Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq
L’epopea completa della rivoluzione del silenzio.
✦ Parte prima
Vado nel tuo paradiso, mi rifugio all’ombra della nuvola di Dio – per il mio bene, spazzo via le sabbie dimenticate che le sorgenti dell’abisso hanno calpestato. Sul cartello notturno, questo silenzio è stato sospeso – e gli slogan erano donne sterili accovacciate nella scatola della prostituzione. Da qui passarono gli sconfitti, rifugiandosi nelle loro sedizioni: perfino le lanterne maledicono l’ombra delle spade. Le voci dei congiunti attorno al santuario, che asciugano con i loro vestiti le lacrime della nave del giorno, con la pioggia che lava via le cave delle tende in fiamme. Come le lance esplosive squarciarono il cielo, estatiche, scavando umiliante la sorgente dell’Eufrate, mentre la barbarie si risveglia per dividere il bottino? Gli occhi della gloria furono incrinati dalle fruste dei serpenti, e dietro la storia ci sono coloro che appendono le loro spade, trafiggono le cupole e le contaminano con il fumo della sedizione. Il fiume vibrava coperto dalle corna delle barbe delle leggi, e le falci dei loro colli erano alzate, illuminando con la lampada i volti dei passanti, spargendo cenere. Che cosa fa questa testa quando il tempo scade? Chi ordinò di recidere le vene del cielo? E i pagliacci con la loro vita glorificavano le sbarre…?! Mentre i soldati trascinano la loro sconfitta, i petti sanguinanti per le mani mozzate appesantite dalle catene che trascinano la luce dei campi. La sfocatura spezzata sui bastoni dei sultani, il rumore dei denti pronti dietro la tenda, che rosicchiavano l’argilla rossa che scuoteva le coppe delle corone. Chi ha dato il permesso ai cavalli di calpestare i santuari dell’amore? E le truppe di rubini purificati che si sono smarrite, come le perle dei cani ambulanti, vagando attorno al cammello?! Chi curerà la pazienza infantile quando le frecce vengono scagliate contro, uccidendo il tremore del petto e le strade si restringono tristemente con canti smorzati?! Le folle hanno aperto una porta all’alba nell’oscurità della notte: un turchese che gocciolava tenero da loro desiderando il sangue.
✦ Parte seconda
E voi, cavalli ammassati nel profondo del lutto, preparatevi e macchiate l’angolo del giorno con il dolore del sangue versato sulle palpebre del cielo. Queste croci cavalcano le selle del desiderio. Si svegliano al ritorno della dispersione e raccolgono ciò che la gioia delle spade piange. Le donne in lutto dietro i confini della notte, sono state agitate da una freccia ubriaca. Le bandiere brindano, il loro pane annegato nel dolore, e sui bastoni si levano eterni lamenti schiacciati dalla macina, mentre l’umiliazione della sconfitta si estende tra la sete del fiume e il corpo della terra. Quale delle canzoni cavalca il battito del vento? E le folle si accalcano attorno ai capelli grigi del mattino, raccogliendo il vigore della santificazione?! Sui tronchi dell’Eufrate, i rami delle palme piangono con il loro antico dolore. Il deserto avanza strisciando, curvo e spezzato, portando con sé le offerte di coloro che emergono dalle sue crepe. Le stelle cadono, le loro viscere corrono, la più pesante delle quali è il terremoto di un sogno che ha agitato l’ascesa del declino, e davanti a loro cadono tutte le maschere della storia. Fiorisci, o sangue sparso, a te corrono le lance e disperdi il volto dei malvagi con una manciata di spighe (che portano frutto in ogni tempo). Il corpo è lucente, avvolto nella pietà dell’amore, le membra tremano per lui, i suoi pensieri sono scossi dal sibilo e nei suoi stendardi si spalancano gli occhi della siccità. La riverenza si rilassa da sola sotto il trono di spade, vagando nel suo regno, allontanando il tremore della bara, e i tamburi del fiume sono annegati nel polso del pudore. La sua coppa è agitata, tintinna nei palazzi delle storie come ceneri, e la voce del corpo risuona nel collo del fantasma della ghigliottina. Il linguaggio di Dio penetra nel flusso delle catene e si risveglia nei salmi della morte, nei rami dei fulmini e nei lamenti, sbranando i cavalli delle tenebre… piangono lacerati
✦ Terza parte
Scomparve dietro la tristezza delle sabbie annegate nelle onde del dolore – e l’ombra del santuario della perdita si nasconde senza ali, estinguendosi. Il rumore delle lance lasciato dietro di sé dal tremolio del sole, la finestra dei ricordi che si affaccia sull’orizzonte e le sacche della partenza riempite con le corde dell’abisso. I pensieri si espandevano nel loro pozzo stagnante, facendo maturare le teste dei diavoli sopra l’ importanza delle parole. Rapidamente schiumarono e perforarono il silenzio dell’usignolo. I cammelli snelli trasportano l’ondeggiare delle tende, navi che navigano nell’oscurità dei luoghi di sepoltura delle lacrime. La strada è assentata di braci che riempiono le foreste ardenti, portando sulle loro lance la stirpe della conquista, nude, sono le lune che ospitano le stelle. Vaga nella notte, con il respiro affannoso, il suo segreto è inciso su un muro intagliato con le corde delle città, circondato dal carbone sul muro, che disegna la perdita. Nel suo fazzoletto c’era raccolto il profumo dei sogni e, nell’assemblea divertita, si rivelò la sua voce, rombante come un tuono appoggiato sulle rive della memoria. Sono rinnegati con sogni di ignoranza, i loro volti sono sconosciuti, guardando i fiori appassiti, stanchi per una sanguinosa dipartita nelle immagini. Confusa, come un serpente che striscia, e adorna di tragedia, un orizzonte di sventura che cuce il giorno, e lei continua a pugnalare nella tristezza della sua prigione. E se fosse assediato dalla perdita di un altare che lo manda in frantumi, e da un improvviso attacco a coltellate contro una carovana che annunciava la sua eclissi?! È come se l’Eufrate fosse il sangue degli occhi quando singhiozza e supplica, riparando la linfa delle mani, e scava una tomba nella quale saltano i pipistrelli. Il profumo delle spezie attira l’anima, la tristezza risplende stranamente sotto il terreno, e i cortei funebri rinnovano la loro melodia incrinata.
Kareem Abdullah -Iraq
Lettura in italiano di Elisa Mascia, poetessa-scrittrice
الملحمة الكاملة لـ ثورة الصمت
✦ الجزء الأول
في جنتِك ذاهبٌ، أستظلُّ بغيمةِ الله ـــ أُجلي رمالًا منسيّةً وطأتها سنابكُ الهاوية. على يافطةِ الليلِ أعلّق هذا الصمت ـــ والشعاراتُ العواقرُ تتقرفصُ في خانةِ الدعارة. مِن هنا مرَّ المهزومون، يحتمون بفتنهم ـــ حتى الفوانيس تلعنُ ظلَّ السيوف. أصواتُ الثكالى حولَ المزار، يُجفّفنَ بثيابهنَّ دموعَ سفينةِ النهار، بمطرٍ يغسلُ محاجرَ حرقةِ الخيام. كيفَ تناهشتْ رماحٌ مفخخةٌ كبدَ السماء، جذلى تفقأُ عينَ الفرات مُهانةً إذ الهمجيةُ تستيقظُ، تستقسمُ الفيءَ؟ تصدّعتْ عيونُ المجدِ بسياطِ الأفاعي، وخلفَ التاريخ هناك من يُعلّقُ سيفه، يُثقبُ القِباب، يلوّثها بدخانِ الفتنة. تطيّنَ النهرُ بأبواقِ لحى الشرائع، ورُفِعتْ مناجلُ رقابِها تحشُ مصباحًا على واجهاتِ العابرين، ترشُّ الرماد. ماذا يفعلُ هذا الرأسُ حينَ يعتلي الزمن؟ مَن أمرَ بقطعِ أوداجِ السماء؟ والمهرّجون بمخاصرهم مجّدوا الحانات…؟! بينما يجرُّ الجنودُ هزيمتَهم، الصدورُ تُدميها كفوفٌ مقطوعةٌ يُثقلها سلاسلُ تسحبُ ضوءَ الحقول. الغبشُ المكسورُ على أعوادِ السلاطين، جعجعةُ أسنّةٍ متأهبةٍ خلفَ الستار، تقضمُ طينةً حمراءَ رجْرَجَتْ كؤوسَ التيجان. من أَذِنَ للخيولِ أن تطأ مراقدَ العشق؟ وأفواجٌ غوتْ ياقوتةً مطهّرة، كجمهرةِ كلابِ الحوأب، هائمةً حول الجمل؟! من يُرضعُ الصبرَ الرضيعَ حين تراشقتْ سهامٌ تذبحُ ارتعاشةَ الثدي، والطرقاتُ تضيقُ محزونةً بشدوٍ مكتوم؟! زُمَرٌ فتحوا في ظلامِ الليلِ بابًا للفجر ـــ يندلقُ منهم فيروزٌ يحنو على الدم.
✦ الجزء الثاني
وأنتِ، أيتها الخيولُ المحتشدةُ في خلجاتِ الفجيعة، تهيّئي، ولطّخي ناصيةَ النهارِ بوجعِ الدمِ المسفوكِ في جفونِ السماء. فهذه الصلبانُ تركبُ سروجَ الاشتهاء، أفيقي على رجعِ الشتات، ولمّلمي ما ترثيه بهجةُ السيوف. فالنائحاتُ خلفَ حدودِ الليل، هيّجهنَّ سهمٌ ثمل. البيارقُ تشربُ نخبَها الغارقَ بالأَسى، وعلى الأعوادِ نواحٌ سرمديٌّ تسحقهُ الرحى، بينما ذُلُّ الهزيمة يمتدُّ ما بينَ ظمأِ النهرِ وجسدِ الأرض. أيُّ المواويلِ تمتطي نبضَ الريح؟ وأفواجٌ تتزاحمُ حولَ شيبةِ الضحى، حاصدةً عنفوانَ التقديس؟! على جذوعِ الفرات، تتحنّى العراجينُ بحزنها العتيق. تزحفُ الصحراءُ حدباءَ مكسورة، لها تحملُ قرابينَ الخارجينَ من شقوقها. تُساقِطُ النجومُ أحشاءَها هرولةً، أثقلها زلزلةُ حلمٍ حرّك معراجَ الأفول، وقدّامها تتساقطُ كلُّ أقنعةِ التاريخ. ازدهرْ، أيّها الدمُ الشَّذَر، إليكَ تركضُ الحِراب، وأرشقْ وجهَ الغيّ بحفنةِ سنابلَ (تؤتي أُكلها في كل حين). برّاقٌ هو الجسدُ، ملفوفًا بورعِ العشقِ، تهتزُّ لهُ الفرائصُ، بأضغاثِها يُهدّها الفحيح، وفي راياتهِ تنفلقُ عيونُ القحط. يرتخي الخشوعُ وحيدًا تحتَ عرشِ السيوف، هائمًا في ملكوتهِ، ينزعُ ارتجافَ النعش، ودفوفُ النهرِ غارقةٌ بنبضِ الحياء. مهتاجٌ كأسُه، يجلجلُ في قصورِ تواريخَ كالرماد، وصوتُ الجسدِ يرنُّ في رقابِ شبحِ المقاصل. لغةُ الله تشقُّ طوفانَ القيود، وتستفيقُ في مزاميرِ الاحتضار، أغصانُ البروق، فتنوحُ مُمزّقةً خيولَ الظلام…
البروق، فتنوحُ مُمزّقةً خيولَ الظلام…
✦ الجزء الثالث
توارتْ خلفَ حزنِ رمالٍ غارقةٍ بأمواجِ الأسى ـــ وظلُّ مزارِ الفقدِ يتخفّى بلا أجنحةٍ، ينطفئ. ضجيجُ الحِرابِ خلّفَ رفيفَ الشمسِ، ونافذةُ الذكرياتِ تطلُّ على الأفق، وحقائبُ الرحيلِ مملوءةٌ بحبالِ الهاوية. الأفكارُ تمدّدتْ في بئرها الآسن، أينعتْ رؤوسًا للشياطين فوقَ هامةِ الكلمات، أسرعتْ تُرغي وتثقبُ صمتَ العسعس. النياقُ الضامراتُ يحملنَ تلويحَ الخيام ـــ سفنٌ تُبحرُ في دياجيرِ مدافنِ الدموع. الطريقُ ظمأُ جمراتٍ تحشُّ غاباتِ الاشتعال، تحملُ على أسنّتها سُلالةَ الفتح، عاريةً، هي الأقمارُ تؤوي النجوم. تتيهُ بليلٍ معصوبِ الشهيق، ينحتُ سرَّها سورٌ محفورٌ بحبلِ المدائن، يُسوّرها فحمٌ على الحائطِ يرسمُ ضياعًا. في منديلِها عبقُ الأحلام، تكوّمتْ، وفي مجلسِ اللهوِ تكشّفَ صوتُها، يزمجرُ رعدًا يتكئُ على ضفافِ الذاكرة. مرتدّون بأحلامِ الجهالةِ يتعنكبون، مجهولةٌ هي الوجوه، تتفرّسُ أزهارًا ذابلةً أتعبها رحيلٌ مدمّى بالصور. حيرى، وأفعى تزحفُ، وبالفجيعةِ تتزيّن، أفقٌ من الشؤمِ يخيطُ النهار، ولمّا تزل طاعنةً في حزنِ محبسها. وماذا وقد حاصرَها ضياعُ مذبحٍ بهِ تتشظّى ـــ وطعنٌ يُباغتُ قافلةً أعلنتْ خسوفَها؟! كأنَّ الفراتَ دمُ الأحداقِ حينَ ينشجُ، وفاضَ يستجدي، يُرمّمُ نسغَ الكفوف، ينبشُ قبرًا تتقافزُ فيه الوطاويط. رائحةُ الأطيابِ تسحبُ الروحَ، يلمعُ الحزنُ غريبًا تحتَ الثرى، فتُجدّدُ لحنَها المُشقّق مواكبُ العزاء.
Kareem Abdullah -Iraq
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