Lettura del romanzo “Un Cluster di Schizofrenia” – dello scrittore: Karim Abdullah – Iraq, scritto da: Dr. Baher Batti, Psichiatra – Portland, Oregon, USA, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Fotomontaggio con il dottor Dr. Baher Batti, Psichiatra – Portland, Oregon, USA, la copertina del romanzo “Un Cluster di Schizofrenia” e con lo scrittore: Karim Abdullah – Iraq

Il Cluster è ancora appeso

Lettura del romanzo “Un Cluster di Schizofrenia” – dello scrittore: Karim Abdullah – Iraq
Scritto da: Dr. Baher Batti, Psichiatra – Portland, Oregon, USA.

“L’universo è un enorme orologio; dove inizia finisce, e dove finisce inizia, senza interruzione… Chi ha messo in moto questo orologio?”
Con questa domanda Karim Abdullah apre il suo romanzo “A Cluster of Schizophrenia”, per dare inizio a un’epopea modernista kalkamish. Dico “Gilgamesh” perché è un romanzo che racchiude in sé i conflitti e gli interrogativi di Gilgamesh: da Ishtar, le cui immagini pervadono il romanzo nella sua crisi con la mela, al conflitto con il malvagio Humbaba, poi Enkidu che muore e l’affronto con la realtà della morte, e il ruolo del serpente nella tragedia dell’umanità con l’immortalità.
Sebbene Gilgamesh abbia finalmente trovato  una definizione del significato della vita, Karim Abdullah insiste nel provocare il lettore con un linguaggio dolce, stuzzicandolo e lasciandolo in uno stato di confusione fino all’ultima riga.

I temi del romanzo confermano che si tratta di un vero e proprio “cluster”, intessuto di un linguaggio letterario creativo, sapientemente intrecciato tra le transizioni di vocabolario e immagini narrative, e tra livelli di profondità intellettuale. La creatività letteraria di Karim Abdallah trasmette l’immagine – o meglio, mi riferisco alle immagini a grappolo – attraverso una narrazione espressiva e poetica, muovendo il lettore tra sentimenti di stupore, disgusto, provocazione e un interrogativo che capovolge le costanti nella mente dell'”io” e del “noi”.

Documentare la realtà psicologica, sociale e politica

Il romanzo ha diversi livelli. Inizierò con il livello di documentazione, che si compone di tre assi:

Storia dell’assistenza sanitaria mentale in Iraq

La realtà psicosociale dell’individuo e della società irachena

La realtà politica della fase attuale della storia dell’Iraq

A un livello più profondo, emerge la domanda filosofica esistenziale: Chi sono io? Chi siamo noi? Da dove vengo io? Che cosa è l’umanità? L’eterna domanda: che cos’è la vita? Cos’è la morte?

Crisi ( psicopatica) di malattia mentale
Alle pagine (8-9) leggiamo:
“Tutti concordano sul fatto che questo posto appaia bello dall’esterno… ma se si entra in profondità, si scopre la scomparsa della vita, l’estinzione della felicità, i sogni abortiti e si sperimentano in prima persona gli effetti dell’oppressione, della persecuzione e della tirannia.”
Questa è la realtà delle persone malate mentali, siano esse  “smarrite” o “stabili”. Una realtà rappresentata da “corridoi bloccati con i lucchetti della paura, dietro le cui porte incrinate si moltiplica la tristezza cronica… La loro risata è un lungo, cronico pianto. Il futuro è come il passato sorride beffardo alle colline della delusione…”

Cosa significa essere schizofrenici, sedere spensieratamente senza gioia e sprofondare in questa oscurità?
Pesante è il dolore che ti sta accanto, accompagnandoti verso l’ultima dimora, dove i tuoi piccoli sogni portano remi nudi, la cui memoria non ha data.

Tra le pagine (76-84) troviamo esempi della sofferenza dei pazienti all’interno di un ospedale psichiatrico. I pazienti sono abbandonati in preda di un sistema arretrato; un paziente ne uccide un altro, un paziente lesbico soffre, dialoghi interiori e conflitti con se stessi, e una società che non conosce niente di misericordia se non solo di nome.

Ma nonostante la crudeltà, il dialogo tra speranza e disperazione continua. Uno dei pazienti racconta:
“Viviamo qui… questo è il nostro destino… quelli fuori dalle mura potrebbero pensare che siamo pazzi e inaffidabili, ma ora condividiamo tutti lo stesso posto.”

A pagina (84), uno dei pazienti – intellettuale, ingegnere agricolo qualificato – suggerisce un progetto di sviluppo attraverso il “sistema serra”.
Ma come al solito, lo scrittore ci lascia con un interrogativo: questo progetto verrà realizzato?
Gli iracheni accoglieranno il concetto collettivo di ottenere la giustizia e una vita dignitosa? (p. 104: “Le grandi opere cominciano con…”)

Ishtar e il conflitto esistenziale

Il romanzo documenta i conflitti psicosociali della società e Ishtar diventa la sonda delle sue profondità.
Durante uno dei suoi viaggi, assume il ruolo di un “ministro curdo” e si immerge nella ricerca di piaceri proibiti. A causa del conflitto tra desiderio e peccato, cade prigioniera della follia.

Una società che ancora condanna le donne accusandole di prostituzione e che non è in grado di comprendere l’omosessualità come un disturbo psicologico, ma piuttosto condanna senza comprensione e misericordia chi la commette, uomo o donna che sia.
A pagina 121, Nihad parla tra sé e sé:
“Io sono il maledetto, il malvagio, odiato da tutti… Nessuno mi perdona per la mia malvagità incontrollabile… Sto cercando di vendicarmi… Tutti hanno contribuito alla mia caduta verso il basso.”

Quante persone “razionali” tra noi hanno il coraggio di questa persona “pazza” di rivelare i propri sentimenti più intimi, per non cadere in comportamenti vendicativi?!

Il corpo politico logoro

Il cluster deve contenere frammenti della realtà politica dell’Iraq.
La struttura dell’Iraq, violata dall’occupazione americana, dalla corruzione settaria e dall’estremismo religioso, trasforma alcuni nell’incredulità e a non credere più in Dio, ma in coloro che commerciano nel Suo nome.

A pagina 151, i pazienti cadono vittime degli scontri tra la base americana e le milizie e i corridoi vanno a fuoco.
A pagina 117, Karim Abdullah chiede senza ambiguità:
“Chi è responsabile dell’uccisione di persone competenti? Si tratta di furti? O qualificatori politici? O cospirazioni per liquidare il Paese?”

A pagina 116, i media denunciano:
“La nostra sofferenza è diventata un bersaglio facile per i giornalisti corrispondenti delle TV satellitari, ognuno dei quali la mastica in base alla propria affiliazione politica, per fare il lavaggio del cervello alle mandrie.”

A pagina 125, un dialogo interno monitora le cause dei massacri:
“Mancanza di giustizia… L’uomo è diventato schiavo delle sue convinzioni e dei suoi capricci… Non abbiamo spazio in cui esercitare la nostra libertà… Abbiamo bisogno dell’autorità della legge, non dell’esercito o della superstizione.”

Schizofrenia grave: da ” Sto pensando” a “Sono pazzo”
A pagina 93, il pazzo chiede:
“Chi sono io? Chi siamo noi? Chi sono loro? Resteremo noi… siamo testimoni della fragilità della realtà… Eravamo destinati ad essere noi.”

Il mondo non fa distinzione tra l’ “io” e il “noi”. Piuttosto, classifica tutti secondo la logica del “noi”, del gregge.
Alle pp. 154-155, la contemplazione raggiunge il suo culmine:
“Qual è la verità della nostra esistenza? Che senso ha aderire alla moralità quando le ricompense sono uguali? Deve esistere un altro mondo in cui si realizza la giustizia… Ma chi può garantire la nostra l’esistenza?”
Lo scrittore descrive le contraddizioni umane dicendo:
“Mi rendo conto di quanto sia grande questa sofferenza… Vorrei non potermene mai liberare… Che tipo di amore per il dolore è questo?” (pag. 160-161)

In un impeto di follia, dice:
“Il corpo litiga con la coscienza… Nessuno ha potere sull’altro… Forse ciò che fa il corpo è una certa libertà, e ciò che il pensiero fa la mente è la libertà con la fede più debole.”

Finale infinito
Il romanzo non si conclude, ma rimane sospeso fino all’ultima riga.
A pagina 164, un’ultima domanda esistenziale:
“La nostra esistenza è reale? Siamo qualcosa o niente?”
Poi:
“Dobbiamo essere fedeli alla vita per poter sopportare la morte… Dobbiamo amare la morte per poter vivere la vita!”
Infine:
“La vita resterà sempre il bene supremo… Senza la morte, non sarebbe così meravigliosa e rara…”

E nelle ultime righe:
La sua mano cadde dal petto, libera, penzolante nel vuoto, mentre l’altra  saldamente stringeva ancora il bracciolo della sedia.

Una scena di chiusura che tiene noi lettori in sospeso come un “grappolo”… Siamo ancora in bilico, senza fine.

Dott. Baher Batti

Lettura in italiano di Elisa Mascia


ولا يزال العنقود يتدلى
قراءة في رواية “عنقود من الشيزوفرينيا” – للكاتب: كريم عبد الله – العراق
بقلم: د. باهر بطي، اختصاصي في الأمراض النفسية – بورتلاند، أوريغون، الولايات المتحدة .

“الكون ساعة هائلة؛ من حيث تبدأ تنتهي، ومن حيث تنتهي تبدأ، بلا انقطاع… من حرّك هذه الساعة؟”
بهذا التساؤل يفتتح كريم عبد الله روايته “عنقود من الشيزوفرينيا”، لنبدأ معه ملحمة كلكامشية حداثوية. أقول “كلكامشية” لأنها رواية تضم بين طياتها صراعات وتساؤلات كلكامش: من عشتار، التي تجتاح صورُها الرواية في أزمتها مع التفاحة، إلى الصراع مع الشرير خمبابا، ثم انكيدو الذي مات، ومواجهة حقيقة الموت، ودور الحية في مأساة البشرية مع الخلود.
وإن كان كلكامش قد وجد في النهاية تعريفًا لمعنى الحياة، فإن كريم عبد الله يصرّ على استفزاز القارئ بلغة تسيل عذوبة، بينما يشاكسه ويتركه في حيرة حتى آخر سطر.

محاور الرواية تؤكّد أنها “عنقود” حقيقي، منسوج بلغة أدبية مبدعة، محبوكة بعناية بين انتقالات المفردات والصور السردية، وبين مستويات العمق الفكري. الإبداع الأدبي لدى كريم عبد الله ينقل الصورة — عفوًا، أقصد صورًا عنقودية — بسردٍ تعبيري وشعري، يحرّك القارئ بين مشاعر الدهشة، والاشمئزاز، والاستفزاز، ومسائلةٍ تلغي الثوابت في عقل الـ”أنا” والـ”نحن”.

توثيق الواقع النفسي والاجتماعي والسياسي
الرواية تمتلك عدة مستويات. أبدأ منها بالمستوى التوثيقي، الذي يتمثل في ثلاثة محاور:

تاريخ رعاية الصحة النفسية في العراق

الواقع النفسي-الاجتماعي للفرد والمجتمع العراقي

الواقع السياسي للمرحلة الحاضرة من تاريخ العراق

وعلى مستوى أعمق، يظهر التساؤل الفلسفي الوجودي: من أنا؟ من نحن؟ وأين أنا من نحن؟ وما هي ماهية الإنسانية؟ والسؤال الخالد: ما الحياة؟ وما الموت؟

أزمة المريض النفسي
في الصفحتين (8-9) نقرأ:
“الجميع يتفقون أن هذا المكان يبدو للناظر إليه من الخارج جميلاً… أما لو دخلت إلى أعماقه فستجد اختفاء الحياة، وانطفاء السعادة، والأحلام المُجهَضة، وتتلمس بنفسك آثار القمع والاضطهاد والتسلط.”
هذا هو واقع المريض العقلي، سواء أكان “فاقدًا” أم “مستقرًا”. واقعٌ يتمثل في “الردهات المقفلة بأقفال الخوف، يتكاثر خلف أبوابها المتصدعة حزن مزمن… ضحكاتهم بكاء طويل مزمن، المستقبل كالماضي يبتسم متهكمًا على تلال الخيبات…”

ماذا يعني أن تُصاب بالفصام، وأن تقبع بلا أفراح في عمق هذا الظلام؟
ثقيل هو الأسى الواقف إلى جانبك، يرافقك حتى المثوى الأخير، حيث تحمل أحلامك الصغيرة مجاذيف عارية، ذاكرتها بلا تواريخ.

بين الصفحات (76–84) نجد أمثلة على معاناة المرضى داخل مستشفى للأمراض النفسية. مرضى يُتركون فريسة لنظام متخلف؛ مريض يقتل آخر، مريضة مثلية الجنس تُعاني، حوارات داخلية وصراعات مع الذات، ومجتمع لا يعرف من الرحمة سوى الاسم.

لكن رغم القسوة، يبقى الحوار بين الأمل واليأس مستمرًّا. تقول إحدى المريضات:
“نحن نعيش هنا… هذا قدرنا… قد يظن من هم خارج الجدران أننا مجنونات لا يُطمأن إلينا، لكننا أصبحنا نشترك جميعًا في مكانٍ واحد.”

وفي الصفحة (84)، يقترح أحد المرضى — مثقف، مهندس زراعي — مشروعًا تنمويًا عبر “نظام البيوت المحمية”.
لكن كعادة الكاتب، يتركنا في حيرة: هل سيتحقق هذا المشروع؟
هل سيتبنى العراقي المفهوم الجماعي لتحقيق العدالة والحياة الكريمة؟ (ص 104: “الأعمال الكبيرة تبدأ من…”)

عشتار والصراع الوجودي
الرواية توثق صراعات المجتمع النفس-اجتماعية، وعشتار تصبح مسبار الغور.
في إحدى رحلاتها تتقمص شخصية “وزيرة كردية” وتغوص في بحثٍ عن لذة ممنوعة. تقع أسيرة الجنون نتيجة الصراع بين الرغبة والخطيئة.

مجتمع لا يزال يُدين المرأة باتهامات العهر، ولا يستطيع فهم الشذوذ الجنسي كاضطراب نفسي، بل يُدين صاحبه، ذكرًا أو أنثى، بلا تفهم أو رحمة.
في ص 121، تناجي “نهاد” نفسها:
“أنا الملعونة الشريرة، المكروهة من الجميع… لا أحد يغفر لي شروري الخارجة عن سيطرتي… أحاول الانتقام… الجميع ساهموا في سقوطي نحو الحضيض.”

كم من “عاقل” بيننا يملك شجاعة هذه “المجنونة” في كشف دواخله، لئلا يقع في السلوك الانتقامي؟!

الجسد السياسي المهترئ
لا بد أن يحتوي العنقود حبات من واقع العراق السياسي.
جسد العراق، المنتهَك بين الاحتلال الأمريكي، والفساد الطائفي، والتطرف الديني، يُحيل البعض إلى الكفر، لا بالله، بل بمن تاجروا باسمه.

في ص 151، يقع المرضى ضحية القتال بين القاعدة الأمريكية والميليشيات، فتحترق الردهات.
وفي ص 117، يتساءل كريم عبد الله دون مواربة:
“من المسؤول عن قتل الكفاءات؟ أهي سرقات؟ أم تصفيات سياسية؟ أم مؤامرات لتصفية البلد؟”

في ص 116، يفضح الإعلام:
“آلامنا أصبحت لقمة سائغة لمراسلي الفضائيات، كلٌ يمضغها وفقًا لانتمائه السياسي، ليغسل بها عقول القطعان.”

في ص 125، حوار داخلي يرصد أسباب المذابح:
“فقدان العدالة… الإنسان أصبح عبدًا لمعتقداته ونزواته… لا نمتلك فضاءً نمارس فيه حريتنا… نحتاج سلطة للقانون، لا للعسكر أو الخرافة.”

الشيزوفرينيا الكبرى: من “أنا أفكر” إلى “أنا مجنون”
في ص 93، المجنون يتساءل:
“من أنا؟ من نحن؟ من هم؟ سنبقى نحن… نحن الشاهدون على هشاشة الواقع… لقد قُدِّر علينا أن نكون نحن.”

العالم لا يميّز “الأنا”، بل يصنّف الجميع وفق منطق “نحن” القطيع.
وفي ص 154–155، يبلغ التأمل ذروته:
“ما هي حقيقة وجودنا؟ ما الفائدة من التمسك بالأخلاق وقد تساوى الجزاء؟ لا بد من عالمٍ آخر تتحقق فيه العدالة… لكن من يضمن لنا وجوده؟”
الكاتب يرسم تناقضات الإنسان، فيقول:
“أنا أدرك مقدار هذه المعاناة… أرغب ألا أتخلص منها… أي عشق للآلام هذا؟” (ص 160-161)

في نوبة الجنون، يقول:
“يتخاصم الجسد مع الوعي… لا سلطة لأحد على الآخر… ربما ما يفعله الجسد هو بعض من الحرية، وما يقوم به الفكر حرية بأضعف الإيمان.”

نهاية غير نهائية
الرواية لا تختم، بل تتدلى حتى آخر سطر.
في ص 164، سؤال وجودي أخير:
“هل وجودنا حقيقة؟ هل نحن شيء أم لا شيء؟”
ثم:
“علينا أن نكون أوفياء للحياة حتى نتحمل الموت… علينا أن نعشق الموت حتى نعيش الحياة!”
وأخيرًا:
“ستبقى الحياة هي الخير الأعلى… فلولا الموت، لما كانت بهذه الروعة والندرة…”

وفي آخر السطور:
“سقطت يده من على صدره، حرّة، متدلية في الفضاء، بينما الأخرى لا تزال تمسك بقوة في مسند الكرسي.”

مشهد ختامي يبقينا نحن، القرّاء، معلقين مثل “العنقود”… لا نزال نتدلى، ولا نهاية.

د. باهر بطي

Per l’angolo poetico la poesia di Ahmed Miqdad

Foto cortesia di Ahmed Miqdad


“La candela del mio cuore”

Tesoro mio,
ti ho chiesto la mano, ti ho offerto un mazzo di fiori profumati e ti ho portato un anello di fidanzamento.
Ma la morte ci ha separati, frantumando i nostri cuori in pezzi: un’anima in cielo, un corpo in terra.
Il mio unico conforto è sapere che il martire può intercedere per settanta dei loro cari, e ti ho amato fino a farti diventare uno dei miei.

Tesoro mio,
volevamo iniziare il nostro viaggio d’amore,
ma gli occupanti ci hanno polverizzato il cuore e rubato i nostri sogni appena nati.
L’amore è diventato senza casa,
mentre l’odio si è insinuato in ogni angolo.
Eppure il destino è abbastanza onesto da permettere ai giusti di fuggire da questa oscurità verso un paradiso pacifico e amorevole.

Tesoro mio,
accendi una candela nel tuo cuore per guidarti fuori da questo mondo amaro. Recita gli inni di pace con fede e speranza: che la pace prevalga e il sole torni a splendere.

Tesoro mio,
ti aspetterò lì, alle porte del paradiso: tu, nel tuo lungo abito da sposa bianco,
la tua corona radiosa sul capo,
splendide rose bianche tra le mani, mentre farfalle dorate e verdi volteggiano intorno a noi.

Ahmed Miqdad
Lettura poetica in italiano a cura di Elisa Mascia




“The Candle of My Heart”

By Ahmed Miqdad
My sweetheart, I asked for your hand, offered you a bouquet of exquisite flowers, and brought you an engagement ring. But death tore us apart, shattering our hearts into pieces – a soul in heaven, a body in the earth. My only solace is knowing that the martyr may intercede for seventy of their kin, and I loved you to be one of mine.

My sweetheart, we wanted to start our journey of love, but the occupiers pulverized our hearts and stole our newborn dreams. Love became homeless, while hatred crept into every corner. Yet destiny is fair enough to let the righteous escape this darkness to a peaceful, loving heaven.

My sweetheart, ignite a candle in your heart to guide you out of this bitter world. Recite the hymns of peace with faith and hope – that peace will prevail, and the sun will shine again.

My sweetheart, I’ll be waiting for you there, at the gate of heaven – you, in your long white wedding dress, your radiant crown upon your head, beautiful, white roses in your hands, while golden and green butterflies circle around us.
Ahmed Miqdad


Ahmed Miqdad

“Το Κερί της Καρδιάς μου” Από τον Ahmed Miqdad Αγάπη μου, ζήτησα το χέρι σου, σου πρόσφερα ένα μπουκέτο από υπέροχα λουλούδια και σου έφερα ένα δαχτυλίδι αρραβώνων.
Αλλά ο θάνατος μας διέλυσε, θρυμματίζοντας τις καρδιές μας σε κομμάτια – μια ψυχή στον ουρανό, ένα σώμα στη γη.
Η μόνη μου παρηγοριά είναι να γνωρίζω ότι ο μάρτυρας μπορεί να μεσολαβήσει για εβδομήντα συγγενείς του, και σε αγαπούσα να είσαι ένας από τους δικούς μου.
Αγάπη μου, θέλαμε να ξεκινήσουμε το ταξίδι της αγάπης μας, αλλά οι κατακτητές κονιορτοποίησαν τις καρδιές μας και έκλεψαν τα νεογέννητα όνειρά μας.
Η αγάπη έμεινε άστεγη, ενώ το μίσος σέρνονταν σε κάθε γωνιά.
Κι όμως, η μοίρα είναι αρκετά δίκαιη ώστε να αφήσει τους δίκαιους να ξεφύγουν από αυτό το σκοτάδι σε έναν ειρηνικό, γεμάτο αγάπη παράδεισο.
Αγάπη μου, άναψε ένα κερί στην καρδιά σου για να σε οδηγήσει έξω από αυτόν τον πικρό κόσμο.
Απήγγειλε τους ύμνους της ειρήνης με πίστη και ελπίδα – ότι η ειρήνη θα επικρατήσει και ο ήλιος θα λάμψει ξανά.
Αγαπημένη μου, θα σε περιμένω εκεί, στην πύλη του ουρανού – εσένα, με το μακρύ λευκό νυφικό σου,
το λαμπερό σου στέμμα στο κεφάλι σου, όμορφα,
λευκά τριαντάφυλλα στα χέρια σου,
ενώ χρυσές και πράσινες πεταλούδες κυκλώνουν γύρω μας.

EVA Petropoulou Lianou
Μετάφραση στα ελληνικά

https://alessandria.today/2025/07/13/per-langolo-poetico-della-domenica-leggiamo-la-poesia-del-poeta-ahmed-miqdad-pubblicazione-di-elisa-mascia-italia/

Foto cortesia della traduttrice in greco Eva Lianou Petropoulou

Poesie della poetessa libanese Yasmin Harmouch

Foto cortesia della poetessa Yasmin HarmouchLibano


Poesia 1: Eredità del Silenzio

Le donne della mia famiglia
cuociono il silenzio nel pane –
lo mastichiamo, lo inghiottiamo,
lo lasciamo crescere nelle nostre pance
come domande che non faremo mai.

Versiamo il tè con mani tremanti,
senza mai versare il dolore,
solo zucchero e accenni di acqua di rose,
mascherando decenni di
muto silenzio.

Cosa ereditiamo
se non l’arte
di stare in silenzio in modo meraviglioso?



Poesia 2: La marea tra noi

Eri il mare,
e io – una singola pietra
che anelava alla riva
ma rotolava
a ogni sbuffo della tua voce.

Ci siamo incontrati con la bassa marea,
quando il mondo era nudo e onesto.
Ora, persino la luna
ci ha voltato le spalle,
trascinandoti più lontano.

Eppure, aspetto –
un ciottolo bagnato nella tua memoria.



Poesia 3: Scrive con la cenere

Scrive con la cenere,
non con l’inchiostro,
perché le sue parole bruciano
prima di fiorire.

Ogni lettera è un guizzo,
ogni verso una confessione
di qualcosa di perduto
prima ancora di essere vissuto.

Non piange.
Evapora.
Nel suo silenzio,
un libro che nessuno ha osato aprire.



✒️ Breve biografia (inglese):

Yasmin Harmouch è una poetessa e scrittrice libanese la cui opera esplora la memoria, il genere, il silenzio e il peso ereditato dell’identità. La sua poesia unisce bellezza lirica e verità emotiva, spesso confondendo i confini tra storia personale ed esperienza collettiva. È apparsa su piattaforme letterarie internazionali e continua a scrivere sia in arabo che in inglese. Yasmin attualmente risiede a Tripoli, in Libano.



Poem 1: Inheritance of Silence

The women in my family
bake silence into the bread—
we chew it, swallow it,
let it rise in our bellies
like questions we’ll never ask.

We pour tea with trembling hands,
never spilling the grief,
only sugar and hints of rosewater,
masking decades of
not speaking.

What do we inherit
if not the art
of being quiet beautifully?




Poem 2: Tide Between Us

You were the sea,
and I—a single stone
that longed for the shore
but rolled
with every pull of your voice.

We met in low tide,
when the world was bare and honest.
Now, even the moon
has turned her back,
dragging you farther.

Still, I wait—
a wet pebble in your memory.




Poem 3: She Writes with Ashes

She writes with ashes—
not ink—
because her words burn
before they bloom.

Every letter a flicker,
every line a confession
of something lost
before it was lived.

She does not cry.
She evaporates.
In her silence—
a book no one dared to open.




✒️ Short Bio (English):

Yasmin Harmouch is a Lebanese poet and writer whose work explores memory, gender, silence, and the inherited weight of identity. Her poetry bridges lyrical beauty and emotional truth, often blurring the boundaries between personal history and collective experience. She has appeared on international literary platforms and continues to write in both Arabic and English. Yasmin currently resides in Tripoli, Lebanon.

https://alessandria.today/2025/07/13/piacevole-lettura-poetica-di-tre-poesie-della-raffinata-ed-elegante-poetessa-libanese-yasmin-harmouch-pubblicazione-di-elisa-mascia-italia/

Poesia Cuore Angelico di Gordana Saric – Montenegro

Foto cortesia di Gordana Saric – Montenegro

CUORE ANGELICO
Dio mi ha dato il cuore di un angelo,
occhi rapiti dalle stelle scintillanti
ha infuso nella mia anima l’ampiezza del cielo
e un sorriso dal sole stesso.

Vivo sul mio pianeta di luce
lontano da conflitti e disordini senza senso,
nel regno delle parole piene d’amore
la mia casa risplende con il cuore dell’universo.

Migliaia di anni non mi basterebbero per capire
da dove provenga sulla terra il male che gli uomini commettono,
guerre insensate, divisioni incomprensibili
con ingiustizia, invidia e complotti oscuri.

Nessuno si preoccupa dei cuori che lottano per la pace
per la nobiltà e la purezza d’animo,
ciò che l’amore semina, la gelosia distrugge
mentre nebbie soffocanti si diffondono.

Solo la bontà esiste in me
e l’infinito desiderio di armonia per governare il mondo,
Bene, tutti i miei desideri e i miei aneliti
confido nel canto in cui risplende la speranza.

Diffondo canti di pace e amore in tutto il mondo
la mia voce raggiunge anime affini lontane
quindi preghiamo insieme Dio Onnipotente
perché infonda la ragione nelle menti degli illusi.

GORDANA SARIĆ
MONTENEGRO

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia

ANDJEOSKO SRCE
Bog mi je dao andjeosko srce ,
oči od zanosa zvjezdanih treptaja
u dušu mi udahnuo nebesku širinu
i osmijeh od samog sunčevoga sjaja.

Živim na mojoj svjetlosnoj planeti
daleko od bezumenih sukoba i nemira,
u carstvu riječi prepunih ljubavi
moj dom sija srcem svemira.

Hiljade godina ne bi bile dovoljne da shvatim
otkuda na zemlji zlo što ljudi čine,
besmisleni ratovi, podjele neshvatljive
uz nepravdu, zavist i spletke iz tmine.

Niko ne mari za srca što za mir se bore
za plemenitost i čistotu duše,
što ljubav posadi ljubomore i razore
dok se šire magle što guše.

U meni samo dobrota postoji
i beskrajna želja da sloga svijetom vlada,
Pa sve moje čežnje i žudnje i htijenja
povjeravam pjesmi u kojoj svijetli nada.

Pjesme mira i ljubavi svijetom pronosim
moj glas dopire do dalekih duša srodnih
pa se zajedno molimo Bogu svemoćnome
da razum udahne umovima zabludjelim.

ANGELIC HEART
God gave me the heart of an angel,
eyes from the rapture of the twinkling stars
breathed the breadth of heaven into my soul
and a smile from the sunshine itself.

I live on my light planet
far from mindless conflicts and unrest,
in the realm of words full of love
my home shines with the heart of the universe.

Thousands of years would not be enough for me to understand
whence on earth the evil that men do,
senseless wars, incomprehensible divisions
with injustice, envy and plots from the dark.

No one cares about the hearts that fight for peace
for nobility and purity of soul,
what love plants, jealousy destroys
while the suffocating mists spread.

Only goodness exists in me
and the endless desire for harmony to rule the world,
Well, all my longings and desires and desires
I trust the song in which hope shines.

I spread songs of peace and love around the world
my voice reaches distant kindred souls
so let’s pray together to almighty God
to breathe reason into the minds of the deluded.

GORDANA SARIĆ
MONTENEGRO

Dal prof Kareem Abdullah -Iraq: ” L’epopea completa della rivoluzione del silenzio”

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

L’epopea completa della rivoluzione del silenzio.


Parte prima


Vado nel tuo paradiso, mi rifugio all’ombra della nuvola di Dio – per il mio bene, spazzo via le sabbie dimenticate che le sorgenti dell’abisso hanno calpestato. Sul cartello notturno, questo silenzio è stato sospeso – e gli slogan erano donne sterili accovacciate nella scatola della prostituzione. Da qui passarono gli sconfitti, rifugiandosi nelle loro sedizioni: perfino le lanterne maledicono l’ombra delle spade. Le voci dei congiunti attorno al santuario, che asciugano con i loro vestiti le lacrime della nave del giorno, con la pioggia che lava via le cave delle tende in fiamme. Come le lance esplosive squarciarono il cielo, estatiche, scavando umiliante la sorgente dell’Eufrate, mentre la barbarie si risveglia per dividere il bottino? Gli occhi della gloria furono incrinati dalle fruste dei serpenti, e dietro la storia ci sono coloro che appendono le loro spade, trafiggono le cupole e le contaminano con il fumo della sedizione. Il fiume vibrava coperto dalle corna delle barbe delle leggi, e le falci dei loro colli erano alzate, illuminando con la lampada i volti dei passanti, spargendo cenere. Che cosa fa questa testa quando il tempo scade? Chi ordinò di recidere le vene del cielo? E i pagliacci con la loro vita glorificavano le sbarre…?! Mentre i soldati trascinano la loro sconfitta, i petti sanguinanti per le mani mozzate appesantite dalle catene che trascinano la luce dei campi. La sfocatura spezzata sui bastoni dei sultani, il rumore dei denti pronti dietro la tenda, che rosicchiavano l’argilla rossa che scuoteva le coppe delle corone. Chi ha dato il permesso ai cavalli di calpestare i santuari dell’amore? E le truppe di rubini purificati che si sono smarrite, come le perle dei cani ambulanti, vagando attorno al cammello?! Chi curerà la pazienza infantile quando le frecce vengono scagliate contro, uccidendo il tremore del petto e le strade si restringono tristemente con canti smorzati?! Le folle  hanno aperto una porta all’alba nell’oscurità della notte: un turchese che gocciolava tenero da loro desiderando il sangue.


Parte seconda

E voi, cavalli ammassati nel profondo del lutto, preparatevi e macchiate l’angolo del giorno con il dolore del sangue versato sulle palpebre del cielo. Queste croci cavalcano le selle del desiderio. Si svegliano al ritorno della dispersione e raccolgono ciò che la gioia delle spade piange. Le donne in lutto dietro i confini della notte, sono state agitate da una freccia ubriaca. Le bandiere brindano, il loro pane annegato nel dolore, e sui bastoni si levano eterni lamenti schiacciati dalla macina, mentre l’umiliazione della sconfitta si estende tra la sete del fiume e il corpo della terra. Quale delle canzoni cavalca il battito del vento? E le folle si accalcano attorno ai capelli grigi del mattino, raccogliendo il vigore della santificazione?! Sui tronchi dell’Eufrate, i rami delle palme piangono con il loro antico dolore. Il deserto avanza strisciando, curvo e spezzato, portando con sé le offerte di coloro che emergono dalle sue crepe. Le stelle cadono, le loro viscere corrono, la più pesante delle quali è il terremoto di un sogno che ha agitato l’ascesa del declino, e davanti a loro cadono tutte le maschere della storia. Fiorisci, o sangue sparso, a te corrono le lance e disperdi il volto dei malvagi con una manciata di spighe (che portano frutto in ogni tempo). Il corpo è lucente, avvolto nella pietà dell’amore, le membra tremano per lui, i suoi pensieri sono scossi dal sibilo e nei suoi stendardi si spalancano gli occhi della siccità. La riverenza si rilassa da sola sotto il trono di spade, vagando nel suo regno, allontanando il tremore della bara, e i tamburi del fiume sono annegati nel polso del pudore. La sua coppa è agitata, tintinna nei palazzi delle storie come ceneri, e la voce del corpo risuona nel collo del fantasma della ghigliottina. Il linguaggio di Dio penetra nel flusso delle catene e si risveglia nei salmi della morte, nei rami dei fulmini e nei lamenti, sbranando i cavalli delle tenebre… piangono lacerati



Terza parte


Scomparve dietro la tristezza delle sabbie annegate nelle onde del dolore – e l’ombra del santuario della perdita si nasconde senza ali, estinguendosi. Il rumore delle lance lasciato dietro di sé dal tremolio del sole, la finestra dei ricordi che si affaccia sull’orizzonte e le sacche della partenza riempite con le corde dell’abisso. I pensieri si espandevano nel loro pozzo stagnante, facendo maturare le teste dei diavoli sopra l’ importanza delle parole. Rapidamente schiumarono e perforarono il silenzio dell’usignolo. I cammelli snelli trasportano l’ondeggiare  delle tende, navi che navigano nell’oscurità dei luoghi di sepoltura delle lacrime. La strada è assentata di braci che riempiono le foreste ardenti, portando sulle loro lance la stirpe della conquista, nude, sono le lune che ospitano le stelle. Vaga nella notte, con il respiro affannoso, il suo segreto è inciso su un muro intagliato con le corde delle città, circondato dal carbone sul muro, che disegna la perdita. Nel suo fazzoletto c’era raccolto il profumo dei sogni e, nell’assemblea divertita, si rivelò la sua voce, rombante come un tuono appoggiato sulle rive della memoria. Sono rinnegati con sogni di ignoranza, i loro volti sono sconosciuti, guardando i fiori appassiti, stanchi per una sanguinosa dipartita nelle immagini. Confusa, come un serpente che striscia, e adorna di tragedia, un orizzonte di sventura che cuce il giorno, e lei continua a pugnalare nella tristezza della sua prigione. E se fosse assediato dalla perdita di un altare che lo manda in frantumi, e da un improvviso attacco a coltellate contro una carovana che annunciava la sua eclissi?! È come se l’Eufrate fosse il sangue degli occhi quando singhiozza e supplica, riparando la linfa delle mani, e scava una tomba nella quale saltano i pipistrelli. Il profumo delle spezie attira l’anima, la tristezza risplende stranamente sotto il terreno, e i cortei funebri rinnovano la loro melodia incrinata.
Kareem Abdullah -Iraq

Lettura in italiano di Elisa Mascia, poetessa-scrittrice



الملحمة الكاملة لـ ثورة الصمت
✦ الجزء الأول
في جنتِك ذاهبٌ، أستظلُّ بغيمةِ الله ـــ أُجلي رمالًا منسيّةً وطأتها سنابكُ الهاوية. على يافطةِ الليلِ أعلّق هذا الصمت ـــ والشعاراتُ العواقرُ تتقرفصُ في خانةِ الدعارة. مِن هنا مرَّ المهزومون، يحتمون بفتنهم ـــ حتى الفوانيس تلعنُ ظلَّ السيوف. أصواتُ الثكالى حولَ المزار، يُجفّفنَ بثيابهنَّ دموعَ سفينةِ النهار، بمطرٍ يغسلُ محاجرَ حرقةِ الخيام. كيفَ تناهشتْ رماحٌ مفخخةٌ كبدَ السماء، جذلى تفقأُ عينَ الفرات مُهانةً إذ الهمجيةُ تستيقظُ، تستقسمُ الفيءَ؟ تصدّعتْ عيونُ المجدِ بسياطِ الأفاعي، وخلفَ التاريخ هناك من يُعلّقُ سيفه، يُثقبُ القِباب، يلوّثها بدخانِ الفتنة. تطيّنَ النهرُ بأبواقِ لحى الشرائع، ورُفِعتْ مناجلُ رقابِها تحشُ مصباحًا على واجهاتِ العابرين، ترشُّ الرماد. ماذا يفعلُ هذا الرأسُ حينَ يعتلي الزمن؟ مَن أمرَ بقطعِ أوداجِ السماء؟ والمهرّجون بمخاصرهم مجّدوا الحانات…؟! بينما يجرُّ الجنودُ هزيمتَهم، الصدورُ تُدميها كفوفٌ مقطوعةٌ يُثقلها سلاسلُ تسحبُ ضوءَ الحقول. الغبشُ المكسورُ على أعوادِ السلاطين، جعجعةُ أسنّةٍ متأهبةٍ خلفَ الستار، تقضمُ طينةً حمراءَ رجْرَجَتْ كؤوسَ التيجان. من أَذِنَ للخيولِ أن تطأ مراقدَ العشق؟ وأفواجٌ غوتْ ياقوتةً مطهّرة، كجمهرةِ كلابِ الحوأب، هائمةً حول الجمل؟! من يُرضعُ الصبرَ الرضيعَ حين تراشقتْ سهامٌ تذبحُ ارتعاشةَ الثدي، والطرقاتُ تضيقُ محزونةً بشدوٍ مكتوم؟! زُمَرٌ فتحوا في ظلامِ الليلِ بابًا للفجر ـــ يندلقُ منهم فيروزٌ يحنو على الدم.

✦ الجزء الثاني
وأنتِ، أيتها الخيولُ المحتشدةُ في خلجاتِ الفجيعة، تهيّئي، ولطّخي ناصيةَ النهارِ بوجعِ الدمِ المسفوكِ في جفونِ السماء. فهذه الصلبانُ تركبُ سروجَ الاشتهاء، أفيقي على رجعِ الشتات، ولمّلمي ما ترثيه بهجةُ السيوف. فالنائحاتُ خلفَ حدودِ الليل، هيّجهنَّ سهمٌ ثمل. البيارقُ تشربُ نخبَها الغارقَ بالأَسى، وعلى الأعوادِ نواحٌ سرمديٌّ تسحقهُ الرحى، بينما ذُلُّ الهزيمة يمتدُّ ما بينَ ظمأِ النهرِ وجسدِ الأرض. أيُّ المواويلِ تمتطي نبضَ الريح؟ وأفواجٌ تتزاحمُ حولَ شيبةِ الضحى، حاصدةً عنفوانَ التقديس؟! على جذوعِ الفرات، تتحنّى العراجينُ بحزنها العتيق. تزحفُ الصحراءُ حدباءَ مكسورة، لها تحملُ قرابينَ الخارجينَ من شقوقها. تُساقِطُ النجومُ أحشاءَها هرولةً، أثقلها زلزلةُ حلمٍ حرّك معراجَ الأفول، وقدّامها تتساقطُ كلُّ أقنعةِ التاريخ. ازدهرْ، أيّها الدمُ الشَّذَر، إليكَ تركضُ الحِراب، وأرشقْ وجهَ الغيّ بحفنةِ سنابلَ (تؤتي أُكلها في كل حين). برّاقٌ هو الجسدُ، ملفوفًا بورعِ العشقِ، تهتزُّ لهُ الفرائصُ، بأضغاثِها يُهدّها الفحيح، وفي راياتهِ تنفلقُ عيونُ القحط. يرتخي الخشوعُ وحيدًا تحتَ عرشِ السيوف، هائمًا في ملكوتهِ، ينزعُ ارتجافَ النعش، ودفوفُ النهرِ غارقةٌ بنبضِ الحياء. مهتاجٌ كأسُه، يجلجلُ في قصورِ تواريخَ كالرماد، وصوتُ الجسدِ يرنُّ في رقابِ شبحِ المقاصل. لغةُ الله تشقُّ طوفانَ القيود، وتستفيقُ في مزاميرِ الاحتضار، أغصانُ البروق، فتنوحُ مُمزّقةً خيولَ الظلام…

البروق، فتنوحُ مُمزّقةً خيولَ الظلام…

✦ الجزء الثالث
توارتْ خلفَ حزنِ رمالٍ غارقةٍ بأمواجِ الأسى ـــ وظلُّ مزارِ الفقدِ يتخفّى بلا أجنحةٍ، ينطفئ. ضجيجُ الحِرابِ خلّفَ رفيفَ الشمسِ، ونافذةُ الذكرياتِ تطلُّ على الأفق، وحقائبُ الرحيلِ مملوءةٌ بحبالِ الهاوية. الأفكارُ تمدّدتْ في بئرها الآسن، أينعتْ رؤوسًا للشياطين فوقَ هامةِ الكلمات، أسرعتْ تُرغي وتثقبُ صمتَ العسعس. النياقُ الضامراتُ يحملنَ تلويحَ الخيام ـــ سفنٌ تُبحرُ في دياجيرِ مدافنِ الدموع. الطريقُ ظمأُ جمراتٍ تحشُّ غاباتِ الاشتعال، تحملُ على أسنّتها سُلالةَ الفتح، عاريةً، هي الأقمارُ تؤوي النجوم. تتيهُ بليلٍ معصوبِ الشهيق، ينحتُ سرَّها سورٌ محفورٌ بحبلِ المدائن، يُسوّرها فحمٌ على الحائطِ يرسمُ ضياعًا. في منديلِها عبقُ الأحلام، تكوّمتْ، وفي مجلسِ اللهوِ تكشّفَ صوتُها، يزمجرُ رعدًا يتكئُ على ضفافِ الذاكرة. مرتدّون بأحلامِ الجهالةِ يتعنكبون، مجهولةٌ هي الوجوه، تتفرّسُ أزهارًا ذابلةً أتعبها رحيلٌ مدمّى بالصور. حيرى، وأفعى تزحفُ، وبالفجيعةِ تتزيّن، أفقٌ من الشؤمِ يخيطُ النهار، ولمّا تزل طاعنةً في حزنِ محبسها. وماذا وقد حاصرَها ضياعُ مذبحٍ بهِ تتشظّى ـــ وطعنٌ يُباغتُ قافلةً أعلنتْ خسوفَها؟! كأنَّ الفراتَ دمُ الأحداقِ حينَ ينشجُ، وفاضَ يستجدي، يُرمّمُ نسغَ الكفوف، ينبشُ قبرًا تتقافزُ فيه الوطاويط. رائحةُ الأطيابِ تسحبُ الروحَ، يلمعُ الحزنُ غريبًا تحتَ الثرى، فتُجدّدُ لحنَها المُشقّق مواكبُ العزاء.

Kareem Abdullah -Iraq

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Amal Zakaria

Foto cortesia di Amal Zakaria -Algeria

La mia dimora eterna nella tua ombra
Poeta: Amal Zakaria – Algeria

Nonostante la passione ardente,
la tua ombra la estingue.
Tu neghi le lacrime dell’amore,
e hai trovato refrigerio nel brivido delle mie spalle?
Sul trono dei miei sentimenti,
hai organizzato un carnevale per le bambole.

I miei eserciti sono stati domati
sulla terra sacra,
e i loro zoccoli si sono riposati.

Le stagioni dell’abbandono sono tue,
e ho i miei campi sterili
nelle foreste delle mie visioni,
Un acquazzone
non reciso dalle spade del silenzio.

Credo nella generazione delle nonne,
Spogliate dal velo dell’ invisibilità.
Una pietra dell’amato, una mela,
e il tuo cammello,
il tuo corpo trema
come la rugiada
scivola sul marmo.

E il prossimo passo?
O Signore dell’Anima?
Nei libri dei valori e dell’umanità,
se hai fatto l’amore con il fiore
E tutte le rose?
Versa la tua linfa,
e sorseggia il nettare
nella misura più estrema.

Non senti più l’odore
Inoculare la mia rabbia
Le tue foto e le tue farfalle
copertine di fumetti di cartone pallido

Nelle stazioni dell’amore
I versi dell’anima sorgono
nella Surat Al-Wujud

Vai
E se ne andò

La chiave della tua virilità
intrappolata nella mia coppa di femminilità
Me ne sono dimenticata una notte da ubriaca

Decoro la notte del desiderio
nella nebulosa della nostalgia
costole ululate
le memorie lo suonano
Sinfonia di Anas
nonostante gli odori dell’assenza

Oh,
usignolo dei sogni
porta le tue dita morbide
anche sul mio petto

L’amore è fuoco e pioggia
dammi da bere
quando la pelle dell’attesa brucia
Oh, brezza dell’anima
la vita è passata
in primavera e in autunno

I seni delle nuvole sono in lutto
I figli dell’amore
cantano il candore del tuo mento
Dai
con la maturità del tuo cuore
e la notte dell’errore fu squarciata
con il coltello della verità

L’amore è una convinzione
non c’è preghiera in esso
senza un cuore umile
per la poesia della Vergine

Ti ho preparato un tappeto di seta
e un rosario
sul collo degli amanti
che i nostri nomi siano santificati
nel corso degli anni


Vieni qui
per amarti di più.

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia






سكني أبدي بظلك

آمال زكريا

رغم اتقاد العشق
يطفئه ظلك
تنكر لدمع الهوى
وانتعشتَ لرعشة اكتافي؟
وعلى عرش مشاعري
اقمت كرنفالا للدمى

تهذبت جيوشي
بأرض الحرم
ونامت حوافرها

لك مواسم الهجر
ولي الحقول الغاثية
في غابات رؤاي
هطول
لم تقطعه سيوف الصمت

اؤمن بجيل الجدات
العاري من حجاب التخفي
حجرة من الحبيب تفاحة
وابلك
يرتعش له الجسد
كالندى
ينزلق على الرخام

ماذا بعد
يا سيد الروح؟
بدفاتر القيم والانسانية
ان ضاجعت الزهر
وكل الورد؟
اسكب نسغك
وارتشف الرحيق
لأبعد مدى

ما عادت ريحك
تلقح غضبي
صورك والفراشات
اغلفة كارتونية
باهتة

في مقامات العشق
تسمو آيات الروح
بسورة الوجود

اذهب
وغادر

مفتاح رجولتك
عالق بكأس انوثتي
نسيته ذات ليلة ثمالة

ازين ليل الاشتياق
بسدم الحنين
عويل الاضلع
تعزفه الذكريات
سيمفونية انس
رغم انوف الغياب

يا كروان الاحلام
هاتِ اصابعك الناعمة
ورتلي
على كمان صدري

العشق نار ومطر
فاسقيني
حين يحترق جلد الانتظار
ويا نسيم الروح
انقضى العمر
في رحيل وخريف

نهود الغيم ثكلى
اطفال الحب
يناغون بياض ذقنك
فتعال
بنضج قلبك
ومزق ليل الضلال
بسكين الحقيقة

العشق عقيدة
لا صلاة فيها
بدون قلب خاشع
للقصيدة العذراء

هيأت لك سجادة من حرير
ومسبحة
في عنق العاشقين
تقدس اسمينا
على مر السنين

تعال
لأحبك أكثر

My Eternal Dwelling in Your Shadow
Poet: Amal Zakaria – Algeria

Despite the blazing passion,
Your shadow extinguishes it.
You deny the tears of love,
And did you find refreshment in the shiver of my shoulders?
On the throne of my feelings,
You held a carnival for the dolls.

My armies have been tamed
On the sacred land,
And their hooves have rested.

You have your seasons of separation,
And I have my barren fields
In the forests of my visions,
A downpour
Not severed by the swords of silence.

I believe in the generation of grandmothers,
Bare of the veil of hiding.
A stone from the beloved, an apple,
And your camel,
Trembles the body,
Like dew
Slipping on marble.

What now,
O Lord of the Soul?
In the notebooks of values and humanity,
If you have made love with the flower
And every rose,
Pour your sap,
And sip the nectar
To the farthest extent.

Your wind no longer
Pollinates my ange

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La poesia:”La mia dimora eterna nella tua ombra” della poetessa Amal Zakaria – Algeria, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

La poetessa e scrittrice Vandana Kumar premiata al Global Summit Vision 2025 ad Atene – Grecia

Foto cortesia della poetessa Vandana Kumar

Dalla poetessa e scrittrice Vandana Kumar premiata al Global Summit Vision 2025 ad Atene – Grecia

” Quando tornerete in Grecia quest’estate per il lancio del vostro libro al Global Vision Summit 2025 e vi ritroverete con una vera sorpresa alla cerimonia di chiusura – dire sorpresa è un eufemismo – completamente sbalorditi e sopraffatti nel ricevere il Global Icon Award 2025. L’universo è davvero generoso. Un grande ringraziamento al comitato di selezione del Summit e un ringraziamento a tutti i greci per tutto il loro affetto.”

-Sono passati due anni dal lancio ufficiale di “Mannequin Of Our Times” e che viaggio è stato! Riconoscimenti in termini di premi e recensioni, vendite in tutto il mondo e un’ondata di affetto per la lettura di poesie, che si sia tenuta a Mumbai o a Belgrado. Il viaggio del libro raggiunge una nuova fase: un sogno che si avvera per qualsiasi autore. “Mannequin Of Our Times” è ora tradotto in greco e questo nuovo libro (ora ufficialmente classificato come il mio secondo libro) è stato pubblicato dalla “Writers International Edition” ed è stato tradotto dalla prof. ssa Irene Doura Kavadia.  La sensazione che il tuo libro, grazie alla traduzione, possa raggiungere un altro Paese, un altro Continente e un’altra cultura è davvero gratificante. Un grande ringraziamento al presidente Preeth Padmanabhan Nambiar per aver reso tutto questo possibile.
Sono emozionata.

Vandana Kumar

When you return to Greece this summer for your Book launch at the Global Vision Summit 2025 and then you are in for a real surprise at the closing ceremony – surprise is a huge understatement – completely stunned and overwhelmed at receiving the Global Icon Award 2025. The universe is very kind. A big thank you to the selection committee of the Summit and a thank you to all the Greeks for all their love.

It has been two years since the official book launch of ‘Mannequin Of Our Times’.  and what a journey it has been. Recognition in terms of awards and reviews, sales across the globe and love showered to the poetry reading – whether in Mumbai or Belgrade. The book’s journey reaches a new stage – a dream come true for any author. Mannequin Of Our Times is now translated into Greek and this new book (officially listed as my second book now) has been published by ‘Writers International Edition’ and is translated by Irene Doura Kavadia.
The feeling that your book will now reach another country, another continent and another culture thanks to the translation is very gratifying. 
A big thank you to Preeth Nambiar for making this possible. Overwhelmed.
Vandana Kumar

Premio assegnato alla poetessa Vandana Kumar

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Alla ricerca della vera bellezza con Elisa Mascia e Pietro La Barbera nell’intervista a Konstantinos Fais – Grecia

Foto screenshot dell’ inizio del programma Alla ricerca della vera bellezza con Pietro La Barbera, Elisa Mascia e Konstantinos Fais


Biografia:
Konstantinos N. Fais è un artista, ricercatore e autore Greco. Nato nel 1987 nella città di Ioannina in Grecia, ha studiato presso il Dipartimento di Ingegneria Civile del Politecnico di Bari in Italia (POLIBA), mentre nel 2016 ha ottenuto un certificato di specializzazione in Amministrazione Finanziaria e Gestione di Unità presso il Dipartimento di Economia dell’ Università di Ioannina. È autodidatta e il suo lavoro artistico è legato alla Storia e al settore marittimo e dal 2017, studiando la Letteratura greco-romana e attraverso alcune attività, cerca di trasmettere l’ evoluzione della Civiltà umana, concentrandosi sulla Grecia e sul Mediterraneo. È un artista Masterclass dell’ UNESCO e dell’ International Action Art Fair, partner culturale dell’ HERMES Expo International e dell’ Hellenic News of America dagli USA e detiene il titolo di “Distinguished Scholar” nell’ International Academy of Ethics in India (IAE). La sua scultura ‘’Smilodon of Uruguay’’ è diventata famosa a livello internazionale nel 2021 e inoltre ha opere d’ arte nel metodo PIAF per i non vedenti. Avendo un interesse molto profondo per il mito greco di Eracle, compreso il suo equivalente Romano Ercole e le altre sue versioni correlate in altre civiltà del Mediterraneo (Ercole, Ogmia, Ogmio, Melqarth, Gilgamesh e anche oltre), negli ultimi cinque anni e’ stato concentrato sulle sue informazioni biografiche studiando tutti i riferimenti della letteratura antica Greca, Romana e Bizantina, oltre a quelli dell’ epoca rinascimentale e degli accademici moderni. Per questo motivo sta conducendo una campagna, chiamata “Via di Eracle”, avendo come ispirazione, il Port Hercule nel Principato di Monaco.

1. In che modo la tua identità greca influenza la tua visione artistica nel mondo contemporaneo?

Mi influenza in modo assoluto, quasi irreale. Nel senso che ha una tale influenza sul mio temperamento che mi considero un anello intermedio nel passaggio da allora a oggi. Cerco quindi di stare in equilibrio in modo responsabile, cercando di trasmettere la loro conoscenza e gloria nel modo più neutrale possibile. Lo ritengo un dovere nei confronti delle vecchie generazioni e quelle del futuro.

2. Cosa significa per te creare arte in un paese intriso di memoria storica e mitologia?

Innanzitutto, vorrei dire che entrambi gli ambiti, mitologia e storia, hanno per me un carattere particolare. La mitologia è stata creata sulla base di eventi e fenomeni  naturali e persone reali.

-Guerra di Troia, uno dei più grandi eventi geopolitici del mondo antico e punto di riferimento cronologico della mitologia greco-romana,

-Campagna argonautica, cioè l’ azione di prospezione e di estrazione mineraria nel Mar Nero

-Eroi epici e la loro genealogia. Ercole e il suo raggio d’azione, Achille, il ritorno di Odisseo…

-tutti questi capitoli contengono per me un nucleo storico, che ci fornisce informazioni sulla preistoria dei Greci in modo allegorico.

-Poi la storia registrata a sua volta, cioè dall’ 800 a.C. in poi, dal secolo omerico in poi, ci insegna a tutti i livelli sia le conquiste dei nostri antenati sia i loro errori.

-Per tutti questi motivi, quindi, per me è senza dubbio una forma di magia. Una sorta di iniziazione a un altro meccanismo sociale, con altri valori e ideali, ma che è stato la base per l’odierno.

-Fonte di ispirazione davvero inesauribile, la leterratura grecoromana e suoi artifici sia la mitologia che la storia registrata, sono posseduto dal fascino di catturare i culti dei miei antenati, culti che hanno plasmato la storia del mondo in misura molto grande. Si noti che l’ Odissea, dopo un sondaggio della stazione televisiva britannica BBC del 2018, è stata nominata il miglior racconto letterario di tutti i tempi nella storia dell’umanità stessa.

3. Ti senti in conflitto tra il peso del passato e l’urgenza del presente nella tua pratica artistica?

Sì, la verità è che… i tempi sono cambiati molto da allora in termini di percezione del nostro patrimonio e ciò che mi spaventa della cultura greco-romana nel suo complesso è che le generazioni moderni non mostrano lo stesso interesse per la sua promozione. È questo che sto cercando di fare, colmare questo divario nel campo dell’ informazione attraverso la mia arte, che ha chiaramente una forte base scientifica e di ricerca.

4. Qual è il ruolo del trauma collettivo – storico o attuale – nella tua produzione?

Innanzitutto, va detto che il trauma collettivo dà forma alla memoria collettiva, che nel corso della storia è stata usata innumerevoli volte per controllare e plasmare la direzione di popoli interi. Dall’antichità ai giorni nostri. Nel mio caso, il mio amore per la cattura del passato distante è ben radicato, è qualcosa che in genere faccio dall’ età di 5 anni. Tuttavia, ho vissuto questo processo emotivo anche quando ero ancora in Italia, allo scoppio della crisi finanziaria. Immagino ricordate che la Grecia era uno dei paesi al centro di questa situazione. Questa messa in discussione della cultura greca a più livelli mi ha stimolato intensamente e alla fine mi ha portato a quello che sto facendo oggi, ovvero immortalare l’eredità dei miei antenati proprio per contribuire a mia volta alla sua promozione. Pertanto, è stato probabilmente il trauma collettivo che alla fine, anche se in modo informale, ha contribuito alla nascita della mia attività culturale.

5. Come trasformi la tensione tra bellezza classica e disincanto moderno nella tua opera?

Sarò sincero con lei, non la trasformo, nel senso che insisto sulla bellezza arcaica in quanto tale, che considero autentica al massimo grado. La trasferisco da allora a oggi, cerco di trasferire la sua forza filosofica all’oggi. Significa rompere questo incolore, impersonale e industriale tipo del’ arte che prevale in molti casi. Eliza, l’arte arcaica e successivamente quella classica della civiltà greca e più in generale quella greco-romana, sono il distillato di una transizione culturale dell’uomo dall’età del ferro ai cosiddetti e Secoli Oscuri o’ Eta’ den Ferro. Stiamo parlando del periodo che va dalla caduta dell’ Età del Bronzo, nel XII secolo a.C., all’VIII secolo a.C.. In altre parole, stiamo parlando di un’ intera filosofia di vita: gli uomini di quel periodo, a causa della mancanza di beni, furono costretti a scoprire il loro potere spirituale e in seguito a esprimerlo attraverso la letteratura e l’architettura. Naturalmente sono favorevole all’evoluzione… Non nego che ci siano forme di filosofia e contemplazione nell’arte moderna. Voglio dire che la trasferisco puramente da allora a oggi, sotto una prospettiva pragmatica.

6.Qual è la tua posizione sull’esilio, volontario o imposto, come condizione dell’artista?

Per me non c’è questa domanda, cioè non credo che ci debba essere una prospettiva di scelta per la carriera di un artista. Anche perché ho risieduto in Italia per 7 anni, questo non ha influito sul mio temperamento artistico. In generale, un artista dovrebbe avere una base, una sede… per sviluppare le sue idee e i suoi vari progetti. Al di là di questo, è chiaramente necessario agire al di fuori dei confini, di persona o attraverso la tecnologia, ma l’esilio è un altra casa.

7.Credi che l’arte possa ancora generare catarsi, come nell’antico teatro greco?

Per cominciare, la catarsi avveniva soprattutto nelle tragedie, e in alcuni casi la carica emotiva era così forte che gli spettatori si rifiutavano di finire di guardarla, quindi il teatro, la rappresentazione dal vivo ha un potere. Inoltre, in molte circostanze lo spettatore osserva la propria realtà da una prospettiva esterna ed è sottoposto a una psicoterapia indiretta. Cioè, rivive esperienze di sofferenza e dolore. Aristotele ha posto particolare enfasi sulla catarsi attraverso la tragedia. La catarsi, nel teatro dei tempi moderni, è un fenomeno molto raro perché la vita umana si è evoluta in uno stato complesso e inoltre è richiesta la corrispondente qualità dell’attività teatrale che, devo ammettere, è ben lontana da quella antica. Ma l’arte in generale, ovviamente credo che possa portare una catarsi dentro di noi… oltre a molti altri benefici, come la consapevolezza di sé e il miglioramento della comunicazione. Inoltre, l’arte visiva, è 4 volte più antica dell’età della civiltà umana. Le prime pitture rupestri che riflettono esattamente la vita degli esseri umani e le loro ansie risalgono a 40.000 anni fa, mentre la rivoluzione agricola, quindi l’invenzione della civiltà, risale a 12.000 anni fa. In altre parole, l’arte precede il ragionamento umano avanzato.

8.Cosa resta sacro per te nell’atto del creare, in un’epoca che sembra desacralizzare tutto?

Ma di mantenere il più possibile inalterate le informazioni della letteratura greco-romana, nel processo di visualizzazione dell’idea sulla carta e nello spazio. Cioè, rispettare gli scritti dei nostri antenati in modo tale che, come ho detto prima, io possa essere considerato una fonte affidabile di trasmissione di informazioni e stimoli. Voglio anche astenermi da cornici politiche e fanatismi, che non rientrano nella promozione della cultura.

9- Hai scelto il personaggio di Ercole, come base fondamentale per la tua ricerca e azione. Puoi spiegarci il perche’?

Ercole, il figlio di Alcmene, un mito che risale a 3000 anni fa, era venerato come un dio sceso in Terra per aiutare gli uomini, e sulla via sacra a lui dedicata nessuno poteva subire ingiustizie. Si chiamava Herkle per gli Etruschi, Eracles per gli abitanti della Magna Grecia, Hercules fra i Romani. Si tratta dell’eroe pio glorioso nella mitologia. Lo dimostrano una serie di fatti che non ritroviamo in quasi nessun altro eroe, o alcuni di essi non in questo grado, ossia:                               
1) Il suo raggio d’ azione che. Dalle coste a ovest delle Colonne Erculeane all’ India e dagli Iperborei alla Libia,cioè al Nord Africa.                              
2) È l’ unico eroe che si è trasferito nell’ Ade, catturando il Cerbero. poi ha salvato Alcestis combattendo Caronte stesso e poi ha salvato un altro eroe, Ateniese questa volta, Teseo. E alla fine raggiunge l’ Olimpo e vive con gli altri Olimpi. In altre parole, è l’unico ad essere stato divinizzato.  
3) Partecipò alla Gigantomachia (Guerra deiGiganti).                      
4) Fu introdotto nella mitologia romana.          
5) Anche con la transizione dalle religioni antiche al cristianesimo, fu un modello di ippotismo e moralità durante il Medioevoe il Rinascimento.                 
6) Tradizionalmente, era considerato il progenito re di intere nazioni e dinastie reali. Come i Celti.                    
7) Diede il suo nome a numerose città e porti delbacino del Mediterraneo, del Mar Nero e del Vicino Oriente.      
8) Molti eventi della sua vita furono collegati all’ astronomia, per esempio la formazione della Via Lattea, e la costellazione di Ercole.                              9) E’ stato correlato con la rivoluzione dell’ ideale Atletico che ha dato origine all’istituzione dei Giochi Olimpici, essendo lui stesso iI loro fondatore
La decima fatica, la cattura dei bestiami di Gerione,nell’isola di Erizia a penisola iberica, ha creato la famosa Via di Ercole che partiva dalla penisola Iberica, arrivò sui Pirenei, I quali a proposito furono costruiti proprio dall’ eroe, e da lì alla Liguria. Lì si scontrò con due briganti, figli di Poseidone, costruì un porto di importanza strategica proprio li, il famoso Hercules Portus Monoeci ed un santuario pure. Ercole di lì valicò le Alpi e entrò nella penisola Italiana. Proseguì in Etruria e si fermò sulle rive del Tevere, dove, ospite del re Evandro, uccise il mostruoso Caco. Nel contesto della letteratura romana, Ercole ha il compito di rendere abitabile il sito di Roma. Proprio su quel terreno e’ stata preparata la fondazione della Roma stessa. Da lì arrivava in Sicilia.                             
La Via di Eracle in pratica, collega Gades (Cadice in Spagna moderna) con la città di Roma, una via sacra e piena di santuari. Dal 230 a.C. in poi, Roma raffigurò Ercole sulle sue monete di bronzo. Oltre ad Augusto, ci furono altri imperatori che cercarono di associarsi all’eroe. Traiano coltivò con cura una stretta relazione tra sé e l’eroe, Adriano emise un gran numero di monete raffiguranti Ercole, Commodo ha mobilitato tutti i mezzi per presentarsi come il nuovo Ercole.

Ercole unisce gli stati
“Ercole”
Semidio,
Sei nato con una volontà d’acciaio fin da bambino.
Non conquistò il potere.
Gli è stato dato in un respiro
Scoperto fin da piccolo
Quell’avventura era nel suo codice
Una voce interiore lo chiamava a scoprire la sua strada.
Via Irakleous,
C’era una volta in cui conosceva l’amore
E’ stato dato,
Divenne più coraggioso,
Ecco il compito
Più grande
I 12 atleti lo chiamavano
per tornare indietro sul sentiero.
dove non c’era passato,
Nessun futuro,
Solo il presente
in un movimento costante
per unire la Terra e il Cielo…
©®Eva Petropoulos Lianos

………

2 -L’OMBRA DEL LEONE
Zervas
Maja Milojkovic
(Tradotto dal serbo)
Vestito con la pelle di leone, sta immobile,
il suo sguardo: un fuoco che arde attraverso i secoli.
Nella sua presa il mondo trema,
eppure il suo cuore parla solo in silenzio.
Non un eroe, ma un’ombra di sfida,
né dio, né uomo senza strada.
In ogni tendine — una ferita nascosta,
nel suo sorriso — il crepuscolo di un tempo.
Ha portato il peso che il mondo gli ha conferito,
ma non lasciare mai che i suoi sogni si corrodano.

Per Eracle non è solo forza —
egli è la fiamma che percorre il cammino oscuro.

3- Ercole, figlio di Zeus

E la mortale Alcmena,
Le donne aggraziate sono le più belle.
L’epoca.
Semidio soprannaturale
Forze e passioni, amate dagli dei,
Tranne i jjubone Qui, che sono
Il bambino è stato portato in adozione fraudolentemente
Mentre dormiva.
Il ragazzo è forte.
Le tirò il latte, così che
partorì con un grido e dal latte versato,
Si sta creando una via lattea, qualcuno ha assaggiato il latte
Il suo latte e così lui la ottiene, un sogno bellissimo.
Il parente malvagio Euristeo dà
i miei dodici compiti difficili
Il quale il semidio Rissio, armato d’arco,
E con una freccia, una clava d’ulivo
Vestito con la pelle impenetrabile di un Nemeo
Lava. Dopo tutte le imprese, gli dei
lo portano all’Olimpo e sposano la figlia di Era Ebom.
Con la costellazione di Ercole, è la quinta più grande nel cielo.

Melita Mely Ratkovic
Disegno Schizzo
Konstantinos Fais
Progetto
Sulle tracce di Eracle

Biografía:
Konstantinos N. Fais es un artista, investigador y autor griego. Nacido en 1987 en la ciudad de Ioannina en Grecia, estudió en el Departamento de Ingeniería Civil de la Universidad Politécnica de Bari en Italia (POLIBA), mientras que en 2016 obtuvo un certificado de especialización en Administración Financiera y Gestión de Unidades en el Departamento de Economía de la Universidad de Ioannina. Es autodidacta y su obra artística está relacionada con la Historia y el sector marítimo y desde 2017, estudiando Literatura Grecorromana y a través de algunas actividades, intenta transmitir la evolución de la civilización humana, centrándose en Grecia y el Mediterráneo. Es Artista Masterclass de la UNESCO y de la Feria Internacional de Arte de Acción, Socio Cultural de HERMES Expo International y Hellenic News of America de EE.UU. y posee el título de “Académico Distinguido” en la Academia Internacional de Ética de la India (IAE). Su escultura “Esmilodón del Uruguay” se hizo famosa internacionalmente en 2021 y también tiene obras del método PIAF para ciegos. Teniendo un profundo interés en el mito griego de Hércules, incluyendo su equivalente romano Hércules y sus versiones relacionadas en otras civilizaciones mediterráneas (Hércules, Ogmia, Ogmio, Melqarth, Gilgamesh e incluso más allá), en los últimos cinco años se ha centrado en su información biográfica estudiando todas las referencias en la literatura griega, romana y bizantina antigua, así como las de la época del Renacimiento y la academia moderna. Por este motivo, está llevando a cabo una campaña, llamada “Via di Ercole”, inspirándose en el Puerto Hércules del Principado de Mónaco.

1. ¿Cómo influye tu identidad griega en tu visión artística en el mundo contemporáneo?

Me afecta de una manera absoluta, casi irreal. En el sentido de que tiene tal influencia en mi temperamento que me considero un eslabón intermedio en la transición de entonces a hoy. Así que trato de equilibrarlo responsablemente, tratando de transmitir su conocimiento y gloria de la manera más neutral posible. Lo considero un deber hacia las generaciones mayores y las del futuro.

2. ¿Qué significa para usted crear arte en un país lleno de memoria histórica y mitología?

En primer lugar, me gustaría decir que ambos campos, la mitología y la historia, tienen para mí un carácter particular. La mitología se creó basándose en acontecimientos y fenómenos naturales y personas reales.

-Guerra de Troya, uno de los mayores acontecimientos geopolíticos del mundo antiguo y un punto de referencia cronológico en la mitología grecorromana,

-Campaña argonáutica, es decir, la acción de prospección y minería en el Mar Negro.

-Héroes épicos y su genealogía. Hércules y su cordillera, Aquiles, el regreso de Odiseo…

-Todos estos capítulos contienen para mí un núcleo histórico, que nos proporciona información sobre la prehistoria de los griegos de forma alegórica.

-Luego se registró la historia misma, es decir, a partir del año 800 a.C. en adelante, a partir del siglo homérico, nos enseña a todos los niveles tanto las conquistas de nuestros antepasados como sus errores.

-Por todas estas razones pues, para mí es sin duda una forma de magia. Una especie de iniciación a otro mecanismo social, con otros valores e ideales, pero que fue la base hasta el día de hoy.

-Una fuente de inspiración verdaderamente inagotable, la literatura grecorromana y sus artificios, tanto la mitología como la historia registrada, estoy poseído por la fascinación de capturar los cultos de mis antepasados, cultos que han dado forma a la historia del mundo en gran medida. Cabe señalar que La Odisea, después de una encuesta realizada por la cadena de televisión británica BBC en 2018, fue nombrada la mejor historia literaria de todos los tiempos en la historia de la humanidad.

3. ¿Te sientes en conflicto entre el peso del pasado y la urgencia del presente en tu práctica artística?

Sí, la verdad es que… los tiempos han cambiado mucho desde entonces en cuanto a la percepción de nuestra herencia y lo que me asusta de la cultura grecorromana en su conjunto es que las generaciones modernas no muestran el mismo interés en promoverla. Esto es lo que estoy intentando hacer: cerrar esta brecha en el campo de la información a través de mi arte, que claramente tiene una fuerte base científica y de investigación.

4. ¿Cuál es el papel del trauma colectivo –histórico o actual– en su producción?

En primer lugar, hay que decir que el trauma colectivo configura la memoria colectiva, que a lo largo de la historia se ha utilizado innumerables veces para controlar y dar forma a la dirección de pueblos enteros. Desde la antigüedad hasta nuestros días. En mi caso, mi amor por capturar el pasado lejano está muy arraigado, es algo que llevo haciendo desde que tenía unos 5 años. Sin embargo, viví este proceso emocional incluso cuando todavía estaba en Italia, cuando estalló la crisis financiera. Supongo que recordarás que Grecia fue uno de los países en el centro de esta situación. Este cuestionamiento de la cultura griega en muchos niveles me desafió intensamente y finalmente me llevó a lo que estoy haciendo hoy, que es inmortalizar el legado de mis antepasados para contribuir yo mismo a su promoción. Por lo tanto, fue probablemente el trauma colectivo el que en última instancia, aunque de manera informal, contribuyó al nacimiento de mi actividad cultural.

5. ¿Cómo transformas la tensión entre la belleza clásica y el desencanto moderno en tu obra?

Seré sincero con ella: no la transformo, en el sentido de que insisto en la belleza arcaica como tal, que considero auténtica al más alto grado. Lo traslado de entonces a hoy, trato de trasladar su fuerza filosófica a hoy. Se trata de romper con ese tipo de arte descolorido, impersonal e industrial que prevalece en muchos casos. Eliza, el arte arcaico y posteriormente el arte clásico de la civilización griega y más generalmente grecorromana, son el destilado de una transición cultural del hombre desde la Edad de Hierro a la llamada Edad Oscura o ‘Edad de Hierro’. Hablamos del periodo comprendido entre la caída de la Edad del Bronce, en el siglo XII a.C., hasta el siglo VIII a.C. En otras palabras, estamos hablando de toda una filosofía de vida: los hombres de aquella época, ante la falta de bienes, se vieron obligados a descubrir su poder espiritual y luego a expresarlo a través de la literatura y la arquitectura. Por supuesto que estoy a favor de la evolución… No niego que haya formas de filosofía y contemplación en el arte moderno. Quiero decir, lo transfiero puramente de entonces a ahora, desde una perspectiva pragmática.

6.¿Cuál es su posición respecto del exilio, voluntario o impuesto, como condición del artista?

Para mí no existe tal cuestión, es decir, no creo que deba existir una perspectiva de elección en la carrera de un artista. Además, como viví en Italia durante 7 años, esto no afectó mi temperamento artístico. En general, un artista debe tener una base, un lugar… para desarrollar sus ideas y sus diversos proyectos. Más allá de esto, claramente hay una necesidad de actuar fuera de las fronteras, en persona o a través de la tecnología, pero el exilio es otro hogar.

7.¿Crees que el arte todavía puede generar catarsis, como en el antiguo teatro griego?

Para empezar, la catarsis se daba sobre todo en las tragedias, y en algunos casos la carga emocional era tan fuerte que los espectadores se negaban a terminar de verla, por eso el teatro, la representación en vivo, tiene un poder. Además, en muchas circunstancias el espectador observa su propia realidad desde una perspectiva externa y es sometido a una psicoterapia indirecta. Es decir, revive experiencias de sufrimiento y dolor. Aristóteles puso especial énfasis en la catarsis a través de la tragedia. La catarsis, en el teatro moderno, es un fenómeno muy raro porque la vida humana ha evolucionado hacia un estado complejo y además se requiere la correspondiente calidad de actividad teatral que, debo admitirlo, dista mucho de la antigua. Pero el arte en general, por supuesto creo que puede generar una catarsis dentro de nosotros… además de muchos otros beneficios, como el autoconocimiento y una mejor comunicación. Además, el arte visual es cuatro veces más antiguo que la edad de la civilización humana. Las primeras pinturas rupestres que reflejan fielmente la vida del hombre y sus angustias datan de hace 40.000 años, mientras que la revolución agrícola, y por tanto la invención de la civilización, se remonta a hace 12.000 años. En otras palabras, el arte precede al razonamiento humano avanzado.

8. ¿Qué sigue siendo sagrado para usted en el acto de crear, en una época que parece desacralizarlo todo?

Pero mantener lo más inalterada posible la información de la literatura grecorromana, en el proceso de visualización de la idea en el papel y en el espacio. Es decir, respetar los escritos de nuestros antepasados para que, como dije antes, pueda ser considerado una fuente confiable de transmisión de información y estímulos. También quiero abstenerme de marcos políticos y fanatismos, que no entran dentro de la promoción de la cultura.

9- Has elegido el personaje de Hércules, como base fundamental para tu investigación y acción. ¿Puedes explicar por qué?

Hércules, hijo de Alcmena, mito que se remonta a 3000 años atrás, era venerado como un dios que bajaba a la Tierra para ayudar a los hombres, y en el camino sagrado dedicado a él nadie podía sufrir injusticias. Su nombre era Herkle para los etruscos, Heracles para los habitantes de la Magna Grecia, Hércules entre los romanos. Éste es el glorioso héroe piadoso de la mitología. Esto lo demuestran una serie de hechos que no encontramos en casi ningún otro héroe, o algunos de ellos no a este nivel, a saber:      

1) Su rango de acción es que. Desde las costas al oeste de las Columnas Hercúleas hasta la India y desde las Hiperbóreas hasta Libia, es decir, el norte de África.                              
2) Es el único héroe que se trasladó al Hades, capturando a Cerbero. Luego salvó a Alcestis luchando contra Caronte y luego salvó a otro héroe, un ateniense esta vez, Teseo. Y finalmente llega al Olimpo y vive con los demás olímpicos. En otras palabras, él es el único que ha sido deificado.  
3) Participó en la Gigantomaquia (Guerra de los Gigantes).                      
4) Fue introducido en la mitología romana.          
5) Incluso con la transición de las religiones antiguas al cristianismo, fue un modelo de hipocresía y moralidad durante la Edad Media y el Renacimiento.                 
6) Tradicionalmente, se le consideraba el rey progenitor de naciones enteras y dinastías reales. Como los celtas.                    
7) Dio su nombre a numerosas ciudades y puertos de la cuenca del Mediterráneo, el Mar Negro y Oriente Próximo.      
8) Muchos acontecimientos de su vida estuvieron relacionados con la astronomía, por ejemplo, la formación de la Vía Láctea y la constelación de Hércules.                              9) Estuvo asociado a la revolución del ideal atlético que dio origen a la institución de los Juegos Olímpicos, siendo él mismo su fundador.
El décimo trabajo, la captura del ganado de Gerión en la isla de Eritea en la península Ibérica, creó el famoso Camino de Hércules, que partiendo de la península Ibérica, llegaba a los Pirineos, que por cierto fueron construidos por el propio héroe, y de allí a Liguria. Allí se enfrentó a dos bandidos, hijos de Poseidón, y construyó allí mismo un puerto de importancia estratégica, el famoso Hércules Portus Monoeci, y también un santuario. Desde allí Hércules cruzó los Alpes y entró en la península italiana. Continuó hacia Etruria y se detuvo en las orillas del Tíber, donde, como invitado del rey Evandro, mató al monstruoso Caco. En el contexto de la literatura romana, a Hércules se le encomienda la tarea de hacer habitable el sitio de Roma. Fue en esa misma tierra donde se preparó la fundación de la propia Roma. Desde allí llegó a Sicilia.                             
La Vía de Heracles en la práctica, conecta Gades (Cádiz en la actual España) con la ciudad de Roma, una vía sagrada repleta de santuarios. A partir del año 230 a.C. Roma representó a Hércules en sus monedas de bronce. Además de Augusto, hubo otros emperadores que intentaron asociarse con el héroe. Trajano cultivó cuidadosamente una estrecha relación entre él y el héroe, Adriano emitió una gran cantidad de monedas que representaban a Hércules, Cómodo movilizó todos los medios para presentarse como el nuevo Hércules.



Hércules une los estados
“Hércules”
Semidiós,
Naciste con una voluntad de acero desde niño.
No ganó poder.
Se le dio en un suspiro
Descubierto a temprana edad
Esa aventura estaba en su código.
Una voz interior lo llamó a descubrir su camino.
Calle Irakleous,
Hubo un tiempo en que conoció el amor.
Se le dio,
Se volvió más valiente,
Aquí está la tarea
Más grande
Los 12 atletas lo llamaron
para volver al camino.
donde no había pasado,
Sin futuro,
Sólo el presente
en constante movimiento
para unir la Tierra y el Cielo…
©®Eva Petropoulos Lianos



………

2 -LA SOMBRA DEL LEÓN
Zervas
Maja Milojkovic
(Traducido del serbio)
Vestido con una piel de león, permanece inmóvil,
su mirada: un fuego que arde a través de los siglos.
En sus manos el mundo tiembla,
Sin embargo, su corazón sólo habla en silencio.
No es un héroe, sino una sombra de desafío,
Ni dios ni hombre sin camino.
En cada tendón hay una herida oculta,
en su sonrisa — el crepúsculo de un tiempo.
Él llevó la carga que el mundo puso sobre él,
pero nunca dejes que sus sueños se corroan.

Para Hércules no es sólo fuerza,
Él es la llama que camina por el camino oscuro.

3- Hércules, hijo de Zeus

Y la mortal Alcmena,
Las mujeres agraciadas son las más bellas.
La era.
Semidiós sobrenatural
Fuerzas y pasiones, amadas por los dioses,
Excepto los jjubones de aquí, que son
El niño fue puesto en adopción fraudulentamente
Mientras dormía.
El niño es fuerte.
Le extrajo la leche para que…
Ella dio a luz con llanto y con leche derramada,
Se está creando una Vía Láctea, ¿alguien ha probado la leche?
Su leche y así la obtiene, un hermoso sueño.
El pariente malvado Euristeo da
Mis doce tareas difíciles
Que el semidiós Rissio, armado con un arco,
Y con una flecha, un garrote de olivo
Vestido con la piel impenetrable de un Nemea
Lava. Después de todas las hazañas, los dioses
Lo llevan al Olimpo y se casan con Ebom, la hija de Hera.
Junto con la constelación de Hércules, es la quinta más grande del cielo.

Melita Mely Ratkovic

https://www.youtube.com/live/vE3i5FefMe0
                        

Pietro La Barbera ed Elisa Mascia continuano “Alla ricerca della vera bellezza” incontrando l’artista greco Konstantinos Fais, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Luisa Camere Quiroz -Perú condivide una dedica per la giornata del maestro

Foto cortesia dell’archivio di Luisa Camere Quiroz -Perú

Cari familiari e amici, insegnanti, nel giorno della vostra festa:

Esprimo il mio rispetto e la mia ammirazione a ciascuno di voi che siete stati i miei primi insegnanti in mille modi nel corso della mia vita. Soprattutto alla mia prima maestra Teresa Almeyda Chavez, a mia madre Lilia Quiroz de Cámere, alle mie zie Nelly Quiroz Miranda e a mia zia Teresa De Jesus Quiroz Miranda così come alla mia sorellina Carmen Bringas Quiroz, Renee Canere Quiroz, Ines Cámere Quiroz, Rosita Herminda Camere Quiroz, Alicia Cámere Quiroz, Rosita Haydee Camere Quiros e alla mia huba Fiorella Miletich Camere (una vera leggenda delle maestre). Lo stesso vale per gli insegnanti dei miei workshop, che mi nutrono con la loro saggezza letteraria.

Siamo luminari, orafi della parola, “lavoratori del pensiero” e architetti della conoscenza in mille modi. Siamo tutti insegnanti di vita.

Che anche la mia piccola Madre riceva questo saluto dal cielo per aver seminato in ciascuno di noi l’amore e la vocazione all’educazione attraverso la sua missione di vita, specialmente a “Villa María”. La sua meravigliosa eredità è suggellata nei nostri cuori con eterna gratitudine. Per la nuova generazione di insegnanti, anche da parte della famiglia e di tutto il Perù! Insegnare è seminare un’eredità di conoscenza e per me, come per nostra Madre, “l’apprendimento è eterno” e lei lo ha messo in pratica fino all’ultimo giorno della sua vita! Ogni giorno impariamo da tutti, la vita ci dà lezioni nel nostro cammino quotidiano! Impariamo anche dai bambini e ancora di più dagli anziani! Buona Festa degli Insegnanti per la vostra meravigliosa missione di vita! Valgono tutti un 🇵🇪 Perù

In questa giornata desidero rendere omaggio ai Maestri del mondo con la Preghiera al Maestro di Gabriela Mistral, poetessa, insegnante, scrittrice, ambasciatrice del Cile nel mondo, icona della letteratura universale e prima donna a ricevere il Premio Nobel nel 1945.

          Preghiera al Maestro

Signore! Tu che hai insegnato, perdonami per aver insegnato; possa portare il nome di maestra che Tu hai portato sulla Terra.

Donami l’amore unico della mia scuola; Che neppure l’ardore della bellezza possa rubarmi la tenerezza di ogni istante.

Maestro, fa’ che il mio fervore sia duraturo e il mio disincanto fugace. Toglietemi questo impuro desiderio di giustizia che ancora mi tormenta, il meschino accenno di protesta che si leva in me quando sono ferito. Non lasciarmi addolorare per la mancanza di comprensione né rattristarmi per la dimenticanza di coloro a cui ho insegnato.

Dammi la capacità di essere più madre delle madri, così che io possa amare e difendere, come loro, ciò che non è carne e sangue mio. Concedimi di riuscire a fare di una delle mie ragazze il mio verso perfetto e di lasciarti, incastonata in lei, la mia melodia più penetrante, quando le mie labbra non canteranno più.

Mostrami che il tuo Vangelo è possibile nel mio tempo, affinché io non rinunci a lottare per esso ogni giorno e ogni ora.

Porta nella mia scuola democratica lo splendore che incombeva sulla tua cerchia di bambini scalzi.

Rendimi forte, anche nella mia impotenza di donna e di povera donna; Fammi disprezzare ogni potere che non è puro, ogni pressione che non sia quella della tua ardente volontà sulla mia vita.

Amico, vieni con me! Reggimi! Molte volte avrò solo Te al mio fianco. Quando la mia dottrina sarà più casta e la mia verità più ardente, sarò lasciato senza le cose mondane; Ma poi mi stringerai contro il tuo cuore, che ha conosciuto abbastanza solitudine e impotenza. Cercherò nel tuo sguardo solo la dolcezza dell’approvazione.

Datemi semplicità e datemi profondità; Liberami dall’essere complicato o banale nelle mie lezioni quotidiane.

Dammi la capacità di sollevare lo sguardo dal mio petto ferito, quando entro a scuola ogni mattina. Non permettetemi di portare sul mio tavolo da lavoro le mie piccole preoccupazioni materiali, i miei piccoli dolori orari.

Alleggerisci la mia mano nel punire e ammorbidiscila di più nel carezzare. Rimprovera con dolore, affinché io sappia che ho corretto amando!

Rendi la mia scuola di mattoni uno spirito. Che la fiamma del mio entusiasmo avvolga il tuo povero atrio, la tua sala spoglia. Che il mio cuore sia più di una colonna e la mia buona volontà più ore delle colonne e dell’oro delle ricche scuole.

E infine, ricordatemi, attraverso il pallore della tela di Velázquez, che insegnare e amare intensamente sulla Terra significa raggiungere l’ultimo giorno con la lancia di Longino nel costato ardente d’amore.

Gabriela Mistral

Querida Familia y Amigos Maestros en su Día:

Les envio mis respetos y admiracion a cada una de ustedes que han sido mis primeros maestros de mil maneras toda mi vida. Especialmente  a mi primera maestra Teresa Almeyda Chavez a mi Madre Lilia Quiroz de Cámere a mis tias Nelly Quiroz  Miranda y a mi tia Teresa De Jesus Quiroz Miranda asi como a mi hermanita  Carmen Bringas Quiroz , Renee Canere Quiroz, Ines  Cámere Quiroz,  Rosita Herminda Camere Quiroz , Alicia Cámere Quiroz, Rosita Haydee Camere Quiros  y a mi huba Fiorella Miletich Camere ( toda una  leyenda  de maestras) . Lo mismo hago extensivos a mis maestros Talleristas que me están nutriendo de su sapiencia literaria .

Seamos lumbreras, orfebres de la palabra y  ” obreras del pensamiento” y  artífices del conocimiento de mil maneras. Todos somos maestros de vida.

También mi  Madrecita reciba este saludo en el cielo por haber sembrado en cada una de nosotras ese amor y vocación por la educación a través de su misión de vida especialmente en el ” Villa María” . Su bello legado esta sellado en nuestros corazones  con una eterna gratitud. Para la nueva generación de maestros  también de la familia y todo el Perú entero! Enseñar es sembrar un legado de conocimientos y para mí así como para nuestra Madre el ” Aprendizaje es eterno” y ella lo implementó hasta el último día de su vida! Aprendemos de todos cada día, la vida nos regala  aprendizajes en nuestro diario caminar ! Hasta de los niños aprendemos y del Adulto Mayor más! Feliz Día Maestros por su bella misión de vida! Todos valen un 🇵🇪 Perù

Quiero rendir  tributo a los Maestros/as del mundo en este su día con la Oración  a la Maestra de Gabriela Mistral ,  poeta , maestra, escritora, embajadora del mundo chilena , icono de la literatura universal y la primera mujer en ser galardonada con el Premio Nobel en 1945.

          Oración a la Maestra

Señor! Tú que enseñaste, perdona que yo enseñe; que lleve el nombre de maestra, que Tú llevaste por la Tierra.

Dame el amor único de mi escuela; que ni la quemadura de la belleza sea capaz de robarle mi ternura de todos los instantes.

Maestro, hazme perdurable el fervor y pasajero el desencanto. Arranca de mí este impuro deseo de justicia que aún me turba, la mezquina insinuación de protesta que sube de mí cuando me hieren. No me duela la incomprensión ni me entristezca el olvido de las que enseñé.

Dame el ser más madre que las madres, para poder amar y defender como ellas lo que no es carne de mis carnes. Dame que alcance a hacer de una de mis niñas mi verso perfecto y a dejarte en ella clavada mi más penetrante melodía, para cuando mis labios no canten más.

Muéstrame posible tu Evangelio en mi tiempo, para que no renuncie a la batalla de cada día y de cada hora por él.

Pon en mi escuela democrática el resplandor que se cernía sobre tu corro de niños descalzos.

Hazme fuerte, aun en mi desvalimiento de mujer, y de mujer pobre; hazme despreciadora de todo poder que no sea puro, de toda presión que no sea la de tu voluntad ardiente sobre mi vida.

¡Amigo, acompáñame! ¡Sostenme! Muchas veces no tendré sino a Ti a mi lado. Cuando mi doctrina sea más casta y más quemante mi verdad, me quedaré sin los mundanos; pero Tú me oprimirás entonces contra tu corazón, el que supo harto de soledad y desamparo. Yo no buscaré sino en tu mirada la dulzura de las aprobaciones.

Dame sencillez y dame profundidad; líbrame de ser complicada o banal en mi lección cotidiana.

Dame el levantar los ojos de mi pecho con heridas, al entrar cada mañana a mi escuela. Que no lleve a mi mesa de trabajo mis pequeños afanes materiales, mis mezquinos dolores de cada hora.

Aligérame la mano en el castigo y suavízamela más en la caricia. ¡Reprenda con dolor, para saber que he corregido amando!

Haz que haga de espíritu mi escuela de ladrillos. Le envuelva la llamarada de mi entusiasmo su atrio pobre, su sala desnuda. Mi corazón le sea más columna y mi buena voluntad más horas que las columnas y el oro de las escuelas ricas.

Y, por fin, recuérdame desde la palidez del lienzo de Velázquez, que enseñar y amar intensamente sobre la Tierra es llegar al último día con el lanzazo de Longinos en el costado ardiente de amor.

Gabriela Mistral

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Luisa Camere Quiroz poetessa e Promotrice culturale nel mondo condivide una poesia e lettera per la giornata del maestro, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

La poesia Tradimento e partenza di Amal Zakaria e la lettura critica del prof Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq e della poetessa Amal Zakaria – Algeria


Kareem Abdullah -Iraq: Lettura critica letteraria della poesia: “Tradimento e partenza” della poetessa Amal Zakaria – Algeria

La poesia “Tradimento e partenza” della poetessa Amal Zakaria accompagna il lettore in un viaggio costellato di dettagli minuziosi che riempiono l’anima di dolore e stupore e reca nei suoi versi profonde ferite che riflettono la sofferenza umana del tradimento e della slealtà. La poetessa inizia la sua poesia descrivendo la relazione amorosa come universale e profonda, ma questa immagine si trasforma rapidamente in una dolorosa contraddizione, poiché le speranze dell’amante crollano e l’innocenza che un tempo aveva lo abbandona.

Il discorso sull’ “infanzia” e sull’ “innocenza” in questa poesia costituisce gran parte di quella tragedia, in cui un sogno si trasforma in un incubo e l’amore in tradimento. La poetessa descrive la paternità come un sogno continuo, ma ci sorprende rivelandoci che questo sogno è macchiato dal sangue del tradimento e si è riempito di mistero e amarezza. “La mia ombra ha specchi appassiti” è un’immagine tragica che evidenzia come il tradimento faccia perdere significato alle relazioni e distrugga le belle immagini che adornavano il passato.

La poetessa costruisce con maestria l’immagine del “lupo”, creatura simbolo di crudeltà e astuzia, facendo sentire al lettore il peso del tradimento rivolto all’infanzia, alla sua innocenza e all’innocenza stessa. Questa immagine incarna la crudeltà nella sua vera forma, poiché il lupo divora l’infanzia e uccide la sicurezza.

La poesia mostra anche il conflitto tra passato e presente, tra l’amore che un tempo era puro e il presente macchiato dal tradimento e dalla perdita. Il poeta si chiedeva con amarezza: “Quale lingua legge l’alfabeto della spada?” come se si interrogasse su quella crudeltà che non possiamo spiegare, ma che è solo una ferita che possiamo solo cercare di comprendere invano.

La poesia oscilla tra momenti di desiderio e pura esperienza emotiva e la durezza della realtà che distrugge ogni speranza. La conclusione della poesia, con la sua toccante espressione di “un ululato di flauto” e “una fornace che arde nel mio fegato”, offre al lettore una triste scena di un personaggio che brucia di sentimenti di perdita e delusione.

Conclusione:
” Tradimento e partenza” è una poesia espressiva intrisa di simbolismo, che riflette una profonda esperienza umana costellata di traumi ed emozioni represse. In ogni verso la poetessa esprime una lotta interiore tra amore e tradimento, tra innocenza e amarezza, tra sogno e tragedia. La poetessa è riuscita a creare per noi, con le sue parole, una poesia che immortala quei momenti estenuanti che tutti coloro che sono stati esposti al dolore della perdita soffrono in silenzio.

Tradimento e partenza
Amal Zakaria

Era l’ amore
Era
Elisir di lunga vita

Mi sono spogliata del mondo
e gli ho dato rifugio
come un neonato
dal grembo materno
non soddisfatta
con il latte del padre orgoglioso

Ho dimenticato l’orfanotrofio
E il suo inferno

E mi sono addormentata
tra le sue nuvole
finché non ho liberato la mia saliva
con i desideri
sulla sua barba grigia

Lui tira fuori il tappeto
senza il vento che si prepara
per ballare

La sicurezza cade
Lo sfogo del tradimento
all’improvviso

Nessun pretesto
a lenire
la crepa infantile?

Qualsiasi lingua
legge l’alfabeto della spada
che si rifugiò nella sua acutezza
e tagliare la forza delle corde
Appeso al suo collo?

La mia ombra ha specchi appassiti
e la paternità
lo attraversava dal sangue del tradimento

E tu sei fuori dalla cornice del dipinto
Colori spettrali

Nissan
Un romanzo ha tradito dall’inchiostro
i suoi capitoli sono foglie sbiadite
Le sue porte sospese
Tu dormi nei cassetti della negligenza

Dopo che è stato
la mia caverna intima
mi riparo in lei
dalla brutalità del mondo

Lui è un lupo
Spogliato dell’inganno barbarico
L’infanzia viene buttata via
tra le sue pieghe

Dopo decenni di amore
Si scava la zanna
sul retro della filiazione
La nudità delle montagne
Mi ha dato un ululato di flauto
E ardente
infuria sul mio fegato

Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia

قصيدة “غدر ورحيل” للشاعرة آمال زكريا تأخذ القارئ في رحلة حافلة بالتفاصيل الدقيقة التي تشحن النفس بالألم والدهشة، وتحمل بين سطورها جراحًا عميقة تعكس معاناة إنسانية من الخيانة والغدر. الشاعرة تبدأ قصيدتها بتصوير علاقة العشق بوصفها كونية وعميقة، ولكن سرعان ما تتحول هذه الصورة إلى تناقض مؤلم، حيث تتساقط آمال المحب وتغادره البراءة التي كانت تحمله.

إن الحديث عن “الطفولة” و”البراءة” في هذه القصيدة يشكل جزءًا كبيرًا من تلك المأساة، حيث يتحول الحلم إلى كابوس، والعشق إلى غدر. الشاعرة تصوّر الأبوة كحلم مستمر ولكنها تفجؤنا بأن هذا الحلم قد تسربت منه دماء الخيانة، وأصبح مليئًا بالغموض والمرارة. “ظلي ذبلت مراياه” هي صورة مأساوية تبرز كيف أن الخيانة تُفقد العلاقات معناها وتدمر الصور الجميلة التي كانت تزين الماضي.

الشاعرة تبني بمهارة صورة “الذئب”، ذلك الكائن الذي يرمز إلى القسوة والدهاء، مما يجعل القارئ يشعر بالثقل المترتب على الخيانة التي توجّه للطفولة براءتها والبراءة نفسها. هذه الصورة تجسد القسوة في صورتها الحقيقية، حيث يلتهم الذئب الطفولة ويغتال الأمان.

القصيدة كذلك تُظهر الصراع بين الماضي والحاضر، بين الحب الذي كان يومًا خالصًا وبين الحاضر الذي تلوثه الخيانة والفقد. الشاعرة تساءلت بمرارة “أي لسان يقرأ أبجدية السيف”، وكأنها تتساءل عن تلك القسوة التي لا يمكننا تفسيرها، بل هي مجرد جرحٍ لا يسعنا سوى محاولة فهمه دون جدوى.

القصيدة تتأرجح بين لحظات من الشوق والتجربة العاطفية الصافية، وبين قسوة الواقع الذي يعصف بكل الأمل. إن النهاية التي تصل إليها القصيدة، بتعبيرها المؤلم عن “عواء ناي” و**”تنور يستعر بكبدي”**، تمنح القارئ مشهدًا حزينًا لشخصية تحترق داخلها مشاعر الفقد والخذلان.

الخلاصة:
“غدر ورحيل” هي قصيدة تعبيرية تكتنفها الرمزية، تعكس تجربة إنسانية عميقة مليئة بالصدمات والمشاعر المكبوتة. في كل سطر، تُعبّر الشاعرة عن صراع داخلي بين العشق والخيانة، بين البراءة والمرارة، وبين الحلم والمأساة. لقد استطاعت الشاعرة أن تغزل لنا بكلماتها شِعرًا يخلّد تلك اللحظات المرهقة التي يعاني منها كل من تعرض لألم الفقد في صمت. … شكرا لكل هذا الجمال والابداع غاليتي .
غدر ورحيل

آمال زكريا

كان العشق
كوني
واكسير الحياة

تعريت من العالم
وأويت له
كمولودة
من رحم الامومة
لم تتلبى
بحليب لابوة العز

نسيت اليتم
وجحيمه

وغفوت
بين غيومه
حتى اعتقت لعابي
بالامنيات
على مشيب لحيته

فيسحب البساط
دون ان تتهيأ الريح
للرقص

فيسقط الأمان
بطين الغدر
على حين غفلة

أي ذرائع
تبلسم
تشقق الطفولة؟

أي لسان
يقرأ أبجدية السيف
الذي احتمى بحدته
و قطع متانة الحبال
المعلقة بعنقه؟

ظلي ذبلت مراياه
والابوة
تسربتها دماء الخيانة

وانت خارج إطار اللوحة
ألوان طيفي

نيسان
رواية خانها الحبر
فصولها أوراق باهتة
أبوابها
متدلية
تنام في ادراج الاهمال

بعدما كانت
مغارتي الحميمية
آوي إليها
من وحشية العالم

هو ذئب
تجرد من الخديعة الهمجية
ترتمي الطفولة
بين حناياه

بعد عقود من العشق
يغرز نابه
بظهر البنوة
بعري الجبال
أهداني عواء ناي
وتنور
يستعر بكبدي

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