Foto cortesia dell’ autore Kareem Abdullah -Iraq
Biografia della Carne: Quando la mina passò
Prof Kareem Abdullah -Iraq
La mina non era una pietra; Era una domanda piantata dall’Assenza nel fianco della terra. E quando passai, la saggezza esplose nelle mie ossa.
Sono figlio di un passo incompleto; Metà del mio corpo attraversò, E l’altra metà ancora negozia con il suolo. La terra non mi tradì; Era semplicemente gravata dai segreti delle guerre.
Da quel lampo improvviso, il Dolore ha imparato il mio nome. Siede accanto a me come un amico che non si stanca mai di aspettare, Svegliandomi all’alba con una campana di fuoco, Insegnandomi a contare i respiri quando l’ansia trabocca.
L’Agonia mi disse: “Non temere, sono la tua porta stretta verso la vastità. Ogni ferita è una finestra che non è stata ancora aperta.”
Porto il mio corpo come chi porta una lanterna rotta, Eppure la luce filtra ancora attraverso le sue crepe. La ferita mi ha insegnato che il corpo è temporaneo, E che l’anima non può mai essere amputata.
Nelle notti di pazienza, ho visto Dio camminare con me sulla stampella del dolore, sussurrandomi all’orecchio: “Ciò che si è spezzato in te si è espanso in Me”. Così, ho iniziato a cantare il mio dolore come i Dervisci cantano i loro nomi, roteando intorno alla ferita finché il coltello non si è stancato, e ho trovato la mia pace.
L’ansia è un vento e la pazienza è un albero, e io sono la loro ombra condivisa in una lunga sala d’attesa.
Non maledico più la guerra; ha lasciato mappe di misericordia sulla mia carne. E dal cratere della miniera, è germogliata la mia capacità di amare.
Sono il sopravvissuto, non perché sono rimasto intero, ma perché ho accettato il dolore come un maestro silenzioso, e come un verso che può essere recitato solo dal cuore.
Dr. Kareem Abdullah -Iraq
Da uno studio poetico e letterario di Elisa Mascia, poetessa italiana, della composizione in poesia: ” La biografia della carne” del poeta iracheno Kareem Abdullah di seguito la poesia: frutto del proprio ingegno esclusivo ed estro poetico
Nascita e Ri- nascita
Nascita, l’inizio di una mina che ha segnato la carne.
Attonita domanda radicata da suprema Assenza, spiritualità cammina attigua alla terra.
Al passaggio saettante saggezza s’infilò nelle ossa sistema portante del corpo umano,
da allora è stato intaccato.
Momento e luogo sbagliato ha prodotto effetti,
difficile decifrare.
La scissione del corpo fisico ancora in compromesso con quel suolo eterno testimone.
Non ha mai risarcito la sua benevolenza. In tempo di guerra rispetto per i segreti che hanno priorità.
Dalla fatalità di un attimo il dolore è tatuato nel suo nome, è compagno fedele che attende instancabile facendo quasi un patto amichevole nell’ aver insegnato tipica respirazione di contrasto all’ ansia lancinante.
La porta del passaggio per la rinascita verso l’immensità dello spazio.
Ogni finestra apre alla nuova ferita quale rinnovamento del corpo anche dell’ anima.
Se nel corpo appaiono le oscure lettere incise dagli orrori della guerra e tra le mani si riesce a reggere barlumi intermittenti come se l’olio che alimenta la lanterna perdesse dai fori di rottura
è certo che è sempre luce quella che viene emessa e filtra dalle crepe per dar nuovo imput di vitalità.
Maestra è la ferita nel ribadire che il corpo è effimero mentre l’eternità appartiene all’anima nella sua integrità.
Dio si è fatto uomo sorreggendosi a una stampella per essere più vicino e comprendere il dolore toccando con le dita come se fosse sceso dalla croce e ne abbia fatto il suo esempio nelle ore di meditazione notturna quando c’è maggiore pazienza e dialogo interiore.
Ne è nato un inno di musica di sollievo dal circolo del suolo che si sposta in cerchi ritmati di dervisci instancabili cantando fino all’ alba.
Anestetico coltello affilato trova la quiete finché non stanca tutte le membra arrese in pace.
L’uragano sbatte la canna leggera in ansia per la sua incolumità mentre la forza delle radici dell’ albero della santa pazienza
proteggono la filiforme ombra proiettata nell’attesa di guarigione.
Ecco la rassegnazione delle mani giunte in preghiera, non c’è reazione all’odio feroce della guerra ma c’è la tregua, il tendere la mano in segno di pace costruita e cercata dentro di sé e offerta in preghiera dalla carne martoriata con segni indelebili.
Dal tunnel della miniera il cratere ha posto semi e germogli d’amore.
Sopravvivere è portare cicatrici silenti di un dolore dignitoso che diventa cucito addosso come un abito della festa che si ha persino l’orgoglio di indossare tutti i giorni.
Il dolore alimento masticato a piccoli bocconi che genera energia del motore umano il cuore.
Elisa Mascia 8-1-2026