Nell’incognito viottolo a binario di terra è stato battuto da piedi stanchi e feriti di speranza verso monti son saliti animati da pace contrari ad ogni guerra.
Al semplice sentimento molto dannoso che esprime odio guardando di traverso talvolta l’amico per andargli avverso e poi ogni atto diretto che è colposo
che sembra un abbraccio, o un bacio e si rivela essere come quello di Giuda traditore, bisogno c’è dell’angelo guida e non espressione d’antica mendacio.
Dal verde prato cosparso di floreali stelle la luce diventa melodia per illuminare duro percorso… e continua a camminare senza voltarsi ombre bruciano la pelle.
Le nuvole soffici, invitante cuscino ignari continuano erranti a peccare non ancora apprendono ad amare declinato fin da quando si è un bambino
per rendere grande ogni uomo del Pianeta mentre il tempo scorre senza pentimento e con il cuore che almeno stia contento, vive la vita che va via eppur non ha meta.
En el camino desconocido de la pista de tierra fue golpeado por los pies cansados y heridos de esperanza han subido a las montañas animada por la paz opuesta a cualquier guerra.
Al simple sentimiento muy dañino expresar odio mirando hacia los lados a veces el amigo para ir en su contra y luego cualquier acto directo que sea culpable
que se siente como un abrazo, o un beso y resulta ser como la de judas traidor, hay necesidad del ángel guía y no una expresión de una antigua falsedad.
Desde el césped verde salpicado de estrellas florales la luz se convierte en melodía para iluminar duro camino… y sigue caminando sin girar, las sombras queman la piel.
Las nubes esponjosas, almohada acogedora. los vagabundos desprevenidos siguen pecando aun no aprenden a amar disminuido desde que uno era un niño hacer grandes a todos los hombres del planeta mientras pasa el tiempo sin arrepentimiento y con el corazón que al menos es feliz, vive la vida que se va pero no tiene meta.
Dopo il diluvio, arcobaleno fra cielo e terra, fra mare e spiaggia, monti e fiumi, prati e boschi, campi e selve; uomini e belve, cadaveri e vite, dolore e conforto, nell’abbraccio della solidarietà.
Arcobaleno: sospiro di pace, alleanza di cuori.
Tu sei l’Arcobaleno, prisma di colori nella luce senza tramonto del Verbo fatto carne.
Anche tu, piccolo uomo, amato da Dio, sei chiamato ad essere Arcobaleno in questa nostra storia talvolta annegata in diluvi di malvagità.
Forse ormai tutto volge alla fine, e noi scopriremo una nuova Umanità in un nuovo patto d’amore.
Castelluccio dei Sauri, 4 gennaio 2005-23 luglio 2020,
Luciano Del Priore.
Se cerchi il paradiso sulla terra, guarda la natura nella sua veste lussureggiante, considera l’intelligenza e la fantasia dell’Artista, lo splendore del firmamento trapuntato di stelle, la grandiosità degli oceani, il brulichio nei suoi fondali, la molteplicità degli esseri viventi; la vastità dei pensieri e degli affetti, l’insondabilità della gioia come quella del dolore… Ti scoprirai novello Adamo estasiato e imbarazzato confuso ad assegnare il nome a ogni essere vivente, all’incalcolabile numero delle esistenze create. T’inginocchierai e non saprai dire altro se non: SEI GRANDE, SIGNORE! Cast. d. S. 23 luglio 2019-20
TRA MARE Tra mare il sole declina rosso fuoco si attenua in rosa poi in una fascia dorata. Saluta lo specchio di acque inquiete leggermente increspate che zefiro carezza e dolcemente attenua. Più tardi una falce di luna e le prime timide stelle adornano il silenzio della notte. Stanchi si naviga verso porti sospirati di calda accoglienza. Scompare la diurna fatica tra braccia amorose di bimbi festosi. Cresce serena una dolce speranza approda l’amore in sogni di pace. Cast. d. S. 22/07/2020 LDP
Venerdì 22 Luglio 2022 VANGELO ❤ Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.
Dal Vangelo secondo Giovanni 20,1-2.11-18 Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il mio Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto. Parola del Signore.
Tappeto smeraldo morbido in folta vegetazione lussureggiante le più lunghe passeggiate mi farei al riparo della calura unire i miei pensieri silenziosi al canto alternato richiamo di uccelli tra i rami o nei tronchi il frinire di cicale mimetizzate lento incedere a pieni polmoni gustare il profumo di erbe e fiori fragole e funghi solo o in compagnia mano nella mano sottobraccio nella discrezione degli alberi cogliere nella natura libera un meraviglioso non programmato sogno d’amore…
Cast. d. S. 21 luglio 2019 LDP
IN TUO ETERNO RICORDO, CARO LUCIANO, I TUOI STESSI BELLISSIMI VERSI …
Koimetérion
Koimetérion, luogo di riposo, domina ovunque il sonno della morte.
Mi aggiro in silenzio tra volti di cari, amici, semplici conoscenti, tutti sempre più numerosi. Chi sorride, chi è serio, chi con foto falsate nasconde gli anni (celata speranza d’eternità?). Comunque il tempo, livella impietosa, è chiuso per tutti, piccoli e grandi, di ogni età.
Fiori e luci, baci fugaci, saluti distratti, preghiere rinchiuse tra le labbra, e via. Non puoi soffermarti a pensare più di tanto che ormai conosci quasi più persone al cimitero che al paese…
Anche per te oltre l’orizzonte incalza il tempo, parabola che nessuno sa quando si chiude.
Luogo di riposo, tempo di preparazione.
Anche tu nelle viscere della terra sarai seminato. Si semina nel pianto, si raccoglie nella gioia. Geme la creazione, geme l’uomo, geme lo Spirito, sospira l’attesa.
Si semina corruttibile e risorge incorruttibile, si semina ignobile e risorge glorioso, si semina nella debolezza e risorge pieno di forza.
Marcisce il seme, germina la vita.
È vinta la morte, è la liberazione!
Castelluccio dei Sauri, 2 nov. ’03, comm. Defunti. Luciano Del Priore.
Essere terra, essere respiro il respiro lungo del fiume che tocca l’orizzonte il vuoto di luce oltre le montagne, restare aggrappati a un respiro a un filo di vetro, di pianto e di fuoco essere il tuffo e lo schianto amare come si ama un inizio una fonte che rompe il silenzio nel bosco. . . Ser terra, ser alè el llarg respir del riu que toca l’horitzó el buit de llum més enllà de les muntanyes, romandre aferrats a un respir a un fil de vidre, de plor i de foc ser la capbussada i el trencament estimar com s’estima un inici una font que trenca el silenci al bosc. . . Sabrina Amadori
Tutti i giorni ci vengono consegnate 24 ore per scrivere una página quotidiana della nostra storia. A volte ci vengono dati gli strumenti che spetta a noi saper accogliere per utilizzare al meglio affinché divengano le pagine più interessanti e più belle del nostro libro che quando si ha l’opportunità di condividere con tanti amici e persone vicine e lontane saranno elette per scriverle nel grande libro della storia del mondo dal quale ognuno può e potrà attingere messaggi positivi di buona vibrazione energetica, benefici per se stesso e per coloro che lo circondano. Così è stata una delle più belle pagine dettate dal cuore e scritte da noi della comunità di San Giuliano di Puglia durante la cerimonia dell’accoglienza delle Suore di Maria Immacolata di Nyeri venute dal Kenya. All’inizio della Santa messa Don Pietro nel presentare le suore ai fedeli presenti ha posto l’accento sull’importanza della vocazione e della missione che sono i cardini dell’evangelizzazione, spinte da spirito altruista per essere dono e noi essere per loro come angeli custodi. Sono stati momenti molto intensi di emozioni e di fratellanza, dopo la celebrazione della Santa messa di condivisione di dolci preparati dalle famiglie appositamente per scambiare gli auguri di benvenute alle Suore per conoscersi e per constatare, com’è accaduto, che sembrava di essere stati sempre amiche ed è la realtà tangibile che siamo fratelli e sorelle di questo mondo.
Oggi 30 Luglio 2022 siamo riuniti tutti noi della comunità parrocchiale di San Giuliano martire, sacerdote Don Pietro Cannella della Diocesi Termoli – Larino Anche se non è presente, S. E. il Vescovo Gianfranco De Luca, per prima cosa, vogliamo ringraziare per averci fatto un’ulteriore dono speciale a distanza di circa 5 anni dalla data del 10 dicembre 2017 quando accogliemmo le 3 Suore di Maria Immacolata di Nyeri – Kenya: Suor Consolata, Suor Lidia e Suor Wilfrida, quale dono alla comunità per un proficuo impegno pastorale e missionario per diffondere la parola e l’esempio evangelico in questi tempi sociali storici difficili in tutto il mondo e per un cambiamento positivo è possibile iniziando proprio dalle piccole realtà comunitarie. Noi abbiamo lo stesso entusiasmo di quel giorno, oggi, nell’accogliere Suor Anastasia e Suor Violetta, sulla base dei risultati eccellenti visibili e tangibili con l’amicizia e l’attenzione in Parrocchia delle Suore già parte del nostro paese, nella certezza che tutto sarà raddoppiato con il nuovo regalo di altre due Suore che accogliamo in un abbraccio spirituale e fisico ringraziando anche Suor Lidia e Suor Consolata e dicendo Benvenute tra noi a Suor Anastasia e Suor Violetta. San Giuliano di Puglia, 30 Luglio 2022
Melissa Nungaray è una delle poetesse latinoamericane più riconosciute della sua generazione oggi.
Poesie della poetessa e giornalista messicana Melissa Nungaray
1 Entro in camerino e il desiderio diventa ospite, la trasmissione agglomera i passi stereo cercando qualcosa al di là delle parole. La goccia non basta, la giornata si restringe nel torpore di una chiave vulcanica che stravolge il vissuto. Me ne vado da ciò che sono stata per tornare ad essere di nuovo in te. Da un passo alla flora cade la galassia nella mano fonte di paesaggi. Gli astri tessono la scomparsa, ora sono molto più lontani dall’oscurità, avvistamento di sguardi non identificati che hanno fatto scoppiare il verde disfacimento dalle torri alate alla conversazione, pensiero che devia i suoi angoli e si assolve nella geometria di un istante, movimento irreversibile del dardo qual pennacchio al cerchio sull’acqua.
2 Il desiderio fa deragliare le luci della poesia e la conversazione lascia il posto alle ombre e se non avessi detto niente e se avessi detto qualcosa e se tornassi a me per a incontrarti e se la notte parlasse con te e con me, che qui sto unendo dei soli l’inquietudine. La fiamma ritorna a me e piove la distanza , di fronte al desiderio di non volere desidero che non si spenga. Dentro le scale del tempo, E tutto quello che ho pensato e tutto quello che ho detto per cosa? Custodisci il segreto nella memoria scava gli occhi, attende nella notte l’arrivo della roccia viola, cadaverica armonia degli spettri che si cercano. Azzurro, azzurro come il tuo nome, qui mi ritiro dai giorni, come una parola che casca e cade nel tessuto viola del campo, lucciola alla vigilia di essere scoperta. E tu che non vedevi l’ora guardami e spezzi il desiderio.
3 Gioia murata dalle lame del vento, niente è mio, niente è mio, vorrei che tu non fossi mio, cuore di colibrì, dove non sei ti vedo e ascolto, qui gli occhi diluiscono cicatrici, bordi e raggi. Siamo l’aurora che danza al suono della pioggia, risonanza fangosa che si dice volo stellare della memoria, qui la stella divora se stessa nello splendore silente. Tunnel dell’occhio tra i ritagli della carne d’angelo: una rosa è una rosa è una rosa… Spuntano grappoli di cielo, chiavi, versi a spirale nella concatenazione degli spettri. Occhio a tunnel nel cuore del colibrì, battiti ferroviari della notte, cantami, o luna, cosa sarò. Oltre l’aldilà pronunciato sono completa nelle mie parti divise. E non sono quello che dico fuggo da quello che mi dice. E io sono quello che dico dico quello che non dico che mi dice.
4 Le parole mai dette spumeggiano in acidi soli arrabbiati che aprono alveare dentro le linee che rimangono fedeli al ritmo. Vedo quello che non sono mai stata nella riluttante cucciolata. Lave avanti o indietro dei secoli, cammino e desiderando l’oscurità buia della luce. -Com’è sopra è sotto-. Sensazioni borderline della differenza scivolano sotto la porta: labbra di giada, indaco indefinito, sete e diluvio dei nomi che riempiono l’io di falsità. Ginkgo biloba nucleare dentro, contraddizione di cellule incendiate, dentro è lassù, cuore del cielo, dentro sono quello che sarò quando non c’è nessuno.
5 E non sono tutto ciò che sono vado dentro e mi allontano dai nomi nell’aprire e chiudere del libro. Là dove non c’è ancora nessun posto, là le mani cristalline grondano d’aurora, là ci sono aeroliti di zucchero filato, lá ronza un alveare di specchi, là non è qui né là è lì, qui è là dove ti nomino, qui ali sentono il desiderio. Piove dentro e la memoria cade in rotoli di cianuro. Dimentico cosa non sono per continuare, dimentico la festa verde dei cacatua che scuotono all’aria altri inizi. Qui, ora e per sempre ti proclamo notte che pensa quando non guarda orme dei perseguitati frutti nella filatura dei rami che si spezzano da qui alla fine delle scappatoie.
Traduzione poetica dall’idioma spagnolo all’italiano a cura di Elisa Mascia
Biografia dell’autrice:
Melisa Berenice Nungaray Blanco, meglio conosciuta come Melissa Nungaray, è nata a Guadalajara, Jalisco, Messico il 29 settembre 1998. Melisa, vive nello Stato del Messico dal 2010, è una scrittrice, poetessa, promotrice culturale e giornalista. Ha studiato lingua e letteratura ispanica presso l’Università Autonoma dello Stato del Messico. Ha tenuto riunioni e conferenze sulla promozione della lettura nelle scuole elementari, medie e superiori del Messico. Dal 2002 al 2011 è stata giornalista e presentatrice per Dimension Colorida, un programma per bambini su radio UdeG, prodotto da Alicia Caldera Quiroz. Ha collaborato ad altri programmi radiofonici come De pico Picorendo e Jalisco nell’ora nazionale. All’età di otto anni, ha guidato la sezione di cronaca chiamata Teleférico su Radio Universidad de Guadalajara. Nel 2014 è stata invitata a collaborare al quotidiano Mural, facendo interviste nel supplemento Profilo Culturale, durante la Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara.
Libri pubblicati: Radice del cielo. Guadalajara (Messico): Segretario alla Cultura di Jalisco/Literalia, 2005. Alba-vigía. Guadalajara (Messico): La Zonámbula, 2008. Sentenza dell’incendio. Cuernavaca (Messico): La Cartonera, 2011. Incrocio: entità del corpo. Guadalajara (Messico): La Zonámbula, 2014.
Melissa Nungaray es una de las poetas latinoamericana actualmente más reconocida de su generación.
Poemas de la poeta y periodista mexicana Melissa Nungaray
1 Entro a la cabina y el deseo se hace huésped, la trasmisión aglomera los pasos estéreos que buscan un más allá de las palabras. La gota no basta, el día se angosta en el sopor de una llave volcán que desforma lo vivido. Me voy de lo que fui para volver a ser en ti. De un paso a la flora la galaxia cae en la mano fuente de paisajes. Los astros tejen la desaparición, estoy ahora más lejos de la penumbra, avistamiento de miradas no identificadas que irrumpen el verde desquebrajar de torres aladas a la conversación, pensamiento que desvía sus ángulos y se absuelve en la geometría de un instante, movimiento irreversible del dardo que enjuta al círculo sobre el agua.
2 El deseo descarrila las luces del poema y la conversación cede a las sombras y si no hubiera dicho nada y si hubiera dicho algo y si volviera a mí para encontrarte y si la noche conversara contigo y conmigo, que aquí estoy aunando de soles el desasosiego. La llama vuelve a mí y llueve la distancia, ante el deseo de no desear deseo que no se apague. Adentro escamas de tiempo, ¿y todo lo que pensé y todo lo que dije para qué? Guarda el secreto en la memoria arranca ojos, aguarda en la noche la llegada de la roca violácea, cadavérica armonía de los espectros que se buscan. Azul, azul como tu nombre, aquí me retiro de los días, como palabra que cae y cae en el tejido violeta del campo, luciérnaga en vísperas de ser descubierta. Y tú que no pudiste esperar mírame y rompe el deseo.
3 Regocijo amurallado por las aspas del viento, nada es mío, nada es mío, deseo que no seas mío, corazón colibrí, adonde no estás te veo y escucho, aquí los ojos diluyen cicatrices, fronteras y rayos. Somos la aurora que danza en la resonancia de la lluvia, lodosa resonancia que se dice vuelo estelar de la memoria, aquí la estrella se devora a sí misma en fulgor silente. Ojo túnel en los retazos de la carne ángel: a rose is a rose is a rose… Brotan racimos de cielo, llaves, versos espirales en la concatenación de los espectros. Ojo túnel en el corazón colibrí, latidos ferroviarios de la noche, cántame, oh luna, lo que seré. Más allá del más allá pronunciado estoy completa en mis partes divididas. Y yo que no soy lo que digo huyo de lo que me dice. Y yo que soy lo que digo digo lo que no digo que me dice.
4 Las palabras nunca dichas burbujean en ácidos soles iracundos que abren colmena adentro las líneas que siguen fieles al latido. Miro lo que nunca he sido en la renuente hojarasca. Atrás o adelante lava de los siglos, ando y desando la oscuridad oscura de la luz. ―Como es arriba, es abajo―. Sensaciones limítrofes de la diferencia se deslizan debajo de la puerta: labios de jade, añil indefinido, sed y diluvio de los nombres que colman al yo de falacia. Ginkgo biloba nuclear adentro, contradicción de celdas encendidas, adentro es arriba, corazón de cielo, adentro soy lo que seré cuando no haya nadie.
5 Y yo que no soy todo lo que soy voy hacia adentro y lejos de los nombres en el entreabrir y cerrar del libro. Allá donde todavía no es ninguna parte, allá manos cristalinas gotean de amanecer, allá aerolitos algodón de azúcar, allá zumba colmena de espejos, allá no es aquí ni allá es allí, aquí es allá donde te nombro, aquí alas palpan el deseo. Llueve hacia adentro y la memoria cae en rollos de cianuro. Olvido lo que no soy para seguir, olvido el verde festín de las cacatúas que cimbran al aire otros comienzos. Aquí, ahora y para siempre yo te proclamo noche que piensa cuando no mira huellas de perseguidos frutos en el hilar de las ramas que se quiebran de aquí hasta el final de los resquicios.
Sobre la autora:
Melisa Berenice Nungaray Blanco, mejor conocida como Melissa Nungaray, nació en Guadalajara, Jalisco, México el 29 de septiembre de 1998. Melisa, quien reside en el Estado de México desde el 2010, es escritora, poeta, promotora cultural y periodista. Estudió la licenciatura en Lengua y Literatura Hispánicas en la Universidad Autónoma del Estado de México. Ha dado pláticas y conferencias de promoción lectora en primarias, secundarias y preparatorias de México. Del año 2002 al 2011 fue reportera y locutora de la Dimensión Colorida, programa infantil de radio UdeG, producido por Alicia Caldera Quiroz. Ha colaborado en otros programas de radio como De pico Picorendo y Jalisco en la hora nacional. Condujo a la edad de ocho años la sección de reportajes llamada Teleférico en Radio Universidad de Guadalajara. En 2014 fue invitada para colaborar en el periódico Mural, haciendo entrevistas en el suplemento Perfil Cultura, durante la Feria Internacional del Libro de Guadalajara.
Libros publicados: Raíz del cielo. Guadalajara (México): Secretaría de Cultura de Jalisco/Literalia, 2005. Alba-vigía. Guadalajara (México): La Zonámbula, 2008. Sentencia del fuego. Cuernavaca (México): La Cartonera, 2011. Travesía: entidad del cuerpo. Guadalajara (México): La Zonámbula, 2014.
Quando sono tornato a Buenos Aires alla fine di maggio, dopo la presentazione con successo del mio libro “Ideali e fiori” alla Fiera Internazionale del Libro in quella città, ho sentito di avere tutte le batterie cariche, con la migliore energia.
Ho Immaginato : un ragazzo dell’interno e ancor più all’interno argentino che realizza il sogno di presentare il suo materiale poetico alla Fiera più importante della regione. È invitato con lode dalla SADE (Società Argentina degli Scrittori) e sostenuto finanziariamente dal comune di Las Talitas e dal suo sindaco Carlos Najar, nonché dai direttori del Multispazio culturale Tu Punto de Encuentro: Romi Carrizo ed Eugenia Valoy García . Sembra il viaggio dell’eroe greco alla ricerca del suo destino trionfante.
La vita può essere bella se ti sforzi e lavori sodo per ciò in cui credi. Non ti sembra ?
Ero così concentrato ed entusiasta sul mio lavoro in ciascuna delle arti tanto di aver sentito che questo fosse il momento ideale per pubblicare una canzone che ho prodotto con l’eccellente musicista Luis Gómez Salas (figlio), nel suo studio LUGOSA nel quartiere di Bajo a San Miguel di Tucumán.
Questa milonga trap è diventata nota come “Nicky Minaj”, in onore di uno dei più importanti rapper americani della sua generazione, che divenne popolare in queste terre insieme a Karol G facendo Tusa. La verità è che in quel brano c’è un omaggio a buona parte della storia della musica. Ha una struttura gaucho payada in una versione urbana più contemporanea che onora sia Atahualpa Yupanqui che Anibal Troilo e Avicii.
Esprime persino umorismo e ironia poiché cita allegramente un capitolo famoso del noto personaggio di SpongeBob.
Attualmente continuo a lavorare sodo con Luis Gómez Salas (h) nel suo ruolo di produttore. Penso che la sua mente giocosa e vigile gli abbia permesso di godersi il processo creativo con me. Anche con Camilo Salcedo e l’Ingegno Culturale del Ministero dello Sviluppo Sociale della Provincia di Tucumán, stiamo preparando un tributo nella versione indie ballad di una canzone della cantante brasiliana per bambini Xuxa, che funziona come una sorta di segnale per l’infanzia perduta .
Senza ulteriori indugi, ti lascio con questa vera gemma musicale scintillante che spero ti piacerà.
Vi abbraccio, con immenso affetto. Non dimenticare di essere felice e inviare emoji o meme ai tuoi cari.
Marx Bauza.
Cuando volví a fines de Mayo de Buenos Aires, luego de la exitosa presentación de mi libro “Los ideales y las flores”, en la Feria Internacional del Libro de esa ciudad, sentí que tenía todas las pilas puestas, con la mejor energía.
Imaginensé: un chico del interior del interior argentino logra su sueño de presentar su material poético en la Feria más importante de la región. Es invitado con honores por la SADE (Sociedad Argentina de Escritores) y apoyado económicamente por el municipio de Las Talitas y su intendente Carlos Najar, así como por las directoras del Multiespacio Cultural Tu Punto de Encuentro: Romi Carrizo y Eugenia Valoy García. Parece el viaje del héroe griego en busca de su destino triunfal.
La vida puede ser bella si uno se esfuerza y trabaja arduamente por aquello en lo que cree. ¿No les parece?
Estaba tan centrado y en foco con mi trabajo en cada una de las artes que sentí que ese era el momento ideal para lanzar una canción que produje con el excelente músico Luis Gómez Salas (hijo), en su estudio LUGOSA del barrio del Bajo en San Miguel de Tucumán.
Esta milonga trap se dio en llamar “Nicky Minaj”, en honor a una de las raperas estadounidenses más importantes de su generación, que en estas tierras se volvió popular junto a Karol G haciendo Tusa. Lo cierto es que en dicho track hay un homenaje a buena parte de la historia de la música. Tiene una estructura de payada gauchesca en versión más urbana contemporánea que hace honores tanto a Atahualpa Yupanqui como a Anibal Troilo y Avicii.
Incluso tiene humor e ironía, ya que cita con alegría un famoso capítulo del reconocido personaje Bob Esponja.
Actualmente sigo trabajando arduamente con Luis Gómez Salas (h) en su rol como productor. Creo que su mente despierta y lúdica le permitió disfrutar del proceso creativo junto a mí. También con Camilo Salcedo y el Ingenio Cultural del Ministerio de Desarrollo Social de la Provincia de Tucumán estamos preparando un homenaje en versión balada indie de una canción de la cantante brasileña infantil Xuxa, que funciona como una suerte de señalamiento de la niñez perdida.
Sin más preámbulos, los dejo con esta verdadera joya musical reluciente que espero sepan disfrutar.
Los y las abrazo, con inmenso afecto. No se olviden de ser felices y mandar emojis o memes a sus seres queridos.