Signora dei baci caldi! è la creazione poetica del prof Kareem Abdullah -Iraq nell’idioma originario arabo e in italiano

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

Signora dei baci caldi!

Il tuo viso accoglie il mattino e mi invia il tuo dolce sorriso che spezza le catene della mia tristezza.
Quanto è bello il primo sguardo  nell’ amore?!
Come posso disegnare il calore del tuo sorriso in parole?!
Da quando tu ed io abitiamo nei miei occhi, ogni volta che prendo la tua mano,
la mia anima sboccia e canta per te, danzando.
Finora ho rassicurato i miei occhi ammirando le tue foto.
La notte abitava il mio cuore,  da quando ci sei tu il sole ha lasciato il cielo e vive nella mia anima.
Non sai che il tuo sorriso vince l’oscurità?!
La morte non ci sconfiggerà mentre siamo insieme.
Non mi ricordo di te poiché sei sempre con me e vivi in questo cuore.
Ogni volta che soffia lo zefiro,
il tuo ricordo ritorna come una leggera brezza che mi accarezza il viso.
Ti cerco in ogni angolo della mia anima e ti trovo lì, disegnata sulle pareti del mio cuore.
Sei la storia che riecheggia nei miei giorni,
continuerò ad essere affascinato restando prigioniero del calore del tuo amore fino a quando il mondo non scomparirà e il mio cuore continuerà a desiderarti.

Kareem Abdullah – Iraq

سيّدةُ القُبلاتِ الدافئة
وجهُكِ يرحبُ بالصباحِ ويبعثُ ابتسامتَكِ الحلوةَ التي تفكُّ أغلالَ حزني، ما أجملَ أولَ نظرةٍ في العشق؟! وكيفَ لي أنْ أرسمَ دفءَ ابتسامتِكِ بالكلمات؟! مُذْ كنّا وأنتِ تسكنينَ عيوني، كلما أُمسِكُ يدَكِ، أزهرتْ روحي وغنّتْ لكِ راقصةً. للآنَ أُطمئنُ عيوني برؤيةِ تصاويرِكِ. الليلُ يسكنُ قلبي مُذْ فارقتْ شمسُكِ سماءَ روحي. ألا تعلمينَ بأنَّ ابتسامتَكِ تهزمُ العتمة؟! لنْ يهزمنا الموت ونحنُ معاً. أنا لا أتذكركِ لأنكِ معي دائماً تسكنينَ هذا القلب. فكلما هبَّ النسيم، تعودُ ذكراكِ كنسمةٍ تُلامسُ وجهي. فأبحثُ عنكِ في كلِّ زاويةٍ من نفسي، وأجدُكِ هناك، تُرتسمينَ على جدرانِ قلبي. أنتِ الحكايةُ التي تترددُ في صدى أيامي، وسأظلُّ أسيرَ دفءِ حبِّكِ إلى أن يغيبَ العالمُ، ويظلُّ قلبي يشتاقُ لكِ.

كريم عبدالله – العرا

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Nell’ angolo poetico la poesia del prof Kareem Abdullah -Iraq, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Danijela Cuk e una sua poesia

Foto cortesia di Danijela Cuk


SII UMILE

La modestia è una virtù delle grandi persone,
Perciò sii sempre umile e modesto,
Non lasciarti sedurre dalla falsa bellezza,
e non si lancia con leggerezza nelle sue fauci.

Non chiedere troppo alla vita perché sai,
niente è eterno, tutto ha una fine,
Che ciò che guadagni con le tue azioni sia adornato di splendore umano,
valorizza te stesso e gli altri.

Qualcuno non ha nemmeno quello che hai tu,
Se avessi anche solo una frazione di tutto ciò, darei tutto al mondo,
avere un pezzo di pane al giorno,
Questo è il suo sogno più grande.

E avere un tetto sopra la testa,
non dormire sotto la copertura di un cielo sereno,
Il suo unico desiderio è esattamente questo,
e quindi…sii felice se hai quanto sopra.

Vivere non è avere tutto,
ma avere ciò che basta per la pace,
quando non devi preoccuparti di dove sarai domani,
e ti spezzeranno i nuovi mattini.

Daniela Cuk

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Per l’angolo poetico Danijela Cuk ha inviato la sua poesia

Il prof Kareem Abdullah -Iraq dalla lettura critica scrive l’analisi della poesia: ” Lo spazio dell’anima” di Ali Imran

Foto cortesia di Ali Imran e Kareem Abdullah

Alla ricerca dell’infinito:
Lettura critica e analitica della poesia dal titolo: “Lo spazio dell’anima” del poeta Ali Amran
Redatta dal critico letterario: Kareem Abdallah – Iraq.

” La complessità del sé, dell’esistenza e la ricerca della fonte di energia “

Il poema di Ali Imran “Lo spazio dell’anima ” porta il lettore in un viaggio profondo e introspettivo, che trascende i confini dell’esistenza ordinaria, esplorando la natura sfuggente dell’anima e l’eterna ricerca dell’illuminazione spirituale.

Attraverso il linguaggio simbolico, i riferimenti metafisici e la ricchezza di immagini, il poema esplora le profonde complessità dell’io, dell’esistenza e della ricerca della fonte di energia che guida l’universo.

Al centro del poema c’è il tema della lotta esistenziale. L’oratore inizia interrogandosi su dove andare di fronte a misteri esistenziali che affrontano e sfidano la comprensione umana, spingendo contro i limiti della filosofia e della scienza. Questa domanda mette in luce il mistero profondo dell’esistenza umana, uno che non può essere pienamente spiegato o compreso attraverso il pensiero razionale. Lo “spazio dell’anima” diventa la metafora per questo regno sfuggente e spesso inaccessibile, rappresentando un luogo oltre l’intelletto e la comprensione dove il sé cerca di comprendere la sua vera natura.

Il desiderio del parlante di trascendere i limiti dell’esistenza umana è catturato attraverso la metafora di Seastar, una creatura capace di rigenerazione. Questa immagine funge da potente simbolo di trasformazione e rinnovamento. L’oratore immagina di immergersi nella “sorgente primordiale” della vita e dell’energia, desiderando riconnettersi con l’essenza fondamentale che sostiene tutta la vita. In questo desiderio, vediamo un anelito a ritornare ad uno stato più puro dell’essere, a trascendere le ferite fisiche ed emotive e a guarire l’anima mentre la stella marina rigenera i suoi arti rotti.

Il viaggio di ritorno alla spiaggia, l’interazione tra acqua, terra, aria e fuoco, riflette l’interconnessione degli elementi della natura e la loro rilevanza simbolica per l’esperienza umana. L’acqua simboleggia la profondità emotiva e la guarigione, la terra rappresenta la solidità e l’esistenza fisica, l’aria si collega all’intelletto e al respiro, e il fuoco incarna la passione e l’energia.

Questi elementi servono come metafore per le fasi di auto-realizzazione e risveglio spirituale. Il cuore inquieto dell’oratore, spinto dalle fiamme della passione e del desiderio, parla del tumulto interiore che spesso accompagna la ricerca della verità e del significato.

In tutto il poema, la ricerca dell’auto-illuminazione diventa sinonimo della ricerca di una verità spirituale superiore. Il riferimento al campo quantistico, con la sua suggestione dell’interconnessione di tutte le cose a livello subatomico, introduce l’idea che il viaggio spirituale del parlante non è solo personale ma universale. Abbracciando le particelle del campo quantistico, l’oratore cerca di armonizzarsi con il tessuto stesso del cosmo, immergendo il sé nella “luce” che simboleggia sia l’energia divina che l’amore.

L’interazione tra luce e amore è centrale nel poema. La luce è rappresentata come un agente che ispira amore, mentre l’amore, a sua volta, diffonde la luce. Questa relazione reciproca tra amore e luce suggerisce che la vera illuminazione spirituale nasce da una trasformazione interiore – un processo di abbracciare l’amore come fonte ultima dell’energia cosmica. Il desiderio dell’oratore di assimilare questa luce ad ogni respiro rivela una fame insaziabile per l’unità con il divino, una ricerca infinita di illuminazione che rimane sempre sfuggente ma profondamente desiderata.

La natura paradossale dell’energia divina è centrale per l’esplorazione filosofica del poema. L’oratore riconosce che la fonte di energia, anche se “misteriosa e ineffabile”, pulsa attraverso tutta l’esistenza. Questo paradosso – qualcosa di accessibile e inaccessibile, visibile ma invisibile – riflette la complessità del viaggio spirituale. Sottolinea che l’ultima verità o fonte di energia può essere vissuta a un livello intimo ma rimane al di là della piena comprensione, incarnando l’ineffabilità del divino.

L’impegno dell’oratore a lottare per questa illuminazione spirituale è incrollabile. La ripetizione della frase “io” segnala una ricerca attiva, uno sforzo continuo che trascende il riposo. La ricerca dell’amore e della luce diventa uno sforzo che dura tutta la vita, guidato da un bisogno che è sia infinito che insaziabile. Attraverso questa determinazione, l’oratore fa eco alla condizione umana universale: un desiderio irrequieto di connettersi con qualcosa di più grande di se stessi.

In conclusione, “Lo spazio dell’anima” di Ali Imran è una profonda meditazione sulla ricerca umana del significato, della realizzazione di sé e della connessione con il divino. Le immagini vivide, la profondità filosofica e la ricchezza simbolica della poesia offrono un’esplorazione della natura sfuggente dell’anima, il potere rigeneratore dell’amore e l’infinita ricerca dell’illuminazione. Attraverso la sua focalizzazione sulla natura ineffabile e paradossale dell’esistenza, la poesia parla del desiderio umano universale per la trascendenza spirituale e l’unità con il cosmo.

Lo Spazio dell’Anima
Dove dovrei andare
Se i miei misteri esistenziali
Continuassero a sfidare
tutte le filosofie e le scienze,
Mentre lo spazio dell’anima rimane sfuggente?
A volte, desidero essere una stella marina
Immergermi nelle profondità della fonte primordiale
di vita ed energia
Nuotare come un amante estatico,
Di fronte al dolore
Rigenerare le mie ali spezzate
come una stella marina.
Ritrovare la strada per la spiaggia
Dall’acqua alla terra
Dalla terra all’aria
Dall’aria al fuoco
Fuoco nel mio cuore inquieto
Per cercare le mie corde sonore
Turbo come un mistico
Oh, mi impegnerò
Per arricchire la mia aura interiore
Abbracciare ogni particella
Nel campo quantico
Immergere tutto il mio essere nella luce
Per vedere come la luce ispira amore
E come l’amore diffonde la luce.  Non mi fermerò, ma cercherò
la fonte della mia energia –
Misteriosa e ineffabile,
Eppure pulsante in tutto il mio essere,
Accessibile ma inaccessibile,
Visibile ma invisibile – tutto in una volta.
Assimilerò la luce dell’amore
Con ogni respiro
Infinitamente
Insaziabilmente.


Kareem Abdullah è un rinomato critico letterario e poeta iracheno, le cui opere trattano i temi dell’amore, della vita, del senso di isolamento e delle connessioni spirituali nella vita moderna. Le sue poesie sono apparse in diverse lingue.

Seeking the Infinite: Critical and analytical reading of the poem entitled: “The space of the soul” by the poet Ali Amran
Written by the literary critic: Kareem Abdallah – Iraq.

The complexities of self, existence, and the search for the source of energy.

Ali Imran’s poem “The Soul Space” takes the reader on a profound and introspective journey, one that transcends the boundaries of ordinary existence, exploring the elusive nature of the soul and the eternal quest for spiritual enlightenment.

Through symbolic language, metaphysical references, and rich imagery, the poem delves into the deep complexities of self, existence, and the search for the source of energy that drives the universe.

At the heart of the poem lies the theme of existential struggle. The speaker begins by questioning where to go when faced with existential mysteries that challenge and defy human understanding, pushing against the limits of philosophy and science. This query highlights the profound mystery of human existence, one that cannot be fully explained or grasped through rational thought. The “soul space” becomes the metaphor for this elusive and often inaccessible realm, representing a place beyond intellect and comprehension where the self seeks understanding of its true nature.

The speaker’s desire to transcend the limitations of human existence is captured through the metaphor of Seastar, a creature capable of regeneration. This image serves as a powerful symbol of transformation and renewal. The speaker imagines diving into the “primordial source” of life and energy, wishing to reconnect with the fundamental essence that sustains all life. In this desire, we see a yearning to return to a purer state of being, to transcend physical and emotional wounds, and to heal the soul as the starfish regenerates its broken limbs.

The journey back to the beach, the interplay between water, earth, air, and fire, reflects the interconnectedness of the elements of nature and their symbolic relevance to the human experience. Water symbolizes emotional depth and healing, earth represents groundedness and physical existence, air connects to intellect and breath, and fire embodies passion and energy.

These elements serve as metaphors for the stages of self-realization and spiritual awakening. The speaker’s restless heart, driven by the flames of passion and yearning, speaks to the inner turmoil that often accompanies the search for truth and meaning.

Throughout the poem, the quest for self-enlightenment becomes synonymous with the search for a higher spiritual truth. The reference to the quantum field, with its suggestion of the interconnectedness of all things at the subatomic level, introduces the idea that the speaker’s spiritual journey is not just personal but universal. By embracing the particles of the quantum field, the speaker seeks to harmonize with the fabric of the cosmos itself, immersing the self in the “light” that symbolizes both divine energy and love.

The interplay between light and love is pivotal in the poem. Light is portrayed as an agent that inspires love, while love, in turn, spreads the light. This reciprocal relationship between love and light suggests that true spiritual illumination arises from an inner transformation — a process of embracing love as the ultimate source of cosmic energy. The speaker’s longing to assimilate this light with each breath reveals an insatiable hunger for unity with the divine, an endless quest for enlightenment that remains ever elusive yet deeply desired.

The paradoxical nature of the divine energy is central to the poem’s philosophical exploration. The speaker acknowledges that the source of energy, though “mysterious and ineffable,” pulsates through all of existence. This paradox — something both accessible and inaccessible, visible yet invisible — reflects the spiritual journey’s complexity. It emphasizes that the ultimate truth or source of energy can be experienced on an intimate level yet remains beyond full comprehension, embodying the ineffability of the divine.

The speaker’s commitment to striving for this spiritual enlightenment is unwavering. The repetition of the phrase “I will” signals an active pursuit, an ongoing effort that transcends rest. The quest for love and light becomes a lifelong endeavor, driven by a need that is both infinite and insatiable. Through this determination, the speaker echoes the universal human condition: a restless yearning to connect with something greater than oneself.

In conclusion, Ali Imran’s “The Soul Space” is a profound meditation on the human search for meaning, self-realization, and connection with the divine. The poem’s vivid imagery, philosophical depth, and symbolic richness offer an exploration of the elusive nature of the soul, the regenerative power of love, and the endless quest for enlightenment. Through its focus on the ineffable and paradoxical nature of existence, the poem speaks to the universal human longing for spiritual transcendence and unity with the cosmos.

The Soul Space
The Soul Space
Where should I go
If my existential mysteries
Continue to defy
All philosophies and sciences,
While the soul space remains elusive?
Sometimes, I wish to be a seastar
Dip deep into the primordial source
Of life and energy
Swim like an ecstatic lover,
In the face of hurt
Regenerate my broken wings
Like a starfish.
Find my way back to the beach
Water to earth
Earth to air
Air to fire
Fire in my restless heart
Search my sonoric strings
Whirl like a mystic
Oh, I will strive
To enrich my inner aura
Embrace each particle
In the quantum field
Immerse all my being in the light
To see how the light inspires love
And how love spreads the light.
I will not rest but seek
The source of my energy –
Mysterious and ineffable,
Yet pulsating in all my being,
Accessible yet inaccessible,
Visible yet invisible – all at once.
I will assimilate the light of love
With each breath
Endlessly
Insatiably.


Kareem Abdullah is a renowned Iraqi literary critic and poet, whose works deal with the themes of love, life, feelings of isolation, and spiritual connections in modern life. His poems have appeared in several languages.

Marx Bauzà dall’Argentina condivide la video poesia: “Quel vuoto”

Foto cortesia di Marx Bauzà – Argentina

*“Quel vuoto”*
*Videopoesia di Marx Bauzá*

In *Dovremmo prenderci carico di questo vuoto*, Marx Bauzá condensa l’urgenza politica in una poesia che si scompone e si ripete come una preghiera laica, un incantesimo civico. La voce parla, insiste, si riduce all’essenziale, come il fumo che si espande senza meta ma occupa tutto: si insinua nelle crepe del linguaggio, negli interstizi del disincanto.
 
La poesia non cerca di abbellire o spiegare. È vuoto ed è fame. È fumo ed è eco. 
Ciò che i partiti politici lasciano dietro di sé non è solo un vuoto istituzionale, ma una tempesta emotiva, una domanda senza risposta. 

E in quell’assenza che arde senza fuoco, la poesia si trasforma in territorio da occupare, in bisogno sociale, in urgenza che diventa poesia.



*Dovremmo farci carico di questo vuoto.*

Dovremmo prenderci carico della situazione.
Come cittadini dovremmo assumerci le nostre responsabilità.
Prendere in carico i partiti politici.
Dobbiamo prendere in mano la situazione e colmare una volta per tutte il vuoto lasciato dai partiti politici.
Dobbiamo prendere in mano la situazione e colmare il vuoto lasciato dai partiti politici.
Dobbiamo prendere in mano la situazione e riempire il vuoto lasciato dai politici.
Dobbiamo prendere in mano la situazione e colmare una volta per tutte il vuoto lasciato dai politici.
Dobbiamo prenderci carico di loro e colmare il vuoto che hanno lasciato.
Dobbiamo prenderci carico di loro e colmare il vuoto che hanno lasciato.
Avremmo dovuto colmare il vuoto che avevano lasciato.
Riempi il vuoto che hanno lasciato dietro di sé.
Quello spazio vuoto lasciato dai partiti politici.
Hanno lasciato un vuoto enorme.
Quel vuoto che.
Quel vuoto.
Un vuoto enorme e abbiamo fame.
Abbiamo fame e sentiamo questo enorme vuoto, ma non abbiamo nemmeno un fuoco.

*Marx Bauzá.*


*“Ese vacío”*
*Videopoema de Marx Bauzá*

En *Tendríamos que hacernos cargo de este vacío*, Marx Bauzá condensa la urgencia política en un poema que se descompone y se repite como un rezo laico, un conjuro cívico. La voz dice, insiste, se reduce a lo esencial, como el humo que se expande sin rumbo pero lo ocupa todo: se cuela por las grietas del lenguaje, por los intersticios del desencanto.
 
El poema no busca adornar ni explicar. Es vacío y es hambre. Es humo y es eco. 
Lo que dejaron los partidos políticos no es sólo un hueco institucional, sino una intemperie afectiva, una pregunta sin respuesta. 

Y en esa ausencia que arde sin fuego, el poema se transforma en territorio a ocupar, en necesidad social, en urgencia que se hace poema.



*Tendríamos que hacernos cargo de este vacío.*

Tendríamos que hacernos cargo.
Como ciudadanos tendríamos que hacernos cargo.
Hacernos cargo de los partidos políticos.
Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez por todas ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.
Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.
Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese espacio vacío que dejaron los políticos.
Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese vacío que dejaron los políticos.
Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese vacío que dejaron.
Tendríamos que hacernos cargo y ocupar ese vacío que dejaron.
Tendríamos que ocupar ese vacío que dejaron.
Ocupar ese vacío que dejaron.
Ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.
Un vacío enorme dejaron.
Ese vacío que.
Ese vacío.
Un vacío enorme y nosotros con hambre.
Nosotros con hambre y este vacío enorme pero ni siquiera tenemos fuego.

*Marx Bauzá.*

https://youtu.be/quHx3Fv9yTc?si=mtMUcnv8hkUbRGES

Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi critica e stilistica

Foto cortesia di Kristy Raines e Kareem Abdullah

Lettura critica e analitica della poesia dal titolo: “Una brezza primaverile che chiama” della poetessa : Kristy Raines
Redatta dal critico letterario: Kareem Abdullah- – Iraq.

La poesia “Una brezza primaverile che chiama” è un bellissimo e toccante lavoro che cattura magistralmente le emozioni dell’amore, del desiderio e della ricerca di speranza. Attraverso immagini vivide e una miscela armoniosa di natura e sentimenti umani, il poema risuona profondamente e lascia un’impressione duratura.
Si apre con una suggestiva immagine visiva dell’eroina come un gabbiano solitario che vola sopra una terra lontana alla ricerca del suo amato.
Questa immagine riflette con forza la solitudine e l’isolamento emotivo che sperimenta, divisa tra speranza e disperazione, tra perdita e anticipazione. Il gabbiano, che lotta per rimanere in alto, riflette il suo fragile stato emotivo: le sue ali di speranza a malapena la tengono mentre cerca ciò che sembra essere fuori dalla sua portata.

Man mano che la poesia si sviluppa, gli elementi naturali si intrecciano con livelli emozionali più profondi. Il profumo della brezza primaverile diventa un simbolo di rinnovamento e speranza, una chiamata sottile ma potente a qualcosa di più grande.
La brezza non è solo un elemento della natura, ma una metafora per il silenzio, spesso trascurato segni di amore e ispirazione. È come se il vento portasse con sé la possibilità del risveglio, del perdono e dell’amore in attesa di essere riscoperto.

Il poema si trasforma in un’esperienza musicale e sensoriale, dove la melodia dell’amore e le parole formate come una melodia da un flauto cavo portano un ulteriore strato di profondità. Questa immagine amplifica la connessione tra suono, emozione e il desiderio che riempie l’aria. Il cuore anelante dell’amante raggiunge oltre le nuvole, cantando il suo nome attraverso le lacrime che cadono-una squisita raffigurazione di devozione e passione non detta.

La chiusa della poesia  è allo stesso tempo tenera e potente, poiché l’abbraccio condiviso tra gli amanti viene descritto come una storia che le parole non potrebbero mai catturare completamente. Questa toccante conclusione rafforza l’idea che l’amore trascende il linguaggio e può essere veramente compreso solo attraverso la connessione più profonda tra due cuori.

Nel complesso, “Una brezza primaverile che chiama ” è un viaggio poetico che mescola magistralmente la bellezza della natura con le complessità delle emozioni umane. Il linguaggio è lirico, evocativo e pieno di un profondo senso di desiderio e soddisfazione. È un tributo alla capacità dell’amore di trascendere distanza, tempo e persino parole, lasciando un potente impatto emotivo sul lettore.

Kareem Abdullah

Una brezza primaverile che chiama

Come un gabbiano solitario che vola sopra una terra lontana
cerca colui che l’aspetta
Ali solitarie la tenevano a malapena in aria mentre cercava
incapace di trovarlo a terra sotto un cielo grigio
Come un cuore così ferito che si sentiva destinato ad arrendersi
scopre una fragranza in una brezza primaverile che chiama…
Lei sentì la melodia del suo amore mentre lui la cercava
desiderando la carezza che avrebbe confortato il suo cuore
Il canto la trovò sopra il suono delle onde che si infrangono
con parole formate come una melodia da un flauto vuoto
Il suo cuore desideroso la trovò oltre le nuvole
e cantò il suo nome attraverso le lacrime che gli rigavano il viso…
Il loro abbraccio raccontava una storia che le parole non avrebbero mai potuto esprimere.

©️Kristy Raines




Critical and analytical reading of the poem entitled: “A Spring Breeze Calling” by the poet: Kristy Raines
Written by the literary critic: Kareem Abdullah – Iraq.

The poem “A Spring Breeze Calling” is a beautiful and poignant work that masterfully captures the emotions of love, longing, and the quest for hope. Through vivid imagery and a harmonious blending of nature and human feelings, the poem resonates deeply and leaves a lasting impression.

It opens with a striking visual image of the heroine as a solitary seagull flying over a distant land in search of her beloved. This image powerfully reflects the solitude and emotional isolation she experiences, torn between hope and despair, between loss and anticipation. The seagull, struggling to stay aloft, mirrors her fragile emotional state—her wings of hope barely holding her as she searches for what seems to be beyond her reach.

As the poem unfolds, the natural elements intertwine with deeper emotional layers. The scent of the spring breeze becomes a symbol of renewal and hope, a subtle, yet powerful call to something greater. The breeze is not just an element of nature but a metaphor for the quiet, often overlooked signs of love and inspiration. It’s as though the wind carries with it the possibility of revival, of forgiveness, and of love waiting to be rediscovered.

The poem beautifully transitions into a musical and sensory experience, where the tune of love and the words formed like a melody from a hollow flute bring an added layer of depth. This image amplifies the connection between sound, emotion, and the longing that fills the air. The yearning heart of the lover reaches beyond the clouds, singing her name through the tears that fall—an exquisite depiction of unspoken devotion and passion.

The poem’s ending is both tender and powerful, as the embrace shared between the lovers is described as a story that words could never fully capture. This poignant conclusion reinforces the idea that love transcends language and can only truly be understood through the deepest connection between two hearts.

Overall, “A Spring Breeze Calling” is a poetic journey that masterfully blends nature’s beauty with the complexities of human emotion. The language is lyrical, evocative, and filled with a deep sense of yearning and fulfillment. It’s a tribute to love’s ability to transcend distance, time, and even words, leaving a powerful emotional impact on the reader.



A Spring Breeze Calling

Like a single seagull flying over a distant land
she seeks for he who would be waiting for her
Lonely wings barely held her in the air as she searched
unable to find him on the ground below a gray sky
As a heart so wounded felt destined to give up
it discovers a fragrance in a spring breeze calling…
She heard the tune of her love as he searched for her
longing for the caress that would comfort his heart
The song found her over the sounds of crashing waves
with words formed like a melody from a hollowed-out flute
His yearning heart found her beyond the clouds above
and sang her name through the tears rolling down his face…
Their embrace told a story no words could ever express.

©️Kristy Raines

Salwa Ali – Kurdistan iracheno, condivide la stupenda poesia: “Non sono poetessa”

Foto cortesia di Salwa Ali – Kurdistan iracheno


Non sono una poetessa

Non sono una poetessa, ciò che scrivo sono sussurri di pioggia nuda, carezze al respiro, conversando con speranze e sogni, tra interrogarsi sul segreto dell’esistenza e il silenzio delle contraddizioni, quando la vita è un labirinto mutevole che preda di spettri,
e a volte quando le preoccupazioni si perdono tra i suoi sentieri,
l’anima accende un fuoco dalle profondità del dolore,
ogni volta che cerca di trovare la speranza, e quando i sogni si attorcigliano dentro un fiore in fondo alla spazzatura della vita,
e quando il destino è un cimitero rumoroso,
l’io vaga tra le sue viscere,
cercando un barlume di luce nei labirinti degli inni dell’eternità,
in una terra che non crede nella resa.
Ciò che scrivo sono racconti dell’estasi dell’amore,
scavando e cercando fili di incontro tra le ceneri dei fiori dell’attesa e l’accensione dell’amore in orbite cosmiche senza mammelle per annaffiare ciò che sarà,
con l’acqua della pazienza.
Non sono una poetessa.
Ciò che scrivo è come la riva del mare dove crescono migliaia di fiori e spighe di grano,
con la sua sabbia salata e l’eco delle sue onde spumeggianti tra sogno e realtà.
Ciò che scrivo è la nudità degli alberi raccolti attorno alla luce di una candela eterna e fredda,
incapaci di cercare la risata della primavera e i soffici mantelli del desiderio tra lo splendore degli abiti da sposa e quelle rive che dichiarano la loro fedeltà ai coltelli della morte nascosti tra quelle nuvole che praticano la sventura mescolata al tintinnio dei fatti dell’incoscienza.
Non sono una poetessa.
Ciò che scrivo è il singhiozzo delle farfalle tra i lividi della penna e della carta, e una lunga prostrazione nel momento in cui i fiori del desiderio appassiscono, davanti ai lineamenti del dolore e al brivido di una nascita infausta nel seminterrato delle sue trecce.
Ciò che scrivo è il ritratto di un’immaginazione sfrenata, i cui capitoli si accendono ogni volta che le dita di una donna candida e le mani di un libro bendato si intrecciano, assediate dalle rughe del raccolto tra le falci degli occhi dell’indifferenza, le cui porte sono chiuse a chiave con la colla dell’isolamento.
Non sono una poetessa,
ciò che scrivo è la mappa di un’esistenza incastonata tra due montagne, che saluta un’alba senza confini.
Io sono… io sono una fame costellata di orgoglio, alla ricerca di una patria tra i baci del tramonto e i versi del giorno. Cerco la preghiera della libertà tra i sudari e le armi, tra la morte e l’ululato dei lupi.
Sono una città che abbraccia il mal di testa dell’inferno tra il suono dei flauti del dolore, l’accensione dei fulmini e l’odore dei martiri.
Non sono una poetessa.
Ciò che scrivo sono le anime delle spighe di grano, il cui battito accelera ogni volta che tra le delusioni scoppia un’epidemia.
A volte un’anima pura prega tra punti esclamativi e interrogativi.
Il tempo lo tradì, raccogliendo le sue sofferenze in un grido di aiuto per l’umanità.
Io, una richiesta di aiuto, o Mu’tasim, a Mu’tasim che si è estinto in mezzo al tumulto di ciò che sta accadendo e di ciò che distruggerà le patrie, io, il battito dei denti,
che sussurro a bassa voce le melodie della felicità e la fiamma del fuoco.
Siamo in ritirata tra due parti sconosciute, in attesa dell’arca alata di Noè tra le anime lacerate dell’infanzia.
Io… io… sono stanca di dimostrarti che non sono un poeta, ma una bambina che sogna, tra un sogno e l’altro, di abbracciare l’anima di mio padre e di inondarlo con una pioggia di baci,
ogni volta che si intrufola nel mio monastero che si è risvegliato con una sete assetata di vederlo e della purezza delle sue brezze divine che emanano fragranza tra le spine degli analfabeti in cerca di fonti di salvezza dagli eserciti della realtà.
Sono la voce di una Patria alla ricerca dei suoi quattro arti recisi.
Sono figlia di un uomo della stirpe della luce e non sono una poetessa.

Salwa Ali…dalla regione del Kurdistan iracheno




انا لست بشاعرة

انا لست بشاعرة، ما أكتبه هو همسات مطر عاري، یداعب الانفاس ، یحاور الآمال والاحلام، ما بین و بین یتساءل عن سر الوجود وصمت المتناقضات، حین الحیاة متاهة متغیرة تفترس الأطياف ، ومرة حین الهموم تتوه بین ممراته الروح، لیشعل نار من لجج الالام ،کلما حاول العثور عن الامل، وحین الاحلام تلتوي بداخل زهرة في قعر قمامات الحیاة، وحین الاقدار مقبرة صاخبة تتجول بین احشائها الذات، بحثا عن بصیص نور في متاهات اناشید الخلود، بارض لا یؤمن بالاستسلام .
ما ٲكتبه، حكایات نشوة العشق وهي تنبش و تبحث عن خیوط اللقاء بین رماد ازهار الانتظار و اشتعال الحب في مدارت كونیة لا ضروع تروي ما یكون، بماء الصبر.
انا لست بشاعرة ، ما اكتبه نثیث شاطئ تنبت الوف الزهرات  و السنابل برمالها المالحة  و صدی امواجها المتٲرجحة بین الحلم والحقیقة.
ما أكتبه ،عري اشجار اجتمعت حول نور شمعة أزلية باردة ، لا تجید البحث عن ضحكات الربیع و معاطف الحنین الناعسة بین فخامة ٲثواب العرس وتلك الضفاف التي تعلن ولایتها، لسكاكین ‌الموت  المخبئة بین تلك الغیوم التي تمارس الشؤم المعجون بحشرجة حقائق الغفلة.
ٲنا لست بشاعرة، ما أكتبه، نشیج الفراشات بین كدمات القلم والورق و سجدة طویلة في لحظة ذبول ٲزهار التمني ، ٲمام أسارير الوجع وقشعریرة ولادة مشؤومة في قبو ضفائرها .
ما أكتبه، صورة خیال اهوج،  تلتهب فصولها، كلما تشابكت أصابع  امرأة ثلجیة  وكفي كتاب معصوب العینین ،حاصرته تجاعید الحصاد بین مناجل عیون اللامبالاة، المقفلة ابوابها بصمغ العزلة.
ٲنا لست بشاعرة ، ما اكتبه خارطة وجود قابع بین جبلیین ، یصافح الفجر بلا حدود ، ٲنا .. ٲنا الجوع  المرصع بالكبریاء، ٲبحث عن وطن بین قبلات الغروب وآیات النهار، ٲبحث عن صلاة الحریة بین الاكفان والاسحلة، بین الموت وعواء الذئاب.
ٲنا مدینة ،تحتضن صداع الجحیم بین عزف نایات الاوجاع و اشتعال البرق ورائحة الشهداء.
ٲنا لست بشاعرة، ما أكتبه، ٲرواح سنابل یتسارع نبضها، كلما ینبت الاندلاع بین الخیبات  و تارة نفس زكیة تصلي بین علامات التعجب والاستفهام، غدر الزمان بها وهي تجمع ویلاتها بنداء استغاثة للإنسانة.
ٲنا ، نداء واااااامعتصماه لمعتصم أنقرض بین معمعة ما یجري وما سیدمر الاوطان، ٲنا، اصطكاك اسنان ، تناجي بصوت خافت اللحان السعادة و شعلة نار.
ٲنا المعتكفة بین مفرقیین مجهولین ، ٲنتظر سفینة نوح المجنحة بین ٲرواح طفولة ممزقة.
ٲنا..ٲنا.. انا ،قد تعبت لٲثبت لكم بٲني لست شاعرة، بل طفلة ٲحلم بین حلم و حلم معانقة روح ابي ، وامطره بمزن القبلات ،كلما تسلل الی صومعتي التي تسامت بعطش متضور لرؤیاه وصفاء نسماته الربانیة الذي یفوح عطرا بین اشواك الامي الباحث عن منابع الخلاص من جیوش الواقع.
ٲنا صوت وطن یبحث عن اطرافه الاربعة المقصوصة ، ٲنا ابنة رجل من نسل الضیاء ولست بشاعرة .

سلوی علي …من اقلیم کوردستان العراق


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Zebiniso Meiliyeva presenta la poetessa Erkabayeva Shahnoza-Uzbekistan

Foto cortesia di Erkabayeva Shahnoza- Uzbekistan


La consapevolezza giuridica nella lotta contro la violenza

La violenza è un problema pervasivo e complesso che colpisce individui, famiglie e società in tutto il mondo. Che si tratti di violenza domestica, bullismo, molestie sessuali, brutalità della polizia o crimini d’odio, la violenza non solo causa danni fisici, ma infligge anche ferite psicologiche e sociali durature. Mentre gli sforzi per prevenire la violenza si concentrano spesso sull’applicazione della legge e sulla riabilitazione, uno degli strumenti più efficaci e sottoutilizzati in questa battaglia è la consapevolezza giuridica. Fornire alle persone la conoscenza dei propri diritti, delle tutele legali e dei meccanismi di segnalazione è essenziale per creare una cultura di responsabilità e non violenza. La consapevolezza giuridica, nota anche come alfabetizzazione giuridica, si riferisce alla comprensione dei diritti e delle responsabilità legali, nonché delle procedure disponibili per ottenere giustizia. Implica sapere cosa costituisce un reato, come rispondere alle violazioni e a chi rivolgersi per chiedere aiuto. Nel contesto della violenza, la consapevolezza giuridica può fare la differenza tra soffrire in silenzio e cercare protezione; tra impunità e giustizia.
Perché la consapevolezza giuridica è fondamentale nella lotta alla violenza?  Innanzitutto, la violenza prolifera in ambienti in cui le vittime non sono consapevoli dei propri diritti o temono di chiedere aiuto. Questo è particolarmente vero nei casi di violenza domestica, violenza di genere o abusi sui minori. Le vittime possono credere che la loro sofferenza sia “normale” o “meritata”, soprattutto nelle società in cui predominano valori patriarcali o autoritari. Senza conoscenze giuridiche, potrebbero non sapere che la loro esperienza costituisce un reato o che hanno diritto alla sicurezza e alla dignità. La formazione giuridica interrompe questo circolo vizioso, identificando il problema e offrendo una via d’uscita. Quando le persone capiscono che la violenza, indipendentemente da dove o da chi si verifica, è punibile per legge, sono più propense a denunciare. Questo non solo aiuta la vittima, ma funge anche da deterrente per i potenziali autori. Inoltre, la conoscenza delle leggi incoraggia l’intervento degli astanti. Le persone che assistono alla violenza, sia per strada, a scuola o sul posto di lavoro, sono più propense ad agire quando comprendono che anche l’inazione può avere conseguenze.  In molte giurisdizioni, la mancata denuncia di determinate forme di violenza, come l’abuso sui minori o la violenza sessuale, può di per sé costituire un reato. Educare il pubblico su queste responsabilità crea una comunità più vigile e reattiva. Le scuole, in particolare, sono uno spazio fondamentale per promuovere la consapevolezza giuridica in materia di violenza. I giovani sono particolarmente vulnerabili al bullismo, alla violenza nelle relazioni sentimentali e alle molestie online. Integrare l’educazione giuridica nei programmi scolastici aiuta gli studenti a riconoscere i comportamenti abusivi e a capire come reagire. I programmi che insegnano la risoluzione dei conflitti, il consenso, la sicurezza digitale e le leggi antibullismo gettano le basi del rispetto e della responsabilità. Tale educazione responsabilizza non solo le vittime, ma anche i potenziali aggressori, aiutandoli a comprendere le implicazioni legali e morali delle loro azioni.
La tecnologia può anche essere sfruttata per diffondere la conoscenza giuridica. Nell’era degli smartphone e dei social media, le piattaforme digitali possono fornire informazioni facilmente accessibili sui diritti, sulle definizioni legali di violenza, sui numeri di contatto di emergenza e sulle modalità di presentazione dei reclami. App mobili, chatbot online o linee di assistenza della comunità possono guidare le vittime nel processo di ricerca di assistenza legale.  Le organizzazioni di assistenza legale dovrebbero investire in campagne di alfabetizzazione digitale per raggiungere un pubblico più ampio e giovane. Tuttavia, la consapevolezza giuridica deve essere accompagnata da sistemi giudiziari accessibili. Conoscere i propri diritti non è sufficiente se la denuncia di un reato porta a ulteriori vittimizzazioni o se il procedimento legale è troppo lento, costoso o di parte. Molte vittime evitano di chiedere aiuto per timore di ritorsioni, stigma sociale o incredulità da parte delle autorità. Questa paura è particolarmente acuta per le donne, le minoranze, le persone con disabilità o i membri della comunità LGBTQ+. Affinché la consapevolezza giuridica sia significativa, le leggi devono essere applicate in modo equo e le istituzioni legali devono essere formate per gestire i casi di violenza con sensibilità e professionalità. Agenti delle forze dell’ordine, giudici, personale medico e assistenti sociali necessitano tutti di una formazione specializzata per identificare e rispondere ai segnali di violenza. Le vittime devono essere trattate con rispetto e la loro riservatezza deve essere tutelata. Le procedure legali devono essere semplificate e l’assistenza legale gratuita deve essere disponibile per coloro che non possono permettersi un avvocato privato.  Le misure di protezione delle vittime, come ordini restrittivi, rifugi di emergenza e servizi di consulenza, dovrebbero essere ben pubblicizzate e facilmente accessibili. I programmi di educazione giuridica basati sulla comunità rappresentano un’altra strategia efficace. Workshop, forum pubblici, spettacoli di strada, poster e trasmissioni radiofoniche possono educare le persone sulla violenza e sui loro diritti legali in modi culturalmente rilevanti ed emotivamente impattanti. Questi programmi sono particolarmente efficaci nelle aree rurali o svantaggiate, dove l’istruzione formale è carente.

Erkabayeva Shahnoza, studentessa del 2° anno della Facoltà di Filologia e Arti, Università Statale di Urgench, intitolata ad Abu Rayhon Beruni



Legal literacy in the fight against violence

Violence is a pervasive and complex issue that affects individuals, families, and societies across the globe. Whether it takes the form of domestic abuse, bullying, sexual harassment, police brutality, or hate crimes, violence not only causes physical harm but also inflicts lasting psychological and social wounds. While efforts to prevent violence often focus on law enforcement and rehabilitation, one of the most effective and underutilized tools in this battle is legal awareness. Empowering people with knowledge about their rights, legal protections, and reporting mechanisms is essential for creating a culture of accountability and nonviolence. Legal awareness—also known as legal literacy—refers to the understanding of legal rights and responsibilities, as well as the processes available to seek justice. It involves knowing what constitutes a crime, how to respond to violations, and where to turn for help. In the context of violence, legal awareness can be the difference between suffering in silence and seeking protection; between impunity and justice.
Why is legal awareness crucial in combating violence?
First and foremost, violence thrives in environments where victims are unaware of their rights or fear seeking help. This is particularly true in cases of domestic violence, gender-based violence, or child abuse. Victims may believe that their suffering is “normal” or “deserved,” especially in societies where patriarchal or authoritarian values dominate. Without legal knowledge, they may not know that their experience is a crime, or that they have the right to safety and dignity. Legal education breaks this cycle by naming the problem and offering a path forward. When individuals understand that violence—regardless of where or by whom it occurs—is punishable by law, they are more likely to speak out. This not only helps the victim but also acts as a deterrent to would-be perpetrators.
Moreover, legal awareness encourages bystander intervention. People who witness violence—whether in the streets, at school, or in the workplace—are more likely to act when they understand that inaction may also have consequences. In many jurisdictions, failing to report certain forms of violence, such as child abuse or sexual assault, can itself be a criminal offense. Educating the public about these responsibilities creates a more vigilant and responsive community. Schools, in particular, are a critical space for promoting legal awareness related to violence. Young people are especially vulnerable to bullying, dating violence, and online harassment. Integrating legal education into school curricula helps students recognize abusive behaviors and understand how to respond. Programs that teach conflict resolution, consent, digital safety, and anti-bullying laws build a foundation of respect and responsibility. Such education empowers not only victims but also potential aggressors, helping them understand the legal and moral implications of their actions.
Technology can also be leveraged to spread legal knowledge. In the age of smartphones and social media, digital platforms can provide easily accessible information on rights, legal definitions of violence, emergency contact numbers, and how to file complaints. Mobile apps, online chatbots, or community hotlines can guide victims through the process of seeking legal assistance. Legal aid organizations should invest in digital literacy campaigns to reach broader and younger audiences. However, legal awareness must be accompanied by accessible justice systems. Knowing one’s rights is not enough if reporting a crime leads to further victimization or if the legal process is too slow, expensive, or biased. Many victims avoid seeking help because they fear retaliation, social stigma, or disbelief from authorities. This fear is particularly acute for women, minorities, people with disabilities, or members of the LGBTQ+ community. For legal awareness to be meaningful, laws must be enforced fairly, and legal institutions must be trained to handle cases of violence with sensitivity and professionalism.
Law enforcement officers, judges, medical personnel, and social workers all need specialized training to identify and respond to signs of violence. Victims must be treated with respect, and their confidentiality must be protected. Legal procedures should be simplified, and free legal aid must be available for those who cannot afford private attorneys. Victim protection measures—such as restraining orders, emergency shelters, and counseling services—should be well-publicized and easy to access. Community-based legal education programs are another powerful strategy. Workshops, public forums, street theatre, posters, and radio broadcasts can educate people about violence and their legal rights in ways that are culturally relevant and emotionally impactful. These programs are especially effective in rural or underprivileged areas where formal educa

Erkabayeva Shahnoza, 2nd year
                                                                        student of the Faculty of Philology
                                                                        and Arts, Urgench State University
                                                                         named after Abu Rayhon Beruni

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Zebiniso Meiliyeva presenta la poetessa Erkabayeva Shahnoza- Uzbekistan, pubblicazione di Elisa Mascia, San Giuliano di Puglia – Italia

Il prof Kareem Abdullah -Iraq dalla lettura

Foto cortesia di Carmen Flores – Perù e del prof Kareem Abdullah -Iraq

Lettura critica e analitica del libro di poesie della poetessa peruviana Carmen Flores dal titolo: Costellazione dei Segni .
Redatta dal poeta Kareem Abdallah – Iraq.

Lettura critica e analitica della raccolta di poesie Costellazione dei Segni di Carmen Flores

L’opera Costellazione dei Segni della poetessa peruviana Carmen Flores Jiménez è un’antologia che copre tre decenni della sua produzione poetica (1992-2024), esplorando temi come l’amore, la natura e l’esistenza da una prospettiva metafisica e contemporanea. Con uno stile profondo ed emotivo, i suoi versi invitano a riflettere e collegano con il più essenziale dell’essere umano .
Carmen Flores Poeta

Il titolo del libro, Costellazione dei Segni, suggerisce una visione del mondo come un insieme di simboli interconnessi, in cui ogni poesia agisce come una stella che illumina una parte del vasto universo dell’esperienza umana. Questa metafora cosmica riflette la ricerca di significato e la connessione tra l’individuale e l’universale.

Il poema “Ti amo da sempre” esprime un amore eterno e trascendentale, mentre “La Pietra” simboleggia la memoria ancestrale e la resistenza. ” Attraverso la natura” mette in evidenza la connessione intrinseca tra l’essere umano e l’ambiente naturale, mentre “Seme del poema” suggerisce che la poesia nasce dal più profondo dell’essere. ” In trappola” riflette la lotta contro i limiti e “Segno di fuoco” simboleggia la passione e la trasformazione. Infine, “Araldi di Luce” trasmette un messaggio di speranza e rinnovamento.

La poesia di Carmen Flores è caratterizzata dal suo lirismo simbolico, influenzato da poeti come Rimbaud e Mallarmé. Usa un linguaggio metaforico per esplorare temi profondi e misteriosi, invitando il lettore a un’esperienza estetica e riflessiva.
alessandria.today

In breve, Costellazione dei Segni  è un’opera che offre una visione poetica del mondo come un insieme di simboli interconnessi, invitando il lettore a riflettere sull’esistenza, l’amore e la connessione con l’universo.

Lettura critica e analitica della raccolta di poesie Costellazione dei Segni  di Carmen Flores

L’opera Costellazione dei Segni della poetessa peruviana:  í pezzi più rappresentativi della sua opera:

1- “Ti amo da sempre”
Il poema inizia con una dichiarazione d’amore trascendentale, in cui la poetessa descrive l’amore come una forza vitale che ha origine nel corpo, nello specifico nel grembo materno. Questo amore diventa “seme”, “sangue” e “fiore”, suggerendo che è una forza che nutre e dà la vita. Attraverso una serie di immagini potenti, Flores presenta l’amore come una forza proiettata verso il futuro, come un motore di speranza e fede. Il versetto “donna di futuro / di fede / d’impeto” rafforza questa idea di un amore che non solo è ancorato al presente, ma guarda verso un avvenire di trasformazione.

2- “La Pietra”
Questa poesia utilizza la metafora della pietra per esplorare il legame con il passato ancestrale e la memoria cosmica. La poetessa descrive la pietra come un essere vivente che custodisce le tracce della storia e delle forze naturali. La pietra diventa un “grido dei secoli”, in cui si riflettono le voci del cosmo, degli alberi, dei fiumi e delle stelle. Questa poesia rivela una visione del mondo in cui il tempo non è lineare, ma ciclico, e tutto ciò che è mai esistito è presente nello spirito della natura, risuonando attraverso le generazioni.

3- “Attraverso la natura”
In questa poesia, Flores riflette sulla fragilità dell’esistenza umana. La poetessa si vede come un “atomo vivente, pensante ed effimero”, consapevole della sua transitorietà. Tuttavia, la connessione con la natura gli dà un senso di appartenenza al cosmo. Il verso “dopo essere fango sarò cenere” esprime l’idea che la morte non è un fine, ma una trasformazione. La natura qui è presentata come un ciclo continuo in cui la vita e la morte sono intrinsecamente intrecciate, fornendo una visione filosofica e spirituale dell’esistenza umana.

4- “Seme del Poema”
Flores usa la metafora del “seme” per descrivere il processo di creazione poetica. La poesia nasce dal “più profondo dell’essere”, suggerendo che la creazione letteraria è un atto di trascendenza. La poetessa si lascia trasportare dal flusso dei venti e delle energie dell’universo, cercando il “seme del poema” che è permeato di misteri ed enigmi. Questo poema è una riflessione sull’origine della poesia, che per Flores è qualcosa di più di un’attività letteraria; è un’esperienza cosmica e spirituale.

5- “In trappola”
Questo poema denuncia l’avidità e la violenza che distruggono l’essere umano e il suo ambiente. La poetessa descrive una scena apocalittica in cui gli “esseri perduti di avidità” devastano l’umanità e la natura. Tuttavia, in mezzo al caos, si intravede un barlume di speranza. La poetessa fa notare che, sebbene il dolore e la desolazione sembrino dominare il mondo, persiste il desiderio fraterno di pace e giustizia, come un anelito profondo nel cuore umano.

6- “Segno di fuoco”
Il fuoco è presentato in questo poema come un simbolo duale: è sia un elemento distruttivo che una fonte di luce e trasformazione. Flores lo descrive come un “astro rosso” che può distruggere e trasformare, ma anche come una necessità vitale per la creazione e il rinnovamento. Il riferimento al fuoco come “angelo o demone” ne evidenzia la natura ambigua

7- “Araldi di luce”
In quest’ultimo poema, Flores esprime il suo desiderio di pace. Il poema inizia con un rifiuto dei conflitti e della sofferenza, e si chiude con un’immagine di speranza. La pace è rappresentata come “frutto di amore per l’umanità” e si invita a seminarla nella propria essenza degli esseri umani. Flores sogna un mondo dove la pace cammina mano nella mano con la giustizia, l’uguaglianza e la libertà, e dove la luce della pace illumina tutto l’universo.

Conclusione:
Attraverso la Costellazione dei Segni, Carmen Flores crea un’opera profondamente filosofica e simbolica che esplora il rapporto dell’essere umano con l’universo, la natura, la memoria ancestrale e la trascendenza spirituale. La poesia della Flores è un canto alla vita, ma anche alle sfide e alle contraddizioni inerenti all’esistenza umana. Il suo stile, carico di immagini potenti e metafore cosmiche, invita il lettore a una riflessione profonda sull’amore, la creazione, la lotta e la ricerca della pace.

La poetessa peruviana non offre solo uno sguardo spirituale, ma anche un invito all’azione, alla trasformazione e alla speranza in un mondo migliore
In breve, Costellazione dei Segni è un’opera che offre una visione poetica del mondo come un insieme di simboli interconnessi, invitando il lettore a riflettere sull’esistenza, l’amore e la connessione con l’universo.

Preparazione articolo per la pubblicazione e traduzione in italiano a cura di Elisa Mascia -Italia

Lectura crítica y analítica del libro de poemas de la poeta peruana Carmen Flores titulado: Constelación de los Signos.
Escrito por el poeta Kareem Abdallah – Irak.

Lectura crítica y analítica del poemario Constelación de Signos de Carmen Flores

La obra Constelación de Signos de la poeta peruana Carmen Flores presenta una serie de poemas cargados de simbolismo y reflexión filosófica. A través de sus versos, Flores aborda temas universales como el amor, la naturaleza, la memoria histórica y la lucha por la paz, invitando al lector a un viaje poético hacia lo esencial del ser humano. A continuación, se realiza un análisis de algunas de las piezas más representativas de su obra:

1- “Te Amo Desde Siempre”
El poema comienza con una declaración de amor trascendental, en la que la poeta describe el amor como una fuerza vital que se origina en el cuerpo, específicamente en el vientre materno. Este amor se convierte en “semilla”, “sangre”, y “flor”, lo que sugiere que es una fuerza que nutre y da vida. A través de una serie de imágenes poderosas, Flores presenta al amor como una fuerza que se proyecta hacia el futuro, como un motor de esperanza y fe. El verso “mujer de futuro / de fe / de ímpetu” refuerza esta idea de un amor que no solo está anclado en el presente, sino que mira hacia un porvenir de transformación.

2- “La Piedra”
Este poema hace uso de la metáfora de la piedra para explorar la conexión con el pasado ancestral y la memoria cósmica. La poeta describe la piedra como un ser vivo que guarda las huellas de la historia y de las fuerzas naturales. La piedra se convierte en un “grito de siglos”, en la que se reflejan las voces del cosmos, de los árboles, los ríos, y los astros. Este poema revela una visión del mundo donde el tiempo no es lineal, sino cíclico, y todo lo que ha existido está presente en el espíritu de la naturaleza, resonando a través de las generaciones.

3- “A Través de la Naturaleza”
En este poema, Flores reflexiona sobre la fragilidad de la existencia humana. La poeta se ve a sí misma como un “átomo viviente, pensante y efímero”, consciente de su transitoriedad. Sin embargo, la conexión con la naturaleza le otorga un sentido de pertenencia al cosmos. El verso “después de ser barro seré cenizas” expresa la idea de que la muerte no es un fin, sino una transformación. La naturaleza aquí se presenta como un ciclo continuo en el que la vida y la muerte están intrínsecamente entrelazadas, lo que aporta una visión filosófica y espiritual de la existencia humana.

4- “Semilla del Poema”
Flores utiliza la metáfora de la “semilla” para describir el proceso de creación poética. La poesía nace de lo “más profundo del ser”, sugiriendo que la creación literaria es un acto de trascendencia. La poeta se deja llevar por el flujo de los vientos y las energías del universo, buscando la “semilla del poema” que está impregnada de misterios y enigmas. Este poema es una reflexión sobre el origen de la poesía, que para Flores es algo más que una actividad literaria; es una experiencia cósmica y espiritual.

5- “Atrapados”
Este poema denuncia la codicia y la violencia que destruyen al ser humano y su entorno. La poeta describe una escena apocalíptica en la que los “seres perdidos de codicia” arrasan con la humanidad y la naturaleza. Sin embargo, en medio del caos, se vislumbra un destello de esperanza. La poeta señala que, aunque el dolor y la desolación parecen dominar el mundo, persiste el deseo fraterno de paz y justicia, como un anhelo profundo en el corazón humano.

6- “Signo de Fuego”
El fuego se presenta en este poema como un símbolo dual: es tanto un elemento destructivo como una fuente de luz y transformación. Flores lo describe como un “astro rojo” que puede destruir y transformar, pero también como una necesidad vital para la creación y la renovación. La referencia al fuego como un “angel o demonio” resalta su naturaleza ambigua y poderosa, mientras que la poeta se muestra consciente de que, aunque el fuego pueda consumir, es también una fuente de energía esencial para el mundo.

7- “Heraldo de Luz”
En este último poema, Flores expresa su anhelo de paz. El poema comienza con un rechazo a los conflictos y el sufrimiento, y se cierra con una imagen de esperanza. La paz es representada como “fruto de amor a la humanidad” y se invita a sembrarla en la propia esencia de los seres humanos. Flores sueña con un mundo donde la paz camine de la mano con la justicia, la igualdad y la libertad, y donde la luz de la paz ilumine todo el universo.

Conclusión:
A través de Constelación de Signos, Carmen Flores crea una obra profundamente filosófica y simbólica que explora la relación del ser humano con el universo, la naturaleza, la memoria ancestral y la trascendencia espiritual. La poesía de Flores es un canto a la vida, pero también a los desafíos y las contradicciones inherentes a la existencia humana. Su estilo, cargado de imágenes potentes y metáforas cósmicas, invita al lector a una reflexión profunda sobre el amor, la creación, la lucha y la búsqueda de la paz.

La poetisa peruana no solo nos ofrece una mirada a lo espiritual, sino también un llamado a la acción, a la transformación y a la esperanza en un mundo mejor.












Lectura crítica y analítica del poemario de la poeta peruana Carmen Flores titulado: Constelación de Signos .
Por el poeta Karim Abdallah – Irak.

La obra Constelación de Signos de la poeta peruana Carmen Flores Jiménez es una antología que abarca tres décadas de su producción poética (1992-2024), explorando temas como el amor, la naturaleza y la existencia desde una perspectiva metafísica y contemporánea. Con un estilo profundo y emotivo, sus versos invitan a reflexionar y conectan con lo más esencial del ser humano .
Carmen Flores Poeta

El título del libro, Constelación de Signos, sugiere una visión del mundo como un conjunto de símbolos interconectados, donde cada poema actúa como una estrella que ilumina una parte del vasto universo de la experiencia humana. Esta metáfora cósmica refleja la búsqueda de significado y la conexión entre lo individual y lo universal.

El poema “Te Amo Desde Siempre” expresa un amor eterno y trascendental, mientras que “La Piedra” simboliza la memoria ancestral y la resistencia. “A Través de la Naturaleza” destaca la conexión intrínseca entre el ser humano y el entorno natural, mientras que “Semilla del Poema” sugiere que la poesía nace de lo más profundo del ser. “Atrapados” refleja la lucha contra las limitaciones y “Signo de Fuego” simboliza la pasión y la transformación. Finalmente, “Heraldo de Luz” transmite un mensaje de esperanza y renovación.

La poesía de Carmen Flores se caracteriza por su lirismo simbólico, influenciado por poetas como Rimbaud y Mallarmé. Utiliza un lenguaje metafórico para explorar temas profundos y misteriosos, invitando al lector a una experiencia estética y reflexiva.
alessandria.today

En resumen, Constelación de Signos es una obra que ofrece una visión poética del mundo como un conjunto de símbolos interconectados, invitando al lector a reflexionar sobre la existencia, el amor y la conexión con el universo.
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Una dedica per il Santo Padre Papa Francesco giunge dall’ Iraq dal poeta, scrittore prof Kareem Abdullah, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

I cento dollari che rovesciarono il trono delle fiamme

Alla fine della montagna, dove la gloria si ritira dalle spalle degli uomini, e dove le finestre si chiudono sul silenzioso oro, c’era un uomo che camminava con passi che non si udivano, ma tutta la terra ascoltava. Non portava uno scettro, ma una croce di ferro, senza lucentezza, se non quella riflessa dal sole del suo cuore. Poteva vestire Roma con una camicia di zaffiro, versare olio sulle candele della sua ricchezza, piantare nei suoi versi un giardino di marmo, ma scelse di essere polvere su cui camminano i passi degli esclusi.

Nel suo taschino sinistro non c’era una carta di credito, ma una domanda: Chi sono io? Solo polvere che brilla nelle mani di Dio. Indossava una veste bianca come una parola pura, e scarpe nere come se portasse con sé i peccati del mondo, camminando verso il fiume per lavarli in silenzio. Era papa, ma non sedeva sulla sedia, sedeva ai piedi del mondo, asciugando le sue lacrime come si spolverano i salmi antichi.

Guardava i cento dollari come un mare che si vede solo da chi è immerso nell’anima. Preparava banchetti dal nulla, e nutriva i poveri con le briciole della solitudine. Volevano incoronarlo, ma si vestì di vento. Volevano farlo entrare nei palazzi del Vaticano, ma entrò nel cuore dei cuochi, mangiando con loro come mangiano gli angeli: con una gratitudine silenziosa, che non si sente, ma cambia tutto.

Dormiva su un letto di legno, ma sognava che l’universo fosse un unico letto, su cui riposa l’umanità stanca. Non scrisse un testamento, tranne che sulla fronte del tempo: nulla si prende, tranne ciò che è donato. Quante volte hai lavato i nostri volti con le tue lacrime invisibili? Quante volte hai spogliato il tuo corpo, per che noi lo indossassimo nel freddo dell’etica? Cuciniavi nelle pentole della misericordia, e le distribuivi a chi non trovava nella religione altro che una serratura sulle loro anime.

Ci hai lasciato i cento dollari, come se ci avessi lasciato un quinto Vangelo, scritto con l’inchiostro della fame, sigillato con il timbro degli sconosciuti. Quanto è povero il mondo quando il papa è più ricco di lui! E quanto è ricco l’uomo che sceglie di essere povero, per aprire con le sue mani nude le porte del cielo.

Oh monaco che piove dentro di noi, tu che camminasti scalzo sul significato delle rose della ricchezza, tu che piantasti santità nei resti del potere — i cento dollari rimarranno un fuoco bianco, che illumina per ogni viandante la via per tornare a se stesso.

Kareem Abdullah -Iraq

Il libro di Filippo Papa “Sono solo me stesso”

Foto cortesia della copertina del libro di Filippo Papa – Italia

Introduzione di Giacomo Bugliani

La parola scritta e, in specie, la poesia rappresentano da sempre un ponte
ideale tra la dimensione individuale e quella collettiva, un dialogo che, da
intimo, diventa così connotato da un’ottica universalistica. Filippo Papa, con
la sua raccolta “Sono solo me stesso”, ci conduce in un viaggio profondo che
si muove tra introspezione e riflessione, attraverso versi e aforismi che
parlano d’identità, d’amore, di memoria e di natura. Un’opera che affonda le
sue radici nelle corde più intime dell’animo, dal quale l’autore tra fonte
d’ispirazione e raccoglie tracce del suo vivere quotidiano.
In un tempo complesso come quello che stiamo vivendo, la poesia e la letteratura assumono un ruolo ancora più centrale: ci aiutano a comprendere la realtà, a interpretarla e a migliorarla, a costruire ponti tra generazioni e culture diverse, divenendo strumenti di libertà e di consapevolezza.

In questo contesto, si inserisce a pieno titolo l’opera di Filippo Papa.

Le sue poesie e i suoi aforismi sono un invito a riconoscersi con autenticità e
coraggio e divengono espressione compiuta di quel “γνῶθι σαυτόν” impresso
sul frontone del tempio di Delfi, che Diodoro Siculo (storico che ha le stesse
origini di Papa) con grande efficacia rielabora, invitandoci a respingere ogni
forma di superbia e ad approcciare con grande umiltà la nostra dimensione
intimistica, nella consapevolezza che solo la sorte è signora di tutti gli eventi
(“ἄνθρωπε, μὴ μέγα φρόνει, γνῶθι σαυτόν, ἰδὲ τὴν τύχην ἁπάντων οὖσαν
κυρίαν”).

Il progetto foto-performativo, che accompagna il volume di Filippo Papa,
aggiunge una dimensione visiva alla sua ricerca artistica, trasformando la sua
immagine in una riflessione sull’identità e sulla memoria nell’era digitale.

L’artista, infatti, utilizza il selfie, uno degli strumenti più iconici della
contemporaneità, per dare vita a una riflessione critica sulla percezione di sé
e sull’immagine che ciascuno di noi costruisce in quel mondo digitale che,
mai come oggi, per molti diviene la dimensione predominante della propria
esistenza.

Se nel passato il ritratto era uno mezzo per affermare status, identità e
memoria, oggi il selfie diventa un mezzo istantaneo (ed effimero) per
raccontarsi. Con questa “operazione artistica” Filippo Papa nobilita questo
strumento a forma d’arte, portando la fotografia performativa a un livello più
alto, convertendo quello che potremmo definire un “autoritratto della nostra
epoca” in atto di consapevolezza e costruzione dell’identità.

“Sono solo me stesso” non è soltanto una raccolta poetica e di immagini, ma
un’esperienza che stimola il lettore a porsi domande e a guardare l’esistente
con la profondità di occhi indagatori.

Un’opera che conferma il potere della poesia di illuminare il cammino di
ciascuno, avvalendosi della parola come chiave di accesso alla verità.

Una verità relativa, “a misura d’uomo”, che, in realtà, è una dichiarazione di
scoperta interiore, poiché l’autore, attraverso le sue esperienze, si libera dai
vincoli delle aspettative esterne per abbracciare pienamente la sua identità.

Cosa che si rende estremamente evidente nella lirica che dà il titolo all’opera:
“ho sempre cercato la luce/un raggio di sole caldo/una lampada nella notte/ho
sempre cercato una mano che mi accarezzasse la pelle/che mi accarezzasse
l’anima…ho trovato me stesso/solo me stesso”
.
Ciò che è chiaro al poeta è che la verità che ricerca è quella che gli permette
di approdare al porto più sicuro a cui ogni uomo anela: l’amore.

Un porto tranquillo solo in apparenza, perché è luogo che rende l’uomo
estremamente vulnerabile, una forza che lo espone a sentimenti fragili, ma
anche straordinariamente puri e autentici, “dolci come le carezze di una
madre” e “infiniti come i sogni più lontani”.

Il poeta è nudo, non solo e non tanto fisicamente, ma anche spiritualmente,
perché il suo corpo, “cattedrale dell’anima”, è il veicolo di accesso alla propria
dimensione metafisica.

La poesia, che è ispirazione di vita, diventa così un mezzo di rigenerazione
individuale e si rende strumento di vere e proprie rivoluzioni collettive, come
insegna Pablo Neruda quando inneggia alla “pace per le parole che mi
frugano più dentro e che dal mio sangue risalgono legando terra e amori con
l’antico canto”.

In un’epoca come la nostra, in cui la pace diventa aspirazione massima e
cogente dell’umanità, emerge ancora più forte il ruolo di un poeta come
Filippo Papa che, in ogni sua espressione artistica e letteraria, trova
nell’amore, colto in tutte le sue declinazioni, l’antidoto ai mali dell’individuo e a
quelli della società.

Giacomo Bugliani



Postfazione

Nel percorrere il sentiero strutturale di questa raccolta – catturantemente declinata in equilibrata alternanza di parola e di immagine – si rimane affascinati dalla capacità di scavo, interiore ed esteriore, dall’opera certosina
di svelamento, che il dettato poetico, così come quello aforistico, portano a
forma, a prius, paradigma, codice interpretativo, fondativo e fecondativo
dell’intera azione compositiva che, già dalla titolazione prescelta, in luziana
accezione, si rivela. In pienezza e in bellezza di maturità espressiva.

Un esordio, dunque, di eccellenza per Filippo Papa, artista dalle tante
riespressioni, meritamente pluripremiato e apprezzato e da pubblico e da
critica di settore, che in Sono solo me stesso, riesce ad attrarre,
conquistando, in virtù di una scrittura effervescente, mai in decrescita, carica
di sensazioni, di colorismi, di preziose osanze fonosimboliche, dove
l’immensità del particolare minimo, per riprendere Milosz, crea quadri di rara
impattanza visiva.

E la poesia, nelle mani sapienti di Papa, sa farsi canto, lieve quanto permeante: Quando usiamo il cuore/ Siamo cechi/ Siamo sordi/ Siamo fragili/
Ma siamo felicemente ingenui come i bambini/ Dolci come le carezze di una madre/ Infiniti come i sogni più lontani: Occhi di cuore, lirica dove l’ariosità
della parola disegna una dimensione edenica, non chimerica ma ricreabile;
ma anche graffio, spina: L’ansia della gelosia/ Rende il sangue bollente/
Come olio caldo: da Gelosia, breve e vibrante, dove l’amore, che ne è ossatura, si descrive nella sua immagine più vera, eternamente duellante fra
eros e thanatos, fra philìa e neikos; e, ancora, fotogramma metaforico:
Agosto è tempo indefinito/ Ci innamoriamo dell’orizzonte sul mare/ Ci bruciamo la pelle con il sale/ Ci perdiamo per strada abbagliati dal sole/ E
quando la temperatura sale/ Il corpo prende fuoco/ E l’anima si libera come fumo/ In un cielo color azzurro di nostalgie: Agosto, dove l’anafora, impeccabilmente utilizzata, ha valenza accentuativa.

Agile e suadente è il verso, prevalentemente ipometro, intarsiato da settenari
e novenari a infondere musicalità e armoniosità all’insieme.

Compiutissimo anche il secondo – e conclusivo – segmento dell’opera,
Aforismi e Riflessioni, dove si nota il rimando, elegantemente personalizzato,
alla tradizione nobile del genere aforistico, da Ippocrate a Santorio a Umberto
Saba fino ai recenti esempi psicoanalitici di Davide Lopez e di Cesare Viviani.

Filippo Papa usa con perizia e con scioltezza le figure retoriche che caratterizzano il genere, ossimori, chiasmi, simmetrie, antitesi,
compensazioni, paradossi. Chi sceglie di scrivere aforismi, sa di dover lavorare con la massima attenzione sulle possibilità offerte dalla lingua,
perché sa che ogni minimo mutamento di vocale, di consonante, di posizione,
di punteggiatura, può provocare inattese aperture e nuove prospettive di
senso. Papa dimostra piena padronanza di quest’arte funambolica, agente
per pressurizzazione e dinamizzazione della parole, donandoci un percorso
riflessivo di indiscutibile arrivanza.

A concludere, una convincente, riuscitissima, opera prima che sa prenderci saldamente per mano e condurci nel viaggio più complesso, più avvincente,
punto di arrivo e di eterna ripartenza: ultima meta, approdo cairologico, come,
in distico memorabile, Filippo Papa dichiara: Ho trovato me stesso/ Solo me
stesso.

Marina Pratici



BIOGRAFIA DI FILIPPO PAPA

Filippo Papa, nato a Leonforte (EN) il 24 ottobre 1986, è un artista noto per la sua ecletticità, abbracciando diverse forme d’arte come fotografia, performance, graphic design, videoarte, installazioni, pittura e scrittura, ed è attivo anche nella promozione culturale.
Si è laureato con il massimo dei voti in Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, dove ha anche ricoperto il ruolo di Cultore di materie grafiche. È stato Docente di Storia dell’Arte presso un istituto di formazione privato. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nel portare la sua arte oltre confini geografici e culturali, con mostre personali e performance che hanno lasciato il segno a livello internazionale.

Papa ha ricevuto numerosi premi, riconoscimenti e pubblicazioni internazionali. Nel 2012, una sua fotografia è stata selezionata a livello mondiale dal sito di Vogue. Tra il 2020 e il 2021, è stato inserito nell’Atlante dell’Arte Contemporanea edito da De Agostini e nel prestigioso “56° Catalogo dell’Arte Moderna” di Giorgio Mondadori. Nel 2023 ha vinto il primo posto nella categoria Fotografia Professionale – Architettura Astratta agli “International Photography Awards” di New York.



Prefazione di Joan Josep Barceló

Probabilmente la storia personale si sviluppa nella vita delle persone come parte di un’evoluzione che va oltre se stessi, ed è qui che ciò che c’è di più interno germoglia in qualche modo verso l’esterno, come se fosse qualcosa che si desidera condividere con gli altri. Sono solo me stesso è un’opera da gustare con lentezza, leggendo attentamente ciascuna delle poesie per entrare nel mondo poetico di Filippo Papa. In queste poesie ci immergiamo
nell’universo di un giovane autore, le cui parole risvegliano emozioni
profonde, piene di sensibilità e forza espressiva, trasportandoci verso
riflessioni sulla vita. Se volessimo fare una semplice descrizione dell’opera in
questione, basterebbe imbattersi direttamente in alcune delle poesie e delle
frasi più caratteristiche del suo contenuto – “Il cielo terso è di fronte a me. /
Tu sei sempre con me, nonostante tutto. / Natura.”.

Attraverso queste brevi poesie e aforismi, Filippo Papa ritrae se stesso e cattura l’ambiente, con tutta la potenza evocativa degli incanti racchiusi nei
concetti della vita. Le sue parole sono un rapporto costante dell’essere con il
mondo esterno e con la prospettiva dell’esistenza – “Sei vivo / Respira /
Goditi il sole / Assapora la pioggia / Mangia / Bevi / Fai l’amore / Ti basta solo
questo / Sorridi / Sei vivo / Vivi”. In un certo senso, c’è qualcosa di panta rei
nei versi, una visione del mondo in costante mutamento, un mondo che
cambia perché nulla resta immutato. Come ci dice Eraclito: “Nessun uomo si
bagna due volte nello stesso fiume”.

Così Filippo Papa, il poeta, si collega al pensiero di Eraclito di Efeso quando ci racconta della natura mutevole delle
cose e del suo grande senso d’impulsività nel linguaggio. E come il filosofo greco, si esprime con grande disinvoltura nel suo stile aforistico – “Un solo
sguardo / Mi scontro con la tua anima // Tutto cambia / Tutto nuovo // Le radici crollano / L’aria diventa neve / La luce mi inebria // La strada si stringe /
Vedo un prato / Il cuore esplode // Tutto cambia / Tutto nuovo / Tutto perso
nell’infinito”.

Queste sono le sue creazioni più personali, dove l’autore rivela intensamente una complessa gamma di sensibilità, avvolgendoci e
costringendoci ad andare avanti.

Cosa vuole comunicarci il poeta nelle sue poesie?

Si tratta di un giovane poeta convenzionale o di un poeta rivoluzionario?

La poesia di Filippo Papa nasce dall’essenza stessa dell’uomo,
marcatamente influenzata da un linguaggio fatto di ritmo e armonia, il tutto
racchiuso in un pensiero discorsivo. Filippo Papa scrive questo libro cercando
ispirazione e ritrovando se stesso – “Il silenzio di uno sguardo / Il silenzio diun abbraccio / Il silenzio di una carezza // Un silenzio assordante / Che lascia
il sospiro di un sogno // Sorridi / Non solo con la bocca / Non solo con gli
occhi / Ma con tutto il tuo corpo / Ma con tutta la tua anima”. Una ricerca
costante di qualcosa di primordiale, una ricerca della luce che illumina il
cammino, una tensione verso la bellezza e l’arte, un modo d’intendere l’amore. Tutto questo ci regala poesie che non si limitano a semplici
domande, ma aprono a una grande varietà di emozioni. Il poeta cerca… e
trova.

La poesia di Filippo Papa ha la capacità di mostrarci la sua personale realtà e visione della vita, con uno stile diretto e viscerale che colpisce con i suoi versi, inondando tutto di emozione. Tra i molti elementi che mi hanno colpito in questo lavoro c’è la diversità delle poesie e la loro forza comunicativa, come se ci rendessero parte della sua stessa vita, dei suoi pensieri,
dell’essenza dell’esistenza, della semplice percezione delle cose da guardare
con gli occhi del cuore – “Quando usiamo il cuore / Siamo ciechi / Siamo
sordi / Siamo fragili / Ma siamo felicemente ingenui come i bambini / Dolci
come le carezze di una madre / Infiniti come i sogni più lontani”.
Esiste una funzione poetica del linguaggio, una funzione estetica basata sullo stile
letterario per dare maggiore risalto alle parole.

Questo insieme di poesie e aforismi ci mostra chiaramente la posizione che
l’autore ha assunto di fronte al mondo nel corso della sua vita – “Non è una
stella / Non è la luna / Non è la terra / Non è un luogo // È un’emozione”. È un
essere carico d’immagini, capace con la sua forza evocativa di abbattere i
muri più solidi e immergerci nel quotidiano, riconducendoci alla nostra stessa
realtà. In questo libro, poesie e aforismi ci guidano nella riflessione, seguendo
le tracce lasciate dalle esperienze vissute – “La tua terra avvolge / La mia
terra mi brama / Le nostre vite intrecciate / Come edera che cresce sulle
nuvole // Cos’è il tempo? / Cos’è lo spazio? // Io sento solo emozioni”.

Con lui intraprendiamo un viaggio capace di far transitare emozioni, e di farci sentire come il linguaggio poetico sappia produrre in noi le vibrazioni più sottili e profonde della sensibilità. I suoi versi rivelano le parole attraverso
immagini potenti e un linguaggio appassionato: versi che sono un invito a
riflettere, concisi e chiari, senza inutili abbellimenti.

Anche i versi di questo
libro sono rami che crescono da un albero chiamato vita, in cui il poeta si
espone, si racconta, disegna un autoritratto condivisibile fatto di crescita e maturazione psichica – “Credo alla libertà di espressione che è alla basedell’essere umano. // Credo nella forza della vita, che nel bene o nel male è
un viaggio meraviglioso”.

Le due parti che compongono questo libro possono essere viste come due idee: ciascuna rappresenta un modo di comunicare con il lettore. La prima è una raccolta di poesie, la seconda di aforismi e pensieri. Nell’insieme ci
appare chiaro che l’autore riesce non solo a ritrovare se stesso, ma desidera
che siamo anche noi a trovarlo.

Joan Josep Barceló

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