Foto cortesia
La Teologia dell’Amore nel Cantico dei Cantici.
La Poesia è il motivo con il quale tutta la letteratura si racchiude in un solo pentagramma.
Sorvolando l’accezione del termine che descrive cosa sia in sé la poesia, possiamo
affermare che l’atto di creare è già un lavoro di sintesi della complessità che ci avvolge.
Questo alone di mistero, talvolta morbido, talvolta inversamente proporzionale alle
nostre intenzioni, lo definirei “Bellezza” , Coraggio, quest’ultimo è l’arnese grezzo che
permette di demolire e ricostruire, creare e ricreare, amare e riamare. E bene sì, tutta
l’esistenza è una continua composizione di versi.
La necessità di oggi è di inventare infrastrutture che permettano di siglare un protocollo
di comunicazione, in modo che queste isole diventino un continente. Il Poeta ha la
responsabilità di essere testimone di questo protocollo ideale che dovrebbe sancire la
consapevolezza che siamo e abbiamo tutti gli elementi salvifici, la corsa all’odio è il segno
che le rotture sono gravissime, chi parla, chi ha intenzione di comunicare, chi ha
intenzione di incontrare altre culture? La MCC, Metropolitan Community Church, nasce
con l’idea di disgregare le convenzioni che favoriscono il pregiudizio, ognuno con il
proprio contributo forma la Chiesa senza porte, tutta colorata, che unisce Teologia con
Arte e preghiera riflessiva. Purtroppo ognuno si lega alle proprie convinzioni come verità
uniche non confutabili. L’incontro della MCC, quest’ anno ha avuto sede ad
Amburgo(Germania), e come ogni anno i relatori dei seminari hanno dato il meglio di
loro, favorendo l’incontro tra più culture creando un linguaggio comune il cui vocabolo
principale è “Dare”, dare senso ad ogni piccolo episodio della vita e ritrovarlo nei versi
celati delle proprie azioni.
Il rev. Mario Bonfanti, divulgatore e attivista per la comunicazione non violenta,
con il poeta Bartolomeo Theo Di Giovanni, hanno presentato una interpretazione del
Cantico dei Cantici.
Di Giovanni, nella sua veste di poeta e filosofo, ha evidenziato la continuità del Cantico
nei secoli, infatti confrontando i versi dell’opera con quelli di Rilke, si è rilevato come
l’umanità ha dentro sé tutta la dote per celebrare lo sposalizio con le parti profonde dello
spirito, e come la forza dell’ Amore sia riesca ad elevare il sacrificio a canto dell’anima. Il
rev. Kai Liron Miller, ha confermato quanto la ricerca del mondo interiore sia importante
perché l’uomo riconosca il potenziale evolutivo in modo da conquistare le parti della
coscienza di essere l’Uno che fa esperienza del tutto. I partecipanti hanno contribuito a rendere l’incontro formativo, alla fine si è creato un cerchio dove ognuno, sollecitato dal
sottofondo musicale ha potuto, danzando, celebrare la vita.
Si ringrazia Jocken Gewecke che ogni anno , attraverso questi convegni offre
l’opportunità di creare il dialogo con esponenti che provengono da più parti del mondo.
Un caloroso grazie al dott. Renato Ongania per la concessione del patrocinio morale di
WikiPoesia e Repubblica dei Poeti.
“Dove c’è Dio c’è Poesia, c’è Bellezza.
Nel 2026 l’incontro si terrà a Vienna, sono aperte le adesioni.
Qui di seguito una parte degli atti del seminario
Dal Decimo e ultimo Poema (vv. 8,6-7)
L’amata
«Mettimi come sigillo sul tuo cuore,/come sigillo sul tuo braccio,/perché forte come la
morte è Amore,
implacabile come gli inferi Gelosia./I suoi dardi sono dardi di fuoco,una fiamma di Jah./Le
grandi acque non
bastano a spegnere l’amore,/ né i fiumi lo travolgono./Se uno desse tutte le ricchezze
della sua casa/in
cambio dell’amore,/non ne otterrebbe che disprezzo».
Spegni i miei occhi: io ti vedrò lo stesso,/sigilla le mie orecchie: io potrò udirti,/e senza
piedi camminare verso di te/e senza bocca tornare a invocarti./Spezza le mie braccia e io
ti stringerò/con il mio cuore che si è fatto mano,/arresta i battiti del cuore, sarà il
cervello/a pulsare e se lo getti in fiamme/io ti porterò nel flusso del mio sangue.
Rainer Maria Rilke .
Mancava qualche anno all’ inizio del 1900 quando Rilke compose questi meravigliosi versi,
ma non il solito canto d’amore, è un inno al riconoscimento della capacità di amare. In
questi versi , la presenza della fisicità supera lo spazio tempo fino a riconoscere le
congetture che persistono e preesistono nell’animo umano. Oltrepassare il piano
materiale fino a raggiungere la vetta del flusso del sangue, significa che quella parte
interiore, intima, quasi segreta , ha toccato l’atmosfera della trasformazione, dove non
esiste nessun capovolgimento o ritorno allo stato originario. L’amore che supera quel
confine imposto dall’uomo, è pura esperienza mistica.
Salomome, uomo di un periodo lontano, Rilke, uomo contemporaneo, però il comune
denominatore è la sapienza mistica che si instrada sulla materia fino a raggiungere i
confini delle parti invisibili attraverso il sacrificato lavoro alchemico. Se il XX secolo, ed il
primo trentennio del XXI secolo ne hanno deturpato la significazione, considerando i
sentimenti come afflati di godimenti momentanei, la poesia del Cantico, e dei poeti
romantici e neoromantici hanno riconsegnato all’Uomo che ha rinunciato a questa realtà,
il senso della vita quale continua ricerca del confronto , del dialogo, ove quell’Io-Tu divine
il singolare Noi inscindibile, depurato da ogni impurità.
Pur rimanendo fisicità in Rilke, e geografia anatomica nel Cantico, non si neghi che l’esperienza del Kenegdo (occhi negli occhi) , è l’,itinerario che eleva i sensi allo stadio eterico, dove materia e anima si annodano convergendo con i parametri della idea che il tutto è Uno, e anche Come all’interno cosi all’esterno materia). Quindi è nella terra che si trova il tesoro custodito dell’amore, dono uguale per tutti.
La danza della vita presuppone che l’altro è una parte di noi che rivela il nostro essere, occhi negli occhi, stimolo indispensabile per intuire con l’occhio della coscienza, o intuizione (ghiandola pineale).