Foto cortesia di Firas Al-Waily
Studio critico / Testo: Plateau of Memory / Scritto da Faras Al-Waeli
Introduzione
Nelle “Pianure della Memoria”, il testo non è scritto, ma brucia, brilla ed esplode come un lampo fulmineo nel buio della nostalgia. Le lettere non sono solo un mezzo di espressione, ma un emblema che si trova sotto la pelle del linguaggio, alla ricerca di uno sfogo per accendere la consapevolezza. Qui le lacrime non sono resa, ma rinascita del dolore, e le coste non sono porti sicuri, ma confini custoditi dal fuoco. È un testo che trascende la narrazione tradizionale, per trasformarsi in una tela incendiata di realizzazione e visione, dove la memoria è fiamma e l’assenza è bruciatura, e la voce incastrata tra nostalgia e rifiuto si trasforma in una ferita che non si pente.
Studio critico del testo “Altopiano della memoria”
1. Costruzione tecnica e intensivo linguistico
Il testo assume una forma intensa, astratta, luminosa di immagini erotiche, dove metafore infuocate si fondono con un ritmo interiore che ribalta. Non va lungo una linea narrativa chiara, scorre come un blocco luminoso di emozioni e simboli. La frase iniziale, “Non portare mia madre nella tomba, quelle lacrime mi riportano in vita”, forma un potente ingresso nel mondo del testo, dove il contrasto tra tomba e vita, tra perdita ed emissione, crea una drammatica tensione interna che spinge il lettore a contemplare.
2. Simbolismo e trasformazioni coccolate
Il testo pullula di simboli che vanno oltre i suoi significati diretti, dove la tomba non è solo un luogo di cortile, ma uno stato tra morte e resurrezione. Le lacrime non spegnono il dolore, lo rianimano in un cerchio eterno di fervore interno. Quanto alle sponde arrabbiate che gridano “non avvicinarti, sono fuoco! ” ”Non è solo un luogo, ma un confine di sé, una barriera tra sé e l’altro, tra passato e futuro.
In “lo scioglimento del sole nel mio anello, lo scioglimento della luce nella mia penna”, troviamo una trasformazione profonda dove gli elementi dell’universo si dissolvono nella memoria, e il tempo si dissolve nel linguaggio, rendendo la scrittura stessa un atto cosmico mescolato con la luce e l’incendio.
3. Ritmo interiore e testo
Nonostante sia un testo eloquente, ha un ritmo poetico interno che consiste in ripetizioni ritmiche, equilibrio di frasi e distribuzione di verbi come “prenderlo”, “non avvicinarti”, che dà al testo un ritmo nitido come se le parole parlassero con potenza fiammeggiante, non con la calma della mia solita narrazione.
4. Conflitto psicologico e dimensione drammatica
Il testo batte con una lotta interna tra il voler restare e il rifiuto, tra evocare la memoria e fuggire da essa. Questo paradosso è chiaramente mostrato in “Angry Shores: Non avvicinarti, sono fuoco! ” مر, dove la natura si trasforma in un essere consapevole che rifiuta di progredire, come uno specchio che riflette le preoccupazioni di sé.
5. Visione filosofica e dimensione esistenziale
Il testo non si limita alla distanza emotiva, ma si immerge in riflessioni profonde su tempo, memoria e esistenza. Il sole, la luce, l’anello, il cuscino, sono tutti simboli che si intrecciano per indicare le trasformazioni del tempo dentro di sé, dove nulla muore completamente, ma si trasforma, si scioglie e si riorganizza nel bagliore della memoria.
Chiusura
“Altopiano della memoria” non è solo un testo, ma un tempo infuocato, un bruciore interno e una voce che risuona nel vuoto. È un testo che non racconta, va a fuoco, non descrive, urla, non si legge, si sente come una calamita tra le dita. È un paradosso tra dolore e redenzione, tra rifiuto e desiderio, tra fuga ed essere attratti verso la fiamma.
Questo testo non è scritto con l’inchiostro, ma con la matita del sole, con lo scioglimento del tempo, e con le lacrime che rianimano ciò che si pensava fosse morto. È un testo che lascia un’impronta nella memoria, un faro che non si spegne mai, come voce che rifiuta di tacere, come testo che continua a bruciare nell’anima.
Testo: “Plateau della memoria”
Non portare mia madre nella tomba, quelle lacrime mi riportano in vita. Portatela dai miei elefanti sanguinanti, al dolore del fiume, al labirinto del mio dolore colpito dai volti grigi dell’anima, la sua terra è bassa, e la sua invidia è cattiva. Palme ardenti nella bocca del drago, e le sponde arrabbiate mi gridano in faccia: Non avvicinarti, sono fuoco!
Lo sciogliersi del sole nel mio anello, lo sciogliersi della luce nella mia matita, e la notte dei segreti è sopra di me, le sue stelle vagano sull’altopiano della memoria.
Feras Al-Waili
Detroit
05/04/2019