Marx Bauzà dall’Argentina scrive l’analisi poetica e riflessioni alla sua poesia

Foto cortesia di Marx Bauzà – Argentina

A volte il linguaggio diventa vuoto, e allora bisogna raschiare via il suo contenuto, svuotarlo, ripeterlo finché non acquisisce di nuovo un significato. Come se ogni parola dovesse essere ripetuta più volte per far spazio a ciò che non ha più nome: la comunità, la giustizia, la solidarietà, il fuoco che palpita dentro di noi.

Prendere il vuoto
Di Marx Bauza.

L’urgenza della poesia.

Questa poesia è nata da un terremoto. Da un terremoto politico, emotivo e spirituale. L’ho scritta con rabbia, ma anche con una tristezza che non si poteva dire ad alta voce. A volte il linguaggio diventa vuoto, e poi bisogna grattarlo, svuotarlo, ripeterlo finché non ha significato di nuovo. Come se ogni parola dovesse essere detta più volte per fare spazio a ciò che non si nomina più: la comunità, la giustizia, la solidarietà, il fuoco elementi dentro di noi.

Ho scritto questa poesia quando sentivo che non avevamo più riferimenti chiari. Quando i partiti politici sono diventati marchi e i discorsi slogan. Quando quelli che difendevano un’altra idea di paese, diversa da quella attuale, cominciarono a camminare senza ombra.

Orfanezza politica e affettiva.

Per me, la recente morte di papa Francesco rappresenta la perdita di un referente. Non solo spirituale, ma profondamente politico. Vedevo in lui un umanista che sapeva parlare degli umili, degli emarginati, delle donne, della comunità LGBTIQ+, dei migranti. Dei nani. In lui sentivo una voce capace di resistere all’indifferenza, di confrontarsi con i poteri concreti senza bisogno di gridare. Semplicemente facendo dalla pianura, costruendo reti dalle città di emergenza o dai quartieri popolari.

Quella perdita, insieme alla partenza di Daisaku Ikeda e Silo mi hanno lasciato all’aperto. Mi è passata una triade di uomini che credevano nel collettivo, nella pace e nella trasformazione interiore come via per trasformare il mondo. Oggi mi sento di essere un orfano terribile. E questo è il clima in cui respira questo videopoema. Un clima in cui i politici rappresentano poco o nulla o si sono allontanati dai bisogni del popolo.

La poesia come incantesimo laico.

In ‘Dovremmo farci carico di questo vuoto’, ho condensato l’urgenza politica in un poema che si decompone e si ripete come una preghiera laica, un incantesimo civico. Lì la voce dice, insiste, si riduce all’essenziale, come il fumo che si espande senza meta ma occupa tutto: si insinua nelle fessure del linguaggio, negli interstizi del disincanto.

La poesia non cerca di adornare né spiegare. È vuoto ed è fame. È fumo ed è eco.

Quello che hanno lasciato i partiti politici non è solo un vuoto istituzionale, ma una catastrofe affettiva, una domanda senza risposta.

E in quell’assenza che brucia senza fuoco, la poesia si trasforma in territorio da occupare, in necessità sociale, in urgenza che diventa poesia.

Uno sguardo ampio nei momenti difficili.

Questa poesia non è un volantino. Non cerca di accusare o accendere la miccia dell’odio. Piuttosto, cerca di aprire uno spazio di riflessione per chiederci: come costruiremo qualcosa di diverso senza ripetere la stessa cosa? Come facciamo perché il vuoto non sia riempito di rancore o cinismo, ma di immaginazione politica, di tenerezza pubblica?

Non l’ho scritto per offendere o attaccare qualcuno che la pensa diversamente. L’ho scritto perché credo profondamente nella democrazia. Perché mi duole vedere come l’estrema destra avanza sullo stato, il tessuto sociale, la trama che costituisce i nostri corpi e le parole che scrivono la storia ogni giorno. Perché credo che possiamo ancora, dalla poesia, dall’arte, dalle piccole azioni, dire no all’odio e sì a una comunità che abbracci e stimoli lo sviluppo della bellezza.

Poetica della mancanza, estetica della ricostruzione.

In definitiva, questa poesia non intende chiudere nulla. Appena lasciare vibrando una domanda. Basta indicare che c’è qualcosa che manca, e che quel qualcosa non si risolve con un meme o con un voto. Si risolve con l’idea di comunità, con più ascolto, con il desiderio di farsi carico dei vuoti che rimangono. Il sociale e il politico è qualcosa che riguarda tutti noi. L’organizzazione è necessaria per poter rispondere alle intemperie.

Occuparci del vuoto.

Dovremmo occuparci di questo vuoto.

Dovremmo prenderci cura di lui.

Come cittadini dovremmo prenderci la responsabilità.

Prendere il controllo dei partiti politici.

Dovremmo preoccuparci e occupare una volta per tutte quel vuoto lasciato dai partiti politici.

Dovremmo preoccuparci e occupare finalmente quel vuoto lasciato dai partiti politici.

Dovremmo occuparci di quel vuoto lasciato dai politici.

Dovremmo occuparci di questo vuoto lasciato dai politici.

Dovremmo occuparci e riempire quel vuoto che hanno lasciato.

Dovremmo occuparci e riempire quel vuoto che avete lasciato.

Dovremmo riempire quel vuoto che avete lasciato.

Riempire quel vuoto che hanno lasciato.

Lo spazio vuoto lasciato dai partiti politici.

Un enorme vuoto lasciato.

Quel vuoto che.

Quel vuoto.

Un enorme vuoto e noi siamo affamati.

Noi affamati e questo vuoto enorme ma non abbiamo nemmeno il fuoco.

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Hacernos cargo del vacío
Cultura
Publicado el

2 de mayo de 2025
Colaboración Fuga

Por Marx Bauzá.

La urgencia del poema.

Este poema nació de un temblor. De un temblor político, emocional y espiritual. Lo escribí con bronca, pero también con una tristeza que no se podía decir en voz alta. A veces el lenguaje se vuelve hueco, y entonces hay que rascarlo, vaciarlo, repetirlo hasta que vuelva a significar. Como si cada palabra tuviera que ser dicha varias veces para hacerle lugar a lo que no se nombra más: la comunidad, la justicia, la solidaridad, el fuego que late en nuestro interior.

Escribí este poema cuando sentí que ya no teníamos referentes claros. Cuando los partidos políticos se convirtieron en marcas y los discursos en slogans. Cuando los que defendíamos otra idea de país, diferente a la actual, empezamos a caminar sin sombra.

Orfandad política y afectiva.

Para mí, la reciente muerte del Papa Francisco representa la pérdida de un referente. No sólo espiritual, sino profundamente político. Veía en él a un humanista que supo hablar de los humildes, de los marginados, de las mujeres, de la comunidad LGBTIQ+, de los migrantes. De los nadies. En él sentía una voz capaz de resistir a la indiferencia, de confrontar a los poderes fácticos sin necesidad de gritar. Simplemente haciendo desde el llano, construyendo redes desde las villas de emergencia o los barrios populares.

Esa pérdida, junto a la partida de Daisaku Ikeda y Silo me han dejado a la intemperie. Se me fue una tríada de hombres que creían en lo colectivo, en la paz y en la transformación interior como vía para transformar el mundo. Hoy siento una orfandad terrible. Y ése es el clima en el que este videopoema respira. Un clima en el que los políticos poco o nada representan o se han alejado de las necesidades del pueblo.

El poema como conjuro laico.

En ‘Tendríamos que hacernos cargo de este vacío’, condensé la urgencia política en un poema que se descompone y se repite como un rezo laico, un conjuro cívico. Allí la voz dice, insiste, se reduce a lo esencial, como el humo que se expande sin rumbo pero lo ocupa todo: se cuela por las grietas del lenguaje, por los intersticios del desencanto.

El poema no busca adornar ni explicar. Es vacío y es hambre. Es humo y es eco.

Lo que dejaron los partidos políticos no es sólo un hueco institucional, sino una intemperie afectiva, una pregunta sin respuesta.

Y en esa ausencia que arde sin fuego, el poema se transforma en territorio a ocupar, en necesidad social, en urgencia que se hace poema.

Una mirada amplia en tiempos difíciles.

Este poema no es un panfleto. No busca señalar culpables ni encender la mecha del odio. Más bien, intenta abrir un espacio de reflexión para preguntarnos: ¿Cómo vamos a construir algo diferente sin repetir lo mismo? ¿Cómo hacemos para que el vacío no se llene de rencor o de cinismo, sino de imaginación política, de ternura pública?

No escribí esto para ofender o atacar a nadie que piense distinto. Lo escribí porque creo profundamente en la democracia. Porque me duele ver cómo la ultraderecha avanza sobre el estado, el tejido social, la trama que constituye nuestros cuerpos y las palabras que escriben la historia a diario. Porque creo que todavía podemos, desde la poesía, desde el arte, desde las pequeñas acciones, decir no al odio y sí a una comunidad que abrace y que estimule al desarrollo de la belleza.

Poética de la falta, estética de la reconstrucción.

En definitiva, este poema no pretende cerrar nada. Apenas dejar vibrando una pregunta. Apenas señalar que hay algo que falta, y que ese algo no se resuelve con un meme ni con un voto. Se resuelve con la idea de comunidad, con más escucha, con el deseo de hacernos cargo de los vacíos que quedan. Lo social y lo político es algo que nos atañe a todos. Organizarse es menester para poder dar respuesta a las inclemencias.

Hacernos cargo del vacío.

Tendríamos que hacernos cargo de este vacío.

Tendríamos que hacernos cargo.

Como ciudadanos tendríamos que hacernos cargo.

Hacernos cargo de los partidos políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez por todas ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese espacio vacío que dejaron los políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese vacío que dejaron los políticos.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar de una vez ese vacío que dejaron.

Tendríamos que hacernos cargo y ocupar ese vacío que dejaron.

Tendríamos que ocupar ese vacío que dejaron.

Ocupar ese vacío que dejaron.

Ese espacio vacío que dejaron los partidos políticos.

Un vacío enorme dejaron.

Ese vacío que.

Ese vacío.

Un vacío enorme y nosotros con hambre.

Nosotros con hambre y este vacío enorme pero ni siquiera tenemos fuego.

Marx Bauzà dall’Argentina

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Marx Bauzà dall’Argentina scrive alcune riflessioni in poesia… pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Pubblicato da elisamascia

Biografia di: Elisa Mascia Nata a Santa Croce di Magliano (Cb) nel 1956, vive a San Giuliano di Puglia (Cb). Insegnante, poetessa, scrittrice, declamatrice, recensionista, giurata in eventi culturali, manager culturale nel mondo. Ha partecipato a numerosi concorsi di poesia nazionali ed internazionali ottenendo premi, attestati di partecipazione, meriti e menzioni d'onore. Nel luglio 2019 è stata pubblicata con “L'inedito Letterario” la prima raccolta di poesie della Silloge dal titolo “La Grattugia della Luna”. Ha partecipato a 8 edizioni del Premio Histonium, dal 2009 al 2019. Nel 2018 con la successiva pubblicazione della Silloge poetica Magiche Emozioni dell'Anima presentata quale strenna natalizia. Nel 2019 con la Silloge "Sogni Dipinti" di 10 poesie inedite ispirate a 10 dipinti del grande artista e poeta Erminio Girardo che ha ricoperto per lei il ruolo di maestro, segnando una svolta decisiva nell'attività di poetessa-scrittrice. Ha curato la traduzione poetica in italiano di alcune poesie del poeta , editor NilavroNill Shoovro. Da maggio 2019 ha partecipato all'intervista di febbraio 2020 e a molte Antologie tematiche, a oltre 50 numeri dell'Archivio mensile dei poeti OPA. Al libro di poesie "Savage Wind" pubblicato a settembre 2019 da "L'Inedito" del poeta Asoke Kumar Mitra ne ha curato la traduzione poetica in italiano. Da febbraio 2020 è membro fondatore di WikiPoesia. È cittadina della Repubblica dei Poeti e Dama dell'Ordine di Dante Alighieri. È stata co-conduttrice del programma En Alas del Fénix - collaboratrice di Radio Krysol Internazionale con video - declamazione di poesie proprie e di altri autori in italiano e spagnolo. Da febbraio a settembre 2021 ideatrice, organizzatrice e co-conduttrice del programma “Sentieri di vita” in onda su Radio Krysol Internazionale . Dal 2019: Voce al progetto Una voce del buio -e componente del gruppo del Teatro al buio - con Pietro La Barbera e da ottobre 2023 alla Co-conduzione del programma bilingue italiano-spagnolo "Alla ricerca della vera bellezza" in Restream e YouTube Autrice da San Giuliano di Puglia (Campobasso) Molise, del quotidiano online, del direttore Pier Carlo Lava, Alessandria today Magazine con oltre 600 articoli e Alessandria online. Da metà del 2023 collaborazione con il poeta Fabio Petrilli per la pubblicazione in Alessandria today di poeti da lui proposti Collabora con il periodista nicaraguense Carlos Javier Jarquin e coautrice di Canto Planetario. Coordinatrice Italia - Direttrice Eventi e Comunicazioni, Amministratrice dell'Accademia Albap. Membro della Writers Capital Foundation International e Coordinatrice dell'Italia del PILF: 2022-2023-2024 e PIAF 2022.- 2023, Responsabile della Biennale Hagiography Iconography International della Writers Capital Foundation International 2023, Autrice, Artista, Promotrice Culturale, Membro del Comitato Organizzatore dei Festival Panorama Internazionale Letteratura, Redattrice di www.writersedition.com "The Complete Magazine" - Italia Disegna e dipinge da Lezioni online del Maestro ceramista, scultore, artista plastico argentino Miguel Angel Guiñazu. Ha ricevuto, dal Movimento "Pacis Nuntii" - Argentina, l'Attestato e la Bandiera Universale della Pace che conferisce a chi la porta il carattere e lo spirito di Araldo e Costruttore della Pace Universale. È Dama dell'Arcobaleno nominata dalla prof.ssa Teresa Gentile. Nel luglio 2023 ha pubblicato il libro di poesie “Melodia d'amore ". - Facebook - Instagram - Twitter - YouTube - Pinterest

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