Evento culturale mondiale “Alla ricerca della Vera bellezza” con Pietro La Barbera ed Elisa Mascia conoscendo Elizabeth Monopoli Acker-Perù, di Elisa Mascia

Luisa Camere Quiroz ci presenta Elizabeth Monopoli Acker-Perù

Pietro La Barbera ed Elisa Mascia

continuano il loro viaggio ” Alla ricerca della Vera bellezza” conoscendo

Elizabeth Monopoli Acker-Perù presentata da Luisa Camere Quiroz

DATI BIOGRAFICI

Elisabetta Monopoli Acker (Lima, 1970). Poeta, scrittrice e docente di laboratori di creatività letteraria. Appartiene alla Società Letteraria Amanti del Paese e al Club Ribeyro. Ambasciatrice Culturale della Camera Internazionale degli Scrittori e degli Artisti. Ambasciatrice Culturale INDAI. Tra le sue pubblicazioni troviamo: The Last Crystal Winged Unicorn (Juvenile Poem Book), Fascinating Anthology: Fantastic Stories, The Three Damned Chimes and Other Stories, The Promise: Lights of Hope. Dal 2017 partecipa ad antologie di poesia e narrativa.

Domande

– Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia,

della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è per te la felicità?

Per me la felicità va ben oltre il mio stato d’animo; La felicità è fare sempre, al meglio delle mie capacità, ciò che percepisco essere meglio per me e per gli altri. Intendo la felicità anche nel momento in cui mi trovo all’interno di un processo creativo – poetico o narrativo – e nei momenti in cui mi connetto con la natura.

– Cos’è per te l’amore ?

Siamo nati nel Cuore dell’Amore Infinito, essendo stati creati a sua immagine e somiglianza, quindi l’AMORE è la nostra essenza, da cui muoviamo per trasformare il mondo, poiché SIAMO le mani, i piedi, gli occhi e la voce del Padre tra gli esseri umani e tutta la creazione. Per me, l’Amore è quindi agire da e per Dio.

– Qual è il tuo progetto esistenziale da compiere?

Il mio progetto esistenziale è continuare a generare, attraverso Laboratori di Creatività Letteraria e pubblicazioni, la consapevolezza negli esseri umani su ciò che abbiamo fatto alla nostra casa comune negli ultimi decenni; ottenendo così il riconoscimento, per testimonianza e coerenza, che ognuno di noi è un effetto moltiplicatore per la nostra Madre Terra e per coloro che la abitano, essendo consapevoli nel Qui e Ora della nostra Missione comune che dobbiamo portare avanti a favore dell’ambiente. .

– Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri,

ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensi?

Essendo consapevoli che siamo passati da un estremo all’altro nelle relazioni umane, dobbiamo concentrarci come società sulla ricerca del punto centrale, l’equilibrio. Per raggiungere questo obiettivo, è essenziale iniziare fin dalla prima infanzia con i legami familiari e amicali, nonché con l’istruzione scolastica (entrambi i quali modellano chi saremo in futuro). Insomma, il ritorno alla comunione tra famiglia e scuola è essenziale per raggiungere un primo obiettivo; e poi, come società, intraprendere azioni concrete per smettere di regredire verso un consumismo radicale e individualista come quello esistente, e incoraggiare un ritorno ai piccoli dettagli che arricchiscono l’anima, come diceva Antonie de Saint-Exupéry ne “Il piccolo principe”. ”: “L’essenziale è invisibile agli occhi”.

– Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

Il bene e il male sono presenti nel nostro mondo. Il loro riconoscimento avviene nel tempo, osservando se c’è coerenza tra ciò che si dice, e come lo si dice, e ciò che si fa. Inoltre, ci sono persone che, sebbene possano fingere di essere esseri umani meravigliosi, devono stare molto attenti, poiché nessuno può indossare una maschera per sempre. Essere consapevole di ogni dettaglio, osservare il linguaggio e lo sguardo non verbale.

– L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato te?

Essere in assoluta apertura al fatto che non esiste solo ciò che vediamo con i nostri occhi mortali; scaturisce dalla nostra coscienza che ci vedremo immersi in situazioni in cui affronteremo l’inspiegabile, ma accurato al 100%.

– Cosa sei in grado di fare oggi che non sapevi fare un anno fa?

Diventare più consapevole di ciò che devo ancora affinare nella mia essenza di essere umano.

– Ultimamente qual è stata la cosa a cui hai pensato di più?

Riformulare nuove dinamiche da affrontare nei miei Laboratori di Creatività Letteraria, dal momento che siamo passati dalla virtualità ai corsi ( sessioni) in presenza.

– Proprio ora, in questo momento, cos’è che desideri maggiormente?

Continuare a far splendere la mia essenza per essere la mia versione migliore ogni giorno in ogni aspetto della mia vita, e continuare così a dare il meglio di me. Continuare ad essere una eterna studentessa e apprendere

NON SEI PIÙ” (2018)

Non c’è nessun ciao

o un arrivederci o a dopo.

Non esiste: ti odio,

né: ti amo.

Non c’è una brezza leggera,

né vento forte.

Non sei più il mio paradiso,

e tanto meno l’inferno.

Non sei nei miei sogni,

né sei tu la causa delle mie preoccupazioni.

Non c’è più tristezza,

ma neanche una consolazione.

Non sei più nemmeno acqua,

né deserto.

Non riesco a trovarti nell’arcobaleno,

nemmeno in bianco e nero.

DONNA DEI MIEI SOGNI” (2021)

Sorriso del vento

che bacia la mia pioggia,

cuore di falò

che calma il mio freddo

Verso che si nasconde

tra i gelsomini bianchi,

carezza della luna piena

nelle mie lunghe notti

Candela che illumina

la solitudine del mio labirinto,

realtà dei miei miraggi

mentre disegnavo i miei sogni

Guida nella mia cecità

e suono dei miei silenzi,

questa sei tu:

Donna dei miei sogni!

“CANTO NEL BOZZOLO” (2021)

Chiedendo il permesso alla finestra

per andarsene al tramonto,

la farfalla dalle ali bianche

ricorda il suo canto nel bozzolo.

Il respiro del vento

riconosce il suo battito,

permettendole di fondersi

con l’azzurro riflesso.

Il lampo turchese spontaneo

trasforma il deserto in palude,

e la magia del nuovo volo

evapora la lacrima dell’universo.

(Terzo posto nel concorso di creatività poetica, organizzato dal collettivo culturale Alas de Mariposa, con il tema “Mariposa”).

Poesie di Elizabeth Monopoli Acker-Perù nella traduzione poetica in italiano a cura di Elisa Mascia – Italia

***

BIODATA

Elizabeth Monopoli Acker (Lima, 1970). Poeta, escritora y docente de talleres de creatividad literaria. Pertenece a la Sociedad Literaria Amantes del País y al Club Ribeyro. Embajadora Cultural de la Cámara Internacional de Escritores y Artistas. Embajadora Cultural INDAI. Entre sus publicaciones encontramos: El último unicornio Alado de cristal (Poemario juvenil), Antología fascinante: relatos fantásticos, Las tres malditas campanadas y otros relatos, La promesa: Luces de esperanza. Desde 2017 participa en antologías poéticas y narrativas.

Preguntas

– Normalmente las grandes preguntas sobre la existencia surgen ante la presencia del dolor, la enfermedad, de la muerte y apenas en presencia de la felicidad que todos perseguimos, ¿qué es para ti la felicidad?

Para mí, la felicidad va mucho más allá de mi propio estado de ánimo; la felicidad es hacer siempre, en medida de mis posibilidades, lo que percibo es mejor para mí y para los demás. La felicidad también la englobo con el momento en que me encuentro dentro de un proceso creativo -poético o narrativo- y con los instantes en donde me conecto con la naturaleza.

– ¿Qué es el amor para ti?

Hemos nacido en el Corazón del Amor Infinito, siendo creados a su imagen y semejanza, por lo cual, el AMOR es nuestra esencia, desde la cual nos movemos para transformar el mundo, ya que SOMOS las manos, pies, ojos y voz del Padre entre los seres humanos y toda la creación. Para mí, el Amor es entonces actuar desde, por y para Dios.

– ¿Cuál es tu proyecto existencial a realizar?

Mi proyecto existencial es, continuar generando, a través de Talleres de Creatividad Literaria y publicaciones, consciencia en los seres humanos acerca de lo que le hemos venido haciendo a nuestra casa común a lo largo de las últimas décadas; logrando así, reconocernos, desde el testimonio y la coherencia, que cada uno de nosotros somos efecto multiplicador para con nuestra Madre Tierra y quienes la habitamos, siendo conscientes en el Aquí y Ahora de nuestra Misión conjunta que nos toca realizar a favor del medio ambiente.

– Somos animales sociales, la vida de cada uno de nosotros no tendría propósito sin la presencia de los demás, pero sin embargo vivimos en una era donde el individualismo cada vez se exalta más y esto parece determinar una involución cultural, ¿qué opinas?

Al ser conscientes que hemos pasado de un extremo a otro en las relaciones humanas, debemos enfocarnos como sociedad en ir encontrando el punto medio. Para ello, es fundamental empezar desde la más tierna infancia con la conexión intrafamiliar y amical, así mismo como con la formación escolar (ambas forjadoras de quienes somos en un futuro). En definitiva, el retorno a la comunión entre la familia y la escuela es fundamental para lograr un primer objetivo; para luego, como sociedad, tomar acciones concretas para dejar de involucionar hacia un consumismo tan radical e individualista como el que existe, y fomentar el retorno a los pequeños detalles que enriquecen el alma, como bien lo dijo Antonie de Saint-Exupéry en “El principito”: “Lo esencial es invisible a los ojos”.

– Bien, mal, ¿cómo podemos reconocerlos?

El bien y el mal están presentes en nuestro mundo. Reconocerlos se da a lo largo del tiempo, al observar si existe la coherencia entre lo que se dice, y como lo dice, y lo que se hace. Además, hay personas que, si bien pueden fingir ser maravillosos seres humanos, hay que estar muy atentos, ya que nadie puede llevar una máscara por siempre. Estar pendientes de cada detalle, observar el lenguaje no verbal y la mirada.

– El hombre, desde su nacimiento hasta hoy, siempre ha estado angustiado y aterrorizado por lo desconocido, primero las religiones acudieron en su ayuda y luego, con la filosofía, la razón, ¿qué le ayudó?

Estar en absoluta apertura a que no solo existe lo que vemos con nuestros ojos mortales; fluyendo desde la propia consciencia a que nos veremos inmersos en situaciones en las cuales nos enfrentaremos con lo inexplicable, pero 100% certero.

– ¿Qué eres capaz de hacer hoy que no pudiste hacer hace un año?

Tomar una mayor consciencia de lo que aún me queda por pulir en mi esencia como ser humano.

– ¿Qué ha sido en lo que has estado pensando más últimamente?

Reformular nuevos dinamismos para ser abordados en mis Talleres de Creatividad Literaria, ya que hemos pasado de la virtualidad a las sesiones presenciales.

– Ahora mismo, en este momento, ¿qué es lo que más deseas?

Continuar puliendo mi esencia para ser cada día mi mejor versión en cada aspecto de mi vida, y así continuar dando lo mejor de mí. Seguir siendo una eterna aprendiz.

***

Tres poemas

1. “YA NO ERES” (2018)

No hay un hola

o un hasta luego.

No existe: te odio,

tampoco: te quiero.

No hay suave brisa,

ni fuerte viento.

Ya no eres más mi cielo,

y mucho menos infierno.

No estás en mis sueños,

ni eres causa de mis desvelos.

Ya no existe tristeza,

pero tampoco consuelo.

Ya no eres ni agua,

ni desierto.

No te encuentro en el arcoíris,

ni en el blanco y negro.

2. “MUJER DE MIS SUEÑOS” (2021)

Sonrisa de viento

que besa mi lluvia,

corazón de fogata

que sosiega mi frío

Verso que se esconde

entre los jazmines blancos,

caricia de luna llena

en mis largas noches

Vela que ilumina

la soledad de mi laberinto,

realidad de mis espejismos

al ser dibujante de mis sueños

Lazarillo en mi ceguera

y sonido de mis silencios,

esa eres tú:

¡Mujer de mis sueños!

3. “CANTO EN EL CAPULLO” (2021)

Pidiendo permiso a la ventana

para irse con el ocaso,

la mariposa de alas blancas

rememora su canto en el capullo.

La respiración del viento

reconoce su aleteo,

permitiéndole fusionarse

con el azul reflejo.

El espontáneo destello turquesa

transforma en humedal al desierto,

y la magia del nuevo vuelo

evapora la lágrima del universo.

(Tercer lugar en el concurso de creatividad poética, organizado por el colectivo cultural Alas de Mariposa, con la temática “Mariposa”).

***

Envió mi saludo Universal fraterno a Italia, Perú desde California.

Felicito al programa de Pietro la Barbera y Elisa Mascia “En busca de la belleza del alma “ con Elizabeth Monopoli Acker , la encontramos ya que es es una alma transparente , genuina con una voz que siempre ve lo positivo lo bello en la vida en su entorno con la naturaleza, la creación de nuestro Hacedor y su relación con los seres humanos.

Rescataré su esencia como escritora , poeta, maestra, y un ser humano místico ya que estos dones es innato en ella.

Es mi intención con mi testimonio que impacte a muchas almas como lo hizo con la mía

Como escritora la conocí en un Taller de Eco Poesía de Ventana Abierta en una Entrevista con Eliana Vásquez donde me enseñó que habían escritoras con mucha sensibilidad humana con un misticismo extraordinario.

Me impresionó el título de su libro de Cuentos La Promesa, El Niño Azul, Los Arcángeles , declarando que hay un ser místico que se apodera de ella cuando escribe , afirma que sus tres cuentos vienen por inspiración divina ya sea en ideas y en sueños. La felicito por crearnos conciencia de cuidar nuestro orbe con mas amor, empatía, respeto a nuestra madre naturaleza y a ese Paraíso que Dios nos regalo.

Escucharte en esta Presentación creó un impacto en mi para seguirte en varios Talleres como por ejemplo de Eco Poesía y

Madre Gaia que lo atendí con mi nieto Adriancito Miletich.

Admiro en Elizabeth que dicta Talleres no solo para adultos sino niños y jóvenes . Durante este taller pude darme cuenta de la importancia de educar y trascender.

Está dejando huella y está sembrando semillas en los corazones de los niños. Vi como motivó a mi nieto a compartir su arte, sus dibujos , su amor por los minerales y plantas ya que es un niño ecológico.

Sus grandes referentes en Poesía son Emily Dickson y Blanca Varela .

En la Narrativa también también he tomado Talleres con ella donde su más grandes referentes son Abraham Valdelomar y Julio Ramón Ribeyro

Enseñándonos a conocer más hondamente su obra y estilo de Ribeyro nos transmitió la técnica de la evocación , según ella nos podemos transportar como si fuéramos espejos de nuestra alma, ya que con su taller y sus prácticas pude volver a ser niña, jovencita, esposa, madre abuelita, educadora , poeta y gestora cultural. Es increíble como con su motivación pude retroceder mi tiempo y acordarme de sentimientos olvidados guardados en mis recónditos sitios de mi memoria y piel, ya que la piel tiene memoria y pude plasmar en Cuentos por ejemplo: Regresar a su hábitat, Auroras Boreales:

Como verán Elizabeth es una gran lectora y nos motiva a leer por nombrar algunos , estoy volviendo a recordar a Julio Verne, Anton Checov Federico García Lorca, Ricardo Palma, El Principito de Antoine de saint_ Exupery , Mark Twain contemporáneos como Isabel Allende y muchos más , incrementando mi acervo cultural y recodando a algunos que leí en otras épocas .

También quiero agradecerte por la apreciación literaria que nos regalaste a mi y Margarita Salirrosas en nuestro

Poemario Infantil “ Cargaditos de Amor”. Cito una parte textual:

Mis felicitaciones y parabienes para Luisa Cámere y Margarita Salirrosas por la creación de este poemario infantil tan maravilloso trabajado a cuatro manos. La musicalidad, presente en cada uno de los poemas en prosa, entreteje magistralmente los versos de ambas autoras como si se tratase de un solo gran poema. En definitiva, la parte evocadora me llevó an mis propias remembranzas infantiles, logrando que el tiempo retrocediera en mi memoria, para verme así reflejada en las pupilas de tan entrañables versos. Nos encontramos ante un poemario sumamente valioso y ampliamente recomendable para ser trabajado como material de lectura con los niños.

En síntesis podría decir que ella es una gran exponente de los que significa el amor en todas sus formas y lo expresa en sus letras ya que es amante de la lectura, docente comprometida, poeta con una gran sensibilidad donde la belleza y la armonía de la naturaleza va envuelta de hilos místicos que te enternecen el alma .

Gracias por tu gran aporte a la literatura que realizas en tu misión de vida de enseñar con tu ejemplo poniendo siempre a Dios primeramente y amando su creación..

Eres un ejemplo a seguir como maestra, poeta, narradora, cuentista, y ser humano intensamente místico y servicial . Agradezco a Dios tenerte en mi ruta literaria.

Te admiro muchísimo.

Luisa Cámere Quiroz

***

Invio i miei fraterni saluti universali all’Italia, al Perù dalla California.

Mi congratulo con il programma di Pietro la Barbera ed Elisa Mascia “Alla ricerca della bellezza dell’anima” con Elisabetta Monopoli Acker, l’abbiamo trovata perché è un’anima trasparente, genuina, con una voce che vede sempre il positivo e il bello nella vita nel suo ambiente con la natura, la creazione del nostro Creatore e il suo rapporto con gli esseri umani.

Salverò la sua essenza di scrittrice, poetessa, insegnante e essere umano mistico poiché questi doni sono innati in lei.

È mia intenzione con la mia testimonianza avere un impatto su molte anime come ha fatto con la mia.

Come scrittrice l’ho incontrata in un seminario di Eco poesia a finestra aperta in un’intervista con Eliana Vásquez dove mi ha insegnato che c’erano scrittori con molta sensibilità umana con uno straordinario misticismo.

Mi ha colpito il titolo del suo libro di Racconti La Promessa, Il Bambino Blu, Gli Arcangeli, in cui dichiara che c’è un essere mistico che si impossessa di lei quando scrive, affermando che i suoi tre racconti provengono dall’ispirazione divina sia nelle idee che nei sogni. Mi congratulo con lei per aver creato in noi la consapevolezza di prenderci cura del nostro mondo con più amore, empatia e rispetto per nostra Madre Natura e per quel Paradiso che Dio ci ha donato.

Ascoltarti in questa Presentazione ha creato in me l’impatto di seguirti in vari Workshop come Eco Poetry e

Mamma Gaia, l’ho seguito insieme a mio nipote Adriancito Miletich.

Ammiro Elisabetta che tiene laboratori non solo per adulti ma anche per bambini e ragazzi. Durante questo workshop ho potuto realizzare l’importanza di educare e trascendere.

Sta lasciando il segno e seminando nel cuore dei bambini. Ho visto come ha motivato mio nipote a condividere la sua arte, i suoi disegni, il suo amore per i minerali e le piante cosicché è un bambino ecologico.

I suoi grandi riferimenti nella poesia sono Emily Dickson e Blanca Varela.

In Narrativa ho anche seguito dei Workshop con lei in cui i suoi maggiori riferimenti sono Abraham Valdelomar e Julio Ramón Ribeyro

Insegnandoci a conoscere più a fondo la sua opera e il suo stile, Ribeyro ci ha trasmesso la tecnica dell’evocazione, secondo la quale possiamo trasportarci come se fossimo specchi della nostra anima, poiché con il suo laboratorio e le sue pratiche ho potuto ritornare a essere una ragazza, una giovane donna, una moglie, una nonna madre, un’educatrice, una poetessa e una manager culturale.

È incredibile come con la sua motivazione sono riuscito a tornare indietro nel tempo e ricordare sensazioni dimenticate, conservate nei luoghi nascosti della mia memoria e della mia pelle, poiché la pelle ha memoria e ho potuto catturarle nelle Storie, ad esempio: Ritorno al loro habitat, l’aurora boreale: Come vedrai Elisabetta è una grande lettrice e ci motiva a leggere per citarne alcuni, ricordo Jules Verne, Anton Checov Federico García Lorca, Ricardo Palma, Il piccolo principe di Antoine de saint_ Exupery, Mark Twain contemporanei come Isabel Allende e molti altri, accrescendo il mio patrimonio culturale e ricordandone alcuni letti in altri tempi.

I miei complimenti e congratulazioni a Luisa Cámere e Margarita Salirrosas per la creazione di questa meravigliosa raccolta di poesie per bambini lavorate a quattro mani. La musicalità, presente in ciascuna delle poesie in prosa, intreccia magistralmente i versi di entrambi gli autori come se fosse un’unica grande poesia. Insomma, la parte evocativa mi ha riportato ai ricordi della mia infanzia, facendo tornare il tempo nella mia memoria, per vedermi riflesso negli occhi di versi così teneri. Ci troviamo di fronte ad una raccolta di poesie estremamente preziosa e consigliatissima da utilizzare come materiale di lettura con i bambini.

In sintesi, potrei dire che è una grande esponente di cosa significhi amore in tutte le sue forme e lo esprime nei suoi testi poiché è un’amante della lettura, un’insegnante impegnata, una poetessa dotata di grande sensibilità dove la bellezza e l’armonia La natura è avvolta da fili mistici che toccano la tua anima.

Grazie per il tuo grande contributo alla letteratura che dai nella tua missione di vita di insegnare con il tuo esempio, mettendo sempre Dio al primo posto e amando la sua creazione.

Sei un esempio da seguire come insegnante, poeta, narratore, narratore e essere umano intensamente mistico e disponibile. Ringrazio Dio per averti avuto nel mio percorso letterario.

Ti ammiro molto

Luisa Camere Quiroz

Poema «Era de PAZ», 2021

El hombre despierta de la pesadilla

que él mismo decidió soñar por centurias,

al darse cuenta que lo que creyó luz

fue tan solo oscuridad absoluta.

Mientras camina por el sendero renovado,

sus manos palpan la Tierra nueva.

La sonrisa vuelve a dibujarse en su rostro,

y su mirada se enciende con el reflejo de la vida.

Su corazón late al unísono con el de Madre Gaia,

quien esperaba que llegara este día

para iniciar la era de PAZ

que se gestó en su vientre.

Luisa Camere legge la poesia di Elizabeth Monopoli

Poesia “Epoca di Pace”, 2021

L’uomo si risveglia dall’incubo

che lui stesso ha deciso di sognare per secoli,

rendendosi conto che ciò che pensava fosse luce

Era semplicemente l’oscurità assoluta.

Mentre percorre il sentiero rinnovato,

le sue mani toccano la nuova Terra.

Il sorriso torna a dipingersi sul suo volto,

e il suo sguardo si illumina con il riflesso della vita.

Il suo cuore batte all’unisono con quello di Madre Gaia,

che aspettavano arrivasse questo giorno

per iniziare l’era della PACE

che fu concepita nel suo grembo.

Traduzione poetica dallo spagnolo all’italiano a cura di Elisa Mascia

ALLA RICERCA DELLA VERA BELLEZZA con Elizabeth Monopoli Acker (Perù), Luisa Camere, Elisa Mascia – 5 novembre 2023

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Vora, libro di poesie di Mara Venuto presentata dal poeta Fabio Petrilli, di Elisa Mascia

Foto cortesia di Mara Venuto



Prefazione di Vora
a cura di Giovanni Laera

Vora è una voce dialettale pugliese che significa ‘voragine, inghiottitoio’. Etimologicamente risale al latino vorare ‘inghiottire’, benché Rohlfs ipotizzasse addirittura, alla base del termine, la radice prelatina *vora. Tale voce forma curiose coppie minime con altri dialettismi: con la vura, ad esempio, parola con cui si indica in Puglia il misterioso folletto che conduce all’incubo; o con la vara, carro su cui vengono poste le statue o le immagini dei santi nel corso delle processioni. Sembra di entrare, anche solo articolando questi suoni, in una dimensione altra, un luogo nascosto alla vista dei più o, al contrario, ostenso, sciorinato; entro un sogno popolato dai mostri e dalle violente gioie dell’infanzia, e dal sangue dei santi. Mara Venuto dà ascolto, in questo libro, a quelle voci in grado di crepare il suolo, di farci letteralmente mancare la terra sotto i piedi, insegnandoci che è nell’ascolto – ancor prima che nella scrittura – il vero mestiere del poeta. Ci insegna, inoltre, che la poesia, quando sia venata dalla filigrana del ricordo, impone a chi scrive una spietatezza nei confronti di sé stesso: è impossibile tappare le orecchie con la cera, fuggire dal pericoloso canto del passato e del rimosso; è 8 vietato distogliere lo sguardo, per quanto l’orrore o la bellezza siano tali da risultare insopportabili. Il cuore della poeta e la qualità di cui esso è pregno, il coraggio, ci appaiono trasparenti come petali di lunaria; pure, resistono al male e palpitano come il sole di Taranto. Come parla, o meglio, come è parlata questa lucida voce poetica? Come illumina la voragine del ricordo, come impara a inerpicarsi – o discendere – lungo i tornanti del tempo? È una lingua, quella di Mara Venuto, affatto personale, riconoscibile eppure straniera («Essere lingua straniera / nella terra dove sono infilate le nostre ossa»), chiara eppure intimamente ambigua. Si pensi all’uso generalizzato dell’infinito che pervade i versi: non ha mai un intento iussivo, non covando tale voce alcuna aspirazione prescrittiva; né possiede un valore ottativo, immune com’è alla facile nostalgia o al rimpianto di desideri irrealizzati. No, l’infinito squadernato in questi versi è tanto più affascinante e poetico in quanto privo di soggetto, arguto medium che conferisce al dettato un’ambivalenza sia a livello semantico che sintattico, mezzo stilistico ma soprattutto esistenziale per poter discernere una traccia nel tempo: «Votarsi a un altare dentro il portone, / crescere passando sul lato opposto della strada / con gli occhi bassi davanti ai ricordi. / Non cedere più alla giovinezza»; «Nascere vecchia senza saperlo / lasciare i ricordi in utero, / restare informe creatura /sazia, arresa». Sembra quasi che l’autrice cerchi la verità che 9 soggiace al fondo di ogni vita per viam negationis. In tale indagine apofatica la negazione si fa freudianamente Verneinung, diventa cioè il tramite – e il tremito – con cui prendere coscienza del rimosso, accettarlo intellettualmente, affrancandosi infine dai limiti della rimozione. E questo affrancamento, questo autentico riscatto recano comunque le stimmate del lungo, periglioso viaggio che la voce ha dovuto affrontare: «La notte non vede più. / Spezza sotto le suole esseri viventi / o capri inanimati, / frammenti di insetti o ghiande /non può saperlo»; «non azzannare la coda / non cedere all’autolesione». Carica di destino, la poesia di Mara Venuto si offre come martyrion, insieme sacrificio e fedele testimonianza di un luogo e di un tempo resi paradossalmente indimenticabili dalla distanza. La lingua della città (per citare il titolo del libro che l’autrice ha pubblicato nel 2021) è qui tradotta nel lessico della caduta e dello sprofondamento, in cui l’esilio si impone come condizione biografica e, nel contempo, storica, in cui la stessa esistenza dell’io poetante è messa in dubbio dalla dolorosa disciplina dell’abbandono: «Dove siamo nati non è dove morremo»; «Sia negato l’accesso ai richiedenti asilo / nella casa abbandonata, / eden dove vanno tutte le croci»; «Non esiste più il luogo / e non esistiamo noi nel luogo». Nondimeno, una «memoria familiare» sopravvive allo sradicamento («si fanno talee dalle radici sepolte, / mai rassegnate all’esilio. / Viviamo altrove, era scritto»), senza tuttavia mai 10 obliterare le brutture del presente, come fa il buio con la bestia che avvelena Taranto, «una ragione per odiare» sì, ma con tutto l’amore del mondo. Viviamo altrove, ci suggerisce Venuto, ma anche in un altro tempo, un tempo non identificabile con quello in cui crediamo di essere vivi. Eliottianamente solo nel tempo i singoli istanti possono concedersi come ricordi, ed è nel tempo che avviene la convergenza di passato, presente e futuro: «L’attesa evoca l’origine / sepolta nei ricordi degli altri, / un’incarnazione lunghissima». Ci ricorda, questo tempo dilatato, quello dei versi di Dylan Thomas in cui la palla lanciata dal poeta quando era bambino non ha ancora toccato terra: «la misura del tempo è ferma alla calza del padre / piena di carta come un pallone». La culla, ciononostante, può trasformarsi in sudario, il piccolo corpo in un reliquiario di ossa comuni, l’anno e il giorno di nascita dell’autrice («Il giorno della mia nascita / rapirono Aldo Moro») in una «croce sul foglio del giornale», significativo epilogo della raccolta. Uno dei miti più antichi dell’umanità, di cui reca testimonianza già l’arte rupestre, narra che uomini e animali avrebbero vissuto insieme in armonia sotto il livello del suolo. In seguito, attraverso vore e fenditure di rocce, popolarono finalmente la terra: questo venire alla luce, però, avrebbe causato anche la nascita della morte, dapprima sconosciuta alle creature. La poesia di Mara Venuto è un mare in cui confluiscono archetipi junghiani e tracce di miti, confessione e 11 impegno civile, storia – insieme personale, familiare e collettiva – e inopinate epifanie. Giunta alla sua quarta raccolta poetica, Mara Venuto ci sembra pronta ad affermarsi come una delle autrici più interessanti della poesia italiana contemporanea. Ai lettori il compito di accogliere il dono di questa voce come un trasalimento.

*
Giovanni Laera, poeta e dottore di ricerca in Linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Torino, è autore di diversi libri e articoli su lessico, onomastica e folklore nei dialetti apulo-baresi. È caporedattore di Avamposto. Rivista di poesia e collabora con incroci – semestrale di letteratura e altre scritture. Nel 2019 ha pubblicato Fiore che ssembe (Pietre Vive), la sua prima opera poetica; nel 2023 ha pubblicato la sua seconda raccolta Maritmie (Marco Saya Editore).




Biobibliografia di Mara Venuto:

Drammaturga, poeta e ghostwriter freelance, Mara Venuto è nata a Taranto, vive a Ostuni. Tra le sue pubblicazioni premiate: i monologhi teatrali Leggimi nei pensieri (2008), The Monster (2015, testo finalista al Mario Fratti Award 2014); le raccolte poetiche Gli impermeabili (2016), Questa polvere la sparge il vento (2019), La lingua della città (2021), Vora (2023).
Ha pubblicato numerose antologie di prosa e poesia, tra cui un ciclo di volumi al femminile; è inclusa in opere collettive di poesia, prosa e teatro; è presente in saggi critici dedicati alla poesia italiana femminile contemporanea. Sue poesie sono state tradotte e pubblicate in sette lingue in riviste letterarie e antologie internazionali. È stata ospite di Festival internazionali di Poesia, tra cui: IX Festival di Poesia Slava a Varsavia nel 2016; XV Festival Trirema e poezisë Joniane a Saranda (Albania) nel 2021; XXVI Festival Ditët e Naimit a Tetova (Macedonia) nel 2022; I Festival internazionale Takohemi në Jug di Ksamil (Albania) nel 2023.
Ha collaborato con note testate giornalistiche pugliesi, televisive, cartacee e online; si occupa di critica letteraria per riviste di settore, cartacee e online.
Ghostwriter ed editor, ha curato romanzi di grande successo per editori come Mondadori, Piemme, Edizioni Paoline.
Suoi testi teatrali originali sono stati rappresentati con successo di pubblico e critica e inseriti in cartelloni e rassegne nazionali. Collabora attivamente con numerose compagnie professionali e semi-professionali in qualità drammaturga e dramaturg, tra cui: Compagnia Res Extensa Danza Teatro Danza; Compagnia di teatro di salute mentale Teatro del mare; Compagnia A Sud del Racconto”; Compagnia 3D; Compagnia Voci del Mare).
Il suo dramma Faith, dedicato alla tratta per sfruttamento sessuale delle donne africane, è in traduzione a firma dei Professori Emeriti della Saint Thomas University della Florida, Elisabeth Ferrero e James W. Conley, e sarà pubblicato in doppia lingua nel 2024.


3 poesie tratte da Vora:

Dell’edicola votiva un colore resta impresso,
l’azzurro degli occhi, tanto piccoli e stonati
nella terra che giace al giallo.
Sotto la nicchia che nasconde tutto,
il corpo e il dubbio, l’amore e l’impulso di oscurare,
si aduna un cane di passaggio attorno a qualcosa.
Resta il vuoto umano in questo transito.


*

La vita del mare rimpicciolisce gli occhi,
nella luce si spegne la forza alle palpebre
di restare all’erta nella trincea.
Abbandonarsi alle guglie delle onde,
piccolissimi seni vederli sollevare dall’acqua
come noi da bambini
saltavamo per guardare lo spettacolo,
sapere cosa c’è dietro il muro,
la vita eroica.

*

Dalla tua finestra il mare non esiste,
affoga nell’inverno meridiano
rivelato dalla trasparenza.
Sopra i giardini della serra comune,
atterra in un verde aspro la strada provinciale.
Tutto è provinciale,
l’ambizione e il rancore,
nella pace del pomeriggio,
nel silenzio colante.
A fatica si naturalizza una memoria familiare,
si fanno talee dalle radici sepolte,
mai rassegnate all’esilio.
Viviamo altrove, era scritto.




Volumi in collana:
Pietro Romano, Feriti dall’acqua
Annalisa Ciampalini, Tutte le cose che chiudono
gli occhi
Rossella Renzi, Disadorna
Massimiliano Bardotti, La disciplina della
nebbia
Manuel Lantignotti, Vista parco
Biagio Accardo, Luce del più vasto giorno
Ezio Settembri, D’altra luce
Mara Venuto, Vora

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Una poesia dal Perù e la recensione dall’Italia, di Elisa Mascia

Foto cortesia di Antonio Escobar Mendivez – Perù

In che momento vieni alla mia riva

con l’aratro del tuo sentimento

e apri i solchi del tuo pensiero

e seminare il tuo seme con amore?

Viaggiatrice illuminata

Com’è delicata la tua voce si ripete sopra la rugiada!

Sopra i rami canta il fiume

ed è un bacio il tremore delle tue pupille

Meravigliose ripetitive rose lilla

e lo splendore delle dalie ti danno vigore.

Si sentono i tuoi passi sul nascere

di trifogli e felci.

Bellissimo tappeto!

Ascolta il canto della tenera allodola

cammina ondulata con un dolce trotto.

Perché non andiamo a fare un giro in barca?

Nella luce della sera, nella tua laguna?

Ci baceranno le labbra della luna

e la tua bocca di fragola sarà un lago

dove la fiaccola dell’amore appago

e si accende di nuovo la mia fortuna.

Antonio Escobar Mendivez

***

L’ispirazione poetica profondamente romantica che muove come le corde di un violino nella composizione di una dolce musica in cui anima e cuore si esprimono in una melodia che accarezza la mente ponendole in sintonia tra loro,

l’evocazione del momento in cui, il protagonista della poesia,chiede alla donna amata che arriva a far parte della sua esistenza nella similitudine del sapiente gesto di colui che, dopo aver preparato il terreno fertile, è pronto a ricevere il seme del sentimento più elevato dell’amore che sparge tra i solchi ben delineati del pensiero,

ne ascolta la voce fresca e cristallina, della “viaggiatrice illuminata” , che si riversa sui rami degli alberi nel gorgogliare del ruscello in simbiosi con il trepidante bacio nello sbatter di ciglia sulle pupille che avviene circondato dai tenui colori delle “rose lilla” e dalie che, nel significato legato all’amore e ai sentimenti, pianta regale o bouquet ricevuti con entusiasmo grazie alla bellezza dei suoi fiori e ai suoi petali dai colori accesi, donano vigore ed esprimono amore e affetto.

Della viaggiatrice illuminata si odono i passi danzanti sopra un meraviglioso tappeto di nascenti trifogli e felci mentre ascolta il canto delle allodole.

Nell’ ispirazione non poteva mancare la conclusione dell’invito a fare un giro insieme nella penombra della sera quando la luce del giorno cede il posto al chiaror della luna riflessa nella laguna dov’è fantastico l’incontro delle labbra in un bacio infinito al sapore di fragola che fa’ si che si calmi la passionale fiamma dell’amore e si accende di nuovo la speranza di un fortunato futuro.

Recensione redatta a cura di Elisa Mascia

¿En qué momento vienes a mi orilla

con el arado de tu sentimiento

y abres los surcos de tu pensamiento

y siembres con amor de tu semilla?

Viajera iluminada ¡Qué sencilla

se repite tu voz sobre el rocío!

Encima de las ramas canta el río

y es un beso el temblor de tus pupilas

Bonitas se repiten rosas lilas

y el fulgor de las dalias te dan brío.

Se sienten tus pisadas en el brote

de tréboles y helechos ¡Bella alfombra!

Escucha el canto de la tierna alondra

ondulada camina en suave trote.

¿Por qué no vamos de paseo en bote

en la luz de la tarde, en su laguna?

Nos besarán los labios de la luna

y tu boca de fresa será un lago

donde la antorcha del amor apago

y se enciende de nuevo mi fortuna.

Antonio Escobar Mendivez

La inspiración poética profundamente romántica que se mueve como las cuerdas de un violín en la composición de una dulce música en la que corazón y alma se expresan en una melodía que acaricia la mente, poniéndolos en armonía entre sí,

la evocación del momento en que el protagonista del poema pide a la mujer amada que venga a ser parte de su existencia a semejanza del gesto sabio de quien, después de haber preparado la tierra fértil, se dispone a recibir la semilla de el más elevado por el amor que se esparce entre los surcos bien definidos del pensamiento,

escucha la voz fresca y cristalina del “viajero iluminado”, que se derrama sobre las ramas de los árboles en el gorgoteo del arroyo en simbiosis con el beso tembloroso en el parpadeo de las pestañas sobre las pupilas que se produce rodeado por la suave colores de las “rosas lilas” y de las dalias que, en el sentido vinculado al amor y a los sentimientos, planta o ramo regio recibido con entusiasmo gracias a la belleza de sus flores y sus pétalos de vivos colores, da vigor y expresa amor y cariño.

Los pasos de baile de la viajera iluminada se escuchan sobre una maravillosa alfombra de tréboles y helechos en ciernes mientras escucha el canto de las alondras.

En la inspiración no podía faltar la conclusión de la invitación a dar un paseo juntos en el crepúsculo de la tarde cuando la luz del día da paso a la luz de la luna reflejada en la laguna donde se encuentra el encuentro de los labios en un infinito. beso de sabor es fantástico de fresa que hace que la llama apasionada del amor se calme y se encienda nuevamente la esperanza de un futuro afortunado.

Reseña escrita por Elisa Mascia – Italia

Maria La Rosa presenta il suo libro di poesie “Le rose di Maria”, di Elisa Mascia

Foto cortesia di Maria La Rosa

Dalla Sicilia presentiamo il libro di poesie ” Le rose di Maria” della poetessa Maria La Rosa

Filo D’erba

Per ore e ore

sto qui

fermo

ad ammirare e contemplare

un esile filo d’erba

non c’è niente di più magico

annusare tutti i ricordi

da ogni fiore profumato

che il vento da in dono

nell’impasto del pane del cielo

Sento il silenzio

la meraviglia

la consapevolezza della sacralità muta

di una semplice rosa

il mio cuore vibra

di incantevole rarità

La Cerva

Sopra il tetto

la cerva ha occhi grandi

non si addormenta.

Esce

di giorno a vegliare

e ore nel buio a non vacillare

proteggerà i monti, i mari

non la vanità

proteggerà l’innocenza delle proprie mani pure

incarnate nella tela Innocente del grembo

nell’immensa

Verità.

PREFAZIONE

Scrivere la prefazione di una silloge a una poetessa come Maria La Rosa è un compito arduo, pressoché impossibile, perché mentre si prova a descriverla lei già è mutata, emigrata verso un’altra esperienza poetica e la sua descrizione risulterebbe già datata prima di iniziarla.

Non è lei che ha scelto la poesia, ma la Poesia che ha scelto Maria. Forse neppure essa stessa controlla la sua incontenibile ispirazione e la

sua propensione a comporre. Forse è addirittura inconsapevole delle sue potenzialità artistiche: scrive perché quello sa e deve fare. Ma volendole attribuirle un titolo, un’etichetta, chi è Maria La Rosa poetessa? Sicuramente un petalo che svolazza sopra le brutture del mondo, la bellezza sublimata dall’imprevedibilità, il soffio di vento

improvviso e inaspettato, quanto di più imponderabile un lettore potrebbe aspettarsi. E chi è la Maria La Rosa donna? È una poesia d’amore di Jacques Prévert, una bottiglia di vino rosso “Mille e una Notte Donnafugata” sorseggiato in riva al mare della sua Sicilia, il “cigno nero” ossia l’improbabile che governa la nostra vita.

O più semplicemente, Maria La Rosa è una bravissima poetessa.

Non potendo dare un titolo a un quadro astratto, non potendo definire in senso limitativo un’artista a 360°, possiamo leggere i suoi versi. L’eremo della nostra poetessa è l’Etna, la Sicilia, fonti d’ispirazione inesauribili e privilegiate. Forse lei stessa appartiene solo al suo vulcano e alla sua terra, ma i suoi versi e i suoi sentimenti appartengono a tutti. Ma cos’è la poesia per lei? Tutto, tranne che un atto egoistico, una sua necessità interiore. È un donarsi agli altri, scavando a fondo nei loro animi, arrivando dove nessun altro poeta riesce ad arrivare.

Si dice che la poesia è di chi la legge. Nel caso di Maria, la sua poesia non è di nessuno. La poesia di Maria è onirica, evocativa, evanescente, liquida, talvolta crea stordimento, e se si rileggono due volte gli stessi versi non avranno mai lo stesso significato: cambiano ed emigrano insieme all’autrice. Mi auguro che questa prefazione costituisca un punto di partenza e non un punto di arrivo. Invito pertanto ogni lettore a non cercare le risposte alle proprie domande, ma solo a lasciarsi andare, immergendosi nelle splendide poesie di Maria La Rosa.

Franco Fratini

Dedico questa Silloge a tutti i sognatori, a chi ama la poesia, la luna e il sole, a chi legge tra le pagine del cielo scoprendo la vera bellezza dell’universo, a chi dedica ogni giorno un sorriso alla vita.

Maria La Rosa

BIOGRAFIA

Maria La Rosa è nata il 25 marzo del 1962 a Santa Maria di Licodia alle pendici dell’Etna in provincia di Catania.

Proviene da una famiglia umile, papà contadino e mamma casalinga, da piccola era molto coccolata e amata.

Dopo la scuola media ha intrapreso un diploma di specializzazione sartoriale, che ha frequentato per alcuni anni.

La sua passione è l’arte e tutto ciò che la emoziona, come la poesia che è arrivata un po’ dopo, ma di cui ora non può fare a meno. Sono una sola cosa e senza di essa Maria morirebbe.

Per lei la poesia è come l’acqua che disseta, il pane che nutre, è come l’amore. “Le rose di Maria” è la sua prima silloge di poesie.

Maria La Rosa

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Dall’Argentina all’Italia il trap , poeta e scrittore Marx Bauzá intervistato da Pietro La Barbera ed Elisa Mascia


Domande per Marx Bauza
Ci sono dei casi in cui le bugie sono ammesse o bisogna dire sempre la verità?

Tutto dipende dal contesto. Se la tua vita è in pericolo o non sei abbastanza connesso con qualcuno che fa domande invasive e inappropriate, non ti sembra sbagliato mentire o fingere di proteggerti dalla crudeltà del mondo. A volte si crea una possibile narrativa o finzione che permette di vivere con meno drammaticità di quella esistente. La vita è valutare le cose per nome e cercare la leggerezza che sta alla base delle giornate. Certe storie vanno raccontate in prima persona, perché solo uno conosce le sofferenze e le sofferenze sopportate per costruire la bellezza che accompagna la virtù del nostro essere. Lo dico ridimensionando la visione della cultura occidentale di questi elementi fondamentali della filosofia classica. È necessario dividere i capelli. Dire le cose con il loro nome è vitale ma è anche importante per costruire il mondo in cui vogliamo abitare. Alcuni potrebbero vedermi come un antieroe o un cattivo, ma solo uno sa quanto sia stato complesso il viaggio dell’eroe per diventare la persona splendente che siamo. Uno può essere carbone nelle profondità della terra o può essere un brillante diamante incastonato che lampeggia davanti all’iride. La verità è immanente negli occhi. La menzogna cade sotto il suo stesso peso. L’essenza delle cose è lì per sorprenderci in ogni momento. Nietzsche ci ha lasciato qualcosa di questo nel suo libro. Credo in una moralità che ci eleva come esseri umani e da quel luogo penso e sento. Cerco di essere coerente con le mie idee.

Che cos’è una persona, la mente o il corpo?

In un mondo che è continuamente disumanizzante, considero più che importante ripensare permanentemente noi stessi come specie. Cosa siamo se non riusciamo a connetterci con il dolore o la sofferenza degli altri? Pensiamo, ad esempio, a ciò che sta alla base della Pietà di Michelangelo. Pensiamo lì alla nostra più tenera umanità, contemplando quella scena tra due esseri gettati nell’inevitabile. È vitale connettersi con ciò che siamo come corpo sociale. Non siamo isole. Siamo almeno arcipelaghi, oceani o continenti. Siamo neuroni collegati in una rete che forma sinapsi. Siamo un corpo abitato dal linguaggio. È questo che ci permette di configurarci come persone al di là di ogni impalcatura, più o meno percepibile, che dà struttura a ciascuna nostra emozione o pensiero. La mia vita è andata via in questo. La poesia, l’arte concettuale o la trappola sono solo maschere per il linguaggio del possibile.
Produrre arte è importante quanto preparare la colazione o bere il mate per un amico. Onestamente mi è difficile lasciare andare la vitalità che sgorga dall’inconscio collettivo. Costruiamo noi stessi a partire da accordi sociali, a volte solenni e ampollosi, a volte precari e banali. E lì, in mezzo, accade la vita umana. L’essere è ontologicamente importante per il pieno risveglio della coscienza, ma come latinoamericano non posso ignorare la visione di Rodolfo Kusch della relazione intrinseca tra l’essere e l’essere, qui e ora, in armonia con il mondo in cui abitiamo.


Cos’è la libertà?

Ho vissuto per un periodo in una strada chiamata Libertad. A volte ho la sensazione che quel paesaggio abiti ancora nella mia memoria. La libertà è una bella parola. Pertanto non dobbiamo permettere che l’estrema destra ce lo tolga, tolga la dignità delle persone usandola come scudo. La libertà è qualcosa che ci permette di svilupparci come esseri umani che fanno parte di un corpo sociale. Diffidate sempre dei progetti di destra che lo presentano da un punto di vista egoista e individuale. In questo senso, mi piace molto di più la visione del grande liberatore latinoamericano José de San Martín, quando disse: “Siamo liberi, il resto non ha alcuna importanza”. Là il patriota essenziale parlava di sbarazzarsi dei gioghi oppressivi che sottomettono le società, mai i semplici individui. Il vero eroe è collettivo, pensa agli altri e deve loro se stesso. Lotta ogni giorno per trasformare la realtà e cambiarla a beneficio della stragrande maggioranza.

Esiste un modo giusto di affrontare la sofferenza?


Sì, naturalmente. Come sopravvissuto al bullismo, al liceo, posso dirti di sì. Nel mio caso, ho scelto di trasformare quel dolore e quella sofferenza lottando per cause nobili, giuste e belle. La lotta è una buona strada verso la dignità o la vera felicità. Quando Papa Francesco parla di Fratelli tutti, mi sfida da un luogo collettivo. Sono umano e soffro. Il significato della vita è lavorare duro per riconfigurare il dolore che la realtà quotidiana offre. Come diceva Silo, il dolore può essere superato grazie al progresso della medicina o della tecnologia.
Soffrire con una profonda meditazione su ciò che voglio veramente per la mia vita. Nichiren Daishonin dice che l’inverno si trasforma sempre in primavera. Questo è un invito a pensare ai cicli della vita che, come afferma Vivaldi, sono materia prima per la creatività e lo sviluppo delle arti.

Cos’è che dà significato e senso alla vita?

Il progetto vitale. Pensiamo come esseri umani nel contesto in cui viviamo. Sviluppare una strategia e seguirla. Non allontanarti troppo da quell’asse. Tienilo sempre a mente. Un caffè con un amico. Un buon tè con una fetta di torta, in un pomeriggio invernale. Un giro di amici condito con pane fatto in casa. Rivederci nella vita che nasce e si sviluppa attorno a noi. Contempla una rosa finché i nostri occhi non si polverizzano, come direbbe Alejandra Pizarnik. Lottare per l’espansione dei diritti. Mai dare certe cose per scontate, come suggerisce Rosa Luxemburg. Rileggere Antonio Gramsci ogni volta che la destra avanza. Alzarsi ogni volta che cadiamo. Aiuta a sollevare la persona caduta. Essere considerato. Ringrazia. Ricordatevi che albeggia ogni giorno e che anche se non lo vediamo, il sole è sempre lì, come diceva Marilina Ross dopo la dittatura argentina. La luce e il canto degli uccelli al mattino. Avere almeno un amico che ci salvi dalla crudeltà del mondo. Consideratelo come un antico mantra. La delicatezza, il sottile. Il flusso eterno di cui parlava Eraclito.

L’umanità è diretta nella direzione giusta o sbagliata?

È molto difficile per me rispondere a questa domanda perché nasconde una trappola. Non tutte le persone e le culture sul pianeta Terra sono uguali. Mi piace chi usa la tecnologia per migliorare la vita delle persone, chi produce cultura come alimento essenziale e lavora la terra per sconfiggere la fame, le malattie o la morte. Mi piace molto la cosmogonia che hanno molti popoli indigeni di Abya Yala, la nostra America. Una visione che fa un uso sostenibile delle risorse naturali e non saccheggia Pachamama, Madre Terra. Un’altra enciclica di Francesco ci invita a pensare questo: Laudato si. Non esiste un pianeta B. Ne abbiamo solo uno. Dobbiamo ripensare noi stessi come specie. Ridurre l’inquinamento. Riciclare il più possibile. Riutilizzare alcuni oggetti che cadono nell’obsolescenza programmata. Sii più rispettoso dell’ambiente. Promuovere politiche volte a pensare al riscaldamento globale e ad agire di conseguenza per le generazioni future. Ripensare noi stessi come specie implica superare la fame, costruire società più egualitarie, dove gli esseri umani si sviluppino in modo integrale. Abbiamo la responsabilità sociale di prendere il meglio dei nostri antenati e proiettarci nel futuro. Ciò significa accettare che il fascismo o il totalitarismo debbano essere sempre ricordati. Bertold Brecht lo diceva già: “Le persone che dimenticano il proprio passato tendono a ripetere la storia”.


Quand’è che si cresce e si diventa pienamente adulti?

Quando vedi che il tuo progetto di vita è sulla buona strada e ottieni un certo rispetto da parte della tua comunità. Quando puoi guardare la tua famiglia negli occhi e sapere che hai fatto qualcosa di bello nella tua vita. Maturare significa riconoscersi allo specchio, al di là dei capelli grigi, con l’esperienza vissuta che va condivisa con chi viene. Adoro il verbo condividere. È il mio verbo preferito. Il mio aggettivo preferito è etereo. Il pronome che amo di più è noi.

Cosa significa vivere una buona vita?

Credevo nella felicità delle piccole cose. Faccio ancora. Ho semplicemente ampliato la mia visione della realtà. Ora che il mio nome ha sfumato certi confini mi permetto di godere di grandi cose. Per me vivere bene non significa accumulare molto lusso e sontuosità. Sono una persona umile e nonostante questo ho costruito per me un percorso fuori dalla piccola città in cui vivo, dalla mia provincia, dal mio Paese o dall’America Latina; per così dire. Ho ampliato da tempo le mie reti in tutto il mondo. Ho pubblicato in antologie in portoghese o in Cile con Slavoj Žižek. Il Trap mi ha aperto le porte in molti paesi. Alcuni culturalmente distanti come l’Arabia Saudita o il Giappone. Non ho perso il mio splendore. Non ho perso la strada. Rimango fedele a me stesso. Le mie convinzioni rimangono intatte. Puoi vederlo in canzoni come FMI o Ninja Subtropical. In questo senso, essere membro della Writers Capital International Foundation mi ha permesso di generare bellissimi legami con persone di diverse nazioni; come l’India, la Grecia o Panama. Ho dovuto esporre un’installazione contro la guerra, intitolata Peace and Love, che purtroppo non perde la sua attualità.

Si può vivere con poco ed essere felici?

Potere. Forse anche la povertà non è un bene. Ecco perché lavoro sempre duramente per l’espansione dei diritti. Combattere per la pace, utilizzando la nonviolenza come metodo di azione, è possibile. Combattere il capitalismo che incombe ferocemente sulla dignità delle persone è un compito quotidiano. Dimostrare la perversità, l’ipocrisia e il cinismo del Fondo monetario internazionale non è cosa da poco. Quell’organizzazione opprime solo il popolo. Vuole vederli tristi per sottometterli agli interessi di un pugno di speculatori finanziari, che non possono essere commossi dalla sofferenza che generano. Famigerati e corrotti, hanno storicamente dimostrato di distruggere il potenziale umano di diverse nazioni. Qualcuno doveva semplicemente alzare la voce contro l’ingiustizia. Questo è necessario. Il denaro non fa la felicità, ma ho visto a Tucumán, la mia città, bambini morire di malnutrizione all’inizio del secolo, a causa delle politiche disastrose del Fondo monetario internazionale. Credimi, non è una cosa bella. Combatterli mi rende felice. Tanto che a volte mi sento il León Gieco o la Mercedes Sosa del trap.

***
Biografia:

Marx Bauza. Sono nato a San Miguel de Tucumán, in Argentina, in una calda e piovosa domenica di novembre del 1980, lo stesso anno in cui venne assassinato John Lennon, nel pieno della più sanguinosa dittatura militare Argentina. Vivo alla periferia di Las Talitas, vicino a una foresta di yunga. Il mio lavoro orbita attorno a una costellazione che comprende poesia, narrativa, arte contemporanea, umorismo, musica e cinema.

Faccio trap dalla periferia della scena, sempre al limite con gli altri generi musicali; come il folk o la milonga. Nel mio album Gold esploro le finzioni basate sulla mia vita personale e sociale, come l’impegno per cause giuste, nobili e belle. A volte bevo birra. La mia pizza preferita è quella alla rucola ma con difficoltà e con qualche fatica riesco ad acquistare quella speciale. Nell’album rendo omaggio alla storia della musica e cito personaggi imprescindibili per la cultura generale, come le figure di Eva Perón o Cristina Fernández de Kirchner. Ciò è chiaro senza smettere di puntare il dito contro istituzioni nefaste e perverse come il Fondo monetario internazionale.

***

Preguntas para Marx Bauzá

¿Hay casos en los que se permite mentir o siempre se debe decir la verdad?

Todo depende del contexto. Si tu vida está en peligro o no estás lo suficientemente conectado a alguien que hace preguntas invasivas e inoportunas, no me parece mal mentir o fingir para preservarse de la crueldad del mundo. A veces, uno crea una narrativa posible o ficción que le permite vivir con menos drama del que existe. La vida se trata de dimensionar las cosas por su nombre y buscar la levedad que subyace en los días. Algunas historias deben ser contadas en primera persona, porque solamente uno sabe los sufrimientos y padecimientos que ha atravesado para construir la belleza que acompaña la virtud de nuestro ser. Digo esto redimensionando la visión que hace la cultura occidental de estos elementos fundamentales de la filosofía clásica. Es necesario hilar fino. Decir las cosas por su nombre es vital pero también es importante construir el mundo que queremos habitar. Algunos podrán verme como antihéroe o villano pero sólo uno sabe lo complejo que ha sido el viaje del héroe para constituirnos en la persona resplandeciente que somos. Uno puede ser carbón en lo profundo de la tierra o puede ser un diamante tacelado y brillante que destella ante el iris. La verdad es inmanente a los ojos. La mentira cae por su propio peso. La esencia de las cosas está allí para sorprendernos a cada instante. Algo de ello nos dejó Nietzsche en su libro. Creo en una moral que nos eleve como seres humanos y desde ese lugar me pienso, me siento. Trato de ser consecuente con mis ideas.

¿Qué es una persona, mente o cuerpo?

En un mundo que está en continua deshumanización, considero más que importante repensarnos permanentemente como especie. ¿Qué somos si no logramos conectar con el dolor o sufrimiento ajenos? Pensemos, por ejemplo, en lo que subyace a La Piedad de Miguel Ángel. Pensémonos allí en nuestra más tierna humanidad contemplando esa escena entre dos seres arrojados a lo inevitable. Es vital conectar con aquello que somos como cuerpo social. No somos islas. Somos como mínimo archipiélagos, océanos o continentes. Somos neuronas conectadas en red haciendo sinapsis. Somos un cuerpo habitado por el lenguaje. Es éste el que nos permite configurarmos como personas más allá de todo andamiaje, más o menos perceptible, que le da estructura a cada una de nuestras emociones o pensamientos. En ello se me ha ido la vida. La poesía, el arte conceptual o el trap son sólo máscaras del lenguaje de lo posible. Producir arte es tan importante como preparar el desayuno o cebarle mates a un amigo. Honestamente me cuesta desprenderme de la vitalidad que mana del inconsciente colectivo. Nos vamos construyendo a partir de acuerdos sociales, a veces solemnes y rimbombantes, a veces precarios y mundanos. Y allí, en el medio, la vida humana acontece. El ser es importante ontológicamente para el despertar pleno de la conciencia pero como latinoamericano no puedo soslayar la mirada de Rodolfo Kusch en cuánto a la relación intrínseca entre el ser y el estar, aquí y ahora, en armonía con el mundo que habitamos.

¿Qué es la libertad?

Yo viví un tiempo en una calle llamada Libertad. A veces siento que ese paisaje aún habita mi recuerdo. La libertad es una palabra hermosa. Por ello, no debemos permitir que la ultraderecha nos la arrebate para quitarle dignidad a las personas usándola de escudo. La libertad es algo que nos permite desarrollarnos como seres humanos que somos parte de un cuerpo social. Desconfíen siempre de los proyectos de derecha que la plantean desde un lugar egoísta e individual. En este sentido, me gusta mucho más la visión del gran libertador latinoamericano José de San Martín, cuando dijo: “Seamos libres, lo demás no importa nada”. Allí hablaba el patriota imprescindible de desprendernos de los yugos opresores que someten a las sociedades, nunca a los meros individuos. El verdadero héroe es colectivo, piensa en el otro y se debe a él. Lucha a diario para transformar la realidad y cambiarla para el beneficio de las grandes mayorías.

¿Existe una forma correcta de afrontar el sufrimiento?

Sí, desde luego. Cómo sobrevivente de bullying, en la escuela secundaria, puedo decirte que sí. En mi caso, elegí transformar ese dolor y sufrimiento militando por causas nobles, justas y lindas. La lucha es un buen camino hacia la dignidad o la felicidad verdadera. Cuando el papa Francisco habla de Fratelli tutti me interpela desde un lugar colectivo. Soy humano y sufro. El sentido de la vida es trabajar arduamente para reconfigurar el dolor que ofrece la realidad diaria. Como dijo Silo, el dolor puede ser superado gracias al avance de la medicina o la tecnología. El sufrimiento con la meditación profunda en torno a lo que quiero verdaderamente para mi vida. Nichiren Daishonin dice que el invierno se convierte siempre en primavera. Esto es una invitación a pensar los ciclos de la vida y como bien plantea Vivaldi, eso es materia prima para la creatividad y el desarrollo de las artes.

¿Qué le da sentido a la vida?

El proyecto vital. Pensarmos como seres humanos en el contexto que nos toca vivir. Elaborar una estrategia y seguirla. No corrernos demasiado de ese eje. Tenerlo siempre presente. Un café con un amigo. Un buen té con una porción de torta, una tarde de invierno. Una ronda de mates cebados con pan casero. Vernos en la vida que nace y se desarrolla alrededor nuestro. Contemplar una rosa hasta pulverizarnos los ojos, como diría Alejandra Pizarnik. Luchar por la ampliación de derechos. No dar nunca por sentado ciertas cosas, como plantea Rosa Luxemburgo. Releer a Antonio Gramsci cada vez que avancen las derechas. Levantarnos cada vez que nos caemos. Ayudar a levantar al caído. Ser considerado. Dar las gracias. Recordar que amanece cada día y que aunque no lo veamos, el sol siempre está cómo dijo Marilina Ross después de la dictadura argentina. La luz y el canto de los pájaros por la mañana. Tener al menos un amigo que nos salve de la crueldad del mundo. Sostener eso como un mantra antiguo. La delicadeza, lo sutil. El eterno fluir del que hablaba Heráclito.

¿La humanidad va en la dirección correcta o incorrecta?

Me cuesta mucho responder esa pregunta, ya que esconde una trampa. No todos los pueblos y culturas del planeta Tierra son iguales. Me gustan aquellos que usan la tecnología para mejorar la vida de las personas, los que producen cultura como alimento esencial y trabajan el suelo para que el hambre, la enfermedad o la muerte sean superados. Me gusta muchísimo la cosmogonía que tienen muchos pueblos originarios del Abya Yala, nuestra América. Una visión que hace un uso sustentable de los recursos naturales y no que expolia a la Pachamama, la madre Tierra. Otra encíclica de Francisco nos invita a pensar esto: Laudato si. No hay planeta B. Tenemos uno solo. Debemos repensarnos como especie. Reducir la contaminación. Reciclar lo máximo posible. Reutilizar ciertos objetos que caen en la obsolescencia programada. Ser más amigables con el ambiente. Impulsar políticas tendientes a pensar el calentamiento global y actuar en consecuencia para las generaciones futuras. Repensarnos como especie implica superar el hambre, erigir sociedades más igualitarias, donde el ser humano se desarrolle de manera integral. Tenemos la responsabilidad social de tomar lo mejor de nuestros antepasados y proyectarnos hacia el futuro. Esto implica aceptar que el fascismo o el totalitarismo deben recordarse siempre. Ya lo dijo Bertold Brecht: “Los pueblos que olvidan su pasado, tienden a repetir la historia”.

¿Cuándo creces y te conviertes en un adulto pleno?

Cuando ves que tu proyecto vital se encamina y lográs cierto respeto de tu comunidad. Cuando podés mirar a tu familia a los ojos y sabés que has hecho algo bonito con tu vida. Madurar implica reconocerse ante el espejo, más allá de las canas, con la experiencia vivida que debe ser compartida con los que vienen. Me encanta el verbo compartir. Es mi verbo favorito. Mi adjetivo favorito es etéreo. El pronombre que más amo es nosotros.

¿Qué significa vivir una buena vida?

Antes creía en la felicidad de las pequeñas cosas. Lo sigo haciendo. Simplemente he ampliado mi visión de la realidad. Ahora que mi nombre ha desdibujado ciertas fronteras me permito disfrutar de las grandes cosas. El buen vivir no es para mí acumular mucho lujo y suntuosidad. Soy una persona humilde y a pesar de ello me he construido un camino fuera de la pequeña ciudad en la que vivo, mi provincia, país o latinoamérica; por decirlo de algún modo. Ya hace tiempo que he expandido mis redes a través del globo. He sido publicado en antologías en portugués o en Chile junto a Slavoj Žižek. El trap me ha abierto las puertas en muchos países. Algunos distantes culturalmente como Arabia Saudita o Japón. No he perdido el brillo. No he perdido el rumbo. Sigo fiel a mí mismo. Mis convicciones siguen intactas. Lo pueden ver en canciones como FMI o Ninja Subtropical. En este sentido, ser miembro de Writers Capital International Foundation me ha permitido generar vínculos hermosos con gente de diversas naciones; como India, Grecia o Panamá. Me ha tocado exponer una instalación contra la guerra, titulada Peace and Love que lamentablemente no pierde vigencia.

¿Se puede vivir con poco y ser feliz?

Se puede. Igual tampoco está buena la indigencia. Por eso siempre brego arduamente por la ampliación de derechos. Luchar por la paz, usando la no violencia como método de acción, es posible. Dar batalla al capitalismo que se cierne feroz sobre la dignidad de las personas es una tarea de todos los días. Mostrar la perversidad, hipocresía y cinismo del Fondo Monetario Internacional no es algo menor. Esa organización sólo oprime a los pueblos. Quiere verlos tristes para someterlos a los intereses de un puñado de especuladores financieros, que no logran conmoverse ante el sufrimiento que generan. Infames y corruptos, han demostrado históricamente destruir el potencial humano de varias naciones. Alguien simplemente debía levantar la voz contra la injusticia. Eso es menester. El dinero no hace a la felicidad pero he visto en Tucumán, mi pueblo, morir niños por desnutrición a principios de siglo, por culpa de las políticas nefastas del FMI. Creánme, no es algo hermoso. Luchar contra ellos me hace feliz. Tanto, que a veces me siento el León Gieco o la Mercedes Sosa del trap.

Biografía:
Marx Bauzá. Nací en San Miguel de Tucumán, Argentina, un caluroso y lluvioso domingo de noviembre de 1980, el mismo año en que asesinaron a John Lennon, en medio de la más sangrienta dictadura militar argentina. Vivo en las afueras de Las Talitas, cerca de un bosque de yungas. Mi obra orbita en torno a una constelación que incluye a la poesía, la narrativa, el arte contemporáneo, el humor, la música y el cine.

Hago trap desde la periferia de la escena, siempre en derredor de los límites con otros géneros musicales; como el folk o la milonga. En mi disco Oro exploro ficciones basadas en mi vida personal y social, como ser comprometido con las causas justas, nobles y lindas. A veces tomo birra. Mi pizza favorita es la de rúcula pero a duras penas y con cierto esfuerzo puedo comprar la especial. En el disco hago sendos homenajes a la historia de la música y menciono a personas ineludibles para la cultura general, como las figuras de Eva Perón o Cristina Fernández de Kirchner. Esto claro sin dejar de señalar con el dedo a nefastas instituciones perversas como el Fondo Monetario Internacional.

https://www.youtube.com/live/0qQvUB4zTGE?si=gVeh8N3htPy_Cav-

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http://alessandria.today/2023/10/31/alla-ricerca-della-vera-bellezza-con-marx-bauza-argentina-di-elisa-mascia/

Davide Colletta, giovane poeta italiano

Pochi giorni fa a Como, ho ricevuto un riconoscimento davvero inatteso. Sono stato premiato come 1º classificato nella sezione Poesia Inedita della X Edizione del Premio Internazionale di Letteratura Città di Como.
Ancora più importante è stata la motivazione di questo premio, scritta da Milo De Angelis, un poeta che ammiro da sempre, una colonna portante della poesia del secondo novecento:

“Davide Colletta, Dire la morte (2023): Davide Colletta compie un viaggio appassionato lungo i sentieri della fine, la scruta e la disegna con lo sguardo al tempo stesso preciso e tremante di chi l’ha vissuta in tutto il suo pathos irrimediabile, consapevole che morire significa perdere anche la morte.”

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Il mio canto Planetario e le due Antologie

Aracelly Diaz Vargas intervista Gabriela Franco

Foto cortesia di Gabriela Franco

Gabriela Franco è stata invitata a far parte dei 6 cantanti che hanno eseguito la versione ufficiale spagnola dell’inno “Mi Canto Planetario” dall’antologia CANTO PLANETARIO, ha eseguito anche la sua versione. Nella foto Franco mostra la copertina del Volume I, di CANTO PLANETARIO: FRATELLANZA SULLA TERRA (H.C Editores, Costa Rica). Libro compilato da Carlos Javier Jarquín.

Per natura siamo chiamati a dare il massimo

Di Aracelly Diaz Vargas

L’esistenza si mette in relazione con l’iconalità divina dell’essere umano, comprendendo che questa non è meramente irrazionale, poiché è dotata di sapienza e di doni che ogni persona in particolare possiede, è una grazia che è stata concessa gratuitamente a ciascun individuo, essendo capace di brillare ed elevarsi alla grandezza che è tipica della sua natura ed avendo trovato questo tesoro ornato di rubini lo insegue con enorme entusiasmo fino a possederlo completamente, sentendo tale sensazione lo spinge a continuare a lavorarci, ma è necessario che tutti i talenti siano stimolati in tutti i modi possibili, per questo è necessario incontrare persone capaci di vedere la grazia che si irradia nella nostra Anima. Purtroppo non tutti troviamo le stesse opportunità per sviluppare le nostre potenzialità.

Con apprezzamento e immensa ammirazione vi presento attraverso questo mezzo una talentuosa cantante ecuadoriana, che da quando aveva sei anni impressiona con la sua voce. Sto parlando della cantante, compositrice, interprete e produttrice musicale María Gabriela Franco Carrera, conosciuta nel mondo artistico come Gabriela Franco. La sua carriera musicale ha impressionato molte persone che apprezzano la sua dolce voce sui palchi e sulle piattaforme digitali. A partire dal 2007, al Festival Municipale delle Arti all’Aperto di Guayaquil, nel corso della sua carriera ha eseguito innumerevoli spettacoli, con la sua musica, in Ecuador, Argentina, Uruguay e Spagna.

Con ogni talento siamo tutto il presente di cui l’umanità ha bisogno, siamo la luce che può illuminare e trasformare altre vite, per natura siamo chiamati a dare il meglio dalla grandezza della nostra Anima, allo stesso modo dedizione, impegno e passione diventano baluardo della realizzazione dei nostri sogni, siamo quindi coraggiosi nella ricerca instancabile delle nostre più alte aspirazioni. Che i doni ci sono stati donati gratuitamente per il bene comune e universale, non disperiamo di fronte alle onde tempestose dell’esistenza, ma lasciamoci piuttosto incontrare da grandi personalità con la loro storia che hanno ragioni per vivere. La nostra ospite, riguardo alla sua motivazione nella sua carriera musicale, ci dice quanto segue:

—La più grande motivazione nella mia carriera musicale è sempre stata la volontà ferrea di catturare sensazioni, emozioni, sentimenti attraverso una canzone…arrivare attraverso una melodia, di qualsiasi genere, nei principali modi possibili… uditivi con la mia voce, e/o visivi attraverso i gesti del mio viso e i movimenti del mio corpo, con un tema, un video o uno spettacolo e ottenere una risposta, che sia un sorriso, un ricordo, una lacrima o un atteggiamento positivo verso ciò che sto cercando di dire. Dal punto di vista dei testi direi che la mia motivazione costante è “raggiungere il cuore delle persone”.

Utilizzo le esperienze mie o altrui, l’amore per i miei genitori, mio figlio e la mia famiglia, oppure l’empatia verso le persone che incontro, tradotta in amicizia o ammirazione, o perché no? sentimenti negativi derivanti da tradimento, disprezzo o disinteresse e altri difficili da assimilare ma che poi generano apprendimento ed esperienza valida per continuare ad affrontare la vita. Allo stesso modo, quel desiderio instillato dai miei genitori, di contribuire a tutte le azioni positive nel tempo, che è stato bello poter fare con le canzoni.

Gabriela Franco è una delle bellissime voci che danno una tonalità eccezionale all’inno Mi Canto Planetario, dalla maestosa compilation CANTO PLANETARIO: BROTHERHOOD ON EARTH, (H.C EDITORES, Costa Rica, 2023). Per quanto riguarda la tua partecipazione, ti pongo la seguente domanda, cara Gabriela: —Cosa ha significato per te essere stata invitata a partecipare come cantante all’inno CANTO PLANETARIO?

—Nel corso della mia carriera ho avuto l’opportunità di incontrare grandi persone, alcune del mio Paese, altre dell’estero… Le ho incontrate per caso, anche se credo fermamente che nulla accada se non è predestinato. Con alcuni ho lavorato a lungo, con altri non così a lungo, ma si stanno facendo progressi. Questi personaggi sono stati come stelle che guidano i miei passi da seguire in questa lunga carriera di quasi 16 anni ininterrotti di lavoro nella musica… un periodo bellissimo della mia esistenza!

Così ha incrociato il mio cammino Carlos Javier Jarquín, nato in Nicaragua e residente in Costa Rica, manager e compilatore della straordinaria compilation di CANTO PLANETARIO, progetto che si è concretizzato dopo qualche tempo di attesa e grazie alla tenacia di questo grande poeta, scrittore e produttore. Sono stato contattato per far parte del gruppo di artisti provenienti da tutto il mondo che avrebbero cantato l’inno creato dallo scrittore e compositore nicaraguense. Pedro Alfonso Morales Ruiz. Questa designazione come artista del gruppo Talent, per unire le voci in questo inno, ha significato un altro passo da gigante nella mia vita musicale, per il quale sono immensamente grato, non potrebbe essere diversamente, è ovviamente possibile.

Cara Gabriela, nella tua versione di ‘Mi Canto Planetario’, il videoclip ha immagini meravigliose, a cosa è ispirata ciascuna immagine?

—Ho lavorato sulle immagini della mia versione di Mi Canto Planetario con il mio produttore audiovisivo Carlos Castro, amico e fan fedele che conosco da anni, complice di tutte quelle occasioni in cui voglio esprimere qualcosa di specifico con un video. E dopo aver visto i bellissimi lavori individuali dei miei colleghi, ho sentito che l’obiettivo principale del mio video avrebbe abbracciato anche l’essere umano, perché chi altro, esseri umani rispettosi dei loro pari, amorevoli, semplici, consapevoli, potrebbero leggi l’opera Canto Planetario, riflettendo sulla necessità di salvare il nostro pianeta: la purezza dell’aria, il mantenimento del flusso dell’acqua, il contributo alla produttività della terra, la tutela delle specie. Se ci rispettiamo a vicenda, ci uniamo e non discriminiamo, qualsiasi lotta che vogliamo intraprendere sarebbe fattibile. Siete invitati ad acquistare la vostra copia di CANTO PLANETARIO sulla piattaforma Amazon in formato digitale e con copertina morbida.

Vi invito a godervi il videoclip che abbiamo amorevolmente preparato:

Di Aracelly Díaz Vargas

Scrittrice, poetessa ed editorialista nicaraguense

***

Por: Aracelly Díaz Vargas -Oct 23, 2023122

Periódico El Sol

Home Cultura

Gabriela Franco fue invitada a ser parte de los 6 cantantes que interpretaron la versión oficial en español del himno “Mi Canto Planetario” de la antología CANTO PLANETARIO, ella también realizó su versión. En la foto Franco, muestra la portada del Volumen I, de CANTO PLANETARIO: HERMANDAD EN LA TIERRA (H.C Editores, Costa Rica). Libro compilado por Carlos Javier Jarquín.

Por naturaleza estamos llamados a dar lo mejor

***

La existencia está relacionada con la iconalidad divina del ser humano, comprendiendo que este no es meramente irracional, pues está dotado de sabiduría y dones que posee cada persona en particular, esto es una gracia que se le ha concedido gratuitamente a cada individuo, siendo capaz de pulirlo y ascendiendo a la grandeza que es propia de su naturaleza y habiendo encontrado este tesoro adornado de rubíes lo persigue con enorme entusiasmo hasta poseerlo totalmente, sentir tal sensación le impulsa a seguir trabajando en ello, pero es necesario que todo talento sea estimulado de todas las formas posibles, para ello es menester encontrarnos con personas que sean capaces de ver la gracia que irradia en nuestra Alma. Lamentablemente, no todos encontramos las mismas oportunidades, para desarrollar nuestros potenciales.

Con aprecio e inmensa admiración les presento a través de este medio a una talentosa cantante ecuatoriana, que desde los seis años de edad, impresiona con su voz. Hablo de la cantante, compositora , intérprete y productora musical María Gabriela Franco Carrera, conocida en el mundo artístico como Gabriela Franco. Su trayectoria musical ha impresionado a muchas personas que disfrutan de su dulce voz en los escenarios y plataformas digitales; dando inicio en el año 2007, en el Festival de Artes al Aire Libre municipio Guayaquil, a lo largo de su carrera ha realizado innumerables shows, con su música en Ecuador, Argentina, Uruguay y España.

Con cada talento todos somos el presente que la humanidad necesita, somos la luz que puede iluminar y transformar otras vidas, por naturaleza estamos llamados a dar lo mejor desde lo grande de nuestra Alma, así mismo, la entrega, esfuerzo y pasión se convierten en baluarte de la realización de nuestros sueños, seamos pues valientes en la búsqueda incansable de nuestras aspiraciones más excelsas. Que los done se nos han dado gratuitamente para el bien común y universal, no desesperamos ante las olas tempestuosa del existir, antes bien conozcamos a grandes personalidades con su historia que tienen motivos para vivir. Nuestra invitada, sobre su motivación en su carrera musical nos dice lo siguiente:

—La mayor motivación en mi carrera musical ha sido siempre, la férrea voluntad de plasmar desde una canción, sensaciones, emociones, sentimientos… llegar a través de una melodía, de cualquier género que fuere, de las maneras principales posibles… auditiva con mi voz, y/o visual a través de los gestos de mi rostro y movimientos de mi cuerpo, con un tema, vídeo o show y conseguir una respuesta, sea una sonrisa, un recuerdo, una lágrima o una actitud positiva hacia lo que yo esté pretendiendo decir. Líricamente diría que mi motivación constante es «llegar al corazón de la gente».

Me valgo de vivencias mías o ajenas, del amor hacia mis padres, a mi hijo y a mi familia, o de la empatía hacia personas que voy conociendo, traducida en amistad o admiración, o también por que no? sentimientos negativos producto de la traición, el desprecio o desinterés y otros duros de asimilar pero que luego generan aprendizaje y experiencia válida para seguir enfrentando la vida. Así mismo de ese deseo inculcado por mis padres, de contribuir a toda acción positiva en el tiempo, que ha sido lindo poderlo hacer con canciones.

Gabriela Franco es una de las hermosas voces que le dan una tonalidad excepcional al himno Mi Canto Planetario, de la majestuosa compilación CANTO PLANETARIO: HERMANDAD EN LA TIERRA, (H.C EDITORES, Costa Rica, 2023). Sobre su participación le he realizado la siguiente pregunta, estimada Gabriela: —¿Qué ha significado para usted haber sido invitada a participar como cantante en el himno de CANTO PLANETARIO?

—En el curso de mi trayectoria he tenido la oportunidad de conocer grandes personas, algunas de mi país, otras del extranjero… las he conocido por azar, aunque firmemente creo que nada sucede si no está predestinado. He trabajado con algunos largo tiempo, con otros no tanto, pero se va haciendo camino. Esos personajes han sido como estrellas que van guiando mis pasos a seguir en esta larga trayectoria de cerca de 16 años ininterrumpidos de trabajo en la música… ¡un hermoso tiempo de mi existencia!

Es así que se cruzó en mi camino Carlos Javier Jarquín, nacido en Nicaragua residente en Costa Rica, gestor y compilador de la extraordinaria compilación de CANTO PLANETARIO, un proyecto que llegó a concretarse luego de algún tiempo de espera y gracias a la actitud tesonera de este gran poeta, escritor y productor. Fui contactada para formar parte del grupo de artistas del mundo que cantarían el himno creado por el escritor y compositor nicaragüense Pedro Alfonso Morales Ruiz. Esta designación como artista del grupo de talentos, para unir voces en este himno, ha significado otro paso gigante en mi vida musical, de lo cual estoy inmensamente agradecida, no podía ser de otra manera, claro que sí.

¿Querida Gabriela en su versión de ‘Mi Canto Planetario’ el videoclip tiene imágenes maravillosas, en que está inspirada cada imagen?

—Las imágenes de mi versión de Mi Canto Planetario las trabajé con mi productor audiovisual Carlos Castro, amigo y leal fan al que conozco desde hace años, cómplice para todas aquellas ocasiones en que deseo expresar con un video algo específico. Y es que habiendo visto los hermosos trabajos individuales de mis colegas, sentí que el enfoque principal de mi vídeo iba a abarcar también al ser humano, porque quién si no, los humanos respetuosos de sus semejantes, amorosos, sencillos, conscientes, van a leer la obra Canto Planetario, reflexionando sobre la necesidad de salvar nuestro planeta: la pureza del aire, mantener el caudal del agua, aportar a la productividad de la tierra, la protección de las especies. Si nos respetamos, nos unimos, no discriminamos, sería viable cualquier lucha que queramos librar. Están invitados a adquirir su ejemplar de CANTO PLANETARIO en la plataforma de Amazon en formato digital y pasta blanda.

Les invito a disfrutar del videoclip que hemos preparado con mucho cariño:

Por Aracelly Díaz Vargas

Escritora, poeta y columnista nicaragüense

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Mai più, poesia di Antonietta Micali con la traduzione di Joan Josep Barcelo, di Elisa Mascia

Foto cortesia di Antonietta Micali

Mai più …

Ti ho incontrato
una sera d’estate
piena di sogni.
Mi trascinasti
in riva al mare,
mentre tremavo di paura,
mi strappasti il cuore,
mentre urlavi il tuo piacere.
Le tue parole…
come lame taglienti,
entravano dentro l’anima.
Avrei preferito morire,
ma ero lì…
esanime,
senza vestiti e dignità.
Come bestia
che si nutre di carne,
facevi di me la tua preda.
Mentre mi dimenavo,
le tue mani colpivano
il viso, fino a stringere il collo.
Quale punizione per una donna
che ha avuto in dono la bellezza?
Sangue, che insieme a lacrime
segni il viso, senza dolore,
in una notte di luna,
dinnanzi ad un mare nero.
Sola,
la schiuma del mare,
lambisce il corpo,
steso sulla sabbia
ad attendere un’alba,
che mai rivedrò.
.
.
Mai més …

Et vaig conèixer
una tarda d’estiu
plena de somnis.
Em vas arrossegar
fins a la vora del mar,
mentre tremolava de por,
em vas esquinçar el cor,
mentre cridaves el teu plaer.
Les teves paraules…
com fulles afilades,
entraven dins l’ànima.
Hauria preferit morir,
però era allà…
sense vida,
sense roba i dignitat.
Com una bèstia
que s’alimenta de carn,
em vas fer la teva presa.
Mentre em retorçava,
les teves mans copejaven
la cara, fins a estrènyer el coll.
Quin càstig per a una dona
qui tenia el do de la bellesa?
Sang, que juntament amb llàgrimes
marcaven el rostre, sense dolor,
en una nit de lluna,
davant d’un mar negre.
Sola,
l’escuma del mar,
llepa el cos,
estirat a la sorra
esperant una albada,
que mai tornaré a veure.
.
.
Nunca más …

Te conocí
una tarde de verano
llena de sueños.
Me arrastraste
hasta la orilla del mar,
mientras temblaba de miedo,
Me rasgaste el corazón,
mientras gritabas tu placer.
Tus palabras…
como cuchillas afiladas,
entraban en el alma.
Hubiera preferido morir,
pero estaba allí…
sin vida,
sin ropa y dignidad.
Como una bestia
que se alimenta de carne,
me hiciste tu presa.
Mientras me retorcía,
tus manos golpeaban
la cara, hasta apretar el cuello.
¿Qué castigo para una mujer
que tenía el don de la belleza?
Sangre, que junto con lágrimas
marcaban el rostro, sin dolor,
en una noche de luna,
frente a un mar negro.
Sola,
la espuma del mar,
lame el cuerpo,
tumbado en la arena
esperando un amanecer,
que nunca volveré a ver.
..
.
Antonietta Micali

Traduzione poetica di Joan Josep Barcelo

Foto cortesia di Joan Josep Barcelo

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È poesia! Con Antonietta Micali e la traduzione di Joan Josep Barcelo, di Elisa Mascia

L’angolo poetico con Irene Doura-Kavadia e Joan Josep Barcelo, di Elisa Mascia

Poesia della Pace

Goddess of PEACE

In our neighbourhood
the sirens resound –
make them stop,
be silent forever
so birds can chirp

Peace, O! goddess,
spread the wings
across the Universe –
of white doves
so children can play…
.
.
Dea della PACE

Nel nostro quartiere
risuonano le sirene –
fateli smettere,
tacendo per sempre
così gli uccelli possano cinguettare

Pace, Oh! dea,
spiega le ali
attraverso l’Universo –
di colombe bianche
così i bambini possano giocare…
.
.
Deessa de la PAU

Al nostre barri
ressonen les sirenes –
feu-les aturar,
que callin per sempre
perquè els ocells puguin cantar

Pau, Oh! deessa,
estén les ales
a través de l’Univers –
de coloms blancs
perquè els nens puguin jugar…
.
.
Diosa de la PAZ

En nuestro barrio
las sirenas resuenan –
haced que se detengan,
que guarden silencio para siempre
para que los pájaros puedan cantar

¡Paz, Oh! diosa,
extiende las alas
a través del Universo –
de palomas blancas
para que los niños puedan jugar…
.
.
Irene Doura-Kavadia

Traduzione poetica in catalano e spagnolo a cura di Joan Josep Barcelo

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Dal Premio alla carriera all’espressione di gratitudine dell’artista Silla Maria Campanini – Italia


PREMIO ALLA CARRIERA
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Writers Capital Foundation CONGRATULAZIONI, SILLA MARIA CAMPANINI!

Una standing ovation per l’incredibile Silla Maria Campanini! Il tuo Lifetime Achievement Award al PIAF 2023 è una testimonianza della tua brillantezza artistica e dedizione. Hai dipinto la tua eredità nelle vibranti tonalità della creatività, e il mondo applaude il tuo capolavoro)

***

Annunciamo i vincitori del prestigioso Panorama International Arts Awards 2023 –
E’ un momento importante questo, in quanto stimati critici, curatori, ed artisti, chiamati a coprire il ruolo di Giuristi , si sono espressi , seguendo le linee guida proposte dal Presidente di Giuria, l’illustrissimo Prof. Nuccio Mula, stimato critico internazionale, portandoci a celebrare i talentuosi artisti e la loro creatività.
Il tema di quest’anno verteva sul “Respiro, l’elemento dell’aria”.
Gli artisti, selezionati in entrata, si sono confrontati su questo stupendo tema, attraverso il metodo espressivo a loro più congeniale.
Pittori, scultori, fotografi, grafici ci hanno proposto opere significative e di ottima qualita’ .
La valutazione verteva proprio sulla loro validita’, dal compendio tra originalita’, tecnica e messaggio veicolato, senza escludere che ogni Giurista detiene una propria soggettivita’ di gradimento e valutazione-
Amo evidenziare che la maggioranza assoluta degli artisti era potenzialmente meritevole.
Per quanto mi riguarda, tutti i partecipanti al “Festival Panorama “, sono i vincitori, ed hanno il mio, sia pur umile riconoscimento.
Per tanto volgo a tutti loro le mie sentite congratulazioni, con tanta stima e rispetto. Tanti auguri a tutti i partecipanti al festival, siete tutti vincitori – tutti eccellenti artisti, e che la creativita’ vi, ci accompagni sempre.

Ringrazio di cuore la Writers Capital Foundation nelle persone del suo Ill.mo Presidente, prof. Preeth Padmanabhan Nambiar , la preg.ma Segretaria Generale, prof. Irene Doura-Kavadia e tutto il Consiglio per questo speciale Premio che mi e’ stato riservato ! Premio inaspettato e quindi profondamente gradito.
Questo prestigioso riconoscimento lo terro’ stretto al cuore, come segno di cordialita’, amicizia, collaborazione , una collabrazione perpetrata negli anni , un riconoscimento per l’impegno e la passione profusa nella nostra attivita’ amorevole delle Arti e Umanitaria-
Rinnovo i miei ringraziamenti!! Con stima e rispetto,
Silla Maria Campanini

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