Foto cortesia di Luisa Camere Quiroz – Perù e Kareem Abdullah -Iraq
“Il ritmo dell’universo nel silenzio della creazione: riflessioni sul potere divino e la grandezza cosmica”
Lettura critica ed analisi della poesia “Signore, Forza Divina” di Luisa Camere Quiroz.
Kareem Abdullah . Iraq .
La poesia “Signore, Forza Divina” di Luisa Camere Quiroz è un’opera profondamente riflessiva che rivela il rapporto spirituale tra l’essere umano, la divinità e l’universo. Attraverso una serie di domande retoriche e descrizioni impressionanti della natura, l’autrice esprime il suo stupore per la perfezione del mondo e la sua connessione con una forza divina che lo modella e lo mantiene in equilibrio. L’opera non si concentra solo sull’ammirazione per la creazione, ma anche sull’umiltà e sulla fragilità umana, invitando il lettore ad una profonda meditazione sulla vita e sull’universo.
1-La connessione tra l’essere umano e l’universo divino
Dal primo verso, la poetessa stabilisce una connessione profonda tra l’essere umano e la forza creatrice. Usando espressioni come “dal più profondo atomo del mio midollo” e “dall’arteria più profonda del mio cuore”, l’autrice ci porta a un livello quasi molecolare di esistenza, dove ogni angolo del corpo umano riflette la vastità dell’universo e la sua presenza nel mondo. Questa interconnessione tra corpo e cosmo trasmette l’idea che siamo un’estensione del divino, che la stessa forza che modella le stelle e i mari è presente anche dentro di noi.
2- La magnificenza della creazione
La poetessa fa una serie di domande meravigliose che cercano di capire la perfezione della creazione. Menzionando elementi della natura come i mari, i fiori e la volta celeste, Camere Quiroz sottolinea l’armonia che si trova in ogni angolo del mondo naturale.
Il riferimento a “la quiete dei tuoi mari” e “le bellezze dei fiori” riflette una visione idealizzata della natura, dove tutto è in sincronia ed equilibrio. L’immagine dei “circuiti galattici” e della “volta celeste” amplia questa visione, suggerendo che la creazione è governata da leggi universali, un’armonia cosmica che può essere opera solo di una forza superiore.
3- Il questionamento davanti al divino
In tutto il poema, le domande retoriche servono ad intensificare l’ammirazione della poetessa verso la divinità. Chiedi, per esempio, “Chi ha potuto creare la quiete dei tuoi mari?” o “Chi ha potuto colorare le tue vesti da pascolo?”. Queste domande non hanno risposta, il che sottolinea l’idea che la creazione è un mistero divino, qualcosa che trascende la comprensione umana. Attraverso questi versi, l’autrice invita il lettore a riflettere sulla grandezza del divino, riconoscendo che l’essere umano, per la sua natura limitata, non potrà mai comprendere pienamente tale grandezza.
4- La fragilità umana e la dipendenza dal divino
Nei versi successivi, la poetessa si presenta come una “minuscola particella” nel vasto universo, riconoscendo la sua piccola e vulnerabile esistenza all’interno di un cosmo così vasto e perfetto. L’espressione “solo tu, Signore, potrai curare l’opera delle tue mani per il bene dell’uomo” riflette una postura di umiltà e dipendenza verso la divinità. L’autrice esprime non solo gratitudine per il mondo creato, ma anche un riconoscimento che l’essere umano è incapace di preservare da solo l’armonia e l’equilibrio della creazione senza l’intervento divino.
5- L’amore per la terra e il desiderio di connessione
Un altro tema centrale nella poesia è il desiderio di essere connessi con la terra. La poetessa esprime il suo desiderio di seguire “imantata alla tua terra, al tuo fango, al tuo humus”, una metafora che sottolinea il desiderio di una connessione profonda e terrena con la natura. La terra qui non rappresenta solo il luogo fisico, ma anche il sostentamento, l’origine e la fonte della vita. Questo rapporto con la natura si estende a un desiderio di pace e prosperità, come testimoniano le immagini del “grano”, del “mais” e “vedere l’albero piantato in un canale di scolo”, che evocano fertilità e abbondanza.
6- La chiamata alla giustizia e alla redenzione
La menzione della “nutrizione cornucopia che gridano giustizia e rivendicazione” aggiunge un livello di significato sociale ed etico all’opera. Qui, la natura e l’universo non sono solo oggetto di ammirazione, ma hanno anche un ruolo simbolico nella lotta per la giustizia e l’equità. La poetessa suggerisce che la creazione, anche se perfetta, clama per l’intervento umano in nome della giustizia, qualcosa che si lega con la responsabilità che gli esseri umani hanno sul mondo che abitano.
7- La conclusione: Gratitudine e umiltà davanti al divino
Il poema culmina con un’espressione di gratitudine, dove la poetessa ringrazia la divinità per “tanto amore versato, per ogni grandezza e bellezza della tua creazione”. Questa conclusione riflette l’umiltà di fronte all’immensità dell’universo e la consapevolezza della fragilità umana. Allo stesso tempo, la gratitudine diventa anche una riflessione sulla responsabilità dell’essere umano di prendersi cura e rispettare la creazione divina.
Conclusione
“Signore, Forza Divina” è una poesia profondamente spirituale che combina l’ammirazione per la creazione con una riflessione sull’umiltà umana, sulla responsabilità e sull’interconnessione con l’universo. Attraverso il suo linguaggio ricco ed evocativo, Luisa Camere Quiroz riesce a creare un’opera che non solo esalta la perfezione della natura, ma invita anche il lettore ad una profonda riflessione sul ruolo dell’essere umano nella conservazione e nel rispetto del mondo che abita. La poesia si presenta come un mezzo per collegare il divino con l’umano, il cosmo con la terra, in una danza eterna di simmetria e armonia.
C’è solo una forza divina che potrebbe, come l’artigiano, modellare il nostro mondo siderale con cerchi galattici che ruotano e girano nella nebulosa senza sfiorare, con un calcolo di leggi universali.
Oh sistemi di sistema,
di vita lattiera di un mondo cosmico . Sono una minuscola particella che ti reclama spazio / sono così piccola che solo tu, Signore, potrai curare l’opera delle tue mani per il bene dell’uomo.
Tu ci hai regalato un paradiso
per godere di questo dolce palpitare del tuo ventre imantato della tua terra, la tua nutrizione cornucopia che gridano giustizia e rivendicazione.
Guarda il nostro universo, Signore, che voglio rimanere imanata alla tua terra, al tuo fango, al tuo humus, voglio raccogliere grano, mais, vedere l’albero piantato in un fossato e ancora essere bonanza con i suoi frutti.
Voglio sentire il canto degli uccelli, la melodia celeste, un colibrì che pende dal suo pistillo in fiore.
Regalami, Signore, una particella galattica, un luogo sacro dove il tuo amore universale si riflette in ogni contemplazione del tuo universo.
Lo meritiamo, Signore, anche se non ci siamo presi cura di lui.
Grazie, Signore, per tanto amore versato, per ogni grandezza e bellezza della tua creazione.
Luisa Camere Quiroz
Diritti Riservati
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“El ritmo del universo en el silencio de la creación: Reflexiones sobre el poder divino y la grandeza cósmica”
Lectura crítica y análisis de la poesía “Señor, Fuerza Divina” de Luisa Camere Quiroz.
By : Kareem Abdullah . Iraq .
La poesía “Señor, Fuerza Divina” de Luisa Camere Quiroz es una obra profundamente reflexiva que revela la relación espiritual entre el ser humano, la divinidad y el universo. A través de una serie de preguntas retóricas y descripciones impresionantes de la naturaleza, la autora expresa su asombro ante la perfección del mundo y su conexión con una fuerza divina que lo moldea y mantiene en equilibrio. La obra no solo se centra en la admiración por la creación, sino también en la humildad y la fragilidad humana, invitando al lector a una profunda meditación sobre la vida y el universo.
1-La conexión entre el ser humano y el universo divino
Desde el primer verso, la poeta establece una conexión profunda entre el ser humano y la fuerza creadora. Al utilizar expresiones como “desde el átomo más profundo de mi médula” y “desde la arteria más honda de mi corazón”, la autora nos lleva a un nivel casi molecular de existencia, donde cada rincón del cuerpo humano refleja la vastedad del universo y su presencia en el mundo. Esta interconexión entre cuerpo y cosmos transmite la idea de que somos una extensión de lo divino, que la misma fuerza que moldea las estrellas y los mares también está presente dentro de nosotros.
2- La magnificencia de la creación
La poeta hace una serie de preguntas admirativas que buscan entender la perfección de la creación. Al mencionar elementos de la naturaleza como los mares, las flores y la bóveda celeste, Camere Quiroz destaca la armonía que se encuentra en cada rincón del mundo natural. La referencia a “la quietud de tus mares” y “las bellezas de las flores” refleja una visión idealizada de la naturaleza, donde todo está en sincronía y en equilibrio. La imagen de los “circuitos galácticos” y la “bóveda celeste” amplía esta visión, sugiriendo que la creación está gobernada por leyes universales, una armonía cósmica que solo puede ser obra de una fuerza superior.
3- El cuestionamiento ante lo divino
A lo largo del poema, las preguntas retóricas sirven para intensificar la admiración de la poeta hacia la divinidad. Pregunta, por ejemplo, “¿Quién pudo crear la quietud de tus mares?” o “¿Quién pudo dar color a tus mantos de prados?”. Estos cuestionamientos no tienen respuesta, lo que subraya la idea de que la creación es un misterio divino, algo que trasciende la comprensión humana. A través de estos versos, la autora invita al lector a reflexionar sobre la grandeza de lo divino, mientras reconoce que el ser humano, por su naturaleza limitada, nunca podrá comprender completamente esa grandeza.
4- La fragilidad humana y la dependencia de lo divino
En los versos posteriores, la poeta se presenta como una “minúscula partícula” en el vasto universo, reconociendo su pequeña y vulnerable existencia dentro de un cosmos tan vasto y perfecto. La expresión “solo tú, Señor, podrás cuidar la obra de tus manos para beneplácito del hombre” refleja una postura de humildad y dependencia hacia la divinidad. La autora no solo expresa gratitud por el mundo creado, sino también un reconocimiento de que el ser humano es incapaz de preservar por sí solo la armonía y el equilibrio de la creación sin la intervención divina.
5- El amor por la tierra y el deseo de conexión
Otro tema central en el poema es el deseo de estar conectado con la tierra. La poeta expresa su anhelo de seguir “imantada a tu suelo, a tu fango, a tu humus”, una metáfora que resalta el deseo de una conexión profunda y terrenal con la naturaleza. La tierra aquí no solo representa el lugar físico, sino también el sustento, el origen y la fuente de vida. Esta relación con la naturaleza se extiende a un deseo de paz y prosperidad, como lo evidencian las imágenes del “trigo”, el “maíz” y “ver el árbol plantado en una acequia”, que evocan la fertilidad y la abundancia.
6- El llamado a la justicia y la redención
La mención de la “nutricia cornucopia que claman justicia y reivindicación” agrega una capa de significado social y ético a la obra. Aquí, la naturaleza y el universo no solo son objeto de admiración, sino que también tienen un papel simbólico en la lucha por la justicia y la equidad. La poeta sugiere que la creación, aunque perfecta, clama por la intervención humana en aras de la justicia, algo que se vincula con la responsabilidad que los seres humanos tienen sobre el mundo que habitan.
7- La conclusión: Gratitud y humildad ante lo divino
El poema culmina con una expresión de gratitud, donde la poeta da gracias a la divinidad por “tanto amor derramado, por cada grandeza y belleza de tu creación”. Esta conclusión refleja la postura de humildad ante la inmensidad del universo y la conciencia de la fragilidad humana. Al mismo tiempo, la gratitud también se convierte en una reflexión sobre la responsabilidad del ser humano de cuidar y respetar la creación divina.
Conclusión
“Señor, Fuerza Divina” es un poema profundamente espiritual que combina la admiración por la creación con una reflexión sobre la humildad humana, la responsabilidad y la interconexión con el universo. A través de su lenguaje rico y evocador, Luisa Camere Quiroz logra crear una obra que no solo exalta la perfección de la naturaleza, sino que también invita al lector a una profunda reflexión sobre el papel del ser humano en la conservación y el respeto por el mundo que habita. La poesía se presenta como un medio para conectar lo divino con lo humano, el cosmos con la tierra, en una danza eterna de simetría y armonía.
Señor, Fuerza Divina
Desde el átomo más profundo de mi médula,
desde la arteria más honda de mi corazón,
mi mente galopa extasiada por caminos recorridos
al contemplar tu creación.
Oh! Magnánimo universo,
quién te creó con tanta perfección.
¿Quién pudo crear la quietud de tus mares con su suave vaivén en calma, de aguas salinas llenas de criaturas marinas danzantes en simetría y armonía?
¿Quién pudo dar color a tus mantos de prados como las bellezas de las flores que ni el rey Salomón pudo vestirse con tanta gloria y elegancia?
¿Quién pudo crear tu bóveda celeste, con tu etéreo fluido que nos da vida a cada instante? ¿El sol, símbolo de luminosidad que nos calienta desde el alba a su cenit?
¿La luna entre la noche callada y el firmamento de miles de luciérnagas centelleantes que nos invitan al amor?
¡Todo en magnífica congruencia, simetría y sincronización!
Solo hay una fuerza divina que pudo, como el artesano, moldear nuestro mundo sideral con círculos galácticos que giran y giran en la nebulosa sin rozar, con un cálculo de leyes universales.
Oh sistemas de sistemas,
de vida láctea de un mundo cósmico . Soy una minúscula partícula que te reclama espacio / soy tan ínfima que solo tú, Señor, podrás cuidar la obra de tus manos para beneplácito del hombre.
Tú nos regalaste un paraíso
para que gocen de este suave palpitar de tu vientre imantado de tu tierra, tu nutricia cornucopia que claman justicia y reivindicación.
Cuida a nuestro universo, Señor, que quiero seguir imantada a tu suelo, a tu fango, a tu humus, quiero cosechar trigo, maíz, ver el árbol plantado en una acequia y aún así ser bonanza con sus frutos.
Quiero oír el canto de las aves, melodía celestial, un colibrí pendiente de su pistilo en flor.
Regálame, Señor, una partícula galaxia, un recinto sagrado donde tu amor universal se vea reflejado en cada contemplación de tu universo.
Lo merecemos, Señor, a pesar de no haberlo cuidado.
Gracias, Señor, por tanto amor derramado, por cada grandeza y belleza de tu creación.
Luisa Camere Quiroz
Derechos Reservafos
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