα είμαι χαρούμενος Γιατι θα έχω  απαλλαγεί από αυτόν τον σκληρό κόσμο.
Μην λυπάσαι για τον θάνατό μου
Γιατί  εδώ και καιρό με σφάζανε ενώ εσύ παρακολουθούσες σιωπηλά.

Μην δείχνεις τη θλίψη σου Πάνω από τον φρικτό θάνατό μου…
Γιατί ούρλιαζα Κάτω από τα ερείπια
Ενώ εσείς καταδικάζατε από μακρυά
Αν πεθάνω
Μην κλαψειςς πάνω από το σώμα μου
Επειδή πείνασα και
δεν μπόρεσες να μου δώσεις ούτε μια γουλιά νερό.

Αν πεθάνουμε
Κλάψε για τον εαυτό σου
Γιατί δεν θα είσαι πια άνθρωπος.

Ahmed Miqdad
Ga za

Απόδοση στα ελληνικά
Εύα Πετρόπουλου Λιανου

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Continua la collaborazione poetica con Eva Lianou Petropoulou e la poesia: ” Se morissi ” del poeta Ahmed Miqdad, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Una poesia di Ester Abreu Vieira de Oliveira musicata e cantata da Carlos Bona

Foto cortesia di Ester Abreu Vieira De Oliveira – Brasile

Bellissima poesia della nostra amata scrittrice/poeta, immortale dell’Accademia delle Lettere dell’Espírito Santo, dell’Accademia delle Lettere di Vila Velha e dell’ACLAPT-CTC, Ester Abreu.  Musica e interpretazione del cantante e compositore dell’Espírito Santo, Carlos Bona

CON LA LEGGEREZZA DELLA MUSICA

Canta
il vento in un sussurro tra le rocce,
l’acqua che cade in cascate,
la leggera pioggia sulla finestra,
l’uccello nascosto tra i rami,

e le lacrime inumidiscono il viso.

Suono, ritmo,
duetto di flauto
che all’anima magnifica
fa volare
e
il tempo scorre,
durante gli accordi


Belíssimo poema da nossa querida escritora/poetisa, imortal da Academia de Letras do Espírito Santo, Academia de Letras de Vila Velha e ACLAPT-CTC, Ester Abreu.  Música e interpretação do cantor e compositor capixaba Carlos Bona
COM  A LEVEZA DA MÚSICA

Canta
o vento num sussurro nas rochas,
a água que cai em cascatas,
a chuva de leve na vidraça,
o pássaro oculto nas ramas,

e
as lágrimas umedecem a face.

Som, ritmo,
dueto de flauta
que a alma engrandece
voa
e
o tempo flui,
durante os acordes

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Una poesia stupenda della prof.ssa Ester Abreu Vieira de Oliveira – Brasile, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Marx Bauzà dall’Argentina scrive l’analisi poetica e riflessioni alla sua poesia

Foto cortesia di Marx Bauzà – Argentina

A volte il linguaggio diventa vuoto, e allora bisogna raschiare via il suo contenuto, svuotarlo, ripeterlo finché non acquisisce di nuovo un significato. Come se ogni parola dovesse essere ripetuta più volte per far spazio a ciò che non ha più nome: la comunità, la giustizia, la solidarietà, il fuoco che palpita dentro di noi.

Prendere il vuoto
Di Marx Bauza.

L’urgenza della poesia.

Questa poesia è nata da un terremoto. Da un terremoto politico, emotivo e spirituale. L’ho scritta con rabbia, ma anche con una tristezza che non si poteva dire ad alta voce. A volte il linguaggio diventa vuoto, e poi bisogna grattarlo, svuotarlo, ripeterlo finché non ha significato di nuovo. Come se ogni parola dovesse essere detta più volte per fare spazio a ciò che non si nomina più: la comunità, la giustizia, la solidarietà, il fuoco elementi dentro di noi.

Ho scritto questa poesia quando sentivo che non avevamo più riferimenti chiari. Quando i partiti politici sono diventati marchi e i discorsi slogan. Quando quelli che difendevano un’altra idea di paese, diversa da quella attuale, cominciarono a camminare senza ombra.

Orfanezza politica e affettiva.

Per me, la recente morte di papa Francesco rappresenta la perdita di un referente. Non solo spirituale, ma profondamente politico. Vedevo in lui un umanista che sapeva parlare degli umili, degli emarginati, delle donne, della comunità LGBTIQ+, dei migranti. Dei nani. In lui sentivo una voce capace di resistere all’indifferenza, di confrontarsi con i poteri concreti senza bisogno di gridare. Semplicemente facendo dalla pianura, costruendo reti dalle città di emergenza o dai quartieri popolari.

Quella perdita, insieme alla partenza di Daisaku Ikeda e Silo mi hanno lasciato all’aperto. Mi è passata una triade di uomini che credevano nel collettivo, nella pace e nella trasformazione interiore come via per trasformare il mondo. Oggi mi sento di essere un orfano terribile. E questo è il clima in cui respira questo videopoema. Un clima in cui i politici rappresentano poco o nulla o si sono allontanati dai bisogni del popolo.

La poesia come incantesimo laico.

In ‘Dovremmo farci carico di questo vuoto’, ho condensato l’urgenza politica in un poema che si decompone e si ripete come una preghiera laica, un incantesimo civico. Lì la voce dice, insiste, si riduce all’essenziale, come il fumo che si espande senza meta ma occupa tutto: si insinua nelle fessure del linguaggio, negli interstizi del disincanto.

La poesia non cerca di adornare né spiegare. È vuoto ed è fame. È fumo ed è eco.

Quello che hanno lasciato i partiti politici non è solo un vuoto istituzionale, ma una catastrofe affettiva, una domanda senza risposta.

E in quell’assenza che brucia senza fuoco, la poesia si trasforma in territorio da occupare, in necessità sociale, in urgenza che diventa poesia.

Uno sguardo ampio nei momenti difficili.

Questa poesia non è un volantino. Non cerca di accusare o accendere la miccia dell’odio. Piuttosto, cerca di aprire uno spazio di riflessione per chiederci: come costruiremo qualcosa di diverso senza ripetere la stessa cosa? Come facciamo perché il vuoto non sia riempito di rancore o cinismo, ma di immaginazione politica, di tenerezza pubblica?

Non l’ho scritto per offendere o attaccare qualcuno che la pensa diversamente. L’ho scritto perché credo profondamente nella democrazia. Perché mi duole vedere come l’estrema destra avanza sullo stato, il tessuto sociale, la trama che costituisce i nostri corpi e le parole che scrivono la storia ogni giorno. Perché credo che possiamo ancora, dalla poesia, dall’arte, dalle piccole azioni, dire no all’odio e sì a una comunità che abbracci e stimoli lo sviluppo della bellezza.

Poetica della mancanza, estetica della ricostruzione.

In definitiva, questa poesia non intende chiudere nulla. Appena lasciare vibrando una domanda. Basta indicare che c’è qualcosa che manca, e che quel qualcosa non si risolve con un meme o con un voto. Si risolve con l’idea di comunità, con più ascolto, con il desiderio di farsi carico dei vuoti che rimangono. Il sociale e il politico è qualcosa che riguarda tutti noi. L’organizzazione è necessaria per poter rispondere alle intemperie.

Occuparci del vuoto.

Dovremmo occuparci di questo vuoto.

Dovremmo prenderci cura di lui.

Come cittadini dovremmo prenderci la responsabilità.

Prendere il controllo dei partiti politici.

Dovremmo preoccuparci e occupare una volta per tutte quel vuoto lasciato dai partiti politici.

Dovremmo preoccuparci e occupare finalmente quel vuoto lasciato dai partiti politici.

Dovremmo occuparci di quel vuoto lasciato dai politici.

Dovremmo occuparci di questo vuoto lasciato dai politici.

Dovremmo occuparci e riempire quel vuoto che hanno lasciato.

Dovremmo occuparci e riempire quel vuoto che avete lasciato.

Dovremmo riempire quel vuoto che avete lasciato.

Riempire quel vuoto che hanno lasciato.

Lo spazio vuoto lasciato dai partiti politici.

Un enorme vuoto lasciato.

Quel vuoto che.

Quel vuoto.

Un enorme vuoto e noi siamo affamati.

Noi affamati e questo vuoto enorme ma non abbiamo nemmeno il fuoco.

InicioCulturaHacernos cargo del vacío
Hacernos cargo del vacío
Cultura
Publicado el

2 de mayo de 2025
Colaboración Fuga

Por Marx Bauzá.

La urgencia del poema.

Este poema nació de un temblor. De un temblor político, emocional y espiritual. Lo escribí con bronca, pero también con una tristeza que no se podía decir en voz alta. A veces el lenguaje se vuelve hueco, y entonces hay que rascarlo, vaciarlo, repetirlo hasta que vuelva a significar. Como si cada palabra tuviera que ser dicha varias veces para hacerle lugar a lo que no se nombra más: la comunidad, la justicia, la solidaridad, el fuego que late en nuestro interior.

Escribí este poema cuando sentí que ya no teníamos referentes claros. Cuando los partidos políticos se convirtieron en marcas y los discursos en slogans. Cuando los que defendíamos otra idea de país, diferente a la actual, empezamos a caminar sin sombra.

Orfandad política y afectiva.

Para mí, la reciente muerte del Papa Francisco representa la pérdida de un referente. No sólo espiritual, sino profundamente político. Veía en él a un humanista que supo hablar de los humildes, de los marginados, de las mujeres, de la comunidad LGBTIQ+, de los migrantes. De los nadies. En él sentía una voz capaz de resistir a la indiferencia, de confrontar a los poderes fácticos sin necesidad de gritar. Simplemente haciendo desde el llano, construyendo redes desde las villas de emergencia o los barrios populares.

Esa pérdida, junto a la partida de Daisaku Ikeda y Silo me han dejado a la intemperie. Se me fue una tríada de hombres que creían en lo colectivo, en la paz y en la transformación interior como vía para transformar el mundo. Hoy siento una orfandad terrible. Y ése es el clima en el que este videopoema respira. Un clima en el que los políticos poco o nada representan o se han alejado de las necesidades del pueblo.

El poema como conjuro laico.

En ‘Tendríamos que hacernos cargo de este vacío’, condensé la urgencia política en un poema que se descompone y se repite como un rezo laico, un conjuro cívico. Allí la voz dice, insiste, se reduce a lo esencial, como el humo que se expande sin rumbo pero lo ocupa todo: se cuela por las grietas del lenguaje, por los intersticios del desencanto.

El poema no busca adornar ni explicar. Es vacío y es hambre. Es humo y es eco.

Lo que dejaron los partidos políticos no es sólo un hueco institucional, sino una intemperie afectiva, una pregunta sin respuesta.

Y en esa ausencia que arde sin fuego, el poema se transforma en territorio a ocupar, en necesidad social, en urgencia que se hace poema.

Una mirada amplia en tiempos difíciles.

Este poema no es un panfleto. No busca señalar culpables ni encender la mecha del odio. Más bien, intenta abrir un espacio de reflexión para preguntarnos: ¿Cómo vamos a construir algo diferente sin repetir lo mismo? ¿Cómo hacemos para que el vacío no se llene de rencor o de cinismo, sino de imaginación política, de ternura pública?

No escribí esto para ofender o atacar a nadie que piense distinto. Lo escribí porque creo profundamente en la democracia. Porque me duele ver cómo la ultraderecha avanza sobre el estado, el tejido social, la trama que constituye nuestros cuerpos y las palabras que escriben la historia a diario. Porque creo que todavía podemos, desde la poesía, desde el arte, desde las pequeñas acciones, decir no al odio y sí a una comunidad que abrace y que estimule al desarrollo de la belleza.

Poética de la falta, estética de la reconstrucción.

En definitiva, este poema no pretende cerrar nada. Apenas dejar vibrando una pregunta. Apenas señalar que hay algo que falta, y que ese algo no se resuelve con un meme ni con un voto. Se resuelve con la idea de comunidad, con más escucha, con el deseo de hacernos cargo de los vacíos que quedan. Lo social y lo político es algo que nos atañe a todos. Organizarse es menester para poder dar respuesta a las inclemencias.

Hacernos cargo del vacío.

Tendríamos que hacernos cargo de este vacío.

Tendríamos que hacernos cargo.

Como ciudadanos tendríamos que hacernos cargo.

Hacernos cargo de los partidos políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez por todas ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese espacio vacío que dejaron los políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese vacío que dejaron los políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese vacío que dejaron.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar ese vacío que dejaron.

Tendríamos que ocupar ese vacío que dejaron.

Ocupar ese vacío que dejaron.

Ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.

Un vacío enorme dejaron.

Ese vacío que.

Ese vacío.

Un vacío enorme y nosotros con hambre.

Nosotros con hambre y este vacío enorme pero ni siquiera tenemos fuego.

Marx Bauzà dall’Argentina

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Marx Bauzà dall’Argentina scrive alcune riflessioni in poesia… pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Marx Bauzà dall’Argentina condivide e pubblica La risata tra il cielo e la gioia profana: “San Palito” e la narrazione pungente di Juan Carlos Mon

Foto cortesia  Juan Carlos Mon e Marx Bauzà – Argentina


Juan Carlos Mon
Narrazione
La risata tra il cielo e la gioia profana: “San Palito” e la narrazione pungente di Juan Carlos Mon

Da Marx Bauzá
27 aprile 2025
Credo di non sbagliarmi nel dire che gran parte della migliore letteratura argentina attuale si regge su una spina dorsale fatta di umorismo pungente, costellato di satira, ironia e certa lucida disperazione.

In questa linea si iscrive la narrazione del yerbabuenense Juan Carlos Mon, che, oltre a scrittore, ha diretto per quasi un decennio la rivista di umorismo parodico ‘El Ghetto’, un progetto che è diventato uno stabilimento di provocazione e resistenza culturale nel nord argentino.

L’umorismo acido e la critica sociale non sono semplici strumenti dell’ingegno: sono piaceri riservati ai palati squisiti. Non tutti trovano la gioia intellettuale nella risata. Eppure, è proprio da quel luogo -la risata come disarmo, come filo che taglia in silenzio- che molti scrittori contemporanei scendono alla cultura classica dai loro piedistalli per dialogare con il fango, con la strada, con le intemperie della realtà.

Nella sua celebre poesia “Che cos’è l’arte?”, Federico Manuel Peralta Ramos afferma: L’arte è far ridere e pensare la gente. Questa massima funziona quasi come un manifesto per l’opera di Mon, che scolpisce i suoi testi con precisione chirurgica, lasciando sempre uno spazio per la risata scomoda, per la riflessione successiva, per il disagio produttivo.

San Palito, il suo primo libro che è pubblicato per la sua terza edizione, potrebbe essere letto come una processione eretica attraverso gli interstizi del dogma, una biografia apocrifa dell’assurdo mistico argentino. Non sarebbe sbagliato situare questo corpo letterario vicino al Negro Fontanarrosa, soprattutto per la sua prosa intelligente, perspicace e quel talento innato per estrarre bellezza e verità dal grottesco.

Il racconto che dà titolo al libro funge da lettera di presentazione di un immaginario tanto sconcertante quanto accuratamente elaborato: San Palito, un santo fittizio anche se inquietantemente verosimile, emerge come il patrono della libido e della fertilità.

In un Paese con devozioni popolari per tutti i gusti, da Gilda al Gauchito Gil, Juan Carlos Mon viene ad ampliare il Pantheon con una figura che unisce misticismo, umorismo irriverente ed erotismo di alta gamma. San Palito esaudisce le preghiere di coloro che non riescono a generare discendenza, di coloro che soffrono corpi che si rifiutano al godimento o soffrono la sonnolenza seminale.

È un santo dionisiaco, festivo, lubrico, che non promette castità né redenzione, ma orgasmi condivisi, spermatozoi ringiovaniti e trii di natura trascendentale.

La linea che separa la fantasia dalla realtà in questo racconto, e in tutto il libro, è volutamente vaga. Come se il reale fosse solo un limite estetico che conviene sfumare per far emergere, con più nitidezza, l’assurdità profonda della nostra epoca. Juan Carlos Mon non teme profanare. Ma lo fa con una fede pagana nella letteratura come festa, come rottura, come gioioso rituale di lettura.

La ricchezza dell’antologia non si esaurisce a San Palito. Ogni racconto svela una scena diversa dell’assurdo nazionale e internazionale, ma tutti condividono lo stesso polso: un umorismo che disarma, che scuote le strutture e che, come una risata maleducata in messa, infastidisce con piacere.

Immagine
Tapa San Palito
“Divino lampeggiante” è un altro dei racconti emblematici. In esso, i protagonisti sono niente di meno che dei venuti a mancare, alienati dalla droga, dall’alcol e dal tedio dell’eternità. Si ubriacano, discutono, si contraddicono, impazziscono. È una specie di Banchetto platonico trasandato, in cui le divinità non dettano più il destino degli uomini ma si abbandonano alle proprie decadenze, in un Olimpo trasformato in un piccolo burattino di quarta dove gli eccessi sono un personaggio di più.

In “Blanca”, l’infanzia viene colpita direttamente. Una nonna racconta a suo nipote insonno una versione contorta di Biancaneve, in cui la protagonista guida un cartello narco e i sette nani sono soldati del narcomenudeo.

Il racconto, al di là dell’occhiolino scandaloso, opera come una feroce critica ai racconti edulcorati con cui si pretende indottrinare l’immaginazione infantile e, a proposito, al modo in cui i media naturalizzano la violenza sociale.

“Monumento” porta la follia a livelli scatologici. Un turista giapponese, dopo essersi dedicato con entusiasmo ai sapori della cucina regionale nordica, subisce un episodio gastrico di tale portata da subire una trasformazione totale: rimane pietrificato, diventato statua. L’immagine è tanto ridicola quanto poetica, e funziona come allegoria di un certo turismo che viene a consumare esotismi senza digerirli -né letteralmente né simbolicamente.

Infine, non voglio mancare di menzionare “La rivoluzione bassa dei cieli”, che porta al libro una critica acida, quasi sacrilega, del cattolicesimo e dell’intero apparato vaticano. Dedicato a papa Francesco, questo racconto è una satira carica di sarcasmo e lucidità politica. In essa, la fede non è redenzione, ma una macchina di potere che scende dal cielo più per controllare che per liberare.

In tempi in cui il discorso pubblico sembra oscillare tra la solennità impostata e la banalità virale, l’umorismo-quando è intelligente, pungente, destabilizzante- diventa uno strumento profondamente politico. Non politica in senso partitico, ma come forma di interpellazione, come modo di segnalare gli assurdi di un’epoca senza cadere nella denuncia pamphlet.

È lì che il lavoro di Juan Carlos Mon acquista tutta la sua spessore: scrive per farci ridere, sì, ma anche per farci pensare perché ridiamo. Quali strutture mentali si spezzano quando San Paletto ci benedice da un altare lubrificato o quando Biancaneve distribuisce merce con i suoi seguaci nani.

La letteratura di Mon mette a disagio i pensatori e dà piacere a coloro che sono stanchi della correzione come regola estetica. La sua è una scrittura eretica, che fa dell’umorismo un modo di dire quello che non si può dire, una porta posteriore a verità scomode. In contesti dove si cerca di normalizzare il desiderio, controllare i corpi o esaltare la tradizione senza metterla in discussione, questi racconti irrompono come una risata nel mezzo della preghiera: scomoda, fuori posto, ma liberatoria.

In definitiva, San Palito non è solo una raccolta di racconti. È un invito a guardare il mondo con meno paura e più risate. Celebrare l’immaginazione come spazio di libertà. E a ricordare che, come diceva Peralta Ramos, l’arte -quando è vera- ci fa sempre ridere e pensare allo stesso tempo.

Marx Bauzá Juan Carlos Mon San Palito






Juan Carlos Mon
Fractura
NARRATIVA
La risa entre el cielo y el goce profano: “San Palito” y la narrativa punzante de Juan Carlos Mon

Por Marx Bauzá
27 Abril 2025
Creo no equivocarme al decir que gran parte de la mejor literatura argentina actual se sostiene sobre una columna vertebral hecha de humor punzante, salpicado de sátira, ironía y cierta desesperanza lúcida.

En esa línea se inscribe la narrativa del yerbabuenense Juan Carlos Mon, quien, además de escritor, dirigió durante casi una década la revista de humor paródico ‘El Gueto’, un proyecto que se convirtió en una usina de provocación y resistencia cultural en el norte argentino.

El humor ácido y la crítica social no son meras herramientas del ingenio: son placeres reservados para paladares exquisitos. No cualquiera encuentra deleite intelectual en la risa. Y sin embargo, es justamente desde ese lugar —la risa como desarme, como filo que corta en silencio— donde muchos escritores contemporáneos bajan a la cultura clásica de sus pedestales para dialogar con el barro, con la calle, con la intemperie de la realidad.

En su célebre poema “¿Qué es el arte?”, Federico Manuel Peralta Ramos sentencia: El arte es hacer reír y pensar a la gente. Esa máxima funciona casi como un manifiesto para la obra de Mon, quien cincela sus textos con precisión quirúrgica, dejando siempre un espacio para la carcajada incómoda, para la reflexión posterior, para la incomodidad productiva.

San Palito, su primer libro que va ya por su tercera edición, podría leerse como una procesión hereje por los intersticios del dogma, una biografía apócrifa del absurdo místico argentino. No sería desacertado ubicar este cuerpo literario cerca del Negro Fontanarrosa, sobre todo por su prosa inteligente, perspicaz y ese talento innato para extraer belleza y verdad de lo grotesco.

El cuento que da título al libro funciona como carta de presentación de un imaginario tan desopilante como cuidadosamente elaborado: San Palito, un santo ficticio —aunque inquietantemente verosímil—, emerge como el patrono de la libido y la fertilidad.

En un país con devociones populares para todos los gustos, desde Gilda hasta el Gauchito Gil, Juan Carlos Mon viene a ampliar el panteón con una figura que combina misticismo, humor irreverente y erotismo de alta gama. San Palito atiende los ruegos de quienes no consiguen engendrar descendencia, de quienes padecen cuerpos que se niegan al goce o sufren la modorra seminal.

Es un santo dionisíaco, festivo, lúbrico, que no promete castidad ni redención, sino orgasmos compartidos, espermas rejuvenecidos y tríos de índole trascendental.

La línea que separa la fantasía de la realidad en este cuento —y en todo el libro— es deliberadamente difusa. Como si lo real fuera apenas un límite estético que conviene desdibujar para que aflore, con más nitidez, el absurdo profundo de nuestra época. Juan Carlos Mon no teme profanar. Pero lo hace con una fe pagana en la literatura como fiesta, como ruptura, como ritual gozoso de lectura.

La riqueza de la antología no se agota en San Palito. Cada cuento despliega una escena distinta del absurdo nacional e internacional, pero todos comparten el mismo pulso: un humor que desarma, que sacude estructuras y que, como una carcajada maleducada en misa, incomoda con placer.

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Tapa San Palito
“Divino parpadeo” es otro de los relatos emblemáticos. En él, los protagonistas son nada menos que dioses venidos a menos, enajenados por drogas, alcohol y el tedio de la eternidad. Se emborrachan, discuten, se contradicen, se desquician. Es una especie de Banquete platónico trasnochado, en el que las deidades ya no dictan el destino de los hombres sino que se abandonan a sus propias decadencias, en un Olimpo convertido en un bolichito de cuarta donde los excesos son un personaje más.

En “Blanca”, la infancia recibe un golpe directo. Una abuela narra a su nieto insomne una versión retorcida de Blancanieves, donde la protagonista lidera un cartel narco y los siete enanitos son soldados del narcomenudeo.

El cuento, más allá del guiño escandaloso, opera como una crítica feroz a los relatos edulcorados con que se pretende adoctrinar la imaginación infantil y, de paso, al modo en que los medios naturalizan la violencia social.

“Monumento” lleva el disparate a niveles escatológicos. Un turista japonés, luego de entregarse con entusiasmo a los sabores de la comida regional norteña, sufre un episodio gástrico de tal magnitud que sufre una transformación total: queda petrificado, devenido estatua. La imagen es tan ridícula como poética, y funciona como alegoría de cierto turismo que viene a consumir exotismos sin digerirlos —ni literal ni simbólicamente.

Finalmente, no quiero dejar de mencionar a “La revolución baja de los cielos”, que aporta al libro una crítica ácida, casi sacrílega, al catolicismo y todo el aparato vaticano. Dedicado al Papa Francisco, este cuento es una sátira cargada de sarcasmo y lucidez política. En ella, la fe no es redención, sino una maquinaria de poder que baja del cielo más para controlar que para liberar.

En tiempos donde el discurso público parece oscilar entre la solemnidad impostada y la banalidad viral, el humor —cuando es inteligente, punzante, desestabilizador— se convierte en una herramienta profundamente política. No política en el sentido partidario, sino como forma de interpelación, como modo de señalar los absurdos de una época sin caer en la denuncia panfletaria.

Es allí donde el trabajo de Juan Carlos Mon adquiere todo su espesor: escribe para que nos riamos, sí, pero también para que pensemos por qué nos reímos. Qué estructuras mentales se resquebrajan cuando San Palito nos bendice desde un altar lubricado o cuando Blanca Nieves reparte merca con sus secuaces enanos.

La literatura de Mon incomoda a los bienpensantes y da placer a quienes ya están cansados de la corrección como regla estética. Lo suyo es una escritura hereje, que hace del humor una forma de decir lo que no se puede decir, una puerta trasera a verdades incómodas. En contextos donde se intenta normar el deseo, controlar los cuerpos o exaltar la tradición sin cuestionarla, estos cuentos irrumpen como una carcajada en medio del rezo: incómoda, desubicada, pero liberadora.

En definitiva, San Palito no es sólo una colección de cuentos. Es una invitación a mirar el mundo con menos miedo y más risa. A celebrar la imaginación como un espacio de libertad. Y a recordar que, como decía Peralta Ramos, el arte —cuando es verdadero— siempre nos hace reír y pensar al mismo tiempo.

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