Le sorprese sono il sale della vita, la Writers Capital Foundation International ha premiato componenti da molti Paesi del mondo impegnati in differenti ambiti culturali e di coordinamento, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso


ANNUNCIO: VINCITORI PILF 2024

Siamo entusiasti di svelare le persone di talento premiate al Panorama International Literature Festival 2024!  Congratulazioni a ciascun vincitore per il suo eccezionale contributo al mondo della letteratura.  La tua dedizione e creatività hanno davvero illuminato la nostra comunità letteraria.

GLOBAL ICON AWARDS 2024 (CARRIERA ALLA VITA)

Theodors Dalmaris

PREMI INTERNAZIONALI DI LETTERATURA PANORAMA

Stefano Caranti
George Katsanakis
Dottor Milon Franz
Ray Whitaker
Mario Alejandro Guiñez González
Nebojša Lapčević
Alicia Susana Lopez
Carmela Nuñez
Bilkis Moola
Jesús Núñez León

PREMI INTERNAZIONALI DI LETTERATURA GIOVANILE PANORAMA

Gargi Bagchi
Ioanna Ioannidi
Flor de Maria Zaky
Marica Pinardi
Teresa Andrade
Florena Iavarone
Katerina Bourdoukou
Sonali Patnaik
Christian Renato Orbe Guato
Urna Bose

PREMI SPECIALI DELLA GIURIA INTERNAZIONALE PANOARAMA

Ramesh Mamidala
Rianna Zivannou
Tzivras Gerasimos
Abhilash Fraizer
Harry Tokatlidis

MIGLIOR SESSIONE DAL VIVO 2024
Team Malesia A cura del dottor Zainatul Abdul Rahman
Team India A cura della dottoressa Paramita Mukherjee Mullick Secondo classificato.

I MIGLIORI COORDINATORI

Elisa Mascia
Luisa Camere
Mou Modhubontee
Milica Lilic

Unisciti a noi nel celebrare questi individui straordinari e i loro straordinari risultati!

PILF DI SQUADRA 2024
http://www.panoramafestival.org
wcifcentral@gmail.com

#PILF2024 #EccellenzaLetteraria #Premi #PanoramaLitFest #Congratulazioni
https://www.writersedition.com/pilf-2024-awards-celebrate-literary-excellence/?fbclid=IwAR3wyDsjBKrbG-Bg7sJs6Owzn_9M1jd89UjPnxZ3WWKsgRB3XIUUFVcdXSw
https://youtu.be/jrhWwi_zGM8?si=526QaZ16ucVO7Exf

ANNOUNCEMENT: PILF 2024 AWARDEES

We’re thrilled to unveil the talented individuals honored at the Panorama International Literature Festival 2024! Congratulations to each awardee for their outstanding contributions to the world of literature. Your dedication and creativity have truly illuminated our literary community.

GLOBAL ICON AWARDS 2024 (LIFETIME ACHIEVEMENT)

Theodors Dalmaris

PANORAMA INTERNATIONAL LITERATURE AWARDS

Stefano Caranti
George Katsanakis
Dr. Milon Franz
Ray Whitaker
Mario Alejandro Guiñez González
Nebojša Lapčević
Alicia Susana Lopez
Carmela Nuñez
Bilkis Moola
Jesús Núñez León

PANORAMA INTERNATIONAL YOUTH LITERATURE AWARDS

Gargi Bagchi
Ioanna Ioannidi
Flor de Maria Zaky
Marica Pinardi
Teresa Andrade
Florena Iavarone
Katerina Bourdoukou
Sonali Patnaik
Christian Renato Orbe Guato
Urna Bose

PANOARAMA INTERNATIONAL SPECIAL JURY AWARDS

Ramesh Mamidala
Rianna Zivannou
Tzivras Gerasimos
Abhilash Fraizer
Harry Tokatlidis

BEST LIVE SESSION 2024
Team Malaysia Curated by Dr Zainatul Abdul Rahman
Team India Curated by Dr Paramita Mukherjee Mullick Runner-up.

BEST COORDINATORS

Elisa Mascia
Luisa Camere
Mou Modhubontee
Milica Lilic

Join us in celebrating these remarkable individuals and their extraordinary achievements!

TEAM PILF 2024
http://www.panoramafestival.org
wcifcentral@gmail.com

#PILF2024 #LiteraryExcellence #Awards #PanoramaLitFest #Congratulations
https://www.writersedition.com/pilf-2024-awards-celebrate-literary-excellence/?fbclid=IwAR3wyDsjBKrbG-Bg7sJs6Owzn_9M1jd89UjPnxZ3WWKsgRB3XIUUFVcdXSw
https://youtu.be/jrhWwi_zGM8?si=526QaZ16ucVO7Exf

Foto dei premiati per gentile concessione del presidente Preeth Padmanabhan Nambiar che ringrazio

Enrique Antonio Sánchez Liranzo presentato da Angela Kosta

Foto cortesia di Enrique Antonio Sánchez Linanzo

ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DEL POETA E GIORNALISTA ENRIQUE ANTONIO S LIRANZO


Enrique Antonio Sánchez Liranzo è nato il 15 luglio del 1958 nella città di Santo Domingo, capitale della Repubblica Dominicana. Lui è avvocato, poeta, saggista, prosatore e tecnico della valutazione cinematografica. Enrique ha pubblicato questi libri di poesie: – Versi di primavera (1991) – Giardino d’amore (1993) – Poesie con il mare (1993) – Primavera ’88 (1997) – Poesie per la pace (2010) Enrique è stato finalista ai concorsi di poesia spagnola: “Estrella Fugaz” – Spagna, 2003) – “Cosa succede tra i versi” (Spagna, 2015) – “Una poesia in 80 giorni” (Spagna, (2015) Inoltre, le poesie dell’autore sono state pubblicate nelle seguenti antologie: – Una poesia per Pablo Neruda (Cile, Isla, 2010) – Mille poesie per Pablo Neruda (Cile, Isla, 2011) – Mani dipinte con poesie (Argentina, 2011) – Uno sguardo al Sud (Argentina, 2011) – Poesie, storie e voce (Argentina, 2012) – I viaggi delle farfalle (Argentina, Parnassus, Artists Homeland, 2015) – Poeti e scrittori dal mondo (Santo Domingo, 2015) nell’antologia dei Poeti Internazionali Parnaso, Patria degli Artisti “Il viaggio delle farfalle”, Buenos Aires, (Argentina, 2015), “Mille poesie per Gabriela Mistral” (Cile, 2015) di cui appartiene al gruppo “Movimento dei Poeti nel Mondo” (Cile, 2016) Oltre ciò, Enrique svolge l’attività anche come avvocato nel campo del Diritto Civile e Amministrativo ed è stato Professore di Letteratura presso il Liceo “El Millón” di Santo Domingo, dal 1990 al 1992, nonché presso la Scuola Superiore José Dubai, nella città di Puerto Plata, dal 1992 al 1995.

Enrique è stato dichiarato finalista al Concorso Giustizia e Pace, Scuola Nazionale di Diritto (ENJ) nel 2014, Scuola della Corte Suprema di Giustizia di Santo Domingo, Repubblica Dominicana, nel 2014. Inoltre gareggiò anche per l’Ispettore della Pubblica Accusa nel 2016 a Santo Domingo.

Tutt’ora è avvocato e dal 2013 ad oggi é editore presso il giornale “Primicias Digital” di Santo Domingo dove ogni settimana scrive vari articoli.


TU AMI UNA VOLTA SOLA

Tu ami una volta sola
Quando con il cuore ami
Tu ami una volta sola
Con tenerezza e passione

Perché il vero amore
Una volta solo capita
E mai più muore.
Quando l’amore se ne va
Non deriva dal cuore
Perché il vero amore
Viene dall’anima e mai si allontana.

Ci sono amori che non durano
Ci sono amori che non muoiono
Perché un amore passeggero
Non lascia trace
E non fa nemmeno male.
Il puro vero amore
Non abbandona il cuore
Mai smette di amare
Perché una volta sola ti innamori
All’eternità.


Preparato e tradotto in italiano da

Angela Kosta Accademica scrittrice, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice, giornalista

Foto cortesia di Angela Kosta

Angela Kosta traduce i versi poetici di Lee Hee Kuk – Corea del Sud

Foto cortesia di Lee Hee Kuk – Corea del Sud

ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DI LEE HEE KUK – COREA DEL SUD


Lee Hee Kuk è poeta coreano nato a Seoul, città della Corea del Sud. Lee è farmacista e Professore presso il Collegio Farmaceutico dell’Università Cattolica della Corea. Lui è  membro dell’Esecutivo del PEN Korean Center di PEN International. Finora ha pubblicato 5 libri di poesie e ha vinto 4 premi di letteratura.


IL MARE DELL’ALBA

Guardando il mare notturno
Dalla nave di una crociera
Sulle onde nere
Lontano un’emozione brilla
Il padre di una persona
A cui la mano in una fabbrica è stata amputata
La madre di qualcuno, che paralizzata giace
Un funzionario pubblico
Che per iscritto le sue scuse scrisse
E le sue spiegazioni
Aiutando le persone al di là dei doveri
Legati alla scrivania

Il vento con sé portava
La storia di due uomini e tre donne
Scalzi in pieno inverno
Portando segni di graffi
Da tutti i tipi di tempeste.
Fluttuando, sferzata dalle onde
Una piccola barca.

Al figlio maggiore di 16 anni chiesi
Di comprare a qualcuno
Un giubbotto di salvataggio.

“Qual è la cosa più difficile?”
“Non c’è niente di difficile”

Sul lavoro si infortunò suo padre
E sua madre crollò
Mentre giorno e notte lavorava.
Disse: “Sono così felice
Che sia il mio turno di lavorare!”

La frusta del vento
la schiena della mia goffa simpatia colpì
Su una barca malandata,
Senza coordinate,
Su un mare nero come la pece,
Un ragazzo vigorosamente rema
Con gli occhi scintillanti.
Il mare, dove le onde frusciavano
E si accartocciavano
Una luce debole vidi
In lontananza l’alba luminosa spuntava.

Traduzione di Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

La poetessa Tamikio presentata da Angela Kosta, giornalista, recensionista, poetessa

Foto cortesia di Tamikio L.Dooley

Tamikio L. Dooley è una nota scrittrice americana, insignita di numerosi premi nazionali e internazionali. Lei ha scritto oltre 100 testi e ha pubblicato finora 86 libri. Dooley ha scritto libri di gialli, thriller, fantasy, western, libri storici, romanzi, personaggi epici e soprannaturali, ecc… Nel tempo libero scrive racconti, poesie, articoli, saggi, libri sulla salute, testi per bambini, realizza calendari, riviste, libri ispirati alla civiltà e alla storia. Tamikio è stata pubblicata su: Ukiyoti Publishing Litteratura a Parigi, Internatur Humanity Magazine, Ceativ Ingenuity Magazine, Kidliomag the Connections. Inoltre ha ricevuto premi e certificati di apprezzamento per racconti, articoli, saggi; le sue poesie sono state pubblicate su Ukijyoto Publishing Anthologies, Bard’s Day Key Anthology e Multinational Pen Soldiers Poetry Anthology. Tamikio L. Dooley è stata insignita del Premio Onorario come la miglior scrittrice di gialli a settembre (2016). È stata inoltre insignita del World Literary Award (2022), dal National Poetry Stage Bangladesh Awardb (2023), dall’International Peace Award, con Certificate from Hyperpoem Book (libro di poesie in cui pubblicano 1692 poeti da tutto il mondo). Ha ricevuto il secondo premio (2023) “Zhen Nian Cup, National Literature”, il premio per la migliore leadership (2023) e il primo premio del Trofeo di cristallo nella categoria criminalità, oltre a molti altri premi. Dooley è Membro dell’Organizzazione Internazionale dell’Arte e della Cultura per la Pace, Segretaria Degli Affari Internazionali, World Wide Witers Association e The Dream and Equality Organization. Tamikio è inoltre una critica letteraria.

LA PACE E L’UMANITÀ

In un mondo in cui l’umanità si sta sfidando
La nostra forza interiore spesso ci mette alla prova. Ma dalle lezioni, i nostri sforzi
e la nostra perseveranza
miglioriamo la nostra sopravvivenza.
La determinazione apre i cancelli
opere d’arte che incarnano il valore dell’umanità, Come Nazione,
Scopriamo il nostro destino
tenendoci stretti l’uno all’altro.
Alla ricerca della virtù e dell’ingegno
Il nostro obiettivo è trovare la Pace
Il finimento della bellezza umana
che adorna l’Onore.
Uniamoci tutti e creare solo Pace.

Tradotto in italiano da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

La giornalista Angela Kosta presenta la poetessa Jasna Gugic

Foto cortesia di Jasna Gugic

Jasna Gugić è nata a Vinkovci, in Croazia. Lei è Vicepresidente per le pubbliche relazioni della Società degli artisti e scrittori del mondo SAPS; Ambasciatore Globale di alfabetizzazione e cultura per l’Indonesia Global Writers Asih Sasami, P.L.O.T.S (USA), Ambasciatore della rivista creativa per la Croazia; e membro di Angeena International, un’organizzazione senza scopo di lucro per la pace, l’umanità, la letteratura, la poesia e la cultura. È anche co-curatrice dell’antologia Compassion – Save the World, di poesie con 130 poeti da tutto il mondo. A lei è stato assegnato l’Importante Premio con una sola nomination per la Croazia, dall’UHE – Unione degli Scrittori del Mondo Ispanico – César Vallejo (2020) – Premio Mondiale per l’Eccellenza Culturale.
Jasna Gugić è vincitrice di numerosi premi internazionali di poesia e letteratura e le sue opere sono state tradotte in diverse lingue straniere. Nel 2021 è stata pubblicata la sua raccolta di poesie, in bilingue inglese – croato, con il titolo: “La Canzone del Silenzio.” Jacna Gugić attualmente vive e lavora a Zagabria, in Croazia. Le sue poesie sono state pubblicate su varie riviste in: USA, Spagna, Grecia, Italia, Russia, India, Siria, Danimarca, Brasile, Croazia, Messico, Bangladesh, Serbia, Albania, Nigeria, Belgio, Cina, Cile, Nepal, Pakistan, Corea, Germania, Turchia, ecc…

COME PRIMA

Ti cercherò quando questa giornata sarà finita
e passerò la notte con il vecchio cappotto
come prima senza pensare
nella stessa strada che hai dimenticato
e so che ti incontrerò
sulla mia strada sotto i vecchi castagni
dove sorridevi.
Rendi felice questa notte oscura
e illumini il mio viso!
Sorprendimi con una canzone
proprio come facevi prima
e tu ed io canteremo ancora
per uccidere la tristezza degli anni.

Tradotto in italiano da Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

Un messaggio di pace dalla poetessa Marlene Pasini- Messico, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Foto cortesia di Marlene Pasini -Messico

CIAO ANIME MIE CARISSIME :
Si legge nelle Sacre Scritture:
“Io sono la resurrezione e la vita”

La Settimana Santa porta un messaggio potente, non dobbiamo vedere la figura di Gesù solo come un evento storico o un momento violento esercitato dai romani a Gesù e a molti altri di quel tempo.
Tutto il suo processo ci porta a guardare il mistero della sua crocifissione, morte e resurrezione come un momento di grande profondità spirituale, qualcosa che è personale e anche parte dell’umanità.
Il nostro mondo è un luogo di sofferenza, tutti viviamo il nostro calvario e la nostra crocifissione. Ci fa prendere coscienza della nostra corporalità temporale e di quelle piccole morti che viviamo quotidianamente e nei nostri cicli di esistenza, come per esempio perdere la giovinezza o dormire ogni notte. Carica la nostra croce nella vita quando viviamo momenti di oscurità e mentre andiamo verso la nostra morte. Proprio come la nostra umanità che attraversa i suoi momenti di oscurità e senza dubbio a fini di cicli nella sua storia.

Ma non tutto è morte, c’è una luce di speranza alla fine, un rinnovamento, rigenerazione e resurrezione per qualcosa che trascende la materia, un processo dell’anima verso l’eternità, o una possibilità di una nuova umanità, una rinascita di trasformazione quando siamo consapevoli di essere esseri di luce e che in noi si trova la scintilla Divina, che siamo figli dell’Universo Divino e che possiamo passare dal dolore e dalla sofferenza alla luce, dalle tenebre all’illuminazione.

Per lavorare sulla nostra spiritualità dobbiamo permettere che muoiano gli aspetti oscuri del nostro essere affinché un essere avanzato rinasca, partendo dal nostro microcosmo interiore verso un macrocosmo universale divino e sacro. Trascendere verso una dimensione più profonda e prolungare oltre la nostra esistenza fisica.

Quando osserviamo da una visione contemplativa la Pasqua come insegnamento per tutta l’umanità troviamo la ragione di un simbolismo mistico spirituale dove elementi come pane, vino, croce, calvario, sofferenza, oscurità, silenzio, morte, tomba vuota, cielo, alba, resurrezione, sono strumenti simbolici di lavoro psico-spirituale.

Prendere coscienza che il pane cristico, è il cibo di saggezza sacra di cui abbiamo bisogno ogni giorno nel nostro cammino di vita, ci insegna che siamo esseri sacri.

Marlene Pasini 
Copyright ©️®️✅

#marlenepasini #spirituality

Mohamed Rahal si presenta con la sua poesia, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

Mohamed Rahal, accademico e poeta, ambasciatore internazionale, figura dei media culturali, ha partecipato a numerosi festival nazionali e internazionali, 19 studi accademici, funzionario culturale nei media store internazionali, e sono uno dei poeti culturalmente più famosi a livello internazionale.

Ti amiamo, mio Paese. Da quando sono nato in te
Ciò che desidero è il tuo amore nel mio cuore e non ha limiti

La terra di mio nonno. Sacrificatela con il mio sangue
La storia chiama. A novembre hanno iniziato

Così ho sentito l’eco che risuonava nella valle
Da noi e da Gadi. Che chiedeva la liberazione

Un fronte che chiede e sostiene A
Questi sono i miei padroni. Abbiate pietà di chi lo ha portato

Si stabilirà nella vostra terra

Non ho una direzione nella mia vita. A parte l’amore per il mio Paese e il fatto di viverci.

Il mio amore non ha limiti

La via Crucis scritta dal poeta maestro Antonio Escobar Mendivez, pubblicazione di Elisa Mascia da San Giuliano di Puglia -Campobasso

VIA CRUCIS

Antonio Escobar Mendivez
INTROITO

I cristiani vivono nello stupore
della sua passione e morte, del supplizio
sofferto da Gesù, del sacrificio
immenso, di atti subumani

della crudele via crucis.  tutte le mani
Si sono macchiati di sangue in questo processo
fatto dai malvagi.  La pazzia
del male globale.  Dei pazzi

traboccamenti di dolore, sentimenti
di quei passaggi ed eventi
che ci fanno sanguinare il cuore.

Ogni ferita si sente perché esisto
per adorare le tue ferite, Cristo Padre
perché faccio mia la tua passione.

PRIMA STAZIONE

GESÙ È CONDANNATO A MORTE

Lì nel Sinedrio “È condannato a morte”
– gridò la folla inferocita senza coscienza,
Non vedeva l’uomo in Gesù e la sua innocenza,
Vedendolo così, ride, si diverte

e Pilato sconvolto li avverte:
“Non posso biasimarlo.”  Con veemenza
Sente la folla gridare.  clemenza
Non è per il buon Gesù.  L’odio è forte.

Crocifiggili!  senti gridare
Se lo lasci andare sarà codardia,
nemico di Cesare, diventi.

Ha dato loro Gesù.  Si lavò le mani.
È stato frustato.  I loro volti disumani
Sono specchi del male spietato.

SECONDA STAZIONE

GESÙ CON LA CROCE

L’andare al pretorio è predestinato,
Lo portano a morte, porta la croce
Cammino verso il Calvario, il dolore mi opprime,
A causa della sua innocenza è stato condannato.

Una strada lunga e tortuosa
il peso della croce, la lunga punizione,
la plebe, il nemico, quanto è amaro
guarda il Nazareno così stanco!

Paghiamo per il peccato di Adamo ed Eva?
Dove ci porta il male, Gesù?
Con il tuo esempio, Signore, la vita cresce

senza dolore, senza pieno martirio
della sofferenza che è veleno letale,
viene acceso il pugnale fatale, infame.

TERZA STAZIONE

GESÙ CADE PER LA PRIMA VOLTA

Stava per compiere il suo infelice destino
che il peccato del mondo gli ha offerto,
in quest’ora infelice tormentata
per lo scherno e le spine della strada.

Il male si riflette in un colore giallastro
lo punisce, il tempo diventa d’acciaio,
nella loro carne resta disegnato
il prezzo del peccato Dio divino,

stanco e sudato va avanti,
il suo corpo non risponde, esitante
come se il mondo intero gli facesse del male.

Le sue spalle cedono, il legno
È una lancia che lo porta al macello
e Gesù inciampa.  E’ la prima volta.

QUARTA STAZIONE

GESÙ RITROVA SUA MADRE

La strada verso il Calvario è una tortura
pieno di insulti.  Quanto ha sofferto
vedere le persone dietro di Lui e immobili
il popolo, i soldati.  L’amarezza,

angoscia, sofferenza, follia
per ritrovare la tristezza di Maria,
il suo volto sofferente.  Quanto ha sofferto
quando la guardi con occhi di tenerezza!

Avrei voluto dire così tanto con un urlo
d’amore, un grido lunghissimo e infinito
poter unire le loro solitudini.

Gesù davanti alla Madre, penitente,
la bacia con dolore davanti alla gente
con un bacio di aromi e di verità.

QUINTA STAZIONE

GESÙ VIENE AIUTATO DAL CIRENEO

Gesù avanza debole ed esausto
davanti alla folla crudele, vile e omicida,
Di fronte a quella feccia, passeggiate celestiali
Per il cielo è un prigioniero illuminato.

Attraverso il rumore ha visto
con la sua esemplare umiltà e intuito
stanchezza mortale, la sua anima divina
Si avvicina alla luce dei condannati.

Il legno è posto sulla spalla
come un grande albero.  con stupore
portando un’enorme croce triste lo vedo.

E Gesù stanco sospira,
nella sua stanchezza ritratta ammiro
la grandezza del nobile Cireneo.

SESTA STAZIONE

VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ

Quanto sudore e sangue quel giorno
aveva coperto Gesù.  dolori,
piangevano gli uccellini e i fiori
Nascondevano il loro aroma nell’agonia.

La folla se ne andò, con rabbia si alzò
la morte la sua falce e i suoi vapori,
il suo sudore sulla fronte del prigioniero
e una stanchezza mortale lo consumava.

Tra la folla, all’improvviso
Veronica uscì e si asciugò la fronte
di sangue, sudore e abusi.

Era disegnato sul suo mantello
il volto di Gesù, chiaro, delimitato
da buon pittore, bellissimo ritratto.

SETTIMA STAZIONE

GESÙ CADE PER LA SECONDA VOLTA

Vado verso il Calvario, infuriato,
la folla avanza in una corsa accanita
con l’immagine di Cristo imprigionato
per spegnere la sua luce, uccidere la sua vita.

Senti un male rauco,
fruste, scherma, sputi rissosi
oscurità sfrenata e vorrei
quella morte era definita.

Il Nazareno è stanco, il dolore cresce
e le sue gambe si piegano, sviene,
Al legno ferito, più si aggrappa.

Le forze non obbediscono, cercano invano
alzarsi.  È già disumano
e per la seconda volta bacia la terra.

OTTAVA STAZIONE

GESÙ CONSOLA LE DONNE DI GERUSALEMME

Un gruppo di donne in tumulto
Gridano per la loro innocenza, determinati
Avanzano sudati, afflitti
e prostrati davanti a lui lo adorano.

Alzano la voce per chiedergli perdono,
Per Cristo dunque vengono interrotti,
piuttosto piangete per salvarvi la vita
non per la mia sofferenza, insulto umano.

Davanti ai suoi occhi con gli occhi fissi:
piangete per voi stessi e per i vostri figli
che oggi gemono per il peso del dolore.

E le donne che seguivano Gesù
la loro infinita tenerezza, hanno condiviso
e la nostalgia di Gesù li stringe.

NONA STAZIONE

GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA

Gesù è sfinito verso il Calvario
Ha ferite profonde sulla pelle,
il disprezzo e il sangue sul suo sudario
Lo fanno cadere per la terza volta.

Deridono il dolore, l’intero bestiario
Lo spingono, lo maltrattano e poi
guardare con compassione l’avversario
È arrivato lì con le sue gambe.

Così si adempirà la crudele sentenza
di quei peccatori di questa terra
ignorando l’essenza di Gesù.

La sua presenza si riflette nelle nuvole,
la sua grandezza di Dio, la sua onnipotenza
beato che ci manda dal cielo.

DECIMA STAZIONE

GESÙ È PRIVO DEI SUOI VESTITI

Gli diedero da bere mirra e vino
e Gesù la mise alla prova per cortesia
ma le pene che ho sofferto per te
Pesavano sul suo essere dolce e divino.

Il vento fischiava per tutte le strade
dove è stata vista la sua impronta
e nella sua coscienza c’era lucidità
grandezza dei loro atti di pellegrino.

Intorno alla montagna tristezza
un corvo nero, senza delicatezza
nelle mani di creature selvagge.

Tutti i pacchi caddero
che copriva il suo corpo.  C’era del bottino
strappando le loro tenere vesti.

UNDICISTA STAZIONE

GESÙ È INCHIODATO SULLA CROCE

Tra i ladri viene giustiziato
Gesù di Nazaret, Agnello Santo,
inchiodato ad una croce, crocifisso
tra le braccia sacre dell’albero.

Mani e piedi il male ha lacerato
chiodi, martello di tutto il dolore,
il mondo lo ha portato al macello
per riscattarlo dal peccato.

Le stelle gridavano luce eterna,
la sua vita si stava spegnendo come una torcia elettrica
senza aver commesso un solo reato.

Con la croce è stato realizzato un monumento
con il sacro corpo di Gesù,
La sua divinità è l’infinito.

DODICESIMA STAZIONE

GESÙ MUORE SULLA CROCE

Tre lunghe ore soffre in agonia,
In quel periodo il Maestro ci insegna
un percorso di arpeggi e disegni
con le sue sette parole di luce e guida.

Gli oltraggi e gli scherni che ha subito
in tutto il mondo è servito da recensione
perché a causa del peccato va in pezzi
flusso di pestilenze e delitti.

Il suo corpo era un paesaggio pieno di ferite,
Non poteva sopportare il dolore, era rigido,
A causa di così tanto danno, la sua vita gli è sfuggita.

Era il figlio di Dio ed era morto
la triste morte lo portò via
e il mondo senza il suo amore era deserto.

TREDICESIMA STAZIONE

GESÙ MORTO TRA LE BRACCIA DI SUA MADRE

Sulla sua croce estesa già riposa,
e un soldato si ferisce al fianco,
il Nazareno ora illuminato
Non sente più la spinta della lancia.

Giuseppe d’Arimatea non si stanca
e con tenerezza Cristo viene deposto
con Nicodemo rimasero sgomenti
Lo abbassano, con voci tristi raggiungono

a Maria, corpo del suo amato figlio.
Lo benedisse teneramente e in lacrime
al germoglio immortale che era inerte.

Le sue braccia circondarono il martirio
del frutto del suo grembo, del suo delirio
che ora riposava con la morte.

Quattordicesima STAZIONE

GESÙ È SEPOLTO

Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea
Avvolsero Cristo in un mantello,
e Maria fece sentire il suo pianto
lacrime di dolore come un vero.

Alla tomba di Giuseppe desidera
depositare i loro resti.  La rottura
è enorme in questo ambiente e nel frattempo
Gesù è sepolto.  Il mondo vede.

Lo coprirono con una grossa pietra
e avviliti dal dolore marciarono
verso Gerusalemme.  Tempo di attesa.

C’era la speranza che tornasse
il terzo giorno e affinché sua madre lo vedesse
quella primavera rinasceva.

QUINDICESIMA STAZIONE

GESÙ RISORGE DAI MORTI

Sabato, con Maria Maddalena
Marciarono verso la tomba angosciati
e quando sono arrivati hanno avuto paura,
Non c’era Gesù, il dolore traboccava.
Un angelo con la sua voce come una quena
vederli sorpresi e stanchi
li ha fatti controllare le voci
e videro il mattino in piena luce.

Gesù di Nazareth, crocifisso
Il terzo giorno è già risorto
disse loro l’angelo.  Tutto è stato realizzato.

Il cielo si vestiva di primavera
con la luce di Gesù che è la luce
e il mondo con il suo padrone è il nostro nido.

*****

VIA CRUCIS

AAntonio Escobar Mendivez
INTROITO

Asombrados vivimos los cristianos
de su pasión y muerte, del suplicio
sufrido por Jesús, del sacrificio
inmenso, de los actos infrahumanos

del vía crucis cruel. Todas las manos
se mancharon de sangre en este juicio
hecho por los malvados. El desquicio
de la maldad mundial. De los insanos

desbordes del dolor, los sentimientos
de esos pasajes y acontecimientos
que nos hacen sangrar el corazón.

Cada herida se siente porque existo
para adorar tus llagas Padre Cristo
porque yo asiento mía tu pasión.

PRIMERA ESTACIÓN

JESÚS ES CONDENADO A MUERTE

Ahí en el Sanedrín “Reo es de muerte”
gritó la turba airada sin conciencia,
no vio en Jesús al hombr,e su inocencia,
al verlo así, se ríe, se divierte

y Pilatos alterado les advierte:
“No lo puedo culpar”. Con vehemencia
oye gritar la turba. La clemencia
no es para el buen Jesús. El odio es fuerte.

¡Crucifícales! Se oye gritería,
si lo sueltas será una cobardía,
enemigo del César, te conviertes.

Les entregó a Jesús. Lavó sus manos.
Se le azotó. Sus rostros inhumanos
son espejos de maldad inclemente.

SEGUNDA ESTACIÓN

JESÚS CON LA CRUZ A CUESTAS

Rumbo al pretorio va predestinado,
lo llevan a la muerte, la cruz carga
camino hacia el calvario, el dolor embarga,
por su inocencia ha sido condenado.

Un camino tortuoso, prolongado,
el peso de la cruz, la pena larga,
la chusma, el enemigo, ¡Cómo amarga
mirar al Nazareno tan cansado!

¿Pagamos el pecado de Adán y Eva?
¿A dónde la maldad, Jesús, nos lleva?
Con tu ejemplo Señor, crezca la vida

sin el dolor, sin el martirio pleno
de sufrimiento que es letal veneno,
daga fatal, infame, está encendida.

TERCERA ESTACIÓN

JESÚS CAE POR PRIMERA VEZ

Iba a cumplir con su infeliz destino
que el pecado del mundo le ha ofrendado,
en esta hora infeliz atormentado
por las burlas y espinas del camino.

La maldad reflejada en un cetrino
le castiga, se hace el tiempo acerado,
en sus carnes se queda dibujado
el precio del pecado Dios divino,

cansado y sudoroso va adelante,
su cuerpo no responde, vacilante
como si todo el mundo le doliera.

Sus hombros desfallecen, el madero
es lanza que lo lleva al matadero
y Jesús tropieza. Es la vez primera.

CUARTA ESTACIÓN

JESÚS ENCUENTRA A SU MADRE

El camino al calvario es la tortura
de insultos llena. Cómo padecía
al ver gente tras de Él y todavía
el pueblo, los soldados. La amargura,

la angustia, el sufrimiento, la locura
de encontrar la tristeza de María,
su rostro de dolor. ¡Cómo sufría
al mirarla con ojos de ternura!

Quería decirle tanto en un grito
de amor, un grito muy largo e infinito
para poder juntar sus soledades.

Jesús ante su Madre, penitente,
la besa adolorido ante la gente
con un beso de aromas y verdades.

QUINTA ESTACIÓN

JESÚS ES AYUDADO POR EL CIRINEO

Jesús avanza débil y agotado
ante la turba cruel, vil, asesina,
frente a esa escoria, celestial camina
para el cielo es un reo iluminado.

Por entre el vocerío ha divisado
con su humildad ejemplar y adivina
el cansancio mortal, su alma divina
se acerca hasta la luz del condenado.

Se coloca el madero sobre el hombro
como un árbol grandioso. Con asombro
cargando enorme cruz triste lo veo.

Y cansado Jesús lanza un suspiro,
en su cansancio retratado admiro
la grandeza del noble Cirineo.

SEXTA ESTACIÓN

VERÓNICA ENJUGA EL ROSTRO DE JESÚS

Cuánto sudor y sangre en aquel día
tenía a Jesús cubierto. dolores,
lloraban avecillas y las flores
escondían su aroma en la agonía.

Iba la multitud, con ira erguía
la muerte su guadaña y sus vapores,
en la frente del reo sus sudores
y un cansancio letal lo consumía.

Entre la muchedumbre, de repente
salió Verónica y enjugó su frente
de sangre, de sudor y de maltrato.

En su manto quedóse dibujado
el rostro de Jesús, nítido, orlado
como de un buen pintor, bello retrato.

SÉPTIMA ESTACIÓN

JESÚS CAE POR SEGUNDA VEZ

Camino hacia el calvario, enfurecida,
el tropel avanza en feroz carrera
con la estampa de Cristo prisionera
para apagar su luz, matar su vida.

Se escucha la maldad enronquecida,
azota, esgrime, escupe pendenciera
negrura desbocada y ya quisiera
que la muerte quedara definida.

Cansado el Nazareno, el dolor crece
y sus piernas se arquean, desfallece,
al madero dolido, más se aferra.

Las fuerzas no obedecen, busca en vano
permanecer de pie. Ya es inhumano
y por segunda vez besa la tierra.

OCTAVA ESTACIÓN

JESÚS CONSUELA A LAS MUJERES DE JERUSALEN

Un grupo de mujeres en tumulto
claman por su inocencia, decididas
avanzan sudorosas, afligidas
y postradas ante él le rinde culto.

Alzan su voz para pedir su indulto,
por Cristo entonces, son interrumpidas,
lloren más bien para salvar sus vidas
no por mi sufrimiento, humano insulto.

Ante sus ojos con sus ojos fijos:
por vosotras llorad y por sus hijos
que, por el peso del dolor, hoy gimen.

Y las mujeres que a Jesús seguían
su ternura infinita, repartían
y su nostalgia por Jesús exprimen.

NOVENA ESTACIÓN

JESUS CAE POR TERCERA VEZ

Jesús está extenuado hacia el calvario
lleva heridas profundas en su tez,
el escarnio y la sangre en su sudario
hacen que caiga por tercera vez.

Se mofan del dolor, todo el bestiario
lo empujan, lo maltratan y después
mira con compasión al adversario
ha llegado hasta ahí por propios pies.

Se va a cumplir así la cruel sentencia
de aquellos pecadores de este suelo
desconociendo de Jesús su esencia.

Se refleja en las nubes su presencia,
su grandeza de Dios, su omnipotencia
bendita que nos manda desde el cielo.

DÉCIMA ESTACIÓN

JESUS ES DESPOJADO DE SUS VESTIDURAS

Le dieron a beber mirra con vino
y Jesús la probó por cortesía
mas los dolores que por ti sufría
pesaban en su ser dulce y divino.

Silbaba el viento todos los caminos
por donde su pisada, se veía
y en su conciencia, lucidez había
grandeza de sus actos peregrinos.

Alrededor del monte la tristeza
un negro cuervo, sin delicadeza
en las manos de salvajes criaturas.

Fueron cayendo todos los manojos
que cubrían su cuerpo. Hubo despojos
al arrancar sus tiernas vestiduras.

UNDÉCIMA ESTACIÓN

JESÚS ES CLAVADO EN LA CRUZ

Entre ladrones es ajusticiado
Jesús de Nazaret, santo cordero,
clavado en una cruz, crucificado
en los brazos sagrados del madero.

Manos y pies el mal ha desgarrado
clavos, martillo del dolor entero,
el mundo lo llevó hasta el matadero
para que le redima del pacado.

Las estrellas lloraron luz eterna,
su vida se apagaba cual linterna
sin haber cometido ni un delito.

Un monumento se hizo con la cruz
con el cuerpo sagrado de Jesús,
su divinidad es el infinito.

DUODÉCIMA ESTACIÓN

JESÚS MUERE EN LA CRUZ

Tres largas horas sufre de agonía,
en ese lapso el Maestro nos enseña
un camino de arpegios y diseña
con sus siete palabras luz y guía.

Los ultrajes y escarnios que sufría
por el mundo sirvieron de reseña
porque por el pecado se despeña
caudal de plagas y de felonía.

Su cuerpo era un paisaje con heridas,
no soportó el dolor estaba yerto,
por tanto mal, se le escapó la vida.

Era el hijo de Dios y estaba muerto
se lo llevó la muerte compungida
y el mundo sin su amor quedó desierto.

DÉCIMA TERCERA ESTACIÓN

JESÚS MUERTO EN LOS BRAZOS DE SU MADRE

En su cruz extendida ya descansa,
y un soldado le hiere su costado,
el Nazareno ahora iluminado
ya no siente la hincada de la lanza.

José de Arimatea no se cansa
y con ternura Cristo es descolgado
con Nicodemo estaban consternados
lo bajan, con voces tristes alcanzan

a María, el cuerpo de su amado hijo.
Ella llorosa y tierna lo bendijo
al retoño inmortal que estaba inerte.

Sus brazos rodearon el martirio
del fruto de su vientre, su delirio
que ahora reposaba con la muerte.

DÉCIMA CUARTA ESTACIÓN

JESÚS ES SEPULTADO

Nicodemo y José de Arimatea
envolvieron a Cristo con un manto,
y María dejó escuchar su llanto
lágrimas de dolor como una rea.

En el sepulcro de José desea
depositar sus restos. El quebranto
es enorme en este ambiente y entretanto
Jesús es sepultado. El mundo vea.

Con una piedra grande lo taparon
y cabizbajos con dolor marcharon
hacia Jerusalén. Tiempo de espera.

Había la esperanza que volviera
al tercer día y que su madre viera
que volvía a nacer la primavera.

DÉCIMA QUINTA ESTACIÓN

JESÚS RESUCITA DE ENTRE LOS MUERTOS

Sábado, con María Magdalena
al sepulcro marcharon angustiadas
y al llegar se sintieron asustadas,
no hubo Jesús se desbordó la pena.
Un ángel con su voz como de quena
al verlas sorprendidas y cansadas
les hizo que revisen las entradas
y vieron la mañana con luz plena.

Jesús de Nazareth, crucificado
al tercer día, ya ha resucitado
les dijo el ángel. Todo se ha cumplido.

El cielo se vistió de primavera
con la luz de Jesús que es la lumbrera
y el mundo con su amor es nuestro nido.

Foto cortesia di Antonio Escobar Mendivez

Angela Kosta presenta la poetessa Diane Ouverney- Brasile

ANGELA KOSTA TRADUCE I VERSI DI DIANE OUVERNEY

DA ANGELA KOSTA

DIANE OUVERNEY è nata e vive a Nova Friburgo, RJ (Brasile). Lei è redattrice della prestigiosa rivista letteraria internazionale Netrazol. Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate in diverse riviste nazionali ed internazionali.

LO SPLENDORE DEI MIEI OCCHI

Lo splendore dei miei occhi
È come un’eclissi lunare…
Risorge come la luna nuova
Testimone del vero amore
Come il Sole e la Luna.
Notte buia… cielo oscuro…
L’eclissi della luna nuova
Così bella e unica
Lo splendore del sole cattura
Incontro raro…
Tu il Sole… Io la Luna
Non guardare la luna solo in Eclissi
Spero di incontrarci di nuovo
Eclissi lunare.

Traduzione di Angela Kosta Accademica, giornalista, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice

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