Elisa Mascia insignita del prestigioso titolo di Membro Corrispondente dall’Accademia Espirito-Santense dall’ emerita professoressa Ester Abreu Vieira De Oliveira, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto di Elisa Mascia -Italia

Oltre ad essere un piacere è doveroso esprimere la mia gratitudine per l’onore ricevuto dalla presidente dell’Accademia Espirito-Santense emerita professoressa Ester Abreu Vieira De Oliveira che mi ha insignita del prestigioso Diploma del Titolo di Membro Corrispondente.
È arrivato al mio domicilio in doppio originale insieme al libro della celebrazione della ricorrenza del centenario della fondazione dell’Accademia.
Grande gioia ed emozione essere la destinataria di un “premio” che arriva oltreoceano e per me è particolarmente significativo perché è oltretutto suggello del sentimento che ci unisce dall’una all’altra parte del mondo.

Con l’occasione ringrazio ulteriormente il poeta, giornalista, promotore culturale Carlos Jarquín per aver curato il dialogo.

Además de ser un placer, es mi deber expresar mi agradecimiento por el honor recibido de la presidenta de la Academia Espirito-Santense, profesora emérita Ester Abreu Vieira De Oliveira, quien me otorgó el prestigioso Diploma del Título de Miembro Correspondiente.
Llegó a mi domicilio en un original doble junto con el libro de celebración del centenario de la fundación de la Academia.
Gran alegría y emoción ser destinatario de un “premio” que viene de ultramar y para mí es particularmente significativo porque es también un sello del sentimiento que nos une de una parte del mundo a la otra.

Aprovecho esta oportunidad para agradecer aún más al poeta, periodista y promotor cultural Carlos Jarquín por curar el diálogo.

#Todos #todosseguidores #tutti

Todos #everyonefollowers #tutti

Foto di Elisa Mascia -Italia

Kareem Abdullah -Iraq scrive un’analisi poetica dettagliata alla poesia di Rajashree Mohapatra-India

Foto cortesia di Rajashree Mohapatra-India e di Kareem Abdullah -Iraq

Critica analitica della poesia “SMOKE” di Rajashree Mohapatra – India.

Di Karim Abdullah – Iraq.

La poesia SMOKE di Rajashree Mohapatra approfondisce temi profondi di perdita, potere e l’impatto dell’ambizione sull’esistenza umana. Attraverso un esame lirico del fumo, il poeta evoca una potente metafora multiforme che riflette sull’annientamento dell’innocenza e sugli effetti corrosivi delle forze sociali. Il tono cupo della poesia, unito alle sue vivide immagini, presenta un crudo commento sulla condizione umana e sull’oscurità sempre più invadente del mondo.

Esplorazione tematica: ambizione e potere

La poesia si apre con il verso “Ambizione e potere hanno le loro storie”, introducendo immediatamente le doppie forze di ambizione e potere come temi centrali. Queste forze, secondo Mohapatra, portano narrazioni proprie, distinte e separate dal “vento selvaggio sconosciuto”.  Il paragone con il vento selvaggio allude a qualcosa di incontrollabile e distruttivo, posizionando ambizione e potere come elementi che sono ugualmente dirompenti per l’ordine naturale e morale. Questo sottile contrasto suggerisce che mentre ambizione e potere possono essere celebrati culturalmente, non sono immuni alle loro stesse conseguenze distruttive, riflesse nel caos causato dal fumo che invade il cielo.

Il simbolismo del fumo

Il fumo nella poesia si erge come un simbolo poliedrico. Innanzitutto, è descritto come “invadente il cielo”, implicando una forza travolgente, onnipresente e soffocante. Il fumo funge da metafora per gli effetti pervasivi di ambizione e potere, entrambi i quali oscurano la chiarezza, erodono l’innocenza e offuscano il giudizio. “Spazza via il sorriso dalle vite innocenti”, illustrando l’impatto di queste forze sugli individui più vulnerabili della società. Questa immagine evoca la perdita di purezza e gioia, mostrando come gli innocenti siano spesso vittime nella ricerca di un potere maggiore.

L’immagine successiva del “suono delle risate” che trascina l’innocente al “cimitero” approfondisce ulteriormente la metafora. La giustapposizione di risate e cimiteri crea un netto contrasto tra l’innocenza della gioia umana e la cupa definitività della morte. Mohapatra evoca qui un’immagine inquietante di come la ricerca del potere personale e politico possa sminuire la vita stessa, trasformando l’essenza del vivere in qualcosa di oscuro, inquietante e in definitiva fatale.

Perdita di amore e speranza

Man mano che la poesia procede, l’amore, un tema tradizionalmente associato alla speranza, al calore e alla positività, è ora relegato a un “sogno di mezzogiorno”. La frase suggerisce che l’amore, come un sogno che può essere solo fugace, è ora distante e irraggiungibile, sommerso sotto il peso del tumulto sociale. Questa immagine sottolinea il sentimento di desolazione e disperazione che permea la poesia.

Inoltre, l’immagine delle “strade con la luce della luna” che “rubano l’oscurità della mezzanotte” è un’altra metafora sorprendente. La luce della luna simboleggia tradizionalmente l’illuminazione e la chiarezza, ma in questa poesia sembra essere uno strumento di intrusione, che toglie la copertura protettiva dell’oscurità. Questa inversione dell’ordine naturale contribuisce ulteriormente al tema della poesia di un mondo capovolto da forze fuori controllo. La luce della luna, che dovrebbe portare pace e calma, ora amplifica l’assenza di oscurità, esponendo il mondo alle sue verità crude e inquietanti.

Struttura e linguaggio

La struttura della poesia è semplice, ma la sua brevità e le immagini nitide sono ciò che la rendono d’impatto. La mancanza di elaborazione eccessiva consente a ogni verso di colpire con intensità emotiva. La scelta del linguaggio di Mohapatra è precisa ed evocativa.  L’uso di parole come “invadere”, “spazzato via”, “cimitero” e “dilagante” crea un’atmosfera minacciosa, quasi distopica, rafforzando l’idea che la vita come era una volta, piena di innocenza e gioia, è ora invasa dalle forze tossiche dell’ambizione, del potere e dall’influenza pervasiva del fumo.

Conclusione

In SMOKE, Rajashree Mohapatra offre un ritratto agghiacciante di come l’ambizione e il potere possano distruggere l’essenza stessa dell’umanità, lasciandosi alle spalle un mondo in cui l’innocenza è soffocata, l’amore non è che un’illusione fugace e la speranza è un sogno del passato. Attraverso immagini vivide e simbolismo, la poesia riflette un mondo in subbuglio, evidenziando le conseguenze distruttive di forze sociali incontrollate. L’opera di Mohapatra funge da toccante promemoria della fragilità dell’esistenza umana di fronte a un potere schiacciante e alla tragica perdita che lo accompagna.

FUMO   

L’ambizione e il potere hanno le loro storie

A differenza della storia del vento selvaggio sconosciuto

Il fumo, che invade il cielo

Ha spazzato via il sorriso dalle vite innocenti.

Il suono delle risate

Li trascina al cimitero dove dilagano i pianti per una vita.

L’amore è ora un sogno di mezzogiorno.

Come le strade con la luce della luna

Rubano l’oscurità della mezzanotte.

Rajashree Mohapatra

Bhubaneswar, Odisha, India

Analytical Critique of the Poem “SMOKE” by Rajashree Mohapatra – India .
By Karim Abdullah – Iraq.

Rajashree Mohapatra’s poem SMOKE delves into profound themes of loss, power, and the impact of ambition on human existence. Through a lyrical examination of smoke, the poet evokes a powerful, multifaceted metaphor that reflects on the obliteration of innocence and the corrosive effects of societal forces. The poem’s somber tone, coupled with its vivid imagery, presents a stark commentary on the human condition and the world’s ever-encroaching darkness.

Thematic Exploration: Ambition and Power
The poem opens with the line, “Ambition and power have their own stories”, immediately introducing the dual forces of ambition and power as central themes. These forces, according to Mohapatra, carry narratives of their own, distinct and separate from the “unknown savage wind.” The comparison to the savage wind hints at something uncontrollable and destructive, positioning ambition and power as elements that are equally disruptive to the natural and moral order. This subtle contrast suggests that while ambition and power may be culturally celebrated, they are not immune to their own destructive consequences, reflected in the havoc caused by the smoke that invades the sky.

The Symbolism of Smoke
The smoke in the poem stands as a multifaceted symbol. First, it is described as “invading the sky,” implying an overwhelming force, one that is omnipresent and suffocating. The smoke acts as a metaphor for the pervasive effects of ambition and power—both of which obscure clarity, erode innocence, and cloud judgment. It “wipes away the smile from the innocent lives,” illustrating the impact of these forces on society’s most vulnerable individuals. This visual evokes the loss of purity and joy, showing how the innocent are often casualties in the pursuit of greater power.

The subsequent image of “the sound of laughter” dragging the innocent to “the burial ground” further deepens the metaphor. The juxtaposition of laughter and burial grounds creates a stark contrast between the innocence of human joy and the grim finality of death. Mohapatra here evokes a haunting image of how the pursuit of personal and political power can diminish life itself, transforming the essence of living into something dark, haunted, and ultimately fatal.

Loss of Love and Hope
As the poem progresses, love—a theme traditionally associated with hope, warmth, and positivity—is now relegated to a “midday dream.” The phrase suggests that love, like a dream that can only be fleeting, is now distant and unattainable, submerged under the weight of societal turmoil. This imagery underscores the feeling of desolation and hopelessness that permeates the poem.

Moreover, the imagery of “the streets with the moonlight” that “steal the darkness of midnight” is another striking metaphor. The moonlight traditionally symbolizes enlightenment and clarity, but in this poem, it seems to be an instrument of intrusion, taking away the protective cover of darkness. This inversion of the natural order further contributes to the poem’s theme of a world turned upside down by forces beyond control. The moonlight, which should bring peace and calm, now amplifies the absence of darkness, exposing the world to its raw, unsettling truths.

Structure and Language
The poem’s structure is simple, yet its brevity and sharp imagery are what make it impactful. The lack of excessive elaboration allows each line to hit with emotional intensity. Mohapatra’s choice of language is precise and evocative. The use of words like “invading,” “wiped away,” “burial ground,” and “rampant” creates an ominous, almost dystopian atmosphere, reinforcing the notion that life as it once was, full of innocence and joy, is now overrun by the toxic forces of ambition, power, and the pervasive influence of smoke.

Conclusion
In SMOKE, Rajashree Mohapatra offers a chilling portrayal of how ambition and power can destroy the very essence of humanity, leaving behind a world where innocence is suffocated, love is but a fleeting illusion, and hope is a dream of the past. Through vivid imagery and symbolism, the poem reflects a world in turmoil, highlighting the destructive consequences of unchecked societal forces. Mohapatra’s work serves as a poignant reminder of the fragility of human existence in the face of overwhelming power, and the tragic loss that accompanies it.

SMOKE   

Ambition and power have their own stories
Unlike the story of  the unknown savage wind

The smoke,  invading  the sky 
Has wiped away the  smile from the innocent lives .
The sound of the laughter
Drags them to the burial ground where cries for a life is rampant.

Love is now a midday dream.
As the streets  with the moon light
Steal the darkness of midnight.

Rajashree  Mohapatra
Bhubaneswar, Odisha, India

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Kareem Abdullah scrive l’analisi critica della poesia di Rajashree Mohapatra- India, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Grazie

Poesie di Cristiana Maria Purdescu, pubblicazione di Elisa Mascia

Foto cortesia di Cristiana Maria Purdescu


NEVE CHIARA

Stava nevicando molto,
ti aspetto alla finestra,
stava nevicando molto.  e piangevo.

Fiocchi di neve trasportati dal vento,
alle porte, sotto le porte,
stava nevicando molto…

Finestre insensibili
Nel freddo terribile,
impronte digitali anemiche
ballavano in modo caotico.
Stava nevicando molto…

Su strade scivolose, immagini scorrevoli,
le illusioni, quante mi hanno nutrito,
aspettavo che affondasse.
nell’anima.

Stava nevicando molto…

TEMPESTA DI NEVE

Tempesta di neve,
e ti aspetto,
bufera di neve.  E piangevo.

Fiocchi di neve nel vento
davanti alle porte, sotto le porte,
tempesta di neve…

Finestre smerigliate,
anime congelate,
impronte digitali anemiche
danza caotica,
tempeste di neve…

Strade scivolose, immagini luccicanti,
illusioni pesanti
verso il basso
nella mia anima,

tempeste di neve…

Cristiana Maria Purdescu, La solitudine permessa, Bucarest, 2003; traduzione in francese di Adina Vasilescu-Ivănescu e Vlad Vasilescu, Casa editrice “Cartea Romanianască”, 2003; copertina: Aurel Bulacu


NINGEA VISCOLIT

Ningea viscolit,
Eu te-așteptăm la un geam,
Ningea viscolit. Și plângeam.

Fulgii purtați de vânt, prin vânt,
La uși, pe sub uși,
Ningea viscolit…

Ferestre amorțite
În gerul cumplit,
Amprente anemice
Dansau haotic.
Ningea viscolit…

Pe străzi lunecoase, imagini lunecânde,
Iluziile, câte m-au hrănit,
Așteptam să se scufunde
În suflet.

Ningea viscolit…

TEMPÊTE DE NEIGE

Tempête de neige,
Et je t’ attends,
Tempête de neige. Et je pleurais.

Flocons de neige dans le vent
Devant les portes, sous les portes,
Tempête de neige…

Fenêtres glacées,
Âmes  gelées,
Ampreintes anémiques
Danse chaotique,
Tempêtes de neige…

Rues glissantes, images luisantes,
Illusions pesantes
Descendent
Dans mon âme,

Tempêtes de neige…

Cristiana Maria Purdescu-din volumul ”Singurătatea îngăduită”/Solitude permise”, București;
Traducere în limba franceză de Adina Vasilescu-Ivănescu și Vlad Vasilescu;
Editura “Cartea Românească “, 2003;
Coperta: Aurel Bulacu

Dalla poetessa Taghrid Bou Merhi una poesia dedicata alle donne

Foto cortesia di Taghrid Bou Merhi

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

L’8 marzo di ogni anno, il mondo celebra la Giornata Internazionale della Donna, onorando i successi femminili e il loro ruolo attivo nella costruzione delle società, riaffermando al contempo i loro diritti all’uguaglianza, alla libertà e alla creatività. È un giorno che mette in luce la loro forza, i loro sogni che si librano come ali di luce e la loro resilienza che non conosce sconfitta. In questa giornata, le voci che invocano giustizia si rinnovano e germogliano i boccioli della speranza per un futuro più luminoso, in cui le donne sono un pilastro essenziale di ogni progresso e successo.




FIGLIA DELLA LUCE

Sono figlia della luce, mai spenta,
pianto l’alba con le mie mani,
bevo la speranza dalla nebbia nascente,
e intreccio i miei sogni in fili dorati.

Sono il fiume, selvaggio e libero,
porto visioni sulla mia marea,
incido i miei canti nella brezza,
e lascio la mia forza silenziosa dimorare.

Sono il fiore, fiero e splendente,
sboccio contro i venti della paura,
sussurro i miei segreti alle onde,
e dipingo il cielo con ciò che è limpido.

Sono la roccia, saldo rimango,
rompo le catene delle vecchie credenze,
scrivo la mia storia sulla terra,
e risplendo come stelle oltre il dolore.

©® TAGHRID BOU MERHI – LIBANO – BRASILE



ALLE DONNE DELLA LUCE

Ecco l’alba, che intreccia la sua luce nelle trecce dell’erba,
mandando alla terra una canzone di passi materni.
Donne emerse dal grembo del vento,
portando negli occhi del tempo il filo degli inizi,
e nei palmi, lanterne di sogni
e nomi di città ancora da nascere.

Camminano,
accendono poesie dal dolore del silenzio,
e dal linguaggio del fuoco i colori dei campi.
Le loro ombre non si inchinano alla lama della paura,
né le loro mani si spezzano nella stretta della notte,
né l’erba cade sotto i loro passi,
perché sono i semi che ancora sfidano l’infinito.

Scrivono con le lacrime la mappa della terra,
scavano nella roccia del tempo il segreto dell’infanzia,
eppure i focolari divorano i loro nomi,
e i muri rubano le loro voci.
Allora gridano:
“Noi siamo il canto mai cantato,
noi siamo la vita che ancora si risveglia!”

© TAGHRID BOU MERHI – LIBANO – BRASILE

Che ogni anno le donne rimangano una luce inestinguibile!

TAGHRID BOU MERHI (Foz do Iguaçu – Paraná – Brasile)

Email: taghrid240@gmail.com

Taghrid Bou Merhi è una poetessa, scrittrice, giornalista, editrice, saggista e traduttrice libanese-brasiliana, fluente in più lingue. Laureata in giurisprudenza, insegna arabo ai non madrelingua e svolge il ruolo di formatrice per lo sviluppo presso la Sawa Development Association. Dirige la traduzione per 12 riviste arabe, Translators Without Borders (portoghese e italiano), Azahar Poetic in Spagna e Reverence Cultural Poetry.

È Presidente di CIESART in Libano, consulente per Sham Land Books e l’Unione Mondiale degli Intellettuali Arabi, rappresentante del Brasile in Creative (Germania) e consulente globale di poesia per CCTV (Cina). Nel 2024, è stata inserita tra le 50 Donne Asiatiche più Influenti nella Letteratura Moderna e tra i Top 20 Giornalisti Globali da Legacy Crown.

Vincitrice dei premi Nizar Sartawi, Naji Naaman e Zheng Xin, le sue opere, studiate da critici, sono state tradotte in 48 lingue. Ha pubblicato 23 libri, tradotto 42, scritto 125 articoli, presentato 44 libri e contribuito a oltre 210 antologie nazionali e internazionali.

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Taghrid Bou Merhi e una sua poesia dedicata alla giornata della donna, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Ester Abreu Vieira De Oliveira presidente dell’accademia Espirito-Santense, poesia ” Anamnesi”

Foto cortesia di Ester Abreu Vieira De Oliveira

ANAMNESI
custode
     di tesori
           immaginari.

Il passato
       e le immagini
             si fronteggiano
quando l’attrattiva estetica
  sorge
dai fondi imperscrutabili.

Quella successione inesorabile di cose
porta
    pace nella precisione 
                        cercata invano.

Evanescente.
Attrito costante.

Il tempo distrugge la malinconia.

La memoria chiama il testo.

Si cerca il piacere
           nell’ esattezza
                naturalmente imprecisa.

Ester Abreu Vieira de Oliveira



ANAMNESIS
guardián
    de tesoros
          imaginarios .

El pasado
      y las imágenes
            se enfrentan
cuando la apelación estética
surge
de los fondos inescrutables.

Esa inexorable sucesión de las cosas
trae
   la paz en la exactitud 
                       buscada en vano.

Evanescente.
Rozamiento constante.

El tiempo destruye la melancolía.

La memoria llama al texto.

Se busca el placer
          en la exactitud
               naturalmente inexacta.

Ester Abreu Vieira de Oliveira

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Il poeta nicaraguense Fernando José Martinez condivide biografia e poesie, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Fernando José Martinez – Nicaragua


Poesie e biografia del poeta nicaraguense Fernando José Martínez



Mi manchi

Mi manchi come una canzone manca a un ballerino

che non sa più girare al ritmo,

Ogni nota mi ricorda la tua assenza

e la melodia fluttua nell’aria

senza motivo, senza corpo

senza la bussola che un tempo ci univa;

Mi manchi con ogni accordo che risuona

come se la musica medesima stesse piangendo per te.






Destinazione

Oggi ho voluto fermarmi davanti al volto incerto del destino,

colui che non ascolta né obbedisce,

e nell’attesa di risposte che non arrivano mai,

mi sono diretto verso il mio rifugio, il bar Jarro Café.

Lì, tra il mormorio dei tavoli e i canti che trasportano  storie,

ho trovato il peso di ciò che ho vissuto,

ciò che ha già un nome,

ma batte ancora nel petto come se fosse nuovo.


Ho acceso una sigaretta, non per abitudine, ma per patto:

Un saluto alla vita, quella che mi è sempre sfuggita,

come se la mia ambizione di addomesticarla la spaventasse.

Chiacchierare con un amico ha reso l’attesa più facile,

finché l’orologio non ha suonato il suo verdetto: mezzanotte.

Il cameriere stellato, con la cortesia di chi sa che è la fine

Indicò la porta,

E io, senza una direzione precisa, salii su un taxi,

affidando alla memoria il compito di trovare la mia casa.


Per dovere ho nominato il mio vecchio indirizzo,

e arrivando davanti a quella vecchia casa,

L’ho riconosciuto, non per nostalgia, ma per caso;

Esitai, non osando abbastanza bussare alla sua porta,

e ho continuato la mia marcia irregolare

come se il destino ridesse dietro i miei passi.


Un altro taxi, un altro indirizzo, questa volta quello giusto;

e in quel viaggio assurdo, ho offerto il mio tempo al destino,

colui che non si inchina mai,

che detta la sua legge senza riguardo ai miei desideri.


La codardia non bussava alla porta della mia vecchia casa,

ma il tempo, giudice immutabile,

ho assistito ai momenti in cui i miei occhi erano ancorati a un punto fisso,

cercando nel vuoto risposte che non avrei mai voluto dire.


Oggi sono ancora lo stesso,

con medie eccezionali che non mi calmano la fame,

perché il destino, altezzoso e sordo,

si fa beffe dei miei tentativi di addomesticarlo.


E così, tra taxi vaganti e ricordi disparati,

ho scoperto che non è il destino a governare,

ma il vuoto lasciato dal non contestarlo.


Forse sono solo un viaggiatore nel tuo labirinto,

ma se so una cosa, è che alla fine del viaggio

rimane solo la linea di ciò che ho osato affrontare.





Devo lasciarti andare


E il cielo era coperto di fredde pietre.

come se l’universo piangesse in silenzio,

un orizzonte immenso e senza meta,

dove la mia anima, naufraga, grida il tuo nome.


Vorrei liberarmi della mia memoria come un albero in inverno,

per strappare il peso della tua assenza,

grida ai miei pensieri di dimenticarti,

ma il mio cuore si aggrappa all’immagine della tua ombra.

L’oblio mi perseguita con il suo mantello oscuro,

Ed io, codardo, non voglio abbracciarlo.


La tua immagine svanisce, trasparente come l’aria,

un film rotto che cerco di costruire;

Cerco di pensare a cosa mi riserva il futuro,

Ma senza di te tutto diventa vuoto,

una terra arida dove i sogni si spezzano prima di germogliare.


Devo essere forte e lasciar andare quella catena,

chiudiamo il libro di questa storia che non è mai stata nostra.

Non pensi a me, non sogni di me, non mi ami,

ed io, sfinito, mi perdo in una devozione inutile.

È tempo di porre fine a tutto questo,

per iniziare una nuova trama nella solitudine del mio petto.


Imparerò ad amare me stesso con ciò che mi resta,

di perdonarmi per ciò che ho dato senza misura;

Lascerò che il tempo guarisca,

Che il vento accarezzi le rovine di questo amore,

e anche se il cielo è di nuovo coperto di pietre,

Camminerò sotto il suo peso finché non troverò me stesso.


Perché amarti è stato meraviglioso,

ma lasciarti sarà una disgrazia;

Ti ho lasciata andare, non per dimenticanza o per odio,

ma poiché ora devo tornare in me stesso,

e nello specchio della mia solitudine,

vedrò un uomo che ha imparato a guarire.



Informazioni sull’autore:


Fernando José Martínez Rojas, nato il 24 aprile 2000 a Morrito, Río San Juan, Nicaragua, è un giovane insegnante e scrittore appassionato.  A 24 anni eccelle nella poesia e nella declamazione, vincendo importanti premi in questi campi.  Nel 2024 ha raccolto le opere Il portale dei sogni, Un dettaglio che non ho mai detto e Intrappolato nell’oscurità, progetti letterari creati in collaborazione con i suoi studenti nell’ambito del suo lavoro didattico.  Riconosciuto per la sua proattività, Fernando è una persona devota ai suoi valori di onestà, rispetto e dedizione.  La sua capacità di ispirare e motivare i giovani è una testimonianza del suo amore per l’insegnamento e della sua convinzione nel potere della scrittura di trasformare le vite.  Autore del libro “Un appuntamento d’amore al Café El Jarro”, questo libro è composto da due fasi che approfondiscono la parola universale Amore e la sua contraddizione con un prologo di Jader González.



Contatto: fernandojosemartinezrojas32@gmail.com


Poemas y biografía del poeta nicaragüense Fernando José Martínez





Te extraño

Te extraño como la canción extraña una bailarina
que ya no sabe cómo girar al ritmo,
cada nota me recuerda a tu ausencia
y la melodía se queda flotando en el aire
sin rumbo, sin cuerpo
sin el compás que una vez nos unió;
te extraño con cada acorde que resuena
como si la música misma llorara por ti.





Destino

Hoy quise detenerme frente al rostro incierto del destino,
ese que no escucha ni obedece,
y mientras aguardaba respuestas que nunca llegan,
caminé hacia mi refugio, el bar Jarro Café.

Allí, entre el murmullo de las mesas y las canciones que cargan
historias,
encontré el peso de lo vivido,
aquello que ya tiene nombre,
pero que aún late en el pecho como si fuese nuevo.

Encendí un cigarrillo, no por costumbre, sino por pacto:
un saludo a la vida, esa que siempre me ha rehuido,
como si le espantara mi ambición de domarla.
Charlar con un amigo hizo más leve la espera,
hasta que el reloj marcó su veredicto: medianoche.
El mesero estrella, con la cortesía de quien sabe que es el final
señaló la puerta,
y yo, sin rumbo claro, abordé un taxi,
ofreciendo a la memoria la tarea de encontrar mi casa.

Por compromiso nombré mi antigua dirección,
y al llegar frente a aquel hogar viejo,
lo reconocí, no por nostalgia, sino por azar;
titubeé, sin valor de tocar su puerta,
y continué mi marcha errática
como si el destino riera detrás de mis pasos.

Otro taxi, otra dirección, esta vez la correcta;
y en ese viaje absurdo, le ofrecí mi tiempo al destino,
ese que nunca se inclina,
que dicta su ley sin reparar en mis deseos.

Cobardía fue no tocar la puerta de mi viejo hogar,
pero el tiempo, ese juez inmutable,
atestiguó las veces que mis ojos se anclaron en un punto fijo,
buscando en el vacío respuestas que nunca quise pronunciar.

Hoy sigo siendo el mismo,
con promedios sobresalientes que no calman mi hambre,
porque el destino, altivo y sordo,
se burla de mis intentos por domarlo.

Y así, entre taxis errantes y recuerdos dispares,
descubrí que no es el destino quien manda,
sino el vacío que dejo al no desafiarlo.

Quizá no soy más que un viajero en su laberinto,
pero si algo sé, es que al final del trayecto
solo queda la línea de lo que me atreví a enfrentar.




Debo soltarte

Y el cielo se cubrió de piedras frías.
como si el universo llorara en silencio,
un horizonte inmenso y sin rumbo,
donde mi alma, naufragada, grita tu nombre.

Quisiera deshojar mi memoria como un árbol en invierno,
arrancar de raíz el peso de tu ausencia,
gritarle a mi pensamiento que te olvide,
pero mi corazón se aferra a la imagen de tu sombra.
El olvido me acecha con su manto sombrío,
y yo, cobarde, no quiero abrazarlo.

Tu imagen se desvanece, transparente como el aire,
una película rota que intento construir;
intento pensar en lo que el futuro guarda para mí,
pero, sin ti, todo se vuelve vacío,
una tierra yerma donde los sueños se quiebran antes de germinar.

Debo ser fuerte y soltar esa cadena,
cerrar el libro de esta historia que nunca fue nuestra.
Tú no me piensas, no me sueñas, no me amas,
y yo, desgastado, me pierdo en la devoción inútil.
Es hora de poner un punto final,
de empezar una nueva trama en la soledad de mi pecho.

Voy a aprender a amarme con lo que queda,
a perdonarme por lo que di sin medida;
dejaré que el tiempo cure,
que el viento acaricie las ruinas de este amor,
y aunque el cielo vuelva a cubrirse de piedras,
caminaré bajo su peso hasta encontrarme.

Porque amarte fue maravilla,
pero dejarte será una desdicha;
te dejo ir, no por olvido ni por odio,
sino porque, ahora, debo volver a mí,
y en el espejo de mi soledad,
veré un hombre que aprendió a sanar.


Sobre el autor:

Fernando José Martínez Rojas, nacido el 24 de abril de 2000 en Morrito, Río San Juan, Nicaragua, es un joven docente y apasionado escritor. A los 24 años, ha destacado en la poesía y la declamación, logrando importantes premios en estos campos. En 2024, compiló las obras El portal de los sueños, Un detalle que nunca dije y Atrapados en la penumbra, proyectos literarios creados en colaboración con sus estudiantes como parte de su labor educativa. Reconocido por su proactividad, Fernando es una persona comprometida con sus valores de honestidad, respeto y dedicación. Su capacidad para inspirar y motivar a los jóvenes es un testimonio de su amor por la enseñanza y su creencia en el poder de la escritura para transformar vidas. Autor del libro “Una cita de amor en El Jarro Café”, este libro compuesto por dos fases que se sumergen a la palabra universal Amor y su contradicción con prólogo de Jader González.


Contacto: fernandojosemartinezrojas32@gmail.com

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Jahongir Nomozov Mirzo condivide un racconto di vita dai molteplici messaggi da recepire, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Jahongir Nomozov Mirzo Azerbaijan


LA GEOGRAFIA DEL CUORE

C’era una volta, in una terra lontana, un giovane di nome Mehmet che non riusciva mai a comprendere appieno le emozioni dentro di lui. Il suo cuore era come un clima in continuo cambiamento, a volte calmo, a volte tempestoso. Non riusciva mai a capire da dove provenissero questi sentimenti o perché cambiassero. Ogni volta che trovava la pace, questa svaniva all’improvviso e ogni volta che sentiva calore, si trasformava in fuoco ardente. Nel suo cuore c’era una specie di geografia sconosciuta: una direzione era incerta e un’altra era inaspettatamente buia.
Un giorno, decise di avventurarsi nel profondo della foresta fuori dal suo villaggio. Credeva che solo la natura potesse aiutarlo a trovare la pace. Mentre camminava lentamente, percepì la vastità della foresta con un solo sguardo. Gli alberi sembravano volergli dire qualcosa. A ogni passo, mentre camminava tra gli alberi, le voci dentro di lui diventavano più profonde.
Dopo un po’, raggiunse il bordo di un ruscello. L’acqua scorreva limpida e calma. Mehmet si sedette vicino a un albero e chiuse gli occhi.  In quel momento, sentì la tempesta dentro di sé. Il suo cuore era di nuovo nel caos. Ma questa volta, c’era qualcos’altro. Un profondo senso di pace. L’acqua sembrava riflettere non solo il mondo esterno, ma anche il suo mondo interiore. Rimase seduto lì per un po’, guardando l’acqua, e pensò:
“Il cuore è una geografia. Quando una persona non conosce il suo clima, o brucia o si congela.”
Queste parole affondarono nella sua anima come un segreto. Si rese conto che senza comprendere il clima del suo cuore e fare pace con esso, non avrebbe mai potuto trovare la vera tranquillità. Non importa quanto una persona cerchi la pace nel mondo esterno, finché non cambia il clima interiore, nulla sarà permanente. Se il mare interiore non è calmo, nessun oceano può portare la pace. Se le montagne interiori sono scure, nessun sole può fornire calore.
Mehmet aprì gli occhi e guardò il cielo. In quel momento, un uccello volò sopra di lui.  Lo seguì con gli occhi e, appena prima che l’uccello scomparisse, un’altra voce dentro di lui disse:
“Ogni cosa ha il suo percorso, figlio mio. Imparerai anche questo. Quando scoprirai la geografia dentro di te, il mondo esterno darà un senso alla tua vita.”
Mehmet rimase seduto lì ancora per un po’. Le tempeste che un tempo sentiva dentro di sé erano ora sostituite dalla pace. Quando scoprì il clima interiore, capì che tutto nel mondo esterno aveva un senso. Ogni pensiero, ogni sentimento, anche se può passare come il vento, diventa paziente e pacifico quando una persona impara a rimanere in equilibrio interiore.
Alla fine, accettando tutte le incertezze dentro di sé, lasciò la foresta. Conoscere il clima del suo cuore gli aveva concesso una grande saggezza. Ora, la pioggia che cadeva fuori illuminava ancora di più le tempeste oscure dentro di lui. C’era pace nel suo cuore, perché quella pace non era venuta dal mondo esterno, ma dalla scoperta della geografia dentro di sé.
E un giorno, Mehmet capì veramente: conoscere il clima del tuo cuore è come comprendere il mondo. Tutto ciò che serve è pazienza e pace interiore per continuare il viaggio.

Jakhongir NOMOZOV,
Membro del
Unione dei giornalisti dell’Azerbaigian.

THE GEOGRAPHY OF THE HEART

Once upon a time, in a distant land, there was a young man named Mehmet who could never quite understand the emotions within him. His heart was like a constantly changing climate—sometimes calm, sometimes stormy. He could never figure out where these feelings came from or why they changed. Whenever he found peace, it would suddenly fade, and whenever he felt warmth, it would turn into burning fire. In his heart, there was a kind of unknown geography—one direction was uncertain, and another was unexpectedly dark.
One day, he decided to venture deep into the forest outside his village. He believed that only nature could help him find peace. As he walked slowly, he felt the vastness of the forest with just a glance. The trees seemed to want to tell him something. With each step, as he walked through the trees, the voices within him grew deeper.
After a while, he reached the edge of a stream. The water flowed clearly and calmly. Mehmet sat by a tree and closed his eyes. At that moment, he felt the storm inside him. His heart was in chaos again. But this time, there was something else. A deep sense of peace. The water seemed to reflect not just the outside world but also his inner world. He sat there for a while, looking at the water, and thought:
“The heart is a geography. When a person doesn’t know its climate, they either burn or freeze.”
These words sank into his soul like a secret. He realized that without understanding the climate of his heart and making peace with it, he could never find true tranquility. No matter how much a person searches for peace in the outer world, as long as they don’t change the climate within, nothing will be permanent. If the sea inside is not calm, no ocean can bring peace. If the mountains inside are dark, no sun can provide warmth.
Mehmet opened his eyes and looked up at the sky. At that moment, a bird flew over him. He followed it with his eyes, and just before the bird disappeared, another voice within him said:
“Everything has its own path, my child. You will learn this too. When you discover the geography inside yourself, the outside world will give meaning to your life.”
Mehmet sat there for a while longer. The storms he once felt inside his heart were now replaced with peace. When he discovered the climate within, he realized that everything in the outer world had meaning. Every thought, every feeling, though it may pass like the wind, becomes patient and peaceful when a person learns to stay balanced within.
Finally, accepting all the uncertainties within himself, he left the forest. Knowing the climate of his heart had granted him great wisdom. Now, the rain falling outside illuminated the dark storms inside him even more. There was peace in his heart, because that peace had not come from the outside world but from discovering the geography within himself.
And one day, Mehmet truly understood: Knowing the climate of your heart is like understanding the world. All it takes is patience and inner peace to continue the journey.

Jakhongir NOMOZOV,
Member of the
Jurnalists’ Union of Azerbaijan.

Kareem Abdullah, critico letterario famoso nel mondo, ha scritto l’analisi letteraria della poesia: ” Ritratto di una donna” di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq e di Elisa Mascia -Italia

Analisi Critica e Interpretativa della Poesia della Poetessa Elisa Mascia – Italia.
“Ritratto di una donna”
Di Karim Abdullah – Iraq.

La poesia “Ritratto di una donna” di Elisa Mascia presenta un ritratto intimo e profondo dell’essenza femminile, tracciando la sua trasformazione e il suo potere intrinseco di rinnovamento e amore. Attraverso un linguaggio delicato ma ricco di immagini forti, la poetessa riesce a catturare la complessità emotiva e spirituale della donna, utilizzando metafore potenti e una musicalità che accentuano la bellezza dei suoi versi.

1-L’Inizio del Viaggio Interiore: “Nasce un dipinto”
La poesia si apre con l’immagine di una donna che, nel silenzio e nella riflessione, dà vita a un “dipinto”. L’idea di “nascere” un dipinto suggerisce una creazione non solo estetica, ma anche emotiva e spirituale. La donna, nel suo spazio di solitudine, diventa arte, come se la sua esistenza fosse un’opera in continuo divenire. Qui, la poetessa ci invita a vedere la donna come un’entità in perenne evoluzione, un processo che si auto-rivela attraverso il silenzio e la riflessione.

2-Il Dialogo Interiore: “Mente e anima iniziano a dialogare”
Mascia presenta una donna che, sola con se stessa, inizia un dialogo interiore tra mente e anima. Questo passaggio ci parla della profondità della psiche femminile, che riflette su sé stessa e sul mondo circostante. La connessione che nasce tra la mente e l’anima non è solo un atto intellettuale, ma un atto di ascolto profondo, quasi mistico, che racconta i “segreti del saper amare”. L’amore qui non è solo un sentimento, ma un’arte che si impara attraverso l’esperienza e la consapevolezza, un segreto che solo la donna sa custodire e rivelare.

3-L’Amore come Emotività e Saggezza: “In cuore ha racchiuso grande emozione”
Nella seconda strofa, l’autrice introduce un’altra dimensione della donna: quella della saggezza e dell’emotività che si fondono nel suo cuore. La donna non solo sente, ma sa donare, suggerendo che l’amore femminile è un atto consapevole e volontario, che scaturisce dalla conoscenza profonda di sé e del mondo. L’immagine della “magica effusione” dell’universo simboleggia l’infinito potenziale della donna, che è in sintonia con il cosmo e con la sua capacità di cambiare e trasformarsi in modo naturale.

4- La Trasformazione: “Catartica si trasforma come farfalla”
Il passaggio dalla sofferenza alla rinascita è un tema classico che la poetessa esplora con maestria. La donna si trasforma in una “farfalla”, un simbolo universale di metamorfosi. La farfalla rappresenta non solo la leggerezza e la bellezza, ma anche il cambiamento profondo, quasi catartico. L’immagine del cambiamento “naturale” della donna è particolarmente potente, suggerendo che il processo di trasformazione è parte del suo essere, radicato nel suo essere femminile.

5- Un’Essenza Multicolore: “È multicolore affascinante incanta”
In questo verso, la poetessa accentua la diversità e la complessità dell’animo femminile. La donna è “multicolore”, un concetto che fa riferimento alla sua ricchezza interiore, alla sua capacità di incarnare più sfaccettature della vita. La sua essenza affascina e incanta chi la osserva, poiché la sua varietà è una forma di bellezza che trasforma ogni aspetto della sua vita in qualcosa di straordinario.

6- Il Contrasto tra Profondità e Superficialità: “Spesso più affonda e più viene a galla”
La poetessa suggerisce una contraddizione che è al cuore della condizione femminile: più la donna affronta le difficoltà e le sfide della vita, più riesce a risorgere, emergendo più forte e più luminosa. Questo può essere visto come un commento sulla resilienza femminile, sulla capacità di affrontare le avversità e continuare a brillare, nonostante tutto.

7- La Luce e il Ruolo della Donna nelle Sue Differenti Età: “Lei che col suo dire di luce ammanta”
L’ultima parte della poesia celebra la luce che la donna emana, sia nei momenti di dolcezza che di forza. La donna è “bambina, mamma, nonna o dolce sposa”, ricoprendo ruoli che variano ma che tutte esprimono un aspetto della stessa essenza di luce e amore. La luce qui simboleggia la guida, la speranza e la bellezza che la donna porta nel mondo, in ogni fase della sua vita.

Conclusioni
La poesia di Elisa Mascia, “Ritratto di una donna”, è un inno alla forza trasformativa e alla bellezza della donna. Attraverso immagini poetiche potenti e una narrazione ricca di significato, l’autrice dipinge una donna che, attraverso il silenzio e la riflessione, riesce a manifestare il suo potenziale infinito. La poesia celebra l’essenza della femminilità come un viaggio continuo di cambiamento, trasformazione e, soprattutto, di amore. Con una scrittura che mescola delicatezza e forza, Mascia ci invita a vedere la donna come una figura complessa, capace di meraviglia e bellezza in ogni sua forma.

Ritratto di una donna


Nasce un dipinto
Quando donna nel silenzio in riflessione
sola, mente e anima iniziano a dialogare
in ascolto per piacevole connessione
raccontano i segreti del saper amare.

In cuore ha racchiuso grande emozione
con sapienza e solo lei sa donare
è dell’universo in magica effusione
naturale è il suo fantastico cambiare.

Catartica si trasforma come farfalla
è multicolore affascinante incanta
quadro magico in cornice preziosa

spesso più affonda e più viene a galla
lei che col suo dire di luce ammanta,
bambina, mamma, nonna o dolce sposa.

Elisa Mascia 8-3-2025

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Il prof. Kareem Abdullah- Iraq, poeta e critico letterario scrive un’analisi letteraria alla poesia ” Ritratto di una donna” di Elisa Mascia -Italia

Kareem Abdullah critico letterario scrive un’analisi poetica dettagliata alla poesia “Ironia del fato” di Cinzia Rota

Foto cortesia di Cinzia Rota -Italia e Kareem Abdullah – Iraq

“L’Inganno del Destino: Resilienza tra Sogno e Realtà”
Lettura critica stilistica della poesia: “IRONIA DEL FATO” – della poetessa Cinzia Rota
Di: Karim Abdullah – Iraq

La poesia “Ironia del Fato” di Cinzia Rota è una riflessione profonda sull’incertezza, la resilienza e l’inevitabilità degli eventi che sfuggono al nostro controllo. La poetessa gioca con il contrasto tra l’ordine delle nostre aspettative e il caos che la vita ci riserva, utilizzando un linguaggio ricco di immagini e simbolismi per trasmettere il suo messaggio.

1- Il tema dell’attesa e dell’incertezza
Il tema centrale della poesia è l’attesa, che viene descritta come una condizione che non solo riguarda il tempo, ma anche le emozioni e le scelte. La poetessa scrive: “Si resta in attesa, come se il tempo potesse fermarsi”, suggerendo che l’attesa congela la realtà e ci pone in uno stato di sospensione, come se il tempo stesso fosse sotto il nostro controllo. Tuttavia, questa illusione di controllo viene immediatamente smentita dalla “beffarda” irruzione dell’imprevisto, simbolizzato dall’“amico imprevisto” che ride mentre “spezza la trama alle nostre spalle”. L’ironia qui è chiara: nonostante i nostri sforzi per pianificare ogni dettaglio, la vita ci sorprende con eventi che non possiamo prevedere.

2- Il contrasto tra volontà e destino
L’idea della volontà umana viene messa in discussione, come evidenziato nel verso: “Inutile programmare, solo le azioni sigillano la volontà”. Le azioni, infatti, sono ciò che definisce veramente il nostro cammino, ma anche esse possono essere ostacolate dal destino, rappresentato come una forza invisibile e inesorabile. L’affermazione che “nell’amor non conosciamo rabbia” suggerisce che anche nelle situazioni più difficili, l’amore, nella sua forma più pura, agisce come una forza che mitiga il dolore e le emozioni negative.

3- Il dolore come trasformazione
Il dolore, tema ricorrente, non è mai presentato come una fine, ma come un processo di trasformazione. “Rispondiamo alle scuse con un sorriso, dentro un dispiacere muto che devasta l’anima” esplora la dolorosa contraddizione tra il nostro comportamento esteriore e il tumulto interiore. Questo contrasto fra esterno e interno è raffigurato come un’onda che devasta l’anima, una metafora potente per il conflitto tra le nostre emozioni represse e l’apparente calma che cerchiamo di mantenere.

4- Il tempo e la riflessione
Il tempo diventa un tema centrale, non solo come entità che scorre, ma anche come spazio di riflessione. “L’attesa scioglie il tempo che si distende / sullo spazio infinito delle riflessioni” suggerisce che, durante l’attesa, il tempo perde la sua rigidità e diventa un veicolo di introspezione, un momento di analisi che ci permette di navigare tra desideri e realtà. Tuttavia, la speranza, che inizialmente si presenta come una luce guida, lentamente “si annulla” per adattarsi a una nuova forma di consapevolezza, simbolizzata dai “sogni di tulle”. Il tulle, materiale delicato e trasparente, simboleggia l’effimero, la fragilità dei sogni che, purtroppo, si dissolvono con il passare del tempo.

5- Resilienza e accettazione
Il concetto di resilienza emerge come una risposta alla realtà che ci sfugge. “La pazienza si trasforma in consapevolezza / nell’equilibrio tra il desiderio e la realtà”. La pazienza non è più una semplice attesa passiva, ma un processo attivo di consapevolezza, che ci permette di vedere oltre il dolore. La resilienza non significa solo accettare il destino, ma essere in grado di abbracciarlo senza perdere la propria essenza.

6- L’ironia del fato e la luce nascente
L’ironia del fato è il cuore pulsante della poesia: l’idea che, nonostante i nostri sforzi e le nostre scelte, il destino sia sempre imprevedibile. La luce nascente, che l’autrice abbraccia come “difesa”, rappresenta la forza interiore che ci permette di affrontare le sfide della vita. La luce è anche un simbolo di speranza, di una passione invulnerabile che, pur nell’incertezza, continua a brillare, proteggendoci dalle sorprese del destino.

Conclusioni stilistiche
Dal punto di vista stilistico, Cinzia Rota utilizza un linguaggio ricco di metafore e immagini evocative che danno profondità al tema della resilienza e dell’imprevedibilità della vita. La poetessa gioca con il contrasto tra luce e oscurità, tra desiderio e realtà, creando una tensione che attraversa tutta la composizione. La struttura della poesia è fluida, con versi che si snodano senza un rigido schema metrico, riflettendo l’incertezza e la fluidità del tema trattato.

In sintesi, “Ironia del Fato” è una riflessione sulla condizione umana, sulla difficoltà di prevedere e controllare il futuro, e sulla forza interiore necessaria per accettare le sfide della vita. La poesia ci invita a riconoscere e abbracciare l’imprevedibile con resilienza, senza perdere mai la capacità di sperare e di amare, anche di fronte all’incertezza.

IRONIA DEL FATO

Si resta in attesa,
come se il tempo potesse fermarsi,
ogni dettaglio programmato, un attimo scolpito,
quando beffardo l’amico imprevisto ride
mentre spezza la trama alle nostre spalle…

Inutile programmare,
solo le azioni sigillano la volontà
confermano le nostre scelte,
ché nell’amor non conosciamo rabbia.

Rispondiamo alle scuse con un sorriso,
dentro un dispiacere muto che devasta
l’anima, come l’onda in piena tempesta.

L’attesa scioglie il tempo che si distende
sullo spazio infinito delle riflessioni,
mentre la speranza piano piano s’annulla
adattandosi alle carezze di sogni di tulle…

Così scivolano, dolci sentimenti educati
la pazienza si trasforma in consapevolezza
nell’equilibrio tra il desiderio e la realtà,
nella capacità di vedere, oltre il dolore…

Ironia del fato, resilienza, accettazione…

Abbracciamo la luce nascente, per difesa,
nell’attesa di vedere l’essenza:
quella passion inattaccabile,
nonostante l’imprevedibile.

©️ ️ Cinzia Rota 2025 Copyright –
Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941


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Per la giornata della donna Alicia Susana López scrive una dedica alla sua carissima amica Luisa Camere Quiroz, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Alicia Susana López- Argentina e Luisa Camere Quiroz -Perú

Buona festa della donna!
Luisa Camere

Il più grande miracolo del mondo.
Og Mandino

Donna…

La tua voce è il sussurro del vento.
È il suono del silenzio.
Tu sei creatore di vita.
Energia vitale, forza attiva dell’onnipotente.

Tu sei un atomo di vita, una cellula, un nucleo e un nucleolo.
Scrigno sacro. 
Creazione sublime d’ agosto.
Anima mellificata.

Sinfonia femminile, adagio, concerto divino.
Amore sacro di Dio.
Aroma inebriante di luna e sole.

Donna…
Opera d’arte, poesia abbagliante.
Canzone celestiale.
Spirito di Cristo.
Essenza sublime.

Per te, donna…
Le muse di Zeus danzano gelose.
Polimnia, Talia, Melpomene.

E tu, nobile donna.
Al suono di una musica celestiale
ci uniamo alla danza rituale
a tutte le donne del mondo.
Quelle che gridano amore, giustizia, uguaglianza, pace e libertà.

Perché tu, Donna
sei la prescelta.
Degna figlia del Re dei Re.
Luisa Camere…
Sei il più grande miracolo del mondo.

Alicia Susana López Argentina.
Traduzione poetica in italiano a cura di Elisa Mascia -Italia

FELIZ DIA DE LA MUJER.
LUISA CAMERE.

El milagro más grande del mundo.
Og Mandino.

Mujer…

Tu voz es susurro del viento.
Es sonido del silencio.
Eres hacedora de vida.
Energía vital, fuerza activa del todo poderoso.

Eres átomo de vida, célula, núcleo y nucleolo.
Cofre sagrado. Augusta y excelsa creación.
Alma melificada.

Mujer sinfonía, adagio, divino concierto.
Amor sacrosanto de Dios.
Aroma embriagante de luna y de sol.

Mujer…
Obra de arte, poema deslumbrante.
Cántico celestial.
Espíritu Cristico.
Sublime esencia.

Por tí Mujer…
Danzan celosas las musas de Zeus.
Polimnia, Talia, Melpomene.

Y tú noble Mujer.
Al son de la música celestial.
Te unes en danza ritual.
A todas las mujeres del mundo.
Las que claman por amor,
Justicia, igualdad, Paz y Libertad.

Porque tú Mujer.
Eres la elegida.
Digna hija del Rey de Reyes.
Luisa Camere…
Eres el milagro más grande del mundo.

Alicia Susana López Argentina.

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