Siamo entusiasti di svelare le persone di talento premiate al Panorama International Literature Festival 2024! Congratulazioni a ciascun vincitore per il suo eccezionale contributo al mondo della letteratura. La tua dedizione e creatività hanno davvero illuminato la nostra comunità letteraria.
GLOBAL ICON AWARDS 2024 (CARRIERA ALLA VITA)
Theodors Dalmaris
PREMI INTERNAZIONALI DI LETTERATURA PANORAMA
Stefano Caranti George Katsanakis Dottor Milon Franz Ray Whitaker Mario Alejandro Guiñez González Nebojša Lapčević Alicia Susana Lopez Carmela Nuñez Bilkis Moola Jesús Núñez León
PREMI INTERNAZIONALI DI LETTERATURA GIOVANILE PANORAMA
Gargi Bagchi Ioanna Ioannidi Flor de Maria Zaky Marica Pinardi Teresa Andrade Florena Iavarone Katerina Bourdoukou Sonali Patnaik Christian Renato Orbe Guato Urna Bose
PREMI SPECIALI DELLA GIURIA INTERNAZIONALE PANOARAMA
Ramesh Mamidala Rianna Zivannou Tzivras Gerasimos Abhilash Fraizer Harry Tokatlidis
MIGLIOR SESSIONE DAL VIVO 2024 Team Malesia A cura del dottor Zainatul Abdul Rahman Team India A cura della dottoressa Paramita Mukherjee Mullick Secondo classificato.
We’re thrilled to unveil the talented individuals honored at the Panorama International Literature Festival 2024! Congratulations to each awardee for their outstanding contributions to the world of literature. Your dedication and creativity have truly illuminated our literary community.
GLOBAL ICON AWARDS 2024 (LIFETIME ACHIEVEMENT)
Theodors Dalmaris
PANORAMA INTERNATIONAL LITERATURE AWARDS
Stefano Caranti George Katsanakis Dr. Milon Franz Ray Whitaker Mario Alejandro Guiñez González Nebojša Lapčević Alicia Susana Lopez Carmela Nuñez Bilkis Moola Jesús Núñez León
PANORAMA INTERNATIONAL YOUTH LITERATURE AWARDS
Gargi Bagchi Ioanna Ioannidi Flor de Maria Zaky Marica Pinardi Teresa Andrade Florena Iavarone Katerina Bourdoukou Sonali Patnaik Christian Renato Orbe Guato Urna Bose
PANOARAMA INTERNATIONAL SPECIAL JURY AWARDS
Ramesh Mamidala Rianna Zivannou Tzivras Gerasimos Abhilash Fraizer Harry Tokatlidis
BEST LIVE SESSION 2024 Team Malaysia Curated by Dr Zainatul Abdul Rahman Team India Curated by Dr Paramita Mukherjee Mullick Runner-up.
ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DEL POETA E GIORNALISTA ENRIQUE ANTONIO S LIRANZO
Enrique Antonio Sánchez Liranzo è nato il 15 luglio del 1958 nella città di Santo Domingo, capitale della Repubblica Dominicana. Lui è avvocato, poeta, saggista, prosatore e tecnico della valutazione cinematografica. Enrique ha pubblicato questi libri di poesie: – Versi di primavera (1991) – Giardino d’amore (1993) – Poesie con il mare (1993) – Primavera ’88 (1997) – Poesie per la pace (2010) Enrique è stato finalista ai concorsi di poesia spagnola: “Estrella Fugaz” – Spagna, 2003) – “Cosa succede tra i versi” (Spagna, 2015) – “Una poesia in 80 giorni” (Spagna, (2015) Inoltre, le poesie dell’autore sono state pubblicate nelle seguenti antologie: – Una poesia per Pablo Neruda (Cile, Isla, 2010) – Mille poesie per Pablo Neruda (Cile, Isla, 2011) – Mani dipinte con poesie (Argentina, 2011) – Uno sguardo al Sud (Argentina, 2011) – Poesie, storie e voce (Argentina, 2012) – I viaggi delle farfalle (Argentina, Parnassus, Artists Homeland, 2015) – Poeti e scrittori dal mondo (Santo Domingo, 2015) nell’antologia dei Poeti Internazionali Parnaso, Patria degli Artisti “Il viaggio delle farfalle”, Buenos Aires, (Argentina, 2015), “Mille poesie per Gabriela Mistral” (Cile, 2015) di cui appartiene al gruppo “Movimento dei Poeti nel Mondo” (Cile, 2016) Oltre ciò, Enrique svolge l’attività anche come avvocato nel campo del Diritto Civile e Amministrativo ed è stato Professore di Letteratura presso il Liceo “El Millón” di Santo Domingo, dal 1990 al 1992, nonché presso la Scuola Superiore José Dubai, nella città di Puerto Plata, dal 1992 al 1995.
Enrique è stato dichiarato finalista al Concorso Giustizia e Pace, Scuola Nazionale di Diritto (ENJ) nel 2014, Scuola della Corte Suprema di Giustizia di Santo Domingo, Repubblica Dominicana, nel 2014. Inoltre gareggiò anche per l’Ispettore della Pubblica Accusa nel 2016 a Santo Domingo.
Tutt’ora è avvocato e dal 2013 ad oggi é editore presso il giornale “Primicias Digital” di Santo Domingo dove ogni settimana scrive vari articoli.
TU AMI UNA VOLTA SOLA
Tu ami una volta sola Quando con il cuore ami Tu ami una volta sola Con tenerezza e passione
Perché il vero amore Una volta solo capita E mai più muore. Quando l’amore se ne va Non deriva dal cuore Perché il vero amore Viene dall’anima e mai si allontana.
Ci sono amori che non durano Ci sono amori che non muoiono Perché un amore passeggero Non lascia trace E non fa nemmeno male. Il puro vero amore Non abbandona il cuore Mai smette di amare Perché una volta sola ti innamori All’eternità.
ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DI LEE HEE KUK – COREA DEL SUD
Lee Hee Kuk è poeta coreano nato a Seoul, città della Corea del Sud. Lee è farmacista e Professore presso il Collegio Farmaceutico dell’Università Cattolica della Corea. Lui è membro dell’Esecutivo del PEN Korean Center di PEN International. Finora ha pubblicato 5 libri di poesie e ha vinto 4 premi di letteratura.
IL MARE DELL’ALBA
Guardando il mare notturno Dalla nave di una crociera Sulle onde nere Lontano un’emozione brilla Il padre di una persona A cui la mano in una fabbrica è stata amputata La madre di qualcuno, che paralizzata giace Un funzionario pubblico Che per iscritto le sue scuse scrisse E le sue spiegazioni Aiutando le persone al di là dei doveri Legati alla scrivania
Il vento con sé portava La storia di due uomini e tre donne Scalzi in pieno inverno Portando segni di graffi Da tutti i tipi di tempeste. Fluttuando, sferzata dalle onde Una piccola barca.
Al figlio maggiore di 16 anni chiesi Di comprare a qualcuno Un giubbotto di salvataggio.
“Qual è la cosa più difficile?” “Non c’è niente di difficile”
Sul lavoro si infortunò suo padre E sua madre crollò Mentre giorno e notte lavorava. Disse: “Sono così felice Che sia il mio turno di lavorare!”
La frusta del vento la schiena della mia goffa simpatia colpì Su una barca malandata, Senza coordinate, Su un mare nero come la pece, Un ragazzo vigorosamente rema Con gli occhi scintillanti. Il mare, dove le onde frusciavano E si accartocciavano Una luce debole vidi In lontananza l’alba luminosa spuntava.
Tamikio L. Dooley è una nota scrittrice americana, insignita di numerosi premi nazionali e internazionali. Lei ha scritto oltre 100 testi e ha pubblicato finora 86 libri. Dooley ha scritto libri di gialli, thriller, fantasy, western, libri storici, romanzi, personaggi epici e soprannaturali, ecc… Nel tempo libero scrive racconti, poesie, articoli, saggi, libri sulla salute, testi per bambini, realizza calendari, riviste, libri ispirati alla civiltà e alla storia. Tamikio è stata pubblicata su: Ukiyoti Publishing Litteratura a Parigi, Internatur Humanity Magazine, Ceativ Ingenuity Magazine, Kidliomag the Connections. Inoltre ha ricevuto premi e certificati di apprezzamento per racconti, articoli, saggi; le sue poesie sono state pubblicate su Ukijyoto Publishing Anthologies, Bard’s Day Key Anthology e Multinational Pen Soldiers Poetry Anthology. Tamikio L. Dooley è stata insignita del Premio Onorario come la miglior scrittrice di gialli a settembre (2016). È stata inoltre insignita del World Literary Award (2022), dal National Poetry Stage Bangladesh Awardb (2023), dall’International Peace Award, con Certificate from Hyperpoem Book (libro di poesie in cui pubblicano 1692 poeti da tutto il mondo). Ha ricevuto il secondo premio (2023) “Zhen Nian Cup, National Literature”, il premio per la migliore leadership (2023) e il primo premio del Trofeo di cristallo nella categoria criminalità, oltre a molti altri premi. Dooley è Membro dell’Organizzazione Internazionale dell’Arte e della Cultura per la Pace, Segretaria Degli Affari Internazionali, World Wide Witers Association e The Dream and Equality Organization. Tamikio è inoltre una critica letteraria.
LA PACE E L’UMANITÀ
In un mondo in cui l’umanità si sta sfidando La nostra forza interiore spesso ci mette alla prova. Ma dalle lezioni, i nostri sforzi e la nostra perseveranza miglioriamo la nostra sopravvivenza. La determinazione apre i cancelli opere d’arte che incarnano il valore dell’umanità, Come Nazione, Scopriamo il nostro destino tenendoci stretti l’uno all’altro. Alla ricerca della virtù e dell’ingegno Il nostro obiettivo è trovare la Pace Il finimento della bellezza umana che adorna l’Onore. Uniamoci tutti e creare solo Pace.
Tradotto in italiano da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice
Jasna Gugić è nata a Vinkovci, in Croazia. Lei è Vicepresidente per le pubbliche relazioni della Società degli artisti e scrittori del mondo SAPS; Ambasciatore Globale di alfabetizzazione e cultura per l’Indonesia Global Writers Asih Sasami, P.L.O.T.S (USA), Ambasciatore della rivista creativa per la Croazia; e membro di Angeena International, un’organizzazione senza scopo di lucro per la pace, l’umanità, la letteratura, la poesia e la cultura. È anche co-curatrice dell’antologia Compassion – Save the World, di poesie con 130 poeti da tutto il mondo. A lei è stato assegnato l’Importante Premio con una sola nomination per la Croazia, dall’UHE – Unione degli Scrittori del Mondo Ispanico – César Vallejo (2020) – Premio Mondiale per l’Eccellenza Culturale. Jasna Gugić è vincitrice di numerosi premi internazionali di poesia e letteratura e le sue opere sono state tradotte in diverse lingue straniere. Nel 2021 è stata pubblicata la sua raccolta di poesie, in bilingue inglese – croato, con il titolo: “La Canzone del Silenzio.” Jacna Gugić attualmente vive e lavora a Zagabria, in Croazia. Le sue poesie sono state pubblicate su varie riviste in: USA, Spagna, Grecia, Italia, Russia, India, Siria, Danimarca, Brasile, Croazia, Messico, Bangladesh, Serbia, Albania, Nigeria, Belgio, Cina, Cile, Nepal, Pakistan, Corea, Germania, Turchia, ecc…
COME PRIMA
Ti cercherò quando questa giornata sarà finita e passerò la notte con il vecchio cappotto come prima senza pensare nella stessa strada che hai dimenticato e so che ti incontrerò sulla mia strada sotto i vecchi castagni dove sorridevi. Rendi felice questa notte oscura e illumini il mio viso! Sorprendimi con una canzone proprio come facevi prima e tu ed io canteremo ancora per uccidere la tristezza degli anni.
Tradotto in italiano da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice
CIAO ANIME MIE CARISSIME : Si legge nelle Sacre Scritture: “Io sono la resurrezione e la vita”
La Settimana Santa porta un messaggio potente, non dobbiamo vedere la figura di Gesù solo come un evento storico o un momento violento esercitato dai romani a Gesù e a molti altri di quel tempo. Tutto il suo processo ci porta a guardare il mistero della sua crocifissione, morte e resurrezione come un momento di grande profondità spirituale, qualcosa che è personale e anche parte dell’umanità. Il nostro mondo è un luogo di sofferenza, tutti viviamo il nostro calvario e la nostra crocifissione. Ci fa prendere coscienza della nostra corporalità temporale e di quelle piccole morti che viviamo quotidianamente e nei nostri cicli di esistenza, come per esempio perdere la giovinezza o dormire ogni notte. Carica la nostra croce nella vita quando viviamo momenti di oscurità e mentre andiamo verso la nostra morte. Proprio come la nostra umanità che attraversa i suoi momenti di oscurità e senza dubbio a fini di cicli nella sua storia.
Ma non tutto è morte, c’è una luce di speranza alla fine, un rinnovamento, rigenerazione e resurrezione per qualcosa che trascende la materia, un processo dell’anima verso l’eternità, o una possibilità di una nuova umanità, una rinascita di trasformazione quando siamo consapevoli di essere esseri di luce e che in noi si trova la scintilla Divina, che siamo figli dell’Universo Divino e che possiamo passare dal dolore e dalla sofferenza alla luce, dalle tenebre all’illuminazione.
Per lavorare sulla nostra spiritualità dobbiamo permettere che muoiano gli aspetti oscuri del nostro essere affinché un essere avanzato rinasca, partendo dal nostro microcosmo interiore verso un macrocosmo universale divino e sacro. Trascendere verso una dimensione più profonda e prolungare oltre la nostra esistenza fisica.
Quando osserviamo da una visione contemplativa la Pasqua come insegnamento per tutta l’umanità troviamo la ragione di un simbolismo mistico spirituale dove elementi come pane, vino, croce, calvario, sofferenza, oscurità, silenzio, morte, tomba vuota, cielo, alba, resurrezione, sono strumenti simbolici di lavoro psico-spirituale.
Prendere coscienza che il pane cristico, è il cibo di saggezza sacra di cui abbiamo bisogno ogni giorno nel nostro cammino di vita, ci insegna che siamo esseri sacri.
Se potessi avere qualcosa che porta il tuo nome, cosa sarebbe?
Contrariamente ad optare per nomi cosiddetti moderni mia nuora mi ha regalato la riscoperta del mio nome chiamando sua figlia Elisa come me e tramite lei ho compreso la bellezza del mio nome di battesimo.
Mohamed Rahal, accademico e poeta, ambasciatore internazionale, figura dei media culturali, ha partecipato a numerosi festival nazionali e internazionali, 19 studi accademici, funzionario culturale nei media store internazionali, e sono uno dei poeti culturalmente più famosi a livello internazionale.
Ti amiamo, mio Paese. Da quando sono nato in te Ciò che desidero è il tuo amore nel mio cuore e non ha limiti
La terra di mio nonno. Sacrificatela con il mio sangue La storia chiama. A novembre hanno iniziato
Così ho sentito l’eco che risuonava nella valle Da noi e da Gadi. Che chiedeva la liberazione
Un fronte che chiede e sostiene A Questi sono i miei padroni. Abbiate pietà di chi lo ha portato
Si stabilirà nella vostra terra
Non ho una direzione nella mia vita. A parte l’amore per il mio Paese e il fatto di viverci.
I cristiani vivono nello stupore della sua passione e morte, del supplizio sofferto da Gesù, del sacrificio immenso, di atti subumani
della crudele via crucis. tutte le mani Si sono macchiati di sangue in questo processo fatto dai malvagi. La pazzia del male globale. Dei pazzi
traboccamenti di dolore, sentimenti di quei passaggi ed eventi che ci fanno sanguinare il cuore.
Ogni ferita si sente perché esisto per adorare le tue ferite, Cristo Padre perché faccio mia la tua passione.
PRIMA STAZIONE
GESÙ È CONDANNATO A MORTE
Lì nel Sinedrio “È condannato a morte” – gridò la folla inferocita senza coscienza, Non vedeva l’uomo in Gesù e la sua innocenza, Vedendolo così, ride, si diverte
e Pilato sconvolto li avverte: “Non posso biasimarlo.” Con veemenza Sente la folla gridare. clemenza Non è per il buon Gesù. L’odio è forte.
Crocifiggili! senti gridare Se lo lasci andare sarà codardia, nemico di Cesare, diventi.
Ha dato loro Gesù. Si lavò le mani. È stato frustato. I loro volti disumani Sono specchi del male spietato.
SECONDA STAZIONE
GESÙ CON LA CROCE
L’andare al pretorio è predestinato, Lo portano a morte, porta la croce Cammino verso il Calvario, il dolore mi opprime, A causa della sua innocenza è stato condannato.
Una strada lunga e tortuosa il peso della croce, la lunga punizione, la plebe, il nemico, quanto è amaro guarda il Nazareno così stanco!
Paghiamo per il peccato di Adamo ed Eva? Dove ci porta il male, Gesù? Con il tuo esempio, Signore, la vita cresce
senza dolore, senza pieno martirio della sofferenza che è veleno letale, viene acceso il pugnale fatale, infame.
TERZA STAZIONE
GESÙ CADE PER LA PRIMA VOLTA
Stava per compiere il suo infelice destino che il peccato del mondo gli ha offerto, in quest’ora infelice tormentata per lo scherno e le spine della strada.
Il male si riflette in un colore giallastro lo punisce, il tempo diventa d’acciaio, nella loro carne resta disegnato il prezzo del peccato Dio divino,
stanco e sudato va avanti, il suo corpo non risponde, esitante come se il mondo intero gli facesse del male.
Le sue spalle cedono, il legno È una lancia che lo porta al macello e Gesù inciampa. E’ la prima volta.
QUARTA STAZIONE
GESÙ RITROVA SUA MADRE
La strada verso il Calvario è una tortura pieno di insulti. Quanto ha sofferto vedere le persone dietro di Lui e immobili il popolo, i soldati. L’amarezza,
angoscia, sofferenza, follia per ritrovare la tristezza di Maria, il suo volto sofferente. Quanto ha sofferto quando la guardi con occhi di tenerezza!
Avrei voluto dire così tanto con un urlo d’amore, un grido lunghissimo e infinito poter unire le loro solitudini.
Gesù davanti alla Madre, penitente, la bacia con dolore davanti alla gente con un bacio di aromi e di verità.
QUINTA STAZIONE
GESÙ VIENE AIUTATO DAL CIRENEO
Gesù avanza debole ed esausto davanti alla folla crudele, vile e omicida, Di fronte a quella feccia, passeggiate celestiali Per il cielo è un prigioniero illuminato.
Attraverso il rumore ha visto con la sua esemplare umiltà e intuito stanchezza mortale, la sua anima divina Si avvicina alla luce dei condannati.
Il legno è posto sulla spalla come un grande albero. con stupore portando un’enorme croce triste lo vedo.
E Gesù stanco sospira, nella sua stanchezza ritratta ammiro la grandezza del nobile Cireneo.
SESTA STAZIONE
VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Quanto sudore e sangue quel giorno aveva coperto Gesù. dolori, piangevano gli uccellini e i fiori Nascondevano il loro aroma nell’agonia.
La folla se ne andò, con rabbia si alzò la morte la sua falce e i suoi vapori, il suo sudore sulla fronte del prigioniero e una stanchezza mortale lo consumava.
Tra la folla, all’improvviso Veronica uscì e si asciugò la fronte di sangue, sudore e abusi.
Era disegnato sul suo mantello il volto di Gesù, chiaro, delimitato da buon pittore, bellissimo ritratto.
SETTIMA STAZIONE
GESÙ CADE PER LA SECONDA VOLTA
Vado verso il Calvario, infuriato, la folla avanza in una corsa accanita con l’immagine di Cristo imprigionato per spegnere la sua luce, uccidere la sua vita.
Senti un male rauco, fruste, scherma, sputi rissosi oscurità sfrenata e vorrei quella morte era definita.
Il Nazareno è stanco, il dolore cresce e le sue gambe si piegano, sviene, Al legno ferito, più si aggrappa.
Le forze non obbediscono, cercano invano alzarsi. È già disumano e per la seconda volta bacia la terra.
OTTAVA STAZIONE
GESÙ CONSOLA LE DONNE DI GERUSALEMME
Un gruppo di donne in tumulto Gridano per la loro innocenza, determinati Avanzano sudati, afflitti e prostrati davanti a lui lo adorano.
Alzano la voce per chiedergli perdono, Per Cristo dunque vengono interrotti, piuttosto piangete per salvarvi la vita non per la mia sofferenza, insulto umano.
Davanti ai suoi occhi con gli occhi fissi: piangete per voi stessi e per i vostri figli che oggi gemono per il peso del dolore.
E le donne che seguivano Gesù la loro infinita tenerezza, hanno condiviso e la nostalgia di Gesù li stringe.
NONA STAZIONE
GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA
Gesù è sfinito verso il Calvario Ha ferite profonde sulla pelle, il disprezzo e il sangue sul suo sudario Lo fanno cadere per la terza volta.
Deridono il dolore, l’intero bestiario Lo spingono, lo maltrattano e poi guardare con compassione l’avversario È arrivato lì con le sue gambe.
Così si adempirà la crudele sentenza di quei peccatori di questa terra ignorando l’essenza di Gesù.
La sua presenza si riflette nelle nuvole, la sua grandezza di Dio, la sua onnipotenza beato che ci manda dal cielo.
DECIMA STAZIONE
GESÙ È PRIVO DEI SUOI VESTITI
Gli diedero da bere mirra e vino e Gesù la mise alla prova per cortesia ma le pene che ho sofferto per te Pesavano sul suo essere dolce e divino.
Il vento fischiava per tutte le strade dove è stata vista la sua impronta e nella sua coscienza c’era lucidità grandezza dei loro atti di pellegrino.
Intorno alla montagna tristezza un corvo nero, senza delicatezza nelle mani di creature selvagge.
Tutti i pacchi caddero che copriva il suo corpo. C’era del bottino strappando le loro tenere vesti.
UNDICISTA STAZIONE
GESÙ È INCHIODATO SULLA CROCE
Tra i ladri viene giustiziato Gesù di Nazaret, Agnello Santo, inchiodato ad una croce, crocifisso tra le braccia sacre dell’albero.
Mani e piedi il male ha lacerato chiodi, martello di tutto il dolore, il mondo lo ha portato al macello per riscattarlo dal peccato.
Le stelle gridavano luce eterna, la sua vita si stava spegnendo come una torcia elettrica senza aver commesso un solo reato.
Con la croce è stato realizzato un monumento con il sacro corpo di Gesù, La sua divinità è l’infinito.
DODICESIMA STAZIONE
GESÙ MUORE SULLA CROCE
Tre lunghe ore soffre in agonia, In quel periodo il Maestro ci insegna un percorso di arpeggi e disegni con le sue sette parole di luce e guida.
Gli oltraggi e gli scherni che ha subito in tutto il mondo è servito da recensione perché a causa del peccato va in pezzi flusso di pestilenze e delitti.
Il suo corpo era un paesaggio pieno di ferite, Non poteva sopportare il dolore, era rigido, A causa di così tanto danno, la sua vita gli è sfuggita.
Era il figlio di Dio ed era morto la triste morte lo portò via e il mondo senza il suo amore era deserto.
TREDICESIMA STAZIONE
GESÙ MORTO TRA LE BRACCIA DI SUA MADRE
Sulla sua croce estesa già riposa, e un soldato si ferisce al fianco, il Nazareno ora illuminato Non sente più la spinta della lancia.
Giuseppe d’Arimatea non si stanca e con tenerezza Cristo viene deposto con Nicodemo rimasero sgomenti Lo abbassano, con voci tristi raggiungono
a Maria, corpo del suo amato figlio. Lo benedisse teneramente e in lacrime al germoglio immortale che era inerte.
Le sue braccia circondarono il martirio del frutto del suo grembo, del suo delirio che ora riposava con la morte.
Quattordicesima STAZIONE
GESÙ È SEPOLTO
Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea Avvolsero Cristo in un mantello, e Maria fece sentire il suo pianto lacrime di dolore come un vero.
Alla tomba di Giuseppe desidera depositare i loro resti. La rottura è enorme in questo ambiente e nel frattempo Gesù è sepolto. Il mondo vede.
Lo coprirono con una grossa pietra e avviliti dal dolore marciarono verso Gerusalemme. Tempo di attesa.
C’era la speranza che tornasse il terzo giorno e affinché sua madre lo vedesse quella primavera rinasceva.
QUINDICESIMA STAZIONE
GESÙ RISORGE DAI MORTI
Sabato, con Maria Maddalena Marciarono verso la tomba angosciati e quando sono arrivati hanno avuto paura, Non c’era Gesù, il dolore traboccava. Un angelo con la sua voce come una quena vederli sorpresi e stanchi li ha fatti controllare le voci e videro il mattino in piena luce.
Gesù di Nazareth, crocifisso Il terzo giorno è già risorto disse loro l’angelo. Tutto è stato realizzato.
Il cielo si vestiva di primavera con la luce di Gesù che è la luce e il mondo con il suo padrone è il nostro nido.
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VIA CRUCIS
AAntonio Escobar Mendivez INTROITO
Asombrados vivimos los cristianos de su pasión y muerte, del suplicio sufrido por Jesús, del sacrificio inmenso, de los actos infrahumanos
del vía crucis cruel. Todas las manos se mancharon de sangre en este juicio hecho por los malvados. El desquicio de la maldad mundial. De los insanos
desbordes del dolor, los sentimientos de esos pasajes y acontecimientos que nos hacen sangrar el corazón.
Cada herida se siente porque existo para adorar tus llagas Padre Cristo porque yo asiento mía tu pasión.
PRIMERA ESTACIÓN
JESÚS ES CONDENADO A MUERTE
Ahí en el Sanedrín “Reo es de muerte” gritó la turba airada sin conciencia, no vio en Jesús al hombr,e su inocencia, al verlo así, se ríe, se divierte
y Pilatos alterado les advierte: “No lo puedo culpar”. Con vehemencia oye gritar la turba. La clemencia no es para el buen Jesús. El odio es fuerte.
¡Crucifícales! Se oye gritería, si lo sueltas será una cobardía, enemigo del César, te conviertes.
Les entregó a Jesús. Lavó sus manos. Se le azotó. Sus rostros inhumanos son espejos de maldad inclemente.
SEGUNDA ESTACIÓN
JESÚS CON LA CRUZ A CUESTAS
Rumbo al pretorio va predestinado, lo llevan a la muerte, la cruz carga camino hacia el calvario, el dolor embarga, por su inocencia ha sido condenado.
Un camino tortuoso, prolongado, el peso de la cruz, la pena larga, la chusma, el enemigo, ¡Cómo amarga mirar al Nazareno tan cansado!
¿Pagamos el pecado de Adán y Eva? ¿A dónde la maldad, Jesús, nos lleva? Con tu ejemplo Señor, crezca la vida
sin el dolor, sin el martirio pleno de sufrimiento que es letal veneno, daga fatal, infame, está encendida.
TERCERA ESTACIÓN
JESÚS CAE POR PRIMERA VEZ
Iba a cumplir con su infeliz destino que el pecado del mundo le ha ofrendado, en esta hora infeliz atormentado por las burlas y espinas del camino.
La maldad reflejada en un cetrino le castiga, se hace el tiempo acerado, en sus carnes se queda dibujado el precio del pecado Dios divino,
cansado y sudoroso va adelante, su cuerpo no responde, vacilante como si todo el mundo le doliera.
Sus hombros desfallecen, el madero es lanza que lo lleva al matadero y Jesús tropieza. Es la vez primera.
CUARTA ESTACIÓN
JESÚS ENCUENTRA A SU MADRE
El camino al calvario es la tortura de insultos llena. Cómo padecía al ver gente tras de Él y todavía el pueblo, los soldados. La amargura,
la angustia, el sufrimiento, la locura de encontrar la tristeza de María, su rostro de dolor. ¡Cómo sufría al mirarla con ojos de ternura!
Quería decirle tanto en un grito de amor, un grito muy largo e infinito para poder juntar sus soledades.
Jesús ante su Madre, penitente, la besa adolorido ante la gente con un beso de aromas y verdades.
QUINTA ESTACIÓN
JESÚS ES AYUDADO POR EL CIRINEO
Jesús avanza débil y agotado ante la turba cruel, vil, asesina, frente a esa escoria, celestial camina para el cielo es un reo iluminado.
Por entre el vocerío ha divisado con su humildad ejemplar y adivina el cansancio mortal, su alma divina se acerca hasta la luz del condenado.
Se coloca el madero sobre el hombro como un árbol grandioso. Con asombro cargando enorme cruz triste lo veo.
Y cansado Jesús lanza un suspiro, en su cansancio retratado admiro la grandeza del noble Cirineo.
SEXTA ESTACIÓN
VERÓNICA ENJUGA EL ROSTRO DE JESÚS
Cuánto sudor y sangre en aquel día tenía a Jesús cubierto. dolores, lloraban avecillas y las flores escondían su aroma en la agonía.
Iba la multitud, con ira erguía la muerte su guadaña y sus vapores, en la frente del reo sus sudores y un cansancio letal lo consumía.
Entre la muchedumbre, de repente salió Verónica y enjugó su frente de sangre, de sudor y de maltrato.
En su manto quedóse dibujado el rostro de Jesús, nítido, orlado como de un buen pintor, bello retrato.
SÉPTIMA ESTACIÓN
JESÚS CAE POR SEGUNDA VEZ
Camino hacia el calvario, enfurecida, el tropel avanza en feroz carrera con la estampa de Cristo prisionera para apagar su luz, matar su vida.
Se escucha la maldad enronquecida, azota, esgrime, escupe pendenciera negrura desbocada y ya quisiera que la muerte quedara definida.
Cansado el Nazareno, el dolor crece y sus piernas se arquean, desfallece, al madero dolido, más se aferra.
Las fuerzas no obedecen, busca en vano permanecer de pie. Ya es inhumano y por segunda vez besa la tierra.
OCTAVA ESTACIÓN
JESÚS CONSUELA A LAS MUJERES DE JERUSALEN
Un grupo de mujeres en tumulto claman por su inocencia, decididas avanzan sudorosas, afligidas y postradas ante él le rinde culto.
Alzan su voz para pedir su indulto, por Cristo entonces, son interrumpidas, lloren más bien para salvar sus vidas no por mi sufrimiento, humano insulto.
Ante sus ojos con sus ojos fijos: por vosotras llorad y por sus hijos que, por el peso del dolor, hoy gimen.
Y las mujeres que a Jesús seguían su ternura infinita, repartían y su nostalgia por Jesús exprimen.
NOVENA ESTACIÓN
JESUS CAE POR TERCERA VEZ
Jesús está extenuado hacia el calvario lleva heridas profundas en su tez, el escarnio y la sangre en su sudario hacen que caiga por tercera vez.
Se mofan del dolor, todo el bestiario lo empujan, lo maltratan y después mira con compasión al adversario ha llegado hasta ahí por propios pies.
Se va a cumplir así la cruel sentencia de aquellos pecadores de este suelo desconociendo de Jesús su esencia.
Se refleja en las nubes su presencia, su grandeza de Dios, su omnipotencia bendita que nos manda desde el cielo.
DÉCIMA ESTACIÓN
JESUS ES DESPOJADO DE SUS VESTIDURAS
Le dieron a beber mirra con vino y Jesús la probó por cortesía mas los dolores que por ti sufría pesaban en su ser dulce y divino.
Silbaba el viento todos los caminos por donde su pisada, se veía y en su conciencia, lucidez había grandeza de sus actos peregrinos.
Alrededor del monte la tristeza un negro cuervo, sin delicadeza en las manos de salvajes criaturas.
Fueron cayendo todos los manojos que cubrían su cuerpo. Hubo despojos al arrancar sus tiernas vestiduras.
UNDÉCIMA ESTACIÓN
JESÚS ES CLAVADO EN LA CRUZ
Entre ladrones es ajusticiado Jesús de Nazaret, santo cordero, clavado en una cruz, crucificado en los brazos sagrados del madero.
Manos y pies el mal ha desgarrado clavos, martillo del dolor entero, el mundo lo llevó hasta el matadero para que le redima del pacado.
Las estrellas lloraron luz eterna, su vida se apagaba cual linterna sin haber cometido ni un delito.
Un monumento se hizo con la cruz con el cuerpo sagrado de Jesús, su divinidad es el infinito.
DUODÉCIMA ESTACIÓN
JESÚS MUERE EN LA CRUZ
Tres largas horas sufre de agonía, en ese lapso el Maestro nos enseña un camino de arpegios y diseña con sus siete palabras luz y guía.
Los ultrajes y escarnios que sufría por el mundo sirvieron de reseña porque por el pecado se despeña caudal de plagas y de felonía.
Su cuerpo era un paisaje con heridas, no soportó el dolor estaba yerto, por tanto mal, se le escapó la vida.
Era el hijo de Dios y estaba muerto se lo llevó la muerte compungida y el mundo sin su amor quedó desierto.
DÉCIMA TERCERA ESTACIÓN
JESÚS MUERTO EN LOS BRAZOS DE SU MADRE
En su cruz extendida ya descansa, y un soldado le hiere su costado, el Nazareno ahora iluminado ya no siente la hincada de la lanza.
José de Arimatea no se cansa y con ternura Cristo es descolgado con Nicodemo estaban consternados lo bajan, con voces tristes alcanzan
a María, el cuerpo de su amado hijo. Ella llorosa y tierna lo bendijo al retoño inmortal que estaba inerte.
Sus brazos rodearon el martirio del fruto de su vientre, su delirio que ahora reposaba con la muerte.
DÉCIMA CUARTA ESTACIÓN
JESÚS ES SEPULTADO
Nicodemo y José de Arimatea envolvieron a Cristo con un manto, y María dejó escuchar su llanto lágrimas de dolor como una rea.
En el sepulcro de José desea depositar sus restos. El quebranto es enorme en este ambiente y entretanto Jesús es sepultado. El mundo vea.
Con una piedra grande lo taparon y cabizbajos con dolor marcharon hacia Jerusalén. Tiempo de espera.
Había la esperanza que volviera al tercer día y que su madre viera que volvía a nacer la primavera.
DÉCIMA QUINTA ESTACIÓN
JESÚS RESUCITA DE ENTRE LOS MUERTOS
Sábado, con María Magdalena al sepulcro marcharon angustiadas y al llegar se sintieron asustadas, no hubo Jesús se desbordó la pena. Un ángel con su voz como de quena al verlas sorprendidas y cansadas les hizo que revisen las entradas y vieron la mañana con luz plena.
Jesús de Nazareth, crucificado al tercer día, ya ha resucitado les dijo el ángel. Todo se ha cumplido.
El cielo se vistió de primavera con la luz de Jesús que es la lumbrera y el mundo con su amor es nuestro nido.
DIANE OUVERNEY è nata e vive a Nova Friburgo, RJ (Brasile). Lei è redattrice della prestigiosa rivista letteraria internazionale Netrazol. Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate in diverse riviste nazionali ed internazionali.
LO SPLENDORE DEI MIEI OCCHI
Lo splendore dei miei occhi È come un’eclissi lunare… Risorge come la luna nuova Testimone del vero amore Come il Sole e la Luna. Notte buia… cielo oscuro… L’eclissi della luna nuova Così bella e unica Lo splendore del sole cattura Incontro raro… Tu il Sole… Io la Luna Non guardare la luna solo in Eclissi Spero di incontrarci di nuovo Eclissi lunare.