Un messaggio di pace dalla poetessa Marlene Pasini- Messico, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Foto cortesia di Marlene Pasini -Messico

CIAO ANIME MIE CARISSIME :
Si legge nelle Sacre Scritture:
“Io sono la resurrezione e la vita”

La Settimana Santa porta un messaggio potente, non dobbiamo vedere la figura di Gesù solo come un evento storico o un momento violento esercitato dai romani a Gesù e a molti altri di quel tempo.
Tutto il suo processo ci porta a guardare il mistero della sua crocifissione, morte e resurrezione come un momento di grande profondità spirituale, qualcosa che è personale e anche parte dell’umanità.
Il nostro mondo è un luogo di sofferenza, tutti viviamo il nostro calvario e la nostra crocifissione. Ci fa prendere coscienza della nostra corporalità temporale e di quelle piccole morti che viviamo quotidianamente e nei nostri cicli di esistenza, come per esempio perdere la giovinezza o dormire ogni notte. Carica la nostra croce nella vita quando viviamo momenti di oscurità e mentre andiamo verso la nostra morte. Proprio come la nostra umanità che attraversa i suoi momenti di oscurità e senza dubbio a fini di cicli nella sua storia.

Ma non tutto è morte, c’è una luce di speranza alla fine, un rinnovamento, rigenerazione e resurrezione per qualcosa che trascende la materia, un processo dell’anima verso l’eternità, o una possibilità di una nuova umanità, una rinascita di trasformazione quando siamo consapevoli di essere esseri di luce e che in noi si trova la scintilla Divina, che siamo figli dell’Universo Divino e che possiamo passare dal dolore e dalla sofferenza alla luce, dalle tenebre all’illuminazione.

Per lavorare sulla nostra spiritualità dobbiamo permettere che muoiano gli aspetti oscuri del nostro essere affinché un essere avanzato rinasca, partendo dal nostro microcosmo interiore verso un macrocosmo universale divino e sacro. Trascendere verso una dimensione più profonda e prolungare oltre la nostra esistenza fisica.

Quando osserviamo da una visione contemplativa la Pasqua come insegnamento per tutta l’umanità troviamo la ragione di un simbolismo mistico spirituale dove elementi come pane, vino, croce, calvario, sofferenza, oscurità, silenzio, morte, tomba vuota, cielo, alba, resurrezione, sono strumenti simbolici di lavoro psico-spirituale.

Prendere coscienza che il pane cristico, è il cibo di saggezza sacra di cui abbiamo bisogno ogni giorno nel nostro cammino di vita, ci insegna che siamo esseri sacri.

Marlene Pasini 
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#marlenepasini #spirituality

Il mio nome è lo stesso che ha la mia nipotina

Se potessi avere qualcosa che porta il tuo nome, cosa sarebbe?

Contrariamente ad optare per nomi cosiddetti moderni mia nuora mi ha regalato la riscoperta del mio nome chiamando sua figlia Elisa come me e tramite lei ho compreso la bellezza del mio nome di battesimo.

Elisa Mascia

Mohamed Rahal si presenta con la sua poesia, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Mohamed Rahal, accademico e poeta, ambasciatore internazionale, figura dei media culturali, ha partecipato a numerosi festival nazionali e internazionali, 19 studi accademici, funzionario culturale nei media store internazionali, e sono uno dei poeti culturalmente più famosi a livello internazionale.

Ti amiamo, mio Paese. Da quando sono nato in te
Ciò che desidero è il tuo amore nel mio cuore e non ha limiti

La terra di mio nonno. Sacrificatela con il mio sangue
La storia chiama. A novembre hanno iniziato

Così ho sentito l’eco che risuonava nella valle
Da noi e da Gadi. Che chiedeva la liberazione

Un fronte che chiede e sostiene A
Questi sono i miei padroni. Abbiate pietà di chi lo ha portato

Si stabilirà nella vostra terra

Non ho una direzione nella mia vita. A parte l’amore per il mio Paese e il fatto di viverci.

Il mio amore non ha limiti

La via Crucis scritta dal poeta maestro Antonio Escobar Mendivez, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

VIA CRUCIS

Antonio Escobar Mendivez
INTROITO

I cristiani vivono nello stupore
della sua passione e morte, del supplizio
sofferto da Gesù, del sacrificio
immenso, di atti subumani

della crudele via crucis.  tutte le mani
Si sono macchiati di sangue in questo processo
fatto dai malvagi.  La pazzia
del male globale.  Dei pazzi

traboccamenti di dolore, sentimenti
di quei passaggi ed eventi
che ci fanno sanguinare il cuore.

Ogni ferita si sente perché esisto
per adorare le tue ferite, Cristo Padre
perché faccio mia la tua passione.

PRIMA STAZIONE

GESÙ È CONDANNATO A MORTE

Lì nel Sinedrio “È condannato a morte”
– gridò la folla inferocita senza coscienza,
Non vedeva l’uomo in Gesù e la sua innocenza,
Vedendolo così, ride, si diverte

e Pilato sconvolto li avverte:
“Non posso biasimarlo.”  Con veemenza
Sente la folla gridare.  clemenza
Non è per il buon Gesù.  L’odio è forte.

Crocifiggili!  senti gridare
Se lo lasci andare sarà codardia,
nemico di Cesare, diventi.

Ha dato loro Gesù.  Si lavò le mani.
È stato frustato.  I loro volti disumani
Sono specchi del male spietato.

SECONDA STAZIONE

GESÙ CON LA CROCE

L’andare al pretorio è predestinato,
Lo portano a morte, porta la croce
Cammino verso il Calvario, il dolore mi opprime,
A causa della sua innocenza è stato condannato.

Una strada lunga e tortuosa
il peso della croce, la lunga punizione,
la plebe, il nemico, quanto è amaro
guarda il Nazareno così stanco!

Paghiamo per il peccato di Adamo ed Eva?
Dove ci porta il male, Gesù?
Con il tuo esempio, Signore, la vita cresce

senza dolore, senza pieno martirio
della sofferenza che è veleno letale,
viene acceso il pugnale fatale, infame.

TERZA STAZIONE

GESÙ CADE PER LA PRIMA VOLTA

Stava per compiere il suo infelice destino
che il peccato del mondo gli ha offerto,
in quest’ora infelice tormentata
per lo scherno e le spine della strada.

Il male si riflette in un colore giallastro
lo punisce, il tempo diventa d’acciaio,
nella loro carne resta disegnato
il prezzo del peccato Dio divino,

stanco e sudato va avanti,
il suo corpo non risponde, esitante
come se il mondo intero gli facesse del male.

Le sue spalle cedono, il legno
È una lancia che lo porta al macello
e Gesù inciampa.  E’ la prima volta.

QUARTA STAZIONE

GESÙ RITROVA SUA MADRE

La strada verso il Calvario è una tortura
pieno di insulti.  Quanto ha sofferto
vedere le persone dietro di Lui e immobili
il popolo, i soldati.  L’amarezza,

angoscia, sofferenza, follia
per ritrovare la tristezza di Maria,
il suo volto sofferente.  Quanto ha sofferto
quando la guardi con occhi di tenerezza!

Avrei voluto dire così tanto con un urlo
d’amore, un grido lunghissimo e infinito
poter unire le loro solitudini.

Gesù davanti alla Madre, penitente,
la bacia con dolore davanti alla gente
con un bacio di aromi e di verità.

QUINTA STAZIONE

GESÙ VIENE AIUTATO DAL CIRENEO

Gesù avanza debole ed esausto
davanti alla folla crudele, vile e omicida,
Di fronte a quella feccia, passeggiate celestiali
Per il cielo è un prigioniero illuminato.

Attraverso il rumore ha visto
con la sua esemplare umiltà e intuito
stanchezza mortale, la sua anima divina
Si avvicina alla luce dei condannati.

Il legno è posto sulla spalla
come un grande albero.  con stupore
portando un’enorme croce triste lo vedo.

E Gesù stanco sospira,
nella sua stanchezza ritratta ammiro
la grandezza del nobile Cireneo.

SESTA STAZIONE

VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ

Quanto sudore e sangue quel giorno
aveva coperto Gesù.  dolori,
piangevano gli uccellini e i fiori
Nascondevano il loro aroma nell’agonia.

La folla se ne andò, con rabbia si alzò
la morte la sua falce e i suoi vapori,
il suo sudore sulla fronte del prigioniero
e una stanchezza mortale lo consumava.

Tra la folla, all’improvviso
Veronica uscì e si asciugò la fronte
di sangue, sudore e abusi.

Era disegnato sul suo mantello
il volto di Gesù, chiaro, delimitato
da buon pittore, bellissimo ritratto.

SETTIMA STAZIONE

GESÙ CADE PER LA SECONDA VOLTA

Vado verso il Calvario, infuriato,
la folla avanza in una corsa accanita
con l’immagine di Cristo imprigionato
per spegnere la sua luce, uccidere la sua vita.

Senti un male rauco,
fruste, scherma, sputi rissosi
oscurità sfrenata e vorrei
quella morte era definita.

Il Nazareno è stanco, il dolore cresce
e le sue gambe si piegano, sviene,
Al legno ferito, più si aggrappa.

Le forze non obbediscono, cercano invano
alzarsi.  È già disumano
e per la seconda volta bacia la terra.

OTTAVA STAZIONE

GESÙ CONSOLA LE DONNE DI GERUSALEMME

Un gruppo di donne in tumulto
Gridano per la loro innocenza, determinati
Avanzano sudati, afflitti
e prostrati davanti a lui lo adorano.

Alzano la voce per chiedergli perdono,
Per Cristo dunque vengono interrotti,
piuttosto piangete per salvarvi la vita
non per la mia sofferenza, insulto umano.

Davanti ai suoi occhi con gli occhi fissi:
piangete per voi stessi e per i vostri figli
che oggi gemono per il peso del dolore.

E le donne che seguivano Gesù
la loro infinita tenerezza, hanno condiviso
e la nostalgia di Gesù li stringe.

NONA STAZIONE

GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA

Gesù è sfinito verso il Calvario
Ha ferite profonde sulla pelle,
il disprezzo e il sangue sul suo sudario
Lo fanno cadere per la terza volta.

Deridono il dolore, l’intero bestiario
Lo spingono, lo maltrattano e poi
guardare con compassione l’avversario
È arrivato lì con le sue gambe.

Così si adempirà la crudele sentenza
di quei peccatori di questa terra
ignorando l’essenza di Gesù.

La sua presenza si riflette nelle nuvole,
la sua grandezza di Dio, la sua onnipotenza
beato che ci manda dal cielo.

DECIMA STAZIONE

GESÙ È PRIVO DEI SUOI VESTITI

Gli diedero da bere mirra e vino
e Gesù la mise alla prova per cortesia
ma le pene che ho sofferto per te
Pesavano sul suo essere dolce e divino.

Il vento fischiava per tutte le strade
dove è stata vista la sua impronta
e nella sua coscienza c’era lucidità
grandezza dei loro atti di pellegrino.

Intorno alla montagna tristezza
un corvo nero, senza delicatezza
nelle mani di creature selvagge.

Tutti i pacchi caddero
che copriva il suo corpo.  C’era del bottino
strappando le loro tenere vesti.

UNDICISTA STAZIONE

GESÙ È INCHIODATO SULLA CROCE

Tra i ladri viene giustiziato
Gesù di Nazaret, Agnello Santo,
inchiodato ad una croce, crocifisso
tra le braccia sacre dell’albero.

Mani e piedi il male ha lacerato
chiodi, martello di tutto il dolore,
il mondo lo ha portato al macello
per riscattarlo dal peccato.

Le stelle gridavano luce eterna,
la sua vita si stava spegnendo come una torcia elettrica
senza aver commesso un solo reato.

Con la croce è stato realizzato un monumento
con il sacro corpo di Gesù,
La sua divinità è l’infinito.

DODICESIMA STAZIONE

GESÙ MUORE SULLA CROCE

Tre lunghe ore soffre in agonia,
In quel periodo il Maestro ci insegna
un percorso di arpeggi e disegni
con le sue sette parole di luce e guida.

Gli oltraggi e gli scherni che ha subito
in tutto il mondo è servito da recensione
perché a causa del peccato va in pezzi
flusso di pestilenze e delitti.

Il suo corpo era un paesaggio pieno di ferite,
Non poteva sopportare il dolore, era rigido,
A causa di così tanto danno, la sua vita gli è sfuggita.

Era il figlio di Dio ed era morto
la triste morte lo portò via
e il mondo senza il suo amore era deserto.

TREDICESIMA STAZIONE

GESÙ MORTO TRA LE BRACCIA DI SUA MADRE

Sulla sua croce estesa già riposa,
e un soldato si ferisce al fianco,
il Nazareno ora illuminato
Non sente più la spinta della lancia.

Giuseppe d’Arimatea non si stanca
e con tenerezza Cristo viene deposto
con Nicodemo rimasero sgomenti
Lo abbassano, con voci tristi raggiungono

a Maria, corpo del suo amato figlio.
Lo benedisse teneramente e in lacrime
al germoglio immortale che era inerte.

Le sue braccia circondarono il martirio
del frutto del suo grembo, del suo delirio
che ora riposava con la morte.

Quattordicesima STAZIONE

GESÙ È SEPOLTO

Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea
Avvolsero Cristo in un mantello,
e Maria fece sentire il suo pianto
lacrime di dolore come un vero.

Alla tomba di Giuseppe desidera
depositare i loro resti.  La rottura
è enorme in questo ambiente e nel frattempo
Gesù è sepolto.  Il mondo vede.

Lo coprirono con una grossa pietra
e avviliti dal dolore marciarono
verso Gerusalemme.  Tempo di attesa.

C’era la speranza che tornasse
il terzo giorno e affinché sua madre lo vedesse
quella primavera rinasceva.

QUINDICESIMA STAZIONE

GESÙ RISORGE DAI MORTI

Sabato, con Maria Maddalena
Marciarono verso la tomba angosciati
e quando sono arrivati hanno avuto paura,
Non c’era Gesù, il dolore traboccava.
Un angelo con la sua voce come una quena
vederli sorpresi e stanchi
li ha fatti controllare le voci
e videro il mattino in piena luce.

Gesù di Nazareth, crocifisso
Il terzo giorno è già risorto
disse loro l’angelo.  Tutto è stato realizzato.

Il cielo si vestiva di primavera
con la luce di Gesù che è la luce
e il mondo con il suo padrone è il nostro nido.

*****

VIA CRUCIS

AAntonio Escobar Mendivez
INTROITO

Asombrados vivimos los cristianos
de su pasión y muerte, del suplicio
sufrido por Jesús, del sacrificio
inmenso, de los actos infrahumanos

del vía crucis cruel. Todas las manos
se mancharon de sangre en este juicio
hecho por los malvados. El desquicio
de la maldad mundial. De los insanos

desbordes del dolor, los sentimientos
de esos pasajes y acontecimientos
que nos hacen sangrar el corazón.

Cada herida se siente porque existo
para adorar tus llagas Padre Cristo
porque yo asiento mía tu pasión.

PRIMERA ESTACIÓN

JESÚS ES CONDENADO A MUERTE

Ahí en el Sanedrín “Reo es de muerte”
gritó la turba airada sin conciencia,
no vio en Jesús al hombr,e su inocencia,
al verlo así, se ríe, se divierte

y Pilatos alterado les advierte:
“No lo puedo culpar”. Con vehemencia
oye gritar la turba. La clemencia
no es para el buen Jesús. El odio es fuerte.

¡Crucifícales! Se oye gritería,
si lo sueltas será una cobardía,
enemigo del César, te conviertes.

Les entregó a Jesús. Lavó sus manos.
Se le azotó. Sus rostros inhumanos
son espejos de maldad inclemente.

SEGUNDA ESTACIÓN

JESÚS CON LA CRUZ A CUESTAS

Rumbo al pretorio va predestinado,
lo llevan a la muerte, la cruz carga
camino hacia el calvario, el dolor embarga,
por su inocencia ha sido condenado.

Un camino tortuoso, prolongado,
el peso de la cruz, la pena larga,
la chusma, el enemigo, ¡Cómo amarga
mirar al Nazareno tan cansado!

¿Pagamos el pecado de Adán y Eva?
¿A dónde la maldad, Jesús, nos lleva?
Con tu ejemplo Señor, crezca la vida

sin el dolor, sin el martirio pleno
de sufrimiento que es letal veneno,
daga fatal, infame, está encendida.

TERCERA ESTACIÓN

JESÚS CAE POR PRIMERA VEZ

Iba a cumplir con su infeliz destino
que el pecado del mundo le ha ofrendado,
en esta hora infeliz atormentado
por las burlas y espinas del camino.

La maldad reflejada en un cetrino
le castiga, se hace el tiempo acerado,
en sus carnes se queda dibujado
el precio del pecado Dios divino,

cansado y sudoroso va adelante,
su cuerpo no responde, vacilante
como si todo el mundo le doliera.

Sus hombros desfallecen, el madero
es lanza que lo lleva al matadero
y Jesús tropieza. Es la vez primera.

CUARTA ESTACIÓN

JESÚS ENCUENTRA A SU MADRE

El camino al calvario es la tortura
de insultos llena. Cómo padecía
al ver gente tras de Él y todavía
el pueblo, los soldados. La amargura,

la angustia, el sufrimiento, la locura
de encontrar la tristeza de María,
su rostro de dolor. ¡Cómo sufría
al mirarla con ojos de ternura!

Quería decirle tanto en un grito
de amor, un grito muy largo e infinito
para poder juntar sus soledades.

Jesús ante su Madre, penitente,
la besa adolorido ante la gente
con un beso de aromas y verdades.

QUINTA ESTACIÓN

JESÚS ES AYUDADO POR EL CIRINEO

Jesús avanza débil y agotado
ante la turba cruel, vil, asesina,
frente a esa escoria, celestial camina
para el cielo es un reo iluminado.

Por entre el vocerío ha divisado
con su humildad ejemplar y adivina
el cansancio mortal, su alma divina
se acerca hasta la luz del condenado.

Se coloca el madero sobre el hombro
como un árbol grandioso. Con asombro
cargando enorme cruz triste lo veo.

Y cansado Jesús lanza un suspiro,
en su cansancio retratado admiro
la grandeza del noble Cirineo.

SEXTA ESTACIÓN

VERÓNICA ENJUGA EL ROSTRO DE JESÚS

Cuánto sudor y sangre en aquel día
tenía a Jesús cubierto. dolores,
lloraban avecillas y las flores
escondían su aroma en la agonía.

Iba la multitud, con ira erguía
la muerte su guadaña y sus vapores,
en la frente del reo sus sudores
y un cansancio letal lo consumía.

Entre la muchedumbre, de repente
salió Verónica y enjugó su frente
de sangre, de sudor y de maltrato.

En su manto quedóse dibujado
el rostro de Jesús, nítido, orlado
como de un buen pintor, bello retrato.

SÉPTIMA ESTACIÓN

JESÚS CAE POR SEGUNDA VEZ

Camino hacia el calvario, enfurecida,
el tropel avanza en feroz carrera
con la estampa de Cristo prisionera
para apagar su luz, matar su vida.

Se escucha la maldad enronquecida,
azota, esgrime, escupe pendenciera
negrura desbocada y ya quisiera
que la muerte quedara definida.

Cansado el Nazareno, el dolor crece
y sus piernas se arquean, desfallece,
al madero dolido, más se aferra.

Las fuerzas no obedecen, busca en vano
permanecer de pie. Ya es inhumano
y por segunda vez besa la tierra.

OCTAVA ESTACIÓN

JESÚS CONSUELA A LAS MUJERES DE JERUSALEN

Un grupo de mujeres en tumulto
claman por su inocencia, decididas
avanzan sudorosas, afligidas
y postradas ante él le rinde culto.

Alzan su voz para pedir su indulto,
por Cristo entonces, son interrumpidas,
lloren más bien para salvar sus vidas
no por mi sufrimiento, humano insulto.

Ante sus ojos con sus ojos fijos:
por vosotras llorad y por sus hijos
que, por el peso del dolor, hoy gimen.

Y las mujeres que a Jesús seguían
su ternura infinita, repartían
y su nostalgia por Jesús exprimen.

NOVENA ESTACIÓN

JESUS CAE POR TERCERA VEZ

Jesús está extenuado hacia el calvario
lleva heridas profundas en su tez,
el escarnio y la sangre en su sudario
hacen que caiga por tercera vez.

Se mofan del dolor, todo el bestiario
lo empujan, lo maltratan y después
mira con compasión al adversario
ha llegado hasta ahí por propios pies.

Se va a cumplir así la cruel sentencia
de aquellos pecadores de este suelo
desconociendo de Jesús su esencia.

Se refleja en las nubes su presencia,
su grandeza de Dios, su omnipotencia
bendita que nos manda desde el cielo.

DÉCIMA ESTACIÓN

JESUS ES DESPOJADO DE SUS VESTIDURAS

Le dieron a beber mirra con vino
y Jesús la probó por cortesía
mas los dolores que por ti sufría
pesaban en su ser dulce y divino.

Silbaba el viento todos los caminos
por donde su pisada, se veía
y en su conciencia, lucidez había
grandeza de sus actos peregrinos.

Alrededor del monte la tristeza
un negro cuervo, sin delicadeza
en las manos de salvajes criaturas.

Fueron cayendo todos los manojos
que cubrían su cuerpo. Hubo despojos
al arrancar sus tiernas vestiduras.

UNDÉCIMA ESTACIÓN

JESÚS ES CLAVADO EN LA CRUZ

Entre ladrones es ajusticiado
Jesús de Nazaret, santo cordero,
clavado en una cruz, crucificado
en los brazos sagrados del madero.

Manos y pies el mal ha desgarrado
clavos, martillo del dolor entero,
el mundo lo llevó hasta el matadero
para que le redima del pacado.

Las estrellas lloraron luz eterna,
su vida se apagaba cual linterna
sin haber cometido ni un delito.

Un monumento se hizo con la cruz
con el cuerpo sagrado de Jesús,
su divinidad es el infinito.

DUODÉCIMA ESTACIÓN

JESÚS MUERE EN LA CRUZ

Tres largas horas sufre de agonía,
en ese lapso el Maestro nos enseña
un camino de arpegios y diseña
con sus siete palabras luz y guía.

Los ultrajes y escarnios que sufría
por el mundo sirvieron de reseña
porque por el pecado se despeña
caudal de plagas y de felonía.

Su cuerpo era un paisaje con heridas,
no soportó el dolor estaba yerto,
por tanto mal, se le escapó la vida.

Era el hijo de Dios y estaba muerto
se lo llevó la muerte compungida
y el mundo sin su amor quedó desierto.

DÉCIMA TERCERA ESTACIÓN

JESÚS MUERTO EN LOS BRAZOS DE SU MADRE

En su cruz extendida ya descansa,
y un soldado le hiere su costado,
el Nazareno ahora iluminado
ya no siente la hincada de la lanza.

José de Arimatea no se cansa
y con ternura Cristo es descolgado
con Nicodemo estaban consternados
lo bajan, con voces tristes alcanzan

a María, el cuerpo de su amado hijo.
Ella llorosa y tierna lo bendijo
al retoño inmortal que estaba inerte.

Sus brazos rodearon el martirio
del fruto de su vientre, su delirio
que ahora reposaba con la muerte.

DÉCIMA CUARTA ESTACIÓN

JESÚS ES SEPULTADO

Nicodemo y José de Arimatea
envolvieron a Cristo con un manto,
y María dejó escuchar su llanto
lágrimas de dolor como una rea.

En el sepulcro de José desea
depositar sus restos. El quebranto
es enorme en este ambiente y entretanto
Jesús es sepultado. El mundo vea.

Con una piedra grande lo taparon
y cabizbajos con dolor marcharon
hacia Jerusalén. Tiempo de espera.

Había la esperanza que volviera
al tercer día y que su madre viera
que volvía a nacer la primavera.

DÉCIMA QUINTA ESTACIÓN

JESÚS RESUCITA DE ENTRE LOS MUERTOS

Sábado, con María Magdalena
al sepulcro marcharon angustiadas
y al llegar se sintieron asustadas,
no hubo Jesús se desbordó la pena.
Un ángel con su voz como de quena
al verlas sorprendidas y cansadas
les hizo que revisen las entradas
y vieron la mañana con luz plena.

Jesús de Nazareth, crucificado
al tercer día, ya ha resucitado
les dijo el ángel. Todo se ha cumplido.

El cielo se vistió de primavera
con la luz de Jesús que es la lumbrera
y el mundo con su amor es nuestro nido.

Foto cortesia di Antonio Escobar Mendivez

Angela Kosta presenta la poetessa Diane Ouverney- Brasile

ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DI DIANE OUVERNEY

DA ANGELA KOSTA

DIANE OUVERNEY è nata e vive a Nova Friburgo, RJ (Brasile). Lei è redattrice della prestigiosa rivista letteraria internazionale Netrazol. Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate in diverse riviste nazionali ed internazionali.

LO SPLENDORE DEI MIEI OCCHI

Lo splendore dei miei occhi
È come un’eclissi lunare…
Risorge come la luna nuova
Testimone del vero amore
Come il Sole e la Luna.
Notte buia… cielo oscuro…
L’eclissi della luna nuova
Così bella e unica
Lo splendore del sole cattura
Incontro raro…
Tu il Sole… Io la Luna
Non guardare la luna solo in Eclissi
Spero di incontrarci di nuovo
Eclissi lunare.

Traduzione di Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

La giornalista, traduttrice Angela Kosta ci fa conoscere la poetessa Yang Geum – Hee

ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DI YANG GEUM-HEE 


La poetessa Yang Geum-Hee è nata nel 1967 a Jeju, in Corea. Ha pubblicato due raccolte di libri di poesie, “Happiness Account – La Felicità Dell’acconto” e “Ieodo, Island of Legend and Existence – Ieodo, Isola Della Leggenda e Dell’Esistenza” oltre ad una raccolta di saggi intitolata “Happy Companion – Compagno Felice.” Yang è stata la prima Presidente della Ieodo Literature Association, Caporedattrice del Jejuin News e ha lavorato come ricercatrice presso la Society of Ieodo Research. Inoltre ha lavorato come ricercatrice presso il Jeju Sea Grand Center presso l’Università Nazionale di Jeju e come professoressa appositamente nominata presso l’Università Internazionale di Jeju.

Attualmente Yang è:


– Redattrice editoriale per il New Jeju Ilbo,

– Ricercatrice speciale presso l’Istituto di Scienze Sociali dell’Università Nazionale di Jeju,

– Vicepresidente del Comitato Regionale di Jeju del Centro PEN Coreano,

– Dirigente dell’Istituto di Jeju per l’Unificazione Coreana

– Dirigente dell’Associazione Coreana di Etica.

Yang Geum-Hee ha vinto sette premi letterari.



IL VENTO NON VUOLE SAPERE DELLA STRADA


Non importa quanto tempo passa
Il vento non invecchia mai
Anche se la brezza non ha bocca,
Dice sempre quello
Che vorrebbe dire
Anche se il vento non ha occhi,
Non perde mai la sua direzione
Quando affronta una storta faccia
Il vento soffia sempre da un’altra parte,
Senza graffiare o far male
Il Vento mai si ferma
anche se il viso tenero fosse
Quando sulla strada intricata della terra potrò correre
senza chiedere indicazioni.


Preparato e tradotto in italiano da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

Angela Kosta presenta l’artista Elizabeth Esguerra Castillo

ANGELAKOSTA TRADUCE – L’ARTE UN’ASTRAZIONE UTOPICA DI ELIZABETH E CASTILLO

DA ANGELA KOSTA

ELIZABETH ESGUERRA CASTILLO è nata nelle Filippine. Lei è Autrice, Poetessa, Artista dell’ Arte Visiva, Scrittrice, Giornalista, Blogger. Castillo è pubblicata e pluripremiata a livello internazionale.

Lei è:

  • Ambasciatore di Pace e Buona Volontà nelle Filippine per Naciones delas Letras e Semillas Juventud (Argentina),
  • Dottore in Lettere
  • Dottore Honoris Causa
  • Fondatrice/CEO di Art Heals di Elizabeth Esguerra Castillo
  • Fondatore e proprietario di Special Quill English, servizi di scrittura, editing e coaching,
  • Presidente CIESART (Camara Internacional de Escritores y Artistas) Sede centrale delle Filippine

-Membro del Consiglio Direttivo dell’Illustre Consiglio di Presidenza del CIESART

  • Presidente, P.L.O.T.S-Creatives Magazine, (USA)
  • Ambasciatore della Cultura nelle Filippine per Inner Child Press International
  • Membro dell’American Authors Association (AAA)
  • Membro, PEN International,
  • Membro dell’Asia Pacific Writers and Translators (APWT)
  • Membro dell’Associazione Mondiale degli Autori e dei Ricercatori (WAOAR)

Elizabeth Esguerra Castillo è autrice di:

“Seasons of Emotions – Stagioni di Emozioni” (Regno Unito)

“Inner Reflections of the Muse –
Riflessioni Interiori della Musa” (USA)

L’ARTICOLO: L’ARTE – UN’ASTRAZIONE UTOPICA

L’arte raffigura la tempesta che infuria nel nostro nucleo. Quelle emozioni represse che andavano fuori controllo. L’astrazione utopica, le cascate di tonalità messe in azione. Come un Selenofilo che adora la sua amata Luna, trovando una bellezza collaterale in mezzo al caos. Bellezza e follia raffigurate in una tela gigante, una sinfonia di colori, forme, simboli e texture. Dove la separazione porta all’armonia e alla beatitudine una volta che un capolavoro nasce dalla propria instancabile passione. L’arte colpisce l’eternità. È l’essenza stessa dell’essere. Perché anche il più piccolo sassolino sulla riva può essere parte di un quadro più grande, un ciottolo solitario che adorna una tela, pennellate che danno vita a quella che una volta era una pagina bianca. L’arte ci rende vulnerabili alla follia del mondo. Sconvolge i sensi, calma i nervi, calma un’anima stanca, ripara ciò che è rotto, placa la sete della verità. L’arte conduce all’utopia quando si vede veramente la bellezza nascosta sotto la superficie abominevole. L’arte non fa vedere solo fascino inerte, ma anche insegnargli come scoprire la bellezza pura in tutte le forme.

L’arte può essere intuitivamente astratta quando l’artista attinge alla sua intuizione creativa per produrre un capolavoro. Questo dà all’artista la libertà di esprimere le sue emozioni più intime attraverso il suo gioco di varie tonalità e pennellate. Secondo alcune ricerche, ricorrere all’arte intuitiva può anche aiutare a superare il “blocco dell’arte”. Conosciuta anche come arte sperimentale, è priva di giudizi perché è creata dal cuore dell’artista che si trasforma in sentimenti su una tela bianca.

ANELLO DI LUCE

(ispirato all'”Aleph” di Paulo Coelho)

Dal passato ti incontrai
In una delle mie reincarnazioni
Una questione incompiuta che dobbiamo affrontare
Un’anima frantumata dev’essere liberata
O essere incatenata fino all’eternità.
Una volta ancora al bivio ci incontrammo
La mia anima in un istante ti riconobbe
Dai vortici, scintille si accesero
Impostazioni delle costellazioni dall’alto,
Puntini cosmici che i nostri cuori intrecciano
Ad un certo punto da qualche altra parte,
Noi due seduti in una carrozza
Fino al punto di non ritornare
Un anello di luce
davanti ai nostri occhi lampeggia
Accecandoci per un momento.
Qui, l’Aleph cessa il tempo e lo spazio
Riportandoci dove i nostri occhi guardarono per la prima volta
I secoli sono passati ma le cicatrici rimangono,
Quando mai guariranno le ferite?
Il riscatto, la liberazione lo possiamo ancora sentire?
L’anello di luce ti dà le risposte,
Anche delle domande mai pronunciate
Il silenzio assordante tra due cuori
Le emozioni d’ira che ardono all’interno,
Lanciando un incantesimo mistico, liberandoti.

Preparato e tradotto in italiano da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

Angela Kosta intervista Elisa Mascia

ANGELA KOSTA INTERVISTA LA SCRITTRICE E DONNA POLIEDRICA ELISA MASCIA

Oggi presentiamo ai lettori Elisa Mascia nata a Santa Croce di Magliano – Campobasso, scrittrice, conferenziere, conduttrice radiofonica, declamatrice, recensore, poetessa bilingue (italiano – spagnolo), critica letteraria, giurata in concorsi di poesia, intervistatrice e promotrice culturale in Italia e nel mondo.
Le sue poesie e i racconti sono stati inseriti in molteplici antologie nazionali e mondiali. Elisa è madre di quattro figli e nonna di due nipoti.

Conosciamola meglio leggendo le sue risposte:

A. Kosta: Ciao Elisa. Sappiamo che lei è divulgatrice di Arte e Cultura Poetica e Letteraria Nel Mondo. Raccontaci com’è riuscita a creare questi ponti culturali.

– E. Mascia: Alcuni anni fa è venuto a mancare Erminio Girardo, colui che è stato il mio maestro per aver creduto in me apprezzando le mie poesie e recensioni (che scrivevo ai commenti delle sue poesie e dipinti)  e mi ha incoraggiata a continuare a scrivere poesie e soprattutto a condividerle con gli altri tramite il mezzo più efficace di cui tutti disponiamo oggi e cioè Facebook.
Ebbene la sua dipartita all’inizio mi ha un po’ lasciata incredula e in riflessione e quasi non riuscivo più a scrivere ma dopo qualche mese animata da energia ho iniziato ad approfondire nuovi stili di scrittura e pubblicare i miei testi poetici in alcuni gruppi culturali.
Ho avuto l’opportunità di conoscere valide persone essenziali nel mio percorso culturale nel mondo ( Stefano Capasso- Italia e Asoke Kumar Mitra- India) dedicate alla promozione dell’arte e della poesia che sembra quasi mi abbiano presa per mano e presentata in numerosi gruppi mondiali di Arte e Poesia.
Ho sempre prestato attenzione agli altri per lo spirito di fratellanza presente nel mio animo fin da bambina però adesso mi sono sentita sospingere da un fuoco ardente per far conoscere in primis la umile persona di Erminio Girardo che meritava di essere presentato al mondo intero per le sue doti umane di altruismo, generosità, grande artista plastico, conoscitore di cinque idiomi scritti e parlati con padronanza assoluta e non c’era argomento di cui non fosse conoscitore esperto eppure affermava di non sapere nulla.
Mi sono sentita in dovere di portare con me il suo nome e così iscrivendomi casualmente nell’Accademia Albap, ignara che si dovesse scegliere il Patrono, mi sentii quasi guidata nel viaggio intrapreso e scelsi Erminio Girardo così ogni settimana che pubblico una mia poesia in Accademia accanto al mio nome c’ è il mio maestro Patrono.
Nella ferma convinzione che siamo atomi del Cosmo e legati da fili invisibili ma che prestando attenzione riusciamo a leggere l’attrazione tra anime che sono destinate a percorrere insieme l’ampia strada della vita e si riconoscono, ho preso anch’io per mano numerose persone che avevano bisogno di uno slancio di sicurezza per volare alto così com’era accaduto per me sono tornata a restituire il bene ricevuto e che si alimenta ogni attimo nella quotidianità nel dare, nell’essere dono e nella consapevolezza e gratitudine di ricevere dall’universo ciò che semino in positività e grande amore per tutti indistintamente.
Alla base di tutto ciò c’è sicuramente la predisposizione a mettere me stessa in secondo piano e dare spazio agli altri così posso continuare da dovuta distanza a costruire solidi ponti costituiti di arte, musica, poesia, letteratura e qualsiasi cosa è creatività.

A. Kosta: Qual è il suo percorso letterario ?

– E. Mascia: Da quando ero bambina prediligevo leggere e scrivere ma anche recitare poesie. La mia formazione umanistica oltreché con gli studi all’ Istituto Magistrale è stata accompagnata, di pari passo, da ricerca e approfondimento Artistico Letterario da autodidatta che quotidianamente è una vera e propria esigenza di vita per alimentare la mente e lo spirito.
Mi addentro in culture diverse dall’Italia per scoprirne tradizione e amore per la poesia, per l’arte così studio idiomi che mi permettono la comprensione soprattutto dei poeti e scrittori dell’America Latina, questa passione già iniziata durante il Covid con la presentazione di programmi radio online si è riaccesa con il programma bilingue italiano-spagnolo “Alla ricerca della vera bellezza” che inatteso è stato il successo fin dal primo incontro con poetesse del Perù che era nato come unico incontro domenicale per promuovere il loro libro invece è diventato un appuntamento settimanale molto seguito perché dà l’opportunità a poeti e scrittori di presentare i loro testi pubblicati e di conoscere la bellezza delle loro anime. Da questo è nata anche l’ideazione di un Recital Poetico Internazionale che ugualmente da un singolo incontro è diventato appuntamento mensile per divulgare quattro poeti durante il programma stesso.

A. Kosta: Cosa ispira la sua Musa verseggiando?

– E. Mascia: Alla base della mia ispirazione c’è positività, da qualsiasi cosa nella Natura o/e dalle persone dalle quali sono colpita per attrazione nei dettagli che poi originano creazioni poetiche cerco sempre e comunque di trasmettere uno o più messaggi dai quali traspira il massimo generatore dell’universo intero che si chiama amore, l’amore per un fiore, per una stella, per la luna e il sole, per l’acqua e l’oceano, per i monti, le rocce e le pietre.
Tutto è pervaso dall’amore, quello per gli animali, per i nonni, le mamme, le donne e l’amore espresso dall’amicizia, l’amore inteso come sentimento di passione e quello spirituale essenziale per ciascuno di noi.

A. Kosta: Come riesce a riconciliare il suo tempo – lavoro tra traduzione, divulgazione scrittura e la quotidianità?

– E. Mascia: Innanzitutto distribuisco il tempo disponibile dando sempre le priorità che sia la famiglia o la gestione della casa quanto alla cucina, pulizia, recarmi negli uffici pubblici, il rispetto dei controlli medici periodici e delle relazioni sociali e spirituali con la frequenza della chiesa in modo attivo con servizio altruista del gruppo lettori e coro parrocchiale.
Una buona e consistente parte del tempo quotidiano lo dedico a scrivere, studiare, disegnare e dipingere, esercizi di traduzione da italiano – spagnolo e viceversa tutti i giorni per non perdere la  capacità acquisita e che come tutte le attività se non vengono esercitate si perdono di manualità e intuitività.
Tutto questo ed altro, come la lettura creativa nel gruppo del Teatro al Buio come donatrice di voce nel progetto di dare la possibilità di vedere con l’ascolto, con la massima flessibilità di orari e libertà di gestione.
Pensare sempre agli altri è importante e gratificante per me.

A. Kosta:  Ha partecipato ai concorsi? Le è stato insignito qualche premio?

– E. Mascia: Sono contraria a partecipare a concorsi poetici e letterari, artistici poiché ritengo che essendo frutto di emozioni mente- cuore- anima non debbano essere sottoposti a giudizi e votazioni molte volte disqualificanti e che sono espressioni di attribuzione in graduatorie che rispettano modi del tutto soggettivi. Però a prescindere dal mio pensiero ho partecipato a molte edizioni ( nove) del Premio Histonium riportando targhe, coppa e menzioni così come in altri concorsi come di San Gerardo Maiella, di Alda Merini, del Federiciano e altri online come le molteplici partecipazioni al Festival della Writers Capital Foundation International sia di Poesia che di Arte.

A. Kosta: Ha pubblicato dei libri? Quali sono i temi principali?

– E. Mascia: Ho pubblicato 7 Sillogi Poetiche contenenti poesie di tanti argomenti.

– Magiche Emozioni dell’Anima
– Sogni Dipinti
– La grattugia della luna
– Melodia d’Amore
– Tra l’infinito e l’immenso
– Interconnessione mentale

Oltre a Savage Wind  lettura poetica del medesimo titolo del poeta indiano Asoke Kumar Mitra che mi ha affidato l’interpretazione e pubblicazione in italiano.
Tema principale che accomuna numerose poesie è sicuramente il sentimento dell’amore declinato in tutti i sensi e in tutte le ispirazioni non trascurando i temi spirituali, sociali, dell’amicizia, della salvaguardia dell’ambiente e del clima, temi filosofici, ancestrali, della Pace.

A. Kosta: Cosa pensa della letteratura in generale e degli autori emergenti?

– E. Mascia: La letteratura è una delle discipline che forma e plasma con lo studio e l’assimilazione di contenuti che aiutano a riflettere e creare il pensiero personale pertanto è indispensabile per ciascuno di noi.
Siccome ritengo che siamo sempre tutti in continuo apprendistato e crescita c’è bisogno di studiare, studiare e studiare poiché non si è mai autore arrivato o affermato se si vive nella consapevolezza del concetto che ho descritto in precedenza ossia siamo in continuo divenire.

Kosta: Cosa vorrebbe dire a loro per avere maggior visibilità?

– E. Mascia: Tutti sentiamo la necessità di lasciare orme tangibili del passaggio in questo mondo pertanto dobbiamo sapere che nulla ci viene regalato ma dietro ogni “risultato visibile” c’è tanta fatica, impegno profuso, ore di studio e di ricerca in tutti i settori e assolutamente anche per coloro che si dedicano alla scrittura, all’arte e alla letteratura.
Posso affermare di non rincorrere chimere o sgomitare per arrivare sul podio cercando di raggiungere premi o primi posti poiché è meglio che siano gli altri a riconoscere i meriti raggiunti e sicuramente ci sarà chi ti cercherà per presentare al mondo il tuo valore.

A. Kosta: Quali sono i suoi autori preferiti?

– E. Mascia: Oltre agli autori riconosciuti come maestri da prendere a modello e oggetto di studio sia a scuola che nella vita e che sono i classici Dante, Petrarca, D’Annunzio, Pascoli, Carducci sicuramente ci sono alcuni contemporanei conosciuti nel web e anche personalmente come per me il poeta, scrittore, artista catalano Joan Josep Barcelo, un’altra poetessa scrittrice che mi piace moltissimo è Carolina Turroni, il già citato maestro Erminio Girardo e tanti altri che attraggono la mia curiosità e ammirazione per originalità di stile e di contenuti.

A. Kosta: Quali sono i suoi  progetti futuri?

– E. Mascia: Tra realtà, sogni e progetti si svolge la mia vita sempre in continuo aggiornamento pensando oggi e realizzare in breve tempo possibile per alcuni progetti, altri sono più a lunga scadenza, li accarezzo vivendo ogni giorno pensando al sogno che quando si avvererà sarà sempre vissuto come una sorpresa.
I progetti a breve scadenza sono, oltre a voler fortemente imparare bene a disegnare e dipingere, ho il desiderio di pubblicare tutte le poesie scritte finora in Raccolte poetiche.
Vorrei dedicarmi alla revisione, integrazione e correzione della bozza del mio primo romanzo che giace già da qualche anno nel cassetto virtuale del PC.

A. Kosta: Grazie della bellissima intervista Elisa. Le auguro tanto successo nel suo percorso letterario e altro…

ELISA MASCIA è scrittrice, conferenziere conduttrice radiofonica, declamatrice, recensore, poetessa bilingue (italiano – spagnolo), critica letteraria, giurata in concorsi di poesia, intervistatrice e promotrice culturale in Italia e nel mondo.

Elisa Mascia è membro registrato e co-fondatore di Wiki-Poesía. Accademica Immortale, Coordinatrice dell’Italia e Direttrice di Comunicazioni ed Eventi dell’Accademia ALBAP.
Membro e Coordinatrice del Festival in quattro anni consecutivi dal 2021 – 22024 PILF e Festival 2022 e 2023 delle Arti e Sculture PIAF della Writers Capital Foundation e Writers editor. Elisa è stata nominata leader della Biennale Agiografia Iconografia Internazionale 2023 ed è stata Giurata del Panorama Italiano Golden Book Awards 2023- 2024, nonché poetessa selezionata mensile da maggio 2019-2024 e antologie annuali OPA archivio editor NilavroNill Shovro. Elisa disegna e dipinge da lezioni online impartite dall’artista, scultore e ceramista argentino Miguel Angel Guiñazu.
Collabora con il poeta periodico nicaraguense Carlos Jarquin e con Alicia Antonia Muñoz Verri – Guainy – Argentina.
Partecipa a concorsi ed eventi di poesie e racconti per bambini in Ancestralia Hijo del Sol di Stellamaris Sandoval – Argentina, ha ricevuto, dal Movimento “Pacis Nuntii”-Argentina, l’Attestato e la Bandiera Universale della Pace- Annunciatore e Costruttore della Pace. Ha ricevuto il Diploma di Nomina Premio World Award 2022 dal prof. Rahim Karim Karimov.
Elisa è stata inserita nella Rivista Azahar dal numero 121- 128 di José Louis Rubio Zarzuela e la pubblicazione in pdf di 50 poesie in italiano e spagnolo dal titolo “La luna sublime” in pdf.
Inoltre Elisa è autrice di Alessandria today Magazine con oltre 700 articoli pubblicati.

Il suo Blog personale è:
nonsoloarteepoesia Magiche Emozioni dell’Anima

Elisa ha pubblicato la Silloge poetica “La grattugia della luna” , “Savage Wind” (traduzione poetica del libro di Asoke Kumar Mitra),  “Magiche Emozioni dell’Anima”, “Sogni Dipinti”, “Melodia d’amore” (2023) , “Tra l’infinito e l’immenso” (febbraio 2024) e “Interconnessione mentale” (marzo 2024)

A cura di Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

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La poetessa brasiliana Aura Esmeralda Barbosa presentata da Angela Kosta

ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DELLA POETESSA BRAZILIANA AURA ESMERALDA BARBOSA


DA ANGELA KOSTA


AURORA ESMERALDA BARBOSA è nata in Brasile. Lei è poetessa e modella. Attualmente sta frequentando l’università.

LA LUCE DEL NOSTRO SGUARDO

Quando i miei occhi ti guardano,
È un dolce incanto,
I segreti si svelano
in un mantello di sussurro
Il tuo essere,
un enigma che desidero decifrare
In ogni sguardo, una storia da scoprire.

Nel bagliore intenso
Arde la fiamma del desiderio
Tra noi, un legame dove non è mai tardi.
Le tue labbra, invito alla danza della passione,
In versi romantici, il mio cuore batte

Nella morbida penombra
i nostri corpi si intrecciano
In una danza magica,
dove i desideri si abbracciano
I tuoi gesti, un invito senza fine,
In questo universo d’amore,
dove finalmente ci troviamo.

Nei tuoi occhi trovo il cielo e il mare,
Dove mi immergo senza paura di naufragare.
Sei il mio prescelto che ispira la mia poesia,
Ed in ogni verso, la nostra magia declamo.

Così quando i miei occhi ti guardano, Amore
È come se il tempo nella nostra vita si fermasse
Ed in questo eterno momento d’amore e d’incanto,
Ci siamo persi nel miraggio dei nostri Noi
Quando la luce dei tuoi occhi
e la luce dei miei occhi
In un attimo cosmico decidono di incontrarsi,
La galassia sembra cospirare a nostro favore,
E tutto intorno si trasforma in pura magia.

È come se il tempo rallentasse,
E lo spazio si piega intorno a noi,
In un incontro cosmico di anime unite,
Dove la connessione trascende le parole.

In questo momento, poesia in movimento siamo
Versi che si intrecciano in armonia,
Ogni sguardo, una strofa, ogni sorriso, un verso
E insieme, componiamo la più bella melodia.

La luce dei tuoi occhi, un faro all’orizzonte,
Guidandomi verso la dolce terra dell’amore,
E la luce dei miei occhi, un riflesso del tuo,
In uno specchio di desiderio e fervore.

Ecco come si disegna la trama del nostro romanzo,
Su una tela bianca, dove dipingiamo solo noi due,
Con pennellate di tenerezza e passione,
E l’amore come l’inchiostro che tutto colora.

Quando la luce dei tuoi occhi e la luce dei miei occhi,
Decidono di incontrarsi, è come se il mondo intero,
Si inchinasse alla grandezza di questi attimi,
E noi, solo noi,
ci perdiamo nella perenne d’amore.

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Angela Kosta presenta Biswananda Sinha- India

ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DEL POETA INDIANO BISWANANDA


DA ANGELA KOSTA


BISWANANDA SINHA è nato in India, nella città di Silchar nel 1966.
Appassionato di letteratura, riuscì a diventare poeta e scrittore; ha pubblicato due romanzi scritti in bengalese. Ha anche scritto altri due libri di poesie e pubblicato in inglese: “Quando la mia anima parla” e “La luce sorride” Sono stati molto apprezzati dai lettori perché le opere dell’autore hanno attirato l’attenzione dei critici letterari in India, Europa e America. Biswananda Sinha è stato insignito del Rabindranath Tagore Literature Prize dal DRDC, Governo dell’India per il suo significativo contributo alla letteratura.


IL MIO APPUNTAMENTO CON IL DESTINO

E dopo come un fulmine
dalla verità non svelata
Sorpresi i miei occhi
Si confondono dal bagliore accecante
E si crea un abisso
Tra la verità e la sapienza
Fino a tutte le mie conoscenze
Laddove si manifesta l’ignoranza,
Che strano!
Nel modo luminoso del sole ad oriente,
Camminando per le strade del Tempo,
Sin dalla gioventù
Finalmente riuscii ad arrivare nell’Universo
Laddove semplicemente un tocco
Può cambiarti
Interamente dinnanzi al Destino,
E potresti imbatterti
In un’inaspettata curva
Ma di nuovo si presenta la strada
Laddove una mente più saggia
Può vedere la grandezza della troppa Verità.

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