María Beatriz Muñoz Ruiz, conosciuta anche come la Dama Oscura, è originaria di Granada, in Spagna. È autrice di oltre 25 libri, tra romanzi e raccolte di poesie. È coautrice di CANTO PLANETARIO: HERMANDAD EN LA TIERRA (Canto Planetario: Fratellanza sulla Terra), HC Editores, Costa Rica 2023.
Foto: 10 agosto 2025. Per gentile concessione.
“Il mio sogno non è sempre stato quello di scrivere”.
Intervista alla scrittrice spagnola María Beatriz Muñoz Ruiz
Di Carlos Javier Jarquín
Cari amici e lettori,
È sempre un piacere poter comunicare con voi attraverso questa piattaforma. Che meraviglia sapere che siamo connessi indipendentemente dalla distanza! Oggi ho il grande privilegio di presentarvi una donna brillante, scrittrice e poetessa che affascina con la sua creatività; un’amica, ma soprattutto, una donna dall’anima umanistica che ammiro moltissimo. Ho avuto l’onore di comunicare con lei per molti anni a distanza. Lei è Maria Beatriz Muñoz Ruiz, conosciuta anche come la Dama Oscura, originaria della bellissima città di Granada, in Spagna.
Questa intervista ha un approccio più vicino alle donne; mentre ci avviciniamo al mondo letterario, il discorso è breve ma molto arricchente. Maria Beatrice ci parla della sua vita personale, dei suoi pensieri sull’amicizia e ci racconta di suo nonno, un essere molto caro a lei, che ha sempre ammirato ciò che scriveva. Certo, ci parla anche di suo marito, di suo cugino, che considera come un fratello, e dei suoi hobby preferiti. Confessa che inizialmente la scrittura non era la sua prima scelta professionale, poiché desiderava studiare qualcosa di correlato all’area forense o sanitaria.
Maria Beatrice mi sorprende sempre. L’unica cosa che posso dire è che l’ ammiro enormemente perché sa come organizzare il suo tempo per dedicarsi alla lettura, alla famiglia, al lavoro e persino a fare TikTok, tutto mentre coltiva la sua passione per la scrittura. Scrive poesie, articoli di opinione, cronache e conduce interviste a scrittori, poeti e artisti.
Inoltre, Beatriz è direttrice della rivista letteraria e culturale che precedentemente si chiamava One Stop, e che quest’anno ha subito un cambiamento significativo, sia nella sua piattaforma web che nel suo nome: ora è One Stop New.
Questa rivista promuove scrittori, poeti e artisti di tutta l’America Latina e oltre. Si occupa della redazione degli articoli e dei contenuti che ricevono per la pubblicazione sul sito. Vi invito a visitare questa rivista e ad addentrarvi nell’affascinante mondo della cultura e della letteratura di oggi.
Maria Beatriz ci parla anche di ciò che ha significato per lei far parte dell’antologia poetica Canto Planetario: Fratellanza sulla Terra, HC Editores, Costa Rica, 2023. È autrice di oltre 25 libri, tra romanzi e poesie. A proposito, vi consiglio di acquistare il suo più recente libro di poesie intitolato Blue Wing Butterfly, disponibile su Amazon in formato cartaceo (pasta morbida) e digitale (Kindle).
Spero che questa conversazione sia di vostro gradimento:
Come ti sei sentita quando hai pubblicato il tuo primo romanzo?
Il mio primo romanzo è stato: ” Quando il destino ci ha uniti”, e la verità è che tengo particolarmente a quel romanzo per essere il primo, per aver osato fare quel passo e per aver conservato preziosi ricordi del processo di creazione. Ricordo di aver passato ai miei colleghi ogni capitolo che stavo finendo e la felicità che sentivo il giorno dopo quando le ascoltavo dire che avevano bisogno di più.
Qual è l’origine del tuo pseudonimo “Dark Lady”?
Quasi tutti i miei romanzi sono stati romantici, e dico quasi tutti, perché quando voglio uscire un po’ dagli standard stabiliti mi rifugio nella Dama Oscura, il mio pseudonimo per essere un altro tipo di scrittrice, ed è che sappiamo tutti che anche gli scrittori sono etichettati e i cambiamenti possono non piacere, ecco perché ho creato quella linea di luce e oscurità.
Nella mia vita ho sempre avuto ben presente quella moneta a due facce, la luce e l’oscurità che tutti portiamo, per cui è stata sempre riflessa nei miei romanzi, poesie o articoli di opinione.
Che cosa hai cercato di trasmettere o creare attraverso i tuoi romanzi?
Per quanto riguarda i miei romanzi, ho voluto creare un mondo magico in cui l’amore trionfa sempre, spero che quando il lettore arriva a casa dopo una giornata difficile, legga il mio romanzo e si trasporta in un mondo pieno di avventura, passione, erotismo e amore.
Cosa puoi dirci del tuo romanzo “Si cercano le Glam Girls”?
Come ho detto prima, sono particolarmente affezionato al mio primo romanzo, ma tra tutti i miei romanzi, ho anche un primo romanzo in un genere che non avevo mai usato prima; la commedia, intendo “si cerca le Glam Girls”, questo romanzo è molto speciale per me, perché è ispirato dalle mie compagne di lavoro, quelle che mi fanno sempre sorridere e con le quali andrei ovunque nel mondo. Secondo me, non ci sono lavori facili o difficili, ci sono colleghi facili o difficili che ti fanno amare il tuo lavoro o odiarlo, e grazie alle mie Glam Girls, ogni giorno vado al lavoro con un sorriso. Grazie, Lore, Isa, Encarni, Vane, Vero, Leo, Debo e Nadia, perché scrivere questo romanzo è stata un’avventura indimenticabile a cui avete partecipato essendo voi stesse, uniche e ineguagliabili.
Quali emozioni o sensazioni provi quando scrivi poesie?
Riguardo alle mie poesie… Devo confessare che sono piuttosto profonde e nella maggior parte delle occasioni piene di tristezza e malinconia, la ragione di questo è che quando sento che la tristezza stringe il mio petto e mi si fa un nodo che mi soffoca, ho bisogno di togliere quel dolore fuori da me. Se si analizza secondo la logica, potrebbe essere considerata una specie di terapia, ma io lo sento come la tavola di salvezza che mi fa rinascere ancora e ancora lasciandomi continuare a mantenere la mia essenza senza annegare in quel pozzo profondo e oscuro che a volte mi consuma. Luci e ombre, mantengo sempre quella lotta incessante tra le due me.
Il mio nuovo libro di poesie “Farfalla dalle ali blu” è un esempio delle mie luci e ombre, un libro di poesie che dedico alle persone che hanno giorni blu, ma battono le loro ali in silenzio e volano alto nonostante tutto.
Come descriveresti le tue poesie e i tuoi articoli di opinione?
Come nei miei romanzi, poesie e articoli di opinione, lascio vedere ciascuno degli stati d’animo con cui mi trovo in quel momento. Nei miei articoli sono critica, filosofica e talvolta abbastanza diretta. Nel corso di questi anni, i miei articoli si sono evoluti e hanno cambiato con me, perché le persone cambiano, e quello che pensi oggi su un argomento, lo stesso domani diverrà diverso. Io non mi contraddico mai; evolvo, erroneamente o giustamente, ma evolvo, perché le rughe dell’anima ti fanno imparare e cambiare.
Disprezzeresti mai una religione? Perché?
Ho studiato in una scuola cattolica, e anche se con gli anni e per certe circostanze della vita, ho smesso di essere cattolica, non disprezzerò mai una religione che è fondata sul concetto principale dell’amore. In uno dei miei articoli dicevo che non cambierei niente del mio passato, dato che ogni fase mi ha fatto essere chi sono, e non voglio essere un’altra persona, quindi non cancellerei nulla del mio passato, perché ogni strada mi ha insegnato qualcosa. Non capirò mai le persone che credono nel potere della verità e la saggezza infinita per appartenere a una determinata religione, il fondamento di qualsiasi religione è il rispetto, e per coloro che hanno dubbi; non è lo stesso tollerare di accettare e rispettare. Perché non può esistere un mondo in cui ogni credenza è rispettata e possiamo convivere in pace? Beh, che sciocchezza ho appena rilasciato dopo aver visto un mondo in guerra dove si preoccupano poco della vita umana.
Puoi condividere qualche aneddoto o ricordo speciale su tuo nonno?
Mio nonno era una delle persone più importanti della mia vita, lui condivideva la mia passione per la letteratura, ancora ricordo quando arrivava con l’ultimo libro romantico di qualche collezione che usciva e che sapeva sarebbe stato divorato in due giorni. Lui era la gioia personificata, l’infinita pazienza e la persona che era sempre lì per me. Mio padre mi ricorda molto mio nonno; paziente, silenzioso, ma presente ogni volta che ne ho bisogno.
Ogni volta che ricordo mio nonno, i momenti buoni e il suo sorriso affettuoso mi viene in mente un ricordo doloroso; non sono mai arrivata a dirgli addio perché i medici mi hanno consigliato che nella mia condizione era pericoloso andare all’ospedale e che avrei corso il rischio di mettermi in travaglio prima del tempo e perdere i miei bambini. Per loro ho dato e avrei dato tutto, i miei gemelli Guillermo e Paula sono ancora e saranno sempre la mia priorità, ma quel piccolo dettaglio ha segnato la mia vita, mi è mancato di dirgli quanto gli volevo bene e fondermi in un abbraccio infinito.
Ti consideri una persona più solitaria o familiare?
Non so se nei miei scritti l’ho trasmesso, ma, nonostante abbia un’anima solitaria, sono estremamente familiare, essi sono sempre stati il pilastro su cui mi sono appoggiata e coloro che mi hanno sostenuto qualunque cosa io faccia. A volte penso che la mia anima sia rimasta intrappolata in questo mondo e in questa vita per tutta quella gente che mi dice che mi ama.
La parola che ti amo è la parola più potente del mondo e quella che più ti lega alla terra.
Quando ho dato alla luce i miei gemelli, ho avuto una depressione postpartum piuttosto forte, non volevo continuare a vivere, e in quel momento quelli che mi hanno salvato sono stati i miei figli, per loro ho continuato a vivere, e per loro mi alzo ancora e ancora e continuo a camminare nonostante le mie ferite.
Quando sento che il mondo non mi capisce o sono io quella che non capisce il mondo, amo la solitudine, vorrei rinchiudermi nella torre più alta e che nessuno mi disturbi, vorrei sparire, essere invisibile e che il mondo mi dimentichi, quindi rispondendo alla tua domanda: Sono entrambe le persone, la solitaria e la familiare, sono sempre due facce della stessa medaglia, ma mostro sempre un’unica faccia per non preoccupare gli altri o non dare spiegazioni.
Salgo sempre la montagna con il mio zaino carico di pietre, e ad un certo punto della strada riesco a liberarne alcune e prendere aria per andare avanti.
In che modo tuo marito ha influenzato la tua vita?
Anche mio marito ha influito molto sulla mia vita, è sempre stato lui a darmi quella spinta che mi mancava quando la mia insicurezza mi fermava. Ci siamo incontrati il 15 agosto ad un matrimonio, mi hanno fatto sedere quasi obbligata a una tavola dove c’erano i giovani, odio che la gente faccia queste cose, ma grazie a questo ho conosciuto la persona con cui oggi condivido la mia vita. Da uno degli angoli del tavolo, mi guardò soffiare il gazpacho freddo che pensavo fosse consomé, guardai in giro e pensai che nessuno mi avesse visto, respirai sollevata, ma c’era qualcuno per cui quel gesto non passò inosservato, mio marito si innamorò di me in quel momento così goffo e così io, e da allora siamo insieme. Chi ci conosce sa che siamo due poli opposti, ma questo fa sì che ci completiamo e continuiamo a percorrere insieme quel cammino che a volte è stato seminato di difficoltà che abbiamo superato.
Come descriveresti te stessa e quanto sei selettiva con le tue amicizie?
Sono sempre stata una ragazza allegra ed estroversa, ma soprattutto, sono stata selettiva, se qualcuno non mi piace, me ne vado. In questo sono lo stesso, non mi piacciono i confronti, e col tempo ho capito che devo allontanarmi da tutto ciò che colpisce la mia pace mentale.
Quindi, attualmente mi circondo delle persone che realmente mi danno qualcosa. Non mi piacciono i grandi gruppi di amici, preferisco un piccolo gruppo con cui poter avere una conversazione interessante.
Ad un certo punto parli di un cugino che è stato per te come un fratello, qual è stato il momento più speciale che hai vissuto con tuo cugino durante la vostra infanzia insieme?
Sono figlia unica, ma, come ho detto prima, sono stata in una famiglia molto unita, quindi per me, mio cugino Gesù, il figlio di mia zia da parte di madre, è stato come un fratello. Passavamo la giornata insieme, e anche in certe date in cui i nostri genitori ci lasciavano con i nonni, vivevamo insieme. Io e mio cugino abbiamo combattuto come fratelli, abbiamo condiviso risate, confidenze e una vita intera insieme. Per i suoi figli io sono la zia Maria, e per i miei lui è lo zio Fandi.
Non so se si può dire che è stato il momento più speciale, ma è quello che ricordo con affetto, quindi, se dovessi scegliere un momento sarebbe il giorno del mio matrimonio, lui era sempre accanto a me e faceva parte della cerimonia portando gli anelli, ma soprattutto ricordo quando siamo usciti dalla chiesa e mi ha abbracciato, quell’abbraccio ha segnato un prima e un dopo, è stato come un saluto della vita che fino a quel momento conoscevamo, e, anche se la mia vita è rimasta quasi uguale, tutto è cambiato, era un addio a quella infanzia condivisa.
Perché per la tua famiglia sei Maria e per gli altri sei Bea?
Sì, mi sono riferita a me come Maria, ma in realtà solo la mia famiglia mi chiama Maria, per il resto del mondo io sono Bea, e tutto questo grazie all’idea che ha avuto mia madre di mettermi sul bavaglino della scuola: M. Beatrice, immaginate la faccia di mia madre quando le hanno chiesto se sua figlia fosse sorda, che quando la chiamavano non rispondeva col suo nome. Così da piccola scoprii che per la mia famiglia sarei sempre stata Maria e per il resto della gente Beatriz.
Nonostante il tuo grande interesse per la mente umana e il settore sanitario, cosa ti ha portato a scoprire che la medicina non era la carriera giusta per te?
Il mio sogno non è sempre stato quello di scrivere, quando stavo decidendo per una carriera universitaria, ho desiderato entrare in medicina legale, meno male che non ho preso la nota necessaria, perché penso che non mi sarebbe piaciuto. Il fatto è che mi è sempre piaciuta la medicina, per questo ho voluto togliermi la spina dorsale togliendomi l’Assistente di infermiera e l’Assistente di psichiatria, e devo dire che mi appassiona la mente umana, mi sembra un mondo incredibile e imprevedibile, ma recentemente ho scoperto che sarei incapace di farlo, perché sono troppo empatica con la gente e mi sento male quando vedo qualcuno soffrire, quindi, dopo aver studiato varie cose del ramo sanitario, ho scoperto che semplicemente mi piace imparare ma non sono adatta per esercitare.
Nel mio lavoro attuale, una mattina è caduta una donna anziana sulle scale mobili, credo che a seguito di un ictus, sono andata a soccorrere dall’altra parte e tra una cliente che era infermiera ed io, abbiamo cercato di tenerla in vita fino a quando sono arrivati quelli dell’ambulanza. Forse le mie parole di conforto furono le ultime che sentì, dato che seppi che era morta in ospedale. Non è che non serva per esercitare il lavoro, è che alla fine della giornata la tristezza degli ammalati non mi lascerebbe essere felice, non sopporto perdere la gente, e so che neanche sarei capace di fuggire da quel momento, sarei di quelle che gli prendono la mano e non li lasciano, ma quello finirebbe con me.
Ho anche acquisito una certa formazione nel settore dell’educazione infantile e della psicologia infantile, ma non so se avrò mai il coraggio di scoprire se avrei la pazienza sufficiente per svolgere quel lavoro.
Quali aspetti del lavoro come Consumer Technician ti sono sembrati più gratificanti, e quali sfide hai incontrato esercitando il ruolo di Community Manager nella gestione dei social media?
Quello che mi è piaciuto studiare e praticare era Tecnico in consumo, amo trattare con la gente, sono brava nell’attenzione al pubblico e fin dal primo momento mi è piaciuto, ma purtroppo non c’è molto lavoro di quel ramo.
Il titolo di Community manager l’ho esercitato in privato e, nonostante mi sia piaciuto e abbia avuto una formazione nel marketing digitale, riconosco che i social network consumano molto e possono diventare un lavoro complicato in questo senso.
Amo il marketing digitale, è un po’ come la psicologia, un modo per dare visibilità al tuo contenuto e farlo apparire sui motori di ricerca di google, è una sfida continua e una vittoria se si ottiene.
Attualmente mi sto formando in marketing digitale attraverso l’università di Vitoria e sto applicando le mie conoscenze alla mia rivista culturale One Stop New, precedentemente chiamata One Stop.
One Stop è stato l’inizio di un bellissimo progetto che è nato come tutto nella mia vita, da quella frase che io di solito dico “Se altri possono io posso”. Era un progetto che ho iniziato con il sostegno delle mie amiche Carmen Mari e Carol, e in quel cammino ho trovato una delle persone che più mi hanno aiutato nel mio cammino letterario, ed è tu caro Carlos Javier, che sei diventato un referente per la cultura e che mi ha guidato in questo cammino incessante.
Jose Luis Ortiz fa anche parte di quel gruppo di amici che appaiono e ti offrono il loro aiuto incondizionato, Paloma Albarracín era anche agli inizi di One stop e la ringrazierò sempre per il suo sostegno.
Sarò sempre grata a tutti coloro che mi hanno incoraggiata all’inizio e hanno creduto in me, mi sento fortunata ad essere stata sempre circondata da brave persone.
Cosa ne pensi dell’amicizia?
Ho sempre pensato che le persone appaiono nella tua vita nel momento esatto e scompaiono per apparire nella vita di altre persone che possono averne più bisogno, per questo tengo con affetto nei miei ricordi quelle amiche che per circostanze del destino hanno seguito strade diverse. Nella mia vita ho avuto ottimi amici, e anche oggi li ho, ma c’è sempre stata un’amica che durante tutta la mia vita è stata lì vicina per quando ne avevo bisogno, quella è Soraya, una di quelle amicizie che passa il tempo, quando ci siamo incontrati ci sentivamo come se ci fossimo visti il giorno prima. Siamo Campanilla e Periwinkle, amiche di bevute, di lacrime, di risate e di confidenze.
Raccontaci i tuoi hobby preferiti?
Quando mi chiedono dei miei hobby, ho sempre faticato a rispondere brevemente, sono stata una persona che ha desiderato di fare tutto, anche se non ero brava, ma mi stanco rapidamente delle cose e di solito sperimento con altre. Mi piace pattinare, ma ho smesso quando ho saputo che non avrei mai imparato a cucinare, quindi ecco i miei pattini in linea nell’armadio, belli e luccicanti. Ho anche provato con lo skateboard, ma avevo lo stesso problema, così mi sono evoluta al pattino con manubrio, e quello sì che mi andava bene, ma poi sono apparsi gli elettrici, e su quelli non intendo cavalcare.
So giocare a tennis, e ogni tanto ho voglia di fare un po’ di tempo, ma non mi piace correre troppo, quindi, se non è doppio, mi stanco dopo venti minuti. Il paddle mi stressa, e non riesco a colpire la palla con quella pala così piccola, preferisco la racchetta da tennis.
Sì, mi piace ballare qualsiasi cosa, e sono brava a farlo, quindi con qualsiasi musica danzante o no, il mio corpo si muove e si adatta a qualsiasi ritmo.
Mi piace disegnare, in realtà, non sono entrata nel corso universitario di belle arti perché ho avuto pochissimo lavoro fuori, ma me ne pentirò sempre, avrebbe potuto essere molto buono, e ho anche dipinto alcuni quadri stile manga per le mie amiche.
Amo le piante e leggere sulle loro proprietà curative e magiche, la cosa strana è che di solito mi piacciono le piante semplici, quelle che non hanno fiori appariscenti, quelle che passano inosservate perché sono semplicemente meravigliose così come sono.
Il mio più grande hobby, come potete immaginare, è la lettura, da piccola ho divorato i libri, una volta ho perso la nozione del tempo nella biblioteca della scuola, hanno chiuso le porte e io non uscivo, i miei genitori quasi chiamano la polizia.
Cosa pensi della velocità con cui il tuo cervello collega milioni di idee e come questa abilità influenza la tua percezione del mondo e la tua concentrazione?
Non so se potrei essere considerato un difetto o una virtù, ma il mio cervello molte volte agisce in modo diverso da quello degli altri, lo stesso in millesimi di secondi collego rapidamente milioni di idee, che all’improvviso mi astratto in qualcosa e il mondo cessa di esistere per me, Credo di essere in grado di concentrarmi nel caos e creare il caos nel silenzio.
Che significato ha avuto per te far parte dell’antologia CANTO PLANETARIO?
Grazie a te caro Carlos Jarquín, per avermi invitato a questa incredibile esperienza di far parte di Canto Planetario, che è una meravigliosa compilazione letteraria con autori dei cinque Continenti che ci siamo uniti in una chiamata d’aiuto al nostro Pianeta. È stato fantastico far parte di qualcosa di così grande e bello, un progetto che ha richiesto molto lavoro e che ha dato come risultato un riferimento letterario. Dicono che il destino mette sulla tua strada persone che ti accompagnano e aiutano nel tuo cammino, una di queste persone è lui, perché ho potuto conoscere gente meravigliosa e crescere nella mia carriera grazie al loro aiuto.
In riferimento al nostro Pianeta, devo dire che amo gli animali, le loro anime sono migliori di quelle degli umani, non finirebbero con le risorse del Pianeta come noi, e anche gli animali più selvaggi cacciano per sopravvivere, Tuttavia, gli esseri umani sono predatori di noi stessi e del Pianeta per semplice ego.
Al seguente link Maria Beatriz Muñoz presenta il suo ultimo libro intitolato: “Farfalla dalle ali blu”, disponibile sulla piattaforma di Amazon:
https://youtu.be/oQy1FBLV27o?si=Qb_A0iba_U0Zraes
“Mi sueño no siempre fue la escritura”.
Entrevista a la escritora española María Beatriz Muñoz Ruiz
Por Carlos Javier Jarquín
Queridos amigos y lectores:
Es siempre un placer poder comunicarme con ustedes a través de esta plataforma. ¡Qué maravilla saber que estamos conectados sin importar la distancia! Hoy tengo el gran privilegio de presentarles a una mujer brillante, escritora y poeta que cautiva con su creatividad; una amiga, pero sobre todo, una mujer con alma humanista a quien admiro muchísimo. He tenido el honor de mantener comunicación con ella durante muchos años a la distancia. Ella es María Beatriz Muñoz Ruiz, también conocida como la Dama Oscura, originaria de la hermosa ciudad de Granada, España.
Esta entrevista tiene un enfoque más cercano a la mujer; si bien abordamos el mundo literario, la charla es breve, pero muy enriquecedora. María Beatriz nos habla sobre su vida personal, sus pensamientos acerca de la amistad y nos cuenta sobre su abuelo, un ser sumamente querido para ella, quien siempre admiró lo que ella escribía. Por supuesto, también nos habla de su esposo, de su primo, a quien considera como un hermano, y de sus aficiones favoritas. Confiesa que inicialmente la escritura no fue su primera opción profesional, ya que deseaba estudiar algo relacionado con el área forense o sanitaria.
María Beatriz siempre me sorprende. Lo único que puedo decir es que la admiro enormemente porque sabe cómo organizar su tiempo para dedicarse a la lectura, a la familia, al trabajo y hasta para hacer TikTok, todo mientras cultiva su pasión por la escritura. Ella escribe poesía, artículos de opinión, crónicas y realiza entrevistas a escritores, poetas y artistas.
Además, Beatriz es directora de la revista literaria y cultural que anteriormente se llamaba One Stop, y que este año ha experimentado un cambio significativo, tanto en su plataforma web como en su nombre: ahora es One Stop New. Esta revista promueve a escritores, poetas y artistas de toda Hispanoamérica y más allá. Ella se encarga de la edición de los artículos y contenidos que reciben para su publicación en la página web. Les invito a que visiten esta revista y se adentren en el fascinante mundo de la cultura y la literatura actual.
María Beatriz también nos habla de lo que significó para ella formar parte de la antología poética Canto Planetario: Hermandad en la Tierra, HC Editores, Costa Rica, 2023. Es autora de más de 25 libros, entre novelas y poemarios. Por cierto, les recomiendo adquirir su más reciente poemario titulado Mariposa de Alas Azules, disponible en Amazon en formato impreso (pasta blanda) y digital (Kindle).
Espero que puedan disfrutar mucho esta conversación:
¿Cómo te sentiste al publicar tu primera novela?
Mi primera novela fue Cuando el destino nos unió, y lo cierto es que le tengo especial cariño a esa novela por ser la primera, por atreverme a dar ese paso y por guardar preciosos recuerdos del proceso de creación. Recuerdo haber ido pasándoles a mis compañeras de trabajo cada uno de los capítulos que iba terminando y la felicidad que sentía al día siguiente cuando las escuchaba decir que necesitaban más.
¿Cuál es el origen de tu seudónimo “Dama Oscura”?
Casi todas mis novelas han sido románticas, y digo casi todas, porque cuando quiero salirme un poco de los estándares establecidos me refugio en la Dama Oscura, mi seudónimo para ser otro tipo de escritora, y es que todos sabemos que a los escritores también se les etiqueta y los cambios pueden no gustar, por eso creé esa línea de luz y oscuridad.
En mi vida siempre he tenido muy presente esa moneda de dos caras, la luz y la oscuridad que todos llevamos, por lo que siempre ha estado reflejada en mis novelas, poemas o artículos de opinión.
¿Qué has buscado transmitir o crear a través de tus novelas?
Con respecto a mis novelas, he querido crear un mundo mágico en el que siempre triunfe el amor, deseo que cuando el lector llegue a su casa después de un día difícil, lea mi novela y se transporte a un mundo lleno de aventura, pasión, erotismo y amor.
¿Qué nos puedes contar sobre tu novela “Se busca a las Glam Girls”?
Como he dicho antes, le tengo especial cariño a mi primera novela, pero de entre todas mis novelas, tengo también una primera novela en un género que nunca antes había usado; la comedia, me refiero a “Se busca a las Glam Girls”, esta novela es muy especial para mí, ya que está inspirada en mis compañeras de trabajo, esas que siempre me sacan una sonrisa y con las que me iría a cualquier sitio del mundo. En mi opinión, no hay trabajos fáciles o difíciles, hay compañeras fáciles o difíciles que hacen que ames tu trabajo o que lo odies, y gracias a mis Glam Girls, cada día voy con una sonrisa a trabajar. Gracias, Lore, Isa, Encarni, Vane, Vero, Leo, Debo y Nadia, porque el escribir esta novela ha sido una aventura inolvidable en la que habéis participado siendo vosotras mismas, únicas e inigualables.
¿Qué emociones o sensaciones experimentas al escribir poesía?
Con respecto a mis poemas… he de confesar que son bastante profundos y en la mayoría de las ocasiones llenos de tristeza y melancolía, la razón de ello es que cuando siento que la tristeza encoge mi pecho y se me hace un nudo que me ahoga, necesito sacar ese dolor fuera de mí. Si se analiza según la lógica, podría considerarse una especie de terapia, pero yo lo siento como la tabla de salvación que me hace renacer una y otra vez dejándome seguir manteniendo mi esencia sin ahogarme en ese pozo profundo y oscuro que en ocasiones me consume. Luces y sombras, siempre mantengo esa lucha incesante entre mis dos yo. Mi nuevo poemario “Mariposa de alas azules” es un ejemplo de mis luces y sombras, un poemario que dedico a las personas que tienen días azules, pero baten sus alas en silencio y vuelan alto a pesar de todo.
¿Cómo describirías tus poemas y tus artículos de opinión?
Al igual que en mis novelas, poemas, y artículos de opinión, dejo ver cada uno de los estados de ánimo con los que me encuentro en ese momento. En mis artículos soy crítica, filosófica y algunas veces bastante directa. A lo largo de estos años, mis artículos han evolucionado y han ido cambiando conmigo, porque las personas cambian, y lo que hoy piensas sobre un tema, lo mismo mañana difieres. Yo nunca me contradigo; evoluciono, equivocada o acertadamente, pero evoluciono, porque las arrugas del alma te hacen aprender y cambiar.
¿Alguna vez menospreciarías alguna religión? ¿Por qué?
Estudié en un colegio católico, y aunque con los años y por ciertas circunstancias de la vida, he dejado de ser católica, nunca menospreciaré una religión que está fundada bajo el concepto principal del amor. En uno de mis artículos decía que no cambiaría nada de mi pasado, puesto que cada etapa me ha hecho ser quien soy, y no quiero ser otra persona, por lo que no borraría nada de mi pasado, pues cada camino me ha enseñado algo. Nunca entenderé a la gente que se cree en poder de la verdad y la sabiduría infinita por pertenecer a una determinada religión, el fundamento de cualquier religión es el respeto, y para los que tengan duda; no es lo mismo tolerar que aceptar y respetar. ¿Por qué no puede existir un mundo en el que se respete cualquier creencia y podamos convivir en paz? Bueno, que absurdo acabo de soltar después de ver un mundo en guerra en el que les importa poco la vida humana.
¿Puedes compartir alguna anécdota o recuerdo especial sobre tu abuelo?
Mi abuelo era una de las personas más importantes de mi vida, él compartía mi afición a la literatura, aún recuerdo cuando venía con la última novela romántica de alguna colección que salía y que sabía iba a devorar en dos días. Él era la alegría personificada, la paciencia infinita y la persona que siempre estaba ahí para mí. Mi padre me recuerda mucho a mi abuelo; paciente, silencioso, pero presente siempre que me hace falta.
Siempre que recuerdo a mi abuelo, los momentos buenos y su entrañable sonrisa viene a mi mente un recuerdo doloroso; nunca llegué a despedirme de él porque los médicos me aconsejaron que en mi estado era peligroso ir al hospital y que podría ponerme de parto antes de tiempo y perder a mis bebés. Por ellos lo di y lo daría todo, mis mellizos Guillermo y Paula siguen siendo y siempre serán mi prioridad, pero ese pequeño detalle marcó mi vida, me faltó decirle lo mucho que lo quería y fundirme en un abrazo infinito.
¿Te consideras una persona más solitaria o familiar?
No sé si en mis escritos lo he transmitido, pero, a pesar de tener un alma solitaria, soy extremadamente familiar, ellos siempre han sido el pilar en el que me he sustentado y quienes me han apoyado haga lo que haga. A veces pienso que mi alma se quedó atrapada en este mundo y en esta vida por toda esa gente que me dice te quiero.
La palabra te quiero es la palabra más poderosa del mundo y la que más te ata a la tierra.
Cuando di a luz a mis mellizos, tuve una depresión posparto bastante fuerte, no quería seguir viviendo, y en ese momento los que me salvaron fueron mis hijos, por ellos seguí viviendo, y por ellos me levanto una y otra vez y sigo andando a pesar de mis heridas.
Cuando siento que el mundo no me entiende o soy yo la que no entiendo al mundo, amo la soledad, me gustaría encerrarme en la torre más alta y que nadie me molestase, me gustaría desaparecer, ser invisible y que el mundo me olvidara, así que respondiendo a tu pregunta: soy ambas personas, la solitaria y la familiar, siempre soy ambas caras de la misma moneda, pero siempre muestro una única cara por no preocupar a los demás o no dar explicaciones.
Siempre subo la montaña con mi mochila cargada de piedras, y en algún momento del camino consigo soltar unas cuantas y coger aire para seguir adelante.
¿De qué manera ha influido tu marido en tu vida?
Mi marido ha influido también mucho en mi vida, él ha sido siempre quien me ha dado ese empujoncito que me faltaba cuando mi inseguridad me detenía. Nos conocimos un 15 de agosto en una boda, me sentaron medio obligada en una mesa donde estaba la gente joven, odio que la gente haga esas cosas, pero gracias a eso conocí a la persona con la que hoy en día comparto mi vida. Desde una de las esquinas de la mesa, él me observó soplar al gazpacho frío que yo pensaba era consomé, miré hacia todos lados y creí que nadie me había visto, respiré aliviada, pero había alguien para el que no pasó desapercibido ese gesto, mi marido se enamoró de mí en ese momento tan torpe y tan yo, y desde entonces estamos juntos. Quien nos conoce sabe que somos dos polos opuestos, pero eso hace que nos complementemos y que sigamos andando juntos ese camino que en ocasiones ha estado sembrado de dificultades que hemos superado.
¿Cómo te describirías a ti misma y qué tan selectiva eres con tus amistades?
Siempre he sido una niña alegre y extrovertida, pero por encima de todo eso, he sido selectiva, si alguien no me gusta, me alejo. En eso sigo siendo igual, no me gustan las confrontaciones, y con el tiempo he comprendido que he de alejarme de todo lo que afecta a mi paz mental. Por lo tanto, actualmente me rodeo de la gente que realmente me aporta algo. No me gustan los grandes grupos de amigos, prefiero un grupo reducido con el que se pueda mantener una conversación interesante.
En algún momento hablas de un primo que ha sido para ti como un hermano, ¿cuál ha sido el momento más especial que viviste con tu primo durante vuestra infancia juntos?
Soy hija única, pero, como he dicho anteriormente, he estado en una familia muy unida, por lo que, para mí, mi primo Jesús, el hijo de mi tía por parte de madre, ha sido como un hermano. Pasábamos el día juntos, e incluso en determinadas fechas en las que nuestros padres nos dejaban con los abuelos, vivíamos juntos. Mi primo y yo nos hemos peleado como hermanos, hemos compartido risas, confidencias y toda una vida juntos. Para sus hijos yo soy la tita María, y para los míos, él es el tito Fandi.
No sé si se puede decir que fue el momento más especial, pero es el que recuerdo con cariño, así que, si tuviera que elegir un momento sería el día de mi boda, él estuvo siempre junto a mí y formó parte de la ceremonia llevando los anillos, pero especialmente recuerdo cuando salimos de la iglesia y me abrazó, ese abrazó marcó un antes y un después, fue como una despedida de la vida que hasta aquel momento conocíamos, y, aunque mi vida siguió casi igual, todo cambió, era un adiós a esa infancia compartida.
¿Por qué para tu familia eres María y para los demás eres Bea?
Sí, me he referido a mí como María, pero en realidad solo mi familia me llama María, para el resto del mundo soy Bea, y todo esto es gracias a la ocurrencia que tuvo mi madre de ponerme en el babero del cole: M. Beatriz, imaginaos la cara de mi madre cuando le dijeron que, si su hija era sorda, que cuando la llamaban no contestaba por su nombre. Así que desde pequeñita descubrí que para mi familia siempre sería María y para el resto de la gente Beatriz.
A pesar de tu gran interés en la mente humana y en la rama sanitaria, ¿qué te llevó a descubrir que la medicina no era la carrera adecuada para ti?
Mi sueño no siempre fue la escritura, cuando estaba decidiendo carrera universitaria, deseé meterme a forense, menos mal que no saqué la nota necesaria, porque no creo que me hubiese gustado. El caso es que siempre me ha gustado la medicina, por eso quise quitarme la espinita sacándome lo de Auxiliar de enfermería y Auxiliar de psiquiatría, y he de decir que me apasiona la mente humana, me parece un mundo increíble e impredecible, pero hace poco descubrí que sería incapaz de hacerlo, ya que empatizo demasiado con la gente y lo paso mal cuando veo a alguien sufrir, así que, después de estudiar varias cosas de la rama sanitaria, he descubierto que simplemente me gusta aprender pero no sirvo para ejercer.
En mi actual trabajo, una mañana se cayó una mujer mayor en las escaleras mecánicas, creo que a consecuencia de un ictus, salí a correr desde la otra punta y entre una clienta que era enfermera y yo, estuvimos intentando mantenerla con vida hasta que llegaron los de la ambulancia. Quizás mis palabras de consuelo fueron las últimas que escuchó, ya que me enteré que había fallecido en el hospital. No es que no sirva para ejercer el trabajo, es que al finalizar el día la tristeza de los enfermos no me dejaría ser feliz, no soporto perder a la gente, y sé que tampoco sería capaz de huir de ese momento, sería de las que les cogen la mano y no los sueltan, pero eso acabaría conmigo.
También he adquirido bastante formación de la rama de educación infantil y psicología infantil, pero no sé si alguna vez me atreveré a descubrir si tendría la paciencia suficiente para ejercer ese trabajo.
¿Qué aspectos del trabajo como Técnico en consumo te resultaron más gratificantes, y qué retos encontraste al ejercer como Community Manager en el manejo de redes sociales?
Lo que sí que me gustó estudiar y ejercer fue Técnico en consumo, me encanta tratar con la gente, se me da bien la atención al público y desde el primer momento lo disfruté, pero por desgracia no hay demasiado trabajo de esa rama.
La titulación de Community manager la ejercí de forma privada y, a pesar de gustarme y de haber tenido formación en marketing digital, reconozco que las redes sociales consumen muchísimo y puede llegar a ser un trabajo complicado en ese sentido.
Me encanta el marketing digital, es un poco como la psicología, una forma de dar visibilidad a tu contenido y que aparezca en los motores de búsqueda de google, es un continuo desafío y una victoria si se consigue.
Actualmente estoy formándome más en marketing digital a través de la universidad de Vitoria y estoy aplicando mis conocimientos a mi revista cultural One Stop New, anteriormente llamada One Stop.
One Stop fue el inicio de un hermoso proyecto que nació como todo en mi vida, de esa frase que yo suelo decir “Si otros pueden yo puedo”. Fue un proyecto que inicié con el apoyo de mis amigas Carmen Mari y Carol, y en ese camino encontré a una de las personas que más me han ayudado en mi camino literario, y eres tú estimado Carlos Javier, que te has convertido en referente para la cultura y que me ha guiado en este andar incesante.
Jose Luis Ortiz también forma parte de ese grupo de amigos que aparecen y te brindan su ayuda incondicional, Paloma Albarracín también estuvo en los inicios de One stop y siempre le agradeceré su apoyo.
Siempre agradeceré a todos los que me impulsaron en los inicios y creyeron en mí, me siento afortunada por haber estado rodeada siempre de buena gente.
¿Qué piensas sobre la amistad?
Siempre he pensado que la gente aparece en tu vida en el momento exacto y desaparecen para aparecer en la vida de otras personas que puede que las necesiten más, por eso guardo con cariño en mis recuerdos a esas amigas que por circunstancias del destino han seguido otros caminos. En mi vida he tenido muy buenas amigas, y hoy en día también las tengo, pero siempre ha habido una amiga que durante toda mi vida ha estado ahí cerquita para cuando la he necesitado, esa es Soraya, una de esas amistades que pase el tiempo que pase, cuando quedamos sentimos como si nos hubiésemos visto el día de antes. Somos campanilla y Periwinkle, amigas de copas, de lágrimas, de risas y de confidencias.
¿Cuéntanos sobre tus aficiones preferidas?
Cuando me preguntan por mis aficiones, siempre me ha costado trabajo responder brevemente, he sido una persona que ha deseado hacer de todo, aunque no se me diera bien, pero también me canso rápido de las cosas y suelo experimentar con otras. Me encanta patinar, pero desistí cuando supe que jamás iba a aprender a fretar, así que ahí tengo mis patines en línea en el armario, preciosos y relucientes. También probé con la patineta, pero, tenía el mismo problema, así que evolucioné al patín con manillar, y ese sí que se me daba bien, pero luego aparecieron los eléctricos, y en esos sí que no pienso montarme.
Sé jugar al tenis, y de vez en cuando me apetece echar un ratito, pero no me gusta correr demasiado, por lo que, si no es a dobles, me caso a los veinte minutos. El pádel me estresa, y no me sale darle a la pelota con esa pala tan pequeña, prefiero la raqueta de tenis.
Eso sí, me encanta bailar cualquier cosa, y se me da bien, por lo que con cualquier música bailable o no, mi cuerpo se mueve y se adapta a cualquier ritmo.
Me encanta dibujar, de hecho, no me metí a la carrera universitaria de Bellas artes porque tenía muy poca salida laboral, pero siempre me arrepentiré de ello, ya que podría haber sido muy buena, e incluso he pintado algunos cuadros estilo manga para mis amigas.
Me encantan las plantas y leer sobre sus propiedades curativas y mágicas, lo extraño es que me suelen gustar las plantas sencillas, aquellas que no tienen flores vistosas, las que pasan desapercibidas porque sencillamente son maravillosas tal como son.
Mi mayor afición, como imaginareis, es la lectura, desde pequeñita he devorado los libros, una vez perdí la noción del tiempo en la biblioteca del cole, cerraron las puertas y yo no salía, mis padres casi llaman a la policía.
¿Qué opinas sobre la velocidad con la que tu cerebro enlaza millones de ideas y cómo esta habilidad afecta tu percepción del mundo y tu concentración?
No sé si podría considerarse un defecto o una virtud, pero mi cerebro muchas veces actúa diferente al de los demás, igual en milésimas de segundos enlazo rápidamente millones de ideas, que de repente me abstraigo en algo y el mundo deja de existir para mí, creo que por eso soy capaz de concentrarme en medio del caos y de crear el caos dentro del silencio.
¿Qué significado tuvo para ti formar parte de la antología CANTO PLANETARIO?
Gracias a ti estimado Carlos Jarquín, por haberme invitado a esta experiencia increíble de formar parte de Canto Planetario, la cual es una maravillosa compilación literaria con autores de los cinco continentes que nos unimos en una llamada de auxilio para con nuestro planeta. Fue estupendo formar parte de algo tan grande y hermoso, un proyecto que llevó mucho trabajo y que dio como resultado un referente literario. Dicen que el destino pone en tu camino a personas que te acompañan y ayudan en tu camino, una de esas personas es él, ya que he podido conocer a gente maravillosa y crecer en mi carrera gracias a su ayuda.
En referencia a nuestro planeta, he de decir que amo a los animales, sus almas son mejores que las de los humanos, ellos no acabarían con los recursos del planeta como nosotros, e incluso los animales más salvajes, cazan para sobrevivir, sin embargo, los humanos somos depredadores con nosotros mismos y con el planeta por simple ego.
En el siguiente enlace María Beatriz Muñoz presenta su más reciente libro titulado Mariposa de alas azules, disponible en la plataforma de Amazon:
https://youtu.be/oQy1FBLV27o?si=Qb_A0iba_U0Zraes


María Beatriz mostra la copertina della sua più recente raccolta di poesie, Mariposa de Alas Azules (Farfalla dalle ali azzurre), disponibile su Amazon in formato cartaceo e digitale (Kindle). Foto: 6 agosto 2025. Per gentile concessione.