Danijela Cuk e una sua poesia

Foto cortesia di Danijela Cuk

Questa sono io…

Avrei potuto arrendermi tante volte nella mia vita, semplicemente rinunciare a tutto, e invece ho deciso di seguire instancabilmente le vie del coraggio.

Molte volte semplicemente cadevo,
ma mi rialzavo comunque sapevo come,
non mi permettevo di restare in basso, perché sapevo che lì mi aspettava la felicità.

  Dove sono adesso,
in un mondo dove il coraggio va acquisito,
la cosa più semplice è voltare le spalle e scappare,
ma non sono io, no…

Per me la vita è semplicemente una lotta! 
Avrei potuto arrabbiarmi con la vita tante volte,
avrei potuto affogare ogni speranza nelle lacrime,
ma non sono uno di quelli che hanno paura, non sono uno di quelli che si arrendono!

Sono solo un piccolo essere in questo mondo,
un minuscolo petalo di un fiore qualunque,
ma una persona che sa quello che vuole,
che è felice con le piccole cose.  Questa sono io…

Una donna che ama,
che lotta e che sente,
colei che non vuole avere paura da nessuna parte, colei che risolve ogni crisi con un sorriso!

Sono quella che ama la vita, anche se è spietata e spesso fa male,
quella che ha provato cosa vuol dire cadere e quanto fa male ogni caduta, ma a prescindere:
sono una donna che ama la vita!

Sono quella che senza scusarsi va avanti alla ricerca del suo pezzo di felicità,
quella che risolve ogni sfida al volo, anche se chiedo tanto e cado a terra.

Nonostante ogni sfida, nonostante a tutti,
mi dono tanto quanto ho amore e forza in me,
e non c’è niente che possa sconfiggere,
ciò che vive nel mio cuore e sotto la mia pelle!

Danijela Cuk

Zebiniso Meiliyeva condivide la poesia di Gulhayo Egamberganova

Foto cortesia di Gulhayo Egamberganova inviata da Zebiniso Meiliyeva


La figlia di Egamberganova Gulhayo Adamboy è nata il 25 settembre 2005 nel distretto di Gurlan, nella regione di Khorezm. È la vincitrice assoluta di numerose competizioni e Olimpiadi delle scienze. Si è diplomata alla scuola secondaria generale con una medaglia d’oro. Inoltre, è titolare di un B2 CEFR  in inglese e A+ (80%) in lingua madre e letteratura.
“La mia primavera”

  I giorni passavano prima che potessimo battere ciglio
  Ieri abbiamo dato il benvenuto all’autunno
  Perché l’inverno finisce oggi?
Lo abbiamo pianto solo ieri

Possa venire la mia primavera
Mi manca la mia camomilla, il mio papavero
Venga, primavera del mio paese
  Che il giardino sia benedetto dai fiori

La natura si risveglia, quando arriva
È un posto dove gli uccelli non possono nidificare
La primavera ci porta freschezza
A ogni ragazzo e ragazza a cui manca

  Non posso fare a meno di ammettere che sta piovendo
Se non mi diverto non sarò mai soddisfatto
Mi manca la mia mattina, ogni volta la mia alba
Benvenuti nel mio paese, la mia primavera.
         Gulhayo Egamberganova

Egamberganova Gulhayo Adamboy’s daughter was born on September 25, 2005 in Gurlan district of Khorezm region.She is the absolute winner of many competitions and science Olympiads.She graduated from general secondary school with a gold medal.In addition, she holder of a B2 CEFR in English and an A+ (80%) in Mother Tongue and Literature.
“My spring”

Days passing before we could blink
Yesterday we welcomed autumn
Why is winter ending today?
We mourned for him only yesterday

May my spring come
I miss my camomile, my poppy
Let it come, spring of my country
May the garden be blessed with flowers

Nature awakens, when it comes
It’s a place where birds can’t nest
Spring brings us freshness
To every boy and girl who misses him

I can’t help but admit that it’s raining
If I don’t enjoy it, I will never be satisfied
I miss my morning, every time my dawn
Welcome to my country, my spring.
        Gulhayo Egamberganova

“La luna sublime” Nuova silloge poetica della poliedrica Elisa Mascia. A cura di Maria Pellino, Milano

Foto copertina della Collezione poetica di Elisa Mascia

È un onore presentare la nuova silloge poetica di Elisa Mascia, donna poliedrica e piena di risorse poetiche.

Quanto difficile possa essere un cambiamento interiore ce lo mostra Elisa nelle sue liriche. Qui troviamo umanità intrisa di sublime che portano ad una maggiore consapevolezza di sé e  quell’indagine accurata nella profondità dell’esistenza ci conduce all’autenticità del sentire.

Ho chiesto ad Elisa di raccontarci l’idea d’amore che vuole trasmetterci attraverso le sue parole, elemento imprescindibile del suo essere:

“Come nelle Raccolte Poetiche pubblicate in precedenza è il sentimento dell’amore che fa da filo conduttore per tutti gli altri argomenti ispirativi delle singole poesie.
L’amore inteso sempre come dono innato di spiritualità, generosità personale da elargire ai fratelli e in molti versi poetici alla persona amata con reciproco sentire con una evidente maturità non solo di pensieri ma anche di stile poetico.”

Elisa Mascia

Como en las Colecciones Poéticas publicadas anteriormente, es el sentimiento de amor el que actúa como hilo conductor para todos los demás temas inspiradores de los poemas individuales.
El amor siempre se entiende como un don innato de espiritualidad, generosidad personal que se debe dar a los hermanos y en muchos versos poéticos al ser amado con sentimiento mutuo con una evidente madurez no sólo de pensamiento sino también de estilo poético.

Elisa Mascia

” La Sublime Comunione dell’Anima: Versi di Elisa Mascia”

Recensione:

“La Luna Sublime” di Elisa Mascia è una raccolta poetica che celebra con profonda sensibilità il viaggio interiore dell’anima attraverso le sfumature dell’amore, della spiritualità e dell’esperienza umana. Mascia intesse una ragnatela di emozioni che cattura l’essenza stessa dell’essere: le sue gioie, le sue battaglie interiori, le sue estasi e i suoi dolori…. continua

“Volo dell’Anima: Versi Trasversali di Elisa Mascia”

….Prefazione:

Navigando tra le pagine della raccolta poetica di Elisa Mascia, ci troviamo dinanzi a un cosmo di parole che disegnano l’orbita emotiva di un’anima sensibile e ardita. “Volo dell’Anima: Versi Trasversali di Elisa Mascia” è più di una semplice raccolta; è un invito al lettore a partecipare a un viaggio interiore attraverso le molteplici sfumature dell’essere…
… continua

Dott. Pier Carlo Lava

***

“La Sublime Comunión del Alma: Versos de Elisa Mascia”

Reseña:

“La Luna Sublime” de Elisa Mascia es una colección poética que celebra con profunda sensibilidad el viaje interior del alma a través de los matices del amor, la espiritualidad y la experiencia humana.  Mascia teje una red de emociones que capta la esencia misma del ser: sus alegrías, sus batallas internas, sus éxtasis y sus dolores.

“El vuelo del alma: Versos transversales de Elisa Mascia”

Prefacio:
Navegando por las páginas de la colección poética de Elisa Mascia nos encontramos ante un cosmos de palabras que perfilan la órbita emocional de un alma sensible y atrevida.  “El vuelo del alma: Versos transversales de Elisa Mascia” es más que una simple colección;  es una invitación al lector a participar en un viaje interior a través de los múltiples matices del ser…
… continua
Dott.Pier Carlo Lava

Poesia.

E ADESSO
Mi sento come il marinaio
che ha gettato l’ancora in mare
senza una rotta
e senza vento favorevole.
Va e non vuole guardare indietro
dove ha abbandonato il suo bambino,
piange come colui che la mamma gli ha negato il nutrimento essenziale del latte
materno.
Disperato grida
e poi consapevole soffoca il pianto perché capisce che è giunto il momento del
cambiamento.
E così sia.

Y AHORA.
Me siento como el marinero
que echó el ancla en el mar
sin ruta
y sin viento favorable.
Se va y no quiere mirar atrás
donde abandonó a su hijo,
llora como alguien a quien la madre le ha negado el alimento esencial de la leche
materna.
desesperado llora
y luego consciente se ahoga en llanto porque comprende que ha llegado el
momento del cambio.
Y que así sea.

Link del libro su Amazon https://www.amazon.it/dp/B0D1GGSBS2/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=145D2UPHC6A6Z&dib=eyJ2IjoiMSJ9.YQUlGGL2c6VclaIWUiDAn_qijj1R-EtXULXy7O-BquVMD-SYYHsWzQiBPnjktCv9QQT5tEZfdpWohdXTtdxnzQ5Fk2ACIONk31guRm9WjUOZl0r4ZtauzpF4P8Ikef2zWTWmPymwXVrM3cdMLBzaHhVfXjywIMRYWOI6jC7HzVBDBGYp8buB6bD_W83IqRc8VcelJjmSe2cWRxOQIZMrhUEh_5FLqgPH9RVtifMhlV3gLMZF-rYBFa42_51GnMByKoJzepKyzuAWvGxkfLxlRF00Lt6v7LVVX69A9_vYI_Q.fqpGbmQTFFA3IrmKTD5PcNUlpDj8S5WNxBWiD_Q2lLM&dib_tag=se&keywords=la+luna+sublime&qid=1712841259&sprefix=la+luna+sublime%2Caps%2C116&sr=8-1

Leggi anche 
https://alessandria.today/2024/04/11/la-luna-sublime-nuova-silloge-poetica-della-poliedrica-elisa-mascia-a-cura-di-maria-pellino-milano/

Angela Kosta traduce i versi poetici del giornalista – scrittore  Arslan Bayır

Foto cortesia di Arslan Bayır

ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DEL GIORNALISTA E SCRITTORE PLURIPREMIATO ARSLAN BAYIR

Arslan Bayır, è nato nel 1958, nel villaggio Bayır di Alanya, Antalya. Ha frequentato la scuola elementare nel suo villaggio, le scuole medie e superiori ad Alanya e l’università a Denizli. Inoltre ha conseguito anche una laurea in lingua turca presso l’università anatolica nel ’99.   

I suoi libri pubblicati sono:

– Arte contemporanea (Güncel Sanat) rivista di storia e poesia concorso dal 1 fino al 6 numero

– Viaggiare nel blu

– Dall’ala dell’uccello

– Felicità all’Indipendenza (Kazako – Turco)

Libri di Poesie:

Seme, Montagne curve, Germoglio, Bottini da sogno autunnali, Bagnandosi come gocce di pioggia, Araldo di Primavera (in uzbeko), Life Passes – Time Passes, In Uzbeko (in collaborazione con Aman Matcan), Urlo del blu.

Libri per bambini:

Dolci Facce, Bambino Plus (+) Fiore, Narrativa, Racconti della Nonna, Racconti e Leggende nostre, Il nostro libro, Racconti da noi, Sentiero di Alara, Racconti di nomadi del Toro, Dall’ala dell’Uccello.

Storie:

Storie carnivore, Due puntini e quattro giorni, Mandorlo in fiore, Brezza mattutina

Libri di ricerca:

La forza di cui abbiamo bisogno Atatürk, Perché leggiamo così poco, Chi lo farà, Salva Turco, Canzone del sole (in serbo), Sono solo senza di te (in uzbeko)

Saggio:

Dal pensiero alla penna.

Conversazione:

Lettere e conversazioni.

Numerose poesie si Arslan sono pubblicate in ucraino, kirghiso, moldavo, russo, tedesco, kazako, uzbeko, lituano, persiano, baschiro, macedone, bosniaco, bulgaro, polacco, uiguro, indiano, tartaro, turkmeno, tuva, yakut, balkario, coreano, greco, arabo, gagauzio, mongolo, inglese, azero, ciuva, italiano, spagnolo, ebraico, cinese, vietnamita, portoghese, serbo tartaro, bengalese, spagnolo, portoghese e ltante altre lingue.

PREMI

– Nel 1997, Premio di poesia di Cipro nel concorso di poesia della rivista “Mısralık”, con il suo libro intitolato “Filiz”.

– Nel 2000, Premio Speciale della Giuria per l’insegnamento del concorso di poesia a tema coordinato da “Anasam” a Kayseri

– 2001- 2003 Premio Speciale della Giuria nel ramo libero del concorso di poesia coordinato da “Simav Anadolu”

– Nel 2003, primi posti in entrambi i concorsi di storia e poesia di Alanya ALKOD

– Premio Speciale per la sezione Interviste della rivista Aydın Söke Sarı Zeybek

– Nel 2004, terzo posto al concorso di poesia Yirçe a Smirne

– Nel 2004, primo posto al Concorso di Poesia Şair Sabit İnce con il libro, “Çocuk Artı Çiçek”

– Nel 2005, Premio Speciale della Giuria al concorso di poesia Yirçe

– Nel 2006, Premio Speciale della Giuria al concorso di poesia coordinato dalla rivista Sevgi Yolu, e Premio di Servizio alla Poesia Turca da Bursa Local Agenda 21 (“Bursa Yerel Gündem 21”)

– Nel 2007, secondo posto in entrambi i rami della saggistica e della ricerca al Sabit İnce Literature Awards

– Nel 2013, terzo posto al concorso di racconti Kıbatek (Associazione di letteratura turca cipriota e balcanica dell’Eurasia)

– Nel 2015, Premio della Giuria per il Lavoro nel ramo poesia per bambini nel Concorso di Letteratura per Bambini Mevlüt Kaplan

– Nel 2015, primo posto al concorso per articoli Mustay Karim Altun Kurat coordinato dall’associazione dei giornalisti russi e dagli scrittori baschiri

– Nel 2020, la Piuma d’oro e la medaglia d’argento in Russia

– Nel 2021, premio Penna d’oro in Russia   

– Premio Emir Temur della Repubblica dell’Uzbekistan (2022)

– Primo posto Premio Penna d’Oro nel concorso di saggi Friendship Bridge della Repubblica del Kirghizistan (2022)

– Il premio Kazakistan Ahmet Yesevi 2023 gli è stato assegnato per i suoi studi culturali e la ricerca nel mondo turco. 

Riviste e giornali di cui l’autore ha pubblicato:

Antalya Güncel, Cumhuriyet, Siyah Beyaz, Yeni Alanya, Bizim Alanya, Demokrat Alanya, Haber Alanya, Yeni Adana, Bartın, Ekspres, Hür Gerze, Hür Işık, Devrek Postası gazetelerinde ve Güncel Sanat, Aykırısanat, Maki, Tını, Damar, Kuzeysu, Kıyı, Çalı, Somhaber, Kardelen, Beşparmak, Bay (Jugoslavia), Şafak (Grecia), Türk Sözü (Moldavia), Balon, Alev (Bulgaristan), Kitap Dünyası (Uzbekistan), İzdinish Uygur edebiyatı, (Uiguri) Broy, Simav Anadolu, Sarı Zeybek, Berfin Bahar, Duygu Seli, A- Edebiyat, Samsun Sanat, Amik, Güneysu, Kırk Ambar, Kimsesiz, Ana, Sevgi Pınarı, Sevgi Yolu, Şiiri Özlüyorum, Yankı, Başkent, Sanat ve İnsan, Uzak, İspinoz, Orbita, Mavi Yeşil, Mavi Dergi, Tay, Bizim Ece, Karalama, Şair Çıkmazı, Yaşayan Yarın, Yalın Ses, Ekin Sanat, abece, Öğretmen Dünyası, Şehir.

Arslan pubblicha libri di altri autori preso la Casa Editrice Baygenç Publishing in Turchia nonché sulla rivista internazionale Contemporary Art.


ESSERE LIBERI


Nelle mie montagne
Libero sarò
Dove tutte le cose false
Sono carenti di emozioni.
Finché ancora respirerò
Io griderò
In un’atmosfera festosa
Tutto ciò che accadrà
Riderò e ce la farò
Berrò nelle fresche acque
Sulla riva di un fiume
Per sempre.
Anche se diranno che freddo avrò
Non mi dispiacerà
Perché sarò libero
Da tutti questi falsi sentimenti
Come l’amore.

IL TRENO

Ecco il treno che parte
Così di nuovo
Ancora una volta
Le mie speranze sembrano come i carri
Vanno via tutti, uno dopo l’altro.
La sala d’attesa è piena
E poi di nuovo vuota
Una volta
I passeggeri in arrivo salutavano quelli in sosta
Eppure nessuno mi saluta
Proprio come le mie speranze.
Sono solo io adesso
In questa sala d’attesa vuota
Con le ore d’indugio che sembrano non muoversi
Come le mie speranze perdute.


AUTUNNO

L’autunno arrivò
La brezza soffia rovente
Le foglie si posano una ad una
Al suolo
Taciturne e quiete
Incontrando la terra marrone.
Oh, foglia gialla,
Dove appare la tua anima?
Se solo mi dessi un segno però.

Tradotto in italiano da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

Santosh Kumar Pokharel-Nepal condivide il suo studio per un nuovo stile poetico personalizzato, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Foto cortesia di Santosh Kumar Pokharel-Nepal


DEBUTTO DEL NODO POKHRELI NEL MONDO DELLA POESIA!
                      -Santosh Kumar Pokharel
                        Poeta multilingue

Immagina, una poesia è in una cornice fissa con parole selezionate che trasmettono ai lettori un messaggio significativo in uno schema di rima, e ancora di più se è breve, diretta e segue uno schema perfettamente impostato che è esteticamente gradevole e semanticamente saturo,  questo sarebbe un vantaggio per i poeti nella creazione di poesie?

Santosh Kumar Pokharel, poeta multilingue del Nepal, ha intrapreso un’odissea poetica, presentando al mondo una nuova e affascinante forma di verso: il nodo Pokhreli.  Questa struttura innovativa, caratterizzata dal suo design conciso ma di grande impatto, segna la possibilità di un significativo allontanamento, ad un certo punto del futuro, dalle forme poetiche tradizionali, offrendo ai poeti una nuova tela su cui possono dipingere i loro capolavori lirici.  A differenza della prosodia classica che impiega molto tempo per esprimere le idee di un poeta, i Nodi di Pokhreli sono troppo precisi, impertinenti e in rima ed esprimono magnificamente le opinioni.  A differenza delle espressioni Haiku, i nodi Pokhreli sono confinati e in rima.  Si può dire che il Nodo Pokhreli è una vittoria sui moderni versi sciolti e sulle brevi poesie con pochissime parole e può servire allo scopo di esprimere poeticamente osservazioni spiritose.

Al centro del Nodo Pokhreli si trova il suo formato di strofa triangolare, che si svolge con un ritmo e una simmetria affascinanti.  Ogni strofa inizia con una parola monosillabica, si espande gradualmente in complessità sillabica e poi si contrae di nuovo in una parola monosillabica che rispecchia quella di apertura in rima.  Questa progressione strutturata, esemplificata da modelli come 1-2-1, 1-2-3-2-1 e 1-2-3-4-3-2-1, permea il verso con un senso di equilibrio e armonia.  , guidando il lettore attraverso un viaggio di scoperta linguistica.

Immergiamoci nell’affascinante arazzo dei Pokhreli Knots, ognuno dei quali testimonia la versatilità e la potenza della forma:

TRIANGOLO MORFOSEMANTICO

**Nodo trimetrico TRENTET (1-2-1):**
1.
PENSARE
NESSUN OCCHIO
RESTRINGERSI
2.
COLLEGAMENTO
SUL
BRINK
3.
RACCONTARE
IL MONDO
SILLABARE
4.
BENE
SOTTO
UMORE
5.
MUTO
NON SARÀ
MALEDUCATO.
6.
VITA
HA UN
VIVE
7.
PACE
NON FARE
CESSARE

**Nodo Pentametrico PENTET (1-2-3-2-1):**
1.
IO
VEDREMO
LASCIA QUELLO CHE PUÒ
VIENI VIA
VOLARE

2.
PERCHÉ
TU PIANGI
DOPO NULLA
SU DI ESSI
FIE

3.
MENZOGNA
NON LO FARA’
PER SEMPRE
TU LEGAMI
CIAO

**Nodo eptametrico HEPTET (1-2-3-4-3-2-1):**
1.
IO
AMERANNO
TU COSÌ TANTO
DOVREI CREDERE
NELLE MIE PAROLE
DIRTI
PERCHÉ.

2.
ANDARE
A LEI
CHIEDI A LEI
PER UN FAVORE
SE SI MOSTRERÀ
OTTIENI
ANDARE.

TRAPEZIO MORFOSEMANTICO
1.
**Quadretto (1-2-2-3):**
VITA
HA UN
CENTINAIO
VIVE

2.
PACE
NON LO FARA’
SEMPLICEMENTE
CESSARE

**Nodo esametrico HEXET (1-2-3-3-2-1):**
1.
IO
VEDREMO
NON SCORREMENTO
LASCIA QUELLO CHE PUÒ
VIENI VIA
VOLARE

2.
PERCHÉ
TU PIANGI
DOPO NULLA
MEGLIO
CON LORO
FIE

**OTTETTO (1-2-3-4-4-3-2-1):**
1.
IO
AMERANNO
TU COSÌ TANTO
NON LASCERAI
DOVREI CREDERE
NELLE MIE PAROLE
DIRTI
PERCHÉ.

Ogni strofa del Nodo Pokhreli forma un triangolo morfologico, con la linea centrale che culmina all’apice, creando una struttura armoniosa e di grande impatto visivo.  Nei casi di due versi che condividono lo stesso conteggio sillabico, al centro della strofa si forma un trapezio che conferisce anche un aspetto estetico.  A differenza delle forme tradizionali come l’haiku, il nodo Pokhreli consente l’espansione in settetti, ottetti e oltre, fornendo ai poeti ampio spazio per la creatività e l’espressione.

Inoltre, la selezione deliberata di parole con conteggi sillabici specifici garantisce non solo l’integrità strutturale del poema ma anche la perfetta rima delle parole monosillabiche di apertura e di chiusura, conferendo un senso di unità e coesione al verso.  Inoltre, la possibilità che i versi intermedi facciano rima aggiunge uno strato di musicalità e profondità a ogni strofa, arricchendo l’esperienza uditiva del lettore.

I Pokhreli Knots di Pokharel testimoniano la bellezza e la versatilità di questa forma innovativa, invitando i poeti a esplorare nuove strade di espressione creativa e oltrepassare i confini della tradizione poetica.  Attraverso la sua struttura meticolosa e la precisione ritmica, il Nodo Pokhreli affascina l’immaginazione e tocca l’anima, lasciando un segno indelebile nel mondo della poesia per le generazioni a venire.
Il copyright spetta esclusivamente a Santosh Kumar Pokharel che ha proposto questa nuova struttura poetica, il Nodo Pokhreli.
(C) (R) poetsantosh@gmail.com

Santosh Kumar Pokharel è un poeta globale del nostro tempo.  Il poeta multilingue Pokharel scrive in sei lingue e ha pubblicato sei libri.  Le sue migliaia di poesie dedicate a diversi ceti sociali hanno trovato posto nei media di tutto il mondo.  Santosh Kumar Pokharel è un poeta eccezionalmente devoto che ha offerto un nuovo stile di creazione poetica per il mondo della poesia.  Ci auguriamo che il suo debutto con Pokhreli Knots dia il via ad una nuova era, specialmente per coloro che amano l’haiku e i versi sciolti.
***
DEBUT OF POKHRELI KNOT IN THE POETRY WORLD!
                     -Santosh Kumar Pokharel
                       Multilingual Poet

Imagine, a poem is in a fixed frame with selected words that convey a meaningful message in a rhyming scheme to the readers, and more if it is short, direct and follows a perfectly set pattern which is aesthetically pleasing and semantically saturated, won’t this be a benefit to the poets in poetry creation?

Santosh Kumar Pokharel, multilingual poet from Nepal has embarked on a poetic odyssey, introducing the world to a mesmerizing new form of verse: the Pokhreli Knot. This innovative structure, characterized by its concise yet impactful design, marks a possibility of a significant departure, at some point of future, from traditional poetic forms, offering poets a fresh canvas upon which they can paint their lyrical masterpieces. Unlike classical prosody that takes a substantial length to express the ideas of a poet, Pokhreli Knots are too precise, pert, and rhymed and they beautifully express the views. Unlike Haiku expressions  Pokhreli Knots are confined and rhymed. It can be said that the Pokhreli Knot is a win over the modern blank verses and short poems with a very few words and can serve purpose of poetic expression of witty remarks.

At the heart of the Pokhreli Knot lies its triangular stanza format, which unfolds with a mesmerizing rhythm and symmetry. Each stanza begins with a monosyllabic word, gradually expands in syllabic complexity, and then contracts back to a monosyllabic word that mirrors the opening one in rhyme. This structured progression, exemplified by patterns such as 1-2-1, 1-2-3-2-1, and 1-2-3-4-3-2-1, imbues the verse with a sense of balance and harmony, guiding the reader through a journey of linguistic discovery.

Let’s delve into the mesmerizing tapestry of Pokhreli Knots, each one a testament to the form’s versatility and power:

TRIANGLE MORPHOSEMANTIC

**Trimetric Knot TRENTET (1-2-1):**
1.
THINK 
NO WINK 
SHRINK 
2. 
LINK 
ON THE 
BRINK 
3. 
TELL 
THE WORLD 
SPELL 
4. 
GOOD 
UNDER 
MOOD 
5. 
MUTE 
WON’T BE 
RUDE. 
6. 
LIFE 
HAS A 
VIVE 
7. 
PEACE 
NOT TO 
CEASE 

**Pentametric Knot PENTET (1-2-3-2-1):**
1.

WILL SEE 
LET WHAT MAY 
COME WAY 
FLY 

2.
WHY 
YOU CRY 
AFTER NAUGHTS 
ON THEM 
FIE 

3.
LIE 
WILL NOT 
FOR EVER 
YOU TIE 
BYE

**Heptametric Knot HEPTET (1-2-3-4-3-2-1):**
1.

WILL LOVE 
YOU SO MUCH 
YOU SHOULD BELIEVE 
IN MY WORDS 
TELL YOU 
WHY. 

2.
GO 
TO HER 
YOU ASK HER 
FOR A FAVOR 
IF SHE’LL SHOW 
YOU GET 
GO. 

TRAPEZIUM MORPHOSEMANTIC
1.
**Quadret (1-2-2-3):**
LIFE 
HAS A 
HUNDRED 
VIVES 

2.
PEACE 
WILL NOT 
SIMPLY 
CEASE 

**Hexametric Knot HEXET (1-2-3-3-2-1):**
1.

WILL SEE 
NOT DISMAY 
LET WHAT MAY 
COME WAY 
FLY 

2.
WHY 
YOU CRY 
AFTER NAUGHT 
BETTER BOUT 
WITH THEM 
FIE 

**OCTET (1-2-3-4-4-3-2-1):**
1.

WILL LOVE 
YOU SO MUCH 
WILL NOT YOU LEAVE 
YOU SHOULD BELIEVE 
IN MY WORDS 
TELL YOU 
WHY. 

Each Pokhreli Knot stanza forms a morphological triangle, with the central line culminating at the apex, creating a visually striking and harmonious structure. In cases of two lines sharing the equal syllabic counts at the middle of the stanza forms a trapezium which also gjves an aesthetic look. Unlike traditional forms like haiku, the Pokhreli Knot allows for expansion into septets, octets, and beyond, providing poets with ample room for creativity and expression.

Moreover, the deliberate selection of words with specific syllabic counts ensures not only the structural integrity of the poem but also the seamless rhyming of the opening and closing monosyllabic words, lending a sense of unity and cohesion to the verse. Furthermore, the potential for intermediary lines to rhyme adds a layer of musicality and depth to each stanza, enriching the reader’s auditory experience.

Pokharel’s Pokhreli Knots stand as a testament to the beauty and versatility of this innovative form, inviting poets to explore new avenues of creative expression and push the boundaries of poetic tradition. Through its meticulous structure and rhythmic precision, the Pokhreli Knot captivates the imagination and touches the soul, leaving an indelible mark on the world of poesie for generations to come.
Copyright lies solely with Santosh Kumar Pokharel who propounded this new poetry structure the Pokhreli Knot.
(C) (R) poetsantosh@gmail.com

Santosh Kumar Pokharel is a Global Poet of our time. Multilingual poet Pokharel writes in six languages and has published six books. His thousands of poems dedicated to different walks of life have found places in media  worldwide. Santosh Kumar Pokharel is an exceptionally devoted poet who has offered a new style of poetry making for the poetry world. We hope his debut of Pokhreli Knots will kick off a new era specially for those who loved haiku and blank verses

Zebiniso Meiliyeva condivide un racconto interessante di una giovane studentessa, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Foto cortesia di Iroda Khudoyorova


Il visitatore fedele della biblioteca”
“Le biblioteche immagazzinano l’energia che alimenta l’immaginazione. Aprono finestre sul mondo e ci ispirano a esplorare, raggiungere risultati e contribuire a migliorare la qualità della nostra vita.”  – Sidney Sheldon

Nella nostra piccola città c’erano due biblioteche.  La prima biblioteca si trovava lontano da casa, l’altra era proprio in fondo alla strada.  La biblioteca era umile e troppo piccola, con pochissimi libri e pochi visitatori.  Di tanto in tanto andavo in questa biblioteca, ma non dimenticherò mai questo evento particolare.

Circa tre mesi fa ho preso in prestito alcuni libri e avevo quasi finito di leggerli.  Tuttavia, non ho potuto preoccuparmi o non ho avuto il tempo di restituirli.  Un giorno, dopo la scuola, decisi di restituire i libri in biblioteca.  Come sempre, nella biblioteca non c’era nessuno tranne il bibliotecario che era impegnato a scrivere qualcosa.  Dopo aver consegnato il libro, ho iniziato a curiosare tra gli scaffali per trovarne un altro.  All’improvviso il bibliotecario parlò:

“Non posso darti un libro. Sono passati tre mesi da quando lo hai portato via. La scadenza era solo una settimana. E se non lo riporti indietro?”  disse, controllando la scadenza.

“No, lo riporterò indietro. Ho semplicemente dimenticato di restituirlo”, ho risposto.

Mentre cercava un libro, un vecchio entrò nella biblioteca.  Indossava abiti logori e aveva capelli e barba bianchi come la neve.  Sebbene le sue tasche fossero vuote, la sua mente era ricca di curiosità e fame di conoscenza.  Nelle sue mani teneva due libri: “Dunyoning Ishlari” di Oʻtkir KHoshimov e “Guerra e pace” di Tolstoj.

Consegnò il libro e si scusò: “Mi dispiace. Volevo riportarlo ieri, ma avevo un dolore terribile alla schiena e non potevo sopportare a causa della vecchiaia. Mi scuso mille volte”.

“Va tutto bene, non sentirti in colpa. Vuoi prendere in prestito un altro libro?”  chiese il bibliotecario.

“Sì, certo, ma voglio leggere il libro qui”, rispose, cercando un altro libro.

Quando mi vide, sorrise gentilmente, prese un libro e si sedette vicino alla finestra.

Sai, mi sono sentito molto in colpa perché si è scusato tantissimo per essere arrivato con un giorno di ritardo.  Aveva mostrato un tale rimorso, mentre io non gli avevo chiesto scusa nemmeno una volta.

Mentre altri si abbandonavano a pettegolezzi oziosi e conversazioni fugaci, questo vecchio trovava conforto nelle sacre sale della biblioteca.  Fu qui che cercò rifugio dalle difficoltà della sua vita quotidiana, trovando conforto nella compagnia dei libri piuttosto che delle persone.  Ogni volta che lo vedevo in biblioteca, era assorto in un libro, trasportato in un altro mondo insieme ad altre persone.  Era molto povero ma ricco di curiosità e di conoscenza.

Iroda Khudoyorova è nata l’8 aprile nella regione Jizzakh della città di Tashkent.  Attualmente studia come studentessa senior in una scuola professionale a Jizzakh.  Ha scritto numerosi racconti e alcune poesie pubblicate su riviste e giornali.

***

The Library’s Loyal Visitor”
“Libraries store the energy that fuels the imagination. They open up windows to the world and inspire us to explore and achieve and contribute to improving our quality of life.” – Sidney Sheldon

In our small town, there were two libraries. The first library was located far from home, and the other one was just down the street. The library was humble and too small, with very few books and visitors. I used to go to this library from time to time, but I will never forget this particular event.

Around three months ago, I borrowed some books, and I had almost finished reading them. However, I either couldn’t be bothered or didn’t have time to return them. One day after school, I decided to return the books to the library. As always, there was no one in the library except for the librarian who was busy writing something. After handing over the book, I began to browse the shelves to find another book. Suddenly, the librarian spoke up:

“I can’t give you a book. It’s been three months since you took it away. The deadline was only a week. What if you don’t bring it back?” she said, checking the deadline.

“No, I’ll bring it back. I just forgot to return it,” I replied.

While searching for a book, an old man entered the library. He wore worn-out clothes and had snow-white hair and beard. Though his pockets were empty, his mind was rich with curiosity and a hunger for knowledge. In his hands, he held two books: “Dunyoning Ishlari” by Oʻtkir KHoshimov and “War and Peace” by Tolstoy.

He handed over the book and apologized, “I’m sorry. I wanted to bring it back yesterday, but I had a terrible ache in my back and couldn’t stand due to old age. I apologize a thousand times.”

“It’s okay, don’t feel guilty. Would you like to borrow another book?” asked the librarian.

“Yes, of course, but I want to read the book here,” he replied, searching for another book.

When he saw me, he smiled kindly, took a book, and sat near the window.

You know, I felt very guilty because he apologized so much for being one day late. He had shown such remorse, while I hadn’t even said sorry once.

While others indulged in idle gossip and fleeting conversations, this old man found solace within the library’s hallowed halls. It was here that he sought refuge from the hardships of his daily life, finding comfort in the company of books rather than people. Every time I saw him at the library, he was engrossed in a book, transported to another world with other people. He was very poor but rich with curiosity and knowledge.

Iroda Khudoyorova was born on April 8th in the Jizzakh region of Tashkent city. Currently, she is studying as a senior student at a vocational college in Jizzakh. She has written many stories and some poems published in journals and newspapers.

Dalla maestra Ester Abreu de Santo Espirito riceviamo un’interessante articolo “Poesia, cammino e ponte tra lingue e paesi” di Santiago Montobbio

Foto cortesia di Yannis Ritsos

Il faro di Melilla

Prima dell’incontro c’è un libro di Yanis Ritsos
C’è una fraternità tra le lingue latine, una fratellanza che si sente in modo intimo, e allo stesso tempo forma una naturale comunità di cultura.
di Santiago Montobbio

 
Questo libro di Yannis Ritsos che vedo nelle librerie e compro subito e devo leggere subito è un incontro per tante cose, sì, mi sento già così e lo dico prima ancora di leggerlo, anche se so che leggendolo amplierà le possibilità, incontro che sento sia e lo farà risuonare ancora di più come tale dentro.

Sono stato sorpreso di trovare Le Giornate 1931-1934 di Yorgos Seferis in una libreria – La Central del Raval – e li ho letti.  Stavo leggendo le sue poesie, non so perché, e mi avevano accompagnato di nuovo.  Ciò è stato fatto da poesie ben ricordate e da altri versi o poesie che mi hanno raggiunto in modo speciale in quel particolare momento.  Vedo anche con sorpresa e piacere un libro di Yannis Ritsos nella libreria La Central, e sento e so che per tanti motivi è un incontro.  Si tratta del libro Quarta dimensione, che hanno pubblicato per la prima volta integralmente tradotto in catalano.  I diciassette monologhi nella loro edizione definitiva nel 1978. Questo libro è un incontro, sì, e in esso ci sono tante cose, e forse posso già dirne alcune.  Leggerò il prologo del professore che ha scritto il libro, che dovrebbe interessarmi, così come l’epilogo del traduttore, di un titolo che promette di interessarmi soprattutto, “D’una particolare esperienza translating”.  La traduzione, e la traduzione della poesia, materia alla quale qualche volta ho fatto riferimento o alla quale ho dedicato qualche intervento o convegno, e la traduzione in catalano, e dal greco al catalano.  Nella nostra corrispondenza, l’ho chiamata così l’altro giorno, ho detto a Coralia Pose anni fa di aver letto Yorgos Seferis per la prima volta in catalano da adolescente, nella traduzione di Mithistòrima fatta da Carles Miralles.  Coralia si è interessata alla questione dell’importantissimo lavoro di traduzione – in quantità e qualità – dei poeti greci in catalano, che ha attirato l’attenzione.  Nella mia risposta gli ho detto come dovesse essere compreso in un quadro più ampio, e visto come il prolungamento di una tradizione culturale più lunga e con radici profonde.  Si desidera che il catalano sia una lingua di cultura, e per questo si ritiene che i classici greci e latini debbano poter essere letti in catalano nelle versioni dirette delle opere di questi autori classici, e che siano di grande qualità: questo è l’impegno e la convinzione che sta dietro e fa nascere la collezione Bernat Metge, finanziata da un politico, Francesc Cambó, è che dietro una mentalità culturale c’è anche la volontà di farne un Paese.  Lo si vede molto chiaramente nelle glosse di Eugeni D’Ors. 

Perché la traduzione in catalano dell’originale risponde allo stesso impegno, che è l’impegno colossale della Bibbia di Montserrat, e che è un impegno di generazioni.  Letteralmente, e lo so bene.  Mio nonno materno, illustre medico umanista, Antoni de Balanzó i Echevarría, morto giovane, ne era abbonato, e mio padre continuò il suo abbonamento.  C’è questa mentalità e questa volontà e questa convinzione, e anche questa sensibilità.  Verso la cultura e anche verso la lingua greca.  E il fatto che esistano versioni di poeti greci moderni ne è sostanzialmente parte, perché ne è come un prolungamento.  Così Carles Riba traduce L’Odissea e anche Cavafis, come Carles Miralles traduce Seferis.  Così risposi più o meno un giorno di anni fa nella nostra corrispondenza con Coralia Pose, e ne feci parzialmente riferimento in una conferenza che tenni all’Amics de la UNESCO di Barcellona per presentare il mio libro “La poesia è un fondo d’acqua di mare e intorno o da lui”.
Lingue, traduzione, poesia.  Ho detto che ho dedicato qualche conferenza o intervento a questi temi, ed è vero.  Così, per iniziare la mia collaborazione con la Scuola Nazionale di Lingue, Linguistica e Traduzione (ENALLT) dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM), di cui sono membro della Linea di Ricerca Semiotica e nella quale tengo videoconferenze su una materia , ho dato il titolo al primo di essi “Poesia e linguaggi: un luogo d’incontro”, e il suo contenuto ovviamente rispondeva a questo.  Mi sono ricordato che Augusto Guarino, professore all’Università L’Orientale di Napoli, discepolo di Giuseppe Bellini, nel presentare il mio libro Hasta el final le passeggiate del canto all’Istituto Cervantes di Napoli, e di introdurre e spiegare che aveva tradotto alcuni poesie in italiano del libro e che gli sarebbe stato permesso di leggerle in queste traduzioni, e per spiegare anche perché gli sarebbe stato permesso di farle, disse che avrebbe sostituito la solita domanda se la poesia può essere tradotta con la domanda se non può essere tradotto.  Salvador Espriu diceva che il catalano è il latino che parliamo su queste coste, e nel latino delle coste opposte si potevano sentire le mie poesie quel pomeriggio a Napoli.  Ciò che dice Espriu è una verità profonda, detta anche con semplicità e bellezza.  E c’è una fraternità tra le lingue latine, una fratellanza che si sente in modo intimo, e nello stesso tempo forma una naturale comunità di cultura.  È noto che Borges lesse la Divina Commedia in italiano, lingua che inizialmente non conosceva, per mitigare un lungo viaggio in autobus che lo portò in una biblioteca di periferia.  Non ebbe problemi con questa lettura, e un giorno, conversando con uno dei traduttori di Dante in spagnolo, lo criticò per aver fatto quella traduzione, poiché promuoveva la -falsa- superstizione che l’italiano e lo spagnolo fossero lingue diverse.  Ed è vero che c’è una comunione e un sentimento naturale che li unisce.  Alle lingue latine, dal latino in cui si ramificano.  (Dirò anche, tra parentesi, che la vicinanza e la distanza delle lingue è una questione capitale e non banale, e da questa comunione che si può sentire o non sentire tra di loro si può dedurre anche la sua possibilità e difficoltà di traduzione Don Chisciotte ci dice già Dice che è più difficile tradurre in una lingua lontana, con la quale c’è distanza – e Don Chisciotte aveva traduzioni quasi immediate. Posso attestare che nella traduzione della mia opera in olandese il traduttore voleva essere fedele nella sua versione del ritmo, cosa che mi sembra fondamentale, e lui ha voluto farmelo percepire, ma posso anche dire che nella nostra corrispondenza riguardo a questo compito di traduzione c’è testimonianza della difficoltà creata da una mentalità diversa come quello prodotto da una cultura diversa).  La stessa convinzione – quella di una comunione o fratellanza tra lingue solitamente considerate diverse e che in realtà le unisce, e letteralmente, poiché nascono una sola – risponde agli sforzi di Foix di rinnovare il catalano in cui voleva scrivere – e ha scritto.  Gli scrittori catalani dell’inizio del XX secolo si ritrovarono con una lingua impoverita, dopo un declino durato secoli.  Josep Pla lo esprime perfettamente leggendo uno dei suoi classici medievali: “La riquesa de lèxic, l’adjectivació infal.lible, el coneixement de la llengua de Roig són un prodigi -a prodigi in un certo modo sgradevole, perché pone di manifestare il precariato e il povero della lingua attuale-“.  I classici catalani sono medievali, e furono i grandi classici d’Europa, come Ausiàs March o Tirant lo Blanch di Joanot Martorell, l’unico libro che salva Cervantes dal rogo, ma sono lontani e con loro c’è molta distanza.  J. V. Foix vuole che il suo catalano si colleghi direttamente a loro e scriva come se questo declino non fosse avvenuto.  Per fare questo, considera che il catalano in cui scrivi può e deve nutrirsi di altre lingue sorelle.  Così si indicano e questo è il significato delle epigrafi dei poeti catalani medievali ma anche dei poeti toscani e provenzali che portano gli splendidi sonetti di Sol, i de dol.  A volte ho commentato queste domande.  Ho fatto riferimento a questo e a questa questione delle lingue nella conferenza che ho tenuto su Rubén Darío in diverse entità culturali del Nicaragua e che l’Accademia Nicaraguense della Lingua ha pubblicato nel suo Repertorio Darian, e anche nel mio intervento in occasione della presentazione presso l’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona di un libro con i racconti di Salvador Espriu tradotti per la prima volta in italiano, e che ha dato origine al testo ‘Parole per Salvador Espriu’ pubblicato dalla rivista Babab di Madrid.  E costituì un punto cardine e più articolato di quel convegno dell’UNAM, e fu anche oggetto del mio intervento dal titolo “Poesia, cammino e ponte tra lingue e paesi”, con il quale partecipai al Remover Roma Festival con Santiago lo scorso ottobre. 29 2017. Quel giorno presentammo la mia poesia e il mio ultimo libro di allora, L’Antica Luce della Poesia, con Carmelita Ferreri alla Reale Accademia di Spagna a Roma, ma nel nostro intervento abbiamo fatto riferimento anche a questi temi, come annunciato nel titolo di esso.  Questo libro di Yannis Ritsos mi fa ritornare a loro, che per tanti motivi è un incontro.  In esso le poesie sono nella loro traduzione in catalano e nell’originale in cui il poeta le scrisse, cioè in greco moderno.  La comunità naturale che costituisce le lingue a cui mi riferivo ora permette al lettore di leggere le poesie in entrambe le lingue nelle edizioni di poesie in due lingue, o di controllare o contrastare una sfumatura in qualsiasi momento, sia di vedere come è stato scritto nell’originale o come è stato risolto e diventa la traduzione.  Non potrò farlo con queste poesie di Yannis Ritsos nel greco moderno in cui le ha scritte.  Non conosco il greco moderno, come ci dice Andrés Sánchez Robayna, ed è per questo che entrambi avevamo letto il Diario di Seferis nelle selezioni che erano state pubblicate nelle lingue che conosciamo, francese o spagnolo.  “Solo la mia lingua si prende cura delle sabbie di Omero” è un verso di un altro poeta greco di questa generazione che, come il suo contemporaneo spagnolo del ’27, mi ha sempre accompagnato, Odisseas Elytis, cosa che ho notato leggendolo da adolescente e che Elytis, quando è possibile, lo pratica e lo incarna in alcuni dei suoi versi, e lo esemplifica.  Perché, quando è possibile, li smalta, e dico questo per indicare il suo carattere prezioso, una parola che sopravvive e resta intatta ed è proprio come si diceva e si può dire nel greco classico.  Si tratta di un atteggiamento e di una sensibilità, di una volontà nei confronti della lingua che non è lontana da quella che Foix commentava a proposito del catalano, anche se la sua realizzazione nella lingua in cui scriveva il poeta catalano ha avuto un’altra incarnazione e ha raggiunto un’altra dimensione, poiché questa convinzione e l’atteggiamento culturale trasformò e fecondò completamente la lingua in cui scriveva.

Questo libro di Yannis Ritsos che vedo nelle librerie e compro subito e devo leggere subito è un incontro per tante cose, sì, mi sento già così e lo dico prima ancora di leggerlo, anche se so che leggendolo amplierà le possibilità incontro che sento sia e lo farà risuonare ancora di più come tale dentro.  È anche per il modo in cui il poeta raccoglie e presenta le sue poesie in esso.  Yannis Ritsos presenta e pubblica i suoi diciassette monologhi in un modo che sembra definitivo in un libro fondamentale per il suo lavoro: li ha scritti, li sente e li vuole come un libro.  Ne ho letti alcuni, e ho assistito alla lettura di “Helena” ne La Pedrera, un monologo che conosco bene, poiché è incluso nell’Antologia di Ritsos pubblicata nelle Selezioni di Poesia Universale di Plaza e Janés che Leggo da adolescente e l’ho letto molte volte.  L’altro giorno, alla presentazione delle Giornate a Venezia, ho letto un frammento di questo libro che parla del rispetto necessario, indispensabile che si deve avere verso come è stata data una scrittura.  Ciò è avvenuto secondo un ritmo particolare e come una natura.  Ciò è stato talvolta la causa della loro incomprensione.  E questa giornata recente, lo scorso 21 marzo 2024 all’Ateneo di Barcellona, ​​mi ha ricordato la presentazione del mio libro La poesia è un fondo d’acqua di mare il 14 marzo 2012 al Centro UNED di Barcellona, ​​nella quale ho menzionato anche Proust.

Nemmeno Ortega y Gasset.  Non capiscono che Proust si accosta alla poesia e alla musica nella sua composizione.  Octavio Paz ha saputo vederlo e dirlo con grande bellezza in un saggio giovanile: “Il suo romanzo, in modo simile a quanto avviene nella poesia, si svolge come uno sviluppo, come un divenire;  Una sensazione tesa di vita che si realizza attraversa le sue pagine, lottando contro la morte e l’oblio, così come combattiamo con il dolore e il tempo.  La ricomparsa dei motivi, così come effettivamente si manifesta una sensibilità, deve essere sentita dalla sensibilità e da essa autorizzata e autorizzata che così si manifestino.  Non si poteva capire nella composizione e nel modo di presentarlo – come si è scoperto – che avevo deciso, e per questo ho commentato che forse non sarebbe stato sorprendente.  Perché neppure allora fu compreso il modo in cui venne composta una grande opera, che poi venne ritenuta tale indiscutibilmente.  Questo libro, Quarta dimensió, ci permette di avvicinarci, attraverso la sua traduzione in catalano, al modo in cui il poeta che scrisse questi monologhi, Yannis Ritsos, voleva che fossero letti e presentati.  Se lo ha voluto così dobbiamo pensare che si tratta di una volontà e di una decisione che risponde ad una motivazione profonda.  Sono costanti e assi del loro lavoro, e leggerli nel loro insieme, raccolti in un grande libro, deve permetterci di averne un’altra prospettiva, deve cambiarli e renderli in qualche modo diversi, per noi che li leggiamo e anche per se stessi…  Sono sempre stato attento a ciò che pubblica Seferis o Elytis o Ritsos.  Recentemente ho letto un libro di Ritsos che fino ad ora non era stato pubblicato e che ho trovato molto bello, Sogno di un mezzogiorno di mezza estate.  L’ho letto nella sua traduzione spagnola.  Nella sua traduzione in catalano leggerò questi diciassette monologhi che scrisse il poeta greco.  Insieme.  Deve essere un’impressione molto ricca da leggere, e sono sicuro che mi permetterà di rientrare nella forza della sua poesia, nella forza e bellezza e nelle tante sfumature che possiede la straordinaria creazione che è.

***

El Faro de Melilla

Ante el encuentro que es un libro de Yanis Ritsos
Hay una hermandad entre las lenguas latinas, una hermandad que se nota de manera íntima, y a la vez conforma por ello una natural comunidad de cultura
por Santiago Montobbio
05/04/2024
Este libro de Yannis Ritsos que veo en librerías y al momento compro y he de leer enseguida es un encuentro por muchas cosas, sí, ya así lo siento y digo aun antes de leerlo, aunque sé que su lectura ampliará el encuentro que siento es y hará que así aún más resuene como tal en el adentro
Este libro de Yannis Ritsos que veo en librerías y al momento compro y he de leer enseguida es un encuentro por muchas cosas, sí, ya así lo siento y digo aun antes de leerlo, aunque sé que su lectura ampliará el encuentro que siento es y hará que así aún más resuene como tal en el adentro


Me sorprendió encontrar en una librería -La Central del Raval- los Días 1931-1934 de Yorgos Seferis, y los leí. Estaba leyendo ya no sé por qué vez sus poemas, y habían vuelto a acompañarme. Así lo hicieron poemas muy recordados y otros versos o poemas que en ese particular momento de modo especial me llegaron. Veo también con sorpresa y agrado en la librería La Central un libro de Yannis Ritsos, y que siento y sé que por muchas cosas es un encuentro. Es el libro Quarta dimensió, que publican por primera vez de modo íntegro en traducción al catalán. Los diecisiete monólogos en su edición definitiva en 1978. Es un encuentro este libro, sí, y en él se dan muchas cosas, y pueda quizá ya algunas decir. Leeré el prólogo del profesor que lleva el libro, que ha de interesarme, así como el epílogo del traductor, de un título que promete interesarme especialmente, “D’una particular experiència traductora”. La traducción, y la traducción de poesía, un asunto al que a veces me he referido o al que he dedicado alguna intervención o conferencia, y la traducción al catalán, y del griego al catalán. En nuestra correspondencia, la llamaba así el otro día, le decía hace años a Coralia Pose que leí por primera vez en la adolescencia a Yorgos Seferis en catalán, en la traducción de Mithistòrima que realizó Carles Miralles. Coralia se interesaba por la cuestión de la muy importante labor de traducción -en cantidad y calidad- de los poetas griegos al catalán, que llamaba la atención. En mi respuesta le refería cómo había que entenderlo en un marco más amplio, y verlo como la prolongación de una tradición de cultura más larga y con raíces profundas. Se desea que el catalán sea una lengua de cultura, y para ello se considera que han de poderse leer en catalán los clásicos griegos y latinos en versiones directas de las obras de estos autores clásicos, y que sean de gran calidad: éste es el empeño y la convicción que hay detrás y hace nacer la colección Bernat Metge, que financia un político, Francesc Cambó, y es que detrás de una mentalidad de cultura hay también la voluntad de hacer desde ella un país. Se ve de un modo clarísimo en las glosas de Eugeni D’Ors. A la tradición griega y latina habría que sumar la de la Biblia, pues a idéntico empeño responde la traducción al catalán desde su original que es el empeño colosal de la Bíblia de Montserrat, y que es un empeño de generaciones. Literalmente, y lo sé bien. Estaba suscrito a ella mi abuelo materno, un ilustre médico humanista, Antoni de Balanzó i Echevarría, que murió joven, y continuó su suscripción mi padre. Hay esta mentalidad y esta voluntad y esta convicción, y también esta sensibilidad. Hacia la cultura y también hacia la lengua griega. Y que haya versiones de los poetas griegos modernos en el fondo se enmarca en ella, porque es como una prolongación de ésta. Así Carles Riba traduce La Odisea y también a Kavafis, como Carles Miralles traduce a Seferis. Así contestaba más o menos un día hace años en nuestra correspondencia a Coralia Pose, y lo referí parcialmente en una conferencia que di en Amics de la UNESCO de Barcelona para presentar mi libro La poesía es un fondo de agua marina y en torno o a partir de él.

Las lenguas, la traducción, la poesía. He dicho que he dedicado alguna conferencia o intervención a estos asuntos, y es cierto. Así, para empezar mi colaboración con la Escuela Nacional de Lenguas, Lingüística y Traducción (ENALLT) de la Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM), de la que soy integrante de su Línea de investigación de Semiótica y en la que imparto videoconferencias en una asignatura, di por título a la primera de ellas el de “La poesía y las lenguas: un lugar de encuentro”, y su contenido por supuesto respondía a éste. Recordé que Augusto Guarino, un profesor de la Università L’Orientale de Nápoles, discípulo de Giuseppe Bellini, al presentar mi libro Hasta el final camina el canto en el Instituto Cervantes de Nápoles, y para introducir y explicar que había traducido al italiano algunos poemas del libro y que iba a permitirse leerlos en estas traducciones, y para explicar también el que se hubiera permitido realizar éstas, dijo que a la habitual pregunta de si puede traducirse la poesía él la sustituiría por la de si puede no traducirse. Salvador Espriu decía del catalán que era el latín que hablamos en estas costas, y en el latín de las costas de enfrente pudieron escucharse mis poemas esa tarde en Nápoles. Es una profunda verdad lo que dice Espriu, dicha además con sencillez y belleza. Y es que hay una hermandad entre las lenguas latinas, una hermandad que se nota de manera íntima, y a la vez conforma por ello una natural comunidad de cultura. Es fama que Borges leyó la Divina Comedia en italiano, lengua que en principio no conocía, para mitigar un largo trayecto en autobús, que le llevaba a una biblioteca de las afueras. No tuvo ningún problema con esa lectura, y un día, en conversación con uno de los traductores de Dante al castellano, le censuró que hubiera hecho esta traducción, pues fomentaba la superstición -falsa- de que italiano y castellano eran lenguas distintas. Y es verdad que hay una comunión y un natural sentir que las une. A las lenguas latinas, desde el latín en el que se ramifican. (Diré también, entre paréntesis, que la cercanía y la lejanía de las lenguas es cuestión capital y no baladí, y desde esta comunión que cabe entre ellas sentir o no sentir, se infiere también su posibilidad y dificultad de traducción. Ya Don Quijote nos dice que es más difícil la traducción a una lengua alejada, con la que hay una distancia – y El Quijote tuvo traducciones casi inmediatas. Puedo dar fe que en la traducción de mi obra al neerlandés el traductor quiso ser fiel en su versión al ritmo, algo que me parece fundamental, y quiso hacérmelo percibir, mas puedo también decir que en nuestra correspondencia en torno a esta labor de traducción queda testimonio de la dificultad que crea una mentalidad distinta como es la que produce una cultura distinta). A igual convicción -la de una comunión o hermandad entre las lenguas que suelen considerarse distintas y que en realidad las une, y literalmente, pues las nace una- responde el empeño del Foix para renovar el catalán en que quiso escribir -y escribió. Los escritores catalanes de principios del siglo XX se encuentran con una lengua empobrecida, tras una decadencia de siglos. Josep Pla lo expresa perfectamente al leer a uno de sus clásicos medievales: “La riquesa de lèxic, l’adjectivació infal.lible, el coneixement de la llengua de Roig són un prodigi -un prodigi en certa manera desagradable, perquè posa de manifest la precarietat i pobresa de la llengua actual-“. Los clásicos del catalán son medievales, y fueron los grandes clásicos de Europa, como Ausiàs March o el Tirant lo Blanch de Joanot Martorell, el único libro que salva de la hoguera Cervantes, pero están lejos y hay una gran distancia con ellos. J. V. Foix quiere que su catalán enlace directamente con ellos, y escribir como si esta decadencia no se hubiera producido. Para ello, considera que el catalán en que escriba puede y debe nutrirse de las otras lenguas hermanas. Así lo indican y éste es el sentido que tienen los epígrafes de poetas catalanes medievales pero también toscanos y provenzales que llevan los espléndidos sonetos de Sol, i de dol. He comentado a veces estas cuestiones. Me referí a ello y a esta cuestión de las lenguas en la conferencia que impartí sobre Rubén Darío en varias entidades de cultura de Nicaragua y que publicó en su Repertorio dariano la Academia Nicaragüense de la Lengua, y también en mi intervención con motivo de la presentación en el Istituto Italiano di Cultura di Barcellona de un libro con narraciones de Salvador Espriu traducidas por primera vez al italiano, y que dio lugar al texto ‘Palabras para Salvador Espriu’ que publicó la revista Babab de Madrid. Y constituyó punto angular y más detallado en esa conferencia de la UNAM, y fue también cuestión de mi intervención titulada “La poesía, camino y puente entre lenguas y países”, con la que participé en el Festival Remover Roma con Santiago el 29 de octubre de 2017. Ese día presentamos mi poesía y mi último libro en ese momento, La antigua luz de la poesía, con Carmelita Ferreri en la Real Academia de España en Roma, pero en nuestra intervención nos referimos también a estas cuestiones, como estaba anunciado en el título de la misma. Me hace volver sobre ellas este libro de Yannis Ritsos, que por muchas cosas es un encuentro. En él los poemas están en su traducción al catalán y en el original en que el poeta los escribió, esto es, en griego moderno. La comunidad natural que conforman las lenguas a las que ahora me refería permite que en las ediciones de poemas en dos lenguas el lector pueda leer los poemas en las dos, o comprobar o contrastar en cualquier momento un matiz, sea para ver cómo estaba escrito en el original o cómo se ha resuelto y devenido en la traducción. No voy a poder hacerlo con estos poemas de Yannis Ritsos en el griego moderno en que los escribió. No sé griego moderno, como nos dice que tampoco lo sabe Andrés Sánchez Robayna, y es por ello que los dos hemos, habíamos leído el Diario de Seferis en las selecciones que se habían publicado en lenguas que sí conocemos, francés o castellano. “Única cuita mi lengua en las arenas de Homero” es un verso de otro poeta griego de esta generación que, como su coetánea española del 27, me ha acompañado siempre, Odisseas Elytis, en el que me fijé cuando lo leí en la adolescencia y que Elytis cuando le es posible practica y hace que se encarne en alguno de sus versos, y la ejemplifica. Porque, cuando le es posible, esmalta en ellos, y lo digo así para indicar su carácter precioso, una palabra que pervive y sigue intacta y es tal como se decía y puede decirse en griego clásico. Es una actitud y una sensibilidad, una voluntad hacia la lengua que no está lejos de la que comentaba de Foix en relación al catalán, aunque su concreción en la lengua en que el poeta catalán escribió tuvo otra encarnación y alcanzó otra dimensión, pues esta convicción y actitud de cultura transformó y fecundó por completo la lengua en que escribió.

Este libro de Yannis Ritsos que veo en librerías y al momento compro y he de leer enseguida es un encuentro por muchas cosas, sí, ya así lo siento y digo aun antes de leerlo, aunque sé que su lectura ampliará el encuentro que siento es y hará que así aún más resuene como tal en el adentro. Lo es también por cómo reúne y presenta en él el poeta sus poemas. Yannis Ritsos presenta y publica de manera que siente definitiva en un fundamental libro para su obra sus diecisiete monólogos, los ha ido escribiendo y siente y quiere que sean un libro. He leído alguno de ellos, y asistí a una lectura de “Helena” en la Pedrera, monólogo que conozco bien, pues se incluye en la Antología de Ritsos que se publicó en las Selecciones de poesía universal de Plaza y Janés que leí en la adolescencia y he leído muchas veces. El otro día, en la presentación de Días en Venecia, leía de este libro un fragmento que habla del necesario, indispensable respeto que hay que tener hacia cómo se ha dado una escritura. Que se ha dado según un particular ritmo y como una naturaleza. Esto ha sido a veces causa de su incomprensión. Y este cercano día, el pasado 21 de marzo de 2024 en el Ateneo Barcelonés, me hizo recordar la presentación de mi libro La poesía es un fondo de agua marina el 14 de marzo de 2012 en el Centro de la UNED de Barcelona, en el que también mencioné a Proust. Hablaba ese día de cómo había decidido presentar los poemas que constituían ese libro -y es decisión que mantendré ya con todo lo que he escrito- por orden de aparición, como plantea tal posibilidad uno de ellos, es decir, como se han escrito, en su misma sucesión, y que podría considerarse por ello que es una estructura sin estructura. Recordé entonces a Proust porque es por considerar su extraordinaria novela como falta de estructura por lo que la condenó Ortega. La misma razón da para condenarla Eugeni D’Ors en su Glosari, ya que dice que es informe. D’Ors sabe entender muy bien a Montaigne, y dice algo muy bonito de su escritura (dice que escribe “al compás de la vida”), pero no sabe entender ni sentir a Proust. Tampoco Ortega y Gasset. No comprenden que Proust se acerca en su composición a la poesía y a la música. Lo supo ver y decir con gran belleza en un ensayo de juventud Octavio Paz: “Su novela, de manera semejante a lo que ocurre en la poesía, se despliega como un desarrollo, como un devenir; recorre sus páginas una tensa sensación de vida que se está realizando, luchando contra la muerte y el olvido, como nosotros combatimos con el dolor y el tiempo”. La reaparición de los motivos, que es como en realidad se despliega una sensibilidad, ha desde la sensibilidad sentirse y dejar y asentir desde ella que así se den. Podía no entenderse en la composición y manera de presentarla -tal se dio- que yo había decidido, y por esto comentaba que no sería quizá de extrañar. Porque tampoco se ha comprendido en su día la manera en que se compuso una gran obra, que luego se ha tenido indiscutiblemente como tal. Este libro, Quarta dimensió, permite acercarse desde su traducción al catalán a la manera en que el poeta que escribió estos monólogos, Yannis Ritsos, quiso que se pudieran leer y presentarlos. Si así lo quiso hemos de pensar que es voluntad y decisión que responde a una motivación profunda. Son constantes y ejes de su obra, y su lectura como conjunto, reunidos en un gran libro, ha de permitir que tengamos de ellos otra perspectiva, ha de cambiarlos y hacerlos otros de algún modo, para nosotros que los leemos e incluso a ellos mismos. He estado siempre atento a lo que se publica de Seferis o de Elytis o de Ritsos. Leí hace poco un libro de Ritsos que no se había publicado hasta ahora y que encontré bellísimo, Sueño de un mediodía de verano. Lo leí en su traducción al castellano. En su traducción al catalán leeré estos diecisiete monólogos que escribió el poeta griego. Reunidos. Ha de ser una impresión riquísima su lectura, y estoy seguro que me permitirá volver a entrar en la fuerza de su poesía, la fuerza y la belleza y tantísimos matices que tiene la creación extraordinaria que es.




Angela Kosta traduce la poesia di Arsinoi Zengo – Albania

Foto cortesia di Arsinoi Zengo – Albania

ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DI ARSINOI ZENGO – CORIZIA – ALBANIA


OSCURI COLORI DELLA VITA

Mondo troppo pauroso
Mondo con problemi, burrascoso
Gente con teste chinate, confusi
Dimora senza pane, anime inquiete

La notte bussa lentamente
il sonno chiama
Due secche fette un coltello li spetta
Il bambino tiene la pancia inizia dicendo:
Cara mamma, un po’ di pane dammi!

Il povero orfano che padre non ha
Deve crescere poiché da nessuna parte
voce non c’è
L’ascia rapisce un po’ di legna secca
Niente scuola nemmeno conoscenza
Oh, mondo ingrato!

Parlate, gridate
i poveri non abbandonate!
Dov’è finita l’amore e l’umanità?
Voi potenti e proprietari
Donate a coloro che l’abbandono presero!

Al secondo mondo, cosa confesserete?
La vostra anima nemmeno l’inferno tratterrà
Perciò correte finché potete
Date anche a coloro che bocca non hanno

Anch’io vorrei imparare
Come i miei amici cercando
Un posto caldo dove potrò leggere
E ringraziarvi per sempre!
                

MELODIE D’OBLIO

Raramente vado la incontro
Lì dov’era, poco la vedo
Mi diceva di venire quando non c’era
Con me giocava come fosse bambina!

Raramente succedeva toccarla
Alzando le spalle, sfregava il silenzio
Con la coda d’occhio cercava di dirmi:
Anche questa volta, altre volte non accadrà.

Ed io poveretto dietro la seguivo
Ogni qualvolta sulle labbra le sussurravo:
Dove sei, dov’eri, dov’è finito l’amore,
Mi prese la nostalgia per il paese dove stavo.

Ormai non vado ad incontrarla
Lì dov’era più non la vedo
Non mi diceva di venire
perché non c’era più
Dove sarei? Dove sarà?
Qualcuno lo sa?


Tradotto da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

Angela Kosta traduce i versi poetici di Rimis Brits – Israele

Foto cortesia di Rimis Brits

ANGELA KOSTA TRADUCE L’AMORE ARRIVÒ DI RIMIS BRITS (ISRAELE)

RIMIS BRITS  è poetessa e autrice di 3 libri di poesie e 4 per i bambini. Rimis ha partecipato a 40 antologie con altri autori internazionali.


L’AMORE ARRIVÒ


L’amore a noi arrivò
All’improvviso ed inaspettatamente
A gennaio… d’inverno
E tremando
Quasi impauriti
Travolgendo te e me
In un’appassionante instante da godere.
Con te camminai qui ed altrove
Senza accorgermi degli strani sguardi
Che di traverso ci guardavano.
Ci siamo sentiti una cosa sola
Ma la felicità non durò a lungo
Perché fosse necessario separarci
Poiché lontano stavo partendo
Eppure ci siamo giurati
L’una all’altro amore eterno
Se di nuovo ti incontrassi
Le nostre vite si incroceranno
In un unico destino comune
Ora stiamo soffrendo
Lontano l’uno dall’altro.
La separazione ci unisce
Verso la campana di mezzanotte al buio
Nella speranza e nell’amore profondo
Andiamo a letto
E alla mattina da soli ci svegliamo
Continuando di nuovo la nostra vita…


Tradotto da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

https://alessandria.today/2024/04/10/angela-kosta-poetessa-scrittrice-e-traduttrice-presenta-la-poetessa-rimis-brits-israele/


https://www.linkedin.com/posts/elisa-mascia-089a21160_angela-kosta-poetessa-scrittrice-e-traduttrice-activity-7183710664438231040-elds?utm_source=share&utm_medium=member_android

https://x.com/oliomascia/status/1777945339078513019?t=sKYJPL1WYo6XD7sODQUGoQ&s=07



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Per conoscere meglio la poetessa Valbona Jakova e le sue poesie, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Foto cortesia di Valbona Jakova

Biografia

Valbona Jakova, poetessa e traduttrice albanese, giunge in Italia nel 1991, stabilendosi a Ghedi, in provincia di Brescia. Nel 1995 pubblica la sua prima raccolta di poesie in albanese Enigmat e Pasmesnatës (Enigmi di dopomezzanotte). Nel 1998 pubblica Kujt i takon kjo buzëqeshie e brishtë? (A chi tocca questesile sorriso?). Nel 1999 escono le due traduzioni di Ungaretti: Raccolta di 37 poesie (ed. Mondadori); e di Neruda: Venti poesie damore e una canzone disperata (edizioni Accademia). Nel 2000 presenta a Tirana la traduzione del libro di Padre Livio Fanzaga Perché credo a Medjugorje? (Sugarco Edizioni, best-seller dellanno 98). Nel 2001 collabora come coautrice per il testo bilingue Ti racconto il mio paese, edito da editrice Vannini. Nel 2001 con la poesia Ai talenti albanesi vince il Primo premio di poesia: In canto di donne. Nel 2003 è vincitrice del primo premio per la sezione poesia al concorso Immicreando 2003organizzato dalla Fondazione ISMU e dallArcidiocesi di Milano e premiato dal Cardinale Tettamanzi. Ad agosto presenta la seconda opera tradotta di Padre Livio Fanzaga Il Falsario (ed. Sugargo Edizioni, 1999). Nel 2006 cura il testo bilingue di fiabe albanesi scritte da Sokol Jakova: Donne, cacciatrici e perfidi imbroglioni, della Sinnos Editrice con la redazione della sua scheda linguistica presente allinterno del libro. Nel 2007 pubblica in lingua albanese la raccolta di fiabe per ragazzi Gërshërët e Eres (Weso Editrice, Tirana). Nel 2008 vince il primo Premio al concorso nazionale di Poesie Immigrate con la poesia Lui tornerà. Nellanno successivo riceve anche un riconoscimento dallAssociazione Vatra Arbëreshë per il contributo dato alla letteratura albanese in Italia. Nel 2011 al Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa AlberoAndronico è seconda classificata, sezione autori di Madre lingua non italiana per i libri pubblicati (2005-2010) con il libro di poesie La tempesta delle ore. Nel 2012 riceve il Diploma, per il racconto Le montagne di Kuçit, al concorso AlberoAndronico. Nel 2013 traduce in albanese per la collana Poethry le poesie del poeta italiano Andrea Garbin e quelle dei poeti stranieri come Rosana Crispim da Costa e Viorel Boldis. Nel 2013 traduce dallitaliano in albanese il libro: Come si è fatto Re dAlbania Ahmet Zogu. Shtëpia botuese Naimi Nel 2016 traduce autori come Beppe Costa, Jack Hirschman e Valeria Raimondi.
2017 Traduce poesie scelte di autrici del secolo scorso con il tema: Poesia, Poetët ndezin vetem llamba I poeti non accendono che lampade, libro bilingue.
2017 Traduce in italiano dallalbanese le poesie del poeta kossovaro Fahredin Shehu dal titolo Elisir, con la collaborazione di Valeria Raimondi.
2018 traduce in albanese Uberto Bellintani, poeta mantovano  Forse un viso tra mille.
2019 Vince il Premio di Giuria al Concorso Internazionale di poesia Rime sul lago ArtInComo-Ass. Culturale, Como.
2019 Traduce in italiano una raccolta di poesie di Migena Arllati intitolato Puhizë Fëshërimash Brezza di mormorii. Libro bilingue.
2019 Pubblica il libro per bambini Editrice. Veliero I Tre Porcellini e i Porcellini Emigranti.
2020 Traduce in albanese Francesca Gallello G.I.N. Gomez e Nikolle Loka in italiano, in un libro comune bilingue dal titolo Oltre il Mare- Përtej Detit edito dal Veliero di Francesca Gallello G.I.N. Gomez presentato dal Consolato Generale della Repubblica di Albania, nella loro sede di Milano .
2020 Agosto pubblica il libro di poesie intitolato Richiamare al Bene Collana Le Zanzare Edizioni Gilgamesh.
2020, Febbraio Collabora con Beppe Costa per la seconda edizione della Giornata Mondiale della Poesia dedicato al poeta israelo-palestinese Naim Araidi, ha tradotto i poeti partecipanti per unantologia in comune, con autori dal mondo, autori italiani e autori albanesi come:
Ukë Zenel Buçpapaj, Marco Cinque, Daniela Dante, Nikolle Loka, Migena Arllati, Luan Rama, Era Buçpapaj e tanti altri poeti, Pellicanolibri- Roma.
Fa parte in tante antologia insieme ad altri poeti italiani come  La luce oltre le crepe ed Bernini
I dialetti nelle valli del mondo , anno 2015 Edizioni SEAM collana diretta da Beppe Costa e Igor Costanzo.
I dialetti nelle valli del mondo, anno 2017, collana ConVersiAmo. Il volume è parte dei progetti dellAssociazione Culturale Pellicano.
2018 Revistë Kulturore Artistike-Periodike Botim i Shoqërise Kulturore artistike Mirdita.
2021. Traduce e Cura in italiano il libro di Sokol Jakova Testimoni di una Tragedia con AltroMondo Editore.
2021. Traduce in albanese il libro  Bujtina në Tiranë” di Mario Calivà, pubblicato da casa Editrice: OnufriRoman.
Collabora da anni con il giornale bilingue  Le Radici e con la Rivista Saturno Magazine ( Arte, Cultura e Società)di Francesca Gallello Editore, poetessa , scrittrice.
2022 La casa Editrice BesaMuci sceglie di pubblicare il suo libro di poesie  Sul Crinale del Cuore, vincitore del Primo Premio Firenze.
2023 Con I viaggi di una mediatrice culturale si è classificata seconda nellVIII edizione ( 2023) del Concorso Letterario Un Ponte Di Parole, indetto da deComporre Edizioni 
  Luglio 2023, deComporre Edizioni  pubblica il suo libroI viaggi di una mediatrice culturale .
Attualmente svolge il ruolo di Mediatrice-Operatrice linguistica culturale.



– Una pianta

Vieni a sentire come respira
il dolore quando
le lacrime non vogliono
più scendere nel vuoto dei pensieri
che non diventano mai parole,
lacrime che si asciugano dentro,
appena nate, abortite
nel letto inesistente di un amore
imprigionato nella mente.

Mente che rifiuta il dolore
e inizia a cantare tutto il giorno
per esorcizzare il male,
quel male travestito
damore e che sa scrivere
sui muri del vanto
nomi con colori astratti,
ricavati da miscugli di parole
false, intenti a plagiare il colore
del cuore.

Quellamore armato di coltelli
che appare e sparisce,
proveniente da tempi fieri
parlando una lingua muta
coi simboli ambigui e voce
di un bambino che non si rivela,
ma gioca con il tempo dentro

tanti cuori, seduto in prati
dove crescono, come negli aridi
terreni, piante carnivore,
pronte a far scattare la loro
carnivora trappola
di graziose
foglie a rosette.

Trappole e rosette da regalare
a quellinfantile amore innescato
su infidi prati di piante pronte
a inghiottire cuori, carne e parole.

– Ho chiesto 

Ho chiesto: buio, sei il mio amore?
Ma il buio mi ha deriso.
Ho chiesto alla luna: sei tu amore?
Un tiepido sorriso è caduto giù.
Ho detto a un sasso, sei bello,
ma il torrente lha fatto sparire.
Ho chiesto alla mia terra: amami!
Ma la terra mi ha cacciata via.
Ho detto al ghiaccio: che meraviglia!
Una statua senza cuore mi rese il suo gelo.
Ho detto al sole: sono una viandante,
il sole mi ha scaldato di tanti raggi damore.
Ho chiesto allamore: dove sei?
Mi ha aperto un cuore pieno di dolori.

– Mi dicevi

Mi dicevi:
nei miei occhi sono tanti occhi,
sono gli occhi di tanti dentro
e troppo in alto guardavi
oltre i miei
mentre interrogavi luniverso.

Poi, guardando sempre in alto,
dove stavo sul mio piedestallo,
mi dicevi ti amo
guardando sempre oltre i miei occhi.

Di sangue e sudore era il mio piedistallo
e sono scesa subito per abbracciarti
staccando la mia vena nutrice e in alto
ho posato la mia corona,
ma tu continuavi a guardare
il piedistallo mentre ti abbracciavo
e la mia corona ti ha strappato
tutti i tuoi occhi.
Quei tanti occhi che non sapevano mai
guardare i miei!

Valbona Jakova.

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