Il prof Kareem Abdullah -Iraq scrive l’analisi critica dettagliata della poesia “Trucco del sangue” di Elham Hamedi-Iran

Foto cortesia di Elham Hamedi-Iran e Kareem Abdullah -Iraq

Una profonda critica analitica sufi del “bloody makeup” di Elham Hamedi – Iran .
Di: kareem Abdullah – Iraq .

Il poema di Elham Hamedi “bloody makeup” intreccia in modo intricato temi di sofferenza, bellezza, trasformazione e risveglio spirituale, tutti i quali invitano a una ricca interpretazione stratificata, soprattutto attraverso una lente sufi. Nel Sufismo, il viaggio mistico comporta spesso una profonda e dolorosa purificazione dell’anima, dove l’io è raffinato sia attraverso la sofferenza che l’estasi. Il poema esplora il potere trasformativo del dolore, della rabbia e dei simboli del sangue che, da una prospettiva sufi, possono indicare un viaggio verso l’unità divina, la trascendenza e la bellezza ultima che nasce dalle prove della vita.
1-Il sangue come simbolo di trasformazione e sofferenza:
La poesia inizia con una potente affermazione:
“Solo il sangue della strada può versare sul mio viso.”
Qui il “sangue della strada” può essere interpretato come la sofferenza del popolo, simbolo del dolore collettivo dell’umanità. Nel pensiero sufi, il sangue spesso simboleggia la forza vitale, vitalità e persino sacrificio. Il riferimento alla “strada” suggerisce un ambiente urbano, forse caotico, immerso nelle lotte dell’esistenza quotidiana e dell’ingiustizia. Questa è una rappresentazione potente di come il divino può essere ricercato attraverso il dolore, in quanto la sofferenza nel Sufismo è vista come un processo purificante che porta alla crescita spirituale.
Nella tradizione sufi, l’anima spesso subisce una metaforica “morte” al fine di raggiungere la rinascita in uno stato superiore dell’essere. L’idea di avere “sangue versato sul mio viso” si allinea con questo concetto di purificazione spirituale-dove l’anima deve prima essere immersa nella sofferenza prima di poter intravedere il divino. Così, il sangue della strada, simbolo di difficoltà e tormento, è il primo passo in questo processo di risveglio spirituale e illuminazione.

2- Bellezza dolorosa” e paradosso divino:
La frase “Prescrivendo una prescrizione ingiusta, una profonda iniezione di una bellezza dolorosa” riecheggia un paradosso centrale nell’esperienza sufi: la convergenza di dolore e bellezza. Nel sufismo, la bellezza spesso non è un concetto superficiale o estetico, ma uno che emerge dalla profonda e intima connessione con il Divino. La “bellezza dolorosa” è un’idea che risuona con la metafisica sufi, dove la vera bellezza viene spesso scoperta attraverso le prove e le tribolazioni dell’anima.
Ad esempio, la “prescrizione ingiusta” potrebbe simboleggiare l’ingiustizia percepita nella vita o le difficoltà che si devono sopportare per crescere spiritualmente. La “profonda iniezione” di questa bellezza è paradossale: suggerisce che il percorso verso l’illuminazione spesso comporta una profonda sofferenza, un concetto che è centrale nel pensiero sufi. In un contesto sufi, la bellezza si rivela attraverso il crogiolo delle lotte della vita, ed è solo attraverso l’abbraccio della sofferenza che si può raggiungere la vera comprensione e la vicinanza al divino.


3- Rabbia e sangue come espressione di malcontento spirituale:
La poesia continua:
“Solo il sangue può mostrare rabbia.”
Nella tradizione sufi, la rabbia è spesso vista come una forza emotiva grezza che deve essere raffinata e trasmutata in qualcosa di più alto. La rabbia, quando purificata, può diventare espressione della giustizia divina o del desiderio dell’anima di unità con l’Amato. L’idea che il “sangue-trucco” possa esprimere rabbia riflette l’idea che le emozioni umane, in particolare quelle associate al dolore o alla frustrazione, sono forze potenti che possono rivelare verità più profonde sul sé e sul divino. Attraverso questa rabbia, si può sperimentare l’intensità della separazione dal divino, ma alla fine, questa stessa intensità può portare al risveglio spirituale.

Nel Sufismo, questa rabbia non deve essere repressa o ignorata, ma riconosciuta come parte del viaggio dell’anima verso la purificazione. L’idea che il “trucco di sangue” sia necessario per rivelare questa rabbia implica che solo affrontando queste emozioni grezze l’anima può essere completamente purificata.

4- Il sangue verde dell’albero: una metafora per la vita divina e la rinascita:
Nella frase “Solo il sangue verde di un albero può urlare nelle mie vene ferite”, il poeta invoca un potente simbolo sufi: l’albero. Gli alberi sono comunemente usati nella letteratura sufi per rappresentare la vita, la crescita e la presenza del Divino nel mondo naturale. Il verde, in particolare, rappresenta la vitalità, la fertilità e il rinnovamento della vita. Il “sangue verde” dell’albero è una forza vitale che non solo sostiene il corpo, ma collega l’individuo con il più grande ordine cosmico.

Nella filosofia sufi, l’anima è spesso rappresentata come un albero, le cui radici raggiungono il divino e i cui rami si estendono verso l’esterno in cerca della verità. Le “vene ferite” simboleggiano il dolore che accompagna il viaggio della crescita spirituale. Il “sangue verde” dell’albero nelle vene del parlante suggerisce che, nonostante la ferita, l’anima è connessa alla forza vitale del Divino. Questa metafora evoca l’idea sufi di fana (auto-annientamento) e baqa (sussistenza spirituale), dove il dolore individuale è assorbito nel più grande flusso rinnovatore di vita ed energia divina.

5-Sangue come bandiera della rivoluzione e rinascita spirituale:
Nella frase “Solo il mio sangue può intessere una bandiera e innalzarla sopra tutti gli alberi sepolti”, il poeta introduce l’immagine del sangue come simbolo di rivoluzione e rinnovamento. La “bandiera” può essere intesa come una rappresentazione della fedeltà dell’anima a una verità superiore o a uno scopo divino. Nel misticismo sufi, l’anima è spesso raffigurata come in uno stato di lotta costante, cercando di allinearsi con la volontà divina. La “bandiera” alzata sopra gli “alberi sepolti” suggerisce una vittoria del sé spirituale sui vincoli dei desideri terreni, che sono rappresentati dagli “alberi sepolti.” Gli alberi sepolti potrebbero simboleggiare gli aspetti trascurati o dimenticati dell’anima, o le vite che sono state soffocate dalle pressioni sociali ed esistenziali.
La bandiera fatta di “mio sangue” può così essere interpretata come simbolo della rinascita dell’anima attraverso il sacrificio personale, dove l’individuo subisce una profonda trasformazione ed emerge come faro di resistenza spirituale e illuminazione.
6- La trasformazione del sangue: dalle ferite alle rose:
La natura trasformativa del sangue nel poema culmina nelle righe:
“Questa macchia di sangue diventerà un sorriso di un bacio / Sulle guance schiaffeggiate della gente.”
Nella tradizione sufi, un bacio dall’Amato è segno di affetto e intimità divina. Il sangue, una volta associato a sofferenze e ferite, è ora un simbolo di amore e grazia. Nel sentiero sufi, la sofferenza è spesso vista come una preparazione per ricevere l’amore divino. La trasformazione del sangue in un “bacio” indica l’unione finale tra l’anima e il divino, dove anche le esperienze più dure sono infuse di amore e scopo divino.
Inoltre, la riga “Questa macchia di sangue riempirà tutte le ferite con l’odore delle rose” invoca la nozione sufi di ishq (amore divino) che guarisce le ferite dell’anima. Le rose, nella poesia sufi, sono spesso associate all’amore, alla bellezza e al rapporto del mistico con il Divino. L’idea che la macchia di sangue si trasformi nel profumo delle rose illustra il processo alchemico della purificazione spirituale, dove dolore e sofferenza sono trasmutati in bellezza e amore divino.

7- Oltre il libro sacro: la trascendenza della dottrina religiosa:
Infine, il poema si conclude con la frase:
“Questa macchia di sangue sarà interpretata al di là di un libro sacro.”
Questa linea sfida le interpretazioni tradizionali e letterali dei testi religiosi e punta ad una comprensione più mistica e personale della spiritualità. Nel misticismo sufi, il vero significato della vita e dell’esistenza non può essere pienamente catturato dalla sola scrittura esterna. Il viaggio spirituale è profondamente personale e trascende la parola scritta. La “macchia di sangue” qui simboleggia l’esperienza vissuta del cercatore, l’esperienza diretta e intima del Divino che non può essere contenuta nei limiti dei testi religiosi convenzionali.
La chiamata a “crederci!” non è semplicemente un comando per accettare il dogma, ma una richiesta di capire e sperimentare il Divino oltre i confini dei sistemi di credenze strutturati. Invita il lettore a un impegno più esperienziale e mistico con la spiritualità, dove la verità viene scoperta attraverso la realizzazione personale, non una semplice recitazione.

Conclusione:
Attraverso questa lente Sufi, “bloody makeup” è una profonda meditazione sul potere trasformativo della sofferenza, il processo alchemico di purificazione spirituale e il viaggio dell’anima verso l’unione divina. L’immagine del sangue, del dolore e della trasformazione riflette l’idea mistica Sufi che attraverso il sacrificio e la purificazione, l’anima può trascendere la sofferenza terrena e trovare bellezza, amore e verità divina.
Il sangue, tradizionalmente visto come simbolo di sofferenza e violenza, diventa qui un mezzo sacro attraverso il quale l’anima rinasce ed è elevata ad una comprensione superiore. Il poeta, attraverso questo viaggio mistico, ci invita a percepire il mondo con occhi spirituali, dove ogni ferita è una potenziale porta d’accesso all’amore divino e alla trascendenza ultima.

“Trucco del sangue”

Solo il sangue della strada può riversarsi sul mio volto
prescrivendomi una pena ingiusta, un’iniezione profonda di una bellezza dolorosa
solo il trucco del sangue può mostrare rabbia
solo il sangue verde di un albero può urlare nelle mie vene ferite
solo il mio sangue può intessere una bandiera e innalzarla sopra tutti gli alberi sepolti
questa macchia di sangue diventerà un sorriso di un bacio
sulle guance schiaffeggiate del popolo
questa macchia di sangue riempirà tutte le ferite con l’odore delle rose
questa macchia di sangue sarà interpretata oltre un libro sacro
credici!
Credici!

Elham Hamedi
Tutti i diritti riservati














A Deep Sufi Analytical Critique of “bloody makeup” by Elham Hamedi – Iran .
By : kareem Abdullah – Iraq .

Elham Hamedi’s poem “bloody makeup” intricately weaves together themes of suffering, beauty, transformation, and spiritual awakening, all of which invite a rich, layered interpretation, especially through a Sufi lens. In Sufism, the mystical journey often involves a deep, painful purification of the soul, where the self is refined through both suffering and ecstasy. The poem explores the transformative power of pain, anger, and blood—symbols that, from a Sufi perspective, may indicate a journey toward divine unity, transcendence, and the ultimate beauty that arises from the trials of life.
1-Blood as a Symbol of Transformation and Suffering:
The poem begins with a powerful statement:
“Only the blood of the street can poured on my face.”
Here, the “blood of the street” can be interpreted as the suffering of the people, a symbol of the collective pain of humanity. In Sufi thought, blood often symbolizes life force, vitality, and even sacrifice. The reference to “the street” suggests an urban, perhaps chaotic environment, one steeped in the struggles of daily existence and injustice. This is a powerful representation of how the divine can be sought through pain, as suffering in Sufism is seen as a purifying process that leads to spiritual growth.
In the Sufi tradition, the soul often undergoes a metaphorical “death” in order to achieve rebirth into a higher state of being. The idea of having “blood poured on my face” aligns with this concept of spiritual purification—where the soul must first be immersed in suffering before it can glimpse the divine. Thus, the blood of the street, symbolic of hardship and torment, is the first step in this process of spiritual awakening and enlightenment.
2- Painful Beauty” and Divine Paradox:
The phrase “By prescribing an unfair prescription, a deep injection of a painful beauty” echoes a paradox central to the Sufi experience—the convergence of pain and beauty. In Sufism, beauty is often not a superficial or aesthetic concept but one that emerges from the deep, intimate connection with the Divine. The “painful beauty” is an idea that resonates with Sufi metaphysics, where true beauty is often discovered through the trials and tribulations of the soul.
For instance, the “unfair prescription” could symbolize the perceived injustice in life or the hardship that one must endure in order to grow spiritually. The “deep injection” of this beauty is paradoxical: it suggests that the path to enlightenment often involves profound suffering, a concept that is central to Sufi thought. In a Sufi context, beauty is revealed through the crucible of life’s struggles, and it is only through embracing suffering that one can attain true understanding and closeness to the divine.
3- Anger and Blood as an Expression of Spiritual Discontent:
The poem continues:
“Only blood makeup can show anger.”
In the Sufi tradition, anger is often viewed as a raw emotional force that must be refined and transmuted into something higher. Anger, when purified, can become an expression of divine justice or the soul’s longing for unity with the Beloved. The idea that “blood makeup” can express anger reflects the idea that human emotions—particularly those associated with pain or frustration—are potent forces that can reveal deeper truths about the self and the divine. Through this anger, one can experience the intensity of separation from the divine, but ultimately, this very intensity can lead to spiritual awakening.

In Sufism, this anger is not to be repressed or ignored, but acknowledged as a part of the soul’s journey toward purification. The idea that “blood makeup” is needed to reveal this anger implies that only by confronting these raw emotions can the soul be fully cleansed.
4- The Green Blood of the Tree: A Metaphor for Divine Life and Rebirth:
In the line “Only the green blood of a tree can scream in my wounded veins,” the poet invokes a powerful Sufi symbol—the tree. Trees are commonly used in Sufi literature to represent life, growth, and the presence of the Divine in the natural world. Green, specifically, represents vitality, fertility, and the renewal of life. The tree’s “green blood” is a life force that not only sustains the body but connects the individual with the larger cosmic order.

In Sufi philosophy, the soul is often depicted as a tree, whose roots reach deep into the divine, and whose branches reach outward in search of truth. The “wounded veins” symbolize the pain that accompanies the journey of spiritual growth. The tree’s “green blood” in the speaker’s veins suggests that despite the wound, the soul is connected to the life force of the Divine. This metaphor invokes the Sufi idea of fana (self-annihilation) and baqa (spiritual subsistence), where one’s individual pain is absorbed into the greater, renewing flow of life and divine energy.
5-Blood as the Flag of Revolution and Spiritual Rebirth:
In the line “Only my blood can weave a flag and raise it above all the buried trees,” the poet introduces the image of blood as a symbol of revolution and renewal. The “flag” can be understood as a representation of the soul’s allegiance to a higher truth or divine purpose. In Sufi mysticism, the soul is often portrayed as being in a state of constant struggle, trying to align itself with the divine will. The “flag” raised above “buried trees” suggests a victory of the spiritual self over the constraints of earthly desires, which are represented by the “buried trees.” The buried trees could symbolize the neglected or forgotten aspects of the soul, or the lives that have been stifled by societal and existential pressures.
The flag made from “my blood” can thus be interpreted as a symbol of the soul’s rebirth through personal sacrifice, where the individual undergoes a profound transformation and emerges as a beacon of spiritual resistance and illumination.
6- The Transformation of Blood: From Wounds to Roses:
The transformative nature of the blood in the poem culminates in the lines:
“This blood stain will become a smile of a kiss / On the slapped cheeks of the people.”
In Sufi tradition, a kiss from the Beloved is a sign of divine affection and intimacy. The blood, once associated with suffering and wounds, is now a symbol of love and grace. In the Sufi path, suffering is often seen as a preparation for receiving divine love. The transformation of blood into a “kiss” points to the ultimate union between the soul and the divine, where even the harshest of experiences are infused with love and divine purpose.
Furthermore, the line “This blood stain will fill all the wounds with the smell of roses” invokes the Sufi notion of ishq (divine love) healing the wounds of the soul. Roses, in Sufi poetry, are often associated with love, beauty, and the mystic’s relationship with the Divine. The idea that the blood stain transforms into the scent of roses illustrates the alchemical process of spiritual purification, where pain and suffering are transmuted into beauty and divine love.

7- Beyond the Holy Book: The Transcendence of Religious Doctrine:
Finally, the poem concludes with the line:
“This blood stain will be interpreted beyond a holy book.”
This line challenges the traditional, literal interpretations of religious texts and points to a more mystical and personal understanding of spirituality. In Sufi mysticism, the true meaning of life and existence cannot be fully captured by external scripture alone. The spiritual journey is deeply personal and transcends the written word. The “blood stain” here symbolizes the lived experience of the seeker—the direct, intimate experience of the Divine that cannot be contained within the bounds of conventional religious texts.
The call to “believe it!” is not simply a command to accept dogma, but a plea to understand and experience the Divine beyond the confines of structured belief systems. It invites the reader into a more experiential, mystical engagement with spirituality, where truth is discovered through personal realization, not mere recitation.
Conclusion:
Through this Sufi lens, “bloody makeup” is a profound meditation on the transformative power of suffering, the alchemical process of spiritual purification, and the journey of the soul toward divine union. The poem’s imagery of blood, pain, and transformation reflects the mystical Sufi idea that through sacrifice and purification, the soul can transcend earthly suffering and find beauty, love, and divine truth. Blood, traditionally seen as a symbol of suffering and violence, here becomes a sacred medium through which the soul is reborn and elevated to a higher understanding. The poet, through this mystic journey, invites us to perceive the world with spiritual eyes, where every wound is a potential doorway to divine love and ultimate transcendence.

“bloody makeup”

Only the blood of the street can poured on my face
By prescribing an unfair prescription, a deep injection of a painful beauty
Only blood makeup can show anger
Only the green blood of a tree can scream in my wounded veins
Only my blood can weave a flag and raise it above all the buried trees
This blood stain will become a smile of a kiss
On the slapped cheeks of the people
This blood stain will fill all the wounds with the smell of roses
‎‏This blood stain will be interpreted beyond a holy book
Believe it!
Believe it!

Elham Hamedi
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Pubblicato da elisamascia

Biografia di: Elisa Mascia Nata a Santa Croce di Magliano (Cb) nel 1956, vive a San Giuliano di Puglia (Cb). Insegnante, poetessa, scrittrice, declamatrice, recensionista, giurata in eventi culturali, manager culturale nel mondo. Ha partecipato a numerosi concorsi di poesia nazionali ed internazionali ottenendo premi, attestati di partecipazione, meriti e menzioni d'onore. Nel luglio 2019 è stata pubblicata con “L'inedito Letterario” la prima raccolta di poesie della Silloge dal titolo “La Grattugia della Luna”. Ha partecipato a 8 edizioni del Premio Histonium, dal 2009 al 2019. Nel 2018 con la successiva pubblicazione della Silloge poetica Magiche Emozioni dell'Anima presentata quale strenna natalizia. Nel 2019 con la Silloge "Sogni Dipinti" di 10 poesie inedite ispirate a 10 dipinti del grande artista e poeta Erminio Girardo che ha ricoperto per lei il ruolo di maestro, segnando una svolta decisiva nell'attività di poetessa-scrittrice. Ha curato la traduzione poetica in italiano di alcune poesie del poeta , editor NilavroNill Shoovro. Da maggio 2019 ha partecipato all'intervista di febbraio 2020 e a molte Antologie tematiche, a oltre 50 numeri dell'Archivio mensile dei poeti OPA. Al libro di poesie "Savage Wind" pubblicato a settembre 2019 da "L'Inedito" del poeta Asoke Kumar Mitra ne ha curato la traduzione poetica in italiano. Da febbraio 2020 è membro fondatore di WikiPoesia. È cittadina della Repubblica dei Poeti e Dama dell'Ordine di Dante Alighieri. È stata co-conduttrice del programma En Alas del Fénix - collaboratrice di Radio Krysol Internazionale con video - declamazione di poesie proprie e di altri autori in italiano e spagnolo. Da febbraio a settembre 2021 ideatrice, organizzatrice e co-conduttrice del programma “Sentieri di vita” in onda su Radio Krysol Internazionale . Dal 2019: Voce al progetto Una voce del buio -e componente del gruppo del Teatro al buio - con Pietro La Barbera e da ottobre 2023 alla Co-conduzione del programma bilingue italiano-spagnolo "Alla ricerca della vera bellezza" in Restream e YouTube Autrice da San Giuliano di Puglia (Campobasso) Molise, del quotidiano online, del direttore Pier Carlo Lava, Alessandria today Magazine con oltre 600 articoli e Alessandria online. Da metà del 2023 collaborazione con il poeta Fabio Petrilli per la pubblicazione in Alessandria today di poeti da lui proposti Collabora con il periodista nicaraguense Carlos Javier Jarquin e coautrice di Canto Planetario. Coordinatrice Italia - Direttrice Eventi e Comunicazioni, Amministratrice dell'Accademia Albap. Membro della Writers Capital Foundation International e Coordinatrice dell'Italia del PILF: 2022-2023-2024 e PIAF 2022.- 2023, Responsabile della Biennale Hagiography Iconography International della Writers Capital Foundation International 2023, Autrice, Artista, Promotrice Culturale, Membro del Comitato Organizzatore dei Festival Panorama Internazionale Letteratura, Redattrice di www.writersedition.com "The Complete Magazine" - Italia Disegna e dipinge da Lezioni online del Maestro ceramista, scultore, artista plastico argentino Miguel Angel Guiñazu. Ha ricevuto, dal Movimento "Pacis Nuntii" - Argentina, l'Attestato e la Bandiera Universale della Pace che conferisce a chi la porta il carattere e lo spirito di Araldo e Costruttore della Pace Universale. È Dama dell'Arcobaleno nominata dalla prof.ssa Teresa Gentile. Nel luglio 2023 ha pubblicato il libro di poesie “Melodia d'amore ". - Facebook - Instagram - Twitter - YouTube - Pinterest

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