Foto cortesia di Kareem Abdullah e Irma Nimbe
Tatuaggio di assenza: l’eco di un amore frammentato
Irma Nimbe – MX City.
By: Kareem Abdullah – Iraq .
“Tatuaggio di assenza: L’eco di un amore frammentato” è un’opera che esplora i complessi paesaggi emozionali dell’assenza, dell’amore perduto e del tormento della memoria. L’autrice, Irma Nimbe, costruisce una poetica che si muove tra l’intensità della sofferenza personale e il desiderio di ritrovarsi, fondendo il fisico con il metafisico, il tangibile con l’intangibile.
L’assenza come tatuaggio:
La prima immagine che emerge leggendo la poesia è quella di un tatuaggio, un segno indelebile di assenza che non può essere cancellato, non solo dal punto di vista fisico, ma nel profondo dell’essere. L’autrice parla di un “volto dipinto con inchiostro indelebile”, un atto di immortalazione del dolore, che rimane visibile e non può essere annullato. L’assenza dell’amato si introduce come una presenza costante nella protagonista, che la porta “come un’ombra nelle tante lentiggini della mia schiena” o come “quella cicatrice che attraversa il mio ventre e mi divide in due”. Qui la poetessa ci invita a leggere l’assenza non come qualcosa di vuoto o inesistente, ma come qualcosa che occupa uno spazio, che si installa fisicamente nel corpo, alterando l’essere dall’interno.
Nostalgia e disagio del ricordo:
La nostalgia si presenta come un tema ricorrente nell’opera. L’autrice esplora come il ricordo di un amore perduto si trasformi in un’esperienza quasi tattile, dal “tono della tua voce” che rivive un “abbraccio che avvolge la traccia dell’addio”, all’immagine del “verbo coniugato in tempo senza futuro”. La nostalgia, che era associata a una piacevole sensazione del passato, qui diventa un’eco dell’irrecuperabile, dove le parole e i momenti si frammentano. I ricordi diventano “andati senza ritorno”, intrappolati in un tempo che non esiste più.
Frammentazione dell’amore e dell’essere:
Il poema espone immagini che riflettono la frammentazione dell’amore e, quindi, la frammentazione dell’essere. Nella relazione descritta dall’autrice, l’amore si presenta come “un puzzle con pezzi dislocati”, una “mezza verità”, un “universo di due che vuole avere vita”. Questo disordine di pezzi, queste parti dissociate, rappresentano come l’amore che una volta era completo è stato lacerato e disintegrato nei ricordi. L’amore è diventato qualcosa di incompleto, qualcosa di perduto, impossibile da recuperare intatto. La frammentazione si riflette anche nella protagonista, che vede “divisa in due, in mille, in pezzi di carne”, un’immagine che trasmette la dissoluzione dell’essere sotto il peso della separazione e dell’abbandono.
Il desiderio di incontro e la fantasia:
Nonostante la disperazione che pervade il poema, c’è anche un desiderio persistente, un desiderio di ritrovarsi che si esprime attraverso la fantasia. La poetessa immagina “un incontro quando ci sovrasta la vita”, un “messaggio che si muove tra le foglie”, una “finestra con vista sul paradiso”. Queste immagini, che rasentano il surreale e l’ onirico, suggeriscono che la speranza di una riconnessione con l’amato, anche se quasi impossibile, rimane una forza latente nella protagonista. L’idea di un “paradiso” al quale si accede attraverso la fantasia, di un “fiume” che scorre verso il ricongiungimento, evidenzia la dimensione del desiderio in questa esperienza d’amore frammentato.
La lotta con la realtà e l’abbandono:
La poetessa non rimane sola nei ricordi o nella fantasia, ma affronta la dura realtà dell’abbandono. Questo scontro si verifica in momenti quotidiani, come quando si lava il viso, nel tentativo di “togliere il tuo abbandono”. È un atto fisico di purificazione, uno sforzo per liberarsi del peso emotivo della perdita.
Tuttavia, la presenza dell’amato persiste: “Eccoti qui! abiti per sempre nel fondo dei miei occhi”. La visione di questo amore perduto non è solo mentale, ma corporale, perché si trova “tatuato nelle mie retine”, come un’impronta indelebile che non può essere rimossa. Il paradosso di questa lotta interiore è che, anche se l’autrice cerca di cancellare questo amore dalla sua vita, lui rimane lì, imprimendosi in essa in modo più profondo.
L’esistenza come una mappa incompleta:
Il poema culmina con la potente immagine della “mappa vuota senza segni di entrata o uscita”. Questa cartografia senza meta simboleggia lo stato emotivo della protagonista: una vita segnata dall’assenza, dalla mancanza di direzione, un’esistenza che, nonostante la sua continuità, non ha segni chiari di dove comincia o finisce. L’assenza dell’amore diventa uno spazio vuoto, ma anche un vuoto che sfida la protagonista a trovare la sua strada, anche se, come suggerito, quella strada non sarà mai chiara né facile.
Conclusione:
“Tatuaggio di assenza: l’eco di un amore frammentato” è una profonda esplorazione degli effetti dell’amore perduto sul corpo, sulla memoria e sull’immaginazione. Irma Nimbe utilizza un linguaggio carico di immagini visive e sensoriali per trasmettere l’intensità della sofferenza emotiva che comporta l’assenza, ma anche il desiderio persistente di ritrovarsi. La frammentazione dell’amore e la lotta con l’abbandono si presentano come esperienze che ostacolano il cammino verso la guarigione. La poesia non solo descrive il dolore, ma anche la fantasia di ciò che potrebbe essere stato, offrendo un ritratto di come l’amore, una volta perso, lascia un segno indelebile in chi lo ha vissuto.
Antica storia del caffè
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Inizio primavera
La tua assenza mi pesa, è dipinta sul mio viso con inchiostro indelebile, la riconosco sulle mie guance, agli angoli delle mie labbra, nella luce dei miei occhi che vedono offuscati i tuoi, le mie lacrime si asciugano con l’aria fredda della stagione che annuncia una primavera anticipata.
Lo porto come un’ombra sulle tante lentiggini della mia schiena, come quella cicatrice che mi attraversa il ventre e mi divide in due, in mille, in pezzi di carne, solitudine inavvertita, cade sulle mie spalle, sorpresa inaspettata.
La memoria percepisce un accenno di nostalgia, il tono della tua voce ravviva quell’abbraccio che avvolgeva la traccia dell’addio che oggi è nostalgia, ricordi andati senza ritorno di un verbo coniugato nel tempo senza futuro.
Eravamo una confidenza, un segreto condiviso in silenzio, una lettera cancellata da un quaderno, una parola che non riesce a trovare le vocali, un puzzle con i pezzi dislocati, un movente, una mezza verità, un universo a due che vuole avere vita.
Solo quando riappari nella mia memoria mi rendo conto che esistiamo di nuovo, mi chiedo se c’è un’altra vita e se potrò trovarti lì? ora prima piuttosto che dopo, nel “just in time” di una mano calibrata.
Immagino che tu faccia parte di una storia nella mia fantasia, di un incontro quando ci resta ancora vita, di un’attesa che attende nel vuoto, di un messaggio che oscilla tra le foglie, di una finestra con vista sul paradiso, di una fontana che diventa fiume, di un giorno che non sfugge alla notte, dell’oscurità che finirà per essere fosforescenza.
Mi rivedo in quel camminare insieme, di andature e poesia serrata, la casetta dai muri bianchi, la sedia rossa, le lumache e i baci che gli altri invidiano, saremo un ritorno, una rimonta, un orizzonte inaspettato con bagliori.
Ma prima ci sarà quell’andare e venire varcando da sola la soglia di casa mia, mi lavo la faccia nel tentativo di liberarmi dal tuo abbandono, mi passo l’asciugamano sul viso, mi asciugo la pelle, cancello il tuo ricordo, mi guardo allo specchio.
Non serve a niente, ecco qua! Vivi per sempre nel profondo dei miei occhi, rimani tatuata sulle mie retine, sei la cartografia che indica la tua esistenza, una mappa vuota senza cartelli di entrata né di uscita.
Irma Nimbe
Città del Messico.
Tatuaje de Ausencia: El Eco de un Amor Fragmentado
Irma Nimbe – Mx City.
By : Kareem Abdullah – Iraq .
“Tatuaje de Ausencia: El Eco de un Amor Fragmentado” es una obra que explora los complejos paisajes emocionales de la ausencia, el amor perdido y el tormento de la memoria. La autora, IrmaNimbe, construye una poética que se mueve entre la intensidad del sufrimiento personal y el deseo de reencuentro, fusionando lo físico con lo metafísico, lo tangible con lo intangible.
La Ausencia como Tatuaje:
La primera imagen que surge al leer la poesía es la de un tatuaje, una marca indeleble de ausencia que no se puede borrar, no solo desde el punto de vista físico, sino en lo más profundo del ser. La autora habla de un “rostro pintado con tinta indeleble”, un acto de inmortalización del dolor, que permanece visible y que no se puede deshacer. La ausencia del ser amado se introduce como una presencia constante en la protagonista, que la lleva “como una sombra en las muchas pecas de mi espalda” o como “esa cicatriz que cruza mi vientre y me parte en dos”. Aquí, la poeta nos invita a leer la ausencia no como algo vacío o inexistente, sino como algo que ocupa un espacio, que se instala físicamente en el cuerpo, alterando el ser desde dentro.
La Nostalgia y la Incomodidad del Recuerdo:
La nostalgia se presenta como un tema recurrente en la obra. La autora explora cómo el recuerdo de un amor perdido se convierte en una experiencia casi táctil, desde el “tono de tu voz” que revive un “abrazo que envolvió la huella del adiós”, hasta la imagen del “verbo conjugado en tiempo sin futuro”. La nostalgia, que solía asociarse con una sensación placentera del pasado, aquí se convierte en un eco de lo irrecuperable, donde las palabras y los momentos se fragmentan. Los recuerdos se vuelven “idos sin retorno”, atrapados en un tiempo que ya no existe.
Fragmentación del Amor y del Ser:
El poema despliega imágenes que reflejan la fragmentación del amor y, por ende, la fragmentación del ser. En la relación que describe la autora, el amor se presenta como “un rompecabezas con piezas dislocadas”, una “verdad a medias”, un “universo de dos que quiere tener vida”. Este desorden de piezas, estas partes disociadas, representan cómo el amor que fue una vez completo se ha desgarrado y desintegrado en los recuerdos. El amor se ha convertido en algo incompleto, en algo perdido, imposible de recuperar intacto. La fragmentación también se refleja en la protagonista, que se ve “partida en dos, en mil, en pedazos de carne”, una imagen que transmite la disolución del ser bajo el peso de la separación y el abandono.
El Deseo de Reencuentro y la Fantasía:
A pesar de la desesperanza que impregna el poema, también hay un anhelo persistente, un deseo de reencuentro que se expresa a través de la fantasía. La poeta imagina “un encuentro cuando nos sobre vida”, un “mensaje que se mece entre las hojas”, una “ventana con vista al paraíso”. Estas imágenes, que rozan lo surreal y lo onírico, sugieren que la esperanza de una reconexión con el ser amado, aunque casi imposible, sigue siendo una fuerza latente en la protagonista. La idea de un “paraíso” al que se accede a través de la fantasía, de un “río” que fluye hacia el reencuentro, resalta la dimensión de deseo en esta experiencia de amor fragmentado.
La Lucha con la Realidad y el Abandono:
La poeta no se queda solo en los recuerdos ni en la fantasía, sino que enfrenta la dura realidad del abandono. Este enfrentamiento ocurre en momentos cotidianos, como cuando se lava la cara, en un intento de “sacar de encima tu abandono”. Es un acto físico de purificación, un esfuerzo por deshacerse del peso emocional de la pérdida. Sin embargo, la presencia del ser amado persiste: “¡aquí estás! habitas para siempre en el fondo de mis ojos”. La visión de este amor perdido no es solo mental, sino corporal, pues se encuentra “tatuado en mis retinas”, como una huella indeleble que no se puede eliminar. La paradoja de esta lucha interna es que, aunque la autora intente borrar este amor de su vida, él sigue allí, imprimiéndose en ella de una manera más profunda.
La Existencia como un Mapa Incompleto:
El poema culmina con la poderosa imagen del “mapa en blanco sin señales de entrada ni salida”. Esta cartografía sin rumbo simboliza el estado emocional de la protagonista: una vida marcada por la ausencia, por la falta de dirección, una existencia que, a pesar de su continuidad, no tiene señales claras de dónde empieza o termina. La ausencia del amor se convierte en un espacio vacío, pero también en un vacío que desafía a la protagonista a encontrar su camino, aunque, según se sugiere, ese camino nunca será claro ni fácil.
Conclusión:
“Tatuaje de Ausencia: El Eco de un Amor Fragmentado” es una exploración profunda de los efectos del amor perdido en el cuerpo, la memoria y la imaginación. IrmaNimbe utiliza un lenguaje cargado de imágenes visuales y sensoriales para transmitir la intensidad del sufrimiento emocional que conlleva la ausencia, pero también el deseo persistente de reencuentro. La fragmentación del amor y la lucha con el abandono se presentan como experiencias que se interponen en el camino hacia la sanación. La poesía no solo describe el dolor, sino también la fantasía de lo que pudo haber sido, ofreciendo un retrato de cómo el amor, una vez perdido, deja una marca indeleble en quien lo vivió.
Historia vieja de café
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Primavera anticipada
Me pesa tu ausencia, la tengo pintada en mi rostro con tinta indeleble, la reconozco en mis mejillas, en la comisura de los labios, en la luz de mis ojos que borrosos ven los tuyos, mis lágrimas se secan con el aire frío de la temporada que anuncia una primavera anticipada.
La llevo cómo una sombra en las muchas pecas de mi espalda, cómo esa cicatriz que cruza mi vientre y me parte en dos, en mil, en pedazos de carne, soledad inadvertida, cae sobre mis hombros, sorpresa inesperada.
El recuerdo percibe un dejo de nostalgia, el tono de tu voz revive ese abrazo que envolvió la huella del adiós que hoy es añoranza, recuerdos idos sin retorno de un verbo conjugado en tiempo sin futuro.
Fuimos una confidencia, un secreto compartido en el silencio, una letra borrada del cuaderno, una palabra que no encuentra sus vocales, un rompecabezas con piezas dislocadas, un motivo, una verdad a medias, un universo de dos que quiere tener vida.
Sólo cuando apareces de nuevo en mi memoria vuelvo a estar al tanto de que existimos, me pregunto ¿si hay otra vida y si allí podré encontrarte? ahora más temprano que tarde, en el “just on time” de una manecilla calibrada.
Imagino que eres parte de una historia en mi fantasía, de un encuentro cuándo nos sobre vida, una espera que aguarda en el vacío, un mensaje que se mece entre las hojas, una ventana con vista al paraíso, una fuente que se vuelve río, un día que no escapa de la noche, la oscuridad que acabará por ser fosforescencia.
Me veo en ese caminar juntos, de andares y poesía cercana, la casita de paredes blancas, la silla roja, caracoles y besos que los otros envidian, seremos un retorno, un regreso, un horizonte inesperado con luces de bengala.
Pero antes habrá ese ir y venir cruzando sola el umbral de mi casa, me lavo la cara en un intento por sacar de encima tu abandono, paso la toalla por mi rostro, seco mi piel, enjugo tu recuerdo, me miro al espejo.
Es inútil, ¡aquí estás! habitas para siempre en el fondo de mis ojos, sigues tatuado en mis retinas, eres la cartografía que señala tu existencia, un mapa en blanco sin señales de entrada ni salida.
Irma Nimbe
Mx City .