Foto cortesia della copertina del libro di Filippo Papa – Italia
Introduzione di Giacomo Bugliani
La parola scritta e, in specie, la poesia rappresentano da sempre un ponte
ideale tra la dimensione individuale e quella collettiva, un dialogo che, da
intimo, diventa così connotato da un’ottica universalistica. Filippo Papa, con
la sua raccolta “Sono solo me stesso”, ci conduce in un viaggio profondo che
si muove tra introspezione e riflessione, attraverso versi e aforismi che
parlano d’identità, d’amore, di memoria e di natura. Un’opera che affonda le
sue radici nelle corde più intime dell’animo, dal quale l’autore tra fonte
d’ispirazione e raccoglie tracce del suo vivere quotidiano.
In un tempo complesso come quello che stiamo vivendo, la poesia e la letteratura assumono un ruolo ancora più centrale: ci aiutano a comprendere la realtà, a interpretarla e a migliorarla, a costruire ponti tra generazioni e culture diverse, divenendo strumenti di libertà e di consapevolezza.
In questo contesto, si inserisce a pieno titolo l’opera di Filippo Papa.
Le sue poesie e i suoi aforismi sono un invito a riconoscersi con autenticità e
coraggio e divengono espressione compiuta di quel “γνῶθι σαυτόν” impresso
sul frontone del tempio di Delfi, che Diodoro Siculo (storico che ha le stesse
origini di Papa) con grande efficacia rielabora, invitandoci a respingere ogni
forma di superbia e ad approcciare con grande umiltà la nostra dimensione
intimistica, nella consapevolezza che solo la sorte è signora di tutti gli eventi
(“ἄνθρωπε, μὴ μέγα φρόνει, γνῶθι σαυτόν, ἰδὲ τὴν τύχην ἁπάντων οὖσαν
κυρίαν”).
Il progetto foto-performativo, che accompagna il volume di Filippo Papa,
aggiunge una dimensione visiva alla sua ricerca artistica, trasformando la sua
immagine in una riflessione sull’identità e sulla memoria nell’era digitale.
L’artista, infatti, utilizza il selfie, uno degli strumenti più iconici della
contemporaneità, per dare vita a una riflessione critica sulla percezione di sé
e sull’immagine che ciascuno di noi costruisce in quel mondo digitale che,
mai come oggi, per molti diviene la dimensione predominante della propria
esistenza.
Se nel passato il ritratto era uno mezzo per affermare status, identità e
memoria, oggi il selfie diventa un mezzo istantaneo (ed effimero) per
raccontarsi. Con questa “operazione artistica” Filippo Papa nobilita questo
strumento a forma d’arte, portando la fotografia performativa a un livello più
alto, convertendo quello che potremmo definire un “autoritratto della nostra
epoca” in atto di consapevolezza e costruzione dell’identità.
“Sono solo me stesso” non è soltanto una raccolta poetica e di immagini, ma
un’esperienza che stimola il lettore a porsi domande e a guardare l’esistente
con la profondità di occhi indagatori.
Un’opera che conferma il potere della poesia di illuminare il cammino di
ciascuno, avvalendosi della parola come chiave di accesso alla verità.
Una verità relativa, “a misura d’uomo”, che, in realtà, è una dichiarazione di
scoperta interiore, poiché l’autore, attraverso le sue esperienze, si libera dai
vincoli delle aspettative esterne per abbracciare pienamente la sua identità.
Cosa che si rende estremamente evidente nella lirica che dà il titolo all’opera:
“ho sempre cercato la luce/un raggio di sole caldo/una lampada nella notte/ho
sempre cercato una mano che mi accarezzasse la pelle/che mi accarezzasse
l’anima…ho trovato me stesso/solo me stesso”
.
Ciò che è chiaro al poeta è che la verità che ricerca è quella che gli permette
di approdare al porto più sicuro a cui ogni uomo anela: l’amore.
Un porto tranquillo solo in apparenza, perché è luogo che rende l’uomo
estremamente vulnerabile, una forza che lo espone a sentimenti fragili, ma
anche straordinariamente puri e autentici, “dolci come le carezze di una
madre” e “infiniti come i sogni più lontani”.
Il poeta è nudo, non solo e non tanto fisicamente, ma anche spiritualmente,
perché il suo corpo, “cattedrale dell’anima”, è il veicolo di accesso alla propria
dimensione metafisica.
La poesia, che è ispirazione di vita, diventa così un mezzo di rigenerazione
individuale e si rende strumento di vere e proprie rivoluzioni collettive, come
insegna Pablo Neruda quando inneggia alla “pace per le parole che mi
frugano più dentro e che dal mio sangue risalgono legando terra e amori con
l’antico canto”.
In un’epoca come la nostra, in cui la pace diventa aspirazione massima e
cogente dell’umanità, emerge ancora più forte il ruolo di un poeta come
Filippo Papa che, in ogni sua espressione artistica e letteraria, trova
nell’amore, colto in tutte le sue declinazioni, l’antidoto ai mali dell’individuo e a
quelli della società.
Giacomo Bugliani
Postfazione
Nel percorrere il sentiero strutturale di questa raccolta – catturantemente declinata in equilibrata alternanza di parola e di immagine – si rimane affascinati dalla capacità di scavo, interiore ed esteriore, dall’opera certosina
di svelamento, che il dettato poetico, così come quello aforistico, portano a
forma, a prius, paradigma, codice interpretativo, fondativo e fecondativo
dell’intera azione compositiva che, già dalla titolazione prescelta, in luziana
accezione, si rivela. In pienezza e in bellezza di maturità espressiva.
Un esordio, dunque, di eccellenza per Filippo Papa, artista dalle tante
riespressioni, meritamente pluripremiato e apprezzato e da pubblico e da
critica di settore, che in Sono solo me stesso, riesce ad attrarre,
conquistando, in virtù di una scrittura effervescente, mai in decrescita, carica
di sensazioni, di colorismi, di preziose osanze fonosimboliche, dove
l’immensità del particolare minimo, per riprendere Milosz, crea quadri di rara
impattanza visiva.
E la poesia, nelle mani sapienti di Papa, sa farsi canto, lieve quanto permeante: Quando usiamo il cuore/ Siamo cechi/ Siamo sordi/ Siamo fragili/
Ma siamo felicemente ingenui come i bambini/ Dolci come le carezze di una madre/ Infiniti come i sogni più lontani: Occhi di cuore, lirica dove l’ariosità
della parola disegna una dimensione edenica, non chimerica ma ricreabile;
ma anche graffio, spina: L’ansia della gelosia/ Rende il sangue bollente/
Come olio caldo: da Gelosia, breve e vibrante, dove l’amore, che ne è ossatura, si descrive nella sua immagine più vera, eternamente duellante fra
eros e thanatos, fra philìa e neikos; e, ancora, fotogramma metaforico:
Agosto è tempo indefinito/ Ci innamoriamo dell’orizzonte sul mare/ Ci bruciamo la pelle con il sale/ Ci perdiamo per strada abbagliati dal sole/ E
quando la temperatura sale/ Il corpo prende fuoco/ E l’anima si libera come fumo/ In un cielo color azzurro di nostalgie: Agosto, dove l’anafora, impeccabilmente utilizzata, ha valenza accentuativa.
Agile e suadente è il verso, prevalentemente ipometro, intarsiato da settenari
e novenari a infondere musicalità e armoniosità all’insieme.
Compiutissimo anche il secondo – e conclusivo – segmento dell’opera,
Aforismi e Riflessioni, dove si nota il rimando, elegantemente personalizzato,
alla tradizione nobile del genere aforistico, da Ippocrate a Santorio a Umberto
Saba fino ai recenti esempi psicoanalitici di Davide Lopez e di Cesare Viviani.
Filippo Papa usa con perizia e con scioltezza le figure retoriche che caratterizzano il genere, ossimori, chiasmi, simmetrie, antitesi,
compensazioni, paradossi. Chi sceglie di scrivere aforismi, sa di dover lavorare con la massima attenzione sulle possibilità offerte dalla lingua,
perché sa che ogni minimo mutamento di vocale, di consonante, di posizione,
di punteggiatura, può provocare inattese aperture e nuove prospettive di
senso. Papa dimostra piena padronanza di quest’arte funambolica, agente
per pressurizzazione e dinamizzazione della parole, donandoci un percorso
riflessivo di indiscutibile arrivanza.
A concludere, una convincente, riuscitissima, opera prima che sa prenderci saldamente per mano e condurci nel viaggio più complesso, più avvincente,
punto di arrivo e di eterna ripartenza: ultima meta, approdo cairologico, come,
in distico memorabile, Filippo Papa dichiara: Ho trovato me stesso/ Solo me
stesso.
Marina Pratici
BIOGRAFIA DI FILIPPO PAPA
Filippo Papa, nato a Leonforte (EN) il 24 ottobre 1986, è un artista noto per la sua ecletticità, abbracciando diverse forme d’arte come fotografia, performance, graphic design, videoarte, installazioni, pittura e scrittura, ed è attivo anche nella promozione culturale.
Si è laureato con il massimo dei voti in Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, dove ha anche ricoperto il ruolo di Cultore di materie grafiche. È stato Docente di Storia dell’Arte presso un istituto di formazione privato. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nel portare la sua arte oltre confini geografici e culturali, con mostre personali e performance che hanno lasciato il segno a livello internazionale.
Papa ha ricevuto numerosi premi, riconoscimenti e pubblicazioni internazionali. Nel 2012, una sua fotografia è stata selezionata a livello mondiale dal sito di Vogue. Tra il 2020 e il 2021, è stato inserito nell’Atlante dell’Arte Contemporanea edito da De Agostini e nel prestigioso “56° Catalogo dell’Arte Moderna” di Giorgio Mondadori. Nel 2023 ha vinto il primo posto nella categoria Fotografia Professionale – Architettura Astratta agli “International Photography Awards” di New York.
Prefazione di Joan Josep Barceló
Probabilmente la storia personale si sviluppa nella vita delle persone come parte di un’evoluzione che va oltre se stessi, ed è qui che ciò che c’è di più interno germoglia in qualche modo verso l’esterno, come se fosse qualcosa che si desidera condividere con gli altri. Sono solo me stesso è un’opera da gustare con lentezza, leggendo attentamente ciascuna delle poesie per entrare nel mondo poetico di Filippo Papa. In queste poesie ci immergiamo
nell’universo di un giovane autore, le cui parole risvegliano emozioni
profonde, piene di sensibilità e forza espressiva, trasportandoci verso
riflessioni sulla vita. Se volessimo fare una semplice descrizione dell’opera in
questione, basterebbe imbattersi direttamente in alcune delle poesie e delle
frasi più caratteristiche del suo contenuto – “Il cielo terso è di fronte a me. /
Tu sei sempre con me, nonostante tutto. / Natura.”.
Attraverso queste brevi poesie e aforismi, Filippo Papa ritrae se stesso e cattura l’ambiente, con tutta la potenza evocativa degli incanti racchiusi nei
concetti della vita. Le sue parole sono un rapporto costante dell’essere con il
mondo esterno e con la prospettiva dell’esistenza – “Sei vivo / Respira /
Goditi il sole / Assapora la pioggia / Mangia / Bevi / Fai l’amore / Ti basta solo
questo / Sorridi / Sei vivo / Vivi”. In un certo senso, c’è qualcosa di panta rei
nei versi, una visione del mondo in costante mutamento, un mondo che
cambia perché nulla resta immutato. Come ci dice Eraclito: “Nessun uomo si
bagna due volte nello stesso fiume”.
Così Filippo Papa, il poeta, si collega al pensiero di Eraclito di Efeso quando ci racconta della natura mutevole delle
cose e del suo grande senso d’impulsività nel linguaggio. E come il filosofo greco, si esprime con grande disinvoltura nel suo stile aforistico – “Un solo
sguardo / Mi scontro con la tua anima // Tutto cambia / Tutto nuovo // Le radici crollano / L’aria diventa neve / La luce mi inebria // La strada si stringe /
Vedo un prato / Il cuore esplode // Tutto cambia / Tutto nuovo / Tutto perso
nell’infinito”.
Queste sono le sue creazioni più personali, dove l’autore rivela intensamente una complessa gamma di sensibilità, avvolgendoci e
costringendoci ad andare avanti.
Cosa vuole comunicarci il poeta nelle sue poesie?
Si tratta di un giovane poeta convenzionale o di un poeta rivoluzionario?
La poesia di Filippo Papa nasce dall’essenza stessa dell’uomo,
marcatamente influenzata da un linguaggio fatto di ritmo e armonia, il tutto
racchiuso in un pensiero discorsivo. Filippo Papa scrive questo libro cercando
ispirazione e ritrovando se stesso – “Il silenzio di uno sguardo / Il silenzio diun abbraccio / Il silenzio di una carezza // Un silenzio assordante / Che lascia
il sospiro di un sogno // Sorridi / Non solo con la bocca / Non solo con gli
occhi / Ma con tutto il tuo corpo / Ma con tutta la tua anima”. Una ricerca
costante di qualcosa di primordiale, una ricerca della luce che illumina il
cammino, una tensione verso la bellezza e l’arte, un modo d’intendere l’amore. Tutto questo ci regala poesie che non si limitano a semplici
domande, ma aprono a una grande varietà di emozioni. Il poeta cerca… e
trova.
La poesia di Filippo Papa ha la capacità di mostrarci la sua personale realtà e visione della vita, con uno stile diretto e viscerale che colpisce con i suoi versi, inondando tutto di emozione. Tra i molti elementi che mi hanno colpito in questo lavoro c’è la diversità delle poesie e la loro forza comunicativa, come se ci rendessero parte della sua stessa vita, dei suoi pensieri,
dell’essenza dell’esistenza, della semplice percezione delle cose da guardare
con gli occhi del cuore – “Quando usiamo il cuore / Siamo ciechi / Siamo
sordi / Siamo fragili / Ma siamo felicemente ingenui come i bambini / Dolci
come le carezze di una madre / Infiniti come i sogni più lontani”.
Esiste una funzione poetica del linguaggio, una funzione estetica basata sullo stile
letterario per dare maggiore risalto alle parole.
Questo insieme di poesie e aforismi ci mostra chiaramente la posizione che
l’autore ha assunto di fronte al mondo nel corso della sua vita – “Non è una
stella / Non è la luna / Non è la terra / Non è un luogo // È un’emozione”. È un
essere carico d’immagini, capace con la sua forza evocativa di abbattere i
muri più solidi e immergerci nel quotidiano, riconducendoci alla nostra stessa
realtà. In questo libro, poesie e aforismi ci guidano nella riflessione, seguendo
le tracce lasciate dalle esperienze vissute – “La tua terra avvolge / La mia
terra mi brama / Le nostre vite intrecciate / Come edera che cresce sulle
nuvole // Cos’è il tempo? / Cos’è lo spazio? // Io sento solo emozioni”.
Con lui intraprendiamo un viaggio capace di far transitare emozioni, e di farci sentire come il linguaggio poetico sappia produrre in noi le vibrazioni più sottili e profonde della sensibilità. I suoi versi rivelano le parole attraverso
immagini potenti e un linguaggio appassionato: versi che sono un invito a
riflettere, concisi e chiari, senza inutili abbellimenti.
Anche i versi di questo
libro sono rami che crescono da un albero chiamato vita, in cui il poeta si
espone, si racconta, disegna un autoritratto condivisibile fatto di crescita e maturazione psichica – “Credo alla libertà di espressione che è alla basedell’essere umano. // Credo nella forza della vita, che nel bene o nel male è
un viaggio meraviglioso”.
Le due parti che compongono questo libro possono essere viste come due idee: ciascuna rappresenta un modo di comunicare con il lettore. La prima è una raccolta di poesie, la seconda di aforismi e pensieri. Nell’insieme ci
appare chiaro che l’autore riesce non solo a ritrovare se stesso, ma desidera
che siamo anche noi a trovarlo.
Joan Josep Barceló