CIAO ANIME MIE CARISSIME : Si legge nelle Sacre Scritture: “Io sono la resurrezione e la vita”
La Settimana Santa porta un messaggio potente, non dobbiamo vedere la figura di Gesù solo come un evento storico o un momento violento esercitato dai romani a Gesù e a molti altri di quel tempo. Tutto il suo processo ci porta a guardare il mistero della sua crocifissione, morte e resurrezione come un momento di grande profondità spirituale, qualcosa che è personale e anche parte dell’umanità. Il nostro mondo è un luogo di sofferenza, tutti viviamo il nostro calvario e la nostra crocifissione. Ci fa prendere coscienza della nostra corporalità temporale e di quelle piccole morti che viviamo quotidianamente e nei nostri cicli di esistenza, come per esempio perdere la giovinezza o dormire ogni notte. Carica la nostra croce nella vita quando viviamo momenti di oscurità e mentre andiamo verso la nostra morte. Proprio come la nostra umanità che attraversa i suoi momenti di oscurità e senza dubbio a fini di cicli nella sua storia.
Ma non tutto è morte, c’è una luce di speranza alla fine, un rinnovamento, rigenerazione e resurrezione per qualcosa che trascende la materia, un processo dell’anima verso l’eternità, o una possibilità di una nuova umanità, una rinascita di trasformazione quando siamo consapevoli di essere esseri di luce e che in noi si trova la scintilla Divina, che siamo figli dell’Universo Divino e che possiamo passare dal dolore e dalla sofferenza alla luce, dalle tenebre all’illuminazione.
Per lavorare sulla nostra spiritualità dobbiamo permettere che muoiano gli aspetti oscuri del nostro essere affinché un essere avanzato rinasca, partendo dal nostro microcosmo interiore verso un macrocosmo universale divino e sacro. Trascendere verso una dimensione più profonda e prolungare oltre la nostra esistenza fisica.
Quando osserviamo da una visione contemplativa la Pasqua come insegnamento per tutta l’umanità troviamo la ragione di un simbolismo mistico spirituale dove elementi come pane, vino, croce, calvario, sofferenza, oscurità, silenzio, morte, tomba vuota, cielo, alba, resurrezione, sono strumenti simbolici di lavoro psico-spirituale.
Prendere coscienza che il pane cristico, è il cibo di saggezza sacra di cui abbiamo bisogno ogni giorno nel nostro cammino di vita, ci insegna che siamo esseri sacri.
Se potessi avere qualcosa che porta il tuo nome, cosa sarebbe?
Contrariamente ad optare per nomi cosiddetti moderni mia nuora mi ha regalato la riscoperta del mio nome chiamando sua figlia Elisa come me e tramite lei ho compreso la bellezza del mio nome di battesimo.
Mohamed Rahal, accademico e poeta, ambasciatore internazionale, figura dei media culturali, ha partecipato a numerosi festival nazionali e internazionali, 19 studi accademici, funzionario culturale nei media store internazionali, e sono uno dei poeti culturalmente più famosi a livello internazionale.
Ti amiamo, mio Paese. Da quando sono nato in te Ciò che desidero è il tuo amore nel mio cuore e non ha limiti
La terra di mio nonno. Sacrificatela con il mio sangue La storia chiama. A novembre hanno iniziato
Così ho sentito l’eco che risuonava nella valle Da noi e da Gadi. Che chiedeva la liberazione
Un fronte che chiede e sostiene A Questi sono i miei padroni. Abbiate pietà di chi lo ha portato
Si stabilirà nella vostra terra
Non ho una direzione nella mia vita. A parte l’amore per il mio Paese e il fatto di viverci.
I cristiani vivono nello stupore della sua passione e morte, del supplizio sofferto da Gesù, del sacrificio immenso, di atti subumani
della crudele via crucis. tutte le mani Si sono macchiati di sangue in questo processo fatto dai malvagi. La pazzia del male globale. Dei pazzi
traboccamenti di dolore, sentimenti di quei passaggi ed eventi che ci fanno sanguinare il cuore.
Ogni ferita si sente perché esisto per adorare le tue ferite, Cristo Padre perché faccio mia la tua passione.
PRIMA STAZIONE
GESÙ È CONDANNATO A MORTE
Lì nel Sinedrio “È condannato a morte” – gridò la folla inferocita senza coscienza, Non vedeva l’uomo in Gesù e la sua innocenza, Vedendolo così, ride, si diverte
e Pilato sconvolto li avverte: “Non posso biasimarlo.” Con veemenza Sente la folla gridare. clemenza Non è per il buon Gesù. L’odio è forte.
Crocifiggili! senti gridare Se lo lasci andare sarà codardia, nemico di Cesare, diventi.
Ha dato loro Gesù. Si lavò le mani. È stato frustato. I loro volti disumani Sono specchi del male spietato.
SECONDA STAZIONE
GESÙ CON LA CROCE
L’andare al pretorio è predestinato, Lo portano a morte, porta la croce Cammino verso il Calvario, il dolore mi opprime, A causa della sua innocenza è stato condannato.
Una strada lunga e tortuosa il peso della croce, la lunga punizione, la plebe, il nemico, quanto è amaro guarda il Nazareno così stanco!
Paghiamo per il peccato di Adamo ed Eva? Dove ci porta il male, Gesù? Con il tuo esempio, Signore, la vita cresce
senza dolore, senza pieno martirio della sofferenza che è veleno letale, viene acceso il pugnale fatale, infame.
TERZA STAZIONE
GESÙ CADE PER LA PRIMA VOLTA
Stava per compiere il suo infelice destino che il peccato del mondo gli ha offerto, in quest’ora infelice tormentata per lo scherno e le spine della strada.
Il male si riflette in un colore giallastro lo punisce, il tempo diventa d’acciaio, nella loro carne resta disegnato il prezzo del peccato Dio divino,
stanco e sudato va avanti, il suo corpo non risponde, esitante come se il mondo intero gli facesse del male.
Le sue spalle cedono, il legno È una lancia che lo porta al macello e Gesù inciampa. E’ la prima volta.
QUARTA STAZIONE
GESÙ RITROVA SUA MADRE
La strada verso il Calvario è una tortura pieno di insulti. Quanto ha sofferto vedere le persone dietro di Lui e immobili il popolo, i soldati. L’amarezza,
angoscia, sofferenza, follia per ritrovare la tristezza di Maria, il suo volto sofferente. Quanto ha sofferto quando la guardi con occhi di tenerezza!
Avrei voluto dire così tanto con un urlo d’amore, un grido lunghissimo e infinito poter unire le loro solitudini.
Gesù davanti alla Madre, penitente, la bacia con dolore davanti alla gente con un bacio di aromi e di verità.
QUINTA STAZIONE
GESÙ VIENE AIUTATO DAL CIRENEO
Gesù avanza debole ed esausto davanti alla folla crudele, vile e omicida, Di fronte a quella feccia, passeggiate celestiali Per il cielo è un prigioniero illuminato.
Attraverso il rumore ha visto con la sua esemplare umiltà e intuito stanchezza mortale, la sua anima divina Si avvicina alla luce dei condannati.
Il legno è posto sulla spalla come un grande albero. con stupore portando un’enorme croce triste lo vedo.
E Gesù stanco sospira, nella sua stanchezza ritratta ammiro la grandezza del nobile Cireneo.
SESTA STAZIONE
VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Quanto sudore e sangue quel giorno aveva coperto Gesù. dolori, piangevano gli uccellini e i fiori Nascondevano il loro aroma nell’agonia.
La folla se ne andò, con rabbia si alzò la morte la sua falce e i suoi vapori, il suo sudore sulla fronte del prigioniero e una stanchezza mortale lo consumava.
Tra la folla, all’improvviso Veronica uscì e si asciugò la fronte di sangue, sudore e abusi.
Era disegnato sul suo mantello il volto di Gesù, chiaro, delimitato da buon pittore, bellissimo ritratto.
SETTIMA STAZIONE
GESÙ CADE PER LA SECONDA VOLTA
Vado verso il Calvario, infuriato, la folla avanza in una corsa accanita con l’immagine di Cristo imprigionato per spegnere la sua luce, uccidere la sua vita.
Senti un male rauco, fruste, scherma, sputi rissosi oscurità sfrenata e vorrei quella morte era definita.
Il Nazareno è stanco, il dolore cresce e le sue gambe si piegano, sviene, Al legno ferito, più si aggrappa.
Le forze non obbediscono, cercano invano alzarsi. È già disumano e per la seconda volta bacia la terra.
OTTAVA STAZIONE
GESÙ CONSOLA LE DONNE DI GERUSALEMME
Un gruppo di donne in tumulto Gridano per la loro innocenza, determinati Avanzano sudati, afflitti e prostrati davanti a lui lo adorano.
Alzano la voce per chiedergli perdono, Per Cristo dunque vengono interrotti, piuttosto piangete per salvarvi la vita non per la mia sofferenza, insulto umano.
Davanti ai suoi occhi con gli occhi fissi: piangete per voi stessi e per i vostri figli che oggi gemono per il peso del dolore.
E le donne che seguivano Gesù la loro infinita tenerezza, hanno condiviso e la nostalgia di Gesù li stringe.
NONA STAZIONE
GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA
Gesù è sfinito verso il Calvario Ha ferite profonde sulla pelle, il disprezzo e il sangue sul suo sudario Lo fanno cadere per la terza volta.
Deridono il dolore, l’intero bestiario Lo spingono, lo maltrattano e poi guardare con compassione l’avversario È arrivato lì con le sue gambe.
Così si adempirà la crudele sentenza di quei peccatori di questa terra ignorando l’essenza di Gesù.
La sua presenza si riflette nelle nuvole, la sua grandezza di Dio, la sua onnipotenza beato che ci manda dal cielo.
DECIMA STAZIONE
GESÙ È PRIVO DEI SUOI VESTITI
Gli diedero da bere mirra e vino e Gesù la mise alla prova per cortesia ma le pene che ho sofferto per te Pesavano sul suo essere dolce e divino.
Il vento fischiava per tutte le strade dove è stata vista la sua impronta e nella sua coscienza c’era lucidità grandezza dei loro atti di pellegrino.
Intorno alla montagna tristezza un corvo nero, senza delicatezza nelle mani di creature selvagge.
Tutti i pacchi caddero che copriva il suo corpo. C’era del bottino strappando le loro tenere vesti.
UNDICISTA STAZIONE
GESÙ È INCHIODATO SULLA CROCE
Tra i ladri viene giustiziato Gesù di Nazaret, Agnello Santo, inchiodato ad una croce, crocifisso tra le braccia sacre dell’albero.
Mani e piedi il male ha lacerato chiodi, martello di tutto il dolore, il mondo lo ha portato al macello per riscattarlo dal peccato.
Le stelle gridavano luce eterna, la sua vita si stava spegnendo come una torcia elettrica senza aver commesso un solo reato.
Con la croce è stato realizzato un monumento con il sacro corpo di Gesù, La sua divinità è l’infinito.
DODICESIMA STAZIONE
GESÙ MUORE SULLA CROCE
Tre lunghe ore soffre in agonia, In quel periodo il Maestro ci insegna un percorso di arpeggi e disegni con le sue sette parole di luce e guida.
Gli oltraggi e gli scherni che ha subito in tutto il mondo è servito da recensione perché a causa del peccato va in pezzi flusso di pestilenze e delitti.
Il suo corpo era un paesaggio pieno di ferite, Non poteva sopportare il dolore, era rigido, A causa di così tanto danno, la sua vita gli è sfuggita.
Era il figlio di Dio ed era morto la triste morte lo portò via e il mondo senza il suo amore era deserto.
TREDICESIMA STAZIONE
GESÙ MORTO TRA LE BRACCIA DI SUA MADRE
Sulla sua croce estesa già riposa, e un soldato si ferisce al fianco, il Nazareno ora illuminato Non sente più la spinta della lancia.
Giuseppe d’Arimatea non si stanca e con tenerezza Cristo viene deposto con Nicodemo rimasero sgomenti Lo abbassano, con voci tristi raggiungono
a Maria, corpo del suo amato figlio. Lo benedisse teneramente e in lacrime al germoglio immortale che era inerte.
Le sue braccia circondarono il martirio del frutto del suo grembo, del suo delirio che ora riposava con la morte.
Quattordicesima STAZIONE
GESÙ È SEPOLTO
Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea Avvolsero Cristo in un mantello, e Maria fece sentire il suo pianto lacrime di dolore come un vero.
Alla tomba di Giuseppe desidera depositare i loro resti. La rottura è enorme in questo ambiente e nel frattempo Gesù è sepolto. Il mondo vede.
Lo coprirono con una grossa pietra e avviliti dal dolore marciarono verso Gerusalemme. Tempo di attesa.
C’era la speranza che tornasse il terzo giorno e affinché sua madre lo vedesse quella primavera rinasceva.
QUINDICESIMA STAZIONE
GESÙ RISORGE DAI MORTI
Sabato, con Maria Maddalena Marciarono verso la tomba angosciati e quando sono arrivati hanno avuto paura, Non c’era Gesù, il dolore traboccava. Un angelo con la sua voce come una quena vederli sorpresi e stanchi li ha fatti controllare le voci e videro il mattino in piena luce.
Gesù di Nazareth, crocifisso Il terzo giorno è già risorto disse loro l’angelo. Tutto è stato realizzato.
Il cielo si vestiva di primavera con la luce di Gesù che è la luce e il mondo con il suo padrone è il nostro nido.
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VIA CRUCIS
AAntonio Escobar Mendivez INTROITO
Asombrados vivimos los cristianos de su pasión y muerte, del suplicio sufrido por Jesús, del sacrificio inmenso, de los actos infrahumanos
del vía crucis cruel. Todas las manos se mancharon de sangre en este juicio hecho por los malvados. El desquicio de la maldad mundial. De los insanos
desbordes del dolor, los sentimientos de esos pasajes y acontecimientos que nos hacen sangrar el corazón.
Cada herida se siente porque existo para adorar tus llagas Padre Cristo porque yo asiento mía tu pasión.
PRIMERA ESTACIÓN
JESÚS ES CONDENADO A MUERTE
Ahí en el Sanedrín “Reo es de muerte” gritó la turba airada sin conciencia, no vio en Jesús al hombr,e su inocencia, al verlo así, se ríe, se divierte
y Pilatos alterado les advierte: “No lo puedo culpar”. Con vehemencia oye gritar la turba. La clemencia no es para el buen Jesús. El odio es fuerte.
¡Crucifícales! Se oye gritería, si lo sueltas será una cobardía, enemigo del César, te conviertes.
Les entregó a Jesús. Lavó sus manos. Se le azotó. Sus rostros inhumanos son espejos de maldad inclemente.
SEGUNDA ESTACIÓN
JESÚS CON LA CRUZ A CUESTAS
Rumbo al pretorio va predestinado, lo llevan a la muerte, la cruz carga camino hacia el calvario, el dolor embarga, por su inocencia ha sido condenado.
Un camino tortuoso, prolongado, el peso de la cruz, la pena larga, la chusma, el enemigo, ¡Cómo amarga mirar al Nazareno tan cansado!
¿Pagamos el pecado de Adán y Eva? ¿A dónde la maldad, Jesús, nos lleva? Con tu ejemplo Señor, crezca la vida
sin el dolor, sin el martirio pleno de sufrimiento que es letal veneno, daga fatal, infame, está encendida.
TERCERA ESTACIÓN
JESÚS CAE POR PRIMERA VEZ
Iba a cumplir con su infeliz destino que el pecado del mundo le ha ofrendado, en esta hora infeliz atormentado por las burlas y espinas del camino.
La maldad reflejada en un cetrino le castiga, se hace el tiempo acerado, en sus carnes se queda dibujado el precio del pecado Dios divino,
cansado y sudoroso va adelante, su cuerpo no responde, vacilante como si todo el mundo le doliera.
Sus hombros desfallecen, el madero es lanza que lo lleva al matadero y Jesús tropieza. Es la vez primera.
CUARTA ESTACIÓN
JESÚS ENCUENTRA A SU MADRE
El camino al calvario es la tortura de insultos llena. Cómo padecía al ver gente tras de Él y todavía el pueblo, los soldados. La amargura,
la angustia, el sufrimiento, la locura de encontrar la tristeza de María, su rostro de dolor. ¡Cómo sufría al mirarla con ojos de ternura!
Quería decirle tanto en un grito de amor, un grito muy largo e infinito para poder juntar sus soledades.
Jesús ante su Madre, penitente, la besa adolorido ante la gente con un beso de aromas y verdades.
QUINTA ESTACIÓN
JESÚS ES AYUDADO POR EL CIRINEO
Jesús avanza débil y agotado ante la turba cruel, vil, asesina, frente a esa escoria, celestial camina para el cielo es un reo iluminado.
Por entre el vocerío ha divisado con su humildad ejemplar y adivina el cansancio mortal, su alma divina se acerca hasta la luz del condenado.
Se coloca el madero sobre el hombro como un árbol grandioso. Con asombro cargando enorme cruz triste lo veo.
Y cansado Jesús lanza un suspiro, en su cansancio retratado admiro la grandeza del noble Cirineo.
SEXTA ESTACIÓN
VERÓNICA ENJUGA EL ROSTRO DE JESÚS
Cuánto sudor y sangre en aquel día tenía a Jesús cubierto. dolores, lloraban avecillas y las flores escondían su aroma en la agonía.
Iba la multitud, con ira erguía la muerte su guadaña y sus vapores, en la frente del reo sus sudores y un cansancio letal lo consumía.
Entre la muchedumbre, de repente salió Verónica y enjugó su frente de sangre, de sudor y de maltrato.
En su manto quedóse dibujado el rostro de Jesús, nítido, orlado como de un buen pintor, bello retrato.
SÉPTIMA ESTACIÓN
JESÚS CAE POR SEGUNDA VEZ
Camino hacia el calvario, enfurecida, el tropel avanza en feroz carrera con la estampa de Cristo prisionera para apagar su luz, matar su vida.
Se escucha la maldad enronquecida, azota, esgrime, escupe pendenciera negrura desbocada y ya quisiera que la muerte quedara definida.
Cansado el Nazareno, el dolor crece y sus piernas se arquean, desfallece, al madero dolido, más se aferra.
Las fuerzas no obedecen, busca en vano permanecer de pie. Ya es inhumano y por segunda vez besa la tierra.
OCTAVA ESTACIÓN
JESÚS CONSUELA A LAS MUJERES DE JERUSALEN
Un grupo de mujeres en tumulto claman por su inocencia, decididas avanzan sudorosas, afligidas y postradas ante él le rinde culto.
Alzan su voz para pedir su indulto, por Cristo entonces, son interrumpidas, lloren más bien para salvar sus vidas no por mi sufrimiento, humano insulto.
Ante sus ojos con sus ojos fijos: por vosotras llorad y por sus hijos que, por el peso del dolor, hoy gimen.
Y las mujeres que a Jesús seguían su ternura infinita, repartían y su nostalgia por Jesús exprimen.
NOVENA ESTACIÓN
JESUS CAE POR TERCERA VEZ
Jesús está extenuado hacia el calvario lleva heridas profundas en su tez, el escarnio y la sangre en su sudario hacen que caiga por tercera vez.
Se mofan del dolor, todo el bestiario lo empujan, lo maltratan y después mira con compasión al adversario ha llegado hasta ahí por propios pies.
Se va a cumplir así la cruel sentencia de aquellos pecadores de este suelo desconociendo de Jesús su esencia.
Se refleja en las nubes su presencia, su grandeza de Dios, su omnipotencia bendita que nos manda desde el cielo.
DÉCIMA ESTACIÓN
JESUS ES DESPOJADO DE SUS VESTIDURAS
Le dieron a beber mirra con vino y Jesús la probó por cortesía mas los dolores que por ti sufría pesaban en su ser dulce y divino.
Silbaba el viento todos los caminos por donde su pisada, se veía y en su conciencia, lucidez había grandeza de sus actos peregrinos.
Alrededor del monte la tristeza un negro cuervo, sin delicadeza en las manos de salvajes criaturas.
Fueron cayendo todos los manojos que cubrían su cuerpo. Hubo despojos al arrancar sus tiernas vestiduras.
UNDÉCIMA ESTACIÓN
JESÚS ES CLAVADO EN LA CRUZ
Entre ladrones es ajusticiado Jesús de Nazaret, santo cordero, clavado en una cruz, crucificado en los brazos sagrados del madero.
Manos y pies el mal ha desgarrado clavos, martillo del dolor entero, el mundo lo llevó hasta el matadero para que le redima del pacado.
Las estrellas lloraron luz eterna, su vida se apagaba cual linterna sin haber cometido ni un delito.
Un monumento se hizo con la cruz con el cuerpo sagrado de Jesús, su divinidad es el infinito.
DUODÉCIMA ESTACIÓN
JESÚS MUERE EN LA CRUZ
Tres largas horas sufre de agonía, en ese lapso el Maestro nos enseña un camino de arpegios y diseña con sus siete palabras luz y guía.
Los ultrajes y escarnios que sufría por el mundo sirvieron de reseña porque por el pecado se despeña caudal de plagas y de felonía.
Su cuerpo era un paisaje con heridas, no soportó el dolor estaba yerto, por tanto mal, se le escapó la vida.
Era el hijo de Dios y estaba muerto se lo llevó la muerte compungida y el mundo sin su amor quedó desierto.
DÉCIMA TERCERA ESTACIÓN
JESÚS MUERTO EN LOS BRAZOS DE SU MADRE
En su cruz extendida ya descansa, y un soldado le hiere su costado, el Nazareno ahora iluminado ya no siente la hincada de la lanza.
José de Arimatea no se cansa y con ternura Cristo es descolgado con Nicodemo estaban consternados lo bajan, con voces tristes alcanzan
a María, el cuerpo de su amado hijo. Ella llorosa y tierna lo bendijo al retoño inmortal que estaba inerte.
Sus brazos rodearon el martirio del fruto de su vientre, su delirio que ahora reposaba con la muerte.
DÉCIMA CUARTA ESTACIÓN
JESÚS ES SEPULTADO
Nicodemo y José de Arimatea envolvieron a Cristo con un manto, y María dejó escuchar su llanto lágrimas de dolor como una rea.
En el sepulcro de José desea depositar sus restos. El quebranto es enorme en este ambiente y entretanto Jesús es sepultado. El mundo vea.
Con una piedra grande lo taparon y cabizbajos con dolor marcharon hacia Jerusalén. Tiempo de espera.
Había la esperanza que volviera al tercer día y que su madre viera que volvía a nacer la primavera.
DÉCIMA QUINTA ESTACIÓN
JESÚS RESUCITA DE ENTRE LOS MUERTOS
Sábado, con María Magdalena al sepulcro marcharon angustiadas y al llegar se sintieron asustadas, no hubo Jesús se desbordó la pena. Un ángel con su voz como de quena al verlas sorprendidas y cansadas les hizo que revisen las entradas y vieron la mañana con luz plena.
Jesús de Nazareth, crucificado al tercer día, ya ha resucitado les dijo el ángel. Todo se ha cumplido.
El cielo se vistió de primavera con la luz de Jesús que es la lumbrera y el mundo con su amor es nuestro nido.
DIANE OUVERNEY è nata e vive a Nova Friburgo, RJ (Brasile). Lei è redattrice della prestigiosa rivista letteraria internazionale Netrazol. Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate in diverse riviste nazionali ed internazionali.
LO SPLENDORE DEI MIEI OCCHI
Lo splendore dei miei occhi È come un’eclissi lunare… Risorge come la luna nuova Testimone del vero amore Come il Sole e la Luna. Notte buia… cielo oscuro… L’eclissi della luna nuova Così bella e unica Lo splendore del sole cattura Incontro raro… Tu il Sole… Io la Luna Non guardare la luna solo in Eclissi Spero di incontrarci di nuovo Eclissi lunare.
La poetessa Yang Geum-Hee è nata nel 1967 a Jeju, in Corea. Ha pubblicato due raccolte di libri di poesie, “Happiness Account – La Felicità Dell’acconto” e “Ieodo, Island of Legend and Existence – Ieodo, Isola Della Leggenda e Dell’Esistenza” oltre ad una raccolta di saggi intitolata “Happy Companion – Compagno Felice.” Yang è stata la prima Presidente della Ieodo Literature Association, Caporedattrice del Jejuin News e ha lavorato come ricercatrice presso la Society of Ieodo Research. Inoltre ha lavorato come ricercatrice presso il Jeju Sea Grand Center presso l’Università Nazionale di Jeju e come professoressa appositamente nominata presso l’Università Internazionale di Jeju.
Attualmente Yang è:
– Redattrice editoriale per il New Jeju Ilbo,
– Ricercatrice speciale presso l’Istituto di Scienze Sociali dell’Università Nazionale di Jeju,
– Vicepresidente del Comitato Regionale di Jeju del Centro PEN Coreano,
– Dirigente dell’Istituto di Jeju per l’Unificazione Coreana
– Dirigente dell’Associazione Coreana di Etica.
Yang Geum-Hee ha vinto sette premi letterari.
IL VENTO NON VUOLE SAPERE DELLA STRADA
Non importa quanto tempo passa Il vento non invecchia mai Anche se la brezza non ha bocca, Dice sempre quello Che vorrebbe dire Anche se il vento non ha occhi, Non perde mai la sua direzione Quando affronta una storta faccia Il vento soffia sempre da un’altra parte, Senza graffiare o far male Il Vento mai si ferma anche se il viso tenero fosse Quando sulla strada intricata della terra potrò correre senza chiedere indicazioni.
Preparato e tradotto in italiano da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice
ANGELAKOSTA TRADUCE – L’ARTE UN’ASTRAZIONE UTOPICA DI ELIZABETH E CASTILLO
DA ANGELA KOSTA
ELIZABETH ESGUERRA CASTILLO è nata nelle Filippine. Lei è Autrice, Poetessa, Artista dell’ Arte Visiva, Scrittrice, Giornalista, Blogger. Castillo è pubblicata e pluripremiata a livello internazionale.
Lei è:
Ambasciatore di Pace e Buona Volontà nelle Filippine per Naciones delas Letras e Semillas Juventud (Argentina),
Dottore in Lettere
Dottore Honoris Causa
Fondatrice/CEO di Art Heals di Elizabeth Esguerra Castillo
Fondatore e proprietario di Special Quill English, servizi di scrittura, editing e coaching,
Presidente CIESART (Camara Internacional de Escritores y Artistas) Sede centrale delle Filippine
-Membro del Consiglio Direttivo dell’Illustre Consiglio di Presidenza del CIESART
Presidente, P.L.O.T.S-Creatives Magazine, (USA)
Ambasciatore della Cultura nelle Filippine per Inner Child Press International
Membro dell’American Authors Association (AAA)
Membro, PEN International,
Membro dell’Asia Pacific Writers and Translators (APWT)
Membro dell’Associazione Mondiale degli Autori e dei Ricercatori (WAOAR)
Elizabeth Esguerra Castillo è autrice di:
“Seasons of Emotions – Stagioni di Emozioni” (Regno Unito)
“Inner Reflections of the Muse – Riflessioni Interiori della Musa” (USA)
L’ARTICOLO: L’ARTE – UN’ASTRAZIONE UTOPICA
L’arte raffigura la tempesta che infuria nel nostro nucleo. Quelle emozioni represse che andavano fuori controllo. L’astrazione utopica, le cascate di tonalità messe in azione. Come un Selenofilo che adora la sua amata Luna, trovando una bellezza collaterale in mezzo al caos. Bellezza e follia raffigurate in una tela gigante, una sinfonia di colori, forme, simboli e texture. Dove la separazione porta all’armonia e alla beatitudine una volta che un capolavoro nasce dalla propria instancabile passione. L’arte colpisce l’eternità. È l’essenza stessa dell’essere. Perché anche il più piccolo sassolino sulla riva può essere parte di un quadro più grande, un ciottolo solitario che adorna una tela, pennellate che danno vita a quella che una volta era una pagina bianca. L’arte ci rende vulnerabili alla follia del mondo. Sconvolge i sensi, calma i nervi, calma un’anima stanca, ripara ciò che è rotto, placa la sete della verità. L’arte conduce all’utopia quando si vede veramente la bellezza nascosta sotto la superficie abominevole. L’arte non fa vedere solo fascino inerte, ma anche insegnargli come scoprire la bellezza pura in tutte le forme.
L’arte può essere intuitivamente astratta quando l’artista attinge alla sua intuizione creativa per produrre un capolavoro. Questo dà all’artista la libertà di esprimere le sue emozioni più intime attraverso il suo gioco di varie tonalità e pennellate. Secondo alcune ricerche, ricorrere all’arte intuitiva può anche aiutare a superare il “blocco dell’arte”. Conosciuta anche come arte sperimentale, è priva di giudizi perché è creata dal cuore dell’artista che si trasforma in sentimenti su una tela bianca.
ANELLO DI LUCE
(ispirato all'”Aleph” di Paulo Coelho)
Dal passato ti incontrai In una delle mie reincarnazioni Una questione incompiuta che dobbiamo affrontare Un’anima frantumata dev’essere liberata O essere incatenata fino all’eternità. Una volta ancora al bivio ci incontrammo La mia anima in un istante ti riconobbe Dai vortici, scintille si accesero Impostazioni delle costellazioni dall’alto, Puntini cosmici che i nostri cuori intrecciano Ad un certo punto da qualche altra parte, Noi due seduti in una carrozza Fino al punto di non ritornare Un anello di luce davanti ai nostri occhi lampeggia Accecandoci per un momento. Qui, l’Aleph cessa il tempo e lo spazio Riportandoci dove i nostri occhi guardarono per la prima volta I secoli sono passati ma le cicatrici rimangono, Quando mai guariranno le ferite? Il riscatto, la liberazione lo possiamo ancora sentire? L’anello di luce ti dà le risposte, Anche delle domande mai pronunciate Il silenzio assordante tra due cuori Le emozioni d’ira che ardono all’interno, Lanciando un incantesimo mistico, liberandoti.
Preparato e tradotto in italiano da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice
ANGELA KOSTA INTERVISTA LA SCRITTRICE E DONNA POLIEDRICA ELISA MASCIA
Oggi presentiamo ai lettori Elisa Mascia nata a Santa Croce di Magliano – Campobasso, scrittrice, conferenziere, conduttrice radiofonica, declamatrice, recensore, poetessa bilingue (italiano – spagnolo), critica letteraria, giurata in concorsi di poesia, intervistatrice e promotrice culturale in Italia e nel mondo. Le sue poesie e i racconti sono stati inseriti in molteplici antologie nazionali e mondiali. Elisa è madre di quattro figli e nonna di due nipoti.
Conosciamola meglio leggendo le sue risposte:
A. Kosta: Ciao Elisa. Sappiamo che lei è divulgatrice di Arte e Cultura Poetica e Letteraria Nel Mondo. Raccontaci com’è riuscita a creare questi ponti culturali.
– E. Mascia: Alcuni anni fa è venuto a mancare Erminio Girardo, colui che è stato il mio maestro per aver creduto in me apprezzando le mie poesie e recensioni (che scrivevo ai commenti delle sue poesie e dipinti) e mi ha incoraggiata a continuare a scrivere poesie e soprattutto a condividerle con gli altri tramite il mezzo più efficace di cui tutti disponiamo oggi e cioè Facebook. Ebbene la sua dipartita all’inizio mi ha un po’ lasciata incredula e in riflessione e quasi non riuscivo più a scrivere ma dopo qualche mese animata da energia ho iniziato ad approfondire nuovi stili di scrittura e pubblicare i miei testi poetici in alcuni gruppi culturali. Ho avuto l’opportunità di conoscere valide persone essenziali nel mio percorso culturale nel mondo ( Stefano Capasso- Italia e Asoke Kumar Mitra- India) dedicate alla promozione dell’arte e della poesia che sembra quasi mi abbiano presa per mano e presentata in numerosi gruppi mondiali di Arte e Poesia. Ho sempre prestato attenzione agli altri per lo spirito di fratellanza presente nel mio animo fin da bambina però adesso mi sono sentita sospingere da un fuoco ardente per far conoscere in primis la umile persona di Erminio Girardo che meritava di essere presentato al mondo intero per le sue doti umane di altruismo, generosità, grande artista plastico, conoscitore di cinque idiomi scritti e parlati con padronanza assoluta e non c’era argomento di cui non fosse conoscitore esperto eppure affermava di non sapere nulla. Mi sono sentita in dovere di portare con me il suo nome e così iscrivendomi casualmente nell’Accademia Albap, ignara che si dovesse scegliere il Patrono, mi sentii quasi guidata nel viaggio intrapreso e scelsi Erminio Girardo così ogni settimana che pubblico una mia poesia in Accademia accanto al mio nome c’ è il mio maestro Patrono. Nella ferma convinzione che siamo atomi del Cosmo e legati da fili invisibili ma che prestando attenzione riusciamo a leggere l’attrazione tra anime che sono destinate a percorrere insieme l’ampia strada della vita e si riconoscono, ho preso anch’io per mano numerose persone che avevano bisogno di uno slancio di sicurezza per volare alto così com’era accaduto per me sono tornata a restituire il bene ricevuto e che si alimenta ogni attimo nella quotidianità nel dare, nell’essere dono e nella consapevolezza e gratitudine di ricevere dall’universo ciò che semino in positività e grande amore per tutti indistintamente. Alla base di tutto ciò c’è sicuramente la predisposizione a mettere me stessa in secondo piano e dare spazio agli altri così posso continuare da dovuta distanza a costruire solidi ponti costituiti di arte, musica, poesia, letteratura e qualsiasi cosa è creatività.
A. Kosta: Qual è il suo percorso letterario ?
– E. Mascia: Da quando ero bambina prediligevo leggere e scrivere ma anche recitare poesie. La mia formazione umanistica oltreché con gli studi all’ Istituto Magistrale è stata accompagnata, di pari passo, da ricerca e approfondimento Artistico Letterario da autodidatta che quotidianamente è una vera e propria esigenza di vita per alimentare la mente e lo spirito. Mi addentro in culture diverse dall’Italia per scoprirne tradizione e amore per la poesia, per l’arte così studio idiomi che mi permettono la comprensione soprattutto dei poeti e scrittori dell’America Latina, questa passione già iniziata durante il Covid con la presentazione di programmi radio online si è riaccesa con il programma bilingue italiano-spagnolo “Alla ricerca della vera bellezza” che inatteso è stato il successo fin dal primo incontro con poetesse del Perù che era nato come unico incontro domenicale per promuovere il loro libro invece è diventato un appuntamento settimanale molto seguito perché dà l’opportunità a poeti e scrittori di presentare i loro testi pubblicati e di conoscere la bellezza delle loro anime. Da questo è nata anche l’ideazione di un Recital Poetico Internazionale che ugualmente da un singolo incontro è diventato appuntamento mensile per divulgare quattro poeti durante il programma stesso.
A. Kosta: Cosa ispira la sua Musa verseggiando?
– E. Mascia: Alla base della mia ispirazione c’è positività, da qualsiasi cosa nella Natura o/e dalle persone dalle quali sono colpita per attrazione nei dettagli che poi originano creazioni poetiche cerco sempre e comunque di trasmettere uno o più messaggi dai quali traspira il massimo generatore dell’universo intero che si chiama amore, l’amore per un fiore, per una stella, per la luna e il sole, per l’acqua e l’oceano, per i monti, le rocce e le pietre. Tutto è pervaso dall’amore, quello per gli animali, per i nonni, le mamme, le donne e l’amore espresso dall’amicizia, l’amore inteso come sentimento di passione e quello spirituale essenziale per ciascuno di noi.
A. Kosta: Come riesce a riconciliare il suo tempo – lavoro tra traduzione, divulgazione scrittura e la quotidianità?
– E. Mascia: Innanzitutto distribuisco il tempo disponibile dando sempre le priorità che sia la famiglia o la gestione della casa quanto alla cucina, pulizia, recarmi negli uffici pubblici, il rispetto dei controlli medici periodici e delle relazioni sociali e spirituali con la frequenza della chiesa in modo attivo con servizio altruista del gruppo lettori e coro parrocchiale. Una buona e consistente parte del tempo quotidiano lo dedico a scrivere, studiare, disegnare e dipingere, esercizi di traduzione da italiano – spagnolo e viceversa tutti i giorni per non perdere la capacità acquisita e che come tutte le attività se non vengono esercitate si perdono di manualità e intuitività. Tutto questo ed altro, come la lettura creativa nel gruppo del Teatro al Buio come donatrice di voce nel progetto di dare la possibilità di vedere con l’ascolto, con la massima flessibilità di orari e libertà di gestione. Pensare sempre agli altri è importante e gratificante per me.
A. Kosta: Ha partecipato ai concorsi? Le è stato insignito qualche premio?
– E. Mascia: Sono contraria a partecipare a concorsi poetici e letterari, artistici poiché ritengo che essendo frutto di emozioni mente- cuore- anima non debbano essere sottoposti a giudizi e votazioni molte volte disqualificanti e che sono espressioni di attribuzione in graduatorie che rispettano modi del tutto soggettivi. Però a prescindere dal mio pensiero ho partecipato a molte edizioni ( nove) del Premio Histonium riportando targhe, coppa e menzioni così come in altri concorsi come di San Gerardo Maiella, di Alda Merini, del Federiciano e altri online come le molteplici partecipazioni al Festival della Writers Capital Foundation International sia di Poesia che di Arte.
A. Kosta: Ha pubblicato dei libri? Quali sono i temi principali?
– E. Mascia: Ho pubblicato 7 Sillogi Poetiche contenenti poesie di tanti argomenti.
– Magiche Emozioni dell’Anima – Sogni Dipinti – La grattugia della luna – Melodia d’Amore – Tra l’infinito e l’immenso – Interconnessione mentale
Oltre a Savage Wind lettura poetica del medesimo titolo del poeta indiano Asoke Kumar Mitra che mi ha affidato l’interpretazione e pubblicazione in italiano. Tema principale che accomuna numerose poesie è sicuramente il sentimento dell’amore declinato in tutti i sensi e in tutte le ispirazioni non trascurando i temi spirituali, sociali, dell’amicizia, della salvaguardia dell’ambiente e del clima, temi filosofici, ancestrali, della Pace.
A. Kosta: Cosa pensa della letteratura in generale e degli autori emergenti?
– E. Mascia: La letteratura è una delle discipline che forma e plasma con lo studio e l’assimilazione di contenuti che aiutano a riflettere e creare il pensiero personale pertanto è indispensabile per ciascuno di noi. Siccome ritengo che siamo sempre tutti in continuo apprendistato e crescita c’è bisogno di studiare, studiare e studiare poiché non si è mai autore arrivato o affermato se si vive nella consapevolezza del concetto che ho descritto in precedenza ossia siamo in continuo divenire.
Kosta: Cosa vorrebbe dire a loro per avere maggior visibilità?
– E. Mascia: Tutti sentiamo la necessità di lasciare orme tangibili del passaggio in questo mondo pertanto dobbiamo sapere che nulla ci viene regalato ma dietro ogni “risultato visibile” c’è tanta fatica, impegno profuso, ore di studio e di ricerca in tutti i settori e assolutamente anche per coloro che si dedicano alla scrittura, all’arte e alla letteratura. Posso affermare di non rincorrere chimere o sgomitare per arrivare sul podio cercando di raggiungere premi o primi posti poiché è meglio che siano gli altri a riconoscere i meriti raggiunti e sicuramente ci sarà chi ti cercherà per presentare al mondo il tuo valore.
A. Kosta: Quali sono i suoi autori preferiti?
– E. Mascia: Oltre agli autori riconosciuti come maestri da prendere a modello e oggetto di studio sia a scuola che nella vita e che sono i classici Dante, Petrarca, D’Annunzio, Pascoli, Carducci sicuramente ci sono alcuni contemporanei conosciuti nel web e anche personalmente come per me il poeta, scrittore, artista catalano Joan Josep Barcelo, un’altra poetessa scrittrice che mi piace moltissimo è Carolina Turroni, il già citato maestro Erminio Girardo e tanti altri che attraggono la mia curiosità e ammirazione per originalità di stile e di contenuti.
A. Kosta: Quali sono i suoi progetti futuri?
– E. Mascia: Tra realtà, sogni e progetti si svolge la mia vita sempre in continuo aggiornamento pensando oggi e realizzare in breve tempo possibile per alcuni progetti, altri sono più a lunga scadenza, li accarezzo vivendo ogni giorno pensando al sogno che quando si avvererà sarà sempre vissuto come una sorpresa. I progetti a breve scadenza sono, oltre a voler fortemente imparare bene a disegnare e dipingere, ho il desiderio di pubblicare tutte le poesie scritte finora in Raccolte poetiche. Vorrei dedicarmi alla revisione, integrazione e correzione della bozza del mio primo romanzo che giace già da qualche anno nel cassetto virtuale del PC.
A. Kosta: Grazie della bellissima intervista Elisa. Le auguro tanto successo nel suo percorso letterario e altro…
ELISA MASCIA è scrittrice, conferenziere conduttrice radiofonica, declamatrice, recensore, poetessa bilingue (italiano – spagnolo), critica letteraria, giurata in concorsi di poesia, intervistatrice e promotrice culturale in Italia e nel mondo.
Elisa Mascia è membro registrato e co-fondatore di Wiki-Poesía. Accademica Immortale, Coordinatrice dell’Italia e Direttrice di Comunicazioni ed Eventi dell’Accademia ALBAP. Membro e Coordinatrice del Festival in quattro anni consecutivi dal 2021 – 22024 PILF e Festival 2022 e 2023 delle Arti e Sculture PIAF della Writers Capital Foundation e Writers editor. Elisa è stata nominata leader della Biennale Agiografia Iconografia Internazionale 2023 ed è stata Giurata del Panorama Italiano Golden Book Awards 2023- 2024, nonché poetessa selezionata mensile da maggio 2019-2024 e antologie annuali OPA archivio editor NilavroNill Shovro. Elisa disegna e dipinge da lezioni online impartite dall’artista, scultore e ceramista argentino Miguel Angel Guiñazu. Collabora con il poeta periodico nicaraguense Carlos Jarquin e con Alicia Antonia Muñoz Verri – Guainy – Argentina. Partecipa a concorsi ed eventi di poesie e racconti per bambini in Ancestralia Hijo del Sol di Stellamaris Sandoval – Argentina, ha ricevuto, dal Movimento “Pacis Nuntii”-Argentina, l’Attestato e la Bandiera Universale della Pace- Annunciatore e Costruttore della Pace. Ha ricevuto il Diploma di Nomina Premio World Award 2022 dal prof. Rahim Karim Karimov. Elisa è stata inserita nella Rivista Azahar dal numero 121- 128 di José Louis Rubio Zarzuela e la pubblicazione in pdf di 50 poesie in italiano e spagnolo dal titolo “La luna sublime” in pdf. Inoltre Elisa è autrice di Alessandria today Magazine con oltre 700 articoli pubblicati.
Il suo Blog personale è: nonsoloarteepoesia Magiche Emozioni dell’Anima
Elisa ha pubblicato la Silloge poetica “La grattugia della luna” , “Savage Wind” (traduzione poetica del libro di Asoke Kumar Mitra), “Magiche Emozioni dell’Anima”, “Sogni Dipinti”, “Melodia d’amore” (2023) , “Tra l’infinito e l’immenso” (febbraio 2024) e “Interconnessione mentale” (marzo 2024)
A cura di Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice
ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DELLA POETESSA BRAZILIANA AURA ESMERALDA BARBOSA
DA ANGELA KOSTA
AURORA ESMERALDA BARBOSA è nata in Brasile. Lei è poetessa e modella. Attualmente sta frequentando l’università.
LA LUCE DEL NOSTRO SGUARDO
Quando i miei occhi ti guardano,
È un dolce incanto,
I segreti si svelano
in un mantello di sussurro
Il tuo essere,
un enigma che desidero decifrare
In ogni sguardo, una storia da scoprire.
Nel bagliore intenso
Arde la fiamma del desiderio
Tra noi, un legame dove non è mai tardi.
Le tue labbra, invito alla danza della passione,
In versi romantici, il mio cuore batte
Nella morbida penombra
i nostri corpi si intrecciano
In una danza magica,
dove i desideri si abbracciano
I tuoi gesti, un invito senza fine,
In questo universo d’amore,
dove finalmente ci troviamo.
Nei tuoi occhi trovo il cielo e il mare,
Dove mi immergo senza paura di naufragare.
Sei il mio prescelto che ispira la mia poesia,
Ed in ogni verso, la nostra magia declamo.
Così quando i miei occhi ti guardano, Amore
È come se il tempo nella nostra vita si fermasse
Ed in questo eterno momento d’amore e d’incanto,
Ci siamo persi nel miraggio dei nostri Noi
Quando la luce dei tuoi occhi
e la luce dei miei occhi
In un attimo cosmico decidono di incontrarsi,
La galassia sembra cospirare a nostro favore,
E tutto intorno si trasforma in pura magia.
È come se il tempo rallentasse,
E lo spazio si piega intorno a noi,
In un incontro cosmico di anime unite,
Dove la connessione trascende le parole.
In questo momento, poesia in movimento siamo
Versi che si intrecciano in armonia,
Ogni sguardo, una strofa, ogni sorriso, un verso
E insieme, componiamo la più bella melodia.
La luce dei tuoi occhi, un faro all’orizzonte,
Guidandomi verso la dolce terra dell’amore,
E la luce dei miei occhi, un riflesso del tuo,
In uno specchio di desiderio e fervore.
Ecco come si disegna la trama del nostro romanzo,
Su una tela bianca, dove dipingiamo solo noi due,
Con pennellate di tenerezza e passione,
E l’amore come l’inchiostro che tutto colora.
Quando la luce dei tuoi occhi e la luce dei miei occhi,
Decidono di incontrarsi, è come se il mondo intero,
Si inchinasse alla grandezza di questi attimi,
E noi, solo noi,
ci perdiamo nella perenne d’amore.
ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DEL POETA INDIANO BISWANANDA
DA ANGELA KOSTA
BISWANANDA SINHA è nato in India, nella città di Silchar nel 1966.
Appassionato di letteratura, riuscì a diventare poeta e scrittore; ha pubblicato due romanzi scritti in bengalese. Ha anche scritto altri due libri di poesie e pubblicato in inglese: “Quando la mia anima parla” e “La luce sorride” Sono stati molto apprezzati dai lettori perché le opere dell’autore hanno attirato l’attenzione dei critici letterari in India, Europa e America. Biswananda Sinha è stato insignito del Rabindranath Tagore Literature Prize dal DRDC, Governo dell’India per il suo significativo contributo alla letteratura.
IL MIO APPUNTAMENTO CON IL DESTINO
E dopo come un fulmine
dalla verità non svelata
Sorpresi i miei occhi
Si confondono dal bagliore accecante
E si crea un abisso
Tra la verità e la sapienza
Fino a tutte le mie conoscenze
Laddove si manifesta l’ignoranza,
Che strano!
Nel modo luminoso del sole ad oriente,
Camminando per le strade del Tempo,
Sin dalla gioventù
Finalmente riuscii ad arrivare nell’Universo
Laddove semplicemente un tocco
Può cambiarti
Interamente dinnanzi al Destino,
E potresti imbatterti
In un’inaspettata curva
Ma di nuovo si presenta la strada
Laddove una mente più saggia
Può vedere la grandezza della troppa Verità.