Continuando la ricerca della vera bellezza Pietro La Barbera ed Elisa Mascia incontrano il maestro poeta Antonio Escobar Mendivez presentato da Margarita Salirrosas Sanchez de Verdeguer – Perù, articolo pubblicato da Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso


Biografia di Antonio Escobar Mendivez
Sono nato nel centro termale “La Boca del Río”, nel distretto di Jequetepeque, sulle rive della Huaca “Dos Cabezas”. Mia madre, Maria Luisa Mendívez Rios, mi portò per mano tra gabbiani e pellicani.

Mio padre, don Ippolito Cassiano Escobar Urcia, ci ha donato affetto e calore. Aveva un piccolo appezzamento, lì costruì la nostra casetta di campagna accanto a un vecchio carrubo. Con lui ci ha dato la sua ombra, la sua forza e le sue parole affettuose. Era un eccellente narratore di storie.

Eravamo diciotto fratelli, sedici si sono imbarcati nella carrozza della morte, in viaggi interminabili di felici sogni, orizzontali e silenziosi. I due sopravvissuti, siamo a Trujillo, ad ascoltare le nostre voci in lontananza.

Mamma era una donna instancabile, contadina di padri panettieri, faceva partorire la terra con fatica e sudore. La piccola parcellita coltivata con le sue mani ci prodigava patate dolci, piselli, erba medica, cetrioli, mais, zucche. Il mare sempre così buono, riempiva i nostri canestri di ancochi, granchi, muimuyes, lumache, cialde e alghe; e il canale che passava accanto alla casa, ci dava gamberi e pesci, che cucinati da mia madre, con squisita stagionatura, erano una benedizione. La vita era allora, con i suoi limiti, un cielo celeste con stelle e nuvole, come coppette di cotone.

Poi dovremmo trasferirci a vivere a Jequetepeque, nella tranquillità delle sue strade, correndo e disegnando nella morbidezza della sua terra, le tracce dei miei piedi. Lì nella Scuola Nº 241 iniziai a studiare l’educazione elementare. Francisco Reyna, fu il mio primo maestro.

Era un vero artista. Le tele che dipinse per la decorazione della scuola e la musica del valzer “El Labriego”, che cantava accompagnato dal suo favoloso mandolino, furono incise, sia i suoi dipinti, che fino ad ora ricordo i fiori bianchi del paesaggio, il tenero cervo che beve l’acqua del ruscello e gli accordi della melodia di quel bel valzer. Aveva una risata contagiosa di risate rumorose. Il modo di insegnarci nuove conoscenze è stato per me molto importante, per questo ho terminato i miei studi al primo posto e sono stato amato da tutti gli insegnanti di quella vecchia scuola, che oggi con un altro nome, esiste nella mia terra natale. Nella Grande Unità Scolastica “José Andrés Rázuri” di San Pedro de Lloc ho studiato il primo e il secondo anno di liceo e nella Grande Unità Scolastica “Antonio Raimondi” di Pacasmayo, ho concluso la mia giornata studentesca. Con Andrés Ulffe Costilla (ora professore uscente) e il poeta Elqui Burgos (residente in Francia) scrivevamo e leggevamo diverse opere letterarie e formavamo circoli di studi. Mentre l’insegnante di matematica spiegava le lezioni, io divoravo, sotto la lavagna del raccoglitore, qualche opera letteraria.

Ho vissuto a Pacasmayo fino al 1965 a casa di mio cognato, il giornalista Ernesto Medina Mattovich, possessore di una bella biblioteca dove accanito ho letto, in particolare, i libri di poesia e narrazione.

Quando frequentavo il quarto anno di scuola superiore ho occupato il secondo posto nel concorso di poesia indetto dal Consiglio Provinciale del Pacasmayo in occasione del Centenario della Provincia del Pacasmayo, con il poemario “Pacasmayo Tributo”. Le poesie per questo concorso me le ha chieste il mio compagno di classe Marcelino Burga Alvarez, che le ha mandate al concorso, senza consultarmi; è una sorpresa la notizia sul quotidiano “La Unión de Pacasmayo. Al quinto anno di scuola superiore, il consiglio distrettuale di Chepén ha indetto un concorso letterario in occasione della sua VI settimana giubilare. Lì è stato premiato il poema “Miseria e fame”, con bottone d’oro e diploma d’onore e mille soli. Quello stesso anno il Centro Sociale del Dipendente di Pacasmayo, pubblicò le basi del Concorso letterario al quale presentai la mia poesia “Il mio amore è una sardina” colui che occupò il primo posto.

Sono autodidatta. Mi sono dedicato al lavoro e allo studio della sociologia e della letteratura, preparandomi alla vita. Ho fatto pittura pubblicitaria e lavorato in varie aziende.

A Jequetepeque, nel 1966, pubblichiamo con Noemi Arana Cortez e un gruppo di giovani la rivista letteraria “El Rio”. Nel 1968 con Nora Lingán Rodríguez e Alejandro Zamora Saavedra, la rivista letteraria “Dimension, e abbiamo propiziato la nascita del gruppo letterario “José Carlos Mariátegui”, con il quale abbiamo realizzato un ciclo di conferenze e recital nel porto di Pacasmayo.

Il 1º gennaio 1969 mi unii in matrimonio con la poetessa Noemi Arana Cortez, residente a Lima negli anni 1969 e 1970. A Bellavista (Callao, nasce mia figlia Natasha (1969). Nel 1970 pubblicò il mio primo libro “La Miseria y el Hambre” con prologo del vate ascopano Carlos del Río León e scrissi cronache e poesie per il quotidiano “La Unión” di Pacasmayo, del ricordato amauta del giornalismo don Manuel Pastor Ríos, nonché per il quotidiano “La Gaceta” di Trujillo e “Scoop” di Chepan. Nell’agosto 1970 nasce mio figlio Winston Pavel Boris Antonio. Colaboro con “Inkari” nel 1974, anno in cui nasce mio figlio Luis Karim Yuván. Ognuno dei miei figli inizia a dipingere dall’età di tre anni, motivati dal mio lavoro in quest’arte. Con loro ho realizzato esposizioni pittoriche in vari luoghi della Valle Jequetepeque e in qualche occasione con l’eccellente pittore costumbrista Eladio Ruíz, nella città di Guadalupe. Nel 1975 pubblicò il libro “Memoria dei Giorni” con la prefazione dell’avvocato e poeta Miguel Mendiburo Mendocilla. Il 7 luglio 1977 con Miguel Noriega Chiquilín, Carlos Horna Santa Cruz, Noemi Arana de Escobar, pubblichiamo il primo numero della rivista letteraria “Runakay”. Questa pubblicazione fatta a Semán (comprensione del distretto di Guadalupe, Provincia del Pacasmayo, Regione La Libertad) ha raggiunto dimensione internazionale, con i suoi 18 numeri e più di 65 separati di scrittori nazionali e stranieri.

Nel 1978 pubblica il libro “Rumor del Hambre”, nel 1979 il libro “Kurur” (“Ovillo”) con José Pinedo Pajuelo e Noemi Arana con prologo del poeta e narratore Oscar Colchado Lucio e il poeta Manuel Orlando Uceda Campos. Nello stesso anno in occasione dell’anniversario degli eroi civili guadalupani Fernando, Justo Albújar e Manuel Guarniz, pubblicò la distinta “Trilogia Luminosa”. Nel 1980, il poemario “Madre”. Nel 1982 con l’esposizione della rivista letteraria “Runakay” e recital poetico realizzato presso l’Istituto Regionale di Cultura di Chiclayo, ho presentato il poemario “Tre voci di Runakay” con Natasha Escobar Arana e Noemí Arana Cortez. Nel 1984, tutta la famiglia Escobar-Arana, ha partecipato al II Incontro Nazionale degli Scrittori di Letteratura Infantile e Giovanile, realizzato a Chiclayo. Nel 1984, con mio figlio Winston Pavel Boris Antonio, abbiamo partecipato al IV Incontro Nazionale degli Scrittori di Letteratura Infantile e Giovanile, realizzato ad Ica, dove ho presentato il libro di poesia infantile “El Grillito Serafín”. Freddy Gambetta, poeta taccagno, in una delle sue lettere alla fine di quell’anno, suggerisce l’idea di riunire tutti i poeti pubblicati da “Runakay” in un “Incontro” che servirebbe per scambiare esperienze e idee letterarie. Questo suggerimento si concretizza il 6,7 e l’8 giugno 1986, nel Primo Incontro Nazionale degli Scrittori svoltosi a Guadalupe, città che si vestì della parola bella, quando si riunì al Tigres Club, Club Union, Biblioteca Municipale e la Grande Unità Scolastica Nuestra Señora de Guadalupe, più di 70 poeti venuti da diverse parti della patria. Quest’anno pubblico con lo pseudonimo di José Luis Martin il poemario “Cuore di fuoco” e assisto al V Incontro Nazionale di Letteratura Infantile e Giovanile tenutosi a Trujillo. Nel 1988 ha pubblicato il libro “Ronda de Amor, poesia per bambini e mi è stato assegnato il premio alla qualità letteraria per i miei racconti “Huellas” presentato al concorso “Historia de mi organización” indetto dal Centro Servicios Educativo Rurales (SER) della città di Lima. Nel 1989 pubblica la decima “Canto e Cammino”, nel 1992 il libro “Remanso de Amor”. L’anno 2003 pubblica “Jequetepeque, Aurora nella Storia” (decime) e l’anno 2004, il libro “Al Compasso della Spinella” (decime). Nel 2007 “Poesie per tutti i giorni, recitiamo insieme” poesia per bambini.

Tra il 1980 e il 1984 saremo immersi nel giornalismo radiale con il notiziario “Foro 80” in radio “Albújar” di Guadalupe. All’epoca apparteneva al Circolo dei Giornalisti “José Carlos Mariátegui” della Provincia di Pacasmayo. In questo lasso di tempo apparve anche il programma radiofonico per bambini “La Barchetta di Carta” condotto dai miei figli Natasha, Winston Pável Boris Antonio e Luis Karim Yuván (5, 9 e 10 anni) Entrambi i programmi godettero di ampia sintonia nella Valle Jequetepeque. Dal 1987 al 1988 abbiamo diretto il programma radiale Surco, per radio San Sebastián de Chepén e pubblicato il bollettino con lo stesso nome. (Surco)

Dal 7 luglio 1977 apparve il numero iniziale della Rivista Letteraria “Runakay”, questa circolò tra studenti e studiosi della letteratura peruviana. Fino al luglio 1983, sono stati pubblicati 18 numeri della rivista che hanno avuto un itinerario glorioso in Perù e all’estero. In queste successive edizioni siamo riusciti a pubblicare opere di oltre millecinquecento scrittori e poeti romanzi e consacrati. Al momento della pubblicazione di questi numeri della rivista, apparve la serie di separati che vennero a costituirsi in edizioni personali di 68 scrittori dal Perù e dall’estero, oltre alla pubblicazione di altri libri e due della serie Maggiore di “Runakay” che abbiamo diretto con il poeta e scrittore Jesús Cabel Moscoso. La distinta Nº 46 “L’Arca di Carta” di Jesús Cabel, con le illustrazioni di Natasha, Winston Pável Boris Antonio e Luis Karim Yuván è stata riprodotta interamente a colori in Paraguay, dall’editrice Continental che pubblica il quotidiano “News” con un’ampia tiratura.

La vita mi ha dato la soddisfazione di incontrare molti artisti e intellettuali del Perù e dell’estero, amici di un’anima straordinaria. I miei figli sono riusciti a professionalizzarsi con successo. Natasha, che ha pubblicato “Antologia della poesia sovietica” è Biologo con maestria. Winston Pavel Boris Antonio che ha iniziato a dipingere e scrivere poesie, ha studiato musica nella specialità Chitarra Classica ed è laureato e magister in Management. Luis Karim Yuván, avvocato con master in diritto civile e commerciale e coltivatore di musica ed è professore universitario. Mia moglie, oltre che eccellente madre, ha studiato l’inglese, è poeta e narratrice; collabora e incoraggia l’attività letteraria, essendo la critica principale della mia opera.

Attualmente ho poesia e prosa inedite non raccolte in libro e pronto per la pubblicazione il libro di poesie per bambini “Uni versos de tenerura”, “Ballet de Amor” e “Entre el canto dell’acqua le orme del ricordo” (Cuentos). Nel 2006 il Consiglio distrettuale di Guadalupe ha pubblicato il mio libro di decima “Cantar de Cima” Nel 2008 ho pubblicato la seconda edizione del libro di poesia per bambini “El GRILLITO SERAFÍN”.

Ho lavorato alla Difesa Popolare del Centro di Sviluppo Runakay che ha prestato consulenza legale agli utenti delle aree marginali della Valle Jequetepeque gratuitamente. Ho anche prestato servizio nella Biblioteca dell’Università privata “Juan XX” e nella biblioteca dell’Università Nazionale di Trujillo con sede a Guadalupe.

Risiedo a Semán, simpatico centro abitato di Guadalupe, da dove comunico con il resto del mondo. I miei lavori sono pubblicati da giornali e riviste nazionali e sono stati commentati in Perù, Spagna, Messico, Argentina, Colombia, ecc. Scrivo su reti sociali virtuali di poesia. Sono in corrispondenza con scrittori nazionali e stranieri.

Ancora vivo con il rumore del mare nelle mie orecchie, il canto degli uccelli nel mio micro ecosistema semanense, circondati da batrazi, lucertole, aironi, il verde degli alberi, la musica del vento, con l’immenso amore dei miei figli, di mia moglie, che innalza l’aurora quotidiana nei nostri occhi.

Domande intervista ad Antonio Escobar Mendivez poeta

– Dove stai andando e cosa sei venuto a fare in questo mondo?

Vado dove devo andare,
dove mi porta il destino
stretto sulla strada,
la gioia di vivere.
Dove devo adempiere
doveri del cittadino,
poter stringere la mano
a chi ha bisogno di aiuto.
È lì che si muove la mia anima
abbracciare il fratello.

Ho intenzione di seminare il seme
d’amore e d’amicizia,
coltivare la fraternità
con il mio semplice sorriso.
Vado a modellare l’argilla
con uno sforzo assoluto,
e vestirsi di bianco in lutto
sempre con la voce pronta
e dove trovo qualcosa di triste
coltivare il dolce frutto.

Sono venuto al mondo e ho visto il mare
con migliaia di domande,
Ne leggo le onde profumate
e lì ho cominciato a pescare.
Poi ho iniziato a navigare
per i giorni, per gli anni,
Ho assaggiato il male, il danno
e li ho chiusi nei miei versi.
C’erano spine, erano lisce
Sono andato su e giù per i gradini.

Coltivavo le risaie
nella mia infanzia in una piccola città,
e con la brezza divina
Ho provato il bene e il male.
Quindi tra spine e graal
Sono riuscito a localizzarmi nel mondo,
Avanzai meditativamente
e l’amore mi ha catturato.
Mi ha avvolto con il suo calore
per assaporare il mondo.

– C’è sempre una verità o non c’è mai la certezza?

C’è una verità assoluta
nella figura di Dio,
La sua voce ci dice bene,
indicandoci il percorso.
La sua parola è apprezzata
Intorno al mondo. L’universo
con la sua camminata diversificata
Ha costruito un altare
dove puoi pregare,
Gli parlo ogni giorno.

Anche la vita è vera
e la morte misteriosa,
una è la rosa profumata,
l’altra è la luce perduta.
È la verità fruttuosa
cammina vedendo la luce,
porta anche la croce
del dolore quotidiano.
Alza le mani
e ringraziare Gesù.

– Cosa faresti se non avessi paura?

La paura è attaccata
tra gli esseri viventi,
È in tutte le persone,
Sento il suo battito cardiaco.
Chi è ferito ha paura
tutti coloro che hanno paura di cadere,
la donna ha paura,
gli animali domestici, il leone,
coloro che cercano il perdono
e quelli che temono di perdere.

Se non avessi paura
il mio mondo sarebbe diverso,
Agirei d’istinto
senza rispettare alcuna richiesta.
Quello che non posso fare adesso
Lo farei con coraggio,
seminerebbe gioia
in tutti i bisognosi
e i corrotti sfortunati
In prigione lo affonderei.

Prenderei alla leggera l’ingiustizia
per tutti i miei fratelli.
il pane sarebbe nelle loro mani
come un fiore di giustizia.
A tutte le sciocchezze
Lo toglierei dall’universo,
e tutti i diversi mali
Lo avvolgerei con gentilezza.
A tutta l’umanità
Lo seminerei di versi.

– Quali sono i tuoi tre più grandi talenti?

Fin da quando ero molto giovane ho imparato
ciò che il buon Dio ci dà,
Mi ha dato umiltà
Vivo e ho vissuto con lei.
A casa mia ho concepito
cosa vuol dire abitare il tuo tempio
viveva l’esempio
di unità e di lavoro.
Sono riuscito ad avanzare dal basso
e le virtù che contemplo.

Sono rimasto affascinato dal dipinto,
i pennelli dei fiori,
quei bellissimi colori
che il cielo si affretta a darmi.
La bellezza dell’acqua pura
del mare e della sua schiuma.
Trilli, piume colorate
del canto delle rondini.
Le aurore più belle
la chiarezza e le nebbie.

Come sono nato in povertà
Mi sono dedicato alla promozione
della cultura. potrei vedere
come canta la bellezza.
Sono arrivato dolcemente
verso ogni essere umano
e quando tendo loro la mano
Ho imparato la virtù
che espira in salute
essere sempre un buon cristiano.

Il creatore Dio mi ha dato
la facoltà di scrittura
la parola e produrre
una poesia perlata.
Qui sono sbalordito
di quanto possa esprimere
in versi e viceversa
cosa succede nella vita.
Di lesioni buone o cattive
che la terra solitamente dà.

Umiltà, poesia,
dipingere, quanto sono felice
di coltivare questi talenti
che mi riempiono di gioia.
Mi danno armonia
che mi permettono di vivere,
per produrre
un mucchio di speranze.
Per formare un’alleanza
con la vita e l’esistenza.

– Qual è la cosa più importante nella tua vita?

È sempre stato di contemplare
la felicità costante
andare oltre
e navigare nelle sue acque.
Voglio dire, è casa mia,
famiglia, amicizia,
tutto ciò che accade lì
È un giardino profumato.
Vivi con loro abbracciati
questa è la mia felicità.

Qual è il tuo sogno da bambino che è rimasto insoddisfatto?

A scuola il profumo,
dalle aule, l’amicizia
è stato lasciato a metà
quando lasciamo la stanza.
la distanza ci separava
e i registri si spensero
dei sogni più costosi
che da bambino volevo
perché allora morì
uno dei miei grandi sogni.

Volevo essere un insegnante
vivere vicino ai bambini
insegnare loro con amore
tutto ciò che era nostro.
Volevo dare loro il mio estro
come la manna più dolce,
essere in maestà
di cuori ridenti
parlare con i più piccoli
e coltivare l’amicizia.

– Ti aggrappi qualche volta a ciò che dovresti lasciare andare?

Ho così tante cose che amo
e altre che rivendico
ma non riesco a trovarle.
Non posso smettere di amare
agli invidiosi e ai meschini,
a chi la strada rannuvola
perché l’orgoglio lo sente.
Sono cose che inutilmente
lasciarle, non immagino.

– Vivi la vita per essere felice o per rendere felici gli altri?

Credo che l’uomo mai smetterà
ad essere felice
si commette qualche errore
per vivere in pace.
Per questo è che agli altri
Se prima non sei felice,
per dire loro che ti amo
riempi la tua anima d’amore,
coltiva sempre il fiore
come un eccellente pioniere.

Per questo ringrazio Dio
che mi ha insegnato la grandezza
della virtù e della bellezza
con la lezione della sua voce.
Ho potuto dire addio
al male, all’egoismo,
ed essere felice e ugualmente quando mi proietto nel mio fratello
con amore fermo e umano
e il linguaggio dell’ottimismo.

– Cosa cambieresti nella tua vita se sapessi che nessuno ti giudica?

La critica è presente
attraverso tutti gli angoli e le fessure,
sentirai sempre gli echi
delle voci della gente.
Giudicare è eloquente
Ovunque tu vada,
troverai anche tuo fratello
che critica il bene o il male.
Se non ti piace il tuo ideale
È la sua parola fatale.

Sono soddisfatto di tutto
perché ne sono certo
Coltivo la bellezza
nelle azioni che faccio.
Ho ricevuto un buon pagamento
e non mi pento di nulla,
Ho viaggiato con il vento,
Posso baciare il mare,
Navigo felicemente a casa mia
C’è il mio pensiero.

Credi in quello che fai o fai quello in cui credi?

Ho fiducia nel mio destino
pieno di amore e di amicizia
mi dà felicità
per illuminare il mio cammino.
Camminatore e pellegrino
battezzato dall’arte
ovunque si distribuisce
fasci di poesia.
Mi nutro di gioia
e la mia anima la condivide.

Faccio anche quello in cui credo
mi viene dal divino
perché a volte immagino
che in paradiso mi diverto.
Nel crepuscolo vedo
la bontà del redentore,
e percepisco che il bagliore
è una bellezza eterna.
Mi dà la delicatezza
che segna solo l’amore.

Non credi che la poesia sia intimamente radicata nell’universo?

È radicato nella luce
dei tuoi occhi quando guardi,
quando i versi delirano
e canti a Gesù.
Nel segno della croce,
nella voce dei contadini,
è in tutte le strade
villaggi di uccelli,
È nei gesti semplici
di pellegrini stanchi.

È nel mare, nei suoi pesci,
nei gabbiani viaggiatori,
è nelle sorgenti
nelle foreste trema.
Lo guardi come fiorisce
nei paesaggi e nei cieli,
in corsi d’acqua nutrienti
nei fiumi e la loro forza
quando trema nella rugiada
degli uccelli i loro voli.

È nella rosa in un bottone,
in tutte le margherite,
tra i petali vive
nella fucina e nella sua stufa.
Batte nel cuore
dell’intero genere umano
ed è la campana che suona
con il suo suono in versi.
vive nell’universo
del mondo ogni mattina.

Poesie
1- In che momento vieni alla mia riva
con l’aratro del tuo sentimento
e apri i solchi del tuo pensiero
e seminare il tuo seme con amore?
Viaggiatrice illuminata
Com’è delicata la tua voce si ripete sopra la rugiada!
Sopra i rami canta il fiume
ed è un bacio il tremore delle tue pupille
Meravigliose ripetitive rose lilla
e lo splendore delle dalie ti danno vigore.

Si sentono i tuoi passi sul nascere
di trifogli e felci.
Bellissimo tappeto!
Ascolta il canto della tenera allodola
cammina ondulata con un dolce trotto.
Perché non andiamo a fare un giro in barca?
Nella luce della sera, nella tua laguna?
Ci baceranno le labbra della luna
e la tua bocca di fragola sarà un lago
dove la fiaccola dell’amore appago
e si accende di nuovo la mia fortuna.

Antonio Escobar Mendivez

2- I bambini costruiscono con i giocattoli
la loro infanzia indipendentemente dalla povertà
il male, l’egoismo, la tristezza
che arriva alle sue sponde con dei pacchi.
E la loro infanzia sorride senza limiti
di dolore, di parole malvagie
nascoste nella loro anima silenziose
che non hanno posto nella loro innocenza.
E li vedrai spesso felici
annusando il profumo delle rose.

Tu passi. Ti perseguiti e proclami
per i bambini che si lamentano per un pane.
È vero il tuo dolore, le ansie e le preoccupazioni
per quei bambini per cui oggi proclami?
O sei ateo della bellezza che reclami?
Lascia fare a Dio che cammina al suo fianco
di ogni bambino ora abbandonato
e possa essere felice a Natale.
La tua triste casa avrà chiarezza
che Dio ha riservato a questa festa.

Antonio Escobar Mendivez

3-  L’ho vista all’impiedi.
Tenerezza i suoi aromi
di gelsomini, rose, margherite,
tutto il giardino profuma. Vedi? Si agita
dolce volo di brezza e di colombe.
I petali dorati, morbidi pomoli
sulla sua pelle le luci
dipingono la notte pezzi di stelle
apre i suoi grandi occhi e le sue orme
lampeggiano nel cielo.  È la rugiada
o il ruscello sospiro del fiume
tra i giunchi teneri sono più belle?

Armonia di luci, dolci pianoforti
arpeggi squisiti, la chitarra
di Dio, ballate, canti. La lavagna
in bianco, sorgenti delle mani
dei trilli dorati. Gli umani
lampi delle voci. La gioia
della penna dei versi.
Sinfonia,
un concerto dell’ Aurora.
Una ritirata
che esce dalle labbra del poeta
per farsi un mare di poesia.

Antonio Escobar Mendivez

ALLA RICERCA DELLA VERA BELLEZZA con Antonio Escobar Mendivez (Perù), Maria Margarita Salirrosas Sánchez ed Elisa Mascia – 10 dicembre 2023
https://www.youtube.com/watch?v=6RDE6C-uJlc

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Pietro La Barbera ed Elisa Mascia con la loro ricerca della vera bellezza hanno intervistato il maestro poeta Antonio Escobar Mendivez del Perù, di Elisa Mascia

Riceviamo dal poeta, giornalista nicaraguense Carlos Jarquin alcune poesie della poetessa – educatrice costaricana Natalia Esquivel Benitez, di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia – Campobasso

Auguri di buon compleanno dall’Italia a Costarica per Natalia Esquivel Benitez


Natalia Esquivel è coautrice dell’antologia CANTO PLANETARIO: FRATELLANZA SULLA TERRA, Volume I, compilato da Carlos Javier Jarquín, (H.C EDITORES, Amazon.com, 2023).

Poesie della poetessa costaricana Natalia Esquivel Benitez

Il canto della pioggia

Chi suona l’arpa della pioggia?
Dolce María Loynaz

Con la pioggia sogna la terra
canti del fiume,
canti del mare,
canti delle foglie
portate dal vento.

Con la pioggia, i suoni,
sono tamburi di cristallo
e si spargono in aratri
e in echi di una slitta.

Con la pioggia canta l’uccello,
canta il bambino
e il rosaio.

Con la pioggia i suoni,
sono ritmi di umidità.

Tutti sognano con la pioggia
con crisalidi di acqua,
acque del fiume,
acque del mare,
acque di un’arpa
che canta al ritmo.

Con la pioggia, i battiti
sono solo voci,
niente di più
delle montagne cristalline
di orizzonti d’acqu e sale.

Tesori del Sahara

Il vento fischia
dal mio quartiere
con suono acuto
bussa alla porta.
Dicono che porta le nuvole
del deserto,
colori dipinti
e foschia secca.

Il vento corre molto veloce
corre lungo i marciapiedi,
svela i tesori del Sahara,
svela i segreti
di altre terre.

Lo sento dalla finestra
con stupore, emozionata,
che a puro colpo di tamburo
magari canta
in africano
una poesia!

Il mondo è una canzone

“Il mondo è una canzone”
Rodolfo Dada

Sogna e vola tra i colori,
È lunga come il mare.
Canterina e allegra come un bambino.
Nota a nota o per caso.

Ahimè, il mondo rotola e canta!
Canta e rotola senza fine.
La melodia, alta nel giorno
e di notte un serafino.

Porta le voci come fascino
e gioie sulla pelle.
La sua memoria è come un viaggio
di suoni e pennelli.

Ahimè, il mondo rotola e canta!
Canta e ruota in sinfonia.
Sotto la pioggia, una melodia.
E al sole, una poesia.

Cuore Cardellino
“Tutti i bambini possono essere uccelli canori”
Fernando Chavez R.

Il mio cuore cardellino
svolazza sulle colline.

Se ne va molto lontano,
e ritorna tra le braccia dei fiori
e del vento.

Il mio cuore cardellino
ha il suo nido nel mio petto.
Parte domani, molto presto
a innaffiare i canti
di suoni e versi.

Il mio cuore cardellino al sole,
in me stesso,
salta e gioca in giardino,
mentre  le canzoni sognano
di essere uccelli di luce.

Poesie tratte dal poemario inedito: “Il mondo è una canzone”.

Traduzione poetica in italiano a cura di Elisa Mascia

Al seguente link Natalia Esquivel recita le poesie scritte da lei : https://youtu.be/yMXV40L1pfE%5Dsi=zNINCMannPzvWn

Per quanto riguarda l’autrice:
Natalia Esquivel Benitez (San José, Costa Rica, 15 dicembre 1973). È compositrice, chitarrista, cantautrice, poetessa, interprete, educatrice e ricercatrice, costaricana-spagnola. Ha la pubblicazione di produzioni musicali, libri educativi e poesie pubblicate. Tra i suoi ultimi libri pubblicati: Ponteggi a pioggia (Poiesis Edizioni, 2021), Arrullos de Sol y Mar (Editorial Club de libri, 2021), Canzoniere Nana della Luna: Poesie e Musica per cantare, giocare e sognare, Vol. 1. (Ocarina Edizioni, 2020). Natalia è coautrice dell’antologia CANTO PLANETARIO: FRATELLANZA SULLA TERRA, Volume I, compilation di Carlos Javier Jarquín, (H.C EDITORI, Amazon.com, 2023).

Foto cortesia de Natalia Esquivel,
es coautora de la antología CANTO PLANETARIO: HERMANDAD EN LA TIERRA, Volumen I, compilación de Carlos Javier Jarquín, (H.C EDITORES, Amazon.com, 2023).

Poemas de la poeta costarricense Natalia Esquivel Benítez

La canción de la lluvia

¿Quién toca el arpa de la lluvia?
Dulce María Loynaz

Con la lluvia sueña la tierra
cantos del río,
cantos del mar,
cantos de hojas
que por el viento van.

Con la lluvia, los sonidos,
son tambores de cristal
y se esparcen en arados
y en los ecos de un trinar.

Con la lluvia canta el ave,
canta el niño
y el rosal.

Con la lluvia los sonidos,
son cadencias de humedad.

Con la lluvia sueñan todos
con crisálidas de agua,
aguas del río,
aguas del mar,
aguas de un arpa
que canta al compás.

Con la lluvia, los latidos
son rumores, nada más
de los montes cristalinos,
de horizontes de agua
y sal.

Tesoros del Sahara

El viento silba
por mi barrio
con voz aguda
llama a la puerta.
Dicen que trae nubes
del desierto,
colores pintones
y bruma seca.

El viento pasa muy de prisa
recorre las aceras,
pregona tesoros del Sahara,
sopla secretos
de otras tierras.

Yo lo escucho desde la ventana
con asombro, conmovida,
que a puro golpe de tambor
¡a lo mejor canta
en africano
una poesía!

El mundo es una canción

“El mundo es una canción”
Rodolfo Dada

Sueña y vuela entre colores,
tan extensa como el mar.
Cantarina y risueña.
Nota a nota
o al azar.

¡Ay, el mundo rueda y canta!
Canta y rueda en un sinfín.
La tonada, alta en el día
y en la noche un serafín.

Lleva voces como encantos
y alegrías en la piel.
Su memoria es como un viaje
de sonidos y pincel.

¡Ay, el mundo rueda y canta!
Canta y rueda en sinfonía.
En la lluvia, una tonada.
Y en el sol, una poesía.

Corazón Jilguero
“Todos los niños pueden ser pájaros cantores”
Fernando Chávez R.

Mi corazón jilguero
revolotea en los cerros.

Se va lejos,
muy lejos
y regresa en los brazos de las flores
y el viento.

Mi corazón jilguero
tiene su nido en mi pecho.
Sale de mañana,
muy temprano
a rociar los cantos
de sonidos y versos.

Mi corazón jilguero
en sol, en mi,
salta y juega en el jardín,
mientras sueñan las canciones
a ser pájaros de luz.

Poemas extraídos del poemario inédito: “El mundo es una canción”.

En el siguiente enlace Natalia Esquivel, nos recita poemas de su autoría: https://youtu.be/yMXV40L1pfE?si=zNIINCMannPzvWn

Sobre la autora:
Natalia Esquivel Benítez (San José, Costa Rica, 15 de diciembre de 1973). Es compositora, guitarrista, cantautora, poetisa, intérprete, educadora e investigadora, costarricense-española. Cuenta con la publicación de producciones musicales, libros educativos y poemarios publicados. Entre sus últimos libros publicados están: Andamios de lluvia (Poiesis Ediciones, 2021), Arrullos de Sol y Mar (Editorial Club de libros, 2021), Cancionero Nana de la luna: Poemas y Música para cantar, jugar y soñar, Vol. 1. (Ocarina Ediciones, 2020). Natalia, es coautora de la antología CANTO PLANETARIO: HERMANDAD EN LA TIERRA, Volumen I, compilación de Carlos Javier  Jarquín, (H.C EDITORES, Amazon.com, 2023).

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Poesia di Elisa Mascia ” Quello che ho” pubblicata in Alidicarta

Immagine Google
Foto di Elisa Mascia

Quello che ho.

Tutto quello che è in me lo apprezzo
capisco quanto costa ogni giorno
anche il male accolgo, non disprezzo
fa parte del mondo che vibra intorno.
Non so mentire per nulla direi una bugia
trovo conforto, lo sai già, nella poesia.

Tu sei la mia originale ispirazione
fluisce come fiume e leviga pietra
abbraccia poi l’oceano con passione
musica diviene dai bracci di cetra
si eleva al cielo canto universale
magico sentimento per noi ancestrale.

Quello che ho basta e con me lo porto
per nulla in cambio neanche un po’ darei
costruito con senso e l’essere accorto
il male di negatività tosto scardinerei
la tua cura soltanto voglio custodire
e niente giammai mi potrà infastidire.

È il dono che sei stato per tante lune
e continui sotto il cielo azzurro
o quando il vento accumula nelle dune
che tra la pioggia è voce di un sussurro
la nostra favola poter raccontare
a chiunque vuol saper la parola amare.

Lo grido con forza al mondo intero
e allora sappi che nulla ci dividerà
ho percepito dal tuo essere sincero
che in noi ha radici profonde la felicità.
Resteremo per sempre uniti
il nostro vivere di sentimenti infiniti.

Elisa Mascia 7-12-2023

Recensione di Arcangelo Galante
Intenso componimento, nel quale, l’autrice, esprime la sua riconoscenza per ciò che ha nella vita, compresi i momenti difficili, facenti parte del mondo che la circonda.
La poesia è per lei fonte di ispirazione, trovando conforto nella sua musa, che la ispira e la eleva, in un sentimento magico e ancestrale.
Bella poesia, rappresentante un’ode alla gratitudine, oltre all’idea che l’amore possa durare per sempre.
Grazie per le belle condivisioni nel sito di Alidicarta, offrendoci occasioni di dialogare con pensieri capaci di stimolare processi di riflessioni umano-sentimentali.
Salutando, auguro una serena e buona giornata, stimata poetessa del sito di Alidicarta!

https://www.alidicarta.it/testo/8122023181421

Quello che ho, poesia di Elisa Mascia pubblicata anche in Alidicarta

Fabio Petrilli presenta la prima Silloge poetica ” Di luce compressa” della poetessa – scrittrice Viola Bruno, di Elisa Mascia

Foto cortesia di Viola Bruno

” Fabio Petrilli presenta la prima silloge poetica ” Di luce compressa ” della poetessa/ scrittrice  Viola Bruno

BIOGRAFIA
Viola Bruno ha quarantadue anni e vive in Maremma.
È cresciuta in riva al mare: non potrebbe vivere senza la sua voce, senza la sua consolazione. Oltre alla poesia,
ama la musica, la fotografia, la letteratura, l’arte in ogni sua forma: è costantemente in cerca di tutto ciò che
dentro scavi, che funga da specchio e carrucola nel pozzo, che porti buio e luce in parti uguali, che smuova
l’anima e la pancia. I suoi versi sgorgano da un percorso di analisi che le ha consentito di raggiungere molte
consapevolezze, di soffermarsi sulle emozioni, di dar loro un nome, di cercare finalmente le parole per
esprimerle: di trovare la sua voce. Una morte e una nascita in un unico anno. Un cambio di pelle, un abito
nuovo, essenziale. Una danza d’equilibrio nuovo di zecca, delicato, da rafforzare. La scrittura, dunque, un
processo di trasformazione dei singhiozzi dell’anima, esumati da remoti di dolore, spolverati, abbracciati con
la compassione del naufrago verso lo scheletro della zattera che l’ha messo in salvo, verso gli inconsapevoli
carnefici: se stessa, in primis. La poesia un mezzo, un inizio, una possibilità, una pace, un balsamo, una ferita,
un grido, un sussurro, un silenzio.
Questa è la sua prima silloge, finalista al premio Pietro Carrera 2023. I suoi versi sono contenuti anche in tre 
antologie pubblicate da L’inedito Letterario: I segreti delle piccole cose, Poesie d’amore e Fiumi di parole d’amore.

Poesie di Viola Bruno, tratte dalla silloge “Di Luce Compressa”

(L’inedito Edizioni – Collana Minimalia, 06/2023 – Prefatore Fabio Martini)

Confondo l’anima col corpo

Confondo l’anima col corpo
il mio con la tua
col tuo la mia
intreccio
che a sutura corrisponde
racchiude il senso
l’origine e il punto
infinito e istante
unico scatto
sovverto la tua convinzione
– e la mia
che ieri e domani siano luoghi:
non c’è che ora e qui
dove tutto si annulla
e di continuo rifiorisce.

Del Dolore ditemi, Signori

Ditemi Signori, dite 
se riconoscete questa lama
che di luce compressa
da fessura taglia
Ditemi
se da lì vedete
spalliera o corrimano liso
per appoggiar la mano
per riprender fiato
per fermare il capogiro
Ditemi oltre,
concederanno le palpebre
agli occhi di rialzarsi
se cadrà un attimo lo sguardo
a toccar terra
oppure di pietra secca si faranno?
Dite ancora, dite
si scioglieranno poi le lacrime,
o diventeranno verde sale,
come rubinetti
nelle località di mare?
Scenderà la febbre, dite
con qualche pianta o magia antica,
basterà acqua gelida
sui polsi sulle tempie,
perché dal corpo l’anima si scuota?
Ditemi, se lo sapete, dite.
Sfioratemi le spalle
e poi, di grazia, dite
se cicatrici delle ali mie
sentite.

In ogni possederci c’è l’eterno
Se probabilità fosse certezza, amore mio
se il tempo non foss’altro che un segmento
non potrei che confermare la paura
ma sento che ogni istante ha un solo senso
di me di te che adesso siamo uno
e non c’è giorno in più che pesi all’uno
senza che l’altro aggiunga uno spessore
per impinguare il conto in comunione:
in ogni possederci c’è l’eterno
e senza che sia fine so già dire:
non è tanto la morte una livella,
ma l’amore.

PREFAZIONE A CURA DI FABIO MARTINO (EDITORE DE L’INEDITO EDIZIONI)
Viola Bruno è un’autrice particolare. Tinte scure, quasi nere, grigio cenere e vetuste condizioni sono quelle della sua poesia. In un’altalena di parole, di rime alternate a volte senza un controcanto rimato, nel tentativo infinito di riemergere dal fondo e di non subir retaggi delle mal condizioni. Questo scrivere racconta i poeti e delle loro altre sensazioni profonde, i sentimenti umani: Pozzi, Pavese, Sbarbaro, Luzi, a volte Sanguineti – quando il verso non lo tiene – e poi l’emozione dei greci e la profondità della poesia Classica e Middle Europa. La scrittura in un processo di trasformazione di singhiozzi remoti di dolore, spolverati e abbracciati con la compassione del naufrago verso il tronco che galleggia visto come zattera di salvezza. E poi la morte e la nascita in un cambio di pelle, quasi un abito nuovo, un essenziale con cui darsi una nuova ventata di profumo, una danza, un equilibrio nuovo di zecca,  delicato, a rafforzare una sfumata di nera fuliggine su color sparso di cipria e sorrisi sottesi ma inesistenti. La poesia come un mezzo, un inizio, una possibilità, una pace, un balsamo, una ferita, un grido, un sussurro, un silenzio. E poi il senso di abbandono, l’essere abbandonati, l’aver abbandonato, l’abbandonarsi stesso, in un canto dal buio corale, prismatico, aggrappato ad una luce: l’unica dietro la crepa del muro. Come ugola distesa all’accecante penombra. Una pesca nel pozzo, mostri ancestrali portati a galla dall’abisso dell’anima e faticosamente addomesticati, accolti, compresi, infine amati. Una scalata in direzione della luce, la fiducia in essa e l’emersione alla fine, l’oasi di pace in cui potersi riposare almeno per un centinaio di pagine di versi diversi e diametralmente opposti al comune vissuto quotidiano, o forse no. Forse il vissuto costante di tutti noi, che sorridiamo per non piangere soli davanti allo specchio prima d’uscire ancora una volta appena fatta colazione.
Buona lettura a tutti e viva L’Inedito Letterario.
Fabio Martini

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Fabio Petrilli presenta la prima Silloge poetica ” Di luce compressa” della poetessa – scrittrice Viola Bruno, di Elisa Mascia

Poeti e poesie con Fabio Petrilli e Doris Bellomusto, di Elisa Mascia

Le poesie di Doris Bellomusto

Foto cortesia di Doris Bellomusto

Nota biografica
Doris Bellomusto si è laureata in lettere classiche presso l’Università della Calabria, insegna materie letterarie presso il “Liceo G. Pascoli” di Barga (LU), dove vive dal 2011. Non ha mai dimenticato né i suoi studi classici né le sue radici meridionali. Dalle sue inestinguibili nostalgie sono nate le raccolte di poesie “Come le rondini al cielo”, edizioni “Tracce”, Marzo 2020; Fra l’Olimpo e il Sud, Poetica edizioni, Luglio 2021; Nuda, Ladolfi editore, Giugno 2022.
E’ autrice del testo “Ti abbraccio, Teheran”, illustrato da Tiziana Tosi e pubblicato con Le Pecore Nere, nel 2023.

Bastarda
Nudi e senza pudore
i poeti lasciano in eredità
solo la vergogna che non hanno.
La mia poesia è un ridicolo reato:
un atto impuro in luogo privato.
Avido il mio cuore
cede al dolce inganno
anche stasera
e scrivo versi maldestri
ché dei poeti io non ho la purezza.
Io nasco bastarda.


Marzo

Il mio seno spento

al sole si fa nido
si accende per me sola
Alle caviglie l’erba
calpestata
sussurra segreti irrisori.
La dolcezza di Marzo
è nascosta
nell’audace volo di un’ape
regina.



Nuda

Annodata e nuda sto
cinciallegra stanca
sul muto ramo del tempo.

Poesie tratte da Nuda, Ladolfi editore 2022.

APPUNTI DI RICERCA
Prefazione di Ilaria Grasso

Le poesie che state per leggere rispondono appieno all’etimo dell’aggettivo che l’autrice sceglie per dare il nome a questa raccolta. Nuda è il femminile dell’aggettivo “nudo”. Ciò che andiamo leggendo è privo ornamenti ma è ricco di immagini e accostamenti inconsueti come Kurt Cobain e una scacchiera, si legge in un componimento.

L’io lirico risponde appieno al senso figurato della nudità dei versi di Doris perché sono versi schietti, semplici. Se ne avverte la purezza, suo malgrado.

Si dice “cielo nudo” per indicare un cielo sereno, terso, privo di nubi. E se si fa vento e burrasca nei versi di Pagliarani, di certo, in quelli di Doris, qualche parte di cielo, verso dopo verso, più nitida la visione e l’amore vogliono apparire.

La pelle di questi a capo è composta prevalentemente da mare e terra – di sale è fatto il mare e di solchi è fatta la terra. L’immaginario è senz’altro di tipo mediterraneo ma non ci risparmia di sorprendenti scorci urbani in cui l’autrice esiste come “ciuffi d’erba/disobbedienti al cemento urbano”. Ecco quindi che – avvicinandoci al cuore della raccolta – la materia bastarda inizia piano piano a canalizzarsi tramite il dialogo che Doris ingaggia con la poesia.

La parola in questa raccolta è una parola ad alto potenziale empatico per cui è facile familiarizzare con chi scrive proprio perché i versi hanno grande capacità di “ascolto”. Doris si assume il coraggio della prima persona, non si scherma nella finzione di una terza persona o di altri escamotage. Dice tutto così com’è. Ci parla del desiderio, delle rughe, della stanchezza di portare il codice fiscale. Ecco questo è un aspetto che mi ha molto colpito perché nella sua sintesi mostra non solo una donna desiderante tutta presa dal suo bisogno di amore ma anche la responsabilità dell’autonomia economica e – per dirla spiccia – l’affanno delle tasse da pagare. Mi ha colpito – dicevo – per l’immediatezza dell’espressione, per la capacità di sintesi e per il senso di serietà. E mi ha colpito non solo per un fatto linguistico-espressivo ma perché con poche parole butta giù quel pregiudizio che vuole vedere una donna solo nella sua stanchezza emotiva e non anche nella sua stanchezza di cittadina sempre debitrice.

In questa stanchezza Doris non si lascia tentare dall’indulgenza del riposo – mai menzionato in questi versi – si fa fumare i piedi. Ha la schiena dritta e su questa parte del corpo che non vede riesce a sentire tutto. Alla schiena dedica un intero componimento e la schiena diventa una quasi metafora dell’inconscio. Sembra di immaginarla la sera mentre il silenzio inizia ad abitare la casa e i suoi pensieri e desideri trovano la giusta dimensione per ascoltarsi ed ascoltare. È dietro la schiena che il suo essere “sapiens sapiens” smette di esistere e inizia il viaggio in direzione della parte più autentica. Sdraiarsi diventa quindi una preghiera perché dopo l’ascolto c’è la lista delle cose che mancano e mancano quì prive di malinconia ma con due bisogni essenziali: la necessità di essere visti e la distanza come condizione essenziale per desiderare e sviluppare capacità d’amare.
Dice infatti in un’altra poesia che l’amore si “misura a distanza”. La distanza e il silenzio sono condizione essenziale per la poesia e il giusto ascolto. Ecco perché le parole di Doris mi sembrano così empatiche.
Un buon ascolto necessita di silenzio e di una corretta distanza per mettere a fuoco. Una buona poesia necessita di corretta distanza per il disvelamento di qualcosa che – se troppo vicina – non riusciamo a vedere. Una buona poesia ha bisogno di ascolto altrimenti è solo un vomitare che a nulla serve.
Doris procede senza tregua nel suo versificare e nella sua esistenza senza tornare indietro perché sarebbe come “vomitare il cuore”. Ecco questa espressione pure mi ha molto colpito per la sua efficacia e soprattutto perché al suo interno c’è un’operazione non semplice: dissotterrare i morti e lasciare andare quel che assente di vita non è più necessario per l’esistenza. Forse da qui nasce la preghiera della schiena, la volontà di esser vista non solo per essere riconosciuta ma perché in un dialogo autentico come quello che Doris ci dona in questi versi c’è bisogno di un reciproco vedersi per scoprire cose nuove e la costruzione di un “noi” intimo e protettivo. Un “noi” che non ha più sapore del sale e che non scolpisce rughe come oggetto appuntito. È un “noi” quello a cui tendono questi versi che pur non essendo mai reso esplicito è presente in tutti gli spazi vuoti di questi a capo. Leggete e ascoltate le parole nude perché in essi si nascondono possibilità che pian piano si sveleranno. Io – di mio – ringrazio Doris per aver messo a nudo un femminile non consueto, cocciuto, dignitoso e assai profondo. E chissà se Doris e noi con lei scopriremo che non sempre la rima è necessaria alla felicità. E che anzi – proprio nell’asimmetria- ci sono angoli di felicità che ci attendono e non vedono l’ora di essere vissuti.
Buona lettura!

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Foto copertina del libro

Continua il viaggio “Alla ricerca della vera bellezza” di Pietro La Barbera ed Elisa Mascia con Gladys Camere del Perù

Dalle radici liguri al Perù Gladys Camere e il forte legame con l’Italia

GLADYS CAMERE

CURRICULUM VITAE

È una narratrice, bibliotecaria e femminista peruviana nata a Lima nel novembre del 1948, figlia di un discendente ligure e figlia di un valenciano e di un ligure.

Dopo aver completato gli studi primari e secondari presso la Scuola Italiana Antonio Raimondi, all’età di 16 anni entra all’Università Cattolica dove studia Lettere per poi decidere di trasferirsi alla Scuola Nazionale dei Bibliotecari dove consegue la Laurea Triennale in Biblioteconomia e Informazione Scienze. Ha lavorato presso la Biblioteca Razionale per 5 anni. L’anno precedente ha trascorso 4 mesi a Mosca presso Viniti, per un corso di Informazione Scientifica. A Santiago del Cile ha seguito un corso sulle collezioni speciali.

Si definisce una lettrice fin da giovanissima. Ha iniziato a scrivere molto giovane, da adolescente. In quel periodo decise di entrare nel mondo della Poesia, ma il suo livello di esigenza la fece rinunciare.

Iniziò poi tardi come scrittrice, a causa dell’eccessiva durezza nel giudicare la sua creazione letteraria, ma questa relativa pausa terminò quando pubblicò il suo racconto “Pené-lope” nel volume Memorias clandestinas, che riunisce i vincitori e i finalisti del primo Concorso di Narrativa per Donne del Centro Femminile Peruviano Flora Tristán nel 1992. Seguirono diverse pubblicazioni su riviste dell’epoca come La Tortuga Ecuestre, Kachkaniragmi, Hipocampo de Oro e Musa.

La sua prima pubblicazione: In prima persona, è un libro che riunisce nove racconti scritti tra il 1986 e il 1994, i cui personaggi femminili vivono intrappolati nell’amore e nella follia, o cercano di trovare una via d’uscita dal loro conflitto.

Tempting the Devil, il suo secondo capitolo, riunisce anch’esso nove racconti (un numero che l’autrice considera perfetto), risalenti agli anni 1989 e 1999.

AL DI LA, “oltre o distanza” è

il suo romanzo recentemente pubblicato nel 2021. È il racconto della vita di quattro generazioni di discendenti liguri che abbraccia un periodo compreso tra il 1905 e il 2015.

In AL DI LA si percepisce un tono verbale che realizza catarsi ed empatia con il lettore. In quest’opera le tragedie e i peccati, le gioie e le passioni che ci circondano per tutta la vita fino alla morte, sono raccontati senza gadget perché anche i segreti hanno la perversa abitudine di scrollarsi di dosso la polvere del tempo.

Citazione: L’EDITORE

Attualmente sta scrivendo La Curruca, un romanzo in cui racconta la storia di una migrante italiana vissuta dal 1930 al 1985. Gestisce inoltre la pagina “Las warmis”, dedicata alla trasmissione di informazioni sulle donne sui social network.

· Domande e risposte: Gladys Camere – Perù

– È VERO CHE L’AMORE SUPERA QUALSIASI DISTANZA?

L’amore che muove il sole e le altre stelle. è la mia frase preferita credo che l’amore sia un sentimento molto potente, che può superare le distanze, specialmente quella materna, quella filiale, l’amore per la patria, dei figli verso i genitori. Il mondo e le notizie ci fanno conoscere le gesta compiute per salvare un figlio, un padre. È bello l’amore tra amiche, che superano disaccordi, posizioni ideologiche o religiose opposte, ma come amiche continuano a rafforzare il sentimento. L’amore per le persone, intangibile, invisibile che si dimostra in rispetto,empatia. Grande e forte è l’amore per la famiglia. Voglio chiudere con i 3 versi finali di uno spagnolo del Secolo d’Oro Francisco de Quevedo Chiamato Svenire, osare Credere che il cielo in un inferno si adatta, dare la vita e l’amore a una delusione: chi l’ha provato lo sa.

-Cos’è la fiducia reciproca?

Che è la fiducia reciproca la fede, la fiducia che dà tra le persone, le coppie, i fratelli, i genitori, i figli e gli amici è un bene supremo che si coltiva tutta la vita. Questa fiducia non viene trasmessa durante la nostra educazione, e deve essere annaffiata come un fiore prezioso per mantenerlo e crescere.

– Credi in un potere superiore all’umanità come l’universalità della poesia?

Un poeta spagnolo della generazione del 27, quella che la dittatura franchista mandò in esilio, o al paredon Il poeta dice “la poesia è un’arma carica di Futuro” così lucido, e io aggiungo e di bellezza con rispetto e dedizione la poesia è più rispettata, e oggi elogiata da coloro che la coltivano e dedicano la loro vite. Quando iniziai la mia epoca scolastica ci insegnavano poesie, ricordo “Me ne andavo un mattino a spigolare quando ho visto una barca in mezzo al mare… Mi sono innamorata del bel capitano. La poesia ti trasporta a livelli sublimi; e ti interroga riguardo alle tue posizioni politiche, religiose e la sua bellezza ti fa tacere, e nel tuo cervello risuona il verso, la frase. Ci sono poeti che riescono dopo la morte ad essere il lama del popolo soppresso per esempio Federico García Lorca, lo fucilarono più di 80 anni fa, e dalla democrazia 1976 in spagnolo il suo cadavere veniva trafitto e ritrovato più di recente. ed è un luogo di pellegrinaggio da lasciare sulla sua tomba, pomi , fiori, ecc. La poesia deve essere di obbligatoria lettura fin da bambini, sensibilizza le persone, per raggiungere l’universalità della poesia.

– Credi che l’etica umana sia appresa o naturale ?

Sono quasi sicura che è stata inculcata da quando siamo molto piccoli da nostra madre, non si fa, non si tocca, non si picchia la tua amichetta, ecc.

Poi continuano con gli insegnanti senza copiare l’esame, non hai disegnato quel gatto, non mentire, non urlare, silenzio, ecc.

È quindi il loro apprendimento , ma allo stesso tempo credo che ci sia una memoria storica forgiata nei migliaia di anni di esistenza umana sul nostro pianeta, che brucia come una fiamma dentro di noi, che già portiamo alla nascita e poi rn nurdtra casa e nella scuola modellano quei principi etici che ci permettono di distinguere il bene dal male, per agire come brave persone e completare l’apprendimento ad essere persone migliori, solidali, generose, empatiche.

Così costruiamo la nostra etica e rafforziamo una solida etica, che possiamo diventare una società migliore.

– Come misurare il valore di una vita?

Non so come si faccia, anzi credo che la vita umana sia così preziosa, che non c’è prezzo che la paghi.

Dentro ognuno di noi c’è una voce che ci dice che la tua vita vale, che sei unica, anche se simile a molte donne. Che la tua vita vale per te, per la tua famiglia, i tuoi amici. E quindi ti cura, ti stimi e soprattutto di rispetto. Così come rispetti le altre vite della comunità, della scuola, della tua famiglia. Ognuna di queste vite non ha prezzo, ed è unica e preziosa.

Rispetti anche la vita degli altri, e degli animali, rispetti la natura, perché viviamo sulla terra ed è l’unica casa che abbiamo, non possiamo più distruggerla.

– Come sappiamo di fare la cosa giusta?

Mentre cresciamo e riceviamo a casa gli insegnamenti dei nostri genitori l’educazione ai valori, e poi a scuola si uniscono i valori civici che fanno di noi futuri buoni cittadini. Tutti questi insegnamenti rimangono dentro di noi e si manifestano nella nostra vita quotidiana. E agiamo distinguendo il bene dal male, questi due concetti che modellano il nostro comportamento, il nostro rapporto di rispetto con le altre persone e la natura. E riconosciamo che agiamo correttamente, perché rispettiamo le persone, gli animali e la natura, non inganniamo, non mentiamo, non facciamo del male a nessuno o a niente, evitiamo comportamenti impropri, ed evitiamo ogni giorno il male che non può perseguitare ogni giorno. Siamo sulla strada giusta.

– Ciò che percepiamo è realtà o semplicemente una costruzione della nostra mente ?

Sono sicura che quello che percepiamo è la realtà. Guardo la mia mano piccola e lentigginosa. Non l’ho inventata, la tocco è la mia mano, è realtà,

Fin da bambina sono stata molto fantasiosa, ma questa non è invenzione. Erano giochi che ci divertivano:

Sono stata un pirata, sono stata una santa, sono stata una gattina, una fruttivendola, una sarta. Erano giochi, ero la bambina alta con le trecce castane e gli occhi chiari, così simile a suo padre e che studiava al Collegio Italiano Antnio Raimondi, che amava la lettura, il cinema e la musica.

Se vivessimo in una perenne invenzione credendo che sia la realtà, avremmo bisogno di aiuto terapeutico, perché qualcosa non andava.

– Qual è la differenza tra vivere ed esistere?

Questa domanda è filosofica.

la vita è comune a persone, animali di terra, mare e cielo, piante, animali

secondo un principio cartesiano come io la descrivo è Penso poi esisto.

Io esisto per il mio pensiero, che per migliaia di anni le persone hanno usato per migliorare le nostre vite, per passare dalla caverna, alla capanna, alla casetta, abbiamo urbanizzato città di milioni di persone, Lima la mia città che è una striscia stretta di fronte all’Oceano Pacifico ha 12 milioni di abitanti, e quasi il 70% sono migranti, figli o nipoti di loro. Il pensiero l’abbiamo usato per creare medicine che ci curano e ci fanno vivere di più, ma facciamo anche armi sempre più potenti, una bomba che può uccidere milioni. Questo è molto triste. Alcuni esistono per il bene, altri per il male. Allo stesso modo la ricerca avanza ogni anno, creando vaccini, rimedi.

– Qual è il primo consiglio che daresti a un bambino sulla vita?

Quest’ultima domanda, che sembra così facile, ma non lo è, perché avrei 4 consigli da dare a un bambino, lo stesso che dicevo alle mie figlie, 40 anni fa quando erano bambine.

Sii felice, gioca, ridi, abbraccia i tuoi genitori

Sei il nostro tesoro.

AL DI LA (Frammento)

Genova 2015

Onda la sua onda chi non esce sfonda grafitti in via Balbi Genova

La sirena suonava lunga e mi faceva venire la pelle d’oca, anche se stavo solo annunciando l’ingresso al porto di un’enorme crociera, con centinaia di turisti che girano la città con macchine fotografiche appese al collo, identiche l’una all’altra.

Ho ripassato con la mano i peli ricci delle mie braccia, e mi sono guardata intorno mentre bevevo un caffè sulla terrazza di un ristorante di una stradina stretta e magica del centro di Genova, meglio conosciuta come “Città vecchia”.

Così avrà suonato la sirena della nave su cui cento anni fa salpò per “lamerica” Giacomo Parodi, mio prozio bisnonno, e il primo della famiglia ad arrivare in Perù? Per lui, l’attesa al Palazzo di San Giorgio, dove funzionava la Dogana, deve essere stata interminabile. Probabilmente era nervoso per le ultime formalità, perché lì il contratto di lavoro veniva timbrato ancora una volta, controllavano il suo documento di identità appena rilasciato, verificavano nomi, cognomi e una foto a 16 anni. Un bel giovane più di un metro e ottanta, magro, dai capelli castani ondulati e dagli intensi occhi azzurri.

Davanti allo sguardo indifferente del funzionario, una paletta come firma in conformità con la procedura effettuata.

Com’è stato il giorno della partenza? Sarà entrato in questa bella città dalla porta Sovrana, dopo aver visitato Chiavari, Rapallo, Santa Margherita, Recco, Nervi, insomma tutti i paesi che compongono la Riviera del Levante?

Porterebbe al sicuro una valigia di cartone pressato, molto stretta con un cinturino in pelle, e sarebbe sudoso sotto il suo abito nero e la camicia bianca e il “berretin” o berretto inchiodato agli occhi. Mentre, sulle pendici boscose profumate di pini e castagni di Lavagna, rimanevano Luigia sua madre, sua sorella Irene e Lalla Mafalda guardando all’orizzonte per distinguere la nave su cui Giacomo sarebbe andato.

Conosceresti questa superba città, le sue strade, i vicoli e i vicoli? Il suo centro storico è il più completo d’Europa. Conosci i carrugi? Avrà risucchiato in profondità l’odore di questo mare che ha lasciato la sua impronta su ogni muro, porta, finestra e che ha consumato allo stesso modo i moli “il Vecchio molo” palazzi, e squallide baracche? Avrà camminato da Sottoripa, fino ad arrivare il più vicino possibile alla “Lanterna”, faro che illumina fedelmente il mare per molti chilometri?

I dettagli non li saprò mai più, rimane solo quello che lui stesso ha raccontato nelle sue poche lettere, conservate fino ad oggi come un tesoro.

La testimonianza emozionante di Luisa Camere

Mi congratulo con il programma di Pietro la Barbera e Elisa Mascia “Alla ricerca della bellezza dell’anima ” penso che con Gladys Camere la troviamo perché è un’anima nobile, amorevole, generosa con il suo tempo, onesta, giusta e che possiede una grande sensibilità umana poiché sente molta empatia per il dolore altrui con molta emozione sociale .

È la mia intenzione con la mia testimonianza
Salvare la sua essenza come una persona orgogliosa delle sue radici, come lettrice, bibliotecaria, femminista, attivista e narratrice.

Parlare di Gladys Mere per me è un doppio onore perché è mia cugina sorella e ci uniscono le stesse radici italo-peruviane , in noi c’è stato il Sincretismo culturale, quella influenza e fusione della cultura italiana e peruviana dove il valore più importante e sacro è la famiglia . Mi sento molto legata a lei perché siamo collegate allo stesso sangue, evocazioni e memorie infantili che abbiamo vissuto fin da tenera età sia nella nostra tenuta San Roque de Garagay che nella sua casa a Paruro a Lima dove trascorrevamo le vacanze e visitavamo la Nona Maria Bavastrello nella città di Barranco . Una virtù che riscatto in essa è l’integrazione familiare ci motiva alla convocazione poiché per sua iniziativa ci riuniamo mensilmente per condividere conversazioni familiari che finiscono sempre in una convivenza piena di piani e progetti e cattedre letterarie o topiche intellettuali o in voga accompagnate da risate, vini e un dolce peccaminoso per citare alcune prelibatezze.

Voglio anche salvare in esso il valore per lo studio, ha un’avidità per la lettura Incredibile , la sua casa è piena di libri , in ogni angolo che la colloca ad avere una visione globalizzata del mondo con un bagaglio intellettuale molto elevato perché inoltre ha lavorato come bibliotecaria e questa azione le ha dato opportunità per aumentare il suo patrimonio letterario . È bilingue, legge in italiano fluentemente , come i suoi grandi riferimenti nomina Claudio Magris letterato , Elsa Morante romanziera e poetessa, Antonio Gramsci , eccellente intellettuale, Dante Alligieri con La Divina Commedia, Cesare Pavese poeta e Italo Calvino scrittore italiano. Come referenti peruviani ha Blanca Varela e José María Arguedas

Un’altra area che ha salvato in essa è quello di essere una donna femminista, l’attivista ha dimostrato di lottare per difendere il valore della giustizia sta sempre cercando di difendere la parità tra uomini e donne in modo che le donne possano avere le stesse opportunità in tutti i settori politici, sociali, economici e del lavoro .

Apprezzo la loro emozione sociale e la grande sensibilità per lo sradicamento della violenza contro le donne in tutte le sue forme, dimostrando molta empatia per l’ingiustizia che vivono alcune donne, accompagnandole in marcia, dimostrando ancora una volta la sua qualità umana .
Ne è una prova il suo costante impegno sociale nel programma “Los Warmis “( Las Mujeres en quechua) che ha realizzato per più di 20 anni dove si è preoccupata di educare, potenziare e insegnare loro gli strumenti per poter avere un’indipendenza economica e andare avanti senza la dipendenza dal patriarcato così radicato nel nostro paese fino al XXI secolo .

Per concludere , voglio trasmettere la mia testimonianza letteraria già seguendo lezioni di Letteratura Scritta da donne del XX e XXI secolo dettate da Eliana Vásquez Colichon ho potuto avere l’opportunità di studiare la sua opera di AL DI LÀ . Gladys è una narratrice onnisciente perché conosce molto bene la sua opera, i suoi personaggi e i racconti del suo romanzo che ci trasmette il valore della terra, l’immigrazione e per essere un’eterna viaggiatrice che ha viaggiato 12 volte in Italia, possiamo dire che conosce bene la sua cultura, costumi, lingua e ricchezza culturale per questo usa molti termini nella lingua italiana .
Il suo lavoro è ben strutturato. Usa le tecniche delle scatole cinesi, è una delle tecniche che usano molto spesso i grandi scrittori come la impiegano Mario Vargas Llosa e García Márquez dove c’è storia dentro altre storie come le bambole russe Matrushca. Lei ha la capacità di spostarci nel tempo e nell’inopportunità . Ci fa pensare e ripensare . Un’altra delle tecniche utilizzate sono le Epistole o lettere di parenti che le usano per comunicare per quattro generazioni. Uno degli elementi più citati nella sua opera di Al DI LÀ è il radicamento nella sua terra e nei suoi mari che ricorda il suo mare mediterraneo , del mare della Liguria dei genovesi così come riconosce che questo altro mare Pacifico è a volte verde e tenebroso è dove sono arrivati i suoi primi discendenti . Vi invito ad acquistare il vostro romanzo per far volare la vostra immaginazione ed essere in Perù, in Italia, conoscendo luoghi meravigliosi, romantici e godendo di luoghi di entrambi i Paesi e assorbendo quella fedeltà e integrità per la sua famiglia, i suoi aromi della campagna con le sue viti, l’olio d’oliva e la pasta di tuco o pesto accompagnati da una buona musica, un buon Chianti o amaretto o limoncello. Salute! Che la vita è bella! Viva Italia e Perù !

Cara cugina Gladys, mi congratulo con te per l’eredità che stai lasciando alle tue figlie e nipotina Eduarda con le quali hai una connessione d’amore meravigliosa e hai dimostrato con la tua matriarcata che hai vissuto circondata dai tuoi tre amori sempre lottando con la bravura di una peruviana per il suo benessere in un meraviglioso e prezioso ambiente familiare pieno di tenerezza e valori espressi.

Grazie per il tuo grande contributo alla letteratura che realizzi nella tua missione di vita . Sei il nostro orgoglio familiare e anche un orgoglio peruviano perché attraverso le tue opere hai lasciato un’impronta intellettuale sul tuo cammino che ti distinguerà sempre e che riconosciamo l’intera cerchia di scrittrici a cui appartieni come il PEN e la società letteraria peruviana e italiana.

Apprezzo l’opportunità che mi ha dato questo meraviglioso programma ” Alla ricerca della vera bellezza dell’anima”, penso che l’abbiano trovata con Gladys Camere.
Un bacio cugina

***

GLADYS CAMERE

CURRICULUM VITAE

Es narradora, bibliotecóloga y feminista peruana quien nació en Lima en noviembre de 1948, hija de un descendiente de ligures y de una hija de un valenciano y una ligure.

Luego de cursar sus estudios primarios y secundarios en el Colegio Italiano Antonio Raimondi, ingresó a los 16 años a la Universidad Católica donde estudió Letras y luego decidió cambiarse a la Escuela Nacional de Bibliotecarios donde recibió su Licenciatura en Bibliotecología y Ciencias de la Información. Trabajó en la Biblioteca racional durante 5 años. El año anterior estuvo 4 meses en Moscú en el Viniti, en un curso de Información Científica. En Santiago de Chile hizo un curso sobre colecciones especiales .

Se define como lectora desde muy tierna edad. Comenzó a escribir muy joven, desde adolescente. Durante ese tiempo decidió ingresar al mundo de la Poesía, pero, su nivel de exigencia la hizo desistir.

Luego, se inicia tardíamente como escritora, debido a su excesiva dureza para juzgar su creación literaria, pero esta relativa pausa termina cuando publica su cuento “Pené-lope” en el volumen Memorias clandestinas que reúne a ganadoras y finalistas del primer Concurso de Narrativa para Mujeres del Centro de la Mujer Peruana Flora Tristán en 1992. Luego vendrían varias publicaciones en revistas de la época como La Tortuga Ecuestre, Kachkaniragmi, Hipocampo de Oro y Musa.

Su primera publicación: En primera per-sona, es un libro que reúne nueve cuentos escritos entre 1986 y 1994, cuyos personajes femeninos viven atrapados por el amor y la locura, o tratan de encontrar una salida a su conflicto.

Tentar al diablo, su segunda entrega, también reúne nueve cuentos (número que la autora considera perfecto), datan de los años 1989 y 1999.

AL DI LA ,” mas allá o lejanía” es

su novela recientemente publicada en el 2021. Es la historia de la vida de cuatro generaciones de descendientes ligures que abarca un periodo comprendido entre 1905 y el 2015.

En AL DI LA se percibe un tono verbal que consigue la catarsis y la empatía con el lector. En esta obra la tragedia y los pecados, las alegrías y las pasiones eso que nos rodea toda la vida hasta la muerte, se cuentan sin artilugios por que los secretos tienen también una costumbre perversa de quitarse el polvo del tiempo.

Cita : EL EDITOR

Actualmente está escribiendo La Curruca, una novela en la que cuenta la historia de una migrante italiana que vivió desde 1930 hasta 1985. También administra la página “Las warmis”, dedicada a transmitir información sobre las mujeres en las redes sociales.

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Preguntas para Gladys Camere (Perú)

– ¡ES CIERTO QUE EL AMOR SUPERA CUALQUIER DISTANCIA?

El amor que mueve al sol y las otras estrellas. es mi frase preferida creo que el amor es un sentimiento muy poderoso, que puede superar distancias, especialmente el materno, el filial, el amor a la patria, de los hijos hacia los padres. El mundo y las noticias nos dan a conocer las proezas realizadas por salvar a un hijo, a un padre. Es hermoso el amor entre amigas, que superan desavenencias, posturas ideológicas, o religiosas opuestas, pero como amigas siguen fortaleciendo el sentimiento. El amor a las personas, intangible, invisible que se demuestra en respeto,empatía. Grande y fuerte es el amor a la familia. Quiero cerrar con los 3 versos finales de un español del Siglo de Oro Francisco de Quevedo Llamado Desmayarse, atreverse Creer que el cielo en un infierno cabe, dar la vida y el amor a un desengaño: quién lo probó lo sabe.

-¿Qué es la confianza mutua?

Que es la confianza mutuaes la fe, la confianza que da entre las personas, las parejas, los hermanos, padres e hijos y amigoses un bien supremo que se cultiva toda la vida. Esa confianza no es transmitida durante nuestra crianza, y se debe regar como una flor preciosa para que se mantenga y crezca.

– ¿Crees en un poder superior a la humanidad como es la universalidad de la poesía?

Un poeta español de la generación del 27, aquella que la dictadura franquista mandó al exilio, o al paredón El poeta dice “la poesía es un arma cargada de Futuro” tan lúcido, y yo agrego y de bellezaCon respeto y dedicación la Poesía es más respetada, y elogiada actualmente a los que la cultivan y dedican su vidaCuando inicie mi época escolar nos enseñaban poesías, Me recuerdo “Me ne andabo un mattino a spigolare quando ho visto una barca in mezzo al mare…. me enamoré del bel capitano. La poesía te transporta a niveles sublimes; y te interroga respecto a tus posturas políticas, religiosas y su belleza te enmudece, y queda sonando en tu cerebro el verso, la frase.Hay poetas que logran después de muertos ser el lama del pueblo reprimido por ejemplo Federico García Lorac, lo fusilaron hace más de 80, y desde la democracia 1976 en españ se bucaba su cádaver y se encontr+ó hace poco. y es un lugar de peregrinación para dejar en su tumba, presnetes, pomas, flores,etc. La poesía debe ser de obligatoria lectura desde niños, sensibiliza a las personas, para lograr la universalidad de la poesía.

– Crees que la Ética humana es aprendida o natural ?

Estoy casi segura que es inculcada desde que somos muy pequeños por nuestra madre, eso no se hace, no se toca, , no golpees a tu amiguita, etc.
Luego siguen con los profesores con no copies el examen, tú no has dibujado ese gato, no mientas, no se griten, silencio, etc.
Es por tanto su aprendizaje , pero a la vez creo que hay una memoria histórica forjada en los miles de años de existencia de los humanos en nuestra planeta, que arde como un llamita en nuestro de interior, que ya traemos al nacer y luego rn nurdtra casa y en la escuela moldean esos principios éticos que nos permiten distinguir el bien del mal, para obrar como buenas personas y completar el aprendizaje a ser mejores personas, solidarias, generosas, empáticas.
Así construimos nuestra propia ética y fortalecemos una ética sólida, que podemos llegar a ser una mejor sociedad.

– Cómo se mide el valor de una vida?

No sé cómo se hace, es más creo que la vida humana es tan valiosa, que no hay precio que la pague.
dentro de cada uno de nosotros hay una voz que nos dice que tu vida vale, que eres única, aunque semejante a muchas mujeres. Que tu vida vale para tí, para tu familia, tus amigos. Y por lo tanto te cuida, te valoras y especialmente de respeto. Así como respetas las otras vidas de la comunidad, de la escuela, de tu familia. Cada una de esas vidas no tiene precio, y es única y valiosa..
Igualmente respetas la vida de los otros, y de los animales, respetas la naturaleza, porque vivimos en la tierra y es la única casa que tenemos, no podemos destruirla más.

– Cómo sabemos que estamos haciendo lo correcto?

Conforme crecemos y vamos recibiendo en casa las enseñanzas de nuestros padres la educación en valores, y luego en la escuela se unen los valores cívicos que hacen de nosotros futuros buenos ciudadanos. Todas estas enseñanzas quedan en nuestro interior y se manifiestan en nuestra vida diaria. Y actuamos distinguiendo el bien y el mal , estos dos conceptos que moldean nuestra conducta, nuestra relación de respeto con las otras personas , y la naturaleza. Y reconocemos que actuamos correctamente, porque respetamos a personas, animales y naturaleza, no engañamos, no mentimos , no hacemos daño a nadie ni a nada, evitamos conductas impropias, y evitamos cada día el mal que no puede acechar cada día. caminamos por la vía correcta.

– Lo que percibimos es realidad o simplemente una construcción de nuestra mente ?

Estoy segura que lo que percibimos es la realidad. Miro mi mano pequeña y pecosa. No la inventé, la toco es mi mano, es realidad,
Desde chica fui muy imaginativa, pero eso no es invención. Eran juegos que nos divertían, estaríamos
fui pirata, fui santa, fui la gata nina, la verdulera, la costurera. Eran juegos, yo era la niña alta de trenzas castañas y ojos claros, tan parecida a su padre y que estudiaba en Colegio Italiano Antonio Raimondi, que adoraba la lectura, el cine y la música.
Si vivimos en un perenne invento creyendo que es la realidad necesitaríamos ayuda terapéutica, porque algo andaba mal.

– ¿Cuál es la diferencia entre vivir y existir?

Esta pregunta es filosófica.
la vida es común a las personas, animales de tierra, mar y cielo, las plantas, los animales
según un principio cartesiano como yo la describo es Pienso luego existo.
existo por mi pensamiento, el que durante miles de años las personas hemos utilizado para mejorar nuestras vidas, pasar de la caverna, a la choza, a la casita, urbanizamos ciudades de millones de personas, Lima mi ciudad q es una franja estrecha frente al Oceáno Pacífico tiene 12 millones de habitantes, y casi el 70% son migrantes, hijos o nietos de ellos. bueno el pensamiento lo hemos usado para crear medicinas que nos curan y nos hacen vivir más, pero hacemos también armas cada vez más potentes, una bomba que puede matar millones. Eso es muy trisste uNos exiten para el bien, otros para el mal. Igualmente la investigación avanza cada año, creando vacunas, remedios.olio .


· ¿Cuál es el primer consejo que le darías a un niño sobre la vida?

Esta última pregunta, que parece tan fácil, pero no lo es, porque yo tendría 4 consejos para darle a un niño, el mismo que les decía a mis hijas, hace 40 años cuando eran niñas.
Se feliz, juega, rie, abraza a tus padres Eres nuestro tesoro.

*****

– AL DI LA (Fragmento)

Génova 2015

Onda su onda chi non sale sfonda grafitti en via Balbi Genova

La sirena sonó larga y me puso la piel de gallina, a pesar de que sólo anunciaba la entrada al puerto de un crucero enorme, con cientos de turistas que recorren la ciudad con cámaras fotográficas colgadas del cuello, idénticos unos a otros.

Repasé con la mano los vellos erizados de mis brazos, y miré alrededor mientras tomaba un café en la terraza de un restaurante de una callecita estrecha y mágica del centro de Génova, más conocida como “Citta vecchia”.

¿Así habrá sonado la sirena del navío en el cual hace cien años zarpó para “lamerica” Giacomo Parodi, mi tío bisabuelo, y el primero de la familia en llegar al Perú? Para él, la espera en el Palazzo de San Giorgio –donde funcionaba la Aduana– debe de haber sido interminable. Seguro nervioso por los últimos trámites, pues allí se sellaba el contrato de trabajo una vez más, revisaban su recién expedido documento de identidad, verificaron nombres, apellidos y una foto a los 16 años. Un hermoso joven más de un metro ochenta, delgado, de pelo castaño ondulado y de intensos ojos azules.

Estampó ante la mirada indiferente del funcionario, un aspa como firma en conformidad con el trámite efectuado.

¿Cómo habrá sido el día de la partida? ¿Habrá entrado a esta hermosa ciudad por la puerta Sovrana, luego de recorrer Chiavari, Rapallo, Santa Margherita, Recco, Nervi, en fin, todos los pueblos que conforman la Riviera del Levante?

Llevaría seguro una maleta de cartón prensado, muy sujeta con una correa de cuero, y estaría sudoso bajo su traje negro y la camisa blanca y el “berretin” o boina clavada hasta los ojos. Mientras que, en las laderas boscosas con olor de pinos y castaños de Lavagna, quedaban Luigia su madre, su hermana Irene y Lalla Mafalda mirando al horizonte para distinguir la nave en la que se iría Giacomo.

¿Conocería esta soberbia ciudad, sus calles, callejuelas y callejones? Su centro histórico el más completo de Europa. ¿Conocería i carrugi? ¿Habrá aspirado con profundidad el olor de este mar que ha dejado su huella en cada muro, puerta, ventana y que ha desgastado por igual los muelles “el Vecchio molo” palacios, y casuchas miserables? ¿Habrá caminado desde Sottoripa, hasta llegar lo más cerca posible a “La Lanterna”, faro que ilumina con fidelidad el mar por muchos kilómetros?

Ya los detalles no los sabré jamás, sólo permanece lo que él mismo contó en sus pocas cartas, guardadas hasta hoy como un tesoro.

El emotivo testimonio de Luisa Camere

Felicito al programa de Pietro la Barbera y Elisa Mascia “En busca de la belleza del alma “ pienso que con Gladys Cámere , la encontramos ya que es una alma noble, amorosa, generosa con su tiempo, honesta, justa y que posee una gran sensibilidad humana ya que siente mucha empatía por el dolor ajeno con mucha emoción social .
Es mi intención con mi testimonio
Rescatar su esencia como una persona con orgullo de sus raíces, como lectora , bibliotecaria , feminista, activista y narradora.
Hablar de Gladys Cámere para mi es un doble honor porque es mi prima hermana y nos unen las mismas raíces Ítalo-Peruanas , en nosotras se produjo el Sincretismo cultural, esa influencia y fusión de la cultura italiana y peruana donde el valor mas importante y sagrado es la familia . Me siento muy identificada con ella porque estamos conectadas con la misma sangre, evocaciones y memorias infantiles que hemos vivido desde muy tierna edad tanto en nuestra hacienda San Roque de Garagay como su casa en Paruro en Lima donde pasábamos las vacaciones y visitábamos a la Nona María Bavastrello en la ciudad de Barranco . Una virtud que rescato en ella es la integración familiar nos motiva a la convocatoria ya que por su iniciativa nos reunimos mensualmente para compartir tertulias familiares que siempre terminan en un convivio lleno de planes y proyectos y cátedras literarias o tópicos intelectuales o en boga acompañadas entres risas, vinos y un postre pecaminosos por nombrar algunas delicatessens.
También quiero rescatar en ella el valor por el estudio, tiene una avidez por la lectura Increíble , su casa esta llena de libros , en cada rincón lo que la coloca a que tenga una visión globalizada del mundo con un bagaje intelectual muy elevado porque además trabajó como bibliotecaria y esto acción le dio oportunidades para incrementar su acervo literario . Ella es bilingüe, lee en Italiano fluidamente , como sus grandes referentes nombra a Claudio Magris literato , Elsa Morante novelista y poeta, Antonio Gramsci , excelente intelectual, Dante Alligieri com La Divina Comedia, Cesare Pavese poeta e Itala Calvino escritor italiano. Como referentes peruanos tiene a Blanca Varela y José María Arguedas
También quiero rescatar en ella el valor por el estudio, tiene una avidez por la lectura, su casa esta llena de libros , en cada rincón encontrarás un libro esto le da
a que tenga una visión globalizada del mundo con un bagaje intelectual muy alta ya que además de ser una gran lectora trabajó como bibliotecaria y esto acción le dio oportunidades para que adquiera un panorama mundial en el mundo literario. Ella es bilingüe lee en Italiano también y como sus grandes referentes nombra a Claudio Magris literato , Elsa Morante novelista y poeta, y Antonio Gramsci , excelente intelectual, Dante Alligieri , La Divina Comedia, Cesare Pavese poeta e Itala Calvino escritor italiano. Como referentes peruanos tiene a Blanca Varela y José María Arguedas .
Otra área que rescató en ella es ser una mujer feminista, activista ha demostrado luchar por defender el valor de la justicia siempre está tratando de defender la paridad entre el hombre y la mujer para que la mujer pueda tener las mismas oportunidades en todos los ámbitos políticos, sociales , económicos y laborales . Valoro su emoción social y su gran sensibilidad sobre la erradicación de la violencia de la mujer en todas sus formas demostrando mucha empatía contra la injusticia que viven algunas mujeres abogando por ellas acompañándolas en marchas demostrando una vez más su calidad humana .
Prueba de ello, es su permanente labor social en el Programa “Los Warmis “( Las Mujeres en quechua) que ha realizado por más de 20 años donde se ha preocupado por educar, empoderar y enseñarles herramientas para que puedan tener una independencia económica y salir adelante sin la dependencia del patriarcado tan aferrado en nuestro país hasta en pleno siglo XXI .
Para terminar , quiero transmitir mi testimonio literario ya atendiendo a clases de Literatura Escritas por mujeres del Siglo XX y XXI dictadas por Eliana Vásquez Colichon pude tener la oportunidad de estudiar su obra de AL DI LA . Gladys es una narradora omnisciente porque conoce muy bien su obra, sus personajes y relatos de su novela que nos transmite el valor de la tierra, la inmigración y por ser una eterna viajera quien ha viajado 12 veces a Italia podemos decir que conoce bien su cultura, costumbres, idioma y riqueza cultural por eso usa muchos términos en la lengua italiana .
Su obra está muy bien estructuradla . Ella usa técnicas de las cajas chinas , es una de las técnica que utilizan muy a menudo los grandes escritores como la emplea Mario Vargas Llosa así como García Márquez donde hay historia dentro de otras historias como las muñecas rusas las Matrushca. Ella tiene la habilidad de trasladarnos al tiempo y al destiempo . Nos hace pensar y repensar . Otra de las técnicas usadas son las Epístolas o cartas de familiares que las utiliza para comunicarse por cuatro generaciones. Uno los elementos más nombrados en su obra de Al DI LA es el arraigo a su tierra y a sus mares que recuerda su mar mediterráneo , del mar de La Liguria de los genoveses Asi como reconoce que este otro mar pacifico es a veces verde y tenebroso es donde arribaron sus primeros descendientes . Los invito a adquirir su novela para hacer volar su imaginación y estar en Perú, en Italia conociendo lugares maravillosos , románticos y disfrutar de parajes de ambos países y absorber esa fidelidad e integridad por su familia, sus aromas del campo con sus vides, olivo y a la hora del manyare sus pastas de tuco o pesto acompañado de una buena música , un buen Chianti o amaretto o limoncello . Salud! Que la vida es bella! Que viva Italia y Perú !
Querida primita Gladys te felicito por el legado que estás dejando a tus hijas y nieta Eduarda con quienes tienes una conexion de amor maravillosa y has demostrado con tu matriarcado ya que has vivido rodeada de tus tres amores siempre luchando con la bravura de una peruana por su bienestar en una maravilloso y valioso ambiente familiar lleno de ternura y valores expresados.
Gracias por tu gran aporte a la literatura que realizas en tu misión de vida . Eres nuestro orgullo familiar y también un orgullo peruano porque a través de tus obras has dejado una huella de intelecto en tu camino que siempre te distinguirá y que reconocemos todo el círculo de escritoras a la que perteneces como es el PEN y la sociedad literaria peruana e italiana.
Agradezco la oportunidad que me ha brindado este maravilloso programa “ En la busca de la belleza del alma” , pienso que si la encontraron con Gladys Cámere .
Un bacio cara cugina

La poetessa e scrittrice Rita Pacilio presentata dal poeta Fabio Petrilli, di Elisa Mascia

Poeti e poesie

Foto cortesia di Rita Pacilio

– Fabio Petrilli presenta il volume di poesie “Così l’anima invoca un soffio di poesia” di Rita Pacilio.

Rita Pacilio (Benevento, 1963) è poeta e scrittrice. Sociologa di formazione e mediatrice familiare di professione, da oltre un ventennio si occupa di poesia, musica, narrativa, letteratura per l’infanzia, saggistica e critica letteraria. Direttrice del marchio Editoriale RPlibri è Presidente dell’Associazione Arte e Saperi. È stata tradotta in nove lingue. Sue pubblicazioni:

Per la poesia: Luna, stelle e … altri pezzi di cielo – (E.S.I. 2003); Ciliegio forestiero (LietoColle 2006); Tra sbarre di tulipani (LietoColle 2008); Alle lumache di aprile (LietoColle 2010); Di ala in ala (Pacilio – Moica, LietoColle 2011); Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012); Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014); Il suono per obbedienza (Marco Saya 2015); Prima di andare (La Vita Felice 2016); Al polso porto catene (RPlibri 2019); La ferita dei fulmini (GaEle Edizioni d’Arte 2019); La venatura della viola (Ladolfi 2019); Quasi madre (Pequod 2022); Di ala in ala con Claudio Moica (RPlibri 2022); Così l’anima invoca un soffio di poesia – poesie scelte (Marco Saya 2023); Come fosse luce – poesie scelte e antologia critica (Macabor Edizioni 2023); Sono io il mondo – poesie tradotte in lingua romena da Eliza Macadan (Cosmopoli 2023).

Per la prosa poetica: Non camminare scalzo (Edilet 2011); L’amore casomai (La Vita Felice 2018).

Per il teatro: Performance: La gioia; Il dolore; Il rosso delle donne; Quel grido raggrumato; Guerra in un’anima sola; Sull’amore.

Per la saggistica: Pretesti danteschi per riflettere di sociologia (Guida Editori 2021); Assunta Finiguerra: il fuoco della poesia (RPlibri 2022); Sui prerequisiti retorico-valoriali del fare poesia Rivista Metaphorica, semestrale di Poesia, Anno I numero 2 (Edizioni Efesto 2022).

Per la narrativa: Cosa rimane (Augh Utterson 2021); Il bambino d’oro (Pequod 2022).

Per la letteratura per l’infanzia: La principessa con i baffi (Scuderi Editrice 2015; Cantami una filastrocca (RPlibri 2018); La favola dell’Abete (RPlibri 2018); La vecchina brutta e cattiva (RPlibri 2019); Tre gemelline ballerine (RPlibri 2022); Canzone del Presepe RPlibri 2022); Tre gemelline sognano (RPlibri 2023); Il guaritore del re (RPlibri 2023); Le cinque porte (RPlibri 2023).

Per la musica: Infedele (Splasch Records 2010) – testi di Rita Pacilio, musiche di Luca Aquino, Massimo Colombo, Claudio Fasoli, Antonello Rapuano; La doppia luna (Parthenope Dischi/ Kontor New Media 2022) – testi di Rita Pacilio, musiche di Antonio Josef Faranda @joseef).

COSÌ L’ANIMA INVOCA UN SOFFIO DI POESIA

POESIE SCELTE DI RITA PACILIO (MARCO SAYA EDIZIONI 2023)

Prefazione

Le opere d’arte sono cose. Anche le poesie. “La poesia in quanto cosa oppone resistenza alla lettura che consuma senso e emozioni, come capita coi gialli o i romanzi più accessibili” dice il filosofo sudcoreano-tedesco

Byung-Chul Han. Sono certo che con questo libro di Rita Pacilio il lettore potrà fare esperienza di una lettura che non consuma “senso e emozioni” ma, come sempre accade con la buona poesia, li moltiplica.

La voce di Rita Pacilio “viene da un luogo intimo e indifeso” ha scritto Davide Rondoni il quale ha giustamente sottolineato anche la “qualità di misura e di potenza emblematica” di questa voce che, a mio avviso, è tra le più significative della poesia italiana contemporanea. I testi raccolti in questo volume lo dimostrano chiaramente: l’istinto poetico e la soggettività prorompente di Rita sono davvero unici e inconfondibili; la sua poesia è ricca di gamme figurali tornite con maestria, di stilemi ritmici lessicali e sintattici che corrodono e sfaldano i confini della lingua allo scopo di “capire quanto sia reale l’invisibile”.

Una delle meraviglie di questo libro è per me la compattezza della scrittura, pur nell’ampio scarto temporale che separa i testi più recenti da quelli più remoti. Il “soffio” vitale che dà forma ai versi di questo libro è intriso di una spiritualità irradiante che risulta nuova e antica allo stesso tempo. Una spiritualità non indifferente al mondo, come dimostrano tutti i componimenti qui raccolti. Ma c’è dell’altro. Questa auto-antologia esprime la fragilità e la forza di una femminilità aliena da languori sentimentali e tutta concentrata sulla ricerca di una intensità verbale e di una pronuncia esatta che cattura immediatamente l’attenzione del lettore: “Nella pancia ho un albero / su ogni ramo un uccello capovolto”… “Ci vuole fegato per fingersi / vivi”… “Forse siamo in tempo / per alzare gli occhi al soffitto chiuso / farci tornare la voglia del mondo / prima che qualche pezzo di cielo / possa scomparire per sempre”.

Le opere d’arte sono cose, dicevo all’inizio. Queste “cose” cominciano a vivere quando scopriamo l’utilità dalla loro inutilità (è uno dei grandi insegnamenti che ci hanno lasciato gli antichi greci). È a partire da questo momento luminoso che possiamo esplorare a fondo la nostra natura e capire veramente qualcosa dell’arte. Per il filosofo Alva Noë, “prese a sé, le opere d’arte sono qualcosa di morto, mero rumore, oggetti inutili. Le restituiamo alla vita quando riflettiamo su di esse, ne parliamo, ne godiamo”. In altre parole, le opere d’arte sono sempre delle domande e mai delle risposte. E questo è più che mai vero davanti alla metafisica trasparenza di questo libro che possiamo leggere e rileggere senza mai esaurirne la portata.

Nel nostro tempo dominato dal nichilismo e dalla tecnica – che investono in modo capillare le nostre vite – il mondo viene sempre più risucchiato in un vortice di non-cose che disincarnano la realtà. Il capitalismo delle informazioni è il trionfo della volontà di potenza a cui viene asservito l’uomo stesso. In un mondo così devastato dai nuovi modi di lavorare, pensare, comunicare, desiderare, comunicare, la poesia non può accettare che la vita sia pura immanenza. E allora, al pari delle altre arti, deve recuperare tutte le sue forze e rimettersi in cammino. Il processo creativo, lo sappiamo, è per sua natura vertiginoso, caotico, inafferrabile. In esso le forze in campo (la ragione, l’immaginazione, la sensibilità, gli impulsi, le visioni, le suggestioni) sono in continuo movimento. Per governare tutto questo, il poeta deve essere pronto ad affrontare le situazioni più complicate. E può farlo soltanto lavorando con rigore e disciplina. Nella poesia di Rita Pacilio tutto ciò si vede e si raggruma in un’idea di poesia intesa come faticosa ricerca, attraverso il linguaggio, di un atto rivelativo che rigeneri la nostra appartenenza a una società sia pure in declino. Ritornando a Byung-Chul Han: “La cultura ha la propria origine nella comunità. Essa trasmette i valori simbolici alla base di ogni comunità. Più la cultura diventa merce, più si allontana dalla propria origine. La commercializzazione e mercificazione totale della cultura provoca la distruzione della comunità”.

Conosco Rita da molti anni (dal 2006) e per diverse ragioni – tra cui la comune passione per la musica afroamericana – mi sento molto vicino al suo modo di concepire e praticare l’arte poetica. Il mio auspicio è che questo suo libro incontri, in gran numero, i lettori che merita.

Vittorino Curci Noci, 8 marzo 2023

POESIE DI RITA PACILIO TRATTE DA:

COSÌ L’ANIMA INVOCA UN SOFFIO DI POESIA

POESIE SCELTE (MARCO SAYA EDIZIONI 2023)

***

Io l’ho amata ogni mattina

nell’eternità celeste questa terra

travestita a festa e silenzio.

L’ho amata di felicità sull’isola

come fossi io stessa stesa

sull’acqua nel canto libero

di chi crede ancora che amarsi

è tutto questo coprirsi di baci.

**

Faccio le prove per conoscere la luce

lamentandomi del mondo, dell’ansia

di chi trattiene il tempo.

Sulla parete vedo rifiorire gli uccelli

come la promessa di uscire viva

dalla porta scorrevole del reparto.

Il farmaco attraversa tutto il corpo

e il sonno singhiozza sotto il lenzuolo.

Siamo più vicini

quando ci addormentiamo senza paura,

quando disposti a morire pratichiamo

la pietà della degenza

con le mani ripiegate in grembo.

***

Il passaggio a livello è chiuso a quest’ora

mio marito spegne il motore nell’attesa

sprofondo nel sedile a petto largo

dal finestrino inseguo le ultime rondini

tra onde e capriole le nuvole arrossano

la valle. Ci vuole fegato per fingersi

vivi, entrare e uscire dal vento che trasalisce.

Ma sono felice quando getto via ogni cosa

trovare nell’orizzonte il potere sovrumano

quando di te non mi rimane niente.

Passa il treno mentre balbetto un sorriso

e la vergogna di sentirmi leggera

libera dal giudizio del tuo occhio.

Strofino le mani come una celebrazione

perché prima di vederti ho l’anima

inviolata e non piango mai.

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Fabio Petrilli presenta il volume di poesie “Così l’anima invoca un soffio di poesia” di Rita Pacilio, di Elisa Mascia

Al Presidente Preeth Padmanabhan Nambiar è stato assegnato il Premio Setu Awards for Excellence 2023, di Elisa Mascia

Premio Awards for Excellence 2023 a Preeth Nambiar

GRAZIE DI CUORE A SETU MAGAZINE, PITTSBURGH, USA!

Siamo felicissimi di condividere l’incredibile notizia: il nostro On. Il presidente, Preeth Padmanabhan Nambiar , è stato insignito dei Setu Awards for Excellence-2023!

Il premio gli viene conferito per aver rivitalizzato la scena artistica globale; creare e mobilitare la poesia in un movimento multinazionale; intervenendo tempestivamente e ridefinendo i modelli culturali attraverso un movimento chiamato Writers Capital International Foundation. Riteniamo che questo riconoscimento non sia solo per lui ma anche per l’intera Writers Capital Foundation in tutto il mondo per il suo impegno nella sua missione umanitaria.

Un grande ringraziamento ad Anurag Sharma, al dottor Sunil Sharma e all’intero team di Setu per il loro impegno nel celebrare l’eccellenza letteraria. Il tuo sostegno non solo eleva i talenti individuali, ma contribuisce in modo significativo al panorama letterario globale.

Grazie di cuore per aver riconosciuto e amplificato le voci del mondo letterario. Attendiamo con ansia ulteriori sforzi condivisi!

Cordiali saluti,
Irene Doura Kavadia
Segretario generale della Fondazione Writers Capital International

E
Fondazione Team Writers Capital

SetuAwards #EccellenzaLetteraria #WritersCapitalFoundation #PreethNambiar @followers Preeth Padmanabhan Nambiar

***HEARTFELT THANKS TO SETU MAGAZINE, PITTSBURGH, USA!

We’re overjoyed to share the incredible news – our Hon. President, Preeth Padmanabhan Nambiar, has been honoured with The Setu Awards for Excellence-2023!

The award is bestowed upon him for revitalising the global art scene; creating and mobilising poetry into a multi-national movement; making timely interventions and redefining cultural templates through a movement called Writers Capital International Foundation. We believe this recognition is not just for him but also for the entire Writers Capital Foundation worldwide for its commitment to its humanitarian mission.

A big shoutout to Anurag Sharma, Dr. Sunil Sharma, and the entire Setu team for their commitment to celebrating literary excellence. Your support uplifts not only individual talents but contributes significantly to the global literary landscape.

Heartfelt thanks for recognising and amplifying voices in the literary world. We look forward to more shared endeavours!

Warm regards,
Irene Doura Kavadia
Secretary-General, Writers Capital International Foundation

and
Team Writers Capital Foundation

SetuAwards #LiteraryExcellence #WritersCapitalFoundation #PreethNambiar @followers Preeth Padmanabhan Nambiar

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Il poeta Fabio Petrilli presenta il libro Profumo di liquirizia di Pietro Edoardo Mallegni, di Elisa Mascia

Poeti e poesie

Foto cortesia di Pietro Edoardo Mallegni

Prefazione

Profumo di Liquirizia

“Profumo di liquirizia” di Pietro Edoardo Mallegni è un libro dall’atmosfera crepuscolare, è quasi sempre una descrizione di quotidianità ed esperienza individuale venata di malinconia.

I versi sono liberi , il tono lirico e le descrizioni fortemente sensoriali. Pietro cerca solamente tranquilli angoli del mondo e luoghi conosciuti dell’anima in cui rifugiarsi. Ma questo impegnarsi a vivere,/ questo sentirsi ecosistema/ contare i giorni come/ ingredienti di una spesa.

La sua è una poesia colta, caratterizzata da una concisione assoluta e da un linguaggio

preciso, la singola parola è anche se mai oscuro o criptico, in perfetto equilibrio tra estremi diversi. Tra echi simbolisti e lampi surreali, utilizza l’ironia per creare un universo metaforico popolato di dettagli e colori precisi, vividi, esatti. E dunque la poesia diventa nel giovanissimo Pietro una compensazione e, rispetto al mondo circostante, la necessità di

colmare un vuoto. Un richiamo ad un mondo esotico rispetto al suo mondo presente, la poesia diventa per Pietro Mallegni irrinunciabile forma per percepire il mondo e relazionarsi

con esso in una dimensione profonda e nascosta, più soddisfacente.

Un’ ironia assoluta: /il desiderio della longevità,/nell’era dell’abbondanza./Sia luce ai coltivatori di dolore e,/ dalla

terra che, presidi e scrittori/ hanno sublimato, si canti/; è nato qualcosa;./ Morte e sgomento,/mai si attaccarono a qualcosa,/che non fosse nato. La poetica del giovane Pietro mediante un’esattezza e una sobrietà espressiva che lasciano

indietro ogni sentimentalismo o una troppo facile emozione sembra coincidere con gli stringenti e già definitivi interrogativi a cui sottopone la realtà. Una realtà riconoscibile nella sua quotidianità, nella sua contingenza individuale e storica, ma al tempo stesso elevata a

dimensioni e a tipologie di respiro già universale, già consapevole della pluralità di senso della poesia, già bisognosa di attestarsi in una zona intima dove è possibile ascoltare il

rumore del mondo e l’insufficienza della parola stessa.

La tensione poetica ed il gioco metaforico, la speculazione della singola parola, gli interrogativi posti alla vita e al suo senso definitivo si fanno più urgenti, come è evidente

in questa raccolta poetica, nella quale appare l’ansia di rinchiudere il coacervo di indomabili

contraddizioni dell’esistere in un nome che, come è richiesto alla poesia, sia non ancora avvertito prima della rivelazione poetica.

Disteso sulla mia assenza, /ascolto gorgogliare il sole,/ i turisti, la gioventù,/ l’idiozia./ E

mi perdo, con lo sguardo,/nell’orizzonte, la sabbia/ tra i miei piedi, laggiù,/ fra il silicio e la

sporcizia,/ sogno affogarmi.

Questa attenzione alle voci, questa intima necessità di ascoltare quanto il mondo pronuncia nei recessi del silenzio, diviene sempre più chiaramente la cifra dell’esperienza poetica di Pietro Mallegni.

Di fronte a domande così fondamentali rivolte all’esistenza, alla natura, alle cose, il soggetto lirico resta in attesa di risposte radicali e nutre speranze di varia natura.

Così il tempo è tutto avvertito nel suo continuo straniamento, prefigurato nella sua marcia verso un progressivo e inesorabile svuotamento di ogni senso delle cose.

Le mie lingue

di argento scorrevoli,/devote, un tempo, alla sopravvivenza,/sono una confusione di acqua e

piante,/un malandato trampolino, /il salto,/che ricorda l’età dei miei minuti,/ l’assenteismo

grato del mio liquido legato benessere.

Ma proprio dentro questa inesorabilità della sorte, nasce una nuova energia, l’occasione di

un gioco poetico in cui la parola è cosciente del proprio limite ma anche del proprio potere di strumento atto a sovvertire una realtà data a farsi complice dei sogni dell’individuo, delle sue infinite domande. La voce poetica si va forgiando tutta nel crogiuolo di queste domande che rivolge alla vita e si va formando all’interno di un tempo e di uno spazio reale continuamente rimodellati, frantumati, sollecitati a uscire da sé e a rientrare in sé, in una infinita dinamica di fughe e di ritorni che approda a una sostanziale accettazione della condizione umana.

Se fosse tenera questa pianta che/chiamiamo casa e Dio fosse il primo /dei suoi frutti,

converrebbe, in questo silenzio/ desiderare di essere ultimi.

Pietro Mallegni salvaguarda la luce di verità e di enigmatica bellezza che vi ha costruito e l’esattezza di una parola che non concede nulla a facili e inutili illusioni. In quel circoscritto

universo assistiamo a un vero atto d’amore reciproco che ricorda da vicino l’itinerario mistico

dell’anima. Lo sguardo poetico si fa più netto nell’indagine di condanne e di salvezze; la parola scarna, il sintagma tagliente esige una verità essenziale, che non concede ambiguità morali, o chiede anticipatamente la pietà di un silenzio riparatore ove l’interrogativo sulla

connaturalità di canto e silenzio, sul loro paradossale e necessario convivere si fa sempre più urgente. Così come l’invocazione alla pietas e all’amore, tanto più forte quanto più minacciosa si fa, attorno all’io, la realtà esterna, e più patente il rischio di perdere ciò che

vale, ciò di cui è intessuta la sostanza umana.

Ma nella cecità, nella contraddizione: la parola. Parola che appunto permette di avere luce anche solo per pochi minuti e che Pietro

Mallegni cerca incessantemente, come unico filo del gomitolo da dover riavvolgere: un imperativo per salvarsi. Nelle incomprensioni e contraddizioni in cui il giorno si sussegue solo la parola salva e per un attimo concede precisione.

La voce poetica grida il suo bisogno d’amore, sospesa tra la realtà e le parole che rivendicano una loro autonomia, il loro profondo mistero.

( Di me, si è innamorata la miseria,

facendo “m’ama e non m’ama”) .

Nota Biografica

Pietro Edoardo Mallegni è nato a Carrara l’1 luglio 1995. Fin da piccolo nutre due grandi passioni: la cucina e la scrittura, amori che lo porteranno a intraprendere professionalmente la strada del cuoco e più marginalmente quella dell’appassionato scrittore di poesie. Nel 2013 ha pubblicato con la casa editrice“ Marco del Bucchia” la sua prima raccolta:“ Il dedalo in me”, e vince il premio “Michele Mazzella” con l’atto unico “ Geshua e il crollo dell’io”, nel 2015 pubblica un’altra raccolta intitolata “ Il Dio Dada” e si avvicina al movimento poetico-artistico italiano “Dinanimismo” guidato e fondato da Zairo Ferrante. Dopo la maturità viaggia molto per lavoro e nel 2017, diventa padre, così decide di tornare a vivere nella sua città , Massa, con la sua famiglia. Durante questi anni ha l’occasione di partecipare a diverse antologie curate da Ivan Pozzoni per la casa editrice “ Limina Mentis”. Tra il 2019 e il 2021, ottiene alcuni riconoscimenti tra i quali “ Menzione al merito per il concorso Internazionale di Poesia Fëdor Dostoevskij” ed è “ Poeta Finalista del Concorso Internazionale di Poesia Il Federiciano”, “ Menzione speciale Premio Kalos II Edizione, “Secondo Classificato Premio Scrittura in Cibo”, “ Primo Classificato Premio Nazionale di Poesia Il Corvo” in più pubblica due raccolte di poesia intitolate “Neurocidio” e “Il nulla”, rispettivamente pubblicate con le case editrici “Limina Mentis” ed “Europa Edizioni”. Nel 2022 consegue la menzione speciale al premio ” Ossi di Seppia XVIII Edizione” indetto dal comune di Taggia, e ottiene la menzione speciale al “ Premio di Poesia Sotto Le Stelle- in memoria di Franco Petrilli I Edizione”. Tra il 2021 e il 2022 suoi vari testi vengono pubblicati su diverse testate giornalistiche online, tradotti in varie lingue tra cui inglese, francese, spagnolo,arabo e cinese.

Sagome in buio.

Sagome che sussurrano

ai fiumi che asciugano.

Dissolversi nei ruoli,

nei tetti delle case,

incastonate negli incendi del fegato.

Le distanze che funzionano.

Ho visto la mia intimità,

la nudità dei miei sogni

che vogliono cambiare,

nella bestia che sono.

Mimare i miei bisogni:

programmare i pasti e le spese,

il disagio di essere sé stessi.

Il merito è dei frutti finti,

dei fumogeni in mano alle tredicenni,

la colpa; degli specchi.

Oltre l’interpretazione,

anche il cielo

vuole la sua parte di pazzia.

Sui bordi, di un canale putrido, giallo e verde,

dove il moderno foraggia le oche,

con gli avanzi della settimana,

non si vede niente, solo buchi di ratto,

nella fanghiglia e bici e acidi di fabbrica

che allattano le nutrie.

Le ginestre sono lontane;

una nebbia nell’aria che non odora di umidità,

odora di rum e decomposizione e diluito in questa,

un lontano, diverso starnazzare.

Sotto il ponte, i miei desideri si sono gettati,

come una chitarra chiedono elemosina alle anatre,

in cambio di ridicoli concerti.

In vero, nel vero non rifletto e non mi vedo,

sono cieco e vecchio. Volgare sdentato.

La barba che odora di fallimento,

magrezza gonfia di chi nutre delusioni,

arrugginito salmastro sulle mani e nei capelli.

Tatuai alle mie amanti il nero desiderio sulla pelle

e stramazzando se ne andarono accusando

solo un lieve prurito.

Ogni caverna della mia bocca

permeata dall’amaro divieto di medicine,

nutre con disgusto centopiedi e scorpioni

che mi levigano i denti

come un infantile rifiuto di verdure

e assoluzioni per costringersi a crescere;

è un dolore concimato, ricucito

alle mie mascelle, che festeggia

gettando sangue da stelle e lampadine.

Nove e cesarei e nuovi patimenti

ho millantato,ho conciliato gli organi

come spade argentee contro le mie idee.

Un inchino sconfitto,

ricco di fango e

di canti di bambini.

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