Il critico letterario prof Kareem Abdullah -Iraq ha redatto l’analisi critica della poesia: “La strage degli innocenti” di Franca Colozzo

Fotomontaggio creato da Elisa Mascia -Italia con le foto cortesia di Franca Colozzo – Italia e del prof Kareem Abdullah -Iraq

Analisi critica di “La strage degli innocenti” di Franca Colozzo – Italia.
A cura di: Kareem Abdullah – Iraq.

1- Titolo e allusione biblica


Il titolo della poesia, “La strage degli innocenti”, è un’allusione biblica carica di significato. Fa riferimento alla strage degli innocenti ordinata da Re Erode, come narrato nel Vangelo di Matteo, in cui i neonati maschi di Betlemme furono uccisi nel tentativo di eliminare il bambino Gesù. Invocando questa sacra tragedia storica, Colozzo eleva la sofferenza dei bambini di Gaza ad archetipo universale dell’ingiustizia divina, del martirio e della ciclica brutalità del potere. Prepara il lettore a una poesia intrisa sia di immagini sacre che di atrocità moderne.

2- L’immaginario dell’Ascensione e dell’Innocenza


“Ali spiegate al vento, si alzano / In una processione silenziosa, / Fluttuando come piume…”
I versi iniziali staccano immediatamente i corpi dalla terra. Attraverso immagini delicate ed eteree – ali, piume, volo – la poetessa eleva le anime delle vittime al di sopra del regno della violenza. Queste immagini implicano purezza, trascendenza e l’innaturale immobilità della morte.
La “processione silenziosa” evoca la solennità dei riti funebri, ma questo funerale non è ancorato ad alcuna tradizione culturale o religiosa. Diventa piuttosto un’ascensione ultraterrena, un allontanamento da un mondo indegno dei suoi figli. Il verso “Dall’ospedale di Gaza” ci riporta alla brutale realtà: un luogo destinato a guarire è diventato un punto di partenza per la morte.

3- Contrasti: Angeli contro Corvi, Luce contro Tenebre


“Si alzano tutti insieme come Serafini / Rubati ai giochi di un altro tempo.”  I bambini sono paragonati ai Serafini, esseri angelici di luce e purezza. Questo paragone divino sottolinea la loro innocenza e suggerisce che il loro posto non è tra le rovine terrene, ma tra la santità celeste. Eppure, la parola “rubati” aggiunge un tocco tragico, ricordandoci che il loro tempo è stato abbreviato, la loro innocenza dirottata da forze al di là della comprensione.
“Ali di corvo volano sopra le rovine, / sfiorando ali d’angelo nel cielo”.

Qui, Colozzo crea una giustapposizione vivida e surreale. I corvi – tradizionali messaggeri di morte e decadenza – sfiorano i bambini angelici e spettrali che ascendono. Il simbolismo è netto: la morte perseguita la vita, proprio mentre l’innocenza cerca di sfuggirvi. Questo contrasto accentua la tragedia, dimostrando che il divino non è immune dalla crudeltà umana: deve coesistere, persino sfiorarla.

4- Paesaggio emozionale: dolore, silenzio e la futilità della morte


“Solo le macerie piangono i morti, / Morti senza una vera ragione”.
In questi versi inquietanti, il dolore è reso impersonale e universale. Le macerie – detriti senza vita – sono le uniche a piangere, a sottolineare il silenzio e la complicità del mondo. I morti, suggerisce la poesia, non erano vittime di guerra in senso convenzionale, ma vittime di una brutalità insensata.
Il verso “Morti senza una vera ragione” è profondamente politico nella sua semplicità.  Sfida qualsiasi giustificazione della guerra, qualsiasi pretesa di necessità. Questi non sono soldati; sono bambini. La loro morte resiste a qualsiasi spiegazione morale o strategica.

5 – La trasformazione della paura e il ruolo sacro delle madri


“I bambini non hanno più paura…”
C’è un’accettazione inquietante qui: la morte è diventata così costante che persino la paura è svanita. Questo verso può essere interpretato sia letteralmente (i bambini sono ora morti e al di là della paura) che metaforicamente (erano già stati desensibilizzati al terrore).
“Le loro creazioni sono offerte a Dio / Dalle madri in lutto come dono”.
Questo è forse il momento più tragico della poesia. Le opere creative dei bambini – disegni, giocattoli, forse sogni – si trasformano in offerte su un altare di dolore. Le madri, le ultime portatrici di dolore, diventano sacerdotesse in un rituale oscuro e blasfemo che non hanno scelto.
L’atto dell'”offerta” è religioso, ma qui è invertito.  Questi sono sacrifici di dolore, non di adorazione, offerti a un Dio che sembra dolorosamente silenzioso.

6- Caino e l’eredità morale della violenza
“Una terra sacrilega rivela / L’infame progenie di Caino”.


Colozzo conclude con un potente riferimento biblico a Caino, il primo assassino. Così facendo, presenta gli autori di questa violenza come discendenti morali di Caino, ripetendo il peccato originale del fratricidio. Gaza diventa non solo una zona di guerra, ma un palcoscenico per un antico, archetipico tradimento: fratello che uccide fratello in nome del potere, del territorio, dell’ideologia.
L’espressione “terra sacrilega” può riferirsi sia alla terra profanata di Gaza sia alla blasfemia morale di coloro che compiono tali omicidi. La poesia amplia così la sua critica: non si tratta solo di politica o di conflitto, ma della corruzione dell’anima umana. 


Conclusione: Un lamento per l’umanità
“La strage degli innocenti” non è solo un’elegia per i bambini di Gaza, è un’accusa poetica contro tutti i sistemi che perpetuano la violenza contro i vulnerabili. Franca Colozzo intreccia magistralmente immagini sacre con l’orrore contemporaneo, dando vita a un lamento che appare al tempo stesso senza tempo e di una straziante attualità.
Questa è una poesia che non grida, ma piange. Non politicizza, umanizza. E così facendo, diventa una voce silenziosa ma bruciante della coscienza, che ci spinge a chiederci:
Che tipo di mondo permette che una tale innocenza venga sacrificata ancora e ancora?

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

Ali spiegate al vento, si alzano
In una processione silenziosa,
Vagando come piume,
Si alzano in volo
Dall’ospedale di Gaza,
Colpiti al suolo da un missile,
Che ne squarcia il cuore antico.

Si alzano tutti insieme come Serafini
Rubati dai giochi di un altro tempo.
Il gioco del massacro ora non conosce fine.
Ali di corvo volano sulle rovine,
Sfiorando ali d’angelo nel cielo.

La sera impallidisce
Tra figure spettrali.
Solo le macerie piangono i morti,
Morti senza una vera ragione,
Resta una sepoltura comune
Per le membra sparse.

I bambini non hanno più paura,
I ruggiti infernali tacciono,
La fame e la sete tacciono.
Le loro creazioni sono offerte a Dio
Come dono dalle madri in lutto.  Dagli altari di luce, un’immagine oscura,
una terra sacrilega rivela
l’infame progenie di Caino.

©Franca Colozzo

Critical Analysis of “The Slaughter of the Innocents” by Franca Colozzo – Italia.
By : Kareem Abdullah – Iraq .

1- Title and Biblical Allusion
The poem’s title, “The Slaughter of the Innocents,” is a loaded biblical allusion. It references the Massacre of the Innocents ordered by King Herod, as recounted in the Gospel of Matthew, where male infants in Bethlehem were killed in an attempt to eliminate the infant Jesus. By invoking this sacred, historical tragedy, Colozzo elevates the suffering of the children in Gaza to a universal archetype of divine injustice, martyrdom, and the cyclical brutality of power. It prepares the reader for a poem steeped in both sacred imagery and modern atrocity.
2- The Imagery of Ascension and Innocence
“Wings spread to the wind, they rise / In a silent procession, / Drifting like feathers…”
The opening lines immediately detach the bodies from the earth. Through delicate, ethereal imagery—wings, feathers, flight—the poet lifts the souls of the victims above the realm of violence. These images imply purity, transcendence, and the unnatural stillness of death.
The “silent procession” evokes the solemnity of funeral rites, but this funeral is not anchored in any cultural or religious tradition. Instead, it becomes an otherworldly ascension—a departure from a world unworthy of its children. The line “From the hospital in Gaza” jolts us back into the brutal reality: a place meant to heal has become a launching point for death.
3- Contrasts: Angels vs. Crows, Light vs. Darkness
“They all rise together like Seraphim / Stolen from the games of another time.”
The children are likened to Seraphim—angelic beings of light and purity. This divine comparison underscores their innocence and suggests that their place is not among earthly ruins but among celestial sanctity. Yet, the word “stolen” adds a tragic layer, reminding us that their time was cut short, their innocence hijacked by forces beyond comprehension.
“Crow’s wings fly over the ruins, / Brushing against angel wings in the sky.”
Here, Colozzo sets up a vivid, surreal juxtaposition. The crows—traditional harbingers of death and decay—brush against the angelic, ghostly children ascending. The symbolism is stark: death haunts life, even as innocence tries to escape. This contrast enhances the tragedy by showing that the divine is not untouched by human cruelty—it must coexist, even brush up against it.
4- Emotional Landscape: Grief, Silence, and the Futility of Death
“Only the rubble mourns the dead, / Dead without a true reason.”
In these haunting lines, grief is rendered impersonal and universal. The rubble—lifeless debris—is the only mourner, emphasizing the world’s silence and complicity. The dead, the poem suggests, were not casualties of war in the conventional sense, but victims of senseless brutality.
The line “Dead without a true reason” is profoundly political in its simplicity. It challenges any justification of war, any pretense of necessity. These are not soldiers; they are children. Their deaths resist moral or strategic explanation.
5-The Transformation of Fear and the Sacred Role of Mothers
“The children are no longer afraid…”
There’s an unsettling acceptance here—death has become so constant that even fear has faded. This line can be interpreted both literally (the children are now dead and beyond fear) and metaphorically (they had already been desensitized to terror).
“Their creations are offered to God / By grieving mothers as a gift.”
This is perhaps the poem’s most tragic moment. The creative works of children—drawings, toys, perhaps dreams—are transformed into offerings on an altar of sorrow. The mothers, the ultimate bearers of grief, become priestesses in a dark, blasphemous ritual not of their choosing.
The act of “offering” is religious, but here it’s inverted. These are sacrifices of pain, not worship, made to a God who seems painfully silent.
6- Cain and the Moral Legacy of Violence
“A sacrilegious land reveals / The infamous offspring of Cain.”
Colozzo ends with a powerful biblical reference to Cain, the first murderer. In doing so, she casts the perpetrators of this violence as moral descendants of Cain, repeating the original sin of fratricide. Gaza becomes not just a warzone, but a stage for ancient, archetypal betrayal—brother killing brother in the name of power, territory, ideology.
The phrase “sacrilegious land” may refer both to the desecrated land of Gaza and the moral blasphemy of those who carry out such killings. The poem thus broadens its critique: this is not just about politics or conflict—it’s about the corruption of the human soul.
Conclusion: A Lament for Humanity
“The Slaughter of the Innocents” is not just an elegy for the children of Gaza—it is a poetic indictment of all systems that perpetuate violence against the vulnerable. Franca Colozzo masterfully weaves sacred imagery with present-day horror, crafting a lament that feels both timeless and heartbreakingly current.
This is a poem that does not shout—it mourns. It does not politicize—it humanizes. And in doing so, it becomes a quiet yet searing voice of conscience, compelling us to ask:
What kind of world allows such innocence to be sacrificed again and again?

THE SLAUGHTER OF THE INNOCENTS
 
Wings spread to the wind, they rise
In a silent procession,
Drifting like feathers,
They ascend into flight
From the hospital in Gaza,
Struck to the ground by a missile,
Tearing through its ancient heart.

They all rise together like Seraphim
Stolen from the games of another time.
The game of massacre now knows no end.
Crow’s wings fly over the ruins,
Brushing against angel wings in the sky.

The evening turns pale
Amidst ghostly figures.
Only the rubble mourns the dead,
Dead without a true reason,
A common burial remains
For scattered limbs.

The children are no longer afraid,
The hellish roars fall silent,
Hunger and thirst fall silent.
Their creations are offered to God
By grieving mothers as a gift.
From the altars of light, a dark image,
A sacrilegious land reveals
The infamous offspring of Cain.
©Franca Colozzo

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Silvana Dimitrieska poetessa, scrittrice condivide la sua poesia Il treno, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Silvana Dimitrieska- Macedonia del Nord


Silvana Dimitrievska/ Macedonia del Nord

IL TRENO

È primavera. Siamo seduti sul treno,

un uomo, una donna e un bambino.

Guardiamo tutti attraverso lo stesso finestrino.

La donna guarda l’albero.

Ammira la sua grandezza,

immagina i secoli che ha attraversato,

riesce quasi a percepire

quanto siano profonde le sue radici.

Vede la sua crescita.

È primavera. È un piccolo seme addormentato nell’oscurità.

I cicli solari e lunari si susseguono.

La Terra ruota sul suo asse.

Ora è una casa in cui riposa

tutta la storia nata e non nata.

Ora è la dimora celeste degli uccelli.

L’uomo guarda il cielo,

ammira la sua grandezza.

Immagina la nascita delle stelle.

Riesce quasi a vedere il potere,

la luce necessaria all’oscurità

affinché il giorno nasca.

È primavera. È il grembo del tuono e del vento,

pioggia feconda che accarezza dolcemente i campi.

È una casa dove riposa

tutta la storia nata e non nata.

Il bambino vede l’uccello.

E ne ammira la grandezza.

Riesce a immaginarla nascere dall’uovo,

e poi conquistare i cieli con potenza,

La vede costruita in un nido in cui custodire

tutto l’amore nato e non nato.

Poi, si erge fiero verso il sole.

È primavera. Li porta nel becco

i semi di tutti gli alberi e di tutti i fiori.

Tutta la storia nata e non nata.

Improvvisamente il clacson del treno
forte e penetrante
assorda le loro orecchie,

all’uomo, alla donna, al bambino.

Eccitata e ansimante, l’anziana signora entra di corsa, felice

di aver preso l’ultimo treno.

Silvana Dimitrievska è nata nel 1981 a Skopje. Si è laureata presso la Facoltà di Filologia “Blaze Koneski” di Skopje, presso il Dipartimento di Letteratura Generale e Comparata in lingua macedone, e in seguito ha completato la Scuola Annuale per Giornalisti presso il MIM (Istituto Macedone per i Media). È stata coordinatrice del circolo letterario “Mugri” e curatrice dell’omonimo almanacco poetico. È organizzatrice di diverse letture e promozioni poetiche. Silvana scrive poesie, brevi prose, saggi e haiku pubblicati sulla prima rivista macedone di haiku, Mravka. È autrice dell’antologia “Angeli con cinque ali”, pubblicata nell’ambito delle serate poetiche di Struga. È recensora di diverse raccolte di poesie di giovani autori, ma anche di autori già affermati.  Ha vinto il secondo e il terzo premio “Blaze Koneski” per un saggio scientifico. Per la sua prima raccolta di poesie, “Tu, che sei uscito da una canzone”, ha vinto il prestigioso premio nazionale “Atso Karamanov”. Per il racconto “Gonna a farfalla” ha vinto il primo premio al concorso nazionale “Racconto una foto 2021”. Ha vinto il terzo premio al festival internazionale di poesia “Veglia di Kokinski Mugri 2022” e il secondo premio allo stesso festival di poesia nel 2023. Nel 2023 ha vinto il secondo premio al festival internazionale di poesia per ragazzi “Stihuvalki”. Nel 2023, al festival internazionale di poesia “Scintille letterarie 2023”, ha vinto anche il secondo premio, e allo stesso festival di poesia nel 2024 ha vinto nuovamente il secondo premio.  Nel 2023 è stata dichiarata tra i vincitori del prestigioso premio mondiale di poesia “Naji Naaman” e le è stato conferito il titolo di membro onorario dell’omonima Accademia di Cultura in Libano. Nel 2023 ha vinto il terzo premio di poesia al festival internazionale di poesia “Tafil Kelmendi” in Kosovo. Nel 2024 ha vinto anche il terzo premio al festival internazionale di poesia “Antevo slovo”. Nel 2024 è stata proclamata tra i vincitori del prestigioso Premio Accademico Internazionale di Letteratura Contemporanea “Lucius Anaeus Seneca” dell’Accademia di Arti e Scienze Filosofiche, Italia.




Silvana Dimitrievska/ North Macedonia

THE TRAIN

It’s spring. We are sitting on the train,
one man, one woman and one child.
We are all looking through the same window.
The woman looks at the tree.
She admires his greatness,
imagines the centuries through which it has endured,
she can almost feel it
how deep his roots are.
She sees his growth.
It’s spring. He is a little seed asleep in darkness.
Solar and lunar cycles pass.
The earth rotates on its axis.
Now he is a house in which it rests
all born and unborn history.
It is now the heavenly home of the birds.
The man looks at the sky,
admires his greatness.
It imagines the birth of the stars.
He can almost see the power,
the light needed by darkness
for the day to be born.
It’s spring. It is the womb of thunder and wind,
fruitful rain gently caressing the fields.
It is a house where it rests
all born and unborn history.
The child sees the bird.
And admires the greatness.
He can imagine her being born from the egg,
and then conquers the heavens mightily,
He sees her making a nest in which she keep
all born and unborn love.
Then, it proudly rises towards the sun.
It’s spring. She carries them in her beak
the seeds of all trees and all flowers.
All born and unborn history.
Suddenly the train horn
it deafens their ears loudly and piercingly,
on the man, on the woman, on the child.
Excited and panting, through the door
the old woman rushes in, happy
that she caught the last train.


Silvana Dimitrievska was born in 1981. in Skopje. She graduated from the Faculty of Philology ‘Blaze Koneski’ – Skopje at the Department of General and Comparative Literature in the Macedonian language, and later she also completed the One-Year School for Journalists at MIM (Macedonian Media Institute). She was the coordinator of the literary circle ‘Mugri’ and the editor of the poetry almanac of the same name. She is the organizer of several poetry readings and promotions. Silvana writes poetry, short prose, essays and haiku verses published in the first Macedonian haiku magazine Mravka. She is the author of the anthology Angels with five wings, published as part of Struga evenings of poetry. She appears as a reviewer of several collections of poetry by young, but also by already renowned authors. She is the winner of the second and third ‘Blaze Koneski’ prize for a scientific essay. For her first collection of poetry, “You, who came out of a song”, she won the prestigious national award ‘Atso Karamanov’. For her short story ‘Butterfly Skirt’ she won the first prize at the national competition ‘I tell a photo 2021’. She is the winner of the third prize at the international poetry festival ‘Vigil of Kokinski Mugri 2022’ and the second prize at the same poetry festival for 2023. In 2023, she won the second prize at the international poetry festival for children’s poetry ‘Stihuvalki’. In 2023, at the international poetry festival ‘Literary Sparks 2023’, she was also the winner of the second prize, and at the same poetry festival in 2024, she was again the winner of the second prize. In 2023, she was declared one of the laureates of the prestigious ‘Naji Naaman’ world prize for poetry and was awarded the title of honorary member of the Academy of Culture of the same name in Lebanon. In 2023, she won the third prize for poetry at the international poetry festival ‘Tafil Kelmendi’ in Kosovo. In 2024, she was also the winner of the third prize at the international poetry festival ‘Antevo slovo’. In 2024 she was announced as one of the winners of the prestigue International Academic Award of Contemporay Literature “Lucius Anaeus Seneca” from Academy of Philosophical Arts and Sience, Italy.

Preparazione articolo a cura di Elisa Mascia -Italia

Il poeta giornalista Jahongir Mirzo presenta alcune poesie del poeta Nijat Hunalp- Azerbaigian

Foto cortesia di Nijat Hunalp – Azerbaigian


Nijat Hunalp è un poeta e scrittore azero. È nato nel 1996 nella città di Mingachevir. È membro dell’Unione degli Scrittori dell’Azerbaigian e dell’Unione Mondiale dei Giovani Scrittori Turchi. Le sue poesie si sono classificate al terzo posto al premio letterario “Fergana” e sono state inserite nella long list del premio “Vagif Samadoglu”.  Le sue poesie e i suoi racconti sono stati pubblicati sui portali nazionali “Kulis.az”, “Edabiyyat.az”, “Letteratura e Arte”, “Partizan.az”, Manera.az, Dalidag.az”, “Zerif Kölgeler”, “525”, “Edabi – Eks Seda”, “Butov Azerbaijan”, sulle riviste turche “Yaşam Fanzin”, “Güfte Edabiyyat”, “An”, “Yitik Bavul”, “Bayguş”, “İhtilal”, Taşköprü, sul quotidiano “Krymın Sesi”, sui portali “Dibace.net”, “Dergizan.com”, sul quotidiano iraniano Sanjak, sui quotidiani uzbeki “Ezgulik” e “Adobiyyat Olami”.
Le sue poesie sono state tradotte in inglese e uzbeko.

MARCIA DELLA MORTE

Nella città delle persone sole  sono nel seminterrato
della stanza chiamata
disperazione.
E le pupille dei miei occhi
sembrano la talpa
che può vedere la luce da
molto lontano
per molti chilometri.
I miei vestiti odorano di morte
passo dopo passo.
Ho tracannato l’aceto
che avevo comprato ieri.
Come lo schiavo egiziano assetato
fraternizzo con la morte
tra le mura umide dell’ospedale.
Il faggio soffia via le foglie dal cielo
nel cortile.
Le mie sorelle e i miei fratelli
nascono dal mio spirito silenzioso e solitario.
E ogni nascita porta con sé
le lacrime.


IL CIELO È LA DIMORA DEGLI SPIRITI

Come nessuno sulla Terra
anche il poeta non fu fortunato.
Ho colto un fiore dal mio cuore
per l’ape che era rimasta senza fiore.

Le corde del mio cuore sono amiche del dolore
Per me, per portare il dolore quando morirò.
Non ho lasciato che i miei desideri invecchiassero
Di essere una ragazza single.

Niente è più alto della morte
Il corpo senza spirito non è nulla.
Il cielo è la dimora dello spirito
Si rifugiano presso Dio.


DOVE I CAVALLI PORTARONO I PADRI?

Sia la spada che la freccia
si mescolarono alla terra,
Dove i cavalli portarono i padri?
Quelle urla, quei lamenti risuonano ancora nelle mie orecchie
Dove i cavalli portarono i padri?

Quei cavalli più gagliardi avevano visto molti combattimenti
Le criniere dei cavalli imbrigliati erano coperte di sangue
Quei cavalli corsero verso la morte
Dove i cavalli portarono i padri?

Infuriavano nei combattimenti o nelle battaglie
Erano infuriati nelle battaglie. 
Erano più veloci del vento,
erano come uccelli.
Dove hanno portato i cavalli i padri?

Dove sono quei cavalli dei desideri,
dove sono i cavalli della fortuna?
Dove sono i khakan delle proprietà,
i cavalli dei troni?
I secoli hanno trasformato quei cavalli in storia.
Dove hanno portato i cavalli i padri?

I figli che sono morti lasciando le spade nel fodero,
I figli il cui destino li ha delusi.
Ehi, figli coraggiosi, se lo sapete, ditemelo anche voi.
Dove hanno portato i cavalli i padri?

Il mondo e i cavalli hanno la stessa età.
I cavalli sono sempre stati gli amici dei combattenti.
Ehi, mia memoria di cavallo, sussurrami all’orecchio:
Dove hanno portato i cavalli i padri?

In quali direzioni hanno svoltato quelle strade e quel sentiero?
Quanto è difficile reggere il peso della storia
Ehi, chiama il mio cavallo pazzo, mio cavallo da corsa,
Dove i cavalli hanno portato i padri?

I loro corpi sono sulla Terra,
ma i loro spiriti sono in cielo,
Ci sono paura e ansia nei loro occhi.
I cavalli hanno seguito le tracce dei padri
Dove i padri hanno portato i cavalli?
Dove i cavalli hanno portato i padri?

Nijat HUNALP,
Tradotto da: Sevil GULTEN




Nijat Hunalp is an Azerbaijani poet and writer. He was born in 1996 in the city of Mingachevir. He is a member of the Azerbaijan Writers’ Union and the World Young Turk Writers’ Union. His poems were awarded third place in the “Fergana” literary award and were included in the long list of the “Vagif Samadoglu” award. His poems and stories have been published on the country’s “Kulis.az”, “Edabiyyat.az”, “Literature and Art”, “Partizan.az”, Manera.az, Dalidag.az”, “Zerif Kölgeler” portals, “525”, “Edabi – Eks Seda”, “Butov Azerbaijan” newspapers, Turkey’s “Yaşam Fanzin”, “Güfte Edabiyyat”, “An”, “Yitik Bavul”, “Bayguş”, “İhtilal” magazines, Taşköprü, “Krymın Sesi” newspaper, “Dibace.net”, “Dergizan.com” portals, Iran’s Sanjak newspaper, Uzbekistan’s “Ezgulik”, “Adobiyyat Olami” newspapers.
His poems have been translated into English and Uzbek.


DEATH MARCH

In the city of lonely people
I am in the basement
of the room called as
hopelessness.
And the apples of my eyes
look like the mole
which can  see the light  from
the  far distance
for many miles.
My clothes smell death
step after step.
I gulped the vinegar
that I had bought yesterday.
Like the thirsty Egyptian slave
I fraternize with the death
among the  damp walls of the  hospital.
The beech tree blows its leaves off the sky
in the yard.
My sisters and brothers 
are born from my silent and  lonely spirit.
And each birth brings tears
with itself.


THE SKY IS THE HOME OF SPIRITS

As nobody on the earth
The poet also wasn’t lucky.
I picked a flower from my heart
For the bee that was left without flower.

The strings of my heart are the friend of grief
For me to take  the grief when I die.
I didn’t let my wishes to get older
To be spinsters like the girls.

Nothing is higher than the death
The body without spirit is nothing.
The sky is the home of the spirit
They  took shelter at the God.

WHERE DID THE HORSES TAKE THE FATHERS?

Both the sword and arrow mixed with the soil,
Where did the horses take the fathers?
Those screams, moaning still are ringing in my ears
Where did the horses take the fathers?

Those courser horses had seen a lot of fights
The manes of the bridled horses were covered with blood
Those horses ran towards the death
Where did the horses take the fathers?

They raged in the fights or battles
They were infuriated in the battles.
They were faster than the wind, they were like birds
Where did the  horses take the fathers?

Where are those wish horses, where are luck horses?
Where are the khakans of properties, horses of thrones?
The centuries turned those horses into the history
Where did the  horses take the fathers?

The sons who died leaving their swords in the scabbard,
The sons whose fates made them let down.
Hey, brave sons, if you know tell me too
Where did the horses take the fathers?

The  world and the  horses are at the same age
The horses were always the friends of the fighters.
Hey, my horse memory, whisper into my ears,
Where did the horses take the fathers?

Into which directions did these roads and path turn?
How hard is holding the load of the history
Hey, my crazy horse , my course horse,  call
Where did the horses take the fathers?

Their bodies are on the earth, but their spirits are on the heaven,
There are  fear and anxiety in their eyes.
The horses followed the traces of the fathers
Where did the fathers take the horses?
Where did the horses take the fathers?

Nijat HUNALP,
Translated by: Sevil GULTEN

Kareem Abdullah -Iraq, prof. critico letterario, scrive l’analisi tematica e stilistica della poesia: ” APPELLO PER LA PACE” di Zineta (Alibašić) Kurtović – Serbia, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Fotomontaggio creato da Elisa Mascia delle foto cortesia di Zineta (Alibašić) Kurtović – Serbia e del prof Kareem Abdullah -Iraq


Analisi critica stilistica della poesia “APPELLO PER LA PACE” di Zineta (Alibašić) Kurtović – Serbia.

Di: Kareem Abdullah – Iraq.


La canzone “APPEL ZA MIR” di Zineta Kurtović porta con sé un messaggio chiaro e forte di pace, di opposizione alle guerre e al male che si sta diffondendo nel mondo. Attraverso il testo della poesia, la poetessa esprime profonda preoccupazione per la situazione mondiale e fa appello a tutti i popoli affinché si uniscano per un obiettivo comune: la pace. Analizzando i versi, si può osservare come l’autrice utilizzi diverse figure stilistiche ed espressioni per trasmettere il suo messaggio.


1- Analisi tematica

La canzone affronta il tema della pace globale, delle guerre e di un mondo che soffre a causa dell’ingiustizia e del male. I versetti iniziali sono un campanello d’allarme, che invita i lettori a ribellarsi al male e ad agire per porre fine alle guerre e alla violenza. La crescente preoccupazione della poesia per il destino del mondo assume un tono pessimista, evidenziando l’aumento della sofferenza e della sfortuna.


Versi come:


“Temo che il male / ci distruggerà tutti un giorno” i


“Ci sono sempre più ferite nel mondo”


Esse mostrano la preoccupazione e il pessimismo del poeta, sebbene l’intera poesia contenga un invito all’azione e al cambiamento.


2- Stile e linguaggio

Il linguaggio della canzone è semplice, ma profondamente emozionante. È scritto in prima persona plurale (un invito al risveglio e all’azione collettivi), il che sottolinea ulteriormente l’universalità del messaggio. L’autrice usa un linguaggio diretto, parlando di cose che non possono essere ignorate, come il male, la guerra e la sofferenza.


Versi come:


“Gridiamo con tutte le nostre voci / Per fermare tutti i combattimenti.” dimostrano il fervore e l’energia che l’autore infonde nella poesia. L’invito a svegliarsi e ad agire è chiaro e forte.


3- Figure stilistiche

La poesia è ricca di figure stilistiche che servono a sottolineare le emozioni e il peso del messaggio.


Epiteti – L’autrice usa epiteti come “lotta mondiale”, “lotta di guerra”, “sempre più ferite”, che sottolineano ulteriormente la sofferenza e la violenza.


Allitterazione – L’uso di suoni ripetuti aggiunge ritmo a una poesia e ne aumenta la potenza sonora. Ad esempio, nel versetto “PACE, PACE, gridiamo forte!!!” si pone l’accento sulla simmetria del suono che invita all’azione.


Ripetizione – La ripetizione della parola “PACE” alla fine della poesia crea un effetto potente e ricorda il tema principale e il messaggio. Questo procedimento stilistico conferisce forza alla poesia e mette in evidenza l’obiettivo più importante: un appello alla pace.


4- Simbolismo

“PACE” è il simbolo chiave della canzone, che ne racchiude tutta la filosofia. Il simbolismo della pace ricorre in tutta la poesia come ideale, desiderio di fine dei conflitti, di armonia e di coesistenza. La Terra è raffigurata come una vasta sfera, a simboleggiare che lo spazio per la pace e la cooperazione è illimitato, ma che, a causa dell’avidità e del potere, la pace è spesso irraggiungibile.


Versi:

“La terra è un vasto globo, / c’è posto per tutti su di esso” indica che c’è abbastanza spazio per tutte le persone, sottintendendo che i conflitti e le guerre non sono inevitabili, ma sono il risultato delle decisioni di qualcuno.


5- Analisi ritmica e metrica

La poesia è scritta in versi liberi, il che le consente una maggiore espressione emotiva e flessibilità nell’organizzazione. La struttura ritmica non è strettamente formalizzata, ma possiede comunque una ritmicità che invita all’azione, come nel caso della ripetizione della parola “PACE” alla fine della canzone.


6- Conclusioni

La canzone “APPEL ZA PEACE” di Zineta Kurtović porta con sé un forte messaggio di pace e un invito all’azione globale. L’autrice usa un linguaggio semplice ma profondamente emozionante per esprimere la sua preoccupazione per un mondo in cui il male, le guerre e la sofferenza stanno diventando sempre più diffusi. Attraverso figure stilistiche come la ripetizione, l’allitterazione e il simbolismo, crea un testo ritmico e sonoro che invita all’unificazione di tutti i popoli per raggiungere la pace. La poesia è quindi un appello alla coscienza collettiva e al cambiamento, un appello del tutto pertinente al mondo contemporaneo.



APPELLO PER LA PACE

Forza, mondo, alziamoci in piedi,

Contro tutti nel mondo del male,

Gridiamo a squarciagola

Per porre fine a tutti i combattimenti bellici.


In questo mondo manca la pace,

La guerra irrita tutti,

La volontà dei “potenti” sta divorando il mondo.

È peggio di quanto sembri.


Ho paura che il male ci colpisca.

Distruggi tutto un giorno,

Questo terreno soffre molto,

Ci sono sempre più ferite nel mondo.


La terra è una vasta sfera,

C’è spazio per tutto su di esso,

Perché la pace non viene cercata su Google?

Affinché sia meglio per tutti.


Alziamoci tutti dai nostri posti,

Cerchiamo la PACE all’unanimità,

Bene, tutti gli otto miliardi:

PACE, PACE, gridiamolo forte!!!

Zineta (Alibasic) Kurtovic

Kritička stilistička analiza pesme “APEL ZA MIR” autorice Zineta (Alibašić) Kurtović – Srbija .
By : Kareem Abdullah – Iraq .

Pesma “APEL ZA MIR” autorice Zinete Kurtović nosi jasnu i snažnu poruku mira, protivljenja ratovima i zlu koje se širi svetom. Kroz stihove pesme, pesnikinja izražava duboko zabrinutost zbog stanja u svetu i apelujući na sve ljude da se ujedine za zajednički cilj – mir. Kroz analizu stihova, može se videti kako autorka koristi različite stilističke figure i izraze kako bi prenela svoju poruku.

1- Tematska analiza
Pesma se bavi temom globalnog mira, ratova, i sveta koji pati zbog nepravde i zla. Početni stihovi pozivaju na buđenje, tražeći od čitatelja da se usmjere protiv zla i da se usmjere ka okončanju ratova i nasilja. Pojačana zabrinutost za sudbinu sveta kroz pesmu iznosi pesimistički ton, ukazujući na sve veće patnje i nesreće.

Stihovi poput:

“Bojim se da će nas zlo / Sve uništit jednog dana” i

“U svetu je sve više rana”

pokazuju pesnikininu zabrinutost i pesimizam, iako cela pesma nosi poziv na akciju i promene.

2- Stil i jezik
Jezik pesme je jednostavan, ali duboko emotivan. Pisan je u prvom licu množine (poziv na kolektivno buđenje i akciju), što dodatno naglašava univerzalnost poruke. Autorka koristi direktan jezik, govoreći o stvarima koje se ne mogu ignorisati, kao što su zlo, rat, i patnja.

Stihovi kao što su:

“Iz sveg glasa poviknimo / Da prestane ratna borba sva.” pokazuju žar i energičnost koju autorka unosi u pesmu. Poziv na buđenje i akciju je jasan i snažan.

3- Stilističke figure
Pesma je bogata stilističkim figurama koje služe za naglašavanje emocija i težine poruke.

Epiteti – Autorka koristi epiteti kao što su “svetska borba”, “ratna borba”, “sve više rana”, koji dodatno naglašavaju patnju i nasilje.

Aliteracija – Korišćenje ponavljajućih zvukova dodaje ritmičnost pesmi i povećava njenu zvučnu snagu. Na primer, u stihu “MIR, MIR, jasno uzviknimo!!!” dolazi do naglašavanja zvučne simetrije što daje poziv na akciju.

Ponavljanje – Ponavljanje reči “MIR” na kraju pesme stvara snažan efekat i podsjeća na glavnu temu i poruku. Ovaj stilistički postupak daje pesmi snagu i ističe najvažniji cilj: poziv na mir.

4- Simbolika
“MIR” je ključni simbol pesme, u kojem je sadržana cela njena filozofija. Simbolika mira se pojavljuje kroz čitavu pesmu kao ideal, želja za okončanjem konflikata, za harmonijom i koegzistencijom. Zemlja se prikazuje kao prostrana kugla, što simbolizuje da je prostor za mir i saradnju neograničen, a ipak, zbog pohlepe i moći, mir je često nedostižan.

Stihovi:

“Prostrana je zemlja kugla, / Na njoj mjesta za sve ima,” ukazuju na to da postoji dovoljno prostora za sve ljude, što implicira da sukobi i ratovi nisu neizbežni, već su rezultat nečijeg odlučivanja.

5- Ritmička i metrumska analiza
Pesma je napisana u slobodnom stihu, što joj omogućava veći emotivni izraz i fleksibilnost u organizaciji. Ritmička struktura nije strogo formalisana, ali i dalje ima ritmičnost koja poziva na akciju, kao što je slučaj sa ponavljanjem reči “MIR” na kraju pesme.

6- Zaključak
Pesma “APEL ZA MIR” Zinete Kurtović nosi snažnu poruku mira i poziv na globalnu akciju. Autorka koristi jednostavan jezik, ali duboko emotivan, da bi prenela zabrinutost zbog sveta u kojem zlo, ratovi i patnja postaju sve prisutniji. Kroz stilističke figure poput ponavljanja, aliteracije, i simbolike, ona stvara ritmičan i zvučan tekst koji poziva na ujedinjenje svih ljudi u cilju postizanja mira. Pesma je, dakle, apel na kolektivnu svest i promenu, apel koji je u potpunosti relevantan za savremeni svet.


APEL ZA MIR

Hajde svijete ustanimo,
Protiv svakoga na svijetu zla,
Iz sveg glasa poviknimo
Da prestane ratna borba sva.

Ovom svijetu mira fali,
Rat svakoga iritira,
Volja “moćnih” svijet izjeda
Još je gore nego što izgleda.

Bojim se da će nas zlo
Sve uništit jednog dana,
Mnogo trpi ovo tlo,
U svijetu je sve više rana.

Prostrana je zemlja kugla,
Na njoj mjesta za sve ima,
Zašto se mir ne izgugla,
Pa da bolje bude svima.

Dignimo se svi iz mjesta,
Jednoglasno MIR tražimo,
Pa svih osam milijardi:
MIR, MIR, jasno uzviknimo!!!

Zineta (Alibašić) Kurtović

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La poetessa Tuliyeva Sarvinoz presenta Ziyoyeva Iroda – Uzbekistan

Foto cortesia di Ziyoyeva Iroda
Uzbekistan

Mia meravigliosa patria, dove la pace è degna

Quando sento il tuo nome, il mio cuore sussulta,
Questo corpo e questa anima sono pronti a servirti.
Dico, ovunque io sia, sarò il tuo sostegno,
Mia meravigliosa patria, più cara della mia anima.

Con te, il mio cammino è radioso,
Ogni parte del mio corpo, destra e sinistra, fiorisce di pace.
Non importa quanto lontano io vada, torno sempre,
La mia unica meravigliosa patria al mondo.

Sei tu che mi accarezzavi la testa quando soffrivo,
Questi tuoi due occhi sono gentili come mia madre,
La generazione perfetta è anche la tua impronta,
Sei le mie ali per volare, la mia patria.

Onnipotente, i contadini cercano la libertà,
Avlani ardeva solo per l’illuminazione.
Compassione senza condanna,
La mia patria, che ha attraversato l’oscurità da sola.

Per quanti secoli hai cercato questa libertà,
Se non hai venduto il tuo orgoglio, allora i castelli saranno costruiti.  Oggi mi ergo a testa alta e ripeto:
Sei libera, sei la mia splendida patria.

Tutta l’Asia è bella con te,
Quando mangerò il tuo pane, tornerò di nuovo.
Più ti onoro, meno ti sembrerà,
Mia splendida, nobile e splendida patria.

Dal cuore alla lingua, oggi la nostra libertà è passata,
La tua lode si diffonde con benedizioni.
Il nostro amore per te non si spegnerà mai,
Mia splendida patria, la cui pace è degna.

Ziyoyeva Iroda
Uzbekistan
Master presso l’Istituto Denov di Imprenditorialità e Pedagogia





My beautiful homeland, where peace is fitting

When I hear your name, my heart leaps,
This body and soul are ready to serve you.
I say, wherever I am, I will be your support,
My beautiful homeland, dearer than my soul.

With you, my path is radiant,
Every right and left of my body blooms with peace.
No matter how far I go, I always return,
My only beautiful homeland in the world.

You are the one who caressed my head when I was in pain,
These two eyes of yours are as kind as my mother,
The perfect generation is also your footprint,
You are my wings to fly, my homeland.

Almighty, The peasants seek freedom,
Avlani only burned for enlightenment.
Compassion without condemnation,
My homeland, which passed through darkness alone.

How many centuries have you sought this freedom,
If you did not sell your pride, then the castles will be built.
Today I stand tall and say again,
You are free, you are my beautiful homeland.

All of Asia is beautiful with you,
When I eat your bread, I will return again.
The more I honor you, the less it seems,
My beautiful, noble, and beautiful homeland.

From heart to tongue, today our freedom has passed,
Your praise spreads with blessings.
Our love for you will never be extinguished,
My beautiful homeland, whose peace is worthy.

Ziyoyeva Iroda
Uzbekistan
Master of Denov Institute of Entrepreneurship and Pedagogy

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La collaborazione con Tuliyeva Sarvinoz continua con la presentazione della poetessa Ziyoyeva Iroda-Uzbekistan, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi critica della poesia: ” Sorrisi per te” di Gordana Sarić-Croazia, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Fotomontaggio di Elisa Mascia -Italia con Gordana Saric – Croazia e prof. Kareem Abdullah -Iraq


Lettura critica e analitica della poesia “OSMIJESI ZA TEBE” di Gordana Šarić.

Di: Kareem Abdullah – Iraq.

La canzone “SORRISI PER TE ” di Gordana Šarić è una meditazione emotivamente ricca sull’amore, sulla perdita e sulla memoria amorosa. Attraverso un linguaggio semplice ma profondamente emozionante, la poetessa ci offre uno spaccato dei suoi sentimenti più profondi per la persona amata. La poesia è carica di simbolismo e ogni verso è scritto con cura per illuminare la lotta interiore, la tenerezza e il desiderio del narratore.


1- Simbolismo ed espressioni dell’amore

La poesia è dominata dal simbolismo del “sorriso” e della “farfalla”, usati per descrivere i momenti teneri e fugaci dell’amore. La prima strofa “Ho raccolto tutti i miei sorrisi, / te li ho inviati in farfalle” suggerisce che l’amore è qualcosa di svolazzante e fragile, come le farfalle, che possono essere facilmente catturate, ma anche scomparire. In questo contesto, il termine “sorriso” rappresenta i momenti più belli e teneri dell’amore, sempre presenti ma che possono anche essere facilmente dimenticati. Questo motivo iniziale crea un sentimento di nostalgia e il desiderio di preservare quei momenti preziosi.


2- Il tema della tristezza e dell’allontanamento

La poesia esplora anche il tema della distanza fisica o emotiva, quando il narratore menziona “quando non possiamo stare insieme”. Questo versetto indica un amore presente ma non realizzato in ogni momento. C’è una distanza, fisica o emotiva, che crea tensione nella poesia. Tuttavia, questa distanza non è un ostacolo all’amore; al contrario, diventa uno stimolo per un’espressione ancora più profonda dei sentimenti. Il narratore, quindi, non si abbandona alla disperazione, ma canalizza l’energia dell’amore nel dono e nell’atto dell’amore.


3-Esprimere le emozioni attraverso la poesia

Il poeta usa un forte simbolismo emotivo nel verso “Ho raccolto i teneri sentimenti dell’anima / Ne farò una coperta per te”. Qui, “tenerezza” e “copertura” sono percepiti come un’espressione di protezione e cura, come qualcosa che fornisce conforto fisico ed emotivo alla persona amata. “Blanket” simboleggia la protezione nelle notti fredde e, allo stesso tempo, questi versi indicano che l’amore può essere un rifugio anche quando i confini fisici dell’amore sono inaccessibili.


4- Tentare parole non dette

Il verso “Ho intrecciato desideri in una poesia / ti ho presentato le parole del mio cuore” mostra l’espressione poetica come mezzo attraverso il quale il narratore presenta i suoi sentimenti inespressi. La poesia appare come un ponte tra il mondo interiore e il mondo esteriore. Qui il poeta dona “parole del cuore” alla persona amata, perché in qualche modo sono inespresse e nascoste in emozioni che solo l’amore può comprendere.


5- Scoprire le profondità sconosciute dell’amore

Alla fine della canzone, nel verso “so you will find out what you never knew / how much I once loved you”, c’è la rivelazione di un amore che potrebbe essere rimasto non riconosciuto o non pienamente espresso. Questo momento di “scoperta” porta con sé nostalgia, ma anche tristezza perché in quel momento l’amore non è stato pienamente compreso o ricambiato. Questo versetto finale suggerisce che l’amore ha profondità che potrebbero non essere mai pienamente comprese, ma ciò non ne sminuisce l’importanza. L’amore rimane presente, anche quando non può essere espresso completamente.


Conclusione

La canzone “SMILES FOR YOU” di Gordana Šarić è una canzone che parla di amore, perdita, desiderio ed emozioni inespresse. L’autrice si avvale di una ricchezza di simboli ed espressioni tenere per esprimere un profondo legame emotivo e il desiderio di preservare l’amore in tutte le sue forme, anche quando è presente una distanza fisica o emotiva. Attraverso la canzone, sottolinea la forza dell’amore che non si perde nemmeno nei momenti di separazione e che si trasmette attraverso i ricordi, la tenerezza e le parole non dette, ma che restano profondamente impresse nel cuore.


SORRISI PER TE

Ho radunato tutti i miei sorrisi,

Te li ho mandati attraverso le farfalle

per conservarli a lungo nei tuoi ricordi

affinché non mi avresti mai dimenticato.

Ho raccolto anche la tenerezza dell’anima

Creerò una coperta con queste attenzioni

per tenerti al caldo nelle notti fredde

quando non potremo stare insieme.

Ho intrecciato desideri nella canzone.

Ti ho affidato le parole del mio cuore

così potrai scoprire ciò che non hai mai saputo :

“Quanto ti ho amato una volta.”

Traduzione poetica in italiano a cura di Elisa Mascia -Italia, poetessa, scrittrice bilingue italiano-spagnolo.


Kritičko i analitičko čitanje pesme “OSMIJESI ZA TEBE” Gordane Šarić .
By : kareem Abdullah – Iraq .

Pesma “OSMIJESI ZA TEBE” Gordane Šarić predstavlja emocionalno bogatu meditaciju o ljubavi, gubitku i ljubavnom sećanju. Kroz jednostavan, ali duboko emotivan jezik, pesnikinja nam pruža uvid u srž svojih osećanja prema voljenoj osobi. Pesma je ispunjena simbolikom, u kojoj je svaki stih pažljivo ispisan da osvetli unutrašnju borbu, nežnost i čežnju naratora.

1- Simbolika i izrazi ljubavi
U pesmi dominira simbolika “osmijeha” i “leptira”, koja se koristi kako bi se prikazali nežni i prolazni trenuci ljubavi. Prva strofa “Skupila sam sve moje osmijehe, / po leptirima ih poslala tebi” sugeriše da je ljubav nešto lepršavo i krhko, kao leptiri, koji se lako mogu uhvatiti, ali i nestati. “Osmijeh” u ovom kontekstu predstavlja najlepše, najnežnije trenutke ljubavi koji su uvek prisutni, ali i lako mogu biti zaboravljeni. Ovaj početni motiv stvara osećaj nostalgije i želje za očuvanjem tih dragocenih trenutaka.

2- Tema tuge i distanciranja
Pesma takođe istražuje temu fizičke ili emotivne distanciranosti, kada narator spominje “kad zajedno ne možemo biti”. Ovaj stih ukazuje na ljubav koja je prisutna, ali nije ostvarena u svakom trenutku. Postoji razdaljina, bilo fizička ili emotivna, koja stvara napetost u pesmi. Međutim, ta distanca nije prepreka za ljubav; naprotiv, ona postaje podsticaj za još dublje izražavanje osećanja. Narator se, dakle, ne prepušta očaju, već ljubavnu energiju kanalizuje u darivanje i čin ljubavi.

3-Prelivanje emocija kroz poeziju
Pesnikinja koristi snažnu emocionalnu simboliku u stihu “Skupila sam i nježnosti duše / od njih ću ti pokrivač praviti”. Ovdje se “nježnost” i “pokrivač” doživljavaju kao izraz zaštite i pažnje, kao nešto što pruža fizičku i emotivnu udobnost voljenoj osobi. “Pokrivač” simbolizuje zaštitu u hladnim noćima, dok u isto vreme, ovi stihovi ukazuju na to da ljubav može biti utočište, čak i kada su fizičke granice ljubavi nepristupačne.

4- Pokušaj neizgovorenih reči
Stih “U pjesmu sam utkala čežnje / riječi srca tebi poklonila” prikazuje pesnički izraz kao sredstvo kojim narator predočava svoja neizgovorena osećanja. Pjesma se pojavljuje kao most između unutrašnjeg sveta i spoljnog sveta. Ovdje, pesnikinja daje “riječi srca” kao dar voljenoj osobi, jer su one na neki način neizgovorene i skrivene u emocijama koje samo ljubav može razumeti.

5- Razotkrivanje nepoznatih dubina ljubavi
Na kraju pesme, u stihu “pa ćeš saznat što nikad znao nisi / koliko sam te nekad voljela”, dolazi do otkrivanja ljubavi koja je možda bila neprepoznata ili neizražena u potpunosti. Ovaj trenutak “otkrića” dolazi sa nostalgijom, ali i sa tugom što ljubav nije mogla biti potpuno shvaćena ili uzvraćena u trenutku. Ovaj završni stih ukazuje na to da ljubav ima dubine koje možda nikada neće biti u potpunosti shvaćene, ali to ne umanjuje njen značaj. Ljubav ostaje prisutna, čak i kada se ne može u potpunosti izraziti.

Zaključak
Pesma “OSMIJESI ZA TEBE” Gordane Šarić je pesma o ljubavi, gubitku, čežnji i neizgovorenim emocijama. Autorica koristi bogatstvo simbola i nežnih izraza da izrazi duboku emocionalnu povezanost i želju za očuvanjem ljubavi u svim njenim oblicima, čak i kada je fizička ili emocionalna distanca prisutna. Kroz pesmu, ona naglašava snagu ljubavi koja se ne gubi ni u trenucima razdvojenosti, i koja se prenosi kroz sećanja, nežnosti i reči koje se ne izgovaraju, ali ostaju duboko urezane u srcu.

OSMIJESI ZA TEBE
Skupila sam sve moje osmijehe,
po leptirima ih poslala tebi
da ih dugo čuvaš sjećanjima
da me nikad zaboravio ne bi.
Skupila sam i  nježnosti duše
od njih ću ti pokrivač praviti
da te grije u hladnim noćima
kad zajedno ne možemo biti.
U pjesmu sam utkala  čežnje
riječi srca tebi poklonila
pa ćeš saznat što nikad znao nisi
koliko sam te nekad voljela.

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Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi critica alla poesia:”Sorrisi per te” di Gordana Sarić-Croazia, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Joan Josep Barcelo traduce i versi poetici di Vasilis Pasipoularidis -Grecia

Foto cortesia di Vasilis Pasipoularidis -Grecia

I.
Πώς ράγισες;
Σαν δάκρυ που διαρρηγνύει τα βλέφαρα,
κι αυτεπάγγελτα ξεχειλίζει στα μάγουλα—
με γεύση στάχτης απ’ την τέφρα σου,
σαν βρεγμένο κλωνάρι
που δεν ανθίζει ξανά.

Αφήνω κενά ανάμεσα στις λέξεις
για να φανεί το καταρριφθέν μου φορτίο.
Κάνω τη ζωή διαδικασία ακροβασίας—
με το σχοινί στη ντουλάπα έτοιμο
κι έναν φρεσκοβαμμένο ουρανό
που έγινε αγκίστρι.


II.
Πώς ράγισες;
Η κρύπτη μου η σκοτεινή
γέμισε πορφυρό φως.
Η αφή τρέχει στ’ ακροδάχτυλα να κρυφτεί
μα αφήνει πίσω δυο-τρία καταραμένα κύτταρα,
μικρές φωλιές του αρώματός σου
που δεν ξεπλένονται.

Τι γλυκό το μαχαίρι τούτο—
και πώς με σφάζει!


III.
Έκαψες τη θάλασσά μου.
Κι έμεινα άνευρος,
ανάμεσα στ’ αλάτι και τα ναυάγια μου.
Όλα κόκκινα. Πυρακτωμένα.

Ο θάνατος, εν τέλει,
φοράει κοκκινόλευκη φορεσιά.
Θυμίζει την απάτη της αθανασίας.
Κι όλα— όλα—
καταλήγουν εκεί. Στο κόκκινο.


IV.
Δεν ράγισες.
Με θρυμμάτισες.
Σαν παιδί που παίζει με τον άρτο,
σκυμμένο προς το πάτωμα
μετά την αγία κοινωνία.

Κι εγώ, που σε μετάλαβα σώμα και αίμα,
αμάρτησα.
Ύβρις, φώναξες. Ύβρις!

Κι ο φρεσκοβαμμένος ουρανός—
αγκίστρι που θυμίζει μαξιλάρι.
Όχι για να ξαπλώσεις….

– Αλλά;


I
Come ti sei rotto?
Come una lacrima che lacera le palpebre,
e trabocca spontaneamente lungo le guance—
con il sapore delle ceneri delle tue ceneri,
come un ramo bagnato
che non fiorirà mai più.

Lascio degli spazi tra le parole
per mostrare il peso della mia caduta.
Rendo la vita un processo acrobatico—
con la corda pronta nell’armadio
e un cielo appena dipinto
trasformato in un gancio.


II.
Come ti sei rotto?
La mia cripta oscura
era piena di luce viola.
Il tocco corre a nascondersi nella punta delle dita
ma lascia dietro di sé due o tre dannate cellule,
piccoli nidi della tua fragranza
che non vengono cancellati.

Quanto è dolce questo coltello—
E come mi uccide!


III.
Hai bruciato il mio mare.
E sono rimasto senza nervi,
Tra il sale e i miei naufragi.
Tutto rosso. Incandescente.

La morte, infine,
Indossa un vestito rosso e bianco.
Ci ricorda l’inganno dell’immortalità.
E tutto, tutto,
E finisce qui. In rosso.


IV.
Non ti sei rotto.
Mi hai distrutto.
Come un bambino che gioca con il pane,
appoggiato al terreno
dopo la Santa Comunione.

E io, che ho ricevuto il tuo corpo e il tuo sangue,
Ho peccato.
Insulto! hai urlato. Insulto!

E il cielo appena dipinto—
Gancio che ricorda un cuscino.
Per non andare a letto…

– Ma poi?


I.
¿Cómo te rompiste?
Como una lágrima que rasga los párpados,
y se desborda espontáneamente por las mejillas—
con el sabor de la ceniza de tus cenizas,
como una rama mojada
que nunca volverá a florecer.

Dejo espacios entre las palabras
para mostrar el peso de mi caída.
Hago de la vida un proceso acrobático—
con la cuerda lista en el armario
y un cielo recién pintado
convertido en un anzuelo.


II.
¿Cómo te rompiste?
Mi cripta oscura
se llenó de luz violeta.
El tacto corre para ocultarse en las yemas de los dedos
pero deja atrás dos o tres malditas células,
pequeños nidos de tu fragancia
que no se borran.

Qué dulce es este cuchillo—
¡Y cómo me mata!


III.
Quemaste mi mar.
Y me quedé sin nervios,
Entre la sal y mis naufragios.
Todo rojo. Incandescente.

La muerte, finalmente,
lleva un vestido rojo y blanco.
Nos recuerda el engaño de la inmortalidad.
Y todo—todo—
Termina allí. En rojo.


IV.
No te rompiste.
Me aplastaste.
Como un niño que juega con el pan,
inclinado hacia el suelo
después de la Sagrada Comunión.

Y yo, que recibí tu cuerpo y tu sangre,
Pequé.
¡Insulto!, gritaste. ¡Insulto!

Y el cielo recién pintado—
Anzuelo que se asemeja a una almohada.
Para no acostarse…

– ¿Pero entonces?


I.
Com et vas trencar?
Com una llàgrima que esquinça les parpelles,
i es desborda espontàniament per les galtes—
amb el sabor de la cendra de les teves cendres,
com una branca mullada
que mai tornarà a florir.

Deixo espais entre les paraules
per mostrar el pes de la meva caiguda.
Faig de la vida un procés acrobàtic—
amb la corda llista a l’armari
i un cel acabat de pintar
convertit en un ham.


II.
Com et vas trencar?
La meva cripta fosca
es va omplir de llum violeta.
El tacte corre per amagar-se als rovells dels dits
però deixa enrere dues o tres maleïdes cèl·lules,
petits nius de la teva fragància
que no s’esborren.

Que dolç és aquest ganivet—
I com em mata!


III.
Vas cremar el meu mar.
I em vaig quedar sense nervis,
Entre la sal i els meus naufragis.
Tot vermell. Incandescent.

La mort, finalment,
porta un vestit vermell i blanc.
Ens recorda l’engany de la immortalitat.
I tot—tot—
Acaba allà. En vermell.


IV.
No et vas trencar.
Em vas aixafar.
Com un nen que juga amb el pa,
inclinat cap a terra
després de la Sagrada Comunió.

I jo, que vaig rebre el teu cos i la teva sang,
Vaig pecar.
¡Insult!, vas cridar. Insult!

I el cel acabat de pintar—
Ham que s’assembla a un coixí.
Per no per ficar-se al llit…

– Però llavors?


I.
Comment t’es-tu brisé?
Comme une larme qui déchire les paupières,
et déborde, d’elle-même, sur les joues—
avec le goût de cendre, de ta propre cendre,
comme une branche mouillée
qui ne refleurira jamais.

Je laisse des silences entre les mots
pour révéler le poids de mon effondrement.
Je fais de la vie une traversée sur fil—
la corde prête, dans l’armoire,
et un ciel fraîchement peint
devenu hameçon.

II.
Comment t’es-tu brisé ?
Ma crypte obscure
s’est emplie d’une lumière pourpre.
Le toucher fuit dans le bout des doigts,
mais laisse derrière deux ou trois cellules maudites,
petits nids de ton parfum
qu’aucune eau n’efface.

Ce couteau, si doux—
et comme il m’égorge !

III.
Tu as brûlé ma mer.
Et je suis resté sans nerfs,
entre le sel et mes épaves.
Tout est rouge. Incandescent.

La mort, au fond,
porte une robe rouge et blanche.
Elle mime la supercherie de l’immortalité.
Et tout—
tout—
conduit là.
Vers le rouge.

IV.
Tu ne t’es pas brisé.
Tu m’as réduit en éclats.
Comme un enfant jouant avec le pain sacré,
regardant le sol
après la communion.
Et moi, qui t’ai reçu—corps et sang—
j’ai péché.
Hubris, as-tu crié. Hubris !

Et le ciel fraîchement peint—
un hameçon déguisé en oreiller.
Pas pour y poser la tête…

Mais alors ?


Βασίλης Πασιπουλαρίδης / Vasilis Pasipoularidis

Traduzioni in spagnolo e catalano di Joan Josep Barcelo.
Traduzione in francese con l’aiuto di Νικολάου Κύρκου / Nikolaos Kyrkos.

Foto cortesia di Joan Josep Barcelo

Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi stilistica e letteraria dettagliata alla poesia: ” Il mio è uno specchio” di Sandra Vulin, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Sandra Vulin – Croazia

e Kareem Abdullah -Iraq

Lettura critica e analisi della poesia “Il mio è uno specchio” di Sandra Vulin .
By : Kareem Abdullah – Iraq .

La poesia “Il mio è uno specchio” di Sandra Vulin è un’opera intensa e profonda che esplora i temi dell’anima, della riflessione interiore e della connessione spirituale tra due individui. Attraverso un linguaggio evocativo e una struttura ricca di immagini simboliche, Vulin ci offre una riflessione sul dolore, sul silenzio e sull’amore come specchio dell’esistenza umana.

1- Il tema della riflessione e dell’auto-scoperta


La poesia ruota attorno al concetto di specchio, un simbolo potente che rappresenta l’auto-riflessione e la conoscenza di sé. “Sei il mio specchio” diventa una dichiarazione di unione e di scambio reciproco, in cui l’altro diventa il mezzo attraverso cui l’autore scopre e riconosce i propri aspetti più profondi. La riflessione non è solo fisica, ma spirituale e psicologica. La poetessa scrive: “i miei pezzi rotti si vedono riflessi in te”, suggerendo che l’alterità non solo riflette la nostra interezza, ma anche le nostre fratture, i nostri errori e le nostre imperfezioni. In questo gioco di specchi, l’altro diventa il tramite per raggiungere una conoscenza più profonda di sé.

2- Il silenzio e l’introspezione


Uno dei temi centrali della poesia è il silenzio, che appare come una condizione necessaria per l’introspezione e la comunicazione profonda. La poetessa menziona più volte il silenzio come una presenza che non può essere ignorata, quasi una forma di linguaggio non verbale che diventa il ponte tra le anime: “i tuoi occhi conoscono il dialogo del silenzio, uguale al mio”. Questo silenzio non è assenza, ma una forma di comunicazione che si manifesta nelle profondità dell’anima, al di là delle parole. Il silenzio, in questa poesia, è visto come un canale di connessione profonda tra i due soggetti, che vanno oltre le parole per entrare in un regno di comprensione intuitiva.

3- Il dolore come esperienza condivisa


Il dolore è un altro tema cardine della poesia. L’autrice sottolinea che, nonostante le differenze apparenti, il dolore è una realtà universale che accomuna i due protagonisti: “Il nostro dolore è lo stesso, ma ai lati opposti del chiaro di luna.” Il dolore non è visto come qualcosa di distruttivo, ma come una condizione che unisce e fortifica la relazione, creando una connessione emotiva che va oltre le parole e le apparenze. In questo contesto, il dolore diventa una chiave di lettura della condizione umana, un elemento che entrambi condividono in modo intimo.

4- L’immagine del desiderio e dei ricordi


Nel verso “nel profondo del desiderio dove i cigni si immergono nell’ombra dei ricordi”, Vulin introduce un’altra immagine potente, quella del desiderio come forza che affonda nelle profondità del passato. Il desiderio qui non è solo una brama fisica, ma una ricerca spirituale e interiore, un bisogno di tornare a un luogo di connessione, a una memoria condivisa che dà senso al presente e al futuro. I cigni, simbolo di grazia e purezza, si immergono nei ricordi, suggerendo che il desiderio non è solo di ciò che manca, ma anche di ciò che è stato e che continua a vivere nella memoria.

5-La promessa di unione eterna


Il finale della poesia è una dichiarazione di unione eterna tra i due amanti/compagni spirituali: “sarò il tuo specchio, e tu mio.” Questa frase non è solo una promessa di affetto, ma una promessa di fusione totale, in cui non c’è più separazione tra i due, né fisica né spirituale. L’idea di un’unione perfetta e completa è confermata dal verso conclusivo: “è in noi tutto quello che è stato e tutto quello che dovrà ancora avvenire”. Qui, la poetessa suggerisce che l’amore e la connessione che descrive non sono limitati dal tempo, ma sono fuori dalla portata delle convenzioni temporali. L’unione tra i due è eterna e trascende le esperienze individuali per diventare un’esperienza universale e senza fine.

Conclusione


La poesia “Il mio è uno specchio” di Sandra Vulin è un lavoro ricco di simbolismi e temi profondi. Attraverso il linguaggio evocativo e le immagini potenti, l’autrice esplora il concetto di riflessione, di silenzio e di dolore come strade verso una connessione spirituale e intima. L’uso dello specchio come metafora centrale ci invita a riflettere sulla nostra propria esistenza e sulla relazione con l’altro, suggerendo che l’altro non è solo una figura separata, ma un riflesso e un mezzo per il nostro stesso auto-conoscimento e crescita.

Il mio è uno specchio

Nasconderei la mia anima
sotto il velo del silenzio
ma lei ha la testa dura
portata con il vento
non vuole stare zitta
ti sta guardando, curiosa e silenziosa
come il chiaro di luna quando bacia la foce del fiume
alla bandiera
Rimango nei limiti del mio dubbio
perché ogni volta penso che siamo una cosa sola
il prima possibile
il tempo si sta disperdendo come sabbia
tra le palme nel deserto
a chi manca solo la tua ombra

sei il mio specchio
i miei pezzi rotti si vedono riflessi in te
le mie parole che non ho detto
i miei sguardi che ho nascosto
I miei peccati e il mio perdono sono attirati su di te
e tutto quello che senti
lo porto nel petto
come una preghiera nascosta nella canzone.

Anche tu sei ferito
i tuoi occhi conoscono il dialogo del silenzio
uguale al mio
il nostro dolore è lo stesso
ma ai lati opposti del chiaro di luna.

Eppure, nel profondo del desiderio
dove i cigni si immergono nell’ombra dei ricordi,
nuoto nei nostri ricordi
portando appuntamenti per le serate a venire.

Verrò da te in silenzio
quando il mondo è stanco delle parole,
quando il buio inizia a profumare di gelsomino e pioggia
quella notte
quando il tuo sguardo tocca la mia anima
non ci sarà più bisogno di domande

perché sarò il tuo specchio
e tu mio
è in noi
tutto quello che è stato
e tutto quello che dovrà ancora avvenire.
Sandra Vulin

Traduzione poetica in italiano a cura di Elisa Mascia-Italia

Kritičko čitanje i analiza pjesme “Moje je ogledalo” Sandre Vulin.
Autor: Kareem Abdullah – Irak.

Pjesma “Moje je ogledalo” Sandre Vulin intenzivno je i duboko djelo koje istražuje teme duše, unutarnje refleksije i duhovne povezanosti dviju osoba. Kroz sugestivan jezik i strukturu bogatu simboličkim slikama, Vulin nam nudi promišljanje boli, tišine i ljubavi kao ogledala ljudskog postojanja.

1- Tema refleksije i samootkrivanja
Pjesma se vrti oko koncepta zrcala, snažnog simbola koji predstavlja samorefleksiju i samospoznaju. „Ti si moje ogledalo“ postaje izjava sjedinjenja i međusobne razmjene, u kojoj drugi postaje sredstvo kroz koje autor otkriva i prepoznaje svoje najdublje aspekte. Refleksija nije samo fizička, već duhovna i psihološka. Pjesnik piše, “u tebi se ogledaju moji slomljeni dijelovi”, sugerirajući da drugost ne odražava samo našu cjelovitost, već i naše lomove, naše pogreške i naše nesavršenosti. U ovoj igri zrcala, drugi postaje kanal za postizanje dublje spoznaje sebe.

2- Tišina i introspekcija
Jedna od središnjih tema pjesme je tišina, koja se javlja kao nužan uvjet introspekcije i duboke komunikacije. Pjesnikinja nekoliko puta spominje tišinu kao prisutnost koja se ne može zanemariti, gotovo kao oblik neverbalnog jezika koji postaje most između duša: “tvoje oči znaju dijalog tišine, kao i moje”. Ta šutnja nije odsutnost, već oblik komunikacije koja se očituje u dubini duše, onkraj riječi. Tišina se u ovoj pjesmi vidi kao kanal duboke veze između dva subjekta, koji idu dalje od riječi da bi ušli u područje intuitivnog razumijevanja.

3- Bol kao zajedničko iskustvo
Bol je još jedna ključna tema pjesme. Autor ističe da je, unatoč prividnim razlikama, bol univerzalna stvarnost koja spaja dvoje protagonista: „Naša je bol ista, ali na suprotnim stranama mjesečine“. Na bol se ne gleda kao na nešto destruktivno, već kao stanje koje ujedinjuje i jača odnos, stvarajući emocionalnu povezanost koja nadilazi riječi i pojavnosti. U tom kontekstu, bol postaje ključ za razumijevanje ljudskog stanja, element koji oboje intimno dijele.

4- Slika želje i sjećanja
U replici “U dubini želje gdje labudovi rone u sjene sjećanja”, Vulin unosi još jednu snažnu sliku, onu želje kao sile koja tone u dubine prošlosti. Želja ovdje nije samo fizička čežnja, već duhovna i unutarnja potraga, potreba za povratkom na mjesto povezanosti, u zajedničko sjećanje koje daje smisao sadašnjosti i budućnosti. Labudovi, simboli milosti i čistoće, uranjaju u sjećanja, sugerirajući da želja nije samo za onim što nedostaje, već i za onim što je bilo i živi u sjećanju.

5-Obećanje vječnog sjedinjenja
Finale pjesme je objava vječne zajednice između dvoje ljubavnika/duhovnih suputnika: “Ja ću biti tvoje ogledalo, a ti moje.” Ova fraza nije samo obećanje privrženosti, već obećanje potpunog stapanja, u kojem više nema razdvajanja između dvoje, ni fizičkih ni duhovnih. Ideju savršenog i potpunog sjedinjenja potvrđuje završni stih: „u nama je sve što je bilo i što će tek doći“. Ovdje pjesnikinja sugerira da ljubav i povezanost koju opisuje nisu ograničeni vremenom, već su izvan dosega vremenskih konvencija. Jedinstvo između njih je vječno i nadilazi pojedinačna iskustva kako bi postalo univerzalno i beskrajno iskustvo.

Zaključak
Pjesma “Moje je ogledalo” Sandre Vulin djelo je puno simbolike i duboke tematike. Kroz sugestivan jezik i snažne slike, autorica istražuje koncept refleksije, tišine i boli kao putove do duhovne i intimne povezanosti. Korištenje zrcala kao središnje metafore poziva nas na razmišljanje o vlastitom postojanju i odnosu s drugim, sugerirajući da drugi nije samo zasebna figura, već odraz i sredstvo za vlastitu samospoznaju i rast.

Moje je ogledalo

Sakrio bih svoju dušu
pod velom šutnje
ali ona je tvrdoglava
nošen vjetrom
ne želi šutjeti
gleda te znatiželjno i šutljivo
kao mjesečina kad ljubi lice rijeke
do zastave
Ostajem u granicama svoje sumnje
jer svaki put kad pomislim da smo jedno
što prije
vrijeme se rasipa poput pijeska
među palmama u pustinji
kome nedostaje samo tvoja sjena

ti si moje ogledalo
moji slomljeni dijelovi vide se na tebi
moje riječi koje nisam rekao
moje poglede koje sam skrivala
Moji grijesi i moj oprost privučeni su k tebi
i sve što osjećaš
Nosim ga u grudima
poput molitve skrivene u pjesmi

i ti si povrijeđen
tvoje oči poznaju govor tišine
isto kao i moje
naša bol je ista
ali na suprotnim stranama mjesečine

a ipak, duboko u želji
gdje labudovi rone u sjene sjećanja,
plivanje u našim sjećanjima
donijeti termine navečer

Doći ću ti u tišini
kad se svijet umori od riječi
kad tama počne mirisati na jasmin i kišu
te noći
kad tvoj pogled dotakne moju dušu
više neće biti potrebe za pitanjima

jer ja sam tvoje ogledalo
a ti si moj
U nama je
sve što je bilo
a sve ono što tek dolazi

Sandra Vulin
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Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi critica dettagliata della poesia di Kristy Raines, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Kristy Raines e Kareem Abdullah


Lettura stilistica analitica del poema “A Reshare…” di Kristy Raines – Stati Uniti d’America.
Di : Kareem Abdullah – Iraq .

Il poema di Kristy Raines, “A Reshare…”, esplora le complessità del viaggio della vita, concentrandosi sul passare del tempo, i ruoli mutevoli all’interno della famiglia e l’evoluzione della comprensione personale man mano che si invecchia. Attraverso una serie di riflessioni, Raines trasmette una narrazione profondamente personale sull’invecchiamento, le dinamiche familiari e la realizzazione della natura fugace della vita. Il suo stile è colloquiale e introspettivo, invitando il lettore a unirsi a lei in una meditazione condivisa sull’inevitabilità dell’invecchiamento e l’importanza di amare le relazioni. Di seguito è riportata un’analisi stilistica dettagliata del poema, incentrata sulla struttura, il linguaggio, il tono e i temi.

1- Struttura e forma
La poesia consiste di versi liberi, senza schema o metro coerente. Questa struttura libera riflette l’esplorazione tematica dell’imprevedibilità della vita e l’umore contemplativo del relatore. La mancanza di una struttura rigida riflette la fluidità del tempo e le riflessioni in evoluzione dell’oratore. Il poema è diviso in diverse strofe, ognuna delle quali cattura una diversa fase della vita e le sue emozioni corrispondenti. Gli spostamenti tra le strofe sottolineano il passare del tempo e i cambiamenti di prospettiva che vengono con l’età.

2- Linguaggio e immagini
Raines usa un linguaggio semplice ma efficace in tutto il poema, rendendolo accessibile e permettendo una profonda risonanza emotiva. Le immagini che usa sono vivide e riconoscibili, in particolare quando descrive le fasi della vita e il costo emotivo dell’invecchiamento.

“Argento macchiato” è una metafora sorprendente usata per descrivere gli “anni d’oro” della vita. Questa metafora trasmette il senso di disillusione o deterioramento che viene con l’età, in contrasto con la nozione idealizzata di anni d’oro come un tempo di ritiro pacifico o realizzazione.

“Ricordi sono stati fatti” – una frase che suggerisce la nostalgia, ma evidenzia anche il passaggio del tempo. Sottolinea l’importanza della memoria nel preservare le proprie esperienze, ma trasmette anche il senso che i ricordi da soli non possono sostituire la connessione presente.

“Non conosci più il tuo posto nella tua famiglia” e “stare da soli chiedendoti quale sia ora il tuo ruolo” – queste linee esprimono un sentimento di isolamento e spostamento, un’emozione comune per coloro che stanno invecchiando e sperimentano cambiamenti nei ruoli familiari.

Raines incorpora anche l’immagine di “ballare da solo” verso la fine della poesia. Questa immagine non solo aggiunge uno strato di empowerment personale, ma trasmette anche il messaggio che l’autorealizzazione e la felicità devono essere trovati dentro di sé, senza aspettare che gli altri lo forniscano.

3- Tono e voce
Il tono della poesia è riflessivo, cupo e a volte, pentito, come l’oratore guarda indietro sulla sua vita e riconosce le opportunità perdute o cose che avrebbe voluto fare in modo diverso. Allo stesso tempo, c’è un sottostante senso di accettazione e comprensione. L’oratore sembra aver raggiunto un punto di realizzazione sul vero significato della vita, riconoscendo che la famiglia, il tempo e l’amore sono ciò che veramente conta.

C’è una qualità di conversazione nella voce dell’altoparlante, che aiuta a rendere la poesia intima e personale. L’uso dell’indirizzo diretto, in particolare nelle domande retoriche come “Quando si è giovani, le cose nella vita “sembrano difficili”, invita il lettore a riflettere sulle proprie esperienze e ad impegnarsi in una contemplazione condivisa delle sfide della vita.

4- Temi
Dal poema emergono diversi temi significativi:

Il passaggio del tempo: l’oratore contempla come la vita cambia nel corso del tempo, dall’infanzia all’età adulta e infine alla vecchiaia. Il tempo è presentato sia come un dono che come una fonte di ansia. La frase “il tempo si sta accorciando” racchiude in sé il senso di urgenza dell’oratore, che si rende conto della rapidità con cui passa la vita.

Famiglia e relazioni: La famiglia è il tema centrale nel poema, in particolare la natura in evoluzione delle relazioni familiari. L’oratore riflette sui cambiamenti nelle dinamiche familiari, sull’assenza fisica dei propri cari e sulla distanza emotiva che spesso deriva dall’invecchiamento. Esprime rammarico per non essere stata più vicina alla madre negli ultimi anni della sua vita, rendendosi conto troppo tardi del valore di queste connessioni.

Auto-consapevolezza e crescita personale: Con l’avanzare dell’età, l’oratore diventa più consapevole di se stessa, comprendendo le lezioni impartite dalla madre sull’importanza della famiglia. Arriva anche a realizzare il significato di vivere autenticamente e non aspettare che gli altri riempiano vuoti emozionali. Le righe finali suggeriscono un invito ad abbracciare la vita pienamente e a vivere per la propria felicità.

5- Conclusione
“A Reshare…” di Kristy Raines è una poesia commovente e profondamente introspettiva che invita i lettori a riflettere sul passare del tempo, sull’evoluzione dei ruoli all’interno delle famiglie e sull’importanza di amare le relazioni prima che si perdano. Attraverso immagini vivide, un linguaggio accessibile ma evocativo e un tono che passa dalla riflessione cupa all’accettazione, Raines crea una potente meditazione sulla natura transitoria della vita. Il messaggio del poema è chiaro: il tempo è prezioso, e il vero significato della vita sta nell’amore, nella famiglia, nei ricordi e nella realizzazione personale di vivere in modo autentico.

Un ricondividere…

Lezioni di vita e i molti pensieri di Kristy Raines

Quando la vita è dura

Quando sei giovane, le cose nella vita “sembrano” difficili
Ma quando si invecchia, le cose “sono” difficili
Sto realizzando che il tempo sta diventando più breve
Cerco di non pensarci troppo
perché ho ancora così tanto da fare
La mia giovinezza volò via, divenni poi una giovane adulta,
poi una moglie e una madre. 
poi una nonna
Sono stati costruiti ricordi… 
Tanti di quei preziosi ricordi!
Pensiamo che questi anni nel crescere una famiglia siano gli anni che assorbono la maggior parte della forza…  Ma non è così
Gli anni che prendono la maggior parte della forza sono ora;
Gli anni d’oro che sembrano più come argento opaco
Amici e familiari passano, e  mancano terribilmente
Non conosci più il posto che hai nella tua famiglia;
come se si fosse in piedi da soli chiedendosi quale sia il vostro ruolo adesso.
I bambini sono cresciuti e allevano i propri figli
I giorni sono pochi e lontani tra quelli che mai visitiamo
Siamo tutti troppo distanti ora
Quando ero molto giovane, le famiglie restavano unite
I tempi sono cambiati e ora posso relazionarmi con la mia Madre che non è più qui
Ora comprendo il suo cuore e perché la famiglia era così importante per lei
Condivido il suo stesso cuore…
Il rimpianto è che avrei dovuto vederla di più
in quegli anni d’argento macchiati. Questo era molto importante per lei.
Perché quando sei più adulta, e inizi a sentire la tua età,
tempo e famiglia sono le cose che sono d’oro.
Proprio quando finalmente capisci cosa è più prezioso per te e qual è il vero senso di questa vita,
la vita sta diventando molto breve… 
Il tempo, l’amore, i ricordi, la famiglia e la sensazione di appartenenza, sono ciò che è più importante.
Senza di loro, si vive. 
Sì, proprio quando si sta cominciando a capire tutto ed esprimerlo,
ti ritrovi a chiederti quanto ancora hai in questa vita…
Quindi, vivi la vita facendo ciò che ti rende felice. Non aspettare che gli altri riempiano quel vuoto.
Come quelle emblematiche battute:
“Se devi ballare da solo, balla come se nessuno ti stesse guardando”. 
Queste parole ora hanno perfettamente senso per me.

©Kristy Raines

Elisa Mascia -Italia ha curato la traduzione poetica in italiano









Analytical Stylistic Reading of the Poem “A Reshare…” by Kristy Raines – United States of America.
By : Kareem Abdullah – Iraq .

Kristy Raines’ poem, “A Reshare…”, explores the complexities of life’s journey, focusing on the passage of time, the changing roles within the family, and the evolution of personal understanding as one grows older. Through a series of reflections, Raines conveys a deeply personal narrative about aging, family dynamics, and the realization of life’s fleeting nature. Her style is conversational and introspective, inviting the reader to join her in a shared meditation on the inevitability of aging and the importance of cherishing relationships. Below is a detailed stylistic analysis of the poem, focusing on structure, language, tone, and themes.

1- Structure and Form
The poem consists of free verse, with no consistent rhyme scheme or meter. This free-flowing structure mirrors the thematic exploration of life’s unpredictability and the speaker’s contemplative mood. The lack of rigid structure reflects the fluidity of time and the speaker’s evolving reflections. The poem is divided into several stanzas, each capturing a different phase of life and its corresponding emotions. The shifts between stanzas emphasize the passage of time and the changes in perspective that come with age.

2-Language and Imagery
Raines employs simple yet effective language throughout the poem, making it accessible while allowing for deep emotional resonance. The imagery she uses is vivid and relatable, particularly when describing the stages of life and the emotional toll of aging.

“Tarnished silver” is a striking metaphor used to describe the “golden years” of life. This metaphor conveys the sense of disillusionment or deterioration that comes with age, contrasting with the idealized notion of golden years as a time of peaceful retirement or fulfillment.

“Memories were made”—a phrase that suggests nostalgia but also highlights the passage of time. It emphasizes the importance of memory in preserving one’s experiences, yet the speaker also conveys the sense that memories alone cannot substitute for present connection.

“You no longer know your place in your family” and “standing alone wondering what your role is now”—these lines express a feeling of isolation and displacement, a common emotion for those who are aging and experiencing shifts in familial roles.

Raines also incorporates the image of “dancing alone” towards the end of the poem. This image not only adds a layer of personal empowerment but also conveys the message that self-fulfillment and happiness must be found within oneself, without waiting for others to provide it.

3- Tone and Voice
The tone of the poem is reflective, somber, and at times, regretful, as the speaker looks back on her life and recognizes missed opportunities or things she wished she had done differently. At the same time, there is an underlying sense of acceptance and understanding. The speaker appears to have reached a point of realization about the true meaning of life, recognizing that family, time, and love are what truly matter.

There is a conversational quality to the speaker’s voice, which helps make the poem feel intimate and personal. The use of direct address, particularly in the rhetorical questions like “When you are young, things in life ‘seem’ hard”, invites the reader to reflect on their own experiences and engage in a shared contemplation of life’s challenges.

4- Themes
Several significant themes emerge from the poem:

The Passage of Time: The speaker contemplates how life changes over time, from childhood to adulthood, and eventually to old age. Time is presented as both a gift and a source of anxiety. The phrase “time is getting shorter” encapsulates the speaker’s sense of urgency as she realizes how quickly life passes.

Family and Relationships: Family is a central theme in the poem, particularly the evolving nature of familial relationships. The speaker reflects on the changes in family dynamics, the physical absence of loved ones, and the emotional distance that often comes with aging. She expresses regret for not having been closer to her mother in the later years of her life, realizing too late the value of these connections.

Self-Awareness and Personal Growth: As the speaker ages, she becomes more self-aware, understanding the lessons her mother imparted about the importance of family. She also comes to realize the significance of living authentically and not waiting for others to fill emotional voids. The final lines suggest a call to embrace life fully and live for one’s own happiness.

5-Conclusion
Kristy Raines’ “A Reshare…” is a poignant and deeply introspective poem that invites readers to reflect on the passage of time, the evolving roles within families, and the importance of cherishing relationships before they are lost. Through vivid imagery, an accessible yet evocative language, and a tone that shifts from somber reflection to acceptance, Raines creates a powerful meditation on the transient nature of life. The poem’s message is clear: time is precious, and the true meaning of life lies in love, family, memories, and the personal fulfillment of living authentically.

A reshare…

Life’s Lessons and the many thoughts of Kristy Raines
)When Life is Hard(

When you are young, things in life “seem” hard
But when you grow older, things “are” hard
I am realizing that time is getting shorter
I try not to think about it too much
because I still have so much I want to do
My youth flew by, I then became a young adult,
then a wife and a mother..  then a grandmother
Memories were made…  All of those precious memories
We think those years of raising a family are the
years that take the most strength…  But they aren’t
The years that take the most strength are now;
The golden years that seem more like tarnished silver
Friends and Family members pass, and you miss them terribly
You no longer know your place in your family;
as if you are standing alone wondering what your role is now
Children grow up and are raising their own children
The days are few and far between that we ever visit
We are all spread out too far apart now
When I was very young, families stayed close together
Times have changed and I now can relate to my late Mother
I now know her heart and why family was so important to her
I share the same heart as her… I should have seen her more
in those tarnished silver years. That was most important to her.
Because when you are older, and you start feeling your age,
time and family are the things that are golden.
Just when you finally understand what is most precious to you and what the true meaning of this life is, life is getting very short… 
Time, love, memories, family and feeling like you belong, are what are most important. Without them, you just exist. 
Yes, just when you are starting to figure everything out, you find yourself  wondering how much longer you have in this life…
So, Live life doing what makes you happy.. Don’t wait for others to fill that void.  Like those famous lines, “If you have to dance alone, dance like no one is watching”.  Those words now make perfect sense to me.

©Kristy Raines

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Continua la collaborazione poetica letteraria del prof Kareem Abdullah -Iraq ed Elisa Mascia – Italia per promuovere poeti, scrittori,artisti oggi di Kristy Raines e una sua poesia. S’invita alla lettura dell’articolo pubblicato da Elisa Mascia

Jahongir Nomozov -Azerbaijan e Baki Mirzo

Foto cortesia

LETTERATURA — RIMANE L’AMICA PIÙ INTENSA

Intervista a Jakhongir NOMOZOV, membro dell’Unione degli Scrittori dell’Uzbekistan, membro dell’Unione dei Giornalisti dell’Azerbaigian, accademico dell’Accademia di Turon e scrittore popolare di Turon, con Baki MIRZO.

— Quali cambiamenti ha vissuto all’inizio della sua carriera di scrittore?

— Poiché il mio primo libro era una raccolta di poesie, non ho stabilito un periodo specifico per la sua stesura. È stato pubblicato nel 1992 e ho incluso poesie che ho scritto dal 1984 al 1991, ispirate dalle mie impressioni del terzo seminario per giovani scrittori dell’Unione degli Scrittori dell’Uzbekistan nel febbraio 1984.

Queste poesie erano state pubblicate su riviste come “Guliston”, “Yoshlik”, “Yosh kuch” e sul quotidiano “Uzbekistan Literature and Art” durante il periodo letterario più intenso della nostra repubblica.

Ho incluso poesie che avevano ricevuto elogi dai miei mentori.

Nella selezione delle poesie, ho sempre tenuto conto del rigore e della prospettiva equilibrata del poeta popolare dell’Uzbekistan, il mio mentore Erkin Vohidov.

Durante la fase di editing, ho eliminato le poesie più deboli. Quando il mentore mi chiedeva: “Hai davvero incluso questo nel libro?!”, mi sentivo in imbarazzo, ma credo che la sua severità mi abbia reso più esigente con me stesso.

Sono stati inclusi anche alcuni ghazal, che lui aveva elogiato dopo averli letti al seminario.

Il mio primo libro in prosa, (“Where Are You, Charos”), è stato scritto in cinque mesi su suggerimento di Azizbek Abduvaliev, caporedattore del quotidiano “Suhbatdosh”.

È stato pubblicato sul giornale in diversi numeri.

Su richiesta dei miei lettori, l’ho poi pubblicato in un libro.

Cinquantamila copie sono state vendute nelle librerie di tutta la repubblica.

Posso dire con certezza che questo racconto mi ha portato successo e fama!

— Come distingue tra leggere e scrivere libri?

— La lettura è la preparazione alla scrittura, mentre la scrittura è la dimostrazione delle capacità acquisite durante il processo di preparazione. Il tempo dedicato alla lettura non è meno importante del tempo dedicato alla scrittura!

— Che ruolo gioca per lei la critica e come la rapporta?

— Seguo il detto: “La critica è il frutto del futuro!”. Dopo aver scritto più di quaranta opere pubblicate, tra cui cinque volumi di saggi, dieci volumi di romanzi e quattro volumi di racconti e poesie, sottopongo sempre il mio lavoro ai critici per un feedback prima della pubblicazione. Prendo sul serio le loro opinioni critiche, rivedo il mio libro e aggiungo nuove riflessioni. Credo che guardare un’opera attraverso gli occhi degli altri, soprattutto dei critici, contribuisca notevolmente al suo successo.

Ora, anche se ho più di settant’anni e sono diventato uno scrittore affermato, sottopongo sempre i miei libri al vaglio di studiosi prima di pubblicarli. Uno scrittore non dovrebbe disprezzare le critiche; anzi, dovrebbe vedere il critico come un amico dalla mentalità aperta che lo protegge dallo scrivere opere deboli o mediocri! Anche dalle critiche più aspre, bisognerebbe impegnarsi a migliorare il proprio lavoro. Purtroppo, molti giovani scrittori oggi detestano i giudizi critici. Non hanno ancora trovato la propria strada, non hanno messo alla prova il proprio talento attraverso varie prove e cercano principalmente elogi piuttosto che critiche costruttive. Questo mina lo sviluppo della letteratura, anziché elevarlo. Per questo motivo, credo che i progressi seri nella poesia contemporanea, le innovazioni che toccano il cuore delle persone, siano rari tra i giovani scrittori.

— Cosa ti preoccupa di più dello sviluppo o del progresso della letteratura?

— Ciò che mi preoccupa di più è la mancanza di dedizione tra gli scrittori, l’incapacità di leggere le opere altrui e la mancanza di interesse per il lavoro dei colleghi.

Molti scrittori noti con carriere di successo leggono molto poco o non leggono affatto.

Questo problema porta alla stagnazione, all’apatia verso le nuove idee e all’incapacità di svilupparsi.

L’ambiente letterario nelle regioni non mi soddisfa; anche in una grande città come Tashkent, è difficile trovare un’atmosfera letteraria fiorente che possa davvero soddisfare uno scrittore.

Questo solleva la domanda: perché?

La maggior parte degli scrittori non sono imprenditori e inseguono la sopravvivenza quotidiana, il che significa che hanno poco tempo da dedicare al loro lavoro creativo. Sembra che non siano riusciti a migliorare il loro tenore di vita in modo significativo. Le organizzazioni superiori che dovrebbero sostenerli sono assorbite dai loro problemi e non offrono alcun aiuto.

Vorrei affrontare un’altra questione.

L’indifferenza del governo nei confronti dello sviluppo della letteratura e del lavoro e del destino di poeti e scrittori riflette una politica diversa nella pratica rispetto a ciò che viene detto a parole!  I due premi statali intitolati a Khamza e Navoi, tradizionalmente assegnati agli scrittori, sono stati aboliti.

Inoltre, è stato sospeso anche il premio assegnato annualmente a cinque scrittori dall’Unione degli Scrittori dell’Uzbekistan.

Perché? Dopotutto, non è forse necessario incoraggiare gli autori che contribuiscono allo sviluppo della spiritualità e della letteratura?
Perché si affaticano nell’oscurità? Soprattutto perché scrivere è un lavoro molto duro, se uno scrittore non riceve il riconoscimento giusto al momento giusto, perderà la passione per il suo lavoro.

— Qual è il tuo obiettivo principale come scrittore?

—Il mio obiettivo principale come scrittore è contribuire allo sviluppo culturale, sociale ed educativo del mio popolo.
Ancora più importante, negli ultimi tempi, mi sforzo di riportare la mia nazione, che si è allontanata dalla lettura, ai libri, per coltivare il gusto artistico, accrescere la sua spiritualità e promuovere una cultura dell’eloquenza. Un altro mio obiettivo importante è introdurre nuove idee e pensieri nel mondo! Per raggiungere questi obiettivi, sono costantemente impegnato nella ricerca e nella lettura.

— Nella letteratura contemporanea, ci sono molte opere che si concentrano più sulla forma che sul contenuto. Qual è la tua opinione al riguardo?

—Credo che la forma sia secondaria;  La questione principale è combattere contro coloro che, fomentando guerre, cercando di spegnere la speranza per il futuro e vendendo armi per alimentare le fiamme della guerra, stanno diffondendo il panico tra le masse. Per questo, dobbiamo creare opere potenti, ricche di idee umane universali che promuovano la pace e l’armonia tra le nazioni.

— Come si riconosce il vero talento di uno scrittore o di un poeta? Che ruolo gioca la società nel riconoscere il talento?

— Non credo sia difficile. Un vero scrittore ha una prospettiva unica sulla vita, vede le cose in modo diverso, più profondo, e nota aspetti che gli altri non vedono. Entra nella letteratura con la propria voce, il proprio dolore e la propria PAROLA. Le sue opere si distinguono dalle opere degli altri e non abbandona il proprio stile nell’esprimere emozioni ed eventi. Non ha paura delle difficoltà nel creare grandi opere. In altre parole, capisce molto prima di chi non ha talento che non c’è altra via se non la creatività e dedica la propria vita al proprio lavoro. Mette la creatività al di sopra di tutto.
Il vero talento percepisce il profondo dolore della società, si sforza di guarire le sue ferite e simpatizza con la società. La società alla fine lo riconoscerà. Se la società sta da una parte e il talento dall’altra, il talento non verrà mai riconosciuto né letto!

— Quali innovazioni nella letteratura mondiale la sorprendono? Quali cambiamenti apporteranno queste innovazioni agli scrittori?

— Sebbene viva in un remoto villaggio dell’Uzbekistan, ho sempre l’opportunità di tenermi aggiornato sulla letteratura mondiale.
Le opportunità offerte da Internet mi aiutano molto. Ora, nella letteratura mondiale, i vivaci sviluppi e le esplorazioni del secolo scorso, che hanno stupito i lettori, sono diventati rari. La letteratura europea e latinoamericana un tempo ci affascinava e ci stupiva. Le opere pubblicate in inglese venivano rapidamente tradotte in russo e presto avremmo avuto l’opportunità di leggerle in uzbeko. Ma ora queste opportunità stanno diminuendo in tutto il mondo, anche nel nostro Paese. Molti traduttori si sono fissati sulla letteratura turca e alcuni addirittura traducono opere senza un’attenta selezione, considerando solo i propri interessi.
Queste opere spesso non soddisfano gli standard della letteratura mondiale.  Gli editori sono ossessionati dalla ripubblicazione di opere tradotte e stampate in grandi quantità nel secolo scorso!
Questo impedisce alla letteratura di raggiungere una nuova fase di sviluppo. Tuttavia, nonostante le mie critiche di cui sopra, credo nel futuro della letteratura. Un giorno, le persone capiranno il vero scopo di Internet e, stanche delle sue bugie e falsità, torneranno alla letteratura.
La letteratura, che serve a purificare e arricchire il loro spirito, tornerà ad essere la loro migliore amica.

LITERATURE — IT REMAINS THE CLOSEST FRIEND

An interview with Jakhongir NOMOZOV, member of the Union of Writers of Uzbekistan, member of the Azerbaijan Journalists’ Union, academician of the Turon Academy, and people’s writer of Turon, with Baki MIRZO.

— What changes did you experience when you started your writing career?

— Since my first book was a collection of poetry, I didn’t set a specific time frame for writing it. It was published in 1992, and I included poems I wrote from 1984 to 1991, inspired by my impressions from the 3rd seminar for young writers of the Union of Writers of Uzbekistan in February 1984.
These poems had been published in magazines like “Guliston”, “Yoshlik”, “Yosh kuch”, and in the Uzbekistan Literature and Art newspaper during the most intense literary period of our republic.
I included poems that had earned praise from mentors.
While selecting the poems, I was always mindful of the strictness and balanced perspective of People’s Poet of Uzbekistan, mentor Erkin Vohidov.
During the editing process, I removed weaker poems. When the mentor asked, “Did you really include this in the book?!” I would feel embarrassed, but I believe his strictness made me more demanding of myself.
Some ghazals, which were praised by him after I read them at the seminar, were also included.
My first prose book, (Where Are You, Charos), was written in five months upon the suggestion of Azizbek Abduvaliev, the chief editor of the
“Suhbatdosh” newspaper.
It was published in the newspaper in several issues.
At the request of my readers, I then published it as a book.
Fifty thousand copies were sold in bookstores across the republic.
I can confidently say that this short story brought me success and fame!

— How do you distinguish between reading and writing books?

— Reading is the preparation for writing, while writing is the display of the skill developed during the preparation process. The time dedicated to reading is no less important than the time spent writing!

— What role does criticism play for you, and how do you relate to it?

— I follow the saying, “Criticism is the fruit of the future!” After writing more than forty published works, including five volumes of essays, ten volumes of novels, and four volumes of short stories and poetry, I always submit my work to critics for feedback before publishing. I take their critical opinions seriously, revise my book, and add new thoughts. I believe that looking at a work through the eyes of others, especially critics, greatly contributes to its success.
Now, even though I am over seventy and have become a well-known writer, I always pass my books through the eyes of scholars before publishing. A writer should not dislike criticism; rather, they should see the critic as an open-minded friend who protects them from writing weak or mediocre work! Even from harsh criticism, one should strive to improve their work. Unfortunately, many young writers today dislike critical opinions. They haven’t yet found their own path, haven’t tested their talents through various trials, and mostly seek praise rather than constructive criticism. This undermines the development of literature, rather than elevating it. For this reason, I believe that serious advancements in contemporary poetry, innovations that touch the hearts of the people, are scarce among young writers.

— What concerns you the most about the development or progress of literature?

— What worries me most is the lack of dedication among writers, the failure to read others’ works, and the lack of interest in the work of fellow creators.
Many well-known writers with successful careers either read very little or do not read at all.
This issue leads to stagnation, apathy towards new ideas, and the failure to develop.
The literary environment in the regions does not satisfy me; even in a large city like Tashkent, it is difficult to find a thriving literary atmosphere that can truly satisfy a writer.
This raises the question, why?
Most writers are not entrepreneurs and are running after daily survival, which means they have little time to dedicate to their creative work. It seems that they have failed to improve their standards of living in a meaningful way. The higher organizations that should support them are absorbed in their own problems and do not offer any help.
I want to address one more issue.
The government’s indifference to the development of literature and the work and fate of poets and writers reflects a different policy in practice compared to what is said in words! The two state awards named after Khamza and Navoi, which were traditionally given to writers, have been abolished.
Furthermore, the award presented annually to five writers by the Union of Writers of Uzbekistan has also been stopped.
Why? After all, isn’t it necessary to encourage creators who serve the development of spirituality and literature?
Why do they toil in obscurity? Especially since writing is a very hard job, if a writer does not receive recognition at the right time, they will lose passion for their work.

— What is your greatest goal as a writer?

—My greatest goal as a writer is to serve the cultural, social, and educational development of my people.
Even more importantly, in recent times, I strive to bring my nation, which has distanced itself from reading, back to books, to cultivate artistic taste, raise its spirituality, and promote a culture of eloquence. Another important goal of mine is to introduce new ideas and thoughts to the world! To achieve these tasks, I am constantly engaged in research and reading.

— In contemporary literature, there are many works that focus more on form than content. What is your opinion on this?

—I believe that form is secondary; the main issue is to fight against those who, by inciting wars, trying to extinguish hope for the future, and selling weapons to escalate the flames of war, are spreading panic among the masses. For this, we need to create powerful works filled with universal human ideas that promote peace and harmony among nations.

— How do you identify true talent as a writer or poet? What role does society play in recognizing talent?

—I don’t think this is difficult. A true writer has a unique perspective on life, seeing things differently, more deeply, and noticing aspects others do not. They enter literature with their own voice, their pain, and their WORD. Their works stand out from others’ works, and they do not abandon their style when expressing emotions and events. They are not afraid of hardships in creating great works. In other words, they understand much earlier than those without talent that there is no way but creativity and they dedicate their life to their work. They place creativity above everything else.
True talent feels the deep pain of society, strives to heal its wounds, and sympathizes with society. Society will eventually recognize them. If society is on one side and talent is on the other, talent will never be recognized or read!

— What innovations in world literature surprise you? What changes will these innovations bring for writers?

—Although I live in a remote village in Uzbekistan, I always have the opportunity to keep up with world literature.
The opportunities provided by the internet help me a lot. Now, in world literature, the vibrant developments and explorations of the previous century, which amazed readers, have become rare. European and Latin American literature once fascinated and astonished us. Works published in English would quickly be translated into Russian, and we would soon have the opportunity to read them in Uzbek. But now, these opportunities are declining worldwide, including in our country. Many translators have become fixated on Turkish literature, and some even translate works without careful selection, considering only their own interests.
These works often do not meet the standards of world literature.
Publishers are preoccupied with republishing works that were translated and printed in huge numbers last century!
This prevents literature from reaching a new stage of development. However, despite my critical views above, I believe in the future of literature. One day, people will understand the true purpose of the internet and, tired of its lies and falsehoods, will return to literature.
Literature, which serves to purify and enrich their spirits, will become their closest friend again.

Foto cortesia di Baki Mirzo
Foto cortesia di Jahongir Nomozov e Baki Mirzo
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