” La sua timida lussuria mi porta via “, poesia del poeta, prof, Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

La sua timida lussuria mi porta via

L’inferno dell’assenza mi avvolge in una frusta insopportabile che suscita dubbi.
Il sentimento della mia rassegnazione mi deride come un esercito di ansia che invade gli incroci delle gioie nelle vetrine del mattino.
Le conservo rinfrescate, rivelando i tormenti.
I suoi agguati concedono al corpo la vecchiaia che estingue i suoi fiori rimanenti
Conta  la partenza della gloria degli appuntamenti luminosi
L’intimità chiude gli occhi, le sue fiorenti oasi  del tramonto si Illuminano sotto un sole che fluttua bagnati oltre una fame improvvisa trascendendo la tragedia della patria
che si è levata aprendo le braccia,
facendo impallidire la miseria del passato
Le sue lontane chiamate ospitavano compassionevolmente il sogno preoccupato,
affascinante (fazzoletti)* Al- Mansheya,
la sua estasi era smorzata da un vulcano rumoroso amplificato da contrazioni tremanti
Bramando il suicidio davanti alla bottiglia, nuda, in attesa di pioggia, urlando alla sua terra (canti a bocca morbida e dolce)*
Il tremore rassicurante penetrava la sua ossessione per lo  stupore profondo sulle rive di Yoususus, sussurrando il flusso delle acque
paralizzato profondamente, estinguendo il luminoso deserto nella notte oscura, lei trema, arrendendosi nel cerchio delle  beatitudini, esplorando una voce che nasconde segreti, fluendo gioiosa, rimuove dai suoi flussi profondi le ceneri che erano prodotte dalle orecchie del desiderio che ondeggiavano nella tristezza, piena di timidezza nella stagione della fragranza,
diventò rossa, singhiozzando vittoriosamente, le sue vele che balbettavano nei mari della dolcezza, i successivi tremori che fingevano di essere pallidi, aprendo i  sentieri del cielo disobbediente alla ferocia lussuria sorridente delle tenebre,
il suo volto forma una santità imperfetta le cui braci silenziose della sua follia aleggiavano tra le mura di pesante obbedienza,  nei lineamenti,
così emerge sulla terra pacifica senza restrizioni,
l’immensità dell’amore.

* Fazzoletti: tovaglioli di carta.
* Una bocca dolce canta…: Un brano dal testamento di / Shuruppak – re e uomo saggio della città sumera – Shuruppak – a suo figlio / Ziusudra -l’ eroe del diluvio sumero – Noè il Sumero.. Adattato.

Kareem Abdullah -Iraq
Lettura poetica in italiano di Elisa Mascia poetessa, scrittrice, promotrice culturale nel mondo



بعيدًا تأخذني شهوتها الخجولة

يزمّلني جحيم الغياب سوطًا لا يُطاقُ يعبث الشك متأجّجًا، يسخر مني تحسس استكانتي كجيشٍ من القلق يغزو مفارق أفراح نوافذ الصباح أخزّنها منتعشةً، تكاشف العذابين كمائنُهُ تمنح الجسد شيخوخةً تطفئ أزهاره الباقية تحصي رحيل مجد المواعيد الساطعة الألفة تخوم العيون، واحاتُها المزدهية بالغروب تستضيء تحت شموسٍ تحوم مبتلّةً متخطية فجيعة الوطن نهضتْ تفتح الذراعين، تقزّم تعاسة الماضي نداءاتها البعيدة تنادم استضافة الحلم المهموم آسرة (المحارم)* المنشية بلّلَ نشوتها بركان صاخب مسّدتهُ انقباضات راجفة تتشهى الانتحار أمام قارورة الانتظار عارية الأمطار، صارخة أرضها (فم ناعم يرتّل)* توغل الرعشة المطمئنة، هاجسها ذهول عميقُ الشواطئ يوسوس تدفق المياه عرّجت عميقًا، تطفئ الهجير الساطع في الليل المظلم تهتز، تستسلم في دائرة الغبطة تستطلع صوتًا يواري الأسرار يتدفق فرحًا، يزيح عن جداولها العميقة رمادًا أثمرته سنابل الرغبة المترنحة داخل الحزن ممتلئة خجلًا في موسم العطر تورّدت، تنشج منتصرةً أشرعتها تتلعثم بحاري الوديعة تتظاهر الهزات المتلاحقة بالشحوب تفتح طرق السماء العصيّة لشهوة شراسة الظلام الباسمة تشكل قداسة ناقصة كانت تحوم جمرتها الصامتة بين جدران الطاعة الثقيلة الملامح فتنبثق على الأرض المسالمة دون قيد، شاسعة الحب.
* المحارمُ : المناديل الورقيّة .
* فمٌ ناعمٌ يرتّلُ …. : مقطع من وصية / شروباك – ملك وحكيم مدينة – شروباك السومرية – الى ابنه / زيوسدرا – بطل الطوفان السومري – نوح السومري .. بتصرف .



https://alessandria.today/2025/06/11/il-prof-kareem-abdullah-iraq-e-la-poesia-la-sua-timida-lussuria-mi-porta-via-pubblicazione-di-elisa-mascia-italia/

Alla ricerca della vera bellezza, En busca de la verdadera belezza programma bilingue italiano-spagnolo con Pietro La Barbera ed Elisa Mascia, ospite Angel Valeriano -Perú presentato da Carlos Jarquin

Foto screenshot di inizio programma con Angel Valeriano -Perú, Pietro La Barbera ed Elisa Mascia -Italia

Biografia
Ángel Valeriano, originario della provincia di Ferreñafe, Lambayeque, Perù. Nato il 22 aprile 1992. All’età di 16 anni lasciò la sua città natale e arrivò a Lima, dove iniziò e sviluppò tutta la sua carriera letteraria.

Nel 2011 ha pubblicato le raccolte di poesie “Agonia” e “Ombra”. Con questi inizia la sua partecipazione al mondo della letteratura nel noto programma culturale “Venerdì letterari”, diretto dal poeta Juan Benavente.

Nel 2012, le sue poesie sono state pubblicate sulla leggendaria rivista letteraria “La Tortuga Ecuestre”, per celebrare il quarantesimo anniversario della rivista. Nel 2013 ha pubblicato altri due opuscoli di poesie, “The Allied Body of the Prisoner” e “…”. Nello stesso anno è stato co-conduttore del programma radiofonico “Alla ricerca di nuovi leader peruviani” (Radio Obras-RBC). Un programma con temi sociopolitici e culturali.

Nel 2014 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Charcos de Sangre”.

Nel 2016 ha co-fondato il quotidiano “Generación Desconocida”, la cui partecipazione è stata limitata solo alla prima edizione.  L’anno successivo è stato relatore nel programma televisivo digitale “Déjame Qué Te Cuente Perú”, un programma che divulgava la storia del Perù, durante una breve partecipazione al Collettivo Javier Prado. Nello stesso anno pubblicò la sua seconda raccolta di poesie intitolata “Crepitaciones de la Carne”.

Da marzo 2018 è direttore della rivista multidisciplinare “La Voz Ausente”, di cui è anche fondatore.

Tra il 2018 e il 2019 ha condotto il talk show “Confidencias en el Tiempo” su HCM Radio TV.

Nel giugno 2020 ha pubblicato il suo terzo libro, il primo di narrativa, intitolato “Schizophrenic Stories”. Attualmente organizza recital, presentazioni di libri e interviste virtuali attraverso la piattaforma digitale della rivista La Voz Ausente

Domande

1. Come dialoga il tuo paesaggio interiore con quello della tua terra?

C’è sicuramente un legame ineludibile, nel senso che l’arte è parte della cultura.

Ciò che ho fatto finora, attraverso la mia poesia, è stata in qualche modo una descrizione di luoghi, di anime, di idee; Questo dialogo avviene attraverso il linguaggio e ciò che in esso si propone come discorso estetico che nasce dalla realtà; questa realtà ci viene posta davanti e diventa una sfida cercare di trasformarla.

Essere peruviani, essere latinoamericani, significa vivere una lotta costante per un futuro migliore. Significa anche confrontarsi, dall’interno, con ciò che emerge come arte, un intero sistema che disdegna e sbeffeggia un’arte che mette in discussione e non è complice degli interessi subordinati di un governo al potere o di un sistema superficiale e mercantilista.

2. Il tuo linguaggio poetico è una scelta estetica, una radice o una ferita?

In una delle poesie del mio libro “Catábasis” dico in un paio di versi: “se non ci sono ferite/cosa sono allora le parole?

Credo che la mia poesia, la mia letteratura, nascano inizialmente dalle ferite, dalle esperienze, dalle esperienze più dure, sia individuali che collettive. Emerge in forma grezza, a torrenti, in modo viscerale, ma è la correzione, la manipolazione del linguaggio allegorico, simbolico, cioè retorico, che gli conferisce l’estetica necessaria affinché un testo abbia gli elementi che lo rendono letteratura, anche se, naturalmente, è un duro lavoro e si è sempre in continuo apprendimento. 

3. Quale silenzio ti è più familiare: quello della giungla o quello del deserto?

Quella del deserto, ovviamente, sotto diversi aspetti. Sono nato nel nord del Perù, in una provincia chiamata Ferreñafe. A nord, i paesaggi sono più aridi, desertici. La costa peruviana è desertica. È la sua vicinanza al mare che gli conferisce una certa vitalità, ma è di per sé un paesaggio un po’ desolato. Ora vivo a Lima, ma in periferia, in un posto chiamato Pachacútec, che in realtà è una zona sabbiosa che si sta gradualmente urbanizzando. Dal punto di vista geografico il deserto mi è molto familiare, ma anche dal punto di vista spirituale il deserto è il nulla, il vuoto, l’oscurità, e questa è la forza motrice delle mie creazioni. Essi nascono da un vuoto che non è solo individuale ma collettivo, perché appartengo alla classe inferiore, alla classe della privazione, del bisogno, la classe che popola i deserti e dà loro vita, ma che mantiene sempre quella malinconia caratteristica degli indifesi.

4. La storia del tuo Paese è un peso o una fonte di ispirazione creativa?

È sicuramente una fonte di creatività, una fonte di ispirazione e una fonte che mi spinge a impegnarmi per un Paese migliore sotto molti aspetti. Il Perù ha una storia ricca e antica. È un paese vasto, ma purtroppo è sempre stato nelle mani dei poveri. Di conseguenza, è un paese con enormi divari socioeconomici e ferite enormi che non possono guarire. La realtà del mio Paese è la mia principale fonte di creatività, ma non mi fermo qui. Stiamo lavorando collettivamente, con le nostre risorse, le nostre idee, la nostra arte, per dare il nostro contributo affinché un giorno il Perù diventi un paese in cui, almeno, sognare non sia solo un’illusione e dove le opportunità e la vita siano più dignitose per tutti.

5. Quando scrivi, cerchi di ricordare o di dimenticare?

Penso entrambe le cose, ricordare è importante, anzi, a livello sociale e collettivo, è necessario, è da lì che nasce la proiezione storica delle persone, per non commettere gli stessi errori del passato, per migliorarli e intravedere un futuro più incoraggiante, però penso che dimenticare abbia più a che fare con l’individuo e, a volte, ci sono cose che è meglio dimenticare, perché altrimenti vivi con una sofferenza che ti lega e non ti permette di andare avanti. Anche se, naturalmente, non è una cosa così facile come sembra.

6. Hai mai scritto qualcosa che avevi paura di rileggere?

Sì, infatti è stato pubblicato. Ho un libro di narrativa intitolato “Storie schizofreniche”. Da quando l’ho pubblicato nel 2020, non l’ho più riletto. Ho paura di farlo perché significherebbe riportare al presente cose che non dovrebbero tornare. Ho scritto quel libro in un periodo molto buio. Sembra comunque che l’editore che l’ha pubblicato pubblicherà una seconda edizione. Bene, vedremo.

7. Cosa sopravvive nella poesia e cosa muore nella vita di tutti i giorni?

Umanità. E questo significa molto, perché parlare dell’umanità è una cosa, parlare degli esseri umani è un’altra. L’umanità muore ogni giorno, scompare. Basta guardare Gaza per capire, o meglio, quello che sta succedendo nel mio Paese è brutale.

8. Se la tua poesia fosse una resistenza, contro cosa combatterebbe oggi?

Contro l’indifferenza.

L’indifferenza è in gran parte responsabile del disastro che il mondo sta vivendo. Non impegnarsi, non schierarsi, non prendere posizione, aspettare che lo faccia qualcun altro è un modo miserabile di vivere. Essere indifferenti significa essere apolitici, in senso aristotelico.
Il fatto è che gli esseri umani sono socievoli e gregari per natura, ed essere indifferenti alla società significa semplicemente essere come oggetti inanimati o essere complici della putrefazione che ci divora.

Poesie
Dal libro “Pools of Blood” (2014)

1- Uccelli rapaci

Si vestono in modo molto alla moda

con scarpe lucide che nascondono i loro artigli sporchi,

indossano smoking

e una collana di perle dall’Africa prosciugata,

hanno denti aguzzi

e di tanto in tanto mostrano i loro perfidi becchi,

che sono come i coltelli di un comune assassino,

Nascondono il loro piumaggio screziato sotto la seta importata

e ogni mattina,

Hanno latte e marmellata per colazione,

ecco come sono i rapaci

A pranzo servono lo stufato di costolette

e cenano a mezzanotte

chiuso in una stanza dorata,

Si nutrono di carne arrostita delle loro stesse vittime

bevono il sudore dalle tazze di porcellana

e per soddisfare la loro voglia

bevono il sangue della patria,

poi dormono, e quando spunta l’alba

Si travestono da tenere colombe bianche

si vestono di nuovo con abiti costosi

si adornano con i loro gioielli

profumare le loro ali e le loro cravatte

e aspettano ancora una volta,

fino al momento della distribuzione

per strappare e beccare le loro vittime,

per nutrirci a vicenda

finché non soddisfano la loro gola

sono così,

perché sono uccelli rapaci

Portano il fetore della morte sulle zampe

e dove mordono,

Lasciano la macchia della loro sventura.


Dal libro “Crepitii della carne” (2017)

2- UMANI

All’improvviso senti che il dolore se ne va
che la gioia e la felicità ritornino
quella pace interiore che ti dice quanto sei vivo.


Finché non vai a fare una passeggiata
e ti imbatti ancora una volta nella terribile realtà
con quel mondo di disordine, di inadeguatezza
con i volti abbattuti dalla routine e dalla tristezza,
poi ritorni di nuovo nella fossa della miseria
ricadi nel dolore e nella sofferenza
inizi ad odiare il mondo
credi meno nell’amore
sei assente da tutto, anche da te stesso
e finisci abbandonato
come un mendicante che muore nella desolazione.


All’improvviso ti senti come se non fossi più lo stesso

hai desideri di non esistere

vuoi toglierti la vita

vuoi morire,

perché pensi a quanto sia terribile la vita

e quanto è difficile vivere.


All’improvviso mio fratello

ti accorgi che non hai più fratelli

ti ritrovi solo

sotto il cielo scuro che accompagna i tuoi passi

guardi ai tuoi lati

e vedi in ogni traccia una costola

vedi un polmone annegato in ogni angolo

e su ogni pista vedi la morte dei tuoi connazionali.

Guardi indietro

e vedi serpenti che strisciano, inseguendo le tue impronte

Vedi come muore il figlio del padre dimenticato

Vedi come la madre piange ai piedi del figliastro

vedi come il ladro uccide i sogni

vedi come il cadavere si solleva

e accusa noi che ancora respiriamo

dice loro che siamo i viventi

i responsabili della tristezza e degli abusi.


E all’improvviso tutto finisce

tutto diventa niente

il mondo diventa disumano

la società ti seppellisce vivo

e all’improvviso le tue ossa sono ammaccate,

i mendicanti seguono i tuoi passi

I poveri vecchi ti prestano il loro bastone

e tu, essendo un poeta che conosce il dolore

preferisci morire piuttosto che cambiare schieramento.


All’improvviso gli occhi del mondo piangono

i corpi si degradano

le menti impazziscono ogni mattina

i cuori sanguinano

i piedi abbandonano le loro speranze

le mani non vogliono essere di supporto

e all’improvviso tutto marcisce

tutto finisce, idee, versi

l’umanità non è più umana.


E l’hai lasciata morire.
Sì, l’hai fatto, poi hai voluto rianimarlo
ma ti sei reso conto che era troppo tardi
hai perso ciò che avevi guadagnato

hai pianto invano
e solo allora hai capito,

che la vita non ci insegna ad essere uomini
ma essere Umani.

Dal libro “Catabasis” (2022)

3- Primo inciampo

(Caduta necessaria)

Dimmi cosa disprezzi

per sapere cosa rappresenti

Dimmi se hai visto i cani che ingoiano la nostra povertà

sotto un palo di lucciole privatizzato,

Dimmi come si sente un poeta

Voglio sapere gli ingredienti della ricetta

per brevettare l’homunculus che alla fine

erediterà segretamente i tuoi vizi intrinseci

i tuoi desideri segreti

i tuoi pensieri più bassi

e forse,

cadrà come chiunque altro.

Dimmi

Come si forgia un poeta?

In che modo gli anni plasmano il tuo nome?

Come impari a mentire?

creare illusioni senza mostrare illusioni

essere un eroe terreno

nel mezzo del disordine più autentico?

Come scrive un poeta?

dimmi se alla fine del periodo
la poesia muore
deforme
o un verso di undici sillabe
infrange la metrica per ferire il suo partner
e un gerundio attacca colui che stava scrivendo
e se vai al recital
Continuo a scendere,

Voglio sapere come sognano i poeti

dimmi se ami davvero
Se odiano quanto nessuno si aspetta
Dimmi se sono opera di un pistillo in primavera

o sono lo zigote di qualche anomalia tra chimere sfocate,
dimmi cos’è un poeta
La sua militanza è utile a qualche cosa?
Questa caduta non è un fallimento.

È la ferita essenziale
per conoscere il sangue di chi cammina
di colui che si dichiara Poeta
è una caduta necessaria
se non ci sono ferite
Cosa sono allora le parole?

Hola Hola gente maravillosa!!  ¡¡Feliz domingo!!
Buenos días, tardes o noches, según el País donde estés conectado un cordial saludo para todos.
Gracias por seguir en este maravilloso espacio donde la presencia de cada uno de ustedes es muy bienvenida.
Junto a Pietro La Barbera continuamos  nuestra búsqueda de la “Verdadera Belleza” conociendo el alma especial de
Ángel Valeriano- Perù presentado de nuestro amigo poeta gestore cultural Carlos Jarquin a quien agradezco su disponibilidad y colaboración para presentarnos a personas especiales
Biografía:

Ángel Valeriano, natural de la provincia de Ferreñafe, Lambayeque, Perú. Nacido el 22 de abril de 1992. A la edad de 16 años abandona su ciudad natal y llega a Lima, ciudad en la que inicia y desarrolla toda su trayectoria literaria.

El año 2011 publica las plaquetas de poesía “Agonía” y “Sombra”. Con las que empieza su participación en el mundo de las letras en el conocido programa cultural “Viernes Literarios”, que dirige el poeta Juan Benavente.

El 2012 aparecen publicados sus poemas en la legendaria revista literaria “La Tortuga Ecuestre”, con motivo de la celebración de los cuarenta años de dicha revista. El 2013 pública otras dos plaquetas de poesía “El Cuerpo Aliado del Reo” y “…”, ese mismo año fue Coconductor del programa radial “Buscando Nuevos Líderes Peruanos” (Radio Obras-RBC). Un programa de temática sociopolítica y cultural.

El 2014 publica su primer poemario “Charcos de Sangre”.

El 2016 Cofunda el periódico “Generación Desconocida”, cuya participación se limitó solo a la primera edición.  Al año siguiente es panelista en el programa de Tv digital “Déjame Qué Te Cuente Perú”, programa de difusión de la historia del Perú, durante una breve participación en el Colectivo Javier Prado, ese mismo año publica su segundo poemario titulado “Crepitaciones de la Carne”.

Desde marzo del 2018 es director de la Revista multidisciplinaria “La Voz Ausente”, de la cual, además, es fundador.

Entre el 2018 y 2019 condujo el programa de entrevistas “Confidencias en el Tiempo”, en HCM Radio TV.

En junio del 2020 publica su tercer libro, el primero de narrativa titulado “Relatos Esquizofrénicos”. Actualmente organiza recitales, presentaciones de libros y entrevistas virtuales a través de la plataforma digital de la Revista La Voz Ausente.

Preguntas
1. ¿Cómo dialoga tu paisaje interior con el de tu tierra?

Definitivamente, hay una conexión ineludible, en el sentido en que el arte es parte de la cultura.
Lo que he hecho hasta ahora, a través de mi poesía, de alguna forma, ha sido una descripción de lugares, de almas, de ideas; ese diálogo se da a través del lenguaje y lo que en él se propone a modo de un discurso estético que surge de la realidad, esa realidad se nos pone al frente y se torna un reto intentar transformarla.
Ser peruano, ser latinoamericano es vivir en una lucha constante por un futuro mejor, es, además, enfrentarse, desde el interior que surge a modo de arte, a todo un sistema que desdeña y desprecia el arte que cuestiona y que no es cómplice de los intereses subalternos de algún gobierno de turno o de un sistema mercantilista y superficial.
2. ¿Tu lenguaje poético es una elección estética, una raíz o una herida?
En uno de los poemas de mi libro “Catábasis” digo en un par de versos: “si no hay heridas/¿qué son entonces las palabras?
Creo que mi poesía, mi literatura, surgen inicialmente de las heridas, de las vivencias, de las experiencias más duras, tanto individuales como colectivas, surge en forma bruta, a borbotones, de manera visceral, pero es la corrección, el manejo del lenguaje alegórico, simbólico, es decir, retórico el que le da la estética necesaria para que un texto tenga los elementos que lo convierten en literatura, aunque, claro, es un arduo trabajo y siempre se está en un constante aprendizaje. 
3. ¿Qué silencio te resulta más familiar: el de la selva o el del desierto?
El del desierto, desde luego, en diferentes aspectos. Yo nací en el norte del Perú, en una provincia llamada Ferreñafe, en el norte los paisajes son más áridos, desérticos, la costa peruana es desértica, es su cercanía al mar la que le da cierta vida, pero es en sí un paisaje un tanto desolador. Ahora vivo en Lima, pero en la periferia, en un lugar llamado Pachacútec, que es en realidad un arenal que se va urbanizando poco a poco. En un sentido geográfico el desierto me es muy familiar, pero también en un sentido espiritual, el desierto es la nada, el vacío, lo sombrío, y eso es el motor de mis creaciones, surgen de un vacío que no solo es individual, sino, colectivo, porque pertenezco a la clase baja, la clase de las carencias, de las necesidades, la clase que puebla los desiertos y les da vida, pero que mantiene siempre esa melancolía propia de los desamparados.
4. ¿La historia de tu país es una carga o una fuente de fuego creativo?
Definitivamente, es una fuente de creatividad, una fuente de inspiración y una fuente que me empuja a luchar por ver un país mejor en distintos aspectos. El Perú tiene una historia milenaria, muy rica, es un país enorme, pero que, lamentablemente siempre ha estado en manos de miserables, de ahí que, es un país con enormes brechas socioeconómicas y con gigantescas heridas que no pueden cicatrizar. La realidad de mi país es mi principal fuente de creatividad, pero no me quedo ahí, colectivamente estamos trabajando, con nuestros recursos, nuestras ideas, nuestro arte, para aportar en algo a que un día el Perú sea un país en el que, por lo menos, soñar, no sea solo una ilusión y en el que las oportunidades y la vida sean más dignas para todos.

5. ¿Cuándo escribes, ¿intentas recordar u olvidar?
Creo que ambas cosas, recordar es importante, es más, a nivel social y colectivo, es necesario, de ahí viene la proyección histórica de los pueblos, para evitar cometer los mismos errores del pasado, para mejorarlos y vislumbrar un futuro más alentador, sin embargo, pienso que, olvidar tiene que ver más con el individuo y, a veces, hay cosas que es mejor olvidarlas, porque de lo contrario se vive con un sufrimiento que ata y no permite avanzar. Aunque, claro, no es algo que sea tan fácil como parece.

6. ¿Alguna vez has escrito algo que tenías miedo de releer?
Sí, es más, está publicado, tengo un libro de narrativa titulado “Relatos Esquizofrénicos”, desde que lo publiqué en el 2020, no he vuelto a releerlo, temo hacerlo, porque eso significaría traer al presenta cosas que no deben volver, ese libro lo escribí en una etapa muy oscura, sin embargo, parece que el editor que lo publicó, sacará una segunda edición, en fin, ya veremos.

7. ¿Qué sobrevive en la poesía que muere en la vida cotidiana?
La humanidad. Y eso significa mucho porque hablar de humanidad es una cosa y hablar de seres humanos es otra. La humanidad muere cada día, desaparece, basta con mirar a Gaza y nos daremos cuenta, o aquí mismo, lo que sucede en mi país es brutal.

8. ¿Si tu poesía fuera una resistencia ¿contra qué lucharía hoy?
Contra la indiferencia.
La indiferencia es, en gran medida, responsable de la debacle que vive el mundo, el no involucrarse, no tomar partido, no tomar una posición, esperar que sea otro el que lo haga, es una forma miserable de vivir, ser indiferente es ser apolítico, en un sentido aristotélico.
Es que el ser humano es de naturaleza social, gregaria, y ser indiferente en la sociedad es simplemente, ser como un objeto inanimado o ser cómplice de la putrefacción que nos carcome. 

Poemas
Del libro “Charcos de Sangre” (2014)

1- Aves de rapiña
Visten muy a la moda
con zapatos brillosos que esconden sus sucias garras,
llevan esmoquin
y un collar de perlas provenientes de la desangrada África,
tienen los dientes afilados
y de vez en cuando muestran sus pérfidos picos,
que son como los cuchillos de un vulgar asesino,
esconden su plumaje abigarrado bajo la ceda importada
y todas las mañanas,
desayunan leche con Mermelada,
así son las aves de rapiña
almuerzan guisado de costillas
y cenan a la media noche
encerrados en un salón dorado,
cenan carne asada de sus propias víctimas
beben sudor en tazas de porcelana
y para satisfacer su buche
beben la sangre de la patria,
luego duermen, y cuando amanece
se disfrazan de tiernas palomas blancas
vuelven a vestir con ropas caras
se adornan con sus alhajas
perfuman sus alas y sus corbatas
y esperan una vez más,
a que llegue la hora de la repartija
para desgarrar y picotear a sus víctimas,
para alimentarse entre ellas
hasta saciar con la gula sus tripas
así son,
porque son aves de rapiña
llevan el hedor a muerte en sus patas
y donde pican,
dejan la mancha de su desgracia.

Del libro “Crepitaciones de la Carne” (2017)
2- HUMANOS
De pronto sientes que la pena se va
que regresa la alegría, la felicidad
esa paz interior que te dice cuan vivo estás.

Hasta que sales a caminar
y te encuentras una vez más con la terrible realidad
con ese mundo de desorden, de insuficiencia
con rostros abatidos por la rutina y la tristeza,
entonces vuelves otra vez al hoyo de la miseria
caes nuevamente en la pena y el dolor
comienzas a detestar al mundo
crees menos en el amor
te ausentas de todo, incluso de ti mismo
y terminas abandonado
cual mendigo que muere en la desolación.

De pronto sientes que ya no eres el mismo
tienes deseos de no existir
quieres arrancarte la vida
quieres morir,
porque piensas cuan terrible es la vida
y cuan duro es vivir.

De pronto hermano mío
notas que ya no tienes hermanos
te encuentras solo
bajo el oscuro cielo que acompaña tus pasos
miras a tus costados
y ves en cada rastro una costilla
ves en cada esquina un pulmón ahogado
y en cada pista ves la muerte de tus coterráneos.

Vuelves tu mirada hacia atrás
y ves sierpes que se arrastran persiguiendo tus huellas
ves como muere el hijo del padre olvidado
ves como la madre llora a los pies de su hijastro
ves como el ladrón mata los sueños
ves como el cadáver se levanta
y acusa a los que aún respiramos
les dice que somos los Vivos
los culpables de la tristeza y el maltrato.

Y de pronto todo se acaba
todo se vuelve nada
el mundo se torna inhumano
la sociedad te sepulta vivo
y de pronto tus huesos son magullados,
los mendigos acompañan tus pasos
los pobres ancianos te prestan su bastón
y tú, siendo un poeta que conoce el dolor
prefieres morir, antes que cambiar de bando.

De pronto los ojos del mundo lloran
los cuerpos se degradan
las mentes se desquician cada mañana
los corazones se desangran
los pies abandonan sus esperanzas
las manos no quieren ser solidarias
y de pronto, todo se pudre
todo se acaba, las ideas, los versos
la humanidad, ya no es humana.

Y tú la dejaste morir.
Sí, lo hiciste, luego querías revivirla
pero te diste cuenta que ya era demasiado tarde
perdiste lo que habías ganado
lloraste en vano
y recién allí entendiste,
que la vida no nos enseña a ser hombres
sino, a ser Humanos.

Del libro “Catábasis” (2022)

3- Primer Tropiezo
(Caída Necesaria)
Dime lo que desprecias
para saber lo que defiendes
dime si has visto a los perros tragándose nuestra pobreza
bajo un poste de privatizada luciérnaga,
dime como siente un Poeta
quiero saber los ingredientes de la receta
para patentar el homúnculo que a la postre
heredará secretamente tus intrínsecos vicios
tus secretos deseos
tus más bajos pensamientos
y quizá,
caerá también como lo hace cualquiera.
Cuéntame
¿cómo se forja un Poeta?
¿cómo fraguan los años su nombre?
¿cómo aprende a mentir?
a ilusionar sin mostrar ilusiones
¿a ser un héroe terrenal
en medio del más auténtico desorden?
¿cómo escribe un Poeta?
dime si al final del punto
muere el poema
deforme
o un verso endecasílabo
rompe la métrica para herir a su compañero
y un gerundio ataca al que iba escribiendo
y si tú vas al recital
yo sigo cuesta abajo,
quiero saber cómo sueñan los Poetas
dime si de verdad aman
si odian tanto como nadie lo espera
dime si son hechura de un pistilo en primavera
o son el cigoto de alguna anomalía entre borrosas quimeras,
dime que es un Poeta
¿sirve acaso su militancia?
No es esta caída un fracaso
es la herida imprescindible
para conocer la sangre del que anda
del que dice ser Poeta
es una caída necesaria
si no hay heridas
¿qué son entonces las palabras?

https://alessandria.today/2025/06/02/pietro-la-barbera-ed-elisa-mascia-continuano-alla-ricerca-della-vera-bellezza-programma-bilingue-italiano-spagnolo-con-la-collaborazione-di-carlos-jarquin-e-lospite-angel-valeriano-poeta-e-scrittor/

Il prof  Kareem Abdullah -Iraq dalla lettura critica della poesia della poetessa Sakar Almudaris : “Dialogo con i morti “, scrive l’analisi letteraria.

Foto cortesia della dott.ssa Sakar Almudaris – Kurdistan iracheno e del prof Kareem Abdullah -Iraq

Lettura critica di: Dialogo con i morti – Dott.ssa Sakar Almudaris
– Kurdistan iracheno.
Scritto da: Karim Abdullah – Iraq.

Dialogo con i morti
Mahmoud Darwish mi ha chiesto mentre è seduto al bar e sorseggia il suo solito caffè.
Cosa ti prende?
Gli ho risposto: Niente!
*Tutto bene!
Qualche livido nelle emozioni.
Un tremore nel profondo della coscienza.
Una spaccatura del cuore.
Da esso traspare l’essenza del dolore e della sofferenza!
Niente!
*Un’anima che non abbandona mai il sanguinamento del desiderio
Nonostante lo sradicamento dei bei ricordi
situato tra le costole della memoria!
Niente!
* Decomposizione della mummia della fatalità
E il silenzio della coscienza fu spazzato via dalle nuvole d’amore.
Ritiro dello zoccolo di rimpianti amorosi rimanenti.
Commozione nel mercato del dono e dei sacrifici!
Niente!
*Il corvo della separazione si posò nel nido dell’usignolo.
Le spine della delusione sono maturate e hanno distrutto i frutti della speranza.
L’ondata della durezza ha rimosso la roccia della cordialità!
Niente!
*Sono stato abbandonato ad ogni svolta del mio cammino
Coperto di spine e lacrime…
Spreco di parole rosa!
*Mi disse sorridendo:
” Non importa, niente di cui preoccuparsi.”
È lo sradicamento di un’anima che vi ha abitato!”

Dott.ssa Sakar Almudaris (28/02/2025)


Lettura critica:
“Non importa, niente di cui preoccuparsi.”
È lo sradicamento di un’anima che vi ha abitato!”
Con questa frase dettagliata, Mahmoud Darwish conclude – come un’ombra spettrale poetica – un dialogo che sanguina dal cuore del poema, non solo come un ramo letterario, ma come un simbolo intenso dell’idea del poeta che non è mai morto, ma piuttosto trasformato in uno specchio che riflette il dolore dei vivi.
Nel testo “Un dialogo con i morti”, la dott.ssa Sakaar, l’insegnante, ai massimi livelli di metafora e condensazione poetica, mentre scavava nel terreno dei cadaveri della memoria che non erano morti, ma respiravano ancora dolore… Si interroga, rimprovera e cerca la salvezza non nella vita, ma nel dialogo con i morti – forse perché i vivi l’hanno delusa, o perché il silenzio nei cimiteri è più vero delle parole sulle lingue.
Il testo assume una forma più simile a un poetico monologo drammatico, ma invoca la tecnica del “dialogo”, poiché inizia con la domanda di Darwish e termina con la sua risposta, passando attraverso il sé che si riversa in sequenze di frasi poetiche che salgono al “Niente!” – La frase chiave che si ripete e funziona come “leva emotiva” ci rimanda ad un vuoto completo, a un silenzio parlante, ad una negazione che condanna la realtà con l’eloquenza dell’ironia.
Questa tecnica conferisce al testo una dimensione interna teatrale, poiché vediamo solo la voce del poeta/narratore mentre dialoga con l’immagine di Darwish come simbolo poetico metafisico, come se lo stesse interrogando come testimone delle sue rovine psicologiche
“Una spaccatura del cuore” – Questo solo verso è sufficiente per indicare il tono del testo: non un tono di fugace tristezza, ma piuttosto una tristezza esistenziale, radicata, che colpisce in profondità la ferita interiore. L’uso di immagini dense, che combinano metafore mediche (“commozione”, “sanguinamento”, “escissione”) e metafore naturali (“corvo della separazione”, “nuvole d’amore”, “roccia della cordialità”), è frequente, creando un clima poetico soffocante e pieno di tensione emotiva.
L’impiego di vocaboli quali “mummia”, “fatalità”, “zoccolo di rimpianto” e “spreco rosa di parole” fa del testo anche la scena di un tramonto dei valori, dove i sentimenti d’amore e di donazione si trasformano in cose decadenti, in uno spreco emotivo, in un tempo inesorabile.

Per la poetessa iniziare il suo testo con un dialogo con Mahmoud Darwish, non è solo una metafora passeggera, ma piuttosto una dichiarazione implicita di uno stato profondo di alienazione. Darwish qui non è solo il “poeta”, ma piuttosto un simbolo della perdita del sogno collettivo, e la scomparsa della voce che ha espresso i margini, l’abbandonato, l’amore che “non abbiamo più.”.
Forse il suo ultimo sorriso -, nonostante l’oscurità del testo -, è una forma di riconciliazione con la perdita, un tipo di saggezza che non arriva fino a quando è troppo tardi: “Nulla suscita timori, è lo sradicamento dello spirito della vostra dimora” -, come se la sofferenza fosse necessaria per liberare il sé dal peso dei suoi pesanti sentimenti.
Il testo oscilla tra prosa poetica e metro nascosto, ma la sua forza non sta nel ritmo, ma nella carica e nell’accumulo di immagini. Il linguaggio qui non è trasparente, ma denso, impilato di dolore e simboli, come se cercasse di dire ciò che non si dice, di mettere la mano sulla ferita senza urlare.
“Un dialogo con i morti” non è solo una poesia, ma piuttosto un’esperienza emotiva esistenziale, camminando sui bordi della follia e della tranquillità, urlando in faccia alla delusione, e cercando di restituire al sé la sua capacità di capire, anche se questa comprensione è nei cimiteri, non tra i vivi.

In questo testo, la Dott.ssa Sakar
Almudaris e la sua personale elegia per l’emozione, per la speranza e forse anche per il significato. Ma lo fa senza alzare la bandiera della resa, bensì con un’intensità poetica che fa del “niente” uno stato esistenziale che trascende il vuoto, diventando specchio del sé addolorato.


قراءة نقدية في : حوارٌ مع  الأموات – د. ساكار المدرس – كردستان العراق .
بقلم : كريم عبدالله – العراق .
النصّ :
حوارٌ مع  الأموات
*سألني محمود درويش وهو جالسٌ في
المقهى يرتشفُ قهوته المعتادةِ
ماذا بكِ؟
فقلتُ لهُ: لاشيء!
*كلُ شيء على ما يرام؛
بضعُ كدماتٍ في العواطف،
ارتجاجٌ في أعماق الوجدان،
انشطارٌ لشغاف الفؤاد،
فتنسكبُ منه عصارة الأوجاعِ والمِحن!
لاشيء!
*روحٌ لا يُبارحها نزيفُ الشوقِ
رغم اجتثاثِ الذكريات البهية
الكائنة بين أضلع الذاكرةِ!
لاشيء!
* تَحلُّلٍ لمومياء الصبرِ 
وصمتُ الضميرِ اجتاحتهُ قبقبةُ الندم؛
سحبٌ لأرصدة الحُبِ المُتبقيةِ،
كسادٌ في سوقِ العطاء والتضحياتِ!
لاشيء!
*غرابُ البين استوطن عُشَ البلابلِ،
وأشواكُ الخيبةِ أينعت، وفتكت بثمارِ الأملِ
وأزاح موجُ الغلظةِ صخرةَ الود!
لاشيء!
*تُرِكتُ بكل منعرجٍ من دربي
المفروش بالشوكِ والأدمعِ…
بقايا نفاياتٍ من الكلمات الوردية!
*فقال لي مبتسماً:
“لا عليكِ، لا شيء يثيرُ المخاوفَ؛
إنهُ استئصالٌ لروحٍ سكنتكِ!
د. ساكار المدرس (28/2/2025)

القراءة النقدية:
“لا عليكِ، لا شيء يثيرُ المخاوفَ؛
إنهُ استئصالٌ لروحٍ سكنتكِ!”
بهذه الجملة المفصلية، يختتم محمود درويش – بوصفه ظلًا شعريًا طيفيًا – حوارًا ينزف من قلب القصيدة، لا بوصفه طرفًا أدبيًا فحسب، بل بوصفه رمزًا مكثفًا لفكرة الشاعر الذي لم يمت أبدًا، بل تحول إلى مرآة تعكس وجع الأحياء.
في نص “حوارٌ مع الأموات”، تذهب د. ساكار المدرس إلى أقصى درجات المجاز والتكثيف الشعري، حيث تنقّب في تربة الذاكرة عن جثثٍ لم تمت، بل ما زالت تتنفس بألم… تسائل، وتعاتب، وتبحث عن خلاصٍ ليس في الحياة، بل في الحوار مع الموتى – ربما لأن الأحياء خذلوها، أو لأن الصمت في المقابر أصدق من الكلمات على الألسن.
النص يتخذ شكلاً أقرب إلى المونولوج الدرامي الشعري، لكنه يتوسل تقنية “الديالوج”، إذ يبدأ بسؤال درويش وينتهي بإجابته، مرورًا بانسكاب الذات في متواليات من الجُمل الشعرية التي تنهض على “لا شيء!” – العبارة المفتاحية التي تتكرر وتشتغل كـ “رافعة شعورية”، تحيلنا إلى فراغٍ ممتلئ، وصمتٍ ناطق، ونفيٍ يدين الواقع ببلاغة المفارقة.
هذه التقنية تمنح النص بعدًا مسرحيًا داخليًا، حيث لا نرى سوى صوت الشاعرة/الراوية وهي تتحاور مع صورة درويش كرمز شعري ميتافيزيقي، وكأنها تستنطقه بوصفه شاهدًا على أطلالها النفسية.
“انشطارٌ لشغاف الفؤاد” – هذا البيت وحده كافٍ للدلالة على نبرة النص: ليست نبرة حزن عابر، بل حزن وجودي، متجذر، يضرب في عمق الجرح الداخلي. يتكرر استخدام الصور الكثيفة، التي تجمع بين الاستعارات الطبية (“ارتجاج”، “نزيف”، “استئصال”) والاستعارات الطبيعية (“غراب البين”، “سحب الحب”، “صخرة الود”)، مما يخلق مناخًا شعريًا خانقًا ومفعمًا بالتوتر الوجداني.
كما أن توظيف مفردات مثل “مومياء”، “فتك”، “قبقبة الندم”، و”نفايات الكلمات الوردية” يجعل من النص مسرحًا لغروب القيم، حيث تتحول مشاعر الحب والعطاء إلى أشياء متحللة، نفايات عاطفية، في زمنٍ لا يرحم.
أن تبدأ الشاعرة نصها بحوار مع محمود درويش، فهو ليس مجرد استعارة عابرة، بل إعلان ضمني عن حالة اغتراب عميقة. درويش هنا ليس فقط “الشاعر”، بل هو رمز لفقدان الحلم الجمعي، واختفاء الصوت الذي كان يعبر عن الهامش، عن المخذولين، عن الحب الذي “لم نعد نملكه”.
ولعل ابتسامته الأخيرة – رغم سوداوية النص – هي شكل من أشكال المصالحة مع الخسارة، نوع من الحكمة التي لا تأتي إلا بعد فوات الأوان: “لا شيء يثير المخاوف، إنه استئصال لروح سكنتكِ” – وكأن المعاناة كانت ضرورية لتخليص الذات من عبء مشاعرها الثقيلة.
النص يتأرجح بين النثر الشعري والتفعيلة المتوارية، لكن قوته لا تكمن في الإيقاع، بل في شحنة الصور وتراكمها. اللغة هنا ليست شفافة، بل كثيفة، مكدّسة بالألم والرمز، كأنها تحاول أن تحكي ما لا يُقال، أن تضع اليد على الجرح دون أن تصرخ.
“حوارٌ مع الأموات” ليست مجرد قصيدة، بل تجربة وجدانية وجودية، تسير على حواف الجنون والسكينة، تصرخ في وجه الخيبة، وتحاول أن تعيد للذات قدرتها على الفهم، حتى وإن كان هذا الفهم في المقابر، لا بين الأحياء.
في هذا النص، تكتب د. ساكار المدرس مرثيتها الشخصية للعاطفة، للأمل، وربما حتى للمعنى. لكنها تفعل ذلك دون أن ترفع راية الاستسلام، بل بكثافة شعرية تجعل من “اللاشيء” حالة وجودية تتجاوز الفراغ، لتصبح مرآة للذات المكلومة.

La poesia ” La sua ultima tazza” della poetessa Reema Hamza

Foto cortesia di Reema Hamza


La sua ultima tazza

Al mattino,
si asciuga la notte dalle labbra con un sorso amaro,
gira la tazza come se sfogliasse i volti dei passanti nella sua memoria,
ne legge il fondo come qualcuno che scruta il suo destino – senza osare chiedere.

A mezzogiorno,
lascia che la tazza si raffreddi come un sogno arrivato troppo tardi,
ne traccia il bordo con le dita della solitudine,
pensando a molte possibilità,
tutte hanno condotto a nulla.

La sera,
si versa il caffè denso, nero come i suoi segreti,
guarda il vapore che sale,
vede un volto emergere dall’assenza,
poi sciogliersi… come tutto il resto un tempo.

Di notte,
lascia la tazza vuota,
come il suo cuore.
Ogni sorso una storia,
ogni vortice nella tazza un destino.
Contempla le crepe e le metafore,
scrivendo la sua vita tra la tazza
e le sue labbra.
Lei, caffè… Una donna
Brucia… E si ricostituisce.
Lei si scioglie… E tu sei nato di nuovo.

Reema Hamza

Finjan: piccola tazza da caffè senza manico, tradizionalmente usata nella cultura araba, spesso associata a rituali di divinazione e narrazione attraverso la lettura dei fondi di caffè.

Lettura e traduzione poetica a cura di Elisa Mascia

Her Last Finjan**
Text by Reema Hamza
Translated by : Riyadh Abdulwahid

In the morning,
she wipes the night off her lips with a bitter sip,
turns the finjan as if flipping through the faces of passersby in her memory,
reads the bottom like someone staring into her fate—without daring to ask.
At noon,
she lets the finjan grow cold like a dream that arrived too late,
traces its rim with the fingers of solitude,
thinking of many possibilities,
all leading to nothing.
In the evening,
she pours the coffee thick, black as her secrets,
gazes at the rising steam,
sees a face emerging from absence,
then melting… like everything else once did.
At night,
she leaves the finjan empty—
like her heart.
Each sip a story,
each swirl in the finjan a destiny.
She contemplates the cracks and the metaphors,
writing her life between the finjan and her lips.
She and the coffee… one woman.
She burns… and reshapes.
She melts… and is born again.

**Finjan: A small handleless coffee cup traditionally used in Arab culture, often linked to rituals of fortune-telling and storytelling through the reading of coffee grounds.


النص العربي
فنجانها الاخير
للشاعرة : ريما حمزة
ترجمة : رياض عبدالواحد
في الصباح،
تمسحُ الليلَ عن شفتيها برشفةٍ مُرّة،
تُقلّبُ الفنجانَ، كأنها تُقلّبُ وجوهَ العابرينَ في ذاكرتها،
تقرأُ القاعَ كمن يحدّقُ في مصيرهِ ولا يجرؤُ على السؤال.

في الظهيرة،
تتركُ الفنجانَ يبردُ كحلمٍ تأخرَ عن الوصول،
تُداعبُ حوافهُ بأصابعِ الوحدة،
تُفكرُ في احتمالاتٍ كثيرةٍ،
كلُّها تُفضي إلى اللاشيء.

في المساء،
تصبُّ القهوةَ كثيفةً، سوداءَ كأسرارها،
تحدّقُ في البخارِ المتصاعد،
تراهُ وجهاً يُطلُّ من الغياب،
ثم يذوبُ… مثلما ذابَ كلُّ شيءٍ آخر.

في الليل،
تتركُ الفنجانَ فارغاً،
كقلبِها.
كلُّ رشفةٍ حكاية
وكلُّ دورةٍ في الفنجانِ مصير
تتأملُ الكسر والاستعارات
وتكتبُ سيرتها بين الفنجانِ وشفتيها
هي والقهوة… امرأة واحدة
تحترقُ.. وتعيد التشكّل
تذوبُ.. وتولدُ من جديد

Il prof Kareem Abdullah -Iraq alle elezioni dell’Unione generale degli scrittori in Iraq riuniti nomi illustri della cultura.

Foto cortesia per gentile concessione del prof Kareem Abdullah da sinistra,Payam Samen, Samarcanda al- Jabiri, Shahla Fayzullah, Salwa Ali

Oggi nelle elezioni dell’Unione generale degli scrittori in Iraq


Ho avuto l’onore di partecipare oggi al Palestine Meridian Hotel, dove ho incontrato un certo numero di amici creativi, compresi scrittori e scrittori, che portavano con sé lo spirito della cultura e della creatività, e tutti si sono sforzati con tutto il loro amore di servire la scena culturale irachena.

Un’atmosfera piena di speranza, discussioni fruttuose e nomi illustri che si sono riuniti per un obiettivo comune: far progredire il movimento culturale nella nostra cara patria.

Auguro a tutti i colleghi coinvolti fortuna e successo, e che questo evento sarà un nuovo passo verso un Iraq più luminoso e creativo.


Prof Kareem Abdullah -Iraq


#culture_bring ‘us together
#iraq_writes_and dreams
#Union_of_Writers__

اليوم في انتخابات الاتحاد العام للأدباء والكتّاب في العراق
كان لي شرف الحضور هذا اليوم في فندق فلسطين ميريديان، حيث التقيت بعدد من الأصدقاء المبدعين من كتّاب وأدباء حملوا معهم روح الثقافة والإبداع، وسعوا جميعًا بكل محبة لخدمة المشهد الثقافي العراقي.

أجواء مليئة بالأمل والنقاشات المثمرة، وأسماء لامعة اجتمعت من أجل هدف مشترك: النهوض بالحركة الثقافية في وطننا العزيز.

أتمنى التوفيق والنجاح لجميع الزملاء المشاركين، وأن يكون هذا الحدث خطوة جديدة نحو عراق أكثر إشراقًا وإبداعًا.

#الثقافة_تجمعنا
#العراق_يكتب_ويحلم
#اتحاد_الادباء_والكتاب

Primo da destra a sinistra: Karim Abdullah, Ali Aziz, Raja Al-Rubaie Pyam Samen
Foto cortesia per gentile concessione del prof Kareem Abdullah -Iraq

Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi critica della poesia “Amore” della poetessa Amal Zakaria – Algeria

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq e della poetessa Amal Zakaria – Algeria

Amore… tra silenzio e linguaggio: riflessioni sull’impossibile da definire
Una lettura critica della filosofia del testo: Amore – della poetessa Amal Zakaria – Algeria.
Scritto da: Kareem Abdullah – Iraq.

Amore
Amal Zakaria

A coloro che filosofeggiano sulla sacralità dell’amore e la mettono sulla piattaforma del dialogo!
O tu che fai del tuo segreto un componente chimico per esperimenti sui campi di battaglia, mine sotto i passi dei ciechi!
L’amore è quel muto che parla il linguaggio del silenzio
Quel dolce, puro, desiderato tormento
Tale eccezione è esclusa
Ha una definizione! Mai….
È ciò che sento e che mi manca nella narrazione. Tocco la poesia con il palmo della mano e questa scorre tra le mie dita come lava.
L’amore cade senza fulmini né tuoni
Con lo stupore delle bocche ci pentiamo di averlo bevuto
Il cielo prega per il verde dei prati
La rosa lascia il suo profumo
E la linfa degli alberi!

Sono i patti stretti della vita

Questo era lo stupore sul volto di Elisabetta (la moglie di Zaccaria) quando apprese la buona notizia di Gesù!”

È quel delizioso dolore
Con una lametta eccelle nell’uccidere e noi bramiamo la sua morte.
Tutto ciò che è stato detto e viene detto in sua presenza…
I giornali vengono piegati e tazze di dolore vengono versate
Con uno sguardo, il filosofo balbetta e nuota nelle sue vene con una teoria da lui stesso inventata in un mare senza rive né regole.
*L’amore è un’anima che abbraccia due anime per sempre*
L’amore capace di sconfiggere e dimenticare era solo un cuore di passaggio verso innumerevoli stazioni.
L’amore è una spada che taglia ogni convinzione e legge.

È il significato e l’essenza in un momento in cui il latte della lealtà si è prosciugato…
L’amore nasce tra le braccia della maternità dopo l’infertilità e l’ attesa…..
Chi non lo respira profondamente, come può approfondirne la filosofia?

Lettura e traduzione poetica a cura di Elisa Mascia

Lettura critica:
Introduzione:
Il testo poetico “Amore” della poetessa algerina Amal Zakaria è uno dei testi che tenta di comprendere l’amore oltre i tradizionali standard filosofici, presentandolo come uno stato emotivo complesso che non può essere ridotto a una definizione fissa. Il testo va oltre un tentativo diretto di descrivere l’amore, descrivendolo come un fenomeno che né la filosofia né la scienza possono prevedere o spiegare completamente. In questo contesto, la poetessa presenta l’amore come un’esperienza emotiva che non può essere compresa in termini rigidi o neutrali. Si tratta piuttosto di un caos di significati contraddittori: è un silenzio assoluto, una bellezza aspra e delle ferite deliziose. Questi concetti sono espressi attraverso uno stile poetico sontuoso che fonde la contemplazione filosofica con un linguaggio profondamente emotivo.

1. L’amore tra silenzio e linguaggio:
:
Nella prima riga del testo, la poetessa rivolge una dura critica ai pensatori e ai filosofi che tentano di inquadrare e definire l’amore in modo preciso, affermando:
A coloro che filosofeggiano sulla sacralità dell’amore e la mettono sulla piattaforma del dialogo!
Questa frase dimostra che la poetessa vede l’amore come uno stato che trascende la capacità di analisi e teorizzazione della mente umana, poiché è difficile incarnare l’amore in una cornice puramente filosofica e deve essere allontanato dall’astrazione mentale. La poetessa lancia una sfida concettuale al lettore affermando che l’amore “ha una definizione! Mai”, indicando così l’impossibilità di avere una definizione definitiva o fissa, perché come stato emotivo si espande in diverse dimensioni psicologiche ed esistenziali.
L’amore, “quella cosa muta che parla il linguaggio del silenzio”, come dice la poetessa, è uno stato di contraddizione: alcuni potrebbero pensare che il silenzio sia l’assenza di linguaggio o di significato, ma in realtà il silenzio a volte può essere più eloquente della parola ed esprimere significati più profondi, come se l’amore parlasse un linguaggio che non ha bisogno di parole. Ciò si riferisce all’idea che l’amore non è solo una serie di espressioni o codici traducibili in concetti chiari, bensì uno stato emotivo che trascende il linguaggio ordinario.

2. L’amore è come un delizioso dolore:
Una delle immagini d’amore più evidenti nel testo è la commistione di amore tra dolore e piacere. La poetessa usa una potente descrizione dell’amore, “quel delizioso dolore”, indicando che l’amore implica un’esperienza contraddittoria in cui diversi elementi si combinano in uno; A volte l’amore porta con sé un dolore che può essere straziante, ma allo stesso tempo è delizioso, come se il dolore facesse parte della sua magia e della sua attrazione. Ciò si riflette nel verso “Con una lametta eccelle nell’uccidere e noi bramiamo la sua morte”, dove l’amore è descritto come un processo doloroso, ma che desideriamo ardentemente.
Questa contraddizione tra dolore e piacere è coerente con l’immagine dell’amore, come forza vitale che implica sia distruzione che creazione, tracciata dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. L’amore, in questo contesto, è una forza motrice a cui l’umanità non può sottrarsi, ma anzi rende il dolore parte del piacere dell’esistenza stessa.

3. L’amore come forza potente al di fuori dei sistemi e delle credenze:
In un altro passaggio, la poetessa passa a descrivere l’amore come una forza che non è soggetta ad alcuna legge o credo, dicendo: “L’amore è una spada che taglia ogni convinzione e legge.”
Qui l’amore è rappresentato come uno strumento rivoluzionario contro i sistemi sociali e politici, una forza che non può essere individuata o controllata da alcuna entità esterna. Ciò si riferisce all’idea che l’amore non è soggetto ai sistemi intellettuali convenzionali, ma trascende tutti i confini stabiliti. L’amore non è solo una reazione personale verso un altro essere umano, ma piuttosto un atto liberatorio e potente che tende a rifiutare restrizioni e tradizioni.
Da una prospettiva filosofica più ampia, questo brano mostra come l’amore possa essere liberato dall’insieme dei valori prevalenti o sociali e ridefinire i suoi standard in un modo che sia coerente con la “pura essenza” a cui l’uomo aspira nella sua natura emotiva.

4. L’amore come condizione puramente umana:
La poetessa proietta l’amore sulla sua esperienza personale quando scrive dello “stupore sul volto di Elisabetta (la moglie di Zaccaria) quando apprese la buona notizia di Gesù!” Questo brano dimostra che l’amore non richiede idee filosofiche complesse, ma è piuttosto un sentimento radicato nel cuore dell’esperienza umana stessa, anche se tale esperienza è scioccante o sorprendente. L’amore in questo contesto è un momento improvviso e inaspettato, come se fosse l’emergere della vita.
L’amore incarna anche la nascita di un momento di trionfo, come se fosse il “latte della lealtà”, che riflette la sua storia nel grembo della maternità dopo l’infertilità e l’attesa. Questa immagine impiega una connotazione più ampia dell’amore come uno stato che inizia con l’impotenza e si realizza poi in un momento di appagamento con un’altra persona o con se stessi, simboleggiando l’idea di speranza e rinascita.

5. Conclusione:
Nel suo testo “Amore”, Amal Zakaria presenta una visione rinnovata e complessa del concetto di amore, che va oltre le nozioni preconcette e le affermazioni filosofiche. Riformula questo concetto attraverso immagini di contraddizioni e tumulto interiore, come il silenzio eloquente, il dolore delizioso, la spada distruttiva e la rinnovata condizione umana. Il testo non offre una definizione rigida dell’amore, ma lo presenta piuttosto come uno stato misterioso e mutevole che una persona può sperimentare solo attraverso un sentimento profondo e l’immersione nell’esperienza.
In questo modo, il testo è considerato un invito a ripensare l’amore come un fenomeno esistenziale che non può essere ridotto a concetti, ma è più di una semplice idea o descrizione. È un’esperienza rinnovata che merita di essere vissuta profondamente e onestamente, lontana da vincoli teorici che potrebbero sminuirne la bellezza e la complessità.
La sua bellezza e complessità.

الحب.. بين الصمت واللغة: تأملات في مستحيل التعريف
قراءة نقدية في فلسفة نصّ : الحب – للشاعرة – آمال زكريا – الجزائر .
بقلم : كريم عبدالله – العراق .
الحب
آمال زكريا
إلى من يتفلسف في قدسية الحب و يضعه على منصة الحوار!
يا من يتخذ من سره مكونا كيميائيا لتجارب على أراضي  الحروب، ألغاما  تحت خطى المكفوفين!
الحب ذاك الأخرس الناطق بلغة الصمت
ذاك العذب الزلال ،العذاب المبتغى
ذاك الاستثناء المستثنى
له تعريف! ابدا….
هو ما أشعر به و افتقر سرده ، براحتي أمسٍد القصيد  فينساب بين أصابعي حمما
الحب يهطل دون بروق و رعود
بدهشة الافواه ندمن ريّه
تصلي السماء على خضرة المر وج
هل الورد يغادر  العبق!
والنسغ الشجر!

هو التقاسيم المشدودة  العهود  على طول الحياة

هو ذاك الذهول  على وجه ألياصابات (زوجة زكريا) حين بشرّت بيحي!
هو ذاك الوجع اللذيذ
بشفرة الحلاقة يتفنن القتل و نشتهي موته
كل ما قيل ويقال بحضوره…
تٌطوى الصحف و تٌسكب اكواب الألم
بنظرة يتلعثم الفيلسوف و يسبح في شرايينه  بنظرية ابتكرها  من بحر لا ضفاف له ولا قواعد
*الحب روح بعناق روحين  للأبد *
الحب الذي هو قابل للهزيمة  و النسيان  لم يكن إلا عابر قلب لمحطة بلا تعداد ..
الحب سيف بتار لكل عقيدة و قانون
إنه المعنى و الجوهر في زمن نضب فيه حليب الوفاء….
الحب وليد بحضن الأمومة بعد عقم و
انتظار…..
من لم يتنفسه بعمق كيف له أن يخوض فلسفته!
القراءة النقدية :
مقدمة:
يعدّ النص الشعري “الحب” للشاعرة الجزائرية آمال زكريا أحد النصوص التي تحاول فهم الحب بعيدًا عن المعايير الفلسفية التقليدية، وتقدمه بوصفه حالة شعورية معقدة لا يمكن اختزالها في تعريف ثابت. يتجاوز النص المحاولة المباشرة في وصف الحب، ويصوّره كظاهرة لا يمكن للفلسفة أو العلم التنبؤ بها أو تفسيرها تمامًا. في هذا السياق، تقدم الشاعرة الحب باعتباره تجربة شعورية غير قابلة للإدراك في إطار مصطلحات جامدة أو محايدة، بل هو فوضى من المعاني المتناقضة، هو صمتٌ صارخٌ، وجمالٌ قاسٍ، وجروحٌ لذيذة. تتجلى هذه المفاهيم عبر أسلوب شعري خصب يمتزج فيه التأمل الفلسفي مع اللغة العاطفية الغنية.
1. الحب بين الصمت واللغة:
في السطر الأول من النص، توجه الشاعرة نقدًا حادًا للمفكرين والفلاسفة الذين يحاولون تأطير الحب وتعريفه بشكل دقيق، حيث تقول:
“إلى من يتفلسف في قدسية الحب ويضعه على منصة الحوار!”
تُظهر هذه العبارة أن الشاعرة ترى في الحب حالة تخرج عن قدرة العقل البشري على التحليل والتنظير، إذ يصعب تجسيد الحب في إطار فلسفي بحت، ويجب تحريكه بعيدًا عن التجريد العقلي. تضع الشاعرة أمام القارئ تحديًا مفهوميًا عبر التأكيد على أن الحب “له تعريف! أبداً”، حيث تشير بذلك إلى استحالة أن يكون له تعريف قاطع أو ثابت، لأنه كحالة شعورية يتسع في مختلف الأبعاد النفسية والوجودية.
الحب “ذلك الأخرس الناطق بلغة الصمت”، كما تقول الشاعرة، هو حالة من التضاد: قد يظن البعض أن الصمت هو غياب للغة أو معنى، لكن في الحقيقة، الصمت قد يكون أحيانًا أبلغ من الكلام، ويعبر عن دلالات أكثر عمقًا، كما لو أن الحب يتحدث بلغة لا تحتاج إلى كلمات. وهذا يشير إلى فكرة أن الحب ليس مجرد سلسلة من التعابير أو الأكواد يمكن ترجمتها إلى مفاهيم واضحة، بل هو حالة شعورية تتجاوز اللغة المعتادة.
2. الحب كوجع لذيذ:
واحدة من أبرز صور الحب في النص هي مزيج الحب بين الألم واللذة. الشاعرة تستخدم وصفًا قويًا للحب “ذاك الوجع اللذيذ”، مشيرة إلى أن الحب يتضمن تجربة تناقضية تُجمع فيها العناصر المختلفة في قالب واحد؛ فالحب يحمل في طياته أحيانًا ألمًا قد يكون مُمضًا، لكنه في الوقت ذاته لذيذ، وكأن الألم جزء من سحره وجاذبيته. وهذا ما يعكسه في السطر “بشفرة الحلاقة يتفنن القتل و نشتهي موته”، حيث يُصور الحب كأنه عملية مؤلمة، لكننا نتوق إليها بشغف.
هذا التناقض بين الوجع واللذة يتماهى مع الصورة التي رسمها الفيلسوف الألماني فريدريك نيتشه حول الحب كقوة حيوية تنطوي على قدر من التدمير والخلق معًا. فالحب في هذا السياق هو قوة دافعة لا تستطيع الإنسانية الفكاك منها، بل تجعل من الألم جزءًا من متعة الوجود ذاته.
3. الحب كقوة هائلة خارج الأنظمة والعقائد:
تنتقل الشاعرة في مقطع آخر إلى تصوير الحب كقوة غير قابلة للانصياع لأي قانون أو عقيدة، حيث تقول:
“الحب سيف بتار لكل عقيدة وقانون”.
هنا، يُرسم الحب كأداة ثورية ضد الأنظمة الاجتماعية والسياسية، باعتباره قوة غير قابلة للتمييز أو التحكم فيها من قبل أي جهة خارجية. وهذا يشير إلى فكرة أن الحب لا يخضع للمنظومات الفكرية المتعارف عليها، بل يتجاوز كل الحدود المقررة له. فالحب ليس مجرد ردة فعل شخصية على الآخر، بل هو فعل متحرر وقوي، يميل إلى رفض القيود والتقاليد.
وبنظرة فلسفية أوسع، يُظهر هذا المقطع كيف يمكن أن يتحرر الحب من جملة القيم السائدة أو المجتمعية، ويُعيد تحديد معاييره بشكل يتوافق مع “الجوهرة النقية” التي يطمح إليها الإنسان في فطرته العاطفية.
4. الحب كحالة إنسانية بحتة:
الشاعرة تُسقط الحب على تجربتها الشخصية حين تكتب عن “ذلك الذهول على وجه أليصابات (زوجة زكريا) حين بشرّت بيحي!”، ويُظهر هذا الفقرة أن الحب لا يتطلب أفكارًا فلسفية معقدة، بل هو شعور يتأصل في قلب التجربة الإنسانية ذاتها، حتى وإن كانت هذه التجربة مفجعة أو مفاجئة. الحب في هذه السياق هو لحظة مفاجئة وغير متوقعة، كما لو أنه انبثاق للحياة.
الحب أيضًا يُجسد كوليد للحظة انتصار، كما لو كان “حليب الوفاء”، مما يعكس تاريخه في حضن الأمومة بعد العقم والانتظار. وهذه الصورة توظف دلالة أوسع عن الحب كحالة تبدأ من العجز، ثم تتحقق في لحظة تحقُّق مع الشخص الآخر أو مع الذات، مما يرمز إلى فكرة الأمل والانبعاث.

5. الختام:
في نص “الحب”، تقدم آمال زكريا رؤية مُتجددة ومعقدة لمفهوم الحب، تتجاوز الأفكار الجاهزة والمقولات الفلسفية. تُعيد صياغة هذا المفهوم في صور من المتناقضات والاضطراب الداخلي، كالصمت الناطق، الوجع اللذيذ، السيف التدميري، والحالة الإنسانية المتجددة. النص لا يُقدّم تعريفًا جامدًا للحب، بل يُقدّمه كحالة غامضة متغيرة، يمكن للإنسان أن يعيشها فقط من خلال الشعور العميق والانغماس في التجربة.
وبهذا الشكل، يُعتبر النص دعوة لإعادة التفكير في الحب كظاهرة وجودية لا تُختزل في مفاهيم، بل هي أكثر من مجرد فكرة أو وصف؛ إنها تجربة متجددة تستحق أن تُعيَش بعمق وصدق، بعيدًا عن ا
لقيود النظرية التي قد تقلل من جمالها وتعقيدها.

جمالها وتعقيدها.

Per i dieci anni della Lega degli Scrittori e Artisti Albanesi in Italia e le istituzioni artistiche di Elbasan, Valbona Jakova invia l’articolo del Profesor Ndue Shabaku che lei ha curato la traduzione in italiano

Foto cortesia di condivisa da Valbona Jakova che ringrazio

Dieci anni di Lega degli Scrittori e Artisti Albanesi in Italia e le istituzioni artistiche di Elbasan


Con la delicatezza di chi si prende cura di un neonato, il musicista ha sistemato nella sua custodia, il violino, strumento inseparabile di un lungo viaggio. Il modo in cui lo ha guardato e la procedura come lo ha sistemato nella perfetta posizione che gli ha dato sicurezza, mostra con quale sentimento l’artista sia giunto dal cuore dell’Albania, Elbasan, alla città di Brescia, nel nord Italia. A Nocciano, in Abruzzo, sono state gettate le basi del ponte di cooperazione tra la Lega degli Scrittori e Artisti Albanesi in Italia e le istituzioni artistiche di Elbasan. In un certo senso, la casualità di un momento propizio ci ha offerto la straordinaria possibilità di collaborare con noi in relazione alla celebrazione del decimo anniversario della fondazione della Lega. Una squadra apparentemente tranquilla, ma con un fuoco esplosivo dentro.
Il team era guidato dal Direttore dello Sviluppo Culturale e degli Affari Sociali del Distretto di Elbasan, Bledi Gremi, Direttore dell’Arte e della Cultura del Comune di Elbasan Kliton Kapaj, dai rappresentanti dell’associazione “Memoria per la continuità”, Petrit Hodo e Xhimi Vila, Direttore del Turismo e del Patrimonio, Artur Guni.
L’orchestra, composta da Enriketa Peni al violino, Adem Balliçi al violino, Desart Shmili al violoncello, Mirjan Sulovari alla fisarmonica e percussioni, Arbër Çerri alla chitarra, Ilirian Zdrava alla chitarra e Tzeni Soulkovski, è salita sul palco.
Il “superbo” capitano dell’orchestra, il virtuoso violinista Zeqir Sulkuqi, ha diretto e presentato il repertorio preparato per celebrare il decimo anniversario della fondazione della nostra Lega. Il ritmo vivace e intenso dei brani orchestrali, con toni tanto allegri quanto esplosivi, ha conquistato il pubblico. Vivaldina, la Ciarda(Csárdás), Zingarella, ma anche tutte le danze e i brani eseguiti da autori stranieri e nostrani, hanno avuto un forte impatto sul pubblico. Spesso il destino ti ricompensa così tanto che ti chiedi se meriti davvero il miracolo. Il miracolo di avere sul palco, davanti ai tuoi occhi e in linea con i tuoi desideri irrefrenabili, cantanti del calibro di Kastriot Tusha e Ulpljana Aliaj.
Il tenore dalla voce di rara bellezza, con una formazione professionale altamente qualificata, con l’autorevolezza e la statura di un artista dalla popolarità incalcolabile, Kastriot Tusha, ci ha portato canzoni in italiano e albanese. Tutti noi le conoscevamo quasi a memoria e abbiamo cercato di unire le nostre voci alla sua. Sempre accompagnati da un’orchestra di grande fascino, solennità e bellezza, con un gusto artistico raro, sono state portate sul nostro palco dalla presenza del soprano Ulpljana Aliaj.
A momenti alterni, ha interpretato con la sua splendida voce e il suo talento cristallino due frammenti di Baccio e Romeo e Giulietta. Splendidi i duetti del tenore Kastriot Tusha e del soprano Ulpjana Aliaj, un duo da sogno. “Si dukat i vogël je” e “Lule Borë”, canzoni antologiche nello sfondo del cuore d’oro della canzone albanese, interpretate da questo duo con grande maestria, suscitano emozioni e sensazioni speciali tra gli amanti della canzone. Bellezza e gusto sono stati conferiti alle loro interpretazioni dalle danze delle “Farfalle” della scuola albanese “Mësonjëtorja” di Brescia.
Attribuiamo un ringraziamento speciale, come Lega, all’instancabile compositore Aleksandër Kolshi, che con la sua professionalità e il suo dinamismo ha reso possibile la realizzazione del concerto e dell’intera attività.
Sono partito dalla fine, poiché l’istituzione delle nostre norme di un amico, è sacra per gli albanesi. Nel nostro caso, gli onori per loro sono sempre pochi, perché abbiamo festeggiato il decimo anniversario con un decimo con molte stelle.
Prima del concerto festivo, si è tenuta una splendida cerimonia con una sfilata di artisti, oratori, saluti, discorsi, presentazioni e onorificenze. Il famoso cantante Kastriot Tusha ha dato il via alla festa con gli inni nazionali del Paese in cui viviamo e della nostra nazione.
I relatori Mimoza Leskaj, Lori Duka e Andrea Znachetta hanno invitato a salutare la Sig.ra Anila Pojani, Console Generale della Repubblica d’Albania a Milano.Saluti sono stati portati anche dal Comune di Elbasan dal Direttore Artistico e Culturale, Kliton Kapaj, che ha molto apprezzato i successi degli artisti in Italia e l’importanza della cooperazione per lo sviluppo e la promozione dell’arte e della cultura. Con grande emozione, il ha portato i suoi ricordi, Presidente fondatore dell’associazione, Tonin Nikolli. Gli inizi del movimento culturale, la fondazione della Lega e i progressi nel corso degli anni hanno lasciato segni indelebili. –  Io sono solo una foglia. Mentre il vero cuore della nostra Lega è stata ed è la segretaria storica Lori Duka, – ha affermato il poeta citato, forse anche come un passaggio di testimone nelle mani dei giovani.
L’Ambasciatore della Nazione e detentore delle più alte cariche attribuite dallo Stato italiano e dal Vaticano, il Commendatore Petrit Kozeli, ha salutato la Lega con rispetto. Altri saluti sono stati forniti direttamente dalla sala e tramite videomessaggio. Una sintesi dei principali eventi che hanno caratterizzato la vita della Lega, delle attività temporanee e permanenti, degli impegni dei membri, degli attivisti, dei consiglieri, dei leader e di tutti gli artisti che hanno collaborato in questo decennio, è stata presentata dal Presidente della Lega degli Scrittori e Artisti Albanesi in Italia, Skender Lazaj.
E chi altro, più della canzone, adorna una celebrazione? Ed è chi onora la celebrazione in qualità di membro onorario della Lega, la soprano Anila Gjermeni! È la realtà più qualificata della nostra Lega. Sa dominare completamente il palco con la sua dolce voce, con la bellezza e la finezza della sua interpretazione. Sa trasmettere la canzone con maestria e penetrare con un tocco magico, il cuore degli ascoltatori.
In italiano, ha interpretato l’elegante artista Neptun Gjata. Con la sua voce incredibilmente bella, trasmette la vivace tonalità della canzone italiana. Mimmo Imbrogno ha preservato le radici della lingua arbëresh per 600 anni. Con la sua mitica chitarra, è salito sul palco e ha cantato due canzoni che il pubblico conosce a memoria.
Il team di presentazione ha donato dinamismo, freschezza e bellezza a questa celebrazione. Il pittore di Tirana Andrea Zanchetta Tufina, oltre al suo ottimo lavoro come organizzatore e al suo impegno nella preparazione degli obiettivi, con la sua simpatia ha dato colore e freschezza alla presentazione, in perfetta sintonia con le maestre di presentazione, Mimoza e Lori. Parole di congratulazioni meritano anche Arjeta Previzi e la professoressa Rajmonda Mara, che hanno collaborato all’organizzazione e al corretto svolgimento dell’attività. Ringraziamo le ragazze albanesi Romina Shoraj e Samira Tafa che hanno immortalato l’intera attività con le foto.
Abbiamo apprezzato la presenza di alcuni ospiti venuti per la prima volta. Abbiamo percepito il calore della partecipazione dell’associazione “Besëlidhja” con la nuova presidente Luljeta Cereku; dell’Associazione Comunità Albanese in Italia, rappresentata dal presidente Ahmet Bendo; dell’associazione “Shqiponja” di Reggio Emilia, con una splendida squadra guidata dal presidente Haki Maze; del Centro Culturale “Margarita Xhepa”, rappresentato dal suo direttore Hasan Bulçari; dell’associazione “Alba” rappresentata dal segretario Dedin Paci; dell’associazione “Rinia” rappresentata dal presidente Erio Korani; dell’associazione “Ura” di Novara, rappresentata dalla scrittrice Mimoza Selmani e dalla professoressa Eglantina Delia Likaj; del Centro Culturale ODA, rappresentato dai direttori Gezim Guga, Edmir Cekrezi, prof. Admir Plaka; dell’associazione “Arbëria”, dell’associazione “Shqiponja” Valle Camonica, rappresentata dal presidente Jasin Dauti; La scuola “Mësonjëtorja” rappresentata dagli insegnanti Santiliano Aliaj, Amantia Qeveri e Silvana Tika.Salutiamo cordialmente anche tutti i partecipanti di questa festa dei nostri artisti che investono tutto per il pubblico.
Traduzione di Valbona Jakova









Dhjetë vjet Lidhje

Me delikatesën sikur po përkujdesej për një të porsalindur, instrumentisti sistemoi në mjetin e rrugëtimit violinën. Mënyra si e shikonte dhe si e vendoste instrumentin në postin që i jepte sigurinë, tregon me çfarë ndjesie artisti ka ardhur nga zemra e Shqipërisë Elbasan në qytetin Brescia të veriut të Italisë. Në Nocciano të rajonit Abruzo u hodh baza e urës së bashkëpunimit të Lidhjes së Shkrimtarëve dhe Artistëve Shqiptarë në Itali me entet artistike të Elbasanit. Rasti e solli që ata të bashkëpunojnë me ne me rastin e festimit të dhjetëvjetorit të krijimit të Lidhjes. Enkas erdhi një skuadër në dukje e qetë, por me zjarrin shpërthyes brenda.
Udhëhiqnin skuadrën Drejtori i Zhvillimit të Kulturës dhe Çështjeve Sociale të Qarkut Elbasan Bledi Gremi, Drejtori i Artit dhe Kulturës së Bashkisë Elbasan,  Kliton Kapaj,  përfaqësuesit e shoqatës “Kujtesë për vazhdimësi”, Petrit Hodo dhe Xhimi Vila, Drejtori i Turizmit dhe Trashëgimisë, Artur Guni.
U shfaqën të rreshtuar në skenë orkestra e përbërë nga Enriketa Peni, violonë, Adem Balliçi, violinë, Desart Shmili, violinçel, Mirjan Sulovari, fizarmonikë e perkusion, Arbër Çerri, kitarë, Ilirian Zdrava, kitarë, dhe Tzeni Soulkovski.
Kapiteni “arrogant”  i orkestrës, violinisti virtuoz Zeqir Sulkuqi dirgjoi dhe prezantoi ato që kishin përgatitur për të zbukuruar ditëfestën e 10-vjetorit të krijimit të Lidhjes sonë. Ritmi i gjallë e intensiv i pjesëve orkestrale, me tone sa gazmore, aq shpërthyese rrëmbyen të pranishmit. Vivaldina, Çardash, Zingarela, por edhe të gjitha vallet e pjesët e interpretuara të autorëve të huaj edhe tanët patën impakt të fortë tek spektatori.
Shpesh herë fati të shpërblen aq shumë, sa vihesh në dyshim a e meriton vërtetë mrekullinë. Mrekullinë që të kesh në skenë para syve e në linjë me dëshirat e papërmbajtura këngëtarë të kalibrit si Kastriot Tusha dhe Ulpjana Aliaj.
Tenori me bukuri zëri të rrallë, me përgatitje profesionale tepër të kualifikuar, me autoritetin e përmasat e artistit me popullaritet të pallogaritshëm, Kastriot Tusha, solli për ne këngë në italisht dhe në shqip. I dinim të gjithë gati përmendësh këngët dhe u munduam të bashkojmë zërat me të tijin.
Gjithnjë nën shoqërimin e orkestrës tepër simpatike, solemnitetin dhe bukurinë me shije të rrallë artistike solli prania në skenën tonë e sopranos Ulpjana Aliaj.
Në momente të alternuara interpretoi me zërin e bukur e talentin kristalin dy fragmente të Baccio dhe Romeo e Xhuljeta. Aq të bukura ishin edhe këngët në duet nga dyshja e ëndrrave tenori Kastriot Tusha dhe sopranoja Ulpjana Aliaj. “Si dukat i vogël je” dhe “Lule Borë”, që janë këngë antologjike në fondin e artë të këngës shqiptare, të interpretuara nga kjo dyshe me vlera të cilësuara, provokojnë përjetime e ndjesi të veçanta tek adhuruesit e këngës. Bukuri e shije u dhanë interpretimeve të tyre vallet e fluturave të shkollës shqipe “Mësonjëtorja” në Brescia. Një vlerësim të veçantë si Lidhje i atribuojmë kompozitorit të palodhur Aleksandër Kolshi, i cili me profesionalizmin e dinamizmin e tij mundësoi realizimin e koncertit dhe gjithë aktivitetit.
E fillova nga fundi, pasi institucioni i mikut për shqiptarin është shenjtë. Në rastin tonë, nderimet për ta janë gjithmonë pak, sepse dhjetëvjetorin e festuam me një dhjetë me shumë yje.
Para koncertit festiv, u zhvillua një ceremoni tepër e bukur me paradë artistësh, me oratori, me përshëndetje, me fjalime me prezantime e nderime. Ndezi situatën festive këngëtari i famshëm Kastriot Tusha me himnet kombëtare të vendit ku jetojmë dhe kombit tonë. Prezantuesit Mimoza Leskaj, Lori Duka, Andrea Znachetta ftuan të përshëndesin zonjën Anila Pojani, Konsulle e Përgjithshme e Republikës së Shqipërisë në Milano. Nga Bashkia e qytetit Elbasan solli përshëndetjet Drejtori i Artit dhe Kulturës, Kliton Kapaj, i cili vlerësoi shumë arritjet artistëve në Itali dhe rëndësia që ka bashkëpunimi për zhvillimin dhe promovimin e artit e kulturës. Me shumë emocion solli kujtimet e tij Presidenti themelues i lidhjes Tonin Nikolli. Fillimet e lëvizjes kulturore, themelimi i Lidhjes dhe ecuria në vite kanë lenë shenja të pashlyera.
– Unë jam një gjethe. Ndërsa zemra e vërtetë e Lidhjes sonë ka qenë dhe është sekretarja historike Lori Duka, – tha poeti i kuotuar, ndoshta, edhe si kalim i stafetës në dorën e rinisë.
Përshëndeti me respekt për lidhjen Ambasadori i Kombit dhe mbartësi i titujve më të lartë që atribuohen nga shteti italian dhe Vatikani, Komendatori Petrit Kozeli.
Pati dhe përshëndetje të tjera direkt nga salla dhe me videomesazh.
Një sintezë të ngjarjeve kryesore që karakterizuan jetën e Lidhjes, të aktiviteteve të përkohshme e të përhershme, të angazhimeve të anëtarëve, aktivistëve, këshilltarëve, drejtuesve e gjithë artistëve që bashkëpunuan gjatë kësaj dekade, referoi Presidenti i Lidhjes së Shkrimtarëve dhe Artistëve Shqiptarë në Itali, Skender Lazaj.
E kush tjetër më shumë se kënga, zbukuron një festë. E kush e nderon festën sa anëtarja e nderit e Lidhjes, sopranoja Anila Gjermeni! Është realiteti më cilësor i Lidhjes sonë. Ajo di të zotërojë plotësisht skenën me zërin e ëmbël, me bukurinë dhe finesën e interpretimit. Ajo di ta përcjellë këngën me mjeshtri dhe të depërtojë tek dëgjuesit.
Në gjuhën italiane interpretoi artisti elegant Neptun Gjata. Me zërin tepër të bukur, përcjell tonalitetin e gjallë të këngës italiane. Veçse ka ruajtur prej 600 vjetësh rrënjët e gjuhës arbreshi Mimmo Imbrogno. Me kitarën e tij mitike doli në skenë dhe këndoi dy këngë që publiku i di përmendësh. Kësaj feste i dhanë dinamizëm, freski e bukuri skuadra e prezantimit. Piktori tiranas Andrea Zanchetta Tufina veç punës së madhe si organizator, angazhimeve për përgatitjen e targetave, me simpatinë e tij i dha ngjyrë e freski prezantimit, duke rreshtuar me mjeshtret e prezantimit, Mimoza e Lori. Fjalë përgëzuese meritojnë edhe Arjeta Previzi e prof.. Rajmonda Mara, që punuan për organizimin dhe mbarëvajtjen e aktivitetit. Falënderojmë vajzat shqiptare Romina Shoraj e Samira Tafa që fiksuan në foto gjithë aktivitetin. U ndiem mirë nga prezenca e disa të ftuarve që erdhën për herë të parë. Kemi ndier ngrohtësinë e pjesëmarrjes së shoqatës “Besëlidhja” me presidenten e re Luljeta Cereku; Associazione Comunità Albanese in Italia; përfaqësuar nga presidenti Ahmet Bendo, shoqata “Shqiponja”, Reggio Emilia, me një skuadër të bukur me President Haki Maze; Qendra Kulturore “Margarita Xhepa”, përfaqësuar nga Drejtori i saj Hasan Bulçari; shoqata “Alba” e përfaqësuar nga sekretari Dedin Paci; Shoqata “Rinia” e përfaqësuar nga presidenti Erio Korani; shoqata “Ura” Novara, përfaqësuar nga shkrimtarja Mimoza Selmani e prof Eglantina Delia Likaj; Centro Culturale ODA, përfaqësuar nga drejtuesit Gezim Guga Edmir Cekrezi, prof. Admir Plaka; shoqata “Arbëria”, shoqata “Shqiponja” Valle Camonica, përfaqësuar nga presidenti Jasin Dauti; shkolla “Mësonjëtorja” përfaqësuar nga mësuesit Santiliano Aliaj, Amantia Qeveri. Silvana Tika.
Gjithashtu përshëndesim me adhurim të gjithë pjesëmarrësit në këtë festë të artistëve tanë që investojnë gjithçka për publikun.

Profesor Ndue Shabaku

Foto cortesia della cerimonia della celebrazione dei 10 anni della Lega degli Scrittori e Artisti Albanesi in Italia e le istituzioni artistiche di Elbasan,

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Una poesia di Gordana Saric.

Foto cortesia di Gordana Saric

TESORO D’AMORE


Cerco un mondo in cui l’amore sia celebrato,
dove una bella parola cresce nei campi della pace,
per rimuovere anche la mia stessa ombra
dal destino di conflitti e disordini insensati.

Nel mio cuore di sonno e luce
c’è un tesoro d’amore per tutte le persone
e non riesco a capire il motivo dell’odio
per le altre religioni e popoli.

Un solo Dio, di qualunque nome qualcuno lo abbia chiamato,
ha creato un cuore per amare ed essere amato
e per connetterti con un altro cuore,
non importa quale divinità prega.

Il mio desiderio per l’unità delle anime
vorrebbe volare dal cuore e dal petto,
vorrebbe con ragione e saggezza d’animo
risvegliare un mondo diviso dall’amore.

I miei desideri con un grido dell’anima pregano per la pace
E per una vita in cui un sorriso gentile unisce le persone,
Abbraccio tutti gli estranei che si amano
desiderosi di calorosi abbracci amichevoli.

GORDANA SARIĆ,
MONTENEGRO.

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Gordana Saric e la sua poesia: “Tesoro d’amore” , pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Cerimonia ufficiale a Roma: assegnato il Primo Sigillo d’Inchiostro alla Classroom giovanile Digitale del laboratorio  “My Web Writing” – TESTO  e FOTO  allegati  sono della giornalista Viviana Simoncelli

Foto cortesia della premiazione  alla Classroom giovanile Digitale del laboratorio  “My Web Writingper gentile concessione della giornalista Viviana Simoncelli che ringrazio





 
Cerimonia ufficiale a Roma: assegnato il Primo Sigillo d’Inchiostro alla Classroom giovanile Digitale del laboratorio  “My Web Writing” 


Nel cuore pulsante della Capitale, là dove la comunicazione contemporanea si affaccia ogni giorno su nuove sfide e linguaggi, un riconoscimento solenne riafferma l’importanza della parola scritta come veicolo di cultura, identità e pensiero critico. Il 21 maggio, in diretta streaming dal Centro Giovanile Padre Valerio Rempicci, la Federazione Italiana Giovani Scrittori (FIGS) ha conferito il Primo Sigillo d’Inchiostro alla Classroom giovanile digitale del laboratorio “My Web Writing”, diretto da Lucia Arena
Un laboratorio come fucina di cultura e cittadinanza
La sezione digitale Classroom del Laboratorio “My Web Writing” non nasce semplicemente come esercizio stilistico o laboratorio tecnico di scrittura, ma come una vera e propria officina del pensiero e della cultura. Qui la scrittura non è fine a sé stessa: è uno strumento di costruzione identitaria, di consapevolezza sociale, di partecipazione democratica. I giovani partecipanti – studenti, adolescenti, aspiranti autori – vengono guidati non solo nella pratica della narrazione creativa e del giornalismo digitale, ma anche nella costruzione di una voce autonoma e autentica, capace di dialogare con il presente.
Il laboratorio si ispira, idealmente, alle esperienze delle botteghe rinascimentali, dove il sapere veniva tramandato attraverso la pratica condivisa, e richiama alla memoria le scuole di scrittura che negli anni Ottanta e Novanta si sono affermate come luoghi di resistenza culturale contro l’appiattimento dei linguaggi mediatici. La differenza è che, oggi, il medium è digitale, ma la posta in gioco è la stessa: educare al senso critico e alla parola responsabile.
Il valore simbolico del Sigillo d’Inchiostro
Istituito nel 2002 dalla FIGS, il Sigillo d’Inchiostro è molto più di un premio: è un segno di riconoscimento culturale, un atto politico nel senso più alto del termine. La motivazione ufficiale sottolinea “la costanza, la dedizione e la partecipazione attiva” con cui il laboratorio ha contribuito alla promozione della scrittura tra le nuove generazioni, distinguendosi anche in contesti internazionali. Il riconoscimento, firmato dal presidente Giacomo Berni, ha assunto nel tempo un valore simbolico profondo: in un’epoca dominata dall’effimero, esso premia chi si ostina a credere nella durata, nella profondità, nell’intelligenza del linguaggio.
«Questo premio è il frutto del lavoro collettivo e della fiducia che abbiamo scelto di riporre nella parola scritta, anche quando sembrava fuori moda», ha dichiarato Lucia Arena durante la cerimonia. «I ragazzi ci insegnano ogni giorno che scrivere è ancora un atto rivoluzionario».
Scrivere per resistere: un investimento sul futuro
In un’epoca in cui il consumo rapido dell’informazione rischia di soffocare la riflessione e la complessità, scrivere assume un valore quasi controculturale. Le giovani penne di “My Web Writing” non si limitano a descrivere la realtà: la interrogano, la scompongono, la reinterpretano. Il progetto si colloca così nel solco delle esperienze pedagogiche ispirate a Don Milani, Paulo Freire e alla pedagogia dell’autonomia, dove il sapere non è trasmesso dall’alto, ma costruito insieme, giorno dopo giorno.
«I giovani scrivono per capire, per cambiare, per lasciare un segno. Non solo apprendono tecniche narrative e giornalistiche, ma soprattutto imparano a pensare, a confrontarsi, a dar voce alle loro comunità», ha aggiunto Arena, evidenziando come la scrittura sia anche un esercizio di cittadinanza attiva.

Accanto al Sigillo, la FIGS ha recentemente istituito l’Impronta d’Inchiostro, in collaborazione con l’Ente Nazionale per la Promozione Culturale (ENAC). Questo nuovo riconoscimento amplia il raggio d’azione del progetto premiando anche micro-iniziative, blog individuali, podcast narrativi, zine e forme ibride di scrittura creativa e sociale. L’obiettivo è chiaro: costruire un sistema nazionale di riconoscimenti che unisca i protagonisti della cultura giovanile in una rete viva, collaborativa, intergenerazionale.Il conferimento del Sigillo d’Inchiostro non è soltanto un gesto celebrativo: è una dichiarazione culturale, una scelta di campo netta e necessaria. Sostenere i giovani che scrivono oggi significa scommettere su una società capace di rinnovarsi, che non si arrende all’omologazione, ma crede nella pluralità delle voci, nell’approfondimento, nell’etica della parola.
In un’Italia attraversata da tensioni sociali, povertà educativa e crisi comunicative, la scrittura torna ad essere – come nei momenti fondanti della nostra storia repubblicana – uno strumento di liberazione e di rinascita. Premiare una Classroom Digitale come quella del  “My Web Writing” significa affermare che la cultura non è un lusso per pochi, ma un diritto per tutti, e che ogni parola ben scritta è un mattone nella costruzione di una cittadinanza più consapevole, inclusiva e solidale.
In questo contesto, l’esperienza didattica svolta in classroom assume un valore strategico e trasformativo. La scrittura digitale – elaborata, condivisa, discussa in ambienti virtuali strutturati – diventa non solo esercizio stilistico, ma pratica viva di cittadinanza attiva. Le aule virtuali si configurano come officine del pensiero, spazi dinamici in cui la parola si intreccia con il codice, la riflessione con la rete, l’individualità con la comunità. Attraverso le piattaforme digitali, i giovani non solo apprendono a scrivere, ma imparano a leggere il mondo con occhi più attenti, a confrontarsi con i pari, a revisionare, ad argomentare, ad accettare il dissenso come occasione di crescita.
Classroom non è dunque una semplice estensione tecnologica della scuola tradizionale: è un luogo di fioritura intellettuale e affettiva, dove la scrittura viene coltivata come atto di cura verso sé stessi e verso gli altri. La guida di docenti consapevoli – come Lucia Arena – diventa qui fondamentale: educatori capaci di trasformare ogni consegna in un invito alla scoperta, ogni feedback in un’occasione di dialogo, ogni bozza in un frammento di futuro.
In un mondo dove si scorre senza leggere, leggere senza capire e capire senza agire, scrivere diventa l’ultimo baluardo di una resistenza luminosa. E i giovani calabresi guidati da Lucia Arena lo hanno capito: scrivere oggi è un atto necessario, quasi sacro. Scrivere, in fondo, è non arrendersi. E farlo insieme, nella nuova agorà del digitale, è il modo più concreto e potente per rendere la parola uno strumento di giustizia, bellezza e verità.

Foto cortesia per gentile concessione della giornalista Viviana Simoncelli che ringrazio

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Lucia Arena invia: Cerimonia ufficiale a Roma: assegnato il Primo Sigillo d’Inchiostro alla Classroom giovanile Digitale del laboratorio  “My Web Writing” , pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Jahongir Nomozov Mirzo intervista l’editore Nasir Aijaz – editore del sito letterario Sindh Courier in Pakistan

Foto cortesia di Nasir Aijaz e Jahongir Nomozov Mirzo

“La grande letteratura non si allontana dalla verità”

Il nostro intervistato è Nasir Aijaz – editore del sito letterario Sindh Courier in Pakistan, un importante poeta e giornalista, vincitore di premi internazionali e autore di più di dieci libri.

-In che modo il giornalismo e la letteratura si completano a vicenda?

-Per me, il giornalismo e la letteratura sono due facce della stessa medaglia, entrambe radicate nel desiderio di comprendere e comunicare le verità umane.
Il giornalismo mi tiene ancorato ai fatti, alla chiarezza e all’urgenza delle questioni del mondo reale. Mi allena ad essere preciso, obiettivo e responsabile nella mia narrazione. La letteratura, nel frattempo, mi permette la libertà di esplorare le profondità delle emozioni umane, della coscienza e dell’immaginazione. Offre uno spazio per la riflessione, la bellezza e le sfumature che spesso non possono essere catturate in un rapporto fattuale.
Nel corso degli anni, ho scoperto che il giornalismo informa l’autenticità delle mie storie, mentre la letteratura mi insegna l’empatia, la creatività e l’importanza del mestiere narrativo. Insieme, questi campi mi aiutano a servire sia la verità che l’analisi di bilanciamento dell’arte con profondità estetica ed emotiva.

-Che cosa significa “verità” per voi, e come dovrebbe essere espresso in letteratura?

—Per me, la verità riguarda fondamentalmente l’autenticità-rappresentare onestamente la vita così com’è, con tutte le sue contraddizioni, incertezze e imperfezioni. Non si tratta solo di accuratezza fattuale, ma di catturare l’essenza dell’esperienza umana. Nella letteratura, la verità può essere espressa nella sincerità della voce, nella profondità dell’intuizione e nella fedeltà alla vita emotiva. La grande letteratura non si allontana dalle realtà scomode; invece, le esplora coraggiosamente attraverso una narrazione che risuona profondamente con i lettori. La vera espressione nella letteratura implica un’attenta osservazione, empatia e storie che raccontano l’integrità che riflettono la natura multiforme della vita, non solo una versione semplificata o idealizzata di essa.
Credo che una narrazione onesta abbia il potere di promuovere la comprensione, stimolare il cambiamento e collegarci attraverso le differenze.

-Quale ruolo giocano la filosofia e la spiritualità nel tuo stile letterario e giornalistico?

—Filosofia e spiritualità sono come la bussola morale e l’anima del mio lavoro. La filosofia mi spinge a mettere in discussione le ipotesi, cercare verità sottostanti e considerare prospettive multiple-sfidando il mio modo di pensare e incoraggiando il pensiero critico. Mi spinge a sondare più profondamente le questioni piuttosto che accontentarsi di soluzioni superficiali. La spiritualità, d’altra parte, alimenta la mia compassione e il senso di interconnessione. Mi ricorda che al di là dei livelli politici, sociali o culturali, c’è un’esperienza umana condivisa: un bisogno intrinseco di significato, speranza e connessione. Entrambi influenzano il mio stile rendendo la mia scrittura più riflessiva e umana. Mi ispirano a cercare le dimensioni morali e spirituali delle storie, ad ascoltare più attentamente e a comunicare con un senso di empatia e una genuina preoccupazione per il benessere degli altri.

-Come la verità dovrebbe essere compresa ed espressa in poesia o articoli?

—Nella poesia, la verità è spesso trasmessa attraverso la metafora, il ritmo e l’emozione-attraverso un senso intuitivo di ciò che risuona al di là delle parole. La poesia permette ambiguità, strati di significato e un focus sulla verità estetica ed emotiva di un momento o di un’idea. Si tratta di catturare l’essenza di un’esperienza in un modo che tocca il cuore del lettore. Negli articoli, la verità richiede chiarezza, precisione e correttezza. Si tratta di investigare a fondo, presentare punti di vista multipli ed evitare pregiudizi. Mentre la verità giornalistica cerca l’obiettività, credo che richieda anche onestà nel riconoscere ciò che è sconosciuto o incerto. Entrambe le forme, tuttavia, mirano a gettare luce sulla realtà-sia attraverso la potenza lirica della poesia o il rigore analitico del giornalismo-ed entrambi servono l’obiettivo finale di promuovere la comprensione e la consapevolezza.

-C’è una filosofia di vita che ti ispira?

—Sì, sono profondamente ispirato dalla filosofia dell’umiltà-credere che non importa quanto sappiamo, c’è sempre più da imparare. La vita, per me, è un viaggio continuo di crescita, riflessione e servizio. Cerco di vedere ogni storia come un’occasione per imparare qualcosa di nuovo e ogni incontro come un’opportunità per una connessione genuina. La compassione e l’integrità sono centrali nel mio approccio, non solo nel mio lavoro ma anche nella mia visione del mondo. Credo che ognuno di noi abbia la responsabilità di ascoltare più di quanto non parli, di cercare la comprensione piuttosto che il giudizio e di rendersi conto che l’umiltà apre le porte all’empatia e alla saggezza.

– Come valuteresti la cultura della lettura delle giovani generazioni di oggi?

—La cultura della lettura tra i giovani di oggi è complessa. Da un lato, i media digitali hanno creato un ambiente in cui gli spazi di attenzione sono brevi e molti sono attratti da contenuti rapidi e facilmente digeribili. Ciò può talvolta portare a un declino delle pratiche di lettura profonda. Tuttavia, vedo anche una coorte appassionata desiderosa di conoscenza significativa e narrazione-molti sono bramosa di libri che sfidano, ispirare, e ampliare i loro orizzonti. Ci sono fiorenti comunità online, club del libro e festival letterari che promuovono la lettura, anche nello spazio digitale. La sfida consiste nel nutrire questa curiosità e orientarla verso una letteratura sostanziale che possa influenzare positivamente la loro visione del mondo. Incoraggiare il pensiero critico, fornire accesso a voci diverse e rendere la lettura più coinvolgente e pertinente sono essenziali.

-La traduzione può essere chiamata “la seconda nascita della creatività”?

—Assolutamente, vedo la traduzione come una sorta di rinascita – un atto di risurrezione creativa che permette alle idee, alle storie e alle culture di vivere nuovamente. Quando traduco, sono contemporaneamente un custode e un creatore: devo capire profondamente il testo originale mentre lo reimmagino in un nuovo linguaggio e contesto. È un delicato atto di equilibrio che coinvolge la sensibilità artistica e l’intuizione culturale. Attraverso la traduzione, acquisisco nuove prospettive, imparo diversi stili narrativi e sperimento la bellezza del linguaggio come un mestiere vivo e in evoluzione. È costantemente illuminante: ogni traduzione sembra una nuova vita infusa nelle parole esistenti, aprendo la mia mente a nuove possibilità e arricchendo la mia voce creativa.

-Come valuti l’attuale ambiente letterario in Pakistan?

—La scena letteraria del Pakistan è vivace e resiliente, piena di voci diverse: dalla poesia e dalla narrativa ai saggi e alla critica culturale. Nonostante le difficoltà economiche, le sfide politiche e il limitato supporto infrastrutturale, gli scrittori qui continuano a produrre un lavoro potente e provocatorio che riflette la nostra complessa società.
C’è una fame di storie che sfidano l’oppressione, esplorano l’identità e celebrano le radici culturali. Tuttavia, l’ambiente si trova anche di fronte a ostacoli quali la censura, le limitate opportunità editoriali e la necessità di piattaforme più ampie per i talenti emergenti. Tuttavia, rimango ottimista perché lo spirito di creatività e resistenza è forte. Stiamo assistendo a una nuova ondata di scrittori che stanno usando la loro voce per portare l’attenzione globale sul ricco arazzo culturale del Pakistan.

– Quali orizzonti ti hanno aperto i progetti letterari internazionali?

—La partecipazione a progetti internazionali mi ha aperto gli occhi: ha ampliato la mia comprensione delle questioni globali e mi ha introdotto in una vasta gamma di tradizioni e stili letterari. Queste esperienze hanno favorito il dialogo interculturale, sradicato gli stereotipi e alimentato amicizie oltre i confini. Mi hanno anche aiutato a vedere l’universalità delle storie e i modi unici in cui le diverse culture esprimono le loro verità. Tali scambi hanno reso la mia scrittura più sfumata, socialmente consapevole e collegata a livello internazionale. Mi hanno anche mostrato come la letteratura possa essere un ponte per la pace, la comprensione e la solidarietà oltre i confini politici.

-Quale premio o riconoscimento apprezzi di più?

—Tutti i premi hanno un significato personale, ma quelli che riconoscono i miei sforzi per promuovere la comprensione culturale e amplificare le voci emarginate risuonano più profondamente con me. Questi riconoscimenti affermano che la narrazione può essere una forza per il cambiamento positivo, aiutando a costruire l’empatia tra le differenze. Mi ricordano che il mio lavoro fa parte di una più grande responsabilità di ascoltare, amplificare e sostenere attraverso le parole.

– Hai progetti creativi o sogni ancora da realizzare?

—Sì, sogno di scrivere un memoriale che catturi non solo il mio viaggio personale ma anche le più ampie correnti sociali e culturali a cui ho assistito. Voglio esplorare le mie esperienze nel giornalismo, nella letteratura e nello scambio interculturale, condividendo le lezioni apprese lungo la strada.
Anch’io sogno di scrivere romanzi, basati sulla storia. Sarebbe un mix di storia e finzione.
Inoltre, spero di essere un mentore per i giovani scrittori, specialmente quelli provenienti da ambienti sottorappresentati, per aiutarli a trovare le loro voci e navigare nel panorama letterario. Credo che la narrazione sia una ricerca permanente e non vedo l’ora di contribuire con nuove opere che sfidano e ispirano.

– Nel campo letterario globale di oggi, quali direzioni o scuole sono più importanti?

—Il futuro appartiene alle storie radicate nell’autenticità e nella diversità delle voci. Vedo una grande importanza nel sostenere le narrazioni indigene, le prospettive postcoloniali e le forme letterarie sperimentali che spingono i confini tradizionali. Senza nominare nessun paese in particolare, direi che diversi paesi stanno producendo un lavoro vibrante ed energico che sfida i paradigmi dominanti e amplia la nostra comprensione dell’esperienza umana. Credo che gli scambi e le collaborazioni interculturali saranno la chiave per dare forma a un paesaggio letterario più inclusivo e innovativo, che valorizzi le voci locali ma parli delle preoccupazioni globali.

Intervista a cura di: Jakhongir NOMOZOV,
Membro del l’Unione dei giornalisti azeri.

“GREAT LITERATURE DOES NOT TURN AWAY FROM THE TRUTH”

Our interviewee is Nasir Aijaz – editor of the literary website Sindh Courier in Pakistan, a prominent poet and journalist, recipient of international awards, and author of more than ten books.

—How do journalism and literature complement each other for you?

—For me, journalism and literature are two sides of the same coin—both rooted in the desire to understand and communicate human truths.
Journalism keeps me grounded in facts, clarity, and the urgency of real-world issues. It trains me to be precise, objective, and responsible in my storytelling. Literature, meanwhile, allows me the freedom to explore the depths of human emotion, consciousness, and imagination. It offers a space for reflection, beauty, and nuance that often can’t be captured in a factual report.
Over the years, I’ve found that journalism informs the authenticity of my stories, while literature teaches me empathy, creativity, and the importance of narrative craft. Together, these fields help me serve both truth and art—balancing analysis with aesthetic and emotional depth.

—What does “truth” mean to you, and how should it be expressed in literature?

—To me, truth is fundamentally about authenticity—about honestly representing life as it is, with all its contradictions, uncertainties, and imperfections. It’s not just about factual accuracy but about capturing the essence of human experience. In literature, truth can be expressed in the sincerity of voice, the depth of insight, and the fidelity to emotional life. Great literature doesn’t shy away from uncomfortable realities; instead, it bravely explores them through storytelling that resonates deeply with readers. True expression in literature involves careful observation, empathy, and integrity—telling stories that reflect the multifaceted nature of life, not just a simplified or idealized version of it.
I believe that honest storytelling has the power to foster understanding, spark change, and connect us across differences.

—What role do philosophy and spirituality play in your literary and journalistic style?

—Philosophy and spirituality are like the moral compass and the soul of my work. Philosophy prompts me to question assumptions, seek underlying truths, and consider multiple perspectives—challenging my mindset and encouraging critical thinking. It pushes me to probe deeper into issues rather than settling for surface solutions. Spirituality, on the other hand, fuels my compassion and sense of interconnectedness. It reminds me that beyond the political, social, or cultural layers, there is a shared human experience—an intrinsic need for meaning, hope, and connection. Both influence my style by making my writing more reflective and humane. They inspire me to look for the moral and spiritual dimensions of stories, to listen more intently, and to communicate with a sense of empathy and genuine concern for others’ well-being.

—How should truth be understood and expressed in poetry or articles?

—In poetry, truth is often conveyed through metaphor, rhythm, and emotion—through an intuitive sense of what resonates beyond words. Poetry allows for ambiguity, layers of meaning, and a focus on the aesthetic and emotional truth of a moment or idea. It’s about capturing the essence of an experience in a way that touches the reader’s heart.In articles, truth demands clarity, accuracy, and fairness. It’s about investigating thoroughly, presenting multiple viewpoints, and avoiding bias. While journalistic truth seeks objectivity, I believe it also requires honesty in acknowledging what is unknown or uncertain. Both forms, however, aim to shed light on reality—whether through the lyrical power of poetry or the analytical rigor of journalism—and both serve the ultimate goal of fostering understanding and awareness.

—Is there a life philosophy that inspires you?

—Yes, I am deeply inspired by the philosophy of humility—believing that no matter how much we know, there is always more to learn. Life, for me, is a continuous journey of growth, reflection, and service. I try to see every story as a chance to learn something new and every encounter as an opportunity for genuine connection. Compassion and integrity are central to my approach—not just in my work but in how I view the world.I believe that each of us has a responsibility to listen more than we speak, to seek understanding rather than judgment, and to realize that humility opens doors to empathy and wisdom.

— How would you evaluate the reading culture of the younger generation today?

—The reading culture among young people today is complex. On one hand, digital media has created an environment where attention spans are short, and many are drawn to quick, easily digestible content. This can sometimes lead to a decline in deep reading practices. However, I also see a passionate cohort eager for meaningful knowledge and storytelling—many are craving books that challenge, inspire, and broaden their horizons. There are thriving online communities, book clubs, and literary festivals that promote reading, even in the digital space. The challenge is in nurturing this curiosity and guiding it towards substantial literature that can influence their worldview positively. Encouraging critical thinking, providing access to diverse voices, and making reading more engaging and relevant are essential.

—Can translation be called “the second birth of creativity”?

—Absolutely, I see translation as a kind of rebirth—an act of creative resurrection that allows ideas, stories, and cultures to live anew. When I translate, I am simultaneously a guardian and a creator—I must understand deeply the original text while also reimagining it in a new language and context. It’s a delicate balancing act that involves artistic sensitivity and cultural insight. Through translation, I gain new perspectives, learn different narrative styles, and experience the beauty of language as a living, evolving craft. It’s constantly enlightening—each translation feels like a new life infused into existing words, opening my mind to new possibilities and enriching my own creative voice.

—How do you assess the current literary environment in Pakistan?

—Pakistan’s literary scene is vibrant and resilient, full of diverse voices—from poetry and fiction to essays and cultural critique. Despite economic hardships, political challenges, and limited infrastructural support, writers here continue to produce powerful, provocative work that reflects our complex society.
There is a hunger for stories that challenge oppression, explore identity, and celebrate cultural roots. However, the environment also faces obstacles like censorship, limited publishing opportunities, and a need for broader platforms for emerging talents. Still, I remain optimistic because the spirit of creativity and resistance is strong. We are witnessing a new wave of writers who are using their voice to bring global attention to Pakistan’s rich cultural tapestry.

— What horizons have international literary projects opened for you?

—Participating in international projects has been eye-opening—it has expanded my understanding of global issues and introduced me to a wide array of literary traditions and styles. These experiences have fostered cross-cultural dialogue, broken down stereotypes, and nurtured friendships across borders. They’ve also helped me see the universality of stories and the unique ways different cultures express their truths. Such exchanges have made my own writing more nuanced, socially aware, and internationally connected. They’ve also shown me how literature can be a bridge for peace, understanding, and solidarity beyond political boundaries.

—Which award or recognition do you value most?

—All awards carry personal significance, but the ones that acknowledge my efforts to promote cultural understanding and amplify marginalized voices resonate most deeply with me. These honors affirm that storytelling can be a force for positive change—helping to build empathy across differences. They remind me that my work is part of a larger responsibility to listen, amplify, and advocate through words.

— Do you have creative plans or dreams yet to be realized?

—Yes, I dream of writing a memoir that captures not only my personal journey but also the broader social and cultural currents I’ve witnessed. I want to explore my experiences in journalism, literature, and intercultural exchange, sharing lessons learned along the way.
I also dream of writing novels, based on history. It would be a mix of history and fiction.
Additionally, I hope to mentor young writers, especially from underrepresented backgrounds, to help them find their voices and navigate the literary landscape. I believe storytelling is a lifelong pursuit, and I look forward to contributing new works that challenge and inspire.

— In today’s global literary field, which directions or schools are most important?

—The future belongs to stories rooted in authenticity and diverse voices. I see great importance in supporting indigenous narratives, postcolonial perspectives, and experimental literary forms that push traditional boundaries. Without naming any particular country, I would say several countries are producing vibrant, energetic work that challenges dominant paradigms and broadens our understanding of human experience. I believe cross-cultural exchanges and collaborations will be key to shaping a more inclusive, innovative literary landscape—one that values local voices but speaks to global concerns.

Interview conducted by: Jakhongir NOMOZOV,
Member of the Azerbaijan Journalists’ Union.

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