Fotomontaggio creato da Elisa Mascia -Italia con la gentile concessione delle foto del prof Kareem Abdullah -Iraq e Jamila Mazraani – Libano meridionale
La partenza ti ha chiamata
È incredibile come tu abbia camminato da sola nella lotta della transizione per superare le insidie della luce,
tu che non sei mai stata sola con te stessa,
perché parte di te e di tutta te è la generosità ammissibile con l’abbondanza della tenerezza e la sete dei baci.
È passato un anno dalla tua partenza, gravata dal dolore,
accendendo nel mio segreto mille domande e interrogativi: Dove sei, O canto del mio cuore,
in quel mondo immerso nei segreti?
Un mondo che suscita meraviglia e stupore?
Da allora, la mia anima ha bevuto dal calice del tuo amaro desiderio,
sconfitta dalla brama sui sentieri dell’impazienza,
individuata dalla perdita,
provocandone la forza e la determinazione.
Oh, se solo sapessi quanto è amaro il sapore dell’assenza è come il colocinto, restringendo le mie distanze,
suonando la campana della mia tristezza,
cantando una melodia di desiderio e sospiri.
La tua partenza mi invade come fulmini furiosi o un freddo gelido più pungente di quello di uno scorpione,
bruciandomi le arterie e facendomi pulsare il cuore.
I rantoli mortali del crepuscolo mi lacerano le membra
catturandomi in un angolo che ogni notte sradica la mia anima dalla serenità della culla,
abbandonando il mondo dell’insonnia, librandomi in un regno sconosciuto, sperando di visitare la tua anima,
di carpire un barlume di tenerezza per lenire le mie ferite.
So che raggiungerti è impossibile,
ma l’immaginazione è una forza coraggiosa.
che mi strappa dall’abbraccio dei dolori.
Raccolgo i frammenti dei miei pensieri sparsi sulla tela del dolore,
mi inganna con bellissime visioni e mi lascia sul treno dell’illusione,
come se fossi tra le tue braccia, baciando il tuo volto radioso come la luna piena.
I baci si arrendono alle tue guance rosee e il mio cuore continua il suo viaggio dentro di te,
annegando nella primavera della tenerezza,
sottomettendosi agli spettri dei sogni
bevendo il tuo affetto a suo piacimento, eppure rifiutandosi di andarsene.
Ciò che ti piace e rifiuta di essere felice si stanca della tua tenerezza, e il giorno sorge sui rancori dei sogni.
Jamila Mazraani
Libano meridionale, il fiore profumato degli arabi
La poetessa Jamila Mazraani ha scritto una poesia narrativa espressiva e fortemente emozionale, che si basa sul tema della perdita come esperienza esistenziale completa, non semplicemente come un evento fugace. In questa poesia narrativa esemplare, la partenza non è semplicemente un atto di partenza, ma un’entità vivente che evoca, affronta e rimodella l’animo umano fin dalle sue radici.
La poetessa inizia la sua poesia con un misto di meraviglia e rimprovero:
“Che strano che tu camminassi da solo…” Fin dal primo verso, stabilisce un contrasto toccante tra la natura del viaggio come fonte traboccante di generosità e tenerezza, e la durezza della partenza, avvenuta in solitudine, silenziosamente e all’improvviso. Questo contrasto costituisce la spina dorsale del testo e lo permea di una profonda tensione emotiva.
Il linguaggio della poesia scorre con una narrazione densa e poetica, dove le immagini sensoriali si intrecciano con le emozioni interiori. L’assenza qui ha il sapore del fiele, il suo suono quello di una campana di dolore e la sua esperienza quella di un freddo pungente o di fulmini, in una molteplicità di significati che rivelano la profondità dell’esperienza e la sua completezza, abbracciando sia i sensi che il cuore. La poetessa non si limita a descrivere il dolore; lo abita, dandogli un corpo, una voce e un’atmosfera.
L’immaginazione emerge nel testo come un meccanismo di resistenza, un ultimo rifugio di fronte all’inadeguatezza della realtà:
L’immaginazione è coraggiosa,
la strappa dall’abbraccio del dolore
e la conduce sul treno dell’illusione
verso un momento di compensazione, temporaneo, ma essenziale per la sopravvivenza. Qui risiede la genialità della poetessa nel trasformare l’illusione in un atto di salvezza psicologica, non di debolezza, e nel fare del sogno uno spazio umano per una guarigione posticipata.
La narrazione della poesia è circolare, inizia con lo stupore e termina con il risveglio in un groviglio di sogni, come se la poetessa affermasse che la perdita non è chiusa, ma piuttosto si reinventa ogni mattina in una nuova forma. Questo è ciò che conferisce alla poesia la sua autenticità e trasparenza, lontana da finzioni o abbellimenti.
“La partenza ti ha chiamato ” è una poesia che appartiene al regno delle emozioni profonde, dove il linguaggio si fonde con le lacrime, il ricordo con l’immaginazione e il desiderio con l’amara consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno. Questo testo afferma che Jamila Mazraani scrive da un luogo di autenticità, possedendo una sensibilità poetica narrativa capace di trasformare il dolore personale in un’esperienza umana condivisa che risuona con i lettori di tutto il mondo.
Un omaggio a un’anima che scrive con l’inchiostro del cuore e a una poesia che ascolta la perdita fino al suo ultimo fremito.
Poesia di Jamila Mazraani
Lettura del Dott. Karim Abdullah
ناداكِ الرّحيل
عجبًا كيف سِرْتِ وحيدة في مُعْتَركِ الإنتقال فوق مَطَبّات النّور أنتِ التي لم تنفرد بنفسها يومًا فبعضك وكلّك الكَرْمَ المباح بفيض الحنوّ وظمأ القبلات،عامٌ على الإرتحال مضى مثقلًا بالإيلام يُشعل في سرّي ألف سؤال وسؤال أينكِ يا غرّيدة الفؤاد في ذاك العالم المغمور بالأسرار؟ المثير للدّهشة والانبهار؟ ها روحي مذ ذاك تترع كأس اشتياقك المرير يهزمها الشّوق على مدارج اللّهفة يستفرد بها الفقد يستفزّ صلابتها والعزم. آه لو تعلمين كم كالحنظل طعم الغياب يضيق بي المدى يقرع ناقوس حزني يرتّلني معزوفة حنين وآهات، يغزوني رحيلك صواعق ثائرة أو زمهرير فاق العقرب لسعًا يكوي شراييني والخلجات يقطّعُ أوصالي حشرجات الأفول يأسرني في زاوية تُقلع روحي كلّ ليلة من سكينة المهاد هاجرة عالم السّهاد تحلّق في عالم مجهول علّها تراود روحك تخطف ومضة حنان تبلسم بها الجراح.أعلم أنّ الغَدْو إليك قاصر لكنّ الخيال مغوار يسرقني من حضن الأحزان ألملم شتات أفكاري المبعثرة على صفيح الوجع يخدعني برؤى جميلة يسبيني في قطار الوهم كأنّي بين أحضانك ألثم وجهك المستنير كالبدر فتستسلم القبل لوجناتك الورديّة وقلبي ماضٍ فيك مسترسلًا يغرق في نبع الحنان ينصاع لأطياف أحلام يعبّ من حنوّك ما طاب وتأبى السّريرة يطلع النهار على أضغاث أحلام.
جميلة مزرعاني
لبنان الجنوب
ريحانة العرب
لقد كتبت الشاعرة جميلة مزرعاني قصيدًة سرديًّة تعبيريًّة عالية الشحنة الوجدانية، تتكئ على خطاب الفقد بوصفه تجربة وجودية كاملة، لا مجرّد حدث عابر. في هذه القصيدة السردية التعبيرية النموذجية ، لا يكون الرحيل فعلَ مغادرة فحسب، بل كائنًا حيًّا يستدعي، يناوش، ويعيد تشكيل الداخل الإنساني من جذوره.
تستهل الشاعرة قصيدتها بدهشةٍ مشوبة بالعتاب:
«عجبًا كيف سِرتِ وحيدة…»
فتؤسس منذ السطر الأول مفارقة موجعة بين طبيعة الرحلة بوصفها كائنًا فيضًا من الكرم والحنو، وبين قسوة الرحيل الذي حدث على نحوٍ منفرد، صامت، ومباغت. هذه المفارقة تشكّل العمود الفقري للنص، وتمنحه توتره العاطفي العميق.
لغة القصيدة تتدفّق بسردٍ شعريّ كثيف، تتعانق فيه الصور الحسية مع الانفعالات الداخلية. فالغياب هنا يُذاق كالحنظل، ويُسمع ناقوس حزن، ويُعاش كـ زمهرير أو صواعق، في تعدّدٍ دلالي يشي بعمق التجربة وشمولها للحواس والوجدان معًا. إن الشاعرة لا تصف الألم، بل تُقيم فيه، وتُلبسه جسدًا وصوتًا ومناخًا.
ويبرز الخيال في النص كآلية مقاومة، وكملاذٍ أخير أمام عجز الواقع:
الخيال مغوار،
يسرقها من حضن الأحزان،
ويقودها في قطار الوهم
نحو لحظة تعويضية، مؤقتة، لكنها ضرورية للبقاء. هنا تتجلّى براعة الشاعرة في تحويل الوهم إلى فعل إنقاذ نفسي، لا إلى ضعف، وفي جعل الحلم مساحةً إنسانية للترميم المؤجل.
السرد في القصيدة دائريّ، يبدأ من الدهشة وينتهي بالاستيقاظ على أضغاث أحلام، وكأن الشاعرة تقول إن الفقد لا يُغلق، بل يعيد نفسه كل صباح بصورة جديدة. وهذا ما يمنح القصيدة صدقها وشفافيتها، بعيدًا عن الادّعاء أو الزخرفة.
«ناداكِ الرحيل» قصيدة تنتمي إلى شعر الوجدان العميق، حيث تمتزج اللغة بالدمع، والذاكرة بالخيال، والحنين بالوعي المرّ باستحالة الاستعادة. نصٌّ يؤكّد أن جميلة مزرعاني تكتب من مكانٍ صادق، وأنها تمتلك حسًّا سرديًّا شعريًّا قادرًا على تحويل الألم الشخصي إلى تجربة إنسانية مشتركة، تمسّ القارئ أينما كان.
تحية لروحٍ تكتب بحبر القلب، ولقصيدةٍ تُصغي للفقد حتى آخر الرجفة.
القصيدة والقراءة للد. كريم عبد الله
