Camminava per terra come se il vento gli chiedesse il permesso di passare, e quando rideva, le spighe si piegavano per ascoltare il fruscio della sua voce.
Amico mio, tu che sei lontano ma vicino, il cielo oggi è più pesante del cuore di una mamma che ha perso i suoi figli, e le strade che hanno visto i tuoi passi ora vacillano in un silenzio lacrimevole.
In un recente incidente, non è stato solo il tuo corpo a cadere, le stagioni delle favole sono cadute con noi, e sogni che abbiamo nascosto nelle tasche dei nostri giorni per fare una sorpresa al domani.
So che la morte non è la fine, ancora un’altra porta, ma perché la tua porta era fatta di ferro, suono e urla?
Kazem, Oh il fiume che ci ha insegnato a lavare via la polvere, Eccoti ora corri in un luogo che i nostri passi non possono raggiungere, e noi siamo in piedi sulle rive dell’assenza, ti salutiamo con i cuori che piangono.
La pace sia con te! Quando fiorirai nel cielo di Dio come una stella inestinguibile. La pace sia con te! Quando ci sveglieremo e ti troveremo nel calore della memoria. La pace sia con te! Finché non ci incontreremo in un campo che non conosce oscurità, dove le anime ridono di nuovo.
La pace sia alla sua anima e alla immensa misericordia di Dio e all’immenso Paradiso. e a noi, pazienza e conforto. A Dio apparteniamo e a Lui ritorneremo.
Kareem Abdullah -Iraq Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia
في وداع كاظم
كان يمشي على الأرض كما لو أن الريحَ تستأذنهُ في المرور، وحين يضحك، كانت السنابلُ تنحني لتصغي إلى حفيف صوته.
يا صديقي، أيها البعيد القريب، السماءُ اليوم أثقلُ من قلب أمٍّ فقدت أبناءها، والطرق التي شهدت خطواتك تتعثر الآن بصمتٍ دامع.
في الحادثة الأخيرة، لم يسقط جسدك وحده، سقطت معنا مواسمُ من الحكايات، وأحلامٌ كنا نخبئها في جيوب أيامنا كي نفاجئ بها الغد.
أعرف أنّ الموتَ ليس نهاية، بل بابٌ آخر، لكن لماذا كان بابك مصنوعًا من الحديد والصوت والصراخ؟
كاظم، أيها النهرُ الذي علّمنا أن نغتسل من الغبار، ها أنتَ الآن تجري في مكانٍ لا تصله خطواتنا، ونحن، نقف على ضفاف الغياب نلوّح لكَ بقلوبٍ مبللة.
سلامٌ عليك حين تتفتح في سماء الله كنجمةٍ لا تنطفئ، سلامٌ عليك حين نصحو فنجدك في دفء الذاكرة، سلامٌ عليك إلى أن نلتقي في حقلٍ لا يعرف العتمة، حيث الأرواحُ تضحك من جديد.
إلى روحه السلام ورحمة الله الواسعة وفسيح الجنان ولنا الصبر والسلوان وانا لله وانا اليه راجعون..
Oh mia farfalla bianca, ti affido il profumo, non la polvere da sparo.
Oh mia farfalla bianca, questa folle guerra non spezzerà le ali del tuo amore. Ogni mattina, atterri leggera sui giardini della mia anima, come un uccello immerso nella musica, che si scrolla di dosso la polvere dell’ansia dal cuore. Poi, la sera, ti rannicchi sotto le pupille, contenta, come se il suono dei cannoni intorno a noi fosse una leggenda lontana, narrata di un tempo in cui non siamo nati, e indegno di noi. Quando la guerra si intensificherà – Vieni, ti nasconderò come un talismano tra le mie costole. Stringerò il mio cuore attorno a te come il Profeta stringe la sua rivelazione, e ti nasconderò in una riga che i proiettili non hanno ancora scritto. Lascia che ti affidi la mia anima, perché è troppo debole per combatterti e troppo forte per deluderti. Riempi i miei occhi con la fragranza della tua visione, invece che con la maledetta polvere da sparo. Sei il fiore della visione, in un’ epoca in cui gli amanti attraversano i confini camminando sui carboni ardenti e vengono sepolti senza nomi su mappe che hanno rinnegato l’amore. Come può una terra intimidire la bellezza e bruciare le lingue dei poeti? Che crimine c’è nello scrivere rose e nascondere un bacio all’ombra di una canzone? Le mie poesie sono i tuoi fiori; le innaffio con le mie lacrime e le nomino con il tuo nome in ogni nuova maturazione. Sono un albero, le sue radici sono le corde del mio cuore, e i suoi rami sono parole che la guerra non ha pronunciato. Fuggiamo, non nelle foreste, ma nel mio mondo interiore… lì dove nessun soldato urla, nessuna granata manomette la metafora. Fuggiamo verso una finestra e scriviamoci sopra: “Qui passarono un uccello, una donna e una poesia… e il mondo si nascose tra le loro labbra. Kareem Abdullah Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia
فراشتي البيضاء، أوصيك بالعطر لا بالبارود
فراشتي البيضاء، لن تُكسر أجنحة عشقك هذه الحرب المجنونة، فأنتِ، كل صباح، تحطّين بخفةٍ على رياض روحي، كعصفور مبلّل بالموسيقى، تنفضين عن القلب غبار القلق، ثم في المساء، تتكوّرين تحت الأحداق، قريرةَ العين، كأنّ صوت البنادق من حولنا أسطورةٌ بعيدة، تُروى عن زمنٍ لم نولد فيه، ولا يليق بنا. حين تشتد الحرب — تعالي، أخبّئك تعويذةً بين أضلعي، أشدّ عليك قلبي كما يشدّ النبيّ على وحيه، وأدسّك في سطرٍ لم يكتبه الرصاص بعد. دعيني أوصيك خيراً بروحي، فهي أضعف من أن تحاربك، وأقوى من أن تخذلك. املئي العيون بعطر رؤيتك، عوضاً عن البارود اللعين. أنتِ زهر الرؤية، في زمنٍ يعبر فيه العشّاق الحدود مشياً على الجمر، ويُدفنون بلا أسماء في خرائط تنكرت للعشق. كيف لأرضٍ أن تتنمّر على الجمال، وتحرق ألسنة الشعراء؟ أيُّ جرمٍ في أن نكتب ورداً، ونُخبئ قُبلة في ظلّ أغنية؟ قصائدي أزهارك، أروّيها من دمعي، وأسمّيها باسمك في كل نُضجٍ جديد. هي شجرة، جذورها أوتار قلبي، وأغصانها كلمات لم تنطق بها الحرب. دعينا نهرب، لا إلى الغابات، بل إلى داخلي… هناك حيث لا جنديّ يصرخ، ولا قذيفة تعبث بالمجاز. نهرب إلى نافذة، نكتب عليها: هنا مرّ عصفور، وامرأة، وقصيدة… واختبأ العالم بين شفتيهما.
Non sapevi che stavo arrivando, da una città lontana al tuo abbraccio, quando hai visto i miei passi, ho visto un bellissimo bagliore sul tuo viso.
Mia unica e cara madre, il tuo sorriso ha illuminato il mio cuore, nel momento in cui mi sono avvicinata a te, e ho visto i tuoi occhi più belli.
Dici di non aver fatto torte, come un fulmine a ciel sereno sono venuta da te, non si tratta delle torte, le mie uniche, ma della sorpresa che ti ho portato.
Ti ho portata io stessa, perché sono tua figlia, indipendentemente dal fatto che io sia una donna adulta, ma c’è una sola madre al mondo, e non c’è sostituto per lei.
Ti ho guardata camminare, anche se è difficile per te camminare, lo so, è per questo che ti ho portato le mie mani, per sostenerti con esse.
Mi hai detto che ti ho dato forza, per ogni passo che hai fatto, cara mamma, angelo mio, cammineremo di nuovo insieme.
E tu sei la mia forza, voglio che tu sappia, con te non sono mai sola, sono orgogliosa di averti, e che sei la mia mamma.
In ogni momento, anche nel cuore della notte, sono sempre lì per te, la distanza ci separa ma sappilo bene, i nostri cuori rimangono per sempre uniti.
Tornerò da te, per riscaldarmi nel tuo abbraccio, per rafforzare i tuoi passi, per visitare di nuovo la mia casa.
Affinché l’umanità prosperi grazie alla pace e ai diritti umani, è essenziale promuovere una cultura di pace interiore. Il declino dell’umanità è il declino morale che porta al conflitto e alla guerra. La pace è possibile solo nella misura in cui l’umanità viene educata fin dalla tenera età.
LA PACE È POSSIBILE
C’è una parte dell’umanità che inevitabilmente sperimenta la guerra. Il passare del tempo ne dispiega le azioni, simboleggiando l’equilibrio della sua pace interiore, con ascesa o declino; le lancette dell’orologio indicano l’ora.
Umanità con la fiaccola della pace piantata nei vostri cuori affinché possiate illuminare il vostro prossimo con la vostra anima latente di bene. Moltiplicate e fate tesoro della compassione e dell’empatia.
CULTURA DELLA PACE
La competizione e la rivalità, pacifiche o violente, generano conflitto. Solo coloro che ignorano questo atto complesso rifiutano le proprie azioni e costruiscono ponti di armonia. Questo evita di turbare la propria pace interiore. Solo coloro che scelgono la Pace non cadono nell’abisso dell’odio. Il passare del tempo giustifica ciò che è stato umanamente ferito, e l’atteggiamento confuso permane nell’aria.
Il ticchettio delle lancette dell’orologio colloca naturalmente l’evento storico della vita al suo giusto posto, tra il bene e il male. Umanità, se creiamo una cultura di pace forgiata nei valori, tenendo conto di ogni punto strategico, avremo la Pace al cento per cento dentro di noi. Solo allora potremo donarla senza essere forzati.
Chi si batte per la Pace nel mondo deve essere un esempio vivente; le apparenze non durano per sempre. La discriminazione verso gli altri, prima o poi, si indebolisce quando rinasce nella libertà, nella giustizia e nei diritti umani.
I bambini sono il pilastro fondamentale della vita. Se vengono educati fin da piccoli, formeranno generazioni feconde e porteranno nel cuore il seme della Pace, seminandolo in ogni giardino del mondo in modo consapevole, compassionevole ed empatico.
Dott.ssa Maria Elena Ramirez Tutti i diritti riservati CEO E FONDATRICE, DIRETTRICE DI HUMANITY MAGAZINE GLOBAL WORLD PEACE LETTERS Venezuela, 19 agosto 2025
HUMANIDAD: AUGE O DECADENCIA.
Para que la Humanidad florezca desde la Paz y para los derechos humanos, es imprescindible fomentar la cultura de paz interior con auge. La decadencia de la humanidad es el declive desde el punto de vista moral hasta el conflicto de guerras. La Paz solo es posible en la medida que se eduque a la Humanidad desde temprana edad.
LA PAZ ES POSIBLE
Hay una parte de la HUMANIDAD que inevitablemente experimenta la guerra. El paso del tiempo desenreda sus acciones, simbolizando el equilibrio desde su paz interior, con auge o decadencia; las manecillas del reloj indican la hora.
Humanidad con la antorcha de la Paz sembrada en sus corazones para que puedan iluminar con el alma latente de bien a su prójimo. Multipliquen y atesoren la Compasión y la Empatía.
CULTURA DE PAZ
La competencia y rivalidad pacífica o violenta genera conflicto, solo para quien ignora este acto complejo rechaza su accionar y crea puentes de armonía. Evitando desequilibrar su Paz interior. Solo quien elige la Paz no cae en el abismo del odio, el paso del tiempo da razón a lo que humanamente fue lastimado, queda en el aire la actitud que confunde.
Las agujas del reloj en su Tic Tac coloca en el lugar de forma natural el acontecimiento histórico de la vida entre el bien y el mal. Humanidad, si creamos una cultura de paz forjada en valores tomando en cuenta cada punto estratégico, estaremos con mil por ciento de Paz dentro, solo así, podemos obsequiarla sin ser forzada.
Los que caminan por la Paz en el mundo deben ser ejemplo viviente, las apariencias no duran para siempre. El acto discriminatorio hacia los demás, tarde o temprano se debilita al renace en libertad, con justicia sus derechos humanos.
Los niños son el pilar fundamental de la vida, si se educan desde temprana edad, formarán en esencia generaciones fructíferas y llevará dentro de su corazón la semilla de la Paz sembrándola en cada jardín del mundo de manera consciente, compasiva y empática.
For humanity to flourish from peace and for human rights, it is essential to foster a culture of inner peace. The decline of humanity is the moral decline that leads to conflict and war. Peace is only possible to the extent that humanity is educated from an early age.
PEACE IS POSSIBLE
There is a part of humanity that inevitably experiences war. The passage of time unravels its actions, symbolizing the balance from its inner peace, with rise or decline; the hands of the clock indicate the time.
Humanity with the torch of peace planted in your hearts so that you may illuminate your neighbors with your latent soul of good. Multiply and treasure compassion and empathy.
CULTURE OF PEACE
Peaceful or violent competition and rivalry generate conflict. Only those who ignore this complex act reject their actions and build bridges of harmony. This avoids upsetting their inner peace. Only those who choose Peace do not fall into the abyss of hatred. The passage of time gives justification to what has been humanly hurt, and the confusing attitude remains in the air.
The ticking clock hands naturally place the historic event of life between good and evil in its proper place. Humanity, if we create a culture of peace forged in values, taking into account every strategic point, we will have one hundred percent Peace within us. Only then can we give it without being forced.
Those who walk for Peace in the world must be a living example; appearances don’t last forever. Discrimination against others sooner or later weakens when it is reborn in freedom, with justice, and their human rights.
Children are the fundamental pillar of life. If they are educated from an early age, they will essentially form fruitful generations and will carry within their hearts the seed of Peace, sowing it in every garden in the world in a conscious, compassionate, and empathetic manner.
Dr. Hc Maria Elena Ramirez All Rights Reserved CEO AND FOUNDER EDITOR OF HUMANITY MAGAZINE GLOBAL WORLD PEACE LETTERS Venezuela, August 19, 2025
Come vorrei essere una rosa, sempre elegante sottilmente altezzosa. Vegliare, in studiata posa, il Sonno di Muschio della Dama di Pietra. Dettare legge con i miei colori, scrollare il capo sugli altrui umori. Rubare la scena ai compagni di mazzo, con palesato candore e soave imbrazzo. Avvizzire con classe profumare quel poco, sedurti leggera… così sensuale e al contempo rigorosa…
Se mi penso, vedo un ranuncolo con il nome e lo stelo ingrato, con il cuore un po’ nero e l’abito stropicciato…
E’ saggio il vecchio Vento del Nord, mette nel sacco grano e gramigna scarti di vetro e topazi stellati, nobili fiori e fiori sgraziati… . . Una rosa
Cómo quisiera ser una rosa, siempre elegante, sutilmente altiva. Contemplar, en pose estudiada, el Sueño del Musgo de la Dama de Piedra. Dictar leyes con mis colores, sacudir la cabeza ante ánimos ajenos. Robar la relevancia a mis compañeras del ramo, con evidente candor y suave vergüenza. Marchitarme con clase, perfumar ese poco, seducirte con ligereza… tan sensual y a la vez rigurosa…
Cuando pienso en mí, veo un ranúnculo con el nombre y el tallo ingrato, con el corazón un poco negro y el vestido arrugado…
El viejo Viento del Norte es sabio, pone trigo y grama en el saco, restos de cristal y topacios estrellados, flores nobles y flores sin gracia… . . Una rosa
Com voldria ser una rosa, sempre elegant subtilment altiva. Contemplar, en posició estudiada, el Somni de la Molsa de la Dama de Pedra. Dictar lleis amb els meus colors, sacsejar el cap davant d’ànims aliens. Robar la rellevància a les meves companyes del ram, amb evident candor i suau vergonya. Marcir-me amb classe perfumar aquella mica, seduir-te amb lleugeresa… tan sensual i alhora rigorosa…
Quan penso en mi, veig un ranuncle amb el nom i la tija desagraïda, amb el cor una mica negre i el vestit arrugat…
El vell Vent del Nord és savi, posa blat i grama al sac restes de vidre i topazis estrellats, flors nobles i flors sense gràcia… . . Marina Pratici
CANCRO AI POLMONI: CAUSE, SINTOMI E METODI DI CURA Facoltà di Medicina dell’Università Alfraganus Studente: Meliqulov Javlonbek
Abstract: Nel presente articolo vengono analizzati il cancro ai polmoni, la sua eziologia, la patogenesi, i segni clinici, i metodi diagnostici, le moderne strategie terapeutiche e le misure preventive. Inoltre, vengono fornite informazioni sulla diffusione della malattia, i fattori di rischio e la prognosi, basate sulle più recenti ricerche scientifiche. L’articolo è utile per studenti di medicina e medici praticanti.
Parole chiave: cancro ai polmoni, carcinoma broncogeno, sintomi della malattia, diagnostica, chemioterapia, immunoterapia.
Introduzione: Il cancro ai polmoni è un tumore maligno che origina dai tessuti polmonari ed è la principale causa di morte tra le malattie oncologiche a livello mondiale. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno vengono diagnosticati oltre 2 milioni di nuovi casi. Numerosi fattori contribuiscono allo sviluppo della malattia, tra cui il fumo, i fattori ambientali, la predisposizione genetica e altri.
Parte principale: Etiologia e fattori di rischio I principali fattori di rischio per lo sviluppo del cancro ai polmoni sono:
Fumo di sigaretta – principale fattore, responsabile dell’80–90% dei casi.
Fumo passivo – esposizione prolungata al fumo di altri.
Fattori professionali – esposizione ad amianto, radon, uranio, cromo, arsenico.
Predisposizione genetica – maggiore rischio se presenti casi familiari.
Inquinamento ambientale – vivere in aree industriali.
Dal punto di vista istologico, il cancro ai polmoni si divide principalmente in due tipi:
Carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC – Small Cell Lung Cancer) – molto aggressivo, con rapida diffusione delle metastasi.
Carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC – Non-Small Cell Lung Cancer) – più frequente, con sviluppo più lento.
Segni clinici: Nelle fasi iniziali il cancro ai polmoni non presenta sintomi specifici. Successivamente possono manifestarsi:
Tosse persistente secca o con espettorato,
Dispnea (mancanza di respiro),
Dolore toracico,
Emottisi (espettorato con sangue),
Perdita di appetito e dimagrimento,
Debolezza e affaticamento.
Diagnosi: La diagnosi precoce aumenta l’efficacia della terapia. I principali metodi diagnostici sono:
Radiografia digitale,
Tomografia computerizzata (TC),
Broncoscopia con biopsia,
PET/TC per individuare metastasi,
Analisi del sangue e marcatori tumorali.
Trattamento: La scelta del trattamento dipende dallo stadio della malattia, dall’età e dalle condizioni generali del paziente. I principali approcci sono:
Chirurgia – indicata nelle fasi iniziali,
Chemioterapia – per eliminare le cellule tumorali,
Radioterapia – particolarmente per i tumori a piccole cellule,
Immunoterapia – ampiamente introdotta negli ultimi anni,
Terapia mirata (target therapy) – applicata in presenza di mutazioni EGFR, ALK.
Prevenzione: Le misure preventive fondamentali includono:
Smettere di fumare,
Evitare aree con elevato rischio ambientale,
Sottoporsi regolarmente a controlli della salute polmonare,
Mantenere uno stile di vita sano.
Conclusione: Il cancro ai polmoni è una malattia grave, con elevata mortalità se non diagnosticata precocemente. Attraverso il controllo del fumo, la diagnosi tempestiva e l’impiego di moderne terapie, è possibile combattere la malattia. Grazie ai progressi della scienza, negli ultimi anni si sono ottenuti importanti risultati nell’allungare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da carcinoma polmonare.
Meliqulov Javlonbek Ulug’bek og’li è nato il 18 marzo 2000 nel distretto di Denov, nella regione di Surxondaryo. Nel 2016 ha terminato la scuola con il massimo dei voti. Nel 2023 è stato ammesso alla Facoltà di Medicina, Dipartimento di Odontoiatria, presso l’Università Alfraganus di Tashkent. Ad oggi, oltre 25 suoi articoli scientifici sono stati pubblicati e venduti all’estero. Entro il 2025 è stato insignito di più di 10 medaglie al merito.
Foto cortesia del poeta Sabir Rustamkhanli e del giornalista Jahongir Nomozov
UN POETA NON È CHE UNA SINGOLA PARTICELLA DI TUTTA L’UMANITÀ
Il nostro ospite è Sabir Rustamkhanli — poeta popolare della Repubblica dell’Azerbaigian, presidente del Partito della Solidarietà Civica, figura di spicco della letteratura azera e illustre statista e personaggio pubblico.
— Quali colori e suoni della tua infanzia rimangono nella memoria della tua anima? Quanto hanno contribuito questi colori e suoni alla formazione del tuo spirito poetico?
— Un critico che ha studiato la mia poesia una volta scrisse: “Il colore dominante nelle poesie di Sabir Rustamkhanli è il bianco.” Dall’esterno potrebbe sembrare così — e su questo si potrebbe discutere. Dopotutto, amo profondamente il colore blu, simbolo dell’identità turca. “Latte materno,” “Chiaro di luna,” “Montagne innevate,” “Sogni bianchi,” “Speranze bianche,” “Le mani di nostra madre coperte di farina, il suo viso coperto di farina…” “L’inizio della vita è bianco e la sua fine è bianca” — queste sono tra le mie metafore più frequenti. Probabilmente il critico ha basato la sua conclusione sulla ricorrenza di tali immagini nel mio lavoro. In effetti, sono nato in un villaggio di montagna dove l’inverno sembrava infinito e la neve definiva il paesaggio, e ho scritto molte poesie sulla neve. Anche la gentilezza nella mia natura, la mia abitudine di fare del bene agli altri, rafforza questo colore “bianco”. Ma altri colori dell’infanzia sono altrettanto indimenticabili — la tonalità dorata dei campi maturi, la ricchezza dei cortili di trebbiatura del grano e le foreste autunnali ingiallite. Tutto ciò che è legato all’addio e alla separazione mi ha sempre commosso profondamente. La questione del suono è più complessa. Quali ricordo di più? Le grida delle gru migratrici che volano verso sud sopra le nostre case. Per qualche ragione, ho sempre immaginato che queste gru volassero verso Tabriz — verso l’Azerbaigian meridionale, che oggi rimane entro i confini dell’Iran. Il coro mattutino degli uccelli che si svegliavano dal sonno era tenero come i battiti assordanti del tuono, il suono della pioggia primaverile e il ruggito tremante dei fulmini. Forse è per questo che nelle mie poesie compaiono spesso espressioni come “allodole appese alle proprie voci” o “il grido di un fulmine”. E c’è anche il suono del ney — il flauto di canna — un suono che può scuotere il cuore fino al midollo.
— Nella poesia, come si può risvegliare lo spirito nazionale e allo stesso tempo conciliarlo con i valori umani universali?
— Ciò che chiamiamo “universale” è in realtà la somma di molti valori nazionali individuali. Risvegliare lo spirito nazionale non allontana un popolo dai valori universali — al contrario, lo avvicina. Ciò vale per tutti i campi dell’arte. Prendiamo Samarcanda, Bukhara e Khiva: i loro monumenti sono nazionali. Sono il prodotto del lavoro e dello spirito uzbeko. Ma come si può separarli dal patrimonio della cultura mondiale? Man mano che le culture nazionali crescono, con esse cresce anche la cultura universale. Essere nazionali significa amare — il tuo passato, la tua storia, la tua terra, il tuo potere creativo. Amando te stesso, non dichiari guerra agli altri. I guerrafondai sono coloro che, sotto la bandiera dell’“universalismo”, cercano di cancellare il carattere unico e il percorso storico delle nazioni, soffocando il mondo in un unico grigio opaco sotto il nome di globalizzazione. Ma secondo me, se vuoi essere veramente universale, conosci meglio te stesso — sii più nazionale. Per secoli, l’esistenza nazionale, la lingua, la memoria storica, lo spirito combattivo, il desiderio di unità e libertà, la fede nella forza e la capacità di vita indipendente dei turchi azeri sono stati preservati proprio attraverso la letteratura —sia scritta che orale.
Quando la politica aprì la porta all’occupazione persiana e russa e la teologia alla dominazione araba, fu la letteratura a mantenere in vita il nostro popolo sulle proprie radici azero-turche. Sapendo questo, i nostri nemici nel corso della storia hanno preso di mira prima i maestri delle parole, i pensatori, la lingua madre — cercando di renderci schiavi delle lingue straniere, delle letterature straniere, dei modi di pensare stranieri. Dobbiamo garantire che lo spirito dell’universalismo non si trasformi mai in una forma di occupazione spirituale.
— Il rapporto tra maestro e apprendista non è semplicemente la trasmissione della conoscenza, ma una scuola di spirito che passa di cuore in cuore. Come descriveresti la più grande lezione che hai imparato in questa scuola?
— Quando parlo di “maestri,” penso prima ai miei insegnanti, e poi agli autori classici della letteratura scritta in lingua turca. Entrambe sono state sorgenti pure da cui ho bevuto profondamente. I miei insegnanti, seguendo il cammino di mio padre e di mia madre, mi hanno insegnato l’onestà, l’integrità, l’amore per il lavoro e la lealtà verso la mia patria e il mio focolare. Allo stesso tempo, hanno riempito il mio cuore di amore per la terra, la nazione e la storia del mio Paese — con spirito di libertà e coraggio.
Dai nostri grandi maestri letterari — Dede Qorqud, Nizami Ganjavi, Nasimi, Navai, Fuzuli— ho imparato l’amore per la mia lingua madre, gli ideali del grande umanesimo, il legame tra Dio e l’uomo, la perfezione spirituale e la capacità di vedere l’universo nel suo insieme.
— Secondo te, dove si rivela più chiaramente il filo conduttore che collega poesia e umanità?
— Poesia e umanità non sono cose separate. La poesia è lo stato dell’essere umano che più si avvicina al profeta, a Dio, ai cieli. Un poeta vede non solo la vita esteriore delle persone ma anche i loro mondi interiori. Ma la cosa più importante è che il poeta ama le persone — e trascorre un’intera vita a scrivere di quell’amore. Per me, il filo più corto tra i due è l’amore. La poesia è un sentimento eterno e immutabile dell’anima umana — tanto che è difficile tracciare confini tra il mondo morale ed emotivo del passato e del futuro. Non importa quanto l’intelletto, la conoscenza e l’educazione di una persona si espandano e si modernizzino — anche al punto che l’essere umano di oggi, con conoscenze enciclopediche, potrebbe stupire i più grandi studiosi del passato — le sue emozioni e i suoi sentimenti non differiscono molto da quelli dei suoi predecessori. Ciò che cambia è la forma di espressione. In passato i guerrieri andavano a incontrare i loro amati a cavallo o in carrozza; oggi vanno in macchina. Eppure l’essenza del sentimento che li porta a quell’incontro è cambiata molto poco. Credo che alcune qualità che vediamo oggi nella letteratura saranno anche i tratti distintivi del futuro. La poesia di domani conserverà senza dubbio due tendenze che già conosciamo: in primo luogo, crescerà il suo contenuto informativo — in altre parole, la letteratura diventerà più intelligente; e in secondo luogo, soprattutto per la poesia, rimarrà un percorso incrollabile e senza tempo — il linguaggio del sentimento e dell’amore.
— Secondo te, qual è la più grande felicità di un poeta — l’effetto che la sua scrittura ha sulle persone, l’essere ricordato dalla storia o l’alleggerimento del cuore?
— Credo che ciò che conta di più è che il poeta svuoti il proprio cuore — dando voce al suono della propria anima, alle proprie emozioni, al proprio amore e alla propria rabbia. In questo processo, il poeta raramente, se non mai, pensa all’effetto delle sue parole sugli altri o se la sua opera rimarrà nella storia.
— “La parola è un potere divino,” dicono. Secondo te, quanto è preziosa la parola oggi? I poeti e gli scrittori di oggi possono ancora influenzare la società?
— L’atteggiamento nei confronti della parola cambia a seconda delle circostanze storiche e del livello culturale delle nazioni. In sostanza, la parola è davvero un potere divino. Si crede addirittura che l’Universo stesso sia stato creato dal comando del Creatore, “Essere.” In Oriente questa convinzione è particolarmente forte. La fede dei nostri poeti classici in “Wahdat al-Wujud ”—l’unità dell’essere, l’idea dell’uomo come particella di Dio, direttamente legata al Creatore— ha influenzato sia il nostro linguaggio sia il nostro pensiero letterario. Sapete bene quanto fosse diffuso il movimento Hurufi nel mondo turco: ogni caratteristica del volto umano veniva paragonata a una lettera e le parole incise su di essa venivano lette come versetti divini. Oggi, esteriormente, la parola può sembrare aver perso parte della sua magia, eppure nessun’altra forza l’ha sostituita. In Azerbaigian la parola dei poeti e degli scrittori è sempre stata vista come la voce della saggezza, la parola di un anziano. La gente si fidava dei poeti. Quando nel 1988 ebbe inizio il movimento indipendentista nazionale, poeti e scrittori —me compreso— erano in prima linea. Il popolo credeva in noi; ci seguivano. Forse è per questo che le autorità hanno sempre guardato agli uomini di lettere e di letteratura con una certa gelosia, forse persino paura. Oggigiorno, in tutto il mondo, si verificano tentativi deliberati di screditare la letteratura e l’arte. Gli scrittori vivono in un clima costante di disagio. Il sostegno statale alla letteratura è in calo e le tirature ridotte impediscono ai nuovi libri di diventare ampiamente conosciuti. Eppure la letteratura conserva ancora la sua forza e la sua capacità di influenzare la società. La letteratura è sovrana—sovrana anche sui governanti e sugli stati.
— Come artista, qual è il problema che più ti preoccupa nella società odierna e come può un poeta affrontarlo?
— La preoccupazione maggiore è il processo globale che cerca di trasformare le persone in schiavi dell’Occidente, in robot, tagliandole dalle loro radici, distruggendo famiglie e valori tradizionali. Ciò influisce inevitabilmente sulla creatività del poeta, spesso mettendolo direttamente a confronto con i processi in corso. In tali momenti, il poeta deve diventare il custode dei valori morali della sua nazione, della lingua madre, dello spirito nazionale, della giustizia e della democrazia. La fortezza della parola è eterna e il poeta deve sempre trovarsi al suo interno.
— La vita di un poeta non dovrebbe consistere esclusivamente nella poesia. Secondo te, cos’altro dovrebbe arricchire il mondo del poeta?
— Sebbene io sia un poeta popolare dell’Azerbaigian, non mi sono mai limitato a un solo genere. Nel corso della mia vita ho scritto saggi e articoli giornalistici. Non esiste ambito della vita di cui non abbia parlato da una chiara posizione civica. Fin da giovane ho rappresentato la letteratura azera in vari forum internazionali. Nel 1988 ho contribuito a guidare il movimento “Meydan”. Nel 1989 ho pubblicato il primo giornale indipendente e democratico dell’Azerbaigian. Nel 1990, su insistenza del popolo, sono stato eletto al parlamento. In seguito ho ricoperto la carica di Ministro della Stampa e dell’Informazione. Ho rappresentato l’Azerbaigian al Parlamento Mondiale e all’Unione Parlamentare dell’Organizzazione dei Paesi Islamici. Sono copresidente del Congresso mondiale degli azeri. In verità, non ho vissuto semplicemente la vita di un poeta—perché per me essere poeta significa innanzitutto essere un cittadino esemplare del proprio Paese.
Come ho scritto in una delle mie poesie:
I poeti non vengono sulla terra solo per scrivere versi; Arrivano quando si perde l’equilibrio del mondo.
Vengono quando i cuori sono velati da cortine di ferro, Quando nelle vene scorrono acque arrugginite invece che sangue.
Solo i poeti possono sopportare i fardelli che piegano il mondo, Il peso inflessibile del dolore che preme la terra come una sfera.
Tormenti e dolori troppo vasti per un milione di cuori Troveranno il loro posto nel cuore di un singolo poeta.
I poeti non vengono solo per guardare con occhi sognanti Ai fiori e ai fiori, Oppure sussurrare versi al fascino delle donne e andarsene.
Vengono per diffondere la luce nei cuori umani, Per seminare giustizia, E per farlo crescere.
— Molte delle tue poesie si concentrano sulla patria, sul turkmeno, sul dolore del popolo e su temi nazionali. In una poesia che glorifica il passato storico della Nazione, oltre al talento, all’ispirazione e alla conoscenza, quali altre qualità sono importanti?
— Credo che sia in ultima analisi una questione di destino se un poeta scriva poesie a tema civico, socialmente e politicamente cariche, o se si concentri invece su argomenti lirici o filosofici. Nessuno scrittore può semplicemente fare una scelta del genere meccanicamente. Anche l’educazione familiare e scolastica gioca un ruolo significativo in questo. Sono nato al confine con l’Iran e fin da bambino ho compreso l’immensa tragedia della divisione tra una Nazione e una Patria. Tali sentimenti non possono essere vissuti in altri ambienti. Fondamentali sono anche la conoscenza storica e quella che io chiamo “Memoria del Sangue”. Quanto più una persona conosce e comprende se stessa, la propria Nazione, la propria storia e il mondo, tanto più è saldamente legata alle proprie radici e al proprio focolare. Senza vedere e conoscere il mondo turco, senza studiarne e amarne la storia e la cultura, cosa potresti mai scriverne? L’amore per la propria Patria e Nazione deve essere come l’amore di Majnun—puro, consumante e pronto a qualsiasi sacrificio in suo nome.
— “Il poeta è lo specchio della società,” dicono. Secondo lei, i poeti del mondo turco odierno possono davvero essere lo specchio della società?
— Il mondo turco è vasto e al suo interno i poeti compongono canzoni— ognuna diversa, ognuna bella a modo suo. È necessario che si conoscano meglio e che si presentino più ampiamente le rispettive opere.
Il mondo turco ha sempre prodotto grandi talenti e continua a farlo. La poesia e la letteratura sono forme d’arte che riflettono l’energia interiore di una Nazione, la sua forza e la sua capacità di resistere al male. Un popolo che può vedere il mondo attraverso occhi poetici e creare potenti opere d’arte non ha paura dell’esaurimento, dell’estinzione o della morte.
Vorrei fare un altro esempio: i turkmeni di Kirkuk, che fanno parte dei turchi azeri, rimangono lontani dall’Azerbaigian e dalla Turchia, situati all’interno della mappa politica dell’Iraq. Nonostante tale isolamento e pressione politica, invece di dimenticare la loro lingua e il loro spirito, hanno invece riversato la loro forza nella creatività poetica. Per loro la Parola è diventata lo specchio della loro volontà di vivere. Gli innumerevoli khoryat e mani di Kirkuk (poesie di quattro versi, bayati) sono un mondo misterioso. In sole quattro righe catturano tutti i segreti, le gioie, i dolori, la determinazione a lottare e persino la morte che appartengono alla natura umana e all’esistenza sulla Terra.
Anche il folklore e la letteratura scritta estremamente ricchi dei popoli turchi, sebbene ereditati dal passato, sono garanzia del loro brillante futuro. Per me, senza un discorso poetico, il mondo perderebbe la sua bellezza. Credo nel potere della Parola.
Nasciamo dalla Parola, la nostra essenza è pura, Dobbiamo cambiare il mondo attraverso le parole. La morte è la nostra trincea finale, Dobbiamo lottare fino all’ultima parola!
— Qual è il legame principale tra un poeta e l’umanità?
— Il poeta è una particella dell’umanità stessa. Proprio come una goccia d’acqua può riflettere il mondo intero al suo interno, un poeta, attraverso la sua vita e il suo lavoro creativo, riflette l’intero spirito, gli ideali e le qualità essenziali dell’umanità. Questo è il nucleo della connessione.
— Secondo te, la letteratura contemporanea può trovare la sua strada nel cuore delle persone? Quando la letteratura convive con il popolo e la Nazione?
— Affinché la letteratura raggiunga il cuore delle persone, deve prima essere consegnata loro. In altre parole, le tirature dei libri dovrebbero essere sufficientemente grandi da consentire l’accesso a tutti i lettori interessati. La rete di distribuzione di libri che esisteva durante l’era sovietica non esiste più. L’interesse dello Stato per i libri è diminuito; non li usa più come strumento ideologico. Le tirature sono limitate e in molti distretti e villaggi nessun nuovo libro raggiunge affatto i lettori. L’idea che “ora che esistono gli e-book, non abbiamo più bisogno di libri fisici e biblioteche” si sta diffondendo sempre di più — e questo è un modo di pensare completamente sbagliato. Autori in viaggi nelle zone rurali e gli incontri con i lettori sono diventati rari. I canali televisivi preferiscono dare spazio a programmi di intrattenimento e letteratura a basso costo piuttosto che a opere letterarie serie. Sui social media, invece di opere significative e artistiche, vengono spesso condivise pile di parole prive di significato. Per questo motivo, non è del tutto giusto lamentarsi del fatto che la letteratura non tocchi il cuore delle persone — c’è uno sforzo deliberato per togliere la letteratura dall’essere un valore dell’intera Nazione e trasformarla nel possesso di una cerchia ristretta.
Per quanto strano possa sembrare il paragone, oggi la letteratura viene trattata come un soldato congedato dall’esercito. Eppure, nel momento in cui inizia una guerra, tutti rivolgono lo sguardo alla parola e agli intellettuali. Nei momenti difficili, la parola —come un soldato — sta in prima linea, faccia a faccia con il nemico, insieme al popolo. È stato il caso della recente guerra del Karabakh con l’Armenia, quando la letteratura azera, con tutto il suo potere, era al fianco del nostro esercito e tra il nostro popolo. Nonostante le realtà negative che ho menzionato riguardo ai libri, la letteratura rimane per sempre nel cuore delle persone e al loro fianco.
Jakhongir NOMOZOV, è un giovane poeta e giornalista uzbeko. È anche membro dell’Unione dei giornalisti dell’Azerbaigian e dell’Unione mondiale dei giovani scrittori turchi.
A POET IS BUT A SINGLE PARTICLE OF ALL HUMANITY
Our guest is Sabir Rustamkhanli — People’s Poet of the Republic of Azerbaijan, Chairman of the Civic Solidarity Party, a prominent figure of Azerbaijani literature, and a distinguished statesman and public figure.
— What colors and sounds from your childhood remain in the memory of your soul? How much have these colors and sounds contributed to the making of your poetic spirit?
— One critic who studied my poetry once wrote: “The dominant color in Sabir Rustamkhanli’s poems is white.” From the outside, it may seem so — and one could debate this. After all, I deeply love the color blue, the symbol of Turkic identity. “Mother’s milk,” “Moonlight,” “Snowy mountains,” “White dreams,” “White hopes,” “Our mother’s hands covered in flour, her face covered in flour…” “The beginning of life is white, and its end is white” — these are among my frequent metaphors. The critic likely based his conclusion on the recurrence of such images in my work. Indeed, I was born in a mountain village where winter seemed endless and snow defined the landscape, and I have written many poems about snow. The kindness in my nature, my habit of doing good for others, also reinforces this “white” color. But other colors from childhood are equally unforgettable — the golden hue of ripened fields, the richness of grain-threshing yards, and the yellowing autumn forests. Anything tied to farewell and parting has always moved me deeply. The matter of sound is more complex. Which ones do I remember most? The cries of migrating cranes flying south over our houses. For some reason, I always imagined that these cranes were flying toward Tabriz — to Southern Azerbaijan, which today remains within the borders of Iran. The early morning chorus of birds waking from sleep was as tender as the ear-splitting claps of thunder, the sound of spring rain, and the earth-shaking roar of lightning. Perhaps that is why in my poems, expressions like “larks hanging from their own voices” or “the cry of lightning” appear often. And there is also the sound of the ney — the reed flute — a sound that can shake the heart to its core.
— In poetry, how can one awaken the national spirit while also reconciling it with universal human values?
— What we call “universal” is in fact the sum of many individual national values. Awakening the national spirit does not distance a people from universal values — on the contrary, it brings them closer. This applies to all fields of art. Take Samarkand, Bukhara, and Khiva: their monuments are national. They are the product of Uzbek labor and spirit. Yet how can anyone separate them from the heritage of world culture? As national cultures grow, universal culture grows with them. To be national is to love — your past, your history, your land, your creative power. By loving yourself, you declare no war on others. The warmongers are those who, under the banner of “universalism,” seek to erase the unique character and historical journey of nations, smothering the world in a single dull gray under the name of globalization. But in my view, if you want to be truly universal, know yourself better — be more national. For centuries, the national existence, language, historical memory, fighting spirit, yearning for unity and freedom, faith in strength, and capacity for independent living of the Azerbaijani Turks have been preserved precisely through literature — whether written or oral. When politics opened the door to Persian and Russian occupation, and theology to Arab domination, it was literature that kept our people alive upon their own Azerbaijani-Turkic roots. Knowing this, our enemies throughout history have first targeted the wordsmiths, the thinkers, the mother tongue — seeking to enslave us to foreign languages, foreign literatures, foreign ways of thought. We must ensure that the spirit of universalism never turns into a form of spiritual occupation.
— The relationship between master and apprentice is not merely the transmission of knowledge, but a school of spirit that passes from heart to heart. How would you describe the greatest lesson you learned in this school?
— When I speak of “masters,” I first think of my schoolteachers, and then of the classical authors of literature written in the Turkic language. Both have been pure springs from which I have drunk deeply. My schoolteachers, following the path of my father and mother, taught me honesty, integrity, love for work, and loyalty to my homeland and hearth. At the same time, they filled my heart with love for the land, the nation, and the history of my country — with the spirit of freedom and courage.
From our great literary masters — Dede Qorqud, Nizami Ganjavi, Nasimi, Navai, Fuzuli — I learned love for my mother tongue, the ideals of great humanism, the bond between God and man, spiritual perfection, and the ability to see the universe as a whole.
— In your opinion, where is the finest thread connecting poetry and humanity most clearly revealed?
— Poetry and humanity are not separate things. Poetry is the state of being human that stands closest to the prophet, to God, to the heavens. A poet sees not only the outer life of people but also their inner worlds. Most importantly, the poet loves people — and spends an entire lifetime writing from that love. To me, the shortest thread between the two is love. Poetry is an eternal, immutable feeling of the human soul — so much so that it is difficult to draw boundaries between the moral and emotional worlds of the past and future. No matter how much a person’s intellect, knowledge, and education expand and modernize — even to the point where today’s human, with encyclopedic knowledge, could astonish the greatest scholars of the past — their emotions and feelings do not differ greatly from those of their predecessors. What changes is the form of expression. In the past, warriors went to meet their beloveds on horseback or in carriages; today they go by car. Yet the essence of the feeling that takes them to that meeting has changed very little. I believe that some qualities we now see in literature will also be hallmarks of the future. The poetry of tomorrow will, without doubt, preserve two tendencies we already know: first, its informational content will grow — in other words, literature will become more intelligent; and second, especially for poetry, there will remain an unshakable and timeless path — the language of feeling and love.
— In your opinion, what is the greatest happiness of a poet — the effect their writing has on people, being remembered by history, or the lightening of the heart?
— I believe what matters most is that the poet empties their heart — giving voice to the sound of their own soul, to their emotions, to their love and their anger. In this process, the poet rarely, if ever, thinks about the effect of their words on others or whether their work will remain in history. — “The word is a divine power,” they say. In your opinion, how valuable is the word today? Can today’s poets and writers still influence society?
— The attitude toward the word changes according to historical circumstances and the cultural level of nations. In essence, the word truly is a divine power. There is even a belief that the universe itself was created from the Creator’s command, “Be.” In the East, this belief is especially strong. The faith of our classical poets in “Wahdat al-Wujud”—the unity of being, the idea of man as a particle of God, directly bound to the Creator—has influenced both our language and our literary thought. You know well how widespread the Hurufi movement was in the Turkic world: every feature of the human face was likened to a letter, and the words inscribed upon it were read as divine verses. Today, outwardly, the word may seem to have lost some of its magic, yet no other force has replaced it. In Azerbaijan, the word of poets and writers has always been seen as the voice of wisdom, the word of an elder. People trusted poets. When the national independence movement began in 1988, poets and writers—including myself—were at the forefront. The people believed in us; they followed us. Perhaps this is why the authorities have always looked upon men of letters and literature with a certain jealousy, perhaps even fear. Today, all over the world, there are deliberate attempts to discredit literature and art. Writers live in a constant atmosphere of unease. State support for literature is declining, and low print runs prevent new books from becoming widely known. Yet literature still retains its strength and its ability to influence society. Literature is sovereign—sovereign even over rulers and states.
— As an artist, what is the problem that troubles you most in today’s society, and how can a poet address it?
— The greatest concern is the global process that seeks to turn people into slaves of the West, into robots, cutting them from their roots, destroying families and traditional values. This inevitably affects the poet’s creativity, often confronting him directly with the ongoing processes. At such times, the poet must become the guardian of his nation’s moral values, of the mother tongue, of the national spirit, of justice and democracy. The fortress of the word is eternal, and the poet must always stand within that fortress.
— A poet’s life should not consist solely of poetry. In your opinion, what else should enrich the poet’s world?
— Although I am a People’s Poet of Azerbaijan, I have never confined myself to a single genre. Throughout my life I have written essays and journalistic pieces. There is no sphere of life about which I have not spoken from a clear civic position. From a young age I represented Azerbaijani literature in various international forums. In 1988, I helped lead the “Meydan” movement. In 1989, I published Azerbaijan’s first independent and democratic newspaper. In 1990, at the people’s insistence, I was elected to parliament. Later I served as Minister of Press and Information. I represented Azerbaijan at the World Parliament and the Parliamentary Union of the Organization of Islamic Countries. I am co-chairman of the World Congress of Azerbaijanis. In truth, I have not lived merely the life of a poet—because to me, being a poet first means being an exemplary citizen of one’s country.
As I wrote in one of my poems:
Poets do not come to earth merely to write verses; They come when the balance of the world is lost.
They come when hearts are veiled with iron curtains, When rusty waters flow through veins instead of blood.
Only poets can bear the burdens that bend the world, The unyielding weight of grief that presses the earth like a sphere.
Torments and sorrows too vast for a million hearts Will find their place in a single poet’s heart.
Poets do not come merely to gaze with dreamy eyes At flowers and blossoms, Or to whisper verses to the charms of women and depart.
They come to scatter light into human hearts, To sow justice, And to make it grow.
— Many of your poems focus on homeland, Turkism, the pain of the people, and national themes. In a poem glorifying the nation’s historical past, apart from talent, inspiration, and knowledge, what other qualities are important?
— I believe that whether a poet writes socially and politically charged, civic-themed poetry, or instead focuses on lyrical or philosophical subjects, is ultimately a matter of fate. No writer can simply make such a choice mechanically. Family and school upbringing also play a significant role in this. I was born on the border with Iran, and from childhood I understood the immense tragedy of the division of a nation and homeland. Such feelings cannot be experienced in other environments. Historical knowledge and what I call “Blood Memory” are also vital. The more a person knows and understands themselves, their nation, their history, and the world, the more firmly they are bound to their roots and hearth. Without seeing and knowing the Turkic world, without studying and loving its history and culture, what could you possibly write about it? The love for one’s homeland and nation must be like Majnun’s love—pure, consuming, and ready for any sacrifice in its name.
— “The poet is the mirror of society,” they say. In your opinion, can the poets of today’s Turkic world truly be society’s mirror?
— The Turkic world is vast, and within it poets compose songs—each different, each beautiful in their own way. There is a need for them to know each other better and to introduce one another’s works more widely. The Turkic world has always produced great talents, and it continues to do so. Poetry and literature are forms of art that reflect a nation’s inner energy, its strength, and its capacity to resist evil. A people who can view the world through poetic eyes and create powerful works of art have no fear of exhaustion, extinction, or death.
Let me give another example: the Kirkuk Turkmens, who are part of the Azerbaijani Turks, remain far from Azerbaijan and Turkey, situated within the political map of Iraq. Despite such isolation and political pressure, rather than forgetting their language and spirit, they have instead poured their strength into poetic creativity. For them, the Word has become the mirror of their will to live. The countless Kirkuk khoryat and mani (four-line poems, bayatis) are a mysterious world. In just four lines, they capture all the secrets, joys, sorrows, resolve to struggle, and even death that belong to human nature and existence on earth.
The extremely rich folklore and written literature of the Turkic peoples, though inherited from the past, is also a guarantee of their bright future. For me, without poetic speech, the world would lose its beauty. I believe in the power of the Word.
We are born of the Word, our essence is pure, We must change the world through words. Death is our final trench, We must fight until the very last word!
— What is the main bond between a poet and humanity?
— The poet is a particle of humanity itself. Just as a drop of water can reflect the whole world within it, a poet, through their life and creative work, reflects the entire spirit, ideals, and essential qualities of humanity. That is the core of the connection.
— In your opinion, can contemporary literature find its way into the hearts of the people? When does literature live together with the people and the nation?
— For literature to reach the hearts of the people, it must first be delivered to them. In other words, book print runs should be large enough so that every interested reader can have access. The book distribution network that existed during the Soviet era no longer exists. The state’s interest in books has diminished; it no longer uses them as an ideological tool. Print runs are limited, and in many districts and villages, no new books reach readers at all. The notion that “now that e-books exist, we no longer need physical books and libraries” is becoming increasingly widespread — and this is a completely wrong way of thinking. Authors’ trips to rural areas and meetings with readers have become rare. Television channels prefer to give space to entertainment programs and cheap literature rather than to serious literary works. On social media, instead of meaningful and artistic works, meaningless piles of words are often shared. Because of this, it is not entirely fair to complain that literature does not touch people’s hearts — there is a deliberate effort to take literature away from being a value of the entire nation and turn it into the possession of a narrow circle.
As strange as the comparison may seem, literature is now treated like a soldier discharged from the army. Yet the moment a war begins, everyone turns their eyes to the word and to the intellectuals. In times of hardship, the word — like a soldier — stands at the front lines, face-to-face with the enemy, together with the people. This was the case in the recent Karabakh war with Armenia, when Azerbaijani literature, with all its power, stood alongside our army and among our people. Despite the negative realities I have mentioned regarding books, literature remains forever in the hearts of the people and by their side.
Jakhongir NOMOZOV, is a young poet and journalist from Uzbekistan. He is also a Member of the Union of Journalists of Azerbaijan and the World Young Turkic Writers Union.
Foto cortesia del poeta Sabir Rustamkhanli – Azerbaijan
Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq in copertina del Saggio Letterario:”Poesie dalle dita morbide”
Il prof Kareem Abdullah Ringrazia
Al Direttore del sito / Alessandria Today/ e alla cara amica, poetessa e traduttrice / Elisa Mascia/ . Cordiali saluti,
Desidero esprimere il mio più sincero ringraziamento per la pubblicazione dell’annuncio ufficiale riguardante l’uscita del mio nuovo libro: /Poesie dalle Dita Morbide – Caratteristiche della voce poetica femminile nei diversi Continenti /, pubblicato in /Italia/ il /16 agosto 2025/.
Questo progetto non avrebbe potuto vedere la luce in questa forma così raffinata senza l’impegno e la dedizione della stimata poetessa e traduttrice /Elisa Mascia/, che ha curato la raccolta, la traduzione, l’editing e la realizzazione del lavoro, valorizzando la poesia femminile a livello globale. Rivolgo un sentito ringraziamento al vostro stimato sito /Alessandria Today/, che continua a svolgere un ruolo attivo nel sostenere il panorama culturale e nel costruire ponti di comunicazione tra le culture. Ringrazio anche tutti coloro che hanno supportato questo lavoro, lettori e critici. Spero che questa iniziativa possa rappresentare un prezioso contributo per la biblioteca poetica e critica contemporanea, nonché una finestra di dialogo culturale tra Est e Ovest, tra voci femminili che esprimono la loro realtà attraverso la lingua della poesia, ovunque si trovino.
Con stima e rispetto, Kareem Abdullah – Iraq
Leggi anche altri articoli dell’autrice Elisa Mascia, grazie
Foto cortesia della copertina del Saggio Letterario “Poesie dalle dita morbide” di Kareem Abdullah -Iraq
**COMUNICATO UFFICIALE – PUBBLICAZIONE DEL NUOVO SAGGIO LETTERARIO**
*POESIE DALLE DITA MORBIDE* **Caratteristiche della voce poetica femminile nei diversi Continenti**
Con immensa gioia annuncio l’uscita del mio nuovo libro critico-poetico, **”Poesie dalle Dita Morbide – Caratteristiche della voce poetica femminile nei diversi Continenti”**, pubblicato in **Italia** in data **16 agosto 2025**, in collaborazione con la straordinaria poetessa e traduttrice italiana **Elisa Mascia**, che ha curato la raccolta, la traduzione e la realizzazione del progetto in lingua italiana.
**Stampato da**: *Amazon Italia Logistica S.r.l., Torrazza Piemonte (TO), Italia* **Genere**: Saggio poetico-letterario ✍️ **Autori**: Kareem Abdullah & Elisa Mascia **Formato**: 11.99 x 1.7 x 18.01 cm **Pagine**: 296 **Prima edizione**: 16 agosto 2025 **ISBN**: 979-8298459099 **Lingua**: Italiano **Disponibile su Amazon a livello globale**
Un ringraziamento speciale alla brillante **Elisa Mascia**, senza la quale questo importante progetto critico non avrebbe mai visto la luce. Questo è solo il **Volume I**: presto seguiranno il secondo e il terzo volume per completare il percorso critico-poetico attraverso le voci femminili di tutto il mondo. — ### **Coinvolti nell’Antologia Vol. I**:
* Kareem Abdullah * Elisa Mascia * Kristy Raines * Yatti Sadeli * Letizia Caiazzo * Hanan Yusuf * Cinzia Rota * Marlene Pasini * Sabrina Morelli * Salwa Husen Ali * Irma Nimbe * Angela Kosta * Antonietta Micali * Concetta La Placa * Luisa Camere Quiroz * Dra Hc Maria Elena Ramirez * Ada Rizzo * Rajashree Mohapatra * Frieda Norma Dela Cruz * Amal Zakaria Écrivain * Nguyễn Thị Thuỳ Linh
**Pubblicazione a cura di Pietro La Barbera** *Il libro è ora disponibile sulla piattaforma globale Amazon.*
بكل فخر وسعادة، أعلن عن صدور كتابي النقدي الجديد بعنوان: ) قصائد بأصابع ناعمة – ملامح الصوت الشعري الأنثوي عبر القارات( ، باللغة الإيطالية، وقد تمّت طباعته في إيطاليا بتاريخ 16 أغسطس 2025، بالتعاون مع الشاعرة والمترجمة الإيطالية المبدعة ( إليسا ماسشيا)، التي قامت بجمع وترجمة هذه القراءات النقدية، وكان لها الفضل الكبير في ظهور هذا المشروع النقدي الهام إلى النور. الكتاب يُعدّ الجزء الأول من سلسلة نقدية، وسيتبعه بإذن الله الجزء الثاني والثالث. وقد تمّت طباعة الكتاب عن طريق: Amazon Italia Logistica S.r.l., Torrazza Piemonte (TO), Italy ومتاح الآن على منصة (أمازون العالمية).
**OFFICIAL RELEASE – PUBLICATION OF THE NEW LITERARY ESSAY**
*SOFT-FINGERED POEMS* **Characteristics of the female poetic voice on different continents**
With immense joy I announce the release of my new critical-poetic book, **”Poems with Soft Fingers – Characteristics of the female poetic voice in the different Continents”**, published in **Italy** on **16 August 2025**, in collaboration with the extraordinary Italian poet and translator **Elisa Mascia**, who oversaw the collection, translation and realization of the project in Italian.
**Printed by**: *Amazon Italia Logistica Srl, Torrazza Piemonte (TO), Italy* **Genre**: Poetic-literary essay ✍️ **Authors**: Kareem Abdullah & Elisa Mascia **Format**: 11.99 x 1.7 x 18.01 cm **Pages**: 296 **First edition**: August 16, 2025 **ISBN**: 979-8298459099 **Language**: Italian **Available on Amazon globally**
Special thanks to the brilliant **Elisa Mascia**, without whom this important critical project would never have seen the light. This is just **Volume I**: the second and third volumes will soon follow to complete the critical-poetic journey through female voices around the world. — ### **Involved in Anthology Vol. I**:
**COMUNICADO OFICIAL – PUBLICACIÓN DEL NUEVO ENSAYO LITERARIO**
*POEMAS DE DEDOS SUAVES* *** Características de la voz poética femenina en los diferentes continentes**
Con gran alegría anuncio el lanzamiento de mi nuevo libro crítico-poético, **”Poemas de dedos suaves – Características de la voz poética femenina en los diferentes continentes”***, publicado en **Italia** en fecha **16 agosto 2025**, en colaboración con la extraordinaria poetisa y traductora italiana **Elisa Mascia**, que se encargó de recoger, traducir y realizar el proyecto en italiano.
**Impreso por**: *Amazon Italia Logistica S.r.l., Torrazza Piemonte (TO), Italia* **Género**: Ensayo poético-literario ✍️ **Autores**: Kareem Abdullah & Elisa Mascia **Formato**: 11.99 x 1.7 x 18.01 cm **Páginas**: 296 **Primera edición**: 16 de agosto de 2025 **ISBN*: 979-8298459099 **Idioma**: Español **Disponible en Amazon globalmente**
Un agradecimiento especial a la brillante **Elisa Mascia**, sin la cual este importante proyecto crítico nunca habría visto la luz. Este es solo el **Volumen I**: pronto seguirán el segundo y el tercer volumen para completar el recorrido crítico-poético a través de las voces femeninas de todo el mundo. — ### **Involucrados en la Antología Vol. I**:
POESIE DALLE DITA MORBIDE: Caratteristiche della voce poetica femminile nei diversi Continenti
Foto con Donia Sahib, NaseerShammae alcune sue opere d’arte
La sinfonia visiva – I segreti della tela formativa … Riflessioni espressive sulle creazioni dell’artista di fama mondiale Naseer Shamma
Preparato dalla ricercatrice e critica Donia Sahib – Iraq
Lo spirito di volontà incarnato dal musicista di fama mondiale Naseer Shamma è il tratto più distintivo del suo carattere ispiratore—, che gli ha permesso di ascendere verso la raffinatezza, la creatività e la determinazione di creare la sua musica globale con l’essenza autentica dell’oud. Presenta le sue opere artistiche secondo un modello unico che fonde musica e arte visiva, impiegando la sua visione espressiva per creare provocazioni visive astratte come fonte di ispirazione, basandosi sull’evoluzione del movimento musicale in movimento tangibile attraverso colori permeati di intensità luminosa —ciò che è noto come arte cinetica.
Attraverso il suo approccio artistico, narra storie e racconti come titoli per composizioni spirituali sufi e romantiche che racchiudono la maggior parte delle sue opere musicali, tratte dai vasti orizzonti della sua immaginazione. La qualità estetica della sua musica in generale ha un carattere interpretativo che affronta una questione centrale o molteplici temi legati alla bellezza della musica, incorporando poesia, armonia, fascino ipnotico, espressività emotiva, dinamiche temporali, risonanza, pittura, colore, gioia e delizia.
Le sue melodie si distinguono per una sequenza di gradazioni dinamiche —una tecnica che permette la variazione dei livelli sonori (forte e morbido) durante l’esecuzione, passando da veloce a lento, morbido e forte, per evocare uno spettro di emozioni e colori sentimentali carichi di frequenze energetiche. Questi immergono l’ascoltatore pienamente in armonia con i ritmi del suonatore di oud, che si intrecciano nei diversi tempi degli strumenti orchestrali. _____________________
Naseer Shamma è così riuscito a fondere la musica con l’arte visiva, la poesia con l’espressione emotiva e spirituale, attraverso il genio di un artista che unisce gli archetipi sensoriali delle belle arti e della letteratura.
Il suo stile si discosta dagli schemi tradizionali, ma impiega il sistema del maqamat arabo, eseguendo le sue composizioni con un’esecuzione spirituale e improvvisata in mezzo a una varietà di voci strumentali. Da questi estrae icone estetiche —opere d’arte visive dalle tonalità vellutate, dipinte dalle manifestazioni dell’amore attraverso l’alfabeto della sua filosofia sufi— cercando di rivelare la dimensione interiore. Utilizza forma – ritmo – e archi al servizio del colore, con l’obiettivo di creare un sistema simbolico liberato da tutte le condizioni esterne, per esprimere una “necessità interiore.”
Shamma si sforza di creare un nuovo linguaggio di ritmi melodici ondulati che risvegliano le profondità dell’ascoltatore e le influenzano psicologicamente e fisiologicamente, stimolando movimenti immaginativi e contemplazione per l’invenzione di nuove idee—opere classificate come arte visiva, composte da intricate miscele di salti tonali e frasi melodiche. La melodia segue specifici movimenti oscillanti, ascendenti e discendenti senza interruzioni nette, una forma d’onda identificabile come una ricca modalità di espressione.
Padroneggia questo stile espressivo con l’obiettivo di elevare il suo potenziale creativo a uno standard globale, mantenendo la disciplina nell’organizzazione del suo lavoro quotidiano, strutturando le visioni e le idee che segue per costruire la composizione complessiva delle sue sinfonie visive. Attraverso la ricerca e la sperimentazione, il suo approccio innovativo ha raggiunto nuove visioni nell’ambito del movimento sinfonico visivo, garantendo al pubblico la libertà di accogliere l’opera secondo le inclinazioni della propria immaginazione. La musica di Naseer Shamma è così diventata il fondamento di un linguaggio puramente filosofico in cui ogni nota corrisponde a un verso poetico e a un colore specifico.
Incarna la suprema armonia musicale orchestrando la consonanza dei suoni emanati da vari strumenti, per poi renderli in una forma visiva e fantastica con una trama eterea in perfetto accordo con la tonalità emotiva di ogni suono—ogni nota. Questo tipo di armonia è noto come trama eterea, un sistema strutturale nel mondo della musica romantica, spirituale e fantasiosa. _________________________ Da questi estratti artistici, il maqamat e i suoni che producono diventano il prodotto di un’opera enciclopedica completa, radicata nei toni e negli archi profondamente radicati nel patrimonio tradizionale della cultura araba e nell’identità musicale della regione orientale. Con eccezionale maestria, esegue brani spirituali sufi, andalusi e altri brani ispirati al patrimonio nella maggior parte delle sue sinfonie mondiali —come Nights of Divine Love, In Jabal Ikmah in Al-Ula, Cities of Narcissus, Journey of Souls, Tomorrow Is More Beautiful, Here Is Life, Erbil Citadel, Ishraq, Shakwat, The Road to Shaqlawa, tra gli altri.
Egli sfrutta così il potenziale dell’oud attraverso un’immensa abilità tecnica all’interno di un tessuto equilibrato di alte e basse frequenze, sfruttando l’essenza ritmica del maqamat, che esiste innata negli esseri umani così come è presente nel movimento dell’universo stesso.
Applica questa comprensione nelle sue opere studiando l’impatto psicologico e visivo di ogni colore, nel quadro del suo stile suggestivo radicato nella musica tradizionale, ma al passo con la modernità e lo sviluppo tecnologico. Critica la musica digitale per la sua assenza della “consistenza viva” emozione umana —il tocco essenziale dell’espressione creativa nell’arte visiva, nella composizione musicale e in altre forme d’arte.
Questa descrizione analitica degli elementi chiave della metodologia di Naseer Shamma sull’oud rivela la sua ricerca della quinta dimensione spirituale—un ingresso per le persone nel regno dei ritmi musicali con la trasparenza del rilassamento psicologico, nel porto del comfort e del riposo musicale. Due tratti fondamentali accomunano la maggior parte delle sue composizioni, suscitando emozioni nel pubblico: il suo amore per l’improvvisazione sia nelle esibizioni soliste che in quelle d’insieme e la predominanza delle immagini melodiche tradizionali arabe.
Organizza i maqamat in base al loro impatto sensoriale—ad esempio, spesso esprime amore, bellezza, speranza e pace attraverso Maqam Bayati, mentre Maqam Hijaz o Saba trasmette malinconia, desiderio e brama. La sua padronanza dell’oud non è semplicemente lo standard di eccellenza estetica nell’esecuzione del maqamat; è approfondita dallo spirito del sufismo —dalla passione spirituale di un amante sufi.
Ciò richiede, soprattutto, un’elevata intensità di carica emotiva durante l’esecuzione, con un profondo sentimento per le note e per l’ornamentazione musicale coloristica—ornamentazione che Naseer Shamma immagina con i suoi occhi prima di comporle, eseguirle o dipingerle. Il suo gusto musicale vive in costante abbraccio tra colore e suono. È devoto all’importanza della variazione nel maqamat durante l’esecuzione dell’oud e alla creazione di dipinti idealizzati —evocazioni astratte silenziose o in movimento— radicati nella profondità celeste delle sue tele, che portano in sé l’esperienza artistica di quattro decenni nel mondo dell’arte e della musica.
Attraverso forme simboliche che abbracciano il mito dell’identità storica dell’artista, egli fa dei simboli il mezzo adatto per codificare le sue idee filosofiche, così come il mito rappresenta visioni espressive ispirate al cosmo, volte a riflettere la pace sia nel mondo interiore che in quello esteriore.
Anche Naseer Shamma esprime i suoi sentimenti con naturale profondità e ispirazione, mentre l’imitazione diretta della natura contraddice il suo processo. Cerca invece di inventare un linguaggio espressivo etereo che crei una connessione tra il suo mondo interiore e quello esteriore—, attraversando fasi in cui mette alla prova le sue capacità espressive ed estetiche assegnando colori specifici a ciascuna fase.
Partendo da tele sperimentali piatte, per poi passare all’espressionismo astratto del suo mondo interiore, egli si eleva al di sopra delle forme materiali, allontanando la sua essenza essenziale dalla rappresentazione diretta del mondo esterno, creando così una contemplazione più profonda e un tono spirituale che unisce l’opera d’arte all’osservatore, secondo il principio di gestire il colore tanto quanto si gestisce la musica e il suo effetto sulla psiche umana.
Considera il colore come se fosse la chiave del dipinto, con le sue emozioni come la mano che gioca su di esso per produrre vibrazioni musicali nell’anima umana. Il timbro del colore risuona con lo spirito e il subconscio della persona, toccando le idee che racchiude in sé.
Anche quando la relazione tra una persona e un colore inizia con una profonda impressione intellettuale —immaginativa o realisticamente concettuale—, si adatta a un legame emotivo positivo. Questa sensazione varia da un membro del pubblico all’altro, a seconda del loro rapporto storico, culturale e sociale individuale con il colore e il tono. Eppure, nonostante queste differenze, Shamma analizza gli effetti di ogni colore e tono secondo la storia umana —una storia che potrebbe non differire molto da un luogo o da una cultura all’altra.
The Visual Symphony – The Secrets of the Formative Canvas … Expressive Reflections on the Creations of the World-Renowned Artist Naseer Shamma
Prepared by Researcher and Critic Donia Sahib – Iraq
The spirit of will embodied by the world-class musician Naseer Shamma stands as the most defining trait of his inspiring character—one that has enabled him to ascend toward refinement, creativity, and the determination to craft his global music with the authentic essence of the oud. He presents his artistic works in a unique model that fuses music and visual art, employing his expressive vision to create abstract visual provocations as a source of inspiration, building upon the evolution of musical motion into tangible movement through colors imbued with luminous intensity—what is known as kinetic art.
Through his artistic approach, he narrates stories and tales as titles for spiritual Sufi and romantic compositions that encompass most of his musical works, drawn from the vast horizons of his imagination. The aesthetic quality of his music in general carries an interpretative character addressing a central issue or multiple themes related to the beauty of music, incorporating poetry, harmony, hypnotic allure, emotional expressiveness, temporal dynamics, resonance, painting, color, joy, and delight.
His melodies are distinguished by a sequence of dynamic gradations—a technique that allows the variation of sound levels (loud and soft) during performance, shifting between fast and slow, soft and strong, to evoke a spectrum of emotions and sentimental colors charged with energetic frequencies. These immerse the listener fully in harmony with the oud player’s rhythms, which weave into the diverse tempos of orchestral instruments. ______________________
Thus, Naseer Shamma has succeeded in merging music with visual art, poetry with emotional and spiritual expression, through the genius of an artist who unites the sensory archetypes of the fine arts and literature.
His style departs from traditional molds, yet he employs the system of Arabic maqamat, performing his compositions with spiritual, improvisational playing amidst a variety of instrumental voices. From these, he extracts aesthetic icons—visual artworks in velvety hues, painted by the manifestations of love through the alphabet of his Sufi philosophy—seeking to reveal the inner dimension. He utilizes form – rhythm – and strings in the service of color, aiming to create a symbolic system liberated from all external conditions, to express an “inner necessity.”
Shamma strives to create a new language of undulating melodic rhythms that stir the listener’s depths and affect them psychologically and physiologically, prompting imaginative movement and contemplation for the invention of new ideas—works classified as visual art, composed of intricate blends of tonal leaps and melodic phrases. The melody follows specific oscillating movements, ascending and descending without sharp breaks, a wave form identifiable as a rich mode of expression.
He masters this expressive style with the aim of elevating his creative potential to a global standard, maintaining discipline in organizing his daily work, structuring the visions and ideas he follows to construct the overall composition of his visual symphonies. Through research and experimentation, his innovative approach has reached new visions in the realm of visual symphonic movement, granting the audience freedom to receive the work according to the inclinations of their imagination. Naseer Shamma’s music has thus become the foundation of a purely philosophical language in which every note corresponds to a poetic verse and a specific color.
He embodies supreme musical harmony by orchestrating the consonance of sounds emanating from various instruments, then rendering them in a visual, fantastical form with an ethereal texture in perfect accord with the emotional hue of each sound—each note. This type of harmony is known as the ethereal texture, a structural system in the world of romantic, spiritual, and imaginative music. ___________________________ From these artistic excerpts, the maqamat and the sounds they produce become the product of a comprehensive encyclopedic work rooted in the tones and strings deeply embedded in the traditional heritage of Arab culture and the musical identity of the Eastern region. With exceptional mastery, he performs spiritual Sufi, Andalusian, and other heritage-inspired pieces in most of his world symphonies—such as Nights of Divine Love, In Jabal Ikmah in Al-Ula, Cities of Narcissus, Journey of Souls, Tomorrow Is More Beautiful, Here Is Life, Erbil Citadel, Ishraq, Shakwat, The Road to Shaqlawa, among others.
Thus, he draws out the oud’s potential through immense technical skill within a balanced fabric of high and low frequencies, making use of the rhythmic essence of maqamat, which exist innately within human beings just as they are present in the movement of the universe itself.
He applies this understanding in his works by studying the psychological and visual impact of each color, within the framework of his suggestive style rooted in traditional music, yet in step with modernity and technological development. He critiques digital music for its absence of the “living texture” of human emotion—the essential touch of creative expression in visual art, musical composition, and other art forms.
This analytical description of the key elements in Naseer Shamma’s methodology on the oud reveals his pursuit of the fifth spiritual dimension—an entryway for people into the realm of musical rhythms with the transparency of psychological relaxation, in the harbor of musical comfort and repose. Two fundamental traits unite the majority of his compositions in stirring audience emotions: his love for improvisation in both solo and ensemble performance, and the predominance of traditional Arabic melodic imagery.
He organizes the maqamat according to their sensory impact—for example, he often expresses love, beauty, hope, and peace through Maqam Bayati, while Maqam Hijaz or Saba conveys melancholy, longing, and yearning. His mastery of the oud is not merely the standard of aesthetic excellence in performing the maqamat; it is deepened by the spirit of Sufism—by the spiritual passion of a Sufi lover.
This requires, above all, a high intensity of emotional charge during performance, with profound feeling for the notes and for the coloristic musical ornamentation—ornamentation that Naseer Shamma envisions with his eyes before composing, performing, or painting them. His musical taste lives in constant embrace between color and sound. He is devoted to the importance of variation in maqamat during oud performance, and to creating idealized paintings—silent or moving abstract evocations—rooted in the celestial depth of his canvases, which carry within them the artistic experience of four decades in the world of art and music.
Through symbolic forms embracing the myth of the artist’s historic identity, he makes symbols the suitable medium for encoding his philosophical ideas, just as myth represents expressive visions inspired by the cosmos, aimed at reflecting peace in both the inner and outer worlds.
Naseer Shamma also expresses his feelings with effortless depth and inspiration, while direct imitation of nature contradicts his process. He seeks instead to invent an ethereal expressive language that creates connection between his inner world and the outer one—moving through stages in which he tests his expressive and aesthetic capacities by assigning specific colors to each stage.
Beginning with flat experimental canvases, then moving to abstract expressionism of his inner world, he rises above material forms, distancing his essential essence from direct depiction of the external world, thereby creating deeper contemplation and a spiritual tone that unites the artwork with the viewer, on the principle of handling color much as one handles music and its effect on the human psyche.
He considers color as though it were the key to the painting, with his emotions as the hand playing upon it to produce musical vibrations in the human soul. The timbre of color resonates with the spirit and subconscious of the person, touching the ideas they hold within.
Even when the relationship between a person and a color begins with a deep intellectual impression—whether imaginative or realistically conceptual—it adapts into a positive emotional bond. This sensation varies from one audience member to another, depending on their individual historical, cultural, and social relationship with color and tone. Yet despite these differences, Shamma analyzes the effects of every color and tone according to human history—a history that may not differ greatly from one place or culture to another.
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