Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq e Jamila Mazraani-Libano meridionale
Letture critiche
Karim Abdullah: Una lettura interpretativa della poesia “Il Cecchino di Luce” della poetessa Jamila Mazraani
Del Dott. Karim Abdullah, 11 maggio 2025
Il Cecchino di Luce
Splendi all’orizzonte della fatica,
danza sulle vette della gloria,
o stella radiosa delle difficoltà.
Ondeggia tra i pianeti con orgoglio e gioia.
Ti ho circondato con le braccia della fatica perpetua,
da ogni occhio invidioso,
da ogni cuore pieno di odio.
Ti ho fortificato con la certezza della mia verità,
dall’astuzia dell’onda che sale verso di te, spegnendo il bagliore delle tue scintille splendenti.
Ondeggia sul dorso del tuo destriero, forgiato dalle difficoltà,
affinché la cultura degli occhi possa accendersi.
Spargi nella distesa del cuore brezze di fragranza e orgoglio.
O frutto di una vita, portato sul ponte della fatica,
all’ultimo gradino della scala del conseguimento,
il sultano del tuo splendore ha brillato. Librati al di sopra dell’orgoglio delle aspirazioni,
perché nessun fulmine può smorzare il tuo splendore,
né nuvole o cecchini possono nascondere il tuo splendore.
Dietro le aperture della malizia, colpiscono furtivamente il cuore della vittoria.
Rubano la creatività, spogliandoti della veste di luce e del cappello della speranza,
per scagliare le loro frecce sulle vette stesse.
Jamila Mazraani – Libano meridionale / Il profumo degli arabi
………………..
Lettura:
In un’epoca in cui la luce si disperde lungo i bordi dell’orizzonte, dove le ombre delle guerre silenziose incontrano il debole raggio di speranza, la poesia della poetessa Jamila Mazraani emerge come un rinnovato appello all’instancabile e incrollabile spirito di resistenza. “Il cecchino della luce” non è solo parole tessute sulla carta; è un dialogo continuo tra luce e oscurità, tra coraggio e paure latenti.
La poetessa si insinua nel nostro mondo come chi riversa splendore nell’oscurità della notte. Una finestra si apre su una nuova visione: la luce, spesso percepita come irraggiungibile, diventa ora un’arma contro l’oscurità. La luce non è solo un simbolo di innocenza o bontà, ma un’idea ribelle, una forza duratura, un’intenzione pura che sfida la vendetta e il tradimento. La poetessa, attraverso la sua padronanza del linguaggio, smaschera i “cecchini della luce”, quelle forze che tentano di spegnere la bellezza, di distorcere la luce prima che possa brillare.
Ma sullo sfondo di questa poesia, c’è qualcos’altro su cui riflettere: la luce non muore. Anche quando il bersaglio sono le frecce dell’odio, anche quando il nemico invia il suo tradimento attraverso i “portali della malizia”, la luce rimane custodita nella poetessa stessa, circondata da un muro di “vera certezza”, come se stesse scrivendo un destino che nessuna onda può alterare. Perché la luce in questa poesia non è sonnolenta o alla deriva nel cielo, ma una lotta quotidiana, una danza ai margini del dolore, un’oscillazione sulla schiena della stanchezza umana.
La poetessa come “cecchino”:
Qui, la poetessa non è semplicemente un’osservatrice esterna della vita, ma la cecchina stessa, che vive in costante conflitto con l’oscurità interiore ed esteriore. Scrive e osserva, irradiando la sua luce nonostante i venti che sferzano le sue ombre. Questa cecchina di luce è quella memoria resiliente che aleggia nel cielo della guerra interiore dell’umanità, dove bellezza e umanità rimangono un bersaglio scelto tra i proiettili del tempo, continuando a illuminare il cammino degli altri.
L’immagine simbolica scelta dalla poetessa è un’immagine cosmica di una guerra tra “luce” e “oscurità”. Ma questa guerra non è una battaglia esteriore; piuttosto, è una resistenza nascosta che si accende nel profondo di noi nei momenti di debolezza e sconfitta. La poetessa non grida nella sua poesia, ma piuttosto grida a tutti noi che la luce è dentro di noi e, nonostante tutto, il suo barlume rimane la speranza nel nostro lungo cammino.
La luce, in definitiva, è vittoria:
Tuttavia, ciò che fa sì che la poesia trascenda la tradizione è la qualità mistica che la pervade. La luce non è semplicemente una risposta all’oscurità; è la risposta che esprime la nostra identità di esseri umani, come se ogni vetta, per quanto elevata, fosse semplicemente un punto sul cammino verso questa luce eterna che arde dentro di noi. La luce non è una destinazione finale; è un viaggio, un sogno realizzato con ogni raggio di luce.
Quindi, tra le righe della poetessa, scopriamo che l’oscurità non è il nemico immediato. Il nemico più grande è il silenzio che permette all’oscurità di diffondersi. Il “cecchino della luce” è colui che rifiuta questo silenzio, che si rifiuta di lasciare che la luce venga pugnalata nel suo cuore, che si rifiuta di lasciare che la creatività venga assassinata nelle sue fasi nascenti. È un invito alla lotta, alla vittoria in questa battaglia continua, a trasformare ogni colpo alla vita in una fonte di forza.
Il potere magico della poesia:
Se la poesia celebra la luce e ci spinge ad affrontare l’oscurità a testa alta, allora usciamo dal campo di battaglia con una presa ancora più forte sui nostri sogni. Perché, semplicemente, trasforma le parole in armi, i sogni in carburante e le ferite in percorsi di espressione. Contiene una creatività che si accende dentro di noi, dandoci la forza di affrontare le pressioni che ci circondano con incrollabile determinazione.
Conclusione:
La poetessa del Libano meridionale, Jamila Mazraani, non si limita a offrirci parole in rima; ci dà un ritmo su cui danzare, nonostante tutti i cecchini che potrebbero mirare ai nostri cuori. La sua poesia ci porta in un luogo lontano dalla paura, un luogo dove sappiamo che la luce non svanisce mai, anche se siamo dilaniati dai colpi dell’oscurità.
La luce viene rubata solo per rinascere.
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Di: Karim Abdullah – Iraq
Lettura in italiano di Elisa Mascia
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قراءات نقدية
كريم عبد الله: قراءة تأويلية في قصيدة “قنّاصة النّور” للشاعرة جميلة مزرعاني
د. كريم عبد الله نشر بتاريخ: 11 أيار 2025
قنّاصة النّور
تلألئي في أفق الكدّ تراقصي على قمم المجد يا نجمة الشّقاء السّاطعة تهادي بين الكواكب بزهو ومرح حوّطتك بسواعد الكدح المستديم من كلّ عين تحسد من كلّ قلب حاقد حصّنتك بيقين صدقي من مكر الموج يشرئبّ صوبك يطفئ وهج قبساتك اللّامعة تمايلي على متن فلاحك المسبوك بالنّصب لتشتعل ثقافة المقل تناثري في رحاب الفؤاد تناسيم عطر وفخار. يا نتاج عمر على جسر التّعب أثمر عند آخر سلّم الوصول سلطان ضيائك توهّج اشمخي فوق كبرياء المنى فلا يحبط انبهارك صواعق ولا يخفي سطوعك سحب أو قنّاصة خلف منافذ الضّغائن يضرب خلسة في عقر الفوز
يسترق الإبداع ينزع عنك ثوب النّور وقبّعة الرّجاء ليصيب سهامه في أوج القمم.
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جميلة مزرعاني – لبنان الجنوب / ريحانة العرب
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القراءة: في الزمان الذي يتناثر فيه الضوء على أطراف الأفق، حيث تلتقي ظلال الحروب الصامتة مع شعاع الأمل الضعيف، تطل قصيدة الشاعرة جميلة مزرعاني كأنها نداء متجدد لروح المقاومة التي لا تكلّ، لا تملّ. “قنّاصة النّور” ليست مجرد كلمات تُنسَج على الورق؛ هي خطاب مستمرّ بين النور والظلام، بين الشجاعة والمخاوف المتربصة.
الشاعرة تتسلل إلى عالمنا كمن يسكب بريقًا في عتمة الليل. تفتح نافذة لرؤية جديدة: النور، الذي غالبًا ما يتصور أنه بعيد عن متناول اليد، يصبح الآن سلاحًا في وجه العتمة. النور ليس فقط إشارة إلى البراءة أو الطيبة، بل هو الفكرة المتمردة، القوة التي تصمد، النية الصافية التي تتحدى الانتقام والخيانة. والشاعرة، بقدرتها على الحرف، تكشف عن “قنّاصة النّور” تلك القوى التي تحاول أن تقتل الجمال، أن تشوه الأنوار قبل أن تضيء.
لكن في خلفية هذه القصيدة، هناك أمر آخر يبعث على التأمل: النور لا يموت. حتى حين يكون الهدف مرمى لسهام الحقد، حتى حين يرسل العدو غدره عبر “منافذ الضغائن”، يبقى النور مرصعًا داخل الشاعرة نفسها، محاطًا بسور من “يقين صدقي” وكأنها تكتب مصيرًا لا يمكن للموج أن يغيره. فالنور في هذه القصيدة ليس ناعسًا أو هائمًا في السماء، بل هو صراع يومي، رقص على أطراف الألم، تمايل على ظهر تعب الإنسان.
الشاعرة كـ”قنّاصة” في حد ذاتها:
الشاعرة هنا ليست مجرد مراقب خارجي للحياة، بل هي القنّاصة نفسها، التي تعيش في صراع دائم مع الظلام داخلها وخارجها. تكتب وتترقب، تبثّ إشعاعاتها رغم الرياح التي تعصف بظلالها. وقنّاصة النّور هي تلك الذاكرة المقاومة التي ترفرف في سماء الحرب الداخلية للإنسان، حيث يظل الجمال والإنسانية هدفًا يتم اصطفاؤه وسط رصاصات الأيام، ليظل يضيء الطريق للآخرين.
التصورات الرمزية التي اختارتها الشاعرة هي صورة كونية لحرب بين “النور” و”الظلام”، ولكن الحرب هنا ليست معركة خارجة عن الذات، بل هي مقاومة خفية تشتعل في أعماقنا في لحظات الضعف والانكسار. الشاعرة لا تنادي في قصيدتها، بل تصرخ فينا جميعًا بأن النور في داخلنا، ورغم كل شيء، يظل وميضه هو الأمل في طريقنا الطويل.
النور، في النهاية، هو النصر:
لكن، ما يجعل القصيدة تخرج عن التقليدية هو الطابع الصوفي الذي يلتف حولها. فالنور ليس فقط جوابًا للظلام، بل هو الجواب الذي يعبر عن هويتنا كإنسان، كما لو أن كل قمة، مهما عتت، هي مجرد نقطة في الطريق نحو هذا النور الأبدي الذي يحترق فينا. النور ليس هدفًا نهائيًا؛ بل هو رحلة، هو الحلم الذي يتحقق على بُعد كل شعاع.
هكذا، بين سطور الشاعرة، نجد أن الظلام ليس العدو المباشر. العدو الأكبر هو الصمت الذي يسمح للظلام بالانتشار. “قنّاصة النّور” هي من يرفض هذا الصمت، يرفض أن يُطعن النور في قلبه، ويرفض أن يُغتال الإبداع في مراحله الأولية. إنها دعوة إلى النضال، إلى الانتصار في تلك المعركة المتواصلة، إلى تحويل كل ضربة للحياة إلى مصدر قوة.
الطاقة السحرية للقصيدة:
إذا كانت القصيدة تحتفل بالنور وتستفزنا لملاقاة الظلام وجهًا لوجه، فإننا لا نغادر ساحة المعركة إلا ونحن أكثر تمسكًا بأحلامنا. لأنها، وببساطة، تحوّل الكلمات إلى أسلحة، والأحلام إلى وقود، والجراح إلى طرقات تعبير. فيها من الإبداع ما يشعل فينا الفتيل، ويجعلنا نواجه الضغوط التي تحيط بنا بأرواحٍ ملؤها العزيمة.
الخاتمة:
شاعرة لبنان الجنوب، جميلة مزرعاني، لا تقدم لنا مجرد كلمات موزونة؛ هي تمنحنا إيقاعًا نرقص عليه رغم كل القنّاصة التي قد تصوّب نحو قلوبنا. قصيدتها تأخذنا إلى مكان بعيد عن الخوف، مكان نعرف فيه أن النور لا يتوقف أبدًا، حتى لو تقطعت أوصالنا تحت ضربات الظلام.
النور لا يُخطف إلا ليُعاد خلقه من جديد.
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بقلم: كريم عبد الله – العراق
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