Foto cortesia del dott.Hamed Al-Dhabiani – Iraq
Un intellettuale fuori dalle liste… dentro il dolore
Hamed Al-Dhabiani
Non sono un caso isolato, né un’eccezione fugace nel libro dell’esclusione. Sono solo una riga cancellata da lunghe liste, accuratamente stilate affinché la cultura non vedesse mai il suo vero volto riflesso nello specchio. Un intellettuale pienamente qualificato, privo di privilegi, escluso non per mancanza di esperienza o di contributo, ma perché il mio nome non era scritto con l’inchiostro preferito dai burocrati, né accompagnato da una fotografia con una sedia, né cantato al ritmo della lealtà. La mia tragedia, e la tragedia di molti come me, è che crediamo ancora che la cultura sia un valore, che la penna sia una biografia e che la creatività non abbia bisogno di connessioni, mentre la realtà insiste nel darci una dura lezione: le liste non si scrivono con il talento, ma con la sottomissione; non si aggiornano con i risultati, ma con gli applausi. Così, un intellettuale che ha trascorso la vita tra libri, giornali e piattaforme culturali viene escluso dalla borsa di studio, mentre chi non ha scritto una sola frase senza errori, o letto un libro senza un’immagine, viene ammesso. La borsa di studio, che dovrebbe essere un riconoscimento, è diventata un test di lealtà, e chi non sa rispondere viene escluso, indipendentemente dalla sua storia o dal suo contributo. I nomi vengono distribuiti come inviti a eventi di pubbliche relazioni, e chi soffre autenticamente viene escluso perché non sa come trasformare il proprio dolore in pubblicità. Non sto piangendo qui, perché gli intellettuali hanno imparato da tempo a piangere in silenzio, ma scrivo perché il silenzio è diventato complicità, e perché rimanere in silenzio di fronte all’assurdità è un crimine morale non meno eclatante della corruzione stessa. Il paradosso ironico è che un Paese che si vanta di una storia che ha insegnato all’umanità l’alfabeto è ora incapace di leggere una sola riga onesta. Il denaro viene speso in somme astronomiche, perso tra progetti fittizi e ponti destinati a crollare, mentre all’intellettuale viene detto: aspetta il tuo turno. Quale turno? La svolta della morte silenziosa? La svolta dell’elegante emarginazione? Qual è il ruolo di assistere alla glorificazione della mediocrità in nome dell’arte? Sono un intellettuale non iscritto perché non ho trasformato la mia penna in un portavoce, né ho messo la faccia nella tasca del potere, né ho imparato a danzare sul filo dell’adulazione. Ho scelto la strada più difficile: restare saldo, anche se restare saldo costa caro. Ho scelto di essere un testimone, non un ornamento; una voce, non un’eco; un’idea, non una pubblicazione a pagamento. Questa non è una lamentela personale, ma piuttosto la testimonianza di un’intera generazione di autentici scrittori, artisti e giornalisti che vivono al di fuori delle liste e nel regno della fame simbolica. Una generazione che vede come gli pseudo-intellettuali vengono onorati, come vengono aperte piattaforme per coloro che eccellono nell’adulazione, mentre la porta viene sbattuta in faccia a coloro che scrivono con sincerità. Una generazione che ha capito troppo tardi che la dignità non viene concessa, ma nemmeno consumata.
In questo scenario assurdo, l’intellettuale diventa un pericolo perché ricorda, interroga e non dimentica. Pertanto, è escluso, non perché lo Stato sia povero, ma perché teme lo specchio. E io sono uno di quelli che non ha trovato il mio nome nelle liste, ma lo ha trovato inciso nel dolore. Scrivo oggi non per chiedere un finanziamento, ma per esporre l’idea di fondo: una cultura senza giustizia non è affatto cultura, un finanziamento senza dignità è un insulto e una lista che ignora i veri creatori non è altro che un’altra pagina nell’archivio dell’assurdità. Questo articolo non cerca né pietà né privilegi; mette il dito sulla piaga e sorride con amara ironia, perché a volte l’ironia è l’ultima traccia di verità. Sia chiaro: l’intellettuale che non è incluso oggi rimarrà un testimone domani, mentre le liste sono destinate all’oblio.
مثقف خارج القوائم… داخل الوجع
حامد الضبياني
أنا لست حالةً فردية، ولا استثناءً عابرًا في دفتر الإقصاء، أنا مجرّد سطرٍ محذوف من قوائم طويلة، كُتبت بعنايةٍ شديدة كي لا ترى الثقافة وجهها الحقيقي في المرآة. مثقفٌ كامل الأوصاف، ناقص الامتيازات، غير مدرج، لا لقصورٍ في التجربة ولا لفقرٍ في العطاء، بل لأن اسمي لم يُكتَب بالحبر الذي تحبه المكاتب، ولم يُرفَق بصورةٍ مع كرسي، ولم يُغنَّ على إيقاع الولاء.مأساتي، ومأساة كثيرين مثلي، أننا ما زلنا نعتقد أن الثقافة قيمة، وأن القلم سيرة، وأن الإبداع لا يحتاج إلى واسطة، بينما الواقع يصرّ على تعليمنا درسًا قاسيًا: القائمة لا تُكتَب بالموهبة، بل بالانحناء، ولا تُحدَّث بالمنجز، بل بالتصفيق. هكذا تجد مثقفًا قضى عمره بين الكتب والصحف والمنصات الثقافية خارج المنحة، بينما يدخلها من لم يكتب جملةً دون خطأ، ولم يقرأ كتابًا دون صورة.المنحة، التي يُفترض أن تكون اعترافًا، تحوّلت إلى اختبار ولاء، ومن لا يجيد الإجابة يُترك خارج الباب، مهما كان تاريخه، ومهما كان عطاؤه. تُوزَّع الأسماء كما تُوزَّع الدعوات في حفلات العلاقات العامة، ويُقصى أصحاب الوجع الحقيقي لأنهم لا يعرفون كيف يحوّلون معاناتهم إلى إعلان. أنا هنا لا أبكي، فالمثقف تعلّم منذ زمن أن يبكي بصمت، لكني أكتب لأن الصمت صار تواطؤًا، ولأن السكوت عن العبث جريمة أخلاقية لا تقل فداحة عن الفساد نفسه.المفارقة الساخرة أن بلدًا يتغنّى بتاريخٍ علّم البشرية الحرف، يعجز اليوم عن قراءة سطرٍ نزيه. تُصرف الأموال بأرقامٍ فلكية، تتوه بين مشاريع وهمية وجسورٍ مهيأة للانهيار، فيما يُقال للمثقف: انتظر دورك. أي دور؟ دور الموت الهادئ؟ دور التهميش الأنيق؟ دور أن تكون شاهدًا على تكريم الرداءة باسم الفن؟أنا مثقف غير مدرج، لأني لم أُحوّل قلمي إلى بوق، ولم أضع وجهي في جيب السلطة، ولم أتعلم الرقص على حبال التملّق. اخترت الطريق الأصعب: أن أبقى واقفًا، حتى لو كان الوقوف مكلفًا. اخترت أن أكون شاهدًا لا ديكورًا، صوتًا لا صدى، فكرة لا منشورًا مدفوعًا.هذه ليست شكوى شخصية، بل شهادة جيلٍ كامل من الأدباء والفنانين والصحفيين الحقيقيين الذين يعيشون خارج القوائم وداخل الجوع الرمزي. جيلٍ يرى كيف يُكرَّم أشباه المثقفين، وكيف تُفتح المنصات لمن يجيد التهليل، بينما يُغلق الباب في وجه من يكتب بصدق. جيلٍ فهم متأخرًا أن الكرامة لا تُمنح، لكنها أيضًا لا تُؤكَل.
في هذا المشهد العبثي، يصبح المثقف خطرًا، لأنه يذكّر، ويسأل، ولا ينسى. لذلك يُقصى، لا لأن الدولة فقيرة، بل لأنها تخاف من المرآة. وأنا، واحدٌ من هؤلاء الذين لم يجدوا أسماءهم في القوائم، وجدوها محفورةً في الوجع. أكتب اليوم لا لأطالب بمنحة، بل لأفضح الفكرة: ثقافة بلا عدالة ليست ثقافة، ومنحة بلا كرامة إهانة، وقائمة لا ترى المبدعين الحقيقيين ليست سوى ورقةٍ أخرى في أرشيف العبث.هذا المقال لا يبحث عن شفقة، ولا يطلب امتيازًا، بل يضع إصبعًا على الجرح، ويبتسم بسخرية مرة، لأن التهكم أحيانًا هو آخر أشكال الصدق. فليكن واضحًا: المثقف الذي لم يُدرج اليوم، سيبقى شاهدًا غدًا، أما القوائم، فمصيرها دائمًا سلة النسيان.
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