Griselda Alicia Soriano Chiesa ospite del programma bilingue italiano-spagnolo “Alla ricerca della vera bellezza” di Pietro La Barbera ed Elisa Mascia, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Continua la ricerca della vera bellezza in Argentina con Griselda Alicia Soriano Chiesa

Biografia di Griselda Alicia Soriano Chiesa – Argentina

Poetessa argentina. Traduttrice Pubblica Nazionale di Francese
Ha partecipato a tavoli di lettura di poesie, agli Incontri Nazionali dei poeti nel Sud di Santa Fe, in Argentina e al Teatro “El Círculo” della città di Rosario, in Argentina.
Le sue poesie integrano antologie in spagnolo:”OPERE. Poeti nel sud rurale di Santa Fe”;
“CANTO PLANETARIO”, antologia multiculturale e multilingue.
E antologie in francese: “De l’Humain pour les migrants” e “KALÉIDOSCOPIE”.
Ha partecipato all’antologia franco-argentina “Villes Ciudad” come traduttrice. Ha tradotto poesie di scrittori francofoni.
1° Concorso Interprovinciale di poesia “Voces en el llano” 2016. (Provincia di Santa Fe, Argentina). 3° premio.

Nell’aprile del 2020 è stata ospite del programma radiofonico En Alas del Fenix, di Radio Krysol Internazionale, e poi collaboratrice nella conduzione domenicale, con Mariela Porras Santana ed Elisa Mascia, fino a settembre 2021.
È stata parte della Giuria al Premio Galassia 2021 organizzato da Radio Krysol internazionale.                        
Ha partecipato con le sue poesie al Festival Internazionale della Letteratura Panorama , 2022 e 2023 organizzato dalla Whriters Capital Foundation.

15° Concorso nazionale ed internazionale di poesia e narrativa “Club della Poesia” (Italia) Premio speciale poesia straniera.

Domande per intervista a Griselda Alicia Soriano Chiesa

1- Cos’è che recentemente hai imparato di nuovo su te stessa?

Il futuro dell’esistenza è un apprendimento continuo.
Dobbiamo considerare il nostro passaggio nella vita come il flusso di una formazione, che ci permette di crescere e cercare di non perdere occasioni di apprendimento poiché, come affermava la scrittrice belga Marguerite Yourcenar, “la cosa migliore contro le turbolenze dello spirito è imparare”.
E questa costante formazione spirituale non può esserci tolta dalle vicissitudini che possono verificarsi nel corso della nostra esistenza.
E tornando alla domanda posta, ho avviato sfide professionali, per le quali mi preparo costantemente e che favoriscono l’evoluzione e la crescita interiore.
Così facendo posso confermare che con dedizione e studio posso affrontare queste sfide.

Chi ero?
Alunna,
Figlia.
Madre.
Colei che viveva ai confini, ai margini…
Ho sognato fiumi, giungle, pampa?
Oppure sogno questa realtà abbandonata?
Sveglia
Sono io che mi prendo cura dell’incendio in casa?
O colei che va nei labirinti.

2- Cos’è che vorresti non dimenticare mai?

Innanzitutto vorrei ricordare sempre le mie radici.  Dalla tenerezza di mia nonna materna, che, oltre al suo affetto, mi ha offerto le sue conoscenze gastronomiche, frutto della sua tradizione italiana.  Con mia suocera Gina, che era italiana, ho anche imparato a cucinare tanti cibi tipici e a conoscere meglio questo bellissimo paese.
Conservo nel cuore e nella memoria anche le esperienze condivise con i miei genitori ai quali ringrazio per l’amore che mi hanno donato e il loro sostegno nelle attività che ho intrapreso.
E, naturalmente, il piacere di leggere e scrivere trasmesso da mia madre, che era una grande poetessa.
Per quanto riguarda i miei insegnanti, essi hanno avuto un ruolo di primo piano nella mia formazione personale e professionale.  Hanno accompagnato e incoraggiato il mio percorso poetico nelle varie fasi della mia vita.
E certamente non dimenticherò le persone che mi hanno teso la mano durante questo meraviglioso viaggio chiamato vita.
Ora condivido con voi una poesia che ho scritto per mia madre.

Madre

Dopo il tuo impensato addio,
lo specchio gioca con i miei occhi.
Non è la mia immagine che riflette
ma la tua, così evocata!
Ti scopro anche nel suono della mia voce.
Nell’ascoltarmi ti sento così vicina!
All’improvviso non appari più nella mia casa.
Talvolta hanno cura di te gli esseri intravisti nelle premonizioni.
Sorgono casuali i tuoi pensieri divenuti poesie.
Un flusso di idee e sensazioni inondava il tuo essere.
Fluiva attraverso versi e canzoni.
Pioggia di scritti ed emozioni
in differenti luoghi.
Mi avvicino con prudenza
per non disturbare la tua essenza.

Di seguito una poesia dedicata a mia nonna Isolina.

Nonna

Salutiamoci a distanza.
Stai lontano.
Era il suo modo di proteggerti.
Non poteva evitare la perdita.
Rifugio da una zia?
Ti adotta come ragazza per ogni servizio.
Lavare le tende, stirare le lenzuola
E non scherzare con il macellaio!!
Il carbone di ferro ti prosciuga i polmoni,
lascia impronte sul tuo petto.
Il macellaio ti salva dalla finta famiglia.
Inafferrabile non è il tuo amore,
ma le pezze dell’anima si consumano…
Tra un lamento e un pianto,
Emergono parole liguri.
“Non arrabbiarti, la vita è breve”
dice il detto inciso sul muro.
Mi è piaciuta la dolcezza degli sciroppi fruttati
e la magia dei tuoi punti
inventare vestiti per le bambole.

3- Quali sono le qualità che gli altri apprezzano di più in te?

Sono un po’ timida quando parlo di me stessa.  Ma da quello che mi dicono i miei amici, apprezzano la mia sincerità, onestà e responsabilità.  Anche la mia predisposizione quando si tratta di ascoltarli.
Inoltre, quando mi impegno a svolgere un’attività, la svolgo con serietà e professionalità.
Ad esempio, quando scrittori della mia regione mi hanno affidato il loro lavoro per farne una presentazione, l’ho studiato e analizzato a fondo.  Apprezzo che mi abbiano scelto per farlo, quindi rispetto gli autori e il loro lavoro letterario.

4- Cos’è la cosa di cui sei maggiormente sicura in questo momento?

Attualmente sono sicura di aver trovato nella traduzione letteraria, in particolare nella poesia, un legame che collega la mia professione di traduttrice francese con la mia vocazione letteraria.

5- Se potessi trasmettere un messaggio a un vasto gruppo di persone, quale messaggio invieresti?

Credo che in questo periodo turbolento in cui viviamo sia molto importante trasmettere un messaggio di pace e tolleranza.
Il rispetto per gli altri è una priorità, soprattutto per chi è diverso, per lo straniero.
Appartengo a un Paese (e a una famiglia) formato da correnti migratorie nel corso della sua storia, che si sono uniti ai popoli autoctoni.
Ho dimostrato che possiamo coesistere formando società che sostengano e rispettino i diversi gruppi umani.
Bisogna privilegiare il dialogo, la conoscenza e la crescita spirituale e sociale.
Inoltre, consentire un’educazione che includa la tecnologia, ma valorizzi anche l’approccio alla natura e il contatto interpersonale.  Senza dimenticare l’importanza che deve essere assegnata alle manifestazioni artistiche per un migliore sviluppo spirituale.

6-  Cos’è che avevi sempre detto che non avresti mai fatto e che poi invece hai fatto?

In questo caso mi riferirò a qualcosa che non immaginavo di fare.
Ho vissuto la mia infanzia, adolescenza e prima giovinezza nelle città della grande Buenos Aires, a una ventina di chilometri dalla capitale dell’Argentina.  Ero molto adattata alla vita urbana e pensavo che ciò sarebbe continuato anche in futuro.
Ma il destino aveva preparato per me un cambiamento.  Quando mi sono sposata mi sono trasferita in un’altra provincia e lì è iniziato un pellegrinaggio attraverso vari luoghi e paesaggi.
Ero vicina alla giungla, nella provincia di Misiones, dove si trovano le cascate dell’Iguazú in un’isola nel delta del fiume Paraná, nella provincia di Entre Ríos e in un campo nella provincia di Santa Fe. Questo viaggio è stato molto vario e mi ha permesso di incontrare, oltre alla magnificenza della natura, persone di grande valore che sono diventati amici intimi.
Se guardo indietro a quel periodo, vedo che quelle esperienze sono state molto istruttive e significative.

Questa poesia racconta il mio tempo trascorso nella bellissima ed esuberante provincia di Misiones.

– Rituale
Non è necessario un tempio per consacrare la cerimonia.
Sono accompagnati da alberi secolari della foresta tropicale.
La volta notturna offre le sue stelle.
La montagna dà il seme, che fungerà da talismano.
La messa pagana fugge dalle convenzioni…
Non brindiamo all’arrivo,
ma per il gioco.
Il selvaggio si incontra all’incontro.
Parole che fluiscono verso l’inaspettato…
L’abbraccio d’addio, gli occhi umidi,
E l’affetto di questo rito in terra guaraní.

7- Riguardo a cosa hai cambiato opinione negli ultimi tempi?

Per quanto mi riguarda ritengo che esista un nucleo di valori essenziali nel quale non ci siano stati cambiamenti.  Ad esempio, lealtà, onestà, responsabilità.  E poi ci sono i comportamenti che possiamo variare dopo aver attraversato la vita.  E dopo aver riflettuto sulla reale importanza che diamo alle varie situazioni che si presentano davanti a noi.
Nel mio caso personale, dopo un lavoro di introspezione interiore, ho cercato di lasciare andare le cose materiali che provocano solo disagio accumulandole. E così, lasciando dietro di me questi pesi, il mio viaggio nella vita diventa più leggero.
Ora vorrei condividere con voi una poesia che tratta il tema del lasciare andare questi fardelli.

– A piedi nudi e senza cravatte…

Offri i tuoi libri da molto tempo.
Stai indicando i tuoi oggetti da molto tempo
con i nomi che ami.
Parli con le tue piante da molto tempo,
come un modo per fondersi con la natura.
È passato un po’ di tempo da quando ti sei liberato dai tuoi fardelli.
È da molto tempo che perdoni…

8- Quali sono le attività/passioni che attirano la tua attenzione?

La lettura occupa un posto primario nella mia vita.  Mi porta via dallo stordimento esteriore e mi permette di imparare.
Per quanto riguarda l’altra mia passione, scrivere poesie, posso dire questo:
” Il lavoro poetico non è solo ispirazione, ma è un lavoro con se stessi.”
Quest’opera poetica dimostra cosa può fare il poeta con la sua conoscenza
dentro.
Cinema, musica e soprattutto teatro sono manifestazioni artistiche che mi appassionano,
sottraggono al quotidiano, quando la vita quotidiana è routine e monotonia.
E ci sono anche i viaggi che mi permettono di apprezzarne la magnificenza
natura, quanto è arricchente condividere con gli abitanti dei diversi
luoghi che visito e tutto questo si aggiunge alle visite ai musei e alle architetture tipiche di ciascun sito.

Poesia

Fuggo.
Catturi la libertà.
Evochi i demoni
che mi uccidono
Con loro
tu tracci le favole
delle mie allucinazioni.
Esorcizzi i peccati.
Mi immergo finché non ci ritroviamo.

     
9- Se potessi tornare indietro nel tempo e dare un consiglio a te stessa da giovane, quale consiglio ti daresti?

Consiglierei a quella giovane donna di non smettere mai di leggere e prepararsi.  Possa tu continuare con questo processo di crescita ed evoluzione spirituale.
In particolare coltivare la pazienza, saper attendere l’occasione per svilupparsi pienamente, poiché il futuro dell’esistenza ci sorprende con innumerevoli situazioni.  E come ha detto la scrittrice britannica Virginia Wolf, dobbiamo realizzare “una stanza tutta nostra”, uno spazio letterale e immaginario che ci dia la libertà personale di creare e prosperare nella nostra trasformazione.

Ora voglio condividere con voi un’altra delle mie poesie.

La fuga del tempo

Il tempo vola implacabile.
Al culmine della mia vita da sogno.
Il tempo finge di passare
tra dolori e affanni.
Al crepuscolo continuo il viaggio.
Mi immergo nel deserto delle mie passioni.
Fitte ragnatele intrappolano i miei giorni.
Sto scagionando il passato.
Ho il coraggio di fuggire verso il futuro.
Con estrema lucidità,
senza veli la mia anima.
Cammino tortuoso l’incontro con il mio essere.
Rinasco.

Biografía de Griselda Alicia Soriano Chiesa.
Poeta argentina. Traductora Pública Nacional de Francés
Ha participado en mesas de lectura de poemas en los Encuentros Nacionales de poetas en el Sur de Santa Fe, Argentina y en el Teatro “El Círculo” de la ciudad de Rosario, Argentina.
Sus poemas integran antologías en español: ”OBRAS. Poetas en el sur rural de Santa Fe”;
“CANTO PLANETARIO”, antología multicultural y multilingual.
Y antologías en francés: “De l’Humain pour les migrants” y “KALÉIDOSCOPIE”.
Participó en la antología franco argentina “Villes Ciudades” como traductora.
Ha traducido poemas de escritores francófonos.
También ha realizado traducciones de cuentos infantiles.
En abril de 2020 fue invitada al programa de radio “En Alas del Fénix” de Radio Krysol Internacional. Y luego colaboró en la conducción dominical, con Mariela Porras Santana y Elisa Mascia hasta septiembre de 2021.
También participó en el programa de radio FAHRENHEIT 3000 conducido por el escritor y artista plástico Joan Josep Barceló y Bauzá en diciembre de 2020.
Actuó como jurado en el Premio Galaxia 2021. Organizado por Radio Krysol Internacional, y llevado a cabo por el creador de esta radio Manuel Antonio Rodríguez Retamal y por el escritor y profesor Joan Josep Barceló, además del equipo de la radio y un jurado internacional

1° Concurso Interprovincial de poesía “Voces en el llano” 2016. (Provincia de Santa Fe, Argentina). 3° premio.
15° Concorso nazionale e internazionale di poesia e narrativa “Club della Poesia” (Italia)Premio speciale poesia straniera

Preguntas por Griselda Alicia Soriano Chiesa
¿Qué has aprendido recientemente sobre ti misma?

El devenir de la existencia es un continuo aprendizaje.
Debemos tomar nuestro paso por la vida como el fluir de una formación, que nos permita crecer, e intentar no dejar pasar las oportunidades para aprender.
Ya que como enunciaba la escritora belga Marguerite Yourcenar “lo mejor para las turbulencias del espíritu es aprender”.
Y esta constante formación espiritual no nos puede ser arrebatada por las vicisitudes que puedan acaecer en el transcurso de nuestra existencia.
Y volviendo a la pregunta formulada, he iniciado desafíos en lo profesional, para los cuales me preparo constantemente y que propician una evolución y crecimiento interior.
Al hacerlo puedo constatar que con dedicación y estudio puedo afrontar estos desafíos.

¿Quién fui?

La estudiante,
la hija.
La madre.
La que vivió en las fronteras, en los bordes…
¿Habré soñado ríos, selvas, pampas?
¿O sueño esta realidad que desampara?
Despierta
soy la que cuida el fuego del hogar.
O la que se interna en los laberintos.

¿Qué es lo que te gustaría no olvidar nunca?

En primer lugar, quisiera recordar siempre mis raíces. Desde la ternura de mi abuela materna, que además de su cariño me ofrendó sus saberes gastronómicos, fruto de su tradición italiana. Con mi suegra Gina, que era italiana, también aprendí a cocinar muchas comidas típicas y a conocer más este bello país
También atesoro en mi corazón y en mi memoria, las vivencias compartidas con mis padres. A los que les agradezco el amor que me brindaron y su apoyo en las actividades que emprendí.
Y por supuesto, el placer por la lectura y la escritura transmitidas por mi madre, quien fue una gran poeta.
Con respecto a mis maestros, ellos han tenido un papel preponderante en mi formación personal y profesional. Han acompañado y propiciado mi travesía poética en las diversas fases de mi vida.
Y ciertamente, no olvidaré a las personas que me han tendido su mano en el transcurso de este maravilloso viaje llamado vida.
Ahora les comparto un poema que escribí para mi madre.

Madre

Luego de tu impensado adiós,
el espejo juega con mis ojos.
No es mi imagen la que refleja,
sino la tuya, tan evocada.
También te descubro en el timbre de mi voz.
¡Al escucharme te siento tan próxima!
Ya no apareces de improviso en mi morada.
Tal vez te resguarden
los seres vislumbrados en las premoniciones.
Surgen al azar
tus pensamientos devenidos poemas.
Un caudal de ideas y sensaciones inundaba tu ser.
Fluía a través de versos y canciones.
Lluvia de letras y emociones
en dispersos lugares.
Me acerco con cautela
para no importunar a tu esencia.
Este es un poema dedicado a mi abuela Isolina.

Abuela

Despidámonos a la distancia.
No te acerques.
Esa fue su forma de protegerte.
No pudo evitar la pérdida.
¿Cobijo de una tía?
Te adopta como muchacha para todo servicio.
Lavá las cortinas, planchá las sábanas
¡y no te entretengas con el carnicerito!!
La plancha a carbón mina tus pulmones,
deja huellas en tu pecho.
El carnicerito te rescata de la simulada familia.
Esquivo no es su cariño,
pero los remiendos del alma desgastan…
Entre rezongo y rezongo,
brotan palabras ligures.
“No te enojes la vida es corta”
sentencia el refrán grabado en la pared.
Gocé la dulzura de frutados almíbares
y la magia de tus puntadas
inventando ropa de muñecas.

¿Qué cualidades aprecian más en ti los demás?
Tengo un poco de pudor al hablar de mi. Pero por lo que me manifiestan las personas amigas, valoran de mi la sinceridad, honestidad y responsabilidad. También mi disposición a la hora de escucharlas.
Además, que cuando me comprometo a realizar una actividad, la llevo a cabo con seriedad y profesionalismo.
Por ejemplo, cuando escritoras y escritores de mi región me confiaron su obra para hacer una presentación de la misma, la he estudiado y analizado en profundidad. Valoro que me eligieran para hacerlo, por lo tanto, respeto a los autores y a su obra literaria.

¿Qué es de lo que estás más segura en este momento?
En el presente, estoy segura de haber hallado en la traducción literaria, en particular de poesía, un nexo que conecta mi profesión, Traductorado de Francés, con mi vocación literaria.

Si pudieras transmitir un mensaje a un grupo grande de personas ¿qué mensaje enviarías?
Considero que en este momento tan convulsionado que nos toca vivir, es muy importante transmitir un mensaje de paz y de tolerancia.
Es prioritario el respeto hacia el otro, en especial hacia el diferente, el extranjero.
Pertenezco a un país (y a una familia) formado por corrientes inmigratorias a lo largo de su historia, que se sumaron a los pueblos originarios.
He comprobado que se puede coexistir formando sociedades solidarias y respetuosas de los diversos grupos humanos.
Hay que privilegiar el diálogo, el conocimiento y el crecimiento espiritual y social.
Además, posibilitar una educación que incluya la tecnología, pero que también valore un acercamiento a la naturaleza y al contacto interpersonal. Sin olvidar la importancia que debe asignarse a las manifestaciones artísticas para un mejor desarrollo espiritual.

¿Qué fue lo que siempre dijiste que nunca harías y luego lo hiciste?
En este caso, me referiré a algo que no imaginaba que haría.
Mi infancia, adolescencia y primera juventud, las viví en ciudades del Gran Buenos Aires, a una veintena de kilómetros de la capital de Argentina. Estaba muy adaptada a la vida urbana y pensé que así continuaría en el futuro.
Pero el destino tenía preparado un cambio para mi. Al casarme, me mudé a otra provincia, y allí se inició un peregrinar por varias locaciones y paisajes.
Estuve cerca de la selva, en la provincia de Misiones, donde se encuentran las Cataratas del Iguazú, en una isla del delta del río Paraná, en la provincia de Entre Ríos y en un campo en la provincia de Santa Fe. Ha sido muy variado este trayecto y me ha permitido conocer, además de la magnificencia de la naturaleza, a personas muy valiosas que se han convertido en amistades entrañables.
Si proyecto mi mirada hacia esa época constato que esas experiencias han sido muy aleccionadoras.

Este poema da cuenta de mi paso por la bellísima y exuberante provincia de Misiones.
Ritual
No se necesita un templo para consagrar la ceremonia.
Acompañan árboles centenarios de la foresta tropical.
La bóveda nocturna ofrece sus estrellas.
El monte regala la semilla, que oficiará de talismán.
Huye de las convenciones la misa pagana…
No brindamos por la llegada,
sino por la partida.
Lo salvaje se da cita en el encuentro.
Palabras que fluyen hacia lo inesperado…
El abrazo de despedida, los ojos húmedos,
Y el afecto de este rito en tierra guaraní.

7- ¿Sobre qué has cambiado de opinión recientemente?
En lo que a mi respecta, considero que hay un núcleo de valores esenciales en los que no se han producido cambios. Por ejemplo, la lealtad, honestidad, responsabilidad. Y luego están las conductas que sí podemos variar después de haber transitado por la vida. Y de haber reflexionado sobre la real importancia que le otorgamos a las diversas situaciones que se nos presentan.
En mi caso personal, luego de una labor de introspección interior, he intentado soltar las cosas materiales que sólo provocan malestar al acumularlas. Y de esta forma, al dejar atrás estos lastres, mi viaje por la vida resulte más ligero.
Ahora me gustaría compartir con ustedes un poema que trata sobre el tema de abandonar esas cargas.

Descalza y sin ataduras…

Hace tiempo que ofrendas tus libros.
Hace tiempo que señalas tus objetos
con los nombres que amas.
Hace tiempo que hablas con tus plantas,
como una forma de fundirte con la naturaleza.
Hace tiempo que te liberas de tus lastres.
Hace tiempo que perdonas…

8- ¿Cuáles son las actividades, pasiones, que te llaman la atención?
La lectura ocupa un lugar primordial en mi vida. Ella me aleja del aturdimiento exterior
y me permite aprender.
Con respecto a otras de mis pasiones, la escritura de poesía, puedo decir que la
labor poética no es sólo inspiración, sino que es un trabajo con uno mismo.
Este trabajo poético demuestra lo que puede realizar el poeta con su conocimiento
interior.
El cine, la música y en especial el teatro son manifestaciones artísticas que me
sustraen de lo cotidiano, cuando lo cotidiano es rutina y monotonía.
Y también están los viajes que me permiten apreciar la magnificencia de la
naturaleza, lo enriquecedor que es compartir con los habitantes de los distintos
lugares que recorro y todo ello sumado a las visitas de museos y arquitectura típica
de cada sitio.

Poesía

Me alejo.
Capturas la libertad.
Conjuras los demonios
que me moran.
Con ellos
tramas las fábulas
de mis alucinaciones.
Exorcizas los pecados.
Me sumerjo hasta encontrarnos.

9- Si pudieras retroceder en el tiempo y darte un consejo a ti misma como joven ¿Qué consejo tienes? ¿Qué consejo le darías?
A esa joven le aconsejaría que nunca deje de leer y de prepararse. Que continúe con ese proceso de crecimiento y evolución espiritual.
En especial, que cultive la paciencia, que sepa aguardar la ocasión para poder desarrollarse totalmente, ya que el devenir de la existencia nos sorprende con innumerables situaciones. Y como decía la escritora británica Virginia Wolf, debemos lograr tener “un cuarto propio”, un espacio literal y ficticio, que nos otorgue la libertad personal para crear y prosperar en nuestra transformación.
Ahora deseo compartir con ustedes otra de mis poesías.

La huida del tiempo
El tiempo vuela
implacable.
Al ras de mi vida
llena de sueños.
En el crepúsculo continúo el viaje.
Me sumerjo en el desierto de mis pasiones.
Densas telarañas atrapan mis días.
Exonero el pasado.
Tengo la osadía de huir
hacia el futuro.
Con lucidez extrema,
desnudo mi alma.
Camino tortuoso el encuentro con mi ser.
Renazco.

“ALLA RICERCA DELLA VERA BELLEZZA”
EN BUSCA DE LA VERDADERA BELLEZA con Griselda Alicia Soriano Chiesa (Argentina), Elisa Mascia -Pietro La Barbera ( Italia) 28 gennaio 2024
https://www.youtube.com/watch?v=jRCK36xJYds

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Dal Venezuela il giornalista Ignacio Laya scrive un articolo per Angelo Felice e, con il suo permesso, lo pubblico in Italia per divulgare la bellezza della loro anima che si dedicano alle future generazioni

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Angelo Felice: Una cattedra speciale nel calcio e nella cittadinanza mondiale

(Pressa per sedia galleggiante)

Ho avuto il piacere di incontrare e condividere con Angelo Felice, gloria dello sport nazionale nella disciplina del Calcio e una grande vocazione altruistica e civica.
È impressionante vedere il suo carattere inquieto, il modo in cui si sposta da una tribuna all’altra, i discorsi che improvvisa con arbitri, allenatori, dirigenti e giocatori di questo Festival Nazionale del Calcio che si conclude oggi allo Stadio Camuri Chico di Caraballeda, Stato di La Guaira. .
La sua presenza suscita curiosità perché ha la parola sulle labbra per ogni occasione e che libera con un accento e una pedagogia speciali.
Sembra che segni un GOAL in ogni incontro con atleti, giornalisti e fotografi che seguono questo campionato che onora il nostro Stato perché dalle sue lezioni spontanee nascono risate e applausi.
Immaginate questo dettaglio: cercò la ragazza Sofía Castillo, molto carina e felice di essere la madrina della Scuola “Alberto Adriani” di Mérida. È la figlia del proprietario di una locanda dove alloggia nell’urbanizzazione La Llanada.
Angelo non capisce, né tollera l’avvio di una finale senza quel dettaglio femminile con i mazzi di fiori come simbolo di fratellanza e convivenza in uno sport di contatto e di scontri aspri e imprevedibili.
Signore, chi sei? In tribuna chiedono e lui risponde: “un tifoso in più”. Ovviamente non gli credono e visto che sulla sua maglietta c’è il suo nome, lo inseriscono su Google e lì scoprono che è una gloria sportiva nazionale, è l’unico atleta venezuelano che hanno selezionato come Campione Mondiale delle Nazioni Unite. Ambasciatore di Pace e uno dei venezuelani di maggior prestigio per vocazione umanitaria e che alimenta l’orgoglio di essere venezuelano.
In un mondo di tante miserie umane bisogna godere della presenza di una celebrità come Angelo Felice che è al servizio di quei piccoli di 11, 12 e 13 anni che cercano di brillare ne La Vinotinto, che è un valore piantato nei nostri cuori. Angelo, grazie per i tuoi insegnamenti, le tue lezioni di affetto e di amicizia, qualità che coltivi in ogni gesto e in ogni parola. Grazie di esistere. Ignacio Laya
https://www.instagram.com/p/C09tucMASIa/?igshid=ZjI0YTZmZTMwMg==

Angelo Felice: Una Cátedra Especial de Futbol y Ciudadanía Mundial

(Prensa Cátedra Flotante)

Tuve el placer de conocer y compartir con Angelo Felice, gloria del deporte nacional en la disciplina del Fútbol y una gran vocación altruista y ciudadana.
Impresiona ver su carácter inquieto, la manera como se desplaza de una tribuna a otra, las charlas que improvisa con árbitros, entrenadores, directivos y jugadores de ese Festival Nacional de Futbol que finaliza hoy en el Estadio de Camuri Chico de Caraballeda, Estado La Guaira
Su presencia despierta curiosidad porque tiene la palabra a flor de labios para cada ocasión y que libera con especial acento y pedagogía.
Pareciera que marca un GOL en cada encuentro con deportistas, periodistas y fotógrafos que cubren ese campeonato que engalana nuestro estado porque brotan las risas y los aplausos de sus lecciones espontáneas.
Imagínense este detalle: buscó a la niña Sofía Castillo, muy linda y contenta de ser la madrina de la Escuela “Alberto Adriani” de Mérida. Es la hija del dueño de una Posada dónde se hospeda en La Urbanización La Llanada.
Angelo no entiende, ni tolera que se comience una final sin ese detalle femenino con ramilletes de flores como símbolo de hermandad y convivencia en un deporte de contacto y choques rudos e impredecibles.
Señor quien es usted? preguntan en las tribunas y el responde: “un fanático más”. Claro que no le creen y como su camiseta posee su nombre lo introducen en Google y allí se enteran que es una Gloria Deportiva Nacional, Es el único deportista venezolano que han seleccionado como Embajador Mundial de la Paz de las Naciones Unidas y uno de los venezolanos de mayor prestigio en vocación humanitaria y eso alimenta el orgullo de ser venezolano.
En un mundo de tantas miserias humanas uno tiene que disfrutar la presencia de una celebridad como Angelo Felice quien está a la orden de esos pequeñitos de 11,12 y 13 años que buscan brillar en La Vinotinto que es un valor sembrado en nuestros corazones. Angelo , gracias por tus enseñanzas, tus lecciones del cariño y la amistad, cualidades que cultivas en cada gesto y en cada palabra. Gracias por existir. Ignacio Laya
https://www.instagram.com/p/C09tucMASIa/?igshid=ZjI0YTZmZTMwMg==

Le foto sono di Ignazio Laya, che ringrazio, le ha inviate insieme all’articolo

Ignazio Laya

Guaireno

Educatore IUPC

Periodista UCAB

Presidente Cattedra Galleggiante

Premio giornalistico speciale

Pubblicazione articolo dell’autrice Elisa Mascia – Italia

Il poeta Fabio Petrilli presenta il libro ” Maritmie” del poeta Giovanni Laera, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso


Giovanni Laera (12 novembre 1980) ha vissuto a Noci e a Polignano a Mare, e ora vive e lavora a Bari. Dottore di ricerca in Linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Torino, è autore di diversi libri e articoli su lessico, onomastica e folklore nei dialetti apulo-baresi. È caporedattore di «Avamposto – rivista di poesia» e collabora con «incroci – semestrale di letteratura e altre scritture». Nel 2019 ha pubblicato con Pietre Vive “Fiore che ssembe”, la sua prima opera poetica (segnalazione di merito al Premio Bologna in Lettere 2020). Nel 2020 è tra i vincitori del Premio letterario nazionale “Giuseppe Malattia della Vallata”. “Maritmie” (Marco Saya Edizioni, 2023) è il suo secondo volume di poesie. Suoi inediti sono apparsi su riviste, antologie, blog e quotidiani.


Quattro poesie da Maritmie
1.
Spiaggia di tartarughe senza testa
il tuo arco azzurro-morte, se si deve –
intanto il cielo beve sangue, solca
sull’acqua griglie rosa e rughe: aspetta.

Essere assorti in alti mari, dire:
noi – errare verbi e sogni all’infinito.
In quelle spiagge persi polsi e dita
e forse anch’io ti amai. – È il sole: sei.

*
13.
Dimentichi a Monopoli anche i cani
fischiano sulla muraglia al mare:
la Puglia si assottiglia e bianche mani
governano le gonne nel maestrale.

Ti vedo le ossa sparse nella luce –
risalgono la voce mille pesci –
un’auto afosa nel parcheggio sfuma
gli ultimi uccelli. Ho solo un giorno: crescimi.

*
Dove cammini tu è la vita vera
mentre ti penso come un parco
fiorito di animali azzurri e pruni
così saremo stati noi felici:
hai calpestato l’erba dello smarrimento
ti perdi dentro i miei pensieri e ne esci
fresca come una felce alata o come
l’immagine che resta di una lucciola
appena chiudi gli occhi. – Giglio
di mare adolescente che trabocchi
da un’estate minuscola nel cuore
abbiamo un figlio luminoso: è autunno.

*
Ahi differita madre nostra
sparita, fatta salma, letto
sfiore per sempre, santa degli scanti
nelle ossa, solo perfetto dolore
che non è in pianti e non è in morsi
e non è azzurro il mio peccato, ahi tanto
tanto desiderato giorno bianco
e oro come le Merit, madre merenda
insetta musulmana tra le uccise piante
vieni all’avvampo sciroccale, a una canzone
dove siamo non vivi finalmente
ultima luce in cui tu sei per dirti
sorridimi sorridimi: c’è il mare.

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Dilagante la protesta degli agricoltori in Italia e in Europa, alcune motivazioni che hanno indotto tanti agricoltori a partecipare in Molise, pubblicato da Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia – Campobasso

Foto cortesia di Giovanni Persichillo


Gli effetti legislativi degli ultimi giorni dall’Europa all’Italia e a ogni singola Regione che si estende alle piccole comunità con i grandi lavoratori dei terreni che formano il pilastro portante dell’economia familiare e sociale da secoli e che diventa sempre più insostenibile per le continue richieste di aggiornamenti di documentazione per ricevere un minimo di contributo al reddito e che il riscontro è l’abbandono dei territori in un esodo sempre più costante ed incisivo che ha conseguenze disastrose per le giovani e future generazioni.

In data 25 gennaio 2024 molti proprietari di terreni seminativi e di oliveti hanno deciso di condurre una manifestazione regionale coordinata e gestita dagli agricoltori cosicché
sì sono incontrati a Termoli oltre 150 trattori che hanno invaso pacificamente le strade cittadine sostando in piazza Giovanni Paolo II. L’iniziativa è il riflesso del malcontento esistente in Europa e lo viviamo direttamente in Molise.

La protesta degli  #agricoltori #molisani in marcia su #termoli con #trattori e #mezzi agricoli

La protesta è, in pratica, contro
– la Politica Agricola Comune (PAC),
– l’uso di farine di insetti
– le accise sui carburanti.

È chiaro che non si può restare a guardare e subire i cambiamenti legislativi contrari alle misure decenti per  vivere dignitosamente contando su un reddito adeguato e, appunto, non aspettare inerti l’adozione delle nuove misure che mettono a rischio il futuro,
– oltreché di una sana alimentazione,
– ma anche la salvaguardia del nostro suolo
– nonché  l’eredità, di tutte le sopraelencate cause ed effetti negativi, che si è costretti a lasciare alle future generazioni.

Foto cortesia di Umberto Persichillo

Al Festival PILF 2024 della poesia e letteratura riunioni e dibattiti creativi senza frontiere dalla Grecia – Italia al Perù e Bolivia, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso


Alla riunione culturale, con dibattiti creativi e poetici, organizzata dalla
Writers Capital Foundation programmata e avvenuta sulla piattaforma Zoom.
Tema: PANORAMA FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA LETTERATURA 2024 “Agni – Fuoco” con i poeti dell’ Italia-Perù-Bolivia-Grecia

Ospiti d’onore
– Elena Karabi (Ελενα Καραμπη )
– Pantelis Hatzis ( Παντελης Χατζης.)

Irene Doura-Kavadia ( moderatrice)
Elisa Mascia ( curatrice)

1- Marco Antonio Rodriguez Sequeiros ( facilitatore)
2- Stefano Caranti
3- Catia Pugliese
4- Margarita Salirrosas de Verdeguer
5- Bertha Galan

Come sempre la preziosa moderazione della Segretaria Generale Irene Doura-Kavadia con dolcezza e professionalità ha espresso parole emozionanti e di gratitudine per i poeti partecipanti al Festival e al presente incontro. Inoltre ha illustrato i nuovi progetti culturali del ” Quill Compendium e del Love Daili” che sono in fase di realizzazione dalla Writers Capital International Foundation
È stata una riunione poetica e letteraria indimenticabile le emozioni di tutti gli egregi colleghi hanno lasciato orme nel mio cuore e in maniera reciproca. Onorata e piena di entusiasmo già penso al prossimo incontro che accarezza l’anima e arricchisce la mente aperta a sempre nuovi progetti e orizzonti.
Elisa Mascia -Italia

***

✅Grazie per l’opportunità di condividere Arte e Poesia al Panorama International Literature Festival 2024 sulla tematica del fuoco, organizzato dalla Writers Capital Foundation.

✅E’ stato un incontro emozionante live sulla piattaforma zoom, felice di far parte di questa grande famiglia.

✅Grazie agli organizzatori, collaboratori e a tutte le persone che hanno reso possibile questo Festival, grazie a tutti voi portatori di luce, fari per illuminare il buio del nostro tempo, per riscoprire l’umanità che ancora in noi dimora.

✅Il mondo ha bisogno di Poesia, un abbraccio di luce!
#stefanocaranti #PILF2024

Grazie per l’opportunità di condividere Arte e Poesia. E’ stato un incontro emozionante, felice di far parte di questa grande famiglia. Grazie agli organizzatori, collaboratori e a tutte le persone che hanno reso possibile questo Festival, grazie a tutti voi portatrici di luce, fari per illuminare il buio del nostro tempo, per riscoprire l’umanità che ancora in noi dimora, il mondo ha bisogno di Poesia!
Stefano Caranti – Italia
***
“Grazie per l’opportunità di partecipare ad un evento così grande, dove le lettere diventano parole e queste diventano poesia quando le mettiamo insieme per trasmettere sentimenti con bellezza.  L’emozione dell’incontro è stata che senza conoscere le lingue ricevevamo i messaggi perché la poesia ha un suo tono, un suo ritmo, un suo colore e noi poeti ci capiamo con il suono delle nostre voci, un momento bellissimo, con il piacere di essere lì ad ascoltare la campana, il canto dei nostri fratelli.
Grazie Irene Doura-Kavadia ed Elisa, bellissime e brillanti direttrici con molta empatia, arte e saggezza.
Grazie Preeth Padmanabhan Nambiar Direttore dei concerti PANORAMA INTERNACIONAL LITERATURE FESTIVAL 2024.”
Margarita Salirrosas de Verdeguer – Perù

Gracias  por la oportunidad de participar en tan grande evento, donde las letras hechas palabras y estas se vuelven poesía cuando las juntamos para transmitir sentimientos con belleza. La emoción del encuentro fue que sin saber los idiomas recibimos los mensajes porque la poesía  tiene su tono, su ritmo, su propio color y los poetas nos entendemos con el sonido de nuestras voces, bello momento, con el deleite de estar allí  escuchando el bell canto de nuestros hermanos.
Gracias  Irene Doura-Kavadia y Elisa conductoras bellas y geniales poseedoras de mucha empatía, arte y sabiduría.
Gracias Preeth Padmanabhan Nambiar Director de los conciertos de PANORAMA INTERNACIONAL LITERATURE FESTIVAL 2024.
Margarita Salirrosas de Verdeguer – Perù

***
Grazie di vero cuore per la bellissima opportunità di aver potuto ascoltare poesie e pensieri. Un ringraziamento particolare ad Elisa Mascia per l’invito. È stato altrettanto bello conoscere Irene Doubia Cavadia e tutti  i partecipanti a questo Meraviglioso Festival della Poesia. Spero ci siano altri incontri di “Luce”. Grazie ancora. Naturalmente Grazie anche a tutto il direttivo della Writers Capital Foundation
Catia Pugliese – Italia

***
Oggi abbiamo vissuto un grande incontro, un raduno spirituale e mentre non tutti parlavamo la stessa lingua, abbiamo sentito l’unione assoluta dei Paesi tra di noi..

Il festival di quest’anno Panorama 2024, ha come tema il fuoco (Agni), la fiamma che si spegne dentro di noi e ci sprona a suscitare attraverso pensieri, parole ed emozioni scintille di creazione…

Siamo tutti piccoli caminetti di sentimenti in difficoltà…

Spero che quest’anno a Panorama ci siano tante esplosioni di successo e la fiamma che tutti abbiamo dentro si diffonda… così brucerà sempre la fiamma dell’ispirazione, della solidarietà e dell’amore delle persone…

Grazie al mio caro Marco Antonio Rodriguez Sequeiros, alla meravigliosa Elisa Mascia, per averci invitato ad essere loro ospiti d’onore.
Naturalmente, la nostra amata Irene Doura-Kavadia per aver coordinato questo bellissimo incontro, il mio alter ego Pantelis Hatzis per ciò che creiamo insieme e Preeth Padmanabhan Nambiar il nostro presidente per la grandezza della sua anima…
Grazie di tutto!
Elena Karabí- Grecia

La Writers Capital International Foundation, È una famiglia grande e meravigliosa.
Pantelis Hatzis – Grecia

***

Che bella Sessione, che grande sorpresa… Indimenticabile incontro di voci e linguaggi.  Un vero regalo.  Condividere insieme, voci e lettere… Italia, Bolivia, Perù e Grecia uniscono le loro espressioni in un’unica emozione del Festival PILF 2024 il più grande del mondo.
Marco Antonio Rodriguez Sequeiros – Bolivia

Qué hermosa Sesión, una gran sorpresa… Inolvidable encuentro de voces e idiomas. Un verdadero regalo. Compartiremos juntos, voces y letras… Italia, Bolivia, Perú y Grecia unen sus expresiones en una sola emoción del Festival PILF 2024 El mas grande del mundo.
Marco Antonio Rodriguez Sequeiros – Bolivia

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Foto cortesia condivise dal presidente della Writers Capital International Foundation: Preeth Padmanabhan Nambiar che ringrazio

Carmen Flores e Yanni Tugores in collaborazione con Pietro La Barbera ed Elisa Mascia presentano il Primo Recital Internazionale di Poesia “Voci poetiche che attraversano gli Oceani” insieme al format ” Alla ricerca della vera bellezza”, pubblicato da Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Domenica 21 gennaio 2024, alle ore 22:00 Italia e Spagna, alle ore 18.00. Uruguay, alle ore 18.00. Argentina, alle ore 16:00. Perù, alle ore 16:00. Ecuador, alle ore 15:00. Mexico – “Angolo Culturale La Paz-Uruguay” insieme al format “Alla ricerca della vera bellezza-Italia” INVITANO al 1° Recital Internazionale di Poesia “Voci Poetiche che Attraversano gli Oceani” – Coordinazione : Carmen Flores  (Perù) e Yanni Tugores  (Uruguay) – Presentazione e traduzione: Pietro la Barbera (Italia) e Elisa Mascia  (Italia) – OSPITI: Sandra Blanco (Uruguay), Doris Carvajal (Ecuador), Isabel Pisani (Argentina), Julio Pavanetti (Uruguay/Spagna), Marcela Barrientos (Argentina ), Rosamarina Garcìa (Perù), Jesùs -Chuy- Hernàndez (Mexico) – La cultura ha la virtù di abbellire il mondo – La diretta può essere seguita su Facebook (https://www.facebook.com/pietro.labarbera. 7) e YouTube (https://www.youtube.com/@laltrosonoio5795/featured)…

Domingo 21 de enero 2024, 22hs. Italia y España , 18hs. Uruguay, 18hs. Argentina, 16hs. Perù, 16 hs en Ecuador, 15 hs de México – “Esquina Cultural La Paz-Uruguay” conjuntamento con “En busca de la verdadera belleza-Italia” INVITAN: 1° Recital Poético Internacional “Voces Poéticas Cruzando Océanos” – Coordinan: Carmen Flores (Perù), Yanni Tugores (Uruguay) – Presentaciòn y Traducciòn: Pietro La Barbera (Italia) y Elisa Mascia (Italia) – INVITADOS: Sandra Blanco (Uruguay), Doris Carvajal (Ecuador), Isabel Pisani (Argentina), Julio Pavanetti (Uruguay/Spagna), Marcela Barrientos (Argentina), Rosamarina Garcìa (Perù), Jesùs -Chuy- Hernàndez (Mexico) – La cultura tiene la virtud de embellecer el mundo – En vivo se puede seguir en Facebook ( https://www.facebook.com/pietro.labarbera.7 )  y  YouTube ( https://www.youtube.com/@laltrosonoio5795/featured )…

Sunday 21 January 2024, at 10.00 pm Italy and Spain , at 6.00 pm.  Uruguay, at 6.00 pm.  Argentina, at 4pm.  Peru, at 4 pm Ecuador, at 3 pm Mexico – “La Paz-Uruguay Cultural Corner” together with the format “In search of true beauty – Italy” INVITE to the 1st International Poetry Recital “Poetic Voices that Cross the Oceans” – Coordination : Carmen Flores (Peru) and Yanni Tugores (Uruguay) – Presentation and translation: Pietro la Barbera (Italy) and Elisa Mascia (Italy) – GUESTS: Sandra Blanco (Uruguay), Doris Carvajal (Ecuador), Isabel Pisani (Argentina), Julio Pavanetti (Uruguay/Spain), Marcela Barrientos (Argentina), Rosamarina Garcìa (Peru), Jesùs -Chuy- Hernàndez (Mexico) – Culture has the virtue of beautifying the world – The live broadcast can be followed on Facebook (https:/ /www.facebook.com/pietro.labarbera. 7) and YouTube (https://www.youtube.com/@laltrosonoio5795/featured)…

Pubblicazione articolo dell’autrice Elisa Mascia in Alessandria today Magazine direttore Pier Carlo Lava

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Dopo la pausa natalizia Pietro La Barbera ed Elisa Mascia riprendono il viaggio culturale ” Alla ricerca della vera bellezza” con Letizia Caiazzo – Sorrento, Napoli pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Pietro La Barbera ed Elisa Mascia hanno ripreso il programma della domenica sera, 14 gennaio 2024
“Alla ricerca della Vera Bellezza” conoscendo l’anima speciale della grande artista, scrittrice e poetessa di Sorrento: Letizia Caiazzo

LETIZIA CAIAZZO
Residente a Pian di Sorrento (Na), Artista, Poetessa, Saggista, Diploma Accademico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, da sempre ha coltivato la passione per l’Arte che ha profuso, in qualità di Docente e per decenni, a generazioni di giovani. Molto attenta alle varie espressioni artistiche, ha sperimentato le tecniche più svariate, proponendosi e imponendosi anche nella Cyberpittura. Tale percorso eclettico e multivalente, intrapreso con forza, determinazione ed eccellenti scaturigini dell’estro, le ha permesso e le consente tutt’oggi d’essere protagonista di Grandi Mostre e Cataloghi d’Arte inerenti e, inoltre, d’essere lei stessa organizzatrice e collaboratrice di Mostre ed Eventi con relative pubblicazioni, per la promozione dell’Arte, della Letteratura, della Pace e della Solidarietà. Le sue opere pittoriche sono anche presso Musei, Gallerie, Collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero.
Numerose anche le opere letterarie in cui, da sola o con altri Autori, ha dimostrato d’essere valida Poetessa, pluripremiata in Italia e all’estero poiché in grado di emozionare fortemente i fruitori con liriche su vari temi, dall’amore ad un purissimo erotismo, da scenari naturalistici a un rigoroso ed esemplare impegno sociale.

LETIZIA CAIAZZO
Letizia Caiazzo è artista di raffinata cultura umanistica e protagonista assoluta, per quanto concerne le arti visive, della Computer Art. Però il suo talento si esplica altresì nella poesia. I suoi versi sempre di altissima spiritualità si lasciano apprezzare per eleganza stilistica e proprietà assoluta di linguaggio con accenti di intimismo che mai degenera in decadente romanticismo.
Memore della grande lezione dell’Ermetismo il suo verso risulta sempre asciutto e scattante con bagliori luministici e sonori di splendida fragranza. A questa sonorità certamente avrà molto giovato la lettura dei testi dannunziani che sappiamo essere straordinariamente coinvolgenti.
Vastissima la gamma dei sentimenti che fanno capolinea nelle sue composizioni: si va dalla melanconia sempre sostenuta da virile consapevolezza, al dolore visto in chiave agostiniana di salutare catarsi, dalla nostalgia del passato più o meno lontano alle aspirazioni di un eden idilliaco vagheggiato per sé e per l’umanità intera. Imprescindibile comunque per lei il desiderio di libertà che è cifra determinante per ogni poeta . Libertà di volare a guisa di gabbiano che si appresta a scavalcare il muro oltre il quale non c’è timore alcuno di essere preda di insipienti cacciatori. Libertà di volare come la farfalla che sceglie le sue dolci prede, ovvero i fiori su cui posarsi. Non è forse la poesia lo strumento principe con cui Letizia ha inteso e intende continuamente liberarsi dalla quotidianità? Solo la poesia potrà sostituire il “sole spento” che l’odierna civiltà capitalistica del benessere ci sta riservando. Leo Strozzieri 2017
Leo Strozzieri, critico e storico dell’arte, laureato in filosofia; ha fondato numerose
realtà museali e pubblicato monografie per numerosi artisti con le più
prestigiose case editrici.

LETIZIA CAIAZZO

Domande per Letizia Caiazzo (Italia) 14-1-2024

·         Ti prendi sempre la totale responsabilità dei tuoi successi e dei tuoi fallimenti?
Dei miei fallimenti si, sicuramente capisco, con il senno di poi, che qualcosa non ho curato come doveva essere curato, non ho valutato bene le precarietà che potevano crearsi, pertanto non sono riuscita ad avereun esito positivo e me ne assumo tutta la responsabilità e  le conseguenze; per i successi mi prendo il merito solo al 50X100. Riconosco che  ho successo per la mia bravura, per l’impegno, per essere volitiva nel raggiungere i miei obiettivi, per gli sforzi fatti  e che faccio,per migliorarmi sempre di più, per sperimentare ,per cambiare ma poi ci sono altre componenti che determinano il successo, un po’ di fortuna che non guasta mai, l’ambiente, le persone giuste intorno a te , il tempo meteorologico, le atmosfere che si creano, la magia di incontri casuali,  e come si suol dire: ti devi trovare al posto giusto nel momento giusto, e quando succede ciò il successo è assicurato.

·         Quale nuova abitudine “positiva” hai acquisito ultimamente?
Per natura sono un’istintiva, mi entusiasmo facilmente e parto, parto per creare, programmare, fare, ma in questi ultimi tempi ho adottato l’abitudine d’ agire con più calma e serenità, e di non essere precipitosa e ho adottato anche di prendere la vita con un po’ di leggerezza, e di non essere molto  critica e severa con me stessa

·         Ridi spesso durante il giorno o sei sempre seria? 
La giornata è un poco come la vita: un po’ gioiosa ricca di positività e un po’ anche di tante negatività, ma la mia ironia e il mio ottimismo, anche nei momenti più critici, mi aiuta a superare gli ostacoli e ad andare sempre avanti. Si, rido spesso e a volte anche da sola.

·         Come cambierebbe la tua vita se diventassi consapevole che sei l’unico responsabile della tua felicità?
Bella domanda, continuerei a vivere come  sempre, non concentrandomi certo,  solo su me stessa, ma cercando di trasmettere , amore, compassione, sostegno  a chi ne ha bisogno, sono convinta che condividere  le nostre storie, i nostri successi come anche i nostri fallimenti, sia un arricchimento; da soli non si va da nessuna parte ,  non si è felici da soli, siamo esseri sociali  quindi se fossi io sola responsabile della mia felicità, non sarei felice, diventerei triste, egoista e forse anche cattiva

·         Cosa cambieresti nella tua vita, se quest’ultima, dovesse essere d’esempio per tutta l’umanità?
Non cambierei nulla, forse cercherei di diventare meno esigente e perfettina, ma continuerei a seminare l’amore per il bello. Sono convinta che apprezzare le cose belle, naturalmente in tutti i campi artistici e non, apprezzare il bello della natura e dell’uomo renderebbe tutti più sensibili,  buoni e rispettosi dell’altro e  dell’ambiente. Potremmo vivere veramente in fratellanza e in armonia

·         Hai la certezza che dentro di te ci sono poteri e capacità immense? 
Si, ne sono certa, e sono convinta che ogni essere umano possiede grandi capacità per affrontare tutte le situazioni che ti si presentano, all’occorrenza diventi capace e ti meravigli anche di averle, le scopri al momento, quando le metti in pratica per superare disagi, ostacoli, malattie, perdite, ma anche nelle opportunità belle che la vita ti regala. In ogni circostanza che la vita ti presenta, si  scoprono capacità, strategie, coraggio,  che ti permetteranno di affrontare qualsiasi situazione. 

·         Di fronte alle difficoltà ti chiedi: ” Quale opportunità/ dono c’è in questa situazione?”
Essere positivi comporta anche il non avvilirsi, il non deprimersi quando ti capitano situazioni davvero  brutte come malattie, perdita di una persona cara, delusioni, problemi in famiglia, problemi sul lavoro; sono davvero tanti i problemi da affrontare, ma  io cerco sempre di trovare il lato positivo, una via che può farmi affrontare il cambiamento, cerco una via di fuga che mi potrà portare a una rinascita e devo dire che la mia via di fuga  e l’Arte tutta

·         Sei convinta che per cambiare il mondo devi cambiare te stessa?
Certo, so  bene che per avere un mondo migliore devo contribuire anche io  pertanto cerco di  farlo non restando indifferente di fronte alle ingiustizie, alle prepotenze, alla mala educazione, ai soprusi, cerco di intervenire, naturalmente con l’esempio in primis, con l’educare alla bellezza, con l’approfondimento  dei problemi, con il dialogo, con lo stare insieme rispettando l’altro e rispettando le regole  del vivere civile. L’Ass. culturale Ars Harmonia Mundi, di cui sono Presidente si propone proprio questi obiettivi e con mostre, presentazioni di libri, conferenze, convegni si cerca di sensibilizzare sempre di più le persone ad amare il Bello, a mettere in primo piano la Cultura, lo studio , l’approfondimento dei problemi che affliggono il nostro Pianeta.

Sul filo d’un feeling

HAIKU

Letizia Caiazzo SUL FILO D’UN FEELING

ISBN 978-12-80786-56-2 Prima edizione: dicembre 2022 © Pluriversum Edizioni Ferrara

214 pagine

149 x 210 mm, Al. 90 mm

Prezzo: 15,00

DESCRIZIONE

Autrice di numerose raccolte di liriche, solo propne o in “arte collaborativa” con vari altri Poeti di riconosciuto livello expressivo, e comunque sempre a dialogare con le sue intriganti e icastiche cyberimmagini, da vari anni Letizia Calazzo s’e approcciata anche alla particolarissima poesia haiku con intenso impegno di studio e di testimonianze espressive (sempre apprezzate, e già negli esomli, dalle più importanti Associazioni internazionale dedicate ad analizzare stoticamente e lemerariamentne, nonché, al tempo, a divulgare e promuovete specie in Occidente tale antichissimo incedem lirico tipico del Sol Levante) riuscendo a pervenire, nel tempo, a conseguite l’inserimento nei più esclusivi sodalizi dell’haiku nel mondo. Il presente volume costituisce, quindi, un prestigioso esordio in cui, alla bellezza dei versi, al fascino degli scenari esteriori e interiori, all’emozione pura che viene raggiunta in ogni singolo hailat, vissuto ed espresso con assoluta immersione identitaria che riunisce il descrivere occidentale al più profondo “sentire” orientale, l’Autrice assembla particolarissime, nuove, ma egualmente sortileghe cyberpimure e semplici fotografie che, tramite particolari proposizioni di ambienti, soggetti e delicate cromie, ottimizzano tragitti paralleli di Estasi.

L’AUTORE

Residente a Pian di Sorrento (Na), Artista, Poetessa, Saggista, Diploma Accademico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi “Federico II di Napoli, da sempre ha coltivato la passione per l’Arte che ha profuso, in qualità di Docente e per decenni, a generazioni di giovani. Molto atterna alle vane espressioni artistiche, ha sperimentato le tecniche più svariate, proponendosi e imponendosi anche nella Cyberpittura. Tale percorso eclettico e multivalente, intrapreso con forza, determinazione ed eccellenm scarungini dell’estro, le ha permesso e le consente tun’oge d’essere protagonista di Grandi Mostre e Cataloghi d’Arte inerenti e, inoltre, d’essere lei stessa organizzatrice e collaboratrice di Mostre al Eventi con relative pubblicazioni, per la promozione dell’Arte, della Letteratura, della Pace e della Solidarietà. Le toe opere pimoriche sono anche presso Musei, Gallerie, Collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero. Numerose anche le opere letteratie in cui, da sula o con altri Autori, ha dimostrato d’essere valida Poetessa, pluripremiata in Italia e all’estero poiché in grado di emozionare fortemente i fruitori con liriche su vari temi, dall’amore ad un purissimo erotismo, da scenari naturalistici a un rigoroso
ed esemplare impegno sociale.

RESIDENZA AUTORE: CAMPANIA

Haiku dal libro Sul filo di un feeling di L. Caiazzo

canto di grilli-
fra papaveri rossi
un fiordaliso

fresco mattino-
ferma sotto il sole
ti desidero

la luna piena
rischiara la lunga via-
afgane in fuga

un mare estivo
sassi e donne distratte
e sempre sole

La brezza di Kiev
Fredda più della neve
Ferma il mio cuore

La grande Croce
Sulla montagna scura
Invoca Pace

nudi gli alberi
foglie sparse al vento-
il tempo vola




Poesie dal libro Riflessi d’Amore li Letizia Caiazzo e Nuccio Mula

Occhi incantati

Occhi incantati
guardano lontano
l’incanto del mare
l’indaco del celo

Occhi incantati
rivivono la magia
di un amore passato
di giochi infiniti
di gioie mai spente

Occhi incantati
si perdono nella luce
d’un arcobaleno

In balia di colori
mai sbiaditi

di girotondi gioiosi
di danze appassionate

Profumo di te

Nell’aria profumo
di te

di te pioggia, vento, sole
aurora, giorno, notte

di te oggi, ieri, domani
di te oltre il Tempo 

http://alessandria.today/2024/01/15/riprendono-gli-incontri-con-i-poeti-del-mondo-del-programma-bilingue-italiano-spagnolo-alla-ricerca-della-vera-bellezza-articolo-di-elisa-mascia-san-giuliano-di-puglia-campobasso-con-letizia-c/

Poesie e Silloge poetica di Stefania Giammillaro presentata dal poeta Fabio Petrilli, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Note Biografiche
Stefania Giammillaro (Messina, 1987). Avvocato e Dottoranda in diritto processuale civile all’Università di Pisa. Ha all’attivo due pubblicazioni: Metamorfosi dei Silenzi, Edas, Messina, 2017, e L’Ottava Nota – Sinfonie Poetiche, Ensemble, Roma, 2021. L’unica sua novella Nuncintedda è stata pubblicata, con altri suoi componimenti, nell’antologia I Blu Books – Quaderni Collettivi, Vol. II, a cura di Valeria Serofilli, Felici Editore, 2020. Ha conseguito diversi riconoscimenti negli anni, a livello locale e nazionale. Si è esibita in diverse performance poetiche, delle quali si ricorda Ciuri ri Puisia, tenutasi a Torino nell’ambito del Festival Indipendente di Poesia Trasfusioni, ideato ed organizzato dall’associazione teatrale Lo scatolino – Ars in code, e la partecipazione alla seconda edizione del Festival Voci – La poesia dialettale, curato ed organizzato dall’associazione culturale de Le Cicale Operose di Livorno. Dal 2022 è curatrice della sezione poesia della Libreria indipendente Civico 14 di Marina di Pisa. In tale veste ha ideato e curato diverse Rassegne ed eventi culturali di cui si ricorda la Rassegna Giovani in Poesia e Un (A) Mare di Versi – Dialoghi d’autore, patrocinata dal Comune di Pisa e dall’Assessorato al Turismo, che ha visto la partecipazione di ben otto poeti del calibro, fra i tanti, di Davide Rondoni e Beatrice Zerbini, oltre che aver conseguito un soddisfacente seguito.
E’ stata ospite di alcune trasmissioni radiotelevisive dove ha avuto modo di presentare le sue sillogi edite e parlare del suo modo di intendere la poesia, quali: EccellenzeItaliane sul canale OdeonTv, StoryTime sulla frequenza Radio5, e su Telespazio Messina all’interno della rubrica Parla Con me.
Dal 2023 cura gli eventi poetico-letterari al Caffè Letterario Volta Pagina di Pisa e fa parte della redazione interna del Lit-blog “Le Finestre de L’Irregolare”, nato da un’idea del poeta, scrittore, critico letterario David La Mantia.
Alcuni suoi inediti sono stati pubblicati sul quotidiano di rilievo nazionale La Repubblica, nella rubrica La Bottega della Poesia, delle sedi di Bari e di Napoli e su diversi Blog quali: LaRosainPiù, VersoLibero, LeParolediFedro, PoetiOggi.
Fa parte, con tre suoi componimenti, dell’Antologia poetica Riflessi – Rassegna Critica alla Poesia Contemporanea, Edizioni Progetto Cultura, 2023, curata da Patrizia Baglione, ricevendo la nota critica di Davide Toffoli.

Prefazione

“Se non fossi così come sono, non dovrei scrivere le mie sinfonie.”
GUSTAV MAHLER


Il “lavoro” del poeta, come quello del compositore, è essenzialmente contenuto in questa precisa affermazione del grande compositore boemo-austriaco Gustav Mahler. Da essa personalmente traggo un valore universale, secondo cui riconoscere la propria realtà equivale a Esistere nella propria certezza umana e per questo a compiere ciò che è nella natura stessa del proprio Essere. In altre parole riconoscere ciò che siamo diventa l’elemento di trasparenza e di verità con cui entriamo in una relazione inequivocabile, il tratto di autenticità della vita stessa. Ecco che quindi il principio di tutto ciò che facciamo risiede nella natura di ciò che siamo. Per il poeta – secondo quello che ci indica Pessoa – questo si traduce nel “lavoro” di una misteriosa orchestra. Egli scava dentro di sé, apre il suo corpo per accogliere le luci e le ombre della propria anima, i suoni dolci e i toni più gravi, alla ricerca del suo mistero. Solo così può compiersi pienamente la sua missione, nella naturale vocazione di dirci e donarci ciò che soltanto il poeta ha saputo scardinare e ricomporre dentro l’abisso della sua anima, dentro l’impercettibile, il minuscolo, il muto e il fragilissimo scorrere della vita, o – per dirla con le parole del maestro Pessoa – fino a conoscersi o riconoscersi come una sinfonia.
Una sinfonia dunque è ciò che siamo, ed è quello che di sé ci svela anche la poetessa Stefania Giammillaro con la sua seconda opera edita, L’Ottava Nota, una molteplicità di sinfonie che tracciano la scansione intima e profonda del suo Io attraverso i silenzi, le trame, dentro lo smarrimento di un confinamento, tra le ombre, fino a giungere a quel riscatto che, nella narrazione memoriale di ogni esistenza, è alla base del perenne processo di metamorfosi vitale.
Ho conosciuto Stefania nel bel mezzo del generale spaesamento che ha investito le nostre vite durante il primo periodo di confinamento dovuto all’emergenza Covid-19. L’ho incontrata la prima volta proprio nella sua poesia e nelle note dell’inconfondibile accento siciliano della sua lingua, in quella traccia lirica che sarebbe poi diventata una delle sinfonie di questa raccolta – quella del confinamento appunto –, prima ancora che mi capitasse poi di avere la fortuna e il privilegio di conoscerla personalmente. Mi colpirono allora la musicalità dei suoi versi ed il loro sapore, antico e familiare allo stesso tempo, come quando si colgono e si coniugano insieme la raffinatezza accurata ed elegante di un tempo remoto – caratteristica verbale unica tra l’altro della lingua siciliana, che è lingua d’origine della Giammillaro – , con la semplicità genuina di atmosfere domestiche colme di cure generose e di affetti sinceri.
Da lì ad accogliere l’invito di curare questa raccolta di sinfonie poetiche il tempo è stato breve, sebbene a causa dell’emergenza sanitaria il tempo tanto fragile che stiamo attraversando abbia completamente perso le sue routine e di linearità e ancora, mentre scrivo, ci capiti di trascorrerne molta parte tra isolamenti domiciliari, la chiusura di varie attività sociali e culturali, ancora confinati dal blocco degli spostamenti e dal limite dei coprifuochi.
Proprio il tempo invece, quello incalzante e spesso travagliato della vita, con i suoi moti di esistenza e di coscienza, è uno dei cardini della poetica di L’Ottava Nota, una raccolta di poesie – o meglio di sinfonie – in cui il vissuto della Giammillaro, poetessa messinese, si afferma con il ritmo incalzante di un metronomo che scandisce il tempo di tutta l’opera e nel quale il lettore viene totalmente assorbito nella musicalità delle sue liriche fino a diventarne irrimediabilmente contrappunto vivo, chiamato a riempire gli spazi vuoti con il proprio vissuto, come nei versi di Inquieto vivere:
“ Sei cuoio di membra
fuoco di speranza
svanita dal tempo che scorre,
che inesorabile passa …
o in quelli di Impronta, dove l’incedere di “orme nitide lungo il cammino” segna il tempo del riscatto, quello in cui ogni esistenza può riconoscersi e deve condursi per redimersi e rinascere a vita nuova:
“ Ed io che ti osservo, Mondo,
mi fermo a pensare che il tempo è lento,
E spero,
che la Terra mi sia lieve,
oltre queste barriere di cui lascio
eterna testimonianza ai posteri.
Così, ciclicamente rinasco. ”

Fare poesia redime, ci libera, ci assolve. Questo il poeta ci dona: una luce nuova nella quale ogni cosa può rinascere a forme e a sensi completamente rinnovati. Così dal travaglio d’animo e di esistenza da cui nasce la poesia ogni cosa acquista nuovo significato, persino il tempo, nel suo fluire, lento o incalzante che sia.
Ma se questo è vero e vale per la poesia, è altrettanto vero che “in ogni poesia che vive, un po’ il poeta muore”, e allora sta a chi ne riceve il dono far sì che la luce della poesia risplenda a svelare il senso di ogni cosa e anche il tormento originale del poeta.
Mi vengono in mente le parole della grande poetessa americana Sylvia Plath:
«Mi sentivo ed ero un libro con righe chiare di parole sensibili e taglienti, nessuno sapeva intravederne le fragilità, si pungevano e andavano via. Sono sempre stata e mi son sempre sentita come un libro aperto, circondato da analfabeti».
Nella raccolta di Giammillaro accade proprio questo: è la vita stessa che si fa poesia, fino al punto in cui i sentimenti e le esperienze individuali diventano un sentire comune, nel fluire di un viaggio lirico in cui la poetessa ci conduce attraverso l’amore e le sue contraddizioni, facendo largo e validissimo uso dei suoni linguistici e musicali della sua terra, lasciandocene così assaporare tutta la bellezza e la nostalgia per un mondo siciliano passato ma pur sempre vivo dei cari ricordi giovanili.
La sua è una ricerca accurata non solo della parola ma dell’intero verso e più classicamente persino della sua costruzione metrica, al punto che le pagine de L’Ottava Nota sembrano scritte proprio come i fogli della partitura musicale di una polifonia barocca, in cui la sovrapposizione di più linee melodiche coesistono nell’insieme armonico dell’intera opera.
Il ‘versare’ ritmico della poetessa messinese è a volte incalzante, come nei tipici movimenti della fuga in cui, proprio come per una linea musicale, un verso va in fuga e altri poi inseguono in procedimenti imitativi, mentre alte volte è più simile a un madrigale come nel caso dei numerosi componimenti in omaggio alla lingua dialettale siciliana. Ma qualunque sia il tempo battuto, nella partitura generale delle cinque sinfonie di cui si compone L’Ottava Nota – cifra che nel titolo della raccolta è evocata dal simbolo dell’infinito che tutto racchiude in sé – l’elemento coerente che delinea tutta la composizione è proprio la caratteristica virtuosa che nelle composizioni barocche si assume quale tono fondante della polifonia, il basso continuo, la linea ostinata e grave su cui le cinque sinfonie della raccolta accordano la loro linea melodica.
L’invito che rivolgo al lettore è quello di trovare la propria linea musicale e di non restare “analfabeta” rispetto alla bella e preziosa partitura poetica che è L’Ottava Nota.
In quanto a me, che per natura tendo a non affrettarmi mai in niente, non desidero che restarmene saldamente ancorato ai versi della dolcissima poesia “A Nonnicedda ru me cori”, scritta interamente in siciliano, che per primi mi hanno svelato il mondo poetico e umano della poetessa Giammillaro:
Quasi ca sa vulissi alliccare lentamente ogni singolo mumentu… –.
Non resta che cogliere quindi, e assaporare, il gusto di ogni singolo momento, con calma e raffinatezze barocche, e se o quando il tempo dovesse davvero incalzarci, ci basterà allora il dono della partitura delle Sinfonie poetiche di L’Ottava Nota.
Capiremo così pienamente quello che intendeva Gustav Mahler a proposito delle sinfonie, e cioè che “Una sinfonia deve essere come il mondo. Deve contenere tutto”, che non è poi lontano dal potente messaggio che il grande poeta bomeo-austriaco Rainer Maria Rilke, contemporaneo di Mahler, ci consegna con questi sublimi versi:
Lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore.
Si deve sempre andare: nessun sentire è mai troppo lontano.

A te, lettore o lettrice, ti sia piena l’esperienza dell’Essere, e autentico il sentire di queste cinque sinfonie.
Pisa, 20 Gennaio 2021
Vincenzo Mirra


Poesie:

Dis-Innesto

Sono carne e sabbia,
vento e rabbia.
Quanto ancora mi sia concesso sbagliare
Non è dato sapere.
Lo richiede,
il ticchettio dell’orologio in cucina
che scandisce
il tempo della colpa
pesata al netto di una tara assolta
da una fragilità che non ammette
essere, un’umana accettazione
di sé.
Sono luce e sono ombra
Sono vuoto e ostilità recondita,
sono altalena… senza sosta.
Asettica, decido di indietreggiare
Affilando lame amare al mio destino.
Mi rifletto nello specchio
E guardo in prospettiva
L’occhio del ciclone da cui ero fuggita

E ci casco
Ingenua, illusa, avvilita.
Rinasco? Riesco?
Non c’è via d’uscita.


Manifesto inconscio

Vorrei, tu fossi
Il lenzuolo che cerco nelle fresche mattine d’autunno
Pronto a coprire ogni spazio rimasto aperto
In un sonno senza sogno…
Dal sapore freddo.
Vorrei tu fossi un labirinto esterno al mio cuore,
in cui “perdersi per poi ritrovarsi”
sia l’unica condizione
per raggiungere la via d’uscita,
in mancanza di un filo d’Arianna
che ci indichi la strada di casa.
Vorrei, tu fossi marmo, scolpito dal vento,
diamante scarlatto
di ogni tormento.
Vorrei fossi il mio tutto ed il mio niente
Completamento del mio essere
Affinché non mi aggrappi a te per evitare di cadere,
ma tu sia sempre, la ragione sufficiente
per rialzarmi da sola
con i gomiti sbucciati dalla gente,
precipitata nella voragine della mia mente,
appagata da quel riscatto che, ogni volta, mi consente
di vivere la luce del presente
con te
al mio fianco.


Cavalcavia

Prendo appunti su uno scoglio – scosto,
granelli di sabbie mobili, raccolti
sui piedi arrugginiti dalla luce di un tramonto.
Risorgo, mi guardo intorno e, attendo…
Di rientrare nel bozzolo
Dove tutto è azzerato al nulla
E nulla, è servito a niente.

Coerenza indifferente.

È saggio, chi mente
È furbo, chi pretende
Di rilanciare gli stessi dadi
Puntando su una nuova scommessa.
Mentre io, dimessa mi affaccio appena
Dall’alveare a cui sono costretta.


In-tanto

Colleziono sassi
Che scandiscono minuti;
pronuncio parole
che racchiudono attimi;
Mi raccolgo in Silenzi
Che stimolano Universi.
E’ il cosmo che si piega
In un incontro,
in un dipinto autografo
sciolto al caldo
delle speranze disattese,
futili,
scomode pretese…

E’ un girotondo che richiede
La pazienza di giungere alla chiusa del cerchio,
affinché Giotto possa riprovarci ancora,
senza l’ausilio di un bicchiere

Rotto –
Dai trucchi del mestiere.

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Pubblicazione di Elisa Mascia autrice del blog nonsoloarteepoesiablog Magiche Emozioni dell’anima

Fabio Petrilli presenta la poetessa Rita Greco e la sua silloge poetica ” La gioia delle incompiute “. di Elisa Mascia – San Giuliano di Puglia -Campobasso



Fabio Petrilli presenta la poetessa Rita Greco e la sua silloge poetica ” La gioia delle incompiute ” .

PREFAZIONE

Ciò che resta con sé

“Tenersi stretta la gioia / delle incompiute”, recita l’incipit di una poesia di Rita Greco. E questa incompiutezza dell’oggetto e del soggetto, delle cose e dell’essere, permea del suo illudente bagliore di soglia l’intera, rocciosa escursione di versi cantati in un rovescio di sé, all’esterno, guardando la morte, che si sconta vivendo, da un davanzale. L’incompiuto non è solo una presa d’atto dell’interminabile processo evolutivo e involutivo della res che resta nascosta come un’ombra, un animale tra siepe e tana, ma si intreccia anche a una nostalgia della potenza. Qui si procede a ritroso. Si vuole rasentare il guscio dell’uovo originario, la sua carica eversiva, la sua condensazione, sintesi del Tutto. L’io è un lume minuscolo che si allinea alle luci pulviscolari del circondario cosmico e antropico.
Rita Greco scrive per stare luministicamente dentro le cose e sta dentro le cose aspettando la deflagrazione, lo scoppio del seme, la fioritura del germoglio. Su ogni sillaba aleggia un’aria di giardino dove a prevalere sono le aiuole delle “Composite”, una specie botanica impronta di compostezza e complessità, sorgente puntiforme che si estende in un ricorso dolente a ciò che già si possiede, a volte un tu indefinito e trascolorante, a volte la sera del canto solitario “nella culla dolce del chissà”. Tutto il paesaggio dell’incompiuto appare, minuzioso e raccolto, nello spazio di un lumen – limen, in una fiammella di preghiera, in un lirismo di stagioni dove tutto è e resta in gestazione.

Alfonso Guida, San Mauro Forte, giugno 2021

Biobibliografia

Rita Greco è nata e vive a Mesagne (Br). Ha pubblicato le raccolte di poesie “Perché ho sempre addosso un cielo” (2007) e “La gioia delle incompiute” (Ladolfi Editore, 2021, prefazione di Alfonso Guida). Ha conseguito diversi riconoscimenti in premi letterari a livello nazionale, tra i quali la segnalazione al premio Lorenzo Montano con la raccolta inedita “La lettera mancante”, il terzo posto per la poesia inedita al Concorso Nazionale di poesia “Città di Chiaramonte Gulfi”, il primo posto con la prosa poetica “Il dio della crepa” e il terzo posto con “La gioia delle incompiute” al premio nazionale di poesia “L’arte in versi”. È stata ospite del Festival Internazionale di Poesia Civile e Contemporanea del Mediterraneo, del Festival internazionale di poesia “Pollino in versi” e di “Colpi di voce”, maratona letteraria di Bologna in lettere. Suoi testi sono apparsi su vari blog, antologie e riviste letterarie, su “La Repubblica”, nel tredicesimo volume “Sud I poeti” e su “Secolo Donna 2023 – Almanacco di poesia italiana” (Macabor editore).

Testi tratti da La gioia delle incompiute (Ladolfi editore, 2021)


Bisogna aspettare
allenare la pazienza
abitare la faticosa sedia della pausa
dignitosamente immobili
superstiti indecisi se vivere
sia ancora un miracolo
o una punizione.
Come un giocattolo rotto
mi assedia il tempo perduto
e non mi rimedia quello che resta

le facce sgargianti delle possibilità
attorno alle mie mani incapaci.

*

Si danno le spalle per tutto il giorno
ognuno intento al proprio solco
marciando risoluti al soldo del dovere.

La sera li chiude allo stesso tavolo
più dei coltelli che sminuzzano il cibo
sono armi gli occhi che guardano nel piatto.

Solo di notte resiste una traccia
quando lui nell’istante
in cui riemerge dal sonno
trovandola
la abbraccia.

*

Poco sopra il ginocchio
si ferì

un graffio largo
nella cieca caduta
della gioia
un precipitare verso
braccia tese
eccomi!
eccoti!

Abitare un abbraccio
può guarire?

Sciocca bambina
folle di tenerezza!

*

Tolsi l’orologio dal polso
per liberarmi del tempo
e quello mi prese
tutto il corpo

c’è così tanto da mettere a posto

non ce la farò
a morire ordinata.

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Fabio Petrilli presenta la poetessa Silvia Rosa e il suo libro “Tutta la terra che ci resta “

Foto cortesia di Silvia Rosa

Silvia Rosa vive e insegna a Torino. Tra le sue pubblicazioni: le raccolte poetiche Treceri/Passaggi, (Editura Cosmopoli, Bucarest 2023), edizione bilingue romeno /italiano, con traduzioni di Eliza Macadan, Tutta la terra che ci resta (Vydia Editore 2022), Tempo di riserva (Giuliano Ladolfi Editore 2018; nuova edizione bilingue spagnolo /italiano, Tiempo de reserva/Tempo di riserva, con traduzioni di Antonio Nazzaro, Ediciones en danza, Buenos Aires 2022), Genealogia imperfetta (La Vita Felice 2014), SoloMinuscolaScrittura (La vita Felice 2012), Di sole voci (LietoColle Editore 2010 – II ediz. 2012); i volumi antologici: Bestie. Femminile animale e Confine donna: poesie e storie di emigrazione (Vita Activa Nuova 2023 e 2022), di cui è rispettivamente coautrice e curatrice; l’antologia foto-poetica Maternità marina (Terra d’ulivi 2020), di cui è curatrice e autrice delle foto; l’antologia Italia Argentina ida y vuelta: incontri poetici (ebook edito da Versante Ripido/La Recherche 2017), in cui ha tradotto e intervistato otto autrici e autori argentini; il saggio di storia contemporanea Italiane d’Argentina. Storia e memorie di un secolo d’emigrazione al femminile (1860-1960) (Ananke Edizioni 2013 – II ediz. 2014). È direttrice della rivista digitale “Poesia del nostro tempo”, redattrice della testata online “NiedernGasse” e della rivista “Margutte” e collabora con i blog “Portosepolto” e “Fara Poesia”. Suoi testi poetici sono stati tradotti in spagnolo, serbo, romeno, greco, portoghese e turco. La sua attività completa, qui:
https://www.larecherche.it/biografia.asp?Utente=silviarosa&Tabella=Biografie

Testi tratti da “Tutta la terra che ci resta” di Silvia Rosa
(Vydia Editore 2022, collana Nereidi, prefazione di Elio Grasso)

La Signora ha un sorriso ineffabile,
le mani in PE-HD, Santa protettrice
della città, Gioconda velata dei nostri
balocchi, Regina di tutti i destini,
scruta dal suo schermo in plexiglass
chi passa, chi si ferma in sordina,
chi si piazza davanti alla sorte, occhi
negli occhi, per due euro rivela il futuro
che attende i giusti e gli ingiusti, identico.
Sul palmo che odora ancora di caffè
e sudore legge gli amori messi a tacere
dai frantumi del giorno, desideri incagliati
al fondo di un frappè al limone, l’animale
guida di peluche che protegge il cammino,
in quale linea la connessione funziona
di testa di cuore – quattro tacche – di vita.
Dona speranza a chi attende, a distanza
di un metro, una voce, di sentire il calore
del fiato sul collo, fosse l’ultima volta
o la prima

















Vittorio sgomberi e traslochi
vieni a prendere in blocco
il nostro futuro, il cassonetto
ha il soffitto sfondato e fuoriescono
in fila i rigurgiti delle nostre esistenze
di prima: è una casa senza più porte
spalancata da un colpo di tacco,
è una vergogna osservare quanto
era nostro e ci viene sottratto.
Come in un sito archeologico siamo
rovine di fasti mediocri e oggetti in disuso
ci raccontano, mentre la voce fuori campo
ripete che andrà tutto bene, ma noi
non abbiamo più un posto, siamo
topi, blattelle che si nascondono negli odori
di muffa, vorremmo uscire di notte
correre in tondo sulle paratie difettose
dei nostri sogni, cibarci di ogni menzogna.
Vittorio sgomberi e traslochi
manda un WhatsApp di conferma, rispondi













È nota la gracilità vegetale di certi sorrisi,
altamente deperibili nell’attesa di una spunta
che accerti, con il supporto del wi-fi,
l’esistenza di una connessione d’intenti,
una prospettiva fertile, il principio di una passione
ecologica e maneggevole. A tal fine studiamo,
dall’età di sei anni in poi, manuali di istruzioni
di tutte le epoche, approfondendo al bisogno
le dinamiche degli scambi emotivi,
sotto la supervisione di guru d’assalto.
Così lastrichiamo la strada di buone intenzioni
e di messaggi, come le miche di Pollicino,
e forti del nostro istinto e dei mille anelli
di Saturno che ci danno alla testa con le loro
cosmiche oscillazioni, scivoliamo con stile
su bucce di banana come trappole di colore
nelle circonvoluzioni della materia grigia





















In caso di necessità rompere il vetro:
uscire dal campo recettivo, seguire
le coordinate che conducono alla curva
dello stupore, dopo una rotazione di 360°
favorire l’orogenesi della spina dorsale
diritta, per meglio fissare il teorema della creazione,
allenare il terzo occhio, la ghiandola pineale,
il sesto senso, darsi alla melatonina in giuste
dosi, alleggerire le pupille vedette dal vizio
delle proiezioni, trafugare la frenesia degli amanti
e riprodurne gli aromi, dilatare il quotidiano
in campiture di bianchi perla, non scambiare
con nessun altro bene la scorza di protezione,
accettare l’imprinting di un animo bifido.
Soprattutto, individuare subito, per prima,
fra tutte le altre evenienze, l’uscita d’emergenza

Prefazione libro di Silvia Rosa

L’età della profusione
di Elio Grasso

In poesia come si può lavorare incaricando i toni di grigio di attribuire vitalità alla lingua? Occorre augurarsi che l’orientamento dei vivi non perda la strada di casa nonostante svariati congegni ticchettino dentro e fuori le loro tasche. Perché troppi colori tolgono verità al tempo, e chi lo occupa con la sua scrittura potrebbe vantarsi di possedere pezzi di mondo che non esistono più. D’altronde se il cielo perdesse le caratteristiche del suo arco accadrebbe ciò che gli antichi temevano: lo svanire nel nulla dei commerci divini con le rappresentazioni inventive, amorose, e belliche. In poesia si lavora senza smania d’originalità, in onore di lingua-madre e terra, riconoscendo questo intreccio di posizione fin nelle più remote radici. È così che le forme diventano quelle necessarie, insostituibili, guardiane di ciò che continua a trasformarsi mentre la gran parte degli uomini scompare e altri arrivano.
Ecco che Silvia Rosa, accuratezza visiva alla mano e nella borsa cose difficili da descrivere, ottiche e microcircuiti d’energia oltrepassanti la forza umana, percepisce (e, a valle, scrive) acutamente la verità e le relazioni di un ammasso estetico-tecnologico che da Ovest a Est, da Cupertino a Shenzen, ha occupato tutti i territori geografici, casalinghi e infine corporali. È la terra dopo l’onda di maremoto informatica a trovarsi addosso queste nuove quaranta poesie (numero non certo casuale), la terra che ci resta a ridosso dell’aggravamento, che né destrezza né ingegno hanno evitato s’avviasse verso un imbuto pernicioso.
E d’opera si tratta, scritta custodendo le zone più remote delle biblioteche senza la pretesa di riempirle come fosse terapia chimica. Una sorta di resistenza dove l’io manca, ma non per difetto di figura e dialogo, ma perché se l’autrice strenuamente vuole opporsi all’involucro trasparente e impenetrabile, a tenuta stagna (Calasso) in cui siamo avvolti, e guardare verso l’esterno, deve farsi messaggera e meridiano della storia. Via dalla competenza di sé, dalla rovinosa auto-prodigalità. Le ottiche non hanno (per fortuna) coscienza, non quella che alcuni vorrebbero, ma Rosa ne utilizza la funzione in forma canonica poiché sente lo spazio davanti a sé come tutto tranne convenzione, e prima che lo spazio sbiadisca al limite del documentabile deve a ogni costo posare la propria verità poetica. Cos’altro aspettarsi, dunque, dal mondo? In quest’epoca dominata da trasformazione vanitosa (si sono notate le vanterie tecnologiche quando applicate ad alcune parti del corpo umano?) e illodevole, in molte delle poesie non sono rari gli accenni a voci stese fra colate di cemento come intendessero asciugare gli incubi. Nei perimetri delle città del mondo si sta provenienti da un esilio dello sguardo che un tempo cercava davvero lode per quegli immediati dintorni ormai svaniti dal nostro campo ottico. Ora lode deve ampliarsi oltre i confini orbitali degli oggetti tecnologici, al seguito di teorie misteriose che però reggono il funzionamento di tutti i device, tanto che risulta persino semplice avere pensieri affettuosi per quelle antiche sonde, i due Voyager lontani ormai miliardi di chilometri dalla Terra. Una sorta di transumanesimo senza fili capace, per una volta, di sviluppare commozione per oggetti costruiti nel secolo scorso. È lo spazio più nero, di cui le poesie dell’opera sono riflesso: lontane da discipline dottrinali, con generosità di linguaggio spingono verso estese impressioni sensoriali.
Le stanze componenti Tutta la terra che ci resta non hanno nulla a che fare con vecchi depositi, testimonianza di certezze preliminari riconosciute sconvenienti, troppo o troppo poco rivolte al naufragio esistenziale: per tutto il Novecento abbiamo assistito ai massacri corporali mentre la cognizione del tempo e dello spazio diventava una schiuma inaccessibile. Abbiamo rivolto lo sguardo, pertanto, all’attuarsi dell’ibridazione digitale con le sinapsi cerebrali, dando il via alla più rassegnata possibilità che mente umana abbia mai conosciuto. Comunque sia, alcuni poeti e poetesse ammettono la smisurata testardaggine della poesia a saggiare quanto la lingua ancora può. Umano è il personale ricominciare daccapo, con modi e sistemi ritenuti “glaciali” nel confronto con esperienze novecentesche ampiamente storicizzate. Sembra inverosimile? O proprio in questo libro iniziamo ad avvertire una posizione poetica basata su parole già conosciute ma distese ora in una culla pronta ad accogliere? Poesia cruda, figlia di una tempra capace di attraversare l’atmosfera schiumosa che noi stessi abbiamo generato, qualcosa che riconosciamo inevitabile pur attraversando i deludenti tsunami editoriali in voga. Ecco, si dovrebbe reagire alla perdita sensoriale per acchiappare al volo chi, ancora accordato al corpo, contrasta la profusione di cose e aggiunge parole diverse a quante ancora attendono d’essere usate.
Sono innumerevoli le tracce elettroniche diffuse oltre l’atmosfera, dopo aver saturato gli incontri psichici, Rosa ne conosce le traiettorie, rivelandole nelle poesie che si trasformano, aggirando i fenomeni, in detector che faranno la storia: ce ne accorgeremo in futuro, dopo lo sfinimento dell’esultanza attuale per l’inflazione. Non soltanto “poetica” (qui le virgolette sono d’obbligo), poiché possiamo essere certi che gli algoritmi invadono ogni campo accerchiando il pensiero. L’esercizio pratico diventerà, col tempo, una prova della resistenza, oltre che senziente meraviglia nel pieno della lingua. In esso i versi enunciano: l’attuale efficacia di bit non coscienti dovrà ancora battersi con i movimenti oculari organici, strettamente legati a una bocca che sorride e che invita a toccarsi.
Dunque, è possibile evadere (arduo, sì) da sequenze digitali e vagheggiamenti di potere transumano, rompendo il vetro, come certi cartelli invitano in caso di pericolo. La scorza reale di una poesia cerca interlocutori, e spiega come il corpo può ruotare la spina dorsale e cogliere in pieno la natura stessa della creazione. Appaiono istruzioni complicate, così è complicato dare valore conoscitivo alla scrittura, e ai più turba persino sfiorare le parole per dirlo. Bisogna essere fedeli alla visione, e individuare subito il varco. Rosa lo ha incontrato, immaginando dapprima la sua struttura, poi scrivendolo nel patirne l’attraversamento. La storia passata dell’autrice non è scomparsa per questo, ma ha trovato intesa con l’epoca perdonando l’insufficienza degli attrezzi – ecco, la pretesa è custodia di quella realtà giunta fin qui e che ora viene assalita da invisibili orditori. Se persino la morte è perdere peso digitalmente, preferiremmo perderlo così come è sempre stato fin dall’inizio della vita sul pianeta: rovesciandoci – dove finisce la terra – in molecole organiche, e poi in atomi, in favore della galassia.

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